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I precursori del romanzo utopico

Lingua e letteratura inglese (Università degli Studi di Napoli Federico II)

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I precursori del romanzo utopico:


Thomas More e Francis Bacon

Utopia e New Atlantis, di T. More e F. Bacon, sono state scritte da 2 lord cancellieri, a dimostrare come la
matrice fondamentale della letteratura utopica va ricercata nella politica. La narrativa utopica rappresenta
un modo impegnato per individuare precisi problemi politici e per indicare il modo migliore per risolverli.

La finzione narrativa in Utopia di Tommaso Moro


L’Utopia del More si presenta come il capostipite del genere, e soprattutto perché in essa sono presenti
tutti gli espedienti tecnici che ritroveremo nei romanzi utopici successivi. L’opera di More permette di
introdurre il discorso sulle origini di tal genere. Vedremo abbastanza facilmente le fonti letterarie che
hanno maggiormente influenzato il More. Le numerose convenzioni e gli artifici letterari di cui l'Utopia è
intessuta non si ritrovano perfettamente fusi però l'uso sapiente del linguaggio e la sua raffinatezza formale
sono presenti. Il lettore che si accosta all’utopia rimane sconcertato dal fatto che a un contenuto così
scopertamente fittizio e immaginario venga premessa una cornice storicamente determinata, incluso lo
stesso More. Tale contrasto è sottolineato dalle lettere che More e letterati umanisti si scambiavano tra
loro e venivano premesse nell’opera. L’importanza di questa corrispondenza consiste nel fatto che il
problema che vi si dibatte è proprio se il More abbia inventato o riportato un dialogo reale. Alla base
dell’Utopia c'è il problema fondamentale della finzione letteraria. Nella seconda lettera a Peter Giles
riprende il tema della finzione in maniera esplicita e diretta. Questa lettera non sarà presente nella edizione
curata da Erasmo, perché essa svela in maniera troppo evidente le allusioni del testo e la finzione realistica.
More attua un'operazione ironica: consiste nell'assegnare alla sua isola nomi, il cui significato si nega nel
momento stesso che si enuncia, rivelando al lettore erudito che Utopia è una funzione.
Con uno stile volutamente colloquiale il More racconta un episodio della sua vita l’uomo pubblico, in cui
incontra il suo amico Peter Giles che sta parlando con Raphael Hythloday. Dopo l’incontro la finzione
fondamentale dell’intera opera è stabilita: nel primo libro si riporta un colloquio tra i 3 la cui funzione è di
analizzare, criticare le istituzioni; nel secondo libro, in forma sistematica, è, quasi del tutto priva di dialogo,
esposta la costituzione politica di Utopia. La divisione bipartitica testimonia la derivazione genetica di
questo genere dalla satira latina (Orazio, Persio, Giovenale): alla prima parte negativa in cui vengono
esposti i vizi e le follie degli uomini e della società, subentra la positiva che stabilisce i principi e le norme di
comportamento, a cui l'uomo si deve attenere in una possibile nuova società. La finzione letteraria
dell’utopia è raggiunta tramite un complesso e intricato rapporto autore-narratore-personaggio. In Utopia
non viene stabilita una qualsiasi convenzione letteraria, bensì viene creata una struttura formale tale da
poter introdurre il punto di vista dell’estraneità nella figura del personaggio-viaggiatore Raphael Hythloday
elemento portante di ogni romanzo utopico successivo. Schematizzando si può dire che si hanno i seguenti
punti di vista a cui corrispondono altrettanti piani di lettura:
I. More-autore, cittadino e sceriffo della Nobile città di inghilterra, che scrive le lettere della parte
introduttiva.
II. More-narratore-personaggio che interviene direttamente come persona nel dialogo del primo
libro.
III. More-Hythloday: le opinioni espresse dal secondo rappresentano senza dubbio pensieri del
More, che però non vengono espressi direttamente, ma in maniera mediata.
La precisa consapevolezza da parte dell'autore della finzione e dei relativi espedienti tecnici fanno di questo
libro un precursore, non solo del romanzo utopico, ma del romanzo “tout-court”.
L’Utopia fu redatta in latino ed è sempre stata presa in considerazione maggiormente dalla critica filosofica
e politica che non da quella letteraria. La lingua latina era il veicolo delle opere scientifiche e filosofiche e
permetteva una circolazione molto più libera a un libro come l’Utopia che metteva a nudo le ingiustizie
sociali più flagranti, causate dall’incipiente processo di accumulazione capitalistica.

