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anno liturgico
Verr innanzitutto sottolineata una cosa: siccome quando parliamo di Anno Liturgico naturalmente noi siamo immediatamente impressionati dalla parola anno, non una parola
nuova: anno solare, anno scolastico, anno lavorativo, anno finanziario, ecc.,- parliamo anche di un
periodo di tempo limitato che comprende magari 365 giorni. Potremmo anche pensare che lunica
differenziazione tra Anno Liturgico e gli altri tipi di Anno pu riguardare semplicemente linizio
e la fine (cos se parliamo dellanno solare sappiamo che inizia il 1 gennaio e finisce il 31 dicembre;
se parliamo di anno scolastico sappiamo che incomincia il 19 settembre e finisce il 12-13 giugno;
parliamo di anno finanziario, una volta cera un andamento adesso c una coincidenza dellanno
finanziario con lanno solare; allora pensiamo che anche lAnno Liturgico abbia pure un periodo di
tempo limitato solo che differisce da altri anni in quanto comincia con la 1 domenica di Avvento e
finisce con lultima domenica del Tempo Ordinario che praticamente lultima domenica che pi
vicina alla domenica precedente al 1 dicembre).
In realt le cose stanno un pochettino cos, ma non stanno tanto cos (un pochettino perch segue
un ciclo), mentre in realt per noi il ciclo, il tempo lo dobbiamo fare sempre come riferimento alla
Liturgia, cio al rapporto tra noi e Dio.
Allora lAnno Liturgico che cosa ? Non altro se non la storia della salvezza che viene ad essere
attuata nel tempo, e naturalmente questo fa un riferimento. Un riferimento che a questo accordo, a
questa alleanza che si istituita, si stabilita tra Dio e noi; unalleanza, che possiamo dire, comincia
con la creazione, ma poi viene ad essere istituita in maniera particolare con Abramo, poi rinnovata
di volta in volta attraverso i vari Patriarchi.
Questo che cosa ci fa capire? Ci fa capire che questo rapporto tra noi e Dio, cio questo piano di
salvezza in cui Dio fa anche come una irruzione nel nostro tempo, d a noi il senso di quello che
lAnno Liturgico.
Siccome la creazione, la redenzione, il fine a cui noi tendiamo il piano di Dio incentrato in
Cristo, perch la creazione noi labbiamo avuta per mezzo del Verbo - tutto stato creato per
mezzo di lui, senza di lui niente stato creato di quello che stato creato -; la redenzione fatta
dal Verbo, Lui si incarnato, ha sofferto, morto e risorto per noi; e il fine a cui noi dobbiamo
tendere questo Regno di Dio che ancora una volta incentrato in Cristo (pensiamo che quello che
Paolo dice: tutto stato ricapitolato in Cristo), allora la conclusione che noi possiamo trarre da
questa specie di discorsetto sta proprio qua: lAnno Liturgico, per noi s unannotazione di
carattere temporale, ma soprattutto la celebrazione del piano di Dio incentrata in Cristo Ges.

Ci permetter di fare una riflessione, anche un pochettino approfondita, su quello che il tempo
ed il rapporto tra il tempo . che noi possiamo chiamare liturgico - e il progetto di Dio stesso.
L Anno Liturgico, allora, si incentrer in Cristo - anzi ripeto - noi possiamo dire che lAnno
Liturgico non semplicemente un tempo, ma una persona ed Ges Cristo.
Da questo andremo ad una annotazione di carattere pi specifico. Siccome quando noi
celebriamo questi misteri di Cristo, essenzialmente facciamo riferimento a quello che , diciamo,
lavvenimento sostanziale, fondamentale della nostra fede che Cristo Risorto (Paolo dice:se
Cristo non fosse risorto la nostra fede sarebbe vana), allora il punto di riferimento di tutto
lAnno Liturgico la Pasqua.

Per, noteremo che la Pasqua liturgicamente e inizialmente, non si intendeva la Pasqua cos come
noi oggi la intendiamo (cio la festa che celebra il memoriale della Resurrezione di Cristo), ma era
la Domenica.
Per cui la Domenica viene ad essere vista come la festa originaria per eccellenza, anzi possiamo
dire, come il primitivo nucleo o il primitivo germe, da cui poi vi si svilupper tutto lAnno
Liturgico.
La Pasqua domenicale verr ad assumere parecchi nomi: Domenica che significa: Giorno del
Signore oppure ancora: Ottavo Giorno; poi vedremo tutti questi aspetti; oppure viene ad assumere
anche il nome: La Festa del Sole, anche in connotazione alla festa del solstizio che veniva celebrata
a Roma.
Il nucleo da cui noi partiremo sviluppare tutto il significato dellAnno Liturgico sar la
Domenica; e non fuor di posto ricordare che questa Domenica, di cui noi faremo anche una breve
storia da l punto di vista liturgico, stata un po' bistrattata e maltrattata lungo parecchi secoli; oggi
si tenda nuovamente di fare risorgere il senso della Domenica e in maniera particolare la CEI si
impegnata in una cosa di questo genere con un documento che intitolato proprio: Il Giorno del
Signore.
Dico anche, che come notazione iniziale della Domenica cera la celebrazione della Pasqua del
Signore, quindi la Liturgia della Parola e poi anche la Cena Eucaristica; di riposo domenicale
inizialmente non se ne parlava, se ne parler in un secondo tempo.
Quando noi approfondiremo anche laspetto e i rapporti che ci sono tra il Sabato ebraico e la
Domenica cristiana: il Sabato ebraico come giorno che veniva prevalentemente notato nel VT
dedicato al riposo, che faceva riferimento al riposo che Dio ebbe dopo i sette giorni della creazione.
Inizialmente della Domenica non si parl di riposo, poi se ne parl in seguito e vedremo ancora
una volta, attraverso la storia del termine Domenica, come le cose cambiano, in realt inizialmente
con Costantino, in cui a quella che era inizialmente la celebrazione della Pasqua del Signore, come
Liturgia della Parola e Liturgia Eucaristica vera e propria, si affianca questo riposo. Dalla Domenica
si svilupper poi tutto il nucleo dellAnno Liturgico a cominciare dalla Pasqua.

I - TEMPO COSMICO E VITA UMANA

Vi sono delle osservazioni molto ovvie, cio della questione del terra che gira attorno al proprio
asse, che gira attorno al sole, della luna che gira attorno alla terra, tutte queste cose vengono viste
essenzialmente, inquadrate in una situazione che determina, per tanti aspetti, non semplicemente
quello che il tempo storico, ma determina anche un po' landamento dei tempi.

Cos, molto probabilmente, il calendario iniziale dellumanit pot essere un calendario lunare,
perch era pi facile osservare le varie fasi della luna: dal 1 quarto alla luna piena, dal 3 quarto alla
luna nuova, per cui, siccome il giro della luna attorno alla terra viene compiuto in 29 giorni e
mezzo, sembr molto semplice calcolare cos il tempo con un calendario che era lunare. Ci si
accorse poi che il calendario lunare non corrispondeva esattamente a quella che era la situazione
della terra del suo ruotare attorno al sole, per cui si compilarono due tipi di calendari: uno solare e
uno lunare ed venuto fuori un anno di una certa maniera.
Comunque, quello che a noi interessa non semplicemente guardare alle situazioni dal punto di
vista astronomico, ma guardare un po la situazione che facendo riferimento a quello che il tempo
astronomico determina anche un andamento nella vita delluomo e soprattutto in una
periodizzazione che fa riferimento alla vita delluomo in rapporto anche ad eventi che possono
essere lieti, gioiosi, funesti, ecc., cio quelli che noi chiamiamo insieme: festa.
Inizialmente queste feste a che cosa facevano riferimento? Nel testo vi dice che cerano delle
feste un po' legate a quella che era la civilt, diciamo agricola o pastorale, di cui era intessuta la vita
umana, per cui quando cera il raccolto del frumento, quando cera il raccolto dellulivo, la raccolta
della vite, oppure quando gli agnelli figliavano, le capre figliavano, cera sempre un periodo di
grande festa.
Queste sono situazioni che non riflettono semplicemente una persona o una famiglia, riflettono
tutto un clan, per cui queste situazioni determinarono le feste di carattere collettivo. Come anche in
tutte le societ, noi abbiamo delle feste che sono legate a momenti particolari della vita di ciascuno
di noi; (oggi noi facciamo la festa del compleanno o dellonomastico); queste feste magari
inizialmente non esistevano, per esistevano anche certe tipi di feste che erano connesse a momenti
della vita individuale di ciascuno di noi; venivano chiamate in queste feste di passaggio, riti di
passaggio (per es. la nascita), oppure in certe civilt anche oggi primitive, si celebra la festa della
iniziazione, cio quando il bambino passa, diciamo, ad un periodo di maturit superata la pubert,
allora viene ammesso nel clan e gode dei diritti del clan.
Questo periodo di passaggio il periodo della iniziazione, dove possiamo dire il ragazzo entrava
a fa parte a pieno diritto della vita del clan.
Oggi come viene mantenuto questo residuo? Non una festa, indubbiamente, per viene
mantenuto con il passaggio dalla minore et alla maggiore et (in certi ambienti altolocati si celebra
la festa delle ragazze quando entra nella societ).
Tutte queste feste non sono feste da clan, oppure feste legate ai momenti in cui la terra produce,
oppure quando gli animali figliano, sono legate alla vita individuale di ciascuno: feste di passaggio,
oppure, sempre nelle civilt primitive vengono celebrate certe determinate feste che sono legati, non
so, ad eventi straordinari, che possono essere lieti tante volte, ma possono essere anche nefasti:
facciamo un esempio, anche oggi: il terremoto del Belice - annualmente si commemora il terremoto
del Belice - magari non si ottiene niente attraverso questa commemorazione, si vorrebbe, non
semplicemente ricordare levento luttuoso, ma si vorrebbe anche spingere lAutorit a fare qualche
cosa perch gli effetti funesti degli eventi vengano cancellati; oppure un altro esempio che noi
possiamo portare: le feste nazionali - sono degli avvenimenti legati a determinati eventi che si
verificano in una Nazione.
Perch diciamo questo aspetto? Per capire pi da vicino che cosa significa festa. E qual il
concetto di festa? O da che cosa ha avuto origine quelle che oggi noi chiamiamo feste? Che hanno
avuto per la maggior parte delle volte il loro riferimento a quello che lavvenimento a cui erano
legate quando sono nate, ma si mantengono sempre in quella che la solennit o la festivit.

Siccome noi dobbiamo parlare dello Anno Liturgico e quindi delle feste dal punto di vista
cristiano, evidente che noi dobbiamo fare un certo riferimento, non semplicemente alla festa
cristiana, cui mediteremo e rifletteremo a fondo, ma anche un certo riferimento a quel tipo di feste
da cui le feste cristiane hanno anche tratto origine. Siccome noi sappiamo che la nostra religione
cristiana legata essenzialmente anche alla religione ebraica, da cui proviene, capire quali erano le
feste degli ebrei e sapere quali sono queste feste degli ebrei, diventa per certi versi necessario per
capire, non semplicemente le nostre feste, ma anche il significato delle nostre feste connesse, per,
con un avvenimento straordinario che lavvenimento della Risurrezione di Cristo.
Allora dobbiamo dare uno sguardo anzitutto a quelle che erano le festivit ebraiche, per capire
poi come queste festivit, che tante volte hanno la loro origine nella civilt contadina o pastorale da
cui provengono, hanno per assunto un significato che connesso con levento specifico che
caratterizzato il popolo ebraico, cio, possiamo fare riferimento alla chiamata di Abramo ma poi
soprattutto anche alla liberazione del popolo ebraico dallEgitto quando, dopo questa liberazione,
viene costituito essenzialmente come un popolo.

II - IL CALENDARIO FESTIVO EBRAICO


Il calendario ebraico era un luni-solare, cio faceva riferimento al calendario lunare e al
calendario solare. Questo riferimento noi lo possiamo vedere nella maniera pi semplice con le
varie fasi della luna, ma siccome - vi dicevo - lanno solare non coincide con lanno lunare, allora
gli ebrei aggiungevano un altro mese, cosiddetto mese di Adar ogni due-tre anni, in modo da
compensare quei cinque giorni che annualmente venivano perduti, cos si andava a far coincidere
lanno con quelli che erano i fenomeni naturali che lo determinavano.
Solo che c una situazione, magari semplicemente oggetto di curiosit oggi per noi, come loro
avevano realmente delle cognizioni astronomiche perfezionatissime, per sapere solstizi, equinozi,
evidentemente no; il punto di riferimento per loro era il maturare delle messe (naturalmente noi
diciamo oggi che le messi di solito maturano nel mese di giugno, se queste messi maturano, invece
nel mese di aprile, vuol dire che noi siamo spostati di un mese, allora aggiungiamo un mese); quindi
il riferimento non era ad una situazione di carattere astronomico che richiedeva cognizioni
scientifiche approfondite, ma facevano un suppergi una questione di approssimazione rispetto agli
eventi di maturazione del grano che dava a loro quello che poteva essere il senso dello spostamento
in cui erano maturate queste cose.
Detto questo che, ripeto, ha pi oggetto di curiosit per noi che carattere scientifico vero e
proprio, andiamo a vedere quali sono le feste ebraiche.

1 - IL SABATO
Naturalmente la festa pi importante dellebraismo il Sabato anzi, possiamo dire che questa
festa la festa primordiale del popolo ebraico; possiamo anche aggiungere che, molto
probabilmente, questa festivit non originaria del popolo ebraico.
Molto probabilmente questa la festa in cui tutti i popoli pastori si riconoscevano attraverso un
periodo che era soprattutto di riposo, tanto vero che lo stesso vocabolo shabbat ha la radice
ebraico shab che significa appunto riposare, per cui il sabato il giorno del riposo.
Questa festa, probabilmente, il popolo ebraico laveva in comune anche con tutti gli altri popoli
medio-orientali e molto probabilmente una festa di origine contadina-pastorale.
Per, come tutte le feste, che trovano anche un loro riferimento ai fenomeni naturali, ad una
civilt agricola o silvo-pastorale, il popolo ebraico dopo che ha avuto coscienza di essere un popolo
prediletto da Dio, di essere un popolo che Dio aveva scelto come suo popolo, cerca - diciamo - di
ebraizzare tutte queste feste, cio dare a questa festa - non semplicemente il significato originale che
essa aveva - ma collegare questa stessa festa con levento di salvezza a cui il popolo ebraico era
chiamato.
Cos il sabato viene collegato con la creazione. Noi sappiamo che Dio crea il mondo - e secondo
il Libro della Genesi, che riflette gi questa settimana lunare, delle fasi lunari, racconta della
creazione come effettuata da Dio in sei giorni e sottolinea che il settimo giorno Dio si ripos.
Per cui il riposo del sabato non altro che un riflesso del riposo che Dio ha fatto dopo i giorni
della creazione. Che cosa viene sottolineato, allora, a proposito del sabato in maniera particolare?
Il riposo!
Per noi oggi la domenica giorno di riposo, ma soprattutto, sottolineiamo, il Giorno del
Signore; invece il sabato ebraico, veniva sottolineato in maniera particolare, come giorno di
riposo.
Possiamo anche dire una cosa - perch veniva sottolineato questo riposo? Veniva sottolineato
molto probabilmente anche in rapporto alla giornata lavorativa, allora non esistevano ferie, ma solo
giorni lavorativi, per cui era necessario, si avvertiva quasi fisiologicamente la necessit di una sosta
ogni tanto, e questa sosta viene legata ad un giorno preciso che il giorno del sabato.
Difatti, se noi leggiamo la Sacra Scrittura, Vecchio Testamento in maniera particolare, ci
accorgiamo che quello che viene sottolineato assolutamente quando si parla del sabato,
essenzialmente il riposo: Per sei giorni farai i tuoi lavori, ma nel settimo giorno farai riposo,
perch possano godere quiete il tuo bue e il tuo asino e possano respirare i figli della tua schiava
e il forestiero (Es 23,12); e ancora: Ricordati del giorno di sabato per santificarlo: sei giorni
faticherai e farai ogni tuo lavoro; ma il settimo giorno il sabato in onore del Signore, tuo
DioPerch in sei giorni il Signore ha fatto il cielo e la terra e il mare e quanto in essi, ma si
riposato il settimo giorno. Perci il Signore ha benedetto il giorno di sabato e lo ha dichiarato
sacro (Es 20,8-11).
Per cui a quel riposo assoluto - a cui venivano annesse delle ragioni molto forti, pensate quando
si diceva:
Chi lo profaner sar messo a morteChiunque far un lavoro di sabato sar messo a morte
(Es 31,14-15), ci significava che il lavoro era una sanzione molto forticante del servizio.

In un secondo tempo, a questa nozione del riposo, quella ebraica ha anche la nozione di
sacralit per cui il sabato - oltre ad essere indicato come giorno di riposo - venne indicato anche
come un giorno di sacra convocazione in onore del Signore.
Questa sacra convocazione dove si faceva? Evidentemente che finche non venne costruito il
Tempio di Gerusalemme, questo stare insieme noi non possiamo assolutamente capirlo e saperlo,
anche perch voi sapete che, tutto questo aspetto, diciamo anche cultuale, liturgico, ecc. venne ad
essere sistemato dopo lesilio, il che significa che prima dellesilio, noi possiamo avere delle
indicazioni che sono per la maggior parte delle volte, viste anche in una prospettiva diversa, nella
prospettiva del ritorno dallesilio. Una cosa per certa, siccome dopo il ritorno dallesilio di
Babilonia, molti ebrei si dispersero, cominci quella diaspora che poi si accentu in maniera
particolare dopo il 70 d.C. con la distruzione del Tempio e dopo con la distruzione di Gerusalemme
e soprattutto con leditto di Adriano che impediva agli ebrei di ritornare a
Gerusalemme, ci porto ad una situazione che cerano dei gruppi notevolmente numerosi di ebrei
che si costru un luogo di convocazione particolare che fu la sinagoga, per cui la convocazione in
giorno di sabato avveniva nelle sinagoghe; se voi avete presente moltissimi brani del Vangelo: Di
sabato si reca nella sinagoga, ascolta la lettura del VT, in modo particolare della Torh e poi
interviene, oppure chi presente pu pigliare la parola e intervenire; negli Atti degli Apostoli,
molto spesso noi troviamo Paolo che andando in giro nelle sue peregrinazioni missionarie, si
rivolge prima agli ebrei e va presso la sinagoga, quando gli ebrei sono convocati in giorno di sabato
e dopo avere ascoltato la lettura prende la parola.
Questo cosa ci fa capire? Che il sabato essenzialmente come giorno di riposo, a cui poi si
annette questo aspetto, diciamo pi cultuale e se vogliamo anche pi liturgico, che giorno di
convocazione in onore del Signore.
Cosa facevano gli ebrei nella sinagoga in giorno di sabato? Ascoltavano la lettura della Parola di
Dio, la quale Parola di Dio nel corso o nel ciclo annuale, veniva letta in quelli che erano i libri
fondamentali: i 5 Libri del Pentateuco, cio la Torh; alla fine del ciclo annuale si ripigliava
nuovamente la lettura della Torh.
Noi troviamo una lettura, che quasi obbligatoria, che il Libro del Pentateuco o la Torh. Di
Ges Cristo noi troviamo una lettura diversa, un rotolo del Profeta Isaia, e quando lo legge lui
nella sinagoga di Nazareth, dice: questo stato ormai adempiuto ai giorni di oggi; non la Torh
un libro del profeta Isaia.
Quello che interessa che il sabato era un giorno di riposo e poi anche un giorno in cui gli ebrei
si dedicavano allascolto della Torh come Parola di Dio.
Andiamo adesso alle altre feste.

2 - LE GRANDI FESTE DI PELLEGRINAGGIO


Le feste di Pellegrinaggio con precisione sono: la Pasqua (Pesak), il giorno degli Azzimi
(Mazzot), la festa delle Settimane (Shavuot, che poi diventa la Pentecoste), la festa delle Capanne
(Sukkot) e la festa della gioia per la Legge (Simkat Torh).
Queste sono le tre feste: Pasqua e Azzimi, Pentecoste e festa delle Capanne che vengono
chiamate: feste di pellegrinaggio.

Cominciamo col dire perch queste venivano chiamate feste di pellegrinaggio? Erano tre
celebrazioni diverse, perch ogni bravo ebreo adulto, almeno in una di queste tre feste, doveva fare
un pellegrinaggio a Gerusalemme, e voi ricordate che anche Ges, quando ebbe 12 anni, viene
portato a Gerusalemme, poi successe che si smarr nel Tempio (comunque per noi questo un
aspetto secondario), quello che interessa che Ges a 12 anni va a Gerusalemme accompagnato dai
suoi genitori.
Come anche nella sua vita pubblica, Egli si reca a Gerusalemme in occasione della Pasqua, e
proprio in occasione della Pasqua, egli viene preso, viene processato, crocifisso e muore.
Cominciamo a vedere che tipo di feste erano queste. Anche qua, diciamo che la radice di queste
feste si trovano nella civilt silvo-pastorale che propria del popolo ebraico.
A) - La Pasqua e la festa degli Azzimi - ci sottolinea che cadevano entrambe nel primo plenilunio
di primavera, in maniera particolare la festa di Pasqua si rif ad una antica, vecchissima tradizione
dei popoli che avevano unagricoltura pastorale di sacrificare un agnello del gregge, maschio,
perch quello era il periodo in cui gli agnelli, le capre o le pecore figliavano, per cui si offriva un
agnello in omaggio alla divinit.

