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Da cinque anni Mondeggi Bene Comune custodisce e gestisce l'omonima collina alle porte del

Chianti, le sue abitazioni, la fattoria, gli annessi servizi e le attività politiche, culturali e produttive
governandosi solo attraverso discussioni assembleari e prendendo decisioni unicamente col
metodo del consenso.

Questo significa raggiungere, su ogni questione, una decisione collettiva che sia accettata da tutto
il gruppo senza votare e senza contare le maggioranze.
Mondeggi è oggi una comunità abbastanza grande, una ventina di persone abita
permanentemente nelle coloniche a suo tempo abbandonate della Provincia di Firenze, un numero
simile partecipa regolarmente ai lavori e alla vita del comitato e della fattoria pur non risiedendoci
stabilmente e circa 300 famiglie gestiscono la vasta oliveta assegnata al comitato MO.T.A
(Mondeggi Terreni Autogestiti).
Nella fattoria si producono grano, olio, miele, ortaggi, frutta e spezie; i prodotti sono lavorati
ottenendo, pane, dolci, pasta, paté, prodotti erboristici, birra, vino. Sono presenti allevamenti di
animali da cortile, ovini, cavalli e naturalmente cani e gatti.
Periodicamente si organizzano feste, cene, concerti e raduni cui partecipano anche parecchie
centinaia di persone. Si tengono incontri, dibattiti e conferenze su temi legati alla politica,
all'agroecologia, alla salute ecc. Si ospitano classi di scuola o differenti gruppi di affinità per visite
guidate alla fattoria senza padroni.
Tutto questo, oltre che un grande impegno, richiede ovviamente il coordinamento, la messa a
punto delle modalità di esecuzione, la progettazione e la programmazione dei lavori, la
rendicontazione delle spese e la loro registrazione.
Indispensabile è inoltre il lavoro di comunicazione con l'esterno rappresentato dai rapporti con la
stampa, con i nodi della rete delle lotte locali, nazionali e internazionali, con i politici favorevoli e
quelli contrari, con istituzioni, simpatizzanti e antipatizzanti attivi sul web ecc.
Gestire questa massa di lavoro gestendoci unicamente tramite assemblee, generali o di gruppo, è
un impegno politico enorme e non facile che richiede passione, dedizione e studio costante. È per
questo che quando abbiamo "incontrato" questo opuscolo ce ne siamo subito innamorati.
L'incontro è avvenuto durante una scampagnata a Bure, un posto fuori dal mondo nell'est della
Francia dove l'ANDRA (agenzia nazionale per la gestione dei rifiuti nucleari) vuole costruire un
centro di stoccaggio sotterraneo con più di 300 km di gallerie devastando il bosco sovrastante e
con un impatto ecologico tanto disastroso quanto incalcolabile sul territorio.

Il testo ci parla però della pratica assembleare di quella che viene qui chiamata la Comune della
ZAD di Notre dames des Landes, lato opposto della Francia (a pochi chilometri da Nantes), altro
megaprogetto inutile: duemila ettari di campagna, bosco, zona umida espropriati da VINCI
(colosso dell'edilizia) per costruire un aeroporto. Il progetto esiste dagli anni '60 ed ha sempre
incontrato una fervida resistenza finché nel 2008 è cominciata l'occupazione delle terre e la difesa
delle fattorie presenti sul territorio.

Per gli speculatori ZAD significa Zona di pianificazione differita mentre per i suoi abitanti è la Zona
da difendere ed in pochissimo tempo questo luogo diventa un piccolo paese in lotta con più di 200
abitanti e decine di collettivi che lo difendono.

Nel 2012 con l'operazione Cesar lo stato francese tenta di riprendersi violentemente la zona con
un'imponente operazione di sgombero: 2000 agenti delle forze dell'ordine per più di un mese di
scontri. Non servirà a nulla, dopo poco la ZAD è di nuovo occupata e la resistenza continua più
forte di prima.

Fino alla fine del 2016 il governo francese rilancia regolarmente il progetto dell'aeroporto e
annuncia nuove possibili operazioni di sgombero.
ll 21 dicembre 2016 scade il termine che lo stato aveva definito per riprendersi la ZAD: il progetto
di aeroporto viene abbandonato, gli occupanti della ZAD scrivono le basi per il futuro della
zona producendo un documento che ricalca le ambizioni e le speranze che sono le nostre a
Mondeggi e proprie di tante lotte attive oggi nel mondo:
«noi difendiamo questo territorio e viviamo insieme in modi diversi in un ricco amalgama. Contiamo
di viverci ancora a lungo per prenderci cura di questo luogo, dei suoi abitanti, della sua diversità,
delle sue piante e dei suoi animali e di tutto ciò che condividiamo
noi vogliamo
... che gli abitanti ... possano restare e ritrovare i loro diritti
... che i contadini ... possano continuare a coltivare liberamente le terre in uso e proseguire le loro
attività ...
... che i nuovi abitanti venuti ad occupare la ZAD per prendere parte alla lotta possano restare...
Che ciò che hanno costruito... possa mantenersi ....

