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Breve storia della Russia

Dalle origini a Putin


CAPITOLO 8 – Un’ epoca di sconvolgimenti
Alla morte di Caterina la Grande nel 1796 salì al trono il figlio
Paolo. Come primo provvedimento sostituì quasi tutti i funzionari e
ministri preposti dalla madre mandandoli in esilio. Paolo si trovò
subito a fare i conti con la rivoluzione francese che stava
imperversando in tutta Europa..

Egli era di posizioni molto più conservatrici della madre, infatti la


sua priorità era rafforzare il potere dello stato; centralizzò il potere,
ristabilì vecchi collegi e consigli, ampliò i poteri del Senato in merito
alla giurisdizione delle leggi e emanò nuovi ordinamenti. Preso dalla
smania di affermare la propria autorità iniziò a rinnovare l’esercito
secondo il modello prussiano: disciplina, gerarchia, rispetto ferreo
delle regole. Proseguì il suo accentramento debellando i vecchi
ordinamenti liberali della madre, restituendo i vecchi privilegi ai
nobili. Ammirava gli ideali cavallereschi medievali, tanto che
ripropose le courvée. Unico provvedimento della madre che non
modificò fu la censura di stato: limitava le pubblicazioni e i libri
occidentali.

Nel frattempo la Francia si trovava alle prese con Napoleone, il quale


stava ottenendo le prime vittore in Italia, in Austria e ora in Egitto,
cosa che portò la Russia in guerra perché convinta che Napoleone si
stesse dirigendo a Costantinopoli. Un altro fronte si aprì quando
Napoleone conquistò Malta. L’Ordine dei Cavalieri di Malta facendo
appello agli ideali cavallereschi dello zar chiese il suo aiuto, il quale
prontamente rispose facendosi protettore dell’Ordine.
Tutto ciò portò la Russia ad avvicinarsi all’Austria, all’Inghilterra e
ad altre potenze a discapito della Francia. I russi intervennero in
Europa contro la Francia, ma dopo varie sconfitte e nulla di fatto, lo
zar decise di interrompere i rapporti con le coalizioni ed aprirsi alla
Francia, anche perché con il colpo di stato di Napoleone del 1799,
Paolo aveva trovato finalmente un interlocutore alla sua altezza.
Il malcontento verso lo zar però andava aumentando.. anche perché
aveva proibito alle donne la successione al trono. Seriamente
preoccupato per un attentato alla sua persona si chiuse in una
fortezza.. le sue paure erano fondate perché alcuni ufficiali della
Guardia imperiale capeggiati dal conte Pahlen, stavano organizzando
la sua morte. L’11 Marzo 1801 i cospiratori lo arrestarono e poi
uccisero.
Salì al trono il figlio Alessandro I il 23 Marzo 1801. Egli fu l’ultimo
zar a volere la Russia evoluta politicamente al pari delle potenze
occidentali, perseguì quindi una politica più liberista e riformista.

La censura fu allentata e affidata a professori universitari: si ebbero


nuove pubblicazioni come il “Messaggero d’Europa” di Karamzin, il
quale divenne poi storico ufficiale dell’Impero. Si notò subito lo
spicco intellettuale dello zar, infatti fondò molte nuove università.
La Rivoluzione francese venne accolta da Alessandro in maniera
positiva poiché poteva essere l’occasione giusta per rinnovare lo
stato russo. Riorganizzò il governo, abolì i vecchi Collegi e altre
istituzioni sostituendoli con dicasteri e distretti diretti da un ministro
secondo il modello francese, facendo ciò Alessandro creò lo stato
burocratico rimasto tale fino al 1917. Un altro problema fu la poca
cultura giuridica del paese, per questo motivo i laureati delle neonate
università (quindi meglio istruiti) furono sostituiti ai vecchi
funzionari. Al di sopra di tutte queste istituzioni lo zar pose il Senato,
trasformato in corte suprema. Affiancato da un parvenu (colui che ha
origini umili) Speranskij, lo zar creò anche un Consiglio di Stato
preposto ad affiancare il suo potere centrale. Speranskij aveva anche
dotato la Russia di una propria Costituzione nel 1809 e fece lo stesso
con la Finlandia, appena sottratta alla Svezia.
Ben presto le élite iniziarono a criticare le nuove riforme, troppo
liberali e soprattutto perché proposte da un plebeo. La stessa sorella
dello zar con Karamzin criticò il troppo lassismo di Alessandro. La
caduta di Speranskij avvenne nella primavera del 1812 quando nel
momento in cui Napoleone si accinse ad attaccare la Russia,
Alessandro dovette chiedere sostegno ai nobili conservatori. Lo stato
però rimase solido solo grazie alle riforme dei due..
Nel 1805 la Russia si unì a Regno Unito, Austria e Svezia,
Napoleone però continuò ad avanzare all’interno dell’impero
asburgico e nel Dicembre 1805 vinse la sua più grande battaglia ad
Austerliz. Anche la Prussia crollò e la Russia si trovò sola a
combattere il nemico francese. Dopo un’effimera vittoria i russi,
ormai schiacciati, chiesero la pace. I due sovrani si incontrarono su
una zattera e siglarono un’alleanza, con la quale i russi dovettero
aderire all’embargo delle merci inglesi nei porti europei.
Nel frattempo la Russia continuò la sua espansione a sud, annettendo
la Georgia nel 1803 (che aveva scatenato l’ira di Persia e Turchia) e
la Bessarabia nel 1812.
L’alleanza con la Francia si dimostrò subito instabile perché
Alessandro faceva arrivare navi americane contenenti merci inglesi.
Napoleone intimò lo zar di smetterla, ma questo rispose in modo
spavaldo, vantando un esercito molto numeroso. Napoleone forte dal
sostegno di quasi tutta l’Europa, nel Giugno del 1812 schierò le sue
truppe lungo il confine russo, ma fu subito chiara la debolezza
militare russa. In realtà l’esercito aveva una buona strategia e
organizzazione.. i francesi continuarono ad avanzare, dovendo
lasciare sulla strada truppe di controllo, senza trovare cibo a
sufficienza. La tattica dei russi fu quella di ritirarsi sempre più a est
man mano che i francesi avanzavano, in modo da lasciare terra
bruciata. Lo zar però si rese ben presto conto che continuare a
“scappare” non dava valore al suo popolo, nominò il nuovo generale
Kutuzov, il quale decise di aprire la battaglia nel Settembre 1812 a
Borodino (descritta da Tolstoj in “Guerra e pace”) , più sanguinosa di
tutta Europa, 40-50000 caduti per parte. Kutuzov decise di ritirarsi e
marciare verso Mosca. Giunto in città ordinò alla popolazione di
evacuare; nel frattempo i francesi, ormai esausti, erano giunti alle
porte della città, entrarono e non trovarono nessuno. Kutuzov si
fermò a sud-ovest di Mosca lungo le vie di comunicazione di
Napoleone e lungo il percorso che portava alle ricche terre agricole
del sud ,Napoleone era in trappola.. Mosca venne rasa al suolo e i
francesi attesero per settimane la resa dello zar che non arrivò mai.
Napoleone fu costretto a ritirarsi perchè con l’arrivo dell’inverno e la
mancanza di cibo, i suoi soldati pian piano stavano morendo. Decise
di abbandonarli in Russia e fuggì a Parigi. La sconfitta francese portò
ben presto gli alleati a distanziarsi da Napoleone: la Prussia e
l’Austria si unirono a Russia e Gran Bretagna. In questo modo lo zar
riuscì a creare un’ingente armata che sconfisse definitivamente
Napoleone a Lipsia nell’Ottobre 1813-14.
Bisognava ora impegnarsi a ridefinire i confini e la Gran Bretagna
era diventata timorosa nei confronti della Russia perché stava
diventando troppo potente. Cercò di limitarle uno strapotere in
Polonia, affidandone buona parte alla Prussia, ma lo zar ne fu
comunque il re.

In questo periodo lo zar si stava spostando su posizioni molto più


conservatrici dopo un avvicinamento a dottrine mistiche, tanto che
iniziò a disporre nuovi Uffici e ministeri religiosi. Anche in politica
estera la sua posizione mutò: si avvicinò a Metternich con la Santa
Alleanza (Russia, Prussia, Francia, Austria, altri Stati), la quale
dovette impegnarsi a impedire qualsiasi tipo di rivoluzione.
Il problema però fu un altro.. quando gli ufficiali tornarono in patria
dopo aver visto la condizione di vita nei paesi europei e dopo aver
conosciuto le varie costituzioni, come potevano accettare ancora un
paese così arretrato? Fu così che dal 1816 vari giovani iniziarono a
creare società letterarie al fine di discutere varie tematiche
importanti. La prima di queste fu l’Unione della salvezza e ne
seguirono molte altre. Dal 1821-22 i toni si fecero più accesi e
iniziarono ad essere stilate delle costituzioni. La società più
rivoluzionaria fu La Società del Nord, con l’obiettivo di rovesciare la
monarchia e instaurare una costituzione.

Lo zar però morì improvvisamente nel Novembre 1825 lasciando il


paese nella più totale confusione. Eredi: Alessandro aveva due
fratelli, Costantino erede e Nicola.
Costantino si era messo d’accordo segretamente con Alessandro per
abdicare, Nicola ricevette la notizia, ma non voleva essere la “ruota
di scorta”, voleva essere riconosciuto come legittimo erede. Nicola I
salì al trono nel 1825.

CAPITOLO 9 – L’APOTEOSI DELL’AUTOCRAZIA


Le prime azioni di Nicola furono catturare gli insorti e i cospiratori,
anche se le sue pene furono abbastanza clementi. Nominò un
tribunale a cui si aggiunse il noto Speranskij. Il regno comunque si
aprì all’insegna dell’autocrazia in modo da sopprimere qualsiasi
apertura, rivoluzione o liberalismo. Istituì una Cancelleria privata,
una Terza sezione per controllare gli oppositori politici e misurare il
malcontento dei contadini, infine la polizia venne controllata
direttamente dallo zar. In teoria era vicino agli interessi della
popolazione ma aveva paura che troppa emancipazione avrebbe
scatenato una rivolta di massa. Una misura importante fu la
codificazione di leggi di Speranskij utilizzato fino al 1917, il quale
ne creò una anche per Finlandia, per le province baltiche e le zone
polacche.

Nel frattempo, nonostante il ristagno del governo, l’industria si stava


pian piano sviluppando, nacquero nuovi porti, nuove imprese, nuove
fabbriche e macchinari.
Nicola da un lato sosteneva la crescita industriale imponendo dazi
doganali, costruendo ferrovie e creando scuole commerciali; ma
dall’altro non voleva darle troppo impulso perché da qui si sarebbe
potuta scatenare una rivoluzione. Inoltre l’industria non avrebbe
conosciuto sviluppo se non fosse stata “smantellata” la servitù
della gleba (causava arretratezza agricola, mercato del lavoro
ristretto, poco capitale circolante). La società si stava evolvendo e
aveva bisogno di una spinta moderna, anche se il governo non fu in
grado di rispondere a causa della confusione che imperversava tra i
vari funzionari.

Al tempo di Nicola risale la costruzione del Cremlino e della


cattedrale di Cristo Salvatore. La chiesa divenne parte integrante del
regime autocratico: più ortodossa e senza le tendenze occidentali.
Nel 1836 assunse l’alta carica del Santo Sinodo Protasov rendendo la
chiesa molto conservatrice ed “obbediente”. In questo periodo
rinasce il monachesimo con i vecchi eremiti.

Pubblicamente non si discutevano certi temi, ma anche qui nacquero


vari circoli letterari, artistici e di dibattito. Conobbero una vera
fioritura la letteratura e la filosofia (Schelling, Hegel, Kant), grazie
all’interesse dei giovani come Bakunin, Belinskij, Herzen, futuri
occidentalisti, la Russia avrebbe dovuto imitare l’occidente in due
modi: o seguire il capitalismo e imitare gli stati costituzionali o
seguire il socialismo.

Un’altra corrente l’abbiamo con Konstantin Aksakov il quale


credeva che la Russia avesse una propria e unica cultura slava
completamente diversa dall’Occidente , nacque lo slavofilismo:
l’Europa dava l’esempio di come la società industriale e capitalista
dava effetti negativi sulla popolazione ormai impoverita; mentre la
Russia grazie alla tradizione contadino e il presunto equilibrio tra zar
e sudditi/nobili e servi era sfuggita ai mali dell’Occidente. Gli
slavofili rimasero comunque una sorta di setta, concentrati
soprattutto a Mosca. Sempre in questo periodo nacque una nuova
tendenza portata avanti da Petrasevskij. Egli ed i suoi seguaci (uno
dei più famosi fu Dostoevskij) non provenivano dall’aristocrazia, ma
da una neonata nobiltà; erano giovani dell’amministrazione che si
dichiaravano socialisti e seguivano l’utopismo di Fourier, fondazione
di colonie utopiste basate sul lavoro comune. Non tutti però furono
d’accordo, infatti ben presto nacquero divisioni interne. Le
rivoluzioni d’Europa fornirono lo stimolo all’insurrezione ma il
governo innalzò la sorveglianza, e sopprimendo con l’arresto.
La Russia era ancora legata al passato e Nicola I restava impassibile
di fronte all’arretratezza del paese.

La caduta dello zar fu causata dalla politica estera.. la Finlandia e le


province baltiche rimasero sotto il controllo della Russia, il problema
arrivava dalla Polonia. Qui era stata concessa la Costituzione, un
esercito e un governo sottoposto al controllo dello zar in linea
generale. Seguendo l’esempio della rivoluzione di luglio in Francia,
nel Novembre 1830 scoppiò una ribellione polacca -> lo zar
soffocò la rivolta e abolì la Costituzione.
Nel 1848 scoppiarono altre rivoluzioni in Germania e Ungheria e
Nicola intervenne in aiuto degli Asburgo,costretti ad arrendersi. A
sud intanto: Alessandro I aveva conquistato la Georgia,
l’Azerbajdzan (ex Persia) che includeva il khanato di Erevan, il quale
gli permetteva confini più difendibili. La Russia doveva assicurarsi
fedeli alleati e a questo fine Nicola decise di istruire la nobiltà
georgiana e ristrutturare la società; tutto ciò giovò anche alla
minoranza armena. Tutte le loro terre però passarono allo zar al quale
essi dovevano pagare delle tasse. L’élite musulmana di queste zone
si trasferì in Persia.
Lo zar conquistò anche la Transcaucasia, ma la situazione sulle
pendici settentrionali del Caucaso era ben diversa. Quei territori
erano di dominio di popoli semi-nomadi, come i circassi e le tribù
del Dagestan.
Dal 1817 i russi iniziarono a costruirefortificazioni lungo il
confine(resistenza circassa). Nel 1830 il fronte si aprì anche vicino al
Dagestan dove i russi si scontrarono con i Murid (discepoli islam
purificato). Con il nuovo capo Samil, la guerra si spostò in Cecenia
mentre continuava il conflitto con i circassi. Nel 1853 iniziò la guerra
in Crimea e intanto lo zar respinse Samil senza però sottomettere ne
lui ne i circassi. Il problema non erano tanto queste “guerre”, ma la
vicinanza con l’impero ottomano.. la Russia aveva il più grande
esercito europeo, 800000 uomini, ma tutti disposti a difendere i
confini occidentali, lasciando scoperto il sud (difficilmente
raggiungibile a causa della mancanza di strade). I cristiani ortodossi
residenti nell’impero iniziavano ad essere insofferenti ai turchi e lo
stesso i greci. Ma lo zar non poteva permettere la caduta dell’Impero
perché anche altre potenze ne erano interessate, ad esempio la
Francia e la Gran Bretagna,avevano appena conquistato l’India,
quindi temibile rivale,conflitto anglo-russo fino al 1907. La GB con
una flotta anglo-russa affondò la flotta turca. La Turchia allora
dichiarò guerra alla Russia, ma nel 1828-29 vennero sconfitti dai
russi i greci, i serbi e i romeni ottennero l’indipendenza dai turchi
predominanza russa in Turchia. Nel frattempo anche l’Egitto
ottomano sembrava distanziarsi dal potere di Istanbul, allora a causa
del pericolo francese e di un collasso dell’impero, la Russia si
avvicinò alla GB per difendere il territorio.
Altri problemi nacquero con l’elezione in Francia di Napoleone III.
Intanto in Crimea si scontrarono russi, turchi, inglesi e francesi. I
primi furono presto sconfitti, ma per i russi il conflitto fu duro a
causa delle armi obsolete e della potenza degli avversarsi. Riuscirono
comunque a mantenere la base di Sebastopoli per 349 giorni. La
Russia si trovava isolata anche dall’Austria, la quale si schierò con i
nemici. Nicola I morì nel Febbraio 1855. Poco dopo Sebastopoli
cadde ai francesi. A causa della morte improvvisa dello zar  pace a
Parigi.

