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1DÌIZZ»Ì©NARH

_MUSÌ@A
SACRA 11’ PROFANA _

mmmm mimmi 7
TERZA EI?IZÎONE GOBBET'ILED ACCEESCJU'IA

VOL. VI.

VENEZIA
' DALLA nrocnuu m a. mconx
1850.
.\l
.Ì -.... i. Q.
v..2.
0‘!
NA

i _
ZVab'lz'zzare. Seéondoil Magri signifi
ca su0nar la Zampogna.
' Nabld. Zan‘dpogna‘; str0m'e’nto da fiato;
questa Voce viene dall’ ebreo ilebel, che si
gnifica otre. « Dixit David principibus Le
vilarunl , ut constitde‘rent. de fralribus suis
cantores in organis musicis,- nablis videli
cet, et lyrls etc. lib. x.- Paralip. » Sono in
errore qu‘elli i quali hanno pensato , che
questo Stromento fosw il Sallerio di dieci
corde; che si suona colle dita, impercioq
ché in altri luoghi della Scrittura vien
chiamato ncbel l’otre' del Vino, dunque chi
la forza intende della Voce ebraica non
potrà mai tanto affermare, così il Magrii
quel ch’è certo si è che niente vi è di 'u‘1
incerto quanto determinare e definire glian
ticl'1i strumenti ebraici, e che gli stessi Scrit
tori ebrei non si accordano, poiché il rabbino
Schilte afferma, che il nablo fosse stromento
di ventuna corda; il rabbino Assur di dieci;
il rabbino Machul di sei; e finalmente è cer
tissim0 ìch’ era del genere neghinoth , cioè
degli stromentiarmati di corde.
Naccare. Ottavio Ferrari spiega la pa

_
|
4
NA -'
rola naccare dicendo) « Veterurn Cyniiu‘a
lum sphera’scilicet dimediata , quae allisa'
cpnjungebatur, et sonitmn cicbat , quale
strumemum , etiam apud "'l‘urcos hodie vi
gens accepimus ». Questo per dirlo più
chiaro è quello stromeuto di due ossa, al
battimento delle quali [i ciaflatadi cantano
le canzoni, si dicono gnacare, e dagli
Spagnuoli castagnetas,. Si vuol che proce
dano dai cimb_ali antichi , ed altri voglio
no che sien_o trasferiti dalle fanciulle’Ga
ditane, "così Petronio: « Gaditana_e mulieres
crotales hunc sonitpm edebant 1|; V. Tgmf
buio , Castagnole , Crgtalo.
Naturale.
musica Questa
naturale; voce 1’ha
e questa più sensi;
abliiatno già.v
definita. Canto naturale ed; è' quello in cui
‘ 1'non
artesi èsente
tanto}piante di che
nascosta sforzató
non, ed in
curia-pari

s.ce. Armonia naturale chiama_si la disP_osi


.aione degli organi all’armonia. Canto natu
rale si è quello in cui non vi sono ng‘:
b_molle nè diesis ' ‘ '
"Nechiloth. Voce che ritr_òvasi nel ti
tolo del salmo terzo, e significa corea o ti_bùt.
Neghinoth. Nome ebraico che in ge7»
nere abbraccia tutti gli stiqmenti auguri al“
‘_mati di corde, ‘ ' " ’
. 5
NE.
Nenie. Erano certe canzoni cantate
coll' accompagnamento delle tibie da certe
donne chiamate Preficbe; si cantavano ne’
funerali: furono inventate dai Frigj.
Nesso. E un’ amica suddivisione della
Melopeja degli antichi; consisteva in salti
ordinati. ’
’ Nate diezeugmenon , cioè estrema del
\ le disgiunte; era questo il nome della quar
ta corda del terzo telracordo, la di (mi
chiave è 1’ e , la voce la , mi. Aveva pure
questo nome la prima corda del quarto
tetracordd, ed aveva la stessa chiave , e la
stessa voce surriferita.
- - - hfp'erboleorz, cioè estrema del
le eccellenti, ovvero acutissime, quarta vo
ce del quarto tetracordo, la sua chiave era
a, la voce la, mi, re. -
- - - sinemenpn , cioè estrema del
le connesse; era 1’ ultima corda del quinto
tetracordo, la sua chiave è d, la sua voce
la,'sol, re. , . _ - U '
Netodus. Così i Greci chiamavano la
parte acuta cantante cioè il soprano.
Neuma. Sorta di canto sacro e soave
’in segno di giubilo spirituale. E voce grea
ca , e deriva da una voce , che significa
cenno, perché si cantava tanto dolcemen
e.
6 o .
, NE
Pronunziavano,
te," prolungandoma
le solamente
sillabe , 'che
s‘i'ac'cepnava
appena

no con aprirc _tm Poco la bocca. Frequen


tissimo appresso iGreci _è questo modo di
cantare, massime nel canto dell’ Alleluia;
dopo l’Epislo‘la. ’ ’
Neuma_. una linea frgpposta ad uri
qualche numero di note, che taglia le quat
tro linee parallele del panto,‘in esso intro
dotta dopo il secolo updepinqo, per indica
;.e al cantante la pausa, o respiro, e divi.
dere‘ il senso delle parole. Fu detta pouf
,m, yi'rgola, sbarra, respiro , distiqziof
ne , starzghetta. Fu anche chiamata heu
ynq la sequènaa solita caqt_arsi dopo _1’ Epi
stola , o il canto sul fine dell’ antifona , 0
1814‘ia-
un .
certo tratto ‘ I
di note , che segue

' ’ No. Vedi Sblf_eggiqr,e.


Noci. Questa ' yoce si soleva ripetere
'stie'sso dai musici' nel tempo del Natale,
dopole antifqn_e , la quale "in lingug‘fram
'ces'e' significa Natale; an'corchè musici
poco pratici di tal vocabolo pro_riupcinq
°correiiteniepte Nolte. Qos‘1 il Macri' i1i Dit.
Nome'déi suoni. Sette seno nomi.
dei suoni; cioè“ Cso’lfizyt, Dlasolfe, Ela
[741ig Ffaùté G;òlfeut 3 Jlqmirè, _Bqfdbttti j
» i
no . “Î
ma per apprendere a cantare furono inven
tati altri nomi corrispondenti .ai surriferiti
cioè do, re, mi, fa, 501,141, sì. Vedi Solfeggio.
| Nemico. Sorta di canto in cui agli atti
tichi usavano le corde ‘acute. V _'
Nona maggiore. E un intervallo com
posto di sei tuoni, e due semituor_ti, ed è
l’ ottava della seconda maggiore.
.- ,- - - minore. un intervallo com
posto di sei tuoni, ed un semituono come
,si, al“, ed è l’ottava della seconda.
‘ ‘ Nota caratteristica , o principale.
E quella nota che nelle intnonazioni de’sal
mi regola tutte le sillabe , le quali preco
slono la cadenza media e la’finale.
_ «- .- - contronota. Vedi Contrappun
Lo semplice. , V . I
- - -»’ romana. Cosi si chiamarono
quelle lettere colle quali san Gregorio no‘
lo l’Antifouario da esso corretto.
- - - sensibile. E quella eh’è‘una ter«
;za maggiore al disotto del dominante; il
si per esempio è nota sensibile del tuono ut.
Note. Li suoni si distinguono in rela
zione all’ acuto ed al grave; ma attenden
dosi ancora nella nostra musica alla da
rata di un suono rapporti) all’altro, cosi si
sono‘ inventati dei segni a questo pfficiò, 0
8 \..
NO
questi si chiamano note; le quali altró’ non
sono che segni indicanti l’acntez2a e la
gravità dei sùoni,’ ‘e la loro respettiva du
rata. Queste note sono molte; massima ,
lunga , breve , sernibren , miiu'ma, semi
minîma’ , 'cf‘bma , sem‘icroma , biscroma ,
fusa ec. Queste indicano l’acutezza, o gra
vità de’ suoni; e la loro durata poi princi
piando dalla ma5sima, è come la serie dei
" "É"'t"i"j""L cc. cioè la durata
numeri 1
\ z 4 8 16 32 -
della massima è doppia di quella della
lunga, quadrupla di quella della breve ec.
Ialfabeto,
Greci simaservivano delle queste
non essendo lettere che
deLloro
vien
lt

ti quattro erano necessitati a mutilarle, a


multiplicarle , ad inverterle per ottenere il
numero di 1620 note delle quali si servi
vano. I Latini ad imitazione dei Greci si
servivano delle lettere dell’ alfabeto lo
ro per nota, ma sopprimendone gran nu
mero di quelle dei Greci, non essendo_più
in uso il genere cnarmonico, né inolti'al
tri modi. "Sembra che Boezio stabilisca l’uso
di quindici lettere solamente, ed il Pontefice
san Gregorio considerando che il rapporto dei
suoni in ciascuna ottava era lo stesso , ri
dusse queste quindici note alle sette prime
NO 1 9'
lettere dell’_ alfabeto le quali si riportano da
una ottava all’altra. Finalmente nel duodeci
secolo Guido P. Ben. (1’ Arezzo sostituì a.
queste lettere dei pixnti posti sopra diffe
renti linee parallele, a ciascuna delle qua
lì una lettera serviva di chiaVe. In seguito
s’ ingrandìrono questi punti; se ne posero
eziandio fra gli spazi compresi fra quelle
linee, e si 1n'oltiplicarono secondo il bisoe
gnu queste linee e questi spazi. Le note
non erano fino ad un certo tempo che se
gni per additare la differenza de’ suoni
dall’acùto al grave; eSsendo esse tutte
(1’ egual valore ricevevan_o il valore dal
la lunghezza 0 brevità delle sillabe so-’
pra le quali si cantavano. Così è a un di
presso nelle chiese il canto fermo. Questa
distinzione di figure durò fino al 1550, Se
condo l’opinione comur:e, in cui Gio. de
Muris dottore e canonico diìParigi inventò.
ancora certi segni di misura chiamati modi,
0 prolazioni per determinare nel corso del
canto, se il rapporto della lunga alla bre
vedovesse esser doppio, o triplo ec. Molte
di queste figure più non esistono, e sene
sono sostituite delle altre in diversi tempi.
Molti hanno tentato di perfezionare, 0 per
dir meglio rovinare la caratteristica musica
” .0
n
3510 -
le, Fra questi si distinsero M. Sauyeur, M,
Demaus, M. I. J. Rousseau la di cui ma
niera di segnare la musica dovrebbe _sen,
za dubbio essere all’ordinaria preferita; se
questa non fosse di gran lunga anteriore,
e ridotta in uso. Finalmente le figure del
la massima e della lunga del tutto più
non si adoperano nella musica moderna. Le
figure delle dieci note le avrete nella mia
8I‘tllîlmflllc.iîl ragionata , _
.À Note qcgide;zlali. Sono quelle note chC
son0_ munite di accidenti" ‘
1v - .f cattive. Sono quelle che non
eseguiscono un accompagnamento diverso
da cui sono precedute, 0 seguitate; si di
scon0 cattive/perché llism;lfllllîl. Inoltre quel
la nota che viene in parte buona; si chia’
“.\..
-ma poli! buona, quella che viene in parte
cattiva, nota Si,dice cattiva. Per intendere
questa divisione di parte buona e cattiva
bisogna sapere che nelli tempi _C, che con
tengono il valore di unabreve, si divide
rà la misura in quattro, 0 otto pani, la
prima di queste parti si chiama parte Ime
na, la seconda cattive, la terza buona, la
quarta cattiva. Se nel tempo -'--2- si divide’
rà la misura in quattro parti, la prima se
rà hu0n.a,h seconda cattiva, La terza bu0'
u
ivo
ha, la quarta'eattiva; se ognuna di queste
‘qnattro parti si dividerà. in tre, la prinia sa.“
rà buona, le altre due cattive, e finalmen-è
te se si dividerà ognuna di queste parti
nuovamente in due,’in quattro __ec., la pri
ma si chiamerà buona, la seconda cattiva
‘ec. Lo stesso si dica di tutti gli altri "tempi.
ste - accioccliè
Note martellate. Spno
il vcantante le quelle note VM_Q
groppeggi. po

sarà gran difetto perle in un duetto do'


ve una parte palesa il’suo dolore; poich,è
allora se la seconda parte avrà da' eseguire
di queste note, sembrerà. che si parli del
la passione e dell’affanno dell’altra. '
' _- - - sincopata. Vedi Sincepp.
Notturno. Parte del mattutino, il qua;
le si divideva in tre notturni, recitandosi
in tre tempi distinti della notte’,poichè gli ‘
antichi Cristiani compa'rtivano la notte ‘a gui«
"sa dei soldati in tre vigilia, riserbando ‘le
laudi Nova
all’ aurora. ‘ ‘
maneries’. Vocabolo usato dagli

scrittori antichi,- può esprimere l’intuouaziof


'pe' del Sabino, In e:pitt;. ‘ ‘
Nepal. Strumento ebraico antico da suo,
no armato? di corde , riferito nel trattato Al'lh
chim Talmudico, n’è si può determinare eg:
scudo soltanto nominato.
12
NU
Numero. Non è fuor di proposito che
lo studente di musica consideri il numero,
dicendo un grande autore che il componi
t0re «numeroruin naturam et proprietatem,
sine quo notitia nihil in hoc negotio dighum
preestiterit, perfecte quoque calleat oportet» .
Il numero dunque secondo Boezio è un ag
gregato di unità. Secondo Giordano _Nemo
rariu, «nutnerus est quantitas discretorum
collectiva »; e secondo Euclide «numerus
autem est unitatìbns composita multitudo».
Dovendo pe_rtanto\il musico considerare il
numero{non credo fuor di tempo dargli al
presente qualche nozione; e‘beuchè CODSI_
deri esso il nume_ro'solo relativamente; ad
_Ogni modo è_ necessario che lo consideri in
se ‘pure, servendo ciò di lume a quanto egli
ricerca ;' perciò farò brevemente par01a del
numero, in se' stesso considerato, del nume.
ro paragonato ad altri, tralasciando di parla
re del numero « quoad geometricas 'figuras «I
non essendo di considerazione del musico.
L’unità non è numero, ed è origine di al
tri numeri, ed il numero dall’aritmetico si
considera «secondum se ad aliquid, secun
dum formam et quoad figuras geometricas».
Il numero considerato in se stesso, e nel
le sue parti si divide in due generi,e que.
x5
NU .
sti in più specie. Il primo genere è il nu.
mero pari, il quale in dué'parti- eguali si,
può dividere. Numero dispari è quello che
in due parti eguali non può divid‘ersi.ll nu
mero parji', si divide in' due modi; 1’ una
come denominato dalle sue parti, l’altro se
condo la somma delle SU? Parti. Il numero
pari den0minato dalle sue parti ha tre Ispefi
cie, cioè,- numero pari parimente pari, il pa-'
t‘iuiente impari, l'.impat‘tmente pari. Il Pari
parimente pari è un numero le'di cui par;
ti si dividono in due parti eguali‘ in finq
che arriva alla indivisibile unità copie 8, 4.,
2, I. Il numero pari parimente impari, è un
numero le di cui parti fra loro sono ugua
li, Imfia‘ esse sono di natura impari come'il
ro, in 5, cc. Il numero pari ’imparimente
pari, un numero le- di cui parti si divi.»
dono in parti uguali, ma questa divisione
non arriva fino alla indivisibile unità, come
il sei in tre, ed il tre il quale ha li due
numeri impari. Il numero pari» considerato
secondo la somma delle sue. parti ha "tre
specie, cioè perfetto, diminuito, abbondan*
te. Il perfetto è un numero pari che da tut.
te le sue parti viene misurato, le quali-noia
te compongono la total somma. Il numero
diminuito è quello, che non ampie la son,“
14
NU
tua del suo tutto,- qUest0, secondo lo Sta.
Pulense,.si dice pure imperfetto. nume"
rci superfluo è quello, le di cui parti,ecce
dono il SUO tutto; Il numero im’par’i poi
ch'è distinto per natura e' sostanza dal nu
tfiero‘ pa'ri'; è quello che nella sua divisio
ne uon‘riceve nelle parti ugùalitz'i alcuna ,
come il 7, che si divide in 4 e 5 che so
:10 due parti ineguali,e la sua proprietà è
che una parte“ sia eguale, e l’ altra inégua;
le. Questo, si divide in numeroir'npari sem-'
plieenprim'o’ ed inficrn’p0'sto_;ed è quello che
non ha parte; o numero che lo’misuti, ma
dalla sola. unità ,- ch’è'la‘ misura d’ogni nu
I'n‘ero; viene formato come 5; 5, 7, g, 11,
cc. Poi impari c'om‘p‘05t'0, è quelloclie non
dalla sola unità; ma anche da un altro un
m‘ero è misurato e composto; e finalmente
in numero impari m‘ediocre‘, ovvero per se
primo ed in'don1‘po‘3to; e di questo chiara
' niente il Gallerie ne parla; Il numero poi
folate,- è un‘numero che si considera ,in
quanto è‘ paragonato ad un altro; la qual
comparazione forma tra_le parti una tal qual
disposizione che viene detta proporzionali
tà; e questa può consistere o nella eguali
tà, o nelle inegualità. L’ egualità è quando
un egual numero ad un altro eguale si par"
/ _ - 35
. v ,
t‘àgona. L’inegtìàlità, è quando ‘un inegu’a’lf
le ad un altro inegual‘e' si paragona: E sem
timent‘t‘i di tutti gli scrittori che il _mttsicià
consideri la s0la specie d’iuegualità,la‘ qua
le si divide in maggiore e’ minore, la magè '
giore è‘ quando un numero maggiore si pa*
ragona ad un minore; e la minore‘ inegua
. glianza‘ è‘ quando un minore,- ad un altro
minore si paragona. La maggiore inegualità
poi ha cinque parti, e sono, moltiplice,
sup‘erpartic’olare ,‘ superparziente‘ , e questìso
no detti semplici; moltiplice sup‘erp‘articola'v
re; e moltiplica soperparziente, e‘ questi si
dicono composti.- La minor inegualit'a‘ parifi
m'emi ha cinque parti come la maggiore, soi
lo differenti da quelle per la particolar sub
che perciò si dicono submoltiplice ,- cc: Il
numero moltiplîce‘ poi è' quel numero,- che
comparato ad un altro ,- il maggiore co_ntiefl
ne" il minore una ,- o più volte come affer
ma il Fra‘schio.» Le specie di questoge
nere sono infinite al dir del Gaffurio co
me,- % dt’1pltt, -î- tripla,- ; quadrupla, .j. quin
tupla, ;. sestupla, e cosi in infinito; 11 un
mero superparticolare è_quello, che com
parato datun altro contiene il minore, ed
inoltre un’ altra sua parte; che se essa par
te sarà la metà si chiama -sesquialtera-, se
o
I
‘x6

la terza si dirà s‘esquiterza, se la quarta


eesqmquarta ec.; questa vece s.esqur signi
fica il tutto. Il numero seS_qUÌaltero è quan,
do il maggiore contiene solo il minore, e
la di lui metà,,@’si dice pure emiolio. Il
eesquiterzn, quando il maggiore contiene
solo il minore, e la di lui terza parte, e
si chiama pure epitrito; quando contiene la
quarta si dice sesqui‘qua_rto e_c. % Sesquial
tera, ’T sesquiterza . 7:- sesquiquarta, % se
qniquint.a, _;’. ses_quis_esta e_c. Il numero sn
perparziente è un numero che comparato ad
Un altro contiene in se stesso il minore, ed
inoltre non una sua par-te, ma più su'e par.
ti; che se inchiuderà il tutto, e due sue
parti si dirà superbiparziente; se tre parti
supertriparziente,da ciò si potranno spiega,
re e le altre denominazioni ascendendo, e
la superbipaqrziente terza come -},‘ supertri
parziente quarta 7’, e posi all’infinito. Oltre
.a queste tre specie,o membri del numero
relato che si chiamano semplici ve ne so
no altre due, cioè moltiplice superpartico
v lare, e moltiplice superparzien-te‘le quali si
compongono dalle tre semplici. Il moltipli
ee superparziente è un mlmero che, parago
nato ad un altro contiene il minore più di
una volta, ed inoltre altra sua aliquota, co
. [7o
i\lU
ma dal quindici al sei che contiene due
volte il sei ed il tre sua parte aliquota. Il
_moltiplice poi superparticolare è quello il
quale comparato ad un altro, esso pure più'
di una volta contiene la di lui parte insie
me colla sua aliquota; che se conterrà in
sieme due volte il minore, e la sua metà,
si dirà duplo sesquialtero come %; sel due
volte e la sua terza parte Îsi chiamepà du
plo sesquiterzo come % ec.; se tre volte o
quattro colla sua terza, 0- quarta parte si
dirà, tripla_ sesquialtera come -;., triplasesqùi
terza come l},triplasesquiquarta _'zi. Lo stes
so si dica della quadruplasesquialtera -ì- , del<
la quadruplasesquiterza, _lal, della quadrupla
sesquiquarta -'-;’-,ec. Il numero moltiplice su
pe,rparziente, è un numero che comparato
ad un altro lo contiene più d’una Volta, e
' di più non una sola, ma due, tre, quat
tro, e più sue parti, dalla denominazione
delle quali 'si dice alle volte duplosuperbi
parziente, se avrà due volte, il minore, e
due sue parti come si dirà poi duple
supertriparziente se avrà due volte il mino
re, e tre sue parti come 1-} ec.; così pu
re alle volte si dice triplo superbiparzienteg,
quadruplo, quintuplo ec.; onde se il nume-\\
re maggiore conterrà tre volte il minore ,
VOI. VI. , b
. 18
NU
ed inoltre due sue parti, allora si dirà tri‘
plo superbiparziente come _'-ìl. Il triplosu
perlriparzientequarto sarà -'4-’- ec. I numeri
di minore inegualità‘ sono anch'essi pari.
mente divisi in cinque membri, o specie
colla medesima denominazione dei numeri
di maggiore inegualità coll’aggiunta però
della: preposizione 0 particella sub,compa
rendo il numero maggiore al minore come
sarebbe il subsuperparticolare, il snbmulti
plicesubsnperparticolarc ec. Ilunmero quoacl
figuras, che si considera in quanto è ap
plicato alle figure geometriche non è‘ di ve
runa considerazione appresso il mimica, ou
de chi‘ è curioso ricorra agli scrittori ari
truetich -
Numero sonoro: I musici te0rici sla-«
bilirono il numero sonoro per oggetto del
la musica per esser questa una delle scien
Ze matematiche; quindi considerarono la
quantità continua, la quale consiste nella con
tinuazi‘one‘, grandezza ed estensione delle
sue parti. La quantità discreta che consiste
nella disgiunzione delle parti, ed il proprio
suo essere e' pelle moltitudine. La moltitu
,dine poi si divide in due membri per se,
che viene considerata nel numero assoluto
dalllaritmel‘ico; poi ad allquitl come numero
19
NU -
telato,clal musico. La quantità poi si divi
de ancora in _mobile, e questa è conside
ra'ta dal geometra, e_ l’immobile dall’astro
uomo. Nella mimica poi che considera il
numero ad aliqtlido relaitó, a due cose ri
flette il fimsico, alla Voce ed al maniero,
che notifica quale e quanta sia essa voce;
perciò si dirà‘ essere il suo soggetto il nu
mero son0ro'.‘ Che la musica sia una scien
za 'medin’ fra la naturale,e la matematica; di
questo diffusamente ne parla il Kircliero.
Mmobm Vedi Tambu‘ro ajrìcano.

