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THE SKIN AS A METAPHOR

Solo con la venuta del 18^secolo atteggiamenti avversi nei confronti di tutte le
persone “non- bianche” iniziano a colpire i comportamenti europei nei confronti dei
giapponesi, anche perché solo a metà del 19^secolo il discorso razziale esercita più
influenza. La formazione del discorso razziale in Giappone si sviluppa dal primo
arrivo degli Europei nel 16^secolo fino all’isolamento del Giappone nella metà del
19^secolo. Il discorso razziale rimane una struttura teoretica fino a metà del
19^secolo.

- Osservazione iniziale: il secolo Cristiano (1548-1640)


Marco Polo, sulle basi di fonti cinesi descrive la gente di Chipangu come bianca (che
rappresentava implicitamente cultura, raffinatezza e “come noi”), civilizzati.
Però, a causa di sentimenti antistranieri che si sollevano con la dinastia Ming in Cina
e l’espansione dei Turchi verso l’Asia Minore, bloccano le vie terrestri tra Europa e
Asia, costringendo, tempo successivo, i portoghesi a muoversi per mare.
I navigatori lusitani, cosi, arrivarono a Malacca (adesso in Malesia) che rappresentava
un centro per il commercio marittimo di tutta la regione ed è proprio qui che i
portoghesi incontrano per la prima volta commercianti e venditori cinesi e della isola
di Ryuku. Ci sono stati molti dibattiti riguardo alle origini etniche di queste persone
scritte nei testi di Tomé Pires: non si sa se fossero Ryukyans, giapponesi, coreani. Si
nota anche che Pires li descrive prima di tutto come pagani, e poi fisicamente e
moralmente.
Nel 1543, alcuni portoghesi approdano per sbaglio nella piccola isola di
Tanegashima.
Cinque anni dopo la scoperta, Lisbona riceve le prime testimonianze basate su
pettegolezzi:
1. Garcia de Escalante Alvarado, lo scrittore del primo report descrive i
giapponesi come come belli, bianchi, barbuti senza capelli, poi con l’aggiunta
della descrizione come pagani.
2. Captain Jorge Alvarez, scrive che erano nell’altezza media, ben proporzionati,
giusti.
Questi due testi saranno gli ultimi testi su documentazione laica fino all’arrivo dei
olandesi e inglesi nel 1600.
I gesuiti del sud europa divennero la fonte principale di sapere sul Giappone.
Xavier arriva in Kagoshima nel 1549 e rimane per un paio d’anni, voleva
evangelizzare il Giappone. Egli informa Lisbona che le persone che hanno incontrato
sono state le migliori fin’ora. Si nota che in molti scritti appare la descrizione del
colore della pelle come “the people are all white and very cultivated”, “the people are
white although not excessively pale”; bisogna però anche tenere conto che la maggior
parte di questi primi narratori provenivano dal mediterraneo dove la carnagione è più
scura.
Vi erano, come precedentemente citato, diverse versioni per quanto riguarda la
fisionomia e le associazioni che venivano fatti basandosi su essa tra giapponesi e
popoli vicini, cinesi ecc. Pedro Morejon, missionario spagnolo, discute il fatto che
questi presunti immigrati cinesi (Juan Gonzalez de Mendoza che segue le tradizioni
cinesi e indigene e specula sul fatto che i giapponesi, somigliando molto ai cinesi,
fossero proprio originariamente cinesi banditi dall’arcipelago dopo aver tentato di
rovesciare l’imperatore cinese) dicendo che essi provenivano non solo dalla Cina ma
anche dai regni vicini nel Giappone dell’ovest. Si oppose al fatto che la gente dell’Est
Asiatico discendesse dalle 10 tribù perse di Israele (molti europei ci credevano).
Alcuni dei visitatori, misero i giapponesi in una gerarchia etnica:
- vi erano certi parallelismi tra i giapponesi e gli antichi romani grazie alla loro
tendenza alla guerra e al carattere orgoglioso.  che si trasformò in seguito ad
una comparazione tra giapponesi ed europei. Valignano dice addirittura che i
giapponesi avessero superato gli europei.
Valignano critica la gente africana come priva di talento, di cultura, di basso livello di
intelligenza, nati per essere schiavi. Ma quando è il momento di parlare dei
giapponesi, le parole e le loro connotazioni cambiano: sono acculturati e rispettosi, i
bambini sono più inclini all’apprendimento della lettura e della scrittura dei bambini
europei.
Oltre alle caratteristiche culturali, anche quelle fisiche sono un criterio importante e
di notevole attenzioni per la questa costruizione etnica rudimentale, vengono infatti
subito notati parallelismi nelle fisicità di giapponesi, coreani, cinesi, e tartari come ad
esempio “small eyed”. Infatti, non c’era niente di unico nelle descrizioni della fisicità
dei giapponesi, si nota infatti che anche coreani e cinesi hanno la pelle bianca.
Nonostante ciò, è importante notare che ci sono ad ogni modo dei commenti negativi
sull’estetica dei cinesi: “when they grow up they become ugly”.
La prima gerarchia aveva anche alcune implicazioni pratiche, come l’ammissione
alla società di Gesù. Per quanto riguarda l’India, Valignano posiziona i portoghesi
nati in Europa al top della lista, a seguire quelli di sangue europeo nati in India, e per
concludere quelli di sangue misto, con i nativi, ovviamente, in fondo alla lista (se non
privi di considerazione completamente). Ironicamente, la società ha quindi chiuso
l’ammissione di tutti gli asiatici ad eccezione dei giapponesi (questo privilegio fu
seguitamente esteso anche a coreani e cinesi).