Cera poi la festa degli Azzimi o di Mazzot, che era la festa in cui maturava il grano. tutto quello
che cera di vecchio veniva tolto e per 8 giorni si mangiava non lievitato, azzimo, in attesa che la
farina che era stata fatta col nuovo raccolto, lievitasse e diventasse quindi possibile mangiare il pane
lievitato.
Queste erano due feste inizialmente: Pasqua - festa essenzialmente pastorale - Azzimi - festa
essenzialmente di agricoltori; in seguito queste due feste vennero unificate e diventarono una sola
festa che quella di Pasqua.
Anche qua, il popolo ebraico, quando piglia coscienza di essere popolo eletto, chiamato da Dio,
lega questa festivit allavvenimento della sua vita, in particolare la lega alla festa dellEsodo come
liberazione del popolo ebraico dallEgitto.
Anche l, notate, noi ci troviamo di fronte ad alcuni elementi che sono presi da quella che la
festa primitiva che poi viene ad essere vista sotto unangolatura completamente diversa (per es.
uccidere lagnello, spalmare col sangue gli stipiti - cosa che si faceva anche prima di questo
avvenimento - e poi ancora mangiarne le carni arrostite - cosa che si faceva prima di questo
avvenimento - cio gli elementi della festa rimangono quelli che venivano presi dalla civilt
pastorale, per il significato viene traslato verso il significato della liberazione del popolo ebraico
dallEgitto).
Queste due feste che, come dicevo, prima erano disgiunte poi vengono ad essere unite, anche nel
giorno di Pasqua si mangia il pane azzimo, non lievitato, unite alle erbe amare che come ricordate
nellEsodo assumono il significato dellamarezza della schiavit che il popolo ebraico aveva avuto
nellEgitto, ma che nella festivit pastorale antecedente a quella trasformazione ideale, era anche un
modo per festeggiare il nuovo raccolto che si stava facendo.
Anche a questo riguardo, io dico semplicemente qualche cosa, cio leggo qualche cosa, sarebbe
molto interessante se volete andare a fare una specie di ricerca, io vi do le liste che abbiamo nel VT

dove si parla di tutte queste feste, e sono: Es 23,14 ss; 34,18 ss; Dt 16,1 ss; Lv 23,1 ss che fanno
riferimento al calendario delle feste ebraiche.
Questo rituale di Pasqua, dicevo, viene poi ad assumere col significato della liberazione del
popolo ebraico dallEgitto e secondo lordine che viene ricevuto dal Signore, questa Pasqua viene
poi ricordata annualmente.
Questo ricordo annuale vede legato quindi ad una celebrazione particolare e il banchetto pasquale
assume un andamento tutto particolare, viene chiamato banchetto o rituale pasquale (seder) e nel
testo viene descritto comera landamento strutturale del banchetto pasquale, che era chiamato
anche il banchetto delle quattro coppe, perch per quattro volte si portava il vino e si riempivano le
coppe (pag.23 del testo, e nellinsieme ci potete fare un piccolo appunto, andare a fare un confronto
tra quello che era la celebrazione dl rito del banchetto pasquale presso gli ebrei, confrontandolo con
la istituzione dellEucarestia).
B) - La festa delle Settimane (Shavuot - Pentecoste) - perch viene chiamata festa delle Settimane?
Perch questa festa si celebrava sette settimane dopo la festa di Pasqua. Siccome le sette settimane
significa 7 x 7 = 49 giorni, il giorno della celebrazione cadeva al 50 giorno, venne chiamata anche
festa di Pentecoste (Shavuot).
Cosa celebrava inizialmente questa festa? Essenzialmente siamo, se quella a met aprile, dopo
le 7 settimane, cio dopo 50 giorni, siamo a giugno, quindi la festa del raccolto.
Inizialmente, allora la festa di Pentecoste legata essenzialmente ancora una volta ad una civilt
agricola.
Quando questa festa passa al popolo ebraico, anche a questa viene assegnata un indirizzo che fa
riferimento agli avvenimenti di cui il popolo ebraico protagonista con la liberazione dallEgitto.
La Pasqua viene a ricordare la liberazione, la festa di Pentecoste vuole ricordare il fatto che Dio,
assegna al popolo ebraico una Legge sul monte Sinai. Allora anche questo assume un significato
nuovo e diverso; una festa esistente, ma qui viene ammesso adesso un significato che
essenzialmente legato alla storia dIsraele e al suo peregrinare nel deserto.

C) - La festa delle Capanne - quando veniva celebrata questa festa delle Capanne? Anche questa
come origine di una civilt agricola, la festa della vendemmia, la raccolta delluva (alcuni anni
addietro nelle nostre parti, quando si faceva la vendemmia, si faceva anche la festa, non solo ma i
vendemmiatori pernottavano in campagna, si coricavano sotto gli alberi, ecc.), al ricordo di questa
festa che siccome si svolgeva in campagna e sotto le viti, venne chiamata la festa delle Capanne.
Cosa voleva celebrare questa festa delle Capanne? Voleva celebrare, dicevo, questa festa
contadina; che significato viene poi ad assumere? Veniva ad assumere il significato essenziale del
periodo in cui il popolo ebraico vaga nel deserto in attesa di entrare nella terra promessa; siccome
nel deserto si sta sotto le tende, allora ecco le capanne possono essere benissimo riferimento a
questo lungo periodo che il popolo ebraico pass nel deserto.
Come vedete, queste feste di pellegrinaggio importanti: Pasqua, Pentecoste e festa delle Capanne,
non hanno origine, come dire, ebraica ma vengono ad essere assunte come feste da una civilt
agricola e pastorale, per vengono trasformate con un significato completamente nuovo e diverso.
Questo per sottolineare tre festivit. Ci sono poi altre feste, che io mi soffermer cosi e sono:

La Festa di Capodanno - il capodanno ebraico viene celebrato nellautunno, perch si pensava che
il primo mese dellanno fosse il giorno coincidente con la nuova luna di autunno. Anche qua viene
data essenzialmente un significato nuovo che, guardate, siccome in questa festa nellassemblea
liturgica viene suonato u corno, allora venne dato il significato a quel sacrificio mancato di Isacco
da parte del padre Abramo, quando gli viene ordinato di uccidere Isacco e poi noi sappiamo che Dio
interviene e gli fa trovare il caprone.
Il giorno dellEspiazione - (Jom Kippur); un giorno molto importante che coincide con la prima
luna dautunno, perch nella vecchia istituzione cultuale ebraica, era lunico giorno in cui il sommo
sacerdote poteva entrare allinterno del Santo dei Santi, cio quella parte pi interna e pi santa del
Tempio dove nessuno mai entrava, se non il sommo sacerdote ed una volta allanno, proprio nel
giorno dellespiazione o Jom Kippur.
La festa della Dedicazione del Tempio (Kanukkah) - che viene un po' a trovare la sua origine
biblica, soprattutto nel Libro dei Maccabei, quando dopo che il Tempio era stato profanato, Giuda
Maccabeo lo riconsacra. Questa riconsacrazione come una rinascita del Tempio ebraico, tanto che
questo giorno della Dedicazione viene ad essere indicato come il natale ebraico.
La festa di Purim - un po' viene ad assumere oggi la festa del carnevale ebraico. fa
riferimento al Libro di Ester, quando Amn voleva sterminare il popolo ebraico, Mardocheo ad un
certo momento, attraverso Ester, fa rovesciare le cose per cui vengono puniti Amn e tutti i suoi
figli e tutti quelli che volevano la distruzione del popolo ebraico, quindi una festa quasi di carattere
nazionale che oggi, diciamo, ha perso i suoi connotati e viene ad essere la celebrazione del
carnevale ebraico.
Il Giorno del Lutto Nazionale (Tesha-Beab) - commemora ben quattro avvenimenti che guarda
caso, avvengono tutti nello stesso giorno anche se a distanza di secoli luni dallaltro e a distanza di
luogo luno dallaltro. Era il 9 del mese di Ab che coincide col nostro luglio-agosto:
a) - distruzione del primo Tempio, quando poi il popolo ebraico viene deportato a Babilonia 586
a.C.
b) - la seconda distruzione del Tempio nel 70 d.C. che fu distrutto durante lassedio di
Gerusalemme prima da parte di Vespasiano, poi da parte del figlio Tito.
c) - repressione dellinsurrezione ebraica contro Roma nel 135 d.C., in quel mese e in quel giorno
venne distrutta completamente Gerusalemme che venne rasa al suolo.
d) - espulsione degli Ebrei dalla Spagna nel 1492, questa catastrofe nazionale vuole ricordare
lespulsione del popolo ebraico, diciamo, da quasi tutti gli Stati europei che successivamente a
cominciare dallInghilterra nel 1217 espulsero gli ebrei, per lespulsione che viene ricordata in
maniera particolare fu quella dalla Spagna, che attraverso quella famosissima o famigerata
Inquisizione, oper una persecuzione indiscriminata di ebrei, musulmani, ecc.
Come vedete sono quattro avvenimenti che a distanza enorme di tempo luno dallaltro, in luoghi
diversissimi, ma chiss perch avvennero tutti nello stesso giorno.

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CAPITOLO III
IL MISTERO PASQUALE DI CRISTO
CENTRO VITALE DELLANNO LITURGICO
I - IL SIGNIFICATO DEL MISTERO PASQUALE
Il significato del mistero pasquale centro vitale dellanno liturgico, vuole significare un organo
molto importante per la vita, come pu essere il cuore. Come essenzialmente si vuole precisare
che il mistero pasquale stato il centro da cui si irradiato poi gradualmente tutto lanno
liturgico.
La precisazione che va fatta questa: oggi noi ci troviamo di fronte allanno liturgico cos bello e
impostato, e potremmo pensare che questo anno liturgico sia stato studiato a tavolino; (alcuni si
sono messi attorno ad un tavolo e hanno detto: come impostiamo lanno? Lanno della Chiesa,
chiamato anche anno liturgico? Lo impostiamo cos); in realt non stata in questa maniera che
lanno liturgico nato.
Si sviluppato gradualmente, pian piano, attorno ad un centro o a partire da un centro che
proprio il Mistero Pasquale. Da questo punto di vista, (siccome noi labbiamo detto laltra volta che
il cristianesimo proviene dallebraismo, Ges era un ebreo) e per capire anche la festa o le feste del
calendario liturgico della Chiesa, dobbiamo fare anche un certo riferimento al calendario o alle feste
dellebraismo, dobbiamo sottolineare che la Pasqua la festa per eccellenza del popolo ebraico.
Abbiamo anche sottolineato il vario significato di questa Pasqua a partire da quello che poteva
essere il significato di una festa di civilt pastorale, al significato che avesse stato dato quando il
popolo ebraico si reso cosciente di innestare, nella sua vita, quindi anche nelle sue feste, quello
che era lintervento di Dio nel popolo stesso; in maniera particolare noi sappiamo che lEsodo o se
vogliamo anche la Pasqua ha assunto nel popolo ebraico un significato molto, ma molto importante,
molto profondo, perch proprio attraverso questo elemento Esodo-Pasqua il popolo ebraico si
costituito come popolo, prima non era un popolo.
Vorrei fare, a questo punto, una parentesi per capire questo elemento che molto importante;
cio sappiamo che il popolo ebraico, meglio, una famiglia che era quella di Giacobbe discese in
Egitto; magari possiamo ricordare il perch, cera Giuseppe che era stato venduto dai fratelli; in
Egitto attraverso elementi o eventi straordinari era divenuto un personaggio molto importante e
Giacobbe, ad un certo momento sente la necessit di inviare i suoi figli in Egitto per sopperire ad
una carestia che cera stata in Israele; in Egitto cera abbondanza per cui i figli di Giacobbe vanno l
per portare frumento a casa e dare cos la possibilit di sopravvivenza al clan, alla famiglia di
Giacobbe. Giuseppe riconosce i suoi fratelli, non sto qua adesso a dire tutti quegli elementi che sono
innestati in questo riconoscimento, ecc.; ma ad un certo momento Giuseppe fa venire in Egitto suo
padre Giacobbe e i suoi fratelli. Chi discende in Egitto? Una famiglia, un clan potremo dire, (perch
sono parecchie famiglie, i figli sono per la maggior parte sposati e hanno anche dei figli, per finch
c il padre vivo, la famiglia unita attorno al capostipite che in questo caso Giacobbe).
In Egitto si sono moltiplicati fino a costituire una massa enorme di gente, tanto che il popolo
egiziano, temendo che queste persone potessero unirsi con i propri nemici, li resero schiavi.
Sono stati liberati da Dio che ha inviato Mos e li fa fatto uscire dallEgitto. Guardate, proprio
questa uscita dallEgitto fa di quella massa di gente un popolo. Infatti, noi troviamo dopo luscita
dallEgitto, quegli elementi costituenti per cui noi possiamo parlare di una Nazione; cio c un
capo, c un complesso di leggi, c un popolo e c un territorio: il capo Mos; un complesso di
leggi sono quelle leggi che Dio d a Mos nel Monte Sinai; un popolo che quello uscito

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dallEgitto che erano schiavi adesso costituiscono una Nazione vera e propria; una terra che
quella promessa verso cui stanno andando. Per cui, proprio questo episodio, luscita dallEgitto, d
al popolo ebraico la coscienza di essere un popolo; fino a quel momento, inizialmente erano stati un
clan, oppure una massa di gente, adesso vengono a costituirsi come popolo.
Per cui questa uscita dallEgitto, che dallora viene celebrata come Pasqua (passaggio) o
quellangelo in Egitto che va oltre dalle case che hanno gli stipiti col segnale del sangue
dellagnello, per non uccidere gli innocenti, oppure questo passaggio del Mar Rosso che li porta
fuori dallEgitto, non semplicemente una festa nazionale tanto per dire, ma la festa che
costituisce un popolo, da una massa di persone costituisce un popolo. Questo il motivo per cui la
festa di Pasqua divenne essenzialmente la festa per eccellenza; proprio attraverso questa festa di
Pasqua, il popolo ebraico piglia coscienza di un intervento nella storia di Dio per cui esso diventa il
popolo di Dio, ed esso ha coscienza di essere questo popolo.
La religione ebraica, una religione che si inquadra proprio nella storia, cio a dire, in questo
intervento di Dio allinterno del popolo ebraico. E naturale che questa Pasqua del popolo ebraico,
la festa importante per eccellenza, diventa poi nel cristianesimo la Pasqua cristiana. C un motivo,
non semplicemente perch Cristo morto, risorto e la sua morte e la sua risurrezione sono legate
alla festa di Pasqua, ma anche perch tutti gli elementi che l hanno costituito da una massa di gente
in un popolo, noi li ritroviamo adesso in una maniera molto accentuata e con un significato
spirituale molto, ma molto pi profondo.
Noi che cosa eravamo prima? Eravamo peccatori; gli uomini che cosa erano prima? I nemici di
Dio; attraverso il sacrificio di Cristo, la sua morte, la sua risurrezione, noi siamo stati costituiti figli
di Dio, per cui da nemici siamo diventati amici, da servi siamo diventati figli. Questo il passaggio
che viene ad essere innestato nel mistero pasquale.
Il mistero pasquale non semplicemente una commemorazione, se volete anche un memoriale
della Morte e della Risurrezione del Signore, ma anche latto fondamentale della nostra salvezza.
Allora, la parola mistero cosa indica? Qualcosa di incomprensibile, qualcosa di misterioso, che
va al aldil della nostra capacit comprensiva? No! La parola mistero indica proprio questo
aspetto nuovo e diverso con cui a noi si manifesta la volont di Dio che vuole la salvezza di tutti gli
uomini; S.Paolo dice in maniera chiarissima: che il mistero nascosto nei secoli in Dio stato
rivelato a noi attraverso Cristo; e quale era questo mistero nascosto nei secoli in Dio? Era che Dio
vuole che tutti gli uomini siano salvati; per cui questa passione, morte, resurrezione di Cristo, unita
alla nostra salvezza, costituisce il mistero pasquale per eccellenza; possiamo dire che questo
latto di nascita del nostro essere cristiani come figli di Dio.
Inizialmente questo mistero pasquale veniva celebrato come una Pasqua settimanale che era il
giorno della Domenica; e su questo riguardo, per i cristiani il sacrifico della morte del Signore, della
sua passione, veniva ad avere un suo riscontro in quello che Cristo aveva fatto nella Cena Pasquale
(lultima Cena), quando prese il pane, rese grazie, lo spezz lo diede a loro e disse: Questo il mio
corpo, prendete e mangiate. La stessa cosa con il calice e poi aggiunge: Fate questo in memoria
di me!. Per cui, il Fate questo in memoria di me! diviene che cosa? Diviene lelemento che ci
ricorda il mistero pasquale, e quando fare questo? Anche qu, notate, noi abbiamo parlato
dellimportanza del sabato ebraico che poi sappiamo che per il cristianesimo diventa la Domenica e
abbiamo sottolineato due elementi: lelemento fondamentale che quello del riposo sabbatico
(sabat significa proprio riposare), e poi ancora lelemento cultuale del sabato. Gli ebrei, il sabato
non si astenevano semplicemente da ogni lavoro, ma si riunivano nella sinagoga per ascoltare la
Parola di Dio ed eventualmente fare quei commenti a questa Parola, quelle esortazioni e quelle
preghiere che venivano ad essere fatti nel giorno di sabato nelle sinagoghe.

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I cristiani mantengono questo elemento settimanale, per non fanno pi quello che veniva fatto
precedentemente nella sinagoga, la lettura della Torh, il commento ad essa, una preghiera; ma
siccome Cristo aveva detto: Fate questo in memoria di me! essi fanno questo in memoria di
Cristo.
Allora, la loro riunione che viene ad assumere la cadenza settimanale, viene caratterizzata
essenzialmente dalla ripetizione, dal memoriale di quello che Cristo aveva fatto nellUltima Cena.
Siccome questo ci ricorda la Pasqua, viene a sorgere questa riunione con cadenza settimanale che
diventa la Pasqua settimanale.
Guardate che fino a questo momento noi abbiamo semplicemente il ricordo, il memoriale di
quello che Ges ha fatto.
In seguito questa Pasqua settimanale, viene celebrata con maggiore solennit nella Pasqua
annuale, cio il giorno che commemora o ricorda, in maniera particolare la morte di Cristo, che era
la Pasqua ebraica, viene adesso commemorata, pure la Pasqua del Signore, per viene a
commemorarsi in una maniera pi solenne di quella che era la Pasqua settimanale; nacque cos la
Pasqua annuale o Grande Pasqua. Fino a questo momento tutto il culto dei primi cristiani fa
sempre il suo riferimento al mistero pasquale.
Gradualmente nel tempo la celebrazione del mistero pasquale si allunga, si dilata, volendo
commemorare, non soltanto la Resurrezione del Signore, ma anche il giorno della sua Passione, il
giorno della sua Morte, cio quella che Pasqua viene a dilatarsi in maniera molto, ma molto
limitata per la verit, in quello che oggi noi chiamiamo il Triduo Pasquale.
In seguito vengono ad essere concentrati, in prossimit della Pasqua, e quindi anche un
pochettino diluiti nel tempo, perch certe cose si vogliono solo nella Pasqua annuale, alcuni
elementi che venivano ad essere celebrati semplicemente nel giorno di Pasqua annuale. Questo
porta ad una dilatazione del tempo pasquale a cui si premette una preparazione che viene chiamata
Quaresima e poi si continua con una risonanza di questo tempo pasquale, che arriva fino a
Pentecoste.
In seguito, ancora, noi ci troviamo di fronte ad una riflessione, ad una meditazione, di tutto il
mistero della vita di Cristo. Per certo che Cristo venuto per salvarci e la salvezza noi la
otteniamo attraverso la Morte e la Resurrezione di Cristo, per sappiamo anche che tutta la vita di
Cristo una preparazione al suo Mistero pasquale; allora riflettere anche sui gesti che Cristo ha
compiuto, riflettere sugli avvenimenti della vita di Cristo antecedenti alla sua Morte, diventa quasi,
diciamo, una necessit; se si vuole conoscere pi a fondo, se si vuole riflettere pi a fondo, bisogna
non concentrarsi semplicemente nellavvenimento finale - che il pi importante indubbiamente della vita di Cristo quale la sua Morte e la sua Resurrezione, ma dilatare questa riflessione anche a
tutta la sua vita; allora gradualmente viene ad impostarsi anche tutto quellaspetto della vita del
mistero di Cristo che viene a trovare una sua collocazione allinterno dellAnno Liturgico.
La Morte e la Resurrezione sono il punto culminante della vita di Cristo, gli altri avvenimenti
della sua vita vengono visti anche come avvenimenti molto importanti, come una preparazione alla
rivelazione del mistero o allattuazione del mistero, per cui anchessi allinterno dellAnno
Liturgico vanno assumendo una loro importanza. Allora vedete come, dal mistero pasquale vanno
sgorgando gradualmente tutti questi elementi che portano ad una impostazione dellAnno Liturgico
vero e proprio.

