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Elementi africani delle civiltà di Nagada

Author(s): Furio Jesi


Source: Aegyptus, Anno 37, No. 2 (LUGLIO-DICEMBRE 1957), pp. 219-225
Published by: Vita e Pensiero – Pubblicazioni dell’Università Cattolica del Sacro Cuore
Stable URL: http://www.jstor.org/stable/41215607
Accessed: 28-01-2018 21:28 UTC

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Elementi africani delle civiltà di Nagada

In una comunicazione alla Société Française d'Egyptologie, Jean


Leclant ha fornito un'ampia documentazione relativa alla diffusione in
Africa di monumenti egizi (1). Il corso delle ricerche sui rapporti fra la
civiltà egizia e quelle dell'Africa Nera non ha subito, tuttavia, una svolta
decisiva.
L'eminente egittologo francese, pur affermando molto giusta-
mente che « Si l'Egypte a reçu un vêtement d'influence asiatique, médi-
terranéenne ou sémitique, le fond de sa culture, en ses plus hautes pha-
ses, apparaît essentiellement africain », ha sostenuto che le relazioni fra
l'Egitto e l'Africa appaiono in fondo relativamente minime. Precisando
la sua posizione nei confronti di una considerazione di Naville sulla
possibilità di interpretare una cerimonia religiosa egizia in base ad un
determinato costume, un determinato rito bantù (2), Leclant ha notato:
« A mon avis, ce qui importe n'est d'ailleurs pas tant la similitude des
faits notés que la possibilité de les considérer de façon comparable.
L'africanisme peut être utile à l'égyptologue, autant, sinon plus, comme
initiation méthodologique que comme répertoire da faits ».
Questa posizione, che ostacola necessariamente la comprensione
delle relazioni non soltanto formali, esistenti fra la civiltà egizia e quelle
dell'Africa Nera, caratterizza ormai da parecchio tempo la maggior parte
degli studi sull'argomento.
Restano soprattutto indipendenti da questo atteggiamento le ri-
cerche di Frankfort, di Wainwright e degli archeologi della Scuola di
Vienna (3), quelle spesso azzardate di Naville, le stesse teorie di Win-
kler (4), che meriterebbero ulteriori sviluppl. A parte stanno gli studi di

(1) Leclant, Egypte- Afrique, quelques remarques sur la diffusion des monuments
égyptiens en Afrique, Bulletin de la Société Française d'Egyptologie, 21, (1956), 29-41.
(2) Naville, Sphinx, 17, (1913), 45-46.
(3) Wainwright, Pharaonic Survivals between Lake Tchad and the West Coast,
J.E.A., 35, (1949), 175 e seg.; Leclant, op. cit., 30-31.
(4) Winkler, Völker und Völkerbewegungen im vorgeschichtlichen Oberägypten
im Lichte neuer Felsbliderfunde, (Stuttgart, 1937); Rock- Drawings of Southern Upper
Egypt, (London, 1938-39).

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Leo Frobenius (1), che preci


molti aspetti della preistori
zione di morfologia della stor
Mi sembra quindi partico
teoria delle connessioni arche
cheologici, in quanto, alla luc
scontrabili fra molti manuf
numerose opere d'arte, (e vog
posito del Prof. Lacau ( 2) non
relativamente poco determina
tuazioni spirituali analoghe,
La figurativa della zona m
mente databile, in quanto può
di successive copie - presenta
sioni artistiche delle civiltà
glaciale.
D'altra parte anche le opere pittoriche della Rhodesia del Sud (5)
- quasi certamente posteriori alle culture paleolitiche - rivelano alcuni
punti di contatto con quelle delle regioni orientali della Spagna. Per
quanto i due stili di cui tratto siano differenti sotto molti aspetti, è spesso
possibile riconoscere il ripetersi nell'uno e nell'altro ambiente di ele-
menti comuni, per quel che riguarda la stilizzazione della figura umana e
gli atteggiamenti più spesso ricorrenti.
Questi elementi comuni devono ancora essere considerati nella
figurativa dell'Africa Settentrionale (Fezzan) (6), anch'essa diversa sotto
molti altri punti di vista dalle precedenti. Ora, notata la presenza di

