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MARCO MATTEOLI

GIORDANO BRUNO A PRAGA TRA LULLISMO,


MATEMATICA E FILOSOFIA

ESTRATTO
da

RINASCIMENTO
2016 ~ a. 56
ISTITUTO
NAZIONALE
DI STUDI
SUL
RINASCIMENTO

SecondaSerie
Seconda Serie
VOLUME
VOLUME LIV
LVI

Rinascimento
direttore
Michele Ciliberto

Leo S. Olschki Editore

2016
RINASCIMENTO

Seconda serie
VOLUME CINQUANTASEIESIMO

ANNO SESSANTASETTESIMO MMXVI


ISTITUTO
NAZIONALE
DI STUDI
SUL
RINASCIMENTO

Seconda Serie
VOLUME LVI

Rinascimento
direttore
Michele Ciliberto

Leo S. Olschki Editore

2016
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Registrazione del Tribunale di Firenze n. 1381 del 2 luglio 1960
SOMMARIO

Saggi e testimonianze
Jill Kraye, Beyond Moral Philosophy: Renaissance Humanism and
the Philosophical Canon . . . . . . . . . . . . p. 3
Pasquale Terracciano, La politica all’inferno: rileggendo il sogno
di Machiavelli . . . . . . . . . . . . . . . » 23
Nicola Panichi, «Car, quelque langue que parlent mes livres, je
leur parle en la mienne». Montaigne lettore di Guicciardini e
Machiavelli . . . . . . . . . . . . . . . . » 53
Gilberto Sacerdoti, Le dannabili opinioni di Christopher Mar-
lowe. L’anticristianesimo rinascimentale tra guerre di religione,
nuova filosofia e fonti pagane . . . . . . . . . . . » 77
Rosanna Camerlingo, Machiavelli a Oxford. Guerra e teatro da
Gentili a Shakespeare . . . . . . . . . . . . . » 123
Gianni Paganini, Descartes, Elisabeth e Campanella. Connessioni e
reazioni intorno alla «terza nozione primitiva» . . . . . » 139

Testi e commenti
Ilaria Morresi, Una visita alla biblioteca di Marin Sanudo . . » 167

Note e varietà
Annarita Angelini, Poliziano nell’umanesimo francese . . . » 213
Marialuisa Baldi, Cardano vestito alla francese: dal Proxeneta a
La science du monde . . . . . . . . . . . . . » 231
Maria Elena Severini, I Ricordi in Francia: la prima fortuna del-
le massime politiche di Francesco Guicciardini . . . . . » 253
Valentina Lepri, Per la ricezione di Machiavelli e di Guicciardini
nella cultura diplomatica della Polonia cinque-seicentesca . . » 283

~V~
Sommario

Marco Matteoli, Giordano Bruno a Praga tra lullismo, matemati-


ca e filosofia . . . . . . . . . . . . . . . . p. 301

Discussioni
Massimiliano Malavasi, Ficinus redivivus. Su una nuova edizio-
ne della versione latina del Pimander e sui rapporti tra umanesi-
mo e religione . . . . . . . . . . . . . . . . » 327
Brian P. Copenhaver, Contro ‘l’umanesimo’: l’autocoscienza di
Pico e la sua fama . . . . . . . . . . . . . . » 359

Indice dei manoscritti . . . . . . . . . . . . » 409


Indice dei nomi . . . . . . . . . . . . . . » 411

~ VI ~
Marco Matteoli

GIORDANO BRUNO A PRAGA


TRA LULLISMO, MATEMATICA E FILOSOFIA

Abstract. – In 1588, from early spring to autumn, Giordano Bruno spent


six months in Prague, living at the Spanish embassy. Here he attended at the
edition of two works: De specierum scrutinio, a lullian text composed of De lam-
pade combinatoria Lulliana and De compendiosa architectura, and Articuli centum et
sexaginta adversus mathematicos. If the first recalled the two lullian works pub-
lished by Bruno in Paris and Wittenberg, the second offered a new geomet-
rical model, founded on minimum, a new conceptual object under which he
brought together unity, atom and geometrical point. Thus, here he began a
new theoretical season which reached its fulfillment with the Frankfurt poems,
especially De triplici minimo et mensura. In this article I aim to demonstrate the
intellectual framework, from Prague to Helmstedt, which supported Bruno’s
philosophical searching about this new status of matter, within this peculiar
theory of atomistic geometry. I focus my reflections on those students who
met Bruno at Helmstedt and followed him to Padua.

Nelle dichiarazioni raccolte durante la fase veneta del processo, Giordano


Bruno racconta di essere giunto a Praga nella primavera del 1588 e di avervi
soggiornato per circa sei mesi; 1 ciò viene confermato anche da altre importanti
fonti documentarie: anzitutto dall’Oratio valedictoria, pronunciata di fronte al
senato accademico l’otto marzo 1588, la cui data documenta, approssimativa-
mente, il periodo della partenza da Wittenberg; 2 poi l’iscrizione nel registro
dell’università di Tubinga, in data 17 novembre 1588, che invece rivela la pre-
senza di Bruno in quella città dopo il soggiorno praghese; infine la testimo-

marco.matteoli@sns.it
1 Cfr. V. Spampanato, Vita di Giordano Bruno con documenti editi e inediti, Messina 1921,
p. 703; A. Mercati, Il sommario del processo di Giordano Bruno, Roma 1942, p. 105.
2 Cfr. G. Bruno, Oratio valedictoria, in Eiusd. Opera latine conscripta, publicis sumptibus
edita, recensebat F. Fiorentino [F. Tocco, G. Vitelli, V. Imbriani, C.M. Tallarigo], 3 voll.
in 8 parti, Neapoli[-Florentiae] 1879-91, I, 1, p. 1. È utile ricordare che le date dei luoghi
soggetti alla riforma protestante seguono il calendario giuliano.

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Marco Matteoli

nianza di Martin Crusius nella quale egli ricorda che a Tubinga, il 21 novem-
bre del 1588, fu messo a conoscenza da parte di Bruno del suggerimento che
egli aveva ricevuto da Nicodemus Frischlin di recarsi presso la corte imperiale,
dimostratosi poi, alla prova dei fatti, un consiglio infruttuoso e forse mosso
da una motivazione poco nobile.3 Tale è dunque la breve cornice temporale
entro cui si inserisce la permanenza di Bruno nell’allora capitale dell’Impero,
circoscritta tra l’inizio della primavera e il tardo autunno del 1588; un periodo
che, come è stato sottolineato da Cengiarotti e da altri studiosi,4 deve leggersi
nel segno della continuità con il resto dell’esperienza tedesca, caratterizzata
quindi da due principali e più significative tappe  –  Wittenberg (1586-1588) e
Helmstedt (1589-1590) – e soggiorni più brevi, ma non meno importanti, come
Praga, Tubinga e Francoforte, tra i quali si può includere anche Zurigo, dove
Bruno passa poco prima di giungere in Italia. Una fase estremamente fertile dal
punto di vista della produzione scientifica, che vede la stampa di alcune delle
principali opere latine di Bruno – dagli scritti di argomento dialettico-lulliano,
ai poemi francofortesi e l’ultima delle opere mnemotecniche – oltre che l’ela-
borazione delle cosiddette opere magiche e di due testi di argomento dialettico
e metafisico, tutti editi postumi.5 Non è, tuttavia, solo per la vita scientifica e

3 Cfr. R. Sturlese, Su Bruno e Tycho Brahe, «Rinascimento», II s., XXV, 1985, p.  325;
E. Canone, «Hic ergo sapientia aedificavit sibi domum»: il soggiorno di Bruno in Germania (1586-
1591), in Giordano Bruno. Gli anni napoletani e la ‘peregrinatio’ europea. Immagini. Testi. Docu-
menti, a cura di E. Canone, Cassino 1992, pp. 126-129; S. Ricci, Giordano Bruno nell’Europa
del Cinquecento, Roma 2000, pp. 410-411; M. Ciliberto, Giordano Bruno. Il teatro della vita,
Milano 2007, pp. 393-395.
4 Cfr. G. Cengiarotti, Tra Wittenberg e Praga (1586-1588). Continuità e discontinuità nel
progetto di riforma di Giordano Bruno, in Giordano Bruno in Wittenberg 1586-1588. Aristoteles,
Raimundus Lullus, Astronomie, hrsg. von T. Leinkauf, Pisa-Roma 2004, pp. 133-148; Sturlese,
Su Bruno e Tycho Brahe, cit., pp. 324-325.
5  Per rendersi conto di quanto essa sia significativa, è opportuno dare conto dell’intera
produzione bruniana risalente a quei pochi anni. A Wittenberg Bruno pubblica, nel 1587, il
De lampade combinatoria Lulliana e il De progressu et lampade venatoria logicorum, mentre nel
1588 dà alle stampe l’Oratio valedictoria, con la quale si congeda dal senato accademico, e il
Camoeracensis Acrotismus, che ripropone le centoventi tesi contro la fisica aristotelica discus-
se a Parigi nel 1586. Inoltre elabora una prima redazione della Lampas triginta statuarum,
contenuta in un codice manoscritto assieme al De lampade combinatoria e alle Animadver-
siones circa lampadem Lullianam che porta la data del 1587, mentre risale al 1588 il testo sui
Libri Physicorum Aristotelis, contenuto in due codici della biblioteca di Erlangen. A Praga, nel
1588, vengono editi, invece, il De specierum scrutinio e gli Articuli centum et sexaginta adversus
huius tempestatis mathematicos atque philosophos. Nel 1589 è pubblicata, a Helmstedt, l’Oratio
consolatoria e nel 1591 a Francoforte escono il De triplici minimo et mensura, De monade, nume-
ro et figura, De innumerabilis, immenso et infigurabili, oltre al De imaginum, signorum et idearum
compositione. Contemporaneamente, tra il 1589 e 1591 vengono elaborate tutte le cosiddette
opere magiche: De magia, Theses de magia, De magia mathematica, De rerum principiis, elemen-
tis et causis, Medicina Lulliana, De vinculis in genere, raccolte nel codice Norov. Risalgono
invece al 1591, probabilmente a Padova, una seconda stesura della Lampas triginta statuarum