... che le terre ridistribuite ... siano prese in carico ... dal movimento di lotta
...E ci impegneremo a risolvere gli eventuali conflitti legati alla messa in opera [di questi principi]
...Noi costruiamo già da ora l'avvenire ... Da oggi, sta a noi farlo fiorire e difenderlo.
NDDL non è solo un esempio di lotta tenace, di difesa vincente di un territorio operata da singoli e
gruppi a livelli diversi ma comunque uniti, ma anche un bellissimo esempio di costruzione di
un'alternativa reale, di uno spazio altro che si difende della repressione, in cui le idee si coltivano
ma diventano anche pratiche, in cui ci si può misurare con le contraddizioni della politica e provare
a trovare insieme modi per costruire il mondo che vorremmo.

Questi «Spunti sulla comune» sono per noi un'esortazione all'azione, una spinta a misurarci con la
nostra organizzazione, a guardarci nelle nostre pratiche e riflettere sui nostri strumenti, non solo
nelle lotte ma anche nel nostro quotidiano.

La comune di cui parla questo opuscolo non è la proposta di un gruppo chiuso alla ricerca di una
coerenza politica ma un progetto allargato a cui partecipano singoli e collettivi a livelli diversi che si
coordinano nella difesa di un territorio e insieme costruiscono un piccolo mondo (se così si
possono chiamare 2000 ettari) dentro al quale convivono tanti mondi.

Il testo odora di fresco e trasmette l'impressione di una riflessione collettiva molto concreta, si
misura con i problemi quotidiani di una comunità in lotta, non si adagia mai sulle facili e ingannevoli
note dell'ideologia ma ricerca e mostra cosa ha significato veramente, alla ZAD, vivere, lottare,
litigare, incazzarsi e gestirsi in assemblea.
Per questa scelta realistica, il linguaggio ci pare coinvolgente e amoroso. L'opuscolo si prende
cura nell'intimo dei suoi lettori se questi sono, come noi, quasi quotidiamente impegnati con la gioa
e il fardello dell'assemblea.
Ringraziamo dunque i compagni della ZAD e i partecipanti all'Incontro sulla montagna per questo
piccolo aiuto e speriamo che questo opuscolo circoli il più possibile. Anche in Italia le Zone da
difendere sono tante e non possiamo più permetterci di pensare che basti scendere in piazza una
volta ogni tanto per cambiare il mondo. Bisogna organizzarsi.

Saluti dalle colline mondeggine

La Ceiba

Il giorno 16 novembre 2017 11:47, <selvatica@autoproduzioni.net> ha scritto:


Abbiamo incontrato questo opuscolo durante una scampagnata a Bure, un posto fuori
dal mondo nell'est della Francia dove l' ANDRA (agenzia nazionale per la gestione dei
rifiuti nucleari)  vuole costruire un centro di stoccaggio sotterraneo con più di 300 km di
gallerie devastando il bosco sovrastante e con un impatto ecologico tanto disastroso
quanto incalcolabile sul territorio.

Il testo parla però della ZAD di Notre dames des Landes, lato opposto della Francia (a
pochi chilometri da Nantes), altro megaprogetto inutile: duemila ettari di campagna,
bosco, zona umida espropriati da VINCI (colosso dell'edilizia) per costuire un
aeroporto. Il progetto esiste dagli anni '60 ed ha sempre incontrato una fervida
resistenza. finchè nel 2008 è cominciata l'occupazione delle terre e la difesa delle
fattorie presenti sul territorio.

Per gli speculatori ZAD significa Zona di pianificazione differita mentre per i suoi
abitanti è la Zona da difendere ed in pochissimo tempo questo luogo diventa un piccolo
paese in lotta con più di 200 abitanti e decine di collettivi che lo difendono.

Nel 2012 con l'operazione Cesar lo stato francese tenta di riprendersi violentemente la
zona con un'imponente operazione di sgombero: 2000 agenti delle forze dell'ordine per
più di un mese di scontri. Non servirà a nulla, dopo poco la ZAD è di nuovo occupata e
la resistenza continua più forte di prima.

Fino alla fine del 2016 il governo francese rilancia regolarmente il progetto
dell'aeroporto e a annuncia di possibili operazioni di sgombero.
Il 21 dicembre 2016 scade il termine che lo stato aveva definito per riprendersi la ZAD,
il progetto di aeroporto viene abbandonato, gli occupanti della ZAD scrivono le basi per
il futuro della zona:

«noi difendiamo questo territorio e viviamo insieme in maniere diverse in un ricco

Nous défendons ce territoire et y vivons ensemble de diverses manières dans un riche


brassage. Nous comptons y vivre encore longtemps et il nous importe de prendre soin
de ce bocage, de ses habitant·e·s, de sa diversité, de sa flore, de sa faune et de tout ce
qui s'y partage.
Une fois le projet d'aéroport abandonné, nous voulons :
1. Que les habitant·e·s, propriétaires ou locataires faisant l'objet d'une procédure
d'expropriation ou d'expulsion puissent rester sur la zone et retrouver leurs droits.