(1) Frobenius, Kulturgeschichte Afrikas. Prolegomena zu einer historische Gestal-


tlehre, « trad. it. di C. Bovero », Torino, 1950.
(2) Vedi la replica del Prof. Lacau alla comunicazione di Leclant.
(3) Jesi, La ceramica egizia, dalle origini al termine dell'età tinita, (Torino, 1958);
« La forma di espressione cosciente di determinati fenomeni inconsci è rappresentata
da una serie di concetti, legati fra di loro in base ad affinità elettive dichiaratamente
estranee ai rapporti logici. Tutte queste connessioni di concetti risiedono in potenza
nella psiche di ciascun individuo. La realizzazione di ciascuna connessione è condi-
zionata dalle caratteristiche dell'ambito ritmologico di ciascun biotipo ». v. anche : Jesi,,
Le connessioni archetipiche, Archivio Internaz. di Etnografia e Preistoria, 1, (1958).
(4) Bibliografia di Breuil e Kuhn.
(5) Frobenius, op. cit., pagg. 95 e segg.
(6) Ibidem, pagg. 85 e segg.

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elementi comuni - per quanto superficialmente ingiustificati - nelle


diversissime opere della zona meridionale del Sud- Africa, della Rhodesia
del Sud, del Nord-Africa e del Levante Spagnolo, devo riconoscere ch
quegli stessi elementi comuni nella rappresentazione della figura umana,
sono identificabili con le figurazioni antropomorfe delle ceramiche d
el-Amrah.

Se infatti esaminiamo le caratteristiche di un esempio di tali fi-


gurazioni, e precisamente la figurazione di danza del noto vaso di Bruxel-
les (1), ci accorgiamo che esse sono comuni a tutte le rappresentazioni
di figurare umane già citate. La posizione frontale del torace, la figura-
zione delle gambe, con le cosce e la regione delle anche molto sviluppate
e descritte da una linea curva che spesso da l'impressione di un modella-
to abbastanza accurato, la staticità degli atteggiamenti, subiscono in
generale poche e trascurabili varianti. E per ampliare il quadro delle
figurazioni di el-Amrah, voglio ancora ricordare le due figure dipinte,
insieme con un coccodrillo ed una barca, - o una rete - (2) su di una
coppa della classe C; le figure umane di una coppa decorata probabil-
mente con una scena di caccia all'ippopotamo (3); la figura di uomo con
arco della coppa Golénischeff (4) e le due figure del vaso 100 M (5).
Si può così affermare con una certa sicurezza che le rappresenta-
zioni della figura umana nella civiltà di el-Amrah sono a carattere decisa-
mente africano. Artisti che molto spesso si esprimevano secondo diverse
e contrastanti concezioni stilistiche, venivano poi a ricadere in un mede-
simo tipo di figurazione, che noi possiamo considerare carat-
teristico dell'ambito ritmologico cui apparteneva il biotipo in questione,
corrispondente in questo caso ai già definiti ambienti africani.
L'affinità rilevata tra l'arte figurativa di el-Amrah e quella del-
l'Africa Settentrionale e Meridionale, nonché del Levante Spagnolo,
ci permette di pensare ad una continuità di tradizione artistica i cui
limiti cronologici possono essere identificati con l'Aurignaciano-Cap-
siano da una parte e l'età eneolitica dall'altra, tenendo presente che

(1) Scharff, J.E.A.y 14 (1928), tav. XXVIII; Baumgartel, The cultures of the
Prehistoric Egypt, London, 1947, fig. 14; Vandier, Man. d'arch. égypt., I, fig. 194.
(2) Coppa trovata ad Abydos. Peet, Cem. of Abydos y II, tav. XXVII; Vandier,
op. cit., I, fig. 188.
(3) Coppa trovata a Mahasna. Pétrie, Preh. Egypt, tav. XXIII, 1; Vandier,
op. cit. y I, fig. 189.
(4) Vandier, op. cit., I, pag. 294.
(5) Vandier, op. cit.f I, pag. 286.

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tutto questo periodo di tem


tuttavia, non di una tradizi
è questione, cioè, di una con
gative attribuite di consu
mo piuttosto nella condizio
irregolare di determinate c
cui psiche è virtualmente do
una distinzione fra contenu
archetipi riguardanti esclus
zione ci porta verso una ev
Un fenomeno sotto molti
renti significati, valori, ad
moniante affinità biotipica
esempi di alcuni particolar
Secondo la classificazion
delle ceramiche di Nagada i
comunicanti o addirittura f
so (1).
Il concetto primario è tuttavia quello dell'unione di due recipienti
diversi, siano essi due cilindri uniti per il fondo, - rimanendo ben distinti
l'uno dall'altro - o due vasi panciuti, di tipo consueto, comunicanti me-
diante un tubo, posto all'altezza della pancia. Questo stesso concetto
appare ugualmente in pieno ambiente africano, come ci è documentato
da una Terracotta nera, proveniente da Kotoko, nella regione del lago
Tchad (2). Si tratta di un recipiente composto di due vasi globulari,
muniti di lungo collo cilindrico ed uniti da un tubo inserito all'altezza
della pancia.
Alcuni altri esempi egizi presentano inoltre la fusione dei due
recipienti in un solo vaso: il n. 40 è infatti costituito da due vasi panciuti
che hanno il corpo - dalla spalla in giù - ed il fondo in comune, cosi
che i due colli vengono a costituire due becchi di un unico corpo (3).
Al concetto primario, informatore della ideazione di questi vasi
composti, corrisponde nell'ambiente del Mediterraneo Orientale, e preci-

(1) Pétrie, op. cit., taw. XVI e seg. ; Vandier, op. cit.y I, pagg. 304-305, fig. 214.
(2) II vaso è conservato all' Hamburgisches Museum für Völkerkunde und Vorge-
schichte e porta il n. di cat. 12. 148: 400. Le sue dimensioni sono le seguenti: h. cm. 22,
largh. tot. cm. 31, 5, diam. di ciascuna bott. cm. 13.
(3) Pétrie, op. cit., tav. XVII, 40.

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sámente a Cipro, un carattere dichiaratamente rituale, proprio di vasi


affini all'ultimo esempio citato.
Il modello di un corpo da cui spuntano due beccucci, ricompare,
infatti, nella ceramica cipriota verso l'inizio del secondo millennio (1).
Qui l'idea che corrisponde alla creazione dei vasi con doppio beccuccio
si configura con una certa chiarezza: il carattere esclusivamente funera-
rio del tipo di ceramica in questione è testimoniato dai reperti prove-
nienti dalla tomba di Vounous.

Proprio su di uno di questi ritroviamo, inoltre, una figurazione che


ci permette di cogliere una delle molteplici sfumature del concetto di
cui ci occupiamo. Su di uno dei due colli cilindrici di un esemplare ri-
trovato nella tomba di Vounous (2) sono rappresentati in rilievo un
uomo ed una donna in atteggiamento di unione sessuale, mentre sul-
l'altro beccuccio compaiono un bucranio e delle figurazioni di tori.
Un uccello beve o mangia in una piccola coppa posta fra i due becchi, che
risultano uniti nel mezzo da un piccolo cilindro.
Il riferimento - probabilmente connesso ad intenzioni magiche -
alle prerogative di fertilità relative alle immagini dell'uccello e del toro,
si applica, secondo un procedimento noto alla mitogenesi o - in gene-
rale - alle formazioni archetipiche, alla persona umana. Il carattere
magico-sessuale di questi vasi a doppio becco nella loro funzione esclu-
sivamente funeraria, viene ancora confermato da una ceramica, pure
cipriota, del tipo red and blacky che si può far risalire al principio dell'età
del bronzo (3). Anche su di essa l'immagine umana viene associata a
quella dell'uccello e del toro, in modo da far supporre un identico rife-
rimento alla fertilità umana.

Posto così in chiaro uno dei significati assunti dalla forma di que-
sti vasi, dobbiamo poterli conoscere sul piano della storia delle civiltà
anche da un punto di vista estetico ; il motivo in questione ebbe sviluppi
puramente decorativi. L'unione di differenti recipienti in un unico vaso
venne inoltre informata di frequente da criteri dichiaratamente estetici,
per quanto si possa ancora parlare molte volte di uso magico-rituale. A
questo proposito bisogna ricordare il vaso cipriota risalente alla mede-
sima epoca dei precedenti, costituito da tre recipienti globulari uniti e

(1) Ad esempio il n. R III 81 del Museo di Cipro, proveniente da Lapithos.


(2) II vaso è conservato al Museo di Cipro e porta il n. R III 54. v. Dikaios,
A guide to the Cyprus Museum, Nicosia, 1953, pag. 17, tav. IV. 3.
(3) Museo di Cipro, n. R III 43. Dikaios, op. cit., pag. 16.

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sovrapposti con gusto archite


alcuni esempi di moderne cer
per l'acqua, composti di mol
chiti di anse e piccoli tubi i
Uno di essi, conservato al Mu
quattro brocche con anse, d
pure a forma di brocca e coll
stalli, collegate da tubi e anse
vasi, anch'esso al Museo di
Tanto il vaso cipriota qua
decorazioni geometriche abba
anse e sui piccoli tubi, armon
zioni, accentuandone il caratt
Pur venendo a mancare il
estetico secondo il quale son
subito sostanziali mutamenti
qua in Algeria, e il vaso a car
una immagine sostanizalment
Questa identità può appar
erigere una netta barriera fr
teri di estetica e di magia. Co
spressione formale della co
esigenze magiche o mistiche
di un gusto estetico altriment
come, dal momento in cui
espressione formale può cont
sto ormai apparentemente lib
da poter trovare una ragione
meno, quando la commozion
scissione fra valore magico e
a mancare con il perdersi d
pendente ed entra a far par

(1) II vaso proviene da Vounous; Museo di Cipro, n. R III P. 5; Dikaios,


op. cit., pag. 19, tav. IV, 4.
(2) II primo recipiente porta il n. 13. 29: 300, il numero del secondo è andato
perduto durante la guerra. Ambedue i vasi sono decorati in rosso, giallo e nero. Le loro
misure sono le seguenti: 1) h. cm. 33, largh. cm. 30, 5; 2) h. cm. 28, diam. cm. 45.

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ELEMENTI AFRICANI DELLE CIVILTÀ DI NAGADA 225

In conclusione il motivo originario, presente in Egitto all'epoc


della prima e, in misura minore, della seconda civiltà di Nagada, risulta
legato a quelle immagini di fertilità umana che sono comuni all'ambient
mediterraneo (Francia Meridionale, Cipro), dell'Asia Occidentale (Elam
Kisch) e a quello dell'Africa (Fezzan, Atlante Sahariano, Sudan).
La prima espressione di questa immagine risale all'inizio del se-
condo millennio. Come sempre, tuttavia, i termini di espressione sono
gran lunga più antichi: se ne deducono, anzi, alcuni interessanti ele
menti che riconfermano il carattere africano delle civiltà preistoriche
egizie.
Abbiamo già incontrato una ceramica composta africana affine a
quelle delle civiltà di Nagada : si trattava di due vasi congiunti di Kotoko,
nella regione del Tchad.
Quella stessa forma, con alcune varianti che riguardano soltanto
il numero dei vasi (fino a quattro) riuniti da tubi all'altezza della pancia,
è frequente nelle ceramiche degli Zande, che abitano il Sudan e l'Africa
Equatoriale Francese, dei Mangbetu, Meje, Bandia e Barambo dell'Ue-
le, degli Angba dell'Aruwimi, dei Ngbandi delPUbangi, delle tribù
Mongo dei territori dell'Equatore, e dei Ba-Sundi del Mayumbe. Il
quadro si potrebbe estendere anche ai Ba-Kuba ed ai Bashi-Lele del
Kasai, che fabbricano vasi simili, ma in legno, invece che in terracotta (4).
È così messa in chiaro l'origine africana del tipo di vaso multiplo
nella ceramica egizia. Inoltre gli esempi egizi sono decisamente più
vicini ai vasi multipli africani che a quelli ciprioti, frequenti soprattutto
nella variante del tipo a due becchi.
Ignorando questo indizio, potevamo definire in Africa una zona di
civiltà affini a quelle della preistoria egizia, che risultava limitata alle co-
ste del Golfo di Guinea, alle regioni montane dalle sorgenti del Niger
al Camerún. Aggiungendo ora a queste regioni il territorio del lago Tchad,
l'Ubangi, l'Uele, l'Aruwimi, il Mayumbe e il Kasai, si definisce un'uni-
ca zona, che è limitata al Nord dal Sahara e giunge all'Est fino al lago
Vittoria ed al Tanganika, al Sud fino alle sorgenti del Kasai, compren-
dendo all'Ovest la costa atlantica dal Congo al Niger.

Torino Furio Jesi

(4) Queste informazioni mi sono state gentilmente comunicate da F.M. Ol-


brechts, del Kon. Museum van Belgisch-Congo, al quale tengo ad esprimere la mia
particolare gratitudine.

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