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II - LA RIPRESENTAZIONE DEL MISTERO PASQUALE NELLA LITURGIA


A che cosa, allora, fa riferimento questa Pasqua del Signore? Dicevo la Morte e la Resurrezione,
questo indubbio, ma essenzialmente lelemento anche quello della salvezza delluomo; e questa
salvezza delluomo va realizzata attraverso una presenza di Cristo, per cui la Liturgia fa riferimento
essenzialmente a questo elemento: la presenza di Cristo. E da sottolineare questo elemento, la
presenza di Cristo. Questo elemento viene richiamato anche dal Vaticano II nella SC n.7: Per
realizzare unopera cos grande, Cristo sempre presente nella sua Chiesa, e in modo speciale
nelle azioni liturgiche. E presente nel sacrificio della Messa sia nella persona del ministrosia
soprattutto sotto le specie eucaristiche. E presente con la sua virt nei sacramenti, di modo che
quando uno battezza Cristo stesso che battezza. E presente nella sua parola, giacch lui che
parla quando nella Chiesa si legge la Sacra Scrittura. E presente infine quando la Chiesa prega
e loda, lui che ha promesso: Dove sono due o tre riuniti nel mio nome, l sono io, in mezzo a
loro (Mt 18,20).
Quindi la Liturgia la celebrazione di questa presenza di Cristo, anzi possiamo dire che non ci
sarebbe assolutamente Liturgia se non ci fosse questa presenza di Cristo.
Quando noi parliamo di presenza di Cristo, a che cosa facciamo riferimento, cio quale elemento
ha questa presenza? Non la presenza di ricordo, di memoria, o una presenza, diciamo, psicologica,
ma quando parliamo della presenza di Cristo parliamo di una presenza vera, reale, oggettiva, cio
Cristo realmente presente in mezzo a noi.
In questa maniera come possiamo dire o come possiamo definire lAnno Liturgico? La
definizione dellAnno Liturgico, bellissima nella citazione di Pio XII quando dice: Lanno
liturgico , piuttosto, Cristo stesso, che vive sempre nella sua Chiesa, e che prosegue il cammino
di immensa misericordia da lui iniziato con pietoso consiglio in questa vita mortaleallo scopo
di mettere le anime umane al contatto dei suoi misteri, e farle vivere per essi: misteri che sono
perennemente presenti ed operanti (MD 140).
Allora lAnno Liturgico Cristo stesso (e laltra volta lho sottolineato, per noi lanno liturgico
non un tempo, una persona), che applica a noi i meriti di quella salvezza che lui ha operato; noi
diciamo: salvato da Cristo, la volont di Dio questa: la salvezza universale e la nostra salvezza
viene operata direttamente da Cristo presente nella sua Chiesa anche se, questa sua presenza a noi si
manifesta soltanto attraverso una simbologia, i simboli sacramentali o anche il pane ed il vino - che
non sono pi simboli in quel caso, sono elementi molto misteriosi perch l noi abbiamo una
transustanziazione.
Questo per indicare che cosa realmente lAnno Liturgico e come venuto fuori.
Possiamo fare ancora un passo avanti; nella Liturgia noi abbiamo sottolineato viene a essere
messa in atto lazione salvifica di Dio; allora noi cosa diventiamo? Semplicemente elementi passivi
che attendono questa opera che Dio vuole svolgere in noi? No!, perch noi sappiamo che la fede o
la salvezza non viene a noi imposta da Dio, la fede una proposta che Dio ci fa, la salvezza un
invito che Dio ci rivolge. Alla parola di salvezza che Dio d a noi, possiamo rispondere
semplicemente con il si.
Allora, nella Liturgia non attuiamo semplicemente o non vediamo semplicemente lopera di Dio
che ci vuole salvare, ma dobbiamo vedere anche in atto la nostra fede che ci lascia salvare o la
nostra fede che risponde si allinvito di Dio. Tutto Anno Liturgico essenzialmente incentrato su
questi elementi.

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III - SIGNIFICATO E ORDINAMENTO DELLE FESTE CRISTIANE


Che cosa venuto fuori con il tempo? Come mai, da quelle feste che sono essenzialmente feste
del mistero pasquale o feste della vita di Cristo sono venute fuori tante altre feste allinterno del
calendario liturgico o dellAnno Liturgico? Cosa sono le feste?
Non sono semplicemente dei momenti di gioia, ma sono dei momenti che vogliono celebrare,
vogliono ricordare degli avvenimenti che sono degni di essere ricordati (cos noi indubbiamente
riteniamo che sia degno di essere ricordato il giorno in cui siamo nati, e annualmente ci festeggiamo
il compleanno).
Noi abbiamo detto anche laltra volta che le festivit sono legate essenzialmente anche alla civilt
del popolo, se c una civilt silvo-pastorale o se c una civilt agricola, allora le feste possono
essere e sono di fatto diverse. Cos il popolo ebraico ha come ricordo una festivit di origine silvopastorale, qual la festa di Pasqua; ma anche delle festivit che fanno riferimento ad una civilt
contadina qual , per es. la festa delle Capanne, oppure la festa delle Settimane - che poi abbiamo
chiamato Pentecoste - ecc.
Ora questa festa, oltre a questi elementi - cio le feste, oltre a queste possono essere anche quelle
che noi abbiamo chiamate di passaggio, cio che possono indicare il passaggio dalla fanciullezza
alla pubert, alla giovinezza; feste anche di pellegrinaggio, o per quanto riguarda anche il popolo
ebraico; ecco noi possiamo dire che cosa realmente vengono a celebrare le feste del cristianesimo?
Inizialmente noi abbiamo la festa di Pasqua settimanale e la festa di Pasqua annuale.

Quando cominciano a sorgere tutte le altre feste? Ora leggo con voi due righi dal testo, e faccio
un richiamo su cui lanno scorso mi sono molto soffermato, quando parlavamo di Storia della
Liturgia, anche per far vedere che certi elementi che noi abbiamo studiato, ce li troviamo anche
qua, magari non sottolineati ma ci fanno capire certi aspetti - pag.37, 2 cpv: Un particolare
gruppo di feste cristiane costituito, a partire dal Medioevo, dalle cosiddette feste di idea. Esse
non pongono in primo piano determinati avvenimenti di salvezza, ma fanno oggetto di festa una
verit di fede, particolari aspetti dellinsegnamento e della piet cristiana, e anche certi titoli del
Signore, di sua Madre o di un santo. Vengono chiamate anche feste di devozione o di
meditazione, oppure si parla di feste dogmatiche, tematiche, o - al contrario delle feste dinamiche
delle azioni redentrici di Cristo - di festa statiche. Ad esse appartengono, ad esempio, le solennit
della SS.Trinit, del Corpo e Sangue di Cristo, del Sacratissimo Cuore di Ges e di Cristo Re;
inoltre le feste del Preziosissimo Sangue, del Nome di Ges e della Santa Famiglia, come pure
numerose feste mariane; a cui possiamo aggiungere delle feste che sono state introdotte con una
certa solennit in un primo tempo, che poi sono state abbandonate (come la festa di Ges
Lavoratore che doveva fare la concorrenza al 1 Maggio - festa dei lavoratori - e venne celebrata
addirittura come festa di precetto, oggi non si fa pi.
Perch volevo sottolineare questo aspetto, cio tutti questi elementi, tutte queste feste che
sorgono nel Medioevo? Quando lanno scorso noi abbiamo fatto un po' la storia dello sviluppo della
Liturgia, abbiamo indicato alcune date fondamentali.
Una era la riforma fatta da Costantino - la Chiesa Costantiniana sorge con tutto quellapparato
esteriore, sorgono le Basiliche, sorgono anche i paramenti solenni, ecc.

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Unaltra data molto indicativa, noi labbiamo indicato proprio nel papato di Gregorio VII, quando
in piena lotta delle investiture tra papato e impero, ad un certo momento viene ad essere imposta
una riforma generale della Chiesa che ha gli aspetti pi appariscenti nella elezione del Papa e dei
Vescovi. Lelezione del Papa viene sottratta al popolo e viene riservata ad un gruppo di preti delle
pi importanti parrocchie di Roma che diventano i Cardinali; lelezione dei Vescovi pure sottratta
al popolo e viene fatta direttamente dal Papa.
Ad essere attirati, in maniera molto pi specifica alle gerarchie ecclesiastiche, tutti gli elementi
del culto; allora abbiamo detto noi, la Liturgia viene, in un certo senso, a subire una scissione: ci
sono i sacerdoti che celebrano e il popolo che assiste, guarda; c la Chiesa docente da una parte, la
Chiesa discende dallaltra che non nemmeno la possibilit di partecipare.
Privato di quello che lalimento base della propria spiritualit, che appunto la Liturgia, il
popolo comincia a crearsi una specie di Liturgia parallela, che porta a quella che noi abbiamo
chiamata la Devotio moderna, in cui, anzich fare riferimento alla profondit del mistero
cristiano, del mistero pasquale, vengono ad essere valorizzati alcuni aspetti - che magari sollecitano
il sentimento - ma tante volte rischiano di allontanarci da quello che il centro vitale.
Nel Medioevo, il sorgere di tutte queste feste, fa benissimo da richiamo a quella che era
limpostazione liturgica che si era avuta con il papato di Gregorio VII. C stato laccentramento,
anche in elementi liturgici che ha creato una uniformit liturgica in tutta la Chiesa Cattolica, per
questo stato pagato con il prezzo di allontanare il popolo dalla vera fonte della spiritualit, cio
dalla vera Liturgia.
Allora tutte queste feste come sorgono? Allinizio sorgono come devozioni private, o sorgono
allinizio come avvenimenti.
Questo aspetto lo abbiamo sottolineato quando lanno scorso abbiamo parlato della Devotio
moderna, cio che c anche nella visuale delle feste, un concedere molto a quello che il
sentimento o il particolarismo di certi aspetti: ecco la devozione al Sacro Cuore; la devozione al
Preziosissimo Sangue; il Corpo e il Sangue di Cristo, cio la festa del Corpus Domini che voi sapete
che viene fuori storicamente dal famoso corporale di Bolsena e questo avvenimento crea una
festivit.
Quello che interessa sottolineare che tutto questo susseguirsi di festivit che vengono ad essere
create, offrono da un canto una certa ricchezza di riflessione e di devozione, dallaltro canto
mostrano anche la povert della vera spiritualit liturgica da cui il popolo era stato escluso. Tant
vero che, tutte queste feste non sorgono per impulso dallalto, cio da parte della Chiesa, ma
sorgono per devozione dal basso.
Questo arricchimento di queste devozioni, o di idee manifesta per certo verso questa ricchezza,
ma manifesta anche una estrema povert di spiritualit liturgica.
Un terzo elemento, o terza modalit di festa nella Chiesa, sono quelle feste che celebrano
avvenimenti della Chiesa, e il pi importante tra questi certamente la festa della Madonna del
Rosario, che voi sapete che il Rosario venne ad essere istituito dopo la vittoria dei cristiani sui
turchi a Lepanto, allora si istitu questa devozione mariana e da questa devozione mariana, si pass
alla Madonna del Rosario e alla sua festa.
Altri tipi di feste che celebrano questi avvenimenti della Chiesa, Preziosissimo Sangue (1
luglio); Maternit di Maria (11 ottobre); quello che a noi interessa sottolineare questo aspetto:

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oggi noi troviamo un calendario liturgico cos ricco di feste, ma nello stesso tempo tutta questa
ricchezza ha fatto perdere di vista quello che era il vero spirito liturgico.
LAnno Liturgico ha infatti un suo dinamismo interno, cio ha un suo andamento, un suo modo di
esplicarsi che tante volte tutte queste feste hanno semplicemente frenato o ci hanno fatto perdere di
vista, cos, forse voi non lo ricordate, molti anni addietro, prima del Concilio Ecumenico Vaticano
II, quasi ogni giorno cera la festa di un santo, e questa celebrazione dei santi evidentemente attirava
lattenzione pi sul santo che non sullo sviluppo dellAnno Liturgico; tra tutte le altre cose, anche
allora nelle festivit dei santi avevano una classificazione molto, ma molto laboriosa, cio non si
leggeva pi il vangelo nella lectio continua come labbiamo oggi, cerano vangeli che facevano
magari riferimento alla festa particolare del santo; o cera il vangelo proprio nel messale, oppure se
non aveva vangelo proprio o letture proprie si ricorreva al Comune dei Confessori, Comune dei
Martiri, ecc. Naturalmente una lettura in questa maniera della Sacra Scrittura, era una lettura
sempre e solo episodica. Oggi, anche se c la festa di un santo, le letture di solito - a meno che non
si tratti di importanti - vengono prese dalla lettura continua del Lezionario feriale, in modo che,
diciamo si abbia la possibilit di riflettere, meditare in maniera continuativa su un Libro, su un
Vangelo oppure su un brano del Nuovo o del Vecchio Testamento.
Questi aspetti, ripeto, furono completamente persi, sommersi da tutta quella che era tutta questa
congrie di elementi che erano estranei allAnno Liturgico.
IV - LA STRUTTURAZIONE DELLANNO LITURGICO
Noi abbiamo un Anno Liturgico che nella sua impostazione ha un andamento di questo genere:
cominciamo noi con la 1 Domenica di Avvento - Natale - Tempo per Anno - Tempo di Pasqua Tempo per Anno, per cui abbiamo un Anno Liturgico che comincia con il Natale e un periodo di
preparazione per il Natale e termina con lultima Domenica dellAnno.
Ora, il rischio che limpostazione dellAnno Liturgico in questo genere pu creare, quale ?
Quello di pensare che lAnno Liturgico non faccia altro che sviluppare, riprodurre magari
allinterno di un periodo molto limitato - come pu essere un anno - tutta la vita di Cristo; dalla
nascita alla morte e al suo insegnamento. E evidente che una cosa di questo genere
completamente sbagliata.
LAnno Liturgico non nasce per narrare a noi la vita di Cristo, dalla nascita alla morte e al suo
insegnamento, no!; perch in questa maniera noi veniamo a perdere lelemento essenziale fondante
dellAnno Liturgico che appunto la Pasqua settimanale che la Domenica. Quindi anche se
lAnno Liturgico comincia con lAvvento, la prima festa molto importante a cui noi facciamo
riferimento che il Natale, dopodich viene la Pasqua, la Pentecoste e poi linsegnamento, non
dobbiamo assolutamente pensare che
lAnno Liturgico sia una riproduzione in piccolo della vita di Cristo. E evidente che una
interpretazione dellAnno Liturgico di questo tipo una interpretazione molto, ma molto fuori di
quella che la vera e propria Liturgia; anche se lAnno Liturgico viene ad essere strutturato in
questa maniera, noi dobbiamo sapere che il punto nodale, nevralgico, importantissimo,
irrinunciabile dellAnno Liturgico sempre la Pasqua settimanale e poi anche la Pasqua annuale.
Questo rischio noi dobbiamo cercare quindi - attraverso una spiritualit liturgica - che faccia
essenzialmente perno su quella che la Pasqua settimanale, in maniera particolare, il Giorno del
Signore.

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Unultima annotazione che riguarda essenzialmente anche limpostazione del Tempo, cos come
labbiamo oggi; cio noi abbiamo due cicli molto importanti, il ciclo di Natale ed il ciclo di Pasqua.
LAnno Liturgico oggi d molta ma molta importanza a quello che il Temporale, cio che se
anche ci troviamo di fronte a delle memorie che devono essere fatte in maniera obbligatoria
(memoria obbligatoria), quanto riguarda, diciamo la catechesi liturgica, la Parola di Dio, non
interrompiamo se non raramente quello che il ciclo continuo delle Letture, e questo tende
essenzialmente a valorizzare lAnno Liturgico come istruzione che noi riceviamo da Dio in maniera
continua e non in maniera episodica.

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CAPITOLO IV
LA DOMENICA, CELEBRAZIONE ORIGINARIA
DEL MISTERO PASQUALE

1 - ORIGINE E SIGNIFICATO DELLA DOMENICA


La volta scorsa, parlando un po' dellimpostazione generale dellAnno Liturgico, abbiamo detto
che lAnno Liturgico si sviluppa a partire dalla Domenica, per cui la Domenica veniva sottolineata
come la festa primordiale, la festa basilare; qua adesso ci chiediamo: ma perch la Chiesa ha
privilegiato questo giorno di Domenica? Noi sappiamo che la Chiesa cristiana viene dallebraismo e
il giorno festivo per il popolo ebraico il sabato; perch questo cambiamento?
Potremmo dire una cosa, che quasi Cristo stesso ha data a noi una indicazione riguardante il
giorno della domenica come il giorno pi importante che egli voleva che noi celebrassimo.
Da che cosa provengono a noi queste indicazioni? Provengono dal Vangelo, perch per noi il
punto di rilevamento da cui traiamo tutte le nostre riflessioni non pu se non essere il Vangelo; cosa
leggiamo nel Vangelo? Che Cristo risorto e la certezza della sua resurrezione, attraverso le
apparizioni agli apostoli stata fatta in giorno di domenica.
E poi ancora, questo giorno della settimana viene, non semplicemente ad essere caratterizzato
dalla resurrezione del Signore come certezza che egli annunzia la sua resurrezione a coloro a cui
appare; ma anche come invio dello Spirito Santo. Voi sapete che la questione dellinvio dello
Spirito Santo - la Pentecoste noi la troviamo nei Vangeli determinata in una doppia maniera - (in Gv
nella prima apparizione, quando Ges appare agli apostoli e dice: ricevete lo Spirito Santo, a chi
rimetterete i peccati saranno rimessi, a chi non li rimetterete non saranno rimessi; negli At
viene presentato questo giorno diverso dal giorno della resurrezione, ma in ogni caso il giorno 50
dalla resurrezione che corrisponde proprio alle 7 settimane + uno, di cui abbiamo parlato noi come
festivit anche del popolo ebraico).
C da considerare un altro aspetto; levangelista che riporta la duplice apparizione agli apostoli
(prima gli apostoli tutti insieme senza Tommaso, poi gli apostoli con Tommaso, ripiglia questo
episodio delle apparizioni con otto giorni dopo e siccome il primo giorno era domenica, cio la
prima apparizione era stata di domenica, otto giorni dopo era ancora domenica).
Ci ci fa capire che la domenica stata privilegiata da Cristo stesso, per cui, se gli apostoli, la
Chiesa primitiva celebrano la domenica come giorno del Signore , non , diciamo, per un
capriccio degli apostoli ma quasi seguendo il comando del Signore, o lindicazione che il Signore
d.
Questo giorno, Domenica, per non si chiamava domenica naturalmente, perch noi
sappiamo che presso lebraismo, la domenica corrispondeva al primo giorno dopo i sei giorni in
cui Dio lavora ed il settimo riposa.
Quando cominci a chiamarsi domenica? Noi con precisione non possiamo indicare una data
in cui questo giorno comincia a chiamarsi domenica, anche perch inizialmente, noi ci troviamo
di fronte ad una molteplicit di nomi con i quali la domenica viene indicata. Per, quando i primi
cristiani si riunivano corrispondente a quel giorno che poi verr chiamato domenica, celebravano
la Cena del Signore, per cui sembra che il Die Domenico viene fatto attrazione da quel primitivo

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elemento che si riunivano per la cena del Signore; dalla Cena del Signore al Giorno del
Signore il passaggio viene cos ad essere effettuato, per cui inizialmente si riunivamo, ripeto, per
celebrare la Cena del Signore; il giorno in cui si riunivano per celebrare questa Cena del
Signore poi venne indicato come il Giorno del Signore cio la Domenica.
Si pu anche sottolineare un altro aspetto - che io sottolineo anche con voi - che queste riunioni
fatte il primo giorno della settimana ebraica, corrispondente alla domenica, vengono ad essere
testimoniate da scrittori extra biblici; cos Plinio, per esempio, d una testimonianza che i cristiani
si riunivamo la mattina presto per pregare e si riunivano, poi, la sera tardi per un pasto comune.
La testimonianza, che lanno scorso se voi vi ricordate noi abbiamo letto di Giustino, quando
abbiamo sottolineato laspetto della celebrazione liturgica, d anche una rilevanza ad un elemento,
dice: noi ci riuniamo e preghiamo finch il tempo lo consente; cosa vuol dire finch il tempo lo
consente? finch c possibilit di stare insieme e pregare e ascoltare la Parola di Dio, prima di
recarsi al lavoro; perch notiamo: nel giorno in cui essi si riunivano, la mattina presto prima del
lavoro; la sera tardi, finito il lavoro, era domenica per noi, in quei tempi era giorno lavorativo;
ancora di riposo festivo domenicale non si parla; per cui i cristiani dovevano conciliare quello che
era il giorno della loro riunione, per celebrare la Cena del Signore con il lavoro che veniva
effettivamente svolto.
Allora per conciliare questi aspetti, si riunivano la mattina presto e la sera tardi. Poi la sera
tardi non si riunivano pi, perch un decreto dellimperatore proib le riunioni serali, in quanto cera
pericolo di assembramento e quindi pericolo per lordine pubblico; allora i cristiani dovettero
anticipare tutte queste riunioni alla mattina presto e, mentre prima la loro riunione aveva due
momenti: 1) - lo possiamo chiamare liturgico di preghiera; 2) - la sera, liturgico per il pasto
serale; questo momento venne semplicemente ad essere ristretto ad un solo momento che era il
giorno della domenica mattina.
Adesso noi diciamo: come veniva ad essere impostata questa celebrazione? La celebrazione non
ha una caratteristica, diciamo, uniforme per quanto riguarda il cristianesimo. Una cosa, per, noi
possiamo rilevare: che, mentre inizialmente a questa riunione cera molta, molta frequenza, in
seguito molto probabilmente a queste riunioni cominci a venire meno lentusiasmo per cui nella
stessa Lettera agli ebrei noi troviamo un richiamo in cui si invitano i cristiani a partecipare a queste
riunioni domenicali: senza disertare le nostre riunioni, come alcuni hanno labitudine di fare,
ma invece esortandoci a vicenda; tanto pi che potete vedere come il giorno si avvicina (Ebe
10,25); questo ci d anche un aspetto in cui noi possiamo dire che questo fervore cristiano comincia
un pochettino a scemare, per cui si sente la necessit di questo richiamo.
Guardate che la necessit di questo richiamo, inizialmente fatto come esortazione perch ancora
lobbligo - nel senso in cui lo intendiamo noi - giuridico di partecipare alla Messa la domenica, non
c; cos un altro libro, immediatamente posteriore allet apostolica, che la Didach richiama
pure a questa osservanza del mettersi insieme, della riunione:
Riuniti nel giorno del Signore, spezzate il pane e rendete grazie quando avete confessato i vostri
peccati, perch sia puro il vostro sacrificio (14,1); come vedete c una incidentale riuniti nel
giorno del Signore,
spezzate il pane rendete grazie che un comando, perch c da vedere che la celebrazione
eucaristica veniva ad essere vista come una riunione, diciamo, ormai comunitaria, per si intravede
che c qualcuno che ancora non presente a queste riunioni.
Per quanto riguarda, invece, laspetto del riposo domenicale, si ha con lavvento di Costantino.

