Sei sulla pagina 1di 49

Capitolo quindicesimo

Il progetto delle armature


delle strutture di fondazione
Amedeo Vitone, Claudia Vitone1

(15.0)
La progettazione delle opere di fondazione deve eseguirsi attraverso l’analisi
delle interazioni fra strutture, in elevazione e di fondazione, e terreno. Grazie
all’attuale disponibilità di potenti strumenti di calcolo, è possibile simulare,
con sufficiente aderenza al reale, il comportamento del complesso sistema co-
stituito dall’insieme dei tre suddetti organismi.
Il sempre maggiore affinamento della sperimentazione di sito e di laborato-
rio in campo geotecnico ha permesso di definire, a partire dalla fine degli anni
Sessanta del secolo scorso, modelli di comportamento che, in condizioni del
tutto generali, sia in termini di percorsi tensionali, che di modalità di applica-
zione del carico, si mostrano molto efficaci nella previsione del comportamen-
to meccanico del terreno. È così possibile tenere conto della sua natura multi-
fase, utilizzando legami tensioni-deformazioni anche ben più complessi di
quelli elastico-lineari. Altri aspetti, che contribuiscono a rendere impegnativa
l’analisi globale del sistema complesso, riguardano gli effetti del tempo, la
necessità, che talvolta si presenta, di tenere conto della natura tridimensionale
del sistema, nonché la scelta dell’elemento di volume di terreno rappresentati-
vo (REV: Representative Element Volume) ai fini dell’analisi. Tale ultimo a-
spetto può rivelarsi di cruciale importanza quando la struttura del terreno di
fondazione è attraversata da sistemi di discontinuità più o meno fitti e/o dalla
presenza di disomogeneità rilevanti [21]. In questi casi, infatti, va opportuna-
mente verificata la efficacia dei parametri geotecnici dedotti dalla sperimenta-
zione di laboratorio, ai fini della rappresentatività nella previsione del com-
portamento meccanico dello stesso terreno alla scala del sito. Tali aspetti sono
adeguatamente tenuti in conto dall’Eurocodice 7 [16], (Progettazione geotec-
nica: regole generali), in 2.1 (Design Requirements) e in 2.4 (Geotechnical

1
Claudia Vitone ha curato sia le parti del testo in cui i criteri di progetto sono ispirati anche ad
esigenze di compatibilità con aspetti geotecnici, sia quelle in cui l’analisi è eseguita con model-
li LPM-STM.

239
Teoria e pratica delle costruzioni in cemento armato **

Design by Calculation). EC7, infatti, definisce tre Categorie Geotecniche di


complessità crescente al crescere della complessità del terreno, della struttura,
del livello di rischio accettabile per la tipologia di opera in progetto. Tale di-
stinzione viene quindi impiegata per orientare il progettista nella definizione
del tipo di indagini da effettuare, della loro estensione e approfondimento ai
fini dell’acquisizione dei parametri necessari alla progettazione.
Nel contempo appare non meno impegnativa la scelta del modello da adot-
tare per simulare il sistema formato dalle strutture di fondazione e da quelle in
elevazione. Anche quando si tratta di calcestruzzo armato, come si è detto per
quanto concerne i terreni, tale scelta si complica poichè si tratta di un materia-
le strutturale che subisce consistenti ed evolutive trasformazioni fisiche (prin-
cipalmente fessurazioni, ma anche ammaloramento ecc.) sia in esercizio, du-
rante la vita utile effettiva dell’opera, sia nelle simulazioni di progetto, che ne
studiano il passaggio fra i vari “stati” sino allo SLU.
Altro aspetto che accentua la difficoltà di un’analisi globale è rappresenta-
to dal fatto che i modelli classici della Teoria Tecnica delle Travi non sono
assolutamente validi nelle cosiddette regioni di discontinuità2, pur numerose e
importanti in qualsiasi organismo strutturale, tanto più se si tratta di fondazio-
ni.
Al momento della concezione generale del progetto delle armature e della
indagine di dettaglio sui particolari costruttivi, può risultare molto utile l’im-
piego di modelli come lo Strut and Tie Model (STM), “costruiti” con il Meto-
do del Percorso del Carico3 (LPM: Load Path Method). Questo metodo risulta
particolarmente efficace al fine di disegnare il modello, se non si vuole perde-
re di vista il significato fisico di ciascuna delle sue aste e della loro organizza-
zione di insieme.
Nella [19] viene appunto proposto un esempio di applicazione di modelli
STM evolutivi per l’analisi del comportamento di un angolo di telaio.
L’impiego dello STM per l’analisi plastica è suggerito da Eurocodice 24,
che propone anche il metodo del percorso del carico come mezzo possibile
per lo sviluppo di idonei modelli puntone-tirante5.
Altra specifica rilevante questione è infine quella di armonizzare la scelta
dei modelli destinati all’analisi del comportamento meccanico del terreno con
quella dei modelli destinati a simulare la struttura. Si tenga conto, infatti,
dell’impegno notevole che è richiesto da un’analisi globale del sistema com-
plesso basata sulla utilizzazione e l’assemblaggio dei modelli più raffinati og-
gi disponibili in ciascun settore disciplinare. È dunque ragionevole operare
non trascurando di scegliere, di volta in volta, strumenti la cui raffinatezza sia
“appropriata” allo specifico obiettivo del progetto. Così mentre può risultare
inevitabile il ricorso ad analisi molto sofisticate quando si cercano conferme
sulla affidabilità delle scelte al momento della concezione del tipo di struttura

2
Si veda il par. 14.2, in Premessa; il cap. 14, da (14.2.1d) in poi; il par. 14.2.5.
3
Si vedano [20], [19], [7].
4
Si veda [1], 5.6.4.
5
Si veda [1], 5.6.4, (5).

240
Il progetto delle armature delle strutture di fondazione

di fondazione da adottare, per contro possono risultare sufficienti modelli


semplificati STM al momento della concezione dell’organizzazione
dell’armatura, e dei dettagli costruttivi. In questi casi la interazione con il ter-
reno può anch’essa simularsi adottandosi ipotesi semplificate. Tali ipotesi,
come ad esempio quella di assumere, per fondazioni superficiali, un dia-
gramma lineare delle pressioni sul terreno, devono naturalmente risultare cau-
telative ai fini dello specifico obiettivo del progetto. Nel caso in esame: ai fini
del progetto delle armature. Il carattere cautelativo consiste nell’assicurare al-
la struttura di fondazione, dopo avere operato la scelta della soluzione globale
sulla scorta di analisi come si è detto più sofisticate, la capacità di dare poi
fondo, in caso di necessità, a tutte le proprie intrinseche risorse, che potrebbe
essere compromessa semplicemente a causa di un disegno delle armature non
appropriato.
Alla fase indispensabile e fondamentale dello studio delle interazioni ter-
reno-struttura deve, dunque, seguire quella della progettazione delle strutture
di fondazione, con specifico riferimento al disegno delle armature, su modelli
di chiara e semplice impostazione fisica. Questi modelli, perchè rispondano
alla richiesta semplicità e chiarezza, devono essere isolati dal sistema com-
plesso del quale le fondazioni fanno parte. L’effetto delle interazioni può in
tal caso ridursi alle sole azioni applicate lungo la frontiera6 fra terreno e so-
vrastruttura, da un lato, e fondazioni, dall’altro. Tali azioni devono essere va-
lutate, come si è detto, per intensità e distribuzione, in modo che risultino cau-
telative ai fini dello specifico obiettivo di progetto.
Così ad esempio EC7, [16], in 6.8 (Structural design of spread founda-
tions), raccomanda che la distribuzione delle pressioni reagenti, ad opera del
terreno, su di una struttura di fondazione superficiale rigida sia assunta linea-
re. Soluzioni più economiche, ai fini del progetto strutturale, devono essere
giustificate mediante analisi su modelli affidabili. Nel caso, invece, di fonda-
zioni deformabili la distribuzione delle pressioni, secondo EC7, può essere
dedotta utilizzando il semplice modello della trave su un continuo deformabile
o su un letto di molle di appropriata rigidezza. Inoltre, sempre secondo EC7,
in presenza di carichi concentrati agenti su travi o platee di fondazione, le sol-
lecitazioni nella fondazione possono calcolarsi mediante analisi elastica-
lineare, utilizzando appropriati valori del coefficiente di reazione del terreno7.

6
La superficie di contatto fra fondazione e terreno; le sezioni di “spiccato” dei pilastri, delle
pareti in elevazione; ecc.
7
Si veda il successivo (15.5d).

241
Teoria e pratica delle costruzioni in cemento armato **

15.1 Organizzazione del disegno delle armature longitudinali e


trasversali

Premessa (15.1)

Volendo affrontare con metodo il tema del tipo di organizzazione da dare al


disegno delle armature (longitudinali e trasversali: staffe, barre piegate, svi-
luppo e prolungamenti delle barre longitudinali; zone e regioni8, ecc.), si do-
vrebbero preliminarmente fissare i livelli prestazionali, verso cui orientare le
scelte progettuali. È, naturalmente, un criterio valido non solo per il progetto
delle armature delle opere di fondazione. Esso deve prendere le mosse dalla
individuazione dei requisiti di base9 che l’opera deve a tal fine possedere.
Giova preliminarmente fare qualche considerazione sulle modalità con le
quali le fondazioni ricoprono il loro ruolo, all’interno dell’intero organismo.
Un punto essenziale è rappresentato dal fatto che in fondazione, mentre le luci
strutturali non sono differenti da quelle corrispondenti in elevazione, al con-
trario i carichi verticali in gioco sono generalmente molto più elevati. La loro
intensità è infatti pari ad un multiplo del carico medio di un livello strutturale
in elevazione. Un multiplo di un ordine anche maggiore del numero degli im-
palcati, in un edificio multipiano10.
Un altro punto essenziale è rappresentato dalla funzione ultima delle opere
di fondazione. Ad esse si affida il compito di trasferire al terreno i flussi di ca-
richi (non solo verticali) secondo le modalità di introduzione e di distribuzio-
ne (e diffusione) previste nello scenario di calcolo. Devono tuttavia essere do-
tate della capacità di far fronte anche a scenari (cedimenti differenziali; pre-
senza di vuoti nel terreno di fondazione, ecc.), non assunti a base di calcolo,
ma la cui occorrenza sia meritevole di attenzione, nonostante la loro ridotta
probabilità, per gli effetti particolarmente dannosi che potrebbero provocare.
Come sempre per tali obiettivi è necessario associare, ad un’adeguata scel-
ta del modello di calcolo, regole sui particolari costruttivi formulate in armo-
nia con il modello prescelto11.
Orbene, sul tipo di organizzazione del disegno delle armature longitudinali
e trasversali ha notevole influenza il dimensionamento della sezione trasversa-
le verticale, in relazione alle luci portanti. Ed in particolare risulta decisivo il
rapporto:

ζl =z/ln

8
Per la definizione di zone e regioni vedere il cap. 14, dopo la (14.2.1d)
9
Si veda [5], 2.1.
10
Per effetto dell’aggiungersi della incidenza dei pesi propri di pilastri e pareti.
11
Si veda la Premessa al cap. 14.