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Il viaggio e il “personaggio-viaggiatore”
Nell'Utopia di T. More il viaggio non è descritto esplicitamente: nel primo libro Hythloday dopo aver visitato
svariati paesi, fra cui l’Utopia, osserva le istituzioni politico-sociali dell'Europa e in particolare
dell'Inghilterra secondo un “punto di vista estraneo”. Hythloday è il “viaggiatore-filosofo”, che dopo aver
scoperto la perfezione, non riesce più ad adattarsi ad una realtà meschina e corrotta. Ma proprio l'essere
“consumed by his utopian ideal” gli permette di assumere quell’atteggiamento di estraneità nei confronti
della realtà politica. Il viaggio, per Hythloday, rappresenta una forma di libertà dalle costrizioni, dai limiti
che la società gli impone. (Aspetto esteriore Hythloday-> mancanza di conformismo).
Raphael è il filosofo umanista del Rinascimento, che conosce i classici, che non accetta di entrare al servizio
del potere, perché vuole essere libero di foggiare la sua vita, libero da tutti i legami di tradizione.
La scelta del nome del personaggio, da parte di More, è emblematica: Raphael->angelo guaritore e che
rivela le “opere di Dio”. Raphael è anche un filosofo-profeta: viaggiare significa ricercare con ostinazione la
verità, per poi annunciarla. Il viaggio ha un carattere iniziatico, forse ripreso da More dalle leggende delle
“isole fortunate”.
L’atteggiamento di Hythloday è tipico dello straniero che descrive modi e costumi diversi dai propri, che
sente la necessità di affermare di dire il vero. L’atteggiamento di globale estraneità nei confronti della realtà
che si è lasciato dietro si rivela nel secondo libro attraverso la tecnica dell’inversione dei valori, cioè si rende
conto che nel mondo d'Utopia i valori sono completamente invertiti.
Attraverso la presentazione di questa nuova società si ha, implicitamente, la critica alla società inglese, a
differenza del primo libro, in cui la critica era diretta. Episodio oro->critica spirito coloniale, febbre dell'oro.

La funzione del dialogo in Utopia


Ci sono numerosi piani di lettura che si intersecano, per offrire un messaggio cifrato, indiretto. L’Utopia
presuppone quindi un lettore intelligente e colto.
Effetti ironici: una medesima affermazione può essere interpretata a seconda del personaggio a cui si
riferisce.
Polifonia voci->dialogo platonico
Nel corso dell’opera, More-narratore-personaggio si viene a configurare come una sorta di “anti-
hythloday”. I due personaggi, pur dialogando in maniera equilibrata, sono su due posizioni antitetiche:
Raphael è filosofo idealista, non vuole scendere a compromessi con la realtà, More è il filosofo pratico, è
per la politica di compromesso. Raphael è il filosofo umanista del Rinascimento, sradicato dal contesto
sociale, che persegue una verità ideale che contiene implicitamente la negazione della pratica del mondo.
Per alcuni critici, More-personaggio si deve identificare con More-autore, e la sua posizione risulterebbe
antitetica rispetto a quella di Raphael. Per altri, invece, More ha introdotto questo artificio letterario come
una sorta di maschera per potersi riparare e per poter esprimere più liberamente le idee di Hythloday.
Johnson->Utopia “open-ended book”: i problemi vengono esposti senza nessuna presunzione di risolverli.
Accanto ai valori morali vengono formulate delle proposte che non hanno la pretesa di essere definitive. Il
dialogo platonico viene arricchito dall’apporto della cultura letteraria del tempo e dalla sua esperienza di
giudice.
Nel dialogo si verifica un processo di chiarificazione verso la verità alla quale si giunge attraverso una
presentazione e disamina imparziale dei vari aspetti del problema.
Peter Giles, che da avvio al dialogo, rappresenta l'opinione banale dell'uomo comune, quella che si deve
scartare; il vero dialogo si sviluppa al di fuori della figura di Giles.
Dopo la perorazione di Raphael a favore dell’eliminazione della proprietà privata, le parole di chiusura di
More lasciano il lettore pieno di perplessità: non dice chiaramente la sua opinione, l’opera si chiude nel
dubbio, e il compito di risolvere questi quesiti viene lasciato al lettore. La lezione da trarre è che due idee
così contrarie possono essere esposte liberamente in un dialogo sereno e civile.

