Sei sulla pagina 1di 178

School

of
Theology
Library
fw:>s-
.i^. , .-> :$>t<i^
ìt
^^ i^
•^r:C
"4 ,:> j**.*
r>'M •!

,rf^
m ;\'
1 \ao I N i»(

\"^.C.
IW-^v

}v

^^i pi
r.?^~

mSk¥^
^: /• ^^:5 ?=ci

i^
i i'=^
-^1^

LV

mO \, '//' \

LA CANONIZZAZIONE I
DEI SANTI
.--Q

;>r^ IGNAZIO DI LOIOLA


•n Fondatore della Compagnia di Gesù >^
e
'
k»;

'/f
FRANCESCO SAVERIO
Apostolo dell'Oriente.

\l
h
;kr,>x

RICORDO
SiBi
\-\,He5ai?
DEL TERZO CENTENARIO
.M XII marzo MCMXXil.
[^v^ v::.

m^ MEÈL^E±
m4
^Qikl
rc^

^-"Ir./ ^
luì COMITATO ROMANO ISPANO
^2)^/.
u
^^^^j^ER J^gmTENARIE ONORANZE
ET.._=rSLcìZ:
^-g^
-5^-^ ^%: a;KitìES!-'5ij^^i- 1 1,
J^A
,C3

LA CANONIZZAZIONE
1 1

DEI SANTI

IGNAZIO DI LOIOLA

FRANCESCO SAVERIO


IMPRIMI POTEST.

Romae, die i octobris 1922.

JOSEPHUS FlLOGRASSI S. I.

Praep. Prov. Rovi.

IMPRIMATUR.

Fr. Albertus Lepidi O. P.


S. P. Ap. Mag.

t JoSEPHUS PaLICA
Archiep. Philipp. Vicesgerens.

ROMA - GRAFÌA, S. A. I. INDUSTRIE GRAFICHE


Via Federico Cesi, 45.
AL
M. R. P. WLODOMIRO LEDOCHOWSKI
XXV SUCCESSORE DI SANT' IGNAZIO

NEL GOVERNO DELLA COMPAGNIA DI GESÙ


GLI SCRITTORI DI OUESTO COMMENTARIO
CON AMORE DI FIGLI

OFFRONO RIVERENTI

ROMA
XXVII SETTEMBRE MCMXXII
CCCLXXXII ANNIVERSARIO DELLA FONDAZIONE
DELL'ORDINE.

- V -
CONTENUTO DEL COMMENTARIO.

DEDICA Pag. v

ELENCO DEGLI SCRITTORI E DEGLI ARGOMENTI:


I. Gli Scrittori del Commentario, / sanli Ignazio di Loiola e Francesco
Saverio secondo l'oracolo del Vaticano » i

II. G. Domenici, La glorificazione di sant'Ignazio di Loiola e di san Francesco


Saverio » 7
III. P. Tacchi Venturi, Il Pontefice santificatore d'Ignazio di Loiola e Francesco
Saverio "30
IV. P. Tacchi Venturi, Il Concistoro del i6 febbraio 1622 » 34
V. P. Tacchi Venturi, La canonizzazione e la processione dei cinque Santi
negli scritti e nei disegni di due contemporanei. {Giovanni Bricci: Paolo
Guidotti Borghese) » 50
1. - Relazione di Giovanni Bricci intorno l'apparato e la cerimonia della
canonizzazione » 53
2. - Paolo Guidotti Borghese architetto del Theatrum in ecclesia S. Petri in
Vaticano » 62
3. - La processione degli stendardi » 64
VI. P. Tacchi Venturi, Le feste della canonizzazione nell'inedita Memoria di
Giacinto Gigli e negli Avvisi » 73
VII. A. Prandini, Il Cardinale Procuratore della canonizzazione del 12
marzo 1622 » 81
VIII. P. Tacchi Venturi, Il fratel Antonio Presutti e i suoi Ricordi sopra i
festeggiamenti nelle chiese e case della Compagnia di Gesù per la canoniz-
zazione d'Ignazio di Loiola e Francesco Saverio » 87
IX. I. M. AzzoLiNi, Le immagini dei Martiri della Compagnia di Gesù nell'ad-
dobbo del tempio Farnesiano per la canonizzazione del 1622 "94
X. P. Tacchi Venturi, Le feste della santificazione nel Collegio Romano ... » 100
XI. C. Bricarelli, Alcune scoUure all'altare di sant'Ignazio nel Gesti di Roma » 112
XII. A. Basile, Le due grandi cappelle della crociera del Gesù l'anno della ca-
nonizzazione di sant'Ignazio e san Francesco Saverio » 116
XIII. C. Galassi Paluzzi, Quattro statue di Ciro Ferri e una tela di Jacopo Zoboli
ignorate nella ven. chiesa del Gesù di Roma » 119
XIV. I. M. AzzoLiNi, Quanto fu speso per la solennità della Canonizzazione dei
ss. Ignazio e Francesco? >' 127
XV. G. Schio, Allegrezze apparati per la santificazione del Loiola
e e del Saverio
nella città di Milano. (20 marzo-25 aprile 1622) » 130
XVI. Pio XI Pontefice Massimo proclama sant'Ignazio di Loiola celeste Pa-
trono degli Esercizi Spirituali » 139
XVII. Cronaca dei festeggiamenti promossi dal Comitato Romano-Ispano .... » 146

TAVOLA DELLE FIGURE E DEI FACSIMILI » 149


C^!-.g-ÀP^&J'A'.ìk'.g-l^_^ !:/:-: Id-l-^LgLL-^^^^^

i-^/s° A » A' A- A- AC A .^A.» /.- ; .;.o.V.A° A° .k° À » A-c aVAV.vV. v-.'^aVa .AV,r/;.-.AVA^» X.^Ct./AV>.\-A.->V.

Ignazio di Loiola, Francesco Saverio-.


Ecco i nomi più grandi nella storia della Compagnia di Gesù. Il primo,
grande per l' ammirabile conversione, per austerezze di penitente, per magni-
fiche e svariatissime imprese in promuovere la maggior gloria di Dio e

l'esaltazione di santa Chiesa; grande il secondo per gli slanci d' un' accesis-

sima carità, per indicibili fatiche tra i gentili e prodigi degni dei primi
apostoli della fede.
Molto si disse e si scrisse intorno a questi dvie veneratissimi nomi,
soprattutto intorno alla figura e alle opere d'Ignazio, dagli avversari di ogni
tempo fatto segno d'immensa invidia e di odio inestinguibile, e dai numerosi
devoti oggetto d'illimitata ammirazione insieme e di profondissimo, sincerissimo
amore. Basti solo accennare ai più antichi storici della Compagnia di Gesù,
quali il Polanco, il Ribadeneira, il Maffei, l'Orlandini, il Bartoli e, fra i

moderni, alle pagine del p. Pietro Tacchi Venturi uscite di recente alla luce.
Le opere di questi e degli altri lor somiglianti sono senza dubbio il
monumento perenne innalzato dalla pietà dei figli alla memoria dell'insigne
Padre, onde ebbe origine la religiosa famiglia cui essi appartengono, e sono
altresì vigorosa confutazione delle favole gesuitiche spacciate lungo il corso dei
secoli dai nemici del Loiola e della sua Compagnia.
Ma la descrizione piìt bella e piti autorevole delle virtù e dei meriti

d'Ignazio e del più illustre de' suoi figli, il Saverio, rimarrà sempre quella
delineata a rapidi tocchi dall' Oracolo del Vaticano nelle due costituzioni

pontificie, pubblicate, quasi tre secoli or sono, da Urbano Vili, tostochè i

venerandi capi dei due Atleti della fede erano stati recinti dallo scomparso

suo Antecessore con l'aureola dei Santi: costituzioni stupende, nelle quali con
brevità si ha autorevolmente lumeggiata e proposta a contemplare, quasi in
iscorcio, V ammiranda vita di entrambi. non sapemmo trovare miglior
Il perchè

principio a questo nostro lavoro destinato a ritessere sommariamente la storia


dell'esaltazione in terra del Loiola e del Saverio, che quello di presentare

innanzi tutto, fedelmente tradotti dall' originale latino, i passi precipui delle

menzionate lettere Urbaniane, come quelli che, a parer nostro, bastano da soli

a mettere in chiarissima luce, con le parole stesse del Vicario di Cristo, il

cammino battuto dai nostri due Eroi per giungere felicemente a poggiare a sì

alto fastigio di gloria.


GLI SCRITTORI DEL COMMENTARIO.

IGNAZIO DI LOIOLA. FRANCESCO SAVERIO.


IP^I'acque il B. Ignazio in quel terri- luESTO insigne Servo di Dio nac-
'l^yi « torio della Spagna che è alle « que nella Navarra, nel castello

« faide dei Pirenei, presso la cittadel- « di Xavier, della diocesi di Pamplona,


« la di Azpeitia, diocesi diPamplona, « eredità della sua famiglia materna,
« l'anno del Signore 1491, da nobili, « da nobili e pii genitori, i quali, dopo
« cattolici e pii genitori, Beltramo di « avergli insegnato sin dall'infanzia a
« Loiola e Maria Sanchez, i quali ebbe- « temere Iddio e a guardarsi da ogni
« ro cura che il loro figliuolo fosse edu- « peccato, come fu cresciuto in età,
« cato in pari pietà. « l'ebbero inviato a studio a Parigi...
«Giovanetto, fornito com'era d' ec- « Dimorando colà, entrò a poco a poco
ce celienti pregi di animo e di corpo, « in domestichezza con Ignazio e, da-
« Re Cattolico
fu inviato alla Corte del « tosi poscia per compagno a
lui che
« Ferdinando di chiara memoria don- ; « avevalo chiesto a Dio con ardenti pre-
« de, dopo dimoratovi alcun tempo tra ce ghiere a trarne insigne giovamento in
« i paggi, si trasferì presso il Viceré di c< prò della Chiesa, incamminossi, sotto
« Navarra neJla città di Pamplona ed « la sua guida, per la via stretta che con-
« entrò nella carriera delle armi. Ma « duce alla vita: siccome quegli che
« fattisi i Francesi a porre l' assedio ce per progredire nello spirito, seguendo
« alla cittadella, una pietra, divelta dal « l'esempio degli antichi santi Padri,
« muro per un colpo di bombarda, venne ce diedesi alla mortificazione del suo
« a ferire la gamba sinistra ad Ignazio « corpo con estremo rigore. Interdet-
« che avanti agli altri combatteva, e « tosi non pure l'uso della carne e del
«così malamente gì' infranse la destra « vino, ma anche del pane di frumen-
« da farlo cader tramortito. « to, usò solo, e con assai parsimonia,
« Di tali ferite fu sì grande la pazienza « cibi grossolani e senza condimento
« con cui ne sopportò la grave acerbità « veruno; spesso, anzi, si astenne da
« della lunga cura, che destò l'ammi- ce qualsiasi cibo per due e tre giorni
« razione di tutta la famiglia. Mentre « continui, costumando di ristorare le
3
immobile giaceva in letto, datigli a « forze con un brevissimo sonno preso
leggere alcuni pii libri, invece di al- « sulla nuda terra, o su di un let-
tri profani da lui richiesti e che, « tuccio coperto di vilissimi cenci.
per disposizione di Dio, non si eran « Con flagelli di ferro batteva sì aspra-
trovati, rimase di quella lettura così « mente il suo corpo da farne uscire
ardentemente acceso, che fece propo- « sangue in abbondanza. La frequenza
sito di seguire leorme di Cristo e dei « ai Sacramenti, onde pasceva non solo
Santi, di recarsi a Gerusalemme per « se medesimo, ma anche gli altri con
venerare quei sacri luoghi, promuo- « somma devozione e indefessa assi-
vervi nello spirito i fedeli e condurre « duità, la predicazione continua della
gl'infedeli al Vangelo. « parola di Dio, onde illuminò una
« Come dunque fu risanato dalle « grandissima parte di mondo, erano
ferite, lasciò parenti e ogni
patria, « un attestato magnifico delle altre
altra cosa mondana
caduca, e mi-
e « preclare virtìi cristiane risplendenti
rando a militare di qui innanzi per « nell'anima sua. Ma, fra queste, quasi
Cristo, se ne andò al Monastero del- « stella mattutina, brillava la carità
la Madonna di Monserrato, tenuto dai « che manifestavasi in tutte le sue
Benedettini, nella diocesi di Vich. « azioni e quanto mai particolarmente
Ivi, fatta una confessione generale « nel servire ai malati. Erano in fatti
di tutta la vita, appese all'altare la « tali le sue amorose sollecitudini verso
spada e il pugnale e, vestito di ru- « dei poveri infermi nelle case e negli
vida tunica, cinto il fianco di corda, « ospedali, cheappena succedeva si di-
col capo scoperto ed il bordone in ce scostasse da loro; adempiva poi an-
mano, fra lagrime e preghiere, tutta ce che i più sordidi uffici con sì grande
la notte avanti la festa dell'Annun- (( mortificazione dei sensi da giungere
ciazione vegliò al simulacro della « spesso a bere l'acqua adoperata per la-
stessa Beata Vergine Maria, consa- (( vare ulceri orribili ed incurabili... Colla
crandosi totalmente al divino servi- « stessa carità poi che lo Spirito Santo
zio per seguire ormai un nuovo gene- « gli aveva diffuso nel cuore, tanto si
re di milizia. « accostava a Dio, e con sì gran fer-
« Di là si recò al vicino borgo di « vore di spirito perseverava nell'ora-
Manresa, dirigendosi all'ospedale di « zione, che vi passava intere le notti...
S. Lucia, nel quale, non meno che in « Inoltre nel celebrare il sacrosanto
una caverna situata sulla riva del « Sacrificio della Messa spesso lo trova-
fiume che vi passa, facendo degni frutti « vano rapito fuori dei sensi, e alcune
di penitenza, menò vita povera e dura « volte fu veduto sollevato da terra
in mezzo a gente bisognosa e lurida, « piti di un braccio, con grande meravi-

a cui anche serviva con atti di umi- « glia del numeroso popolo che vi as-
lissima devozione. ce sisteva. Né solo nella veglia l'uomo
« Alquanto tempo dopo fé' viaggio ce santo aveva Iddio nel cuore e sulla
nell'alma Nostra città, indi a Venezia ce bocca, ma, anche dormendo, riposava
e a Gerusalemme. Visitati i Luoghi ce in lui. Che nel sonno, udivasi di fre-
Santi, essendogli vietato di rimanervi ec quente ripetere, con somma dolcezza
per attendere alla salute delle ani- ce dell'anima, il santissimo nome di Gesù.
me, se ne tornò nella Spagna. Ivi, a ce Benché risplendesse di così straordi-
fine di pili potere giovare ai prossimi ec naria virtù e, un dì più che l'altro,
spiritualmente, nell'età di trent'an- ec fosse arricchito di doni sempre mag-
ni, attese prima a studiar grammatica ec glori, pure non insuperbiva, ma cre-
in Barcellona, quindi, per un anno e ee scendo continuo nella virtù dell'umil-
mezzo, filosofìa e teologia in Alcalà; ee tà, quasi fosse l'ultimo di tutti, non
a Parigi infine ripetè gli stessi studi, ce era mai che non s'assumesse i più bassi
« vivendo di elemosine, senza intrala- uffici domestici. Usava di vesti così
« sciare gli esercizi di carità, d'umiltà vili e rattoppate da servire talvolta di
« e di penitenza. Intanto, adunati sei spasso ai fanciulli. L'uomo di Dio
«

«
compagni
tra i
di un medesimo sentimento,
quali Francesco Saverio, uomo
venerava con sommo onore non pure
i vescovi, ma anche i sacerdoti quali
^
« santo e apostolo delle Indie, fece con si fossero, e a sant'Ignazio, allora suo

« essi voto di andar di conserva, com- preposito, non iscriveva se non in gi-
« pinti gli studi e contenti della povertà nocchio. Aborriva, di più, sì forte-
« evangelica, a Gerusalemme per lavo- mente gli onori e le lodi degli uo-
« rarvi, con ogni sforzo e accordo, alla mini, che con ogni studio nascondeva
« salute de' prossimi: e, sciolti da que- l'eminente dignità di Nunzio Apo-
« sto voto, ove dentro un anno non po- stolico, di cui era stato insignito dal
« tessero compiere il tragitto o rimanere Sommo Pontefice nel partire per le
« in Terra Santa, tramutarsi a Roma per Indie, e solo una volta, costrettovi
« offrire al Sommo Pontefice l'opera loro dalla necessità, usò quel suo potere...
« in prò delle anime. « Avendo chiesto Giovanni re di
« Ma avendo a Parigi contratto, per Portogallo a Papa Paolo III... al-
« le fatiche degli studi e per le veglie, cuni compagni d'Ignazio per evan-
« una grave malattia di stomaco, dietro gelizzare le vastissime regioni delle
« il comando dei medici e il consiglio Indie Orientali, quel Pontefice, con
« dei compagni, fece ritorno in patria il consiglio di Ignazio elesse a tanta
« nel 1535, dove passò operoso tre mesi impresa Francesco Saverio, decoran-
« nell'ospedale di S. Maria Maddalena, dolo con la dignità e la potestà am-
« accattando il vitto di porta in porta pissima di Nunzio Apostolico. Vo-
« e servendo a' poveri. lendolo poi il regio Provveditore for-
« Ristabilitosi così in salute, partì nire di tutto il bisognevole per il
« anch'egli per Venezia, luogo desti- viaggio, l'uomo che aveva preso per
« nato per il convegno cogli altri suoi suo viatico e bisaccia la confidenza
« compagni, dove volle ordinarsi sa- nella bontà di Dio, il cui Vangelo
« cerdote e fece il voto di povertà e recavasi ad annunziare, non si potè
« castità nelle mani di Girolamo Ve- mai indurre a ricevere altro che una
« ralli Arcivescovo di Rossano, allora veste assai grossolana; sulla nave le
« Nunzio della Sede Apostolica presso gomene gli erano di letto e viveva di
« quella repubblica. quanto accattava, aiutando dì e notte
«Trascorso l'anno insieme convenuto, con eroica carità gl'infermi nei ser-
« e interrotta la navigazione per la Pa- vigi più bassi. Giunto appena in In-
ce lestina a causa della guerra scoppiata dia, senza prendersi un momento di
« allora tra Venezia e la Turchia, si riposo dopo una lunghissima e tra-
« recò coi compagni a Roma l'anno 1537; vagliosissima navigazione, si accinse
« ove, mentre era in albergo presso subito a bandire la buona novella a
« Quirino Garzoni, cittadino romano, quelle genti e, rivestito di sopran-
« in una sua vigna a pie' del Monte naturale virtù, imprese il suo mini-
« Pincio, offrì a Paolo III di santa me- stero con apostolico fervore di spirito
« moria, Nostro predecessore, l'opera, e con tanto frutto che, cooperando
« come aveva stabilito, del suo soda- in lui efficacemente la grazia di Dio,
te lizio, già prontissimo per impiegarsi riformò per tutto l'Oriente non solo
« nella salute delle anime. i depravati costumi dei cristiani, ma
--« E perchè a questo ministero po- altresì condusse centinaia di migliaia
« tesse più pienamente e fruttuosa- di uomini, che camminavano nelle te-
« mente attendere, s'adoperò che la nebre e in miserabile stato di morte,
« sua Compagnia fosse confermata dal alla conoscenza della vera luce, e
« predetto Nostro antecessore Paolo III, « d'ogni macchia li mondò nel santo
« con la giunta ai tre voti comuni alle (( lavacro battesimale. Infatti, oltre
« altre Religioni, di un quarto voto, con « agli Indiani e ai Bramani e ai Ma-
« cui si prometteva al Romano Pon- « labari (presso i quali, per opera del
« tetìce speciale obbedienza nell'ac- (( Saverio, rivisse la predicazione apo-
« cettare, senza richiesta di viatico, « stolica, un tempo in uso in quelle
« le missioni anche presso gl'infedeli, « regioni, ma poi per le arti del nemico
« i Turchi, gli eretici, gli scismatici e « dell'umano genere in tutto scomparsa
« qualunque altra gente; la rassodò « sino a perdersene la memoria), egli
« quindi mediante ottime costituzioni e « il primo annunziò il santo Vangelo di

« regole e, quando ne fu fatto Preposito « Cristo ai Paravi, ai Malai, agli Jai,


« Generale, la governò con somma pru- « agli Aceni, ai Mindanai e a quei di
« denza e lodata rettitudine. « Malacca, e con immenso vantaggio
« Così, dopo molte fatiche, invocando « della nostra fede persuase alcuni re
« il nome di Gesù, nella stessa città, « e grandi principi delle predette na-
« piamente si riposò nel Signore il « zioni a sottomettersi al soave giogo
« 31 luglio del 1556. Uomo veramente « di Cristo. Parve inoltre incredibile il

« eletto da Dio per essere guida di co- « peso di fatiche da lui sostenute per il
« loro che dovevano portare ilsuo san- « nome del Signor nostro Gesù. Giacché
« tissimo nome davanti alle nazioni e « costumò di viaggiare per quei diversi
« ai popoli, condurre gl'infedeli alla « regni, in quelle sterminate regioni e su
« conoscenza della vera fede, richiamare « quelle arene infocate sempre a piedi,
« all'unità gli eretici ribelli e difen- « bene spesso nudi, facendo lungo cam-
« dere nel mondo l'autorità del suo « mino per sentieri spinosi, non di rado
« Vicario. « oltraggiato, dileggiato, diffamato, as-
« Fu egli infatti arricchito dal Signore « salito anche con bastoni e con pietre,
« di profonda, eccellente e di Spe- Fede « fra pericoli di nemici e di vie malsi-
« ranza saldissima, come esuberantemen- « cure. Naufrago più volte, sopportò le
« te le sue opere manifestano. E quanto « veglie, il freddo, la nudità, la sete,
« al fervore della sua Carità per il pros- « la fame, gravissimi morbi cagiona-
« simo assai bene lo danno ad intendere « tigli dagli stenti intollerabili e diu-
« l'assidua cura che ebbe dei poveri e de- « turni; poiché, sull'esempio dell'Apo-
« gli infermi negli ospedali, le limosine « stolo, non tenevala vita più pre-
« da pie persone raccolte e distribuite, lo ce ziosa di tanto solo che compisse
sé,
« zelo col quale sin dal principio della « con il suo corso anche il ministero
« conversione si studiò di insegnare la « della parola, ricevuto per rendere
« dottrina cristiana agl'ignoranti e ai fan- « testimonianza al Vangelo della grazia
« ciuUi, le visite e l'aiuto ai prigionieri, le « di Dio.
« missioni inviate in ogni parte di mondo. « Iprodigi poi coi quali piacque al
« Il medesimo ancora provano le case, « Signore di confermare la predicazione
« le chiese, da lui fondati; che in
i Collegi « dei suoi Apostoli ne' primordii della
« Roma, insieme con le scuole di gram- « Chiesa nascente, furono misericordio-
« matica e di lettere umane, istituì il Col- « samente rinnovati anche nelle mani
« legio Germanico e quello degli Orfani, « del suo servo Francesco ad incre-
« la Casa dei Catecumeni, i Monasteri di « mento di quelle nuove cristianità...
« Santa Marta e di Santa Caterina con «Finalmente, l'uomo di Dio, com-
« altri pii luoghi. Aggiungansi le discor- « piuto felicemente il corso del pelle-
« die composte, i salutari consigli, gli Eser- « grinaggio, chiaro per fama di santità
« cizi Spirituali che scrisse, la promossa « e ripieno di buone opere, dopo di
« frequenza dei sacramenti, le paci, le « avere spiritualmente ricevuto dall'alto
« preghiere per gl'inimici. « la benedizione del patriarca Abramo,
« Come poi fosse ardente la sua carità « sì da diventare padre di molte genti
« verso Dio scorgesi dalla diligenza squi- « e vedere i figli, da lui generati a Gesti
« sita con la quale s'industriò mai sempre, <c Cristo, moltiplicarsi oltre le stelle del
« per piacere a lui, di giovare al prossimo « cielo e le arene del mare, mandan-
« nelle cose spirituali e temporali, e dalla « done innanzi molti al regno celeste
« sollecita vigilanza in custodire puro e « coronati del proprio sangue, chiamato
« mondo il suo cuore. « da tutti i regni dell'India e da tutto
« Poiché sin da quando si convertì non « l'orbe cristiano Apostolo delle Indie
« v'ebbe in lui parola o fatto che potesse « Orientali, mentre cercava di aprirsi
« dirsi grave peccato; ma per contrario « la via a portare il Vangelo nell'im-
« tutti i suoi pensieri, tutte le sue parole « menso impero cinese, affranto dalle
« ed azioni rivolse a Dio, come a suo ul- « continue fatiche sopportate sopra le
« timo fine, ogni cosa indirizzando al « umane forze per servizio di Dio, in
« conseguimento della divina gloria. Il « un'isola in vista alla Cina, il 2 dicem-
« perchè aveva ognora in bocca, quasi « bre dell'anno del Signore 1552, volò
« simbolo dell'affetto del cuore, quella « alla gloria celeste per regnare eterna-
« sentenza: Alla maggior gloria di Dio... ». « mente con Dio... ».

[Dalla bolla Urbaniana, Rationi congruit, del [Dalla boUa Urbaniana Rationi congruit del
6 agosto 1623. Cf. Bull. Rom. (ed. Taur.). XIII, 6 agosto 1623. Cf. Bull. Rom. (ed. Taur.). XIII,
25-27]. 33-40]-
II.

LA GLORIFICAZIONE DI SANT'IGNAZIO DI LOIOLA


E DI SAN FRANCESCO SAVERIO.

I. - La tomba d' Ignazio. tomba del Loiola ('), che i suoi figliuoli
« quos in Christo genuit, patri pientissimo
§l' ULTIMO DI LUGLIO ('), COR- atque optimo prò tempore posuerunt » {").
rendo l'anno 1556, in un' angusta Quivi rimase dodici anni la spoglia igna-
cameruccia della Casa Professa Romana ziana senza concorso alcuno di devoti, né
moriva Ignazio di Loiola, fondatore della verun segno di culto.
Compagnia di Gesri. Non grave di anni, ma Ma la chiesetta custode gelosa dei preziosi
logoro da un diuturno male di stomaco resti del Loiola, oltre che fatiscente per ve-
spirava placidamente « a diece hore et meza tustà, era eziandio, pel folto numero dei
incirca, che era due hore de dì incirca », come fedeli accorrenti alle funzioni, inetta ai mi-
troviamo notato in un diario sincrono (^). Il nisteri del sodalizio {^).

cremonese Realto Colombo, professore di Il santo Generale Francesco Borgia trepi-


anatomia nell' Archiginnasio Romano, ne dava al pensiero di qualche disastro col
imbalsamò il cadavere (3), che indi, rinchiuso crollo di quelle mura decrepite. Allora il

dentro una cassa di legno, fu sepolto nella cardinale Alessandro Farnese, nipote del de-
cappella maggiore di S. Maria della Strada, funto pontefice Paolo III, si offerse spon-
in attesa di più onorato sepolcro (*). Per taneamente di erigere un tempio, che fosse il
allora una grossa pietra (') ricoprì l'umile

(') Vi fu chi compose il distico seguente: e) Ribadeneira, Viia Ignatii Loiolae, Neapoli,
Quando excedebat pius hoc Ignaiius orbe, 1572, e. 167.
Iiiliiis extrema luce cadebat iners. Dalia lapide, riportala neìMon. Ignat., ser. IV,
(2)
in PoLANCO, Complementa, II, 589, Matriti, 191 7.
II, 23.
(-) Ibid.. 5857,
Borgia, Epist., IV, 660: « Tan estrecha y rui-
(3)
(3) Realto Colombo, De re anatomica, lib. xv.
nosa»; « muy pequena para los ministerios, que en
PoLANCo, Ice. cit.,
« Alli estarà corno en depòsito basta que otre ella se hazen », p. 644; « cayendose loda o parte
(4)

se vea mas convenir ». Polanco al Ribadeneira, della por tu vejez », p. 660. Vedi pure ciò che sin
6 agosto 1556, in Mon. Ignat., ser. IV, II, 23. dal 31 ottobre 1547 ne aveva scritto il Pok.nco, in
(5) Ibid.: « lo cubrimos con una pedra grande ». MoH. Ignat., sei. I, I, 616 sg.

- 7 -
più magnifico e vasto dell'Ordine. Spetta- nel 1587 giudicò bene di collocare le reliquie
va però al sodalizio la compera, a proprie spe- ignaziane presso l'altare maggiore, dove ri-
se, del terreno dove innalzare la fabbrica ('). posarono fino al 1622. In questo anno, cor-
Questa condizione posta dal generoso mece- rendo il 28 del mese febbraio, vennero rin-
nate, avvegnaché mitissima, era non lieve chiuse in un'arca di marmo, e subito trasfe-

tuttavolta al gramo e smunto erario della rite sotto l'altare della cappella gentilizia dei
Compagnia. Nondimeno il Borgia, cui stava Savelli, sita al braccio sinistro della croce
sommamente a cuore l'erezione di un nuovo deltempio Farnesiano.(') Ma anche qui i resti
tempio, tolse tosto in prestanza più di 12.000 venerandi ebbero la calma precaria di quin-
ducati, con che acquistato il suolo, ai 15 del dici anni. Imperocché avendo la pia gentil-

febbraio 1568 donna Fran-


significò al Far- cesca Giatrini
nese di venire offerto il bel
« a mettere la dono d'una ricca
prima pietra » urna di bronzo
del grande edi- dorato, ai 23 di
fizio per la festa luglio 1637 fu-
dell' Annuncia- rono le preziose
zione. Questa ceneri collocate
data fu ponde- sotto il nuovo
ratamente pre- artistico altare
scelta dal santo di metallo, co-
Generale per struito nella
sua devozione, stessa eappella,
affinchè la chie- coidisegni di
sa dedicata al Pier da Cor-
nome di Gesù tona (=).

avesse principio Finalmente


neir anniversa- l'amore dei fi-
rio di quel gior- gliuoli subentrò
no, che il figliuol MORTE DI SANT'IGNAZIO. a turbarne il ri-

di Dio cominciò Da antico quadro del secolo xvii, conservato al Gesù di Roma, poso. Vollero
nella stanza dove il Santo passò di vita.
ad essere interra essi erigere al
come uomo f). loro padre ama-
Vero è che, per difficoltà sopravvenute, la tissimo siffatto perennis obsequii monumen-
prima pietra fu gettata soltanto il 26 di tum, che esprimesse con solenne e mondiale
giugno dell'anno testé ricordato ('). attestato l'affetto dell'Ordine intero al suo
Coll'inizio dei lavori del nuovo tempio Fondatore. Quindi, per costruire lo splen-
cominciarono pure le peregrinazioni delle dido sacello coi disegni del celebre Fratel
spoglie ignaziane. Il 31 luglio del 1568 esse Andrea Pozzo, l'urna addì 29 agosto 1695
vennero tolte dal luogo primitivo e riposte venne trasferita sotto la mensa dell'altare
precariamente là dove più tardi il cardinale maggiore; ed a' 7 di ottobre 1699 fu riportata
Odoardo Farnese costruì la sacrestia odierna nella sua antica cappella sabelliana, dove
insieme con la Casa Professa (). Ultimata la rimane anche oggi, fervidamente venerata
fabbrica, e consecrata ai 25 novembre 1584 dai fedeU (').

da Giulio Antonio Santori cardinale di


Santa Severina ('), il p. Claudio Acquaviva 2. - Il culto del Santo.

E grazie ed i miracoli, che a guisa di raggi


(')

{")
Borgia,
Ibid., p.
loc. cit.

570 sg.
L divini illuminando la figura dei servi di

(3) Sacchini, Hist. Soc. lesu, par. HI, lib. iv, Romana di storia patria, XII (1890), 327-372; XIII
n. {1890) 151-205. p. i5i.
141, p. 173.
(t) Mon. Ignat., ser. IV, voi. Il, p. 543. Ada (1) Vedi infra, n. XIII, Basile, Le due grandi
SS. lui. to. VII, p. 599 dell'ediz. Ven. cappelle della crociera nel Gesù l'anno 1622.

(5) Cf. V Autobiografia del Cardinale, edita dal (2) Ada SS., loc. cit., p. 600, n. 1005.

prof. Giuseppe Cugnoni, r\éiV Arch. della R. Società (3) Ibid., p. 600-602.

8 -
Dio, ne mantengono viva la ricordanza, non Compagnia, a patto però, che conserverebbe
infiorarono che tardivamente dei loro splen- l'immagine «soltanto come ritratto di per-
dori il sepolcro del Loiola. Siffatto indugio sona segnalata » ('). Cinque anni dopo anche
cagionava non lieve rammarico nei membri i padri della Compagnia di Napoli, adu-
del sodalizio, i quali vedevano con ciò reciso nati nella Congregazione provinciale, pre-
il cammino alla esaltazione del benedetto sentarono il seguente postulato « Se con- :

lor Padre. La mancanza dei segni esteriori, venisse ai soggetti di quella Provincia ono-
con cui Iddio suole rendere cospicua la san- rare l'anniversario emortuale del p. Ignazio
tità de' suoi servi, con private con-
era rilevata dal cioni, mortifica-
p. Claudio Acqua- zioni, ed altre pie
viva, Generale del- pratiche; come al-
l'Ordine, in una let- tresì se bisognasse
tera del IO di giu- in ciò prescrivere a
gno 1591 al p. Pie- tutti una maniera
tro Ribadeneira, il comune » (^). Alla
caldissimo fautore petizione , che re-
della glorificazione cava il suffragio
ignaziana ('). Da quasi unanime dei
quel silenzio divino congregati, l'Acqua-
nascevano le esi- viva rispose: «Non
tanze del prudente sembrargli conve-
Generale su l'avvia- niente di stabilire
mento della causa alcuna pratica co-
del Fondatore: trepi- mune, ma doversi
dando avven-
egli di lasciare ciascuno li-

turarsi in un lubrico bero di seguire gli


terreno, dove, fal- impulsi della pro-
lito il passo, sareb- pria devozione».
bono « tutti rimasti Soltanto permise
addolorati e de- che i Superiori potes-
lusi Anzi con
» (=). sero privatamente
savia cautela e con risvegliare o rinno-
non minore avvedu- vare ai loro sudditi
tezza, il p. Acqua- Dall'antico ritratto conservato nella Cappella di Gandia, la memoria di quel-
dipinto, secondo la tradizione, da una delle sue figlie.
viva si adoperò vi- l'anniversario (5).
gorosamente nello Se il postulato fa-
impedire qualsiasi manifestazione esterna di ceva onore a quell'edificantissima Provincia,
culto alla tomba del Santo. Né fino all'anno la prima a manifestare così filiali sentimenti

1599 rimise pure un apice dal severissimo di venerazione verso la santa memoria del
divieto di spargervi fiori, accendervi lumi, p. Ignazio, la risposta mette parimenti sotto
ovvero appiccarvi tavolette votive, che po- vivida luce non meno la circospezione che
tessero apparire quali segni di venerazione.
Con ciò, egli conformavasi alla costituzione C)
* Lettera al P. Maselli (11 die. 1582), nell'E^ii/.
di Urbano V, benché allora tanto negletta, Gener. Neapol., IT, 168.
se non già obliterata. Quando poi nel 1582 (^) * « Proponitur nuni rogandus sit P. Generalis,
decernat, an conveniat satisfacere pio desiderio no-
ilvalentissimo giurista abruzzese Carlo Tapia,
strorum in tota Provincia, qui diem obitusP. N. Igna-
fece istanza di avere a sua consolazione un
tii quotannis honorare desiderant privatis concioni-
ritratto di Ignazio pel suo studio, non si ri- bus, mortificationibus et id genus piis offìciis. Et an
fiutòl'Acquaviva di far pago quel pio genti- aliquis modus sitpraescribendus ut nova eius rei ratio
luomo, suo conterraneo, ed amicissimo della in tota Provincia servetur. Placuit fere omnium suf-
fragiis». Ada Congr. Prov. Neapol. anno 1587.
(3) * «Nihil non esse a nobis statuendum, praeser-
(') Ribadeneira, Confessiones et Episiolae, 1, tim quod commune sit omnibus; sed peimittatur id
p. 90', Matriti, 1920. devotioni: possunt tamen Superiores eius memoriam
(») Ibid. privatim renovare aut etiam excitare ». Loc. cit.
l'antivedere del grande Generale, purissima tutto ciò che si fa al suo sepolcro si è prati-
gloria di quel reame. E invero l'avveduto cato con tanta circospezione e procedendo
ritegno di lui, contribuì possentemente più con altrettanta moderazione, conforme al-
tardi ad agevolare la canonizzazione del l'uso consueto della Chiesa verso i perso-
Servo di Dio. A parecchi nondimeno fino naggi insigni per santità, che tengo per
dal 1569 cagionava pena l'oblio in cui era certo nulla si innoverà di ciò che si fece
la tomba del Loiola, stridente contrasto sino a questo punto, e nella stessa ma-

Da un ritratto del tempo, conservato nel vestibolo della sacrestia del Gesù di Roma.

col fortunatoincremento della sua reli- niera continueremo riguardo al sepolcro di


gione. V'aveva anche di quelli che appicca- Ignazio » (').

vano la taccia d'ingrati ai figliuoli, quasi Un episodio però sopravvenne ad infran-


immemori tanto Padre ('). Ma costoro si
di gere il filo di quel tradizionale riserbo te-
sarebbero certamente ricreduti nel 1602, nuto dal sodalizio circa il culto del Loiola,
quando Clemente Vili tenne la consulta- ed aprì la via alle manifestazioni devote dei
zione intorno al culto da prestarsi ai non ca- fedeli su la tomba del Servo di Dio.
nonizzati {'). In tale occasione il p. Barto- Il 31 luglio del 1599, Roberto Bellarmino,

lomeo Perez de Nueros, Assistente di Spagna, creato di fresco cardinale da Clemente VIII,
grazie alla cautela dell'Acquaviva, poteva fu invitato a tenere una esortazione dome-
scrivere: « Per quanto tocca il N. B. Padre stica alla comunità Casa Professa Ro-
della
mana, a porte serrate, nella chiesa del Gesù,
(') Sacchini, Hisf. Soc. lesu, par. Ili, lib v. per commemorare l'anniversario del transito
n. 63, p. 218.
(^) Cf. Benedictus XIV, De Servorum Dei bea-
tificat. &c. lib. II, e. X. (') Mon. Ignat., ser. IV, II, p. 460' in fine.

- 10 -
del p. Ignazio. Oltre alcuni padri e fratelli magine del p. Ignazio ('), si fermò a lodarla,
delle altre case gesuitiche dell'Urbe, per desi- dicendo che starebbe molto bene sopra !1 suo
derio del porporato, fu presente anche il car- sepolcro provando con vari esempi non es-
dinale Cesare Baronie, suo intimo amico e Quindi rivolto al p.
sere ciò inconveniente.
collega. Agazzari, Padre vicepreposito, mi
gli disse: «

Prima delle ore 14 del di accennato, cioè havete da fare un piacere di far fare una
delle IO antimeridiane, due cardinali com- i bella cornice indorata a quadro, a questo
parvero alla Ma il Baronio an-
porta di casa. spese mie, e poi metterlo in chiesa sopra la
zitutto volle essere condotto in chiesa per fare sepoltura del p. Ignazio; ma avvertite che
« un poco d'hora- voglio fare io la
tione ». Appena spesa ». Udendo
entrato nel tempio ciò il Bellarmino
Farnesiano, rac- replicò che siffatta
conta il p. Al- spesa toccava a lui,
fonso Agazzari che e che egli l'avreb-
li accompagnava be pagata. Ma il

« si inviò diritto al Baronio insistè:


« sepolcro del no- Il La voglio fare
te stro beato Padre, i o » ('). Termina-
« et Bellarmino lo ta cosi la santa
« seguitò: etsi mi- gara tra quei due
« sero a bidue m luminari del Sacjro
« qui vi in ginoc- Collegio, entrambi
« chioni et stettero si avviarono al
« un buon pezzo in luogo dell'esorta-
« oratione ; et nel zione, dove il Bel
« levarsi il cardi- larmino parlò « una
ti naie Baronio si grossa hora, a pro-
«prostrò giù in con gran-
posito, e
terra et basciò la de fervore in lode
«

« sepoltura del pa- di Ignazio » (3). i


ti vimento, et poi, Finito quel ser-
« fatta riverenza al mone domestico, i

« SS.mo Sacramen- due porporati s'in-


ti to, se ne ritorna- Dalla collezione dei ritratti ad olio dei Prepositi Generali ginocchiarono nuo-
presso la Curia Generalizia d. C. d. G.
ti rono in casa» ('). vamente sul sepol-
Ciò accadeva cro ignaziano. Il

mentre nella chiesa era n molta gente d'huo- Baronio, inchinatosi, tornò a baciare quei
mini et di donne, che videro tutto, et ad mattoni, notando con assai meraviglia « che
imitatione andarono alcuni immediatamente si tenesse quella sepoltura così spogliata e
dopo a fare il medesimo; et vi furono da priva di ogni ornamento di santità ». Il
forastieri buttati de fiori sopra la sepol- p. Agazzari gli disse che v'era un divieto del
tura » ('). p. Acquaviva per grazie
di affiggere voti
Dopo il desinare ed un breve riposo, «fra ottenute su la tomba del Servo di Dio (*).
le 17 e 18 hore » (il che è quanto dire fra le

13 e le 14), si recò il p. Agazzari, Vicepre-


posito della Casa, a prendere i due porporati, (') Forse quella dipinta da Jacopino del Conte,
intorno alla quale vedi Tacchi Venturi, // Ri-
per condurli in chiesa.
S. I gna zi o di
tratto di L o i ol a dipinto
Or ecco avvenne che nell'uscire dalla sala, da Iacopino del Conte, nella Stor. della
il Baronio, alzati gli occhi e scorta un'im- Camp, di Gesù in Italia, II, 387-391.
(*) Mon. Ignat., loc. cit., p. 455.
(3) La traccia dell'esortazione può vedersi nelle
Lettera del p. Agazzari, 1° agosto 1599
(") al Exhortationes domesticae, del Bellarmino, edite sopra
p. Giacomo Domenici, in Mon. Ignat., ser. IV, II, un codice della Biblioteca Derossiana dal p. Van
P- 454- Ortroy, Bruxellis, 1899, pp. 309-14.
(2) Il medesimo, ibid. {*) Mon. Ignat. loc. cit.

- 11 -
Quella proibizione sembrò al porporato Avendo
espresso l'Agazzari qualche timore
troppo rigida: e fattisi mostrare i voti custoditi rimprovero da parte dell'Acquaviva, il Ba-
di
in disparte, « Io stesso, riprese, li voglio met- ronie lo rassicurò con le parole: « Dica al Padre
tere al sepolcro; e dite al p. Generale che che l'ho fatto io colle mie mani, et lo dirò an-
l'ho fatto io; che sono certo si contenterà». che al Papa quel che ho fatto qui hoggi » (').
Poscia ordinò gli fosse recata una scala per Levatosi quindi dopo breve preghiera e
metterli in alto, come fa fatto. Indi chiese rivoltosi ai padri e fratelli, che gli facevano
corona, disse loro: « L'anno che viene vo-
glio essereavvisato otto giorni avanti, ed
io metterò qui al sepolcro un tappeto; et
voglio facciamo una festa solenne et pub-
blica con le porte aperte ».
Di questo grazioso episodio, che può
dirsi l'alba del culto ignaziano, si sparse to-
sto la fama per la città, e vi fu un grande
accorrere di gente alla chiesa del Gesù.
Infatti la mattina del 1° d'agosto la
Duchessa di Sessa mandò tre candelieri
d'argento dell'altezza di un uomo, con
tre grosse torcie per ardere alla tomba del
Loiola. Nessuno osò contrastare l'atto
della pia ambasciatrice di Spagna.
La mattina del medesimo giorno, es-
sendo domenica, vi era tornato il cardi-
nale Baronie a celebrarvi la Messa, dove
comunicò gli scolastici e i novizi della
Compagnia, insieme con altre persone di
fuori; mentre durante la funzione canta-
rono mottetti gli alunni del Seminario
Romano. L'ambasciatrice nominata te-
sté, condusse i figliuoli e le donne di ser-
vizio per ricevere con lei la comunione
dal Cardinale. Questa pia matrona disse
dipoi al p. Bastida che l'anno seguente
voleva essa ornare il sepolcro d'Ignazio,
malgrado il divieto del p. Generale (*).

Non contento d'essere stato il primo


a rendere omaggio di culto al sepolcro
lo storico immortale della
del Loiola,
Da una rara stampa del tempo, riputata somigliantissima, adoperò eziandio con grande
Chiesa, si
presso Postulatore delle Cause dei Santi della Compagnia di Gesù.
il impegno, perché la causa ignaziana avan-
zasse più rapidamente al suo termine.
l'immagine già da lui veduta nella sala, e non Così il 3 agosto 1599 ne parlò caldamente
volle partirsi di là, prima che colle proprie in favore ai suoi colleghi dei Riti, adunati
mani l'avesse appesa sulla tomba. Quanto in congrega.zione ('); dove raccontò pure
alle cornici, disse, si farebbero poi. Infatti quanto egli aveva compiuto alla tomba del
avuto in mano il ritratto, si fece portare una Santo. Le parole del Baronio cagionarono sì
scala più lunga; e cagionò grande ammira- eccellente impressione che, con voto una-
zione in tutti « il vedere quel buon vecchio nime, deliberarono chiedere al Papa la remis-
pontefìcalmente vestito con rocchetto, man- soria per compilare i processi. Vi fu anzi chi
tello e mozzetta, salire fino alla cima della
scala, portando seco l'immagine del p. Igna- (^) Mon. Ignat., ser. IV, II, pp. 456-459.
(^) Cf. lettera del p. Perez (9 agosto 1599) tbid.,
zio, e colle proprie mani porre il quadro sulla
4607.
cornice del sepolcro. Né discese, se non (3) Cf. JuvENCiUM, Hisi. Soc. lesu Epa., lib. in,
quando seppe, che essa stav.a in mezzo ». 257-

- 12 -
raccontò poi che, se Clemente Vili si fosse Ribadeneira, il beniamino delle affezioni
trovato alla riunione, l'avrebbe accordata ignaziane, nella cui anima rimase impressa
immantinente dopo il discorso del Baronie. fino decrepita la cara e buona im-
all'età
L'anno seguente, a' 12 di febbraio, corren- magine paterna del Loiola.
e
do la domenica di Quinquagesima, lo stesso Non ancora quattordicenne costui si era
porporato tenne al Gesù un sermone in occa- dato tutto ad Ignazio il 18 settembre 1540,
sione delle Ouarant'ore, quivi celebrate dai pochi giorni prima dell'approvazione aposto-
padri della Compagnia e dalla Congregazione lica dellaCompagnia. Di natura ardente, con
Mariana dei Nobili. vivacissima immaginazione, accompagnata
Ora il Baronio, dopo avere encomiato il zelo da intelligenza aperta ad ogni genere di studi.
non meno che la pietà dei pro-
motori di quel pio' esercizio di
devozione in tempo di carno-
vale, continuò: « Ma la radice di
tutto questo è sotto terra, né la
vediamo. Vediamo le frondi di
questi ornamenti, vediamo il

frutto, che è la salute dell'anime:


vediamo i rami, che è la Congre-
gatione; vediamo il tronco, che
è questa santa Compagnia, ma
la radice è nascosta sotto terra.
E qual è questa radice, se non il
beato padre Ignazio, che qui ap-
punto sta sotto terra sepolto?» (').
Da questo cenno sommario
del culto ignaziano si può scor-
gere agevolmente la malafede
del Dòllinger nell'asserire, che
esso « fu introdotto per istu-
diato artifizio piii, che da spon-
tanea venerazione di popolo (*).
La quale asserzione riceve una
palese smentita dal fatto della
controversia agitata sotto papa
Clemente Vili l'anno 1602, ri-
guardo al culto de' non cano-
nizzati. In tale congiuntura,
sebbene non fossero mancate le

critiche all'operato del Baronio,


Da un esemplare di stampa.
tuttavia non sofferse verun in-
tralcio la causa ignaziana. Il

Dòllinger non è forse l'eco importuna di certe sotto la guida del Santo, molto si segnalò
voci sparse da malevoli, quando Gregorio XV nelle lettere, ne' governi e nelle virtù, nonché
volle procedere alla canonizzazione del Loiola, pel grande amore maestro dell'anima sua.
al

come più sotto vedremo? Lo amò svisceratamente vivo, lo pianse in-


consolabilmente defunto, consacrò tutta la
3.- Il p. Pietro Ribadeneira (3).
sua vita alla glorificazione di lui, non dandosi

A promuovere venerazione del Servo


la
di Dio contribuì possentemente l'opera
amorosa, non meno che indefessa, di Pietro
pace, né tregua, finché non lo vide onorato
col culto dei beati. Dal 14 novembre 1574,
in cui rimise il piede nel patrio suolo, al

22 settembre 1611, anno della sua morte, il


(•) Mon. Ignat., ser. IV, II, p. 473 sg.
nostro Ribadeneira non perdonò a spese,
(^) Die Selbstbiographie des Card. Bellarmino, p. 333-
(3) Cf. Ribadeneira, Confessiones, pp. 1-93, nei
fatiche e disagi per arrivare alla meta de-
Mon. Hist. Soc. lesu. siderata del suo ardentissimo voto.

- 13
Il distacco dall'amato sepolcro del Loiola Al Ribadeneira quindi, come antesignano (')

u per lui uno schianto doloroso, compensato fra i biografi del Santo, torna il merito di
soltanto dal conforto di potersi affaticare con avere raccolto le sparse fila di quella preziosa
lena e miglior esito in patria alla glorifica- esistenza e spianato la via a quegli onori che
zione di lui ('). la Chiesa conferisce ai servi di Dio.
Cominciò col voltarne in lingua castigliana Allorché di ritorno da Roma, il p. Porres
gli recò uno dei tanti
ritratti del Loiola, al-
lora largamente diffusi tra
i suoi figliuoli, il p. Riba-
deneira ebbe a rimanere
ben disgustato di non tro-
varlo niente affatto rasso-
migliante. Risolse dunque
di farne egli effigiare uno
dal valente pittore regio
Alonso Sanchez Coello, con
l'aiuto della maschera, ca-
vata dal volto del Santo
appena morto, e delle in-
dicazioni che gli avrebbe
fornito egli stesso. E in-
fatti nell'agosto del 1585
si diede a promuovere sif-

fatta opera con tale in-


telletto di amore, e filiale
gratitudine, che tre ore
al mattino ed altrettante

dopo mezzodì se ne stette


al fianco du-
dell'artista,
rante parecchi e parecchi
giorni, quasi guidando egli
il pennello dove fosse me-
stieri di caricare, addolcire
o sfumare le tinte, per
meglio esprimere l'effigie

pETRVS RIBADENEIPvA TOLETANVS ignaziana, conforme ai li-

SOCTETATIS lÈSV PRESBYT.ER THEOEOGVS:: neamenti che ancor porta-


3.ICtjMATIO CARISS.EIV5Q,VITAE testis va scolpiti nella memoria.
ACCVRATVSQ,5CRIPT0R:DE VITIS qyOCK SANCTOR.: Il quale ritratto presen-
TRIVMQ. GENERALIVM PRAEPOSITT. ET A.SALMERONISJ tato al cardinale Quiroga,
VITA DECKSSTT AETATIS AN. LXXXIV. RELIGIONIS LXXI .
questi, al primo vederlo,
CHRISTJ VERO CXD.I3C.XI. A'.D.X.KAl-.OCTOJi.
esclamò : « Ma costui è
Ignazio» (*). Poscia fece
Dall'HAMY, Galerie illusirée de la Compagnie de Jesus, VII, tav. 8. altresì incidere immagini
in rame
molte e coniare di
la vita, già prima da lui scritta nell'idioma la- medaglie a fine di rendere popolare tra i suoi
tino, e l'anno 1583 la diede in luce a Madrid, paesani la figura del veneratissimo Padre.
dedicandola al cardinale Gaspare de Quiroga. Né pago di tanto, si adoperò col celebre

(') Il 21 dicembre 1557 già andava tra le mani (') Lopez Christoval, Relación
de la forma que
dei nostri un piccolo compendio della vita del Loiola, se tuvoen hazer el vetrato de N. P. Ignacio de Loyola
certamente manoscritto, di cui il fiammingo Teodo- y del motivo que para elio tuvo el p. P. Ribade-
rico Gerard fa menzione nel suo diario. Cf. Polanco, neira &, in Mon. Ignat., ser. IV, I, p. 758-767.
Complementa, li, 615. [') Lopez, loc. cit., p. 762.
Vh.
Ignazio Mesa perchè ritraesse parecchi
(') gnia, di metter mano
canonizzazione del
alla
episodi delki vita del Servo di Dio, che poi gran Servo di Dio. Accolta con plauso quella
in holHssime incisioni, il lòio videro la luce istanza dai congregati, fu decretato il 13
in Anversa. gennaio del 1594, di farne dimanda al Pon-
A buon il suo biografo, La Palma,
diritto tefice: ut a Sede Apostolica... canonizatio
dice che Ribadeneira pel primo destò le
il illius petereitir (').

scintille della devozione verso il Loiola. Notiamo però che prima di avanzare un
Oltre di ciò si valse pure del suo credito tal passo con Clemente VIII (1592-1605) i

presso ogni ordine di persone per ottenere da padri congregati presero consiglio dai cu-
uomini insigni, da città e municipi della sua riali e canonisti romani, il cui parere, che v'era
nazione, quelle lettere con cui si domandava panilo bastevole alle pretese, li decise a presen-
caldamente al ponte- tare l'istanza. Sì che
fice Clemente Vili la nel maggio del 1595 il

canonizzazione del Ser- Duca di Sessa, amba-


vo di Dio C). sciadore del Re Catto
Ma contante fatiche lieo presso Santa la
il nostro Ribadeneira Sede, porse a Clemen-
non era all'epilogo, an- te Vili quella petizio-
\Oi
zi neppure al preludio ne, accompagnata da
della sua attività. lettere del suo sovra-
no, non che di Maria
4. - I PROCESSI.
d'Austria, imperatrice,
INO dal 1556, anno vedova dell'impera-
F della morte del tore Massimiliano II,
Santo, abbiamo notizia colle quali supplica-
di processi compilati vano il Pontefice di
intorno alla sua vita concedere le remtssorie
e alle sue virtù (3). per le debite infor-
Non erano però che de- mazioni sulla vita, i

posizioni, cui mancava miracoli e la santità


ogni legalità del sug- di Ignazio. Trasmise
gello apostolico. Sotto Clemente le carte al
il pontificato di Grego- cardinale Francesco
rioXIII si tentò, per Toledo che, esamina-
SANT' IGNAZIO DI LOIOLA.
mezzo del p. Francesco Ritratto dal Coello il 1585. L'originale è in Madrid
teleattentamente, die-
Toledo, di raccogliere nell'odierna Casa Professa della Provincia di Toledo. de poi il suo voto fa-
testimonianze che fos- vorevolissimo alla ca-
sero corroborate della competente autorità nonizzazione del Servo di Dio, pel quale non
della Santa Sede; tuttavia non si potè proce- credeva neppure necessari i miracoli, essen-
dere innanzi, per mancanza di que' segni este- done accertata per altre vie la santità,
riori, con cui Iddio suole mantenere viva nei massimamente per averlo scelto Iddio a
popoli la memoria dei santi suoi servi (*). fondatore diuna nuova religione. Ma gli
sodalizio ignaziano soffriva dell'indugio
Il avvenimenti di Francia e di Ungheria rup-
di vedere glorificato il suo Fondatore, da più pero a mezzo quel negozio tanto bene av-
di un trentennio defunto. Perciò nella Con- viato (').

gregazione generale quinta (3 novembre 1593- Il re Filippo II, nella lettera citata poc'anzi
18 gennaio 1594) espresse voto con lettere
il del 6 agosto 1594, pregava anch'egli calda-
'-/
di tutte le Province spagnuole della Compa- mente il Pontefice «di consolare con tale opera
degna della sua santa mano, non meno che
(') Cf. Prat, Hist. du p. Ribadeneira, Paris, 1862, della sua pietà, tutti i buoni cattolici, oltre

P- 519- che sarebbe rimasta eziandio una delle grandi


(*) Ibid. in loc. cit. memorie del suo pontificato». Ciò soggiun-
(3) Ada SS., lu!., to. VII, p. 603,
(••) Cosi
il Generale della Compagnia, Claudio
Acquaviva, scriveva al p. Pietro Ribadeneira ai io (') Mon. Ignat., ser. IV, II, p. 402 sg.
di giugno 1591. (Ribadeneira, Confessiones, &. I, 90', (^) Ibid., P- 403 sg.

- 15 -
geva, essere voto di tutta la Spagna, « dove
il le prohationes, le quali correvano gran rischio
regnava grande devozione, verso il suo con- di perire colla morte dei testimoni ('). Con-
terraneo » ('). Clemente Vili mosso dalle tuttociò il negozio arrenò; e la ragione si fu,

istanze di così alto personaggio e rassicurato giusta il p. Ribadeneira, l'essere Clemente


dall'autorità presso lui goduta dal cardinale Vili molto guardingo nelle sue decisioni (^).
Toledo, ordinò senz'altro alla Congregazione Nel 1750 il p. Giulio Cesare Cordara scri-
dei SS. Riti di prendere in esame l'affare (^). verà anch'egli, che il Pontefice riguardo al
decretare gli onori supremi ad Ignazio, si

mostrò temporeggiante, cunctahundus. lad-


dove era molto proclive alla santificazione
del Saverio: in Xaverium pronus {^).
Non è a dire di quanta pena fosse ca-
gione un consimile ritardo ai figli del
Loiola, specie a quei pochi superstiti te-
stimoni e spettatori delle sue virtìi. Vero
è che una vaga speranza cominciava a
trasparire dal fumus seu indicia sancti-
tatis, come si era espresso poc'anzi Fran-
cesco Pena nel suo stile curiale. Il som-

mario con le lettere di


altresì dei miracoli,
chiarissimi personaggi, aveva fatto brec-
cia nei cardinali dei SS. Riti, ai quali quel
«fumo » somministrava sufficiente argo-
mento per accordare la remissoria desi-
derata ('*).

