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BILANCIO

Il bilancio è un documento redatto dagli amministratori a fine esercizio in cui si rappresenta la situazione
patrimoniale e finanziaria dell’azienda, ed il risultato economico dell’esercizio. Il bilancio serve per il
controllo della gestione ed è fondamentale per valutare l’efficienza dell’impresa. Le società di capitali
hanno l’obbligo di redazione del bilancio e devono depositarlo presso la Camera di Commercio; queste
società hanno autonomia patrimoniale perfetta, ciò significa che vi è una separazione tra il patrimonio
dell’azienda e il patrimonio personale dei singoli soci. Per quanto riguarda le microimprese, la direttiva
europea del 2013 concede degli sconti in termini di bilancio, ad esempio prevede che non vengano redatti
nota integrativa e rendiconto finanziario.

I destinatari del bilancio sono sia i soggetti interni (imprenditori o soci di maggioranza, personale
dipendente, amministratori, management), sia i soggetti esterni (soci di minoranza, fornitori, finanziatori,
banche, clienti, comunità locale, nazionale ed internazionale).

Le funzioni del bilancio sono le seguenti:

 Funzione informativa: per futuri investitori, od anche attuali; per i creditori, per valutare la
solvibilità dell’azienda; per lo Stato, per tassare l’utile che emerge dal Conto Economico di ciascuna
impresa; per i dipendenti, per valutare la situazione economica dell’impresa. Serve insomma agli
stakeholders, poiché le loro decisioni di investimento o di instaurare rapporti con l’impresa
derivano proprio dalla lettura del bilancio.
 Funzione organizzativa: serve a consentire l’applicazione di norme rilevanti per azionisti ed
amministratori, quali ad esempio:
1. Distribuzione dei dividendi, in funzione dell’utile conseguito e delle riserve disponibili.
2. Acquisto di azioni proprie.
3. Emissioni di prestiti obbligazionari.
4. Diminuzione del capitale sociale.
 Funzione fiscale. Principio della derivazione: il reddito complessivo è determinato apportando
all'utile o alla perdita risultante dal conto economico le variazioni in aumento o in diminuzione
conseguenti all'applicazione delle norme fiscali.

La funzione organizzativa deve impedire che il patrimonio sociale venga impoverito a vantaggio dei soci:
pertanto si impongono dei limiti alla società per quanto riguarda i comportamenti che, in qualche modo,
svantaggino i creditori, tramite un abuso di autonomia patrimoniale che invece avvantaggia i soci.
Le norme della funzione organizzativa condizionano la struttura del bilancio:

Art 2357 -> acquisto delle azioni proprie: la società non può acquistare azioni proprie se non nei limiti degli
utili distribuibili e delle riserve disponibili risultanti dall'ultimo bilancio regolarmente approvato. Possono
essere acquistate soltanto azioni interamente liberate.

BUY BACK: è l’operazione di acquisto di azioni proprie da parte di una società per azioni quotata. Il buy
back, o riacquisto di azioni proprie, segue insomma uno schema ben preciso che si articola per gradi:

1. La società riacquista alcune sue azioni;


2. Tali azioni vengono riassorbite e cancellate, poiché la società non può essere investitore di sé
stessa;
3. La cancellazione riduce il numero di azioni sul mercato;
4. Meno azioni ci sono, più aumenta il loro valore;
5. Essendo aumentato il loro valore, ogni azionista ha una fetta più grande della società e dunque un
maggior profitto.

Art 2327 -> ammontare minimo del capitale (SPA 50.000; SRL 10.000)
Art 2412 -> limiti all’emissione: la società può emettere obbligazioni per somme complessivamente non
eccedenti il doppio del capitale sociale, della riserva legale e delle riserve disponibili risultanti dall’ultimo
bilancio approvato.

Art 2433 -> distribuzione degli utili: non possono essere pagati dividendi sulle azioni, se non per utili
realmente conseguiti e risultanti dal bilancio regolarmente approvato.

Art 2446 -> riduzione del capitale per perdite: se risulta diminuito di oltre 1/3 a causa di perdite, si convoca
l’assemblea per prendere opportuni provvedimenti. Successivamente all’attuazione dei provvedimenti, se
la perdita non risulta diminuita entro l’anno successivo di almeno 1/3, si deve ridurre il capitale in
proporzione alla perdita. Serve il consenso dei terzi creditori.

Art 2447 -> riduzione del capitale sociale al di sotto del minimo legale: se, per la perdita di oltre un terzo del
capitale, questo si riduce al di sotto del minimo stabilito dall'articolo 2327, gli amministratori o il consiglio di
gestione e, in caso di loro inerzia, il consiglio di sorveglianza devono senza indugio convocare l'assemblea
per deliberare la riduzione del capitale ed il contemporaneo aumento del medesimo ad una cifra non
inferiore al detto minimo, o la trasformazione della società. L’aumento del capitale si può fare mediante
conferimento di beni o denaro da parte dei soci, con la costituzione di una nuova società, oppure mediante
il riacquisto di azioni proprie.

Principi contabili internazionali IAS: nascono allo scopo di standardizzare le regole di redazione del
bilancio. In Italia, i soggetti obbligati a redigere bilancio d’esercizio e bilancio consolidato sono i seguenti:
società quotate, banche e intermediari finanziari, società assicurative quotate, società assicurative non
quotate con riferimento al solo consolidato. Le società di capitali che superano i limiti dimensionali dell’art.
2435 bis hanno la facoltà di redigere il bilancio secondo IAS.

Principi contabili nazionali OIC. Sono emessi dall’Organismo Italiano di Contabilità, nato nel 2001 per
costituire principi contabili comuni. Prima di essere applicati, sono inviati alla Banca d’Italia, alla Consob, al
Ministro dell’economia e all’Agenzia delle entrate, i quali emettono un parere non vincolante.

IL REDDITO

Il reddito è l’incremento o il decremento che, in un determinato periodo di tempo, il capitale dell’azienda


subisce per effetto della gestione aziendale (si parla di reddito totale). Il reddito d’esercizio è il risultato
economico conseguito con la gestione di un periodo amministrativo. Lo si può calcolare in modo sintetico o
in modo analitico.

 Procedimento sintetico: il reddito si calcola come incremento o decremento del patrimonio netto
in un periodo amministrativo per effetto della gestione.
i. Se il PN finale = PN iniziale, allora la gestione si è chiusa in pareggio.
ii. Se il PN finale > PN iniziale, la gestione ha prodotto un incremento del patrimonio netto, e il
reddito viene chiamato utile.
iii. Se il PN finale < PN iniziale, il reddito rappresenta il decremento del patrimonio per effetto
della gestione e viene chiamato perdita.

Tuttavia il procedimento sintetico non dice nulla sugli elementi positivi e negativi che hanno
determinato la formazione del reddito e la misura in cui questi hanno contribuito a formarlo.

 Procedimento analitico: il reddito è dato dalla differenza tra ricavi di competenza e costi di
competenza dell’esercizio.

Il reddito d’esercizio è quindi un valore economico perché nasce da un processo di valutazione, ma è anche
una quantità soggettiva ed astratta poiché, essendo frutto di una scelta valutativa, la sua entità è sempre
una misura soggettiva. Il reddito è una grandezza astratta perché non si può determinare in misura univoca,
in quanto dipende dalle logiche e dai criteri scelti ai fini della valutazione (es. per il problema della
competenza).
LA COMPETENZA

Un costo è di competenza quando ha trovato il rispettivo ricavo, oppure non lo troverà mai più. Se si ritiene
che il rispettivo ricavo ci sarà, allora il costo va rinviato. Oggi i principi contabili dicono che i ricavi della
vendita del bene si hanno quando i rischi e i benefici collegati alla proprietà vengono trasferiti. Quindi
solitamente il ricavo si ha quando si trasferisce la proprietà del bene. Nel caso di prestazione di servizi, il
ricavo si ha quando si realizza il servizio.

La competenza è sempre un problema per un’impresa. Le imprese che non hanno problemi di competenza
sono quelle che non superano l’esercizio e che vengono create per un fine definito (esempio: servizi per un
evento a Roma).

Il problema della competenza consta di 3 parti:

1. Il problema della competenza si pone perché alla chiusura del bilancio ci sono ancora operazioni in
corso. Si opta per il rinvio del costo in base a se il bene ha vita utile e se produrrà ricavi.
2. Ai fini della competenza bisogna stabilire, su basi convenzionali, quando considero manifestati costi
e ricavi. Es: per i costi, quando pago il fornitore; i principi contabili stabiliscono che si considera
manifestato un costo quando ne assumo rischi e benefici. Per i ricavi, può essere fatta una scelta
convenzionale tra: ordine del cliente, prestazione del servizio, scadenza della garanzia, incasso…
3. Individuare la logica di correlazione di costi e ricavi: logica del rinvio dei costi e logica
dell’anticipazione dei ricavi.

LOGICA DEL RINVIO DEI COSTI. Si considerano di competenza solo i ricavi conseguiti nell’esercizio. I ricavi
attesi non partecipano alla formazione del reddito. Ai ricavi conseguiti sono contrapposti i costi sostenuti
nell’esercizio, tranne quelli che troveranno recupero nei successivi periodi amministrativi.

