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Crescevo bella al mondo

di Attilio Scarcella

Crescevo bella al mondo

tutta grano e luce

tra girasoli ed iris

prati di mentuccia e mercorella.

Nulla sapevo del fior di pesco turgido

del glicine tremante alla marina.

Il loglio della depressione

presto s’infiltrò

fra le vene del corpo

infestando di tedio …

… di noia …

… tristezza

le spighe bionde tenere

di tutti i miei domani.

Ragazza fui

dai seni acerbi gracili

la chioma di velluto

e gli occhi verderame.

Moglie fedele e madre …

ignara vissi

d’oracoli e responsi

che la Pizia romana

tesseva sui colli Albani

di Ariccia e di Genzano.
Il calvario della depressione ebbe inizio

un giorno di novembre

quando la morte bussò alle mie stanze

e mi rapì la madre.

Da allora,

il saccheggio struggente senza fine

del cuore e della mente

non mi abbandona mai.

Accompagna ogni giorno i miei pensieri

che ripetono al mondo fiaccamente,

come grani di un rosario,

la cantilena triste e incessante

della mia devastazione.

Crescevo tutta grano e sole

calicanti d’inverno e anemoni di bosco

lontana da chiassi indiscreti

e voci assordanti della strada.

Forse è per questo

che canto ancora

il fior di pesco turgido

il biancospino inquieto

il camedrio rosaceo

delle pietraie alpine

il vento e le sue tane

i voli delle aquile

che sfidano le rotte della vita

là... oltre il fiume


quando il sole a sera ...

… tra mandrie di cavalli e di giovenche

fiumane d’ombre e i cieli di carminio

prepara irreprensibile sopra la collina

...la brace dei tramonti e degli addii.