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Capitolo 1

Introduzione

L'oscilloscopio è uno strumento di misura il cui scopo principale è quello di visua-

lizzare su un display graco bidimensionale una tensione variabile nel tempo. Si

tratta perciò di uno strumento di tipo voltmetrico; ciò non è limitativo in quanto

attraverso l'utilizzo di opportuni sensori (trasduttori) è possibile utilizzarlo per la

visualizzazione dell'andamento temporale di qualsiasi grandezza sica.

Per questo motivo l'oscilloscopio risulta essere uno dei principali strumenti ado-

perati da ingegneri e scienziati. Tuttavia per misure speciche quali intervalli tem-

porali, frequenze, ampiezze di tensione, etc. si preferiscono strumenti dedicati come

frequenzimetro e voltmetro, e questo poichè, nonostante l'oscilloscopio sia fonda-

mentale per visualizzare gracamente l'andamento della tensione nel tempo ai capi

di un determinato bipolo, non è molto accurato per quanto riguarda i valori precisi

delle grandezze da misurare.

Occorre sottolineare che sul display dello strumento la riproduzione di una ten-

sione in funzione del tempo non è l'unica modalità di visualizzazione possibile; esiste

infatti la possibilità di tracciare due dierenti tensioni variabili nel tempo, x(t) e

y(t), gracando y(t) in funzione di x(t).

Breve confronto tra oscilloscopio analogico e digitale


L'oscillopio digitale, noto con l'acronimo di DSO (Digital Storage Oscilloscope), a

dierenza di quanto accade nell'oscilloscopio analogico in cui il segnale in ingres-

so viene direttamente inviato al sistema di visualizzazione per disegnare le forme

d'onda sullo schermo a raggi catodici, acquisisce il segnale in ingresso eettuando

una conversione nel dominio numerico con un processo detto di conversione ana-

logico/digitale e lo salva in una memoria RAM. Da ciò si evince che mentre per

l'analogico necessariamente occorre utilizzare un segnale ripetitivo 1 e con frequen-

za non troppo bassa (a causa del tempo limitato di persistenza dei fosfori per la

denizione dell'immagine), nel caso del digitale essendo il segnale memorizzato, può

1 Meno stringente di periodico, in quanto può ripetersi senza regolarità periodica.

1
CAPITOLO 1. INTRODUZIONE 2

essere recuperato in qualsiasi momento, anche se di tipo transitorio e possiede lo

stesso livello di luminosità in entrambi i casi. Proprio per l'assenza di un blocco di

memoria, l'analogico è incapace di mostrare l'informazione relativa a ciò che pre-

cede l'evento di trigger (se ne parlerà approfonditamente in seguito) e questo è un

problema presente in applicazioni in cui l'unico istante di trigger disponibile si trova

alla ne dell'evento che si sta osservando (accade frequentemente).

Un altro problema dell'oscilloscopio analogico è legato all'accuratezza della base

tempi: infatti questa è determinata dalla linearità della rampa di tensione che ef-

fettua lo spazzolamento orizzontale della traccia per la visualizzazione a schermo.

Uno dei vantaggi del digitale è proprio la maggiore accuratezza, anche per quanto

concerne le misure di tensione, poichè il microprocessore (o i microprocessori, vi-

sto che possono essere anche più di uno) può applicare dei fattori di correzione ai

dati acquisiti per correggere eventuali errori dovuti ad un'errata calibrazione dello

strumento.

Inoltre grazie all'attuale disponibilità di microprocessori con i quali elaborare dati

numerici con elevata rapidità, risulta vantaggioso eettuare una conversone A/D e

lavorare nel campo del numerico. Ciò ha impatto anche sulla versatilità dello stru-

mento: infatti avere a disposizione un microprocessore che può essere riprogrammato

variando l'algoritmo di elaborazione piuttosto che una struttura cablata interamente

in hardware, appositamente progettata per ricavare il valore di un parametro del

segnale in ingresso, non porta a dover utilizzare uno strumento diverso. Ne deriva

evidentemente un impatto sui costi: un sistema hardwired progettato ad hoc per

svolgere una determinata funzione avrà necessariamente un costo maggiore rispetto

a un sistema programmabile tramite µ-processore. Lavorare nel numerico ha l'ul-

teriore vantaggio di avere già il risultato di ogni misurazione in forma numerica e

quindi facilmente si potranno eseguire ulteriori elaborazioni su di esso.

Tuttavia l'oscilloscopio digitale ha alcuni svantaggi quali lo svolgimento di ope-

razioni più complesse (vedi il processo di conversione), l'aliasing (di cui si parlerà

nel Paragrafo 2.1.1) e le prestazioni del display, la cui risoluzione è inferiore rispetto

all'analogico.

I DSO oltre ad essere utilizzati come strumenti stand alone, cioè con ne a se

stessi, hanno la possibilità di interfacciarsi come periferiche ad un PC o ad altri

dispositivi (strumenti da sistema ) portando alla realizzazione di quelli che sono

deniti sistemi ATE (Automatic Test Equipment, cioè sistemi automatici di misura).
I modelli più recenti di oscilloscopi digitali sono da considerarsi come veri e propri

PC, in quanto possiedono oltre alla RAM anche uno o più processori, un opportuno

software e connettori PCI per eventuali periferiche.

Una tabella che mostra i vantaggi e svantaggi relativi ai due tipi di oscilloscopio

è la seguente:
CAPITOLO 1. INTRODUZIONE 3

Analog Oscilloscope Digital Oscilloscope


Operation Simple Complex
Front Panel Controls Direct access knobs Knobs and menus
Display Real-time vector Digital raster scan
Gray scales >16 >4
Horizontal resolution >1000 lines 500 lines
Dead-time Short Can be long
Aliasing No Yes
Voltage accuracy ±3% of full scale ±3% of full scale
Timing accuracy ±3% of full scale ±0.01% of full scale
Single shot capture None Yes
Glitch capture Limited Yes
Waveform storage None Yes
Pretrigger viewing None Yes
Data out to a computer No Yes

Tabella 1.1: Comparazione tra oscilloscopio analogico e digitale

Il rapido sviluppo del digitale a partire dalla ne degli anni '90 è dovuto alla

diminuzione dei costi dei microcontrollori su singolo chip, chiamati  System On


Chip , cioè contenenti un microprocessore integrato su un singolo chip; alla Hewlett
Packard è dovuta l'introduzione di un nuovo tipo di oscilloscopi nel 1996, i Mixed

Signal Oscilloscope (MSO) che devono il loro nome al fatto che in ingresso, oltre

ai soliti canali analogici (2 o 4), dispongono di un certo numero di canali digitali

(generalmente non più di 16) e ciò consente di visualizzare a schermo sia i segnali

analogici che digitali; inoltre implementano modalità di trigger avanzate.


Capitolo 2
Conversione A/D

Iniziamo l'analisi dell'oscilloscopio digitale partendo dal concetto fondamentale su

cui si basa: la conversione analogico/digitale.

2.1 Campionamento, quantizzazione, codica


Il segnale in ingresso all'oscilloscopio è continuo nel tempo e nelle ampiezze (proprie-

tà generale dei segnali): è cioè un segnale analogico.

Figura 2.1: Segnale analogico

Un segnale digitale, invece, è denito solo su precisi istanti di tempo e può

assumere solo certi valori di ampiezza.

Figura 2.2: Segnale digitale

La conversione A/D è costituita da 3 fasi:

1. Campionamento
2. Quantizzazione
3. Codica

4
CAPITOLO 2. CONVERSIONE A/D 5

2.1.1 Campionamento (discretizzazione nel tempo)


Campionare il segnale, cioè farlo passare da tempo-continuo a tempo-discreto, si-

gnica valutarne l'ampiezza a intervalli regolari in una successione di istanti tem-

porali, detti istanti di campionamento. Si denisce periodo di campionamento Tc


il tempo che intercorre tra due successivi istanti di campionamento, mentre con
1
fc = Tc
si indica la frequenza di campionamento.

Supponiamo di voler campionare un segnale x(t); dalla teoria dei segnali, il se-
P+∞
gnale campionatore sarà c(t) = n=−∞ δ(t − nTc ).

Figura 2.3: Segnale campionatore

Pertanto il segnale campionato risulterà essere (per le proprietà di campiona-

mento della δ di Dirac):

P+∞
xc (t) = x(t) · c(t) = n=−∞ x(nTc ) δ(t − nTc )

Gracamente:

Figura 2.4: Segnale campionato


CAPITOLO 2. CONVERSIONE A/D 6

Vediamo cosa comporta questa operazione nel dominio della frequenza; trasfor-

mando con Fourier si ha:

x(t) → X(f )

P+∞
c(t) → C(f ) = fc n=−∞ δ(f − nfc )

Ricordando che un prodotto nel tempo è una convoluzione in frequenza:

1
P+∞
Xc (f ) = X(f ) ⊗ C(f ) = Tc n=−∞ X(f − nfc )

che rappresenta lo spettro del segnale campionato e che come si vede è costituito

dalle repliche di X(f ) centrate a multipli della frequenza di campionamento. Per

il teorema del campionamento, se fc > 2fM , con fM frequenza massima (approssi-

mativamente) del segnale, allora tali repliche non si sovrappongono fra loro. Tale

condizione è detta condizione di Nyquist, mentre la frequenza fN = 2fM è la fre-


quenza di Nyquist. L'altra condizione da rispettare è quella dell'esistenza di fM , e

ciò signica che il segnale deve essere strettamente limitato in banda, altrimenti le

code dello spettro si sovrappongono dando luogo all' aliasing ; si denisce frequenza
di folding, cioè di ripiegamento, la frequenza ff = fc
2
. Ricordiamo che nessun segnale

limitato nel tempo è limitato in banda; si può tuttavia supporre trascurabile il con-

tenuto spettrale da una certa fM in poi. Se c'è il sospetto che il segnale che si va a

campionare abbia un contenuto frequenziale signicativo oltre la frequenza massima

per quelle che sono le capacità di campionamento, si utilizza un ltro anti-aliasing

a monte del campionatore (ovviamente ciò porterà a perdere parte del segnale).

Quindi, in ipotesi di condizione di Nyquist rispettata, con una operazione di

ltraggio si può a questo punto recuperare lo spettro del segnale originale; ltro

passa-basso ideale con spettro H(f ):

H(f ) = Tc rectfc (f )

X(f ) = Xc (f ) · H(f )

sin(πfc t)
Poichè antitrasformando h(t) = πfc t
, allora si ha:

P+∞
x(t) = xc (t) ⊗ h(t) = n=−∞ x(nTc ) sin[πfc (t−nTc )]
πfc (t−nTc )

che rappresenta la formula di interpolazione seno cardinale.


CAPITOLO 2. CONVERSIONE A/D 7

2.1.2 Quantizzazione (discretizzazione in ampiezza)


Per eettuare la quantizzazione di un segnale, cioè discretizzarlo in ampiezza, deve

essere prevista la dinamica dello stesso, che delimita un campo di valori assegnabili.

