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MINORITÀ

1115 Minorità 1116 tolo ufficiale dell’Ordine, è espressione


Minorità1117 due termini designano la qualità 1118o
dell’atteggiamento evangelico che i frati composizione di determinati organismi.
SOMMARIO: Introduzione - 1. Una società di debbono adottare nella sequela di Gesù. Così c’erano cavalieri maggiori e minori,
maggiori e minori - 2. Francesco, minore e alcuni tratti di Francesco che lo dise-
servo - 3. Tutti noi servi inutili - 4. Una gnano alla perfezione: «Piccolo di sta- Ma questo fatto indiscutibile, che la consoli maggiori e minori, e nella stessa
fraternità senza pretese - 5. Eravamo incolti e tura, umile di spirito, minore di pro- minorità francescana affonda le sue radici Assisi pare che nel secolo XII i canonici
soggetti a tutti - 6. Non si approprino di nulla - fessione» (2 Ce/ 18:604). Non si può dire nel Vangelo, non toglie che l’ambiente di San Rufino fossero qualificati come
7. Servi di tutti - 8. Costruttori di pace. di più con meno parole. del tempo orientasse e sensibilizzasse maggiori, mentre quelli di Santa Maria
Francesco si considerò minore e si Francesco e la sua fraternità verso erano minori. Perfino nei patti che si
mise al servizio di tutti, non perché determinate forme di condotta con le fecero ad Assisi per risolvere i problemi
INTRODUZIONE avesse una bassa stima di sé, ma perché quali esprimere la loro opzione radicale dell’«homini- tium» o servizio ai signori
si rese conto che l’atteggiamento delle — per il Vangelo, dato che questo può feudali, le parti in conflitto vengono
«Minorità» è una parola ormai poco > beatitudini è fondamentale al momento assumere diverse forme concrete a determinate come «maggiori» e
comprensibile a causa dello scarso uso della sequela; Gesù infatti, oltre che seconda dell’angolatura socio-religiosa «minori».
che se ne fa nel linguaggio comune. proclamarlo atteggiamento chiave nella dalla quale lo si legga.
Perfino il vocabolo «minore», più comprensione del Regno, lo visse con Assisi tra i secoli XII e XIII
conosciuto e di uso più frequente, è tutte le sue conseguenze. Benché l’Italia appartenesse all’im-
impiegato quasi esclusivamente in ter- La fraternità primitiva adottò la mi- 1. UNA SOCIETÀ DI MAGGIORI
pero germanico, gli imperatori non
mini quantitativi, mentre il suo aspetto E MINORI
norità, dopo un processo di chiarifica- dimostrarono troppo interesse nel far
spirituale è riservato ad alcuni iniziati al zione, come valore identificante del sentire la loro autorità. Se talvolta
La società medievale nella quale a
francescanesimo. gruppo. Dall’iniziale «Penitenti di scendevano a Roma, era per farsi in-
Francesco toccò di vivere, in concreto
Ciononostante, nel caleidoscopio di Assisi», attraverso il «Poveri minori», coronare o per regolare qualche affare
Assisi e i suoi dintorni, si risvegliava con
valori che il carisma di Francesco fino al definitivo «Frati minori», dovette con il papa. Dinanzi a questa mancanza di
euforia da una situazione di incoscienza e
comprende, la minorità è determinante, in passare un certo tempo. La notizia più vigilanza, i feudatari prima, e i Comuni
quanto colora tutti gli altri, facendoli servilismo che la spingeva ad
affidabile che abbiamo ce la dà Giacomo autoaffermarsi e a farsi rispettare, co- poi, andarono accumulando potere a
francescani. Se si trattasse di dare un da Vitry in una lettera del 1216, nella spese degli imperatori. Federico I
stasse quello che costasse, poiché da ciò
nome al valore originale che identifica il quale confida ai suoi amici la gradita Barbarossa si rese conto di tale
dipendeva la sua identità e, addirittura, la
movimento francescano, senza dubbio si impressione che gli aveva procurato il permissività e tentò di frenarla impo-
sua sopravvivenza. La visione
dovrebbe pronunciare questa parola: «vedere che molti secolari ricchi di ambo nendo dei nobili tedeschi che vigilassero
minorità. gerarchizzata in classi sociali che aveva
i sessi fuggivano dal secolo, ereditato dal passato la condizionava nel sulle città. In Assisi, concretamente, e
A dispetto della sua importanza la abbandonando tutto per Cristo. Li dopo aver sedato una ribellione inviando
percezione e la definizione della minorità momento di comprendere la realtà, dato
chiamavano Fratelli e Sorelle minori» che non poteva farlo se non a partire da le truppe di Cristiano di Magonza nel
continuano ad essere difficoltose, perché (FF:2205). 1174, pose nella «Rocca» o castello il suo
determinati schemi.
essa non ha limiti concreti, anzi i suoi Il racconto del Celano che riferisce il parente Corrado di Urslingen per
«Maggiore» e «minore» fanno parte
contorni sfumano fino a confondersi con momento in cui Francesco impose il assicurare il mantenimento dell’ordine e
di una terminologia di lunga tradizione e
la —» povertà di spirito, —» l’umiltà, la nome all’Ordine, non può essere fatto la fedeltà dei cittadini.