2. Que les agriculteur·trice·s impacté·e·s, en lutte, ayant refusé de plier face à AGO-
Vinci, puissent continuer de cultiver librement les terres dont ils·elles ont l'usage,
recouvrir leurs droits et poursuivre leurs activités dans de bonnes conditions.
3. Que les nouveaux habitant·e·s venu·e·s occuper la ZAD pour prendre part à la lutte
puissent rester sur la zone. Que ce qui s'est construit depuis 2007 dans le mouvement
d'occupation en termes d'expérimentations agricoles hors cadre, d'habitat autoconstruit
ou d'habitat léger (cabanes, caravanes, yourtes, etc.), de formes de vie et de lutte, puisse
se maintenir et se poursuivre.
4. Que les terres redistribuées chaque année par la chambre d'agriculture pour le compte
d'AGO-Vinci sous la forme de baux précaires soient prises en charge par une entité
issue du mouvement de lutte qui rassemblera toutes ses composantes. Que ce soit donc
le mouvement anti-aéroport et non les institutions habituelles qui détermine l'usage de
ces terres.
5. Que ces terres aillent à de nouvelles installations agricoles et non agricoles, officielles
ou hors cadre, et non à l'agrandissement.
6. Que ces bases deviennent une réalité par notre détermination collective. Et nous
porterons ensemble une attention à résoudre les éventuels conflits liés à leur mise en
œuvre.

Nous semons et construisons déjà un avenir sans aéroport dans la diversité et la


cohésion. C'est à nous tou·te·s, dès aujourd'hui, de le faire fleurir et de le défendre.»

NDDL per noi non è solo un esempio di lotta tenace, di difesa vincente di un territorio
operata da singoli e gruppi a livelli diversi ma comunque uniti, ma anche un bellissimo
esempio di costruzione di un'alternativa reale, di uno spazio altro che si difende dalle
maglie della repressione, in cui le idee si coltivano ma diventano anche pratiche, in cui
ci si può misurare con le contraddizioni della politica e provare a trovare insieme modi
per costruire il mondo che vorremmo.

Questi «Spunti sulla comune» sono per noi un'esortazione all'azione, una spinta a
misurarci con la nostra organizzazione, a guardarci nelle nostre pratiche e riflettere sui
nostri strumenti, non solo nelle lotte ma anche nel nostro quotidiano.

La comune di cui parla questo opuscolo non è la proposta di un gruppo chiuso alla
ricerca di una coerenza politica ma un progetto allargato a cui partecipano singoli e
collettivi a livelli diversi che si coordinano nella difesa di un territorio e insieme
costruiscono un piccolo mondo (se così si possono chiamare 2000 ettari) dentro al quale
convivono tanti mondi.

Anche per noi qui a Mondeggi questo passaggio stato è fondamentale: in 3 anni di
custodia l'accento è da subito stato posto sul costruire una proposta alternativa alla
privatizzazione. Per questo stiamo rimettendo in vita attraverso i principi
dell'agroecologia la fattoria che la provincia aveva abbandonato nel 2009 dopo anni di
mala gestione e stiamo invitando la popolazione locale a riprendersi questo posto.
Ad oggi ci sono 20 presidianti che hanno fatto di Mondeggi la loro casa, un bambino
nato proprio qui in una delle case, una comunità di 300 persone di tutte le età che si
prendono cura dell'uliveta e degli orti condivisi che fino a 3 anni fa erano una selva
inaccessibile di edera e rovi.
C'è anche un forno autocostruito che sforna pane fatto con la nostra farina due volte a
settimana, una vecchia vigna riportata in vita, un frutteto che sta crescendo, 40 famiglie
di api che fanno il miele, un laboratorio di erboristeria dove prepariamo i nostri rimedi
autoprodotti, degli orti ridenti che ci danno da mangiare ogni giorno e molto altro.

L'organizzazione con il metodo del consenso


Metodo decisionale che non implica la votazione ma il raggiungimento di una decisione
collettiva che sia accettata da tutto il gruppo. E' complessa e faticosa: siamo cresciuti in
una società i cui valori e modalità organizzative non hanno quasi mai niente a che fare
con l'orizzontalità e ci vorrà molto tempo anche solo per lavorare su noi stessi e il nostro
modo di pensare.
Fortunatamente possiamo agguzzare la vista per guardare i piccoli miglioramenti che
avvengono quotidianamente,  oggi anche chi non aveva mai partecipato ad un'assemblea
ora alza la mano per dire la sua.
Ovviamente non è tutto rose e fiori, il cammino è lento e le difficoltà sono tante, in
«spunti sulla comune» ci sono tanti rimandi che in vari modi ci possono aiutare.

Per questo ringraziamo i compagni della ZAD e i partecipanti all'Incontro sulla


montagna per questo piccolo aiuto e speriamo che questo opuscolo circoli il più
possibile. Anche in Italia le Zone da difendere sono tante e non possiamo più
permetterci di pensare che basti scendere in piazza una volta ogni tanto per cambiare il
mondo. Bisogna organizzarsi.

Saluti dalle colline mondeggine

La Ceiba

Questo testo riprende liberamente alcuni elementi della discussione sulla comune sviluppati
durante i «rencontres sur la montagne» dell'estate del 2015. Si tenta di fare delle proposte sul
funzionamento di una comune a partire dalle domande che possono porsi sulla zad di Notre Dame
des Landes nel suo presente attuale e nel suo futuro. La discussione non era centrata su Notre
dame des landes e la sua ricchezza è legata al fatto di essersi nutrita delle esperienze di altri spazi
collettivi. Ho preso la decisione di incentrare il testo su Notre dame des Landes per portare in
quell'ambito la discussione ma è possibile che le questioni che si qui pongono interessino tutte e
tutti quelli che si interessano, a qualsiasi livello, all'idea di comune. Quando immaginiamo ciò che
potrebbe essere l'esistenza di una zona autonoma, abbiamo la tendenza a moltiplicare le domande
e a sviluppare cosi la complessità del reale senza tentare sempre di limitarci. Certe affermazioni
fatte qui osano porsi in modalità più assertiva.