Recuperabilità dei costi: serve a verificare se il costo rinviato troverà o meno il corrispettivo ricavo. Si
utilizzano due metodi differenti:

 Vincolo del pareggio contabile: i costi sono recuperabili e quindi possono essere rinviati al futuro se
i ricavi che l’impresa stima di conseguire in futuro permettono di garantire almeno il pareggio
contabile (ricavi=costi). È il caso delle rimanenze.
 Vincolo del pareggio economico: i costi sono recuperabili se è ragionevole ipotizzare che nei futuri
esercizi il flusso dei ricavi attesi permetterà di coprire i costi ed anche di remunerare congruamente
il capitale proprio (adeguato livello di surplus). È il caso delle immobilizzazioni.

LOGICA DELL’ANTICIPAZIONE DEI RICAVI. Competono all’esercizio:

 Ricavi conseguiti nell’esercizio


 Ricavi che si presume saranno conseguiti nei prossimi esercizi
 Costi che si sono sostenuti nell’esercizio
 Costi che si presume saranno sostenuti nell’esercizio per il conseguimento dei ricavi attesi.

Anticipando i ricavi, vengono anticipati anche gli utili futuri. Con questa logica si può determinare il valore
dell’impresa, in quanto gli utili sono espressi al valore attuale, mediante un tasso di attualizzazione che
coincide con il tasso di congrua remunerazione.

Il valore dell’impresa è, in termini finanziari, il valore attuale dei flussi dei benefici (flussi di cassa) che
realizza ogni anno. Questo valore è dato anche dall’avviamento, che è la capacità dell’azienda di produrre
sovraredditi. La rendita definisce il valore dell’impresa. Es: una società ha una rendita di 300.000 € che si
traduce in liquidità che permette di distribuire gli utili; ma in realtà l’utile non è 300.000. il risultato di
bilancio è positivo (300.000) ma la liquidità è -300.000 (flussi di cassa). Anche se nel breve periodo i risultati
saranno diversi, nel lungo periodo tenderanno a coincidere. Es n.2: se vi è un ristorante nella zona centrale,
il suo guadagno è più o meno stabile visto che è difficile che la sua posizione diventi sfavorevole,
soprattutto se è un’azienda presente da diversi anni; diverso è il caso del nuovo ristorante in una zona
periferica, visto che la rendita può cambiare facilmente se ad esempio apre un concorrente a prezzi
migliori.

Principio 1 della finanza: una lira oggi vale più di una lira domani. Quindi, chi si priva di una somma di
denaro oggi fa un sacrificio che dev’essere remunerato.

Principio 2 della finanza: una lira sicura vale più di una lira rischiosa. Quindi, già il fatto di aver messo a
rischio il mio denaro deve comportare una remunerazione.

Questi principi vengono utilizzati dall’imprenditore per valutare la sua azienda.

Tasso d’interesse: per remunerare il rischio del prestito, la privazione del denaro a colui che presta e come
costo del denaro (inflazione) remunerato -> 3 fattori: rischio, perdita, fattore temporale. Per decidere in
quale azienda investire bisogna tener conto di diversi fattori e soprattutto della propensione al rischio:
bisogna determinare il tasso di attualizzazione, mediante la formula …

Per definire il tasso di attualizzazione, l’imprenditore parte dal tasso di congrua remunerazione, visto che si
tiene conto del capitale e del possibile dividendo spettante ad ogni socio.

RENDICONTO FINANZIARIO

Il rendiconto finanziario è un documento finanziario del bilancio d'esercizio, in cui una società riassume
tutti i flussi di cassa che sono avvenuti in un determinato periodo. Si prende in considerazione sia il conto
economico che lo stato patrimoniale. La generazione di un costo si ha all’inizio del ciclo economico
dell’azienda ma non sempre l’uscita monetaria coincide con questo momento (es. caso di pagamento
dilazionato). Per reperire il denaro per colmare il gap dei costi, si può ricorrere: al proprio capitale, ad un
nuovo socio, ai finanziamenti. La stessa sfasatura temporale si può creare con i ricavi, quando permetto al
cliente di pagare in forma dilazionata. Si crea così una differenza di valori tra il conto economico e il
rendiconto finanziario.
Il rendiconto finanziario serve per analizzare le dinamiche finanziarie dell’impresa, cioè la capacità
dell’impresa di generare flussi finanziari necessari per svolgere la propria attività. Al suo interno si
espongono i flussi di cassa, cioè le entrate e le uscite monetarie dell’esercizio divise in aree gestionali
(operativa, investimento e finanziamento) comuni a tutte le aziende per suddividere e classificare costi e
ricavi. Nell’area operativa confluiscono i costi della gestione caratteristica (margine operativo lordo);
nell’are finanziaria si tiene conto dei costi relativi ai vari finanziamenti (risultato d’esercizio). Definisce la
situazione finanziaria dell’azienda.
L’art 2423 ha reso obbligatorio anche lo schema del rendiconto finanziario. L’art 2425 definisce le aree
gestionali da tener conto nella redazione del rendiconto finanziario. Lo IAS 1 definisce lo schema del
rendiconto. Lo IAS 7 illustra i principi contabili per redigere il rendiconto. L’OIC 10 definisce struttura,
principi contabili, e modalità per redigere il rendiconto. Per redigere il rendiconto si prendono il Conto
economico dell’anno precedente e lo Stato patrimoniale di 2 anni precedenti.

Predisposizione: si prendono CE e SP entrambi riclassificati (CE riclassificato con evidenza del margine
operativo lordo, e SP riclassificato per aree gestionali: operativa, finanziaria, investimenti). Per quanto
riguarda lo SP, si tiene conto delle variazioni di attività e passività per 2 anni consecutivi. Per quanto
riguarda il CE, il rendiconto accoglie costi e ricavi relativi a ciascuna area gestionale. Questi valori nel
rendiconto definiscono i flussi di cassa del periodo considerato; i flussi risulteranno dalle variazioni
intervenute nelle disponibilità liquide.

Vi sono due modi per costruire il rendiconto finanziario:

 Metodo diretto, meno applicato, richiede una contabilità molto analitica.


 Metodo indiretto. Il punto di partenza è il risultato d’esercizio (sostituito dal margine operativo
lordo), al netto da quelle variazioni che non hanno avuto manifestazione monetaria (es
ammortamento); poi si tiene conto dei risultati della gestione degli investimenti e della gestione
finanziaria, nonché delle variazioni del capitale circolante netto (incrementi e decrementi di cassa).
Gestione operativa: fa riferimento al core business, cioè all’attività caratteristica. Comprende sia i costi per
approvvigionamento, sia per i lavoratori, produzione ecc, sia i ricavi relativi alla vendita. Si deve tener conto
anche del lato finanziario se sorgono dei crediti o debiti a seguito di dilazioni di pagamento. Tenendo
presente questo flusso finanziario, bisogna comunque cercare di mantenere l’attività aziendale, di
remunerare il capitale proprio e di terzi, ed effettuare nuovi investimenti senza ricorrere a flussi finanziari
esterni. I ricavi comprendono sia i ricavi della vendita caratteristica sia altri ricavi, es affitti.

Gestione degli investimenti: comprende tutte le variazioni prodotte dall’acquisto e/o dalla vendita delle
immobilizzazioni.

Gestione finanziaria: comprende le operazioni relative all’ottenimento e al rimborso dei vari finanziamenti
richiesti (sia sotto forma di capitale di rischio, che di capitale di credito).

CFO (cash flow operativo, o flusso di cassa operativo):

o Equity, capitale proprio.


o Debts, capitale di terzi.
o Mezzanine/mini bond, altri finanziatori.

Seniority: si rimborsano prima le forme di finanziamento a breve e poi quelle a lungo. Dopo aver rimborsato
anche l’equity, il restante flusso di cassa costituisce la cassa dell’azienda.

Il cash flow operativo dipende anche dal modello di business aziendale.

CONTO ECONOMICO RICLASSIFICATO A VALORE AGGIUNTO

Il VALORE AGGIUNTO è l’incremento di valore che l’azienda ha realizzato nello svolgimento della sua
attività, mediante impiego di fattori produttivi e di servizi di terzi.

Il MARGINE OPERATIVO LORDO (ebitda) rappresenta una prima approssimazione dell’autofinanziamento


operativo realizzato mediante l’attività caratteristica dell’azienda.

Il REDDITO OPERATIVO (ebit) rappresenta la redditività dell’azienda.

STATO PATRIMONIALE RICLASSIFICATO


ATTIVO IMMOBILIZZATO: al netto degli ammortamenti; beni destinati a contribuire a produrre utilità per
più cicli produttivi.

CAPITALE CIRCOLANTE NETTO: attività e passività derivati dal processo di acquisto, trasformazione e
vendita dei beni o servizi offerti dall’impresa.

POSIZIONE FINANZIARIA NETTA (debiti – cassa) rappresenta l’indebitamento al netto di eventuali


disponibilità di cassa.

PATRIMONIO NETTO: capitale di rischio versato dagli azionisti della società.

