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SVILUPPO E DISUGUAGLIANZE

LA GEOGRAFIA DELLA POVERTÀ


Le grandi trasformazioni intervenute nell’economia mondiale negli ultimi decenni del 900 e
Borough, l’effetto di rendere il mondo più unito dal punto di vista delle informazioni, degli scambi
commerciali e delle transazioni finanziarie. Non lo resero però più omogeneo sotto l’aspetto delle
culture, né sotto quello della distribuzione della ricchezza in rapporto alla popolazione.
L’approfondirsi delle disuguaglianze economiche fra i diversi paesi rappresenta uno dei principali
fattori di inquietudine e di instabilità della società. A partire dagli anni 70 i rapporti fra le aree
prospere e quelle povere subirono non poche modifiche rispetto agli anni della decolonizzazione. I
paesi produttori di petrolio si avvantaggiarono degli aumenti dei prezzi della materia prima, senza
però che questo si traduce se nell’avvio di una tua nuovo processo di industrializzazione. Stati
poveri e popolosissimi riuscirono a risolvere il più gente i problemi alimentari e mettere in moto un
meccanismo di sviluppo. Le colonie del sud est asiatico conobbero una crescita rapidissima,
soprattutto nel settore manufatturiero inserendosi nelle carte internazionali. Contrario per molti
paesi la situazione andò peggiorando. In questi paesi si riscontravano indici di analfabetismo
largamente superiori al 50% , tassi di mortalità infantile molto alti e in più si aggiunse l’incidenza di
nuovi morbi: in particolare l’AIDS. La povertà del sud del mondo aveva la sua espressione nelle
tragedie della fame così furono promosse da parte della Chiesa e di gruppi politici, campagna di
solidarietà internazionale e stanziamenti finanziari da parte dei governi. Molti casi, i problemi dei
paesi più disagiati si aggiunge la difficoltà di restituire i prestiti contratti negli anni passati per
favorire lo sviluppo. Nella seconda metà degli anni 90 si e fatta strada una nuova sensibilità rispetto
a questo tema e sono state avviate numerose campagne fra cui quella della Chiesa cattolica
(Giubileo 2000), per la riduzione o l’annullamento del debito in favore dei paesi più indebitati.
IL RISVEGLIO DELL’ASIA
Negli ultimi due decenni del secolo del secolo o 20, l’Asia di me nell’area più dinamica del pianeta
dal punto di vista economico: fra l’85 95 quasi tutti i paesi asiatici fecero registrare tassi di crescita
annua del prodotto interno superiori a quelli dell’Occidente industrializzato.
L’eccezione era costituita dal Giappone che vide venir meno i fattori di un miracolo economico, in
un avere propria recessione determinata dalle difficoltà del sistema bancario motore dell’intero
sistema. Alla crisi economica si aggiungevano le conseguenze dell’instabilità politica ma
nonostante le difficoltà il Giappone era la seconda potenza economica mondiale. Morto Xiaoping in
Cina, i suoi eredi non deviarono dalla linea da lui tracciata, che consisteva nel lasciare spazio
all’iniziativa privata pur nel quadro di uno stretto controllo statale e all’interno di un regime
autoritario e monopartitico. Un obiettivo di indubbio prestigio fu conseguito quando, la Cina
ristabilì la propria sovranità sull’antica colonia inglese di Hong Kong pur impegnandosi a
rispettarne l’autonomia poi fu la volta di Macao.
In tutta l’Asia, del resto lo sviluppo economico non si accompagnò a un significativo progresso
della democrazia. L’eccezione però era costituita dall’India, la più grande democrazia del mondo
dove le istituzioni resero alle tensioni etniche religiose che dividevano il paese.
Assai più travagliate erano le vicende politiche del vicino rivale Pakistan, Dove erano presenti
correnti di integralismo islamico e dove da tempo governi regolarmente eletti si alternavano a
regimi militari.
Nel 1998 l’Indonesia, vide cadere la dittatura di Suharto e avviò un processo di democratizzazione.
Alla svolta del secolo, l’Asia presentava molte democrazie fragili, di dittature militari e dei regimi
comunisti: in riferimento a tutto questo si è parlato di un modello asiatico fondato sulla flessibilità,
sui bassi salari, sull’elevata produttività e sulla repressione dei conflitti sociali. Ma questo modello
fu incrinato da una grave crisi finanziaria che colpì tutti i principali protagonisti del boom ma
soprattutto i meno forti.
DEBITO ESTERO-> si intende per debito estero con debito pubblico a scadenza pluriennale
contratto da uno Stato con creditori privati, governi ed enti pubblici di altri paesi e rimborsabile in
valuta straniera, merci o servizi. Il debito estero si formasse il fabbisogno di fondi per finanziare gli
investimenti privati e la spesa pubblica è maggiore di capitali disponibili all’interno dello Stato. Per
molti paesi in via di sviluppo il debito estero divenne un problema drammatico e ciò determinò un
aumento dei tassi di interesse sui prestiti internazionali è una crescita dello stesso ammontare dei
debiti. Nel 1982 in Messico dichiarò una moratoria sul debito estero, ovvero una sospensione
temporanea dei pagamenti, e successivamente molti altri Stati presentarono richieste di rinvio delle
scadenze e appelli per una rinegoziazione.Intervenne allora il fondo monetario internazionale come
garante di nuovi accordi di rinegoziazione tra i paesi debitori e paesi creditori. Ma questa strategia
divenne oggetto di molte critiche. Alla fine degli anni 80 il Fondo monetario internazionale cambiò
approccio e divenne promotore di interventi di rilancio economico nei paesi in via di sviluppo,
appoggiando l’avvio di una riduzione volontaria del debito. Da allora molti Stati si giovarono
sull’annullamento di una parte del debito e di una serie di significativi condoni.