Ai 19 luglio 1597, Filippo II rinnovò la


supplica al Pontefice, facendo valere la gran
devozione de' suoi sudditi alla memoria
d'Ignazio, perla cui canonizzazione, tanto
bramata da tutti, egli reiterava le sue
calde preghiere. Un tale favore sarebbe
stato il frutto del sangue sparso dalla
Compagnia di Gesù in difesa del cattoli-
cismo, di smacco agli eretici, di gioia ai
suoi regni e sopra tutto di particolare
sodisfazione al monarca.
Al sovrano spagnuolo unì i suoi buoni
uifici la vedova
Massimiliano II, l'im-
di
peratrice Maria d'Austria, con lettera del-
ì'8 agosto 1597, pregando Clemente Vili

« compiere un'opera di tanto servigio di


di
SAXT' IGNAZIO TRA I POVERI A MAXRESA.
Composizione del Mesa (nella Vita B. P. Ignatii... ad vivum Dio, e non meno degna di Sua Santità ».
expressa) edita dal Ribadeneira in Anversa il 1610. Nel medesimo tempo i r§gni di Castiglia
gli rivolgevano anch'essi l'istanza « di ono-
Più tardi, nel 1596, l'esimio canonista e rare l'uomo nobile loro conterraneo, e glo-
uditore di Rota, Francesco Pena, si pronun- rioso duce di tanti spirituali soldati » (').
ziava per la remissoria, non potendosi rifiutar Correndo lo stesso anno, ai 25 novembre, la
giuridicamente, non videtur de iure denegan- cittadinanza di Saragozza, per l'amore verso
da. E invero, oltre le autorità di valenti ca- Ignazio ed i suoi alunni, supplicava il Papa
nonisti, militava per quella concessione il fatto « in numerum caelesiium adscrihere tantum
che non era dimandata ad effectum ut canoni-
zatio omnino fieret, ma col fine di assicurare Mon. Ignat,, ser. IV, II, p. 392 sg.
^) Ihid.,p. 404.
3) Hist. Soc. lesti, par. VI, lib. vii, n. i, p. 344.

(') Mon. Ignat., ser. IV, II, p. 127 sg. ) Mon. Ignat. ser., IV, II, p. 437.
(*) Ibid., p. 404. 5) Ibid., p. 408 sg..

- 16 -
Tik'^,*^ i

è'

patriarcham ('), nella cui anima si rifletteva questo secolo con l'esaltazione di quella per-
l'immagine delle virtù apostoliche n. sona, che l'ha tanto illustrato » (').

Con tali commendatizie erano venuti a Ma le rosee previsioni sfumarono e con esse
Roma i padri spagnuoli per la congregazione le concepite speranze andaron deluse.
triennale dei Procuratori, lìdenti di riportare L'anno 1602 i vescovi della provincia tar-
ai loro confratelli nel ritorno lietissime no- ragonese adunati in concilio fecero arrivare
velle concernenti la glorificazione ignaziana. le loro preghiere a Clemente per l'esaltazione

Al p. Acquaviva sembrò arrivato il mo- del Loiola, « gloria grande di tutta la Cata-
mento propizio di chiedere nuovamente la logna». Essi chiedevano, che si istituissero
licenza di fare con l'autorità pontificia l'in- processi con apostolica autorità su la vita, i

formazione autentica innanzi che si


morissero i testimoni (^). La diman-
da incontrò accoglienza amorevole,
sì che la causa fu inviata alla Con-

gregazione dei Riti.


Mentre s'annunziavano così felici
preludi, intervenne il cardinale Pie-
tro Aldobrandini con lettera al Pon-
tefice suo zio, sollecitante l'esalta-
zione di Ignazio, come rendimento
di grazie a Dio, per la pacifica recu-
perazione di Ferrara alla Chiesa {^),

di fresco avvenuta ().


Il p. Filippo Rinaldi ai 20 di
aprile 1598 scriveva al p. Carlo Ma-
strilli, che la lettera di quel porpo-
rato era giunta tanto a tempo e
tanto a proposito, « che messe il
negotio in ottimo punto » {^). In-
fatti, la caldissima raccomandazione
dell 'Aldobrandini causò nei cardi-
nali dei Riti una eccellente impres-
sione. Ecco però impensatamente
un nuovo intoppo, cioè la partenza
di Clemente Vili per Ferrara, che
impedì la conclusione del negozio. CLEMENTE Vili
(Ippolito Aldobrandini, 30-1-1592 — 5-HI-1605).
Pensò allora il p. Rinaldi di spe- Da un busto conservato nella Villa Aldobrandini a Frascati.
dire al p. Mastrilli le informazioni
iuris et facti, le lettere venute di
Spagna ed il sommario dei miracoli,
affinchè il cardinale nipote presentasse tutto costumi, i miracoli di Ignazio, « figlio conce-
quel plico « di sua mano al Papa, facendo di pito, allevato, e educato in quel principato
nuovo offitio di sì buon amico » dell'Ordine. catalano » (^). Poiché da loro, come altresì
« Se l'Aldobrandini piglia la cosa con af- Filippo III aveva scritto l'anno innanzi, si

fetto » soggiungeva il Rinaldi, « e se ap-


, temeva la scomparsa dei testimoni, fatti già

prende che la sia di tanta gloria di Dio ed vecchi e decrepiti (^).

anco sua, quanto in vero è, sperarei che per Per buona fortuna parecchie testimonianze
mezzo suo la canonizzazione fosse per avere furono salve in grazia dello zelo amoroso di
effetto quest'anno santo, acciò si concludesse Pietro Ribadeneira, il quale nel 1595, con
l'autorità del patriarca d'Alessandria, Ca-
(') Mon. Ignat., ser. IV, II, p. 410. millo Gaetani, nunzio presso la corte spa-
p) Ibid.. p. 436.
(3) Ibid., p. 430-432.
() Cf. CiACONio, Vitae et res gestae RR. Pon- (1) Mon. Ignat., ser. IV, II, p. 438.
lificum, &, IV, 256. (2) Ibid., p. 501.
(5) Mon. Ignat. loc. cit., p. 436. (3) Ibid., p. 498.

- 17 -
gnuola, aveva raccolto molte deposizioni lecitudini del p. Ribadeneira, che subito die
fatte a giudici a ciò deputati, le quali, avve- avviso ai Prepositi provinciali di colà di non
gnaché « summarie, simpliciter , de plano, et perdere un attimo di tempo in un affare cui
sine strepitu et figura iudicii » ('), cavate poscia importava sommamente la brevità. Ai ret-
« informa authentica » (^) servirono a redimere tori di Burgos, di Pamplona, di Barcellona e
il tempo perduto con tanti indugi. di Gandia ordinò scegliessero, fra i miracoli
A dì 5 marzo 1605 moriva Clemente Vili; del Servo di Dio, i più sicuri e indubitati, i
il 1° del mese seguente era eletto Leone XI, quali avrebbero promosso la canonizzazione
che dopo ventisette giorni lo seguì nel sepolcro: con risparmio di tempo e pecunia.
E inviando a costoro i pro-
perciò,
cessi del 1595, raccomandò caldamente
di prendere un valente giurista o qual-
che curiale e pratico, esperti nella ma-
teria, per la buona e breve spedizione
del negozio.
Da Roma intanto il p. Lorenzo de'
Paoli, ai 4 aprile 1606, faceva sapere
al Ribadeneira di non ispingere l'affare

con troppa ansietà ricordandogli il fe-


stina lente dell'Urbe, e di « aprire bene
gli occhi nel fare il processo ». La
fretta mettere in gran rischio la causa,
e il p. de' Paoli volendo mandare due
remissorie già aveva toccato con mano
la delusione di tre nullità. Inoltre si

avvertiva Ribadeneira di mettersi in


il

disparte, essendo incompatibili gli uf-


ci di promotore e di procuratore in una

stessa persona, come lui, che dovea fun-


gere da testimonio nella causa. Questo
ammonimento punse sul vivo il p. Ri-
badeneira, che scrisse perciò a' 18 mag-
gio 1606 una piena giustificazione del
suo operato (').
Fkamct scvs Card ..TojLETvs Ai 4 di luglio 1605 (°) la commissione
ir(az ai " 1 /o 5 . movt 1
f^ C
degli Uditori di Rota, esaminati i pro-
Dall' Hamy, Galerieillustrée de la Compagnie de Jesus, vili, tav. 17
cessi, le informazioni e le istanze, e di-
scusso maturamente il negozio, emise
il voto che si dovesse accogliere la peti-
ai montava sul culmine apostolico
16 maggio zione, concedendo le remissoriali si ita San-
Camillo Borghese col nome di Paolo V. Sotto ctissimo piacerei. Perciò credeva che biso-
questo pontefice la causa ignaziana si avviò gnasse accordarle, almeno in nome della Con-
con più lieti auspici verso l'epilogo. gregazione dei Riti, a qualche arcivescovo,
4 luglio ebbero corso le remissorie
Infatti il con due o tre vescovi di quelle parti di Spa-
che autorizzavano ex officio l'esame dei testi- gna, dove Ignazio nacque e conversò, non-
moni giurati super excellentia vitae, sancti- ché al vicegerente dell'Urbe dove il mede-

tate et miraculis del Loiola, come altresì circa simo visse e morì (3). Inoltre la commissione
altripunti in quelle determinati (3). su accennata suggeriva che la causa fosse
L'arrivo delle compulsorie in Ispagna, in- affidata ad alcuni cardinali dei Riti, ovvero
sieme con il fausto annunzio delle remissorie ai tre uditori del Sacro Palazzo, Alessandro
in procinto di giungervi, raddoppiarono le sol- Ludovisi, Ildefonso Man9anedo e Giovanni

(') Mon. Ignat., ser. IV, II, p. 517-520.


(') Mon. Ignai., ser. TV, li, p. 128. (^) Commissio caus. Canonizationis P. Ignaiii, loc.
{") Ibid., p. 523. cit., p. 505-508.
(3) Ibid., pp. 521-527. (3) Ibid,, loc. cit., p. 507.

- 18 -
ì
B. Panfili, coll'incaiico di vedere unitamente nella famiglia del tesoriere pontificio Giovanni
tutti gli atti e processi, le deposizioni dei Poggi, e che, trattenuto a desinare, non
testimoni, per dar poi conto se le cose fos- mangiò che una aurata... forse una triglia.
sero procedute legittimamente e in ordine ('). L'uno e l'altro attestarono il grande concetto
Il papa Paolo V accolse la petizione. di santità in cui era presso i Romani.
Nei processi di Barcellona, svoltisi dallo Fabrizio de' Massimi rammentò che Ignazio
aprile al giugno del 1606, vediamo comparire andava in sua casa, e allora e anche per via
la intemerata e nobilissima
figura di Ettore Pignatclli,
duca di Monteleone, allora
luogotenente della Catalo-
gna. Non coevo d'Ignazio,
ma erede della devozione
dei suoi antenati verso di
lui, correndo l'anno del giu-

bileo 1600 si era recato a


visitare il sepolcro del Ser-
vo Dio e, come pegno
di
della sua venerazione, ave-
va donato una lamina di
argento con quattro grossi
ceri da ardere sulla tomba.
Fece il buon Duca un'auto-
revole testimonianza della
devozione dei Romani per
Ignazio, dei voti che adorna-
vano il sepolcro, e del pro-
digio operato nella persona
di Giovanna Pignatelli, du-
chessa di Terranova ; il

quale miracolo, esaminato


accuratamente, fu appro-
vato dal protomedico Quin-
zio Bongiovanni e dal chi-
rurgo Giulio Azzolini (*).
E qui torna pur bello
rileggere i processi compi-
lati, dove sfilano dinanzi

ai giudici parecchi genti-


luomini in Roma, che ri-
Nella Galleria Borghese in Roma.
chiamano i lontani ricordi
della loro infanzia.
sessantacinquenne Lorenzo Castellani,
Il parlava molto famigliarmente con lui, « et
ai IO ottobre 1606 rimembrava di avere cono- era tenuto per Roma per uomo molto santo...
sciuto il padre Ignazio fin dal 1547 mentre et io ancora lo tenevo et tengo ».
che visse nella chiesa, « che si chiamava S. Ai 13 settembre 1607 fu interrogato Ales-
Maria della Strada... oggi incorporata nella sandro de' Cancellieri che disse di aver cono-
chiesa del Gesù... io gli ho parlato molte volte sciuto il Servo di Dio « nel Collegio Romano,
e mi imparò la dottrina cristiana et l'Ave qual si faceva in casa di Capocci, hoggidì delli
Maria» (3). Un altro gentiluomo, Valerio Della Frangipani, incontro al palazzo Muti, dove
Valle, ricordò di avere conosciuto il Loiola sta il cardinale Bianchetto, e nel Collegio Ger-
manico che si faceva in casa Piccolomini » (').

Talvolta il padre lo menava da Ignazio che


(') Mon. Ignat., ser. IV, II, p. 507.
(5) Ibid.. p. 659.
(3) Ibid., p. 825, n. 7.
(I) Mon. Ignat., ser. IV, II, p. 827 sg., nn. 13, 14, 19.

19
gli tirava le orecchie; ed egli « baciavagli le padre sopra le 23 hore padre Igna-
ci mandò al

mani, come fanno li putti; « mi interrogava », zio a levare la benda, cognobbe, et allora lo

proseguiva « sopra la dottrina cristiana et ch'era in una chiesa piccola che stava dove sta
mi domandava quanto era che m'ero con- hoggidì la Casa Professa, che fu dell'anno 1550
fessato, et alle volte mi confessava e mi fa- ovvero 1551; né mi ricordo d'haverli mai par-
ceva carezze, come a putti... tutti li gentiluo- lato, se non con questa occasione... et dopo

mini, lo tenevano per santo: se bene la gente l'ho sentito nominare da molte persone per
bassa diceva questi theatini colli torti» (^). un gran huomo da bene et era fama publica
Nello stesso anno a' 22 settembre comparve della sua sancta vita e costumi » (').
dinanzi ai giudici deputati il nobile Gian- Il nobile Gaspare Garzoni, figlio di Quirino,

francesco Bocca, il quale ricordò la dimora che ospitò Ignazio nella sua vigna, e di Dia-
nora degli Alberini, ai 4 gennaio 1608, ricor-
dò « di avere cognosciuto il p. Ignazio nella
chiesola di S. Maria della Strada nella piaz-
za dell'Altieri, detta allora del Gesù, che gli
faceva molte carezze, alcune volte andava a
trovarlo, mandato dal genitore per baciar-
gli le mani ed alle volte per far venire il con-
fessore et dire la Messa in casa (^). Riportò
anche dei particolari su la vita di Ignazio
sentiti in famiglia dal padre, dalla madre
e dalla zia.
Vi è chi ricorda che aprì un collegio per im-
parare ai putti gratis nella casa di Cencio
Frangipani (3); altri che andò a vederlo
morto, ma non si potè accostare per la folla;
finalmente chi narra de' suoi funerali e se-
poltura, o della stanza dove « morse, fatta
cappella di grande venerazione» (*).

Dopo un lungo e faticoso cammino si ar-


rivò finalmente alla meta sospirata della
beatificazione d'Ignazio, il quale corsi cin-

quantatre anni dalla sua morte ricevette


i primi onori degli altari.
Ai 27 luglio 1609, Domenico Pinelli, pre-
fetto della Congregazione dei Riti e cardi-
Rame del Van Westherhout nel Galeotti, KitratU dei Prepositi nale vescovo di Ostia, in seguito di un esa-
Generali della Compagnia di Gesù, Roma, 1751, tav. 6. me maturo ed accurato della vita santa e dei
miracoli del Loiola, non che tenuto conto
d' Ignazio nella casuccia della vigna di Qui- delle numerose suppliche inviate al Papa
rino Garzoni vicino alla Trinità dei Monti, da omnes pene reges et principes catìiolici, di
e quando compagni andava accattando la
coi città, province, e capitoli cattedrali, emanò il
elemosina per vivere: « Et sono venuti alle decreto, che inseriva il Loiola fra i Beati (5).

volte in casa di mio padre, che gli faceva Ad accelerare il negozio influì immensa-
l'elemosina, et dicevano che non avevano da mente il cardinal Bellarmino, il quale scrisse
vivere; et alle volte li comperava del pesce nella Autobiografia: « Pro beatificatione B.
per darli da vivere. Però, anche in aspetto, Ignatii multa egit » (^) . Infatti, oltre dell'avere
mostravano di fare una santa vita » (*). segnalato al p. Acqua viva il tempo opportuno
Orazio Gigli a' 5 ottobre 1607 rammentava per isvolgere con frutto la non facile pratica, si
un ricordo d'infanzia. « ho cogno-
Io, disse,
sciuto il p. Ignazio con occasione che, sendo io,
(I)
Mon. Ignat., ser. IV, II, p. 829, n. 21.
(^) Ibid., p. 830, n. 24.
et mio fratello crisimati in San Giovanni, mio
(3) Ibid., p. 828, n. 19.
(4) Ibid.,pp. 839, 924.
(') Mon. Ignat., seT. IV, II, p. 828, n. 19. (5) Mon. Ignat., ser. IV, II, p. 945-948.
(*) Ibid., p. 829, n. 20. e*) Cf. Autobiographiam,-p. ^6. (Ed. Dòllinger)

- 20 -
adoperò eziandio presso cardinali della Con-i Beato.si accese più vivo nei suoi devoti il de-
gregazione, e con ampio voto richiese la beatifi- siderio di vederlo inserito nell'albo dei Santi.
cazione del Servo di Dio ('). Il 3 dicembre del- Era ancora fresco il giubilo della beati-
l'anno suddetto Paolo V diede fuori il breve ficazione, quando Martino Brenner, vescovo
con cui conferì ad Ignazio gli onori di Beato C^). di Seckau nella Stiria, supplicava già l'au-

Nella sua Autobiografia, il ven. cardinale gusto Pontefice di onorare « l'atleta di Cristo »

Bellarmino, insinua, che se la beatificazione con l'apoteosi cattolica ('). Al zelante pastore
ignaziana non si fosse com-
pinta allora, chi sa quando
avrebbe avuto luogo in av- RRANVS Vili BARBOyNVS PONTMAX*;;^
venire: Quod nisi tiinc pe-
ractum fuisset... Deus novit
quando heatificatio im-petrata
fuisset.
Certamente quali' onore
da attribuirsi al Loiola era
molto avversato da sorde
mene degli emuli dell'Or-
dine. Ciò apparve chiara-
mente nel fatto che, es-
sendo stati invitati alla fe-
sta del Beato tutti i car-
dinali della Congregazione
dei Riti, « per quello intrico
di poco amorevoli,
alcuni
che parlorno al papa, si di-
sinvitorno » (3). Così che
« il venerdì a mattina, 31
di luglio, N. P. Generale,
il p. Muzio Vitelleschi cantò
la Messa, alla quale fur pre-
senti grandissima gente et
tra gli altri l'imbasciatore di
Spagna don Francesco di Ca-
venne l'imba-
stro, et al fine
sciatore di Francia et tutti
due stettero in due sedie a
sedere, mentre il padre Gene-

rale fece il sermone, al quale


sitrovorno anco due cardina-
li Bellarmino e Delfino » {*).

Quasi tutte le religioni


mandarono a congratularsi
con N. P. Generale e tutta Roma si rallegrò unì pur la sua voce nel febbraio del seguente
grandemente per la festa al B. P. Ignatio {^). anno la provincia di Guipùzcoa che, esprimen-
do la sua gratitudine al Papa per avere glori-
5. - Ignazio santo. ficato quel suo^ran conterraneo, prega vaio al-
VENDO Paolo V, con breve del 3 dicembre
A 1609, decretato ad Ignazio gli onori di
tresì dicoronare l'opera incominciata col ca-
nonizzarlo quanto prima fosse possibile f).
Un voto somigliante facevano, il 25 aprile
(') Bellarmino, Autobiographia, p. 46. 1610, la città di Barcellona (3) e il regio con-
(^) Mon. Ignat. loc. cit., pp. 954-956.
(3) Memorie varie, in Mon. Ignat., loc. cit., p.950^.
{*) Lettera del 6 dicembre 1609. Mon. Ignat loc. , (') Mon. Ignat,, ser. IV, II, p. 956.
cit., p. 957. (^) Ibid.. p. 958 sg.

(5) Ibid., p. 950*. (3) Ibid.. p. 962 sg.

- 21 -
Catalogna ai 4 luglio del medesimo
sigilo di avesse di già deliberata la canonizzazione
anno, mentre l'ambasciadore di Filippo III, d'Ignazio come anco quella di
di Loiola,
in nome del sovrano, si adoperava alacre- Francesco Saverio. Di ciò abbiamo garante
mente col Pontefice per affrettare il faustis- la parola del Pontefice che, scrivendo a Wol-
simo evento ('). fango Guglielmo di Neuburg nella data testé
Nel fiorente rigoglio delle speranze successe accennata, diceva di avere da tempo stabi-
a' 28 gennaio 1621 la morte di Paolo V. Le lita la canonizzazione dei due eroi (').
petizioni tuttavia non cessarono con Grego- Da una memoria sincrona veniamo infor-
rio XV, salito al soglio apostolico il 9 feb- mati, che Gregorio decise spontaneamente di
braio successivo. Col nuovo Pontefice aprì accoppiare il nome del Saverio a quello di
la serie delle istanze il re cristianissimo Ignazio (*).

Luigi XIII, il quale dimandava la canoniz- Ma il buon Pontefice non poteva procedere a
zazione di Ignazio come primo favore fatto quell'atto solenne, prima di avere messo d'ac-
alla sua persona, per essere egli nato il 27 cordo le due Corone, francese e spagnuola, che

settembre, giorno in cui Paolo III approvò la v'erano interessate. Quante gelosie di prece-
Compagnia di Gesù, accolta, protetta e di- denza fiorivano nel secolo xvii Né Gregorio !

fesa in Francia dal suo defunto genitore ('). voleva essere palleggiato in quella tenzone di
Laonde reputava un tale atto di sua indi- futili risentimenti, talora sollevati ad un affare
cibile consolazione. La lettera del gran mo- di Stato. Roma
ambasciadori delle ri-
In gli

narca francese, tutta di sua mano, è monu- spettive corti si contavano i passi, e ciascuno
mento insigne della venerazione da lui nu- si affaticava per sopravvanzare l'altro.

trita pel Fondatore della Compagnia di Gesii; Una frase della lettera di Luigi XIII
ciò che ci spinse a riprodurla col grafico qui ingenerò nell'animo del Papa qualche per-
unito, cavato dall'autografo gentilmente fa- plessità. Bramava costui che la santificazione
voritoci dal Principe di Piombino (3). ignaziana, fosse la prima delle sante azioni del
Alle istanze del monarca francese tennero pontificato di Gregorio, e questi a' 30 aprile
dietro quelle non meno pressanti di Massi- 1621, aveva aderito alla brama del sovrano.
miliano duca della Baviera, e di Isabella di Una tale condiscendenza cozzava colla
Spagna. Quest'ultima supplicava altresì il promessa di Paolo V al re di Spagna, con-
Pontefice di conferire l'aureola dei Santi alla cernente la canonizzazione del B. Isidoro.
Serafina del Carmelo, Teresa di Gesù. Fortunatamente il Re Cristianissimo chiarì
Tantoal sovrano francese, che al duca presto la sua intenzione, di essere contento,
di Baviera palesò Gregorio nella risposta la che la glorificazione del Loiola seguisse dopo
sua propensione di glorificare il Loiola; ma quella del Beato Madrileno. Tolto questo
facevagli ben notare che in siffatto negozio impaccio, ne sorsero altri, sterpi incomodi
a chi era sul fastigio della Sede Apostolica in mezzo al cammino.
bisognava seguire l'impulso divino, anzi che Tanto in Roma che altrove corse voce che
l'umana autorità: Divino imperio non huma- il Papa avrebbe canonizzato Ignazio e il Sa-
nae auctoritati obsequi debemus (*). verio unitamente con Isidoro. Nell'ottobre
Ai 22 ottobre 1621 rispondeva pure ad del 1621 si fece arrivare al re di Spagna la
Isabella, manifestandole alcune delle diffi- notizia d'una imminente canonizzazione di
coltà, che incontravano le sue dimande; le quattro beati spagnuoli. Queste dicerie,
quali però rimosse .avrebbe il Pontefice ap- divulgate forse ad arte per creare indugi
pagato le brame della sovrana. In caso al solenne avvenimento, posto che non man-
contrario doveva costei persuadersi avere il cavano di suscitarenuove gelosie nelle due
Papa seguito il comando di Dio. corti, fornirono anche l'occasione molto pro-
Dall' altro canto, è pur cosa indubitata pizia ai Padri dell'Oratorio, di far inserire nel
che Gregorio fino dal 1° dicembre 1621 bel numero il loro Fondatore, Filippo Neri,
apostolo di Roma. Una tale dimanda era
(') Mon. Ignat., loc. cit., p. 978 sg. stata fatta eziandio dal Re Cristianissimo.
*Mémoire des moiifs qu'a eu Sa Majesié pour
(^)

demander la canonisaiion du B. Ignace. In Archivio


della Postulazione della Compagnia di Gesù. e) Ibid., in Arch. cit.
(3) In Archivio Boncompagni Ludovisi, E. 79. {') « *Memoria eorum quae contigerimi intra 4 men-
Lettera, 45 settembre 1621. canonizationem quattìwr Beatoriim ». Nell'Ar-
ses circa
(*) Nello stesso Archivio, loc. cit. chivio della Postulazione della Compagnia di Gesù"
^•(^\.^,=;^^^
^'><i{.

© l'V

^^^Sé-niJ-m? '
fm^^^wa^^m^/^^/^^iM^'
un

'jmmiM^'^é^Mé

tptmi hnmtt.

- 23 -
im^

ÌWS

tu^i
m
."v

^
ali^^^^^'

p^^/^5^

ed

j^ /^^«^^^.^^ 2^,^:^^W^ M/^^^^^^

- 24
//
V

^0A^^/m éjm f^ ^^"^ ^ ^^^^^^ ^


^reòwA^uà^

In buon punto però Luigi XTIT ai 2 di- sarebbe riuscita a Luigi XIII tale novità.
cembre 1621 con lettera al cardinale de Ma questo nuovo intralcio fu sbarazzato dai
Sourdis, dichiarò che l'inserzione del Neri, padri Carmelitani, giustamente trepidi del
non dovesse in verun modo causare ritardo risentimento del monarca francese. Infatti,
alla canonizzazione d' Ignazio. recatisi costoro dal p. Muzio Vitelleschi, Ge-
Addì 7 gennaio 1622 lo stesso re scriveva nerale della Compagnia, dichiararono di non
da Chateauneuf sur Charente al cardinal Ben- pretendere che il nome della B. Teresa figu-
tivoglio di pregare il Papa ad accelerarla. rasse nella Bolla dopo quello del B. Isidoro,
In detta lettera il monarca ricorda la parola ma soltanto di volere anche a lei decretati
datagli dal Pontefice, ed insiste che Ignazio gli onori di santa (').

nella bolla sia nominato subito dopo il B. Per motivi suaccennati il Papa andava
i

Isidoro %ans qu'auire le puisse precèder en a rilento: e per disbrigare il negozio con im-
cette solemnité. parzialità, lo diede in esame alla Congre-
Lo stesso ripeteva il medesimo giorno in gazione dei Riti, che fino al 17 dicembre 162
un'altra sua al cardinal de Sourdis, per la non ancora occupata.
se n'era
canonizzazione ignaziana: dont il me tarde, Un mese più tardi, nondimeno, ogni diffi-
diceva, de la voir achever ('). coltà era stata appianata, con gradimento
Per troncar corto, Gregorio aveva deciso scambievole delle due corti.
di canonizzare Isidoro, e poscia unitamente Infatti a' 17 gennaio 1622 l'avvocato con-
Ignazio e il Saverio {'). cistoriale Nicolò Zambeccari, bolognese, ri-
Dopo un colloquio con l'illustre e sì bene- chiese in concistoro la canonizzazione dei
merito Domenico, carmelitano, tornato di
p. due beati della Compagnia di Gesir. Due
fresco da Praga, l'ambasciatore spagnuolo si giorni appresso il cardinale del Monte, ve-
recò dal Papa, ed ottenne che la Serafica scovo di Porto, lesse la relazione del Loiola;
Teresa fosse unita al nome di Isidoro l'agri- nel concistoro poi del giorno 24, quella del
coltore. Ciò saputo dal cardinal de Sourdis Saverio; dopo di che propose en-
il Papa li

fece notare al Pontefice quanto spiacevole trambi per essere canonizzati.


Finalmente spuntò l'alba del 12 marzo
del 1622, giorno faustissimo per l'Ordine, che
(') *Memoria, loc. cit.
Cf.
(^) Ibid. In una consulta del p. Generale con
vide sollevati al supremo onore degli altari
gli Assistenti, tenuta il 23 dicembre 1621, si legge che, il suo Fondatore, Ignazio, e con lui Francesco
essendo imminente il decreto di canonizzazione dei Saverio, l'Apostolo delle Indie, gloria illibata
quattro Beati, nionuit p. Generalis ut Nostri loque- ed imperitura della Compagnia di Gesù.
rentur de praecedentia inter Sanctos sine ulta signifi-
catione voluntatis, ut nostri praeferrentur ». Consul-
tationes, 1611-1626, fo. 122. (') Memoria, loc. cit.
Con savio consiglio il padre Generale Muzio L'esperienza aveva insegnato che nella bea-
Vitelleschi ordinò a tutta la Compagnia di tificazione si erano commessi degli eccessi, e
festeggiare l'avvenimento con ragionevoli basta leggere le relazioni che abbiamo delle

S."' D. N.

D V R B A N I
DIVINA PROVIDENTIA
P A P AE Vili-
Bulla fiue iitterìe decretales Canonizationis S. I G N AT 1
Loiolae Societatis I E S Fundatoris V

S. IGNAXrVS-LOYOL A\frSl^
OCIET' lESy- FVNDATOR-
iBIIT-VLT- IVLIIMDLVI
ATATIS'SVEANN' LXVl< ^1

Li ,1* i- .-A./ 4'«_ ^cr^^tf^^


K O M -4i j Ex Typographia Reu. Camerae Apoftolica^
M. D C. XXVI.

dimostrazioni di buona e santa allegrezza, feste celebrate in Italia, nel Portogallo e


« levando tutto ciò che odorasse di profano e nella Spagna per farsi una idea della pompa
secolaresco » ('). sfarzosa sciorinata in tale occasione.E che
ilPadre Generale volesse osservate puntual-
(') Mon. Ignat., ser. IV, II, p. 980, mente le sue istruzioni circa tale materia.
Ar^
si può dedurre dalla lettera del () aprile 1623 dati a bella posta, per cosa di gloria sua e
al ]i. Pedrosa, do\-e iui;iunj^eva di dare ])ub- di applauso universale ».
bliehe penitenze e riprensimii ai Superiori che Seguitando sullo stesso tono passa a cri-
avessero trasgredito i suoi comandi ('). ticare il modo di procedere dei Gesuiti,
Né invero erano mancate critiche al di secondo lui, « diversissimi da tutte le reli-
fuori dell'Ordine sopra i festeggiamenti ce- gioni et chiese del mondo». « Essi» dice,
lebrati in quella occasione. « per tantino di concessione fattagli fan più
Una eco freschissima l'abbiamo da un me- strepito e solennità, che tutte le altre chiese
moriale che uno scrittore, rimasto anonimo, insieme di tutti i santi canonizzati ».

inviava a Marcello Filonardi del


Santo Uffizio con preghiera di ri-

metterlo al Papa (').

Diceva in esso, non senza acre-


dine ed apertissima iperbole, « che
due terzi dell'Urbe e forse più, in-
trinsecus sentivano male il fatto della
Congregazione dei Riti di aver con-
cesso solennità cosi alla prima, e
senza sapere né pensare che cosa e
di quanto momento, etc. Temeva
eziandio che in Spagna et Francia et
alibi le solennità stravaganti, et piti
che de canonizzati, farebbero strava-
gante mormoratione et strepito ».
« Io son vecchio », soggiungeva lo
zelante anonimo, « et indovinerò che
il Papa a quest'hora se n'é già pen-
tito... V. S. farà questo offitio di far
sapere le cose predette, e dargli il

foglio incluso, come ricerca la gra-


vezza del negotio... quod pertinet ad
fidem »

Che cosa affermava il fervido ve-


gliardo al Pontefice?!
« In tutti gli anni miei» esordiva,
« che pur son molti, non ho veduta
cosa di momento maneggiata con
maggior con maggior
arte, conclusa
fretta e riuscita con minor applauso MONUMENTO ARGENTEO DI S. FRANCESCO SAVERIO
nella chiesa del Buon Gesù di Goa.
e con maggiore mormoratione, etiam

di huomini gravi et da bene, che


questa solennità del Padre, hora Beato, Donde si rileva che le feste della beatifi-
Ignatio. Tutto perchè quei Reverendi son cazione d'Ignazio diedero su' nervi a parec-
vigilanti a non perder l'occasione di cosi buon chi. Tutto ciò dà lume a bene intendere il
tempo per loro, com'è il presente. Et perchè provvedimento del p. Generale Muzio Vitel-
N. S. come a tutti i principi, ha molta ca leschi, il quale, ad evitare a costoro nuove
restia di verità, quel che cagiona scandalo amaritudini, sopravvenuta la canonizzazione
o ragionevole mormoratione gli è dipinto da ordiaò si procedesse più moderatamente.
ambasciatori, da cardinali, etc, forse man- Ancora un particolare a questo proposito.
Nel 1611 il Sant'Uffìzio di Milano proibì un
libretto intitolato: Il ritratto di sant'Ignazio.
Nella lettera alla Compagnia, 26 ottobre lóig.
(')
rettamente
Siffatto divieto fa pensare, scrive
In Mon. Xaveriana, II, 682.
il Fumi, « come la di questo
canonizzazione
(^) Il documento pori a a tergo il titolo: *De hea-

tificatione Patris Ignatii. In Arch. Vat. Borghese,


gagliardo sostenitore del dogma non andasse
I, 28, f. 105-107. troppo a genio. Fu dubbio se punire un tale

- 27 -
che diede dello stolto al Papa che lo aveva rere dei cardinali presenti, questi, in numero
sollevato all'onore degli altari. Il Papa se ne di ventotto, espressero con voti di grande
rise e replicò che non era da farne caso » (^). encomio il giubilo di vedere quanto prima
glorificato colui che, al dire del cardinale
6. - S. Francesco Saverio. Ludovisi, sanctissimo cutque parem meritis...
Oriens hahuit apostolum evangelicae veritaiis;
A fianco di sant'Ignazio
mente l'amabile figura del suo diletto
compagno, Francesco Saverio, novum sola-
rifulge degna-
e secondo pronunziò
summis laboribus et
il cardinal Pignatelli
ignita caritate totum fere
tiimi ac decus, scriveva il p. Muzio Vitelleschi, orientale oceanum Christo Domino adiunxit et

novum praesidium, atque ad omnem perfectio- piscando venatus est ('). Uditi i suffragi del
nem calcar della Compagnia di Gesù ('). Sacro Collegio ed implorato il divino aiuto,
Gregorio XV decretò per il 12 marzo succes-
sivo la canonizzazione solenne del Saverio (^).

Sopravvenuta morte del Pontefice la


la
bolla fu emanata da Urbano VIII, suo suc-
cessore, il 6 d'agosto 1623, lo stesso giorno
insieme con quella di sant'Ignazio ed en-
trambe impresse a parte in elegante edizione
vennero largamente diffuse.
Seguirono, cominciando dal 21 gennaio
del 1624, festeggiamenti per la canonizza-
i

zione d'Ignazio e del Saverio nella città di


Goa, dove la tomba dell'apostolo sfolgorava
di continui miracoli. Vi presero parte tutte
le autorità civili, gli Ordini religiosi, il clero
ed immenso concorso di popolo. La pesante
urna di argento colle reliquie del Santo, por-
tata a spalla dai religiosi di S. Francesco,
percorse le vie della città {^).

Quel sacro deposito, non tocco dalla cor-


ruzione, riposò da prima nel vecchio Collegio
di S. Paolo; poscia fu collocato nel sacello
del B. Francesco Borgia della Casa Professa
Goana; finalmente nel 1655 passò a riposare
BRACCIO TAUMATURGO
DI SAN FRANCESCO SAVERIO nella ricchissima cappella al Santo dedicata,
venerato al suo altare nel Gesù di Roma. dove oggidì vanno a chiedere grazie non
Da fotografia del Sansaini presa direttamente solo i cattolici, ma anche i seguaci di Mao-
dall'insigne Reliquia,
metto, Budda e Confucio: tanto veneranda e
cara è rimasta in Oriente quella grandiosa
Paolo V ai 25 ottobre 1619, dopo un ma-
figura.
turo esame della vita, delle virtù e dei mi-
L'anno 1694 il p. Simone Bayard scriveva
racoli, ed in seguito al voto dei cardinali,
ai « Il corpo del
suoi confratelli di Francia:
decretò all'Apostolo delle Indie il titolo di
santo sta in un ricco monumento di argento,
Beato Il 24 gennaio 1622 Francesco Ma-
(s).
coperto da cupola e baldacchino sostenuto
ria del Monte, nel concistoro segreto, fece la
da otto colonne, tutto di argento, ed arric-
relazione della vita, dei miracoli, nonché
chito di infinite pietre preziose, collocate
dei meriti insigni del Beato; ai 16 del mese
senza alcun ordine per cagione della loro
seguente Gregorio XV nel concistoro semi-
moltitudine. In una nicchia o arca giace il
pubblico, manifestò il suo pensiero d'inserire
corpo del Santo, con i suoi abiti sacerdotali
nel catalogo dei Santi l'uomo ammirabile
sfolgoranti di gioie, che appena potevamo
vere Indiarum Apostolum. Richiesto il pa-
mirarlo per riverbero di quelle. Con in capo

(') Fumi, L'Inquisizione romana e lo Stato di Mi-


lano. Milano, 1910, p. 12. (') Ci. infra, p. 47.
[") Nei Mon. Xaver., II, 682. O Cf. Mon. Xaver.. II, 698.
(3) Vedi il Breve, in Mon. Xaver., II, 689. (3) Cf. Ibid., p. 775.

- 28 -
la berretta donatagli dalla regina del Porto- corpo dell'Apostolo dell'Oriente, che Iddio
gallo, che gli va debitriee della successione al andava glorificando colla incorruzione? Non-
regno. Non è facile valutare il pregio della dimeno se l'Urbe non ebbe il tesoro intero,
berretta, poiché non si veggono in essa che potè possederne una parte, cioè quel braccio,
carbonchi e diamanti. I capelli del Santo che tante anime aveva rigenerate a Gesù
neri e un po' ricci, nonché freschi tuttora: la Cristo col lavacro battesimale.
fronte quadra e spaziosa, con due vene grosse, L'anno 1614 a' 3 di novembre fu divelto il

brune e morbide, come si ritrovano in persone braccio dal corpo del Santo (') e, portato a
di talento e di applicazione: gli occhi neri, Roma, per venerarlo nella chiesa del Gesù. Il
vivi e dolci, con guardo penetrante, da sem- nome del Saverio venne inserito nel marti-
brare uomo che respira; conserva pure la rologio romano il 22 settembre 1663.
bocca rubiconda e la folta barba » ('). Con quest'ultimo atto la Chiesa ratificò
Invidiava Roma quel prezioso tesoro alla l'elogio scritto nel labaro della canoniz-
città indiana, ed avrebbe ambito l'onore di zazione:
collocare i resti Saveriani di fronte alla Ignatii miraculum est maximum: Xaverius.
tomba del Loiola. Ma, come togliere a Goa
la più splendida delle sue meraviglie, cioè il
Giuseppe Domenici, S. I.

(') Mon. Xaver., II, p. 777. (') JuvENCius, Hist. Soc. lesti, par. V, !ib. xv, n. 8.

^iS?>-

V
/ -i

3-FRANCrSCI XA^ERH
AMORIà ERGA DEVM ^*Mf»iTi,ji i<»^

''^"^^'ÀtÌ-iET HMC
\ .,>>
AC

IWpì^
III.

IL PONTEFICE SANTIFICATORE DI IGNAZIO DI LOIOLA


E FRANCESCO SAVERIO.

IREGORIO XV, INNANZI AL PON- Gerarca, e fu nominato nunzio presso Carlo


Alessandro Ludovisi, nacque
tificato Emanuele I di Savoia per trattare la pace
in Bologna 9 gennaio 1554 dal conte
il con Filippo III di Spagna. La felice riu-
Pompeo e dalla nobil donna Camilla Bian- scita toccata ai delicatissimi negoziati dal
chini. In ottobre del 1567 entrava convit- Ludovisi condotti, gli meritava l'onore della
tore nel Collegio Germanico, dove allora, porpora, conferitagli dal Pontefice 19 set- il

insieme coi giovani alemanni avviati al sa- tembre 1619, col titolo di S. Maria in Tra-
cerdozio, venivano educati numerosi adole- spontina. Sopraggiunta, indi a meno di di-
scenti della primaria nobiltà d'Italia. Due ciotto mesi, la morte di Paolo V, l'S feb-
anni vi rimase, sino al 22 settembre 1569, braio 1621 entrava in conclave, già da alcuni
frequentando l'umanità e rettorica nel Col- giorni raunato, e la dimane del suo ingresso
legio Romano, le cui scuole di filosofìa l'eb- ne usciva eletto Vicario di Cristo.
bero alunno nel seguente biennio scolastico, Com'ebbe cinta la tiara non tanto fece rivi-

quando piiì non era convittore del Germa- vere, secondo veracemente ne scrisse un con-
nico. Tornato in patria nel 1571 si addot- temporaneo ('), il nome dei Gregorii suoi an-
torò nell'una e nell'altra legge con fama di tecessori, quanto venne emulandone le virtù.
profitto segnalato; dopo di che fu nuova- Che in non più di ventinove mesi di regno,
mente in Roma ad esercitarsi in corte, bene sedò i tumulti della Valtellina già strasci-
accetto Gregorio XIII, inclinatissimo a
a nanti in formidabile vortice di guerra Francia
favorire un degno rampollo di Casa Ludo- e Spagna; con aiuto di genti e denari sostenne
visi. La via dei carichi e degli onori, co- l'imperatore Ferdinando II contro l'eretico
minciata coll'ufficio di primo giudice del ribelleConte Palatino e, trofeo della ripor-
Campidoglio, o Collaterale, venne con rara tata vittoria, ne ottenne la preziosa Biblio-
felicità percorrendo sotto papa Boncompagni teca di Eidelberg, aggiunta ai cimelii della
e i suoi successori, fino a Paolo V, che nel
(')Superiore^ Gregorios non magis nomine re-
1612 lo nominò arcivescovo di Bologna.
(1

« tulit quam
virtute ». Così nella iscrizione pei fu-
Mentre tutto consecravasi alle cure pasto- nerali in Bologna. Cf. Ciaconio-Oldoini, Vitae et res
rali del gregge, la sua rara prudenza attira- gestae Pontificum Romanontm et S. R. E. Cardinalium,
vagli nuovamente lo sguardo del supremo IV, 475.

- 30
Vaticana; fu largo di non dissimile appoggio taggio della Chiesa quelle lettere apostoliche
a Sigismondo re della Polonia alle prese coi con le quali, regolò in futuro la elezione dei
Turchi: spinse gagliardamente il Duca di Sa- Papi, eresse il 6 gennaio 1922 la Congrega-
zione de Propaganda Fide>
vietò di negare, anche nei
privati colloqui, l'immaco-
lato concepimento di Ma-
ria, accordò i voti solenni
di religione ai Chierici Re-
golari della Madre di Dio
e delle Scuole Pie, propose
alla venerazione dei fedeli,
come beato, fra Pietro de
Alcantara, e infine, omesse
altre sue preclare geste, cir-
condò del nimbo dei santi
Ignazio di Loiola e Fran-
cesco Saverio, insieme con
Filippo Neri, Isidoro l'a-

gricoltore e Teresa di Gesù.


Fu questo un insigne bene-
ficio col quale Alessandro
Ludovisi , asceso appena
sul soglio di Pietro, volle
mettere la corona al pecu-
liarissimo affetto per la
Compagnia di Gesù, da lui
nutrito fin dall'adolescen-
za, mentre era suo convit-
tore nel Collegio Germanico
e discepolo nel Romano,
affetto che gli si venne
ogni dì più rafforzando col
proceder degli anni.
La Compagnia di Gesù,
a sua volta, non omise di
sodisfare, come meglio per
lei si poteva, all'immenso
debito verso tanto Ponte-
fice.

Sette giorni dopo la su-


blime apoteosi, decretata
GREGORIO XV. da Gregorio all'ammirabile
Conservato a Villa Aurora presso il Principe dì Piombino, Loiola e al massimo dei
suoi figli, il Saverio, Muzio
voia a tentare l'espugnazione di Ginevra, ag- Vitelleschi, Generale dell' Ordine, inviava ai
guerrita cittadella dei calvinisti; non distolse trentaquattro Pro-
il sguardo dalle faccende religiose d'In-
vigile vinciali della Compa-
ghilterra, sempre in tutto ciò fedele al motto gnia seguente
la let-
assunto: Perfice gressus meos in semitis tuis, tera, degnissima di
e a niente altro mai intendendo che alla vedere qui per la
prosperità e all'incremento del pacifico ovile prima volta la luce,
di Cristo. come insigne docu-
Attestano anche oggi, e attesteranno in mento che ai posteri
perpetuo, le sue egregie sollecitudini a van- attesta il beneficio

- 31 -
immortale del Benefattore e la profonda ri- i< lati e nuovi effetti, ma etiandio aumentata; di
« maniera che finalmente pare che habbia ecce-
conoscenza dei beneficati.
« duto il segno de' nostri modesti desiderii con la
«Quella speranza che l'assunzione al pontifi- « canonizatione de' due santi nostri Padri Igna-
« cato di N. S. Papa Gregorio XV sin dal principio « tio e Francesco, abbracciata dalla Sua Santità

MONUMENTO DI GREGORIO XV NELLA CHIESA DI S. IGNAZIO IN ROMA.

« partorì ne' cuori di tutta la Compagnia, di aver « prontissimamente, sollecitata con pensiero e
« ricuperato in Sua Beatitudine le paterne viscere « istanza continua e condotta a felicissimo fine
« di Gregorio XIII, non solamente è stata da Sua Il con applauso universale di tutti e con gusto suo
« Santità ogni giorno più confermata con segna- « e dolcezza inesplicabile. Al quale affetto del

32 -
o?swrk.Yt\ A

i
3 T'V
B Beatissimo Padre mirabilmente corrispondendo Ma innanzi che il p. Giambattista Ursi
« l'Ili. "° suo Nepote, il Signor Cardinal Ludovisio,
scolpisse nel marmo la veritiera, concettosa
i( tanto a questa incomparabile gratia della cano-
sentenza, un suo confratello, il cui nome
« nizatione, come all'altre, che habbiamo rice-
« vute e ogni giorno riceviamo da Sua Beatitu- ignoriamo, apponeva la seguente iscrizione
« dine, ha sempre cooperato e coopera con somma sotto un altro simulacro del munificente Pon-
« benignità et efficacia. tefice, reggente con la destra il volume delle
« Pertanto, benché io son sicuro che figliuoli
i
Decisioni Rotali da lui pubblicate con sommo
« della Compagnia, riconoscendo questi oblighi,
applauso dei dotti:
« si sforzano, per quanto comporta la povertà
nostra, di mostrar continui segni di gratitudine
Il

« in ogni modo lor possibile, e massime nelle Messe,


GREGORIO XV. PONT. OPT. MAX.
i( orationi, penitenze et altri religiosi essercitii, QUOD SOCIETATIS lESU DISCIPLINAM ET IN
« tuttavia ho giudicato obbligo mio di ricordarlo NOBILIUM ADOLESCENTIUM CONVICTU ET IN
« di nuovo a tutti espressamente, come fo con la
HOC COLLEGIO LITTERIS MORIBUSQUE ILLU-
« presente, e insieme ordinare che per il particolare
STRAVIT QUOD IGNATIUM EIUSDEM SOCIETA-
« favore della canonizatione dei due Santi, ogni

K sacerdote dica quattro Messe, et ogni fratello TIS FUNDATOREM ET FRANCISCUM XAVERIUM
« quattro Corone per Sua Santità, e di più due altre ORIENTIS APOSTOLUM TUM ROGATU PRINCIPUM
« Messe e due altre Corone per l'Ili. mo Sig. Car- MA,XIMORUM TUM PROPRIAE PIETATIS IN-
« dinaie Ludovisio, supplicando con ogni affetto
STINCTU INTER SANCTOS RETULIT QUOD EAN-
« la Maestà divina e i medesimi santi nostri Pa-
lidri che si degnino di conservar l'uno e l'altro
DEM SOCIETATEM MONUMENTIS ORNAVIT OR-
Illungamente a santa Chiesa, con prosperità di NANDAMQUE FAMILIAE SUAE EXEMPLUM RE-
Iltempi, successo di ottimo governo e colmo di LIQUIT SEMINARIUM ROMANUM CONVICTORI
« ogni felicità per le persone e cose loro ».
LAUDATISSIMO PRINCIPI INTEGERRIMO AETER-
NAE MEiMORIAE ARGUMENTUM POSUIT (').
Poco più di un anno trascorso, da che il
Il Seminario Romano, che in questa guisa
Vitelleschi esprimeva questi dovuti sensi
perpetuava la memoria del suo inclito alunno,
di sincerissima gratitudine, l'anima eccelsa
non faceva che secondare i nobili propositi
di Gregorio X V
del Generale Muzio Vitelleschi. Poiché questi
veniva chiamata
nel 1640, al compiersi del primo centenario
al celeste guider-
della Compagnia, aveva voluto aggiungere
done e la preziosa
nuovo pegno della riconoscenza sua e di
sua salma dalla
tutto l'Ordine verso l'incomparabile Bene-
Basilica di S. Pie-
fattore, facendo sì che nel Collegio Romano,
tro, dove le ave-
di fronte alla statua di Gregorio XIII che
vano dato tempo-
lo fondò, un'altra, col titolo testé riferito,
ranea sepoltura,
venisse eretta a Gregorio XV, santificatore
passava all'antica,
di quell'Ignazio che fu primo padre ed autore
leggiadra chiesa
delle celebri scuole del Collegio di Roma (^).
del Collegio Romano, sacra all'Annuncia-
Pietro Tacchi Venturi, S. I.
zione di Maria Vergine. Quivi rimase come
in deposito; finché, eretto dal cardinale suo
Nepote il maestoso tempio Ludovisiano, la (') Cf. De Longobardis, Descriptio apparattis quo
venerata spoglia del Papa santificatore del %n festa S. Ignatii Societatis Jesu Fundatoris annum
Loiola e del Saverio fu onorevolmente ripo- MDCXXXX eiusdemSocietatis cenies<mum celebrava
Collegiitm Romanum, &•, Romae, ex Typ. Varesii,
sta nel magnifico mausoleo dello scultore
MDCLXXXTII.
Le Gros,dove un forbitissimo epigrafista (-) Cf. Ciaconio-Oldoini, IV, 465-476;- Cf. Nappi
napoletano fece incidere- Lugendus semper, Girolamo S. I., * Annali del Seminario Romano, par.

quod imperasset parum. III, 1-3, conser\-ati presso la Compagnia di Gesù.

IC/J

\nS^

- 33 -
IV.

IL CONCISTORO DEL 16 FEBBRAIO 1622.

INQUANTADUE CARDINALI FU- visi. Ma qua] che si fosse il Pontefice che


rono nel conclave, dove il 9 di feb-
i
li aveva inalzati all'altissimo grado, verifì-
braio 1621 riusci eletto Alessandro Ludovisi, cavasi allora un felicissimo fatto, che in-
che prese il nome di Gregorio XV. Un anno darno avresti desiderato cent'anni addietro,
appresso, ai 16 dello stesso mese, quando il ai giorni di Leone X; vale a dire che in
nuovo Papa richiedeva in concistoro semi- tutti, sia pure in varia misura, risplendeva
pubblico i suffragi del sacro Collegio sopra la schietta idea del principe ecclesiastico,
la canonizzazione cinque Santi, erano
dei membro venerando Senato della Chiesa,
del
discesi a cinquanta, nonostante i sei recen- quale a poco a poco si era venuta affer-
tissimamente chiamati da Gregorio a rive- mando sotto il salutare influsso del concilio
stire la porpora. E con esempio
ciò perchè, Quindi troviamo bensì nell'au-
di Trento.
pili unico forse che raro, nel breve spazio tra gusto consesso illustri mecenati, che vivono
il IO febbraio e il 18 ottobre di quell'anno, con le loro corti in mezzo allo splendore
ben otto Illustrissimi e Reverendissimi ave- di regia magnificenza; ma essa è diversa da
vano pagato il debito alla natura, quasi tutti quella, affatto secolaresca, onde apparvero cir-
innanzi la decrepitezza, parecchi prima della condati un Ippolito de' Medici, un Giovanni
vecchiaia, taluno persino nel fiore della età di Lorena e parecchi altri loro colleghi. La
virile ('). loro splendidezza, omai non più disgiunta da
Al predetto concistoro, solennissimo e stra- viva luce d'integerrima vita sacerdotale, ve-
ordinario pel numero non meno che pei meriti diamo munificamente usata in promovere il
singolari dei Beati proposti alle celesti ono- culto divino nei sacri edificii e nell'incorag-
ranze, intervenne poco pivi che la metà del giare le scienze, le lettere, le arti, che vanno
Collegio, essendo impediti ben ventidue por- rinsavendo dopo le gentilesche aberrazioni
porati dal prendervi parte o per assenza dalla del cosiddetto rinascimento.
curia o per altre cagioni. Sedici di questo Tutto ciò appena abbisogna di prova per
stuolo sì cospicuo provenivano da Paolo V, chi abbia qualche mediocre domestichezza
cinque da Clemente Vili, due da Sisto V, con la storia di Roma papale sul cadere del
un solo da Gregorio XIII; i quattro ri- Cinquecento e nel primo quarto del secolo
manenti erano novelle creature del Ludo- decimosettimo.
Le chiese romane di Sant'Ignazio, di
(') Erano defunti: Pietro Aldobrandini, f lo-ii
Sant'Andrea della Valle, di San Carlo a' Ca-
1621, an. 50. -Ladislao D'Aquino, | 12-11, an. 75. tinari, di Santa Maria della Vittoria, dei
- Giacomo Sannesi, | 20-11, an. 62. - Benedetto
Santi Quattro Coronati, del Gesù e altre pa-
Giustiniani, f 27-111, an. 67. - Ludovico di Guisa,
recchie attestano tuttora la magnifica libe-
t i-vi, an. 39. - Giambattista Bonsi, f 4-vii.
an. 67. - Roberto Bellarmino, f 17-ix, an 79. - Ludovico Ludovisi, Ales-
ralità dei cardinali
Bartolomeo Cesi, f i8-x, an. 55. sandro Peretti, Giambattista Leni, Scipione
Borghese, Giangarzia I\lillini, Alessandro e lavoro destinato a commemorare la tercen-
Odoardo Farnese. Dettile tl'inipcritura me- tesima ricorrenza del glorioso avvenimento.
moria rimangono anehe oggidì ]e profuse Li pubblichiamo nella loro lingua originale,
lai'gizioni in opere di pietà e di beneficenza preceduti da brevi notizie biografiche ac-
dei eardi nali Gaspare
Alessandro Borgia, compagnate dallo stemma cardinalizio di
Orsini, Marcello Lante, gran benefattore ognuno dei votanti, tolti le une e l'altro dal
quest'ultimo, specie degli Os'pedali di Santo Ciaconio-Oldoini. Le strettezze dello spazio
Spirito e dei Fatebenefratelli, non che di non non ci consentirono di aggiungere ai suf-
pochi conventi e monasteri dell' Urbe. Le fragi la versione in volgare, la quale tuttavia
storie letterarie dello stesso periodo non tac- volemmo non fosse desiderata per l'allocu-
ciono le benemerenze acquistatesi verso ogni zione del Sommo Pontefice.
genere di studi, sia con la protezione, sia col ventotto voti, benché tutti rispondano a
I

contributo apportatovi col proprio ingegno, un quesito medesimo, non lasciano di offe-
dai cardinali Federico Borromeo, Guido Ben- rire bella varietà, originata, ci sembra, dal
tivoglio, Maffeo Barberini, Roberto Ubal- vario punto di vista nel quale ciascuno dei
dini, Domenico Ginnasi, Francesco Sacrati venerandi suffraganti tolse a contemplare
ed altri lor somiglianti. la vita e le geste deidue avventurati eroi.
Or tale essendo la veneranda accolta dei Però, in quelli per il Loiola ritroviamo, at-
padri cui Gregorio XV richiedeva se il Vica- traverso pur varie parole, mirabile uni-
le
rio di Cristo dovesse procedere a dichiarare formità di pensiero; ed è che Ignazio, anche
santi Fondatore della Compagnia
il di Gesù e prescindendo dalla provata eroicità delle sue
l'Apostolo delle Indie, ognun vede se le loro azioni, fu veramente santo perchè Fondatore
risposte, unanimemente affermative,
tutte della Compagnia di Gesù, o, come disse il

debbano riuscire uno dei più preclari monu- celebre cardinale Ubaldini, meritò l'ascri-
menti che possa mai esibirci la storia della zione alla Chiesa trionfante come colui che
sublime apoteosi cristiana decretata ad en- alla militante aveva felicemente ascritte tante
trambi. migliaia di combattenti.
Per questo appunto credemmo dovessero
tornare a vedere la luce (') in questo nostro e vescovi; quelli pel Saverio trovarono recentemente
luogo nei Mon. Xaver. II, 687-678. Nel ripubblicarli
(') Il bollandista P. Giovanni Pien pubblicò nel seguiamo il testo del ms. conservato nell'Arch. della
1731 negli Ada SS., iul. to. VII, Coni, praev. cii-civ i Postulazione delle Cause dei Santi della Compagnia
suffragi del Sacro Collegio per la canonizzazione di di Gesù; rispetto all'ordine ci attenemmo a quello
S, Ignazio, insieme con quelli dati dagli arcivescovi tenuto dal P. Pien.

ALLOCUZIONE DEL SOMMO PONTEFICE GREGORIO XV.

DEL B. IGNAZIO DI LOIOLA.

ERITO ab hac Sanata Apostolica Sede honores a ragione questa Sede Apostolica deve ono-
BEN
M^ illi debentur, qui prò ea defendenda ac pro-

pugnanda se familiamqne suam sanctissime de-


rare colui che, alla sua difesa ed esaltazione,
santissimamente consecrò se stesso e la sua fami-
vovit. Intelligetis, opinor, Fratres dilectissimi, glia. Voi intendete, credo, Fratelli dilettissimi,
de quo loquamur. Nobis profecto videtur acco- di chi Noi parliamo. E veramente ci sembra che
modari posse beato Ignatio illud praeconium si possa applicare al b. Ignazio l'elogio che la Sacra

quod de Josue Scriptura commemorat: « Fuit Scrittura riferisce di Giosuè: « Fu grande secondo
magnus secundum nomen suum, maximus in il suo nome, sommo nel salvare gli eletti di Dio,

salutem electorum Dei expugnare insurgentes Dell'espugnare i nemici che gli si opponevano,
hostes, ut consequeretur hereditatem Israel ». affinchè conseguisse l'eredità d'Israele ». '^Eccli.,

{Eccli., XLVI, 1-2). XLVI, 1-2). Difatti e Ignazio arse egli stesso
Nam et igne charitatis in Deum exarsit Igna- comunicò senza
del fuoco della carità divina e lo
tius, et ignem illum in eos, qui praedestinati sunt tregua a coloro che furono predestinati da Dio, e
a Deo, indetinenter immisit, et hostes, eodem colla sacra milizia, da lui aiTuolata e fornita di
ipso tempore adversus electos Dei insurgentes, armi al tutto opposte, prese a combattere e vin-

- 35
sacra militia cunscripta et contrariis armis in- cere inemici allora insorgenti contro gli eletti
structa, expugnare coepit, et quotidie, Deo duce, di Dio, continuando ogni giorno col divino aiuto
magno Ecclesiae bono expugnat. Ut propterea, a vincerli con grande vantaggio della Chiesa.
sicut beatae patriae hereditatem consecutus
ille Perciò giudichiamo conveniente che, siccome egli
est meritis suis, ita definitione nostra id decla- consegui co' suoi meriti l'eredità della beata Pa-
rari aequum esse iudicemus. Persuadet hoc tria, così Noi ciò dichiariamo con la nostra defi-

nobis eius vita per virtutes admirabiles, et generi nizione. A questo ci muove la considerazione
humano saliitares, perpetuo traducta, et mira- della sua vita, trascorsa nell'esercizio di virtù am-
culis ante ac post mortem editis divinitus illu- mirabili e utilissime al genere umano, e prima
strata. Gratum tamen Nobis erit si quid Vos, e dopo morte coi miracoli d-\ Dio illustrata.