- La concettualizzazione raziale come limite della percezione


Ritratti sporadici sulla pelle chiara e bassa statura dei giapponesi a parte, i viaggiatori
hanno procurato informazioni veramente limitate nelle peculiarità che saranno poi
state essenziali due secoli dopo.
Facendo un ragionamento logico, i visitatori si interessavano principalmente di
questioni commerciali, di evangelizzazione, non prestavano attenzione al fattore
raziale. Inoltre, la prima fonte di sapere e conoscenza, fino all’Illuminismo fu la
Bibbia. Da questo ne deriva un aspetto importante: erano fortemente convinti di una
distinzione tra le genti che incontravano nel loro cammino e loro stessi: cristiani e
non-cristiani. La verità suprema si può cosi dire, è quella religiosa invece che
scientifica.
Questi primi visitatori europei erano incapaci di percepire più di alcune peculiarità tra
di loro e il popolo giapponese.
“non è la presenza di differenze fisiche oggettive tra gruppi che crea le razze, ma è il
riconoscimento sociale di queste differenze come socialmente rilevanti che lo fa.”
In Europa in quel periodo c’era un mix tra razza, etnia e religione (senza nessuna
metodologia scientifica)
- In Spagna, la questione etnica concerneva l’ideologia di sangue e purezza delle
origini.

In quel periodo gli europei divisero gli asiatici in 3 tipi di colore: nero, sfumature di
marrone, bianco.
- I giapponesi e i cinesi erano evidentemente bianchi. Questo colore era
collegato alle loro abitudini e abilità. Rappresentavano standard europei,
superiorità, buone propensioni per la conversione.
- Il colore nero era visto come inferiore, senza valore.
La questione di atteggiamenti raziali nei confronti dei giapponesi è un complicato
risultato di circostanze politiche e sociali attorno alla presenza europea in Giappone.

