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BES E SILENO

Author(s): Furio Jesi


Source: Aegyptus, Anno 42, No. 3/4 (LUGLIO-DICEMBRE 1962), pp. 257-275
Published by: Vita e Pensiero – Pubblicazioni dell’Università Cattolica del Sacro Cuore
Stable URL: http://www.jstor.org/stable/41215858
Accessed: 28-01-2018 21:16 UTC

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BES E SILENO

L'immagine di Bes, assai popolare in Egitto a partire d


Impero, godette di una considerevole diffusione anche
regioni del bacino del Mediterraneo. La si ritrova, fra l'a
avori di Megiddo (1), a Cipro (2), in Etruria (3), e su numer
incise d'arte fenicia о greca, databili dall'inizio del VI s
alla fine del V (4).
Bes compare nell'area del mondo classico, in parte cons
le caratteristiche della sua iconografia egizia, in parte
aspetti e attributi di probabile origine mesopotamica e an
nica. Un gruppo di gemme incise del British Museum, pr
per lo più dalle tombe di Tharros (Sardegna), ce lo presen
seguenti atteggiamenti :

N. 276. Bes (o figura besiforme), gradiente, di tipo eg


cheggiato da due caproni che stringe con le brac
due urei all'altezza delle gambe (5).
N. 277. Bes, munito di ali di tipo assiro, nella posizione d
in ginocchio », lotta con un grifone, anch'esso di t
sopotamico (6).

(1) Palestine Archaeological Museum (Gerusalemme): 38.781. Cfr. G


The Megiddo Ivories, « Oriental Institute Publications », (Chicago, 1939), pl.
8. n. 24; O. Eissfeldt, Zur Deutung von Motiven auf den 1937 gefundenen
phönizischen Elfenbeinarbeiten von Megiddo, in Forsch, u. Fortschr. 26 (1950),
pagg. 1 e seg.
(2) P. Dikaios, A Guide to the Cyprus Museum, (Nicosia, 1953), pagg. 95, 129.
(3) F. W. Fr. von Bissing, Bes-Kabeiros, in Archiv für Orientforschung,
Band XIII, Heft 1/2 (1939), 62.
(4) Questa datazione, già supposta dal Murray, dal Furtwaengler e d
Walters (con particolare riferimento alle gemme di Tharros), pare conferm
dallo studio di Rhys Carpenter, Phoenicians in The West, in AJA, LXII
(1958), 1, 45-46.
(5) Beazley, The Lewes House Collection of Ancient Gems, (Oxford, 1920),
pag. 7; Walters, Catalogue of the Engraved Gems and Cameos Greek Etruscan
and Roman in the British Museum, (London, 1926), pag. 34, pl. V.
(6) Furtwaengler, Antike Gemmen, (Leipzig, 1900), pl. 64, fig. 3; Walters,

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N. 278. Bes, di tipo egizio


mesopotamico (1).
N. 279. Bes, di tipo « sil
tipo orientalizzante (2)
N. 280. La testa e le bra
un leone, di tipo mes
steriori, con il muso in
leone: un ureus (3).
N. 367. Bes, munito di al
ureus in ciascuna man
N. 368. Bes, di tipo egiz
braccia il collo di due
fiancheggiano, ritti su
N. 369. Due teste di Bes, d
l'una all'altra (6).
N. 370. Bes, di tipo egiz
mano e due urei ai fianchi (7).
N. 371. Bes, con la testa (di profilo) di tipo assiro, ma non lungi
dall'aspetto « silenico », gradiente, con un'antilope sulle
spalle; dietro di lui: un cane (8).
N. 427. Testa di Bes (?) in visione frontale, fra due teste di negri

Art of the Greeks, (London, 1906), pl. 89, 15; Beazley, Lewes House Gems,
pag. 7; Walters, Catalogue B. M., pag. 34, pl. V.
(1) Furtwaengler, Gemmen, pl. 7, fig. 22; vol. Ill, pag. 110; Walters,
Art of the Greeks, pl. 89, 5; Catalogue B. M., pag. 34, pl. V.
(2) Walters, Catalogue B. M. pag. 34, pl. V.
(3) Lajard, Introduction à Vétude du culte de Miťhra, (Paris, 1847), pl. 62,
fig. 2; Imhoof-Blumer und Keller, Tier- und Pflanzenbilder auf Münzen
und Gemmen des Altertums, (Leipzig, 1889), pl. 15, fig. 4,; Walters, Art of
the Greeks, pl. 89, 18; Catalogue В, M., pag. 34, pl. V.
(4) Furtwaengler, Gemmen, vol. Ill, pag. Ill; Walters, Catalogue B. M.,
pag. 44, pl. VI.
(5) Imhoof-Blumer und Keller, Tier- und Pflanzenbilder, pl. 15, fig. 3;
Furtwaengler, Gemmen, vol. III, pag. 110; Walters, Art of the Greeks, pl. 89,
fig. 26; Catalogue Б. M., pag. 45, pl. VII. '
(6) Furtwaengler, Gemmen, vol. III, pag. 113; Walters, Catalogue B. M,,
pag. 45, pl. VII.
(7) Walters, Catalogue В. M., pag. 45, pl. VII.
(8) Imhoof-Blumer und Keller, Tier- und Pflanzenbilder, pl. 18, fig. 38;
Furtwaengler, Gemmen, vol. Ill, pag. Ill; Walters, Art of the Greeks,
pl. 89, 12; Catalogue В. M., pag. 45, pl. VII.

