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Arte e artisti

Maddalena Spagnolo

La biografia d’artista:
racconto, storia e leggenda

Sofonisba Anguissola, Le Vite degli artisti scritte fra sec. XV e XVIII rap- grafie d’artisti prodotte nell’Italia municipale cin-
Autoritratto nell’atto
di dipingere, 1556. presentano ancora oggi la fonte per eccellenza del- que e seicentesca e sarebbero impensabili senza
Łańcut (Polonia), Castello. la moderna disciplina della storia dell’arte, non- tali precedenti.
La storia dell’arte intesa
come disciplina ha origine
ché il modello da cui è nato il suo filone di studi
nel Rinascimento e si fonda più classico e consolidato: la monografia.
sulla riflessione delle singole
figure degli artisti.
Il sottogenere letterario della biografia d’arti- Le Vite degli artisti e i fondamenti
sta fiorisce in Italia nel sec. XVI e da qui si diffonde della storia dell’arte
presto in molti stati nell’Europa seicentesca (Fian-
dre, Francia, Germania, Spagna). Sebbene la sua Perché apparisse una letteratura artistica biografi-
piena affermazione sia indissolubilmente legata a ca fu necessario che si affermasse sia una diversa
un nome, quello di Giorgio Vasari (1511-1574) e a concezione dell’opera d’arte sia un nuovo ruolo so-
un luogo, la Firenze medicea della metà del Cin- ciale e culturale riconosciuto alla figura dell’arti-
quecento, la genesi della biografia d’artista affon- sta (Kemp 1987).
da le sue radici nella letteratura quattrocentesca e Condizione primaria fu, innanzitutto, che l’o-
deve molto ai modelli e agli spunti offerti dalla let- pera d’arte uscisse dall’anonimato e fosse associa-
teratura classica. ta, grazie alle firme o a fonti scritte e orali, a un no-
Sono comunque il Cinquecento e il Seicento i me ben preciso; inoltre essa dovette acquistare un
secoli d’oro in Italia per il genere biografico. Già valore autonomo e un pregio di per sé, in quanto
nel Settecento, infatti, non solo la letteratura arti- prodotto creativo svincolato dalla sua prima fun-
stica italiana perde quel primato che le era stato zionalità religiosa o celebrativa.
precedentemente riconosciuto, ma lo stesso ap- Infine, affinché gli artisti fossero ritenuti degni
proccio storico-biografico viene messo in crisi dal di essere ricordati, non solo in menzioni ed elogi
rinnovato concetto di “scuola artistica”. Si impo- letterari, ma attraverso una propria strutturata bio-
ne cioè l’idea che lo svolgimento della storia del- grafia, al pari cioè dei viri illustri, fu importante che
l’arte sia meglio comprensibile seguendo un crite- la loro professione non fosse più considerata un
rio stilistico e geografico piuttosto che attraverso mero lavoro manuale ma un “discorso mentale”,
medaglioni biografici dedicati a singoli artefici. Per cioè, come scrisse Leonardo, una “fatica di men-
quanto questa rottura con la tradizione storiografi- te” prima che “di corpo”. Pertanto l’affermazione
ca delle Vite fino ad allora imperante fosse pro- del genere biografico nell’Età Moderna è stretta-
grammatica e consapevole – Winckelmann nei mente connessa al nuovo status sociale riconosciu-
suoi Gedanken si premurava di marcare il netto di- to alla figura dell’artista che passa dallo statuto del-
stinguo fra la sua opera e il genere biografico («Io l’artigiano, afferente alle arti meccaniche, a quello
ho voluto scrivere una storia dell’arte; e non una di “artefice” la cui disciplina viene gradualmente
storia degli artisti») – è altresì indubbio che opere assimilata a quelle delle arti liberali. In questo sen-
come la densissima Storia pittorica dell’Italia (Bas- so, la diffusione dei ritratti di artisti, se non degli
sano 1793) dell’abate Luigi Lanzi, brillantemente autoritratti, delle iscrizioni e dei monumenti fune-
organizzata per scuole artistiche, si giovarono lar- bri a loro dedicati rappresentano testimonianze vi-
gamente del materiale offerto dalle numerose bio- sive di un cambiamento graduale nella percezio-
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Medaglione con ritratto rio, un ramo tutto particolare: quello delle biogra- di specialistici. Le Vite rappresentano ancora oggi
di Filippo Brunelleschi nel
Duomo di S. Maria del Fiore a fie romanzate di artisti reali ma anche fittizi, di cui una sfida all’esegesi delle fonti e un campo di lavo-
Firenze. Il ritratto di Brunelleschi un esempio celeberrimo è Le Chef-d’oeuvre inconnu ro rischioso e stimolante. Del resto si tratta di testi
all’interno del duomo
è un segno tangibile del nuovo di Balzac (1831). Con quest’ultima produzione che offrono una ricchezza di informazioni incom-
ruolo sociale che gli artisti quella mescolanza di storia e finzione letteraria parabile rispetto alle altrimenti scarne testimo-
acquisirono nel Rinascimento.
che caratterizzava le Vite di artisti scritte dal sec. nianze provenienti dai documenti d’archivio e se
XV al XVIII viene meno; è allora infatti che si co- letti iuxta propria principia possono ancora indica-
minciano a porre i fondamenti scientifici della re piste inesplorate per la ricerca (Hope 1993). An-
nuova disciplina della storia dell’arte che darà ini- che per queste ragioni lo studio delle vite di artisti
zio a un processo di verifica documentaria delle scritte nei secc. XV-XVII costituisce a tutt’oggi uno
informazioni contenute nelle vite di artisti. I risul- dei filoni più fertili e affascinanti della disciplina
tati di questo lavoro di indagine permetteranno la storico artistica, come dimostrano le continue ri-
nascita dei dizionari biografici, dove i dati relativi cerche dedicate alle Vite di Giorgio Vasari (si veda-
alla vita degli artisti saranno presentati in maniera no i recenti interventi di Rubin 1995; Hope 2005;
sempre più asettica, ovvero senza essere interpre- Nova in Burzer, Davis, Nova e Feser 2010)), le inda-
tati alla luce o al fine di comprendere le opere d’ar- gini monografiche concentrate su un unico artista
te o lo stile proprio di un maestro. Parallelamente, partendo dall’analisi delle Vite a lui dedicate (Ber-
l’apparato aneddotico, leggendario o gli aspetti re- nini 2006), o lo studio specificamente rivolto al ge-
lativi alla psicologia individuale, presenti nelle vite nere biografico in sé (Soussloff 1997) .
