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SERVIZIO AMBIENTE

NORMATIVA AMBIENTALE E IMPRESA

LINEAMENTI ESSENZIALI DEGLI OBBLIGHI E DELLE SCADENZE

Edizione n° 34
gennaio 2020
UI Torino – AMBIENTE

PREMESSA

Questo documento intende fornire una guida sintetica alle principali disposizioni di carattere
ambientale rivolte alle attività di impresa, con particolare attenzione agli obblighi e agli
adempimenti previsti a carico delle imprese industriali. Il testo fa riferimento alla normativa
nazionale e a quella comunitaria, ove direttamente applicabile; in appendice, invece, sono
brevemente descritte le prescrizioni regionali vigenti in regione Piemonte.
L’ambito normativo coperto dalla guida è essenzialmente quello che riguarda il processo produttivo
e il fine ciclo vita del prodotto. Non sono invece considerate norme ambientali di prodotto
specifiche, quali ad esempio quelle relative alla progettazione (Ecodesign), alle prestazioni del
prodotto durante l’utilizzo, all’etichettatura ambientale (Ecolabel), alla composizione e quelle
relative, in modo prevalente, alla gestione degli aspetti energetici (es. efficienza energetica, ETS,
caratteristiche e gestione operativa impianti termici).
Disposizioni che trattano aspetti ambientali possono riguardare anche altri ambiti, come quelli della
sicurezza o dell’energia. Il criterio adottato per scegliere le norme incluse nella presente guida è
quello di pertinenza ministeriale, nel caso di specie del Ministero dell’ambiente, con le dovute
eccezioni ove si è ritenuto opportuno farne.
Tale normativa è in continua revisione e sviluppo a tutti i livelli, per cui modifiche e/o integrazioni,
anche sostanziali rispetto a quanto esposto, potrebbero essere apportate su tutti gli argomenti trattati
in tempi anche brevi. Tutte le novità in merito saranno segnalate alle aziende associate
attraverso specifiche comunicazioni e saranno incluse nelle successive edizioni della guida. Si
ricorda al riguardo che nel sito internet dell’Unione Industriale di Torino (www.ui.torino.it), nelle
pagine del Servizio Ambiente, sono reperibili tutte le notizie in materia, documenti di interesse,
scadenze e l’ultima edizione della presente guida.
Nell’intento di fornire informazioni facilmente utilizzabili, anche al fine di poter verificare la
propria situazione, ciascun capitolo, relativo ad un singolo argomento, è stato così suddiviso:
1. Principali riferimenti normativi: si riportano gli estremi di tutte le principali norme applicabili di
interesse per l’impresa; per esigenze di chiarezza non sono citate le norme che si limitano a
modificare norme preesistenti, che vanno sempre reperite nella versione aggiornata. A tal fine si
raccomanda di utilizzare i seguenti siti internet:
− www.normattiva.it per le norme italiane – sono riportate le versioni aggiornate quasi in
tempo reale di tutte le norme nazionali numerate a partire dal 1932. Per le norme non
numerate si può invece usare un normale motore di ricerca, non essendo soggette a
modifica.
− eur-lex.europa.eu per le norme comunitarie – in questo sito i testi aggiornati sono definiti
“versioni consolidate”.
− arianna.consiglioregionale.piemonte.it – riporta i testi coordinati delle norme della Regione
Piemonte.
2. Regolamentazione: sono riassunti i principi della regolamentazione e le prescrizioni
fondamentali.
3. Scadenze: sono riportate le scadenze periodiche e quelle non periodiche a carico dell’impresa,
incluse alcune eventuali scadenze del passato (qualora rilevanti ai fini della documentazione da
conservare in azienda).
4. Documenti: sono citati i documenti che debbono essere obbligatoriamente presenti nel sito,
qualora l’argomento in specie sia pertinente.

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5. Illeciti e sanzioni: sono riportati i comportamenti illeciti previsti dalle norme e le relative
sanzioni. In merito alle sanzioni penali contravvenzionali occorre però tenere conto che in
materia ambientale è possibile convertire la maggior parte di esse in sanzioni amministrative,
adempiendo all’apposita prescrizione impartita dall’organo di vigilanza 1. Rimane inoltre
applicabile, se ne ricorrono i presupposti, la depenalizzazione per tenuità del fatto. Nel testo è
anche indicato quali illeciti rappresentino reati presupposto ambientali ai fini della
responsabilità della persona giuridica di cui al D.Lgs. 231/2001.

Una materia che si presenta particolarmente complessa, nonostante i tentativi di semplificazione, è


quella delle competenze e dei procedimenti amministrativi. Nel testo della guida si è indicato di
regola quanto previsto dalle norme settoriali, senza far riferimento alla funzione svolta dai
cosiddetti “sportelli unici”. Occorre inoltre considerare che determinati procedimenti amministrativi
possono essere assorbiti da altri procedimenti, in particolare le autorizzazioni uniche ambientali
(AUA), le autorizzazioni integrate ambientali (AIA) o i procedimenti di valutazione di impatto
ambientale (VIA). Anche le autorizzazioni allo smaltimento o recupero di rifiuti ex art. 208 del
D.Lgs. 152/2006 e quelle relative ad impianti per la produzione di energia elettrica da fonti
rinnovabili ex D.Lgs. 387/2003 rivestono il carattere di autorizzazione unica e includono di
conseguenza tutti i pertinenti aspetti ambientali.

La presente pubblicazione costituisce una linea guida all'applicazione della normativa ambientale
ma non sostituisce la relativa consulenza professionale.

Copyright Unione Industriale di Torino

1
D.Lgs. 152/2006, parte sesta-bis.

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I N D I C E (collegamento ai singoli capitoli accessibile tramite il link associato ai numeri di pagina, inoltre, in
calce ad in ogni pagina è disponibile un link per ritornare al presente indice)

1. ACQUA

1.1. Scarichi Idrici pag. 5

1.2. Approvvigionamento di acqua al di fuori dei pubblici servizi pag. 14

2. RIFIUTI pag. 18

3. ARIA

3.1. Emissioni in atmosfera pag. 51

3.2. Sostanze lesive per l’ozono stratosferico pag. 68

3.3 Gas fluorurati ad effetto serra pag. 75

4. SUOLO pag. 85

5. RUMORE pag. 90

6. CAMPI E RADIAZIONI ELETTROMAGNETICHE pag. 94

7. SOSTANZE PERICOLOSE PER L’AMBIENTE

7.1. Aspetti generali pag. 97

7.2. PCB pag. 98

7.3. Amianto pag. 102

7.4 Inquinanti organici persistenti pag. 106

8. ATTIVITA’ A RISCHIO DI INCIDENTE RILEVANTE pag. 107

9. VALUTAZIONE DI IMPATTO AMBIENTALE (VIA) pag. 115

10. PREVENZIONE E RIDUZIONE INTEGRATE pag. 118


DELL’INQUINAMENTO (IPPC)

11. DANNO AMBIENTALE E DELITTI AMBIENTALI pag. 128

APPENDICE (normativa della Regione Piemonte) pag. 131

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1. ACQUA

1.1. SCARICHI IDRICI

1.1.1. Principali riferimenti normativi

• Deliberazione del 4 febbraio 1977 del Comitato dei Ministri per la tutela delle acque
dall'inquinamento
Criteri, metodologie e norme tecniche generali di cui all’art. 2, lettere b), d), ed e), della
legge 10 maggio 1976, n. 319, recante norme per la tutela delle acque dall’inquinamento
G.U. 21 febbraio 1977, n. 48

• Decreto del Ministro dei lavori pubblici 1 settembre 1996


Metodo normalizzato per la definizione delle componenti di costo e la determinazione della
tariffa di riferimento del servizio idrico integrato
G.U. 16 ottobre 1996, n. 243

• Circolare del Ministero delle finanze 5 ottobre 2000, n. 177/E


Canone o diritto per i servizi relativi alla raccolta, l’allontanamento, la depurazione e lo
scarico delle acque. Chiarimenti in ordine alla disciplina applicabile
G.U. 21 ottobre 2000, n. 247

• Decreto del Ministero dell’ambiente 12 giugno 2003, n. 185


Regolamento recante norme tecniche per il riutilizzo delle acque reflue in attuazione
dell’articolo 26, comma 2, del decreto legislativo 11 maggio 1999, n. 152.
G.U. 23 luglio 2003, n. 169

• Legge 1° agosto 2003, n. 200


Conversione in legge, con modificazioni, del decreto-legge 24 giugno 2003, n. 147, recante
proroga di termini e disposizioni urgenti ordinamentali.
G.U. 2 agosto 2003, n. 178

• Decreto legislativo 11 maggio 2005, n. 133


Attuazione della direttiva 2000/76/CE, in materia di incenerimento dei rifiuti.
G.U. 15 luglio 2005, n. 163 (suppl. ord. n. 122)
Artt. 10,12: disposizioni sugli scarichi idrici

• Decreto del Ministero dell’ambiente 6 luglio 2005


Criteri e norme tecniche generali per la disciplina regionale dell'utilizzazione agronomica
delle acque di vegetazione e degli scarichi dei frantoi oleari, di cui all'articolo 38 del
decreto legislativo 11 maggio 1999, n. 152.
G.U. 19 luglio 2005, n. 166

• Decreto legislativo 3 aprile 2006, n. 152


Norme in materia ambientale
G.U. 14 aprile 2006, n. 88 (suppl. ord. n. 96)
Parte terza

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• Decreto del Ministero delle politiche agricole 7 aprile 2006


Criteri e norme tecniche generali per la disciplina regionale dell'utilizzazione agronomica
degli effluenti di allevamento, di cui all'articolo 38 del decreto legislativo 11 maggio 1999,
n. 152.
G.U. 12 maggio 2006, n. 109 (suppl. ord. n. 120)

• Decreto del Ministero dell’ambiente 16 giugno 2008 n. 131


Regolamento recante i criteri tecnici per la caratterizzazione dei corpi idrici (tipizzazione,
individuazione dei corpi idrici, analisi delle pressioni) per la modifica delle norme tecniche
del decreto legislativo 3 aprile 2006, n. 152, recante: «Norme in materia ambientale»,
predisposto ai sensi dell'articolo 75, comma 4, dello stesso decreto.
G.U. 11 agosto 2008, n. 187 (suppl. ord. n. 189)

• Decreto Legislativo 16 marzo 2009 n. 30


Attuazione della direttiva 2006/118/CE, relativa alla protezione delle acque sotterranee
dall'inquinamento e dal deterioramento.
G.U. 4 aprile 2009, n. 79

• Legge 25 febbraio 2010, n. 36


Disciplina sanzionatoria dello scarico di acque reflue.
G.U. 12 marzo 2010, n. 59

• Decreto del Presidente della Repubblica 18 ottobre 2011, n. 227


Regolamento per la semplificazione di adempimenti amministrativi in materia ambientale
gravanti sulle imprese, a norma dell'articolo 49, comma 4-quater, del decreto-legge 31
maggio 2010, n. 78, convertito, con modificazioni, dalla legge 30 luglio 2010, n. 122.
G.U. 3 febbraio 2012, n. 28

• Decreto del Presidente della Repubblica 13 marzo 2013, n. 59


Regolamento recante la disciplina dell'autorizzazione unica ambientale e la
semplificazione di adempimenti amministrativi in materia ambientale gravanti sulle
piccole e medie imprese e sugli impianti non soggetti ad autorizzazione integrata
ambientale, a norma dell'articolo 23 del decreto-legge 9 febbraio 2012, n. 5, convertito, con
modificazioni, dalla legge 4 aprile 2012, n. 35. (13G00101).
G.U. 29 maggio 2013, n. 124 (suppl. ord. n. 42)

• Circolare del Ministro dell’ambiente 7 novembre 2013. GAB 0049801


Circolare recante chiarimenti interpretativi relativi alla disciplina dell’autorizzazione
unica ambientale nella fase di prima applicazione del decreto del Presidente della
Repubblica 13 marzo 2013, n. 59

1.1.2. Regolamentazione

Ove non diversamente indicato, gli allegati menzionati nel testo e nelle note sono gli allegati alla
parte terza del D.Lgs. 152/2006.

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A. Classificazione degli scarichi


Gli scarichi idrici provenienti da siti ove si svolge attività d’impresa possono appartenere alle
seguenti tipologie :
• acque reflue domestiche (da servizi per il personale, mense);
• acque reflue industriali;
• acque meteoriche di dilavamento.
Il D.P.R. 227/2012 definisce i criteri per l’assimilazione degli scarichi originati dalle attività delle
piccole medie imprese (PMI) alle acque reflue domestiche. I suddetti criteri si applicano in assenza
di una disciplina regionale in merito.

B. Ammissibilità degli scarichi


L’ammissibilità degli scarichi idrici nei possibili ricettori è così disciplinata:
• Scarichi in pubblica fognatura 2
Le acque reflue domestiche e assimilate sono sempre ammesse, alla sola condizione di rispettare
il regolamento del gestore dell’impianto di depurazione. Le acque reflue industriali possono
invece essere scaricate se rispettano i limiti di accettabilità ed eventuali ulteriori prescrizioni
imposte nell’autorizzazione.
• Scarichi in acque superficiali 3
Sono ammessi a condizione di rispettare i valori limite di emissione.
• Scarichi sul suolo e negli strati superficiali del sottosuolo 4
Sono vietati, con le seguenti eccezioni:
 scarichi domestici da insediamenti isolati;
 scaricatori di piena di reti fognarie;
 scarichi per i quali sia impossibile o eccessivamente oneroso il convogliamento in acque
superficiali;
 scarichi provenienti dalla lavorazione/lavaggio di rocce e minerali;
 scarichi di acque meteoriche convogliate in reti separate;
 acque di sfioro di serbatoi idrici, da manutenzione di reti idropotabili e pozzi di acquedotto.
• Scarichi nel sottosuolo e nelle acque sotterranee 5
Sono vietati, con le seguenti eccezioni:
 scarico nella stessa falda di provenienza di acque utilizzate per usi geotermici, di
infiltrazione di miniere e cave, pompate nel corso di lavori di ingegneria civile, di impianti
di scambio termico;
 scarico in unità geologiche profonde di acque risultanti dall’estrazione di idrocarburi
 scarico nella stessa falda di acque utilizzate per il lavaggio e la lavorazione di inerti.

2
D.Lgs. 152/2006, art. 107.
3
D.Lgs. 152/2006, art. 105.
4
D.Lgs. 152/2006, art. 103.
5
D.Lgs. 152/2006, art. 104.

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C. Autorizzazioni 6
Tutti gli scarichi debbono essere preventivamente autorizzati, con la sola eccezione degli scarichi di
acque reflue domestiche in reti fognarie (per questi ultimi è comunque richiesto un permesso di
allacciamento alla rete).
L’autorizzazione degli scarichi idrici è compresa all’interno dell’Autorizzazione Unica Ambientale
(AUA), introdotta nel nostro ordinamento, a giugno 2013, al fine di unificare taluni atti di
comunicazione, notifica ed autorizzazione in materia ambientale elencati all’art 3.1 del DPR
59/2013.
L’istanza di AUA deve essere presentata allo Sportello Unico per le Attività Produttive
territorialmente competente (SUAP).
Il SUAP ne trasmette copia all’Autorità Competente, rappresentata dall’Autorità d’ambito per gli
scarichi in pubblica fognatura e dalla Provincia per gli scarichi negli altri ricettori, salvo diverse
disposizioni regionali.
L’AUA viene rilasciata dal SUAP entro 90 o 120 gg in funzione delle tempistiche relative alle
diverse tipologie di procedimenti ricompresi nella domanda.
La durata dell’AUA è di 15 anni ed almeno sei mesi prima della scadenza deve esserne presentata
istanza di rinnovo.
Se la richiesta di rinnovo viene formulata entro tale termine, lo scarico può continuare anche in caso
di ritardo dell’ente competente. Se invece lo scarico contiene le sostanze pericolose di cui alle
tabelle 3/A e 5 dell’all. 5, il rinnovo deve essere concesso entro 6 mesi a decorrere dalla data di
scadenza, in caso contrario lo scarico deve cessare.
Una nuova autorizzazione deve essere richiesta in caso di diversa destinazione, ampliamento o
ristrutturazione dell’insediamento, se da ciò derivano cambiamenti quali-quantitativi degli scarichi;
se le modifiche non comportano tali cambiamenti deve comunque esserne data comunicazione
all’Autorità Competente con possibilità di realizzarle qualora questa non si esprima entro 60 gg. 7
Gli scarichi di acque reflue domestiche sono disciplinati dalle Regioni, che possono prevedere
forme di rinnovo tacite delle autorizzazioni.
Se più stabilimenti scaricano in comune costituendo o meno un consorzio o le conferiscono ad un
soggetto terzo, l’autorizzazione è rilasciata al consorzio o al titolare dello scarico.

D. Valori limite 8
I valori limite possono essere espressi in concentrazione, in quantità massima per unità di tempo
(kg/mese) e come fattore di emissione (quantità di inquinante per materia prima o unità di prodotto).
I limiti in concentrazione di riferimento sono indicati dalla legge nell’allegato 5, mentre i limiti di
quantità dovranno essere stabiliti dalle Regioni tenendo conto della pericolosità delle sostanze e
delle migliori tecnologie disponibili. I fattori di emissione debbono essere stabiliti in caso di
autorizzazione di scarichi contenenti sostanze della tabella 3/A dell’allegato 5.
• Scarichi in acque superficiali e in pubblica fognatura
I valori limite di emissione per gli scarichi in acque superficiali e in pubblica fognatura, sono
riportati nella tabella 3 dell'allegato 5

6
D.Lgs. 152/2006, artt. 124, 125.
7
D.Lgs. 152/2006 art. 124 c.12 e D.P.R. 59/2013 art. 6 c. 1
8
D.Lgs. 152/2006, art. 101.

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Qualora lo scarico recapiti in rete fognaria pubblica priva di adeguato sistema di trattamento
finale debbono essere obbligatoriamente applicati i limiti di tabella 3 per scarichi in pubblica
fognatura.
Limiti particolari per scarichi di sostanze pericolose provenienti da specifici cicli produttivi
sono riportati nella tabella 3/A.
Limiti più ristretti di quelli della tabella 3 sono previsti per fosforo e azoto totale provenienti da
scarichi industriali recapitanti in aree sensibili.
• Scarichi sul suolo
La tabella 4 riporta i valori limite di concentrazione per scarichi sul suolo. Non possono
comunque essere scaricate le sostanze riportate al punto 2.1 dell’allegato 5.
• Scarichi nel sottosuolo
Non sono definiti valori limite, considerata la particolare tipologia di scarichi ammessi nel
sottosuolo. In ogni caso non si possono scaricare le sostanze indicate al punto 2.1 dell’allegato
5.
I valori limite di emissione non possono in alcun caso essere conseguiti mediante diluizione con
acque prelevate appositamente allo scopo.
I limiti dell’allegato 5 hanno valore di riferimento, in quanto le Regioni possono stabilire limiti
diversi, con l’eccezione dei parametri delle tabelle 3/A e 5, per i quali non sono ammessi limiti
meno restrittivi fatti salvi i casi previsti nelle note alle tabelle.
Deroghe alla disciplina generale dei limiti possono essere stabilite in sede di accordi e contratti di
programma tra autorità competenti e soggetti economici interessati, a condizione che vengano
rispettate le norme comunitarie e le misure volte al conseguimento degli obiettivi di qualità, nonché
per i periodi di avviamento e di arresto, per l’eventualità di guasti e per gli ulteriori periodi transitori
necessari per il ritorno alle condizioni di regime .
I limiti delle tabelle 3 e 4 sono riferiti ad un campione medio prelevato nell’arco di 3 ore,
rimanendo comunque ammissibili anche tempi diversi per specifiche esigenze che debbono essere
motivate nel verbale di campionamento.

E. Punto di controllo 9
Tutti gli scarichi, salvo quelli domestici, devono essere resi accessibili per il campionamento.
Il punto di prelievo per la verifica dei limiti di legge è localizzato subito a monte del punto di
immissione nel corpo idrico ricettore.
Per gli scarichi contenenti sostanze delle tabelle 3/A e 5 si prescrive che il punto di controllo sia
situato all’uscita dello stabilimento o dell’impianto di trattamento che serve lo stabilimento.

F. Scarichi di sostanze pericolose 10


Le disposizioni sulle sostanze pericolose si applicano agli stabilimenti ove si producono,
trasformano o utilizzano le sostanze delle tabelle 3/A e 5, ove risultino presenti negli scarichi in
concentrazioni superiori ai limiti di rilevabilità dei metodi di analisi.

9
D.Lgs. 152/2006, art. 101.
10
D.Lgs. 152/2006, art. 108.

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L’autorità competente prescrive in sede di autorizzazione che scarichi parziali contenenti arsenico,
cadmio, cromo, mercurio, nichel, piombo, rame, selenio, zinco, oli minerali e idrocarburi di origine
petrolifera persistenti, composti organici alogenati, pesticidi fosforati, composti organici dello
stagno e sostanze cancerogene pericolose per l’ambiente acquatico subiscano un trattamento
particolare prima della confluenza nello scarico generale. In tal caso è vietata la diluizione con
acque di raffreddamento e lavaggio per rispettare i limiti.
L’autorità competente può prescrivere che scarichi parziali contenenti le sostanze delle tabelle 3/A e
5 siano trattate come rifiuti, escludendone quindi il convogliamento nello scarico generale.
Per le sostanze della tabella 5 possono essere prescritti sistemi di controllo automatici i cui risultati
devono rimanere a disposizione dell’autorità di controllo per almeno 3 anni.
In caso di scarichi contenenti sostanze pericolose di cui alle tabelle 3/A e 5 i gestori degli impianti
in possesso di AUA devono presentare, almeno ogni quattro anni, una comunicazione contenente
gli esiti delle attività di autocontrollo all'autorità competente, la quale può procedere
all'aggiornamento delle condizioni autorizzative qualora dalla comunicazione emerga che
l'inquinamento provocato dall'attività e dall'impianto è tale da renderlo necessario 11.

G. Separazione di acque non inquinate 12


L’autorità competente può prescrivere, in sede di autorizzazione, che lo scarico di acque di
raffreddamento, di lavaggio, ovvero di acque impiegate per la produzione di energia, sia separato
dallo scarico terminale di ciascuno stabilimento.

H. Prelievo di acque con parametri superiori ai limiti 13


In caso di prelievo da un corpo idrico superficiale di acque con presenza di inquinanti al di sopra dei
limiti, la disciplina dello scarico è stabilita in funzione degli obiettivi di qualità del corpo idrico
ricettore, fermo restando l’obbligo di scaricare nello stesso corpo idrico senza peggiorare la qualità
e la portata.

I. Acque di prima pioggia e di dilavamento di aree esterne 14


Le modalità di gestione delle acque pluviali sono definite dalle Regioni e nei regolamenti comunali.
Le Regioni definiscono le forme di controllo delle acque meteoriche provenienti da reti fognarie
separate e i casi in cui queste debbano essere soggette a particolari prescrizioni e a autorizzazione.
Le Regioni disciplinano altresì i casi in cui le acque di prima pioggia e di dilavamento di aree
esterne, non recapitanti in reti fognarie, debbono essere convogliate e trattate. È vietato lo scarico
diretto delle acque meteoriche nelle acque sotterranee.

L. Riutilizzo di acque reflue 15


Le acque di scarico domestiche e industriali, se opportunamente trattate, possono essere riutilizzate,
fatta eccezione per l’uso che comporta contatto con alimenti, prodotti farmaceutici e cosmetici.

11
DPR 59/2013, art 3.5.
12
D.Lgs. 152/2006, art. 101.5.
13
D.Lgs. 152/2006, art. 101.6.
14
D.Lgs. 152/2006, art. 113.
15
D.M. 185/2003.

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M. Trattamento di rifiuti costituiti da acque reflue 16


Gli impianti pubblici di depurazione possono essere autorizzati a smaltire rifiuti liquidi se
compatibili con il processo di depurazione. Possono comunque essere accettati rifiuti costituiti da
acque reflue che rispettano i limiti per scarichi in fognatura o da fanghi di fosse biologiche purché il
gestore abbia effettuato apposita comunicazione e i rifiuti provengano dallo stesso Ambito
territoriale ottimale o da altro Ambito sprovvisto di impianti adeguati.

N. Disposizioni particolari
Sono oggetto di disciplina specifica, da attuare con provvedimenti ministeriali o regionali:
• l’utilizzo agronomico di effluenti di allevamento zootecnico, di acque di vegetazione di
frantoi oleari, di acque reflue provenienti da aziende agricole e agroalimentari; 17
• la restituzione di acque utilizzate per produzione idroelettrica, per scopi irrigui, in impianti di
potabilizzazione, nonché di acque derivanti da sondaggi o perforazioni diversi da quelle
relativi alla ricerca ed estrazione di idrocarburi 18;
• le operazioni di svaso, sghiaiamento e sfangamento delle dighe 19.

O. Controllo 20
Il controllo è effettuato sulla base di programmi. Per gli scarichi in reti fognarie il controllo è
organizzato dall’ente gestore.
In caso di inosservanza delle prescrizioni dell’autorizzazione l’autorità competente può procedere a:
• diffida, con termine entro cui eliminare le irregolarità;
• diffida con sospensione dell'autorizzazione per un periodo determinato;
• revoca dell'autorizzazione.

P. Costi
Coloro che scaricano in fognatura sono tenuti a corrispondere all'ente gestore del servizio la tariffa 21
per i servizi di raccolta, allontanamento e depurazione delle acque sulla base di quanto determinato
dall’Autorità d’ambito. A tal fine il volume dell’acqua scaricata è assunto pari a quello dell’acqua
fornita.
La tariffa è dovuta anche in assenza di impianti di depurazione pubblici, ma non se l’utente è dotato
di sistemi di collettamento e depurazione propri approvati dall’Autorità d’ambito.
Chi scarica in canali consortili o irrigui deve contribuire alle spese sostenute dal consorzio in
funzione della portata scaricata 22.

16
D.Lgs. 152/2006, art. 110.
17
D.Lgs. 152/2006, art. 112.
18
D.Lgs. 152/2006, art. 114.1.
19
D.Lgs. 152/2006, art. 114.
20
D.Lgs. 152/2006, art. 128-131.
21
D.Lgs. 152/2006, art. 154-156.
22
D.Lgs. 152/2006, art. 166.3

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1.1.3. Scadenze

Fattispecie Data Enti competenti


Denuncia dei volumi d’acqua scaricati definita da Ente gestore del servizio di
annualmente nella pubblica fognatura (D.Lgs. Regione o fognatura/depurazione
152/2006, art. 155.5) Autorità d’ambito
Richiesta di rinnovo dell’autorizzazione degli entro 1 anno dalla SUAP
scarichi idrici nella fase transitoria (D.Lgs. scadenza
152/2006, art. 124.8)
Richiesta di rinnovo dell’AUA (DPR 59/2013, entro 6 mesi dalla SUAP
art. 124.8) scadenza

1.1.4. Documenti

Fattispecie Documenti richiesti


Scarico idrico industriale in qualsiasi ricettore autorizzazione esplicita
Scarico idrico domestico in acque superficiali o sul autorizzazione esplicita rilasciata dall’ente
suolo competente come da norme regionali
Scarico idrico in fognatura di tipo denuncia annuale all’ente gestore dei volumi
• industriale scaricati/prelevati
• domestico con approvvigionamento
autonomo

1.1.5. Illeciti e sanzioni

Fattispecie Sanzione
Scarico di acque reflue domestiche o di reti fognarie senza sanzione amministrativa da 6.000 a
autorizzazione, o scarico con autorizzazione sospesa o 60.000 €
revocata (D.Lgs. 152/2006, art. 133.2)
Scarico di acque reflue domestiche da abitazione isolata sanzione amministrativa da 600 a
senza autorizzazione, o con autorizzazione sospesa o 3.000 €
revocata (D.Lgs. 152/2006, art. 133.2)
Scarico di acque reflue industriali senza autorizzazione, o arresto da 2 mesi a 2 anni o ammenda
scarico con autorizzazione sospesa o revocata (D.Lgs. da 1.500 a 10.000 €;
152/2006, art. 137.1)
Scarico di acque reflue industriali contenenti sostanze delle arresto da 3 mesi a 3 anni e ammenda
tabelle 5 e 3/A senza autorizzazione, o scarico con da 5.000 a 52.000 €;
autorizzazione sospesa o revocata (D.Lgs. 152/2006, art. 137.2) sanzione pecuniaria da 200 a 300
quote (D.Lgs. 231/2001, art. 25-undecies)
Mancata osservanza delle prescrizioni dell’autorizzazione sanzione amministrativa da 1.500 a
(D.Lgs. 152/2006, art. 133.3) 15.000 €
Mancata osservanza delle prescrizioni dell’autorizzazione arresto sino a 2 anni;
per scarichi contenenti sostanze delle tabelle 5 e 3/A (D.Lgs. sanzione pecuniaria da 150 a 250
152/2006, art. 137.3) quote (D.Lgs. 231/2001, art. 25-undecies)
Violazione delle prescrizioni su installazione/gestione arresto sino a 2 anni
controlli automatici e su conservazione risultati per scarichi
di sostanze pericolose (D.Lgs. 152/2006, art. 137.4)

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Fattispecie Sanzione
Superamento dei limiti (D.Lgs. 152/2006, art. 133.1) sanzione amministrativa da 3.000 a
30.000 € – non inferiore a 20.000 € in
caso di scarico in aree di salvaguardia
per acqua potabile o in aree protette
Superamento dei limiti delle tabelle 3 o 4 per sostanze della arresto fino a 2 anni e ammenda da
tabella 5 da scarico industriale (D.Lgs. 152/2006, art. 137.5) 3.000 a 30.000 €;
sanzione pecuniaria da 150 a 250
quote (D.Lgs. 231/2001, art. 25-undecies)
Come sopra anche con superamento dei limiti della tabella Arresto da 6 mesi a 3 anni e ammenda
3/A (D.Lgs. 152/2006, art. 137.5) da 6.000 a 120.000 €;
sanzione pecuniaria da 200 a 300
quote (D.Lgs. 231/2001, art. 25-undecies)
Mancato consenso all’accesso all’insediamento degli arresto fino a 2 anni
incaricati del controllo (D.Lgs. 152/2006, art. 137.8)
Mancata osservanza delle norme regionali sullo scarico di sanzione amministrativa da 1.500 a
acque meteoriche di dilavamento (D.Lgs. 152/2006, art. 133.9) 15.000 €
Mancata osservanza delle norme regionali sulla arresto da 2 mesi a 2 anni o ammenda
separazione e trattamento di acque di prima pioggia (D.Lgs. da 1.500 a 10.000 €
152/2006, art. 137.9)
Utilizzazione agronomica di scarichi fuori dei casi e delle arresto fino a 1 anno o ammenda da
procedure previsti (D.Lgs. 152/2006, art. 137.14) 1.500 a 10.000 €
Mancata osservanza delle norme regionali sanzione amministrativa da 600 a
sull’utilizzazione agronomica di scarichi da allevamenti, 6.000 €
frantoi oleari, aziende agricole, piccole aziende
agroalimentari (D.Lgs. 152/2006, art. 133.5)
Smaltimento di fanghi dal trattamento di acque reflue in sanzione amministrativa da 6.000 a
acque superficiali (D.Lgs. 152/2006, art. 133.6) 60.000 €
Scarico in mare di materiali vietati da navi o areomobili arresto da 2 mesi a 2 anni
(D.Lgs. 152/2006, art. 137.13)
Immersione in mare senza autorizzazione di materiali sanzione amministrativa da 1.500 a
soggetti a controllo (D.Lgs. 152/2006, art. 133.4) 15.000 €
Mancata osservanza di prescrizioni di autorità competenti ammenda da 1.500 a 15.000 €
locali (D.Lgs. 152/2006, art. 137.10)
Mancata osservanza di prescrizioni di autorità competenti arresto fino a 2 anni o ammenda da
locali per acque destinate alla vita dei molluschi (D.Lgs. 4.000 a 40.000 €
152/2006, art. 137.12)
Scarico vietato sul suolo, nel sottosuolo o nelle acque arresto fino a 3 anni;
sotterranee (D.Lgs. 152/2006, art. 137.11) sanzione pecuniaria da 200 a 300
quote (D.Lgs. 231/2001, art. 25-undecies)
Inosservanza prescrizioni per svaso, sghiaiamento o sanzione amministrativa da 3.000 a
sfangamento di dighe o effettuazione di queste operazioni 30.000 €
prima dell’approvazione progetto (D.Lgs. 152/2006, art. 133.7)
N.B. Le sanzione pecuniarie previste dal D.Lgs. 231/2001 sono in capo alle persone giuridiche e
sono espresse in quote il cui valore è variabile da 258 a 1.549 €. La definizione dell’importo di ogni
quota nei singoli casi è affidata alla decisione del giudice penale, che in caso di reati qualificati
come delitti può comminare anche pene interdittive.
Alle sanzioni amministrative pecuniarie di cui sopra non si applica il pagamento in misura ridotta di
cui all'articolo 16 della legge 24 novembre 1981, n. 689. 23
23
D.Lgs. 152/2006 art. 135.4

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1.2. APPROVVIGIONAMENTO DI ACQUA AL DI FUORI DEI PUBBLICI SERVIZI

1.2.1. Principali riferimenti normativi

• Regio Decreto 11 dicembre 1933, n. 1775


Testo Unico delle leggi sulle acque e sugli impianti elettrici.
G.U. 8 gennaio 1934, n. 5
Titolo I: Norme sulle derivazioni ed utilizzazioni delle acque pubbliche
Titolo II: Disposizioni speciali sulle acque sotterranee

• Legge 27 dicembre 1953, n. 959


Norme modificatrici del T.U. delle leggi sulle acque e sugli impianti elettrici, approvato
con regio decreto 11 dicembre 1933, n. 1775, riguardanti l’economia montana.
G.U. 31 dicembre 1953, n. 299

• Legge 22 dicembre 1980, n. 925


Nuove norme relative ai sovracanoni in tema di concessioni di derivazioni d’acqua per
produzione di forza motrice.
G.U. 6 gennaio 1981, n. 4

• Decreto legislativo 12 luglio 1993, n. 275


Riordino in materia di concessione di acque pubbliche.
G.U. 5 agosto 1993, n. 182

• Legge 5 gennaio 1994, n. 36


Disposizioni in materia di risorse idriche.
G.U. 19 gennaio 1994, n. 24
Rimane in vigore solo l’art. 22.6

• Decreto legislativo 16 marzo 1999, n. 79


Attuazione della direttiva 96/92/CE recante norme comuni per il mercato interno
dell’energia elettrica.
G.U. 31 marzo 1999, n. 75
Art. 12: Concessioni idroelettriche

• Decreto del Presidente della Repubblica 18 febbraio 1999, n. 238


Regolamento recante norme per l'attuazione di talune disposizioni della legge 5 febbraio
1994, n. 36, in materia di risorse idriche.
G.U. 26 luglio 1999, n. 17

• Decreto del Ministero delle finanze 24 novembre 2000


Aggiornamento dei canoni annui per l’utenza di acqua pubblica di cui all’art. 18, commi 1
e 2, della legge 5 gennaio 1994, n. 36.
G.U. 28 dicembre 2000, n. 301

• Decreto del Ministero dell’ambiente 28 luglio 2004


Linee guida per la predisposizione del bilancio idrico di bacino, comprensive dei criteri
per il censimento delle utilizzazioni in atto e per la definizione del minimo deflusso vitale,
di cui all’articolo 22, comma 4, del decreto legislativo 11 maggio 1999, n. 152.
G.U. 15 novembre 2004, n. 268

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• Legge 23 febbraio 2006, n. 51


Conversione in legge, con modificazioni, del decreto-legge 30 dicembre 2005, n. 273,
recante definizione e proroga di termini, nonchè conseguenti disposizioni urgenti. Proroga
di termini relativi all'esercizio di deleghe legislative.
G.U. 28 febbraio 2006, n. 49 (suppl. ord. n. 47)
Art. 23-quater: denunce dei pozzi

• Decreto del Presidente della Repubblica 15 febbraio 2006


Norme di attuazione del Piano generale di utilizzazione delle acque pubbliche.
G.U. 24 maggio 2006, n. 119

• Legge 26 febbraio 2007, n. 17


Conversione in legge con modificazioni del decreto-legge 28 dicembre 2006, n. 17, recante
proroga di termini previsti da disposizioni legislative. Disposizioni di delegazione
legislativa.
G.U. 26 febbraio 2007, n. 47 (suppl. ord. n. 48)
Art. 2, denuncia e concessione pozzi: proroga

• Decreto del Ministero dell’ambiente 30 novembre 2011


Determinazione della misura del sovracanone BIM dovuto dai concessionari di
derivazione d’acqua produzione di forza motrice per il periodo 2 febbraio 2016 – 31
dicembre 2017 del biennio 1° gennaio 2016 – 31 dicembre 2017.
G.U. 12 febbraio 2016, n. 35

• Decreto del Ministero dell’ambiente 24 febbraio 2015, n. 39


Regolamento recante i criteri per la definizione del costo ambientale e del costo della
risorsa per i vari settori d'impiego dell'acqua.
G.U. 8 aprile 2015, n. 81

1.2.2. Regolamentazione
Ai sensi del D.P.R. 238/1999, a decorrere dal 10/8/1999 tutte le acque sotterranee e superficiali,
anche raccolte in invasi e cisterne, appartengono al demanio pubblico: il loro prelievo, o
derivazione, è pertanto soggetto a concessione. La norma distingue tra grandi derivazioni (portata
superiore a 100 l/sec per usi potabili ed industriali) e piccole derivazioni 24, entrambe di competenza
locale (Regione o Provincia) 25.

A. Concessioni di derivazione
Per ottenere la concessione la derivazione non deve pregiudicare gli obiettivi di qualità del corso
d’acqua e deve garantirne il minimo deflusso vitale; la portata oggetto di concessione tiene inoltre
conto della possibilità di risparmio, riutilizzo e riciclo della risorsa idrica, della sua disponibilità e
degli eventuali usi concorrenti 26.
La durata delle concessioni di derivazione non può superare 30 anni, salvo quelle irrigue (40 anni) e
grandi derivazioni industriali (15 anni) 27.

24
R.D. 1775/1933, art. 6.
25
D.Lgs. 112/1998, art. 89.1.
26
R.D. 1775/1933, art. 12-bis.
27
R.D. 1775/1933, art. 21.

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Le portate e i volumi d’acqua derivati devono essere misurati con idonei dispositivi, sulla base di
disposizioni regionali 28.

B. Pozzi
In caso di derivazione di acque sotterranee mediante pozzo, l’iter amministrativo prevede che sia
richiesta, prima della concessione, l’autorizzazione alla ricerca dell’acqua, di durata non superiore a
1 anno 29.

C. Canoni
La concessione comporta la corresponsione di un canone annuo, il cui ammontare è funzione della
tipologia di uso dell’acqua e del volume di prelievo autorizzato (con un minimo fisso), ma non della
quantità effettivamente derivata 30. Il canone è triplicato per i prelievi di acqua riservata al consumo
umano ma diversamente utilizzata22. I concessionari di derivazioni per produzione di forza motrice
con potenza nominale media superiore a 220 kW sono tenuti versare anche un sovracanone annuo 31.

1.2.3. Scadenze

Fattispecie Data Enti competenti


Rinnovo della concessione (R.D. 1775/1933, Prima della Regione o Provincia
art. 30) scadenza
Richiesta di concessione in sanatoria per 30/06/2006 Regione o Provincia
derivazioni acque pubbliche (D.Lgs. 152/2006,
art. 96.6)
Richiesta di concessione di derivazione di 31/12/2007 Regione o Provincia
acque diventate pubbliche a seguito del
D.P.R. 238/1999 (D.Lgs. 152/2006, art. 96.7)
Denuncia dei pozzi esistenti al 20/08/1993 31/12/2007 Regione, Provincia
(D.Lgs. 152/2006, art. 96.7)

1.2.4. Documenti

Fattispecie Documenti richiesti


Derivazione di acque pubbliche superficiali • concessione

Derivazione di acque pubbliche sotterranee • autorizzazione alla ricerca dell’acqua (salvo


concessioni in sanatoria)
• concessione
• denuncia ex D.Lgs. 275/1993

28
D.Lgs. 152/2006, art. 95.3.
29
R.D. 1775/1933, artt. 85-103.
30
R.D. 1775/1933, artt. 35-39.
31
L. 925/1980, art. 1.

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1.2.5. Illeciti e sanzioni

Fattispecie Sanzione
Derivazione o utilizzo di acque pubbliche senza sanzione amministrativa da 2.582 a
concessione (R.D. 1775/1933, art. 17) 25.822 €, con immediata cessazione
dell’utenza abusiva. In casi di
particolare tenuità, la sanzione
amministrativa è da 258 a 1.549 €
Mancata denuncia del pozzo (D.Lgs. 275/1993, art. 10) chiusura pozzo e sanzione
amministrativa da 103 a 516 €
Inosservanza delle prescrizioni del R.D. 1775/1933 (R.D. sanzione amministrativa da 10 a 516 €
1775/1933, art. 219)
Violazione delle prescrizioni regionali sanzione amministrativa da 1.500 a
sull’installazione/manutenzione dei misuratori portate e 6.000 € (riduzione a 1/5 per casi di
sulla trasmissione dei risultati (D.Lgs. 152/2006, art. 133.8) particolare tenuità)

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2. RIFIUTI

2.1. Principali riferimenti normativi

• Deliberazione 27 luglio 1984 del Comitato Interministeriale di cui all’art. 5 del D.P.R. 10
settembre 1982, n. 915
Disposizioni per la prima applicazione dell’articolo 4 del Decreto del Presidente della
Repubblica 10 settembre 1982, n. 915, concernente lo smaltimento dei rifiuti.
G.U. 13 settembre 1984, n. 253 (suppl. ord. n. 52)

• Legge 9 novembre 1988, n. 475


Conversione in legge, con modificazioni, del decreto-legge 9 settembre 1988, n. 397, recante
disposizioni urgenti in materia di smaltimento dei rifiuti industriali.
G.U. 10 novembre 1988, n. 264
Rimangono in vigore gli artt. 9 e 9 quinquies

• Decreto legislativo 27 gennaio 1992, n. 95


Attuazione delle direttive 75/439/CEE e 87/101/CEE, relative alla eliminazione degli oli
usati.
G.U. 15 febbraio 1992, n. 38 (suppl. ord. n. 28)
Sono abrogati gli artt. 4, 5, 8, 12, 14 e 15

• Decreto legislativo 27 gennaio 1992, n. 99


Attuazione della direttiva 86/278/CEE concernente la protezione dell’ambiente, in
particolare del suolo, nell’utilizzazione dei fanghi di depurazione in agricoltura.
G.U. 15 febbraio 1992, n. 38 (suppl. ord. n. 28)

• Decreto del Ministero dell’ambiente 13 dicembre 1995


Modalità di versamento dei diritti di iscrizione all’Albo nazionale delle imprese esercenti
servizi di smaltimento dei rifiuti.
G.U. 1 marzo 1996, n. 51

• Decreto legislativo 17 marzo 1995, n. 230


Attuazione delle direttive Euratom 80/836, 84/467, 84/466, 89/618, 90/641 e 92/3 in materia
di radiazioni ionizzanti.
G.U. 13 giugno 1995, n. 136 (suppl. ord. n. 74)

• Legge 28 dicembre 1995, n. 549


Misure di razionalizzazione della finanza pubblica.
G.U. 29 dicembre 1995, n. 302
Art. 3.24-40:istituzione tributo per rifiuti in discarica

• Decreto del Ministero dell’ambiente 18 luglio 1996


Ammontare dell’imposta unitaria dovuta per i rifiuti dei settori minerario, estrattivo,
edilizio, lapideo e metallurgico smaltiti in discarica.
G.U. 24 ottobre 1996, n. 250

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• Decreto del Ministero dell’ambiente 5 febbraio 1998


Individuazione dei rifiuti non pericolosi sottoposti alle procedure semplificate di recupero
ai sensi degli articoli 31 e 33 del decreto legislativo 5 febbraio 1997, n. 22.
G.U. 16 aprile 1998, n. 88 (suppl. ord. n. 72)

• Decreto del Ministero dell’ambiente 1 aprile 1998, n. 145


Regolamento recante la definizione del modello e dei contenuti del formulario di
accompagnamento dei rifiuti ai sensi degli articoli 15, 18, comma 2, lettera e), e comma 4,
del decreto legislativo 5 febbraio 1997, n. 22.
G.U. 13 maggio 1998, n. 109

• Decreto del Ministero dell’ambiente 1 aprile 1998, n. 148


Regolamento recante approvazione del modello dei registri di carico e scarico dei rifiuti ai
sensi degli articoli 12, 18, comma 2, lettera m), e 18 comma 4, del decreto legislativo 5
febbraio 1997, n. 22.
G.U. 14 maggio 1998, n. 110

• Circolare dei Ministeri dell’ambiente e dell’industria 4 agosto 1998, n. GAB/DEC/812/98


Circolare esplicativa sulla compilazione dei registri di carico e scarico dei rifiuti e dei
formulari di accompagnamento dei rifiuti trasportati individuati, rispettivamente, dal
decreto ministeriale 1° aprile 1998, n. 145, e dal decreto ministeriale 1° aprile 1998, n. 148.
G.U. 11 settembre 1998, n. 212

• Decreto del Ministero dell’ambiente 21 luglio 1998, n. 350


Regolamento recante norme per la determinazione dei diritti di iscrizione in appositi
registri dovuti da imprese che effettuano operazioni di recupero e smaltimento di rifiuti, ai
sensi degli articoli 31, 32, e 33 del decreto legislativo 5 febbraio 1997, n. 22.
G.U. 12 ottobre 1998, n. 238

• Decreto del Ministero dell’ambiente 3 settembre 1998, n. 370


Regolamento recante norme concernenti le modalità di prestazione della garanzia
finanziaria per il trasporto transfrontaliero di rifiuti.
G.U. 26 ottobre 1998, n. 250

• Decreto del Ministero dell’ambiente 4 agosto 1998, n. 372


Regolamento recante norme sulla riorganizzazione del catasto dei rifiuti.
G.U. 28 ottobre 1998, n. 252 (suppl. ord. n. 180)

• Decreto del Ministero dell'ambiente 25 febbraio 2000, n. 124


Regolamento recante i valori limite di emissione e le norme tecniche riguardanti le
caratteristiche e le condizioni di esercizio degli impianti di incenerimento e di
coincenerimento dei rifiuti pericolosi, in attuazione della direttiva 94/67/CE del Consiglio
del 16 dicembre 1994, e ai sensi dell'articolo 3, comma 2, del decreto del Presidente della
Repubblica 24 maggio 1988, n. 203, e dell'articolo 18, comma 2, lettera a), del decreto
legislativo 5 febbraio 1997, n. 22.
G.U. 18 maggio 2000, n. 114

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• Decreto del Ministero dell’ambiente 12 giugno 2002, n. 161


Regolamento attuativo degli articoli 31 e 33 del decreto legislativo 5 febbraio 1997, n. 22,
relativo all’individuazione dei rifiuti pericolosi che è possibile ammettere alle procedure
semplificate.
G.U. 30 luglio 2002, n. 177

• Decreto legislativo 13 gennaio 2003, n. 36


Attuazione della direttiva 1999/31/CE relativa alle discariche di rifiuti.
G.U. 12 marzo 2003, n. 59 (suppl. ord. n. 40)

• Decreto legislativo 24 giugno 2003, n. 182


Attuazione della direttiva 2000/59/CE relativa agli impianti portuali di raccolta per i rifiuti
prodotti dalle navi ed i residui del carico.
G.U. 22 luglio 2003, n. 168

• Decreto legislativo 24 giugno 2003, n. 209


Attuazione della direttiva 2000/53/CE relativa ai veicoli fuori uso.
G.U. 7 agosto 2003, n. 182 (suppl. ord. n. 128)

• Decreto del Presidente della Repubblica 15 luglio 2003, n. 254


Regolamento recante disciplina della gestione dei rifiuti sanitari a norma dell'articolo 24
della legge 31 luglio 2002, n. 179.
G.U. 11 settembre 2003, n. 211

• Decreto del Ministero dell’ambiente 5 febbraio 2004


Modalità ed importi delle garanzie finanziarie che devono essere prestate a favore dello
Stato dalle imprese che effettuano le attività di bonifica dei beni contenenti amianto.
G.U. 14 aprile 2004, n. 87

• Decreto del Ministero dell’ambiente 29 luglio 2004, n. 248


Regolamento relativo alla determinazione e disciplina delle attività di recupero dei
prodotti e beni di amianto e contenenti amianto.
G.U. 5 ottobre 2004, n. 234

• Decreto legislativo 25 luglio 2005, n. 151


Attuazione delle direttive 2002/95/CE, 2002/96/CE e 2003/108/CE, relative alla riduzione
dell'uso di sostanze pericolose nelle apparecchiature elettriche ed elettroniche, nonchè allo
smaltimento dei rifiuti.
G.U. 29 luglio 2005, n. 175 (suppl. ord. n. 135)
A seguito dell’emanazione del D.Lgs. 49/2014 rimangono in vigore gli artt. 6.1-bis, 10.4, 13.8, 15.1, 15. e 20.4

• Decreto del Ministero dell’ambiente 17 novembre 2005, n. 269


Regolamento attuativo degli articoli 31 e 33 del decreto legislativo 5 febbraio 1997, n. 22,
relativo all'individuazione dei rifiuti pericolosi provenienti dalle navi, che è possibile
ammettere alle procedure semplificate.
G.U. 29 dicembre 2005, n. 302

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• Legge 25 gennaio 2006, n. 29


Disposizioni per l'adempimento di obblighi derivanti dall'appartenenza dell'Italia alle
Comunità europee. Legge comunitaria 2005.
G.U. 8 febbraio 2006, n. 32 (suppl. ord. n. 34)
Art. 11: adempimenti in materia di rifiuti pericolosi

• Decreto legislativo 3 aprile 2006, n. 152


Norme in materia ambientale.
G.U. 14 aprile 2006, n. 88 (suppl. ord. n. 96)
Parte quarta

• Deliberazione del Ministero Ambiente 26 aprile 2006


Iscrizione all'Albo nazionale gestori ambientali, ai sensi dell'articolo 212, comma 8, del
decreto legislativo 3 aprile 2006, n. 152.
G.U. 22 maggio 2006, n. 117

• Decreto del Ministero dell’ambiente 2 maggio 2006


Modalità di utilizzo per la produzione di energia elettrica del CDR di qualità elevata
(CDR-Q), come definito dall'articolo 183, comma 1, lettera s), del decreto legislativo 3
aprile 2006, n. 152.
G.U. 9 maggio 2006, n. 106

• Decreto del Ministero delle attività produttive 5 maggio 2006


Individuazione dei rifiuti e dei combustibili derivati dai rifiuti ammessi a beneficiare del
regime giuridico riservato alle fonti rinnovabili.
G.U. 31 maggio 2006, n. 125

• Regolamento 14 giugno 2006, n. 1013


Relativo alle spedizioni di rifiuti.
G.U.U.E. 12 luglio 2006, n. L 190

• DM 25 settembre 2007
Istituzione del Comitato di vigilanza e di controllo sulla gestione dei RAEE, ai sensi
dell’art. 15, comma 1, del D.Lgs. 151/05.
G.U. 6 ottobre 2007, n. 233

• DM 25 settembre 2007, n. 185


Istituzione e modalità di funzionamento del registro nazionale dei soggetti obbligati al
finanziamento dei sistemi di gestione dei rifiuti di apparecchiature elettriche ed
elettroniche (RAEE), costituzione e funzionamento di un centro di coordinamento per
l'ottimizzazione delle attività di competenza dei sistemi collettivi e istituzione del comitato
d'indirizzo sulla gestione dei RAEE, ai sensi degli articoli 13, comma 8, e 15, comma 4, del
decreto legislativo 25 luglio 2005, n. 151.
G.U. 5 novembre 2007, n. 257
A seguito dell’emanazione del D.Lgs. 49/2014 rimangono in vigore gli artt. 9.2, 9.4, 10, 13.2 e 14.4.