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Giordano Bruno a Praga tra lullismo, matematica e filosofia

la produzione filosofica che il periodo tedesco si manifesta come il più fecon-


do della peregrinatio bruniana: esso segna anche il punto di massimo successo
dell’attività accademica – e, se vogliamo, ‘politica’ – di Bruno: a Wittenberg e a
Helmstedt si circonda di nuovi allievi, alcuni dei quali diventeranno importanti
collaboratori del Nolano negli anni successivi, accompagnandolo e frequentan-
dolo nei suoi spostamenti, precedendolo, seguendolo o ritrovandolo addirittu-
ra presso l’università di Padova, mentre a Praga, alla corte dell’imperatore, le
sue opere vengono lette e diffuse tra gli intellettuali e gli scienziati del tempo.6
La sua fama come professore e filosofo, teorico di un’innovativa visione del
cosmo infinito e del ruolo dell’uomo entro di esso, sorta a Parigi e cresciuta,
tra polemiche, scontri e conflitti a Londra, trova, pur nelle difficoltà dei tempi,
un’affermazione e un certo riconoscimento proprio in questa fase della sua
vita che, per l’improvviso precipitare degli eventi a Venezia, è purtroppo anche
l’ultima vissuta in libertà. Un periodo che è dunque estremamente importante
per la biografia bruniana, durante il quale si intrecciano, ancora una volta, due
strade che corrono parallele e, al tempo stesso, sono inscindibilmente comple-
mentari: l’elaborazione filosofica e l’azione civile, la costruzione e il completa-
mento del suo sistema filosofico e il tentativo di affermare e imporre la propria
figura come rinnovatore del sapere anche in ambito politico e in prospettiva
europea; due strade che, proprio a Praga, incominciano a segnare un primo e
significativo cambio di passo, grazie al raggiungimento di una nuova e differen-
te consapevolezza teorica, centrata sul valore ontologico del minimo e sul con-
seguente rafforzamento dell’atomismo fisico. Questa svolta trova senz’altro
una maggiore maturazione negli anni successivi e si completa con le riflessioni
sulla magia naturale, che coinvolgono – non secondariamente – anche la praxis
civile, grazie all’elaborazione della teoria del vincolo: è bene dunque premette-
re fin da subito che la nuova geometria del minimo e gli scritti magici non sono
affatto, da un punto di vista teorico, slegati, ma si collocano su una più generale
rivalutazione, da parte di Bruno, del corpuscolarismo naturale quale chiave di
lettura dei rapporti tra i corpi, degli aspetti fisiologici del conoscere e quindi
anche delle relazioni tra gli uomini, mentre, rispetto ad uno sfondo ancora più
filosofico – se non addirittura ‘metafisico’ o, per lo meno, ‘pre-fisico’ – il mini-
mo diviene fondamento e giustificazione in senso atomistico dello statuto del
cosmo e dell’esistenza dei singoli enti, riconfigurando quel paradigma ‘moni-
stico’ che è alla base della speculazione bruniana.7

e i testi matematici intitolati Praelectiones geometricae e Ars deformationum. Infine sono editi
pochi anni dopo la morte di Bruno l’Artificium perorandi (1612, ma risale al periodo di Wit-
tenberg) e la Summa terminorum metaphysicorum (1609) che raccoglie lezioni tenute durante
il soggiorno a Zurigo.
6 Cfr. Sturlese, Su Bruno e Tycho Brahe, cit., pp. 309-312; Cengiarotti, Tra Wittenberg
e Praga, cit., pp. 136-139.
7  Sono rilevanti, in questo senso, le affermazioni che riecheggiano già negli Articuli

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Marco Matteoli

A Praga Bruno alloggia presso l’ambasciatore spagnolo Guillén de Haro,


marchese di San Clemente: 8 l’obiettivo bruniano è prendere contatto con l’im-
peratore e la benevolenza dell’ambasciatore spagnolo può costituire il miglior
biglietto da visita, sotto ogni aspetto. Rodolfo II d’Asburgo era, infatti, per
educazione ed origine – la madre Maria di Spagna era primogenita di Carlo
V – un cattolico spagnolo; come tale si era contraddistinto per l’appoggio e
l’aperto sostegno dato all’iniziativa controriformistica dei gesuiti nei territori
dell’impero, inimicandosi gran parte dei principi e nobili tedeschi.9 Le affinità
tra l’imperatore e il rappresentante della corona spagnola non erano però solo
di natura politica: il Sanclemente, al pari di Rodolfo II, era un appassionato
frequentatore delle scienze occulte, si interessava di alchimia e magia, come è
testimoniato dall’ospitalità offerta, qualche tempo prima della venuta di Bruno,
a John Dee ed Edward Kelley, finiti a Praga dopo aver mandato in dissesto fi-
nanziario, con le infruttuose promesse di trasmutazioni d’oro, il nobile polacco
Albert Laski, al cui seguito era stato anche Bruno durante la sua prima visita
ad Oxford.10 Il Sanclemente era, inoltre, un esperto estimatore del metodo di
Lullo, del quale si reputava anche discendente, vantando lontane origini balea-
riche. Tale vicinanza politica, che si intreccia e si rafforza con i comuni interes-
si intellettuali, costituì, indubbiamente, il fattore predominante nella scelta di
Bruno di prendere dimora presso l’ambasciatore spagnolo; voglio sottolineare,
tuttavia, anche un altro elemento ‘strategico’, non affatto secondario, che può
aver motivato le mosse del Nolano: come già con il Mendoza a Londra e poi a
Parigi con il nunzio apostolico Ragazzoni, forse Bruno cercava sempre più di
ristabilire, in questo caso attraverso la mediazione dell’autorità spagnola, lega-
mi significativi con il mondo cattolico, che senz’altro gli era ormai meno inviso
di una parte significativa di quello riformato – considerando anche l’ennesima

adversus mathematicos e poi nel De minimo, sul minimo come fondamento ontologico dell’in-
finito, le quali rivelano un radicale cambiamento di impostazione rispetto ai dialoghi italiani:
«Minimum est substantia rerum, quatenus videlicet aliud a quantitatis genere significatur,
corporearum vero magnitudinum prout est quantitatis principium. [...] Inde maximum nihil
est aliud quam minimum» (G. Bruno, De triplici minimo et mensura, in Eiusd. Opera latine
conscripta, cit., I, 3, pp. 139-140); «Minimum ergo est prima rerum materia et substantia, quod
sane ita implicat maximum, ut ab, in, cum, ex ipso, item per, in, ad ipsum sit omnis tum
physica tum geometrica magnitudo» (G. Bruno, Articuli centum et sexaginta adversus huius
tempestatis mathematicos atque philosophos, in Eiusd. Opera latine conscripta, I, 3, cit., p. 24).
8 Cfr. G. Bruno, Opere lulliane, edizione diretta da M. Ciliberto, a cura di M. Mat-
teoli, R. Sturlese, N. Tirinnanzi, Milano 2012, pp. 571-573; L. Brotto, Haro Guillén de,
marchese di San Clemente, in Giordano Bruno. Parole concetti immagini, direzione scientifica di
M. Ciliberto, 3 voll., Pisa 2014, I, ad vocem.
9  Su Rodolfo II d’Asburgo, cfr. R.J.W. Ewans, Rodolfo II d’Asburgo. L’enigma di un impe-
ratore, Bologna 1984; P. Marshall, Praga esoterica. Alchimia, astrologia e magia nella città di
Rodolfo II, Torino 2007.
10 Cfr. Ricci, Giordano Bruno nell’Europa del Cinquecento, cit., pp. 411-419.

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Giordano Bruno a Praga tra lullismo, matematica e filosofia

delusione vissuta a Wittenberg in seguito all’epurazione accademica compiuta


dai calvinisti –, facendo anche ambiguamente leva sul fatto che egli, se non più
domenicano, almeno in quanto originario di Nola era comunque suddito della
Spagna.11 Considerati tutti questi fattori, Bruno sceglie di ingraziarsi i favori
del suo potente ospite attraverso la pubblicazione di uno scritto di argomen-
to lulliano, riprendendo l’edizione wittenberghese del De lampade combinatoria
Lulliana dell’anno precedente – privata del frontespizio e del saluto al senato
accademico – e unendovi il De specierum scrutinio, una riscrittura del De com-
pendiosa architectura rispetto al quale egli interviene accentuando i meccanismi
combinatori in vista di un’ancora più efficace ed esplosiva inventio retorica.12
Tale summa del lullismo bruniano è del resto coerente con quel progetto di
diffusione e divulgazione della propria dialettica mnemonico-combinatoria in-
trapreso a Wittenberg con le lezioni di commento all’Organon aristotelico e
culminato con l’elaborazione e la parziale pubblicazione del ciclo delle ‘lam-
pade’.13 L’evidente prossimità teorica tra questo testo praghese e quelli prece-
denti testimonia quindi l’iniziale volontà di Bruno di continuare a preparare
il terreno al disvelamento della propria filosofia puntando su un pubblico di
potenziali lettori sensibili alle istanze di riforma del metodo, studiosi con i quali
condivideva nei confronti dell’aristotelismo un atteggiamento critico che non
era radicalmente ‘ideologico’, ma sposava piuttosto posizioni ‘sincretistiche’,
sovrapponendo temi filosofici originali con meno eterodossi interessi dialettici,

11 Cfr. ivi, p. 419; l’intenzione di lasciare definitivamente l’Ordine dei domenicani e


«veder de ottener l’absoluzione di excessi e grazia di poter viver in abito clericale fuori
della Religione» (Spampanato, Vita di Giordano Bruno, cit., p. 704) non è solo una risposta
pretestuosa addotta agli inquisitori, ma è testimoniata anche negli atti processuali dalla de-
posizione di Domenico da Nocera (ivi, pp. 705-706) e ricordata anche durante il processo
da Bruno stesso, il quale fa riferimento ai suoi ripetuti contatti con le autorità ecclesiastiche
fin dai tempi del suo soggiorno a Tolosa e, nuovamente, al suo rientro a Parigi nel 1586
(cfr. L. Firpo, Il processo di Giordano Bruno, a cura di D. Quaglioni, Roma 1993, pp. 176, 197).
Del resto l’unico modo per poter accedere all’insegnamento accademico era o in qualità di
religioso, specialmente nei paesi cattolici, oppure come laico dove regnava la riforma prote-
stante: dunque l’ambigua condizione di apostata non era a Bruno di alcun giovamento. Nel
registrarsi presso l’università di Marburgo, Bruno esplicita la propria sudditanza nei con-
fronti della corona spagnola dichiarandosi «Neapolitanus» (ma anche «Theologiae doctor
romanensis», cfr. Spampanato, Vita di Giordano Bruno, cit., p. 663), mentre, successivamente,
a Wittenberg, usa «Italus» (ivi, p. 664; cfr. Album Academiae Vitebergensis, ab a. Ch. MDII usque
ad MDCII, II, sub auspiciis Bibliothecae Universitatis Halensis ex autographo editum [Otto
Hartwig], Halle 1894, p. 340, a. 20).
12  Sul cambio di registro interpretativo rispetto all’ars Lulliana tra De compendiosa ar-
chitectura, De lampade combinatoria e De specierum scrutinio, cfr. M. Cambi, La ‘machina’ del
discorso. Lullismo e retorica negli scritti latini di Giordano Bruno, Napoli 2004.
13 Cfr. Ricci, Giordano Bruno nell’Europa del Cinquecento, cit., pp.  398-403; Ciliberto,
Giordano Bruno. Il teatro della vita, cit., pp. 361-365; V. Lepri, Giordano Bruno Teacher at Witten-
berg and the Rar. 51, «Archiwum Historii Filozofii i Myśli Społecznej», LVII, 2012, pp. 83-94.

~ 305 ~
Marco Matteoli

facendo riferimento anche al metodo combinatorio di Lullo: tale atteggiamen-


to troverà un’ormai tardiva e postuma conferma nel diffondersi in Germania,
alcuni anni dopo, del fronte filippo-ramista, entro le cui fila militavano anche
estimatori e discepoli di Bruno.14 Il tratto che, a mio parere, desta più curiosità
del primo scritto praghese consiste, al di là dell’ampia e strumentale ripresa del
lullismo, nell’annuncio presente nella dedica all’ambasciatore di una successiva
e imminente impresa editoriale, che, «sub titulo Lampadis Cabalisticae», dovrà
essere letta in continuità e contiguità con tale scritto,15 e che ritengo possa es-
sere interpretato come l’intenzione di dare alle stampe la prima versione della
Lampas triginta statuarum, redatta l’anno precedente a Wittenberg. Tale ipotesi
può essere avvalorata da almeno due elementi: il fatto, anzitutto, che Bruno
ne avesse approntato il testo poco tempo prima, assemblandolo proprio con il
De lampade combinatoria Lulliana e le Animadversiones; in secondo luogo il titolo
scelto per presentarlo, che richiama in modo suggestivo la prossimità tra la
cabala e gli scritti sulla combinatoria lulliana, un’affinità teorica già considerata
da Pico della Mirandola 16 e confermata anche dal De auditu kabbalistico, un
testo attribuito a Lullo, che Bruno aveva ben presente, nel quale si presentano i
soggetti dell’ars lulliana e del pantheon filosofico che ne fa da sfondo,17 secondo
una maniera non dissimile dalle intenzioni espresse dalla Lampas triginta sta-
tuarum. Con questa opera Bruno vuole infatti riportare in vita l’«usum atque
formam antiquae philosophiae et priscorum theologorum», i quali «arcana na-
turae eiusmodi typis et similitudinibus non tantum velare consueverunt, quan-
tum declarare, explicare, in seriem digerere, et faciliori memoriae retentioni ac-
commodare».18 Dunque a Praga Bruno ha intenzione di completare e rendere