—> semplicità, il servizio, ecc. Tuttavia ampia diffusione. Basta sfogliare un
risalire, senz’altro, alle origini. È pro- manuale di storia del diritto italiano per Il rancore accumulato dagli assi-
bisogna tentare di avvicinarsi ad essa, babile, come nota il biografo, che siensi di fronte a questa occupazione,
vedere che gli uomini liberi della città si
perché dalla sua conoscenza e ascoltando le parole che si dicono nella scoppiò violentemente nel 1198. Gli
dividevano in maggiori, medi e minori.
assimilazione dipende il recupero di un Regola (Rnb 7,1.2:24) a proposito del assisiensi assalirono la «Rocca», di-
Gli esempi appaiono già alla fine del
francescanesimo originale che ci disimpegno di responsabilità nella casa struggendola completamente. I signori
restituisca la freschezza del Vangelo. secolo X. Poi, forse per comodità, tende a
dove si serve, Francesco esclamasse: sparire il termine «medio», per dar luogo feudali dovettero fuggire a Perugia; ciò
Il Celano, con l’abituale ricorso ad un «Voglio che questa fraternità si chiami fece aumentare la tensione che, da
gioco di parole per mettere in risalto a un semplice bipolarismo: maggiori e
Ordine dei Frati Minori» (1 Cel 38:386); minori. sempre, era esistita tra le due città, che
qualche cosa che gli interessa, in questo ma bisogna tener presente che questo culminò nella battaglia di Collestrada del
In un documento del 1178 si parla di
caso la Porziuncola, ci offre frammento della Regola non bollata, per 1202, alla quale prese parte Francesco,
«tutto il popolo e della città spoletana,
il suo carattere proibitivo, non può essere maggiori e minori della città di Spoleto»; che vi fu fatto prigioniero. A poco a poco
dei primi anni, poiché suppone e sette anni dopo, Federico I riceve sotto i nobili tornarono ad Assisi, e a un certo
un’esperienza negativa, che non la sua protezione «tutti i cittadini punto, nel 1203, firmarono un trattato di
conviene dimenticare per non ripeterla. spoletani, sia maggiori che minori». Sono pace con i rap-
E certo comunque che il nome di Minori molti i casi nei quali questi
assunto da Francesco come ti-
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presentanti del popolo al fine di un «minore». La minorità francescana,


rafforzamento di fronte alle minacce perciò, ha una radice «culturale» che la
esterne. Tale accordo non dovette avere rimanda a un contesto molto più ampio di
molto successo, se nel 1210 si dovette quello della situazione socio-politica di
firmare un nuovo patto tra «maggiori» e Assisi o dello stesso mo dello evangelico
«minori». della «piccolezza». Queste due realtà,
Questi due termini esprimono real- benché diano significato all’espressione
mente il contenuto socio-politico delle «minorità», non esauriscono il suo
fazioni in lotta per il potere. contenuto simbolico culturale, che va
Ma questo non vuol dire che i molto al di là.
«maggiori» rappresentassero i signori, e i
«minori» i servi. Si trattava, piuttosto, di
due gruppi sociali, potenti per diversi 2. FRANCESCO, MINORE E SERVO
motivi, che aspiravano a organizzare la
città secondo contrapposte idee politiche. Il significato generale del termine
Perciò bisogna scartare l’immagine che «minore», soggiacente al suo significato
si trattasse di un sollevamento del relativo diffuso nell’ambiente,
popolino contro i nobili che lo predispose Francesco a poter captare il
dominavano, perché l’unica cosa che vero senso evangelico della minorità.
aveva in animo il Comune con la «Carta Questo atteggiamento minore, tanto
franchitatis» del 1210 era di finirla con i fondamentale quanto complesso,
servizi feudali che alcuni cittadini ancora rappresenta il nucleo del Vangelo. Gesù
prestavano, cosa che ripugnava al senso cioè lo assunse nella sua missione di
di libertà civica, per poter servire tutti annunciatore della buona novella e lo
liberamente il Comune. considerò imprescindibile per coloro che
Questa liberazione dai servizi, tut- avevano optato per la nuova dinamica del
tavia, toccava solo alcuni, dato che la Regno.
maggioranza formata dai «rurali» o gente
della campagna e dai «miserabili» della a) Se non diventerete
come bambini...
città, non erano propriamente cittadini
né, perciò, ebbero accesso a questa La minorità o «la piccolezza» viene
liberazione. Per farci un’idea di ciò che proposta da Matteo come un valore senza
significavano queste masse di il quale è impossibile entrare nel Regno
emarginati, bisogna ricorrere ad altre (Mt 18,2-3). Non tutti i piccoli sono
fonti, come quelle francescane, per uguali, ma ci sono gradi diversi.
comprendere che «le persone di poco - In primo luogo stanno i piccoli, i
conto e disprezzate, i poveri e i deboli, gli minori, cioè, quelli che non sono né
infermi, i lebbrosi e i mendicanti» (.Rnb hanno nulla, come il bambino che Gesù
9,3:30) non appaiono nei documenti pone come esempio. Sono, in generale, i
ufficiali perché, semplicemente, non —» poveri.
facevano parte di quel gruppo di - In secondo luogo ci sono «quelli
«minori» che cercava maggior potere in che si fanno bambini», cioè quelli che si
Assisi. umiliano [—»• UMILTÀ] e si abbassano,
Questa constatazione rende difficile quelli che abbandonano la loro grandezza
mettere strettamente in relazione e si convertono volontariamente in servi.
l’origine del nome «Frati Minori» con i Il progetto francescano è per quelli che,
«minori» della città, che rappresentavano potendo farsi grandi, optano per il
una forza politica attiva, mentre la cammino della piccolezza e della
maggior parte della popolazione minorità per rispondere alla chiamata di
cittadina, e non diciamo della campagna, Gesù e testimoniare liberamente il
era troppo misera per poter essere mistero del suo Regno.