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Il dialogo esprime la convinzione di More che le idee diverse si possono confrontare in un clima di
tolleranza, che la parola possa risolvere i problemi senza l'uso della violenza. Questa interpretazione
concorda con la vita di More, che conosce le necessità del compromesso.

L'inventività verbale
L'opera è una sorta di miniera della quale si trovano numerosi altri espedienti tecnici (cartine, mappe, nuovi
segni grafici) che verranno fatti propri e sviluppati dai romanzi utopici successivi. La pretesa ricerca
sistematica della verosimiglianza definita la tecnica del realismo fantastico si articola anche in copia
attraverso una serie di artifici esterni: cartina dell’isola, l’alfabeto utopiano con un esempio di versi scritti in
questa nuova lingua e infine la vignetta silografica presente nell’edizione di Basilea del 1518, dove è
raffigurato Il giardino della casa di More, palcoscenico su cui si svolge il play. Questi espedienti, oltre a
provocare effetti ironici sul lettore che comprende il loro carattere di artificio, permettono di penetrare
maggiormente nella grammatica del discorso utopico. Un’analisi delle due carte dell’Isola del 1516 mette in
evidenza come Utopia, proprio per il suo essere un luogo altro, non si può rappresentare. La prima carta
tenta in maniera approssimativa di raffigurare l’isola, con una forma di schematizzazione simbolica
piuttosto rudimentale. La seconda carta suggerisce un’area di paesaggio familiare, sottolineata non solo
dall’aspetto dei castelli di tipo germanico ma anche per la presenza dei tre personaggi posti in primo piano.
Siamo lontani all’atmosfera di totale estraneità tipica del paesaggio utopico. Il più delle volte la loro
raffigurazione diverge da quanto è detto nel testo. Esse sottolineano che l’Utopia, come luogo altro, non
solo non è rappresentabile, ma che la sua unica realtà è quella del testo. Nel coniare i nomi propri per
designare i monti, i fiumi, le città, i governanti, non si può non sottolineare l’aspetto di gioco intellettuale
presente nel More, aspetto che lo accomuna agli altri umanisti del tempo (era nella pratica di questi
umanisti Servirsi del gioco per affrontare argomenti della massima importanza). Questi Bizzarri nomi propri
di cui traboccano le pagine dell'opera (Anidro, Ademo, Amaurato, Anemolio) hanno come caratteristica
precipua di annullarsi nel momento stesso che vengono enunciati. Nomi che da un punto di vista
etimologico significano il contrario di quello che il loro significante pretende di designare. Fermarsi al loro
significato sarebbe un’operazione riduttiva. In primo luogo, perché ogni parola possiede quasi sempre due
significati etimologici tra loro contrastanti, in secondo luogo perché attraverso questa operazione, si
finirebbe per ristabilire un significato, si colmerebbe un vuoto. Mentre l’essenza dell’Utopia è proprio il suo
essere né una cosa, né l’altra. I nomi propri rivelano l'essenza più intima del discorso utopico: il nome
proprio ha come referente se stesso. È possibile solo un discorso sull'Utopia e non dell'Utopia: discorso
metaforico, dislocato, un discorso che delinea il suo oggetto solo dall'esterno. Un altro espediente è la
creazione nell’ambito dell’utopia di una nuova forma di linguaggio. L'interesse per la lingua, per la parola
può trovare spiegazioni diverse.
Questa volontà di inventare nuove parole sottolinea una stretta parentela tra il testo utopico e gli enunciati
magico-religiosi: attraverso la parola, si evoca, si fa a essere la cosa. Quasi in ogni utopia si sente il bisogno
di creare un nuovo linguaggio, quasi a sottolineare che per un popolo che ha raggiunto la perfezione è
necessaria una lingua libera da ogni imperfezione, una lingua che deve essere In altre parole appropriata a
questi esseri perfetti. Basti pensare che alcune parole che ricorrono nel nostro vocabolario e che sono state
accolte e consacrate dall’uso comune, sono state inventate dagli utopisti. In molte invenzioni linguistiche,
può predominare l’aspetto di gioco. In molte utopie le innovazioni grammaticali sono inseparabili dalla
filosofia del tempo; li può anche essere un fine didattico, cioè di creare dei lettori il presupposto per una
forma di ragionamento più logico. Nelle utopie il linguaggio è inteso a sottolineare lo stato di perfezione di
questi luoghi del bene e della felicità, mentre nelle distopie e sto sottolinea il carattere totalitario di questa
società da incubo. In altre parole il problema del linguaggio appare intimamente connesso con la politica.
Per tornare al alfabeto di More a noi non interessa tanto studiarlo da un punto di vista filologico, quanto
piuttosto sottolineare come in More prevale il senso dell’avventura intellettuale, il gioco sui nomi e il loro
mutare di significato a seconda delle loro grafie. In utopia alle invenzioni linguistiche dell'autore, fanno
seguito quelle degli amici umanisti che furono aggiunte alle varie edizioni dell'opera.