• Decreto Legislativo 30 maggio 2008, n. 117


Attuazione della direttiva 2006/21/CE relativa alla gestione dei rifiuti delle industrie
estrattive e che modifica la direttiva 2004/35/CE.
G.U. 7 luglio 2008, n. 157

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• Decreto del Ministero dell’Ambiente del 22 ottobre 2008


Semplificazione degli adempimenti amministrativi di cui all’articolo 195, comma 2, lettera
s–bis’ del Decreto Legislativo n. 152/2006 in materia di raccolta e trasporto di specifiche
tipologie di rifiuti.
G.U. 12 novembre 2008, n. 265

• Decreto Legislativo 20 novembre 2008, n. 188


Attuazione della direttiva 2006/66/CE concernente pile, accumulatori e relativi rifiuti e che
abroga la Direttiva 91/157/CEE.
G.U. 3 dicembre 2008, n. 283 (suppl. ord. n. 268)

• Legge del 28 gennaio 2009, n. 2


Conversione in legge, con modificazioni, del decreto-legge 29 novembre 2008, n. 185,
recante misure urgenti per il sostegno a famiglie, lavoro, occupazione e impresa e per
ridisegnare in funzione anti-crisi il quadro strategico nazionale.
G.U. 29 gennaio 2009, n. 22 (suppl. ord. n. 14)
Art 16. 12-bis - Regole di tenuta del registro informatico dei rifiuti - modifica il Codice Civile

• Decreto del Ministero dell'ambiente 12 maggio 2009


Modalità di finanziamento della gestione dei rifiuti di apparecchiature di illuminazione da
parte dei produttori delle stesse.
G.U. 2 luglio 2009 n. 151

• Regolamento 21 ottobre 2009, n. 1069


Recante norme sanitarie relative ai sottoprodotti di origine animale e ai prodotti derivati
non destinati al consumo umano e che abroga il regolamento (CE) n. 1774/2002
(regolamento sui sottoprodotti di origine animale).
G.U.U.E. 14 novembre 2009, n. L 300

• Legge del 20 novembre 2009, n° 166


Conversione in legge, con modificazioni, del decreto-legge 25 settembre 2009, n. 135,
recante disposizioni urgenti per l'attuazione di obblighi comunitari e per l'esecuzione di
sentenze della Corte di giustizia delle Comunità europee.
G.U. 24 novembre 2009, n. 274 (suppl. ord. n. 215)
Art. 1 – RAEE

• Decreto Legislativo 27 gennaio 2010, n. 35


Attuazione della direttiva 2008/68/CE, relativa al trasporto interno di merci pericolose.
G.U. 11 marzo 2010, n. 58

• Decreto del Ministero dell'ambiente 8 marzo 2010, n. 65


Regolamento recante modalità semplificate di gestione dei rifiuti di apparecchiature
elettriche ed elettroniche (RAEE) da parte dei distributori e degli installatori di
apparecchiature elettriche ed elettroniche (AEE), nonché dei gestori dei centri di
assistenza tecnica di tali apparecchiature.
G.U. 4 maggio 2010, n. 102

• Decreto del Ministero dell'ambiente 27 settembre 2010


Definizione dei criteri di ammissibilità dei rifiuti in discarica, in sostituzione di quelli
contenuti nel decreto del Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio 3 agosto 2005.
G.U. 1 dicembre 2010, n. 281

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• Regolamento 25 febbraio 2011, n. 142


Regolamento recante disposizioni di applicazione del regolamento (CE) n. 1069/2009 del
Parlamento europeo e del Consiglio recante norme sanitarie relative ai sottoprodotti di
origine animale e ai prodotti derivati non destinati al consumo umano, e della direttiva
97/78/CE del Consiglio per quanto riguarda taluni campioni e articoli non sottoposti a
controlli veterinari alla frontiera.
G.U.U.E. 26 febbraio 2009, n. L 54

• Regolamento 31 marzo 2011, n. 333


Regolamento recante i criteri che determinano quando alcuni tipi di rottami metallici
cessano di essere considerati rifiuti ai sensi della direttiva 2008/98/CE del Parlamento
europeo e del Consiglio.
G.U.U.E. 8 aprile 2011, n. L 94

• Decreto del Ministero dell'ambiente 11 aprile 2011, n. 82


Regolamento per la gestione degli pneumatici fuori uso (PFU), ai sensi dell'articolo 228 del
decreto legislativo 3 aprile 2006, n. 152 e successive modificazioni e integrazioni, recante
disposizioni in materia ambientale.
G.U. 8 giugno 2011, n. 131

• Decreto del Ministero dell'ambiente 20 giugno 2011


Modalità e importi delle garanzie finanziarie che devono essere prestate a favore dello
Stato dai commercianti e intermediari dei rifiuti senza detenzione dei rifiuti stessi.
G.U. 22 settembre 2011, n. 221

• Regolamento 10 dicembre 2012, n. 1178


Regolamento recante i criteri che determinano quando i rottami di vetro cessano di essere
considerati rifiuti ai sensi della direttiva 2008/98/CE del Parlamento europeo e del
Consiglio.
G.U.U.E. 11 dicembre 2012, n. L337

• Decreto del Ministero dell'ambiente 14 febbraio 2013, n. 22


Regolamento recante disciplina della cessazione della qualifica di rifiuto di determinate
tipologie di combustibili solidi secondari (CSS), ai sensi dell'articolo 184-ter, comma 2, del
decreto legislativo 3 aprile 2006, n. 152, e successive modificazioni.
G.U. 14 marzo 2013, n. 62

• Decreto del Presidente della Repubblica 13 marzo 2013, n. 59


Regolamento recante la disciplina dell'autorizzazione unica ambientale e la
semplificazione di adempimenti amministrativi in materia ambientale gravanti sulle
piccole e medie imprese e sugli impianti non soggetti ad autorizzazione integrata
ambientale, a norma dell'articolo 23 del decreto-legge 9 febbraio 2012, n. 5, convertito, con
modificazioni, dalla legge 4 aprile 2012, n. 35. (13G00101).
G.U. 29 maggio 2013, n. 124 (suppl. ord. n. 42)

• Regolamento 25 luglio 2013, n. 715


Regolamento recante i criteri che determinano quando i rottami di rame cessano di essere
considerati rifiuti ai sensi della direttiva 2008/98/CE del Parlamento europeo e del
Consiglio.
G.U.U.E. 26 luglio 2013, n. L201

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• Circolare del Ministro dell’ambiente 7 novembre 2013. GAB 0049801


Circolare recante chiarimenti interpretativi relativi alla disciplina dell’autorizzazione
unica ambientale nella fase di prima applicazione del decreto del Presidente della
Repubblica 13 marzo 2013, n. 59.
G.U. 27 dicembre 2013, n. 302

• Legge del 6 febbraio 2014, n. 6


Conversione in legge, con modificazioni, del decreto-legge 10 dicembre 2013, n. 136,
recante disposizioni urgenti dirette a fronteggiare emergenze ambientali e industriali ed a
favorire lo sviluppo delle aree interessate.
G.U. 8 febbraio 2014, n. 32 (suppl. ord. n. 89)

• Legge del 27 febbraio 2014, n. 15


Conversione in legge, con modificazioni, del decreto-legge 30 dicembre 2013, n. 150,
recante proroga di termini previsti da disposizioni legislative.
G.U. 28 febbraio 2014, n. 49 (suppl. ord. n. 30)

• Decreto del Ministero dell'ambiente 4 dicembre 2013


Attuazione della direttiva 2013/28/UE della Commissione del 17 maggio 2013, recante
modifica dell'allegato II della direttiva 2000/53/CE del Parlamento europeo e del
Consiglio, relativa ai veicoli fuori uso.
G.U. 4 marzo 2014, n. 52

• Decreto Legislativo 4 marzo 2014, n. 45


Attuazione della direttiva 2011/70/EURATOM, che istituisce un quadro comunitario per
la gestione responsabile e sicura del combustibile nucleare esaurito e dei rifiuti radioattivi.
G.U. 26 marzo 2014, n. 71

• Decreto Legislativo 14 marzo 2014, n. 49


Attuazione della direttiva 2012/19/UE sui rifiuti di apparecchiature elettriche ed
elettroniche.
G.U. 28 marzo 2014, n. 73 (suppl. ord. n. 30)

• Decreto del Ministero dell'ambiente 3 giugno 2014, n. 120


Regolamento per la definizione delle attribuzioni e delle modalità di organizzazione
dell'Albo nazionale dei gestori ambientali, dei requisiti tecnici e finanziari delle imprese e
dei responsabili tecnici, dei termini e delle modalità di iscrizione e dei relativi diritti
annuali.
G.U. 23 agosto 2014, n. 195

• Regolamento della Commissione del 18 dicembre 2014, n. 1357


Regolamento che sostituisce l'allegato III della direttiva 2008/98/CE del Parlamento
europeo e del Consiglio relativa ai rifiuti e che abroga alcune direttive.
G.U.U.E. 19 dicembre 2014, L. 365

• Decisione della Commissione del 18 dicembre 2014, 955


Decisione della Commissione che modifica la decisione 2000/532/CE relativa all'elenco dei
rifiuti ai sensi della direttiva 2008/98/CE del Parlamento europeo e del Consiglio
G.U.U.E. 30 dicembre 2014, L. 370

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• Decreto del Ministero dell'ambiente 7 agosto 2015


Classificazione dei rifiuti radioattivi, ai sensi dell'articolo 5 del decreto legislativo 4 marzo
2014, n. 45.
G.U. 19 agosto 2015, n. 191

• Decreto Legislativo 15 febbraio 2016, n. 27


Attuazione della direttiva 2013/56/UE che modifica la direttiva 2006/66/CE relativa a pile
e accumulatori e ai rifiuti di pile e accumulatori per quanto riguarda l'immissione sul
mercato di batterie portatili e di accumulatori contenenti cadmio destinati a essere
utilizzati negli utensili elettrici senza fili e di pile a bottone con un basso tenore di
mercurio, e che abroga la decisione 2009/603/CE della commissione.
G.U. 5 marzo 2016, n.54

• Decreto del Ministero dell'ambiente 30 marzo 2016, n. 78


Regolamento recante disposizioni relative al funzionamento e ottimizzazione del sistema di
tracciabilità dei rifiuti in attuazione dell'articolo 188-bis, comma 4-bis, del decreto
legislativo 3 aprile 2006, n. 152.
G.U. 24 maggio 2016, n. 120

• Decreto del Ministero dell'ambiente 12 maggio 2016, n. 101


Regolamento recante l'individuazione delle modalità di raccolta, di smaltimento e di
distruzione dei prodotti esplodenti, compresi quelli scaduti, e dei rifiuti prodotti
dall'accensione di pirotecnici di qualsiasi specie, ivi compresi quelli per le esigenze di
soccorso, ai sensi dell'articolo 34 del decreto legislativo 29 luglio 2015, n. 123.
G.U. 14 giugno 2016, n. 137

• Decreto del Ministero dell'ambiente 17 giugno 2016


Tariffe per la copertura degli oneri derivanti dal sistema di gestione dei rifiuti delle
apparecchiature elettriche ed elettroniche.
G.U. 5 luglio 2016, n. 155

• Decreto del Ministero dell'ambiente 22 giugno 2016


Approvazione dello schema di statuto-tipo per i Consorzi degli oli e dei grassi vegetali ed
animali esausti.
G.U. 8 luglio 2016, n. 158

• Decreto del Ministero dell'ambiente 24 giugno 2016


Approvazione dello schema di statuto-tipo per i Consorzi per gli imballaggi.
G.U. 8 luglio 2016, n. 158

• Decreto del Ministero dell'ambiente 10 giugno 2016, n. 140


Regolamento recante criteri e modalità per favorire la progettazione e la produzione
ecocompatibili di AEE, ai sensi dell'articolo 5, comma 1 del decreto legislativo 14 marzo
2014, n. 49, di attuazione della direttiva 2012/19/UE sui rifiuti di apparecchiature
elettriche ed elettroniche (RAEE).
G.U. 23 luglio 2016, n. 171

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• Decreto del Ministero dell'ambiente 29 luglio 2016


Approvazione dello schema tipo dello Statuto del Consorzio nazionale per il riciclaggio di
rifiuti di beni in polietilene.
G.U. 16 agosto 2016, n. 190

• Decreto del Ministero dell'ambiente 13 ottobre 2016, n. 264


Regolamento recante criteri indicativi per agevolare la dimostrazione della sussistenza dei
requisiti per la qualifica dei residui di produzione come sottoprodotti e non come rifiuti.
G.U. 15 febbraio 2017, n. 38

• Decreto del Ministero dell'ambiente 9 marzo 2017, n. 68


Regolamento concernente le modalità di prestazione delle garanzie finanziarie da parte dei
produttori di apparecchiature elettriche ed elettroniche ai sensi dell'articolo 25, comma 1,
del decreto legislativo 14 marzo 2014, n. 49.
G.U. 27 maggio 2017, n. 122

• Regolamento del Consiglio dell’8 giugno 2017, n. 997


Regolamento che modifica l'allegato III della direttiva 2008/98/CE del Parlamento europeo
e del Consiglio per quanto riguarda la caratteristica di pericolo HP 14 “Ecotossico”.
G.U.U.E. 14 giugno 2017, L. 150

• Decreto del Presidente della Repubblica 13 giugno 2017, n. 120


Regolamento recante la disciplina semplificata della gestione delle terre e rocce da scavo,
ai sensi dell'articolo 8 del decreto-legge 12 settembre 2014, n. 133, convertito, con
modificazioni, dalla legge 11 novembre 2014, n. 164.
G.U. 7 agosto 2017, n. 183

• Decreto del Ministero dell'ambiente 7 novembre 2017, n. 270


Approvazione dello statuto del Consorzio nazionale per la gestione, raccolta e trattamento
degli oli minerali usati.
G.U. 18 novembre 2017, n. 270

• Decreto del Ministero dell'ambiente 13 dicembre 2017, n. 235


Regolamento recante approvazione dello statuto-tipo dei consorzi per la gestione dei rifiuti
di apparecchiature elettriche ed elettroniche (RAEE), ai sensi dell'articolo 10, comma 3,
del decreto legislativo 14 marzo 2014, n. 49.
G.U. 28 febbraio 2018, n. 49

• Decreto del Ministero dell'ambiente 1 febbraio 2018, n. 270


Modalità semplificate relative agli adempimenti per l'esercizio delle attività di raccolta e
trasporto dei rifiuti non pericolosi di metalli ferrosi e non ferrosi.
G.U. 8 febbraio 2018, n. 32

• Comunicazione della Commissione n. 2018/C 124/01


Orientamenti tecnici sulla classificazione dei rifiuti
G.U.U.E. 9 aprile 2018, n. C 124

Indice Edizione n° 34 - gennaio 2020 26


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• Decreto del Ministero dell'ambiente 28 marzo 2018, n. 69


Regolamento recante disciplina della cessazione della qualifica di rifiuto di conglomerato
bituminoso ai sensi dell'articolo 184-ter, comma 2 del decreto legislativo 3 aprile 2006, n.
152.
G.U. 18 giugno 2018, n. 139

• Legge del 1 dicembre 2018, n. 132


Conversione in legge, con modificazioni, del decreto-legge 4 ottobre 2018, n. 113, recante
disposizioni urgenti in materia di protezione internazionale e immigrazione, sicurezza
pubblica, nonché misure per la funzionalità del Ministero dell'interno e l'organizzazione e
il funzionamento dell'Agenzia nazionale per l'amministrazione e la destinazione dei beni
sequestrati e confiscati alla criminalità organizzata. Delega al Governo in materia di
riordino dei ruoli e delle carriere del personale delle Forze di polizia e delle Forze armate.
G.U. 3 dicembre 2018, n. 281 [art. 26-bis Piano di emergenza interno impianti stoccaggio e
lavorazione rifiuti]

• Decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri del 24 dicembre 2018
Approvazione del modello unico di dichiarazione ambientale per l'anno 2019.
G.U. 22 febbraio 2019, n. 45 (suppl. ord. n. 8)

• Decreto del Ministero dell'ambiente 15 maggio 2019, n. 62


Regolamento recante disciplina della cessazione della qualifica di rifiuto da prodotti
assorbenti per la persona (PAP), ai sensi dell'articolo 184-ter, comma 2, del decreto
legislativo 3 aprile 2006, n. 152.
G.U. 8 luglio 2019, n. 158

• Decreto del Ministero dell'ambiente 23 maggio 2019


Approvazione dello statuto del Consorzio nazionale per il riciclaggio di rifiuti di beni in
polietilene.
G.U. 11 luglio 2019, n. 161

2.2. Regolamentazione
Ove non diversamente indicato, gli allegati menzionati nel testo e nelle note sono gli allegati alla
parte quarta del D.Lgs. 152/2006.

2.2.1. Gestione dei rifiuti speciali


La norma quadro in materia di rifiuti è la parte quarta del D.Lgs. 152/2006. Le disposizioni
preesistenti rimangono in vigore o come norme speciali, o come norme tecniche transitorie in attesa
dell’emanazione di nuovi decreti attuativi.
Rientra nel concetto di “rifiuto”, ai sensi del D.Lgs. 152/2006, qualsiasi sostanza od oggetto di cui il
detentore si disfi o abbia l’intenzione o abbia l’obbligo di disfarsi.
I rifiuti, in quanto tali, devono essere destinati ad operazioni di smaltimento o di recupero.
La relativa disciplina non si applica a 32:
• il suolo contaminato ma non scavato;

32
D.Lgs. 152/2006, art. 185.

Indice Edizione n° 34 - gennaio 2020 27


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• gli edifici collegati permanentemente al suolo;


• il suolo non contaminato scavato, comprese le “matrici materiali di riporto”, riutilizzato
nell’ambito dello stesso sito ;
• i rifiuti radioattivi, disciplinati dal D.Lgs. 230/1995;
• gli esplosivi in disuso;
• le materie fecali, paglia, sfalci e potature non pericolosi riutilizzati in agricoltura o per la
produzione di energia;
• i sottoprodotti di origine animale contemplati dal regolamento 1069/2009;
• le carcasse di animali morti per cause diverse dalla macellazione;
• rifiuti da attività estrattiva di cava e miniera, disciplinati dal D.Lgs. 117/2008;
• i sedimenti spostati all’interno di acque superficiali ai fini della gestione delle acque e dei corsi
d’acqua o della prevenzione di inondazioni o della riduzione degli effetti di inondazioni o siccità
o ripristino dei suoli se è provato che i sedimenti non sono pericolosi ai sensi della decisione
2000/532/CE.
La concreta applicazione della definizione di rifiuto è stata oggetto di numerose controversie e allo
stato attuale della normativa non costituiscono comunque rifiuto:
• i materiali che si originano dal recupero di rifiuti, incluso il riciclaggio e la preparazione per il
riutilizzo, nel rispetto di determinate condizioni 33;
• i sottoprodotti di cui all’articolo 184-bis del D.Lgs. 152/2006; la norma prevede che qualsiasi
sostanza o oggetto possa essere qualificata sottoprodotto a condizione di soddisfare i 4 criteri di
carattere generale indicati, salvo che non siano stabiliti appositi criteri specifici per determinati
materiali. IL D.M. 264/2016 definisce alcuni criteri indicativi con i quali il detentore può
dimostrare la conformità ai suddetti requisiti, ferma restando la facoltà del detentore di
dimostrare la conformità con modalità diverse da quelle indicate nel decreto. 34

A. Classificazione e codifica 35
I rifiuti possono essere classificati in due modi.
In funzione dell’origine si distinguono in:
• rifiuti urbani: rifiuti domestici, rifiuti da aree verdi, rifiuti speciali non pericolosi assimilati per
quantità e qualità dai Comuni;
• rifiuti speciali: rifiuti da lavorazioni industriali e artigianali; da attività agricole e agro-industriali,
di demolizione e costruzione, commerciali e di servizio, sanitarie, nonché i rifiuti derivanti dal
trattamento di rifiuti, acque, scarichi idrici e fumi.
I rifiuti speciali possono essere assimilati ad urbani con provvedimento del Comune sulla base di
criteri quali-quantitativi definiti dallo Stato con apposito decreto ministeriale, in attesa del quale
valgono i criteri di cui alla deliberazione del 27 luglio 1984 36.
In funzione delle caratteristiche di pericolosità si distinguono in:

33
D.Lgs. 152/2006, art. 184-ter.
34
Circolare del Ministero dell’ambiente 30 maggio 2017 n. 7619
35
D.Lgs. 152/2006, art. 184.
36
Ulteriori restrizioni alla possibilità di assimilazione dei rifiuti speciali sono poste dalla per i rifiuti da imballaggio
dall’art. 226.2 e per i rifiuti da lavorazioni industriali dalla L. 147/2013, art. 1.649.

Indice Edizione n° 34 - gennaio 2020 28


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• rifiuti pericolosi: i rifiuti cui è attribuito un asterisco nel Catalogo Europeo dei Rifiuti (CER) di
cui alla Decisione UE 955/2014;
• rifiuti non pericolosi: tutti gli altri.
A ciascun rifiuto deve essere attribuito un codice CER, secondo le modalità definite nelle premesse
alla Decisione 955/2014. Questo codice, oltre ad essere necessario per classificare i rifiuti, serve
anche per verificare la possibilità di conferire un dato rifiuto ad un determinato smaltitore.
In numerosi casi ad un medesimo rifiuto possono essere attribuiti due codici CER con diversa
classificazione (codici a specchio). In questi casi la scelta del codice viene effettuata verificando la
presenza delle caratteristiche di pericolo HP di cui all’allegato III della Direttiva 2008/98/CE 37,
attraverso la ricerca e quantificazione di sostanze pericolose o altre tipologie di prove.
La Comunicazione dalla Commissione europea n. 2018/C 124/01 pubblicata ad aprile 2018 fornisce
chiarimenti sulla procedura e i criteri da utilizzare per la classificazione dei rifiuti.

B. Stoccaggio presso il produttore


Lo stoccaggio di qualsiasi tipo di rifiuto presso il produttore è soggetto, in linea di principio, ad
autorizzazione. Se tuttavia lo stoccaggio è effettuato rispettando determinate condizioni, si
configura il cosiddetto “deposito temporaneo”, che non richiede alcuna autorizzazione 38.
Queste condizioni richiedono che:
• il deposito sia effettuato nel luogo in cui i rifiuti sono prodotti, da intendersi quale l’intera
area in cui si svolge l’attività che ha determinato la produzione dei rifiuti;
• i rifiuti vengano essere raccolti ed avviati alle operazioni di recupero o smaltimento secondo
una delle seguenti modalità alternative:
− con cadenza trimestrale indipendentemente dalle quantità in deposito
− quando il quantitativo di rifiuti in deposito raggiunga complessivamente i 30 m3 di cui al
massimo 10 m3 di rifiuti pericolosi. In ogni caso, anche se il predetto limite di quantità
non viene oltrepassato, il deposito temporaneo non può avere durata superiore ad un
anno;
• i rifiuti contenenti inquinanti organici persistenti (POP) di cui al regolamento (CE) 850/2004
siano gestiti come da relative prescrizioni;
• il deposito sia effettuato per categorie omogenee di rifiuti e nel rispetto delle relative norme
tecniche (deliberazione 27/07/1984, punto 4.1);
• siano rispettate, per quanto riguarda i rifiuti pericolosi, le norme tecniche di deposito,
imballaggio ed etichettatura relative alle sostanze in essi contenute.

C. Miscelazione 39
È vietato miscelare rifiuti pericolosi aventi differenti caratteristiche di pericolosità, ovvero rifiuti
pericolosi con rifiuti non pericolosi, salvo autorizzazione 40.

37
Come modificato dai Regolamenti UE 1357/2014 e 997/2017
38
D.Lgs. 152/2006, art. 183.1, lettera bb).
39
D.Lgs. 15272006, art. 187.
40
La Corte Costituzionale, con sentenza 75/2017, ha stabilito che la miscelazione di rifiuti rappresenta un operazione di
trattamento e come tale sempre soggetta ad autorizzazione. Rimangono da chiarire talune implicazioni di tale pronuncia,
in particolare per il produttore dei rifiuti.

Indice Edizione n° 34 - gennaio 2020 29


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D. Gestione amministrativa dei rifiuti


D.1. Registri di carico e scarico 41
I seguenti soggetti hanno l’obbligo di tenere un registro di carico e scarico dei rifiuti:
• chiunque effettua a titolo professionale attività di raccolta e trasporto di rifiuti, compresi i
commercianti e gli intermediari di rifiuti, ovvero svolge le operazioni di recupero e
smaltimento dei rifiuti;
• le imprese e gli enti che producono rifiuti pericolosi;
• le imprese e gli enti che producono rifiuti non pericolosi derivanti da lavorazioni industriali,
da lavorazioni artigianali, dalla attività di recupero e smaltimento di rifiuti, dalla
potabilizzazione e da altri trattamenti delle acque e dalla depurazione delle acque reflue e da
abbattimento dei fumi.
Il registro ha fogli numerati e deve essere vidimato dalla Camera di Commercio territorialmente
competente e gestito come da norme sui registri IVA; il modello è stabilito dal D.M. 148/1998.
Le annotazioni devono essere effettuate entro 10 giorni lavorativi dalla produzione o cessione o
trasporto o intermediazione del rifiuto. Chi effettua, invece, recupero o smaltimento deve registrare
la presa in carico del rifiuto entro i 2 giorni lavorativi.
I registri sono tenuti presso gli impianti di produzione e vengono integrati con i formulari relativi al
trasporto dei rifiuti.
I registri sono conservati per cinque anni dalla data dell’ultima annotazione.

D.2. Formulario di identificazione 42


Tutti i rifiuti debbono essere accompagnati da un documento definito “formulario di
identificazione”, redatto in quattro esemplari.
Non richiede formulario il trasporto di rifiuti urbani nell’ambito del servizio pubblico.
Il modello di formulario è definito dal D.M. 145/1998. La compilazione è responsabilità del
detentore del rifiuto. Al conferimento del rifiuto, il detentore firma e data le quattro copie,
controfirmate dal trasportatore. Una rimane al detentore, le altre tre, firmate e datate dal
destinatario, rimangono rispettivamente una presso il destinatario ed una presso il trasportatore,
mentre la quarta copia è trasmessa al detentore. Il ricevimento di quest’ultima copia entro tre mesi
dal conferimento esclude il detentore del rifiuto da ogni responsabilità circa il non corretto
smaltimento o recupero del rifiuto. In caso di mancata ricezione entro tale termine, occorre darne
comunicazione alla Provincia (Regione in caso di esportazione) ai fini dello scarico di
responsabilità 43.
I formulari di identificazione devono essere numerati e vidimati dall’Ufficio del Registro o dalla
CCIAA, e la fattura di acquisto deve essere registrata sul registro IVA-acquisti prima del loro
utilizzo. Le copie del formulario debbono essere conservate per 5 anni.

41
D.Lgs. 152/2006, art. 190.
42
D.Lgs. 152/2006, art. 193.
43
D.Lgs. 152/2006, art. 188.3 lettera b.

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D.3. Comunicazione annuale dei rifiuti (MUD)


La denuncia deve essere effettuata entro il 30 aprile 44 di ciascun anno da parte dei seguenti soggetti:
− raccoglitori e trasportatori di rifiuti
− commercianti e intermediari senza detenzione
− imprese ed enti che effettuano recupero o smaltimento
− imprese ed enti produttori iniziali di rifiuti pericolosi
− imprese agricole con volume d'affari superiore a 8000 euro
− imprese ed enti con più di 10 dipendenti, produttori iniziali di rifiuti non pericolosi da
lavorazioni industriali, artigianali, da attività recupero e smaltimento, fanghi da
potabilizzazione, depurazione acque reflue, abbattimento fumi.
Le modalità di denuncia sono definite da ultimo dal D.P.C.M. 24 dicembre 2018.

E. Operazioni di smaltimento e recupero dei rifiuti


E.1. Trasporto 45
I trasportatori di rifiuti possono operare se iscritti all’Albo nazionale gestori ambientali (di seguito
l’Albo), previa prestazione di garanzie finanziarie. L’iscrizione deve essere rinnovata ogni cinque
anni ed ogni anno, entro il 30 aprile, devono essere versati i diritti di iscrizione.
L’iscrizione avviene con procedure semplificate e senza garanzie finanziarie per i soggetti che
effettuano il trasporto dei propri rifiuti non pericolosi, ovvero di propri rifiuti pericolosi in quantità
giornaliera non superiore a 30 kg o 30 lt, a condizione che tali operazioni costituiscano parte
integrante ed accessoria dell’organizzazione dell’impresa. L’iscrizione deve essere rinnovata, in
questo caso, ogni dieci anni 46.
Al trasporto su strada dei rifiuti si applica la normativa ADR.

E.2. Operazioni di smaltimento 47


Ove non soggetti ad AIA (Autorizzazione Integrata Ambientale) gli impianti per lo smaltimento di
rifiuti ed il loro esercizio debbono acquisire una specifica autorizzazione dalla Regione (o dalla
Provincia delegata).
L’autorizzazione è valida per 10 anni, a fronte della prestazione di garanzie finanziarie, ed è
soggetta a rinnovo.
Gli impianti mobili sono autorizzati dalla regione ove il gestore ha la sede legale, e l’attività di
smaltimento deve essere comunicata con almeno 60 gg di anticipo alla Regione ove si svolgerà
l’attività di smaltimento.
Lo smaltimento di rifiuti non pericolosi nel luogo ove sono stati prodotti (discarica esclusa) può
essere soggetto a semplice comunicazione all’Albo, se rispetta determinati requisiti definiti da
appositi decreti, non ancora emanati 48.

44
Se però dovessero venire apportate modifiche al modello dell’anno precedente il termine è posto a 120 gg dalla
pubblicazione del decreto di modifica, che deve essere pubblicato entro il 1° marzo (L.70/1994, art. 6.2-bis).
45
D.Lgs. 152/2006, art. 212.
46
D.Lgs. 152/2006, art. 212.8.
47
D.Lgs. 152/2006, art. 208.
48
D.Lgs. 152/2006, art. 215.

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E.3. Discariche 49
La norma individua 3 tipi di discariche, per rifiuti inerti, per rifiuti non pericolosi e per rifiuti
pericolosi, e le caratteristiche dei rifiuti che possono esservi conferiti. Il produttore del rifiuto è
tenuto ad effettuarne la caratterizzazione di base in occasione del primo conferimento, come da
specifiche riportate in allegato 1 al D.M. 27/09/2010. Tale caratterizzazione deve essere ripetuta
almeno una volta all’anno.

E.4. Incenerimento e coincenerimento 50


Sono impianti di incenerimento quelli destinati primariamente allo smaltimento dei rifiuti, di
coincenerimento quelli per la produzione di energia ove i rifiuti rappresentano un combustibile.
Agli impianti di coincenerimento non sottoposti ad autorizzazione integrata ambientale, con
l’esclusione degli impianti che utilizzano rifiuti pericolosi, possono essere applicate le procedure
semplificate di cui al Capo V, del Titolo I della Parte quarta.
In questo caso per l’avvio dell’attività di coincenerimento dei rifiuti la regione chiede la prestazione
di adeguata garanzia finanziaria.
L’avvio delle attività è subordinato in ogni caso all’effettuazione di una ispezione preventiva, da
parte della provincia competente per territorio, da effettuarsi entro sessanta giorni dalla data di
presentazione dalla comunicazione. 51

F. Operazioni di recupero dei rifiuti


Il recupero di rifiuti è soggetto a due possibili regimi amministrativi:
• Procedura semplificata 52: Riguarda le attività di recupero di specifici rifiuti effettuate nel
rispetto di criteri stabiliti da norme comunitarie (Regolamenti “End of waste)” 53 o nazionali 54.
Laddove la norma comunitaria si sovrapponga a quella nazionale preesistente il gestore che già
operava sulla base della normativa nazionale disporrà di 6 mesi dall’entrata in vigore del
regolamento UE per adeguarsi, ferme restando le quantità massime trattabili già stabilite dai
decreti ministeriali 55.
L’operazione di recupero può consistere nella sola verifica che il rifiuto rispetti le specifiche del
materiale recuperato.
Per godere della procedura semplificata l’attività di recupero deve essere effettuata, tra l’altro,
alle seguenti condizioni:
− comunicazione alla Provincia tramite SUAP, da rinnovarsi ogni 5 anni; l’attività può iniziare
decorsi 90 giorni dalla comunicazione; nel caso per l’esercizio dell’attività siano richieste

49
D.Lgs. 36/2003.
50
D.Lgs. 152/2006, parte IV, titolo III-bis; D.Lgs. 133/2005. (abrogato a partire dal 1° gennaio 2016 dal D.Lgs.
46/2014)
51
D.Lgs. 152/2006, art. 237-duovicies.4
52
D.Lgs. 152/2006, art. 216.
53
Al momento: rottami di ferro, acciaio e alluminio (Reg. 333/2011), di vetro Reg. (1179/2012) e di rame (Reg.
75/2013).
54
D.M. 5/2/1998 per rifiuti non pericolosi, D.M. 161/2002 per rifiuti pericolosi, D.M. 269/2005 per i rifiuti pericolosi
provenienti da navi, il D.M. 22/2013 relativo ai combustibili solidi secondari (CSS), D.M. 69/2018 per il conglomerato
bituminoso e D.M. 62/2019 per i prodotti assorbenti per la persona.
55
D.Lgs 152/2006 art. 216, comma 8-sexies

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altre autorizzazioni obbligatoriamente ricomprese nell’Autorizzazione Unica Ambientale


(AUA) 56 la comunicazione per il recupero dei rifiuti confluisce in tale atto amministrativo.
− pagamento di un diritto di iscrizione annuale da effettuarsi entro il 30 aprile;
− rispetto delle specifiche norme tecniche;
− possesso di specifici requisiti soggettivi da parte del titolare o amministratore dell’impresa.
Il produttore del rifiuto deve procedere al campionamento ed analisi all’atto del primo
conferimento e successivamente ogni 24 mesi nel caso di rifiuti non pericolosi 57 ed ogni 12 mesi
nel caso di rifiuti pericolosi 58.
È prevista una procedura semplificata di recupero di rifiuti, rivolta ai gestori di installazioni
soggette ad AIA. Nello specifico, i rifiuti della lista verde del regolamento 1013/2006/CE
possono essere utilizzati previa semplice comunicazione da inoltrarsi all’autorità competente 45
giorni prima dell’avvio dell’attività, a condizione di adottare le migliori tecniche disponibili di
cui alle BAT References comunitarie. In tal caso la normativa dei rifiuti si applicherà
esclusivamente alla fase di trasporto. 59
• Procedura ordinaria:
Autorizzazione regionale con la stessa procedura prevista per le attività di smaltimento, fatta
salva l’eventuale AIA.
Si applica alle attività di recupero non individuate o a quelle individuate ai fini della procedura
semplificata che non rispettano tutti i requisiti stabiliti.

Le Autorità competenti hanno la facoltà, anche nelle more di definizione di criteri specifici
settoriali, di rilasciare autorizzazioni “caso per caso” sulla base delle condizioni di cui all’articolo 6,
paragrafo i, della Direttiva 2008/98/CE e sulla base di criteri dettagliati definiti nell’ambito dei
medesimi procedimenti autorizzativi.
Nel caso in cui nuovi criteri per la cessazione della qualifica di rifiuto siano stabiliti da
provvedimenti comunitari o nazionali ai sensi dell’art. 184-ter, comma 2, i titolari delle
autorizzazioni in essere interessate dovranno chiederne l’aggiornamento entro 180 gg pena la
sospensione dell’attività.

G. Esportazione/Importazione 60
I movimenti transfrontalieri di rifiuti all’interno dell’UE sono disciplinati dal regolamento
CE/1013/2006. La spedizione all’interno dell’UE di rifiuti destinati al recupero presenti nella lista
verde 61 è soggetta esclusivamente all’obbligo di accompagnamento del trasporto con un apposito
documento su carta semplice 62; sono soggetti a procedura di notifica all’autorità competente del
paese di destinazione se presenti nella lista ambra 63 e in caso di smaltimento (sempre).
La movimentazione in ingresso o uscita dall’UE è regolamentata dalla Convenzione di Basilea.

56
D.P.R. 59/2013, art. 3.1.
57
D.M. 5/2/1998, art. 8.4.
58
D.M. 161/2002, art. 7.3.
59
L. 116/2014, art. 13.4
60
D.Lgs. 152/2006, art. 194.
61
Reg. 1013/2006, allegati III.
62
Reg. 1013/2006, allegato VII (modificato dal Regolamento 13/9/2007).
63
Reg. 1013/2006, allegato IV.

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H. Utilizzo di fanghi di depurazione in agricoltura


I fanghi trattati provenienti dalla depurazione di acque domestiche e/o industriali possono essere
utilizzati in agricoltura se rispettano determinate caratteristiche indicate dal D.Lgs. 99/1992. Le
operazioni di raccolta, trasporto, stoccaggio, condizionamento ed utilizzo sono soggette ad
autorizzazione ad Autorizzazione Unica Ambientale 64 e la relativa istanza deve essere presentata al
SUAP territorialmente competente. È previsto l’utilizzo di appositi registri ed il trasporto dei fanghi
deve essere accompagnato dal formulario di identificazione 65, integrati entrambi da specifiche
informazioni.

I. Altre operazioni regolamentate 66


Le imprese che effettuano attività di bonifica dei siti, di bonifica dei beni contenenti amianto, di
commercio ed intermediazione di rifiuti, sono soggette ad iscrizione all’Albo.
L’iscrizione deve essere rinnovata ogni 5 anni.

L. Consorzi per la raccolta e il recupero


I seguenti rifiuti devono essere conferiti ad appositi consorzi:
• oli minerali usati 67, Consorzio Obbligatorio degli Oli Usati (COOU);
• oli e grassi vegetali ed animali esausti 68, Consorzio Obbligatorio Nazionale di raccolta e
trattamento oli e grassi vegetali ed animali esausti (CONOE);
• rifiuti di beni in polietilene come definiti nell’articolo 234 del D.Lgs. 152/2006, Consorzio
Nazionale per il riciclaggio dei rifiuti dei beni a base di polietilene, POLIECO (vedi punto
2.2.1.M.12.).
Altri consorzi costituiti per la raccolta e gestione di particolari tipologie di rifiuto sono i consorzi di
filiera dei rifiuti di imballaggio (vedi punto 2.2.2.F.), i consorzi dei RAEE (vedi punto 2.2.1.M.1.) e
i consorzi delle pile e accumulatori (vedi punto 2.2.1.M.6.), i consorzi per la gestione degli
pneumatici fuori uso (vedi punto 2.2.1.M.7.).

M. Gestione di particolari categorie di rifiuti


M.1. Rifiuti elettrici ed elettronici
La relativa gestione è disciplinata dal D.Lgs. 49/2014 qualora si originino da determinate
apparecchiature elettriche ed elettroniche (AEE). Il sistema volto ad assicurare il raggiungimento
degli obiettivi comunitari di recupero fa riferimento a un Comitato di vigilanza e controllo, un
Centro di coordinamento e sistemi collettivi privati liberamente costituiti da imprese che operano
nella filiera. I produttori di AEE (fabbricanti, importatori e chi immette sul mercato con proprio
marchio) sono soggetti a specifici obblighi quali:
• iscrizione al Registro nazionale dei soggetti obbligati al finanziamento del sistema di gestione
dei rifiuti di apparecchiature elettriche ed elettroniche, istituito preso le Camere di
Commercio;

64
D.P.R. 59/2013, art. 3. 1.f.
65
D.Lgs. 152/2006, art. 193. 9.
66
D.Lgs. 152/2006, art. 212. 5.
67
D.Lgs. 152/2006, art. 236.
68
D.Lgs. 152/2006, art. 233.

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• denuncia annuale delle AEE immesse sul mercato (MUD);


• obblighi di informazione all’utente e ai centri di recupero.
• recupero dei RAEE di propria competenza direttamente o tramite adesione ad uno specifico
consorzio.

M.2. Rifiuti Sanitari 69


Vengono definite diverse tipologie di rifiuti sanitari (assimilati ai rifiuti urbani, pericolosi non a
rischio infettivo, pericolosi a rischio infettivo, rifiuti che richiedono particolari sistemi di gestione).
L’esenzione dall’autorizzazione allo stoccaggio in conto proprio (deposito temporaneo) per i rifiuti
sanitari pericolosi a rischio infettivo si configura per una durata fino a 5 giorni oppure, per
quantitativi non superiori a 200 litri, fino a 30 giorni con obbligo di registrazione entro 5 giorni.
Con le stesse modalità debbono essere gestiti i rifiuti speciali prodotti al di fuori delle strutture
sanitarie ma che presentano rischio infettivo.

M.3. Veicoli fuori uso 70


I veicoli fuori uso debbono essere consegnati a centri di raccolta autorizzati, anche tramite i
rivenditori. Questi rilasceranno un apposito certificato di rottamazione o di presa in carico del
veicolo e provvederanno alla sua cancellazione presso il PRA. Tale certificato libera il precedente
detentore da ogni responsabilità.
I soggetti che effettuano la raccolta, il trasporto, il trattamento ed il recupero dei veicoli fuori uso
denunciano annualmente i relativi quantitativi movimentati (MUD).

M.4. Terre e rocce da scavo


La disciplina delle terre e rocce da scavo è stata riordinata con il D.P.R. 120/2017, che consente al
produttore le seguenti possibili alternative:
• Utilizzo nel sito di produzione. Condizione fondamentale perché ciò possa essere effettuato è
l’assenza di inquinamento, anche in presenza di materiali di riporto.
• Destinazione ad altro sito come sottoprodotto, se sono soddisfatti i criteri per definirle tali.
Ciò deve essere attestato con una apposita “dichiarazione di utilizzo”, salvo che per i cantieri
di grandi dimensioni (quantità > 6000 m3) sottoposti a VIA o AIA, per i quali è richiesta la
trasmissione all’Autorità competente di un “piano di utilizzo”. Il trasporto deve essere
accompagnato da un apposito documento. Al termine dei lavori deve essere trasmessa una
dichiarazione di avvenuto utilizzo mediante apposito modulo.
• Gestione come rifiuto. In tal caso la norma detta specifiche condizioni per il deposito
temporaneo.
Specifiche disposizioni sono inoltre precisate per le terre e rocce da scavo provenienti da siti
oggetto di bonifica.

69
D.P.R. 254/2003.
70
D.Lgs. 209/2003 e D.Lgs. 152/2006, art. 231.

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M.5. Rifiuti delle industrie estrattive


La relativa gestione è disciplinata dal D.Lgs. 117/2008. Le disposizioni del decreto si applicano alla
gestione dei rifiuti derivanti dalle attività di prospezione o di ricerca, di estrazione, di trattamento e
di ammasso di risorse minerali e dallo sfruttamento delle cave nell'area del cantiere o dei cantieri
estrattivi come individuata e perimetrata nell'atto autorizzativo e gestita da un operatore. Le
disposizioni si applicano anche a qualsiasi area adibita all'accumulo o al deposito di rifiuti di
estrazione, allo stato solido o liquido, in soluzione o in sospensione. Tali strutture comprendono una
diga o un'altra struttura destinata a contenere, racchiudere, confinare i rifiuti di estrazione o svolgere
altre funzioni per la struttura, inclusi, in particolare, i cumuli e i bacini di decantazione; sono esclusi
i vuoti e volumetrie prodotti dall'attività estrattiva dove vengono risistemati i rifiuti di estrazione,
dopo l'estrazione del minerale, a fini di ripristino e ricostruzione.
Il decreto prevede un’autorizzazione per la gestione delle strutture di deposito, l’adozione da parte
dell’operatore di un piano di gestione dei rifiuti, e il rispetto, ove pertinente, di specifiche
condizioni operative relative alla prevenzione degli incidenti rilevanti. La norma prevede inoltre che
l’attività venga costantemente monitorata e definisce le modalità di gestione dei depositi dopo la
loro chiusura.

M.6. Rifiuti costituiti da pile ed accumulatori


Il D.Lgs. 188/2008 disciplina l'immissione sul mercato delle pile e degli accumulatori, nonché la
raccolta, il trattamento, il riciclaggio e lo smaltimento dei rifiuti di pile e di accumulatori, al fine di
promuoverne un elevato livello di raccolta e di riciclaggio. Il sistema fa riferimento a un Comitato
di vigilanza e controllo, un Centro di coordinamento e Sistemi collettivi privati liberamente
costituiti da imprese che operano nella filiera. I produttori di pile ed accumulatori (chi immette sul
mercato nazionale a titolo professionale pile o accumulatori compresi quelli incorporati in
apparecchi e veicoli) sono soggetti a specifici obblighi quali:
• iscrizione al Registro nazionale dei soggetti obbligati al finanziamento dei sistemi di gestione
dei rifiuti di pile ed accumulatori, istituito presso il Ministero dell’Ambiente;
• denuncia annuale dei dati relativi alle pile ed agli accumulatori immessi sul mercato nazionale
nell’anno precedente; entro il 31 marzo alle Camere di Commercio;
• obblighi di informazione all’utente.

M.7. Pneumatici fuori uso (PFU) 71


I pneumatici oggetto della regolamentazione sono quelli per veicoli a motore immessi sul mercato
nazionale del ricambio, mentre sono esclusi i pneumatici per bicicletta e per aerei, nonché le camere
d’aria.
Specifiche disposizioni sono fornite inoltre per i pneumatici montati sui veicoli e per i PFU
derivanti dalla demolizione dei veicoli a fine vita. Gli strumenti previsti sono:
• definizione di obiettivi di raccolta;
• attribuzione in capo a produttori e importatori di pneumatici della responsabilità di
provvedere alla gestione dei PFU, derogabile attraverso l’adesione a sistemi collettivi di
natura consortile, che la norma definisce “strutture operative associate”;
• imposizione sui pneumatici nuovi di un contributo ambientale destinato a coprire i costi di
gestione dei PFU.
71
D.M. 82/2011.

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M.8. Oli esausti 72


Il deposito temporaneo, la raccolta e il trasporto degli oli usati sono realizzati in modo da tenere
separati, per quanto tecnicamente possibile, tipologie di oli usati in funzione delle specifiche
caratteristiche di pericolo e dei processi di trattamento a cui verranno destinati.
Gli oli usati non possono essere miscelati con le emulsioni oleose o con altri tipi di rifiuto e di
sostanze.
Norme specifiche sugli oli usati e le miscele oleose sono contenute nel D.Lgs. 95/1992.

M.9. Rifiuti da attività di manutenzione


I rifiuti provenienti da attività di manutenzione si considerano prodotti presso la sede di chi svolge
tali attività 73.
Per la manutenzione delle infrastrutture a rete e degli impianti per l’erogazione di forniture e servizi
di pubblica utilità, nonché dei mezzi e degli impianti fruitori di dette infrastrutture, il luogo di
produzione dei rifiuti può essere il cantiere o la sede locale del gestore dell’infrastruttura, oppure il
luogo di concentramento ove il materiale viene portato per la successiva valutazione tecnica, da
eseguirsi non oltre 60 gg dalla fine lavori 74.
I rifiuti provenienti dalle attività di pulizia delle reti fognarie di qualsiasi tipologia, sia pubbliche
che private, si considerano prodotti dal soggetto che svolge tale attività.

M.10. Rifiuti contenenti amianto


La codifica e la gestione dei rifiuti contenenti amianto sono definite dal D.M. 248/2004.

M.11. Rifiuti da navi e residui di carico


I rifiuti prodotti dalle navi e residui del carico sono disciplinati dall’art. 232 del D.Lgs. 152/2006,
dal D.Lgs. 182/2003 e dal D.M. 269/2005.

M.12. Rifiuti di beni in polietilene 75


POLIECO è il Consorzio nazionale istituito allo scopo di gestire la raccolta e il trattamento dei
rifiuti di beni polietilene destinati allo smaltimento, al quale sono obbligati ad aderire i produttori,
gli importatori, gli utilizzatori e i distributori di beni in polietilene, nonché i riciclatori e i
recuperatori di rifiuti di beni in polietilene.
In alternativa gli operatori possono organizzare autonomamente la gestione dei rifiuti dei beni in
polietilene su tutto il territorio nazionale oppure mettere in atto un sistema di raccolta e restituzione
al termine del loro utilizzo.
Sono esclusi da questo obbligo gli imballaggi, i beni e i relativi rifiuti costituiti da RAEE, rifiuti
sanitari e veicoli fuori uso.

72
D.Lgs. 152/2006, art. 216-bis.
73
D.Lgs. 152/2006, art. 266.4.
74
D.Lgs. 152/2006, art. 230.5.
75
D.Lgs. 152/2006, art. 234

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N. Tributi legati alla gestione dei rifiuti speciali


I rifiuti depositati in discarica sono assoggettati ad uno specifico tributo in ragione della quantità
smaltita 76.

2.2.2. Imballaggi
A. Aspetti generali
Il titolo II della parte quarta del D.Lgs. 152/2006 disciplina la gestione degli imballaggi e dei rifiuti
di imballaggio con l’obiettivo di prevenire e ridurre il loro impatto sull’ambiente. Il decreto si
applica a tutti gli imballaggi immessi sul mercato nazionale e a tutti i rifiuti di imballaggio derivanti
dal loro impiego, qualunque siano i materiali che li compongono.

B. Soggetti interessati
Sono interessati all’applicazione della norma i seguenti soggetti:
• produttori: i fornitori di materiali di imballaggio, i fabbricanti, i trasformatori e gli importatori
di imballaggi vuoti e di materiali di imballaggio;
• utilizzatori: i commercianti, i distributori, gli addetti al riempimento, gli utenti di imballaggi e
gli importatori di imballaggi pieni.

C. Classificazione degli imballaggi 77


Gli imballaggi vengono definiti, in base alla destinazione d’uso, in:
• imballaggio primario (o per la vendita): imballaggio concepito in modo da costituire, nel
punto di vendita, un’unità di vendita per l’utente finale o per il consumatore;
• imballaggio secondario (o multiplo): imballaggio concepito in modo da costituire, nel punto
di vendita, il raggruppamento di un certo numero di unità di vendita, indipendentemente dal
fatto che sia venduto come tale all’utente finale o al consumatore, o che serva soltanto a
facilitare il rifornimento degli scaffali nel punto di vendita; esso può essere rimosso dal
prodotto senza alterarne le caratteristiche;
• imballaggio terziario (o per il trasporto): imballaggio concepito in modo da facilitare la
manipolazione ed il trasporto di un certo numero di unità di vendita oppure di imballaggi
multipli per evitare la loro manipolazione ed i danni connessi al trasporto, esclusi i container
per i trasporti stradali, ferroviari, marittimi ed aerei.

D. Obblighi 78
• Produttori: i produttori hanno l’obbligo di riciclaggio e di recupero nonché di ripresa degli
imballaggi usati e della raccolta dei rifiuti di imballaggio secondari e terziari su superfici private
nonché del ritiro, su indicazione del CONAI, dei rifiuti di imballaggio conferiti al servizio
pubblico. Per adempiere a tale obbligo i produttori possono:
 organizzare autonomamente, anche in forma collettiva, la gestione dei propri rifiuti di
imballaggio sull’intero territorio nazionale;

76
L. 549/1995, art. 3.24-40.
77
D.Lgs. 152/2006, art. 218.
78
D.Lgs. 152/2006, art. 221.

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 aderire ai consorzi di filiera;


 mettere in atto un sistema cauzionale.
• Utilizzatori: gli utilizzatori sono tenuti a ritirare gratuitamente gli imballaggi usati secondari e
terziari ed i rifiuti di imballaggio secondari e terziari nonché a consegnarli in un luogo di
raccolta organizzato dal produttore e con lo stesso concordato. A tale obbligo possono
attualmente adempiere mediante l’iscrizione al Consorzio Nazionale Imballaggi (CONAI).

E. Consorzio Nazionale Imballaggi (CONAI) 79


L’adesione al CONAI comporta la presentazione di una domanda ed il versamento di una quota. Per
le imprese industriali la quota di adesione è pari ad un importo fisso aumentato da un importo
variabile.

F. Consorzi di filiera 80
L’adesione ai Consorzi di filiera del Sistema CONAI interessa i produttori di imballaggi
I Consorzi costituiti sono:
• Consorzio nazionale acciaio (RICREA);
• Consorzio imballaggi alluminio (CIAL);
• Consorzio nazionale per il recupero ed il riciclo degli imballaggi a base cellulosica
(COMIECO);
• Consorzio nazionale per il recupero ed il riciclaggio degli imballaggi in legno (RILEGNO);
• Consorzio nazionale per il recupero degli imballaggi in plastica (COREPLA);
• Consorzio recupero vetro (COREVE).
Sono stati inoltre costituiti anche altri consorzi attualmente al di fuori del sistema CONAI.

G. Contributo ambientale CONAI50


A decorrere dall’1 ottobre 1998 sugli imballaggi nuovi e su quelli importati, pieni e vuoti, è
applicato il “contributo ambientale CONAI”, ossia un importo calcolato in funzione del peso
dell’imballaggio e del materiale che lo costituisce, che è utilizzato per assicurare gli obiettivi di
recupero e riciclaggio stabiliti dalla legge. A tal fine i produttori di imballaggi e gli importatori di
imballaggi pieni e vuoti denunciano periodicamente a CONAI le relative quantità, sulla base delle
procedure stabilite dal CONAI stesso. Gli imballaggi esportati, pieni o vuoti, non sono soggetti al
contributo e gli esportatori possono chiederne l’esenzione o il recupero.

H. Divieti 81
Gli imballaggi non possono essere smaltiti in discarica. I rifiuti di imballaggi terziari non possono
essere conferiti al servizio pubblico, mentre i secondari solo se i criteri di assimilazione lo
consentono. Gli imballaggi possono essere commercializzati solo se conformi agli standard CEN.
Gli imballaggi non possono contenere determinate sostanze pericolose.

79
D.Lgs. 152/2006, art. 224.
80
D.Lgs. 152/2006, art. 223.
81
D.Lgs. 152/2006, art. 226.

Indice Edizione n° 34 - gennaio 2020 39


UI Torino – AMBIENTE

2.3. Scadenze

Fattispecie Data Enti competenti


Denuncia della qualità e quantità dei rifiuti 30/4 (per il 2019 22/6) C.C.I.A.A.
prodotti e smaltiti nel corso dell’anno
precedente (D.P.C.M. 24/12/2018)
Rinnovo autorizzazione allo smaltimento e entro 180 gg dalla Regione
recupero di rifiuti (D.Lgs. 152/2006 art. 208.12) scadenza
Rinnovo iscrizione Albo (D.Lgs. 152/2006 art. entro 5 anni Sezione Regionale Albo
212.6)
Rinnovo iscrizione Albo per raccolta e entro 10 anni Sezione Regionale Albo
trasporto dei propri rifiuti (D.Lgs. 152/2006
art. 212.8)
Rinnovo comunicazione di recupero rifiuti entro 5 anni SUAP
con procedura semplificata (D.Lgs. 152/2006 se ricompresa nell’AUA
art. 216.5) entro 6 mesi dalla data di
scadenza dell’AUA
Versamento diritto di iscrizione annuale 30/4 Provincia
per le imprese che effettuano recupero di
rifiuti con procedura semplificata (D.M.
350/1998 art. 3)
Versamento diritti annuali da parte delle 30/04 Albo Gestori Rifiuti
imprese iscritte all’Albo nazionale gestori
ambientali (D.M. 13/12/1995, art. 3)
Applicazione dei criteri nazionali per 4/07/2018 ---
l’attribuzione della caratteristica HP14 ai
rifiuti pericolosi (Reg. 997/2017, art. 2)
Apparecchiature elettriche ed elettroniche e relativi rifiuti
Denuncia annuale AEE immesse sul 30/04 Registro AEE
mercato (D.M. 185/2007 art. 6)
Iscrizione al registro nazionale dei Registro nazionale
produttori di AEE (D.M. 185/2007)
• Esistenti 18/02/2008
• nuovi prima dell’immissione
sul mercato
Adempimenti in materia di RAEE per i 15/08/2018 ---
produttori/importatori di AEE che risultano
soggetti ex novo al relativo campo di
applicazione (D.Lgs. 49/2014, art. 2.1)
Comunicazione dati relativi alle fasce di 16/09/2009 Registro nazionale
appartenente degli apparecchi di
illuminazione immessi sul mercato
Versamento oneri di funzionamento del 30/09 Registro nazionale
sistema di gestione dei RAEE e del
Registro
Imballaggi
Denuncia al CONAI degli imballaggi Vedere regolamento CONAI
prodotti, importati o esportati (Regolamento CONAI
CONAI)

Indice Edizione n° 34 - gennaio 2020 40


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Fattispecie Data Enti competenti


Gestione di rifiuti da attività estrattiva
Adeguamento alle disposizioni del DLgs 1/5/2012
117/08 per strutture di deposito di rifiuti di
estrazione autorizzate od in funzione al
1/5/08 (DLgs 117/2008, art. 21.1)
Predisposizione del Piano di emergenza 22/07/2009
interno relativo a strutture di deposito di
rifiuti di estrazione (DLgs 117/2008, art. 6.6)
Presentazione delle garanzie finanziarie 1/05/2014 Autorità competente
relative a strutture di deposito di rifiuti di definita a livello locale
estrazione (DLgs 117/2008, art. 21.1) per le attività estrattive

Pile ed accumulatori e relativi rifiuti


Iscrizione al Registro nazionale dei 18/09/2009 Registro nazionale
soggetti tenuti al finanziamento dei sistemi
di gestione dei rifiuti di pile ed
accumulatori (DLgs 188/2008 art 14.2)
Istituzione dei sistemi per il trattamento ed 26/09/2009
il riciclaggio dei rifiuti di pile ed
accumulatori (DLgs 188/2008 art 6.1)
Obbligo di informazione indirizzate ai 18/06/2009
consumatori di apparecchi contenenti pile
ed accumulatori (DLgs 188/2008 art 9.1)
Etichettatura delle pile ed accumulatori 26/09/2009
immessi sul mercato (DLgs 188/2008 art 23.1)
Denuncia annuale pile ed accumulatori 31/03 Camera Commercio
immessi sul mercato (DLgs 188/2008 art 14.2)

Pneumatici fuori uso


Applicazione del contributo ambientale sui 7/09/2011
pneumatici nuovi immessi sul mercato
(D.M. 82/2011, art. 9.5)
Denuncia quantità e qualità di pneumatici 31/05 Ministero dell’Ambiente
immessi sul mercato del ricambio (D.M.
82/2011, art. 3)
Denuncia annuale da parte di 31/05 Ministero dell’Ambiente
produttori/importatori che decidono di
gestire i PFU in modo autonomo (D.M.
82/2011, art. 3)

2.4. Documenti

Fattispecie Documenti richiesti


Produzione rifiuti e avvio allo smaltimento • registro di carico e scarico
• prima e quarta copia formulario denuncia
catasto

Indice Edizione n° 34 - gennaio 2020 41


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Fattispecie Documenti richiesti


Deposito preliminare • Autorizzazione
Messa in riserva nei casi previsti per i rifiuti • Comunicazione alla Provincia
soggetti a recupero con procedura semplificata
Messa in riserva in casi diversi di quelli del punto • Autorizzazione
precedente
Trasporto di rifiuti (per smaltimento o recupero di • Iscrizione ad Albo
rifiuti non individuati)
Smaltimento • Autorizzazione
Recupero rifiuti soggetti a procedura semplificata • Comunicazione od Autorizzazione Unica
Ambientale
Recupero rifiuti non rientranti nella procedura • Autorizzazione
semplificata
Produzione di AEE • Iscrizione al Registro nazionale
Produzione, importazione, esportazione, • Iscrizione CONAI
commercializzazione di imballaggi vuoti e pieni • Eventuali denuncie periodiche
Raccolta, trasporto, stoccaggio, condizionamento, • Autorizzazione Unica Ambientale
utilizzazione di fanghi in agricoltura
Deposito di rifiuti di estrazione • Piano di gestione dei rifiuti di estrazione
• Registro delle operazione di gestione dei
rifiuti
Deposito di rifiuti di estrazione di categoria A • Piano di prevenzione degli incidenti
rilevanti e Sistema di gestione della
sicurezza
• Piano di emergenza interno
Produzione di pile ed accumulatori Iscrizione al Registro nazionale

2.5. Illeciti e sanzioni

Fattispecie Sanzione
Raccolta, trasporto, recupero, smaltimento, rifiuti non pericolosi
commercio, intermediazione di rifiuti senza la arresto da 3 mesi a 1 anno o ammenda da
prescritta autorizzazione, iscrizione o comunicazione 2.600 a 26.000 €;
(D.Lgs. 152/2006, art. 256.1) sanzione pecuniaria fino a 250 quote
(D.Lgs. 231/2001, art. 25-undecies)
rifiuti pericolosi
arresto da 6 mesi a 2 anni e ammenda da
2.600 a 26.000 €
(pene ridotte della metà in caso di inosservanza
delle prescrizioni contenute o richiamate nelle
autorizzazioni nonché di carenza dei requisiti e
delle condizioni richiesti per le iscrizioni o
comunicazioni);
sanzione pecuniaria da 150 a 250 quote
(D.Lgs. 231/2001, art. 25-undecies)

Indice Edizione n° 34 - gennaio 2020 42


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Fattispecie Sanzione
Abbandono o deposito incontrollato di rifiuti da parte rifiuti non pericolosi
di enti o imprese (D.Lgs. 152/2006, art. 256.2) arresto da 3 mesi a 1 anno o ammenda da
2.600 a 26.000 €
rifiuti pericolosi
arresto da 6 mesi a 2 anni e ammenda da
2.600 a 26.000 €
(pene ridotte della metà in caso di inosservanza
delle prescrizioni contenute o richiamate nelle
autorizzazioni nonché di carenza dei requisiti e
delle condizioni richiesti per le iscrizioni o
comunicazioni)
Discarica non autorizzata (D.Lgs. 152/2006, art. 256.3) rifiuti non pericolosi
arresto da 6 mesi a 2 anni e ammenda da
2.600 a 26.000 €;
sanzione pecuniaria da 150 a 250 quote
(D.Lgs. 231/2001, art. 25-undecies)
rifiuti pericolosi
arresto da 1 a 3 anni e ammenda da 5.200
a 52.000 €
(pene ridotte della metà in caso di inosservanza
delle prescrizioni contenute o richiamate nelle
autorizzazioni);
sanzione pecuniaria da 200 a 300 quote
(D.Lgs. 231/2001, art. 25-undecies)
Chiunque appicca il fuoco a rifiuti abbandonati ovvero rifiuti non pericolosi
depositati in maniera incontrollata. Il responsabile è reclusione da due a cinque anni
tenuto al ripristino dello stato dei luoghi, al
risarcimento del danno ambientale e al pagamento, rifiuti pericolosi
anche in via di regresso, delle spese per la bonifica. reclusione da tre a sei anni
(D.Lgs. 152/2006, art. 256-bis.1) Pene aumentate di un terzo se il delitto è
commesso nell’ambito dell’attività di un’impresa o
di una attività organizzata, in questo caso si
applicano altresì le sanzioni previste dall'articolo 9,
comma 2, del decreto legislativo 8 giugno 2001, n.
231. (D.Lgs. 152/2006, art. 256-bis.3)