0 questa lettera formata in questo ’


modo era nella misura degli antichi il se
gno del tempo perfetto a differenza dell’im
perfetto che segnavano con un 0 rotondo,
o con meno solamente C, e qualche Volta
segnavano il tempo perfetto con _un 0 aVen
te un punto nel centro.
Obbedientalis. Cosi fu-dett0 il mode
ratore del coro. « Singoli canonici, qui ad
mattutina surrexerint,‘ accipinnt.per manua
obbedientialium, qui ab h‘ac fuerunt insti
tuti, duos denarios etc.» Inn. P. 111 aPud
20
. °B
Torrîg. de CrypL Vat. impress._n, pag. 506.
Obbligatb. Si dice parte ubhligatu quel
la la quale è nece=saria. molla c'orupnsi_zi0
pe, e su.»lenta un pvzz‘» principale.
Qboè. Strumento già nolo; l’estensio
'ne dl quqsm slrumeutu è dal I) (Przn del
Cemlwlb, fino al D supÌmcuh»; fanno cat
tivo effetto in esso i tu-îm di ,A di B spe@
cialmeule maggiwi, e S|)ÌCCQ m«»ltu hPh6
‘ l tuono di’C_ naturale. Ilv cmnpusilnr6 non
deVe farlo' andar nè truppofah‘u ,_ n‘e trup?
o basso. pvrchè strida, Ve fa cattivo senti:

re. Vedi. Gramatica .gyl manèggio.


Obblz'quv. \‘édi Il ola.
Ocdophonia. Vedi. (Malva,
Gotoecus. NQI'IJG di un libro ecclesìa.
_atico appresso i Greci, che cuutìene i na
_mmi, e ciò «-he si canta nei divmi pfficii
secùndu gli otto tuoni del canto.
Ùdìca. Specie (ii-musica pratica, che
riguarda il ballo , ed i vari movimenti del
canto e del suono. Leggasî Moibumio.
Ovto_lì_no, Canzon_e cantata da Panf’o
per la murte dl Lino.‘
O/fertorio. Antifona che _sì "canta nel»
l’istante della ohlaziune, in tempo della qua
le altra voha il popnlo offeriva il pane ed
il vino. Queste antifone furono ordinate (da
/
.‘ v ‘ 2x
‘ or
tan_,Gregorio; alcuni dicono che fu Celesti
no Papa, ed altri Eutii:hiauo.
_y0/ficio divino. Così vengono chiamate
quelle orazimwi che Sogliano recitare le per‘
Sulle ecclesiastiche per“ dovere. Cominciò
quest’obbligu l' anno 540; Si‘geli in Chum.
Da certi scrittori fu nominato -Cursu:,có
me scrisse Bonifacio E )lSl. 17; così Grego
rioìrl‘uronen‘se lib. 1 de Por. Man. cap. 15.
Dai ,Greci viene cliiama_to canoa, come si
legge nelle Constitiizioni Ji'san Basilio Ma-\
» gno. Da Rodolfo fu detto Ofi‘ìcialis liber.
L’ Ufficio della Beata Vergine fu introdotto
dal beato Pier Damiano; si noti però che;
fu il ristoratore, non l’ inventore, poiché:
trecento anni prima si cantavano tali preci
fra’ Greci e fra i Latini. L’ officio poi de’
mo:ti_ ha incerto autore; chi riconosce Ori
gene, come scrisse Gulielmo Durando, ed
apporta l’ autorità dc’ santi Agostino ed Isi
doro; altri fan_no autore Amalatio: ma ISi'f
doro lsolano l’ attribuisce a sant’ Ambrogio.
'E però certo che fu riconosciuto da tutti,
come rito antichissimo nella Chiesa greca e
latina. officio ambrosiano non fu institui-._
to da sam’ Ambrogio, come alcuni hanno‘
stimato, ma da san Barnaba Apostolo fon
datore della Chiesa di Milano, confermato
22
\ ' 0L
poi con regole e riti di salmeggîare da san
Mirode Arcivescovo della medesima Chic-‘
sa, come scrive 'Giuseppe Visconti lib. 2_.
di: rit. Miss. Fu poi nominato’ambrogiano,‘
perchè questo Santo approvò il detto ‘offi
clo. Nella Chiesa di Vercelli si cantava“l’0f#
fi(:io chiamato eusel>lauo,'insliìuito da san;
t’EuSrabiò Primo Vescovo di qóella città ,
ma fu poi dismesso, in‘troducendo il ’rom'a«
no l’anùo 157; per opera di Francesco
Bonomm ’ ' " -‘ ‘
Ololymus. Nome greco il “quale Signi?
fica stridore , o strill0 di mestîzia,' di pian
to , di lamento; «Alìud est 010] mus, hoc
, est‘ Clarnor, aliud 'alalagymus » Chris. ps,
9:; poichè‘ alalagymus' Significa; grido di, al
le‘greua. ‘ ‘ ’ “ ‘
" 0mbfaggiqre. Vuol dire dare ai -suof1i
>Più o meno di forza, secondo che 'riehie
de’ il buon gusto, ed il sentimento della
tantilen‘a3 'mà siccome per suonare, e ‘can
tare con espressione coopera‘p'lù la natura
che 1’ arte , Perciò pochièsir,ne sono le rego
le, e Più (di tutto jserye l’eseguire‘ musica
espressiva; ascoltare bravi suonatori,‘ ed aver
buon maestro per imitando. ‘ '
Qpém. 'E uno spettacolo' drammatico,
teorico in cui ;o_no ePilo'gate mm le b?l:
25
OR
lezze dell’ arte, per intenerire'i cuori, per
dilettare , perilludere lo spettatore. Le
parti principali sono il poema, la musica,
la decorazione. Il poema parla allo spirito,
la musica all’ orecchio, all’ occhio ed alla
immaginazione la decorazione, e tutte unite
per via dei sensi discendono al cuore.
L’ arte di combinare li_ suoni in tal.
caso ha per oggetto principale l’imitazione,
quindi la musica_ deve dipingere gli ogget
ti, cceitar li sentimenti, e dare alla poe
sia esiiressjoue , forza e n'ovella bellezza.
Vedi Musica teatrale , Accento , Attori,
Recitativo , Aria Pantomima ec.
Orchestra. Appresso i Greci era la
parte inferiore del teatro fatta a semicircoÀ
lo, guarniti! di halaustri. Fra i Romani era
una parte del teatro separata, piena di se
die pei Senatori, e per le persone di con
di‘zione. Questa perchè_ risponda deve esse.
rc situata e formata secondo le regole del
disegno e della fisica. Si disse pure orche
stra il complesso di tutti gli stromenti.Ac
oiocchè la musica‘abbiajl suo effetto biso
gna che il Maestro di cappella ponga in
buon ordine le parti,e da questo buon 0r
dine ne risulta il totale armonico.
(Jrgam'car Una delle parti della ,Musi'
24. e, 03
ca pratica, che si" eseguisce dagli organi
naturali, o dagli_stromcnti artifiaiali.
Organizzare. Vocabolo antico usato per
esprimere il contrappunto.
Organo. Fra gli stromenti musicali il
più bello, il più magnifico, il più vasto
d’ogni altro è l’ organo certamente. L’ ar-»
tificiosa sua costruzione, la moltiplicità e
forza di suoni, la varietà delle combinazio
ni di cui è riccamente fornito. rendono que
sto strumento singolare ed am-mi-rabile\, e
lo costituiscono il sovrano de’mnsicali stro
menti.
Si fa questione fra gli eruditi se usa
I m fosse dagli Ebrei l’ organo. V’ha c,lfi af
ferma dicendo che Davidde_ nel Salmo 150
nominando vari stromenti fa menzione Pure
dell’ organo « Laudate eum in sono tubaa;
laudate eum in cordis et organo etc..», ma;
altri con sant’ Agostino rispondono , com’egli
Spiegando il Salmo ebbe a dire,ehe la vo
ce organo è voce generica, e che Davidde
nominando 1’ Organo indica uno stromento
atto ad accompagnare il canto. Il Bonani de
cisamente asserisce che fa l’ organo qual
noi lo abbiamo inventato nell’età posteriore,
e dietro, la scorta di quelli che trattarono
tale argomento non sa assegflarne il tempo.
25
OR ' '
Sigismondo negli Annali di Francia raccon
ta, che fu condotto a Lodovico Pio, un
prete veneziano detto Giorgio, il quale di
cea di avere capacità di formare un orga
1m,- e che l’ Imperatore lo mandò in Aquis«
grana insieme con Teonnlfo Sacellario,on
de preparasse li materiali necessari alla for
mazione di tale stromento. Lo stesso auto
re fa menzione di un organo idraulico fab
bricato dal snriferito prete veneziano. Eu
stas-io nel lib. 7 della sua Iliade dice, che
l’ inventore dell’ organo fu un certo Cresi
bio alessandrino, e ciò si conferma da Pli
nio nel lil). 6 che visse l’ anno 68 a N.D.
Vetruvio pe_rò, che secondo il calcolo del
adre Petavio, visse nel tempo di Cesare
Augusto 46 anni prima di Gesù Cristo, dis
se che 1’ organo fu inventato dai Greci. Bu
lengero citato dal Bartolini, asse;isee che
fu il primo organo formato a.tempi di Giu
‘ liano Apostata , e ciò conferma Cassiodoro,
onde da questa disparità ne risulta che due
essendo le specie degli organi, uno idrau
lico, cioè ad acqua, l'altro fisaulico, cioè
a vento, gli uni parlano dell’ idraulico, gli
altri del fisanlico. Il Platina finalmente nel
la vita di san _Vitalianp Pontefice, asserisce
che-sottosil.Pontificato di san Vitaliano si
I
25
Oli
usò l’ organo perla prima volta nelle chie'
se cattoliche. } \
L’ amor ,patrio condotto dalla, verità.
mi obbliga a trascrivere_quanto disse il Ti
raboschi al toro. 5, della Lett. Ital- lib. 5,
. c. i, ove nomina tutto quello che il Gal«
liciulli racconta del prete Giorgio nelle sue
memorie nel toin. 5,p. 45, e dalle notizie da
questi illustri Scrittori riferite, potrà il mio
lettore , confrontando l’ epoche, decidere a.
gloria de’ Veneziani, che furono essi i pri-,
mi a fabbricare gli organi fisaulici,lascian
do ai Greci il "pregio d’essere filati inven‘
tori dell’ organo idraulico. . ;
Così il Tiraboschi nel, luogo citato.
«Rimane Ora, a vedere ciò che in terzo luov
go mi sono proposto di dimostrare, cioè
che Carlo Magno,degl"ltaliani singolarmen
te si valse a far risorgere le lettere nella
Francia. Ciò che ne abbiamo detto finora
b_astar potrebbe a provarlo, ma Conviene
esag:inare e svolgere meglio un tal punto
che alla nostra Italia è troppo glorioso Tra
gli antichi Scrittori alla vita di Carlo Magno
pubblicatida Du- _hesne, non si dee l3ul’
timo luogo all’anonimomonac-o Engolisme
. se, ossia d’Ang0uleme che visse /non mol'
to dopo‘il. tempo di cui scriveva. Dr que
7
Oli
. 2
fili parlando della venuta di Carlo Magno a'
Roma nell’ anno 787, dopo aver narrata una
contesa che ebbe tra loro i cantori roma,
ni e” francesi sull’ eccellenza del loro can,
10, contesa che fu decisa da Carlo Magno
in l'aver 'de’ romani, dire de’ quali furono da
lui condotti in Francia, perehè v’insegnas
sero il loro canto , dopo ciò, dico, soggiun-'
ge. ,« Similitèr erudierunt “romani cantores
supradicti cantores frane0rum‘, in arte or.
ganandi ». Colle quali parole non è ben
chiaro se il monaco {ci voglia dire che i
Romani ammaestrarono i Francesi a lume;
re gli organi, o ad usarne suonando. For4‘
5e vuol dir l’uno e l’altro. L’ uso degli or.
gani era certo assai_antico in Italia, per
ciocchè oltre altre prove, ne abbiamo una;
chiarissima desòrizione in Cassiodoro. «Or.
ganum itaque est, dice egli, quasi turris'di;
versis fistulis fabricata, qui_bus flattt 'fallium.
vox copiosis’sima destinatur,et ut eam’mo
'dulatio decora, comp‘onat lingu‘i5 quibilsdrtm.
ligneis ab interiom parte cotmtruitur __qu‘a's
disciplinaliter magistromm digiti reprimentes
gradisonam . efficiunt et suavissimam \ can_tile.
nam» , al contrario io non ne trovo esente
io in Francia prima'dei tempi di Pipino
padre di Carlo Magno; Perdiocchè Veggìaa
28
Gli ' ' ' _
mo che Costantino Copranim0màndùgli in
dono un organo che dovea p:‘rriò aversi in
conto di cosa assai Arara..Un altro organo,
se crediamo al monaco san Gallo,dall’lmpr
gratore Costantino Pm-firogenito fu mandato
a Carlo Magno, il che dovette arrendere Ver
so 1’ anno 18', quando l'Imperatrice Irene
li mando ambasciatori, chiedendogli Rol
ruda di lui figliuola per moglie del detto
Costantino suo. figlio. Ma non bastava che
' in Francia 'vi fossero organi, se non sapef
“rasi la maniera di usarne, ed insieme di
farne de’ somiglianti. Ui ciò dunque istruid
ti furono i Francesi da cantori romani con
dotti da Carlo in Francia l’anno 787., E an
che più anni dopo, cioè 1’ anno 826 un
prete veneziano di nome Georgio venuto in
Aquisgrana innanzi all’lmpc‘rtitore Lodovico
Pio, vi fabbricò_ un organo {che de‘stò gran
maraviglia nella corte imperiale, come col
l’autorità di più antichi scrittori il Un-Cange.‘
Il Gallicinlli nell’accennata sua opera
cita i testi degli antichi scrittori che parla
no del prete Giorgio. Poscia fu condotto a
Lodovico Pio circa 1’ anno 8|5 upr8àbltt-II’
quidam de Venetia nomi-ne Georgitis qui se
organnm pos3e facere asserebat». Di que
sto prete parla Egina_rdo. _«Hic est Geor
2
OR- ’ i 9
_gins veùeticus qui de patria sua ad lmpe'
ratorem venit, et in Aquensi Pa-lal'm orga,
num qnod» greco Hydlaulica vocatur miri.
fica arte composuit». Credera: questo mede
simo organo descritto da Valficdo Sirabo
ne. Nè move scrupolo il vedere che da’
Greci appellavasi idraulico, c non pneuma’
fico, perché Eginardo ciò scrisse per la si».
militodine_, e per Meglio farsi intendere ..
è di nostra gloria osservare che qm-lvane.
ticus, e quel de patria sua, mostra henis'.
simo che il prete Giorgio era propriamen
te della città di Venezia. Fuvvi anticamente
fra noi la onohil
Insegnali, famiglia degl"lnsegneri,
de Ingeneriis che non fu ive'
temente mai tribunaria, come scrivono gli
annalisti, ma venuti da Bo an da mar in
Majurbio ove edificamno s n Mauro, si
traslatarono in Rialto. e furono tal volta.
degli antichi consigli. Sappiamo-che alcu
ni de’loro successori abitavano altre-volte
in san Giovanni Bragola, Un detto Alessam _ '
dro Ingenerio nel 1546 raccolse le leggi
de’ Consoli de’ Meróatanli. Fu certamente
questa famiglia cosl soprannominata per lo
ingegno che avevano quegli uomini di far
organi, e però anche appellavansi ab orgaa
nls. Petaioechè nella narrazione del miraco«
50
. OR
10 ricevuto per intèrcessione di santa _Teo-'
dora da Franceschina , madre di prè Am
drea nel 1455 titolato di san Tomà, e poi
nel i459 piovana deila Chiesa sléssa’ósi di
ce prè Andrea ab Organis, ene’Rogiti
suoi Andreas de Ingeneriis, Con giusto
fondamento dunque ridonast‘ter‘e‘ possiamo
prè Giorgio Labresdxi, Perché cosi anche
denomìnàvasi qtIesta‘ casa secondo i croni
sti , ovVern Giorgio de Ingenerìîà , o Gian
gio db_ Orga‘nìs essere stato ’q'uello èhe a
Lodovico Pio portossi per costruirvi un or
gano« Dice il Muratori che questa prete î:u«
ho 1’ arte di far organi a’ Greci. Ma iÎ com
mercio tra Veneziani e Greci poteà Senza
finto awrgiiela fatta‘ impararo.- I Veneziani
dunque dopo i Greci furono i Primi mae
‘strì di organi; _ I
’Gli organi sono (li Varie specie; sono
èéfllpiici;oioè hanno un registro di, primi,
pale ,- uno di ottaVa, qualche numero di re
gistri di ripieno,- qualche registro di flauto,
voce umana,; cornetta e" contfltbbàssi. Ne’gran
di organi oltre i registri d‘un completo ri
pieno, e questi in gran parte raddoppiatì,
vi si trovano molti e diversi registri di stru
menti, e’ diverse tastature che corrispondo
no ad altrettanti diversi corpi gli organi. Di

