Sei sulla pagina 1di 4

La guerra dei contadini (in tedesco, der Deutsche Bauernkrieg) fu una rivolta popolare nell'Europa rinascimentale, più

precisamente nel Sacro Romano Impero, che si svolse tra il 1524 e il 1525. La guerra consistette, come per il precedente
movimento Bundschuh e per le guerre ussite, di un insieme di rivolte economiche e religiose, da parte di contadini, abitanti delle
città e nobili. Il movimento non possedeva un programma comune.Il conflitto, che si svolse principalmente nelle aree meridionali,
centrali e occidentali dell'odierna Germania, ma che influenzò anche aree confinanti delle odierne Svizzera e Austria nonché parte
del Trentino (dove prese il nome di Guerra rustica o guerra dei carneri), coinvolse al suo apice, nella primavera-estate del 1525,
un numero stimato intorno ai 300.000 contadini insorti. Le fonti dell'epoca stimano in 100.000 il numero dei morti.La guerra fu in
parte un'espressione della sollevazione religiosa nota come riforma protestante, durante la quale le critiche ai privilegi e alla
corruzione della Chiesa Cattolica Romana sfidarono l'ordine religioso e politico costituito.Comunque, rifletté anche un radicato
malcontento sociale. Per comprendere le cause della guerra dei contadini si devono esaminare le strutture mutanti delle classi
sociali in Germania e le loro mutue relazioni. Queste classi erano quelle dei principi, dei nobili minori, dei prelati, dei patrizi, dei
borghigiani, dei plebei e dei contadini. Grande movimento insurrezionale dei contadini tedeschi. Alla base stavano le
rivendicazioni sociali ed economiche delle classi rurali sottoposte ai soprusi e agli ingenti gravami dei signori feudali. Il tutto in
una cornice evangelica ispirata al desiderio del trionfo della legge e della giustizia divine. Le predicazioni religiose di Andrea
Carlostadio e Thomas Münzer ebbero una parte di primo piano nell'incoraggiare i contadini alla rivolta scoppiata nel giugno 1524
a Stühlingen, nella foresta Nera, ed estesasi rapidamente alla Renania, alla Franconia e alla Turingia. Nell'aprile 1525, dopo la
caduta di molte città nelle mani dei rivoltosi, furono pubblicati a Memingen "I dodici articoli dei contadini di Svezia", manifesto
antifeudale; la dura reazione dei principi tedeschi contribuì al radicalizzarsi del movimento. Preoccupato dall'estremismo sociale, e
timoroso che l'ostilità dei principi condannasse in blocco la Riforma, Lutero preferì schierarsi a fianco dei principi. Nel maggio
1525 la sconfitta delle bande di Münzer a Frankenhausen provocò il declino del movimento, minato dalla mancanza di unità
organizzativa e di intenti. Dalla rivolta la classe rurale non ottenne alcun miglioramento, mentre ne uscì rafforzato il potere dei
principi e della Chiesa luterana.
La Pace di Augusta, detta anche pace di Religione, fu un trattato di pace, sancito da una riunione della Dieta ad Augusta
comprendente tutti i principi, le città e gli stati del Sacro Romano Impero e ratificata dal Re dei Romani Ferdinando I d'Asburgo
come legge imperiale, dopo l'abdicazione del fratello Carlo V, il 25 settembre 1555.Con questo trattato venne riconosciuto ai
principi tedeschi il diritto di aderire alla confessione cattolica o alla confessione di Augusta, cioè al luteranesimo, con esclusione di
ogni altra religione (come il calvinismo). Ai sudditi veniva fatto obbligo di seguire la religione del principe; in alternativa sarebbero
dovuti emigrare in un altro principato in cui la religione di stato coincidesse con la propria (il principio detto del cuius regio, eius
religio).Venne anche stabilito il principio del riservato ecclesiastico (reservatum ecclesiasticum), che poneva termine alla
secolarizzazione dei beni ecclesiastici, cioè il passaggio di proprietà dei benefici e dei terreni ecclesiastici al patrimonio personale
del vescovo o abate che passava al luteranesimo.