Per esempio, le relazioni tra portoghesi e altri discendenti hanno dimostrato una
regressione graduale: mentre alla fine del 15^ secolo i matrimoni misti tra portoghesi
nativi e le donne locali del Golfo della Guinea erano supportate dalla Crown Policy,
due secoli dopo venne eretta una barriera di colore nel Brasile coloniale nelle
istituzioni pubbliche, nell’army e nella chiesa. Questo numero crescente di
discendenti di padri invasori e madri locali aiutarono il supporto della gerarchia
patriarcale.
Ma da non dimenticare, atteggiamenti razziali furono alimentati anche da forti e
feroci accuse fatte dai colonizzatori nei confronti delle civiltà indigene considerate
abbondanti nell’analfabetismo, nella mancanza di un backround tecnologico, e
paganesimo.
 In Giappone, la maggior parte di questi fenomeni coloniali non si
materializzano poiché non furono colonizzati dagli europei in quanto essi erano
OSPITI. Erano permanentemente sorvegliati da guardie e gli atteggiamenti
degli europei erano tutti positivi e impressionati per la loro cultura e
l’inevitabile dipendenza nel continuo rispetto delle regole per la loro
sopravvivenza.
Però, a causa della radicazione della conversione al cristianesimo con
significativi spargimenti di sangue, la maggior parte degli europei venne
cacciata dalla zona. Per questo gli scritti proto raziali durante il secolo cristiano
non possono essere considerati come facenti parte del vero discorso in quanto
non si presentavano come coerenti e supportati da nessuna istituzione (chiesa):
non produssero né relazioni di potere né effetti ideologici in entrambe le parti.
Questo purtroppo cambiò.

- La nascita del discorso raziale (1640-1800)


Dopo la cacciata dei missionari cristiani, il Giappone chiude le porte per più di 2
secoli. La principale fonte di informazione durante questo periodo era scritta dai dai
componenti della compagnia olandese dell’India dell’est stazionata nel porto di
Nagasaki. Francois Caron pubblicò la sua memoria del Giappone nel 1661, dove dice
che i cinesi, giapponesi, coreani e tartari hanno diverse lingue. Dicendo perciò che
non si somigliavano, indicando perciò anche la dissimilarità tra giapponesi e cinesi.
Quando egli descrive gli ufficiali alla corte dello Shogun li descrive come “di
estrazione nobile, giusti, well bred”. Non usa la parola bianco.
Engelbert Kampfer (fisico tedesco) quando scrive su Makino Narisada apre la
descrizione con attributi fisici e solo dopo si concede alla descrizione del carattere.
Senza nessuna menzione alle differenze raziali dice che “era più o meno alto e magro,
con una lunga, ordinaria, simile faccia tedesca” e la moglie “mora, rotonda, e di bella
taglia, con neri occhi europei”
 Il suo maggior contributo al discorso razziale fu la sua spiegazione scolara
delle origini giapponesi.
Kampfer ragiona sul fatto che i giapponesi non possano essere i discendenti dei cinesi
perché hanno lingue e religioni diverse e differiscono anche nei loro costumi e stili di
vita, inclinazioni della mente.
Invece, Kampfer ipotizza che i giapponesi migrarono da un area del Mar Caspio, per
via della Silk Road e della penisola coreana. Kampler non poteva ignorare la
somiglianza dei giapponesi con le popolazione vicine. Le ragioni per cui Kampfer
continua ad insistere sulle differenze etniche tra giapponesi e cinesi non sono chiare.
Kaempfer fu molto importante: infatti le sue supposizioni sulle origini dei giapponesi
hanno intaccato i gli scrittori wester per i successivi 150 anni per basicamente due
ragioni:
- La sua vasta conoscenza scolastica
- A pochi europei era permesso arrivare in Giappone.
Il punto di svolta nella visione raziale europea nei confronti dei giapponesi era
strettamente vicina all’emergenza di avere dei trend scientifici in Europa, con il
tentativo di spiegare il comportamento umano (massacri, ecc). Il flusso di
informazioni che arrivò in Europa sulle popolazioni lontane, nuove, scoperte, ha
lentamente fatto risorgere le credenze etnografiche medievali nelle razze mostruose
che sono “sempre lontane”. Ora gli europei erano pronti ad accettare cosa
percepivano come una spiegazione più valida dell’umanità, basata su primi testimoni.
Alcune pietre miliari della trasformazione del concetto di razza:
 Carl Von Linne (naturalista svedese, 707-778) da molta attenzione alla
questione della razza umana. Tratta l’umanità inizialmente come
un’unica specie, l’homo sapiens, che si divide poi in 4 gruppi con le
rispettive caratteristiche: Americanus, rossi, in collera, eretti;
Europaeus, bianchi, muscolosi; Afer, neri, flemmatici, indulgenti;
Asiaticus, giallastri, malinconici, rigidi altezzosi, occhi e capelli neri…)
 Johann Blumencach divide l’umanità in 5 razze, fu il primo a descrivere
le persone asiatiche come gialle. Gli europei vedono facilmente il giallo
nel colore della pelle delle altre persone perché è un colore vago, era
semplice evidenziare una persona e di conseguenza un intero gruppo.
 Oliver Goldsmith in 6.
Notiamo che in ogni suddivisione i giapponesi erano nello stesso gruppo dei cinesi,
come membri della razza Tartara. Ne deriva che:
- Il sistema di tassonomia umana ha fatto crescere un senso raziale europeo e un
senso di superiorità.
- Convinzioni popolari che esiste una gerarchia raziale dove i tratti positivi sono
assegnati agli europei e quelli negativi a tutti gli altri.
- “Noi, gli europei” VS “loro, gli altri”  l’idea di Europa matura.
 Trasformazione generale nell’identificazione propria Europea.
 Francia: gli enciclopedisti del 18^secolo credevano in una rigida gerarchia di
valori e la civilizzazione europea ne era all’apice.
 America: alla fine del 17^ secolo il colore della pelle divenne un fattore
indipendente e razionale per la schiavitù, infatti nel secolo successivo
prendevano forma misure estreme di dominazione e sfruttamento.

