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Relazione storia della danza

Potremmo dire che una prima forma di tecnica della danza la ritroviamo intorno alla metà del XVII secolo,
l’ambientazione è quella della Francia assolutistica governata da Luigi XIV, definito “Re Sole” proprio per il
potere centrato nelle mani del sovrano. In questo contesto la funzione della danza secondo l’ottica di una
monarchia assoluta si divide in due categorie:

 Funzione sociale: La danza fungeva da accompagnatrice e al contempo da protagonista durante i


momenti di maggior spicco della vita individuale e collettiva, come ad esempio durante delle
cerimonie o eventi di gran calibro.

 Funzione Spettacolare: La danza assume il ruolo di raccontare una storia e di trasmettere emozioni,
perciò vengono allestiti spettacoli molto elaborati in cui la danza è la protagonista della scena.
Ritornando al concetto di “tecnica”, possiamo affermare che tale disciplina si evolve di conseguenza alla
nascita dell’Academié Royale de Danse nel 1661 (ad oggi conosciuta come l’Operà di Paris), la quale ne
viene affidata successivamente la direzione a Giovanni Battista Lulli nel 1672; l’accademia viene
considerato il primo ente dove danza è analizzata da un punto di vista tecnico ed è da questo che nasce la
codificazione. Il termine “tecnica” è analogo al concetto di “codificazione”: la codificazione del movimento
danzato permette di avere un codice universale da poter trasmettere agli allievi e che definisce delle vere e
proprie norme da studiare e seguire meticolosamente. Al fianco della danza accademica troviamo anche
quella che viene definita Belle danse, successivamente considerata lo “stereotipo” per eccellenza della danza
francese, poiché impartiva i seguiti principi sui quali basa le sue fondamenta l’accademia:

 Eleganza
 Compostezza
 Leggerezza
Sono questi i principi che caratterizzano l’arte francese, cosa ben diversa in Italia il quale principale punto di
riferimento è la Commedia dell’arte, la quale è dominata da un carattere più eccentrico e tipicamente
comico.
L’Accademia si evolve e nel 1713 viene istituito il Conservatorio di danza (école royale de l’operà)
all’interno della struttura, esso è una scuola gratuita riservata ai danzatori. Una volta istituito anche il
conservatorio la danza raggiunge un altro livello: essa è vista ormai come una professione, questo evento può
essere segnato dal termine professionismo.
Ritornando alla danza vista con una funzione “spettacolare”, definiamo che un altro elemento fondamentale
per la riuscita di uno spettacolo danzato è la pantomima: letteralmente è un’azione scenica muta, un
susseguirsi di gesti attraverso il quale lo spettatore comprende le vicende narrate dello spettacolo. Questo
tipo di spettacoli esprimono dei sentimenti attraverso dei gesti che caratterizzano il personaggio, l’utilizzo
della pantomima nei balletti sarà il principale argomento della riforma attuata da Angiolini e Noverre.
Gli ultimi decenni del XVIII secolo sono caratterizzati non solo da importanti eventi storici (Rivoluzione
industriale 1777, Rivoluzione americana 1787, Rivoluzione francese 1789), ma anche da radicali riforme nel
mondo dell’arte. Infatti, il gusto greco avanza in tutta Europa influenzando in maniera determinante il
balletto, il quale assorbe l’onda culturale del classicismo, nonostante il fatto che il gusto rococò continui a
mantenere una posizione di riguardo.
La danza si “europeizza”, i coreografi e i maestri si spostano di corte in corte in tutta Europa e questo fa si
che i vari stili si mescolino. Da questo nascono i primi trattati specifici, documenti scritti dove venivano
annotati i principi della danza accademica:

 Le Maitre à danser di Pierre Rameau, al suo interno vengono descritti molti principi ma tra questi si
differenziano la codificazione delle cinque posizioni, le forme di port de bras (codificando il braccio
“à bond”, a curva) e il principio di opposizione
 Chorégraphie di Beauchamos, anch’egli si occupa della stesura della notazione di passi e della
nomenclatura
Dall’unione della Tragedie lirique e Commedie ballet nasce la cosiddetta Opéra ballet: un genere di
spettacolo nel quale sono contenute storie di fantasia, raccontate attraverso il gesto pantomimico e il canto
lirico (precedentemente definito “recitato-cantato”. Con la nascita di questo nuovo genere ne sussegue anche
un’ennesima corrente artistica, essa viene definitiva divismo. I teatri pubblici diventano a pagamento e
questo permette al pubblico di diventare esperto, perciò le prime danzatrici vengono definite “dive” e tra esse
si crea una vera e propria competizione. Se possiamo citare due nomi come esempio potremmo prendere in
esame Marie Camargot e Marie Sallè, la prima veniva considerata la diva del virtuosismo e la seconda quella
dell’espressività.
Intanto, ritengo opportuno ricollegarmi alla riforma precedentemente citata di Noverre e Angiolini per
quanto riguarda l’uso della pantomima nella danza. Si sente il bisogno di una riforma in campo ballettistico
poiché risulta evidente la necessità di dare autonomia al balletto rispetto all’opera musicale, esso deve
possedere una drammaturgia e per farlo dev’essere composto da una struttura ben precisa (inizio –
svolgimento – fine). Da queste nasce viene coniato il Ballet d’action che, come è facilmente intuibile dal
termine stesso, esso racconta un’azione e quindi una storia.
Nonostante il soggetto principale dei due artisti sia lo stesso, essi ritengono opportune modifiche diverse.
Angiolini basa le sue ricerche sul rapporto che c’è tra l’accompagnamento musicale e la danza, la sua musica
è basata sulla pantomima, la quale si trova all’interno del balletto, ed è accompagnata dall’utilizzo del
libretto, il quale illustra e spiega allo spettatore lo svolgimento dell’azione scenica. Angiolini afferma che
siano necessarie delle regole, ossia le tre unità d’azione (tempo – luogo – spazio), al contrario di Noverre il
quale dichiara che siano necessari degli intermezzi e che si potrebbe anche fare a meno di uno schema ben
preciso.
Nonostante ciò, Noverre definisce l’azione drammatica del balletto secondo la quale esso debba avere un
inizio, uno svolgimento e una fine. Egli conia il termine “azione meccanica pura” per simboleggiare
l’insieme di passi meccanici; un altro termine è un qualcosa di analogo alla pantomima, ossia la “pantomima
camminata”, quella concezione secondo la quale essa debba essere separata dal balletto e non al suo interno
come invece affermava Gasparo Angiolini. Nel balletto noverriano musicisti e scenografi collaborano per la
riuscita di uno spettacolo che ha come protagonista la verosomiglianza, infatti anche i costumi sono più
realistici da quando sono state eleminate le parrucche e le maschere e le gonne accorciate. Infine l’interprete,
secondo Noverre, dev’essere un’artista a tutto tondo e deve possedere delle abilità in più ambiti.
Dalla riforma attuata da Angiolini e Noverre nascono tre generi di spettacolo, ai quali corrispondono anche
dei ruoli:

 Genere serio: sono balletti che mettono in atto delle tragedie, dei miti o eventi storici e il ruolo
affidato all’interprete per questo danzatore viene definito come danzatore nobile, il quale è
particolarmente abile durante l’adagio. Per citarne uno possiamo ricordare Gaetano Vestris,
interprete in Medea e Giasone (1770);
 Genere semiserio: balletti tipicamente comici e che hanno come soggetti i protagonisti delle favole
pastorali (ninfe, creature del bosco ecc). Il performer viene definito un danzatore demi-caracter, il
quale si contraddistingue per le due doti durante i virtuosismi (salti, giri);
 Genere grottesco: questo tipo di balletti sono molto comici e i personaggi sono realistici, perlopiù
derivanti dalla commedia dell’arte. Infatti, il danzatore grottesco gioca prettamente sull’utilizzo
della pantomima.
In questo periodo si contraddistinguono due figure in particolare: Jean Deauberval e Louis Diderot.
Deauberval deve la sua fama ai suoi balletti che hanno come protagonisti dei personaggi reali, contadini ad
esempio, ed infatti lui è l’autore de La fille mal gardée (1789). Il genere del balletto è un genere semiserio,
ma al suo interno sono contenti personaggi di tipo comico-grottesco come la madre, Simon, della
protagonista, Lise, la quale è un ruolo entravestie (la signora viene interpretata da uomo).
Diderot è il padre dello stile volante, egli mette in scena personaggi fantastici e fittizi rendendoli realistici
attraverso macchine teatrali che fanno volare i danzatori.
Fin’ora abbiamo affrontato il periodo dell’Illuminismo sempre sotto un punto di vista artistico, ma tra la fine
del XVIII e XIX secolo nasce il cosiddetto neoclassicismo, ossia una fase intermedia tra il secolo della
ragione e il romanticismo. Esso è un movimento culturale che si ispira allo stile classico tipico della cultura
greca, non a caso sono ricorrenti principi come armonia, equilibrio, proporzione e semplicità.
Ballettisticamente parlando è in questo periodo che viene coniato il balletto pretomantico, dove si dà
particolare attenzione allo sviluppo della tecnica, questione di cui si occuperà anche il danzatore demi-
caractère August Vestris: egli ha aggiornato la tecnica delle pirouttes, dei salti e l’equilibrio sulla mezza
punta alta (3/4).
Assieme allo sviluppo della tecnica avviene anche la riforma dei costumi, già precedentemente attuata da
Noverre. Pierre Gardel, coreografo dell’Operà, crea costumi morbidi e ispirati al modello greco, i capelli
sono sciolti e le scarpe sono prive del tacco, la mezza punta è alta e le braccia sono scoperte per poter
evidenziare la posizione arrondie.
Il secolo del neoclassicismo permette l’istituzione di nuovi enti antistici, possiamo considerarli come una
successione dell’Accademia. Essi sono le “scuole di danza”, ossia l’insieme di aspetti tecnici e stilistici legati
ai luoghi e ai maestri. Diverse sono le scuole di danza, ma le più nome risultano essere le seguenti:

 Scuola danese: posa le sue fondamenta presso la scuola di ballo del Teatro danese a Copenaghen
(1771) e conosce il suo maggiore sviluppo grazie ad August Bournonville, direttore della scuola dal
1830 al 1877. Egli si dedica al miglioramento della tecnica maschile, concentrandosi sulla velocità
del movimento dei piedi e di conseguenza sul miglioramento di salti e batterie. Anche lui utilizza la
mezza punta alta, posizioni del busto in epolement e le braccia sono caratterizzate da grazia e
leggerezza. Bournonville, come Angiolini, inserisce la pantomima del balletto.
 Scuola russa: principale esponente della scuola russa sarà il francese Louis Didelot, creatore dello
stile volante e direttore della scuola Imperiale di San Pietroburgo, il quale mescolerà il suo stile
francese con quello russo.
 Scuola italiana: i principali enti in cui si diffonde sono il San Carlo di Napoli e la Scala di Milano,
dove ha lavorato anche il napoletano Salvatore Viganò. Grazie a lui viene coniato il termine
coreodramma (letteralmente il “dramma danzato”) dove la pantomima è misurata e si adatta alla
musica, le scenografie sono realistiche, avvengono grandi scene di massa e i balletti arrivano a
durare anche sei atti.
Il primo a rappresentare la figura del maestro è Carlo Blasis, il quale anch’egli effettua delle innovazioni
tecniche:

 Struttura la lezione di danza secondo il seguente ordine (sbarra-centro-esercizi in dinamica/salti-


punte)
 Regola i tempi dell’Adagio (sequenza lenta)
 I piedi in en dehors vengono ruotati di 180°
 Migliora la tecnica delle pirouettes
 Definisci l’arabesque e l’attitude, che trova origine nella scultura di Gianbologna.