14 Cfr. S. Ricci, La fortuna del pensiero di Giordano Bruno. 1600-1700, Firenze 1990, pp. 27-
47; W.J. Ong, Ramus. Method, and the Decay of Dialogue. From the Art of Discourse to the Art of
Reason, Cambridge (MA)-London 19832, pp. 295-318; C. Vasoli, L’enciclopedismo del Seicento,
Napoli 2005; H. Hotson, Johann Heinrich Alsted 1588-1638. Between Renaissance, Reformation,
and Universal Reform, Oxford 2000.
15 Cfr. Bruno, Opere lulliane, cit., p. 530.
16 Cfr. G. Pico della Mirandola, Apologia adversos eos, qui aliquot propositiones theologi-
cas carpebant, in Id., Opera omnia, scripta in editione Basilensi anno 1572 collecta [rist. anast.,
con una premessa di E. Garin, Torino 1971], pp. 180-181: «quae dicitur ars combinandi et
est modus quidam procedendi in scientiis et est simile quid sicut apud nostros dicitur Ars
Raymundi, licet forte diverso modo procedant. [...] Illa enim ars combinandi est, quam ego
in conclusionibus meis voco alphabetariam revolutionem».
17 Cfr. P. Mainardi, De auditu kabbalistico, in Raimundus Lullus, Opera, Reprint of the
Strasbourg 1651 edition, with an introduction by A. Bonner, Stuttgart-Bad Cannstatt 1996,
p. 107: «Receptum enim nullum recipitur nisi per modum recipientis: cuius signum est per-
fectio philosophiae Platonis in eo. Quod est: quoniam ubi philosophia Platonis desinit, ibi
incipit Kabbala sapientia»; cfr. P. Zambelli, Il De auditu kabbalistico e la tradizione lulliana
nel Rinascimento, Firenze 1965.
18  G. Bruno, Lampas triginta statuarum, in Id., Opere magiche, edizione diretta da M. Ci-
liberto, a cura di S. Bassi, E. Scapparone, N. Tirinnanzi, Milano 2000, p. 940.

~ 306 ~
Giordano Bruno a Praga tra lullismo, matematica e filosofia

pubblico quel progetto che prevedeva di rifondere, all’interno della cornice dia-
lettico-lulliana tracciata dal De lampade combinatoria e dal De progressu et lampade
venatoria logicorum, il cuore teorico della sua filosofia, presentandola attraverso
la suggestiva rappresentazione di alcune serie di trenta archetipi mnemonici,
organizzati secondo uno schema enciclopedico-combinatorio.19 Tale iniziati-
va non va però immediatamente in porto e, al posto dell’annunciata opera,
Bruno dà alle stampe un testo di geometria dal titolo esplicitamente provoca-
torio – Articuli centum et sexaginta adversus huius tempestatis mathematicos atque
philosophos – che contiene un’innovativa rilettura della geometria euclidea tutta
centrata su quel concetto di minimo geometrico che, un paio di anni prima a
Parigi, Bruno aveva desunto dalla conflittuale e critica presentazione del com-
passo di Fabrizio Mordente.
A questo punto vorrei quindi concentrare la mia analisi su due aspetti par-
ticolari di questo testo, che non ritengo essere stati sufficientemente appro-
fonditi dalla critica. Il primo riguarda il valore della bellissima e densa dedica
indirizzata all’imperatore Rodolfo II che introduce lo scritto matematico e che,
a ben ragione, è stata definita alla stregua di un ‘manifesto’ della visione filo-
sofica e politica di Bruno.20 In queste pagine, infatti, è descritto il ruolo ideale
del filosofo all’interno della società umana, un ruolo caratterizzato dalla mas-
sima autonomia intellettuale, ma che ha come scopo quello di proteggere il
sapere dai settarismi dogmatici, tutelando, di conseguenza, la salute culturale e
la tenuta civica della comunità stessa.21 Bruno propone all’imperatore l’intrec-
cio indissolubile tra sapienza e scienza, civile conversazione e vincolo sociale,
ribadendo il valore costruttivo e ‘politico’ di una religione fondata sulla pace,
la tolleranza e l’amore, in contrasto con le tante sette che hanno insanguinato
l’Europa negli ultimi decenni. Si tratta di motivi profondamente bruniani, che
stridono però, sia per i temi che per il registro stilistico, con quanto segue nel

19  Sul rapporto tra la Lampas triginta statuarum e gli altri due testi lulliani, cfr. Cambi,
La ‘machina’ del discorso, cit., pp. 159-172.
20 Cfr. Ciliberto, Giordano Bruno. Il teatro della vita, cit., pp. 395-406.
21 Cfr. Bruno, Articuli adversus mathematicos, cit., pp. 5-6: «Divinoque muneri, quo nos
non ut caeci, sed uti caecorum duces ordinati sumus, inque hoc humanae Reip. corpore in-
ter eos adnumeramur, quibus munus atque vices (quia sic omnino asserere cogimur) oculo-
rum tenere praecipitur, et negotia veritatis atque lucis pro viribus agere est iniunctum: vel in
eo saltem gradu sumus, ut pro parte Reip. animi nostri civitatem hanc a tyrannide patrum
illorum atque huiusce generis militiae principum tueamur. Ubi eam legis severitatem vigere
volumus, ut ratio tum vera, tum necessaria requiratur, nullaque viri quantumlibet excellen-
tis et illustris authoritas pro argumento valeat. Ubi pro infami damnatur iudicio, si qua est
quae de videndis atque visibilibus perperam citra oculorum usum sententia proferatur. Ea
etenim impudentissima patrum ignorantiae cautela est, ut etiam lege disputare prohibeat,
atque firmum esse in auditis et in semel concepta permanere sententia laudabile praedicet:
quod sane statutum ad bestiales illos bene refertur, qui iam non homines, sed ad imaginem
et similitudinem hominum sunt effincti, unde hac specie serventur ut asini, oves, equi, muli,
boves, versutiorum illorum atque prudentiorum dignissimum peculium».

~ 307 ~
Marco Matteoli

testo: in conclusione dell’epistola dedicatoria vi è soltanto un rapido accenno


al fatto che l’opera non deluderà gli interessi matematici e scientifici dell’im-
peratore e si lascia intendere che, se ben accolta, ad essa seguiranno lavori più
importanti; in nessun luogo della prefazione, tuttavia, è preannunciata la svolta
teorica fondamentale che caratterizza i centosessanta articoli, un’innovazione,
sia nel campo della geometria che della filosofia, che Bruno sottolinea inve-
ce ripetutamente nel corso del suo scritto e che segna in modo significativo
la produzione bruniana degli anni successivi. In tutta la dedica quindi mai si
accenna al minimo, né alla sua lettura rivoluzionaria in chiave atomistica, né
tanto meno alle sue applicazioni geometriche: tale ‘sfasatura’ può essere raf-
forzata anche dal fatto che il rimando finale agli altri Sophiae tabellaria 22 che
potrebbero seguire gli Articuli, rimette addirittura in campo il progetto di pub-
blicare quella ‘lampada cabalistica’ della quale gli articoli contro i matematici
forse avevano preso il posto.23 Lo iato tra la prefazione e il testo è poi ancora
più netto, se si considerano gli sfondi teorici sui quali essi rispettivamente si
proiettano: l’introduzione può essere giustamente messa in collegamento con
le altre belle pagine dei dialoghi ‘morali’ inglesi, dell’Oratio valedictoria, della
lettera al senato accademico che apre il De lampade combinatoria, della prefa-
zione al Camoeracensis Acrotismus, nelle quali la filosofia è soprattutto rivolta
all’esterno, alla società, alla vita della natura e nel contesto civile; 24 nel testo
invece vi è un’altra visione, che riguarda appunto lo statuto fisico e metafisico
della materialità, oltreché le nuove considerazioni sul senso del misurare e del
rappresentare geometricamente la realtà. Non che i due aspetti siano tra loro
in conflitto: anzi, come testimoniano l’opera e la vita stessa di Bruno, l’uno
non può sussistere senza l’altro e non può darsi una prospettiva metafisica e
fisica che non sfoci in una visione del mondo in base alla quale tutti gli uomini
e gli altri esseri viventi coesistono nella rete delle relazioni sociali e naturali, in
quanto espressione dell’unica e medesima sostanza. L’impressione che se ne
può trarre è quindi quella che si tratti di due testi più distinti, che distanti, scritti
cioè per contesti e scopi diversi e, forse, per quanto riguarda la prefazione e a
motivo della maggiore vicinanza tematica con le opere pubblicate o elabora-
te a Wittenberg, in vista di una destinazione differente, magari proprio come
introduzione della Lampas cabalistica che Bruno aveva desiderato pubblicare e
alla quale aveva fatto precedere invece i centosessanta articoli, adattandovela.
Occorre dunque chiedersi – e in ciò consiste il secondo spunto di riflessione
oggetto di questo lavoro – perché allora l’annunciata pubblicazione non avvie-

22  Ivi, p. 8.


23 Cfr. Ciliberto, Giordano Bruno. Il teatro della vita, cit., p. 404.
24  Questi testi e temi sono ben sintetizzati in M. Ciliberto, Bruno politico, in Id., Pensare
per contrari. Disincanto e utopia nel Rinascimento, Roma 2005, pp. 287-324; cfr. F. Raimondi, La
repubblica dell’assoluta giustizia. La politica di Giordano Bruno in Inghilterra, Pisa 2003.

~ 308 ~
Giordano Bruno a Praga tra lullismo, matematica e filosofia

ne e per quale motivo le viene anteposto il testo degli articoli matematici; quale
sia la causa di un cambiamento di direzione che, come si è detto, introduce
nuovi e importanti elementi di ordine teorico nella speculazione bruniana, per
certi versi inediti, se ammettiamo come occasionali gli scritti sul compasso del
Mordente. Si tratta infatti di una svolta che non appare come prevista nel per-
corso di riflessione tematica fino allora sviluppato, sebbene già dal De l’infinito
e poi negli scritti di commento alla Fisica aristotelica elaborati tra il 1586 e il
1588 Bruno avesse mostrato un sempre più spiccato interesse per l’atomismo
naturale, anche e soprattutto in funzione critica delle posizioni di Aristotele, il
quale, per negare l’attualità dell’infinito, ribadiva l’idea dell’infinito in potenza,
appoggiandosi alla nozione di continuità dello spazio geometrico.25 Giovanni
Aquilecchia, a margine dell’edizione di alcuni scritti matematici inediti pubbli-
cati intorno alla metà degli anni Sessanta del secolo scorso, ha ipotizzato che
la notizia della morte di Giuseppe Moleti, titolare della cattedra di matema-
tica a Padova e deceduto nella primavera del 1588, potesse aver contribuito a
spingere Bruno verso la città veneta,26 con l’intento di tenere lezioni private di
geometria – commentando il De minimo da poco pubblicato – «a certi scholari
todeschi».27 La critica ha poi evidenziato che alcuni di questi studenti erano già
stati allievi di Bruno fin dai tempi di Wittenberg e Helmstedt: non risulta quindi
del tutto immotivato porsi la questione se Bruno fosse a conoscenza della va-
canza della cattedra patavina da più tempo e non fosse questo uno dei motivi
che lo indussero a sviluppare ulteriormente e a dare un corpo più sistematico
a quella geometria del minimo abbozzata negli scritti parigini e perfezionata
infine nel De triplici minimo et mensura edito a Francoforte nel 1591.28 In ogni
caso, non potendo documentare tale ipotesi, resta comunque utile mostrare la
densità e l’importanza delle relazioni intrattenute da Bruno in quel periodo con
studenti di medicina, matematica e filosofia, senz’altro interessati ai temi che

25  Gli argomenti aristotelici che interessano questa riflessione bruniana sono, in mag-
gior parte, condensati nel terzo libro della Fisica. Qua Aristotele lega esplicitamente la no-
zione di continuo a quella di infinito, analizzando le posizioni degli atomisti e criticandone
la nozione di contatto, per poi sostenere che un corpo, che per definizione è limitato e par-
tibile, non può essere infinito. Conclude quindi affermando che nelle grandezze non possa
darsi infinito in estensione – poiché la massima estensione, cioè l’universo, è corpo, dunque
è limitato e finito – mentre esse possono essere potenzialmente suddivise all’infinito. Cfr.
Aristotele, Fisica, III, 200b-208a.
26 Cfr. G. Bruno, Praelectiones geometricae e Ars deformationum, testi inediti a cura di
G. Aquilecchia, Roma 1964, pp. xi-xv.
27 Cfr. Firpo, Il processo di Giordano Bruno, cit., p. 153.
28  Analizzando la corrispondenza tra Besler e lo zio e tutore Wolfgang Zeileisen, Eu-
genio Canone ipotizza che il progetto di rientrare in Italia, con destinazione Padova, possa
essere fatto risalire alla primavera del 1590, ossia poco prima o durante il soggiorno di
Bruno a Helmstedt; cfr. E. Canone, Hieronymus Besler e due sue lettere, «Bruniana & Campa-
nelliana», XVIII, 2012, pp. 375-404: 389-390.