 In queste circostanze, gli europei, che hanno beneficiato dallo sfruttamento


economico al di fuori del loro continente iniziano a sentire un’acuta necessità
di giustificare eticamente il loro abuso di altri esseri umani, al di fuori della
religione.
Il naturalista francese George de Buffon fu il primo a emfatizzare il significato del
colore della pelle dicendo che il nero proviene dalla mancanza di civilizzazione,
questo era sufficiente a rendere i tartari più scuri di pelle degli europei.
La trasformazione delle percezioni europee del colore della pelle dei giapponesi si
fonda sul fatto che i teorici hanno adottato questo tratto fisico come uno dei
principali marcatori della loro tassonomia umana.
può procurare una demarcazione fenotipica di una differenza biologica e
inalterabile nello stato tra i bianchi e gli altri. Differenza causata da una mera
manciata di melanina in più.

Un piccolo barlume di luce ce lo da il francese George Psalmanaazaar che loda i


giapponesi per il loro colore della pelle, e che crede al proverbio che dice che i turchi
e i giapponesi hanno cresciuto le più giuste donne del mondo, la sua opera “an
historical and geographical description of formoza” causa un trambusto a Londra,
infatti gli scritti di questo erudito riflettono molto la situazione del 17^ secolo quanto
la sua mente creativa, lasciano un marchio importante negli indigeni contemporanei.
George non riesce però a fermare la mare perché ormai il razzismo si stava
espandendo in Europa.
Prima ancora di Linne, Charlevoix fu il primo a descrivere il colore della pelle dei
giapponesi come olivastro anziché bianco: era responsabile del nuovo umiliante
ordine raziale seppur non fosse mai stato in Asia.
Verso la fine del 18^secolo, la Cina non è più ben vista dagli europei.
Charles Thunberg enfatizza la dissimilarità tra giapponesi e cinesi, dice però che i
due tratti che li rende distinguibili sono gli occhi e le palpebre. Era consapevole delle
differenze fisiche e con Kaempfer ha giocato un ruolo principale nella riformulazione
del concetto dei giapponesi con le percezioni raziali europee. Nel nuovo discorso
raziale, i giapponesi sembrano più brutti e il loro colore della pelle più scuro degli
europei.
Volevano creare una stratificazione sociale basata su differenze visibili.
Questa modalità di pensiero, adottata dal discorso raziale che iniziò a svilupparsi
nelle colonie del nuovo mondo durante il 17^ secolo e il 18, era ora prevalente nella
narrativa europea. Il diventare più scuro della pelle dei giapponesi ha cresciuto un
pregiudizio del colore nei loro confronti, precursore di intergruppi razzisti.
Il Giappone rimase un rifugio sicuro in un tempo in cui gli africani erano schiavizzati
e i nativi americani erano sterminati sistematicamente.