La dinamica denisce quindi un campo di misura per il quale vengono considerate


2 alternative:

ˆ campo unipolare con estremi [0, +VM ]

ˆ campo bipolare con estremi [−VM , +VM ]

Si procede poi con la suddivisione del campo in n sottointervalli, e a ciascun campio-


ne viene associato tipicamente il valore centrale dell'intervallo in cui è contenuto.

Anche in questo caso si possono avere due possibilità:

ˆ quantizzazione uniforme : gli n intervalli sono di ampiezza costante

ˆ quantizzazione non unifome : gli n intervalli hanno ampiezze diverse

Si nota subito che la quantizzazione comporta una perdita di informazione; andiamo

a quanticarla.

Nel caso di quantizzazione uniforme, in cui ad ogni intervallo viene associato il


Q
centro, il massimo errore di quantizzazione sarà Q è l'ampiezza del quanto).
2
(dove
n
Se si hanno a disposizione n bit, allora si possono codicare 2 intervalli. Suppo-

nendo che la tensione abbia dinamica con campo di misura bipolare [−VM , +VM ] si

ha che:

2VM VM
Q= 2n
, e quindi l'errore di quantizzazione sarà EQ ≤ 2n

Invece, nel caso di quantizzazione non uniforme, si denisce diversamente l'ampiez-

za dei vari intervalli in modo tale da ridurre l'incertezza assoluta relativa ai campioni

di minore valore (anche se ciò porta una perdita di accuratezza negli altri). Sono

state sviluppate quantizzazioni non uniformi di vario genere ognuna caratterizza-

ta da leggi diverse: lineari, logaritmiche, etc. Alcune di queste si basano su studi

statistici eettuate sull'andamento del segnale in esame: nella parte di campo in cui

si registrano un maggior numero di campioni acquisiti, poichè questi rappresentano

la maggior parte del segnale, si inttiscono i livelli di quantizzazione (ovviamente

ciò comporterà una perdita maggiore di informazione per i campioni esterni a tale

parte di campo).

La quantizzazione uniforme può essere eettuata secondo due modalità:

ˆ non silenziata
ˆ silenziata
CAPITOLO 2. CONVERSIONE A/D 8

La quantizzazione non silenziata prevede che il campo di misura sia suddiviso in

n intervalli di ampiezza uguale pari a Q (chiamato anche LSB , che sta per Less
Signicant Bit ) e tali che la coppia di intervalli centrali abbia in comune lo 0.

Figura 2.5: Quantizzazione non silenziata

Ciò può creare problemi per la presenza del rumore: infatti un segnale nullo avrà

del rumore sovrapposto che lo farà oscillare intorno allo zero e quindi la tensione

digitale passerà continuamente dal valore di quantizzazione a sinistra dello zero a

quello a destra.

Una soluzione a questo problema è data proprio dalla quantizzazione silenziata


che prevede sempre n intervalli tutti di ampiezza uguale tranne quelli agli estremi; a
dierenza della precedente, in questa soluzione c'è un intervallo centrato sullo zero
Q LSB
e quindi se il disturbo ha ampiezza (ovvero ), l'uscita non mostra rumore.
2 2
CAPITOLO 2. CONVERSIONE A/D 9

Figura 2.6: Quantizzazione silenziata

2.1.3 Codica
Ad ogni intervallo in cui è stato suddiviso il campo di misura viene associato un

codice, tipicamente binario, che lo identica: viene cioè eettuato il passaggio dal

segnale analogico quantizzato al segnale digitale. Come visto prima il numero di bit

utilizzati per la codica determina il massimo numero di intervalli con cui si può

eettuare la quantizzazione. Esistono diversi tipi di codiche binarie e tra le più

diuse abbiamo:

ˆ binario puro : per campi unipolari deniti nell'intervallo

[0 = 000...000 ; +VM − 1LSB = 111...111]

ˆ binario con oset ovvero OB code: per campi bipolari deniti nell'intervallo

[−VM = 000...000 ; +VM − 1LSB = 111...111]

ˆ binario con oset complementato a due ovvero COB code: per campi bipolari

deniti nell'intervallo

[−VM = 111...111 ; +VM − 1LSB = 000...000]

2.2 Convertitori A/D


Poichè le tensioni che si vogliono visualizzare sono variabili nel tempo, a dierenza

di quanto accade per i voltmetri a integrazione, qui è necessario avere convertitori

veloci; a causa dell'eccessivo tempo di conversione utilizzato dai convertitori a valor


CAPITOLO 2. CONVERSIONE A/D 10

medio, si utilizzano i convertitori a valore istantaneo che però necessitano di avere in


ingresso un segnale costante. Bisogna eettuare una operazione che prende il nome

di Sample And Hold (S/H): campionamento del segnale, mantenimento del valore

campionato e successivo invio al convertitore che eseguirà i passi descritti prima di

quantizzazione e codica. Alcuni dei convertitori che saranno analizzati necessitano

del complementare dell'ADC, il DAC.

Il modo più semplice per realizzare il S/H è quello di utilizzare un interruttore

comandato da un clock a frequenza fc e un condensatore che eettua la tenuta del

campione, come in Figura 2.7:

Figura 2.7: Sample And Hold

Agli istanti di campionamento, per un tempo brevissimo, l'interruttore si chiude

e il condensatore si porta al livello di tensione che ha l'ingresso in quel momento; in

seguito l'interruttore si riapre e su di esso rimane memorizzato il livello di tensione.

Prima di memorizzare il successivo campione richiudendo l'interruttore si dovrà

necessariamente aspettare il tempo di conversione dell'ADC. Si otterrà quindi un

graco a gradino, in cui ogni gradino mantiene il livello di tensione per tutto

l'intervallo Tc , che è il tempo che serve al convertitore per eettuare la conversione.

Figura 2.8: Segnale campionato con il S/H

Passiamo a vedere i tipi di convertitori a valore istantaneo. Nei seguenti schemi

considereremo un campo di misura unipolare.

2.2.1 Convertitore a inseguimento


Il convertitore a inseguimento è composto da 4 blocchi principali: un comparatore,

una logica di controllo, un contatore UP/DOWN con una certa frequenza fc e un

convertitore D/A a n bit.


CAPITOLO 2. CONVERSIONE A/D 11

Figura 2.9: Schema a blocchi del convertitore a inseguimento

Vediamone il funzionamento: supponiamo di partire con il contatore a zero;

al DAC arriva il codice a N bit che rappresenta il valore zero e quindi in uscita

al convertitore D/A, cioè sull'ingresso inferiore del comparatore, verrà riportata la

minima tensione possibile, mentre su quello superiore sarà presente la tensione Vx


da convertire.

Il comparatore agisce nel seguente modo (fase di sample ):


Se Vx > Vc allora alla successiva transizione del segnale di CK il contatore
1
aumenta di una unità il valore di C0 e Vc di 1 LSB (UP) ;

Se Vx < Vc allora alla successiva transizione del segnale di CK il contatore

diminuisce di una unità il valore di C0 e Vc di 1 LSB (DOWN).

Fintanto che Vx > Vc il contatore aumenterà il suo valore; il termine a insegui-


mento sta a signicare il fatto che una volta raggiunto il valore della tensione Vx ,
cioè quando |Vx − Vc | < 1 LSB (ovvero su 1 Tc la variazione del segnale in ingresso è

minore di un quanto), il convertitore farà in modo che tale valore sia inseguito dalla

tensione Vc , come è evidenziato in Figura 2.10. Anchè ciò sia possibile il segnale

Vx deve avere una velocità di variazione massima non troppo elevata, cioè tale da
1 LSB 1
risultare minore del rapporto
Tc
, con Tc = fc
.

1 1 LSB =
Vref
2N
CAPITOLO 2. CONVERSIONE A/D 12

Figura 2.10: Diagramma di temporizzazione della logica ad inseguimento

Nell'istante in cui si verica |Vx − Vc | < 1LSB , può essere attivata la fase di

hold, in cui l'inseguimento viene bloccato e il valore numerico C0 viene riportato in

uscita. Vc è approssimata a Vx a meno dell'errore di quantizzazione.

Il tempo di conversione dipende dalla tensione Vx : più è alto il suo valore, mag-

giore sarà il tempo necessario per la conversione. Il caso peggiore (misurazione di

tensione continua partendo da C0 = 0) è dato daTCON V = 2N · Tc con Tc che rap-


presenta il periodo dell'oscillatore. Per tutto il tempo TCON V è necessario garantire

il segnale costante (tempo di hold del campione). Tale soluzione ha evidentemente

una durata di conversione elevata che dipende dalla risoluzione scelta.

2.2.2 Convertitore ad approssimazioni successive


Similmente al convertitore a inseguimento, anche quello ad approssimazioni succes-

sive utilizza un DAC con la dierenza che al posto del contatore UP/DOWN c'è

un'unità logica di controllo che permette di raggiungere il valore di tensione Vx in

modo più rapido.


CAPITOLO 2. CONVERSIONE A/D 13

Figura 2.11: Schema a blocchi del convertitore ad approssimazioni successive

Questo convertitore si basa sulla ricerca dicotomica. Si inizia impostando sul


Vref
DAC il valore 1000...0 a N bit e tale valore corrisponde a
2
(visto che Vref è iden-

ticato da N bit posti a uno si procede dividendo di volta in volta per 2); si confronta
V
Vx con ref2
e si hanno due possibilità che porteranno a impostare diversamente il

Most Signicant Bit :


Vref
ˆ Vx > 2
⇒ M SB = 1
Vref
ˆ Vx < 2
⇒ M SB = 0

Quindi a seconda del risultato del confronto, il bit più signicativo viene posto a 0
oppure a 1. Si continua mettendo a 1 il secondo degli N bit e si attua una seconda
3 V
comparazione rispettivamente con V o con ref
4 ref 4
, ottenuti sommando o sottraendo
Vref Vref
a in base al risultato del primo confronto, cioè:
4 2
Vref
ˆ con
3
V se
4 ref
Vx > 2

Vref Vref
ˆ con
4
se Vx < 2

Corrispondentemente a prima, il risultato assegnerà al secondo bit il valore 0 oppure


1. Si procede iterativamente in questo modo no a che non sono deniti tutti gli N

bit. L'intervallo temporale che separa un confronto dal successivo è Tc e quindi il

tempo di conversione risulta essere TCON V = N · Tc (inferiore al primo visto).

Questi convertitori hanno quattro cause di incertezza:

ˆ quantizzazione;

Vref
ˆ non linearità del DAC (es. non si somma esattamente
4
);

ˆ oset del comparatore (es. confronta Vx + Vof f con Vc );

ˆ incertezza di Vref .
CAPITOLO 2. CONVERSIONE A/D 14

2.2.3 Convertitore ash (o parallelo)


Il convertitore di tipo ash deriva il suo nome dal fatto che attualmente è il tipo

di convertitore più veloce realizzabile con le tecniche tradizionali per la produzione

di circuiti VLSI. Lo schema è costituito da un partitore resistivo attraverso cui si

ottengo diversi livelli di tensione da confrontare con il segnale in ingresso da conver-

tire. In verticale a comporre il partitore devono essere presenti 2N − 1 resistenze di

valore 2R tranne l'ultima che è posta pari a R (N rappresenta il numero di bit in

uscita).