Non fu una guerra del tutto disastrosa.. la Russia rinunciò a difendere


gli ortodossi in Turchia e alla flotta sul Mar Nero. Il problema più
serio fu che la Russia si dimostrò molto arretrata sotto diversi punti,
era necessaria una riforma.

CAPITOLO 10 – CULTURA E AUTOCRAZIA


Il regno di Nicola paradossalmente corrispose al grande periodo della
cultura russa. La censura, diversamente da Alessandro, cioè più
alleviata, si concentrava sulla sovversione religiosa e politica e fu
sottoposta al controllo di Aleksandr von
Benkendorf. Le università e l’istruzione furono comunque
incentivate e produssero un pubblico più ampio  favorite dalla
crescita del capitalismo, quindi più commercio, quindi più libri. Si
svilupparono anche la pittura, le arti e la musica. I musicisti si
affidavano a esempi europei, sia per quanto riguarda gli
insegnamenti che per i repertori. Emerse un importante compositore,
Michail Glinka. Tutte le forme artistiche erano decise in base al
gusto personale dello zar e dei suoi funzionari ed erano limitate
all’ambiente di corte. La letteratura invece cominciò ad emanciparsi
e ad letteratura matura e originale. I grandi scrittori di questo periodo
furono: Gogol, Lermontov, Belinkskij, Karamzin e Zukovskij (portò
il romanticismo europeo in Russia). La letteratura non imitava più
come in passato quella occidentale, ma si distinse ed assunse una
propria forma. Il pubblico però rimaneva limitato ai nobili, perché gli
unici istruiti in grado di leggere anche romanzi in lingua francese. Ci
fu un’esplosione della poesia russa e un nuovo modo per far circolare
le proprie poesie era l’almanacco.
Zukovskij fu il più grande poeta del secolo e fu precettore anche del
futuro zar Alessandro II. Egli scoprì il grande talento di Puskin
frequentava i circoli letterari con vari futuri decabristi (ufficiali
che nel 1825 avevano organizzato la rivola durante il trono di Nicola
I). Iniziò ad essere guardato con sospetto dalla guardia imperiale
perché considerato un possibile rivoluzionario, venne mandato al
confino. Il suo più grande romanzo fu “Evgenij Onegin”. Nel 1826
Puskin ottenne il permesso di ritornare a San Pietroburgo dopo una
“tregua” con lo zar, il quale si propose personalmente come l’unico
censore di eventuali opere ritenute pericolose. Fu comunque un
ammiratore della monarchi e dello zar e guadagnandosi la sua fiducia
divenne storico ufficiale e fondo un giornale “Il contemporaneo”.
Dopo un conflitto a duello per questioni amorose, morì (non a causa
del duello) e venne presto mitizzato.

Nessuno degli altri scrittori era così vicino all’ambiente di corte,


condizione necessaria per emergere e per ricevere sostentamenti.
Tra gli scrittori della generazione successiva emerse Gogol.
Egli introdusse temi prima di allora non toccati, come ad esempio il
tema urbano in quel periodo il commercio e la capitale stavano
crescendo. La sua opera maggiore fu il romanzo “Le anime morte”:
immaginava il viaggio di un imbroglione attraverso la Russia,
mostrando le manchevolezze dell’impero aprì un dibattito tra
intellettuali, ma soprattutto la letteratura si era aperta alle denunce
dei problemi dello stato. Le prime opere di Dostoevskij, come i
“Racconti di Pietroburgo” ripresero i temi di Gogol, miseria,
povertà. Morì nel 1852.

Il principale portavoce degli occidentalisti fu Belinskij: secondo il


critico, l’arte era da considerare come le parole e quindi il pensiero si
poteva manifestare attraverso le immagini.
Lo sviluppo dell’Idea di Hegel sarebbe stata necessaria per
raggiungere la libertà, qualora questo obiettivo non sarebbe stato
raggiunto, l’arte veniva considerata cattiva arte. Egli rifiutava così la
cultura russa antica.

Il dibattito letterario coincise allora con la discussione politica e


sociale che altrimenti non sarebbe stato possibile affrontare sulla
stampa. C’era la necessità che la Russia si rinnovasse, e in primis
bisognava abolire la servitù della gleba, le punizioni corporali e
dotare il paese di un vero e proprio ordine legale.

CAPITOLO 11 – L’ERA DELLE GRANDI RIFORME


La sconfitta nella guerra di Crimea mostrava la debolezza del sistema
politico e di un conservatorismo ormai unico in Europa. Il problema
più grave però proveniva dall’esterno, in particolare dalla Gran
Bretagna, che stava attraversando cambiamenti molto rapidi
l’industrializzazione ferrovie, industrie del ferro e dell’acciaio,
alta produzione, commerci su larga scala che permettevano di
importare molti prodotti dalle colonie, locomotive a vapore,
macchine da stampa, sviluppo dei sistemi scolastici. La Russia era
profondamente in ritardo..

Da pag.2 cap 11
I riformatori capirono che se la Russia non voleva scomparire come
grande potenza, era indispensabile dotarsi di nuove tecniche di
produzione per dare slancio all’economia. Ma la tecnologia da sola
non bastava, bisognava creare un nuovo ordinamento giuridico, un
nuovo sistema educativo e dare spazio al dibattito pubblico, invece
capirono che la Russia era ancora troppo primitiva per creare un
nuovo ordinamento politico.

Salì al trono il figlio di Nicola I, Alessandro II, con il quale la Russia


conobbe tantissimi cambiamenti, infatti egli portò il paese verso il
capitalismo industriale e verso una moderna società urbana.
Mantenne il potere autocratico, cercando di tenere lontane anche le
classi più alte dal potere; tutto ciò comunque non fu possibile perché
le classi più colte iniziavano ad avere coscienza di sé e rivendicavano
un ruolo attivo nel processo politico e sociale.

I cambiamenti iniziarono a farsi sentire nel Marzo 1856 con la pace


di Parigi la guerra infatti aveva mostrato che l’autocrazia non era
più in grado di competere con il resto dell’Europa. Uno dei motivi
che rendeva la Russia ancora primitiva era il servaggio.
Alessandro tenne un discorso (fatto molto insolito) in cui sosteneva
che se lo stato non avesse risolto la questione contadina, i nobili si
sarebbero presto trovati a far fronte ad una rivolta.
Il problema per lo zar era la presenza dei conservatori, che rendevano
impossibile qualsiasi riforma. Alessandro, quindi, quando nominò
una commissione nel 1857 per discutere l’emancipazione dei
contadini, la mantenne segreta fino all’anno successivo.
Quando i nobili ne vennero a conoscenza, si mostrarono contrari,
preferendo che la terra rimanesse comunque di proprietà dei
possidenti terrieri. Il comitato redazionale propose invece un’altra
soluzione: i contadini sarebbero stati liberati con la terra e lo stato
avrebbe “comprato” i terreni ai nobili, “rivendendoli” ai contadini, i
quali avrebbero dovuto pagare una somma di denaro al Tesoro per
averne la proprietà. Ci furono chiaramente scontri tra le varie
fazioni.. i riformatori erano in maggioranza ma il consiglio di stato il
17 Febbraio 1861 espresse voto contrario. Lo zar poteva comunque
decidere per sé, fu così che il 19 Febbraio 1861 approvò la riforma.
Bisognava avere il sostegno anche della società, così il radicale
Herzen iniziò a pubblicare vari saggi sui problemi del paese. Fondò
anche il suo giornale mensile “La campana” grazie all’attenuazione
della censura e alle nuove tecnologie. Con l’apertura del dibattito
pubblico, sui giornali si discuteva di politica estera, di problemi
sociali, del Parlamento inglese e francese. I riformatori ne
beneficiavano perché grazie alla stampa potevano valutare il grado di
apprezzamento e sostegno del popolo. Per evitare che la nobiltà
potesse corrompere l’opinione pubblica, i riformatori tenevano
segrete le delibere via via approvate.
Dopo la riforma del 1861 il dibattito tra le varie fazioni si inasprì
perché anche tra i riformatori si divisero radicali e moderati: Herzen
ovviamente si pose a capo dello schieramento radicale. Intanto il
governo si stava impegnando nella riforma del sistema giudiziario.

Nel frattempo a Varsavia.. nel gennaio 1861 erano scoppiati dei


disordini per il malcontento della popolazione. Lo zar inviò come
viceré il granduca Konstantin Nikolaevic sperando di introdurre
alcune riforme  fallimento e 2 anni più tardi scoppiò un’altra
rivolta dove Herzen si schierò apertamente dalla parte dei polacchi,
provocando il distacco dai liberali, i quali invece preferivano
preservare gli interessi russi.
La rivolta era qualcosa da poco, organizzata da alcuni rivoltosi,
infatti nel 1864 venne riportato l’ordine. Nel frattempo lo zar era
riuscito ad introdurre due riforme: la riforma giudiziaria e una nuova
forma di governo locale.

Con la nuova riforma si stabilivano una serie di consigli


amministrativi locali, zemstvo, a cui era affidata la gestione di strade,
ponti, della scuola pubblica e del sistema sanitario.
I membri dei consigli erano eletti, la maggior parte di essi erano
nobili, ma anche i contadini erano rappresentati. Nonostante il
ministero degli interni vigilasse sulle nuove istituzioni, questo era un
grande passo per la Russia soprattutto perché gli zemstvo erano
elettivi. Attorno ad essi gravitavano intellettuali, insegnanti, medici,
diventando delle vere e proprie organizzazioni politiche di stampo
liberale.

Per quanto riguarda la riforma giudiziaria invece.. Nicola I aveva


codificato le leggi, ma queste erano molto simili a quelle di Caterina.
La magistratura non era autonoma ed era legata all’amministrazione,
inoltre i procedimenti giudiziari dipendevano ancora da
testimonianze scritte, i dibattimenti non erano pubblici e i giudici
risolvevano i casi senza una giuria. Con la riforma del 1864, la
Russia possedeva uno dei sistemi giudiziari più avanzati d’Europa: i
dibattiti erano pubblici ed era presente la difesa, esisteva una giuria,
il ministero della giustizia nominava i giudici, ed essi non potevano
essere licenziati se non per comportamento scorretto. Il sistema
peccava per il fatto che le leggi rimanevano le stesse e perché
l’amministrazione statale non si curava di rispettarle del tutto
(praticavano ancora “l’arresto amministrativo”). Un caso a parte
furono i tribunali nei volost (una divisione territoriale), dove
venivano eletti una giuria di contadini e un “cancelliere”. Essi
dovevano applicare le consuetudini tramandate oralmente, e non le
leggi dello stato. Spesso i tribunali deliberavano in base alla
reputazione dell’imputato e non si poteva fare ricorso ai tribunali
statali questo manteneva i contadini al di fuori della società e
preservava la comunità di villaggio.

Nell’aprile 1865 finalmente il governo promulgò le leggi riguardanti


la censura: essa veniva abolita ma rimanevano le sanzioni per
pubblicazioni non adatte. I vari casi venivano discussi nei nuovi
tribunali e questo significava che la questione era di dibattito
pubblico. Lo stato però trovò un modo per punire gli editori
aggirando la giustizia, attraverso sanzioni amministrative. In
sostanza la censura continuava a soffocare il dibattito pubblico.

Bisognava riformare anche l’esercito.. una proposta fu avanzata da


Dimitri Miljutin nel 1862, ma approvata solo 12 anni dopo. Essa
prevedeva la sostituzione dei 25 anni di leva obbligatoria con 6 di
ferma, 9 nella riserva e 5 nella milizia popolare. Questa riforma
suscitò non pochi dibattiti.

Tutte le riforme avevano aperto ad un grande dibattito perché la


nuova classe intellettuale andava ben oltre le proposte del ministero.
Questo nuovo ceto era formato da intellettuali, studenti, medici,
uomini di cultura ed erano accusati di nichilismo e di istigazione alla
rivoluzione. La loro figura di riferimento era il radicale Cernysevskij,
interessato all’economia, filosofia, letteratura ecc., ma anche alla
questione contadina, alla situazione economica, all’emancipazione.
Egli sosteneva la necessità di preservare la comunità contadina russa,
i piccoli proprietari terrieri e i lavoratori agricoli; vedeva una Russia
fondata sulla comunità di villaggio e non sull’industrializzazione.
Fortemente convinto della necessità di una rivoluzione, attendeva il
momento giusto per rovesciare il regime zarista. Il governo venne a
conoscenza dei suoi ideali e della cerchia di uomini che gravitava
attorno a lui, ben presto si attivò per cercare prove contro di lui e lo
confinò in Siberia.

In questi anni successivi alla guerra di Crimea, influenzata dalle


novità europee, l’intelligencija si legò all’ideale di liberalismo e alle
idee di Darwin e Spencer. Il primo leader dei liberali fu Boris
Cicerin, professore di legge che credeva che la storia russa fosse un
processo iniziato in passato dello sviluppo dello statalismo: pian
piano ci si dirigeva verso uno stato moderno che avrebbe trovato il
suo culmine nella redazione di una Costituzione.

Anche il pensiero conservatore subì una trasformazione dopo la


guerra di Crimea. Il gruppo più importante era rappresentato dagli
slavofili, che avevano trovato come finanziatori dei loro giornali
banchieri o milionari. Essi erano in parte d’accordo con le riforme,
ma sostenevano che alcune di esse riprendevano troppo il modello
occidentale. Sostenevano la comunità contadina russa, come base
portante del paese e spesso si trovavano in disaccordo con
l’autoritarismo dello zar, per questo motivo iniziarono ad essere
guardati con sospetto. La figura più influente fu Michail Katkov:
conservatore occidentalizzante, vedeva di buon occhio una società
industriale modernizzata, fondata comunque sull’autoritarismo.
Riprendeva l’ideologia nazionalista tedesca, ma promosse una
politica estera fortemente anti-germanica. Il governo non sempre
gradiva le sue posizioni, però non poté far altro che accettarlo.

Governo e conservatori erano seriamente preoccupati per il pericolo


rivoluzionario e soprattutto per le comuni di studenti. L’espansione
delle università aveva fatto si che molti studenti provenissero da
ambienti più umili e più tardi anche le donne poterono iscriversi.
Questi gruppi agivano in totale clandestinità, anche perché era
vietato fondare qualsiasi partito.
Negli anni 60 i gruppi radicali contavano pochi membri e pochi
leader carismatici e questo gli impediva di decollare, anche a causa
di un tentativo di assassinio dello zar da parte di uno di essi
nell’aprile 1866.
A causa di questo gesto lo zar nominò nuovi ministri meno liberali,
rallentando così il ritmo delle riforme.