- Verso un rincontro con il Giappone (1800-1853)


Un anno prima della fine del 18^secolo, Charles White:
- produsse il primo esplicito manifesto comprensivo della gerarchia raziale “an
account of the regular gradation in man” superiorità europea basata su sulla
fisionomia estetica (faccia perpendicolare, mento che si proietta, una forma
della testa nobile).
- Serie di illustrazioni che ponevano il profilo di uno struzzo da un lato, quello di
un europeo dall’altro e quello di un nativo al centro.
 Questo ebbe un effetto molto potente nelle generazioni di europei.
L’idea della gerarchia basata sui caratteri fisionomici intacca e penetra anche la
linguistica: distinzione tra lingue come latino, lingue tedesche che formeranno il
romanticismo tedesco derivanti dal Sanscrito VS le lingue derivate dal cinese quali
giapponese e le lingue slave; le prime erano vitali e organiche mentre le seconde
atomizzate e mancanti di profondità persone che parlavano lingue nobili e persone
che parlavano lingue degradate.

- Vasily Golovnin, un esploratore russo, viene imprigionato a Ezo (Hokkaido) e


fu la più importante fonte di informazione sui giapponesi (776-831). Egli
credeva che i giapponesi discendessero dai tartari, e non dai cinesi. Nonostante
ciò, suggeriva l’idea che il sangue dei prigionieri cinesi preso durante gli
assalti in mare fluisse nelle vene dei giapponesi.
- Sir Thomas Stamford Raffles tenente- governatore di Java e amministratore del
British East India Company descrive i giapponesi come civilizzati, come gli
europei, diversi dalle nazioni vicine. Ritiene che i giapponesi sono più vicini
agli europei che agli asiatici in generale per essere nervosi, vigorosi e di potere
mentale e fisico.
A prova di ciò volge l’attenzione all’apparenza: i tratti giapponesi sono
mascolini e europei, con l’eccezione degli occhi (unico tratto in comune tra
cinesi e giapponesi). Le donne sono equamente giuste e più salutari.
Raffles fu importante per la sua attitudine liberale nei confronti di persone
sotto regole coloniali e per la sua vigorosa soppressione del commercio degli
schiavi. Tornando ad uno sguardo più ampio, si può notare come la nozione di
razza sia flessibile quando sono coinvolti motivi come quelle personali ed
economiche.
L’interesse di Raffles nei giapponesi deriva da più indietro. Dopo aver preso
Java nel 1811 dalle mani degli olandesi, e vedendo che il commercio olandese
con il Giappone era sospeso due anni prima, Raffles suggerisce di posizionare
questo commercio nelle mani della East India Company  la sua ambizione
era quella di stabilire relazioni più vicine all’amicizia e alleanza con i
giapponesi. Dr. Ainslie viene mandato da Raffles in Giappone per negoziare e
da qui vengono preparati da Raffles documenti a riguardo delle prospettive di
commercio con il Giappone, provvisti di ambientazione e carattere tecnico e
razionale per la fortuna che avrebbe portato commerciare con loro.
Questo modo di promuovere i giapponesi era anche un modo per far si che i
cinesi retrocedessero. Infatti c’era un grande divario tra i cinesi e giapponesi in
quel tempo. I cinesi erano stazionari e questo impulso sembrava sufficiente a
dare determinazione ai giapponesi per migliorare.