Fratres, super hac re sentitis in praesentia re- Tuttavia Ci sarà gradito se voi, o Fratelli, ver-
feratis. rete esponend:) ciò che sentite in proposito.

DEL B. FRANCESCO SAVERIO.

BEATI Francisci Xaverii virtus tanta


aggregandis Deo nationibus, ut quod Isaiae
fuit in
LADioVIRTÙ nazioni Francescogrande
le
del B. Saverio
che possiamo
fu così
in trarre a

dictum est, merito in illum transferre possimus: bene a ragione applicargli ciò che fu detto ad
« Ecce dedi te in lucem gentium, ut sis salus mea Isaia: « Ecco che io ti ho costituito luce alle genti,
usque in extremum terrae » (Isai., xlix,6). Xa- affinchè tu sia la salute data da me fino agli ultimi
verius enim tam longe lateque Evangelii lucem confini del mondo » {Isai., xlix,6). Poiché il Sa-

protulit inter gentes, ut usque ad extremam verio portò tanto lungi e largamente diffuse il

horam in Japoniam ipsam, ultimam Orientis lume Vangelo tra'


del gentili, che introdusse il
oram, Romanae Fidai nomen invexerit. Cum nome Fede Romana perfino nel Giappone
della
igitur in hunc admirabilem virum, vere India- ultimo lembo dell'Oriente. Perciò, concorrendo
rum Apostolum, et vitae sanctitas et claritudo in quest'uomo ammirabile, vero Apostolo delle
miraculorum et populorum vota concurrant, Indie, e la santità della vita e la chiarezza dei
illum inter Sanctos referre consilium Vos est. miracoli e i voti dei popoli, pensiamo d'iscriverlo
interea, Fratres charissimi, sententiam vestram nel novero dei Santi. Intanto Voi, Fratelli ca-
nobis aperite. rissimi, palesateci il vostro parere.

SUFFRAGI DEI CARDINALI.

I. CARD. FRANCESCO MARIA DEL MONTE.

Da Montesantamaria nella provincia di Pesaro Urbino, ma nato in Venezia di nobi-


lissima stirpe nel giugno 1543. Sisto V, a preghiera di Ferdinando de' Medici, che lasciava il sacro
Collegio per passare al governo del granducato di Toscana, il 14 dicembre 1588 creò Francesco
cardinale diacono del titolo di S. Maria in Domnica e gli dette la prefettura dei Riti. Morì in Roma
il 27 agosto 1627 e venne sepolto nella chiesa di S. Urbano in via Alessandrina.
Nel concistoro segreto dei zj. gennaio 1622 il Del Monte fu relatore della causa di santi-
ficazione dei cinque Santi e primo, dopo Urbano Vili, soscrisse la bolla di canonizzazione
del Loiola il 6 agosto 1623.

Ignatius Loiola ab humana ad caelestem adiumenta et ornamenta accedere et in dies


militiam a Deo vocatus, praeter innumeras eius accrescere conspiciuntur.
virtutum laudes laboresque immensos, prò di- Iure igitur merito tamquam lucernam, in
vini nominis gloria susceptos ad optatumque cunctorum hominum conspectu ardentem, per
finem perductos, catholicam fidem ac religionem, Sanctitatem Vestram in Sanctorum numerum
quam humani generis, hostis haereses suscitando cooptari posse censeo.
labefactare Societatem amplissimam
tentabat,
omnique virtutum genere florentem ac ornatam Franciscus Xaverius tot virtutum meritis,
instituendo, Deo iuvante, mirandum
erexit et totque miraculorum splendore corruscat, ut,
in modum amphficavit. Unde ex tot tamque si recensere singula aggrederer, locum aliis di-

strenuis catholicae Ecclesiae militibus ad totum cendi nullum relinquerem.


christianum orbem innumera catholicae fidei Liceat mihi id solum in medium afferre, hunc.

36 -
ex praecipuis eius virtutibus admirandisque re- Apostoli nomen et facta apud omnes gentes
bus gestis, quae in mea Relationc explicatae et sortitum fuisse, proptereaque maxime dignum
apud Rotae Auditores et sacram Rituum Con esse ut in Sanctorum numerum per Sanctita

gregationem comprobatae fuerunt, veri Indiarum tem Vestram cooptetur.

2. - CARD, ALESSAN'DRO PERF.TTI

Da Montalto, pronipote di Sisto V per linea materna, \enne da l-ji aggregato al sacro Col-
legio, ccl titolo di San Girolamo degli Schiavoni, nella prima promozione dei 13 maggio 1585,
quando appena confava quindici anni d'età. Provveduto di beneiìcii e pingui abazie seppe fare

santo uso delle ingenti sue rendite, mostrando in ogni sua azione animo nobile e generoso quanto
potrebbe attendersi da chi fosse nato e cresciuto in alta fortuna. Si spense immaturamente il

1625 tra il compianto universale dei poveri, lasciando, monumento perenne della sua munifi-

cenza, il tempio di Sant'Andrea della Valle.


Riposa in decoroso sepolcro in S. Maria Maggiore nella cappella Sistina, edificata dal

grande Pontefice, suo zio.

CuM admirabile Ign.\tii Loyolae in Sedem Si hominum mentis par ratio tribuenda est,

Apostolicam studium extiterit, iure optimo nihii tam convenit, quam decernere ut Xa-
sane
Sanati appellationem ab ea vindicare sibi vi- VERii nomen sanctum apud omnes gentes ha-
detur. Etenim, compluribus editis egregiae beatur. Ole enim Christi nomen in ultimas ac
probitatis exemplis, eam demum Societatem remotissimas solis orientis regiones summis cum
instituit, quae huius sanctae Sedis obsequiis, vitae periculis intulit.
perpetuis sese votis obstringeret.

3 - CARD. OTTAVIO BANDINI.

Vescovo di Ostia e Decano del sacro Collegio. Oriundo di nobile e vetusta famiglia fio-

rentina, visse fin dalla prima adolescenza in Roma e da Clemente Vili il 5 giugno 1596 \enne
elevato all'onor della porpora. Mori il 1° agosto 1629: le sue ossa riposano in ricco sepolcro
in San Silvestro al Quirinale. Virtuoso, forbito umanista, uomo di rara prudenza fu in modo
particolare caro, oltre che a Clemente, ai sommi Pontefici Paolo V, Gregorio XV e Urbano Vili,
soliti di chiamarlo venerandum senem, Sacri Scnaius delicias ac patriae suas deciis. La Compagnia
di Gesù, da lui prediletta,come si scorge dal suo voto per la santificazione del Fondatore,
fece coniare in sua memoria una medaglia, in occasione della prima pietra della chiesa di
S. Giovanni Battista, del Collegio di Macerata, gettata allorché egli reggeva la legazione
della Marca d'Ancona.

Magna ac mira sunt quae gessit Ignatius dum accessit, tot populorum ac regnorum dato in-

viveret, sed multa etiam alia et fortasse malora cremento. Sed, Beatissime Pater, quid hoc
quotidie gerere dicendus Nam quotquot
est. profuisset, nisi Franciscus Xaverius, divino
caelestis doctrinae ubique terrarum
semina impulsus numine, in vastissimas illas regiones
Societas ab ipso instituta spargit, quos ethnicos descendisset, nisi ille efferatas gentes inibi ad
aut haereticos ab erroribus avocat, quot gym- humanitatem et christianam caritatem tradu-
nasia ad sapientiam promovendam alit, Ignatio xisset, nisi miraculis innumeris ac apostolicis
sunt accepta ferenda, non tantum quia haec documentis dura illorum hominum corda ad
docuit, sed quia vivens etiam opere complevit. veram fìdem flexisset? Haberemus certe infini-
Qui igitur, non solum praeteritis, sed futuris tum populi numerum, non solum idolorum cul-
etiam in dies illustrioribus clarescit meritis, torem, sed nobis hostem, Ecclesiae sanctae
dignus sane est ut ad maiorem Dei gloriara, ut infestum ac Deo Opt. Max. rebellem, quem modo
verbis Ignatii utar, quae semper in ore habebat, amicum socium ac in religione unanimem ha-
in album Sanctorum, si Sanctitati Vestrae bemus.
videbitur, referatur. Tantum Francisci opus inter alia facit, Bea-
tissime Pater, ut nemo sit qui illum apud
Indiarum ac novi orbis acquisitione, antiqui- Deum triumphare et apud nos
inter beatos
tati incognita et posteritati semper invidenda, Sanctorum cultum mereri, ut Sanctitas Vestra
magnum saeculo nostro decus atque ornamentum cogitat, iure optimo non existimet.

- 37 -
4, CARD. GIANGARZIA MILI.INI.

Patrizio romano, bencliè nato in Firenze il 1572, lasciò gran fama di sé qual personaggio
virtuoso e mecenate delle lettere e delle arti.

Paolo V, che nella seconda creazione dell'ii settembre 1606 l'elevò al cardinalato, lo fece
suo Vicario, e gli conferì il titolo dei SS. Quattro Coronati, la cui chiesa il Millini di poi re-
staurò con regale munificenza. Morì nel 1629 all'i i ottobre. Decio Memmoli ne scrisse una
biografia. I nepoti Urbano e iVIario, dandogli onorevolissima sepoltura nella cappella genti-
lizia della famiglia in Santa Maria del Popolo, col seguente saluto conchiusero l'epitaffio, che
tutte riepiloga, le geste del venerando porporato:

Vale lector et gratulare alterum ex Millina familia virum


heroum similem humano generi datum.

Beatus Ignatius Loiola, non eis tantum Beatus Franciscus Xaverius, Christi miles
virtutibus, quae ad vitam recte instituendam indefessus et, ut Sanctitas Vestra dixit, illustris
ac fugienda vitia pertinent praedicandus est, Indiarum Apostolus extitit, amore in Deum
verum etiam ut magnae illius Societatis auctor, et proximum aestuans, nulla non adiit prò ca-
quae in universo mundo fidai catholicae pro- tholica fide pericula, nullis prò animarum sa-
pagatrix, Martyrum fecunda mater et virtutum lute pepercit laboribus, nihil ei fuit difficile,
omnium speculum et exemplar iure potest nihil invium, nihil intentatum quod Dei gloriam
appellari, suavissima sanctitatis fragrantia et vel sanctam proximi saperet institutionem.
miraculorum splendore replevit orbem ter- Tanta denique clarum hoc Ecclesiae lumen
rarum. vitae sanctimonia claruit, tot et tantis miraculis
lustum itaque indico et expedire Ecclesiae effulsit,ut communi Ecclesiae bono et exemplo
Dei existimo, ut a Sanctitate Vestra inter Sanctorum catalogo absque ulla haesitatione a
Sanctos referatur. Sanctitate Vestra adscribendum esse censeam.

5. - CARD. CARLO GAUDENZIO MADRUCCI.

Fu nipote di Ludovico e pronipote di Cristoforo, celebri membri del Sacro Collegio nel
sec. .XVI. Clemente VITI, ad istanza dell'imperatore Rodolfo gli conferi il cappello cardinalizio
nel 1605, assegnandogli il titolo di San Cesario.
Da Trento, in cui dal 1600 fu vescovo, passò verso il fine della vita, a stabilirsi in curia,
e in Roma visse tenendo alta la dignità di principe della Chiesa per integrità di costumi e
regale splendidezza.
Il mordace Pasquino non trovò da censurare in lui che la franchezza del parlare e l'affe-

zione mostrata a una scimmia e a un cagnolino. Settuagenario morì in Roma, dove, presso
lo zio Ludovico, il Padre dei poveri, ebbe sepoltura nella cappella Madrucci in Sant'Onofrio al

Gianicolo.

Admiror sanctitatem vitae B. Ignatii Urbi Aequum est ut eximia charitas B. Xaverii,
et orbi probatissimam eiusque eximiam fìdem, diu miraculis primi et secundi gradus illustrata
ob quam puto meruisse eligi fundatorem tantae in Indiis, ob quam nomen Apostoli merito fuit
Religionis ad propagationem eiusdem fidei ex consequutus, hodie in Alma Urbe solemni ca-
animo incumbentis; ad cuius etiam fidei decus nonizatione decoretur.
in Sanctorum numerum videtur adscribendus.

6. - CARD. MARCELLO LANTE.


Chiamato a ragione dai contemporanei il Giovanni Elemosiniere del loro tempo, fu d'ori-

gine pisana. In Roma, dove nacque il i.s6i. Paolo V l'insignì della porpora al principio del
pontificato nel 1606, col titolo dei SS. Quirico e Giulitta. Copioso è l'elenco delle fabbriche, dei
sacri edifizi, de' luoghi pii da lui eretti e ristaurati, sia in Todi, la cui diocesi resse dal 1606
al 1625, sia in Roma e in Velletri. Basti qui ricordare il ponte Acuto, la chiesa della Madonna
delle Grazie e quella, ora scomparsa, di S. Maria Liberatrice al Foro Romano, l'ospedale dei
Fatebenefratelli a San Bartolomeo all'Isola. Più che nonagenario, decaro del sacro Collegio,
pianto dai poveri, s'estinse il 1P62, e, senza alcuna iscrizione, fu deposto nella cappella da sé
fabbricata in San Nicola da Tolentino.

CuM ea, quae de B. Ignatii vita, admirabili blico consistorio in medium aliata sunt, veris
exemplo traducta, tam in secreto quam ih pu- probationibus innitantur, zelus et salutis alienae
studium, qua laude in primis B. Ignatius flo- B. Franciscus Xaverius apud Indos, Sinas
ruit,postulare mihi videntur ut eum Sanctitas atque laponios inclaruit, et quibus cum huius
Vestra ex illorum numero esse decernat, quos Palatii Apostolici Auditores tum Sacrorum Ri-
Christiana pietas quotidianis honoribus venera- tuum Congregatio, post diuturnam consulta-
tur. Ouem enim tamquam ducem Marcellus TI. tionem, suum calculum apposuit, ut iam pri-
ad catholicam fidem tuendam confìcere bella- dem huc exterorum vota hominum pervenerint,
torcs iussit, ut iis postea ipse, aliique Summi ipsum in Sanctorum classem referri postulan-
Pontifices uterentur, eundem aliquando decet, tium. Enimvero Paulus V. plenos ei Beatorum
sublato fanctitatis vexillo, in Ecclesiae mili- honores conferre studuit, sed Tibi certo Dei
tantis castris et in confertissimo nationum om- Consilio res tanta, Pater Sancte, reservata est,

nium theatro triumphare. ut quae Societas Gregorium XIII. ampliiìca-


torem terreni census habuit, caelestem a XV.
Tanta est rerum gestarum copia, quibus consequeretur.

7. - card. GASPARE BORGIA Y VELASCO.

Decimo dei dodici membri di questa celebre famiglia assunti alla porpora, pronipote di
quel Francesco Borgia che il Loiola ricevette nella Compagnia di Gesù ed ebbe successore, prima
nel generalato, poi nella glorificazione della Chiesa, G.ispare fu tanto imitatore ed emulo delle

virtù del prozio, quanto dissimile da altri suoi antenati, ombre fosche nel venerando Senato
della Chiesa. Paolo V lo nominò cardinale di Santa Susanna nel r6ii, mentre ancora, come
i più opinano, non contava venticinque anni d'età. Ambasciatore del Re Cattolico in Roma,
distribuì ogni anno della sua ambasceria diecimila scudi d'elemosina ai poveri. Dall'arcive-
scovato di Siviglia trasferito di fresco a quello di Toledo, la morte lo colse non decrepito in
Madrid il 2S decembre 16.15. A dimostrare la divozione sua verso i due santiiicandi, dichiarò
in pubblico che i suoi suffragi per la loro canonizzazione erano « ex redundautia cordis magis,
quam praemeditatione prolata ».

CuM Ignatius a Loyola eximiis suis virtutibus Franciscus Xaverius, Ignatii filius, atque
ac Religione Societatis ad fidei propagationem optimo suo parenti in virtutum praestantia ac
ac catholicae Ecclesiae defensionem instituta, laboribus prò Dei gloria ac fidei propagatione
maximum ad eiusdem Ecclesiae attulerit prae- susceptis quam simillimus, dignus est ut ei,

sidium et ornamentum, aequissimum est, ut cuius vestigiis felicissime institit, in honorum


Sanctitas Vestra, vicarius Christi, eos Ignatio gradibus associetur.
decernat honores, quibus viri insignes de eadem
Christi sponsa optime meriti decorantur.

8. - CARD. DOMENICO GINNASI.

Clemente Vili nel i6o.| l'assunse al Collegio cardinalizio col titolo di San Pancrazio. I

sette lustri che ritenne l'alta dignità, non meno che tutto il lungo suo corso mortale, provarono
la felicità della scelta di questo modesto gentiluomo, figlio d'un valente medico di Castel Bo-
lognese.
Cile il Ginnasi per ispecchiata condotta, fervore intimo di pietà, studio di sacre lettere,
spirito di beneficenza per ogni causa pia, riuscì vero lustro del sacro Collegio e ben meritò si

scolpissero al suo sepolcro in S. Lucia delle Botteghe Oscure, quasi epilogo della lunga sua
vita, le parole del Salmista:

Cogitavi dies antigiios et aniios aelei'uos in mente Jiabui.

Beato Ignatio lux maxima fuit a Deo. Nam, Inoffenso currat pede Franciscus Xaverius,
omissis quae de eius vita laudabili et miraculis verus Dei Apostolus nuncupatus; infìrmos sa-
probata dicuntur, in fundatione Societatis ei nabat, mortuos, virtute Dei, ad vitam revocabat,
magis lucere visa est, cum ex ipsa tot doctores linguis loquebatur variis, ita ut unusquisque
eximii, inartyres, confessores oriantur, per quos lingua sua illum loquentem audiret, intelligerec,
fides Christi in universum mundum praedicatur, perciperet.
verum lumen, quod ex luce lucet. Haec mihi Haec enim apostolica sunt; et vestra apostc-
sola ratio suffìciens videtur, ut Deo carus servus lica auctoritate ut inter Sanctos Dei reputetur
iudicetur. censeo atque indico.

- 39 -
9. - CARD. ROBERTO UBALDINI.

Fiorentino di nascita, pronipote, di Leone XI (Alessandro dei Medici), fu erudito nelle lettere
e nella filosofia dai Gesuiti di Perugia, La subitanea scomparsa del prozio gli differì soltanto,
non gli stornò, il cardinalato, cui Paolo V, succeduto a Leone, lo promosse nell'agosto del 1615
col titolo di S. Matteo in Merulana, degno riconoscimento dei servizi resi alla S, Sede nella
sua lunga nunziatura di Francia (i6o?-i6i5). Gran mecenate degli artisti, giusta le splendide
tradizioni di casa Medici, gran parte della sua fortuna elargì in sollievo de' poveri, e poi tutta
intera a'ia recentissima Congregazione di Propaganda Fide. La morte lo colse avanti la vec-
cliiezza il 1635, dopo vent'anni di cardinalato. Elesse modesto sepolcro alla Minerva, avendo
riserbata una splendidezza veramente regia al mausoleo a sue spese eretto al prozio Leone
nella Basilica Vaticana,

QuoTQUOT sunt ubique terrarum Societatis In Beati Francisci XaVERii rebus gestis
lesu in hanc sanctam Sedem et catholicam primaevam agnoscimus nascentis Ecclesiae san-
religionem egregia merita, tot profecto habemus ctitatem, apostolicum piane virum, imo Apo-
B. Ignatii I.oyolae miracula, argumenta
tot stolum nobis ostendunt gesta, virtutes, mi-
sanctitatis, quam rite legitimeque probatam racula.
dum christianus orbis agnoscit universus, Gallia Profecto, Beatissime Pater, ab hac sancta
praesertim ipsa iam dudum in preces effusa, Sede nulli iustius Sanctorum honores decerni
tantam Hispani viri virtutem admirata atqiie possunt quam illi, qui eiusdem Sedis fidem et
ope experta, merito Sanctitas Vestra Ecclesiae auctoritatem ad extremos usque terrarum fines,
triumphanti illum debet adscribere, qui militanti verbo docuit et iìrmavit exemplo.
tot bellatorum millia tam feliciter adscripsit.

IO. card. GIULIO SAVELH.

Penultimo dei dodici cardinali usciti dalla vetusta casa Savelli, pei grandi meriti acqui-
statisi nella nunziatura di Savoia, ricevette il 2 decembre 1615 la sacra porpora col titolo di
Santa Sabina.
Nel voto per la santificazione del Loiola rilevò con dirittissimo acume il carattere par-
ticolare del canonizzando e l'origine della eroica sua santità, che fu l'avere Ignazio rivestito
Gesù Cristo, portato il suo nome profondamente scolpito nel cuore e tutto Gesù ritratto con
le opere e le parole.

Settantenne chiuse i suoi giorni in Roma l'S o luglio 164.1. Fu riposto con onorifi-
centissima lapide nella cappella della sua gente in Santa Maria d'Araroeli.

Beatum Ignatium, magnum fructuosissimae nomine, Domino


nostro lesu mutuis nexibus
in Christiana republica Societatis fundatorem, obligati; hunc, inquam, terrena sorte longe ma-
religiosissimum cultorem huius sanctae Sedis, iorem, dignissimum censeo, cui a Sanctitate Ve-
cui se suosque solemni voto perpetuis obedien- stra caelestes tandem honores decernantur, ut
tiae vinculis mancipavit, clarum ob res gestas ita in dies magis magisque militanti Ecclesiae cae-
celsiores manu mortali, qui ecclesiastici agri lestium bellatorum auxiliaris numerus augeatur.
vineam asperis, sibi tamen suavissimis, labori-
bus sudoribus irrigavit atque a
coluit, gloriosis Bfato Xaverio, christianae fìdei propugna-
pullulantibushaereticorum spinis prò viiibus tori ac propagatori, qui cadesti ardore incensus
expurgatam heroicis virtutum exemplis et san- vastas Oceani undas
dimensus est, novoque
ctissimis institutionibus foecundavit, quique, nascentis Evangelii sole Orientem ipsum illu-
cum lesum Christum eiusque nomen
induisset stravit, cui Apostolatum obeunti ad eundem
corde altius insculptum gestaret ac totum un- oceanum et muta ipsa animantia, tacito divini
dique lesum factis dictisque spiraret, eiusdem numinis imperio ducta, inauditum praestitere
etiam Sanctissimi Nominis charactere egregiam, famulatum, huic, ut humanum quoque genus.
quam instituit, familiam voluit esse condeco- Apostolica edicente voce, cultum deferat aposto-
ratam iussitque non minus lesu dare
ipsius filios lico viro debitum, religioni, pietati iustitiaeque
quam ab eo nomen accipere, ut essent, hoc etiam consentaneum censeo.

- 40 -
II. CARD. GUIDO BENTIVOGLIO.

Nome cl.i.irir-simo nella storia della letteratura e della diplomazia italiana, del quale scrisse
scnz'iperhole l'Eritreo {Pinacolheca aìtirci, n. X, pag. 31) maggiore splendore aver egli conlerito

alla porpora, rhe non la porpora a lui. Nell'ultima promozione di Paolo V, agli 11 di gennaio
i'i2i, entrò a far parte del sacro Collegio col titolo di S. Giovanni a Porta Latina. Protettore
della Corona di Francia, non omise di ricordare ne! suo suffragio le insistenti preghiere di
Luigi XIII, devotissimo al Loiola, e la gratitudine che il Monarca ne avrebbe mostrato al Pontefice.

Morì a sessantasette anni in Roma il 1644. La sua spoglia, deposta in San Silvestro al Quirinale
senza una memoria di sorta per la povertà nella quale era finito, solo il i7;i venne condecorata
di un degno elogio dalla gentildonna del nobile suo casato, Matilde Bentivoglio, consorte del
cav. Erizzo, ambasciatore veneto presso la S. Sede.

CuM ex Ignatiana familia tot excellentes viri dubito, quin praesertim Rex Christianissimus,
in omni virtutum genere apud universas Chri- qui summis precibus hoc a Vestra Beatitudine
stian! orbis nationes prodierint, dubitandum non efflagitavit, summas etiam gratias illi de hoc,
erat, quin earundem omnium virtutum singu- tamquam accepto beneficio, quamprimum red-
lare quoddam exemplum alumnis perpetuo
suis diturus sit.

imitandum, ipse Parens tantae familiae Beatus


Ignatius Loioi.a in se ipso praebuisset. Id Quod Beatus Franciscus Xaverius apostoUce
quod cum abunde pateat ex iis quae relata sunt vixerit, apostolice apostoloobierit et miracula
de illius vita et miraculis, idcirco praeclare actum digna patraverit, ex iis quae de illius vita, morte
iri cum universa Christiana Republica et prae- et miraculis narrata fuerunt apertissime constat.
cipue cum hac sanata 'Sede Apostolica existi- Itaque gratulandum arbitror Vestrae Beatitudini,
maverim, si Beatitudo Vestra nunc eum in quod tam sanctum virum intev Sanctos collocare
ordinem Sanctorum cooptare decreverit. Nec pontificatus sui tempore sibi contigerit.

12. - CARD. FRANCESCO SFORZA.

Le aspre guerre di Fiandra videro dapprima il senno e il coraggio imperterrito di Fran-


cesco, nobile rampollo de' conti Sforza di Santa Fiora e dei Farnesi. Sconcluso il matrimonio
con Virginia de' Medici, sorella del Gran Duca Francesco I, fu da Gregorio XIII chiamato dalla
professione dell'armi alla milizia ecclesiastica, e in breve, nella memoranda promozione dei
diciannove cardinali del r2 decembre 1583, aggregato al sacro Collegio, quasi volesse apprestar
al successore Sisto il braccio di ferro, che faceva mestieri per ripurgare la Romagna dalle
truculente masnade di assassini e banditi. A sessantadue anni d'età non compiuti e quaran-
tadue di cardinalato, dopo preso parte all'elezione di ben nove papi, spegnevasi il porporato
In Roma nel 1624 e trovava sepoltura in S. Bernardo alle Terme nel tempio fondato dalla
piissima madre sua Caterina de' Nobili. Il laconico stile del suo suffragio ben ci ritrae fedel-
mente la forte, risoluta, soldatesca natura dell'uomo.

Ignatius Societatis lesu fundator de Christi Franciscum Xaverium, Indiarum Apostolum,


Ecclesia universa et ista sancta Sede, tum suis, iamdiu honoribus destinatum, dignissimum in-
tum servorum in Christo filiorum laboribus, ita dico qui in Sanctorum numerum inferatur.
benemeritus est, ut nihil aptius fieri posse cen-
seam, quam publicum illi cultum exhiberi.

13. - CARD. MAFFEO BARBERINI.

Destinato dalla Provvidenza a promulgare la bolla degli onori celesti dal precedessore de-
cretati al Loiola e al Saverio, nacque il 1568 in Firenze di nobilissima stirpe. Adolescente fu
dalla madre inviato allo studio dell'umanità, rettorica e filosofia nel Collegio Romano, le cui scuole
frequentando, si formò eleganti umanista e concepì affezione profonda ai Gesuiti suoi istitutori
e maestri. Indi l'ebbe Pisa alla celebre università di giurisprudenza; poi novamente Roma, dove
all'ombra del gran mecenate Odoardo Farnese, giovane di soli ventun anno, cominciò l'ascensione
La nunziatura di Francia, nella quale
degli onori nella corte papale, essendo pontefice Sisto V.
dimostrò singolare affetto per la Compagnia di Gesù, sua mercè in gran parte tornata in grazia
di Enrico IV, gli meritò da Paolo V la porpora, l'ii settembre 1605. L'integrità e l'altissimo
senso con cui seppe portarla quasi un ventennio fecero sì che cinquanta voti dei cinquantaquat-
tro cardinali convenuti in conclave lo proclamassero, il 6 agosto 1623, Vicario di Cristo.

Eat inficias nemo, Dei munere nobis esse chantes et inhaius sanctae Sedis perduelles, pro-
datum B. Ignatium tempore, quo contra debac- pugnaculum excitaret, ex quo non ipse solurn.

- 41 -
sed eius instituti viri religiosi iugiter et fortiter nationibus quam laudibus hominum ora
per
dimicarent. Eius nomen apud omnes populos vagantibiis, orbem peragravit. Eius integrita-
celebre ob ea, quae mirabiliter supra vires hu- tem ac innocentiam et gesta mirabiliter, morta-
manas patravit et vitam sanctissime peractam: lemque conditionem supergressa, diligens per-
dignus habitus est in Auditorio Sacri Palati! et quisitio et matura deliberatio more maiorum
per Patres a sacris Ritibus ut ei, radiato capite comprobavit.
Sanctorum cultus deferatur; quorum delibera- Quamobrem videtur titulis et honoribus San-
tioni merito Vestrae Sanctitatis accedet aucto- ctorum cohonestandus, ut sancta mater Ec-
ritas. Fuerunt orbi christiano suscepti ab eo
. clesia, quam potest exhibeat grati animi si-
prò fide catholica labores maxime salutares: gnificationem optime de se merito in sacra mi-
erunt additi honores non minus gloriosi. litia filio. Suscepit illa quidem plures a B. Igna-
tio, qui fuerunt ei clypeus quo parta tueretur;

Tenebris idololatriae fugatis, B. Franciscus beatus vero Xaverius datus est, ut esset gladius,
Xaverius ab occidente in orientem lumen in- quo, novis aucta victoriis, christiani fìnes imperii
ferensEvangelii, non minus longinquis peregri- longe lateque protenderet.

14. CARD. IPPOLITO ALDOBRANDINI,

Nel Senato della Chiesa, cui per le egregie sue doti lo aveva aggregato Gregorio XV col

titolo di S. Maria Nuova il ig aprile 1621, il neo cardinale, pronipote di Clemente Vili per lato
di sorella, dando l'amplissimo sulìragio alla canoni/.zazione del Loiola, quanto era in sé poneva
corona alla glorificazione del Servo de! Signore cominciata nel pontificato del Prozio. In Ippo-
lito, com'è noto, s'estinse, indi a poco più di tre lustri, la famiglia Aldobrandini, essendo egli morto
immaturamente il 26 luglio 163S, nel grado di Camerlengo e nello splendore delle ricchezze, a

^l quarantasett'anni di età. Ebbe sepoltura nella cappella degli antenati in S. Maria sopra Minerva.
Di lui ricordano la varia dottrina, l'illuminata prudenza e destrezza nel maneggio de' più intri-
cati negozi e soprattutto, ciò che più monta, i pii, illibati costumi.

Ex quo B. Ignatius Loyola vocatus ab aula Beati Francisci Xaverii, apostolici in In-
et saeculari militia, Deo imperatori nomen dedit, dia Nuncii totiusque Orientis apostoli, laudabilis
insignis in Ecclesia religiosi Ordinis dux ipse vitae tenor actionesque sanctitate praestabiles
fuit; et in eodem tam pie sancteque ad exitum et miracula insignia eius intercessione a Deo
usque militavit, ut vivus virtutum operibus, et mortalibus exhibita, suo mihi videntur iure de-
multis post obitum miraculis, Deo auctore, san- poscere, ut a Sanctitate Vestra eius canonizatio
ctitatis famam comprobaverit. Itaque censeo more maiorum celebretur.
posse Sanctitatem Vestram in Sanctorum nu-
mero illum collocare.

15. CARD. ALESSANDRO D'ESTE.

Clemente Vili gli aggiunse decoro e magnificenza creandolo cardinale diacono col titolo
di Santa Maria in Via Lata, quando con lui il 3 marzo 1598 aggregò al sacro Collegio un
venerabile Bellarmino, un Francesco Dietrìchstein, un Silvio Antoniano ed altri lor pari.
Nel cardinalato tenne alto le splendide tradizioni di Casa d'Este; amò e coltivò le lettere latine,

essendo solito dire che era cosa indecorosa a un Senatore della santa Romana Chiesa il

parlare meno latinamente. Tre anni innanzi la morte, nell'ottobre T62r, ascese agli ordini
sacerdotali e, divenuto vescovo di Reggio nell'Emilia, fu esempio di zelo pastorale, troppo
presto rapito alla salute e all'edificazione del gregge il 22 maggio 162.-1, non ancor sessantenne.
Il suo suffragio, modello di tacitesca concisione, in pochissime parole mirabilmente compendia i

titoli che al Loiola competevano per essere aggregato tra i Santi.

ViT.-VE innocentia, mirae prolis partus et mi- OuAE B. Xaverio nomen Apostoli dedere in
racula merentur ut Sanctitas Ve-
B. IcNATii India, digna sunt ut nomen Sancti idem habeat
stra illum addat numero Sanctorum. in Ecclesia.

- 42 -
i^--ùX>'4

^|gaa#'"— ?!iij;i
16. - CARD. FILIPPO FH.ONARDI.

Educato dai figli del I.oiola nel Seminario Romano, per intimo senso di gratitudine volle
clic rimanesse alla posterità nel suo voto come un testimonio dell'alta sua venerazione pel Padre
loro, rispondendo al Pontefice, che doveva canonizzarlo, per consolazione dei fedeli, per confu-
sione degli eretici, per la gloria e l'onore di Dio. Veduta appena l'apoteosi del Santo, ben(h('
nel pieno della virilità, non giunse a soscrivere la bolla di canonizzazione; che il 27 o 30 settem-
bre 1622, a quarantacinque anni di età, dopo undici di cardinalato col titolo di S. Maria del Po-
polo, fu colto da morte in Roma. Venne sepolto in San Carlo a' Catinari, dove aveva eretto una
sontuosa capella con le memorie del suo antenato Ennio, uno dei primi cardinali che nel 1539
venne in relazione con sant'Ignazio e si valse dell'opera dei suoi compagni il b. Fabro e il p. I ai-

nez nella legazione di Parma e Piacen/.a.

Undioue resplendent certae et indubitatae Deus in caelo, ad consolationem fidelium illam


probationes Beati Ignatii de Loiola, celeberri- exposcentium, ad confusionem haereticorum, ad
mae Societatis lesu primi institutoris, insignem gloriam et honorem ipsius Dei.
sanctitatem, pietatem et illustre cunctis oidi-
nibus virtutum splendescentium exemplum eius- Satis Clara et evidens est B. Francisci Xavier,
que miracula, tam in vita quam post mortem, e Societate lesu, vitae innocentia et eximia san-
rite recteque probantes. Ultra illas, in actis ctitas, tot tantisque sanctissimis actionibus et
huius canonizationis legitime et ordine reda- praeclarissimis miraculis, tam in vita quam post
ctas, aliae etiam extant probationes et testes luce mortem undequaque praefulgens, ut admirabilem
meridiana clariores. Testis est insignis ab ipso illam declaraverit etiam ipse Deus, qui admira-
Beato instituta Religio, sanctissimis legibus bilis est in Sanctis suis. Huius enim Beati in-
exornata et per universum orbem longe lateque tercessione cacci viderunt, Claudi ambulaverunt,
cum divini cultus augmento diffusa, quae sicut leprosi mundati sunt, mortui resurrexerunt, pau-
sol, splendore suo, etiam qui lucem oderunt, velint peres diversis morbis oppressi evangelizaverunt
nolint, semper coUustrat. Testes sunt non tan- [sic]. Hic, tamquam nobilis pianta ex
bene culto
tum fìdeles, sed etiam infìdeles, qui huius Beati non tantum in
viridario Societatis lesu exorta,
opera, ut errantes oves, ad catholicae Ecclesiae re- vita eousque suavissimum sanctitatis odorem
gionem, sunt revocati. Non obscura sunt testimo- dederit, sed post eius gloriosissimum obitum
nia, tot insignia ab hoc Beato fundata coenobia, tanta fragrantia ex eius corpore emanavit, ut
erecta collegia, aedificata seminarla et ampia omnium non
suscitaret et confortaret spiritus: et
ad cultum divinum munificentissime constructa tantum ab hominibus, sed a mare, a ventis et a
tempia testis denique locupletissimus non so-
;
piscibus meruerit honorari; Apostolus Indiarum
lum Urbs haec, in qua Deus per hunc servum iure optimo meruit appellari, ex quo apostolico
tot miracula operari dignatus est et ubi glorio- sane spiritu nomen Domini remotissimis illarum
sissimi Petrus et Paulus apostoli ei propitium partibus portavit, et Apostolorum miraculis si-
fore Deum ipsum eidem Beato promiserunt, et millimus Ecclesiam exaltavit. Quam ob rem,
ubi eius corpus requiescit; sed orbis universus; cum nulla sit natio in Christiane orbe, quae
et praeclarissime testatur etiam orbis novus, Xaverium enixe sanctum non praedicet, et cele-
in quo nomen Domini, opera huius Beati et per berrima illius opera non admiretur, illaque etiam
eius filios illius gentibus allatum est. Unde ex in actis ordine redactis apud hanc anctam Se- :

bis omnibus iustissime censeo, Sanctitatem Ve- dem pienissime Constant, censeo Sanctitatem Ve-
stram debere devenire ad canonizationem huius stram debere devenire ad illius canonizationem,
Beati et omnium venerationi illum exponere, satisfaciendo communi Ecclesiae desiderio ad glo-
et ab omnibus debere honorari, quem honorat riam Dei et haereticorum confusionem.

*5^^^^»» 17. CARD. FABRIZIO VERALLI.

Il medesimo senso di riconoscenza, che anima il suffragio del Filonardi, informa pur quello
di Fabrizio Veralli, romano, anch'egli alunno dei Padri della Compagnia nel Seminario, dove
avevalo allogato il 1586 Io zio Giambattista Castagna, divenuto indi a quattr'anni sommo Pon-
tefice col nome di Urbano VII. Vir probiiatis antiquae romanamgtie pracferens tnagnitudinem
animi, lo disse l'Oldoini, esaltando il senno di Paolo V, che col titolo di Sant'Agostino, il

24 novembre 1608, gli dette luogo nel Senato della Chiesa. Al Veralli si deve la conservazione
della vetusta basilica di Santa Costanza in via Nomentana. Non ancor vecchio chiuse in patria
la vita operosa. Fu sepolto nella cappella della sua famiglia in Sant'Agostino con un elogio non
meno veritiero che preclaro per la sobria e classica venustà della forma.

Cuji multa sint, quae per processus iuridice nem approbata fuerunt miracula de B. Ignatio
fabricatos et per sacram Rituum Congregatio- LoYOLA Soc. lesu Fundatore, ut in consessum

- 43 -
caelitum adscribatur, humilitas tamen et chari- Si supremae virtuti, honores supremi tribuendi
tas, meo iud'cio, multis aDeo miraculis illustrata, sunt, profecto B. Saverius reponi debet in con-
eum virurn caelo digiiissimum reddiderunt. cilio Sanctorum. Nihil terrenum, nihil humanum
Sane qui aedifìcium tantae celsitudinis extollere sapiunt omnia admirabilia ac piane divina opera,
debebat, merito de fundamento cogitavit hu- quibus ille Ecclesiam in remotissimis mundi re-
militatis, per quam quo magis se suasque vir- gionibus fundavit ac propagavit. Sane quod ini-
tutes occultabat, eo manifestiorem illum redde- tio nascentis Ecclesiae praestiterunt Apostoli, ita

bat Deus. Nam Alexander Petronius, vir fide Franciscus exhibuit in Oriente, ut eum concionan-
dignus, dum in lecto decumbebat infirmus in tem diversarum nationum homines audientes di-
obscuro ac tenebroso cubiculo vidit Ignatium cerent, quod in Adis Aposiolicis habetur: « Audi-
divinis splendoribus tota facie corruscantem. vimus unusquisque linguam nostram, in qua nati
Huic humilitati tantam charitatem adiunxit, sumus »; et quod admirabilius videtur marinae
ut Inter perpetuos labores ac molestias dicere aquae dulcedinem impertitus est, praesentibus fu-
cum Apostolo posset: « Quis
separabit nos a tura praedixit, abscondita cordium penetravit, in-
« charitate Christi; an angustiae, an
tribulatio firmis sanitatem, caecis visum restituit; et quod
« fames, an pericula, an persecutio, an gladius? » plus est, mortuos etiam ipsos ad vitam revocavit.
Vestrum est nunc, Beatissime Pater, ef&cere Nemo igitur dubitare potest, quin caelo receptus,
ut qui se humiliavit, exaltetur, et qui tot labores Apostolorum societate gaudeat Xaverius, qui
ex charitate suscepit, ut mundo Deum propi- dum viveret apostolica vocatione ductus, aposto-
tiorem redderet, supremis bisce canonizationis licomunere functus, merito communi apud omnes
honoribus compensetur. vocabulo Indiarum Apostolus appellatur.

18. -CARD, PIETRO CAMPORI.


Modenese, formato in Roma dal celebre mons. Cesare Speciani alla saggia trattazione dei
più spinosi negozi. Le rare sue doti, la felice riuscita dell'imprese cui pose mano, gli procurarono
in breve l'aggregazione al sacro Collegio, cui il 19 settembre 1616 chiamavalo Paolo V col titolo

di San Tommaso in Parione.

Candidato alla tiara nel 1621, ricevette da Gregorio XV, che salì in sua vece sulla cat-
tedra di San Pietro, la chiesa di Cremona tenuta già dall'antico suo signore e padre Cesare
Speciani, e la ritenne sino al 1644, ottantesimo anno dell'età sua, meritando di essere detto,
come leggesi nella lapide che ricopre la sua spoglia, « astro di pace sempre tranquillo in mezzo
ai tumulti »; Sidus pacis, tumultus inter semper quielus.

Quod Ignatius Loiola a terrena ad sacram Franciscum Xaverium novum Apostolum


militiam fuerit evocatus,quod vitam admira- a Deo missum fuisse, eius praeclara ac innumera
bili sanctitate traduxerit, quod innumeros pene opera testantur.
haereticos ad fidei veritatem revocaverit, maxi- Eius enim ore in omnes fines terrae transmissa
mum quidem Dei in eum dilectionis argumentum sunt sacri Evangelii verba; eius precibus multi
est. Verum quod fundatam exiguis principiis infirmi ad sanitatem restituti; plures mortui ad
amplissimam Societatem tam brevi in remotis- vitam revocati; totque alia miracula patrata,
simas quasque provincias propagaverit easque ut non alio nomine, etiam vivus, nisi Sanctus
fidei christianae lumine illustraverit, non absque ab omnibus vocaretur.
speciali caelestis gratiae favore et insignis cuius- Unde cum illum ad caelestem vitam evectum
dam cum divinitate communionis merito eve- fuisse tam credere fas sit, quam dubitare nefas,
nissecensendum est. Triumphantium igitur San- illum inter Sanctos a Sanctitate Vestra recen-
ctorum honoribus illum ornandum esse existimo. sendum arbitror.

19. - card. PIETRO VALIER.

Doti non volgari di bontà e di senno e, più che esse, gl'insigni meriti del card. Agostino Valier
elevarono Pietro alla porpora concessagli da Paolo V nell'ultima delle sue creazioni, l'ii gen-
naio 1621 col titolo di San Salvatore in Lauro. Nel vescovato di Padova, da lui tenuto dal 1625
al 9 di aprile 1629, quando ivi si spense, lasciò splendidi monumenti della sua devozione
alla Vergine.
Il suffragio poi che egli, veneziano, dette pel Fondatore della Compagnia di Ge.sù, quando
la Serenissima nei tristi giorni dell'interdetto punto nulla rimetteva dell'odio contro i figli del
Loiola obbedienti al Romano Pontefice, mostrò a tutti evidentemente come l'integerrimo cardi-
nale pregiasse più la giustizia e l'onore di Dio che la grazia di Cesare.

Cum processus et acta super sanctitate et mi- Sanctitatis Vestrae prudentia diiigenter indagata,
raculis servi Dei Ignatii Loyolae iam fuerint primum in sacra Rota ac deinde in Congregatione

- 44 -
Sacrorum Rituiiin, cui ego quoque interfui, VKRii undique perferuntur: sed profecto panca
ibique Patrum unanimi consensu decretuni sunt comparentur cum iis quae vere operatus
si

emanaverit, dignissimum esse qui, si Sanctitate est Dominus eius meritis atque doctrinis, ita
Vesti ae placuerit, solemni ritu Sanctorum nu- ut fortasse non satis dictum videatur, si apo-
mero adscribatur, reliquum est ut, quod ego alias stolicum tantum appellaverimus illum, qui, dum
censui, nunc etiam sine ulla haesitatione censeam, erat in humanis, fuit apostolicus nuncius missus
Beatum scilicet Ignatium Societatis lesu funda- in omnem terram, cunctis operibus usque ad
torem, de Republica Christiana et de hac sancta extremum apostolice se gessit, totiusque populi
Sede optime meritum prò Ecclesiae Dei splen- comuni consensu apostoli nomen sibi mirifice
dore, regum, nationum, populorumque insigni comparavit et dignitatem. Tantum ergo virum,
admodum devotione, posse hodierna die in sancto- Beatissime Pater, iam fide, spe, cantate, humi-
rum Confessorum ordinem solemniter referri. litate ceterisque virtutibus toto orbe clarissimum,
hodierna die in sanctorum Confessorum nume-
Mirabilia sunt. Beatissime Pater, quae de rum solemniter adscribi iure merito omnino
sanctitate et miraculis servi Dei Francisci Xa- posse censeo.

20. - card, qomenico rivarola.

Le arti più sottili degli emuli non valsero ad escludere dalla suprema dignità della Curia
Romana questo patrizio genovese, creato cardinale da Paolo V, col titolo di S. Martino ai Monti,
il 17 agosto i5ii.
Insigni furono i servigi da lui resi al pontificato, prima e dopo la porpora, in plancia, nella
legazione di Romagna e in aitri luoghi dello Stato ecclesiastico, come nel castello di Cantalice
venuto a sanguinosa discordia con la città di Rieti, e finalmente nelle sacre Congregazioni. Fra
doni cotanto eletti gli mancò tuttavia quello d'una lunga vita, essendosi spento immaturamente
in Roma il 4 gennaio 1627, nell'anno cinquantesimo dell'età sua. La chiesa di Santa Maria della
Vittoria al Quirinale ne serba le spoglie.

Inter eximiam charitatem in proximum. Franciscus Xaverius, Beatissime Pater, vere


Beatissime Pater, et assiduum orandi studium nostris temporibus apostolus, sancti Evangelii
fulget in B.Ignatio zelus propagandae religionis, in vastissimis Orientis et Occidentis provinciis
quae nostris temporibus tot clarissimorum in praedicator, tantam gratiam a Domino obtinuit
Christo fìliorum sanctimonia corruscat. ut mereretur, dum viveret, fieri trium mortuorum
Hunc divinis honoribus dignum esse censeo. suscitator magnificus. Huic sanctitatis insignia
concedenda esse censeo.

21.- CARD. GIAMBATTISTA LENI.

Mediocrità di lettere, compensata però da grande onoratezza di costumi, da nobili natali


e soprattutto dall'attinenza del sangue col cardinale Scipione Borghese, non impedi al Leni di
essere chiamato da Paolo V, il 24 novembre 1608, a far parte del sacro Collegio qual prete car-
dinale del titolo di San Sisto. Rivestito della porpora fu mecenate dei più splendidi di quel
primo quarto del Seicento, Anche oggi sussistono gli effetti della sua liberalità nella chiesa di
San Carlo a' Catinari, di cui curò senza risparmio l'interna decorazione, facendone anche co-
struire dalle fondamenta la bella facciata.

Mori a cinquantaquattro anni di età, diciannove di cardinalato, il 3 agosto 1627. Ebbe


sepoltura nella Basilica Lateranense, di cui fu arciprete, e nel 1625 aprì e chiuse la Porta Santa.

Quanta virtutum excellentia et morum san- christiani nominis vere apostolicus propagator,
ctitate B. Ignatius vitam duxerit, testatum piane rebus supra consuetas naturae leges praeclare
fuit. Superest iam, ut a Sanctitate Vestra in gestis illustris, exposcit ut ei tamquam emerito
Sanctorum numerum nomine et cultu cooptetur. athletae in cadesti regno iam triumphanti, de-
biti tandem honores in terris a Sanctitate Vestra
Franciscus Xaverius novi orbis novum iubar, decernantur.

- 45
22. - CARD. GABRIELE TREJO PANIAGUA.

Fu dottore di Salamanca e religioso del Terzo Ordine di San Francesco. Paolo V, aderendo
all'istanze di Filippo HI, lo creò Prete cardinale del titolo di San Bartolomeo all'Isola il 2 di-
cembre 161.=;. Tre lustri rivesti la sacra porpora, essendo mancato in Malaga il 12 febbraio 1630.
Primo presidente del Consiglio di Castiglia e arcivescovo di Salerno, la cui sede tenne un
decennio, poi di Malaga per tre anni, fu pieno di zelo indefesso e fervente in promuovere la devo-
zione alla Vergine Immacolata. Nelle gravissime discussioni tenute nel pontificato di Gregorio XV,
propugnò con grande calore che venisse interdetto di negare, anche nei privati colloqui, il concepi-
mento immacolato di Maria; il perchè a lui in non piccola parte fu attribuito quel notevole accre-
scimento di culto che il venerando mistero, si caro al cuore dei fedeli, ottenne sotto Gregorio XV,
in virtù del decreto dei 24 maggio 1622.

Ignatium a LoYOLA, Societatis parentem, uber- ventem eius in Deum ac proximum charitatem,
rimos in agro Domini virtutum omnium tulisse qua tot regna, provincias, insulas, regiones ac
fructus et Sacra Rituum Congregatio et expe- maria, ut Christi fidem efferatis ac barbaris
rientia quotidiana testatur. Cum autem arboris gentibus, quibus nondum evangelica lux afful-
cuiusque praestantia, iuxta Salvatoris nostri serat, annunciaret, indefesso animo perlustravit,
sententiam, cognoscatur ex fructibus, non pos- Apostolishaud dissimilem fuisse, communis
sunt huiusmodi eximiae sanctitatis fructus nisi populorum vox et consensus, illum apostolum
sancta ex arbore manasse, ac propterea dignum appellantium, ac miracula ab eo edita declarant.
esse indico praedictum Ignatium, ut a Sancti- Quibus huius sanctae Sedis ac Sanctitatis Ve-
tate Vestra Sanctorum numero adscribatur. strae auctoritas, praedictum Franciscum uni-
versae Ecclesiae ut sanctum atque apostolicum
Franciscum Xaverium, Ignatii iìlium, ob fer- virum proponentis, tutissime potest accedere.

23. - CARD. FRANCESCO SACRATI,

NiuNO forse degli illustrissimi e reverendissimi richiesti del suffragio per la canonizzazione
del Loiola e del Saverio era in grado di darlo con maggiore cognizione del ferrarese Sacrati,
già relatore nella medesima causa come Uditore di Rota ai tempi di Paolo V.
Gregorio XV, grande estimatore de' suoi meriti, poco dopo di essere asceso sul soglio di
Pietro, il 19 aprile 1621, aggregava il Sacrati al sacro Collegio, il quale tuttavia neppure per tre
anni potè godere del dotto legista e cultore esimio degli studi teologici. Poiché il nuovo porpo-
rato, contro la comune aspettazione, dopo soli trenta mesi se ne mori in Roma il 6 settembre 1623.
Venne sepolto dapprima in Santa Maria dell'Anima sine ullo honorc, cerne scrisse l'Oldoini; ma
poi vi ebbe onorevolissima iscrizione fattagli dal suo concittadino il cardinale Riminaldi.

Si homines qui privatis virtutibus ornati sibi Ouare B. Ignatium in Sanctorum numerura
ac Deo vacarunt, honoribus digni
caelestibus merito referendum esse censeo.
ab hac sancta Sede habiti sunt, quanto magis
hoc tribuendum videtur iis, qui praeter privatas S.ANCTITATIS cxcellentia, magnitudo laborum,
virtutes, in communem aliorum utilitatem in- gentium ad Dei cognitionem traductarum mul-
tenti, mortales sane quamplurimos ad Dei cul- titudo, miraciilorum claiitas et numerus quae in
tura famulatumque traduxerunt ? Huiusmodi B. Francisco Xaverio Indiarum Apostolo oranes
fuisse B. Ignatium, de quo verba fecit Sancti- admirantur, meumque imprimis erga hunc Ser-
tas Vestra, ostendunt ex una quidem parte vum Dei singulare studium exposcerent, ut longa
heroicae illius virtutes atque miracula, quibus sane oratione dissererem de caelestibus honoribus
eum divina bonitas vivum mortuumque deco- decernendis homini optirne merito de Christiana
ravit; ex altera vero eiusdem vitae consilium, religione, quam usque ad extremum terrae pro-
quam ab ipso conversionis initio totam in Dei pagavit, de huius sanctae Sedis amplitudine, cui
gloriam mortaliumque salutem homo hominum tara multos populos regesque submisit; de omni
bono natus perpetuo direxit, instituta propterea hominum genere, cui benef aciendo labores omnes,
piorum doctorumque virorum Societate, eaque marium terrarumque difììcultates, naturae ho-
per universum terrarum orbem celeritate in- minumque pericula, vitam denique ipsam laetis-
ci edibili propagata, qua insurgentibus adversus sime dedicavit; sed temporis et loci rationibus
Dei Ecclesiam haereticis obsisti, eosque pro- aliter suadentibus, brevissime me expedio, as-
fligari, idolorum fana ac daemonum cultura seroque B. Franciscum Xaverium videri dignum
everti, corruptos christianorum mores corrigi, qtii populis omnibus christiano ritu colendus
opportuno sane subsidio quotidie videmus. a Sanctitate Vestra proponatur.

46 -
l»i"M^ f

ì
24. - CARD. M.-\RC.-\NTOMO GOZZ.^DINI.

Di patria bolognese, cugino di Gregorio XV e già stimato nella curia come avvocato e col-
laterale del Campidoglio, nella promozione del 21 luglio 1621 divenne principe della Chiesa col
titolo di Sant'Eusebio. Nell'esercizio dell'alto suo ufficio dì collaterale del Campidoglio aveva il

Go^za'iini dato tali prove d'integrità e bontà, che il popolo romano a testimoniargli la sua grati-
tudine, non ?i tosto lo seppe nominato cardinale, gli conferì l'ingente donativo di cinquemila scudi.
Se non che, cominciata appena la vita cardinalizia, a soli quarantanove anni, il i" settembre 1623,
quando più fiorivano le speranze, fu spento da lenta febbre tra profondo e universale compianto.
Ebbe il sepolcro presso i Teatini in Sant'.Andrea della Valle, decorato di nobile iscrizione che vi
appose con animo grato il nepote Bonifacio suo ereie.

CuM B. Ignatius prò defendenda et propa- Sanctitas vitae et claritudo miraculoruni


ganda Sedis Apostolicae auctoritate se suamque B. Francisci Xaverii et vota populorum paulo
familiamSummo Pontifici dcvoverit, et ante ante Sanctitati Vestrae recensita me inducunt,
Deum magnas virtutes operatus fuerit, et de omni Beatissime Pater, ut iudicem illum dignum
corde suo laudaverit Dominum, et in vita et post publico honore et cultu, qui ab hac sancta Sede
mortem multis claruerit miracnlis, ut ex proces- benedictis a Domino concedi solent.
sibus super eius canonizatione factis constat,
merito debentur ei publici honores et inter San-
ctos connumerandus videtur.

25 - CARD. STEFANO PIGNATTELLI.

Di umile famiglia nato in Piegare, in quel di Perugia, il Pignattelli fu esempio istruttivo

del come dall'imo della disgrazia avvenga talvolta emergere all'apice del favore. Che per
ordine di Paolo V costretto ad uscire di casa del gran cardinale Scipione Borghese, nepote del
Pontefice, seppe presto rientrarvi, divenire molto accetto al Papa, convincerlo della sua integrità,
sino a vedersi velocemente promosso alla porpora l'ii gennaio 1621. Da Gregorio XV rice-

vette il titolo di S. Maria in Via, che il predecessore, impedito da morte, non ancora avevagli
potuto assegnare. Benché freschissimo d'età, due anni e sette mesi soltanto visse nel cardi-
nalato, essendo morto in Roma quarantacinquenne il dì 12 di a.gosto 1623. Giace alla Minerva
senza funebre memoria.

Igne charitatis non fictae mirifice exarsit. scatorfuit. Beatissime Pater, Pater Xaverius;

Pater Beatissime, Pater Ignatius, quod et Ignatii summis enim laboribus et ignita charitate to-
nomen indicat et eius vitae actiones omnes te- tum fere orientale oceanum Christo Domino
stantur. Consilium Sanctitatis Vestrae illum adiunxit et piscando venatus est. Quare, si

computandi inter filios et Sanctos Dei proban- Sanctitas Vestra tam sanctae vitae virum in
dum et laudandum censeo. Sanctorum numerum referre decrevit, consilium
approbo et laudo.
Apostolus insignis et hominum egregius pi-

26. - CARD. CESARE GHERARDI.

Un impetuoso colpo di fortuna, provvidenzialmente diretto sopra chi per probità e dot-
trina ne era ben degno, portò il perugino Gherardi dalla cattedra di gius canonico, tenuta a
Perugia e in Fermo, alla corte del cardinale Scipione Borghese, alle prebende canonicali delle
Basiliche Liberiana e Vaticana, e in ultimo, l'ii gennaio 1621, alla dignità cardinalizia. Anche
per lui però, come pel collega Pignattelli, l'elevazione al cardinalato fu preludio della immi-
nente immatura discesa nella tomba, impostagli dall'inesorabile morte il 30 settembre 1623,
mentre non ancora aveva compiuto l'anno quarantesimo sesto. Una magnifica iscrizione ne
serba la memoria in San Francesco a Ripa, dove ottenne la sepoltura.