Verso gli anni 70 i radicali si decisero che la strada degli attentanti


non avrebbe portato lontano.. i membri impararono i lavori manuali
per potersi infiltrare nella società contadina e diffondere i loro ideali
ma risultò un fallimento perché i contadini erano sospettosi, tanto da
denunciarli alla polizia. Nel 1876 i radicali capirono che l’unica
opzione fosse quella di fondare un’organizzazione, Terra e libertà.
Ben presto molti furono arrestati, ma rispetto a qualche anno prima,
ora alcuni si ribellavano o trovavano sostegno all’esterno. È il caso di
una donna, che non trovandosi d’accordo con una sentenza, sparò ad
un ufficiale della polizia. Questo gesto fu il segnale dell’inizio dello
scontro tra rivoluzionari e polizia.

I membri capirono che la strada da seguire era un’altra, dovevano


impegnarsi nella propaganda della rivoluzione politica e in un
programma di terrore contro i membri del governo. Il gruppo si
divise in una parte più moderata che non accettava la violenza e una
più aggressiva, Volontà del popolo. Iniziò una campagna di terrore
nei confronti dello zar, il quale non rispose subito alle minacce.
Dopo vari attentati al palazzo d’inverno, alla polizia e ad altri
membri del governo, lo zar sostituì la Terza Sezione con un
Dipartimento di polizia del ministero degli interni e nominò una
suprema commissione esecutiva per reprimere una volta per tutta la
minaccia. A capo di tutto ciò ci fu Loris-Melikov. Egli fu deciso a
reprimere i rivoluzionari, ma anche a proseguire il programma di
riforme. I membri della Volontà del popolo non furono di certo
contenti
perché questo implicava la sopravvivenza del governo; allora si
organizzarono per un nuovo attentato allo zar e l’1 marzo 1881 lo zar
morì.

Salì al trono il figlio Alessandro III, il quale prontamente interruppe


qualsiasi
programma di riforma, anche se quelle precedenti non poterono più
essere annullate e il dibattitto pubblico sugli avvenimenti si stava
ampliando.

CAPITOLO 12 – DAL SERVAGGIO AL PRIMO


CAPITALISMO
Con l’avanzare dell’XIX secolo San Pietroburgo divenne un
importante centro industriale e modificò la sua piantina. Anche il
paesaggio mutò progressivamente dopo la guerra di Crimea e iniziò
ad accogliere porti ferrovie e industrie. Dagli anni 90 la Russia iniziò
a contare sulle proprie risorse interne come la metallurgia e la
metalmeccanica. Il boom economico mutò anche altri aspetti della
città: la popolazione raddoppiò, le case divennero sempre più
lussuose, nacque una nuova classe media (ingegneri, tecnici, medici,
insegnanti, banchieri), moltiplicò la costruzione di palazzi. Iniziò a
cambiare anche la vita quotidiana, infatti sorsero i primi grandi
magazzini, si diffuse il servizio telefonico, ci furono nuovi sistemi di
fognature, tram elettrici, luci elettriche, nuovi ponti, nacquero anche
nuovi luoghi di incontro, teatri, ristoranti, caffè.

Lo zar, a causa del terrore per un nuovo attentato, era solito condurre
una vita abbastanza semplice, trascorreva il tempo con la famiglia
nella sua abitazione in campagna e limitava al minimo le apparizioni
in pubblico. Tutto ciò però non favorì di certo il suo apprezzamento
anche perchè in un periodo di instabilità così grave, la presenza dello
zar sarebbe stata necessaria.

Le riforme attuate stavano avendo grande successo soprattutto in


campo economico e sociale, promuovendone lo sviluppo. Il governo
stava finanziando molte imprese sia statali che private, stando
sempre attento a mantenere intatta la comunità contadina. Lo stato
attuava il protezionismo per favorire lo sviluppo delle industrie locali
e pian piano il paesaggio russo accolse città moderne e progredite, al
pari dell’Europa e dell’America. Molti nuovi imprenditori erano per
lo più ex contadini, con visioni occidentaliste, infatti volevano che i
figli conoscessero molte lingue, il mondo moderno e il mondo
finanziario, per competere con i migliori uomini d’affari esteri. Si
svilupparono molte industrie anche nelle zone baltiche e in Polonia.
Il settore industriale che conobbe i migliori successi fu quello tessile.

Per poter raggiungere i vasti territori della Russia, bisognava pensare


ad una linea ferroviaria efficiente e la realizzazione era affidata al
Ministero della Finanza, al cui capo si trovava Reutern. Il problema
da affrontare era insidioso, perché dopo la guerra di Crimea le casse
erano vuote e la riforma dell’emancipazione richiedeva delle spese.
Reutern capì che la ferrovia sarebbe stata di vitale importanza per
l’economia russa e il progetto venne finanziato da privati. Fu così
che almeno fino al 1890 tutte le ferrovie erano di proprietà dei
privati. Per realizzare un simile progetto, servivano ingenti quantità
di ferro, carbone e acciaio, di cui la Russia possedeva grandi quantità
ma non aveva le strutture adatte per la loro lavorazione. Lo stato
allora promosse
l’importazione di binari e altri materiali. Il paese mancava ancora in
un altro aspetto, mancavano infatti ingegneri in grado di sviluppare
progetti moderni. L’istituto tecnologico-pratico di Pietroburgo
fondato da Nicola I venne trasformato in una modernissima scuola di
ingegneria. Nacquero altre scuola e università di questo tipo.

L’agricoltura non tenne il passo con l’industrializzazione. La legge


sull’emancipazione aveva sì conservato la vecchia comunità di
villaggio, però aveva gravato sui contadini
a causa delle onerose spese di rimborso per le terre dovute allo stato.
I contadini non erano i proprietari delle terre, ma queste rimanevano
di proprietà della comunità.
Inoltre, le fattorie russe erano molto meno produttive di quelle
occidentali. I contadini erano troppo poveri per modernizzare le
strutture e i pesticidi erano sconosciuti. In
Ucraina e in Siberia i contadini avevano modificato la produzione in
prodotti più redditizi. Pian piano i contadini iniziarono ad arricchirsi
e venne a crearsi una piccola
fascia di contadini benestanti, i kulaki.

I contadini comunque continuavano a vivere in abitazioni piccole,


sporche e malsane, per questo motivo si diffusero molte malattie. I
contadini erano: alcolizzati, ignoranti,
analfabeti, picchiavano le mogli. Essi iniziarono a spostarsi dalle
campagne alle città, perché erano attirati dal lavoro nelle fabbriche.
Molte campagne rimanevano in “mano alle donne” perché gli uomini
si spostavano a nord per sopperire alla richiesta di manodopera. Il
grano comunque non era sufficiente per evitare frequenti carestie,
come quella della “grande fame” del 1891. Il problema di fondo
riguardava ancora la proprietà della terra, che nel 1913 era ancora per
la metà nelle mani dei nobili e i contadini non riuscivano ad
aumentare la produzione e la loro ricchezza.

Gli ultimi decenni del XIX secolo


Il settore più sviluppato era il tessile. Il Donbass divenne una delle
regioni cardine per il carbone e l’acciaio. Si stava adeguando anche
la lavorazione dei metalli, si producevano: motori, stufe, bici,
locomotive. Il boom economico comunque non fu il risultato di una
buona politica, ma del vento che proveniva da occidente. Witte, a
capo del Ministero della Finanza, attuò un’adeguata politica
protezionistica per garantire gli interessi degli uomini d’affari russi.
Nel 1897 introdusse il sistema aureo, ma il suo più grande successo
fu la costruzione della Transiberiana (iniziata nel 1891). Nel 1905 il
percorso era quasi completato, ma.. Witte aveva fatto passare la
ferrovia attraverso la Manciuria  contribuì a provocare l’attacco
giapponese del 1904.
Nel 1900 però, dopo il boom, la Russia conobbe il primo periodo di
recessione causato
dal crollo del mercato azionario e della crisi finanziaria. Nelle
industrie carbonifere e metallurgiche si provvide a creare consorzi e
trust per regolamentare la produzione; le altre industrie furono meno
colpite dalla recessione. La recessione si percepì più duramente con
la Rivoluzione del 1905, ma una volta terminata il boom economico
riprese e le città potevano essere paragonate a Londra o Parigi. La
Russia rimaneva
ancora arretrata nelle campagne, i villaggi erano rimasti immutati,
allora il ministro Stolypin decise di creare delle imprese agricole
indipendenti come quelle europee 
non tutti ne furono contenti. Con le migrazioni verso la Siberia si
svilupparono le prime
imprese.

Gli effetti della svolta dal 1861 al 1914 si riversarono anche sul
tessuto sociale, le classi furono meno evidenti e nacquero molti
gruppi etnici, come quello ebraico che contava 35000 persone.
Anche le condizioni delle nobildonne mutò: alcune
possedevano qualche diritto di proprietà, altre invece poterono essere
meglio istruite nelle specifiche scuole o dal 1876 il governo
autorizzò corsi femminili all’università (non conferivano nessun
titolo; le lauree conseguite all’estero avevano valenza in Russia). Si
inserirono in questi ambienti anche le giovani provenienti dalle classi
medie, favorendo la nascita di nuove professioni in cui le donne
svolgevano un ruolo egemone (dattilografe, centraline, cuoche,
cameriere); molte donne lavoravano anche in fabbrica, soprattutto
nel tessile, ma qui subivano le molestie dei capi ed erano sottopagate
rispetto ai colleghi maschi  saranno loro a dare inizio alla
Rivoluzione nel 1917.

Il risultato più rilevante dell’industrializzazione è la nascita della


classe operaia: gli operai nel 1913 arrivarono a circa 4 milioni e
benché essi furono una minoranza, erano molto istruiti perché
dovevano essere in grado di utilizzare macchinari moderni, per
questo il tasso di alfabetizzazione tra i maschi si alzò notevolmente.
Le condizioni lavorative comunque erano pessime, 10 o 12 ore di
lavoro, salario molto basso ed era vietato scioperare. In questo clima
presero a diffondersi gli ideali di Marx, il quale credeva che la classe
operaia avrebbe liberato l’umanità. Dagli anni 90 in poi i marxisti
ottennero sempre più successo, grazie agli intellettuali
dell’innteligencija che diffondevano volantini e organizzavano
gruppi di lettura. Nel 1898 essi fondarono a
Minsk il Partito dei lavoratori socialdemocratici russi. Rinacquero
anche i vecchi gruppi rivoluzionari che associarono la loro idea di
comunità di viaggio con il marxismo: i
lavoratori avrebbero organizzato il socialismo nelle città industriali.
Nel 1901-1902 i populisti fondarono anche il loro partito: il Partito
dei socialisti-rivoluzionari  presto
in contrasto con i marxisti del PLSD.

L’industrializzazione aveva creato due nuove classi sociali: i


capitalisti e il proletariato.

CAPITOLO 13 – L’ETA’ AUREA DELLA CULTURA RUSSA


La scienza nell’epoca delle riforme

La scienza non conobbe grandi sviluppi durante il periodo di Nicola I


perché non era favorita la ricerca. Dopo la guerra di Crimea, lo stato
si rese conto dell’importanza della ricerca scientifica e attuò una
riqualifica delle università (Mendeleev). In questi anni di riforma la
scienza assunse grande importanza, anche perché molto apprezzata
dall’ innteligencija.

L’industrializzazione aveva favorito la ricchezza e in questo modo i


nuovi imprenditori, grazie a ingenti disponibilità economiche, erano
diventanti appassionati d’arte, di libri,
di pittura, favorendo così la loro diffusione.

La musica
I musicisti, pur essendo molto arretrati, produssero in pochissimo
tempo un’enorme quantità di musica. Uno dei grandi musicisti
Glinka, aveva frequentato i salotti della
granduchessa Elena Pavlovna, la quale favorì la nascita di
un’educazione musicale russa. Emerse la figura del pianista Anton
Rubinstejn, il quale morto il padre, si trovò in difficoltà economiche
e venne accolto come pianista personale nel salotto di Elena. Nel
1861 nacque il Conservatorio di Pietroburgo finanziato da Elena e
voluto da Anton.
Emersero come musicisti anche i fratelli Cajkovskij, i quali ebbero
grande successo. A San Pietroburgo nacquero vari circoli musicali,
tra i quali il Gruppo dei cinque (Balakirev, Kjui, Musorgskij,
Borodin, Korsakov): essi erano attirati dai temi della tradizione e
della storia russa, soprattutto dalla questione contadina. Un’altra
figura importante fu Marius Petipa: coreografo, creatore del balletto
russo quale oggi lo conosciamo, il balletto manteneva stretti legami
con la corte ed era per un pubblico aristocratico.
Musica e balletto erano sovvenzionate da privati e dallo stato e in
poco tempo raggiunse la fama. Per questo motivo i musicisti o i
critici fondarono scuole di musica per ampliare il pubblico.

Le arti figurative
Nel 1863, 14 studenti capeggiati da Kramskoj di Belle arti si
ritirarono dall’Accademia perché contestavano le regole del concorso
per la medaglia d’oro. Nelle competizioni veniva assegnato un
personaggio storico da dipingere. Essi volevano respingere i modelli
accademici perché quei personaggi non avevano alcun rapporto con
gli studenti. Volevano una pittura realista che rappresentasse il
popolo russo  portavoce il critico Stasov.

Uno tra i ribelli, Kramskoj nel 1870 fondò la società per le mostre
itineranti: moltissimi pittori non accademici vi partecipavano per
mostrare le loro opere; in questo modo si
raggiunse una larga fetta di popolazione, entrando a contatto con
uomini d’affari come Tretjakov. Egli collezionava opere d’arte, per
poi mostrarle al pubblico nel 1881 aprì la sua raccolta e nemmeno
lo zar poté eguagliarla. I soggetti dei loro dipinti erano: paesaggio,
vita quotidiana, scrittori, artisti, uomini d’affari. Il più importante tra
gli itineranti fu Repin, il quale dipinse il ritratto di Ivan il Terribile
dopo aver ucciso suo
figlio. Alessandro III rimase sempre più colpito dalla pittura degli
itineranti infatti comprò molti dipinti e più tardi vennero istituite
delle sale per esporre i dipinti. La pittura però non ricevette mai la
stessa fama all’estero della musica o della
letteratura.

Letteratura
La letteratura dopo la guerra di Crimea svolse un ruolo fondamentale
nella società e nella cultura, imponendosi anche in Occidente grazie
alle traduzioni dei testi. Gli scrittori che raggiunsero maggior
popolarità furono Tolstoj, Dostoevskij e Turgenev, ma questo dato fu
favorito anche dalle riviste che pubblicavano le opere. Il pubblico
non era concentrato nelle grandi città, anche perché qui pochi
sapevano leggere o scrivere; il pubblico era formato dalla nobiltà e
dagli intellettuali che si trovavano su tutto il territorio.

