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1° CORSO DI PEDAGOGIA

ACQUARIANA
1° CORSO DI PEDAGOGIA ACQUARIANA
1° incontro

Sino ad oggi, tutti i sistemi educativi, a qualsiasi civiltà


appartengano, sono stati basati sull’Intelletto.
Con l’inizio dell’Era dell’Acquario è arrivato il momento
per dare un totale cambiamento alle direttive educative.

Nell’Era dell’Acquario l’educazione deve essere


basata sulla Coscienza.
Tutti sapete come funziona la Coscienza, è inutile che lo
ripetiamo quindi andiamo direttamente alla tecnica.

Una delle cose fondamentali della Pedagogia Acquariana è che


l’Intelletto va al secondo posto, questo deve essere chiaro
come punto di partenza.

Esaminiamo i processi che avvengono quando l’atto


d’assorbimento di conoscenza avviene attraverso
l’Intelletto.
Quando prendiamo un libro cosa succede?

La prima domanda è: Perché prendiamo un libro particolare?


Prendiamo un libro particolare perché c’è un soggetto legato
a quel libro che vogliamo studiare, c’è un richiamo da
dentro di noi per lo studio di questo soggetto, il prendere
quel libro è dato dall’interesse per quel soggetto.
Incominciamo a definire cosa c’è dentro di noi che ci porta
a scegliere un particolare libro che contiene un soggetto
particolare, dobbiamo definire quest’interiorità.
Nel definire quest’interiorità dobbiamo prima definire la
natura di un’urgenza, dobbiamo quindi sapere cosa ci porta a
scegliere quel libro.

1° Era l’interesse nel soggetto?

2° Era l’obbligo dello studio per affrontare un


esame?

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3° Era la paura degli insegnanti, di andare a scuola
domani o di essere interrogato?

Ognuno di questi tre motivi, per prendere un libro, hanno


naturalmente una sorgente diversa.

Per esempio, se il nostro interesse è verso il


soggetto, allora c’è un raggio di luminosità intorno ed
anche dentro il nostro Intelletto.
Questo raggio di luminosità è un invito alla conoscenza,
quindi quando siamo interessati ad arrivare alla conoscenza,
quello che chiamiamo la nostra interiorità si riferisce
all’Intelletto.

Ora vediamo il fenomeno che avviene quando il prendere


il libro è legato all’ansia per dover
affrontare un esame.
La dinamica dell’ansia è legata al sistema digestivo,
nell’anatomia umana, perciò l’impulso allo studio è legato
ad una certa difficoltà nello stomaco, come punto di
partenza per studiare un determinato libro, perciò in
rapporto al fatto di dover affrontare un esame, definiamo il
sistema digestivo come l’interiorità da cui nasce l’urgenza
di studiare questo particolare libro.

quando l’urgenza di
Ora vediamo il fenomeno che avviene
studiare deriva dalla paura dell’insegnante,
della scuola, di essere interrogato.
In questa situazione dobbiamo riconoscere che la paura nel
corpo umano è legata ai reni, quindi l’urgenza di studiare
era un messaggio dai reni, in questa situazione i reni
diventano l’interiorità.

Quest’analisi dell’interiorità, ha stabilito tre sorgenti


dalle quali arrivano le motivazioni per lo studio:
1. La prima è l’Intelletto.
2. La seconda è lo stomaco.
3. La terza sono i reni.
Prima di andare avanti, esaminate se ci sono altre sorgenti,
che voi potete trovare, quale altra motivazione ci può
essere in qualsiasi situazione in cui studiamo qualcosa.
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Domande
D. - La voglia di migliorare le proprie condizioni di vita
sono la motivazione allo studio?

R. - Poiché t’interessa una determinata cosa, la sorgente è


l’Intelletto, ciò è valido anche per la lettura dei libri di
argomento spirituale; ci interessa, perciò la motivazione è
nell’Intelletto.

D. – E nella lettura dei romanzi?

R. - La sorgente è l’Intelletto, l’interesse, dove va questo


interesse? Il contenuto di quello che c’interessava va
all’Intelletto; come mai l’Intelletto diventa luminoso?
Perché quello che vogliamo veramente studiare crea
entusiasmo, questo entusiasmo va intorno all’Intelletto e
crea luminosità.

D. – Quando vogliamo prendere qualcosa per reazione? Ad


esempio il caso di una persona che ha studiato moltissimo ed
è riuscita a diventare insegnante, ma la molla era stata
aver avuto un insegnante che trattava male i suoi allievi?

R. – Però era l’interesse che l’ha portato, l’interesse di


estendere la sua conoscenza e diventare insegnante.