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- In terzo luogo si trovano quelli che Questa interiorizzazione della vita


«accolgono i bambini e i piccoli», cioè umiliante e umiliata di Gesù, che si
quelli che fanno della minorità un segno esprime nell’uso del termine «servo»
del servizio di accoglienza. Questa come segno d’identità, non comporta una
minorità opzionale, scelta da Francesco e sottovalutazione o bassa stima di se
i suoi, colloca la fraternità nel gruppo dei stesso, il che, più che un valore spirituale
servi di Gesù che, sul suo esempio, sarebbe da considerare fenomeno da
cercano di servire gli altri, soprattutto i collocare nell’ambito psichiatrico. Il
piccoli. sentimento della minorità, per essere
reale, dev’essere posto in relazione
b) Gesù, il servo unicamente con —» Dio che, essendo
maggiore, si fece minore per noi. Tra
La figura di —» Gesù come servo è la fratelli [—» FRATERNITÀ] non è possibile
radice teologica della minorità di che ci siano dei minori, perché questo
servizio. L’immagine del Dio umiliato implicherebbe ammettere che nella
nel farsi uomo, che Paolo ci offre nello fraternità ci siano classi, cioè che ci siano
stupendo inno della Lettera ai Filip- pesi pure fratelli maggiori, il che va contro
(Fil 2,6-11), Giovanni ce la dà nel l’identità stessa del gruppo fraterno.
racconto della lavanda dei piedi (Gv 13,1-
17). In questo medesimo contesto a) Tutti voi siete fratelli
dell’ultima cena, come espressione
dell’offerta totale al servizio del Regno, La fraternità, per se stessa, è un
Luca riferisce la disputa tra i discepoli gruppo di uguali che non ammette
per vedere chi è il maggiore. La proposta gradazione di dignità. L’amore di ser-
di Gesù è convincente: quello che serve è vizio, per sé reciproco, non abbassa
sempre il minore, ed «io sto in mezzo a nessuno alla condizione di minore, di
voi come colui che serve» (Le 22,27). servo. Perciò Francesco, benché ritenga
Sullo sfondo di questa visione del se stesso come minore e servo, e in-
Messia, la scena della lavanda dei piedi coraggi gli altri - soprattutto i frati - ad
ricupera tutto il suo significato. Come adottare lo stesso atteggiamento, non usa
una parabola in azione ci rivela ciò che mai il termine «servo» per riferirsi alle
per Gesù è fondamentale, la sua minorità relazioni interpersonali dei frati,
posta al servizio di tutti. preferendo in questo caso quello di
«fratello»; questo vuol dire che è
piuttosto la fraternità come tale, e non i
3. TUTTI NOI SERVI INUTILI singoli, ad assumere la responsabilità del
servizio alla società e alla Chiesa,
Francesco assimilò questo atteggia- esprimendo il servizio interno della
mento cristologico del servo come la fraternità con il termine «fratello» che in
forma più adeguata della —> sequela questo caso comporta anche la minorità
evangefica di Gesù, fino al punto che, (Rnb 14-15:19).
nelle varie presentazioni che fa di se Esprimere il servizio fraterno che
stesso nei suoi scritti, si mostra sempre configura il gruppo con una parola così
come il «piccolo e servo» (2Test 49:131), carica di risonanze socio-politi che
«piccolo e disprezzato» (Lrp 1:210); com’è quella di «servo», sarebbe stato
«uomo vile e caduco» (LCap 4:215), «il riprodurre lo schema di società
più piccolo tra i servi del Signore»
(Lgnard 1:245), «servo e suddito di
quanti abitano nel mondo intero» (2Lf
1:179), «a quelli ai quali si sente
obbligato di servire e amministrare la
parola di Dio» (2Lf 2:180).
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che precisamente si pretendeva di Il servo non deve nemmeno preoc-


contestare in nome del Vangelo, addu- cuparsi della risonanza dei suoi atti;
cendo un nuovo tipo di convivenza, la piuttosto deve lasciare a Dio la cura di
fraternità, dove tutti servono e sono dare ad essi valore di testimonianza ed
serviti in base all’uguaglianza. efficacia. La funzione del servo si riduce,
dunque, a lasciare che Dio sia
b) Ministri e servi protagonista della salvezza, contribuendo
con la —» preghiera e il —» lavoro a far
Il pericolo di rompere questo equi- sì che la sua volontà si faccia storia; e
librio evangelico era evidente. È in questo senza pretesa alcuna di arraffare
conseguenza di ciò che Francesco fa diritti, ma partendo da un atteggiamento
l’unica eccezione quando parla dei —» di umile —> semplicità.
«ministri e servi» ai quali è stata affidata
la cura dei fratelli (Rnb 4,6:14), cioè la
responsabilità di far sì che tutti 4. UNA FRATERNITÀ SENZA PRETESE
permangano aperti alla volontà di Dio
(21/42:197). In questo caso, i titoli di L’immagine di Gesù servo sofferente,
«ministro e servo» non sono simbolici, che accetta la croce come forma solidale
ma si adattano alla più cruda realtà, dato di amore per gli uomini, sta alla base
che i frati possono parlare e comportarsi dell’atteggiamento evangelico di
con loro come i signori con i loro servi Francesco e, perciò, della fraternità. La
(Rb 10,6:102s), tenendo presente che si fraternità nasce e vive, in un contesto
sta parlando di signori feudali. Le ragioni sociale di ambizione e di potere, senza
che Francesco offre per esigere tale altra pretesa che quella di percorrere il
atteggiamento sono che il Figlio cammino umiliante, ma alla fine
dell’uomo non è venuto per essere glorioso, che percorse Gesù, come unica
servito, ma per servire {Rnb 4,5:14), e un uscita dal cerchio diabolico che
esempio pratico di ciò è la decisione di imprigiona l’uomo impedendogli la sua
lavare i piedi ai suoi discepoli {Rnb apertura a Dio.