Turgenev: scrisse Memorie di un cacciatore, ebbe successo con


Padri e figli. I suoi personaggi erano nobili di campagna che
trascorrevano la vita a riflettere sui cambiamenti della società.
Viaggiava molto in Europa quindi poteva mettere in
contatto la letteratura russa con quella europea.
Dostoevskij durante la detenzione mutò la sua ideologia, abbandonò
il socialismo utopistico per seguire l’ortodossia. Scrisse Memorie da
una casa di morti che lo rese famoso. Dato che non aveva ingenti
disponibilità economiche, per sopravvivere decise di ricorrere al
giornalismo. Egli qui espresse le sue idee: vicino allo slavofilismo,
sosteneva il ritorno alla tradizione russa = ortodossia e rispetto per lo
zar. Rifiutava la società moderna perché individualistica, irreligiosa e
avida. Scrisse Memorie dal sottosuolo. Ebbe molti debiti e per questo
iniziò a lavorare senza sosta. Il suo primo successo fu Delitto e
castigo, pubblicato nel 1866. L’altro grande successo fu L’idiota e i
demoni. Ancora in difficoltà economiche si indirizzò nuovamente al
giornalismo, con
maggior successo anche perché entrò con uomini conservatori. Qui
criticava il sistema giudiziario e la decisione della giuria. Il suo
giornalismo era fortemente nazionalista e
glorificava la guerra. Si scagliava contro polacchi, ucraini ed ebrei
perché li considerava avidi. L’ultimo romanzo fu I fratelli
Karamazov.
Tolstoj anche ad esso molto cara gli fu la tematica religiosa.
Proveniva da una famiglia agiata. Partecipò alla guerra di Crimea e
qui scrisse i racconti di guerra che gli portarono indiscusso successo.
Non si trovava sulla stessa lunghezza d’onda degli altri intellettuali o
letterati perché non condivideva le loro idee. Viaggio anch’esso in
Europa e riportò le stesse osservazioni di Dostoevskij: materialismo,
avidità e vuoto.
Promosse la costruzione di una scuola per contadini, ispirato da
Rousseau: no violenza, lavori di gruppo, stimolare l’interesse alla
disciplina. Si diresse nuovamente in Europa
per incontrare i pedagoghi, ma qui rimase deluso dalle scuole.
Divenne funzionario e giudice per dirimere le controversie nelle
campagne tra contadini e proprietari terrieri.
Scrisse Guerra e pace, romanzo dedicato alla guerra con Napoleone.
Egli non era però un nazionalista, odiava Napoleone e criticava
spesso lo zar. Il romanzo di concentrava
sull’uomo, sul suo destino e sui problemi morali. Scrisse poi tra il
1875-77 Anna Karenina; durante la stesura di questo romanzo
attraversò la sua crisi religiosa: ossessionato dalla morte, non sapeva
quale religione seguire, si cimentò
nell’ortodossia, nella liturgia e sembrava trovare un equilibrio con il
cristianesimo (scrisse la Confessione). Nel 1899 pubblicò il suo
ultimo romanzo Resurrezione, poi scrisse alcuni articoli di denuncia
sociale. Fu lo scrittore più famoso in Russia e il russo più famoso nel
mondo. La sua denuncia dello stato e della chiesa lo resero
sospettabile. Passò gli ultimi anni di vita come un monaco di
clausura e morì nel 1910.
Con la sua morte si chiuse il periodo di rinascita della letteratura
russa.

CAPITOLO 14 – LA RUSSIA COME IMPERO


Con le conquiste dei secoli precedenti, la Russia comprendeva quasi
tutta l’Eurasia settentrionale; il territorio però non era tra i più
favorevoli, infatti la Siberia era caratterizzata dalla tundra e foreste
impenetrabili e gli abitanti erano pochi. La Russia includeva persone
e culture molto distinte tra loro e ci furono di fatto 2 imperi: uno in
Europa e l’altro in Asia centrale. Già Nicola I aveva capito che era
difficile conquistare
nuovi territori, anche perché prima bisognava sottomettere i popoli
già conquistati. Un altro problema riguardava la situazione nei
Balcani, dove irredentisti prospettavano
una repubblica democratica e la Russia vedeva compromessa la
possibilità di esercitare un dominio sugli ottomani. Il paese doveva
concentrarsi molto per difendere i confini occidentali perché non
erano ben collegati da vie di comunicazione e si
estendevano per molti km. L’unica certezza si aveva grazie
all’alleanza con Bismarck: i confini erano protetti ed egli era riuscito
a sconfiggere Austria e Napoleone III, grandi nemici dei russi.
Assicurandosi questa alleanza la Russia era riuscita ad attuare le
riforme.

Ben presto la situazione cambiò a causa della crisi nei Balcani.. i


rivoluzionari serbi e bulgari avevano tentato di insorgere contro gli
ottomani, esortando anche gli slavi e ortodossi a fare lo stesso. La
Sublime Porta (governo ottomano)aveva reagito con rappresaglie,
finché nel 1875 i serbi bosniaci riuscirono a difendersi per vari mesi.
Il governo reagì con il più grande genocidio fino alla 1gm. Nel 1876
anche i bulgari insorsero ma anch’essi fortemente repressi. Gli
inglesi, alleati degli ottomani, iniziarono a sdegnarsi. Nel 1877 la
Russia intervenne proponendo agli ottomani la creazione di una
regione autonoma rifiutarono la Russia dichiarò guerra. I turchi
furono molto più organizzati dei russi, ma nel 1878 quest’ultimi
arrivarono a Istanbul dove si giunse ad un trattato: la Bulgaria
diventava il principale stato slavo nei Balcani(presto sotto influenza
russa). Questo preoccupò GB e Austria (Bismarck), che
convocarono il trattato di Berlino: la Bulgaria avrebbe avuto
dimensioni molto più piccole, governata da un sovrano tedesco e
bisognava estendere il protettorato dell’Austria sulla Bosnia.
Sconfitta per la Russia.

Il paese si trovava ad affrontare un altro problema: in Asia centrale i


russi avevano sconfitto i khanati di Kokand, Buchara e Khiva.
Kokand era stato annesso alla Russia e gli altri due erano dei
protettorati.
La Russia voleva creare un impero colonialista come la GB, però a
occidente erano state sollevate istanze nazionalistiche mosse da
polacchi ed ebrei  “risolti” con la violenza. C’è da dire però che la
Russia, oltre che inglobare le élite dei vari paesi, non si era
concentrata sul resto della popolazione. Il problema si concretizzò
con l’industrializzazione perché aveva impoverito le nobiltà locali e
questo sarebbe stato disastroso per la corte imperiale. Gli uomini
d’affari polacchi o finlandesi si erano proposti per collaborare con la
corte, ma la tradizione russa difficilmente avrebbe abbandonato la
sua alleanza con i nobili.
I polacchi nell’impero russo
Il congresso di Vienna aveva diviso le terre polacchi in 2 zone molto
diverse: la Polonia centrale e gli ex territori polacchi a oriente. La
nobiltà di entrambe le zone si era rifiutata di collaborare con
l’amministrazione russa.

Il Regno di Polonia (centrale, cap Varsavia) era autonoma e come re


aveva lo zar. Fino al 1830 (anno della rivolta) aveva un proprio
governo, un’assemblea legislativa e un esercito sotto la guida del
viceré e dello zar. Dopo la rivolta, il viceré russo governò
direttamente il Regno. Nel frattempo emigrarono molti polacchi in
Francia e in Gb, dove diedero vita a società rivoluzionarie per
rovesciare il viceré russo.
I territori orientali (Lituania, Bielorussia, Ucraina occ.) erano
popolati soprattutto da nobili polacchi e da proprietari di servi di
diverse nazionalità. I 3 paesi uniti reagivano in maniera diversa alla
questione polacca, la Lituania ad esempio la sosteneva, mentre
l’Ucraina no. Essendo però popolati da molti ebrei e quindi non
polacchi, in molti erano esclusi dalla causa rivoluzionaria, la quale
vedeva un esiguo seguito di persone.
Nel Regno di Polonia i servi della gleba erano stati liberati da
Napoleone e quindi il territorio si era sviluppato più rapidamente di
quello russo. Qui molti stabilimenti tessili
erano stati creati da polacchi, tedeschi ed ebrei, i quali favorirono a
Varsavia la nascita di una città moderna e soprattutto la base per la
rivolta anti-russa. Con la rivolta del
1863-64 la Russia tolse ancora autonomia alla Polonia, dando inizio
alla “russificazione”: il R.diP. cambiò nome in Terra della Vistola e
il russo divenne lingua ufficiale. La generazione successiva cercò di
reagire alla sconfitta, sfruttando il boom
economico. Molti prodotti polacchi avevano trovato un ottimo
mercato proprio in Russia. Negli anni 90 rinacque la politica polacca
e così anche gruppi clandestini come il Partito nazional-democratico,
composto da nazionalisti della classe media e altri partiti socialisti
importanti per il 1905.

Le provincie baltiche (Estonia, Lettonia)


Era stata abolita la servitù della gleba da Alessandro I, ma non
c’erano territori disponibili quindi si praticavano ancora le corvées.
Grazie a questo però ebbe inizio il processo di modernizzazione,
favorito anche dai porti che resero Riga un grande centro
commerciale e industriale. Il controllo di questi territori era in mano
ai nobili soprattutto tedeschi che operavano nelle Assemblee della
nobiltà, strettamente
connesse allo zar. Le riforme attuate in Russia qui ebbero effetto
diverso: la stampa era molto più florida e libera; l’istruzione aveva
creato una classe colta estone o lettone, i tedeschi erano sempre più
in minoranza e per questo divennero i principali ostacoli da
abbattere. La corte imperiale cercò di impedire ciò, infatti nelle
campagne baltiche predominavano i tedeschi, così come nell’esercito
e nell’amministrazione imperiale. Tutto ciò mutò nel 1900 quando la
società e la politica subirono dei cambiamenti, portando in
maggioranza estoni e lettoni.

La Finlandia
Con l’annessione all’impero russo, la Finlandia non era più soltanto
estensione del territorio svedese, ma una nazione a se stante. Aveva
mantenuto leggi, religione, assemblea legislativa sul modello
svedese. I contadini non erano mai stati servi ma persone libere. La
Finlandia e i nobili finlandesi erano visti di buon occhio dagli zar,
infatti guardavano con favore lo sviluppo economico del paese. Il
governo di Helsinki rimase al potere; nacquero molte università che
favorirono una cultura nazionale; le leggi separate da quelle
dell’impero; si affermò sempre di più il finlandese.

Si dimostrò sempre fedele alla Russia anche dopo la guerra di


Crimea e durante il periodo di riforma. Nel 1863 Alessandro II
convocò la Dieta finlandese (parlamento elettivo dove erano
rappresentati nobili, cittadini, clero, contadini). Con l’annessione
all’impero si creò una nuova situazione economica e molti lavoratori
a San Pietroburgo erano finlandesi. Con la costruzione della ferrovia
l’economia accelerò. Il periodo di russificazione della Finlandia
intrapreso nel 1896, si poté dire concluso nel 1902.

Gli ebrei
Gli ebrei erano numerosi in Russia, circa 5 milioni ed erano
organizzati secondo il modello polacco, ma con il periodo di riforme,
lo stato russo adattò una politica ebraica ben distinta. Dalla prima
spartizione della Polonia 1772, gli ebrei iniziarono a stabilirsi in
Ucraina e a Riga in maniera clandestina. Quando il governo decise di
accoglierli, si decise che le comunità non avrebbero cambiato
struttura: il rabbino a capo delle comunità riscuoteva le tasse e
amministrava la giustizia. Gli ebrei potevano stanziarsi soltanto nelle
ex province polacche. Gli zar erano abbastanza ostili, tanto che
rimasero nella zona stanziale ebraica fino alla metà dell’800.
Durante il periodo di riforma non vennero russificati, ma istruiti per
essere utili ai russi.
Si formò un élite ebraica che poteva risiedere anche al di fuori della
zona stabilita. Agli ebrei vennero aperte anche le università e in
concomitanza di ciò si venne definendo
l’Illuminismo ebraico. Con la morte dello zar Alessandro II vennero
effettuati una serie di pogrom in Ucraina perché si riteneva che i
responsabili fossero gli ebrei. Alessandro
III prese alcune disposizioni per limitare il loro accesso alle
università. L’ostilità del governo nei loro confronti scatenò negli
ebrei un sentimento rivoluzionario, tanto da portarli nelle file dei
movimenti terroristici, rivoluzionari, marxisti e socialisti. Il nascente
movimento sionista però esortò gli ebrei a rinunciare ad
un’integrazione nella società russa e ad emigrare in Palestina. Il
continuo ricorso ai pogrom avvelenò
l’atmosfera e i gruppi liberali e progressisti russi si opposero
fermamente a questa pratica. Nonostante ciò molti ebrei si
stanziarono al di fuori della zona stabilita e si inserirono sempre più
nelle file di uomini d’affari, intellettuali e banchieri.

Gli ucraini
Erano il maggior gruppo etnico non russo presente nell’impero,
anche se fino al 1905 rivestirono un ruolo pressoché marginale
perché non avevano ancora sviluppato quel sentimento nazionalista
ucraino. Prima della guerra di Crimea i territori ucraini erano tali
soltanto grazie alla tradizione contadina. La nobiltà aveva sviluppato
una modesta
letteratura che era vista con favore a San Pietroburgo. Dopo la guerra
di Crimea, l’intelligencija ucraina subì forti ripercussioni perché si
temeva che le loro pubblicazioni potessero coinvolgere i nazionalisti
polacchi. Gli ucraini furono
fortemente limitati nello sviluppo della propria cultura, lingua e città,
infatti fin oltre il 1917 rimasero russofoni. Sia gli studenti che i
contadini non avevano quel sentimento
nazionalistico tipico degli altri gruppi etnici, anzi lavoravano
esclusivamente per le istituzioni russe. Fino al 1905 infatti anche il
movimento ucraino più radicale non riscontrò grande successo al di
fuori dell’ intelligencija.
L’impero asiatico
I possedimenti russi in Asia si dividevano in due aree: il Caucaso
acquisito nel 1828 e l’Asia centrale acquisita dagli anni 60 in poi. I
tatari (gruppo etnico) di Crimea e del
Volga e i baskiri fomentarono un certo tipo di nazionalismo indigeno
nell’Asia centrale.
Sul Caucaso venne instaurata un’amministrazione gestita da
funzionari russi e nobili georgiani e armeni cristiani. Questi territori
erano stati annessi per difendere i confini e per sfruttarne le risorse,
ma in realtà non furono in grado. I conflitti caucasici iniziarono nel
1817 su due fronti:

Estremità occidentale della catena montuosa dove c’erano i circassi


2. Estremità orientale, nel Dagestan e in Cecenia
Le guerre iniziarono perché la Russia pretendeva di costruire una
linea di fortificazioni per controllare le regioni. Le regione più restia
fu quella del Dagestan, in cui si
praticava l’islam. Fu una guerra condotta da piccole unità, basata su
incursioni, guerriglie e rappresaglie. Fino agli anni 40 qualsiasi
tentativo russo di sedare le guerriglie fu infruttuoso. I russi
compresero che la soluzione era nel costruire strade
per rendere accessibili le vie di comunicazione. Il viceré del Caucaso
Barjatinskij passò all’attacco e nel 1859 Samil (l’imam di questi
popoli orientali) fu costretto ad arrendersi,
mentre le guerre contro i circassi proseguirono fino agli anni 60
quando vennero costretti a migrare nei territori ottomani, lasciando
ampi territori per i coloni russi. Fino al 1917 il Caucaso
settentrionale rimase una zona tranquilla.
Sul Caucaso meridionale invece spirò un’aria riformista proveniente
da San Pietroburgo, infatti la società qui evolse travolta dalle riforme
di quegli anni. In Georgia il servaggio cessò, anche qui si creò il
gruppo dell’intelligencija determinata a mantenere una cultura
nazionale. Lo stesso fecero gli armeni, anche se più preoccupati per
la condizione dei loro compatrioti nei territori ottomani. Gli armeni
crearono un loro partito nazionalista, attirando l’ostilità dei russi,
anche se essi erano più preoccupati dall’impero ottomano e dalla
condizione dei loro connazionali nei
territori ottomani.