D. – Leggendo una poesia viene impegnata l’emotività?

R. – E’ l’interesse che la stimola.

D. – La Coscienza può proiettare l’impulso a leggere e


studiare?

R: – La Coscienza è il punto di ricezione, non può essere


uno dei punti di motivazione.

Ora che abbiamo visto queste tre sorgenti ci pensate e se ne


trovate altre ne parliamo.

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Analizziamo ora i processi d’assorbimento in queste
tre diverse situazioni, esaminiamo l’effetto di
queste tre motivazioni sul meccanismo di acquisire
conoscenza.

Quando lo studio è generato da un desiderio genuino di


conoscenza, l’Intelletto apre le porte per la ricezione
della conoscenza e, questo vuoto, da parte dell’Intelletto,
rende la Coscienza totalmente ricettiva a tutto quello che
arriva dal Sistema Sensoriale.
Infatti, la conoscenza arriva attraverso gli occhi, la
vista. Quando leggiamo, il Sistema Sensoriale trasmette alla
Coscienza. E’ il campo magnetico dell’Intelletto che attira,
e la Coscienza è più ricettiva a quello che arriva dal
Sistema Sensoriale. Questo “benvenuto” da parte
dell’Intelletto rende la Coscienza più ricettiva.

A questo punto dobbiamo esaminare attentamente le


implicazioni di quello che noi chiamiamo trasmissione
del Sistema Sensoriale.

Vediamo questo fenomeno, ha due dimensioni:

1. Una è ricezione involontaria.


2. L’altra è ricezione volontaria
Per esempio: siamo seduti tranquillamente nella stanza e
sentiamo un urlo per strada, non ci aspettavamo di sentire
quest’urlo ma l’abbiamo sentito, perché il senso dell’udito
ha ricevuto l’impatto dalla strada.
Quest’impatto arriva alla Mente dal Sistema Sensoriale e la
Mente lo manda alla Coscienza, ed è la nostra Coscienza che
percepisce il rumore, allora prendiamo coscienza di questo
rumore che ci disturba, siccome il rumore era spiacevole e
ci siamo sentiti disturbati c’era, naturalmente, un
desiderio di scappare da questo rumore, di tirarci indietro,
una resistenza nel ricevere l’impatto di questo rumore.

Il fatto importante da ricercare è come questo tirarci


indietro ha agito.

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Perché questa è una ricezione involontaria, tali
ricezioni come avvengono?

Questo agisce, non solo attraverso la nostra resistenza al


rumore che ci disturba, il meccanismo di tirarci indietro ha
operato attraverso il Sistema Sensoriale, vediamo come.
Riceviamo l’impatto del rumore attraverso il senso
dell’udito e l’effetto del suono attraverso le orecchie, qui
definiamo che il suono esiste in natura come uno degli
attributi delle forze della natura. Nessuna forza della
natura è senza colore, senza lunghezza d’onda, senza
profumo, temperatura, densità.
Quando riceviamo l’impatto del suono sulle orecchie
riceviamo l’impatto di una forza della natura, per cui è
logico che tutti e 5 i sensi ricevono l’impatto, e ciò
implica che se le orecchie ricevono l’impatto di un rumore
spiacevole, l’occhio, il senso della vista, vede anche il
colore grigio di questo rumore spiacevole, il naso riceve
l’odore di questo rumore, tutti e 5 i sensi ricevono
l’impatto totale di questo rumore.

Quando sentiamo una resistenza al suono, questa resistenza è


un messaggio a tutti gli altri sensi per bloccare la
trasmissione dell’impatto alla Coscienza.

Il fenomeno è possibile perché la velocità che ogni senso ha


per ricevere è diversa: il senso dell’udito è più veloce di
quello della vista, il senso dell’odorato è più veloce del
gusto.

Per cui la nostra resistenza ad un rumore spiacevole blocca


la trasmissione dagli altri sensi.

Questo succede quando c’è una reazione involontaria a


qualcosa di spiacevole.
Il primo fatto importante da notare è che la nostra
ricezione, attraverso un senso o tutti e 5 i sensi, non è
automatica, dipende dalla ricettività della Coscienza,
perché un suono spiacevole fa si che il Sistema Sensoriale
si tiri indietro perché la Coscienza riceve l’impatto
spiacevole, la nostra reazione, al suono spiacevole, arriva
agli altri sensi e li blocca.

La teoria che la trasmissione da parte dei sensi è uguale


non è valida.

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Dall’altra parte vediamo: se l’impatto involontario è di una
musica molto bella, naturalmente ci rilassiamo per sentire
meglio la musica, in questo caso tutti e quattro gli altri
sensi mandano l’impatto il più totalmente possibile, e
allora siamo ricettivi.