.L_
5:
OH
queste testature altre ve ne’ sane-che si pò9
sono unire a piacere del suonatore, e suo
mare nellostesso’ tempo, altre serVono per
diverse mutazioni. Gli organi i più grandi
de’ quali si ha cognizione, hanno per fino
cinque tastat‘u're, le quali sono collocate
l’una dopo 'l’ altra a guisa di gradini. Orga
ni di tal fatta se ne trovano in Germania ,
in Olanda; ma in Italia molti ve ne sono
__di due tastature, ed anche diptre. Magnifi
co è 1’ ‘organo della Matrice di Borgo Ta
ro ,- costrutto nell’ anno 1796 dai- celebri Se
tassi di Bergamo, il quale ha duetastalu
re.- Fu celebre Un tenip'o quello‘di Trento
che fu messo a guasto da un fulmine l’anno
scorso. Un organo sorprendente a tre tasta-.
ture ed arricchito d'una infinità di- registri
troVasi in Bergamo nella cliiesa.di sant’A
Iessatndro in Colonna costrutto dal Seias
si_l’ anno 1782. Il celebre Callido di Vene
1_zia‘ ha provwdnto-non solo la sua patria .,
ma le più lontane città. e Provincie di 01:»
gani eccellenti di Varie specie, l’ultimo tra
quali 1’ anno corrente si suonò nella parroc
chia di san Marciliano in Venezia, con l’a'm;
mirazione e piacere del popolo che a folla
vi concorre ad udirlo.- Il Bonaui ricorda
‘ quello della basilica costantinopolita’na fabbrif
'52
OR , ’
ceto per ordine del pontefice Clemente VIII
dal Perito artefice Luca Blasi perugiano il
quale ha sedici ordini di canne,esei mau
tici. Il Volsaino riferito dal Du-Cange ne fa
menzione di un altro esistente in Roma. Ciò
basti in quanto allo storico.
Circa poi ' il modo di su'onarlo deve
l’ organista da prima conoscere la natura e
la qualità dei diversi registri, i qùali,cosi
si nominano, essendo quelli che governano
e reggono quel vento con cui si fanno suo
nare le diverse canne dell' organo. Coll’apri.
re un registro si ha un suono corrispondem
te ad ogni tasto, qualora però sia intiero il
registro. ' '
Il registro detto principale serve pei
suoni principali dell’organo, si può suona
re a solo, e si unisce pure con tutti gli al
tri registri.
Il principale detto ottava rende li suo
ni stessi del principale, ma d’ùn ottava più
alti,- tutti Poi i registri di ripieno non ser
vono che,a rendere più. distinti, chiari e
forti gli accessori di quelli resi dal principe.
le,e questi uniti all’ottava, che parte è pu
re di ripieno, danno‘ la vera armonia del- '
1’ or‘ganq', e si usa nei ripieni, nei sogget
tl ec.
55
01; '
Negli adagi al principgle si ,uni5c_e la
y,oce umana, e nel cantabile si può unire
il flauto duodecima, spppo_sti già sempre
contrabbassi, ‘ .
' Il flaugo in ottaya si può suoparc a so
lo, 0 col Principale unito, o collîottav:_z,ga
serve agli andantini, ggli allegretti ec.
Per suonare u_po spiritoso , si combini
po prinpipali, l’optava, i èontrabbassi, il
flauto dpodpciq1aî i trombonciui hasgi Q
S_OP[&DÌ. ’
Ber imiiar il flauto e f,agotto, si come
bini il flauto in ottaya coi tromlqopcini bassi._
Pgr imita“? l’ohoev e fagotto, _coi prin1
cipali bassi e Soprani si combini il flauto
dupdeg;img, ed i lx‘ombonpirxi bassi e soprani,
' Per eà&gpirga urla suonatg ad 1350 d’or
chestra, si usino li registri principali bassi
(È soprani', contrabba;si, li Qromboncini
bgss_i e qoprani , e punto il ripieno dell’organo._
Per es_gguire una marchia si usino li
principali, li contra_blaa_ssi2 il tira tutti, i flau-;
ti, la qoruettag, li trorphoncini, battendo ad
iiso di tingpapp tamburo _col piede. Desi<
(lgvran_cl_io il suonatore d,î\far sentire la Voce
dei corni alqsc[ierà gper;ti li registri del prin-_,
<;iparle2 vpce umano e tromboncini, chiuden
ilotgl_ilallri, facendo sentir qpglle corde ch_g
FQL V4 e
54' .
orr
proprie sono delle trombe. Mille poi sono
e, combinazioni che far si possono colle voé
ci 'dell’ organo , lungo troppo sarebbe di tut.
te farne parola, il buon gusto , l’ udire i
maestri dell’ arte, l’ esercizio fanno cono
scere al suonatore sempre nuove scoperte;
Vedi la voce Combinazioni.
Li contrabbassi poi che sono il fonda
mento di tutta l’armonia devono essere semé
pre impiegati; e per ottener questi suoni
fondamentali e profondi bisogna che il suo-'
natore impieghi i piedi, e principalmente il
sinistro, onde toccar qne’ pedali che sono
convenienti a quel dato pezzo che esegui
sce, ma per ben pedelizzare deve il suona
tore saper le leggi inusicali. Vedi le voci
Armonia naturale, Basso fondamentale,
Accordi cc.
Gli organi di più tastatui‘e richiedono
una particolare esecuzione che tutta dipen
de dal buon gusto del‘snoiiatore. Deve que‘
sti avere una chiara intelligenza dei vari re
gistri, e delle molte combinazioni che far
si possono, e deve possedere tutto quel ge
nio che fa d’uopo, e che ricercasi per
devolrnente riuscire in siffatto stromento.
Diversa
da quella delpoi è l' esecuzione
ccmbalo dell’ organo
'o piano-forte. L’ or.v
- 55
O“
Qàno riclxic'de nn’ esecuzione grave e posa-»
ta, ed-i suoni devono essere sostenuti e
prolungati. Nel ripieno l’armonia \esser de-‘À
ve legata, chiara , maestosa, nè ribattuti, o
staccati esser devono li suoni. Il valente er
ganista deve sapere formar un buon ripie-.
no , secondo le regole dell’arte. Si leggano
le voci Modzqlazione, Armonia naturale ,
Passaggi cc.
Essendo l’organo strumento di chiesa,
e ad uso delle sacre funzioni,e regolar do
vendo, e sostener il coro, l’ organista deve
aver cognizione del canto ecclesiastico. Ve
di questa voce di cui reputo opportuno dar
ne qualche relativa nozione.
Li tuoni pertanto stabiliti ad uso del
l’ecclesiastico canto sono otto, quattro au‘
tentici, e quattro plagali (Vedi queste vo
ci Questi tuoni considerati come maggio«
li e minori, sotto il nome di maggiori so
n'o il- quinto , sesto, settimo, ottavo; mino«
ri sono il primo, secondo, terzo, quarto.
Serve il tono di dlasolre minore al primo;
gsolreut‘ minore al secondo; alamire mino- \
re al terzo, il medesimo terminato alla quin
ta cadenza armonica, serve al quarto; asol
faut maggiore al quinto; flaut maggi0re al
sesto; dlasolre maggiore al settimo; gsol«
56
'98
mai maggiore praticando la modulazione
alla quarta del tono", serve all’ottàrvo.‘L’orQ
ganista esser deve bene istrutto‘nrélla‘intu0
nazione d‘e’fialmi negli oìto tuoni, per ri- _
spendere concordemente al cdrq'trasPortau
do per comodo de’canta‘nti un mezzo (“9.
no, o‘ un' tuono l’intuonazione. ' ‘ ‘
Per rispondere giustamente coll’qrgano
al canto corale lungo troppo"sqrehbè"tdara
ne tutte‘le leggi: Circa'gl’ inni, deve osser-'
vare le note iniziali e lèlinali ’di‘ cias'cu'nf
di essi per dare al Coro la dovuta intuona-i
zione, come ’ “ ' "
]Vate iniziali 1__'mzi ' » Note finali,
Csolfaut Ad Regias_ Agni dapes Ffaut ‘
Efaut ’ ]EternaChri-sti mutiertî Ffaut
Dlasolre À solis ortus‘cardine Elami
Dlasolre Audi benigne conditor Dlasolre
Dlasolre Ave‘Mari'5 stella “ Dlasolre
Dlasolre Beata coeli gaudia Gsoltèutî‘
Dlasolre (lelestis Urbs lerusalem Dlasolre
El-arÌni Creator alme lsiderum‘ Elami
Csolfàut Crudelis 'Herodes Dcum Dlasolre
Dlasolre Custodes hpminum ‘ pElami ’
Ffaut Decora lux astei‘nitatis Elami
Elami Dei1s tuorum' militum’ Elami
Ffam Egregie doctor Paule' Elami
&
57’
Gli
Ffaut ./Etern‘a Christi munera Elami
Ffaut Exultet orbis ’ Elarni
Elami J Forti virili pectore Gsolreut
Gsolreut_Jam sol recedit igneus Gsolrent
Csolfaut‘ Ies1‘1 Redemptor omnium Csolfaut
Gsqylre_ut Iste Confessor Gsolreut
Elaini Jesu corona virgiuum Elami
Dlasolre Lucis Creator optime Dlasolre
Ffaut
Gsolrent Miris modis Virginum
O gloriosa repente Elami
Gsolreut H

Dlasolre Pange lingua Dlasolyei


Dlasolre 4Pater superni numiuis Dlasolre
Csolfaut Placare Christe Csolfaut
Csolfaut Quicumque Christum ‘ Csolfaut
Dlasolre_ Begis superni numinis Dlasolre
Ffant Salutis humanae sator Ffaut_
Dlasolre Sanctorum meritis aJ'Elami
Dlasolre Te _Joseph celebrent Elami
Ffant Tristes erant Apostoli_ Ffaut
Dlasolre Veni Creator spiritus Dlasolre
G_solreùt Verbum supernum , Gsolreut
Ffaqt I Vexilla regis temp.pasc. Ffaut
F faut Vexilla temp. passionis Dlasolre
Dlasolre Ut queant laxis - Dlasolre .
.:<"îé‘r ‘ mi ' ‘îi'
In quaptgpoi riguarda il canto della
Messa, deve 1’ organista dar l’intuouazione,
e sostener_ il coro adattandosi {al rito eccle
siastico, quindi
OR
'Nella Messa semplice il Kyrie suone
rà in gsolr_eut , il Gloria e Sanctus in gsol
rent minore, e l’Agnus Dei in dlasolrq:
minore.
Nella Messa di semidoppio il K_yrie
in ottavo tuono , il Gloria nel primo , il
Sar;ctus ed Agpus nel quinto.
Nella Messa doppio di prima classe il
Kyrie in quarto tono, il Gloria in ottavo,
il Sanctus nel primo, _1’ Agn_us Dei nel
quinto, .
Nella Messa doppio di seconda classe
Kyri_e nel primo tono, Gloria nel quarto,
Sanctus in ottav'o , che generalrnentc'si usa
in Ffaut', l’Agnus Dei nel quinto.
Nella Messa della ‘Madonna' il K_yrie
nel secondo tono, il‘ Gloria; nel settimo, il
Sancta; ed Agna: nel quinto. y
' La Messa degli Angioli sono soliti i
cantori ad eseguirla nel tono’di dlasolre.
Quando il coro canta altre Messe, av
verte l’ organista, onde dia l’ opportuna in
tuonazione.
Finalmente per ben eseguire qualunque
pezzo di musica su tale stromento, deve_ l’or
ganista ben pedalizzare, ed'ih ciò si ricer.
ca scienza musica per conoscere, ed esegui
re il basso fondamentale. Nel levare la mar:
59
OH
no dall’ organo, non devesi dall‘ organista
levar la. mano tutto ad un tratto dalla ta
statura , ma bensì successivamente; e la mu
sica che deve eseguire, esser deve grave ,
maestosa, conveniente alla santità del luo
go, e deve ricordarsi che la. Chiesa anche
rapporto la musica fece dei canoni,i quali
al presente o s’ignorano,o non si osserva
no, e si allega per ragione che col caugiare
dei tempi cangiar devesi il gusto, ma l’og«
getto, e la religion mai non si cangia, Dio
essendo immutabile. Piacessc a Dio che
eangiati non fosseroi cuori degli uouiini, e
perché Carnali non amassero il piacere an
che nel tempio santo dellf Onnipotente;
che luogo sarà maisemprga terribile, santo,
casa di racc0glimento e di orazione. _
- - - - armigato. Questa voce si tro’
va al 2 dei Re: «Et David percutiebat in
organis armigatis ». Dionisio Carthag. Così
dilucida questo pezzo: « ldest armum, hu
merumque ligatis, ut fieri in vorganis porta
tilibus solet. Verum secnndum nonnr;llis ge
_nus est organi qno_d lit cum acqua, qtiia
non sonat, uisi habeat aquam: itaque aqua
P0tlitur in concavitate, ut sonum reddat».
- .- - - a più tastature. Sonolgia no
ti v_a sufficienza tal genere: di strumenti.
- \
v...-ì

410' i.
’ on
L’anno 1782 il Seràssi,’ue fabbricò uno“
che trovasi in Bergamo nella chiesa di san- l
t’Alessan‘dro in Colonna a tre taritàtnre, ed ‘
arricchito d’una infinità di registri. La p'ri’tna
tastatura‘ serve per suona?" il gràn'd’ organo
collocato nel presbiterio dalla parte dell’epi-‘
Stola; la sec'onda suona l’organo"nell’intera=
no del primo; la" terza mediante varj' giud
chi che passano sotterra e gi’ran‘o p‘él trait
to di braccia cinqdantacin't’îué di fabbrica ,'
Serve per suonar un altro graùd’organo di
figura' simile al primo, dalla parte dell’eva'n-‘
gelio’ collocato, il quale risponde con egrial'
prontezza del primo. ‘ '
’ Organo di campane. Motisi‘g. Angelo
Ronda, il= Maggi ., il Mersenné' riferiscono
che fu in uso in" alcuni paesi l’organo di
Campane. Riferisce il Rocca che l’orologio
di Liegi era cdihpoSto di 55 campane ari
moniche, che si suonavano pure cori tasti ,
come si suonano gli organi.
_ - .. - saulico' -
_ _ _ _ glraulico Vedi Organo,
- - - - portatile. Per maggior Coinc
dità" si fecero degli organi di Piccola mole,
iquali si possono trasportare pendenti al
collo, i quali Suonano girando un cilindro,
che armato di denti supplisce al moto del«
41:
) , .

ie dìta, come quelli che girano Per la cit‘«


tà colla lanterna. ‘
Orn'amenti. Vedi Adornàrn’cnti‘. La r'n’e
lodia si deve à'dornare ed arricchire con
delle a‘ppbggiatiire_ , groPpetti' ,- m'ordenti ,
trilli cc. per quanto però il" Petz“o lo com'
porta. Si deve però; sapere che i trilli ecci«
tarlo la vivacità, le ,ap‘pog'gia't'uré la mol-_
lezza, quindi -u0n' si deve ,agginn'gere cori
frequenza- dei trilli in un pezzo mesto, nè‘ ded
le appoggiatur‘e ad un pezz'o allegro. Inoltre
siccome le appoggiature ed i gruppetti vai
TÌ_B.DO nella misura dell’ eseguirli , e secon
do il suono sopra del quale Si fanno 0 ua'4
turale , o dieSis, o bmolle,’ ed fin pezz'o stes‘
so varia continuamente modi, cesì non si
possono mai fare con esait'ezza le 'app0ggi'a
tui‘e_, i groppetti,i trilli, senza sapere in
qual modo si suoni ad ogni misura-2 Dan
que' per .ben adornare vi vuole fondo di
musica, hu'on gusto e giudizio:
Otta'ecc9rdo. Strumento, 0 sistema di
musica composto di otto voci, 0 corde; ta
le era la lira di Pittagora:
Ottava. È la regina delle consonanze;
non solo è una delle perfette, ma fra que
ste è la perfettissima;viene detta dai Gre
ci “Diapason , Ocdophonia , duehìqympho
42 .
OT
ma. oppure Amhophonia, si dice pure Dia.
pason, a Dia cioè de, ovvero per, et pan,
quod est totum, cioè madre, nudrice, luo
go,ed universal soggetto di tutte le altre
iconsonauze, poichè Diapason s' interpreta
anche totum, cioè che racchiude tutte le
altre. che perciò si chiama -Archi.gymphonict,
o Archophonia, dal greco vocabolo arcos,
che vuol dire principe, e phonis, che si
gnifica sonorità, cioè principessa sonora; si
dice Ocdophom'a da ogdò che significa ot
to, e phonis sonorità, cioè sonorità di ot
to voci; è chiamata da Tolomeo equisonan
z_a perché la prima e l’ottava nota a voce
congiunte insieme formano una tal conso
nanza
la che paiono
differenza. una stessa
del ‘grave voce , colla
e dell’acuto; so
èi\pur
wche. detto Diqpente cura Diatesseron ,
perché congiunte insieme la compongono.
Questa dunque è composta di cinque tuo
ni e due semituoni e si trova da una lette
ra all’ altra come da A, ad A, da B, a B.
_ L’ Ottava è la prima delle consonanti
nell’ ordine della loro :genérazione,e la più
perfetta di tutte le consonanza; ella è pros
sima all’ unisono , dà. agli accordi i rappor
ti li più semplici. L’uuisono èin ragion di
eguaglianza come uno ad uno, 1’ ottava è in
45
OT
ragion doppia. come 1 a 2, Chiamasi ottava
quegli intervalli che passano diatonicamem
te dall'uno all’ altro termine , passando Per
’ sette gradi e. facendo sentir otto suoni diffe!
renti. L’ottavo confermail suono principale.
Stabilito un sistema in una ottava, questo
si ripete nell’ottaya seconda, e così di se
guito, e ne risultano la decima terza, la de
cima. quarta cc. L’ ottava abbraccia tutti
gl’ intervalli semplici tanto consonanti,» che
dissonanti, quindi tutta l’armonia. Posto un
suono fondamentale eccone risultare tutte le
consonanti. _
I _2: 2 _______
l 3.) D _
9: _ ______
9 0 s__
0 7 3 7_?1 _‘ °
Tq.o 1:.o 119.119 T:.Q 'TÎÎ Tzc_Î 1?
._Che sono eguali.
1 _s_ . a ‘ 1 q r 1
In tal
o modo
‘ ‘ "Î - > tutte
T Si
î_ trovano
"T; locom
T

sona.nti; la terza minore, la terza maggio?


re, la quarta ,. la quinta,- la sesta minore ,
la sesta maggiore ,- e finalmente l’ ottava.
Dunque le consonanti semplici sono con
tenute nell’ ottava _e l’ unisono. Li snoni
yt , mi, fa, sol,,agf formano tutte le con.
sonanti , fuorché la sesta maggiore ch’ è
composta, e forma un altro nuovo inter
vallo. L’unione di tutte le consonanti china
,1nasi accordo perfetto. L’ ottava oltre le
consonanti di? al ;QOStI0» sistema tutte le
44 or
differente. Là differenza della terza mag
giòre , àllz; teria minore{,bdà seinituono
minore. La differenze della. tei‘za' maggiore
alla" qù;ii‘tà" dz'i‘il s‘cr‘nitnono m‘aggì‘ore; La
differenza della quarta alla quinta dà“ il to
no maggiore. llfisèmito_u'o maggiore," il mi-'
nove, il tuono moggior, e minore Sono gli
elementi . di tutti gl’ intqrvàlli della nostra
mùsica. L" ottavà ha Pnre t,'1nà certa pro
Prietà la più ’singîolai'rye,‘ Irotex‘ cioè es
Sere aggiunta, tripl'icàta', moltiPl-icatà senza
cangiare natura ,' è seùzà perdere 1’ essere
di consonante; _pella _s'uai moltiplicazione
però perde.qualche poco della sua armo
nia;' pasàala u’ba certà miàùra gl’ intervalli
divengono meno piacevoli all’ orecchio ,
quindi la doppia ottr’fva diviene meno pia
cevole dell’ ottava semplice , e così di se
guito. E finalmente l’ottava'che dà tutte le
divisioni armoniche in tutti gl’intervalliÌ La
divisione armonica dell’ottava è 5, 6, pel nu-‘
mero 4, si ha da una parte la quarta 5, 4,
e dall’ altra la quinta 4, 6. Divisa armoni
camente la quinta 10, 15, pel numero 12
abbiamo la terza minore 10, 12 , e la ter
za maggiore 12, 15. Divisa la terza mag
giorc 72, 90, armonicamente pel numero
30, ’àbbiamo il=2 tuono minore 72, 80, o g,
45
,0'l-Î ‘
io,9 Neo.
{3; ed ilSetuonò maggiore la
far si7voglia 80 medesima
, 90, ovvero
wdil
visióne 'aritmeticame'ntc ', si avrà il medesi-l
ino intervallo'nellf acuto, ed il giù grande
nel basso. La quarta 4, 6_, darà; Primiera
inente la terza maggiore 4, 5,‘ poi la terza
minore" 5, Il sistema completo dell'otta-l
va composto di tuoni maggiori , due
tuoni minon'e due semituqn‘i maggiori. Il
sistema temperato di cinque tuoni eguali
e due serpiuioni. Α ' “ ' ' "
’ ‘Si noti che ciascuna delle suddette di
visioni
Nellarende‘sempre due intervalli
divisio‘u'e armonicajil inegua;
maggior in
tervallo
ed ' si piccolo
il‘più' a1 al grave , comeviceversa
all’ acuto, si 'è detto
vpoi,
ella "è nella divisione aritmetica. Dicesi ari
monica la prima parte di queste divisioni,
'oichè' avendo riguardo alle diverse luni
hezze delle corde, ollai diversi gradi di,
tensiòne,lo alle diverse grossezze delle me-'I
desime, che: mai'scmpre sono reciP_roché
alla ‘quantità delle viliràziorii, il ‘rapp0rto;
51 trova in proporzione armonica, e in
ègual maniera seconda ehiamasi aritmetif
ca 'per essere il rapporto suddetto in Pro»
Porzione aritme’ticà‘. Qimste' divisioni sono
di vantaggio e di uso’, e negli otto tuoni
‘a |j \à
‘ s; , _ 4 . '
. ; .
46
0T
ecclesiastici principalmente ciasmma ottava
ammette sempre o 1’ una , o 1’ altra delle’
dette divisioni; anzi dalla divisione“ armo»
mica, o aritmetica si riconosce il tuono
autentico o pl‘agale. Nella musica vivace si
usa la divisione armonica, e nella grave e
maestosa la aritmetica.
Dalle leggi dell’armonia vengono proif
bite le ottave di seguito, e le quinte (Yef
di Quinta), e ciò perché essendo ‘la prima
consonanza perfetta, necessariamente trep
po confondesi questa col tuono fondamen
tale. Talvolta le ottave sono impiegate dai
maestri per accrescere la forza dell’espres
sione, ma fanno camminare le parti con
variato progresso, e le risguardan‘o come
semplici unisoni, e ciò per rendere espres«
siva la composigionefl V
Ottavìno; E uno stromen'to il quale at
tesa la natura del suo corpo modùlala sua
voce sempre all’ ottava‘ di sopra ; questo stro
mento in piena armonia fa buon effetto. Ve
di Accordi. ' I ‘
Ouverture.lvoce francese che sigriifi<
ca apertura, questo è un pezzo di musica
che serve di principio all’opera cc.