Figura 2.12: Convertitore ash (o parallelo)

Per semplicità supponiamo di lavorare con N = 2; si avranno quindi 4 livelli di

quantizzazione, con una resistenza complessiva vista da Vref pari a: 3R + 2R + 2R +


Vref
R = 8R. Poichè il passo di quantizzazione di un convertitore a n bit è
2n
, tra ogni
Vref
livello di quantizzazione c'è una dierenza di .
4
CAPITOLO 2. CONVERSIONE A/D 15

Figura 2.13: Flash converter a 2 bit

Abbiamo tre livelli di tensione generati dal partitore con cui confrontare la Vx
Vref 3 5
di ingresso: , Vref , Vref . Se Vx è minore di tutti e tre, allora in uscita avrò il
8 8 8
numero binario poichè mi troverò all'interno del 1° quanto, visto che la tensione
00
V Vref
Vx è al di sotto di ref
8
. Invece se Vx >
8
, ma minore delle altre, allora in uscita

avrò il numero binario 01, che corrisponde al 2° quanto e così via. Il circuito logico

di decodica ha il compito di tradurre l'informazione in formato binario. Con questo

schema si riesce ad ottenere la conversione con un solo ciclo di clock: TCON V = Tc .


Il limite dei convertitori ash è che possono essere utilizzati solo per un numero

esiguo di bit; questo a causa dell'elevato numero di componenti che è necessario

utilizzare nello schema: se infatti necessitiamo di un convertitore a 8 bit dovremo


8
impiegare 256 resistori e un numero di comparatori pari a 2 − 1, cioè 255.
Le cause di incertezza di questa struttura sono le stesse che aiggono i due tipi di

comparatori visti in precedenza, con la dierenza che al posto dell'incertezza dovuta


2
al DAC, in questo caso si ha quella dovuta alle resistenze .

Tuttavia i convertitori di tipo ash hanno l'indiscutibile pregio di una rapidità

di conversione dell'ordine della decina di nanosecondi che permette di arrivare a

frequenze di campionamento no al GHz.

2.2.4 Convertitori in parallelo


Per gestire un numero di bit maggiore e per superare il limite imposto dal tempo di

conversione dell'ADC si adotta lo stratagemma di utilizzare più convertitori A/D in

parallelo preceduti da unità di sample and hold.

2 Le variazioni di valore dovute alla temperatura possono essere arginate se i resistori sono
fabbricati con lo stesso coeciente di temperatura.
CAPITOLO 2. CONVERSIONE A/D 16

Figura 2.14: Convertitori in parallelo

Tc
Il circuito di scansione fa in modo che i convertitori campionino sfasati di uno
4
dall'altro (con Tc passo di campionamento dei convertitori).

Con N convertitori in parallelo, si moltiplica per N la frequenza di conversione

(allora con 4 converitori si è quadruplicata la frequenza di campionamento). In realtà

il circuito di scansione non riuscirà mai a mantenere uno sfasamento precisamente


Tc
di e quindi gli istanti di campionamento non saranno mai equispaziati. Inne con
4
il MUX si mettono in sequenza i campioni che escono in modo indipendente dagli

ADC.

2.2.5 Dispositivi CCD


Esiste anche un altro modo per avere a disposizione una conversione rapida: si basa

sull'utilizzo dei così detti Charge Coupled Devices, cioè dispositivi ad accoppiamento
di carica.

Questi dispositivi si basano sul fatto che, anzi che memorizzare i valori dei cam-

pioni già quantizzati, si memorizzano i valori dei campioni analogici, si utilizzano

cioè delle memorie analogiche. Ciò può essere realizzato in linea di principio con

N condensatori: l'informazione viene fatta transitare da un condensatore all'altro

(sul quale viene memorizzata), per cui su di essi saranno immagazzinati i valori

degli ultimi N campioni; in seguito basterà collegare il convertitore ADC a ciascun

condensatore (uno per volta). Di fatto il limite di questa soluzione è dato dalla

limitata tenuta dei condensatori nel tempo, motivo per cui il numero di campioni

che è possibile mantenere in memoria è ridotto.

Nella pratica il CCD si realizza attraverso l'utilizzo di un circuito integrato costi-

tuito da una griglia di elementi semiconduttori (cioè una matrice di regioni quadrate

e rettangolari microscopiche, dette pixel) nei quali vengono memorizzate le cariche:

infatti depositando sulla supercie di un cristallo di silicio un sottile strato metal-

lico, è possibile memorizzarvi le cariche raggruppandole in domini di accumulo (gli


CAPITOLO 2. CONVERSIONE A/D 17

elementi si dicono accoppiati) e, attraverso l'applicazione di opportune dierenze di

potenziale, trasferire la carica al dominio adiacente.


Capitolo 3
Struttura dell'oscilloscopio digitale

E' possibile schematizzare l'oscilloscopio digitale come una struttura composta da

cinque blocchi principali (come in Figura 3.1): una unità di ingresso, una di conver-

sione A/D, un blocco di trigger, una unità di memoria e di elaborazione e un'ultima

parte costituita dai circuiti di visualizzazione.

Figura 3.1: Schema a blocchi dell'oscilloscopio digitale

In realtà c'è anche un altro canale e quindi, a parte CPU e trigger che sono unici,

gli altri elementi sono duplicati. Vediamo nell'ordine i vari blocchi.

3.1 Unità di ingresso


L'unità di ingresso si occupa del condizionamento del segnale in ingresso. Infatti

quest'ultimo raramente si trova nella forma che più ci è comoda per analizzarlo e

18
CAPITOLO 3. STRUTTURA DELL'OSCILLOSCOPIO DIGITALE 19

per poter essere visualizzato a schermo. L'unità di ingresso è composta da selettore


d'ingresso,attenuatore e preamplicatore.

3.1.1 Selettore di ingresso


Il selettore di ingresso stabilisce come accoppiare il segnale di ingresso all'oscillo-

scopio. Ci sono 3 modalità di accoppiamento che possono essere scelte, in quanto

il selettore corrisponde a un commutatore a tre posizioni regolabile dal pannello

frontale dello strumento:

1. DC: quando accoppiamo in questo modo, il segnale viene preso così come è

con la sua componente continua, senza variazioni.

2. AC: in questo caso viene inserito un condensatore di blocco in modo tale

che venga eliminata l'eventuale componente in continua. E' utile nel caso in

cui quest'ultima fosse presente in quantità signicative poichè, ai ni della

visualizzazione a schermo di piccole componenti alternate, non permetterebbe

di utilizzare una sensibilità verticale elevata.

3. GND: con l'accoppiamento a ground viene mandata la massa come segnale di

ingresso (non viene cortocircuitato a massa l'ingresso). In questo modo si può

controllare la posizione di riferimento della traccia sul display.

3.1.2 Preamplicatore
La sensibilità di uno strumento rappresenta la risoluzione che si ha in corrisponden-

za del fondoscala minimo. La sensibilità verticale dell'oscilloscopio SV è misurata


V
in [ ]. Per descrivere il ruolo svolto dal preamplicatore supponiamo che la sen-
DIV
mV
sibilità verticale minima sia SVM IN = 5 ; poichè in verticale abbiamo 8 divisioni,
DIV
la dinamica complessiva sarà di 40 mV . Inoltre supponiamo di avere a disposizione

un ADC con dinamica di 10 V : ciò signica che bisogna fare in modo che i 40 mV
diventino 10 V in ingresso al convertitore A/D, cioè saturino la dinamica dello stru-

mento. Questo signica dimensionare l'amplicatore in modo che abbia un'ampli-


10V
cazione pari a A= 40mV
= 250. Quindi l'amplicatore fa in modo che la più piccola

sensibilità venga portata a piena dinamica sul convertitore.

3.1.3 Attenuatore
L'attenuatore compensato permette di impostare anche delle sensibilità maggiori;

infatti con questo elemento si attenuano i segnali quando si usano sensibilità mag-

giori della minima, che altrimenti andrebbero a uire al di fuori della dinamica del
mV mV
convertitore. Se si vuole passare da 5 DIV a 25 DIV bisognerà attenuare il segnale:

AT T = 5.
CAPITOLO 3. STRUTTURA DELL'OSCILLOSCOPIO DIGITALE 20

3.1.4 Implementazione di preamplicatore e attenuatore


Vediamo come si implementano attenuatore e amplicatore (che avrà una resistenza

di ingresso elevata, come fosse un aperto, e una capacità C2 parassita).

Figura 3.2: Partitore compensato e preamplicatore

Le resistenze R1 e R2 formano il partitore resistivo (attenuatore); se non ci fosse

la capacità C1 , il rapporto di partizione sarebbe variabile con la frequenza creando

un eetto indesiderato. Con la presenza di C1 si costituisce un partitore compen-

sato. Si ha:

1 R1
Z1 = 1
+jωC1
= 1+jωC1 R1
R1

R2
Z2 = 1+jωC2 R2

E per il partitore di tensione:

R2

Vampl = Vin Z1Z+Z


2
2
= Vin 1+jωC2 R2
R1
1+jωC1 R1

da cui si ricava la condizione di compensazione R1 C1 = R2 C2 .

In questo modo si ottiene Vampl = Vin R1R+R


2
2
che è indipendente dalla frequenza.

Poichè nella pratica C1 è un condensatore regolabile, lo si setta in fabbrica in

modo tale da rispettare questa condizione.

Guardando in ingresso all'oscilloscopio si vede quindi una resistenza di ingresso

pari a:

R1 R2 R1 +R2
Zin = Z1 + Z2 = 1+jωC1 R1
+ 1+jωC2 R2
= 1+jωC1 R1

L'ammettenza di ingresso invece è:

1+jωC1 R1
Yin = R1 +R2
= 1
R1 +R2
+ jω RC11+R
R1
2
CAPITOLO 3. STRUTTURA DELL'OSCILLOSCOPIO DIGITALE 21

che rappresenta il parallelo di due termini, una resistenza e una capacità equi-

valenti.

C1 R1 C1 R 1 C1 C2
Req = R1 + R2 e Ceq = R1 +R2
= C 1 R1 = C1 +C2
R1 + C
2

con Req ' 1M Ω e Ceq = 10 ÷ 30pF

Poichè le sensibilità che si possono scegliere sono tante, allora si avrà una se-

rie di questi blocchi RC. Sono presenti due modalità che permettono di variare la

sensibilità:

ˆ Coarse: modalità grossolana, che interviene variando il rapporto di partizione

passando da un blocco compensato all'altro;

ˆ Fine: più accurata della prima e agisce variando il guadagno dell'amplicatore.

Inoltre esiste anche un altro comando chiamato Position V che, agendo sul pream-

plicatore, aggiunge una tensione continua (oset), positiva o negativa, alla forma

d'onda che di conseguenza si sposta in alto o in basso sullo schermo.

3.1.5 La sonda compensata


Per portare il segnale da analizzare dal circuito all'ingresso dell'oscilloscopio si utiliz-

za un accessorio chiamato sonda (probe ), che di fatto è un cavo coassiale ai cui capi
ci sono da un lato un connettore BNC per il collegamento con il CH1 o CH2 e dal-

l'altro due terminali, uno positivo che è costituito dal puntale di misura (da collegare

al punto in cui si vuole prelevare il segnale) e uno negativo, la pinza a coccodrillo

(da connettere al potenziale elettrico che si prende come riferimento, in genere la

massa). Esistono sonde di vario genere: attenuanti o non attenuanti, compensabili

oppure no. La qualità della sonda è determinata fondamentalmente dalla capacità

della stessa di alterare il meno possibile il segnale che si desidera visualizzare.