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di profilo : le tre teste ha


riunione della protome
un ariete, dinanzi alla qu

La presenza di Bes su cote


dal Walters nel modo seguen
appropriate subject for seals
who was powerful against e
mals which he holds, such as
Pur senza voler affatto escludere che Fenici e Greci attribuissero
al dio le stesse prerogative magiche e apotropaiche che gli erano
proprie in Egitto, riteniamo necessario attirare l'attenzione sul fatto
che nello stesso Egitto, durante l'età saitica e tolemaica, mentre si
moltiplicavano le immagini magiche e sincretistiche di Bes, la figura
del dio era divenuta così consueta e tradizionale da entrar a far
parte d'una convenzione iconografica estranea a particolari inten
zioni magiche. L'immagine di Bes poteva sia rientrare nelle com
posite e mostruose figurazioni apotropaiche (o, con il medesimo
valore magico, acquisire attributi bellicosi), sia comparire nella sua
grottesca forma di « vieux bonhomme », più bizzarra che terrifica,
in molteplici figurazioni estranee ad esplicite preoccupazioni ma-
giche. Giustamente notò M. Werbrouck, pubblicando un vaso a
forma di Bes del periodo sai tico (3), che l'intenzione di scorgere
in Bes il magico protettore « s'oublie par l'habitude de traiter la
figure en motif de décor et, certainement, à la Basse Epoque (...)
cette dernière intention est devenue la raison principale de la re-

(1) Furtwaengler, Gemmen, pl. 7, fig. 32; Walters, Art of the Greeks,
pl. 89, 25; Catalogue B. M., pag. 51, pl. VII.
(2) Walters, Catalogue B. M., pag. XXX. È significativo notare che tutti
gli animali con cui Bes appare in rapporto sulle gemme del British Museum
sono animali malefici o tif onici. Il leone e il grifone possono simboleggiare
in maniera esplicita le forze del male, e l'antilope e il caprone sono animali
tifonici, simboli di Seth e dei malefici contro cui vale l'aiuto di Bes. In Egitto
le immagini di Bes con gazzelle, antilopi o caproni sono relativamente frequenti
(cfr. A. Piankoff, Sur une statuette de Bès, in BIFAO, XXXVII (1937), 29
e nota 3). Già Pleyte (Chapitre supplémentaires du Livre des Morts, I, pagg.
133-134) notò il valore tifonico di codesti animali, che compaiono anche, in-
sieme con gli scorpioni e i serpenti, sulle stele di « Horus sui coccodrilli ».
(3) Bruxelles E. 6679.

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présentation» (1). Già du


artisti erano giunti a s
delle sue caratteristiche animalesche e mostruose, riducendola a
quella di un buffonesco tipo umano (cfr. per es. il frammento di
statuetta di Bes conservato nel Kestner-Museum di Hannover e
proveniente dalla collezione von Bissing: 1935, 200, 679) e trattan
con l'eleganza propria di quel peiiodo. La presenza durante il Nu
Impero anche di Bes chiaramente animaleschi (come ad es. qu
raffigurato sul coperchio d'uno dei vasi della tomba di Huy), pe
mette di supporre che già allora si fosse verificata una sorta di s
sione fra Bes terrifici e apotropaici, di tipo per lo più animales
e Bes grotteschi e buffoneschi, di tipo fortemente umanizzato, p
tosto estranei alla sfera della magia.
Se ciò avveniva in Egitto, a maggior ragione si può supporre
che nell'area di diffusione extra-egiziana l'immagine di Bes tendesse
a perdere le sue originarie prerogative magiche per divenire sem-
plice elemento d'una remota ed affascinante tradizione iconografica
esotica. Non va però dimenticato che proprio il carattere esotico di
Bes poteva, agli occhi dei non-Egizi, confermare le sue prerogative
magiche : l'Egitto nell'antichità godette della fama di « terra della
sapienza », anche nel senso più profondamente esoterico (2). In con-
clusione, si può immaginare che la situazione egizia si riflettesse
sul circostante ambiente mediterraneo : Bes poteva essere considerato
un magico protettore, ma la sua immagine veniva anche ripetuta da-
gli artisti per semplice imitazione d'un elemento di antica tradizione
iconografica. Spesso, quando le erano attribuite prerogative ma-
giche, elementi iconografici mesopotamici si univano a quelli egizi
originari, quasi in una sorta di emblema della magia esotica.
Dal punto di vista iconografico, per altro, Bes tendeva a per-
dere una delle sue più tipiche caratteristiche egizie, e precisamente
il volto in visione frontale. Delle 11 gemme fenicio -greche ora de-
scritte, ben 8 (276, 277, 278, 279, 280, 367, 370, 371) presentano
Bes di profilo. Fin dal Nuovo Impero sono documentate anche in
Egitto immagini di Bes di profilo, ma esse costituiscono l'eccezione;

(1) M. Werbrouck, Un vase en forme de dieu Bès, in Bull, des Musées,


Royaux d'Art et d'Histoire, [Bruxelles], 3ème série, 5ème année,(Mars 1933), 39.
(2) Concezione che poteva anche riflettersi sull'immagine di Bes, del quale
gli scrittori classici conobbero l'oracolo ad Aby dos (Ammiano Marcellino,
XIX, 12, 3).

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il fatto che il volto di Bes


frontale è in rapporto con
probabilmente connesso in
dello sguardo, e in partic
schera di Bes sono palesi car
dal dio, il quale spesso ne p
diosi della preistoria hanno
dello sguardo del leone, il q
muso in visione frontale ne
e della protostoria african
con lo sguardo magico (e Be
romani protettore contro
noi avanzata in altra sede
Viniziatore primitivo, il qu
e quindi anche il leone (tipi
le più remote tradizioni d
La frequenza delle figurazi
classico sembra attestare ch
alcune delle sue prerogat
in quelle sue particolari car
sempre meno comprensibil
degli istituti religiosi e soci
però ancora conservarsi, p
mesopotamici e venisse a v
d'origine egizia come il grif
in ogni caso, d'un lento pr
certo escludere che anche l
tinuasse ad essere conness
Nel corso di cotesto proc
di Bes nell'area del mondo

(1) M. Werbrouck, Les multip


Royaux d'Art et d'Histoire, [Bru
1939), 78; C. De Wit, Le rôle et l
1951), pagg. 226-229.
(2) L. Frobenitjs, Kulturgeschichte Afrikas. Prolegomena zu einer histo-
rischen Gestaltlehre, «trad. it. di С. Bovero », (Torino, 1950), pagg. 102-146;
F. Jesi, The Gorgon, in East and West, New Series, Vol. X, Nos. 1-2, (March-
June 1959), 88-93.
(3) F. Jesi, Bes initiateur. Elements d institutions préhistoriques dans le cuite
et dans la magie de Vancienne Egypte, in Aegyptus, XXXVIII (1958), 171-183.