ART.2423: principi di redazione del bilancio

Parla della redazione del bilancio ed è applicabile a tutte le società di capitali. Non seguono la disciplina del
codice le banche, le società che seguono gli IAS e i soggetti vigilati.

1. Gli amministratori devono redigere il bilancio di esercizio, costituito dallo stato patrimoniale [2424],
dal conto economico [2425], dal rendiconto finanziario, e dalla nota integrativa [2427].
La nota integrativa vale per le grandi imprese che superano i limiti imposti dall’art 2435 bis.
Categorie di imprese: grandi imprese, piccole imprese, micro imprese. Parametri da rispettare:
attivo / fatturato / dipendenti. Le agevolazioni concesse a piccole e microimprese sono regolati
dagli artt. 2435 bis e ter.

2. Il bilancio deve essere redatto con chiarezza e deve rappresentare in modo veritiero e corretto la
situazione patrimoniale e finanziaria della società e il risultato economico dell'esercizio. Il principio
di chiarezza implica la comprensibilità per tutti i destinatari e la trasparenza. La rappresentazione
veritiera impone di assumere un atteggiamento il più possibile neutrale ed oggettivo. La correttezza
si riferisce a criteri tecnicamente corretti in modo che la comunicazione non avvenga in modo
deviante. Gli altri principi sono elencati nell'art. 2423 bis.

3. Se le informazioni richieste da specifiche disposizioni di legge non sono sufficienti a dare una
rappresentazione veritiera e corretta, si devono fornire le informazioni complementari necessarie
allo scopo. Devono essere inserite nella nota integrativa. Rappresenta una norma di buon senso.

4. Non occorre rispettare gli obblighi in tema di rilevazione, valutazione, presentazione e informativa
quando la loro osservanza abbia effetti irrilevanti al fine di dare una rappresentazione veritiera e
corretta. Rimangono fermi gli obblighi in tema di regolare tenuta delle scritture contabili. Le società
illustrano nella nota integrativa i criteri con i quali hanno dato attuazione alla presente disposizione.

Vi è il problema del significato della rilevanza! Il comma 4 disciplina gli errori volontari, perché, in
questo caso, il bilancio si redige senza seguire le norme. Gli errori non volontari, invece, si
scoprono negli esercizi successivi e devono essere gestiti. OIC 29: se l’errore è irrilevante, gli effetti
si inseriscono in conto economico (es. fatture da ricevere, ci si dimentica di scriverle in bilancio o si
sbaglia la stima) e si considera costo di periodo; se l’errore invece è rilevante, devono andare a
rettifica del saldo del patrimonio netto iniziale.

5. Se, in casi eccezionali, l'applicazione di una disposizione degli articoli seguenti è incompatibile con la
rappresentazione veritiera e corretta, la disposizione non deve essere applicata. La nota integrativa
deve motivare la deroga e deve indicarne l'influenza sulla rappresentazione della situazione
patrimoniale, finanziaria e del risultato economico. Gli eventuali utili derivanti dalla deroga devono
essere iscritti in una riserva non distribuibile se non in misura corrispondente al valore recuperato. È
l’ammortamento che mi consente di recuperare il valore.
6. Il bilancio deve essere redatto in unità di euro, senza cifre decimali, ad eccezione della nota
integrativa che può essere redatta in migliaia di euro.

ART. 2423 BIS: elenca sei criteri per redigere il bilancio, completando l’art. 2423

1) La valutazione delle voci deve essere fatta secondo prudenza (quindi il c.c. dà ragione alla logica del
rinvio dei costi) e nella prospettiva della continuazione dell'attività, nonché tenendo conto della
funzione economica dell'elemento dell'attivo o del passivo considerato.

1-bis) Viene introdotto il principio della prevalenza della sostanza sulla forma giuridica. La rilevazione
e la presentazione delle voci è effettuata tenendo conto della sostanza dell'operazione o del contratto.

2) Si possono indicare esclusivamente gli utili realizzati alla data di chiusura dell'esercizio.

3) Si deve tener conto dei proventi e degli oneri di competenza dell'esercizio, indipendentemente dalla
data dell'incasso o del pagamento. Per determinare se costi o ricavi siano di competenza o meno, è
necessario determinare quando essi si manifestano, su basi convenzionali, e successivamente stabilire
la logica di correlazione tra costi e ricavi.

4) Si deve tener conto dei rischi e delle perdite di competenza dell'esercizio, anche se conosciuti dopo la
chiusura di questo. Quindi si prendono in bilancio anche le perdite non realizzate, a differenza degli
utili!

5) Introduce il principio atomistico, secondo cui gli elementi eterogenei ricompresi nelle singole voci
devono essere valutati separatamente. Lo scopo è quello di evitare una valutazione per masse che
potrebbe non rilevare delle perdite a causa della compensazione con gli utili derivanti da altri elementi.
Questo criterio è fondamentale nel magazzino, dove i singoli elementi sono valutati al minor valore tra
il costo e il valore di mercato, dove il costo si determina con lifo, fifo o costo medio ponderato.
Le rimanenze di magazzino vengono iscritte in bilancio al minore tra costo e valore di realizzo. I crediti
vengono valutati a portafoglio, e si deve tener conto del valore di presumibile realizzo; il codice impone
di scrivere in bilancio un accantonamento se un certo evento è di dubbia realizzazione (possibile
perdita).

6) I criteri di valutazione non possono essere modificati da un esercizio all'altro. Possono esservi
deroghe in casi eccezionali, ma la motivazione va inserita in nota integrativa. In alcuni casi ci sono
diversi criteri di valutazione, come ad esempio il magazzino che prevede i metodi di LIFO, FIFO e CMP,
ma una volta scelto il criterio, dev’essere applicato sempre lo stesso. Un altro caso è quello delle
partecipazioni qualificate, per cui sono previsti diversi criteri di valutazione.

OIC 29: quando ho un cambiamento di principi contabili, la rivalutazione va iscritta nello SP,
solitamente nella riserva degli utili (utili a nuovo).

ART. 2423 TER: riguarda la possibilità di modificare gli schemi di bilancio.

1. Salve le disposizioni di leggi speciali per le società che esercitano particolari attività, nello stato
patrimoniale e nel conto economico devono essere iscritte separatamente, e nell'ordine indicato, le
voci previste negli articoli 2424 e 2425.
2. Le voci precedute da numeri arabi possono essere ulteriormente suddivise; esse possono essere
raggruppate soltanto quando il raggruppamento, a causa del loro importo, è irrilevante ai fini
indicati nel secondo comma dell'articolo 2423 o quando esso favorisce la chiarezza del bilancio. In
questo secondo caso la nota integrativa deve contenere distintamente le voci oggetto di
raggruppamento.
3. Devono essere aggiunte altre voci qualora il loro contenuto non sia compreso in alcuna di quelle
previste dagli articoli 2424 e 2425.
4. Le voci precedute da numeri arabi devono essere adattate quando lo esige la natura dell'attività
esercitata.
5. Per ogni voce dello stato patrimoniale e del conto economico deve essere indicato l'importo della
voce corrispondente dell'esercizio precedente. Se le voci non sono comparabili, quelle relative
all'esercizio precedente devono essere adattate; la non comparabilità e l'adattamento o
l'impossibilità di questo devono essere segnalati e commentati nella nota integrativa.
6. Sono vietati i compensi di partite (cioè la compensazione di valori di segno opposto - ad esempio
crediti diversi e debiti diversi, banche attive con banche passive, interessi attivi con interessi passivi
- o di opposto significato - ad esempio ricavi di vendita con perdite su crediti).

ART. 2424: struttura dello Stato patrimoniale.

Lo stato patrimoniale è l'elenco, ordinato per categorie, delle attività e delle passività che, ad una certa
data, compongono il patrimonio della società.

L'Attivo è suddiviso in 4 classi principali, evidenziate da lettere maiuscole:

A. Crediti verso soci (si attiva solo in caso di aumento di capitale oppure al momento della
costituzione).
B. Immobilizzazioni:
1. Immateriali (costi d’impianto, di sviluppo, brevetti, licenze e concessioni, avviamento,
immobilizzazioni in corso e acconti, altre).
2. Materiali (terreni e fabbricati, impianti e macchinari, attrezzature, altri beni,
immobilizzazioni in corso e acconti).
3. Finanziarie (partecipazioni, crediti, altri titoli, strumenti finanziari derivati attivi).
C. Attivo circolante;
1. Rimanenze (materie prime, sussidiarie, di consumo, prodotti finiti e semilavorati).
2. Crediti (anche tributari).
D. Ratei e risconti.

La classificazione dei valori patrimoniali attivi si fonda sul criterio della destinazione degli stessi rispetto
all'attività ordinaria: devono essere iscritti tra le immobilizzazioni gli elementi patrimoniali destinati ad
essere utilizzati durevolmente (v. art. 2424 bis).