Infine, per quanto riguarda la Transcaucasia, questi territori venivano


coltivati come da tradizione, si sviluppò un piccolo commercio ma
poteva vantare di giacimenti petroliferi a Baku in Azerbajdzan
(sfruttati dalla famiglia svedese Nobel, Rockefeller) 
questo favorì la nascita di città moderne.

L’Asia centrale
Nel XVIII la Russia aveva iniziato ad espandersi a sud verso il
Kazachstan ma in maniera molto tranquilla. Solo dal 1853 riuscirono
ad impadronirsi di alcuni fortini. Si decise di costruire una linea
fortificata per rinforzare i confini per paura di un dominio inglese in
Afghanistan. Bisognava impadronirsi delle fortezze dei khan di
Kokand per controllare i kazachi. Nel 1860-64 ci riuscirono e
iniziarono a spingersi più a sud. Nel
1876 l’intero khanato di Kokand cadde sotto il dominio russo e più
tardi anche i turkmeni furono sottomessi. La Russia ora si estendeva
fino ai confini dell’Iran e dell’Afghanistan, ben separato dai domini
inglesi e ottomani. In verità la GB non era
interrata a quei territori perché troppo distanti.

Gli amministratori russi di queste colonie decisero di non


comportarsi più in maniera militare come nel Caucaso, ma erano più
propensi a fondare un impero simile ai domini inglesi. Si decise di
favorire la nascita di infrastrutture, un’educazione moderna, la
coltivazione del cotone  nacque anche un ceto intellettuale. Uno
tra questi fu Gasprinskij (panturchismo), il quale sosteneva che tutti i
popoli di lingua turca avrebbero dovuto costituire un’unica nazione
 sospetti russi per paura che volesse estendere il dominio
ottomano. Un’altra corrente di pensiero fu lo jadidismo nata verso il
XIX, il quale voleva un islam modernizzato e un moderno sistema di
istruzione e trovò successo tra i tatari del Volga.
La scommessa della Manciuria
La Transiberiana costruita da Witte passava anche sul territorio
cinese. Qui venne costruito anche Port Arthur dove la flotta russa
ancorava la sua presenza in Manciuria; ad Harbin nacque un centro
amministrativo e commerciale dove si sviluppò una moderna
cittadina; gli ebrei qui non ebbero le stesse restrizioni della Russia.
Tutto ciò però ebbe fine con la guerra russo-giapponese perché il
Giappone vincitore ottenne il controllo di Port Arthur. La Russia
mantenne lo stesso il controllo sulla ferrovia ma non riuscì mai ad
avere un certo dominio in Manciuria, era troppo lontana.

A causa della presenza di gruppi etnici così diversi, era necessario


che le nobiltà di tutti questi popoli si coalizzasse grazie alla fedeltà
per i Romanov. Tutto ciò era più semplice nelle zone cristiane e
finché la modernizzazione non minò l’egemonia della nobiltà. I vari
gruppi però non sentirono mai un odio comune contro la Russia,
erano più preoccupati della minaccia del loro vicino, ad esempio
svedesi vs. finlandesi ecc.

CAPITOLO 15 – IL DECLINO DELL’AUTOCRAZIA


Il periodo tra l’assassinio di Alessandro II e la rivoluzione del 1905
fu un periodo di stagnazione politica. Il governo punì i gruppi
radicali, bloccò le discussioni politiche e ogni forma di dissenso.

Nel 1865 salì al trono Alessandro III. Uomo be istruito militarmente


e che entrò in contatto con gli slavofili e con gli uomini più
conservatori che disprezzavano la libertà, la democrazia e il governo
rappresentativo. Fortemente oppositori dei ministri più liberali di
Alessandro II. Il nuovo zar era sì conservatore, però non aveva
intenzione di abbattere le novità conquistate dal suo predecessore
con tanta fatica, anche perché lo zar e l’amministrazione avevano
ancora un forte potere su molti ambiti. Esistevano ad esempio i
“regolamenti temporanei” con i quali i governatori potevano
dichiarare lo stato di emergenza e arrestare i sovversivi senza
processo, chiudere università ecc. Lo zar decise inoltre di limitare
l’autonomia delle università e su consiglio del ministro
degli interni Tolstoj conferì ai nobili la possibilità di controllare
l’applicazione delle leggi nei villaggi, aumentando il loro potere.

Di fatto lo zar non tentò di tornare all’epoca precedente, ma si trovò


comunque impreparato a rispondere ai cambiamenti sociali ed
economici. Il suo governo fu segnato da un crescente nazionalismo e
antisemitismo, anche se nei fatti non cambiòmolto. Per quanto
riguarda la politica estera invece lo zar apportò maggiori
cambiamenti..
Dopo la guerra di Crimea, il principe Gorcakov aveva cercato di
mantenere salda l’amicizia con la Prussia e di allentare le tensioni
con GB e Francia; anche se dopo la guerra russo-turca San
Pietroburgo si era distanziata da Bismarck, che a sua volta si stava
avvicinando all’Austria. In Europa, la Russia era ormai isolata, anche
perché nel 1893 cessò l’influenza russa in Bulgaria. Non del tutto
isolata.. la Germania aveva anche un altro nemico, la Francia  fu
così che nel 1893 Russia e Francia firmarono un trattato di alleanza
contro la Germania. L’Armata russa stava riorganizzando le sue file,
le armi e i soldati.

Nel frattempo però i problemi erano altri: Witte e l’ascesa nipponica.


Tralasciando la biografia di Witte, sappiamo che il suo progetto fu la
Transiberiana, in modo da far comunicare rapidamente il paese con il
Pacifico. Le potenze europee si stavano già interessando all’area
cinese e Witte non voleva lasciare la Russia in ultima fila. Per
riuscire ad ottenere un pezzettino di potere in territorio cinese decise
di far passare la
linea ferroviaria in Manciuria. Per Witte fu una penetrazione
pacifica, ma il governo decise di affittare dai cinesi Port Arthur e
stabilire una parte di flotta. L’unico ostacolo era mosso dal Giappone
che stava cercando di creare un impero in Asia, sconfiggendo Cina e
Corea. Più tardi scoppierà una guerra russo-giapponese.
Nel 1894 Alessandro III morì, gli successe al trono il figlio Nicola II.
Egli aveva una personalità completamente diversa dal madre, non
sapeva essere un capo, non sapeva prendere decisioni ferme e
autonomamente, conservatore e non era in grado di dirigere. A causa
di una malattia del figlio e dalla paura del terrorismo lo zar e la sua
famiglia si isolarono dal resto del paese, non curanti delle esigenze
del popolo. Nicola
nominò Konstantinovic fon Pleve, funzionario di carriera dalla forte
personalità, come capo del ministero degli Interni al fianco di Witte,
già in rapporti fastidiosi con Nicola.
Nella metà del 1903 lo zar lo rimosse dall’incarico definitivamente.
Mentre secondo Pleve la soluzione per la Russia consisteva nel
reprimere del tutto rivoluzionari e
liberali. Nel corso degli anni questi gruppi si erano consolidati, come
i marxisti che rifiutavano il terrore a favore dell'organizzazione
operaria e degli scioperi. I marxisti si
riunirono in un unico grande gruppo, ma vennero arrestati e fino al
1903 non poterono più organizzare assemblee. Durante l’assemblea
di quell’anno emerse uno studente di
giurisprudenza, Lenin. Prima confinato in Siberia, passò in Europa
dove pubblicò il giornale socialista “La scintilla” -> riuscì ad
avere un forte seguito. Qui il partito venne
rifondato con un programma più elaborato e nacquero le prime
divergenze. I marxisti volevano rovesciare lo zar e instaurare una
repubblica democratica  “rivoluzione
borghese”. Lenin voleva un movimento clandestino formato da
rivoluzionari di professione, mentre i suoi compagni credevano che
stesse esagerando. Alle votazione vinse la parte di Lenin e i suoi
seguaci vennero chiamati bolscevichi = maggioranza, mentre gli
sconfitti capeggiati da Martov menscevichi = minoranza.

I marxisti non furono gli unici, nel 1901 i gruppi rivoluzionari si


erano riuniti nel Partito dei socialisti-rivoluzionari, esery (SR):
volevano mantenere la comunità di villaggio, ma era difficile
condurre i contadini verso la giusta strada, mentre trovarono i
sostenitori nelle fabbriche urbane. Sostenitori degli attacchi
terroristici ai funzionari di governo, crearono l’Organizzazione
combattente del partito -> attentati.

I liberali invece furono espressione della classe medio-alta. Erano dei


raggruppamenti di imprenditori, uomini d’affari, medici, ingegneri.
Essi si riunivano alla fiera di Novgorod e discutevano apertamente
delle loro esigenze, tanto che venivano pubblicate sui giornali.
Alcuni di questi gruppi erano creati direttamente dal ministro delle
Finanze per favorire il progresso. Pian piano anche i liberali
iniziarono a lamentare
il conservatorismo del governo, quindi era giunto il momento per
organizzarsi in maniera più politica. Essi speravano che anche gli
zemestvo evolvessero in qualcosa di più moderno e lamentavano
l’impossibilità di condividere con il governo il potere. Nel 1901 un
piccolo gruppo diede vita ad un gruppo clandestino l’Unione della
liberazione.
Nel frattempo polacchi, ebrei, georgiani, armeni creavano ulteriore
instabilità. Ancora, il 27 gennaio 1904 i giapponesi attaccarono Port
Arthur affondando la flotta russa.
Essendo così distanti e collegati da un solo binario, il paese subì
numerose sconfitte. A luglio un terrorista assassinò Pleve e al suo
posto ci fu Mirskij più liberale e tollerante.

Nel frattempo a San Pietroburgo.. la polizia stava arrestando sempre


più socialdemocratici e socialisti-rivoluzionari ma questi
continuavano a progredire. Il capo della polizia di Mosca Zubatov
decise di concedere un sindacato capeggiato da Gapon ma
controllato dalla polizia, per i lavoratori conferendogli assistenza.
Gapon fu molto apprezzato dai lavoratori e questo mise in guardia i
rivoluzionari. Nelle acciaierie a Putilov scoppiò uno sciopero a cui
Gapon si unì perché altrimenti avrebbe perso il sostegno dei
lavoratori, credendo che lo zar avesse ascoltato le loro richieste.
Domenica 9 gennaio 1905 i lavoratori stavano marciando verso il
Palazzo d’Inverno disarmati, lo zar preoccupato allineò i soldati e
ordinò loro di sparare. Chiamata Domenica di sangue, dove più di
100 persone morirono.
Tutto ciò scatenò uno sciopero a livello nazionale, moltissimi
lavoratori dalla Polonia alla Siberia scioperarono senza avere però
una leadership. La rivoluzione del 1905 attirò un numero
considerevole di lavoratori, nelle campagne ci furono dei tumulti.
Tutto ciò coinvolse l’intero territorio, più i domini esteri. Quasi
ovunque i liberali sostennero la protesta, accusando il governo di
carneficine, trovandosi così isolato. In primavera entrarono in
sciopero circa 1 milione di lavoratori: salari, cambiamenti politici,
migliori condizioni; inoltre attaccavano direttamente le dimore dei
nobili, confiscando anche i terreni e lo stesso succedeva in Georgia,
Armenia, Polonia, Ucraina ecc., dove il governo non aveva più il
controllo.

Allo stesso tempo la guerra contro il Giappone stava andando


malissimo. Per non riportare altre perdite, Nicola decise di chiedere
la pace il 23 Agosto 1905 a Portsmouth. La Russia perdeva Port
Arthur ma la linea ferroviaria poteva continuare a correre in
Manciuria.

Il momento culminante accadde nell’estate 1905 quando


scioperarono i marinai della corazzata Potemkin per migliori
condizioni lavorative e sostennero gli scioperanti di Odessa.
Ad Agosto Nicola pubblicò un manifesto in cui concedeva un
parlamento rappresentativo con poteri molto limitati,ma tutto ciò fu
invano e gli scioperi ripresero. Ad Ottobre assunse dimensioni
nazionali ed era chiaro che ormai era un diretto affronto
all’autocrazia. Gli operai iniziarono a formare dei soviet (consigli),
ben accolti dai menscevichi e il leader più energico del Soviet di San
Pietroburgo era Lev Trockij (principale esponente dei menscevichi).
Il 17 Ottobre con un nuovo manifesto lo zar concesse un parlamento
rappresentativo, la Duma e una specie di Costituzione.
Lo sciopero ebbe fine, ma Lenin e i bolscevichi non avevano
intenzione di fermarsi , nel Dicembre ci fu un’altra insurrezione
vicino alle industrie, fortemente repressa dal governo.
Con il Manifesto di Ottobre le cose cambiarono: Witte ritornò primo
ministro, liberali e conservatori iniziarono a creare i loro partiti e
alcuni gruppi uscirono dalla clandestinità. La politica divenne più
libera, infatti emersero le “Centurie nere”, gruppi fortemente
conservatori, nazionalisti, favorevoli all’autocrazia cui
consideravano gli ebrei causa di tutti i mali, organizzarono vari
pogrom.

Witte intanto si stava organizzando per redigere la Costituzione


promessa. Venne annunciata il 27 Aprile 1906 con l’apertura della
Duma. Le leggi erano proposte dalla Duma, il Consiglio di Stato le
approvava e poi spettava allo zar l’ultima parola. Lo zar aveva
ancora un potere da autocrate, la politica estera, l’entrata in guerra, la
stipula di paci, il comando dell’esercito erano ancora sue prerogative.
Era una Costituzione fortemente conservatrice, i ministri
rispondevano allo zar e non alla Duma e il sistema elettorale di
quest’ultima era molto complesso. Bisognava recarsi nella curia del
proprio distretto per votare e gli esiti delle elezioni dell’inverno
1905-06 lasciarono lo zar sconcertato: i liberali, chiamati Cadetti con
il loro Partito della libertà popolare erano risultati il maggiore partito
rappresentativo della Duma e i contadini costituivano il gruppo più
numeroso. Lo zar sciolse in luglio la Duma, Witte si dimise
lasciando il posto a Stolypin, molto aggressivo. Stolypin in autunno
1906 emanò una legge che consentiva ai contadini di lasciare la
comunità di villaggio e avviare piccole aziende agricole. Fu così che
negli ultimi mesi del 1906 gli scioperi si placarono, anche a causa
dell’azione repressiva di Stolypin.

Con le nuove elezioni per la Duma, lo zar sperava in un


cambiamento, ma anzi gli esiti furono ancor più radicali
Nel 1907 venne sciolta nuovamente, senza troppe lamentele,
sembrava che la Rivoluzione avesse terminato il suo corso.

La Rivoluzione portò dei cambiamenti: abolita la censura, la classe


nobiliare si distaccò dal liberalismo per tornare al conservatorismo, il
ceto medio iniziò a partecipare concretamente nell’azione politica,
gli uomini d’affari crearono piccoli partiti di pressione, i contadini
avevano formato l’Unione contadina russa che montava migliaia di
iscritti, le minoranze etniche avevano propri partiti.

Con l’azione repressiva di Stolypin i partiti e i gruppi iniziarono a


svuotarsi e promosse un nuovo sistema elettivo per il parlamento
ancora più antidemocratico e indiretto: il 50% dei seggi andava
direttamente alla nobiltà, togliendo seggi a contadini e alle
minoranze; si creò un parlamento russo, conservatore e formato dalla
nobiltà. Stolypin si trovava sempre più in disaccordo con la nobiltà
perché proponeva cambiamenti troppo radicali; i rapporti si
logorarono quando nel 1911 egli propose di introdurre gli zemstvo
anche nelle regioni occidentali a forte presenza nobiliare polacca. Per
spingere gli zemstvo contro i polacchi decise di aumentare il n.ro di
deputati contadini, ucraini, bielorussi, che secondo lui erano molto
più fedeli allo zar. Tutto ciò non venne approvato dal Consiglio di
stato, si dimise ma venne richiamato dallo zar. Nicola per riaverlo
con sé avrebbe dovuto eliminare dal governo i più estremisti
conservatori e approvare la sua proposta degli zemstvo. Nicola II
accettò ma si rese conto che Stolypin stava diventando troppo
potente  non ci fu il bisogno di destituirlo perché venne
assassinato.