6,3:23); perciò, quello che tra i frati vorrà La fraternità primitiva si presenta
essere maggiore deve diventare servo come un’opzione evangelica che con-
{Rnb 5,14:19). trasta provocatoriamente con i valori
sociali che si stanno vivendo. Il suo ri-
c) I servi di Dio fiuto di entrare senz’altro nelle vie che la
società del suo tempo stava percorrendo,
Con un linguaggio tradizionale nel- non si deve a quella immaturità
l’ascetica medievale, applicato ai mo- essenziale di chi si oppone perché così gli
naci, la metà delle Ammonizioni parla del va di fare. Sono i valori fondamentali del
servo di Dio per designare il fratello che Regno quelli che le si rivelano come una
ha compreso l’attività sovrana di Dio forza capace, e sensata, di dare
come unica fonte del bene che ci dà significato alla vita e tentare di
l’esistenza, ci accompagna e ci aspetta al organizzare le relazioni umane a partire
termine del cammino. Da qui deriva che da essi. Da ciò il suo impegno nel-
la nostra attività non sia strettamente l’accettare il Vangelo come forma di vita
essenziale nel momento in cui si realizza [—» REGOLA] e offrirlo agli altri, senza
questo progetto salvifico; siamo servi alcuna pretesa proselitista, perché
inutili, non perché facciamo male il anch’essi riempiano di significato le loro
lavoro commesso, ma perché non siamo vite.
protagonisti e, perciò, si può prescindere Questa decisione di tentare un nuovo
da noi senza che il progetto fallisca. modo di vivere secondo il Vangelo li
muta, per contrasto, in esseri strani,
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ma, nello stesso tempo, inconsciamente chierici e gente con istruzione, la sequela
ammirati. La cultura di «cristianità» in umile di Gesù li aveva portati alla
cui era immersa tutta la società rinuncia al loro sapere come mezzo di
medievale, induceva all’ammirazione di lavoro o di apostolato, in quanto esso
quegli uomini che erano stati capaci di supponeva un certo grado di prestigio e
seguire Gesù in maniera coerente; ma di potere.
nello stesso tempo, non poteva Le esperienze negative che si possono
acconsentire che lo facessero in modo intravedere nella Regola non bollata
così provocatorio. La fraternità quando parla del —» lavoro e della —»
francescana, nel prendere sul serio il predicazione, sono un esempio del fatto
Vangelo, metteva in crisi una società che che ia brama di potere e di dominio
si proclamava credente, ma che adattava persiste acquattata nel fondo dell’uomo
la sua fede agli antivalori condannati da e, alla più piccola negligenza, si camuffa
Gesù. persino di servizio e zelo per la causa del
Regno. Per questo Francesco pone in
allerta i fratelli affinché, «in qualunque
5. ERAVAMO INCOLTI
E SOGGETTI A TUTTI
luogo si trovino presso altri o per
lavorare, non facciano né gli
La Chiesa, nel medioevo, prestò un amministratori né i cancellieri, né
indubitabile servizio alla cultura. I presiedano nelle case di coloro a cui
monasteri e poi le cattedrali furono i prestano servizio, né accettino alcun
rifugi dove trovò asilo il sapere per non ufficio che generi scandalo o che porti
essere distrutto dalle invasioni del Nord. danno alle loro anime, ma siano minori e
Ma la protezione e l’uso di questo sapere, sottomessi a tutti coloro che sono in
oltre che essere un servizio, si convertì quella stessa casa» {Rnb 7,1-3:24). La
anche in potere, perché si trasformò in formazione e l’onestà dei Minori li
ideologia dominante e rese idoneo chi lo rendeva appetibili ai nuovi Comuni per il
deteneva a svolgere funzioni importanti disimpegno di cariche di responsabilità.
per mantenere l’organizzazione sociale L’accettazione di tali cariche significava
che perciò davano prestigio. un certo prestigio e la tentazione di
Dentro questo quadro del sapere [—> potere, pericoli che rendevano incoerente
SAPIENZA] come arma a doppio taglio - la la loro opzione di minorità e che rappre-
conservazione della cultura e il suo uso sentavano un pregiudizio per la loro
come mezzo ideologico di pressione e di anima.
potere - si deve collocare il gesto di L’altro pericolo era quello che insi-
Francesco e dei suoi di non adottare la diava i predicatori. Possessori di una
scienza come veicolo cultura teologica, correvano il pericolo di
dell’evangelizzazione, ma di servirsi esercitarla a vantaggio proprio, pur
della cultura popolare per comunicare la mascherandola con il servizio della
loro esperienza evangelica. predicazione. Perciò Francesco rac-
comanda loro di guardarsi «da ogni —»
a) Il non-sapere superbia e vanagloria, di difendersi dalla
sapienza di questo mondo e dalla
La voce di Francesco nel suo Testa- prudenza della carne. Lo spirito della
mento, quando rievoca le origini, ci carne, infatti, vuole e tenta di parlare
mostra l’elemento provocatorio della sua molto ma di fare poco, e cerca non la
opzione nel definire se stesso e i suoi religiosità e la santità interiore dello
come «uomini senza formazione e al spirito, ma vuole e desidera una reli-
servizio di tutti» (2Test 23:118).