Controriforma Movimento nato in seno alla Chiesa cattolica nel XVI secolo con lo scopo di arginare le posizioni eretiche e le devianze
dottrinali dovute alla Riforma protestante, rinvigorendo l'ortodossia. Il movimento caratterizzò un'epoca con il tentativo di
concretizzare le istanze e i fermenti di rinnovamento e di rigenerazione provenienti dall'interno del cattolicesimo stesso, che
trovarono una controparte nelle discussioni dei concili. A partire dal XV secolo erano scaturite da diverse correnti del cattolicesimo
esigenze di riforma della Chiesa ed erano state esercitate critiche corrosive indirizzate alle più alte cariche della gerarchia
ecclesiastica, soprattutto a motivo dello scandalo rappresentato dal Grande scisma e dagli abusi che costellavano la vita della
Chiesa. Così, il frate domenicano Girolamo Savonarola condannò severamente gli atteggiamenti mondani di papa Alessandro VI; il
cosiddetto "movimento degli osservanti" (esponente di spicco del movimento fu tra gli altri san Bernardino da Siena), nato in seno
agli ordini mendicanti, tentò di richiamare i membri a una maggiore conformità all'austerità della regola francescana; dotti
umanisti come Erasmo tentarono di escogitare alternative alle sterili speculazioni della teologia accademica. Tuttavia, questi
sforzi rimasero frammentari e privi di una prospettiva unitaria, e non incisero che sensibilmente sulle decisioni e sulle politiche
della Chiesa. Strenuo promotore dei principi della Controriforma, Carlo Borromeo si adoperò per la difesa della morale e della
dottrina cattolica, sia attraverso un’attiva partecipazione al concilio di Trento, sia mediante l’istituzione di scuole e collegi gestiti
da ecclesiastici e seminari per la formazioni dei nuovi sacerdoti. Il pittore fiorentino Carlo Dolci (1616-1686) lo ricordò in un
ritratto postumo (Palazzo Pitti, Firenze) che sottolinea la santità e la rettitudine dell’arcivescovo di Milano: dallo sfondo scuro
emergono il pallido volto scavato dall’ascesi, illuminato dello stesso bagliore terreo del corpo di Cristo del crocifisso, e il rosso
cupo della mantellina cardinalizia, evidente richiamo alla Passione di Cristo. Il papa incoraggiò la formazione e l'azione di ordini
nuovi, come ad esempio i teatini, i cappuccini, le orsoline e specialmente i Gesuiti che, con il loro impulso al rinnovamento
dell'educazione e il fervore catechetico dell'opera missionaria, conferirono nuovo vigore alla trasmissione della dottrina cristiana e
all'apostolato. La spiritualità della Controriforma ebbe un tono particolarmente attivista e si volse all'evangelizzazione dei territori
di recente scoperta in estremo Oriente e nelle Americhe. Pari entusiasmo animò la fondazione di confraternite, congregazioni, di
associazioni di carità, e, soprattutto da parte dei Gesuiti, di scuole confessionali.
La Compagnia di Gesù (in latino Societas Iesu) è un istituto religioso maschile di diritto pontificio: i membri di questo ordine di
chierici regolari, detti Gesuiti, pospongono al loro nome la sigla S.I.L'ordine venne fondato da Ignazio di Loyola che, con alcuni
compagni, a Parigi nel 1534 fece voto di predicare in Terra Santa (progetto abbandonato nel 1537) e di porsi agli ordini del papa:
il programma di Ignazio venne approvato da papa Paolo III con la bolla Regimini militantis ecclesiae (27 settembre 1540). Espulso
da vari paesi europei nella seconda metà del XVIII secolo, l'ordine venne soppresso e dissolto da papa Clemente XIV nel 1773 (la
Compagnia sopravvisse però nella Russia Bianca poiché la zarina Caterina II rifiutò l'exequatur al decreto papale di soppressione);
venne ricostituito da papa Pio VII nel 1814.I gesuiti osservano il voto di totale obbedienza al papa e sono particolarmente
impegnati nelle missioni e nell'educazione. Iñigo López de Loyola nacque, ultimo di tredici figli, attorno al 1491 da una nobile
famiglia basca. A tredici anni venne inviato a Arévalo come paggio del primo tesoriere di Ferdinando II d'Aragona, Juan Velázquez
de Cuéllar, e nel 1517 si arruolò nelle truppe del viceré di Navarra, il duca di Nájera Antonio Manrique de Lara, prendendo parte
alle guerre di Carlo V contro Francesco I: durante la difesa di Pamplona, assediata dai francesi, venne colpito da una palla di
cannone che gli sfracellò la gamba destra e gli ferì la sinistra, costringendolo a claudicare per tutta la vita. Durante il periodo di
convalescenza nel castello di Loyola, che trascorse leggendo la Vita Christi di Ludolfo di Sassonia e la Leggenda aurea di Jacopo
da Varagine, maturarono in lui i germi di una profonda crisi spirituale e si convertì: deciso a recarsi in pellegrinaggio a
Gerusalemme, sostò presso il monastero benedettino di Montserrat e, trascorsa una notte in preghiera davanti all'immagine della
Madonna nera, depose le sue armi ai piedi dell'immagine sacra e prese l'abito e il bastone da pellegrino. Si diresse quindi a
Manresa, dove rimase un anno vivendo ricche esperienze interiori: lesse l'Imitazione di Cristo, testo a cui rimase legato per tutta
la vita e iniziò a cercare la pace dell'anima attraverso opere straordinarie di penitenza, poi ritrovò la serenità d'animo e attenuò le
sue austerità; durante il soggiorno a Manresa cominciarono a prendere forma gli elementi essenziali dei suoi Esercizi spirituali. Nel
1523 raggiunse Venezia e si imbarcò per Gerusalemme, dove visitò i luoghi santi. Dovette però abbandonare il progetto di
stabilirsi in Palestina per il divieto di soggiorno impostogli dai frati francescani dalla Custodia di Terra Santa.Tornato in Spagna con
il desiderio di abbracciare il sacerdozio, riprese gli studi a Barcellona, poi presso l'università di Alcalá dove, per il suo misticismo,
venne sospettato di essere un alumbrado e venne tenuto in carcere dall'Inquisizione per quarantadue giorni. Si trasferì quindi a
Salamanca e poi, per completare la sua formazione, a Parigi, dove arrivò il 2 febbraio 1528.A Parigi Íñigo cominciò a farsi
chiamare Ignazio, che pensava essere una variante del suo nome: in realtà, Íñigo era la forma basca del nome Innico o Enecone,
che gli era stato imposto in omaggio a sant'Enecone, abate benedettino di Oña, il cui culto era particolarmente sentito nella sua
terra.