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vicenza abc Euro 1 la città a chiare lettere venerdì 23 luglio 2004, numero 19,

vicenzaabc

Euro 1

la città a chiare lettere

venerdì 23 luglio 2004, numero 19, anno III

SETTIMANALE DI INFORMAZIONE, CULTURA, POLITICA, ASSOCIAZIONISMO, SPETTACOLO

INFORMAZIONE, CULTURA, POLITICA, ASSOCIAZIONISMO, SPETTACOLO Editore: VicenzaAbc scarl, Corte dei Molini 7, 36100

Editore: VicenzaAbc scarl, Corte dei Molini 7, 36100 Vicenza. Partita Iva 03017440243. Telefono 0444.305523. Fax 0444.314669. E mail: info@vicenzaabc.it. RReeddaazziioonnee:: Corte dei Molini 7, Vicenza. Telefono 0444.504012. Fax 0444.314669. E mail: redazione@vicenzaabc.it wwwwww vviicceennzzaaaabbcc iitt Poste Italiane S.p.a. – Spedizione in abbonamento postale D.l. 353/2003 (conv. In L. 27/02/2004 n°46) art. 1, comma 1, DCB Vicenza

La destra si rode la sinistra non ride

(d.l.) Mesi di fibrillazione della maggioranza e infine si è trovata

la terapia giusta. Niente di inno-

vativo ma piuttosto un rimedio della nonna. Che in politica locale si chiama sempre assessorato. Così, il leader degli aventiniani

vicentini, il giovane ribelle forzista Marco Zocca, ha riguadagnato il sorriso dopo i mugugni e le minacce che hanno fatto ballare Hüllweck neanche fosse una Lorella Cuccarini qualsiasi. A Zocca andrà un assessorato, dove potrà riposarsi delle fatiche di Ercole per troppo tempo sostenu- te. Buon per lui, che umanamente

ci sta pure simpatico, ma è indub-

bio che la breve storia di questo centro destra aziendalista e insie- me post-missino, post-democri-

stiano, post-socialista e persino post-leghista (che la Lega, sebbene tenga l’icona umbertina sempre lì a far bella mostra sul comodino, è già entrata in una nuova e decisi- va fase della propria storia, ammesso e non concesso che ce ne sarà ancora una) è ancora tutta da scrivere. E non ci par proprio che

i precedenti, a Vicenza come a

Roma, siano incoraggianti. D’altro canto neanche le vicende

del centro sinistra mettono addos- so il buonumore. Resta immutata

la rissosità di sempre e certe magi-

stali (si fa per dire) beghe di par- rocchia. A Vicenza come a Roma, dove non può che lasciarci attoni-

ti l’esilarante (ma sì, lasciatecelo

scrivere) performance di Uniti per l’Ulivo. Non sappiamo come rea- giranno gli elettori comunque fedeli alla coalizione berlusconia- na rispetto al susseguirsi di crisi della loro parte politica. Per quel che ci riguarda, siamo rimasti impressionati scorrendo le pagine della raccolta di articoli del Bestiario 1994-2004 di Giampaolo Pansa. Scrive il gior- nalista de L’Espresso: “Bisogna diventare un’alleanza vera, un raggruppamento coerente e unito, e smetterla di sembrare un condo- minio rissoso, dove gli inquilini non si salutano e ciascuno parla

degli altri con il portiere”. Giusto, Pansa ha ragione, è ora che la diri- genza del centro sinistra dia segui- to a questa richiesta pressante della maggioranza dei suoi eletto-

ri (secondo un recentissimo son-

daggio Demos Eurisko sarebbero

oltre il 70 % i favorevoli a forma-

re un partito unico del centro sini-

stra). Ma non si azzardi, il giornalista e polemista di Casale Monferrato, al solito giochino dell’ “io lo avevo detto”. In fondo, quel bestiario è stato pubblicato quasi dieci anni fa, il 5 maggio 1995. Si dia ai nostri almeno il tempo di pensarci un po’. O no?

Si dia ai nostri almeno il tempo di pensarci un po’. O no? State freschi Vademecum

State freschi

Vademecum per 20 mila anziani sotto il sole in città Che chiedono poco. Ma ottengono ancora meno

LINCHIESTA

All’ultima

spiaggia

I vicentini e le vacanze d’agosto

All’ultima spiaggia I vicentini e le vacanze d’agosto Dove andiamo cosa spendiamo, cosa rischia- mo nel

Dove andiamo cosa spendiamo, cosa rischia- mo nel folle periodo delle ferie estive. Dalle mete dei noti alle occasioni last minute, inchiesta su un mito irrinunciabile. Pagine 4-5

Trasforma il nonno in un detective

Soluzione per l’estate. Over 60 imbattibili nelle cause contro albergatori e tour operator

Eccola qui la soluzione bella e pronta per risolvere due problemi in uno. Per cominciare, quello

gli ultrasessantenni sono il miglior

deterrente contro le vacanze rovi-

sidente provinciale vicentino non- ché vice presidente regionale del- l’associazione– e il trend cresce

oggi crescono esponenzialmente le coppie della terza età che bussano alla sua porta con le idee chiare su

degli anziani che durante l’estate

purtroppo di anno in anno. I moti-

come ottenere un rimborso.

(vedi nostro servizio a pagina 3)

vi

principali: scippi e furti, cambi

“Magari non te l’aspetti, ma arri-

soffrono le pene dell’inferno a

di

itinerari non previsti, sporcizia

va l’ottantenne che, scontento

causa del caldo. E quello delle vacanze (vedi inchiesta nel pagino- ne centrale), sempre più a rischio a causa di prezzi folli e fregature die- tro ogni angolo. La cosa da fare è semplice: porta- re con sè il nonno in ferie. Lo spie- ga, con la forza dei numeri,

negli alberghi, differenze evidenti tra le promesse del catalogo e la realtà. Di queste proteste in realtà riusciamo a portarne avanti la metà. Troppi vicentini non riesco- no a provare la negligenza di ope- ratori e albergatori. Viceversa, sono proprio gli anziani a dimo-

della sua camera d’albergo, ha avuto la pensata di comprare la macchina fotografica usa e getta e fotografare la stanza da tutti gli angoli. Quando ti mette sul tavolo 20 scatti che provano le sue ragio- ni, è molto più facile per noi otte- nere un rimborso”

l’Associazione Consumatori Acli:

strarsi i migliori detective contro le fregature. Oggi un buon 40 per cento di chi si rivolge a noi e ottie-

Più attenti, più riflessivi, e soprat- tutto meno disposti a lasciar per- dere. Eccoli i nostri pensionati:

nate.

ne

giustizia sono proprio gli ultra

sanno che per ottenere un rimbor-

“Durante il periodo estivo racco-

sessantacinquenni. Molto più sve-

so fino a 2500 euro basta il giudi-

gliamo centinaia di proteste – spie-

gli

e determinati dei giovani”

ce di pace (i giovani non sanno

ga Matteo Crestani, dal 2001 pre-

Racconta Crestani che dal 2001 a

nemmeno che esiste). Sanno addi-

rittura che per un rimborso fino a 1000 euro non si spende nemme- no un soldo. Spesso tanto basta, giusto per ua questione di princi- pio (i figli lasciano perdere, con- vinti di spendere milioni dall’avvo- cato). E sanno che basta associarsi per ottenere, con soli 10 o 20 euro, un’assicurazione contro ogni con- trattempo, scippo compreso. E sanno che legge riconosce ormai anche il danno morale: “Basti l’e- sempio di 2 anziani che, a New York nei terribili giorni delle Twin towers, sono riusciti a ottenere un rimborso per la vacanza rovina- ta.” Meglio rovesciare il consiglio iniziale. Altro che accompagnare i nonni in ferie. Meglio farsi accom- pagnare da loro. m.r.

questa settimana

presi di spalle

Stefano Stefani dai tedeschi scrocconi alla Ferrari traditrice

2

politica

Pazza idea in Regione L’ex Tremonti per il dopo Galan

2

personaggi

Domenico Buffarini, amici e nemini del romanaccio berico

6

Benni a scuola?

Da Vespa a Guareschi gli insegnanti si schierano

6

saranno fumosi

Una squadra vicentina conquista il web

8

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Anche il Sole illumina RegionAli

Il quotidiano di Confindustria promuove l’aeroporto vicentino e il progetto di Salin

Finalmente qualcosa si muove sui cieli di Vicenza. Il Dal Molin rivive. Un paradosso per una delle prime piste della regione. Una vocazione antica che la miopia di troppi ha spento per decenni. Ma che ora ritorna prepotentemente grazie al progetto RegionAli. Una premessa: l’iniziativa di cui sopra è promossa da un componente del Consiglio di Amministrazione di VicenzaAbc. Ma, una volta messe le mani avanti, resta la sostanza della questione: una buona idea è buona e basta. Qualunque sia la provenienza. E la compagnia aerea vicentina pro- gettata da Matteo Salin e impe- gnata ad inserire Vicenza nel cir- cuito degli aeroporti regionali attraverso propri voli di linea, cer- tamente lo è. A dimostrazione di

ciò, l’inclusione (per la prima volta) del Dal Molin come polo aeronautico nell’inchiesta sul numero 57 di Nordest (settima- nale del Sole 24ore) sulle pro- spettive del sistema aeroportuale veneto. Sia chiaro, RegionAli è una buona idea non solo perché lo dice il Sole. Ma anche perché rappresenta il tentativo, presso- ché inedito a Vicenza, di partire da un’idea forte prima che da un

capitale. L’economia del Nordest

(e per certi versi tutto il capitali- smo italiano) soffre l’atavico vizio

di investire in settori altamente

garantiti e tradizionali. Nella pro- vincia berica in particolare, vanno sempre forte il mattone, il tessile (da ottant’anni), il manifatturiero. Nulla da eccepire: ma in tutto questo, dove sta la tanto invoca-

ta innovazione senza la quale la

nostra economia sembra destina-

Torna l’inserto Supplè

In allegato al numero di Abc riec- co Supplè, inserto culturale che questa settimana ospita un lungo intervento del bravissimo Federico Rampini di Repubblica che spiega il fenomeno

dell’Antiamericanismo. E ancora:

le proposte culturali di Atoz e i nostri librai che ci consigliano su cosa portare sotto l’ombrellone:

da Galla a Librarsi, da Spaziopiù a Traverso.

ta a soccombere schiacciata tra perdita di competitività e deloca- lizzazione? Se davvero di innova-

zione Vicenza e il Veneto hanno bisogno, la si cominci a fare, par- tendo dalla sostanza. Che nel libero mercato, prima ancora che dal capitale, è costituita da un’i- dea vincente. Il progetto elabora- to da Salin (costo di start-up del-

l’intera operazione: 2.500.000 euro) non prevede l’acquisto di aeroplani per i quali sarebbe necessario impiegare grandi risor- se economiche, ma il semplice noleggio (con rischi economici infinitamente minori) di ore di volo, impiegando gli apparecchi dal gruppo olandese Denim Air, uno dei cinque gruppi europei più redditizi nel settore.

continua a pagina 6

2 politica vicenzaabc Dopo la gaffe sui tedeschi (“buoni solo a ruttare”) si è difeso
2
politica
vicenzaabc
Dopo la gaffe sui tedeschi (“buoni solo a ruttare”) si è difeso su Stern: “Ma se possiedo ben tre Audi!”
PRESI DI SPALLE
Da Roma ladrona alla Ferrari
i mille nemici di Stefano Stefani
(3)

Ritratto del caliente deputato leghista vicentino: ha venduto perfino il suo amato bolide di Maranello perché “non abbastanza padano”

Non ce l’ha proprio fatta il bra- veheart vicentino a restare in sella. Dopo aver menato per anni fendenti (verbali, ma pesanti come pietre) a destra e a manca, dentro e fuori la Lega, dentro e

fuori la fabbrica (sua), dentro e fuori il parlamento, l’ultima sca- ramuccia gli è risultata fatale. E

e istintivo

(parole sue) deputato Stefano

Stefani, puro cuore padano (il suo urlo di battaglia celebre fra i militanti è “getterò il cuore oltre l'ostacolo”), a lungo presidente federale della Lega, ha dovuto lasciare la cadrega di sottosegre- tario alle Attività Produttive (con delega al turismo) faticosamente conquistata in seguito alla vitto-

ria della Casa delle Libertà nelle

elezioni del 2001. Considerato

l’uomo, uno che per tutta la vita

ha battuto a bastoni i vari fanti

che gli si paravano davanti, l’af- fondo viene facile facile: per un punto Martin perse la capa. La storia è arcinota, prima che a Vicenza, in tutto il mondo. E’ il 2 luglio 2003 e comincia il seme-

stre italiano alla presidenza euro- pea: Silvio Berlusconi fa il suo primo discorso come Presidente

di

serie di interrogazioni del parla- mentare socialdemocratico tede- sco Schultz non trova di meglio che dare al malcapitato del kapò. Apriti cielo. Ecco il solito impa- reggiabile gaffeur. E giù fischi e urla e polemiche a non finire. Ma per fortuna di Silvio, in quei gior- ni al centro della tempesta, qual- cuno si incarica di raccoglierne il testimone immolandosi al suo posto, sparando ad alzo zero non solo su Schultz ma, neanche fosse ad un comizio a Pontida o al bar dietro l’angolo, sulla Germania intera e i suoi biondi abitanti. Il San Sebastiano in questione è proprio lui, Stefano Stefani che, sulla Padania del 4 luglio, pubblica una lettera che è

turno. Rispondendo ad una

così, il “sanguigno

che è turno. Rispondendo ad una così, il “ sanguigno Cuore impavido nei comizi un programma:

Cuore impavido nei comizi

un programma: “Li conosciamo

bene i tedeschi”. Va bene che Stefani ne ha sposata una (per poi separarsene) e dunque potrebbe vantare a ragion veduta una qualche minima conoscenza ma, nello specifico, l’analisi del caterpillar leghista va un tanti- nello sopra le righe. E soprattut- to, crea un caso di stato con la Germania. Il tono della lettera è consono allo stile del nostro, definito da chi lo conosce, “bur- bero, franco, ruvido, brusco, con

il difettuccio di un linguaggio da camallo che nel tempo ha cerca-

to – almeno nelle occasioni uffi-

ciali - di emendare”, meno a quello di un rappresentante uffi-

ciale dello stato italiano. Nella lettera della discordia, Stefani se la prende dapprima direttamente con Schultz, dandogli

dell’"ubriaco di tronfie certez-

ze", abituato a sentirsi "primo della classe" e ad assumere "atteggiamenti protervi". Fin qui l’attacco personale. Greve ma,

rispetto alle abitudini dell’arena politica nostrana, quasi signorile. Il bello è tutto a seguire. Boom, boom, boom: colpi secchi come martellate. I tedeschi sono “bion-

di stereotipati, ubriachi di orgo-

glio nazionalista”. I tedeschi "mangiano i nostri spaghetti ma non perdono occasione di rap-

presentarli in un piatto con una P38 al posto del condimento" I tedeschi "invadono rumorosa-

e poi

parlano male di Rimini e della

Sicilia. Infine, i tedeschi ci rap- presentano come mafiosi.

mafia è

sinonimo di morte e sofferenza e accostamenti simili sono quanto mai inopportuni ed offensivi". "Ma questo - insiste l’allora sot- tosegretario - Martin Schulz lo ignora essendo ‘l'ex libraio di Hehlrath’ (e con lui tutti i com- patrioti. ndr), cresciuto a roboanti gare di rutti dopo pan-

tagrueliche bevute di birra e scor- pacciate di kartoffel fritte". Concludendo lapidario: Schulz e i suoi compaesani si sottoponga-

d'intelligen-

za". Pochi giorni dopo la lette- raccia incriminata, l’uragano si abbatte sull’ex orafo di Costabissara (vive lì, ma il labo- ratorio – oggi in mano alla seconda moglie Antonia - è a San Lazzaro) in una sequenza da knock-out. Il cancelliere tedesco Schroeder, per protesta, decide di rinunciare alle vacanze in Italia (a Pesaro). Il quotidiano popola- re tedesco, Die Bild (citato in un passaggio della lettera) tuona contro Stefani definendolo uno

no ad un bel “test

Mentre, sottolinea, "la

mente le nostre spiagge"

Mentre, sottolinea, " la mente le nostre spiagge " Stefano Stefano è un vero leghista da

Stefano Stefano è un vero leghista da festa della polenbta. Eccolo alle prese con una soppressa da affettare

delle sedie” grida ad un comizio del Carroccio subito dopo le dimissioni), ma per l’amarezza di aver difeso l’onore italiano (e

soprattutto padano) ricevendo in cambio insulti invece di pubblici encomi. “Era chiaro che il mio articolo si riferiva a ‘certi’ tede- schi e non a ‘tutti’ i tedeschi

lamenta in un’intervista a Gigi Moncalvo sulla Padania del 13 luglio successivo, per concludere,

solito, di esser stato frainteso e

strumentalizzato. Naturalmente

al

Stefani adora i tedeschi (anche se non proprio tutti) e, intervistato

con gli spaghetti al posto del

cervello”. Gustavo Selva, di An,

invita gli amici d’oltralpe a non

e becera

considerare “l’infelice

dichiarazione di un quasi ignoto

senatore italiano”. E mentre il

Presidente della Regione Marche

Vito D'Ambrosio esprime l’in- tenzione di chiedere al governo

lo

stato di calamità per i danni

«gravissimi» provocati dalla let-

tera del nostro, il vicepremier Gianfranco Fini scrive la parola

‘fine’ sulla carriera governativa

Stefano Stefani: “Credo che il

di

presidente del Consiglio Berlusconi gli chiederà di trarre le conseguenze di quello che è successo. Uno stupido è sempre uno stupido. Non è normale che

resti al suo posto”. Detto, fatto.

E addio allo Stefani “di gover-

no”. Ovvio, lui non ci sta. Non tanto per la poltrona (“Nessuno della Lega è attaccato alla cadre- ga . Non ce ne frega un cazzo

dal prestigioso settimanale tede- sco Der Stern, ne fornisce, da par suo, la prova provata: “Non guido che macchine tedesche (cazzo, ma questo lo aggiungia-

mo noi), una Audi 6 Avant, un’Audi TT, un’Audi 4 e l’auto aziendale è della Volkswagen!”.

A dire il vero Stefani non la rac-

conta del tutto giusta. Lui possie-

de (o meglio, possedeva) anche una Ferrari. Fino al giorno (era il 1998) in cui la casa di Maranello rifiuta di aderire ufficialmente al “raduno dei ferraristi Padani” organizzato a Jesolo. Di fronte all’oltraggio, Stefani, al solito “sanguigno e istintivo”, fa sape- re di aver già appiccicato un car-

tello ‘vendesi’ alla sua rossa, con-

più

attendibile né dal punto di vista

della padanità né da quello della

spiega -

assomiglia sempre più a una Panda”. E giù applausi dal popo- lo della Lega. Quello vero, di cui

Stefani fa parte “anim‘e core” (si può dire per un padano?), anche se lui ha fatto i schei (e molti ne ha dati al partito) e, per qualche tempo, ha assaggiato i fasti del potere politico. Ma se l’ex orafo vicentino è il classico esempio di successo di una certa imprendito- ria nordestina di prima genera- zione, non altrettanto può dirsi della gestione finanziaria della Lega che Stefani ha avuto in mano per lungo tempo (control- lando i vari media leghisti e la banca Credieuronord). Ha scrit- to Diario, settimanale diretto da Enrico Deaglio, nell’aprile scor- so: “messo a gestire i soldi della Lega, non risulta Stefani abbia avuto grandi successi. Non spriz- zano di milioni i media leghisti, dal quotidiano La Padania al set- timanale Il sole delle Alpi, da Radio Padania Libera a Telepadania, controllati da Stefani. Si è tramutata in un bagno (finanziario e d’immagine, non di mare) l’avventura in Croazia della Lega, che ha tenta- to di avviare un investimento turistico e di gestire un casinò, poi venduto ad avventurieri ame- ricani in seguito arrestati dall’Fbi. Infine, la banca Popolare Credieuronord, aperta nel marzo 2001 battendo le sezioni della Lega e impegnando iscritti, dirigenti e parlamentari del Carroccio, si sta avviando

Sarà forse

verso il fallimento”.

una maledizione scagliata sul povero Stefani da Odino in per-

tecnologia. Infatti –

siderandola ormai “non

sona, ma da tempo non gliene ne va più dritta una. Il 31 maggio si è perfino dimesso dalla direzione della Padania Gigi Moncalvo, suo fedelissimo, pronto ad inter- vistarlo ad ogni occasione facen- dolo passare (quasi) per un fine letterato. Cosa che, il buon Stefani, davvero non è (“non ha mai preso una penna in mano” racconta ad Abc un compagno di partito). Anche se è facile trovare

nelle copie d’archivio del quoti- diano leghista non pochi edito-

d’archivio del quoti- diano leghista non pochi edito- ACQUE MOSSE IN LAGUNA Pazza idea: Tremonti per
d’archivio del quoti- diano leghista non pochi edito- ACQUE MOSSE IN LAGUNA Pazza idea: Tremonti per

ACQUE MOSSE IN LAGUNA

Pazza idea: Tremonti per il dopo Galan

Se il governo è in crisi la Regione non sta meglio: Statuto bloccato dai siluri leghisti opposizione compatta contro i centri commerciali. E si gioca al toto Governatore

E’ possibile che la deprimente

atmosfera che avvolge l’agonia

del governo Berlusconi sia con-

tagiosa e, quindi, da Roma rag-

giunga la periferia. Sta di fatto che a Venezia, nei palazzo della politica, si vive una crisi “che non c’è, ma è come se ci fosse”.

Di crisi vera e propria, ovvia-

mente, non è il caso di parlare:

Galan e la sua Giunta sono lì e nessuno li smuove. Un males- sere si è, però, infiltrato nella politica veneta, una sorta di tor- pore che costringe uomini e isti- tuzioni ad una forzata, esaspe- rante, lentezza. Avete presente i bradipi che ci mettono una gior- nata a scendere dall’albero? Ebbene, si muovono così i legis- latori veneti. Per Galan, natural- mente, il Veneto continua ad essere un laboratorio in cui fer- vono, alacremente, incessanti attività; una fucina nella quale,

con appassionata sinergia tra mondo dell’economia e mondo della politica, si lavora a rag- giungere traguardi sempre più prestigiosi. La realtà è ben diversa. L’economia del Nordest del “post miracolo” incontra i primi, seri, affanni e, comunque, li

affronta a prescindere quasi completamente dalla politica regionale. La quale, incapace di ispirare e guidare il minimo pro- cesso di sviluppo, galleggia all’insegna del più mortificante “tiriamo a campare”. Lo Statuto regionale, che dove- va essere il fiore all’occhiello della maggioranza in questa legislatura e il trofeo da esibire agli elettori nella campagna elet- torale della primavera 2005, rischia di affondare colpito dai siluri leghisti. Dopo decine e decine di riunioni della commis- sione e consultazioni fiume con

i

rappresentanti della società

E

poiché non c’è due senza tre,

continua, in realtà, a tenere sal-

civile veneta, il nuovo Statuto

nuo “emendamenti”, “distin-

di

assestamento del bilancio

damente in mano le redini del-

rimane bloccato dalle richieste della Lega che sforna di conti-

guo”, “opzioni irrinunciabili” per

2004, classico appuntamento

legislativo prima delle ferie d’a- gosto, quest’anno non si parla. Rimandato a settembre.

l’amministrazione del capoluogo della Marca. A conferma che nel centrodestra non si prende più di tanto sul

sancire solennemente la purez-

E’

questo, dunque, lo sfondo sul

serio la possibilità di un terzo

za del popolo veneto e garantirlo da contaminazioni aliene. Non è andato meglio l’iter della legge sui centri commerciali paralizzato per mesi dal braccio

quale si consuma stancamente questo scorcio di legislatura con l’occhio già rivolto alle prossime elezioni. A questo proposito si stanno

mandato di Galan nei giorni scorsi, tale Mario Frasson ,sin- daco di Resana, nel Trevigiano, un ex dc riemerso in politica prima con l’Udc e poi con Forza

ferro tra maggioranza e oppo-

sizione. Posta in gioco: altri 121.550 metri quadrati di nuova superfi- cie per insediamenti di grande

di

distribuzione che la Giunta regio- nale avrebbe voluto assegnare con ampia discrezionalità. Una

moltiplicando i segnali che fanno pensare che, in qualche modo, il dopo Galan sia già

cominciato. La Lega si è preno- tata quasi ufficialmente la can- didatura alla più alta carica della Regione facendo sempre più insistentemente circolare i nomi

Italia, ha lanciato la proposta di candidare Giulio Tremonti alla Presidenza del Veneto. Un can- didatura - ha spiegato - che tiene conto delle origini cadorine del- l’ex Ministro sacrificato sull’al- tare berlusconiano e che sareb- be ottima perché metterebbe

discrezionalità messa in discus-

di

Luca Zaia, attuale presidente

d’accordo un po’ tutti soprattut-

sione dall’opposizione del cen- trosinistra “armata” di migliaia

della Provincia di Treviso, e, in subordine, quello di Gentilini il

to Lega e Forza Italia. La credi- bilità della sortita deriverebbe

di

emendamenti continuamente

notissimo ex sindaco di Treviso,

dal fatto che il sindaco di

sventolati in aula come minac-

ex

solo sulla carta perché dalla

Resana è particolarmente vicino

cia.

sua posizione di vice di Gobbo

all’assessore regionale alla

riali – bisogna dire ben scritti, al

là dei contenuti - a firma del

nostro. A riguardo gira – tra i militanti - una interessante leg- genda metropolitana. Anzi, padana. Pare che il ghost writer (il vero autore dei pezzi di Stefani) fosse Antonio Franzina, capo Gabinetto in Provincia e – per ciò stesso – uomo della Dal Lago (nessuno siede a Palazzo Godi-Nievo senza essere gradito alla Manuelissima), l’unica com- pagna di partito (insieme al gran capo in persona l’Umberto) non

di

costretta a subire il celebre “trat- tamento Stefani” (nulla è cam- biato rispetto ai tempi eroici in cui, da buon padroncino, tratta-

va rudemente – un eufemismo - i

suoi operai). Stefani infatti,

rispetta e teme la Dal Lago.

Forse troppo. Visto che, leggen-

da

zetto all’ignaro autore ufficiale

della lettera alla Padania potreb-

be

il solito Franzina. Tanto per met-

terlo definitivamente fuori gioco. Ma sia colpa d’Odino o della Dal Lago, è chiaro che qualcuno ha deciso di mandare in pensione il sessantaseienne (è del ’38) ex imprenditore. Forse perché all’a- la governativa della Lega, un

dirigente espressione per caratte-

esser stata proprio lei, tramite

vuole, a organizzare lo scher-

re e formazione della base popo-

lare (dura e pura) del partito, non serve proprio più. Soprattutto se, come il sanguigno Stefani, non sa stare al suo posto

(che non è né ‘a fianco’ e men che meno ‘sopra’ la Dal Lago) e tener

a freno la lingua. Ma si consoli il

vigoroso

braveheart vicentino,

con tutto il sangue che ha versa-

to per la causa, anche dopo l’e-

ventuale pensionamento nessuno

potrà mai negargli di aver sem- pre agito schiettamente (natural- mente, “d’istinto”) sempre fedele

suo motto “buon sangue non

al

mente. Davide Lombardi

sangue non al m e n t e ” . Davide Lombardi reverente con il capo

reverente con il capo

e n t e ” . Davide Lombardi reverente con il capo Cacciato dal governo, il

Cacciato dal governo, il ministro Tremonti trova subito lo sponsor per una nuova occupazione

sanità Fabio Gava e al sottose- gretario al Lavoro Maurizio Sacconi che potrebbero essere gli ispiratori di questa idea. Un’idea, o piuttosto, il classico ballon d’essai, così frequente in politica, dal momento che nella Casa delle libertà del Veneto si parla anche dello stesso Sacconi come possibile succes- sore di Galan. E questa, franca- mente, sembra un’ipotesi molto più credibile di quella di Tremonti.

vicenzaabc

cronaca

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vicenza abc cronaca 3 Il caso Un esercito di ultrasettantenni alle prese con la stagione estiva.
Il caso
Il caso
vicenza abc cronaca 3 Il caso Un esercito di ultrasettantenni alle prese con la stagione estiva.