In ogni caso questo tentativo non mira ad edulcorare il dibattito ma ad arricchirlo per aprilo nella
direzione già provata nel testo «De la zad aux communaux1 ».

Il testo riprende alcune problematiche che sono apparse nella discussione sulla montagna, pone
dei dati di fatto e abbozza qualche pezzo di possibile risposta... ma non pretende in alcun caso di
trattare in modo esaustivo i molteplici campi di esistenza di una comune. Questo scritto compie la
scelta di non disegnare una comune ideale ma di partire dal reale per tentare di spingerlo un po'
più oltre e cogliere quali tendenze potrebbero sorgere... Alcune suggestioni arrivate da altri spazi
collettivi appaiono in corsivo.

In questo testo l'idea di comune, in opposizione a quella di Municipalità s'inscrive nella lunga
tradizione delle comuni rivoluzionarie dei secoli passati - la comune come insieme di esseri umani
su di uno spazio dato che riprendono in mano la propria esistenza e tentano di rompere con
l'ordine sociale ed economico in atto. Ho fatto qui la scelta di designare la Zad come una comune
perché questo rinvia ad un immaginario stimolante che pone un'ipotesi, un approccio che si vive o
potrebbe viversi qui, d''altra parte, non è un termine comunemente condiviso e molto in uso oggi
alla Zad.

A mio avviso, si può parlare della Zad di Nddl come di una comune in nuce a diversi livelli:

• La dimensione (1605 ha), il numero di persone (circa 200 residenti più o meno
permanenti e molti di passaggio) e di abitazioni (una sessantina di residenze). Tutto
ciò rimanda a una scala che supera quella di una fattoria o di una casa comune, di
uno spazio occupato o autogestito.
• La conseguente fragilità della presenza del potere delle istituzioni classiche e della
loro polizia sul territorio della comune. La possibilità per la comune di istituire le
proprie forme d'organizzazione e le proprie strutture collettive.
• Qui la comune non si pensa più come zona temporaneamente autonoma e
particolare, il tempo di una lotta specifica, di una festa o di un'avventura ma mira a
1 “Dalla zad alle comuni”
perdurare per far sì che delle vite si consolidino.
• La capacità produttiva della Zad di Notre Dame des Landes e la sua volontà di
riprendersi in mano una parte dei bisogni materiali, sganciandoli dall'impresa
economica, collettivizzando una parte delle terre e degli strumenti di produzione.
• Il fatto che al di là delle questioni produttive, l'insieme dei rapporti sociali abituali, le
forme della cura, della cultura, dell'amore, dell'ambiente e altre possano essere qui
ribaltate e messe alla prova... Tenendo presente che se questo potenziale di
ribaltamento esiste è comunque lontano dal concretizzarsi e imporsi ad ogni livello
• L'esistenza di diversi gruppi e assemblee che si organizzano su differenti livelli sui
molteplici aspetti della vita della comune. La perpetuazione da circa 3 anni di
assemblee generali mensili sulla la vita tanto della comune quanto del movimento di
lotta nel quale questa si inscrive.

Se in generale l'idea della comune parte dall'esistenza di uno spazio comune, al momento attuale,
la Zad di Nddl concepisce se stessa come un territorio condiviso e come un movimento.
Questa doppia rappresentazione ci è cara.

In seno alla comune, differenti gruppi e assemblee si occupano dei diversi settori di attività e di
riflessione: per esempio, partendo dall'esistente, l'assemblea S éme ta zad sulle questioni agricole e
dei terreni, il gruppo anti repressione, il gruppo sui media... Ci possono essere iniziative gestite da
gruppi di affinità a partire dalle assemblee di quartiere. Quale che sia la loro regolarità, le
assemblee generali della comune non sono il luogo in cui si ridiscute tutto in dettaglio. Esse
esistono:

• per rendere conto dei lavori e delle problematiche delle assemblee più specifiche e dei
gruppi di attività;
• per scambiarsi le informazioni;
• per discutere e a volte per prendere decisioni su argomenti che superano le competenze dei
gruppi più ridotti.
• permettono ai gruppi con visioni diverse della lotta e dell'organizzazione della comune di
scambiare e comporre i punti di vista.

I progetti della comune non si elaborano solamente di punto in bianco in assemblea ma anche
prendendosi il tempo per incontrarsi nelle rispettive sedi, di diffondere le proposte in forma orale e
scritta. Si tratta di essere disponibile a trovare piani di discussione possibili.

La comune deve a volte troncare e appoggiarsi su un certo numero di principi chiari, senza però
irrigidirli. La nostra sfiducia verso le leggi e i regolamenti rigidi e verso il controllo sociale ci spinge
a non fidarci delle asserzioni di documenti minuziosi che potrebbero regolamentare la vita della
comune. Ci rendiamo però conto anche che la comune ha a volte bisogno di appoggiarsi su linee
chiare e enunciati condivisi Per esempio, al momento alla Zad di NDDL si sta discutendo di un
testo che stabilisce tra l'altro:

• la volontà condivisa che, in caso di abbandono del progetto di aeroporto, le casette e le


colture collettive illegali possano sopravvivere,
• che i contadini della zad che si sono impegnati nella lotta possano restare e coltivare in
forme che potremmo definire più classiche.