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Parlando della evoluzione, impostazione della Liturgia, abbiamo fatto riferimento a Costantino,
quando con leditto di Milano del 313, aveva dato possibilit ai cristiani di riunirsi senza
commettere con ci una specie di reato; mentre prima le riunioni erano clandestine e si facevano
nelle catacombe, con Giustino la religione cristiana diventa lecita, quindi pu essere praticato il
culto, anzi, c un grandissimo favore nei riguardi di questa religione cristiana, per cui cominciano a
costruirsi anche le Basiliche, non semplicemente a Roma, ma anche in altre citt dellimpero.
Ed lo stesso Costantino che alcuni anni dopo, precisamente nel 321, d lobbligo del riposo nel
giorno di domenica.
Prima, quando cera il riposo? Forse per luso ebraico, il riposo era stato stabilito anche nel
giorno di sabato; poi leditto imperiale lo porta al Giorno del Sole, ma adesso Costantino, in
maniera solenne dichiara che il giorno del riposo il giorno della domenica. Questo che cosa
permette? Permette anzitutto di evitare, diciamo, quelle riunioni piuttosto ristrette, fatte di mattina
presto in un tempo molto limitato e d la possibilit di un culto molto pi solenne, e abbiamo visto
che, proprio con Costantino, la Liturgia subisce anche questa esplosione fastosa, non semplicemente
nei luoghi molto grandiosi (mentre prima si riunivano nelle case private o nelle catacombe) ma
anche nellaspetto dellincedere: la processione, il Salmo o il canto dinizio, dintroito, sono
elementi che vengono a cadere proprio durante il periodo costantiniano. Il riposo domenica,
lobbligo di tale riposo, ci accentua anche questa possibilit di riunione liturgiche molto pi
prolungate, dando cos ai cristiani la possibilit di avere un tempo a disposizione, non limitato, da
quello che poteva essere linizio dellorario di lavoro.

2 - NOMI DELLA DOMENICA NEL CRISTIANESIMO PRIMITIVO


Ho detto che inizialmente non esisteva il giorno di domenica Die Domini,esisteva
semplicemente la riunione dei cristiani che celebravano la Cena del Signore (kyriakon deipnon) a
Giorno del Signore (kyriake hemera) il passo fu breve; comunque quello che a noi interessa non
semplicemente sottolineare questo aspetto, anche gli altri modi come veniva indicata la domenica.
Venne inizialmente indicata come primo giorno; perch primo giorno?. Qua noi vediamo il
calendario ebraico, il settimo giorno era il sabato, il giorno del riposo per cui la Domenica
veniva ad essere indicato come primo giorno.
Per, indicare la domenica come primo giorno, da parte dei cristiani, venne inteso in un senso ed
un significato, diciamo, molto pi profondo di quello che era il significato dato al primo giorno del
calendario ebraico che indicava semplicemente linizio di un nuovo periodo, quello che noi
chiamiamo settimana.
Allora, quale significato venne attribuito? La resurrezione di Cristo, la redenzione venne indicata
come una nuova creazione, e lapostolo Paolo parla proprio dei cristiani come nuove creature e
dovete comportarvi cos come si conviene a questi essere nuovi. Allora il primo giorno che
nella mentalit ebraica indicava linizio della creazione, viene cos visto la domenica, primo
giorno, per viene dato a
questa domenica il significato di primo giorno di una nuova creazione.
Oltre che primo giorno, venne indicato anche come ottavo giorno; e anche questa questione
dellottavo giorno, ha necessit di essere approfondita: il primo o lottavo? E naturale che se noi
contiamo dopo sette giorni, il primo della 2^ serie diventa ottavo. Lottavo giorno indica anche
pienezza; ricordiamo che anche nellebraismo cerano delle situazioni in cui lottavo giorno era
molto importante, per esempio: i bambini che nascevano venivano circoncisi lottavo giorno; per

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cui lottavo giorno veniva ad essere indicato come la presentazione di quel bambino al Signore,
quindi lappartenenza, attraverso quel segno esteriore appartenenza al popolo ebraico.
Per cui la domenica viene indicata come ottavo giorno per dire che ormai c la pienezza della
creazione, oppure se volete anche, una rinascita da parte di tutti gli uomini e una possibile
appartenenza a Dio, attraverso la redenzione che Cristo oper e che manifest attraverso la sua
resurrezione proprio nel giorno della domenica.
Abbiamo anche altre indicazioni, che sono simboliche, per quanto riguarda il numero otto, per
esempio, quando c il diluvio universale, san Paolo sottolinea che nellarca vennero salvate
soltanto otto persone; per cui il numero otto indic anche la salvezza, l da parte di Dio attraverso
un evento di elezione, Dio che chiama No, gli dice di costruire larca e di entrarvi lui, sua moglie e
i suoi figli, in tutto otto persone, sottolinea lapostolo Paolo; per cui questo numero otto diventa
anche simbolico per indicare una pienezza di azione o se vogliamo anche una pienezza di grazia.
Questo per quanto riguarda, diciamo, in riferimento al calendario ebraico.
Il giorno della domenica veniva chiamato anche giorno del Sole, se noi facciamo un punto di
riferimento con il calendario romano; noi sappiamo che era un calendario che indicava i giorni della
settimana in rispetto anche ai pianeti, ed quello che abbiamo ancora oggi: luned = giorno della
Luna; marted = giorno di Marte, ecc.; erano giorni planetari, cio facevano riferimento ai vari
pianeti, e il giorno di domenica era il giorno del Sole.
Anche i primi cristiani indicarono a domenica, inizialmente, come il giorno del Sole, per, al
solito essi danno un significato molto pi pieno a quella che lindicazione nominativa del giorno.
Cos possiamo indicare anche che, Cristo come il Sole che illumina; Cristo il Sole che d la vita
(nellAT noi abbiamo queste indicazioni che viene da una antifona nella novena di Natale: O Oriens
= O Oriente, e oriente non semplicemente lindicazione da dove sorge il sole, ma vuole indicare
loriente, cio il sole stesso).
Quindi, se i cristiani adottarono anche questo tipo di nome per indicare quella che poi sar la
domenica, diedero anche a questa indicazione un significato molto pi profondo di quello che
veniva attribuito comunemente nel calendario romano.
Abbiamo allora tutte queste denominazioni: primo giorno, ottavo giorno, giorno del Sole, poi su
tutte viene, come dire, ad essere accorpato il significato del Dies dominica, quindi di domenica (in
alcune lingue rimane ancora lindicazione del giorno di domenica come il giorno del Sole: tedesco
Sonntag; inglese Sunday che significa appunto giorno del Sole; sono poche lingue che
mantengono la denominazione originaria, perch la maggior parte delle lingue ormai chiamano
questo giorno: Domenica come giorno del Signore).
Veniva indicato anche come giorno della Resurrezione e, possiamo a questo punto dare uno
sguardo sintetico a tutti questi elementi che noi abbiamo cercato di sviluppare, leggendo un brano a
pag.53, portato da San Girolamo che dice cos: Il giorno del Signore, il giorno della risurrezione,
il giorno dei cristiani, questo il nostro giorno. Perci viene detto anche domenica, perch in esso
il Signore vittorioso sal al Padre. Se chiamato dai pagani giorno del sole, anche noi siamo
daccordo, poich oggi sorta la luce del mondo, il sole della giustizia, e nelle sue ali nascosta la
nostra salvezza (26).
Come vedete, se noi assumiamo le varie denominazioni, anche prese secondo modalit diverse, i
cristiani potevano accettare, accettarono di fatto inizialmente specialmente queste varie
denominazioni, per ogni volta diedero ad esse un significato molto pi profondo di quello che

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questo nome indicava al di fuori del cristianesimo e in riferimento a Cristo Ges e alla sua
risurrezione.

3 - LINEE DI SVILUPPO POST-COSTANTINIANE


Il giorno di riposo, vi dicevo, viene ad essere dato semplicemente con una legge del 3 marzo 321
dallimperatore Costantino che dichiara il venerabile giorno del sole giorno di riposo. Abbiamo
poi la legge che dispone che, in quel giorno era auspicabile che si liberassero pure i cristiani.
Quello che a noi interessa , guardare non semplicemente alla questione del giorno di Pasqua
come giorno del riposo, ma guardare anche a che cosa realmente indicava; cio la domenica
bisognava astenersi dalle opere servili. Quali erano queste opere servili? Le opere che erano fatte
dagli schiavi, dai servi; le opere che invece erano fatte dagli uomini liberi, come lo studio, le azioni
intellettive, coltivare le amicizie, questo poteva esser fatto in giorno di domenica, perch non
comportava lavoro servile.
E evidente che questo riferimento poteva esser fatto finch noi ci trovavamo in una civilt, che
era, diciamo, agricola; ma con la civilt di oggi, con la civilt industriale e soprattutto con il ritmo
che ha preso questa nostra civilt, evidente che quando noi parliamo di domenica, non possiamo
pi assolutamente dire che la domenica deve diventare un giorno di riposo, o astensione da ogni
lavoro (ci sono dei servizi che sono essenziali e vengono ad esser fatti anche di domenica, pensiamo
ai mezzi di trasporto, pensiamo anche alle comunicazioni, attivit ospedaliere, ce); cio vedete che
in una civilt come quella di oggi, diciamo parlare della domenica, parlare del riposo domenicale
deve naturalmente assumere una connotazione diversa da quella di prima.
Per cui, le indicazioni pastorali della domenica, cio: come santificare questo giorno del Signore?
Naturalmente sono diverse dalle indicazioni di come erano osservate precedentemente.
Ma, prima di andare a quelle osservazioni che vengono dalla nostra Conferenza Episcopale, io
vorrei anche sottolineare un aspetto, ed quello che noi chiamiamo obbligo domenicale; perch
oggi la riunione domenicale, cio la partecipazione alla Liturgia, stata vista come un obbligo e,
cosa vuol dire questo obbligo?. Naturalmente, se inizialmente magari i cristiani non parteciparono
come vi dicevo gi nella Lettera agli Ebrei, forse per mancanza di entusiasmo, oppure il venire
meno di quello che era linizio del catecumenato e quindi lentusiasmo della conversione, oggi non
possiamo pi dire che la questione della partecipazione deve essere legata ad un entusiasmo dei
catecumeni; tra laltro noi sappiamo che questo fervore catecumenale, o questo fervore di
conversione, oggi da noi molto difficile perch vivendo in una societ che essenzialmente
cristiana, il battesimo viene conferito quando si piccoli, per cui si inseriti gi in una famiglia che
cristiana e perch ha dato il battesimo.
Quello che a noi interessa sottolineare un aspetto: quando noi parliamo di obbligo, parliamo
evidentemente di una situazione che ha pi sapore giuridico che non un sapore spirituale; per cui
potremmo dire che, mentre precedentemente si insisteva sulla partecipazione e magari si
comminavano delle pene se uno non aveva partecipato (io vi leggo una frase semplicemente che noi
troviamo nel Concilio di Narbonne): Pochi anni pi tardi il Concilio di Narbonne (589) stabilisce
pesanti pene per coloro che compiono qualsiasi lavoro in domenica: Se qualcuno osa fare ci
paghi, se libero, sei monete doro al giudice della citt, e, se schiavo, riceva 100 colpi di verga
(32), naturalmente una cosa di questo genere tutto un programma, oggi magari ci mettiamo a
ridere di una cosa di questo genere, ma non lunica testimonianza che abbiamo del Concilio di

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Narbonne, perch ci sono tante altre testimonianze, a cominciare proprio da questo alto Medio Evo,
quando ad ogni trasgressione, anche dei precetti della Chiesa, veniva comminata una pena.
Allora, la questione del dovere, dellobbligo, noi labbiamo quando? Labbiamo nel basso Medio
Evo, cio, facciamo riferimento ancora allo sviluppo dellAnno Liturgico dellanno scorso, quando
noi abbiamo preso il punto di riferimento alla Chiesa post-costantiniana, laltro punto di riferimento
la riforma di Gregorio VII, di cui accennavo anche laltra volta. Una riforma che ha dato un
grandissimo potere al papato e, diciamo, che era atteggiata in maniera propria decisa tutta la Chiesa,
del Papa che doveva essere semplicemente eletto da alcuni dei pi importanti parroci di Roma - che
poi diventano i Cardinali - il Papa che doveva nominare i Vescovi, la Liturgia che doveva essere
svolta e celebrata in lingua latina, anche se la gente comincia ormai a non comprenderlo pi; cio
tutti questi elementi hanno allontanato il popolo dalla Liturgia - e laltra dicevo che, proprio in
rapporto a questa esigenza di culto che il popolo avverte, una volta che viene escluso dalla Liturgia,
si dedica ad una devozione diversa, che la devozione moderna - e lanno scorso mi pare, che
avevamo letto assieme un brano della Filotea di San Francesco di Sales ( non siamo nellalto Medio
Evo, siamo nel 500) ma nella raccomandazione diceva: tu devi cercare, mentre il sacerdote celebra
la Messa, di meditare i misteri ad essa corrispondenti) tutto devozionalismo che fanno vedere come
il popolo era ormai lontano dalla Liturgia vera e propria.
Naturalmente questa incomprensione della Liturgia e di quello che si svolgeva allaltare, e
soprattutto, diciamo, questa specie di frattura che si venuta a creare tra il clero che il soggetto
della Liturgia e il popolo che doveva semplicemente assistere quasi passivamente alla Liturgia,
degenera e porta che cosa? A non andare pi alla Messa; allora viene lobbligo, il dovere, che
prevede pi di giuridismo che non di messaggio di salvezza, di amore, ecc.
Le pene che venivano ad essere comminate, per quanto riguarda la non partecipazione alla
Messa, era addirittura come esclusione, cio uno viene escluso per due giorni e cos capisce che egli
un reietto, un punito.
4 - LA DOMENICA NELLEPOCA ATTUALE
Il nostro autore lo fa molto pi a quella che la pastorale della domenica, l in Germania, tuttavia
potremo leggere qualche cosa di quello che dice della Germania. Lasciando stare i primi righi che si
riferisce al Concilio Vaticano II nella Costituzione SC, io vorrei leggervi, in maniera particolare,
quello che dice a proposito della partecipazione alla Messa della domenica, cio al sabato - giorno
prefestivo -: E proprio della famiglia cristiana santificare la domenica; il che tuttavia non
consiste solo nel partecipare alla santa messa. Andare alla santa messa il sabato sera per non
dover pi compiere alcun atto religioso alla domenica un abuso di questa possibilit della messa
prefestiva; poich la domenica deve pur sempre venir santificata , vero che, noi possiamo dire
che la domenica comincia dal vespro del giorno precedente - verissimo - per dobbiamo pensare
che la domenica sempre il giorno del Signore.
Qua che cosa dice? Andare alla messa il sabato sera e non dover pi compiere alcun atto religioso
alla domenica un abuso di questa possibilit della messa prefestiva.
Io potrei fare unosservazione di carattere personale: non posso negare che la messa prefestiva
abbia validit agli effetti del precetto di partecipare alla messa, per dobbiamo, secondo me,
insistere su un fatto, che una cosa di questo genere dovrebbe essere eccezionale.
Unaltra lamentela che fa lautore, quella di abbinare la domenica a certe celebrazioni, per es: la
giornata dellemigrante, la giornata delle comunicazioni sociali, la giornata pro-seminario, ecc.;
perch questo pu diventare anche, dal punto di vista pastorale, controproducente; perch molto

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spesso si piegano le letture o, peggio qualche volta - si vede che in Germania hanno la possibilit di
farlo - si fanno letture confacenti alla giornata che si sta celebrando; oppure, siccome questo in
Italia non permesso perch le letture della domenica non possono essere variate se non in casi
rarissimi, eccezionali, si piega la spiegazione della Liturgia alla giornata, mettendo cos il evidenza
limportanza del giorno che si celebra e subordinando ad essa quello che il centro pi profondo
della Liturgia.
Anche se riguarda lordinamento della Germania, io vorrei leggervi questo aspetto: Nelle diocesi
della Repubblica Federale Tedesca ci sono - sempre in domenica - le giornate della pace, della
Caritas, delle comunicazioni sociali, della Diaspora, delle missioni, del libro e molte altre ancora.
Lo stesso accade in altre parti dellarea linguistica tedesca. Gi la terminologia deplorevole.
Tuttavia linsieme non sarebbe degno di ulteriore menzione se in queste o simili giornate non si
manifestasse la malaugurata tendenza ad asservire anche la liturgia allintento dellinformazione e
della raccolta di denaro. E diventata quasi una cosa ovvia che il materiale edito per queste
giornate da unioni, organizzazioni, ecc. comprenda anche testi liturgici e quel che peggio, da un
articolo che Sonntag in Gefahr (domenica in pericolo),
Da questo aspetto, che fa riferimento soprattutto alla regione di lingua tedesca, quindi alla
Repubblica Federale Tedesca, passo a dire quali indicazioni pastorali vengono date in Italia
attraverso questo documento che Il giorno del Signore (1984). Limpostazione questa,
inizialmente da alcune riflessioni di carattere teologico che anche liturgico, cos: il giorno fatto
dal Signore (Dies Domini), segno di fedelt con limpronta dello Spirito Santo; poi parla del giorno
del Signore, giorno della Chiesa; e poi: primo giorno, ottavo giorno, la domenica dellAnno
Liturgico; poi al n.24 d alcune indicazioni pastorali; il Vespro del giorno precedente la festa (34);
la Messa alla televisione e poi il numero che dice: non c solo Messa.
Io vorrei fare un discorso a proposito del riposo della domenica, precetti o non precetti, ecc. un
po pi ampio rispetto a quello che , diciamo, lo stretto ambito liturgico, o se vogliamo, lo stretto
precetto che dice di astenersi dal lavoro la domenica.
Laltra volta ricordavamo che il giorno del riposo. Normalmente era il giorno di sabato. Quando
questo giorno del riposo venne spostato alla domenica ? Con Costantino, il quale dopo leditto del
313 che dava libert di culto ai cristiani, quindi dichiarava la religione cristiana Religio licita cui si
poteva anche fare il culto alla luce del sole, dopo otto anni, precisamente nel 321, emana ancora una
volta un editto col quale stabilisce che il giorno di riposo la domenica.
Questo ha avuto delle conseguenze in campo liturgico, e la prima fu quella di unificare due
momenti che precedentemente i cristiani celebravano in domenica, in maniera distinta : la mattina
si riunivano per una Liturgia della Parola ; la sera, dopo il lavoro, si riunivano per una Liturgia
che era la cena.
Se voi ricordate, lanno scorso abbiamo fatto la Liturgia con questo libro : Benedetto Dio che
ci ha benedetti in Cristo, e ad un certo momento, parlando della Liturgia dei primi secoli della
Chiesa, facevamo riferimento a una frase piuttosto lunga di Giustino nellApologia. Adesso la
rileggo e pu dare a noi, che ora conosciamo certi altri aspetti, la possibilit di capire pi a fondo
certe espressioni che molto probabilmente lanno scorso abbiamo compreso, ma in maniera un
pochettino pi superficiale : nel giorno chiamato del Sole (laltra volta quando noi parlavamo delle
varie denominazioni, la domenica, tra le altre, abbiamo citato anche questa denominazione) ci si
raduna tutti insieme, abitanti delle citt e delle campagne, e si leggono le memorie degli apostoli o
gli scritti dei profeti, finch il tempo lo consente. (Che cosa significa : finch il tempo lo consente ?
Come a volte noi diciamo, sto qua perch poi ho un altro impegno e me ne devo andare, finch il