2)
4-1
P

P. Per abbreviazione significa piana,


ch’è quanto_ dire dolce: due pp. significa
no pzamsszmo.
Fa. Vedi Solfeggio.
Palla di bronzo. Nelle ingegnose mac
chine del sig. 1). Andrea Chiavelia vi è una
antica palla di bronzo. M. Leone Strozzi va
, go di saperne 1’ artificio ordinò che si se
gasse in mezzo, e' si è ritrovato che com
posta era ella di tre palle di bronzo, una
intiera cioè la prima esteriore,che sostene
va la seconda, e per mezzo di questa la
terza, con un picciolo perno in ambedue
i fianchi, inoltre le due palle interiori era
no di’vise in due parti,e ciascheduna di es
se aveva più denti, e tutte racchiudevano
una piccola palla, che nel battere in que
sti denti eccitava grato suono.
Palinonia Dei. L’ abate Floriac. nel
1’ epist. ad Man. Spag. ep. Mabil. tbm. 2.
Anna]. Bened. pag. 50 così chiama il can
tico Te Deum laudamus, dai più attribui
to a sant’ Agostino Laur. nel Amalth. «Pa-"
linodìa est reciprocum , item recantatìo, Sen
retraezatio Contrarius cantus ».
48
PA
Pandora. Era uno stromento degli A57
sirii con tre corde,- vi è chi lo fa simile
alla mandola, tutto che Giuseppe Laurenzi
nell’Aula]. Onora. affermi, che col nome
di Pandora si è significato altro stromentò,
le non la m:indolà. Distinguere però, e dlfe
finire gli stronienti nominati dagli scrittori
è Quasi impossibile, essendochè gli {antichi
pon tanti nomi diyersi usarono chiamar gli
_stromenti,ed usarono yarj strqmenti, e _nel
_la stessa specie diversi secondo le diverse
pazioni.
Pandqrq. Così i Napoletani chiamano
uno. stromento poco differente dalla mando;
la, ma mole più grande, armato di et;
to- c0rde di metallo, 'e si suona colla pcn»
na , ed ha gratissima armonia. ’ '
' ; Pqn{omino. E quello il quale fa pro
fessione di rappresentare al naturale, e di
dipingere , per così dire, coi gesti, colle at
titudini, e coi moti del viso tutte le azio,_
pi degli uomini. Luciano ricerca gran qua
lità per formare im Pantomipo merito.
Vuole che op danzatore di questa specie
sappia perfettamente la poesia e la musica,
che dalla rettorica prenda in prestito il se,
greto esprimere le passioni ed i diversi,
moti dell’animo, dalla scoltura e dalla, pit\i
- 49
. PÀ
tura i'gesti e le attitudini; vuol egli che al:
bia, un gran fondo di memoria, _onde si ri
cordi i principali avvenimenti della favola e '
della storia, che sia .sottile, invettivo , giu
dizioso, ed abbia un orecchio finissimo per
ben giudicare della cadenza dei versi e del
la musica. In somma il Pantomimo deve egli .
esprimere i costumi e le passioni degli uo
_:inini, deve “esprimere, or il furi050, or l’af
flitto,_ ora l’amante, ora il collerieo, G‘.i
due contrari q.uasinello stesso tempo. Lu.
ciaino a tale proposito racconta ciò che suc
cesse al tempo di Nerone ai Demetrio fi
losofo cinico; e dice che un principe del
Ponto domandò a Nerone che gli concede»
se 'un bravo ballerino che ‘aveva nella sua‘
corte, onde gli servisse di tureirnano prese
sp‘quei popoli barbari con cui confinava.
Paradiazeusis. Nella musica greca era
l’intervallo di un tuono entro le corde di
due tetracordi, ed era una specie di disgiun.
zione che regnava entro il«tetracordo syne‘
menon ed il tetracordo diczengumenon.
IParafom'a. Nella musica greca si dà.
questo nome ad-una certa specie; di conso’
nanza. che risulta da due medesimi suoni;
come l’unisono si. diceva omofonia, e la
replica del medesimo suono antifonia.
70_L VI. (1
:50
_ PA
Parqfanista. Voce greca che significa
'esclamatore, perché nella chiesa cantava le
Jodi divina Negli antichi ceremohiali fa con
tal nome chiamato il.maestro di cappella.=
Paratnese. Cioè Prossima delle medie,
prima‘ corda del tetracordo , la .|cbiaye era
il bquadro;, la voce mi. -
. - - - - - diez‘eug'menonl Terza‘ corda
del terzo tetra-cordo,,che significa prossima
jalla nate delle disgiunte‘,‘ la chiave era 11 ,
la voce
Paramese‘
la,r sol,.re.n
synenzenort." Cioè
. ' la prossi
ma prima delle connesse;_lat chiave è il e,
la voce sol,» [21, ai, ed era la terza cardi!
del quinto tetrac’ordm- ‘ '
Parar;ete hjperboleon‘. Cioè prossima
dellev eccellenti; era la seconda corda del
quarto tetracordo., la sua chiave‘.èf, la
Voce sol, re, ut. - -
Para trete. Tibia di suono acuto e ieri-
io praticate nel flauto, Leggasi il Bartolini.
_- vParhrpaite. Avea questo nome la se.
conda corda del primo tetra‘cordo greco ,
clic significava seguente‘ principale delle
principali; la sua chiave era il C ,v la troi
ce fa. I
' Pa'rliypatemeson. Cioè prossima alla
prima delle medie, ed era la seconda corv
, ‘ 51
_ 'PA
da del Secondo _tetiacordò; la sua chiave
èrà ]; la voce fa , ut. }
' Parodia._ Musica a cui si acco'modano
le parole. Nella_'tiiusica il - canto deve es
Ser fatto sopra le parole; deve esPrimere la
musica il sentimento delle parole; sicché
devono le parole' Precedere la musica; ma.
nella parodia la musica precede le parole.
Parte dominante. Quella cantilena che
concerta,’ donnina; propone e sostiene. i
motivi; i pensieri musicali; e quella 'in
‘somma' in cui è stabilito, e_ fondato ogni
pezzo di musica} _ ì _À '. _.
‘ - -’ 2 reale“ E’ quella che esegnisce
ima ‘cantilen'a totalmente {diVersa' dalle altre.
‘ - - - sirorhentqle; Quella che esegui-
sce t'm Suonatore', V ‘ « »
‘r e - -' vocale; Significa quella" parte.
che eSeguisce il cantante. ‘ _ - ‘
)Partecipat'a'. E’ una mistura del gene
re diatonico,‘ col croniatico, e d’aletin in
tervallo necessario al nostro contraPPunto;
in ogni di lui tetracordo le curde sono sei,
e cinque_i gradiyo' intervalli; ed: alcune
delle di lui corde sono. dagli ‘s'ct‘ittori no-‘
minate cromatiche" piuttosto_ dal sito,- che
dalla. misura dell’intervallo: Leg'gasi su ta
lefrapporto lo Zarlino, il Fu; cc. ’

Partitura. Vedi Spartito. _ ;
Pqschale mando. Inno ambrosiano'pc;
le laudi degli Apostoli in tempo pasquale. ,
Rassugallo. Il passagallo non differi-f
sce dalla ciaccona se 'non‘in, ciò ch’è piii
lento e più tenero, e per lo più comincia
alla prima parte della misura: _Ve_di Qiqcî
pong, Modùlazian@ . ' ' l ‘ ‘
> ' . Passione, L’ intenzione del composito
re in ogni pezzo di musica è di eccitare
’qualche passione, dunque chi compone ed
eseguisce‘
qrwlla datala’;,_musiea
passione per
devedestarla__
eccitarene,gli
in al

tri La passione pertanto generale sarà


9_ mesta, od_ allegra , ed alla prima apparf
tiene lutti_i_pezzi lenti, all’altra i vivi. Per
cliè poi in _un pezzo sempre non regna la
stessa passione, mutando essa'spessissimo ,
così passione dominante è’ quella che re_-_
glia nel pezzo in generale, e passioni fram
mischiatq saranno qù_elle che vi ‘sono‘frap;
poste. Per conoscere la passionev dominati-1
te di un pezzo, bisogna .osservarel,il molto.
che si trova da Principio} come Allegro,‘
Adagio ec. : il modo nel. quale. il pezzo i;
composto, se maggior o minore; il vivo
P” 0 PÌ“% ‘è il maggiore» CQme;îl WÌP.°"Q
è. m.est°i.<lîriît °&ei . “10.90. ha 1.19%! W?
55 >
PA -
sioùe propria,‘dom'e l’elafà maestoso, l’aia-‘
mirè brillante ee'. Le passioni frammischia
te poi si conoscono dagli intervalli com
ponenti la melodia; dalla frequenza delle
dissonanze, dai modi di passaggio. Mercè
gl‘intertr'alli vicini, e dove le note-debbo
no essere in'sieme legate si esprime il\d'e’l
ce, il tenero ed il muto egualmentc,‘ mer
& gl’inte‘rvalli lontani; e' per le note sal«y
tanti; come pur' per le note delle quali la,
buona è più presta della cattiva si esprime
il vivo e l’ardito. Le note Puntate Sostenu‘te -
esprimono il serio ed il patetico, e la mesco
_ lanza di quelle di lunga durata colle presto,
esprime il grande ed' il} sublime. La free
quenza delle dissbnanze‘indica mestizia, ed
alle'volte. furore 'e‘c. Aeiò abbiano riguardo
il-compositot‘e e l’esecutors, e cosi la mu
sica aVrà il suo effetto ch'è quello di di-'
lettare. e di muovere.v ‘ '. ‘
Pastorclla o Pastorale. E una specie
di danza usata da’ pastori; questa’si usa.
nelle chiese nel tempo natalizio; la sua _mL
sura è di sei-ottavi. ’ ‘ ' ‘
Patetico. E un genere di musica espri-_
mentep‘una'g'rande' passione; un «gran dolo- ‘
re ec:'“’“‘ ‘ ‘ ‘ FÙJÎ’
Pausa! La 'pausa chiamata da’ Greci
5
“4 -’ -Î’E
quiete ‘,- e come la definisce il Lucinio;
Pausa'dicilfur intermissio vo_ces. Per tre ra
gioni,si fa la pausa, prima per prender re.
spiro, seconda per facilitare al compositore
il modo di collocare le figure cantabili, per«
“ch'è non Sempre possono servirelalla melo
dia, 9 Sono necessarie per-far‘spiccare le
parti-nei soggetti, e nelle fughe,- e l’ ultima
' per variare le composizioni.- La figura delle
Pause» ed i! loro valere -s°e0 nella Giamf
matiea, - ‘ _ » “
‘ Payana. Una danza di questo nome la
quale! 'perchè nelle _sue‘lmozi0niìmiia la
ruota del pavone , si chiama pqvana, À
, ' Pectidei Stromento antico a corde; ne,
"parla. di. questo Ateneo '
‘ Pedale. Vedi Successione, . ‘.
Pcltevlas- Campana orbieulftre- Nella,
'vita S, Umil. toni. pagl ‘2o7.- »;- Dia
quaadetmg mastella eum‘«l’elteolo ad collum
cellam fintroiirit‘ , . . . superrfifenestram_
ascendit . i . sonali_nm_ -ihi’ deposuit n, ' -
' __Penatemi. Feste in cui dai Greci fil
Ordinato un giup_eo, di musica; Pihdarjo;-RQ
fa menzione; Leggasi il«.padre Coreini, f
Pentacordo.' Gos‘i i ' Greci‘.cllìqmiYlflik
ÌAÌÌ. istro.mento a cinque corde; queste. -è
È"‘le ‘î1‘ fi°flfli° della. quinta." vece del-@2495
55
. 'PE . '
viene . dal vocabolo pente ,.cioè cinque, e
cordon., _cioè vjoce. _ - . e. . '
Pentaforqia. Voce greca che viene da
pente, cinque, e fonia, ciOè.sonoritàz co
si si chiama una consonanza di cinque suo
ni, che racchiudono tre tuoni. ed un se
mituono. - ,
Pentatono. Nome di un intervallo
della musica antica detta da imisesta su.
Perflua. - _. . .
Perfetto. Questa voce più cose signi
fica. Aggiunta alla voce accordo, significa -
un accordo che comprende tutte le conso
nanze senza alcuna dissotianza. Aggiunta alla '
voce cadenza, esprime ‘quella' che porta la
nota sensibile, e la dominante cade,nella
finale. Aggiunta alla vece consonan’za,; espri» - ’
me un intervallo giusto o determinato. Fi.v
nairxmnte aggiunta alla voce tempo indièfl
il moto più comune ec. _ "
Periodo. Non è, altró'che una'cet‘ta
unione di.frasi talmenteffra lòro'ordinate .
e Lormatta 'a costruire una data parte di un"
pezzo musicale. Differis.èe dalla frase, poi da
più frasi è composto un periodo, la frase
comunemente. termina colla sola. cadenza,
ma. la desinenze del periodo si rende più
Sensibile: con un dato tempo d’aspetto.
56
' ’ PI ’
Pettia. Una delle 'parti della 'melo 'e'j‘a
degli antichi. Leggete Euclide nell’lntrod.
armonica. ' ’ ‘
Piano forte;- E’ 'stromento già noto ,
ed ora in gran moda': in questo, quando è
ben fatto j si può eseguire la gradazione di
voce._ L’ inventore del piano-forte fu un
certo Bartolommeo Cristofoli padoano di
morante in Firenze secondo il conte Carli
ed il padre sacchi. Ecco le parole del con;
te. Carli: «Bartolommeo Cristofori fu 1’ in
‘ ventpore del _cèmbalo a martelli, della qua
le_ invenzione ci siamo scordati a segno
che l’abbiamo creduta una nuova cosa, allor
che ci venne'dalla Germania e dall’Inghil«
terra, accogliendo-la come una singolare
' _ produzione di quelle felici regioni destina
te ad illuminarci coi lumi presi dagl’ltalia
‘ . Iii, i quali hanno trovato tutto, e non han-b
_no mai saputo conservar cosa alcuna. Ediz;
Milano _1788 >'>. Vedi nel Dizionario degli
uomini illustri alla voce Tl‘entin. - ' .
. - - - _- metagofano. Il celebre abate
Giorgio Trentin veneziano, inventò un pia-_
uri-forte, il quale mediante una semplice
chiave da 1’ innalzamento, o' l’ abbassamen
to di un tuono nella progressione , o de
crescimento di quattro mezzi tuoni a mez
, . 57'
. PI“ ,
’ a0 tuono per v61ta, senza che‘ punto ne
soffra di alterazione l’ 'accordatuia-Questo
momento utilissimo si-hl1iamò metagofario
per indicare con_questa greca voce le pro‘
prietà di esso. ' ' '
Pieno. E’-uùa certa composizione a
'più_voci che cantano quasi sempre insie‘
me con pochissima. Varietà di melodia e
di ritmo. Vedi Ca'nto pieno, Contrappum
to.pieno. " . .' ‘. . I
Pfaro. Il dritto fu inventato da Mar-*
sia ,> il torto 1’ inventò Mida; e prima era*
110 senza fori in forma di tromba , fatti di
canna, 0 di gambe di Gru. Hia'nge Frigio
vi aggiunse i fori ,“ e suonò con variati
suoni, ed ancora ne suonava due ad un
fiato. ' _ \‘
. Piramidale. Una divisione del nume-.
ro quoad fig. Geom’. ' . _
’ e -' À - Trigona. Divisione del nume
ro quoad fig. Geom. V
Pitauli._ Nome dei suonatori di tibie
pei teatri: così il Bartolini.
Piva. past0ri sogliono suonare uno
strorpento detto piva, e da altri cornàmu
sa, o ciaramella. _ll Baflolini de TibiiS af
ferma, che fosse descritta da san Girolamo
nella lettera a Damiano , il quale Bartolini
. 58
PL- I
riferisce, che nei tempi antichi fu formata ‘
di pelle, dopo vi furono aggiunti più can
nélli, e fu detta naùlia , o nàbla dai La.
tini dalla vece nabla che significa una spe«
cie di organo descritto da Svida ; altri la
dissero tibia, come il .Ferrari. Quando si
vuol Suonare deve riempirsi di vento il_suq
recipiente di pelle, e sostenerlo col brac»
cio , e reggere le canne del suono colle
Umani ,- è stromen'to antichissimo , poiehè
Svetonio nel cap.’ r4.- della vita di Nerone
ne. fece menzione. I
‘ Pìuiccato. Questa voce si scrive alle
parti, che suonano coll’ istromento d"arcq,
e Significa che deposto l’arco pizziccbino -i
suonatori la corda col dito. ’ '_
Plagale. Voce greca da Plago‘s , che
vuol dir lato, o Plagios, chesignificaflb
bliquo, e ritorno; i numeri pari degli ot
to modi untichisi chiamarono plagali. lire
di Moda degli antichi.;. , ' ' '
‘ ' Plettrp... E’ quella penna, od altro con
cui si suona la. lira; quindi i:poeti preti"
dono la parte ci tutto,arinonico. . _
Police'fala. Regola; di musica invetìata
da Grato. Plut. de lllus, Velia; che il mo
to delle stelle‘e delle cose tutte non si
lacesse.senza,musica, Ecce un particolare
in 59
studio della musica, e di essa n’ebb‘e in];
piena cognizione; non ammise che gli stro-:
menti div poche corde, e bene spiega ma-.
tematicamente la [natura ‘dcgl’ intervalli.
P01‘tamento della per,mfld- Quandosi
suona, o si canta, la testa deve star fei‘mq
e dritta , nè si deve far moto colla Perso
pà.; si deve eseguire con volto vivace ed
allegro, e solo è permesso qualche moto
grazioso e piacevole; sicché mal intendono
quelli che credono necessari mille moti
s'eotnej , e dicono che sono conseguenze
della passione che sente il] suonatore. e
dell’ impegno con cui'suona: le dita, 1’ a
nimo, la voce VdEYOBO,"SGDIÙÎ la passione, e
devono palesarla ;Itna le braccia, il.cofp9
tutto con m0vimcuti disgustosi non palesa,
se non un 1101110 che non ha civile editi
- 4 fe .-buon_
nazione, -. * {li mano,
Cossiele‘questo
gusto, '- <,

nel muover le' dita in maniera comoda. e .


bella da vedersi, cioè facendo agire te di.
'ta e non la percorri. Vedi. nella-Grammatica
il m0do'di portar lamano ‘nel maneggio
“degli stromenti, e le voci -_0rgano Comun,
-:Piant .e.c-t ' À ‘ .

' -. e e - 4 4di. uova. Consiste nel cam


tare“ legato, nel sostenere le ‘_note, e dar
60
P“
loro il Valore che hanno; nel recitativd
però , ed in certe arie parlanti talvolta si
deve sciogliere e staccat le note, ma nel
V0cfllizzare è cattiVissirhà. Vedi Grammatica. '
' Portar la voce. E’ lo stesso che can
tar-di portamento. . '
Preludio. Significa un Petzo di sinfo-»
nia che serve (1’ introduzione e di prepara
zione ad'un Pezzo di musica. Si chiama
ancora preludio una melodia, che passa
Per le corde principali del modo per an
nunziarlo, e per verificare se lo strumento
è" a0cordato: il preludio in questo senso si
chiama! volgarmente ricercata. I
Prende?“ fiato._Questo è molto impor
tante a‘ chi canta; e specialmente a chi
Suona stròn’xento da fiato. Perciò si deve
yrende’r fiato con prestezza, e che nessuno
si 'adcorga , e quando è terminata la paro
la, o la notaio’ìl sentimento , dove sono
delle Pause; e se è trece5sario prenderlo a
mez20 sentimento si faccia. con somma gra
zia; si deve pre‘nderfspesso fiato Per'non
stancarsi, e prenderne a5sai quando si de
ve far una cadenza,-o un trillo. '
Preparare. E’ dispon_ere i suoni in mo
do, che venendo i dis‘sonanti l'orecchio non
'si disgusti. V. Modulazione. In oltre si può
6'!
. formando 1m
Prebarare prima una Weonsònzinza,‘

e ci farla diventar dissonanza cambiandq


il 'basso. Torte le dissonanzensi possono
adopera-re senza averle preparate, ma tutte
deVono risolversi, di gradi all’ insù se so_
no maggiori, 0 all’ ingiù se sono. minori,
'Si_- rifletta però che .se la nona fosse pre
arata colla quinta e risolta in ottava; qn,eg
sta , benché maggiore per eccezione , non
essendo delle dissonanze primarie, risolve
si all’ingiù; avvertasi_nhe si possono usare
due, tre, e più dissonanze di seguito prif
ma di passare alla consonanza, ed è quo?
sta una progressione armonica dissonante.
Di più la nota, che serve per preparare
la dissonanza non deve mai essere di mi;
n'or valore della nota che la rappresenta,
ma di 'un valor eguale, o maggiore.
La pegarazione della dissonanza in
altro non consiste che nel prolungamen
to d"o-n suono consonante di un dato_ac
coyrdo,ad un altro successiVo nel quale
dappoi questo medesimo suono così pro;
lungato risulri diss0nante La preparazio
ne di qualunque dissona‘nza deve -Precisa«
mente seguire in un tempo debole, e Per
gunseguenza il successivo accordo nlla_m_q,
desima risultar deye in un tempo forte; 1g
62
. IÎB;
luna che serve alla preparazione"; non. de've'
essere di minor valore" di quella che forma
la disson‘anza. Il Sal‘vàmento Poi della; dis
sonanze-risulta dallai risolqfioue che"si fai'
della medesima in’uùa co'ns'o'nànzà dell’an
c'0rdq' Seguente. Vedi,Salsiamenìo@ " .
_ ‘ Le dissona’ùz'e‘ nelle quali è arbitraria la ’
preparazione, Sono alla settima}; cioèv all’ac
cordo Sensibile; alla Sesta’ dell’accordo di Se
sta àg‘g‘îùnui; che cade Soprd la'yq’uarta' nel
-ta del tono; come quelle ancora che deri
‘irano‘ dal rivoltamehto dei medesimi àccor»
di. Vedilìiaiolta‘.‘ t _ ' , ( ' 4
Dalle prepàrà2ìone della disSonà-nZa‘ iii
‘gener'ale‘ limita“ la' legatura armonica ; poi
-chè’la disSonaùza' medesima; e quella che
forma un? tale legatura} Le diéeonanze ac’
eidentali piinciP'aln'aenté elle debbono esse?
.fe' mai’eempr'e battute' ne' riSpettivi a‘ccordi
jaféce‘deùtì in qualità di confiona‘nZe ,‘ col
prolùngàménto’ d’un ÎÙODO Piacevole Segna
il nuovo acco;do,‘ e fanno che la dissonan.‘
za' medesima riesca in tal modo meno du
ra all’orecchio; , ; w _ I
Pressa.- Una' parte dell'antica‘ melopeja;
Presto; Voc':e che in capo' ad un pez‘
20 di mu’siéa indica'il movimento; I
Prin'cipio’ arm0m'co; Il Mars'énn&, il
. 65
m -
Vallis nel secolo passato 4 recl‘altri‘ hanno
Conosciuto _che una cordà srmora e grave"
perc‘ossa’ che sia‘ oltre il proprio suono fa
sentire nello stesso tempo due altri suoni,
assai clel>oli è vero, ma Sensibili,- che so
no 1’ ottava‘ dell;i quinta; _e“ 1’ otteva- della
terza. Da questi tre suoni-l risulta il mag,
giore e" primario accordo clie‘ abhifi'la‘ ma,
sica,- cioè quello di terza, quinte,v ottava,
e che si chiama principio armonico ,’per‘
che aggiungendovi 1’ Ottava! 5nella h‘ase , e“ '
l’ ottava della -t‘er_za‘ se ne tica‘vànoy tutte; le
sette c‘onsonahze, come Vedasi dall’esempio
seguente ‘

.r< ’1 0î.îflV32 '


i“
e_î_._._l
|_ l sesta min.
.c‘ II A li |
ì.
' Cleiaina .E un. ai
« i i g- 2; quarti"ol -E
I V.-1 ._ ‘
'A‘fi-_fl' .‘IÎ.T