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divine vennero assimilan


iconografiche, sia per an
Due statuette fittili rinvenute nell'isola di Thasos (mar della
Tracia) raffigurano un nano deforme, barbuto, dal volto quasi be-
stiale, avvolto in una pelle d'animale, e vistosamente itifallico (1).
In una delle statuette il nano pare avere - come Bes - la lingua
sporgente. Questo misterioso personaggio, di origine presumibilmente
fenicia, sembra ricollegabile a quelli itifallici raffigurati in varie
statuette fittili di Lemnos (2) e di Imbros (3) e forse anche con la
figurina di danzatore effigiata sotto il seggio di una divinità fem-
minile su di un rilievo arcaico di Thasos (4). Il Pettazzoni (5), che
riconobbe negli indigeni npónoikoi sia le statuette di Lemnos e di
Imbros, sia il danzatore di Thasos, notò che, mentre tali immagini
sono palesemente itifalliche, Bes non lo è, e dunque la comparsa
di eventuali tipi besiformi nelle isole del mar della Tracia potè essere
solo tardiva, e dovette dipendere da analogie formali generiche fra
Bes e i fenici Kabîrîm. Per quanto ormai le prime ipotesi del Pettaz-
zoni a proposito dei Kabîrîm siano in parte superate dalle più re-
centi scoperte, resta particolarmente importante l'impostazione del
problema da lui prospettata. Può darsi che - come suppose il Pet-
tazzoni - Erodoto abbia confuso le immagini di Bes con quelle di
Ptah pataikos, nel suo celebre passo a proposito degli dèi « pigmei »
egizi che suscitarono l'ilarità di Cambise e che sarebbero stati assai
simili ai Pataikoi delle navi fenicie (III, 37). Ciò che soprattutto
ora ci interessa è la presenza nell'area del Mediterraneo, e in parti-
colare nelle località colonizzate dai Penici, di figure divine о semi-
divine relativamente analoghe a Bes dal punto di vista iconografico.
Le statuette fittili di Thasos sono di probabile origine fenicia, ma
rientrano anche nell'ambito fenicio le gemme di Tharros; è dunque
presumibile che l'analogia fra Bes e i « nani » fenici abbia condotto
ad una progressiva assimilazione, i cui risultati poterono riflettersi
sulla cultura del mondo classico.

(1) Museo di Thasos: 1404 тг; 2668 п.


(2) AM, XXXI (1906), tav. IX, 6.
(3) AM, XXXIII (1908), figg. 20,21, pag. 104.
(4) BGH, XXIV (1900), tav. XV.
(5) R. Pettazzoni, Le origini dei Kabiri nelle isole del Mar Tracio, in Atti
della Reale Accademia dei Lincei, anno CCCV, 1908, (Roma, 1909), pag. 88,
nota 1.

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L'iconografia ellenica, d'a


che poteva ricollegarsi, al
Bes: l'immagine del Sileno.
presenta un Bes con un'anti
il tipo del Sileno (e già lo n
stata ritrovata una testa d
presenta : « vers l'avant, chev
sur le front, franges découpées. (....) Sourcils en fort relief
froncés; yeux largement ouverts, globuleux, dont les paupières sont
indiquées par un simple bourrelet. Nez camus, aux narines profondes.
Moustache et barbe fournies, ondulées; deux protubérances caprines
à la lèvre inférieure. L'oreille, animale, est partiellement brisée » (2).
La testa è attribuibile all'ultimo quarto del secolo VI a. C. Per quanto
alcuni particolari, come i ciuffi di barba caprina, siano estranei al-
l'iconografia egizia di Bes, resta indubbio che il Sileno di Thasos
rispecchia fedelmente l'immagine del dio egizio. Dal momento che
sussistono anche altre testimonianze della comparsa di Bes nell'area
del mondo classico durante il VI secolo - ad esempio le gemme di
Tharros - non è possibile escludere un'influenza diretta dell'imma-
gine di Bes sul Sileno di Thasos, forse per il tramite dei Fenici.
In quanto vincitore del leone, Bes può anche aver influito sul-
l'iconografia di Herakles vincitore del leone di Nemea: influenza
attestata, fra l'altro, da una gemma del British Museum (3), con-
temporanea di quelle raffiguranti Bes alle prese con il leone, in cui
Herakles appare appunto in lotta con il leone. Ma a Thasos Herakles
e il Sileno si trovavano in stretto rapporto (4). Nel nostro studio
su « Herakles tracio » (5) abbiano mostrato come tale rapporto vada
inteso alla luce dell'originaria concezione di Herakles nell'ambiente
tracio: in Herakles si rifletteva probabilmente una primordiale

(1) Walters, Catalogue В. M., pag. XXX.


(2) M. .Laune y, Le sanctuaire et le cuite a Herakles à Thasos, « Etudes
Thasiennes », I, (Paris, 1944), pag. 98-99.
(3) B. M. 299, da Cipro. Fubtwaengler, Gemmen, pl. 6, fig. 42; vol. Ill,
pag. 93; Walters, Art of the Greeks, pl. 24; Catalogue B. M., pag. 37, pl. VI:
« This appears to be intermediate between the Oriental type of combat (with a
sword) and the Greek wrestlina scheme ».