Il Passivo è suddiviso in 5 classi evidenziate da lettere maiuscole:

A. Patrimonio netto
1. Capitale sociale
2. Riserve varie
3. Utili o perdite portati a nuovo
4. Utile o perdita d’esercizio
B. Fondi per rischi e oneri;
C. Trattamento di fine rapporto di lavoro subordinato: è un debito perché è sicuro che lo devo pagare
ma non so quando).
D. Debiti; a differenza dell’attivo il legislatore chiede un’elencazione per natura del creditore senza
distinguere tra debiti a breve o a lungo termine, pur comunque indicano per ogni tipo di debito la
parte eccedente l’anno.
E. Ratei e risconti.

La classificazione è effettuata sulla base della natura delle fonti di finanziamento, in modo da distinguere in
particolare i mezzi di terzi dai mezzi propri. Il legislatore richiede per il passivo la separata indicazione dei
debiti i cui importi sono esigibili oltre l'esercizio successivo.

Le immobilizzazioni immateriali sono caratterizzate dalla mancanza di tangibilità. Esse sono costituite da
costi che non esauriscono la loro utilità in un solo periodo, ma manifestano i benefici economici lungo un
arco temporale di più esercizi. Le immobilizzazioni immateriali comprendono: i costi pluriennali;
l'avviamento; i beni immateriali (come diritti di brevetto e opere dell'ingegno).
Le immobilizzazioni materiali sono beni di uso durevole, costituenti parte dell'organizzazione permanente
delle imprese mercantili ed industriali.
Tra i crediti vanno indicati i crediti tributari e le imposte anticipate.
Il fatto che il capitale sociale debba essere iscritto al passivo del bilancio non vale a farlo considerare alla
stregua di una posta debitoria, ma rappresenta il valore netto di cui la società può disporre. Si iscrive al
passivo per la finalità contabile di far coincidere il totale del passivo con quello dell'attivo.
I debiti vengono distinti in base alla natura del rapporto da cui è derivato il debito.
I ratei e risconti misurano proventi ed oneri la cui competenza è anticipata o posticipata rispetto alla
manifestazione numeraria e/o documentale.

ART. 2424 bis: disposizioni relative a singole voci dello SP

1. Gli elementi patrimoniali destinati ad essere utilizzati durevolmente devono essere iscritti tra le
immobilizzazioni.
2. Le partecipazioni in altre imprese in misura non inferiore a quelle stabilite dal terzo comma
dell'articolo 2359 si presumono immobilizzazioni.
3. Gli accantonamenti per rischi ed oneri sono destinati soltanto a coprire perdite o debiti di natura
determinata, di esistenza certa o probabile, dei quali tuttavia alla chiusura dell'esercizio sono
indeterminati o l'ammontare o la data di sopravvenienza.
Quindi, il legislatore non consente di fare accantonamenti generici ma solo quelli destinati a coprire
delle perdite o dei debiti di natura determinata, di esistenza certa o probabile.
4. Nella voce: "trattamento di fine rapporto di lavoro subordinato" deve essere indicato l'importo
calcolato.
5. Le attività oggetto di contratti di compravendita con obbligo di retrocessione a termine devono
essere iscritte nello stato patrimoniale del venditore.
Se vendi un bene e ti impegni con il cliente a ricomprartelo, contabilmente non può iscriverti il
ricavo, perché fondamentalmente non si tratta di una vera e propria vendita. Il bene quindi va
iscritto nello SP perché il bene verrà riacquistato a un prezzo predeterminato senza trasferimento
di rischi e oneri. Il bene resta sempre nel patrimonio del soggetto anche se momentaneamente
sarà di proprietà di un altro soggetto.
6. Nella voce ratei e risconti attivi devono essere iscritti i proventi di competenza dell'esercizio esigibili
in esercizi successivi, e i costi sostenuti entro la chiusura dell'esercizio ma di competenza di esercizi
successivi. Nella voce ratei e risconti passivi devono essere iscritti i costi di competenza dell'esercizio
esigibili in esercizi successivi e i proventi percepiti entro la chiusura dell'esercizio ma di competenza
di esercizi successivi. Possono essere iscritte in tali voci soltanto quote di costi e proventi, comuni a
due o più esercizi, l'entità dei quali vari in ragione del tempo.
7. Le azioni proprie sono rilevate in bilancio a diretta riduzione del patrimonio netto.

ART. 2425: contenuto del Conto Economico

(vedere schema)

Il conto economico è l'elenco, ordinato per categorie, dei costi e dei ricavi di competenza dell'esercizio. A
differenza dello stato patrimoniale (v. art. 2424) la struttura del conto economico non è a colonne
affiancate ma a forma scalare, nel senso che elenca costi e ricavi in un'unica lista, con valore positivo o
negativo. Con le lettera A e B si confrontano i componenti positivi costituenti il valore della produzione con
i costi della produzione classificati per natura, cioè sulla base della natura del costo. I primi due
raggruppamenti - valore della produzione e costi della produzione - si riferiscono alla gestione caratteristica
e alla gestione accessoria. Le lettere C e D sono relative ai componenti positivi e negativi e alle rettifiche di
valore di natura finanziaria. Questi due raggruppamenti si riferiscono alla gestione finanziaria.
ART. 2425 BIS: iscrizione dei ricavi, proventi, costi ed oneri

1. I ricavi e i proventi, i costi e gli oneri devono essere indicati al netto dei resi, degli sconti, abbuoni e
premi, nonché delle imposte direttamente connesse con la vendita dei prodotti e la prestazione dei
servizi.
2. I ricavi e i proventi, i costi e gli oneri relativi ad operazioni in valuta devono essere determinati al
cambio corrente alla data nella quale la relativa operazione è compiuta.
L’operazione va iscritta al valore su cui applico il tasso di cambio. In caso di perdita, devo usare il
mastrino perdite su cambi per iscrivere il valore in più che devo pagare a seguito del tasso di
cambio.
3. I proventi e gli oneri relativi ad operazioni di compravendita con obbligo di retrocessione a termine,
ivi compresa la differenza tra prezzo a termine e prezzo a pronti, devono essere iscritti per le quote
di competenza dell'esercizio.
4. Le plusvalenze derivanti da operazioni di compravendita con locazione finanziaria al venditore sono
ripartite in funzione della durata del contratto di locazione.
Lease-back: vendite con rimpossessamento del bene in affitto per un periodo di tempo molto lungo
(es. Regione Lazio vende l’ospedale, affittandolo poi per un periodo di 99 anni, al termine del quale
l’ospedale torna alle Regione Lazio). La proprietà passa all’altra parte ma è solo un passaggio di
garanzia, visto che alla fine del periodo di tempo, anche se lungo, il bene torna al proprietario. Lo
spossessamento è fittizio perché la gestione resta sempre allo stesso soggetto. Il contratto di lease-
back è come se fosse una compravendita con obbligo di retrocessione, ma il codice le tratta in
modo diverso, prevedendo delle regole di contabilizzazione diverse.

ART. 2426: criteri di valutazione

1. Le immobilizzazioni sono iscritte al costo di acquisto o di produzione. Nel costo di acquisto si


computano anche i costi accessori. Il costo di produzione comprende tutti i costi direttamente
imputabili al prodotto. Può comprendere anche altri costi, per la quota ragionevolmente imputabile
al prodotto, relativi al periodo di fabbricazione e fino al momento dal quale il bene può essere
utilizzato; con gli stessi criteri possono essere aggiunti gli oneri relativi al finanziamento della
fabbricazione, interna o presso terzi; le immobilizzazioni rappresentate da titoli sono rilevate in
bilancio con il criterio del costo ammortizzato, ove applicabile.
Quindi: le immobilizzazioni vengono iscritte al COSTO, che può essere:
 Costo d’acquisto, cioè il prezzo del bene. Comprende anche i costi accessori come le spese
di trasporto, di collaudo, di montaggio…
 Costo di produzione: nasce il problema della determinazione dei costi di produzione, ad
esempio relativi alle costruzioni in economia. Vi sono alcuni costi che possono essere
direttamente imputabili alla produzione (materie prime e altri costi diretti) oppure
indirettamente imputabili e quindi bisogna ripartirli per le varie produzioni (utenze e altri
costi indiretti). Il costo di produzione quindi comprende:
 Costi direttamente imputabili al prodotto (materie prime, manodopera diretta…)
 Altri costi indiretti, per la quota ragionevolmente imputabile al prodotto, relativi al
periodo di fabbricazione (costi industriali). I costi indiretti che possono essere
imputati devono avere solo natura industriale (esclusi i costi di vendita, di ricerca e
sviluppo, amministrativi…)
 Oneri relativi al finanziamento della fabbricazione interna o presso terzi, nei quali è
incluso anche il fabbisogno finanziario dell’impresa che realizza l’impianto, la quale
è costretta a sostenere anticipatamente costi di produzione che si farà rimborsare
al momento della vendita.
Il fabbisogno finanziario nasce quando le uscite precedono le entrate; finché
un’azienda non ha autofinanziamento non avrà le giuste risorse per far fronte al
fabbisogno finanziario. Questo può essere eliminato ricorrendo al finanziamento
delle banche; in entrambi i casi dev’essere remunerato (quando il socio decide di
non prendersi gli utili andando a favorire l’autofinanziamento deve confrontare i
tassi di rendimento interni degli investimenti dell’azienda e il tasso di congrua
remunerazione: se il primo è maggiore del secondo conviene mantenere i soldi
nell’azienda, altrimenti conviene redistribuire e prendersi il dividendo).
La costruzione di un cespite genera sempre fabbisogno finanziario perché le ingenti
spese vengono sostenute sempre prima delle entrate.
Se l’azienda riesce ad eseguire la produzione non potrà capitalizzare i costi del
finanziamento, ma se per realizzare la produzione l’azienda si indebita allora potrà
dire di aver sostenuto dei costi per il finanziamento della fabbricazione; la società
avrà così fabbisogno finanziario che copre con il ricorso all’indebitamento, il quale
dà origine a maggiori interessi previsti che possono essere imputati tra i costi di
produzione. Il legislatore ha voluto porre sullo stesso piano chi acquista il cespite
presso terzi e chi se lo produce internamente; dà loro la possibilità di capitalizzare i
maggiori interessi passivi che derivano dalla fabbricazione del cespite come se
fosse un costo di produzione a tutti gli effetti. L’attivo patrimoniale rappresenta il
punto di partenza per determinare il fabbisogno finanziario; devo capire quanto
ogni investimento genera fabbisogno. Come fa la società a quantificare gli interessi
passivi? Deve rappresentare il fabbisogno finanziario e poi deve indicare quanto il
fabbisogno è variato (in aumento); bisogna vedere poi come l’impresa intende
coprirlo, se ad esempio vuole ricorrere ai debiti a breve o a lungo; quando
l’impresa quantifica l’ammontare dei debiti deve indicare quale parte dei debiti è
stata destinata alla copertura dell’incremento di fabbisogno dovuto alla
costruzione in economia e solo gli interessi che maturano nel periodo della
fabbricazione potranno essere capitalizzati.