La pena è aumentata di un terzo se il fatto di cui al


comma 1 è commesso in territori che, al momento
della condotta e comunque nei cinque anni
precedenti, siano o siano stati interessati da
dichiarazioni di stato di emergenza nel settore dei
rifiuti ai sensi della legge 24 febbraio 1992, n. 225.
(D.Lgs. 152/2006, art. 256-bis.4)
Miscelazione non consentita di rifiuti (D.Lgs. 152/2006, arresto da 6 mesi a 2 anni e ammenda da
art. 256.5) 2.600 a 26.000 €
sanzione pecuniaria da 150 a 250 quote
(D.Lgs. 231/2001, art. 25-undecies)
Deposito temporaneo di rifiuti sanitari pericolosi in quantitativi non superiori a 200 litri
violazione delle prescrizioni del D.P.R. 254/2003 sanzione amministrativa da 2.600 a
(D.Lgs. 152/2006, art. 256.6) 15.500 €
quantitativi superiori a 200 litri
arresto da 3 mesi a 1 anno o ammenda da
2.600 a 26.000 €
sanzione pecuniaria fino a 250 quote
(D.Lgs. 231/2001, art. 25-undecies)

Indice Edizione n° 34 - gennaio 2020 43


UI Torino – AMBIENTE

Fattispecie Sanzione
Mancato conferimento di oli e grassi vegetali e animali sanzione amministrativa da 260 a 1.550 €
ai Consorzi (D.Lgs. 152/2006, art. 256.7)
Detenzione e stoccaggio di oli e grassi vegetali e sanzione amministrativa da 260 a 1.550 €
animali esausti in modo non conforme alle disposizioni
vigenti in materia di smaltimento (D.Lgs. 152/2006, art.
256.7)
Mancato conferimento di rifiuti di beni in polietilene ai sanzione amministrativa da 260 a 1.550 €
Consorzi (D.Lgs. 152/2006, art. 256.7)
Mancata partecipazione ai Consorzi per oli e grassi sanzione amministrativa da 8.000 a
vegetali e animali, beni in polietilene, batterie al 45.000 € (metà per adesioni entro 60 gg
piombo e rifiuti piombosi, oli minerali (D.Lgs. 152/2006, dalla scadenza)
art. 256.8,9)
Spedizioni dei rifiuti costituente traffico illecito ai ammenda da 1.550 a 26.000 e arresto fino
sensi del Reg. CEE 259/93 e spedizione di rifiuti in a 2 anni (la pena è aumentata in caso di
lista verde in violazione delle pertinenti prescrizioni spedizioni di rifiuti pericolosi);
(D.Lgs. 152/2006, art. 259.1-2) confisca obbligatoria del mezzo di
trasporto a seguito di sentenza di
condanna, o di quella emessa ai sensi
dell’art. 444 del C.P.P.;
sanzione pecuniaria da 150 a 250 quote
(D.Lgs. 231/2001, art. 25-undecies)
Attività organizzata per il traffico illecito di rifiuti reclusione da 1 a 6 anni con pene
(C.P. art. 452-quaterdecies) accessorie degli att.28, 30, 32-bis 32-ter
del C.P.P.;
sanzione pecuniaria da 300 a 500 quote
(D.Lgs. 231/2001, art. 25-undecies)

In caso di rifiuti ad alta radioattività reclusione da 3 a 8 anni con pene


(C.P. art. 452-quaterdecies) accessorie degli att.28, 30, 32-bis 32-ter
del C.P.P.;
sanzione pecuniaria da 400 a 500 quote
(D.Lgs. 231/2001, art. 25-undecies)
Omessa, incompleta o inesatta comunicazione al sanzione amministrativa da 2.600 a
catasto dei rifiuti (D.Lgs. 152/2006, art. 258.) 15.500 €

Comunicazione effettuata entro 60 gg dalla scadenza sanzione amministrativa da 26 a 160 €


(D.Lgs. 152/2006, art. 258.1 (D.Lgs. 152/2006, art. 258.1)

Indicazioni incomplete o inesatte ma è possibile sanzione amministrativa da 260 a 1.550 €


ricostruire le informazioni dovute sulla base di dati
riportati in documenti tenuti per legge (D.Lgs. 152/2006,
art. 258.5)

Indice Edizione n° 34 - gennaio 2020 44


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Fattispecie Sanzione
Omessa o incompleta tenuta dei registri di carico e rifiuti non pericolosi
scarico dei rifiuti (D.Lgs. 152/2006, art. 258.2 (D.Lgs. sanzione amministrativa da 2.600 a
152/2006, art. 258.1) 15.500 €
rifiuti pericolosi
sanzione amministrativa da 15.500 a
93.000, nonché sospensione da un mese a
un anno dalla carica rivestita dal soggetto
responsabile dell’infrazione e
dell’amministratore

Per imprese che occupano un numero di unità rifiuti non pericolosi


lavorative inferiore a 15 dipendenti (D.Lgs. 152/2006, art. sanzione amministrativa da 1.040 a 6.200
258.3) €
rifiuti pericolosi
sanzione amministrativa da 2.070 a
12.400 €
Indicazioni incomplete o inesatte ma è possibile Sanzione amministrativa da 260 a 1.550 €
ricostruire le informazioni dovute sulla base di dati
riportati in documenti tenuti per legge (D.Lgs. 152/2006,
art. 258.5)
Trasporto di rifiuti senza il prescritto formulario o con rifiuti non pericolosi
indicazione nel formulario di dati incompleti o inesatti sanzione amministrativa da 1.600 a 9.300
(D.Lgs. 152/2006, art. 258.4) €
rifiuti pericolosi
reclusione fino a 2 anni (sanzione applicabile
fino al 31 dicembre 2017)

Indicazioni incomplete o inesatte ma consentono di sanzione amministrativa da lire 260 a


ricostruire le informazioni dovute per legge (D.Lgs. 1.550 €
152/2006, art. 258.5)
Predisposizione di certificato di analisi con false reclusione fino a 2 anni
indicazioni sulla natura, sulla composizione e sulle
caratteristiche chimico-fisiche dei rifiuti; uso di
certificato falso durante il trasporto (D.Lgs. 152/2006, art.
258.4 ante modifiche D.Lgs. 205/2010)
Mancati invio alle autorità competenti e conservazione sanzione amministrativa da lire 260 a
dei registri di carico e scarico dei rifiuti o del 1.550 €
formulario di identificazione (D.Lgs. 152/2006, art. 258.5
ante modifiche D.Lgs. 205/2010)

Imballaggi
Mancata partecipazione ad un sistema collettivo di sanzione amministrativa di euro 5.000 €
recupero degli imballaggi (es. CONAI) da parte di
produttori ed utilizzatori di imballaggi o mancata
gestione autonoma (D.Lgs. 152/2006, art. 261.1)

Indice Edizione n° 34 - gennaio 2020 45


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Fattispecie Sanzione
Mancate organizzazione della raccolta e del recupero sanzione amministrativa da 15.500 a
di rifiuti di imballaggio, adesione ai consorzi di filiera 46.500 €
o adozione di un sistema di restituzione da parte dei
produttori di imballaggi (D.Lgs. 152/2006, art. 261.2)

Mancati consegna di imballaggi usati e di rifiuti di sanzione amministrativa da 15.500 a


imballaggi secondari e terziari in apposito luogo di 46.500 €
raccolta da parte degli utilizzatori di imballaggi (D.Lgs.
152/2006, art. 261.2)

Smaltimento in discarica di imballaggi e contenitori sanzione amministrativa da 5.200 a


recuperati, fatti salvi gli scarti derivanti dalle 40.000 €
operazioni di selezione, riciclo e recupero dei rifiuti di
imballaggio (D.Lgs. 152/2006, art. 261.3)

Immissione sul mercato di imballaggi o componenti di sanzione amministrativa da 5.200 a


imballaggio, ad eccezione degli imballaggi 40.000 €
interamente costituiti di cristallo, con livelli totali di
piombo, mercurio, cadmio e cromo esavalente
superiore ai limiti (D.Lgs. 152/2006, art. 261.3)
Immissione sul mercato interno di imballaggi non sanzione amministrativa da 5.200 a
etichettati (D.Lgs. 152/2006, art. 261.3) 40.000 €
Immissione sul mercato interno di imballaggi non sanzione amministrativa da 2.600 a
rispondenti agli standard europei fissati dal CEN 15.500 €
(D.Lgs. 152/2006, art. 261.4)
Utilizzo di fanghi in agricoltura
Utilizzo di fanghi in agricoltura in violazione dei fanghi non pericolosi
divieti dell’art. 4 del D.Lgs. 99/1992 (D.Lgs. 99/1992, art. arresto sino a due anni o ammenda da
16.1, 16.2) 5.164 a 51.645 €
fanghi pericolosi
arresto sino a due anni
Utilizzo di fanghi in agricoltura senza autorizzazione arresto sino a un anno o ammenda da
(D.Lgs. 99/1992, art. 16.4) 2.582 a 25.822 €
Utilizzo di fanghi in agricoltura in violazione delle arresto sino a sei mesi o ammenda da
prescrizioni dell’autorizzazione (D.Lgs. 99/1992, art. 16.5) 1.032 a 10.329 €
Utilizzo di fanghi in agricoltura in violazione delle sanzione amministrativa da 516 a 3.098 €
prescrizioni sulle schede di accompagnamento e sui
registri (D.Lgs. 99/1992, art. 16.6)
Trattamento dei veicoli fuori uso
Violazione delle disposizioni sul trattamento dei arresto da 6 mesi a 2 anni e ammenda da
veicoli fuori uso (D.Lgs. 209/2003, art. 13.1) 3.000 a 30.000 €
Mancata cessione del veicolo da demolire a soggetto sanzione amministrativa da 1.000 a 5.000
preposto (D.Lgs. 209/2003, art. 13.2) €
Mancata consegna della dichiarazione di presa in sanzione amministrativa da 300 a 3.000 €
carico del veicolo da rottamare (D.Lgs. 209/2003, art. 13.3)
Violazione delle disposizioni sulla cancellazione del sanzione amministrativa da 1.000 a 5.000
veicolo al PRA (D.Lgs. 209/2003, art. 13.4) €
Produzione o immissione sul mercato di componenti sanzione amministrativa da 20.000 a
per veicoli contenenti sostanze vietate (D.Lgs. 209/2003, 100.000 €
art. 13.5)

Indice Edizione n° 34 - gennaio 2020 46


UI Torino – AMBIENTE

Fattispecie Sanzione
Mancata osservanza degli obblighi di informazione e sanzione amministrativa da 5.000 a
codifica per il produttore (D.Lgs. 209/2003, art. 13.6) 25.000 €
Mancata, incompleta o inesatta trasmissione della sanzione amministrativa da 3.000 a
sezione MUD sui veicoli rottamati (D.Lgs. 209/2003, art. 18.000 €
13.7)
Violazione degli obblighi di cui all'art. 231, commi 7, sanzione amministrativa da 260 a 1.550 €
8, 9, D.Lgs. 152/2006, in materia di demolizione di
veicoli a motore e a rimorchio (D.Lgs. 152/2006, art. 256.7)

Incenerimento o coincenerimento dei rifiuti


Incenerimento o coincenerimento di rifiuti senza rifiuti non pericolosi
autorizzazione (D.Lgs. 152/2006, art. 161-bis.1,2) (*) arresto da 6 mesi a 1 anno e ammenda da
10.000 a 30.000 €
rifiuti pericolosi
arresto da 1 a 2 anni e ammenda da 10.000
a 50.000 €

Scarico sul suolo, sottosuolo o acque sotterranee di arresto fino a 1 anno e ammenda da
acque reflue da impianto di incenerimento o 10.000 a 30.000 €
coincenerimento (D.Lgs. 152/2006, art. 161-bis.3)
Mancata ottemperanza alle prescrizioni in caso di arresto fino a 1 anno e ammenda da
dismissione di un impianto di incenerimento o di 10.000 a 25.000 €
coincenerimento (D.Lgs. 152/2006, art. 161-bis.4)
Incenerimento o coincenerimento con anomalia di arresto fino a 9 mesi e ammenda da 5.000
funzionamento che determina il superamento dei limiti a 30.000 €
oltre il tempo consentito (D.Lgs. 152/2006, art. 161-bis.5)
(*)
Superamento dei limiti per scarico in acque superficiali arresto fino a 6 mesi e ammenda da
di acque reflue da impianto di incenerimento o 10.000 a 30.000 €
coincenerimento (D.Lgs. 152/2006, art. 161-bis.6) (*)
Scarico senza autorizzazione delle acque da arresto fino a 3 mesi e ammenda da 5.000
depurazioni fumi di un impianto di incenerimento o a 30.000 €
coincenerimento (D.Lgs. 152/2006, art. 161-bis.7) (*)
Superamento dei limiti di emissione in atmosfera di Limiti di cui all’art. 237-undecies
impianti di incenerimento e coincenerimento (D.Lgs. arresto fino a 1 anno o ammenda da
152/2006, art. 161-bis.8) (*) 10.000 a 25.000 €
Limiti di cui all’allegati 1 paragrafo A
punti 3) e 4)
arresto da 1 a 2 anni e ammenda da 10.000
a 40.000 €
False attestazioni del professionista incaricato di arresto fino a 1 anno o ammenda da 5.000
verificare il rispetto dei vincoli di impianto di a 25.000 €
incenerimento o coincenerimento (D.Lgs. 152/2006, art.
161-bis.9)
Messa in esercizio di impianto di incenerimento o arresto fino a 1 anno o ammenda da 3.000
coincenerimento senza verifica (D.Lgs. 152/2006, art. 161- a 25.000 €
bis.10) (*)

Indice Edizione n° 34 - gennaio 2020 47


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Fattispecie Sanzione
Mancata trasmissione della domanda di autorizzazione arresto fino a 3 mesi o ammenda da
all’ASL per impianti di coincenerimento di materiali di 10.000 a 25.000 €
cui al reg. 1774/2002/CE (D.Lgs. 133/2005, art. 19.11, in
vigore fino al 31/12/2015)
Mancata adozione delle migliori tecniche per la ammenda da 3.000 a 30.000 €
ricezione, stoccaggio, pretrattamento e
movimentazione di rifiuti in impianti di incenerimento
o coincenerimento (D.Lgs. 133/2005, art. 19.12, in vigore fino
al 31/12/2015)
Mancato rispetto delle prescrizioni in impianti di sanzione amministrativa da 3.000 a
incenerimento o coincenerimento indicate ai sensi 30.000 €
degli artt. 237-quinquies.2 (per impianti di
incenerimento), 237-quinquies.3, 237-septies.1 e 237-
octies.1 (D.Lgs. 152/2006, art. 261-bis.11)
Mancato rispetto delle prescrizioni in impianti di sanzione amministrativa da 3.000 a
incenerimento o coincenerimento autorizzati con le 25.000 €
deroghe di cui agli artt. 237-septies.6 e 237-nonies
(D.Lgs. 152/2006, art. 261-bis.12) (*)
Mancato rispetto delle prescrizioni in impianti di sanzione amministrativa da 2.500 a
incenerimento o coincenerimento autorizzati con le 25.000 €
deroghe di cui all’art. 237-undecieses.6 (D.Lgs. 152/2006,
art. 261-bis.13) (*)
Mancato rispetto delle altre prescrizioni in impianti di sanzione amministrativa da 1.000 a
incenerimento o coincenerimento (D.Lgs. 152/2006, art. 35.000 €
261-bis.14) (*)
(*) Sanzioni che non si applicano a installazioni soggette alle disposizioni del Titolo III-bis della parte II del D.Lgs.
152/2006 82
Apparecchiature elettriche ed elettroniche e relativi rifiuti
Distributore che: sanzione amministrativa da 150 ad 400 €,
all’atto della fornitura di un’AEE nuova per uso per ciascuna apparecchiatura non ritirata o
domestico, non ritira, a titolo gratuito, un’AEE usata di ritirata a titolo oneroso
tipo equivalente;
non ritira un’AEE di origine domestica di piccolissime
dimensioni (< 25 cm) nel proprio punto vendita se l’area
di vendita di AEE è > 400 m2. (D.Lgs. 49/2014, art. 38.1))
Produttore che non provvede, individualmente o sanzione amministrativa da 30.000 a
attraverso sistemi collettivi, ad organizzare il sistema di 100.000 €
raccolta separata dei RAEE professionali, ed i sistemi di
ritiro ed invio, di trattamento e di recupero dei RAEE, ed
a finanziare le relative operazioni come da artt. 23 e 24,
fatti salvi per tali ultime operazioni, eventuali accordi sui
RAEE professionali. (D.Lgs. 49/2014, art. 38.2 lett. a) )
Produttore che, nel momento in cui immette una sanzione amministrativa da 200 a 1.000 €
apparecchiatura elettrica od elettronica sul mercato, non per ciascuna apparecchiatura immessa sul
provvede a costituire la garanzia finanziaria. (D.Lgs. mercato
49/2014, art. 38.2 lett. b) )
Produttore che non fornisce, nelle istruzioni per l'uso di sanzione amministrativa da 2.000 ad 5.000
AEE, le informazioni sugli aspetti ambientali di cui €
all'art. 26. (D.Lgs. 49/2014, art. 38.2 lett. c) )

82
D.Lgs. 152/2006, art. 261-bis.15

Indice Edizione n° 34 - gennaio 2020 48


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Fattispecie Sanzione
Produttore che, entro un anno dalla immissione sul sanzione amministrativa da 5.000 ad 30.000
mercato di ogni tipo di nuova AEE, non mette a €
disposizione degli impianti di trattamento le informazioni
per la corretta gestione del RAEE di cui all'art. 27.
(D.Lgs. 49/2014, art. 38.2 lett. d) )
Produttore che, dopo l’8 settembre 2014, immette sul sanzione amministrativa da 200 a 1.000 €
mercato AEE prive del marchio di cui all'articolo 28. per ciascuna apparecchiatura immessa sul
(D.Lgs. 49/2014, art. 38.2 lett. e) ) mercato;
Produttore che, immette sul mercato AEE prive del sanzione amministrativa da 100 a 500 € per
simbolo del bidone barrato. (D.Lgs. 49/2014, art. 38.2 lett. f) ciascuna apparecchiatura immessa sul
) mercato
Produttore che, senza avere provveduto all'iscrizione sanzione amministrativa da 30.000 a
presso la Camera di Commercio, immette AEE sul 100.000 €
mercato. (D.Lgs. 49/2014, art. 38.2 l. g) )
Produttore che, prima di operare sul territorio italiano, sanzione amministrativa da 2.000 a 20.000
non effettua l'iscrizione al Registro nazionale o non €
effettua le comunicazioni delle informazioni ivi previste,
ovvero le comunica in modo incompleto o inesatto
(D.Lgs. 49/2014, art. 38.2 lett. h) )
Mancata iscrizione degli impianti di trattamento al sanzione amministrativa da 2.000 a 20.000
registro predisposto dal Centro di Coordinamento. €
(D.Lgs. 49/2014, art. 38.3 )
Mancata comunicazione annuale dei RAEE trattati da sanzione amministrativa da 2.000 a 20.000
parte degli impianti di trattamento. (D.Lgs. 49/2014, art. €
38.4 )

Inesatta o incompleta comunicazione degli stessi dati sanzione amministrativa da 1.000 a 10.000
(D.Lgs. 49/2014, art. 38.4 ) €
Produttore che vende AEE in uno stato dell’UE in cui sanzione amministrativa da 200 ad 1.000 €
non è stabilito senza nominare un rappresentante per ciascuna apparecchiatura immessa sul
autorizzato (D.Lgs. 49/2014, art. 38.5 ) mercato estero
Spedizione all’estero di AEE usate sospettate di essere sanzioni di cui agli art. 259 (traffico illecito
RAEE avvenga in difformità dalle prescrizioni di cui di rifiuti – ammenda da 1.550 a 26.000 € e
all'Allegato VI. (D.Lgs. 49/2014, art. 38.6 ) arresto fino a 2 anni, con confisca del mezzo
di trasporto) e 260 (attività organizzate per
il traffico illecito di rifiuti – reclusione da 1
a 6 anni) del D.Lgs. 152/2006
Pile ed accumulatori e relativi rifiuti
Immissione sul mercato di pile ed accumulatori sanzione amministrativa da 50 a 1.000 €
portatili e per veicoli con etichetta non conforme per ciascuna pila od accumulatore
(D.Lgs. 188/2008, art. 25.1) immessa sul mercato
Immissione sul mercato di pile ed accumulatori da sanzione amministrativa da 30.000 a
produttore non iscritto al Registro (D.Lgs. 188/2008, art. 100.000 €
25.2)
Comunicazioni mancate, incomplete o inesatte al sanzione amministrativa da 2.000 a
Registro (D.Lgs. 188/2008, art. 25.3) 20.000 €
Immissione sul mercato di pile ed accumulatori sanzione amministrativa da 100 a 2.000 €
contenenti sostanze vietate di cui all’art 3.1 (D.Lgs. per ciascuna pila od accumulatore
188/2008, art. 25.4) immessa sul mercato

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Fattispecie Sanzione
Mancato ritiro gratuito da parte del distributore di pile sanzione amministrativa da 30 a 150 € per
ed accumulatori (D.Lgs. 188/2008, art. 25.5) ciascuna pila od accumulatore non ritirato
o ritirato a titolo oneroso
Mancata informazione ai consumatori da parte dei sanzione amministrativa da 500 a 2.000 €
distributori (D.Lgs. 188/2008, art. 25.6)
Mancata comunicazione istruzioni per pile ed sanzione amministrativa da 2.000 a 5.000
accumulatori incorporati in apparecchi (D.Lgs. 188/2008, €
art. 25.7)

Gestione di rifiuti da attività estrattiva


Gestione di una struttura di deposito di rifiuti di arresto da 6 mesi a 2 anni ed ammenda da
estrazione senza autorizzazione (D.Lgs. 117/08, art. 19.1) 2.600 € a 26.000 €

Gestione di una struttura di deposito di rifiuti di arresto da 1 a 3 anni ed ammenda da 5.200


estrazione di categoria A senza autorizzazione (D.Lgs. € a 52.000 €.
117/08, art. 19.1)
Inosservanza delle prescrizioni contenute arresto da 3 mesi a 1 anno ed ammenda da
nell’autorizzazione per la gestione di una struttura di 1.300 € a 13.000 €
deposito di rifiuti di estrazione (D.Lgs. 117/08, art. 19.2)
Inosservanza delle prescrizioni contenute arresto da 6 mesi a 18 mesi ed ammenda
nell’autorizzazione per la gestione di una struttura di da 2.600 € a 26.000 €.
deposito di rifiuti di estrazione di categoria A (D.Lgs.
117/08, art. 19.2)

Gestione di pneumatici fuori uso


Omissione degli adempimenti di comunicazione (D.M. sanzione amministrativa pari al 15% del
82/2011, art. 6.2) contributo percepito, per l’anno al quale si
riferisce la violazione, per ognuna delle
violazioni accertate
Adempimento tardivo degli obblighi di comunicazione sanzione amministrativa pari al 5% del
(D.M. 82/2011, art. 6.3) contributo percepito, per l’anno al quale si
riferisce la violazione, per ognuna delle
violazioni accertate
Mancate gestione dei PFU (D.M. 82/2011, art. 6.4) sanzione amministrativa pari al doppio del
contributo percepito, per i quantitativi
degli pneumatici non gestiti
Mancato raggiungimento degli obiettivi di gestione dei sanzione amministrativa pari al doppio del
PFU (D.M. 82/2011, art. 6.1) contributo percepito, per i quantitativi
degli pneumatici non gestiti maggiorata
del 50%.

N.B. Le sanzione pecuniarie previste dal D.Lgs. 231/2001 sono in capo alle persone giuridiche e
sono espresse in quote il cui valore è variabile da 258 a 1.549 €. La definizione dell’importo di ogni
quota nei singoli casi è affidata alla decisione del giudice penale, che in caso di reati qualificati
come delitti può comminare anche pene interdittive.

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3. ARIA

3.1. EMISSIONI IN ATMOSFERA

3.1.1. Principali riferimenti normativi

• Legge 27 dicembre 1997, n. 449


Misure per la stabilizzazione della finanza pubblica.
G.U. 28 gennaio 1998, n. 22 (suppl. ord. n. 255)
Art. 17.28 – Istituzione tassa sulle emissioni dei grandi impianti di combustione

• Decreto del Ministero dell’ambiente 19 novembre 1997, n. 503


Regolamento recante norme per l’attuazione delle direttive 89/369/CEE e 89/429/CEE
concernenti la prevenzione dell’inquinamento atmosferico provocato dagli impianti di
incenerimento dei rifiuti urbani e la disciplina delle emissioni e delle condizioni di
combustione degli impianti di incenerimento di rifiuti urbani, di rifiuti speciali non
pericolosi, nonché di taluni rifiuti sanitari.
G.U. 29 gennaio 1998, n.23

• Decreto del Ministero dell’ambiente 5 febbraio 1998


Individuazione dei rifiuti non pericolosi sottoposti alle procedure semplificate di recupero ai
sensi degli articoli 31 e 33 del decreto legislativo 5 febbraio 1997, n. 22.
G.U. 16 aprile 1998, n. 88 (suppl. ord. n. 72)

• Decreto del Presidente della Repubblica 11 febbraio 1998, n. 53


Regolamento recante disciplina dei procedimenti relativi alla autorizzazione alla
costruzione e all’esercizio di impianti di produzione di energia elettrica che utilizzano fonti
convenzionali, a norma dell’articolo 20, comma 8, della legge 15 marzo 1997, n. 59.
G.U. 23 marzo 1998, n. 68

• Decreto del Ministero dell’ambiente 27 marzo 1998


Mobilità sostenibile nelle aree urbane.
G.U. 3 agosto 2002, n. 179

• Decreto del Ministero dell'ambiente 25 agosto 2000


Aggiornamento dei metodi di campionamento, analisi e valutazione degli inquinanti, ai
sensi del decreto del Presidente della Repubblica 24 maggio 1988, n. 203.
G.U. 23 settembre 2000, n. 223 (suppl. ord. n. 158)

• Decreto del Presidente della Repubblica 26 ottobre 2001, n. 416


Regolamento recante norme per l’applicazione della tassa sulle emissioni di anidride
solforosa e di ossidi di azoto, ai sensi dell’articolo 17, comma 29, della legge n. 449 del 1997.
G.U. 28 novembre 2001, n. 277

• Decreto legislativo 21 maggio 2004, n. 171


Attuazione della direttiva 2001/81/CE relativa ai limiti nazionali di emissione di alcuni
inquinanti atmosferici.
G.U. 16 luglio 2004, n. 165

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• Decreto legislativo 3 aprile 2006, n. 152


Norme in materia ambientale.
G.U. 14 aprile 2006, n. 88 (suppl. ord. n. 96)
Parte quinta

• Decreto legislativo 27 marzo 2006, n. 161


Attuazione della direttiva 2004/42/CE, per la limitazione delle emissioni di composti
organici volatili conseguenti all'uso di solventi in talune pitture e vernici, nonché in
prodotti per la carrozzeria.
G.U. 2 maggio 2006, n. 100

• Decreto del Presidente della Repubblica 13 marzo 2013, n. 59


Regolamento recante la disciplina dell'autorizzazione unica ambientale e la
semplificazione di adempimenti amministrativi in materia ambientale gravanti sulle
piccole e medie imprese e sugli impianti non soggetti ad autorizzazione integrata
ambientale, a norma dell'articolo 23 del decreto-legge 9 febbraio 2012, n. 5, convertito, con
modificazioni, dalla legge 4 aprile 2012, n. 35. (13G00101).
G.U. 29 maggio 2013, n. 124 (suppl. ord. n. 42)

• Decreto del Ministero dell'ambiente 20 marzo 2013


Modifica dell'allegato X della parte quinta del decreto legislativo 3 aprile 2006, n. 152 e
successive modificazioni e integrazioni, in materia di utilizzo del combustibile solido
secondario (CSS).
G.U. 2 aprile 2013, n. 77

• Regolamento (UE) n. 813/2013 del 2 agosto 2013


Regolamento (UE) n. 813/2013 del 2 agosto 2013 recante modalità di applicazione della
direttiva 2009/125/CE del Parlamento europeo e del Consiglio in merito alle specifiche per
la progettazione ecocompatibile degli apparecchi per il riscaldamento d’ambiente e degli
apparecchi di riscaldamento misti.
G.U.U.E. 6 settembre 2013, n. L239

• Regolamento (UE) n. 814/2013 del 2 agosto 2013


Regolamento (UE) n. 814/2013 del 2 agosto 2013 recante modalità di applicazione della
direttiva 2009/125/CE del Parlamento europeo e del Consiglio in merito alle specifiche per
la progettazione ecocompatibile degli scaldacqua e dei serbatoi per l’acqua calda.
G.U.U.E. 6 settembre 2013, n. L239

• Circolare del Ministro dell’ambiente 7 novembre 2013. GAB 0049801


Circolare recante chiarimenti interpretativi relativi alla disciplina dell’autorizzazione
unica ambientale nella fase di prima applicazione del decreto del Presidente della
Repubblica 13 marzo 2013, n. 59.

• Legge 25 febbraio 2015, n. 21


Conversione in legge, con modificazioni, del decreto-legge 30 dicembre 2015, n. 210,
recante proroga di termini previsti da disposizioni legislative.
G.U. 26 febbraio 2016, n. 47
Proroga termini aggiornamento autorizzazioni grandi impianti di combustione in deroga

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• Legge 28 dicembre 2015, n. 221


Disposizioni in materia ambientale per promuovere misure di green economy e per il
contenimento dell'uso eccessivo di risorse naturali.
G.U. 18 gennaio 2016, n. 13
Modifiche ai requisiti tecnici degli impianti termici civili alimentati a gas

• Decreto del Ministero dell'ambiente 19 maggio 2016, n. 118


Regolamento recante aggiornamento dei valori limite di emissione in atmosfera per le
emissioni di carbonio organico totale degli impianti alimentati a biogas, ai sensi
dell'articolo 281, comma 5, del decreto legislativo n. 152 del 2006.
G.U. 30 giugno 2016, n. 151

• Decreto legislativo 30 maggio 2018, n. 81


Attuazione della direttiva (UE) 2016/2284 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 14
dicembre 2016, concernente la riduzione delle emissioni nazionali di determinati inquinanti
atmosferici, che modifica la direttiva 2003/35/CE e abroga la direttiva 2001/81/CE.
G.U. 2 luglio 2018, n. 151

3.1.1. Regolamentazione
Ove non diversamente indicato, gli allegati menzionati nel testo e nelle note sono gli allegati alla
parte quinta del D.Lgs. 152/2006

A. Impianti industriali (titolo I)


Le emissioni in atmosfera provenienti da impianti fissi industriali e di altre attività, inclusi gli
impianti termici civili di potenza uguale o superiore a 3 MW 83, sono disciplinate dal titolo I della
parte quinta del D.Lgs. 152/2006. Non sono invece soggetti valvole di sicurezza, dischi di rottura e
altri dispositivi destinati a situazioni critiche o di emergenza, salvo quelli che l’autorità competente
stabilisca di disciplinare nell’autorizzazione o che fanno parte del ciclo produttivo 84.

A.1. Autorizzazioni
L’entità tecnica autorizzata ad emettere in atmosfera è lo stabilimento, inteso come il luogo stabile
ove si svolge una determinata attività sottoposta al potere decisionale di un unico gestore, con la
possibile presenza di uno o più impianti 85. Sono oggetto di autorizzazione i nuovi stabilimenti, i
trasferimenti (assimilati a nuovi stabilimenti) e le modifiche sostanziali.
Ogni stabilimento dovrà, trascorso il periodo transitorio (vedi paragrafi successivi), disporre di
un’unica autorizzazione, laddove richiesta, che potrà essere a carattere ordinario o di carattere
generale.

83
D.Lgs. 152/2006, art. 282.1.
84
D.Lgs. 152/2006, art. 272.5.
85
D.Lgs. 152/2006, art. 269.1.

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A.1.1. Autorizzazioni in via ordinaria 86


Le emissioni debbono essere autorizzate preventivamente dalla Regione o dall’autorità competente
delegata, fatti salvi determinati impianti off-shore, che debbono essere autorizzati dal Ministero
dell’ambiente 87.
L’autorizzazione è normalmente compresa all’interno dell’Autorizzazione Unica Ambientale
(AUA), introdotta nel nostro ordinamento al fine di unificare gli atti di comunicazione, notifica ed
autorizzazione in materia ambientale di cui all’art 3.1 del DPR 59/2013, ma può essere assorbita da
altre autorizzazioni uniche (AIA, autorizzazione allo smaltimento e recupero di rifiuti in procedura
ordinaria o semplificata, autorizzazioni per gli impianti di produzione di energia elettrica alimentati
da fonti rinnovabili di cui al D.Lgs. 387/2003).
L’istanza di AUA deve essere presentata allo Sportello Unico per le Attività Produttive
territorialmente competente (SUAP).
Il SUAP ne trasmette copia all’Autorità Competente, e l’AUA viene rilasciata dal SUAP entro 120
gg (150 gg in caso di richiesta di integrazioni), previa conferenza di servizi in caso di stabilimenti
nuovi.
Almeno 15 giorni prima di dare inizio alla messa in esercizio degli impianti l'azienda deve darne
comunicazione all’autorità competente.
L’autorizzazione stabilisce il periodo massimo che deve intercorrere tra la messa in esercizio e la
messa a regime, la data entro la quale devono essere comunicati all’autorità competente i dati
relativi alle emissioni misurate nel periodo successivo alla data di messa a regime, la durata di
questo periodo (non inferiore a 10 gg) ed il numero di campionamenti 88.
L’autorità competente per il controllo deve comunque effettuare un controllo entro 6 mesi dalla data
di messa a regime.
La durata dell’AUA è di 15 anni e deve esserne presentata istanza di rinnovo almeno sei mesi prima
della scadenza.
L’autorità competente può imporne il rinnovo prima della scadenza se una modifica delle
prescrizioni autorizzative risulti necessaria ai fini del rispetto dei valori limite di qualità dell'aria. Il
rinnovo può anche essere disposto a seguito di eventuale apposita istruttoria che dimostri tale
esigenza in relazione all'evoluzione della situazione ambientale o delle migliori tecniche disponibili.
Una nuova autorizzazione deve essere richiesta in caso modifiche sostanziali, definite come
modifiche che comportano un aumento quantitativo o una variazione qualitativa delle emissioni o
che alterino le condizioni di convogliabilità tecnica delle stesse.
Se le modifiche non comportano tali cambiamenti deve comunque esserne data comunicazione
all’Autorità Competente con possibilità di realizzarle qualora questa non si esprima entro 60 gg.
Nella fase di transizione, che porterà le attività in essere ad ottenere la prima AUA, la domanda di
rilascio deve essere presentata alla scadenza del primo titolo abilitativo da essa sostituito con le
tempistiche definite dalla relativa normativa di settore, nel caso delle emissioni in atmosfera un
anno prima della relativa scadenza. 89

86
D.Lgs. 152/2006, art. 269.
87
D.Lgs. 152/2006, artt. 268.1 o), 269.1.
88
D.Lgs. 152/2006, art. 269.6.
89
Circolare GAB 0049801, 7/11/2013.

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A.1.2. Autorizzazioni di carattere generale (AVG) 90


Tali autorizzazioni non sono rilasciate in via esplicita, ma presuppongono una domanda di adesione
ad un provvedimento di carattere generale emanato dall’autorità competente in relazione a specifici
impianti e a determinate condizioni tecniche ed emissive.
Uno stabilimento nel quale sono presenti esclusivamente impianti che ricadono in tali
provvedimenti può quindi essere autorizzato mediante un’apposita domanda di adesione da
presentarsi al SUAP territorialmente competente almeno 45 gg prima della realizzazione
dell’impianto 91. Lo stesso stabilimento può essere autorizzato sulla base di più AVG. È fatta
comunque salva, la facoltà del gestore di non avvalersi dell’Autorizzazione Unica Ambientale
(AUA) 92.
Laddove l’autorizzazione di carattere generale sia applicabile al di sotto di determinate soglie di
produzione e di consumo e di potenza termica, deve essere preso in considerazione l’insieme degli
impianti e delle attività presenti nello stabilimento 93.
Se nello stabilimento è presente anche un solo impianto soggetto ad autorizzazione ordinaria, tutto
lo stabilimento sarà autorizzato con AUA, inclusi gli impianti che di per sé potrebbero usufruire del
procedimento di carattere generale. Tuttavia l’aggiunta di un impianto autorizzabile mediante AVG
ad uno stabilimento autorizzato in via ordinaria è possibile con il procedimento in via generale, a
fronte però di una disposizione regionale che stabilisca il numero massimo di volte in cui questo
può essere fatto.
L’autorizzazione di carattere generale ha validità per 15 anni a decorrere dall’adesione, anche se il
provvedimento viene nel frattempo modificato. La nuova domanda di adesione al provvedimento
vigente è presentata almeno 45 gg prima della scadenza.
Il D.P.R. 59/2013 definisce le condizioni alle quali è possibile acquisire l’autorizzazione in via
generale per le emissioni in atmosfera di numerose attività nel caso in cui non siano stati emanati
dalla regione competente provvedimenti equivalenti.
L’AVG non è acquisibile se nello stabilimento sono utilizzate sostanze CMR.

A.1.3. Impianti ed attività non soggetti ad autorizzazione


Sono esenti da autorizzazione i cosiddetti impianti con emissioni scarsamente rilevanti dell’elenco
dell’allegato IV, parte I. Per questi impianti l’Autorità competente può disporre un eventuale
obbligo di comunicazione 94. Eventuali soglie di esclusione sono calcolate a livello di stabilimento.
Altri impianti non soggetti ad autorizzazione sono i depositi di oli minerali e di gas liquefatti 95.

A.2. Modifiche dello stabilimento


La modifica sostanziale di uno stabilimento è sottoposta alla richiesta di una nuova autorizzazione.
Le modifiche vengono definite sostanziali se comportano un aumento o una variazione qualitativa
delle emissioni o alterano le condizioni di convogliabilità tecnica delle stesse e possano produrre
effetti negativi e significativi sull’ambiente. 96

90
D.Lgs. 152/2006, art. 272.2.
91
D.Lgs. 152/2006, art. 272.3.
92
D.P.R. 59/2013 art. 3.3.
93
D.Lgs. 152/2006, art. 272.2.
94
D.Lgs. 152/2006, art. 272.1.
95
D.Lgs. 152/2006, art. 269.10.
96
D.Lgs. 152/2006, art. 268.1.m-bis)

Indice Edizione n° 34 - gennaio 2020 55


UI Torino – AMBIENTE

Le modifiche non sostanziali degli stabilimenti che comportino variazione a quanto indicato nel
progetto o nell’autorizzazione, devono essere comunicate all’autorità competente; se questa non si
esprime entro 60 gg, il gestore può realizzare la modifica 97.

A.3. Convogliamento delle emissioni


In sede di autorizzazione l’autorità prescrive che le emissioni diffuse siano convogliate ove questo
sia tecnicamente possibile 98.
Ciascun impianto deve, inoltre, avere un solo punto di emissione, deroghe a tale disposizione sono
previste in caso di impossibilità tecnica o per ragioni di sicurezza. 99.
I termini per l’adeguamento al camino unico, fermo restando che le autorizzazioni possono stabilire
termini più brevi, sono fissati in 3 anni dal:
• rilascio della nuova autorizzazione di stabilimento per gli impianti autorizzati ex D.P.R.
203/1988,
• rinnovo delle autorizzazioni già rilasciate ai sensi dell’art. 269 del D.Lgs. 152/2006,
• rilascio di autorizzazioni in via generale,

A.4. Limiti alle emissioni


Nelle autorizzazioni di stabilimento sono fissati limiti alle emissioni a discrezione delle autorità
competenti sulla base delle migliori tecnologie disponibili, e comunque non meno restrittivi di
quelli riportati negli allegati.
Limiti comunitari sono attualmente stabiliti solo per i COV 100, per i grandi 101 e medi 102 impianti
termici e per gli inceneritori di rifiuti 103.
I limiti non si applicano durante i periodi di avviamento e di arresto degli impianti e in caso di
guasti o anomalia; se questi ultimi non consentono di rispettare i limiti l’autorità competente deve
esserne informata entro 8 ore 104, il gestore è tuttavia tenuto a sospendere l'esercizio dell'impianto se
questo può determinare un pericolo per la salute umana.

A.5. Valutazione e controllo delle emissioni


Le autorizzazioni fissano la periodicità e la tipologia degli eventuali controlli richiesti. I criteri per
la valutazione della conformità dei valori misurati in modo continuo o discontinuo ai valori limite
sono indicati in all. VI. I dati relativi ai controlli continui e discontinui devono essere annotati su
appositi registri cui devono essere allegati i certificati analitici 105.
I metodi di campionamento ed analisi delle emissioni sono stabiliti in autorizzazione dall’autorità
competente sulla base dei metodi CEN, UNI, ISO.

97
D.Lgs. 152/2006, art. 269.8.
98
D.Lgs. 152/2006, art. 270.1.
99
D.Lgs. 152/2006, art. 270.5.
100
D.Lgs. 152/2006, all. III.
101
D.Lgs. 152/2006, all. II, parte II.
102
D.Lgs. 152/2006, all. I, parte III.
103
D.Lgs. 133/2005.
104
D.Lgs. 152/2006, 271.14.
105
D.Lgs. 152/2006, all. VI, punto 2.7.

Indice Edizione n° 34 - gennaio 2020 56


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Qualora l’autocontrollo evidenzi il superamento di un limite, ciò non rappresenta un reato


sanzionabile e il gestore deve darne comunicazione all’autorità competente entro 24 ore
dall’accertamento.

A.6. Impianti di abbattimento


Ogni interruzione del normale funzionamento degli impianti di abbattimento (manutenzione
ordinaria e straordinaria, guasti, interruzioni del funzionamento dell’impianto produttivo) deve
essere annotata su un apposito registro 106

A.7. Emissioni diffuse


Le emissioni diffuse non convogliabili devono essere oggetto di autorizzazione che deve stabilire
prescrizioni, anche di carattere gestionale, volte al loro contenimento. L’allegato V, parte I,
individua possibili misure per gli stabilimenti ove sono gestiti materiali pulverulenti.
Limiti percentuali possono essere possibili ove l’emissione diffusa è ricavabile dal bilancio di
massa (COV).

A.8. Emissioni fuggitive


Per gli stabilimenti ove sono gestite sostanze organiche liquide l’Allegato V, parte II, indica misure
per il contenimento delle emissioni fuggitive relativamente a pompe, compressori, raccordi a
flangia, valvolame, punti di campionamento, caricamento.

A.9. Emissioni odorigene 107


Le Regioni possono prevedere misure di prevenzione o limitazione delle emissioni odorigene che
comprendano:
• valori limite in concentrazione e in unità odorimetriche (ouE/m3 o ouE/s);
• prescrizioni impiantistiche, gestionali e localizzative;
• adozione di piani di contenimento.
È previsto un coordinamento Stato-Regioni che porti a misure comuni, compresi i metodi di
monitoraggio e di valutazione degli impatti.

A.10. Emissioni di composti organici volatili (COV) 108


Le emissioni di COV provenienti dalle attività riportate in all. III, parte II, con potenzialità di
consumo di solventi superiore alle soglie indicate sono soggette a limiti specifici applicabili sia agli
stabilimenti nuovi che esistenti. I limiti sono espressi in alternativa:
• congiuntamente come limiti di emissione negli scarichi gassosi e di emissione diffusa;
• come limiti di emissione totale, che possono assumere la veste di fattori di emissione.

106
D.Lgs. 152/2006, all. VI, punto 2.8.
107
D.Lgs. 152/2006, art. 272-bis
108
D.Lgs. 152/2006, art. 275.

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La misurazione e registrazione in continuo dei COV è richiesta per i punti di emissione dotati di
sistema di abbattimento e con flusso di massa superiore a 10 kg C organico/ora.
Per le emissioni di COV con flusso di massa inferiore a 10 kg/h le autorità competenti possono
prescrivere sistemi di misurazione di parametri indicativi del corretto funzionamento dei dispositivi
di abbattimento.
Il gestore è tenuto almeno una volta all’anno, o con la frequenza indicata nell’autorizzazione, a:
• elaborare un piano di gestione dei solventi (bilancio di massa);
• comunicare all’autorità competente i dati che comprovano il rispetto dei limiti.
Le modifiche agli impianti sono definite sostanziali se comportano un incremento delle emissioni di
COV superiore al 25% per i piccoli impianti e al 10% per gli altri. È inoltre sostanziale qualsiasi
modifica del consumo massimo teorico di solventi che comporti la variazione dei valori limite
applicabili nonché qualsiasi modifica che, a giudizio dell'autorità competente, potrebbe avere effetti
negativi significativi sulla salute umana o sull'ambiente. 109

A.11. Medi Impianti di combustione (MIC) 110


Sono definiti tali gli impianti di potenzialità termica maggiore o uguale a 1 MW e inferiore a 50
MW, compresi i motori e le turbine a gas, alimentati con combustibile dell’allegato X o con
biomasse rifiuto previste dall’allegato II. Sono tuttavia previste numerose esclusioni.
Essendo la disciplina dei MIC entrata in vigore il 19/12/2017, è previsto un transitorio per
l’adeguamento alle nuove disposizioni dei MIC “esistenti”, così classificati se messi in esercizio
prima del 20 dicembre 2018 e, se soggetti ad autorizzazione, autorizzati prima del 19 dicembre
2017, con scadenze riportate nel paragrafo 3.1.3.
I limiti sono contenuti nell’all. I, parte III, in funzione di tipologia, combustibile, potenza termica ed
esistenza dell’impianto.
Per ciascun MIC i dati relativi a monitoraggi, gestione sistemi di abbattimento e manutenzione dei
sistemi di monitoraggio in continuo sono conservati in un apposito archivio, mentre devono essere
comunicati secondo il formato stabilito dalla normativa regionale le anomalie o i guasti tali da non
permettere il rispetto di valori limite di emissione e le non conformità accertate nel monitoraggio di
competenza del gestore. Per gli impianti esistenti queste ultime disposizioni decorrono dalla
scadenza per l’adeguamento.
I gestori di MIC dovranno comunicare dati quali-quantitativi relativi agli impianti e all’applicazione
delle nuove disposizioni. Tipologia dei dati, metodi di stima, tempi e modalità di comunicazione
saranno stabiliti con D.M.
L’Autorità competente deve tenere un registro documentale nel quale riportare i dati dell’allegato I,
parte IV-bis, da aggiornare in occasione di procedimenti autorizzatori o di comunicazioni. I dati del
registro saranno di accesso pubblico attraverso Internet.

A.12. Grandi impianti di combustione 111


Sono definiti tali gli impianti di potenzialità termica non inferiore a 50 MW, esclusi quelli che
utilizzano direttamente i prodotti di combustione nel processo produttivo.

109
D.Lgs. 152/2006, art. 275, comma 21
110
D.Lgs. 152/2006, art. 273-bis e 274
111
D.Lgs. 152/2006, artt. 273 e 274.

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Se più impianti di combustione, anche di potenza termica nominale inferiore a 50 MW, sono
localizzati nello stesso stabilimento l'autorità competente deve, in qualsiasi caso, considerare tali
impianti come un unico impianto ai fini della determinazione della potenza termica nominale in
base alla quale stabilire i valori limite di emissione (la somma delle potenze è comunque limitata
agli impianti di potenza termica nominale > 15 MW).
L'autorità competente, tenendo conto delle condizioni tecniche ed economiche, può altresì disporre
il convogliamento delle emissioni di tali impianti ad un solo punto di emissione ed applicare i valori
limite che, in caso di mancato convogliamento, si applicherebbero all'impianto più recente.
L'Allegato II alla parte quinta del D.Lgs. 152/2006 contiene le modalità di monitoraggio e di
controllo delle emissioni, i criteri per la verifica della conformità ai valori limite e le ipotesi di
anomalo funzionamento o di guasto degli impianti.
Il D.Lgs. 46/2014 ha introdotto per queste tipologie di impianti nuovi limiti di emissione più severi
di quelli precedentemente in vigore, l’adeguamento ai quali è richiesto entro il 31 dicembre 2015
per gli impianti definiti “anteriori al 2013” (che entro il 7 gennaio 2013 erano stati autorizzati o per
i quali era stata presentata istanza di autorizzazione).
Sono previste deroghe ai termini di adeguamento fino al 31 dicembre 2023 per gli impianti che
rispettano determinate condizioni. 112
Per i grandi impianti di combustione autorizzati tra il 7 gennaio 2013 e l’11 marzo 2014
l’applicazione dei nuovi limiti di emissione ha luogo dopo rinnovo o riesame dell’AIA, a
condizione che l’impianto sia stato messo in servizio entro il 7 gennaio 2014.
Dati gestionali e di emissione di ciascun anno devono essere denunciati all’ISPRA entro il 31
maggio dell’anno successivo 113.
Le emissioni in atmosfera di anidride solforosa e di ossidi di azoto da grandi impianti di
combustione di cui alla direttiva 88/609/CEE sono soggette a tassazione 114. I versamenti sono
effettuati con cadenza trimestrale a titolo di acconto, con dichiarazione consuntiva annuale da
trasmettere entro il 28 febbraio all’Agenzia delle Dogane.

A.13. Rendimento di combustione


Al fine di ottimizzare il rendimento di combustione gli impianti termici soggetti al titolo I devono
essere dotati di un sistema di controllo della combustione che consenta la regolazione automatica
del rapporto aria-combustibile 115.
I sistemi di misurazione non sono richiesti per gli impianti elencati all’art. 273, comma 15, anche di
potenza termica inferiore a 50 MW 116.

B. Impianti termici civili (titolo II)


Le disposizioni del titolo II si applicano agli impianti termici civili di potenza termica nominale
inferiore a 3 MW e superiore a 0,035 MW, indipendentemente dalla tipologia di combustibile
utilizzato 117. Disposizioni aggiuntive sono inoltre previste per i medi impianti termici civili (MITC),
applicabili a quelli di potenza termica compresa tra 1 e 3 MW. Ai fini della verifica delle soglie si

112
D.Lgs. 152/2006 art. 273.4-5.
113
D.Lgs. 152/2006, art. 274.4.
114
L. 449/1997, art. 17. 29-33.
115
D.Lgs. 152/2006, art. 294.1.
116
D.Lgs. 152/2006, art. 294.2.
117
D.Lgs. 152/2006, art. 282.1.

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sommano le potenzialità delle macchine termiche collegate ad uno stesso circuito di distribuzione
del calore.

B.1. Registrazione
Gli impianti termici civili non necessitano autorizzazione, ma i MITC devono essere registrati. A tal
fine viene istituito presso ciascuna autorità competente un registro autorizzativo 118.
Il responsabile dell’esercizio e della manutenzione trasmette all’autorità competente, almeno 60 gg
prima dell’installazione o della modifica dell’impianto, un’apposita dichiarazione dei dati previsti
all’allegato I, parte IV-bis. L’autorità competente accetta o nega l’iscrizione entro 30 gg.

B.2. Caratteristiche tecniche degli impianti e limiti alle emissioni


Gli impianti devono rispettare:
• le caratteristiche tecniche riportate nella parte II dell’allegato IX (eccezione per impianti
alimentati a gas rientranti nel campo di applicazione della Norma UNI 11528 119), nonché le
ulteriori caratteristiche tecniche previste da eventuali piani e da programmi di qualità
dell’aria previsti dalla normativa localmente applicabile 120;
• i limiti alle emissioni riportati nella parte III dell’allegato IX, nonché le ulteriori
caratteristiche tecniche previste da eventuali piani e da programmi di qualità dell’aria
previsti dalla normativa localmente applicabile 121.
A livello comunitario sono inoltre definiti limiti emissivi di NOx per gli impianti civili nuovi di
potenza ≤ 0,4 MW immessi sul mercato dal 26/9/2018 122. Un ulteriore modo per definire limiti è
quello di attribuire classi di qualità certificabili agli impianti e di consentire successivamente
l’utilizzo di generatori di calore solo delle classi più elevate 123.
I produttori degli impianti ne attestano la conformità alle caratteristiche tecniche e l’idoneità a
rispettare i limiti emissivi. Ciascun impianto deve essere accompagnato dall’attestazione e dalle
istruzioni per l’installazione 124.
Il libretto di centrale deve essere integrato, a cura del responsabile dell'esercizio e della
manutenzione dell'impianto, da un atto in cui si dichiara che l'impianto è conforme alle
caratteristiche tecniche di cui all'art. 285 ed è idoneo a rispettare i valori limite di cui all'art. 286.
Il libretto di centrale deve essere inoltre integrato con l'indicazione delle manutenzioni ordinarie e
straordinarie necessarie ad assicurare il rispetto dei valori limite di cui all'art. 286.
Le denunce trasmesse ai sensi della versione dell’art. 284.2 precedente alle modifiche apportate dal
D.Lgs. 128/2010, possono essere utilizzate ai fini dell’integrazione del libretto di centrale 125.
Tutte le integrazioni al libretto devono essere conservate per almeno i sei anni civili successivi 126
(art. 288.8-ter).

118
D.Lgs. 152/2006, art. 284.
119
L. 221/2015, art. 73.
120
D.Lgs. 152/2006, art. 285.
121
D.Lgs. 152/2006, art 286.1.
122
Reg. (UE) 813/2013 e 814/2013.
123
D.Lgs. 152/2006, art. 290.4.
124
D.Lgs. 152/2006, art. 282.2-bis.
125
D.Lgs. 128/2010, art. 3.35.
126
D.Lgs. 152/2006, art. 288.8-ter.

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B.3. Installazione o modifica di impianti


Nel caso di installazione o modifica di impianti soggetti al titolo II l'installatore, nell’ambito della
dichiarazione di conformità di cui al D.M. 37/2008, verifica e dichiara anche che l'impianto sia
dotato dell’attestazione del costruttore.
Tali dichiarazioni devono esser messe a disposizione del responsabile dell'esercizio e della
manutenzione dell'impianto da parte dell'installatore entro 30 giorni dalla conclusione dei lavori 127.
L'autorità che riceve la dichiarazione di conformità (sportello unico per l’edilizia) provvede ad
inviare tale atto all'autorità competente.
L'installatore indica al responsabile dell'esercizio e della manutenzione dell'impianto l'elenco delle
manutenzioni ordinarie e straordinarie necessarie ad assicurare il rispetto dei valori limite di cui
all'art. 286, affinché tale elenco sia inserito nel libretto d’impianto.
Se il responsabile dell'esercizio e della manutenzione dell'impianto non è ancora individuato al
momento dell'installazione, l'installatore, entro 30 giorni dall'installazione, invia l'atto e l'elenco di
cui sopra al soggetto committente, il quale li mette a disposizione del responsabile dell'esercizio e
della manutenzione dell'impianto entro 30 giorni dalla relativa individuazione.
Le denunce già effettuate sulla base della vecchia modulistica (parte I dell’allegato IX), ora
abrogata, continuano tuttavia a valere fino alla prima modifica dell’impianto che richiede il
certificato di conformità 128.

B.4. Abilitazione alla conduzione 129


Il personale addetto alla conduzione di impianti termici civili di potenza termica nominale superiore
a 0,232 MW necessita di patentino rilasciato dall’autorità competente individuata dalla Regione:
- patentino I° grado: abilitazione alla conduzione degli impianti termici per cui è richiesto il
certificato di abilitazione alla conduzione dei generatori di vapore (R.D. 824/1927);
- patentino II° grado: abilitazione per gli altri impianti.
La regione disciplina inoltre:
- le modalità di formazione dei conduttori;
- le modalità di compilazione, tenuta e aggiornamento di un registro degli abilitati alla
conduzione degli impianti termici, tenuto presso l'autorità che rilascia il patentino o altra
autorità e, in copia, presso l'autorità competente e presso il comando provinciale dei vigili
del fuoco.
La disciplina previgente dei corsi e degli esami rimane comunque in vigore fino all’emanazione
delle relative disposizioni regionali.

B.5. Controlli
Il responsabile dell’esercizio e manutenzione deve controllare le emissioni almeno annualmente,
applicando i metodi di campionamento, analisi e valutazione previsti nella parte III dell’allegato IX.
I risultati dei controlli devono essere allegati al libretto di centrale 130.

127
D.Lgs. 152/2006, art. 284.1.
128
D.Lgs. 128/2010, art. 3.34.
129
D.Lgs. 152/2006, art. 287.
130
D.Lgs. 152/2006, art. 286.2.

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Se l’impianto utilizza i combustibili riportati in allegato X, parte I, sezione II, paragrafo I, lettere a),
b), c), d), e) o i) e se sono regolarmente effettuate le operazioni di manutenzione di cui al D.Lgs.
192/2005 131 il controllo non è richiesto, salvo che per i medi impianti termici civili, per i quali è
triennale.