Deus noster, Beatissime Pater, qui, ut ignis se verterat. Huius pia et docta soboles pietate
consumens est, ignem missurus in mundum catholicos fovet, doctrina urit haereticos. Haec
venerat, Ignatium Ecclesiae suae dedit. Nam, est ignea columna, quae ubi Luthero catholicae
si cuncta quae ignis invaserit vertuntur in ignem, veritatis sol occidit, tunc primum apparuit,
profecto Societas Ignatii non alia ratione dieta mo.x in Indico deserto praeluxit. Huius parens
fuit Societas lesu, nisi quod lesus Ignatium in Ignatius, si miracula spectemus, fulget; si vir-

47 -
tutes, cum extingui visus est, recta in orbem in idem conspirant universae, os Domini locu-
suum, idest in caelum, evolavit. Hoc ego valuti tum est. Locutum est in propheticis Xaverii
divinum oraculum asserendae Ignatii sanctitatis praedictionibus, in propagatione fidei, qua coe-
accipiens, eum inter Sanctos a Sanctitate Vestra cum Orientem usque ad ultimas terras illumi-
merito referendum esse censeo. navit, in corpore a cetera mortalium conditione
vendicato, in tot mortuis ad vitam revocatis,
SiLEAT humana lingua cum de Beato Francisco in prodigiis variis. Merito igitur a Sanctitate
Xaverio agitur, quoniam os Domini locutum est. Vestra sanctus renunciabitur qui, utraquc sui
Etenim dum nuncius apostolicus ab hac sancta parte meliori sorte superstes, iam ubique praedi-
Sede missus, mox apud cunctas ferme nationes catur Apostolus. Ouod ego ad apostolicae Sedis
celebratur apostolus, dum sententias nostras dignitatem, ad catholicae fìdei incrementum et
consensus populorum antevertit, dum Ecclesiae ad gloriam omnipotentis Dei pertinere censeo.

27. -CARD. FRANCESCO D' ESCOUBLEAU DE SOURDIS.

Per l'insigne sua pietà, la sollecitudine pastorale, le provvidenze di pie fondazioni imita-
tore di san Carlo Borromeo ed immortale splendore della sede arcivescovile di Bordeaux, il

de Sourdis, ad istanza di Enrico IV, venne da Clemente VITI aggregato al sacro Collegio
il 3 marzo 1598 col titolo dei SS. Apostoli, innanzi al trentesimo anno dell'età sua. Fu il solo

dei cardinali francesi che intervenisse a dare il suffragio perla canonizzazione di sant'Ignazio, e

lo dette per forma da rendersi altresì autorevole interprete delle brame del Re Cristianissimo
suo sovrano. Ricco di meriti, non ancor vecchio, fini nel 1628, ottenendo onorevole sepoltura

in Bordeaux nella chiesa dei Certosini da lui fondata.

ViR sapiens profert de thesauro sua nova et Beatissime Pater bonum vinum servasti :

vetera.Thesauri enim Ecclesiae sunt Sancti, usque adhuc Xaverius vinum germinans vir-
!

quorum merita velut in gazophilacio multis gines, germen ipse castitatis et charitatis di-
profutura reservantur. Ignatius non sibi soli cendus, filiusque dexterae Excelsi nuncupandus.
natus, sed ut aliis prodesset, Societatem suam Excelsa enim opera annunciantur de ilio. Quid
minimam vocavit; sed maximam numero et dicam? Virginem praedicabo, confessorem no-
virtute eventus demonstravit. Qui licet natus minabo, pontificem pronuntiabo, martyrem, pro-
in Hispania, Societas tamen eius ortum habuit phetam, apostolum ? Vere virgo est corpore,
Lutetiae, ubi litteris operam dedit sociosque sibi opere confessor; pontifex sanctae Sedis lega-
ascivit, ipseque in Monte Martyrii s, Dionysii tione, martyr voto; spiritu prophetiae afflatus;
unctus est oleo letitiae spiritumque adoptionis sed certe apostolus dicendus, cuius in omnem
fìliorum Dei accepit, praecinctusque est virtute terram exivit sonus, qui velut nubes volavit,
ad bellum. lusto igitur titulo primogenitus et sicut columba ad fenestras meditatus est in

vester Ludovicus rex Christianissimus specia- lege Dei die ac nocte. Signa apostoli sunt tot
lem seprotectorem Societatis ubique terrarum regna ad Christi fidem conversa.
ostendit, Ignatiumque sibi ac regnis in caelis Nonne Dominum vidit? Vidit in terris labo-
patronum iungere cupit, ac instantissime postu- rando, gaudet nunc in caelis fruendo. Volo,
lat a Sanctitate Vestra, ut anno a sua conver- Beatissime Pater, ut scribatur in generatione
sione centesimo, Sancti nuncupationem oraculo altera quoniam mirifìcavit Dominus Sanctum
sacro Sanctitatis Suae sortiatur, quem Hispania suum sanctissimi Pontifìcis ore sacro.
mundo dedit, Gallia Ecclesiae, Roma caelo.

28. - CARD. LUDOVICO LUDOVISI.

Da Orazio, fratello di Gregorio XV, e da Lavinia Albergati nacque Ludovico in Bologna


il 22 ottobre 1595. Eletto pontefice lo Zio ai g febbraio 1621, il 15 dello stesso mese riceveva
da lui la porpora e il 18 gli succedeva nella sede arcivescovile della città natia. LTna morte del

tutto immatura lo spense a soli trentasette anni il 18 novembre 1632. Egli non solo intervenne
nel concistoro a dare il suffragio per gli onori celesti da tributare al Saverio e al Loiola, cui poi

eresse il superbo tempio del Collegio Romano, ma fu suo procuratore nel rito della santifica-
zione, secondo a parte qui stesso si espone in un breve ragguaglio delle sue azioni piene di pro-
fonda pietà e regia magnificenza.

Quos sanctitatis titulos Beato Ignatio Loyo- praeces, ac totiusfere christianaereipublicae vota
lae supplices regum litterae, assiduae populorum iamdiu postulant, ei tribuendos essequamprimum

- 48
rfci'ÀV,(T\ i

¥
3
existimo, Beatissime Pater, ob Apostolici imperii parem meritis, aequalem laudibus, vitae sancti-
tìnes propagatos, ob Socictatem lesu institiitam, monia similem, miraculorum magnitudine non
divini incremento et haereticae. impie-
cultus secundum, quem linguis hominum loquentem
celebcrrimam, ob vitae sancti-
tatis oppressione et angelorum Oiiens habuit apostolum evangcli-
moniam utrique terrarum orbi salutarem. cae veritatis, catholicis templis ac caelestibus
honoribus merito colendum esse existimo.
B. Franciscum Xaverium sanctissimo cuique

Pronunziati che furono dai cardinali i suf- del Papa,mons. Luca Alemanni, già vescovo
e
fragi, venne la volta degli rcivescovi e ve-
e di Volterra. Dopo di che Gregorio avendo
scovi, non molti di numero, ma segnalati accertato che tutta intera la sacra assemblea
per dottrina e virtù. Furono essi, l'arcive- era unanime nel riconoscere le eroiche virtù
scovo di Rodi Marco Giustiniani Massoni; dei due Servi di Dio e i loro titoli alla vene-
i vescovi: di Belcastro, Girolamo Ricciuli; razione dei fedeli, proferì il seguente oracolo,
di Vercelli, Giacomo Goria; di Brugnato, nel quale rendevansi grazie al Signore per la
Francesco Mutini; di Aire, Sebastiano Bou- mirabile uniformità dei consensi e veniva
thillier; di Bagnoregio, Carlo Bovi; di Chà- fissato il 12 del prossimo marzo per la solenne
lons-sur-Saòne, Ottavio (Ciro de Thyard); ascrizione del Loiola e del Saverio nell'albo
di Tagaste, Gianvincenzo Spinola, Sacrista dei Santi.

RISPOSTA E DECRETO DEL SOMMO PONTEFICE.

Bene habet, Fratres dilectissimi. Unanimis iste rem largitur in caelo; ac simul vestris precibus,
consensus vester magno cumulavit Nos gaudio, eleemosynis, ieiuniis, aliisque supplicationibus,
confìrmavitque in suscepta sententia de hoc pari, caeli fores assidue pulsate, ut Deus ac Dominus
Sanctorum numerum
definita divi Gregorii die, in noster in eo, quod superest, voluntatem suam
referendo.Ouare agite nobiscum gratias prò eo, nobis aperiat, atque Ecclesiae suae sanctae quod
quod hactenus gestum est, immortali Deo, qui optimum est clementer ostendat.
tribuit Sanctis suis per Nos in terris aliquid eius
honoris, quem illis longe maiorem ac perennio- Pietro Tacchi Venturi, S. I.

-49-
V.

LA CANONIZZAZIONE E LA PROCESSIONE DEI CINQUE SANTI


NEGLI SCRITTI E NEI DISEGNI DI DUE CONTEMPORANEI.
((tIOVANNI BRICCI : PAOLO GUIDOTTI BORGHESE).

Il rito celebrato da grego- scopo è di far rivivere alle tarde generazioni


rio XV in San Pietro il 12 marzo 1622 del secolo vigesimo la ricordanza dello splen-
non poteva passare senza che qualche va- dore e della pietà onde, tre secoli or sono, ven-
lente penna si facesse a descriverlo, specie nero dai padri loro tributate al Loiola e al
in quella parte che, a giudizio comune, aveva Saverio le primizie dei sommi onori celesti.
superato di tanto la magnificenza, pur non Ma, innanzi di rimettere in luce i preziosi
insolita, in somiglianti occasioni. Ed ebbe documenti secenteschi, è da presentarne l'au-
difatti un degno storico in Giovanni Bricci tore.
romano, pittore, commediografo e poligrafo Gian Nicio Eritreo, Gian Vittorio Rossi,
a' giorni rinomatissimo, oggidì presso
suoi Leone Allacci e Prospero Mandosi, tre nomi
che dimenticato ed ignoto. ben noti a chi non sia in tutto digiuno della
Due ragguagli del memorando avveni- letteratura italiana del Seicento, ebbero ad
mento egli distese, nell'un dei quali venne occuparsi di Giovanni Bricci. Il primo, da
esponendo l'apparato e le cerimonie della buon retore qual era, più che storico, fu tutto
santificazione; nell'altro la solennissima pro- in descriverci, non senza aggravare alquanto
cessione del 13 marzo, fatta, giusta costume, il superate dal piccolo Gio-
le tinte, le difiìcoltà
per accompagnare gli stendardi dei nuovi vanni per essere applicato allo studio. Di
lC)ì
Santi dalla Basilica Vaticana alle proprie lor altre notizie biografiche, ed anche delle let-
chiese. Entrambe le relazioni, avidamente terarie, non si diede guari pensiero. Rispetto
lette e ricercate dai lontani quando appar- alle prime si passò del notarne l'anno ancor
vero prima volta, credemmo dovessero ri-
la della nascita e della morte; e quanto alle
darsi allestampe nella tercentenaria ricor- seconde raccolse soltanto i titoli di tre com-
renza del fausto avvenimento. Sono esse medie (').

infatti la più autorevole descrizione che ce


ne rimanga; descrizione che, per la compe-
(') Cioè, La Tartarea, La bella Negromantessa, Il
tenza del testimonio dal quale ci proviene
Pantaleone imberionao o innamorato. Cf. Jani
e per la estrema sua rarità, doveva trovar
Nicii Erythraei, Pinacoiheca Tertia, n. xxxviii,
luogo in un commentario come il nostro, il cui p. 154 (ed. Colon.),
L'Allacci poi, non solo nella Dramma- sensibile ai rimproveri e perfino alle bat-
turgia ('), come
natura dell' opera ri-
la titure ('), che all'ultimo impetrò di appren-
chiede\'a, ma ancora nelle Apcs Urbanae, dere ordinatamentegrammatica, non
la

non ci diede niente più che un nudo, di- sapppiamo se Romano od al-
nel Collegio
giuno elenco, e neppure compiuto, delle trove. Nella scuola che frequentava si av-
composizioni dramma- venne per sua buona
tiche del Bricci (^). ventura in un condisce-
Per buona fortuna polo nepote del celebre
altrimenti contenne
si pittore Federico Zuc-
Prospero Mandosi. Nel- cari, e avendo stretto
la sua Bihliotheca Ro- con lui amicizia, comin-
mana non poco avanzò ciò a riceverne spesso in
egli l'Eritreo per ciò che dono vari disegni deli-

spetta le notizie bio- neati da quel valentis-


grafiche; per quello poi simo artista. Diedesi il

che riguarda la biblio- piccolo Bricci a rico-

grafìa fu di gran lunga piarli studiosamente e


più copioso di Leone a mano a mano che
Allacci ('). aveva fornito l'opera
Da lui pertanto attin- andavali mostrando al

gendo, ed anche in al- compagno donde gli e-

cuni particolari dall'Eri- rano venuti gli origi-


treo, ecco in istretto nali. In breve quei
compendio le precipue primi fanciulleschi sag-
notizie intorno allo sto- gi per mezzo del con-

rico della canonizza- discepolo giunsero allo


zione dei cinque Santi. Zuccari che, ammira-
Nacque Giovanni in tili, volle conoscere il

Roma di Giambattista giovanetto, lo prese a


Bricci e di Pazienza ben volere, l'avviò a
Puccini il 1581. Il pa- dipingere, e in una pa-
dre suo voleva ad ogni rola lo venne formando
costo avviarlo all'eser- in quell'onorevolissima
cizio dell'umile suo me- professione, dalla qua-
stiere di cardatore di le, piuttosto che dal-

lana e materassaio, eser- l'umile mestiere pater-


citato tenendo il ban- no, avrebbe un giorno
chetto a San Pantaleo, provvisto abbondevol-
sempre che non fosse mente a sé e alla sua
attorno per le case al numerosa famiglia.
lavoro. Ma il fanciullo, Fondatosi nella gram-
che da natura sortito matica, Giovanni pas-
LA CANONIZZAZIONE DI SANT'IGNAZIO.
aveva ingegno aperto, sò gradatamente all'u-
Scoltura di Bernardino Cametti nello specchio d'alabastro
indole piacevole ed ama- a destra, nell'altare del Santo al Gesti. manità, alla rettorica,

bile, desiderio arden- alla dialettica, alle ma-


tissimo di imparare e tenacità nell' appli- tematiche, alla filosofìa naturale e morale,
carsi, tanto insistè e tanto si mostrò in- non che all'uno e all'altro diritto, ed anche

{') Drammaturgia divisa in sette indici, Roma, non meno di quarantasei opuscoli editi dal Bricci,
1666, p. 414. L'Allacci ricorda però solo nove com- facendoli seguire dalla nota molto a proposito:
medie bricciane. « Et alia varia quamplurima ». Degl'inediti, la-

(^) Cf. Apes Urbanae, sive de Viris illustribus &. ne novera con singoli titoli compen-
sciati ai figli, i

Romae, Grignani, MDCLXXXIII. diati, ben cinquantaquattro, a' quali s'avevano da

(3) Bihliotheca Romana Romanorum Scripto-


seti aggiungere « alia multa tam Carmine quam soluta
rum Centuria^, authore (sic) Prospero Mandosio oratione ».
nobili Romano Ordinis S. Stephani Equite, Romae, (') Di questo penoso particolare cosi scrive
MDCLXXXII, pp. 306-311. Il Mandosi registra l'Eritreo: « At Ioannes nihil parentis minis verbe-

- 51 -
alla teologia ('). Sembra tuttavia, se dobbia- tendere a questo ed a quello studio, non
mo credere all'Eritreo ed al Alandosi {"), che ostante il corpo, travagliato da acuti dolori,
il Bricci tutte queste discipline percorresse tanto imminente sentisse l'estrema disso-

non tanto frequentandone i corsi regolari, luzione.


che ve n'aveva in Roma, quanto applicando- Tale in rapidi tocchi fu la vita di Giovanni
visi da sé, con l'aiuto tuttavia del consiglio Bricci. Della sua molteplice attività lettera-
e della conversazione dei dotti, cui fu so- ria, segnatamente in quanto comica, la quale
prammodo amabile e caro, per la felicità del- pure costituisce il lato precipuo e per nulla
l'ingegno, la schietta bramosia di sapere, che studiato della sua figura ('), non può qui
in lui scorgevano, e per la venustà altresì essere il luogo di trattare neanche in suc-
dell'aspetto, impreziosita da gentilissima gra- cinto Questo però non tace-
compendio.
zia nelle maniere. Seppe oltracciò ancora remo, che, spinto dalla straordinaria versati-
di musica e riuscì più che mediocre nel con-
trappunto, meritandosi di presiedere per lun-
ghi anni al sodalizio musicale dei SS. Ambro-
gio e Carlo al Corso. Uomo di grande inte-
grità di costumi e somma religiosità nella
vita intima e pubblica, strinse fedeUssima
unione con Chiara Recupiti che lo fé' padre
di molti fìgUuoli, due dei quali, BasiHo e Plau-
tina, s'addimostrarono in particolare maniera
emuli ed eredi delle sue virtiì, essendo riu-
scito, l'uno chiaro architetto, pittore, mate-
matico e musico, l'altra poi valentissima nella
pittura Finalmente nel 1646, omnium
(3).

moerore, come asserisce il contemporaneo


Mandosi, si spense in patria, lontano dall'età
decrepita e pieno ancora di giovanile ardore
col quale, pur malato, continuava ad at-

ee ribusque perterritus, clam illum omnia literarum Silografia premessa


« nomina, quae saepe ab aequalibus suis ordine alla Ln Taitareu, Comedia Infernale, Viterbo, i5i^.
« recitari audierat, memoriae mandabat ». Pina-
cotheca, p. 153. Il Mandosi, loc. cit., p. 306, alluse

soltanto alle contraddizioni da Giovanni patite con


lità dell'ingegno, non lieve ostacolo, come
la frase abbastanza vaga « reluctante genitore ». ognora avvenne ed avverrà, all'eccellenza
(•) Il Bricci amava l'arte sua e di essa giusta- in qualsiasi disciplina, abbracciò quasi ogni
mente non pretendendo di passare come
gloriavasi, ramo delle belle lettere in prosa e in poesia ('),
letterato di professione, benché pur tanto si dilet-
volgendosi tuttavia di preferenza alla dram-
tasse di lettere e si spesso facesse gemere i torchi.
matica, da lui sempre trattata con fine al-
Al suo nome
usò per questo di aggiungere il titolo
di Pittore. In una delle sue più antiche comme-
die: / Difettosi, forse la prima, pubblicata nel 1605, [Plautina] inter nostri aevi pictores celeberrimos
!<

dando licenza ai censori di esercitarvi sopra la cri- «viget», Ci. Bihl. Rom., p. 307. Basilio diede alla
tica, scrisse; « Discorrine pur e tassino come li piace; luce, nel 1676 e 1677, due commedie postume del
« mi basta che sappiano altra virtù esser quella di genitore: La Rosmira e La Tariarìtca. Nelle brevi
« cui vivo e dove principalmente mi compiaccio, e prefazioni che loro premise die' bene a vedere qual
« che simil compositioni faccio e alle volte recito culto riverente e affettuoso tributasse alla memoria
Il per gusto mio e degli amici miei et non per lode del padre suo.
« alcuna che ne speri ». Non solo il Tiraboschi fra gli antichi trascurò
(')

(2) « Ea ille virtutis indole fuit, ut sine cuiusquam di occuparsi comechessia del Bricci, ma neppure
« ope, naturae tantum auxilio, non unius tantum il moderno Belloni ricordò il nome di lui nei lunghi

« ingenuae artis, sed plurium etiam notitiam sit capi sopra la commedia, il dramma pastorale, il
« assequutus ». Erythraeus, loc. cit., p. 152, E il melodramma e prosatori del Seicento. Secondo
i

Mandosi (loc. 306) scrive:


cit., p. « Scientiasque l'elenco compilato dal Mandosi quindici sono le
« has omnes magis studio summo, diligentia perexi- composizioni drammatiche del Bricci uscite alla
mia et cum viris doctis usu frequenti, quam a luce; ventiquattro le rimaste inedite, senza contare
«praeceptoribus demonstratas acquisivit ». sei dialoghi.
(3) « Floret ille [Basilius] » cosi il Mandosi « archi- (^) Un letterato fiorentino, Angelo Carducci, vo-
li tectus, pictor, mathematicus, musicusque; et ista lendo lodare il Bricci, che sapeva riuscire nello

- 52 -
tamente morale e somma castigatezza, ed alla luce, salvo l'ortografia, ridotta, per quel
alla storia dei fatti contemporanei o, come che riguarda le maiuscole e l'interpunzione,
noi oggi diciamo, di cronaca, specie alla de- all'uso corrente, possono chiamarsi, sotto il
scrizione delle feste religiose e profane, delle rispetto bibliografico, veri cimelii. Un solo
quali tanto dilettavasi l'età sua. A questo esemplare d'una di esse, la prima, riuscimmo
ultimo genere letterario appartengono ap- a trovarne in Roma ('); l'altro, del quale
punto le due Relazioni dei magnifici riti in ci servimmo per la ristampa della seconda,

onore dei nuovi cinque Santi del marzo 1622. appartiene alla Compagnia di Gesù.
Dove è da avvertire che esse non furono le Ma i due opuscoli bricciani non riescono
sole da lui composte sopra simile argomento; soltanto pregevoli per la loro rarità biblio-
che due altre ne divulgò nel 1625 e nel 1629 grafica, né per questa ragione ci facemmo
per canonizzazioni di santa Elisabetta di
le a ritoglierli dall'oblio. Un ben più alto va-
Portogallo e di sant'Andrea Corsini, non lore è da riconoscere in essi, come voci auto-
però cosi ampie come le due precedenti per revoli d'un contemporaneo che vide ed am-
gli eroi santificati da Gregorio XV. mirò coi propri occhi ciò che descrisse, e
Alla morte di questo Pontefice nel mese possedette siffatta cultura letteraria da riu-
di luglio 1623, delineò e mandò alle stampe scire attissimo a giustamente trasmettere
la pianta del Conclave iniziato il 19 dello ai le cose da sé vedute ed ammirate.
posteri
stesso mese, accompagnandola con brevi Nelle non molte pagine del Bricci abbiamo
note per indicare quale stanza fosse occu- inoltre il testimonio di un Romano che, sen-
pata da ognuno- dei cinquantasette cardinali tendo profondamente la sublime romanità,
che vi presero parte ('). Similmente, suc- onde Cristo é romano, penetra e gusta il
ceduta nel 1644 l'elevazione al pontificato nobilissimo significato della magnificenza
di Giambattista Pamphili, distese e pub- nelle funzioni papali, plaude schiettamente
blicò tre brevi commentari intorno alla alla Chiesa cattolica, sublime glorificatrice
sua creazione, alla cavalcata e alla ceri- dei Santi, e con cristiana umiltà riconoscen-
monia del solenne possesso nella Basilica dosi troppo da essi difforme aspiraad averli
Lateranense, rinnovando in forma pili espli- propiziatori nel cielo ed esemplari sublimi
cita ciò che nel 1621 aveva fatto, quando nel cammin della vita.
Alessandro Ludo visi fu eletto papa(*).
È infine da avvertire come le due rela-
zioni, che ora qui tornano integralmente

stesso tempo autore di drammi, scenografo, attore,


specie nelle parti facete o di brillante, nelle quali
narrano fosse applauditissimo, gli dedicava i se-
guenti versi:
Mache premio durassi a te famoso
Tra l'uno e l'altro polo,
Briccio, per mille prove al m.ondo fatte.
Mentre l'opera comica tu solo
Col pennel, colla penna e con gl'accenti
La pingi, la componi e rappresenti? 1. - Relazione di Giovanni Bricci intorno
Nella prefazione alla Commedia La dispettosa mo- l'apparato e la cerimonia della cano-
glie, edita in Venezia, presso Pietro Urso il 1629.
nizzazione.
(') Pianta del Conclave nella Sede Vacante di Papa

Gregorio XV
nel quale gì'Illustriss. SS. Cardinali en- Sapientiam Sanctorum narrent popuìi, et laudes
trarono adì ig di Luglio 1623. Delineata per Gio. eorum niinciet Ecclesia: nomina autem eoruni
Briccio Romano. In Roma, per Lodovico Gri- vivenl in saeculum. (Eccli., xriv, 14, 15) (').

gnani, 1623; in foglio. Ne conosco solo l'esemplare


Con molta sapientia illuminata dallo Spirito
della Bibl. Vat. Barb. PP. VI. io.
Santo ordinò la santa Chiesa catholica, che quelli,
(^) Nell'anno predetto il Bricci pubblicò in Roma,
quali erano in questo mondo vissuti piamente
coi tipi del Facciotti. la Descrittione del | vago |
et
gentil' apparato dal Magnifico Signor Marc' con la osservanza della vera legge evangelica
|
fatto |

Antonio Ciappi senese alla Spetieria del \ Drago in nel perfetto amor de Dio et del prossimo, fussero.
Banchi ... nell'occasione della Cavalcata che si fece
\

mentre la Santità di S. Gregorio Nandò a tórre il


. XV (') Conservasi nella Bibl, Nazionale V. E. Misceli.
possesso al Luterano che fu in domenica à dì g di mag-
, Valenti, 1688.
gio 1621. Opuscolo rarissimo, del quale so indicare (2) Testo accommodato dai vv. 14 e 15 del capo
il solo esemplare della Vallicelliana, O.V. 237,n.3. XLIV dell'Ecclesiastico.
nel medesimo modo che in cielo sono tali, notati tutti sono posti al conspetto del mondo come
con eterna fama, verificando il detto dal Profeta lucidissimi specchi di potranno
santità, dove
dicendo: In memoria aeterna erit iushis ('). E sacerdoti, secolari et donne
regolari, laici et

questo ella fa (oltre la gloria che si deve a Dìt haver chi particolarmente immitare. Et per so-
per i Santi suoi) acciochè noi altri meschini pec- disfare al desiderio di coloro che non si sono po-
catori (quali attaccati con l'affetto alle cose ter- tuti trovare a questa solenne festa e pur bramano
rene, malamente senza l'esempio dei Santi sap- sapere, se non in tutto, almeno in parte, la de-
piamo distaccarcene) vedendo quello che hanno scritione di quella, mi son resoluto farne una
eglino operato per Christo, ci confondiamo nel breve, et sommaria relatione, toccando al meglio
cuor nostro non fa- che potrò le princi-
cendo il simile che pali cose così appar-
quelli

hanno
valorosamente: tan-
to più considerando
quelli non esser
fatto co-

stati
RELATIONE
SOMMARIA
tenenti
come

fatta
Il
alle
luogo dove
questa
all' apparato,
cerimonie.

solenne
si è

meno di noi fragili, DELSOLENNE APPARATO festa, è stata la Basi-


tentati et persegui-
e cerimonia, fatta nella Bafilica lica di San Pietro in
tati. Vaticano, chiesa che
di S.Pietro di Ron^,
Et ecco novi sti- di grandezza, bellezza
moli per inviarci alla Perla Canonizatione de Cloriofi Santi Ifìdqrc et architettura supera
di Madrid , Ignatio di Lojola Franccfco ,
via del cielo, la cano- ogn' altra chiesa del
Xauerio Terefadi Giefii, e Filippo
,
nizatione dei cinque mondo. In questa
Nerio Fiorentino,
gloriosi Santi , cioè sotto la cupola, at-
Isidoro di Madrid, Canonizati dalla Santità di N. S. Papa Gregorio XV adì torno all' aitar mag-
s.
Ji. di Marzo MDCXXll.
il qual nacque circa giore de' gloriosi Apo-
Compofìa per Cìouannì B riccio Romano.
l'anno 1150, e fu agri- stoli, fu fatto un thea-
ad ìjtanza di Lodouico Dozz.u
coltore e morì l'anno tro di molti mesi a-
Bolognefe.
iiycC"). S. Ignatio di vanti, tanto grande,
Loiola spagnolo, insti- che per lunghezza era
tutore della Compa- il vano solo più de
gnia di Giesù, nacque cento passi, et per lar-
in Pampilona l'anno ghezza il vano solo
1491, e morì l' ulti- sessantasei passi, et
mo di luglio 1558. per altezza palmi cin-
S. Francesco Xavero quanta. Le scalinate
nacque in quella par- con li suoi steccati di
te di Navarra, che dietro tenevano quin-
tocca alla Spagna dici passi di loco; da
l'anno 1497, morì nel- ciascun lato era que-
l'isola deserta di San- IN R OMA , Per Andrea Fci. M DC X X I L sto ornamento tutto
ciano Teresa di
('). S. Con licenza de' Supeiiori. di legname fatto ad
Giesù, Fondatrice dei archi, essendo però tra
Carmelitani Scalzi, un arco et l' altro
nacque in Avila l'anno 1515, e morì alli 4 d'ot- un altro sfondatode quattro angoli; dietro questi
tobre 1582. s. Filippo Neri fiorentino, Fon- archi vi erano fabricati i sedili, overo scalinate
datore della Congregatione de' Padri dell'Ora- divise in molti ordini, di modo che i sedenti, tanto
torio, detti della Chiesa Nuova, nacque in Fio- li bassi, come li alti, non si potevano l'un l'altro

renza l'anno 1515, e morì l'anno 1595, quali impedir de vista. A questi seditori si andava
per diverse porte e scale dietro l'edificio, quali
(') Sai. CXI, 7. tutte tiravano al suo appartamento, per como-
(^) Le date della nascita e del passaggio di s. Isi- dità non solo delli huomini, ma ancora per si-
doro sono errate evidentemente, forse per puro gnore principesse, dove erano le grate, et altre
errore di stampa. Al 1150 è da sostituire 1070, e comodità per questi effetti. Haveva la piazza
al II 70 il 1130, avendo egli vissuto, giusta la co-
di questo theatro tre sole intrate; una nella sua
mune opinione, sessant'anni e non venti, quanti
facciata incontro alla porta della chiesa verso
sarebbero da attribuirgli se fosse nato il 1150, e
levante, e l'altre doi per fianco. Era questo
morto il II 70.
(3) L'autore cade in errore nell'indicare cosi il
theatro di ordine corintio; ma in loco di colonne,
luogo di nascita e l'anno della morte del Loiola, come acciò non impedissero popolo che
la vista del
quello della nascita del Saverio, il quale, nel resto, sedeva dietro nelle scalinate, vi erano pilastri
ai suoi tempi da tutti si faceva nato nel 1497. che da basso si risolvevano in caitoccioni, po-

- 54
1
sando sopra alti piedestalli et sopra il cornicii ne, ode fatta in versi latini molto legiadri sopra il
I con mensole, fregio et architrave, sopra del quale detto Santo, et ancora vi entravano tutte le armi
caminavano per iìnimento candelabri da tre can- dell'illustrissimi signori cardinali, et principal-
dele l'uno, candelieri con le sue falcole di cera, mente del Papa et del Re Catholico. Nella
figure de angiolini et ancora figure grandi del facciata del theatro di fuora erano in fuoco di

SANT'ISIDORO AGRICOLTORE CON GLI ALTRI QUATTRO SANTI.


Da un quadro di scuola spagnuola, di proprietà del sig. Ettore Jandolo, Roma.

naturale, di tavola contornate ('), pinte de colonne sotto i capitelli de Corinto, otto statue
chiaro e scuro verde. in termine di foglia de bronzo f;operte, alte doi
Era l'architettura et compartimento dell'opera volte più del naturale, dove si vedea, oltra l'or-
tale, che dava luoco (senza li angioletti, festoni, dinario che porge il disegno dell'architettura,
candelieri grandi e piccoli, cartellette, vasi et tre cartelle et una historia grande come di sotto
altre cose) a quarantuno historie colorite della se dirà.
vita et miracoli di s. Isidoro, et a quattordici Questo theatro è stato d'incredibil spesa, prima
cartelle dove eran scritte la sustantia di dette per il gran legname che si è adoperato, e poi
historie, brevemente, et a sedici strofe di un perchè l'opera con tutti risalti, per minimi che
i

fussero, erano di tutto rilievo; e quello che assai

(M Intendi figure dipinte su tavole, segate secondo importa è, che ogni cosa era tocca di oro, con
i contorni del disegno. molti candelieri, figure, et altre cose coperte d'oro.
e chi d'argento, tutto il resto rasembrando di quelle si potrà venire in cognitione della hi-
pietra. Erano poi a mezz'aria sospese con le storia. Erano dunque queste cartelle l' infra-
funi quattro corone di legno tanto grandi, che scritte seguenti.
passavano in diametro palmi diciotto, et altri
quattro candelabroni dell'istessa grandezza, tutti IL SANTO SATIA 30G PERSONE CON POCHISSIMO
inargentati e carichi di falcole accese di cera PANE E VINO.
bianca. Avanti la facciata del theatro era lo SCACCIA DI NOTTE UN FIERO DEMONIO DA UN
steccato per la guardia del Pontefice, acciò cu- PECCATORE.
stodissero la intrata dal furor del popolo. IL GRANO GETTATO ALLE COLOMBE, NON PERÒ
Ogn'uno da che magnifica, superba
sé consideri, SCEMA PUNTO.
e sontuosa vista f usse (') veder la nave della chiesa
,
MOLTIPLICA MIRACOLOSAMENTE IL PANE.
di San Pietro tutta apparata di drappi papali di GLI ANGELI ARAVANO IN LUOGO DEL SANTO,
seta et oro, fin alla cima dei cornicioni e con MENTRE ATTENDEVA ALL'ORATIONE.
tante tapezzarie tessute di seta et oro, con PREDICE AD UNO CONDANNATO A MORTE LA
historie del Testamento novo, et veder poi il LIBERATIONE.
theatro colorito, indorato e inargentato, pieno SI ACCENDONO LE LAMPADE AL SUO SEPOLCRO

d'infiniti lumi accesi in falcole grosse di cera DA CELESTE LUCE.


bianca, dove nel supremo luogo si vedeva il l'acqua DEL FONTE LIBERA DA VARIE INFER-
Sommo Pontefice nella sua s.dia sotto un MITÀ LI DEVOTI CHE NE BEVONO.
bel baldachino, et ivi vicino l'ambasciadori re- APPARE TRE VOLTE AD UN TURCO, E LO ESORTA
gali e ducali, tutti l'illustrissimi cardinali della AL BATTESIMO.
corte vestiti con ricchissimi apparati sacer- IL SUO CADAVERO PER 45O ANNI RESTA IN-
dotali et mitrie di damasco bianco in testa, et CORROTTO.
doppo loro patriarchi, arcivescovi, vescovi et UBERA DA TRE CARBONCHI UN APPESTATO.
prelati della corte romana; similmente la mol- UN PUTTO DESPERATO DA MEDICI È GUARITO
titudine de' canonici, e clero circumstante, con DAL SANTO.
il choro della musica. Ma it veder la gran mol- SON LIBERATI DA PERICOLOSI PARTI DUE
titudine del popolo, tìhe sedeva sopra le scali- DONNE
nate, dell'uno e dell'altro sesso, con tanta di- RISANA UNO DALLA PODAGRA.
versità di habiti, la quale accompagnata da UNA INFERMA BEVE l'ACQUA DEL FONTE DEL
quella che riempiva la piazza del ti eatro, con SANTO E GUARISCE.
quella della navata della chiesa, et l'altra che SCIOGLIE MIRACOLOSAMENTE I LEGAMI DI
caminava per la strada di Ponte S. Angelo [era FERRO A UN PRIGIONE.
immensa], rendeva un'incredibile maraviglia. Le RESTÒ IMMOBILE CHI GLI RUBBÒ UN DITO; E,
porte della chiesa e i portici erano ancora loro DOPPO RESTITUITO, FU LIBERO.
con armi, festoni, insegne del Santo et tapez- QUATTRO FERITI DALLA ROVINA DI UN MURO
zarie ornate: la piazza di San Pietro si vedea SONO SANATI DAL SANTO.
colma de cocchi et carrozze con le guardie de ALLA VISTA DEL SACRO CORPO CESSANO SIC-
Svizzeri et cavalli-leggieri armati, udendosi in CITÀ GRANDI.
chiesa (secondo le cerimonie) rare musiche e UN FANCIULLO DA MALITIA NATURALE È LI-
suoni di trombe, et fuora un lieto sonar di BERATO.
campane. In somma era ogni cosa ripiena di SI ODE PIÙ VOLTE CELESTI ARMONIE SUL SUO

letitia et allegrezza con general festa et ap- SEPOLCRO.


plauso incredibile, facendo il simile le altre APPARE AL RE ALFONSO LA STRADA A VITTORIA
chiese appartenenti a detti Santi la sera se- MIRACOLOSA.
guente con fuochi, luminari et musiche de voci UNA IMPIAGATA SI LIBERA CON IL ROSARIO
et de varii instrumenti. CHE TOCCÒ IL SANTO CORPO.
Ma prima che io entri a descrivere il tenor VENTI CIECHI SONO ILLUMINATI AL SEPOLCRO
da sapere che il theatro fu fatto
delle cartelle, è DEL SANTO.
s lamente per la canonizzazione di f. Isidoro, il FECONDA LA LUNGA STERILITÀ DI DUE DONNE.
quale essendo quasi compito, piacque al Sommo UNA CARROZZA PIENA DI GENTE PRECIPITANDO
Pontefice di canonizare insieme con lui altri RESTA ILLESA.
quattro Santi, de' quali fu fatto instanza grande; UN INFERMO A MORTE, CON BERE l'ACQUA DEL
e per questo le historie e cartelle di detto SANTO, GUARISCE.
theatro non sono salvo che appartenenti a l'acqua del FONTE DEL SANTO RISANA UNO
s. Isidoro. E perchè ogni cartella aveva la sua DALLA PESTE.
historia, descrivendo le cartelle, dal tenor di UNO STROPPIATO DI TUTTI I SUOI MEMBRI DAL
SANTO È GUARITO.
(') Veggasi alla pagina seguente la nostra foto- NEGANDO UNO LI MIRACOLI DEL SANTO, È PU-
incisione del magnifico Teatro. NITO E SANATO.
LA SUA COLTRE RISANA QUATTRO IN PUNTO DI Tu de paupere mensa
MORTE. Dapes innumeras legis,
l'acqua del SACRO FONTE LIBERA UNO DA Et cum foenore pocula
FEBRE ACUTA. Inexhausta rcponis.
UN MUTO RICUPERA LA FAVELLA, VISITANDO IL Vere dives egestas,
SEPOLCRO DEL SANTO. Non luxu invida regio,
LA COLTRA DEL SANTO MORTO, STAGNA IL Quam regum arbiter omnium
FLUSSO DEL SANGUE. Manu divite replet!
APPARISCE IN VISIONE E SANA UN MORIBONDO, Agros findere pergat,
TRASGREDISCE UNO IL VOTO FATTO AL SANTO, Aestu syrius igneo,
ET È AMJI.\ZZATO. Dum largam tibi parturit
RENDE LA FERMEZZA A QUATTRO PERSONE Silex aridus undam.
PARALITICHE. Ceu deserta per arva
UN CIECO RECUPERA LA VISTA VISITANDO IL Magni ad imperium Ducis
SEPOLCRO. Pressit Isacidum sitim
RESTITUISCE l'uDITO A UN SORDO DA SETTE Fontis vena perennis.
ANNI. Tibi duxit aratra
MONDA LA LEPRA CON l'ACQUA DEL SACRO Lapsus aliger aethere,
FONTE. Caelestique superhiit
IL RE FILIPPO TERZO DA PERICOLOSA INFER- Scissa vomere gleba.
MIT.\ AGGRAVATO, FATTOSI PORTARE IL SANTO Ruris desere cultum,
CORPO, RICEVE LA SANITÀ. Taurorum tuga desere:
Posthac, rustice nobilis,
Alla dirittura di ciascuna di queste historie Rus erit tibi caelum.
erano nel finimento le virtù principalmente no- Vicit temporis iras,
tate nel Santo; cioè, Oratione, Astinenza, Con- Et putrem tumuli situm,
tritione, Mansuetudine, Castità, Fatica, Patienza, Aevo cedere nescium
Fermezza, Temperanza, Purità, Pace, Fedeltà, For- Immortale cadaver.
tezza, Prudenza, Innocenza, Compuntione, Po- Tuo fusa sepulcro
vertà, Religione, Penitenza, Devotione, Vigilanza, Turba musica concinit,
Sapienza, Bontà, Elemosina, Speranza. Humanità, Nil mortale sonantia
Perseveranza, Misericordia, Giustizia, Simplicità, Diu carmina cantu.
Fede, Clemenza, Honestà, Tolleranza, Discretione, At extincta reluxit
Obedienza, Charità, Lealtà et Humiltà. Nelle se- Sponte flammula lampadis,
dici cartelle grandi poste sopra ciascuno arco, dove Externae impatiens facis
non era il transito nel theatro, vi erano sedici strofe Mendicare nitorem.
de un Ode bellissima et legiadra sopra il detto Nempe conditus imo
Santo, la quale tocca le principali attieni della sua Dum sol in tumulo iacet,
vita e miracoli, e sono le infrascritte: Ignes despicit exteros
Lampas proxima soli.
Adsis, Isidore Ergo sume tropaeis
Magnae praeses Iheriae, Molem, dive, tuis sacram.,
Dignos Gregorio Ubi Quibus servai Iberia
Apparante triìtmplios. Maius corde theatruni.
Viden fornice multo
Triumphalia munera, La facciata di fuora del theatro era di tre
Haec Hispania dedicai archi della medesima architettura, salvo che in
Tuis sacra tropaeis. luoco di colonne, o vero cartoccioni, vi erano otto
quot obteris hostes termini sotto i capitelli corintii che sembravano

Contraqite agmina febrium, de bronzo. Et perchè i termini dinotano cosa


Morbosque et maciem, et luem, oppressa e schiava, rapresentavano otto vitii
Victor exeris arma. principalmente fuggiti dal Santo, cioè. Odio, Gola,
Per te lurida tabes Furore, Superbia, Inganno, Ozio, Invidia et Ava-
Pulsa, non semel aufugit, ritia. Sopra l'arco di mezzo era dipinto in una
Et, si congreditur Ubi, historia grande s. Isidoro il quale, percotendo
Mors vitae pavet ictum. con l'asta una pietra, ne usciva un fonte, e la
Quin et lumine cassos cartella che vi era sotto diceva:
Nigro e carcere liberas, DIVO ISIDORO MATRITUM D. D. CUI SE PA-
A eternumque silentium TRONO lAM ANTE DEDICAVIT:
Fauces rumpere cogis. Quivi erano dei arme de Sua Santità, e doi

- 57 -
del Re Catholico; et la cartella a mano destra havevano a publicar per Santi. Fatto questo, si

diceva: pose nella sua sedia pontificale dove, secondo il

PHILIPPUM SERVES INCOLUMEM DIU


SIC ET solito, tutti gl'illustrissimi signori cardinali an-
REGIAE IN TE PIETATIS AEQUES IMPERIUM. darono ad adorarlo e farli riverenza; doppo questo
Dall'altra parte: sedendo ognuno ai suoi luoghi, fu condotto avanti
SIC TUA, TE PRAESIDE, FOELIX VIVAT HISPANIA, al Papa dal Mastro de Cerimonie (') l'illustrissimo

RELIGIONIS PROPUGNATRIX, CAELITUM FERAX. signor cardinal Lodovisio, Nepote di S. Santità,

Sollffini Catholicee Ecclesie^ ntui ac cer emonia

'
in SfiuptoruT numerum d GREGORIO X\^.
Pont.Mfì^.referiur'. Di^XlI Marlu A^nno
MD c xxir .

osi

Dalla Vita S. Ignatii Loiolae, immagini in rame, edita in Roma il 1609;


poi ristampata, con la giunta della presente, il 1622.

Ma per dire alcuna cosa delle cerimonie fatte Procuratore per i detti Beati, (') l'avvocato Mon-
in detta canonizatione deputato a
nel giorno signor Reverendissimo Zambeccaro, deputati a
questo effetto, che fu a dì 12 di marzo a hore 14 ciò, i quali fecero da parte del Re Catholico la
in circa, essendo in chiesa già preparata ogni
cosa et accesi lumi tutti del theatro et altare
i (') Era questi mons. Giovanni Battista Alaleoni,
insieme con quelli della renghiera del Volto di nobile famiglia maceratese.

Santo et Lancia di N. S. et delle sante Reliquie, (2) In un libretto ms. (cent. 13 X20) col titolo Con-
sultata, 1611-1626, contenente la relazione delle cose
discese il Papa dal suo palazzo in San Pietro,
consultate dal Generale della Compagnia con i suoi As-
accompagnato dall'illustrissimi cardinali, portato
sistenti, sotto il giorno io febbraio 1622 e la rubrica
con solenne pompa insedia. Et giunto all'altare,
De Canonizatione, leggesi la seguente nota circa la
discendendo di sedia, inginocchiossi al faldistorio, scelta del cardinale Ludovisi a Procuratore dei Beati.
dove fece la prima preghiera a Dio acciò le indriz- " Tractata cittn Alaleona,

zasse il core e l'animo circa l'attione che si aspet- "De instantia quam debet facere cardinalis videtur rogandus cardi-
" nalis Ludovìsius, ut .suscipiat rem, quia ipse est de quo nulla natio
tava per gloria de Dio et de quei Beati che si "potest conqueii, nuUus princeps queri,,.

- 58
prima instantia, pregandolo che volesse ascrivere instante dal choro si cantarono le Letanie dei
nel numero de' Santi li detti Beati, acciò siano Santi con altre preci, quali il Papa
finite, tornò
da tutti i fedeli christiani honorati. Alli quali di nuovo alla sua sedia. E la seconda volta andò
rispose in nome del Papa il suo Segretario ('), il medesimo Cardinale, et Avvocato a far nuova
dicendo che il Papa aveva già udita la vita, e
miracoli insigni de detti Beati, et che giudicava l'Arch. Boncompagni Ludovisi, Cod. E., 68, e. 27-A.
convenevole cosa che publicamente fussero da Senza dubbio è fattura del Ciàmpoli:
tanto vi si
tutto il mondo venerati et al loro nome si eri- riscontrano le suo stile adombrò
qualità che del
gessero altari, fabricassero chiese et celebras- fedelmente il mentovato Eritreo, Eccolo per intero:
sero anniversari delle loro feste; che ancora si
« Quoties ex aetherea mundi regione insoli tum
« aliquod lucis spectaculum effulget, novuni repente
tenessero le loro immagini nelle chiese in luoghi
princ'paH, et serba sero le reliquie de loro corpi
in vasi pretiosi, et offerire a Dio in honor loro
il tremendo sacrificio dell'altare, cantar le lodi
et divini otìficii, et finalmente conumerati tra
Santi, siano proposti all'universal Chiesa cattolica
per esempio, veneratione, invocatione, e patro-
cinio;ma (soggiunse poi) che in cosa de tanta
importanza, giudicava doversi ricorrere a Dio et
invocare il suo aiuto, come anco quello della
B. Vergine Maria, de' gloriosi Apostoli Pietro
e Paolo et de tutti i Santi, acciò quella santa
attiene si potesse con l'aiuto divino meglio ter-
minare {').
Finito di dir questo, il Pontefice disceso dalla
sua sedia inginocchiato con la mitra in testa
avanti al faldistorio fece oratione, et in quello

(') Era questi il fiorentino monsignor Giovanni


Ciàmpoli, che Gregorio XV, a preghiera dei principi
Aldobrandini, aveva chiamato a succedere a Ga-
spare Palloni nell'importante ufficio di Segretario
delle Lettere Latine uomo di nobilissimo ingegno
:

e stimatissimo a comune giudizio, specie a quello


del Pallavicino, che ne' suoi classici Trattati delBene
e dello Stile fece spesso di lui onorevole menzione.
E nondimeno il Ciàmpoli, invece di raggiungere
l'eminente fastigio, che gli era stato prognosticato,
finì rimosso dalla corte, tramutatogli l'ufficio di MONS. GIOVANNI CIÀMPOLI.
Segretario dei Brevi con quello modestissimo di
Da un disegno cavato da antico ritratto a olio.
governatore in parecchie città delle Marche, in una
Conservato in Roma presso il Prof. Domenico Ciàmpoli.
delle quali, cioè Iesi, mori nel settembre del 1643.
Del Ciàmpoli scrissero tra i suoi contemporanei, oltre
il mentovato Pallavicino, che ne godè l'amicizia, « in caelo sidus pullulasse vulgus arbitratur, fallaci
I'Eritreo (Gian Vittorio Rossi) nella Pinacotheca al- « oculorum iudicio atque incerto caloris testimonio
tera, n. XIX, pp. 63 (ediz. Colon, del 1645); il Benti- « credens. At enim caelestium rerum periti auxi •

voGLio, Memorie, lib. i, cap, vii, pp. 79-82 (ediz, di « Ilaria instrumenta adhibent, aliorum sententiis
Milano del 1864), e Alessandro Pozzobonelli nelle « perspectis. novitii splendoris itinera saepe ac dili-
Lettere di Mgr. G. Ciàmpoli, &., Venezia, Pezzana, « gentissime ipsi metiuntur, nihil tam metuentes.
pp. 221-237. Fra i moderni vedi il Belloni, Il Sei- Il quam ne temere sempiterno stellarum coetui in-
cento, pp. 51-56, e segnatamente il compiuto, accurato « ferant evanidum aliquod ignescentis aeris ludi-
studio di Domenico Ciàmpoli, Un amico del Galilei; « brium.
Monsignor Giovanni Ciàmpoli, nei Nuovi studi lette- « Consimilem ferme rationem in Ecclesia Dei,
rari e bibliogr a fici,B.occa. Sa.nCa.scia.no, Cappelli, 1900, « quae regnum caelorum appellatur, licet agnoscere.
pp. 1-170. Domenico Ciàmpoli ha il merito di avere « Enituit aliquando in his mortalitatis tenebris ali-
sparso molta luce intorno la vera cagione della re- « cuius hominis pietas super communes humanae
mozione e dell'esilio del suo antenato, quale fu l'avere « virtutis fines evecti. Nonne videmus quam non
favorito il Galilei per impetrargli dal Maestro del « difficulter populi religione imbuti, eum fama ac
S. Palazzo l'approvazione al celebre Dialogo dei mas- « voluntate in caelum tollant ac tanquam cohaere-
simi sistemi del mondo (1632). (( dem Christi et domesticum Dei venerentur?
(^) Il non mai, per quanto so,
testo della risposta, « Verum lubricos illos assensus sustinet aposto-

dato alle stampe, mi venne trovato in un Regesto li lica auctoritas, penes quam supremum sanctitatis
de' Brevi di Gregorio XV ai Principi d'Europa, nel- « iudicium est. Neque enim solummodo vilis terra-

- 59 -
instantia nella stessa forma di prima, alli quali haveva da fare (')•' E di novo il Papa, disceso dalla
rispose lo stesso Segretario, che Sua Santità giu- sedia con la mitra in testa, si accostò al faldisto-
dicava questa attiene di tanta importantia che, rio, dove il Cardinal d'Este ('), Diacono assistente,

con nove preghiere e con molta humiltà, voleva voltato al popolo con alta voce disse: Orate, e
che si pregasse lo Spirito Santo, fonte di santità, levata la mitra di testa, inginocchiato il Papa con
acciò con la sua divina virtù inspirasse quanto si tutti i cardinali et altri, fecero oratione tacita;
poi, detto dall'istesso Cardinale: Levate, tutti

« rum vapor alieno lumine aut pereunte igne coru- levatisi in piedi, appresentato il libro dalli pre-
« scans caelestes stellarum fulgores, sed etiam angeli lati assistenti al Papa, intonò l'hinno, Veni
B tenebrarum angelos lucis imitantur, Creator Spiritus, dove tutti inginocchiati vi di-
« Quare sapienter constitutum est, ut hominis in morarono tanto, che il choro hebbe compito il
« Sanctorum nunierum referendi res gestae accu- primo verso. Poi tornato il Pontefice alla sedia,
« ratissimis quaestionibus explorentur, iurati testes stando gli altri in piedi, si terminò dal choro in
« adhibeantur, rogentur ecclesiasticorum principum
musica il detto hinno, con il versetto, Emitte
« sententiae, miracula ipsa examinentur, quae vi-
Spiritum tuitm, et il Papa disse l'oratione: Deus
li dentur esse angelorum linguae et testimonia divi-
qui corda fidelium, e si pose a sedere. All'hora
« nitatis; denique ieiuniis, eleemosynis, orationibus
(1 veritas conquiratur, ut Deus ipse, qui numerat
11 multitudinem stellarum et singulis eis nomina Il quillitas? Eius cor, angelorum praesidio et Dei
« vocat, ea nobis astra indicare videatur, quae san- Il excubiis custoditum, aeternus hostis cum tanquam
11 ctimoniae radiis firmamentum Ecclesiae illustran- Il caelestis fortitudinis turrim a se expugnari posse
(1 tia, fulgebunt in perpetuas aeternitates. 11 desperaret, sacrilegis armis aggredì vix audebat;
« Haec omnia rite ac more maiorum confecta esse 11 ne in perpetuis eius victoriis, sua ipse de-
scilicet
« gaudet SS."'"^ Dominus Noster, ita ut, homipibus li decora semper agnosceret.
Il consentientibus et Spiritu Sancto docente, explo- Hi autem omnes cum in terris commorantes,
Il

11 rata iam eorum quinque Beatorum virtus,


sit Il animo in caelestem patriam demigrarent, nunc re-
11 quibus Sanctorum nomina atque insignia. Impe- II gnantes in caelo praesentiam opemque suam orbi
li ratoris, Regum, Principum populorumque precibus, 11 terrarum quotidianis miraculis testantur.
i< petuntur in praesentia. Il Quare totius christianae reipublicae votis gra-
Quis enim de B, Isidori meritis hodie dubita-
Il II tificaturus SanctissimusDominus Noster diem ho-
li verit, cui quingentos prope annos famulatur illa II diernum beati Gregorii splendoribus illustrem illu-
Il utroque orbe dominans Hispania? Triumphalis II xisse putat in omnem posteritatis memoriam cele-
11 agricola, regum obsequio et provinciarum patro- 11 brandum, quo Rex gloriae hos Beatos in caelestis
II cinio clarissimus, qui, dum glebas, inopia cogente, Il regni consortium iampridem ascitos, hominum ge-
11 subigeret, thesauros divinae gratiae effodit, quibus li neri palam adorandos imitandosque apostolica au-
Il caelestis gloriae principatus emercaretur. 11 ctoritate proponi velit.
Il Ignatius Loyola, in cuius meditatione divini Il Sed iudicia Dei abyssus multa, atque Omnipo-
Il amoris ignis aeternus exarsit, universas terrarum II tentis fulgorem non ipsa Cherubim virtus audet
Il regiones cunctasque saeculorum aetates animo Il oculis irretortis contueri.
Il complexus, in quas christianum imperium propa- Il Quamobrem nunc potissimum religiosis suppli-
li garet, Societatem instituit, quae, pietatis et sa- II cationibus adeundus est Dominus Sanctorum prin-
li pientiae armis communita, nomen lesu portaret 11 cipatum tenens, ut beatissima Virgine ac Sanctis
Il coram gentibus impiosque haereticorum conatus omnibus suffragantibus, praecipue vero faventi-
Il

Il continenter infringeret. bus beatis Apostolorum Principibus, quorum cor-


II

11 Iam vero veteris orbis finibus excedendum est pora in hoc augustissimo orthodoxae religionis do-
II

« ai, qui Francisci Xaverii laudes velit populorum- micilio coram veneramur, Spiritus Sancti lux pon-
li

(I que utilitates metiri. Cum enim Evangelii luce tificiae menti effulgeat et negotium hoc, quo gene-
II

Il Orientis tenebras illustraverit, patuit malora chri- ris humani gloria, divini cultus incrementum atque
II

II stianorum sacerdotum charitati, quam salutarium ipsius aeternitatisgaudiacontinentur, tandem, terra


Il

Il syderum conversionibus beneficia ab Indiis de- caeloque plaudentibus, pie ac rite perficiatur ».
Il

li beri, caelumque, quod gloriam Dei enarrat, catho- (') Il citato Codice Boncompagni Ludovisi ci
11 licam Ecclesiam esse, unde alienigenis in mortis porge il testo della risposta di Mons. Ciàmpoli alla
Il umbra habitantibus sol iustitiae oriatur. seconda istanza ed è appunto il seguente:
Theresia, virginitatis liliis coronata et volunta-
11 Solemnes sanctitatis titulos atque triumphos
Il

II riis suppliciis cupiditatum arma in proprio cor- IlApostolica auctoritate hominibus decernere, omni-
II pore contundens, semper de viribus daemonum in IIno nil aliud est quam caeli principes et terrarum
Il militante Ecclesia triumphavit, cuius ore aeterna patronos declarare ac pontificiis clavibus arcanum
Il

Il sapientia videbatur, sanctiora divinitatis


loqui Ildivinitatis sanctuarium patefacere. Quod quidem
Il arcana patefaciens; quae martyrii palmam con- Iltanti est, ut Sanctissimus Dominus Noster eius-
II secuta esset, nisi caelestis sponsus, virginei cordis IImodi opus mox absoluturus, iterum, in hoc eccle-
Il holocausto delectatus, victimam hanc incruentam IIsiasticae hierarchiae Senatu et variarum nationum
Il servasset, sacris Carmeli pascuis in pristinum de- Il frequentia, Spiritus Sancti lumen implorandum
li corem restituendis. hoc temporis momento arbitretur ».
Il

Il Demum cuius bellatoris triumphos non obscu- {') Alessandro d'Este, nepote d'Alfonso II di
II rat inexpugnabilis Philippi Nerii pax atque tran- Ferrara. Vedi sopra, p. 45, n. 15.