2. Il costo delle immobilizzazioni, materiali e immateriali, la cui utilizzazione è limitata nel tempo deve
essere sistematicamente ammortizzato in ogni esercizio in relazione con la loro residua possibilità di
utilizzazione. Eventuali modifiche dei criteri di ammortamento e dei coefficienti applicati devono
essere motivate nella nota integrativa.
Non sono ammortizzabili perché hanno vita utile per un periodo illimitato i terreni, le opere d’arte
ed il marchio. Tuttavia, l’OIC 24 stabilisce che il marchio debba essere ammortizzato entro 20 anni
per ragioni di prudenza. L’ammortamento dev’essere fatto sistematicamente in ogni esercizio. Ciò
significa che dev’essere redatto un piano d’ammortamento, che può essere fatto a quote costanti,
a quote decrescenti o in base ad un parametro specificato. In ogni esercizio, occorre utilizzare
sempre lo stesso criterio e non bisogna mai interrompere l’ammortamento.

3. L'immobilizzazione che, alla data della chiusura dell'esercizio, risulti durevolmente di valore inferiore
a quello determinato secondo i numeri 1) e 2) deve essere iscritta a tale minore valore. Il minor
valore non può essere mantenuto nei successivi bilanci se sono venuti meno i motivi della rettifica
effettuata; questa disposizione non si applica a rettifiche di valore relative all’avviamento. Per le
immobilizzazioni consistenti in partecipazioni in imprese controllate o collegate che risultino iscritte
per un valore superiore a quello derivante dall'applicazione del criterio di valutazione previsto dal
successivo numero 4) o, se non vi sia obbligo di redigere il bilancio consolidato, al valore
corrispondente alla frazione di patrimonio netto risultante dall'ultimo bilancio dell'impresa
partecipata, la differenza dovrà essere motivata nella nota integrativa.
Quindi, se il cespite, dopo aver applicato le regole, risulta ad un valore durevolmente inferiore
rispetto a quello che dovrebbe essere, va iscritto a questo valore inferiore. Ovviamente, se vale di
meno lo devo svalutare. Come calcolare la svalutazione? In questo si prende in considerazione il
valore d’uso: è il valore del cespite attualizzando i flussi di cassa operativi futuri, quindi bisogna
prima calcolare i flussi operativi al lordo delle imposte e poi si applica il tasso di attualizzazione. È
l’OIC 9 che stabilisce il metodo di calcolo, dando due possibilità: alle grandi imprese suggerisce il
modello IAS 36, alle piccole e medie imprese suggerisce il modello “capacità di ammortamento”. In
quest’ultimo caso, gli amministratori devono redigere un piano economico di previsione e verificare
che la gestione produca dei margini economici in grado di coprire gli ammortamenti degli eventuali
investimenti degli anni futuri (cioè devono verificare che la gestione non finisca in perdita), si
applica il principio del pareggio contabile; se è prevista la perdita, devo svalutare le
immobilizzazioni caricando un maggior costo quest’anno per garantire il pareggio degli anni futuri.
Il modello ias 36 prevede se il valore netto contabile (costo – ammortamento) risulta maggiore del
valore recuperabile (maggiore tra valore d’uso e quello di mercato), allora in bilancio si dovrà
iscrivere il valore recuperabile e si dovrà svalutare l’immobilizzazione (si applica il principio del
pareggio economico).

4. Le immobilizzazioni consistenti in partecipazioni in imprese controllate o collegate possono essere


valutate, con riferimento ad una o più tra dette imprese, anziché secondo il criterio indicato al
numero 1), per un importo pari alla corrispondente frazione del patrimonio netto risultante
dall'ultimo bilancio delle imprese medesime, detratti i dividendi ed operate le rettifiche richieste dai
principi di redazione del bilancio consolidato nonché quelle necessarie per il rispetto dei principi
indicati negli articoli 2423 e 2423 bis. Quando la partecipazione è iscritta per la prima volta in base
al metodo del patrimonio netto, il costo di acquisto superiore al valore corrispondente del
patrimonio netto riferito alla data di acquisizione o risultante dall'ultimo bilancio dell'impresa
controllata o collegata può essere iscritto nell'attivo, purché ne siano indicate le ragioni nella nota
integrativa. La differenza, per la parte attribuibile a beni ammortizzabili o all'avviamento, deve
essere ammortizzata. Negli esercizi successivi le plusvalenze, derivanti dall'applicazione del metodo
del patrimonio netto, rispetto al valore indicato nel bilancio dell'esercizio precedente sono iscritte in
una riserva non distribuibile.
Il codice distingue tra partecipazioni iscritte nell’attivo circolante e quelle immobilizzate.
Partecipazioni iscritte nell’attivo circolante: si iscrivono al minore tra il costo e il valore di mercato,
esattamente come le rimanenze.
Partecipazioni immobilizzate qualificate: valutate con il criterio del costo – svalutazioni per perdite
durevoli, oppure con il metodo del patrimonio netto.
Partecipazioni immobilizzate non qualificate: si iscrivono al costo – perdite durevoli.

Metodo del patrimonio netto (applicabile solo per le partecipazioni): permette di valutare le
partecipazioni al valore del patrimonio netto relativo alla quota di partecipazione nella partecipata.
Quindi con il metodo del patrimonio netto, il valore della partecipazione può cambiare di anno in
anno, in base ai risultati conseguiti dalla partecipata. Quando la partecipazione è iscritta per la
prima volta al metodo del patrimonio netto, il costo d’acquisto superiore al valore corrispondente
del patrimonio netto può essere iscritto nell’attivo purchè siano indicate le ragioni nella nota
integrativa. La differenza dev’essere ammortizzata. Negli esercizi successivi le plusvalenze, date
dall’applicazione del criterio del patrimonio netto, devono essere iscritte in una riserva non
disponibile perché rappresentano degli utili non realizzati.

5. I costi di impianto e di ampliamento e i costi di sviluppo aventi utilità pluriennale possono essere
iscritti nell’attivo con il consenso, ove esistente, del collegio sindacale. I costi di impianto e
ampliamento devono essere ammortizzati entro un periodo non superiore a cinque anni. I costi di
sviluppo sono ammortizzati secondo la loro vita utile; nei casi eccezionali in cui non è possibile
stimarne attendibilmente la vita utile, sono ammortizzati entro un periodo non superiore a cinque
anni. Fino a che l’ammortamento dei costi di impianto e ampliamento e di sviluppo non è
completato possono essere distribuiti dividendi solo se residuano riserve disponibili sufficienti a
coprire l’ammontare dei costi non ammortizzati.
Vi sono tre condizioni di prudenza: consenso del collegio sindacale, un ammortamento non
superiore a 5 anni, riserve disponibili per coprire i costi non ammortizzati.

