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Nonostante i grandi successi conseguiti dalla teoria della relatività ristretta, Einstein non era

ancora soddisfatto per due ragioni: la prima riguarda l’applicabilità della relatività ristretta ai
soli sistemi di riferimento inerziali; la seconda è inerente al modo in cui inserire la
gravitazione nella relatività ristretta.
Ciò che spinse lo scienziato fu il desiderio di giungere ad una teoria in grado di spiegare
contemporaneamente le interazioni elettromagnetiche e quelle gravitazionali.
La teoria einsteiniana della gravitazione è basata sul principio di equivalenza tra massa
gravitazionale e quella inerziale, facendo dipendere l’accelerazione di gravità solo da
parametri relativi alla Terra (principio di equivalenza debole). Attraverso l’esperimento
mentale dell’ascensore, Einstein concluse che un sistema in accelerazione verso l’alto
produce sui corpi al suo interno lo stesso effetto di un campo gravitazionale verso il basso.
Si può quindi affermare quello che diventerà il principio di relatività generale: tutte le leggi
fisiche sono invarianti rispetto a trasformazioni generali delle coordinate spazio temporali,
cioè hanno la stessa forma in qualsiasi sistema di riferimento.
Poiché in presenza di masse, lo spazio-tempo viene curvato e deformato, tutti i corpi,
compresa la luce, non percorreranno linee rette, ma geodetiche. Da questo il fenomeno
della deflessione della luce: essa viene attratta dalle masse anche se priva di massa.
Fino al lavoro di Einstein, lo spazio fisico era ritenuto euclideo e si credeva che la geometria
non avesse alcuna influenza sui fenomeni fisici. Tuttavia la relatività generale rifonda questa
relazione, permettendo la considerazione di altre due classi di geometrie in cui non è valido
il quinto postulato di Euclide: la geometria ellittica, dove non esistono rette parallele e la
somma degli angoli interni di un triangolo è maggiore di un angolo piatto; e la geometria
iperbolica, dove per un punto esterno ad una retta passano infinite rette ad essa parallele e
la somma degli angoli interni di un triangolo è minore di un angolo piatto.
Nel 1917 Einstein ipotizzò un universo chiuso, statico nel tempo e con densità costante.
Tuttavia, quando Hubble dimostrò che che l’universo è soggetto ad un moto di recessione,
Einstein si dedicò ai modelli in espansione. La densità dell’universo (p) è la variabile decisiva
per stabilirne il destino: confrontata con la densità critica (p​c​), si hanno tre scenari possibili.
1. p > p​c​ : l’universo è chiuso ma senza confini. I campi gravitazionali rallenteranno
l’espansione e invertiranno il moto dell’universo, che collasserà fino a raggiungere
una densità indefinitamente grande (Big Crunch); avrà una geometria ellittica.
2. p < p​c​ : l’universo è aperto e si espanderà in eterno, a velocità sempre maggiori; avrà
una geometria iperbolica.
3. p = p​c​ : l’universo è aperto, e la sua espansione sarà eterna ma sempre più lenta;
avrà una geometria euclidea e lo spazio sarà piatto.