dei secc. XV, XVI e XVII, troveranno un nuovo spa-
zio di considerazione critica negli studi dedicati al-
la storia della ricezione e alla fortuna critica di un Topoi, miti e leggende:
artista e delle sue opere, o saranno interrogati co- le suggestioni dell’antichità
me testimonianze utili piuttosto a comprendere la
cultura del biografo e del milieu a cui appartiene. Nell’antichità l’attenzione all’aspetto biografico
Tuttavia questa separazione fra il dominio della degli artisti affiorò dapprima in una letteratura
storia e quello della letteratura è meno semplice di destinata a, e scritta dagli, stessi artisti. Se già nel
quanto possa apparire (Salas 2007) o di quanto non sec. IV a.C., il pittore Pamfilo di Amfipoli accolse
sia avvenuto in altre discipline umanistiche. Per notizie biografiche di pittori nei suoi testi, è solo
capire la difficoltà incontrata in questo frangente più tardi che, con il formarsi di un pubblico di “co-
dalla storia dell’arte bisogna tenere presente la ge- noscitori”, desideroso di appropriarsi di un lin-
nealogia e la tipologia tutta particolare delle bio- guaggio dell’arte non più circoscritto alla bottega,
grafie artistiche dell’Età Moderna. la biografia d’artista andò a costituire il fulcro di
I primi canovacci di queste biografie furono una storia dell’arte intesa come storia di uno speci-
ispirati essenzialmente a due distinti modelli lette- fico settore (Settis 1993). In questo processo ebbe
rari: le vite dei santi o le vite dei poeti. Se nei primi un ruolo importante l’aristotelico Duride di Samo
la narrazione era ipso facto scevra da preoccupazio- (ca. 340-280 a.C.) autore di una serie di biografie di
ni di rigore storico, nelle seconde il racconto dei artisti in cui era esaltato l’akmé di ciascuno, ovvero
fatti della vita era inteso come preambolo al com- il momento di massimo ingegno e creatività. Al
mento sul testo degli autori e quindi distinto da nuovo pubblico interessato all’arte – e non più so-
quest’ultimo. Al contrario, nelle prime biografie lo a chi era addentro al mestiere – si rivolgevano, in-
ne che gli artisti avevano del proprio ruolo e nel ri- Non sorprende quindi che, fin dal loro primo artistiche il commento alle opere e i fatti della vita torno alla metà del sec. III a.C., anche gli scultori
conoscimento che la società contemporanea era apparire, le testimonianze relative alle biografie fu ospitato nel medesimo testo, intrecciandosi l’u- Antigono di Caristo (autore di biografie di artisti) e
disposta ad accordargli. degli artisti pagassero il proprio tributo a un antico no con l’altro (Soussloff 1990). Ciò aiuta a com- Senocrate di Atene che inserì profili biografici di
L’interesse per i fatti della vita di un pittore o di luogo comune, cioè che la storia della vita e la per- prendere perché l’affabulazione che informa il rac- artisti entro l’innovativa idea di un continuo pro-
uno scultore, così come la curiosità di conoscere sonalità degli artefici, e perfino le loro sembianze, conto della vita è talvolta, come vedremo più avanti gredire dell’arte, gettando così le basi per una con-
le sue fattezze, rispondevano all’esigenza di risol- potessero offrire una chiave di accesso alla com- nel caso specifico di Vasari, concepita al fine di cezione della storia dell’arte come parabola evolu-
vere “l’enigma dell’artista” (Kris e Kurz 1934), il mi- prensione delle loro opere e dell’unicità del loro spiegare in termini letterari-narrativi, più o meno tiva. Perduti questi e altri successivi scritti, come
stero che circondava la sua figura che, fin dall’anti- stile. Questo approccio, che lega strettamente indi- favolistici e aneddotici, fatti di stile ed elementi for- le Vite dei pittori di Cornelio Nepote (sec. I a.C.), gli
chità, era stata assimilata a quella di un eroe, un vidualità e opera d’arte, è sotteso al genere biogra- mali pertinenti specificamente l’opera d’arte. Per spunti biografici che la letteratura della prima Età
mago, un alter deus, nell’illusione di spiegarne il fico dei secoli passati ed è una delle ragioni della queste e altre ragioni la lettura delle biografie arti- Moderna ereditò dall’antichità si condensavano
talento e di comprendere le condizioni necessarie sua enorme fortuna che – fra Sette e Ottocento – stiche della prima Età Moderna esige particolari per lo più in un’eterogenea messe di brevi ma inci-
alla creazione di un’opera d’arte. vedrà fiorire, dal tronco di questo genere lettera- cautele interpretative, talvolta trascurate dagli stu- sivi “ritratti” di artisti (che si esprimono per lo più
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tori colgono le somiglianze dal volto e dalla fisiono- Una pagina miniata
di un’edizione stampata
mia (i tratti intorno agli occhi) con i quali è eviden- della Naturalis Historia
te il carattere, curandosi pochissimo delle restanti di Plinio (Venezia, 1487),
che costituì una fonte
parti, allo stesso modo mi si deve concedere di la- sugli artisti dell’antichità.
sciare ad altri i grandi fatti e le contese e di penetra-
re piuttosto nei segni rivelatori dell’animo e attra-
verso di essi di rappresentare la vita di ciascuno».
In effetti i brani biografici relativi agli artisti che si
possono leggere in opere di Età Romana, da Vale-
rio Massimo a Plinio, da Plutarco a Eliano, si pre-
sentano nella forma di brevi episodi, motti o argu-
zie scherzose e ironiche che si riecheggiano l’un
l’altro andando a formare quel ricchissimo reper-
torio di topoi a cui attingeranno gli scrittori di bio-
grafie dal sec. XV al XVII. Sarà soprattutto Plinio il
Vecchio, in particolare i capitoli XXXIV-XXXVI del-
la Naturalis Historia (di cui un’editio princeps fu
stampata a Venezia nel 1469 e una traduzione ita-
liana uscì nel 1476 a opera di Cristoforo Landino)
la fonte per eccellenza delle biografie d’artista del-
la prima Età Moderna, il testo che ispirerà non so-
lo una quantità infinita di aneddoti ma anche l’i-
dea fondante, derivata dalla storiografia greca, di
organizzare la singola biografia e l’insieme di più
biografie secondo uno sviluppo, un progresso assi-
milabile al modello biologico (Settis 1996).
Le “formule biografiche” presenti nei testi anti-
chi, se considerate nell’insieme, offrivano un am-
pio spettro di aneddoti che copriva tutto l’arco del-
la “vita ideale” di un artista. Dall’infanzia, quando
si manifestano i primi segni premonitori del gran-
de talento (innato) cui è destinato l’enfant prodige,
alla capacità di superare presto i propri maestri se
Un’iniziale miniata in un nella forma dell’aneddoto con valore epidittico e non di prescindere in toto dalla loro lezione (for-
manoscritto quattrocentesco
delle Vite parallele di Plutarco.
precettistico), un’immagine dell’artista che sta al mazione autodidatta), a quella di interagire con gli
Venezia, Biblioteca Capitolare. di fuori delle convenzioni sociali (ora perché dota- altolocati committenti, così come con il pubblico
La letteratura biografica
antica funse da modello per
to di eccezionale e inspiegabile talento creativo, ignorante, spesso non in grado di apprezzarne la
le prime biografie di artisti. ora perché caratterialmente lunatico, irriverente bravura, al superamento dei colleghi (cui lo legano
verso l’autorità o instancabilmente faceto) ma so- sovente invidia e rivalità), fino all’inganno della
prattutto una concezione della biografia come ge- stessa natura (gli uccelli che beccano l’uva dipinta
nere ben distinto dalla storia. A differenza che in da Protogene credendola vera ecc.), per arrivare fi-
quest’ultima, infatti, nelle Vite era consentito sof- no alla vecchiaia in cui la mano esitante gli fa crea-
fermarsi sugli aspetti privati della biografia del pro- re opere non finite e abbozzate ma proprio per que-
tagonista, scegliendo particolari apparentemente sto tanto più stimate, concludendosi quindi sulla
secondari e superflui che, come efficaci effects du morte, più o meno leggendaria. Un altro gruppo di
reel, erano in realtà assai rivelatori: «Infatti – scrive- aneddoti, che riguarda in maniera più specifica la
va Plutarco in un celebre passo delle sue Vite paral- personalità dell’artista e la sua immagine nella so-
lele – non scrivo opere di storia, ma biografie. Né cietà, ne sottolinea l’alterità, la distanza che lo se-
nei fatti più appariscenti si riscontra una manife- para dall’uomo comune: le sue abitudini bizzarre,
stazione di virtù o vizio, ma spesso un piccolo epi- il modo eccentrico di vestire, l’isolamento dal
sodio, una frase, una battuta rivela il carattere più mondo nel momento della creazione, l’arguzia e
che battaglie con migliaia di morti o i più grandi la furbizia, talvolta perfino truffaldina, con cui ri-
schieramenti e assedi di città. Come dunque i pit- solve i problemi più difficili ma anche l’ecceziona-
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le intuito, il senso innato delle proporzioni e la ca- costituivano un prontuario di comportamento, dei
pacità inventiva che prescinde ed elude il buon diversi modi di essere artista nella società e a volte
senso comune. è difficile misurare quanto degli aneddoti narrati
Che questi luoghi comuni sull’artista sopravvi- da Plinio tornasse nelle biografie di artisti della pri-
vano a distanza di molti secoli e si ritrovino intatti ma Età Moderna direttamente dalla tradizione let-
nelle biografie italiane dei secc. XV-XVII (Wittkower teraria o piuttosto filtrato dall’appropriazione che
e Wittkower 1963) – se non addirittura in tempi e pittori e scultori ne avevano fatto rivisitandone il
culture assai diverse da quella occidentale (Kris e modello illustre nel proprio modo di essere o di
Kurz 1934) – è un fatto che ha giustamente messo in proporsi alla società contemporanea. Del resto, co-
guardia (Burke 1998) dal considerare il grande svi- me vedremo, il ruolo degli stessi artisti nella defini-
luppo rinascimentale del genere biografico, intri- zione e nell’affermazione del genere artistico-bio-
so appunto di questi stessi topoi, come indizio del- grafico fu senza dubbio rilevante, pari se non
lo “sviluppo dell’individuo” in senso moderno superiore a quello dei letterati; le prime e princi-
come voleva, invece, la celebre lettura proposta da pali tappe di questa storia, cioè le biografie più im-
Jakob Burckhardt ne La civiltà del Rinascimento in portanti del Quattro e del Cinquecento, destinate a
Italia (1860). È altresì vero che, nel momento in cui imporsi come modello per la produzione successi-
i biografi moderni riproponevano questi stessi to- va, recano tutte la firma di un artista e non quella,
poi, compivano un atto interpretativo consapevole e che potrebbe apparire più ovvia, di uno scrittore di
non diversamente da quanto avveniva nel Rinasci- professione.