6. L'avviamento può essere iscritto nell'attivo con il consenso, ove esistente, del collegio sindacale, se
acquisito a titolo oneroso, nei limiti del costo per esso sostenuto. L’ammortamento dell’avviamento
è effettuato secondo la sua vita utile; nei casi eccezionali in cui non è possibile stimarne
attendibilmente la vita utile, è ammortizzato entro un periodo non superiore a dieci anni. Nella nota
integrativa è fornita una spiegazione del periodo di ammortamento dell’avviamento.
Uno dei metodi per acquisire un’impresa è l’incorporazione: la società incorporata “sparisce” e tutti
i suoi beni divengono di proprietà della società acquirente, quindi vi può essere compreso
l’avviamento. Se invece una società acquista solo una partecipazione nell’altra azienda, allora non
avrò avviamento ma solo un’iscrizione delle partecipazioni in bilancio.
L’avviamento comprende: acquisti, fusioni e conferimenti ma su questi ultimi non c’è una regola del
codice e quindi è lasciata una maggiore libertà di determinazione del valore. Questa norma si
riferisce solo ad acquisti a titolo oneroso poiché, se venisse iscritto nell’attivo un avviamento
generato internamente, si avrebbe anticipazione dei ricavi e quindi si violerebbe il principio della
prudenza.
L’ammortamento dell’avviamento è effettuato secondo la sua vita utile, e se non è possibile
stimare la vita utile, si ammortizza entro un periodo non superiore a 20 anni (OIC 24). Per vita utile
si intende il momento fino al quale persisterà la capacità dell’avviamento di produrre sovraredditi.

7. Il disaggio e l’aggio su prestiti sono rilevati secondo il criterio stabilito dal numero 8.

8. I crediti e i debiti sono rilevati in bilancio secondo il criterio del costo ammortizzato, tenendo conto
del fattore temporale e, per quanto riguarda i crediti, del valore di presumibile realizzo.
I crediti e i debiti si valutano all’esborso netto/incasso netto.
Il criterio del costo ammortizzato prevede che il credito ed il debito vengano iscritti in bilancio ad
un valore diverso da quello nominale, cioè al netto di tutte le operazioni che vengono fatte su un
credito o debito e su questo valore viene calcola il tasso di interesse effettivo (TAEG), e di anno in
anno una parte degli interessi va ad incrementare il valore del credito o del debito per far sì che alla
fine si allineano con l’effetto valore dell’esborso o dell’incasso (es. se la banca mi concede un
finanziamento di 1000 con interessi di 30, in bilancio scriverò 970. Il tasso d’interesse viene
calcolato sui 970 e ogni anno il valore del prestino aumenta fino ad arrivare a 1000).
Il problema dell’attualizzazione e del fattore temporale si pone quando crediti e debiti hanno
scadenza lontana e non producono interessi, oppure non li producono in linea con il mercato.
Secondo l’OIC 15 se il finanziamento è pluriennale e produce interessi in linea con il mercato, allora
si applica il metodo del costo ammortizzato e si calcola il TIR. Gli interessi attivi e passivi sono
determinati al tasso effettivo e crediti e debiti entrano in bilancio al loro valore netto; per
riallineare questo valore all’importo a scadenza di calcolano proprio gli interessi effettivi. Tener
conto del fattore temporale significa attualizzare: l’attualizzazione è necessaria se crediti e debiti
sono a lungo termine e se questi crediti e debiti non producano interessi pari al tasso di mercato.
Se gli interessi sono in linea con il mercato, la valutazione va fatta una volta sola, solo all’inizio
quando devo rilevare il finanziamento iniziale.
Con il modello del costo ammortizzato la società può decidere di svalutare i crediti che ritiene di
non riscuotere. Come si procede alla svalutazione dei crediti? Come si calcola il valore di
presumibile riscossione dei crediti verso clienti? I crediti vanno categorizzati in gruppi in base a
delle caratteristiche statistiche (crediti scaduti/crediti ancora buoni). Per ogni categoria si stima
statisticamente quale potrebbe essere la possibile perdita. Tuttavia, tutta la valutazione sul
presumibile valore di realizzo si basa su dei calcoli statistici che fissano le percentuali di insolvenza
per ogni categoria di crediti della società (la valutazione viene fatta per masse). La categorizzazione
dei crediti può essere fatta usando diversi metodi, l’importante è che permettano di valutare nel
modo migliore la percentuale di insolvenza: per esempio, in base alla scadenza, alla tipologia, al
debitore… Ci possono essere dei casi in cui non si può applicare il modello statistico, ma la
valutazione dev’essere fatta in modo analitico: in tal modo ogni credito va valutato singolarmente
perché il suo importo è elevato. Nella valutazione del valore recuperabile bisogna tenere conto
anche del fattore temporale: devo iscrivere nel fondo un valore che tiene conto del valore attuale
del credito che riscuoterò; il problema che sorge in questo caso è riuscire a stabilire quando riuscirò
a recuperare il credito, la scadenza; quindi l’attualizzazione non può essere fatta perché non
sappiamo la scadenza precisa del rimborso del prestito.
Il criterio del costo ammortizzato è applicabile anche ai titoli di debito, che sono cartolarizzati
(OIC20); i crediti cartolarizzati (es. titoli di stato) hanno una maggiore mobilità sul mercato
finanziario. I crediti cartolarizzati, o titoli di debito, sono le obbligazioni o i titoli di stato. Se il valore
nominale del titolo è 1000 e pago 970, iscrivo il titolo in bilancio a 970 e valuto l’obbligazione con il
criterio del costo ammortizzato. Il codice per i titoli parla solo di criterio del costo ammortizzato,
ma non ha previsto l’attualizzazione, perché normalmente il rendimento che offrono è il valore di
mercato, quindi già un valore attualizzati. Resta il dubbio se il costo ammortizzato si può applicare
anche ai titoli iscritti nel circolante: il codice al punto 9 fa capire che anche ai titoli del circolante si
può applicare il criterio del costo ammortizzato, ma l’OIC 20 dice invece che non ha senso adottare
questo criterio visto che hanno una breve scadenza e quindi è sufficiente una valutazione al costo.
8 bis- Le attività e passività monetarie in valuta sono iscritte al cambio a pronti alla data di chiusura
dell’esercizio; i conseguenti utili o perdite su cambi devono essere imputati al conto economico e
l’eventuale utile netto è accantonato in apposita riserva non distribuibile fino al realizzo. Le attività
e passività in valuta non monetarie devono essere iscritte al cambio vigente al momento del loro
acquisto.
Il codice fa distinzione tra: attività e passività monetarie, che devono essere valutate al tasso di
cambio al 31/12 (cambio di chiusura); attività e passività non monetarie, che vanno valutate al
tasso di cambio storico. Il cambio va fatto perché il codice civile stabilisce che la valuta di
riferimento per redigere il bilancio è l’euro, quindi ogni voce di bilancio di valuta estera dev’essere
cambiata. Per coprire il rischio di crediti o debiti in dollari, si possono acquistare derivati, oppure
fare operazioni di segno opposto in valuta estera. È un fenomeno solo finanziario che può portare
una perdita su cambi o un utile su cambi, a seconda delle movimentazioni del tasso di cambio.
L’utile netto che deriva dalla conversione dev’essere accantonato in una riserva non distribuibile,
perché non è un utile sicuro, perché non è detto che l’utile rimangia fino al momento della
scadenza. È previsto il divieto di distribuzione degli utili derivanti da cambi; il legislatore ha
previsto l’accantonamento di utili su cambi derivanti solo dalla differenza tra ricavi e costi, solo il
saldo tra utili e perdite su cambi. Quanto previsto dal legislatore in merito all’accantonamento ha
senso quando le differenze cambio sono prodotte da stessa valuta e che crediti e debiti abbiano
stessa scadenza perché in questo caso l’impresa sarebbe protetta dal rischio del cambio. Poiché
rispettare queste condizioni sarebbe stato troppo difficile, si è stabilito di accantonare il solo saldo
netto.

9. Le rimanenze, i titoli e le attività finanziarie che non costituiscono immobilizzazioni sono iscritti al
costo di acquisto o di produzione, oppure al valore di realizzazione desumibile dall'andamento del
mercato, se minore; tale minor valore non può essere mantenuto nei successivi bilanci se ne sono
venuti meno i motivi. I costi di distribuzione non possono essere computati nel costo di produzione.
Inoltre, è necessario a fine esercizio effettuare un confronto tra costo e valore di realizzazione
desumibile dall’andamento di mercato. Se risulta inferiore, la rimanenza va iscritta a tale minor
valore. La verifica della recuperabilità si fa con il vincolo del pareggio contabile.

10. Il costo dei beni fungibili può essere calcolato col metodo della media ponderata o con quelli: "primo
entrato, primo uscito" o: "ultimo entrato, primo uscito"; se il valore così ottenuto differisce in
misura apprezzabile dai costi correnti alla chiusura dell'esercizio, la differenza deve essere indicata,
per categoria di beni, nella nota integrativa.
Le rimanenze dei beni fungibili sono iscritte in bilancio al MINORE TRA VALORE DI MERCATO E
COSTO D’ACQUISTO O PRODUZIONE.

11. I lavori in corso su ordinazione possono essere iscritti sulla base dei corrispettivi contrattuali
maturati con ragionevole certezza.