Sebbene realmente non fosse così, poiché
nella prima fraternità c’erano alcuni
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giosità e una santità che appaia al di fuori Francesco è impegnarsi a seguire l’u- fraternità si estende pure alla espro- Questo atteggiamento di umile mi-
agli uomini. È di questi che il Signore miltà e la povertà di nostro Signore Gesù priazione, non solo delle cose, ma anche norità potrebbe parere irreale, perché
dice: “In verità vi dico, hanno ricevuto la Cristo, relativizzando le cose e contenti di quei valori più sottili ai quali ci generico e astratto. Ciononostante, la
loro ricompensa”. Lo Spirito del Signore, di quanto basta per vivere con dignità aggrappiamo come a tavola di salvezza storia della fraternità ebbe ai suoi inizi
invece, vuole che la carne sia mortificata (Rnb 9,1-2:29). della nostra personalità. momenti di lucidità per farsi minore,
e disprezzata, vile, abbietta, e ricerca Con frequenza dimentichiamo che — benché a poco a poco tale lucidità an-
l’umiltà e la pazienza, la pura e semplice c) Il non-potere » Dio è il Bene totale dal quale procede dasse rarefacendosi, fino a scomparire
e vera pace dello spirito; e sempre e L’istinto di dominio che tutti por- ogni bene, e che, perciò, dobbiamo nella concretizzazione quotidiana del
soprattutto desidera il timore divino e la tiamo dentro deve smascherarsi per riconoscere che tutti i beni sono suoi e a progetto di vita come un valore iden-
divina sapienza e il divino amore del poter essere controllato, poiché sotto il lui dobbiamo restituirli (Rnb 17,17ss:49); tificante.
Padre e del Figlio e dello Spirito Santo» manto del servizio siamo soliti in- «a noi non appartengono che i vizi e i Questa perdita della minorità come
(Rnb 17,10-16:48). trodurlo nelle nostre relazioni con gli peccati» (Rnb 17,8:48). Da qui segue che valore inglobante della vita francescana,
Il sapere dunque per Francesco è un altri. L’opzione evangelica ci insegna ed uno possa considerarsi veramente minore ridotta - al massimo - alla virtù dell’ —»
valore ambiguo che deve essere usato in esige di definire il servizio al Regno dal «se, quando il Signore fa per mezzo di lui umiltà, ebbe come conseguenza alcuni
accordo con la propria opzione di minore punto di vista di Gesù. Questo è il qualche cosa di buono, non per questo la comportamenti simili a quelli degli altri
della fraternità. UAmmonizione 7 delinea motivo per il quale Francesco insiste nel carne se ne inorgoglisce, poiché la carne Ordini religiosi, se non monastici.
meravigliosamente questo doppio dire che «nessuno dei frati abbia in è sempre contraria ad ogni bene, ma Per esempio: le cariche, che nell’or-
effetto, di vita o di morte, che la scienza questo potere o dominio, soprattutto tra piulioslo si ritiene ancora più vile ai ganizzazione della fraternità sono in
può costituire per i frati, soprattutto se di loro. Come dice infatti il Signore nel propri occhi, e si stima minore di tutti gli funzione del servizio della medesima,
sono predicatori. Vangelo: “I prìncipi delle nazioni le uomini» (Am 12,2-3:161), perché furono prese come feudi propri, in forza
signoreggiano, e i grandi esercitano il l’importante è accettare con umiltà che la dei quali si poteva esercitare il potere e
b) Il non-avere potere su di esse”; non così sarà tra i fonte del bene non siamo noi ma Dio. dominare gli altri. E questo dovette
frati, e “chi tra loro vorrà essere Perciò l’atteggiamento coerente è quello succedere molto presto, poiché già
Anche la —» povertà evangelica è maggiore, sia il loro ministro e servo; e di non esaltarsi più per il bene che il Francesco avverte in una delle sue
suscettibile di essere vissuta in base alla chi tra di essi è maggiore, sia come il Signore dice e opera per mezzo tuo, che Ammonizioni - dopo aver proposto
minorità. I numerosi movimenti minore”» (Rnb 5,12-15:19). per il bene che dice e opera per mezzo l’esempio del Signore, che non venne per
pauperistici che precedettero e ac- La convenienza di un’autorità nel degli altri (Am 17,1: 166), poiché essere servito ma per servire - che è un
compagnarono l’itinerario spirituale di gruppo che animasse e coordinasse i «chiunque invidierà [—» INVIDIA] il suo vero ministro colui che si gloria tanto
Francesco, non sempre seppero fare a frati poteva essere motivo per giustifi- fratello per il bene che il Signore dice e della sua carica, come se gli avessero
meno di appropriarsi la loro povertà, care l’esercizio del potere. Per questo fa in lui... invidia lo stesso Altissimo che affidato l’ufficio di lavare i piedi ai
usandola come arma contro gli abusi, la Francesco, seguendo il Vangelo, pro- dice e fa ogni bene» (Am 8,3-4:157). fratelli. E quando si turbano più di essere
maggior parte delle volte reali, di una pone un tipo di autorità il cui unico Colui che ha compreso che cos’è tolti da superiori che dall’ufficio di lavare
Chiesa potente e ricca. potere sia il servizio. La rinuncia alla minorità, «non si ritiene migliore, i piedi, vuol dire che si stanno
Francesco ricorda nel suo Testamento propria volontà, per compiere fidu- quando è onorato e esaltato dagli uomini, pericolosamente appropriando della
che nella primitiva fraternità quelli che si ciosamente la volontà di Dio, poneva la di quando è ritenuto vile e semplice e carica, a detrimento della loro vocazione
univano al gruppo «davano ai poveri tutte fraternità, ministri e sudditi, in una disprezzato; poiché quanto l’uomo vale di minori (Am 4,1 - 3:152). Perciò si
quelle cose che potevano avere; ed erano situazione di minorità, dove l’obbe- davanti a Dio, tanto vale e non più» (Am lamenta di quei frati che sono stati posti
contenti di una sola tonaca rappezzata dienza cessava di essere una soggezione 20,1-2:169). La grandezza dell’uomo in alto dagli altri e non vogliono
dentro e fuori, quelli che volevano, del personale, nella quale era possibile non sta nell’affermazione di sé, ma nel abbassarsi volentieri. Questi frati non
cingolo e delle brache. E non volévano l’abuso del potere, per mutarsi in una sapersi fondare in Dio. Perciò si realizza hanno capito la vera minorità del
avere di più» (2 Test 19-21:117). apertura obbedienziale di tutti al pro- colui che sa restituire tutti i beni al servizio, che non ambisce, anche se
Perciò Francesco non si inorgoglisce getto evangelico professato. In questo Signore; perché chi serba qualche cosa qualcuno vi è designato, alle alte cariche,
della sua povertà, ma usa le cose con modo, le mediazioni dell’autorità, anche per se stesso, sta costruendo la sua ma preferisce stare sempre ai piedi degli
sobrietà, dando ad esse - e incitando a se necessarie, erano controllate dalla personalità in modo errato, giacché altri (Am 20,3ss:145).