mento nel reimpiego dei modelli dell’arte antica,
le stesse storie, trovandosi incastonate in un conte-
sto letterario il cui orizzonte culturale era profonda- Gli artisti come viri illustri e gloria delle città:
mente diverso da quello classico, acquistavano un dalle novelle alle Vite
significato nuovo e una risonanza affatto diversa.
In alcuni casi le convenzioni letterarie che l’An- Il processo che portò a riconoscere agli artisti
tichità consegnò agli scrittori dell’Età Moderna po- un’autorità pari a quella dei viri illustri, favorendo
terono influenzare non solo la letteratura sugli ar- quindi il desiderio di preservarne la fama in mo-
tisti ma perfino il modus vivendi di questi ultimi. numenti e biografie, era già avviato nel Trecento.
Almeno per quanto concerne Plinio, la brevità dei Sarà qui appena il caso di ricordare come la lettera-
paragrafi della Naturalis Historia, la forma dell’a- tura del sec. XIV avesse volentieri accolto menzioni
neddoto piacevole e didattico, capace di fissare in e alti elogi di artisti (si pensi alla testimonianza di
un’immagine icastica figure di illustri artisti del Dante su Giotto e a quella di Petrarca su Simone
passato (le cui opere erano più spesso conosciute Martini, per citare solo i casi più famosi), riservan-
solo dalle descrizioni e quindi immaginate piutto- dogli in particolare un posto d’eccezione nel gene-
sto che viste e studiate), ne avevano favorito un’am- re della novella (Boccaccio, Sacchetti). Tuttavia
pia recezione non solo fra i letterati ma anche fra questa rinnovata attenzione agli artisti non trovò
gli stessi artefici moderni. Entrati nelle botteghe immediata espressione nel genere biografico che
di pittori e scultori, gli episodi del testo pliniano proprio allora cominciava a godere di una certa for-
furono tradotti infinite volte in immagini ma so- tuna grazie ad autori come Petrarca (De viris illu-
prattutto condizionarono la stessa pratica artistica. stribus) e Boccaccio (De claris mulieribus, la Vita di
Le dimostrazioni di bravura ivi narrate, e che aveva- Dante, ecc.).
no reso celebri gli artisti dell’antichità, ispirarono Il secolo si concluse, però, con un importante
una sfida agli artisti moderni che si confrontaro- contributo: quello del cronista fiorentino Filippo
no con le “difficoltà” descritte nel testo, come rap- Villani che, nel De origine civitatis Florentiae et eiu- Lorenzo Ghiberti, Giuseppe tazioni loro dedicate siano assai brevi e riguardino fu reiterata a Firenze da altri successivi scrittori e
presentare la sottigliezza dei capelli, il bagliore del- sdem famosis civibus (scritto fra il 1381 e il 1382), in- venduto dai fratelli, 1425-1452. solo cinque pittori, tutti fiorentini, l’apporto di Vil- nel Quattrocento appare un fenomeno non più cir-
Particolare della porta
le armature e tutto ciò che Plinio aveva definito serì per la prima volta, fra i suoi più famosi concitta- bronzea del Battistero lani è di indubbio rilievo. Chiarisce che il primo coscritto al solo capoluogo toscano, come attesta
difficile se non impossibile da raffigurare (quae dini, gli artisti (Baxandall 1971). Che questa scelta di S. Giovanni a Firenze. passo perché gli artisti accedessero alla legittimità Michele Savonarola a Padova o le congiunte testi-
Ghiberti fu il primo artista
pingi non possunt): tuoni, lampi, fulmini ma anche non fosse affatto scontata lo dimostra il fatto che a scrivere un’autobiografia. biografica, cioè la loro inclusione fra i famosi cives, monianze di Biondo Flavio e Bartolomeo Facio a
i sentimenti più sottili e profondi dell’animo co- Villani sentisse il bisogno di giustificarla, ricordan- avvenne sotto il segno e il riconoscimento della glo- Napoli. Qui, intorno al 1450, Flavio, nell’Italia illu-
me il dolore straziante del padre di Ifigenia che Ti- do che già gli antichi scrittori avevano incluso nei ria che avevano apportato alla propria patria. Que- strata e Facio nel De viris illustribus, rispondendo
mante aveva brillantemente risolto dipingendo loro libri, accanto ad altri uomini illustri, anche pit- sto nesso fra l’artista e la gloria cittadina si rivelerà alla richiesta di Alfonso d’Aragona di avere un cata-
l’uomo col volto coperto per esprimere così omnem tori e scultori. Per quanto agli artisti egli assegnasse fondamentale per la nascita del genere letterario logo degli uomini illustri contemporanei, non eb-
imaginem tristitiae. In ultimo, i racconti pliniani un posto fra i musici e i buffoni, e nonostante le ci- della biografia artistica. La scelta di Filippo Villani bero dubbi ad accogliere nei loro testi rispettiva-
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va corpo un graduale avvicinamento fra i letterati e Proprio nel momento in cui Ghiberti si accinge- te «parole d’un idiota, ma veritiere». Così del suo
gli artisti (Krautheimer 1970), che saranno conce- va a scrivere i Commentari, i fabbricieri del Duomo eroe egli si impegna a descrivere la famiglia, la sua
pite la prima autobiografia e la prima biografia di Firenze si accordavano per mettere in opera un storia, perfino l’ubicazione delle sue case e si può
d’artista: i Commentari dell’orafo e scultore Loren- elegante monumento funebre in marmo dedicato credere che nella parte finale del testo (perduta o
zo Ghiberti scritti nel 1447-1448, che includono nel al suo rivale, l’architetto e scultore Filippo Brunel- forse mai scritta) avrebbero trovato posto, come di
secondo libro la vita dell’autore, e la Vita di Filippo leschi. L’opera era composta da un ritratto dell’ar- consueto, un ritratto fisico e morale di Brunelle-
Brunelleschi redatta intorno al 1480 dal matemati- tista, scolpito da Andrea di Lazzaro Cavalcanti det- schi. Le notizie pertinenti alle opere d’arte sono
co Antonio di Tuccio Manetti. to il Buggiano, suo figlio adottivo, e da un dotto spesso derivate dalla sua esperienza personale op-
Ghiberti non era un teorico del calibro di Alber- epitaffio latino composto dall’umanista Carlo pure verificate sull’opinione orale di artisti, quali
ti, né aveva una cultura letteraria paragonabile a Marsuppini d’Arezzo, cancelliere della Repubblica Luca della Robbia, che conobbero personalmente
quella degli umanisti suoi contemporanei, alcuni fiorentina. La scelta del luogo illustre, la chiesa di Brunelleschi. Si incontra qui già un topos che ricor-
dei quali erano, comunque, suoi stretti conoscenti. S. Maria del Fiore, il ritratto ispirato a prototipi rerà negli scritti d’arte redatti da autori che non
Era prima di tutto un artista e concepì i suoi Com- classici – si tratta infatti di una rivisitazione del mo- erano artisti: quello, cioè, di appoggiarsi all’ipse
mentari non soltanto sulla base della tradizione let- dello offerto dal genere dell’imago clipeata – e l’or- dixit di coloro che praticavano il mestiere e che era-
teraria disponibile ma piuttosto sulla sua esperien- namento latino che corre sull’iscrizione e celebra il no ritenuti i più autorevoli depositari di una me-
za diretta delle opere d’arte. Il testo di Plinio, che divinum ingegnum di Brunelleschi e le eximias sui moria presente e passata dei fatti d’arte.