Figura 3.3: Sonda


CAPITOLO 3. STRUTTURA DELL'OSCILLOSCOPIO DIGITALE 22

Si deve notare che essendo l'ingresso dell'oscilloscopio single-ended, il riferimento


negativo è a massa (a dierenza di quanto accade per il multimetro digitale che

è dierential ) per cui per misurare tensioni ai capi di un bipolo (che non abbia

nessuno dei due terminali a massa) è necessario prelevare la tensione ai due capi

rispettivamente con CH1 e CH2, e successivamente farne la dierenza (funzione già

implementata nello strumento). Infatti non operando in questo modo si rischia, se

circuito e oscilloscopio hanno la stessa massa, di cortocircuitare il bipolo producendo

un risultato errato o, nel caso peggiore, di danneggiarlo.

Gli estremi del cavo coassiale (connettore BNC e puntale di misura) sono i punti

di usura più critici a causa dei continui ripiegamenti che subiscono e ciò provoca

il deterioramento sia della calza (vedi Figura 3.4), cioè della parte metallica che

scherma elettricamente il cavo, che del dielettrico presente come isolante tra calza e

conduttore del segnale; l'usura colpisce anche il conduttore stesso essendo costituito

da un lo di acciaio molto sottile per rendere minima la capacità del cavo anchè

si possano trasferire segnali a frequenza elevata con basse perdite.

Un cavo coassiale in realtà non è altro (per le frequenze in gioco) che un con-

densatore cilindrico e pertanto può essere rappresentato come una capacità CD


dell'ordine dei 100 pF/m.

Figura 3.4: Cavo coassiale

Come visto nel precedente paragrafo, in ingresso all'oscilloscopio si ha il parallelo

tra una resistenza e una capacità; considerando anche l'eetto della presenza della

sonda si ha il seguente equivalente circuitale:


CAPITOLO 3. STRUTTURA DELL'OSCILLOSCOPIO DIGITALE 23

Figura 3.5: Eetto della CD

Vediamo cosa comporta ciò: nel caso reale, trascurando gli eetti reattivi, il

circuito in misura può essere schematizzato con Thevenin con un generatore Vo e

con una resistenza Ro :

Figura 3.6: Equivalente circuitale in ingresso

Se Vo è una tensione continua, la capacità è un aperto:

RIN
VIN = Vo RIN +Ro

Se RIN  Ro ⇒ VIN ' Vo e quindi, poichè RIN è circa pari a 1 M Ω, deve

risultare Ro  1 M Ω

Se Vo è una tensione alternata:

VIN = Vo RoZ+Z
IN
IN
RIN
RIN
ZIN = 1+jωRIN (CD +CIN )
⇒ VIN = V o
1+jωRIN (CD +CIN )
RIN = Vo Ro +RIN +jωRRoIN
RIN (CD +CIN )
Ro + 1+jωR (C
IN D +CIN )

Poichè RIN  Ro ⇒ Ro + RIN ' RIN e quindi:

VIN ' Vo 1+jωRo (C1 D +CIN )


CAPITOLO 3. STRUTTURA DELL'OSCILLOSCOPIO DIGITALE 24

Il risultato ottenuto è quello di un classico eetto passabasso con pulsazione di

taglio ωT pari a:

1
ωT ' Ro (CD +CIN )

La frequenza di taglio fT pertanto è:

1
fT = 2πRo (CD +CIN )

Quindi quello che accade è che vengono tagliate tutte le componenti del segnale

in ingresso che sono al di sopra di questa frequenza. Poichè l'oscilloscopio già di

suo ha una banda passante in ingresso limitata dall'amplicatore, questo fenomeno

peggiora ulteriormente la situazione.

Per alleviare il problema si ricorre alla sonda compensata : proprio come visto

per l'attenuatore compensato, anche qui si modica lo schema nel seguente modo:

Figura 3.7: Schema della sonda con il partitore compensato

Il blocco RS //CS si trova all'interno della sonda; vediamo come cambia Vo pas-

sando a VIN . I due blocchi formati dal parallelo resistenza-condensatore devono

formare un partitore compensato:

0 RIN
RS CS = RIN (CIN + CD ) ⇒ VIN = V RIN +RS

In questo modo VIN risulta indipendente dalla frequenza, eliminando l'eetto

passabasso. Tutto ciò che c'è a destra di Ro può essere ricondotto a un parallelo tra

una resistenza Req e una capacità Ceq :


CAPITOLO 3. STRUTTURA DELL'OSCILLOSCOPIO DIGITALE 25

Req = RS + RIN (serie delle resistenze)

CS (CIN +CD )
Ceq = CS +CIN +CD
(serie delle capacità)

0
Il valore di V è dato dal partitore di tensione nel nuovo circuito equivalente:

0 Req
V = Vo Ro +Req +jωR o Req Ceq

Poichè sicuramente Req > RIN e Ro  RIN allora Ro  Req ; quindi:

0 1
V = Vo 1+jωR o Ceq

0 1
La nuova frequenza di taglio pertanto è fT = 2πRo Ceq
; confrontandola con la

precedente fT = 2πRo (C1IN +CD ) e da come si è denita Ceq , risulta che Ceq < CIN +CD
0
e quindi fT > fT , cioè la nuova frequenza di taglio risulta spostata più in alto rispetto

a quella di partenza migliorando il problema dell'eetto passabasso.

Come detto inizialmente le sonde possono essere compensate oppure no; quelle

compensate più semplici hanno un rapporto di partizione sso 1x, 10x, 100x, 1000x,
dove 1x indica che il rapporto di partizione è posto a 1 e quindi la sonda porta

il segnale così come è all'oscilloscopio senza modicarlo (in questo caso la sonda

non è compensata). Per fare un esempio numerico supponiamo di considerare una

sonda compensata 10x (è il tipo più diuso, attenua di 10 volte il segnale in ingresso):

RIN 1
RIN +RS
= 10
⇒ 9RIN = RS

Come noto l'impedenza di ingresso è di circa 1 M Ω, allora RS = 9 M Ω.


La resistenza di carico che c'è nel punto in cui verrà fatta la misura sarà Req =
10RIN = 10 M Ω e quindi è stata migliorata anche la resistenza di ingresso dello

strumento. Quello che ci aspettiamo è un miglioramento anche sulla banda; so-

stituendo i risultati trovati nella condizione di compensazione:

CIN +CD
9CS = CIN + CD ⇒ CS = 9

(CIN +CD )2
CIN +CD 0
Ceq = 9
(CIN +CD )(1+ 19 )
= 10
⇒ fT = 10fT

E quindi, usando una sonda compensata 10x, la frequenza di taglio diventa 10


volte maggiore rispetto a quella che si avrebbe senza compensazione. In genere con

una sonda N x si aumenta di N volte la resistenza di ingresso e la frequenza di taglio;

l'eetto negativo è che il segnale in ingresso è attenuato di N volte e se il segnale


CAPITOLO 3. STRUTTURA DELL'OSCILLOSCOPIO DIGITALE 26

che si vuole misurare è molto debole non è conveniente utilizzare la sonda in quanto

c'è il rischio di non riuscire più a rivelarlo.

Esistono sonde che permettono di scegliere il rapporto di partizione attraverso

un selettore posto sulla sonda stessa. Bisogna ricordare che quando si utilizza una

sonda N x, è necessario impostare il tipo di attenuazione anche sullo strumento in

un apposito menu.

Il valore di CIN + CD non si può conoscere in anticipo e per questo motivo, per

rispettare la condizione di compensazione, la capacità CS è variabile ed è settabile

tramite la regolazione di una vite posta sulla sonda. La regolazione della compen-

sazione avviene grazie al collegamento della sonda a un generatore di onde quadre

(con frequenza di circa 1 kHz e ampiezza circa 5V ) interno all'oscilloscopio; quello

che si fa è avvitare/svitare, tramite il cacciavite di compensazione, la vite presente

sul connettore BNC no a che sullo schermo non è visualizzata un'onda quadra

perfetta come mostato in Figura 3.8:

Figura 3.8: Compensazione della sonda

L'operazione di compensazione della sonda va eettuata ogni volta che si utilizza

l'oscilloscopio e per ciascun canale.

3.2 Blocco di trigger


Il blocco di trigger ha il compito di sincronizzare l'acquisizione del segnale col segnale

stesso e quindi di visualizzare a schermo la porzione di segnale desiderata a partire

dall'istante di trigger (nestra temporale di osservazione).

E' un circuito in cui si ssano 2 parametri:

ˆ Level (livello)
CAPITOLO 3. STRUTTURA DELL'OSCILLOSCOPIO DIGITALE 27

ˆ Slope (pendenza)

Con level si sceglie un livello di tensione VR e si osserva quando il segnale lo at-

traversa; se la forma d'onda è periodica il livello VR verrà attraversato due volte.

Con slope che può avere valore  + o  − si identica un unico riferimento sulla

forma d'onda: scegliendo la pendenza positiva si considera l'attraversamento in cui

il segnale era inferiore a VR e diventa superiore (al contrario con la negativa).

3.2.1 Generatore di trigger


Quindi il circuito di trigger non fa altro che identicare gli istanti di tempo in cui il

segnale di ingresso attraversa un livello di tensione scelto con una certa pendenza.

L'implementazione del generatore di trigger è la seguente:

Figura 3.9: Generatore di trigger

Il livello di trigger è scelto tramite un potenziometro (che alla ne non è altro che

un partitore resistivo variabile). Il formatore di impulsi funziona nel seguente modo:

ogni volta che il comparatore commuta la sua uscita, c'è stato cioè un attraversa-

mento, genera un impulso; con SLOPE si decide se considerare l'attraversamento

positivo o negativo.

Il comparatore di soglia può essere con o senza isteresi: quello senza isteresi ha

una caratteristica di questo tipo:


CAPITOLO 3. STRUTTURA DELL'OSCILLOSCOPIO DIGITALE 28

Figura 3.10: Comparatore senza isteresi

Prende i due ingressi V1 e V2 e li confronta, legge cioè la dierenza V1 − V2 . A

seconda che il risultato dell'operazione sia positivo o negativo dà due uscite diverse.

Se però si considera la presenza del rumore sul segnale in ingresso al comparatore,

si deduce facilmente che c'è la possibilità di avere più di un attraversamento del

livello di trigger.

Per questo motivo viene utilizzato il comparatore con isteresi:

Figura 3.11: Comparatore con isteresi

Quando V1 diventa maggiore di V2 , il comparatore non commuta immediatamente


la propria uscita, ma rimane al livello basso ancora per un certo intervallo di tensione

superato il quale commuta; la stessa cosa avviene passando dall'uscita alta a quella

bassa. In questo modo se il rumore è minore dell'isteresi, allora è garantito il corretto

funzionamento del trigger. In alcuni oscilloscopi digitali è possibile ssare l'ampiezza

dell'isteresi del trigger.