Y s'esta‘ mag. 1
64 ’
r -Progres.rione. ’ÌE’ un. ordine ‘:di voci.
Wedi‘Scala, Modo. , - »
.Prolazione. Vedi Valor delle note.
-_ :- - - Voce di musica, che accenna
una Serie di note E, 0 suoni ;, che "debbon
-farsi , tanto discendendo , che ascendendo
sopra una stessa voce.’ , » . >
Pronunzz'a.‘ Una delle essenziali rego
le del canto è la-= pronunzia , perché non
potrà: mai piacere il canto , se’oattiva è la
pronunzia, perciò converrà ,che il cantore
pror:un2i chiaramente le parole, non a mez
za .VQce, e- fra i denti, nè inghiotti le sil
labe; dovrà poi sempre far ben sentire l’ul
tima, dirà la e edo aperte, li e l’u dol
cemente, quindi dovrà studiare'la lingua ,,i
la poesia, e le opere‘.«di genio e di spirito,
Proporzione. Non è‘ altro che una cer
ta abitudine , o per dir meglio convenien
za, che hanno_tra loro diverse vquantità
considerate in un istesso gen'ere. Queste
proporzioni si chiamano anche dai matemà€
tici col nome di proporzionalità ., la qua-‘
‘_le si diffinisce' da Boetio: ‘« Proportionalitas
est duortim_, ve] plurium proportionum si-.
milis habitudo ». I 'mtisici teorici conside
'rano le proporzioni e preporz’ionalità in
"quanto che le comparazioni delle voci so-:
, 65
93.
no formate dagl’ intervalli, i quali sonbî
causati dalle proporzioni. Lepróporzionalà
v,tà poi sono molte; tutte per altro ’dipen'
dono da tre,aritrnelipafgeometrica , armo
nica. La proporzionalità aritmetica è quella
che oss‘ervanelle sue comparazioni le dif
ferenze'egimli con lelproporzion"i dissimi
li, le maggiori delle quali in questa pro
porzionalità nei termini minori Si trovano, e
le minori nelli maggiori. Come per.esern
pio,’uelle comparazioni‘disugnali che so.
'no tra_il 2 ed il 5 Vi è per differenza
l’unità, e così dal 5 al 4; ma la pròpor-‘
zioue che vi è tra il 5 ed il 2' è‘sesqnial'e
tera, e quella dal 4 al 5 sesqnitmza fra
loro dissimili, mentre che è maggior pro-'
porzione quella che è fra il 5 ed il 2, che
non è quella che è fra il 4 ed il 5 ,es
scudo maggiore la sesquialtera’della sesqui.
terza. La geometrica proporzione poi ‘os.
serva 1’ egualità nelle Proporzioni e nelle
,differenze' de’ suoi termini. La disposizione
di questa proporzionalità si vede nella se:
Silente figura ‘ ‘“f‘«,‘ì 'i=-\*


se. rìt
_ ‘
Differenze .r ‘ i - Uguali
Proporzioni 1» 5 4 Disnguali
Se‘Bquialtera . I Sesquiterze i.
Dupla‘ ,

nella quale osservasi che essendo dal 4 al a


dupla proporzione , e dall’8 al 4- parimen
te dupla, e cosi la differenza dal 2 costi-.
tuila fra il.‘z e il 4, e la differenza del 4.
costituita fra il 4_e l’8 sono parimenti fra
loro in proporzione duplrl, così ne’ termini
maggiori come nei minori ,.ed anche nelle
differenze.- Finalmente la proporzione ar
monica è quella'che non. osserva nessuna
uguaglianza nè di numeri, ..nè di proporzio
ni ,’ onde si può dire che è Costituita col
le medesime differenze, con le uguali pro
porzioni, e però in maniera simile, che
siccome il massimo termine si pone in
comparazione {al minore, cosi la differer»
211', che è dal maggior" numero a quello di
mezzo è comparata contro: la differenza ,
che è da quello di mezzo ari-minimo ter
mine ,- come .
Differenze x - :r Ineguali_
Proporzioni 5 6 4 Inéguali
Sesquiterza- ' l Sesquialtera
Dupla

‘-
sa 67
in cui più chiaro si vede quanto hodet*
to , mentre che la differenza ch’-è dal 5
al 4,- è“ formata dall’r'; e quella dal quat
tro al 2 dal 21; Onde queste differenze
dopm’pafiate' assieme formano la proporzione
dopla'; la quale parimente4si trova tra il 6
ed il 5 termini estremi. della; disposizione
della figura, laonde‘ si Vede che né le dii)
fer‘enz'e; nè le pr‘o‘porzionijono uguali,
perché la prima differenza è“ x la seconda'
2 , e la prima proporzione .è fra il 4 e 5 1
cli’ è se5qliiterza; e la sedonda fra il 6 e
4, eh’ è sesquialtera , per Ciò. accade che
fra i termini maggiori si ritrovi la propor
zione' ’ maggiore; e fra li minori la mino.
re ; perchè la sesquiter‘z’a' è minore della?
sesqùialtergn Dunque 1’ aritmetica considera
le differenze eguali ele proporzioni disu
guali. La; geometrica osserva le differenze
disugua,li e le proporzioni eguali, L’ armo.
mina contempla tanto le differente, quanto
le proporzioni disugdali; acdo‘rdandosi _pe_
rò,le differenzia cogli estremi delle ropot»
zioni in una medesima proporzione. ‘li an
tichi considerarono le proporzioni anche
comparate alle figure,- ma il Bontempi la
dice scienza non necessaria, e' barbara dot
trina. Leggete il Gaffurio se di ciò volete
63
PR ‘
aver idea. Le proporzioni principalmente si
devono considerare in quanto sono la for
ina e la radice
stabilirono ' delle teorici
i musici Consonanze , perciò
le Iconsonanze
in certe proporzioni di numeri, delle quae
li volevano
e perchécheglii'anti'chi
si formassero
non lèconoscevano‘
loro radi

altre,
ta, e c0nsorianze,
tuono, e leche l’ottava,
replicate quinta,iconsi-f
,lptî‘rciò quar

deraron_o ‘ solamente li generi moltiplice e


super-particolare. moderni però, che oltre
‘ le sopraddettc_ considerarono'anchea'le ter-'
xc e le sesto col nome di consonanze im-_
perfette, si dilatarono in_ altri generi oltr_e
li due considerati? dagli antichi; radici
Pertanto delle consonanze e dissonanze se-‘
{fondo i moderni ed i'più dotti sono: il
comma posto nel genere superparticol‘are
fra le comparazioni "dei numeri 80, 8L Il
gemituono
minore, fu“minore,
posto neldetto anche secondo
generelsuperpartieog
lare fra le Proporzioni
Il semitu0no maggiore dei
dettonume‘ri‘25, 24..
Vanchedseconl;
da minore fu posto nel genere superparti
polare, fra_ le proporzioni dci- nuniieri 16',
15. Il tuono minóre detto anche seccoda'
maggiore fu posto nel genere superparticof
lare’ fra. la proporzione dei numeri Iy0j.g 93
69
PR
il tuono maggiore _fn‘ posto nel genere su
perpai'ticolare fra la proporzione de’ num.
9, 8. La terza minore fu posta nel genere
super‘particolare fra da proporzione dei num.
6, 5.La terza maggiore] fu posta nel ge
nere superparticolare fra la proporzione dei
numeri 5, 4.’ La quarta fu posta _nel gene
re superparticolare nella prqpdrzione dei
numi 4, 5'.- _ll tritono fu posto nel genere
superparziente ' fra la proporzione dei no:
meri 45, 5.2. La semidiapente fu posta nel
genere superparziente ‘fra la proporzione.
dei numeri 64, 45. La quinta fu posta nel
genere sriperpaflicolarè fra la proporzione
dei numeri 5, a. La sesta nel vgenere su-|_
perparzient_efra.la proporzione de’ num. 5,
5. La settima minore nel _genere superpar
ziente fra lai-proporzione del 9, 5. La set
tima maggiore nel genere superparziente fra
la proporzione 15, SQE l’ottava nel gene
re moltiplica fra la pròporzione de’ numeri
2,. 2:;L’flu'nisono non essendo nè conso
nanza; né digsonan'z'a si porrà tra la propor
zione di egualitèi cioè_ tra le 2 , a. , o 4,
4. cc. Sono poi in p'oca considerazion dei
moderni il diaschisma, il diesis enarmq
nico , il diesis lima ', pittagorico , l’ apoto
me, così pure la\quarta;_e quinta diminui
0-.
7 P5
ta, l’ ottava superflua . e questo per essere
dissonanze abborrite. Leggi poi i trattatisti
di musica teorica, se vuoi esserne ’a pieno
informato di tale materia. "
Proposta. quella ca'ntilena principa
le che apre una fuga'ad un passo (l’imita
zione. Vedi Imitazions. ‘ ‘- “
Proprietà del canto, La proprietà del
canto non è altro che un raccoglimento di
gel Sillahe cioè Ut’ re: miifa: sol, la, del"
la qual aggregazione, e raccoglimento la
sillaba ut e capo, e fondamento di tutte
le seguenti, Si chiama anche deduzione, ed
il Gaffurio deducub est sex ips_afitm Silla-f
barum dietonica, et 'naturalis progressive
rl_Ì're poi sono le proprietà cioè di natura,
di bmolle, di bquadro,‘ e perché il princif
pio delle sei sillabe è ut, "ch’è la prima,
però se questa voce sarà in C.fa, yt, si cari-f
teranno per natura; se derivano da Ffam:
Si canterapno per bmoll'e; ’ se derivano da
Geol‘reut, si canteran'no per 1) “adro- Per
mostrare li suoni, ed insegnare il modo di
cantare furono giudiziosamente inventate le
sette dizioni alamirè, ‘bfzibmi, esolfaut, dla.
s°lrei elmi, fiaut, inoltre!!! le quali fur0.‘
no formate da una delle sette lettere gre
. Soriane, e" da una, due,‘e tre della sillau
_ re r:
I
Be di Guido, le quali sono il vero modo
d’imparar a cantare secondo lo Zacconi;
poiché quelle che sono accompagnate da due
sillabe partecipano solamente di due, e quel
le che sono accompagnate da tre sillabe
partecipano di tutte ire le proprietà, 0 na
ture, come:

(La per natura


7 A ( Mi per bmolle
»m . (Re per bquadro

“"- B (Fa bmolle


( Mi bquadro
».“ ‘i_‘_.
;-i ' ( Sol bmolle
C (Fa bquadro
(1Ut naturale

(La 'bneue
D (Sol bquadro
.,»ii,f\;_. (Re naturale

(La bqu'adro
i naturale
F (Fa naturale l'.li\,.ir,i,.î.l.,fi
( Ul bmflufi.lla 2,)u‘Ì't.‘ ‘_ÌF“ À
PR
», ;' ( Sol naturale . « , î ,.2 t_'.
; ( Rei linit,lle ,.,-, .
‘ ‘
QUI. liquat’lro : » - » r‘ ..,.,. -
. .
ed inoltre, Vedi Sistema di Guido. _
"1' Proprietà deÎ suoni;v Ugni suono la:
una natura e proplictà differente, e l’espc-l
rienza celo dimostra; tuttavia se Vuoi fo_r
mar scienza anche su ciò leggi il =Diruta,
l’Artusi , lo Zarlino ed il Bontm‘npi speciale
mente, e conosciutala natura di ogni tuo
no,prnolto sarà utile .tale cognizione pel
coutrappuntm lo per. non essere lt‘nPpo pro
lisso non ne faccio parola.in,estesn,iie so- .
lo mi {basta il dirti (:lìP è osservazione fer
ma e certa che li tuoni: sono allegri nella
divisione armonica, muli nell’aritntot'ica.
Proslambenomenon. Era nel‘ sistema
greco l’À grave.
‘ Proto. V. Modo. Press‘o gliamichi signi
fica primo, ed è voce greca; e puesso tale
nazione indicava il primo modo-i, o tuono,
- - - aut: nlz'cn. Vedi Modo dei Latini.
- - - plagale. YedilMorlo dei Latini.
Pro-topsaltes. Nome dato dai Greci al
capo dei cantori.
1'5ul‘mellys Vedi Graduale; '
Psalmi allelujaticà San. Girolamo nel
_ 1’S
a5 >
'
han
l’,Episo‘
per I};titolo
1 r. dir
l’ alleluja,.della
tal nome a queicuisalmi
iscriziqi

ne_ nou_altra ragione assegna; ch<à.tali sal-‘


mi Contengono una singolar lode di Dio.
’ Psalmi- universariales. Cosi furon*u de_t
.ti quei salmi che si recitano per suffragio
dei defunti. ‘__ '
_ - _- - familiare‘à. Salmi famigliari fu»
,r‘ono detti quei salmi che si recitavano pe-
gli amici e benefattori, “end. ‘VI-on;
- f - - baptisrnales. Sono_ così detti
quei salmi che si recitavauo nei giorni bah
tesimali, nei,qneli la Chiesa prega,» onde ai
novelli battezzati si rimovemo i tre vizi prin
cipali, cosi Amalario_ e Durando. \ _ _
y - -7 _- * lucernales. Cosi furono dettii ‘
salmi del vespero. _ > _
,- |- -} plebei. Salmi plebei furono det
tiqnei salmi, che non sono di Davide,
ma furono da persone particolari compostif
«.Qu-od non 0pu,r,teat plebejos psalmosin
Ecclesia cantare» Cono. Leodicense ea-n.‘ ult.
Psalmiqen. Cantore di salmi. '
.. Psalmist'a. Questo_non;e indica il pri
ma ordine fra i.rniuori; tal nome ai canto
ri dei salmi fu dato dal Rituale romano,
Psalmistw_ idest cantores. Vedi Cantore.
Esalmìstattts. Durando lib. i, Ration.
74
P5
mq» -1 così nomina l’ordine, o la dignità
ecclesiastica del cantore. ‘ '
Psalmistani. E' lo stesso che salmisti.
Psalmodia. Canto‘ dei salmi.
‘. P3almograpku& Così da molti fu' chia'
mate Davide. . -
Psalmus, Voce greca che vuol dir cau#
to. L' ordine de’sialmi è stato disposto da
Esdra, come insegna sant'Atanasìo, ovveró
dai Set-lama come scrisse santfllario. Il re»
citnri salmi nelle ore canoniche fu decre«
lo di Famiano Papa come riferisce ‘il‘ pa
dre Ribardineira nella- di lui vita, ma que
sto decreto non fu' ricevuto da tùtti', etc
cento anni dopo furono li salmi distribuiti.
da san Girolamo, per ordine di san Dama
si) Papa, come oggi si ‘vedono distribuiti
nelle ore canoniche, e lo confessa‘lc) stes
50 Pontefice in una e'pisroia àcritta al santo
Dottore, dove afferma che prima di quel
1empo non era stato in Roma l’uso di re
citare i salmi nell’ ufficio ecclesiastico. Ba»
ronio anno 60. '
Del cantare ‘i salmi alternativamente
,fra i Greci fanno menzione san Dìonigio e
“san Basilio, li quali affermano essere stato
introdotto da sant'lgna;io Martire. Tra’ Lati
vi viene attribuito a sam’Ambrogìo e a sant’A’
5
P5, 7
gns,t_luo. Fu} poi tale costume approvato da
San Damaso. Alcuni hanno stimato, che li
salmi non fossero stati com osti tutti dal B3
Davide, ma da altri Profeh, perché nel (i.
ne del salmo settanpesìmo Primo si leggono
le seguenti parole: Ddeccrurzt laude; filii
Jes,se; con tutto ciò la ‘ comune opinione
insegna essere stalli salmi tutti composti.
da Davide, perché Cristo quando cita qual'
ehe passo dei salmi, dice indifferentemen,
le , Diari! Dagn‘d in libro psglmorum, at»
1ribue_ndo al santo Be tutto il libro de’ sal
mi, Inoltre per confondere l’ audacia farisai'».
ca cita il salmo 109 facendo autore "Daviq
de; «Quomqdo
ca: eum ergo David Dixit
Domiuuml'dice'nsn in Spiritu 70a»
Domina;
Domino meo .», In quanto poi alle parole
finali del salmo setgamesimo primo sarà ne«
Cessario confessare, che quella sia stata l’ul»
lima sua composizione, quantunque questo
salm’o non sia nella distribuzione del_Saltg-.
‘rio collocato uell’ultl’xno luogo. Alcuni suc
Cessi rapportati nei salmi ancorché siano oc
corsi dopo la morte del Reale Profeta, co«
me la distruzione di, Gerusalemme nel sal
mo 71 , la cattività di Babilonia nel salmo
156, la liberazione del salmo 125; con un.
î0 ciò si deve- concedere che fossero stati
1:S‘ ‘ >
preved_uti*cou ispirito profetico, come se
presenti li vedesse, come insegna san Giro
lgimi), essendo costume dei Profeti.ragion&“
re delle cose future; come se fossero pre-_
senti. Per la medesima ragione molti Salmi
furono attribuiti ad Ageo e Zaccaria. Mol
ti salini sono intitolati Per ociava, ed era
uno strumento musico di otto corde,v come
si ràccoglie dal capo 15 del primo lib.de’
Paràlip. dove nùmeraudo li vari stromenti
musici dice: «lo cytllit‘ris per octava canehaut» .
Psalmus apertionis. Così si nominò il
Domine labia m'ea aperies. Reg. Mag. cap. 44.
,- - - - procBmiacus. Cosi fu detto il
salmo 105', perchè i Greci da questo co
minciavano il ves ero, la messa cc. '
« Psaltcratus. Era così chiamato quel
Monaco, il quale sapeva a memoria tutti
li salmi. _} _
, Psalterium. Nello stile ecclesiastico sal
terio significa quel libro che Contiene i sul
mi divini. Con questa voce si nomina un
antico stromènto musicale,- che il Calmet
crede equivalere' al ebreo nabel o nablon,
stromento differente dalla cetra ; e sant’A
.-gostinonel salmo 51 ne fa parole di esso
eruditamente . '
, . Punctator. E colui che . segua quelli
‘PU 77
pi}e mancano‘àl’ coro, quando‘si recitano'i"
divini uffizj. " _' I ‘
'Pulsabulum. Anselmo Lcoclien. e. 48,
chiama così la, campana. “ " - '
Puliteggiqtzgra.'8egnasi talora con al0u-_
pi, punti diqualghe poco prolungati e Col-L
locati alla testa delle ùo_te,(Vedi la lorofzgqî
(a nella Grammatica), pei quali s’intende
una particolare esecuzione di quelle note,
la quale consiste nell' esprimere co_rr colpi
dlar'co in qualche modo staccati. « ‘
‘ Negli 'Sli‘ùuieiiti da fia'to' la primeggia?
ya. consiste ne’colpi di lingua secchi »‘e stac"
cali, tua se non 'si usa eou grande inne.
stria riesce insopportabile. “ _ f ‘
Quando la Punteggiaiura è coperta da,
un cappello negli s@iornemi d’ arco! vùql
dire che si dee restringere ciascuna nota
fondamentale? con appoggiare qualche poi
po 1’ arco ad ogni divisione, e"negli sim
meuli “da limo
ina d’ogni due che
inoresiicoll’aumentar
deve nuarcare'qualelîe
la pri

Poco il ‘volume dellfarial ' ‘ ;


‘ Pur_zto. Il segno O è ‘pun‘to , ed egli
deve durare la metà della mm: o pausa 011;:
lo Procede. Nell’a'mica musica s’incontrav3»
no sei sorta di punti cioè, punto di _ Per“.
fezioue,_ pun;o d’imperfeaio'ne, Punto di
’68 ,‘
FU .
àcciescimento; punto di divisione ,’ pùii=
to di traslazione, punto di alterazione. Il
punto di perfezione appartiene alla divisio
ne ternafia; egli tende perfetta ogni nota;
seguita da un'altra notu minore della m'eià
Per la' sua figura; allora! 1per" la! foria" del
punto intermediario; la nota precedente Val
il triplo in luogo del doppio della flotat
Seguente. Il punto d_’ imPerfez'iò‘ne posw_ a
sinistra della lunga diminuisce il suo Vallo"
re ; alcune Volte’ (1’ (UN! setnih'reve; alcune
volte di due. Nel primo caso si pone Unaî
Semibreve fra' la lunga' ed il punto, nel
sedendo si pongono delle sémibrevi}a' de
stra della lunga. Il ptinto‘di accrescimento
jpparticne' alla divisione binaria, e tra duev
note eguali egli fa valere‘ quella che Prece
de,- il doppio di quella che segue. Il pun-‘ _
10‘ di divisione, si pone àtvanti una semi
lare‘ve' seguita da una! breve nel tempo‘ per;
fatto. Egli leva un tet'ppo‘ si questa breVe 1
efa ch’ essa‘ non vaglia più di due Sen'ii-'
brevi in Vede" di tre. Se una‘ se‘mibreVe' tra
due Punti si trova‘ seguita. da due ,"o‘ dai
più in tempo imperfetto, il secondo punto
ira'sfe'ri5ce‘ la' Sua significa‘zione' all'ultima; di
queste brevi; rendendola’perfelta, questo è
il punto di traslazione. Un Punto _trtt due
tra _ I ‘ #9
se'milirevi, posto tra due brevi in tempo?
perfetto leVa un tempo a ciascheduna di
queste due Brevi,- di modo che ciascuna di
queste‘_br‘evi non ‘vale più che due semi“
brevi in luogo di tre ; questo è il punte:
di alterazione. Questo stesso punto avanti
una se:_nihreve seguita da‘ due altre" semi
bre’vi tra due brevi ,- raddoppia il valore di
quell’ultìma‘ semibreve'. Tali punti,ttou so‘
po più" in uso, vedi Nota. .