Ghiberti leggeva non senza una certa fatica, rap- animi dotes singularesque virtutes erano un segno Sia l’autobiografia di Ghiberti sia la Vita di Filip-
presentò per il suo lavoro un punto di riferimento concreto e visibile a tutti della nuova, grande im- po Brunelleschi furono testi consultati da Vasari nel
fondamentale. Da un lato vi trovò quel linguaggio portanza riconosciuta a un artista. corso della stesura delle Vite e, al di là del grande
tecnico che era necessario per distinguere lo speci- Sarebbe difficile sopravvalutare il valore di un si- valore di fonte storico-artistica che ebbero per i po-
fico delle biografie di artisti da quelle degli altri uo- mile monumento: non a caso nella lettera dedicato- steri e che hanno ancora oggi, segnarono l’accesso
mini illustri (Tanturli 1976). Dall’altro, ne derivò ria posta in apertura alla Vita di Filippo Brunelleschi è alla dignità biografica degli artisti nell’Età Moder-
un modello per vestire il discorso sull’arte di un au- da questo monumento che prenderà le mosse la na. Questo nuovo interesse per i fatti della vita degli
torevole abito storiografico. Da Plinio infatti, Ghi- biografia di Manetti (Collareta 1996); da questo mo- artisti correva parallelo al desiderio di conoscere e
berti trasse l’idea di un progresso artistico in cui numento e dalla gustosa novella del grasso le- preservare le loro sembianze. Se Ghiberti aveva in-
l’evoluzione di ciascun individuo partecipava allo gnaiuolo che precede nel testimone manoscritto il serito almeno due autoritratti nelle sue più impor-
sviluppo generale dell’arte. In questo progresso testo della biografia. Nella novella, secondo i topoi di tanti opere pubbliche, (porta Nord e porta del Para-
egli leggeva, con orgoglio, la rinascita delle arti nel questo genere letterario, Brunelleschi giocava la par- diso del Battistero di Firenze), accompagnandoli
secolo precedente (Giotto e la sua scuola) e la con- te di regista di una divertente e impietosa beffa ai orgogliosamente con due firme latine, l’abitudine
seguente l’evoluzione dell’arte quattrocentesca a danni di un povero intarsiatore fiorentino. In questo a includere autoritratti nelle proprie opere andò
cui apparteneva in prima persona. Questa coscien- senso si può dire che nella Vita confluiscano due tra- intensificandosi con l’avanzare del secolo. Intor-
za di una dimensione storica rappresenta un passo dizioni distinte ma entrambe importanti per la for- no alla seconda metà del Quattrocento fu dipinto
in avanti rilevante per l’affermazione del genere mazione del genere che qui ci interessa: quella lette- un curioso ritratto collettivo di artisti (oggi al Lou-
della biografia d’artista, in particolare per la forma raria dell’aneddotica colorita e faceta, che illumina vre) dove figurano Giotto, Paolo Uccello, Donatello,
letteraria in cui questo genere trovò più fertile la furbizia e la creatività dell’artista in contrapposi- Brunelleschi e forse, secondo un’incerta tradizione
espressione: quella, cioè, delle raccolte collettive zione alla dappocaggine dell’artigiano, e quella visi- vasariana, lo stesso Manetti. Nel 1490 il poeta An-
di biografie, le cosiddette Vite (il termine “biogra- va proposta dal monumento pubblico in cui l’arte, gelo Poliziano comporrà il testo dell’epitaffio per il
fie” sarà adottato solo molto più tardi) che si affer- ispirata ai modelli antichi, e la scrittura di un colto monumento funebre dedicato a Giotto, anche que-
meranno oltre un secolo dopo con Vasari, domi- umanista, che richiamava l’ispirazione divina del sto nella chiesa di S. Maria del Fiore. Come aveva
nando poi la successiva Kunstliteratur seicentesca. maestro, avevano elevato Brunelleschi al pari dei più già osservato Plinio, niente indicava meglio la re-
Nel suo atteggiamento critico, concentrato più illustri cives fiorentini. putazione di un artefice che il desiderio dei poste-
sulle opere che sui fatti della biografia, Ghiberti Il tono apologetico, tutt’altro che imparziale, ri di sapere di quale aspetto egli fosse. Se il deside-
trascurò consapevolmente gli aspetti relativi alla del testo di Manetti, il suo indugiare sugli aspetti rio rivelava la raggiunta fama di un artista, il
personalità e alle vicende private dei suoi eroi e per- più squisitamente biografici presentandoli in una ritratto, che questo desiderio esaudiva, non impor-
tanto il materiale aneddotico, di cui tanto ricca era luce quasi leggendaria, rappresentano quindi la ri- ta se più o meno fedelmente, assicurava che questa
la letteratura fiorentina a lui precedente, non trovò sposta a questa immagine quasi mitica che circon- fama non si spegnesse e anzi prometteva di rinno-
Frontespizio di un’edizione mente sei e sette nomi di artefici (non più solo pitto- se non uno spazio marginale nel suo racconto. In dava già da tempo la figura del protagonista del suo varla e tenerla viva nei secoli; non diversamente da-
cinquecentesca delle Vite
di Giorgio Vasari con ritratto
ri, né solo fiorentini e perfino non solo italiani) ac- questo senso il suo lavoro era ben lontano da quel- racconto. Tuttavia, rispetto alla tradizione dell’en- gli aneddoti curiosi, proverbiali o divertenti che co-
di Michelangelo Buonarroti. compagnati da note brevi ma assai pregnanti. l’idea, che avrebbe informato le Vite vasariane ma comio, esemplificata dal testo dell’epitaffio che stellavano il testo della biografia e che rimanevano
Firenze, Casa Buonarroti.
Ma è a Firenze, nella città dove Leon Battista Al- anche, ben prima, la Vita di Filippo Brunelleschi, se- corredava il monumento nella Cattedrale, Manetti impressi nella mente del lettore dandogli l’illusio-
berti aveva posto le basi della moderna teoria del- condo cui i fatti della vita di un artista, il suo carat- era interessato a raccontare una storia, forse lette- ne di conoscere qualcosa di privato, di “umano” di
l’arte dedicando la versione italiana del De Pictura tere, la sua storia personale rappresentavano dati rariamente meno elevata, ma più concreta e ade- un artista, altrimenti visto come mago, alter deus,
(1436) a Filippo di Ser Brunellesco, e dove prende- significativi per comprendere la sua oeuvre. rente alla realtà. Le sue, assicurava, sarebbero sta- eccentrico o, in ogni caso, diverso.
384 la Cultura Italiana 385 La biografia d’artista: racconto, storia e leggenda

Monumento a Paolo Giovio, Le Vite di Vasari: la storia dell’arte “ordinata” omaggio cortigiano teso ad affermare, anche sul
realizzato da Francesco
da San Gallo. Firenze, secondo le biografie piano delle arti, il primato della città di Firenze.