~ 309 ~
Marco Matteoli

egli andava elaborando in quel periodo e che, viceversa, possono aver indotto
Bruno a declinare in maniera ancora più marcata certe riflessioni intorno all’a-
tomismo geometrico, la corpuscolarità delle relazioni tra i composti, la magia
naturale, la medicina in chiave lulliana. Tra gli amici, allievi e collaboratori del
Nolano è indubbiamente rilevante la figura di Hieronymus Besler che, dopo
aver frequentato Bruno a Wittenberg e a Helmstedt, si spostò a Padova, dove
sicuramente si trovava nell’estate del 1590, quando, assieme allo zio Wolfgang
Zeileisen  –  anch’egli ammiratore e conoscente del Nolano  –  si immatricolò
come studioso di medicina,29 mentre nel luglio dell’anno successivo assun-
se la carica di Procuratore della ‘nazione germanica artista’, l’istituzione ac-
cademica che riuniva gli studenti di filosofia, medicina e teologia dell’ateneo
patavino che provenivano dalle regioni della Germania, Danimarca, Boemia,
Slesia, Svizzera, ecc.30 Dai documenti presenti negli archivi dell’università di
Padova, si apprende, fra l’altro, che anche gli studenti della ‘nazione’ tedesca,
nel novembre del 1590, avevano contribuito a sollecitare le autorità dell’ateneo
per la nomina di un nuovo lettore di astronomia – incarico precedentemente
occupato dal Moleti –, oltre che di uno di filosofia e uno di medicina prati-
ca.31 All’inizio dell’agosto del 1591 Besler viene inoltre citato negli atti della
‘nazione germanica’ come uno dei protagonisti delle vicende conclusive di una
controversia apertasi qualche mese prima a carico di Johannes Jessenius ( Jan
Jessensky) che dall’anno precedente era divenuto assistente di Girolamo Fabrici
d’Acquapendente, occupandosi di dissezioni anatomiche e dell’insegnamento
della chirurgia.32 Jessensky era un medico proveniente dalla Slesia, di lontana e
nobile origine ungherese, che aveva studiato a Wittenberg e Lipsia nella metà
degli anni Ottanta del Cinquecento e che dal dicembre del 1588 frequentava
stabilmente l’università di Padova; Jessenski, oltre ad essere medico, era an-
che interessato alla filosofia naturale e negli anni Novanta e poi all’inizio del

29  Queste le date di immatricolazione di Besler. Wittenberg: 17 ottobre 1586 (Album


Academiae Vitebergensis, II, cit., p. 342, a. 17); Helmstedt: semestre 1589/1590 (Album Acade­
miae Helmstadiensis, I, Album Academiae Juliae, 1, Studenten, Professoren etc. der Universitat Helm­
stedt von 1574-1636, bearb. von P. Zimmermann, Hannover 1926 [ripr. facs. Nendeln 1980],
p. 74, 4); Padova: 10 luglio 1590 (Matricula nationis Germanicae artistarum in Gymnasio Pata-
vino (1553-1721), a cura di L. Rossetti, con la collaborazione di G. Bonfiglio-Dosio, Padova
1986, pp. 81-82, n. 695); cfr. Canone, Hieronymus Besler e due sue lettere, cit., pp. 375-404.
30 Cfr. A. Favaro, Atti della nazione germanica artista nello Studio di Padova, 2 voll., Vene-
zia 1911-12, II, p. 8; sulla nazione germanica artista, ivi, I, pp. xix-lvi; M. Forlivesi, ‘Nationes’
universitarie e identità nazionale. Il caso della ‘natio Germanica’ nello Studio di Padova, in Identità
nazionale e valori universali nella moderna storiografia filosofica, a cura di G. Piaia e R. Pozzo,
Padova 2008, pp. 19-33.
31 Cfr. ivi, I, p. 300: «X Novembris congregata Universitate in aedibus substituti, propo-
nebatur efficaciter procurandum esse, ut lecturae vacantes, scilicet philosophiae, astrono-
miae et practicae ordinariae supplentur [...]».
32 Cfr. ivi, II, pp. 9-10; I, p. 288.

~ 310 ~
Giordano Bruno a Praga tra lullismo, matematica e filosofia

Seicento si farà promotore e divulgatore dell’opera di Francesco Patrizi, pub-


blicando uno scritto intitolato Zoroaster. Nova, brevis, veraque de universo philo-
sophia (Wittenberg 1593), nella quale si dà sinteticamente conto della Nova de
universis philosophia.33 Conterraneo di Jessensky e cultore degli stessi interessi
filosofici e medici era Valentin Acidalius (Valens Havekenthal) che nel 1589, in
un’opera pubblicata a Helmstedt, aveva scritto un epigramma in lode di Bruno
e che, tra il 1590 e il 1593, si trovava a Padova e a Bologna studiando medici-
na: 34 questi, nel 1591, scriveva all’amico Michael Forgácz,35 anch’egli studente
di medicina a Padova in quegli anni e frequentatore anni prima dell’università
di Wittenberg (dove conobbe Bruno), chiedendogli conferma della presenza
del Nolano nell’ateneo patavino.36 Amico di Acidalius e di Forgácz e ‘allievo’
di Bruno era, infine, anche Daniel Rindfleisch  –  dedicatario della raccolta di
poesie di Acidalius tra le quali vi è quella in lode di Bruno – che aveva ricoperto
la carica di procuratore della nazione germanica artista immediatamente prima
di Besler.37 Questo intrecciarsi intorno alla figura del Nolano delle storie e delle
vicende di alcuni studenti della ‘nazione tedesca’, provenienti da Wittenberg
o Helmstedt e residenti a Padova tra la fine degli anni Ottanta e i primi anni
Novanta del Cinquecento, lascia intravedere una certa contiguità e comuni-
cazione esistente tra i principali luoghi degli ultimi anni della peregrinatio bru-
niana e forse serve a spiegare e fondare ulteriormente le scelte e gli indirizzi di
Bruno: vi era un gruppo di studenti e potenziali ‘discepoli’ che, conosciuti e
‘reclutati’ nei fecondi anni tedeschi, avevano motivato Bruno ad interessarsi ad
altri ambiti teorici, lo avevano attratto verso Padova e forse lo avevano messo
al corrente della possibilità di insegnare matematica nell’ateneo patavino? 38 È

33 Cfr. C. Zonta, Schlesier an italienischen Universitäten der Frühen Neuzeit 1526-1740,


Dissertation [Erlangung der Würde eines Doktors der Philosophie (Dr.phil.) genehmigte
Abhandlung, Historisches Institut der Universität], Stuttgart 2000, pp. 237-239, n. 639.
34 Cfr. L. Di Giammatteo, I Valentini Acidali Epigrammata. Testimonianza del dibattito
demonologico a Helmstedt, «Bruniana & Campanelliana», XVII, 2011, pp. 573-584.
35  Michael Forgácz – o Mihály Forgách – (1569-1603), appartenente ad una nobile fa-
miglia ungherese, conobbe Bruno nel 1587, quando si immatricolò presso l’università di
Wittenberg (cfr. Album Academiae Vitebergensis, II, cit., p. 350, b. 6), ritrovandolo poi a Padova
presso la cui università si iscrisse nell’estate del 1590 (cfr. Matricula et acta Hungarorum in
Universitate Patavina, collegit et edidit A. Veress, Budapest 1915, p. 239).
36 Cfr. E. Canone, Introduzione a Giordano Bruno 1548-1600. Mostra storico documentaria,
a cura di E. Canone, Firenze 2000, pp. ci-cii.
37  Acidalius e Rindfleisch si erano immatricolati assieme a Padova nel luglio del 1590,
pochi giorni prima di Besler, e si addottorano in medicina nell’agosto del 1593; cfr. Matri-
cula nationis Germanicae artistarum in Gymnasio Patavino, cit., p. 81, nn. 691-692; Favaro, Atti
della nazione germanica artista nello Studio di Padova, cit., II, p. 40; Di Giammatteo, I Valentini
Acidali Epigrammata, cit., p. 583.
38  A conferma degli stretti rapporti tra studiosi tedeschi di impronta ‘eterodossa’ e
l’università di Padova, al gruppo sopra elencato è forse utile aggiungere anche Martin

~ 311 ~
Marco Matteoli

da osservare, a questo proposito, che questi studenti, oltre ad essere interessati


a questioni filosofiche, erano anzitutto medici: la filosofia che a loro interessava
riguardava pertanto e principalmente la natura e i fondamenti dei rapporti tra
gli enti naturali, assecondando o avvicinandosi a quel paradigma corpuscolare
al quale anche Bruno si era conformato negli ultimi anni della sua speculazione
filosofica; 39 a questo peculiare sfondo teorico si sovrappongono inoltre anche
gli interessi dialettici ed enciclopedici di Bruno largamente coltivati in quegli
anni, come dimostra l’ampia elaborazione di testi di argomento lulliano.40
Alla luce di queste riflessioni la pubblicazione a Praga, nel 1588, degli Arti-
culi centum et sexaginta adversus mathematicos sembra dunque ancora più caratte-
rizzarsi come un evento tutt’altro che estemporaneo, anche se, per certi versi,
resta improvviso e ‘repentino’, dato che da una diretta lettura del testo – che
viene conservato in soli quattro esemplari disseminati tra la Francia, la Ger-
mania, l’Italia e la Russia 41 – si evince che esso fu redatto di fretta: soprattutto
nella lunga sezione che presenta le applicazioni e le costruzioni geometriche,
sono molti i salti e le ripetizioni nella sequenza della numerazione degli artico-