9‘
v Quaduplt'tî'Gl‘6' Jùn‘ su'on'o.- Tripliclt‘r
lo, qua uplicarlo, s’ intende non Solo fare
lo eseguire nella stessa tempo da _tre’, quat
..trc pa‘rti ; ma eseguirlo ancora un’ ottava ,
due ouave ec.- più alto 0‘ più basso; e tali
ottave non esisterebhfl'0; se fra i tuoni.non
vi fosse una.specie di estensione che àpel‘,’
talmente nega il signor Ezimeuo.» _ _
QUantità.- Pittflgoraf rapportato da Boe
&i p‘el' lib: 2.: della Musica :« « Quantitas ,
dice, veI est cobtiuuaî_ vel discreta. Seri qua:
continua est magnitudo appellatur‘; qutà di
ser'eta‘ multit'ndo ».' La quantità continua
consiste nella continuazione, grandezza ed
\
fio V W
estensione delle sue parti ,e cbusiste‘prin‘f .
eipalmente nella grandezza, che grandezza si
chiama. La discreta consiste nella disgiun
ziouc delle parti, ed il proprio suo essere
è nella moltitudine , e considera il nume
ro. La quantità poi altra è immobile, ed
altra mobile 5 l’ immobile si considera dal
Geometra, e. la mobile dall’Astrnnomo.
‘Quanu'tà e qualità dei tuoni. Circa
la quantità deìv1t'uoni vi 'fu sempre gran
controversia fra gli autori. Ed il Kirchero \
pap. 7. lib. lo afferma dicendo: « Tao
ta' est de tonorum numero, et qualitate in-:
per Auctores dissensio , ut cui subscribas ,
Vl)l displicere posslm ». In tanta controver
sia e disparità di opinioni dirò solo , che
Sono in grandissimo 'errore quelle ‘persone
che credono che la musica tanto estesa nel
le sue produzioni non abbia che-dodici suo
ni da porre in essere, e peggio -molti altri
dicono esservi solamente sette tuoni ,cioè
quelli della scala diatouica. Il vero è che
Ventuno sono 1 tuoni più in uso , e tutti
esistenti entro-l" ottava, qualunque essa sia
i quali però. si possono duplicare, triplica
re se. secondo le estensioni delle voci e de
gli stromenti Ciò non merita prova, perché
‘è già provato dall’uso e della esperienza,
/
Se
QU
uonto sia utile la musica. Vincìn«
_zio Galilei nel suo dialogo della musica
antica e moderna stima la musica apporta
trice d’infiniti Vantaggi, e s’adira per fino
contro di Quelli, ’i quali non credono quan
to di» essa rapportano gli antichi scrittori.
« Vedete, diss’ egli, quanto costoro sieoo
temerari, che si ridono degli effetti, che
faceva una cosa, la quale non sanno qual
fosse ».' E poco dopo soggìunge : « La
musica conservava la pudicizia, faceva man
sueti i più feroci, animava i pusillanimi ,
quietava gli spiriti perturbati , inacuiva gli
ingegni, empiva gli animi di divino furore,
racchetaya le discordie nate tra popoli,ge
nerava negli uomini I’ abito dei buoni eo,
stumi, restituiva l’ udito ai sordi ,‘ravvivava
gli spiriti, scacciava la pestilenza? rendeva
gli animi oppressi, lieti e» giocondi, faceva
casti i lussurlosia racchetava i maligni spi
riti, curava i morsi de' serpenti , rimitigava
gl’infuriati ed ebri, scacciava la noia pre.
sa per le gravi cure e fatiche, e coll’esem
io di Ariane possiamo ultimamente dire
(lasciando da parte altri simili) ch’ella li
berava gli uomini dalla morte ». Il padre
Tevo a questo passo deridendo il Galilei 6
manco male , disse , che non ha detto, ,
Fpl. f
81 '
QU
che li abbia resuscitati. Ma mi sia per;
messo di dire, con buona pace di qttest0
illustre scrittore, ch’è ben vero, doversi al.
cune cose riferite dagli antichi intendersi
alleg0ricarn‘ente ,- come gli effetti (1’ Orfeo
in tirar. le selve , e di Anfione nel muover
i sassi a fabbricar' le mura di Tebe ,' ma
che non si può negare che la musica non
sia operatrice "d’infiniti partenti, e che non
abbia ella mai sempre apportato mille van
taggi. Che sia stata operatrice d’infiniti por.
tenti , lo veda il mio lettore alla voce Ef
fetti della musica. Che apporti mille van
taggi,dell’v
tura è chiaro,
uomo ,f qualora si rifletta
alla natural alla che
simpatia na

ha esso colla musica, ed alla costruzione


universale__ delle cose. Messi infatti da_que
sta considerazione Roberto abate-nel lib. 7,
de 0Peribus. Sp. Sanct., e Plotino nel lib.
5. asseriscono esser capace di ridurre l’uo
mo a Dio ,‘ ch’è utile all’intelligenza delle
sante Scritture, e che infiamma l’uomo di
amore divino; e co_sì_pure la pensa il gran a

santo dottore Agostino. Messi pure datale


considerazione lo Zarlino lib. 1.,harm. ed
il Gaffurio lib. I, Mus. tbeor. asserirono
francamente essere la musica utile per gitt
g-nere all’acquisto di tutte le scienze; utile
85
. QÙ.
a ben parlare la chiamano Pris<ziano Cesa
riense_ celebre grammatico nel suo lib. de
accent., Diomede lib. 2., Elio Donato nel
ricap. de tonis ,-' utile per l’ architetto c0n
' lungo(disdorso lo prova Vetrurio; utile al
medie;o lo afferma Ficino nel lib. 1. delle
lettere. N’è più finirei se tutti citat‘ Volessi
quegli autori; i quali provano esser utile
la musica, basterà per ulti o che riferisca
alcuni sentimenti dei filosoliî e che ,mandi
il lettore alla lettura dei libri degli autori
citati. Aristotele lib. 1. de Rep. cap. 4. co
si parla della musica: « Musica putanda
est : quipp‘e quae possit ut gymnastica cor
pus bene constituit, sic animum bene afficit
consuetudine honestae voluptatis, aut certe
ad vita: regeudm rationem, prudentiamque
aliquid valet ». Tanti _ne conosce pr_oVcni
re vantaggi dalla musica. che ordina che
si ammaestrino in essa i giovani, dicendo:
- t_f Musica animi habitum bene_ constituere
potest. Quod si potest, certe ca erudiendi,
iustit.uendiqtxe sunt adolescentcs si E final
r_nente Plutarco nel lib. 2. de Somn. Scip.
loda la musica; a questo si aggiungono a tut
ti gli uomini di buon senso, tutti i il:
eruditi scrittori, tutti i più saggi filosofi, e
ripetono unanimi col cavalier Marini.
54 .
_ > I QU
Musica e pqesìa s_ou due so‘relle_
Risnàufa_lg‘ici delle afflitte genti;
Di ìei pènsieì le ton‘bide'prpcelle
Cò___d lieto firmò a sérenav pòssènli;
Non ha di Queste‘il mondourtì Pih’belle
Q‘Più saÌub‘ri a]l’aiffànnzgtg menu. ‘ '
Nè"cór là Scizia’ ha; Barbaro cotàmg,
' Sé non è Tigré, a cui nón Piaccia il cai1to,_

Quartq.
}CSSGTOIÌM, Dai Greci
1ètracdrdófil fu chiamata
tetr;àfonìa; Iè upa dia-_
'd'i4sf
podanza,
l_cfiòppiatà ma fraquinta
dolla’ le dissonanze la. minore;del
’n_elvlaî fofmaiio_uè ac:

,l’ouav'a' è gonsónànlè , per 10 che si chia-_


h1a‘diatesserofl cc. Vekli le voci Diatessn
i'on,‘ Te’îrqcoì‘dd, Teirafong'a. 'Y'iene poi
flescrìtta da] Kirchòro lib. 5. 601 dire «y In?
jervallufix ' inusicum \est', quq 'Vóx per duo'sx
ionosi, et seiflito_nii1m iriinug‘sùg-sum; deoré
èum inòvctùr ‘» di 'chìania anche ‘quartzg
fnìnopè, è questa ha n“e ‘sP‘e'ciev gqpos'cìbiH
Perla ìariat‘a pósizione del semituono. Il
trilor_ìo poi d‘etto‘àùche ditonq cum tdno ,
Ovvero t'eu‘aco‘rdo , o îtelrafonia maggiore ;
ò ‘qqar_tzi maggiore; è upa chfi:posìz\ione_
flissorìanfissimà"di Ilv'e Suoni fx‘à.’ quali non
èntra ;efnitjuonq 'zlalcuno', ed 1100 degli
intervalli supérfluî consîderàti nella muàicg.
Vedi Tritone. ' ' ‘ ' ' ‘
85
QU
7 Finalmente questo è un intervallo com
posto di quattro suoni, ossia di tre gradi
diatonici, il suo rapporto è di 5 a 4. V’è
questione se sia consonanza o no; leggasi
il padre Martini
I Quarto , e gli
di tono. altri scrittori.
Corpunemcnte il quar

to,di tono si fa che esista fra due suo,


nigvicinissimi quali sono per esempio , il
Csolfaut diesis," ed il Delasolre bmolle, e
tanti altri dello stesso genere; vi è pero in
questo disparità di pareri. _ _
Quarta alterata. Quando è alterata, o
accresciuta di un semitu_ono, il suo rappor‘
toèdi52,a55. ‘
I - - - - diminuita. Quando e diminui
ta di un semituono, ed il suo rapporto è
di 75 a 96. ‘ _
- - e - superflua. E lo stesso che
Tritone. ‘
Quartetto. E un pezzo teatrale a quat«
tro voci. ll compositore deve esprimere il
sentimento del poeta , e nell' accompagna
mento instrumentale seguire le regole indi;
cate alle}voci , Aria , Istroment‘are. Se si
tratta d’un quartetto da chiesa, deve il
compositore procurare che l’ armonia sia
maestosa. In questo genere di composizio
ne s’impicgano opportunamente tutte le par
86
QU
ti della musica vocale ; cioè il soprano, il
contralto , il tenqrga g_d il basso , e talora
'un secondo tenore tiene il lupgo del bas-‘
so. Quaniupquè pezzo sia a quattro,‘s’im-'
piegano le div-erge" partia Per alc|i_n_i _tyat.t_i
4 giga, a ,tre, a_5010. ‘
Quin_tg;{o. quella pomposiziogè ché
cops_taj di cinqqe parti, 5’impig 4110 la qual:
go Pani della musica. Vocale; nelle quali
’qga'per pecéssitài duplicata, Per lo Pili,
qqgs_lap è, il soprano ,' che si divide in pi‘i-r
filo e sepondq. Questo genere di comp’osif
giurie per lo più. s’ impiega nell’o era~tea
trglp, Îoye ginque_ _,attori sono interessati, è.
si chiama introduzione, o finale si fatto
pw,d , seconda che s.’ impiega nel princi*
Pio
compositore
, o nel _l’_ìne
segue(1’ leunstesqe
atto regole
dell’ opera.
tanto _se

il pezzo è yocale , quanto isiroinemale , ‘e


pell’àccqmpagnamqntd della parté vocale se7
"gue‘ quanto si è dettq alle yogi, Aria, _I_tr01
ms'fnt‘ìfe 9°' ‘ un intervallo
H Quìf,liaf ‘ ‘ ' composto di
cin u_é' 'slioqi , ossian_o "quatt‘rq gradi diamo
pici cl;e 'cog;èpggpq tre' tuoni _e mezzo , il;
cui rappvr!<> ,f‘: di 2 1a 5. _ ‘
‘- - -‘acjcpe;gcìugq. Qu‘es‘ta, contiene quah
ìî° W°Iìî.i "€54 ii, SuQ‘r’apgw'îéi: di 563 25«
87"
QU
Quinta diminuita , o semidiapeme è
un intervallo consimile al tritono, quantum
que uno cosri di quattro gradi , 1’ altro di“
cinque, in quanto all’orecchio sono simili;
sono però differenti in due cose l’una che
il tritone non ammette naturalmente il se
mituond come fa la quinta diminuita, l’al
tra che uno è' differente dall’altra di un
comma, come dice. Kirchero li‘b. 5. « Cum
'I‘ritonus et Sexînidiapente idem sint, et. in
tervallo commati‘s solum distent. ». Vedi
Quinta minoref
' - - ‘- -fa’lsa, che si chiama pure quin
ta diminuita, questa contiene tre tuoni, il qui
rapporto è di 45 2164. Convien distingue
re _ la falsa quinta , dalla quinta falsa. La.
prima è Una dissonanze che si deve salva
re: la seconda riguardasi come una conso
nanza, sPecialmente nelle composizioni a
più parti. .
- - - - minore. Questa- è anche det
ta falsa, ma riflette bene il Manfredini,
che cosi 'Viene detta impropriamente, per
ché nel suo essere, essa è giusta e non
falsa. Crede inoltre esso Manfrediuì che la
Quinta minore ,_Àspecialrnenle quella forma
ta _coi due psuoni E. F. , sia sbaglio‘ chia.
mjarla eonsonante;è si oppone al qùeili che
38
QU
tale la credono , i quali apportano che si
' adopera senza prepararla, e risolverla di gra
'do. Io qui non trascriverò le ragioni, ch’egli
a porta; potrete vederle nel suo utilissimo
libro delle regole armoniche pag. 176.
Quinta perfetta. Una delle consonanze
perfette chiamata dai Greci diapente, pen
tachordo , pentaphon‘ia. Vedi ai loro luce
ghi la spiegazione di Queste voci. Ella è
una consonanza di cinque voci, 0 suoni,
che racchiudono tre ,tu'oni- ed un semituo’
no. La quinta non solo è diminuita,- ma
pur anche è superflua, la quale non è ah
brac'ciata se non rarissime volte dai mu
sici, come pur anche la quarta viene con
siderata come puperflua.|
Quartìcroma. Vedi Note , walor del
le note.

Re. Sec0nda sillaba del gamma are


tino.
Recitati_vo. Il recitativo è un parlare
musicalmente, quindi v’ è differenza fra il
080120 del recitativo, e quello delle arie; il
primo va eseguito sciolto, parlante , vibra
315
8’s‘
(o, O-languido. .ll Secondo è vario" in ogni
aria, Il _recitativó è di due sorta. _
Recitat'ifvo obbligato. Equello che ol
tre_ al basso continuo obbliga più stromenfi
all’espressione del sentimento. Si usano per
lo più‘ in questo gli stromenti da_arco , i
quali fanno sentire di tratto in tratto qual
che _staccato sentimento. Questo recitativo
conviene alle tenere e pa'tetiche espressioni
e quando l’attore" è trasportato da una vio
lenta passione che non gli permette espri
mersi, a110ra_ gli strumenti 5’ impiegano con
relative melodie. Quando poi.il cantante
deve seguire una melodia; soggetta alla misu
ra , si segna la voce a tempo o a battuta,
alle parti stromentali ,1 ed alla parte cantante.
_ - |-\- - Semplice. Questo per quanto
è_ ossibile‘ deve imitare il discorsonatura-*
le; ha ad ogni vocale una nota di musica,
quantunque in questo non osservila rego
larità della misura musicale , pure si usa
segnarlo nella misura del tempo Ordinario,
in modo che ogni accento musicale cada
sopra un tempo forte della misura, e così
viceversa. Nel recitativo non si considera
che un tuono principale, è permesso va
,riare la modulazione, e si può terminare in
un tuono affatto straniero a quello in cui
9 \

9 BE
s’incon'ninciò, osservando però nei passaggi
le regole armoniche. Le note che si usano
sono le semiminime , le creme , le semi
crome e qualche volta le hiscr‘otnc.- Hanno
luogo le pause , come ricerca il sentimen
to. Nell’incominciare conviene far precede
re al canto l’ accordo del basso continuo ,
onde il cantante possa facilmente intuona
re; rari esser devono imovimemi del has
so, benché continua sia l’armonia. Si deve
dal compositoreschivare la cadenza armo
bica , e ciò ottiene col farintendere 1’ ac
g':ordo sen5ibile, col discendere all’ accordo
di sesta, dopo la legatura di seconda,
quarta maggiore e sesta 5 col far finalmen
te passaggio al dato tuono, per mezzo del
la seconda n'ota accompagnata "di sesta mag
giore. È finalmente permesso, far ascende
re, o discendere, il basso continuo dopo
l’ accordo sensibile , diretto , o inverso ' a
quell’acco_rdo che più conviene all’ espres
sione delle parole,”senza riguardo ai tuoni
relativi ; quando termina poi il‘discorso si
deve usare la cadenza armonica. Deve lo
studente osservare li buoni recitativi di va
lenti maestri. - ‘ '
Regola della Scala. Vedi decompa
gnare col IJGJSO, ' 1 f '
1
RE
Regola del Con/trqppunto, ‘Una parte
delle regole del contrappunto sono que’pre
petti che si danno per ordinario quando
da’ maestri s’insegna ad accompagnare col
piano-forte una cantilepa di un determina
to modo,‘ riferite alle voci Basso, Accom
pagnare; oltre a queste leggi alcune ’altre
’ve ne sono; leggasi fra gli altri il Martini,
Io qui ne sestiere le principali. ‘
'1. Ogni pezzo deve incominciare ,’_e
terminare in consonanza perfetta Con tutti
quegl’ intervalli che formano la perfetta a;
monia, che sono terza, quinta ,’ ottava? e
le loro composte, ‘
Il, Sono proibiti due unisoni', due ot
tave, e due quinte di seguito per"motoreb
Lo. Leggqsi Antimo Liberati nella lettera
stampata in Roma nell’ anno 1685, diretta
ad Ovidio Persapegi, oy_e tratta eruditameus
te su tale proposito, ‘ ‘
lll. Si devono evitare in ciascuna par
te del contrappunto i salti di quarta altera
ta, o maggiore di quinta falsa; o mancanà
te di tritono, di sesta maggiore , di setti-.
ma tanto maggiore, che minore, di ottava.
diminuita, o alterata,e di tutti quelli che
superano l’ottava. Leggasi il Tartini nel suq
trattato di musica, ed il Boqtempi'.
92
RE
,4 Volendo andare dalla consonanza
imperfetta alla perfetta si deve andare con
rirariauieute allapiù vicina, conte dalla se
sta maggiore all’ottava , discflendendo_ l’ una
delle parti; e le altre as'cendendo dalla se
‘Sta minore : alla quinta; restando una delle
parti iminqhile, e discetidetid0 l’altra, dal
_la quinta falsa alla te_rzavmaggioxie, ascen
dendo 1’ una, distendeudo l’ altra. Leggasi
il Vauneo, lo Zarli‘no ed il Bontempi.
‘ V. devono schivare per quanto è
Possibile le {relazioni di_ottava superflua, o
mancante, di tritono, di falsa quinta, o di
quarta alterata, che accadono fra “due par
ti del contrappunto} V’è però_qualche raro
caso in cui da qualche eccellente maestro
fu usata; V _ V
VI. E proibitoql’accordo dissonante di
una nota non accidentata coll’ istessa nota
accidentataz ' V ’
Vll- E proibito qualunque passaggio
di qualunque consonanza ad una consonan
_za perfetta per moto retto. Vi. sono però
delle eccezioni. Si ricorra alle opere del si
gnor D. Angelo Berardi.
VIII. Nel contrappunto composto di (i:
gure consonanti di diverso valore possono
praticar_si le dissonanze in due modi, l’una
95
BE '
di grado , di passaggio , e alla sfuggita!
l’altra con legatura , e colla sincope.'Leg
gasi lo Zarlirio Instit. Armi cap. p. 5.
<':‘ l’Artusi nella SuaîArte del contrappunto
pag. 56. _Si leggano le voci Prepa‘rare,
fli._solverq, Sincopare ,, Isti‘orrtentai‘e ec. '
Relizziohellflia‘ orto che hanno due
suoni fprinalfo un intervallo: la relal
aione è giusta se"l’intervallo ’è giusto, qnari_‘-f
do l’intervallo e'ni‘aggiore la-‘ relazione è
maggiore" ecfVecli Nuiìiero
‘ Ile’s orisoriale.‘Eii‘al stato(elettol " '
così nominato
lilirò che contenevadi responsori ordina-'
to d’Àdfianol’a'pa", come scrisse Amalali0t_
' "Rei-pensarlo: Resp’oiisoriosorté di cane
to_ ecclesiastico, che si suole cantare dopo
le lezioni; questo'cl’iiai‘inasi re‘sponso'ri-io lur_1;
‘gts a di5tiiiii01ie “di quelli) cl1è Îsidanta do;
po il capitolo detto i‘esponsorio’brevef'
‘ ’1îet'orm'zlr. Così si chiama né’Ma'ri‘. ‘t‘lèl-Ì
'la' Cliiesa Lu'gd. il suono della campana ,\‘
che canoniche.
ore chiama il clero
" f aI cantarU in
' chiesa
’ 'le‘
Bettitud_ine. E una specie‘ di mpdulaè
zio_ne, ed è quando una parte procede di
grado in grado verso l’acùto. ' "
Retfto. Una specie di moto. V.“ Moto.
Retrochorus. ' I - monaci Benedettini
94 BE '
cosi chiamarono quel luogo dietro il co
ro, dove gli Ìammalati loro\confratelli,
stavano presenti ai divini uffici Lib. 0rd.
S. Vìcr. Paris. MS.‘ cap. 16. « Qui retro
ch0ro' sùnt ad Te Deum etc'. debeùt stare
si possuut‘ ». _ I V 4
) Retumum'. Cosi noni'in'ossi la messa
Solenne cantata per qualche def0nto nei
rimi giorni dopo la morte. Nel Testam.
di Arm. 1546. si legge. « Item volo, quod
ìertia die p'ost‘ obitum fiat Imam Returnùm n.
Ribeoà. Stromètito musicale a corde.
Questo più non si usa Come‘ qUello ch’ è
compreso nel Violino ,; che deV’ essere ri
guardato come la ribec’a estesa e perfezio
nata. ‘ _ ’ _ .
Ricamata. E una specie di preludio
di capriccio che forma il suonatore prima
di far‘ sentire un pezzo di mUsica; finge
cioè di cercare l’intuona'zione , e dispone
li astanti al modo in cui ha da suonare;
si ricerca abilità per fare di buone ricer
cate; vien detta anche cadenza libera. Ve
di Cadenza libera.
Bigabello. Stromento musico usato nel
le sacre funzioni prima che in Italia vi fos
se l’uso degli organi. Vedasi Sansov. nella
desta di Ven. second. ediz. pag. i59.
1“ gà
Iligadon. E un’aria da ballo ,a‘ due
tempi di un movimento vivo, ordinariamen
te si divide in due parti, passate di, quat«
tro in quattro misure, che cominciano per
l’ ultima nota dal secondo tempo,
. Bin/brzató: ,E’ rendere , il suono' più
mtenSofe' marcatd. ' I
‘ Ripé'fqùssiorte'. Ripetizione‘ frequente'
el_me'de‘simo
1°". _
suono. } _7 v
_' Ripetin'ioiie.‘ È il ripetere la musica;
eseguita; Vedi Riforft’ellp‘.; ovvero è quan
do all‘unisono, o in altro accordo un mo
t‘ivo‘Ugiz‘i fatto sentire si ripete di nuovo.
' Ripieno. E un‘passaggio di tuoni che
dal‘Manfrcdini si chiama catena armonica,
fa buon‘ effetto sull‘ organo. ,Le voci che
compongono 1’ essenziale dell’ organo si di‘
cono ripieno. ‘, ‘
_Bipresa. E la parte di una musica la
quale si ripete due volte senza esser scrit
ta; si_chiama ripresa anche quel segno che
si dice ritornello. v ‘
Risolvere. Nel senso musicale non si
gnifica passare da una dissonanza ad un al
tr_a , ma bensì dalla dissonanze alla conso
nanza. Vedi Passaggio. . ,- 4
Risananza. Prolungamento, o riflessio«
ne di un suono , questa si fa colla vibra?
96 -
Rl .
zione c0utiuua delle corde di un istromen'
to, e per la collizione di un’ aria rinserrafî
la dentro il tubo di uno stromento da ‘fia,
10. Vedi Accordo. 4 . _
1_ Risposta. E quando una parte dice un
sentimento analogo , ad una ‘che prima si
fa
, sentire.
_ . ’ ..4 '"‘ ‘
Ritmo musicale. Ogni misura si pur)
dividere con varia legge, in due , tre ,
cc. parti eguali, ed ognuna di queste par
ti si possono suddividere; ora la legge 'che
si osserva nel dividere la misura si chiama.
tempo, del quale tante sono le Specie,’
quanto può essere diversa la legge dir
1vi_sione."ln questo propriamente consisteva
il ritmo degli antichi. Ella è poi cOsa“os-:
servabile che la sola diversa durata di un
suono seguenteflin relazione all’ antecedem
te sia capace di suscitare in noi passioni
diverse , non attesa 1’ acutezza , o gravità
differente de’-_suoni; abbiamo di ciò un
esempio nel tamburo. sembra ‘ccrtam'eu-f.
te , che la causa dell’ impressione diversa
consista nella varia proporzione della du
rata del suono antecedente col susseguen
te. Il tempo dunque , preso in questo sen
so ,* non era fuori di uso presSo gli am
fichi,- egli andò in obblio allora quandU i
Îlll _ 9.),