I lavori in corso su ordinazioni sono lavori su commessa (OIC 23) e producono solo se un cliente
ordina il bene. Se il bene non dovesse essere prodotto, allora l’impresa dovrà restituire tutti i costi
sostenuti fino a quel momento + i danni, stessa cosa se a tirarsi indietro è il cliente. Per queste
aziende non si applica il criterio generale del costo, ma vanno iscritti i corrispettivi maturati fino a
quel momento. I lavori in corso si valutano: al metodo del costo (commessa completata), che li
considera come semplici rimanenze e quindi si valutano al minore tra costo e valore presumibile di
realizzo, e l’utile viene rilevato al momento della vendita; al metodo dei ricavi (metodo delle
percentuali di completamento), e la valutazione avviene sulla base dei corrispettivi contrattuali
maturati con ragionevole certezza, quindi prende utili maturati ma non realizzati, ed in questo
modo vìola il principio della prudenza. Fino al 2014 le imprese potevano scegliere quale metodo
applicare. Oggi l’OIC 23 prevede che in determinate condizioni, ossia quando la società riesce a
stimare il valore dei corrispettivi maturati, si deve applicare obbligatoriamente il metodo delle
percentuali di completamento.

11 bis) Gli strumenti finanziari derivati, anche se incorporati in altri strumenti finanziari, sono iscritti al fair
value. Le variazioni del fair value sono imputate al conto economico oppure, se lo strumento copre il
rischio di variazione dei flussi finanziari attesi di un altro strumento finanziario o di un’operazione
programmata, direttamente ad una riserva positiva o negativa di patrimonio netto; tale riserva è
imputata al conto economico nella misura e nei tempi corrispondenti al verificarsi o al modificarsi dei
flussi di cassa dello strumento coperto o al verificarsi dell’operazione oggetto di copertura. Gli
elementi oggetto di copertura contro il rischio di variazioni dei tassi di interesse o dei tassi di cambio o
dei prezzi di mercato o contro il rischio di credito sono valutati simmetricamente allo strumento
derivato di copertura; si considera sussistente la copertura in presenza, fin dall’inizio, di stretta e
documentata correlazione tra le caratteristiche dello strumento o dell’operazione coperti e quelle
dello strumento di copertura. Non sono distribuibili gli utili che derivano dalla valutazione al fair value
degli strumenti finanziari derivati non utilizzati o non necessari per la copertura. Le riserve di
patrimonio che derivano dalla valutazione al fair value di derivati utilizzati a copertura dei flussi
finanziari attesi di un altro strumento finanziario o di un’operazione programmata non sono
considerate nel computo del patrimonio netto per le finalità di cui agli articoli 2412, 2433, 2442, 2446
e 2447 e, se positive, non sono disponibili e non sono utilizzabili a copertura delle perdite.

Gli strumenti derivati sono dei contratti il cui prezzo è basato sul valore di mercato di un altro
strumento finanziario, definito sottostante. È un contratto regolato a data futura. I principali derivati
sono i FUTURE e FORWARD, ossia contratti a termine, il cui pagamento del prezzo avviene ad una
data futura prefissata (i future sono quotati); non pretendono un investimento iniziale. Poi vi sono le
OPZIONI, contratti che producono effetti obbligatori solo per una parte (quella che vende) mentre chi
compra l’opzione può anche rinunciarvi o modificare il prezzo; pretendono un investimento iniziale
diverso e maggiore di zero. I derivati presentano le seguenti caratteristiche:

 Sono contratti a termine a data futura.


 Il valore del diritto dipende da ciò che viene venduto.
 Il valore deve variare in base ad una variabile sottostante.
 Sono contratti con effetto leva (espongono al rischio di guadagni o perdite molto elevati).

Effetto leva (leverage): mediante l’effetto leva, i derivati consentono di acquistare o vendere delle
attività finanziarie per un ammontare superiore al capitale posseduto e di beneficiare di un
rendimento potenziale maggiora ma anche di esporsi al rischio di perdite molto elevate.

Variabile sottostante: l’OIC 32, principio contabile dei derivati, dice che la variabile sottostante da cui
dipende il valore dei contratti derivati deve avere natura finanziaria. Potrebbe anche avere una natura
non finanziaria, a condizione però che la varabile non sia specifica nell’economia delle parti (es. non
posso fare contratti legati alla mia ebitda ma posso fare contratti derivati legati al prezzo di mercato).
Se non fosse un contratto, lo IAS potrebbe considerarlo come un contratto assicurativo, piuttosto che
derivato.

I derivati sono iscritti in bilancio al FAIR VALUE, pur essendo incorporati in altri strumenti finanziari (es.
i titoli ibridi: le obbligazioni convertibili sono equiparate alle opzioni, quindi l’opzione va scorporata e
valutata al fair value). Es. ho un mutuo che mi dà l’opzione di estinguere anticipatamente con un
valore che dipende dall’EURIBOR del giorno di estinzione: questa opzione di estinzione anticipata è un
derivato.

Le variazioni di fair value sono imputate a Conto economico. Esempio: la società compra opzioni per
10.000; se al 31/12 le opzioni aumentano di valore a 13.000, in bilancio iscriverò nel dare dello SP
3.000 per aumntare il valore e in avere del CE 3.000 per la rivalutazione. Se l’opzione avesse perso
valore, la scrittura sarebbe stata speculare, con una svalutazione anziché una rivalutazione. Gli utili che
derivano dalle rivalutazioni non sono distribuibili perché sono degli utili non realizzati visto che
l’operazione è ancora in corso. La realizzazione si avrà solo quando si esercita l’opzione.

I derivati si possono iscrivere per fini speculativi (vietato per le imprese di capitali) ma la maggior parte
dei derivati hanno natura di copertura: derivati per la copertura del rischio cambi.

Rischio cambi: una società che vende in valuta estera, ad esempio in dollari, può coprire il rischio del
cambio acquistando FORWARD per mantenere il tasso di cambio ad un certo livello, visto che sarà
pagato dopo un certo periodo di tempo. In questo modo blocca il prezzo di vendita ad un livello
prefissato. L’oggetto di copertura possono essere crediti presenti in bilancio, ma posso coprire anche
le vendite attese o gli acquisti attesi con imprese estere.

Rischio sui tassi d’interesse: si utilizza la sottoscrizione di SWAP garantendosi così la possibilità di
pagare un tasso fisso anziché un tasso variabile. Si blocca il tasso d’interesse del debito. Oggetto di
copertura è la variazione degli interessi passivi: sono costi futuri che si sosterranno e che quindi non
sono presenti in bilancio.

Se lo strumento copre i rischi di variazione dei flussi finanziari attesi di un altro strumento finanziario,
oppure copre i rischi relativi ad un’operazione programmata, le variazioni del fair value sono imputate
ad una riserva di patrimonio netto: tale riserva è imputata a conto economico nella misura e nei tempi
corrispondenti al verificarsi dei flussi di cassa. Esempio: compro un derivato forward per coprire il
rischio di un acquisto programmato; il costo del forward è pari a zero; al 31/12 il contratto dev’essere
valutato; a seconda di come si muove il tasso di cambio cambia il valore del contratto (se il cambio sale
il valore del forward scende); il forward va valutato al fair value ma può essere iscritto in una riserve; il
valore del forard è sceso a -100 perché il tasso di cambio è salito, pertanto il forward va iscritto nei
fondi; la perdita non va iscritta in conto economico, perché è una perdita che verrò compensata in
futuro con maggiori utili e quindi non va presa quest’anno per poter prendere invece utili in futuro; i
100 che dovrei avere in dare del CE vengono iscritti in una riserva negativa di patrimonio netto.

Le riserve di patrimonio netto che derivano dalla valutazione al fair value di derivati utilizzati a
copertura dei flussi finanziari attesi NON sono considerate nel computo del patrimonio netto e se
positive NON sono disponibili e NON sono utilizzabili a copertura delle perdite.

La ratio della norma è proteggere il CE dalle variazioni del flusso facendo in modo che vengano prese
solo al termine dell’operazione. La perdita del forward è un costo che invece di prendermi tutto subito,
lo prendo al termine dell’operazione come rettifica di ricavi.

Regime alternativo facoltativo: divide i derivati di copertura in due tipi (COPERTURA AL CASH FLOW e
non al fair value!!!!!):

 Derivati che coprono voci non di bilancio (flussi finanziari futuri): valutazione al fair value. Le
oscillazioni di fir value sono presenti in riserve non distribuibile, e la riserva scende a CE
quando il flusso si verifica.
 Derivati di copertura con SWAP (serie di flussi finanziari): la riserva scende a CE ad ogni
scadenza di incasso o pagamento, poi ridetermino la riserva togliendo quella scesa a CE.

L’applicazione del criterio è del fair value è obbligatorio per i derivati NON di copertura. Distinzione tra
derivati di copertura e non:

 Derivati di copertura: idonei a mitigare o ad eliminare il rischio. C’è un elemento (costi, ricavi…) che
ho oppure avrò nel bilancio e che possono essere soggetti a rischio, quindi utilizzo un derivato per
compensare questo rischio. Le oscillazioni di valore del derivato sono contrarie a quello
dell’elemento di bilancio andando così a compensare, il derivato si muove in modo speculare
rispetto al rischio coperto.
Gli elementi oggetto di copertura (voci di bilancio: crediti, titoli, magazzino…) contro il rischio di variazioni
del tasso di interesse o dei tassi di cambi o dei prezzi di mercato o contro il rischio di credito sono valutati
simmetricamente allo strumento derivato di copertura.

Es: emissione di un bond da una società, valore di emissione 100 dollari, valore a scadenza 100 dollari,
scadenza a 5 anni, interesse fisso al 4%. Ci sono almeno 4 rischi diversi:

 Rischio di credito (che la società fallisca)


 Rischio di cambio
 Rischio di variazioni del tasso d’interesse (se il tasso sale all’8% allora dovrò vendere a 92
quindi incasso a 92 anziché a 100).
 Rischio di liquidità (rischio di non vendere al prezzo giusto perché non ci sono acquirenti).

Questi sono gli elementi che costituiscono il fair value del bond e che danno la possibilità di attuare diverse
strategie di copertura: 1) trascuro tutti gli altri rischi ma sottoscrivo uno SWAP per coprire il rischio cambio;
2) trascuro tutti gli altri rischi e sottoscrivo un IRS per coprire il tasso d’interesse trasformando il tasso fisso
in variabile; 3) trascuro tutti gli altri rischi e sottoscrivo un derivato che mi abbatte il rischio di insolvenza e
mi assicura la copertura del credito anche se la società dovesse fallire (sarà la società con cui sottoscrivo il
derivato a ripagarmi il bond se la società fallisce).

ANALISI DI BILANCIO PER INDICI

L’analisi di bilancio si fa per monitorare l’andamento della gestione e per fare previsioni per il futuro. È un
processo logico di analisi dei risultati contenuti nel bilancio d’esercizio di una data impresa per giungere alla
formulazione di un giudizio complessivo sulla gestione e sull’azienda come sintesi di una serie di giudizi
parziali su singole dinamiche aziendali. Le dinamiche aziendali sono le seguenti: redditività, struttura
patrimoniale e finanziaria, liquidità, flussi di cassa. La principale finalità dell’analisi di bilancio è il controllo
dell’equilibrio economico/finanziario dell’impresa. L’equilibrio comprende:

o Equilibrio economico, cioè la capacità di produrre redditi e di remunerare i fattori della produzione.
o Equilibrio patrimoniale, cioè la capacità di dotarsi di una struttura equilibrata in termini di capitale
proprio e di terzi.
o Equilibro finanziario, cioè la capacità di rispondere in modo tempestivo agli impegni finanziari
richiesti dalla gestione.

I destinatari dell’analisi o gli utilizzatori sono:

o Interni
 Soci, coloro che hanno investito e devono sapere come l’azienda sta andando.
 Amministratori, perché per amministrare devono fare affidamento sulle analisi per vedere
se le loro scelte sono giuste e per prendere delle decisioni monitorando la situazione.
 Dipendenti.
o Esterni
 Finanziatori, perché vogliono sapere come sta andando l’azienda per farsi un’idea sulla
capacità di rimborso.
 Fornitori, è come se fossero dei finanziatori quindi vogliono sapere se l’azienda sarà in
grado di pagare.
 Clienti, per valutare il brand o il valore dell’impresa, soprattutto per i clienti strategici.
 Mercato finanziario, per valutare la possibilità di concedere finanziamenti alle aziende.
 Concorrenti, per avere informazioni e adattarsi di conseguenza.

L’analisi di bilancio si effettua:

 Per indici, prevede la predisposizione di un modello di analisi che si basa sulla costruzione di
quozienti o indici relativi a voci di CE e SP.
 Per flussi, si realizza mediante la costruzione e l’analisi del rendiconto finanziario di due o più
esercizi.

Procedimento per realizzare l’analisi:

1- Riclassificare il bilancio. Ha lo scopo di ricomporre i dati di bilancio redatti secondo i principi


contabili sulla base di regole precise ai fini di ottenere degli aggregati con una migliore valenza
informativa. Il CE si riclassifica al valore aggiunto, lo SP si riclassifica in base al criterio funzionale.
2- Determinare gli indici di bilancio.
3- Analisi degli indici nel tempo e nello spazio (fase fondamentale).

Indicatori: grandezze in grado di fornire informazioni utili ad analizzare la situazione in cui versa l’azienda.
Possono essere: aggregati (somma algebrica di più grandezze); quozienti/indici (rapporto tra grandezze o
aggregati); margini (differenza tra valori o aggregati). Principali indicatori:

A. Di struttura, composizione fonti/impieghi


B. Di liquidità, capacità di onorare impegni a breve termine.
C. Di rotazione/durata, tempistica di monetizzazione del capitale circolante.
D. Di redditività, capacità di generare reddito tenuto conto delle risorse a disposizione.
E. Qualitativi.

 Indicatori di struttura:
 Margine primario di struttura (patrimonio netto – attivo immobilizzato). Se è maggiore di
zero vi è equilibrio finanziario e capacità di autofinanziamento e di ricorrere al capitale di
terzi. Se è minore di zero, non è sempre un fattore dannoso, ma la società utilizza parte del
capitale di terzi per finanziare delle attività operative.
 Indicatore primario di struttura (patrimonio netto : attivo immobilizzato). Se è maggiore di
1 le fonti consolidate riescono a finanziare attività immobilizzate ed in parte il capitale
circolante netto.
 Margine secondario di struttura [(patrimonio netto + debiti a medio/lungo) – attivo
immobilizzato].
 Indicatore secondario di struttura [(patrimonio netto + debiti a medio/lungo) : attivo
immobilizzato].

 Indicatori di liquidità:
 Current ratio (attivo corrente : passivo corrente).
 Quick ratio [(liquidità immediata + liquidità differita) : passivo corrente].

 Indicatori di rotazione:
 Incasso dei crediti commerciali [(crediti commerciali : ricavi) x 365]
 Pagamento debiti commerciali [(debiti commerciali : acquisti) x 365]
 Giacenza media magazzino (costo del venduto : valore magazzino). Indica quante volte gira
il magazzino negli acquisti.

 Indicatori di redditività:
 ROE (reddito netto : patrimonio netto), misura il rendimento dell’investimento dei soci e si
presta a fare analisi nel tempo e nello spazio, infatti si può valutare nel tempo paragonando
il ROE di diversi esercizi, o nello spazio, paragonando il ROE di diverse società dello stesso
settore.
Limiti: se il socio non ha costituito l’azienda ed ha acquistato un’azione successivamente,
paragonare l’utile al patrimonio netto non dà un risultato corretto. Il ROE va in crisi quando
il patrimonio netto non è paragonabile per capire l’entità dell’investimento dei soci.
Quindi, il ROE dà un’indicazione dell’investimento fatto dai soci non sempre corrispondente
al vero; inoltre, il patrimonio netto e il reddito netto sono determinati in base a convenzioni
che possono rendere problematico il confronto tra diverse società.
 ROI (reddito operativo : tot impieghi) (devo prendere la media degli investimenti
dell’anno!): misura la redditività degli investimenti della società in generale e NON dei
singoli soci. Se si ha un ROI elevato, si possono avere diversi vantaggi, come ad esempio la
capacità di contenere costi.
Limiti: il totale dell’attivo lo determino su base convenzionale.

 ROS: (reddito operativo : ricavi di vendita) è l’indice di redditività delle vendite e per certi
versi è più preciso del ROI perché è più facile il confronto nel tempo e nello spazio.
In realtà il ROI (reddito operativo : tot impieghi) = ROS (reddito operativo : vendite) x
CAPITAL TURNOVER (vendite : tot attivo).
Il CT ci dice quante volte gli investimenti fatti dall’impresa rigirano nel fatturato. Più è alto
meglio è. Se il CT fosse troppo basso e si avesse un totale attivo molto alto rispetto al
fatturato, si potrebbe avere un problema di business (cioè non si riesce a vendere) oppure
ho fatto degli investimenti troppo alti.

 Leverage (tot fonti / patrimonio netto) : livello di indebitamento, normalmente tra 1 e 2.

 EBITDA ( Valore della produzione - Costi delle materie prime - Costi dei servizi - Costi del
personale - Costi di funzionamento) : è un buon indicatore della redditività aziendale, indica
la redditività operativa di una società e quindi prende in esame solo la parte inerente ciò
che concerne business aziendale.

 EBIT: ricavi – costi – accantonamenti – ammortamenti. E’ il reddito che l’azienda è in grado


di generare prima della remunerazione del capitale.

ART. 2427 : nota integrativa

Funzioni:

 Spiegare nel dettaglio i movimenti e la composizione di alcune voci di bilancio che gli schemi di SP e
CE non spiegano.
 Riportare i fenomeno che non sono iscritti in bilancio, cioè quei fenomeni che non possono essere
indicati in numeri.
 Descrivere quali sono i principi contabili che vengono applicare per redigere il bilancio. Si devono
indicare i principi applicati quando il codice lascia delle alternative (ad esempio si deve dire se il
magazzino si valuta al LIFO, FIFO…, se i derivati sono di copertura o non ecc). Questa funzione è
molto importante per quei fenomeni che non sono disciplinati da principi contabili e quindi la nota
integrativa deve fornire tutte le informazioni sulle regole adottate per determinare i valori relativi a
queste fattispecie.

Con le nuove norme in vigore dal 2016, per le microimprese è facoltativa la redazione della nota
integrativa, mentre per le altre imprese è assolutamente obbligatoria.