Adesso vediamo la ricezione volontaria.


Se ci piace ascoltare Beethoven e mettiamo la cassetta,
tutto il nostro corpo è pronto ad ascoltare la musica; la
prontezza per una ricezione volontaria è un invito a tutti e
cinque i sensi a mandare totalmente l’impatto, questo è
anche un messaggio per la Coscienza perché percepisca nel
migliore dei modi e crea un’atmosfera perfetta per la
ricezione da parte della Coscienza.
E’ questo stato d’animo, nella ricezione volontaria, che
agisce quando siamo interessati a ricevere conoscenza,
questo in realtà vuol dire che noi riceviamo conoscenza non
solo attraverso gli occhi che leggono ma percepiamo la
conoscenza attraverso tutti e cinque i sensi, ciò vuol dire
che la nostra Coscienza riceve totalmente l’impatto dai
cinque sensi ed avviene la percezione in cinque dimensioni,
in rapporto ai cinque sensi.

Tale totale ricezione attraverso i sensi crea un raggio di


luminosità attorno alla Coscienza, quando acquisiamo
conoscenza attraverso l’interesse.

La prossima volta, vedremo il fenomeno dello studio creato


dall’ansia e dalla paura ed esamineremo le reazioni a catena
in rapporto alla percezione e ricezione della Coscienza.

Domande

D. – Che relazione c’è tra i concetti espressi da te ed il


concetto latino “mens sana in corpore sano”, che
presupponeva la presenza di una sanità di corpo per un
apprendimento soddisfacente?

R. – Il concetto latino si riferisce alla situazione


psicosomatica, se l’animo è sano il corpo è sano, quindi
l’enfasi non è così tanto sull’Anima, quanto sulla sanità

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del corpo, è questa la differenza. Seconda cosa, applicare
questa tecnica dell’insegnamento è solo il punto di
partenza, questa tecnica deve essere in futuro, la base
della comunicazione totale di tutti i mezzi di
comunicazione, perché la vita dell’uomo è un continuo
apprendimento, in questo continuo apprendimento emerge il
ruolo della Coscienza e quello della Sensibilità Psichica.

D. – Ma allora non esiste una conoscenza che sia solo


razionale?

R. – No, non esiste, di fatto, c’è troppa enfasi sulla


razionalità, se arriva la notizia di un terremoto in cui
sono morte 5.000 persone, l’impatto non è solo sulle nostre
orecchie, ogni senso riceve l’impatto di questa notizia. La
stessa cosa succede con una persona depressa e questa
persona capisce la metà, l’alone di questa depressione va
intorno alla Coscienza e diminuisce la capacità percettiva
della stessa. Allora il primo passo nella Pedagogia
Acquariana è la consapevolezza di tutti e cinque i sensi e
ancora di più, vedremo la prossima volta, quando c’è una
motivazione di paura o ansia.

D. – Non c’è il rischio di un condizionamento molto forte da


parte del bambino?

R. – Il condizionamento è possibile quando ci basiamo solo


sull’Intelletto, se andiamo verso la Coscienza non è
possibile alcun condizionamento. Il condizionamento va
intorno all’intelletto, non ha alcun legame con la
Coscienza, quando dobbiamo decidere se vivere o no un certo
desiderio chi decide? L’Intelletto, che è soggetto a
condizionamento, rifiuto o accettazione avviene attraverso
l’Intelletto che è condizionato, rifiutiamo di vivere il
nostro desiderio e ciò crea la frustrazione.

D. – Io ho un’esperienza recente su questa cosa, ho in cura


un bambino che era epilettico, secondo me è guarito però
ancora prende un pizzico di medicina. La madre è ansiosa e
allora facciamo un’altra visita dal neurologo e vediamo
finchè non si sono eliminate tutte le medicine e il bimbo va
senza che gli succeda niente, la madre non è tranquilla e
quindi continua a venire e stiamo facendo un lavoro di presa
di coscienza. Se lui ha un problema me ne parla, allora gli
faccio vedere la differenza tra quello che lui sente e come

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invece la pensa, che è condizionato ecc. ecc. L’ultima volta
la settimana scorsa, è arrivato dicendomi che lui non
riusciva a studiare, ci metteva troppo tempo a studiare la
storia, l’ho fatto rilassare e praticamente è venuto fuori
il perché, e cioè che, siccome è stato un bambino represso,
rifiutato, adesso per lui la scuola è un banco di prova per
mostrare ai suoi che lui vale, ha 13 anni. Quindi studia per
accontentare i suoi e un domani prenderà la laurea, si
sforza di essere un bravo scolaro per dimostrare di valere,
questo lo manda in ansia, infatti, ha sbagliato un compito
in classe che sapeva fare ed è venuto da me tutto arrabbiato
dicendo che era facilissimo e si è imbrogliato, come mai? E’
venuto fuori che l’ansia era questo bisogno di dimostrare di
valere.