Barbài-i -, invasa l’Italia, cagionaronó .muta


zionè nella lingua. Da principio tutta la mi
s‘ura consisteva in differenti note di differen
te durata" fra loro; cioè la massima; lun
ga, bliéìì'Bgl semibrQVe, minima, senza alcun
uso nè di tempo, né di movimento. In se
guito i rapporti in valore di 'una di queste
note all’ altra dipen1devàno dalla prelazione
e dal modo. Per esempio, mediante il mo
do si determinava il rapporto della massi
_ ma alla lunga, o della lunga, alla breve: e
per la prelazione , quello della hrev‘e alla
semibreve, o della semibreve alla minima. Su
questo senso vi erano due sorte di modi:
il maggiore, che si rapp'ortàva alla nota
màSsi'rha, ed il minore ch’è“! per la lunga.
L’ uno e l’altro si divideva in perfetto ed
imperfetto. Il modo maggiore pe:fétto si
segnare con tre linee, o pause, ognuna
delle quali riempiva tre sPa2j della portata,
"ecos‘1‘ tre altre che n0n ne riempivano che
due. Sotto un tal modo la massima valeva
tre lunghe. Il modo maggiore imperfetto si
SegnaVa con due linee che non attraversa
vano che due spazj: allora la massima non
Valemi che due lunghe. Il modo minore per
fètto {veniva segnato con una sola linea, che
attraversava tre spavi‘j: ed allora la lunga
Val. VI. 3
,
9-8 H1
valeva tre brevi; il modo minore imperfet>
t0 si segnava con una linea che non attra
versava che due spazi, ed allora la lunga
non valeva che due brevi. Le prolation-i
egualmente che il modo si dividevano in
perfetta ed imperfetta ,- e 1’ una e l’ altra in
maggiore e. minore. La prolazione perfet
ta era per la misura ternaria , e si segua
va'per' un punto in un cerchio , quan
do era maggiore, cioè quando indicava il
rapporto della breve alla semibreve, ovve
ro per un punto in un semicerchio, quan
do era minore, cioè quando indicava il rap
porto della semibreve alla minima. La pro
lazione impe'rfetta, era perla misnra bina
ria, e si segnava cm: un semplice cerchio
quando era maggiore, o con un semicerchio
quando era minore. Di poi furono aggiun
ti alcuni altri segni alla prolazione perfetta;
oltre al cerchio ed al semicerchio si servi
vano delle cifre --I- per esprimere il valore
di tre semibrevi per quello di una breve,
e delle cifre per esprimere il Valore. di
tre minime per la semibreve. Una tale ma
niera di esprimere il tempo, cangiò intie
rameute, durante il corso dell’ultimo secolo.
Al_luogo adunque delle massime, lunghe,
brevi, cc. si sostituirono labrevi, minime,
ru “'99
semiminime ec., le quali tutte furono prese
in divisioners‘>ubduplaz di modo che ciascu- ‘
na 'Spe'cie di note , vale precisamente'la me
tà della precedente, divisione} per se sola
insufficinte, e sentito dai musici un tale di
fetto, aggiunsero a tal oggetto le cifre. Per
venire poi alla divisione _del_tempo rappor
to a noi, quello che si divide in, parte di
numero pari , , si _ chiama tempo uguale ;- e
quello nel quale la misura si divide in par
te di numero dispari si dice disuguale. Si
noti, che numero pari è quello che si può
dividere per metà senza alcuna frazione, il.
numero dispari quello che differisce dal pa
ri d’un’u_nità. Quantunque non vi sieno. nel?
la nostra musica che due sbrtapdi tempo, ,
pureî ne sono state fatte tante divisioni, che
se ne può conta_reyalmeno dieciotto specie,
e delle quali Vedrai spiegati i segni. Di tut
te queste misure ve‘ ne sono due chiamate
semplici, perché non hanno che Una sola
cifra, o pegno, cioè S, ed ilC, tutte le alf
tre si chiamano doppie, e. traggono la loro
denominazione, ed i segni loro _daqùest’ul
lima. La cifra inferiore segna Un numero di
note di valore, uguale, che costituiscono in.
sieme il valore di una misura 0‘, la cifra
superiore mostra quante vi vogliono di que
l0° ‘A I
“l
,ste ste'sàe ùòté Per rîempîr_e là misura de}
Pezzo,
differentidelmisure
quale due
si tratta. Di tutte
vsole sono queste‘
necessarie;
cioè a due tempi, e a tre tempi uguali. Ma‘
come ogm tempo ,s1ccomc ogm_ mxsura può
dividersi in due, o tre parti uguali, così
fiasce una nuova divisione , ché in tutto ren-.
de quattro specie di misure, Si potrebbe ag
giungere una Quinta,cambiando le due pri
me in una misurata; due tempi uguali,l’uno
composto di due, e 1’ altro di Ire note. In
questa misura si possono trovare delle m6
lodi,e cadenzate,che non si saprebbero se-'
gparè con altre misu_re usate, Il signor Adol
fati a Ginevra nel 1750 diede un saggio di
questa musica , con effetto ed applauso} nel;
la sua Opera dîArianna nell’aria celebratisv
sima; Se la sode mi córzdanna. Con‘tutî
fa ciò una tale misura non è in us"o‘. Ciò
Posto il te'mpd uguale' la di cui misura con! .
pien'e~iI valore di, quattro semiminime, e si
flivifie in‘ quattfio parti uguali, ed Ognuna
'di queste parti nuovamente in 'dù‘e eguali;
é cbsì di ’segui‘to,‘ si chiania rtempo pet
fen‘o', ossi'a ox‘dìna'rio, Sì segqa C, Quel mm
‘o uguale la di cui misu'r‘a‘ ódmìe‘né'ìl' va'«
îox'e’ di ufia“hrev‘e; e‘ si di‘v'ìdd id qùaum
Parti dgua_fi‘,î ed dg’nuuddifiù‘fit’é‘pìiftì‘ 11W‘
m ?0 Y
ira:geote i_n dgg uguali , e 905Ì seguito si
chiama tempo a cappella ,’ o_ssi:,1 gll,a 'bl‘Leve,
oVvc‘ro tagliato, ire’di Grammatica, e la vo
ce Tempo. À ' .
’Bitprnare. È ,lln'a sgJdiyî;ion_e tlella me
opeja, una parte della quàle è il conduci
memo, il quale si suddivide in‘ regio) ri_
tomgrg ; pirconcorrenle‘ 3 - ' '.
_ flitornellm Si chiama; rîtornello qqel
Segno,il qìgale, indica che si debba suonare
due volte um_: data Parlo di un pezpo di mu-'
Sica. Que9to‘ si segna Cbsì‘:l 1: si deve sem
Pre supnape due volte la parte verso l;
quale guardano li punti, mentre se questi.
mancano si ,pfoseg'Uisce. Talvoltg in fine del
la parte col ritornello; l’ ultima nota si tro
va. abbracciata con una legatura ad un altro
pezzo, allora si deyé la seconda volta om
meuere- questa ultima nota, e sfion4are a di
rittura il pezzo; che se ,si trovasse sotto una
prima legatura un 1, e sotto la seconda le
gatura un 3,- alloija la prima Volta si devo
no fare le note ghe_ si ,trovp‘no _goitq, la pri
ma lega;ura, lg_ seconda quelle che‘ fi tro
vano îso_txp.llg seconda. ‘ ,
Ritorno. Specie. di modulagiong, ed è
quando procedono _lg Parti dall’gcugo al grayq,
. . BÌY01‘GI'G,’ Vedi Rar,t__e.
102
BI
Rivolto di àrmonia. Ogni acc_ordosem4
lice ne genera un aluo, cioè dalla quinta
rimdtqnc'lola nasce la quarta, e da questa“
facendo lo stesso ris_ulta la quinta. Dalla se.
conda la _seuima, e dg queàtg la seconda,
e dosi dicasi d’ ogni altro_ accordo, e quea
sto è. rovescio di armonia, siccome poi gli
,jacoordi yivoltini o deriv;z_ti hanno i medesi«
r_n_i “suoni degli accmjc'li produttori, simile
àncox_jp è la lm_‘o natura, dioè tanto è con->
goii@inte la quiuia quanto il suo rivolto e_q.
Rio [lo dell’a'ccordo ‘perfetto. 'L’ ac
poyd(i perielio è composto dal tuono f0fl
flq:neniale, glccom,pagnato da terza, quinti;
È:d_ otiava. In quesio iacoordo' la, quinta es
èex; devel giustzi, e la terza maggior, o mie
iioge. Con questo accordo si, principia e si
Î}eruiina ogni ez;o di musica. L’ acqord0.
erfelt_o ‘è il solo, act:ordo_ fondamentale in
Ic_u_iuon ‘cntra__alcuna dissonanza, onde com
pres'ii rivolti di cui va sus_cetiibile îquest0
àc.cordó inon' altro che fa tre si riducono
Illllî li QCCUI‘ClÌ consonanti. Poiché non Si
consicîerano Per un rivollamento_ le varie
distribuzioni che si possono’faije nei'suoni
superiori, ma bensì minando si varia il suo
no fondamentale, per cui un dato accordo
Ù-‘suweuìbile di inàggiori riyoltamenti- .01_19
105
fil
del numero di que’ diversi suoni che lo.
comp0ngono, ciascuno de’quali può essere
trasportato al basso, e considerato per suo
'n0 fondamentale dell' accordo inverso. Gli
accordi pertanto che derivano dal rivolta
rne_nto dell’accordo perfetto, sono l’accor
do di sosta, nella quale la unta del has
so è la terza dell’accordo perfetto. In sì
fatto accordo,non sono necessari però tutti
gl’intervalli, ma si raddoppia qualche altro
per evitare le quinto e le ottave di seguito,
Essendo la terza quella che determina il
tuono, non è niai permesso tralasciare in
questa senza far sentire l’ottava.
Rivolto dell’ accordo sensibile. L’ ac.
cordo sensibile e il più perfetto dei disso
nanti, ch’è necessario nell’armonia. In .que
sto accordo il.tono fondamentale'è eccome
pagnato d”unzi terza maggiore, d'una quin
ta. giusta, e di una settima minore. La dis
sonanza in questo accordo è la settima, la
quale si chiama dissonanza essenziale , per
ché occupa il luogo d’ una consonanza , e
determina la progressione del basso. Non
si pratica tale accordo che nella quinta del
tono,» come in‘esso la terza deve formare
la ri'ota Sensibile, quindi questa terza esser
deve sempre maggiore, quantunque il tono
104
B!
I I e o ‘ I ‘
pnnexpnl'sxa minore. E, propno’ di quesgn
accordo ascendere di quarta , e dispeudere
di quinta, e- cosi cadere sopra la nota prin
cipal_e del tono. Qualehe YOlî4} aspen_dc di
grado, e ciò dipende dalla cadenaa che pre
tende di determinar lo scrittore. Dal rivol- »
to di questo accordo nasce quello quim
.ta falsa, di sesta maggiore, e l’accordo di
tritonq._ In questo accordo ,o diretto, 0 ip
yerso, non è permesso alterare alcuno dei
suoni che lo costituiscono.
Rivolto di sesta aggiunta. Questo è
un accordo perfetto, al quale vi e aggiunto
un suono che genera una dissonanze mag
giore. Questa dissonanze è la sesta che in
tale accordo sempre esser deve maggiore ;
ma la terza può esser maggiore _o minore
secondo che ‘sarà il tuono principale. Que
ta
sto nota
accordo
del _sitono,
usa principalmente
nella quale laalla
seconda

aggiunta è indi;pensabile, quando da que


sia si a;cende di grado all’ accordo gengi
bile, e questa medesima noia ch’è la quin
ta dell’accOrdo sensibile _ser_ve a sghiyare le
due quinte di seguito che anca-darebbero
penna questa preparazione. Quindi nelì't’uq-r
no A\-mìnom la quarta D viene accompe’
6’Wlî‘“ dalla "ma 4niupre, quiete simili e
'105
il!
sesta maggiore; e mi nume C per essere
messi°rfi richiede la lese» maggior-e ,f le
gvimfî sie-“s: e: le feste massive- .Qnessì
.‘ivsr.fi e990rsii reputate? di “N? ‘FBBiQ"?
e, ma la differevsfl dei medesimi 1111.21"?
non consiste che nella terza, che distingue
l’accordo perfetto maggior, o rpin‘prg.- Dal
. rivoltamexìtp di guasti accordi derivano l’ac
<=brdo di sesta minore con terza <_f quarta-1
l’accordo 'di seconda , e quello di settima.
Jîiyo_lt_a di 59’5m, qccresciptq. . Qnestg
à.d.c°fdo risulta da una terzafmsssi‘efff‘ » di!
uva quarta ascr‘escìilta, ossia lvît°fl°« e
una sesta accrescinta. Qnesw accordo non
si pratidgt che nella sesta; nota del (pong
minore! allora quando da questa si. discenf
da serre 1' EF'PQY‘Ì9 Sessibile , e 11.0" ne:
mette alcun t‘ivol,tana_epto. D’or‘ditlariq viene
pgmgxga,ssa in questo accordo la quarta ac-î
sr.qseîeta, 9 per 19 più vie»; sostit9it=t 15
qmma.Bivolfv
giustodi> settimo ‘ Acf:‘prd.o di setti:
,
.tîmr è quel suono ch’ è accompagnato di
mm minore, quinta givsx,af e settima mi:
n.<>re- C.pn questo accordo si appende di
quarta; o si discende di quinta _ri;rpyantdpsi
sempre la settima. Questo accordo può
impiegare e<>rw la arme-dal e°ts d’ve-fea
106
1“
no maggiore, quando non avvenga di far
seguire all’accordo perfetto maggiore quel
lo della quarta del tono, nel qual caso
1’ accordo di questa seconda nota si conside
_ra per quello di quarta inverso. Rivoltaudo
questo accordo ne risulta uno di sesta'ag-.
giunta, uno di sesta minore, ed uno di se
conda. In questo accordo hanno luogo di
verse alterazioni. La terza può esser sesta
maggiore, per cui si forma l’accordo sem
sibilè. La quinta può esser resa falsa, e
questo aCcordo si pratica nella seconda uo=
fa del tono minore per la ragione stessa
per cui ha luogo colla quinta giusta nella
seconda nota del tuono maggiore , ed a
motivo del tono" minore la forza della mo
dulazione fa prender per giusta la quinta
falsa. L’ alterazione poi finalmente che ha
lungo nella "settima iuota, per cui questa
può essere maggiore, quandola terza sia pe
rò maggiore, in tal caso la forza della mo;
-dulazi0ùe fa prender la settima per mino,
re, e vien praticata maggiore pel solo [120’
î-ivo di conservare l’impressione! di quel da
_to tono in cui questo intervallo riesca pro
prio del medesimo. '
E rivolto di settima , quando laguot?
sensibile di un dato tono vien accompagmì‘
. 80 . . , 10 7
ta" da terza minore, quinta falsa, e settima
diminuita. Accordo egli è questo che per
lo più si. ratica sopra la; nota sensibile
deito_ni_ minori, ppichè’ veramente ai tuoni"
minori
accordi appartiene
poi che dallarivolto.
settimanascono
diminuita.
da que«

sta, sono l1 accordo di quinta falsa e se?


su; ingaggiare, di terza minore , e tritono di
"seconda accresciuta. Questi'accordi però_
non_ seno suscettibili di altra alterazione.
Romanzo. Aria; su cui si canta fin ’picf
“ciclo poema cl1e'porla tal nome diviso in
istroffe, il di cui soggetto per lo più è una
storia amorosa, o tragica. Siccome poi lo
stile'del ‘ronlanzo' è semplice e naturale, co
sì a certe sonatine facili e'naturali,princi>
palngmute da Cembalq, vien dato il nome
di romanzo.
Rombi. Sorta di strumenti, de’quali si,
servivano Sileni ed Satiri. " '
' _ Roug.gcio diurnzprzia. quando una
proposta, oiuna risposta non si ripete qual’è
da una parte diversa, ma bensì nello scri
verla al't‘ovescio,‘ ed in modo totalmente
contrario; per esempio, sol, mi, re, rivol
tandola si scrive, l'è, mi, sol.» Questo gene‘
,re
raro,
di perché:
musica non
non diletta;
dispiaccvole
molto, usato
e riesce.

ceufusu‘.
l03
Ruo‘
_ Ruota fiamminga. Nella Fiandra peli
trastullo dei fanciulli si usa uno strumento
strepitoso; detto in Quella lingua I hel_ l_4pel«
Sci, che significa giuodo di cerchio. Si coma
one’ con un cerchio di legno àtto‘l‘nO a
cui si appeudouo molti campanelli ; o soua‘
gli, nel centro di.esso vi è un cannello
lungo circa meno palmo; il qual è' snstenu
Io da alcune cordicelle unite alla circonfee
rcuza del cerchio, onde rappresenta una ma; ‘
ia di carro, s’inserisce nel detto cannello
pn bastone più lungo di tre’, oqu‘attm pal
_mi, che tenuto in mano, sostiene il mar-
chic in modo,che giri sopra il pavimento,
sicché
cerchio,mentre corrono
up suonano a gara,si raggiri»
i campanelli.

S. Questa lettera quando si trova in un


concerto significa solo; quando alternativa
mente e con la T significa tutti, e solo.
Salmi-[Hannoqu0sto nome quei tratti
divini di poesia; che Dio ispirò al santo
Ile Daviddg, che fu autore pur della mn-Y
sica, il qual canto si conservo nel tempio
di G.ewfi°lima, finché 'la Sinagoga in P-°‘“
- SA . 10
I 9
dell'oriibilc deiéid‘io meriti; d’ essere senza
filo , senta sacerdote , senza tempio. La'.
sola Chiesa cattolica inna’lm‘t'zi sopra le ro
vìne di questa ineri't'ò di far poml‘m de’ sal
mi, prezioso ornamento, al culto legittimo
del vero Dio da quel sa'nto' Re consacrato.
Sa‘lpiî. Significa trorri‘bettà.
'Stzlterio persiano. È uno strom'e‘utó
triangolare o'(:o' differente dal s'a'ltedo, si
mile ad un antico e'lireo riferito dal padre
KirCher;‘ si su'0‘ua colle punta delle dita, o _
col plettro, e rende Soa've armonia simile a
quella del Salterlo e'ur0‘peó, Engelberto Kem"
pfero ne’sùoi viaggi dà' la‘ storia de’ vari
strumenti Usati dai Persiani. ‘
- - - " tedes'cd. Strome’nto‘ noto"; fu
usato digli antichi, -e‘d Alte'néo nel lib.‘ 4,
disse, che un certo 'Àle‘iìa'ndro Cite‘rîo‘ lo
per'feiiouò, zi’ giungend'ovi molté c‘órde'; è
che dÌVenu‘to‘ vecchio lo appese al tempio
di Diana in’Efcso, àcciò r’eStas'se‘ a' perpe
‘tù'a nì‘emo 7a,- n0'n' lia’ grandezza deterr'ù‘in‘a,
t'a", Varìdndo secondo il costume del paese,
- » ’- - turbh‘e‘s‘bo. È uno étrorneutó
';fu‘adrilzrteró posto in piano ori‘z‘z’cinta'le pie.»
‘ no. di corde d'î molte, le quali si leccat
un colle ‘ditat , _e‘ si‘milé si saherìo cl‘ié si
‘Usà- Se fal‘é" fosse iì‘ s'aflte‘rio ’i‘it‘éfi‘tîò‘ nella
e
110
sa V
Scrittura dove si legge nel Salina/9x; In
deca'cordo Psalterìo etc. .vi è questione ,
quel ch’è certo si è che gli Ebrei usarono
un salteri0 di dieci corde. Isidoro ne ricer7
ca la forma,- e dice esservi_diffcrcnza dal
salterib, alla celera. San Girolamo riferito
dal Bulcimgero nel lib. 2. de Theat. descri
Veudo tale stromento gli dà la figuradi uno
scudo quadrato in cui erano tese delle cor
de. ll padre Kircl1er lib. 2.‘ de Mus.- Hebr.‘
sotto la lettura A al cap. '49, espone la fi
gura di esso che afferma aver presa da un
codice antico della Libreria vaticana; ed è
come quello di san Girolamo: ma lo stés
su autore 3‘ Carte 495 espone uno strumen
to di forma triangolare chiamandolo salte
rio; avente questo in tre sistemi diversi
1’ ordine delle corde ;ciasclueduna delle qua
li si può duplicare, e triplicare, onde e
singolarmente armonico. Vedi Magadide.
Snlterio usato da Davidde; Non si tro
va bene spiegato d’ alcuno che stromento
fosse, anzi_molti credetterop che non fosse
strumento da suono , ma un’armonia cagio
nata dal suono e dalla voce. Giuseppe Ebreo
erò asseri che fosse siromeuto da dodici
corde, e che si suonasse colle dita. Sam’lla
rio, Didimo, san Basilio, Eutimio, lo dis
Ìli!