B.6. Rendimento della combustione


Al fine di ottimizzare il rendimento di combustione, gli impianti di potenza termica superiore a 1,16
MW per singolo focolare, o di potenza termica complessiva superiore a 1,5 MW e dotati di singoli
focolari di potenza termica nominale non inferiore a 0,75 MW, devono essere dotati di un sistema di
controllo della combustione che consenta la regolazione automatica del rapporto aria-
combustibile 132.

C. Combustibili (titolo III)


I combustibili ammessi negli impianti dei titoli I e II sono indicati nell’allegato X 133.
I materiali e le sostanze elencati nell'allegato X non possono essere utilizzati come combustibili se
costituiscono rifiuti. La combustione di materiali e sostanze che non sono conformi all'allegato X, o
che comunque costituiscono rifiuti, è soggetta alla normativa vigente in materia di rifiuti.

D. Mobilità sostenibile
I siti con più di 300 dipendenti e le imprese con complessivamente più di 800 addetti ubicate nei
comuni con più di 150.000 abitanti o in quelli in zone a rischio di inquinamento atmosferico
individuate dalla regione, adottano il piano degli spostamenti casa-lavoro del proprio personale
dipendente, individuando un responsabile della mobilità aziendale. Il piano viene trasmesso al
comune entro il 31 dicembre di ogni anno. Il piano viene aggiornato con un rapporto annuale che
dovrà contenere la descrizione delle misure adottate ed i risultati raggiunti 134.

3.1.3 Scadenze

Fattispecie Data Enti competenti


Impianti industriali
Presentazione domanda di date previste dal calendario Regione o autorità delegata
autorizzazione per impianti anteriori al definito dall’autorità
1988 (D.Lgs. 152/2006, art. 281.1) competente e comunque
entro il 31/12/2011
Presentazione domanda di date previste dal calendario Regione o autorità delegata
autorizzazione per impianti anteriori al definito dall’autorità
2006 autorizzati prima del 01/01/2000 competente e comunque tra
(D.Lgs. 152/2006, art. 281.1) il 01/01/2012 e il
31/12/2013

131
D.Lgs. 152/2006, all. IX alla parte quinta, parte III, sezione 1, punto 2)
132
D.Lgs. 152/2006, art. 294.3.
133
D.Lgs. 152/2006, art. 293.1.
134
D.M. 27/3/1998.

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Fattispecie Data Enti competenti


Presentazione domanda di date previste dal calendario Autorità AUA
autorizzazione per impianti anteriori al definito dall’autorità
2006 autorizzati dopo il 31/12/1999 competente e comunque tra
(D.Lgs. 152/2006, art. 281.1) il 01/01/2014 e il
31/12/2015
Presentazione domanda di 31/07/2012 Regione o autorità delegata
autorizzazione per impianti non soggetti
a D.P.R. 203/1988 (D.Lgs. 152/2006, art.
281.3)
Adeguamento impianti non soggetti a 01/09/2013 non sono richiesti atti
D.P.R. 203/1988 (D.Lgs. 152/2006, art. formali
281.3)
Unificazione dei punti di emissione per entro i 3 anni successivi al non sono richiesti atti
impianti anteriori al 1988 e al 2006 primo rinnovo formali
(D.Lgs. 152/2006, art. 270.8) dell’autorizzazione
Comunicazione di messa in esercizio almeno 15 gg prima della Regione o autorità delegata
impianto nuovo, modifica o trasferito messa in esercizio
(D.Lgs. 152/2006 art. 269.6)
Comunicazione dati di emissione di data stabilita Regione o autorità delegata
primo avvio impianto nuovo, modifica o nell’autorizzazione
trasferito (D.Lgs. 152/2006 art. 269.6)
Controlli periodici del gestore (D.Lgs. periodicità stabilita Gli enti competenti cui
152/2006 art. 269.4) nell’autorizzazione eventualmente trasmettere i
risultati sono indicati
nell’autorizzazione
Domanda di AUA per impianti 19/12/2020 Autorità AUA
autorizzati con AVG che emettono
sostanze pericolose di cui all’art. 272.4
(D.Lgs. 183/2017, art. 5.2)
Medi impianti di combustione
Domanda di autorizzazione per 31/12/2022 Autorità AUA
adeguamento ai limiti o comunicazione
di rispetto degli stessi per MIC esistenti
di potenza > 5 MW (D.Lgs. 152/2006, art.
273-bis.6)
Adeguamento ai limiti di MIC esistenti 31/12/2024
di potenza > 5 MW (D.Lgs. 152/2006, art.
273-bis.5)
Domanda di autorizzazione per MIC 31/12/2027 Autorità AUA
esistenti alimentati a gas naturale di
potenza compresa tra 1 e 3 MW (D.Lgs.
152/2006, art. 273-bis.7)
Domanda di autorizzazione per 31/12/2027 Autorità AUA
adeguamento ai limiti o comunicazione
di rispetto degli stessi per MIC esistenti
di potenza ≤ 5 MW (D.Lgs. 152/2006, art.
273-bis.6)
Adeguamento ai limiti di MIC esistenti 31/12/2029
di potenza ≤ 5 MW (D.Lgs. 152/2006, art.
273-bis.5)

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Fattispecie Data Enti competenti


Grandi impianti di combustione
Trasmissione dati di grandi impianti di 31/05 ISPRA
combustione (D.Lgs. 152/2006, art. 274.4)
Adeguamento grandi impianti di 31/12/2015 -
combustione ai limiti di emissione
(D.Lgs. 152/2006, art. 274.3)
Adeguamento grandi impianti di 31/12/2023 -
combustione ai limiti di emissione per
impianti in deroga (D.Lgs. 152/2006, art.
273.4-5)
Dichiarazione annuale per tassa 28/02 Ufficio tecnico finanza
emissioni da grandi impianti di
combustione (D.P.R. 416/2001 art. 2.2)
Impianti termici civili
Controllo emissioni da impianti termici almeno annuale -
civili soggetto al titolo II ed alimentati a
combustibili non esenti (D.Lgs. 152/2006,
art. 286.2)
Dichiarazione di conformità in caso di entro 30 gg dall’intervento Comune (Sportello edilizia)
installazione o modifica di impianto
termico civile soggetto al titolo II (D.Lgs.
152/2006, art. 284.1; DM 37/2008)
Integrazione con dichiarazione di 31/12/2012 -
conformità del libretto di centrale per
gli impianti termici civili soggetti al
titolo II ed in esercizio al 29/04/2006
(D.Lgs. 152/2006, art. 284.2)
Richiesta di iscrizione nel registro 31/10/2028 Autorità competente
autorizzativo per MITC messo in
esercizio prima del 20/12/2018 (D.Lgs.
152/2006, art. 284.2-ter)
Adeguamento ai limiti per MITC 31/12/2028
esistenti (D.Lgs. 152/2006, art. 286.1-bis)
Integrazione libretti MITC (D.Lgs. 31/12/2028
152/2006, art. 286.2-ter)
Emissioni di COV
Adeguamento impianti autorizzati prima 31/10/2007 non sono richiesti atti
del 13/3/2004 alle prescrizioni formali
dell’allegato III – Emissioni COV
(D.Lgs. 152/2006, art. 275.8)
Aggiornamento piano di gestione dei definita nell’autorizzazione Regione o autorità delegata
solventi e trasmissione dati emissione e almeno una volta l’anno
COV (D.Lgs. 152/2006, art. 275.6 ed allegato
III parte I punto 3.1)
Mobilità sostenibile
Presentazione piano mobilità dipendenti 31/12 Comune
(D.M. 27/3/1998, art. 3.2)

Indice Edizione n° 34 - gennaio 2020 64


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3.1.4. Documenti

Fattispecie Documenti richiesti


Emissioni in atmosfera da impianto anteriore al domanda di autorizzazione ex art. 12 D.P.R.
1988 203/1988 oppure autorizzazione definitiva
Emissioni in atmosfera da impianto anteriore al • autorizzazione esplicita ex att. 6, 15 o 17
2006 del D.P.R. 203/1988;
• comunicazione di avvio impianto;
• analisi post messa a regime trasmesse a
Regione e Comune;
• analisi periodiche, se prescritte, trasmesse
a enti specificati in autorizzazione.
Emissioni in atmosfera da impianto autorizzato • autorizzazione esplicita ex at. 269 del
dopo il 29/4/2006 D.Lgs. 152/2006
• comunicazione di avvio impianto;
• analisi post messa a regime trasmesse a
autorità che ha rilasciato l’autorizzazione e
a eventuali altri enti ivi indicati
• analisi periodiche, se prescritte, trasmesse
a enti specificati in autorizzazione.
Controllo delle emissioni in atmosfera registro dati analitici
Presenza di sistemi di abbattimento registro interruzioni funzionamento
Emissioni di COV da impianti dell’all. III, parte II Comunicazione del piano di gestione dei
solventi a Regione o Provincia delegata
Uso > 90% di oli combustibili, anche in emulsione, comunicazione a Provincia
in impianti termici civili di potenzialità < 1,5 MW
al 12/03/2002
Grandi impianti di combustione • denuncia annuale dati
• dichiarazione annuale a U.T.F.
• versamento acconti bimestrali
Siti con più di 300 dipendenti e imprese con • piano degli spostamenti casa-lavoro
complessivamente più di 800 addetti ubicate nei • nomina del responsabile della mobilità
comuni con più di 150.000 abitanti o in quelli in aziendale
zone a rischio di inquinamento atmosferico
individuate dalla regione

3.1.5. Illeciti e sanzioni

Fattispecie Sanzione
Installazione, esercizio o modifica sostanziale di arresto da 2 mesi a 2 anni o ammenda
stabilimento senza autorizzazione prevista (D.Lgs. 152/2006, da 1.000 a 10.000 €
art. 279.1)
Esercizio di stabilimento con autorizzazione scaduta, arresto da 2 mesi a 2 anni o ammenda
decaduta, sospesa, o revocata (D.Lgs. 152/2006, art. 279.1) da 1.000 a 10.000 €
Modifica non sostanziale di stabilimento senza sanzione amministrativa da 300 a
comunicazione (D.Lgs. 152/2006, art. 279.1) 1.000 €
Violazione dei valori limite di emissione (D.Lgs. 152/2006, arresto fino a 1 anno o ammenda fino
art. 279.2) a 10.000 €

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Fattispecie Sanzione
Violazione delle prescrizioni dell’autorizzazione, degli sanzione amministrativa da 1.000 a
allegati i, II, III o V, dei piani, dei programmi e dell’art. 10.000 €
271, (D.Lgs. 152/2006, art. 279.2-bis)

Violazione dei valori limite di emissione o di altre arresto fino a 1 anno;


prescrizioni che determini un superamento dei limiti di sanzione pecuniaria fino a 250 quote
qualità dell’aria (D.Lgs. 152/2006, art. 279.5) (D.Lgs. 231/2001, art. 25-undecies)
Messa in esercizio di un impianto o avvio di un’attività arresto fino a 1 anno o ammenda fino
senza aver dato preventiva comunicazione (D.Lgs. 152/2006, a 1.032 €
art. 279.3)
Omessa comunicazione dei dati di emissione alla messa a arresto fino a 6 mesi o ammenda fino
regime dell’impianto (D.Lgs. 152/2006, art. 279.4) a 1.032 €
Mancata osservanza delle prescrizioni per impianti di sanzione amministrativa da 15.500 a
deposito e distribuzione di benzina (D.Lgs. 152/2006, art. 155.000 €
279.7)
Redazione mancata o incompleta e mancata o ritardata sanzione amministrativa da 516 a
trasmissione della dichiarazione di conformità relativa ad 2.582 €
impianti termici civili soggetti al titolo II (D.Lgs. 152/2006,
art. 288.1)
Mancata tenuta a disposizione dei rapporti di prova da sanzione amministrativa da 516 a
parte del produttore di impianti termici civili (D.Lgs. 2.582 €
152/2006, art. 288.1)
Esercizio dell’impianto termico civile senza iscrizione nel sanzione amministrativa da 516 a
registro (D.Lgs. 152/2006, art. 288.1-bis) 2.582 €
Esercizio di impianto termico civile non conforme alle sanzione amministrativa da 516 a
caratteristiche tecniche prescritte (D.Lgs. 152/2006, art. 288.2) 2.582 €
Mancato rispetto dei limiti di emissione per impianto sanzione amministrativa da 516 a
termico civile (D.Lgs. 152/2006, art. 288.3) 2.582 €
Mancati comunicazione o ripristino in caso di superamento sanzione amministrativa da 516 a
dei limiti di medi impianti termici di combustione (D.Lgs. 2.582 €
152/2006, art. 288.3-bis)
Mancato controllo annuale delle emissioni di impianto sanzione amministrativa da 516 a
termico civile e integrazione libretto con i relativi dati 2.582 €
(D.Lgs. 152/2006, art. 288.4)
Mancata integrazione di libretti dei medi impianti termici sanzione amministrativa da 516 a
di combustione con i dati previsti dall’art. 286.2-ter (D.Lgs. 2.582 €
152/2006, art. 288.4)
Mancato rispetto del provvedimento che impone arresto fino a 3 mesi o ammenda fino
l’adeguamento di impianto termico civile (D.Lgs. 152/2006, a 206 €
art. 288.5)
Conduzione di impianto termico civile senza patentino sanzione amministrativa da 15 a 46 €
(D.Lgs. 152/2006, art. 288.7)
Combustione di materiali o sostanze non conformi alle impianti titolo I
prescrizioni (D.Lgs. 152/2006, art. 296.1) arresto fino a 2 anni o ammenda da
248 a 1.032 €
impianti titolo II
sanzione amministrativa da 200 a
1.000 €
Combustione di gasolio marino non conforme alle sanzione amministrativa da 200 a
prescrizioni (D.Lgs. 152/2006, art. 296.2) 1.000 €

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Fattispecie Sanzione
Mancata osservanza delle prescrizioni sul rendimento di impianti titolo I
combustione (D.Lgs. 152/2006, art. 296.3) arresto fino a 1 anno o ammenda fino
a 1.032 €
impianti titolo II
sanzione amministrativa da 516 a
2.582 €

N.B. Le sanzione pecuniarie previste dal D.Lgs. 231/2001 sono in capo alle persone giuridiche e
sono espresse in quote il cui valore è variabile da 258 a 1.549 €. La definizione dell’importo di ogni
quota nei singoli casi è affidata alla decisione del giudice penale, che in caso di reati qualificati
come delitti può comminare anche pene interdittive.

Indice Edizione n° 34 - gennaio 2020 67


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3.2. SOSTANZE LESIVE PER L’OZONO STRATOSFERICO

3.2.1. Principali riferimenti normativi

• Legge 28 dicembre 1993, n. 549


Misure a tutela dell’ozono stratosferico e dell’ambiente.
G.U. 30 dicembre 1993, n. 305

• Decreto del Ministero dell’ambiente 3 ottobre 2001


Recupero, riciclo, rigenerazione e distribuzione degli halon.
G.U. 25 ottobre 2001, n. 249

• Decreto del Ministero dell’ambiente 20 settembre 2002


Attuazione dell’art. 5 della legge 28 dicembre 1993, n. 549, recante misure a tutela
dell’ozono stratosferico.
G.U. 1 ottobre 2002, n. 230

• Decreto del Ministero dell’ambiente 2 settembre 2003


Modalità per il recupero di alcune sostanze dannose per l’ozono stratosferico.
G.U. 8 settembre 2003, n. 208

• Decreto del Ministero dell’ambiente 20 dicembre 2005


Modalità per il recupero degli idrofluorocarburi dagli estintori e dai sistemi di protezione
antincendio.
G.U. 18 gennaio 2006, n. 14

• Decreto del Presidente della Repubblica 15 febbraio 2006, n. 147


Regolamento concernente modalità per il controllo ed il recupero delle fughe di sostanze
lesive della fascia di ozono stratosferico da apparecchiature di refrigerazione e di
condizionamento d'aria e pompe di calore, di cui al regolamento (CE) n. 2037/2000.
G.U. 11 aprile 2006, n. 85

• Regolamento (CE) n. 1005/2009 del 16 settembre 2009


Regolamento (CE) n. 1005/2009 del Parlamento Europeo e del Consiglio del 16 settembre
2009 sulle sostanze che riducono lo strato di ozono.
G.U.U.E 31 ottobre 2009, n. L 286

• Regolamento (CE) n. 291/2011 del 24 marzo 2011


Regolamento (UE) N. 291/2011 della Commissione sugli usi essenziali di sostanze
controllate diverse dagli idroclorofluorocarburi per usi essenziali di laboratorio e a fini di
analisi nell'Unione a norma del regolamento (CE) n. 1005/2009 del Parlamento europeo e
del Consiglio sulle sostanze che riducono lo strato di ozono.
G.U.U.E 25 marzo 2011, n. L 79

• Regolamento (CE) n. 537/2011 del 1 giugno 2011


Regolamento (UE) N. 537/2011 della Commissione relativo al meccanismo di attribuzione
di quote di sostanze controllate consentite per usi di laboratorio e a fini di analisi
nell’Unione a norma del regolamento (CE) n. 1005/2009 del Parlamento europeo e del
Consiglio sulle sostanze che riducono lo strato di ozono.
G.U.U.E 2 giugno 2011, n. L 147

Indice Edizione n° 34 - gennaio 2020 68


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• Decreto legislativo 13 settembre 2013, n. 108


Disciplina sanzionatoria per la violazione delle disposizioni derivanti dal Regolamento (CE)
n. 1005/2009 sulle sostanze che riducono lo strato di ozono.
G.U. 27 settembre 2013, n. 227

3.2.2. Regolamentazione
Il Regolamento CE 1005/2009, norma quadro in materia di sostanze lesive dell’ozono stratosferico,
disciplina le “sostanze controllate”, ossia:
 CFC (clorofluorocarburi),
 halon
 tetracloruro di carbonio
 1,1,1 - tricloroetano
 bromuro di metile
 HBFC (idrobromofluorocarburi)
 HCFC idroclorofluorocarburi)
 bromoclorometano
vietandone la produzione, l’importazione, l’esportazione, l’immissione sul mercato, anche in
apparecchiature che le contengono o ne dipendono per il loro funzionamento, e l’uso, dove l’uso è
definito come l’impiego di sostanze controllate nella produzione, manutenzione o assistenza,
compresa la ricarica di prodotti e apparecchiature.
A livello nazionale ulteriori limitazioni sono state introdotte dalla legge 549/1993.

A. Deroghe
 Comuni ai diversi tipi di sostanze
− produzione, importazione, esportazione, immissione sul mercato e uso come materie
prime, da indicare in etichetta a decorrere dal 1° luglio 2010.
− produzione, importazione, esportazione, immissione sul mercato e uso come agenti di
fabbricazione nei processi elencati in allegato III al regolamento, a condizione che ciò
sia indicato in etichetta a decorrere dal 1° luglio 2010 e che l’utilizzo sia in impianti
esistenti al 1° settembre 1997.
− immissione sul mercato e importazione a fini di distruzione.
− immissione sul mercato a fini di rigenerazione.
− produzione, importazione, esportazione, immissione sul mercato e utilizzo per usi
essenziali di laboratorio e a fini di analisi, da indicare in etichetta a decorrere dal 1°
luglio 2010; tali utilizzi, per sostanze diverse dagli HCFC, richiedono una registrazione
presso la Commissione e il rilascio di una licenza.
 HCFC
− fino al 31 dicembre 2014 è possibile immettere sul mercato HCFC rigenerati, utilizzati
per la manutenzione di apparecchiature di refrigerazione e condizionamento d’aria e di
pompe di calore esistenti, purché il contenitore sia provvisto di etichetta con indicazione

Indice Edizione n° 34 - gennaio 2020 69


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che la sostanza è stata rigenerata e con informazioni sul numero di lotto e il nome e
l’indirizzo dell’impianto di rigenerazione
− fino al 31 dicembre 2014 gli HCFC riciclati possono essere utilizzati per la manutenzione
di apparecchiature di refrigerazione e condizionamento d’aria e di pompe di calore
esistenti, purché siano stati recuperati da tali apparecchiature e possano essere utilizzati
soltanto dall’impresa che ha effettuato il recupero nell’ambito della manutenzione.
 Bromuro di metile
− fino al 18 marzo 2010 il bromuro di metile può essere immesso sul mercato e utilizzato
per applicazioni di quarantena e per trattamento, anteriore al trasporto, di merci destinate
all’esportazione, a condizione che l’immissione sul mercato e l’uso siano ammessi dalla
legislazione nazionale, con utilizzo in siti autorizzati e con recupero di almeno l’80%, per
quanto possibile.
 Halon
− possono essere importati, esportati, immessi sul mercato e impiegati per gli usi critici
definiti nell’allegato VI. L’immissione in commercio e l’importazione richiedono
un’autorizzazione dell’autorità competente dello Stato membro interessato.

B. Etichettatura 135
È richiesta una specifica etichettatura per le apparecchiature di refrigerazione e condizionamento
d’aria e di pompe di calore contenti HCFC soggette a manutenzioni con sostanze rigenerate o
riciclate.

C. Registro 136
Deve essere tenuto un registro delle manutenzioni delle apparecchiature di refrigerazione e
condizionamento d’aria e di pompe di calore contenti HCFC se la quantità contenuta è pari o
superiore a 3 kg. Il registro deve essere conforme al modello di cui all’allegato I del D.P.R.
147/2006.

D. Fughe ed emissioni 137


Devono essere adottate tutte le misure di prevenzione possibili. I gestori delle apparecchiature di
refrigerazione e condizionamento d’aria o pompe di calore o sistemi di protezione antincendio
devono verificare la presenza di fughe:
− almeno ogni anno se la quantità di sostanze controllate è pari o superiore a 3 kg (non si
applica a sistemi ermeticamente sigillati, etichettati come tali e contenenti meno di 6 kg);
− almeno ogni 6 mesi se la quantità di sostanze controllate è pari o superiore a 30 kg;
− almeno ogni 3 mesi se la quantità di sostanze controllate è pari o superiore a 300 kg.
Le eventuali fughe devono essere riparate entro 14 giorni con verifica, entro il mese successivo,
dell’efficacia dell’intervento. I gestori devono inoltre riportare su un apposito registro i dati relativi
alle operazioni di manutenzione e verifica che riguardino le sostanze controllate.

135
Regolamento CE 1005/2009 art. 11.
136
Regolamento CE 1005/2009 art. 23.3.
137
Regolamento CE 1005/2009 art. 23.1.

Indice Edizione n° 34 - gennaio 2020 70


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E. Recupero e distruzione 138


Le sostanze controllate contenute in apparecchiature di refrigerazione e di condizionamento d’aria e
pompe di calore, apparecchiature contenenti solventi o sistemi di protezione antincendio ed estintori
devono essere recuperate, nel corso delle operazioni di manutenzione o assistenza delle
apparecchiature o prima che tali apparecchiature siano smantellate o eliminate, per essere distrutte
oppure per essere riciclate o rigenerate.
Le operazioni di isolamento/estrazione (recupero), trasporto, raccolta, riciclo, rigenerazione e
smaltimento delle sostanze ozono lesive vengano svolte dai Centri di Raccolta Autorizzati istituiti
nell’ambito degli Accordi di Programma conclusi fra le tipologie di imprese ivi indicate, il
Ministero dell’Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare e il Ministero dello Sviluppo
Economico 139.
Le imprese di assistenza e manutenzione che effettuino una o più delle operazioni suddette, inclusa
la manutenzione delle apparecchiatura con HCFC riciclati 140, devono associarsi ai Centri di
Raccolta Autorizzati esistenti ovvero stipulare un nuovo Accordo di Programma, ai sensi
dell’articolo 6, comma 5, della Legge 549/93. Sono fatti salvi gli eventuali obblighi derivanti
dall’applicazione della normativa in materia di gestione dei rifiuti.

F. Sostanze nuove 141


Sono vietate la produzione, importazione, immissione sul mercato, uso ed esportazione delle
cosiddette “sostanze nuove”, ossia dibromodifluorometano (halon 1202), 1-bromopropano,
bromoetano, tetrafluoroiodometano e clorometano.
Tale divieti non si applicano alle sostanze nuove se utilizzate come materia prima per usi di
laboratorio e a fini di analisi ed alcune casi particolari di importazioni di merci.

G. Comunicazioni 142
Il detentore di impianti di refrigerazione e condizionamento contenenti CFC in quantità non
inferiore a 20 kg doveva darne comunicazione ai Ministeri dell’ambiente e delle attività produttive
entro il 23/01/2002.

138
Regolamento CE 1005/2009 art. 22.
139
Legge 549/93 art. 6.5
140
Regolamento CE 1005/2009 art. 11.4
141
Regolamento CE 1005/2009 art. 24.
142
D.M. 3/10/2001 art. 8.

Indice Edizione n° 34 - gennaio 2020 71


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3.2.3. Scadenze

Fattispecie Data Enti competenti


Comunicazione di detenzione in
impianti di CFC in quantità non 23/1/2002 Ministeri ambiente e
inferiore a 20 kg (D.M. 3/10/2001, attività produttive
art. 8)
Obbligo di etichettatura delle
sostanze controllate utilizzabili in 1/7/2010 -
deroga (materia prima; processi
dell’allegato III; usi di
laboratorio) (Reg CE 1005/2009 artt.
7,8,10)
Possibilità di immettere sul
mercato HCFC rigenerati 31/12/2014 -
utilizzabili per la manutenzione
delle apparecchiature (Reg CE
1005/2009 art. 11.3)
Possibilità di riciclare HCFC
nell’ambito della manutenzione 31/12/2014 -
delle apparecchiature da cui
provengono (Reg CE1005/2009 art.
11.4)

3.2.4. Documenti

Fattispecie Documenti richiesti


Detenzione in impianti di CFC in quantità non Comunicazione a Ministeri ambiente e
inferiore a 20 kg attività produttive
Impianti e apparecchiature di refrigerazione e di
condizionamento d’aria e le pompe di calore Registro delle manutenzioni
contenenti HCFC oltre 3 kg

3.2.5. Illeciti e sanzioni

Fattispecie Sanzione
Immissione sul mercato, produzione, utilizzo, importazione arresto fino a due anni e ammenda
o esportazione di sostanze controllate (D.Lgs. 108/2013, art. fino a 120.000 €
3.1)
Immissione sul mercato di sostanze controllate in arresto fino a tre anni e ammenda fino
contenitori non riutilizzabili (D.Lgs. 108/2013, art. 4.1) a 150.000 €
Immissione sul mercato, importazione o esportazione, ad
esclusione degli effetti personali, di prodotti ed arresto fino a due anni e ammenda
apparecchiature che contengono o dipendono da sostanze fino a 120.000 €
controllate (D.Lgs. 108/2013, art. 5.1)
Detenzione senza eliminazione entro il 12/4/2014 di sistemi arresto fino ad un anno e ammenda
di protezione antincendio contenenti sostanze controllate fino a 100.000 €
(D.Lgs. 108/2013, art. 5.2)

Indice Edizione n° 34 - gennaio 2020 72


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Fattispecie Sanzione
Produzione o immissione sul mercato di sostanze
controllate come materia prima senza adempiere agli sanzione amministrativa da 10.000 a
obblighi di etichettatura di cui all’art. 7.2 del 60.000 €
Reg.1005/2009 (D.Lgs. 108/2013, art. 6.1)
Produzione o immissione sul mercato di sostanze
controllate come agente di fabbricazione senza adempiere sanzione amministrativa da 10.000 a
agli obblighi di etichettatura di cui all’art. 8.3 del 60.000 €
Reg.1005/2009 (D.Lgs. 108/2013, art. 7.1)
Produzione o immissione sul mercato di sostanze
controllate per usi essenziali di laboratorio e ai fini di sanzione amministrativa da 10.000 a
analisi senza adempiere agli obblighi di etichettatura di cui 60.000 €
all’art. 10.3 del Reg.1005/2009 (D.Lgs. 108/2013, art. 8.1)
Produzione o immissione sul mercato di sostanze
controllate, diverse dagli HCFC, per usi essenziali di sanzione amministrativa da 10.000 a
laboratorio e ai fini di analisi non conformi ai requisiti 100.000 €
dell’allegato V del Reg. 1005/2009 (D.Lgs. 108/2013, art. 8.2)
Immissione sul mercato o utilizzo di HCFC rigenerati o
riciclati per attività di manutenzione o assistenza di
apparecchiature di refrigerazione e condizionamento d'aria sanzione amministrativa da 10.000 a
e di pompe di calore, senza adempiere agli obblighi di 60.000 €
etichettatura di cui all’art. 11.3 e 11.6 del Reg.1005/2009
(D.Lgs. 108/2013, art. 9.1)
Gestione di apparecchiature di refrigerazione e
condizionamento d'aria e di pompe di calore contenenti
sanzione amministrativa da 3.000 a
HCFC riciclati senza ottemperare all’obbligo di tenuta del
18.000 €
registro di cui all’art. 11.7, primo periodo, del
Reg.1005/2009 (D.Lgs. 108/2013, art. 9.2)
Utilizzo di HCFC rigenerati o riciclati per manutenzione o
assistenza di apparecchiature di refrigerazione e
condizionamento d'aria e di pompe di calore senza sanzione amministrativa da 10.000 a
ottemperare all’obbligo di tenuta del registro di cui all’art. 60.000 €
11.7, secondo periodo, del Reg.1005/2009 (D.Lgs. 108/2013,
art. 9.3)
Produttori e importatori titolari di licenza che cedono i loro
sanzione amministrativa da 15.000 a
diritti ad altri produttori o importatori senza adempiere
150.000 €
all’obbligo di notifica (D.Lgs. 108/2013, art. 10.1)
Produttore che supera i livelli di produzione consentiti per
arresto fino a diciotto mesi e
ragioni di razionalizzazione industriale senza
ammenda fino a 100.000 €
l'autorizzazione (D.Lgs. 108/2013, art. 10.2)
Importatore, titolare di una licenza, che immette in libera
arresto fino a diciotto mesi e
pratica nella Comunità sostanze controllate in quantità
ammenda fino a 100.000 €
eccedenti alle quote assegnate (D.Lgs. 108/2013, art. 11.1)
Importazione o esportazione, da o verso Stati che non sono
Parti del protocollo, di sostanze controllate o prodotti ed arresto fino a tre anni e ammenda fino
apparecchiature che contengono o dipendono da dette a 150.000 €
sostanze (D.Lgs. 108/2013, art. 12.1)
Impresa che non recupera le sostanze controllate durante le
sanzione amministrativa da 30.000 a
operazioni di manutenzione, assistenza o smantellamento di
150.000 €
prodotti ed apparecchiature (D.Lgs. 108/2013, art. 13.1)

Indice Edizione n° 34 - gennaio 2020 73


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Fattispecie Sanzione
Distruzione di sostanze controllate e di prodotti che
contengono tali sostanze, tramite tecnologie differenti da sanzione amministrativa da 30.000 a
quelle previste dall'articolo 22.2, del Reg. 1005/2009 (D.Lgs. 150.000 €
108/2013, art. 13.2)
Impresa che, nelle more della conclusione degli Accordi di
Programma di cui all'art. 6.5 della L. 549/1993, effettua il sanzione amministrativa da 30.000 a
recupero, il riciclo, la rigenerazione e la distruzione delle 150.000 €
sostanze controllate (D.Lgs. 108/2013, art. 13.3)
Impresa che non adotta le tecnologie disponibili e le
sanzione amministrativa da 10.000 a
migliori pratiche per ridurre al minimo le fughe o le
100.000 €
emissioni di sostanze controllate (D.Lgs. 108/2013, art. 14.1)
Impresa che gestisce apparecchiature di refrigerazione e di
condizionamento d'aria o pompe di calore o sistemi di
protezione antincendio contenenti sostanze controllate sanzione amministrativa da 10.000 a
senza adempiere agli obblighi di verifica della presenza di 100.000 €
fughe, nonché, nel caso di fuga rilevata, non ottemperi alle
tempistiche di riparazione e successiva verifica di efficacia.
(D.Lgs. 108/2013, art. 14.2)
Impresa che gestisce apparecchiature di refrigerazione e di
condizionamento d'aria o pompe di calore o sistemi di
protezione antincendio contenenti sostanze controllate e che sanzione amministrativa da 3.000 a
non tiene il registro ovvero riporta informazioni inesatte, 18.000 €
incomplete e comunque non conformi (D.Lgs. 108/2013, art.
14.3)
L'impresa che, nelle more della conclusione degli accordi di
programma di cui all'articolo 6.5 della L. 549/1993 gestisce
apparecchiature di refrigerazione e di condizionamento
d'aria o pompe di calore o sistemi di protezione antincendio sanzione amministrativa da 30.000 a
contenenti sostanze controllate senza adempiere agli 150.000 €
obblighi di verifica della presenza di fughe, nonché nel caso
di fuga rilevata non ottemperi alle tempistiche di
riparazione e successiva verifica di efficacia (D.Lgs. 108/2013,
art. 14.4)
Impresa che utilizza sostanze come materia prima o agente
di fabbricazione senza adottare le tecnologie disponibili e le sanzione amministrativa da 10.000 a
migliori pratiche per ridurre al minimo le fughe o le 100.000 €
emissioni di sostanze controllate (D.Lgs. 108/2013, art. 14.5)
Impresa che durante la fabbricazione di altri prodotti
chimici non adotta le tecnologie disponibili e le migliori sanzione amministrativa da 30.000 a
pratiche per ridurre al minimo le fughe o le emissioni di 150.000 €
sostanze controllate (D.Lgs. 108/2013, art. 14.6)
Produzione, importazione, immissione sul mercato, utilizzo
ed esportazione di sostanze nuove di cui alla parte A arresto fino a due anni e ammenda
dell'allegato II del Reg. 1005/2009 (D.Lgs. 108/2013, art. fino a 120.000 €
15.1)
Mancata presentazione, nel termine stabilito, della
comunicazione di cui all'art. 27 del Reg. 1005/2009, ovvero sanzione amministrativa da 3.000 a
presentazione in modo incompleto, inesatto o non conforme 18.000 €
(D.Lgs. 108/2013, art. 16.1)

Indice Edizione n° 34 - gennaio 2020 74


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3.3. GAS FLORURATI A EFFETTO SERRA

3.3.1. Principali riferimenti normativi

• Decreto del Ministero dell'Ambiente del 20 dicembre 2005


Modalità per il recupero degli idrofluorocarburi dagli estintori e dai sistemi di protezione
antincendio.
G.U. 18 gennaio 2006, n. 14

• Regolamento (CE) n. 1497/2007 del 18 dicembre 2007


che stabilisce, conformemente al regolamento (CE) n. 842/2006 del Parlamento europeo e
del Consiglio, i requisiti standard di controllo delle perdite per i sistemi di protezione
antincendio fissi contenenti taluni gas fluorurati ad effetto serra.
G.U.U.E. del 19 dicembre 2007, n. L 333

• Regolamento (CE) n. 1516/2007 del 19 dicembre 2007


che stabilisce, conformemente al regolamento (CE) n. 842/2006 del Parlamento europeo e
del Consiglio, i requisiti standard di controllo delle perdite per le apparecchiature fisse di
refrigerazione, condizionamento d’aria e pompe di calore contenenti taluni gas fluorurati
ad effetto serra.
G.U.U.E. del 20 dicembre 2007, n. L 335

• Regolamento (CE) 304/2008 del 2 aprile 2008


che stabilisce, in conformità al regolamento (CE) n. 842/2006 del Parlamento europeo e del
Consiglio, i requisiti minimi e le condizioni per il riconoscimento reciproco della
certificazione delle imprese e del personale per quanto concerne gli impianti fissi di
protezione antincendio e gli estintori contenenti taluni gas fluorurati ad effetto serra.
G.U.U.E. del 3 aprile 2008, n. L 92

• Regolamento (CE) 306/2008 del 2 aprile 2008


che stabilisce, in conformità al regolamento (CE) n. 842/2006 del Parlamento europeo e del
Consiglio, i requisiti minimi e le condizioni per il riconoscimento reciproco della
certificazione del personale addetto al recupero di taluni solventi a base di gas fluorurati
ad effetto serra dalle apparecchiature.
G.U.U.E. del 3 aprile 2008, n. L 92

• Regolamento (CE) 307/2008 del 2 aprile 2008


che stabilisce, in conformità al regolamento (CE) n. 842/2006 del Parlamento europeo e del
Consiglio, i requisiti minimi per i programmi di formazione e le condizioni per il
riconoscimento reciproco degli attestati di formazione del personale per quanto concerne
gli impianti di condizionamento d’aria in determinati veicoli a motore contenenti taluni
gas fluorurati ad effetto serra.
G.U.U.E. del 3 aprile 2008, n. L 92

• Comunicato del Ministero dell’ambiente


Registro nazionale delle persone e delle imprese certificate di cui all'articolo 13 del d.P.R.
n. 43/2012 recante attuazione del Regolamento (CE) n. 842/2006 su taluni gas fluorurati ad
effetto serra.
G.U. 11 febbraio 2013, n. 35

Indice Edizione n° 34 - gennaio 2020 75


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• Comunicato del Ministero dell’ambiente


Registro dell'impianto di cui all'articolo 15 del D.P.R. n. 43/2012 recante attuazione del
Regolamento (CE) n. 842/2006 su taluni gas fluorurati ad effetto serra.
G.U. 11 febbraio 2013, n. 35

• Comunicato del Ministero dell’ambiente


Registro nazionale delle persone e delle imprese certificate di cui all'articolo 13 del D.P.R.
n. 43/2012 recante attuazione del Regolamento (CE) n. 842/2006 su taluni gas fluorurati ad
effetto serra.
G.U. 15 aprile 2013, n. 88

• Comunicato del Ministero dell’ambiente


Informazioni sui gas fluorurati ad effetto serra di cui all'articolo 16, del decreto del
Presidente della Repubblica n. 43/2012, recante attuazione del regolamento (CE) n.
842/2006 su taluni gas fluorurati ad effetto serra.
G.U. 14 maggio 2013, n. 111

• Regolamento (UE) n. 517/2014 del 16 aprile 2014


sui gas fluorurati a effetto serra e che abroga il Regolamento (CE) n. 842/2006.
G.U.U.E. 20 maggio 2014, n. L 150

• Decisione della Commissione 2014/774/UE, del 31 ottobre 2014


recante determinazione, in applicazione del regolamento (UE) n. 517/2014 del Parlamento
europeo e del Consiglio sui gas fluorurati a effetto serra, dei valori di riferimento per il
periodo compreso tra il 1o gennaio 2015 e il 31 dicembre 2017 per ogni produttore o
importatore che ha comunicato l'immissione in commercio di idrofluorocarburi a norma
del regolamento (CE) n. 842/2006 del Parlamento europeo e del Consiglio.
G.U.U.E. 5 novembre 2014, n. L 318

• Regolamento di esecuzione (UE) 1191/2014 del 30 ottobre 2014


che determina il formato e le modalità di trasmissione della relazione di cui all'articolo 19
del regolamento (UE) n. 517/2014 del Parlamento europeo e del Consiglio sui gas fluorurati
a effetto serra.
G.U.U.E. 5 novembre 2014, n. L 318

• Regolamento di esecuzione (UE) 2015/2066 del 17 novembre 2015


che stabilisce, a norma del regolamento (UE) n. 517/2014 del Parlamento europeo e del
Consiglio, i requisiti minimi e le condizioni per il riconoscimento reciproco della
certificazione delle persone fisiche addette all'installazione, assistenza, manutenzione,
riparazione o disattivazione di commutatori elettrici contenenti gas fluorurati ad effetto
serra o al recupero di gas fluorurati ad effetto serra da commutatori elettrici fissi.
G.U.U.E. 18 novembre 2015, n. L 301

• Regolamento di esecuzione (UE) 2015/2067 del 17 novembre 2015


che stabilisce, in conformità al regolamento (UE) n. 517/2014 del Parlamento europeo e del
Consiglio, i requisiti minimi e le condizioni per il riconoscimento reciproco della
certificazione delle persone fisiche per quanto concerne le apparecchiature fisse di
refrigerazione e condizionamento d'aria, le pompe di calore fisse e le celle frigorifero di
autocarri e rimorchi frigorifero contenenti gas fluorurati a effetto serra, nonché per la
certificazione delle imprese per quanto concerne le apparecchiature fisse di refrigerazione

Indice Edizione n° 34 - gennaio 2020 76


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e condizionamento d'aria e le pompe di calore fisse contenenti gas fluorurati ad effetto


serra.
G.U.U.E. 18 novembre 2015, n. L 301

• Regolamento di esecuzione (UE) 2015/2068 del 17 novembre 2015


che stabilisce, a norma del regolamento (UE) n. 517/2014 del Parlamento europeo e del
Consiglio, il formato delle etichette per i prodotti e le apparecchiature che contengono gas
fluorurati a effetto serra.
G.U.U.E. 18 novembre 2015, n. L 301

• Regolamento di esecuzione (UE) 2016/879 del 2 giugno 2016


che stabilisce, ai sensi del regolamento (UE) n. 517/2014 del Parlamento europeo e del
Consiglio, modalità dettagliate relative alla dichiarazione di conformità al momento
dell'immissione sul mercato di apparecchiature di refrigerazione e di condizionamento
d'aria e di pompe di calore caricate con idrofluorocarburi nonché alle relative verifiche da
parte di un organismo di controllo indipendente.
G.U.U.E. 3 giugno 2016, n. L 146

• Decreto del Presidente della Repubblica 16 novembre 2018, n. 146


Regolamento di esecuzione del regolamento (UE) n. 517/2014 sui gas fluorurati a effetto
serra e che abroga il regolamento (CE) n. 842/2006.
G.U. 9 gennaio 2019, n. 7

• Decreto legislativo 5 dicembre 2019, n. 163


Disciplina sanzionatoria per la violazione delle disposizioni di cui al regolamento (UE) n.
517/2014 sui gas fluorurati a effetto serra e che abroga il regolamento (CE) n. 842/2006.
G.U. 2 gennaio 2020, n. 1

3.3.2. Modalità di regolamentazione


La base legale della regolamentazione dei gas fluorurati ad effetto serra (Fgas) è data dal
regolamento 517/2014, a sua volta integrato da altri regolamenti comunitari di seguito citati. Ad
esso si affianca la direttiva 2006/40/CE che riguarda gli impianti di condizionamento d’aria dei
veicoli a motore. A livello nazionale sono stati emanati due provvedimenti, il D.P.R. 146/2019, che
definisce le modalità di attuazione delle norme comunitarie, e il D.Lgs. 26/2013 che stabilisce il
sistema sanzionatorio.

I gas regolamentati
Sono oggetto di controllo o restrizioni all’uso da parte dell’UE, in quanto gas ad effetto serra, alcuni
gas fluorurati, appartenenti alle famiglie degli idrofluorocarburi (HFC) e perfluorocarburi (PFC),
nonché l’esafluoruro di zolfo (SF6). L’elenco dei singoli composti regolamentati è riportato
nell’allegato I al regolamento (UE) 517/2014.
Un secondo elenco di gas fluorurati è riportato in allegato II, ma tali sostanze non sono però da
prendere in considerazione laddove le disposizioni siano riferite in specifico agli Fgas.
Il regolamento definisce soglie di applicazione della norma in termini di “tonnellata di CO2
equivalente”, che corrisponde al prodotto tra il peso in tonnellate dell’Fgas considerato e il relativo
“potenziale di riscaldamento globale” (GWP), riportato negli allegati I e II.

Indice Edizione n° 34 - gennaio 2020 77


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Il GWP delle miscele di gas contenti almeno una delle sostanze degli allegati I o II, è calcolato
secondo le indicazioni di cui all’allegato IV, prendendo in considerazione anche i GWP di sostanze
ad effetto serra non fluorurate.

Modalità di regolamentazione
Le modalità di regolamentazione previste dalla norma comunitaria consistono in:

Divieti d’uso 143


SF6 - L’uso nella pressofusione del magnesio è vietato dall’1/1/2008, salvo che per quantità
inferiori a 850 kg/anno per le quali il divieto si applica a partire dal 1/1/2018. L’uso per il
riempimento dei pneumatici è vietato dal 4/7/2007.

Altri Fgas - A decorrere dal 1° gennaio 2020 è vietato l’uso di Fgas con GWP superiore a 2500 per
l’assistenza e manutenzione di apparecchiature di refrigerazione con carico di refrigerazione pari o
superiori a 40 tonnellate di CO2 equivalente. La scadenza è invece posta al 1° gennaio 2030 se gli
Fgas sono rigenerati con relativa etichettatura o se sono recuperati dalle stesse apparecchiature. Il
divieto non si applica al materiale militare e ad apparecchiature destinate a raffreddare a
temperature inferiori a -50°C.

Restrizioni alla commercializzazione


I prodotti ed apparecchiature che non possono essere messi in commercio se contenenti gas
fluorurati ad effetto serra sono riportati nell’allegato III al regolamento (UE) 517/2014.
Tali divieti non si applicano ai materiali militari e alle apparecchiature che rispondono a
determinate specifiche di progettazione ecocompatibile.
Ferme restando le scadenze dell’allegato III, gli Fgas degli allegati I e II non possono essere messi
in commercio a partire dall’11 giugno 2015, salvo che il produttore non dimostri di aver gestito
correttamente il trifluorometano derivante come sottoprodotto dal processo di produzione 144.
Le quantità di Fgas che possono essere immesse sul mercato da produttori e importatori devono
essere comunque inferiori ad un valore massimo, che viene progressivamente ridotto di anno in
anno, definito con un complesso metodo basato su un sistema di quote iscritte in un apposito
registro.
A decorrere dal 1° gennaio 2017 solo gli Fgas considerati all’interno di questo sistema di quote
possono essere utilizzati per caricare le apparecchiature di refrigerazione e di condizionamento
d’aria e le pompe di calore immesse in commercio, come deve risultare da apposita dichiarazione di
conformità. Se questi Fgas non erano stati posti sul mercato prima di essere caricati la norma
prevede una procedura di verifica della dichiarazione di conformità applicabile a partire dal 1°
gennaio 2018 145.
Ulteriori restrizioni sono poste alla vendita e acquisto di Fgas destinati ad essere utilizzati in
operazioni che richiedono il possesso di un attestato o di un certificato: in tal caso la vendita può
essere effettuata solo a soggetti in possesso di tali requisiti. Questo vincolo non riguarda i soggetti
che raccolgono, trasportano o consegnano Fgas.

143
Regolamento 517/2014, art. 13.
144
Regolamento 517/2014, art. 7.1
145
Regolamento 517/2014, art. 14

Indice Edizione n° 34 - gennaio 2020 78


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Le apparecchiature non ermeticamente sigillate, caricate Fgas, sono vendute agli utilizzatori finali
unicamente qualora l'installazione sia effettuata da un'impresa certificata 146.

Prescrizioni tecniche e gestionali


Le prescrizioni tecniche e gestionali riguardano:
Prevenzione
Gli operatori di apparecchiature contenenti Fgas devono adottare le misure atte a prevenirne il
rilascio accidentale e a minimizzarne la perdita. Se viene rilevata una perdita gli operatori debbono
assicurare che l’apparecchiatura sia riparata senza ritardi (non oltre 5 giorni) 147.
Se l’apparecchiatura è soggetta a controlli delle perdite ed è stata riparata, sarà effettuato un
controllo da una persona certificata entro un mese dalla riparazione per verificarne l’efficacia 148

Controllo delle perdite


Gli operatori di apparecchiature fisse contenenti i gas fluorurati e costituite da impianti di
refrigerazione, condizionamento d’aria, pompe di calore mobili, sistemi di protezione antincendio,
nonché celle frigorifero di autocarri e rimorchi frigorifero, commutatori elettrici e cicli Rankine a fluido
organico devono provvedere al loro controllo periodico per verificare la presenza di eventuali
perdite.
Il controllo è effettuato secondo le seguenti tempistiche:
Quantità di Fgas Frequenza
≥ 5 e < 49 tonnellate di CO2 almeno ogni 12 mesi o, se è installato un sistema di
equivalente rilevamento delle perdite, almeno ogni 24 mesi

≥ 50 e < 500 tonnellate almeno ogni sei mesi o, se è installato un sistema di


di CO2 equivalente rilevamento delle perdite, almeno ogni 12 mesi

≥ 500 tonnellate almeno ogni tre mesi o, se è installato un sistema di


di CO2 equivalente rilevamento delle perdite, almeno ogni sei mesi

Specifiche esclusioni dall’obbligo sono previste all’interno dell’articolo 4 del regolamento.


Per le apparecchiature di protezione antincendio il controllo, oltre ad essere effettuato con le frequenze
di cui sopra, deve essere conforme alle norme ISO 14520 o EN 15004 (art. 4.4).
Le modalità di controllo sono definite da:
• regolamento (CE) 1516/2007 per apparecchiature fisse di refrigerazione, condizionamento
d’aria e pompe di calore,
• regolamento (CE) 1497/2007 per sistemi di protezione antincendio fissi.

146
Regolamento 517/2014, art. 11.4-5
147
D.lgs 163/2019 art.3.3
148
Regolamento 517/2014, art. 3.2-3

Indice Edizione n° 34 - gennaio 2020 79


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Sistemi di rilevamento delle perdite 149.


Gli operatori delle seguenti apparecchiature, nel caso in cui contengano Fgas in quantità pari o
superiori a 500 tonnellate di CO2 equivalente, devono assicurare che l'apparecchiatura sia munita di
un sistema di rilevamento delle perdite che avverta l'operatore o un'impresa di manutenzione in caso
di perdite:
• apparecchiature fisse di refrigerazione
• apparecchiature fisse di condizionamento d'aria
• pompe di calore fisse
• apparecchiature fisse di protezione antincendio
• cicli Rankine a fluido organico
• commutatori elettrici
Gli operatori delle apparecchiature assicurano che i sistemi di rilevamento delle perdite siano
controllati almeno una volta ogni dodici mesi per accertarne il corretto funzionamento, salvo nel
caso dei commutatori elettrici in cui il controllo deve essere eseguito almeno ogni 6 anni.

Recupero
I gas fluorurati contenuti in apparecchiature fisse o mobili elencate all’articolo 8 comma 1 del
regolamento 517/2014 devono essere sempre recuperati tramite personale adeguatamente
qualificato. Il recupero è sempre effettuato prima della distruzione di apparecchiature che li
contengono e, ove appropriato, durante la loro riparazione o manutenzione. Il recupero è altresì
dovuto dai loro contenitori prima che questi vengano eliminati. Per le apparecchiature non presenti
nell’elenco l’obbligo di avvalersi di personale qualificato non è tassativo ma dipende dalla relativa
fattibilità tecnica ed economica 150.

Qualificazione del personale e delle imprese


Il D.P.R. 146/2018 prevede la qualificazione (certificazione e/o attestazione) delle persone e delle
imprese che effettuano il controllo delle perdite e il recupero di gas fluorurati nonché
l’installazione, la riparazione, la manutenzione o l’assistenza e lo smantellamento di
apparecchiature che li contengono.
Le persone e le imprese che svolgono le attività di cui all’art. 7.1 e 8.1 del D.P.R. 146/2018 devono
inoltre iscriversi al Registro telematico nazionale delle persone e delle imprese certificate, gestito
dalle Camere di Commercio.

Registrazioni
Gli operatori delle apparecchiature soggette a controllo, devono tenere appositi registri sui quali
annotare i dati relativi agli Fgas contenuti e alle operazioni di controllo e manutenzione.
I formati dei registri sono stati definiti dal Ministero del’ambiente e reperibili sul relativo sito web.
Gli operatori conservano i registri per almeno cinque anni.
Anche le imprese che forniscono Fgas devono istituire registri, da conservare per almeno 5 anni,
contenenti informazioni relative agli acquirenti. 151

149
Regolamento 517/2014, art. 5
150
Regolamento 517/2014, art. 8.3
151
Regolamento 517/2014, art. 6

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Banca dati gas fluorurati a effetto serra e apparecchiature contenti gas fluorurati
Al fine di raccogliere le informazioni relative alle vendite di gas fluorurati a effetto serra e di
apparecchiature contenenti tali gas, nonché alle attività di controllo delle perdite, installazione,
assistenza, manutenzione, riparazione e smantellamento di dette apparecchiature, è istituita una
Banca dati telematica gestita dalla Camera di commercio competente 152. L’inserimento dei dati è
effettuato da parte dei soggetti qualificati che effettuano le attività sopraelencate.
Per quanto riguarda i dati relativi alla vendita di Fgas e di apparecchiature che li contengono la
banca dati sarà operativa a partire dal 25 luglio 2019, per tutte le altre attività dal 25 settembre
2019. A partire da tali date le comunicazioni alla banca dati assolvono l’obbligo di tenuta dei
registri.
Gli operatori potranno verificare le informazione relative alle proprie apparecchiature accedendo ad
una pagina riservata della banca dati e scaricare un attestato.

Comunicazioni
Una comunicazione è dovuta alla Commissione europea da parte chi produce, importa, esporta,
utilizza come materia prima e distrugge le sostanze elencate negli allegati I e II al regolamento
517/2014, nonché da parte chi immette sul mercato prodotti e apparecchiature che li contengono.
Sono previste apposite soglie di esenzione. Le informazioni devono essere trasmesse entro il 31
marzo di ciascun anno e le modalità sono definite dal regolamento 1191/2014. 153

Etichettatura
I prodotti e le apparecchiature di cui all’articolo 12 del regolamento 517/2014 devono essere
provvisti di un’apposita etichettatura le cui caratteristiche ed i contenuti sono precisata nel
medesimo articolo. Informazioni sui gas fluorurati contenuti devono inoltre essere presenti nei
relativi manuali d’istruzione. Le etichette devono essere redatte anche in lingua italiano e secondo il
formato stabilito dal regolamento 2015/2068 154

3.3.3. Scadenze
Fattispecie Data Enti competenti
Calendario definito da reg.
Cessazione d’uso di Fgas
517/2014
Calendario definito da reg.
Cessazione uso di SF6
517/2014
Comunicazione da parte di chi produce,
importa, esporta, utilizza come materia
prima e distrugge le sostanze elencate
Commissione europea
negli allegati I e II al regolamento 31/03
517/2014, nonché da parte chi immette
sul mercato prodotti e apparecchiature
che li contengono (Reg. 517/2014 art. 19)

152
D.P.R. 146/2018, art. 16
153
Regolamento 517/2014, art. 19
154
D.P.R. 146/2018, art. 19

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Fattispecie Data Enti competenti


Comunicazione da parte di produttori,
importatori ed esportatori in merito alle 31/03 ISPRA
sostanze fluorurate trattate (D.P.R. 43/2012,
art. 16) (*)

3.3.4. Documenti

Fattispecie Documenti richiesti


Apparecchiature fisse contenenti Fgas soggette al • Registri
Reg. 517/2014

3.3.5. Illeciti e sanzioni

Fattispecie Sanzione
Chiunque rilascia in modo intenzionale nell'atmosfera Fgas
Sanzione amministrativa da 20.000 a
se il rilascio non è necessaria conseguenza tecnica dell'uso
100.000 €
consentito (D.Lgs.163/2019, art. 3.1)
Operatore che rilascia in modo accidentale Fgas e che, in
caso di rilevamento di perdite, non effettua la relativa Sanzione amministrativa da 5.000 a
riparazione non oltre 5 giorni dall'accertamento 25.000 €
(D.Lgs.163/2019, art. 3.2)
Operatore che, entro un mese dall'avvenuta riparazione
dell'apparecchiatura soggetta ai controlli delle perdite non
effettua, avvalendosi di persone fisiche in possesso del Sanzione amministrativa da 5.000 a
certificato di cui al D.P.R. 146/2018 la verifica 15.000 €
dell'efficacia della riparazione eseguita (D.Lgs.163/2019, art.
3.3)
Operatore che non ottempera agli obblighi di controllo delle
Sanzione amministrativa da 5.000 a
perdite secondo le scadenze e le modalità di cui all'articolo
15.000 €
4 del Reg. 517/2014 (D.Lgs.163/2019, art. 4.1)
Operatore delle apparecchiature di cui all'art. 4, paragrafo 2,
lettere da a) a d) del Reg. 517/2014 contenenti Fgas in Sanzione amministrativa da 10.000 a
quantità ≥ a 500 ton di CO2 equivalente che non doti dette 100.000 €
apparecchiature di un sistema di rilevamento delle perdite
(D.Lgs.163/2019, art. 5.1)
Operatore delle apparecchiature di cui all'art. 4, paragrafo 2,
lettere da f) e g) del Reg. 517/2014 contenenti Fgas in
quantità ≥ a 500 ton di CO2 equivalente, installate a Sanzione amministrativa da 10.000 a
decorrere dal 1/01/2017, che non doti dette 100.000 €
apparecchiature di un sistema di rilevamento delle perdite
(D.Lgs.163/2019, art. 5.2)
Operatore che non effettua almeno una volta ogni dodici
mesi il controllo dei sistemi di rilevamento delle perdite
Sanzione amministrativa da 10.000 a
installati sulle apparecchiature contenenti Fgas (≥ a 500 ton
100.000 €
di CO2) di cui all'art. 4, paragrafo 2, lettere da a) a d) e g)
del Reg. 517/2014 (D.Lgs.163/2019, art. 5.3)

Indice Edizione n° 34 - gennaio 2020 82


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Fattispecie Sanzione
Operatore che non effettua almeno una volta ogni 6 anni il
controllo dei sistemi di rilevamento delle perdite su
Sanzione amministrativa da 10.000 a
apparecchiature di cui all'art. 4, paragrafo 2, lettera f) del
100.000 €
Reg. 517/2014, installate a decorrere dal 1/01/2017 e
contenenti Fgas (≥ a 500 ton di CO2) (D.Lgs.163/2019, art. 5.4)
Operatore di apparecchiature fisse di refrigerazione, di
condizionamento d'aria fisso, di pompe di calore fisse, di
unità di refrigerazione di autocarri e rimorchi frigorifero, di
apparecchiature fisse contenenti solventi a base di Fgas, di
apparecchiature fisse di protezione antincendio e di Sanzione amministrativa da 10.000 a
commutatori elettrici fissi, che si avvale di persone fisiche 100.000 €
non in possesso del certificato di cui all'art. 7 del DPR
146/2018, ovvero, nei casi applicabili, di quello di cui
all'art. 13, nell’attività di recupero di Fgas, durante la loro
riparazione e manutenzione (D.Lgs.163/2019, art.7 .1)
Impresa che utilizza un contenitore contenente Fgas, che
prima del suo smaltimento non provvede al recupero dei Sanzione amministrativa da 7.000 a
gas fluorurati In esso contenuti, al fine di assicurarne il 100.000 €
riciclaggio, la rigenerazione o la distruzione (D.Lgs.163/2019,
art.7 .2)
Impresa che affida le attività di installazione, riparazione,
manutenzione, assistenza o smantellamento di
apparecchiature fisse di refrigerazione, condizionamento
Sanzione amministrativa da 10.000 a
d'aria fisse, pompe di calore fisse e apparecchiature di
100.000 €
protezione antincendio, ad un'impresa che non è in possesso
del pertinente certificato di cui all'art. 8 o 13 del DPR
146/2018 (D.Lgs.163/2019, art.8 .3)
Chiunque immette in commercio i prodotti e le
apparecchiature di cui all'art. 12, paragrafi 1, 2 e 5 del Reg.
517/2014, nonché' gli Fgas di cui all'art. 12, paragrafi da 6 a
Sanzione amministrativa da 5.000 a
12, non etichettati secondo le prescrizioni e le modalità del
50.000 €
medesimo articolo oppure con etichetta non conforme al
formato di cui al Reg. 2015/2068 e a quando previsto
dall’art. 19 del DPR 146/2018 (D.Lgs.163/2019, art.10 1, 2)
Chiunque utilizza esafluoruro di zolfo nella pressofusione
del magnesio e nel riciclaggio delle leghe di magnesio per Arresto da 3 a 9 mesi o ammenda da
pressofusone o per il riempimento di pneumatici di 50.000 a 150.000 €
autoveicoli. (D.Lgs.163/2019, art..11 .1)
Chiunque utilizza Fgas vietati nell’attività di assistenza o
manutenzione di apparecchiature di refrigerazione con Sanzione amministrativa da 10.000 a
carico di refrigerazione ≥ a 40 ton di CO2 equivalenti 100.000 €
(D.Lgs.163/2019, art..11 2)

Altre sanzioni contenute nel D.Lgs. 163/2019 riguardano:


art. 6 – inserimento dati nei registri conservati nella Banca dati.
art. 7.3 – recupero di Fgas da impianti di condizionamento d’aria dei veicoli a motore
art. 8 – obblighi in materia di certificazione
art. 9 – restrizioni all’immissione in commercio
art. 12 – immissione in commercio di apparecchiature contenenti HFC
art. 13 – obblighi di riduzione della quantità di HFC immessi in commercio e gestione delle relative quote
art. 14 – obblighi in materia di iscrizione al registro quote immissione in commercio HFC

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art. 15 – obblighi in materia di comunicazione relative a produzione, importazione, esportazione, uso come
materia prima e distruzione

Alle sanzioni amministrative pecuniarie previste dal D.Lgs. 163/2019 non si applica il pagamento in misura
ridotta di cui all’articolo 16 della L. 689/1981.

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4. SUOLO

4.1. Principali riferimenti normativi

• Decreto legislativo 27 gennaio 1992, n. 95


Attuazione delle Direttive 75/439/CEE e 87/101/CEE, relative alla eliminazione degli oli
usati.
G.U. 15 febbraio 1992, n. 38

• Legge 9 dicembre 1998, n. 426


Nuovi interventi in campo ambientale.
G.U. 14 dicembre 1998, n. 291
Art. 1 : siti di interesse nazionale

• Decreto del Ministero delle politiche agricole e forestali 13 settembre 1999


Approvazione dei "Metodi ufficiali di analisi chimica del suolo".
G.U. 21 ottobre 1999, n. 248 (suppl. ord. n. 185)

• Decreto del Ministero dell'ambiente 25 ottobre 1999, n. 471


Regolamento recante criteri, procedure e modalità per la messa in sicurezza, la bonifica e
il ripristino ambientale dei siti inquinati, ai sensi dell'articolo 17 del decreto legislativo 5
febbraio 1997, n. 22, e successive modifiche e integrazioni.
G.U. 15 dicembre 1999, n. 293 (suppl. ord. n. 218)

• Legge 28 luglio 2000, n. 224


Differimento del termine per gli interventi di bonifica e ripristino ambientale dei siti
inquinati.
G.U. 11 agosto 2000, n. 187

• Legge 23 dicembre 2000, n. 388


Disposizioni per la formazione del bilancio annuale e pluriannuale dello Stato (legge
finanziaria 2001).
G.U. 29 dicembre 2000, n. 302 (suppl. ord. n. 219)
Art. 114

• Decreto del Ministero dell’interno 29 novembre 2002


Requisiti tecnici per la costruzione, l'installazione e l'esercizio dei serbatoi interrati
destinati allo stoccaggio di carburanti liquidi per autotrazione, presso gli impianti di
distribuzione.
G.U. 14 dicembre 2002, n. 293

• Decreto del Ministero dell’ambiente 5 luglio 2005


Modalità ed importi delle garanzie finanziarie che devono essere prestate a favore dello
Stato dalle imprese che effettuano le attività di bonifica dei siti.
G.U. 17 settembre 2005, n. 217

• Decreto legislativo 3 aprile 2006, n. 152


Norme in materia ambientale.
G.U. 14 aprile 2006, n. 88 (suppl. ord. n. 96)
Parte quarta, titolo V

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• Decreto del Ministero dell'ambiente 7 novembre 2008


Disciplina delle operazioni di dragaggio nei siti di bonifica di interesse nazionale, ai sensi
dell'articolo 1, comma 996, della legge 27 dicembre 2006, n. 296.
G.U. 4 dicembre 2008, n. 284

• Decreto del Ministero dell'ambiente 24 gennaio 2011, n. 20


Regolamento recante l'individuazione della misura delle sostanze assorbenti e
neutralizzanti di cui devono dotarsi gli impianti destinati allo stoccaggio, ricarica,
manutenzione, deposito e sostituzione degli accumulatori.
G.U. 14 marzo 2011, n. 60

• Decreto del Ministero dell'ambiente 12 febbraio 2015


Regolamento recante criteri semplificati per la caratterizzazione, messa in sicurezza e
bonifica dei punti vendita carburanti, ai sensi dell'articolo 252, comma 4, del decreto
legislativo 3 aprile 2006, n. 152.
G.U. 23 marzo 2015, n. 68

4.2. Regolamentazione
Disposizioni a tutela del suolo sono rintracciabili in diversi testi normativi. Prescrizioni volte alla
prevenzione dell'inquinamento sono presenti nel D.Lgs. 95/1992 (art.3, divieto di deposito e/o
scarico di oli usati che abbiano effetti nocivi per il suolo) e nel D.Lgs. 152/2006, parte terza
(regolamentazione degli scarichi sul suolo e nel sottosuolo), mentre regolamentazioni più specifiche
sono talvolta presenti a livello regionale.
Norme sulle misure da adottare in caso di concreto inquinamento del suolo, ed in particolare sulle
bonifiche, sono invece contenute nel D.Lgs. 152/2006, titolo V.

A. Serbatoi interrati
Il D.M. 246/1999, che regolamentava la gestione dei serbatoi interrati, è stato abrogato. In assenza
di disposizioni statali occorre quindi fare riferimento alle eventuali disposizioni regionali, salvo che
per i serbatoi interrati destinati allo stoccaggio di carburanti liquidi per autotrazione, presso gli
impianti di distribuzione, per i quali il DM 29 novembre 2002 del Ministero dell'interno definisce
requisiti tecnici per la costruzione, l'installazione e l'esercizio.

B. Bonifiche
Si definiscono 155:
• Concentrazioni soglia di contaminazione (CSC) - I livelli di contaminazione delle matrici
ambientali che costituiscono valori al di sopra dei quali è necessaria la caratterizzazione del
sito e l’analisi di rischio sito specifica (sono riportati nell’all. 5 alla parte quarta del D.Lgs.
152/2006 per suolo, sottosuolo e acque sotterranee)
• Concentrazioni soglia di rischio (CSR) - I livelli di contaminazione delle matrici ambientali
da determinare caso per caso con l’applicazione della procedura di analisi del rischio sito
specifica il cui superamento richiede la messa in sicurezza e la bonifica.

155
D.Lgs. 152/2006, art. 240.

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In caso di eventi in grado di determinare un potenziale inquinamento del sito occorre darne
comunicazione a Comune, Provincia, Regione e Prefetto entro 24 ore avviando entro lo stesso
termine le eventuali misure di prevenzione. Successivamente si verifica se le CSC sono superate. In
caso affermativo il soggetto responsabile ne dà comunicazione immediata a Comune e Provincia e
nei successivi 30 gg presenta a Comune, Provincia e Regione il piano di caratterizzazione, soggetto
ad autorizzazione regionale. Entro 6 mesi dall’autorizzazione sono presentati alla Regione i risultati
dell’analisi del rischio sito specifica soggetta ad approvazione con conferenza di servizio Se le CSR
non risultano superate il procedimento è chiuso con eventuale prescrizione di un programma di
monitoraggio. In caso contrario entro 6 mesi viene presentato alla Regione il progetto operativo
della bonifica, da approvarsi entro 60 gg.
Per inquinamenti storici (ante 29 aprile 2006) la comunicazione a Comune, Provincia e Regione è
corredata dal piano di caratterizzazione, dopodiché si segue lo stesso procedimento previsto per i
nuovi eventi 156.
Per quanto riguarda le acque sotterranee la CSR per ciascun contaminate è posta pari alla CSC 157.
L’autorizzazione alla bonifica sostituisce ogni altra autorizzazione e parere e definisce l’entità delle
garanzie finanziarie da prestare a favore della Regione (≤ 50% costo intervento).
In caso di superamento delle CSR in siti con attività in esercizio è possibile attuare la messa in
sicurezza operativa (MSO). I progetti di MSO deve essere accompagnati da piani di monitoraggio
per verificare l’efficacia delle misure adottate e indicano se all’atto della cessazione dell’attività
saranno necessari ulteriori interventi (bonifica o messa in sicurezza permanente).
Se gli enti di controllo accertano il superamento delle CSC ne danno comunicazione a Regione,
Provincia e Comune. La Provincia accerta le responsabilità e diffida il responsabile a provvedere,
notificando l’ordinanza anche al proprietario del sito. Se il responsabile non è individuabile e se il
proprietario non provvede, gli interventi necessari sono adottati dal Comune o, in caso di inerzia,
dalla Regione. Il proprietario non responsabile del sito può essere tenuto a rimborsare le spese per
gli interventi effettuati dall’autorità competente solo nei limiti del valore di mercato del sito.
Il superamento delle CSR è riportato nel certificato di destinazione urbanistica e gli interventi
effettuati dall’autorità competente costituiscono onere reale sul sito, indicato nello stesso certificato.
Le spese relative sono assistite da privilegio speciale immobiliare.

B.1. Procedure semplificate di bonifica


Per le aree contaminate di ridotte dimensioni o comunque di superficie non superiore a 1000 m2 si
applicano procedure semplificate riportate nell’all. 4 alla parte quarta del D.Lgs. 152/2006.
Un’ulteriore procedura semplifica è descritta nell’articolo 242-bis ed è esperibile da qualunque
operatore interessato ad effettuare a proprie spese la bonifica del suolo e sottosuolo al di sotto dei
valori delle concentrazioni soglia di contaminazione (CSC), anche in siti di interesse nazionale.
Inoltre, il decreto 12 febbraio 2015 del Ministero dell'ambiente ha definito criteri semplificati per la
caratterizzazione, messa in sicurezza e bonifica dei punti vendita carburanti.

156
D.Lgs. 152/2006, art. 242.
157
D.Lgs. 4/2008, art. 2.43.

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C. Accumulatori al piombo, sostanze assorbenti


Il DM 20/2011 prevede che siano disponibili presso gli impianti destinati allo stoccaggio, ricarica,
manutenzione, deposito e sostituzione degli accumulatori al piombo sostanze idonee ad assorbire e
a neutralizzare eventuali fuoriuscite di soluzioni acide.
Il decreto definisce i quantitativi minimi e le caratteristiche delle sostanze assorbenti e
neutralizzanti.

4.3. Scadenze

Fattispecie Data Enti competenti


Bonifiche
Comunicazione di evento potenzialmente entro 24 ore Comune, Provincia, Regione,
inquinante per suolo, sottosuolo e acque Prefetto
sotterranee (D.Lgs. 152/2006, art. 242.1)
Messa in atto di misure di prevenzione in caso entro 24 ore
di evento potenzialmente inquinante per
suolo, sottosuolo e acque sotterranee (D.Lgs.
152/2006, art. 242.1)
Comunicazione del superamento di CSC immediata Comune e Provincia
(D.Lgs. 152/2006, art. 242.3)
Presentazione del piano di caratterizzazione entro 30 giorni dalla Comune, Provincia e Regione
(D.Lgs. 152/2006, art. 242.3) comunicazione del
superamento di CSC
Presentazione dell’analisi del rischio (D.Lgs. entro 6 mesi Regione
152/2006, art. 242.4) dall’approvazione
del piano di
caratterizzazione
Presentazione del progetto di bonifica (D.Lgs. entro 6 mesi Comune e Regione
152/2006, art. 242.7) dall’approvazione
dell’analisi del
rischio

4.4. Documenti

Fattispecie Documenti richiesti


Bonifiche
Evento potenzialmente inquinante per suolo, • comunicazione
sottosuolo e acque sotterranee • ulteriori documenti in funzione dello
specifico iter amministrativo

4.5. Illeciti e sanzioni

Fattispecie Sanzione
Mancata comunicazione dell’evento potenzialmente arresto da 3 mesi a 1 anno o ammenda
inquinante (D.Lgs. 152/2006, art. 257.1) da 1.000 a 26.000 €
sanzione pecuniaria fino a 250 quote
(D.Lgs. 231/2001, art. 25-undecies)

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Fattispecie Sanzione
Mancata comunicazione dell’evento potenzialmente arresto da 3 mesi a 1 anno o ammenda
inquinante (D.Lgs. 152/2006, art. 257.1) da 1.000 a 26.000 €
sanzione pecuniaria fino a 250 quote
(D.Lgs. 231/2001, art. 25-undecies)
Inquinamento con superamento delle CSR senza bonifica sostanze non pericolose
(D.Lgs. 152/2006, art. 257.1,2) arresto da 6 mesi a 1 anno o ammenda
da 2.600 a 26.000 €
sanzione pecuniaria fino a 250 quote
(D.Lgs. 231/2001, art. 25-undecies)

sostanze pericolose
arresto da 1 a 2 anni e ammenda da
5.200 a 52.000 €
sanzione pecuniaria da 150 a 250 quote
(D.Lgs. 231/2001, art. 25-undecies)
Mancati bonifica, ripristino o recupero dello stato dei reclusione da 1 a 4 anni e multa da
luoghi, qualora obbligato per legge, per ordine del Giudice 20.000 a 80.000 euro
o della pubblica Autorità. (Codice penale, art. 452-terdecies)

N.B. Le sanzione pecuniarie previste dal D.Lgs. 231/2001 sono in capo alle persone giuridiche e
sono espresse in quote il cui valore è variabile da 258 a 1.549 €. La definizione dell’importo di ogni
quota nei singoli casi è affidata alla decisione del giudice penale, che in caso di reati qualificati
come delitti può comminare anche pene interdittive.

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5. RUMORE

5.1. Principali riferimenti normativi

• Decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri 1 marzo 1991


Limiti massimi di esposizione al rumore negli ambienti abitativi e nell’ambiente esterno.
G.U. 8 marzo 1991, n. 57

• Legge 26 ottobre 1995, n. 447


Legge quadro sull’inquinamento acustico.
G.U. 30 ottobre 1995, n. 254 (suppl. ord.)

• Decreto del Ministero dell’ambiente 11 dicembre 1996


Applicazione del criterio differenziale per gli impianti a ciclo produttivo continuo.
G.U. 4 marzo 1997, n.52

• Decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri 14 novembre 1997


Determinazione dei valori limite delle sorgenti sonore.
G.U. 1 dicembre 1997, n. 280

• Decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri 5 dicembre 1997


Determinazione dei requisiti acustici passivi degli edifici.
G.U. 22 dicembre 1997, n. 297

• Decreto del Ministero dell’ambiente 16 marzo 1998


Tecniche di rilevamento e di misurazione dell’inquinamento acustico.
G.U. 1 aprile 1998, n. 76

• Decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri 31 marzo 1998


Atto di indirizzo e coordinamento recante criteri generali per l’esercizio dell’attività del
tecnico competente in acustica, ai sensi dell’art. 3, comma 1, lettera b), e dell’art. 2, commi
6, 7 e 8, della legge 26 ottobre 1995, n. 447 “legge quadro sull’inquinamento acustico”.
G.U. 26 maggio 1998, n. 120

• Decreto del Presidente della Repubblica 18 novembre 1998, n. 459


Regolamento recante norme di esecuzione dell’articolo 11 della legge 26 ottobre 1995, n.
447, in materia di inquinamento acustico derivante da traffico ferroviario.
G.U. 4 gennaio 1999, n. 2

• Decreto del Ministero dell’ambiente 20 maggio 1999


Criteri per la progettazione dei sistemi di monitoraggio per il controllo dei livelli di
inquinamento acustico in prossimità degli aeroporti nonchè criteri per la classificazione
degli aeroporti in relazione al livello di inquinamento acustico.
G.U. 24 settembre 1999, n. 225

• Decreto del Ministero dell’ambiente 3 dicembre 1999


Procedure antirumore e zone di rispetto negli aeroporti.
G.U. 10 dicembre 1999, n. 289

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• Decreto del Ministero dell’ambiente 29 novembre 2000


Criteri per la predisposizione, da parte delle società e degli enti gestori di servizi pubblici
di trasporto o delle relative infrastrutture, dei piani degli interventi di contenimento e
abbattimento del rumore.
G.U. 6 dicembre 2000, n. 285

• Decreto del Presidente della Repubblica 30 marzo 2004, n. 142


Disposizioni per il contenimento e la prevenzione dell’inquinamento acustico derivante dal
traffico veicolare a norma dell’articolo 11 della legge 26 ottobre 1995, n. 447.
G.U. 1 giugno 2004, n. 127

• Circolare del Ministero dell’ambiente 6 settembre 2004


Interpretazione in materia di inquinamento acustico: criterio differenziale e applicabilità
dei valori limite differenziali.
G.U. 15 settembre 2004, n. 217

• Decreto legislativo 17 gennaio 2005, n. 13


Attuazione della direttiva 2002/30/CE relativa all'introduzione di restrizioni operative ai
fini del contenimento del rumore negli aeroporti comunitari.
G.U. 17 febbraio 2005, n. 39

• Decreto legislativo 19 agosto 2005, n. 194


Attuazione della direttiva 2002/49/CE relativa alla determinazione e alla gestione del
rumore ambientale.
G.U. 23 settembre 2005, n. 222

• Decreto del Presidente della Repubblica 18 ottobre 2011, n. 227


Regolamento per la semplificazione di adempimenti amministrativi in materia ambientale
gravanti sulle imprese, a norma dell'articolo 49, comma 4-quater, del decreto-legge 31
maggio 2010, n. 78, convertito, con modificazioni, dalla legge 30 luglio 2010, n. 122.
G.U. 3 febbraio 2012, n. 28

• Decreto legislativo 17 febbraio 2017, n. 42


Disposizioni in materia di armonizzazione della normativa nazionale in materia di
inquinamento acustico, a norma dell'articolo 19, comma 2, lettere a), b), c), d), e), f) e h)
della legge 30 ottobre 2014, n. 161.
G.U. 4 aprile 2017, n. 72

5.2. Regolamentazione
Il D.P.C.M. 1/3/1991 ha stabilito limiti provvisori di esposizione al rumore negli ambienti abitativi
e nell’ambiente esterno. I limiti definitivi sono stati emanati con la L. 447/1995, legge quadro in
materia, unitamente al successivo D.P.C.M. 14/11/1997, ma diventano applicabili solo nel momento
in cui ciascun Comune ha approvato la zonizzazione acustica del proprio territorio.
Le imprese debbono adeguarsi ai limiti definitivi entro 6 mesi dalla classificazione del territorio
comunale o, in alternativa, possono presentare entro lo stesso termine un piano di risanamento che
definisca anche la data prevista per l’adeguamento 158.

158
L. 447/1995, art. 15.2-3.

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Sono comunque fatti salvi gli interventi di risanamento già effettuati ai sensi del D.P.C.M.
1/3/1991. Qualora questi si dimostrassero inadeguati rispetto alle nuove disposizioni, sarà concesso
per l’adeguamento un lasso di tempo pari al periodo completo di ammortamento di quanto
realizzato o in corso di realizzazione 159.

A. Valori limite 160


Vengono definiti valori limite di emissione (per singola sorgente sonora) e di immissione (per il
rumore immesso nell’ambiente da tutte le sorgenti). A loro volta i limiti di immissione possono
essere assoluti e differenziali (differenza tra il livello equivalente di rumore ambientale ed il rumore
residuo). Si distinguono inoltre limiti diurni (dalle 6,00 alle 22,00) e notturni. I limiti di emissione e
di immissione sono stabiliti in funzione della classe di destinazione d’uso del territorio (6 possibili
tipologie). I limiti differenziali non si applicano nelle zone esclusivamente industriali e in caso di
rumore ambientale a finestre aperte e chiuse inferiore a determinate soglie. I valori limiti
differenziali per impianti funzionanti a ciclo produttivo continuo si applicano quando non siano
rispettati i valori assoluti di immissione 161.
Il D.Lgs. 42/2017 ha introdotto un nuovo tipo di limite, il “valore limite di immissione specifico”
(valore massimo del contributo della sorgente sonora specifica misurato in ambiente esterno
ovvero in facciata al ricettore). Tale limite, una volta definito, non si applicherà, nelle zone già
urbanizzate, alle sorgenti preesistenti al 19 aprile 2017 qualora la classificazione del territorio
preveda il contatto diretto di aree classificate con valori che si discostano in misura superiore a
5dBA di livello sonoro equivalente.
Limiti di immissione specifici possono essere applicati nelle fasce di pertinenza acustica di
infrastrutture quali strade e ferrovie.

B. Previsione dell’impatto acustico 162


Le domande per il rilascio di :
• concessioni edilizie relative a nuovi impianti ed infrastrutture adibiti ad attività produttive;
• provvedimenti comunali che abilitino alla utilizzazione degli immobili di cui al punto
precedente;
• licenza od autorizzazione all’esercizio di attività produttive;
debbono contenere una documentazione di previsione di impatto acustico predisposta da un tecnico
competente in acustica.
Tali valutazioni possono essere rese mediante dichiarazione sostitutiva di atto di notorietà, a
condizione che le emissioni di rumore rispettino i limiti posti dalla zonizzazione acustica comunale
o, in sua assenza, i limiti di cui al D.P.C.M. 14 novembre 1997.
Il D.P.R. 227/2011 reca in allegato B un elenco di attività, artigianali e di servizio, che, a
determinate condizioni, si presumono a bassa rumorosità. In tale situazione l’avvio di tali attività o
la loro modifica non risulta più soggetta a valutazione di impatto o di clima acustico.

159
L. 447/1995, art. 6.4.
160
D.P.C.M. 14/11/1997.
161
D.M. 11/12/1996.
162
L. 447/1995, art. 8.

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C. Tecnico competente 163


Le misurazioni, le verifiche del rispetto dei limiti e la redazione dei piani di risanamento acustici
debbono essere effettuati da tecnici competenti che, in possesso dei requisiti previsti dalla legge,
abbiano provveduto a presentare apposita domanda alla Regione.

Scadenze

Fattispecie Data Enti competenti


Presentazione del piano di risanamento entro 6 mesi dalla data di Regione (salvo
acustico o adeguamento (L. 447/1995, art. 15.2-3) classificazione del territorio delega)
comunale

5.4. Documenti

Fattispecie Documenti richiesti


Domanda di concessione edilizia o di autorizzazione previsione di impatto acustico
all’esercizio di attività produttive

5.5. Illeciti e sanzioni

Fattispecie Sanzione
Mancata ottemperanza ad ordinanze in materia acustica (L. sanzione amministrativa da 2.000 a
447/1995, art. 10.1) 20.000 €
Superamento dei limiti (L. 447/1995, art. 10.2) sanzione amministrativa da 1.000 a
10.000 €
Violazione di disposizioni di Stato, Regione, Provincia e sanzione amministrativa da 500 a
Comuni (L. 447/1995, art. 10.3) 20.000 €

163
L. 447/1995, art. 2.6-8.

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6. CAMPI E RADIAZIONI ELETTROMAGNETICHE

6.1. Principali riferimenti normativi

• Raccomandazione del Consiglio dell’Unione europea del 12 luglio 1999


Relativa alla limitazione dell’esposizione della popolazione ai campi elettromagnetici da 0
Hz a 300 GHz.
G.U.C.E. 30 luglio 1999, n. L 199

• Legge 22 febbraio 2001, n. 36


Legge quadro sulla protezione dalle esposizioni a campi elettrici, magnetici ed
elettromagnetici.
G.U. 7 marzo 2001, n. 55

• Decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri 8 luglio 2003


Fissazione dei limiti di esposizione, dei valori di attenzione e degli obiettivi di qualità per la
protezione della popolazione dalle esposizioni a campi elettrici, magnetici ed
elettromagnetici generati a frequenze comprese tra 100 kHz e 300 GHz.
G.U. 28 agosto 2003, n. 199

• Decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri 8 luglio 2003


Fissazione dei limiti di esposizione, dei valori di attenzione e degli obiettivi di qualità per la
protezione della popolazione dalle esposizioni ai campi elettrici e magnetici alla frequenza
di rete (50 Hz) generati dagli elettrodotti.
G.U. 29 agosto 2003, n. 200

• Decreto legislativo 1 agosto 2003, n. 259


Codice delle comunicazioni elettroniche.
G.U. 15 settembre 2003, n. 214

• Decreto del Ministero dell’ambiente 29 maggio 2008


Approvazione delle procedure di misura e valutazione dell’induzione magnetica.
G.U. 2 luglio 2008, n. 153

• Decreto del Ministero dell’ambiente 29 maggio 2008


Approvazione della metodologia di calcolo per la determinazione delle fasce di rispetto per
gli elettrodotti.
G.U. 5 luglio 2008, n. 156

• Legge 17 dicembre 2012, n. 221


Conversione in legge, con modificazioni, del decreto-legge 18 ottobre 2012, n. 179, recante
ulteriori misure urgenti per la crescita del Paese.
G.U. 18 dicembre 2012, n. 294, suppl. ord. 208

• Decreto del Ministero dell’ambiente 13 febbraio 2014


Istituzione del Catasto nazionale delle sorgenti dei campi elettrici, magnetici ed
elettromagnetici e delle zone territoriali interessate al fine di rilevare i livelli di campo
presenti nell'ambiente.
G.U. 11 marzo 2014 n. 58

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• Decreto del Ministero dell’ambiente 2 dicembre 2014


Linee guida, relative alla definizione delle modalità con cui gli operatori forniscono
all'ISPRA e alle ARPA/APPA i dati di potenza degli impianti e alla definizione dei fattori
di riduzione della potenza da applicare nelle stime previsionali per tener conto della
variabilità temporale dell'emissione degli impianti nell'arco delle 24 ore.
G.U. 22 dicembre 2014 n. 296

• Decreto del Ministero dell’ambiente 5 ottobre 2016


Approvazione delle Linee Guida sui valori di assorbimento del campo elettromagnetico da
parte delle strutture degli edifici.
G.U. 27 ottobre 2016 n. 252

• Decreto del Ministero dell’ambiente 14 ottobre 2016


Adozione di un tariffario nazionale relativo alla definizione del contributo alle spese
relative al rilascio del parere ambientale da parte dell'organismo competente a effettuare i
controlli per l'installazione di apparati radioelettrici.
G.U. 4 novembre 2016 n. 258

6.2. Regolamentazione
La legge quadro 36/2001 disciplina l’esposizione a campi elettrici, magnetici ed elettromagnetici da
0 Hz a 300 GHz. Non esistono invece disposizioni statali sull’inquinamento luminoso.

A. Campi alla frequenza di rete (50 Hz) generati da elettrodotti 164


La norma definisce limiti di esposizione relativi all’ambiente esterno ed abitativo, espressi come
intensità di campo elettrico e intensità di induzione magnetica in funzione della durata
dell’esposizione (parte significativa della giornata oppure limitata a poche ore al giorno).
Vengono definite le distanze minime che devono intercorrere tra linee elettriche aeree esterne e
fabbricati nei quali si abbiano tempi di permanenza prolungati. In caso di distanze inferiori debbono
essere presentati piani di risanamento al Ministero dell’ambiente.

B. Campi a frequenze tra 0 Hz e 100 kHz non da elettrodotti


Si applicano le restrizioni della raccomandazione del Consiglio dell’UE del 12 luglio 1999.

C. Campi da sistemi fissi delle telecomunicazioni con frequenze tra 100 KHz e 300 GHz 165
Sono definiti limiti di esposizione, valori di attenzione e obiettivi di qualità per l’intensità di campo
elettrico e magnetico e per la densità di potenza, mediati su un’area equivalente alla sezione
verticale del corpo umano e su un qualsiasi intervallo di 6 minuti. I valori di attenzione sono
utilizzati in corrispondenza di edifici e loro pertinenze esterne con permanenze non inferiori a 4 ore,
gli obiettivi di qualità per le aree intensamente frequentate.
In caso di superamento dei limiti da parte di impianti esistenti debbono essere presentati piani di
risanamento sulla base di apposite norme regionali.

164
D.P.C.M. 8/7/2003.
165
D.P.C.M. 8/7/2003.

Indice Edizione n° 34 - gennaio 2020 95


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D. Etichettatura 166
Gli elettrodotti, le stazioni e sistemi o impianti radioelettrici e gli impianti per la telefonia mobile
devono essere dotati di etichette informative riportanti i valori di esposizione e i limiti.

6.3. Scadenze

Fattispecie Data Enti competenti


Risanamento linee elettriche esistenti (L. 22/03/2011 (salvo data
36/2001, art. 9.4) anteriore stabilita nel piano)
Risanamento impianti fissi per stabilita da Regione
telecomunicazioni (L. 36/2001, art. 9.1)
Etichettatura di elettrodotti, stazioni e sistemi
o impianti radioelettrici, impianti per la 18/09/2001
telefonia mobile (L. 36/2001, art. 9.7)

6.4. Documenti

Fattispecie Documenti richiesti


Superamento dei limiti per elettrodotti piano di risanamento
Superamento dei limiti per impianti fissi per piano di risanamento
telecomunicazioni

6.5. Illeciti e sanzioni

Fattispecie Sanzione
Superamento dei limiti di esposizione e dei valori di sanzione amministrativa da 1.032 a
attenzione (L. 36/2001, art. 15.1) 309.874 €
Mancato rispetto dei tempi dei piani di risanamento (L. sanzione amministrativa da 1.032 a
36/2001, art. 15.1) 309.874 €
Mancato rispetto delle prescrizioni a tutela dell’ambiente sanzione amministrativa da 1.032 a
e del paesaggio (L. 36/2001, art. 15.2) 103.291 €
Mancato rispetto delle prescrizioni di autorizzazioni, sospensione degli atti autorizzatori da 2
concessioni o licenze di installazione e esercizio (L. a 4 mesi
36/2001, art. 15.4)

166
L. 36/2001, art. 9.7.

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7. SOSTANZE PERICOLOSE PER L’AMBIENTE

7.1. ASPETTI GENERALI


La regolamentazione delle sostanze chimiche e delle relative miscele, ed in particolare della loro
classificazione, etichettatura e imballaggio, è stata oggetto in questi anni di un processo di profonda
revisione. Si tratta di una disciplina autonoma e molto complessa, basata sui regolamenti REACH
(Regolamento CE 1907/2006) e CLP (Regolamento CE 1272/2008), la cui trattazione esula dagli
scopi di questa guida. Essa può comunque direttamente influenzare l’applicazione di norme
ambientali, come quelle sulla classificazione dei rifiuti o sulle attività a rischio di incidente
rilevante. È ovvio, in ogni caso, che impatti ambientali significativi possono derivare dall’uso non
controllato di qualsiasi sostanza o miscela, anche se non classificati pericolosi per la salute umana o
per l’ambiente. Un corretto sistema di gestione ambientale non può prescindere, pertanto, da
un'adeguata conoscenza delle caratteristiche di tutti i materiali e sostanze che, a qualsiasi titolo,
sono utilizzati dall’impresa.
La fonte normativa è essenzialmente quella comunitaria, con un ruolo informativo importante
svolto dall’Agenzia Europea delle Sostanze Chimiche (ECHA, http://echa.europa.eu/).
Nelle seguenti sezioni vengono trattate le regolamentazioni solo di alcune particolari famiglie di
sostanze che, per la loro pericolosità ambientale, sono state oggetto di una specifica disciplina,
senza prendere in considerazione gli eventuali aspetti relativi alla tutela dell’ambiente di lavoro e
della sicurezza dei lavoratori. Altre sostanze pericolose per l’ambiente oggetto di una specifica
disciplina sono le sostanze lesive per l’ozono stratosferico, trattate al punto 3.2, e taluni gas ad
effetto serra, trattati al punto 3.3.

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7.2. PCB

7.2.1. Principali riferimenti normativi

• Decreto del Presidente della Repubblica 24 maggio 1988, n. 216


Attuazione della direttiva CEE n. 85/467 recante la sesta modifica (PCB/PCT) della
direttiva CEE n. 76/769 concernente il ravvicinamento delle disposizioni legislative,
regolamentari ed amministrative degli Stati membri relative alle restrizioni in materia di
immissione sul mercato e di uso di talune sostanze e preparati pericolosi, ai sensi dell’art.
15 della legge 16 aprile 1987, n. 183.
G.U. 20 giugno 1988, n. 143

• Decreto del Ministero dell’ambiente 11 febbraio 1989


Modalità per l’attuazione del censimento dei dati e per la presentazione delle denuncie
delle apparecchiature contenenti fluidi isolanti a base di PCB.
G.U. 28 febbraio 1989, n. 49

• Decreto del Ministero dell’ambiente 17 gennaio 1992


Modalità di etichettatura degli apparecchi e impianti contenenti policlorobifenili (PCB) e
policlorotrifenili (PCT).
G.U. 6 febbraio 1992, n. 30

• Decreto del Ministero della sanità 29 luglio 1994


Attuazione delle direttive CEE n. 89/677, 91/173, 91/338 e 91/339 recanti, rispettivamente,
l’ottava, la nona, la decima e l’undicesima modifica della direttiva CEE n. 76/769
concernente il ravvicinamento delle disposizioni legislative, regolamentari ed
amministrative degli Stati membri relative alle restrizioni in materia di immissione sul
mercato e di uso di talune sostanze e preparati pericolosi, ai sensi dell’art. 27 della legge 22
febbraio 1994, n. 146.
G.U. 13 settembre 1994, n. 214

• Decreto Legislativo 22 maggio 1999, n. 209


Attuazione della direttiva 96/59/CE relativa allo smaltimento dei policlorobifenili e dei
policlorotrifenili.
G.U. 30 giugno 1999, n. 151

• Legge 25 febbraio 2000, n. 33


Disposizioni urgenti concernenti la proroga di termini per lo smaltimento in discarica di
rifiuti e per le comunicazioni relative ai PCB, nonché l'immediata utilizzazione di risorse
finanziarie necessarie all'attivazione del protocollo di Kyoto.
G.U. 28 febbraio 2000, n. 48 (testo coordinato col D.L. 30 dicembre 1999, n. 500)

• Decreto del Ministero dell’ambiente 11 ottobre 2001


Condizioni per l’utilizzo dei trasformatori contenenti PCB in attesa della
decontaminazione o dello smaltimento.
G.U. 2 novembre 2001, n. 255

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• Legge 18 aprile 2005, n. 62


Disposizioni per l’adempimento di obblighi derivanti dall’appartenenza dell’Italia alle
Comunità europee. Legge comunitaria 2004.
G.U. 27 aprile 2005, n. 96 (suppl. ord.)
Art. 18 : programma di smaltimento

7.2.2. Regolamentazione
Per PCB si intendono, oltre ai policlorodifenili, anche i policlorotrifenili, il
monometiltetraclorodifenilmetano, il monometildiclorodifenilmetano e il
monometildibromodifenilmetano, nonché qualsiasi miscela nella quale dette sostanze siano
complessivamente presenti in concentrazione superiore a 0,005% in peso (50 mg/kg). I metodi di
analisi del PCB sono stabiliti dal D.M. 11/10/2001.
L’uso di PCB è vietato. In deroga è possibile utilizzare le apparecchiature contenenti PCB riportate
in allegato al D.P.R. 216/1988, tra le quali risultano particolarmente rilevanti gli apparecchi elettrici
a sistema chiuso (es. trasformatori, condensatori). Il detentore di queste apparecchiature è soggetto
ai seguenti obblighi:
• denuncia di possesso alla Regione secondo le indicazioni del D.M. 11/2/89;
• obbligo di inventario, ossia denuncia biennale alle sezioni regionali del catasto dei rifiuti
redatta sulla base dei modelli riportati dal D.M. 11/10/2002 (solo se il volume di PCB è
superiore a 5 dm3 o, per i condensatori di potenza, se il volume complessivo
dell’apparecchio è superiore a 5 dm3); la comunicazione deve essere effettuata anche in
caso di variazione del numero di apparecchi detenuti (entro 10 gg) e deve essere integrata
dal programma temporale di smaltimento e dall’indicazione dell’intero percorso di
smaltimento 167;
• divieto di immissione sul mercato e di cessione a terzi 168;
• controllo almeno annuale secondo norme CEI o altre norme tecniche generalmente
adottate dagli operatori del settore 169;
• verifica, per i trasformatori, che non vi siano perdite di PCB e che il fluido sia conforme
alle norme tecniche specificate dal D.M. 11/10/2002: il rispetto di queste condizioni deve
risultare da apposita comunicazione alla provincia;
• etichettatura come da modelli prescritti 170;
• comunicazione alla Regione della cessazione d’uso entro 30 giorni dall’avvenuta
cessazione, nonché delle modalità di smaltimento previste 171;
• decontaminazione o smaltimento delle apparecchiature non soggette ad inventario entro il
31/12/2005 172;
• smaltimento degli apparecchi soggetti a inventario entro 31/12/2009, tranne nel caso di
trasformatori con tenore di PCB compreso tra lo 0,05% e lo 0,005% che possono essere
smaltiti al termine della loro vita operativa 173.

167
D.Lgs. 209/1999, art. 3.
168
D.P.R. 216/1988, art. 4.1,5.
169
D.P.R. 216/1988, art. 4.2.
170
D.Lgs. 209/1999, art. 6, all. 1,2.
171
D.P.R. 216/1988, art. 5.5.
172
D.Lgs. 209/1999, art. 5.1.
173
L.62/2005, art. 18

Indice Edizione n° 34 - gennaio 2020 99


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7.2.3. Scadenze

Fattispecie Data Enti competenti


Denuncia possesso di apparecchiature in 29 maggio 1989 (NB: non è Regione
deroga (D.P.R. 216/1988, art. 5.3) stata fissata una successiva
scadenza col passaggio del
limite di contaminazione da 100
a 50 mg/kg)
Comunicazione di rabbocco con fluido non definita Regione
contenente PCB (D.P.R. 216/1988, art. 4.3)
Denuncia cessazione d’uso di apparecchiature entro 30 giorni dalla cessazione Regione
in deroga (D.P.R. 216/1988, art. 5.5)
Denuncia periodica di apparecchi con volume ogni 2 anni a partire dal sezione regionale
di PCB superiore a 5 dm3 o, per i condensatori 31/12/2000 catasto rifiuti
di potenza, con volume complessivo (ARPA)
dell’apparecchio superiore a 5 dm3 (D.Lgs.
209/1999, art. 3.3)
Denuncia di variazione del numero di entro 10 gg sezione regionale
apparecchi contenenti PCB detenuti (D.Lgs. catasto rifiuti
209/1999, art. 3.3) (ARPA)
Comunicazione del rispetto delle norme non definita Provincia
tecniche relative ai PCB contenuti in
trasformatori (D.Lgs. 209/1999, art. 5.4)
Decontaminazione o smaltimento delle 31/12/2005
apparecchiature non soggette ad inventario
(D.Lgs. 209/1999, art. 5.1)
Decontaminazione o smaltimento degli 31/12/2009
apparecchi soggetti a inventario (L. 62/2005, art.
18)
Decontaminazione o smaltimento di termine vita operativa
trasformatori soggetti ad inventario con tenore
di PCB compreso tra lo 0,05% e lo 0,005%
(D.Lgs. 209/1999, art. 5.3)

7.2.4. Documenti

Fattispecie Documenti richiesti


Possesso di apparecchiature in deroga denuncia alla Regione
Possesso di apparecchi con volume di PCB denuncia alla sezione regionale catasto rifiuti
superiore a 5 dm3 o, per i condensatori di potenza, (ARPA)
con volume complessivo dell’apparecchio superiore
a 5 dm3

Controllo annuale del rispetto norme CEI o di buona documentazione che dimostri l’avvenuto
tecnica controllo periodico
Controllo del rispetto delle specifiche dei fluidi dei Comunicazione alla Provincia
trasformatori
Cessazione d’uso denuncia alla Regione

Indice Edizione n° 34 - gennaio 2020 100


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7.2.5. Illeciti e sanzioni

Fattispecie Sanzione
Immissione sul mercato di sostanze, preparati e prodotti arresto fino ad 1 anno o ammenda da
vietati perché contenenti PCB/PCT (D.P.R. 216/1988, art. 8) 129 a 1.032 €
Omessa denuncia di possesso e di cessazione d’uso di sanzione amministrativa da 258 a 1.549
apparecchiature in deroga (D.P.R. 216/1988, art. 8) €
Omessa o incompleta comunicazione relativa a apparecchi sanzione amministrativa da 2.582 a
con volume di PCB superiore a 5 dm3 o, per i 15.493 €
condensatori di potenza, con volume complessivo
dell’apparecchio superiore a 5 dm3 (D.Lgs. 209/1999, art. 10.1)
Omessa comunicazione del rispetto delle norme tecniche sanzione amministrativa da 2.582 a
relative ai PCB contenuti in trasformatori (D.Lgs. 209/1999, 15.493 €
art. 10.2)
Omessa o non corretta etichettatura (D.Lgs. 209/1999, art. sanzione amministrativa da 258 a 1.549
10.3) €
Omessa osservazioni delle condizioni massima sicurezza arresto da 3 mesi a 1 anno e ammenda
per lo stoccaggio di PCB e di apparecchiature contenenti da 1291 a 12.911 €
PCB destinati a decontaminazione o smaltimento (D.Lgs.
209/1999, art. 10.4)
• Separazione di PCB da altre sostanze per il recupero arresto da 6 mesi a 2 anni e ammenda
dello stesso da 2582 a 25.822 €
• riempimento di trasformatori con PCB
• smaltimento in discarica di PCB
• incenerimento di PCB su navi
• miscelazione di PCB con altre sostanze
(D.Lgs. 209/1999, art. 10.5)

Smaltimento finale di apparecchi e PCB in essi contenuti sanzione amministrativa da 5.000 a


entro 6 mesi dal conferimento (L. 62/2005, art. 18.4) 50.000 €

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7.3. AMIANTO

La regolamentazione dell’uso dell’amianto nasce in ambito sanitario per le conseguenze


dell’esposizione professionale, ma presenta anche aspetti di natura ambientale in relazione alle
attività di bonifica e di gestione dei relativi rifiuti.

7.3.1. Principali riferimenti normativi

• Legge 27 marzo 1992, n. 257


Norme relative alla cessazione dell’impiego dell’amianto.
G.U. 13 aprile 1992, n. 87 (suppl. ord. n. 64)

• Circolare del Ministero dell’industria 17 febbraio 1993, n. 124976


Modello unificato dello schema di relazione di cui all’art. 9, commi 1 e 3, della Legge 27
marzo 1992, n. 257, concernente le imprese che utilizzano amianto nei processi produttivi o
che svolgono attività di smaltimento o di bonifica dell’amianto.
G.U. 5 marzo 1993, n. 53

• Decreto del Presidente della Repubblica 8 agosto 1994


Atto di indirizzo e coordinamento alle regioni ed alle province autonome di Trento e
Bolzano per l’adozione di piani di protezione, di decontaminazione, di smaltimento e di
bonifica dell’ambiente, ai fini della difesa dei pericoli derivanti dall’amianto.
G.U. 26 ottobre 1994, n. 251

• Decreto del Ministero della sanità 6 settembre 1994


Normative e metodologie tecniche di applicazione dell’art. 6, comma 3, e dell’art. 12,
comma 2, della legge 27 marzo 1992, n. 257, relativa alla cessazione dell’impiego
dell’amianto, su valutazione del rischio, controllo, manutenzione e bonifica dei materiali
contenenti amianto presenti nelle strutture edilizie.
G.U. 20 settembre 1994, n. 220 (suppl. ord. n. 129)

• Decreto legislativo 17 marzo 1995, n. 114


Attuazione della direttiva 87/217/CEE in materia di prevenzione e riduzione
dell’inquinamento dell’ambiente causato dall’amianto.
G.U. 20 aprile 1995, n. 92

• Circolare del Ministero della sanità 12 aprile 1995, n. 7


Circolare esplicativa del decreto ministeriale 6 settembre 1994.
G.U. 19 aprile 1995, n. 91

• Decreto del Ministero della sanità 26 ottobre 1995


Normative e metodologie tecniche per la valutazione del rischio, il controllo, la
manutenzione e la bonifica dei materiali contenenti amianto presenti nei mezzi rotabili (in
applicazione della legge 257/92 e in particolare dell’art. 6 comma 3, visto il decreto
ministeriale 6 settembre 1994 e sulla base del documento tecnico predisposto dalla
commissione di cui all’art. 4 della Legge 257, ai sensi dell’art. 5 comma 1 lettera f).
G.U. 18 aprile 1996, n. 91 (suppl. ord. n. 66)

Indice Edizione n° 34 - gennaio 2020 102


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• Decreto del Ministero della sanità 14 maggio 1996


Normative e metodologie tecniche per gli interventi di bonifica, ivi compresi quelli per
rendere innocuo l’amianto, previsti dall’art. 5, comma 1, lettera f) della legge 27 marzo
1992, n. 257, recante :” Norme relative alla cessazione dell’impiego dell’amianto”.
G.U. 25 ottobre 1996 n. 251, (suppl. ord. n. 178)

• Decreto del Ministero della sanità 20 agosto 1999


Ampliamento delle normative e metodologie tecniche per gli interventi di bonifica, ivi
compresi quelli per rendere innocuo l’amianto, previsti dall’art. 5, comma 1, lettera f) della
legge 27 marzo 1992, n. 257, recante norme relative alla cessazione dell’impiego
dell’amianto.
G.U. 22 ottobre 1999 n. 249

• Decreto del Ministero della sanità 25 luglio 2001


Rettifica al decreto 20 agosto 1999, concernente “Ampliamento delle normative e
metodologie tecniche per gli interventi di bonifica, ivi compresi quelli per rendere innocuo
l’amianto, previsti dall’art. 5, comma 1, lettera f) della legge 27 marzo 1992, n. 257,
recante norme relative alla cessazione dell’impiego dell’amianto”.
G.U. 9 novembre 2001 n. 261

• Decreto del Ministero dell’ambiente 5 febbraio 2004


Modalità ed importi delle garanzie finanziarie che devono essere prestate a favore dello
Stato dalle imprese che effettuano le attività di bonifica dei beni contenenti amianto.
G.U. 14 aprile 2004, n. 87

• Decreto del Ministero dell’ambiente 29 luglio 2004, n. 248


Regolamento relativo alla determinazione e disciplina delle attività di recupero dei
prodotti e beni di amianto e contenenti amianto.
G.U. 5 ottobre 2004, n. 234

• Decreto legislativo 25 luglio 2006, n. 257


Attuazione della direttiva 2003/18/CE relativa alla protezione dei lavoratori dai rischi
derivanti dall’esposizione all’amianto durante il lavoro.
G.U. 11 settembre 2006, n. 211

• Decreto legislativo 9 aprile 2008, n. 81


Attuazione dell'articolo 1 della legge 3 agosto 2007, n. 123, in materia di tutela della salute
e della sicurezza nei luoghi di lavoro.
G.U. 30 aprile 2008, n. 101 (suppl. ord. n.108)
Art. 256

7.3.2. Regolamentazione
Sono vietate l’estrazione, l’importazione, la commercializzazione e la produzione di amianto, di
prodotti di amianto e di prodotti contenenti amianto 174.
La presenza di amianto libero o in matrice friabile negli edifici deve essere notificata alle autorità
locali nell’ambito di eventuali censimenti indetti dai Comuni. Il proprietario dell’edificio deve
attivare un programma di controllo e manutenzione e designarne una figura responsabile 175; nel

174
L. 257/1992, art. 1.2.
175
D.M. 6 settembre 1994 All. p. 4

Indice Edizione n° 34 - gennaio 2020 103


UI Torino – AMBIENTE

caso siano in opera materiali friabili deve, inoltre, provvedere a far ispezionare l'edificio almeno
una volta all'anno, da personale in grado di valutare le condizioni dei materiali, redigendo un
dettagliato rapporto corredato di documentazione fotografica. Copia del rapporto dovrà essere
trasmessa alla ASL competente.
In caso di demolizione o rimozione di amianto e di materiali che lo contengono deve essere
apprestato un piano di lavoro, che deve essere inviato agli organi di vigilanza almeno 30 gg prima
dell’inizio dei lavori 176.
Le imprese che effettuano la bonifica dei beni contenenti amianto devono iscriversi in un’apposita
sezione dell’Albo nazionale delle imprese che effettuano la gestione dei rifiuti 177 e devono,
unitamente a quelle che smaltiscono amianto, inviare annualmente a Regione e ASL una relazione
sull’attività svolta 178.

7.3.3. Scadenze

Fattispecie Data Enti competenti


Cessazione dell’estrazione, importazione, 28/4/1993
commercializzazione e produzione (L. 257/1992,
art. 1.2)
Comunicazione presenza amianto libero o in definita dal ASL
matrice friabile (L. 257/1992, art. 12.5) provvedimento locale
di censimento
Presentazione piano di lavoro per demolizione e 30 gg prima di inizio ASL
rimozione di amianto o di materiali che lo lavori
contengono (D.Lgs. 81/2008, art 256)
Relazione di attività di bonifica e smaltimento di annuale 179 Regione, ASL
amianto (L. 257/1992, art. 9.1)

7.3.4. Documenti

Fattispecie Documenti richiesti


Demolizione o rimozione di amianto piano di lavoro
Censimento edifici con amianto libero o in matrice friabile (se comunicazione
indetto)

7.3.5. Illeciti e sanzioni

Fattispecie Sanzione
Immissione sul mercato e commercializzazione di arresto fino a 6 mesi o ammenda da 129
crocidolite e di prodotti che la contengono (D.P.R. 215/1988 a 1.032 €
art. 7)
Estrazione, importazione, commercializzazione e ammenda da 5.164 a 25.822 €
produzione di amianto, prodotti di amianto e prodotti
contenenti amianto (L. 257/1992 art. 15.1)

176
D.Lgs. 81/2008, art 256.
177
D.Lgs. 152/2006, art. 212.5.
178
L. 257/1992, art. 9.1.
179
La circolare 124976/1993 pone come scadenza il 28 febbraio di ogni anno successivo all’anno di riferimento.

Indice Edizione n° 34 - gennaio 2020 104


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Inosservanza degli obblighi di relazione di attività di sanzione amministrativa da 2.582 a


bonifica di smaltimento (L. 257/1992 art. 15.4) 5164 €
Demolizione o rimozione di amianto (D.Lgs. 81/2008 art. arresto da 4 a 8 mesi o ammenda da
262.1 a) : 4.000 a 12.000 €
• mancato affidamento del lavoro a imprese iscritte
all’Albo
• mancata o incompleta predisposizione del piano di
lavoro

Demolizione o rimozione di amianto (D.Lgs. 81/2008 art. arresto fino a 3 mesi o ammenda da
262.1 c) : 1.000 a 3.000 €
• mancato invio del piano di lavoro all’organo di
vigilanza
• inizio lavori prima della decorrenza di 30 gg
dall’invio del piano di lavoro
• mancato accesso dei lavoratori e dei loro
rappresentanti al piano di lavoro

Indice Edizione n° 34 - gennaio 2020 105


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7.4. INQUINANTI ORGANICI PERSISTENTI

7.4.1. Principali riferimenti normativi

• Regolamento (UE) n. 2019/1021 del 20 giugno 2019


Regolamento (UE) n. 2019/1021 del Parlamento Europeo e del Consiglio del 20 giugno 2019
relativo agli inquinanti organici persistenti.
G.U.U.E 25 giugno 2019, n. L 169

7.4.2. Regolamentazione
Il regolamento mira a vietare o a limitare la produzione, la commercializzazione e l’uso di talune
sostanze organiche persistenti (POP), riportate negli allegati I (sostanze vietate) o II (sostanze
oggetto di limitazione).
Occorre evitare che i rifiuti siano contaminati dalle sostanze dell’allegato IV. Qualora ciò accada
devono essere smaltiti o recuperati in modo che i POP siano eliminati, con le modalità indicate
nell’allegato V.
All’interno del Regolamento sono previste specifiche deroghe alle misure di controllo e alle regole
di gestione dei rifiuti.

7.4.3. Scadenze

Scadenze per la cessazione d’uso di determinate sostanze sono riportate nell’allegato I.

7.4.4. Documenti

Non previsti.

7.4.5. Illeciti e sanzioni

Non ancora definite.

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8. ATTIVITÀ A RISCHIO DI INCIDENTE RILEVANTE

La regolamentazione delle attività soggette alla direttiva Seveso copre sia aspetti ambientali che di
sicurezza dei lavoratori e delle persone. Ai fini delle presente guida si riportano, con un’eccezione,
solo i decreti del Ministero dell’ambiente, anche se alcuni di essi sono dedicati a questioni di
sicurezza. Anche il Ministero degli interni ha emanato disposizioni in materia, in particolare sulla
prevenzione incendi.

8.1. Principali riferimenti normativi

• Decreto del Presidente della Repubblica 17 maggio 1988, n. 175


Attuazione della direttiva CEE n. 82/501, relativa ai rischi di incidenti rilevanti connessi
con determinate attività industriali, ai sensi della Legge 16 aprile 1987, n. 183.
G.U. 16 giugno 1988, n. 140
Rimane in vigore il solo art. 20

• Decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri 31 marzo 1989


Applicazione dell’art. 12 del Decreto del Presidente della Repubblica 17 maggio 1988, n.
175, concernente rischi di incidenti rilevanti connessi a determinate attività industriali.
G.U. 21 aprile 1989, n. 93 (suppl. ord. n. 27)

• Decreto del Ministero dell’ambiente 20 maggio 1991


Modificazioni ed integrazioni al decreto del Presidente della Repubblica 17 maggio 1988, n.
175, in recepimento della direttiva CEE n. 88/610 che modifica la direttiva CEE n. 82/501
sui rischi di incidenti rilevanti connessi con determinate attività industriali.
G.U. 31 maggio 1991, n. 126

• Decreto del Ministero dell’ambiente 1 febbraio 1996


Modificazioni ed integrazioni al decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri 31 marzo
1989 recante: “Applicazione dell’art. 12 del Decreto del Presidente della Repubblica 17
maggio 1988, n. 175, concernente rischi di incidenti rilevanti connessi a determinate attività
industriali”.
G.U. 2 marzo 1996, n. 52

• Legge 19 maggio 1997, n. 137


Sanatoria dei decreti-legge recanti modifiche al decreto del Presidente della Repubblica 17
maggio 1988, n. 175, relativo ai rischi di incidenti rilevanti connessi con determinate
attività industriali.
G.U. 26 maggio 1997, n. 120

• Circolare del Ministero dell'ambiente 3 settembre 1998, n. UL/98/16364


Decreto ministeriale 16 marzo 1998. Modalità con le quali i fabbricanti per le attività a
rischio di incidente rilevante devono procedere all'informazione, all'addestramento e
all'equipaggiamento di coloro che lavorano in situ.
G.U. 11 settembre 1998, n. 212

• Decreto del Ministero dei lavori pubblici 9 maggio 2001


Requisiti minimi di sicurezza in materia di pianificazione urbanistica e territoriale per le
zone interessate da stabilimenti a rischio di incidente rilevante.
G.U. 16 giugno 2001, n. 138 (suppl. ord. n. 151)

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• Decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri 25 febbraio 2005


Linee Guida per la predisposizione del piano di emergenza esterna di cui all’articolo 20,
comma 4, del decreto legislativo 17 agosto 1999, n. 334.
G.U. 16 marzo 2005, n. 62 (suppl. ord. n. 40)

• Decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri 16 febbraio 2007


Linee guida per l’informazione alla popolazione sul rischio industriale.
G.U. 5 marzo 2007, n. 53 (suppl. ord .n. 58)

• Decreto legislativo 26 giugno 2015, n. 105


Attuazione della direttiva 2012/18/UE relativa al controllo del pericolo di incidenti
rilevanti connessi con sostanze pericolose.
G.U. 14 luglio 2015, n. 161 (suppl. ord. n. 38)

• Decreto del Ministero dell’ambiente 6 giugno 2016, n. 138


Regolamento recante la disciplina delle forme di consultazione, sui piani di emergenza
interna (PEI), del personale che lavora nello stabilimento, ai sensi dell'articolo 20, comma
5, del decreto legislativo 26 giugno 2015, n. 105.
G.U. 22 luglio 2016, n. 170

• Decreto del Ministero dell’ambiente 1 luglio 2016, n. 148


Regolamento recante criteri e procedure per la valutazione dei pericoli di incidente
rilevante di una particolare sostanza pericolosa, ai fini della comunicazione alla
Commissione europea, di cui all'articolo 4 del decreto legislativo 26 giugno 2015, n. 105.
G.U. 2 agosto 2016, n. 179

• Decreto del Ministero dell’ambiente 29 settembre 2016, n. 200


Regolamento recante la disciplina per la consultazione della popolazione sui piani di
emergenza esterna, ai sensi dell'articolo 21, comma 10, del decreto legislativo 26 giugno
2015, n. 105.
G.U. 3 novembre 2016, n. 257

8.2. Regolamentazione
La regolamentazione delle attività che presentano pericolo di incidenti rilevanti è stata oggetto di
una ampia revisione con l’emanazione del D.Lgs. 105/2015. I riferimenti normativi del testo che
segue sono riferiti a questa norma, se non diversamente specificato.

A. Campo di applicazione
Per definizione, presentano pericoli di incidenti rilevanti quegli stabilimenti in cui possono essere
presenti in un determinato momento, a qualsiasi titolo, sostanze o miscele pericolose in quantità
superiori alle soglie fissate dalla norma, indipendentemente dal tipo di attività svolta. La presenza
può essere reale o prevista e comprende i depositi nonché quanto può essere prodotto in caso di
perdita di controllo dei processi.
Le sostanze e le miscele pericolose ai fini della norma sono quelle indicate nell’allegato 1 che
comprende:
• un elenco chiuso di sostanze specificate,

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• un elenco di categorie di pericolosità delle sostanze o miscele, sulla base di classificazioni


CLP.
Per ogni voce sono fissate due soglie di quantità: gli stabilimenti che superano la soglia inferiore ma
non la superiore sono ora detti “stabilimenti di soglia inferiore”, quelli che superano la soglia
superiore “stabilimenti di soglia superiore”.
Qualora il gestore ritenga che una sostanza pericolosa non possa determinare incidenti rilevanti, sia
in condizioni normali che anormali, può chiedere al Ministero dell’ambiente di effettuare una
valutazione ad hoc secondo le modalità definite nel D.M. 148/2016.

B. Definizioni 180
Il D.Lgs. 105/2015 utilizza la seguente terminologia al fine di identificare gli adempimenti in capo
al gestore dello stabilimento:
• nuovo stabilimento
− uno stabilimento che avvia l’attività o è costruito a partire dal 1° giugno 2015;
− uno stabilimento che entra nel campo di attività della norma a partire dal 1° giugno 2015
per effetto di cambiamenti delle sue sostanze pericolose o delle relative quantità;
− uno stabilimento che da soglia inferiore diventa di soglia superiore o viceversa a partire
dal 1° giugno 2015 per effetto di cambiamenti delle sue sostanze pericolose o delle
relative quantità.
• stabilimento preesistente
− uno stabilimento già a pericolo di incidente rilevante che il 1° giugno 2015 continua a
rimanervi senza modificare la sua classificazione di soglia inferiore o superiore.
• altro stabilimento
− uno stabilimento che entra nel campo di attività della norma a partire dal 1° giugno 2015
per motivi diversi dal cambiamento delle sue sostanze pericolose o delle relative quantità
(es. cambio di classificazione);
− uno stabilimento che da soglia inferiore diventa di soglia superiore o viceversa a partire
dal 1° giugno 2015 per motivi diversi dal cambiamento delle sue sostanze pericolose o
delle relative quantità.

C. Notifica 181
Il gestore di uno stabilimento soggetto alla norma è tenuto a trasmettere un documento denominato
“notifica”, redatto come da modulo riportato in allegato 5, a Comitato tecnico regionale (CTR),
Regione, Ministero dell’ambiente, Prefettura, Comune, Comando provinciale dei Vigili del fuoco.
Il termini di presentazione della notifica sono i seguenti:
• nuovo stabilimento: 180 gg prima dell’inizio della costruzione o 60 gg prima di
cambiamenti delle sostanze pericolose;
• altro stabilimento: un anno dalla data in cui la norma diventa applicabile.
La notifica deve essere aggiornata con comunicazione preventiva nei seguenti casi:

180
D.Lgs. 105/2015, art. 3
181
D.Lgs. 105/2015, art. 13

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• modifiche significative delle quantità di sostanze pericolose, della natura delle stesse o dei
processi in cui sono utilizzate;
• modifiche di stabilimento o di impianti che comportino aggravio dei livelli di rischio;
• chiusura dello stabilimento;
• variazione delle informazioni contenute nella notifica.

D. Rapporto di sicurezza 182


I gestori degli stabilimenti di soglia superiore devono redigere, oltre alla notifica, anche il rapporto
di sicurezza, da inviare al CTR. I termini per la presentazione sono:
• nuovo stabilimento: prima dell’avvio dell’attività o prima di cambiamenti delle sostanze
pericolose; la realizzazione di nuovi stabilimenti di soglia superiore richiede però la
preventiva acquisizione dal CTR di un nulla osta di fattibilità dietro presentazione di un
rapporto preliminare di sicurezza;
• altro stabilimento: due anni dalla data di applicabilità della norma.
Il rapporto di sicurezza è riesaminato dal gestore almeno ogni cinque anni e in caso di modifiche
che comportino aggravio del rischio.
Il rapporto di sicurezza è assoggettato ad istruttoria da parte del CTR che si esprime con un parere
tecnico. Gli atti conclusivi sono trasmessi da CTR ad altri enti competenti perché ne tengano conto
nell’ambito di altri procedimenti amministrativi, quali quelli relativi a VIA, AIA, rifiuti, AUA,
industrie insalubri, edilizia, oli minerali e carburanti, stabilimenti e depositi costieri, sicurezza, gas
tossici e pubblica sicurezza 183.

E. Modifica dello stabilimento 184


Qualora intervengano modifiche dello stabilimento che comportino un aggravio del rischio di
incidenti rilevanti o il passaggio da uno stabilimento di soglia inferiore ad uno di soglia superiore, o
viceversa, il gestore:
• riesamina e aggiorna la notifica, il documento informativo dell’allegato 5, la politica e il
sistema di gestione della sicurezza, e trasmette alle autorità competenti tutte le informazioni
utili prima di procedere alle modifiche;
• riesamina e aggiorna il rapporto di sicurezza e trasmette al CTR tutte le informazioni utili
prima di procedere alle modifiche, al fine di avviare l’istruttoria;
• comunica la modifica all’autorità competente in materia di VIA (Valutazione di Impatto
Ambientale), che si pronuncia entro un mese, al fine verificare se tale procedimento è
dovuto.
La definizione di modifica che comporta un aggravio del rischio di incidenti rilevanti e le procedure
da seguire sono riportate nell’allegato D.

182
D.Lgs. 105/2015, art. 15
183
D.Lgs. 105/2015, art. 31.2
184
D.Lgs. 105/2015, art. 18

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F. Politica di prevenzione degli incidenti rilevanti e sistema di gestione della sicurezza 185
Il gestore deve redigere un documento che definisca la propria politica di prevenzione degli
incidenti rilevanti, sulla base delle linee guida dell’allegato B. Il documento deve essere predisposto
entro gli stessi termini previsti per la presentazione della notifica e, nel caso degli stabilimenti di
soglia superiore, è incluso nel rapporto di sicurezza. Il riesame del documento è richiesto ogni due
anni e in caso di modifiche che comportino aggravio del rischio.
Per attuare la politica di prevenzione il gestore deve realizzare un sistema di gestione della
sicurezza sulla base di quanto riportato negli allegati 3 e B.
I termini di attuazione del sistema sono:
• nuovo stabilimento: contestualmente all’inizio dell’attività;
• altro stabilimento: un anno dalla data di applicabilità della norma.

G. Piano di emergenza interno 186


Il gestore deve predisporre un piano di emergenza interna, previa consultazione con il personale che
lavora nello stabilimento, compreso quello di imprese subappaltatrici di lungo termine. I termini
sono:
• nuovo stabilimento: prima dell’avvio dell’attività o prima di cambiamenti delle sostanze
pericolose;
• altro stabilimento: un anno dalla data di applicabilità della norma.
Il piano di emergenza interno è riesaminato ed eventualmente aggiornato almeno ogni tre anni.

H. Piani di emergenza esterna 187


Il piano di emergenza esterna è predisposto dal Prefetto, avvalendosi anche delle informazioni
trasmesse dai gestori nelle notifiche e nelle comunicazioni dovute per gli stabilimenti soggetti ad
effetto domino. I gestori degli stabilimenti di soglia superiore sono altresì tenuti a trasmettere tutte
le informazioni utili entro gli stessi termini fissati per la predisposizione del piano di emergenza
interna.

I. Effetto domino 188


Laddove il CTR individui stabilimenti Seveso che per la loro vicinanza possano determinare effetto
domino in caso di incidente rilevante ne dà informazione al gestore che è tenuto a:
• fornire al Prefetto, entro quattro mesi, le informazioni necessarie alla redazione del piano di
emergenza esterna;
• scambiare informazioni con gli altri gestori interessati;
• cooperare nella diffusione dell’informazione alla popolazione.

185
D.Lgs. 105/2015, art. 14
186
D.Lgs. 105/2015, art. 20
187
D.Lgs. 105/2015, art. 21
188
D.Lgs. 105/2015, art. 19

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L. Prevenzione incendi 189


Le verifiche di prevenzione incendi per gli stabilimenti di soglia superiore sono effettuate con le
modalità dell’allegato L.

M. Accadimento di incidente rilevante 190


Qualora si verifichi un incidente rilevante il gestore è tenuto a fornire le informazioni dell’art. 25,
comma 1, a Prefettura, Questura, CTR, Regione, Città metropolitana o Provincia, Comune,
comando provinciale dei vigili del fuoco, ARPA e ASL.

N. Ispezioni 191
Per gli stabilimenti di soglia superiore il piano delle ispezioni è predisposto dal Ministero
dell’interno, per quelli di soglia inferiore dalla Regione. Sulla base di tali piani sono approntati ogni
anno i programmi di ispezioni ordinarie con le frequenze delle visite in loco, definendo l’intervallo
tra due visite consecutive. Laddove questo non sia fissato non può comunque essere superiore ad un
anno per gli stabilimenti di soglia superiore e a tre anni per quelli di soglia inferiore. Le conclusioni
delle ispezioni sono comunicate al gestore entro quattro mesi, con le eventuali prescrizioni. I criteri
e le modalità con cui sono pianificate e condotte le ispezioni sono descritti nell’allegato H.
Gli oneri delle ispezioni, sia ordinarie che straordinarie, sono a carico del gestore.
Ove possibile, le ispezioni sono coordinate con quelle relative ad altre normative, con particolare
riferimento al regolamento REACH (1907/2006) e alle attività soggette ad AIA.

O. Tariffe 192
Le seguenti attività sono soggette ad un sistema di tariffe a carico del gestore:
• istruttorie tecniche per la valutazione del rapporto di sicurezza;
• ispezioni;
• istruttorie a fronte di richiesta di valutazione dei pericoli di incidenti rilevanti, ai fini di
possibile esclusione;
• verifica dei dati contenuti nella notifica ai fini dell’inventario degli stabilimenti Seveso.
Gli importi, variabili in funzione della dimensione aziendale, sono riportati nell’allegato I. Le
Regioni possono tuttavia ridurre gli importi per le attività di propria competenza.

8.3. Scadenze

Fattispecie Data Enti competenti


Riesame della politica di prevenzione ogni 2 anni
(D.Lgs. 105/2015, art. 14.4)
Riesame del rapporto di sicurezza (D.Lgs. almeno ogni 5 anni CTR
105/2015, art. 15.8)

189
D.Lgs. 105/2015, art. 31
190
D.Lgs. 105/2015, art. 25
191
D.Lgs. 105/2015, art. 27
192
D.Lgs. 105/2015, art. 30

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Riesame del piano di emergenza interno almeno ogni 3 anni


(D.Lgs. 105/2015, art. 20.3)
Presentazione notifica in caso di nuovo 1/6/2016 CTR, Regione, Ministero
assoggettamento alla norma a seguito del dell’ambiente, Prefettura,
D.Lgs. 105/2015 o di precedente notifica Comune, Comando
non adeguata ai requisiti del D.Lgs. provinciale dei Vigili del
105/2015 (D.Lgs. 105/2015, art. 13.1, 3) fuoco
Presentazione modifiche del rapporto di 1/6/2016 CTR
sicurezza non adeguato ai requisiti del
D.Lgs. 105/2015 (D.Lgs. 105/2015, art. 15.7)
Presentazione notifica per nuovo 180 gg prima della CTR, Regione, Ministero
stabilimento (D.Lgs. 105/2015, art. 13.1) costruzione o 60 gg dell’ambiente, Prefettura,
prima di cambiamenti Comune, Comando
delle sostanze pericolose provinciale dei Vigili del
fuoco
Presentazione notifica per altro entro un anno dalla data CTR, Regione, Ministero
stabilimento (D.Lgs. 105/2015, art. 13.1) di applicabilità dell’ambiente, Prefettura,
Comune, Comando
provinciale dei Vigili del
fuoco
Redazione della politica di prevenzione contestualmente
degli incidenti rilevanti e attuazione del all’inizio attività
sistema di gestione della sicurezza per
nuovo stabilimento (D.Lgs. 105/2015, art.
14.2,6)
Redazione della politica di prevenzione entro un anno dalla data
degli incidenti rilevanti e attuazione del di applicabilità
sistema di gestione della sicurezza per
altro stabilimento (D.Lgs. 105/2015, art.
14.2,6)
Predisposizione del piano di emergenza prima dell’avvio
interno per nuovo stabilimento (D.Lgs. dell’attività o prima di
105/2015, art. 20.1) cambiamenti delle
sostanze pericolose
Predisposizione del piano di emergenza entro un anno dalla data
interno per altro stabilimento (D.Lgs. di applicabilità
105/2015, art. 20.1)
Presentazione rapporto di sicurezza per prima dell’avvio CTR
nuovo stabilimento (D.Lgs. 105/2015, art. dell’attività o prima di
15.6) cambiamenti delle
sostanze pericolose
Presentazione rapporto di sicurezza per entro due anni dalla data CTR
altro stabilimento (D.Lgs. 105/2015, art. 15.6) di applicabilità

8.4. Documenti

Fattispecie Documenti richiesti


Presenza di sostanze pericolose in quantità da notifica, politica di prevenzione,
configurare il solo obbligo di notifica documentazione del sistema di gestione,
scheda informativa

Indice Edizione n° 34 - gennaio 2020 113


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Fattispecie Documenti richiesti


Presenza di sostanze pericolose in quantità da notifica, politica di prevenzione,
configurare l'obbligo di rapporto di sicurezza documentazione del sistema di gestione,
rapporto di sicurezza, piano di emergenza
interno, scheda informativa

8.5. Illeciti e sanzioni

Fattispecie Sanzione
Omessi notifica, rapporto di sicurezza, politica di arresto fino a 1 anno o ammenda da
prevenzione nei termini previsti (D.Lgs. 105/2015, art. 28.1) 15.000 a 90.000 €
Omessa scheda informativa dell’art. 13.4 (D.Lgs. 105/2015, arresto fino a 3 mesi o ammenda da
art. 28.2) 10.000 a 60.000 €
Mancato rispetto delle prescrizioni del rapporto di arresto da 6 mesi a 3 anni e ammenda
sicurezza e delle autorità competenti (D.Lgs. 105/2015, art. da 15.000 a 120.000 €
28.3)
Mancato adempimento agli obblighi previsti in caso di arresto da 6 mesi a 3 anni e ammenda
incidente rilevante (D.Lgs. 105/2015, art. 28.3) da 15.000 a 120.000 €
Mancata attuazione del sistema di gestione della sicurezza arresto da 3 mesi a 1 anno e ammenda
(D.Lgs. 105/2015, art. 28.4) da 15.000 a 90.000 €
Mancato aggiornamento del rapporto di sicurezza (D.Lgs. arresto fino a 3 mesi o ammenda di
105/2015, art. 27.5) 25.000 €
Mancato aggiornamento della politica di prevenzione arresto fino a 3 mesi o ammenda di
(D.Lgs. 105/2015, art. 27.5) 25.000 €
Mancata trasmissione di informazioni al Prefetto da parte sanzione amministrativa da 15.000 a
di stabilimenti con possibili effetti domino (D.Lgs. 90.000 €
105/2015, art. 28.6)
Mancati adozione e riesame del piano di emergenza sanzione amministrativa da 15.000 a
interno (D.Lgs. 105/2015, art. 28.6) 90.000 €
Mancata trasmissione dei dati per il piano di emergenza sanzione amministrativa da 15.000 a
esterno (D.Lgs. 105/2015, art. 28.6) 90.000 €

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9. VALUTAZIONE DI IMPATTO AMBIENTALE (VIA)

9.1. Principali riferimenti normativi

• Decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri 27 dicembre 1988


Norme tecniche per la redazione degli studi di impatto ambientale e la formulazione del
giudizio di compatibilità di cui all’art. 6 della legge 8 luglio 1986, n. 349, adottata ai sensi
dell’art. 3 del decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri 10 agosto 1988, n. 377.
G.U. 5 gennaio 1989, n. 4

• Decreto del Ministero dell’ambiente 1 aprile 2004


Linee guida per l’utilizzo dei sistemi innovativi nelle valutazioni di impatto ambientale.
G.U. 9 aprile 2004, n. 84

• Circolare del Ministero dell’ambiente 1 giugno 2005


Disposizioni concernenti il pagamento dello 0,5 per mille ai sensi dell'articolo 27 della
legge 30 aprile 1999, n. 136, come modificato dall'articolo 77, comma 2, della legge 27
dicembre 2002, n. 289, per le opere assoggettate alla procedura di VIA statale di cui
all'articolo 6 della legge 8 luglio 1989, n. 349.
G.U. 22 giugno 2005, n. 143

• Decreto legislativo 3 aprile 2006, n. 152


Norme in materia ambientale.
G.U. 14 aprile 2006, n. 88 (suppl. ord. n. 96)
Parte seconda

• Decreto del Ministero dell’ambiente 30 marzo 2015


Linee guida per la verifica di assoggettabilità a valutazione di impatto ambientale dei
progetti di competenza delle regioni e province autonome, previsto dall'articolo 15 del
decreto-legge 24 giugno 2014, n. 91, convertito, con modificazioni, dalla legge 11 agosto
2014, n. 116.
G.U. 11 aprile 2015, n. 84

• Decreto del Ministero dell’ambiente 24 dicembre 2015


Indirizzi metodologici per la predisposizione dei quadri prescrittivi nei provvedimenti di
valutazione ambientale di competenza statale.
G.U. 21 gennaio 2016, n. 16.

• Decreto del Ministero dell’ambiente 25 ottobre 2016, n. 245


Regolamento recante modalità di determinazione delle tariffe, da applicare ai proponenti,
per la copertura dei costi sopportati dall'autorità competente per l'organizzazione e lo
svolgimento delle attività istruttorie, di monitoraggio e controllo relative ai procedimenti
di valutazione ambientale previste dal decreto legislativo 3 aprile 2006, n. 152.
G.U. 2 gennaio 2017, n. 1.

• Decreto del Ministero dell’ambiente 28 marzo 2018, n. 94


Regolamento recante la definizione dei contenuti minimi e i formati dei verbali di
accertamento, contestazione e notificazione dei procedimenti di cui all'articolo 29 del
decreto legislativo 3 aprile 2006, n. 152, come modificato dall'articolo 18 del decreto
legislativo 16 giugno 2017, n. 104.
G.U. 9 agosto 2018, n. 184

Indice Edizione n° 34 - gennaio 2020 115


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9.2. Regolamentazione
La valutazione di impatto ambientale (VIA) riguarda singoli progetti che possono comportare
impatti potenzialmente negativi e significativi sull’ambiente e sul patrimonio culturale.
La VIA interviene prima delle fasi di autorizzazione e rappresenta uno strumento di supporto alla
decisione al fine di verificare in modo preventivo e partecipato le conseguenze ambientali. Il
procedimento di VIA si articola in linea di principio nelle seguenti fasi:
• verifica di assoggettabilità a VIA del progetto (quando prevista) 193;
• definizione del livello di dettaglio degli elaborati progettuali: fase avviata su richiesta
discrezionale del proponente 194;
• definizione dei contenuti dello studio di impatto ambientale: fase di consultazione con l’Autorità
competente avviata su richiesta discrezionale del proponente 195;
• consultazione del pubblico: fase avviata contestualmente alla presentazione dell’istanza di VIA,
attraverso il sito web dell’Autorità competente 196;
• valutazione dello studio e degli esiti della consultazione, con decisione da assumere con parere
motivato dell’Autorità competente.
Il provvedimento di VIA è sempre integrato nell’autorizzazione e in ogni altro titolo abilitativo alla
realizzazione dei progetti sottoposti a VIA, nonché nell’AIA, ove prevista. 197
Le opere indicate nell’allegato II alla Parte II del D.Lgs. 152/2006 sono di competenza statale, le
opere elencate nell’allegato III sono di competenza delle Regioni e delle Province autonome, le
opere elencate nell’allegato II-bis sono sottoposte alla verifica di assoggettabilità di competenza
statale, le opere elencate nell’allegato IV sono sottoposte alla verifica di assoggettabilità di
competenza delle regioni sulla base dei criteri precisati dal DM 30 marzo 2015.
Per i progetti di competenza statale è prevista la facoltà da parte del proponente di richiedere che il
provvedimento di VIA venga rilasciato nell’ambito di un “Provvedimento unico in materia
ambientale”, atto che coordina e sostituisce tutti i titoli abilitativi o autorizzativi riconducibili agli
aspetti ambientali associati al progetto. 198
Nel caso di progetti di competenza regionale il provvedimento autorizzatorio è sempre unico e il
proponente deve presentare contestualmente all’istanza di VIA tutta la documentazione richiesta
dalle normative ambientali di settore ai fini del rilascio di tutti i titoli abilitativi necessari alla
realizzazione e all’esercizio. 199
Nell’ambito degli allegati alla parte seconda del D.Lgs. 152/2006 sono definiti i contenuti dello
Studio Preliminare Ambientale (all. IV bis), del Rapporto Ambientale (all. VI), dello Studio di
Impatto ambientale (all. VII), nonché i criteri per l’effettuazione della verifica di assoggettabilità
(all. V).
Per le opere di competenza statale l’Autorità competente è rappresentata dal Ministero
dell’ambiente che si avvale del supporto tecnico scientifico di un’apposita Commissione di esperti.

193
D.Lgs. 152/2006, art. 19.
194
D.Lgs. 152/2006, art. 20.
195
D.Lgs. 152/2006, art. 21.
196
D.Lgs. 152/2006, art. 24.
197
D.Lgs. 152/2006, art. 26.
198
D.Lgs. 152/2006, art. 27.
199
D.Lgs. 152/2006, art. 27-bis.

Indice Edizione n° 34 - gennaio 2020 116


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Le tariffe per la copertura dei costi delle attività istruttorie, di monitoraggio e controllo relative ai
procedimenti di valutazione ambientale sono calcolate secondo le modalità stabilite dal D.M.
245/2016.

9.3. Scadenze
Non vi sono scadenze.

9.4. Documenti

Fattispecie Documenti richiesti

Realizzazione di progetti sottoposti a verifica di Pronunciamento dell’Autorità competente


assoggettabilità

Realizzazione di progetti sottoposti a valutazione di Provvedimento di valutazione di impatto


impatto ambientale ambientale / Provvedimento unico in materia
ambientale

9.5. Illeciti e sanzioni

Fattispecie Sanzione

Provvedimenti di autorizzazione di un progetto adottati Annullamento dei provvedimenti di


senza la previa sottoposizione alle fasi di verifica di autorizzazione (*)
assoggettabilità a VIA o senza la VIA (D.Lgs. 152/2006, art.
29.1)

Violazione delle condizioni ambientali contenute nei Secondo la gravità delle infrazione:
provvedimenti di verifica di assoggettabilità a VIA, nei
• Diffida
provvedimenti di VIA ovvero in caso di modifiche che
rendano il progetto difforme (D.Lgs. 152/2006, art. 29.2) • Diffida, con contestuale sospensione
dell’attività per un tempo determinato
• Revoca del provvedimento di verifica
di assoggettabilità a VIA o di VIA

Realizzazione di un progetto o parte di esso senza la VIA Sanzione amministrativa da 35.000 € a


o senza la verifica di assoggettabilità a VIA (D.Lgs. 100.000 € (**)
152/2006, art. 29.4)

Violazione delle condizioni ambientali contenute nei Sanzione amministrativa da 20.000 € a


provvedimenti di verifica di assoggettabilità a VIA e nei 80.000 € (**)
provvedimenti di VIA (D.Lgs. 152/2006, art. 29.5)

(*) In caso di un progetto già realizzato od in corso realizzazione, l’Autorità competente assegna un
termine all'interessato entro il quale avviare un nuovo procedimento e può consentire la
prosecuzione dei lavori o delle attività a condizione che tale prosecuzione avvenga in termini di
sicurezza.
(**) Non si applica il pagamento in misura ridotta di cui all’art. 16 della L. 689/1981

Indice Edizione n° 34 - gennaio 2020 117


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10. PREVENZIONE E RIDUZIONE INTEGRATE DELL’INQUINAMENTO (IPPC)

10.1. Principali riferimenti normativi

• Circolare del Ministero dell’ambiente 13 luglio 2004


Circolare interpretativa in materia di prevenzione e riduzione integrate
dell’inquinamento, di cui al decreto legislativo 4 agosto 1999, n. 372, con particolare
riferimento all’allegato I.
G.U. 19 luglio 2004, n. 167

• Decreto del Ministero dell’ambiente del 31 gennaio 2005


Emanazione di linee guida per l'individuazione e l'utilizzazione delle migliori tecniche
disponibili, per le attività elencate nell'allegato I del decreto legislativo 4 agosto 1999, n.
372.
G.U. 13 giugno 2005, n. 135 (suppl. ord. n. 107)

• Decreto legislativo 3 aprile 2006, n. 152


Norme in materia ambientale.
G.U. 14 aprile 2006, n. 88 (suppl. ord. n. 96)
Parte seconda, titolo III-bis

• Decreto del Ministero dell'Ambiente del 19 aprile 2006.


Determinazione dei termini per la presentazione delle domande di autorizzazione
integrata ambientale, per gli impianti di competenza statale, ai sensi del decreto legislativo
18 febbraio 2005, n. 59.
G.U. 28 aprile 2006, n. 98

• Regolamento 18 gennaio 2006 n. 166/2006


relativo all'istituzione di un registro europeo delle emissioni e dei trasferimenti di sostanze
inquinanti e che modifica le direttive 91/689/Cee e 96/61/Ce del Consiglio.
G.U.U.E. 4 febbraio 2006 n. L 33

• Decreto del Ministero dell’ambiente del 29 gennaio 2007


Emanazione di linee guida per l'individuazione e l'utilizzazione delle migliorie tecniche
disponibili, in materia di allevamenti, macelli e trattamento di carcasse, per le attività
elencate nell'allegato I del decreto legislativo 18 febbraio 2005, n. 59.
G.U. 31 maggio 2007, n. 125 (suppl. ord. n. 127)

• Decreto del Ministero dell’ambiente del 29 gennaio 2007


Emanazione di linee guida per l'individuazione e l'utilizzazione delle migliori tecniche
disponibili, in materia di fabbricazione di vetro, fritte vetrose e prodotti ceramici, per le
attività elencate nell'allegato I del decreto legislativo 18 febbraio 2005, n. 59.
G.U. 31 maggio 2007, n. 125 (suppl. ord. 127)

• Decreto del Ministero dell’ambiente del 29 gennaio 2007


Emanazione di linee guida per l'individuazione e l'utilizzazione delle migliori tecniche
disponibili, in materia di raffinerie, per le attività elencate nell'allegato I del decreto
legislativo 18 febbraio 2005, n. 59.
G.U. 31 maggio 2007, n. 125 (suppl. ord. n. 127)

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• Decreto del Ministero dell’ambiente del 29 gennaio 2007


Emanazione di linee guida per l'individuazione e l'utilizzazione delle migliori tecniche
disponibili, in materia di gestione dei rifiuti, per le attività elencate nell'allegato I del
decreto legislativo 18 febbraio 2005, n. 59.
G.U. 7 giugno 2007, n. 130 (suppl. ord. n. 133)

• Decreto del Ministero dell’ambiente del 7 febbraio 2007


Formato e modalità per la presentazione della domanda di autorizzazione integrata
ambientale di competenza statale.
G.U. 15 marzo 2007, n. 62

• Decreto del Ministero dell’ambiente del 15 febbraio 2007


Istituzione della Commissione di cui all’art. 4, comma 2, del D.Lgs. 18 febbraio 2005, n. 59.
G.U. 15 marzo 2007, n. 62

• Decreto del Ministero dell’ambiente del 1 ottobre 2008


Emanazione di linee guida in materia di analisi degli aspetti economici e degli effetti
incrociati per le attività elencate nell'allegato I del decreto legislativo 18 febbraio.
G.U. 12 febbraio 2009, n. 35

• Decreto del Ministero dell’ambiente del 1 ottobre 2008


Linee guida per l'individuazione e l'utilizzazione delle migliori tecniche disponibili in
materia di trattamento di superficie di metalli, per le attività elencate nell'allegato I del
decreto legislativo 18 febbraio 2005, n. 59.
G.U. 3 marzo 2009, n. 51 (suppl. ord. n. 29)

• Decreto del Ministero dell’ambiente del 1 ottobre 2008


Linee guida per l'individuazione e l'utilizzazione delle migliori tecniche disponibili in
materia di produzione di cloro-alcali e olefine leggere per le attività elencate nell'allegato I
del decreto legislativo 18 febbraio 2005, n. 59.
G.U. 3 marzo 2009, n. 51 (suppl. ord. n. 29)

• Decreto del Ministero dell’ambiente del 1 ottobre 2008


Linee guida per l'individuazione e l'utilizzazione delle migliori tecniche disponibili in
materia di industria alimentare, per le attività elencate nell'allegato I del decreto
legislativo 18 febbraio 2005, n. 59.
G.U. 3 marzo 2009, n. 51 (suppl. ord. n. 29)

• Decreto del Ministero dell’ambiente del 1 ottobre 2008


Linee guida per l'individuazione e l'utilizzazione delle migliori tecniche disponibili in
materia di impianti di combustione, per le attività elencate nell'allegato I del decreto
legislativo 18 febbraio 2005, n. 59.
G.U. 3 marzo 2009, n. 51 (suppl. ord. n. 29)

• Comunicato del Ministero dell’ambiente


Indicazioni relative all'acquisizione delle informazioni ex articolo 5 del Regolamento (CE)
n. 166/2006 del Parlamento europeo e del Consiglio, relativo all'istituzione di un Registro
europeo delle emissioni e dei trasferimenti di inquinanti.
G.U. 29 aprile 2009, n. 98

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• Decreto del Presidente della Repubblica 11 luglio 2011, n. 157


Regolamento di esecuzione del Regolamento (CE) n. 166/2006 relativo all’istituzione di un
Registro europeo delle emissioni e dei trasferimenti di sostanze inquinanti e che modifica
le direttive 91/689/CEE e 96/61/CE.
G.U. 26 settembre 2011, n. 224 (suppl. ord. n. 212)

• Decisione 2012/134/UE del 28 febbraio 2012


che stabilisce le conclusioni sulle migliori tecniche disponibili (BAT) per la produzione del
vetro ai sensi della direttiva 2010/75/UE del Parlamento europeo e del Consiglio relativa
alle emissioni industriali.
G.U.U.E. 8 marzo 2012, n. L 70

• Decisione 2012/135/UE del 28 febbraio 2012


che stabilisce le conclusioni sulle migliori tecniche disponibili (BAT) per la produzione di
ferro e acciaio ai sensi della direttiva 2010/75/UE del Parlamento europeo e del Consiglio
relativa alle emissioni industriali.
G.U.U.E. 8 marzo 2012, n. L 70

• Decisione 2012/249/UE del 7 maggio 2012


relativa alla determinazione dei periodi di avvio e di arresto ai fini della direttiva
2010/75/UE del Parlamento europeo e del Consiglio relativa alle emissioni industriali.
G.U.U.E. 9 maggio 2012, n. L 123

• Decisione 2013/84/UE del 11 febbraio 2013


che stabilisce le conclusioni sulle migliori tecniche disponibili (BAT) concernenti
l’industria conciaria ai sensi della direttiva 2010/75/UE del Parlamento europeo e del
Consiglio relativa alle emissioni industriali.
G.U.U.E. 16 febbraio 2013, n. L 45

• Decisione 2013/163/UE del 26 marzo 2013


che stabilisce le conclusioni sulle migliori tecniche disponibili (BAT) per il cemento, la
calce e l’ossido di magnesio, ai sensi della direttiva 2010/75/UE del Parlamento europeo e
del Consiglio relativa alle emissioni industriali.
G.U.U.E. 9 aprile 2013, n. L 100

• Decisione 2013/732/UE del 9 dicembre 2013


che stabilisce le conclusioni sulle migliori tecniche disponibili (BAT) per la produzione di
cloro-alcali ai sensi della direttiva 2010/75/UE del Parlamento europeo e del Consiglio
relativa alle emissioni industriali.
G.U.U.E. 11 dicembre 2013 n. L 332

• Comunicazione della Commissione europea 2014/C 136 del 6 maggio 2014


Linee guida della Commissione europea sulle relazioni di riferimento di cui all'articolo 22,
paragrafo 2, della Direttiva 2010/75/UE relativa alle emissioni industriali.
G.U.U.E. 6 maggio 2014, n. C 136

• Decreto legislativo 4 marzo 2014, n. 46


Attuazione della direttiva 2010/75/UE relativa alle emissioni industriali (prevenzione e
riduzione integrate dell’inquinamento).
G.U. 27 marzo 2014, n. 72 (suppl. ord. n. 27)

Indice Edizione n° 34 - gennaio 2020 120


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• Decisione 2014/687/UE del 26 settembre 2014


che stabilisce le conclusioni sulle migliori tecniche disponibili (BAT) per la produzione di
pasta per carta, carta e cartone, ai sensi della direttiva 2010/75/UE del Parlamento
europeo e del Consiglio.
G.U.U.E. 30 settembre 2014, n. L 284

• Decisione 2014/687/UE del 9 ottobre 2014


che stabilisce le conclusioni sulle migliori tecniche disponibili (BAT) concernenti la
raffinazione di petrolio e di gas, ai sensi della direttiva 2010/75/UE del Parlamento
europeo e del Consiglio relativa alle emissioni industriali.
G.U.U.E. 28 ottobre 2014, n. L 307

• Circolare del Ministero dell’ambiente prot. 0022295/GAB del 27 ottobre 2014


Linee di indirizzo sulle modalità applicative della disciplina in materia di prevenzione e
riduzione integrate dell’inquinamento, recata dal Titolo III-bis alla parte seconda del
decreto legislativo 3 aprile 2006, n. 152, alla luce delle modifiche introdotte dal decreto
legislativo 4 marzo 2014, n. 46.

• Circolare del Ministero dell’ambiente prot. 0012422 GAB del 17 giugno 2015
Ulteriori criteri sulle modalità applicative della disciplina in materia di prevenzione e
riduzione integrate dell’inquinamento alla luce delle modifiche introdotte dal D.Lgs 4
marzo 2014, n. 46.

• Decisione di esecuzione 2015/2119/UE del 20 novembre 2015


che stabilisce le conclusioni sulle migliori tecniche disponibili (BAT) concernenti la
produzione di pannelli a base di legno, ai sensi della direttiva 2010/75/UE del Parlamento
europeo e del Consiglio relativa alle emissioni industriali.
G.U.U.E. 24 novembre 2015, n. L 306

• Decisione di esecuzione 2016/902/UE del 30 maggio 2016


che stabilisce le conclusioni sulle migliori tecniche disponibili (BAT), a norma della
direttiva 2010/75/UE del Parlamento europeo e del Consiglio, sui sistemi comuni di
trattamento/gestione delle acque reflue e dei gas di scarico nell'industria chimica.
G.U.U.E. 9 giugno 2016, n. L 152

• Decisione di esecuzione 2016/1032/UE del 13 giugno 2016


che stabilisce le conclusioni sulle migliori tecniche disponibili (BAT), a norma della
direttiva 2010/75/UE del Parlamento europeo e del Consiglio, per le industrie dei metalli
non ferrosi.
G.U.U.E. 30 giugno 2016, n. L 174

• Decreto del Ministero dell’ambiente del 26 maggio 2016


Criteri da tenere in conto nel determinare l'importo delle garanzie finanziarie, di cui
all'articolo 29-sexies, comma 9-septies, del decreto legislativo 3 aprile 2006, n. 152.
G.U. 10 ottobre 2016, n. 237

• Decreto del Ministero dell’ambiente del 17 ottobre 2016, n. 228


Regolamento recante la definizione dei contenuti minimi e dei formati dei verbali di
accertamento, contestazione e notificazione relativi ai procedimenti di cui all'articolo 29-
quattuordecies del decreto legislativo 3 aprile 2006, n. 152.
G.U. 15 dicembre 2016, n. 292

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• Decreto del Ministero dell’ambiente 6 marzo 2017, n. 58


Regolamento recante le modalità, anche contabili, e le tariffe da applicare in relazione alle
istruttorie ed ai controlli previsti al Titolo III-bis della Parte Seconda, nonché i compensi
spettanti ai membri della commissione istruttoria di cui all'articolo 8-bis.
G.U. 11 maggio 2017, n. 108

• Decisione di esecuzione 2017/1442/UE del 31 luglio 2017


che stabilisce le conclusioni sulle migliori tecniche disponibili (BAT), a norma della
direttiva 2010/75/UE del Parlamento europeo e del Consiglio, per le industrie dei metalli
non ferrosi.
G.U.U.E. 17 agosto 2017, n. L 212

• Decisione di esecuzione 2018/1147/UE del 10 agosto 2018


che stabilisce le conclusioni sulle migliori tecniche disponibili (BAT) per il trattamento dei
rifiuti, ai sensi della direttiva 2010/75/UE del Parlamento europeo e del Consiglio
G.U.U.E. 17 agosto 2018, n. L 208

• Decreto del Ministero dell’ambiente 15 aprile 2019, n. 95


Regolamento recante le modalità per la redazione della relazione di riferimento di cui
all'articolo 5, comma 1, lettera v-bis) del decreto legislativo 3 aprile 2006, n. 152.
G.U. 26 agosto 2019, n. 199

• Decisione di esecuzione 2019/2010/UE del 12 novembre 2019


che stabilisce le conclusioni sulle migliori tecniche disponibili (BAT), a norma della
direttiva 2010/75/UE del Parlamento europeo e del Consiglio, per l’incenerimento dei
rifiuti.
G.U.U.E. 3 dicembre 2019, n. L 312

• Decisione di esecuzione 2019/3031/UE del 12 novembre 2019


che stabilisce le conclusioni sulle migliori tecniche disponibili (BAT) per le industrie degli
alimenti, delle bevande e del latte, ai sensi della direttiva 2010/75/UE del Parlamento
europeo e del Consiglio-
G.U.U.E. 4 dicembre 2019, n. L 313

10.2. Regolamentazione
Sono soggette alla normativa sulla prevenzione e riduzione integrate dell’inquinamento di cui al
titolo III-bis della parte seconda del D.Lgs. 152/2006 le attività elencate nel relativo allegato VIII.

A. Autorizzazioni 200
L’autorizzazione integrata ambientale (AIA) assorbe tutte le autorizzazioni ambientali (con
l’eccezione dell’autorizzazione per le emissioni di CO2, vedi par. 3.3) ed è rilasciata dalla Regione o
dalla Provincia delegata o, per gli impianti elencati nell’all. XII alla parte seconda del D.Lgs.
152/2006, dal Ministero dell’ambiente. Alla pubblicità dell’avvio del procedimento provvede

200
D.Lgs. 152/2006, artt. 29-ter, 29-quater e 29-sexies.

Indice Edizione n° 34 - gennaio 2020 122


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l’autorità competente tramite il proprio sito Internet. Le autorizzazioni sono rilasciate entro 150 gg
dalla presentazione della domanda, salvo richiesta di integrazioni.
L’AIA rappresenta un’autorizzazione all’esercizio dell’installazione che può comprendere più
impianti o più attività, anche accessorie.
L’AIA viene periodicamente riesaminata in funzione dell’aggiornamento delle conclusioni sulle
BAT. Il riesame, che vale come rinnovo dell’autorizzazione, è effettuato entro 4 anni dalla
pubblicazione di detto aggiornamento e comunque prima che siano trascorsi 10 anni dall’ultimo
riesame o dal primo rilascio dell’AIA (portati a 16 anni per le installazioni registrate EMAS e a 12
anni per quelle certificate ISO 14001).
L’autorità competente può chiedere che il riesame sia effettuato anche prima di tali termini se
situazioni di inquinamento o l’evoluzione delle BAT lo dovessero rendere necessario.
Entro le scadenze sopra indicate il gestore presenta istanza di riesame. Se l’istanza non è trasmessa
entro il termine di 10 anni, o quello più lungo per le attività con certificazione ambientale,
l’autorizzazione decade e l’autorità dispone la chiusura dell’istallazione. Qualora il riesame sia
richiesto dall’autorità competente questa ne dà comunicazione al gestore fissando i termini per la
presentazione della documentazione richiesta.

B. Migliori tecniche disponibili (BAT) 201


Il gestore deve adottare, per quanto tecnicamente ed economicamente possibile, le migliori tecniche
disponibili (BAT), definite a livello nazionale da appositi decreti ministeriali e a livello comunitario
da linee guida non tradotte (BREF “Documenti di riferimento delle BAT”) e non pubblicate in
G.U.U.E, reperibili esclusivamente nel sito http://eippcb.jrc.es/pages/Factivities.htm.
Alle BAT comunitarie si affiancano le “Conclusioni sulle BAT”, documenti pubblicati anche in
italiano che contengono i dati riassuntivi delle migliori tecniche disponibili.
Nell’ambito dei BREF sono inoltre definiti i BAT-AEL, ossia i “livelli di emissione associati alle
migliori tecniche disponibili”, espressi come intervalli di valori.
Le Conclusioni sulle BAT e i BAT-AEL rappresenteranno i riferimenti principali per le prescrizioni
dell’AIA, ma sono possibili deroghe in caso di costi sproporzionati rispetto ai benefici ambientali.

C. Lo stato di qualità del suolo e delle acque sotterranee


Il gestore dell’installazione, in caso di nuova AIA o di rinnovo della stessa, deve allegare all’istanza
una “relazione di riferimento” qualora l’attività comporti l’utilizzo, la lavorazione o lo scarico di
sostanze pericolose, tenendo conto della possibilità che queste possano determinare contaminazione
del suolo o delle acque sotterranee 202.
Questa relazione, redatta sulla base di linee guida comunitarie 203 e del decreto ministeriale 95/2019,
descrive lo stato di qualità del suolo e delle acque sotterranee in relazione all’uso delle sostanze
pericolose presenti, al fine di poter effettuare un confronto quantitativo con lo stato del sito al
momento della futura cessazione dell’attività.
L’AIA deve contenere misure per la prevenzione dell’inquinamento del suolo da parte delle
sostanze pericolose individuate e per la verifica della loro efficacia. Il controllo delle acque
sotterranee sarà prescritto almeno ogni 5 anni, mentre quello del suolo almeno ogni 10.

201
D.Lgs. 152/2006, art. 29-bis.
202
D.Lgs. 152/2006, art. 29-ter.1.m.
203
Comunicazione della Commissione n. 2014/C 136

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È prevista inoltre la prestazione di garanzie finanziarie che coprano i costi dell’eventuale ripristino
del sito che fosse necessario al momento della cessazione definitiva dell’attività 204. I criteri per la
determinazione dell’importo delle garanzie sono stati stabiliti dal decreto ministeriale 26 maggio
2016 205.

D. Modifiche degli impianti 206


Il gestore deve comunicare all’autorità competente le modifiche che intende apportare all’impianto.
Decorsi 60 gg senza osservazioni il gestore può realizzare le modifiche; se queste sono invece
giudicate sostanziali occorre presentare una domanda di autorizzazione.
In particolare per ciascuna attività per la quale l'allegato VIII indica valori di soglia, è sostanziale
una modifica dell’installazione che dia luogo ad un incremento del valore di una delle grandezze,
oggetto della soglia, pari o superiore al valore della soglia stessa. 207

E. Comunicazioni
Il gestore comunica preventivamente all’autorità competente l’attuazione delle prescrizioni
dell’autorizzazione e trasmette ad essa, al Comune ed all’ente responsabile degli accertamenti i
risultati degli autocontrolli 208.
Il gestore è tenuto ad informare l’autorità competente di ogni nuova istanza presentata in materia di
rischi di incidenti rilevanti, di valutazione di impatto ambientale e di urbanistica, prima di effettuare
gli interventi relativi.
Il gestore informa immediatamente l’autorità competente, nonché Comune e ARPA, delle
violazioni delle condizioni dell’autorizzazione, provvedendo al ripristino della conformità nel più
breve tempo possibile.
Il gestore informa immediatamente l’autorità competente del verificarsi di incidenti o di eventi
imprevisti che incidano in modo significativo sull’ambiente.
I dati di emissione in aria, in acqua e nel suolo delle sostanze indicate nell’allegato II al D.P.R.
157/2011, nonché i dati relativi ai rifiuti conferiti fuori sito, se superiori alle soglie ivi indicate, sono
trasmessi annualmente al Registro PRTR entro il 30 aprile dell’anno successivo. La comunicazione
può essere modificata o integrata entro il 30 giugno dello stesso anno 209.
N.B. Il registro PRTR ricomprende anche attività non IPPC, elencate in allegato I al Regolamento.

F. Attività di controllo
Per il controllo delle installazioni IPPC è prevista un’attività ispettiva presso i siti svolta con oneri a
carico del gestore. Il periodo tra due visite ispettive non supera un anno per i siti che presentano
rischi più elevati, tre anni per quelli a minor rischio e 6 mesi per quelli nei quali precedenti
ispezioni avevano evidenziato gravi inosservanze delle condizioni di autorizzazione. I livelli di
rischio sono determinati dalla Regione.

204
D.Lgs. 152/2006, art. 29-sexies, comma 9-septies.
205
Come modificato dal D.M. 28 aprile 2017
206
D.Lgs. 152/2006, art. 29-nonies.
207
D.Lgs. 152/2006 art. 5 comma 1, lettera 1-bis
208
D.Lgs. 152/2006, art. 29-decies.
209
D.P.R. 157/2011, art. 4.1

Indice Edizione n° 34 - gennaio 2020 124


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G. Esercizio in assenza di autorizzazione o inosservanza delle prescrizioni autorizzatorie


In caso di inosservanza delle prescrizioni autorizzatorie, o di esercizio in assenza di autorizzazione,
l'autorità competente procede secondo la gravità delle infrazioni alla diffida o alla diffida e
contestuale sospensione dell'attività per un tempo determinato.
Se una violazione delle prescrizioni è reiterata più di due volte all’anno la diffida è accompagnata
dalla sospensione dell’attività per un tempo determinato.
Se l’infrazione ha determinato esercizio in assenza di autorizzazione l’autorità deve procedere alla
chiusura dell’installazione.

H. Tariffe
Le istruttorie per il rilascio e le modifiche dell’Autorizzazione Integrata Ambientale ed i controlli
correlati sono soggetti al pagamento di tariffa, calcolata con le modalità stabilite dal D.M. 58/2017.

10.3. Scadenze

Fattispecie Data Enti competenti


Comunicazione di attuazione delle prima dell’attuazione Autorità competente
prescrizioni dell’autorizzazione (D.Lgs.
152/2006, art. 29-decies.1)
Comunicazione dati di emissione (D.Lgs. Come da prescrizioni Autorità competente, Comune
152/2006, art. 29-decies.2) dell’autorizzazione ed ente responsabile degli
accertamenti
Dichiarazione annuale dei dati di 30/04 ISPRA
emissione al Registro PRTR (D.P.R.
157/2011, art. 4.1)
Presentazione delle informazioni Entro il termine stabilito Autorità competente
necessarie ai fini del riesame delle dall’Autorità competente
condizioni di autorizzazione (D.Lgs. a seguito della
152/2006, art. 29-octies.5) comunicazione di avvio
del riesame
Presentazione domanda della domanda di 07/09/2014 Autorità competente
autorizzazione da parte dei gestori di
installazioni diventate soggette ad AIA a
seguito delle modifiche normative
apportate dal D.Lgs. 46/2014 (D.Lgs.
46/2014, art. 29.2)

10.4. Documenti

Fattispecie Documenti richiesti


Attività IPPC • AIA
• Risultati autocontrolli prescritti da AIA
• Denuncia a inventario PRTR (in caso di
superamento soglie)

Indice Edizione n° 34 - gennaio 2020 125


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10.5. Illeciti e sanzioni

Fattispecie Sanzione
Esercizio di attività senza AIA o dopo sua sospensione o arresto fino a un anno o ammenda da
revoca (D.Lgs. 152/2006, art. 29-quattuordecies.1) 2.500 a 26.000 €
Esercizio di attività senza AIA o dopo sua sospensione o arresto da sei mesi a due anni e
revoca se questo comporta lo scarico di sostanze ammenda da 5.000 a 52.000 €, con
pericolose o raccolta, trasporto, recupero o smaltimento di confisca dell’area in caso di discarica
rifiuti pericolosi (D.Lgs. 152/2006, art. 29-quattuordecies.1)
Mancata osservanza delle prescrizioni dell’AIA o sanzione amministrativa da 1.500 a
dell’Autorità competente (D.Lgs. 152/2006, art. 29- 26.000 €
quattuordecies.2)
Mancata osservanza delle prescrizioni dell’AIA o ammenda da 5.000 a 26.000 €
dell’Autorità Competente se relativa a:
a) superamento dei limiti di emissione,
b) gestione dei rifiuti,
c) scarichi in aree protette.
(D.Lgs. 152/2006, art. 29-quattuordecies.3)
Mancata osservanza delle prescrizioni dell’AIA o ammenda da 5.000 a 26.000 € e arresto
dell’Autorità Competente se relativa a: fino a 2 anni
a) gestione non autorizzata di rifiuti pericolosi,
b) scarico di sostanze pericolose,
c) superamento dei limiti di emissione che determina
superamento dei limiti di qualità dell’aria,
d) utilizzo di combustibili non autorizzati.
(D.Lgs. 152/2006, art. 29-quattuordecies.4)
Modifica sostanziale di installazione senza autorizzazione arresto fino a un anno o ammenda da
(D.Lgs. 152/2006, art. 29-quattuordecies.5) 2.500 a 26.000 €
Modifica non sostanziale senza comunicazione o senza sanzione amministrativa da 1.500 a
attendere il termine dei 60 gg (D.Lgs. 152/2006, art. 29- 15.000 €
quattuordecies.6)
Mancata comunicazione di: sanzione amministrativa da 5.000 a
a) attuazione di quanto previsto dall’AIA, 52.000 €
b) incidenti o eventi imprevisti
(D.Lgs. 152/2006, art. 29-quattuordecies.7)
Mancata comunicazione dei dati delle misurazioni delle sanzione amministrativa da 2.500 a
emissioni (D.Lgs. 152/2006, art. 29-quattuordecies.8) 11.000 €

Se il ritardo è minore di 60 gg o se incompleta o inesatta sanzione amministrativa da 250 a 1.100


ma con i dati di esercizio dell’impianto (D.Lgs. 152/2006, art. €
29-quattuordecies.8)

Comunicazione con dati falsificati o alterati (D.Lgs. reclusione fino a 2 anni


152/2006, art. 29-quattuordecies.9)
Mancata comunicazione di dati relativi alla gestione di sanzione amministrativa da 15.000 a
rifiuti pericolosi (D.Lgs. 152/2006, art. 29-quattuordecies.8) 66.000 €

Comunicazione con dati falsificati o alterati (D.Lgs. reclusione fino a 2 anni


152/2006, art. 29-quattuordecies.9)

Indice Edizione n° 34 - gennaio 2020 126


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Mancata presentazione di documentazione richiesta sanzione amministrativa da 5.000 a


dall’autorità competente nell’ambito di un procedimento 26.000 €
di autorizzazione o di riesame (D.Lgs. 152/2006, art. 29-
quattuordecies.10)
Mancata presentazione di documentazione richiesta sanzione amministrativa da 10.000 a
dall’autorità competente nell’ambito di un procedimento 60.000 €
di riesame (D.Lgs. 152/2006, art. 29-octies.5)
Omessa comunicazione PRTR entro il 30 aprile (D.Lgs. sanzione amministrativa da 5.000 a
46/2014, art. 30.3) 52.000 €
Omessa rettifica della comunicazione PRTR entro il 30 sanzione amministrativa da 5.000 a
giugno (D.Lgs. 46/2014, art. 30.4) 26.000 €

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11. DANNO AMBIENTALE E DELITTI AMBIENTALI

11.1. Principali riferimenti normativi


• Decreto legislativo 3 aprile 2006, n. 152
Norme in materia ambientale.
G.U. 14 aprile 2006, n. 88 (suppl. ord. n. 96)
Parte sesta

• Legge 22 maggio 2015, n. 68


Disposizioni in materia di delitti contro l'ambiente.
G.U. 28 maggio 2015, n.122

11.2. Regolamentazione
A. Danno ambientale
Nel D.Lgs. 152/2006 il danno ambientale viene definito come ”qualsiasi deterioramento
significativo e misurabile, diretto o indiretto, di una risorsa naturale o dell’utilità assicurata da
quest’ultima”. In particolare è danno ambientale il deterioramento, in confronto alle condizioni
originarie, provocato alle specie e habitat naturali protetti, al terreno, alle acque interne e costiere. 210
In caso di pericoli, anche potenziali, per la salute umana e per l’ambiente, l’operatore deve
informare immediatamente il Comune, la Provincia, la Regione e il Prefetto. 211
Quando esiste una minaccia imminente di danno ambientale l’operatore entro 24 ore e a proprie
spese deve adottare le misure necessarie di prevenzione e di messa in sicurezza. Le misure poste in
atto devono essere precedute dalla comunicazione di cui sopra, che non appena pervenuta al
Comune, abilita l’operatore alla realizzazione degli interventi. 212 Nel caso in cui non vengano
realizzati tali interventi è il Ministero dell’Ambiente ad adottarli, salvo poi rivalersi sul responsabile
per il rimborso delle spese sostenute.
Qualora si verifichi un danno, l’operatore comunica gli aspetti pertinenti della situazione alle
autorità competenti e adotta immediatamente:
• tutte le iniziative per controllare, circoscrivere, eliminare o gestire qualsiasi fattore di danno
anche su specifiche indicazioni delle autorità;
• le necessarie misure di ripristino. 213
Una volta accertato un fatto che abbia causato un danno ambientale e il responsabile non abbia
avviato le procedure di ripristino, il Ministro dell’Ambiente, con propria ordinanza immediatamente
esecutiva ingiunge a coloro che sono risultati, in base ad istruttoria 214, responsabili del fatto il
ripristino ambientale a titolo di risarcimento.

210
D.Lgs. 152/2006, art. 300
211
D.Lgs. 152/2006, art. 301
212
D.Lgs. 152/2006, art. 304
213
D.Lgs. 152/2006, all. 3 alla parte VI
214
D.Lgs. 152/2006, art. 312

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B. Reati contro l’ambiente contenuti nel codice penale

La legge 68/2015 ha introdotto nel codice penale alcune nuove fattispecie di reato e un relativo
sistema sanzionatorio in particolare per quanto riguarda i delitti di inquinamento ambientale,
disastro ambientale, traffico e abbandono di materiale ad alta radioattività.

11.3. Scadenze
Non vi sono scadenze.
11.4. Documenti
Non vi sono documenti.

11.5. Illeciti e sanzioni

Fattispecie Sanzione
Chiunque abusivamente cagiona una compromissione Reclusione da 2 a 6 anni e multa da
o un deterioramento significativo e misurabile: 10.000 a 100.000 euro.
– delle acque o dell’aria o di porzioni estese o Quando l’inquinamento è prodotto in
significative del suolo o del sotto-suolo; un’area protetta o sottoposta a vincolo
– di un ecosistema, della biodiversità, anche agraria, paesaggistico, ambientale, storico,
della flora o della fauna. artistico, architettonico o archeologico,
(Codice penale art. 452-bis)
ovvero in danno di specie animali o
vegetali protette, la pena è aumentata.
Se da uno dei fatti deriva come
conseguenza non voluta (art. 452-ter):
• una lesione personale di durata
superiore a 20 giorni: reclusione da 2
anni e 6 mesi a 7 anni
• una lesione personale grave: reclusione
da 3 a 8 anni
• una lesione personale gravissima:
reclusione da 4 a 9 anni
• la morte: reclusione da 5 a 10 anni
• la morte o lesioni di più persone: pena
per l’ipotesi più grave aumentata fino al
triplo (non superiore a 20 anni)
In caso di condotta colposa la pena è
diminuita da un terzo a due terzi. Ulteriore
diminuzione di un terzo della pena se dalla
condotta colposa deriva un pericolo di
inquinamento ambientale (art. 452-
quinquies).

Sanzione pecuniaria da 250 a 600 quote e


sanzioni interdittive per una durata non
superiore a 1 anno.
Nella fattispecie di cui all’art. 452-
quinquies sanzione pecuniaria da 200 a
500 quote. (D.Lgs. 231/2001, art. 25-undecies)

Indice Edizione n° 34 - gennaio 2020 129


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Fattispecie Sanzione
Chiunque abusivamente cagiona un disastro Reclusione da 5 a 15 anni
ambientale. Costituiscono disastro ambientale:
Quando l’inquinamento è prodotto in
1) l’alterazione irreversibile dell’equilibrio di un un’area protetta o sottoposta a vincolo
ecosistema; paesaggistico, ambientale, storico,
artistico, architettonico o archeologico,
2) l’alterazione dell’equilibrio di un ecosistema la cui
eliminazione risulti particolarmente onerosa e ovvero in danno di specie animali o
vegetali protette, la pena è aumentata.
conseguibile solo con provvedimenti eccezionali:
In caso di condotta colposa la pena è
3) l'offesa alla pubblica incolumità in ragione della diminuita da un terzo a due terzi. Ulteriore
rilevanza del fatto per l’estensione della diminuzione di un terzo della pena se dalla
compromissione o dei suoi effetti lesivi ovvero per condotta colposa deriva un pericolo di
il numero delle persone offese o esposte a pericolo. disastro ambientale (art. 452-quinquies).
(Codice penale art. 452-quater) Sanzione pecuniaria da 400 a 800 quote e
sanzioni interdittive (D.Lgs. 231/2001, art.
25-undecies)

Chiunque abusivamente cede, acquista, riceve, Reclusione da 2 a 6 anni e multa da


trasporta, importa, esporta, procura ad altri, detiene, 10.000 a 50.000 euro.
trasferisce, abbandona o si disfa illegittimamente di
La pena è aumentata se dal fatto deriva il
materiale ad alta radioattività. (Codice penale art. 452-
sexies)
pericolo di compromissione o
deterioramento:
1) delle acque o dell’aria, o di porzioni
estese o significative del suolo o del
sottosuolo;
2) di un ecosistema, della biodiversità,
anche agraria, della flora o della fauna.
Se dal fatto deriva pericolo per la vita o
per l’incolumità delle persone, la pena è
aumentata fino alla metà.
Sanzione pecuniaria da 250 a 600 quote
(D.Lgs. 231/2001, art. 25-undecies)

Chiunque, negando l’accesso, predisponendo ostacoli Reclusione da sei mesi a 3 anni


o mutando artificiosamente lo stato dei luoghi,
impedisce, intralcia o elude l’attività di vigilanza
controllo ambientali e di sicurezza e igiene del lavoro,
ovvero ne compromette gli esiti. (Codice penale art. 452-
septies)

N.B. Le sanzione pecuniarie previste dal D.Lgs. 231/2001 sono in capo alle persone giuridiche e
sono espresse in quote il cui valore è variabile da 258 a 1.549 €. La definizione dell’importo di ogni
quota nei singoli casi è affidata alla decisione del giudice penale, che in caso di reati qualificati
come delitti può comminare anche pene interdittive.

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APPENDICE
NORMATIVA AMBIENTALE DELLA REGIONE PIEMONTE

1. ACQUA

1.1. SCARICHI IDRICI

1.1.1. Principali riferimenti normativi

• Deliberazione del Consiglio Regionale 24 maggio 1979, n. 469-3826


Determinazione delle tariffe relative ai servizi di raccolta, allontanamento, depurazione e
scarico delle acque (artt. 16 e 17 della legge 10 maggio 1976, n. 319).
B.U.R.P. 17 luglio 1979, n. 29

• Legge Regionale 26 marzo 1990, n. 13


Disciplina degli scarichi delle pubbliche fognature e degli scarichi civili (art. 14, legge 10
maggio 1976, n. 319).
B.U.R.P. 4 aprile 1990, n. 14

• Circolare del Presidente della Giunta Regionale 22 gennaio 1991, n. 2/ECO


Criteri interpretativi e di prima applicazione della legge regionale del 26 marzo 1990, n.
13: “Disciplina degli scarichi delle pubbliche fognature e degli scarichi civili”.
B.U.R.P. 30 gennaio 1991, n. 5

• Circolare del Presidente della Giunta Regionale 26 maggio 1992, n. 9/ECO


Criteri interpretativi e di indirizzo all’applicazione della Legge Regionale 26 marzo 1990,
n. 13, concernenti l’obbligo di allacciamento alle pubbliche fognature e la disciplina dei
relativi scarichi.
B.U.R.P. 3 giugno 1992, n. 23

• Legge Regionale 17 novembre 1993, n. 48


Individuazione ai sensi della legge 8 giugno 1990, n. 142, delle funzioni amministrative in
capo a Province e Comuni in materia di rilevamento, disciplina e controllo degli scarichi
delle acque di cui alla legge 10 maggio 1976 n. 319 e successive modifiche ed integrazioni.
B.U.R.P. 24 novembre 1993, n. 47

• Circolare del Presidente della Giunta Regionale 31 dicembre 1993, n. 15/TSI


Criteri interpretativi e di prima applicazione della legge regionale 17 novembre 1993, n.
48: “Individuazione ai sensi della legge 8 giugno 1990, n. 142, delle funzioni
amministrative in capo a Province e Comuni in materia di rilevamento, disciplina e
controllo degli scarichi delle acque di cui alla legge 10 maggio 1976 n. 319 e successive
modifiche ed integrazioni”.
B.U.R.P. 5 gennaio 1994, n. 1

Indice Edizione n° 34 - gennaio 2020 131


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• Legge Regionale 3 luglio 1996, n. 37


Modifiche della legge regionale 26 marzo 1990, n. 13 “Disciplina degli scarichi delle
pubbliche fognature e degli scarichi civili” e riapertura dei termini per la presentazione
delle domande di autorizzazione per talune tipologie di scarichi da insediamenti civili
equiparati agli esistenti e per gli scarichi delle pubbliche fognature.
B.U.R.P. 10 luglio 1996, n. 28

• Legge Regionale 22 dicembre 2000, n. 60


Disposizioni in materia di tasse di concessione regionale.
B.U.R.P. 28 dicembre 2000, n. 52

• Legge Regionale 29 dicembre 2000, n. 61


Disposizioni per la prima attuazione del decreto legislativo 11 maggio 1999, n. 152 in
materia di tutela delle acque.
B.U.R.P. 3 gennaio 2001, n. 1

• Circolare del presidente della Giunta regionale 5 novembre 2001, n. 10/AQA


Decreto legislativo 11 maggio 1999 n. 152. Scarichi di acque reflue domestiche provenienti
da talune tipologie di insediamenti civili considerati “esistenti” ai sensi dell’articolo 13 della
legge regionale 26 marzo 1990 n. 13.
B.U.R.P. 7 novembre 2001, n. 45

• Legge Regionale 7 aprile 2003, n. 6


Disposizioni in materia di autorizzazioni agli scarichi delle acque reflue domestiche e
modifiche alla legge regionale 30 aprile 1996, n. 22 (Ricerca, uso e tutela della acque
sotterranee).
B.U.R.P. 10 aprile 2003, n. 15

• Decreto del Presidente della Giunta Regionale 20 febbraio 2006, n. 1/R


Regolamento regionale recante: “Disciplina delle acque meteoriche di dilavamento e delle
acque di lavaggio di aree esterne (Legge regionale 29 dicembre 2000, n. 61)”.
B.U.R.P. 23 febbraio 2006, n. 8

• Deliberazione del Consiglio Regionale 13 marzo 2007, n. 117-10731


Approvazione del Piano di tutela delle acque.
BURP 3 maggio 2007, n. 18

• Circolare della Regione Piemonte 28 gennaio 2014 n. 1/AMB


Indicazioni applicative in merito al d.p.r. 13 marzo 2013, n. 59, recante “Disciplina
dell’autorizzazione unica ambientale e semplificazione di adempimenti amministrativi in
materia ambientale gravanti sulle piccole e medie imprese e sugli impianti non soggetti ad
autorizzazione integrata ambientale”.
B.U.R.P. 30 gennaio 2014, n. 5 (suppl. ord. n. 1)
• Deliberazione della Giunta Regionale 23 giugno 2015, n. 39-1625
Standardizzazione e adeguamento al quadro normativo di riferimento (Direttiva
2000/60/CE -WFD) delle azioni per la tutela delle acque. Approvazione delle "Linee guida
in merito alla omogeneizzazione delle modalità di esecuzione dei controlli sugli scarichi
industriali e derivanti dai sistemi di collettamento e depurazione delle acque reflue
urbane".
B.U.R.P. 23 luglio 2015, n. 29

Indice Edizione n° 34 - gennaio 2020 132


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• Decreto del Presidente della Giunta Regionale 6 luglio 2015, n. 5/R


Regolamento regionale recante: “Modello unico regionale per la richiesta di
autorizzazione unica ambientale”.
B.U.R.P. 9 luglio 2015, n. 27

1.1.2. Regolamentazione
A. Scarichi civili
Sono definiti scarichi civili quelli provenienti da edifici adibiti ad abitazione o allo svolgimento di
attività alberghiera, turistica, sportiva, ricreativa, culturale, scolastica, commerciale, sanitaria. Per
gli insediamenti adibiti ad attività di produzione beni e prestazione servizi sono civili gli scarichi di
servizi igienici, cucine e mense 215.
La LR 13/90 definisce i criteri per l’assimilazione degli scarichi idrici tecnologici agli scarichi di
acque reflue domestiche, limitatamente ai casi di recapito in acque superficiali.

A.1. Autorizzazioni
Gli scarichi civili in pubblica fognatura sono sempre ammessi nel rispetto dei regolamenti emanati
dal gestore dell’impianto di depurazione. Il collegamento alla pubblica fognatura è obbligatorio se
la distanza è inferiore a 100 m 216.
Gli scarichi civili originati da imprese e che non recapitano in pubblica fognatura debbono essere
autorizzati tramite autorizzazione unica ambientale.
Sono sempre ammessi in acque superficiali, mentre sul suolo e nel sottosuolo debbono essere
inferiori a 25 m3/giorno, ovvero provenienti da insediamenti di consistenza inferiore a 50 vani e
5000 m3, o con capienza inferiore a 100 posti letto o addetti, nel rispetto delle prescrizioni tecniche
della delibera del Comitato dei Ministri del 4 febbraio 1977 217.
L’Autorità competente per gli scarichi provenienti da insediamenti adibiti ad attività di produzione
di beni e di servizi è la Provincia, negli altri casi il Comune.

A.2. Limiti di accettabilità


I limiti di accettabilità per gli scarichi civili in acque superficiali sono stabiliti dalla L.R. 13/1990.

B. Misuratori di portata
Il Piano di tutela delle acque impone l'installazione di misuratori di portata sugli scarichi di acque
reflue industriali recapitanti in acque superficiali con volume medio annuo superiore a 100.000
m3. 218

215
L.R. 13/1990, art. 14.2.
216
L.R. 13/1990, art. 8.2.
217
L.R. 13/1990, artt. 16-17.
218
D.C.R. 117-10731/2007, art. 28.

Indice Edizione n° 34 - gennaio 2020 133


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C. Denuncia degli scarichi in pubblica fognatura


I volumi scaricati in pubblica fognatura debbono essere denunciati entro il 31 marzo di ciascun
anno 219. Sono esentati gli scarichi civili se l’acqua è stata approvvigionata da pubblico acquedotto.

D. Acque pluviali 220


Lo scarico di acque pluviali di dilavamento effettuato attraverso condotte separate che recapitano in
acque superficiali o sul suolo è sottoposto agli eventuali trattamenti che saranno definiti dai
regolamenti edilizi comunali sulla base di specifiche direttive regionali.
Norme specifiche sono definite per le acque di prima pioggia e di lavaggio provenienti da:
• attività IPPC;
• attività di distribuzione del carburante;
• stabilimenti di lavorazione di oli minerali non IPPC e i relativi depositi per uso
commerciale;
• i centri di raccolta, deposito e trattamento di veicoli fuori uso;
• i depositi, i centri di raccolta, trattamento e trasformazione dei rifiuti e le discariche non
rientranti nelle attività IPPC;
• le aree intermodali destinate all’interscambio di merci e materiali.
I gestori di queste attività/impianti devono predisporre un apposito piano di prevenzione e gestione
secondo lo schema allegato al regolamento ed inviarlo alle autorità competenti per approvazione.

E. Tassa di concessione regionale


Non è applicata la tassa di concessione regionale per le autorizzazioni per scarichi di acque di
rifiuto in acque pubbliche, o comunque con esse collegate.

1.1.3. Scadenze

Fattispecie Data Enti competenti


Denuncia degli scarichi idrici in pubblica 31/03 Ente gestore del servizio di
fognatura (D.C.R. 469/1979, all. D) depurazione

1.1.4. Documenti

Fattispecie Documenti richiesti


Scarico civile in acque superficiali, sul suolo o nel autorizzazione provinciale o comunale
sottosuolo (possibile autorizzazione tacita se
domanda presentata entro il
19/10/1990), ovvero AUA

219
D.C.R. 469/1979, all. D.
220
D.P.G.R. 1/R/2006.

Indice Edizione n° 34 - gennaio 2020 134


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Scarico in pubblica fognatura di scarichi industriali o denuncia annuale


di scarichi civili di acqua approvvigionata in modo
autonomo

1.1.5. Illeciti e sanzioni

Fattispecie Sanzione
Scarico indiretto sul suolo (L.R. 59/1995, art. 38) sanzione amministrativa da 2.582 a
10.329 €

Indice Edizione n° 34 - gennaio 2020 135


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1.2. APPROVVIGIONAMENTO DI ACQUA AL DI FUORI DEI PUBBLICI SERVIZI

1.2.1. Principali riferimenti normativi

• Legge Regionale 5 dicembre 1977, n. 56


Tutela ed uso del suolo.
B.U.R.P. 24 dicembre 1977, n. 53

• Circolare del Presidente della Giunta Regionale 28 febbraio 1994, n. 9/TSI


Modalità per la denuncia dei pozzi esistenti ai sensi dell’art. 10 del decreto legislativo 12
luglio 1993, n. 275.
B.U.R.P. 2 marzo 1994, n. 9

• Legge Regionale 30 aprile 1996, n. 22


Ricerca, uso e tutela delle acque sotterranee.
B.U.R.P. 8 maggio 1996, n. 1

• Legge Regionale 29 novembre 1996, n. 88


Disposizioni in materia di piccole derivazioni di acqua pubblica.
B.U.R.P. 11 dicembre 1996, n. 50

• Legge Regionale 9 agosto 1999, n. 22


Norme per la standardizzazione delle informazioni sulle opere connesse all'uso dell'acqua e
riapertura dei termini per la presentazione delle domande di rinnovo delle utenze di acqua
pubblica prorogate dalla legge regionale 29 novembre 1996, n. 88.
B.U.R.P. 11 agosto 1999, n. 32

• Legge Regionale 29 dicembre 2000, n. 61


Disposizioni per la prima attuazione del decreto legislativo 11 maggio 1999, n. 152 in
materia di tutela delle acque.
B.U.R.P. 3 gennaio 2001, n. 1

• Circolare del Presidente della Giunta Regionale 7 aprile 2000, n. 3/LAP


Articolo 11 della legge regionale 30 aprile 1996, n. 22 " Ricerca, uso e tutela delle acque
sotterranee". Adempimenti relativi alle domande di riconoscimento o concessione delle
preesistenti utenze di acque sotterranee per usi diversi da quelli domestici.
B.U.R.P. 12 aprile 2000, n. 15

• Decreto del Presidente della Giunta Regionale 5 marzo 2001, n. 4/R


Regolamento regionale recante: “Disciplina dei procedimenti di concessione preferenziale e
di riconoscimento delle utilizzazioni di acque che hanno assunto natura pubblica”.
B.U.R.P. 7 marzo 2001, n. 10

• Circolare del Presidente della Giunta Regionale 9 aprile 2001, n. 4/LAP


Decreto Legislativo 31 marzo 1998 n. 112 e legge regionale 26 aprile 2000 n. 44. Prime
indicazioni operative in ordine ai procedimenti di concessione di derivazione di acqua
pubblica e alle modalità di quantificazione del canone.
B.U.R.P. 18 aprile 2001, n. 16

Indice Edizione n° 34 - gennaio 2020 136


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• Legge regionale 5 agosto 2002, n. 20


Legge Finanziaria per l’anno 2002.
B.U.R.P. 8 agosto 2002, n. 32 (suppl. ord. n. 1)

• Decreto del Presidente della Giunta Regionale 29 luglio 2003, n. 10/R


Regolamento regionale recante: “Disciplina dei procedimenti di concessione di derivazione
di acqua pubblica (Legge regionale 29 dicembre 2000, n. 61)”.
B.U.R.P. 31 luglio 2003, n. 31 (suppl. ord. n. 2)

• Decreto del Presidente della Giunta Regionale 23 febbraio 2004, n. 1/R


Regolamento regionale recante: “Modifiche al regolamento regionale 5 marzo 2001, n. 4/R
(Disciplina dei procedimenti di concessione preferenziale e di riconoscimento delle
utilizzazioni di acque che hanno assunto natura pubblica)”.
B.U.R.P. 27 febbraio 2004, n. 8 (suppl. ord. n. 2)

• Decreto del Presidente della Giunta Regionale 6 dicembre 2004, n. 15/R.


Regolamento regionale recante: “Disciplina dei canoni regionali per l’uso di acqua
pubblica (Legge regionale 5 agosto 2002, n. 20) e modifiche al regolamento regionale 29
luglio 2003, n. 10/r (Disciplina dei procedimenti di concessione di derivazione di acqua
pubblica).”
B.U.R.P. 9 dicembre 2004, n. 49

• Decreto del Presidente della Giunta Regionale 10 ottobre 2005, n. 6/R


Regolamento regionale recante: “Misura dei canoni regionali per l’uso di acqua pubblica
(Legge regionale 5 agosto 2002, n. 20) e modifiche al regolamento regionale 6 dicembre
2004, n. 15/R (Disciplina dei canoni regionali per l’uso di acqua pubblica)”.
B.U.R.P. 9 febbraio 2006, n. 6 (suppl. ord. n. 1)

• Deliberazione del Consiglio Regionale 13 marzo 2007, n. 117-10731


Approvazione del Piano di tutela delle acque.
B.U.R.P. 3 maggio 2007, n. 18

• Decreto della Presidente della Giunta Regionale 25 giugno 2007, n. 7/R


Regolamento regionale recante: “Prima definizione degli obblighi concernenti la
misurazione dei prelievi e delle restituzioni di acqua pubblica (Legge regionale 29
dicembre 2000, n. 61).”.
B.U.R.P. 28 giugno 2007, n. 26

• Decreto della Presidente della Giunta Regionale 17 luglio 2007, n. 8/R


Regolamento regionale recante: “Disposizioni per la prima attuazione delle norme in
materia di deflusso minimo vitale (Legge regionale 29 dicembre 2000, n. 61).”.
B.U.R.P. 19 luglio 2007, n. 29

• Legge Regionale 27 gennaio 2009, n. 3


Disposizioni collegate alla manovra finanziaria per l’anno 2008 in materia di tutela
dell’ambiente.
B.U.R.P. 29 gennaio 2009, n. 4 (suppl. ord. n. 1)

• Decreto del Presidente della Giunta Regionale 27 dicembre 2010, n. 22/R


Regolamento regionale recante: ”Ulteriore proroga dei termini per l’installazione dei
misuratori di portata di cui all’articolo 6 del regolamento regionale 25 giugno 2007, n. 7/R
Indice Edizione n° 34 - gennaio 2020 137
UI Torino – AMBIENTE

(Prima definizione degli obblighi concernenti la misurazione dei prelievi e delle


restituzioni di acqua pubblica ‘Legge regionale 29 dicembre 2000, n. 61’)”.
B.U.R.P. 29 dicembre 2010, n. 51 (suppl. ord. n. 1)

• Deliberazione della Giunta Regionale 28 febbraio 2011, n. 80-1651


Linee guida per la redazione del programma di rilascio del deflusso minimo vitale ai sensi
dell'articolo 7 del regolamento regionale 17 luglio 2007 n. 8/R. (rilascio da invasi artificiali)
B.U.R.P. 24 marzo 2011, n. 12

• Deliberazione della Giunta Regionale 25 novembre 2013, n. 35-6747


Modalità di invio delle schede relative alle portate ed ai volumi prelevati e restituiti ai sensi
dell'articolo 13 del regolamento n. 7/R del 25/06/2007 (Prima definizione degli obblighi
concernenti la misurazione dei prelievi e delle restituzioni di acqua pubblica. Legge
regionale 29/12/2000, n. 61).
B.U.R.P. 12 dicembre 2013, n. 50

• Deliberazione del Consiglio Regionale 20 settembre 2016, n. 163-30468


Disposizioni in materia di miglioramento dei pozzi irrigui e modificazioni del piano
regionale di tutela delle acque del 2007.
B.U.R.P. 6 ottobre 2016, n. 40

• Decreto del Presidente della Giunta Regionale 24 novembre 2017, n. 12/R


Regolamento regionale recante: “Modifiche al regolamento regionale 6 dicembre 2004, n.
15/R e al regolamento regionale 10 ottobre 2005, n. 6/R in materia di canoni per uso di
acqua pubblica”.
B.U.R.P. 30 novembre 2017, n. 48 (suppl. ord. n. 3)

• Deliberazione della Giunta Regionale 2 febbraio 2018, n. 12-6441


Aree di ricarica degli acquiferi profondi - Disciplina regionale ai sensi dell'articolo 24,
comma6 delle Norme di piano del Piano di Tutela delle Acque approvato con D.C.R. n.
117-10731 del 13 marzo 2017.
B.U.R.P. 8 febbraio 2018, n. 6

• Determinazione Dirigenziale 28 ottobre 2019, n. 519


Aggiornamento canone demaniale per uso di acqua pubblica con riferimento all’anno 2020.
B.U.R.P. 19 dicembre 2019, n. 51

1.2.2. Regolamentazione

A. Utilizzo delle acque pubbliche


Sono soggette a concessione tutte le acque pubbliche superficiale e sotterranee con alcune limitate
esclusioni. 221
I possibili usi delle acque pubbliche sono definiti dal regolamento 10/R.
L’autorità concedente, tenuto conto dell’uso prevalente, determina la specie e la durata di ciascuna
concessione. La durata della concessione finalizzata alla produzione di beni e servizi non può
eccedere i 15 anni.

221
D.P.G.R. 10/R/2003, art. 2

Indice Edizione n° 34 - gennaio 2020 138


UI Torino – AMBIENTE

Le quantità di acqua derivabili e le condizioni a cui è soggetta la derivazione sono contenute nel
disciplinare di concessione.
La competenza amministrativa per tutte le derivazioni è attribuita alla Provincia.

B. Acque sotterranee
Le acque sotterranee sono distinte in acque sorgive, falde freatiche e falde profonde 222.
L’estrazione delle acque da falde profonde è riservata all’uso potabile, salvo il permesso
temporaneo di altri usi per carenza di fonti alternative 223.
È vietata la costruzione di opere che consentano la comunicazione tra le falde profonde e la falda
freatica 224.
La domanda per la concessione di derivazione è comprensiva della richiesta di autorizzazione alla
ricerca dell’acqua. L’autorizzazione alla ricerca ha durata massima di 1 anno 225, prorogabile una
volta sola di 6 mesi. La trivellazione di pozzi è inoltre soggetta ad autorizzazione del Sindaco 226:
decorsi 60 gg dalla domanda si può dare inizio ai lavori dando comunicazione dell'inizio allo stesso
Sindaco.
In caso di prelievo di acqua da falda profonda per uso diverso da quello potabile la concessione è
rilasciata in via precaria per un massimo di 10 anni, eventualmente rinnovabili in caso di mancanza
di alternative.
La concessione per pozzi finestrati sia in falda freatica che nelle falde sottostanti è rilasciata per un
massimo di 3 anni, entro i quali devono essere eseguiti lavori atti a limitare l’emungimento da un
solo tipo di falda.
Le attività di ricondizionamento o chiusura dei pozzi esistenti che consentono la comunicazione tra
la falda freatica e le sottostanti falde profonde dovranno essere completate entro il 31 dicembre
2021, con riferimento all’intero territorio regionale 227.
Per la sostituzione di pozzi non più utilizzabili con nuovi pozzi aventi le stesse caratteristiche e
realizzati nelle immediate vicinanze è prevista una procedura semplificata, basata su semplice
comunicazione. La stessa procedura è utilizzabile per realizzare un pozzo integrativo qualora le
opere di ricondizionamento richieste dalla vigente normativa ne abbiano determinato una riduzione
della portata 228.

C. Misurazione dei prelievi 229


Al di sopra di determinate soglie di prelievo, fatte salve eventuali diverse richieste motivate da parte
dell’autorità competente, è obbligatoria l’installazione, sulla base di un apposito calendario, di
determinati strumenti di misura e di registrazione delle portate e dei volumi prelevati e restituiti 230.
In questo caso le letture dei misuratori devono essere annotate mensilmente in un apposito

222
L.R. 22/1996, art. 2.1.
223
L.R. 22/1996, art. 4.
224
L.R. 22/1996, art. 2.6.
225
L.R. 22/1996, art. 7.8.
226
L.R. 56/1977, art. 56.
227
D.C.R. 163-30468/2016, lettera a)
228
D.P.G.R. 10/R/2003, art. 27-bis
229
Reg. 7/R/2007.
230
Reg. 7/R/2007 all. B.

Indice Edizione n° 34 - gennaio 2020 139


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registro 231 e comunicate annualmente all’ autorità competente entro il 31 gennaio tramite il sistema
“Web misuratori” disponibile sul portale “Sistema Piemonte”.

D. Minimo deflusso vitale (DMV) 232


Le derivazioni da corsi d’acqua naturali e da sorgenti debbono consentire una portata minima
istantanea a valle del prelievo, denominata Minimo Deflusso Vitale (DMV). Si distinguono il DMV
di base, applicato a tutti i prelievi e determinato come da allegato A al Reg. 8/R/2007, e il DMV
ambientale, applicato ai corsi d’acqua significativi individuati dal Piano regionale di tutela delle
acque. Per le sorgenti il DMV di prelievi esistenti è stabilito nel 10% della portata istantanea. I
prelievi definiti esistenti devono adeguarsi alle nuove disposizioni secondo le scadenze indicate.

E. Canoni 233
I canoni per l’uso di acque pubbliche sono dovuti per anno solare e sono versati anticipatamente
entro il 31 gennaio di ciascun anno. La prima annualità del canone di concessione è versata entro 45
giorni dal ricevimento dalla relativa richiesta. Gli importi unitari e i valori minimi sono stabiliti e
aggiornati dalla Regione. È prevista una riduzione del 15% per le imprese con sistemi di gestione
ambientale EMAS o ISO 14001. La triplicazione del canone per i prelievi di acqua destinata al
consumo umano ma diversamente utilizzata decorre dal 1° gennaio 2015.

1.2.3. Scadenze

Fattispecie Data Enti competenti


Versamento dei canoni per l’uso di acque 31/01 Regione
pubbliche (L.R. 20/2002 art. 12.1)
Dichiarazione annuale dei dati di prelievo e 31/01 Autorità competente
di restituzione (prelievi soggetti ai sensi del
Reg. 7/R/2007)
Termine ultimo per il ricondizionamento o 31/12/2021
chiusura dei pozzi esistenti che consentono
la comunicazione tra la falda freatica e falde
profonde
Trasmissione relazione di calcolo DMV di 03/08/2008 Provincia
base per prelievi esistenti (Reg. 8/R/2007, art.
11.2)
Rilascio DMV di base da prelievi esistenti 31/12/2008
(Reg. 8/R/2007, art. 11.1)
Adeguamento opere di presa da prelievi 31/12/2010
esistenti ai fini DMV di base (Reg. 8/R/2007,
art. 11.2)
Integrazione DMV di base con 50% di 2 anni da entrata
fattori correttivi per prelievi esistenti in vigore misure
soggetti a DMV ambientale (Reg. 8/R/2007, art. di area
11.5)

231
Reg. 7/R/2007 all. C.
232
Reg. 8/R/2007.
233
Reg. 15/R/2004, Reg. 6/R/2005.

Indice Edizione n° 34 - gennaio 2020 140


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Integrazione DMV di base con 100% di 5 anni da entrata


fattori correttivi per prelievi esistenti in vigore misure
soggetti a DMV ambientale (Reg. 8/R/2007, art. di area
11.5)

Scadenze relative all’installazione degli strumenti di misura e registrazione delle portate, nonché dei
volumi prelevati e restituiti:

Prelievo/restituzione Portate/Volumi Scadenza


portata massima uguale o
superiore a 5.000 litri al
incidenti sulle aste
secondo o volume superiore a 1° luglio 2012
fluviali del gruppo
100.000.000 di metri cubi
A (*)
all’anno
captazioni da corpi idrici restanti prelievi 1° luglio 2015
superficiali naturali e da se di portata massima uguale
invasi e restituzioni in o superiore a 3.000 litri al
corpi idrici superficiali di ricadenti nei secondo o di volume di
1° luglio 2012
portata massima uguale o sottobacini del prelievo superiore a
superiore a 100 litri al gruppo B (*) 50.000.000 di metri cubi
secondo o di volume di all’anno
prelievo uguale o restanti prelievi 1° luglio 2015
superiore a 2.000.000 di se di portata massima
metri cubi all’anno superiore o uguale a 1.000
ricadenti nei litri al secondo o di volume di
1° luglio 2012
sottobacini del prelievo superiore a
gruppo C (*) 20.000.000 di metri cubi
all’anno
restanti prelievi 1° luglio 2015
da acque volume di prelievo uguale o
sotterranee di falda superiore a 2.000.000 di metri 1° luglio 2012
freatica con cubi all’anno
volume di prelievo
uguale o superiore
restanti prelievi 1° luglio 2013
a 1.000.000 di
captazioni tramite pozzo o metri cubi all’anno
i campi-pozzi da acque volume di prelievo uguale o
sotterranee di falde superiore a 1.000.000 di metri 1° luglio 2012
profonde con cubi all’anno
volume di prelievo
uguale o superiore
restanti prelievi 1° luglio 2013
a 500.000 di metri
cubi all’anno
volume di prelievo uguale o
prelievi di acque di sorgente con volume uguale superiore a 1.000.000 di metri 1° luglio 2012
o superiore a 200.000 di metri cubi all’anno cubi all’anno
restanti prelievi 1° luglio 2013
volume di prelievo uguale o
prelievi da trincee drenanti con volume uguale o
superiore a 2.000.000 di metri 1° luglio 2012
superiore a 1.000.000 di metri cubi all’anno
cubi all’anno
Indice Edizione n° 34 - gennaio 2020 141
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Prelievo/restituzione Portate/Volumi Scadenza


restanti prelievi 1° luglio 2013
(*) Le aste fluviali e i sottobacini sono indicati nell’allegato A al Regolamento 7/R/2007

1.2.4. Documenti

Fattispecie Documenti richiesti


Derivazione di acque pubbliche oltre le soglie di cui • Registro delle misure
al Reg. 7/R/2007 • Dichiarazioni annuali

1.2.5. Illeciti e sanzioni

Fattispecie Sanzione
Uso domestico eccedente i quantitativi previsti (L.R. 3/2009 sanzione amministrativa da 50 euro a
art. 7.1.a) 250 euro
[ridotta a un quinto in caso di
particolare tenuità]
Violazione delle prescrizioni concernenti l’installazione e sanzione amministrativa da 1.500
la manutenzione dei dispositivi per la misurazione delle euro a 6.000 euro
portate e dei volumi o l’obbligo di trasmissione del risultati [ridotta a un quinto in caso di
delle misurazioni (L.R. 3/2009 art. 7.1.b) particolare tenuità]

Inosservanza totale o parziale, da parte del concessionario, sanzione amministrativa da 2.000


dell’obbligo di rilascio a valle dell’opera di presa del euro a 20.000 euro
deflusso minimo vitale (L.R. 3/2009 art. 7.1.c) [ridotta a un quinto in caso di
particolare tenuità]
Inosservanza delle prescrizioni sancite dal disciplinare di sanzione amministrativa da 2.500
concessione, dalla licenza di attingimento o euro a 10.000 euro
dall’autorizzazione alla ricerca di acque sotterranee (L.R. [ridotta a un quinto in caso di
3/2009 art. 7.1.d)
particolare tenuità]
Inosservanza agli obblighi di ripristino dei luoghi e di sanzione amministrativa da 3.000
rimozione delle opere della derivazione derivanti dalla euro a 10.000 euro
cessazione dell’utenza (L.R. 3/2009 art. 7.1.e) [ridotta a un quinto in caso di
particolare tenuità]
Costruzione o variazione delle opere di raccolta, sanzione amministrativa da 3.000
regolazione, estrazione, derivazione, condotta, uso e euro a 20.000 euro
restituzione dell’acqua in assenza o in difformità della [ridotta a un quinto in caso di
autorizzazioni previste (L.R. 3/2009 art. 7.1.f) particolare tenuità]

Indice Edizione n° 34 - gennaio 2020 142


UI Torino – AMBIENTE

Esercizio di una derivazione o di una utilizzazione di acqua sanzione amministrativa da 3.000


pubblica senza un provvedimento autorizzativo, o euro a 30.000 euro
concessorio dell’autorità concedente (L.R. 3/2009 art. 7.1.g e [ridotta a un quinto in caso di
7.3)
particolare tenuità]
oltre che della sanzione di cui sopra,
di una somma pari ai canoni non
corrisposti.

Inosservanza delle norma in materia di utilizzazione sanzione amministrativa da 600 euro a


agronomica (L.R. 3/2009 art. 7.4) 6.000 euro
Costruzione di opere che consentano comunicazione tra le sanzione amministrativa da 3.000
falde profonde e la falda freatica (L.R. 3/2009 art. 7.5) euro a 20.000 euro

Indice Edizione n° 34 - gennaio 2020 143


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2. RIFIUTI

2.1. Principali riferimenti normativi

• Circolare del Presidente della Giunta Regionale del 27 marzo 1990 n. 6/ECO
Criteri generali per la regolamentazione dell’attività di smaltimento di batterie esauste al
piombo.
B.U.R.P. 4 aprile 1998, n. 14

• Circolare del Presidente della Giunta Regionale dell’1 luglio 1992 n. 17/ECO
Smaltimento rifiuti - Criteri per l’assimilabilità di rifiuti speciali a rifiuti inerti ai fini del
collocamento in discarica 2A - Criteri per la collocabilità di rifiuti speciali in discarica di I
categoria come agente coprente o infrastrato - Possibilità di riutilizzo di residui quali scorie
o ceneri o terre o sabbie o polveri o materiali sterili di laveria provenienti, ad esempio, da
fonderie, processi di combustione, di sbavatura e sabbiatura, di lucidatura - Smaltimento
di rifiuti contenenti amianto.
B.U.R.P. 8 luglio 1992, n. 28

• Deliberazione della Giunta Regionale 28 marzo 1994, n. 18-33245


Criteri e modalità di presentazione e di utilizzo delle garanzie finanziarie previste per
l’esercizio dell’attività di stoccaggio provvisorio e trattamento di rifiuti tossici e nocivi e
depositi di accumulatori al piombo esausti non destinati al riutilizzo.
B.U.R.P. 27 aprile 1994, n. 17

• Deliberazione della Giunta Regionale 9 ottobre 1995, n. 35-1966


Criteri di collocazione in discarica 2A di rifiuti speciali assimilabili agli inerti.
B.U.R.P. 8 novembre 1995, n. 45

• Deliberazione della Giunta Regionale 9 ottobre 1995, n. 34-1965


Criteri relativi allo smaltimento o al riutilizzo di rifiuti contenenti amianto.
B.U.R.P. 8 novembre 1995, n. 45

• Deliberazione della Giunta Regionale 6 dicembre 1995, n. 2-4446


Legge regionale 13 aprile 1995, n. 59. Procedure amministrative - Art. 28. Deleghe alle
Province in materia di smaltimento rifiuti - Criteri generali.
B.U.R.P. 17 gennaio 1996, n. 3

• Legge Regionale 3 luglio 1996, n. 39


Tributo speciale per il deposito in discarica dei rifiuti solidi - Attuazione della legge 28
dicembre 1995, n. 549 - Delega alle Province.
B.U.R.P. 10 luglio 1996, n. 28 (suppl.)

• Deliberazione del Consiglio Regionale 30 luglio 1997, n. 436-11546


Piano regionale di gestione dei rifiuti.
B.U.R.P. 29 settembre 1997, n. 38 (suppl.)

Indice Edizione n° 34 - gennaio 2020 144


UI Torino – AMBIENTE

• Deliberazione della Giunta Regionale 2 giugno 1997, n. 122-19675


Prime indicazioni e disposizioni regionali sulla gestione dei rifiuti in applicazione al decreto
legislativo n. 22/97.
B.U.R.P. 25 giugno 1997, n. 25

• Deliberazione della Giunta Regionale 11 maggio 1998, n. 29-24570


L.r. 59/95, ulteriori indicazioni sull’applicazione del D.Lgs 22/97 e successive modifiche e
integrazioni.
B.U.R.P. 27 maggio 1998, n. 21

• Deliberazione della Giunta Regionale 8 giugno 1998, n. 26-24772


Contenuto relazione tecnica da allegare alla domanda di comunicazione per le operazioni
di recupero di rifiuto di cui agli articoli 31 e 33 D.Lgs. 22/97.
B.U.R.P. 15 luglio 1998, n. 28

• Deliberazione della Giunta Regionale 19 ottobre 1998, n. 26-25685


Disposizioni tecniche e procedurali per la corretta gestione dei contenitori vuoti di prodotti
fitosanitari.
B.U.R.P. 11 novembre 1998, n. 45

• Deliberazione della Giunta Regionale 16 novembre 1998, n. 79-25989


Criteri e modalità di presentazione e di verifica delle garanzie finanziarie previste per
l’esercizio dell’attività di spedizioni transfrontaliere dei rifiuti.
B.U.R.P. 16 dicembre 1998, n. 50

• Deliberazione della Giunta Regionale 12 giugno 2000, n. 20-192


Criteri e modalità di presentazione e di utilizzo delle garanzie finanziarie previste per le
operazioni di smaltimento e recupero dei rifiuti di cui al D.Lgs. n. 22/97".
B.U.R.P. 28 giugno 2000, n. 26

• Deliberazione della Giunta Regionale 31 luglio 2000, n. 24-611


D.G.R. n. 20-192 del 12 giugno 2000. "Criteri e modalità di presentazione e di utilizzo delle
garanzie finanziarie previste per le operazioni di smaltimento e recupero dei rifiuti di cui al
D.Lgs. n. 22/97". Proroga dei termini e ulteriori disposizioni.
B.U.R.P. 9 agosto 2000, n. 32
• Deliberazione della Giunta Regionale 19 marzo 2001, n. 44-2493
Garanzie finanziarie previste per le operazioni di smaltimento e recupero dei rifiuti di cui
al D.Lgs. n. 22/97. Modifiche ed integrazioni alle D.G.R. n. 20-192 del 12 giugno 2000 e
D.G.R. n. 24-611 del 31 luglio 2000.
B.U.R.P. 28 marzo 2001, n. 13

• Deliberazione della Giunta Regionale 9 luglio 2001, n. 14-3435


Art. 5 della L.R. n. 39 del 3/7/96 – Tributo Speciale per il deposito in discarica dei rifiuti
solidi – Approvazione dello schema tipo di dichiarazione variato ai sensi dell’art. 1 della
L.R. 29 agosto 2000, n. 48.
B.U.R.P. 1 agosto 2001, n. 31

• Deliberazione della Giunta Regionale 1 agosto 2003, n. 104-10270


Linee guida per l’applicazione del regolamento CE 1774/2002 recante norme sanitarie
relative ai sottoprodotti di origine animale non destinati al consumo umano.
B.U.R.P. 14 agosto 2003, n. 33
Indice Edizione n° 34 - gennaio 2020 145
UI Torino – AMBIENTE

• Deliberazione della Giunta Regionale 1 agosto 2003, n. 86-10252


Indirizzi regionali per l’applicazione del decreto legislativo 13 gennaio 2003, n. 36
“Attuazione della direttiva 1999/31/CE relativa alle discariche di rifiuti” e del decreto
ministeriale 13 marzo 2003.
B.U.R.P. 25 settembre 2003, n. 39

• Ordinanza del Presidente della Regione Piemonte 22 dicembre 2003, n. 1/22


Disposizioni in merito alle prestazioni delle garanzie finanziarie per le discariche riferite
alla fase di gestione successiva alla chiusura.
B.U.R.P. 22 gennaio 2004, n. 3

• D.G.R. 16 febbraio 2004, n. 53-11769


Indirizzi regionali per l’applicazione del decreto legislativo 24 giugno 2003, n. 209
“Attuazione della direttiva 2000/53/CE relativa ai veicoli fuori uso” e individuazione degli
oneri per lo svolgimento dei controlli e delle prestazioni effettuate da parte dei pubblici
uffici in attuazione del suddetto decreto.
B.U.R.P. 19 febbraio 2004, n. 7 (suppl. ord. n. 2)

• Circolare del Presidente della Giunta regionale 21 giugno 2004, n. 2/AQA


D.Lgs. n. 36/2003. Prestazione delle garanzie finanziarie per la gestione successiva alla
chiusura delle discariche.
B.U.R.P. 28 giugno 2004, n. 25, (suppl. ord. n. 1)

• Deliberazione della Giunta Regionale 14 febbraio 2005, n. 47-14763


Legge Regionale 24 ottobre 2002, n. 24. Criteri di assimilazione, per qualità e quantità, dei
rifiuti speciali non pericolosi ai rifiuti urbani.
B.U.R.P. 24 febbraio 2005, n. 8

• Deliberazione della Giunta Regionale 23 ottobre 2006, n. 12-4088


Tributo speciale per il deposito in discarica dei rifiuti. Approvazione dello schema tipo di
dichiarazione annuale aggiornato in conformità delle nuove disposizioni recate dal
combinato disposto di cui all’articolo 26 della legge 18 aprile 2005, n. 62, ed all’articolo 5,
della legge regionale 21 aprile 2006, n. 14.
B.U.R.P. 16 novembre 2006, n. 46

• Deliberazione della Giunta Regionale 15 giugno 2009, n. 23-11602


Applicazione del decreto legislativo 36/2003 e del DM 3/8/05 riguardo l'ammissibilità dei
rifiuti speciali non pericolosi conferiti in impianti di discarica per rifiuti non pericolosi.
B.U.R.P. 18 giugno 2009, n. 24

• Deliberazione della Giunta Regionale 15 giugno 2009, n. 12-11591


LL.RR. 69/1978 e 44/2000. Aggiornamento delle linee guida per gli interventi di recupero
ambientale di siti di cava, relative anche all'aspetto economico della cauzione o polizza
fidejussoria a garanzia degli interventi di recupero, anno 2009, e approvazione documento
applicativo relativo al decreto legislativo 117/2008, in relazione alla l.r. 69/1978, per le cave
e per le miniere.
B.U.R.P. 18 Giugno 2009, n. 24

Indice Edizione n° 34 - gennaio 2020 146


UI Torino – AMBIENTE

• D.G.R. 18 ottobre 2011, n.37-2766


Legge regionale 18 febbraio 2010 n 5 "Norme sulla protezione dai rischi da esposizione a
radiazioni ionizzanti". Modalita' di effettuazione della sorveglianza.
B.U.R.P. 10 novembre 2011, n. 45

• Circolare della Regione Piemonte 28 gennaio 2014 n. 1/AMB


Indicazioni applicative in merito al d.p.r. 13 marzo 2013, n. 59, recante “Disciplina
dell’autorizzazione unica ambientale e semplificazione di adempimenti amministrativi in
materia ambientale gravanti sulle piccole e medie imprese e sugli impianti non soggetti ad
autorizzazione integrata ambientale”.
B.U.R.P. 30 gennaio 2014, n. 5 (suppl. ord. n. 1)

• D.G.R. 5 ottobre 2015, n.23-2193


Linee guida per la classificazione del digestato come sottoprodotto ai sensi dell'articolo 184
bis, comma 1 del decreto legislativo 3 aprile 2006 n. 152, recante norme in materia
ambientale, e per la sua utilizzazione agronomica.
B.U.R.P. 8 ottobre 2015, n. 40

• Legge regionale 10 gennaio 2018, n. 1.


Norme in materia di gestione dei rifiuti e servizio di gestione integrata dei rifiuti urbani e
modifiche alle leggi regionali 26 aprile 2000, n. 44 e 24 maggio 2012, n. 7.
B.U.R.P. 11 gennaio 2018, n. 2 (suppl. ord. n. 3)
Art. 15, tributo per conferimento rifiuti in discarica

• Decreto del Presidente della Giunta regionale 18 marzo 2019, n. 3/R


Regolamento regionale recante: ”Disciplina degli adempimenti in materia di tributo
speciale per il deposito in discarica dei rifiuti (articoli 15, comma 3 e 16 della legge
regionale 10 gennaio 2018, n. 1)”.
B.U.R.P. 21 marzo 2019, n. 12, (suppl. ord. n. 3)

2.2. Regolamentazione

A. Sistema regionale per lo smaltimento dei rifiuti


La disciplina regionale, basata sulla L.R. 24/2002, definisce le competenze e le modalità con le
quali deve essere realizzato ed organizzato il sistema per la raccolta e la gestione dei rifiuti urbani,
ospedalieri, inerti e speciali.
Per lo smaltimento dei rifiuti di origine animale provenienti da allevamenti e industrie alimentari è
istituito un consorzio obbligatorio.

B. Attuazione della normativa statale


Sono forniti indirizzi interpretativi per l’applicazione della normativa statale, stabilendo, tra l’altro,
la non applicabilità della definizione di rifiuto a:
• scarti dell’industria alimentare riutilizzati a fronte di specifiche norme igienico-sanitarie;
• scarti industriali riutilizzati all’interno di imprese appartenenti al medesimo comparto, come
individuato dai codici ISTAT;
• materiali di scavo non pericolosi.

Indice Edizione n° 34 - gennaio 2020 147


UI Torino – AMBIENTE

Sono inoltre forniti criteri quali-quantitativi per l’assimilazione ad urbani di rifiuti speciali 234.
La Regione Piemonte ha definito con una specifica deliberazione i criteri relativi all'ammissibilità'
dei rifiuti speciali non pericolosi conferiti in impianti di discarica per rifiuti non pericolosi.

C. Norme tecniche
È previsto l’uso di circolari per definire prescrizioni e criteri tecnici per la gestione di particolari
tipologie di rifiuto.

D. Garanzie finanziarie
Sono definiti i criteri e le modalità di presentazione delle garanzie finanziarie previste per le
operazioni di smaltimento e recupero dei rifiuti 235.

E. Tributi
I gestori degli delle discariche sono tenuti a versare alla Regione Piemonte un tributo in ragione
della quantità e della tipologia di rifiuti smaltiti. 236

2.3. Scadenze

Vedi norme nazionali

2.4. Documenti

Vedi norme nazionali

2.5. Illeciti e sanzioni

Fattispecie Sanzione
Mancato osservanza degli obblighi e dei divieti della L.R. sanzione amministrativa da 2.582 a
24/2002 (L.R. 24/2002 art. 17.1) 10.329 €

234
D.G.R. 14 febbraio 2005, n. 47-14763.
235
D.G.R. 12 giugno 2000, n. 20-192.
236
L.R. 10 gennaio 2018, art. 15

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3. ARIA

3.1. EMISSIONI IN ATMOSFERA

3.1.1. Principali riferimenti normativi

• Deliberazione del Consiglio Regionale 13 dicembre 1994, n. 946-17595


D.P.R. 24 maggio 1988, n. 203, artt. 6, 15, 7 ed 8 - D.P.R. 25 luglio 1991 “Autorizzazioni di
carattere generale per le emissioni in atmosfera provenienti da impianti nuovi, da
modificare o da trasferire”.
B.U.R.P. 8 febbraio 1995, n. 6

• Deliberazione della Giunta Regionale 29 dicembre 1994, n. 306-42231


D.P.R. 24 maggio 1988, n. 203, artt. 15, 7 ed 8; D.P.R. 25 luglio 1991 e D.C.R. n. 946-17595
del 13 dicembre 1994 - Autorizzazioni di carattere generale per le emissioni in atmosfera
provenienti da impianti da modificare in ossequio alla legge 28 dicembre 1993, n. 549.
B.U.R.P. 8 febbraio 1995, n. 6

• Deliberazione della Giunta Regionale 17 febbraio 1997, n. 71-16738


D.P.R. 24 maggio 1988, n. 203, artt. 6, 15, 7 ed 8; D.P.R. 25 luglio 1991 e D.C.R. n. 946-
17595 del 13 dicembre 1994 - Autorizzazioni di carattere generale per le emissioni in
atmosfera provenienti da impianti di betonaggio produzione calcestruzzo preconfezionato e
impianti produzione conglomerati bituminosi, nuovi, da modificare o da trasferire.
B.U.R.P. 19 marzo 1997, n. 11

• Deliberazione della Giunta Regionale 7 aprile 1997, n. 71-18113


D.P.R. 24 maggio 1988, n. 203, artt. 6, 7 ed 8 e D.C.R. n. 946-17595 del 13 dicembre 1994 -
Autorizzazioni di carattere generale per le emissioni in atmosfera provenienti da cantieri
per la demolizione e la rimozione dell’amianto o dei materiali contenenti amianto da
edifici, strutture, apparecchiature e impianti.
B.U.R.P. 14 maggio 1997, n. 19

• Legge regionale 7 aprile 2000, n. 43


Disposizioni per la tutela dell’ambiente in materia di inquinamento atmosferico. Prima
attuazione del Piano regionale per il risanamento e la tutela della qualità dell’aria.
B.U.R.P. 12 aprile 2000, n. 15 (suppl. ord. n. 2)

• Determinazione Dirigenziale 3 luglio 2000, n. 347


Modifica della D.G.R. n. 71-16738 del 17 febbraio 1997 " D.P.R. 24 maggio 1988, n. 203,
artt. 6, 15, 7 ed 8; D.P.R. 25 luglio 1991 e D.C.R. n. 946-17595 del 13 dicembre 1994 -
Autorizzazioni di carattere generale per le emissioni in atmosfera provenienti da impianti
di betonaggio produzione calcestruzzo preconfezionato e impianti produzione conglomerati
bituminosi, nuovi, da modificare o da trasferire".
B.U.R.P. 6 settembre 2000, n. 36

Indice Edizione n° 34 - gennaio 2020 149


UI Torino – AMBIENTE

• Determinazione Dirigenziale 29 novembre 2001, n. 624


D.P.R. 24 maggio 1988, n. 203, artt. 6, 15, 7 ed 8; D.P.R. 25 luglio 1991 e D.C.R. n. 946-
17595 del 13 dicembre 1994 - Autorizzazioni di carattere generale per le emissioni in
atmosfera provenienti da impianti per attività di servizio nuovi, da modificare o da
trasferire.
B.U.R.P. 21 febbraio 2002, n. 8

• Deliberazione della Giunta Regionale11 novembre 2002, n. 14-7623


Attuazione della legge regionale 7 aprile 2000 n. 43, “Disposizioni per la tutela
dell’ambiente in materia di inquinamento atmosferico. Prima attuazione del Piano
regionale per il risanamento e la tutela della qualità dell’aria”. Aggiornamento
dell’assegnazione dei Comuni piemontesi alle Zone 1, 2 e 3. Indirizzi per la predisposizione
e gestione dei Piani di Azione.
B.U.R.P. 21 novembre 2002, n. 47
Zonizzazione di riferimento per le norme in materia di mobilità sostenibile

• Deliberazione della Giunta Regionale 18 settembre 2006, n. 66-3859


Attuazione della legge regionale 7 aprile 2000 n. 43, Disposizioni per la tutela
dell’ambiente in materia di inquinamento atmosferico. Aggiornamento del Piano regionale
per il risanamento e la tutela della qualità dell’aria, ex articoli 7, 8 e 9 Decreto legislativo 4
agosto 1999 n. 351. Stralcio di Piano per la mobilità.
B.U.R.P. 21 settembre 2006, n. 38, suppl. ord. n. 1

• Deliberazione della Giunta Regionale 23 ottobre 2006, n. 57-4131


Precisazioni e chiarimenti sullo Stralcio di Piano per la mobilità in attuazione della l.r. 7
aprile 2000, n. 43 di cui alla D.G.R. 66-3859 del 18 settembre 2006, nonchè rimodulazione
delle misure di cui ai paragrafi 2.1.2 e 2.1.3 del medesimo e definizione di ulteriori azioni
in materia.
B.U.R.P. 26 ottobre 2006, n. 43

• Determinazione Dirigenziale 23 ottobre 2007, n. 40


D.Lgs. 3 aprile 2006, n. 152 - Autorizzazioni di carattere generale per le emissioni in
atmosfera provenienti da impianti di essiccazione di cereali e semi.
B.U.R.P. 25 ottobre 2007, n. 43, suppl. ord. n. 3

• Determinazione Dirigenziale 29 aprile 2008, n. 239


D.Lgs. 3 aprile 2006, n. 152 - Autorizzazioni di carattere generale per le emissioni in
atmosfera provenienti da stabilimenti per la trasformazione di materie plastiche.
B.U.R.P. 8 maggio 2008, n. 19

• Deliberazione della Giunta Regionale 4 agosto 2009, n. 46-11968


Aggiornamento del Piano regionale per il risanamento e la tutela della qualita' dell'aria -
Stralcio di piano per il riscaldamento ambientale e il condizionamento e disposizioni
attuative in materia di rendimento energetico nell'edilizia ai sensi dell'articolo 21, comma
1, lettere a) b) e q) della legge regionale 28 maggio 2007, n. 13 "Disposizioni in materia di
rendimento energetico nell'edilizia".
B.U.R.P. 7 agosto 2009, n. 31 suppl. ord. n. 4

Indice Edizione n° 34 - gennaio 2020 150


UI Torino – AMBIENTE

• Determinazione Dirigenziale 14 dicembre 2009, n. 597


D.Lgs. 3 aprile 2006, n. 152 - Autorizzazioni di carattere generale per le emissioni in
atmosfera provenienti da stabilimenti per la riparazione di carrozzerie di veicoli, rinnovo
dell’autorizzazione di carattere generale di cui alla d.g.r. 23 maggio 1995, n. 170-46074 ed
estensione della procedura semplificata agli impianti esistenti al 29 aprile 2006.
B.U.R.P. 17 dicembre 2009, n. 50

• Determinazione Dirigenziale 28 gennaio 2011, n. 20


D.lgs. 3 aprile 2006, n. 152 - Autorizzazione di carattere generale per le emissioni in
atmosfera provenienti da stabilimenti di falegnameria.
B.U.R.P. 10 febbraio 2011, n. 6

• Determinazione Dirigenziale 2 maggio 2011, n. 145


D.lgs. 3 aprile 2006, n. 152 - Autorizzazione di carattere generale per le emissioni in
atmosfera provenienti da stabilimenti di lavorazione e trattamento di materiali metallici,
rinnovo dell'autorizzazione di carattere generale di cui alla d.g.r. n. 28-993 del 30 agosto
1995 ed estensione della procedura semplificata agli stabilimenti esistenti al 29 aprile 2006.
B.U.R.P. 12 maggio 2011, n. 19

• Determinazione Dirigenziale 20 giugno 2011, n. 189


D.lgs. n. 3 aprile 2006, n. 152 - Autorizzazione di carattere generale per le emissioni in
atmosfera provenienti da stabilimenti di lavorazione, trattamento e rivestimento di
materiali vari, rinnovo delle autorizzazioni di carattere generale di cui alle dd.g.r. 307-
42232 del 29/12/1994, 87-2226 del 16/10/1995 e 7-9073 del 22/5/1996 ed estensione della
procedura semplificata agli stabilimenti esistenti al 29/4/2006.
B.U.R.P. 23 giugno 2011, n. 25

• Determinazione Dirigenziale 21 novembre 2011, n. 362


D.lgs. 3 aprile 2006 n. 152 - Autorizzazione di carattere generale per le emissioni in
atmosfera provenienti da stabilimenti in cui sono eserciti impianti di climatizzazione.
B.U.R.P. 24 novembre 2011, n. 47

• Determinazione Dirigenziale 23 novembre 2011, n. 368


D.lgs. 3 aprile 2006, n. 152 - Autorizzazione di carattere generale per le emissioni in
atmosfera provenienti da stabilimenti orafi con fusione di metalli, rinnovo
dell'autorizzazione di carattere generale di cui alla d.g.r. n. 169-46073 del 23 maggio 1995
ed estensione della procedura semplificata agli stabilimenti esistenti al 29 aprile 2006.
B.U.R.P. 1 dicembre 2011, n. 48

• Determinazione Dirigenziale 20 giugno 2011, n. 189


D.lgs. 3 aprile 2006, n. 152 - Autorizzazione di carattere generale per le emissioni in
atmosfera provenienti da stabilimenti del settore tessile, rinnovo dell'autorizzazione di
carattere generale di cui alla d.d. n. 17/22.4 del 20 gennaio 2000 ed estensione della
procedura semplificata agli stabilimenti esistenti al 29 aprile 2006.
B.U.R.P. 23 giugno 2011, n. 25

• Determinazione Dirigenziale 6 luglio 2012, n. 518


D.lgs. 3 aprile 2006, n. 152 - Autorizzazione di carattere generale per le emissioni in
atmosfera provenienti da stabilimenti di allevamento di animali.
B.U.R.P. 12 luglio 2012, n. 28

Indice Edizione n° 34 - gennaio 2020 151


UI Torino – AMBIENTE

• Circolare della Regione Piemonte 28 gennaio 2014 n. 1/AMB


Indicazioni applicative in merito al d.p.r. 13 marzo 2013, n. 59, recante “Disciplina
dell’autorizzazione unica ambientale e semplificazione di adempimenti amministrativi in
materia ambientale gravanti sulle piccole e medie imprese e sugli impianti non soggetti ad
autorizzazione integrata ambientale”.
B.U.R.P. 30 gennaio 2014, n. 5 (suppl. ord. n. 1)

• Deliberazione della Giunta Regionale 12 marzo 2014, n. 52


Metodologie per la misura, il campionamento delle emissioni di ossidi di azoto prodotte
dagli impianti termici civili.
B.U.R.P. 20 marzo 2014, n. 12

• Determinazione Dirigenziale 4 giugno 2014, n. 187


D.lgs. 3 aprile 2006, n. 152, d.p.r. 13 marzo 2013, n. 59 - Autorizzazioni di carattere
generale di cui all'art. 7 del d.p.r. 59/2013: modalità di adesione.
B.U.R.P. 12 giugno 2014, n. 24

• Determinazione Dirigenziale 22 dicembre 2014, n. 12


D.lgs. 3 aprile 2006, n. 152 - Autorizzazione di carattere generale per le emissioni in
atmosfera provenienti da stabilimenti del settore tessile, di cui alla d.d. n. 416/DB1004 del
7 dicembre 2011. Rideterminazione dei termini di scadenza per i rilevamenti delle
emissioni provenienti dalle lavorazioni di termofissaggio e di essiccazione di tessuti con
riferimento agli inquinanti di combustione derivanti dal riscaldamento diretto.
B.U.R.P. 31 dicembre 2014, n. 53

• Deliberazione della Giunta Regionale 29 dicembre 2014, n. 60-871


Modifiche al par. 1.5 dell'Allegato alla d.g.r. 4.08.2009, n. 46-11968, come modificato dalla
d.g.r. 2.08.2013 n. 78-6280, recante l'aggiornamento dello Stralcio di piano per il
riscaldamento ambientale e il condizionamento, nonchè le disposizioni attuative
dell'articolo 21, comma 1, lettere a) b) e q) della legge regionale 28 maggio 2007, n. 13.
B.U.R.P. 31 dicembre 2014, n. 53

• Deliberazione della Giunta Regionale 29 dicembre 2014, n. 41-855


Aggiornamento della zonizzazione del territorio regionale piemontese relativa alla qualità
dell'aria ambiente e individuazione degli strumenti utili alla sua valutazione, in attuazione
degli articoli 3, 4 e 5 del d.lgs. 155/2010 (Attuazione della direttiva 2008/50/CE).
B.U.R.P. 29 gennaio 2015, n. 4

• Decreto del Presidente della Giunta Regionale 6 luglio 2015, n. 5/R


Regolamento regionale recante: “Modello unico regionale per la richiesta di
autorizzazione unica ambientale”.
B.U.R.P. 9 luglio 2015, n. 27

• Determinazione Dirigenziale 24 dicembre 2015, n. 564


D.lgs. 3 aprile 2006, n. 152 - Autorizzazione di carattere generale per le emissioni in
atmosfera provenienti da stabilimenti costituiti da uno o più impianti a ciclo chiuso di
pulizia a secco di tessuti e di pellami (escluse le pellicce) e dalle pulitintolavanderie a ciclo
chiuso, rinnovo dell’autorizzazione di carattere generale di cui alla D.D. 10 settembre
2004, n. 279.
B.U.R.P. 24 dicembre 2015, n. 51 (suppl. ord. n. 1)

Indice Edizione n° 34 - gennaio 2020 152


UI Torino – AMBIENTE

• Deliberazione della Giunta Regionale 30 maggio 2016, n. 29-3386


Attuazione della legge regionale 7 aprile 2000 n. 43. Disposizioni per la tutela
dell'ambiente in materia di inquinamento atmosferico. Armonizzazione del Piano
regionale per il risanamento e la tutela della qualità dell'aria con gli aggiornamenti del
quadro normativo comunitario e nazionale.
B.U.R.P. 9 giugno 2016, n. 23

• Deliberazione della Giunta Regionale 7 novembre 2016, n. 24-4171


Azioni emergenziali in caso di superamento prolungato dei limiti di legge per il biossido di
azoto e le polveri sottili. Approvazione del "Protocollo operativo per l'attuazione delle
misure urgenti antismog".
B.U.R.P. 10 novembre 2016, n. 45

• Deliberazione della Giunta Regionale 9 gennaio 2017, n. 12-4553


Approvazione dell'Atto d'indirizzo recante l'elenco di casistiche riconducibili alla
fattispecie della "modifica non sostanziale" (art. 268, comma 1 lett. m) e m bis) del D.Lgs.
152/2006).
B.U.R.P. 2 febbraio 2017, n. 5 (suppl. ord. n. 1)

• Deliberazione della Giunta Regionale 9 gennaio 2017, n. 13-4554


Linee guida per la caratterizzazione e il contenimento delle emissioni in atmosfera
provenienti dalle attività ad impatto odorigeno.
B.U.R.P. 2 febbraio 2017, n. 5 (suppl. ord. n. 1)

• Deliberazione della Giunta Regionale 18 maggio 2018, n. 36-6882


Approvazione dei criteri per identificare i comuni piemontesi dove persiste il rischio di
superamento dei valori limite di qualità dell'aria e dove applicare le misure attualmente in
vigore riferite alle "Zone di Piano", di cui alla L.R. 43/2000.
B.U.R.P. 24 maggio 2018, n. 21

• Deliberazione della Giunta Regionale 14 settembre 2018, n. 29-7538


Integrazione alle misure di cui alla DGR 42-5805 del 20.10.2017, approvate in attuazione
dell'Accordo di Programma per l'adozione coordinata e congiunta di misure di
risanamento della qualità dell'aria nel Bacino Padano, relativamente ai generatori di
calore alimentati a biomassa legnosa con potenza nominale inferiore a 35 kWh, in
riferimento ai disposti di cui al DM 7 novembre 2017, n. 186.
B.U.R.P. 20 settembre 2018, n. 38

• Determinazione Dirigenziale 12 settembre 201, n. 445


D.lgs. 3 aprile 20016, n. 152. Modalità di adesione alle autorizzazioni di carattere generale
vigenti e adeguamento delle relative disposizioni regionali, in coerenza con quanto disposto
dal d.lgs. 15 novembre 2017, n. 183.
B.U.R.P. 19 settembre 2019, n. 38

3.1.2. Regolamentazione

A. Autorizzazioni
In Regione Piemonte la competenza è attribuita alla Città metropolitana di Torino e alle Province.
Autorizzazioni in via generale

Indice Edizione n° 34 - gennaio 2020 153


UI Torino – AMBIENTE

La Regione ha previsto specifiche autorizzazioni in via generali per determinate tipologie di


stabilimenti. La domanda di adesione all’autorizzazione generale deve essere presentata al SUAP
territorialmente competente almeno 45 giorni prima dell’installazione.
Rimangono comunque in vigore i successivi obblighi di denuncia di inizio attività e di autocontrollo
iniziale 237.
Con la Determina dirigenziale 445/2019 la Regione Piemonte ha precisato che il procedimento
AVG risulta applicabile anche a stabilimenti già autorizzati in procedura ordinaria (ex art. 269
D.Lgs. 152/2006 o AUA) senza limite di numero, purché nel singolo stabilimento le modifiche non
eccedano, anche cumulativamente, i limiti di soglia stabiliti nelle singole AVG;

Gestione delle modifiche degli stabilimenti


La Regione Piemonte, con la D.G.R. n. 12-4553 del 9 gennaio 2017, ha ritenuto utile fornire un
elenco esemplificativo di casistiche di modifiche non sostanziali.

B. Emissione odorigene 238


La Regione Piemonte ha definito linee guida per la caratterizzazione e il contenimento delle
emissioni di sostanze odorigene in atmosfera, indirizzate primariamente agli impianti soggetti ad
AIA o a VIA, ma che possono essere applicate anche ad altre attività a fronte di problematiche che
coinvolgano significative porzioni di territorio o di popolazione.

C. Piano stralcio per il riscaldamento ambientale e il condizionamento 239


La disciplina individua le prestazioni energetiche ed emissive che devono garantire i generatori di
calore da installarsi in edifici nuovi o nel caso di sostituzione di generatori esistenti.
Tutti i generatori di calore installati al 24/02/2007, a servizio di impianti termici dedicati
esclusivamente alla climatizzazione di ambienti, dovranno essere adeguati ai requisiti della Tabella
B (NOx, PM10 e rendimento termico), secondo scadenze temporali stabilite nella normativa stessa
in funzione del tipo di combustibile utilizzato e della potenza dell’impianto termico.

3.1.3. Scadenze

Per le autorizzazioni in via generale le scadenze per le comunicazioni di messa in esercizio e dei
risultati del primo autocontrollo sono quelle previste dalla normativa nazionale, mentre la frequenza
degli eventuali autocontrolli periodici è stabilita nella relativa delibera.

L’adeguamento ai limiti emissivi regionali di NOx e PM10 per gli impianti termici di sola
climatizzazione deve essere realizzato con le seguenti scadenze:

NOx espresso PM10


Potenza termica nominale e Termine di
come NO2 (mg/kWh)
combustibile adeguamento
(mg/kWh)(7) (1)

237
D.C.R. 13 dicembre 1994, n. 946-17595.
238
D.G.R. 9 gennaio 2017, n. 13-4554
239
D.G.R 22 marzo 2010, n. 32-13618.

Indice Edizione n° 34 - gennaio 2020 154


UI Torino – AMBIENTE

> 1 MW se alimentati a gas


naturale, GPL, gas di città, biogas.
> 300 kW se alimentati a biomasse
liquide (oli vegetali grezzi), 80 10 1° settembre 2011
combustibili solidi escluse le
biomasse solide e la legna da
ardere.
> 1 MW se alimentati a gasolio e
altri distillati leggeri del petrolio, 80
10 30 giugno 2012
emulsioni acqua–gasolio e 120 (2)
biodiesel.
> 300 kW se alimentati a olio
combustibile e emulsioni acqua- 80 10 30 giugno 2012 (3)
olio combustibile.
> 35 kW e ≤ 1 MW se alimentati a
gasolio e altri distillati leggeri, 80 01 settembre 2016
10
emulsioni acqua–gasolio e acqua– 120 (2) 01 settembre 2018 (8)
altri leggeri, biodiesel, biogas.
> 35 kW e ≤ 1 MW se alimentati a 01 settembre 2016
80 10
gas naturale, GPL, gas di città. 01 settembre 2018 (8)
< 35 kW se alimentati a gas
naturale, GPL, gas di città, gasolio 70 (4)
01 settembre 2016
e altri distillati leggeri, emulsioni 80 10
01 settembre 2018 (8)
acqua-gasolio e acqua-altri distillati 120 (2)
leggeri, biodiesel, biogas.
Biomasse solide e legna da ardere (5) (5) (6)

(1) Il fattore di emissione relativo alle polveri si ritiene rispettato nel caso di generatori di calore e di
generatori di aria calda alimentati a gas naturale, GPL, biogas, gasolio, emulsioni acqua-gasolio e biodiesel.
(2) Per impianti alimentati a gasolio, emulsioni acqua-gasolio e biodiesel è consentito di rispettare un limite
di 120 mg/kWh in luogo di 80 qualora siano simultaneamente rispettate le seguenti condizioni:
a. non siano disponibili sul mercato generatori di calore aventi la potenza termica nominale di interesse in
grado di rispettare la prestazione emissiva relativa agli ossidi di azoto (NOx) pari ad 80 mg/kWh; tale
condizione non è verificata quando i generatori medesimi siano reperibili presso almeno tre produttori
indipendenti operanti sul mercato europeo;
b. non sia tecnicamente possibile, al fine del rispetto della citata prestazione emissiva, la scelta di utilizzare
altri combustibili per i generatori di calore;
c. non sia disponibile una rete di teleriscaldamento in grado di soddisfare l’utenza termica altrimenti
servita dal generatore di calore in questione.
La sussistenza delle predette condizioni deve essere attestata da un tecnico abilitato mediante idonea perizia,
da inoltrarsi al Comune a cura del responsabile dell’impianto.
(3) L’uso di olio combustibile o delle relative emulsioni con acqua è attualmente vietato per gli impianti
termici civili di potenza termica nominale complessiva inferiore a 3 MW, soggetti alle disposizioni del titolo
II della parte quinta del D.lgs. 152/2006.
(4) Limite applicabile ai combustibili gassosi.
(5) I limiti sono riportati nell’allegato 2, sezioni a) e b), allo Stralcio di Piano per il Riscaldamento
Ambientale e il Condizionamento (D.G.R. 4 agosto 2009, n. 46-11968).
(6) I termini di adeguamento sono riportati nella tabella D al paragrafo 1.5 dello Stralcio di Piano per il
Riscaldamento Ambientale e il Condizionamento (D.G.R. 4 agosto 2009, n. 46-11968).

Indice Edizione n° 34 - gennaio 2020 155


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(7) Le Metodologie per la misura, il campionamento delle emissioni di ossidi di azoto prodotte dagli impianti
termici civili sono definite dalla D.G.R. 52/2014.
(8) Termine di adeguamento applicabile solo per generatori di calore installati dal 1° gennaio 2003 al 24
febbraio 2007.

3.1.4. Documenti

Fattispecie Documenti richiesti


Nuovi impianti, modifica o trasferimento nei casi domanda di autorizzazione secondo
previsti per le autorizzazioni in via generale schema regionale

3.1.5. Illeciti e sanzioni

Vedi norme nazionali

3.2. SOSTANZE LESIVE PER L’OZONO STRATOSFERICO

Vedi norme nazionali

3.3. GAS AD EFFETTO SERRA

Vedi norme nazionali

Indice Edizione n° 34 - gennaio 2020 156


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4. SUOLO

4.1. Principali riferimenti normativi

• Deliberazione del Consiglio Regionale 8 marzo 1995, n. 1005-4351


Linee guida per interventi di bonifica di terreni contaminati.
B.U.R.P. 12 aprile 1995, n. 15

• Legge Regionale 7 aprile 2000, n. 42


Bonifica e ripristino ambientale dei siti inquinati (articolo 17 del decreto legislativo 5
febbraio 1997, n. 22, da ultimo modificato dalla legge 9 dicembre 1998, n. 426).
Approvazione del piano regionale di bonifica delle aree inquinate. Abrogazione della legge
regionale 28 agosto 1995, n. 71.
B.U.R.P. 12 aprile 2000, n. 15

• Deliberazione della Giunta Regionale 25 febbraio 2002, n. 49-5392


Criteri e modalità relativamente all’attuazione dell’art. 9, comma 3 del D.M. 25 ottobre
1999 n. 471 relativo alla bonifica dei siti inquinati.
B.U.R.P. 14 marzo 2002, n. 11

• Deliberazione della Giunta Regionale 6 ottobre 2003, n. 41-10623


Approvazione criteri e modalità di presentazione ed utilizzo delle garanzie finanziarie per
l’esecuzione di interventi di bonifica, ripristino ambientale e di messa in sicurezza
permanente di siti inquinati, ai sensi del D.L.vo n. 22/97 e successive modifiche e
integrazioni.
B.U.R.P. 9 ottobre 2003, n. 41

• Deliberazione della Giunta Regionale 4 dicembre 2006, n. 25- 4754


L.R. 7 aprile 2000 n. 42, art.2. Disposizioni in materia di garanzie finanziarie per la
corretta esecuzione ed il completamento degli interventi di bonifica e/o messa in sicurezza
di siti contaminati.
B.U.R.P. 18 gennaio 2007, n. 3

• Determinazione Dirigenziale 3 marzo 2016, n. 66


Approvazione delle "Linee guida regionali per l'installazione e la gestione delle sonde
geotermiche".
B.U.R.P. 21 aprile 2016, n. 16

4.2. Regolamentazione
È istituita un'anagrafe dei siti da bonificare e un'anagrafe delle aree con impianti dismessi. A tal fine
i titolari di industrie ed attività che hanno prodotto, smaltito o recuperato rifiuti devono trasmettere
un'apposita comunicazione al Sindaco in caso di dismissione o di cessazione di lavorazione
insalubre che abbia comportato detenzione sia di sostanze sia di rifiuti pericolosi, indicando i
sistemi previsti per la disattivazione degli impianti e per lo stoccaggio, alienazione o smaltimento

Indice Edizione n° 34 - gennaio 2020 157


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sia delle sostanze sia dei rifiuti; detta comunicazione deve essere inviata almeno 15 giorni prima
della data prevista di dismissione 240.
In attesa che lo Stato definisca valori di concentrazione limite accettabili per i terreni agricoli,
valgono gli specifici limiti già stabiliti dalla Regione 241.

4.3. Scadenze

Fattispecie Data Enti competenti


Comunicazione di dismissione o di Almeno 15 gg Sindaco
cessazione di lavorazione insalubre che prima
abbia comportato detenzione sia di sostanze
sia di rifiuti pericolosi (L.R. 42/2000, art. 6.3)

4.4. Documenti

Fattispecie Documenti richiesti


Dismissione o cessazione di lavorazione insalubre comunicazione al Sindaco
che abbia comportato detenzione sia di sostanze sia di
rifiuti pericolosi

4.5. Illeciti e sanzioni

Vedi norme nazionali

240
L.R. 42/2000, art. 6.3.
241
L.R. 42/2000, art. 26.3.

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5. RUMORE

5.1. Principali riferimenti normativi

• Legge regionale 20 ottobre 2000, n. 52


Disposizioni per la tutela dell'ambiente in materia di inquinamento acustico.
B.U.R.P. 25 ottobre 2000, n. 43

• Deliberazione della Giunta Regionale 6 agosto 2001, n. 85-3802


L.R. n. 52/2000, art. 3, comma 3, lettera a). Linee guida per la classificazione acustica del
territorio.
B.U.R.P. 14 agosto 2001, n. 33

• Deliberazione della Giunta Regionale 2 febbraio 2004, n. 9-11616


Legge regionale 25 ottobre 2000, n 52 - art. 3, comma 3, lettera c). Criteri per la redazione
della documentazione di impatto acustico.
B.U.R.P. 5 febbraio 2004, n. 5 (suppl. ord. n. 2)

• Deliberazione della Giunta Regionale 14 febbraio 2005, n. 46-14762


Legge regionale 25 ottobre 2000, n. 52 - art. 3, comma 3, lettera d). Criteri per la redazione
della documentazione di clima acustico.
B.U.R.P. 24 febbraio 2005, n. 8

• Deliberazione della Giunta Regionale 26 febbraio 2007, n. 23-5376


Individuazione dell’Autorità di riferimento per le mappature acustiche strategiche ed i
piani d’azione di cui al decreto legislativo 19 agosto 2005, n. 194.
B.U.R.P. 1° marzo 2007, suppl. ord. N. 3

• Deliberazione della Giunta Regionale 27 giugno 2012, n. 24-4049


Disposizioni per il rilascio da parte delle Amministrazioni comunali delle autorizzazioni in
deroga ai valori limite per le attività temporanee, ai sensi dell'articolo 3, comma 3, lettera
b) della l.r. 25 ottobre 2000, n. 52.
B.U.R.P. 5 luglio 2012, n. 27

5.2. Regolamentazione
I Comuni definiscono la classificazione acustica del proprio territorio sulla base delle apposite linee
guida regionali. L’annuncio della proposta deve essere pubblicata sul B.U.R. e i soggetti interessati
possono formulare osservazioni entro 60 gg.
Deroghe ai limiti possono essere stabilite per cantieri temporanei, attraverso autorizzazione
comunale, nonché per attività all’aperto di igiene del suolo, spezzamento, raccolta e compattamento
di rifiuti urbani, manutenzione di aree verdi pubbliche e private, attraverso apposito regolamento.
Per la realizzazione, modifica o potenziamento di opere, infrastrutture o insediamenti deve essere
prodotta la documentazione previsionale di impatto acustico, redatta secondo indicazioni regionali.
Ciò vale sia per la presentazione di richieste di autorizzazione, sia per denuncie di inizio attività.

Indice Edizione n° 34 - gennaio 2020 159


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Le imprese che superano i limiti previsti dalla classificazione acustica del sito devono, entro 6 mesi
dalla pubblicazione sul B.U.R. dell’avviso di approvazione del provvedimento comunale, adeguarsi
o presentare alla Provincia un piano di risanamento. In caso di silenzio dopo 180 gg il piano deve
essere realizzato nei modi e nei tempi proposti. A tal fine, entro i successivi 15 gg., viene data
comunicazione alla Provincia dell’inizio lavori, al cui completamento è trasmessa relazione
tecnica 242.

5.3. Scadenze

Vedi norme nazionali

5.4. Documenti

Fattispecie Documenti richiesti


Superamento dei limiti con piano di risanamento • Piano di risanamento
• Comunicazione inizio lavori
• Relazione tecnica

5.5 Illeciti e sanzioni

Vedi norme nazionali

242
L.R. 52/2000, art. 14

Indice Edizione n° 34 - gennaio 2020 160


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6. CAMPI E RADIAZIONI ELETTROMAGNETICHE

6.1 Principali riferimenti normativi

• Legge regionale 24 marzo 2000, n. 31


Disposizioni per la prevenzione e lotta all'inquinamento luminoso e per il corretto impiego
delle risorse energetiche.
B.U.R.P. 29 marzo 2000, n. 13 (suppl. ord. n. 2)

• Decreto del Presidente della Giunta Regionale 14 aprile 2000, n. 1/R


Regolamento regionale recante: "Nuovi criteri di tutela sanitaria ed ambientale per il
rilascio dell'autorizzazione regionale all'installazione e modificazione degli impianti di
teleradiocomunicazioni di cui alla legge regionale 23 gennaio 1989, n. 6".
B.U.R.P. 19 aprile 2000, n. 16

• Deliberazione della Giunta Regionale 14 giugno 2004, n. 15-12731


Decreto Legislativo 1° agosto 2003, n. 259. Allegati tecnici per installazione o modifica delle
caratteristiche di impianti radioelettrici.
B.U.R.P. 22 luglio 2004, n. 29

• Legge regionale 3 agosto 2004, n. 19


Nuova disciplina regionale sulla protezione delle esposizioni a campi elettrici, magnetici ed
elettromagnetici.
B.U.R.P. 5 agosto 2004, n. 31

• Deliberazione della Giunta Regionale 2 novembre 2004, n. 19-13802


Legge regionale n. 19 del 3 agosto 2004 “Nuova disciplina regionale sulla protezione dalle
esposizioni a campi elettrici, magnetici ed elettromagnetici”. Prime indicazioni regionali
per gli obblighi di comunicazione e certificazione di cui agli artt. 2 e 13, per gli impianti di
telecomunicazione e radiodiffusione.
B.U.R.P. 8 novembre 2004, n. 44

• Deliberazione della Giunta Regionale 29 dicembre 2004, n. 39-14473


Legge regionale n. 19 del 3 agosto 2004 “Nuova disciplina regionale sulla protezione dalle
esposizioni a campi elettrici, magnetici ed elettromagnetici”. Direttiva tecnica per il
risanamento dei siti non a norma per l’esposizione ai campi elettromagnetici generati dagli
impianti per telecomunicazioni e radiodiffusione (art. 5, comma 1, lettera d).
B.U.R.P. 20 gennaio 2005, n. 3

• Deliberazione della Giunta Regionale 20 novembre 2006, n. 29-4373


Art. 8 l.r. 24 marzo 2000 n. 31 “Disposizioni per la prevenzione e lotta all’inquinamento
luminoso e per il corretto impiego delle risorse energetiche”. Individuazione delle aree
sensibili all’inquinamento luminoso.
B.U.R.P. 30 novembre 2006, n. 48

Indice Edizione n° 34 - gennaio 2020 161


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• Deliberazione della Giunta Regionale 23 luglio 2007, n. 63-6525


Legge Regionale n. 19 del 3 agosto 2004 “Nuova disciplina regionale sulla protezione dalle
esposizioni a campi elettrici, magnetici ed elettromagnetici”. Prime indicazioni sui controlli
di cui all’art. 13, comma 2, riguardanti il monitoraggio remoto degli impianti di
radiodiffusione sonora e televisiva.
B.U.R.P. 16 agosto 2007, n. 33

• Deliberazione della Giunta Regionale 21 dicembre 2007, n. 25-7888


Integrazione alla D.G.R. n. 19-13802 del 2 novembre 2004, recante prime indicazioni per
gli obblighi di comunicazione e certificazione di cui agli artt. 2 e 13 della L.R. 19/2004 per
gli impianti di telecomunicazione e radiodiffusione, relativamente alla procedura per
nuove tipologie di impianti.
B.U.R.P. 24 gennaio 2008, n. 4

• D.G.R. 20 Luglio 2009, n. 24-11783


Legge regionale 3 agosto 2004, n. 19 (Nuova disciplina regionale sulla protezione dalle
esposizioni a campi elettrici, magnetici ed elettromagnetici). Direttiva tecnica per la
semplificazione delle procedure di autorizzazione delle modifiche di impianti di
telecomunicazioni e radiodiffusione conseguenti all'introduzione del digitale terrestre.
B.U.R.P. 6 agosto 2009, n. 31

• Determinazione Dirigenziale 9 luglio 2014, n. 218


Decreto legislativo 1 agosto 2003 n. 259 e s.m.i "Codice delle comunicazioni elettroniche".
Installazione di infrastrutture per impianti radioelettrici e modifica delle loro
caratteristiche di emissione. Aggiornamento della modulistica per richiedere le
autorizzazioni, per effettuare le comunicazioni, le certificazioni e le autocertificazioni.
B.U.R.P. 31 luglio 2014, n. 31

• Determinazione Dirigenziale 27 marzo 2017, n. 132


Decreto legislativo 1 agosto 2003 n. 259 e s.m.i "Codice delle comunicazioni elettroniche".
Installazione di infrastrutture per impianti radioelettrici e modifica delle loro
caratteristiche di emissione. Modulistica per l'autocertificazione ex art. 87 ter.
B.U.R.P. 18 maggio 2017, n. 20 (suppl. ord. n. 1)

• Legge regionale 9 febbraio 2018, n. 3


Modifiche alla legge regionale 24 marzo 2000, n. 31 (Disposizioni per la prevenzione e lotta
all'inquinamento luminoso e per il corretto impiego delle risorse energetiche).
B.U.R.P. 15 febbraio 2018, n. 7 (suppl. ord. n. 3)

6.2. Regolamentazione

A. Campi alla frequenza di rete (50 Hz) generati da elettrodotti


I gestori degli elettrodotti presentano alla Regione, entro il 31 dicembre di ogni anno, i piani di
sviluppo della rete.

Indice Edizione n° 34 - gennaio 2020 162


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B. Campi a frequenze tra 0 Hz e 100 kHz non da elettrodotti


Vedi norme nazionali

C. Campi da sistemi fissi delle telecomunicazioni con frequenze tra 10 kHz e 300 GHz
I titolari di apparati per teleradiocomunicazioni funzionanti tra 10 kHz a 300 GHz debbono essere
autorizzati, ai fini sanitari, dal Comune.
I titolari presentano al Comune e in copia alla Provincia, entro il 31 dicembre di ogni anno, un
programma di localizzazione degli impianti per telecomunicazione e radiodiffusione 243.
Se gli impianti non rispettano i limiti di attenzione, il Comune diffida i gestori ad eseguire la
riduzione a conformità. Se questa non consente di mantenere la qualità del servizio, il gestore
propone un piano di risanamento che deve essere adottato dalla Provincia.

D. Luce visibile 244

Per inquinamento luminoso, ai sensi della Legge regionale 31/2000, si intende “ogni forma di
irradiazione di luce artificiale al di fuori delle aree a cui essa è funzionalmente dedicata e in
particolare modo verso la volta celeste”.
Nel medesimo provvedimento, all’interno dell’allegato A, vengono definiti i requisiti tecnici per i
nuovi impianti d’illuminazione esterna sia pubblici che privati, o per quelli in fase di rifacimento, o
che prevedono la sola sostituzione degli apparecchi illuminanti o il retrofitting a led degli stessi.
Non sono soggette a queste disposizioni
− la sostituzione o il retrofitting a led di un: massimo di cinque apparecchi, per i quali sono
comunque impiegati dispositivi che garantiscono il rispetto dei requisiti tecnici minimi di cui
all’allegato A, punto 1, lettera a);
− sorgenti di luce già strutturalmente protette: porticati, logge, gallerie e in generale quelle
installazioni che per loro posizionamento non possono diffondere luce verso l'alto;
− sorgenti di luce non a funzionamento continuo se sono spente entro le ore 20;
− gli impianti d’illuminazione dotati di sensori di movimento se l’accensione non risulta superiore
a cinque minuti e gli apparecchi sono comunque schermati verso l’alto;
− gli impianti di uso saltuario e eccezionale e le apparecchiature mobili, purché destinati ad
impieghi di protezione, sicurezza o interventi di emergenza;
− impianti di segnalazione stradale, navale o aerea, o impianti provvisori utilizzati per feste ed
iniziative locali.
Gli interventi soggetti dovranno essere realizzati sulla base di un progetto illuminotecnico redatto e
sottoscritto da un professionista abilitato, con i contenuti prescritti dalle norme tecniche e di
sicurezza di settore.
A intervento realizzato dovrà seguire il rilascio, da parte della ditta installatrice, di una
dichiarazione di conformità al progetto e alle disposizioni della L.R. 31/2000 (fermo restando, ove
sia applicabile, il DM 37/2008 riguardante l’installazione degli impianti all’interno degli edifici).

243
L.R. 19/2004, art. 8.1.
244
L.R. 31/2000.

Indice Edizione n° 34 - gennaio 2020 163


UI Torino – AMBIENTE

Nel caso di impianti di modesta entità, pubblici o privati anche residenziali, come definiti
dall’articolo 2, comma 3bis, non è previsto l’obbligo del progetto illuminotecnico, ma la sola
dichiarazione di conformità rilasciata dalla ditta installatrice.
I Comuni con popolazione al di sopra dei 30.000 abitanti e, facoltativamente, anche al di sotto di
questa soglia, approvano piani dell’illuminazione finalizzati a ridurre l’inquinamento luminoso e
migliorare l’efficienza di illuminazione degli impianti.
Questi piani devono essere tenuti in considerazione durante l’evasione delle pratiche edilizie
relative alla realizzazione di nuovi impianti o alla modifica di quelli esistenti.
La norma prevede inoltre alcuni divieti specifici, tra i quali quello relativo all’utilizzo di sistemi di
illuminazione e di richiami luminosi a scopo pubblicitario e che disperdano luce verso la volta
celeste.

6.3. Scadenze

Vedi norme nazionali

6. 4. Documenti

Fattispecie Documenti richiesti


Impianti ed antenne per teleradiocomunicazioni Autorizzazione del Presidente della
funzionanti tra 10 kHz a 300 GHz Giunta Regionale

6.5. Illeciti e sanzioni

Fattispecie Sanzione
Campi elettromagnetici
Installazione o modifica di impianto senza autorizzazione sanzione amministrativa da 30.000
(L.R. 19/2004 art. 16.2) a 300.000 € e disattivazione
dell’impianto
Mancata presentazione del certificato di conformità (L.R. sanzione amministrativa da 2.000 a
19/2004 art. 16.3) - eliminare 5.000 € - eliminare
Azioni dirette ad impedire l’accesso al personale addetto al sanzione amministrativa da 500 a
controllo (L.R. 19/2004 art. 16.4) 2.500 €
Luce visibile
Utilizzo di impianti, apparecchi o sorgenti luminose soggetti a
sanzione amministrativa da 500 a
divieto oppure non conformi alle disposizioni della L.R. 31/2000
5.000 €
(art. 9.3)
sanzione amministrativa da 1.000 a
Come sopra all'interno di aree ad elevata sensibilità (art. 9.4)
10.000 €
Utilizzo di impianti, apparecchi o sorgenti luminose in modo
sanzione amministrativa da 90 a 150
difforme rispetto alle modalità e ai criteri previsti dalla L.R.

31/2000 (art. 9.5)
I Comuni competenti per territorio ove si verifica la violazione provvedono all'irrogazione della sanzione
ed alla sua riscossione e dispongono l'adeguamento degli impianti o lo smantellamento totale o
parziale degli stessi. (art. 9.7)

Indice Edizione n° 34 - gennaio 2020 164


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7. SOSTANZE PERICOLOSE PER L’AMBIENTE

7.1. ASPETTI GENERALI

Vedi norme nazionali

7.2. POLICLOROBIFENILI (PCB)

7.2.1. Principali riferimenti normativi

• Deliberazione della Giunta Regionale 25 giugno 2002, n. 13-6376


Smaltimento dei PCB e dei PCT. Adeguamento del Piano Regionale di Gestione dei Rifiuti
in attuazione del D.Lgs. n. 22/1997 e s.m.i. e del D.Lgs. n. 209/1999. Adozione da parte della
Giunta Regionale.
B.U.R.P. 11 luglio 2002, n. 28

• Deliberazione della Giunta Regionale 3 novembre 2003, n. 10-10828


Approvazione della bozza di piano per la raccolta e il successivo smaltimento degli
apparecchi contenenti PCB per un volume inferiore o pari a 5 dm3, non inventariati ai
sensi dell’art. 4 della Direttiva 96/59/CE. Adeguamento normativa regionale alla Direttiva
96/59/CE, recepita con d.lgs. n. 209/1999 “Attuazione della direttiva 96/59/CE relativa allo
smaltimento dei policlorodifenili e policlorotrifenili”.
B.U.R.P. 6 novembre 2003, n. 45 (suppl. ord. n. 2)

• Circolare del Presidente della Giunta Regionale 23 dicembre 2003, n. 7/AQA


Gestione degli apparecchi contenenti PCB e dei PCB in essi contenuti.
B.U.R.P. 31 dicembre 2003 n. 53

• D.G.R. 2 febbraio 2004, n. 40-11645


Linee guida relative alla gestione dei rifiuti contenenti PCB. Integrazione criteri di cui alla
D.G.R. n. 93-11429 del 23.12.2003.
B.U.R.P. 26 febbraio 2004, n. 8

• Deliberazione della Giunta Regionale 23 marzo 2004, n. 12-12040


Approvazione programma per la decontaminazione e/o lo smaltimento degli apparecchi
contenenti PCB soggetti ad inventario dei PCB in essi contenuti ai sensi dell’articolo 4 della
direttiva 96/59/CE. Programma supplementare di aggiornamento ed integrazione della
D.G.R. 23.12.2002 n. 39-8085.
B.U.R.P. 1 aprile 2004, n. 13

7.2.2. Regolamentazione
Gli impianti autorizzati a ricevere PCB devono comunicare ogni sei mesi a Regione e Provincia i
dati sulle tipologie e quantità ricevute.

Indice Edizione n° 34 - gennaio 2020 165


UI Torino – AMBIENTE

7.2.3. Scadenze

Vedi norme nazionali

7.2.4. Documenti

Vedi norme nazionali

7.2.5. Illeciti e sanzioni

Vedi norme nazionali

7.3. AMIANTO

7.3.1. Principali riferimenti normativi

• Deliberazione del Consiglio Regionale 19 febbraio 1996, n. 192-2709


Linee di piano regionale di protezione dell’ambiente, di decontaminazione, di smaltimento
e di bonifica, ai fini della difesa dai pericoli derivanti dall’amianto, legge 27 marzo 1992, n.
257, art. 10.
B.U.R.P. 20 marzo 1996, n. 12

• Deliberazione della Giunta Regionale 5 febbraio 2001, n. 51-2180


Piano regionale di protezione dell’ambiente, di decontaminazione, di smaltimento e di
bonifica, ai fini della difesa dai pericoli derivanti dall’amianto (art. 10 della Legge
27.3.1992, n. 257).
B.U.R.P. 28 febbraio 2001, n. 9 (suppl. ord. n. 2)

• Legge regionale 14 ottobre 2008 n. 30


Norme per la tutela della salute, il risanamento dell’ambiente, la bonifica e lo smaltimento
dell’amianto.
B.U.R.P. 16 ottobre 2008, n. 42

• Deliberazione della Giunta Regionale 3 giugno 2009, n. 30 -11520


Art. 4 della L.R. 30/2008 - Definizione dei criteri e delle modalità per la concessione di
contributi per interventi di bonifica di manufatti contenenti amianto.
B.U.R.P. 11 giugno 2009, n. 23

• Deliberazione della Giunta Regionale 18 dicembre 2012, n. 40 - 5094


Approvazione del protocollo regionale per la gestione di esposti/segnalazioni relativi alla
presenza di coperture in cemento – amianto negli edifici.
B.U.R.P. 31 gennaio 2013, n. 5

Indice Edizione n° 34 - gennaio 2020 166


UI Torino – AMBIENTE

• Deliberazione del Consiglio Regionale 1 marzo 2016, n. 124-7279


Piano di protezione dell’ambiente, di decontaminazione, di smaltimento e di bonifica ai fini
della difesa dai pericoli derivanti dall’amianto (Piano regionale amianto) per gli anni 2016-
2020.
B.U.R.P. 10 marzo 2016, n. 10 (suppl. ord. n. 1)

• Deliberazione della Giunta Regionale 12 dicembre 2016, n. 13 - 4341


DCR n. 124-7279 del 1 marzo 2016. Attuazione del Piano Regionale Amianto per quanto
riguarda i programmi formativi e le modalità di svolgimento dei corsi degli operatori che
effettuano attività di bonifica, smaltimento dell'amianto, controllo e manutenzione.
B.U.R.P. 19 gennaio 2017, n. 3

• Deliberazione della Giunta Regionale 29 dicembre 2016, n. 58 - 4532


Definizione delle modalità di comunicazione della presenza di amianto ai sensi dell'art. 9
della L.R. 30/2008, in attuazione del Piano Regionale Amianto per gli anni 2016-2020
approvato con D.C.R. 1 marzo 2016, n. 124 - 7279.
B.U.R.P. 26 gennaio 2017, n. 4 (suppl. ord. n. 1)

7.3.2. Regolamentazione
Viene definita una procedura ad uso degli enti di controllo, basata sulla compilazione di schede e
sull’attribuzione di punteggi a singoli fattori, per distinguere le situazioni in cui si necessita:
• il controllo periodico dell’installazione;
• il risanamento con controllo almeno annuale;
• la bonifica.
I capannoni realizzati prevalentemente in cemento-amianto e gli impianti industriali dove sia stato
utilizzato amianto per la coibentazione di tubi e serbatoi saranno censiti dall'ASL per i siti in
esercizio e dall'ARPA per quelli dismessi o abbandonati.
La legge quadro 30/2008 prevede la concessione di contributi per interventi di bonifica di manufatti
contenenti amianto, con priorità nei casi di amianto libero o in matrice friabile, e istituisce il
Registro pubblico degli edifici industriali e ad uso abitativo, dismessi o in utilizzo, degli impianti,
dei mezzi di trasporto e dei luoghi con presenza o contaminazione di amianto.
La DGR n. 58–4532/2016 ha definito le modalità di comunicazione alla ASL competente per
territorio dei dati relativi alla presenza di amianto da parte dei soggetti pubblici e privati proprietari
di edifici, impianti, luoghi, mezzi di trasporto, manufatti e materiali con presenza di amianto o di
materiali contenenti amianto.
I laboratori che effettuano attività analitiche sull’amianto devono essere conformi ai requisiti del
D.M. 14 maggio 2006 245.
Il reperimento di materiali contenenti amianto nel corso di attività estrattive comporta l’immediata
sospensione dei lavori e la comunicazione all’ASL competente.
La movimentazione, lavorazione, sbancamento di terreno per la realizzazione di opere edili o
infrastrutture in aree con presenza di amianto, come da mappatura del piano regionale, richiedono
un’analisi geologica preventiva per accertarne la presenza.

245
Legge 30/2008 art. 10

Indice Edizione n° 34 - gennaio 2020 167


UI Torino – AMBIENTE

La DGR n. 13–4341/2016 ha definito contenuti, durata e modalità di erogazione della formazione


dei responsabili con compiti di controllo e coordinamento di tutte le attività manutentive, dei
redattori dei piani di manutenzione e controllo, dei responsabili tecnici di gestione rimozione
bonifica e smaltimento materiali contenenti amianto nonché degli addetti alle attività di rimozione e
di smaltimento dell'amianto.

7.3.3. Scadenze

Vedi norme nazionali

7.3.4. Documenti

Fattispecie Documenti richiesti


Presenza di amianto o di materiali contenenti Comunicazione alla ASL competente per
amianto in edifici, impianti, luoghi, mezzi di territorio dei dati relativi alla presenza di
amianto
trasporto, manufatti

7.3.5. Illeciti e sanzioni

Vedi norme nazionali

Indice Edizione n° 34 - gennaio 2020 168


UI Torino – AMBIENTE

8. ATTIVITA’ A RISCHIO DI INCIDENTE RILEVANTE

8.1. Principali riferimenti normativi

• Legge Regionale 30 giugno 1992, n. 32


Attuazione della Direttiva CEE n. 82/501, relativa ai rischi di incidenti rilevanti connessi
con determinate attività industriali, ai sensi della Legge 16 aprile 1987, n. 183.
B.U.R.P. 8 luglio 1992, n. 28

• Legge Regionale 18 gennaio 1995, n. 9


Modifiche alla L.R. 30 giugno 1992, n. 32 (Attuazione del D.P.R. 17 maggio 1988, n. 175,
relativo ai rischi di incidenti rilevanti connessi a determinate attività industriali).
B.U.R.P. 25 gennaio 1995, n. 4

• Deliberazione della Giunta Regionale 9 ottobre 2000, n. 51-1051


Disposizioni urgenti relative all'immediata attuazione delle attività amministrative già
attribuite alle regioni dal D.Lgs. 334 del 17 agosto 1999 concernente il controllo degli
incidenti rilevanti connessi con determinate sostanze pericolose.
B.U.R.P. 18 ottobre 2000, n. 42

• Deliberazione della Giunta Regionale 12 maggio 2003, n. 11-9288


Disposizioni per l’attuazione delle attività di verifica ispettiva ai sensi dell’articolo 25 del
D.Lgs. 334/1999 concernente il controllo degli incidenti rilevanti connessi con determinate
sostanze pericolose.
B.U.R.P. 12 giugno 2003, n. 24

• Deliberazione della Giunta Regionale 5 luglio 2010, n. 31-286


Applicazione del D.Lgs. 334/1999 D.M. LL PP 9 maggio 2001 concernenti gli stabilimenti a
rischio di incidente rilevante. Precisazioni relative alle procedure di adeguamento degli
strumenti urbanistici. Revoca della DGR n. 20-13359 del 22 febbraio 2010.
B.U.R.P. 22 febbraio 2010, n. 8 luglio 2010, n. 27

• Deliberazione della Giunta Regionale 26 luglio 2010, n. 17-377


Approvazione di “Linee guida per la valutazione del rischio industriale nell’ambito della
pianificazione territoriale”.
B.U.R.P. 5 agosto 2010, n. 31

• Deliberazione della Giunta Regionale 3 agost0 2017 n. 84-5515


Approvazione del Piano di ispezioni presso gli stabilimenti soggetti al decreto legislativo 26
giugno 2015, n. 105 in materia di controllo del pericolo di incidenti rilevanti connessi con
sostanze pericolose. Revoca delle deliberazioni della Giunta regionale n. 11-9288 del 12
maggio 2003 e n. 17-309 del 29 giugno 2000.
B.U.R.P. 31 agosto 2017, n. 35

• Determinazione Dirigenziale 28 giugno 2019, n. 352


Approvazione del programma pluriennale delle ispezioni presso gli stabilimenti con
pericolo di incidenti rilevanti, in attuazione del piano regionale di cui alla deliberazione
della Giunta Regionale 84-5515 del 3 agosto 2017.
B.U.R.P. 11 luglio 2019, n. 28
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8.2. Regolamentazione
Viene regolamentata l’istruttoria regionale delle attività a rischio di incidente rilevante.
Sono stabilite le modalità di esecuzione delle verifiche ispettive, anche attraverso la definizione di
una lista di controllo.
Sono fornite linee guida ai Comuni per tenere conto dei rischi di incidenti rilevanti in sede di
pianificazione territoriale, ponendo vincoli non solo alle attività soggette al D.Lgs. 334/1999
(“Attività Seveso”), ma anche ad attività che possono detenere determinate tipologie di sostanze
pericolose in quantità comprese tra il 20% e il 100% delle soglie di ingresso (“Altre attività
produttive”). Tali vincoli riguardano in particolare la possibilità di insediare o modificare attività
che ricadono nei casi sopra indicati al di sotto di determinate distanze da aree sensibili 246.

8.3. Scadenze

Vedi norme nazionali

8.4. Documenti

Vedi norme nazionali

8.5. Illeciti e sanzioni

Vedi norme nazionali

Linee guida per la valutazione del rischio industriale nell’ambito della pianificazione territoriale, in D.G.R. 26 luglio
246

2010, n. 17-377

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9. VALUTAZIONE DI IMPATTO AMBIENTALE (VIA)

9.1. Principali riferimenti normativi

• Legge Regionale 14 dicembre 1998, n. 40


Disposizioni concernenti la compatibilità ambientale e le procedure di valutazione.
B.U.R.P. 17 dicembre 1998, n. 50

• Deliberazione della Giunta Regionale 12 luglio 1999, n. 18-27763


Legge regionale 14 dicembre 1998, n. 40 "Disposizioni concernenti la compatibilità
ambientale e le procedure di valutazione". Prime indicazioni regionali (art. 23, comma 3,
L.R. 40/1998).
B.U.R.P. 21 luglio 1999, n. 29 (suppl.)

• Deliberazione della Giunta Regionale 1 marzo 2000, n. 82-29571


Aggiornamento allegati A1, A2, B1 e B2 alla legge regionale 14 dicembre 1998 n. 40 in
attuazione del decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri in data 3 settembre 1999.
Adozione con i poteri del Consiglio regionale in via d'urgenza, ai sensi dell'art. 40 dello
Statuto.
B.U.R.P. 15 marzo 2000, n. 11

• Legge Regionale 10 novembre 2000, n. 54


Modifica all'articolo 23 della legge regionale 14 dicembre 1998, n. 40 "Disposizioni
concernenti la compatibilità ambientale e le procedure di valutazione".
B.U.R.P. 15 novembre 2000, n. 46

• Deliberazione della Giunta Regionale 12 dicembre 2000, n. 2-1707


Legge regionale 14 dicembre 1998, n. 40, recante “Disposizioni concernenti la
compatibilità ambientale e le procedure di valutazione”. Aggiornamento Allegato B1 in
attuazione del d.p.c.m. 1 settembre 2000. Adozione con i poteri del Consiglio regionale in
via d’urgenza, ai sensi dell’art. 40 dello Statuto.
B.U.R.P. 10 gennaio 2001, n. 2

• Deliberazione della Giunta Regionale 28 maggio 2001, n. 42-3096


Aggiornamento allegati A1, A2, B1, B2 e B3 alla legge regionale 40/1998 “Disposizioni
concernenti la compatibilità ambientale e le procedure di valutazione”, in conseguenza del
conferimento di funzioni agli enti locali operato dalla legislazione regionale.
B.U.R.P. 20 giugno 2001, n. 25

• Deliberazione della Giunta Regionale 19 marzo 2002, n. 75-5611


Legge regionale 40/1998 “Disposizioni concernenti la compatibilità ambientale e le
procedure di valutazione”. Riorganizzazione allegati.
B.U.R.P. 11 aprile 2002, n. 15

• Deliberazione della Giunta Regionale 22 aprile 2002, n. 23-5879


Legge regionale 40/1998 “Disposizioni concernenti la compatibilità ambientale e le
procedure di valutazione”. Aggiornamento allegato alla d.g.r. 21-27037 del 12 aprile 1999
in materia di organo tecnico.
B.U.R.P. 16 maggio 2002, n. 20
Indice Edizione n° 34 - gennaio 2020 171
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• Deliberazione della Giunta Regionale 25 marzo 2003, n. 19-8772


Aggiornamento delle indicazioni procedurali relative alla VIA, contenuti nella
deliberazione 12 luglio 1999, n. 18-27763.
B.U.R.P. 11 aprile 2002, n. 15

• Deliberazione della Giunta Regionale 3 dicembre 2007, n. 3-7656


Adozione del documento “Linee interpretative per un più corretto funzionamento della
conferenza di servizi in generale e nel procedimento di VIA”.
B.U.R.P. 13 dicembre 2007, n. 50

• Deliberazione Consiglio Regionale 30 luglio 2008, n. 211-34747


Aggiornamento degli allegati alla legge regionale 14 dicembre 1998, n. 40 (Disposizioni
concernenti la compatibilità ambientale e le procedure di valutazione), a seguito
dell'entrata in vigore del decreto legislativo 3 aprile 2006, n. 152 (Norme in materia
ambientale), come modificato dal decreto legislativo 16 gennaio 2008, n. 4.
B.U.R.P. 7 agosto 2008, n. 32 (suppl. ord. n. 2)

• Deliberazione della Giunta Regionale 16 marzo 2009, n. 63-11032


Atto di indirizzo inerente l'applicazione delle disposizioni regionali in materia di VIA di
cui alla l.r. 40/1998 "Disposizioni concernenti la compatibilità ambientale e le procedure di
valutazione", in relazione ai disposti di cui alla Parte Seconda del d.lgs. 152/2006.
Approvazione.
B.U.R.P. 19 marzo 2009, n. 11

• Deliberazione Consiglio Regionale 20 settembre 2011, n. 129-35527


Aggiornamento degli allegati A1 e B2 alla legge regionale 14 dicembre 1998, n. 40
(Disposizioni concernenti la compatibilità ambientale e le procedure di valutazione) in
conseguenza delle modifiche agli allegati III e IV alla parte seconda del decreto legislativo
3 aprile 2006, n. 152, operate dalla legge 23 luglio 2009, n. 99.
B.U.R.P. 27 ottobre 2008, n. 43

• Deliberazione della Giunta Regionale 7 novembre 2011, n. 55-2851


Proroga dei provvedimenti finali conclusivi della fase di valutazione della procedura di
VIA di competenza regionale. Indicazioni procedurali e definizione dei termini di
conclusione del procedimento amministrativo.
B.U.R.P. 1 dicembre 2011, n. 48

• Deliberazione della Giunta Regionale 23 marzo 2015, n. 28-1226


Indicazioni applicative in merito alle nuove modalità di presentazione delle istanze dei
procedimenti di valutazione d'impatto ambientale on line.
B.U.R.P. 2 aprile 2015, n. 13

• Circolare della Regione Piemonte 27 aprile 2015 n. 3/AMB


Applicazione delle disposizioni regionali in materia di VIA di cui alla l.r. 40/1998
“Disposizioni inerenti la compatibilità ambientale e le procedure di valutazione”, in
relazione ai disposti di cui al decreto ministeriale 30 marzo 2015, n. 52, recante: “Linee
guida per la verifica di assoggettabilità a valutazione di impatto ambientale dei progetti di
competenza delle regioni e province autonome, previsto dall'articolo 15 del decreto-legge
24 giugno 2014, n. 91, convertito, con modificazioni, dalla legge 11 agosto 2014, n. 116”
(G.U. n. 84 dell’11 aprile 2015).
B.U.R.P. 30 aprile 2014, n. 17

Indice Edizione n° 34 - gennaio 2020 172


UI Torino – AMBIENTE

9.2. Regolamentazione
Le opere soggette alle disposizioni regionali sulla VIA sono individuate negli allegati alla L.R.
40/1998. In funzione delle tipologie e dimensioni dei progetti, la competenza per la procedura di
VIA può essere regionale, provinciale o comunale.
Nelle more dell’adeguamento della normativa regionale a quanto disposto dal D.Lgs. 104/2017 per
la corretta individuazione delle soglie della categoria progettuale di interesse e della relativa
Autorità competente occorre fare riferimento al combinato disposto degli allegati alla Parte II del
D.Lgs. 152/2006 e degli allegati della L.R. 40/1998.
La circolare n. 3/AMB del 27 aprile 2015 mette in relazione la regolamentazione regionale con le
linee guida ministeriali relative alla verifica di assoggettabilità a VIA, definite dal DM 30 marzo
2015, n. 52 che prevede, tra l’altro, il dimezzamento delle soglie sulla base di specifici criteri di
sensibilità territoriale ed ambientale.
Nel caso di VIA regionale il Provvedimento autorizzativo unico non è una facoltà del proponente,
ma è l’unica strada prevista: per questo motivo, il proponente nell’ambito dell’istanza riporta
l’elenco delle autorizzazioni, dei nulla osta, dei pareri, o di altri atti di analoga natura, da acquisire
ai fini della realizzazione e dell’esercizio dell’opera, il cui rilascio verrà coordinato nell’ambito del
procedimento di VIA.
Nell’ambito delle procedure di VIA la norma prevede le fasi di verifica, specificazione dei
contenuti e valutazione.
Il provvedimento di VIA è efficace per un massimo di 3 anni a decorrere dalla data di
autorizzazione definitiva del progetto salvo l’ottenimento di specifica proroga 247.

9.3. Scadenze

Non sono previste scadenze a carico delle imprese

9.4. Documenti

Fattispecie Documenti richiesti


Opere di cui agli allegati A1, A2, B1, B2, B3 i cui giudizio di compatibilità ambientale
iter procedurali siano stati avviati dopo il 17/12/1998 oppure pronunciamento di esclusione
(L.R. 40/1998)

9.5. Illeciti e sanzioni

Fattispecie Sanzione
• Realizzazione di opere senza la procedura di demolizione e ripristino ambientale
VIA (L.R. 40/1998, art. 21.2)
• Inosservanza delle prescrizioni contenute nella
VIA e successivo mancato adeguamento (L.R.
40/1998, art. 21.3-4)

247
D.G.R. 7 novembre 2011, n. 55-2851

Indice Edizione n° 34 - gennaio 2020 173


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10. PREVENZIONE E RIDUZIONE INTEGRATE DELL’INQUINAMENTO (IPPC)

10.1. Principali riferimenti normativi

• Deliberazione della Giunta Regionale 29 luglio 2002, n. 65-6809


Autorità competente al rilascio dell’autorizzazione integrata ambientale disciplinata dal
D.Lgs. 4 agosto 1999, n. 372. Criteri per la determinazione del calendario delle scadenze
per la presentazione delle domande previsto dall’art. 4, c. 3, del D.Lgs. 372/1999 e prime
indicazioni per l’ordinato svolgimento delle attività finalizzate al rilascio
dell’autorizzazione.
B.U.R.P. 22 agosto 2002, n. 34

• Deliberazione della Giunta Regionale 22 dicembre 2008, n. 85-10404


Decreto Ministeriale 24 aprile 2008 inerente le modalità, anche contabili, e tariffe da
applicare in relazione alle istruttorie e ai controlli previsti dal decreto legislativo 18
febbraio 2005, n. 59. Adeguamento delle tariffe da applicare per la conduzione delle
istruttorie di competenza delle Province e dei relativi controlli di cui all'articolo 7 comma 6
del d.lgs. 59/2005.
B.U.R.P. 31 dicembre 2008, n. 53

• Deliberazione della Giunta Regionale 9 maggio 2016, n. 44-3272


Decreto legislativo 3 aprile 2006, n. 152 - Titolo III-bis - Piano di ispezione ambientale
presso le installazioni soggette ad Autorizzazione Integrata Ambientale, ai sensi dell'art.
29-decies, commi 11-bis e 11-ter.
B.U.R.P. 12 maggio 2016, n. 19

10.2. Regolamentazione
La competenza per il rilascio dell’autorizzazione integrata ambientale a livello locale è attribuita
alla Provincia.
La DGR 85-10404 del dicembre 2008 ha modificato le modalità di calcolo, stabilite con decreto
ministeriale, delle tariffe relative alle istruttorie per il rilascio dell’Autorizzazione Integrata
Ambientale ed ai controlli correlati.

10.3. Scadenze

Vedi norme nazionali

10.4. Documenti

Vedi norme nazionali

10.5. Illeciti e sanzioni

Vedi norme nazionali

11. DANNO AMBIENTALE E DELITTI AMBIENTALI

Vedi norme nazionali.

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