R. – La forzatura di imparare ha creato il blocco, forzava


se stesso per mostrare la sua abilità.

D. - Anche la fatica che fa a studiare la storia; gli ho


chiesto se gli piace la storia, ha risposto che sì gli
piace.

R. – Deve studiare perché è interessato a studiare la


storia, come reazione a catena darà prova ai genitori che
lui è abile. Deve buttare questo pensiero che deve
dimostrare ai genitori, e deve studiare per suo interesse e
i risultati saranno ottimi.

D: – Se lui non ha quest’interesse?

R. – Lui è interessato alla storia o no?

D. – Lui ha detto di si, però probabilmente ……………

R: – Se lui è interessato a studiare la storia diventa più


facile, perché già è interessato allo studio della storia e
diventa più facile dare di più, perché studia per suo
interesse e non per dare prova ai suoi genitori.

D: – Solo che l’ansia…, come si fa ad eliminare questo


bisogno di dimostrare?

R: – Se parli con lui profondamente, spiegandogli che


studiando solo per dimostrare ai suoi genitori nasce un
blocco, mentre se studia perché interessato alla storia avrà

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buoni risultati e automaticamente, come reazione a catena,
mostrerà ai suoi genitori che è abile, se lui capisce questo
non metterà la dimostrazione al primo posto ma al secondo e
studierà con interesse.

D. – Il bisogno di dimostrare nasce dal fatto che non è


considerato in famiglia.

R: – Ovvio, altrimenti non era necessario. Ma se comprende


che se vuole ottenere questo risultato di dimostrare ai suoi
genitori, non deve pensare ai risultati ma pensare ai suoi
interessi, agli interessi che ha, avrà i risultati, perché
imparerà molto meglio. Se studia solo per dimostrare nasce
un blocco dentro; avrà risultati certamente ma, avendo
interesse più per la storia che per la dimostrazione dei
risultati, se studia con il suo interesse per la storia
automaticamente avrà questi risultati per dimostrare la sua
abilità alla sua famiglia, e lui capirà e cambierà il suo
modo di studiare.

D: – Quando dici che sino ad ora è stata intellettuale


l’educazione e adesso deve essere solo sulla Coscienza, però
questo processo inizia da subito in un bambino; questo
processo d’educazione inizia da subitissimo con un bambino.

R. – Si, perché adesso l’enfasi totale è sull’Intelletto, il


ruolo della Coscienza non è stato capito fin’ora e tutto
viene interrotto. Per esempio: quale era il significato
della parola latina educazione?
Tirare fuori qualcosa che c’è dentro.
Questo è stato sovvertito, è diventato: istruzione, buttare
giù.
Educazione vuol dire: portare fuori, sul palmo, tutte le
potenzialità intere.
Adesso le potenzialità rimangono soffocate, è diventata:
istruzione, essere come l’acqua in un bicchiere, come il
bicchiere vuoto.

D. – Però mi domandavo, l’educazione parte dal primo giorno


che il bambino ti guarda.

R: – Qui è la differenza, quando un bambino guarda, guarda


attraverso l’interesse, allora i sensi percepiscono
pienamente, i sensi ricevono l’impatto pienamente perché c’è

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interesse di guardare, questi impatti vanno su tutti e
cinque i sensi, i sensi lo mandano alla Mente, la Mente
integra tutti questi cinque impatti e li manda alla
Coscienza, è la Coscienza che percepisce qualcosa che è
stato guardato.
Il bambino dal primo giorno percepisce perché guarda
attraverso il suo interesse.
Un’altra cosa è se il bambino sta giocando e tu dici: -
smettila, guarda là – nasce subito resistenza, la sua
resistenza mette l’impronta della ricettività sui suoi
sensi.

D. – Questo volevo sapere: che cosa provoca?

R. – Provoca che ti senti dentro annebbiato, i sensi


ricevono molto meno l’impatto, se i sensi ricevono l’impatto
molto meno l’immagine che arriva alla Coscienza è
un’immagine offuscata.

D. – Questo per proteggerla?

R. – E’ il riflesso della sua resistenza perché forzato, lui


giocava tu l’hai chiamato e hai detto – non giocare ma
guarda là-

D. – La cosa però è fine a se stessa, non è che crea dentro


frustrazione.