Dall’esperienza con Stolypin lo zar non avrebbe più accettato lo


strapotere del primo ministro, quindi decise di non affidare più
l’incarico ad una forte personalità. Il risultato fu che nessun
problema venne affrontato seriamente e il governo si trovò sempre
più isolato. Il governo stava perdendo sempre più credibilità e
sostegno.

I liberali e i conservatori ne giovarono da questa situazione perché i


rivoluzionari erano fortemente diminuiti e nacquero le prime crepe:
Trockij si era spostato autonomamente a Vienna, mentre i
bolscevichi erano spesso in disaccordo. Verso il 1912 si riunirono in
partiti distinti e il partito bolscevico alla conferenza di Praga si diede
una nuova struttura fondata sull’idea di Lenin di agire in
clandestinità.
Da questo momento inoltre Lenin si mise un po’ da parte per lasciare
più spazio ai giovani di origini plebee, tra questi Stalin.

Nel frattempo con l’Europa.. nel 1907 GB e Russia firmarono un


trattato che divideva le reciproche sfere di influenza in Iran; Russia,
Francia e GB si trovavano ora a fronteggiare Germania e Austria-
Ungheria; la Russia era alleata con la Serbia che impediva alla
Germania e all’Austria-Ungheria di espandersi nei Balcani e nei
territori ottomani; nel 1909 l’Austria appoggiata dalla Germania
annetté la Bosnia-Erzegovina aumentando la tensione con la Russia;
nel 1914 l’erede asburgico Francesco Ferdinando si recò in Bosnia e
venne ucciso a Sarajevo da Gavrilo Princip.

Cap. 16 – Guerra e Rivoluzione

La Grande Guerra: Lo zar aveva mobilitato le truppe contro gli


imperi centrali dopo le dichiarazioni ufficialidi questi vs la Serbia nel
luglio 1914; essendo la grande madre dei popoli e desiderosa di
espandere la sua influenza anche nei Balcani, la Russia entrò in
guerra alla fine di luglio, rifiutando le ultimatum di smobilitazione
della Germania.
Di conseguenza trascinò ovviamente (per il gioco delle alleanze) la
Francia prima, l’Inghilterra dopo. Il periodo di crescita industriale
nel pre-guerra aveva favorito l’evoluzione della classe operaia, che
ora si sentiva più emancipata dopo la disfatta del 1905/06.
Comunque, la situazione militare era fatiscente, vista la carenza di
materiale bellico: fu subito chiaro dopo la sconfitta a Tannemberg
nel ’14. In patria la posizione dei bolscevichi era chiaramente ostile
al conflitto (da qui si sviluppò il comunismo marxista), per cui la
polizia li perseguitò costantemente; i menscevichi avevano trovato
un compromesso, di mezzo. Negli anni, la situazione causata dalla
guerra andava sempre più deteriorandosi, sia sul piano militare
(resistenza debole su un fronte troppo ampio da coprire con la
Germania e con l’Austria), sia sul piano civile (la miseria e la
povertà aveva ridotto sul lastrico la popolazione, che lottava difatti
per la sopravvivenza). Ma fin dagli inizi, Lenin aveva già elaborato il
suo
progetto riguardo la guerra: la vera e propria Rivoluzione armata
sarebbe scaturita durante il conflitto, impegnando il governo sia
all’esterno, sia all’interno. Nel febbraio del 1917 la situazione
alimentare a Pietrogrado era la peggiore del mondo e i tentativi di
regolare i prezzi del grano x rifornire l’esercito e le città fallirono;
neppure la vittoria di Brusilov vs tedeschi ed ottomani (1916) servì a
rifondere spirito patriottico la crisi alimentare e la carenza di cibo
portò nel febbraio ’17 ad un grande sciopero degli operai della città,
che si trasformò in un’imponente manifestazione politica vs lo zar
Nicola II, in quel momento al fronte. L’ordine di reprimere nel
sangue la manifestazione non venne eseguito e parecchi soldati
mutinarono, marciando coi dimostranti lo zar non aveva più potere
fermato ai primi di marzo sul treno di ritorno dal fronte, Nicola II fu
costretto ad abdicare. La dissoluzione dell’esercito russo fu legata al:
1- crollo del regime zarista (molti ammutinamenti lungo il fronte);
2- fallimento di offensiva vs austriaci-tedeschi;
3- profondo penetrazione dei tedeschi che poi si trasferirono sul
fronte ovest; 4- manifestazioni vs guerra in
tutta la Russia.

Già prima della deposizione, a Pietrogrado (nome della capitale


assunto nel ’14) si erano formati 2 governi:
1. Un governo provvisorio composto principalmente da liberali
guidati dal principe L’Vov, che come gruppo politico non aveva idea
di come guidare le masse convocaz Assemb Costituente x risolvere
tutti i problemi
2. Il soviet di Pietrogrado, il più importante di tutti, dove si
affermarono i menscevichi e i socialisti-rivoluzionari, che
appoggiarono i liberali del governo provvisorio. I menscevichi
volevano finire la guerra, ma non sapevano come.
</p><p>Lenin, in quel momento, si trovava esiliato in giro per
l’Europa, e aveva ben diffuso i suoi ideali comunisti e antiguerra in
diversi paesi occidentali. Il suo futuro ritorno in Patria fu favorito
anche dagli imperi centrali, desiderosi di dare il colpo di grazia alla
Russia. I bolscevichi non erano ancora riusciti a conquistare la
maggioranza del soviet, ma Lenin sapeva cosa fare: la situazione di
confusione del Paese, rimasto senza una vera e propria guida iconica,
era propizia per la realizzazione della presa proletaria del potere (le
famose Tesi di aprile: 10 punti su fine della guerra, terre ai contadini,
dittatura del proletariato, “tutto ai soviet”, nazionalizzazione banche
e socializzazione mezzi di produzione), mentre i bolscevichi
dovevano (e riuscirono) a costituirsi come partito di massa,
reclutando sempre più operai delle varie città, superando i gruppi
minoritari di sinistra ed inglobando i menscevichi dissidenti
(Trockij); l’obiettivo era di conquistare le maggioranze nei soviet.
</p><p>L’andamento della guerra portò al crollo della rete dei
trasporti, delle industrie e dei servizi essenziali. I soviet, ormai sotto i
bolscevichi, crearono le Guardie Rosse, milizie popolari alle classi
agiate apparve il fantasma dell’anarchia l’estate vide l’ingrossarsi
del movimento bolscevico e il discredito di L’Vov, sostituito da
Kerenskij; nel settembre, fallì il tentativo di colpo di stato di
Kornilov fu la volta dei soviet, che conquistarono la maggioranza in
quelli di Pietrogrado e Mosca, grazie alla confluenza dei voti dei
socialisti-rivoluzionari, staccatisi dal governo provvisorio dei
menscevichi/liberali.
23 ottobre 1917: il Comitato centrale bolscevico affermò che era
giunto il momento di prendere il potere.
25 ottobre 1917: le Guardie Rosse (milizia popolare dei bolscevichi)
marciarono sul Palazzo d’Inverno per esautorare il governo
provvisorio; i menscevichi abbandonarono il Congresso x protesta.
Preso il potere, venne proclamata la nascita della Repubblica
sovietica e socialista. Il Congresso dei Soviet organizzò il
nuovo governo, istituendo il Consiglio dei commissari del popolo
con a capo Lenin e Trockij; i Rossi avevano il sostegno dei lavoratori
e l’opposizione dei ceti alti + intellettuali. Un secondo Congresso
decretava ufficialmente il nuovo stato: Repubblica socialista
federativa sovietica russa (Rsfsr).
La guerra civile che infiammò in Russia era già iniziata, poiché al
sud si erano riuniti gruppi di ufficiali per organizzare la resistenza al
nuovo governo (Armate Bianche, sostenute anche da paesi europei
anti-sovietici); gli scontenti cosacchi del Don, uniti agli ucraini,
cercarono di opporsi al nuovo governo, ma le Guardie Rosse li
batterono facilmente nel gennaio ’18. In tutta la Russia si formarono
nuclei di resistenza, ma Lenin reagì efficacemente istituendo la
polizia segreta incaricata di reprimere le opposizioni al governo
(CEKA). L’opposizione era stroncata, ma gli effetti della guerra
(crollo economia, inflazione, assenza di servizi primari, bande
criminali…) erano persistenti vennero nominati attivisti di partito
incaricati di far
riprendere l’attività industriale. La priorità ora, la sopravvivenza del
paese.

Marzo 1918. Dopo diverse incursioni tedesche nell’inverno, Lenin


tenne fede ad uno dei suoi punti: la fine della guerra. Con la pace di
Brest-Litovsk (dal nome dei rispettivi ambasciatori), finivano le
ostilità europee per la Russia, ma le condizioni che dovette rispettare
furono talmente umilianti (cessione di territori di confine in cambio
del riconoscimento del nuovo stato) che riaccesero le opposizioni
antisovietiche dei cosacchi del sud + Legione cecoslovacca (riinizio
della guerra civile contro i Bianchi di Kolcak). La situazione gettò il
governo in crisi, ma fu Trockij che la risolse, obbligando i vecchi
ufficiali zaristi a comandare le Armate Rosse vittoria + uccisione
Nicola II e della sua famiglia. Lenin avviò il Terrore Rosso x
arrestare e condannare le opposizioni borghesi, mentre le Rosse
recuperarono Volga e Urali. Kolcak organizzò un'altra resistenza
Bianca ad Omsk, le Rosse furono comandate da Stalin. Intanto,
dietro ai vari fronti della guerra civile, i rivoluzionari procedevano
nella costruzione della loro utopia: il POS cambiò definitivamente il
nome in Partito sovietico russo e vennero presi provvedimenti noti
come “comunismo di guerra” lo stato sovietico si presentava a tutti
gli effetti come un partito-stato, in cui il vero nucleo della leadership
bolscevica era rappresentato dal “politbjuro” (ufficio politico, creato
nel 1919) con Lenin, Stalin, Trockij e Kamenev. Se il trinomio +
Ceka + esercito garantì la vittoria della guerra civile, dall’altra parte
non riuscì a risolvere la crisi. I Bianchi, intanto, che erano stati
rinvigoriti da sostegni militari dell’Intesa, avevano instaurato delle
piccole dittature borghesi nei territori da loro occupati, attuando
procedimenti simili quelli leninisti fu inevitabile la reazione dei
contadini, ai quali fu contrapposta la repressione. I Bianchi, ell’estate
del ’19, persero l’appoggio delle potenze occidentali, dove le
manifestazioni vs l’intervento in Russia si erano rapidamente diffuse
(una delle cause che portarono nel 1920 a trionfare le Armate Rosse
nel conflitto); i Rossi, gradualmente, si spinsero in Siberia, e nel
1920 dissolsero le resistenze polacche e bianche in Crimea. Era finita
la guerra civile.

La rivoluzione e la guerra civile ebbero forti ripercussioni su tutte le


nazionalità che abitavano alla periferia del vecchio impero (o
indipendenza o vittoria rivoluzionaria):
• Polonia: governo indipendente
• Finlandia: socialdemocratici vs Bianchi vittoria Bianca
• Prov. Baltiche: guerra civile dove erano in vantaggio i lavoratori,
ma la GB inviò un contingente per
sgominare le forze rivoluzionarie impose un governo nazionalista.
• Ucraina: vittoria rivoluzionaria (tutte le città erano di lingua russa).

La nuova Russia uscì dal ‘20 in condizioni pietose: aveva subito


devastazioni terribili e l’economia era ormai a pezzi;
momentaneamente, i comunisti continuarono con il comunismo di
guerra, che consisteva sia nel confiscare il grano di agricoltori
benestanti ed ammassarlo in centri rurali per la distribuzione nelle
varie città (avrebbe generato cmq diffusi malcontenti fra i ceti
contadini), sia nel nazionalizzare i settori industriali più importanti.
Lenin stesso capì che bisognava trovare un compromesso NEP.

Cap. 17 – Compromesso e preparazione


Il comunismo di guerra fallì inesorabilmente, e le rivolte contadine
che ne scaturirono convinsero Lenin e i vertici del Partito Comunista
dell’Unione Sovietica (divenuto tale dal ’22) a dare una svolta
nell’economia presero diversi provvedimenti che stavano alla base
della Nep, la Nuova Politica Economica: il socialismo non era più
all’ordine del giorno, e la ripresa industriale avrebbe fornito la base
per lo sviluppo; l’agricoltura sarebbe stata coinvolta sul sistema della
collettivizzazione in tal senso, la Nep aveva un principio di
liberalizzazione: il suo successo dipendeva dalla vendita del grano in
cambio di beni di consumo: alla fine, questo funzionò il partito
abbandonò l’idea di un’agricoltura socialista, accontentandosi di
introdurre, fra i piccoli contadini, piccole cooperative. L’economia
effettivamente si riprese: riemerse il ceto dei kulaki nelle
campagne + progressi delle piccole aziende, mentre le grandi
imprese facevano fatica (salari bassi).
L’arretratezza dell’agricoltura rimaneva cmq un problema costante:
doveva diventare più produttiva, ma come? Fu difficile trovare un
bilanciamento tra tasso di crescita industriale e modernizzazione
dell’agricoltura dibattiti e scontri aggressivi all’interno dello stesso
partito, dove ogni disaccordo veniva visto come nemico all’idea
rivoluzionaria Nel 1923 avvenne il primo grande scontro, con
Trockij e i suoi alleati che criticarono le tendenze burocratiche del
partito. Poi, nel gennaio del 1924 morì Lenin, ma la leadership non
passò a nessuno in particolare: la contessa era fra Stalin, Zinov’ev e
Kamenev. Stalin era già stato nominato segretario generale del
partito nel ’22 godeva del sostegno di Bucharin, caporedattore della
Pravda. Tuttavia, dal ’23 si scontrarono Stalin e Trockij discutendo
sul futuro del paese e soprattutto sulla questione socialista russa:
Trockij, più moderato, aveva indotto il partito a concessioni
democratiche, ma cmq era debole. Egli sosteneva la “rivoluzione
permanente” e collegava l’involuzione del partito all’isolamento
internazionale dello stato sovietico, ma Stalin rispose con la teoria
del “socialismo in un solo paese”, secondo la quale la vittoria
comunista in tempi brevi era possibile e l’Urss possedeva già la forza
sufficiente a fronteggiare l’ostilità del mondo capitalista. Lo scontro
ebbe come effetto l’emarginazione ed espulsione di Trockij dal
partito e la vittoria definitiva di Stalin (1925). I 2 sostenitori
Zinon’ev e Kamenev, i capi dei soviet di Mosca e Pietrogrado,
convinti di usare Stalin, vennero spodestati dallo stesso leader del
partito (x il principio del socialismo in un solo paese), si
avvicinarono inutilmente a Trockij, ma alla fine chiesero di essere
riammessi nel partito. L’ascesa di Stalin al potere fu accompagnata
da sempre maggiori divieti a ogni forma di dissenso. Nel 1928 si
assistette ad un calo della produzione agricola vennero organizzate
delle vere spedizioni per requisire il grano (i grandi nemici di Stalin
erano i kulaki, ritenuti speculatori del grano da collettivizzare) e
venne successivamente attuata una politica di rapida
industrializzazione e collettivizzazione dell’agricoltura: venne
decretata la fine della Nep. Stalin espulse
anche gli esponenti più moderati del suo partito, assumendo il
controllo assoluto della direzione del Partito.
Nel 1929, poi, venne messo in atto il primo piano quinquennale
messo a punto da Stalin per potenziare l’industria pesante sovietica,
che era l’unica via per poter fare dell’Urss una potenza mondiale.
</p><p>Un altro aspetto del nuovo stato era la sua struttura federale,
basata su una gerarchia di unità nazionali e su
caratteri etnici. Dentro l’Urss, all’autonomia culturale delle nuove
repubbliche (governate da partiti comunisti direttamente collegati a
Mosca) si affiancava un sistema politico ed economico in gran parte
centralizzato la Rep Russa era il cuore dell’Urss. L’aspetto
rivoluzionario dei rapporti sovietici con il mondo relegato
all’Internazionale comunista (Comintern ’19). Nel 1922 venne
proclamata la nascita dell’Unione delle Repubbliche Socialiste
Sovietiche, e il partito assunse il nome di PCUS
• Le rivoluzioni della cultura russa
A differenza dello Stato e della società, la cultura del paese non subì
una netta frattura negli anni della Rivoluzione e della guerra civile.
Si parlerà di età argentea. La Rivoluzione e la guerra spaccarono in
due la cultura russa, con molti grandi autori che furono costretti a
emigrare all’estero, poiché refrattari.
Fra essi: Mandel’stam, il premio nobel Bunin, Ivanov e Cvetaeva.
Altri, invece, preferirono rimanere in patria e simpatizzare (in varia
misura) per i bolscevichi e dovettero elogiare i meriti e successi del
regime e supportare la propaganda ufficiale. Fra essi: Gor’kij,
Checov, Merezkovskij. Da segnalare il fatto, che nonostante la dura
repressione, alcuni autori continuarono il lavoro di romanzieri
clandestinamente pubblicando i lavori nella relativa editoria segreta,
la samizdat.
Anche per le scienze naturali la Rivoluzione segnò una rottura più
marcata a livello istituzionale. Ai tempi dello zarismo, la scienza
dipendeva strettamente dal sostegno governativo, ma a quei tempi il
paese era troppo povero ed arretrato (cosa che giocò nella I° GM). Il
governo bolscevico, invece, inaugurò una vera e propria rivoluzione
nella scienza russa: l’Accademia Russa, fondata ai tempi di Pietro il
Grande a S.Pietroburgo, diventò nel 1925 l’Accademia delle Scienze
in Urss.