Un altro comando previsto negli oscilloscopi numerici è quello di Hold O (cioè

mantieni spento) per il trigger: denisce un intervallo di tempo dopo ciascun evento

di trigger durante il quale il trigger non può riscattare. Con riferimento alla Figura

3.12, ssando il livello di trigger a VR con slope  +, l'attraversamento avverrà due

volte in un periodo e ciò porta ad aver ssato due istanti di trigger. Per evitare questo

problema si denisce un intervallo di hold o di modo tale che l'evento di trigger


CAPITOLO 3. STRUTTURA DELL'OSCILLOSCOPIO DIGITALE 29

sul segnale rettangolare venga ignorato permettendo di individuare univocamente la

porzione di segnale di interesse.

Figura 3.12: Tempo di Hold O

Inizialmente l'intervallo di hold o è impostato a zero. Il blocco di hold o può

essere implementato con un count-down (contatore a ritroso) in cui si imposta un

certo valore di partenza, e si attiva ogni qual volta avviene un evento di trigger;

ntanto che il contatore non giunge al valore zero gli impulsi di trigger vengono

ignorati.

Il contatore può essere pilotato in due modi:

ˆ segnale periodico: in questo caso, per esempio usando il clock dello strumento,

è possibile decidere la durata dell'intervallo in cui gli impulsi di trigger vengono

trascurati, e si dice che l'hold o funziona su base temporale ;


ˆ impulsi non periodici ottenuti da eventi esterni: la durata dell'intervallo di

inibizione degli eventi di trigger non è prestabilita, ma è determinata dalla

concorrenza di tali eventi esterni, e si parla di hold o su base eventi.


Potrebbe accadere di ssare un livello di trigger che sia al di fuori della dinamica

del segnale. In una situazione di questo tipo ci sono due possibilità: o si utilizza la

modalità NORMAL o AUTO. Con NORMAL il circuito di trigger non gener-

erà alcun impulso (sullo schermo dell'oscilloscopio digitale si vede l'ultima traccia

acquisita, in grigio); se invece si utilizza la modalità AUTO, gli impulsi di trigger

arrivano comunque, ma non sono agganciati al segnale di ingresso e vengono generati

ad una frequenza che decide il generatore di trigger stesso. Quindi il vantaggio della

seconda sta nel fatto che, anche se l'oscilloscopio acquisisce in maniera non sincrona,

permette però di capire se c'è un segnale; per cui nel caso in cui si voglia visualizzare

una tensione continua l'unico modo è impostare lo strumento su AUTO.

In alcuni oscilloscopi esiste la possibilità di ssare un doppio livello di trigger;

questa modalità è utile per individuare comportamenti errati della tensione in un


CAPITOLO 3. STRUTTURA DELL'OSCILLOSCOPIO DIGITALE 30

determinato circuito. Si pensi infatti al caso in cui si voglia mantenere nel circuito

elettronico una tensione variabile limitata tra un valore massimo e uno minimo, e

di avere invece un riscontro sull'oscilloscopio del tipo in Figura 3.13:

Figura 3.13: Doppio livello di trigger

Utilizzando un solo livello di trigger uno dei due glitch 1 non verrebbe individuato;
nel caso di due livelli, il trigger si attiva quando la forma d'onda supera il livello

superiore oppure scende al di sotto di quello inferiore. In questo modo è possibile

vericare se la tensione è contenuta in un certo range di valori e, in caso negativo,

individuarne le cause.

Tuttavia può capitare, nel caso di glitch inferiori ai livelli massimo e minimo

imposti, che con due livelli di trigger non si riescano a rilevare tali picchi. E' il caso

mostrato in Figura 3.14:

Figura 3.14: Glitch non individuabile con trigger a doppio livello

In una situazione del genere, mediante un solo livello di trigger, è possibile uti-

lizzare un'altra modalità di generazione dell'evento di trigger ottenuta associando

al livello o alla pendenza un parametro temporale. Infatti si può imporre che gli

attraversamenti del livello di trigger da parte della forma d'onda si verichino neces-

sariamente con una stessa pendenza (in modulo) in un intervallo temporale inferiore

1 Con il termine glitch si intende un picco (in questo caso di tensione) breve ed improvviso
che avviene indesideratamente, prima che il segnale raggiunga il valore voluto. E' un disturbo
abbastanza frequente durante le transizioni di valori nei circuiti digitali.
CAPITOLO 3. STRUTTURA DELL'OSCILLOSCOPIO DIGITALE 31

(o superiore) a quello pressato. I due valori da decidere, cioè tempo massimo e

livello di trigger, devono essere scelti in base al segnale da analizzare e al tipo di

glitch con cui si presume di trattare.

Questo tipo di modalità risulta utile anche in un altro caso, cioè quello in cui

si ha a che fare con segnali caratterizzati da un breve intervallo di attività, seguito

da uno lungo di completa inattività; un esempio di ciò è dato dai segnali a burst, i

quali iniziano con un fronte di salita e terminano con uno di discesa.

Figura 3.15: Segnale di tipo burst

E' eciente in questo caso imporre un intervallo temporale ∆T che rappresenta il

valore minimo di tempo che deve trascorrere, tra due successivi attraversamenti del

livello di trigger, prima che questo venga riabilitato (ricorda il tempo di hold o, ma

è diverso). Condizione necessaria anchè questa soluzione funzioni correttamente è

che il valore ∆T deve essere maggiore della durata T di un singolo burst: in questo

modo l'impulso verrà generato esclusivamente allo start di ogni burst.

3.2.2 Selettore di sincronismo


Il selettore di sincronismo ha lo scopo di selezionare quale deve essere il segnale che

viene inviato all'ingresso del comparatore (cioè quello da cui prendere gli istanti di

trigger). Si hanno tre possibilità:

1. INT (CH1 o CH2): si usa come segnale di trigger lo stesso segnale che stiamo

andando a visualizzare;

2. EXT (external): è un trigger esterno, usa un segnale esterno che viene manda-

to sull'ingresso del comparatore e viene utilizzato per estrarre gli impulsi di

trigger (deve per forza essere sincrono al segnale di ingresso);

3. LINE (50 Hz): il termine line sta per linea di alimentazione; il trigger viene

preso dalla frequenza di rete di 50 Hz e ciò signica che gli impulsi di trigger

sono sincroni alla 50 Hz.


CAPITOLO 3. STRUTTURA DELL'OSCILLOSCOPIO DIGITALE 32

Quando sullo schermo dell'oscilloscopio si nota la presenza di un disturbo e non se

ne conosce la provenienza, la prima cosa a cui si pensa è la 50 Hz: se triggerando

su LINE il disturbo si ferma, è cioè triggerato, si ha la certezza che proviene da

quella causa.

Inne sempre tramite il selettore, si può accoppiare il trigger in AC o DC. In

DC si triggera proprio col segnale in ingresso; se non si ha la necessità di conoscere

il valore assoluto in tensione normalmente ci si pone in AC (si elimina l'oset).

3.3 Modalità di campionamento


Il blocco di conversione A/D caratterizza le prestazioni a livello di accuratezza e ban-

da dell'oscilloscopio digitale e la sua qualità è espressa dal numero di bit e campioni

convertiti in un secondo, cioè Sample/second.


Riguardo l'implementazione del campionatore e convertitore A/D si è discusso

ampiamente nel Capitolo 2. Restano da analizzare le modalità secondo le quali

avviene il campionamento. A seconda del tipo di segnale in ingresso e del tipo

di analisi che si vuole eseguire, è preferibile utilizzare una modalità piuttosto che

un'altra; in particolare analizziamo due modalità di campionamento: tempo reale e

tempo equivalente.

3.3.1 Tempo reale


Nella modalità tempo reale, detta anche one-shot oppure single shot, il conver-

titore A/D campiona continuamente alla sua frequenza nominale di funzionamento

(frequenza fc dell'ADC).

Figura 3.16: Campionamento in tempo reale


CAPITOLO 3. STRUTTURA DELL'OSCILLOSCOPIO DIGITALE 33

Visto che la memoria dell'oscilloscopio non è innita, i campioni più recenti

scalzano quelli più vecchi. A un certo punto, l'oscilloscopio si accorgerà dell'arrivo

di un evento di trigger e quindi metterà una tacca sul campione, che diventerà un

riferimento temporale; il prossimo campione, preso al successivo impulso di trigger,

sarà allineato al primo.

Con questa modalità è possibile scegliere se vedere pre-trigger o post-trigger, cioè


la porzione di traccia prima o dopo l'istante di trigger. Poichè la sensibilità orizzon-
s
tale (SH) si misura in e il numero di divisioni orizzontali è pari a 10, signica
DIV
che la durata temporale della nestra di visualizzazione del segnale è data da:

TW = SH · 10DIV

Esiste un comando chiamato Position H tramite cui è possibile scegliere dove

deve essere collocato l'istante corrispondente all'evento di trigger nello spazio tem-

porale TW .
Quindi nel campionamento in tempo reale, il convertitore continua a campionare

sempre il segnale e quando arriva l'evento di trigger, a seconda di come è ssato Posi-

tion H, la CPU sa che porzione di segnale visualizzare a schermo; questa operazione,

se il segnale è periodico, verrà ripetuta ogni periodo del segnale.

Il campionamento one-shot è l'unico modo possibile per poter visualizzare segnali

transitori e fenomeni che si riproducono una sola volta; tuttavia anchè ciò sia

possibile deve essere rispettata la condizione del teorema del campionamento di

Shannon, per cui deve risultare: fc > 2fM .

3.3.2 Tempo equivalente


Mentre il campionamento in tempo reale si può usare per qualunque segnale (anche

transitorio), le modalità di campionamento in tempo equivalente possono essere

utilizzate solo per segnali ripetitivi. Analizziamo due modalità di campionamento

in tempo equivalente: sequenziale e casuale.

Sequenziale

Nel campionamento sequenziale viene prelevato un campione per ogni ripetizione

del segnale; ciò non avviene immediatamente appena arriva un evento di trigger, ma

dopo un certo intervallo ∆T . Al secondo evento di trigger la CPU aspetta 2∆T e

così via per i successivi come evidenziato in Figura 3.17 (si è considerato slope -);

in questo modo si acquisiscono campioni della forma d'onda con intervallo ∆T .


CAPITOLO 3. STRUTTURA DELL'OSCILLOSCOPIO DIGITALE 34

Figura 3.17: Campionamento sequenziale

Quindi il passo di campionamento è tc = ∆T (è possibile farlo piccolo a piacere

e non c'entra nulla con il Tc del convertitore) e la frequenza di campionamento è


1
fc = ∆T
.

Per visualizzare una nestra temporale pari a TW è necessario aspettare almeno

M ripetizioni del segnale in ingresso:

TW = M · tc
Quello che si ottiene è un tc indipendente dalla velocità del convertitore, ma

con lo svantaggio di avere dei tempi di acquisizione lunghi; quindi in questo caso,

non avendo la necessità di avere una velocità di conversione A/D elevata, possono

essere utilizzati convertitori con un numero elevato di bit per avere una maggiore

accuratezza.