Molti sentono che mettendosi d'accordo su questo testo chiarirebbe i rapporti e permetterebbe di
fare un passo in avanti ma siamo ancora incerti su ciò che significa prendere una simile decisione
a livello di Zad. Se prendere posizione al riguardo risulta piuttosto semplice per organizzazioni che
partecipano al movimento, siamo riluttanti a livello di movimento d'occupazione a prendere
decisioni così grandi visto che non abbiamo un meccanismo di delega e non sempre siamo tutti
presenti al momento dell'assemblea.
A questo livello, se consideriamo che un lavoro di informazione e di dibattito è stato fatto a monte,
che tutti conoscono il luogo e l'ora dell'assemblea e che siamo in numero sufficiente, i partecipanti
possono prendere delle decisioni sulla comune senza l'avvallo di tutti i residenti, ma se poi ci si
rende conto che taluni non si riconoscono in ciò che è stato deciso, bisogna rimettere in
discussione le scelte prese.

Si ha la tendenza a pensare i momenti di presa delle decisioni come noiosi, pesanti, complessi.
Eppure i momenti in cui si deve estrapolare un senso comune, dibattere le nostre linee e
principi di funzionamento e prendere decisioni su tutte le possibilità possono anche far
parte dei momenti più stimolanti che si possano vivere collettivamente. Questo non significa
che si cristallizzi qualcosa per l’eternità ma è anche importante sapere che le nostre attività e
progetti quotidiani, le nostre strategie hanno delle sedute, dei limiti di tempo dati e che non tutto
può essere messo eternamente in discussione.
Uno spazio autogestito mostra nella discussione la misura della propria forza per il fatto
d'appoggiarsi su un certo numero di principi comuni scritti e se necessario ridiscussi, ma che
costituiscono tanto limiti quanto garanzie. All'occorrenza, nella loro specifità, nessun salariato,
nessuna sovvenzione, assemblee aperte e orizzontali, prezzi liberi o nessun prezzo d'ingresso oltre
certi limiti, sostegno alle altre occupazioni...

La comune deve senza sosta lavorare per rinforzare i legami e la fiducia interna.
Una parte delle insufficienze delle assemblee (presenze scarse, difficoltà a decidere, ad
organizzarsi...) e dei conflitti, con la loro aria di insuperabilità, si risolvono attraverso ciò che
succede fuori, nel quotidiano, nell'attenzione ai cantieri e alle attività degli altri, andando a
chiacchierare, incrociando i percorsi a condividendo balli e pasti, al di là di ciò che può dividerci
nei processi decisionali della comune. La vitalità della comune è legata alla densità delle amicizie
che si intrecciano e alla forza dei gruppi e collettività che la costituiscono. La densità degli scambi
in seno alla comune permettono di partire da una cultura condivisa, sensibile e non solo
discordante.
Gli strumenti di dibattito e di presa delle decisioni in seno alla comune devono far propri
una certa elasticità e poter evolvere.
E' per esempio possibile adottare strumenti molto formali ad un dato momento e infischiarsene se
la fiducia e i rapporti tra le persone lo permettono.

Ognuno ha tutto da guadagnare ad organizzarsi con gli altri (attraverso legami quotidiani,
per affinità, per gruppi di attività) per discutere prima e dopo le assemblee e avere anche la
possibilità di portarci le proposte e i punti di vista collettivi. Il senso delle assemblee e
l'intelligenza dei dibattiti in seno alla comune è acuito dalla presenza di momenti regolari
per dibattiti politici, filosofici, storici annunciati e preparati o improvvisati durante gli
aperitivi.

La comune si fonda su strumenti d'informazione comuni ed efficaci. Alla Zad da sempre


vengono impiegate energie per dotarsi di un giornale comune settimanale, zad news. Questo
unisce litigate, la messa in discussione delle posizioni politiche e delle realtà pratiche, la
condivisione di informazioni e le novità per organizzarsi.

Il giornale permette di assicurare, anche se non tutti partecipano alle diverse assemblee, che
ciascuno riceva le informazioni e abbia la possibilità di diffonderle e di ricevere un resoconto di ciò
che si è perso. Senza dimenticare la gioia di potersi sedere davanti alla stufa per immergersi nei
numeri di Zad news che si erano persi nelle settimane precedenti. La radio pirata Klaxon, oggi
trascurata dalla zad è pure stato un media vivace e ultra reattivo, sia per rispondere ad un
attacco militare che, in momenti più rilassati. In seno ad uno spazio autogestito urbano che raggruppa un
centinaio di persone farsi un turno alla radio fa parte dei compiti collettivi dei quali ognuno è tenuto primo o poi a
farsi carico.
La comune non vuole né sindaci né burocrati. Ci sarebbe molto da dire sulla questione del
potere e sulla maniera in cui dovrebbe essere diffuso in seno alla comune senza bloccare le
energie o istituzionalizzarsi, senza accrescere le separazioni e porre delle gerarchie.
Tutti gli individui dovrebbero dedicarsi con la massima energia ai progetti, svolgere con passione i
compiti 'comunali', organizzarsi affinché le assemblee funzionino o farsi carico delle questioni di
segreteria e comunicazione. La comune nutrirà grande sfiducia verso chi può cristallizzare il
potere e le chiavi della comune nelle mani di qualcuno in maniera sistematica e durevole. Nelle
comunità zapatiste, il fatto di partecipare alle assemblee intercomunali e alle decisioni che qui si prendono è un
compito assunto a rotazione. Nel gruppo di comunicazione esterna della Zad è stato deciso, al fine di evitare di
fare emergere un portavoce fisso, che quelle o quelli che parlano ai giornalisti lo facciano senza mostrare il viso o,
quando è il caso di mostrarlo, che si alternassero in modo sufficientemente regolare per non cristallizzare nessuno
nel ruolo.
Come avviene oggi nel caso della assemblee di movimento è importante che la comune si doti di
spazi di assemblea aperti a quelli che si impegnano nella lotta o nelle attività della comune
senza necessariamente viverci strettamente. A ciascuno compete il buon senso d'intervenire o
meno sul tema dato in funzione della propria posizione e delle proprie attività nella comune.