- 60 -
venne la terza \-olta il medesimo Cardinale, et aggiungendo al suo luoco atqtie beato Isidoro,
Avvocato, quali fecero la terza instanza, suppli- Ignatio, Francisco, Teresiae, Philippo, et omnibus
cando nella medesima forma; dove il Segretario, Sanctis, ìx.

in nome del Papa, li rispose, che Sua Santità Doppo il Papa intonata Terza,
quale, fu dal
piamente persuadendosi, che ciò piaccia allo e mentre che choro la seguitava fin alla fine,
il

Spirito Santo, ha terminato, che li detti Beati, si vestì al solito per la solenne celebratione della

di santità e miracoli così famosi, siano scritti Messa, la quale fu del dottor della Chiesa s. Gre-
nel catalogo de' Santi ('). E sedendo di nuovo gorio papa, con la seconda oratione appropriata
Papa, uno delli prelati assistenti lesse la sen-
il a detti cinque Santi. E, seguitando la Messa fin
tenza dell'autorità del Papa, la quale in sostanza all'Offertorio, sedendo il Papa, furono dalli Car-
diceva, come ad honore di Dio et essaltazione dinali et deputati a questo effetto presi li doni
della fede catholica et augumento della reli- da offerire, et appresentati a Sua Santità con
gione e per autorità di Dio onnipotente, Padre questa cerimonia, che l'offerente baciava prima
e Figliolo e Spirito Santo e delli teati Apostoli il dono e, nell'atto d'offerirlo, baciava la mano et

Pietro e Paolo e sua, come anco per consiglio dei il ginocchio del Papa; e questi doni furono l'in-

Padri dechiarava detti cinque Beati esser Santi, frascritti, quali furono tutti rriisteriosi.
e che per tali fussero scritti in Catalogo Sanctorum, Dieci ceri grandi, lavorati con insegne del
ordinando che si celebrasse meritevolmente la Santo, de' Re e del Papa; due de questi per
lor festa, nominando il giorno della festa di cia- ciascun Santo (').

scuno di loro (^). Fatto questo, il Cardinale et Cinque canestri indorati, dentro a' quali in
Avvocato sopradetto, rendendo da parte del Re ciascuno vi erano due bianche tortorelle coperte
Catholico a Sua Santità cortesi grafie, la sup- con rete di seta sottile; uno di questi per Santo.
plicarono, che di ciò le volesse conceder le bolle, Dieci pani grandi, cinque inargentati e cinque
alli quali, facendo il Pontefice la croce, le rispose: indorati; due de questi per Santo, uno d'argento
Decernimns. In questo istante commosse
si e uno d'oro.
tutto popolo per letitia,
il sentendosi un suono Cinque altri canestri inargentati, con dentro a
di diverse trombe, con un applauso grand'ssimo ciascuno due bianche colombe, con la sua rete
di giubilo e riverenza verso detti Santi, e nel coperte; uno de questi per Santo.
medesimo tempo fuora di chiesa sonavansi tam- Dieci vasi di legno, pieni di vino; cinque indo-
buri, flauti e trombe. La guardia de' Svizzeri rati e cinque inargentati come i pani.
spararono li mortaletti et artigliarle, le cam- •
Cinque altri canestri dipinti con varietà di
pane suonavano a festa, et Castel Sant'Angelo colori, oro et argento, pieni di diversi uccelli,
sparò similmente un grosso numero di mortaletti coperti con rete, la quale sciogliendo il Papa,
et artiglierie segno della canonizatione dei
in quelli volorno tutti in qua e là (^).

detti Santi. Tra tanto il Papa intonò il Te Deuni L'illustrissimi signori cardinali che offerirono
laudamus: quale seguitato dal choro fin al fine detti doni, furono l'infrascritti: Per s. Isidoro, il

in musica, il Cardinale Diacono intonò il versetto. cardinal Monti, che offerse i doi ceri; Peretti i doi
Orate prò nohis, aggiungendo il nome di tutti i pani; et Madruzzi li doi vasi di vino. Per san-
cinque Santi; e risposto dal choro, ut digni effi- t'Ignazio, fecero l'istessi doni il cardinal Mellino,
ciamur &., il Pontefice disse un'oratione appro- Leni e Crescentio; per s. Francesco Xaverio, il

priata a tutti; e finito questo, il Cardinale Dia- cardinal Muti, Savelli et Valerio; per s. Teresia,
cono per l'Evangelio disse il Confiteor Deo &., il cardinal Zoleri, Gherardo e Scaglia; per san
Filippo il cardinal Pignattello, Sacrato e Gozza-

(') Ecco le testuali parole della terza risposta,


attinte allo stesso codice come le due precedenti : (1) Dal citato libretto delle Connilte (ci. sopra, p. 58^)
A udite, quae loquor ; audiat terra verba oris
caeli, nella consulta del io febbraio erasi trattato anche
mei (Deut., xxxii, i). « Cum e re christiani nomi- degli emblemi da far dipingere nei ceri.
« nis esse sibi pie persuadeat Sanctissimus Dominus In cereo: IHS; B."s Ign.us; stemma Pontificium ».
«

« Noster, caelestes lionores quinque bisce Beatis (2) Un Diario ms. della Casa Professa di Roma,

« decerni, divino numine instinctus ex altissima hac per gli anni 1610-1655, al f. 36, ci conservò i nomi dei
(1 christianae sapientiae cathedra, quam divinae cinque padri gesuiti che presentarono ai sei cardi-
« veritatisoraculum Deus ipse constituit in terris, nali, più avanti menzionati, i mistici doni, per la
« Isidorum Agricolam, Ignatium Loyolam, Fran- canonizzazione del Loiola e del Saverio. Furono
« ciscum Xaverium hispanos, Philippum Nerium tutti italiani, dei più cospicui che avesse allora l'Or-
« florentinum in Sanctorum Confessorum catalo- dine per virtii e rari talenti: ed anche alcuni per le
« gum, Theresiam de lesu hispanam in Sanctarum opere lasciate alla posterità. Ecco testualmente il
« Virginum numerum referendos esse pronunciat ». passo « Intervennero i pp. Giovanni Stefano Me-
:

(*) II testo della sentenza o dell'oracolo ponti- « nochio; p. Carlo Mastrilli; p. Antonio Marchese,
ficio, si ha, salvo la mutazione dalla prima in terza « Provinciale romano; p. Decio Striv€rio e p. Bernar-

persona, nella bolla Urbaniana'di canonizzazione. « dino Castorio a portar varie cose pertinenti all'atto

« Rationi congruit ». « della ceremonia ».


dino. Furono assistenti alla cerimonia il signor dovette ignorare, quella cioè, intendiamo, del-
cardinal del Monte vescovo di Porto, il ignor ;
l'architetto del magnifico apparato da lui assai
cardinal Buoncompagno et Aldobrandino. Li
partitamente descritto. Di esso, così straor-
avvocati che si adoperarono nelli atti della ca-
dinario per novità e splendidezza, sa dirci
nonizatione furono: Per s. Isidoro, l'avvocato
soltanto che « fu fatto un teatro di molti mesi
Caffarelli. Per i ss. Ignatio e Francesco, monsi-
avanti». E, cosa strana davvero, concepibile
gnor Zambeccaro. Per ?. Teresia, l'avvocato
Mellino, et pers. Filippo, l'avvocato Spada. Li
appena senza che ci ritornino nella mente
maestri de cerimonie furono: il signor Paolo et le rivalità e le non rare gelosie degli artisti,
il signor Giov. Battista Alaleoni, il signor Carlo mentre ragiona dell'opera con termini piti di
Antonio Vaccari et il signor Pietro Ciamaruconi. stupore che di ammirazione, non sa trovare
Fatta questa cerimonia, si seguitò la Messa una sillaba in lode di colui che l'architettò,
al costume solito; dove il Papa, data nel fine anzi né anche ce ne dice il nome.
la benedittione e pubblicala l'indulgenza ple- Quello però che il Bricci tacque e non fu
naria, fu riportato solennemente in sedia al suo
neppur notato da Giacinto Gigli, del quale
palazzo, andando avanti tutti l'illustrissimi si-
appresso si dirà, non venne omesso dagli
gnori cardinali.
Avvisi, i giornali del suo tempo (') e dallo
Non da tacere ancora che, oltre la spesa so-
è
storico dei pittori, scultori e architetti dei
pradetta, fu fatto un bellissimo baldacchino di
tela d'oro, sopra l'altare di S. Pietro, largo per suoi giorni, anch'egli romano ed artista, il

ogni verso più di cinquanta palmi, con quattro cavaliere Giovanni Baglione. Questi nella
colonne all'antica, intagliate et indorate. Oltre memoria che al Guidotti consacra, enume-
di questo, vi era il palio dell'altare di ricchissimo rati i precipui suoi lavori di pennello e scal-
drappo d'oro con l'immagine del Santo (), tutto pello, scrive che « parimente fu architetto
l'apparato sacerdotale appartenente al Sommo della canonizatione di santo Isidoro e de'
Pontefice, le tonicelle diaconali e suddiaconali cinque Santi e grande utile ne ritrasse » (').
per Greci e Latini, con le sue stole e manipoli,
E più ancora dello stesso Baglione ci tras-
il pluviale per il cardinale assistente et l'altre
misero la notizia del fatto, e a lor modo la
cose appartenenti al santo sacrifìcio della Messa,
perpetuarono, i disegni della grandiosa mole
tutti di ricchissimi drappi d'oro, con frange,
impressi e divulgati nel 1622 contempora-
fiocchi, ricami et insegne del Santo e del Re'
Cattolico, il tutto fatto con spesa maravigliosa.
neamente con la Relatione summaria, a fin di
dare a conoscere ed ammirare ai lontani per
IL FINE.
mezzo del bulino quello che il Bricci erasi
studiato di mettere loro dinnanzi servendosi
della penna.
Nel titolo di siffatte stampe, come ognuno
può bene scorgere nella nostra tavola, non si
tenne pago l'editore di notare il nome del-
l'architetto, ma volle fosse accompagnato con
gli onorifici titoli di cavaliere, dottore e pit-
tore egregio, aggiungendo inoltre che con va-
rie invenzioni bellissimequadri della vita e

e dei miracoli di sant'Isidoro aveva saputo


2. - Paolo Guidotti Borghese, architetto
ornare quel gran teatro sontuosissimo ed eri-
DEL Theatrum in ecclesia S. Petri in Va- gerlo con sommo splendore (s); ciò che è in
ticano.

Nella Relazione sommaria del Bricci, qui (I) Vedi intra, p. 80.
(^) Baglione, Le Vite dei Pittori, Scultori, et
sopra ridonata alla luce ci fa non poca me-
Architetti &. Roma, 1642, p. 304.
ad
raviglia l'alto silenzio dell'autore intorno
La stampa originale misura cent. 52 X 37.
(3)
una circostanza notevolissima che pure non Divenuta oggidì estremamente rara, quanto a me,
non ne conosco che l'esemplare, in assai cattivo
(') Questo ricchissimo paliotto non si è conservato. stato, del grande Album d'immagini di san Filippo
Il più antico di quelli soliti donarsi in simili occasioni, Neri, conservato presso i RR. PP. dell'Oratorio alla
e ancor oggi posseduti dalla Basilica Vaticana, ri- Chiesa Nuova di Roma. La nostra fotoincisione fu
monta al 1690, allorché Alessandro Vili santificò riprodotta da quella che il P. Clair, senza indicare
ai 16 ottobre i beati Lorenzo Giustiniani, Giovanni comechessia donde la cavasse, inserì nella sua Vie
da Capistrano, Pasquale Baylon, Giovanni da San de Saint Ignace de Loyola d'après Pierre Rihade-
Facondo, Giovanni di Dio. neira, Paris, Plon, 1891, dopo la p. 422,

- 62 -
tutto conforme al \-ero. Infatti il (niidotti, Secondando il gusto del tempo e bramoso di
di patria lucchese, ^•e^uto giovanissimo in gareggiare con parecchi e parecchi antagonisti,
Roma nel pontificato di Gregorio XIII per tutti volti all'imitazione del Tasso,compose
ft)rmarsi nel disegno, giunse ben presto ad laGerusalemme distrutta, rimasta inedita, epo-
act]uistare un'assai onorevole riputazione tra pea nella quale con lo stesso numero di versi,
i più rinomati artisti dell'Urbe, in quel pe- anzi con le medesime rime usate da Torquato
riodo che va dall'ultimo quarto del Cinque- nella Liberata, prese a cantare l'estrema mina
cento a tutto il primo del secolo seguente; della città deicida sotto Tito imperatore.
periodo di grandissime mutazioni artistiche Tale, in rapido scorcio, conformemente
nelle chiese romane e favorevole occasione al ritrattoche ne fece il Baglione, è la figura
per donde gli vennero non pochi lavori,
lui, del Guidotti, cui Paolo V, da lui supplica-
sotto papa Sisto V, nella Biblioteca Vaticana, tone, permise di aggiungere al cognome pa-
alla Scala Santa, nel palazzo di S. Giovanni terno quello di Borghese per rimunerarlo, in-
in Laterano ed altrove ('). sieme col cavalierato dell'Ordine di Cristo,
Se non che il bravo architetto del Theatrum, del gruppo di sei statue scolpito dentro un
non meno che per la valentia nel dipingere pezzo di marmo bianco, finissimo lavoro dal-
e nello scolpire, andò a' suoi giorni famoso l'artista regalato al cardinale Scipione nepo-
per una peculiare dote da lui altamente sti- te del Papa. L'Eritreo, che prima di quella
mata e per la quale possiamo in certa guisa del Bricci aveva alla sua maniera descritta
risguardarlo come emulo o rivale del Bricci. l'immagine di questo singolarissimo perso-
Ciò feconda versatilità dell'ingegno,
fu la naggio, pur riconoscendone la forza dell'in-
applicata ad apprendere le più svariate, anzi gegno e parecchi dei lieti successi ottenuti,
opposte, discipline con esito, per parecchie non gli risparmiò critiche amare che sanno
di esse, più che mediocre. Poiché, oltre alla di pungente ironia ('). Della sua probità e
pittura, scultura e architettura, amò e col- pietà cristiana, in cui grazia possiamo per-
tivò la musica tanto che « seppe cantare e donargli la vanità, che può farcelo compa-
sonare quasi ogni sorta d'istromento sopra rire ridicolo, non fece affatto parola. Non
la parte» ('). Quindi, come se angusto tro- così il menzionato cavalier Baglione, il quale,
vasse il campo, pur sì vasto, delle arti belle, ricordando le cure di messer Paolo in fare
mise il piede e s'addentrò in quello delle ammaestrare la sua unica figliuola «con ogni
scienze e delle lettere umane. E fu dottore possibile diligenza in tutte le virtù sì di
nell'una e nell'altraseppe molto
legge, e donna come anche di huomo », ed anche il

non solo d'astrologia, ma di matematica, disinteresse in lavorare gratuitamente, ag-


specie di meccanica, con la quale (precur- giunse che «fu di vero virtuoso» (*). huomo
sore dei moderni aviatori) sperò di giungere A grande
credere all'Eritreo, architetto il

a trovare il modo da poter volare (3). dell'apparato del 12 di marzo 1622 sarebbe
Rispetto poi alle lettere, predilesse la poesia. morto piuttosto da mendico, che da povero;
secondo altri finì in un pubblico ospedale {^).
Nel Teti, Descrizione delle Pitture &. (ed.
(')
Il Baglione non rammemora questa dolorosa

Rom. del 1765) ci vien dato a vari luoghi un elenco circostanza; ma col suo semplice e schietto
abbastanza compiuto degli affreschi e delle tavole stile c'informa che «nel 1629 qui in Roma, di
del Gnidotti nelle chiese di Roma. Ci, pp. 39, 35, sessant'anni in circa, andò all'altra vita» ('').
48, 56, 57, 146, 223, 236, 237, 396, 418, 431.
{^) Baglione, p. 304.
(3) Gian Nicio Eritreo, nel ritratto che ci lasciò (') « ...et quod ridiculum est, cum identidem ia-
del Guidotti, ricordata la versatilità dell'ingegno « ctaret, se quatuordecim esse artibus praeditum,
di lui e come
vantasse di possedere ben quattor-
si « quarum ex singulis panem aliaque ad vitae usum
dici discipline, prosegue: Ouas Inter artes ea etiam «necessaria posset expromere... fames, qua prope-
« fortasse numerabatur, qua se rationem alteri, qua « modum enectus est, nullum se ab illis auxilium tu-

« volaret, ostensurum pollicebatur ». Pinacotheca, « lisse ostendit ». Erithr.'^eus, Pinacotheca, n. lxviii,

n.LXvni, p. 123. L'erudito Domenico Maria Manni, p. 123.


un secolo appresso narrò nelle sue Veglie piacevoli (^) Loc. cit., p. 304.
alcuni particolari intorno al volo dal Guidotti ten- (3) Vedipasso dell'Eritreo or ora riportato. Il
il

tato. Veggasi il passo, riportato nel recente volume ragguaglio della morte in un ospedale si ha nell'ano-
del p. BoFFiTO, // volo in Italia, Firenze, Barbera, nima notizia dell'artista, inserita nella Biographie
1921, p. 81, nel quale l'autore, da par suo, raccolse universelle et moderne, XIX, 96.
tutto ciò che del Guidotti, come cultore dell'arte del (4) Secondo questi dati la nascita del Guidotti
volo, gli antichi ci tramandarono. andrebbe collocata nel 1569. Ciò però non si ac-

- 63 -
3. - La Processione degli stendardi. dove pendevano ricche tapezzarie di seta, es-
sendovi in diverse parti le principali signore et
Imagines quas rogasti libi dirigendas, misimus,
linde valde nohis tua poslulatio placnit, quia ah
principesse di Roma (').

La processione andò con quest'ordine. Prima


re non facimus si per visihilia invisihilia de-
le fratarie con le sue croci coperte; e queste fu-
monstramus. Greg., lib. 7, Epist. 53, (')
rono Frati di San Giovanni Calibita (^), quelli
li

Havendo già sommariamente descritto li atti dellaRedentione ('), di Sant'Adriano ("'), quelli
fatti nella canonizatione delli gloriosi santi Isi- di Sant'Onofrio (>), li Minimi (''), quelh di San
doro de Madrid, Ignatio Loiola, Francesco Xa- Francesco, cioè Capuccini, del Terzo Ordine et
vier, Teresia de lesù et Filippo Nerio, fatta dal Zoccolanti, Conventuali; quelli del Carmine, cioè
Nostro Signor Papa Gregorio XV et insieme il Reformati Scalzi, della Traspontina et della Con-
ricco et sontuoso apparato fatto nella Basilica gregatione de Mantua ('), li alunni del Collegio
de S. Pietro per detta cerimonia, dove stavano Germanico dell' Appollinare con la sua musica (^),
\$ quattro (^) stendardi, nelli quali erano pinti i

detti Santi in ermisino rosso con fregi, frange,


fiocchi e pomi d'oro molto sontuosamente, (') bi ha de-
L'itinerario seguito dalla processione
sè-
guito che dovendosi, al solito, far la trasporta-
sciitto più minutamente, insieme con altri interes-
c|
santi particolari, nel Diario ms. della Casa Professa,
tione de detti stendardi dalla Basilica de S. Pie-
già innanzi usato. E poiché anche pei dati topogra-
tro alle loro chiese particolari, fu eletto il giorno
fici, i quali rimangono quasi i medesimi che oggidì,
seguente della detta canonizatione, che fu a dì
può riuscire, all'occasione, non poco utile, lo diamo
13 di marzo 1622, in domenica doppo pranzo, qui per intero.
che fu quella de Passione, nel qual giorno era « Si parti la processione da doppo detto
S, Pietro
la Statione in detta Basilica. « il Vespro dalli signori Canonici,
qual finito, si
La strada che fu fatta, per comodamente portar '1 disse l'oratione delli Santi canonizzati e si fece non
dette immagini alle loro chiese, fu da S. Pietro « so che cerimonia intorno alli stendardi; e tratanto
si avviò la processione delli frati ed altri religiosi;
a Ponte S. Angelo; poi seguitando per Banchi e «

« poi seguitavano di mano in mano li stendardi; tutti


Monte Giordano, indi alla Chiesa Nova, dove fu
« andavano con le candele accese in mano. Si camino
posato stendardo de san Filippo Neri fioren-
lo
«verso Ponte e Banchi e Monte Giordano, e dalla
tino, prete fondatore delli RR. PP. del Oratorio,
« porta piccola di dietro della Chiesa Kova, dove era
in detta chiesa. Et seguitando per Parione andò
« un archetto trionfale, e per quello portorno lo sten-
alla chiesa de S. Giacomo della natione Spagnola (( dardo di s. Filippo. Se seguitò pei l'Anima a Pa-
in piazza Navona, dove secondo sten-
fu lasciato il « squino e a Navona, e qui si lasciò lo stendardo di
dardo de sant'Isidoro, avvocato de Madrid, agri- « s. Isidoro, quale fu ricevuto presso la chiesa delli

coltore; passando poi per la Valle, si giunse alla « signori Spagnuoli. Poi seguitò la processione per
chiesa delGiesù, dove fu lasciato il terzo stendardo « Piazza Navona, voltando per il vicolo sotto al Car-
delli doi santi, Ignatio de Loiola, fondatore delli » dinaie deMonte per la Dogana e andò dritto a
RR. PP. del Giesù, et Francesco Xaverio della
i(Sant'Eustachio per il vicolo dietro alla Rotonda e
B riusci su la piazza della Minerva, e si andò dritto
medesima religione, compagno nella conversione
((
per la strada sotto il palazzo delli parenti del Papa,
de popoli del detto santo Ignatio. Al fine, pas-
« riuscendo alla strada della Madonna delli Cesarini
sando ponte detto di Sisto,
il entrando in Tra- « verso la nostra chiesa; e al capo di detta strada
stevere, terminò detta Processione alla chiesa «venivano i SS.'' Senatore e Conservatori del popol
della Madonna della Scala delli RR. Padri Car- « romano col Fratello del Papa, alcuni Vescovi e Pre-

melitani Scalzi, dove lasciarono il quarto sten- « lati con gran corteggio, con torcie accese, et simil-

dardo de santa Teresia di Giesù, reformatrice di « mente molti Signori della Congregatione [dei
detto Ordine. Tutte queste strade erano piene, « Nobili] i quali ricevettero lo stendardo con gran
anzi colme, de infinità de gente, « solennità e lo portorno alla nostra chiesa, essendo
così in strada
« piena la piazza, la scala della chiesa e la chiesa
a piedi et nelle carrozze, come anco alle finestre.
« stessa di grandissima gente che stava a vedere ».
Dal Diario cit., fo. 36. Vedi pure la descrizione, che
corda guari coli' Eritreo che lo fa colto da morte più sotto diamo, secondo il diarista Giacinto Gigli.
in vecchiaia, e meno ancora coll'autore della testé (^) Nel testo: «Colavita». Intendasi i Fatebenefra-

citata memoria della Biographie, nella quale il suo telli a San Bartolomeo all'Isola.
nascimento Lucca viene assegnato al 1559.
in (3) I Trinitari Scalzi della Redenzione degli Schiavi.
(') Il passo, abbastanza comune, della lettera gre- (4) I Mercedari.
goriana, scritta al celebre Secondino monaco, è ri- (5)Romitani di San Girolamo.
1

portato in compendio e con inesatta citazione del (6) I Minimi di San Francesco di Paola.
luogo donde fu tolto, appartenendo non già aWEpi- (7) La Congregazione di Mantova, celebre riforma
stola53 del libro vii (che ne contiene solo quaranta- de' Carmelitani, aveva in Roma la chiesa e il con-
cinque) ma alla 52 del ix. Migne, P. L.,LXXVII, tiguo convento di San Grisogono, ad essa assegnati
990 sg. dal Cardinal della Rovere ai tempi di Sisto IV.
{^) Il Loiola e il Saverio avevano un solo stendardo (*) Il celebre istituto, fondato da sant'Ignazio e
come si scorge dalla figura che diamo qui appresso. munificamente provveduto di rendite dal Sommo

- 64 -
li reverendi padri Giesuiti, i acerdoti et j^adri : volte con le più ricche portiere recamate d'oro
della Chiesa Nova, li sacerdoti Preti de S. Gia- che fussero in Roma; li altari ornati (ma quelli

como de Spagnoli et li Parocchiani di Roma, in particolare stanno le immagini dclli


dove
havendo, oltra il choro de musica sopradetto, Santi) de candelieri grandi e piccioli et altri vasi
ogni stendardo il suo choro de musica, che can- d'argento et oro, fiori, reliquiarii et altri abigha-
tavano motetti a doi chori con gran copia de menti erano così riccamente vestiti, che vi ha-
voci secondo il Santo del stendardo che li era verebbe perso ogni gran thesoro; li cornicioni,
vicino. Tutti questi jrreti et frati sopradetti che circondavano le dette chiese erano carichi
havevano una grossa falcola de cera bianca ac- de candelieri grandi con falcole de cera bianca
cesa in mano. accese e, fuora
Porta %• ano lo delle chiese tutte,

stendardo di s. Fi-
RELATIONE DELLA SOLENNE li principali ri-

lippo alcuni par-


ticolari signori PROCESSIONE salti delle
ciate di ciascuna
fac-

FATTA IN ROMA
dell'Oratorio del- di quelle, il tetto
la Chiesa Nova; e la cuppola era-
quello di santa no ripieni de lu-

Teresia 1' istessi


Nella trafportatione de' Stendardi de' mini con la sua
loro padri princi- Gloriofi Santi, carta attorno,
pali della religio-
ISIDORO DE MADRID compartiti con
ne, quello de' san-
IGNATIO LOYOLA, tale ordine che
ti Ignatio et Fran
FRANCESCO XAVER I o, facevano una so-
Cesco li medesimi
Compagnia
TERESIA DE GIESV, lenne vista nella
notte, meglio
della
ET FILIPPO NER I FIORENTINO, ancora
e
illumi-
di Giesù, quello si
Dalla Bafilica di S. Pietro alle loro Chiefc particolari , con la defcfif- nava luogo per
de sant' Isidoro li il
tionc deirappaiati,& fede fatte in dette Chicfe, à.altri luoghi.
principali titolati li altri gran fuo-
na-
^ali Santi furono Canonizjli dalla Santità di NOSTRO SIGNORE chi che si face-
signori della
PAPA GREGORIO XV.à dì ìì. di Marzo Ì6ii.
vano sopra
tione spagnola; la

sparandosi molti
DESCRITTA P£R. GIOVANNI BRICCIO ROMANO. piazza, con il

mortaletti all'ar- sparar de mor-


rivo di ciascuno taletti, fuochi ar-
stendardo. Né la- tifìci ah, girandole
scerò de dire l'in- e suoni de trom-
contro che fece la be, ma sopra
nobiltà della na- tutti li divini of-
tione fiorentina, fìtii celebrati in

partendosi dalla quei giorni con


loro chiesa con molti chori de
più di mille tor- musica e varii

cie,accompa- concerti de in-

gnando sten- li stromenti.


dardi da Ponte Non è ancora
S. Angelo fin alla IN ROMA, Apprcflb Giacomo Mafcardi , M D CXXII da tacere con
Chiesa Nova. Con Lianza di Supiriori.
quante insegne
Ma non è da delli Santi, armi,
Adinftantiade Lodouico DozzaBoIognefe
tacere la gran fe- fregi, festoni et
sta che fecero
,
varii quadri di
queste quattro chiese per honorare la venuta di pitture fussero ornate le chiese così dentro
questi benedetti stendardi. Et prima parlando come fuori, con l' indulgenza plenaria per il

in generale, cominciando dalla sera del sabbato popolo che visitava dette chiese, et anco le
che furono canonizati, per tre giorni seguenti molte elemosine de pane bianco et altro fatte
fecero tutte nelle sue hore un gran sonare de a una infinità de poveri. Questo è un breve
campane a festa. Le chiese erano apparate con cenno de quanto fecero in generale dette quat-
pretiosi drappi di seta et oro sin al principio delle tro chiese.
Hora dirò in particolare le historie, che furono
poste nella chiesa del Giesù e fora della facciata,
Pontefice Gregorio XIII, godeva in Roma meritata
concernenti alla vita de sant'Ignatio et de san
fama anche per buona musica sacra che soleva ese-
guire sotto la direzione dei più periti maestri del Francesco Xaverio con. le sue cartelle; dal tenor
tempo. delle quali si comprenderà qual fosse la pittura

65 -
loro (I). L'ordine era questo, che la metà delle Cominciando hora dalle prime dicevano:
historie della facciata a mano destra di fora
pinte de chiaro scuro, et la metà della chiesa a

[l]. M. MAKc'ANTONIO TREVISANO SENATORE

VENETIANO, AVISATO DA CELESTI VOCI, CONDUCE A


CASA SUA S. IGNATIO, CHE DORMIVA ALLO SCOPERTO.

STENDARDO DEI SS. IGNATIO DI LOIOLA


E FRANCESCO SAVERIO.
Dalla tela di Andrea Sacchi (1598-1661) rappresentante:
L'addobbo del Gesù di Roma nel 1° centenario della Compagnia
[2]. S. IGNATIO RESUSCITA UNO CHE SI ERA PER
(27 set. 1639) conservata nell'ambulacro presso la Sagrestia.
DESPERATIONE APPICCATO, FINCHE CONFESSASSE
I SUOI PECCATI.
mano destra di dentro apparteneva
colorite,
a sant'Ignatio, l'altra parte a san Francesco
nove immagini in rame, e ristampata ivi ste.sso il 1622
Xaverio. con la sola aggiunta del rito della canonizzazione del
Santo allora celebrato. Cf. sopra la figura, p. 58.
(') Di queste historie, secondo le dice il Bricci, ec- Come il Bricci ci conservò il testo delle iscrizioni ap-
cettuatene quattro soltanto, (e sono l'S*, rii", 12* e poste ad ognuna delle tempere, così la predetta Vita,
ij"') abbiamo anche oggi .sott'occhio non il soggetto, dalla quale sono cavate le nostre ligure, ci mette di-
nna la composizione .stessa o il disegno nella citata nanzi le tele che resero tanto splendido e vago il
Vita I
Beati P. Ignatii | Loiolae \ Socictatis Ie.su \
Fiin- Gesù in quella straordinaria solennità della san-
datoris, stampata in Roma l'anno 1609 in settanta- tificazione dei due massimi Padri della Compagnia.
ILLUMINA CON LA SUA PRESENZA LA CA-
[3]- [5]. S. IGNATIO CON IL SEGNO DELLA CROCE

MERA OSCURA DI ALESSANDRO PETRONIO E CON SANA MOLTI INDEMONIATI.


PARLARLI LO SANA.

IGNATIO SCACCIA SPESSO CON IL BASTONE


[4]. S. [6]. S. IGNATIO SANA COL TOCCARE UNO CHE PA-

I DEMONI. TIVA DE MAL CADUCO.

67 -
[7]. UNA FANCIULLA PATENDO SCROFOLE, NON [IO]. È POSTO S. IGNATIO ET I SUOI DALL'ETERNO
POTENDOSI PER LA TURBA ACOSTARE ALLA BARA, PADRE SOTTO LA SPECIALE PROTETTIONE DE
ATACCATOSI UN PEZZETO DELLA VESTA DEL SANTO CHRISTO.
AL COLLO, SUBITO SANA.
[II]. IL PATRIARCA S. IGNATIO COMUNICA A
[8]. UN FANCIULLO, FERITO MORTALMENTE IN SUOI FIGLI QUEL DIVINO FUOCO CHE [IL SIGNORE]
UN CIGLIO, PER LA INVOCATIONE DE SANTO IONA LARGAMENTE GL'INFONDE.
TIO, RISANA IN UN MOMENTO.

[12]. S. IGNATIO OPERA MIRACOLI d'OGNI SORTE


E VIVO E MORTO.

Nella facciata.

[q]. S. IGNATIO SPESSE VOLTE, ORANDO TUTTO [13]. S. IGNATIO FA PENITENZE GRANDISSIME
LUMINOSO È RAPITO IN ARIA. IN MANRESA.

- 68 -
[14]- S. IGNATIO, ABBRACCIANDO IL RODRIGUEZ [17]. IN SACROSANCTA HOSTIA CHRISTUM DO-
SUO COMPAGNO GRAVEMENTE MALATO, LO RISANA. MINUM ECSTATICUS INTUETUR.

[15]. IGNATIO RICEVE DA PAOLO III FAR-


S.

NESE LA CONFERMATIONE DELLA COMPAGNIA, ET


S. FRANCESCO LA NUNTIATURA DELL'INDIE.

Attorno al suo altare .

[16]. SEPTEM TOTOS DIES IN MENTIS RAPTU [18]. S. IGNATIUS TRECENTIS PROCUL PASSIBUS

PERSISTIT. [DUM] CONCIONATUR, AUDITUR.

- 69 -
[5]. S. FRANCESCO XAVERIO OPERA OGNI SORTE
DE MARAVIGLIE SENZA NUMERO.
[6]. IL DIVINO SPIRITO SPINGE S. FRANCESCO
nell'indie ET NEL GIAPONE.

Dentro in chiesa.

[7]. è rivelato alla sorella de s. fran-


cesco xaverio, monaca de gran santità, do-
vere suo fratello essere grande apostolo
nell'indie.
[8]. ANDANDO
S. FRANCESCO XAVERIO ALL'INDIE,

SE INFERMA IN BOLOGNA ET È MIRACOLOSAMENTE


DA S. GIROLAMO GUARITO.
[9]. PER GIUSTO CASTIGO DE SCELERATI FA
SANTO FRANCESCO XAVERIO PIOVERE CENERE E
FUOCO.
SANTO FRANCESCO XAVERIO ADDOLCISCE
[IO].
PER BISOGNO DE NAVIGANTI L'ACQUA DEL MARE.
[ig]- GELIDO E STAGNO lUVENIS IMPURI ME- [II]. S. FRANCESCO XAVERIO NELL'iNDIE BA-
DETUR ARDORIBUS. TEZZA TRE RE DE CORONA E PIÙ DE UN MILIONE
DE INFIDELi; NEL QUALE ATTO È VISTO ALCUNE
N ella facciata a mano sinistra VOLTE SOPRA TERRA.
[12]. IN MEZZO ALLE DIVINE DOLCEZZE, SI QUE-
per san Francesco Xaverio.<^'>
RELA ESSER troppo; in MEZZO ALLI TRAVAGLI
[I]. PARE IN VISIONE A S. FRANCESCO XAVERIO
PATITI PER CHRISTO SI QUERELA ESSER POCO.

PORTARE SOPRA LE SPALLE UN INDIANO. S. FRANCESCO XAVERIO PREDICE DI CERTO


[13].

[2]. S. FRANCESCO XAVERIO, PER ANDARE ALLA


ILRITORNO DEL BATELLO TENUTO PERSO PER GRAN
CONVERSIONE DEGLI INFEDELI, SEGUE A PIE' NUDI TEMPESTA TRE GIORNI.
SOPRA STERPI E SASSI UN GIAPPONESE. CONFERMATIONE DELLA FEDE CHRISTIA-
[14]. IN

[3]. S. FRANCESCO XAVERIO METTE SOLO IN NA FRANCESCO RENDE IN PRESENZA DE AL-


S.

FUGA UN ESERCITO DI BARBARI, IN DIFESA DE' CUNI OSTINATI MACCOMETTANI LA VISTA A UN


SUOI NOVI CHRISTIANI. CIECO NATO.

[4]. S. FRANCESCO XAVERIO, PREDICANDO A


CONFUSA TURBA DE OGNI SORTE DE BARBARI,
È INTESO DA TUTTI NELLA LORO LINGUA.
Attorno al suo altare.

[15]. ADOLESCENTEM EXSTINCTUM VITAE PA-

(') Nel 1622 non si aveva pel Saverio una vita RENTIBUSQUE restituit.
istoriata, o in rami, come 1609 si era fatto
sin dal [16]. INFANS MORTUUS, VOTIS S. XAVERIO CON-
pel Loiola. Perciò che lavorarono nell'ad-
gli artisti
CEPTIS, EXCITATUR.
dobbo del Gesù non poterono attingervi i soggetti,
[17]. s. franciscus xaverius [puerum] in
e molto meno la composizione delle loro tele. Per
quanto ci è noto solo nel 1793, Filippo M. Salvatori,
PUTEO EXSTINCTUM REVIVISCERE lUBET, ET RED-
antico gesuita, rientrato nell'Ordine non prima fu DIT SUIS.
ristabilito,pubblicò i Fatti più rimarchevoli della vita [18]. CRUCIFIXUM IN MARI AMISSUM CANCER
di san Francesco Saverio della Compagnia di Gesù MARINUS S. FRANCISCO XAVERIO REFERT.
espressi in rami. I ventiquattro rami che il libro
contiene, disegnati da Stefano Piale e Giuseppe Cades, Erano nella facciata di fuora quattro grandi
incisi dal Leonetti, dal Fontana, dal Fole, dal Ca- statue, poste nelli frontespitii di quella. Una
margo, dal Petrini, dal Dasori riuscirono nondimeno era della Chiesa cattolica vestita in habito pon-
troppo inferiori a quelli delle consimili opere igna- tificio,con le chiavi dell'autorità papale et il
ziane venute alla luce in Roma il i6og e in Anversa
scudo del nome di Dio, et sotto vi era scritto:
il i6io.
Avendo
poi ben fondata certezza che le tavole del ECCLESIA CATHOLICA SOCIETATEM lESU IURE
Salvatori non ci danno in niun modo la stessa SUO OMNIBUS TELIS IMPIETATIS OPPONIT.
composizione dei quadri adoperati nel 1622 a deco-
rare la parte sinistra del tempio Farnesiano credemmo L'altra era del Giapone convertito alla fede,
di doverci astenere dal qui riprodurle. in habito de regina all'usanza giaponese, con una

- 70 -
croce in mano, che tenea nel mezzo il nome de con vasi de fiori, festoni, panni di seta, banderolc
Giesù, e sotto era scritto: di oro ornate con l'insegne de santi, angeli, freggi

lAPONIA A S. FRANCISCO XAVERIO CRUCIS AC et altri ricchi e vaghi abigliamenti, in mezzo de

DEI COGNITIONEM ET VENERATIONEM PRIMUM quali havea, un baldachino, posto il ri-


sotto
ACCIPIT. tratto di san FiHppo, con l'arme del Papa et in
mezzo alla strada havea fatto ponere un giglio
Era l'altra statua de sant'Ignatio, che teneva con una corona sopra, tutto pieno di fuochi arti-
sotto i piedi la heresia et diceva: ficiali, quale, passato la processione, abrugiandosi,
S. IGNATIO LOIOLAE SOC. lESU FUNDATORI, fece un strepito grandissimo (').

QUOD SE AC SUOS TUENDAE ECCLESIAE DEI IN- Era ancora ivi vicino in contra un choro di
VICTA DEVOTIONE CONSECRAVIT. D. ('). musica con organi, il quale cantava motetti ad
ogni stendardo dei Santi che passava; e perchè
Era l'altra de : an Francesco Xaverio, che te- furono fatti molti bei versi latini, scritti in maiu-
nea la infedeltà sotto i piedi et vi era scritto: scole antiche nelle cartelle attorno a detto orna-
SANCTO FRANCISCO XAVERIO SOCIETATIS lESU, mento, non mi par de lasciar de scriverli, e sono
INDIARUM ET lAPONAE APOSTOLO. D. li in trascritti'

Circa quello che fecero altri particolari per


EN FLOS LECTE FLORENTIAE, PHILIPPE
NERI, INCLYTO SANCTORUM CHORO, UNA
allegrezza de questi Santi saria cosa troppo lunga
CUM ISIDORO, IGNATIO, FRANCISCO AC THE-
a narrare; ma in generale tutte le chiese appar-
RESIA, A SUMMO CHRISTIANAE RELIGIONIS
tenenti alle religioni de detti Santi,come la Ma- ANTISTITE GREGORIO INGENTI POMPA,
donna San Grisogono, San
della Transpontina, MAGNIFICENTISSIMO APPARATU, INCREDI-
Martino in Monti ('), il Colleggio Germanico ('), BILI OMNIUM LAETITIA, IN AUGUSTISSIMA
l'Annonciata del Colleggio Romano, Sant'Andrea PRINCIPIS APOSTOLORUM BASILICA, OB
a Monte Cavallo, il Seminario ('), il Colleggio EGREGIAS, OUIBUS IN CIRCO ORBIS HUIUS-
dell'Inglesi (5), San Girolamo della Charità, San CE MAXIMO ~ENITUISTI, VIRTUTES, OB Ml-
Giovanni de' Fiorentini et altre chiese, che per
RACULORUM, QUIBUS CORUSCASTI SPLEN-
campane,
lasciano, con fuochi, suoni de
DOREM, OB MIRAM VITAE, QUA FLORUISTI,
brevità si
SANCTITATEM NUPER INSERTE, DUM HO
lumi mostrarono in tutti quei giorni una
e canti,
DIE SACRO VELUT IN LABARO TUI EFFIGIES
gran festa et allegrezza; il simile facendo molti EXPRESSA E VATICANO IN TEMPLUM TUO
palazzi e case delli principali signori della na- CORPORE INSIGNE, TANQUAM IN CAPITO-
tione spagnola e fiorentina, massime nelle con- LIUM QUODDAM AD MEMORIAM NULLA
trade de Parione, Banchi, Pelegrino, ; trada
Giulia et altre contrade; ma quello che fece il (') Di questo pio ed erudito gentiluomo, autore
signor Marco Antonio Ciappi, spetiale del Drago dell'operetta Compendio dell'eroiche e glotiose azioni
in Banchi, il quale, conforme al solito suo, in e santa vita di PP. Gregorio XIII... con le figure...

simile occasione non mancò di mostrare la sua delli Collegi. Seminar] et altre fabbriche fatte da Lui,

devotione et liberalità verso questi gloriosi Santi, Roma, per gli Accolti 1596, si era già occupato il

Bricci in un altro suo opuscolo dell'anno precedente


havendo ornato tutto il sito di detta Spetiaria
intitolato: Descrittione \
et gentil apparato
del vago \
\

fatto dal Magnifico Marc' Antonio Ciappi


Signor |

(M Lo stesso concetto, e rappresentato in simile senese \


alla Spetteria del Drago in Banchi... nell'oc-
forma, troviamo nella colossale statua eretta a san- casione della Cavalcata che si fece mentre la Santità
t'Ignazio tra i Fondatori nella Basilica Vaticana, di N. .S. Gregorio XV,
andò a torre il possesso al la-
!a.voro dello scultore settecentista Giuseppe Rusconi terano, che fu in domenica a' dì g maggio 1621, Roma,
da Como. Nell'altare del Santo Gesù, com'è no-
al Facciotti, MDCXXII. Ivi apprendiamo come il

tissimo, Legros (dal


il quale non è da dubitare compitissimo, colto e facoltoso cittadino di Siena
s'ispirasse il Rusconi) espresse alla fine del seicento amasse spendere in simili apparati, dei quali il Bricci
la stessa idea sostituendo alla persona del Loiola una ricorda quelli per la traslazione del corpo di san
maestosa donna, simbolo della Religione cristiana. Pio V da San Pietro a Santa Maria Maggiore, pei
(^) I, 'antichissima chiesa di San Martino ai Monti, possessi di Gregorio XIV, Innocenzo IX, Clemente
o in Thermis, sino dal sec. xiii era officiata dai Padri Vili, Paolo V; per la processione degli stendardi
Carmelitani. di santa Francesca Romana e di san Carlo Borromeo,
(3) Nella antica chiesa di S. Apollinare, che non e nella cavalcata dei Senatori. Un altro particolare
aveva tuttavia la forma odierna, datale dall'archi- degno di nota, percfiè illustra l'apparato per la cano-
tetto Fuga ai tempi di Benedetto XIV. nizzazione dei cinque Santi, riguarda il luogo esatto
() Il Seminario Romano, stabilitosi il 1608 nella dove trovavasi la Spetiaria del Drago. « Essa », come
nuova e definitiva sua sede presso S. Macuto dei Ber- il Bricci scrive nel proemio della qui sopra citala De-
gamaschi, officiava la detta chiesolina. scrittione, « era nella contrada di Banchi, la quale,
(5) 11 Yen. Collegio degli Inglesi da Gregorio XIII per essere situata in cantone che con doi facciate,
affidato ai Padri della Compagnia di Gesù il 1579, una della strada dritta papale et l'altra che tira a'
aveva la chiesa della SS. Trinità e di S. Tommaso che Coronari, \'iene a fare con l'insegna di un gran Drago
tuttora ritiene. d'oro posto nel mezzo, dà di sé bellissima mostra v.
OBLIVIONE DELENDAM, NOBILI TRIUM- UT ET EXTREMAE lAPONIAE, SINICAE, MO-
PHO, SOLEMNI RITU, UNIVERSO ROMAE LUCENSES, VETERESQUE ORIENTIS ORAE
THEATRO PLAUDENTE, GESTIENTE, SPE- TE, FAUSTA SEDIS APOSTOLICAE ACCLA-
CTANTE INPERTUR; QUO GAUDIO ANIMI, MATIONE, IN SANCTORUM NUMERUM SO-
QUA VOLUPTATE MENTES PERFUNDAN- LEMNI MORE TANDEM ALIQUANDO RELA-
TUR, HAC, UT EST, VOLUPTATIS SIGNIFI- TUM ACCIPERENT.
CATIONE, E CAEI.ESTI AULA, QUA IMMOR-
TALITATE FRUERIS, DECLARATUM INTUE-
RIS. A SANTA TERESIA.
LAETENTUR CALLI, LAETETUR ET TERRA:
S. FILIPPO NERO FIORENTINO. THERESIAM PRAECLARIS SANCTIMONIAE
QUOD URBEM SANCTITATIS ARCEM OPTi- INSIGNIBUS ILI.USTREM, SANCTARUM VIR-
MIS INSTITUTIS VITAEOUE INTEGERRIMAE
GINUM CHOREIS PONTI PICI S AUCTORITATE
EXEMPLO MUNIVERIT, FIDEM CATHOLI- ADMISSAM, IN SUMMI REGIA REGIS TRIPU-
CAM PUBLICIS ORATIONIBUS PROPAGARIT, DIANTI SIMILEM, SENATUS POPULUSQUE
MYSTERIORUM TRACTATIONE NUTRÌ VERI T, CHRISTIANUS SUSPICIT, VERETUR, HONO-
RAT.
MIRACULIS CONFIRMARIT, UNDE MERITIS
CAELITUUM HONORIBUS CUMUI-ATUS ET
TRIUMPHANTIUM GAUDIA ET MILITAN- AL PAPA.
TIUM, NON TAM DECORA, QIIAM PRAESIDIA
AUGET. AD CAETERA TUA, XV GREGORI P. O. M.,
LAUDIS INSIGNI A, GLORI AE ORNAMENTA,
A SANTO ISIDORO. HAEC QUOQUE BEATORUM, QUIBUS CINGE-
RIS, ACCESSIT IN SANCTORUM NUMERUM
PENDITO, MORTALIS. RUSTTCAE ASPE- SOLEMNIS DIUQUE EXPECTATA RELATIO.
RITATI lAM CEDIT URBANA MOLLIGIES;
AGRESTIS ISIDORUS AULA POTITUR AE-
TERNA. CLARISSIMO SANCTORUM COETUI, S. PHILIPPO NERIO FLORENTINO
UTRAQUE LAETANTE HISPANIA, ASCRIBl-
TUR, QUI CEU PERIPSEMA INFLATO PEDE PATRI OPTIMO.
lACEBAT OBTRITUS,
CAEI.ITIBUS MIRA OMNIUM APPROBA-
TIONE NUPER ADSCRIPTO, CUIUS NATA-
A SANTO IGNATIO. LIBUS DUM ETRURIA CLARIOR REDDITA
QUID HUMANF MIRARIS? NIGRICAT EXTE- EXULTAT, CUIUS HONORIBUS DUM ROMA,
RIUS, ALBICAT INTERIUS. IGNESCIT IGNA- IMMENSIS AB EO ABFECTA BENEFICIIS!
TIUS. O MIRUM: DIVINO URITUR IGNE. GRATA SEDULITATE FAVET. CUIUS EFFI-
TRIUMPHA, lESU LECTISSIMA COHORS, lAM GIES SACRO IN LABARO EX PRESSA DUM
TUO DUCE IN SANCTORUM CONCILIUM IURE SOLEMNI POMPA DEFERTUR, M. ANTONIUS
AC MERITO CONVOCATO. CIAPPIUS SENENSIS IN COMMUNIS LAETI-
TIAE CUMULUM, HANC PII DEVOTIQUE
ANIMI SYMBOLIM LUBENS MERITO CON-
A S. FRANCESCO XAVERIO. FERT.
SAT, FRANCISCE, DIXISTI; NON SAT, FRAN-
CISCE,AUDISTI. HOC UNUM RELIQUUMERAT, IL FINE.

- 72
VI.

LE FESTE DELLA CANONIZZAZIONE NELL' INEDITA MEMORIA


DI GIACINTO GIGLI E NEGLI AVVISI.

M|ENTRE IL BRICCI DAVA ALLA vece torna ora opportuno di rilevare pri-
Ij^^iil luce le Descrizioni qui innanzi illu- mieramente l'intento che il Gigli si prefisse
strate, un altro suo concittadino, che non nello stendere le sue Memorie. (^) ed accen-
poco lo rassomiglia per cultura, onoratezza e nare inoltre ai nuovi particolari che non
schietta pietà cristiana, ci lasciava anch'egli rendono inutile la pubblicazione dei passi
assai particolareggiate notizie sopra il fatto e appartenenti al nostro argomento.
le circostanze della canonizzazione dei cinque Non fu dunque lo scopo del Gigli, come
Santi. Era questi il facoltoso gentiluomo pel Bricci, quello di dare a conoscere altrui,
Giacinto Gigli, personaggio a' suoi giorni co- specie ai lontani, le magnificenze del solen-
spicuo,non meno del Bricci, in progresso nissimo rito del 12 marzo, sibbene volle fis-
di tempo poi, come tanti altri, caduto in sarne in iscritto giorno per giorno, mentre i
dimenticanza nonostante il non mediocre fatti accadevano, un ricordo per sua « pro-
suo merito di fedele diarista dell'Urbe nei pria sodisfattione », ricordo che gli giovasse a
pontificati di Paolo V, di Gregorio XV, Ur- rinfrescare le rimembranze giovanili quando
bano Vin, Innocenzo X e Alessandro VII. la vita toccasse il tramonto
f ). Rispetto poi
Di lui, nato onorevolmente in Roma il
23 novembre 1594 e in essa morto l'ii de- (') Il titolo esatto dell'opera, come l'abbiamo nel

cembre 1671, non dobbiamo qui ritessere, Ms. autografo, ora acquistato dalla Biblioteca Nazio-
nale di Roma (Fondo Mss. Vitt. Em. n. 811) è così
come facemmo pel Bricci, neppure somma-
concepito: Memoria di Giacinto Gigli di alcune cose
riamente la vita. L'uomo e lo scrittore venne accadute nel suo tempo, cominciando dall'anno della sua
accuratamente studiato, circa un mezzo se- età xml , che era l'anno del Signore MDCVIII e del

colo fa, da Alessandro AdemoUo, e al suo Pontificato di Paolo papa V l'anno IIII.
lavoro, veramente pregevole, se ne togli le La copia della Memoria conservata nel Cod, Vat.
Lat. 8717, l'unica che fin qui si conosca, è assai fe-
punture antipapali, infima merce d'occa-
dele all'originale, della Vittorio Emanuele, tutto di
sione, rimandiamo i lettori. ('). Per noi in- mano del Gigli. Vi riscontrai talora l'omissione di
alcune delle rubricelle marginali (che qui ho preposte
{') Giacinto Gigli ed i suoi Diarii del secolo
Cf. ai singoli paragrafi cui appartengono) e qualche leg-
XVII per Alessandro AdemoUo. Firenze, Tipografia gera mutazione ortografica.
della « Gazzetta d'Italia », 1877. Grosso opuscolo {^) Ascoltisi come nitidamente esordisce la Memo-

in 16° di pp. 152. ria rendendo ragione dell'opera: « Si come suole ad

73 -
a ciò che le Memorie presentano di nuovo, nizò et ascrisse nel numero dei Santi cinque
noteremo che esse ci danno, per es., la ra- beati in uno istesso tempo. Questi fumo il beato
gione per la quale nel gran Teatro fatto in Isidoro agricoltore della villa di Madrid spagnolo;

Pietro, eccettuatine gli stendardi dei santi


ilteato Ignazio Loiola spagnolo, fondatore della
S.
Compagnia di Giesù; il beato Francesco Xaverio
Ignazio e Saverio, di san Filippo Neri e di
spagnolo Apostolo dell'Indie, compagno del me-
santa Teresa, non si pose in opera nello sfar-
desimo b. Ignazio; la beata Teresa spagnola fon-
zoso addobbo pure un quadro, un ritratto,
datrice delle Monache e Frati Carmelitani Scalzi,
un emblema che non si riferisse al solo Isi-
et il beato Filippo Neri fiorentino fondatore della
doro. Dal Gigli, e non dal Bricci, proviene ci Congregazione dell'Oratorio in S. Maria in Valli-
altresì il ragguaglio della illuminazione della cella. Haveva già papa Paolo V risoluto di ca-
cupola del Vignola, allora la prima volta nonizare santo Isidoro; ma, essendo lui morto,
ideata ed eseguita. Da lui pure quello delle papa Gregorio, che li successe, ordinò che si fa-
tappezzerie fornite alla Basilica Vaticana cesse l'apparato per celebrare la detta canoni-
dal Gesù, e al Gesù, che n' era rimasto privo zatione. Ma mentre nella Basilica Vaticana si
per avere inviato a San Pietro le proprie, lavorava un bellissimo Teatro di legno per questo
effetto, essendo ricercato da diversi principi, si
da quattro cardinali; egli anco c'informa del
nuovo altare di legno eretto nel medesimo
risolse ancora di canonizare li altri quattro. Ma
li Spagnoli, che facevano fabricare il detto Tea-
tempio Farnesiano inonore di san Francesco
tro per s. Isidoro, non volsero che in esso vi fusse
Saverio, e cosi di parecchi altri particolari,
posto ornamento né pittura akuna appartenente
che non ricorrono affatto nell'altra fonte. alli altri Santi, ma solo per janto Isidoro.
Né più ci bisogna di premettere ai passi del
Gigli, la prima volta dati alla luce giusta le Apparato in S . Pietro.
norme sopra adottate per ristampa della la
Il qual Teatro fu veramente cosa bellissima con
Descrizione del Bricci, e fedelmente cavati
molti archi lavorati di bianco et colori di pietre
dallo stesso codice autografo recentemente et oro con vaghissimo disegno, intorno al quale
acquistato dalla Biblioteca Nazionale di erano diversi palchi per comodità del popolo che
Roma, di una cui pagina riportiamo qui stava a vedere, et con pitture delli miracoli di
allato il facsimile. santo Isidoro et varie inscrizioni et statue et
grandissima quantità di torce accese intorno in-
C i n q li e Sa n ti e a n oni zzati : torno sopra il cornicione del Teatro, che facevano
S. Isidoro, S. Ignazio, S. Fran- bellissima vista. Oual Teatro, a volerlo descri-
cesco, Santa Teresa, S. Filippo ('). vere, sarebbe troppo lunga materia. Stavano ])er
aria attaccate quattro grandissime corone, dalle
A dì 12 di marzo 1622, giorno di santo Gre-
quali pendevano quattro stendardi: il primo,
gorio papa, di sabato, papa Gregorio XV cano-
che pendeva in capo della chiesa verso la sedia
del Papa, era lo stendardo con l'imagine di
n vecchio molte volte esser caro rammentarsi di
11
sant'Isidoro. Il secondo, a mano destra, haveva
varie cose che sono occorse nel teinpo del viver suo,
le imagini di santo Ignazio et di santo Francesco;
et gode così lui in raccontarle, come ancora i più
incontro a questo pendeva quello di s. Teresa,
giovani, curiosi di sapere il passato, l'ascoltano vo-
lentieri, così,credo io, che a me porgerà gusto il et sopra l'entrata del Teatro era quello di s. Fi-

rileggere talora questa breve raccolta di diverse lippo. La grandissima chiesa di ,San Pietro era
cose che alla giornata sono accadute e per occorrer tutta apparata di bellissimi paramenti di seta
sono nel processo della mia vita. Poiché qui non di diversi che compariva benissimo; et
colori,
per difetto di memoria vacillarò parlando come chi ebbero pensiero di appararla li Padri della Com-
doppo tanti anni racconta una cosa, e pur tra sé pagnia di Giesù.
sta in dubbio al quanto o del come o del quando Fra le quattro corone, che tenevano li stendardi
che per appunto si accadesse. Ma qui sempre
ella
sopra detti, pendevano quattro grandissimi lam-
io me le trovare scritte in quella vera guisa ap-
padari di legno bianchi pieni di torcie accese,
punto et con quella fede come che elle già si occor-
che facevano bellissimo vedere
sero, in ciascun tempo. Ma se alcuno leggendo tro-
(').

varà notata alcuna cosa che, o meno alta o non


importante a conservarsi inviolata dal tempo giu- Allegrezza per la canonizatio ne
dicare si possa, non ne tenga egli conto, ma pur
Poi che fu celebrata la canonizatione con le
resti contento che ciò sia scritto per mia propria
solite cerimonie, si fece subito grandissimi segni
sodisfattione, per cui principalmente le ho poste
di allegrezza, con suoni di trombe, di tamburi, di
insieme ». Cf. Ademollo, p. 27.
(') Questo e gli altri seguenti titoli trovansi in mar-
gine dell'autografo del Gigli come scorgasi dal nostro (') Cf . la tavola fototipica qui sopra da noi inserita
facsimile. donde si scorge l'esattezza della descrizione del Gigli.

-74-
M':
\^-li,<^'

caiiipaiK', con sparare mortaletti et artiglierie; et chiesa del Giesù tntta la cnppola della chiesa fu
si fece allegrezza por santo Isidoro alla chiesa di piena di lumi, che faceva bellissimo vedere, et
San Giacomo dclli Spagnoli, por li santi Ignazio ancora tutta la facciata della chiesa dal corni-
et Francesco al Giesù, per santa Teresa alla Ma- cione in su èva piena di fochi artificiali, che pareva
donna della Scala in Trastevere et per santo Fi- una maraviglia.
lippo a Santa Maria in Vallicella detta la Chiesa Lo facciate ancora delle altre tre chiese per
Nova. Si fecero il giorno molte elemosine in di- li altri Santi fumo ancor esse piene di lumi.

a>Jé*-ue^:- /«;'LeJ9»f.'. 'c^trii4. /^Kf-» Im,uìA/\^

StMri CA-

OujJk /IcrHO ii liuf-t'-ÌKMtrf Jtf(y<(-'ntr\*- v*Mk

/«< TrurvHf^, Tn^ ^y'^ff'^


, tM^^' jafu**^ i'ei^\^

A
PAGINA AUTOGRAFA DELLA MEMORIA DI G. GIGLT.
Bibl. Naz. di Roma, Fondo Mss. V. E., n. 8ii, e. 44-B.

versi luoghi e da diverse persone, etiamdio private Et questi fochi et allegrezze con tamburi et

et particolari. Padri del Giesù dispensorno


Così li trombe et campane et mortaletti si fecero le

gran quantità di pane bianco di una libra la pa- due sere seguenti ancora.
gnotta alli poveri.
La sera poi si fecero grandi fochi per tutte
Apparato delle chiese
le strade et quasi per tutte le case di Roma, d eli i cinque Santi.
con abrugiare botte metter lumi alle fene-
et La chiesa di San Giacomo
delli Spagnoli per

stre, et particolarmente li Padri della Compa- santo Isidoro fu tutta apparata dentro nobil-
'

gnia, non solamente empirono di lumi tutte le mente di diversi panni di seta et adornata con
finestre ed il cornicione del Collegio Romano et molta argentana. Il simile si fece per santa Te-
abbrugiorno botte et fecero la girandola; ma nella resa alla Madonna della Scala.

- 75 -
Ma
la Chiesa Nova fu così riccamente adobbata adornata con quattro statue di stucco poste in
di paramenti ricamati superbissimamente e così quattro nicchie che vi erano: una rappresentava
bene scompartiti, oltre la grandissima argentarla, santo Ignazio, l'altra s. Francesco, et queste
che non vi fu chi nell'apparato la superasse. erano le più basse; di sopra poi vi era la Chiesa

APPARATO DELLA CHIESA NUOVA PER LA FESTA DELLA CANONIZZAZIONE


D[ S. FILIPPO NERI.
Da un quadro di Andrea Sacchi (1598-1661) di proprietà del sig. Descuffi.