Un ulteriore limite di questa modalità sta nell'impossibilità di visualizzare il pre-

trigger, in quanto tutto parte dall'istante di trigger (è un riferimento iniziale per

l'avvio del campionamento).

3.3.3 Casuale
Questa modalità generalmente è presente negli oscilloscopi che hanno anche il cam-

pionamento in tempo reale.

I campioni sono acquisiti in continuazione (come nel tempo reale) indipenden-

temente dal trigger e l'ADC converte in continuazione lavorando col suo clock; gli

eventi di trigger sono agganciati al segnale di trigger e quindi gli istanti di campio-

namento e l'evento di trigger sono asincroni tra loro. L'evento di trigger scatta a

cavallo tra due campioni presi dal convertitore; attraverso un opportuno circuito è

possibile misurare quale è l'intervallo di tempo che intercorre tra l'evento di trigger

e il campione più vicino a questo.


CAPITOLO 3. STRUTTURA DELL'OSCILLOSCOPIO DIGITALE 35

Figura 3.18: Esempio di campionamento casuale

Come evidenziato in Figura 3.18, aspettando un certo numero di ripetizioni del

segnale e sfruttando il fatto che ogni volta il ritardo rispetto all'evento di trigger è

diverso, si hanno una serie di campioni che sono distribuiti lungo tutto il periodo del

segnale e si troveranno spaziati tra loro di una distanza di molto inferiore al passo

di campionamento tc , che è legata alle uttuazioni aleatorie del ritardo; quindi i

campioni, una volta riordinati grazie alla conoscenza delle dierenze temporali con

l'istante di trigger, permettono la ricostruzione e la rappresentazione a schermo del

segnale.

Il tempo necessario per nire l'operazione dipende dall'aleatorietà dei ritardi tra

eventi di trigger e campione. In questa modalità si può avere un campionamento

arbitrariamente tto. Il vantaggio è che è possibile nuovamente posizionare l'evento

di trigger dove si vuole in quanto il campionamento avviene in continuazione, per

cui si possono visualizzare sia pre-trigger che post-trigger.

3.4 Unità di memoria e di elaborazione


3.4.1 Memoria
A seguito della conversione A/D, come si è visto nello schema in Figura 3.1, le parole

binarie associate ai campioni durante la codica, vengono salvate all'interno della

memoria RAM, e ciò avviene in modo continuo. Indichiamo con N il numero di

locazioni disponibili sulla memoria di acquisizione dello strumento.

La memoria viene gestita in modalità FIFO (First In-First Out) dalla CPU; ciò

signica che il primo dato che viene memorizzato dentro la RAM è anche il primo

che esce.
CAPITOLO 3. STRUTTURA DELL'OSCILLOSCOPIO DIGITALE 36

Figura 3.19: Modalità FIFO

Si deve pensare alla memoria come a un buer circolare di capacità N per cui una

volta memorizzati N campioni, poichè il campionatore acquisisce in continuazione,

il nuovo campione andrà a rimpiazzare il più vecchio che c'è in memoria (cioè il

primo acquisito). Per capire meglio questo concetto riferiamoci alla Figura 3.19:

supponiamo che l'evento di trigger avvenga all'istante di tempo T0 e che in memoria

siano presenti N campioni; se lo strumento è predisposto in modo da arrestare la

memorizzazione dopo l'acquisizione di M campioni in seguito all'istante di trigger,

avremo M campioni dopo il trigger, mentre N −M campioni prima (i campioni

successivi all'M − esimo andranno persi).


Se M = 0, gli N campioni visualizzati a schermo corrispondono al pre-trigger,

mentre se M = N sul display viene visualizzato solo il post-trigger. A seconda della

qualità dell'oscilloscopio M può assumere un certo numero di valori che va da 0 a

un massimo anche maggiore di N stesso.

La memoria deve avere una velocità di scrittura sucientemente elevata da poter

stare appresso alla rapidità con cui il convertitore acquisisce i campioni.

3.4.2 CPU
Una volta che i campioni sono depositati in memoria, questi vengono manipolati in

modo tale da ricostruire la forma d'onda originaria di una porzione del segnale di

partenza; la CPU si occupa delle elaborazioni matematiche su tali campioni.

Interpolazione

Una delle operazioni fondamentali di cui si occupa è l'interpolazione, che consiste

nel ricostruire la forma d'onda negli istanti in cui i campioni non sono stati pre-

levati. Negli oscilloscopi digitali, in cui si ha il tubo raster (vedi Paragrafo 3.5.1),

è necessario eettuare un'interpolazione software dei campioni che altrimenti non

sarebbero sucienti per visualizzare il segnale sul display.

L'interpolazione eseguita dalla CPU può essere svolta sia tramite algoritmi li-

neari, sia attraverso l'utilizzo della funzione sinc in base al teorema di Shannon;
CAPITOLO 3. STRUTTURA DELL'OSCILLOSCOPIO DIGITALE 37

l'utilizzo di una soluzione rispetto all'altra è determinato principalmente dal tipo

di segnale da ricostruire (se a banda larga o a banda stretta per esempio) e dalla

capacità elaborativa dello strumento.

Nel primo caso, presente negli oscilloscopi più economici, si eettua una inter-
polazione lineare : si presuppone che l'andamento del segnale originario sia lineare

nell'intervallo compreso tra due campioni adiacenti e si può dimostrare che è possi-

bile utilizzare un ltro con risposta impulsiva di tipo triangolare al posto di quello

previsto dal teorema di Shannon. Si considerano i campioni prelevati e a ciascuno

di essi si associa un triangolo di base doppia rispetto al passo di campionamento

e altezza pari al valore del campione stesso; il segnale ricostruito corrisponde alla

somma dei valori delle ampiezze dei triangoli nei vari istanti.

Figura 3.20: Interpolazione lineare

Nell'interpolazione attraverso l'utilizzo della funzione sinc si utilizzano le con-

clusioni alle quali si giunge col teorema di Shannon e in particolare la formula di


2
interpolazione seno cardinale :

P+∞
x(t) = n=−∞ x(nTc ) sin[πfc (t−nTc )]
πfc (t−nTc )

Come evidenziato in Figura 3.21 la precedente relazione, applicata a un nu-


3
mero nito di campioni , esegue la ricostruzione del segnale originario: ogni fun-

zione di tipo sinc è centrata in un istante di campionamento con ampiezza pari al

corrispondente campione.

2 Si rimanda al Paragrafo 2.1.1 per la dimostrazione.


3 Essendo il segnale originario a banda nita, non sarà a durata limitata e ciò presuppone la
conoscenza di un numero innito di campioni; ciò è sicamente irrealizzabile e quindi il risultato
della ricostruzione sarà di avere un segnale che approssima quello di partenza.
CAPITOLO 3. STRUTTURA DELL'OSCILLOSCOPIO DIGITALE 38

Figura 3.21: Interpolazione seno cardinale

Negli istanti diversi da quelli di campionamento il valore del segnale ricostruito

è determinato dalla somma dei contributi di ciascun campione istante per istante

moltiplicato per la funzione sinc nell'istante relativo; invece, negli istanti di campio-
namento, cioè multipli di nTc , il valore è determinato esclusivamente dal campione

in quell'istante poichè gli altri contributi sinc si annullano.

Misure ed elaborazione dati

Come abbiamo visto, l'oscilloscopio digitale ha una memoria nella quale i dati sono

immagazzinati in forma numerica, per cui c'è la possibilità di accedere direttamente

a tali informazioni con estrema facilità e operarci attraverso funzioni matematiche

la cui elaborazione avviene tramite la CPU.

Le misurazioni che con l'oscilloscopio analogico devono necessariamente avvenire

contando manualmente le divisioni sullo schermo dello strumento, nel digitale pos-

sono essere svolte automaticamente attraverso l'utilizzo di comandi specici. In

questo modo si guadagna in termini di tempo e di accuratezza in quanto si elimi-

nano i possibili errori in fase di lettura da parte dell'utilizzatore. Tali misure auto-

matiche spaziano da intervalli di tempo a dierenze di tensione, misure di tensione

picco-picco, tempi di salita, valori ecaci, frequenze, etc. e il tutto può essere svolto

anche semi-manualmente attraverso l'utilizzo di cursori graci.

Sull'esempio di misure con l'oscilloscopio digitale si discuterà nel Capitolo 5.

3.5 Visualizzazione a schermo


Una volta che i dati numerici sono stati elaborati dalla CPU, la forma d'onda è pronta

per essere visualizzata sul diplay dello strumento secondo le modalità selezionate

dall'utente. La traccia occupa solo una parte del monitor LCD (Liquid Crystal

Display), sulla restante sono presenti informazioni riguardanti il tipo di misura che

si sta svolgendo, i risultati, la sensibilità orizzontale e verticale impostate e altre

opzioni che permettono di congurare lo strumento.


CAPITOLO 3. STRUTTURA DELL'OSCILLOSCOPIO DIGITALE 41

3.5.2 Problemi di visualizzazione


Con un oscilloscopio digitale si possono avere problemi di visualizzazione della

traccia a schermo a causa di errori in fase di congurazione dello strumento.

Supponiamo che si abbiano un certo numero di campioni a disposizione in memo-

ria, ottenuti con una delle modalità di campionamento di cui si è parlato nel Para-

grafo 3.3 e che sia N il numero di locazioni in memoria. Anchè il segnale ricostruito

non sia aetto da aliasing è necessario secondo il teorema di Shannon, come visto

nel Paragrafo 2.1.1, che la frequenza di campionamento sia pari almeno al doppio

della frequenza massima del segnale; tuttavia esistono altre condizioni da rispettare

anchè il segnale sia visualizzato correttamente. Infatti anche se la frequenza di

campionamento fc è molto elevata, quella eettiva è determinata dalla risoluzione

orizzontale dello schermo e dalla sensibilità dell'asse tempi, ed è proprio quest'ultima

che deve rispettare la condizione di Nyquist.

Se N = 2500, la nestra temporale visualizzabile sullo schermo sarà TW = SH ·10;


s
se per esempio SH = 1 , allora TW = 10 s.
DIV
Il passo che separa un campione dall'altro acquisito in memoria è detto tempo di
campionamento equivalente ed è pari a teq = TW
N
. Si possono avere due possibilità:

ˆ teq > tc : decimazione


ˆ teq < tc : interpolazione
Nel caso della decimazione, che si ha spesso nel campionamento in tempo reale, si ha

una perdita di informazione in quanto vengono memorizzati più campioni di quanti

se ne riescano a visualizzare. Può succedere di trovarsi in una situazione in cui al

segnale sia sovrapposto del rumore e che il convertitore A/D a frequenza fc riesca

a campionare i disturbi; tuttavia se ci si trova in una situazione di decimazione

(a causa di come si è impostata la base tempi) potrebbe accadere di scartare i

campioni in corrispondenza del disturbo, che quindi non verrebbe visualizzato. Per

questo motivo esiste la modalità Peak-Detect in cui lo strumento mantiene sia il

max che il min dei campioni contenuti in ciascun intervallo temporale (a patto che

si siano riusciti a campionare con la fc ). Sempre al ne di limitare l'inconveniente

della presenza del rumore esiste una seconda modalità, chiamata Averaging, con cui
viene eettuata una media delle ultime N tracce consentendo così di eliminare il

disturbo.