Un esercito di ultrasettantenni alle prese con la stagione estiva. Dopo le tragedie dell’anno passato, ecco le soluzioni. Poche

Troppo sole: la dura estate delle nonne

Ecco cosa si fa. E soprattutto cosa servirebbe

Secondo le fonti del ministero della sanità oltre 8000 anziani hanno perso la vita nel 2003 a

causa del caldo, con un aumento

di oltre 36% di decessi in più nella

fascia di popolazione più vecchia rispetto all’anno precedente.

Si è trattato per lo più di cittadini

sopra i 75 anni, spesso soli, affetti

da

patologie croniche e di mode-

sto

livello sociale. Molte Regioni e

Comuni hanno offerto una rispo- sta per arginare il disagio. Purtroppo, i dati raccolti offrono un quadro deludente. Ecco cosa offre Vicenza.

Cosa si fa

1. Il numero verde

Confusione al telefono

La punta di diamante sfoderata dal Governo è il call center 1500. L’iniziativa, fortemente voluta dal Ministro della Sanità Sirchia, è stata inaugurata oltre un mese fa. Partita con oltre mille telefonate al giorno, ora si è assestata a circa 200-300. Telefonando si possono ottenere consigli su cosa fare in caso di problemi dovuti al caldo e sui servizi attivati da Regioni e Comuni.

Un

po’ poco per risolvere i proble-

mi

quotidiani di milioni di anziani.

A

questo si aggiunge anche il biz-

zarro catalogo dei consigli di

Sirchia, che consiglia agli anziani

di passare le ore più calde della

giornata davanti ai condizionatori

d’aria a qualsiasi costo, anche se devono recarsi nei centri commer- ciali. “Anche poche ore trascorse

in un ambiente condizionato pos-

sono aiutare l’organismo a a sop- portare meglio il caldo quando si torna esposti ad esso”. Eppure è proprio il passaggio da ambienti caldi/freddi e viceversa a causare la cosiddetta e americanissima “sin- drome da aria condizionata” che tutti noi proviamo quando ci rechiamo in ufficio e nei negozi.

2. Dai vigili del fuoco

Al fresco coi pompieri

Vecchietti in caserma per spegnere

il caldo. Ecco l’ennesimo progetto lanciato in pompa magna dal

ministero dell’Interno e sostenuto

a livello locale dall’assessore dei servizi sociali Davide Piazza.

In pratica le sedi dei Vigili del

fuoco diventano, per 40 giorni,

centri di accoglienza per gli anzia-

ni, con maxischermo per gli even-

ti sportivi e varie attività sociali. “Un controsenso – commenta il

consigliere comunale dei Ds Antonio Dalla Pozza – Dopo anni passati a decantare le virtù del decentramento si cerca di convin- cere gli anziani, che dovrebbero rimanere riparati nelle ore più calde della giornata, a percorrere

anche lunghe distanze per raggiun- gere la sede dei pompieri. Abbiamo già avuto molte difficol-

tà ad aggiornare l’organico dei

vigili del fuoco e ora i già pochi uomini a disposizione sono costretti ad appoggiare questa ini-

ziativa. Insomma, una soluzione più di facciata che altro. Capisco, però, la necessità di fare cordone alle attività del Governo ”

I primi risultati sembrano dare

ragione a Dalla Pozza. Le affluen-

ze alla Caserma dopo l’apertura

del servizio sono ancora scarse:

una quantina al giorno e in pieno baillamme mediatico.

3. La piscina

Ma chi la paga?

Sport equilibrato per tutti, il nuoto

e le sue varie forme anche più soft,

come l’aquagym, sono particolar- mente indicati per la terza età. L’ingresso in piscina era gratuito fino al 2002 per i possessori della Carta 60, studiata apposta per gli

anziani. Ora non solo il biglietto è

a pagamento, ma il prezzo è rad-

doppiato o triplicato a seconda

RIEVOLUZIONI

prezzo è rad- doppiato o triplicato a seconda RIEVOLUZIONI dell’impianto. S’infuria Silvano Girardello, cittadino
prezzo è rad- doppiato o triplicato a seconda RIEVOLUZIONI dell’impianto. S’infuria Silvano Girardello, cittadino

dell’impianto. S’infuria Silvano

Girardello, cittadino che ha deciso

di impugnare la situazione davan-

ti al sindaco Hüllweck e il difenso-

re civico: “È assurdo che a noi anziani sia negato o reso difficile l’accesso agli impianti sportivi.

Tanto più che i costi per il proget-

to sono limitati, con un notevole

risparmio per la previdenza socia- le. Nella lettera che abbiamo spe- dito al Sindaco, sottoscritta da

molti altri anziani, richiediamo il ripristino della condizione di due anni fa, con l’ingresso gratuito, o almeno una tariffa più agevolata”. L’incontro con il difensore civico si è rivelato, però, un buco nell’ac- qua. I costi del biglietto, infatti, sono ripartiti tra gestore delle piscine, Comune e anziani. Nell’ultimo anno il Comune ha addirittura aumentato i fondi a beneficio del progetto ma l’au- mento dei costi di gestione ha fatto lievitare i prezzi. Il problema, dun- que, non risiederebbe a Palazzo.

“È una giustificazione assurda – commenta Girardello – si possono sicuramente negoziare tariffe più

convenienti, almeno con i gestori degli impianti comunali”.

4. Le associazioni

In pullman sui monti

Le associazioni di anziani hanno trovato la soluzione ideale. Basta recarsi alla sede della “Rondine”,

una delle associazioni di pensiona-

ti cittadini, per trovarla

“Non c’è nessuno – conferma il segretario Rametta – sono tutti al mare. Organizziamo diverse gite per i nostri associati. Ora è in corso una due settimane tutto compreso a Bellara, vicino a Forlì,

deserta.

poi sarà la volta di Pieve di Cadore

e infine ancora al mare.” I vec-

chietti più furbi, dunque, si sono organizzati: via dall’afa e dall’ozo- no, hanno svuotato le sedi associa- tive cittadine. “Non proprio – pre- cisa Rametta – verso ferragosto

organizziamo qualche festicciola a base di anguria, ma è ben poca

cosa rispetto ai programmi del resto dell’anno”.

5. Il cinema

Al Warner senza Amplifon

E le case di riposo come affronta-

no il caldo? “Tengo a precisare che

statisticamente l’anno scorso siamo stati in contro tendenza nel numero di decessi rispetto alla

ziativa è portare i nostri ospiti autosufficienti al cinema Warner

di Torri di Quartesolo”. Dove,

oltre al piacere di un bel film, c’è una temperatura eccellente.

6. L’ospedale Tutto pronto

contro le emergenze

In caso di emergenza l’unica solu-

zione è recarsi all’ospedale. È tran- quillo Vincenzo Riboni, primario del Pronto Soccorso del San Bortolo: “Siamo organizzati per affrontare l’emergenza. Abbiamo seguito il piano nazionale di pre- venzione. Ma servirebbe un’orga-

nizzazione più efficiente dei medi-

ci di base.”

Cosa servirebbe Tutto pronto contro le emergenze

Dalle realtà sociali, ai politici, dalle associazioni fino ai semplici cittadini: ecco le idee e le soluzioni più richieste per contrastare il caldo e la solitudine dell’anziano

in città:

1 Organizzare meglio

i medici di base

Per creare una capillare rete di assistenza nel territorio dovrebbe essere potenziato lo scambio di informazione e collaborazione tra i medici

2 Ingresso agevolato

negli impianti sportivi

Non solo piscine ma anche tutti i

luoghi dove si può passare un po’

di tempo al fresco e curare il pro-

prio corpo.

3 Sfruttare gli spazi

non utilizzati

Ci sono un sacco di spazi sotto uti- lizzati: dagli immobili comunali alle scuole. Perché non affidarle ai

nonni?

4 Programmare meglio le chiusure estive

Macinare chilometri sotto il sole per trovare un mini market o un panificio aperto d’agosto è l’attivi-

tà principale degli ultra sessanten-

ni. Basterebbe una maggiore orga- nizzazione tra l’associazione com-

mercianti e il Comune.

5 Trasformare l’emergenza in normalità

Pensare agli anziani d’estate ricor-

situazione nazionale e internazio-

da

le polemiche sugli argini dei

nale – annuncia con orgoglio Gerardo Meridio, presidente dell'Ipab Proti Salvi Trento – tutto

fiumi a l’innondazione avvenuta. Nel momento in cui si parlerà della condizione della terza età

questo grazie al nostro personale,

tutto l’anno, e non solo nel perio-

all’alimentazione e all’idratazione

do

estivo, si troveranno le soluzio-

dei nostri ospiti e all’investimento

ni

migliori.

per condizionare quasi tutti i nostri ambienti”. Una nuova ini-

Ilario Toniello

“Ma noi ottantenni non chiediamo la luna”

Il ministro Sirchia caldeggia le

passeggiate nei supermercati o nei centri commerciali. Le caser- me dei pompieri aprono i battenti.

Le associazioni di volontariato per- severano, con costante impegno, nella loro difficile missione. Ma il problema resta: restano le difficoltà che gli anziani devono affrontare: le file dal medico, al Pronto Soccorso, quelle negli uffi-

ci pubblici per ritirare la pensione.

Restano i mezzi pubblici affollati, restano le strade caotiche e le

rotatorie impossibili da attraversa-

re a piedi o in bicicletta.

Sono 23 mila i pensionati vicenti- ni: tra di loro Gino Bagnara, 82 anni amministratore dell’Associazione Pensionati

Trastevere San Pietro. con lui una chiacchierata su come vivono e su cosa chiedono per affron-

tare meglio l’estate. “La città non appartiene

più agli anziani da tempo:

le strade non sono percor-

ribili a piedi, le rotatorie troppo pericolose per la bicicletta; salire nei mezzi pubblici è un ostacolo diffi- cile da superare e, una volta saliti, trovare un posto a sedere è un’impre- sa. D’estate l’aria è pesan-

te, la temperatura insop- portabile”. Gino, sta dicendo che per gli anziani, soprattutto d’estate, l’unica cosa da fare è stare chiusi in casa? “Esattamente. Si può

sopravvivere solo fra le

mura di casa, dove, se fortunati,

ci sono aria condizionata e fami-

gliari amorevoli che ti assistono. Se no, per lo meno un po’ di refri- gerio a balconi chiusi. Siamo murati in casa noi anziani. Ma questo accade anche ai più giova-

ni: mancano in città gli spazi all’a- ria aperta per giocare nella bella

stagione e, soprattutto, le strade sono troppo pericolose anche per i bambini, concepite e costruite solo a vantaggio degli automobili-

sti”

D’estate la vita di un anziano diventa più difficile? “Con il caldo e l’inquinamento aumentano le possibilità di ammalarsi, cresce il numero degli

infarti a causa della temperatura

e lo smog provoca tumori”

Perché non seguite il consiglio di

Sirchia e trascorrete qualche ora nei supermercati, dotati di aria condizionata? “In primo luogo perché è difficile arrivarci al supermercato. Molti di noi hanno problemi a spostarsi

per lunghi tragitti e poi mica si può passare la giornata così. Abbiamo anche altro da fare.” Per esempio? “Chi ce la procura la ricetta, l’im- pegnativa per una visita speciali- stica^ Chi ci riscuote la pensione,

o paga le bollette? Volenti o nolen- ti dobbiamo uscire di casa, dal momento che nessuno fa le cose al posto nostro”

E’ detto in tono polemico?

“Assolutamente sì. Sono anni che come associazione facciamo richieste precise all’amministra-

zione comunale. Tutte puntual- mente disattese; tutto quello che sono riusciti a fare è istituire un numero verde per le emergenze,

ma per gli anziani, soprattutto d’e- state, la quotidianità è un’emer-

genza”

basterebbe facilitare il lavoro della medicina di base, alleggerendo il lavoro dei medici di famiglia. Esiste un sistema? Alcuni comuni della provincia - Arcugnano, Sovizzo, entro breve anche Creazzo - si sono dotati di

ambulatori “multipli”: ovvero tre, sei medici di base si sono riuniti sotto lo stesso tetto, unendo anche le loro forze. Risultato:

l’ambulatorio rimane aperto dalle 10 alle 12 ore, niente più code

per le ricette, o per le visite, mag- gior flusso di informazioni fra i medici che possono scambiarsi facilmente opinione e maggior possibilità di frequentare congres- si e seminari di approfondimento:

in assenza di un medico, ce ne sono altri cinque a disposizione.

Tutto di guadagnato”. Perché a Vicenza questo

non accade? “Me lo deve dire lei! Noi come associazione abbia- mo lo abbiamo suggerito, chiesto e richiesto tante e tante volte e, anche que- st’anno siamo a fine luglio

e all’orizzonte calma piatta.

Poi ci sarebbero tante altre

cose da fare…” Sono colpita dal vostro spi- rito d’iniziativa…continui, per favore. “Un’ottima idea, almeno a nostro giudizio, sarebbe

quella di aprire i locali delle scuole, durante l’estate. Intere palazzine rimangono inutilizzate per mesi, alcune scuole sono anche dotate

di giardini o parchi…che

cosa costerebbe aprirle e realizza- re dei punti di ritrovo per anziani? Si potrebbero organizzare giochi e tornei, attività di gruppo all’aria aperta che ci aiuterebbero ad uscire ogni tanto di casa e a com- battere quel male che, per molti di noi, e’ il peggiore: la solitudine” Sembrera tutto fattibile. “Guardi che quello che le ho detto e’ solo una goccia nell’oceano: si dovrebbe potenziare il servizio della guardia medica (i medici, pochi come sono, fanno fin trop- po), rendere più accessibili le case di riposo che hanno rette proibitive, soprattutto per i non autosufficienti, e impossibili per chi non ha parenti che finanzino la spesa. Servono misure di emer- genza reali per affrontare il caldo,

misure che una volta collaudate dovrebbero entrare nella norma. Noi non ci rassegniamo, la spe-

ranza, si sa Anna Manente

spe- r a n z a , s i s a … Anna Manente Ci spieghi

Ci spieghi meglio.

