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LETTURA DI FILOSOFI MODERNI 6LM2

Descartes, Seconda meditazione Metafisica


Introduzione alla lettura e domande
Data originale: 3 marzo 2020
Nuova scadenza: consegna tramite la piattaforma didattica, entro giovedì 19
marzo, ore 17.00

La Seconda Meditazione Metafisica di Cartesio rappresenta uno spartiacque


fondamentale nella storia della filosofia occidentale. L’affermazione del dubbio
metodico radicale, presentato nella Prima, trova adesso una sua nuova formulazione,
attraverso la fondazione di una posizione gnoseologica che è l’istanza fondatrice della
nuova ontologia cartesiana.
Innanzitutto, l’autore giunge al Cogito attraverso la sospensione di ogni azione
intenzionale del soggetto. Si tratta di una implicita adesione al Nominalismo,
ereditato dalla tradizione medievale, in particolare a quello espresso da Guglielmo di
Ockham e da Giovanni Buridano. Cartesio è convinto, cioè, che la certezza conoscitiva
vada guadagnata sottoponendo la verità ad un rasoio radicale, espresso attraverso la
funzione metodologica del dubbio soggettivo.
Dubitare significa sottrarre false verità e trovare in tal modo la certezza originaria del
Cogito, che altro non è che l’evidenza di ciò che consta all’Io, immediatamente.
Nella Seconda Meditazione Cartesio è pronto ad accogliere gli oggetti che si offrono
alla pura e semplice presentificazione dell’Io. Le idee si mostrano come i puri e
semplici oggetti del pensiero, secondo la celebre definizione di Locke, delle entità
pensate che hanno il carattere fenomenico di ciò che è colto (grasp) dall’Io,
esclusivamente in se stesso.
Dalla certezza delle idee soggettive, Cartesio passa poi alla suddivisione delle Idee,
secondo i loro contenuti oggettivi: idee fattizie, che derivano dall’esperienza, idee
innate, non derivate dall’esperienza, idee fittizie, create dal soggetto.
La tesi finale è che la Fisica si fonda su idee fattizie, mentre la Metafisica su idee
innate. Così come dalle idee fattizie si può dedurre l’esistenza della sostanza estesa,
dalle idee innate si può dedurre l’esistenza di Dio. Le idee fittizie, invece, sono prive
di qualsiasi valore scientifico, essendo simili agli “idoli” (idola) di cui parlerà Pascal.
Ora, la lettura di questo testo importante, apre una serie di questioni.

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1. È veramente possibile separare le idee dal loro carattere intenzionale? Tommaso
d’Aquino definiva i concetti “id quo intelligitur”, vale a dire come i veicoli della nostra
conoscenza reale (Id quod intelligitur). Qual è il rapporto tra soggetto ed oggetto nella
conoscenza umana?
2. Un’altra questione molto importante, già emersa nel Medioevo con la discussione
tra Herveo Natalis e Guglielmo di Ockham, è la distinzione tra le idee, intese come
concetti formali del pensiero, e le idee, intese come concetti oggettivi (Tommaso De
Vio Cajetano).
Pensare o percepire un’idea o un’impressione può essere considerato unicamente
una modificazione del soggetto? In che cosa si differenzierebbero, in tal caso, le idee
fittizie da quelle innate e fattizie?
In ultima istanza, è interessante notare la poca attrattiva che questa impostazione
cartesiana ha avuto storicamente, perlomeno al di fuori dell’orizzonte fenomenista in
cui essa ha invece proliferato (Kant, Lotze, eccetera).
Gottlob Frege ha giustamente distinto, secoli dopo, la rappresentazione di un
concetto dalla sua significazione. Mentre la prima è inseparabile dall’Io, la seconda
invece è oggettiva e condivisibile (pensiamo al Teorema di Pitagora, che può essere
esposto correttamente o meno nel linguaggio matematico, sebbene non sia
sensibile).
3. Anche la parte relativa alla metafisica cartesiana crea molte perplessità. Adriano
Bausola ha sottolineato quanto poco somigli la Prova a priori di Cartesio
all’Argomento ontologico (unum argumentum) di Anselmo d’Aosta. Per Descartes noi
deduciamo l’esistenza di Dio attraverso il Principio di Causa: Dio è causa dell’Idea che
è in me. Per Anselmo, invece, l’essenza divina è un aspetto parziale dell’essere divino,
da cui noi cogliamo l’esistenza come inseparabile.
È possibile utilizzare la celebre critica di Tommaso ad Anselmo per giustificare un
rifiuto dell’impostazione cartesiana (Obiezioni di Caterus)? Oppure si tratta di
problemi diversi che necessitano quindi di soluzioni diverse?
In realtà, la tesi di Tommaso è che i concetti sono entità intenzionali astratte da entità
reali esistenti fuori di noi. E, di più, noi non possiamo pensare concetti senza percepire
oggetti. Questo accade perché o la conoscenza non sussiste, oppure se l’Io può
conoscere, allora conosce qualcosa. Afferrando qualcosa, possiamo pensare l’essenza
degli enti, costatandone l’esistenza attuale o, per contro, decretando la loro non
esistenza.

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Non è da un soggetto chiuso, secondo l’espressione di Sofia Vanni Rovighi, che
possiamo trovare la trascendenza, ma è in virtù di un soggetto aperto che coglie in se
stesso la realtà, che possiamo affermare la verità delle sostanze materiali,
domandandoci, con Leibniz, in virtù di quale causa gli enti essenziali hanno l’atto di
esistere.
La lettura della Seconda Meditazione di Cartesio, dunque, richiede da parte degli
studenti la consapevolezza di questi problemi e la individuazione di alcune risposte a
queste domande, oltre ad una rigorosa presentazione delle questioni stesse.