(4) M. Lattney, op. cit., pagg. 154-155, 157 et infra. Cfr.; J. Potjillotjx,
Recherches sur V histoire et les cultes de Thasos, I. De la fondation de la cité à 19
avant J.-C, « Etudes Thansiennes », III (Paris, 1954), cap. Vili infra.
(5) F. Jesi, The Thracian Herakles, in History of Religions (1964).

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figura di dio infero, dest


diale per ciò che riguar
un'ancor più remota con
pure destinato a condurr
di iniziatore primitivo si
- per il tramite della ci
nisiaci, ma riconoscibile ancora nella stessa tradizione classica come
emblematica delle primordiali forze silvane, e dunque simile al
« fronte-di-rame » о all'« omino dalle mani di ferro » che compare
frequentemente nel folklore europeo.
Se Herakles era primordialmente « colui che conduce nell'Aldilà ».
e cioè l'iniziatore delle società primitive, il Sileno era l'immagine
- ancora parzialmente teriomorfa - delle forze animalesche e
silvane di cui l'iniziatore si faceva tramite per i viventi (1). Dunque
il rapporto attingeva alle più remote forme di quelle due immagini.
Ma proprio in Bes noi abbiamo riconosciuto l'immagine alterata

(1) È interessante notare che, mentre il Sileno è un'immagine tipica-


mente animalesca e silvana, come d'altronde Fronte-di-rame, Herakles si
presenta a Thasos come divinità della vegetazione, e vi possiede un giardino
0 un orto (x7J7Toç) : cfr. Launey, op. cit., pag. 161. Lo studio del Propp (Ist-
ariceskie Komi Volsebnoi SJcazki [Le radici storielle dei racconti di fate], << trad,
it. di С. CoissoN », Torino, 1949, pag. 251-261) ha mostrato come Fronte-di-
rame e Sileno siano per la loro stessa natura devastatori di campi: « Quando
compaiono i campi seminati, i morti costituiscono per essi un pericolo, li gua-
stano e li devastano, e gli uomini cercano di soppraffarli e di renderli innocui ».
1 campi devastati nei racconti fiabeschi da Fronte-di-rame sono campi speciali :
« un giardino riservato, oppure un campo dove crescono perle, ecc. ». Di tali
campi speciali si ritrovano i riflessi nei documenti etnografici, e precisamente
nei « giardinetti » dedicati ai morti nell'isola di Celebes affinchè i morti non
devastino i seminati. Ora, il giardino di Herakles a Thasos sembra rispecchiare
l'immagine di questi particolari giardini : « l'on a mis ces enclos [il giardino
di Herakles a Thasos, e gli analoghi recinti sacri all'eroe presso l'Oita ed al
promontorio Lacinio] ou il règne en rapport avec le mythe du Jardin des Hes-
spérides, et la croyance au Jardin des Bienheureux » (Launey). Si può quindi
supporre che in Herakles sia sopravvissuto l'elemento agricolo e in Sileno
quello animalesco-silvano, ambedue giunti ad una fase di « coesistenza pa-
cifica » in età storica. Ciò illustra, fra l'altro, l'antico rapporto fra i morti (e
quindi anche l'istituto iniziatico) e il Sileno: s'è detto, infatti, che il deva-
statore dei seminati è simbolo del funebre mondo silvano. L'antagonismo
fra Herakles e il Sileno parrebbe d'altronde documentato anche dalle raffi-
gurazioni vascolari in cui Herakles tira con un guinzaglio un Sileno uscente
da una caverna; come Bes, fra l'altro, il Sileno ha in queste raffigurazioni
la lingua pendente.

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dell'antico iniziatore african


e il Sileno, pur fondandosi
riferirsi alla comune origi
luce di quel rapporto dev'e
sull'iconografia di Herakles
Il Sileno è stato studiato d
di-rame » del folklore (2),
riflesso della natura ignea di
propria del Sileno nel mondo classico (basti pensare alla mitica
vicenda di Mida). Tale connessione col fuoco si ritrova anche nel-
l'immagine egizia di Bes, e permette di comprendere nella sua esten-
sione il collegamento fra Bes e Sileno. Già il Moret fece notare che
« Bès est un dieu de la flamme (bes) ; dans les Marnisi il fait monter
(bes) autour de l'enfant dieu la flamme qui écartera de lui Seth et
les mauvais esprits; or, notre stèle [la stele Metternich] préconise la
flamme solaire (neérit) comme une des meilleures armes contre les
démons et les reptiles; au tableau. symétrique de la face postérieure,
Shou, coiffé du masque de Bès, apparaît entouré de flammes mon-
tantes et descendantes » (3). Come noi sappiamo, l'immagine di Bes,
con il volto in visione frontale, è originariamente connessa con quella
del leone primordiale, e tale leone - con il muso in posizione fron-
tale - è molto probabilmente un simbolo solare (1). Dunque, la
natura ignea di Bes è radicata nel più lontano substrato della figura
del dio, così come la natura ignea del Sileno, il quale, per altro, as-
sume un aspetto quasi besiforme in una delle sue raffigurazioni va-
scolari con il volto in visione frontale: su di un vaso (1920.107) del-
l'Ashmolean Museum di Oxford (5).
Altrettanto significativo è il rapporto esistente fra Bes e Sileno,
in quanto ambedue musicanti. Sileno è sovente raffigurato come

(1) F. Jesi, Bès initiateur, pagg. 171-183.


(2) Vedi nota 1 alla pagina precedente.
(3) A. Moret, Horus sauveur, in Revue de Г Histoire des Religions (JNovem-
bre-Décembre 1915), pag. 246.
(4) H.-C. Puech, Le dieu Bésa et la magie hellénistique, in Documents, 7
(1930), pagg. 417-418.
(5) Corpus Vasorum Antiquorum, Great Britain 9, Oxford 2, pag. 97, pl.
Illh IX, 1. La scena in cui compare il Sileno è quella del ritorno di Hephaistos
nell'Olimpo; afferma il commento del CVA: «The satyr looking at the spec-
tator, and tempted by the donkey, is regular in this scene; cf. for example:
the hydria fragment in Florence (Ausonia, IX, pl. V, 3) ; Beazley and Payne,
JHS, XLIX, 269».