“Sicuro, gli esempi non mancano. Dal medico per fare una ricetta: le ore di ricevimento dei medici di base sono poche e mal distribuite nell’arco della giornata, general- mente concentrate nel pomerig-

gio, cioè le ore più calde. La fila spesso è eterna, dal momento che il numero di assistiti per medico è fin troppo elevato. Di conseguenza il trattamento èspesso sbrigativo, o addirittura superficiale. Per non parlare della necessita’ di una visita speciali-

stica…”

Perché? “In questi giorni ho affrontato l’i-

ter per richiedere una visita oculi- stica per la cataratta: ore dal

medico di base per l’impegnativa

e code eterne in ospedale (alme-

no li’ l’aria condizionata c’è). Raggiunto lo sportello mi sono sentito rispondere che avrei dovu- to aspettare settembre, se non forse ottobre, solo per effettuare la prenotazione. E pensare che

che avrei dovu- to aspettare settembre, se non forse ottobre, solo per effettuare la prenotazione. E
che avrei dovu- to aspettare settembre, se non forse ottobre, solo per effettuare la prenotazione. E
che avrei dovu- to aspettare settembre, se non forse ottobre, solo per effettuare la prenotazione. E
che avrei dovu- to aspettare settembre, se non forse ottobre, solo per effettuare la prenotazione. E
che avrei dovu- to aspettare settembre, se non forse ottobre, solo per effettuare la prenotazione. E
che avrei dovu- to aspettare settembre, se non forse ottobre, solo per effettuare la prenotazione. E
che avrei dovu- to aspettare settembre, se non forse ottobre, solo per effettuare la prenotazione. E

4

la nostra inchiesta

vicenzaabc

4 la nostra inchiesta vicenza abc

I vicentini e le vacanze d’agosto: dove vanno, cosa spendono, cosa rischiano. D

Le località più amate

Jesolo ma anche Sardegna nella top 5 dei vicentini

Jesolo 1 È da sempre la meta vicentina per eccellenza: soprat- tutto in condominio ma
Jesolo
1
È da sempre la meta vicentina per eccellenza: soprat-
tutto in condominio ma anche in pensioni, campeggi
ed hotel. Non a caso i turisti berici sono un pubblico
irrinunciabile per la località veneziana. Vantaggi:
distanza e servizi. Svantaggi: acqua torbida e ressa.
2
Sardegna
Resta la vacanza più amata, soprattutto nella parte
nordorientale. Sono centinaia i vicentini che possie-
dono case, soprattutto in multiproprietà.
3
Bibione e Lignano
Negli ultimi anni è l’alternativa preferita a Jesolo.
Costa un po’ di più ma ha il vantaggio di un mare
migliore.
4
Isola d’Elba
C’è una vera e propria colonia vicentina: chi in affit-
to, chi padrone di ville, chi in campeggio.
5
5

Puglia e Calabria

Hanno surclassato la Riviera romagnola. Sono meta di un turismo semplice e genuino.

All’ultima

Sono meta di un turismo semplice e genuino. All’ultima Mezza sinistra sotto l’ombrellone Com’è lontana l’era

Mezza sinistra sotto l’ombrellone Com’è lontana l’era di Capalbio

I preoccupanti dati d

Tre famiglie su die le altre in balia di

Tutti al mare. I vicentini sembrano prefe- rire mete marine alle più vicine monta-

gne. E c’è anche chi sceglie di andarsene il più lontano possibile per i pochi giorni a disposizione. “Ho poche ferie, purtrop- po, e non ho tempo di organizzare un granchè – racconta il giornalista sociolo- go Ilvo Diamanti – per cui ho appena approfittato di un last minute e me ne andrò nell’isola di Creta. In agosto inve- ce lavoro. Un periodo d’oro, di tutta tran- quillità”. Diamanti non è il solo ad aspettare l’ulti- mo monento e l’occasione buona. Anche Oscar Mancini, segretario della Gcil vicentina, morde il freno: “Aspetto di vedere quali altre devastazio- ni ci causerà questo governo. In questo momento ciò che più mi preme è la mobilitazione dei lavoratori. Bisogna presen- ziare. Se poi

riuscirò anche a

ritagliare qual- che giorno di ferie, tanto meglio Tra i più stressati, e quindi bisognosi di ferie, c’è certamente il sindaco Hüllweck ma più ancora l’assessore in pectore Mario Zocca, reduce da una durissima battaglia politica conclusa con un vitto- ria. Se ne andrà al più presto in Croazia, nelle Isole Incoronate. Un nome che è tutto un programma

nelle Isole Incoronate. Un nome che è tutto un programma Creta, meta di Diamanti Vacanza all’insegna

Creta, meta di Diamanti

Vacanza all’insegna di sole e mare anche per il presidente dell’associa- zione volontari della libertà, Gildo Vescovi reduce da un mese in Sardegna, a Bosa Marina: “Adoro quella località. Ci torno regolar- mente da circa sette anni. E’ una villeggiatura tran- quilla in una località che è ancora frequentata più da locali che da orde turi- stiche.”

Gettonatissima la Sardegna che ha ospitato anche l’ex sin- daco, oggi consigliere comunale, Marino Quaresimin: “Ora però me ne vado al fresco – dichiara – in montagna tra Tonezza e Folgaria.” Come sono lontani i tempi in cui anche la vacanza distingueva destra e sinistra: era l’era di Cabalbio, quando Occhetto e soci (sembra preistoria) lanciarono la moda delle ferie alternative lontani dalle mete

la moda delle ferie alternative lontani dalle mete Baggio va in Argentina classiche del turismo. Ferie

Baggio va in Argentina

classiche del turismo. Ferie culturali per il medico vicentino Alessandro D’Alessandro, nonchè caba- rettista con i Seven Gnoms. Per lui è già pronto il cam- per e il piano d’azione: visi- terà la Galizia con la fami- glia. Località assolutamente al di fuori delle solite mete per la verde Giovanna Dalla Pozza Peruffo, presidente della sezione vicentina di Italia Nostra: “Vado in Armenia. Anzitutto per evi-

tare le strade italiane, che mi terrorizzano. Poi, a settembre, sceglierò

un’altra meta lontana dal caos.” Più abi- tudinario lo sto- rico cittadino Emilio Franzina che, come ogni anno, in luglio, sbarca all’Isola d’Elba con tutta la famiglia e in agosto si rilassa in montagna. Il consigliere dies- sino Claudio

Rizzato trova il

modo di conci- liare la vacanza in panciolle e quella cul- turale: “Andrò prima qualche giorno a Caorle all’insegna di sole e mare, poi a fine agosto, sperando che il caldo sia meno intenso, visiterò la zona toscana tra Cortona e Siena.” Anche il mondo del calcio vicentino, in

Cortona e Siena.” Anche il mondo del calcio vicentino, in A Schwoch non è piaciuta la

A Schwoch non è piaciuta

la Grande Mela

vicentino, in A Schwoch non è piaciuta la Grande Mela Una spiaggia dell’Elba. Riconoscete Franzina? attesa

Una spiaggia dell’Elba. Riconoscete Franzina?

attesa di riprendere gli allenamenti, scap- pa lontano dalle polemiche italiane. Note le ferie di Roberto Baggio, ormai in “pen- sione”, nella sua tenuta “Ciquita” in Argentina, dove si diverte col suo (secon- do) sport preferito: la caccia. Gli animali sperano che non sia bravo come nel cal- cio. Il fratello minore, Edy Baggio, rinun- cia alle abituali sabbiature a Grado per passare giornate di tutto relax nella vici- na Asiago. L’attaccante del Vicenza Stefan Schwoch ha preferito visitare nuove mete e se n’è andato negli Stati Uniti: “Ma sono rima- sto molto deluso da New York – dichiara ai giornali il giocatore bolzanino – men- tre ho trovato affascinante Miami.” Infine, c’è chi in vacanza non ci può andare e si consola così: “Ho i genitori anziani – racconta il consigliere regionale della Margherita Achille Variati – e non posso allontanarmi. D’altra parte le ferie migliori sono quelle dedicate alla fami- glia.

Sara Sandorfi

quelle dedicate alla fami- g l i a . ” Sara Sandorfi T utti pazzi per

Tutti pazzi per la Sardegna

Ai turisti una buona notizia: la Lega

Consumatori non andrà in ferie: e mette

a disposizione il numero verde

800.388.369, (oltre al numero della sede provinciale di Vicenza:

0444.571112) ai quali risponderanno

operatori preparati ed in grado di fornire risposte ai più comuni quesi- ti. Per le questioni più com- plesse, invece, saranno a disposizione di tutti gli asso- ciati i legali convenzionati, attraverso i quali sarà possi-

bile attivare un’azione legale,

dopo che l’Associazione avrà terminato la propria attività volta ad ottenere un accordo bonario, senza cioè dover procedere con il contenzioso. Spiega Matteo Crestani, responsabile vicentino: “La situazione

economica non è particolarmente felice

per le famiglie vicentine. L’aumento del

costo della vita si senter. Da una indagi-

ne fatta dalle Acli regionali in collabora- zione con la Fondazione Corrazzin è emerso che il 36% delle famiglie preve- de addirittura di rinunciare alle vacanze quest’anno. Non basta: il 45% pensa di ridurre i costi delle vacanze mentre solo il 19% pensa di mantenere invariata la spesa per le vacanze.” Se ci sono meno soldi, viene da pensa-

per le vacanze.” Se ci sono meno soldi, viene da pensa- re, l’offerta sarà migliore, più

re,

l’offerta sarà migliore, più attenta e

su

misura. Sbagliato, spiega Crestani.

“Proprio alla luce di questo scenario spe- riamo che la crisi mantenga alta l’atten- zione degli operatori. Le preoccupazioni purtroppo non mancano e lo dimostrano

Le preoccupazioni purtroppo non mancano e lo dimostrano Se alle stelle dell’albergo preferite quelle vere. Jonas

Se alle stelle dell’albergo preferite quelle vere. Jonas e Zeppelin sono due associazioni cittadine che da anni propongono con succes Dall’Europa in bicicletta al mare Nostrum in barca a vela fino alle più originali proposte. Con una logica ferrea: non solo guardar

La dura scelta tra indigeno nella foresta o pescatore in

Ci sono mille modi di fare vacanza:

dalla totale nullafacenza ai vorticosi tour stile nipponico, roteando da una capitale all’altra, da monumento a cat- tedrale, da cattedrale a museo. Ma per chi è deciso a sfruttare al meglio il periodo di meritato riposo, anche se si dovesse trattare di una sola settimana, c’è la soluzione adatta. Vacanze in bicicletta, in barca a vela,

trekking: immergersi nella natura, assi- milandone e rispettandone i ritmi, godendo di panorami bucolici o di mera- vigliosi scorci delle monumentali capi-

tali europee.

Jonas e Zeppelin, associazioni vicenti- ne, che, oramai da anni propongono forme di turismo a basso impatto

ambientale, organizzano vacanze in bicicletta alla portata di tutti e vacanze in barca a vela, per le quali non è richie- sta nessuna conscenza del tecnica del mezzo, grazie alla presenza a bordo di skipper e hostess professionali, infine vacanze a base di trekking, in giro per l’Europa e per il mondo intero. Le mete delle vacanze in bicicletta sug- gerite da Jonas vanno dall’Ungheria, a Barcellona, da Berlino a Copenhagen, ai percorsi naturalistici che si snodano tra Passau e Vienna, o che percorrono le Alpi fino a Salisburgo. Zeppelin rilancia con altre prosposte vacanza, sempre in bicicletta: Irlanda, Amsterdam, Francia; la novità del 2004 è il percorso attraverso le città anseati-

che: la Germania sul Mar Baltico. Una zona silenziosa e insolita, tra dune di sabbia, prati, boschi e paludi, la costa che fu, durante Medioevo e Rinascimento, base di un fiorente mer- cato.

Dallo Sri Lanka all’Indonesia

In barca a vela Jonas tocca mete come le Isole Incoronate, la Grecia Ionica, la Costa Azzurra, le Isole della Dalmazia, la Corsica e la Sardegna. Con Zeppelin, invece, ci si può lasciar cullare dalle onde fino a raggiungere la Sicilia, o le Isole Dalmate. Le vacanze di Jonas e Zeppelin, sia

quelle in bicicletta che quelle in barca a vela, hanno una durata di una settima- na e il costo, estremamente vantaggio- so, si aggira attorno ai 450 euro (cifra che non comprende il trasferimento al luogo di partenza), ai quali si devono aggiugere solamente 10 euro per il tes- seramento annuale all’associazione. Per gli spiriti più avventurosi Zeppelin suggerisce tour attraverso l’Argentina, l’Australia, l’India del Sud, il Madagascar, il Marocco, il più vicino Portogallo: da Porto a Lisbona in tredi- ci giorni (dall’ 1 al 13 agosto), passan- do per Coimbra, le spiagge dell’oceano, l’atmosfera incantata di Obidos e la storia densissima di Guimaraes, seguendo idealmente la stessa strada

che Alfonso Henrique fece quasi nove- cento anni fa quando, partito dal regno di Portucale a nord del paese, alla testa di un esercito cristiano, marciò

verso il sud scacciando i mori, liberan-

do Lisbona e fondando, di fatto, il

Portogallo. Per Jonas, invece, le mete lontane assolutamenre da vedere e da vivere sono lo Sri Lanka, l’Indonesia e il Senegal. Sono tutte vacanze di 9 giorni incentra-

te sull'approccio diretto con gli elemen- ti naturali in ambienti ancora incontami- nati: lo Yala National park e l'altipiano

di Horton Plains nello Sri Lanka,

Cubadak (Indonesia), isola vulcanica ricoperta da un’impenetrabile foresta

vicenzaabc

la nostra inchiesta

5

alle ferie dei noti alle occasioni last minute, inchiesta su un mito irrinunciabile

spiaggia

last minute, inchiesta su un mito irrinunciabile spiaggia Le alternative Da Asiago a Tonezza, purché al

Le alternative

Da Asiago a Tonezza, purché al fresco

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Asiago

Un’ora di macchina, fresco assicurato, belle passeg- giate. E un corso (non a caso il primo pedonale d’Italia) che invita alle vasche.

Lavaronea caso il primo pedonale d’Italia) che invita alle vasche. Rispetto ad Asiago il conta sul

Rispetto ad Asiago il conta sul piccolo ma splendido lago di Lavarone. I prezzi per entrare nelle spiaggette però sono roba da Costa Smeralda

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Folgaria

Più amata di Asiago perché più intima ed elegante, conta una nutrita colonia di vicentini. Splendide pas- seggiate.