Chiesa di S. Lorenzo. È Giovio, e il suo Museo allestito nella villa sul
L’umanista e vescovo Giovio
scrisse le vite di Leonardo, L’importanza che le Vite de’ pittori, scultori e archi- lago di Como, ornato di ritratti di uomini illustri
Michelangelo e Raffaello, tetti italiani… di Giorgio Vasari pittore aretino, pub- (ivi inclusi gli artisti) corredati da elogia, a essere
che costituirono un punto
di partenza per Vasari. blicate a Firenze nel 1550 e, in una seconda edizio- scelto da Vasari come punto di riferimento per evo-
ne aggiornata e arricchita nel 1568, rivestirono care la nascita delle Vite. Infatti, secondo l’affabula-
nella storia della biografia d’artista è tale da gettare zione vasariana, l’idea di scrivere le Vite prese cor-
ombra su tutti i tentativi intrapresi in questo campo po durante una piacevole cena a casa del cardinal
dagli scrittori a lui immediatamente precedenti. Alessandro Farnese a Roma, quando una compa-
Un’opera però è degna di essere qui almeno ri- gnia di illustri letterati, fra cui lo stesso Giovio e il
cordata non solo per il valore che ha in sé ma per- giovane pittore aretino, si ritrovarono a «ragionare,
ché rappresentò, insieme al suo autore, un impor- una sera fra l’altre, del Museo di Giovio e de’ ritrat-
tante punto di partenza per la nascita del testo ti degl’uomini illustri che in quello ha posti con or-
vasariano. Mi riferisco alle vite di tre artisti, Leo- dine et iscrizioni bellissime; e passando d’una cosa
nardo, Michelangelo e Raffaello, scritte dallo stori- in altra, come si fa ragionando, disse monsignor
co lombardo Paolo Giovio intorno alla metà degli Giovio aver avuto sempre gran voglia… d’aggiun-
anni Venti del Cinquecento. Si tratta di brevi meda- gnere al Museo et al suo libro degli Elogi un tratta-
glioni biografici rimasti manoscritti e redatti in un to, nel quale si ragionasse degl’uomini ilustri nel-
elegante latino in parte ispirato al testo pliniano l’arte del disegno». Giovio, ci racconta Vasari, diede
ma sapientemente modulato sui modelli della re- allora agli amici radunati a cena un saggio della
torica classica offerti da Cicerone e Quintiliano sua «cognizione» nelle «cose delle nostri arti» ma
(Maffei 1999). Per ogni artista Giovio selezionò un nel suo «maraviglioso discorso», «favellando degli
numero ristretto di opere accompagnate da un ra- artefici, o scambiava i nomi, i cognomi, le patrie,
pido ma acuto commento critico, trascurò le infor- l’opere, o non dicea le cose come stavano apunto
mazioni relative alla biografia in senso stretto (la ma così alla grossa». Fu allora che il giovane pittore
famiglia di provenienza, l’apprendistato, qualsiasi su invito del cardinal Farnese pensò di «dare ordi-
data di nascita o di morte) ma si premurò di trac- nata notizia di tutti i detti artefici, dell’opere loro
ciare, in calce al testo come si conveniva alla tradi- secondo l’ordine de’ tempi» e cominciò, come solo
zione biografica umanistica, un sintetico ritratto un artista avrebbe potuto fare, a «ricercare nei suoi
della personalità di ciascun artista: Leonardo vi ap- ricordi e scritti» presi «per passatempo» fin da
pare «d’indole affabile, brillante, generosa, di volto quando era «giovanetto», ripromettendosi di far re-
straordinariamente bello», Michelangelo di «carat- visionare il testo da uno dei suoi amici letterati e di
tere tanto rude e selvatico da informare la sua vita pubblicarlo sotto il nome illustre di uno di loro.
domestica a un’incredibile grettezza», Raffaello In realtà le cose andarono diversamente e le Vi-
«amabilissimo» e dotato di «costume tutto civiltà e te, nonostante fossero il risultato della collabora-
cortesia» che gli avrebbe permesso una «grande in- zione fra Vasari e i suoi amicissimi letterati (Hope
timità coi potenti». Le notazioni sul carattere sono 2005), uscirono con il suo nome in copertina, se-
però scevre da quel portato aneddotico tipico di guito dalla significativa qualifica di Pittore Aretino. Il
molta letteratura precedente e non sembrano inte- nome di un artista garantiva che, anche in assenza
se a offrire quell’equivalenza personalità-stile che di documenti e di tradizioni accreditate, le opere
invece caratterizzerà molte vite scritte negli anni e sarebbero state bene ordinate secondo l’analisi sti-
nei secoli a venire, quanto piuttosto a fissare icasti- listica che era considerata precipua competenza di
camente dei ritratti a tutto tondo degli artefici. quanti praticavano il mestiere dell’arte. Allo stesso
Questi non sono celebrati in quanto glorie cittadi- modo la successione delle diverse vite acquisiva il
ne ma come uomini illustri le cui memorie sono senso di tracciare un disegno storico-critico più va-
degne di essere consegnate alla Storia. Questo oriz- sto secondo quel “progresso” artistico che già Ghi-
zonte sovraregionale differenzia Giovio da molti berti, non a caso ancora un artista, aveva adottato.
scrittori di biografie artistiche a lui precedenti e Le biografie sono suddivise in tre età che corri-
successivi, in primis dallo stesso Vasari, le cui Vite spondono a tre maniere e coincidono grosso modo
furono inizialmente concepite come strumento con il Trecento, il Quattrocento e il Cinquecento.
per glorificare la tradizione locale fiorentina, pa- Questa linea ascendente culmina con Michelange-
trocinate da e dedicate a Cosimo de’ Medici come lo, l’unico artista vivente incluso nell’edizione del
386 la Cultura Italiana 387 La biografia d’artista: racconto, storia e leggenda

Andrea del Sarto, Madonna ciascun artefice, offrendo suggestioni riguardo alla te avvertito dal più fedele consigliere letterario di
delle Arpie, 1517. L’aneddoto
su Andrea del Sarto, che sua personalità, al suo modo di vivere, inframmez- Vasari – lo storico Vincenzo Borghini – il quale,
per la sua timidezza fugge zando la prosa d’arte con un’aneddotica colorita quando la seconda edizione delle Vite era in fieri,
da Roma, è un esempio per la
stilizzazione letteraria che nelle (ora macchiettistica, novellistica o moralistica), cita- metteva in guardia l’amico: «Il FINE di questa vo-
Vite di Vasari ricorre spesso. zioni di discorsi diretti, di semplici battute e in rari stra fatica [le Vite] non è di scrivere la vita de pitto-
casi di documenti. Tutto questo materiale eteroge- ri, né di chi furono figliuoli, né quello che feciono
neo riesce, nei migliori dei casi, a stringere in un’u- d’azioni ordinarie; ma solo per le OPERE loro di
nità memorabile l’immagine dell’uomo e quella pittori, scultori, architetti: che altrimenti poco im-
dell’artefice. Questo aspetto delle Vite, che fu a lun- porta a noi saper la vita di Baccio d’Agnolo o del
go rimproverato a Vasari, rappresenta in realtà una Puntormo. E lo scriverle vite, è solo di principi e
delle ragioni del fascino del suo testo e della sua huomini che habbino esercitato cose da principi
enorme fortuna nei secoli. A torto le biografie sono et non di persone basse, ma solo qui havete per fi-
state e sono ancor oggi lette come fonte documenta- ne l’arte et l’opere di lor mano».