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L'isola
L'isola e la città appaiono come due luoghi che si caricano di una profonda simbologia. il luogo utopico Si
delinea come isola, cioè come luogo separato, distaccato, non contaminato dalla realtà storica,
autosufficiente. L’atto di fondazione di Utopia è un atto radicale, che Utopo impone sia nei confronti della
natura che degli uomini, quasi a voler sottolineare che il passaggio dallo stato di natura a quello di cultura è
violento e lacerante. Nel racconto di Rafael si crea un interessante tensione tra il re, simbolo del maschio e
come tale dell’autorità paterna, e Utopia, l'isola a forma di luna crescente, madre feconda e accogliente.
Utopia e difesa dalle rocce, le sue coste sono inospitali; il porto diventa luogo sicuro, momento di riposo
dopo il lungo e Travagliato viaggio. L'immagine dell'isola è quindi complessa e ambivalente: essa contiene
questa duplice opposizione semantica aperto/chiuso. All'inizio del secondo libro, Hythloday inizia ad
enumerare alcuni dati: la sua lunghezza, larghezza e forma. Questi dati dovrebbero servire per delineare la
cartina dell'isola. Il metodo usato da More nel delineare la geografia di Utopia è solo apparentemente
preciso; in realtà si tratta di una geografia fondata su dati approssimativi e vaghi, perché, come tra l’altro
confessa ironicamente Peter Giles in una lettera, More, per un banale incidente, non è in grado di riportare
le coordinate spaziali di Utopia.
I due Corni dell'isola formano un vuoto che è solo apparente, perché questo vuoto diventa porto: subentra
anche l'opposizione vuoto/pieno. Hythloday per rendere più efficace la descrizione di utopia si serve di
metafore: l’isola ha la forma circolare della nuova luna, l’entrata l’isola viene definita bocca, la parte
centrale dell’isola è come un ventre, occupato da una sorta di lago. Il viaggio in Utopia si configura come il
tentativo figurato di una regressione, di un annullamento del ventre, luogo protetto e sicuro.