242
Il progetto delle armature delle strutture di fondazione

che rappresenta la misura relativa del braccio della trave, rispetto alla luce net-
ta, misurata fra le facce dei pilastri12.
È naturalmente poi semplice13, determinato il valore di ζl da tenere a base
del dimensionamento, ricavare il corrispondente valore dell’altezza geometri-
ca totale della sezione trasversale rispetto ad ln:
ηl = h/ln. (15.2)
Nei successivi (15.5a-h), si delinea la influenza che sulla misura della
(15.5) hanno gli obiettivi prestazionali che generalmente sono posti alla base
del progetto strutturale: resistenza, ridondanza e duttilità; robustness; capacity
design; resistenza e funzionalità; estetica; economia; durabilità; affidabilità.

a) Resistenza, ridondanza e duttilità (15.5a)14

Ci si propone di fare alcune considerazioni su quali siano gli obiettivi pre-


stazionali che inducono ad assumere la ridondanza come requisito di base
particolarmente richiesto in opere di fondazione.
Si ricordi che il tema viene qui trattato limitatamente ai suoi riflessi sulla
organizzazione delle armature, e cioè agli aspetti inerenti concezione generale
e dettaglio del progetto delle armature.
Si precisa che la ridondanza è riferita ai percorsi dei carichi, longitudinali
e trasversali, di trazione e di compressione.
In tali condizioni perdono di interesse talune prescrizioni inerenti la dota-
zione di duttilità, come quelle ad esempio relative alle minime percentuali
meccaniche di armatura, sia longitudinale che trasversale15.
Si ricorda16 che talune di queste regole sono mirate a dimensionare le ar-
mature in modo che abbiano la capacità di portare la totalità dei carichi che
hanno dovuto abbandonare gli itinerari di trazione nel calcestruzzo, in quanto
interrotti dalla fessurazione, qualunque ne sia stata la causa.
Nel caso delle fondazioni, simili prescrizioni, come si è detto, possono
perdere in gran parte di interesse. Infatti risulta spesso, ad esempio nei plinti
di fondazione, che le tensioni di trazione agenti di calcolo sul calcestruzzo
siano molto minori dei corrispondenti valori limite ultimi. Tanto da rendere la
probabilità di occorrenza dello scenario che prevede la rottura delle sezioni
tese di conglomerato, assai minore dei limiti generalmente accettati come so-
glia delle prestazioni richieste ad un’opera strutturale.

12
Si veda (14.2.1a), ove si propone ζl a misura della “capacità portante” ad arco-tirante, rispet-
to a quella a trave. Il rapporto (15.2), peraltro, risulta determinante ai fini del progetto delle
armature, non solo nel caso delle travi.
13
Vedi cap. 14, (14.2.1d).
14
Per (15.3), (15.4), (15.5) si veda più avanti.
15
Si vedano, nel cap. 14, il par. 14.1.4 e, poi, (14.2.7); (14.2.24); (14.2.33); (14.2.185). In par-
ticolare si veda quanto detto sul tema dei minimi di armatura, a proposito delle piastre
(14.2.387a).
16
Si veda (14.1.4).

243
Teoria e pratica delle costruzioni in cemento armato **

Fig. 15.1

Nel contempo, proprio in conseguenza della esuberanza delle sezioni resi-


stenti di calcestruzzo, diventano superflue le prescrizioni relative al massimo
della percentuale meccanica di armatura nei diversi elementi strutturali, dato
che le percentuali effettive risultano generalmente lontane dai suddetti valori
massimi. La adeguatezza dello spessore ai fini della richiesta ridondanza può,
per alcuni aspetti, essere misurata dalla inclinazione θmin dei percorsi di com-
pressione diagonali nel calcestruzzo, che sarebbero necessari per trasferire il
carico sino alle regioni più lontane dal pilastro, fig.15.1 (I).

Fig. 15.2

244
Il progetto delle armature delle strutture di fondazione

Esaminiamo i diversi tipi di fondazione delle successive figg. 15.2 e 15.3.


Si tratta di stabilire entro quale intervallo:
(cotθ)min ≤cotθ ≤ (cotθ)max; (15.3)
gli itinerari dei carichi possono considerarsi compatibili con l’assenza di per-
corsi trasversali17 di trazione.
È come dire che i carichi che “scendono” verso il terreno di fondazione,
grazie all’elevato valore della inclinazione θ dei loro percorsi, non sono co-
stretti, per utilizzare tutta la superficie di base disponibile, a “risalire” entro i
blocchi, come invece accade nel tratto A2→A1 di fig.15.1, (II).
Naturalmente lo scenario non può prescindere da aspetti geotecnici. Infatti
l’obiettivo prestazionale di dotare la fondazione della capacità di distribuire
uniformemente18i carichi sul terreno di fondazione, utilizzando solamente iti-
nerari “di discesa”, è perseguibile a condizione che la maggiore energia di de-
formazione richiesta dai percorsi diretti 19di compressione, caratterizzati dai
valori più piccoli di θ20, è trascurabile rispetto all’economia di energia che si
ottiene entro il terreno, grazie alla suddetta distribuzione uniforme.
Ne consegue che tale scenario, se è incompatibile nel caso di fondazioni su
roccia o su argille fortemente consistenti, diventa invece realistico nel caso di
fondazioni su argille soffici, normalconsolidate. (15.4)

Fig. 152b

17
I percorsi “trasversali” di trazione sono quelli cosiddetti di “risalita” del carico entro la strut-
tura di fondazione.
18
In generale si dovrebbe dire: con legge lineare.
19
Rispetto a quelli meno “piatti”, nella ipotesi posta di pressione sul terreno uniforme, che, se-
condo il linguaggio LPM , equivale ad assumere itinerari di discesa equidistanti e percorsi da
carichi uguali.
20
Fig. 15.1, (I).

245
Teoria e pratica delle costruzioni in cemento armato **

Va anche considerato che è vantaggioso che percorsi longitudinali di tra-


zione possano svilupparsi entro correnti di altezza relativa:
ηtL = htL21/h, sufficientemente elevata perchè le corrispondenti tensioni
agenti sul calcestruzzo risultino ridotte. La formazione di comportamenti ar-
co-tirante, fig.15.2a, e fig. 15.2b22 è favorita, oltre che dall’elevato valore:
ζl = z/ln (15.5)
anche dalla forma della sezione trasversale.

Fig. 15.3

21
Si veda (14.1.29a).
22
I modelli delle figg.15.2a e 15.2b rappresentano due configurazioni equilibrate ma manife-
stamente incongruenti. Va detto, tuttavia, che nelle proporzioni del disegno la attivazione
dell’effetto arco non appare inverosimile. In entrambi i casi si apprezza la funzionalità di
un’armatura longitudinale diritta filante senza interruzioni: inferiore in fig. 15.2a e superiore in
fig.15.2b. Si ricordi, ancora una volta, che non si propone di fare affidamento esclusivamente
su un comportamento ad arco, ma di organizzare il disegno dell’armatura in modo da non e-
scluderne la possibilità. In tal modo, a costi assai limitati, si dota la struttura di una risorsa di
ridondanza disponibile.

246
Il progetto delle armature delle strutture di fondazione

In particolare è anche, a tal fine, da preferirsi la sezione rettangolare,


fig.15.3, (II), rispetto alla sezione a T capovolta23, fig.15.3, (IV). Nelle travi a
sezione rettangolare il formarsi del suddetto effetto arco-tirante è di molto a-
gevolato, rispetto al caso di travi con sezione a T. Infine si deve considerare
che il percorso dei carichi si sviluppa esclusivamente entro l’anima, per cui le
tensioni nel calcestruzzo teso per taglio risultano inversamente proporzionali
al rapporto, fig. 15.3, (IV):
βbw24 = bw/ b. (15.6)
Naturalmente nel caso delle travi di fondazione non è sempre possibile, se
non per travi-parete25, sovradimensionare l’altezza sino ad assicurare la esi-
stenza di percorsi dei carichi solo di “discesa” e cioè solo di compressione. È
comunque buona norma che il dimensionamento sia effettuato in modo che le
“risalite” dei carichi - inevitabili nelle regioni centrali della trave26, perchè sia
utilizzata tutta la superficie di appoggio al terreno di fondazione – siano limi-
tate ad aliquote ridotte del carico totale. Tanto ridotte da rendere non necessa-
rio il calcolo della correlativa armatura a taglio, e sufficiente disporre i minimi
a tal fine prescritti dalle regole di detailing, EC2, [1], 6.2.1, (4).
Possono valere le medesime prescrizioni e raccomandazioni delle travi in
elevazione, nelle quali risulti elevato il braccio relativo della sezione, (15.5).
Al fine di rendere affidabile un modello del tipo arco-tirante e, quindi, non
essenziale l’armatura a taglio (sebbene se ne debba comunque disporre una
quantità minima27), una buona regola può essere quella di fissare un minimo
alla (15.5):
ζl ≥ ζlmin, (15.7)
e cioè un minimo al braccio, z, della sezione trasversale, relativo alla luce net-
ta della trave di fondazione, ln.
Perchè non sia richiesta, da calcolo, armatura a taglio è sufficiente che nel-
la sezione della trave, cosiddetta “di controllo”, fig. 15.4, e cioè nella sezione
in cui deve essere effettuata la verifica per trazione d’anima, risulti:
τEd ≤ τRd,c. (15.8)
La suddetta sezione di controllo è quella limite della regione di estremità,
prossima al pilastro, che è attraversata dal solo percorso di compressione.

23
Si legga quanto detto in merito, a proposito delle travi in elevazione, (14.2.71). Va precisato
che nel caso delle fondazioni questo aspetto riveste particolare rilevanza, in considerazione del-
la notevole entità dei carichi in gioco, e delle corrispondenti elevate sollecitazioni di taglio: si
veda (15.1).
24
Si veda (14.2.71).
25
Si veda (14.2.381).
26
Si veda la fig. 15.1, (II).
27
Si veda la (15.31).