ria prima che letteraria perdendo di vista il valore e il Vasari non aveva – e non avrebbe neppure nella
senso ultimo dell’affabulazione vasariana (Barolsky seconda edizione delle Vite – seguito i consigli del-
1999); casi come il racconto dell’assassinio violento l’amico così come non lo ascoltò quando fu il mo-
di Domenico Veneziano a opera di Andrea del Casta- mento di preparare le oltre centoquaranta xilogra-
gno, che si sono rivelati falsi, nascevano dal bisogno fie raffiguranti i ritratti degli artisti che dovevano
di esemplificare la rivalità, reale, fra scuola fiorenti- corredare i nuovi volumi. Infatti, in linea con le bio-
na e toscana e di fissare in un’immagine icastica lo grafie degli uomini illustri, l’edizione giuntina fu
stile pittorico di Andrea del Castagno, uno stile ta- concepita come “un libro con figure” e ogni biogra-
gliente, duro, incisivo proprio di un artista il cui pri- fia fu preceduta da un ritratto inserito in un’elegan-
mo mezzo per disegnare, quando era giovinetto e te cornice. Non era semplice reperire, per tutta l’Ita-
faceva il pastore, era stato un coltello (Sohm 2003). lia, modelli attendibili di così tanti artisti ricordati
Al tempo stesso la storia si armonizzava bene con nelle Vite e in molti casi Vasari dovette scegliere se
l’immagine del pittore che era divenuto celebre per lasciare l’ornamento della cornice vuoto, secondo
aver ritratto i protagonisti della congiura dei Pazzi una prassi in voga in analoghe pubblicazioni del
quando furono impiccati, tanto da esser sopranno- tempo, o se inventare o aggiustare un modello non
minato “Andrea degli Impiccati”. La maniera, lo sti- corrispondente al vero. Borghini non aveva dubbi al
le, le opere si saldavano così con i fatti della biogra- proposito («Insomma se cominciate a metterne
fia, fossero questi reali, romanzati, o addirittura uno, che si vegga che non sia, torrete la riputazione
inventati. Questi “ritratti letterari” delle individua- a tutti gli altri»), ma Vasari solo in otto casi lasciò le
lità artistiche, non diversamente dagli aneddoti pli- cornici vuote, altrove preferì comunque pubblicare
niani, non devono essere presi alla lettera ma per il una xilografia anche se assolutamente non veritie-
significato, spesso didattico, che acquistano all’in- ra, come nel caso di Daniele da Volterra, per cui ci
terno del racconto; e non avrebbe senso misurarli spiega che, la sua affezione al maestro lo aveva in-
in base al rigore storico-biografico che abbiamo og- dotto a mettere comunque un volto, «ancora che gli
gi. Leonardo che nel Belvedere Vaticano anziché mi- somigli poco», nell’ornamento altrimenti bianco.
surare le statue antiche gioca con la fionda per ac- Anche in questo frangente, quindi, il rigore era
chiappare un ramarro, Pontormo che cena sui secondario al desiderio di consegnare ai posteri
cartoni dei suoi affreschi e tira su la scala che porta a un’immagine “viva”, pregnante, memorabile, in al-
casa sua per non far entrare il socievolissimo ed ele- cuni casi estremamente suggestiva, degli artisti ec-
gante Bronzino o il “timido” Andrea del Sarto che cellenti.
scappa da Roma perché «non gli tenne il cuore» di Il successo dei ritratti della seconda edizione è
1550 (laddove l’edizione del 1568 culminerà con quindi di notizie sulla famiglia, l’infanzia, l’ap- fronte ai sicuri e saccenti allievi di Raffaello, rappre- testimoniato da una curiosa operazione editoriale
l’autobiografia dello stesso Vasari). Ciascuna età è prendistato, la maturità e, eventualmente, la vec- sentano riuscitissimi ritratti letterari che, attingen- messa in opera da Giunti in quello stesso 1568: la
preceduta da un proemio che evidenzia i risultati chiaia dell’artista, quindi la sua morte, il suo carat- do alla tradizione aneddotica e leggendaria relativa pubblicazione in una tiratura limitata e molto cura-
raggiunti e lo scarto rispetto all’età precedente. tere e, se è possibile, accenni sugli allievi; in calce al alla figura dell’artista, riescono brillantemente a ta delle sole immagini accompagnate dal nome degli
Analogamente ciascuna biografia è introdotta da testo, infine, sono stampati uno o due epitaffi com- compattare il materiale eterogeneo della biografia artefici ma senza il testo delle biografie. Osservati in
un breve proemio moralizzante, seguito dalle posti per l’occasione. Questo schema viene talvolta intrecciando vita e opera, personalità e stile, imma- questa elegante edizione gli oltre centoquaranta vol-
informazioni distribuite secondo il canovaccio ti- seguito in maniera sistematica, altre volte è invece ginario e realtà. ti di artefici, uno dopo l’altro, creano una suggestiva
pico della tradizione del genere biografico, così co- adottato più liberamente ma in ogni caso la narra- Il pericolo insito in questo approccio, scevro da e quantomai singolare galleria di uomini illustri dal-
me era stata rinnovata in età umanistica: si tratta zione ambisce a offrire un ritratto a tutto tondo di preoccupazioni e da rigore storico, fu prontamen- le fisionomie a tratti eccentriche e “saturnine”, spes-
388 la Cultura Italiana

Federico Zuccari, Taddeo so valorizzate da quei curiosi berretti e cappucci nel 1550. Questo testo, scritto in uno stile semplice
disegna a Roma dai modelli
antichi, seconda metà che usavano indossare gli artisti. Si tratta dell’esal- e non ampolloso, che forse tradisce l’intervento di
del XVI secolo. Firenze, Uffizi, tazione di una specifica categoria professionale or- Annibal Caro, amico e conterraneo del Condivi, è
Gabinetto dei Disegni e delle
Stampe. Zuccari ideò una
mai pienamente assurta alla dignità biografica ma stato in passato valutato più attendibile della bio-
biografia per immagini dedicata che compendia, nelle immagini come nella narra- grafia vasariana in quanto considerato una sorta
al fratello maggiore Taddeo.
zione della vita, una tradizione letteraria ormai ben di autobiografia di Michelangelo. In realtà, esso of-
consolidata e ora più che mai consapevole, capace fre un’immagine del grande artista solo apparen-
per questo di imporsi da subito come modello im- temente più fedele di quella elaborata da Vasari
prescindibile per ogni futura biografia d’artista. (Hirst 1997) e neanche pienamente condivisa dallo
stesso Michelangelo, come attesta un esemplare
postillato del testo in cui Tiberio Calcagni, anch’e-
Reazioni ed emulazioni delle Vite vasariane gli garzone della bottega michelangiolesca, inserì
annotazioni critiche derivate in parte dalle sue con-
A differenza di quanto ci si potrebbe aspettare l’im- versazioni con l’anziano maestro (Elam 1998). La
ponente fatica di Vasari non ebbe immediato segui- Vita di Condivi rappresenta indubbiamente un
to. Se è vero che molteplici sono le reazioni polemi- momento importante nella storia del genere lette-
che verso il punto di vista filotoscano dell’autore, o rario che qui trattiamo in quanto è il primo caso di
verso il suo culto michelangiolesco, rintracciabili un’autonoma biografia dedicata a un singolo arti-
nella letteratura artistica prodotta già dopo il 1550, è sta quando egli è ancora vivente: un monumento
altresì indubbio che per quasi un secolo nessun au- letterario alla sua memoria prima della sua morte,
tore italiano oserà misurarsi, seguendo il suo esem- un omaggio che solo la statura della figura di Mi-
pio, nella scrittura di biografie collettive di artisti. chelangelo poteva autorizzare.