Al contrario nel caso dell'interpolazione si utilizza la formula dell'interpolazione

seno cardinale, poichè bisogna ricostruire campioni che si trovano tra due di quelli

acquisiti (si hanno meno campioni del necessario).

Se fM è la massima frequenza del segnale in ingresso, per quanto detto prima

riguardo la condizione di Nyquist, si ha che per non commettere aliasing da deci-


mazione deve risultare: feq > 2fM . Quindi in teoria, ssata la sensibilità orizzontale
feq
SH e quindi feq , possono essere acquisiti segnali con una banda massima no a
2
;
CAPITOLO 3. STRUTTURA DELL'OSCILLOSCOPIO DIGITALE 42

in realtà questo criterio è valido solo se è stata eettuata un'interpolazione seno car-

dinale con inniti campioni, ma ciò è impossibile. Quello che si fa è utilizzare una

condizione più stringente per l'interpolazione sinc con un numero nito di campioni:
feq ≥ 4fM .
Perciò abbiamo visto due diversi tipi di aliasing: uno, quello standard, si ha se

non è rispettata la condizione di Nyquist rispetto alla frequenza di campionamento,

l'altro, quello da decimazione, compare se il convertitore è abbastanza veloce da

campionare correttamente il segnale, ma a causa della base tempi selezionata, la fre-

quenza equivalente di campionamento in memoria non è più suciente a campionare

il segnale. Entrambi sono provocati da una predisposizione errata dello strumento.

Esiste un terzo tipo di aliasing chiamato aliasing percettivo : infatti bisogna tenere

conto del fatto che il nostro cervello tende ad associare insieme i punti sullo schermo

che si trovano a distanza minore, senza considerare l'ordine temporale di acquisizione

degli stessi. Per questo motivo, se non si ha a disposizione un numero suciente di

campioni anchè il nostro occhio percepisca che tipo di onda stanno a rappresentare,

si commette errore da aliasing percettivo. Un esempio di questo concetto è dato dalla

Figura 3.24.

Figura 3.24: Aliasing percettivo: la stessa forma d'onda rappresentata con un


numero dierente di campioni

In questo caso la condizione da utilizzare anchè non si abbia aliasing percettivo


C N
è feq,schermo & 20fM con feq,schermo = TW
< feq = TW
, visto che per la decimazione

si ha un numero di campioni rappresentabili inferiore a quelli in memoria, C < N.


Il fattore 20 compare in quanto se non viene eettuata un'interpolazione sinc (e a
schermo non è possibile interpolare, la forma d'onda è necessariamente costruita per

punti), la condizione diventa necessariamente più stringente.


Capitolo 4
Parametri e prestazioni

Ogni costruttore di oscilloscopi digitali riporta per ciascun particolare strumento un

insieme di parametri, che concorrono a determinare la qualità e le possibili appli-

cazioni per le quali è stato progettato. Nonostante alcuni di essi siano deniti in

maniera arbitraria dai vari costruttori (anche a causa del rapido sviluppo del digitale

negli ultimi anni), ci sono parametri chiave quali la banda passante, il tempo di salita
accuratezza
e l' che sono riportati universalmente nei datasheet. C'è da evidenziare

che la caratterizzazione di una determinata prestazione è riportata solo in particolari

condizioni di impiego dello strumento, che generalmente sono le migliori possibili e

quindi diverse da quelle operative comuni.

4.1 Banda passante


La banda passante si può considerare quasi coincidente con la frequenza di taglio

superiore fT : questo perchè, accoppiando il selettore di ingresso di un qualsiasi

oscilloscopio in AC, la frequenza di taglio inferiore è dell'ordine della decina di Hz


e quindi vicina allo zero. Denendo la frequenza di taglio come quella frequenza

alla quale il modulo della funzione di trasferimento del ltro si è attenuato di 3 dB e

nominando con VI la tensione in ingresso all'oscilloscopio e con VV quella visualizzata


V −3
sul display si ha che: 20 log10 V
VI
= −3 dB ⇒ VV = VI · 10 20 ' 0, 7 VI . Ciò signifca
che la tensione visualizzata a schermo è il 70% della tensione in ingresso, c'è stata

cioè una diminuzione del 30% del valore della tensione; questa variazione non è

trascurabile e, nei casi in cui il segnale non è monofrequenziale, apportare una

correzione diventa complicato.

La banda passante è quindi un parametro fondamentale per capire quali sono i

campi di impiego dello strumento e, per fare ciò, è necessario conoscere l'andamento

della funzione di trasferimento tra VV e VI ; per il nostro ne e in caso di selettore in

DC, è possibile approssimarla a una funzione del primo ordine (un polo dominante):
1 1 1
F (jω) = 1+jωτ
, ed essendo τ= 2πfT
e ω = 2πf , risulta F (jω) = 1+j ff
.
T

43
CAPITOLO 4. PARAMETRI E PRESTAZIONI 44

Suppondendo di dare alcuni valori alla frequenza del segnale in funzione del-

la frequenza di taglio, vediamo quali sono i valori di attenuazione risultanti. Se

fS = 0, 5fT si ha un'attenuazione in dB pari a (va considerato il modulo della fun-

zione di trasferimento):

20log10 VVVI = 20log10 √ 1


' −1 dB
1+(0,5)2

da cui

VV 1
VI
= 10− 20 ' 0, 89

Quindi la tensione visualizzata a schermo è pari a circa il 90% di quella in in-

gresso; se lo stesso calcolo viene fatto ponendo fS = 0, 1fT risulta che la tensione

visualizzata a schermo è attenuata solo dell'1%.

Poichè tra le cause di incertezza dell'oscilloscopio bisogna considerare anche

quelle dovute all'asse verticale e orizzontale, che sono dell'ordine di qualche per-

cento, anchè queste siano comparabili con quella dovuta alla banda passante si

deve porre la frequenza massima di segnale in ingresso a circa 1/10 di quella di

taglio.

Inoltre bisogna tenere presente che la banda passante a cui ci si riferisce è quella

relativa alla modalità di campionamento in tempo reale ed è determinata dalla

massima frequenza di campionamento (varia da 1/4 a 1/2 del valore di quest'ultima);


infatti, rispetto alla BW corrispondente alla modalità di campionamento asincrono

su segnali ripetitivi, che può essere anche molto superiore alla frequenza di cam-

pionamento, la BW in modalità real time è nettamente inferiore. Per questo motivo

nel leggere le speciche dell' oscilloscopio per capire se sia adatto o meno a una

certa applicazione, occorre prestare molta attenzione, poichè spesso è specicato il

valore di banda passante più favorevole, mentre quello di eettivo interesse è quello

relativo alla modalità tempo reale.

4.2 Tempo di salita


In ingresso al canale dell'oscilloscopio si hanno due eetti passabasso: uno legato al

fatto che l'amplicatore in ingresso ha una banda limitata (per esempio 60 M Hz ),


l'altro dovuto alla sonda; se non è compensata (vedi Paragrafo 3.1.5) il secondo

eetto è prevalente rispetto al primo, altrimenti è trascurabile.

Il problema maggiore dovuto agli eetti passabasso si ha quando si misurano

forme d'onda che hanno dei fronti molto ripidi, ad es. onde quadre; questo perchè

in corrispondenza di un fronte molto ripido si ha un contenuto in frequenza che si

estende molto in alto.


CAPITOLO 4. PARAMETRI E PRESTAZIONI 45

Il tempo di salita, che è denito come l'intervallo temporale che il segnale im-

piega per portarsi dal 10% al 90% del suo valore nale è legato alla banda tramite la
relazione BW · tS = 0, 35; da ciò è evidente che all'aumentare della banda si ha una
diminuzione del tempo di salita dell'oscilloscopio e quindi il sistema ha una risposta

più rapida alle variazioni di segnale. Supponiamo di inviare in ingresso ad un oscil-

loscopio un'onda quadra di cui si vuole misurare il tempo di salita tx ; vorremmo che

il tempo di salita misurato fosse tm = tx , ma a causa del ltraggio dovuto agli eetti
passabasso, anche ipotizzando un'onda quadra perfetta, in realtà verrà misurato un
0,35
tempo di salita t0 6= 0 dovuto all'amplicatore, con t0 = B0
. Poichè nel caso reale

un'onda quadra perfetta non può essere generata si ha che:

p q
tm ' t2x + t20 = tx 1 + ( ttx0 )2

t0
Denendo ε= tx
, la precedente relazione diventa:

√ .
tm = tx 1 + ε2 =

e se tx  t0 ⇒ ε  1 ⇒ ε2  1, sviluppando secondo Taylor

.
= tx (1 + 21 ε2 )

Il termine δtx = 21 ε2 tx rappresenta lo scarto massimo, mentre


δtx
tx
= 12 ε2 è l'errore

relativo.

Quindi, quando si eettua una misura di tempo di salita, una volta misurato il

valore tm bisogna andarlo a confrontare con t0 (dal datasheet dell'oscilloscopio): se


tm  t0 allora il valore misurato è corretto, altrimenti, se i due valori sono com-
parabili, è necessario cambiare strumento e utilizzarne uno con una banda passante

maggiore. Inoltre se la sonda non è compensata, bisogna considerare anche il tempo


p
di salita della sonda ts : tm = t2x + t2s + t20 .
Noto il tempo di salita dello strumento, è possibile determinare il minimo valore

di tx misurabile con l'oscilloscopio con una incertezza minore di un valore percentuale

pressato:

tm −tx p%
tx ≤ 100

Sostituendo in quest'ultima relazione il valore di tm della relazione quadratica

t2m ' t2x + t20 si ha:

q
p%
1 + ( ttm0 )2 − 1 ≤ 100
CAPITOLO 4. PARAMETRI E PRESTAZIONI 46

e quindi:

t0
tx ≥ √ p%
( 100 +1)2 −1

Dal legame tra tempo di salita e banda passante il precedente risultato si può

riscrivere nel seguente modo:

tx ≥ q 0,35
p%
B0 ( 100 +1)2 −1

Queste ultime relazioni indicano a quanto deve essere pari il minimo tempo di

salita del segnale, data la B0 o il t0 , anchè l'oscilloscopio lo possa misurare; tale

valore limite prende il nome di URR, che sta per Usable Repetitive Response.

4.3 Incertezza dell'oscilloscopio digitale


Quando si parla di accuratezza di un'oscilloscopio, oltre a quanto visto per quanto

riguarda la banda passante e il tempo di salita, bisogna focalizzare il discorso sull'asse

verticale e quello orizzontale. Anche in questo caso i datasheet non sono scritti
1
in modo universale , ma vi sono modalità per lo più condivise per l'espressione

dell'incertezza che saranno mostrate qui di seguito.

4.3.1 Asse V
L'accuratezza verticale di un oscilloscopio digitale, spesso riportata nei datasheet

come DC Accuracy, è denita dal numero di bit del convertitore A/D (visto che

questi deniscono la risoluzione dello strumento); per cui se il convertitore è a N


VF S
bit si ha una massima risoluzione verticale pari a ∆V = 2N −1
· 100%, dove VF S è

la tensione di fondo scala. Si potrebbe pensare che aumentando il numero di bit

si possa migliorare la risoluzione ottenendo un valore piccolo a piacere; in realtà

si rallenterebbe la conversione e di conseguenza la frequenza di campionamento.