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tempo me lo consente sto qua, poi ho un altro impegno e devo andare. Cosa vuol dire, finch il
tempo ce lo consente ? Fa riferimento al fatto, siccome siamo in un periodo antecedente a
Giustiniano, allora stavano a leggere e commentare, finch arrivava il tempo per andare a lavorare,
dopo di che se ne andavano, chiaro ? ) Poi quando il lettore ha terminato, il preposto con un
discorso ci ammonisce ed esorta ad imitare questi buoni esempi.
Dopo di che registra altre cose che riguarda la celebrazione eucaristica del pranzo della sera. Ora,
questo finch il tempo ce lo consente fa riferimento proprio al fatto che la domenica, o giorno del
sole, come lo attesta qua Giustino, seguendo ripeto il calendario romano o meglio la denominazione
dei giorni del calendario romano, era giorno lavorativo. La Liturgia veniva, allora, distinta in due
momenti : la mattina presto per la Liturgia, chiamiamola pure delle Letture la sera tardi, dopo il
lavoro, per la Cena.
Il decreto di Costantino del 321, dichiarando il giorno di domenica, giorno di riposo, permise la
unificazione dei due momenti che prima erano distinti.
Dobbiamo capire una cosa, che la Chiesa ha insistito semplicemente sulla questione del riposo, in
un secondo momento, a cominciare dal Medio Evo ; finch non siamo giunti al Medio Evo, la
domenica considerata giorno di riposo, ma non quelle accentuazioni del riposo che poi assunse.
Su che cosa si basava di pi, o su che cosa si insisteva di pi ? Sul dedicare la domenica al
Giorno del Signore quindi dedicarlo alla preghiera.
Successivamente, quando noi abbiamo avuto nel Medio Evo, diciamo la cristianizzazione,
chiamiamola pure cos, e voglio anche specificare, sottolineare, che cosa vuol dire quando noi
parliamo del Medio Evo come un Medio Evo cristiano ?
Lanno scorso, parlando di Riforma Liturgica vi ho detto che ad un certo momento, in
occidente, venuto meno limpero e mancando ogni autorit di carattere civile, il punto di riferimento
autoritario venne ritenuto la Chiesa.
Il Papa, i Vescovi, ecc. hanno assunto un ruolo che non semplicemente religioso, ma anche
accentuatamente politico, fino ad arrivare alla creazione dello Stato Pontificio.
Ora, la mancanza del punto di riferimento civile, fece in modo che, punto di riferimento la
Chiesa, quindi diciamo che le cose vennero viste molto di pi dal punto di vista cristiano ; faccio un
esempio per capirci : se io oggi a voi chiedessi un documento di identit, cosa c nel documento
didentit ? Nome, cognome, data di nascita, una volta cera paternit e maternit, luogo di nascita,
eventualmente c anche scritto la residenza ; cio tutti questi punti di riferimento, che identificano
ciascuno di noi, sono punti di riferimento civili ; non c il giorno che sei stato battezzato, n la
Parrocchia in cui risiedi, non interessa. Invece una volta, il punto di riferimento ecclesiale faceva s
che documenti (se esistevano), non esistendo un ufficio di stato civile, per cui la registrazione del
bambino nato, dove veniva fatto ? Nel registro di Battesimo ; quindi la data di Battesimo assumeva
unimportanza fondamentale ; cos anche per quanto riguarda la morte ; non esistevano registri di
anagrafe dove si registrava la morte del cittadino, veniva registrato nei registri delle Parrocchie ; il
matrimonio, la stessa cosa - non esistevano registri di stato civile, ma solo registri parrocchiali.
Allora la cosa pi importante per lidentificazione quale era ? Erano i dati forniti dalla Chiesa ;
oggi noi ci troviamo in una specie di doppio regime : se io ho bisogno di qualche cosa civile, allora
il documento di identit quello ; ma se io voglio andare in Chiesa per chiedere un documento di
matrimonio, o debbo chiedere di sposarmi in Chiesa, il Parroco cosa mi chiede ? I documenti civili

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me li chiede, perch il matrimonio celebrato in Chiesa ha anche gli effetti civili, ma mi chiede
anche delle documentazioni di carattere ecclesiale che al Comune non interessano.
Una identificazione ecclesiale che diversa dalla identificazione civile. Proprio questa specie,
diciamo, di punto di riferimento ecclesiale comport anche un ordinamento del tempo visto dal
punto di vista ecclesiale.
Daltronde, durante il periodo del Medio Evo, e parlo da Carlo Magno in poi, la moltiplicazione
dei giorni festivi non ebbe semplicemente un punto di riferimento ecclesiale, che noi oggi abbiamo
qui, ma ebbe anche unaltra funzione : quello di fare riposare i lavoratori. Per cui il riposo divent
rigoroso e si accentu la questione del riposo, non perch si volesse dire : il giorno della domenica
sostituisce il sabato ebraico al punto tale che noi possiamo fare la questione se bisogna o si pu
attingere ad un pozzo per dare a bere alla mucca o alle capre o alle pecore che stanno morendo di
fame, se questo peccato o no peccato perch lavorativo ; se io debbo fare magari, non so, un
lavoro, cio comporta un certo spostamento spaziale, se posso fare 100 metri, perch oltre fatica,
quindi lavoro, la domenica non venne accentuata in questa maniera, venne accentuato come giorno
di riposo, ma non alla maniera ebraica.
Per cui cosa comport ? Una distinzione delle opere che potevano essere fatte. Difatti, se voi
pigliate il vecchio catechismo, cosa si diceva ? Ci si astiene dalle opere servili, cio da quelle opere
manuali che erano fatte dai servi ; allora questo ci dovrebbe far capire che linsistenza sul riposo
non tanto per dire inattivit nel giorno della domenica, no ! quanto per dire : coloro che
lavoravano come schiavi, come servi della gleba, o coloro che lavoravano senza orario di lavoro,
dal sorgere del sole al tramonto, (quindi in periodo estivo la giornata di lavoro andava sulle 18 ore ;
pensate una cosa, parlare un attimo delle legislazioni sociali recenti, nel secolo scorso, siamo
intorno al 1880, in Francia ci furono anche delle varie manifestazioni, non si chiamavano ancora
scioperi, perch i lavoratori chiedevano la riduzione della giornata lavorativa da 14 a 12 ore ; allora
voi capite 14 ore, ferie non esistevano ; allora la Chiesa moltiplic i giorni festivi anche per questo
motivo. Anche certe ottave vennero ad essere identificate - al di l di quello che poteva essere
laspetto liturgico, non lottava di Pasqua fino al periodo di Pentecoste, quello un aspetto liturgico,
che purtroppo nel tempo si perso - avevano anche in un certo senso questo punto di riferimento,
dare un pochettino di riposo).
Quando le cose cambiano ed il punto di riferimento non pi la Chiesa, ma lo Stato, la Chiesa
non pu mettere giorni festivi liturgici e dire che questi sono giorni di riposo, no ! Noi abbiamo dei
giorni che sono festivi agli effetti liturgici, ma che sono feriali agli effetti civili.
Ad un certo momento, negli accordi tra Stato e Chiesa, nel Concordato in Italia, ci fu anche una
discussione di questo tipo, la domenica va bene, non eccepito al civile come giornata di riposo, ma
per altre feste, che eventualmente non cadono di domenica (feste mobili cadono sempre di
domenica, la Pasqua cade sempre di domenica), ma altre feste che sono fisse nel calendario e che
non cadono di domenica, una volta erano considerate festivi agli effetti civili, oggi molte sono state
tolte (per esempio : San Giuseppe, San Pietro e Paolo). Quali sono rimaste ? La festa del 15 agosto,
la festa dell8 dicembre.
La questione del riposo stata accentuata pi per questioni sociali che non per questioni
religiose ; pur vero che c stata sempre una certa distorsione allinterno dellinterpretazione di
queste cose, tanto che si disse : la domenica giorno di riposo, come se il riposo volesse dire
semplicemente inattivit o volesse dire semplicemente astensione dal lavoro.

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Dico ancora unaltra cosa : non che queste cose ora possiamo considerarle in una maniera un po
statica, cio non possiamo considerali soltanto legati ad un tipo di civilt in cui sorgono anche certe
festivit.
In una civilt contadina o a prevalente economia contadina, le ,cose possono andare bene anche in
quella maniera. Oggi in una civilt industriale o postindustriale come noi ci troviamo, certi servizi
la domenica non possono essere soppressi ; allora cosa ci vuole ? ; cosa necessario ? Diciamo che
ancora nessuno lo sa.
Io a questo punto leggo questo documento Il Giorno del Signore in cui affronta proprio questo
problema, e dice : Massima comprensione ed attenzione (n.28) uniti a fermezza e coraggio, merita
il fenomeno tutto contemporaneo del fine settimana, nel quale conquisto possono scontrarsi diverse
esigenze, spesso egualmente legittime dei fedeli, e da cui nascono tante difficolt e nuovi impegni
per la pastorale. Consideriamo legittima laspirazione a cercare pure del quartiere, della citt, un
momento di vita pi umano, pi disteso, pi sano dopo una settimana di lavoro e di tensione.
Ci corrisponde ad una vera esigenza delluomo del nostro tempo e la pastorale deve prenderne
atto. Tuttavia non possiamo ignorare i danni che questo modo di vivere pu arrecare, non solo alla
pratica religiosa, ma alle persone ed in particolare alla comunit familiare. Non di rado e per non
poche famiglie, la domenica diventato il giorno della massima estraneit (certo dalle nostre parti
ancora questa massima estraneit non si raggiunta, ma noi sappiamo tutti che cosa succede, per
esempio, in certe famiglie in cui il sabato, il fine settimana, il week-end : i figli se vanno in
montagna a sciare, i genitori vanno al mare o restano in citt a non fare niente, cio un momento di
massima disgregazione della famiglia). La Chiesa ha cercato, per parte sua, di prendere molto sul
serio queste esigenze dei fedeli, introducendo nella prassi liturgica : prima, la Messa festiva
vespertina (era la Messa che veniva celebrata alla domenica sera ; voi sapete che fu il Papa Pio V a
proibire le Messe vespertine. Con Pio V, siamo intorno al 1560 vennero proibite le Messe
vespertine) ; poi la Messa festiva del Sabato sera e la vigilia delle grandi solennit. Ma appare
sempre pi evidente che ci non pu bastare a risolvere il problema nei suoi molteplici aspetti.
E sempre pi necessario ripensare agli sfogli del fine settimana alla luce della nuova realt
socioculturale e con il contributo di tutti coloro che vi sono interessati, se non si vuole che anche la
domenica, anzich rappresentare un momento di festa per la convivenza umana, finisca con il
diventare, non solo una evasione dallimpegno cristiano, ma anche un ulteriore motivo di
disgregazione e di alienazione.
Dopodich fa unosservazione che : In molti paesi delloccidente, la maggior parte delle
attivit, di cui si fatto cenno, trovano ormai collocazione nel giorno di sabato, il quale reso libero
dalla scuola e dal lavoro, tende sempre pi a diventare giorno delle attivit collettive e
comunitarie, lasciando libera la domenica per le attivit religiose, per la famiglia, per i rapporti
sociali pi elementari. Vediamo anche che per questa strada, molti degli attuali problemi
potrebbero essere avviati a giusta soluzione, anche nel nostro Paese ; quanto meno sar possibile
offrire unalternativa praticabile a quanti hanno a cuore come valori, quelli primari della famiglia
e della fede.
Qualche tempo addietro c stata una polemica proprio per le partite di calcio, la si voleva
anticipare al sabato e la Chiesa era daccordo, poi la cosa non and, perch si vide che cera molta
resistenza nellanticipo delle partite di calcio al sabato, non semplicemente da parte delle societ
sportive ma anche da parte del CONI, delle attivit economiche, ecc., che intorno al calcio ruotano
miliardi e allora le cose vanno considerate anche da questaltro punto di vista.

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Allora continua il documento : Particolare attenzione merita la situazione di coloro che sono
impegnati nei loro lavori e nei servizi che inevitabilmente vanno assicurati anche nei giorni festivi.
E una situazione delicata che tuttavia non pu essere lasciata senza proposte spirituali adeguate a
far vivere anche a loro il giorno del Signore. Essi stessi sono invitati a non soccombere, per quanto
possibile, dentro la struttura del lavoro che talvolta non lascia spazio alle esigenze dello spirito, ma
anche la comunit cristiana deve farsi carico, con i loro pastori, delle loro esigenze, ascoltandoli e
proponendo iniziative rispondenti alla loro situazione (quali sono queste iniziative, come si va a
risolvere un problema di questo genere, non viene detto, lasciando un pochettino alla fantasia dei
singoli pastori una cosa di questo genere ; naturale che la fantasia dei singoli pastori non pu
cambiare la realt delle cose, e allora la situazione si presenta in questa maniera).
Possiamo noi restare ancorati ad un giorno di riposo, nel senso in cui, in una civilt agricola
queste cose potevano andare benissimo ? Non possiamo lasciare ! Cos secondo me, ma questa
una opinione personalissima, non risolvono le situazioni della domenica anticipando tutto al sabato,
cos lasciamo la domenica allattivit spirituale, giorno del Signore, ecc. Che cosa ne deriva ? Ad un
certo momento, la gente che, magari impegnata il sabato in tutte queste attivit collettive,
dopodich verrebbe, il venerd pomeriggio inizierebbe il week-end, tornerebbe la domenica a casa
per dedicarsi alle attivit spirituali, il giorno del Signoremolto, molto problematica una cosa di
questo genere ; per cui le cose sono cos e nessuno sa come poterle risolvere.
Una cosa certa, che il punto di riferimento della attivit cristiana, di cui parlavo, sta per essere
espropriato anche dal punto di vista dei termini usati : oggi domenica, ma gi il sabato legato alla
domenica, si parla di week-end (tra laltro guardate, il week-end di fine settimana che comprende il
sabato e la domenica, mentre noi abbiamo insistito, per esempio, sulla domenica come settimo
giorno, come ottavo giorno, come linizio di una creazione, e il fatto di non usare pi il termine
domenica, ma usarlo week-end ! legando sabato e domenica, gi comincia da un punto di vista
terminologico a fare scadere limportanza della domenica perch non viene pi denominata cos).
Unaltra festa di cui siamo completamente espropriati il 15 agosto. Una volta quella era la festa
della Assunta, oggi il Ferragosto. Chi pensa pi alla festa dellAssunta ? Quasi nessuno, o magari
ci si pensa in quei paesi in cui c una tradizione molto forte, che affonda le radici nel passato, di
una festa importante nel giorno del 15 agosto.
Guardate che anche questi sono problemi che si dovrebbero affrontare ; ma da parte di chi ?
Naturalmente dovrebbero essere affrontati, anzitutto a livello di CEI, non dovrebbero limitarsi a
dire : i pastori pensinoecc. ; noi ci rendiamo conto di questa situazione ; ma che cosa
proponiamo poi di cambiamento, di diverso ? Non proponiamo un bel niente ! Allora il riposo !
Possiamo, anzitutto, pigliarlo come riposo, inteso come astensione dal lavoro ? Oggi non pi
possibile una cosa di questo genere, perch ci sono dei lavori, che non sono semplicemente lavori magari - per vivere, ma sono lavori che vengono svolti al servizio della comunit ; voi pensate cosa
significa, per esempio, che la domenica i ristoranti non funzionino, il pronto soccorso non funzioni.
Se noi avessimo una societ in cui la domenica fosse ancora considerata pienamente domenica,
come giorno dedicato al Signore, allora le cose potrebbero andare diversamente ; ma se noi stiamo
anche alle statistiche di frequenza alla Messa domenicale, ci accorgiamo che in Italia siamo molto,
ma molto lontani da questo concetto altissimo di domenica.
Lalternativa di un ideale cristiano, potrebbe sfociare in una cosa di questo genere ; ma
unalternativa di questo genere che cosa presuppone ? Una educazione cristiana di tutto rispetto,
cosa che noi dalle nostre parti, per adesso stiamo un pochettino perdendo. Questa una indicazione
pastorale e anche problematica.

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A proposito della Messa vespertina nei giorni prefestivi, io vi leggo quella che la direttiva della
CEI, dice : Un richiamo particolare meritano le Messe nel Vespro dei giorni precedenti la festa.
Liturgicamente, il Dies festus comincia con i Primi Vespri del giorno precedente la festa, cio il
sabato sera (cos il sabato, dal punto di vista liturgico, gi domenica - e nessuno mette in dubbio
queste cose). Dimenticare questo dato fondamentale, potrebbe far nascere inconvenienti
pastoralmente rilevanti, per questo richiamo quanto segue : ogni Messa serale del sabato e del
giorno precedente la festa di precetto, da considerare festiva, per cui la Liturgia sar sempre
quella della domenica o della festa, e la celebrazione avr la stessa solennit di quella del giorno
seguente (ormai questa diventata una prassi comune, e siano pienamente daccordo) ; per
aggiunge poi : Non si faccia ricorso a tale celebrazione, se non in caso di effettiva opportunit
pastorale. Dove questa opportunit non si verifichi, si preferiscano alle celebrazioni eucaristiche,
altre forme di culto : Ufficio dei Vespri, celebrazioni penitenziali, Liturgia della Parola, ecc. In
ogni caso, non sia mai celebrata nel pomeriggio la Messa del sabato o del giorno corrente.
Losservazione che io vorrei fare, riguarda questo secondo aspetto : non si faccia ricorso a tale
celebrazione, se non in caso di effettiva opportunit pastorale ; noi nelle nostre Parrocchie
abbiamo le Messe prefestive, realmente per una opportunit pastorale ponderata ? Ad un certo
momento dovrei dire : ma che cosa vuol dire opportunit pastorale ? ; vorrebbe dire, magari, che
la Chiesa piccola e domani non in grado di accogliere in 3 - 4 Messe tutta la gente che deve
venire ? Questa potrebbe essere una opportunit pastorale ; oppure potrebbe essere opportunit
pastorale anche quella di dire : il sabato la gente molto pi disponibile ad ascoltare ; non credo
che questi siano i motivi che hanno mosso i nostri Pastori e i nostri Parroci a celebrare la Messa
prefestiva.
Unaltra cosa che vorrei leggere con voi : (32) Ma nellurgenza del momento si spesso portati
a cercare soluzioni (e in prosieguo a quello di cui parlavo poco fa, cio per quelli che lavorano di
domenica) immediate e di pi facili applicazioni, che non sempre sembrano adatte a conseguire lo
scopo che si prefiggono. Molti, infatti, preoccupati di offrire a tutti lopportunit di assolvere il
precetto festivo, moltiplicano oltre il giusto il numero delle Messe domenicali, e qua e l, anche
delle Messe festive del sabato sera o di quelle vespertine della domenica. Al di l delle buone
intenzioni di questa prassi, risulta di grave pregiudizio per la cura pastorale ; essa infatti, oltre a
provocare un eccessivo frazionamento della comunit, finisce con lassorbire quasi tutto il tempo e
lenergia dei sacerdoti, sottraendoli alle cure delle zone meno ricche di clero e dallo svolgimento di
altre attivit che devono concorrere a rendere pi feconda la celebrazione del Giorno del Signore.
A questo punto io credo che il discorso sulla domenica sia dal punto di vista liturgico, festivo,
ecc. ma anche come direttive pastorali che esistono per quanto riguarda la nostra Chiesa italiana,
penso che possano bastare. Vi posso dire semplicemente, che se eventualmente vi viene la voglia di
leggere questo documento Il Giorno del Signore trovate, oltre alla prima parte che
lintroduzione giorno grande e sacro dove vengono sottolineate certe cose, per esempio, che la
domenica non stata scelta dalla Chiesa, stata invece, dice qua, recepita dalla Chiesa come un
comando divino, e noi abbiamo parlato di questa specie di preferenza
che Cristo Ges ha avuto nei riguardi della domenica, e proprio allinizio quando parla Origine e
significato della Domenica, come anche ho sottolineato il fatto che la domenica giorno del
Signore ma anche giorno che si scelto il Signore ; questo giorno che ha fatto il Signore, si
dice nellantifona di Pasqua Rallegriamoci ed esultiamo in esso, per cui sottolineate questo
aspetto che la celebrazione della domenica, o la sottolineatura dellimportanza della domenica come
giorno del Signore anche per la Chiesa un segno di fedelt al mandato che ha ricevuto da Dio.
Poi la seconda parte sviluppa tutto quello che noi abbiamo detto a proposito della domenica, sia
come denominazione, sia anche molto di pi quello che potremmo chiamare laspetto teologico.

30

Leggo semplicemente i titoli : Il Giorno del Signore ma parla anche Giorno della Chiesa,
perch nel giorno del Signore noi ci raduniamo e diamo segno visibile di testimonianza della nostra
ecclesialit ; il nostro convenire il segno pi evidente della Chiesa, cio la Chiesa si rende quasi
visibile in una assemblea liturgica domenicale ; poi Il Giorno dellEucaristia e a proposito del
giorno dellEucaristia, sottolinea questo aspetto che io voglio anche dire, cio la presenza del
Risorto nel suo triplice dono. La Parola, il Sacramento, il Servizio. La Liturgia della Parola, la
Liturgia Sacramentale, poi il Servizio lo sviluppa moltissimo anche chiamando la domenica Il
Giorno della Missione, quando sottolinea questo aspetto ? Ad un certo momento la celebrazione
eucaristica finisce, e quel saluto di congedo (che in italiano non rende per niente, ma in latino era
bellissimo) ite Missa est, che noi oggi diciamo andate la Messa finita, ecc., cio il saluto di
chiusura dellassemblea liturgica, qua dice : immette nuovamente il cristiano nella vita, dove deve
esser continuata la Messa come una testimonianza missionaria di quello che abbiamo fatto
allinterno della Chiesa.
Quindi la domenica non semplicemente il giorno in cui ci raduniamo, ma il giorno in cui noi
pigliamo coscienza di esser Chiesa, che Chiesa testimoniante e, se vogliamo, Chiesa Missionaria.
Poi sottolinea come Giorno di Carit, fa un accenno particolare al servizio dei Ministri
straordinari della Comunione, i quali attraverso lEucarestia domenicale giunge a coloro i quali,
impediti per la malattia, dallet o per altro, rimarrebbero altrimenti privi del suo conforto, del
vincolo che li unisce alla comunit.
Poi che Giorno di Festa, e quando parla del giorno di festa sottolinea quali sono gli elementi
della festa che noi abbiamo parlato anche precedentemente. Che cosa necessario perch ci sia la
festa ? Un esempio importante da vivere e il bisogno di ritrovarsi assieme per celebrare
gioiosamente quellevento importante.
Levento importante per noi la Resurrezione di Cristo, evento decisivo della storia, ma la
gioia del ritrovarci insieme per celebrare questo evento, quello che indica la domenica come il
giorno della festa ; e qua dice : in questa prospettiva, il riposo domenicale e festivo, acquista una
dimensione non solo reale, ma anche essenzialmente simbolica e profetica ; e questa una cosa
che dovremmo sottolineare.
Il riposo cristiano afferma la superiorit delluomo sullambiente che lo circonda, egli
riconosce come suo il mondo in cui chiamato a vivere, ma progetti antichi per il mondo nuovo
una liberazione definitiva e totale dalla servit dei bisogni. La nostalgia dellEden e limpazienza
per la libert della gloria dei figli di Dio sono ugualmente significati nel riposo. Vorrei spendere
semplicemente qualche parola a proposito di questo riposo : il riposo per noi, da un punto di vista
estremamente umano lastensione dal lavoro, il non fare alcuna attivit. Ora voi, certamente
avete notato che noi per i defunti diciamo una preghiera in cui c questo elemento : Leterno
riposo dona loro o Signore ; che cosa vuol dire eterno riposo ? Eterna inattivit ? Eterno
far niente ? No !
Il riposo di Dio ha un valore teologico molto ma molto importante : Entrer nel luogo del tuo
riposo ! dice anche il salmista. Cosa vuol dire allora questo riposo, in senso teologico o, se volete,
in senso escatologico, cio riguardante le realt ultime che sono al di l di questa vita ? Non una
inattivit, ma un glorificare Dio. Leterno riposo non semplicemente farlo dormire eternamente,
no ! ma farli stare sempre con te ; come anche questo concetto viene applicato a Dio stesso. Quando
nel Genesi noi leggiamo la creazione, diciamo il settimo giorno Dio si ripos, che vuol dire ?
Che ha cessato dalla sua attivit creativa ? No ! ; ma come un continuo compiacimento di Dio con
s stesso per lopera che egli ha fatto.

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Il riposo domenicale, dovrebbe esser visto e sottolineato, non soltanto come una astensione
dallattivit o astensione dal lavoro, dovrebbe essere sottolineato anche con questa espressione :
simbolica e profetica, e voi sapete che quando noi parliamo di profezia a proposito della Chiesa,
parliamo di una Chiesa che cerca di anticipare nel suo essere, nella sua azione quella che la realt
futura del suo fine cui tutti siamo diretti.
Allora, il riposo in Dio pu essere visto anche profeticamente come un riposo sulla terra, e
guardate che in questa maniera, il riposo a che cosa deve essere legato ? Come il riposo, dal punto
di vista teologico un permanere in Dio, allora il riposo domenicale dovrebbe essere maggiormente
dedicato al Signore ; in questo senso, allora, il risposo non solamente acquisisce un significato
profetico rispetto a questa realt escatologica, ma permetterebbe anche di recuperare, sempre dal
punto di vista teologico, questo rapporto nuovo, diverso con Dio che noi dobbiamo istituire proprio
nel giorno della domenica, per cui non sarebbe solo un uomo dedicato al Signore perch il nome
dice cos, ma dedicato al Signore nel vero senso della parola, come unattivit che noi svolgiamo in
maniera particolare, stando in Dio, vivendo di Dio, o direttamente con la preghiera o, se vogliamo
anche, attraverso i suoi membri con la missionariet, con la attivit amichevole che cerca di
stringere di pi quei rapporti sociali e caritativi che stanno alla base del nostro essere cristiani, come
gente che deve attuare il comando della carit e dellamore fraterno.

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CAPITOLO V

PASQUA E TEMPO PASQUALE

IL TEMPO PASQUALE

(LA CINQUANTINA PASQUALE)

Dobbiamo anzitutto vedere come vengono giustificati questi periodi, che diciamo, vengono messi
dopo queste feste importanti, come la festa di Pasqua, per capire perch ci sono questi avvenimenti
o meglio questi ricordi post-pasquali.
Qua si incomincia con il periodo, o meglio con il popolo e la religione in cui nasce il
cristianesimo, il popolo ebraico.
Presso il popolo ebraico la celebrazione della festa era quasi sempre seguita da un
approfondimento, per cui la festa proseguiva non pi come festa, non solo come approfondimento
quasi come risonanza, come un eco di quella festa. Daltronde, se volete, questo anche un
elemento di carattere psicologico molto importante ; se c un avvenimento importante, una festa
importante, come per esempio un matrimonio, il giorno della festa il giorno del matrimonio, per
dopo si commenta il matrimonio, si approfondiscono certi aspetti, si fanno i commenti positivi su
quello che c stato, come stato bello, ecc. Cosa questo ? E un ritorno di riflessione sulla festa,
quasi per riviverla oppure per approfondire certi aspetti che nellimmediato della festa, sono stati
vissuti nella gioia e non sempre vengono ad essere vissuti nellapprofondimento.
Presso il popolo ebraico questo esisteva, e soprattutto il riferimento che noi facciamo al periodo
pasquale, ci lo fa pure su quelle che erano le festivit del popolo ebraico : dopo la Pasqua, veniva
celebrata la festa di Pentecoste o la festa delle Settimane (cerano sette settimane dalla Pasqua e si
arrivava alla Pentecoste).
Inizialmente, questo periodo pasquale, dal punto di vista cristiano, venne celebrato soltanto come
periodo di approfondimento pasquale per 40 giorni (noi sappiamo che il 40 un numero altamente
simbolico, indica anche una pienezza ; cos il popolo ebraico vaga per 40 anni nel deserto ; Ges
digiuna per 40 giorni nel deserto prima di iniziare la sua predicazione) ; per cui questo periodo di
approfondimento pasquale di 40 giorni era un periodo molto importante anche da un punto di vista
simbolico.
Solo che, in alcune comunit cristiane, anzich celebrare i 40 giorni celebravano i 50 giorni,
facendo riferimento molto di pi alla festivit ebraica di Pentecoste.
Con landare della Liturgia, noi abbiamo avuto due feste distinte, che vengono collocate : una
dopo 40 giorni, ed lAscensione ; unaltra dopo 50 giorni che la Pentecoste.
Ora dobbiamo chiederci se, da un punto di vista biblico, direi anche da un punto di vista storico,
queste sono cose possibili o no ; cio una Ascensione, che noi diciamo : Ges andato al cielo,
salito al Padre ; ma in questi 40 giorni, tra la sua Resurrezione e la sua Ascensione, dove stato ?
Non c la possibilit di capire certi aspetti. LAscensione allora che cosa ?
In realt, lAscensione come festivit storica, cio come ricordo di un episodio della vita di Cristo
non niente, se non un periodo in cui Ges appar agli Apostoli che limitato al periodo di 40
giorni.

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Pi interessante, invece dal punto di vista storico, la festivit di Pentecoste, perch i 50 giorni
fanno riferimento al versetto degli At che dice :Cinquanta giorni dopo la resurrezione, viene lo
Spirito Santo
Ma se noi andiamo a pigliare anche i Vangeli, questa discesa dello Spirito Santo, questo invio
dello Spirito Santo, o meglio ancora, questa donazione dello Spirito Santo da parte di Ges, per
esempio nel Vangelo di Giovanni la troviamo collegata essenzialmente con la Resurrezione ; per cui
questa Pentecoste, non linvio dello Spirito Santo, la donazione dello Spirito da parte di Cristo
agli Apostoli.
Viene celebrata come una festa, e nel corso della storia, assunse anche il significato di una
celebrazione di una festa a s stante, come se fosse stata staccata dalla Pasqua. Che cosa voglio
sottolineare ?
Noi avevamo anche questa idea prima della riforma liturgica : la Pasqua con la Resurrezione che
si concludeva anche nel periodo di Ascensione ; dopodich avevamo un periodo di preparazione
alla Pentecoste
come discesa dello Spirito Santo, cio qualcosa che si staccava completamente dalla Pasqua.
Da un punto di vista liturgico, invece, viene recuperato il senso dogmatico, teologico di questo
Spirito Santo, nel senso che, lo Spirito Santo come dato da Ges che cosa realmente rappresenta ?
Linizio del periodo della Chiesa ; la fine della missione di Cristo e linizio della missione della
Chiesa. Non c un periodo di distacco tra i due ; nel Vangelo di Gv, Ges quando appare dice :
Come il Padre ha inviato me, cos anchio mando voi ! e poi : Ricevete lo Spirito Santo, a chi
rimetterete i peccati saranno rimessi, a chi non li rimetterete non saranno rimessi !. Per cui
questa festivit dello Spirito Santo viene ad essere collegata intimamente alla resurrezione di Cristo
e possiamo dire : la fine della missione terrena di Ges e linizio della missione storica, terrena della
Chiesa.
Questo ci porta ad una osservazione che anche ad una riflessione : questa festivit di
Pentecoste, deve essere recuperata allinterno del periodo pasquale e oggi la riforma liturgica lha
recuperata ; il periodo pasquale difatti va dalla Pasqua vera e propria, fino a Pentecoste ; in questo
senso, dal punto di vista liturgico, siamo entrati anche in questo spirito di diversit rispetto a quello
che era precedentemente, perch la Pentecoste non staccata, non qualcosa a s, la missione dello
Spirito dato alla Chiesa da parte di Ges Cristo, non altro se non linizio della missione della
Chiesa e quindi, diciamo, lattuazione di quello che il mistero pasquale della morte e resurrezione
di Cristo come elemento di redenzione da parte dellumanit.
Sottolineo qualche cosa con voi nel libro anche attraverso alcuni elementi : Questa celebrazione
di 50 giorni aveva gi un precedente nel calendario ebraico, secondo il quale 50 giorni dopo la
festa dei pani azzimi si celebrava la festa delle Settimane = Pentecoste (che erano le 7 settimane,
quindi 7x7=49 il 50 giorno ; e qua sottolinea anche un aspetto che 50 giorno come Pentecoste,
non era la festivit di tutto il periodo, era il 50 giorno ; il periodo intermedio tra la Pasqua e la
Pentecoste, liturgicamente prima era visto come un periodo pasquale ma non centrava niente con,
diciamo, questa Pasqua prolungata che va dalla Pasqua vera e propria alla Pentecoste). Secondo At
2,1ss si ebbe in questo giorno la visibile effusione dello Spirito Santo. Guardate che qua c da
sottolineare la questione di visibile, perch se noi vogliamo conciliare ad ogni costo anche
elementi che per s non hanno bisogno di essere conciliati, noi possiamo dire che lo Spirito Santo
che da Ges stato dato agli Apostoli nel giorno della resurrezione, nel giorno di Pentecoste
siccome una manifestazione visibile di questo Spirito che disceso sugli Apostoli ; allora gli
At parlano di un vento che viene sul Cenacolo, le lingue di fuoco che appaiono e si posano sul capo

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degli Apostoli, come vedete una manifestazione visibile, perch in realt tutte queste cose non
che siano avvenute cos da un punto di vista storico, cio straordinariamente le lingue di fuoco e
questo vento impetuoso che scuote il Cenacolo ; leffusione visibile dello Spirito Santo
(simbolico e tra laltro questo vento non la prima volta che noi lo troviamo ; voi sapete che il
vento, lalito pi che il vento una manifestazione teofanica, cio fa vedere quasi materialmente la
presenza di Dio).
Questo tempo della Pentecoste, allora, liturgicamente fu caratterizzata dalla gioia riconoscente,
che tra laltro divent visibile nel frequente Alleluia e nella proibizione del digiuno e della preghiera
in ginocchio.
Quello che a noi interessa che oggi questo periodo che va, ripeto, da Pasqua a Pentecoste, viene
celebrato come un periodo pasquale di grande gioia.
Per quanto riguarda, per esempio, le norme sulla Liturgia dice cos : I cinquanta giorni che si
succedono dalla domenica di Resurrezione alla domenica di Pentecoste si celebrano nellesultanza
e nella gioia, come un solo giorno di festa, anzi come la grande domenica ; sottolinea ancora :
lespressione simbolica, di questa presenza di Cristo, di questa gioia pasquale, si ha nel cero
pasquale. Il cero pasquale che sappiamo viene acceso nella veglia di Pasqua, e resta acceso anche
durante i giorni feriali per 50 giorni e cio fino alla Pentecoste ; una volta questo cero pasquale
veniva tolto di mezzo nel momento dellAscensione e veniva cos a generarsi una idea
notevolmente sbagliata : che il cero pasquale rappresentasse, non la luce che Cristo ha portato nel
mondo e quindi resta sempre nel mondo, ma la presenza di Cristo risorto sulla terra ; nel momento
in cui Cristo salito al Padre nellAscensione, allora il cero lo togliamo di mezzo. La norma che
invece vuole che il cero venga ad essere acceso fino a Pentecoste, ci fa capire che il cero non
simbolo della presenza di Cristo sulla terra, ma la luce di Cristo che resta in noi per sempre ; tanto
ch, mentre una volta questo cero pasquale veniva tolto di mezzo, oggi il cero pasquale deve essere
conservato in luogo visibile e soprattutto anche in maniera piuttosto solenne. Che cosa si consiglia ?
Di metterlo nel Battistero, laddove esso c, e di accenderlo durante il periodo della celebrazione
del Sacramento del Battesimo, accendendo poi la candela da consegnare al bambino o ai genitori
che ne fanno le veci dal cero pasquale, quasi a dire che : Cristo la luce, adesso tu sei stato
illuminato. Come anche unaltra raccomandazione di accendere il cero pasquale nella celebrazione
dei funerali.
Detto questo, noi adesso riflettiamo un pochettino pi specificatamente su alcuni aspetti ;
anzitutto i primi otto giorni che la piccola ottava di Pasqua, rispetto alla grande ottava che le 7
settimane, per cui la Pentecoste diventa il primo giorno della grande ottava e il rinnovamento.
La piccola ottava : cio i primi otto giorni ; dal punto di vista liturgico sono considerati ancora
come giorni di Pasqua e se voi andate a guardare nel Messale, la Liturgia festiva come il giorno di
Pasqua ; e se eventualmente si dice il 1 Prefazio pasquale (che consigliato), c sottolineato
in questo giorno Cristo risuscitato che si dice anche per tutta lottava.
Lottavo giorno era una volta Domenica in Albis. Cosa era questa Domenica in Albis ? Era la
Domenica in vesti bianche perch, chi veniva battezzato era rivestito di una veste bianca (oggi
nel rito del Battesimo questo viene fatto mettendo sopra il bambino una veste bianca se il bambino
gi vestito di bianco non c necessit di mettere unaltra veste bianca, che tra laltro poi questa
veste bianca noi la riduciamo qualche volta magari ad una specie di fazzoletto, qualche volta ad un
purificatore, quindi non ha significato in quanto c gi la veste bianca) ; inizialmente veniva
portata per otto giorni, dopo di ch allottavo giorno si deponeva questa veste bianca e si
indossavano i vestiti normali, per cui quella era Domenica in Albis - deponendis, cio i giorni in
cui si depongono le vesti bianche e si ritorna a rivestire gli abiti normali.

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Siccome questa ottava di Pasqua, faceva molto riferimento a questi neo-battezzati, tutta la
Liturgia, anche oggi, risuona di questo aspetto che storico, soprattutto lottava, cio la Domenica
in Albis che d una specie di raccomandazione che presa, almeno come dire nel suo sapore,
dallapostolo Paolo che dice : quando noi eravamo bambini, pensavamo da bambini, ci
nutrivamo come bambini, ma adesso che siamo adulti dobbiamo pensare come adulti e ci nutriamo
come adulti.
Allora, la Liturgia cio lintroduzione alla Messa, nella Domenica in Albis era proprio questa :
come bambini che hanno succhiato il latte, adesso voi smettete queste cose e date cose diverse.
Questa antifona dintroduzione, io la leggo con voi che si trova nel libro, che d realmente questo
aspetto : Come bambini appena nati, bramate il puro latte spirituale, che vi faccia crescere verso
la salvezza, alleluia.
Come anche nei giorni dellottava, luned, marted, vi riporta queste antifone a pag.96 in cui
c sempre questo senso del Battesimo, come ingresso in una vita nuova e anche come ingresso in
una terra nuova, cieli nuovi, terra nuova, nuova creatura - dice lapostolo Paolo - ecc.
luned : Il Signore vi ha introdotto in una terra dove scorre latte e miele ; la legge del Signore

sia sempre sulla vostra bocca, alleluia ;


marted : Il signore li ha dissetati con lacqua della sapienza ; li fortificher con il pane della

salvezza ;
mercoled : Venite, benedetti del Padre mio, prendete possesso del regno ;
gioved : Si leva un coro di lodi, o Signore, alla tua vittoria ;
venerd : Il Signore ha liberato il suo popolo ;
sabato : Il Signore ha liberato il suo popolo e gli ha dato esultanza, ha colmato di gioia i suoi
eletti, alleluia.

Quello che adesso noi dobbiamo sottolineare, nelle domeniche che vanno dalla Pasqua vera e
propria, allottava di Pasqua fino a Pentecoste, anzitutto la denominazione : non vengono chiamate
pi Domeniche dopo Pasqua, ma Domeniche di Pasqua, quindi : II Domenica di Pasqua ; III
Domenica di Pasqua, ecc., quasi ad indicare che tutto il tempo tempo di Pasqua, dove si
approfondisce la resurrezione di Cristo come mistero e dove, in maniera particolare, viene
sottolineato questa vita nuova che viene data a noi.
Dal punto di vista liturgico, anche le letture fanno riferimento a queste cose ; voi sapete che in
questo periodo la I Lettura tratta dagli Atti degli Apostoli ; nei primi giorni della settimana e nelle
Domeniche vengono approfondite i temi - nel Vangelo - della Resurrezione di Cristo, quasi a volere
sottolineare questo mistero pasquale della resurrezione del Signore, perch Paolo dice : Se Cristo
non fosse risorto, la nostra fede sarebbe vana.
Allora, linsistenza sulla tematica della Resurrezione quella che d il tono a tutto questo periodo
di Pasqua, quindi a tutte queste Domeniche di Pasqua, e sottolinea essenzialmente questo mistero
della Resurrezione di Cristo, mistero fondante del cristianesimo.
Una conclusione a questo punto, rimane come il giorno delle ferie pasquali, lascensione di
Cristo, festa di Pentecoste.
Questa festivit di Pentecoste, che una volta veniva celebrata come una specie di festa a s, oggi
viene recuperata finalmente allinterno del periodo pasquale. Noi dobbiamo vedere, come era, in un
certo senso, celebrata quando era considerata festa a s, era la Festa di Pentecoste.

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Una Festa di Pentecoste che, in certi periodi ha assunto anche una importanza superiore alla
stessa Pasqua ; importante come celebrazione esteriore ; perch, mentre la Pasqua non ha di queste
celebrazioni esteriori dal punto di vista liturgico, la Pentecoste aveva, invece, di queste celebrazioni
esteriori dal punto di vista liturgico.
Oggi si tenta anche di recuperare queste manifestazioni esteriori : le veglie di Pentecoste che si
vanno diffondendo ; veglie di Pentecoste che vogliono sottolineare questa discesa dello Spirito
Santo, ma bisognerebbe, invece, sottolineare non tanto o soltanto la discesa dello Spirito Santo, ma
bisognerebbe sottolineare - questa festa di Pentecoste - come la conclusione del periodo di gioia
pasquale.
Linvio dello Spirito Santo o la donazione dello Spirito da parte di Cristo, essenzialmente legato
al suo mistero pasquale. E questo che bisognerebbe sottolineare in maniera particolare.
Dal punto di vista del colore liturgico - della festa dello Spirito Santo - rosso ; mentre se noi la
recuperiamo totalmente - come va recuperata - allinterno della Pasqua, dovrebbe essere bianco.
Il rosso che cosa ci ricorda ? Si dice : il fuoco, cio lo Spirito Santo scende sotto lingue di fuoco ;
ci ricorda solo questo. Ma se noi vogliamo veramente recuperarla fino in fondo al mistero di
Pasqua, il colore liturgico da usare in quel giorno dovrebbe essere, ripeto, il colore bianco.
Unaltra annotazione : questa festa di Pentecoste, dicevo, aveva questa esteriorit di celebrazione,
soprattutto attraverso le Rogazioni, le Quattro Tempora e cos via ; oggi queste cose non si fanno
pi. Le Quattro Tempora, che erano quattro momenti in cui cera una particolare benedizione, per
esempio, dei terreni agricoli, degli animali, ecc.
Come ultima annotazione, la questione della festivit di Pentecoste, anche da un punto di vista
liturgico. Se si celebra la Messa vespertina, prefestiva della Pentecoste, non la Messa della
Domenica di Pentecoste, ma una Messa apposita e questo ci fa capire anche tante cose : vero che
noi abbiamo sottolineato pi volte, che il giorno - dal punto di vista liturgico .- comincia con i
Vespri del giorno precedente, il che ci porterebbe a dover concludere che se la Messa vespertina pre
festiva della Domenica di Pentecoste dovrebbe essere la Messa dellindomani, come facciamo nelle
domeniche ; qua invece no, c una Messa pre festiva apposita, come fosse una festa di vigilia di
Pentecoste, cio lattesa, diciamo, o se vogliamo anche la celebrazione vera nel giorno della
Domenica - 50 giorno dalla Resurrezione.
Leggo : Non da ultimo, frutto degli studi storico-liturgici - tra i quali sarebbero
particolarmente da citare i gi menzionati lavori di O.Casel, da cui emerge la connessione
interna tra il dono dello Spirito Santo e la Resurrezione e Ascensione del Signore - se la
Congregazione dei Riti nelle NG aveva cercato di ricollegare con maggiore forza Pentecoste a
Pasqua, ne consegue labolizione dellottava di Pentecoste ; che Pentecoste non viene vista come
festa a s, quindi importante darle unottava, Pentecoste vista come la conclusione del periodo
pasquale, cui il periodo di risonanza dalla Pasqua a Pentecoste tutta una riflessione della Pasqua
compresa Pentecoste ; allora lottava di Pentecoste venne abolita.
La Messa della veglia, nella quale originariamente si amministrava il Battesimo come nella
notte di Pasqua, non deve pi essere celebrata il mattino del sabato precedente. Al suo posto vi
una messa vespertina nella vigilia, di nuova composizione, che serve come prima Messa di
Pentecoste, Essa ha quattro prime letture veterotestamentarie a scelta. La colletta accentua
energicamente la connessione tra Pasqua e Pentecoste con le parole : O Dio onnipotente ed
eterno, che hai racchiuso la celebrazione della Pasqua nel tempo sacro dei cinquanta
giorniecc. ; cio significa, che dal punto di vista liturgico, questa connessione viene accentuata,

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bisognerebbe poi far passare questa connessione dalla Liturgia vera e propria alla mente dei fedeli
ed a noi in particolare.
Anche il Prefazio sottolinea questo aspetto, quando dice : Oggi hai portato a compimento il
mistero pasquale e su coloro che hai reso figli di adozione in Cristo tuo Figlio hai effuso lo Spirito
SantoPer questo mistero, nella pienezza della gioia pasquale, lumanit esulta su tutta la
terra .
Lultima cosa che vorrei sottolineare, che la Liturgia occidentale, in maniera particolare, tante
volte stata un pochettino accusata di apneumatismo, cio di poca sensibilit nei riguardi dello
Spirito Santo, a differenza, invece della Liturgia orientale, in cui questo Spirito Santo molto di
pi. Sarebbe molto interessante anche far vedere come, diciamo questa specie di accusa che viene
fatta alla Liturgia occidentale non ha assolutamente fondamento, e come lo Spirito Santo viene
continuamente nominato, non semplicemente nelle azioni liturgiche che abitualmente celebriamo,
ma anche in tanti spunti e tanti aspetti che magari direttamente non vengono da noi ad essere
sempre sottolineati. Basta pensare una cosa, che noi nella celebrazione eucaristica diciamo :
manda il tuo Spirito a santificare questi donie se voi ci state attenti, anche a leggere
lordinario, vedete che questo Spirito entra pi volte anche come invocazione al Padre perch lo
mandi a fare : santificare questi doni, poi ancora si dice : manda il tuo Spirito a rendere una la
Chiesa, lunit della Chiesa ; sono degli elementi che debbono essere fatti emergere attraverso
unopera di riflessione su tutti questi aspetti.
Poi a sottolineare in questa, diciamo, particolare riflessione nei riguardi dello Spirito Santo, basta
citare che lo Spirito Santo entra sempre in tutte le conclusioni delle Orazioni che noi diciamo : Per
il nostro Signore Ges Cristo, tuo Figlio che Dio, e vive e regna con te nellunit dello Spirito
Santo, per tutti i secoli dei secoli - nella conclusione lunga c sempre lo Spirito Santo ; mentre
nella conclusione breve non c : Per Cristo nostro Signore.
Poi quella sequenza Veni, Sancte Spiritus che noi recitiamo anche il giorno di Pentecoste, che
realmente un capolavoro di dolcezza e di bellezza.

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IL TEMPO PENITENZIALE PASQUALE
(QUARESIMA)
LO SVILUPPO STORICO

Lo sviluppo storico di questo tempo liturgico che la Quaresima, come preparazione alla
Pasqua. Questo periodo di Quaresima, come daltronde tutto lo sviluppo liturgico, non sorge
immediatamente ; ci sono degli aspetti che lo preparano, e poi viene sistemato anche dal punto di
vista liturgico.
Quali erano gli aspetti che lo preparavano ? Possiamo dire che questi gi affondavano le loro
radici anche nel numero simbolico di 40, che noi troviamo spesso ; qui si premette un periodo di
preparazione alla Pasqua di 40 giorni in ricordo : ai 40 giorni di digiuno di Ges nel deserto ; ai 40
anni del popolo ebraico che vaga pure esso nel deserto prima di entrare nella terra promessa ; ai 40
giorni di digiuno di Elia, cio questo numero 40 noi lo troviamo molto spesso (nel carattere
simbolico 40 significa pienezza, per pienezza di attesa o di preparazione a qualche cosa, e non
pienezza compiuta, perch la pienezza compiuta sono le 7 settimane quindi la Cinquantina).
Questi 40 giorni, allora, molto probabilmente avevano da un punto di vista della preparazione una
sistemazione di questo tipo. Per, noi abbiamo come sistemazione liturgica vera e propria un
periodo posteriore al III secolo.
Siamo al IV secolo e possiamo dire che nel IV secolo si sviluppa, sia in occidente che in oriente,
ma prima in oriente proprio allinizio del IV secolo ; successivamente anche in occidente alla fine
del IV secolo.
Noi possiamo dire che questo periodo di 40 giorni gi sistemato alla fine del IV secolo.
Quale era la situazione dal punto di vista liturgico ? Siccome abbiamo 40 giorni, allora cerano 6
settimane per arrivare a 40, venne fuori, poi nella sistemazione 6 settimane di preparazione alla
Pasqua ; solo che c una diversit dimpostazione di computo, perch, mentre in oriente il sabato e
la domenica non facevano digiuno, non facevano penitenza, e allora i 40 giorni dovevano essere
tolti per cui cera un periodo un po maggiore ; in occidente in cui questa usanza non cera,
computando sabato e domenica veniva qualcosa di pi ; allora si scorporarono gli ultimi tre giorni
di Pasqua e i 40 giorni vennero computati addizionando poi alcuni giorni prima della I Domenica di
Quaresima per cui si viene a formare il mercoled delle ceneri.
Quello che a noi interessa fare riferimento a quella che era la Liturgia quaresimale prima
dellultima riforma del Concilio Ecumenico Vaticano II e dopo la riforma del Concilio Ecumenico
Vaticano II ; faccio riferimento a quella perch, se voi andate nelle vostre parrocchie a cercare un
Messale vecchio, vi accorgerete che la sistemazione liturgica ben diversa : cera una Quaresima
vera e propria, ma cera, diciamo, un periodo di pre-Quaresima costituita essenzialmente da 3
settimane.
Queste 3 settimane venivano chiamate, in rapporto magari un pochettino estensive al computo dei
giorni, Settuagesima, Sessagesima, Quinquagesima : Settuagesima significa 70 giorni prima ;
Sessagesima 60 giorni prima ; Quinquagesima 50 giorni prima, per tenendo conto che la
settimana non di 10 giorni ma di 7 giorni, dicevo questo computo notevolmente approssimativo ;
dopodich cera la Quaresima vera e propria che non terminava, come termina ora, con il
mercoled santo, ma terminava addirittura 15 giorni prima della Pasqua, perch le ultime due
settimane erano considerate una specie di preparazione immediata alla Pasqua (che appunto vi

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dicevo : 4 Domeniche di Quaresima pi 2 settimane di Passione = Domenica di Passione e


Domenica delle Palme, arrivavamo alle 6 settimane per raggiungere 40 giorni).
Allora lo sviluppo era dato in questa maniera : una preparazione alla Quaresima, oppure una preQuaresima come veniva chiamata, comprendeva 3 settimane ; poi la Quaresima vera e propria che
comprendeva 4 settimane e poi la Domenica di Passione e la Domenica delle Palme che introduceva
la settimana santa.
Una impostazione di questo genere, notate che non semplicemente appare notevolmente pesante
(per esempio la preQuaresima gi qualcosa che, diciamo, anche nel concetto che significa preQuaresima ? o siamo in Quaresima, come periodo di digiuno, di penitenza, o non siamo ancora in
Quaresima, quindi queste cose non hanno senso, come anche far finire la Quaresima 15 giorni
prima di Pasqua, come una preparazione pi immediata sulla Passione - infatti cera la Domenica di
Passione, poi la Domenica delle Palme - sembrava anchessa una forzatura) ; per cui nella riforma
portata dal Concilio Ecumenico Vaticano II tutti questi aspetti vengono decisamente ad essere
semplificati e a darsi una impostazione che diversa da quella che era prima della riforma.
Andiamo adesso allaltro aspetto : il digiuno. Cosa era questo digiuno ? A che cosa faceva
riferimento ?
Il digiuno consisteva essenzialmente nel fare un solo pasto al giorno, di solito veniva fatto la sera.
Nel digiuno non cera semplicemente la mortificazione corporale del non mangiare ma cera
anche un divieto assoluto di mangiare alcune cose, per esempio : la carne ; a cui poi nel tardo Medio
Evo si aggiunsero altri prodotti tipo quelli che venivano chiamati latticini, cio il latte e i suoi
derivati e pure uova ; quindi il divieto di mangiare consisteva nel non mangiare carne, nellastenersi
dal latte e suoi derivati e astensione dalle uova.
Naturalmente una cosa di questo genere, comportava realmente una notevole penitenza. Il
digiuno non una caratteristica del cristianesimo, anche al di fuori del cristianesimo, il popolo
ebraico e anche altri popoli effettuavano dei periodi di astensione del cibo come digiuno ; solo che
il significato, diciamo, di mortificazione del corpo noi lo troviamo sia allinterno del popolo
ebraico, sia molto di pi, poi, allinterno della religione cristiana. Perch i cristiani si mortificavano
non mangiando carne, non mangiando latticini durante il periodo di preparazione alla Pasqua ? Era
come una partecipazione pi attiva alla Passione di Cristo che avveniva mediante il digiuno.
Quando si riflette su queste cose, sia dal punto di vista dellimpostazione liturgica, sia anche dal
punto di vista del digiuno quaresimale, allora si vogliono sottolineare alcuni aspetti che nel digiuno
puro e semplice sembra non venissero sottolineati ; tra laltro noi lanno scorso, facendo lo sviluppo
della Liturgia abbiamo visto come dal Concilio di Trento in poi tutta la Liturgia assume pi un
aspetto giuridico che non, diciamo, salvifico vero e proprio ; tanto che, quando si parlava di Liturgia
dal Concilio Tridentino in poi fino ai movimenti liturgici di fine secolo scorso, si parlava pi che
altro di Rubriche, cio di cosa si doveva fare durante lo sviluppo di un sacramento, la celebrazione
della Messa ecc., le Rubriche venivano identificate con la Liturgia. Il recupero del concetto di
Liturgia, che noi abbiamo fatto lanno scorso, come azione salvifica di Cristo che viene applicata
qui, oggi, e come preghiera della Chiesa, con a capo Cristo, che va a lode del Padre, naturalmente
questa impostazione di Liturgia porta necessariamente ad una valutazione nuova o ad una visuale
nuova di quello che essenzialmente anche il digiuno quaresimale.
A che cosa ci riferivamo ? Qua fa riferimento ad un brano del profeta Isaia che desidererei
leggere con voi, perch questo ci fa vedere, non semplicemente il digiuno dal punto di vista
cristiano, ma anche il digiuno come doveva essere inteso anche dai profeti ; perch facciamo
riferimento ai profeti ? Perch, suppongo voi avete chiarito nella Sacra Scrittura, che il culto presso

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il popolo ebraico era diventata semplicemente, diciamo una specie meccanizzante ripetizione di
gesti, la gestualit esteriore, con una messa tra parentesi di quella che era la disposizione interiore. I
profeti, invece, a proposito del rapporto con Dio, richiamano fortemente questa disposizione
interiore e allora anche il digiuno viene visto in unaltra ottica, lottica che viene data oggi dal
Concilio Ecumenico Vaticano II.
Il cap.58 di Isaia, da questo punto di vista molto illuminante, che ci dice cos : Perch
digiunare, se tu non lo vedi, mortificarci, se tu non lo sai ? Ecco, nel giorno del vostro digiuno (
Dio che sta parlando) curate i vostri affari, angariate i vostri operai. Ecco, voi digiunate fra litigi e
alterchi e colpendo con pugni iniqui. Non digiunate pi come fate oggi, cos da fare udire in alto
il vostro chiasso. E forse questo il digiuno che bramo, il giorno in cui luomo si mortifica ?
Piegare come un giunco il vostro capo, usare sacco e cenere per letto, forse questo vorreste
chiamare digiuno e giorno gradito al Signore ? Non piuttosto questo il digiuno che voglio :
sciogliere le catene inique, togliere i legami del giogo, rimandare liberi gli oppressi e spezzare
ogni giogo ? Non consiste forse nel dividere il pane con laffamato, nellintrodurre a casa i
miseri, senza tetto, nel vestire uno che vedi nudo, senza distogliere gli occhi da quelli della tua
carne ? Allora la tua luce sorger come aurora, la tua ferita si rimarginer presto. Davanti a te
camminer la tua giustizia, la gloria del Signore ti seguir (Is 58,3-8) ; ecco il digiuno che allora
Dio vuole completamente diverso da quello che solo macerazione del corpo o, se vogliamo
anche cosprsione della cenere sul capo, anche questa una usanza che voi potete incontrare se
avete fatto un aspetto della Sacra Scrittura, Giobbe che cosparge il suo capo di cenere, oppure il
richiamo dello stesso Ges, quando dice : che invano voi cospargete il vostro capo di cenere, invano
voi digiunate, se queste cose non vengono accompagnate, dalla conversione interiore. Allora il
richiamo che viene da Cristo : convertitevi e credete al Vangelo !.
Facendo leva su tutti questi aspetti, il Concilio Ecumenico Vaticano II, ha dato una impostazione
completamente nuova alla Quaresima ; unimpostazione che viene richiamata anche attraverso i
testi liturgici che si agganciano alla direttiva che era stata data gi dal Concilio stesso ; e il
documento SC, proprio a proposito della impostazione della Quaresima, al n.109, dice cos : Il
duplice carattere della Quaresima che, soprattutto mediante il ricordo e la preparazione al
Battesimo e mediante la penitenza, dispone i fedeli alla celebrazione dl mistero pasquale con
lascolto pi frequente della parola di Dio e la preghiera pi intensa, sia posto in maggiore
evidenza tanto nella liturgia quanto nella catechesi liturgica. Perci :
a) si utilizzino pi abbondantemente gli elementi battesimali propri della liturgia quaresimale e,

se opportuno, se ne riprendano anche altri dallantica tradizione.


b) Lo stesso si dica degli elementi penitenziali. Quanto alla catechesi poi, si inculchi nellanimo
dei fedeli, insieme con le conseguenze sociali del peccato, quellaspetto particolare della
penitenza che detesta il peccato come offesa di Dio. N si dimentichi la parte della Chiesa
nellazione penitenziale, e si solleciti la preghiera per i peccatori.
Ecco vedete, in questo richiamo che viene dal Concilio, viene impostata tutta la riforma a
proposito della stessa Quaresima ; e guardiamo noi anzitutto, quale assetto, diciamo liturgico, viene
dato a questa Quaresima.
Viene completamente abolita quella che era la pre-Quaresima, non esiste pi, la Quaresima oggi
sappiamo che inizia con il mercoled delle ceneri.
In realt, anche questo mercoled delle ceneri, o meglio questi 5 giorni che vanno dal mercoled
delle ceneri alla I Domenica di Quaresima, avrebbe dovuto essere tolto di mezzo ; perch non venne
tolto di mezzo, soprattutto linizio della Quaresima nel giorno delle ceneri ? Perch ormai, diciamo
da lunghissimo tempo, il mercoled delle ceneri era entrato nella tradizione ecclesiale, come un

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giorno in cui i fedeli in maniera straordinaria ricevevano queste ceneri. Qui oggi il mercoled delle
ceneri anchesso molto sentito e, siccome questo un elemento che avrebbe forse suscitato
meraviglia nel popolo cristiano, se fosse stato tolto, allora rimasto questo mercoled delle ceneri
come primo giorno di Quaresima.
Da un punto di vista liturgico, viene celebrato il mercoled delle ceneri e comincia la Quaresima,
per a indicare che, in certo senso, la vera Quaresima comincia con la I Domenica di Quaresima
possibile, anche, nella I Domenica di Quaresima eventualmente distribuire le ceneri a coloro che
volessero riceverle.
Quindi anche questo mercoled di Quaresima doveva cadere, rimane, ripeto, perch radicato
nella tradizione. Quello che noi interessa, poi, che la Quaresima viene strutturata nelle Domeniche
di Quaresima, senza pi quel tempo che prima chiamavamo di Passione e che comincia con il
Mercoled delle ceneri e finisce il Mercoled santo, perch il Gioved santo non fa parte pi della
Quaresima, fa parte come abbiamo detto laltra volta del Triduo Pasquale vero e proprio. Questo
come strutturazione.
Andiamo anche allaltro elemento : il digiuno ; anchesso qualcosa di esteriore. Il digiuno stato
abolito, come noi sappiamo ; una volta durante il periodo di Quaresima era vietata la carne, oggi
anche la carne si pu mangiare, eccetto i venerd di Quaresima ; i giorni di digiuno vengono ad
essere semplicemente istituiti il mercoled delle ceneri, i venerd di Quaresima e naturalmente il
Venerd santo con, diciamo, una specie di raccomandazione che il digiuno del Venerd Santo si
prolunghi anche nel Sabato Santo in attesa della Veglia Pasquale, non un obbligo, quasi nessuno
osserva pi il digiuno e lastinenza nel periodo di Sabato Santo.
Abbiamo parlato di digiuno e di astinenza ; lastinenza oggi viene ristretta allastinenza dalla
carne, latticini e uova si possono mangiare regolarmente. Questo ci deve addolorare o ci deve fare
riflettere maggiormente ?
Ci deve fare riflettere, perch quello che dal punto di vista liturgico oggi tende ad essere
essenzialmente recuperato il vero significato di quella che era la Quaresima.
Noi dobbiamo fare un passo indietro per capire poi il significato che viene dato alla Quaresima.
Perch si parl di Quaresima in preparazione alla Pasqua ? Per due avvenimenti che erano molto
importanti anche nella Chiesa : il primo avvenimento era il Battesimo che veniva dato di solito,
come abbiamo visto, nella veglia pasquale. Quindi il periodo di preparazione dei 40 giorni era un
periodo di preparazione al Battesimo per coloro che lo dovevano ricevere ; laltro aspetto,
notevolmente importante, che il periodo di Quaresima era anche un aspetto penitenziale per coloro
che erano caduti in peccato e che dovevano riconciliarsi con la Chiesa.
Allora nella riforma liturgica vengono essenzialmente ad essere recuperati questi aspetti.
Naturalmente, siccome oggi, una preparazione al Battesimo non si fa pi perch c nella vegli
pasquale lamministrazione del Battesimo che si fa ai bambini, i quali non hanno bisogno di alcuna
preparazione perch sono in grado di prepararsi, allora, nella Quaresima che cosa si vuole
recuperare ? Si vuole recuperare il vero senso del Battesimo che noi abbiamo ricevuto con una
riflessione proprio battesimale per riscoprire o rivedere i nostri impegni battesimali.
Voi sapete che lAnno Liturgico diviso in 3 cicli : A - B - C, noi cominceremo prossimamente il
ciclo A ; se voi fate attenzione, nelle Domeniche di Quaresima del ciclo A, i riferimenti vengono ad
essere fatti tutti in rapporto al Battesimo ; quindi lanno A, diventa una riflessione battesimale,
recuperando cos quello che era la preparazione al Battesimo, che si faceva nella Chiesa primitiva,