247
Teoria e pratica delle costruzioni in cemento armato **

Fig. 15.4

Essa dista pertanto dalla faccia del pilastro, fig.15.4, (IV):


av = z cotθ. (15.9)
Nella ipotesi di simmetria e di distribuzione uniforme 28delle pressioni sul
terreno, fig.15.4, (V), risulta, su ogni tratto di lunghezza unitaria:
q = σtnEd b = cost; (15.10)
avendo indicato con:
σtnEd (15.11)
la tensione normale di compressione agente di calcolo sul terreno, al netto del
peso proprio della trave. Giova in proposito considerare che il peso proprio
può non essere considerato ai fini del calcolo delle sollecitazioni nella struttu-
ra di fondazione solo se il terreno, sotto l’azione del suddetto peso proprio, si
deforma rapidamente, e cioè prima della maturazione dei getti. È questo il ca-
so dei terreni incoerenti a grana grossa. Diversamente esso va considerato
quando, come per argille normalconsolidate o debolmente sovraconsolidate, ci
si attende un decorso nel tempo relativamente lento dei fenomeni deformativi
(elevati cedimenti di consolidazione).
Nella sezione di controllo risulta:
VEd=q (ln-2av)/2 = σtnEd b (ln-2av)/2, (15.12)
e, quindi, sostituendo:
τEd = VEd/(b z) = σtnEd (ln-2av)/(2 z). (15.13)
Tenuto conto della (15.9), per soddisfare la (15.8), deve risultare:
τEd =σtnEd (ln/2z - cotθ)≤ τRd,c, (15.14)
e, quindi, la (15.7) diventa:
ζlmin = min(z/ln)=1/[2(τRd,c / σtnEd + cotθ)]. (15.15)
A titolo di esempio, e per avere un’ordine di grandezza per il dimensiona-
mento, si riportano i seguenti valori, tutti riferiti al caso:
θ=45°, cotθ=1. (15.16)
τRd,c / σtnEd = 0,5 → ζlmin ≈ 1/3;
τRd,c / σtnEd = 1,0 → ζlmin ≈ 1/4;
τRd,c / σtnEd = 2,0 → ζlmin ≈ 1/6.

28
Si veda EC7, [16],6.8, (2).

248
Il progetto delle armature delle strutture di fondazione

Secondo EC2, [1], 6.2.1, (8), "per elementi soggetti prevalentemente a carichi uniformemente
distribuiti, lo sforzo di taglio di progetto non deve essere verificato ad una distanza minore di d
misurata dalla faccia dell’appoggio." Quindi, se si accetta di confondere d con z, la prescrizio-
ne EC2 equivale ad assumere nella (15.9):
cotθ = 1. (15.17)
Sempre secondo EC2, [1], 6.2.2, (1) non richiedono armatura a taglio elementi in cui risulti:
τEd ≤ τRd,c (15.18)
con, nella ipotesi di elemento non precompresso, EC2, [1], (6.2a):
τRd,c = (d/z)[CRd,c k (100 ρl fck)1/3+ k1σcp]. (15.19)
EC2, [1], (6.2b), precisa che comunque si può porre:
τRd,c ≥ (d/z) (vmin + k1σcp). (15.20)
Assumendo, a titolo di esempio i valori raccomandati da EC2, [1]:
CRd,c = 0,18/ γc; (15.21)
γc = 1,5;
k = min[1+ (200/d)1/2;2], (15.22)
con d espresso in mm;
ed assumendo, a titolo di esempio:
ρl = 0,005, (15.23)
che è minore del limite raccomandato da EC2, [1]
ρl ≤ 0,02; (15.24)
fck=25 N/mm2; (15.25)
d/z=1,11,
corrispondente a:
z=0,9 d, (15.26)
d=950 mm; (15.27)
risulta infine:
τRd,c =0,45 N/mm2. (15.28)
Posto, sempre a titolo di esempio:
σtnEd =0,225 N/mm2 =(1/2) τRd,c, (15.29)
l’altezza minima relativa che deve avere la trave di fondazione perchè nella sezione di control-
lo risulti non necessario il calcolo dell’armatura a taglio nell’esempio proposto è pari a:
ζlmin = min(z/ln)=1/[2(τRd,c/ σtnEd + cotθ)]= 1/6. (15.30)
Secondo EC2, [1], 6.2.1, (3) e (4), nelle zone ove è soddisfatta la verifica:
τEd ≤ τRd,c (15.31)
"non risulta necessario calcolare le armature a taglio......si raccomanda di disporre comunque
un’armatura minima29 secondo 9.2.2".

29
Si veda (14.2.186).

249
Teoria e pratica delle costruzioni in cemento armato **

Fig. 15.5

b) Robustness (15.5b)

La misura dello spessore, e di conseguenza la disposizione delle armature,


vanno anche stabilite in funzione dell’esigenza di evitare che zone in cui le
caratteristiche meccaniche del terreno di fondazione dovessero risultare sca-
denti (ad esempio, nei calcari: vuoti carsici, sacche di terra rossa, ecc.), sebbe-
ne di limitata estensione ed a carattere locale, possano essere causa di effetti
sproporzionati e disastrosi per l’intero organismo strutturale. Si vedano le
figg.15.5.

250
Il progetto delle armature delle strutture di fondazione

Nel caso di fondazioni dirette realizzate con strutture continue (travi, reti-
coli, platee), un criterio può essere quello di tenere a base del dimensionamen-
to un valore limite, fig. 15.6:
lo,max (15.32)
della luce libera, corrispondente al caso estremo di vuoto presente nel ter-
reno, che la fondazione può “scavalcare” contenendo la misura del danno alla
sovrastruttura. A tale valore limite, assunta una misura compatibile per la
cotθ30, corrisponde una misura affidabile di h.31

c) Capacity design (15.5c)

Correlato con il requisito della robustness, sebbene concettualmente differen-


te, anche il requisito di base di capacity design32 di cui una fondazione do-
vrebbe essere dotata, porta ad un sovradimensionamento33 dell’altezza struttu-
rale.

Fig. 15.6

30
Si veda (14.2.65), ove si esaminano le condizioni (con particolare riferimento alla cotθ) che
favoriscono la attivazione di un comportamento arco-tirante.
31
Tenuto conto dell’oggetto del presente capitolo, il requisito di robustness viene in seguito
riconsiderato per orientare le scelte relative al disegno delle armature: si veda la fig. 15.12.
32
Si veda in EC8, 5.2.3.3, 1(P), ove si precisa che fra i princìpi ispiratori del progetto struttura-
le sismico rientra quello di evitare rotture fragili delle strutture di fondazione, applicando anche
ad esse la regola del capacity design.
33
Si intende: rispetto all’altezza strettamente necessaria secondo lo scenario a base di calcolo.

251
Teoria e pratica delle costruzioni in cemento armato **

Il requisito della robustness, come si è visto, consiste, nel caso della trave
di fondazione, nell’assicurare possibili percorsi ad azioni accidentali straordi-
narie . Si veda la fig.15.6. A causa delle mancate reazioni del terreno, i carichi
(di calcolo) sono costretti a “risalire” entro la trave.
Il dimensionamento è dunque correlato ai carichi agenti di calcolo e non ai
carichi massimi che il pilastro può portare al terreno in base alla sua capacità
resistente. Diversamente, il requisito di capacity design consiste nel dotare la
fondazione della capacità di resistere al carico massimo che il pilastro è in
grado di trasferirle.
Potrebbe farsi rientrare in questo ambito la regola di dettaglio che richiede
che l’altezza della fondazione sia commisurata alla necessità di ancorarvi le
barre provenienti dalle strutture verticali soprastanti. Nel caso assai comune di
barre compresse, sarebbe raccomandabile che tale ancoraggio fosse realizzato
in rettilineo: regola che può condizionare direttamente il dimensionamento
dello spessore strutturale di calcestruzzo di elementi di fondazione relativa-
mente sottili, come i cordoli sottostanti le pareti verticali. Per evitare il rischio
di “sfondamento” del calcestruzzo, alla estremità inferiore delle barre verticali
compresse, si deve assumere:
h ≥ lbd + cmin. (15.33)

Si veda la fig. 15.7.

Fig. 15.7

252
Il progetto delle armature delle strutture di fondazione

Secondo EC8, 5.2.3.3, (1)P, deve essere prevenuto il rischio che si creino indesiderabili mec-
canismi di rottura fragile, in regioni essenziali ai fini del transito dei carichi verticali di servi-
zio, quando ancora tutti gli altri elementi strutturali confluenti in quella regione non hanno dato
fondo alle proprie risorse di resistenza. EC8, a titolo di esempio, indica alcune di tali regioni, e
fra queste le fondazioni.

d) Resistenza e funzionalità (15.5d)

Si stanno esaminando quegli aspetti dei livelli prestazionali che influiscono


sul progetto delle fondazioni, e che inducono a dimensionarle in misura ri-
dondante34.
Si ricordi che il tema viene trattano limitatamente ai suoi riflessi sulla or-
ganizzazione delle armature, dalla concezione generale del loro disegno, sino
al dettaglio costruttivo.
Fra i livelli prestazionali essenziali, naturalmente, rientra quello relativo al-
la funzionalità.
Le fondazioni devono essere progettate in modo da soddisfare l’esigenza
di trasferire i carichi al terreno, secondo modalità compatibili con la sua capa-
cità portante limite, assicurando alla sovrastruttura un comportamento con-
forme allo scenario previsto in progetto. Semplificando, questa prestazione
potrebbe identificarsi nell’esigenza di contenere in limiti prefissati - e quindi
compatibili con le caratteristiche funzionali dell’opera in esercizio, durante
tutto l’arco della sua vita utile - i cedimenti sia assoluti che differenziali.
Un approccio utile per la previsione di questi ultimi è quello di tipo empi-
rico-probabilistico. Esso mette in relazione la massima distorsione attesa con
il massimo cedimento, la cui valutazione è generalmente di sufficiente atten-
dibilità. Tra le correlazioni utili a tal fine si segnalano quelle proposte da Vig-
giani, [17], e da Grant et al., [18], che si riferiscono a condizioni di sottosuolo
relativamente omogenee ed a fondazioni progettate in modo da minimizzarne
i cedimenti. Da tali correlazioni emerge che, per la marcata eterogeneità e la
bassa compressibilità, i terreni a grana grossa, quali sabbie e ghiaie, sono sede
di cedimenti minori in valore assoluto, ma di cedimenti differenziali propor-
zionalmente più elevati. Al contrario, ai terreni a grana fine35, più uniformi e
spesso più compressibili, sono associabili cedimenti differenziali costituenti
una minore aliquota del cedimento massimo che, però, può raggiungere valori
più elevati rispetto al caso di terreni incoerenti.
A rappresentare un ideale comportamento elastico del terreno si può assu-
mere il modello di Winkler [11]36.
Il modello di Winkler, infatti, continua ad essere molto utilizzato, nono-
stante oggi si possa disporre di soluzioni numeriche più avanzate, poiché, se
usato sapientemente, riesce a fornire soluzioni più che accettabili, nonostante
la sua semplicità derivante dall’essere funzione di una sola variabile, il coeffi-