Tonezza

Meno attrattive, ma tanta, tanta pace.

ella lega consumatori

ci restano a casa troppi truffatori

il crescente numero di casi che si rivol-

gono ai nostri sportelli. In mezzo ad ope- ratori seri si annidano infatti soggetti

truffaldini, e il trend dimostra che i casi

a rischio aumentano. A cominciare dalle

società che vendevano prima computer, poi multiproprietà e poi ancora depura- tori. Si stanno riorganizzando ed alcuni si stanno posizio- nando nel settore turistico. Perciò è necessario essere sempre molto prudenti.” Anche l’aumento dei costi è, paradossalmente, un segna- le negativo. “L’aumento dei costi sta imponendo dei tagli ai servizi offerti e per mante- nere invariati od appetibili i prezzi si rischia di non fornire un adeguato servizio. Non si può celare, poi, il fatto che i prezzi per potersi godere un po’ di sole in spiaggia sono lievitati a dismisura, mentre i ser- vizi hanno subito innumerevoli tagli. Non tutti si possono permettere di spendere,

per due lettini ed un ombrellone, dai 12 euro di Jesolo ai 23 della costa ligure. Questo induce il consumatore ad indiriz- zarsi ai pacchetti turistici a più basso prezzo, che in alcuni casi rappresentano

occasioni imperdibili, ma in altri delle colossali fregature”.

proprio su queste ultime situazioni che

È

la Lega Consumatori vuole intervenire, curando i casi che i vicentini ed i veneti presentano ai suoi uffici, ma facendo anche una grande opera di prevenzione.

so mete alternative e, ma vivere le culture

Senegal

equatoriale e circondata dalla barriera

corallina, infine, in Senegal, il piccolo villaggio di Somone, mille abitanti dedi-

ti alla pesca e all’artigianato, nella

cosiddetta Petite Côte, a 80 km a sud

di Dakar, tra il Tropico del Cancro e

l'Equatore, di fronte a Capo Verde.

Anna Manente

Associazione Jonas Corso Padova 145

36100 Vicenza

Tel 0444-303001 Fax 0444 –304843 www.jonas.it info@jonas.it

Associazione Zeppelin contrà manin 14

36100 vicenza

Tel 0444 526021 Fax 0444 542050 www.zeppelin.it info@zeppelin.it

Le agenzie. Mai come quest’anno si cercano acque e spiagge fidate

Il fascino del Mare Nostrum

Qual è il must dell’estate 2004 per i vicentini? Lo chiediamo agli addetti ai lavori. Che lamentano un calo degli affari, figlio della crisi, ma che ammettono: “Nessuno rinun- cia alla vacanza”. All’Avit, storica agenzia di viaggi in viale Roma, l’espe- rienza non manca: hanno da poco festeggiato il cinquantesi- mo compleanno e conoscono mezzo secolo di passioni vicen- tine. Francesca, impiegata,

spiega: “Si parte lo stesso ma si spende meno. C’è chi riduce il periodo di soggiorno e chi risparmia sul trattamento. Ad esempio vanno forte le mezze pensioni al posto della pensio- ne completa. Oppure si ripiega sull’albergo modesto mentre anni fa tiravano i cinque stelle lusso. La vacanza media oggi dura una settimana: raramente

si fanno i venti giorni”.

dura una settimana: raramente si fanno i venti giorni”. Al fascino dell’Oriente oggi si preferisce il

Al fascino dell’Oriente oggi si preferisce il Mediterraneo

con l’agenzia e gli operatori

turistici. Non sempre però que-

sto metodo conviene. Se il viag-

gio è breve, nel territorio nazionale, la rete può essere una risorsa. Ma per un viaggio

importante o in paesi lontani le cose vanno fatte bene. Questo è compito dell’agenzia”. Dove si va in vacanza quest’e- state?

“Il Mediterraneo fa tendenza:

Spagna, Italia, Tunisia, Grecia, Mar Rosso”. I luoghi che invece non tirano pià? “L’Oriente: Cina, Giappone e soprattutto Thailandia, che una volta era una meta apprez- zata per i viaggi di nozze o per

l’estate. In queste zone si è veri- ficato un calo notevole fin dai tempi della Sars. Tornano invece di moda gli Stati Uniti: il cambio favorevo-

le è un bell’incentivo e i postu-

E dove si va quest’anno?

“C’è anche il timore legato

a 500 euro. Una settimana a

mi

dell’11 settembre sono stati

“Le mete più gettonate sono il Mar Rosso e la Grecia. Non solo per le Olimpiadi: vanno

all’instabilità internazionale. Comunque è certo che la gente non rinuncia a viaggiare.

Cuba a 900, contro i 1200 del catalogo. Una settimana alle Canarie a 600 euro”.

dimenticati”. Un consiglio per partire doma- ni.

tantissimo anche le isole. Ma non abbiamo più l’occasione di

Piuttosto va fortissimo il last minute. Anni fa nessuno si

All’agenzia Giramondo di

“L’Australia o l’Africa: il viag- gio è impegnativo e costoso,

organizzare quei bei viaggioni

fidava del viaggio al ribasso, i

Corso Palladio il responsabile

ma

l’esperienza è unica. In que-

che danno tanta soddisfazione

clienti erano affezionati e con-

conferma: “Si viaggia al rispar-

sto

caso, per esempio, l’agenzia

a

noi addetti ai lavori. I 20

tava molto la fiducia nell’agen-

mio. E calano i clienti che si

di

viaggio svolge un ruolo fon-

giorni in Australia o il safari in Africa è roba per pochi. Dato il costo, la gente sceglie altro.” Ma non è solo colpa dei soldi.

zia. Qualche idea per un last minu- te? “Una settimana sul Mar Rosso

affidano all’agenzia. Grazie a internet la gente si arrangia navigando. Anche a costo di rinunciare al contatto diretto

damentale e garantisce al viag- giatore la sicurezza necessaria per partire a cuor leggero”. Erica Freato

Dimmi come viaggi ti dirò chi sei

Classifica semiseria dei viaggiatori vicentini

L’esploratore etico Dimostra il massimo rispetto per luoghi e culture incontami- nate. Progetta escursioni nel Borneo o in Kenya tra i Masai. Poi va in agenzia e prenota a Porto Cervo.

Il salutista Concepisce la vacanza per rige- nerarsi e depurarsi. Prima di partire fa un mese di dieta rige- nerante (succo d’aloe e infuso

di malva). Studia le beauty

farms del Tirolo e l’India della meditazione. Poi parte per una crociera Costa: sei pasti al gior-

no e quel che resta al tavolo della roulette.

Il tendenza Ama tutti i posti che fanno ten- denza e scoppiano le mode più strane. Prepara per sei mesi un Martini-trekking beach party

nelle paludi della Louisiana. Ripiega all’ultimo istante sulla pensione Mirella di Rimini.

Il vicentinissimo

Si fa riconoscere ovunque:

vuole spaghetti ben cotti nel deserto del Sahara e pretende

che tutti lo capiscano quando

parla in dialetto forte del detto

I schei xe na lingua universale. Non ha mete precise, ma lo tro- vate regolarmente nello stesso posto dove andate voi. e.f.

vate regolarmente nello stesso posto dove andate voi. e.f. vicenza abc   la città a chiare

vicenzaabc

 

la città a chiare lettere

Direttore responsabile Matteo Rinaldi Redazione (redazione@vicenzaabc.it) Davide Lombardi, Ilario Toniello

Collegio sindacale presidente Margherita Monti sindaci Giampaolo Chiodi, Luigi Scarso Progetto grafico Michele Vezzaro Amministrazione (info@vicenzaabc.it) Gabriele De Rugna, Carla Toffolon

Stampa Artigrafiche Urbani Via Galvani, 30 Sandrigo (VI) telefono 0444 659384 Registrazione Tribunale di Vicenza n. 1024 del 7/11/2002

Comitato editoriale Franco Candiollo, Paolo Gurisatti, Gianni Zulian Consiglio di amministrazione presidente Lorenzo Bernardi vicepresidente Matteo Salin consiglieri Marina Cenzon, Giorgio Sala, Stefano Soprana, Giorgio Stefani, PaoloTodescan

Questo numero è stato chiuso mercoledì 21 luglio a mezzogiorno

6

città e persone

vicenzaabc

Dibattiti. Commenti alla nostra provocazione (certi libri sono un piacere e devono essere scoperti in tutta libertà)

Benni a scuola, si o no: i vicentini la pensano così

Paolo Vidali: Giusto far leggere, perfino Vespa Ma niente contropartite come temi o riassuntini

Che libri far leggere a scuola? Ma tutti, ovviamente, anche Benni, anche Guareschi, anche Vespa - e lo dico con sofferen- za. Il problema non è che cosa, ma come. Anzi, se nella scuola circolassero solo "auctores", senza affacciarsi mai alla cultu- ra contemporanea o popolare, sarebbe una sconfitta. Il pro- blema, lo ripeto, è il come, non il che cosa. Leggere non è un valore in sé, ma uno strumento per far crescere la propria capa- cità critica. Serve ad arricchire il lessico (e quindi a vedere di più), ad imparare stili di scrit- tura (e quindi a inventare real- tà), ad acquisire nozioni (e quindi a produrre giudizi più fondati), a saggiare le opinioni altrui (e quindi a diventare più critici, anche verso di sé). Il buon libro è quello che si dimentica, perché entra a far parte del nostro modo di pen- sare. Il cattivo libro non c'è:

diventa tale solo quando si riesce a spiegare perché lo sia, contro la scorciatoia del "mi piace/non mi piace". La scuola serve a tutto questo, con il suo lavoro quotidiano e sotterraneo. Quando si arriva a consigliare un libro, nella maggior parte dei casi lo si fa non come un inizio, ma come il modo di met- tere alla prova gli strumenti culturali acquisiti, per saggiarli e migliorarli. Certo, anche tra noi professori qualcuno esagera, come chi fa fare il riassunto dei capitoli dei romanzi da leggere. Ma restano singoli casi, naufragati nel mare delle opportunità di lettu-

casi, naufragati nel mare delle opportunità di lettu- Stefano Benni durante un reading ra offerte dai

Stefano Benni durante un reading

ra offerte dai docenti senza contropartita di schede o inter- rogazioni. Di nuovo, di fronte alla scuola, chi la conosce poco vede solo la sua superficie increspata, come i Bondi che guardano le adozioni dei testi per capire gli orientamenti poli-

tici, o come chi si scandalizza di fronte a un uso scolastico di un libro poco scolastico. Di nuovo si mostra di aver letto

e studiato poco della scuola.

Ad esempio, in una scuola dove

si lavora seriamente sulla lettu-

ra - il Montagna - la biblioteca scolastica nell'anno appena concluso ha prestato quasi due libri a studente. Fare scuola non è solo tradurre in scolasti- chese. E' anche far venire voglia di leggere ancora. Per qualche professore che riesce a interrogare su Benni, quanti ce ne sono che riescono a far venir voglia di leggere? Ecco una domanda a cui non si risponde

con gli esempi, ma solo stu- diando e leggendo di più. Paolo Vidali

Giuliano Corà: Scelta sbagliata, i nostri giovani non capiscono un acca di umorismo e ironia

Assolutissimamente imperdibi- le. No, scherzavo: assoluta- mente d'accordo con Abc, e per

varie ragioni. La prima - forse sarebbe più corretto metterla

per ultima, è vero - è che a me

Benni non piace affatto. Lo so, sarà anche di sinistra, e lo sarò anch'io, ma è passato (è pas- sato?) il tempo in cui tutti gli intellettuali di sinistra = bene e

tutti gli intellettuali di destra = male: quanti film spaccamarro-

ni dei Fratelli Taviani mi sono

dovuto sorbire, prima dell'urlo

liberatorio: "Per me, è una boia-

i contemporanei li lascerei

stare: R.W. Emerson ha scritto:

"Non leggete mai un libro che non sia vecchio almeno di un

anno", e io consiglierei di molti- plicare la cifra almeno per dieci), allora perché non legge- re, per esempio quel genio dimenticato di Giovannino Guareschi (ma guarda un po':

un autore 'di destra'!), col suo umorismo esilarante, i suoi personaggi stereotipi ma

immortali, e, soprattutto, il suo profondo radicamente nella vita politica e culturale italiana del

l'altro, offrirebbe non pochi spunti di riflessione ad uno stu- dente no global? L'ultima con- siderazione riguarda la 'furia' modernista che, purtroppo non

da oggi, ha invaso le scuole ita- liane. Dante? Ma chi se ne frega del Medioevo: all'inferno

ci vada e ci resti. Manzoni? Che

palle, quella Lucia. Largo ai gio- vani, largo ai 'moderni'. Scaffali interi di libri 'nuovi' sono entrati nelle scuole, spinti dall'unico ed esclusivo titolo di merito della giovane età del- l'autore o dell'argomento: alla

ta

pazzesca". E dunque, prima

dopoguerra?

moda, 'attuale', scabroso,

di

tutto, non vedo ragioni, tra i

A

questa prima considerazione

magari anche. I ragazzi, poveri-

moderni o addirittura i contem- poranei, di scegliere questo

se ne salda strettamente un'al- tra. Credo che sia stato

ni, se li sono bevuti, e 'allenan- dosi' a leggere sciocchezze

il

recente dibattito nella rubrica

scrittore, il cui umorismo intel- lettualoide (pour épater les cri- tiques), francamente, a me ha sempre saputo di costruito e

Piaget - cito a memoria: chiedo venia anticipatamente per eventuali inesattezze - a dire che umorismo significa saper

hanno disimparato a leggere le cose davvero belle. Molti geni- tori hanno apprezzato, probabil- mente timorosi che letture

di

artificioso, e non è mai

pensare a due cose contempo-

troppo 'impegnate' stancasse-

riuscito a strapparmi l'ombra di una risata. Certo: potrete rispondermi che questa è soltanto un'opinione

che io la esprimo, diciamo così,

raneamente. Cioè: al significa- to proprio del termine (ad esempio: 'Moratti') ed a quello 'metaforico' (ad esempio: 'de-

ro le menti dei loro pargoli (vedi

delle lettere di Repubblica, in cui una madre lamentava la

personale. Giustissimo. Solo

morattizziamo' la scuola). Ma, nuovamente, quanto 'lavoro let-

fatica della figlia quattordicen- ne, 'costretta' dalla sua inse-

a

ragion veduta: qualche pagi-

terario' è necessario, prima di

gnante a leggere per le vacanze

na

l'ho letta, alla mia età, e

maturare questo tipo di capaci-

l'elementare ed assoluta bel-

qualche esperienza di 'analisi

e di strumenti? Quanto auto-

lezza delle pagine di Se questo

del

testo' l'ho maturata. Ma un

ri,

più esplicitamente 'umoristi-

è

un uomo, di Primo Levi). Col

ragazzo di sedici anni, quanta 'esperienza' letteraria può

avere, quanto bagaglio di pagi-

ne può aver messo da parte,

per poter avere gli strumenti

atti a valutare l'effettivo valore

di un autore? E non sarebbe

meglio, allora proporgli autori più 'sicuri', su cui esista un consenso - o anche un dissen- so, perché no - più unanime e consolidato? Se proprio si vuole scegliere un moderno (io

ci', ma vorrei dire: quanti autori

in generale bisogna aver letto,

prima di accostarsi ad uno come Benni che, indipendente- mente dagli apprezzamenti per- sonali, produce un umorismo,

indiscutibilmente, di non imme- diata decifrazione? Perché, sempre per esempio, non pro- porre - veti leghisti a parte - quel testo delizioso che è La scoperta dell'America, di

Cesare Pascarella - che, tra

risultato che, in qualsiasi scuo-

la, anche solo vicentina, pos- siamo constatare: chiedi chi ha letto Fogazzaro, chiedi chi ha letto Ippolito Nievo.