Biermann, formatosi a Wittenberg negli anni Settanta del Cinquecento, immatricolatosi


a Padova nel 1586, e insegnante a Helmstedt tra il 1589 e il 1593 (cfr. Di Giammatteo,
I Valentini Acidali Epigrammata, cit., pp. 577-579) e Magnus Pegel, matematico e professore
di astronomia a Helmstedt tra il 1576 e 1581 (a Padova nel 1584), la cui innovativa visione
cosmologica presenta punti di affinità con quella bruniana (cfr. P.D. Omodeo, Astronomia,
filosofia e teologia nel tardo Rinascimento tedesco. Heinrich Julius di Braunschweig e il soggiorno di
Giordano Bruno in Germania, «Giornale critico della filosofia italiana», VII, 2011, pp. 317-318).
39  Laura Di Giammatteo sintetizza efficacemente lo sfondo teorico sul quale si col-
locano le posizioni filosofiche di questi studiosi: «a) Autonomia e legittimazione di disci-
pline quali la fisica, la medicina e la storia, che si autofondavano in virtù di un metodo
empirico-razionalista. b) Affermazione di una fisica corpuscolarista che negava l’esistenza
dei ‘medi’ in natura. Ciò implicava una critica alla demonologia e alla credenza che entità
sovrannaturali innescassero azioni magiche o metamorfiche. Tutt’al più i demoni agivano
secondo leggi fisiche e fisiologiche, ma non extra naturam. c) L’unità del corpo e dell’anima.
Il corpuscolarismo e la tesi della ‘fisicità’ delle virtutes occultae postulavano, nell’ottica ales-
sandrinista fatta propria da Melantone nel Liber de anima, l’influenza materica – per via del
calore – del corpo sull’anima e viceversa. L’unità piscobiologica di corpo e mente implicava
una trattazione ‘fisica’ dei fenomeni legati al pensiero, alla cogitativa, alla memoria, al son-
no e alle reazioni psicosomatiche» (L. Di Giammatteo, Magia e medicina a Helmstedt. L’inse-
gnamento di Aristotele, Melantone e Bruno nell’Academia Iulia, prefazione e saggio introduttivo
di G.A. Lucchetta, Lanciano 2013, p. 67). Sulla volontà bruniana di rafforzare lo sfondo
filosofico dell’arte medica, cfr. I. Russo, Filosofia e medicina in Giordano Bruno, «Rinascimen-
to», II s., LV, 2015, pp. 363-394.
40  Tra questi scritti acquista un senso particolarmente rilevante per la nostra riflessione
la Medicina Lulliana copiata dal Besler per conto di Bruno dall’Explanatio compendiosaque
applicatio artis Raymundi Lulli di Bernardo Lavinheta, un testo che, come si vedrà, risulta
fondamentale per definire anche l’origine dell’atomismo ‘geometrico’ bruniano, oltre ad
essere una fonte importante per il suo lullismo.
41  Cfr. R. Sturlese, Bibliografia, censimento e storia delle antiche stampe di Giordano Bruno,
Firenze 1987, p. 99.

~ 312 ~
Giordano Bruno a Praga tra lullismo, matematica e filosofia

li, imputabili chiaramente ad errori nel conteggiare le diverse sezioni da parte


dell’autore, più che a sviste di composizione tipografica. Considerati tutti que-
sti aspetti, ritengo quindi che si possa ipotizzare che gli Articuli costituiscano
un’opera prodotta da Bruno per segnare e segnalare una svolta sia nell’atteg-
giamento pubblico che nell’indirizzo teorico, motivata dal desiderio di raffor-
zare l’interesse per la «nolana filosofia» da parte di un nuovo fronte di possibili
interlocutori scientifici  –  gli studenti di filosofia e medicina già conosciuti a
Wittenberg e che ritroverà poi a Helmstedt e, infine, a Padova –, ma anche
dall’esigenza di declinare in modo differente un problema teorico da sempre
centrale per la speculazione bruniana, ossia quello del rapporto tra la materia
prima e absoluta che è a fondamento del sostrato naturale e la costituzione fisi-
ca degli enti.42 Il testo è quindi, in questo senso, estremamente importante e,
sebbene Bruno abbia affrontato tali argomenti già qualche anno prima in scritti
nel quale il registro filosofico era predominante,43 anche nel cimentarsi este-
samente con procedimenti e dimostrazioni geometriche finisce per far emer-

42  Questa particolare svolta teorica e, al tempo stesso, ‘strategica’, per l’assidua opera
di individuazione e selezione di un pubblico adatto a recepire le novità scientifiche e filosofi-
che della «nolana filosofia», ritengo appunto che possa giustificarsi anche a motivo dei nuovi
incontri e relazioni intrattenute durante il periodo tedesco. In questo senso il soggiorno a
Praga, l’incontro con gli intellettuali e le influenti persone che frequentavano la corte impe-
riale – tra i quali, lo ricordiamo, vi era anche Enrico Giulio di Braunschweig, rettore dell’u-
niversità di Helmstedt e futuro duca – può aver indirizzato Bruno ad approfondire quegli
aspetti teorici che troveranno poi piena espressione nei poemi francofortesi e negli scritti di
argomento magico, questi in gran parte elaborati nel momento di massima vicinanza con
gli studenti e i docenti di medicina dell’università di Helmstedt. Rispetto a questa fase gli
Articuli costituiscono dunque un primo e ‘sperimentale’ tentativo di rifondare i paradigmi
teorici portanti della filosofia bruniana, anche alla luce delle nuove acquisizioni scientifiche
con le quali Bruno si sta confrontando in quei luoghi e in quegli anni.
43  Il tema del rapporto tra sostanza unica e universale e singoli enti è centrale so-
prattutto nel De la causa, principio et uno. I testi che, invece, anticipano in qualche modo le
riflessioni degli Articuli sono, per quanto riguarda la costituzione materiale dei corpi e la
critica alla continuità del piano geometrico (con il conseguente proporsi di una prospettiva
corpuscolarista), il Camoeracensis Acrotismus, pubblicato nello stesso anno a Wittenberg, e la
breve sezione dei dialoghi sul compasso del Mordente intitolata De somnii interpretatione che
Bruno stesso cita nel testo praghese. Questa breve raccolta di diciotto ‘aforismi’ costituisce
la parte più tecnica del primo tentativo teorico di derivare un sistema geometrico a partire
dal concetto di minimo e diviene ‘incunabolo’ per le analoghe e successive riflessioni (cfr.
L. De Bernart, «Numerus quodammodo infinitus». Per un approccio storico-teorico al ‘dilemma
matematico’ nella filosofia di Giordano Bruno, Roma 2002, pp. 17-19: per una dettagliata pre-
sentazione della geometria del De somnii interpretatione, cfr. ivi, pp. 241-294). È interessante,
a questo proposito, osservare che nel De somnii interpretatione la nozione di minimo è decli-
nata essenzialmente in termini geometrici (e il corpuscolarismo naturale agisce come mero
termine di confronto); negli Articuli, invece, essa fonda sia il contesto geometrico (con i
concetti di punto e termine), sia quello fisico-materiale (con l’atomo e il vacuo); infine, nel
De minimo, essa diviene triplice, agendo come paradigma costitutivo dell’atomismo, della
geometria e dell’aspetto metafisico-formale.

~ 313 ~
Marco Matteoli

gere costantemente considerazioni di natura filosofica, svelando un fondo di


problematicità teorica che è ben più significativo rispetto alla mera possibilità
della fondazione di una nuova geometria ‘atomistica’. L’obiettivo dello scritto
è, del resto, quello di declinare il tema del minimo in chiave geometrica e, al
contempo, fisica, mostrando quella intima e naturale corrispondenza tra natu-
ra e conoscenza che caratterizza la gnoseologia bruniana fin dal tempo del De
umbris idearum: 44 non è possibile pensare la geometria – e il pensare stesso – se
non in termini corpuscolari, puntuali, discreti, perché tale è lo statuto della
materialità; viceversa, se si vuole affrontare una descrizione ed una misurazio-
ne ‘reale’ e ‘certa’ del mondo naturale è necessario servirsi di una differente e
nuova concezione della geometria, che abbia a suo fondamento, per l’appunto,
la nozione di minimo. L’ignoranza del minimo produce infatti una geometria
priva di reali fondamenti per la misurazione, ma, soprattutto, una filosofia che
è manchevole degli elementi primari del reale: il minimo è l’essenza più intima
della sostanza, la componente unitaria e monistica che caratterizza la materia
a livello pre-fisico e che ugualmente si esprime nell’individuo, nell’atomo, nel
punto.45
Qualsiasi visione della geometria deve dunque essere subordinata a tale
idea della natura e, di conseguenza, ricavare le proprie definizioni o assiomi da
essa o, per lo meno, declinarli in modo che non vi sia aperta contraddizione
tra il piano matematico e quello fisico/metafisico così definito. Se questa è la
premessa teorica di fondo, come è stato possibile per Bruno derivarne un siste-
ma geometrico? A quali fonti ha attinto, a quali scritti e autori si è ispirato per
rintracciare tutti i ‘pezzi’ che vanno a costruire questo composito e originale
quadro, il quale, a dire il vero, non è poi così significativo dal punto di vista ma-
tematico, mentre una potente e originale prospettiva filosofica è faticosamente
e, oserei dire, rudemente incastrata nel solco della tradizionale geometria eu-
clidea? 46 Se è vero, infatti, che già nel Trecento, tra l’Inghilterra e la Francia e

44  Il motivo delle ‘ombre delle idee’ è ancora presente nella speculazione bruniana
degli ultimi anni: basti pensare al De imaginum compositione, del 1591, che si apre proprio
con una lunga disamina della conoscenza, declinata secondo la teoria umbratile, ossia su-
bordinando i piani della memoria e dell’elaborazione concettuale delle idee a quello dell’e-
sperienza sensibile della natura e della sua visualizzazione interiore (cfr. G. Bruno, Opere
mnemotecniche, edizione diretta da M. Ciliberto, a cura di M. Matteoli, R. Sturlese, N. Ti-
rinnanzi, 2 voll., Milano 2004-09, II, pp. 493-499).
45 Cfr. Bruno, Articuli adversus mathematicos, cit., pp. 21-22: «Ignorantia minimi facit
geometras huius saeculi esse geametras, et philosophos esse philasophos. 2. Si minimum
non subsistit, nihil subsistat oportet. 3. Si minimum certa ratione non cognoscatur, quan-
tum nullum cognoscatur oportet. 4. Sicut unitas est substantia numeri et essentia omnis, ita
et minimum tum geometricae tum physicae quantitatis. 5. Minimum duplex in hoc propo-
sito intelligimus: alterum in plano quod est punctum, alterum in solido quod est atomus».
46 Cfr. G. Aquilecchia, Giordano Bruno e la matematica a lui contemporanea: in margine al
De minimo [1990], in Id., Schede bruniane, Roma 1993, pp. 311-317.

~ 314 ~
Giordano Bruno a Praga tra lullismo, matematica e filosofia

in funzione antiaristotelica, si erano diffuse geometrie atomistiche ispirate alla


filosofia democritea ed epicurea,47 è assai difficile ipotizzarne una conoscenza
diretta e approfondita da parte di Bruno, il quale invece si mostra essere, fin dai
tempi dei dialoghi italiani, un buon conoscitore della matematica ‘simbolico-fi-
losofica’ del Cusano e di Charles de Bovelles, rivelando, negli scritti sul Mor-
dente, anche consapevolezza del dibattito a lui contemporaneo tra geometri
‘pratici’ (o ‘meccanici’ come li chiama), matematici ramisti e i primi tentativi
di sviluppare il metodo trigonometrico elaborato più di un secolo prima da Re-
giomontano.48 Ed è proprio guardando a questi autori che possiamo scorgere i
fondamenti della geometria bruniana e ricondurla ad una sua interna coerenza
che ne giustifica, se non la possibilità di applicarla efficacemente alla scienza
matematica, per lo meno il profondo valore teorico, rispetto ad un ambito che
non è solo e strettamente filosofico, ma abbraccia appunto anche quello della
geometria, così come una certa linea di sviluppo, dal Medioevo al Cinquecento,
era andata configurandosi.
Si è detto che Bruno conosceva bene gli scritti matematici di Cusano: già
nei dialoghi italiani, nel De la causa e nello Spaccio, mostra di avere una certa
dimestichezza con le costruzioni geometriche relative alla quadratura del cer-
chio che Cusano indaga in tutte le sue opere di argomento matematico, dal De
geometricis transmutationibus al De mathematica perfectione, composte in un arco
che va dal 1445 al 1459 e quasi tutte raccolte nell’edizione degli Opera omnia
edita a Basilea nel 1565.49 Il cuore teorico dei procedimenti adottati da Cusano
per equiparare un cerchio ad un poligono si basa sull’ipotesi che sia possibile
determinare un andamento regolare – e sia quindi esprimibile in termini nume-
rici – nella variazione delle componenti geometriche costituenti poligoni rego-
lari tra loro isoperimetrici che vanno dal triangolo a quello dal numero di lati
infinito, il quale, di fatto, coincide con il cerchio stesso. Questa impostazione si
fonda, a sua volta, sull’assunto che – secondo una prospettiva teorica che Cusa-
no definisce in termini di visio intellectualis e fa leva sulla nozione di coincidentia
oppositorum  –  all’infinito e nell’infinitesimo la corda e l’arco di circonferenza
siano identici, uguagliando e superando quell’incommensurabilità di retto e
curvo che era alla base della geometria eucli­dea.50 Anche da parte di Charles