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266 FURIO JESI

musicante nell'orgiasmo d
doppio. Anche Bes comp
il timpano (tamburello) (
la lira (5), il flauto doppi
esaminato la figura di B
tico iniziatore (7), ci sia
musica, attestato dagli et
iniziatica nella letteratur
canti, del Flauto magico,
remoto valore della musi
l'analogia profonda tra le
l'immagine dei pigmei
Faraoni egizi ebbero alla l
se questa supposizione f
nell'immagine « cronach
avrebbe potuto benissim
secondo un procedimento
elementi attuali che è no
religiosi e sociali.
È inoltre necessario rico
ziazione appare in strett
ticolari musiche i neofit
rinasceranno « iniziati »

(1) Cfr. F. Ballod,


Prolegome
Aegypten, (Moskau, 1913), i
(2) H. HiCKMANN, Aegypten
des Altertums/Lieferung I,
lievo del tempio di Philae e
6365, E. 6756, E. 7109; Hannover (Kestner-Museum) Inv. 1935, 157.
(3) H. Hickmann, op. cit., pag. 108, fig. 72 [= Cairo 38735]. Ctr. Hannover
(Kestner-Museum) Inv. 1935,200,725.
(4) H. Hickmann, op. cit., pag. 38, fig. 17 [= rilievo del tempio di Philae].
(5) H. Hickmann, op. cit., pag. 36, fig. 15 [= Cairo 41736].
(b) M. Mogensen, La Glyptothèque Ny Carlsberg, La collection égyptienne
(Copenhagen, 1930), pl. XXXV, A. 182; Bruxelles E. 7415, E. 7416. Cfr. A.
Piankoff, op. cit., 31 (l'articolo pubblica una statuetta di Bes a cavalcioni
d'un suonatore di doppio flauto).
(7) F. Jesi, Bès initiateur, 180-181.
(8) Cfr. J. Delpech-Laborie, Le dieu Bès, nain, pygmée ou danseur?
in Chronique d'Egypte, N. 32 (Juillet 1941), 252-254.

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BES E SILENO 267

i fanciulli della favola spar


demar Deonna, nel suo saggio «Le mort musicien» (1), ha voluto
spiegare il rapporto fra la musica e la morte (a proposito del quale
egli ha raccolto documenti di molteplici civiltà) con il semplice fe-
nomeno fisiologico dei « suoni angelici » che il morente parrebbe
avvertire nell'agonia. Tale spiegazione, di tono positivistico, è de-
stinata evidentemente a restare al livello dell'ipotesi, mentre tutto
un complesso di testimonianze relative ad avvenimenti storici ci
porta a ricollegare la musica alla morte nell'ambito dell'istituto
iniziatico (2). Ovviamente, anche l'originaria presenza della musica
nell'iniziazione potrebbe derivare da un fenomeno quale quello citato
dal Deonna: a noi, tuttavia, non interessa in questa sede chiarire
il valore profondo della musica per l'animo umano, quanto piuttosto
stabilire le forme storiche assunte da cotesto valore. Ora, la musica
che risuona nei thiasi dionisiaci (suonata anche dai Sileni) accompagna
l'orgiasmo, e quindi anche la morte del dio.
Pare invece vano ricercare in Egitto un rapporto diretto fra Bes
in generale (e quindi anche Bes musicante) e la morte. M. Werbrouck,
cercando di identificare il mobile cui appartennero i Bes suonatori
del flauto doppio conservati al Museo di Bruxelles, ha giustamente
osservato : « II nous paraît inutile de chercher dans le mobilier funé-
raire: naos, baldaquin, cercueil. Le dieu Bès n'y apparaît pas. » (3).
Bes, però, e anche Bes musicante, è strettamente connesso con la
nascita. Insieme con Taurt, egli è il protettore delle nascite, delle
culle, dei bambini (4). Probabilmente con ragione Spiegelberg ha
spiegato le statuette in cui Bes compare sulle spalle di donne incinte,
come testimonianze delle prerogative tutelari esercitate dal dio
sulla gestazione e sul parto (5).
La nascita, nell'ambito dell'istituto iniziatico, è un altro volto
della morte. Il neofita muore ritualmente per rinascere. L'iniziazione
è una rinascita attraverso la morte. Da questo punto di vista l'imma-

(1) Revue de VHistoire des Religions, LX (1939), 77-81.


(2) Cfr. : Quasten, Musik und Gesang in Kulten der heidnischen Antike
und christlicher Fruhzeit, in Liturg. Quellen und Forschungen, [Münster], XXV
(1930).
(3) M. Werbrouck, Les multiples formes du dieu Bès, 81.
(4) M. Werbrouck, A propos du dieu Bès, in Egyptian Religion, (Avril
1933), 29.
(6) bPiEGELBERG, W eihestatuette einer W ochnerin, in Annales du ¡Service,
XXIX, 162-165.

