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Lasciate che vi parli dell’essere soli.

Noi esseri umani siamo una specie sociale, sopravviviamo grazie alle
nostre relazioni. Anche le relazioni più terra terra ci aiutano a restare in vita. Ma lasciatemelo dire, ci sono
un’infinità di modi per sentirsi soli. E non è il solito modo di dire “soli in mezzo a una folla”, questo succede
a tutti, tutti i giorni. E non è neanche “quando mai troverò l’amore”. Il tipo di solitudine di cui parlo è la
sensazione che non ti sia rimasto niente, niente... e nessuno. Come se stessi affogando e nessuno ti
lanciasse una corda.
Beh, grazie al protagonista di questa cassetta e i suoi viscidi trucchetti io mi sono sentita così. E quando è
quel tipo di solitudine, ricorri a qualunque mezzo per quanto stupido possa sembrare e le lezioni di
comunicazione potevano essere molto stupide, come tutti sapete. Spesso le piccole sciocchezze contano di
più di quanto sembri. Tutti ne abbiamo bisogno. Contatto umano. E le lezioni di comunicazione, per quanto
folli, per me erano contatto umano. Sapete avevamo questo esercizio dove scrivevamo in forma anonima
dei complimenti e li mettevamo dentro il sacchetto della persona a cui volevamo recapitare il complimento.
Volete sapere chi è il protagonista di questa cassetta? Vi dirò chi è, ma dovete aspettare, come è successo a
me. È successo dopo San Valentino quando ti manca davvero del contatto umano, soprattutto se entri in
contatto con lumano sbagliato. Una nuova dimensione di solitudine. Ma nonostante tutto vuoi ancora
credere che esistono ancora dei bravi ragazzi. Sei stato gentile, ti sei seduto lì, in mensa,lasciando che ti
ignorassi finché non è stato quasi comico. Sei stato così dolce. Beh, benvenuto nella tua cassetta Zack. Se
non siete Zack allora potete rilassarvi, per ora almeno. E tu Zack chissà se hai mai provato cosa vuol dire
sentirsi soli, come me quel giorno. È possibile visto che sei uno degli atleti più amati della scuola? E non uno
di quelli che si siede da solo in mensa nascosto dietro un libro. Forse non riesci a immaginare cosa vuol dire
stare in panchina, Zack, come succede a molti di noi. Avevi detto una cosa stupida quel giorno e io ho
urlato, sai che roba. Il giorno dopo che mi hai insultata in mensa, il mio sacchetto dei complimenti era
vuoto. Forse non puoi immaginare perché un fogliettino di carta sia così importante. Forse a te non è mai
servita un’ancora di salvezza, Zack.
Dopo due settimane era chiaro che qualcosa non andava. Forse dovevo lasciar perdere, ma non l’ho fatto.
Ti ho scritto una lettera, ti ho aperto il mio cuore dicendoti cose che non avevo mai avuto il coraggio di dire
a nessuno. Quanto era difficile vivere, quanto mi sentivo sola e quanto quegli stupidi complimenti erano
importanti per me. Speravo che leggendo la lettera avresti capito, che ti saresti reso conto di quanto avevo
bisogno di quel che mi stavi portando via. Ma a quanto pare non me lo meritavo. Ero disperata così ho
scritto a qualcuno che credevo amico. Ho scritto a te Jessica, mi hai promesso di venire e non l’hai fatto. È
chiaro Jess che non eravamo più amiche. Quindi non avevo più amici. Nessuno. Ero sola.
Vedi io ho una teoria Zack. E la teoria è che anche tu sei solo. Che tipo di solitudine potrà mai provare il
grande Zack Dempsey? Magari il tipo che nessuno vede mai chi sei veramente. Conosco bene quella
solitudine e tu?