47 Cf r. Atomism in Late Medieval Philosophy and Theology, ed. by C. Grellard and
A. Robert, Leiden-Boston 2009.
48 Cfr. De Bernart, «Numerus quodammodo infinitus», cit., pp. 27-67.
49  Cfr. D. Nicolai de Cusa... Opera. In quibus theologiae mysteria plurima, sine spiritu
Dei inaccessa... revelantur... Item in philosophia praesertim in Mathematicis, difficultates multae...
explicantur et demonstrantur..., Basileae, ex officina Henricpetrina, 1565, III; Id., Scripta mathe-
matica, edidit M. Folkerts, Hamburg 2010; Id., Les écrits mathématiques, présentation, trad.
et notes par J.-M. Nicolle, Paris 2007.
50 Cfr. L. De Bernart, Cusano e i matematici, Pisa 1999; R. Sturlese, Coincidenza degli
opposti e quadratura del cerchio: il Cusano nello Spaccio, in Favole, metafore, storie. Seminario su

~ 315 ~
Marco Matteoli

de Bovelles, che dell’opera e del pensiero di Cusano è un fedele discepolo, in


scritti come il De mathematicis rosis e il De geometricis supplementis 51 – che rie-
cheggiano, soprattutto per lo stile e il tipo di costruzioni geometriche, anche
in Bruno – vengono riprese tali considerazioni cusaniane, mostrando in una
maniera anche più esplicita due delle principali fonti teoriche e geometriche
comuni ad entrambi: Thomas Bradwardine e Raimondo Lullo.52 Dal primo, in
particolare dalla Geometria speculativa e dal De quadratura circuli, pubblicati più
volte tra il 1495 e i primi decenni del Cinquecento 53 e quindi molto probabil-
mente noti anche a Bruno, Cusano e Bovelles traggono il suggerimento di con-
centrare la propria analisi del problema della quadratura del cerchio partendo
dal confronto tra i poligoni regolari isoperimetrici. In particolare, in Bradwar-
dine, che eredita una concezione geometrica assai diffusa nella matematica di
derivazione pitagorica, platonica e neoplatonica e ben presente nel commento
di Proclo al primo libro degli Elementi di Euclide, vi è un’idea del punto come
principio generativo e dinamico dell’estensione geometrica e non come mera
espressione ‘in negativo’ di essa, quale è recepita e formalizzata da Euclide nelle
sue definizioni.54 Tale concetto è ribadito con maggiore consapevolezza – e fi-

Giordano Bruno, a cura di O. Catanorchi, D. Pirillo, introduzione di M. Ciliberto, Pisa


2007; J-M. Nicolle, Introduction a Nicolas de Cues, Les écrits mathématiques, cit., pp. 35-47;
G. Federici Vescovini, Cusano e la matematica, in Filosofia e storia della cultura. Studi in onore
di Fulvio Tessitore, a cura di G. Cacciatore, M. Martirano, E. Massimilla, 3 voll., Napoli
1997, I, Dall’antico al moderno, pp. 392-434; R. Murawski, Between Theology and Mathematics.
Nicholas of Cusa’s Philosophy of Mathematics, «Studies in Logic, Grammar and Rhetoric»,
XLIV, 2016, pp. 97-110.
51  Cfr. [ Jacques Lefèvre d’Étaples] Epitome, compendiosaque introductio in libros ari­
thmeticos... Severini Boetii: adiecto familiari commentario dilucidata. Praxis numerandi certis qui­
busdam regulis constricta. [Charles De Bovelles] Introductio in geometriam breviusculis anno-
tationibus explanata, sex libris distincta ... Liber de quadratura circuli. Liber de cubicatione sphere.
Perspectiva introductio. Insuper astronomicon, [Paris, Wolfgang Hopyl, Henri Estienne, 1503];
[Charles de Bovelles], Quæ in hoc volumine continentur... mathematicum opus quadripartitum.
De numeris perfectis. De mathematicis rosis. De geometricis corporibus. De geometricis complemen-
tis, [Paris, Henri Estienne, 1510]. Su Bruno e Bovelles e, in generale, sulla figura del pensato-
re francese, cfr. C. Catà, Forking Paths in Sixteenth-Century Philosophy: Charles de Bovelles and
Giordano Bruno, «Viator», XL, 2009, 2, pp. 381-392; J.M. Victor, Charles de Bovelles, 1479-1553.
An Intellectual Biography, Genève 1978.
52 Cfr. Nicolle, Introduction, cit., pp. 9-33.
53 Cfr. Geometria speculativa Thome Brauardini recoligens omnes conclusiones geometri-
cas.., [Paris 1495]; Geometria speculativa Thome Bravardini recoligens omnes conclusiones geo-
metricas studentibus artium & philosophie Aristotelis valde necessarias simul cum quodam tractatu
de quadratura circuli noviter..., [Paris 1511]. Per un’esposizione della geometria di Bradwar-
dine si rimanda a T. Bradwardine, Geometria speculativa, Latin text and English translation
with an introduction and a commentary by G. Molland, Stuttgart 1989.
54  Questa la definizione di Euclide di punto, secondo il commento di Proclo al primo
libro: «Signum est, cuius pars nulla»; essa viene analizzata sollevando l’apparente contrad-
dittorietà di fondare l’insieme delle figure geometriche e l’intero spazio tridimensionale su

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Giordano Bruno a Praga tra lullismo, matematica e filosofia

nisce per svolgere un ruolo teoricamente rilevante – anche nelle riflessioni geo-


metriche di Raimondo Lullo, rafforzandone in maniera significativa la valenza
atomistica: in molti scritti lulliani – recependo in maniera evidente certi motivi
corpuscolari tipici della filosofia araba 55 – la nozione di punto/atomo svolge
un ruolo decisivo nel definire la relazione tra le componenti qualitative degli
elementi naturali, agendo come una sorta di dispositivo concettuale che assicu-
ra non solo la circolazione e trasmissione dei gradi delle qualità elementali, ma
funge anche da sfondo e sostrato per la sussistenza della teoria dei correlativi
e, infine, giustifica le soluzioni che egli propone per risolvere il problema della
quadratura del cerchio.56 L’esito ultimo di tutte queste applicazioni geometri-
che, metodologiche e teoriche del punto come elemento costitutivo primario
della realtà fisica e di un certo modo di pensare e misurare lo spazio, può essere
peculiarmente colto in ambito teologico, dove esso diviene ‘simbolo’ del rap-
porto di comunicazione tra il piano dell’unità divina e la realtà e, come tale,
viene recepito anche da Cusano, il quale, come è noto, legge e trascrive atten-
tamente i testi lulliani, compreso parte del Liber de geometria nova et compendiosa
dove questi aspetti vengono peculiarmente esaminati ed esposti.57 Differente-

qualcosa di inconsistente. La riflessione di Proclo tende così a riaffermare il valore del punto
in quanto principio ‘formale’ (ma non causale) delle grandezze, recuperando la definizione
pitagorica che lo accosta a quella di unità: «Quemadmodum igitur Unitas alia quidem est
Numerorum genitrix, alia vero ut substrata Numeris materia: et principium quidem utraque
(non tamen id quod Numerus) alio autem modo, atque alio principium: ita sane Signum
quoque partim quidem est Magnitudinum parens, et autor, partim vero principium, non
utique iuxta genitricem causam» (Procli Diadochi Lycii philosophi Platonici ac mathematici
probatissimi in primum Euclidis Elementorum librum commentariorum ad universam mathematicam
disciplinam principium eruditionis tradentium..., a Francisco Barocio patritio Veneto summa
opera, cura, ac diligentia cunctis mendis expurgati... nunc recens editi, Patavii, Excudebat
Gratiosus Perchacinus, 1560, pp.  49-56). Sul concetto di punto nella matematica greca:
V. Vita, ll punto nella terminologia matematica greca, «Archive for History of Exact Sciences»,
XXVII, 1982, 2, pp. 101-114; G.R. Giardina, Astrazionismo e proiezionismo nell’In Euclidem di
Proclo, «Rivista di storia della filosofia», LXIII, 2008, 1, pp. 29-39. Sull’edizione di Barozzi del
commento di Proclo cfr. L. Maierù, La diffusione di Proclo, commentatore di Euclide, nel Cinque-
cento, [11°] «Annuario del Liceo Scientifico ‘B. G. Scorza’ di Cosenza», 1999, pp. 49-68.
55 Cfr. A. Dhanani, The Physical Theory of Kalām. Atoms, Space and Void in Basrian
Mu‘tazilī Cosmology, Leiden-New York-Köln 1994.
56 Cfr. E. Jordi Gayà, La concepción luliana de ‘punctum’ en su contexto medieval, «Estu-
dios lulianos. Revista cuatrimestral de investigación luliana y medievalística», XIX, 1975,
pp.  41-51; C. Compagno, Il Liber de geometria nova et compendiosa di Raimondo Lullo,
«Ámbitos. Revista de estudios de ciencias sociales y humanidades», XXXI, 2014, pp. 35-45.
57 Cfr. E. Pistolesi, Quadrar el cercle després de Ramon Llull: el cas de Nicolau de Cusa, in 2n
Col·loqui europeu d’estudis catalans (Béziers, 19-21 gener 2006), 2 voll., Montpellier 2007, I, La
recepció de la literatura catalana medieval a Europa, edició a cura de C. Camps, M. Roser i Puig,
pp. 17-32; R. Ramis Barcelò, La filosofía luliana en la universidad durante los siglos XV y XVI,
«Anuario Filosófico. Revista del Departamento de Filosofía de la Universidad de Navarra»,
XLIX, 2016, 1, pp. 177-196.