Conclusione, caro Direttore. Rimetti Manzoni al posto di Benni, per favore. Credimi:

abbiamo tutto da guadagnare,

e ben poco da perdere.

Cordialmente Giuliano Corà

RITRATTI VICENTINI

i a l m e n t e Giuliano Corà RITRATTI VICENTINI Buffarini, che Domenico bestiale

Buffarini, che Domenico bestiale

Amici, nemici e spacconate di Antilope-che-corre: “Provatece voi a ffà trecento persone a Solagna parlanno de indiani”

Di professione fa il testimonial

a tempo pieno. Di quanto la

vicentinità abbia bisogno, come

il pane, delle diversità. Per non

chiudersi a riccio su se stessa, malinconicamente piccola e ottusa, al cui confronto “I pec- cati di Peyton Place” sembre- rebbe un romanzone d’avventu- ra. Per fortuna che c’è (anche)

lui. E quelli come lui. Tipacci alla Buffarini. Domenico. Er Buffa. L’indiano bianco appassionato della cultura dei nativi americani

e amico fraterno di molti di loro

(ma guai ad usare con lui il ter- mine “pellerossa”: è parola solo italiana – spiega – in nes- sun altro paese i nativi america-

ni sono chiamati così).

Baffoni spioventi da rivoluziona- rio messicano, da Zapata de noantri. Che non ha paura di niente e non guarda in faccia nessuno. Romano di Vicenza, con la vicentinità ci gioca come

il gatto col topo. Sapendo benis-

simo che tanto, quando si va in scena, l’uno ha assoluto biso- gno dell’altro. E infatti, ne siamo certi, lui ama questa città e la sua gente. Contraccambiato da molti.

Quanno me movo, pe’ ffa

ducento metri ce metto tre ore. Me fermano continuamente”.

Quelle lotte contro Mino Allione

Perché di nemici nella sua car- riera di ex presidente del defun- to Comitato Regionale di Controllo, ex responsabile del personale in Provincia, dirigen- te sindacale (del Di.rel.), Buffarini se ne è fatti tanti. Ma

mai quanto gli amici. La tanta gente per cui ha messo a dis- posizione, gratis, tutta la sua passione e le molte competen- ze. Di scrittore, giornalista,

antropologo, avvocato, “difen- sore civico” alla bisogna, pole- mista, affabulatore. E se non basta, ci aggiunga pure qualco- sa di suo il lettore. Tanto è faci- le c’azzecchi: l’uomo è un reper- torio, un prontuario. Anzi esage-

riamo (che al Buffa, gran istrio- ne, piace): diciamo pure un’en- ciclopedia. Che, se serve, sa usare come un’accetta. Meglio, un tomahawk. Come quando, lupo solitario (ma il nome che gli hanno dato gli amici indiani è

(ma il nome che gli hanno dato gli amici indiani è “Antilope che corre”), si è

“Antilope che corre”), si è messo di traverso nientemeno che al giornale per eccellenza e alla campagna da questo orche- strata contro le presunte male- fatte di una professoressa del Pigafetta. Che lui ha completa- mente scagionato dalle accuse. Un caso talmente noto che basta accennarlo per risvegliare i fantasmi della peggior vicenti- nità. “Per aver preso le parti della professoressa mi sono beccato un bel po’ di querele, prima di tutte quella dell’allora direttore del giornale Mino Allione. Gli avevo dato del cial-

trone – la rima veniva facile con quel cognome - per aver caval- cato la tigre dello scandalo con

un bel linciaggio mediatico. Pro

copia sua. Avrà pure venduto qualcosa in più, ma ‘nvedi ‘n ppo’ che figura de m… Io, ovvia- mente, sono stato assolto” ghi- gna soddisfatto.

Damoce der tu sennò m’incazzo

Non lo dice, ma da qualche

parte, in mezzo a cimeli indiani

di tutti i tipi e alle tremila video-

cassette della sua collezione

(“me piace er cinema, nun se vede?”) che fanno bella mostra nella sede dell’associazione di amici del popolo degli uomini “Mitakuye Oyasin” in Contrà San Biagio, deve essere nasco- sto pure lo scalpo di Allione. Mica che Buffarini se ne vanti:

“Sono superbo intellettualmen- te. Ma non arrogante. Sono due cose diverse”. E’ che, semplice-

mente, è abituato a tirar dritto. Come la traiettoria di una frec- cia. E, di solito, colpisce nel segno. “Alle mie conferenze sugli indiani americani faccio sempre il pieno di pubblico. Hai presente (“damoce d’er tu che sennò me ’ncazzo”) fare trecen- to persone parlando di cultura indiana a Solagna? Beh, io ci sono riuscito”. E bravo Buffarini, che piace tanto quan- do parla di Toro Seduto e la sua tribù. Ma se i Lakota abitassero

a Vicenza, se ce li trovassimo al

semaforo a pulire il parabrezza della macchina? “Ovvio, sareb- bero visti tipo zingari o albanesi. Del resto anche negli Stati Uniti,

i nativi piacciono agli intellettua-

li del New England che li consi-

derano un pezzo di storia ameri-

cana, ma certi caproni del Midwest, che ci abitano vicino, disprezzano profondamente i loro discendenti”. Ma come, nel Midwest come da noi? “Facci caso, ma dovunque i razzisti più violenti sono sempre i poverac- ci, quelli che hanno paura della concorrenza di uno straniero perché ancora più sfigato di loro. E dunque pronto a sosti- tuirlo nella scala sociale e soprattutto ne lavoro. Ad un costo sempre più basso. Un conflitto economico che si tra-

sforma in un rifiuto della diversi- tà. Io comunque non aiuto solo i nativi mandando loro i proven- ti del lavoro dell’associazione.

In Kurdistan ho fatto costruire

una scuola. E qui da noi, senza andare lontano migliaia di chilo- metri? Hai presente i campi nomadi di Viale Cricoli e Via Diaz? L’autorizzazione gliel’ho

fatta avere quando ero consi- gliere comunale”. Augh, Antilope che corre. “Augh? Ma quale augh? Manco questo esi- ste. Una pura invenzione buona giusto per Tex Willer. Mavvà a

studià, va…”

Martino Pinna e Davide Lombardi

Anche il Sole illumina RegionAli

segue dalla prima

Secondo gli accordi già stipulati con la compagnia, Denim Air met- terebbe a disposizione di RegionaAli il know-how (persona- le, manutenzione e assicurazione) e, appunto, i mezzi. Compito della compagnia vicentina invece, sarebbe quello di garantire la copertura delle ore di volo (si parla già di una linea quotidiana mattutina e serale con Roma)

acquistate. Per l’imprenditoria locale, costretta a lunghi tour de force autostradali tra il Catullo di Verona e il Marco Polo di Venezia, significherebbe poter essere dalla zona industriale vicentina a Fiumicino in poco più di un’ora. Tempi oggi semplicemente incon- cepibili. Ma a fare del progetto RegionAli una buona idea non sono solo considerazioni di tipo finanziario o imprenditoriale, ma

anche di sviluppo complessivo del sistema Nordest. In breve: nessu- no ha ancora trovato soluzioni decenti per uscire dal collasso infrastrutturale della regione. Si parla di tunnel che dovrebbero bucherellare qua e là il territorio per aggirare l’urbanizzazione capil- lare che impedisce la realizzazio- ne di grandi opere viarie. In alter- nativa, di Treni ad Alta velocità e Capacità (a loro volta seminterra-

ti). Intanto, il volume di traffico cresce di anno in anno, così come l’inquinamento (mentre i moderni Focher 50 di RegionAli garantisco- no bassissimi tassi di inquina- mento atmosferico e acustico). Infine, le opere sin qui progettate prevedono – tutte – costi strato- sferici a fronte di soluzioni opina- bili (si veda il servizio sulla linea del treno ad Alta Velocità su Abc n. 6). Miliardi di euro che verranno

spesi senza esser sicuri di modifi- care davvero una situazione ormai drammatica. E se, invece di guar- dare a terra, si volgesse l’occhio verso il cielo? Le tecnologie odier- ne a costi ormai accessibili anche in un’ottica non elitaria ma di massa, ci dicono che aprire nuove strade e autostrade nel cielo non è più un sogno buono solo per qualche film di fantascienza. d.l.

vicenzaabc

economia e società

7

v i c e n z a a b c economia e società 7 Storie artigianali

Storie artigianali (1). Novant’anni di storia, la piccola bottega alle porte del centro racconta e si racconta

La bici che attraversò il secolo

L’officina Ciscato Cicli di Corso Padova testimone della trasformazione di un’intera città

Vicenza 1938. Seduto sulle ginocchia, il ragazzino Giorgio Ciscato osserva le ombre sulle pareti della cucina. Le imposte sono socchiuse, filtra poca luce, il silenzio è assoluto. Manca totalmente il rumore delle auto, che sono pochissime. Le bici ancora meno. A Novembre la massa di ciclisti si ferma, timo- rosa del freddo e della nebbia.

a bacchetta da regolare. Passano gli anni. Sono tempi duri. Tempi nei quali i vicentini impegnano al Monte di Pietà anche la bici - che pure è un mezzo fondamentale - pur di mettere in tasca qualche soldo per comprare vestiti e cibo. Tempi nei quali il meccanico di quartiere ha una funzione molto ampia, e se il lavoro cala dev ingegnarsi ad architettare nuovi mezzi, come i carretti per i mutilati di guerra. Tempi nei quali in offici- na, accanto alle bici, si tenevano le macchine da cucire e le bombole del gas. Tempi in cui le bici venivano custodite, al sicuro da furti, per 20/30 centesimi a stagione. Giorgio continua a lavo- rare al fianco dello zio durante il giorno e la sera frequenta l’istituto Rossi, che ai tempi è una scuola d’eccellenza che mezza Italia ci invidia. Conosce una ragazza, la sposa e insieme hanno due figli maschi. La bot- tega va bene ma non si naviga certo nell’oro. Quando arrivano gli anni Sessanta, e il benes- sere aumenta, parados- salmente per loro aumentano i problemi. Cominciano a circolare i primi motorini e all’officina il lavoro diminuisce. Ma Giorgio ha un grande allea- to. La passione. Diventato un meccanico di grande talento, decide infatti di tentare una stra- da più professionale. Entra nella squadra di assistenza tecnica della Campagnolo. L’azienda è già un colosso: la sede, in Corso Padova, è un piccolo vanto per la città. Giorgio segue la Milano- Sanremo, il giro di Lombardia e la Milano-Torino. È bravo, intuitivo, capisce le necessità dei ciclisti. Nel 1964 è già un mec- canico indispensabile per la

squadra. Comincia a girare il

mondo: dalla Inghilterra alla Jugoslavia, dove segue nove giri. Ne avesse fatto ancora uno, il decimo, avrebbe assunto la cit- tadinanza.

Dalle Olimpiadi

a Porta Padova

Un altro paradosso rispetto ai

tempi in cui la bici era l’unico

mezzo è scoprire che oggi, a nobembre, girano più ciclisti che una volta. Tempi in cui la realtà dei furti di biciclette porta i vicentini a rispolverare le vec- chie bici dimenticate in garage:

quella nuova si usa solo per i

gran giri della domenica, la vec- chia va bene per la città. Ma anche tempi in cui la viabi- lità vicentina è pensata per far circolare sempre più auto e fer-

marle sempre meno. Tempi in cui le piste ciclabili sono un pro- blema considerato minore. Le poche esistenti sono talmente tirate a lucido che non si hanno più soldi per farne altre. Tempi in cui, dice Giorgio, per spinge- re maggiormente l’uso della bici basterebbe poco, per esempio dei bei posteggi per le bici. Oggi Giorgio ha 74 anni e offre ancora il suo aiuto e la sua pre- senza in officina. Ma giusta- mente si tiene stretto il suo tempo per partecipare con la moglie ai viaggi organizzati da Tuttinbici, dalla Svizzera a Lussino. In questi 30 anni di strada, pur rimanendo in una bottega sem- pre uguale, sempre piccola, ha raggiunto grandi soddisfazioni e ha deciso di lasciare al figlio Giovanni e al nipote Davide. La sua soddisfazione si può riassu-

mere così: in Corso Padova la piccola officina Ciscato ha attraversato indenne il secolo più complesso e distruttivo della storia. E senza l’aiuto di nessuno è arrivata alla quinta

generazione. Irene Rigon

nessuno è arrivata alla quinta generazione. Irene Rigon Lettere Abc, che disastro senza tetteculi Caro

Lettere

Lettere Abc, che disastro senza tetteculi Caro direttore, ho letto il vostro giornale. È pieno di
Lettere Abc, che disastro senza tetteculi Caro direttore, ho letto il vostro giornale. È pieno di

Abc, che disastro senza tetteculi

Caro direttore, ho letto il vostro giornale. È pieno di notizie scomode, in alcuni casi anche ben scritte. Ma siamo matti? Vi pare gior- nalismo, questo? E dov’è l’in-

tervista a Follini, dove avete nascosto il forum con Fassino? E tetteculi? Dove sono tetteculi? E il sangue, la violenza, il sacrosanto pette- golezzo? Insomma, un dis-

astro. Quindi, carissimi, vi faccio i miei più grandi complimenti!

Massimo Gramellini (editorialista della Stampa)

Visita tanti altri paesi tra cui la Francia per la quale segue le revisioni per la partenza del giro; la Svizzera per il campio- nato del mondo; la Bulgaria e la Polonia. E finalmente è di nuovo

in Italia per le Olimpiadi di

Roma. L’amicizia con la Campagnolo è forte e le soddisfazioni sono

tante. Nel 1973 gli viene chiesto

di diventare caporeparto alla

Campagnolo. Ma Giorgio è stanco di girare e i soldi offerti sono troppo pochi per sfamare la famiglia di otto persone. A suo carico. Con la liquidazione, rileva l’offi- cina dallo zio e torna nella bot- tega di Porta Padova. Varcare di nuovo la soglia dell’officina è un’emozione ma anche una responsabilità. Bisogna impe- gnarsi al massimo, anche per acquisire la licenza di vendita che prima non era necessaria. Bisogna conquistare nuovi clien- ti, e per fortuna è il momento buono. Scoppia infatti la moda delle bici da trekking, che dopo decenni bui riavvicinerà buona

parte delgli italiani, e dei vicenti-

ni, al mondo della bici.

delgli italiani, e dei vicenti- ni, al mondo della bici. La bici è simbolo di libertà

La bici è simbolo di libertà e movimento Ciscato la offre quasi dalle sue origini

Quandi la bici saliva il Monte di pietà

Dal piano terra la voce dello zio lo chiama; anche l’aiuto di un bambino di otto anni può far comodo in inverno, quando si

riparano le bici che hanno sfila-

to elegantemente durante la

bella stagione. Giorgio saltella giù dalle scale, felice di poter dare una mano anche solo per girare viti. Andrà a giocare più tardi, arricchito di una moneti- na.

L’officina è un ambiente familia- re. Aperta dal nonno col papà

nel

1914, aveva subito rischiato

di

chiudere l’anno successivo

per la chiamata alle armi del padre. Altri tempi. Per fortuna uno zio si era preso la briga di occuparsene. Giorgio osserva il

lavoro dello zio e prova a fare le sue prime riparazioni. Gomme

da aggiustare col mastice. Freni

Da meccanico

a tuttologo

È un nuovo ricominciare dacca- po: bisogna imparare a cono- scere queste nuove bici, e nello

stesso tempo iniziare i due figli

al mondo ciclistico. Per tras-

smettere loro la passione, li porta con se a seguire i giri con le ammiraglie pronti a interve- nire in caso di infortuni o rottu- re della bici. I tempi cambiano sempre più in fretta. La tecnologia entra con prepotenza in un settore che per decenni ha vissuto cambiamenti minimi. Bisogna aggiornarsi, conoscere a menadito i nuovi ricambi e materiali, l’abbiglia- mento, gli accessori. Le bici poi sio moltiplicano: dai semplici modelli di città (semplici per modo di dire: l’offerta è inm- mensa) ai prodotti più profes- sionali. E bisogna seguire, soprattutto, le evoluzioni dei mass media che dettano le rego- le del mercato.

dei mass media che dettano le rego- le del mercato. PARACADUTE il locale mai banale L’eccellenza

PARACADUTE

il locale

mai banale

le rego- le del mercato. PARACADUTE il locale mai banale L’eccellenza della semplicità Sulla strada per

L’eccellenza della semplicità

Sulla strada per Sovizzo troverete questo bel casale, una volta stallo di

cavalli per il trasporto della pietra di Creazzo, ben tenuto e dal vasto cor-

tile fiorito ove parcheggiare.

L’antica barchessa è stata chiusa da

vetrate e, in questa stagione, l'aria condizionata che troverete già mette

di buon umore. Alle pareti una

incredibile collezione di rami, di ferri da stiro, perfino una bicicletta con il fanale a carburo. Dalla porta della cucina si intravede il focolare acceso, il che è rassicurante. Tavoli ben separati, servizio cortese della "parona", atmosfera di trattoria a gestione familiare (sono più di ottant'anni che la stessa famiglia gestisce questo locale) ove trovare i

piatti della nostra tradizione, offerti con orgoglio. "Prosciutto crudo di Brendolan" è scritto sul menù ma provate la sopressa "bocconata" con pezzi di filetto, braciola, coscia, pancetta tagliati a mano, servita con polenta. Abbiamo gustato, fra i primi, un piatto di tagliolini al tartufo estivo di grande bontà e gli sapidi gnocchi

al formaggio e noci. Ma vi sono

anche bigoli, tagliatelle, maccheroni, risotti, tutti con sughi di stagione ed una "terrina mediterranea" di melanzane, zucchine, pomodori, passata al forno che ricorda, visiva-

mente la più nota "parmigiana". Fra i secondi la griglia la fa da padrone: braciola di vitello o maia- le, filetto di manzo, spiedini di

carne, costate, tagliate, pollo, costi- ne. Ma anche il forno lavora per anatre

e faraone. Nonostante il caldo, il

bacalà alla vicentina è in menù.

Il carrello delle verdure fresche di

contorno vi raggiungerà al tavolo:

ma potrete trovare anche verdure cotte come fagiolini, zucchine, peperonata, patate. In tanta abbon- danza la sorella del titolare, Lidia, ha pensato di fare anche una "piana" di insalata russa di perfetta esecuzione: non è un contorno, ma richiedetela perché è da manuale! Come terminare? La mousse al cioc- colato è ottima e, con encomiabile onestà Antonio precisa: "E' di Bolzani". Semplicità di piatti, familiarità del- l'insieme, poca spesa nel conto: con meno di 25 euro uscirete satolli. Poco più che in pizzeria.

Mastro Ghiottone Trattoria Tre Scalini

Via Crosara 12 Creazzo Tel. 0444.520780 Chiuso mercoledì sera e giovedì Carte : American Express, Cartasi, Visa, Bancomat Mastercard Voto : 12/20

Express, Cartasi, Visa, Bancomat Mastercard Voto : 12/20 tele v i s i o n i

tele

visioni

Bancomat Mastercard Voto : 12/20 tele v i s i o n i Settimana di passione

Settimana di passione in tivù tra Hitchkock, Hannibal e gli italianissimi Soliti ignoti

Che nostalgia per quel matto di Belushi

Animal House da rivedere per ritrovare un eroe perdente e malinconico

Sabato 24 La7, 9.35, I 39 scalini. Mai perdere un Hitchcock!

La7, 14.00, Tempi moderni, di C. Chaplin (1936). Se non l'avete mai visto, scoprirete

gli distrutto la macchina – fracas- sandosi una bottiglia di Jack Daniel’s sulla testa, poi schiaccian-

Sky, 23.35, Nido di vespe. Strasburgo, ai nostri giorni. Una banda organizza una rapina ad un

uno dei film più belli, saggi, poetici e divertenti della storia del cinema. Assolutissimamente imperdibile.

dosi una lattina di birra in fronte – è una delle più dolci e affettuose scene di amicizia ‘maschile’ che si siano mai viste al cinema. Chissà

magazzino di computer in zona industriale, ma proprio in quel

Lunedì 26 La7, 21.00, L'oro di Roma. Ottimo

StudioUniversal, 18.25, Animal

nico, folletto saltellante, spiritello irri-

come Amici miei, ci avete fatto

perché, verso la fine della sua vita, Belushi si fece convincere a fare un

magazzino viene a rifugiarsi un blin- dato della polizia, con un impor- tante mafioso albanese che i suoi complici vogliono liberare. Banditi e polizia dovranno collaborare per sal- varsi la vita. Buon poliziesco, ben fatto, avvincente, ed anche dalla tematica interessante.

film di Carlo Lizzani sulla deportazio- ne degli ebrei romani. Assolutamente imperdibile.

House. Belushi, che genio. Ma non solo: poeta delicatissimo e malinco-

dente, amico, quell’amico ‘assolu- to’, complice, fraterno, che tutti noi

film come Chiamami aquila. Forse perché, sulla strada dell’autodistru- zione che aveva scelto di percorrere, voleva per una volta sognare una vita ‘normale’: fuori dai bar, in mon- tagna, all’aria aperta, senza più whisky né sigarette, e un amore ‘normale’, tenero, felice, e perfino un matrimonio (anche se nemmeno ‘in sogno’ la normalità gli si confà e

StudioUniversal, 16.25, Manhunter.

avremmo voluto avere accanto in

il

suo matrimonio è davvero ‘stra-

Il primo, e molto probabilmente il migliore, dei film ispirati ad Hannibal the Cannibal. Non c'è il grande Antony Hopkins, ma è sen- z'altro da vedere.

certi momenti della nostra vita. Animal House è uno dei film più divertenti e più tristi che io abbia mai visto (perché parla della vita vera:

caso?), e lì c’è tutta la ‘filosofia’ di

no’). Forse lo sognava, chissà quan- to lo desiderava, ma non era possi- bile per lui. Belushi era un ribelle, e nella società americana – apparen- temente così libertaria, nel suo

fondo così dura e chiusa – per i ribel-

Domenica 25

Belushi. La sua irrisione acida e

li

non c’è posto.

Canale5, 1.30, Metello.

anarchica al potere, il suo sberleffo

Rendete omaggio a quest’uomo

Dal romanzo di Vasco Pratolini, un

a

qualsiasi ordine, l’istinto a violare

dolcissimo e triste, questo poeta

film elegante ed intelligente sulle

le

regole per il solo motivo che sono

ribelle, questo Piccolo Principe smar-

Martedì 27

lotte sindacali tra i muratori fioren- tini di fine Ottocento. Non fatevi spaventare dalla presenza di Massimo Ranieri: c'è di peggio.

state imposte, ma anche la sua naturalità istintiva e ‘primitiva’, la sua vitalità, la sua semplicità, la sua incredibile tenerezza: la scena in cui tenta di consolare Sogliola dall’aver-

rito tra le dune metropolitane, sognando di essere libero e felice.

Rai3, 21.00, I soliti ignoti.

Esilarante commedia sulle miserie e sulle gioie della povera Italia degli anni Cinquanta. Quattro balordi orga- nizzano un colpo che dovrebbe ren- derli milionari: ma, appunto, sono solo dei balordi. Tenero e poetico. Gassman come sempre grandissi- mo. Assolutamente imperdibile.

StudioUniversal, 23.20, Assassinio sull'Eiger. Buon thrilling. Un professore univer- sitario di storia dell'arte, ex agente CIA, deve partecipare ad una scala- ta per smascherare un assassino, Eastwood gelido e spietato. Da vedere, ma cercate i romanzi di Trevanian a cui è ispirato: bellissimi.

Mercoledì 28 Rete4, 22.55, Lo squalo. Riguardatelo seriamente: è uno dei migliori film 'de paura' mai visti:

Semplice, elementare, con ottimi personaggi stereotipi ed un bravissi- mo Richard Dreyfuss. Imperdibile.

Venerdì 30 Rai3, 21.00, Agente 007 Missione Goldfinger. Assieme a Dalla Russia con amore, forse il più bello della serie interpre- tata dal grande Sean Connery.

Imperdibile. Giuliano Corà

8

cultura

vicenzaabc

8 c u l t u r a vicenza abc La storia Da Settecà all’Australia e
La storia
La storia

La storia

La storia
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Da Settecà all’Australia e gli Stati Uniti: così la peggior squadra di calcio del mondo conquista il web

Sgombriamo subito il campo dai dubbi. Questo pezzo è frutto del più deplorevole e smaccato nepo- tismo. Ho chiesto al direttore di Abc se riteneva dignitoso pubbli- care (sulla pagina culturale!) un

estratto del sito con cui, da anni, racconto ogni lunedì le cronache della peggior squadra di calcio del mondo: la mia.

Il direttore ha accettato, e tanto

basta. Che poi chi scrive e il diret- tore siano la stessa persona è un altro paio di maniche. La peggior squadra del mondo si chiama Amatori Settecà. Partecipa con alterne sfortune al campionato amatori vicentino del Centro Sportivo Italiano. In casa non ha un solo tifoso. Ma ne conta, curiosamente, centinaia

sparsi per l’Italia, l’Europa e perfi- no gli Stati Uniti e Australia. La riprova che a quelle latitudini di calcio capiscono proprio niente. L’idea di raccogliere le disavventu-

re di questa squadra – che sono

poi le disavventure in cui ogni cal- ciatore dilettante può riconoscersi è nata per caso. Avevamo fatto un campionato così brutto che decisi

di punire i compagni come meri-

tavano: scrissi tutte le cronache e

le pubblicai. 30 copie rilegate a

mano, una per ogni giocatore. In squadra non tutti apprezzarono (permalosi, i dilettanti!), ma si divertirono molto insospettabili e casuali lettori che col calcio ave- vano poco a che fare.

Perciò, due anni fa, trasferii tutto

su www.pennarossa.it, sito satiri- co creato con Alberto Graziani. Sospinti da una formidabile recen- sione della Stampa, Pennarossa e gli Amatori vennero scoperti dal grande pubblico. Che apprezzò. Da allora le avventure degli Amatori sono regolarmente on

line e tanta è la sorpresa nel rice- vere (soprattutto dopo le peggiori scoppole) caldissime lettere di let- tori: non tanto calciatori brocchi come noi ma soprattutto insospet- tabili appassionati, anche al fem- minile, da Usa e Australia. A tutti rispondo con l’inivito di continua-

re a seguirci ma, per carità, di non

venirci mai a vedere. Passare dalla commedia alla tragedia sarebbe tutt’uno.

Prefazione la preghiera all'irascibile dio del calcio amatoriale

Prefazione la preghiera all'irascibile dio del calcio amatoriale

Dio del calcio amatoriale,

a te che in mille modi ami manife-

starti - zolla, tana di talpa, arbitro ubriaco, pallone gibboso, buco nella rete, tackle scivolato - questa preghiera porgiamo.

Fa che non ci facciamo male.

E non perché ci dispiacerebbe star

fuori dal campo di gioco. Ci dis- piacerebbe star fuori di casa, giac- ché un marito amatore è già un dramma, ma un marito amatore azzoppato è una delle principali cause di separazione e divorzio. In cambio di questo, a te sacrifichia- mo sei sconfitte, tre autogol e quattro figure di merda. Fa che almeno due terreni su quattordici abbiano l'erba. Quanta non importa, anche tre soli fili, protetti da filo spinato e guardie armate. Così, giusto per vedere com'è fatta. In cambio di questo, a te sacrifichiamo tre goleade, due rigori falliti e cinque espulsioni.

Fa che almeno tre spogliatoi non siano stati progettati da Dario Argento. Che il rubinetto dell'acqua non passi da -30° a +70° semplicemen- te guardando la leva. Che, soprat- tutto d'inverno, ci siano le fine- stre, e magari anche le porte. Che lo spazio sia tale da potersi cam- biare uno addosso all'altro o, al massimo, uno sopra l'altro. In cambio di questo, a te sacrifichia- mo due pallonate in faccia, quat- tro sulla schiena e tre, ahi!, sulle balle. Fa che quando si perde tutti per- dano istantaneamente la voce. Fa che vi sia un improvviso black out delle comunicazioni, e ci sia risparmiato il supplizio delle chia- mate finto-dispiaciute dei non convocati ("Uh, che peccato:

Saranno fumosi

dei non convocati ("Uh, che peccato: Saranno fumosi F ANGO E ARENA Da un campetto di

FANGO E ARENA

Da un campetto di periferia uno spaccato sullapassione

di

migliaia

di

amatori

uno spaccato sullapassione di migliaia di amatori E RBA VOGLIO Dai terreni infami alle oscene prestazioni
uno spaccato sullapassione di migliaia di amatori E RBA VOGLIO Dai terreni infami alle oscene prestazioni

ERBA VOGLIO

Dai terreni infami alle oscene prestazioni una vita molto più dura di quella dei professionisti

perso un'altra volta?"). Ma soprattutto fa che gli infami non vincano proprio quella volta in cui si sposa il cognato e non c'è modo di evitare. In cambio di questo, a te sacrifichiamo una tri- pletta del proprio uomo, due tun- nel umilianti e tre dribbling ubria- canti. Come vedi, ti abbiamo sacrificato l'intero campionato. Ma ora guar- da i nostri volti speranzosi ed esaudisci le nostre preghiere. Buon campionato.

sciàf e dopo cinque minuti era come aver corso dodici ore. Perché con un centrocampo dal peso medio di 45 chili, dopo tre sciàf segue matematico uno sguish. Perché a ogni sguish segue obbli- gatoriamente un patatunf!. L’avversario se ne va e tu sei

coperto di fango, in tutti i sensi. Perché chi ha detto che i leggeri sono favoriti nel fango non aveva mai giocato nel fango e soprattut-

non era leggero. (Gianni Brera, 105 chili pipa esclusa.) Perché l’arbitro si presenta dicendo: “Ragazzi, erano quattro anni che non arbitra- vo e ho appena deciso di riprendere. Ma guardate qua, neanche un filo di pan- cia!”

Perché dopo dieci secondi era più rosso del suo cartellino e se tratteneva il fiato per altri cinque moriva lì davanti a noi.

Perché se a noi atleti il fango ral- lenta i movimenti, a lui impediva

di muovere un solo passo.

Perché farsi arbitrare da uno che

sta tutta la partita nel cerchio di centrocampo è dura. Perché farsi arbitrare da uno che sta tutta la partita nel cerchio di centrocampo - e pretendere comunque di fare la tattica del fuorigioco - è ancora più dura. Perché Edo si fa espellere dopo cinque minuti per un fallo di rea- zione. Vabbé, questo non vale, è a nostro vantaggio. Perché dobbiamo usare la muta di riserva che ha i calzini bianchi e non neri. Perché noi giochiamo guardando sempre per terra e ci riconosciamo solo dai calzini. Perché loro gridavano, rognavano e s’insultavano più di noi. Perché non credevamo che questo fosse possibile. Perché loro hanno giocato meglio

di noi.

Vabbé, questa era una specifica inutile. Perché la palla è rotonda. Perché anche Franzon, il nostro portiere, è rotondo. Perché Germi è uscito con un

buco sulla caviglia e all'ospedale

gli

hanno dato cinque punti. Perché Fabio ha detto "se ce li facciamo mettere in classi- fica andiamo in testa al cam- pionato" e tutti hanno riso ah ah ah anche se è vecchia come il cucco.

Amatori Settecà - Pigafetta - 1-0 (0-0)

Quiz: se vincete uno a zero, rubando, contro gli ultimi in clas- sifica che non hanno mai vinto una partita, che speranze avete di fare un grande campionato? Nessuna ovviamente. Eppure il Settecà esce dal campo felice e

to

Memorabilia Partite memorabili di stagioni da dimenticare

Memorabilia

Partite memorabili

di stagioni

da dimenticare

Amatori Settecà - Excelsior Barbarano 1-3 (0-2)

Da una squadra che si chiama Barbarano Excelsior ci aspettava- mo una banda di fighetti preoccu- pati di non sporcarsi le scarpe nel fango. Sono invece undici coraz-

zieri, guidati da una delle figure più clamorose del calcio dilettan- te: il centrocampista col tutore. Il tutore è quell’appariscente imbracatura con cui i dilettanti

giocano dopo la rottura del lega-

mento crociato. Ha lo stesso valo- re della benda sull’occhio dei pira- ti o le cicatrici sul viso degli ex carcerati: un segno di classe e distinzione. Il centrocampista col tutore non solo assomiglia a Robocop, ma gioca con la stessa meccanica pre- cisione: lancia a 40 metri col miri- no, non perde un contrasto, impartisce ordini ai compagni e molto spesso anche all’arbitro. Non abbiamo speranze contro un tutore. E comunque basta guarda- re il nostro centrocampo di fronte al loro. Noi: Oscar (166 cm, 55 chili), Silvio (168 cm, 58 chili), Adriano (163 cm, 53 chili). Loro, una media di 188 cm per 80 chili. Ma sono forse queste sciocchezze che decidono il calcio? Macché! L’importante è fare gol. E infatti loro ne fanno: due nei primi cin- que minuti. Noi no.

“Guardiamo sempre per terra: ci riconoosciamo solo dai calzini

“Guardiamo sempre per terra:

ci riconoosciamo

solo dai calzini

Amatori Settecà - Riviera Berica 1-2 (1-1)

Sconfitti, certo. Ma con molte attenuanti. Perché il campo era così fangoso che le scarpe facevano sciàf, sciàf,

contento. D’altro canto è riuscito in un’impresa epica: far segnare uno zombie.

“la maglia numero 9 si autoincendia se cerhiamo di fargliela indossareè riuscito in un’impresa epica: far segnare uno zombie. Il nostro bomber Stocco (Alberto Stocco, valido

Il nostro bomber Stocco (Alberto

Stocco, valido architetto vicentino ndr) è, da un paio di mesi, l’om- bra di se stesso. Ma purtroppo è l’unico attaccante che abbiamo (ci sarebbero Loris e Spaurà, ma la maglia numero nove si autoincen- dia quando tentiamo di fargliela indossare).

Perciò un obiettivo unisce tutta la squadra: aiutarlo per fargli supe- rare il momento no. Con uno sforzo sovrumano gli passiamo qualcosa come cento- quaranta palloni.

70

lo evitano.

52

lo sfiorano spernacchiandolo.

48

gli sputano addosso.

35

lo insultano pesantemente.

27

ironizzano sul comportamen-

to della moglie mentre lui perde tempo col calcio.

25 lo colpiscono alla bocca dello

stomaco, sui denti, sul naso, sulle balle.

17

li cicca.

13

li sbaglia.

11

li perde.

Uno, mirabilmente calciato da Toni su calcio d’angolo diretta- mente in porta, supera il portiere e gli sfiora la fronte. Fortunamente non abbastanza per fargli cambia- re traiettoria: è gol! Ebbro di felicità, il rinato bomber prende il pallone per calciarlo verso il cielo: lo cicca clamorosa- mente e si stira un polpaccio. Beh, ma allora, vaffanculo!

no. Due ore prima!

“Per carità, speriamo che nessuno venga a vederci”

I baffoni invece passano diretta- mente dalle Citroen al campo. Non si scaldano nemmeno! Freddi come sono, li faremo a

pezzi. E infatti segniamo subito e ne sbagliamo un altro per un sof- fio. “Li massacriamo” pensano i nostri.

E ne prendono tre.

Franzon, disperato, firma la gra-

zia per i campioni detenuti in pan- china: “Entra Garzotto, fa qual- cosa”. Garzotto becca immediata- mente un gol e poi un altro. Segniamo il cinque a due a pochi minuti dalla fine, ma solo perché cinque di loro sono già usciti a scaldare i motori e a spalmarsi la brillantina: devono andare in discoteca al Bee Gees Memorial party. Il libero, che ha i baffi, ferma tre dei nostri in un colpo solo e contemporaneamente sbuf-

fa, scaracchia, insulta l’arbitro e

canticchia Fernando.

Ci sono partite nelle quali è bel-

lissimo poter dire “io c’ero”. In questa è un sollievo dire “io no”.

Gran finale Il dovere di amarci (e con noi tutto il calcio dilettante)

Gran finale Il dovere di amarci (e con noi tutto il calcio dilettante)

7 ottime ragioni per seguire le

gesta della peggior squadra del mondo

1. Siamo perdenti

Se è vero che le squadre vincenti diventano presto antipatiche, noi

siamo i beniamini di tutti i tifosi

del mondo.

2.

Siamo puntuali

Il

nostro campionato inizia sem-

pre il giorno prefissato. Non come

quei cialtroni dei professionisti,

che chiedono lo stato di crisi allo

Stato e il giorno dopo spendono 30 milioni di euro per un brocco qualsiasi.

3. Siamo seri

Ridicoli in campo, ma serissimi fuori. Se volete vederci, non siete costretti a volare fino a Tripoli perché Gheddafi ha deciso di regalare al pargolo una partita italiana sul salot- to di casa.

4. Non c'è Moggi Vedete brutto calcio, questo è vero. Ma non vedete Moggi - e

facce simili - neanche in fotogra- fia. Un vantaggio incolmabile.

5. Nessuno ringrazia Dio

Neanche dopo un gol da quaran-

ta metri nel sette c'è un solo gio- catore che si permette di pregare,

farsi il segno della croce, ringra-

ziare il suo Signore. Soprattutto se

è un credente vero o se non lo è affatto.

Ma questa partita va raccontata dall’antefatto.

Per caricare la squadra dopo la sconfitta, Franzon ha deciso

di anticipare l’ora del radu-

E

che si fa in queste ore? Ci

si

scalda ovviamente: tutti in

campo a girare come trotto- le. Un insignificante contrat- tempo disturba però il rito della vestizione: in lavanderia

hanno fatto confusione e l’elegan-

te muta neroverde non è stata

interamente lavata.

Ci troviamo costretti a indossare

maglia e pantaloncini giallorossi e calzini neroverdi. La squadra, concentratissima per la partita, non ci fa caso: “Orrore! Non scenderemo in queste condizioni!

Il blu non s’intona affatto col

verde!”

il libero ha i baffi: ferma tre dei nostri in un colpo solo e scaracchia
il
libero ha i baffi:
ferma tre dei nostri
in un colpo solo
e
scaracchia

Intanto manca mezz’ora all’inizio

e gli avversari non sono ancora arrivati.

Costoro, sfigatissimi, rappresenta-

no l’unica squadra da fuori città e

sono costretti a sorbirsi ogni saba-

to tra i cento e i centocinquanta

chilometri. Pare siano una banda

di vecchiotti, i classici calciatori

reduci dagli anni Settanta, parti- colarmente rognosi e antipatici. Mancano dieci minuti e non c’è

ancora nessuno. L’arbitro rassicu-

ra: “Se non arrivano, partita vinta

a tavolino per voi”.

I nostri sportivissimi, esultano come un Tardelli al mundial. Manca un minuto quando, dal fondo della strada, arrivano

le inconfondibili note degli

Oliver Onions, seguite da una carovana di auto: una

Citroen GS, un’Alfetta, una 124 sport, una Ford Taunus. Scendono dodici cinquanten-

ni, non prima di aver sfilato

l’autoradio. Due – giuro – portano i baffi. Educatamente, si scusano per il ritardo: “Eh no arbitro! Perché hanno le maglie giallorosse? Qui nel comunicato è scritto neroverdi. O le cambiano o facciamo ricorso”. I nostri sono costretti a mandare Giulio a casa, a cercare una terza muta dal fondo di qualche baule. Gli avversari sono comprensivi:

"Arbitro! Ancora trenta secondi e poi vogliamo la vittoria a tavoli- no". Ma ecco Giulio e la muta. In pochi secondi i nostri sono in campo: maglia bianca e blu, cal-

zoncini rossi e gialli, calzini neri e verdi. Pochi scambi di parole per

gli ultimi consigli: “Non mi sono

mai vestito così male in vita mia”

6.

Nessuno prende un euro

E

ci mancherebbe, visto come gio-

chiamo. Al contrario, tutti paga-

no: 250 euro a testa l'anno. Gratis

solo l'ingresso agli spettatori. Che purtroppo preferiscono pagare e

andare a vedere il Vicenza.

7. Niente facce tristi

Uno come Vieri verrebbe sbattuto fuori a calci nel sedere. Qua tutti sono contenti. Chi gioca perché gioca; chi non gioca perché gode vedendo gli altri perdere. E senza neanche bisogno di fingere.

Matteo Rinaldi

perdere. E senza neanche bisogno di fingere. Matteo Rinaldi Gli Amatori Settecà in campo “Dai che

Gli Amatori Settecà in campo

“Dai che stavolta vinciamo a tavolino: ma ecco spuntare una vecchia DS

“Dai che stavolta vinciamo a tavolino:

ma ecco spuntare una vecchia DS

Amatori Settecà - Motor Oil Loria 2-5 (1-3)

Andrea Garzotto, il nostro inso- stituibile stopper che aveva saltato con una scusa indegna la partita precedente (era in ferie con la famiglia), è punito come merita:

in panchina! Ah ah, ben ti sta, fetido traditore! Purtroppo anche chi scrive è punito, ancor più rudemente, per il gol inopinata- mente subito: in tribuna! La squadra, galvanizzata da que- sta grande dimostrazione di equi- tà di giudizio, reagisce come sa:

facendosi umiliare come ai tempi d’oro.