Non tutti aspirano ad installarsi in una comune in un territorio definito. La comune deve
restare aperta a quelle e quelli tra noi che privilegiano vite più nomadi, dei quali sappiamo
che ripartiranno un giorno ma che desiderano sinceramente prendere parte alla comune per
un certo periodo. Per tutti questi deve essere possibile impegnarsi nelle assemblee e nella
vita della comune senza viverci per degli anni e senza cessare di vedersi replicare il
sempiterno e reazionario “Sì, ma tu non sei qui” nelle sue differenti declinazioni.
Al contrario, in seno alla comune, le decisioni devono essere prese da quelli e quelle che se
le assumono. Ogni persona che abbia vissuto in uno spazio di auto-organizzazione aperta ha
conosciuto, in una delle sue possibili forme, il grande classico per cui uno, appena arrivato alla
riunione, ti da grandi lezioni su come dovresti coltivare il tuo giardino in modo totalmente
differente imbrigliando la discussione o le decisioni interne per poi sparire dopo un paio di giorni.
Se la assemblee della comune sono aperte, dovrebbe regnare una decenza comune chiara “Se non
puoi farti carico delle conseguenze delle tue proposte sul seguito della vita della comune, non sei
tenuto a sostenerle” In ogni caso una certa modestia e del tempo d'ascolto s'impone alle persone di
passaggio per comprendere il sentire della comune.
È possibile che un piccolo gruppo di resistenti, allenati alle riunioni si arrischi a prendere
una decisione alle 3 del mattino quando tutti hanno ormai lasciato l'assemblea. Potrebbe
andare sempre bene. Ma se le decisioni non corrispondono ad una aspirazione comune, esse
non saranno generalmente applicate. Al contrario, se il senso di un progetto è evidente per
tutti, è del tutto possibile attuarlo senza che sia passato attraverso deliberazioni
assembleari. Infine, se una decisione su un tema contrastato è presa informalmente e si
tenta di applicarla infischiandosene delle procedure collettive, è praticamente certo che si
arenerà.

La comune mira ad una trasformazione profonda delle forme di vita e degli immaginari.
Momenti di grandi sconvolgimenti e di lotta possono servire da catalizzatori, ma la comune
deve anche scommettere sul tempo necessario a durare.

In seno alla comune la questione della trasmissione è cruciale se vogliamo evitare di


cristallizzare i ruoli, dobbiamo immaginare dei compiti a rotazione. In questo senso non
dovremmo mai pensare ad un compito ed in seguito alla sua possibile trasmissione ma ai due
momenti da subito insieme.

La comune aspira ad infrangere le specializzazioni subite e alienanti per dare libero corso
alle passioni. La vita in seno alla comune e la realizzazione dei desideri che ci pervadono possono
richiedere la messa in opera di conoscenze specifiche che non s'imparano in una settimana e che
sono talvolta il risultato di tutta una vita: dal lavoro di carpenteria metallica, dall'erboristeria alla
creazione musicale, dalla stampa alla produzione di birra. Si può apprendere a fare il pane in
qualche giorno, poter dare una mano o impegnarsi di tanto in tanto senza fare progressi. Si può
anche voler perfezionare e affinare questo sapere per degli anni di seguito per amore di questo
compito e di ciò che si offre alla comune. Ci possono essere delle specializzazioni assunte e
desiderate. Al contrario si danno raramente casi simili quando si tratta del compito di pulire i
cessi o svuotare la pattumiera.

La comune implica la delimitazione dei compiti 'comunali' e la loro presa in carico il più
possibile condivisa tra i comunardi.

È possibile individuare un certo numero di compiti necessari al funzionamento di una data


comune, assolutamente vantaggiosi per tutte e tutti e per i quali nessuno aspira a specializzarsi. I
compiti in questione sono da definirsi in seno ad ogni comune e possono evolvere nel corso del
tempo. Può trattarsi di compiti la cui frequenza è regolare: rifiuti, pulizia degli spazi comuni,
distribuzione del giornale della comune. Può trattarsi di compiti più specifici: manutenzione di
sentieri, strade e fossati, taglio della legna da ardere, grandi semine e raccolte... Le nostre comuni
non richiedono degli agenti comunali che si configurino come corpi separati e dedicati come nelle
classiche municipalità. Questo implica dunque che ciascuno si senta impegnato a dare il suo
tempo per condividere i compiti 'comunali'. Possono essere compiti che sono stati presi in carico
da un gruppo specifico all'interno del quale è auspicabile che le persone si formino e si alternino:
contabilità, sostegno ai comunardi repressi dallo Stato, segretariato e risposta alle sollecitazioni
mediatiche... Può trattarsi di altri compiti che non necessitano di specializzazioni particolari e per
i quali sarebbe bene che ciascuno si rimboccasse le maniche di tanto in tanto e che tutti si
presentassero in gran numero quando un cantiere viene lanciato. Su questo piano la comune
cerca di trovare un percorso che si distacchi chiaramente sia dal modello coercitivo sovietico del
tipo “Se non metti piede nei campi sei buono per il gulag” sia dal modello liberale nel quale “sai, se
hai veramente voglia puoi venire a darci una mano” La comune mira a determinare forme di
organizzazione che facilitino la suddivisione dei compiti e a costruire un'etica comune di impegno.