34
Si veda (15.5).
35
Terreni coesivi, come limi ed argille.
36
Si veda EC7, [16], 6.8, (3) e (5).

253
Teoria e pratica delle costruzioni in cemento armato **

ciente di reazione del terreno, k. Naturalmente la affidabilità del modello di-


pende dal valore da attribuire a k per compensare la inadeguatezza insita nella
sua semplicità. Nel modello di Winkler k è, per definizione, il rapporto tra
tensione normale verticale agente sul terreno (σtnEd37) e correlativo sposta-
mento verticale elastico. Nella realtà, il cedimento dipenderà non solo dal ca-
rico applicato, ma anche da natura e caratteristiche dei terreni di fondazione,
oltre che da dimensioni, rigidezza e forma della fondazione stessa. Per tenere
conto di tutti i succitati fattori, l’approccio più affidabile consiste nel valutare
k come rapporto tra tensione normale e spostamento, calcolando quest’ultimo
con il metodo più adatto al caso in studio, impiegando tutte le informazioni
acquisibili attraverso le indagini geotecniche in sito e/o in laboratorio.
In alternativa, i valori di k possono essere determinati facendo uso di valori
spesso reperibili sui manuali e derivanti da prove di carico su piastre infinita-
mente rigide e di forma standardizzata (k1 secondo Viggiani [17]), che però
devono essere opportunamente modificati perchè si adeguino alle reali condi-
zioni di progetto38. La letteratura tecnica già da molti decenni formula in meri-
to utili proposte [12]; [13], vol. 7, pp. 931-935, 949-952; [14], vol. EM2-87,
pp. 35-53; [15]; [17], pp. 264-288.
Esaminiamo prima la influenza che la domanda di rigidezza relativa trave
di fondazione/terreno ha sul dimensionamento della sezione resistente della
trave e, di conseguenza, sulla concezione del progetto delle armature.
(15.34)
Nell’ipotesi semplificata di terreno omogeneo assimilato ad un mezzo ela-
stico omogeneo e nel caso di fondazione rigida, una valutazione di prima ap-
prossimazione del coefficiente k può derivare dalla relazione39:
k = Es / (b I40w), (15.34a)
essendo:
k:
il coefficiente di reazione elastica di Winkler, in N/mm3;
Es : (15.34b)
il modulo di elasticità longitudinale del terreno, in N/mm2;
Iw: (15.34c)
il coefficiente di forma della superficie di contatto con il terreno della fonda-
zione;

37
Vedi (15.11).
38
Riconducibili, come si è detto, a effettiva geometria e rigidezza della fondazione, nonché
tipo di terreno.
39
Metodi e modelli utilizzati in questo paragrafo, pur rappresentando soluzioni non particolar-
mente affinate della complessa questione delle interazioni fra struttura e terreno, sono tuttavia
adeguati agli obiettivi che ci si propone di perseguire. In particolare si intende mostrare come
le caratteristiche geometriche specifiche di una trave che si vuole sufficientemente rigida ri-
spetto al terreno, secondo sommarie ma attendibili valutazioni, risultano generalmente tali da
richiedere un disegno dell’armatura che non risulti incompatibile con la ipotesi di comporta-
mento ad arco-tirante. Si veda in proposito quanto detto per le travi in elevazione, (14.2.65).
40
Il valore da assumere per Iw deve di regola tenere conto del fattore (1-ν2), essendo ν il coeffi-
ciente di Poisson.

254
Il progetto delle armature delle strutture di fondazione

b: (15.34d)
la larghezza della superficie di appoggio al terreno (la minore delle due di-
mensioni).
La cosiddetta lunghezza caratteristica della trave su suolo di Winkler è pari a:
lk = λ/π = 2 [4 Eb Jb / (k b) ]1/4, (15.35)
essendo:
Eb : (15.35a)
il modulo di elasticità longitudinale del calcestruzzo della trave di fondazione;
Jb= (1/12) b h3, (15.35b)
il momento di inerzia della sezione trasversale della trave di fondazione, sup-
posta rettangolare41.
Un criterio, semplificato ma significativo42, di rigidezza longitudinale mi-
rato a dotare la trave della capacità di ripartire pressoché uniformemente la
pressione al terreno, quanto meno sino alle mezzerie delle due campate conti-
gue al pilastro, è quello di assumere:
λk = lk / ln ≥1. (15.36)
Sostituendo nella (15.2) la (15.36), dopo avere in essa sostituito la (15.35),
risulta:
ηl = h /ln ≥ 1/[(16/3 Iw) (Eb/Es) (b/h)]1/4 (15.37)
A titolo di esempio si assuma:
Iw =Iwmax=3,4043, (15.37a)
Eb/Es = 3544, (15.37b)
b/h = 245. (15.37c)
Con i suddetti valori risulta:
ηlmin ≈ 1/6. (15.38)
Nel caso di terreni molto più deformabili, invece, posto:
Eb/Es = 3000 (15.38a)
risulta:
ηlmin ≈ 1/18. (15.39)
Dall’esempio numerico proposto si evince che il criterio di rigidezza lon-
gitudinale, applicato al caso di travi su terreno mediamente rigido (ad esempio
Es ≥ 800 N/mm2 ), porta generalmente ad un dimensionamento dell’altezza
della trave che autorizza a considerare affidabile un modello di comportamen-
to arco-tirante, e, di conseguenza, preferibile una disposizione delle armature
longitudinali a barre filanti.
Esaminiamo ora la influenza che la domanda di rigidezza relativa trave di
fondazione/struttura in elevazione ha sul dimensionamento della sezione resi-
stente della trave e, di conseguenza, sulla concezione del progetto delle arma-
ture. (15.39a)

41
Circa la preferenza da dare alla forma rettangolare della sezione trasversale di una trave, an-
che al fine di favorirne la attivazione dell’effetto arco-tirante, si veda (14.2.71) e (15.6).
42
Si rilegga la nota alla (15.34a).
43
Caso di blocco rigido e molto lungo rispetto alla sua larghezza (trave), [13], [12].
44
Caso di terreno “mediamente rigido”.
45
Caso di trave di fondazione trasversalmente rigida, θtrasv = 45°.

255
Teoria e pratica delle costruzioni in cemento armato **

Un altro criterio di dimensionamento è in effetti quello di commisurare


l’altezza della struttura di fondazione all’esigenza di proteggere la sovrastrut-
tura dal rischio di cedimenti differenziali. Quando tale rischio non rientra nel-
lo scenario di calcolo, devono soccorrere prescrizioni che fissino una correla-
zione fra la rigidezza delle travi di fondazione, la geometria del sistema e la
rigidezza della struttura in elevazione [10].
Naturalmente questa esigenza può portare ad un dimensionamento ridon-
dante46 della trave di fondazione. In particolare il rapporto richiesto:
ηl = h / ln (15.2)
può finire con il risultare tanto elevato da rendere, anche per questa ragio-
ne, raccomandabile la disposizione di armature longitudinali filanti.

Secondo EC2, [1], appendice G, (7), si può definire una rigidezza relativa:
KR = (EJ)s / (Esl3),
in cui:
(EJ)s “ è il valore approssimato della rigidezza flessionale per unità di larghezza della struttura
dell’edificio in esame, ottenuto sommando la rigidezza flessionale della fondazione, di ciascun
elemento intelaiato e dei muri di controvento”;
Es è il modulo di elasticità longitudinale del terreno;
l è la lunghezza della fondazione.
Sempre secondo EC2, [1], “rigidezze relative maggiori di 0,5 indicano sistemi strutturali rigi-
di”.

e) Estetica (15.5e)

Potrebbe sembrare inappropriato parlare di estetica del dimensionamento delle


strutture di fondazione.
Forse qualche riflessione merita tuttavia il fatto che la conoscenza di tutti i
livelli prestazionali che si intendono raggiungere con le opere di fondazione
aiuti a percepire un valore estetico anche in questo tipo di strutture. Esso può
ritrovarsi in una sorta di armonia fra la concezione della forma ed i requisiti di
base di cui deve essere dotata una fondazione.
In questa ottica strutture robuste, spesso esteticamente sgradevoli in eleva-
zione, possono invece farsi apprezzare, come fondazioni riposanti sul terreno,
anche per il valore estetico della loro manifesta affidabilità. Così come
l’estetica di talune articolate trame di pali di piccolo diametro si esprime nella
affinità del loro disegno a quello delle sapienti ramificazioni delle radici degli
alberi.

46
Ridondante rispetto al dimensionamento che sarebbe sufficiente per la funzione di diffusione
del carico al terreno, di cui al precedente punto (15.34).

256
Il progetto delle armature delle strutture di fondazione

f) Economia (15.5f)

Generalmente, il costo di costruzione di una struttura, nel caso delle fondazio-


ni, è influenzato dall’altezza h strutturale (di plinti isolati, travi, blocchi su pa-
li, platee, ecc.) molto meno di quanto non lo sia nel caso di strutture in eleva-
zione. Infatti incide evidentemente meno il costo della lavorazione e dei getti;
incide meno il costo dei casseri, perchè spesso possono essere quantomeno
parzialmente formati dalle stesse pareti dello scavo in sezione ristretta, fig.
15.3, (II), e (IV).
Così come lo spessore strutturale in fondazione, essendo interrato, non
comporta costi funzionali, in quanto non occupa volumi utili, come invece
avviene quando si tratta degli spessori degli impalcati in elevazione. Si è visto
come proprio per esigenze di economia dell’ ingombro del volume strutturale
in elevazione, si utilizzano talvolta piastre su pilastri, e che il loro spessore,
deliberatamente ridotto, porta a dover risolvere delicati aspetti, anche di detta-
glio, relativi alla affidabilità delle armature trasversali a taglio47.

g) Durabilità (15.5g)

Un’attenta considerazione merita la necessità di speciali provvedimenti pro-


gettuali ed esecutivi che assicurino alle strutture di fondazione - anche se rea-
lizzate in ambiente sfavorevole (umido, e talvolta persino aggressivo) - una
durabilità adeguata alla durata della vita utile dell’opera48. Tali provvedimenti
sono numerosi e vari, e non possono limitarsi alla sola adozione di copriferri
elevati, come ad esempio per i pali di fondazione trivellati49. A tal proposito,
non va trascurato che nel caso delle strutture di fondazione è necessaria la a-
dozione di criteri particolarmente cautelativi, in tema di durabilità, anche per-
chè estremamente più problematica, rispetto a strutture in elevazione ‘a vista’,
è la prevenzione della evoluzione del danno da ammaloramento attraverso il
monitoraggio e la manutenzione.

h) Affidabilità (15.5h)

Va preso atto che il comportamento di elementi strutturali caratterizzati da va-


lori elevati del loro spessore strutturale, rispetto alle luci portanti, è general-
mente assai più affidabile, in quanto in essi la corretta riuscita della coopera-
zione calcestruzzo/barre50 risulta assai meno decisiva ai fini del perseguimen-
to delle prestazioni attese.
47
Si veda (14.2.413).
48
[5], EC0, 2.3, prospetto 2.1.
49
Si veda (14.1.19): Per calcestruzzo messo in opera a contatto con superfici irregolari, è ne-
cessario che il copriferro minimo sia aumentato per tenere conto dei maggiori scostamenti nel
progetto. EC2, 4.4.1.3, (4), raccomanda che per calcestruzzo messo in opera direttamente con-
tro il terreno (come ad esempio nel caso di pali di fondazione trivellati e gettati in opera), il
copriferro minimo sia almeno pari a 75 mm.
50
Si veda il par. 14.1.