R. – Resistenza, perché lui in quel momento è più


interessato a giocare e tu hai fermato questo processo
quando hai detto – guarda là – subito nasce la sua
resistenza, questa resistenza che nasce dentro mette fine
impronta sui suoi sensi e i sensi diventano offuscati,
annebbiati, allora l’immagine che si vede fuori, l’impatto
che manda alla Coscienza è gia un quarto, e questa immagine
che è un quarto arriva alla Coscienza, la Coscienza
ricevendo l’immagine per un quarto può percepire solo un
quarto; non si ferma solo qua, questa resistenza che il
bambino ha sentito, nel guardare, genera il suo colore
grigio, prima che l’immagine arrivi dai sensi alla Coscienza
questo colore grigio già si espande sulla Coscienza, come
uno schermo nero; i sensi hanno percepito un quarto,
l’immagine è arrivata per un quarto, c’è questo colore
grigio della resistenza. Intorno alla Coscienza, allora
questa immagine di un quarto deve penetrare attraverso

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questo schermo grigio e arriva un ottavo! Un ottavo, quindi
l’impatto che arriva alla Coscienza è molto meno. Se
l’impatto sulla Coscienza è molto meno quello che la
Coscienza trasmette all’Intelletto è già molto meno di
attuale.

D. – Ho capito, questo nell’educazione normale sarebbe che


poi il bambino non ubbidisce, invece è buono che faccia
così, che ci siano queste resistenze.

R. – Non devono esserci queste resistenze.

D. – E’ difficile sai.

R. - No, perché difficile, adesso stiamo studiando il


processo d’apprendimento, se il bambino è interessato e
guarda là l’impatto è totale e la Coscienza è pronta per
ricevere, riceve l’impronta totale e la manda all’Intelletto
che la riceve; se c’è resistenza l’impatto cala, la
percezione della Coscienza cala, quello che riceve
l’Intelletto è ridotto.

D. – Dicevo che il bambino inizia da subito perché volevo


sapere questi impatti che riceve, sia che tu segui e stai
sempre cosciente sulla Coscienza, a me non succede sempre
così non sono così pronta, allora pensavo un bambino che ha
già un anno quante cose, diciamo non buone, io ho già
mandato a lasciare un’impronta nella sua capacità di tirar
fuori e come si possono recuperare con il tempo?

R: – Questo problema lo vedremo andando avanti. Oggi abbiamo


visto cosa succede quando il bambino studia qualche cosa con
interesse, quali fenomeni succedono quando non è interessato
e studia attraverso l’ansia e attraverso la paura.
Il punto chiave è semplice, più stimoliamo l’interesse del
bambino più l’interesse nasce dentro di lui e migliore è
l’apprendimento; più il bambino si sente stimolato a fare
qualche cosa che nasce attraverso questo stimolo più
l’interesse nasce dentro di lui e migliore è
l’apprendimento; più il bambino si sente stimolato e
attraverso questo stimolo nasce l’interesse dentro il
bambino, più il suo percepire e il suo apprendimento sono
migliori.

D. – Perché c’è la motivazione dell’interesse suo.

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R. – Ovvio, allora il punto chiave che esce fuori è:
nessuna forzatura di nessun genere, dobbiamo studiare
l’interesse del bambino e stimolare quest’interesse.

D. – Succede che ci sono delle persone che ti trasmettono il


loro interesse, ricordo un’amica che faceva scienze, io
facevo lingue e quando andavamo in vacanza assieme, andare a
spasso con lei talmente appassionata ai sassi, ai fiori, e
io mi dicevo – orca ho sbagliato mestiere! – tanto mi
trasmetteva questa sua passione.

R. – Trasmettendo la sua passione ha evocato dentro di te un


interesse, in questa dimensione, ha stimolato la tua
interiorità; questa è la parte della tua interiorità che non
era così tanto coinvolta in questa situazione, ma la
risvegliata dentro di te.

D. – Esiste dentro di noi una curiosità verso il tutto, c’è?

R. – Ovvio

D. – O è mirata soltanto ad una determinata cosa?

R. – Dove è localizzata la curiosità?


Nella Coscienza, e la Coscienza è il punto centrale della
conoscenza. Ogni conoscenza illumina la Coscienza e la
curiosità è il mezzo per arrivare alla conoscenza. La
curiosità è una delle dinamiche che appartengono alla
Coscienza e ad ogni tipo di conoscenza alla quale arriviamo,
che otteniamo, attraverso la dinamica della curiosità
illumina la Coscienza e finalità della Coscienza è conoscere
tutto, senza escludere nulla, perché la Coscienza per essere
illuminata deve conoscere la totalità e la totalità include
tutto.

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