Durante i «rencontres sur la montagne», in una settimana in cui 150 persone coabitano, è richiesto a ciascuno di
iscriversi almeno a due o tre compiti collettivi; pulizia delle latrine, stoviglie, rifiuti, cucina, e di avere inoltre, se ciò
aggrada, la possibilità di impegnarsi in gruppi di coordinamento di certi compiti: l'amministrazione, il
coordinamento dei contenuti... A parere di tutte le persone presenti è molto comodo sapere che ad un dato
momento ci si deve impegnare in un compito collettivo e che per il resto del tempo tutto funziona senza doversene
preoccupare troppo .

I compiti 'comunali' ci guadagnano se sono accompagnati da riti festivi. In molte tradizioni


comunali, i compiti stagionali o regolari, che necessitano della partecipazione puntuale di molti,
sono accompagnati da feste, riti e banchetti che danno senso e gioia a questi compiti al di là del
loro aspetto di utilità. Alla Zad abbiamo la birra e le patatine dopo la raccolta delle patate, i giochi
e i balli al momento della battitura, i fuochi d'artificio all'arrivo del camion che trasportava il
granaio collettivo...

La comune deve trovare i mezzi per reagire agli atti che la mettono in pericolo, a ciò che al
suo interno instaura un regime di terrore o paralizza le possibilità di condivisione o di
solidarietà.

Testimonianza e preambolo sulla necessita di autodifesa de nostri spazi collettivi: numerose occupazioni e spazi
autonomi sono morti di paralisi a fronte di comportamenti che deterioravano chiaramente gli ideali e i modi di
funzionamento. Certe altre sono sopravvissute perché hanno saputo dotarsi di mezzi adeguati per sanzionare o
allontanare i grossi rompipalle. Su un'altra scala, nel corso degli anni '70 e per assicurarsi la sopravvivenza, la
comune di Christiania a Copenaghen ha dovuto armarsi e organizzarsi collettivamente per espellere gli spacciatori
di eroina interni.

Alla Zad di NDDL il periodo che è seguito all'operazione Cesare, con l'arrivo massiccio di
numerose persone solidali, è stato un momento cruciale e critico. La mancanza di etica comune,
l’eterogeneità delle forme di vita e di motivazioni alla partecipazione, in assenza di legami e fiducia
sufficiente sono stati causa di grandi tensioni. In questo contesto, un certo numero di violenze e
furti portati dentro la comune sui compagni o nei dintorni su potenziali sostenitori e
simpatizzanti, hanno messo in crisi la possibilità della comune. La sfida di rispondere evitando lo
Stato, la sua polizia e i suoi ospedali psichiatrici è stata evidentemente più complessa di quanto
non fosse stato, qualche mese prima, l'attacco di un nemico comune chiaramente identificato. In
questo periodo le risposte hanno oscillato tra:

• la volontà di emanciparsi dalle logiche punitive, di puntare sulla benevolenza sia per
riannodare legami con gli autori di talune violenze sia, in generale, tra i membri della
comune.
• La volontà di comprendere queste violenze come il segno della necessità di rimessa in
discussione delle strutture della comune (ad esempio ciò che questa implica in termini di
messa a disposizione delle risorse),
• un lavoro di fondo per liberare il dialogo, la creazione di gruppi di dialogo (sul tema delle
droghe, delle violenze di genere e sessuali, del consenso...),
• risposte più muscolari e coercitive per mettere freno a certi comportamenti e mostrare che
se certe persone si fossero ostinate a fare i “duri” e a sparger merda non si sarebbe
necessariamente continuato ad essere carini e coccolosi.. Offrendo la possibilità di
riprendere la discussione su basi migliori un volta chiarito il punto.
• Il fatto di andare in gruppo a visitare certe persone per far loro capire che nella comune
era grande il disaccordo con quello che facevano e che non potevano continuare a lungo
con quel comportamento.
• contare sui momenti condivisi per ritrovare poco a poco un'intelligenza collettiva.

Riteniamo che mantenere una diversità di risposte possibili e complementari sia piuttosto positivo
e che bisogna prima di tutto evitare di lasciar deteriorare le situazioni, di autorizzare l'uso della
forza e delle minacce per incutere terrore o creare delle milizie specializzate a rispondere.

Su questo tema dobbiamo tentare di distinguere tra azioni specifiche che tutti ritengono sbagliate
e vanno contro le basi etiche comuni e i temi di divisione politica dentro la comune. In altre
parole, il tipo che svaligia due volte di fila il camion del falegname quando questo è pure dalla
parte degli occupanti fa, secondo l'opinione di tutti, una gran merdata. Al contrario, quando certi
tra noi ritengono che sia decisivo per la lotta che i contadini resistenti possano aver accesso ai
loro campi e che certe barricate debbano essere tolte mentre altri difendono il terreno e
mantengono le barricate, si manifesta un conflitto molto più strategico e collettivo. In un tale
conflitto le diverse forme di assemblea e di discussioni informali, i tentativi di compromesso da
una parte e dall'altra possono permettere di trovare un consenso. Ma se ciò fallisce alla comune
non resta altra scelta che di lasciar deteriorare la situazione o di mettere in gioco i rapporti di
forza.