fare altrettanto quelli che avevano più di pratica del discernimento. presto o tardi gli sarà tolto ciò che L’altra forma di appropriazione, che
lui - una funzione sociale come esigenza 6. NON SI APPROPRINO DI NULLA credeva essere il suo fondamento e la sua accompagna questa dei ministri, è quella
di solidarietà cristiana. Essere povero sicurezza, restando esposto alle di ritenere l’ufficio di predicare [—»
minore dunque per L’atteggiamento di minore evan- intemperie (Am 19,2: 168). PREDICAZIONE] come se si trattasse di un
gelicamente provocatorio della prima diritto.
1131 Mi

7. SERVI DI TUTTI
La minorità è un atteggiamento re-
lazionale originato dall’accettazione
della propria povertà esistenziale. Ma
tale atteggiamento non si riduce alla sola
proclamazione del nostro nulla, bensì
richiede inoltre la sua esplicita- zione in
alcune relazioni umili con Dio, con i
fratelli e con gli altri uomini. La ragione
è che i valori, o ciò che prima
chiamavamo virtù, si acquistano e
maturano esercitandoli. Poiché non
varrebbe nulla essere mentalmente
convinti dell’importanza della minorità,
se poi questa non si calasse fino a questi
strati più profondi dell’uomo dove la
convinzione si fa decisione e la credenza
diviene pratica.

a) Servi di Dio
Parlando dei servi di Dio (cfr. 3,c)
abbiamo già descritto la posizione di
colui che sa di essere minore e perciò ha
bisogno di Dio. Il concetto di «servo di
Dio», elaborato nel medioevo per
esprimere la dedizione monastica al
servizio divino, riflette la disponibilità
totale di colui che si abbandona
completamente alla volontà del Signore.
Francesco lo usa molto di rado (Rnb
7,13:26; Rb 5,5:88), salvo nelle
Ammonizioni, che sono redatte in stile
monastico, probabilmente posteriore al
Santo. Lo impiegano invece con
frequenza i biografi. Sia quelli ufficiali -
Celano e Bonaventura - sia gli anonimi
usano l’appellativo «servo di Dio»
applicato a Francesco, in un senso
giuridico.
Tuttavia, questo aspetto canonico e
giuridico del «servo di Dio» non esau-
risce tutto il contenuto di significato che
tale termine ebbe per Francesco. Servire
il Signore Dio in —> penitenza (Rnb
22,26:60) condensa tutto il progetto
evangelico [—> EVANGELICITÀ] che
Francesco intuì per sé e per i suoi fratelli.
Più ancora; questo servire Dio in
penitenza, che suppone di aver ces-
norità 1132 1133 Minorità 1134

sato di servire corporalmente il mondo costo di umiliare gli altri (Rnb 5,12- 15:19). Il vero frate minore dà forma
(2Lf 65:203), costituisce anche la forma chiara e definita alla sua maturità
di vita di Chiara e delle sue sorelle evangelica aiutando gli altri frati ad es-
nelPessersi fatte «figlie e serve sere fedeli alla loro opzione, consapevole
dell’altissimo sommo Re Padre celeste» che questo servizio è mutuo, cioè che
(Fv 1:139). In questo modo, seguono anche gli altri frati debbono servire lui in
l’esempio di Maria, «figlia e ancella rapporto alla sua —» vocazione cristiana
dell’altissimo Re, il Padre celeste» (Uff, (Rnb 5,16-18:20).
Ant.:281; SalV 6:259), che si pose in Ma questo servizio fraterno non si
forma incondizionata al servizio del limita al mero aiuto spirituale. Dalla cura
regno annunciato da suo Figlio. degli infermi (Rnb 10,1:34), all’aiuto a
Da quanto si è detto si ricava che il quelli che stanno attraversando momenti
servo è colui che rende fattibile la —» di crisi (Lmin 2:234) o sono caduti nella
volontà del suo Signore senza rivendi- contraddizione del peccato (Lmin 8:235),
care, per questo, alcun diritto. Docile alle fino al lavoro o all’elemosina per
sue decisioni, le accoglie con fiducia, procurare cibo e vestito per gli altri (Rb
perché sa che provengono dall’amore e 5,4-5:88), sono tutte forme per
sono per il suo bene. Da ciò deriva che concretizzare lo spirito di servizio del
essere minori, nel metterci in relazione minore, che caratterizza e colora tutte le
con Dio, non vuole dire prendere un relazioni della fraternità evangelica.
atteggiamento servile, frutto della paura
e della pusillanimità. Servire Dio è c) Servire tutti per Dio
render possibile che il suo Regno prenda
corpo nella storia degli uomini, e La disponibilità al servizio che ca-
convertirsi in umili col- laboratori della ratterizza la vocazione del frate minore
sua attività liberatrice. non si riduce all’ambito della fraternità.
È nell’ampio campo dei figli di Dio, e
anche della creazione intera [—>
b) Servi dei fratelli CREATO], che essa vive e si realizza. Il
credere che la storia sia sempre «storia di
Il servizio del Regno non è affatto salvezza», perché Dio è presente in essa
un’astrazione che permetta di diluire i e la accompagna, ci porta ad accettare e,
contenuti evangelici di servizio in at- se è possibile, a trasformare gli
teggiamenti e gesti spiritualistici. Se il accadimenti al fine di far sì che il Regno
Regno è la concretizzazione dell’amore si attui e vada crescendo nel quotidiano
salvifico di Dio per gli uomini, l’entrare camminare degli uomini.
nella sua dinamica non può essere altra Questa trasformazione tuttavia può
cosa che riprodurre questo stesso amore diventare realtà soltanto se accettiamo
tra di noi. Ma l’amore si manifesta una conversione progressiva del nostro
soprattutto nel servizio; e questo si istinto di dominio in volontà di servizio.
concretizza, prima di tutto, nei confronti In questo consiste precisa- mente la
di coloro che abbiamo più vicino, cioè i minorità, nell’offrire la nostra
fratelli che formano fa fraternità. disponibilità di servizio a tutti gli uomini,
Parlando dell’aspetto minoritico poiché «mai dobbiamo desiderare di
dell’obbedienza, abbiamo già alluso al essere sopra gli altri, ma anzi dobbiamo
carattere che debbono mantenere le essere servi e soggetti ad ogni umana
relazioni tra i fratelli, con l’esclusione del creatura per amore di Dio» (2L/47:199).
dominio degli uni sugli altri e del- Ciò che è proprio del servo di Dio è di
l’affermazione delle loro personalità a servire tutti; perciò, nella sua attività
1131 Mi

deve trasparire quella conoscenza realistica che ha di se


stesso e che chiamiamo minorità. In
generale sono due i mezzi dei quali di-
sponiamo per rendere effettivo detto
atteggiamento: il lavoro e l’apostolato.
- Il lavoro. La fraternità primitiva
adottò il —» lavoro come una forma di
servizio agli altri in base alla propria
povertà. Perciò, l’unica cosa che si
chiede ai frati nella loro attività lavo-
rativa è che siano coerenti, cioè, che il
loro lavoro rifletta la loro vita evangelica,
per la quale hanno optato, una vita aperta
alla volontà di Dio e attuata come
servizio derivato dall’atteggiamento di
minori.
La proibizione di accettare cariche di
responsabilità che suppongano un certo
dominio sugli altri lavoratori risponde a
questa convinzione: i frati minori
debbono offrire un’immagine trasparente
che non dia luogo a dubbi o ad ambiguità
circa la loro opzione evangelica (Rnb
7,1-3:24). Francesco sapeva per
esperienza che in fondo all’uomo si
annida questa ambizione sempre pronta a
sovrastare gli altri e poter esercitare la
propria volontà sopra di essi. Perciò, una
delle forme più efficaci di evitare tale
pericolo non necessario è cercare di non
avere la possibilità di esercitarlo,
collocandosi nei posti più bassi come
prova della propria volontà di seguire il
Signore in povertà e umiltà.
La lusinga dell’efficacia può perver-
tire la nostra opzione per il lavoro,
mascherando come «maggior servizio»
quello che in realtà è un mezzo per
esercitare potere. Discernere ciò che è
efficace in base alla minorità, suppone di
usare altri parametri, quelli evangelici,
ben distinti da quelli impiegati dalla
società.
Il lavoro francescano dunque, più che
un modo di aiutare l’uomo con
prepotenza, è un servizio umile e ri-
spettoso, posto a disposizione della
dignità umana là dove, disprezzata e
maltrattata, tenta di rigenerarsi.
1135 Minorità 1136

- L’apostolato. L’altro aspetto del papa. Di quello che Francesco pensava su


servizio come minore che ha la fraternità questo particolare è indicativo il fatto cne
è quello dell’apostolato o della —» nel Testamento confessi che, anche
evangelizzazione; evangelizzazione che, quando avesse tanta sapienza quanta ne
nel medioevo, si riduceva quasi ebbe Salomone, non vuole predicare
esclusivamente alla —> predicazione. fuori dal volere dei sacerdoti poverelli
Deriva da questo fatto che la principale, e che stanno nelle loro parrocchie (2Test
quasi unica, attività dei primi frati fosse 9:112).
l’annuncio della Parola. Questa ultima volontà di Francesco
Finche questa attività rimase fuori risulta tanto più drammatica in quanto
dall’ufficialità e si esercitò con carattere l’Ordine era disposto a occupare uno
occasionale, non ci furono problemi di spazio apostolico dentro la Chiesa
compatibilità con lo stile di minorità del ufficiale. I predicatori si facevano spedire
progetto evangelico. Ma una volta che la privilegi dalla curia romana per poter
fraternità andò orientandosi verso esercitare l’apostolato con più libertà,
l’apostolato ufficiale e permanente, fino a costruirsi le loro chiese (2Test 28-
l’ufficio della predicazione si trasformò 29:122). Come si può vedere, questo
in un problema per Francesco. Problema costituiva tutto un correre verso
perché era in pericolo l’opzione di l’esenzione che, sebbene desse lustro
minorità della fraternità a mano a mano apostolico all’Ordine, metteva in
che aumentava il rischio di pericolo l’atteggiamento di minorità
appropriazione di detto ministero, della fraternità.
mutandolo in un diritto personale; e I biografi hanno illustrato questa
problema pure a causa delle tendenze a volontà di Francesco di stare sottomesso
realizzarlo in una forma autonoma, senza nella sua predicazione all’autorità
dipendere dai vescovi e dai loro ecclesiale immediata - parroci e vescovi -
sacerdoti. , quantunque limitasse la sua libertà.
Quanto al primo aspetto, il pericolo Basta un esempio per comprendere la sua
dovette essere reale, data la frequenza visione ai ciò che realmente è la salvezza
con la quale Francesco insiste perché i nella Chiesa, la cui iniziativa spetta a
predicatori non si inorgogliscano def loro Dio, mentre a noi spetta di servire senza
incarico né pretendano di appropriarselo alcuna pretesa. Il Celano mette in bocca a
(Rnb 17,4-19:46- 49). Nel momento in Francesco tutta una serie di
cui la predicazione non era ormai più raccomandazioni dirette ai frati, perché
occasionale, ma richiedeva una sappiano scoprire il senso della minorità.
preparazione teologica per poter essere Soleva dir loro: «Noi siamo stati mandati
approvata e ricevere l’ufficio da parte del in aiuto del clero per la salvezza delle
ministro generale (Rb 9,3:98), era anime [...] e ciò si può raggiungere
relativamente facile considerarsi meglio se si è in pace che in discordia con
superiore agli altri frati e cercare mezzi il clero [...]. Perciò state sottomessi
per fare diventare effettiva tale all’autorità, affinché, per quanto sta in
superiorità. Perciò, l’avvertimento di voi, non sorga qualche gelosia. Se sarete
Francesco perché fossero coerenti con la figli della pace, guadagnerete al Signore
loro opzione, non usando l’ufficio di clero e popolo. Questo è più gradito a Dio
predicatore a proprio vantaggio, ma come che guadagnare solo la gente, con
un servizio da minore a tutto il popolo di scandalo del clero [...]. Coprite i loro
Dio, era più che giustificato. falli, supplite i vari difetti, e quando
L’altra faccia del problema dei pre- avrete fatto questo, siate più umili an-
dicatori era la loro inclinazione all’au- cora» (2 Ce/ 146:730).
tonomia apostolica, benché in -realtà 8. COSTRUTTORI DI PACE
fosse per dipendere direttamente dal
1137 Minorità 1138

Il servizio al Regno, il servizio alla — impegno nell’annun- ciarla si


> Parola, non può realizzarsi sulla base di accompagna la volontà di ottenerla.
un conflitto prepotente, poiché I biografi ci descrivono questa fatica
entrerebbe in contraddizione con il esercitata da Francesco in un contesto
messaggio evangelico che si pretende di sociale teso, in cui, prima di essere
annunciare. Quando Gesù invia i suoi pacificatori, bisognava essere pacificati
discepoli perché proclamino la buona (3 Comp 58:1469). In forma allegorica il
novella del Regno, lo fa ricordando la Celano parla della «cacciata», in Arezzo,
loro condizione di servi che prestano la dei demoni della discordia (2 Ce/
propria collaborazione a partire dalla 108:695). Ugualmente, a Perugia, mette
mansuetudine e dall’umiltà. Oltre che in guardia i cavalieri circa una sedizione
andare equipaggiati leggermente, popolare, ricordando loro la discordia
dovranno comportarsi come uomini che (2Ce/ 37:622). Ma il fatto più
non possiedono altro potere né altra forza impressionante fu la riconciliazione tra il
che non sia quella della parola stessa. podestà di Assisi e il vescovo Guido, per
Inermi di fronte alla violenza degli i quali compose la strofa del Cantico che
altri, annunceranno una —> pace che non si riferisce al perdono [—» MISERICORDIA]
consiste nel silenzio delle armi, ma nel (Legp 44:1593).
riconoscimento della paternità di Dio Optare per la pace in un mondo
come fondamento della fraternità degli violento suppone accettare il ruolo del
uomini. Se il rifiuto dei nostri primi padri «perdente». Confidare nel dialogo come
a comprendersi partendo da Dio portò strumento di pacificazione, sempre però
come conseguenza l’odio fratricida, la che si diano le condizioni di giustizia
restaurazione della pace dovrà passare, necessarie per una convivenza degna, è
necessariamente, attraverso una scommettere sull’uomo al di là della sua
riconciliazione con Colui che è la fonte pericolosa apparenza di lupo. L’incontro
della nostra armonia. di Francesco con il sultano Melek-el-
Francesco e i suoi colsero lo spirito Kamel, in un clima di crociata, rivela fino
delle —» beatitudini che aleggia nel a che punto può germogliare il dono della
Vangelo della missione; perciò com- pace quando usciamo dai nostri schemi e
presero che l’annuncio itinerante del dai nostri convenzionalismi, per
abbordare direttamente la persona che
Vangelo richiedeva un atteggiamento
tutti portano dentro. Questa missione di
umile da parte degli annunciatori, poiché
Francesco fu, umanamente, un
il suo contenuto si riassumeva nella
fallimento; ma nessuno potrà negare che
buona novella che Dio si è abbassato fino
il tentativo di costruire la pace in base
a noi per salvarci. Questo era un motivo all’impotenza della minorità evangelica,
di gioia che doveva tradursi nella costituisce una traccia per noi che
creazione di certe relazioni umane nelle pretendiamo di seguire Gesù
quali fosse possibile la realizzazione accompagnati dall’esperienza di
degli uomini secondo la volontà di Dio, Francesco.
cioè la pace. JULIO Micó
La società medievale era violenta, e
Francesco nacque e crebbe in essa. La sua
partecipazione reale alla guerra lo segnò
perché diventasse, una volta convertito,
messaggero della pace. Il saluto
evangelico che rivolge alla gente (Rnb
14,2:40; Rb 3,14:86; 2Test 27: 121) è un
desiderio che impegna a far sì che la pace
del Regno diventi realtà. Perciò, al suo