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Quinta generazione di comunicazione mobile

Il protocollo di quinta generazione offre nuove opportunità all’utenza privata ed ai comparti della sanità,
dell’industria e dei trasporti, ma non solo, inoltre la tecnologia di nuova generazione risulta essere meno invasiva
delle precedenti

Cosa è che si sta sperimentando

Sulla stampa specializzata e non, inerente questo argomento, accanto alla sigla 5G
(Quinta Generazione) compare spesso la parola “sperimentazione”. La sperimentazione
della nuova tecnologia ha riguardato e riguarda tutt’ora la fase di prova e collaudo della
medesima a livello tecnologico, per verificarne l’appropriato ed esatto funzionamento.

Nelle città italiane in cui tale “sperimentazione” è stata avviata o è già operativa, i
soggetti coinvolti, Amministrazioni pubbliche, Enti di categoria e gestori hanno firmato
accordi e convenzioni al solo fine di verificare se il nuovo sistema di trasmissione dati
fosse o meno in grado di garantire livelli di connessione più stabili rispetto a quelli del 4G, verificando le prestazioni che
gli studi e le ricerche hanno immaginato essere realizzabili.

I precedenti protocolli di comunicazione Tacs (1G), Gsm (2G), Umts (3G) ed Lte (4G) che si sono succeduti hanno
garantito ad ogni ulteriore passaggio tecnologico un innegabile miglioramento delle prestazioni per gli utenti ed anche il
cosiddetto 5G non si sottrae a questa logica.

Le potenzialità applicative del 5G

Gli ingegneri che hanno iniziato a progettare questo nuovo sistema hanno individuato tre prerogative che lo
caratterizzano rispetto ai quattro sistemi precedenti ed in particolare:

1. la grande mole di dati che è in grado di trasferire,


2. il minor tempo in cui tali dati vengono trasferiti,
3. l’applicazione all’Internet alle cose (IOT - Internet of Things), dove lo scambio di dati/informazioni non è più
solo tra persone, ma anche tra persone ed oggetti e tra soli oggetti, senza tralasciare gli ambiti immersivi ed i
servizi “mission critical”, cioè quelle in cui si vuole ridurre il rischio per l’uomo, facendo operare al suo posto
macchinari.

La tecnologia di quinta generazione permetterà infatti di coinvolgere ogni strumento elettronico che abbia capacità di
connettersi con la rete. L’internet delle cose massivo potrà essere realizzato con tutti i dispositivi indossabili e che
permettono di comandare e controllare da remoto. Sarà possibile, ad esempio, mandare al medico, in tempo reale, mentre
si svolge la corsa, il tracciato del cardiogramma, solo indossando un orologio che permetta la connessione e gli opportuni
elettrodi.

Sarà dunque possibile progettare servizi personalizzati in grado di garantire cure ed assistenza continuative, attraverso
una relazione interattiva con i pazienti in modalità remota.

Gli ambiti immersivi sono ottenuti con occhiali/visori in grado di offrire una visibilità aumentata capace di restituire agli
occhi che si spostano la medesima visione che si avrebbe della realtà senza il sofisticato apparecchio. Questo infatti è in
grado di riconoscere i movimenti oculari e di mandare i segnali per offrire l’esatta visione declinata sul movimento della
pupilla, il tutto mediante il trasferimento di una grande mole di dati in tempi brevissimi da remoto, come abbiamo già
detto.

Per quanto riguarda i servizi “mission critical” ci si riferisce ad esempio ad esperienze di guida automatica delle auto
mediante applicazione di robotica perché la nuova tecnologia di quinta generazione permette di ridurre drasticamente il
ritardo nella ricezione dei segnali. La ridotta latenza, il ritardo alla risposta, passerebbe dagli attuali 100 millisecondi del
4g a meno di 10 millisecondi. Questo rappresenta lo spazio tra un invio e l’altro di sequenze di bit, in altre parole: il 5G
/
usa sequenze temporali più brevi consentendo la trasmissione di un maggiore numero di dati nello stesso intervallo di
tempo e, dunque, una connessione molto più veloce.

In questo modo il 5G permette ai sistemi automatici di reagire con un tempo di risposta inferiore a quello dei riflessi
umani, rendendo possibile il dialogo in tempo reale con le infrastrutture della strada e della mobilità, fornendo agli
automobilisti informazioni vitali per la sicurezza. Il segnale elaborato da server/processori remoti sarà veicolato da
autostrade informatiche in grado di supportare un enorme traffico di dati con tempestività ed immediatezza.

Ulteriori applicazioni sono previste per il monitoraggio sismico degli edifici e delle infrastrutture, abilitando tutta una
serie di servizi collegati all’evento sismico come il blocco dell’erogazione del gas/energia elettrica, allerta dei soccorsi
dalle centrali operative in tempo reale oppure in ambito agricolo, permettere l’uso di droni in grado di attivare sistemi
d’irrigazione artificiali quando i sensori ne rilevano la necessità.

In questo senso l’innovazione tecnologica rende possibile


ottimizzare i servizi permettendo una loro migliore erogazione,
con importanti ricadute anche su settori, fra gli altri, come la
mobilità, la pubblica sicurezza, porti ed aeroporti, hub logistici,
fabbriche, magazzini fino a comprendere la gestione dei rifiuti.

Le bande di frequenza utilizzate: ci sono rischi


per la salute?

Come abbiamo accennato la diminuzione della latenza è in


parte dovuta anche al fatto che i passaggi di segnale sono
spostati e concentrati nella parte periferica della rete e questo è
reso possibile con l’uso di nuove porzioni dello spettro radio, in
particolare nella regione delle onde millimetriche.

Per tentare di comprendere la potenziale nocività delle onde elettromagnetiche utilizzate dalla tecnologia 5G non
possiamo non partire dalla descrizione dello spettro elettromagnetico, cioé dell’insieme delle frequenze utilizzate
dai campi elettromagnetici. In tale spettro, la telefonia mobile di seconda, terza e quarta generazione utilizza le frequenze
nell’intervallo 900 - 2600 MHz. Al 5G sono state assegnate frequenze libere, finora non utilizzate per la telefonia
mobile, ovvero le bande di frequenza 3600 - 3800 MHz e 26500 – 27500 MHz, di seguito “banda 26 GHz” (1 GHz =
1000 MHz), con la previsione di utilizzo della banda 700 MHz attualmente occupata dal segnale TV.

Occorre qui ricordare che i ripetitori TV sono posizionati lontano dai centri abitati perché per assicurare il servizio
devono emettere un segnale costante verso un’area di grandi dimensioni, al fine di garantire a tutti gli apparati televisivi
che insistono su quell’area la necessaria “copertura”. Le onde elettromagnetiche della banda 26 GHz vengono anche
indicate come onde millimetriche. In realtà, con onde millimetriche di solito si indica una porzione di spettro più alta, tra
i 30 ed i 300 GHz. Le onde millimetriche del 5G (circa 26 GHz), essendo frequenze più alte tra quelle finora utilizzate
per la telefonia cellulare, comportano una minore penetrazione sui tessuti ed in generale sugli organismi cellulari.

A frequenze così elevate i campi elettromagnetici non riescono a propagarsi a lunga distanza in quanto non riescono a
penetrare gli ostacoli e vengono facilmente assorbiti dalla vegetazione o dalla pioggia. Per garantire una copertura
ottimale del segnale in radio frequenza si dovranno, quindi, utilizzare “small cell” o antenne multiple che posizionate in
maniera capillare garantiranno un elevato grado di copertura in ogni ambiente. Di conseguenza il numero di antenne
aumenterà progressivamente, anche se considerata la piccola dimensione delle celle, le loro potenze di emissione saranno
notevolmente inferiori rispetto a quelle delle attuali stazioni radiobase, con picchi di emissione più bassi in prossimità
delle antenne stesse.

Inoltre nello spettro elettromagnetico i fenomeni di ionizzazione si hanno convenzionalmente intorno agli 8000 THz (1
THz = 1000 GHZ), valore a partire dal quale l’intensità delle frequenze iniziano a danneggiare le cellule del corpo
umano per cui siamo ben lontani e ben al di sotto dei valori di frequenza necessari al 5G.

Un'analisi sui possibili effetti sulla salute è stata condotta recentemente dall’ISS.

Dove saranno poste le antenne

Le nuove antenne potranno essere installate o sui tralicci già esistenti e già ospitanti la tecnologia 3G e 4G,
eventualmente realizzando la condivisione dei siti tra gli operatori detta anche “co-siting”, oppure considerata la loro/
ridotta dimensione, queste potranno essere inserite nei pali dell’illuminazione stradale, nei semafori ed alle fermate del
trasporto pubblico locale.

Con la tecnologia di quinta generazione l’utenza sarà circondata da tante antenne, di intensità minore rispetto alle
tecnologie precedenti (4G e 3G), ma in grado di garantire una maggiore omogeneità di copertura. In altre parole, più le
antenne 5G saranno vicine agli utenti, più bassa sarà la potenza necessaria alla Stazione Radio Base.

Quali antenne

Inoltre, la tecnologia 5G utilizza le antenne “massive MIMO” (già sviluppata utilizzando la tecnologia 4G): tale sistema
prevede un elevato numero di antenne in trasmissione che collegano contemporaneamente più utenti, aumentando la
capacità trasmissiva della stazione. Insieme all’altra tecnologia chiamata “beamforming” o antenne a fasci conformanti o
a fasci variabili, che riesce a modellare il fascio emesso, dando ai lobi di trasmissione la forma e la direzione più
opportuna per ottimizzare il collegamento con l’utente, il mMIMO permette di realizzare una trasmissione più efficiente
per un particolare utente o gruppi di utenti (stazioni, aeroporti, stadi) favorendo la riduzione delle interferenze ed
indirizzando la potenza solo laddove ci sia una reale necessità.

In questo modo i lobi dinamici offrono una copertura differenziata dell’area di pertinenza della cella, modellando in
maniera dinamica l’irraggiamento per adattarlo alle esigenze di copertura dell’utenza più che fornire una copertura fissa
dell’area, come invece accadeva con le antenne fino al 4G. Il fascio unidirezionale utilizzato dalla tecnologia 5G viene
emesso dunque da antenne capaci di gestire meglio la loro potenza, anche modificando la direzione di puntamento.
Quanto sopra, rappresenta un vantaggio perché il campo elettromagnetico tende a concentrarsi solo sull’utente che
necessita della connessione e non interessa più un’area in modo indifferenziato come nelle tecnologie fino al 4G.

Occorre qui ricordare che la normativa italiana per il monitoraggio ed il controllo del Campi Elettromagnetici non
riguarda le sorgenti mobili, ma solo quelle fisse che impattano sulle persone indipendentemente dalla loro volontà e
pertanto nessun protocollo di protezione è previsto per i singoli telefoni cellulari, se non una norma di prodotto che
deriva da uno standard europeo.

Bisogna anche considerare che al momento, non è possibile


spegnere gli impianti costruiti con le tecnologie di trasmissione
precedenti perché gli utenti di terminali 2G e 3G sono ancora
numerosissimi e gli operatori hanno un obbligo di servizio.

Pertanto, lo sviluppo di infrastrutture di rete per la nuova


tecnologia 5G richiede di analizzare la situazione dei siti
attualmente in servizio con le altre tecnologie (2, 3 e 4 G), al
fine di verificare che l’introduzione di questa nuova tecnologia,
in aggiunta a quelle preesistenti, avvenga nel rispetto dei limiti
vigenti. I livelli di campo elettromagnetico sono una grandezza
fisica ben misurabile e la legge italiana stabilisce che nei luoghi
dove è prevista o è prevedibile la presenza umana per un periodo
superiore a quattro ore, il limite da non superare è di 6 V/m.

A livello europeo, la maggior parte dei paesi ha adottato il limite massimo all’esposizione, stabilito dall’ICNIRP (
“International Commission on non-Ionizing Radation Protection” ) l’organismo internazionale che studia
le emissionielettromagnetiche ed ha fissato un limite di circa 60 V/m, dieci volte superiore a quello italiano.

Il valore di 6 V/m rappresenta la somma dei campi di tutte le sorgenti, quindi se in una certa area arrivano i segnali di tre
o più stazioni radio, è la somma di queste che non deve superare il limite di 6V/m e pertanto tale limite non potrà essere
superato neanche con l’avvio della tecnologia di quinta generazione.

Come abbiamo accennato, in situazioni di “co-siting” si rende necessario valutare l’esposizione combinata dei campi
elettromagnetici a Radio Frequenza RF prodotti da più impianti e da tutte le tecnologie ivi presenti (Gsm, Umts, Lte, 5G)
ed occorre pertanto tenere conto che nella maggior parte delle grandi città lo spazio elettromagnetico a disposizione per
l’aggiunta di nuovi sistemi e tecnologie risulta essere ormai prossimo alla saturazione. È indubbio quindi che almeno in
una prima fase i livelli di campo elettromagneticopotranno localmente aumentare proprio per la contemporanea presenza
di più sorgenti (vecchi impianti e nuovi) che dovranno all’inizio coesistere.

/
La normativa italiana, basandosi su ipotesi cautelative e tenendo conto delle massima potenza trasmissibile in concorso
da tutti gli impianti presenti, regolamenta l’installazione di nuovi impianti previo parere preventivo delle agenzie per la
protezione ambientale. La sovrapposizione delle sorgenti ipotizzate contemporaneamente emittenti rende, a volte,
difficoltosa l’implementazione di nuovi servizi oltre a quelli esistenti, ma questo a tutela della popolazione.

ARPAT è fortemente impegnata, compatibilmente con le risorse umane disponibili, a garantire i controlli preventivi e
quelli sul territorio che hanno mostrato come l’azione preventiva sia efficace non presentandosi superamenti dei limiti
nelle campagne di misura di controllo effettuate.

Testo di Sergio Lavacchini con il contributo di Fabio Francia e la collaborazione di Gaetano Licitra

Per approfondimenti Ecoscienza 4/2019

Tutte le immagini contenute in questa Arpatnews sono foto scattate da Sergio Lavacchini all'opera “Data Verse” di Ryoji
Ikeda, esposta presso l’Arsenale, 58’ Esposizione Internazionale d’Arte La Biennale di Venezia, “May you live in
Interesting times”.