La città
La città diventa in More la proiezione miniaturizzata e particolareggiata del suo ideale politico sociale. La
rappresentazione della città va di pari passo con la rappresentazione della società. Il carattere sociale di
Amaurato è sottolineato dalle sue cinta di mura, dell’essere protetta da “torri e revelini” e soprattutto la
sua forma geometrica, un quadrato, mette in evidenza questa volontà di arrestare la vita, di fissare ogni
forma di divenire. Il piano urbanistico riflette il principio di organizzazione politico sociale: l’egalitarismo di
More si manifesta da un punto di vista topografico con una disposizione geometrica che non privilegia
nessun punto. Allo stesso modo la forma delle abitazioni intende sottolineare lo spirito comunitario. More
ha fissato nella sua opera l’aspetto inconfondibile di tante città inglesi: case uguali costruite a schiera, con
l'entrata sul davanti e il giardino-orto nel retro. More riprende la forma delle città ideali del Rinascimento,
che sottolineano questa volontà di comprendere razionalmente l'universo e di dominarlo. Il piano
urbanistico delle città di More riflette il bisogno dell’utopista di crearsi un mondo in cui esista un rapporto
armonico tra l'uomo e il cosmo. Il fiume Anidro svolge la funzione di asse attorno al quale è costruita al
centro la capitale: Amaurato. Essa possiede rispetto alle altre città due privilegi: è il luogo del potere ed è il
luogo in cui il narratore ha scelto di vivere. Che Amaurato sia ideologicamente luogo privilegiato è
sottolineato anche dal fatto che è situata al centro dell'isola: posizione che nelle carte medievali era
occupata da Gerusalemme luogo del bene e della felicità per eccellenza.

The New Atlantis di F. Bacon


The New Atlantis e, assieme con Utopia, un testo precursore del romanzo utopico, perché esso rivela l'altra
possibile direzione di questo genere. Mentre Utopia aveva mostrato la sua diretta discendenza dalla satira,
la New Atlantis appare intimamente connessa con il genere parabolico. La definizione di questa opera come
favola chiarisce come questa non si distacchi dal resto della produzione baconiana, ma come essa rientri
perfettamente nell'ambito delle discussioni intraprese da Bacon sul valore e la funzione dei miti: problema
questo che appare centrale in tutta l'opera del filosofo. La New Atlantis si può proprio leggere come una
sorta di esemplificazione di alcune idee baconiane sul mito e sulla sua funzione. Bacon era giunto ad una
rivalutazione del genere parabolico, perché credeva che esso potesse esplicare due funzioni: o da involucro
e da velo per nascondere significati profondi o da luce per illustrare verità. Il genere parabolico diventa

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quindi per Bacon il mezzo per attuare la sua opera demolitrice nei confronti della cultura tradizionale.
Nell'epoca di Bacon coesistono esigenze nuove e antiche tradizioni culturali: da un lato l'autore si serve, per
trovare una collocazione alla sua isola, di miti e di favole antiche, dall'altro queste ultime diventare il mezzo
per esporre la sua nuova concezione della Scienza e delle sue possibili applicazioni pratiche. Questo aspetto
dell'opera si riflette anche nella stessa struttura: in una prima parte, dall’andamento drammatico-narrativo
viene esposto il viaggio, l’arrivo dei naviganti sull’isola e si assiste alla narrazione, per bocca di un
funzionario, della storia di Bensalem (questo nome richiama alla memoria la città di Bethleem, dove è nato
Gesù Cristo e che in ebraico significa “casa del pane”: ciò conferisce all’opera un carattere sacrale). Nella
seconda, attraverso il dialogo, che è in realtà un lungo monologo del Padre della Casa di Salomone,
vengono esposti la funzione e gli scopi di questa fondazione scientifica. Questa seconda parte, che ha una
forma più sistematica quasi da trattato, si configura come una proposta concreta che Bacon presenta al
sovrano Giacomo I, di un collegio sovvenzionato dallo Stato per la ricerca scientifica.
La fantasia utopica di bacon si articola Soprattutto nella prima parte dell’opera. Appare per la prima volta
nella serie dei romanzi utopici inglesi non solo la descrizione del viaggio ma anche i motivi per cui la nave
giunge “in quel tratto di mare australe ai naviganti quasi sconosciuto”. Il viaggio non è più un'esperienza
individuale, ma acquista una dimensione corale, collettiva. Il lettore non si trova di fronte ad una prima
persona grammaticale, che descrive a posteriori le sue esperienze di viaggio; chi racconta identifica la sua
esperienza con quella dei componenti dell'equipaggio. Colui che narra è una pura voce parlante, non ha un
nome, ne viene fornita al lettore alcuna connotazione fisica e psicologica; nel corso della narrazione si passa
dalla prima persona plurale alla prima persona singolare. Questi passaggi segnano le due principali funzioni
del personaggio narratore: la prima di consigliere-capo della flotta e la seconda di osservatore, testimone
oculare, garante della verità per quanto concerne le cose straordinarie che vede. Come esempio della
prima funzione, basta ricordare che i componenti della ciurma, dopo essere approdati sull’isola e ospitati
nella “Casa degli Stranieri”, vengono consigliati dal narratore di ubbidire con pazienza all’ordine di non
uscire per tre giorni da quell’edificio. Nella parte finale dell'Opera questa funzione del narratore viene
esaltata, quando viene scelto dai propri compagni per il colloquio privato con il Padre della Casa di
Salomone. Esempi della seconda funzione possono essere considerati In genere i commenti, i tentativi di
spiegazione da parte del narratore del comportamento e delle usanze degli abitanti di Bensalem.
La terra beata d'Utooia si delinea i naviganti attraverso particolari che mettono in evidenza da un lato il suo
aspetto misterioso, dall'altro quello religioso-sacrale. L'isola appare alla flotta, all'alba, avvolta da una fitta
nebbia dopo giorni di tempesta, in mezzo allo sconfinato oceano: l’apparizione ha il sapore del miracolo.
Nella Prima descrizione dell’isola, bacon rivela il fascino che avevano sulla sua immaginazione le leggende
popolari tramandate nel medioevo, che favoleggiavano di queste immensa isola Atlantide, situata dinanzi
alle Colonne d’Ercole. Fascinazione che sottende la concezione baconiana di una mitica e remota antichità
saggia e felice a cui l’umanità deve necessariamente ritornare. Tale fascinazione nei confronti del mitico
passato si attua nell'opera attraverso due procedimenti: il “meraviglioso esotico” e il “meraviglioso
iperbolico”. Il meraviglioso esotico è sottolineato dalla resti di Foggia orientale dei dignitari dell’isola. Il
vestito in ben Salem diventa anche un chiaro segno delle distinzioni di classe. La società di Bacone è
gerarchica: si tratta di una monarchia che ha come fondamento le antiche leggi redatte 1900 anni prima dal
Re Salomone. Il secondo procedimento di scrittura è dato dal meraviglioso iperbolico: una tecnica di
scrittura comune a tutte le utopie e consiste nel l’uso costante del superlativo come tentativo per suggerire
al lettore l’immagine di un mondo collocato su di un gradino più alto rispetto alla realtà.
La tecnica del punto di vista estraneo permette alcune di articolare la sua satira nei confronti
dell’Inghilterra. Il racconto viene condotto secondo la prospettiva dei componenti la flotta e gli oggetti e le
persone vengono segnate non dalla nostra, ma dalla percezione che essi ne hanno.
Il compito dell' io narrante consiste nel decifrare il comportamento degli abitanti dell'isola che appare agli
occhi degli stranieri inusitato è strano: un popolo profondamente umano dai costumi morigerati e sobri,
cortese nelle effusioni d'affetto, ordinato le cui qualità appaiono implicitamente contrapposte ai vizi degli
inglesi. Così più volte nel corso della narrazione la voce narrante si sofferma ironicamente a puntualizzare