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268 FURIO JESI

gine di Bes musicante p


con l'iniziazione. Non p
cosciente, da parte degl
affinità fra Bes e il Sileno, all'atto dell'assimilazione delle due im-
magini. Ci sembra però particolarmente importante notare che,
proprio questo carattere primordiale, comune a Bes e a Sileno, af-
fiora nelle più tarde - ellenistiche - immagini di Sileno, in cui
cotesta figura appare ancora influenzata da quella di Bes. Ci riferiamo
ad un tipo particolare di immagini ellenistiche e romane di Sileno,
о meglio della maschera di Sileno, che sono state studiate da W.
Deonna (1). «Un Èros, le haut du corps caché par un immense mas-
que de Silène, passe une main à travers la bouche de celui-ci, et
cherche à effrayer un ou deux de ses compagnons debout devant
lui » : questo motivo ricorre abbastanza di frequente nell'iconografia
dei sarcofagi ellenistici e romani. Il Deonna ha chiarito magistral-
mente il significato simbolico di tali rappresentazioni: la maschera
di Sileno è il simbolo della morte, «il semble avoir dévoré l'Èros
qui s'amuse à le porter, et n'avoir laissé de lui que la main, tenant
parfois le serpent chtonien. Devant le monstre sans corps, à tête énor-
me sur jambes, d'autres Èros regardent avec effroi et soumission
cette évocation de l'au-delà ». Lo studioso svizzero ha contempo-
raneamente chiarito il valore primordiale della testa e della ma-
schera come simboli di morte, e della bocca come immagine della
morte - e della tomba - divoratrice. Egli ha inoltre sottolineato
l'analogia esistente fra coteste concezioni, sopravvissute nella reli-
gione bacchica dell'Ellenismo, e quelle delle società primitive. Basta
aggiungere che l'iniziatore, presso i primitivi, si copriva il volto
d'una maschera simboleggiante l'animale totemico divoratore, e il
quadro è completo.
Ricercando le origini di Bes, abbiamo esaminato il rilievo n. 994
del British Museum in cui è raffigurata una sorta di cerimonia ini-
ziatica (2): un fanciullo, dal corpo dipinto di bianco - il colore dei
morti - porta sul volto una maschera leonina (raffigurata di profilo)
che probabilmente si ricollega alle origini dell'immagine di Bes.
Il bassorilievo, risalente all'Antico Impero, non coincide certo con
un'epoca in cui ancora fosse praticata l'iniziazione primitiva; ma

(1) W. Deonna, Eros jouant avec un masque de Silène, in Revue Archéolo-


gique, 5ème série (1916), I, 74-97.
(2) F. Jesi, Bès initiateur, 172 et infra.

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BES E SILENO 269

esso ne riflette i concetti e


giochi infantili. Considerat
(analogia che, dal punto di
anche nei confronti delle maschere di Sileno portate dagli Eroti
ellenistici) (1), le raffigurazioni dei sarcofagi ellenistici e romani
paiono rievocare una scena non solo formalmente simile a quella
del rilievo del British Museum. Solo che, se nel rilievo egizio dell'An-
tico Impero, la scena dell'iniziazione era divenuta un gioco di fan-
ciulli, nei rilievi dei sarcofagi greco-romani essa riacquistò il suo
valore sacrale, in chiave esplicitamente funeraria. Mentre l'iniziazione
primitiva, riflessa dal rilievo egizio, garantiva un passaggio nell'Aldilà
tale da permettere ai neofiti l'acquisizione delle virtù totemiche,
l'iniziazione simboleggiata dai rilievi greco-romani era garanzia di
sopravvivenza nell'Aldilà.
Ancora più profonda si rivela, così, l'analogia fra Bes e Sileno,
e nel contempo è possibile avanzare qualche nuova supposizione
circa l'origine delle immagini degli Eroti greci.
Il Deonna, nel suo studio sull'Eros con maschera di Sileno, cita
anche un'anfora funeraria ellenica sulla quale la cosidetta « anima »
del defunto appare con le sembianze di un el'ScoXov, « petit per-
sonnage ailé, identifié plus tard aux Eros funèbres » (2). Gli Eroti,
però, non derivano dall'sïSioXov, poiché le loro immagini com-
paiono in Grecia fin dal VI secolo (pur senza avere un esplecito valore
simbolico di « anime ») e sono perciò contemporanee degli eïSioXa
figurette alate. Secondo la teoria del Deonna, quindi, si dovrebbe
supporre che durante l'Ellenismo gli Eroti (in precedenza privi d'un

(1) La maschera di Sileno che più assomiglia al volto di Bes è quella che
compare, ad esempio, sul frammento di sarcofago F. 1352 del Museo di Ginevra
(G. Nicole, Catalogue des sculptures grecques et romaines du Musée de Genève,
1914, pag. 9, n° 1896, pl. VI), sul sarcofago Albani (Helbig-Toutain, Guide
dans les musées ďarch. classique de Rome, 1893, II, p. 74, n° 825), sulYoscillum
C. 1072 del Museo di Ginevra, proveniente dal teatro di Orange (W. Deonna,
Revue Archéologique, 1915, I, 303), su di un analogo oscillum del Louvre (Rei-
nach, Répert. de la statuaire, I, pag. 104, pl. 355 В). Si tratta della maschera
di Sileno con il cranio calvo e rotondo, le sopracciglia foroemence rilevate e
aggrottate, la barba lunga e ricciuta: tale maschera può essere ricollegata
al « tipo socratico » della statuaria greca, cui appartiene anche il Sileno di
Thasos (cfr. Robert, Die Masken der neueren attischen Komödie, pag. 18,
figg. 35-36). II « tipo socratico » è probabilmente la categoria iconografica
corrispondente all'assimilazione fra Bes e Sileno.
(2) W. Deonna, Eros ecc, 79, nota 1.