257
Teoria e pratica delle costruzioni in cemento armato **

Alla luce di tutte le precedenti considerazioni, sembra dunque naturale as-


sumere come regola generale per il dimensionamento delle fondazioni super-
ficiali quella di adottare spessori strutturali che rendano non essenziale l’ar-
matura a taglio. Di conseguenza l’armatura potrà essere costituita semplice-
mente da barre diritte longitudinali e, nel caso delle travi, da barre diritte lon-
gitudinali e staffe.

15.2 Plinti (blocchi) di fondazione diretta (15.40)

Si ricordi che il tema viene trattano limitatamente all’aspetto relativo al pro-


getto delle armature.

15.2.1 Plinti soggetti a carico centrato51 (15.40a)

La fig. 15.5, (I), (I’), (II), (II’), dimostra quanto siano efficaci e irrinunciabili,
in talune speciali condizioni, armature filanti su tutta la lunghezza, ancorate
alle estremità.
Infatti, sebbene la fig. 15.8 mostri che in presenza di terreno reagente al di
sotto del plinto le armature potrebbero “graduarsi” sull’intera lunghezza, tut-
tavia la citata fig. 15.5 prova che la estensione a tutta lunghezza delle barre
longitudinali inferiori può risultare essenziale ai fini della robustness, nei casi
in cui dovessero trovarsi vuoti al di sotto del plinto. Si osservi come i diversi
modelli mettano in luce:
• la essenzialità delle sole armature filanti inferiori, in condizioni norma-
li, fig. 15.3, (II);

Fig. 15.8

51
Il caso particolare di terreno molto rigido e resistente (come ad esempio la roccia), rispetto
allo stesso calcestruzzo del blocco, è trattato successivamente, par. 15.2.4.

258
Il progetto delle armature delle strutture di fondazione

• in conseguenza del punto precedente: la esclusione della necessità di


armature trasversali, purché si assumano valori di θ52 che rendano affi-
dabili i modelli;
• la efficacia dell’ incasso del blocco entro lo strato portante di terreno53;
• la risorsa di resistenza offerta da pareti di scavo scabre, fig. 15.5, (I’) e
(II’), quando il getto è direttamente a contatto con tali pareti;
• la necessità di un ancoraggio di estremità di tutte le barre longitudinali
inferiori;
• la utilità di eventuali armature di sospensione verticali in presenza di
azioni accidentali (vuoti, simmetrici e asimmetrici), anche al fine di at-
tivare l’attrito sulle pareti laterali, fig. 15.5, (II) e (II’);
• la possibilità che percorsi non deviati dei carichi attraverso le pareti
verticali dello scavo rendano non essenziale54 l’armatura longitudinale
(con conseguente notevole aumento della durabilità), fig. 15.5, (I’) e
(II’);
• la funzione di armature superiori in presenza di azioni accidentali (vuoti
presenti su entrambi i lati), fig. 15.5, (III).

Nel modello di fig. 15.5, (II), il caso di azione accidentale rappresentata


dagli effetti di un vuoto eccentrico al di sotto del blocco di fondazione viene
simulato con un modello semplificato, utilizzando il principio di sovrapposi-
zione degli effetti, con un criterio analogo a quello che viene successivamente
descritto a proposito di una trave di fondazione.

Fig. 15.9

52
Si veda la fig. 15.1: con θ si indica l’angolo di inclinazione rispetto alla orizzontale del per-
corso dei carichi che “scendono” verso il terreno.
53
L’incasso del blocco di fondazione, inoltre, come è noto contribuisce ad aumentare la capaci-
tà portante limite del terreno.
54
Naturalmente l’armatura longitudinale non può essere omessa, in mancanza di un affidabile
controllo della fessurazione.

259
Teoria e pratica delle costruzioni in cemento armato **

La fig. 15.9, (I), mostra una disposizione a maglia uniforme dell’armatura


inferiore orizzontale del plinto. La uniformità della distribuzione è giustificata
quando la differenza fra i percorsi verso le barre esterne e quelli verso le barre
interne è relativamente ridotta (θ’’ e θ’ confrontabili fra loro). Meglio si do-
vrebbe dire: quando la differenza fra i diversi investimenti di energia di de-
formazione, corrispondenti a tali percorsi, è trascurabile rispetto all’energia di
deformazione che i carichi devono poi investire per diffondersi nel terreno di
fondazione. Queste sono peraltro proprio le condizioni (plinto rigido, di eleva-
ta h, su terreno deformabile) in cui è essenziale che la fondazione sia capace
di ripartire il carico uniformemente su tutta la superficie di base.
Giova considerare che, qualora il terreno dovesse risultare tanto rigido ri-
spetto al plinto da rendere inutilizzati i percorsi di carico periferici, come po-
trebbe accadere nel caso di fondain compenso i flussi concentrati nella regio-
ne centrale richiederebbero meno armatura, in conseguenza delle minori de-
viazioni dall’andamento verticale.
Potremmo riconoscere in questo criterio di disposizione dell’armatura una
sorta di requisito di affidabilità, a compensare dubbi sulla adeguatezza del
modello di calcolo.

Fig. 15.10

260
Il progetto delle armature delle strutture di fondazione

La fig.15.10 mostra una disposizione delle armature a più strati. Si noti che
le barre corrispondenti, appartenenti a diversi strati, sono disposte nel mede-
simo piano verticale, per favorire l’insinuarsi del calcestruzzo fluido al mo-
mento del getto. La disposizione a più strati è necessaria al fine di offrire alle
spinte orizzontali H, che si dirigono lungo percorsi di compressione nel calce-
struzzo verso le estremità ancorate, un fronte di conglomerato di sezione ade-
guata alla intensità di tale sforzo.
La sezione di calcestruzzo di competenza di detta armatura, di altezza htL e
base btL55, può dimensionarsi in modo che risulti56:
ωct ≤ 1,00, (15.41)
essendo:
ωct = (fyd / fcd) ρ, (15.41a)
la percentuale meccanica riferita alla suddetta sezione del corrente inferiore
del plinto:
Act57= btL htL (14.41b)
e
ρ = AsL / Act (15.41c)
la percentuale geometrica riferita sempre alla suddetta sezione di calcestruzzo
del corrente teso.
Si notino le armature perimetrali di recinzione, che svolgono funzione di
confinamento della piastra tesa di base del plinto, fig. 15.10, (II) e (III). Come
mostra il dettaglio di figura, è raccomandabile che queste barre perimetrali
siano disposte all’esterno dei prolungamenti verticali terminali di ancoraggio
delle barre longitudinali. Infatti, in tal modo, possono contrastare la tendenza
delle spinte orizzontali H ad “aprire” verso l’esterno i suddetti ancoraggi “a
piega”58.
Le barre verticali dei pilastri vanno prolungate entro il plinto. Deve verifi-
carsi se tale prolungamento è sufficiente per il loro ancoraggio. Nel caso di
fondazioni di pilastri, generalmente questa verifica è largamente soddisfatta,
se il dimensionamento di h ha seguito le regole indicate in precedenza. Qualo-
ra non lo fosse, sarebbe necessario provvedere per evitare il rischio che le bar-
re compresse “punzonino” il calcestruzzo “perforandone” lo strato estremo
inferiore di ricoprimento. Una buona regola è, in questi casi, quella di adegua-
re l’altezza della fondazione59. Si osservi che un valore di h commisurato a
tutti gli altri aspetti prestazionali, ma insufficiente ad ancorare le barre vertica-
li può talvolta verificarsi per fondazioni di pareti, (15.33)60.

55
Si veda (14.1.29b).
56
Si veda (14.1.29c).
57
Si veda (14.1.29b).
58
Si veda la fig. 14.12, in cui si suggerisce la disposizione di forcelle orizzontali di ritegno,
proprio per evitare l’apertura della “piega”.
59
Si veda (15.33).
60
Si veda il par. 14.2.3.

261
Teoria e pratica delle costruzioni in cemento armato **

Si notino, in fig. 15.10, (II), le staffe del pilastro disposte anche all’interno
del plinto, quanto meno per un tratto nella parte superiore del plinto. Esse
possono svolgere funzione di confinamento in una regione di concentrazione
di sforzi di compressione e di deviazione per diffusione del carico verticale.

15.2.2 Plinti soggetti a carico eccentrico (15.42)

Diversa è, naturalmente, la necessità di ancoraggio delle barre verticali prove-


nienti dal pilastro, quando il carico portato da quest’ultimo è eccentrico, tanto
che talune barre risultano tese. La fig. 15.11 mostra il LP, U-TURN [9], di
ΔF61, che offre alla aliquota restante F del carico, la possibilità di deviare, e-
quilibrandone le spinte orizzontali: in A1, per compressione nel punto, ed in
B2→C2 per trazione. Naturalmente il modello indica solo l’armatura tesa es-
senziale. È raccomandabile che l’armatura tesa verticale sia portata sino alla
base del plinto. Infatti in tal modo si rende minima la misura dell’angolo δ di
deviazione di ΔF, e di conseguenza minima risulta la spinta:
H = ΔF tanδ . (15.43)
La figura mostra come la costruzione grafica del triangolo di equilibrio dia
la possibilità di percepire, semplicemente osservando la geometria del dise-
gno, se la barra verticale, sufficiente per ΔF, lo è anche per H. Tutto dipende
dall’altezza del plinto e, precisamente, dal rapporto:
zF /zc , (15.44)
fra il braccio del plinto ed il braccio del pilastro. Nel caso di figura, si può
immediatamente osservare che risulta:
H<ΔF, (15.45)
ed è pertanto sufficiente ripiegare le stesse barre verticali e prolungarle sino a
C2, ove comunque devono essere ancorate adeguatamente.

Fig. 15.11

61
Il caso di eccentricità dello sforzo normale F agente sul pilastro è qui rappresentato ipotiz-
zando la presenza, contemporaneamente ad F, della coppia ΔF zc.

262
Il progetto delle armature delle strutture di fondazione

EC2, [1], 9.8.2.2, (1), fornisce indicazioni per valutare la adeguatezza dell’ancoraggio di barre
diritte, prive di prolungamento a squadro. E raccomanda che, qualora tale lunghezza non fosse
sufficiente, l’ancoraggio sia assicurato appunto ripiegandole verso l’alto, oppure con appositi
dispositivi posti alle estremità. Sempre secondo EC2, [1], la verifica dell’ancoraggio deve ef-
fettuarsi nella sezione a tal fine più “critica”.

La prescrizione di EC2, [1], 9.8.2.2, (1), fa riferimento al caso di reazione


distribuita del terreno e pertanto non contempla le situazioni, anche accidenta-
li (vuoti), esaminate in precedenza, fig. 15.5. Inoltre l’ipotesi di reazione di-
stribuita porta ad un valore variabile della spinta orizzontale, che risulta dalla
sommatoria delle spinte elementari H(1), fig. 15.8. In queste condizioni an-
drebbe ricercata la sezione “critica”, ai fini del calcolo dell’ancoraggio.

Secondo EC2, [1], 9.8.2.2, (5), "per barre diritte prive di ancoraggio terminale, il minore valore
di x (che è la lunghezza della zona critica a partire dal bordo del plinto) è il più critico. Sempli-
ficando si può assumere xmin = h/2. Per altri tipi di ancoraggio, valori di x più elevati possono
essere più critici"

Come mostra la fig. 15.12, se si dimensiona il prolungamento verticale del-


le barre per una lunghezza, l0, sufficiente ad ancorare la totalità dello sforzo di
trazione, è come assumere che la biella compressa sia inclinata di θ=45°, e
che il carico verticale sia concentrato alla estremità del blocco. Si tratta evi-
dentemente di un modello molto cautelativo, tanto da risultare generalmente
inverosimile. A meno che non si voglia far fronte alle ipotesi di vuoto ed al
corrispondente modello di fig. 15.5, (II’), secondo il quale la totalità del cari-
co deve risalire lungo il tratto A2-A1 delle barre, alla ricerca di un “passaggio”
per attrito entro il terreno di fondazione in cui il plinto è incassato.

Fig. 15.12

263
Teoria e pratica delle costruzioni in cemento armato **

In questo caso, peraltro, come mostra il dettaglio della citata figura, sareb-
be preferibile che il nodo estremo A2 (ancorato) fosse portato addirittura sino
al lembo superiore della fondazione, in modo da rendere possibile la utilizza-
zione di un punto di ingresso nel terreno (per effetto della scabrezza della su-
perficie di contatto), a qualsiasi quota esso si trovi, e quindi anche oltre la
lunghezza di ancoraggio strettamente necessaria. Si può temperare la severità
dell’ipotesi, riducendo la lunghezza del tratto verticale di ancoraggio da l0 ad
l0-xmin, avendo indicato con xmin, fig.5.12, la minima dimensione del terreno
sottostante reagente, valutata assumendo valori estremi della sua capacità por-
tante.

Fig. 15.13

264
Il progetto delle armature delle strutture di fondazione

15.2.3 Plinti di confine

La fig. 15.13 mostra il caso, peraltro non raro, di plinti posti a confine, che
pertanto risultano inevitabilmente eccentrici ed eccentricamente caricati.
L’intento è sempre quello di esaminare possibili soluzioni per un corretto di-
segno delle armature.
Obiettivo prestazionale è che il progetto delle armature sia compatibile con
la ipotesi di massimo sfruttamento del blocco eccentrico di confine. Per que-
sto, come mostra la figura, si è assunto un diagramma di pressioni uniforme,
al quale tuttavia corrisponde la massima deviazione, C1→B2→B0, richiesta
per il carico verticale F1 proveniente dal pilastro (massima e1).
Il LPM mostra come F1 , per deviare, deve imprimere la coppia di spinte
orizzontali H. Allo scopo di equilibrare tale coppia si può disporre una trave
di collegamento fra il plinto di confine ed il più vicino plinto interno. L’equi-
libramento avviene per “solidarietà”. Una parte (ΔF) del carico totale F2 della
fondazione interna utilizzando il percorso A0→A1→B2→B0, si trasferisce sul
plinto di confine ed assicura, nei nodi di deviazione, il richiesto equilibrio del-
le spinte H.

Fig. 15.14

265
Teoria e pratica delle costruzioni in cemento armato **

La fig. 15.14 mostra l’efficacia della costruzione grafica62 dei triangoli di


equilibrio:
A1-B2-B1, equilibrio nel nodo A1 fra ΔF, HΔF ed NΔF;
A3-B3-B2, equilibrio nel nodo C1 fra F1, H F1 ed NF1;
in cui NΔF è il vettore che porta ΔF lungo il tratto A1-B2, mentre NF1 è il vettore
che porta F1 lungo il tratto C1-B2. L’equilibrio è assicurato dalla circostanza
che la costruzione grafica è fatta imponendo l’uguaglianza delle spinte:
HΔF = H F1,
attraverso l’uguaglianza delle basi dei triangoli:
A1-B1=A3-B3.

Riportati i triangoli di equilibrio sulla geometria in scala della struttura, si


ha la percezione immediata della correlazione fra le proporzioni geometriche
della struttura, lbF/e1, e le proporzioni statiche delle forze in gioco, F1/ΔF:
F1/ΔF = lbF/e1, (15.46)
da cui:
F1 e1 = ΔF lbF. (15.47)
Può essere utile confrontare le due diverse soluzioni rappresentate dalle
figg. 15.13, (II) e (III). A ciascuna corrisponde una diversa organizzazione
dell’armatura. La prima, che prevede come unica armatura essenziale ai fini
dell’equilibrio un’armatura longitudinale filante senza riduzioni, da ancorare
adeguatamente alle estremità63, si basa sulla ipotesi di un unico percorso dia-
gonale (inclinato di θ) di compressione di ΔF entro la trave di collegamento.
La sua attendibilità dipende dalla misura della cotθ64. È talvolta possibile di-
mensionare la trave di collegamento con un’altezza tale, rispetto alla luce, da
rendere “compatibili” i corrispondenti valori di θ . Questa circostanza risulta
particolarmente favorevole, per due ragioni principali. La prima, per quanto si
è già detto in merito al criterio di progetto delle fondazioni basato sul princi-
pio di rendere non essenziali le armature a taglio65. La seconda, perchè una
soluzione “rigida” per la trave di collegamento rende affidabile il modello, e
non troppo lontana dalla realtà la ipotesi di distribuzione uniforme delle pres-
sioni, al di sotto del plinto di confine, nonostante la eccentricità del carico.
L’altra soluzione, (III), per travi di collegamento meno rigide, è meno affi-
dabile con riguardo al perseguimento degli obiettivi prestazionali posti a base
del progetto, e richiede, come mostra il LP di ΔF, apposita armatura trasversa-
le distribuita su tutta la luce (taglio costante, se la trave non è appoggiata al
terreno e si trascura l’effetto del suo peso proprio). In compenso l’armatura
longitudinale potrebbe graduarsi lungo la luce, a differenza del caso preceden-
te.

62
Si veda la (14.2.166) e la relativa nota.
63
Il modello è schematico.
64
Si veda (14.2.196).
65
E difatti la figura mostra che secondo il modello (II) non sono necessari itinerari di trazione
trasversali.

266
Il progetto delle armature delle strutture di fondazione

Secondo EC2, [1], 9.8.3, (1), "travi di collegamento possono essere utilizzate per eliminare
l’eccentricità del carico sulle fondazioni."

15.2.4 Blocco di fondazione di pilastri su roccia66

È il caso di un blocco di fondazione su terreno molto rigido. Si può assumere


che i flussi dei carichi tendano a concentrarsi in una ristretta regione intorno
all’asse verticale del pilastro. La tendenza a diffondersi, infatti, ha un limite
“di convenienza”, dal punto di vista energetico.

Fig. 15.15

Fig. 15.16

66
Il riferimento alla “roccia” è preso da EC2, 9.8.4. In generale si dovrebbe parlare di terreno
molto rigido e resistente, rispetto al calcestruzzo del blocco di fondazione.

267
Teoria e pratica delle costruzioni in cemento armato **

Normalmente la diffusione estesa a tutta la superficie di base del plinto si


verifica quando la energia investita per tale diffusione è compensata da quella
“risparmiata” entro il terreno, per effetto della riduzione dell’ energia per tra-
scinamento. Quando invece il terreno, come nel caso in esame, è molto rigido,
diventa prevalente la influenza dell’economia conseguita entro il blocco. Per-
tanto la diffusione al suo interno resta circoscritta in un volume ristretto.
Questo volume ristretto entro cui si può considerare limitata la diffusione,
nell’ipotesi di un pilastro di sezione quadrata di lato c, potrebbe assumersi pa-
ri al cubo più grande che si può inscrivere nel blocco di fondazione.
Due situazioni rappresentative dei casi possibili sono illustrate nelle
figg.15.15 e 15.16.

Fig. 15.17

268
Il progetto delle armature delle strutture di fondazione

Le assunzioni poste a base del modello rappresentato in fig. 15.17, e le


conseguenti prescrizioni di dettaglio, sono le seguenti:

1. si assume la ipotesi di carico verticale non eccentrico su un modello


semplificato, “concentrato”, come precisato nel punto successivo, ap-
plicato su un’area quadrata;
2. il carico verticale totale agente di calcolo, NEd, si suddivide in 4 parti
uguali:
F= (1/4) NEd; (15.48)
applicati ciascuna nel baricentro di una delle 4 parti uguali in cui è stata
suddivisa la sezione orizzontale del pilastro, al livello della sez.(1);
3. la diffusione, a partire dalla sez.(1), avviene esclusivamente entro la
prima metà altezza del cubo (h/2), e cioè sino alla sez. (2);
4. il percorso di NEd/4, conseguente alla suddetta diffusione, è rappresenta-
to dall’itinerario O1→O2, e prosegue in direzione verticale nell’altra
metà verticale del cubo, senza alcuna deviazione: O2→ O3;
5. indicata con θ l’inclinazione del percorso , O1→ O2,di NEd/4, risulta:
cotθ = [1-(c/h)](√2)/2; (15.49)
6. in corrispondenza dei due nodi di deviazione, O1 ed O2, il vettore che
porta il carico imprime due spinte, H, orizzontali, uguali e contrarie:
H= (NEd/4) cotθ = (NEd/4) [1-(c/h)](√ 2)/2; (15.50)
7. la spinta applicata al nodo superiore, O1, diretta verso l’interno, trova
equilibrio nel nodo simmetrico O’1;
8. la spinta applicata al nodo inferiore, O2, diretta verso l’esterno, avanza
lungo un percorso di compressione, sino a trovare equilibrio entro l’ar-
matura orizzontale di confinamento del blocco, come mostra il dettaglio
(II) di figura;
9. lo sforzo di trazione entro l’armatura di confinamento, complessivo per
ciascuna delle due direzioni parallele ai lati del blocco, è infine pari a:
F= 2 H/√2 = (NEd/4) [1-(c/h)]; (15.50a)
10. la spinta risultante H, (15.50), si assume pertanto applicata a metà al-
tezza del blocco;
11. una distribuzione dell’armatura di confinamento uniformemente distri-
buita su tutta l’altezza è compatibile, allo SLU, con la suddetta ipotesi
circa la ubicazione del nodo O2;
12. risultano essenziali barre (spezzoni) verticali disposte negli angoli67, di
diametro grande anche rispetto al passo delle armature orizzontali,
fig.15.1868;
13. è necessario che anche le barre orizzontali dell’armatura di confinamen-
to abbiano diametro grande rispetto al loro passo69.

67
Si veda il par.14.1.2, quanto detto dopo la (14.1.29c) e (14.3.20).
68
Da EC2, fig. 9.14.
69
Regole che stabiliscono un rapporto massimo fra passo e diametro delle staffe sono specifi-
che delle regioni confinate, e, quindi, di elementi sismici primari: si veda EC8, 5.4.3.1.2, 6(P),
b).

269
Teoria e pratica delle costruzioni in cemento armato **

Secondo EC2, [1], 9.8.4, (1), (2), l’armatura di recinzione orizzontale può essere distribuita
uniformemente sull’altezza h, e dimensionata per una forza orizzontale complessiva (H, secon-
do le figure richiamate in precedenza) pari a:
Fs = 0,25 (1-c/h) NEd.
Secondo EC2, [1], 9.8.4, (1) si raccomanda che tali armature siano previste quando la pressione
limite ultima sul terreno supera un valore limite, q2. Il valore di q2 raccomandato daEC2 è:
q2 = 5 MPa,
e che le armature abbiano un diametro minimo di 8 mm.

Fig. 15.18

15.3 Blocchi di fondazione su pali (15.51)

Anche con riguardo alle fondazioni profonde si rivolge l’attenzione solo ad


aspetti inerenti il progetto delle armature.

15.3.1 Blocchi di fondazione su pali: carico centrato (15.52)

I modelli di fig.15.19 possono essere utilizzati per giustificare alcune delle re-
gole principali sui dettagli costruttivi di blocchi su pali soggetti a carico cen-
trato. Si osservi nelle figg. 15.19-15.22:
1. la possibilità, con adeguati valori di θ, vicini ai 45°, di modelli di com-

270
Il progetto delle armature delle strutture di fondazione

portamento per i quali è essenziale solo l’armatura longitudinale infe-


riore, fig. 15.19;
2. l’armatura inferiore longitudinale costante per tutta la lunghezza, ed an-
corata alle estremità70, fig. 15.19;
3. la sporgenza a del blocco rispetto al filo esterno del palo, per alloggiare
il prolungamento di ancoraggio delle barre longitudinali inferiori: figg.
15.19, 15.20 e 15.21;
4. la disposizione di barre trasversali (anche saldate) per migliorare l’an-
coraggio, figg. 15.21 e 15.22;
5. la distribuzione delle barre longitudinali inferiori su più strati;
6. la disposizione di tutta l’armatura richiesta dal calcolo entro la fascia
passante attraverso le sezioni di testata dei pali, fig. 15.22;
7. l’adozione di un adeguato valore della distanza in verticale, d’, fig.
15.21, delle armature longitudinali del blocco dalla testa del palo, tenu-
to conto delle elevate tensioni normali di compressione locali.

Fig. 15.19

Si noti, nelle figg. 15.20 e 15.21, che la disposizione della regione di anco-
raggio a fuori dall’impronta del palo è utile al fine di assicurare in ogni singo-
lo nodo di deviazione del carico verticale elementare F(1) una convergenza di

70
Per l’attivazione dell’effetto arco-tirante vedere quanto detto a proposito delle travi,
(14.2.65).

271
Teoria e pratica delle costruzioni in cemento armato **

sole aste compresse71. Inoltre ciascuno dei tre flussi, secondo il particolare del
modello semplificato di fig. 15.20, è formato da percorsi elementari tutti fra
loro paralleli. È infatti buona regola evitare che lungo la loro discesa verso le
fondazioni i carichi verticali principali incontrino fessurazioni o, più in gene-
rale, siano costretti ad attraversare regioni danneggiate da trazioni causate da
eventuali spinte locali, come quelle derivanti dall’ancoraggio, anche per ade-
renza, delle barre tese principali.
La disposizione delle armature entro l’impronta della sezione del palo ha
lo scopo di evitare spinte trasversali di rilevante intensità. Queste sarebbero
inevitabili in quanto i carichi F(1) sarebbero costretti, dopo essersi “appoggia-
ti” alla barra disposta all’esterno, a deviare trasversalmente per rientrare nel
palo, con valori di θ molto ridotti (fig. 15.24).

Si legga EC2, [1], 9.8, (1), per il punto 3; 9.8,(2) per il punto 1; 9.8,(3) per il punto 6, e per i
minimi valori dei diametri delle barre; 9.8, (4) per il punto 4; 9.8, (5) per il calcolo della lun-
ghezza di ancoraggio.

Fig. 15.20

71
Nodo CCC: si veda EC2, 6.5.4, (4).

272
Il progetto delle armature delle strutture di fondazione

Fig. 15.21

Fig. 15.22

273
Teoria e pratica delle costruzioni in cemento armato **

Le figg. 15.22, 15.23, 15.25, 15.26 mostrano disposizioni delle armature


“essenziali” di blocchi su 2 o più pali , [8]. Le figg. 15.27 e 15.28 mostrano
come l’armatura principale, nel caso di pareti, debba disporsi in direzione or-
togonale a queste ultime. Oltre alle barre principali, disposte all’interno delle
fasce passanti sulle teste pali, nelle figure sono inoltre rappresentate le arma-
ture “secondarie” di sospensione, nelle regioni interposte. I flussi discendenti
dei carichi verticali tendono inizialmente ad utilizzare tutti i percorsi diagonali
che ne consentono la diffusione, e, di conseguenza, un “risparmio” di energia.
Le regioni interposte fra i pali, tuttavia, cedono ed obbligano pertanto i carichi
a “risalire”, per poi concentrarsi sulle teste pali. Per evitare che le suddette “ri-
salite” per trazione causino fessurazioni incontrollate, è necessario disporre
staffe verticali di sospensione nelle regioni comprese fra i pali.
Nel presente capitolo non viene trattato il caso delle strutture sismiche.
Pertanto si ammette che le azioni abbiano direzione principalmente verticale.
In assenza di eccentricità, se il dimensionamento del blocco è adeguato, non
risulterebbe in tal caso necessaria l’armatura superiore rappresentata in pos. 6
nelle figg. 15.22 e 15.23. Si vedrà, tuttavia, nei successivi parr.15.3.2 e 15.3.3,
che l”armatura superiore diventa necessaria in presenza di eccentricità del ca-
rico verticale, e/o di azioni orizzontali, che del resto possono non avere origi-
ne esclusivamente sismica.

Fig. 15.23

274
Il progetto delle armature delle strutture di fondazione

Fig. 15.24

Fig. 15.25

275
Teoria e pratica delle costruzioni in cemento armato **

Fig. 15.26

Fig. 15.27

276
Il progetto delle armature delle strutture di fondazione

Fig. 15.28

15.3.2 Blocchi su pali: carico eccentrico (15.53)

La influenza sul progetto delle armature della presenza di un carico orizzonta-


le (taglio) agente all”estradosso del blocco viene esaminata separatamente da
quella, oggetto del presente paragrafo, della eccentricità del carico verticale,
Il caso di un blocco su pali soggetto a carico eccentrico può ricondursi alla
“somma” di un blocco soggetto a carico verticale centrato, e di un blocco sog-
getto esclusivamente ad una coppia.
La fig. 15.29 mostra modelli STM , “disegnati” con il metodo del percorso
del carico, di quest”ultimo caso. Lo STM risultante del percorso della coppia:
(F+ΔF) zc
di fig. 15.29, (I), è a sua volta ottenuto dalla sovrapposizione del LP della
coppia di carichi F , e del LP della coppia di carichi ΔF. I due LP non sono
autonomamente equilibrati, ma si equilibrano vicendevolmente.

277
Teoria e pratica delle costruzioni in cemento armato **

Fig. 15.29

Si sono preferiti itinerari di trazione senza deviazione, e cioè disposizione


di barre tese diritte, verticali ed orizzontali. I percorsi di trazione “essenziali”
sono:
ƒ armatura verticale: lungo i tratti B1→ B2 e C1→ C2 del percorso del
carico F (di trazione);
ƒ armatura verticale: lungo il tratto B2→ B1 del percorso del carico ΔF;
ƒ armatura orizzontale superiore: lungo il tratto C1→A1 del percorso
della spinta HF;
ƒ armatura orizzontale inferiore: lungo il tratto A2→ B2 del percorso
della spinta HF.

278
Il progetto delle armature delle strutture di fondazione

Fig. 15.29a

Si noti la convenienza che la posizione dei nodi inferiore, B2, e superiore,


C1, sia il più possibile alle due estremità del blocco. Basta confrontare la fig.
15.29 con la fig. 15.29a. In quest’ultima si è disposto il nodo di deviazione
superiore dell’armatura verticale proveniente dal palo nella posizione più bas-
sa, C’1. La conseguenza negativa è manifesta, come la figura mostra: la spinta
H’F risulta tanto maggiore di HF quanto più C’1 è posto al di sotto di C1 .
Per assicurare tali posizioni estreme a C1 e B2, a partire da tali nodi le barre
devono essere prolungate per tratti sufficienti ad assicurare l’ancoraggio. Nel-
lo schema di armatura della fig. 15.29 sono a tal fine rappresentati i prolun-
gamenti “a piega” (o “a squadro”) C1-A1 e B2-A2 ed un ancoraggio “a forcella
verticale” di una parte delle armature discendenti dal pilastro, in B’2.
Naturalmente le armature indicate sono quelle essenziali, ma in pratica
vanno distese su tutta la lunghezza del blocco: in figura, sino alle estremità
A01, C01, A02, B02.72.

72
Sulla utilità di tali prolungamenti, che allontanano l’ancoraggio dai nodi di deviazione e fa-
voriscono la formazione di nodi di deviazione C-C-C si veda (14.1.28). Si veda anche dopo la
(14.2.225).

279
Teoria e pratica delle costruzioni in cemento armato **

15.3.3 Blocchi su pali soggetti ad azioni orizzontali (15.54)

Fig. 15.29b

La fig. 15.29b mostra come anche in presenza di azioni orizzontali73 agenti sul
blocco sia necessaria armatura orizzontale superiore ed armatura verticale.
Le armature orizzontali hanno la funzione di consentire ad H di trovare le
posizioni “migliori”74 (B1, C2 e D2) per entrare nei pali, dividendosi in altret-
tante aliquote. Il disegno di figura si riferisce ad un blocco a due pali, e si è
assunto che tali aliquote siano uguali. Questa ipotesi è tanto più verosimile
quanto più il blocco è rigido rispetto al sistema pali-terreno75.
Le armature verticali dei pali vanno prolungate sino alla estremità superio-
re del blocco, ovvero fino a B1, e servono ad equilibrare la spinta verticale V,
che nasce in conseguenza della deviazione del carico orizzontale H.
Anche per il caso qui trattato valgono considerazioni inerenti le modalità
di ancoraggio più favorevoli, di cui si è fatto cenno in (15.53).

15.3.4 Pali di fondazione trivellati (15.55)

Si propone solo qualche cenno ad aspetti inerenti le regole sui dettagli costrut-
tivi delle armature, secondo EC2 [1].

73
Si rammenti che il presente volume non tratta strutture sismiche. Ci si limita pertanto solo a
questo cenno.
74
“Migliori” sempre in termini di economia della energia di deformazione da investire.
75
In effetti la differenza di energia di deformazione fra i due itinerari A2→ C2, ed A2→ B2 è
normalmente del tutto trascurabile rispetto a quella che i carichi orizzontali agenti devono in-
vestire nei loro itinerari all’interno dei pali (i tagli) e poi nel terreno di fondazione.

280
Il progetto delle armature delle strutture di fondazione

Nella sezione 12, EC2, [1], 9.8.5, (1), prevede anche l’impiego di pali di fondazione trivellati
non armati.
Secondo EC2, [1], 9.8.5, (2)"al fine di consentire una corretta messa in opera del calcestruzzo
attorno all’armatura, è di primaria importanza curare i dettagli costruttivi dell’armatura, delle
gabbie di armatura e di ogni inserto collegato in modo da non ostacolare il getto."
Secondo EC2, [1], 9.8.5, (3) è consigliato il seguente valore minimo, As,bpmin dell’armatura lon-
gitudinale dei pali trivellati gettati in opera:
per Ac ≤ 0,5 m2, e cioè Φ ≤ 800 mm, circa,
As,bpmin = 0,005 Ac.
Per 0,5 m2<Ac≤1,0 m2, e cioè 800 mm<=Φ ≤1100 mm, circa,
As,bpmin = 25 cm2;e cioè As,bpmin ≥0,0025 Ac.
Per Ac>1,0 m2, e cioè Φ >1100 mm, circa,
As,bpmin ≥0,0025 Ac.
Secondo EC2, [1], 9.8.5,(3), si raccomanda quanto segue.
Diametro minimo barre longitudinali:
dbL,min = 16 mm.
Numero minimo barre longitudinali:
n°bL, min = 6.
Distanza massima fra le barre longitudinali:
sbL, max = 200 mm.
EC2, [1], 9.8.5, (4), rimanda ad EN 1536 per i dettagli costruttivi relativi alle armature longitu-
dinali e trasversali dei pali trivellati.
Sempre secondo EC2, [1], 4.4.1.3, (4), quando il calcestruzzo è messo in opera direttamente
contro il terreno, non trattato, è consigliato un copriferro di 75 mm.

15.4 Travi di fondazione (15.56)

I criteri di progettazione dell’armatura di una trave di fondazione possono per


molti aspetti rientrare fra i criteri generali validi per una trave, più diffusa-
mente trattati nel par. 14.2.1. Aspetti specifici possono cogliersi dalla lettura
della Premessa al presente capitolo, ed in particolare dei punti (15.5a)-
(15.5h).
Le raccomandazioni che seguono si basano sull’ipotesi che l’altezza della
trave sia stata dimensionata nel rispetto delle indicazioni contenute nei succi-
tati punti.

15.4.1 Armature longitudinali (15.57)

Meritano qualche considerazione i modelli rappresentativi dell’effetto della


eventuale presenza di vuoti (o zone in cui il terreno presenta caratteristiche
meccaniche molto più scadenti) al di sotto di travi, fig. 15.6.
Per ragioni di “metodo” è conveniente analizzare l’effetto del vuoto sepa-
ratamente da quello dei carichi di servizio. Il “fenomeno” (e cioè la presenza

281
Teoria e pratica delle costruzioni in cemento armato **

del vuoto), applicando il principio di sovrapposizione degli effetti, è rappre-


sentato dal modello [il secondo termine di fig.15.6] che “sommato” a quello
rappresentativo del caso in cui il vuoto non c’è (il primo dei due termini: sono
applicate reazioni fittizie verso l’alto), dà come risultato il caso reale. Di con-
seguenza l’armatura da predisporre risulta dalla sovrapposizione di quella ne-
cessaria nella ipotesi che il vuoto non ci sia, e di quella necessaria per il fun-
zionamento del modello rappresentativo del solo “fenomeno” (il 2° termine).
Si osservi che quest’ultimo mostra che la prestazione della trave consiste nella
capacità di attivare una sorta di effetto arco interno. Le armature verticali di
sospensione possono risultare necessarie al fine di un controllo dell’ampiezza
di fessurazione. Infatti potrebbe accadere che l’arco si attivi solo dopo il ce-
dimento del corrente inferiore, spinto verso il vuoto sottostante dai carichi di-
scendenti.
Una disposizione delle armature longitudinali coerente con i criteri di di-
mensionamento indicati nel presente capitolo, porta a preferire armature filan-
ti diritte, estese a tutta luce delle campate, evitando l’adozione di barre rialza-
te. Le barre longitudinali filanti su tutta la lunghezza indispensabili sono quel-
le disposte negli angoli esterni ed interni delle staffe: dalla distanza massima
trasversale prescritta per i bracci di queste ultime (si veda il successivo par.
15.4.2, dedicato alle armature trasversali) tenuto conto della misura di b , si
può dedurre il numero minimo di barre longitudinali filanti.
È opportuno sottolineare che, come mostra la fig.15.30, le zone in cui di-
sporre le giunzioni per sovrapposizione sono invertite rispetto alle travi in e-
levazione: in campata le giunzioni delle barre longitudinali inferiori; in corri-
spondenza dei pilastri quelle delle barre longitudinali superiori.

Fig. 15.30

282
Il progetto delle armature delle strutture di fondazione

15.4.2 Armature trasversali (15.58)

In direzione trasversale, nelle regioni al di sotto della sezione di spiccato dei


pilastri, il comportamento di una trave di fondazione a sezione rettangolare è
riconducibile a quello di un plinto, fig. 15.31.

Fig. 15.31

Per le armature trasversali inferiori di tali regioni si possono pertanto adot-


tare criteri e regole raccomandati per i plinti, come mostra la fig. 15.32. Alle
staffe, da disporre secondo i criteri delle travi in elevazione, si aggiungono
barre inferiori, ancorate a squadro verticale alle estremità.

Fig. 15.32

283
Teoria e pratica delle costruzioni in cemento armato **

15.5 Platee di fondazione (15.59)

Considerazioni analoghe a quelle proposte per il caso delle piastre senza ner-
vature (piastre su pilastri), (14.2.424), possono valere per le platee di fonda-
zione. Un aspetto rilevante, specifico delle platee di fondazione, è rappresen-
tato, proprio come nel caso delle travi, dalla intensità dei carichi verticali in
gioco, generalmente molto maggiore di quella dei carichi agenti su un’analoga
soletta in elevazione. Pertanto, nel caso delle platee, risultano ancora più mo-
tivate le raccomandazioni formulate a proposito della preferenza da dare a so-
luzioni che non rendano essenziali le armature a taglio.

Fig. 15.33

Se si desidera contenere lo spessore della platea entro valori relativamente


ridotti, non essendo tuttavia obbligati a disporre apposita armatura a taglio, si
può adottare lo stesso criterio valido a tal fine nelle piastre su pilastri in eleva-
zione, realizzando cioè dei “capitelli rovesci”. La fig. 15.33 mette a confronto
due differenti soluzioni. Nella (I), che prevede un capitello estradossato, da
preferirsi, per diffondere il carico verticale sul sottostante terreno non risulta
necessaria armatura verticale di sospensione, purché naturalmente i valori di

284
Il progetto delle armature delle strutture di fondazione

θ risultino “compatibili”76. Nella soluzione (II), che prevede un capitello in-


tradossato, da evitarsi, si rileva che, a parità di inclinazione77 dei percorsi dia-
gonali di compressione necessari per diffondere il carico, risultano indispen-
sabili armature di sospensione. Le verifiche a punzonamento sono decisive ai
fini del dimensionamento dello spessore della platea, e dei conseguenti effetti
sulla concezione dell’armatura.
Si veda in proposito EC2, [1], 6.4, ed in particolare 6.4.4 per il caso di pia-
stra priva di armatura a taglio, in fondazione.
Il rischio di rottura per punzonamento risulta notevolmente aumentato, e
peraltro difficile da valutare, quando i pilastri sono ubicati sul bordo della pla-
tea. Pertanto sono situazioni che in sede di progetto dovrebbero essere evitate.
Tralasciando di fare considerazioni sul comportamento locale, ed in particola-
re sugli effetti delle eccentricità dell’area caricata rispetto alla superficie resi-
stente a punzonamento78, oltre che sulle speciali condizioni delle interazioni
con il terreno, ci si limita ad accennare in questa sede79 alla necessità di di-
sporre speciali armature di bordo, come indicato in fig. 15.34, (II). A tal ri-
guardo, si osservino in figura:
ƒ le forcelle orizzontali, con funzione di “incatenamento trasversale”80;
ƒ le forcelle verticali81;
ƒ la disposizione della gabbia di armatura del pilastro, completa di staffe,
all’interno delle suddette forcelle.

Fig. 15.34

76
Si veda il par. 14.2.1 ed EC2, 6.4.
77
Rispetto alla soluzione precedente.
78
Si veda EC2, 6.4.2.
79
Si ricorda che il presente capitolo è dedicato elusivamente ad una sommaria analisi delle
modalità di progettazione dell’armatura di strutture di fondazione.
80
(14.3.24) punto c).
81
Si veda (14.2.411).

285
Teoria e pratica delle costruzioni in cemento armato **

Altra questione è quella relativa alla distribuzione, nella sezione trasversa-


le, delle armature longitudinali risultanti dal calcolo (EC2, [1], Appendice I).
In fig. 15.35 si sono rappresentati due tipi di “fasce”: quella tipo (1) passante
sul pilastro, e quella tipo (2), che rappresenta la restante parte della platea, e
cioè la fascia “di campata”. Se si adotta un’analisi semplificata82, il calcolo
fornisce solo l’armatura totale, per cui è poi necessario stabilire un criterio per
la sua ripartizione fra le due fasce.

Fig. 15.35

82
Il cosiddetto “metodo del telaio equivalente”.

286
Il progetto delle armature delle strutture di fondazione

Infatti è possibile assumere come modello un telaio le cui travi sono costi-
tuite dalle intere fasce di platea, comprese fra le linee mediane delle due cam-
pate contigue al generico allineamento dei pilastri. L’armatura complessiva
della fascia deve poi essere distribuita secondo criteri che tengano conto della
circostanza che l’addensamento dei flussi dei carichi, nella fascia di pilastro,
tipo (1), si verifica sia per i momenti flettenti negativi (armature inferiori), sia
per i momenti flettenti positivi (armature superiori). Tuttavia risulta più ac-
centuato l’addensamento dei momenti flettenti negativi. Nella citata fig. 15.35
si riporta la proposta di distribuzione di EC2, [1], Appendice I, I.1.2, prospet-
to I.1.

287

Potrebbero piacerti anche