- Philipp Franz von Siebold si interessa alle origini giapponesi. Esamina 4


nozioni a riguardo dell’antichità giapponese: provenienza cinese (no, per
lingua, tratti fisici e storicità differenti), provenienza dalla razza dei tartari, mix
di razze asiatiche, provenienza di aborigeni dell’arcipelago. Seguendo
Thunberg trova gli occhi dei giapponesi simili se non unici con quelli delle
popolazioni vicine: caratteristiche della conformazione mongole.
- Peter Parker, grazie al vassello inglese Morrison mandato in Giappone nel
1837, basandosi su un veloce contatto tra civiltà durante la negoziazione nota
che i giapponesi avevano una apparenza salutare, il ritratto che ne fa è positivo,
dimostra il suo rispetto verso i nativi irremovibili.
- Charles MacFarlane, giornalista inglese, completa una spiegazione
comprensiva dei giapponesi basata sui primi scritti europei e una collezione di
un officer militare Drummond, dicendo che i giapponesi appartengono alla
razza mongola e non cinese.

I libri sulla razza e sulla geografia menzionanti il Giappone erano basati su fondi
come Kaempfer, Thungberg, von Siebold.
- James Cowles Prichard, etnologo e filologo inglese dice che i giapponesi
appartengono alla stessa razza dei loro vicini, i cinesi e coreani nonostante le
differenze linguistiche.

Dopo la sconfitta della Cina nella guerra dell’Oppio, raramente gli europei
nominavano i giapponesi vicino ai cinesi.
L’antropologo americano Charles Pickering trova difficoltà nella classificazione dei
giapponesi. Ha l’opportunità di osservare alcuni pescatori portati in Hawaii trovando
il loro lo stesso colore della pelle degli hawaiani. Definisce i giapponesi membri della
razza Malay (abitanti della penisola coreana, taiwan, indo-china, malaya, isole
dell’oceano pacifico, costa ovest del nord america e le isole caraibiche).

- Riscoperta del Giappone, la morte del vecchio discorso.


- Gli americani non menzionarono nessuna questione razziale: non discussero le
origini dei giapponesi nemmeno li paragonarono ad altre persone.
- Perry e la sua squadra, evitarono di usare termini raziali durante le descrizioni.
- Lawrence Oliphant, autore e viaggiatore che notò la spaventosa apparenza
delle donne giapponesi ma si astenne da problemi razziali.
Fino al 1860 scrittori di importati antologie sul Giappone ripeterono molto di
Kaempfer e lo aggiornarono con concetti raziali del periodo, altri elaborarono di più
la distinzione tra cinesi e giapponesi che iniziarono K e Charlevoix secoli prima.
Westerns produssero un’enorme quantità di dati, sorpassando tutto ciò scritto prima.
 Il vecchio discorso è morto e superato dal nuovo discorso: i nuovi arrivati
percepiscono i giapponesi come ancora più gialli e brutti. Le nuove teorie
scientifiche posizionano i giapponesi in un livello inferiore a quello europeo
(bianchi)

Solo nella seconda metà del 19^ secolo l’antagonismo raziale raggiunge la sua
maturità. In un era dove il sole non tramonta mai in Inghilterra, del potere europeo e
degli USA, iniziarono a giustificare il loro sfruttamento economico di altre persone
con teorie di superiorità raziali e di dominanza inevitabile. Il Giappone non poteva
rimanere zitto di fronte a tutto questo, era pronto a lanciare una lotta contro il West
non solo per affermarsi e in seguito estendere la sua fisica sovranità, ma anche per
liberarsi dalle etichette che gli europei gli hanno attribuito secoli addietro.

Il prematuro discorso sulla razza giapponese è affascinante, lo stato nazionale dei


giapponesi di fronte a quello degli europei diventò un mistero inesplorato. Anche se
questo non potè prevenire il declino dei termini raziali per i giapponesi.
La trasformazione del colore dei giapponesi di fronte agli occhi europei dimostra la
tendenza umana di categorizzare le persone secondo stati collettivi e suggerisce che
gli stereotipi dell’attrattività raziale deriva dal processo di categorizzazione collegato
a status e apparenza.
Questo cambiamento dimostra come i pregiudizi tendano a distorcere la percezione e
come la percezione può corrompere le emozioni.