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270 FURIO JESI

significato funerario) ab
simboli delle anime. Le n
diale valore iniziatico del motivo dell'Eros con maschera di Sileno
permetterebbero di scorgere in quella acquisita funzione simbolic
un tardo - e probabilmente non cosciente - riflesso delle primiti
figure dei fanciulli neofiti (fanciulli, come fanciulli sono gli Erot
anch'essi ritualmente morti, così come immagini di morti sarebbe
gli Eroti.
La figuretta alata dell'eíScaXov che compare sull'anfora citata
non è un simbolo molto antico dell'« anima » nel mondo greco, e ri-
specchia una concezione dell'« anima » relativamente tardiva (per
quanto precedente l'Ellenismo). Nel nostro studio sulle origini del-
l'immagine di Elena (1) abbiamo studiato alcune primordiali con-
cezioni greche di ciò che resta dopo la morte. Per Omero, all'istante
della morte, I'ocòtoc dell'uomo comprende tanto la фих"^ modellata
ad immagine del corpo, quanto il vero e proprio « cadavere » vivente
e cioè il corpo godente di vita propria anche dopo d'essere stato ab-
bandonato dalla фих^.
Nell'apologetica pitagorica - e in Pindaro - la scissione del-
l'entità umana in due elementi distinti si verifica non soltanto con
la morte, ma anche solamente col sonno. Durante il sonno Госйтос
(diverso da quello omerico) resta inerte, e FeiSioXov (modellato a
immagine del corpo) è vivo e attivo (2). È questo l'el'SioXov che co
pare come figuretta alata sull'anfora citata dal Deonna?
Nello studio su Elena abbiamo mostrato come la concezione dei
pitagorici rispecchiasse - seppure in termini un poco alterati -
quella della religiosità più antica, e precisamente delVEarly Helladic.
A quella sfera religiosa appartenevano le immagini dei giovani
morti, di sesso maschile, di cui è sopravvissuta la figura nei Kabiri,
ed ai quali s'è sostituita in età micenea la hor e destinata a divenire
sia Elena, sia la Kore di Eleusi, sia forse la stessa Athena (3). Quella
kore funebre era di carattere nettamente agrario. Ora, Adolf Greif-
enhagen, nel suo saggio sugli Eroti greci nel VI e nel V secolo (4),
ha sottolineato il rapporto esistente a quell'epoca fra gli Eroti e

(1) F. Jesi, Aspetti isìaci di Elena nell'apologetica pitagorica, in Aegyptus


(Luglio-Dicembre 1961), 149 e segg.
(2) Bibliografia nell'articolo citato alla nota precedente.
(3) Cfr. : F. Jesi, II tentato adulterio mitico in Grecia e in Egitto, vedi oltre
in questo stesso fascicolo.
(4) A. Greifenhagen, Griechische Eroten (Berlin, 1957), infra.

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BES E SILENO 271

la vegetazione - e in genera
fatto notare che l'immagin
anche dopo d'essere stata so
parve, bensì sopravvisse i
acquisì dalla kore alcune pr
Non è quindi da escludere c
zione, un'immagine dei giov
agrarie. Diciamo un'immag
in molteplici e diverse imm
quella degli adolescenti prot
adulterio sopravvissuti, cio
malefica (1). È presumibile
conservato prerogative par
pravvissute in rapporto dir
e cioè materna. Esaminando
e Iside (2) abbiamo chiarit
seppure sensa sposo. Nelle i
in rapporto con una kore b
i caratteri infantili per attr
kore: così è forse accaduto
essere accaduto nel caso deg
con il mondo organico, po
tradizione religiosa ellenica
Kerényi ha chiarito gli aspe
mordiale: caratteri afrodi
dalla assimilazione micene
erano raffigurati itif aliici
di sessualità sacra). Nell'im
che riappare tanto di frequ
babilmente quella della ko
quali il ratto infero attribu
lica funeraria.
La funzione funeraria - e l'originario aspetto iniziatico - degli
Eroti che compaiono nelle scene studiate dal Deonna, può così ri-
specchiare una situazione compresa nell'ambito della religione greca
pre-micenea e micenea. Tale supposizione permette di ampliare
l'orizzonte dell'assimilazione fra Bes e Sileno, palese in quelle scene

(1) Vedi nota 3 alla pagina precedente.


(2) F. Jesi, Iside in figura di Kore?, in Aegyptus (1961), 74-87.

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272 FURIO JESI

ellenistiche. Sileno, infat


del passaggio nell'Aldilà
Kadmilos di Samotraci
Kabiri.

Appare ora interessante notare come gli stessi Kabiri siano stati
descritti da Erodoto (III, 37) come divinità pigmeiformi, e simili
a quelle raffigurate sulle navi fenicie: simili sia a Bes, sia a Ptah
Pataikos (1). È probabile, infatti, che nella narrazione dello storico
greco sia sopravvenuta una fondamentale confusione tra originari
Kabiri (e cioè i due giovani morti) e le tarde figurazioni del dio del
passaggio, di tipo ormai sileniforme, e particolarmente besiforme
(tanto da essere confuso con il tipo di Ptah Pataikos). Cotesta con-
fusione, che doveva dipendere da un'estensione del termine Kabiri
a tutte le divinità samotraciche connesse con i due giovani morti,
attesta in un certo senso dell'avvenuta assimilazione fra Bes e Sileno
nell'ambito delle sopravvivenze dell'originaria religiosità tracia: nel-
l'ambito, cioè, in cui Sileno possedeva prerogative affini a quelle
del primordiale Bes iniziatore.
Vi è, inoltre, un singolare documento che permette di illustrare
con maggiore evidenza il primordiale rapporto di funzioni iniziatiche
fra Bes e Sileno. Si tratta di un cammeo del British Museum (N.
3499) (2), probabilmente d'epoca romana, sul quale è raffigurato
un Sileno naniforme che fustiga un Eros, sorretto per le braccia e
per le gambe da altri due Eroti. Il Sileno è chiaramente di tipo besi-
forme. La scena pare richiamare quelle delle frequenti figurazioni
romane in cui un maestro fustiga il dorso nudo di un discepolo, sor-
retto per le braccia e per le gambe da due compagni. Poiché, però
si è chiarito il valore simbolico e mistico delle figurazioni in cui com-
paiono Sileni ed Eroti, riteniamo possibile supporre che la scena del
cammeo abbia un significato più profondo. Nella religione dionisiaca
ellenistica la fustigazione era una delle tipiche pratiche sacrali, as-
sumendo valore purificatorio : si pensi alla figurazione della « fusti-
gata » nel celebre affresco pompeiano della « Villa dei Misteri ». Con-
siderato l'originario valore iniziatico dell'immagine di Sileno (e di
quella di Bes che in esso s'era fusa), la figura di un Sileno besiforme
fustigatore ci sembra necessariamente compresa nell'ambito di quelle
stesse pratiche sacrali; ma ciò rivela il più remoto fondamento di

(1) Pettazzoni, Le origini dei Kabiri, pagg. 88 e segg.