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l'onestà dei funzionari dello stato di Bensalem che non accettano nessun tipo di ricompensa per non
macchiarsi del reato di ricevere un doppio stipendio. L’isola di Bensalem rappresenta dunque l’ideale etico
a cui Bacone aspirava. Bensalem è il luogo sacro, per entrarvi i naviganti devono prima purificarsi.
La seconda della New Atlantis è tutta dominata dall'esposizione del Padre della Casa di Salomone, delle
caratteristiche del College of Six Days' work e sulle varie mansioni che gli scienziati devono espletare
all'interno di esso. Si tratta di un dialogo espositivo descrittivo (a differenza dell’Utopia di More, un dialogo
drammatico), in cui l’interlocutore perlopiù tace a tutt’al più intervenire per domandare alcune
delucidazioni. Queste caratteristiche formali si possono ritrovare in un'altra utopia contemporanea, la Città
del Sole di Campanella.
La New Atlantis è stata considerata la prima utopia tecnologica, in quanto in essa Bacone esprime la sua
fede incondizionata nella scienza.
Bacone è riuscito a creare nella sua utopia un “correlativo oggettivo”, una finzione narrativa capace di
tradurre in maniera concreta queste sue nuove idee sulla scienza. La New Atlantis è l’unica, tra le utopie del
Rinascimento, in cui vi sia un luogo destinato alla ricerca scientifica.
Il Collegio è spazialmente isolato dal resto della città. isolamento che si carica di un duplice significato: la
scienza, pur essendo finanziata dallo stato, non è da esso controllata, è autonoma dal potere politico. È una
scienza non integrata nel contesto della vita sociale di Bensalem. Questa è la differenza sostanziale tra la
New Atlantis e Christianopolis di Valentin Andrea in cui i luoghi della ricerca sono situati all'interno della
comunità e le scoperte scientifiche non sono tenute segrete.
Nella descrizione della casa dei sei giorni, Bacone si dilunga a descrivere i vari laboratori: houses due
vengono compiuti ogni sorta di esperimenti e dove su tutto domina un’atmosfera sperimentale. A Bacone
non interessa tanto il problema della trasmissione del sapere, dell’educazione, quando piuttosto
sottolineare il valore dell’esperimento, della scienza nel suo farsi.
Così mentre a Christianopolis la scienza appare intimamente collegata all’istruzione, alla formazione
professionale dei futuri cittadini, nella New Atlantis l’energia dei saggi, che lavorano nei vari laboratori, è
completamente incentrata nell’osservazione della natura per poterla dominare.
Bacone supera l'atteggiamento tipico della magia, secondo cui il “mago-artefice”operava come un
demiurgo solitario nell'oscurità e propone l'idea di una scienza che opera in un equipe di lavoro. È anche
vero che permangono nella delineazione degli scienziati alcuni elementi tipici del mondo della magia. Primo
fra tutti l'aspetto sacrale con cui viene connotato il Padre della Casa: è alto, dall'aspetto venerabile, con uno
sguardo pieno di umanità. Bacone nel descrivere questa nuova figura di saggio più che gli aspetti turbolenti
del mago-titanico vuole sottolineare l’aspetto pacato, riflessivo e sistematico proprio dei primi umanisti,
Tuttavia questa apparato sacrale religioso sottende un atteggiamento feticista nei confronti della scienza.
La scienza viene posta al di sopra di tutto e di tutti. Se nella New Atlantis la fede incondizionata nella
scienza spinge Bacone alla sua esaltazione e venerazione e lo scienziato diventa una sorta di prete laico
benedicente, nella moderna distopia si giunge a maledirla.

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