Apparato della chiesa del Gì e su Romana et la Christianità del Giapone. In oltre


maggiore delle altre. vi erano collocati con vaghissimo disegno molti
quadri di pitture giall'oscure fatte a posta et
La chiesa poi del Giesù, havendo mandato i diversi fregi di pitture et festoni et iscrittioni, che
paramenti propri per apparare San Pietro, hebbe era cosa bellissima; perchè queste cose non co-
nondimeno le più belle tappezzane et paramenti privano tutta la facciata della chiesa, ma erano
che havessero quattro cardinali, ma nell'orna- accomodate tra le colonne et li pilastri in modo,
mento et disegno et novità di diverse cose fatta che, non togliendo il disegno proprio della fac-
quasi in un subito, non vi fu chi la potesse ag- ciata, la facevano con nuova prospettiva non-
guaghare. Perciocché la facciata della chiesa fu dimeno comparir diversa. Dentro poi la chiesa

76 -
APPARATO DEL TEMPIO FARNESIANO NEL PRIMO CENTENARIO DELLA COMPAGNIA DI GESÙ.
{27 settembre 1639).

Non conosciamopitture o disegni dell'addobbo del Gesù nelle feste del marzo 1622. Diciotto anni di
poi, celebre Andrea Sacchi, con impareggiabile maestria, dipinse in tela quello suntuosissimo fatto nella
il

ricorrenza del primo centenario della fondazione della Compagnia.


Mancandoci la rappresentazione dell'apparato del 1Ó22, abbiamo stimato bene riprodurre questo del
1639, nel quale si tornò ad esporre lo stendardo usato nella canonizzazione. La pregevolissima tela del
Sacchi, appartenuta già a Casa Barberini e da questa passata in Casa Sciarra, venne ai tempi nostri in potere
dello Stato ed ultimamente dalla Direzione Generale delle Belle Arti fu data a conservare al tempio Farne-
tiano nell'ambulacro o galleria presso il vestibolo della sagrestia.

- 77 -
fu fattoun ornamento intorno all'altare di santo Andavano avanti li Cappuccini et poi li frati
Ignazio per tutta la larghezza della facciata con detti Fatebenfratelli, poi quelli di S. Maria delle
pitture con ciilque quadri, nelli quali era dipinta Grazie, di S. Onofrio, di S. Cosma et Damiano,
la vita di esso Santo; nel quale altare, che di de' Santi Apostoli, H frati Zoccolanti, tutti colle
pietre era, con ornamento di due bellissime co- loro croci avanti. Dopo questi venivano li padri
lonne fu accomodata la imagine di santo Ignazio, della Congregazione dell'Oratorio di S. Maria in
e nell'altare vi fu dentro collocato il suo corpo, il Vallicella con loro alquanti preti fiorentini,
et
quale sino a questo tempo era stato sepolto tutti con cotte bellissime et con candele grosse
alla man destra dell'altare maggiore, dove ap- accese nelle mani, le quali candele havevano
punto hoggi si è fatta la sepoltura del cardinale similmente tutti li frati delle religioni sopradette.
Bellarmino.
Incontro a questo altare fu fabricato di legno
un altare in tutto simile a questo con colonne et
Stendardo di san Filippo Neri,
pitture che parevano pietre finissime et vere, et di santa Teresa, di sant'Ignazio
qui fu messo il quadro di san Francesco Xaverio et san Francesco, di sant'Isidoro.
et con la sua vita in cinque quadri similmente
dipinta, conforme alla sopradetta facciata che Da poi seguitava la musica, et appresso lo
gli era incontro. Inoltre dentro il fregio del stendardo di san Filippo Neri. Venivano poi
cornicione, che gira intorno alla chiesa, furono con la loro croce li frati di ?anta Teresa, che
accomodati cento et un quadro, nelli quali erano stanno alla Madonna della Scala, et con loro
dipinti li retratti di altrettanti martiri della me- venivano intraposti
li frati Conventuali del
desima Compagnia, et fra un quadro et l'altro Carmine musica con il loro stendardo
et poi la

era intraposto uno scudo di legno intagliato di- di santa Teresa. Seguitava poi la croce con
pinto et indorato con il nome IhS, di modo che li preti del Collegio Germanico et altri coUegii
detti ritratti et nome di Giesù empivano il fregio de padri Giesuiti, similmente con candele ac-
del cornicione intorno per tutta la chiesa. Le cese et con cotte, et poi li padri della Compagnia

mura tutte della volta sino al cornicione erano di Giesù, tutti con le cotte et con la musica, era

apparate, et sopra il cornicione medesimo erano portato uno stendardo, nel quale erano le imagini
intorno intorno per tutto il circuito della chiesa di 'ante Ignazio e di san Francesco insieme.

accomodati moltissimi angeli di rilevo bianchi, Finalmente veniva con la croce una gran molti-
che tenevano candelieri in mano con facole di tudine di preti spagnoli con le cotte et, come
cera bianca accesi, et fra un angelo et l'altro erano ho altre volte detto, tutti con candele accese,
moltissimi candelieri con candele simili, che fa- et con un altro choro di musica, era portato lo

cevano bellissima vista; et dal detto cornicione stendardo di santo Isidoro: et con quest'ordine
sino a terra era tutta la chiesa apparata di diversi partirno da San Pietro.
broccati d'oro et panni di seta bellissimi; sopra Dalla chiesa di Santa Maria in Vallicella uscirno
li quali paramenti erano attorno ventiquattro incontro alla processione più di trecento gen-
quadri grandi con i miracoli di tutti due li Santi, tilhuomini con torcie accese in mano sino al

scompartiti; che dalla banda di santo Ignazio ponte di Adriano, li quali entrorno nella proces-
per tutta la lunghezza della chiesa erano i suoi sione avanti lo stendardo di san Filippo, et giunta

miracoli con le iscrittioni sotto, attaccati tra una che fu la processione alla Chiesa Nova si fermorno
cappella e l'altra, et dall'altra parte all'incon- et fu lasciato lo stendardo di san Filippo et poi
li padri dell'Cratorio, lasciato lo stendardo, tor-
tro erano li miracoli di san Francesco Xaverio.
Nell'architrave poi sopra le colonne dell'aitar norno nella processione entrando avanti lo sten-
maggiore erano tre quadri con i ritratti di santa dardo di santa Teresa.
Teresa e di san Filippo, et in mezzo di santo Da Pasquino voltò la processione verso piazza
Isidoro. Il che fu ancora osservato nelle altre di Agone, dove fu lasciato lo stendardo di santo

chiese, dove si fece la festa di questi Santi, cioè Isidoro alla chiesa di San Giacomo delli Spagnoli,
che, oltre al Santo proprio, per il quale si faceva et poi Spagnoli entrorno in processione avanti
li

la festa, vi fossero ancor li ritratti delli altri lo stendardo de' santi Ignazio et Francesco. Et
quattro Santi allora canonizati. sempre che si lasciavano li stendardi alle loro chie-
se, erano ricevuti dentro con musiche, et fora con
suoni di trombe et tamburi.
Processione delli stendardi
Da piazza di Agone andorno in piazza Madama
delli Santi canonizati.
et di lì alla Dogana verso la Minerva, o verso i

A dì 13 di marzo 1622, che giorno seguente


fu il Cesarini, entrorno nella strada diritta incontro al
in domenica, si portorno in processione li sten- Giesù, d'onde uscirno ad incontrare lo stendardo
dardi delli cinque Santi canonizati dalla Basilica grandissimo numero di gentilhuomini et prelati
di San Pietro alle loro chiese, la qual processione della Congregazione dell'Assunzione eretta nella
fu in questo modo: casa de' Giesuiti, con torcie accese, et con essi li

- 78 -
Conservatori (') et il Senatore di Roma ('), li quali stendardo di santa Teresa e voltando la strada
furono me<si avanti lo stendardo, e nell'istesso delle Botteghe Oscure, andorno verso Ponte Sisto
tempo era per un'altra strada andato ad incon- in Trastevere a S. Maria della Scala, dove fu la-
trare la processione il Seminario Romano, il ([uale sciato finalmente lo stendardo di santa Teresa.

SAN FILIPPO NERI


FONDATORE DELLA CONGREGAZIONE DELL'ORATORIO.
Quadro di Guido Reni nella Cappella del Santo a S. Maria in Vallicella.

fu messo dietro lo stendardo, similmente, tutti Feste d el l i Santi canonizzati.


con cotte et candele accese.
Lasciato che fu lo stendardo al Giesù, li padri A dì 14 di marzo 1622, che fu il giorno seguente
della Compagnia et ancora tutti li altri passorno m lunedì, si celebrò la festa solennemente di
avanti et entrorno nella processione inanzi allo santo Isidoro in San Giacomo delli Spagnoli.
A di 15 di marzo si celebrò nel Gesù la festa
dei santi Ignazio e Francesco.
(') Marco Antonio della Porta (di Castello).

Paolo Millini (di Parione). A di 16 di marzo si celebrò la festa di santa


Ferrante Verospi (di Colonna). Erano entrati in uf- Teresa alla Madonna della Scala, la qual chiesa
fizio il 1° gen. 1622 e lo deposero il 31 marzo seguente. era acomodata con novi ornamenti de quadri,
(-) Giambattista Fenzoni. Di lui v. intra, p. 89. * imprese, versi per tutto, et il cornicione fu i-ipieno
in ogni intorno di lumi accesi, che compariva [Roma, sabato 19 marzo 1622]. (')
molto bene. Sabbato mattina, sendo già all'ordine tutte le
A dì 19 si celebrò nella Chiesa Nova la festa di cose per la canonizzazione del Beato Isidoro de
san Fihppo. Et a tutte le sopradette chiese, il Madrid, con un bellissimo teatro vago et commodo,
giorno che vi si celebrava la festa, vi fecero disposto con ingegnosa architettura dal cav. Gui-
cappella tutti li cardinali et ancora vi fu a vi- dotti Luchese, il Pontefice circa le 14 bore calò
sitarle papa Gregorio, et ogniuno delli giorni pontifìcialmente in San Pietro, et ivi, dopo tre
si fece allegrezza con fochi diversi ed altri segni. instanze fatte per la canonizzazione delli scritti
cinque Beati et haversi cantate le letame et detta
l'oratione del Spirito Santo, fatto l'oblationi et
Stendardo di sant'Ignazio
altri simili requisiti dal ceremoniale romano. Sua
e Francesco portato a Sant'Andrea Santità cantò Messa et fece la loro canonizatione,
in- Monte Cavallo. della quale tutti li devoti e le loro religioni in par-

A dì 19 di marzo li Giesuiti portorno lo sten- ticolare hanno fatto publiche allegrezze per tre
dardo de santi Ignazio e Francesco dalla chiesa del sere continue, ma grandi e straordinariamente
Gesù a Santo Andrea in Monte Cavallo, et fecero Nuova.
belle quelle de' padri Gesuiti et della Chiesa

una processione, nella quale andorno li novizii Et domenica dopo pranzo processionalmente da
della loro Compagnia et un numero infinito di San Pietro li stendardi furono portati, alla Chiesa
huomini et donne tutti poveri, alli quah diedero Nuova quello di san Filippo Nerio Istitutore della
poi la elemosina di denari et di pane a ciascuno. Congregatione dell'Oratorio, ricevuto ivi con
[Bibl. Naz. di Roma, Mss. Vitt. Em. n. 8ir, molta solennità da Monsignore Sansidonio col-
ce. 44B-51A]. l'intervento delli cardinali Crescentio et Gherardi;
quello di sant'Isidoro di Madrid a San Giacomo
de' Spagnuoli, ricevuto da molti signori principali
spagnuoli; quello de' santi Ignatio e Francesco
Ad integrare la raccolta delle fonti con-
Xaverio al Gesù, ricevuto dal signor Duca di
temporanee, che ragguagliano delle feste
ci
Fiano e signori Senatore, Conservatori del Popolo
della canonizzazione, non vanno omessi Romano, et infine quello di santa Teresia alla
gli Avvisi, che è quanto dire le vere gazzette chiesa della Scala in Trastevere; et appresso nelle
del tempo, precursori dei nostri giornali. sudette chiese n'è stata cantata Messa solenne;
Essi correvano in più esemplari manoscritti cioè lunedì in San Giacomo, coll'intervento del-
e venivano spediti nelle principali città l'Ambasciatore di Spagna, dove sermoneggiò il
d'Europa, poco curati dai contemporanei e padre Mosero, domenicano, in lingua spagnola.
nondimeno ricercati e letti dal pubblico Hieri nella chiesa del Giesù da monsignore Far-
nese, Patriarca di Gierusalem coll'intervento di
sempre avido di notizie. Bartolomeo Bar-
ventiquattro cardinali, e sermoneggiò il padre
dano manante o fogliettante romano del 1622
Vitelleschi Generale di quella Compagnia; et
(così allora venivano detti siffatti informa-
hanno poi fatto il medesimo alla Chiesa della
tori), salvo i nomi di alcuni degl'intervenuti
Scala et a quella della Vallicela; et il Pontefice è
a ricevere alla Chiesa Nuova lo stendardo di stato poi anco a visitare le sudette chiese nel-
san Filippo e la menzione del valente do- l'uscire che ha fatto il dopo pranzo.
menicano padre Mosero, panegirista di san- [Bibl. Vat. Urb. Lat. 1091. Avvisi AeW'din. 1622,
t'Isidoro in san Giacomo degli Spagnuoli, fo. 204 sg 1.

non ci fornisce particolari che già non ci Pietro Tacchi Venturi S. I.

sieno noti per mezzo del Bricci o del Gigli:


(')Nel sabato precedente, 12 marzo, giorno della
aggiunge però con parole di lode un parti- santificaziore, il Bardano così aveva ragguagliato
colare che invano ricercasi in entrambi i del solennissimo avvenimento.
due nominati, vale a dire il nome del cava- Di Roma a' 12 marzo 1622.
« ...Hier mattina doppo Ja predica papale Sua San-
liere Guidotti che ideò ed eseguì il « bellis-
«tità, accompagnato dal Sacro Collegio, calò pontifi-
simo teatro vago et commodo, disposto con
« calmente in S. Pietro, dove questa mattina si è fatta
ingegnosa architettura ». Ecco testualmente «la canonizazione delli cinijue Beati avvisati, come si

V Avviso. « scriverà nella seguente settimana ».

- 80
,J>?^•^,f7^ -^

VII.

IL CARDINALE PROCURATORE NELLA CANONIZZAZIONE


DEL 12 MARZO 1622.

JOX LA FIGURA DEL PONTEFICE pur egli prevederlo, alla missione cui desti-
che decretò gli onori degli altari ai cin- navalo la Provvidenza; che, dopo letto in
que Santi va pure presentata, almeno in Bologna diritto civile, chiamato a Roma
iscorcio, quella del Cardinale che nel solen- nel 1619 dallo zio cardinale, aveva prose-
nissimo rito in San Pietro tenne le parti di guito innanzi verso l'altissima meta, trat-
Procuratore delle loro cause. Fu questi tando i gravi negozi della Romana Curia
Lodovico Ludovisi, nato il 22 ottobre 1595 negli uiifìci di referendario dell'una e del-
in Bologna, da Orazio fratello del Pontefice l'altra Segnatura, di membro della Congre-
e da Lavinia Albergati, creato dottore del- gazione del Buon Governo, di segretario
l'una e dell'altra legge il 15 febbraio 1615, della Consulta, uffici esercitati con rara di-
rivestito della porpora la dimane stessa del- ligenza in un tenore di vita morigerata, pia,
l'incoronazione dello zio Gregorio, e indi a casta, intesa alla cultura di ogni nobile stu-
soli tre giorni, il 15 febbraio 1621, eletto dio. Non fa quindi meraviglia se, all'insolito
a succedergli nella sede arcivescovile della e così sollecito innalzamento, grandi fossero
città natia. La subitanea elevazione di un le speranze concepite dal mondo sopra il gio-
giovane ventiseienne a così eccelse dignità, vane principe della Chiesa, grande il gaudio
quali sono il cardinalato e l'episcopato, la dei cortigiani e non mediocri le adulazioni.
prima delle quali, giusta il costume del Tra queste nondimeno non possono an-
tempo, addossava al nuovo cardinale non noverarsi le parole scritte al novello Por-
piccola parte del peso delle somme chiavi, porato dal vescovo di Verona Alberto Va-
cadde questa volta sopra di un nepote feli- lier, nepote dell'insigne cardinale Agostino.

cemente non impari al gravissimo carico. « Tengo per certo » scrivevagli quell'esem-
Il Ludovisi, infatti, non appena addotto- plarissimo presule « che nella virtù di Lei re-
ratosi erasi venuto apparecchiando, senza sterà non solo honorata la istessa dignità, ma

- 81 -
anco insieme tutto il sacro Collegio dei Parigi, conferitegli, secondo il deplorevole
Cardinali, stimando ognuno ravvivata la costume dei tempi, dallo zio, adoperò bensì
memoria della Santità di Gregorio XIII, in parte a rendere più dovizioso il casato.

che tanto premiò la virtù et honorò li me- ma seppe ancora, e in larghissima misura,
ritevoli » ('). spenderle in opere di beneficenza e pubblica
E in verità il cardinale Lodovico nella utilità. Si ricordinole sue profuse elargizioni
breve sua vita (^) e nell'inferiore suo grado ai poveri ascese, a 32.000 scudi annuali, l'isti-
mostrò di avere quasi ereditato lo spirito tuzione e dotazione del Collegio Irlandese,
munifico e benefìcentissimo di papa Boncom- l'accademia aperta in Vaticano per incre-
pagni. Le ingenti ricchezze, a lui prove- mento delle scienze e delle lettere, i lavori

^ CARD
R VICECANCELT
5 E
LVDOVISIVS'

S.IGNATll TEMPIO
VBl PATRWS GREGOJRlVi
AD SAPI£NT1AM ADOLBVERAl
DESIGNATO
IL LI EX HOC GLORIAM
HVIC EX.ILLO
SVFFRAGIVM
qwESivrr

nute dalle tanto pingui abazie di Nonantola, commessi ad insigni artisti, come quelli affi-
di Rosazzo, di San Martino dei Campi, presso dati al Quercino, al Zampieri, al Vida e
al Brilli nel palazzetto di Belvedere della
scomparsa celeberrima villa Ludovisi, gli
(') Dall'autografo dei 3 marzo 1621, nell'Arch.
del Principe di Piombino, E. 74, dove pure nella
altri fatti fare in Frascati nella villa del
stessa serie si conservano i parecchi volumi delle Cardinale di Como, ora Torlonia, l'aiuto ai
lettere gratulatorie spedite d'ogni parte d'Europa per la sua libera-
letterati, cui fu possibile
al Cardinale Nepote. lità pubblicare in gran numero e dedi-
di
(^) Il Cardinale si spense ancor giovane in Bo-
cargli volumi ed opuscoli elegantissimi, or-
logna il 1632. La salma, trasferita in Roma, ebbe
nati con antiporti e rami di squisita fattura,
sepoltura, com'è notissimo,
appiè del mausoleo
dello zio Gregorio in Sant'Ignazio. Vedi sopra, p. 32, (v. infra , p. 85) e finalmente il tempio in onore
la figura del monumento. di quell' Ignazio ,
per la cui canonizzazione
aveva perorato innanzi allo zio Pontefice: prima metà del Seicento, emulo degnissimo
monumento perenne della sua devozione al di un Alessandro Farnese, di uno Scipione
Fondatore della Compagnia di Gesù e primo Borghese, di un Francesco Barberini e di

IL CARDINALE LODOVICO LUnOVISI.


Conservato presso il Principe di Piombino a Villa Aurora.

Padre del Collegio Romano. In questa altri simili loro colleghi. Quanto ai figli

Loiola, grandemente beneficati dal


guisa appunto venne il Ludovisi a pren- del sì

Cardinale, non attesero essi il 1626, allor-


dere un cospicuo posto nella schiera lumi-
nosa degli splendidi Mecenati di Roma pa- ché fu gettata la prima pietra del ma-
tempio, per dimostrargli la loro
pale nello scorcio del Cinquecento e nella gnifico
profondissima gratitudine ('). Prima ancora la più preziosa delle offerte, di cui potesse
che egli si apprestasse ad elevare tempi ed disporre, quella cioè di parecchie migliaia di
altari (^) al Padre loro, vollero palesargli Messe e di pie orazioni ('). Né di questo

.VD0VICV5
C ARJD LVD OVlSlVi^
S-R:E-VICECANCELL
IGNATIO
evi GREGOR1V5XV-PMÌ
PATRVVS 5ANCTOTWM
CVLTVM DIC^^EVIT
COLENDO
:iMPLVM EXTRyXIT>
^TJMDCXXVL

come altamente pregiavano lo zelo da lui solo fu pago: ordinò inoltre che il pennello di

posto perchè al Loiola si decretassero senza valente pittore ritraesse nella tela e quasi
più lunghi indugi gli onori celesti. perpetuasse per le venture generazioni i no-
Furono già riferite le parole con le quali il bili sensi di gratitudine della Compagnia
Generale Vitelleschi, rammentando a tutta verso il Pontefice e il Cardinale. Il quadro,

LVDOVI5IVS-S.RJE.'
^CARD.VICECANC El
TEMPLVM
COLLE GWM OMN]
INATIONVM SEMINA
5.IGNATIO
iDE NATIONIBVS OMNIBVi)^
ìipPX MERITO lEREXIl
ANNO DOMWI
^MBCXXVL

la Compagnia il debito che le correva verso che in ultimo riproduciamo, rappresentante


Gregorio e il Nepote, ingiungeva per entrambi la Canonizzazione nella basilica Vaticana,

e) Quali fossero le solennissime dimostrazioni dato subito alle stampe, indi tradotto e pubblicato
di riconoscenza rese al Cardinale, valendosi, secondo l'anno seguente in latino, col titolo: Sacer panegy- \

lo stile del tempo, di quanti mai presidii offerivano ricus habitus in metropolitano
I
Bononiae tempio |

la poesia, la musica, l'architettura, le arti figura- I


ab Emine ntissitno \
ac Reverendissimo D. \
Ludo-
tive si ha egregiamente narrato nel raro opuscolo : vico Cardinali Ludovisio \
S.R.E. Vicecancellario et
Ragguaglio della Solennità con che l' Illustrissimo
\ \ \
Archiepiscopo \
in dedicatione Sacelli |
S. Ignaiii Só-
Sig. Cardinale Lttdovisi pose la prima Pietra della
\ |
cietatis lesti Fundatoris laiinitate donatits et notis
\ \

nuova Chiesa di S. Ignazio nel Collegio Romano


I \ \
auctus. Romae
per Haeredem Barth. Zanetti, 1630.
della Campa gnia di Gesù. In Roma. Appresso
| | |
La versione fu dedicata dal padre provinciale
l'Erede di Bartolomeo Zannetti. 1626. Da esso |
veneto. Marco Garzoni, al p. Vitelleschi con suffi-
sono tratte le figure delle medaglie che illustrano ciente proemio nel quale si descrive e l'altare e la
questo profilo. funzione e il quadro, fatto dipingere dal Cardinale,
(") Nel 1629 il Ludovisi consacrò nella metro- che ritraeva lui stesso inginocchiato dinanzi al
politana di Bologna una cappella a sant' Igna- Santo.
zio. In quella occasione tenne al popolo un sermone. (') Cf. sopra, p. 32 sg.
non solo è quel desso, fatto dipingere dal Vi- pella Pontifìcia, e il cardinale Lodovico mae-
telleschi ad un artista rimastoci ignoto, ma stosamente ritto in piedi presso gli ultimi gra-

si conserva sino ai dì nostri nell'ampio ve- dini del soglio, in atto di perorare per l'ascri-
stibolo della sagrestia del (iesù di Roma, in zione del Loiola e del Saverio nell'albo dei
quel medesimo luogo nel quale fu collocato Santi. In fondo a sinistra, dietro al trono.

SAGGIO DI ANTIPORTI LUDOVISIANI.

ire secoli or sono('). Due figure sopra tutte assistono al rito due gentili signori, il Duca
vi spiccano come protagoniste: il Pontefice di Fiano, Orazio, fratello del Papa e padre

Gregorio XV assiso in trono in mezzo alla co- di Lodovico, e l'altro suo figlio il giovanetto

rona de' sacri ministri, della corte, della Cap- Niccolò Principe di Venosa. Di contro ad essi,
a destra, sotto l'eminente stendardo dei due
canonizzandi, stassene genuflesso con quat-
(') Il fatto è riferito come certo dall'annalista tro de' suoi Assistenti (') il Capo della Com-
della Compagnia, Giulio Cesare Cordara il quale, pagnia Muzio Vitelleschi, che all'atto umile e
sotto l'anno 1622, scrive appunto: « Et quia, se-
« cundum Deum, primas benefìcii partes tulerant
« Gregorius Pontifex eiusque fratris filius Ludo-
« vicus Ludovisius cardinalis, praeter preces et « ctorum numerimi Ignatiuìn Loyola Societatis lesìi
« sacra prò iisdem per universam Societatem in- « Fundatorem et Franciscum Xavcriiim Indiarum
« dieta, ne qua diuturnitas temporis memoriam ta- i( Apostohim, Cregorii XV et Ludovici immortalibus
ci lium meritorum obrueret, Mutius utriusque ima- « meritis ». Cordara, Historiae Soc. le. pars VI, &.,
« gines et solemnis caeremoniae formam coloribus lib. VII, n, 5. p. 345.

« adumbrari praegrandi in tabula, quam ante


iussit (') Cinque erano nel 1622 gli Assistenti dell'Or-
« vestiarium Basilicae Farnesianae collocavit, hoc dine; cioè, Giacomo Croce per l'Italia; Nunio Ma-
« titulo aureis litteris inscripto: Ob yelaios in San- scarenhas pel Portogallo; Niccolò Almazan per la

- 85 -
grave par quasi ripeta la dedica girante tutto ascrizione tra i Santi del Fondatore della
all'intorno del quadro per ricordare ai po- Compagnia di Gesù e dell'Apostolo delle
steri i meriti immortali di Gregorio XV e del Indie (').

cardinale Ludovisi, tanto benemeriti per la Agostino Prandini S. I.

Spagna; Teodoro Busco per la Germania; Cristoforo (') Cf. Ciaconio-Oldoini, Vitae et res gestae Pon-
Balthassar per la Francia. Non conoscendosi i loro iificum Romanorum et S. R. E. Cardinalium, &. Ro-
ritratti resta impossibile identificarli e per con- mae, 1677, IV, 476-458.
seguenza determinare dalla sola pittura quale dei LiTTA, Famiglie celebri italiane (Ludovisi di
cinque fosse stato impedito d'intervenire. Bologna). Voi. IX.
vili.

IL FRATEL ANTONIO PRESUTTI E I SUOI RICORDI


SOPRA I FESTEGGIAMENTI
NELLE CHIESE E CASE DELLA COMPAGNIA DI GESÙ
PER LA CANONIZZAZIONE
DI IGNAZIO DI LOIOLA E FRANCESCO SAVERIO.

il DESCRITTORI DELLE FESTE più volte come autorevole testimonio dal


romane del marzo 1622 devesi aggiun- bollandista Giovanni Pien nell'accurata sua
gere il tiburtino Antonio Presutti; e ciò tanto Vita di sant' Ignazio, sotto il titolo di Com-
più che il suo racconto, pur dandoci alcuni mentarius praevius inserita negli Acta San-
particolari comuni alle fonti già riportate, ctorum ('). E fu onore che gli era dovuto;
altri ne contiene al tutto nuovi, che egli, poiché x\ntonio, la cui formazione letteraria
come religioso della Compagnia di Gesù, me- non passò prime classi della gramma-
oltre le
glio d'ogni esterno fu in grado di esatta- tica latina, avendo interrotti gli studi per
mente conoscere e tramandare ai posteri. obbedire a suo padre, che voleva, conforme
Ignoto anche più del Bricci, del Gigli e del egli scrive, « servirsi di lui » seppe ben traf-
Dardano, non ostante l'umile sua condizione ficare quel fine talento storico di che l'aveva
di laico o fratello coadiutore ('), ebbe il fornito madre natura.
Presutti l'onore, che mai forse non avrà so- Tutto ciò provano suoi Ricordi, raccolti
i

gnato, di essere un secolo dopo morte addotto in un codicetto, già appartenuto alla Biblio-
teca del Collegio Romano; Ricordi per ve-
(I)Dalle sue stesse note biografiche si ricava, che rità non voluminosi, ma sufficienti a fare
Antonio, il quale sino all'età di quattordici anni giustamente stimare la qualità del suo in-
aveva avuto desiderio di farsi cappuccino, perduto
gegno (=).
poi il padre, cominciò nel 1581, quando contava
ventinove anni di età, a desiderare di essere della
Compagnia. Ai 19 maggio 1583 fu ricevuto po- (') Cf. Acta SS. iul., to. VII, Comment. praev. de
stulante in Roma nel Seminario Romano. Di là lo s. Ignatio, nn. 1002, loo.^.

mandarono al noviziato di Arona, nella Provincia di (2) Conservansi ora nella Bibl. Vittorio Ema-
Lombardia, che aveva bisogno d'un coadiutore. nuele, Ges. 361. Il codicetto cartaceo (cent. 1214 X9)
Rimase in quella sino al i" ottobre 1589, allorché tutto autografo, manca del frontespizio che forse
col p. Rossignoli se ne tornò in Roma, destinato ?1 era contenuto in una delle cinque prime carte, le
Collegio Romano, nel quale sempre visse sino alla quali, ci è impcssibile di dirne il quando, vennero
morte, che ivi lo colse in buona vecchiezza il 25 malamente recise con forbici. Dalla prima pagina,
marzo 1629. riprodotta qui appresso dal grafico e notata col n. 27,
Percorrendo l'autografo del Presutti dalla Un uomo, non letterato, ma amantissimo
e. I alla 77, non solo ci vengono innanzi ab- di affidare allo scritto le memorie dei fatti
bondanti e minuti ragguagli circa la storia anche minimi della sua religiosa famiglia,
dellaCompagnia di Gesù in Roma, ma li tro- molto più doveva prendere nota dei solen-
viamo per di più esposti in una forma che ri- nissimi e straordinari, che suscitavano l'am-
vela nell'autore pienezza di quel senso storico mirazione dei contemporanei, quale fu quello
poco sopra accennato: tanta è la cura che della canonizzazione del 1622. E appunto
pone nel determinare le date e i luoghi, e vi consacrò le ultime carte del suo piccolo
nell'indicarci le fonti onde attinge, sempre
che abbia a scrivei-e di cose da se stesso con permissione del Generale. Quanto agli organi,
non vedute o ascoltate. tanto non li ammettevano nelle nuove chiese che
Al fratel Antonio pertanto si deve se pa- appena li tolleravano, senza usarli, nelle vecchie,
dove loro avveniva di trovarli già belli e fatti (a).
recchie memorie del Gesù, del Collegio Ro-
La proibizione non poteva durare, e di fatto cessò
a mano a mano che la Compagnia andava aumen-
tando. Già nel 1595 s'introducono, col beneplacito
lU HM 5^- tSS2:y
del Generale, le solenni musiche nell'esposizione o
Teatro delle Quarantore, fatto la prima volta dalla
fiVtS. Congregazione dei Nobili al Gesù (6), durante la
quale, come scrisse lo storico Jouvency [Hist. Soc.
le. pars. V, lib. xvii, n. 44, p. 442) aures mulcebat
^w> ajndjih au^ù. al C'jh^^
vocum organorumque musicorum canor. Ma gli organi
le --uiLoù tffyi^^ fikcl^o //
usati in questa occasione, e per parecchi altri anni
appresso, dovettero essere mobili e presi in prestito.
Il nostro Presutti ci fornisce in proposito i seguenti

particolari:

« L'anno del Signore i6oS prima furono stabiliti gli organi


cfHji^
'odwH Jc a/M mc/hi- nella chiesa del Giesù giorno della memoria della consacra-

^
il

\ìvlo-hm= tv^ wihh


f'kn tione della chiesa [26 novembre] ». (Cod. e. 20 a).
« L'anno del Signore 1614 si fecero li due cori nella croce

.fTJL M a^Si iMlff fc)nf!f a'^ della chiesa del lesu, uno a man destra et l'altro alla sinistra.
« L'anno del Signore 1615 fu fatto l'organo grande al coro

verso la sacrestia et alli 19 di abrile, giorno di Resuretione,


cominciorno a sonare.
« L'anno del Signore 1616, del mese di abrile e di magio,

FACSIMILE DELLA PRIMA PAGINA DELL'AUTOGRAFO furono fatti li otto cori con li balaustrate di bellissime pietre.
« L'anno del Signore i5i5, del mese di luglio, furono fatti li
DEI «RICORDI» DEL FRATEL PRESUTTI.
due cori uno di rincontro all'organo grande e l'altro incontro
(Bibl. Na?.. di Roma, Ges. 361). al coro che sta sopra la cappella della Madonna ». (Cod. e. 8 a).

Non meno rilevanti di questi ci paiono due altri


mano, dell'arte sacra e dei costumi di Roma saggi, l'uno intorno al culto del Saverio in Roma
papale nel primo quarto del Seicento, rima- allo spiiare del Cinquecento, l'altro circa le stanze

immuni dall'azione edace del tempo ('). di sant'Ignazio e di san Luigi Gonzaga:
sero
« L'anno del Signore 1599, 2 di dicembre, tu messo il quatro
del beato Francesco Xaviero nella chiesa del Giesù di Roma ».
sino alla 49, si ha una breve autobiografia dello scrit-
(Ivi, e. 13 B).
tore. Dopo quattro paginette, lasciate in bianco, co- " L'anno del Signore 1602 il R. P. Claudio Acquaviva Ge-
mincia una nuova numerazione, non più per pagine, nerale ordinò che la camera e stanze del Beato Padre non si

ma per carte, che va da ciac.


78, delle quali
buttassero a terra, e l'anno del Signore 1605 il p. Generale
disse la prima Messa nella camera del B. Padre, ora fatta cap-
nondimeno le 38-43, 57, 61-65, 58-6g non vennero pella, alli 31 di luglio, giorno dellafesta del Beato Padre».
usate. Quattro carte infine, precedute da una in (Ivi, e. i.s a).

bianco, contengono un indice, anch'esso autografo ed «L'armo del Signore 1Ó13 alli ào di giugno la camera del
abbastanza particolareggiato, delle notizie intorno Beato Luigi si fece cappella per dirci Messa, et alli 21 si
cominciò a dir Messa. Il primo fu il cardinale Bellarmino».
allaCompagnia. In ultimo, la prima delle due carte, (Ivi, e. 16 b).
non mutile, che seguono immediatamente la coperta
in pergamena molle, porta in alto con nitidi carat-
Nel 1576 in Milano vendettero per 400 scudi, benché
teri: m questo va tenuto gran conio per le
libretto
((()

valesse molto di piii, l'organo, di lodatissima Iattura, che, era


notizie, particolarmente domestiche che contiene Sotto
, . nell'antica chiesa degli Llmiliati al Collegio di Brera, come

le quali parole un bibliotecariq o studioso del sec. xix trovo in una lettera del 23 aprile di quell'anno del p. Provin-
ciale Francesco Adorni al Generale Mercuriano. In Verona
aggiunse: W. B. Questo avviso è scrittura di mano circa il 1590 si dava non lontana la remozione dell'organo della
del P. Girolamo Lagomarsini. chiesa di San Sebastiano, ceduta di fresco alla Compagnia.
Eccone qualche saggio. Il tempio Farnesiano
(I) Da.\l'*I nformatione del Collegio di Verona, in Vvn. Fiind.

non ebbe da principio né cantoria, né organo, e ciò, Collcg. VII.


(6) « ... si sonano organi et altri istrumenti e musica ».
li
non per dimenticanza dell' architetto, ma perchè i
Così il Presutti (cod. e, 12 e) parlando del pio rito delle
cit.,
Gesuiti fin quasi alla fine del sec. xvi non usavano Quarantore, che ebb? luogo la prima volta il 5 febbraio
musiche nelle sacre funzioni altro che raramente e 1595, domenica di Quinquagesima.

- 88 -
zibaldone Presentemente, però, il
storico. de' nostri santi Martiri, tramezzati con Gicsù,
codice non dà che una sola carta, la 78,
ci che faceva una bella vista ('). E per tutta la
non numerata, le cui due facciate ci parlano chiesa, da una parte e l'altra, furono posti al-

dell'avvenimento del quale dovevasi trat- cuni quadri dei miracoli di detti Santi, e nella
facciata della chiesa furono poste da quattro sta-
tare anche nella precedente, secondo sembra
tue di rilievo nelle nicchie; una di sant'Ignazio,
doversi dedurre dalle vestigie di lettere nel
l'altra di san Francesco; le due altre, una rappre-
frammento del tenue margine. Per buona senta la Chiesa Romana, Chiesa del l'altra la
sorte la perdita di queste pagine autografe Giappone, e per tutta la facciata della chiesa
viene compensata da una copia del secolo furono posti di gran quadri de' miracoli de' sud-
XVIII. Una mano dello stesso tempo vi ap- detti Santi nel vano delle cornici e capitelli, di
pose il titolo: Relazione delle feste fatte in color chiaro oscuro.
Roììia in occasione della Canonizzazione del Dopo pranzo vennero da otto tamburrini del
S. P. Ignazio e di S. Francesco Saverio cavata Popolo Romano, sonando intorno la Casa e di den-
da un libretto del F. Antonio Presutti. Di
quest'apografo appunto, conservato nell'ar-
chivio del Postulatore delle Cause dei Santi
della Compagnia di Gesù, si è fatto qui
uso. Dobbiamo solo avvertire che raffron-
tando il frammento, qual'è nell'autografo,
che va dalle parole: « Il giorno seguente » a
« fece i lumi per tre giorni e nel collegio due

giorni », il testo, non solo ortograficamente,


ma anche grammaticalmente, fu alquanto
aggiustato, per ridurlo allo stile corrente. In
questa sua forma lo diamo ora alla luce,
brevemente annotato e ridotto, quanto alle
maiuscole e all'interpunzione, alla maniera
moderna da noi seguita nel presente lavoro.

Relazione delle feste fatte in Roma


in occasione della canonizzazione del
S. P. Ignazio e di S. Saverio cavata da TAMBURINI DEL POPOLO ROMANO
UN LIBRETTO DI MEMORIE DEL FRATEL AN- CON LA DIVISA IN USO NEL SEC. XVI E XVIL
Dal gran quadro del Trionfo di Marc' Antonio Colonna,
TONIO Presutti.
conservato in Roma presso la Famiglia.
L'anno del Signore 1622 alli 12 di marzo Papa
Gregorio XV ha canonizati cinque Santi: il tro, facendo festa. Dopo vennero otto trombetti,
primo fu sant'Isidoro, il secondo sant'Ignazio, il fecero il medesimo per due dopo vennero giorni;
terzo san Francesco Saverio, il quarto la Madre
nel Collegio e fecero medesimo. La Casa fece
il
Teresa, il quinto san Filippo Neri: e alle 17 ore
la limosina a' poveri; per due giorni distribuirono
dell'orologio solare sparò Castello, e nella piazza
da tremila e trecento pagnotte bianche de [una]
di San Pietro spararono alcuni pezzi d'artiglieria;
hbra l'una (^). La sera si fecero lumi fuori della i

la Casa (') et il Collegio sonarono le campane per cuppola; vi furono posti da novecento lumi per or-
allegrezza.
dine, e nella lanterna furono posti da duecentotre
Furono messi li quadri di sant'Ignazio e di lumi et undici padelle di foco artificiale, e nella fac-
san Francesco nelle loro cappelle, e intorno furono
ciata della chiesa e fenestre della Casa; in tutto
messi alcuni quadri de' miracoli di detti Santi,
furono da due mila ducente lumi. Spararono
ornati di pitture di vari colori di mischi: la chiesa
apparata di bellissimi drappi, e di sopra del cor-
nicione furono posti da centosessanta candelieri (') In un antico Diario della Casa Professa (i6to-
1655), al fo. 37, l'addobbo del tempio Farnesiano è
di legno, coloriti di giallo con il suo cerolotto di
cosi ricordato: « La Chiesa poi pareva un paradiso:
quattro libbre l'uno, e da venti angioli di rilievo,
tutta piena di lumi, essendosi accese cento ottanta
tramezzati, con il suo cerolotto in mano, e sotto torcia attorno attorno al cornicione, che essendo
del cornicione furono posti da centoventi quadri l'hora tardi, circaun quarto di notte, facevano quei
lumi tanto più vaga vista che pareva dentro la chiesa
(') La Casa Professa, o il Gesù, e il Collegio Ro- un chiaro giorno ».
mano venivano detti dai Gesuiti di Roma la Casa e (2) La supplenza è cavata dall'autografo stesso
il Collegio senz'altro aggiunto. del Presutti.

- 89 -
molti mortaletti, e nel Collegio furono posti nel cam- di molto particolare e notabil favore. Fu portato
panile molti lumi ben ordinati; e nella facciata e dunque con questa comitiva; dopo andarono cin-
fenestre fu fatta una
che andava dal cam-
stella que padri con la cotta e torcie accese alla porta
panile verso la torre del Collegio; la sera seguente della chiesa, ed il P. Generale (^) ricevè il sten-
ne furono fatte due altre che andavano dal cam- dardo con musica, e suono di trombe e tamburi,
panile del Collegio alla solana del Seminario (^). spararono di molti mortaletti; dopo si andò alla
In tutti i luoghi di Roma, dove stanno i nostri, chiesa della Madonna della Scala de' Frati Scalzi
fecero festa di lumi, e abbrugiarono delle botte; ad accompagnare stendardo della Madre Te-
lo
laCasa fece per tre giorni i lumi, e nel Collegio resa. Finì la processione a un'hora di notte.
due giorni. Lunedì, a' 14 di marzo, nella chiesa del Gesù si
Il giorno seguente, che fu la domenica di Pas- cantò la compieta; il martedì il Papa diede l'in-
sione, si andò in San Pietro a fare la processione dulgenza plenaria e si fece una solenne festa. Il
degli stendardi, e tutti quelli che andavano in Patriarca Farnese (^) cantò la Messa; dopo la
processione sotto suo stendardo portavano le
il Messa il P. Generale fece il sermone. Vi si tro-
cotte, et una fiaccola accesa di peso... (?), e nel fine di varono da venticinque cardinali et altri prelati
ciascheduna era la lor musica. Il primo stendardo e numeroso popolo. Dopo pranzo venne il Papa,
fece orazione alSagramento e poi alli nostri Santi;
e guardando per tutta la chiesa con maraviglia
disse: « Havete fatta una bella corona » che erano
i nostri santi Martiri, che stavano sotto il cor-
nicione tramezzati con Giesù (').

Sua Santità diede grande indulgenza ad in-


stanza de' Procuratori delH cinque Santi cano-
nizzati. Di piti diede da molte benedizioni alla
Compagnia. In primis a tutti i padri, che si tro-
vavano in Roma, mille benedizioni per ciaschedun
padre e per li fratelli cinquecento, e in ogni Pro-
vincia ventimila, e per l'Indie quarantamila (*).

ORAZIO LUDOVISI DUCA DI FIANO


PREFETTO DELLA CONGREGAZIONE DEI NOBILI.
sue Annotationes in Statiiia sive Iiis municipale lìo-
Dal quadro storico della Canonizzazione
manae Urbis, edite in un volume in foglio in Roma
dei ss. Ignazio e Francesco. (V. sopra, p. 86).
da Andiea Fei il 1636. Conservatori della, città, che
costituivano Magistrato del Popolo Romano, erano
il
che andasse avanti, fu di san Filippo Neri; il se-
dal 1° gennaio, perdurarvi sino al 31 marzo, i Signori:
condo di Madre Teresa; il terzo de' ss. Ignazio e Marcantonio della Porta (di Castello); Paolo Millini
Francesco Saverio, e lo portava il P. Generale (di Parione); Ferrante Verospi (di Colonna).
con gli Assistenti {'), il quarto sant'Isidoro, e anda- (') Sul ricevimento dello stendardo al Gesii il
rono alla Chiesa Nuova ad accompagnare il sten- Diario ci dà i seguenti particolari: « Lo stendardo
dardo di san Filippo. Dopo vennero alla chiesa di nostro (essendo entrato un poco innanti) il p. Gene-
San Giacomo de' Spagnoli ad accompagnare santo rale si mise in piviale e lui lo ricevette col p. Carlo
Mastrilli e p. Inico [Guevarra] Vicepreposito con li
Isidoro; dopo alla chiesa del Giesù ad accompa-
fratelli novitii Ottavio Ratti, Vincenzo FicheralH,
gnare il nostro stendardo. Uscirono dal Giesù ad
Francesco Pandone e Italo Calendario ».
incontrare lo standardo con centocinquanta torcie
(-) Diofebo Farnese, figlio di Mario, duca di Luterà.
signori e prelati della congregazione dell'Assunta
Da questo passo del Presutti si prova inesatto il
con l'Eccell."" Duca di Fiano fratello del Papa, LiTTA, (Fam. Farnese, tav. ix) che fa morto il Pa-
Prefetto loro ('), e con il Senatore, Conservatori triarca nel 1621.
e Magistrato del Popolo Romano (+), che fu cosa (3) Vedi
l'articolo seguente.
(4)passo è tutt'altro che di facile intelligenza.
Il

e) II Seminario Romano, diretto dai Padri della Dà non poco lume a rettamente intenderlo la comu-
Compagnia, aveva nel 1622 la sede sua propria nel nicazione che della grazia pontificia fece il Generale
palazzo contiguo alla chiesetta di san Macuto, dove Vitelleschi ai suoi Assistenti, secondo la troviamo
per munificenza di Paolo V erasi trasferito il 13 de- riassunta nel citato libretto: Consultata, 1611-1626,
cembre 1608. Ci. *Nappi, Annali del Seminario fo. 128 v., sotto il dì 30 marzo 1622. «Tempore re-
Romano, part. II, p. 569. creationis matutinae convocavit P. Generalis (sic) et
(^) Il Diari», poco sopra citato, aggiunge agli As- dixit tria. Primum impetratas esse a Summo
Pon-
sistenti il p. Segretario che era in quell' anno il tifice indulgentias titulo Canonizationis hoc modo:
p. Sacchini. « Portorno lo Stendardo il p. Generale Assistentibus et Segretario m/20 singulis, Patribus
e li pp. Assistenti e Segretario ». nostris, quicumque erant Romae, mille singulis (Ad-
(3) Don Orazio Ludovisi. didit deinde Pater Assistens Hispaniae singulis, qui-
(4) Nel 1622 era Senatore di Roma sin dal 1616, cumque erant de Societate Romae, etiam fratribus,
il nobile, oriundo di Brisighella, Giambattista Fen- concessa mille, si P. Generali videretur). Provinciis
zoni, insigne giurista che lasciò alla posterità le dotte in Europa singulis m/20, e.Ktra Europam m/40 ».
Sabato alli iq di marzo, giorno di san Giu- sione del nostro stendardo, quelli che potevano
seppe, Papa Gregorio X\' l'ha fatto di precetto. si provvedessero di una torcia per intervenirci.
Il Collegio Germanico andò in processione alla Non così presto fu pubblicata la processione che
chiesa del Giesù a pigliare il stendardo de' nostri si vidde nell'animi di tutti li scolari un efficacis-
Santi, e in quel giorno distribuirono da settecento simo desiderio d'honorare li nostri Santi, non solo
pagnotte a' poveri. Dopo pranzo andarono padri, i in accompagnare lo stendardo con torcie, ma an-
e fratelli di Sant'Andrea {') in processione alla che col far fuochi et altre allegrezze di sera, come
chiesa del Giesù a pigliare il stendardo; i novizi si dirà appresso. Né minor è stato l'affetto delli
tramezati con quelli di Litterato, e li Orfanelli {') alunni e convittori che in diversi collegi vivono
cantando le litanie, seguiti appresso da molti sotto la nostra cura (') ; li quali tutti furono dal
poveri, uomini, putti e donne, fu portato lo p. Rettore invitati a volersi ritrovare alla proces-
stendardo a Sant'Andrea, e fu ricevuto dal p. sione; gli alunni e chierici con torcia e cotta, li
Rettore ('); dopo fecero andare tutti poveri i convittori venivano con la torcia.
nel cortile del palazzo del Papa, e distribuirono Vennero finalmente alli 6 d'aprile; la matina si
da duemilasettecento pagnotte bianche, di dieci rimandarono più presto del solito li scolari alle
oncia l'una. lor case, acciò potessero il giorno essere più sol-

Dovendo il Collegio Romano, come membro leciti in venire al Collegio, dove si doveva ordi-
principale e figliolo primogenito della nostra Com- nare la processione. Intanto si diede ordine obesi
pagnia, portare lo stendardo dei suoi santi padri nettassero le strade, dove havevano da passare;
Ignazio e Francesco processionalmente dalla si assegnarono li compagni
aUi scolari, e radunati
chiesa Casa Professa, conforme all'usanza
(^) alla tutti nelle proprie scuole con le torcie in mano, alle
delle canonizzazioni, e non avendo potuto farlo bore 17 1/2 (nostre 13) si sonarono le due campane
in quella prima settimana, che furono canoniz- del Collegio a festa, e quelle del Giesù sonai^ono alle
zati, per essere in quella celebrate le feste par- 18 bore, et alle 19 si risuonarono quelle del Col-
ticolarmente di tutti cinque li Santi canonizati, legio. Si avviò la processione alle bore 20 14
nemmeno nella seguente per essersi incontrata la al Giesù per pigliar lo stendardo de' nostri Santi,
Settimana Santa, tempo più opportuno a piangere la quale uscendo dalla chiesa per il cortile delle
la Passione e morte del Signore, che a festeggiare scuole, s'incaminò verso il Giesii, e quivi entrati
le glorie delli suoi servi, l'ha fatto dieci giorni accesero le torcie. Il p. Generale, apparato con
dopo Pasqua (>). Il p. Rettore del Collegio C")
piviale in mezzo di due padri Assistenti, vestiti
diede ordine alli maestri, tanto superiori quanto con cotta e stola, consegnò al p. Rettore del
inferiori, che si avvisassero private e pubbli- Collegio lo stendardo. Fatto questo, si avviò la
camente li scolari che dovendosi far la proces- processione (suonandosi intanto tutte le campane
non solo le nostre e delle chiese, avanti le quali
si passava, ma anco quelle del Senato del Popolo
(') S. Andrea al Quirinale, dove era il Noviziato
Romano, che in tutte le nostre feste, si è mostrato
della Compagnia.
devotissimo ai Santi et alla Compagnia) verso
{^) « Litterato » o « Letterato » fu detto in Roma il
la Valle per la strada de' Cesarini; di là andò al-
pio laico Gian Leonardo Caruso, nato il 153 1 in Ca-
risi nella diocesi di Salerno. Fondò in Roma, negli l'Anima passando per Pasquino, indi a S. Apolh-
ultimi anni di Gregorio XIII, un ospizio pei fanciulli nare et a S. Agostino; quivi voltò al palazzo dei
abbandonati. La loro casa era nel 1622 alle Conver- Borghesi; da questo entrò nel Corso, dove comin-
tite al Corso. Secondo il Fanucci, {Trattato di tutte cia il palazzo del cardinal Borgia ('), e camino per
l'opere pie dell'alma città di Roma, p. 75) nel 1600 vi il Corso fino alla piazza di San Marco, donde per
si educavano centocinquanta ragazzi. Vestivano di
strada dritta se n'andò alla chiesa del Collegio.
turchino, e solevano intervenire a processioni can-
tando laudi spirituali, preceduti da una croce di Or dine della Processione.
legno con la parola Charitas, intagliata nel mezzo.
Andavano avanti alcuni Svizzeri della guardia
Col nome di Orfanelli, senz'altra aggiunta, venivano
indicati, fino a' tempi nostri, gli orfani del più antico
di Nostro Signore, li quali per la moltitudine delle

orfanotrofio romano a Santa Maria in Aquiro. La carrozze e della gente che era concorsa a vedere,
loro divisa era un sacco di tela bianca con fascia e furono chiamati a far strada alla processione. Ap-
cappello dello stesso colore.
(3) Gian Paolo Risi.
P. (') Sei convitti di giovani studenti, che frequen-

(4) Intendasi della SS.m^ Annunziata, fabbricata tavano tuffi le scuole del Collegio Romano, erano
dalla Compagnia per le Scuole del Collegio Romano in quell'anno 1622 diretti dalla Compagnia, cioè i

su di una parte dell'area, dove nel 1626 si pose la Collegi C^ermanico, Anglicano, Greco, Maronita,
prima pietra dell'odierna chiesa di Sant'Ignazio. Scozzese e il Seminario Romano.
(5) Mercoledì i" maggio, essendo caduta la Pasqua Card. Gaspare Borgia, ch'era allora ambascia-
(")

il 21 aprile. tore del Re Cattolico presso la S. Sede. Secondo le


(^) P. Virgilio Cepari, umbro, di Panicale presso indicazioni del Presutti, il palazzo dove il Cardi-
Perugia (1564-1631), di chiara fama come teologo nale abitava doveva essere l'odierno Ruspoli, già
mistico e purgato scrittore di nostra lingua. Caetani.

- 91 -
_'^:sv--v r\

presso venivano cinque trombettieri sonando, ai tario (J). che vennero ad accompagnare tutta la
quali seguiva la croce in mezzo [a due] accoliti, processione.
che portavano li candelieri; dopo li quali erano gli In su la piazza del Gesù, mentre passò la proces-
Orfanelli che vengono alle nostre scuole ('); dopo sione, vi furono quattordici tamburrini del Popolo
venivano U scolari delle scuole inferiori a due a due Romano, che sonorno finché fosse fuori, e poi an-
con torcie accese in mano con quest'ordine. darono ad incontrare in diversi luoghi, e finalmente
Prima venivano li scolari delle tre ultime scuole la sera si trovarono al Collegio, sempre sonando,

di grammatica: poi quelli delle tre seconde: ap- finché il stendardo fusse messo in chiesa e fussero
presso quelli delle tre prime, pur di grammatica, finiti li fuochi. Nel qual tempo fu anche sparata

dopo quelli \enivano gli umanisti e rettorici. una salva di mortaletti et all'uscire dal Giesù
Finite le scuole inferiori, cominciavano quelh furono sparati anco molti mortaletti e fatti altri
delle superiori per ordine; cioè logici, fisici, meta- fuochi artifiziah, come in varie piazze e contrade.
fisici, casisti, e finalmente li teologi. Dopo tutti E dove passò, h palazzi de' principi e cardinah, e
questi venivano li convittori del Seminario, ul- case di altre persone d'ogni condizione, erano tutte
timi tra quelli che andarono con habito secolare; tappezzate di belhssimi drappi, et in due altri
luoghi erano altari con li quadri dei nostri Santi:
chiarissimo argomento della divozione del popolo
verso U nostri santi Padri. Le finestre erano piene
di prelati, cardinah e altri principi, che concor-
sero a vedere la processione, molti de' quali ave-
vano li parenti loro in processione con la torcia,
essendo stata la processione non più numerosa di
gente, che di nobiltà; anziché tutte le persone più
nobili e titolate delle scuole vennero tutte, e tanto
loro quanto il resto degli scolari andò con tanta
modestia e divozione, che diede che dire a tutta
Roma, parendo difficile a credere quello, che ognu-
no vedeva, che giovanetti di tenerissima età an-
dassero in processione con tanto silenzio, né che
pur una parola dicessero. Nel processo del viaggio
fu lo stendardo incontrato da due volte; prima da
putti del Litterato, li quah con venti torcie fecero
avanti accompagnare il stendardo; poi, nella
piazza di Sciarra, fu incontrato la seconda volta
dalla Congregazione della Comunione Generale (^),
TROMBETTIERI DEL POPOLO ROMANO A CAVALLO. e da quelh sacerdoti, quali si fanno nel Collegio
Dal citato quadro df-l Trionfo di M. A. Colonna. Romano ('), capo delle quali erano tre vescovi.

Il numero delle persone di questa congregazione


appresso a loro seguivano gli alunni del Collegio tra sacerdoti e secolari, fu sopra cento torcie con
Scozzese, poi quelli de' Maroniti e degl'Inglesi, e edificazione di tutto il popolo, essendo di ogni
clerici del Seminario, quah tutti andarono non sorta di condizione.
solo con la torcia, come gli altri, ma anche con Finita la processione, stando su la porta della
la cotta.Seguiva i chierici del Seminario [con] la chiesa il p. Provinciale (*) vestito con piviale in
lor musica molto numerosa, appresso la quale
venivano li nostri fratelli coadiutori con il man- ('.) Francesco Sacchini, già in quest'anno rinoma-
tello e beretta e torcia. Dopo questi li fratelh tissimo come storico dell'Ordine.

scolari con torcie e cotte; poi h sacerdoti con Questo pio sodalizio, iniziato il 1609 dal padre
(^)

cotta e torcia, al fine veniva Niccolò Promontorio, non ancora sacerdote, divenuto
il stendardo portato
poi popolare col nome di Oratorio del p. Caravita,
da varii padri più gravi, e antichi del Col-
aveva allora sua sede in una cappella provNnsoria
legio, avanti al quale procedevano cinque altri
fabbricata nel lato destro del cortile antico del Col-
trombettieri; dietro al stendardo vi furono legio Romano. Cf. Memmi, Notizie storiche dell'ori-
due padri Assistenti (^) con il padre Segre- gine e progres!^i dell'Oratorio della SS.'»" Couninione
Generale, Roma,
1730, p. 31.
degli Orfani a Santa (3) Dai Sacerdoti, cosidetti del Ristretto, iniziatosi,
(I) Nel preesistente Ospizio

Maria in Aquiro, il cardinale Antonio Maria Salviati per aiuto dell'opera della Comunione Generale, ap-
aveva fondato il 1591 un collegio per quelli tra gli pena quattr'anni innanzi, cioè nel 1618. Vedi Memmi,
orfanelli che dessero fondata speranza di felice riu- loc. cit., p. 34 e sgg.
scita negli studi. Costoro frequentavano le scuole (•») P. Antonio Marchese che reggeva la Provincia
del Collegio Romano. dal principio del 1620, e alla fine del 1622 ne rimise
(*) Vedi sopra, p. 85,1 il governo al p. Agostino Vivaldi.
mezzo di due sacerdoti
vestiti con cotta, e stola, Alli 2maggio (') giorno seguente, si di-
di
ricevè il stendardo,
cantò in musica il Te Dcttni
si stribuì limosina di alcune migliaia di pani
la
laudamiis; poi, essendo notte, si cominciarono li a' po\'erelli, dandosi a ciascuno un pane bianco
fuochi, che furono li seguenti. Su la piazza del di dieci oncie l'uno. Prima
si fecero andare le

Collegio, dieci fuochi grandi, che illuminavano donne in chiesa eragionamento spiri-
si fece il

tutto il vicinato, e le fenestre della facciata del tuale; dopo uscivano fuori della chiesa a due a
Collegio, che tra grandi e piccole erano settan- due con la pagnotta, e nel cortile delle scuole,
totto tutte piene di lumi. Sul fine della facciata, dove erano huomini e putti, si fece il me-
dov'è il tetto, vi erano carichi di lumi e fochi, fatti desimo.
con pece et altre materie, che erano a' risguardanti E il pane era da
perchè cinquemila pagnotte,
di bellissima vista. Sopra il tetto erano li balau- non poterono spedire in quel giorno, il p. Ret-
si
stri ecampanile carichi di lumi e fochi, come tore ordinò che si mandassero alle prigioni, et
anche cupola del campanile ornata con diversi
la alla Casa Professa ne mandorno mille e sette-
ordini di lumi; così l'altezza dei balaustri, che è cento da darsi a quelli confessori e padri Assi-
di quattro palmi in circa, haveva due ordini di stenti e al nostro p. Generale, acciocché dispen-
lumi; nell'architrave dell'istessi erano con varie sassero a chi più conoscevano aver bisogno.
scalinate disposti ugualmente lumi e fuochi in
quantità; l'istesso era sopra li draghi di là e di Pietro Tacchi Venturi, S. I.
qua, che accompagnavano il campanile; e mentre
ardevano li lumi, si spararono altri mortaletti e
stettero sempre le trombe e tamburi sonando nel- (') Il nostro apografo porta, con evidente errore,
l'istesso tempo. « 7 d'aprile », in luogo della vera data.

lllujìripimó Scicrarwn Moràaliu^m Collegio ScinilLfiirncE


Yv^qini Annuncxatcr dicato Nolte, anno. iGzo.

93 -
O. Cor J^nttf)
OMNI VIRTÙ TE
'

IN (XJNFPRMAII Ad ColossJL

IX.

LE IMMAGINI DEI MARTIRI DELLA COMPAGNIA DI GESÙ


NELL'ADDOBBO DEL TEMPIO FARNESIANO
PER LA CANONIZZAZIONE DEL 1622.

L FRATEL PRESUTTI DESCRT- nostra conoscenza iCompagnia,


religiosi della
vendo nella Relazione qui sopra pub- che a quel tempo nelle domestiche tradi-
blicata le feste al Gesù per la santificazione zioni venivano considerati siccome martiri,
del Loiola e del Saverio, nota tra le altre senza però che niuno, così chiamandoli, ar-
cose che « sotto del cornicione furono posti disse di prepoire il suo giudizio a quello uni-
da centoventi quadri dei nostri santi Martiri, camente definitivo della Chiesa.
tramezzati con Giesù, che faceva una bella com-
Ciò posto, l'elenco che qui inseriamo,
vista ». p'iato da può con morale certezza rite-
noi,
Questo particolare suscita in primo luogo nersi esatto e abbondantemente sodisfa alla
un senso di ammirazione per il numero così legittima brama di conoscere i nomi, il tempo,
considerevole dei figli della Compagnia che il luogo e le principalissime circostanze del
in poco più di tre quarti di secolo avevano trionfo dei gloriosi atleti di Cristo.
testimoniata a Cristo la loro fede con lo spar-
r. Il primo in tutti i catalogi dei Martiri della
gimento del sangue, e fa nascere inoltre il
Compagnia è il P. Antonio Criminale, o Cri-
desiderio di conoscere distintamente i nomi
minali, nato a Sissa in quel di Parma, il 7 feb-
di questo sì avventurato e copioso stuolo di
braio 1520, ammesso nell'Ordine da sant'Igna-
eroi.
zio stesso nell'aprile del 1542, trucidato a colpi
A vero dire, né il fratel Presutti, né altro di lancia dai Badagi in Punnaikayel, terra del
documento contemporaneo ci trasmise l'in- promontorio di Comorino, in uno degli ultimi
tero catalogo dei centoventi quadri sopra giorni del maggio 1549. Uomo, nonostante la
ricordati; tuttavia ci rimangono preziose e sua giovane età, universalmente stimato come
autentiche testimonianze (') le quali portano a santo, anche dal Loiola e dal Saverio, il quale

{') Nell'Aixhiv. Postul, Gen. S. Miscellanea:


I., della cui autorità basti dire che due sono del p. Fran-
Varia de Societate, n. 2. Non è qui luogo di minu-
il cesco Sacchini, l'illustre e critico storico della Com-
tamente discutere i documenti manoscritti citati. pagnia di Gesù nel sec. xvn.
ìU'^CN

3 T"^
ultimo non dubitava poi di invocarlo nelle 405. Fr. Pietro de Correa, studente, e
Litanie dei Santi ('). Fr. Giovanni de Souza coadiutore, en-
,

2. P. NuNO RiBEYRO, portoghese, avvelenato trambi portoghesi, saettati dai Carrigi del
in Amboino (Moliicche) nell'agosto 1549. Brasile il 24 dicembre 1554.

I BB. IGNAZIO DI LOIOLA E FRANCESCO SAVERIO


CIRCONDATI DAI LORO FIGLI MM. E DAI BB. LUIGI E STANISLAO CC.

Dal frontespizio della l'ita b. p. Ignatii in immagini in rame. Roma, 1609.

3. P. Luigi Mendez, portoghese, decapitato dai 6. P. Emanuele Fernandez, marocchino, uc-


Badagi presso il capo di Comorino nel 1552 (^). ciso per ordine di un disonesto in Evora il

18 febbraio 1555.

In questi ultimi anni si iniziò la causa della bea-


(') 7. P. Alfonso de Castro, portoghese, croci-
tificazione del Criminale; essendosi però tardato iìsso e decapitato presso Ternate nelle Moluc-
troppo a trattarne, non c'è molta speranza di riu- gennaio 155S.
che il 1°
scita per mancanza di sufficienti testimonianze.
(^) Il di del martirio di lui e del Ribeiro è ignoto. 8. Ven. p. Gonzalo Silveira, portoghese, stran-

- 95 -
gelato a Zimbaoé nel regno di Monomotapa il gnuoli, che i selvaggi della Florida trucidarono
15 marzo 1561 ('). il 4 febbraio 1571.
9. P. Pietro Venusti, della Valtellina, assas- 55-59. P. Giovanni Batt. de Segura coi novizi
sinato da un disonesto a Bivona il 19 ottobre Gabriele Gomez, Pietro de Linares, Sancio
1564- DE Zavallos e Cristoforo Redondo, tutti
10. P. Pietro Martinez, spagnuolo, martoriato spagnuoli, anch'essi uccisi dai selvaggi della
dagli indigeni nella Florida il 28 settembre Florida l'S febbraio 1571.
1566. 60-71. VenerabiH p. Pietro Diaz e undici com-
11. P. Francesco Lopez, portoghese, percosso pagni, residuo del drappello dell'Azevedo (v. so-
a colpi di lancia e gettato in mare, sulle coste pra, n. 12-51). Venendo essi sopra altra nave,
del Malabar, il 29 ottobre 1568. non furono raggiunti e finiti dagli eretici calvi-
12-51. I beati quaranta Martiri del Brasile, nisti che un anno dopo, tra le isole Canarie e le
dagli eretici calvinisti agli ordini di Giacomo Azorre, il 13 e il 14 settembre 1571 (').

\f Soria, durante il loro viaggio dal Portogallo al 72. P. Martino Guttierez, spagnuolo, morto in
Brasile, passati tutti a fìl di spada e buttati prigione per gli strapazzi fattigli soffrire dai
nell'oceano, presso l'isola di Palma, il 15 luglio calvinisti, a Cardillac il 21 febbraio 1573 (").

r|| 1570. S. Teresa, che allora trovavasi in Avila, 73-74. PP. Giorgio Fernandes e Gomez de
ne contemplò in visione il martirio e il trionfo Amaral, portoghesi, uccisi dagli idolatri nel
in cielo. Il permesso da Papa
loro culto, già porto di Zaém presso Amboino nelle Molucche
Gregorio XV, fu ristabilito e confermato da il 1580.
Pio IX il 1854. Capo e duce di quest'insigne 75-77. Beati pp.Edmondo Campion, Alessandro
drappello di confessori della fede fu Ignazio de Briant, Tommaso Cottam, inglesi, sospesi e
Azevedo, Provinciale del Brasile, portoghese, squartati Londra per ordine della regina
a
che prima di salpare dall'ultimo porto aveva Elisabetta, primi due il i dicembre 1581, il
i

predetto il martirio, animando i compagni alla terzo il 30 maggio 1582. Il loro culto, anti-
fortezza in sostenerlo. Dei trentanove compa- chissimo, fu confermato da Leone XIII il
gni ci contenteremo di nominare il b. p. Diego 29 dicembre 1886 (').

de Andrada, l'unico già sacerdote oltre l'Aze- 78-82. Beati pp. Rodolfo Acouaviva, itahano.
vedo C); il b. Francesco Perez-Godoi, an- Alfonso Pacheco, spagnuolo, Antonio Fran-
cora novizio, spagnuolo, parente di s. Teresa; cisco, portoghese, e Pietro Berno, italiano,
e il b. de San Giovanni di Porto ('), giovi- col b. fr. Francesco Aranha, portoghese,
netto di quattordici anni e nepote del capitano trucidati dai pagani a Coculin nell'isola di Sai-
della nave, il quale, essendo solo postulante sete presso Goa il 25 luglio 1583 (+). Leone
della Compagnia né avendo ancora l'abito XIII li beatificò nel 1893.
religioso, per desiderio del martirio indossò
furtivamente la sottana insanguinata di uno (') La loro causa di beatificazione, unita prima (a
dei compagni già uccisi; e così, creduto an- quanto pare) con quella dei beati XI-. Martiri che li

ch'egli gesuita, fu messo a parte della corona precedettero, e poi separatane, è ancora in corso
degli altri (). •
presso la Congregazione dei Riti. Anche qui non ci
52-54. P. Luigi de Quiros Gabriele coi novizi sembra necessario dare la lista dei nomi per non di-
DE SoLis e Giovanni Batt. Mendez, spa- lungarci soverchiamente. Eccetto uno spagnuolo,
erano tutti portoghesi.
(^) La sua causa di beatificazione, iniziata antica-

(') La sua causa di beatificazione, introdotta da mente, per varie cagioni estrinseche è ancora molto
molti anni, è già molto avanzata. lontana dal suo esito. Il Guttierez anche prima del
{") Dei XL
beati Martiri: 2 erano sacerdoti, 12 stu- martirio godeva fama di grande santità.
denti, IO novizi e 16 fratelli coadiutori. Quanto alla (3) Prima di questi tre, avevano sofferto il mar-
nazionalità: 9 erano spagnuoli; tutti gli altri porto- tirio, a Londra, anche i beati pp. Tommaso Woodhouse

ghesi. (19 giugno 1573) e Giovanni Nelson (3 febbraio 1578).


(3) Alcuni lo chiamano « Giovanni de San- Juan », Però solo dopo il decreto di conferma del culto, dato
ma più veramente il nome proprio non ci è noto. Que- da Leone XIII nel 1886, si potè con certezza pro-
sto fortunato fanciullo prese il posto di un fratello, vare che erano stati ricevuti nella Compagnia.
risparmiato, contro sua voglia, dai carnefici, e così Negli antichi catalogi dei Martiri gesuiti non si

venne a compiersi il numero di quaranta. possono quindi trovare questi due nomi: e noi dob-
(+) Non ci pare necessario riferire tutti nomi glo- i biamo ricordarci che .stiamo qui facendo un elenco
riosi degli altri Beati; tanto più che di parecchi non dei Gesuiti ritenuti martiri nel 1622.
sappiaiho quasi altro che il nome e il martirio. Ne (*) Gli autori antichi dicono « 15 luglio », perchè le

compilò accurato Catalogo il Bofro, Storia della relazioni venute dalle Indie portano l'indicazione di
vita e della gloriosa morte del beato Ignazio de Aze- questa data come quella del martirio di questi cin-
vedo e di altri trentanove beati Martiri della Compa- que. Ma, a cagione della riforma del calendario fatta
gnia di Gesù, descritta dal p. Giulio Cesare Cor- dà Gregorio XIII nel 1582 (della quale non era ancor
DARA d. m. C. Roma, Morini, 1854, pp. 150-152. giuntala notizia nell'India), la vera data è il 25 luglio.

96 -
83-84. Venerabili p. Giacomo Salez e fr. Gu- 87-88. Ven. p. Roberto Southwell, inglese,
glielmo Saultemouche, francesi, per la fedo torturato e strangolato a Londra il 21 febbraio
della SS."'" Eucaristia uccisi dagli Ugonotti 1595, cui devesi aggiuiigere il ven. p. Enrico
in Aubcnas il 7 febbraio 1593 (). Walpole, uccis) il 17 aprile 1595.

SANT'IGNAZIO E IL SAVERIO
CON I LORO FIGLI MARTIRI E CONFESSORI
ADORANTI LA SANTISSIMA TRINITÀ.
Frontespizio dell'opera Tableau», &., attribuita al p. Pietro Outreraan,
ma propriamente composta dal p. Giov. Montpellier. Cf. Sommervogcl, VI, 37.

85. Ven. p. Giovanni Cornell, inglese, sospeso 89. Ven. p. Abramo Giorgi, maronita, de-
e strangolato a Dorchester il 4 luglio 1594 ('). capitato a Massaua nell' aprile o maggio
86. P. Consalvo de Tapia, spagnuolo, vittima del 1595 (')•
del furore degli idolatri di Cinaloa nel Messico 90-92. I santi Paolo Michi, Giovanni Soan de
(io luglio 1594). Goto e Giacomo Kisai, giapponesi, crocifissi
e trapassati con lance a Nagasachi il 5 feb-
La come
si
(')

spera,
(*)
loro causa di beatificazione è prossima,
ad un esito
Di questo
felice.
e degli altri venerabili Martiri in-
braio
nel
1597.
1627, furono
Beatificati
canonizzati
da Urbano
da Pio
Vili
IX
m
nel 1862.
glesi, ricordati più sotto (nn. 87-88, 94-96, 99-100,
104-105), è introdotta la causa di beatificazione
presso la Congregazione dei Riti e si sta facendo il (') Ne è introdotta la causa di beatificazione presso
processo apostolico sul loro martirio. la Congregazione dei Riti.

- 97 -

13
93- P- Martino Laterna, polacco, sommerso da- colpi di lancia dai Tepehnani nel Messico dal
gli eretici nel Mar Baltico il30 settembre 1598 ('). 16 al 20 novembre 1616.
94-96. Ven. p. Ruggero Filcock, inglese, so- 118. B. p. Giovanni Batt. Machado de Tavora,
speso e squartato a Londra il 27 febbraio 1601. portoghese, decapitato ad Omura nel Giappone
Lo seguirono, con lo stesso genere di morte, il il 22 maggio 1617. Fu beatificato da Pio IX
ven. p. Roberto Middleton a Lancaster nel 1864(1).
il 31 marzo 1601, e il ven. p. Francesco Page irg-i20. Beati pp.Melchiorre Grodecz e Ste-
a Londra il 29 aprile 1602. fano Pongracz, ungheresi, messi a morte da-
97. Fr. Domenico O' Colan, coadiutore, irlan- gli eretici a Cassovia il 7 e 8 settembre 1619.
dese, sospeso e squartato a Cork in Irlanda il Furono beatificati da Pio X nel 1905.
31 ottobre 1602 {^). Riassumendo: Di questi 120 che, con la pre-
98. Fr. Emanuele Neri,
piemontese, ucciso dagli testa fatta da principio, chiameremo Martiri,
eretici a Coloswar in Transilvania il 9 giu- 3 sono Santi canonizzati (cf. nn. 90-92); 51 sono
i* gno 1603. Beati nn. 12-51, 75-77, 78-82, 118 e 119-120);
(cf.

99-100. Venerabili p. Edoardo Oldcorne e fr. 27 Venerabili (cf. nn. 8, 60-71, 83-84, 85, 87-88,
Rodolfo Ashley, inglesi, torturati e stran- 89, 94-96, 99-100, 104, 105, 109); 7 Servi

^ golati a Worcester il 7 aprile 1606. di Dio (cf. nn. i, 72, 97, 103, 106-108); degli
101-102. P. Giovanni d'Abreu e fr. Biagio Pe- altri 32, almeno per quanto sappiamo, non si è
reira, portoghesi, uccisi dagli eretici olandesi mai iniziata causa di beati-
ufficialmente la
a Malacca il 29 aprile 1606. ficazione, eccetto forse quella del p. Laterna
103-104. P. Enrico Garnett ('), inglese, ai 3 di (cf. n. 93).

maggio 1606 torturato e strangolato a Londra.


Gli tenne dietro con lo stesso genere di morte, L'elenco or ora riferito fu dunque da noi com-
ai 12 novembre, il ven. fr. Nicola Owen coa- pilato attingendo, per un centinaio incirca di
diutore. nomi, da due manoscritti del Valtrini e del
105. Ven. p. Tommaso Garnett, inglese, so- Sacchini; pei rimanenti si fece ricorso ad altre
speso e squartato a Londra il 23 giugno 1608. autorevoli fonti Dove
(^). è da avvertire che
106-108. P. Martino de Aranda-Valdivia, ci-
questo numeroso stuolo
sì di eroici perso-
leno, Orazio de' Vecchi, italiano, e fr.
p.
naggi, o Martiri, costituivano poco più della
Giacomo de Montalvan, messicano, dei quali
metà di coloro che, giusta le memorie del-
fecero strage selvaggi Araucani ad Elicura
i

nel Chile, il 14 dicembre 1612 (*).


l'Ordine, avevano avuto la sorte di testimo-
109. Ven. p. Giovanni Ogilvie, inglese, sospeso niare il loro amore a Cristo dando per lui la
e squartato a Glascow il io marzo 1615.
110-117. P. Ferdinando de Tobar, messicano, (^) Insieme con lui furono beatificati altri 204 Mar-
P. Bernardo de Cisneros, spagnuolo, e altri tiri delGiappone, tra cui altri 32 Gesuiti; ma sic-
sei padri ('), pure spagnuoli, tutti spenti a come questi furono tutti martirizzati parecchio
tempo dopo di lui, non possono figurare in questo
(') Prima dei decreti restrittivi di Urbano Vili la elenco, perchè, secondo ogni probabilità, prima del
sua immagine ebbe anche in Roma pubblici segni di 1622 non poteva essere giunta a Roma la notizia
culto; ma poi, toltane l'effigie dalle chiese in ossequio sicura della morte neppure dei pochi già martirizzati
a quei decreti, non si fece, per quanto ci consta, negli anni 1619-1620, quali i beati fr. Leonardo Chi-
alcun passo ufficiale per ottenerne la beatificazione mura (18 novembre 1619) e fr. Ambrogio Fernandez
secondo la procedura ordinaria. Cf. Ada Sancto- '

(7 gennaio 1620).
rum, sept. io. Vili, die 30 Praetermissi. (^) Il primo Ms. s'intitola: Caialogiis quorundam de

(^) E l'unico dei Martiri irlandesi commemorato Societate lesu, qui pia in causa sunt ab impiis in-
negli antichi documenti. Di lui e degli altri fu intro- terfecti. Sotto, di altra mano: Io. Antonius VaUriniis
dotta la causa recentemente. colligebat. Non sono ancora in grado di determi-
(3) La sua causa di beatificazione, iniziata con nare se il Ms. sia autografo. Conservasi nell'Arch.
quella degli altri Martiri inglesi, fu poi ritardata a Postul. Gen. Soc. le. Varia de Soc.,n. 2. Sul Valtrini
cagione delle astuzie degli eretici che vollero farlo (i55<S-i6oi) V. SoMMERVOGEL, jB/6;io/:/;èjMe &, Vili,
passare come giustiziato per ragioni politiche e non 430 sg. La seconda nostra fonte, cioè lo scritto del
per la fede. Sciolte ormai queste obiezioni, la causa Sacchini, porta il seguente titolo: Aliquot Marty-
procederà, come speriamo, felicemente. rum et aliorum sanctitate praestantiutn Societatis lesu
(*) Il processo, fatto anticamente per la loro beati- Religiosorum nomina in menses tributa, cui segue su-
ficazione, era smarrito, e non fu ritrovato che in
si bito l'avvertenza: Quorum vera dies et mensis obitus
questi ultimi anni. Sono in corso le pratiche per ot- ìgnorantur nomina in lanuariiim congessimtis. È au-
tenere l'introduzione della causa presso la Congre- tografo dell'insigne storico, conservato col prece-
gazione dei Riti. dente. Pei Martiri mancanti in questi due catalogi
(5) Eccone i nomi: Giacomo d'Orozco, Giovanni del feci specialmente uso del Dugout, Nos Marlyrs,
Valle, Litigi de Alavez, Giovanni Fonte, Girolamo de Paris, Leroy, 1905, procurando, come per il Crimi-
Moranda, Ferdinando de Saniarem. nale, di rettificare alcuni dati riconosciuti inesatti.

- 98 -
vita E degna altresì di essere ricordata
('). mune che li aveva cresciuti ed educati al

è prudenza del p. (ìeneralc Vitelleschi,


la martirio. Se non che, sopravvenuti nel 1625
il quale, non permise si esponessero al Gesù i decreti di Urbano Vili, lo stesso Generale
le immagini di questi religiosi uccisi per la Vitelleschi, senza punto allegare le debite
fede, serica prima averne richiesta speciale permissioni ottenute dal precedente Ponte-
licenza da Gregorio XV. fice, die ordine di rimuovere quelle immagini

Il nuovo e pio trovato incontrò il favore fino allora rimaste nel tempio (').
del pubblico, cosicché ebbe sollecita imita- Questa obbedienza pronta ed intera con-
zione anche fuori di Roma come, per arre- tribuì senza dubbio a ritardare per non pochi
carne solo due esempi, a Milano e a Donai in di quei figli della Compagnia l'onore degli
Francia (^). Né deve dimenticarsi che quale altari; per alcuni anzi lo rese difficilissimo.
acconcio e sommamente istruttivomotivo Tuttavia non dubitiamo che i generosi eroi
di decorazione, già era stato usatol' anno avranno preferito alla stessa loro glorifica-
stesso della beatificazione del Fondatore nel- zione terrena un atto di docilissima obbe-
l'elegante frontespizio romano della Vita dienza al Vicario di Cristo, suggeiito, se non
Beati P. Ignatii Loiolae, che qui sopra ripro- imposto, dilla fedeltà alle tradizioni ignaziane.
ducemmo. La figura del nuovo Beato, che Ilario M. Azzolini S. I.
tra due leggiadri angioletti reggenti la fa-
sciolina con le parole: Florihus eiiis nec rosae Come dovevasi bene attendere, conformemente
(')

nec mia desunt, spicca nel centro del tim- al vetusto costume, non mancarono, più che critiche,
dichiarate accuse contro l' esposizione delle imma-
pano dell'antiporto, risvegliava l'idea che
giiii al Gesù. Esse nondimeno vennero divulgate
ottima forma di celebrare la gloria del Pa- soltanto dopo i noti decreti di Urbano Vili e quando
dre era pur quella di chiamarvi a prendere i ritratti erano già stati rimossi dal tempio. Il p. Gia-

parte i figliuoli docili ai suoi insegnamenti como Minutoli compose in quest'occasione una lucida
ed emuli delle sue virtù, sino a recarsi a e convincente risposta, della quale tornerà utile ri-
portare un passo, donde venni attingendo parec-
supremo, ambito onore il sacrificio della vita
chi particolari qui usati a ricomporre la storia del
terrena per la causa dell'adorato lor Duce. grande apparato della chiesa madre dell'Ordine
Venuta poi la solennità delia canonizzazione, nel 1622.
l'addobbo del tempio Farnesiano non lasciò, « padri della Compagnia, per tare le cose con i debiti modi,
1

per questa parte che riguardava l' esposi- e subordinatione, prima di esporre le imagini de i martiri per
ornamento, intorno alla cliiesa,... cliiesero licenza a Papa
zione delle immagini dei Martiri, di essere Gregorio XV
di fé; me;, con occasione della Canonizatione di
anco fatto conoscere ai lontani e quasi per- S."* Ignatio, di poterle esporre in chiesa, et Sua Santit.^ lo
concesse; e tre mesi dopo che erano state in chiesa esposte
petuato col mezzo di stampe che adopera- nel modo detto, il medesimo Papa concesse per un vivae vocis
ronsi a fregiarne frontespizi dei libri secondo
i oraculo, che si tenessero per sempre nella chiesa esposte,
come apparisce per un chirografo, e fede dell'Ili. ""> Sig. Car-
il saggio da noi qui avanti esibito. Ve an- dinale Ludovisio, a cui Sua Santità diede il viran vocis oraculo,
cora di più: si richiese al Pontefice, e venne et Sua Sig.''" IH."'" testifica ancora hoggi a bocca. SI che non
si può negare, che sono state lecitamente e giuridicamente
volentieri concessa, la facoltà di conservare esposte; perchè, se per esporre imagini, secondo il Concilio
nella chiesa quei ritratti,anche dopo passate Tridentino, basta l'approvatione dei vescovi, nel esporre que-
sti Martiri se è havuta licenza et approvationc del Papa, che è
le feste E vi durarono
della santificazione. vescovo de i vescovi; il quale essendo prima stato audi-
infatti alcuni ajmi, eloquente testimonio non tore di Rota, et havendo maneggiato molte cause delle beati-
ficazioni e canonizationi de' Santi, che nel tempo del suo au-
meno dell'eroismo dei figliuoli d'Ignazio, che ditoriato gli furono dalla Sedia Apostolica commesse, oltre
della benefica fecondità della loro madre co- la dottrina, che haveva, era molto versato in simili materie,
et sapeva ciò che concedeva, e giudicò esser gloria di Dio e
della Chiesa, il concedere che si esponessero e tenessero in
(') Il mentovato Dugout, arreca i nomi di du- Chiesa, fiora che il presente Sommo Pontefice Papa Ur-
gentoventuno Gesuiti che dal 1549 al 162 1 si reputa bano, per decreto ha ordinato che tutte le imagini somiglianti
si levino dalle chiese, tutto che i padri della Compagnia po-
abbiano incontrato la morte in odiimi fidei.
tessero allegare che queste erano giuridicamente esposte, e
(^) Sopra Milano, vedi infra Schio, Allegrezze e nondimeno hanno
con le debite facoltà di altro Pontefice,
apparati per la santificazione del Loiola e del Saverio humilmente obbedito » ia^.

nella città di Milano. Intorno a Douai cf. Sommer- (fl) Varia de Cansis Soc. le., in Arch. Post. Gen. S. I. Il passo fu
già in gran parte, e con leggere varianti di pura forma, pubblicato
voGEL, Bibliothèqiie &. V, 1263, s v. Montpel-
dal Boero nel capitolo XVI, aggiunto all'/sioiia del Cordata qui avanti
lier Jean. citata.
VA -U
s4i:::::i

X.

LE FESTE DELLA SANTIFICAZIONE


NEL COLLEGIO ROMANO.

LLORCHÈ PAOLO V DICHIARÒ del suo santo Padre et Fondatore Ignatio, accom-
nel 1609 Ignazio di Loiola beato, pagnata con quella di san Francesco Xavier,
l'esultanza dei figli della Compagnia Gesù
di perchè, in occasione di tanta alegrezza per cele-
brar le feste loro, non intravenga qualch'eccesso
e dei loro devoti diede in tali e tante manife-
contro la modestia religiosa et edifìcatione de'
stazioni di gaudio, che all'autorità suprema
prossimi, ho giudicato obligo mio di prevenire con i
dell'Ordine sembrò trapassassero alquanto i
seguenti ricordi, li quali V. R. subito comunicherà
termini consueti in somiglianti occasioni (').
non inten-
coi Superiori locali della sua Provincia;
Di qua provenne che dodici anni incirca
dendo perciò d'impedire le ragionevoli dimostra-
dipoi il successore del) 'Acqua vi va, Muzio
tioni di buona e santa alegrezza, ma solamente
Vitelleschi, memore dell'aurea massima, gu- tutto quello che odora di profano e secolaresco.
bernare est praevidere, fedelmente seguita da « Primieramente, l'apparato delle chiese et il

sant'Ignazio, fosse sollecito di disporre che celebrar la festa con solennità di Messa cantata,
nell'imminente santificazione il fervore per di vespri, di prediche et di processioni, dove so-
leonoranze ai nuovi Santi non trascorresse gliono farsi, è lodevolissimo che si faccino, se-

in alcuno eccesso. Documento egregio di bene ancora in questo si deve procurare che nel
questa sua preveggenza è la seguente let- modo non si commetta eccesso.
tera, che sotto ilmarzo, cioè tre giorni
dì g
«Di più, il sonar delle campane, il porre lumi
alle chiese et fenestre et far qualche foco per ale-
prima del maestoso rito in San Pietro, faceva
grezza si giudica conveniente.
spedire ai trentaquattro Provinciali di tutta
« In oltre, ne' Collegi si possono far feste di let-
la religione.
tere, recitando orationi et poemi, attaccando versi
« Havendo la Maestà Divina conceduto alla et emblemi et simili compositioni con pittura
Compagnia la maggior gratia che ella poteva in et ornamento, avvertendo anche in questo di non
questo tempo desiderare, che è la canonizatione gravare gli scolari per le spese.
« Dall'altro canto, comedie o altre attieni sce-

(') Vedi sopra, Domenici, La glorificazione di niche non si permetteranno senz'espressa nostra
sant'Ignazio &. p. 26 sg. licentia.
« Né vaio in ciò l'esempio di Roma; perchè, fa- posava il sacro corpo del Fondatore, che lo
cendosi qui la canonizatione et essendoci corpo il aveva istituito e favorito, perchè a gran
del Santo et il capo della Compagnia, conveniva parte della religione servisse nei bisogni di
farsi qualche tliniostratione quasi a nome com-
seminario universale, pareva convenicntis-
mune della religione, con la quale si sodisfacesse simo potesse dare libero sfogo, quasi in nome
anche all'obligo degl'altri luoghi in questa parte.
di tutti gli altri sparsi pel mondo, alla pie-
Né manco si deveranno fare fuochi artificiali, né
nezza del gaudio, anche nelle forme non li-
indurre in caso veruno, diretta o indirettamente,
turgiche e puramente accademiche, quali
i secolari a farli. Molto meno a far giostre et si-

mili giochi, quando non potessero


dichiarando, erano le azioni sceniche e teatrali, vietate,
tali cose impedire, che non saranno loro di gusto, senza permissione del Generale, a tutti gli

né saranno da Nostri vedute, come in effetto non altri Collegi.


le vedranno. E in verità, riandando le memorie contem-
« L'invitar forastieri in questi giorni ne' nostri poranee, si scorge subito in qual modo i su-
Collegi desidero sommamente che, quanto sarà periori dei vari domicili si conformassero alle
possibile, si sfugga et, quando non si potesse con sagge prescrizioni del Vitelleschi e dessero
alcuni (come con il prelato o altro personaggio)
altresì opera per farle rispettare dai devoti,
far dimanco, severamente incarico che si guardi
anche nelle pubbliche dimostrazioni di giu-
la parsimonia et l'edificatione religiosa.
bilo fuori del l'ecinto del tempio. Infatti
« Ultimamente raccommando a V. R. che pon-
nel 1622, toltone Milano (che, quasi seconda
ghi ogni cura possibile che le cose suddette si
guardino senza interpretationi et epicheie, asse- Roma, dovette ricevere particolare indulto)

curando tutti che, facendo altrimenti, darebbono ed anche Torino (il cui duca Carlo Ema-
a me poca consolatione et alli Santi né honore nò nuele I aveva in ispecialissima protezione i
ilgusto che aspettano da' figliuoli loro, i quali, Gesuiti) le feste per la canonizzazione non
essendo giunti a tanta grandezza per mezzo della raggiunsero lo sfarzo di quelle già celebrate
modestia e dell'altre virtù, con queste desiderano in ogni parte dell'orbe, dove la Compagnia
principalmente di esser honorati... » (').
aveva stabile sede, allora quando Paolo V
onorò il Loiola col titolo di beato (').

QUESTA istruzione del prudentissimo Gene-


grandemente opportuna per evi-
rale, C^)
Si ricordino, per es., i festeggiamenti di Bo-
logna e di Torino narrati, i primi nella Relazione
tare gli abusi, giungeva anche a proposito per
molto Rever. Padri della Compa-
delle feste fatte dalli
rendere noto sin da principio che tra i circa gnia di Giesù e dal Collegio de' Nobili, nella città di
quattrocento quarantadue Collegi dell'Ordine, Bologna. (Bologna, Cocchi, MDGXI), i secondi nella
uno soltanto sarebbe stato eccettuato dal Breve relatione delle Feste, Apparati e Trionfi, fatti
seguire le norme in essa inculcate (^). Ed era in Torino in honore de' gloriosissimi Santi canoniz-
zati dal gran Pontefice Gregorio XV. Ignatio Loiola
il Collegio Romano, il quale, come sapiente-
Fondatore, e Francesco Saverio Apostolo delle Indie,
mente osservava il Vitelleschi in altra sua della Compagnia di Giesù. (In Torino appresso Al-
lettera dei 3 maggio 1623, per essere « in bertino Meruli, Stampatore Archiepiscopale, 1622,
Roma, comune patria e madre, tanto di san- in 4°, pp. i6j.Anche per la capitale degli Abruzzi
ta Chiesa, quanto dell'Ordine » e nel luogo abbiamo una Relatione delle feste fatte nella Città
dell' Aquilaper la Festa della Beatificazione del Beato
dove erasi celebrata la canonizzazione e ri-
Ignatio Fondatore della Compagnia di Giesù, &. In
Bologna, Cocchi, MDCXI. Relazioni o descrizioni
(') In Inst. 122, fo. 89 B. Nella rimanente parte succinte di ciò che si fece nei Collegi della Provincia
della lettera si comunicavano le disposizioni della di Venezia (cioè in Mantova, Bologna, Reggio,
S. Sede intorno alla Messa, che era la prima tra quelle Novellara, Ferrara, Imola, Piacenza, Modena, Ca-
de communi Confessorum. non Pontificum, «Os iusti», stiglione, si hanno manoscritte nel-
Parma, Forlì)

con le orazioni che il Sommo Pontefice avrebbe reci- l'Arch. di Stato inParma, Fondo Gesuiti, cart. 36.
tato nella canonizzazione, e l'Epistola, Spectaculum Uscendo poi d'Italia, crediamo che niuna città po-
tesse gareggiare con Lisbona, il cui Magistrato pro-
facti sumus.
(') Il numero dei Collegi è tolto dallo stato della mosse e volle tali e tante onoranze che oggi appena
Compagnia, che il Vitelleschi fece pubblicare pi esso ci parrebbero possibili, se non ce le attcstasse la
l'erede del Zanetti, Forse quattro anni
il i62'6. Relatione \
delle Feste fatte nella città \
di Lisbona in

innanzi, cioè nel 1622, non erano ancora 442. Tra Portogallo. Per la prima Festa del B. Ignatio di Lo-
I

essi inoltre andavano compresi tre Collegi posti nel jola Fondatore della Compagnia di Giesù celebrata
1
\

territorio della Repubblica di Venezia, appartenenti alli trenta di genaro 1610. Scritta da un gentiluomo
\
\

di diritto bensì all'Ordine, ma non di fatto, per ca- italiano, che fu presente, ad un altro suo amico. In
\

gione dell'esilio che l'aveva colpito nel 1606. Ferrara, per Vittorio Baldini, stampator. Cam.

- 101
Poiché, messe da parte le azioni sceniche tornando al Collegio Romano, che
e teatrali, macchine e
giuochi d'arme,
OR,suprema autorità dell'Ordine
la
i le aveva sti-
simili trattenimenti, come il Preposito Gene- mato di non includere nella legge comune, a
rale aveva ingiunto, si ritennero solamente giudicarne dagli effetti, parve si disegnasse
le tornate letterarie e scientifiche, con inter- di celebrare in esso l'avvenimento non solo
mezzi di poesia e di musica, perpetuandone in modo da vincere i precedenti festeggia-
la memoria con finissimi prospetti o fronte- menti, ma
anche in guisa da togliere ai po-
spizi di valenti artisti, incisi in rame, come, steri la speranza di tentare alcun che di piti
per addurre un esempio, fece il Collegio di memorando in fatto di splendidezza e magni-
Napoli nella disputa di tutta la filosofia che ficenza.
Fioriva allora il celebre istituto per uo-
mini di chiarissima fama; dei quali, pur non
uscendo dal campo delle lettere, basti ram-
mentare Famiano Strada, Alessandro Do-
nati, Vincenzo Guinigi e il savonese Orazio
Grassi, più noto, quest'ultimo, come sottilis-
simo matematico per le acri polemiche col
Galilei, che quale forbito scrittore nella lingua
del Lazio ed eccellente architetto (^). Ben-
ché non conosca fonte alcuna che espressa-
si

mente ce ne ragguagli, possiamo nondimeno


congetturare con buon fondamento che quel
degno quadrumvirato, oltre ad esser ciascuno
per la sua parte esecutore delle solenni ono-
ranze promosse dal Collegio Romano, ne fu

alli santi padri Ignatio e Francesco Saverio, volendo


che nella dedicatoria si spiegasse che si come nel
corso di tre anni di filosofìa haveva sperimentata
la loro protezione, cosi l'honorassero quel giorno
con il patrocinio de' loro santi e gloriosi nomi ».
Relatione, p. 4. Il che è al tutto vero, come si scorge

dalla iscrizione, di pretto gusto secentista, che a ra-


gione della rarità dell'opuscolo Apotheosis, del quale
riproduciamo il frontespizio, credo bene di qui in-

serire.
ss. PP. IGNATIO LOYOLAE ET FRANCISCO XAVE-
ANTIPORTA DELL'ELENCO DELLE TESI FILOSO- I

FICHE DIFESE IN NAPOLI DAL VEN. A. CAPECE. RIO PARENTIBUS OPTIMIS QUI REBUS PRAECLARE
1
I

GESTis vitae sanctimonia caelo cariores ut


I
|

CLARIORES V1XERE SIMUL VIGERE NON SEMEL MOR-


I

«con vivacità d'ingegno e composition di TALES| VICTURI SIMUL IMMORTALES, TIBI QUI MARTI |

costumi », secondo scrisse un suo antico bio- VIVENS DESTINATUS MORTI REVIVISCIS DEO VE- | |

grafo ('), sostenne l'appena sedicenne Antonio RENDUS TERRISCLARANDUS ASTRIS TIMENDUS ORCO |

HOC UNO VICTORI QUOD VICTUS DUCI ACERRIMO


Capece futuro martire della fede in Giappone. I
|

QUOD MILES INTEGERRIMUS INDIGETI CELEBERRI- I

MO QUOI) TUI NOMINIS IMMEMOR. TIBI ETIAM PA-


I
|

(') Vedi la Breve |


Relatione \
della gloriosa morte \
TRONO OPTIMO, TUTELARI MEO INniARUM APOSTOLO |

che il I
P. Antonio Rubino della Compagnia di I
NOVO TOTTUS ORIENTIS LUCIFERO UTRIQUE AGO- |

Giesù Visitatore della Provincia del Giappone e


I \
NOTHETAE FORTISSIMO PUGNAE HUIUS PHILOSOPHI- |

Cina, sofferse nella Città di Nangasac\chi dello stesso CAE SUMMAM COMMICTO {sic) ANTONIUS CAPICIUb.
|

Regno del Giappone con quattro altri Padri della


\
Intorno alla nobilissima figura del giovane padre
medesima Compagnia, cicè: il P. Antonio Capece Capece, uno degli ultimi gesuiti che l'Italia del
I
Alberto Micischi il P. Diego Morales,
IL P. |
sec. XVII inviava a profondere il sangue per soste-
et I
Francesco Marquez. Con tre secolari
IL P. |
\
nere e dilatare la fede di Cristo nelle isole nippo-
Di marzo nel 1643. In Roma, pei gl'Heredi del
\
niche, veggasi Volpe, P. Antonio Capece, S. I Mar- .

Corbeletti, MDCLIl. L'autore, od editore che sia, tire nel Giappone. 1606-1643. Note biografiche e do-
Francesco Rosini, ricordando coi termini sopra ri- cumenti. Napoli, Giannini, igi2.
feriti disputa sostenuta dal nobile giovanetto,
la (') Cf. Bricarelli, // p. Otazio Grassi architetto

futuro degnissimo figlio del Loiola e del Saverio, della chiesa di S. Ignazio in Roma, nella Civiltà
aggiunge le seguenti paiole; «Dedicò le conclubioni Cattolica, 1922, II, 13-24.

- 102
altresì principalissinm ordinatore. Gran- pompa cesarea, da secoli e secoli scomparsa,
diosa poi quant'altra mai fu l'idea che vol- doveva svolgersi a fine di occupare per molti
lero campeggiasse, e quasi rifulgesse, in mezzo giorni la gioventù romana negli onori dei
a tutte le forme degli intrapresi festeggia- santi Ecco come la
Ignazio e Francesco.
menti; idea attinta dalle più ardite conce- scena ci viene descritta dalla penna dello
zioni dell'antica Roma; sottoposta però ad stesso p. Famiano; che, quanto a disegni che
una saggia elaborazione cristiana e giudicata la rappresentino, se mai alcuno li delineò, o
acconcia per ingerire nei contemporanei am- non pervennero sino a noi o rimangono igno-
mirazione e devozione profonda verso i due rati ed occulti.
novelli campioni della Chiesa cattolica. Né
t]uesto nostro giudizio è frutto di critica di-
(( Il primo giorno nell'atrio e portici del Collegio
Romano, che rappresenteranno il Foro Romano,
vinazione che va ingegnosamente scrutando
compariranno i simulacri dell'attieni illustrissime
il pensiero degli autori per entro alla loro
d'Ignatio: il quale come di valoroso capitano di
eredità letteraria; esso è piuttosto, chi ben
considera, l'ovvio responso attinto con animo
schietto dagli scritti allora composti e a noi
pervenuti o per intero o in parte soltanto.
Famiano Strada, squisito latinista e ce-
lebre storico delle guerre di Fiandra, ebbe
cura di esporre il 1° novembre 1622, in una
lettera al giovane principe di Venosa, Niccolò
Ludovisi, subito data alle stampe ('), come
fosse sorto il proposito di ordinare le feste
del primo Collegio della Compagnia, in quella
nuova forma, maestosa tanto da suscitare lo
stupore dei Romani del Seicento pur cresciuti
in mezzo a grandiosità splendidissime.
Come la Religione nel Vaticano, tale è il

pensiero del p. Strada, con riti ecclesiastici


e solenne canonizzazione aveva sublimato i

due Eroi all'onor degli altari, cosi era parso V. FAMIANO STRADA d. C. d. G. (1572-1649).
conveniente che la Sapienza nella sua reg- Dall' Hamy, GaUrie &. VII, tav. 4 (i).

gia, quale doveva reputarsi il Collegio Ro-


mano, prendesse a celebrarli con pompe let- terrena soldatesca divenne glorioso condottiere
di sacra militia per difesa di santa Chiesa, così ha
terarie ed erudite allusioni. E poiché tra
dato argomenti di unire in questo sol titolo tutti i
le simboliche rappresentazioni, venute in uso
fatti principali di lui, li quali in ciascun arco dei
sotto gl'imperatori romani, il massimo grado
portici saranno figurati in quadri, pendendoli
d'esaltamento fu raggiunto dall'apoteosi, o
d'ogni intorno vari componimenti in gran nu-
deificazione dell'umana creatura, questa si mero, dipinti in corazze e scudi militari. Et per-
credette di far rivivere tra le pareti dell'Ate- chè quest'anno 1622, nel quale è stato Ignatio ri-
neo Gregoriano, come già veniva celebrata posto tra Santi, è appunto il centesimo e il secolare
nel Foro e in Campo Marzio, con la gran mole della sua conversione, occorsa già nel 1522 (^),
ornata di statue e pitture, con i cori, i giuochi, ha preso quindi il poeta buona occasione di cele-
le danze, i tornei e gli altri allegorici spetta- brare le lodi del Santo, sotto allegoria di giochi

coli, trasportando ogni cosa, per quanto era secolari. Onde, siccome a quelli concorreva da
lecito, dal mondo delle concezioni pagane a
(') Nonostante le nostre ncerche non ci riuscì
quello delle venerande e pie verità della fede
d'incontrare ritratto alcuno del Guinigi, del Donati
di Cristo. Secondo quest'idea fondamentale, e del Grassi colleghi dello Strada.
s'incominciò a preparare il luogo dove la (^) La conversione di sant'Ignazio, se si considera
ilsaldo proposito da lui concepito di darsi a vita di
(I) Saggio delle Feite |
che si apparecchiano \
nel peifezione dopo averla affatto rotta col peccato,
Collegio Romano \
in honore de' Santi \
Ignatio et venne a cadere tra la seconda metà d'agosto e la
Francesco \
da N. S. \
Gregorio XV. \
canonizati \
prima di Cf. Tacchi Venturi.
settembre 152 1.
All' Illustrissimo, et Eccellentissimo Signor Principe \
Storia della Compagnia di Gesù, li, pp. 19-21. Qui
di Venosa. In Roma, Appresso Alessandro Zan- il nostro autore, non tanto intese di riferirsi al punto
|

netti. MDCXXII, Con licenza de' Superiori. del fermo ritorno a Dio, dove propriamente va ri-
tutto il mondo un infinito populo invitato solen- Quanto abbiamo fin qui veduto attingendo
nemente da banditori; così si vedranno nel primo al Saggio delle Feste del p. Strada, era solo
ingresso, in due gran globi, figurato il nostro e il l'aspetto esteriore della scena, nella quale, tol-
nuovo mondo, per li quali scorreranno alcune tane l'ispirazione da ciò che praticavasi nel
Fame invitanti a questi giochi. Per li portici si
Foro e nel Campo Marzio, s'aveva a svolgere
vederà spettatore tutto il mondo, diviso in tren-
la nuova apoteosi, imitando, in ciò che fosse
taquattro Provincie, le quali da balconi o rin-
consentito, i vetusti costumi dei Romani.
ghiere spargeranno a populi in dono tante tessere,
quanti Collegi e case della Compagnia in sé con-
Un'altra precipua parte del gentilesco rito,
tengono. Sotto correranno attorno cinquanta- da potersi trasportare in una libera imitazione
quattro giovinetti pretestati, conforme al numero cristiana, era quella delle lodi che venivano
antico in simili giochi, li quali con corone in testa, profuse al divinizzando defunto. Sembrò op-
e con bolle, o medaglie d'oro, pendenti dal collo portuno a quest'intento rassomigliare le cat-
(nelle quali sarà efiìgiata la testa d'Ignatio) in forma tedre del Collegio ad altrettanti rostri donde
di danza canteranno un ditirambo, che in una avessero a risonare gli encomii dei due nuovi
gran fascia in giro per li portici si leggerà. Il tutto
Santi. Dieci avevane allora quell'Ateneo, ed
in questa universale inscrittione sarà compreso:
erano; La Grammatica, l'Umanità, la Reto-
Ludi saeculares rica, la Filosofìa razionale, la Filosofìa morale,
Divo Ignatio sacri:
la Matematica, la Teologia dommatica, la
Provinciae spargunt
In populos missilia: S. Scrittura, le Lingue orientali e la Teologia
Paeanas concinunt morale o, come in quel tempo la dicevano, i

Pueri sex noveni. Casi di coscienza. Ai lettori o maestri di que-


Romana pubes ('). ste discipline fu dunque commesso l'ufficio
di tessere l'elogio del Loiola e del Saverio,
Diverso da questo appai-ato, benché somi-
con questa legge però, che ciascuno, tenen-
gliante, come ricercavaloroccasione, fu quello
dosi strettamente dentro i confini dell'arte o
in che per le onoranze al Saverio venne messa
scienza da sé professata, da essa, e non al-
la stessa severa corte dell'Ammannati col suo
tronde, attingesse la materia e gli argomenti
doppio ordine di portici. Una nervosa iscri-
dell'encomio. Nel che non può non ammi-
zione, dove risenti lo stile immaginoso del
rarsi la sottigliezza d'ingegno di che dettero
tempo, richiamava lo spettatore ad ammi-
prova e gli ordinatori della geniale imitazione
rare il prodigio di quell'Anima grande, che,
e coloro che la misero in atto. Se ne ascolti
non avendo abbastanza di un mondo, un al-
questo piccolo saggio;
tro ne ricercò, e non potendo essere conte-
nuta da tutta la terra venne accolta dal cielo. « Maestro di Retorica, così dunque informa
Il

lo Strada, discorrerà quanto devano gli uomini


Solis orientis
alla prudenza d'Ignatio, per aver ordinato ai suoi
Apostolicum Heroem
l'ammaestramento della gioventù nell'arte del dire,
S. Franciscum Xaverium
il qual benefitio tanto vale, quanto aver tolto
ab ingentibus factis agnosce
dalle mani agli eretici un'arma potentissima, e in-
quis qrtis ades, atque admirare
sieme abbeUite tutte l'altre scienze d'un singulare
prodigium Aìiimae magnae,
e quasi necessario ornamento » (').
cui quod satis non erat
unus terrarum orbis
Quanto al Saverio così il nostro autore
alius quaerendus fuit.
Sed eam cum universa prosegue;
terra non caperei « Il maestro dei Casi di coscienza, supponendo
Caelum excepit ('). la dottrina di quelli, che dicono, che se alcuno
nella gentilità vivesse conforme alla ragione. Iddio
posta la conversione, quanto all'atto col quale il
per salvarlo, quando altri non vi fosse, vi mande-
fervido penitente volle consacrarla solennemente; rebbe un angelo, mostrerà che il Santo, inviato
cioè alla Veglia dell'armi appiè della Vergine di
da Dio agli Indiani e Giapponesi, si può compa-
Monserrato, seguita, com'è notissimo, la notte dal
rare con un tale angelo, sia per le perfettioni
24 al 25 marzo 1522.
della vita, sì anche per l'ofiìtio che con quei po-
il card, de Sourdis coniputava il 1622 come
Anche
anno centesimo della conversione del Loiola. Vedi poli esercitò » (').

qui sopra (p. 48) il suo suffragio per la canonizza-


zione del Servo di Dio.
(') Cf. Saggio delle Feste, &., p. 4 sg. (^) Saggio delle Feste &., p. 6.

{") Cf. Saggio delle Feste, &., p. 8 sg. {^) Loc. cit., p. IO.

- 104 -
L'apparato dell'atrio e dei portici, in un PROLOGO.
con gli elogi dei professori, non costitui- Scende una nuvola dal cielo la Sapienza, e
in
vano che il preludio dell'Apoteosi dei due avendo prima esposto chi ella sia e qual cagione
Servi di Dio insieme congiunti in quella l'abbia mossa a venire, ordina si rappresentino
pompa, come dal Vicario di Cristo erano stati da' giovani del Collegio quelle Provincie, che da
associati nella canonizzazione. A tal fine detti Santi hanno ricevuto particolari benefici e

pertanto il Salone o l'Aula Magna del Col- che, innalzata una mole simile a quella che

legio Romano, per effetto di ben combinate usavano Romani, vi facciano intorno giuochi et
i

offcrischino doni ai Santi, i quali invita a volersi


scene, prese le apparenze dell'antico Campo
trovare presenti alle feste celebrate in honor loro.
Marzio.
I fasti dell'arte ellenica nel suo più bel ATTO I.
fiore fornirono il nome del celebre architetto
Scena prima.
Teagene, inventore o perfezionatore dello
Esce in un carro Roma col suo coro. Si lamenta

ARGOMENTO che il Sole indugi tanto


giorno per lei sì festoso:
vochi col canto l'Aurora.
a dar principio ad un
ordina che il coro pro-

DELL APOTEOSI commanda


Fattosi intanto giorno,
a Metagene, nobile architetto, che in-
nalzi la mole della Consagrazione, che
O C0N5AGRAT10NE guisce.
il

Ella intanto parte per andar a dar prin-


egli ese-

DE' SANTI cipio alle sue allegrezze nel Tempio della Madre di

IGNATIO' LOIOLA. Dio, posto nel


si
Monte Esquilino: et il coro, mentre
fabbrica la mole, invita con canti l'uno e l'altro

E FRANCESCO SAVERIO, Santo ad intervenire alle loro feste.

Rapprefcntnta nel Collegio Romano nelle fede ,


Scena seconda.
della loro Canonizatione
Vengono in carriSpagna e Portogallo co' loro
cori e compagnie. Quella per s. Ignatio porta le
armi da lui nelle guerre adoperate e poi, nella sua
conversione, alla Madre di Dio consagrate in
Monserrato. I Portoghesi portano la nave che
già condusse il Saverio all'India, e doppo haver
vicendevolmente racconte le lodi dell'uno e del-
l'altro, rappresentano un combattimento di spade

e brocchieri. Dedicano poi su la mole le armi e


nave già detta e, porte preghiere ai Santi, si par-
tono.

IN ROMA. ATTO II.

Apprcfso Alefsandro Zannetci . MDCXX 1 1. Scena prima.


Con licenza de Superiori Viene l'India nel suo carro accompagnata
da'
suoi, i quali, conforme al costume d'alcuni di quei

stile e lui s'immaginò intervenisse


ionico, paesi, portano .tutti in capo, come per cimiero,
ad alzare mole o pira, sulla cui sommità
la un uccello, non finto, ma vero e di là venuto: sono
sorsero le statue dei due Eroi sublimati tutti uniformi e di color purpureo; cosa rara a
dalla Chiesa agli onori celesti. Qual poi vedere. L'India istessa è in parte vestita d'habiti
fosse lo svolgimento di tutto il dramma è di quel paese e di bellissime piume formati. Por-
dato conoscerlo, non già dal testo della com- tano gl'Indiani al Saverio in dono perle, la cui

posizione, ma às-lV Argomento dell'Apoteosi pescagione fu loro dal Santo restituita, havendo

edito dal Zannetti.


con gran miracolo cacciato coloro, che ingiusta e
tirannicamente usurpata l'havevano.
Dopo brevi parole di ben acconcio esordio
per mostrare con quanta ragionevolezza la
Scena seconda.
romana gioventù imprendesse ad incielare
Esce la Palestina scapigliata e senza corona, o
Ignazio e il Saverio, l'autore viene spiegando e schiava, pur
altra reale insegna, come prigioniera
concisamente, nella seguente maniera, lo desiderosa di mostrarsi grata e partecipare alle
svolgimento ciascuno dei cinque atti e di
di feste d'Ignatio, il quale verso di lei si mostrò
ognuna delle dieci scene nelle quali fu divisa tanto liberale che destinò più di una volta e sé e i

l'azione. suoi compagni a suo beneficio. Viene essortata

- 105 -

14
dall'India a deporre il pianto et a rallegrarsi e ed herbe odorifere. La China al Saverio drappi di
offerir doni. Ella perciò offerisce sopra di un'ara seta, proprio dono di quel paese. Rappresentansi
incenso, col quale rappresenta la devozione con la giuochi di baste e targhe, ne' quali con bella ma-
quale il Santo visitò quei luoghi, che ancora ser- nieraformano con le targhe i Chinesi il gran muro
bano impressi i segni del nostro riscatto. Si or- che da' Tartari li divide; e gl'Italiani all'incon-
dina poi un combattimento di archi e dardi; il tro con le sue formano fiamme, dalle quali sono
qual finito, vengono gl'Indiani esortati a formare in aria rapiti, rappresentando quelle fiamme la
dei loro archi un nuovo mondo al Saverio, non protettione d'Ignatio, più assai potente e sicura
essendo un solo della gloria di lui capace; il che della muraglia chinese. Sieguono varii canti al-
fanno con bell'artifìcio; e quei di Palestina, con ternati in lode del fuoco d'Ignatio e del lume
pari ingegno, de' loro formano una nave ad Igna- di Saverio, e finalmente, fatte le loro preghiere,
tio e ai suoi seguaci, acciò con essa vadino veloci partono.
all'aiuto di quella gente. E doppo essersi la Pale- ATTO V.
stina lamentata di Roma e de' Lorenesi, già di
Scena prima.
lei signori, che a liberarla da sì crudel giogo non
si muovono, pregano gli uni e gli altri i Santi Viene Roma insieme con tutte le Provincie
che voglino le lor genti sovvenire, e partono. sopranominate per far l'ultimo atto della consa-
gratione. Precede il coro cantando ciò, che già

ATTO III.
disse di Roma Teagene, cioè ch'ella da ogni in-
cendio sempre più bella risorgeva: mostrando come
Scena prima. ciò particolarmente gli era avvenuto dalle fiamme
La Francia co' suoi, assisa parimente in carro, d'Ignatio, il cui simbolo si rappresenta in una
viene per festeggiare la consagration d'Ignatio, fiamma la quale, al comandamento di Roma, se ne
ilquale in Parigi, città regia, diede principio alla vola in cielo, significando così esser in cielo salito
sua religione: gli consagra la Senna fiume di Pa- Ignatio. Piti, scoltore di gran nome, per ordine
rigi, nel quale il Santo, in tempo gelato, si attuffò della stessa Roma, d'incenso forma le statue dei
nudo, per smorzare con quel gelo le fiamme in- due Santi, come già fu fatto tra gli altri nella
fernali di lascivo amore che nel petto d'un gio- statua di Siila: formate che sono, vengono poste
vane ardeva. Offerisce di più e sparge acque nella più alta parte della mole. Mentre però si
odorifere. formano, il coro canta, e con varii intrecciamenti
Scena seconda. invita lo scoltore a formarle belle. Si rappresen-

Arriva il Giappone, e della tardanza sua dice tano poi i giuochi gladiatorii di molte sorti, e

essere stata cagione una fiera tempesta, la quale


dopo questi si viene all'ultima cerimonia di bru-

però all'invocatione del Saverio si era tosto ac-


ciare la mole: nel qual attovengono tutti atter-
quetata. A gara l'uno e l'altro coro cantano l'at-
ritida un subito tremoto, dallo spegnersi le fiac-
cole e da una nuvola, che cuopre la mole tutta
tempo la Senna scorre
tioni dei loro Santi: nel qual
e con essa svanisce.
ardendo nelle acque di lei una fiamma, che la carità
grande d'Ignatio rappresenta. Fanno poi i loro
giuochi d'armi con spade e pugnali. Siegue l'of- Scena seconda.
ferta, che fanno i Giapponesi, di corone di alloro S'apre il cielo e compariscono gloriosi e ri-

e palme, in segno della moltitudine de' martiri, splendenti i Santi, ai quali Roma e l'altre Pro-
che hanno a Dio e alla Chiesa prodotto quei regni vincie porgono con solenne adoratione varie pre-
inaffìati già dal sangue, che dalle piante del Sa- ghiere. Rispondono i Santi, e promettono ad
verio, ferite ne' lunghi viaggi da spine e acuti selci, esse il favore e protettione loro, e si chiude il

scorreva. Fatta all'ultimo la solita invocazione a' cielo. Lieta Roma con le altre compagne di tal
Santi, si partono. promessa, festevolmente cantando si parte (').

ATTO IV.

Vengono l'Italia e la China, cantando il coro


dramma concepito ed eseguito in una ma-
d'Italia e vantandosi di essere essi più vicini alle IL
niera cotanto grandiosa fu fattura di quel
fiamme d'Ignatio, e parteciparle più pure di ogni
sommo ingegno già ricordato, il p. Orazio
altra più lontana natione. Si lagna all'incontro
la China, che a non toccasse col Saverio la
lei
(') In fine si aggiunge la nota: « La scena rap-
istessa sorte; poiché neppur il corpo di lui morto,
presenta il Campo Martio, dove tali cerimonie da'
ch'ella già, riverentemente accolto, non havea
Romani facevano. Nell'uscire, così sole, come
si
osato oltraggiare, gli era stato permesso: pure si
insieme Provincie, non si è osservato ordine al-
le
va consolando, che almeno non molto lontano da cuno di dignità, ma solo de' tempi: cioè, che quelle
lei sia riposto, e che di quel sole la luce a lei an- vengano prima, nelle quali i Santi prima si ritro-
cora pervenga. Offerisce l'Italia ad Ignatio fiori vorno ». Argomento, p. 8.
Grassi. Ce l'attesta il suo contemporaneo e prima consccrazione, da loro tolto ad imitare
confratello Girolamo Nappi, che neg;li Annali in senso cristiano. È noto infatti che, dciii-
del Seminario Romano, al 1623, senza però cato nel Campo Marzio il defunto imperatore,

indicarcene il mese (che dovette essere il feb- solevasi passare alla recita di drammi e com-
braio) consegnò alla storia il seguente ricordo: medie. Perchè dunque questa parte altresì
« Nel Collegio Romano fu recitato quest'anno dell'antica costumanza non rimanesse ini-
con bellissime apparenze, come si veggono in mitata, si stabilì di dare nel salone del Col-
istampa, V Apoteosi ovvero Consacratione dei legio Romano « con magnifico apparato »,
SS. Ignatio e Francesco opera del p. Orazio come a ragione scrisse il p. Famiano, « due
Grassi, qual si vede ristretto in istampa in
lingua italiana » ('). Le « apparenze » che
l'annalista dice vedersi in istampa, non fu-
rono altro che l'opuscoletto donde prendem-
mo la descrizione degli atti e delle scene or
ora ripoitate e del quale qui inserimmo il

nitido frontespizio. Ma l'intero dramma, nel


suo testo latino, né troviamo venisse mai
divulgato, né ci riuscì finora incontrarlo ma-
noscritto o anche solo citato; di guisa che,
se Nappi non ce ne avesse trasmesso il
il

riportato ricordo, non avremmo argomento di


sorta per farne autore l'architetto del tem-
pio Ludovisiano. Nondimeno se ci manca il

testo dell' Apoteosi ed anche alcuna figura o


disegno dell'addobbo, della mole, dell'ammi-
rabile scenario e via dicendo, arrivarono a
conservarsi fino a noi, in un modo che in
mezzo alle vicende del Collegio Romano ha
quasi dell'incredibile,
le due statue dei Santi,
le secondo già udimmo, s'immaginò
quali,
fossero lavorate da Piti « lo scultore di gran
nome » per collocarle, come si fece, nel fastigio
dell'alta mole (=).

Eseguita l'Apoteosi, stimarono gli ordina-


tori delle feste di darle accrescimento di nuo-
ve pompe, suggerite dal medesimo rito della

(') *Nappi, Delti Annali del Seminario Romano, STATUE DEI SANTI IGNAZIO E FRANCESCO
parte II, p. 736. USATE NELLA RAPPRESENTAZIONE
(^) Le due statue, di scagliola, alte, con la base, DELL'.4POr£:05/ NEL COLLEGIO ROMANO.
m. 1,21, dal Collegio Romano finirono a Villa Vec-
chia a Frascati, presso Mondragone. Che servissero
per viene attestato dalle per-
la pira dell'Apoteosi grandi attioni », l'una delle quali prese a
gamene, riposte in un quadretto che conservasi con soggetto Ignazio, l'altra il Saverio. A com-
esse. L'iscrizione appartenente alla statua del Lo-
iola è cosi concepita: Vedi La Statua di S. Igna- |

tio P. N. I
Sappi I
che fu la prima di tutte doppo tio I
per essere nel medesimo tempo \
lavorata, e nel
che I
egli fu dichiarato dalla Chiesa degno di Altari \
medesimo \
luogo adorata \
nella solennità di simile
e di statue. Rappresentatione gloriosa per la veneratione e plauso
Honora in questo privato distretto \
quella che nel di tutte le genti del Mondo L'anno del Signore 1622.|

pubblico Teatro della gran Sala del Collegio Romano


|
Fu restaurata nel anno del Signiore (sic) 1832.
I
tra le glorie delle Scene, fu non solo dalla Nobiltà \
Nel di dietro del quadretto, racchiudente quest'ul-
di Roma, e d'Italia \
ma di tutte le nationi adorata tima pergamena, fu notato con la matita il ricordo
l'anno del Signore 1622. che segue: Questa statua stava \
al lato sinistro della
Furono restaurate Vanito del Signore 1830. I
B."""' M. che il F."° Ronca dis\pensiere
Sempre V. |

La pergamena per la statua dell'Apostolo delle nel Coll.° Romano dal anno del
I
Giubileo 1823 al- \

Indie dice: Credi pure ed honora La Statua di S. |


l'ano 1860 conservava con somma Edificazione della
I
|

Francesco Xaverio com'è gemella di quella di S. Igna-


\
Religiosa | Comunità.

- 107 -
porle furono prescelti due insigni professori Come per l'Apoteosi del Grassi, così per il

di lettere, il lucchese Vincenzo Guinigi e il Pirimalo del Donati desideriamo indarno il

senese Alessandro Donati, dei quali già si testo del dramma: perdita al certo non pic-
fece menzione (^). Fiorivano essi allora, cola; che dall'autore della Svevia, del Tuscu-
specie il Donati, per fama ben meritata di lantim Aldobrandinum, dell'Iter Neapolita-
squisita perizia nel trattare in prosa ed in num (') non era da attendersi altro che cose
verso la lingua del Lazio e per la varia e prelibate ed elette. Ciò nonostante l'orditura
profonda dottrina della classica antichità. i più che centoventi
e l'intreccio della favola,
Al Donati pertanto si affidò l'azione pel personaggi e coloro che li sostennero, tutti
Saverio, e se ne ebbe la tragedia, dal nome alunni del Collegio Romano e appartenenti
del protagonista intitolata Pirimalo, figliuolo ad illustri famiglie dell'Urbe e di altre città
del re del Ceilan, che, fatto catecumeno dal- d'Italia (^), non che l'inaudita magnificenza
dell'apparato scenico ci è concesso di cono-
scere bastevolmente Aa.ll' Argomento che Gino

Angelo Capponi, un tempo convittore del Se-


minario Romano, fece allora dare alle stampe.
Al Guinigi invece arrise più benigna la
sorte. La sua tragicommedia, che intitolò

fin nazione dell'opera fu l'ufficio di Segretario del-


l'Ordine, affidatogli dal Vitelleschi nel 1632 e tenuto
dodici anni fino al 1644. Morì in Roma il 4 marzo
1653. Delle sue opere letterarie, onorate, specie le
Allocuiiones gymnasticae , di molteplici edizioni, vedi
SoMMERVOGEL, BibUothèque, III, coli. 1941-1943.
Alessandro Donati fu anche egli toscano, essendo
nato in Siena nel 1584. Col Guinigi ebbe comune
in buona parte il tirocinio in Sant'Andrea al Qui-
rinale, cominciato colà nel 1600, poi il convivere in
Collegio Romano, dove prima gli fu condiscepolo,
indi collega nell'insegnamento delle lettere latine.
Delle recondite bellezze del latino classico fu co-
noscitore profondo, e seppe trattarlo, così in prosa
come in verso, con tale consumata perizia da non
riuscire in nulla inferiore ai suoi predecessori del
Ateneo, quali, per dirne alcuni,
sec. XVI, nello stesso
ipadri Fulvio Càrdulo, Orazio Torsellini, Francesco
Benci, Bernardino Stefonio e via dicendo.
Con lo studio della poesia, drammatica e lirica,
congiunse quello dell'archeologia e dell'arte antica
e moderna. Se ne ha un insigne documento nella
Indie, venne da suo padre
l'Apostolo delle sua Roma vetus ac recens, della quale dal 1638 al
Turimbalo barbaramente ucciso in odio della 1694. si ebbero quattro edizioni in Roma e in Amster-
dam. Cf. SOMMERVOGEL, loc. cit., COll. I3I-I33.
fede e insieme battezzato nel proprio sangue.
e) La Svevia data in luce dal Corbelletti in Roma
nel 1629, quando fu la prima volta recitata nel Se-
(') Vincenzo Guinigi, oriundo dalla nobile fami- minario Romano, venne l'anno seguente ripubbli-
glia lucchese di questo nome, nacque il 1588. Ado- cata in Colonia dal Walther e il 1634 in Anversa. Il
lescente di soli tredici anni entrò nella Compagnia Tusculanum Aldobrandinum e l'Iter Neapolitanum
di Gesù in Roma il 1601. Compiuti gli studi, fu ap- precedettero di poco la pubblicazione della Svevia,
plicato all'insegnamento delle lettere nel Collegio essendo stati primamente editi dal Mascardi in
Romano. Morto in decembre 1625 il p. Francesco Roma, l'anno del giubileo 1625, nel libro terzo del-
Sacchini, venne destinato a mandare innanzi la mo- l'elegante libretto in 32°, intitolato: Alexandri |

numentale sua Historia Societaiis lesu; nel quale Donati Senensis | e Societate lesu I
Carminum \

lavoro, benché non ne desse in luce pure un volume, Vol'umen primum.


si acquistò molti meriti con la preparazione della Attori della trage-
{') Nell'elenco degli

materia pei suoi successori, il Jouvency e il Cordara, dia per ordine col quale escono, tro-
e nella stesura (non condotta tuttavia all'ultimo fini- viamo, per dirne alcuni, i Capitosti, i Costaguti, gli

mento) di uno o due anni di storia (vedi Jouvency Spada, i Mellini, i Porcari, i Muti, Adimari, gli
gli

e Cordara, nella Praefatio all' Historia Soc. Altieri, i Savelli, i Fuccioli, i Graziani, i Paravi-
lesu, pars V e VI, to. I). Cagione della mancata con- cino, &.

- 108 -
Ignatius in Monte Serrato arma mutans, chi in questi ultimissimi mesi si facesse a
fu delle tre composizioni la sola che indi a studiarla con diligènza ed amore; a lui quindi
dodici anni uscisse alla luce coi tipi del Mo- rimandiamo il lettore (').

Non taceremo tuttavia un particolare igno-


rato benché di qualche interesse, intorno al-
l'attore cui venne affidata la parte d'Ignazio,
protagonista del dramma. Fu questi il fu-
turo celeberrimo cardinale e ministro di
Francia, Giulio Mazarini, del quale è ricor-
data, tra le altre straordinarie doti, anche la

vivezza del sentimento e la grazia singolaris-


sima del porgere, che tanto poi contribuirono
a farlo entrare si addentro nella grazia dei
reali di Francia.
Era allora l'ingegnosissimo abruzzese nel-
l'anno ventesimo primo dell'età sua, e rien-
trato di fresco in Roma dalla Spagna (dove,
con grande successo, e non mediocri spe-

VlNCENTII GVINISII.
SOC. E S V
E I

POESIS DRAMATICA.

I N A TI V S
G
A"NTVERPIAE, EX OFFICINA- PLAKTTNIANA
EALTHA5AE.I5 MOR.ETI. Ai. IV. XXXVII. -
IN MONTE SERRATO
Frontespizio del volume delle Poesie del Guinigi,
ARMA MVTANS.
contenente VJgnatius in Monte Serrato arma mutans.
Drama Ideo-pradicutn
reto in Anversa ('), dopo essere stata pre- v^Unm lndii fcenicis In Collrgio Romano
ceduta, nell'anno stesso della rappresenta-
Soctctntis Iesv à Sernlnarianà Ih~
uè» tu te , CHm S.Ignativs Soc.
zione, dal Soggetto, divulgato in elegante edi-
Iesv Funduror ^jGregorioXV
zione dal nobile convittore cagliaritano don Toniif. (_y\^ax. inicr SanHos retattts
Girolamo Cao. cjfa unno [ài. m. d e. x x 1 1.
* * *
quinqtii&s datum, Jerripcr placitmn-,,

limiti impostici da ragioni di spazio non


I ci permettono di passare in rassegna né il
Pirimalo (per quanto sarebbe possibile col A RC V-
solo Argomento del Capponi) né V Ignatius
arma mutans del Guinigi. Rispetto però a
OCCHIETTO DELL'7GiV.4r/t/S DEL GUINIGI
quest'ultimo, la sua tragicommedia, come egli NELL' EDIZIONE PLANTINIANA
la disse in considerazione del modo tenuto nel DELLA SUA POESIS HEROICA &.
trattare il dramma e della nobiltà delle per-
sone che vi prendono parte, non è mancato ranze del suo avvenire, aveva accompa-
gnato il cardinale Girolamo Colonna), stava
VlNCENTII GUINISII, LUCENSIS E SoC. sul punto di mettersi nella carriera delle
(') In,
Iesu, Poesis heroica, elegiaca, lyrica, epigramma-
tica, aucta et recensita: iteni dramatica, nunc primum {') Gaspare Mari S. 1., Un dramma latino nel
in lucem edita. Antuerpiae, ex officina Plantiniana Collegio Romano, in Civiltà Cattolica, 1922, III,
Balthasaris Morati, M. DC. XXXVII, pp. 239-382. PP. 490-508.

- 109 -
armi, che difatto iniziò l'anno seguente, 1624, zioni intorno a.]]' Apoteosi, che fu principalis-
in Valtellina col grado di capitano nell'eser- sima parte, anzi quasi il centro, donde tutte
cito papale. le altre si derivarono.
Ilmenzionato Nappi, dal quale ci proviene Aninno può essere sfuggito che il dramma
la notizia, narra come mai avvenisse che reci- del Grassi, per quanto ce ne dice ]' Argomento
tandosi Vlgnatius arma niutans dai giovani (ed è più che sufficiente all'uopo) fu, per così
del Seminario Romano, parte chierici avviati dire, ispirato dalle tramontate idee del mondo
al sacerdozio, parte nobili convittori laici, si greco e romano. Parecchi si sentiranno in-
ricorresse proprio al Mazarini antico alunno clinati pili a biasimare che ad applaudire
del Collegio, che mai non aveva vissuto in siffatta evocazione delle morte pompe del
Seminario. Fu
« preso Giulio Mazzarino », gentilesimo per usarle proprio in esaltamento
nota in una postilla marginale l'annalista, dei Santi della Chiesa di Cristo. Se però
dal p. Guinigi, già suo maestro, perchè venne altri preferisca di non fermarsi ai soli nomi
àeW Apoteosi, Foro e del Campo Marzio
SOGGETTO e a quello
del
dei greci scultori e architetti

D. I G N A T I O Piti Metagene, dovrà riconoscere che ìa


e
trasformazione del rito in senso cristiano fu
IN MONSERRATO. talmente profonda, da non lasciarvi di gen-
ouero Mutatioiie d'Armi tilesco altro che i puri vocaboli, assunti a si-
gnificare dottrine e concetti in tutto remoti
ATTIONE TRAGICOMICA,
da ogni ombra leggera di paganesimo. Il
Che da giouani del Seminario Romano fi rappre- pericolo in cotal genere d'imitazione presen-
fenca in Collegio Romano della Compa-
tavasi senza dubbio; e ben se ne addiedero i
gnia di GIESV.
saggi e pii ordinatori dell'insueto spettacolo,
Diftefo in Ani , e Scene dal Signor Don Girolamo Cao ma seppero felicemente evitarlo, venendo a
Sardo Convittore delmedejìmo Seminano
dimostrare col fatto quanto sapientemente
avesse già scritto il grande Agostino (') che

con purga vasi e perfezionavasi


la vera pietà
ciò che nelle cerimonie ed usanze di Roma era
naturalmente nobile ed elevato. Infatti
nella prima pagina deW Argomento dell'Apo-
teosi, lo Strada il Grassi, o chi ne fosse l'au-

tore, dopo aver messo in rilievo la rettitudine


del principio onde era nata quella rappresen-
tazione, vale a dire il proposito di onorare
l'esimia virtù e grandi beneficii di qualche
IN ROMA, defunto,
i

rammentò come Romani, attra-


Apprefso Alefsandro Z.innetti. M D C X X II .
i

Con licenza de' Superiori verso a vilissima adulazione, fossero tra-


scorsi nell'impietà e nell'ingratitudine a Dio,
a mancare di morte immatura un chierico decretando a creature, spesso le più indegne,
del Seminario, per nome Giovanni Turpini ». gli onori a lui solo dovuti. Una via al tutto
L'effetto poi comprovò la felicità della scelta, opposta, proseguiva battere la Chiesa di
avendo Mazarini corrisposto egregiamente
il Gesù Cristo governata dal divino suo spirito,
all'aspettazione insieme con gli altri nume- la quale ad uomini soltanto in ogni genere di
rosi attori scelti dalla più fiorente gioventù virtù eccellenti, con purissimi.iiti e cerimonie
di quel Seminario e Convitto (^). altissime decretav? celesti onoranze, propo-

QUI potremmo conchiudere la nostra ra- Mazarini) cospicui nomi di chiare famiglie italiane;
quali gli Antinori, De Cupis, i Pallavicino, gli Spi-
i
pida rassegna dei festeggiamenti del Col-
nola, Sacrati, i Malaspina, i Margarucci, i Mastrilli,
i

legio Romano, se non ci sembrassero molto


iGattinara, gli Albani, i Brunori ed altri lor pari.
opportune, e come richieste, alcune osserva- (') « Si quid in te laudabile naturaliter eminet,
nonnisi vera pietate purgatur atque perficitur ».
(') Come nel Pirimalo del Donati, cosi neW'Igna- De lib. II, cap. xxix, De abiicie fi-
Civitate Dei,
tius del Guinigi ci vengono innanzi tra gli attori do cui tu D e o r u m cohortatio ad Roma
(tutti giovani del Seminario Romano, eccetto il n o s. MiGNE, P. L., XLI, 77.

- no
nendoli al nmndo | (.Tchù li riverisse e invo- stiana non si era mai compiuto da focone X
casse come intimi amici del Signore, e ne a Gregorio XV! Appena un secolo innanzi,
prendesse occasione per magnificare la di- nel 1520, la metropoli del mondo cattolico
vina bontà, un cui più vivido raggio, inve- aveva contemplato il famoso corteo dei tre-
stendo quegli avventurati, aveva saputo ele- dici pomposi carri delle deità gentilesche in-
varli in una sfera tanto di sopra dell'umana cedenti avanti a quello dell'Angelo sopra il
bassura. globo, raffigurante il trionfo dell'unica vera
In tal modo, per seguitare con l'acconcia Religione ('). Nell'apparato dell'atrio, dei
immagine dello stesso Agostino ('), dalla per- portici, del vasto salone del Collegio Romano
niciosissima notte dell'iniquità si venne nel 162J indarno avresti ricercato immagine
a trasportare nella luce di una pietà salu- o statua alcuna dei freddi e spenti numi di
berrima tutto ciò che di retto, doveroso epio Atene e di Roma. Cedevano essi il luogo ai

in sé conteneva la profana e superba apoteosi placidi simulacri d'Ignazio e Francesco, che


dei Cesari. Quanto canmiino in bene nel in mezzo alle nuove splendide onoranze lor

culto della classica antichità e nello studio tributate con tutti i presidii dell'arte figlia
di armonizzarlo sanamente con la fede cri- di Dio, invitavano a sciogliere un inno di

ringraziamento al Signore, vera e salda gloria

(') « Ab istarum immundissimarum potestatum dei Santi e nei Santi sempre ammirando.
tartareo iugo et societate poenali erui per Christi
nomen homines, et in hicem saluberrimae pietatis Pietro Tacchi Venturi S. I.

ab illa perniciosissimae impietatis nocte transferri,


queruntur et murmurant iniqui et ingrati, &. »
(') Cf Pastor, Storia dei Papi, IV, par.
.
I, 397.
Ibid, p. 76.
2

XI.

ALCUNE SCOLTURE ALL'ALTARE DI SANT'IGNAZIO


NEL GESÙ DI ROMA.

UESTO CELEBRATO ALTARE, toni, e la colomba dello Spirito Santo, model-


costruito sui disegni del famoso pro- lata parimenti dal Ludovisi. Ma oltre queste
spettico e architetto, F. Andrea Pozzo tren- e alcune altre opere, come la statua stessa di
tino, negli anni lógs-iógg, con splendore di s. Ignazio dovuta al Legros in origine e git-
forme e ricchezza di materiali, in Roma tata in argento, disfatta poi nelle rapine del-
stessa veramente singolari per la felicità l'invasione francese, rifatta piii tardi in meno
di tante magnificenze adunate insieme, prezioso metallo; sui piedestalli delle colonne
colpisce l'animo del riguardante in modo e della grande nicchia, e sull'urna stessa del
siffatto che molte opere di scoltura, epperò corpo santo, si veggono otto formelle di ri-
di pensiero, quivi inserite tra i preziosi pie- lievo in bronzo dorato, che raffigurano di-
trami non vengono osservate più se non con verse storie della vita e della gloria del Santo
interna freddezza e sazietà. Eppure sono, fondatore. Due di queste, cioè quella del-
alcune massimamente, lavori di merito non l'urna 8 una al piedestallo d'una colonna, me-
comune e per il concetto e per la fattura; ol- ritano qui una speciale menzione per l'at-
trecchè sarebbero testimoni sempre ed ele- tinenza che hanno con le odierne solennità.
menti nuovi, perchè poco considerati, nella La prima, occupa la faccia ante-
la quale
storia delle arti plastiche nel fecondissimo riore dell'urna, è una composizione allegorica
secolo XVII. e storica insieme, ove si presenta s. Ignazio
Lasciamo stare i due grandi gruppi più vi- tra una schiera di compagni e di figli più in-

stosi e più conosciuti, alla sinistra e alla destra signi per santità, datigli da Dio in poco meno
Fede che abbatte l'Idolatria, di
dell'altare: la d'un secolo dalla prima vita dell'Ordine.
Giovanni Théodon, e la Religione che di- Molti di questi personaggi si possono iden-
scaccia l'Eresia, di Pietro Legros, ligure agi- tificare senza difficoltà; ma gli è necessario

tate e contorte in estremo, ma di straordi- perciò tenere presenti alcune date. Anzitutto
naria bravura insieme; lasciamo pure da parte che Ignazio fu canonizzato il 12 marzo 1622;
s.

ilnon meno famoso gruppo che troneggia in poi che l'urna preziosa, la quale oggi si vede
alto fra i due corni del timpano spezzato, sotto l'altare, fu fatta alcuni anni più tardi,
l'eterno Padre, modellato da Bernardino Lu- cioè verso il 1637, ^ che il 23 luglio appunto

dovisi, col divino suo Figlio, di Lorenzo Ot- di quell'anno il p. Muzio Vitelleschi Generale

- 112 -
vi collocò entro le venerate reliquie del Santo le mani a un grosso volume, e potrebbe essere
e depose l'urna stessa sotto un novello altare, Pietro Canisio, oggi beato sugli altari anche
che precedette nel medesimo luogo quello esso, il primo tra gli alemanni che desse il nome
odierno del Pozzo, ed era opera di Pietro da alla Compagnia di Gesù, grande polemista e
Cortona, pittore ed architetto celebratissimo teologo in Germania e al Concilio di Trento.
a suo tempo. Quando poi nel 1695 si rifece Dall'altra parte del quadro, cioè a sinistra
da capo l'altare nella più magnifica forma d'Ignazio, viene anzitutto s. Francesco Bor-
definitiva, che tuttora vediamo, con tutte le gia, già viceré di Catalogna, che rinunciò il

nuove ricchezze di pietre e di metalli, l'an- principato per unirsi ad Ignazio, lui vivente,
tica urna del 1637, ° ^'^ quel torno, fu conser- e gli successe poi come terzo Generale di
vata e riposta nella novella sede. Ond'essa tutto l'Ordine: il quale per la singolare devo-

URNA DELLE RELIQUIE DI SANT'IGNAZIO AL SUO ALTARE NEL GESÙ DI ROMA.

rimane testimonio il più anziano delle vicende zione verso Sacramento dell'Eucaristia
il ss.

di tutto monumento.
il è qui rappresentato con l'emblema dell'osten-
Nel mezzo pertanto di tutta la composi- sorio in una mano, mentre con l'altra accoglie
zione è Santo fondatore, che regge con la
il paternamente il giovanetto novizio s. Sta-
sinistra mano la regola e accenna con l'altra nislao Kostka, polacco, venuto a piedi dalla
la numerosa famiglia che lo circonda, levando Germania a Roma per rendersi religioso e
gli occhi al cielo in atto soave di riconoscenza. morire, non ancora diciottenne, presso S. An-
Alla sua destra sta s. Francesco Saverio, il drea al Quirinale. Segue accanto al Borgia,
grande Apostolo delle Indie, ardente di zelo, dietro Stanislao, il b. Ignazio de Azevedo
uno dei suoi primi compagni nell'istituzione che indica ad un compagno un quadro con
della Compagnia e insieme con lui inalzato l'effigie della Madonna. Questi fu capo e su-
dalla Chiesa all'onore degli altari. A destra periore della comitiva di quaranta religiosi
del Saverio, il ven. cardinale Roberto Bel- missionari, Francesco Borgia per
che da s.

larmino in rocchetto e mozzetta, col capo l'appunto mandati


Brasile portando il
al

chino e la destra sospesa sul capo del giovane dono d'una copia dell'icone di S. Maria Mag-
s. Luigi Gonzaga, suo figlio spirituale al Col- giore, assaliti per via presso le Canarie da
legio Romano, genuflesso, col libro e il cro- corsari calvinisti furono presi e martirizzati
cifisso. DietroGonzaga, a destra del Bel-
il il 15 lugUo 1570.

larmino, avvolto in ampio mantello si vede Dietro questi personaggi, i quali occupano
in atto modesto un personaggio che appoggia come il primo piano nel quadro, veggonsi in
secondo piano, epperò con minor rilievo, quella turba magna che niuno può numerare,
Andrea Oviedo patriarca d'Etiopia, ornato a Dio solo nota, giusto rimuneratore di chi
di mitra e pastorale, che nel 1577 morì colà consacra la vita e nascostamente fatica alla
tra gli stenti d'una difficilissima missione; gloria di lui e alla salute delle anime.
indi i tre Martiri giapponesi, Paolo Miki, Gio- Chi sia l'autore di questa bella opera d'arte
vanni de Goto e Giacomo Risai, messi in croce non è ricordato nelle storie domestiche, an-

L'AMICIZIA DI SAN FILIPPO NERI E SANT'IGNAZIO DI LOIOLA.


Altorilievo modellato da Francesco Nuvolone; gettato da Bernardino Brogi.

il 5 febbraio 1597, primizie della fede semi- che le più minute; mentre si conoscono gli ar-

nata dal Saverio in quell'estremo Oriente, tisti che hanno fornite quasi tutte l'altre
venerati oggi quali santi. Da ultimo altre Qualora però si tenga conto
parti dell'altare.
palme, altri martiri e servi di Dio di diffe- che l'urna, come abbiamo detto, fu lavorata
renti età, che appaiono in fondo con rilievo intorno al 1637, ^^^^ ^^ medesimo tempo in-
sempre più schiacciato; come se nel morbido circa dell'altare precedente l'odierno e dise-
sfumare della lontananza questo bronzo, mo- gnato da Pietro Berrettini da Cortona, non
dellato verso il 1637, volesse insieme presi- parrebbe improbabile che essa pure sia stata
gnare nuovi frutti avvenire, ed a noi, dopo fatta sotto la direzione di quell'insigne
tre secoli, rammentare le passate virtiì di maestro, al modo stesso ch'egli fece con

114 -
il^

suo disegno ed a sue spese l'altare son- insieme glorificati con l'onor dei celesti, è
tuosissimo e la cripta di Santa Martina al squisito lavoro di Francesco Nuvolone, fuso
Foro Romano. in bronzo da Bernardo Brogi, ov'c rappresen-
Comunque sia, questo lavoro, che Giorgio tato l'incontro di s. Filippo con s. Ignazio,
Vasari a ragione chiamerebbe non basso, ma con espressione di grandissimo affetto di vi-
mezzo rilievo (ed è più che mezzo, tanto che cendevole benevolenza e venerazione. Si sa
alcune figure come s. Luigi e s. Stanislao per testimonianza del p. Oliviero Manareo,
sono quasi tutte tonde) dimostra l'inten- che lo aveva dalla bocca di Filippo medesimo,
zione d'un potente effetto pittorico; tanto è come questi soleva vedere il volto d'Ignazio
vigoroso e ben inteso il chiaroscuro e lo stacco « asperso d'un cotale splendore soprannatu-

delle prime figure dalle seconde, e delle se- rale, impossibile a ritrarre per arte di pit-
conde dalle terze sempre più diminuite per tura ». Ora tale concetto, che riferiva piut-
la distanza. Lo stile nel disegno, negli atti, tosto la condizione abituale della santità, che
nei panneggiamenti, denota l'età barocca, illumina e traspare dalle umane sembianze,
senza però esagerato movimento. Ignazio, anziché una visione di raggi sensibili, non era
padre comune, sta nel mezzo di tutta la mol- possibile ad esprimere se non mediante un
titudine distribuita non con rigorosa e spia- simbolo, cioè la raggiera dietro il capo del
cevole simmetria, ma in aggruppamenti bene Loiola, al modo stesso che ilnimbo, che cir-
bilanciati dalle due parti, come il Bellarmino conda capo di Filippo, lo
il denota per santo
con s. Luigi e il Borgia con s. Stanislao, e dichiarato solennemente nella Chiesa di Dio.
tutte l'altre persone in attitudini serene La scena, egregiamente composta ed equi-
sempre e celesti, e sempre variate le une librata cosi in larghezza come in profondità,
dalle altre. Che se nel numero delle figure si potrebbe facilmente tradurre a colori.
e nella varietà degli atti la semplice figura Essa porta in primo piano, quasi a cornice
del santo Fondatore sembrasse conferire del gruppo principale, alcune figure popo-
piuttosto unità morale anziché pittorica, e lane di mendicanti, ricavate a tutto tondo,
tutta la composizione paresse forse un po' poi altre figure addietro e in alto alcuni
slegata, ogni giusto estimatore saprà pure angioletti che recano il motto d'Ignazio
far ragione della difficoltà di radunare e strin- Ad maiorem Dei gloriam in un libro e il giglio

gere insieme nell'angustia d'un contorno for- simbolo dell'eminente purità di s. Filippo.
zato tanti personaggi, che non furono uniti Aggiunge infine una nota pittoresca a tutto
per lo più tra loro se non appunto per quel il quadro anche lo sfondo, che raffigura con

vincolo morale, espresso dal capo della re- bassissimo rilievo il casamento dei Filip-

ligiosa famiglia, quivi effigiato nel mezzo e pini con la graziosa torre barocca dell'oro-
onorato nello splendido monumento di tutto logio, poi Castel Sant'Angelo e, sempre più
l'altare. diminuita per la prospettiva, la cupola di
secondo, piuttosto che basso, altorilievo,
Il San Pietro. Quadro finito di tutto punto.
opportuno a rammentare in questa ricorrenza
centenaria di s. Ignazio e di s. Filippo Neri Carlo Bricarelli S. I.
XII.

LE DUE GRANDI CAPPELLE DELLA CROCIERA NEL GESÙ


L'ANNO DELLA CANONIZZAZIONE
DI SANT'IGNAZIO E SAN FRANCESCO SAVERIO.

^jUANDO IL P. CLAUDIO ACOUA- un ingente legato di dodicimila scudi per


viva il 19 febbraio 1581 divenne Ge- condurre a termine l'opera, legato che il pon-
nerale della Compagnia, la chiesa del Gesù era tefice Sisto V destinò ad altro scopo. Dei
aperta ma tuttora disadorna e rozza.
al culto, lavori però eseguiti in detta cappella non si
Durante lungo suo generalato, cioè fino al
il dice nulla.
31 gennaio 1615, attese ad ornarla ed abbel- Della cappella a destra troviamo che Cle-
lirla con grande amore e sollecitudine, chia- mente Vili invitò il cardinale Rusticucci
mando i più accreditati artisti, che sotto la a prendere egli la cura di adornarla; ciò che
direzione intelligente e pratica dei due reli- quegli fece, benché in progresso di tempo ab-
giosi dell'Ordine, Giuseppe Valeriani e Gio- bandonasse l'opera, avendo preso a riedificare
vanni Battista Fiammeri, provetti artisti la chiesa di S.Susanna, divenuta suo titolo
essi stessi, decorarono con quadri, affreschi, cardinalizio. Chi poi sostenesse le spese in-
ori e vetri istoriati le diverse cappelle del vece del Rusticucci non mi é riuscito di rin-
tempio, facendone le spese pie persone e fa- tracciarlo. E neppure m'avvenne di leggere
coltose. Ma, cosa singolarissima, mentre le a chi fossero dedicati quei due altari; notizia
opere del Baglione, del Tifi e di altri, e i che solo per via di legittime deduzioni ve-
pochi frammenti di manoscritti sfuggiti allo nimmo a stabilire con ogni possibile sicu-
sperpero vandalico operato dalle numerose rezza.
rivoluzioni che afflissero la chiesa del Gesù, Nel piccolo archivio della chiesa esiste un
ci conservarono i nomi di coloro che vi la- libro manoscritto, in cui fi:rono registrati
vorarono, delle opere da essi compiute, dei inomi dei sepolti nel tempio fin dal 1578.
patroni onde si ebbero i mezzi necessari per Leggendo in esso nominate le cappelle mi-
decorare le cappelle minori, non ci danno nori, che ritengono quasi tutte lo stesso ti-
traccia né accenno di ciò che si fece nelle due tolo e possono identificare, trovammo che
si

grandi cappelle della crociera, di ben mag- alcuni defunti furono riposti presso l'altare
giore importanza che tutte le altre. o nella cappella del Crocifisso, altri nella cap-
Della cappella a sinistra della crociera pella o presso l'altare del Salvatore, prima del
si sa da varie fonti che il cardinale Giacomo 1604, poi della Resurrezione. Non sapendo
Savelli ne ordinò a suo conto l'abbellimento, determinare queste denominazioni, perché
avendo Anzi in
scelto in essa la sepoltura. al presente non rimane nel Gesù memoria di
più hioghi è asserito che, non contento di esse,facemmo altre ricerche, e finalmente in
quanto aveva speso durante la vita, lasciò un frammento d'un diario del 1737, ove sono

- 116
.:;*a.'^,rr\

I
T'H,
enumerate le quattro consacrazioni dell'al- dotta, fu trasportata in sagrestia e collo-
tare di sant'Ignazio, leggemmo che questo cata sulla porta ove ancor oggi si vede.
altare fu consacrato la
prima volta il 25 no- Dimostrato che l'altare a sinistra della
vembre 1584 da mons. Giovanni Battista crociera era dedicato al Crocifisso, resta che
Santori e che era dedicato al SS. Crocifisso. l'altare a destra fosse quello della Risurre-
Di tale asserzione trovammo poi la conferma zione o del Salvatore; perchè tale denomina-
in altro luogo. zione non converrebbe a nessun altro del tem-
Nel menzionato libro dei sepolti si regi- pio. La dimostrazione è bensì indiretta, ma
stra tra le altre cose che il 21 febbraio 1604 non per questo men solida e convincente.
il cardinale Simone Tagliavia d'Aragona di Anche questa cappella fu molto pregiata e
Terranova in Sicilia, già confratello della chiarissimi personaggi vi elessero sepoltura.

ALTARE DELLA CROCIERA A DESTRA NEL GESÙ DI ROMA.


Dal De Rossi, Insiguiitm Roniac templonint prospcctiis exteriotes interioye$que, a. MDCLXXXIIIL
a Io. Iacobo De Rubeis... in liicem editi.

celebre Congregazione dei Nobili, avendo Così, per es., troviamo che il 13 marzo 1612 ve
ordinato gli si facessero i funera:li nel Gesù, l'ebbe il cardinale Bianchetti di Bologna, il

fu seppellito temporaneamente nella cap- cui epitaffio fu messo, non sappiamo quando,
pella del Crocifisso, dovendo poi, come aveva presso la cappella di sant'Ignazio. E ai 23
disposto, essere trasportato in Sicilia. Nel di febbraio 1617 al lato destro dell'altare
libro invece ove
notavansi le spese per della Risurrezione fu deposto il corpo di san

la costruzione della magnifica cappella di Francesco Borgia, che quell'anno stesso do-
sant' Ignazio, a p. 45 si legge che nel 1695, veva partire per la Spagna (').
cavandosi fondamenti, fu trovata la cassa
i Interessanti poi per la storia dell'arte sono
del'Cardinale di Terranova in sì cattivo stato i ragguagli che qui soggiungo intorno al qua-

che si dovette rifarla e rimetterla nello stesso dro ivi collocato e al suo riputatissimo au-
luogo. Da ciò si argomenta che veramente tore. Ricercando in un vecchio stracciafoglio,
quella cappella prima del 1622 era dedicata
al Crocifisso. Da altra fonte poi si apprende
(') « Fu posto apresso l'aitar della Resurretione
che l'immagine del Crocifisso venerata su dalla parte del evangelio ». Cosi il Presutti, c. 22 a.
quell'altare, e da noi qui appresso ripro- Cf. sopra, pp. 87 sg.
nel quale si prendeva memoria delle spese ed drea Giovanni Buglioni perugino, scudi cento

entrate dal 1598 al 1608, sotto il mese di no- di moneta « (').


vembre 1601 leggesi la seguente nota: « Per Quando avvenne la beatificazione del

ordine di N. P. Generale, per fare un quadro P. S. Ignazio nel i6og, non si fece alcuna
si è dato: per il
in chiesa, della Resurretiione, mutazione negli altari,, soltanto se ne pose
telare di legno scudi 8; per tela, larga palmi l'immagine nell'abside sopra il sepolcro, che
era a lato dell'evangelio dell'aitar maggiore;
ma all'appressarsi della canonizzazione, il
p. Muzio Vitelleschi, Generale, dispose che
il sacro deposito fosse collocato nella cap-
pella a sinistra della crociera. Perciò la sera
del 27 febbraio 1622 venne esumato e por-
tato nelle stanze del Generale. Le reliquie,
cioè le ossa, furono rinchiuse in una urna di
marmo; rimanente, cioè le ceneri e i fram-
il

menti della cassa di legno ove erano state


racchiuse sino al 1587, venne riposto in una
cassettina di cipresso, come minutamente,
sopra la relazione dell'accurato Sacchini te-
stimonio oculare e Segretario della Compa-
gnia, narra il Cordara (^). La notte del
giorno seguente, 28, con divotissima proces-
sione, cui presero parte solo i padri e fratelli
della Compagnia, entrambe le casse vennero
trasportate dalla biblioteca piccola del Ge-
nerale nell'altare a sinistra della crociera,
che fu appunto quello del SS. Crocifisso, dove,
per adoperare gli stessi termini del lodato
Cordara, « in cavo altaris apte iam praepa-
« rato collocantur simul... et foramen muro
« inaedificato occluditur ». Il 12 marzo av-

venne la canonizzazione; il 13 si andò a San


Pietro per prendere lo stendardo, e il 15 si

fece la solenne festa al Gesù, come in altro


luogo già venne di sopra esposto con la penna
CROCIFISSO GIÀ \ ENERATO
del contemporaneo Giovanni Bricci.
NELLA CAPPELLA DELLA CROCIERA A SINISTRA.
Alessandro Basile S. I.

15 \l^ et alta palmi 26, scudi 15, et per colori


scudi 7 ». Seguitando a sfogliare, troviamo Andrea Fei cosi ricorda quest'opera: « E per
(')

il Acquaviva Generale dei Giesuiti formò un


p.
che nel marzo 1603 si fece la cortina e la cor-
gran quadro, alto 35 palmi e largo 20, entrovi a olio
nice del quadro della Resurretiione. Final-
la Resurettione di Christo, con amore e con studio
mente in gennaio 1604 ci cade sott'occhio rappresentata». In Baglione, Le vite dei Pittori,
questo terzo ricordo, più dei precedenti ri- Scultori et Architetti &. Roma, 1642, p. 402. Il let-

levante, come quello che ci fa conoscere l'ar- tore noterà che le misure del quadro, qui date dal
Fei, non concordano con quelle della nostra fonte
tefice della tela ritraente il mistero donde
manoscritta. Al presente ci manca il modo di de-
l'altare s'intitolava: « Per un quadro grande
terminare quali siano le veramente esatte.
della Resiirrettione, che il N. R. P. Generale
(^) Historia Societatis lesti, par. VI, lib. vii, n. 7,
fece dipingere in chiesa nostra dal sig. An- p. 346.
XIII.

QUATTRO STATUE DI CIRO FERRI


E UNA TELA DI JACOPO ZOBOLI
IGNORATE NELLA VEN. CHIESA DEL GESÙ DI ROMA.

lA SORTE E LE VICENDE DI Al- ilbeato Padre Ignazio e i quattro grandi com-


cune opere d'arte, che dopo essere state pagni suoi di canonizzazione, vale a dire:
s. Francesco Saverio, santa Teresa d'Avila
,=,,^ affatto dimenticate o misconosciute
tornano alla luce dopo decenni o secoli, è delle (fig. 1-2), s. Filippo Neri e s. Isidoro agri-

più curiose e potrebbe essere materia di un cola (fig. 2-3).


, .
o
interessante opuscoletto. Per non meravi- Sono quattro statue, alte circa 85 cm., do-
gliarsene punto basterebbe fra tutte (se fosse rate con una superba doratura a fuoco, e de-
proprio vera) la famosa storia del « San Gi- stinate ad ornamento dell'altare del santo
rolamo » di Leonardo, ora nella Pinacoteca Fondatore della Compagnia di Gesiì (').
Vaticana, il quale un tempo fu bipartito fra Scoprire chi ne fosse l'autore non è da rite-
un deschetto modestissimo e imbrattatissimo nere sia stata un'ardua impresa, quando avrò
di ciabattino, che ne possedeva una parte detto che sulla base, posteriormente, tutte e
e vi lavorava coscienziosamente sopra, e la quattro le statue portano incisa, cori qualche
bottega di un antiquario che ne possedeva leggera variante, la seguente iscrizione: ex
l'altra parte, da lui poi ceduta al sagace LEGATO P. CAESARIS MASSEI CO. ORA. IN HO-
cardinale Fesch, appassionato collezionista e NOREM S. IGNATII. CYRUS FERRUS INVENIT ET
ricompositore dell'opera. OPERI PRAEFUIT.
Nel procedere a un catalogo ragionato degli Strana cesa è che durante più di due se-
oggetti artistici esistenti nella ven. chiesa coli nessuno abbia fatto caso né alle statue,

del Gesiì, pur non rintracciando Leonardi o che non vengono menzionate da nessun au-
RaffaelU, ho avuto la fortuna di scoprire, così tore (*), né quindi all'iscrizione.
nella chiesa, come nella sacrestia e nelle
soffitte, un certo numero di opere d'arte, (1) Nella sacrestia del
Gesù vi sono altre quattro
alcune affatto sconosciute, altre dimenticate, statue della stessa serie e dell'istesso autore, desti-
ma note per essere state finora attribuite ad nate ad ornare l'altare di s. Francesco Saverio, e
rappresentanti i quattro Santi che portarono il nome
anonimi artisti.
di Francesco, cioè: s. Francesco d'Assisi, s.
France-
In questo articoletto non parlerò per altro sco di Sales, s. Francesco Borgia e s. Francesco
di
se non di quelle opere che per l'iconografia ri- Paola. Queste statue hanno sulla base l'insegna del
mangono direttamente od indirettamente, nel cardinal Negroni, posta, dobbiamo dire abusiva-
mente, dal detto Cardinale, che per aver sostenuto
campo, diremo di azione, del presente volunie credette di poter
le spese di costruzione dell'altare,
che vuole celebrare s. Ignazio e il Saverio apporre il suo stemma anche su altri oggetti perti-
nel terzo centenario della loro canonizzazione, nenti all'altare stesso, ma nulla affatto donati da
lui.

lumeggiando i fatti e gli episodi inerenti a (2) Sulla chiesa del


Gesù esistono due monografie.
quella solennità. Una fondamentale del p. Vittore de Buck S. J. che
* * * parla distesamente della chiesa, della casa annessa
e degli oggetti pregevoli in esse
contenuti (P. Vit-
Cominciamo per l'appunto da un piccolo tore DE Buck, d. C. d. G., // Gesù di Roma, notizie
onorare descrittive e storiche: versione dal francese di un
Padre
ciclo di opere eseguite anch'esse per

- 119
L'autore è dunque Ciro Ferri, l'allievo di
Pietro da Cortona e il continuatore delle
suno fa cenno dell'attività, diremo scultorea,
n
del nostro artista. Lo stesso Pascoli, che
opere che questi per morte lasciò incom- ne scrisse una breve Vita, pur rammen-
piute in varie chiese di Roma. tando che « inventò molti disegni per varie
Il caso di statue dovute a Ciro Ferri è ra- fabbriche e per vari altari, e che con uno di
rissimo; anzi, come spiegherò fra poco, si questi ci terminò l'aitar maggiore di S. Gio-
vanni de' Fiorentini, cominciato dal Borro-
mini, e con altro fu fatto il ciborio dell'aitar
maggiore della Chiesa Nuova », e pur aggiun-
gendo che « vari altri ne inventò per scudi
di conclusioni e per frontespizii di libri, di
messali, e altro » ('), di statue propriamente
dette non parla affatto.
Lo stesso dicasi per l'Orlandi (^) che a tal
proposito condensa in due o tre righe quanto
ha scritto il Pascoli. Il Magni, che ha una
lunga nota delle opere del nostro autore dis-
seminate per tutta l'Italia, non fa il minimo
cenno di statue o di disegni di statue (3).
Gli altri autori di storie dell'arte, che è inu-
tile citare, parlano brevemente dell'attività
artistica del Ferri, o anche fugacemente, in-

Fig. 1-2. - CIRO FERRI: S. FR.^NCESCO SAVERIO


E S. TERESA DI GESÙ.
(Gabinetto Fot. del Min, della P. I.).

può ritenere che oggi, in Roma, quelle del


Gesù ne siano l'unico esempio; cosicché bi-
sogna dire che se è stato facile scoprire il
nome dell'autore delle statue, non è stato
altrettanto facile ricostruire un poco la storia
di esse.
Intanto, se tutti parlano del Ferri come pit-
tore e come aichitetto, e rammentano le
opere del maestro da lui condotte a fine, nes-

D. M. C, che consta altronde esserestatoil p. Filippo


Sottovia. Esemplare manoscritto con dedica al Ge-
nerale D. C. D. G., in data 13 giugno 1890). L'altra Fig. 3-4- CIRO FERRI: S. FILIPPO NERI

monografia è anche di un padre gesuita il p. Pie- E S. ISIDORO AGRICOLA.


tro Chandlery, indicato dall'iniziali P. J. C. [Le (Gabinetto Fot. del Min. della P. I.).
Gesù de Rome. Esquisse historique et déscriptive.
Rome, Imprimerie de «Tata Giovanni», 1905).
Può considerarsi ancora come una vera e propria serendone degli episodi nella vita di Pietro
monografia la descrizione che della chiesa e degli
oggetti ad essa pertinenti fa Gaetano Moroni nel da Cortona. Infine lo stesso Ferri, in una
suo Dizionario di erudizione storica-ecclesiastica, serie di lettere scritte al signor Lorenzo Ma-
To. XXIV, alla voce « Gesuiti ». Le varie guide
antiche e moderne, che più o meno parlano diffu-
samente della chiesa del Gesù, mostrano d'ignorare, (') Lione Pascoli, Vite de' Pittori, Scultori ed.
tutte, l'esistenza delle statue. Si può dire che se Architetti moderni. Roma, 1730. Per Antonio Rossi,
ne faccia menzione genericamente, rammentandole p. 72.
come « quattro statue di bronzo dorato », soltanto (2) Orlandi, ^6c(^aWo Pittorico. In Bologna, 1719,

in un Inventario nuovo della Sacrestia del Gesù di per Costantino Pisarri, p. 113.
Roma, fatto dal F. Giov. Battista Cuyper, anno 1701, (3) Basilio Magni, Storia dell'Arte Italiana dalle
sacrestano in detto anno. (Conservasi nel piccolo origini al secolo XX. Roma, Officina Poligrafica
archivio della sacrestia della chiesa). Romana, 1902; III, 456 sg.

- 120
gaietti, parla di parecchie opere sue senza ac- quando, dopo oltre undici anni di discus-
cennare ad altro che a quadri ('). Il caso non sioni, fu ultimato il ciborio suddetto. Di
era lieto. Per altro si potevano tentare delle questo ciborio si comincia a parlare nel
ricerche nelle antiche guide di Roma. luglio del 1673 e, a varie riprese, se ne
Finalmente, dopo una serie di tentativi discute fino al 1684 a cagione delle modi-
infruttuosi in tutte le altre, ho trovato nel- ficazioni che vi si dovettero apportare (').
l'edizione del 1763 con ag-
giunte del Pagliarini alla
preziosa guida dell'abate
Titi (-), sia la notizia (che
anche altri riportano) rela-
tiva al ciborio della Chiesa
Nuova (fig. 5), sia un'altra
ben più importante per noi.
Dice infatti la guida che
nella Basilica di S. Lorenzo
in Damaso alla Cancelleria,
e più precisamente in una
cappella interna della sacre-
stia, conservate in un cre-
denzone, vi erano due statue
in argento «fatte col disegno
di Ciro Ferri » e rappresen-
tanti i Santi titolari della
chiesa {^).
Se il ciborio della Valli-
cella può ancora ammirarsi
suir altare maggiore della
chiesa, le due statue in ar-
gento, probabilmente pro-
prio perchè d'argento, non
esistono più. Cosicché, come
dicevo, si può presumere che
le nostre del Gesù siano at-
tualmente le uniche del ge-
nere.
Il suddetto ciborio della
Chiesa Nuova (per le notizie
d'archivio che, coadiuvato
dal cortesissimo p. Isacco
Meggiolaro C. 0., attualmen-
te archivista della chiesa, ho
potuto trovare) ci può spie-
gare molte cose che riguar-
dano le nostre statue. Biso-
gna innanzi tutto rammen-
tare che il committente, di- Fig. 5. CIRO FERRI: TABERNACOLO DELL'AITAR MAGGIORE
IN S. MARIA DELLA VALLICELLA.
retto o indiretto, di esse, fu
il p. Cesare Massei, una fi-
gura eminente della Congregazione dell'Ora- Quanto al p. Cesare Massei sappiamo che
torio di Roma, della quale era Preposito « Dominus Frater Caesar Mazzeus eques Hie-

(') Raccolta di lettere sulla Pittura, Scultura e Ar- d'inesattezze.E infatti le statue non esistono più.
chitettura &c. pubblicate da M. G. Bottari e S. Ti- Giuseppe Melchiorri, Guida metodica di Roma, &.,
cozzi, Milano, 1822, II, 50 sgg. Roma 1834, p. 234, dava le statue per ancora
(2) Descrizione delle Pitture e Architetture esposte esistenti, e data la precisione abituale dell'au-
al pubblico in Roma, cominciata dall'Abate Filippo tore, si può ritenere che avesse de visu accertato il
Titi. Roma, 1763, nella Stamperia di Marco Pa- fatto.
gliarini. p. 126. Nella prima edizione venuta in luce
(I) Archivio della Congregazione dell'Oratorio:
nel 1675 e in quelle successive del 1708 e 1721, Libro VII Decreti, dall'anno 1652 sino all'anno
dei
non è fatta alcuna menzione delle statue in que- 1682, e Libro Vili che a quello fa seguito. Verrò
stione. citando soltanto le varie date delle « Congregazioni »
(3) Titi, op. cit. p. 122. Debbo aggiungere che, nelle quali si discusse del detto ciborio, riservandomi
dopo scritto l'articolo, ho trovato che D, Angeli nel nel corso dell'articolo di citare, al momento oppor-
suo volume su Le Chiese di Roma (Roma, Albrighi e tuno, il testo letterale. Eccole qui riunite: 21 lu-
Segati), fa cenno delle statue, dicendole ancora esi- glio 1673; 2 agosto 1673; 6 settembre 1673: 24 e
stenti nella chiesa. Non ho consultato in antece- 29 novembre 1679; 22 e 27 agosto 1681; 26 marzo
denza il volume dell'Angeli, perchè troppo ricco 1682; 4 e II febraro 1684; 9 e 16 giugno 1684.

16
rosolj7mitanus, Lucensis, annorum triginta il quale chiamò l'artista. Non mi fu possi-
duorum circiter, venitad cohabitandum die bile mettere in chiaro la cosa, perchè si sa
prima februari 1647» ('), che fu eletto Prepo- che il testamento del p. Massei è inserito nel
sito il 24 aprile 1683 (^), e che « obiit Praepo- volume d'archivio della Congregazione, n. 23,
situs Congregationis die 25 xbris. 1687 » (3). e perchè questo volume, che sembra sia stato
La data della sua morte è confermata al- incamerato al tempo della soppressione, no-
trove, ed è per noi del massimo interesse; nostante le cortesissime ricerche del cav. Loe-
che nella iscrizione sopra indicata, a tergo vinson e l'interessamento mostrato dallo
della base di ciascuna statua, è detto esplici- egregio comm. Casanova, Soprintendente del-
tamente ex legato, e non ex dono, p. Caesaris l'Archivio di Stato, non è stato finora rin-
tracciato nel detto Archivio.
Molto probabilmente fu il p. Massei stesso
che, sodisfatto del ciborio ultimato durante
la sua prepositura, esplicitamente nominò
il Ferri nel testamento (').

Comunque sia, l'interessante per noi è che


le statue debbono essere considerate come fra
le ultime opere di Ciro Ferri, morto, secondo
che determina il Pascoli ('), il 13 settembre
1689, cioè due anni appena dopo il testatore.
Rimane quindi fìsso che il tempo dell' esecu-
zione delle statue cade nel biennio 1687-1689.
* ^if *

Fatta un poco la storia, e fissata press'a


poco la data del lavoro, ci resta a parlare
dei suoi pregi artistici.
A tal proposito, prima di ogni altra cosa,
bisogna fare avvertenza che l'autore firmando
le statue, non ha tenuto a scrivere soltanto :

« Cyrus Ferrus invenit », ma ha soggiunto:


«et operi praefuit »; ossia: non s'è limitato a
fornire i disegni, ma anche invigilò personal-
mente l'esecuzione dell'opera. Anzi, un docu-
mento importantissimo, che ho avuto la for-
tuna di scoprire e che ci mostra una nuova e
finora sconosciuta forma dell'attività artistica
del Ferri, ci può far supporre qualche cosa di
più. Il documento da me rinvenuto è uno di
quei succinti verbali di « Congregazioni » che
si trovano nei già citati Libri dei Decreti della
Congregazione dell'Oratorio. Dice in data 21
luglio 1673 il verbale che c'interessa: «Intorno
al tabernacolo, il disegno del quale sta facendo
e modellando in creta il sign. Ciro Ferri, fu
creduto bene il proporlo in pubblico» (3).
Fig, 6.
Dunque Ciro Ferri modellava in creta;
J. ZOBOLI: LA MORTE DI S. FRANCESCO REGIS.
notizia, per quanto io so, assolutamente ine-
Conservato nella guardaroba della sagrestia del Gesù in Roma,
dita. Confrontando il panneggiamento degli
angioli laterali del tabernacolo suddetto con
Massei; e se il donatore fosse stato ancora
vivo si sarebbe certamente usata la seconda
(') Ultimamente il Rev. P. Alessandro Basile S, I.
formida.
mi ha cortesemente favorito la seguente notizia, da
Resterebbe a vedere, per pura curiosità, lui, dopo molte ricerche, trovata nel Libro di Entrata
se il testatore ha indicato egli stesso il Ferri et Uscita della Sagrestia della Ven. Chiesa del Giesù
come esecutore delle statue, o se invece è stato dal febraro 1666 al i6gi: 1690. « Si posero all'altare di
S. Ignatio quattro statue di bronzo, et altre quattro a
l'esecutore testamentario (anch' egli quasi
s. Xaverio, spesa di circa scuAì seicento; li 400, legato
certamente della Congregazione, e quindi a del p. Cesare Massei dell'Oratorio; li altri del p. Giu-
cognizione del ciborio della Chiesa Nuova) seppe Massei della Compagnia, fratello di detto
p. Cesare ».

Sono lieto di poter pubblicamente ringraziare l'e-


Archivio della Congregazione dell'Oratorio,
(') gregio p. Basile.
nel volume: Nomina Sacerdotum, Clericorum et lai- (^) L. Pascoli, op. cit., p. 173. L'Orlandi [loc.
conim qui admissi simt in Congregationem Oraiorij, cit.) dice: nel 1690 di anni 62 », ma bisogna
«Morto
alla voce «Mazzeus», attenersi alla data del Pascoli che era in grado di
p) Archivio Cong. Orat., Libro Vili dei Decreti. saperlo esattamente.
(3) Archivio Cong. Orat., Libro de' morti dall' anno (3) Archivio della Cong. dell'Oratorio : Libro VII
164S sino... (ai giorni nostri). dei Decreti.

- Ì22
il panneggiamento delle nostre statue, e plare di statuaria barocca, meritano senza
ripensando alla frase « et operi prefuit », si dubbio l'attenzione degli studiosi.
può forse supporre che, anche per le opere I fedeli poi vi troveranno un'eco di quella
del Gesij, il Ferri abbia fornito dei « modelli venerazione che i quattro grandi Santi hanno
in creta » oltre che dei disegni. ispirato a tutti, in tutti i tempi.
Comunque, mette subito conto di notare
che nostre statue, con quella loro ubica-
le *
* *
zione caratteristica del centro di gravità della * * *
figura, e quindi con i loro peculiari atteggia-
menti, col modo franco e tagliente con cui Se per le statue del Ferri è stato facile sco-
sono concepite la piega e l'anatomia, sono da prire l'autore, non lo è stato altrettanto per
considerarsi come esemplari rappresentativi
di quel periodo della statuaria barocca, che
sul finire del sec. xvii prelude a certi nervo-
sismi impressionistici del secolo che segue.
Parlando ora di qualche particolare icono-
grafico esplicativo, si può dire che il S. Fran-
cesco Saverio è stato raffigurato dall'artista
nell'atto di pronunciare il suo famoso: « Ba-
sta, mio Dio, del vostro amore » e di voler re-
care sollievo al suo petto bruciante di carità,
col liberarlo dall'oppressione della cotta, se-
condo che venne ritratto nel più autorevole
quadro che di lui possedevano i Gesuiti, qua-
dro inviato dall'Indie nel 1583, e giusta il
quale venne fissata la rappresentazione ico-
nografica del nuovo Apostolo dell'Oriente (').
,S. Filippo Neri è effigiato nel suo solito mi-
stico rapimento. S. Teresa è stata giusta-
nìente concepita dal Ferri nella posa e con
gli attributi soliti dei Dottori della Chiesa;
che tale si può dire sia stata colei tanto spesso
citata come maestra di spirito dai grandi
scrittori della controriforma. S. Isidoro agri-
cola viene presentato nell'atto di far scatu-
rire dalla terra inaridita per lunghissima
siccità un'abbondante e fresca polla d'acqua,
onde dare sollievo ai contadini assetati.
Concludendo; le quattro statue del Ferri,
per essere oggi quasi certamente l'unico esem-
pio di una particolare attività dell'artista (con
la probabilità che abbiale modellate egli
stesso), e per essere inoltre un notevole esem-

Vado debitore di questi dati alla cort