sera stromento perfettissimo, sant’Agostino '
affermò ch’era stromento portato dalle ma
ni del suonatore, clic aveva la testudinek,‘
cioè la parte convessa in cui si riflette il
suono, nella'parte' superiore, come la cete«
ra l’ha nella parte inferiore. San Girolamo
disse
corde. che
La aveVa figura quadrata
più comune o inione con dodici.
è" Iclxe‘si

shona‘sse colle dita, e fosse simile all’arpa‘


Oggi usata, perciò“ si dipinge Davidde col
"arpat, stimano alcuni e55ere lo stesso che
il nahlo di cui Ovidio lib. 5 de Arte.
Salto. Il passaggio da un tuono ad un
altro per gradi disgiuùti chiamasi salto.
- - - irregolare. Quello che si fa so
pra un intervallo dissonante; cioè nona, set
tima,
l-i quinta falsa ec.Quello che si_ fa_ sopra
- - regolare.
un intervallo consonante, come terza, quar
ta, quinta‘ ottava.
‘ Salpictct. Voce greca che significa trom-‘
bettiere. ’ ‘
Salvamentd. Il salvamento della dis
sonanze risulta dalla risoluzione che si fa
della medesima in una consonanza dell’ac
cordo seguente, ma tutto questo però ef‘
fettuato nel tempo debole, ed in quello
precisamente che segno al dato tempo for
1 12 .
7 SA.
ie ch'è inddtle la diééouàn‘ia. Si déi/é' àv_èr’
iigtiahdo' nèl Sàlvaìiierîió ai! fino'vîùa’eiît'ó del
‘ba‘ss'o fóxìdameù't'alè, éd a tiù'eÌh Parlfe cl’ié
fòrn'a'à la dî'Ssdfiîinia‘, iiièr'1‘lrè fièsxd pub-0::
Àef'e' 0’ 1iél Sbpr'a‘nfò, 0' ù'e1' b‘aàs‘ó èo’ùtîùfio
6 in‘ ridaflumjué altià pai‘ìe‘, è s’i‘octnhé ndn’
è‘î dà alcîin 's'àlìa‘ù1e’nib' c'fîe ùoh' sîà dèr'i‘6‘d»
fa» da ni‘x’ amo di éade'n'àzi, ne \‘IÎGIÌ\’GÉ q'iiîh'di
éhè' l‘ó‘si'îeS‘s‘ò‘ n‘ioirir'nénlci HeI Bas'so' 'fbn‘d:i*
ìùéfilàîé Vièu‘e appiin'm dè'ièrriridat0 Pe'rlà
liùàlit'à' Jel‘là éàdenz‘à, fla‘l ò1ie n’e vièn'
questà ìégol‘à,bh'è' qùàluùtfue" n'ota' c'Îiè’ foì‘;
fin fliàs‘òù‘ànz‘à can ijaeîl‘a: ché lè‘ rìàl‘)onde
nel ba‘àào foùdàmèntàlé fièv’e è’Sséré Sexhiiiè
ì‘>fèp‘a‘rzifa é saÎì’àtà. ‘ V
Là u‘èé’è‘ssiià di S'a'Na'1‘è’ lè diss‘o‘fianzé
si 'ricava dall’ occu azi‘òhe' Clie' fi_ii1iio q'lrè‘
èlé, dfifaiite ùn lféxîip‘o, flàl luogó di quel-.
lé dórì's'onanzè, uéflè‘ Quali] le' P’rîmé so‘ùó
determinate a farvi passaggîó , óhtl’ E ch'è
Îil‘èîl'à fil"àfiCà dèllé (ÎÎSSO’HàUZé èò'n‘óîe‘fie di
stinguere l’accordo che precede là (fisso;
iànzà, que'flo‘ diivé la médès‘itiia‘ si i‘ilfirova,
iîuellb‘ ché la Sfag‘u‘è,‘ è saprà il qhala èad_e
i sàlx’àn'iéntb’. Alcùtîi' àutb‘ri pi‘è'lei‘flîohó' ‘clìè
Îè' fliésoù‘a'nàé diàgg‘ìoi‘ì , ‘1Îèbbànó s'éhx‘Pi‘e
'É_àflyàx"sì‘ in ascéliae'ì‘é ,' èCÌ‘ in' dis‘èefi'déré‘ 112
rìii‘norì. 'I'n fatti Èféà's9 è’ificbinì-à‘ éh‘é ;w:
Il?)
SA
salvare convenientemente una settima mag
giore, si deve far- questa ascendere. La re
gola la più sicura rapporto le dissonanze
in generale è che qualunque dissonanza che
deriva dalla sesta aggiunta debba salvarsi
in ascendere, e qualunque dissonanze. che
dalla settima procede debbasi salvar in di
scendere. Per salvare una dissonanza non è
mai permesso di far camminare la medesi
ma per gradi disgiunti, ma diatonicamente;
che se convenga praticar un salto d’ una
nota dissonante ad una consonante, la dis.
'sonanza deve in seguito essere salvata, os
servando una buona armonia fondamentale.
La quarta che per sua}natura è con
Ysonanza_può divenire dissonante a riguardo
d’ un dato accordo. Ciò accade quando si
pratica la sospensione della medesima so
pra 1’ acemdo sensibile , nel qual caso la
quarta dissonante è obbligata a salvarsi in
ascendere, e divenire terzarnaggiore di ta
le accordo sensibile. Può succeder il, caso
in cui la quarta dissonante si può salvar
sopra la terza minore, sopra la sesta e so
pra l’ottava. Si salva sopra la te'rza'col far
ascendere il basso continuo d’. un semitum
no; si salva sopra la sesta, quando il.hasv
se continuo fa passaggio dall’ accordo dii!
l’01- VL
, I [-4

somme di questa al consonante di quarta!
e sosta; si salva larquaria dissonante sopra
l'ottava con fin salto di terza in’ ascetidere,
praticato nel basso continum
Salvaterra. ‘C0sl fu. detta una certa
campana in Marsiglia col-la quale si avvisa
vano i cittadini,acciocchè al trmontare del
sole, eiascheduno andasse nelle sue case,
per essere in« tal modo salva-ti dalle violen
ze dei ladri, Statut. Mas. 5,cap.4. «Stami
rnus'. . . quodnullusv de castero vadat er
eiv'itatém Masailiae;vel su‘burhia civitatis de
nocte, ex quo campana quae dicitur Salva
terra sonata fuerit, sine lamine.
Sambuca. Strumento oriefitale, che pas- ‘
sò ai Greci, inventato secondo Ateneo,da
Gambi-ce, e secondo Sfida da Ibico. Clemen
te Alessandrino zie attribuisce 'l’ invenzioni; ai
Frogloditi. Porfirio, Papia , Turnebio- lo do
scrissero per strom‘emo da corde di forma
triangolare, ed i santi Girolamo ed Isido
ro , il Lirano ed altri vogliono che sia stro
‘mento da fino a guisa di flauto, composto
diun ramo dell’ albero sambuco.
Sanzfiucca. Musico stromentò, usato an
ticamente dai Caldeì, Daniel 5‘, 5, 7 ; si cre
de, dhe aves'se qùattr'o corde, ed il suono
fosse acuto. CalmaDig. Samhueoa' genus cy
tha.l‘m rustica. .» ‘ - « -
i 15
SÀ‘
Sdrabandr't. Aria di ballo , cl1’è farmi,
venire dai Saraceni, la sua battuta e a tre
tempi gravi,/ed è {una specie di minuetto
lento. ’ - _ ».
Scabillo. Anticamente armato_aveva il
maestro di cappella il piede di un pezzo-di
legno, o di ferro con cui batteva la mi
sura. Fu di arere_Salmasio che tali scarpe
di legno fossero dette dai latini scabillà,
perché tali strumenti erano sottoposti ai pie
di; e di questi ne fece menzione Cicerone
pro Cmlio. E questione -fra’ gli eruditise
si debba intendere lo stromento sopra det
te, o uno stroment‘o da fiato. Esaminò que«
sta controversia il Bartolini de tibiis, quel
ch’è certo si è che nei marmi antichi si
_Vede la figura del citato stromento come at
testa il Bonanni.
Scala cromatica. Vedi Grammatica.
‘ - - -dell’accompagnamento:Vedi Re
gola della scala nella_ Grammatica.
' - - - diatonica. E una certa cantile
na formata di due modi ,con sette suoni, e
sette intervalli diversi.‘ Vedi Genere dia
tonico. »
- - - figurata. Quella scala ch’è com
posta di diverse note, e figure ha tal no
me. Questa scala è in uso da maestri, per
116
_ 'SC
ché attesa la sua varietà non annoia gli sco
lari, e fa che apprelidano il tempo. Inoltre
usano i bravi maestri di far eseguire dagli
scolari la scala in tutti que’tuoni'sr; de_’qu_fili
si estende la loro voce. Vedi Grammaticà.
Scala maggiore. Vedi Tuono, Modo.
- - À- minore: Vedi Ty’ono, «Modo.
Schisma. Secondo Boegio est dimz}
dium commatis, cioè la‘metà di un gomma,
Scholcp cantoi‘um. Eravi un collegio
di cantori insiiluit0 da Ilariq Papa, come
scrive Anastasio Bibliot_. nella lui vita.
Unde quando Gio. Diacono asserisce che
la scuola dei cantori fu instiluila, da san
Gregorio il Magno ciò si deve ingepdgare in
quanto alla riforma, perché questo san_t0
Pontefice edificò alcuni collegi arricchendo
li con grosse rendite per mantenimento de’
giovani allevati nel canto, a’quali egli Stes
so insegnava, ed in Roma si conserva la
sferza con cui _corregggva , quando-insegne
va loro il canto. Era obbligata la scuola dei
cantori andare in quella chiesa nella qua
_le il Papa cantava la messa.
Schola wirgariorum. Così fu nomina
to il collegio dei cantori, perché portava«
a alcune bacchette in mano.
’ ‘- 5049.11“: 5,0ille, Schillei-sorlewli Cera:
SO- n 7.

paria.- « lbi qttondam pendebat vas fusile ,


mediocris videlicet p0nderis: vulgaris hoc
usus scellam nominat ». In Ace. S. Pri. Si
dice anche Squilla, e deriva dalla voce te
deSca Schello , originata dal verbo Schub
lcn che significa suonare.
Scilla. Vedi Scella.
Scindapso. Strumento composto di quat
tro corde inventato da Scindapso servitore
‘d’ Omero, il quale verisimilmente con tale
strumento accompagnava il di lui canto; Ate.»
neo lib. 4. ne parla. _ ‘ .
Scholentes. Nei diarii del Brocardo,
li cantori sono chiamati con questo nome.
Scialumò. E questo uno stromento da
fiato non molto in uso, è fatto di canna a
modo di zampogna, è lungo come il flau
to, ha sette buchi sei di sopra ed uno di
sotto. '
Scoem'on. Nome di uno strumento da
fiato greco.
Scophar. Vocabolo appresso gli Ebrei
esprimeute la tromba. Legg. il padre..Mcr
senne Harm. lns\tr.
-._. Seconda. E'l’ intervallo Che formasi
d’un solo grado, cosicché per indicare una
successione diatonica, non si può fare che
per intervalli di seconda.
118
SE
Seconda accresciuta. È composta di
un tuono e d’ un semituono maggiore F,
G diesis ,‘ nel qual caso il rapporto è di
64 a 85. ’ ‘
-- -’ - - - maggiore. Contiene l’interval
lo di un tuono, e come questo tuono può
esser maggior o minore, cosi nel primo'caa
so il rapporto è di 8 a 9 nel secondo di
9 a 10. ‘
' ’- -.- ,- - minore; Questa risulta dalla.
maggiore come E F, il cui rapporto è di
15 a 16- ' ’
, ‘ Sala. Vocabolo che trovasi sovente fra -
posto nel testo ebraico dei salmi, il quale
cOrrisponde al greco diaplasma ; gli erudi«
|.i varie significaziopi gli danno; si legga
po a tale proposito specialmente gli €5P0
siwri ed interpreti della Bibbia. -
Semanter‘ium. Stromenw lungo come
un’asta, del quale si servono li Greci in
chiesa per suonare in luogo di 6311: ma,
Questo secondo il senso allegorico di san
Germano dinota le trombe angeliche , io
Theor. dove viene chiamato dal medesimo
autore Si:nanter, assegnandogli un altro si
gnificato, dicendo essere simbolo dei chio
di, co’ quali fu confino in croce il Sai
“valore. ’ ' ‘
119
SE
Semi. Voce derivata dal latino ’ demi
e dalgreeo_hemi usata per indicare la no
la d’un intervallo. ,
Semibreue. Una delle note della mu
sica. Vedi Nota. i- ‘
> Semicmma. Vedi Nota, La sua figura
\ è alla Grammatica. _
Semidiapeytrz. E lo stesso che la quin
ta diminuita. Vedi Quinta.
7 Semiditono. I Greci così chiamavano
la terza, minore. Vedi Terza.
Semiditonus cum diapente. Nome del
lai. settima minore, Vedi Settima.
Semituono. Il tuono è quell‘intervallo
perfetto che consta di nove parti eguali
in se stesse indivisibili chiamate dagli ar
monici comme. Quèsto intervallo perfelto
si divide in due parti eguali 1’ una che si
Uova di quattro camme composta, di cin
que l’altra; la parte più piccola, quella cioè
che non ha che quattro Comma , semiluo
un minore si chiama, la più grande semi
tuono maggiore. Il .semitono miùo're è il
più. picciolo intervallo del nostro sistema ,
ed è di tale importariza che su di esso si
fonda tutta la Variazione dgrandezza della
musica. Neri essendo per questo intervallo
qhe la diffqrenza dal maggiore al minòre
129
SE
si considera in un intervallo stesso,- s’lind'i

capereiò sopra il medesimo grado , e si


distingue con un diesis, o con un bmollei
ed il suo rapporto è di 24 a 25. Il semi
‘tuono maggiore si ferma nella differenza
che passa tra la terza maggiore e la quar
ta come E F; ed il suo rapporto è di 25
a 16. Questo intervallo viene qualche volta
ammesso nell’ armonia in qualità di secon
da, ed è il più piccolo di tutti gl’interval
li diatonici d’ un grado all’ altro. La diffe
re'nZa, o l’eccesso che avvi fra il semituo
no maggiore ed il .minore è- di un com
ma, del quale il rapporto è di 80 a 8:.
Semiminima. Vedi Nota. La sua figw
ra è alla Grammatica. ‘ ‘
Semito-nium cum diapente. Vedi Sesta.
Sensibile. Vedi Nota,.Aecordo.
Sensibilità. Disposizione dell’animo, la
quale al compositore fa-ehe esprima la pas
sione che ha per oggetto la musica; ed al
l’esecutore fa sentire ed esprimere i senti
menti del com osit0re.
Serraban a.. E propriamente un mi
nuetto lento.- _ - '
Serenata. E la musica che si esegui;
see di notte all’aperto,- ordinariamerqte" è
di soli strumenti, alle voltrpcrò si unisce
trai?
SE .
la vocale; Questa voce vi‘e'ne‘ d‘all’ italiano
Sereno, e dal latino serenu‘m, come quello
che viene eseguito di notte a ciel sereno.
Serpentofz‘e. In Francia ed in Germa<
Dia particolarmente nella musica; di guerra
si usa tino stromcnto di Voce assai bassa ,
ina che accompagna bene illauti e l’oboè‘;
ha la figura di mezzo serpente , pe‘nd&dal
(collo del suonatore in lunghezza circa tre!
palmi, e se fosse dritto sarebbe in lunghez
za di sei piedi ;‘ mentre si anima col fiato
si apre e si chiude". colle dita sei buchi
affine di trar .vario suono. Nessuno autore
antico ne fa- menzione. Il padre Kircher ,
disse che se tale s_tromefitm si fabbricasst!
lungo dieci,- o quindici palmi rendereb
be suono maggiore eguale a quello di tu
bi fabbricati in modo di Chiocciola ; co
si nella sua Fam. carte 155. Vedi Gram
matica. _ ‘
Sesquioctamts. Voce che viéne dal gre.
co di cui cosi Boezio: « Sesquioctavus, a
sesqui graece, latine totum, et octava pars,
et hic numeri sunt nowm comparati ad.
ceto, habet enim noveriarius totum octona
'rium, et ejns octavam partem, e poi con
chiude, igitur sic dicamus tonus in aritme'
tica , epogdous dicitur, colon in grammati
‘À’t
SE
,31 ,,_sqqnioctavus in numeris, diastema, et
emel_is_ in musica.
, rSe-sqbtéaltera.
,. U .Sfqsq,aiterza. Vedi Numero.
.“ ' ‘ ‘ ' “
.Se;t,ypla. Vedi .Numero., lllisura ,
TÙÙÌPD° - . . - y ' t
V Settima. eonceputo questo interval
s_ette, tuoni 0 gradi diatonici. -
,. _.1 »- - -, P diminuita. Contiene tretoni ,
g,tre semitqni maggiori, come C. d. S; il
ma Iiflpparta à 75 a u;8- . .. J
.-. - «- - maggiore. Contiene cinque to
pi”, ed,’, un semituono maggiore, come C, S;
.il,,r,appqrtq
-._- - -e,miaol‘e.
di 8 a Contiene.
15, quattro tuo

ni, e, due semituoni maggiori, come ED.


il suo rapp‘orto\è di 5' a 9. ' ' -
.+%’I?MO- E; una gradazione e modifi
cazi0ne di voce. ‘ H 4
_ Si. E una delle sette sillabe che llsîllb
si in Francia per solfeggiare le note. Guido
Aretino non inventò che sei sillabe, per lo
che si cangiarono in .esaoordo li tetracordi
greci. Per dare leail.lalxe alle note dell’ot1
tara, erano quindi. necessarie delle ;mutaziov
DÌ, P9P schivare. le quali si pose il. si alla
settima corda.,Clii-nefa l’inventore _un cer
, 125
81
to Madre, chi Vunder Putten, chi Gio. da
Muris yers0 l’anno 1550,. altri finalmente
Enrico Dupuis, Questa settima corda ora
fa detta Ci, ora Ni. or Si, ed or Za. Il .
padre Mersenne riferisce che nelle opere del
Banchieri maestro Olivetano nel 1614 nel.
1’ opera intitolata: Cappelladi Musica, que?
sto maestro diede il nome di Bi al bqm't
dro, e di Ba al'bmolle, e che fu appro
vata questa sua invenzione in Roma, Questa;
sillaba Si è usata in Francia, ed ora pure ‘
in Italia si pratica comunemente.
Sic incipit. Vedi Tuoni del Canto fermo,
Siciliana. una musica che ha uomo
yimento non tanto allegro,la di cui misu,
fa è sei, e quattro, o sei e otto. Ha que
sto nome perché è secondo il gusto dei
Siciliani. ’ ‘ ‘ "
' Signym. Alle ‘volte‘questa voce negli
scritturi sacri significa il suono della cami
pana.‘ >' ’ , ,
' Simico. corde.
trentacinque Strumento - musico composto
'

Simpsalma. Comunanza nel salmeggia:


re, o cantare «Simpsalma‘ dicitur vocis 001
pul‘atio in cantando. ‘ ‘ '|
Sincope. Non si“ considera in musica
la sincope come-si considera in grammati-i
l
124
SI
ca; in grammatica incide la sillaba nel mcz-L
zo della parola, togliendone qualche lette
ra, come audacter, invece di audaciter; in
inusic'a poi si prende come una traslazione,
trasportazione, oVvero r_eduzione ad alcuna
figura minore oltre una,o più figure mag
giuri ad un’altra della stessa specie della
rima. La Scioc0pe deve sempre principiare
nel levar della battuta, e non nel battere.
Si forma anche la sincope ponendo- una
pausa avanti ilprincipiare del sincopare in
luogo della nota minore;la qual devzesse
re del medesimo valore di essa nota mino
re, si devono fare le sineope colle note
propinque, e non colle remote. Non deve
poi il compoàtore far le pause sincopate ,
Perché rompono la misura del tempo ,e rie
scono d’ incomodo all’ esecutore; avvertirà
di non sincopare tutte le parti, perché in
simil modo sarebbero le parti fra esse di
Ìsincopazione; sicché si può dire, che una
parte sincopando con le. sue figure, e 1’ al
tra cantando nel modo, e forma consueta,
formando fra esse un certo modo di legatu
ra, che rende molto Ornamento nelle com
posizioni, la sineope potrà essere tutta con
sonante. Quando poi la sincope sarà in par
te consonante, ed in parte dissonante, co
125
51
me le legatura in tal caso dovrà la parte
dissonante discendere un grado, passando
alla consonante.
ppggi Egli
ciascun
nota ècominci,
un eprincipio,
tempo; così
e quandochenello
finisca il valore
una nota
spazionon

Segue quest’ ordine naturale della battuta ,


'ch’è quanto dire, quando la prima parte
della nata trovasi in aleaedn, .e 1’ altra. in
battendo, ovvero, quando la prima parte di
questa nota non si trova nel primo istante
d’una battuta ,0 d’ una levata, segue la sin
eope. Serve nelle espressioni melanconiche
specialmente. ’ \- "
,Sirz_emmen_on. Nome del quinto tetra
cordo_ g‘reco, il quale così si nominò pet
cll.è aggiunto ai quattro altri tetracordi,le
significava tetra_cordo delle connesse.
Sinfonia. Voce che viene dal greco ,
cioè‘. da sir; che vuol dir insieme , efoni‘a,
che significa suono, quindi sant’ Agostino
la definisce concordia twcum,in (luibus
por} est absurdus , vel discrepan5 sonus,,
Si dà questo nome a quella composizione
musicale a piena orchestra, la quale serve
di apertura e d’ingresso all’opera dramma?
tica; questa deve contenere ed esprimere
il carattere dell’orso 414 {mi è seguita; ed
126
SI
_è un grande inganno il crederla un pezzo
staccato, essendochè ella è come nell’ora
toria l’esordio. Vedi Stromentare, e Musi
ca teatrale. _ I _
Sintonia lidiò. Modo di musica greca.
Siringa. Qvidio finge che la ninfa Si
ringa trovandosi alla riva di un fiume fosse
mutata in canna palustre, ne fvim a Pane
pateretur; onde Ovidio nel primo delle Me
tam. cantò! - "

Penaque cum prensam sibi Îam Syrîuga putaret


Corpore pro Ninphae ealamos tenuisse palustres,
Dumque sibi Sospirat, motusque in aruudine vento)
Effecisse Sonum tenucm, similemque quaerenti
Arte nova, vocisque Deum dulcedine captum etc.

dunque ne fece una fistola per suonare, a


cui rimase il nome di siringa. Vedi Flau
't_o , Cigfolo.

Fine del sesto Volume.

EDITORI? L’ ABATE PLETI\O GIANELLX.