(2) Walters, Catalogue В. M., pag. 329, pl. XXXV.

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BES E SILENO 273

quelle pratiche, e cioè le do


iniziandi nelle società prim
Bes), continuava esercitare a
alla quale era nuovamente a
La sopravvivenza di memo
tuto iniziatico si rivela par
religiosi fornitici dai sarco
solo l'immagine dell'Eros r
caratterizzazione infantile
richiamano l'istituto primit
della « Villa dei Misteri », s
gata » : si tratta di una don
la danza purificatrice. Tale
attraverso i tormenti dell
fase precedente la beatitudin
spesso sui sarcofagi ellenist
fissata nella tradizionale ic
romano con scene dionisiache del Museo delle Terme essa ricorre

due volte, e sul medesimo sarcofago è raffigurata, su di un b


non lungi dalla cista mistica, una maschera di sileno, ad attest
la presenza dell'antico iniziatore. Il sarcofago poggia, come di consu
su zampe animalesche: simbolo anch'esso - non sappiamo fino a
qual punto intenzionale - del sopravvissuto carattere animale della
morte, non lungi da quello dell'iniziazione primitiva che era pur essa
« morte nell'animale » (2). La figura della menade « kallipygos » ap-
pare cosi come quella dell'anima che ha subito la fustigazione, e
permette di attribuire un valore mistico latente alle immagini di
Afrodite « kallipygos », abbastanza frequenti nell'iconografia elleni-
stica. Quello che parve un simbolo sensuale, si rivela un'immagine
di purificazione mistica, superatrice della morte, e posta perenne-
mente a confronto con l'orrore della morte incombente. Basti a
dimostrarlo un sarcofago con scene dionisiache dei Musei Vatica

(1) Bes, d'altronde, già in Egitto si presentava anche come demone tor-
mentatore. Alcuni studiosi (ad es. il barone von Bissing) hanno voluto di-
stinguere da Bes le figure di vari demoni malefici. Cfr. J. Capart, Notes and
Reviews, in Egyptian Religion (1935), 228-230.
(2) Le zampe animalesche su cui poggiano i sarcofagi riflettono, in fondo,
il medesimo elemento primordiale che sta alle origini della « capannuccia
su zampe di gallina » della narrativa fiabesca popolare europea. Cfr. Propp,
op. cit., pagg. 93-103.

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274 FURIO JESI

sul quale compaiono a fi


maschera di Sileno) due g
simboli della morte che i
di Sileno inghiotte l'Eros
di equivoco il significato
scuna di esse l'immagine s
(o d'una pantera) che si v
vittoriosa sull'orrore dell
ficazione del rito. Così il
fuse con l'immagine di
che s'indentificarono in
religione dionisiaca ellen
familiarità con cui gli E
superamento mistico dei te
a fianco delle immagini
oltretombali suggerisce l
cui l'immortalità era con
lontà ed a momentanee i
nismo, in cui il contatto
confermato lo squilibrio
fra armonia classica e an
di Bes, ormai apparentem
sintomo tragico, poiché r
concesso alla Grecia di ri
sità protostorica, la cui «
e la civiltà classica.
Il progressivo alterarsi del volto di Sileno nella maschera del
teatro greco - come attesta la statua della Galleria Albani, in cui
un Eros è rivestito fino a mezzo busto non d'una machera di Sileno,
bensì d'una grande maschera teatrale barbuta - è un fenomeno
dalle profonde radici storiche. Fu infatti il teatro l'ambito d'ele-
zione del riaffiorare, о forse soltanto del rammemorarsi, della reli-
giosità primitiva, di cui la coscienza ellenica avvertì sempre più
il tragico richiamo. La religiosità da cui l'immagine del Sileno era
sorta, doveva presentarsi come ideale perduto e tristemente invoca-
bile ai grandi tragici della grecita, poiché nell'opera teatrale si ride-
stano le forme del remoto dramma dionisiaco; ma le forme soltanto,
formule vuote di possibilità di salvezza, memorie segnate dall'impo-
tenza di riattingere al substrato primordiale della sacralità. Se Sof ocle
potè ancora essere per istanti fiducioso - о almeno tanto enigmatico

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Stele funeraria etrusca con il profilo di Sileno (a sinistra)
(Bologna, Museo Civico).

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Satiro con il volto in visione frontale.
Particolare del vaso 1920.107
(Oxford, Ashmolean Museum).

Testa di Sileno (Museo di Thasos).

Cammeo n. 3499: Sileno che fustiga un


Eros (British Museum).

Frammento di sarcofago di bambino n. F 1352; Eros con maschera di Sileno


(Museo di Ginevra).

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BES E SILENO 275

da darci l'impressione della


religiosità arcaica, con Eu
del più lontano passato - pi
della kore micenea - sorse
cralità e di conoscenza dina
la forza di celebrare nelle B
religioso ellenico, pur essen
cora a quella linfa. Troppi simboli di morte compaiono nell'Elle-
nismo a fianco degli Eroti in cui Vanima greca ha trovato il suo ul-
timo volto: troppi per concederci di supporre che la convinzione di
Euripide fosse eccessivamente critica e pessimistica. L'idoleggia-
mento della morte, in quanto cupio dissolvi, s'era sostituito fatal-
mente alla contemplazione della morte come volto umanamente
limitato della vera vita; la maschera del teatro in cui l'uomo aveva
gettato sulla scena le sue estreme confessioni di impotenza, s'iden-
tificava con il volto della morte che ormai si poteva tentare di esor-
cizzare, ma non di accogliere serenamente come accesso alla vita.

Torino, maggio 1963


Furio Jesi

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