~ 317 ~
Marco Matteoli

mente da Cusano, Bovelles e Bruno possono più facilmente attingere all’im-


ponente summa del sistema lulliano composta da Bernardo de Lavinheta edita
a Parigi nel 1523: all’interno del libro ottavo dell’Explanatio, dedicato alle arti,
vi è infatti un’ampia sezione dedicata alla matematica nella quale si affronta la
nozione di «punto trascendente» – ossia del punto come mezzo concettuale per
descrivere la peculiare ‘puntualità’ e corpuscolarità dei rapporti tra i corpi e del
nostro modo di percepire e misurare la realtà 58 –, trattando poi esplicitamente
del punto geometrico come parte costitutiva e fondante dell’estensione geo-
metrica. In queste pagine la trattazione di Lavinheta, pur concisa, è estrema-
mente esplicita e non è difficile cogliere nel testo una fonte teoricamente molto
significativa per la definizione bruniana di minimo:
«Punctus est minima pars lineae: et est indivisibilis, ut athomus, qui dividi
non potest in partes quantitativas, licet dividi possit in partes essentiales et con-
ceptionales: cuius essentia est punctuitas [...]. Linea est longitudo constituta ex
punctis pro materia: et ex quadam fluxibilitate pro forma: unde sequitur line-
am esse compositam, cum omne ens habens partes sit compositum».59

La geometria di Lullo, soprattutto nella sua versione ‘lullista’, ossia sinte-


tizzata e sistematizzata da Bernardo Lavinheta e diffusa negli ambienti univer-
sitari francesi e poi tedeschi del Cinquecento,60 è dunque una geometria del

58 Cfr. Practica compendiosa artis Raymundi Lul. Explanatio compendiosaque applicatio


artis illuminati doctoris magistri Raymundi Lull. ad omnes facultates per reuerendum magistrum
Bernardum de Lauinheta... lucubrata et ad communem omnium vtilitatem edita. Huius operis
nouem sunt libri..., [Lyon] 1523, cc. cviiiv-cxiv.
59  Cito dall’edizione del 1612 curata da Alstedt: Bernhardi de Lavinheta Opera omnia:
quibus tradidit artis Raymundi Lullii compendiosam explicationem, et eiusdem applicationem ad
I. Logica, II. Rhetorica, III. Physica, IV. Mathematica, V. Mechanica, VI. Medica, VII. Metaphysi-
ca, VIII. Theologica, IX. Ethica, X. Juridica, XI. Problematica, edente Johanne Henrico Alste-
dio, Coloniae, sumptibus Lazari Zetzneri bibliopolae, 1612, pp. 148-149. Lavinheta compie
un’interessante sovrapposizione tra le definizioni lulliane e l’aristotelismo, rafforzando in
senso ‘materialistico’ quell’idea di punto in quanto ‘sostrato geometrico’ già presente in
Proclo e ripresa anche in certe riflessioni sulla quantità derivate dai commenti all’Organon
di Aristotele. Si veda, a titolo d’esempio, il commento di Johannes Versor alle Summulae lo-
gicales di Pietro Ispano relativamente alla nozione di quantitas continua: «sicut in linea punc­
tum est principium materiale lineae, et fluxus puncti est principium formale, sic etiam in
superficie linea se habet ut materiale, et fluxus lineae est principium formale. Et similiter
in corpore, superficies se habet ut principium materiale, et fluxus superficiei tanquam for-
male», cfr. Petri Hispani Summulae logicales, cum Versorii Parisiensis clarissima expositione...,
Venetiis, apud F. Sansovinum, 1572, cc. 89r-89v.
60 Cfr. P. Rossi, Clavis universalis. Arti mnemoniche e logica combinatoria da Lullo a Leibniz,
Milano 1960, pp. 74-78; M. Pereira, Bernardo Lavinheta e la diffusione del lullismo a Parigi nei
primi anni del ’500, «Interpres», V, 1983, pp. 242-265; A. Angelini, Metodo ed enciclopedia nel
Cinquecento francese, 2 voll., Firenze 2008, I, Il pensiero di Ramo all’origine dell’enciclopedismo
moderno, pp. 239-283.

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Giordano Bruno a Praga tra lullismo, matematica e filosofia

punto-minimo e dell’atomo, ossia estremizza quell’idea costitutiva del punto


che la geometria aristotelico-euclidea aveva volutamente disinnescato, consa-
pevole che essa aveva gravi e inficianti conseguenze rispetto alla continuità del
piano geometrico; al contrario, per Lullo e poi anche per Bruno, tale nozione,
proprio perché affonda le proprie radici teoriche nel pitagorismo, è maggior-
mente fondata da un punto di vista filosofico e, soprattutto, ben si sposa con
una visione corpuscolare e discreta del ‘sistema’ geometrico ed anche naturale,
alla quale corrisponde spazialmente e specularmente l’insieme dei numeri.61
Tale tendenza geometrica e teorica si posiziona quindi in piena opposizione
con la prospettiva euclidea, la quale costituisce la principale linea di sviluppo
della matematica moderna, mentre esaspera certi elementi pitagorizzanti e
neoplatonici propri della matematica ellenistica, i quali, soprattutto attraverso
Proclo, si riversano anche nella geometria medievale e rinascimentale, caratte-
rizzandola più in senso pratico che teorico: di fatto la geometria del Rinasci-
mento fa propria un’idea del punto ‘fluida’ (il punto ‘scorre’ nella linea, la linea
‘scorre’ nel piano, ecc.) 62 che, per certi versi, rafforza una concezione continua
del piano, rendendo ‘l’immagine’ delle costruzioni geometriche ancora più di-
namica e sollecitando intuizioni in cui il ‘movimento’ delle componenti aiuta a
trovare nuove soluzioni e interpretazioni ai tradizionali problemi, secondo una
linea operativa e ‘pragmatica’ che aveva già fortemente caratterizzato la rifles-
sione archimedea (non a caso riscoperta largamente proprio a partire dalla se-
conda metà del Quattrocento con la circolazione della traduzione latina com-
piuta da Jacopo di San Cassiano e culminata con l’edizione a stampa dell’editio
princeps nel 1544 a Basilea).63 L’atomismo geometrico di origine arabo-medie-
vale è dunque una strada ‘minoritaria’ e meno significativa dal punto di vista
matematico, che sopravvive in ambito lulliano e influenza le riflessioni di auto-
ri come Cusano, Bovelles e Bruno, la quale, tuttavia, non è aliena da applicazio-

61  Significativa, in questo senso, è la definizione pitagorica di punto, ripresa anche da


Proclo, quale «unitas positionem habens», cfr. Procli... in primum Euclidis elementorum li-
brum commentariorum, cit., p. 55.
62  Cfr. la definizione di punto di Erone di Alessandria: «Punctum est, cuius nulla est
pars [...]. imo tanquam unitas quae positionem habet. Itaque patet punctum quo ad sub-
stantiam idem esse cum unitate. [...] nam quando movetur, vel potius imaginamur moveri,
illud intelligimus in lineae fluxu. unde etiam punctum est principium lineae» (Euclidis Ele-
mentorum liber primus. Item, Heronis Alexandrini vocabula quaedam geometrica: ante hac nun-
quam edita, graece & latine, per M. Cunradum Dasypodium, Argentinae, [Christian Mylius],
1571, cc. 55v-56r); su questi temi cfr. G.R. Giardina, La nozione di punto geometrico nelle
Definitiones di Erone di Alessandria, in Unione e amicizia. Omaggio a Francesco Romano, a cura
di M. Barbanti, G.R. Giardina, P. Manganaro, Catania 2002, pp. 317-332.
63 Cfr. P. D’Alessandro – P.D. Napolitani, Archimede latino, Iacopo da San Cassiano e il
‘corpus’ archimedeo alla metà del Quattrocento con edizione della Circuli dimensio e della Qua-
dratura parabolae, Paris 2012; P.D. Napolitani, La tradizione archimedea, in Luca Pacioli e la
matematica del Rinascimento, Atti del Convegno internazionale di studi (Sansepolcro, 13-16
aprile 1994), a cura di E. Giusti Petruzzi, Città di Castello 1998.

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Marco Matteoli

ni scientifiche feconde: proprio per le peculiari concezioni di ‘indivisibile’ ri-


spetto al punto e ‘atomo’ rispetto al piano/spazio, essa si presta come utile
supporto teorico a quell’idea di corpuscolarismo fisico che era molto diffusa
negli ambienti scientifici e medici medievali e poi rinascimentali che, proprio
per questa concezione posta alla base delle proprie teorie naturali, guardavano
con estremo interesse all’atomismo democriteo ed epicureo riportati in voga
dall’ampia diffusione cinquecentesca del De rerum natura di Lucrezio.64 È dun-
que in questi termini che è opportuno leggere anche la geometria bruniana,
assieme alla sua marcata ripresa del lullismo, sia in campo dialettico che medi-
co, così come gli espliciti riferimenti a Lucrezio caratterizzanti i poemi franco-
fortesi, l’aperta declinazione naturalistica degli scritti magici, i richiami al pita-
gorismo,65 tutti aspetti che in maniera non certamente eterogenea vanno a
rafforzare la nuova direzione teorica intrapresa da Bruno negli ultimi anni della
sua produzione filosofica. Essa, come si è sottolineato in precedenza, ruota at-
torno all’affermazione del minimo che altro non è che la nuova espressione e
rappresentazione del monismo infinitistico che da sempre caratterizza il cuore
teorico della «nolana filosofia» e che ora viene declinato nei termini di una
esplicita costituzione corpuscolare del sostrato materiale della natura, animato
dalla vitalità infinita che ne permea ogni aspetto. Che questo cambiamento di
registro stia già germogliando negli anni della riflessione wittenberghese e tro-
vi un suo primo e ‘improvviso’ rafforzamento negli Articuli di Praga, per poi
divenire predominante nel periodo immediatamente successivo è, in qualche

64 Cfr. V. Prosperi, «Di soavi licor gli orli del vaso». La fortuna di Lucrezio dall’Umanesimo
alla Controriforma, Torino 2004; A. Brown, The Return of Lucretius to Renaissance Florence,
Cambridge (MA) 2010; M. Paladini, Lucrezio e l’epicureismo tra Riforma e Controriforma, Na-
poli 2011. Anche Bruno si mostra interessato ai temi lucreziani, come testimonia già la
densa presenza di riferimenti epicurei nel De l’infinito; appena tornato in Francia chiede
poi al bibliotecario Cotin copia del De rerum natura e sviluppa, nelle opere di commento
alla Fisica di Aristotele, motivi corpuscolari, pur negando, fin dal De la causa, la sussistenza
del vuoto e ammettendo un principio di animazione universale. La presenza di Lucrezio è
infine evidente nei poemi francofortesi e negli scritti sulla magia naturale (cfr. C. Monti,
Incidenza e significato della tradizione materialistica antica dei poemi latini di Giordano Bruno:
la mediazione di Lucrezio, «Nouvelles de la République des Lettres, XIV, 1994, 2, pp. 75-87;
M. Salvatore, Protagonisti e testi – Giordano Bruno, Lucrezio e l’entusiasmo per la vita infinita,
«Studi rinascimentali. Rivista internazionale di letteratura italiana», I, 2003, pp.  113-120;
S. Bassi, Immagini di Bruno ‘mago’, in Autobiografia e filosofia. L’esperienza di Giordano Bruno,
Atti del Convegno (Trento, 18-20 maggio 2000), a cura di N. Pirillo, Roma 2003, pp. 7-20;
E. Fantechi, Tra Aristotele e Lucrezio. La concezione dello spazio nella teoria cosmologica di Gior-
dano Bruno, «Rinascimento», II s., XLVI, 2006, pp. 557-583; Ead., Lucrezio, in Giordano Bruno,
Parole concetti immagini, cit., II, ad vocem).
65  La componente pitagorica della geometria bruniana è stata messa in rilievo già da
K. Atanasijević, La doctrine métaphysique et géométrique de Bruno exposée dans son ouvrage De
triplici minimo, Paris-Belgrade 1923 e, in anni più recenti, da P. Zellini, Figure della ripetizio-
ne nella filosofia della natura di Giordano Bruno, in Aspetti della geometria nell’opera di Giordano
Bruno, a cura di O. Pompeo Faracovi, Lugano 2012, pp. 103-128.

~ 320 ~
Giordano Bruno a Praga tra lullismo, matematica e filosofia

modo, confermato anche dalle importanti vicende biografiche alle quali abbia-
mo accennato e che vedono gli interessi teorici di Bruno sempre più converge-
re con quelli di un certo ‘pubblico’ scientifico, i medici e filosofi della natura che
affiancano Bruno nei suoi spostamenti tra Wittenberg, Helmstedt e Padova.
Tale evoluzione può essere tuttavia colta, in maniera esemplificativa, anche in
un testo simbolo per quegli intensi anni di rielaborazione e riorganizzazione
del sistema filosofico bruniano, ovvero la Lampas triginta statuarum, composta
inizialmente a Wittenberg e rivista e modificata tra Helmstedt e Padova, la
quale, come si è accennato, si trova così ad essere protagonista ‘in negativo’
degli importanti cambiamenti teorici avvenuti in quel periodo. Per la particola-
re collocazione temporale e gli esiti legati alla sua elaborazione, la Lampas tri-
ginta statuarum è infatti un testo molto utile per sottolineare le variazioni teori-
che che entrano in gioco in questa fase dello sviluppo della filosofia di Bruno; è
altresì e in generale un testo fondamentale per comprendere la complessa
struttura della «nolana filosofia» e i nuclei teorici più importanti del suo siste-
ma. Essa costituisce una suggestiva «enciclopedia» 66 delle nozioni principali del
pensiero bruniano, rappresentate e descritte sotto forma di immagini esempla-
ri e organizzate secondo uno schema di lettura e ‘applicazione’ dialettica che
richiama esplicitamente gli scritti lulliani, in particolar modo l’Arbor scientiae e
l’Explanatio di Lavinheta. La Lampas viene elaborata inizialmente nel periodo
wittenberghese e, in quanto tale, è conservata nel codice manoscritto custodito
alla Staats- und Stadtbibliothek di Augs­burg assieme ad alcuni degli scritti di
argomento lulliano e porta un riferimento alla primavera del 1587.67 Un’altra
copia manoscritta, indipendente da questa, ma derivante da un comune anti-
grafo, è presente nel codice Norov e, da una testimonianza dello stesso Besler,
si apprende che, oltre ad essere stata scritta da lui, fu redatta a Padova nell’au-
tunno del 1591.68 I due testi, pur nella speculare conformità, presentano molte
varianti le quali, come ha mostrato Nicoletta Tirinnanzi nella «Nota ai testi»
che introduce l’edizione della Lampas presente all’interno del volume dedicato
alle opere magiche, fanno comprendere come la versione del 1591 fosse teori-
camente più compiuta della precedente, sia per le numerose puntualizzazioni
che meglio esplicano e chiariscono il testo, sia per la scelta di modificare alcune
espressioni e termini per renderli più coerenti con il corpus degli scritti di argo-
mento magico che Bruno aveva elaborato in quegli stessi anni.69 In questa otti-
ca ha quindi senso sottolineare uno dei tanti interventi, pur non molto signifi-
cativo sul piano testuale, che tuttavia lascia intravedere un rafforzamento delle
posizioni che abbiamo cercato di evidenziare in questo lavoro. Nella parte fina-

66 Cfr. M. Ciliberto, Introduzione a Bruno, Opere magiche, cit., p. xxvi.


67 Cfr. Lepri, Giordano Bruno Teacher at Wittenberg and the Rar. 51, cit.
68 Cfr. N. Tirinnanzi, Nota ai testi, in Bruno, Opere magiche, cit., pp. lxxv-lxxvii.
69 Cfr. ivi, pp. cxv-cxviii.

~ 321 ~
Marco Matteoli

le dell’opera vi è infatti la descrizione schematica e riepilogativa di una ‘scala’


naturale la quale, riprendendo la principale scansione della Lampas che distin-
gue i due princìpi centrali della filosofia bruniana  –  la materia e la forma –,
mostra come essi, nel convergere negli enti naturali, siano sostanzialmente
complementari e indissolubili l’uno dall’altro. Ex parte materiae, pertanto, la
schala naturae muove partendo dai «quatuor infimis simplicibus» che sono: il
vacuum, «hoc est receptaculum corporum», l’ombra, ovvero «potentia formabi-
lis et illuminabilis», la materia, nel senso di «subiectum primum susceptivum»
e, infine, l’atomo considerato «substantia physice impartibilis, in qua fit ultima
corporum materialis realisque resolutio, tanquam pratica geometrica divisio-
ne».70 Segue questo primo e quadruplice grado quello dei «quattro quasi sem-
plici» («de quatuor prope simplicibus») che sono: l’arida, «hoc est prima in qua
concursus atomorum conflanda actuatur», l’acqua, «elementum videlicet quod
atomos simul constare facit», il vapore, «utpote substantia in quam aqua primo
attenuatur», e l’exhalatio, ossia «substantia sicca quae ex arida exsurgit».71 Da
questa scansione si evince, anzitutto, il ruolo significativo degli atomi all’inter-
no dell’articolazione del principio materiale, in quanto grado ultimo e determi-
nativo della costituzione materiale; in secondo luogo si coglie come relati-
vamente alla composizione degli atomi risultino subordinati i quattro e
‘tradizionali’ elementi, riletti come un’aggregazione corpuscolare che alterna
aspetti fluidi a componenti più ‘materiche’, densità a rarefazione. Rispetto alla
prima versione della Lampas triginta statuarum occorre quindi osservare che
nella seconda, quella del 1591, si trova una maggiore distinzione dei gradi, se-
gnalati da indici numerici, per un totale di trenta (quelli citati sono i primi otto).
In secondo luogo, in riferimento all’arida, nel testo del codice Norov viene ag-
giunta tra parentesi l’importante precisazione che essa è da intendersi «ut terra
denudata ab omni aqua, ut pulvis», accentuando dunque la distinzione tra l’ari-
da, intesa come aggregato primario di atomi, e la terra, cioè il materiale com-
posito che risulta dall’aggregazione di parti di arida e acqua.72 Anche in un altro
luogo può essere colta la volontà di Bruno di sottolineare, in qualche modo, il
passaggio da un corpuscolarismo ancora vicino a quello lucreziano alla sua
nuova visione degli atomi-minimi che si colloca invece ad un grado che prece-
de e fonda ontologicamente il composito: nella prima versione del testo, in re-

70  Bruno, Lampas triginta statuarum, cit. p. 1304. È opportuno sottolineare, a questo
proposito, che, già nella prima stesura della Lampas, l’atomo è definito «sostanza indivisibile
sul piano fisico» ed è messo in corrispondenza con l’idea di punto, a sua volta indivisibile
rispetto ad un procedimento di divisione ‘geometrico-pratica’, ricreando specularmente
quello schema concettuale ideato nei dialoghi del Mordente del 1586 e perfezionato, in
particolare, nel De somnii interpretatione, che vede il punto riflettere nell’ambito geometrico
la corpuscolarità della natura.
71  Ivi, p. 1306.
72 Cfr. ibid.

~ 322 ~
Giordano Bruno a Praga tra lullismo, matematica e filosofia

lazione all’immagine archetipica di Venere, che esemplifica la ‘volontà’ intrin-


seca ed intima di tutte le parti nella natura a restare unite, leggiamo che tale
forza primaria si manifesta fin nelle sue più piccole componenti, «ut et in mini-
mis terrae et aquae».73 In questo caso l’intervento bruniano agisce correggen-
do tale espressione con l’aggiunta del termine «portionibus» («in minimis ter-
rae et aquae portionibus»),74 evitando, in questo modo, la sovrapposizione tra
il concetto di minimo e le parti più piccole dei composti che sono gli elementi,
‘quasi semplici’ soggetti alle forze vitali, ai moti e alle vicissitudini che caratte-
rizzano tutti i corpi.75
Si tratta di due esempi, forse all’apparenza marginali, che eppure lascia-
no intravedere la tensione teorica che sta attraversando la riflessione di Bruno
in questa fase della sua speculazione, nella quale il paradigma corpuscolare è
andato sempre più delineandosi – secondo un percorso teorico che prende le
mosse nel De l’infinito – e finisce per occupare un nuovo e fondamentale spazio
all’interno del quadro bruniano, arrivando addirittura a fondare e giustificare
la corporeità universale, in quanto determinazione specifica del sostrato mate-
riale, ovvero corpo primario di ogni ente naturale. Questa visione innovativa
dell’atomo/minimo proietta sul piano pre-fisico un monismo ontologico che
da sempre caratterizza il pensiero di Bruno e serve, di fatto, a giustificare e fon-
dare, sul piano materiale, il tessuto ontologico dell’intero universo, quale espan-
sione e moltiplicazione infinita di minimi.76 Essa comincia a definirsi proprio a
partire dagli scritti matematici del 1586 e, ancora più compiutamente, con gli
Articuli pubblicati a Praga nel 1588, costituendo poi la chiave di volta degli ulti-
mi scritti che, non a caso, sono dedicati ad articolare ed intrecciare il tema del
minimo con quello della monade e dell’immenso e, forse, sono effettivamente
destinati ad un nuovo pubblico di ‘scienziati’ interessati profondamente alla
natura ed ai meccanismi che intrinsecamente ne animano le relazioni, sia sul
piano qualitativo che quantitativo. Si comprende e si giustifica, allora, perché
geometria, medicina, magia naturale e critica della fisica aristotelica divengano
gli oggetti principali della riflessione di Bruno negli scritti che va elaborando in
quegli anni: essi costituiscono gli argomenti privilegiati di un nuovo dialogo tra
la «nolana filosofia» e una comunità intellettuale desiderosa di abbracciare una
diversa filosofia per una scienza nuova. Si capisce, inoltre, anche l’intrecciarsi

73  G. Bruno, Lampas triginta statuarum, in Eiusd. Opera latine conscripta, cit., III, p. 154;
cito, in questo caso, dall’Edizione Nazionale, poiché i curatori adottano come testo di rife-
rimento per la Lampas quello della prima versione; cfr. ivi, pp. xiv-xv.
74  Bruno, Lampas triginta statuarum, in Id., Opere magiche, cit., p. 1256.
75 Cfr. Tirinnanzi, Nota ai testi, cit., p. cvii.
76 Cfr. Bruno, Articuli centum et sexaginta adversus mathematicos, cit., pp. 24-25: «Minimi
explicatio, seu centri in circumferentiam expansio, generatio est, circumferentiae vero in
centrum contractio mors physice loquendo»; Id., De triplici minimo et mensura, cit., p. 237:
«Caput II. Ex minimo crescit et in minimum omnis magnitudo extenuatur».

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Marco Matteoli

di motivi che spingono Bruno a riconsiderare tutto il suo sistema alla luce di
un’innovativa e importante nozione, quella di minimo: l’unità si fa sempre più
corpo nella natura e negli enti della natura e, seppure non venga meno il prin-
cipio di animazione naturale e vitale che compone e configura tutte le cose,
a partire dalle loro componenti minime ed essenziali, è sempre più rilevante
l’immagine di un universo che si autosostiene e si alimenta delle proprie forze
e intesse ovunque, ad ogni grado dell’esistente e all’infinito, quell’intensità on-
tologica che la Monade stessa gli infonde. Si coglie, infine, come questo nuovo
e differente paradigma teorico riesca a far convergere con maggiore coerenza
questa peculiare concezione metafisica con la sua inevitabile e inseparabile rea­
lizzazione naturale, esprimendo questo stesso principio unitario anche sul pia-
no logico-gnoseologico, definendo quindi una nuova geometria i cui postulati
teorici si fondano sul minimo.77

77  A completamento dei numerosi studi citati è importante segnalare anche i molti la-
vori di Angelika Bönker-Vallon (in particolare: Giordano Bruno e la matematica, «Rinascimen-
to», II s., XXXIX, 1999, pp. 67-94; Bruno e Proclo: connessioni e differenze tra la matematica neo-
platonica e quella bruniana, in La filosofia di Giordano Bruno. Problemi ermeneutici e storiografici,
a cura di E. Canone, Firenze 2003, pp. 129-144; Matematica, in Enciclopedia bruniana e cam-
panelliana, diretta da E. Canone, G. Ernst, 2 voll., Pisa-Roma 2006-10, I, Giornate di studi
2001-2004, coll. 105-119) e i saggi di M. Mulsow, La geometria applicata nell’opera di Bruno, in
Giordano Bruno. Gli anni napoletani e la ‘peregrinatio’ europea, cit., pp. 146-151 e J. Seidengart,
La métaphysique du minimum indivisible et la réforme des mathematiques chez Giordano Bruno, in
Atomismo e continuo nel XVII secolo, Atti del Convegno internazionale (Napoli, 28-29-30 aprile
1997), a cura di E. Festa e R. Gatto, Napoli 2000, pp. 55-86.

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FINITO DI STAMPARE
PER CONTO DI LEO S. OLSCHKI EDITORE
PRESSO ABC TIPOGRAFIA • CALENZANO (FI)
NEL MESE DI MAGGIO 2017
ISSN 0080-3073