A partire dal momento in cui numerosi beni sono condivisi o la solidarietà tra comunardi è
effettiva, ci si sente partecipi di un'avventura comune e ci sono poche ragioni per cui i comunardi
debbano derubarsi gli uni con gli altri, ancora meno che alcuni decidano di rubare le risorse
collettive. Il sentire che delle ineguaglianze sussistono, le dipendenze e le loro conseguenze, ma
anche, a volte, un semplice individualismo rapace, spiega il perchè i furti, in certi frangenti, si
perpetuino nella comune. Alla Zad, lo sciopero dei servizi 'comunali' (pane, internet...) che è
seguito al furto della cassa comune della panetteria ha comportato molte discussioni. La reazione
adeguata da mettere in atto in seguito al furto di una cassa di cipolle destinata ad un campo
collettivo è stata pure oggetto di molte polemiche. Si sarebbe dovuta fare una condanna collettiva
e formale? Fare o no il nome dell'autore? Tributargli un grosso applauso e recuperare la cassa?

Non è facile esprimersi su questi problemi cruciali senza rischiare di cadere nel vocabolario e nei
solchi propri della giustizia dello Stato e del controllo sociale che combattiamo. Ma rischiare di
non proporre nulla sul tema, per autocensura politica, ci sembra peggio ancora. A questo
proposito non può che essere interessante studiare le forme di “giustizia comunitaria” utilizzate in
Chiapas o in altre comunità in lotta e di vedere se queste possono fornire spunti di ispirazione nel
nostro contesto.
Per esempio diversi gruppi privilegiano l'idea di riparazione su quella di punizione. Trovare una
forma per cui il torto fatto sia preso in conto e rimediato, affermando che l'autore non sarà,
nonostante tutto, escluso dalla comunità.

La comune si racconta, si canta e celebra. Una comune viva si apre senza sosta, nel corso della
sua storia, ai nuovi arrivati. Il suo funzionamento e la sua memoria devono poter essere
trasmesse e la comune conta sui numerosi cantori-cantrici per proporre dei giri sul territorio e
animare le serate. In val Susa con celebrazioni annuali si ricordano le date della lotta che fanno rivivere la sua
epopea e materializzano una storia comune.

La comune è il frutto di una lotta e i poteri in campo la vivono come una ciste da sradicare
o assorbire. La comune, in quanto affronto alla logica di questo mondo, è tenuta a restare in lotta
per sopravvivere. Cerca di propagarsi e stabilire solidarietà e scambi con le altre comuni. Non
cessa di darsi mezzi di autodifesa. Fanno parte dell'allenamento regolare; la cura degli strumenti
ricetrasmittenti, corsi di orientamento, medicine, radio... che hanno permesso tra l'altro di reagire
in maniera adeguata all'operazione Cesare nell'ottobre del 2012.

In un mondo di conflitti asimmetrici, la comune deve sforzarsi di non impantanarsi in un


rapporto puramente militare. Al momento dell'operazione Cesar la resistenza fisica degli
occupanti della Zad e le barricate sono state determinanti. Ma lo scacco finale all'operazione è
dovuto in buona parte al sostegno popolare, alla battaglia dell'informazione, alle alleanze inedite,
ai ricorsi giuridici... a tutto quello che fa sì che uno Stato non possa esercitare pienamente la sua
forza militare senza doverne pagare il conto. Uno dei risultati più eclatanti degli zapatisti si deve al fatto di
aver mostrato le armi al momento della sollevazione del 95 e di essere riusciti a continuare la lotta su altri terreni
senza esaurirsi nelle forme classiche della guerriglia.

Noi sogniamo che altre comuni si formino in altri ambiti e con altre ispirazioni... Se il
capitalismo cerca di unificare e uniformare, noi aspiriamo al contrario all'eterogeneità delle
comuni, senza copia incolla né modelli. Se le comuni hanno tutto da guadagnare a federarsi, è
possibile che certe comuni del futuro, cullate da ideali reazionari, cristallizzate dentro costruzioni
gerarchiche e rapporti di dominio ci siano semplicemente avverse.

La capacità di auto-derisione è una della qualità più preziose della comune. Una comune che
non si prenda in giro è una comune moribonda o in via di burocratizzazione rapida. l'ironia
comunarda non ostacola minimamente le forme di impegno più serie rintracciabili all'interno della
comune.

Ps: L'idea della comune può diffondersi anche nelle zone meno delimitate e sottomesse al potere dello Stato. I
compagni presenti riportano che in quella tale città della periferia parigina è pieno di micro-comuni, di spazi di
movimento, di collettivi legati gli uni agli altri, ma che si parla piuttosto di rete che di comuni. Questi compagni
affermano che questo potrebbe dar loro la forza di pensarsi come «comuni» a partire dalla solidarietà concreta
esistente anche sé nel cuore della bestia anche sé in maniera più frammentata.
Agosto 2015 – Per commenti al testo
reclaimthezad@riseup.net