La fine della Nep comportò un cambiamento radicale anche nella


società, così come anche un rivolgimento nell’arte, nella letteratura,
nelle discipline umanistiche e nelle scienze naturali. Nessun ambito
venne risparmiata dalla “rivoluzione culturale” voluta da Stalin e
dalla dirigenza del governo nel 1929.

Cap. 19 – La costruzione dell’utopia


Dal 1929 la dirigenza avviò la trasformazione della società per
costruire un moderno stato industrializzato NON capitalista, senza
proprietà privata, ma un luogo in cui lo Stato gestiva e dirigeva la
produzione a beneficio di tutti. Per ovviare a questo obiettivo, Stalin
incrementò l’oppressione ai danni dei kulaki, i contadini benestanti,
rappresentati da figure moderate come Bucharin che intendeva
perseguire la Nep (accusato nel ’29 di essere un deviazionista di
destra). Ma se il piano quinquennale stava dando un forte impulso
all’industria pesante, il contraltare fu la grave crisi degli
approvvigionamenti di grano alle città (1928). L’autosufficienza si
mostrò irraggiungibile, tanto che l’anno seguente venne introdotto il
razionamento, sul principio socialista. Le condizioni di vita del
popolo, però, precipitarono rovinosamente a causa del processo di
collettivizzazione forzata attuata dal governo, subendo il colpo di
grazia più tardi, fra il 31 e il 33, con una grande carestia che investì
l’Urss. Il metodo prevedeva l’istituzione di fattorie e aziende
agricole (le kolchoz) in cui i contadini lavoravano collettivamente la
terra, ed i ricavati sarebbero serviti a soddisfare il bisogno annonario
delle città, + in particolare quelle industriali. Dal ’29 il Comitato
centrale rese obbligatoria la partecipazione alle kolchoz, in cui
furono integrate non solo individui ma villaggi interi.
Le kolchoz divennero il perno della collettivizzazione agricola. I
grandi scontenti di questa socializzazione e coloro che pagarono il
prezzo maggiore furono i kulaki, che vennero dichiarati (insieme a
Bucharin) nemici dello Stato con una imponente operazione
poliziesca, i kulaki vennero deportati in Siberia e chiusi nei gulag.
Le tensioni sociali (miste alla crisi) si mostrarono dal 31 al 33.

Dal 1934 iniziò a funzionare la macchina del Terrore. Fu l’inizio


delle Grandi Purghe, che durò fino al 1939:
bersagli politici, sospetti di deviazionisti, accuse tra i membri del suo
stesso partito nonché dei vertici di governo…dai 10 ai 12 milioni di
morti/deportati nei campi di lavoro forzato. Il risultato del Terrore fu
di concentrare ulteriormente il potere della cerchia più interna e nelle
mani di Stalin centralizzazione divenne ufficiale e totalizzante
quando nel 1941 Stalin divenne capo del partito + capo dello stato.
Ovviamente, questa condizione ebbe delle ripercussioni notevoli
anche sulla struttura federale dell’Urss: nel 1936 venne emanata la
Costituzione di Stalin, che soppiantava quella precedente del ’24:
vennero abrogate le ristrettezze di voto x il suffragio universale
diretto (tanto vi era un solo partito ammesso), vietava la proprietà
privata se non quella minima dei contadini. Allo stesso tempo fu
anche molto rigida.
Cap. 20 – II Guerra mondiale
Prima dello scoppio del secondo conflitto mondiale, Stalin aveva
siglato nel ’21 e nel ’27 accordi economici con l’Inghilterra, mentre
nel ’22 si accordò con la Repubblica di Weimar. La presa del potere
di Hitler nel ’33 e l’uscita della Germania dalla Società delle Nazioni
non scombussolò i piani di Stalin, che fece entrare l’Urss nella
medesima rappresentanza un anno dopo, nel 1934. Allo stesso
tempo, vedendo i chiari messaggi antimarxisti lanciati sia dal
fascismo italiano che dal nazismo tedesco, nel VII Congresso del
Comintern (organizz internaz dei partiti comunisti, istituito nel ’19)
del 1935 venne osannata la parola d’ordine di distruzione dei
fascismi vennero stipulati dei patti di mutuo soccorso con la Francia
e la Cecoslovacchia.
Nel 1936 scoppiò anche la Guerra Civile in Spagna, dove a
differenza del sostegno diretto di Italia e Germania, l’Urss non
sostenne la causa dei democratici ribelli, nonostante le vane
promesse di aiuto;
successivamente iniziarono da una parte le trattative di alleanza tra
Italia e Germania, a cui nel 1940 si unì anche il Giappone (Asse
Roma-Berlino-Tokyo), tra il 36 e 38, chiaro segno di una futura
guerra del Fuhrer per ottenere l’egemonia in Europa Luglio 1939:
patto von Ribbentrop – Molotov tra Germania e Urss per la
spartizione della Polonia, che verrà cancellata nuovamente dalle
carte geografiche nel giro di pochi mesi (settembre-ottobre). Dal
novembre del 39 al marzo del 1940 iniziò, per volontà stessa di
Stalin, la Guerra
d’Inverno vs la Finlandia: traendo pretesto dalla rivendicazione di
alcune aree di confine, Stalin procedette all’offensiva contro il paese
scandinavo (cosa che gli costò l’espulsione dalla Società delle
nazioni), ma la resistenza di quest’ultimo fu quanto mai ostica, e
difficilmente l’Urss riuscì a sconfiggerlo pace di Mosca:
cessione di alcuni territori di confine + basi navali affittate ai
sovietici (ma almeno la Finlandia manteneva l’indipendenza). La
guerra vera e propria iniziò dal giugno 1941, quando Hitler diede
l’ordine alle sue truppe di invadere l’Urss; la resistenza fu accanita,
grazie alla strategia del ritiro messa in atto dai sovietici (oltre che
nelle resistenze delle battaglie di Leningrado e Stalingrado),
avviando poi quella lenta e massiccia controffensiva che terminò
solo nel ’45, vista la ritirata disperata degli eserciti dell’asse.

Nel 1943 Stalin partecipò alla Conferenza di Teheran con Churchill e


Roosevelt aprire un fronte in Europa, partendo dall’Italia. Mentre
dal ’44 iniziò l’invasione e lunga riconquista degli alleati occidentali
della
Francia, l’Urss continuò la sua marcia inarrestabile verso i paesi
occupati e avvicinandosi ai confini tedeschi Stalin aveva sciolto il
Comintern (fondando il Cominform nel ’47), ma al momento
dell’avanzata nei territori occupati dai nazisti, si pose il problema di
che tipo di governo adottare: introdusse lo slogan delle
“democrazie popolari”, che difatti continuarono per tutto il
dopoguerra e videro l’affermarsi in modo autoritario dei partiti
comunisti in Polonia, Ungheria, Cecoslovacchia. Nel 1945 partecipò
alla Conferenza di Yalta con Churchill e Roosevelt, coi quali si
sarebbe divisa l’Europa (e anche il mondo) in sfere d’influenza.
La presa di Berlino avvenne nell’aprile del 1945.

Cap. 21 – Crescita, consolidamento e stagnazione


La vittoria della guerra fu ottenuta a caro prezzo (danni, perdite
umane…) + carestia dal 1946. Tuttavia, era
stata accompagnata da un nuovo ordinamento istituzionale al
Cremlino. Stalin, infatti, ordinò nel 1946 che i Commissari del
popolo (che espletavano le funzioni dei ministri – “commissari”
perché abbandonava la pratica borghese dei “ministri”) assumessero
la denominazione di ministeri/ministri fu l’inizio della delegazione
del potere a comitati statali. Il compito che ora la dirigenza sovietica
doveva affrontare riguardava sia la riparazione dei danni di guerra,
sia la continuazione dell’edificazione del socialismo:
1- nei territori posti sotto l’influenza sovietica;
2- modernizzazione tecnologica e industriale i ritmi di crescita
delle industrie metallurgica, mineraria e nucleare furono tra i più alti
di tutta la storia sovietica, ma mancarono investimenti proporzionati
nell’agricoltura e nei beni di consumo. Socialmente, Stalin lanciò
un’offensiva ideologica che andava oltre l’aspetto culturale:
iniziative per celebrare la cultura russa x precludere ogni influenza
occidentale (1952: “Affare della Mingrelia”: molti funzionari del
PCUS di origine
georgiana vennero accusati di spionaggio e deportati in Asia
centrale). Cominciarono però ad emergere seri dubbi sulle condizioni
basilari del paese: l’agricoltura non sarebbe mai migliorata (sebbene
si dicesse il contrario) + i costi per il mantenimento dei gulag erano
esorbitanti.
Marzo 1953 morì Stalin
La reazione fu di annunciare una “dirigenza collegiale”, le cui figure
di spicco erano Chruscev (segr del Partito), Malenkov (Pres del
Consiglio), Bulganin e Molotov; i primi due erano coscienti della
necessità di apportare alcuni cambiamenti e riforme, a cominciare da
quella agraria che puntava a migliorare le condizioni di vita dei
contadini, sempre di bassissimo livello, alzando i prezzi dei prodotti
delle kolchoz + diminuzione tasse per terreni privati.
Successivamente, Chruscev doveva eliminare i potenziali rivali per
realizzare i suoi piani, cosa che effettivamente gli riuscì:
1. Rimosse Malenkov dalla carica di presidente
2. Fece perdere consenso a Molotov, lasciandogli la carica di
Ministro degli Esteri
Il ruolo svolto Conferenza di Ginevra del 1954 per la soluzione del
problema in Indocina, difatti, marcò il successo. Egli era convinto
che l’Urss dovesse, riappacificare il clima interno ed esterno (con
Tito) e potè liberarsi dal peso del sistema terroristico di Stalin, che
paralizzava le reali potenzialità della società sovietica nel 1955
istituì una commissione del partito (PCUS) che aveva il compito di
indagare sulle “violazioni della legalità socialista” commesse da
Stalin, senza mettere in dubbio il modello sovietico (competizione
pacifica
con il capitalismo + rapporti di pace fra i paesi + partiti comunisti
dovevano poggiare sull’autonomia di ciascuno riferendosi sempre
all’internazionalismo proletario = policentrismo); nel famigerato
discorso al XX Congresso del PCUS a Mosca pronunciato nel
febbraio 1956, Chruscev stilò un massiccio resoconto con i reali
crimini e delitti commessi da Stalin ai danni della popolazione,
generando enorme scandalo e stupore fra tutti i convocati: iniziò,
così, il processo della destalinizzazione: finì il metodo repressivo,
liberazione/riabilitazione di internati nei gulag, libertà relativa x
intellettuali. L’obiettivo (raggiunto) fu quello di eliminare il “culto
della personalità” ed evitare gli orrori precedenti tramite la fedeltà
assoluta nella direzione collegiale. Chruscev aveva progetti di
riforme: dopo aver decretato la fine dei gulag, volle incrementare i
processi dell’industria, decentrando l’economia, creando una serie di
consigli regionali (’57).
Inoltre, riuscì a resistere alle antipatie organizzate da Molotov,
Malenkov e Kaganovic che miravano a spodestarlo, ottenendo il
sostegno dell’élite del partito (timorosa di un ritorno “staliniano”) ed
espellendo i 3 cospiratori dal Presidium. Tuttavia, la sua personalità
politica fu caratterizzata anche dall’artificio dell’inganno e
dell’opportunismo, che, a livello internazionale, ebbe conseguenze
particolari:
• Crisi ungherese del ’56: per effetto della destalinizzazione,
l’Ungheria attuò in ottobre una disarticolazione liberale ed
antisovietica dal modello comunista, con leader Nagy la pronuncia
dell’uscita dal Patto di Varsavia (nov.) spinse Chruscev ad inviare le
Armate Rosse in Ungheria reprimendo nel sangue la rivolta e
rimpostando un governo comunista sdegno in Occidente.

• Crisi dei missili di Cuba del ’62: dopo il fallito compromesso sulla
Germania e la costruzione del Muro di Berlino, Chruscev si
intromesse nella questione Usa (Kennedy) con Cuba, fornendo a
Castro sostegni economici fece impiantare basi missilistiche
nucleari a Cuba, spiate dagli Usa Kennedy rispose puntando i suoi
verso l’Urss fu papa Giovanni XXIII a salvare, facendo ritirare a
Cruschev le sue basi 1963: accordo di distensione

• Allontanamento da Mao e Cina e disgregazione blocco sovietico: la


Cina voleva essere il polo alternativo a Usa e Urss e appoggiare i
movimenti rivoluzionari di tutto il mondo vs imperialismo.
Visto il fallimento del “balzo in avanti” cinese, la Russia richiamò i
suoi tecnici. Tuttavia, i paesi dell’Indocina e la Jugoslavia saranno
quelli che si allontaneranno dall’Urss. Fu l’Urss a minacciare
Francia e GB nella crisi di Suez con l’Egitto di Nasser

L’ossessione economica di Chruscev era cmq l’agricoltura,


decisamente inferiore all’industria; indi x cui trasferì macchinari
direttamente alle kolchoz, ed introdusse nel ’63 il sistema “prato-
campo” x rotazione delle culture sui modelli occidentali. Prese anche
la storica decisione di incanalare risorse finanziarie nell’industria
chimica e nella produzione di petrolio e gas naturale, di mandare in
orbita lo Sputnik e d’introdurre un’edilizia di massa, ma il suo
attivismo riformatore fu piuttosto disordinato, ed i risultati del
decentramento industriale furono altalenanti. La goccia che fece
traboccare il vaso e portò alla futura destituzione di Chruscev fu la
questione incrociata di agricoltura e scienza che coinvolse
l’agronomo Lysenko, al quale il leader aveva affidato la direzione
dei piano quinquennali. Tale agronomo aveva azzerato i suoi
avversari ideologici (arrestati o uccisi) ed aveva finito per controllare
tutto ciò che riguardava il lavoro scientifico, ma il Comitato centrale
scoprì innumerevoli frodi commesse da Lysenko e venne ritenuto
responsabile dell’arretratezza scientifica sovietica (in biologia e
genetica). In aggiunta, all’élite del partito parve che Chrusev si stesse
dirigendo verso il “culto della personalità” nel 1964 il Comitato
centrale lo destituì, presentando una serie di accuse: l’incarico di
Segretario Generale del Partito, nonché Primo ministro dell’Urss,
venne affidato a Breznev, che inaugurò un nuovo corso di maggiore
liberalizzazione e portò ad un’impressionante crescita economica e
punto + alto del benessere sovietico (primo decennio):

• Fine alla campagna contro la religione e di coesistenza fra le varie


tipologie: la religione veniva
scoraggiata ma non vietata
• Fondate nuove città, aperti nuovi centri petroliferi e prodotta la
prima energia elettrica
• L’Urss cominciò a esportare petrolio e gas verso l’Europa orientale
e il resto del mondo
• Vasto programma x il nucleare, collegato alla produzione militare
corsa agli armamenti
• Trasformazione tecnologica dell’agricoltura che si intensificò
• L’aumento della produzione portò a un’ondata dei beni di consumo

In sintesi: miglioramento condizioni di vita ma non della prosperità


generale
Dall’altra parte, però, Brenznev puntò anche a vigilare sulla
popolazione; il Kgb non cercò più gruppi d’opposizione organizzata
al regime, ma puntò a un controllo totale della società con
persuasione e costrizione. La sua attenzione si focalizzò sul ruolo
degli intellettuali nella politica, che difatti considerò come una vera
minaccia: Solzenicyn, Sacharov in Urss e nei paesi orbitanti
(Primavera di Praga ’68 con Dubcek); ad aumentare i dubbi su di lui
contribuì anche l’errore di invadere l’Afghanistan nel 1980
optando nella nomenklatura personaggi a lui legati (parenti, amici,
interessi), favorì i privilegi e la corruzione, aumentando il divario
con la società civile, soggetta alla repressione. Quando morì nell’82,
seguirono le presidenze di Andropov e Cernenko, ma la svolta vera e
propria, in senso liberale, avvenne con Gorbacev nel 1985, quando
diventò Segretario generale del Pcus.

Cap. 22 – La cultura sovietica


Durante la “rivoluzione culturale” messa in atto prima da Lenin e poi
da Stalin, le autorità del partito comunista lanciarono un attacco
sistematico (per plasmare il popolo sotto la nuova ideologia) ai
maggiori esponenti di ogni disciplina culturale, accusandoli di
deviazionismo rispetto alle esigenze dell’edificazione socialista; la
maggior parte di essi era accusata di complottare con fantomatiche
organizzazioni clandestine.

La “campagna proletaria” venne iniziata dall’Associazione russa


degli scrittori proletari che attaccarono gli scrittori dell’intelligencija
pre-rivoluzione, per poi raggiungere anche altri ambiti (musica,
scienza ma in grado minore); finì nel 1932, e gradualmente
cessarono gli attacchi intellettuali iniziò l’intelaiatura della vera
cultura sovietica, dove il partito si era prefisso l’obiettivo di imporre
fermamente una salda direzione della letteratura e dell’arte, tant’è
che venne addirittura sovvenzionato, perché poteva riflettere la realtà
nel
suo sviluppo rivoluzionario
Senza dubbio, la maggior forma d’arte “socializzata” fu il cinema, a
cui fu dato un appoggio istituzionale (cosi come il teatro); alle altre
arti si imponevano richieste ideologiche molto maggiori qualsiasi
forma d’arte doveva essere accessibile e politicamente corretta. Gli
scienziati rappresentavano un’eccezione, ed i loro istituti ricevevano
cospicui finanziamenti.

La fase 37-38 del Terrore vide le arti colpite duramente: musicisti e


compositori soffrirono relativamente poco, rispetto ai critici letterari
legati al partito che, difatti, furono deportati e uccisi durante le
Purghe.
Prima della IIGM Stalin decise di dare un’istruzione ideologica di
base: corso di storia del PCUS (1938). Quando giunse la guerra, fu
importante per i vertici del governo e per lo stesso Stalin mantenere
la conservazione delle istituzioni culturali, sia per dare un senso di
normalità durante la guerra, sia per infondere spirito patriottico ai
soldati. Nel dopoguerra, però, si ritornò alla piena ortodossia
ideologica e storiograficamente, il periodo 1945-53 furono i più bui
per la cultura sovietica; l’affermazione della biologia proletaria di
Lysenko nelle scienze naturali portò alla distruzione dello studio
della genetica per 20 anni e un danno enorme alla biologia sovietica
(intrighi e frodi). Prima che morisse Stalin, l’ideologia sovietica fu
un mix di marxismo dogmatico e nazionalismo; con la sua morte,
l’atmosfera mutò radicalmente, si aprì morto Chruscev, la dirigenza
del PCUS abolì la campagna antireligiosa e destituì Lysenko. Con
Breznev, la politica culturale fu come congelata.

Cap. 23 – La guerra fredda


La Guerra Fredda durò x 46 anni, cercando solo di sopravvivere ai
mutamenti storici-politici-economici-sociali mantenendo la sua
forza. Sicuramente l’esercito era un’ottima base, ma già Stalin aveva
compreso che il vero punto di forza dell’Urss stava nella politica, nel
prestigio della vittoria su Hitler e nello sviluppo mondiale del
comunismo. La strategia di instaurare “democrazie popolari” non fu
eccellente, sia x la difficile situazione economica dei singoli paesi,
sia perché questi non nutrivano tutti simpatia x l’Urss la costituzione
del COMINFORM nel 1947 fu il chiaro tentativo di controllare i
partiti comunisti mondiali.
Le due più grandi sfide di Stalin furono:
1. Jugoslavia di Tito. Sebbene Tito fosse comunista e avesse
comandato la liberazione dei Balcani dai nazifascisti, l’idea di paese
comunista che aveva elaborato per il dopoguerra si distanziava e si
sottraeva dall’Urss. 1948=rottura definitiva: a seguito di resistenze di
Tito ai piani staliniani di divisione del lavoro, l’Urss sospese i
rapporti con la Jugoslavia e poi l’accusò di deviazionismo.
Isolata dal mondo comunista, Tito fece in modo che la Jugoslavia
avesse, in politica estera, un atteggiamento di equidistanza dai due
blocchi.
2. Germania Est. Fu il punto d’attrito che rischiò di far tornare
l’Europa in guerra. Berlino si trovò nella
parte est della Germania ed era stata divisa in 4 zone (Ovest=Usa, Gb
e neutrale / Est=Urss).
Nel 47 Usa e Gb integrarono le loro zone e Stalin reagì con il blocco
della città, chiudendo tutte le vie di rifornimento. Gli alleati
occidentali risposero con un ponte aereo per i rifornimenti dall’alto
dopo una fase di tensione, Stalin si decise a rimuovere il blocco Rep
Federale con Bonn / Rep Democratica con Pankow.

Nel 1949 Mao Zedong in Cina vinse la guerra civile contro i


nazionalisti seguaci di Chang Kai Shek, e proclamò la nascita della
Repubblica Popolare Cinese, un governo comunista che nel giro di
pochi decenni si sottrarrà all’influenza russa e si costituirà come polo
alternativo ai 2 blocchi.

50-51: venne combattuta la guerra di Corea. Il nord era retto da un


regime comunista sostenuto dall’Urss, mentre il sud era
filoamericano; la divisione tra le due Coree corrispondeva al 38°
parallelo. Nel 50 i nordisti invasero il sud, ma il sostegno degli
americani fu provvidenziali, che respinsero gli attacchi e avviarono
la
controffensiva. Nel 51 però intervenne la Cina a favore del nord che
riuscì nuovamente a penetrare nel sud trattative volute da Truman
con Corea del Nord: si ritornò alla situazione precedente
Nel 1954 la Conferenza di Ginevra sanzionò la divisione del
Vietnam in due parti, a seguito della cacciata francese da Dien Bien
Phu ad opera del leader comunista e capo dei vietcong Ho Chi Minh,
con una parte vigilata dagli Usa e l’altra sostenuta da Cina e Urss.

Il Cominform venne sciolto nel 1956.


Dopo la rottura del blocco alleato nel ’49, Usa e Urss si sfidarono fin
da subito a colpi di diplomazia: gli Stati Uniti siglarono (con le varie
potenze occidentali e con i paesi filoamericani) nel 1949 il Patto
Atlantico, un trattato difensivo militare, al quale l’Urss rispose nel
1955 (sotto Chruscev) con il Patto di Varsavia.

Dal 1960 la Germania dell’Est, paese in cui la ricchionaggine si


diffondeva vertiginosamente, fu colpita da una forte crisi economica;
questa finì per incrementare i flussi migratori verso Ovest, nella parte
posta sotto l’influenza occidentale. Per frenare l’esodo della città di
Berlino, i vertici sovietici, in accordo col governo della DDR,
eressero nel 1961 il muro.

Dopo la crisi dei missili di Cuba, Kennedy e Chruscev avviarono un


periodo di distensione (che durò poco visto l’assassinio a Dallas di
JFK), segnato nel 1963 con un trattato sulla messa al bando dei test
nucleari e della costituzione di una “linea rossa” Mosca-Washington
per scongiurare futuri pericoli bellici.

Tra il 1958 e il 62 la Cina compì il “grande balzo in avanti” che


economicamente obbligava le cooperative agricole ad unirsi nei
comuni popolari e tentare di raggiungere l’autosufficienza
alimentare, ma il progetto fallì e comportò anche una carestia non
indifferente. I tecnici russi che fin dal tempo di Stalin operavano in
Cina vennero richiamati in patria: vi erano già degli atteggiamenti
ostili da Chruscev e Mao, e il punto di rottura avvenne proprio
durante gli anni di questo tentativo economico; il leader del PCUS,
infatti, giudicò il “grande balzo” non marxista, ma nazionalista, ed
accusò Mao di essere un deviazionista.
Dall’altra parte, anche il leader cinese espresse simili idee su
Chruscev. L’Urss decise quindi di interrompere i rapporti
d’intesa con la Cina.

Tra il 1964 e il 75 infiammò la guerra del Vietnam e l’Urss, avendo


sostenuto indirettamente i comunisti e vietcong di Ho Chi Minh,
passò dalla parte vincitrice duro colpo psicologico agli USA

Il periodo 1969-79 fu segnata da una serie di accordi degni di nota


• SALT (Trattato per la limitazione degli armamenti strategici) fu
siglato in un primo turno fra il 69-72 fra gli Usa di Johnson e l’Urss
di Breznev. Il trattato, più che una limitazione, fu un congelamento
degli armamenti strategici (missili, bombardieri…). Il rinnovo
avvenne nel 1979 con SALT II
• Accordo di Helsinki del 1975, atto finale della Conferenza x la
sicurezza e cooperazione in Europa, per la promozione della pace e
dialogo politico fra il blocco occidentale e quello comunista.

1973-85: guerra in Afghanistan con ritiro delle truppe nel 1988.

Epilogo
Nel 1985 avvenne la svolta con Gorbacev, che indicò come obiettivo
principale la perestrojka (1987): ristrutturazione dell’ordinamento
sovietico accompagnata da una maggiore apertura e trasparenza
verso l’esterno (glasnost). Questo dibattito politico che sembrava
generare speranza fu però affiancato da un deterioramento
dell’economia sovietica, nonché da una perdita di controllo politico-
sociale sulla periferia dell’Unione 1989: crollo del potere comunista
in tutta l’Europa orientale + crollo muro di Berlino Inoltre, nel 1991
si tennero libere elezioni per la Presidenza della Repubblica
Russa=vittoria di El’cin, apertamente non-comunista; ma l’economia
sembrava raggiungere il punto più basso, cosi come l’autorità statale,
priva ormai del potere autoritario che aveva caratterizzato gli anni
addietro. Agosto 1991= tentativo di golpe da parte dei ministri di
Gorbacev, che vide El’cin capeggiare i rivoltosi all’opposizione per
la liberazione di Gorbacev dalla sua residenza ed incontrare i leader
di Ucraina e Bielorussia: il cambiamento era nell’aria. Il
paese cadde nel collasso economico e statale, visto che l’apertura a
forze non comuniste non significò democratizzazione. Ovviamente, i
paesi orbitanti ne approfittarono (o già lo fecero) per divincolarsi
dalla presa dell’ex URSS: nel dicembre del 91, in Kazakistan, 11
delle 15 repubbliche che componevano l’Urss decretarono
ufficialmente la fine dell’Urss e la nascita della CSI. Particolare fu il
caso della Cecenia, una regione musulmana interna alla Russia, che
si dichiarò indipendente guerra di recupero dal 94 al 96: nel 99
riprese la guerra nella regione. El’cin si dimetterà dalla carica di
presidente della Federazione russa nel 1999: il ruolo verrà ricoperto
ininterrottamente da Putin.

GRUPPI ETNICI DELLA RUSSIA


• Russi: etnia maggioritaria. Discendono dagli slavi orientali che
occuparono l’attuale Russia europea durante l’Alto medioevo, e si
riconobbero etnia diversa da quella ucraina a partire dal XV sec, con
il rafforzamento del regno di Moscovia
• Tatari: arrivarono in Eurasia dal XIII sec. Sono una popolazione di
origine turcica proveniente dalla Siberia e dall’Asia orientale. Alle
prime comparse, vennero associati all’impero Mongolo. In età
medievale e moderna occuparono l’Eurasia e si stanziarono sul
Volga, in Ucraina e nell’area baltica.
• Ucraini: di origine slava, fu una delle maggiori etnie. Inglobati
dentro il Rus’ di Kiev, si scinsero quando in età moderna alcuni
entrarono nel regno di Moscovia, altri dentro il regno lituano. La
storia di uno stato indipendente ucraino incomincia coi cosacchi. Lo
stato cosacco venne riconosciuto formalmente dal trattato con la
Polonia del 1649. L’atamano (grado militare cosacco) Mazzepa
venne ricordato come il grande patrocinatore delle arti in Ucraina e
padre del separatismo ucraino quando, durante la Grande Guerra del
Nord (1701-1720) guidò gli ucraini nella ribellione vs ’occupazione
russa repressione e inglobamento ucraino nel futuro impero russo.
Nel 1954 la Crimea venne data all’Ucraina come fratellanza: non ci
fu però una completa opera di ucrainizzazione, ma era sempre stata
russa, ed era inevitabile che ben presto venisse ripresa.
Oltretutto bisogna distinguere: Ucraina russa=Piccola Russia // terre
bielorusse=Russia Bianca // Ucraina austro-ungarica=Galizia. Tissot
portò il nome Ucraina in senso letterario nel 1882
• Baschiri: di origine turca. Compaiono verso il X sec. Fino all’arrivo
dei mongoli sono un popolo indipendente e rispettato da tutti, ma dal
XVI sec inizia il declino, quando vennero inglobati nel regno russo
n° rivolte di emancipazione sempre domate dai russi, anche con
molte difficoltà