Almeno tre casi di reazioni particolari alle Vite Appartiene ancora al fenomeno di reazione ed
vasariane sono però degni di essere qui brevemen- emulazione vasariana la celebre Vita di Benvenuto
te ricordati in quanto rappresentano novità impor- di Maestro Giovanni Cellini Fiorentino scritta (per lui
tanti nella storia della biografia d’artista, destinate medesimo) in Firenze, che lo scultore dettò a un suo
ad avere fortuna nella letteratura dei secoli a venire. garzone dal 1558 fino al 1568 circa, rimasta mano-
Certo in risposta a Vasari un giovane artista scritta e incompleta intorno al 1568. L’impulso a
marchigiano che frequentava la bottega del Buo- scrivere la propria biografia non nasceva soltanto
Ascanio Condivi, Epifania, 1554
circa. Firenze, Casa Buonarroti. narroti a Roma, Ascanio Condivi, pubblicò nel dal risentimento di aver ricevuto poca considera-
Il pittore Condivi, autore 1553 una Vita di Michelangelo che era intesa come zione nel disegno vasariano ma anche da un senso
di una Vita di Michelangelo,
si propose di correggere “riparazione” degli errori e delle sviste che, a suo più ampio di frustrazione per non aver visto ricono-
gli errori del Vasari. parere, corredavano la biografia redatta da Vasari sciuti i propri meriti nell’entourage mediceo. La
390 la Cultura Italiana 391 La biografia d’artista: racconto, storia e leggenda

storia dei tanti successi inanellati, dei rapporti pri- ca di cui era principe e all’aspirazione a glorificare Fra notizie, cronaca ed exempla: le direzioni denze, che nel primo Seicento andavano acquisen-
vilegiati intrattenuti con altolocati committenti, se stesso tramite l’esaltazione della propria fami- diverse della biografia artistica nel Seicento do consapevolezza e orgoglio della specificità del
quali Clemente VII, Paolo III o il re di Francia Fran- glia, ispirarono a Federico l’idea di una biografia proprio indirizzo stilistico, il criterio storico-bio-
cesco I, sembra qui indirizzata all’amato/odiato per immagini semplici e immediate, corredate da Il Seicento è senz’altro il secolo in cui fu prodotto il grafico messo a punto da Vasari non rappresentava
protettore, il duca Cosimo I, che aveva in più di un brevissimo testo. La biografia, di cui si conosco- maggior numero di biografie collettive di artisti. più uno strumento critico in grado di spiegare il
un’occasione preferito a Benvenuto altri artisti, for- no i disegni preparatori (Getty, Los Angeles), era Come osservò Julius von Schlosser, «ogni provin- nuovo corso dell’arte: «il medaglione umanistico
se seguendo il parere malevolo del suo maggiordo- destinata a ornare una sala di Palazzo Zuccari a Ro- cia, ogni città, quasi ogni borgata di questa terra è ormai una formula storicizzata e le notizie pre-
mo o del Bandinelli o ancora di sua moglie. Questi ma, edificio che Federico avrebbe lasciato, nel suo [l’Italia] etnograficamente multiforme sotto il co- mono in ragione della sempre più intensa vastità
ultimi giocano il ruolo non secondario di figure- testamento, all’Accademia artistica romana. La vi- mun strato superficiale della sua lingua scritta e di rapporti» (Barocchi 1985). Era necessario indivi-
antagoniste nella trama sostenuta dalla lotta fra ta di Taddeo si articola in sedici episodi scelti per il della sua civiltà, produce ora il suo Vasari, le sue duare un nuovo criterio che organizzasse le noti-
virtù e fortuna che è sottesa alla narrazione celli- loro valore non storico ma emblematico, e articola- Vite degli artefici». Sarà quindi qui possibile descri- zie secondo il dato geografico, che restituisse
niana. Al di là del parzialissimo punto di vista del- ti secondo i topoi tipici del genere letterario a cui, vere solo a grandi linee questo fenomeno che non un’immagine dei diversi gruppi di artisti, e delle
l’autore, la Vita rappresenta un documento di ecce- pur nel diverso medium, appartengono: racconta- è più neanche circoscritto ai confini italiani. Infat- diverse correnti: cominciò quindi ad affiorare il
zionale importanza per seguire da vicino, e anche no la prima formazione di Taddeo, che ancora fan- ti la prima raccolta di questo genere sul modello concetto di scuola artistica, capace di tenere conto
nei suoi aspetti meno aulici, la vita quotidiana di ciullo si reca a Roma ed è costretto a vivere nell’in- proposto da Vasari è opera non di un italiano ma di del dato stilistico concepito secondo una griglia
uno scultore del Cinquecento: in questo racconto digenza, il suo incontro con le opere dei grandi un fiammingo: il teorico e pittore Karel Van Man- geografica. Al tempo stesso gli scrittori d’arte del
vivacissimo sapientemente sostenuto da un brio maestri antichi e moderni che copia accuratamen- der che pubblicò il suo Schilder Boek nel 1604. Il la- primo Seicento, sintonizzati con il crescente mer-
novellistico, i vari personaggi della corte medicea e te e la fama raggiunta dalle sue stesse opere, una voro include tre libri storici, il primo dedicato alla cato dell’arte e con il variegato e sempre più vasto
papale sfilano come comparse teatrali, colti nei volta che ha superato ardue difficoltà. In filigrana storia dell’arte antica (sulla scorta di Plinio), il se- mondo dei conoscitori, maturarono un crescente
momenti più privati e insospettabili; come nel pas- vi si legge quindi quella stessa lotta fra virtù e fortu- condo ai pittori italiani (traducendo e integrando il interesse verso l’arte a loro contemporanea, e il lo-
so dedicato all’odiato “Georgetto Vascellaro” che a na sottesa a molte precedenti biografie. Le scene testo vasariano) e il terzo ai pittori dell’area tran- ro sguardo al passato, che in genere non arrivava
Roma, una notte, fu ospite dell’autore e si guada- sono condotte con uno stile fresco e gradevole, co- salpina, dai van Eyck fino ai contemporanei del- oltre i grandi maestri del Cinquecento, era per lo
gnò un ritratto impietoso mentre la scabbia lo tor- me si addice al ritmo fiabesco che le informa, e so- l’autore. L’opera, rilevante sia dal punto di vista più finalizzato all’immediata comprensione dei fe-
mentava e si trovò a grattare per sbaglio la gamba no ricche di particolari che ne fanno un documen- teorico sia da quello prettamente biografico, è la nomeni coevi.
di un buon garzone del Cellini con quelle «sue to importante per seguire la vita quotidiana di un prima testimonianza dell’affermarsi di una fortu- In questa cornice, dove una sempre maggiore
sporche manine, le quali non si tagliava mai l’u- giovane pittore di provincia nella vivacissima Ro- na di Vasari oltre i confini italiani, una fortuna che adesione al presente si sposava con una graduale
gna». Il linguaggio e lo stile immediato, che rendo- ma della metà del Cinquecento, straboccante di nel pieno Seicento André Felibien e Roger de Piles revisione dell’impalcatura storico-biografica mes-
no la Vita ancor oggi un capolavoro di prosa cin- opere antiche e moderne e affollata di artisti inten- contribuiranno a sostenere in Francia e Joachim sa a punto da Vasari, e dove gli assunti sottesi alle
quecentesca, non devono tuttavia affascinare al ti a studiarle, a competere fra loro e a giudicare vi- von Sandrart in Germania. sue Vite erano vivacemente criticati ma non ancora
punto da nascondere il nitido disegno sotteso a cendevolmente i propri lavori. In Italia, invece, come si è detto, l’autorità rico- effettivamente sostituiti da valide alternative criti-
questa felice operazione letteraria: l’ambizione, a L’idea di raffigurare, anziché descrivere, una nosciuta alle Vite di Vasari e la polemica suscitata che, si può contestualizzare la produzione di alcu-
volte anche un po’ ingenua, ad autopromuoversi biografia esemplare era già stata realizzata per ce- dal suo punto di vista filotoscano, ne avevano in ne biografie collettive di artisti, come quelle del pit-
in qualità di scultore ma anche di orafo, dato que- lebrare la memoria di uomini famosi e messa in qualche modo frenato un’immediata imitazione. tore romano Giovanni Baglione (di artefici che
st’ultimo di grande rilievo se letto accanto alla sot- opera in occasioni speciali, come le esequie solen- Bisognerà quindi aspettare quasi la metà del seco- lavorarono a Roma dal 1572 al 1642) o del suo con-
tile svalutazione dell’arte orafa presente nella se- ni dedicate a Michelangelo nella chiesa di S. Lo- lo perché siano pubblicate nuove biografie colletti- tinuatore ideale, il pittore Giovan Battista Passeri
conda edizione delle Vite vasariane. renzo. Lo stesso omaggio sarà poi offerto ad altri ve di artisti. Fra il 1568 e la prima metà del Seicen- (di artefici attivi dal 1641 al 1672) dove la storia si fa
Il terzo e ultimo esempio che merita di essere artisti dai loro familiari: si sa, per esempio, che to, la Kunstliteratur italiana preferì altri generi cronaca, la tradizione letteraria dell’aneddotica
qui ricordato nella reazione al lavoro di Vasari ci uno dei nipoti di Vasari aveva progettato dician- letterari, quali i trattati, i dialoghi, o le raccolte di sfocia volentieri nel pettegolezzo e non mancano
allontana solo in parte dal mondo degli artisti fio- nove scene che «dipignessero la vita di Messer notizie (le Considerazioni o le Osservazioni), per parzialità di campanile ben più smaccate del tanto
rentini: si tratta non più di un testo letterario ma di Giorgio» basate sulla sua autobiografia e un analo- quanto sia possibile appurare che autori, anche biasimato municipalismo rimproverato al Vasari.
una biografia per immagini che il pittore e teorico go omaggio sarà offerto a Michelangelo dai suoi modesti, come il poeta bresciano Giulio Cesare Gi- Sostenute dall’intento di colmare la presunta
marchigiano, ma romano d’adozione, Federico discendenti. La biografia di un artista era quindi gli, avessero progettato di scrivere delle vite di arte- parzialità del testo vasariano sono anche le rispo-
Zuccari ideò per celebrare il suo più anziano e uno degli strumenti per celebrare la propria fami- fici corredate dai loro ritratti (Spagnolo 1996). ste venete e bolognesi alle Vite. Nella Repubblica di
scomparso fratello Taddeo (Brooks 2007). Sebbene glia – e di rimando se stessi. Fra il busto scolpito La nuova geografia dell’arte in Italia era profon- Venezia, dove il genere monografico aveva avuto
avesse in qualche modo collaborato alla biografia dal figlio adottivo di Brunelleschi per il suo monu- damente mutata, Firenze stava perdendo quel ruo- un certo seguito (nel Breve compendio della Vita del
di Taddeo stampata nell’edizione giuntina delle Vi- mento funebre e l’encomiastica Vita di Bernini lo di guida che l’aveva contraddistinta per almeno Signor Tiziano Vecelli, 1622; nella Vita di Tintoretto
te, offrendo a Vasari alcune notizie sul fratello, Fe- scritta da suo nipote Domenico, trova posto anche due secoli e Roma, che si avviava a sostituirne il pri- (1642) e in quella di Veronese (1646) scritte da Car-
derico disapprovò in molte parti il testo pubblicato lo stesso Vasari che aveva intuito l’importanza di mato, non poteva vantare una propria ben definita lo Ridolfi), spiccano le Maraviglie dell’arte dello
nel 1568, come attestano le postille che appose in autoglorificarsi non solo tramite la propria auto- scuola locale. Era piuttosto il centro di attrazione stesso Ridolfi pubblicate nel 1642; più tardi a Bolo-
margine a un suo esemplare delle Vite dove Vasari biografia ma attraverso quella del bisavolo Lazza- per diverse scuole artistiche – la lombarda, la bolo- gna uscirà la Felsina Pittrice (1673) di Carlo Cesare
è definito «amico finto e maledico». Questa insod- ro, assurto da modesto vasaio ad artista di fama, gnese, la veneziana, la stessa toscana – che nell’ur- Malvasia, notevole non solo per la ricchezza del
disfazione, insieme a un intento eminentemente grazie alla vita a lui dedicata stampata nell’edizio- be si contendevano le più prestigiose commissioni materiale ma anche per quell’interesse verso i se-
didattico rivolto agli allievi dell’Accademia di S. Lu- ne giuntina. della corte papale. Di fronte a questa varietà di ten- coli passati, fino al Medioevo, che non era sempre
392 la Cultura Italiana 393 La biografia d’artista: racconto, storia e leggenda

Giovanni Baglione, vanche verso il lavoro vasariano, ora concepite co-


Amor sacro e Amor profano,
1602. Roma, Galleria Nazionale me continuum di quest’ultimo, si differenzia per
d’Arte Antica Palazzo Barberini. spessore teorico e storiografico l’opera dell’erudito
Il pittore Baglione è anche
autore di Vite sviluppate e antiquario romano Giovan Pietro Bellori. Pro-
sulla scia di quelle del Vasari. grammaticamente, egli scelse solo un numero ri-
stretto di artisti, di varia provenienza ed esponenti
di differenti maniere, e presentò le loro vite come
exempla da offrire in primis agli artisti. In quest’ot-
tica, Bellori decise di accompagnare ogni biografia
non solo con un ritratto dell’artista ma anche con
una vignetta simbolica corredata da un motto lati-
no che intendeva compendiare visivamente le qua-
lità che avevano reso esemplare ciascun artefice
(Sparti 2002). Bellori reagiva così a quella tendenza
regionalistica che aveva contraddistinto tanta lette-
ratura artistico-biografica post-vasariana. Egli av-
vertiva lucidamente i limiti di un tale atteggiamen-
to critico che, pur biasimando il municipalismo di
Vasari, non sapeva opporgli altro che un analogo
municipalismo di segno diverso. La sua opera era
quindi concepita, come ci dice lui stesso, «con fine
di virtù» e non «per privata passione e malavolen-
za», caratteristiche che, a suo parere, avevano infor-
mato il lavoro di Baglione. Anche il modo di gestire
il canovaccio proprio del genere biografico appare
sostanzialmente mutato: la trama aneddotica che
sosteneva le vite vasariane viene svalutata a favore
di un maggiore spazio riservato ad articolate de-
scrizioni di bene scelte opere d’arte. In questo sen-
so le Vite di Bellori non ambiscono più a offrire un
tracciato periegetico, eludono cioè quello che era
stato il compito più o meno esplicitamente assolto
dalle precedenti raccolte di biografie collettive di
artisti. L’innovativa impostazione di Bellori non
era destinata a un seguito e infatti le successive Vi-
te scritte da artisti e letterati si riallacceranno anco-
ra una volta al modello di Vasari, o meglio a ciò che
Tiziano, Autoritratto, 1576. condiviso dagli autori coevi. Per quanto ancora in- di quel modello fu variamente frainteso, reinter-
Madrid, Museo del Prado.
A Venezia furono scritte alcune
teressato a contrastare la presunta parzialità di Va- pretato e quindi riproposto con maggiore o mino-
biografie di artisti tra cui sari, il profondo lavoro sotteso alla stesura della re consapevolezza critica.
un Breve compendio della Vita
del Signor Tiziano Vecelli.
Felsina è già proiettato in un orizzonte europeo Con le Vite di Bellori (1672), che avevano come
Spesso questa produzione era estraneo agli autori di biografie finora menzionati referente importante il mondo accademico fran-
tesa a contrastare il presunto (Perini 1990). Un discorso analogo si addice anche cese e alla cui concezione contribuì il pittore Nico-
toscanocentrismo di Vasari.
al testo grazie al quale Firenze recupererà un posto las Poussin, amico stretto dell’autore, la biografia
importante nella letteratura artistico-biografica: le d’artista in Italia acquista un respiro e un orizzon-
Notizie dei Professori del Disegno di Filippo Baldi- te già europeo. È il segno di un’apertura geografi-
nucci (stampate dal 1681), autore anche di una Vi- ca e politica ma prima di tutto artistica e culturale.
ta del cavaliere Gio. Lorenzo Bernino (artefice a cui la Ma è anche il sintomo di quel processo di gradua-
letteratura artistica seicentesca riserverà un’atten- le spostamento del centro dall’Italia all’Europa,
zione paragonabile a quella accordata a Michelan- da Roma a Parigi, e quindi della conseguente per-
gelo nel Cinquecento). dita di quel ruolo di leader assoluta che la lettera-
Dalle molteplici Vite di artisti fiorite nell’Italia tura artistica italiana aveva ricoperto per almeno
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