Inoltre all'incertezza sull'asse verticale contribuiscono anche altri fattori di cui va

tenuto conto nella formulazione della stessa.

La misura di tensione viene svolta su un segnale che subisce prima un condizio-

namento analogico (attenuazione, amplicazione) e in seguito una conversione A/D;

si ha quindi un termine di incertezza del tipo a · % rdg , cioè una certa percentuale

di errore di lettura del valore misurato (è un contributo di incertezza di guada-gno).

Bisogna considerare anche gli errori di non linearità e di oset dovuti anche questi

alla parte del blocco analogico e dell'ADC (c'è dentro anche l'errore di quantiz-

1 Ciò è giusticato anche dal fatto che i modelli, avendo costi e quindi prestazioni diverse, devono
necessariamente essere caratterizzati dierentemente.
CAPITOLO 4. PARAMETRI E PRESTAZIONI 47

zazione); andranno a comporre un secondo termine di incertezza del tipo b · div


facendo sì che volendo minimizzare l'incertezza sia necessario impostare un valore

di sensibilità verticale più piccolo possibile (che corrisponde a espandere la traccia

in verticale sullo schermo). Questi errori sono riportati nella formula dell'incertezza

relativa all'asse verticale:

∆V = a · % rdg + b · div + c

Inne, poichè a volte il segnale sul quale si vuole operare può presentare una

componente continua sovrapposta a quella alternata che contiene l'informazione di

interesse, sull'asse verticale dell'oscilloscopio è possibile inserire un oset (con un

comando tarato), e in tal caso nella formula sopra vista va aggiunto un ulteriore

termine: +d · % of f set. Tuttavia se si sta eseguendo una misura di dierenza di

potenziale tra due punti della traccia, l'oset non va considerato proprio perchè la

misura fatta è di tipo dierenziale.

Un esempio di DC Accuracy che si può trovare nel datasheet dello strumento è:

∆V = ±(3% × reading + 0, 1 div + 1 mV )

L'incertezza può essere espressa anche in termini percentuali rispetto al fondo

scala e varia, a seconda della qualità dell'oscilloscopio, tra lo 0, 2% e il 3% e un

esempio di come può essere riportata è il seguente:

Gain Accuracy: < 2% of full scale

Sull'asse verticale si può trovare una specica particolare, i bit eettivi : suppo-

nendo che l'unico errore che si commette nella conversione sia quello dovuto alla

quantizzazione, se V = 8 · SV è la dinamica verticale dello strumento, allora la


V
risoluzione è δVQ = N con N numero di bit del convertitore; l'errore relativo dovu-
2
δVQ
to al solo errore di quantizzazione è
V
= 21N . Poichè in realtà sono presenti altre
cause di incertezza quali l'errore di guadagno, le non linearità e l'oset del compara-

tore, si avrà che δVT OT > δVq . I bit eettivi per denizione rappresentano proprio i

bit che dovrebbe avere un convertitore ideale anchè abbia la stessa incertezza del

convertitore in esame, ma dovuta al solo ed unico errore di quantizzazione. Quindi

indicando con Ne il numero di bit eettivi si ha:

δVT OT 1
V = 2Ne

da cui:
CAPITOLO 4. PARAMETRI E PRESTAZIONI 48

Ne = N − log2 δVδVT QOT

E' evidente che il numero di bit N del convertitore A/D è inferiore al numero di

bit eettivi Ne . Tanto più δVT OT è grande rispetto a VQ , tanto più Ne diminuisce

rispetto al valore reale N.

4.3.2 Asse H
L'incertezza dell'oscilloscopio digitale per misure sull'asse temporale è determinata

principalmente da due fattori: l'accuratezza con cui il clock invia gli istanti di cam-

pionamento e quella con cui sono misurati i ritardi dei campioni rispetto al trigger

(vedi Paragrafo 3.3).

Come per quanto riguarda l'asse verticale, anche qui l'accuratezza può essere

espressa come un certo valore percentuale del fondo scala; negli oscilloscopi più co-

stosi invece è fornita nella forma di una somma di termini pesati rispetto a valori

costanti, similmente alla formula mostrata per l'incertezza dell'asse verticale. Poichè
TW
il segnale è stato campionato con passo di campionamento pari a teq = N
, un pri-

mo termine di incertezza sarà proporzionale a teq , cioè a · teq . Un secondo termine è

dato dall'incertezza degli oscillatori al quarzo che, essendo molto precisi, contribui-

sce relativamente poco: b · % rdg dove b è data in ppm, cioè parti per milione. E'

presente inoltre un oset temporale, un termine c, legato all'incertezza del preciso

istante di campionamento, poichè tra il momento in cui il CK invia i suoi impulsi

di campionamento e quello in cui il circuito di S/H preleva il campione, c'è un ri-

tardo chiamato jitter. La formula dell'incertezza relativa all'asse orizzontale diventa:

∆T = a · teq + b · % rdg + c

Inne in alcuni casi è possibile che sia presente l'accuratezza specicata sia

come valore percentuale del fondo scala, sia come valore costante con la richiesta di

considerare tra le due quella che porti un contributo maggiore di incertezza.

Bisogna evidenziare che queste espressioni di incertezza variano a seconda di

come viene eettuata la misura (contando manualmente le divisioni, con i cursori o in

modalità automatica) e le dierenze su come trattarle sono specicate nei datasheet.


2
Come già accennato , per minimizzare l'incertezza è necessario espandere la for-
V
ma d'onda sullo schermo in modo da diminuire il valore dei se si sta facendo
DIV
s
una misura di tensione, e dei se si sta eseguendo una misura temporale.
DIV
Un esempio di Delta Time Accuracy che si può trovare nel datasheet dello stru-

mento è:

2 Il termine a · teq viene generalmente espresso come sample interval (intervallo di


campionamento), e questo è proporzionale ai secondi per divisione.
CAPITOLO 4. PARAMETRI E PRESTAZIONI 49

∆T = ±(1 sample interval + 100 ppm × reading + 0.6 ns)


CAPITOLO 5. MISURE CON L'OSCILLOSCOPIO 86
 
δ∆ϕx δ∆tx δTx δ∆tx δTx
∆ϕx
= ∆tx
+ Tx
⇒ δ∆ϕx = ∆ϕx · ∆tx
+ Tx

Sostituendo i valori:

 
1,0115·10−6 1,1044·10−6
δ∆ϕx = 38, 423 · 111·10−6
+ 1,04·10−3
°∼
= 0, 39094° ∼
= 0, 39°

La misura scritta correttamente con le dovute approssimazioni è:

∆ϕx = (38, 42 ± 0, 39) °

Modalità X-Y

Per eettuare la misura di sfasamento mediante la modalità X-Y bisogna impostare

il Formato dello strumento mediante le opzioni del menu DISPLAY in tale moda-

lità. Le altre opzioni, rispetto alla misura precedente, possono rimanere invariate.

Come detto in precedenza, chiamando con y(t) il segnale in ingresso al CH2

e con x(t) quello in ingresso al CH1, si ha la possibilità di gracare y(t) in fun-


zione di x(t). Se i due segnali hanno frequenze che sono in rapporto razionale tra

di loro, sullo schermo si visualizza un'immagine stabile (una curva chiusa) sulla

quale è possibile eettuare misurazioni; in caso contrario sul display sarà mostrata

una forma che evolve continuamente. Indicando rispettivamente con fx e con fy la

frequenza di x(t) e y(t), deve valere la seguente condizione (con m e n numeri interi):

mfx = nfy

In genere, come nel nostro caso, si ha m = n = 1, fx = fy .


cioè

Quindi, il segnale x(t) pilota l'asse orizzontale, mentre y(t) quello verticale; in-

dicando con ω la frequenza angolare si ha:

x(t) = Xsin(ωt)

y(t) = Y sin(ωt + ∆ϕ)

3
In questo caso la gura che viene rappresentata sullo schermo è un'ellisse :

3 L'aspetto dell'ellisse varia a seconda della dierenza di fase tra i due segnali e del rapporto tra
le ampiezze degli stessi.
CAPITOLO 5. MISURE CON L'OSCILLOSCOPIO 87

Figura 5.28: Figura di Lissajous per uno sfasamento di 45°

Indichiamo con A la lunghezza del segmento compreso tra le due intersezioni

dell'ellisse con l'asse verticale centrale e con B la distanza tra i due punti di tan-

genza orizzontale della gura (cioè l'estensione massima dell'ellisse). Noti i valori di

queste due grandezze è possibile valutare lo sfasamento. Infatti visto che y(t) pilota
l'asse verticale si ha:

B = 2Y , dove Y è la massima ampiezza sull'asse y

Il valore di A, invece, è quello che si ha in verticale quando si è posizionati sullo

zero dell'asse orizzontale, cioè quando ωt = 0. Quindi:

A
A = 2Y sin(∆ϕ) ⇒ ∆ϕ = arcsin B

Lo sfasamento ∆ϕ ricavato con la suddetta relazione viene espresso in gradi.

L'ellisse è solo una delle possibili gure di Lissajous; vediamo altri due casi

di interesse (che in realtà sono degenerazioni del precedente). Nel caso in cui il

segmento A sia pari a zero, signica che ∆ϕ = 0; ciò vuol dire che a schermo sarà

rappresentata una retta e in particolare, se le ampiezze delle due sinusoidi sono

uguali (X = Y ), l'inclinazione della retta sarà pari a 45° (a patto che le sensibilità

verticali dei due canali siano le stesse).


CAPITOLO 5. MISURE CON L'OSCILLOSCOPIO 88

Figura 5.29: Figura di Lissajous per uno sfasamento di 0°

Se invece i segmenti sono tali che A = B, si ha uno sfasamento di 90°: i segnali

sono cioè in quadratura. In più se le due sinusoidi hanno la stessa ampiezza si ha

che sul display viene rappresentata una circonferenza:

Figura 5.30: Figura di Lissajous per uno sfasamento di 90°

Invece, se le frequenze delle due sinusoidi sono diverse, cioè mfx = nfy , si otten-

gono delle gure tali che il rapporto tra il numero dei punti di tangenza orizzontale

e quello dei punti di tangenza verticale coincide col rapporto delle frequenze. Per

esempio (questi graci sono stati ottenuti, come i precedenti, mediante simulazione

con MATLAB):
CAPITOLO 5. MISURE CON L'OSCILLOSCOPIO 89

Figura 5.31: Figure di Lissajous per segnali a frequenze diverse, ma con sfasamento
nullo

Nella Figura 5.31(a) si hanno due punti di tangenza orizzontale e un solo punto

di tangenza verticale: m = 2, n = 1 (fy = 2fx ); allo stesso modo, osservando i punti


4
di tangenza nella Figura 5.31(b) si ha che fy = fx .
3
Torniano alla nostra misura. Quello che appare sul display dell'oscilloscopio

digitale, visto che ci troviamo nelle stesse condizioni del primo esempio mostrato, è

un'ellisse: