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laboratorio culturale

SULLA «TRADUCIBILITÀ»
NEI QUADERNI DI GRAMSCI
Fabio Frosini

Il tema della traducibilità dei linguaggi evidenzia un forte legame con


lo statuto filosofico del marxismo.
La forma radicale della traduzione, quella che rende possibili tutte le altre, è
la traduzione di filosofia in politica.
La traduzione, se vista dalla parte giusta (quella di Marx), è una «riduzio-
ne»; se vista dalla parte sbagliata (quella dell’idealismo), è un «capovolgi-
mento».

Alla «traducibilità dei linguaggi scientifici e filosofi- binomio filosofia-cultura, nel senso preciso da lui im-
ci» è dedicata com’è noto una sezione, la quinta, del presso a questo binomio alla luce della «eguaglianza
Quaderno 11, privo di titolo ma a cui Gramsci si rife- o equazione tra “filosofia e politica”, tra pensiero e
risce altrove, nel Quaderno 10, come «il quaderno su azione», cioè dell’idea di «una filosofia della praxis»
“Introduzione allo studio della filosofia”» (Q 10 II, 60, per la quale «tutto è politica, anche la filosofia o le fi-
1357)1. D’altronde un titolo interno a questo quader- losofie […] e la sola “filosofia” è la storia in atto, cioè
no, in testa a carta 11 recto e quindi abbracciante la è la vita stessa» (Q 7, 35, 886)2. La presenza del bi-
quasi totalità di esso, recita «Appunti per una intro- nomio filosofia-cultura nel quaderno di «introduzione
duzione e un avviamento allo studio della filosofia e alla filosofia» è d’altronde tanto poco estemporaneo,
della storia della cultura». Insomma, il tema della tra- che segnala addirittura il nocciolo filosofico del marxi-
ducibilità dei linguaggi fa parte integrante di un pro- smo, in quanto solo pensando la filosofia sempre con-
getto di ripensamento della filosofia, o meglio, per ri- giuntamente alla «cultura» nella quale è immersa e
prendere l’esatta espressione usata da Gramsci, del sulla quale agisce riformandola e trasformandola, se

* Relazione letta al convegno «Gramsci incontra Benjamin» sci ha parlato recentemente D. Jervolino in un saggio intitolato Cro-
(Napoli, 20-21 giugno 2003). ce, Gentile e Gramsci sulla traduzione, relazione al convegno su Be-
1) Con tale indicazione, anche direttamente nel testo, si ri- nedetto Croce, Napoli-Messina, novembre 2002 (cfr. www.gramsci-
manda ad A. Gramsci, Quaderni del carcere, edizione critica a cura talia.it/jervo.htm). Ma in questa direzione si veda anzitutto il sag-
di V. Gerratana, Torino, Einaudi, 1975. I numeri che seguono la gio di M. Lichtner, Traduzioni e metafore in Gramsci, in Critica
lettera Q indicano il numero del quaderno, ed eventualmente del marxista, 1991, n. 1, pp. 116-122. Sottolinea invece il rapporto tra-
paragrafo e della pagina. Con Q, si indica il solo numero di pagina ducibilità-egemonia A. Tosel, Filosofia marxista e traducibilità dei
della stessa edizione dei Quaderni.. linguaggi e delle pratiche, in Filosofia e politica. Scritti dedicati a
2) Di un «legame strettissimo fra prassi e traduzione» in Gram- Cesare Luporini, Firenze, La Nuova Italia, 1981,. pp. 235-245.
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ne potrà cogliere appieno la specifica realtà, consi- sono risultato dello svolgimento dialettico» (ibid.), di
stente in un’incessante opera di trasformazione del quello svolgimento dialettico fissato nei termini
«senso comune» sul quale la filosofia si staglia, come estremi delle sue oscillazioni ideali dai due criteri
una figura su di un paesaggio. enunciati da Marx nella Prefazione del 1859 a Per la
Già ad uno sguardo poco più che superficiale, il critica dell’economia politica. Qui Gramsci li riassu-
tema della traducibilità dei linguaggi evidenzia dun- me in questo modo:
que un forte legame con lo statuto filosofico del marxi- Ricordare i due punti tra cui oscilla questo pro-
smo. Questo nesso viene da Gramsci pienamente cesso: – che nessuna società si pone compiti per la cui
esplicitato in un testo del Quaderno 10, nel quale fa soluzione non esistano già o siano in via di appari-
riferimento al titolo della sezione del Quaderno 11. Si zione le condizioni necessarie e sufficienti – e che nes-
tratta di Q 10 II, 6.IV, intitolato Traducibilità del lin- suna società perisce prima di aver espresso tutto il
guaggi scientifici e filosofici: suo contenuto potenziale (ibid.).
Le note scritte sotto questa rubrica devono es- Lo spazio della catarsi, cioè lo spazio dell’ege-
sere raccolte appunto nella rubrica generale sui rap- monia, dell’iniziativa storica, è per Gramsci delimi-
porti delle filosofie speculative e la filosofia della tato dai due versanti – del nuovo che nasce e del vec-
praxis e della loro riduzione a questa come momento chio che perisce – da condizioni solo negative: il ma-
politico che la filosofia della praxis spiega «politica- terialismo storico fissa per Gramsci solamente le con-
mente». Riduzione a «politica» di tutte le filosofie spe- dizioni alle quali assolutamente qualcosa non potrà
culative, a momento della vita storico-politica; la fi- sorgere o non potrà dissolversi, e non si distende nel
losofia della praxis concepisce la realtà dei rapporti piano affermativo della previsione. Ne segue che la
umani di conoscenza come elemento di «egemonia» centralità della «catarsi» nella filosofia della praxis
politica (Q, 1245). sta proprio nel suo essere parte integrante del mate-
Si noti che questo testo, articolato in quattro rialismo storico. La catarsi è la forma specifica che as-
punti, è – da un punto di vista teorico – estremamente sume nel materialismo storico il campo della libertà
importante. In esso (complessivamente intitolato In- umana: ne segue che le uniche asserzioni predittive
troduzione allo studio della filosofia) al punto I (Il ter- possibili saranno quelle formulate appunto in termi-
mine di «catarsi») Gramsci fa un primo bilancio delle ni di catarsi, cioè in termini non previsionali, ma di
proprie riflessioni su questo concetto aristotelico che possibilità aperte e alternative. In questo modo ri-
egli riprende dall’elaborazione estetica di Croce, e af- sultano definitivamente banditi il fatalismo e il de-
ferma che il termine può esser fatto proprio dalla fi- terminismo in qualsiasi forma3.
losofia della praxis per indicare «il passaggio dal mo- Lo stesso riferimento ai due criteri della Prefa-
mento meramente economico (o egoistico-passionale) zione del 1859 era già presente in un testo anteriore,
al momento etico-politico» cioè egemonico, spingen- Q 7, 20, trascritto insieme ad altri in Q 11, 22. In esso
dosi addirittura ad affermare che «la fissazione del Gramsci notava che nel Saggio popolare la Teoria del
momento “catartico” diventa così […] il punto di par- materialismo storico di Bucharin «non è trattato il
tenza per tutta la filosofia della praxis» (Q, 1244; cor- punto fondamentale: come dalle strutture nasce il
sivo mio). In questo modo, secondo Gramsci, «il pro- movimento storico? Eppure questo è il punto crucia-
cesso catartico coincide con la catena di sintesi che le di tutta la quistione del materialismo storico» (Q 7,

3) Quindi, più che di catarsi come «mediazione» (come fa A. To- III.2, Torino, Einaudi, 1981. Per questa stessa ragione non sono a
sel in Philosophie de la praxis et dialectique, in La pensée, 1984, n. mio avviso da accogliere le critiche che Tosel muove alla nozione
237, p. 105), parlerei di catarsi come «previsione», nel senso criti- di catarsi nel suo Filosofia marxista e traducibilità dei linguaggi e
co, specificamente gramsciano che N. Badaloni assegna a questo delle pratiche, cit., pp. 242 sgg.; critiche peraltro implicitamente
termine nel suo Antonio Gramsci. La filosofia della prassi come riviste da Tosel nel suo Marx en italiques, Mauvezin, T.E.R., 1991,
previsione, in Storia del marxismo, a cura di E. H. Hobsbawm, vol. pp. 147-149.
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20, 869). E proseguiva richiamando i due già ricorda- lismo – fu sviluppato dall’idealismo – ma solo astrat-
ti criteri fondamentali della Prefazione, per conclu- tamente, poiché l’idealismo, naturalmente, ignora
dere: l’attività reale, sensibile, come tale» (trad. di Gram-
sci)5. Quando infatti Gramsci scrive che «la filosofia
Solo su questo terreno può essere eliminato ogni mec- della praxis concepisce la realtà dei rapporti umani
canicismo e ogni traccia di «miracolo» superstizioso. di conoscenza come elemento di “egemonia” politica»
Anche in questo terreno deve essere posto il proble-
ma del formarsi degli aggruppamenti sociali e dei
(Q, 1245), cos’altro fa, se non richiamare l’attenzione
partiti politici e, in ultima analisi, quello della fun- sul valore specifico da assegnare al «lato attivo» di cui
zione delle grandi personalità nella storia. (ibid.) parla Marx, a condizione, tuttavia, che esso venga
«tradotto» in linguaggio terreno, cioè individuato nel-
«Questo terreno» è dunque ciò che in Q 10 II, 6 (ma la sua specifica realtà, come produzione di egemonia?
anche in altri testi di Q 10, I) Gramsci chiamerà ap- Esattamente come Marx non avrebbe potuto ap-
punto catarsi, e che permette insomma di pensare la propriarsi il «lato attivo» rappresentato dal concetto
politica, e al suo interno il ruolo «delle grandi perso- idealistico di Thätigkeit se non avesse già posseduto
nalità nella storia», da sempre appannaggio della fi- l’idea di una attività sensibile (che in quanto tale è ir-
losofia della storia idealistica (si ricordi Napoleone riducibile all’universo dell’idealismo), allo stesso
«spirito del mondo a cavallo»)4. modo la filosofia della praxis non si può appropriare
È nel quadro di questa riflessione che va letta il concetto idealistico di catarsi senza essere già in
la successiva parte del testo Q 10 II, 6: «II. Concezio- possesso dell’idea di unità di teoria e pratica, che nega
ne soggettiva della realtà e filosofia della praxis», che precisamente ciò che di idealistico è contenuto nel
ha in «III. Realtà del mondo esterno» un suo corolla- concetto di catarsi. Infatti, proprio come in quel con-
rio. La filosofia della praxis, infatti, viene presentata cetto, usato da Marx, di «attività sensibile» è conte-
come capace – grazie al concetto di catarsi – di «tra- nuta tutta la presa di distanza dall’idealismo pre-
durre» in termini realistici la filosofia idealistica, cioè sente nella nozione di «presupposto reale» messa a
di mettere in evidenza e valorizzare ciò che nell’idea- punto nell’Ideologia tedesca, alla stessa maniera,
lismo è storicità, cioè politica, pur nella forma di «ro- nell’idea di «eguaglianza o equazione tra “filosofia e
manzo filosofico» (Q 8, 217, 1079). politica”, tra pensiero e azione» (Q 7, 35, 886) elabo-
La «traduzione» di cui al punto «IV. Traducibi- rata nei Quaderni, troviamo la messa in discussione
lità dei linguaggi scientifici» è dunque strettamente radicale dell’unità astratta del Principio, che è alla
legata da una parte al problema della prassi, della po- base dell’idealismo di Croce e di Gentile. Per costoro
litica, dell’enigma rappresentato dal «movimento sto- – qui perfettamente concordi – l’unità è il principio, è
rico» sulla base della struttura; dall’altra al tema del la forma, e solo in quanto tale può essere anche il ri-
confronto tra la filosofia della praxis e l’idealismo. In sultato, la storia, la materia. Viceversa, per Gramsci
questa duplice articolazione, e nel modo di impostar- l’unità può essere solo il risultato, e quindi può esse-
la, direi che Gramsci segue una movenza teorica per- re solo un’unità materiale, cioè transitoria e contin-
fettamente analoga a quella praticata da Marx nelle gente, mentre il ruolo della forma è, come si è visto,
Tesi su Feuerbach, là dove dice, nella Tesi 1: «Accad- non negato ma ripensato come funzione della poten-
de quindi che il lato attivo – in contrasto col materia- zialità, della realizzazione – da nulla garantita (cioè

4) Sul rapporto tra materialismo storico e scienza politica nei nesso casualità/necessità e ridurre la prima ad apparenza della se-
Quaderni del carcere cfr. L. Paggi, Da Lenin a Marx, in id., Le stra- conda (K. Marx-F. Engels, Werke, Bd. 39, Berlin, Dietz, 1968, pp.
tegie del potere in Gramsci. Tra fascismo e socialismo in un solo 205-207, qui 206 sgg.), e dunque in direzione differente da quella
paese 1923-1926, Roma, Editori Riuniti, 1984, pp. 461-466. Si ri- lungo la quale si muove qui Gramsci. La lettera a Borgius viene
cordi che, nella nota lettera a W. Borgius del 25 gennaio 1894, F. ricordata in Q 4, 38, 462 a proposito della nozione di «ultima istan-
Engels menzionava proprio il problema dell’apparizione dei «cosi- za», dunque in senso antieconomicistico.
detti grandi uomini» nella storia allo scopo di svuotare di senso il 5) Cfr. Q, 2355.
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appartenente alla sfera della «catarsi») – di virtualità relativizzazione dei diversi linguaggi e (data l’unità
presenti nella materia (i rapporti sociali). di teoria e pratica) la messa in chiaro del loro carat-
tere unitariamente politico.
La forma radicale della traduzione, quella che
Traduzione della politica rende possibili tutte le altre, è insomma la traduzio-
e politica della traduzione ne di filosofia in politica, è cioè l’individuazione della
«realtà» dei «rapporti umani di conoscenza» nel loro
Se la traducibilità non coincidesse con il concetto di specifico dispiegarsi nei vari contesti nazionali, cioè il
unità di teoria e pratica, esso, stando a Gramsci, si ri- modo in cui i filosofi – e gli intellettuali in genere –
durrebbe a una procedura di trasposizione meccani- realizzano l’unità di filosofia e senso comune alla luce
ca, o a «un semplice gioco di “schematismi” generici» delle rispettive tradizioni e linguaggi nazionali.
(Q 11, 47, 1468). Il giudizio ora citato è rivolto al modo Non si dovrà tuttavia concludere che Gramsci
in cui i pragmatisti affrontano il problema del lin- pensi a una «riduzione» della filosofia (e della cultu-
guaggio come causa di errore e la traducibilità dei lin- ra in genere) alla politica come un’operazione di di-
guaggi scientifici. Al di qua di questo livello, per così svelamento ideologico. La critica delle ideologie è per
dire superficiale o, come è stato definito recentemen- lui qualcosa di molto più complesso, e non può ridur-
te, “debole”6 della traducibilità, ce ne è un altro, più si a questo momento, che ne è per così dire il sempli-
profondo e importante, senza cogliere il quale si per- ce, elementare presupposto. Una volta operata la tra-
de di vista l’intero significato della traducibilità. Que- duzione, ciò che si tratta di mettere in luce è la speci-
sto livello viene formulato nei Quaderni come rap- fica funzione della filosofia-cultura: proprio quel li-
porto tra culture nazionali: vello che viene individuato nello spazio della catarsi.
Tornerò più avanti su questo punto, quando ten-
La traducibilità [dei linguaggi scientifici e filosofici] terò di mostrare come nel concetto di traducibilità sia
presuppone che una data fase della civiltà ha una
espressione culturale «fondamentalmente» identica, presente una fortissima istanza antiriduzionistica,
anche se il linguaggio è storicamente diverso, deter- che aiuta Gramsci a liberarsi di qualsiasi tentazione
minato dalla particolare tradizione di ogni cultura (presente qua e là nel primo anno di lavoro ai Qua-
nazionale e di ogni sistema filosofico, dal predominio derni) di pensare il campo della teoria in termini di
di una attività intellettuale o pratica ecc. (Q 11,47,
allontanamento dalla radicalità della prassi politica.
1468)
Prima però vorrei discutere un altro testo, nel quale
il nesso tra traducibilità e praxis viene articolato sul
Tenendo conto di questa articolazione gerarchica del-
piano dei criteri ermeneutici indispensabili alla rea-
la teoria della traducibilità, si potrà allora dire che
lizzazione di traduzioni corrette:
l’equivalenza «fondamentale» dei linguaggi di scien-
ze o filosofie differenti non è che un caso particolare
Filosofia politica economia. Se si tratta di elementi
di un fatto più ampio, e cioè, sul piano delle culture costitutivi di una stessa concezione del mondo, ne-
nazionali, del fatto che, essendo ciascuna cultura cessariamente ci deve essere, nei principii teorici,
sempre comunque completa in quanto tale, e dunque convertibilità da uno all’altro, traduzione reciproca
non scontrandosi con carenze espressive, le differen- nel proprio specifico linguaggio di ogni parte costitu-
tiva: un elemento è implicito nell’altro e tutti insie-
ti tradizioni nazionali andranno decodificate come
me formano un circolo omogeneo (cfr la nota prece-
forme di risposta differenti a problemi storici – per dente su Giovanni Vailati e il linguaggio scientifico
forme di civiltà paragonabili e in quanto siano para- [si tratta di Q 4, 42]).
gonabili – fondamentalmente identici. Ne seguirà la

6) D. Boothman, Traducibilità, relazione al seminario sul les- www.gramscitalia.it/html/seminario.htm.


sico dei Quaderni della Igs Italia, Roma 21 febbraio 2003, in
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Da questa proposizione conseguono per lo storico del- creato unità o può essere riconosciuto come fatto uni-
la cultura e delle idee alcuni canoni d’indagine e di tario, perché concetto solo formale, categorico. Non il
«pensiero», ma ciò che realmente si pensa unisce o dif-
critica di grande importanza:
ferenzia gli uomini (Q, 885).

Avviene che una grande personalità esprima il suo


pensiero più fecondo non nella sede che apparente- Stanti così le cose, l’individuazione della centralità,
mente sarebbe la più «logica» dal punto di vista clas- del carattere per così dire ordinativo di un «elemen-
sificatorio esterno, ma in altra parte che apparente- to» rispetto agli altri non sarà mai eseguibile sulla
mente sembrerebbe estranea (mi pare che il Croce base di un criterio fisso o aleatorio, ma da motivare
abbia parecchie volte sparsamente fatta questa os-
di volta in volta, dunque individuale, e fino in fondo
servazione critica). Un uomo politico scrive di filoso-
fia: può darsi che la sua «vera» filosofia sia invece da storica (proprio nel senso in cui storia = materia), le-
ricercarsi negli scritti di politica. In ogni personalità gata fino in fondo alla biografia di un individuo come,
c’è un’attività dominante e predominante: è in que- su scala nazionale, al modo irripetibile in cui in quel
sta che occorre ricercare il suo pensiero, implicito il contesto si è venuto sistemando il rapporto tra cultu-
più delle volte e talvolta in contraddizione con quel-
ra e società. Come si vede, il discorso sulle culture na-
lo espresso ex professo. È vero che in questo criterio
di giudizio storico sono impliciti molti pericoli di di- zionali, vale a dire sulla attività-cultura o forma di ci-
lettantismo e che nell’applicazione occorre andar viltà predominante in ciascuna di esse, non può esse-
molto cauti, ma ciò non toglie che il criterio sia fe- re disgiunto dal problema rappresentato dalla neces-
condo di verità (Q 4, 46, 472-473). sità, «per lo storico della cultura e delle idee», di for-
marsi dei «canoni d’indagine e di critica» capaci di
Il criterio della traducibilità è in grado di mettere in sventare i «pericoli di dilettantismo», cioè quella ten-
evidenza dei nessi reali, indipendenti e spesso di- denza a forgiare chiavi che aprano tutte le porte, o a
scordanti da quelli che appaiono a uno sguardo for- ridurre la storia a qualche formuletta da mettersi in
malistico: di qui il rinvio alla concezione crociana del- saccoccia, che Gramsci stigmatizza (con Labriola e il
la categorizzazione storiografica e alla sua allergia Croce «revisionista») fin dai tempi torinesi7.
per i «generi». Ma anticrociano è il presupposto da cui
l’antiformalismo gramsciano scaturisce: non l’unità Cosa sono questi canoni d’indagine e di critica?
dello spirito ma l’unità di teoria e pratica, e quindi Un’idea la possiamo ricavare da Q 7, 81:
l’idea che la vera filosofia possa, in certe condizioni,
essere ritrovata nella sfera che Croce definisce eco- Riviste-tipo. Collaborazione straniera. Non si può
nomica. Il «circolo omogeneo» di cui parla Gramsci fare a meno di collaboratori stranieri, ma anche la
collaborazione straniera deve essere organica e non
non è insomma il circolo espressivo dei distinti, per-
antologica e sporadica o casuale. Perché sia organica
ché la sua unità non risiede nella forma ma – come si è necessario che i collaboratori stranieri, oltre a co-
è già visto – nella materia, ed è pertanto sempre una noscere le correnti culturali del loro paese siano ca-
unità possibile, da realizzare. È quanto Gramsci paci di «confrontarle» con quelle del paese in cui la ri-
esprime in un passo tratto da Q 7, 35, un testo già ci- vista è pubblicata, cioè conoscano le correnti cultu-
tato proprio a proposito della «eguaglianza o equa- rali anche di questo e ne comprendano il «linguaggio»
nazionale. La rivista pertanto (ossia il direttore del-
zione tra “filosofia e politica”, tra pensiero e azione» la rivista) deve formare anche i suoi collaboratori
(Q, 886): stranieri per raggiungere l’organicità. […] Tale tipo
di collaboratore [straniero] non esiste «spontanea-
Neanche la facoltà di «ragionare» o lo «spirito» ha mente», deve essere suscitato e coltivato. A questo

7) Cfr Q 4, 38, 463 sulle critiche di Engels all’economismo pre- I. Nella crisi del socialismo italiano, Roma, Editori Riuniti, 1970,
sente nel materialismo storico. Su questi aspetti nel giovane cap. I.
Gramsci si veda L. Paggi, Antonio Gramsci e il moderno principe.
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modo razionale di intendere la collaborazione si op- lingua e ideologia, viene posto correttamente solo se
pone la superstizione di avere tra i propri collabora- viene pensato come processo attivo di unificazione
tori esteri i capiscuola, i grandi teorici, ecc. Non si
ideologica (si ricordi il passo cit. supra: «non il “pen-
nega l’utilità (specialmente commerciale) di avere
grandi firme. Ma dal punto di vista pratico di pro- siero”, ma ciò che realmente si pensa unisce o diffe-
muovere la cultura, è più importante il tipo di colla- renzia gli uomini»). Anche a questa altezza veniamo
boratore affiatato con la rivista, che sa tradurre un confrontati con il centro generatore delle riflessioni di
mondo culturale nel linguaggio di un altro mondo cul- Gramsci: l’unità di teoria e pratica come un farsi sto-
turale, perché sa trovare le somiglianze anche dove
rico. Infatti, se prendiamo Q 4, 33 («Passaggio dal sa-
esse pare non esistano e sa trovare le differenze an-
che dove pare ci siano solo somiglianze ecc. (Q, 913- pere al comprendere al sentire e viceversa» ecc.), ab-
914). biamo l’impostazione della questione dell’unificazio-
ne di intellettuali e popolo come unificazione di «sa-
Ma già in Q 1, 43 il concetto era stato chiaramente pere» e «sentire», cioè di «ragione» e «sentimento», un
espresso: tema sul quale nei Quaderni si torna varie volte, di-
scutendo del rapporto tra «salde» convinzioni neces-
Riviste tipo. […] La «ripetizione» paziente e sistema- sarie per l’azione e «comprensione» teorica dei pro-
tica è il principio metodico fondamentale. Ma la ri- blemi legati a quella stessa azione8.
petizione non meccanica, materiale: l’adattamento di
ogni principio alle diverse peculiarità, il presentarlo
e ripresentarlo in tutti i suoi aspetti positivi e nelle
sue negazioni tradizionali, organizzando sempre ogni Dalla riduzione alla traduzione
aspetto parziale nella totalità. Trovare la reale iden-
tità sotto l’apparente differenziazione e contraddi- Riprendiamo il tema del rapporto tra filosofia e poli-
zione e trovare la sostanziale diversità sotto l’appa-
tica alla luce della traducibilità delle culture nazio-
rente identità, ecco la più essenziale qualità del cri-
tico delle idee e dello storico dello sviluppo sociale. (Q nali. A questo scopo ci sarà utile prendere le mosse da
33 s.) Q 3, 48, dove il rapporto tra «spontaneità» e «direzio-
ne consapevole» viene equiparato a quello tra «filoso-
Si noti: entrambi questi testi sono dedicati alle Rivi- fia» e «senso comune»:
ste tipo: infatti le riviste sono per Gramsci al contem- Si presenta una quistione teorica fondamenta-
po dei centri di irradiazione di una «lingua» unitaria le, a questo proposito: la teoria moderna può essere
e dei centri di «traduzione», sia in quanto traducono in opposizione con i sentimenti «spontanei» delle mas-
culture nazionali (pensiamo ai testi politici ma anche se? («spontanei» nel senso che non dovuti a un’atti-
poetici stranieri pubblicati sull’Ordine Nuovo), sia in vità educatrice sistematica da parte di un gruppo di-
quanto «traducono» certi temi nel linguaggio di un de- rigente già consapevole, ma formatosi attraverso
terminato pubblico che s’intende non solamente rag- l’esperienza quotidiana illuminata dal «senso comu-
giungere ed educare, ma anche in certo modo aiutare ne» cioè dalla concezione tradizionale popolare del
a nascere. mondo, quello che molto pedestremente si chiama
Il rapporto tra linguaggi scientifici e filosofici, «istinto» e non è anch’esso che un’acquisizione stori-
intuito dai pragmatisti, non è che una manifestazio- ca primitiva ed elementare). Non può essere in oppo-
ne particolare del problema dell’unità linguistica na- sizione: tra di essi c’è differenza «quantitativa», di
zionale, che può essere correttamente affrontato solo grado, non di qualità: deve essere possibile una «ri-
se formulato attivamente, come «unificazione» lin- duzione», per così dire, reciproca, un passaggio dagli
guistica. Ma questo, a sua volta, data l’equivalenza di uni all’altra e viceversa. (Ricordare che E. Kant ci te-

8) Cfr Q 1, 29, 23 sgg., Il sarcasmo come espressione di transi- scienza-dottrina (molto importante in particolare l’ultimo capo-
zione negli storicisti; Q 4, 40, 465, Filosofia e ideologia; Q 4, 45, 471 verso); Q 7, 37, 887, Goethe; Q 8, 175, 1047, Gentile; Q 11, 62, 1488
sgg., «Struttura e superstrutture»; Q 4, 61, 507, Filosofia-ideologia, sgg., Storicità della filosofia della prassi.
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neva a che le sue teorie filosofiche fossero d’accordo cendo il «concetto» nella «realtà effettuale»11.
col senso comune; la stessa posizione si verifica nel Evidentemente Marx e Hegel non dicono la stes-
Croce: ricordare l’affermazione di Marx nella Sacra sa cosa, e in questa differenza c’è lo spazio per un pro-
famiglia che le formule della politica francese della blema enorme, il problema del rapporto tra filosofia
Rivoluzione si riducono ai principii della filosofia clas- della praxis e filosofia speculativa. Questo problema
sica tedesca) (Q, 330-331). è in qualche modo già formulato in Q 3, 48, dove
Il riferimento all’equazione, formulata nella Sa- Gramsci ricorda l’aspirazione di Kant e Croce all’ac-
cra famiglia, tra filosofia speculativa tedesca e pen- cordo della propria filosofia con il senso comune, ac-
siero politico intuitivo francese («Se il signor Edgar costandovi poi l’affermazione appena ricordata della
[Bauer] paragona per un momento la eguaglianza Sacra famiglia: si tratta pur sempre di unità di filo-
francese con la autocoscienza tedesca, troverà che il sofia e senso comune, ma in quanto venga formulata
secondo principio esprime in tedesco, cioè nel pensie- in modi opposti. Con il paragone tra Francia e Ger-
ro astratto, ciò che il primo dice in francese, cioè nel- mania Marx sottolinea la primarietà della prassi po-
la lingua della politica e del pensiero intuitivo»9), ri- litica sull’autocoscienza, mentre per Kant, Croce e
corre più volte nei Quaderni, ed è uno dei luoghi di Hegel il paragone tra Francia e Germania, o tra in-
preferenza ricordati a proposito della traducibilità. In telletto comune e filosofia12, esplicita il fatto che
esso troviamo infatti condensata, sia pure in una for- un’unità tra i due momenti c’è già sempre, perché cor-
mula suggestiva, tutta la complessità problematica risponde ad un principio, alla forma della ragione e
nella quale Gramsci tenta di inquadrare la questio- dello spirito umano.
ne. Il paragone tra la cultura francese e quella tede- Il riferimento al paragone tra francesi e tede-
sca è infatti in qualche modo paradigmatico proprio schi è dunque ambivalente proprio in riferimento
nel rispettivo rapporto di esse con la filosofia e con la all’idea di speculazione, in quanto può convogliare
politica, con la teoria e con la pratica. Il confronto tra tanto una riduzione della speculazione ad astrazione
francesi e tedeschi era vivo già prima di Marx ed En- (primato della politica), quanto, all’opposto, un’indi-
gels (e Gramsci lo annota più tardi sulla base di un viduazione nell’astrazione di una forma (anzi: della
saggio di Croce, La preistoria di un paragone, da lui forma suprema) di prassi (primato della filosofia
riassunto in Q 8, 208)10. Sia nelle lezioni sulla Storia come Thätigkeit, creatività). Mentre Gramsci non im-
della filosofia, sia in quelle sulla Filosofia della sto- bocca mai la seconda strada, sul suo percorso incro-
ria, Hegel aveva affermato che, proprio in quanto op- cia più volte la prima, finendo però per prenderne le
posti, il popolo tedesco e quello francese sono quelli distanze proprio grazie all’equilibrio contenuto nella
che hanno espresso compiutamente, ciascuno nella nozione di traducibilità, nella quale – quando venga
sua maniera peculiare, la presente forma dello spiri- pensata fino in fondo – nessuno dei due momenti può
to del mondo: i tedeschi in una filosofia che «contiene prevalere o essere assunto come originario.
in forma di pensiero la rivoluzione», i francesi, at- Le tracce più corpose della tendenza «politici-
tuando la rivoluzione nella pratica politica e tradu- stica» le troviamo nel Quaderno 1, che è non a caso,

9) F. Engels - K. Marx, La sacra famiglia, ovvero Critica della 11) Cfr. G. W. F. Hegel, Lezioni sulla storia della filosofia, trad.
critica critica. Contro Bruno Bauer e soci [1845], trad. it. di A. Za- it. di E. Codignola e G. Sanna, Firenze, La Nuova Italia, 1945, vol.
nardo, Roma, Editori Riuniti, 1967, p. 47. III.2, p. 268; id., Lezioni sulla filosofia della storia, trad. it. di G.
10) Cfr. B. Croce, La preistoria di un paragone, già apparso nel- Calogero e C. Fatta, Firenze, La Nuova Italia, 1941, vol. IV, p. 200.
la Critica del 1906 e citato da Gramsci nella ristampa in id., Con- 12) In quanto la Francia rappresenta il pensiero intuitivo che
versazioni critiche. Serie seconda, Bari, Laterza, 1918 (19504), pp. dà luogo a rivolgimenti pratici, può essere quasi perfettamente so-
292-294. Per una dettagliata indicazione delle fonti addotte da Cro- vrapposta al Gemeinverstand come intelletto pratico, e analoga
ce cfr. A. Gramsci, Filosofia e politica. Antologia dei «Quaderni del considerazione vale per la coppia Germania-filosofia. Ciò che con-
carcere», a cura di F. Consiglio e F. Frosini, Firenze, La Nuova Ita- ta non è insomma la diversità di origine delle due coppie, ma il fat-
lia, 1997, pp. 62-65 e n. to che vengono da Gramsci fatte convergere.
Fabio Frosini 8

al contempo, il laboratorio nel quale emerge il con- Si noti la coppia concettuale formata dall’asso-
cetto di traducibilità13. Sia sufficiente il rimando a Q lutizzazione della propria posizione e dalla reazione
1, 44 (trascritto in Q 19, 24), in cui per la prima vol- alla rivoluzione: questa coppia è qui per così dire ege-
ta compare il rinvio al rapporto tra politica francese monizzata dal suo primo membro, il secondo non ha
e filosofia classica tedesca. Ma ancora più interes- quasi autonomia. Di qui il giudizio conclusivo, duro
sante è il gruppo di testi Q 1, 150 e 151 (trascritti in- anche se formulato in forma dubitativa:
sieme in ordine invertito in Q 10 II, 61) e Q 1, 152 (tra- La quistione è molto complessa ed irta di appa-
scritto in Q 10 II, 60). Questi testi vanno letti insie- renti contraddizioni, e perciò occorre esaminarla an-
me al successivo, Q 1, 153 (trascritto in Q 16, 21), in- cora profondamente su una base storica. In ogni modo
titolato Conversazione e cultura, che riprende il tema gli intellettuali meridionali nel Risorgimento appaio-
della diffusione di un modo di pensare omogeneo ar- no con chiarezza essere questi studiosi del «puro» Sta-
ticolandolo dal punto di vista della «ricerca del prin- to, dello Stato in sé. E ogni volta che gli intellettuali
cipio pedagogico», e si conclude con delle annotazioni appaiono «dirigere», la concezione dello Stato in sé
sulla traduzione dal latino e dal greco in italiano come riappare con tutto il corteo «reazionario» che di solito
esercizio solo inizialmente meccanico, ma che presto la accompagna (Q, 133).
diventa una «comparazione» e una «traduzione» di Nel testo seguente (Q 1, 151) si approfondisce il
una cultura nell’altra (e in questo modo si conferma tema del rapporto tra la Francia e gli altri Paesi eu-
il nesso del tema che sto mettendo in evidenza con ropei:
quello della «diffusione» della cultura)14.
Ma torniamo a Q 1, 150-152. In essi ha luogo Altra quistione importante […] è quella dell’ufficio
una sorta di movimento regressivo. Gramsci prende che hanno creduto di avere gli intellettuali in questa
fermentazione politica covata dalla Restaurazione.
le mosse (Q 1, 150) da una considerazione del rapporto La filosofia classica tedesca è la filosofia di questa
tra borghesia/proletariato da una parte, intellettuali epoca ed è quella che vivifica i movimenti liberali na-
dall’altra, dando una valutazione fortemente svalu- zionali del 48 fino al 70. A questo proposito vedere la
tativa di questi ultimi. Gli intellettuali «creano» il riduzione che fa Marx della formula francese «liberté,
concetto di Stato moderno come «assoluto» in quanto fraternité, égalité» con i concetti filosofici tedeschi
(Sacra famiglia). Questa riduzione mi pare teorica-
in questo modo rendono assoluta la propria posizione mente importantissima: è da porre accanto a ciò che
storica, e al contempo reagiscono alla Rivoluzione ho scritto sulla Concezione dello Stato secondo la pro-
francese («reazione-superamento nazionale» ecc.). duttività (funzione) delle classi sociali (p. 95 bis) [è il
L’idealismo filosofico si spiega in questo modo, come testo precedente]. Ciò che è «politica» per la classe
assorbimento teorico delle novità rivoluzionarie e produttiva diventa «razionalità» per la classe intel-
lettuale.
pensiero che feconda l’Europa post-napoleonica. Ne Ciò che è strano è che dei marxisti ritengano supe-
segue che «giacobine» nel senso deteriore sono pro- riore la «razionalità» alla «politica», la astrazione
prio, nell’Italia risorgimentale, «le correnti che ap- ideologica alla concretezza economica. Su questa
paiono più autoctone, in quanto pare sviluppino una base di rapporti storici è da spiegare l’idealismo filo-
corrente tradizionale italiana» (Q, 133), essendo que- sofico moderno (Q, 134).
sta tradizione nazionale fatta di niente altro che «cul-
tura» (per il cosmopolitismo degli intellettuali italia- Tutto l’ultimo periodo scompare nel testo C (ma le va-
ni), e restando quindi incapace di unire veramente il rianti di questi testi sono in generale di fondamenta-
popolo-nazione. le importanza), e la ragione di questa scomparsa è che

13) Su questa iniziale tendenza cfr. G. Cospito, Struttura e so- 14) A questo gruppo va aggiunto Q 1,154 , trascritto in Q 10 II,
vrastruttura nei «Quaderni» di Gramsci», in Critica marxista, 60 insieme a Q 1, 152. Entrambi sono intitolati Marx ed Hegel.
2000, n. 3-4, pp. 98-107.
9 laboratorio culturale

esso elimina l’ambivalenza presente in questo testo e volta equivale ad assegnare a questo capovolgimento
nel precedente, riducendola a una sola delle sue com- una realtà meramente privativa (come non-concre-
ponenti, quella politica; finendo così per favorire una tezza, non-storicità, ecc.). Viceversa, diventa un giu-
lettura dell’equazione della Sacra famiglia in termi- dizio di ben diverso tenore, quando il capovolgimento
ni di «riduzione» dell’astrazione alla politica come venga visto a sua volta come una forma di traduzio-
smascheramento dell’ideologia. Di conseguenza tutto ne, cioè come un modo per realizzare in Germania (in
l’idealismo filosofico si vede privato di qualsiasi modi e con finalità specificamente differenti, proprio
realtà: politicamente, esso è sinonimo di reazione e dal punto di vista del loro segno di classe) la stessa po-
teoricamente non è altro che politica enervata e pri- litica che veniva portata avanti in Francia, insomma,
vata di sostanza. in termini gramsciani, come una forma anch’essa di
In Q 1, 152 si esplicita quest’ultimo aspetto, con «egemonia», sia pure con segno rovesciato, esatta-
la registrazione dell’immagine marxiana (ma in mente come la «rivoluzione permanente» dei giacobi-
realtà è engelsiana) di un Hegel che «fa camminare ni si rovescia nella «rivoluzione passiva» dei modera-
gli uomini con la testa in giù» (Q, 135)15. Insomma, il ti.
punto attorno al quale ruota il pensiero di Gramsci è Il concetto di «rivoluzione passiva» (che in Q 1,
che la traduzione, se vista dalla parte giusta (quella 150 e 151 non a caso si annuncia nel riferimento alla
di Marx), è una riduzione; e se vista dalla parte sba- «formazione degli Stati moderni in Europa come “rea-
gliata (quella dell’idealismo), è un capovolgimento, zione-superamento nazionale” della Rivoluzione
cioè il rapporto tra filosofia e politica è qui analogo a francese e del napoleonismo» (Q, 133)) segnala l’avvio
quello tra volatile illusione e solida realtà. È chiaro della riqualificazione del capovolgimento in termini
che questa impostazione confligge frontalmente con di traduzione, cioè l’individuazione della politicità po-
l’intento teorico fondamentale con il quale Gramsci sitiva e non privativa dell’astrazione. Una volta con-
scrive i Quaderni, quello cioè di combattere l’econo- quistato questo nuovo punto d’osservazione, i concet-
micismo e il settarismo teorico e politico. E infatti nel- ti elaborati già nel Quaderno 1 potranno essere rilet-
la riscrittura tutte queste affermazioni vengono radi- ti (cioè esplicitati, o se si vuole «tradotti») in modo dif-
calmente ridimensionate e rilette alla luce del con- ferente, e in Q 8, 208, intitolato Traducibilità [reci-
cetto di traducibilità. proca] delle culture nazionali, Gramsci potrà addirit-
Ma è impossibile non vedere che in realtà l’idea tura ricondurre la versione marxiana del paragone a
di traducibilità – cioè il problema dell’unità della teo- quella hegeliana, e quindi andare a trovare in essa la
ria e della pratica – è già presente a questa altezza «fonte» dell’idea filosofica fondamentale delle Tesi su
nei Quaderni, proprio grazie alla strutturale ambi- Feuerbach, l’unità di teoria e pratica:
guità presente nel pensare la traduzione a volte come Questo passo di Hegel [paragone tra francesi e
corrispondenza delle teorie, a volte come capovolgi- tedeschi] mi pare sia appunto il riferimento letterale
mento. Detto altrimenti: affermare che il rapporto tra del Marx, dove nella Sacra Famiglia accenna a
Francia e Germania è quello tra politica e razionalità, Proudhon contro il Bauer. Ma esso mi pare assai più
corrisponde a un giudizio negativo sulla «razionalità», importante ancora come «fonte» del pensiero espres-
solamente se il fatto che questa è una politica capo- so nelle Tesi su Feuerbach che i filosofi hanno spie-

15) Cfr. F. Engels, Die Entwicklung des Sozialismus von der sci ma non presente tra quelli di Turi: «Con ciò però [cioè con la cri-
Utopie zur Wissenschaft, in K. Marx - F. Engels, Werke, Bd. 19, tica di Marx] la dialettica concettuale divenne essa stessa solo il
Berlin, Dietz, 1962, p. 199: «Era il tempo in cui, come dice Hegel, riflesso cosciente del movimento dialettico del mondo reale, e con
il mondo venne posto sulla testa [Es war die Zeit, wo, wie Hegel ciò la dialettica di Hegel venne posta sulla testa, o piuttosto, dal-
sagt, die Welt auf den Kopf gestellt wurde]» (qui Engels dà in nota la testa, su cui si trovava, venne nuovamente messa sui piedi [Und
il passo hegeliano della Filosofia della storia). Gramsci conosceva damit wurde die Hegelsche Dialektik auf den Kopf, oder vielmehr
questo testo, anche se non lo aveva a disposizione a Turi. Un altro vom Kopf, auf dem sie stand, wieder auf die Füße gestellt]» (in K.
passo interessante è nel Ludwig Feuerbach und der Ausgang der Marx - F. Engels, Werke, Bd. 21, Berlin, Dietz, 1962, p. 293).
klassischen deutschen Philosophie, altro libro conosciuto da Gram-
Fabio Frosini 10

gato il mondo e si tratta ora di mutarlo, cioè che la fi- sposta-superamento della Rivoluzione francese con-
losofia deve diventare «politica», «pratica», per conti- tenuta nel parallelo Francia-Germania, cioè l’essersi
nuare ad essere filosofia: la «fonte» per la teoria egli collocato sul terreno della «rivoluzione passiva»,
dell’unità di teoria e di pratica (Q, 1066). ha prodotto degli effetti di conoscenza criticamente
Ovviamente il termine «fonte» è posto tra vir- appropriabili da parte del materialismo storico. In
golette, ed è perciò tanto più significativo che Gram- questa duplice produttività – politica e teorica – del-
sci l’abbia usato. Evidentemente egli non vuole so- la filosofia, sintetizzata nella nozione di egemonia,
stenere che la teoria dell’unità di teoria e pratica è consiste dunque per Gramsci «la realtà dei rapporti
stata enunciata da Hegel, ma che proprio la sua ri- umani di conoscenza»16.

16) In Traduzioni e metafore in Gramsci, cit., pp. 130 sgg., M. sto terreno mutevole e per definizione incompleto. Non dunque di
Lichtner fa corrispondere l’irriducibile carattere metaforico del lin- un rinvio dalla verità alla storia (come qualcosa di esterno o altro)
guaggio all’insostenibilità teorica di un concetto di «verità», che si tratta, quanto piuttosto della produzione storica della verità. Il
non rinvii immediatamente alla «storia», annullando così il pro- fatto è che tutta l’interpretazione di Lichtner poggia sopra le tesi
prio valore «teorico». Credo che alla base di questo giudizio si tro- di Biagio de Giovanni, secondo cui la verità della prassi sta nella
vi l’assunto secondo cui metaforicità del linguaggio e suo caratte- sua attualità (cfr. ivi, p. 109 e n.). Questa ottica finisce parados-
re ideologico sono per Gramsci la stessa cosa. Ma ripensare il con- salmente per separare nuovamente il terreno della storia da quel-
cetto di verità dentro la metafora consiste nel pensare criteri di di- lo della verità, come ben si vede dalle conclusioni di Lichtner.
stinzione tra effetti di verità ed effetti di ideologia all’interno di que-