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quando ci si battezzava da adulti e ci si preparava con questo periodo di 40 giorni alla ricezione del
Battesimo vero e proprio.
Laltro aspetto, che digiuno ? Siccome noi parliamo del digiuno, e io ho letto Isaia, che cosa i
profeti adesso intendono maggiormente per digiuno, sottolineando non laspetto esterno ma la
disposizione interiore, cosa che viene sottolineata da Cristo Ges, voi sapete che Ges dice : se tu
digiuni, lavati, profumati perch gli altri non vedano, solo Dio che vede nel tuo intimo ti d la
ricompensa, perch se tu fai vedere che stai digiunando hai ricevuto gi la tua ricompensa e non ha
pi alcuna importanza ; oppure ancora per quanto riguarda il digiuno, ecco Ges dice : che il
digiuno deve essere realmente come una disposizione di attesa, finch lo sposo con loro non
digiunano, verranno giorni in cui lo sposo verr tolto allora essi digiuneranno.
Ma il digiuno in questo caso, che cosa ? E unattesa di incontro con lo sposo. Allora il digiuno
non ha valore in s stesso, il digiuno deve essere un mezzo per vedere anche i nostri impegni
cristiani. La raccomandazione che viene dal Concilio Ecumenico che io ho letto, sta proprio qua.
(rilegge il SC 109)la penitenza che dispone i fedeli a che cosa ? Essenzialmente ad un orrore che
deve essere suscitato in noi dal peccato come offesa di Dio. I mezzi che vengono dati non sono
tanto il digiuno, il non mangiare, ma i mezzi che vengono dati sono essenzialmente questi : ascolto
pi frequente della parola di Dio, preghiera pi intensa.
Quindi, il digiuno, come tale, se un aspetto esterno di questa nostra disposizione interiore che fa
riferimento allascolto della Parola di Dio e alla preghiera pi intensa, il digiuno non vale proprio
niente.
Daltronde, quando questo digiuno cominci ad essere radicato nella Chiesa e si cap pi da
vicino la mente di Ges Cristo che non voleva quel digiuno, ma voleva il digiuno come un mezzo,
non soltanto di mortificazione ma anche di impegno, diciamo, di aiuto verso gli altri, guardate cosa
scrive Tertulliano (riferisce Tertulliano la famosa osservazione dei pagani) : Guardate come si
amano lun laltro al punto da essere pronti perfino a morire per gli altri cos, secondo la
concezione di allora, questa prontezza non poteva essere dimostrata in modo pi convincente che
attraverso il fatto che si digiunava per poter nutrire un povero. Oggi queste cose vengono ad
essere recuperate ; in che senso vengono ad essere recuperate ? In una certa insistenza che viene
data da parte di tanti, nel dire : digiunate ? ma non che il digiuno deve essere semplicemente
astensione dal pranzo, mettete da parte quel che potreste risparmiare digiunando, per fare unopera
di carit ; cio in questa maniera, il digiuno perde il suo valore esteriore - il digiuno per il digiuno se io mi mortifico, non mangio qualcosa, perch quel che dovrei spendere per me, serve per un aiuto
che io posso e debbo dare agli altri.
Il periodo quaresimale, dal punto di vista liturgico, ci richiama tutte queste cose ; magari, come
avviene sempre nella Liturgia, il richiamo molto sintetico, molto implicito e ha bisogno di essere
esplicitato, di essere tirato fuori per fare vedere tutti questi elementi, per nel Prefazio I di
Quaresima, noi leggiamo questa cose, che d gi, in un certo senso, quella che deve essere
linterpretazione da dare alla Quaresima ; scrive il Prefazio : Ogni anno tu doni ai tuoi fedeli di
prepararsi con gioia, purificati nello spirito, alla celebrazione della Pasqua, perch, assidui nella
preghiera e nella carit operosa, attingano ai misteri della redenzione la pienezza della vita
nuova in Cristo tuo Figlio, nostro salvatore.
Guardate che qua fatto sotto forma di preghiera, per c tutta la tematica da sviluppare durante
il periodo della Quaresima. A che cosa serve la Quaresima ? A prepararci alla celebrazione della
Pasqua ; ma come ci prepariamo alla celebrazione della Pasqua ? Purificati nello spirito ; come
possiamo purificarci nello spirito ? Con una maggiore assiduit nella preghiera e con limpegno

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superiore di carit operosa. Basterebbe leggere queste cose per potere sviluppare tutta la teologia
spirituale della Quaresima attraverso questi puri e semplici elementi che, in maniera molto sintetica,
ma direi in maniera ben precisa danno a noi il tema e lo sviluppo di tutto il periodo di Quaresima,
nella sua impostazione, non soltanto, direi, esteriore ma in quello che realmente deve essere lo
spirito della Quaresima.
La Liturgia tende essenzialmente a recuperare tutti questi aspetti. Da un punto di vista, direi,
puramente esteriore, che cosa cambiata nella Liturgia rispetto a quella che era la Liturgia
precedente ? Quello che cambiato essenzialmente questo : anzitutto il colore liturgico che, come
sapete, viene ad essere il colore violaceo ; ma al di l di quello che il colore liturgico, ci sono
alcuni elementi che danno anche a noi questo senso diverso da tutti gli altri giorni liturgici, e
precisamente : il fatto che non si canta il Gloria, e il fatto che non si canta lAlleluia. Per quanto
riguarda il Gloria, dar anche una breve storia di questo canto : una volta il Gloria era un canto che
veniva a essere immesso nella celebrazione della Messa, semplicemente nelle festivit pi solenni,
quando a celebrare era il Papa ; se celebrava un vescovo o un sacerdote il Gloria non si cantava mai.
Fu durante il periodo medievale che questo Gloria entr come una parte della Messa, per cui venne
recitato da tutti.
Quale il motivo per cui il Gloria nel periodo di Quaresima non si canta ? Il motivo allinterno
stesso della Liturgia ; noi vogliamo prepararci con la penitenza, vogliamo prepararci con la
mortificazione, il Gloria che un canto di gioia, viene ad essere per un momento tolto di mezzo.
Noi dobbiamo prepararci alla gioia pasquale, per cui richiede, per un certo periodo anche, direi, di
minor gioia liturgica attraverso labolizione di questo Gloria.
Laltro aspetto quello dellAlleluia. LAlleluia venne tolto perch proprio un canto di gioia e
nel periodo di Quaresima questo Alleluia viene sostituito con : Lode a te o Cristo, Re di eterna
gloria ! oppure altre formule simili.
Quello che invece da sottolineare, che i versetti cooptati al Vangelo, o il Canto al Vangelo vero
e proprio, non semplicemente nelle Domeniche di Quaresima, ma in tutte le Domeniche, il
versetto che riecheggia il Vangelo o anche riportando letterariamente oppure nello spirito del
Vangelo che noi stiamo leggendo.
Io a questo punto vorrei fare un discorsetto di carattere generale, lo far pi approfonditamente
quando, magari sviluppando lo schema liturgico di una Domenica qualsiasi, vedremo anche questo
aspetto.
Che significato ha il Canto al Vangelo ? La Liturgia - qualsiasi Liturgia - soprattutto quella
domenicale, se si eccettua la seconda lettura che a volte va per conto proprio, ha un tema ben
preciso da sviluppare. Di solito il tema quello che viene messo nel Canto al Vangelo ; come dire,
se tu non riesci a cogliere in tutto lo sviluppo della Liturgia, sia attraverso le letture che attraverso
lOrazione, che attraverso il Canto di Comunione, ecco il tema che sta sviluppando.
Questo tema della Liturgia che viene sviluppato, viene ripreso, poi, nel Canto di Comunione,
per con un significato ben diverso ; mentre l il tema che la Liturgia sta sviluppando, nel Canto
alla Comunione viene dato come un impegno di vita che noi dobbiamo esercitare.
A questo punto qua esamina, in maniera partitaria tutto quello che c : il mercoled delle ceneri
con la sua Liturgia ; le Domeniche di Quaresima con la loro Liturgia ; la Domenica delle Palme e
poi i giorni feriali del tempo penitenziale di Pasqua ; io queste cose li lascio alla vostra
considerazione, ma faremo, magari la prossima volta io parler proprio del Tempo natalizio, quindi
del Natale e dellAvvento, e poi magari svilupperemo il tema di una Domenica della Liturgia di

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Avvento, per far capire come tutte queste idee che noi andiamo man mano sviluppando, soprattutto
quello che riguarda il Natale e il Tempo natalizio allinterno della Liturgia.

CAPITOLO VI

NATALE E TEMPO NATALIZIO


Oggi parleremo del Natale e del Tempo natalizio e il Tempo di Avvento. Io vorrei sottolineare
quello che abbiamo detto la prima volta, quando parlavamo dellAnno Liturgico, cio che lAnno
Liturgico si sviluppa a partire dalla Domenica di Pasqua o dallevento Pasquale. In seguito, intorno
a questa struttura viene poi ad essere sviluppato tutto lAnno Liturgico ; perch sottolineo ancora
una volta queste cose ? Per evitare il rischio che lAnno Liturgico venga inteso, come una specie di
sintesi che si sviluppa nel corso di un anno, di quella che la vita di Ges : anche perch, linizio
dellAnno Liturgico con lAvvento che preparazione al Natale, col Natale farebbe capire che
lAnno Liturgico sviluppato proprio in questo senso, seguendo quella che la vita terrena di
Cristo Ges - quindi Natale, poi Pasqua, poi lAscensione, poi Pentecoste e sviluppo dellAnno
Liturgico attraverso la dottrina che Cristo ha dato a noi.
In realt, vi dicevo e sottolineo ancora una volta, lAnno Liturgico comincia proprio con la
Pasqua ; poi in seguito, ecco lestensione di questo mistero pasquale, ha portato alla strutturazione
dellAnno Liturgico cos come noi oggi ce lo abbiamo.
E a proposito del Natale, io vorrei sottolineare questo aspetto : perch cominci a celebrasi
anzitutto questa festa di Natale ? Cominci a celebrarsi come un ricordo della vita terrena di Ges,
ricordo della sua nascita.
Quando per prese grande importanza questo Natale, questa festa di Natale ? In seguito alle
eresie che si sono sviluppate nei primi secoli, in maniera particolare in seguito alleresia ariana, o
alleresia docetista.
Cosa diceva leresia ariana ? Che Ges Cristo aveva semplicemente la natura umana, che poi - in
seguito magari alla sua vita molto buona, molto sottomesso al Padre - dal Padre era stato esaltato ed
era stato considerato suo Figlio, ma in realt non era suo Figlio.
Naturalmente il Natale volle sottolineare la nascita di Cristo, cio lIncarnazione - e guardate che
Incarnazione significa farsi carne ; e allora il Natale - in polemica con quella che era la dottrina
ariana - volle sottolineare questo aspetto : che il Verbo di Dio, il Figlio di Dio diventa carne o
assume la carne e assume la natura umana.
In rapporto, poi, alleresia docetista ; cosa diceva questa eresia ? Che Ges era il Figlio di Dio,
ma che il suo corpo era semplicemente un corpo apparente ; quindi rimaneva sempre Figlio di Dio,
per senza la natura umana ; quella che a noi sembrava natura umana era semplicemente una
modalit di presentazione del Figlio di Dio, ma non era assolutamente una natura umana.
Nelluno e nellaltro caso, guardate che noi siamo nella negazione di una natura di Ges : o della
natura divina - dottrina ariana - o ancora una volta della natura umana - dottrina docetista -, cui i
due assieme ad altri vengono poi a convergere in quella poi viene chiamata eresia monofisita, che
significa eresia di coloro che ammettono una sola natura in Cristo Ges, o natura divina come i
docetisti, o natura umana come gli ariani.

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Dico ancora : che quello che per noi il Natale, vuole proprio sottolineare questa Incarnazione,
quindi la duplicit delle nature di Ges, natura divina e natura umana.
Sottolineo ancora un aspetto, nella Chiesa Orientale il Natale non veniva celebrato come Natale,
veniva celebrato come Epifania (che significa manifestazione), ed la festa in cui il Figlio di Dio si
manifesta a noi come uomo. Le due feste, anche se con sfumature leggermente diverse, volevano
celebrare lo stesso mistero.
Semplicemente in seguito, lEpifania assume una caratterizzazione diversa da quella del Natale,
per cui oggi noi sappiamo : nel Natale celebriamo la nascita di Ges ; nellEpifania, oggi
celebriamo la manifestazione di Cristo Ges Dio-uomo alle genti, che vengono rappresentati dai tre
Re Magi, come narra a noi levangelista Matteo.
Andiamo alla data : perch il Natale venne celebrato il 25 dicembre, perch ? In genere sono due
elementi che, diciamo, determinano questa data ; secondo alcuni era per fare concorrenza alla festa
del Sole Invitto che era stata fatta dallimperatore romano, ed era fatta proprio il 25 dicembre (e qua
ci sarebbe da sottolineare tutta una questione, perch il 25 dicembre ? Il 25 dicembre il solstizio
dinverno. Perch il solstizio dinverno che noi celebriamo il 21 dicembre, era allora il 25
dicembre ? Voi sapete che seguivano il calendario Giuliano, e vi faccio uno schizzo per rinfrescare
la vostra memoria e darci la possibilit di capire, non semplicemente la questione del Natale - 25
dicembre - ma anche la questione della Pasqua, perch noi la celebriamo dopo il solstizio di
primavera, quando noi abbiamo il solstizio di primavera il 21 marzo, la prima luna piena dopo il
solstizio, il giorno di Pasqua). Il solstizio perch veniva celebrato il 25 3 non il 21 dicembre ? Voi
sapete che fino al 1586 era in vigore il calendario che era stato riformato da Giulio Cesare, veniva
chiamato Calendario Giuliano.
Perch nel 1586 Papa Gregorio VII sent la necessit di una riforma del calendario, ed oggi noi
abbiamo il cosiddetto Calendario Gregoriano ? Perch il computo dei giorni, rispetto a quella che
era la posizione effettiva del sole, era spostato, tanto che il Papa cosa fece, annull 10 giorni e salt
questi dal 18 al 28 settembre del 1586.
Il Calendario Giuliano, inizialmente aveva il 21, solo che aveva arretrato, intorno al IV secolo 4
giorni, per cui il solstizio dinverno veniva a cadere il 25 dicembre. Allora si disse : Ges nasce il
25 dicembre, per fare, ripeto, concorrenza a quella che era la festa del Sole Invitto, che era la
festivit che si era diffuso nel mondo romano in seguito alla conquista delloriente. Questa una
possibile spiegazione della data del 25 dicembre.
C unaltra spiegazione un po pi macchinosa, pi farraginosa che risale addirittura al momento
in cui si disse : il mondo stato creato ; non si sa perch, secondo certe interpretazioni, il mondo
era stato creato in primavera. Allora con linizio di primavera, comincia poi la nuova era che
quella della redenzione, e quindi la Incarnazione di Ges, che noi celebriamo il 25 marzo - giorno
dellAnnunciazione che il concepimento - allora si disse : se il mondo viene creato in primavera e
Ges vuole cominciare questa creazione nuova anche giusto che deve essere concepito in
primavera - 25 marzo, spostando 9 mesi si arriva al 25 dicembre.
E evidente che queste cose sono ormai dei residui di carattere storico, o se vogliamo dei residui
di carattere favolistico, concettuale, ma indubbiamente non hanno niente di storico, realmente noi
non sappiamo assolutamente quando nato Ges, non lo sappiamo come data. Comunque. Qua dice
che le due argomentazioni possono essere messe insieme e far nascere il 25 dicembre come il
giorno del Natale di Ges.

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In oriente, vi dicevo, si celebrava lEpifania il 6 gennaio ; poi le due feste vengono ad assumere
caratteristiche distinte e noi abbiamo oggi : il Natale e contemporaneamente abbiamo anche
lEpifania, per con unaltra caratteristica.
Dico pure, che questa data del Natale - 25 dicembre - si portata dietro anche la data
dellAnnunciazione dellangelo a Maria, cio quando il 25 marzo, lannuncio dellangelo chiede a
Maria di diventare la Madre di Dio, comincia il concepimento di Ges ; abbiamo messo questi
elementi visti nella riforma liturgica di oggi.
La valorizzazione del Natale ci ha permesso anche di sottolineare alcune festivit che prima, o
non esistevano oppure erano poco valorizzate ; per esempio : lottavo giorno di Natale.
Lottavo giorno di Natale, una volta, 1 gennaio, veniva celebrata la festa della Circoncisione di
Ges ; oggi che cosa viene celebrato il 1 gennaio ? La divina maternit di Maria.
Come anche, stata valorizzata la festa della Sacra Famiglia, che prima era un festivit
cadente in giorno fisso, nei primi giorni di gennaio se non vado errato il 2, adesso si celebra nella
Domenica che c tra Natale e Maternit divina di Maria, quindi tra Natale e il 1 gennaio.
Quello che a noi interessa come viene ad essere esteso il periodo natalizio come una
preparazione.
Inizialmente questa preparazione al Natale, diciamo era un riflesso di quella che era la
preparazione alla Pasqua (come nella Pasqua cera un periodo di preparazione che era la Quaresima,
periodo di preparazione, che in realt non volle essere un periodo di preparazione cos come lo
intendiamo oggi, ma voleva essere un periodo di preparazione a quelli che dovevano essere
battezzati nel giorno di Pasqua), la stessa cosa succede nel Natale ; anche perch, in oriente il
Battesimo, oltre che nella notte della veglia di Pasqua, veniva celebrato anche nel giorno
dellEpifania, quindi si premisero i 40 giorni di preparazione.
Perch, a partire dallEpifania andiamo noi alle 4 Domeniche, o meglio, alle 6 Domeniche prima
di Natale ? Perch in oriente i giorni di sabato e di domenica non potevano essere giorni di
penitenza, e allora le 6 settimane, che sono prima di Natale, e i 12 giorni che ci sono tra Natale e
lEpifania, portavano il computo a 56 meno 2 giorni (quindi : 8 settimane = 16 ; 56-16=40 ; i 40
giorni di preparazione), oggi questo rimasto come preparazione allAvvento. Per, stato ridotto
questo periodo e noi abbiamo 4 Domeniche di Avvento, quindi non pi i 40 giorni, come quelli
della preparazione alla Pasqua, ma sono le 4 Domeniche di Avvento come preparazione al Natale di
Ges. Questo come struttura un po ritualistica, se volete, o rubricale.
Quello che a noi interessa sapere : cosa questo periodo di Avvento ? E come noi dobbiamo
prepararci al Natale. E sottolineo una cosa : la preparazione al Natale vuole rappresentare una
preparazione alla nascita di Ges, quindi in un certo senso noi vogliamo prepararci a questa
Incarnazione del Verbo ; per voi capite che da un punto di vista psicologico, questo un falso,
perch noi sappiamo che Ges nato, quindi non abbiamo niente da prepararci alla nascita di Ges,
alla venuta di Ges. Allora, nel periodo di Avvento, si fa riferimento, non soltanto alla nascita
storica di Ges, ma si fa riferimento anche alla seconda venuta di Ges ; seconda venuta di Ges
che noi avremo alla fine dei tempi, cio quella venuta escatologica quando Ges si ripresenter per
giudicare tutti noi.
C anche un terzo motivo : una venuta di Ges che non semplicemente la sua venuta in terra
come Verbo Incarnato storicamente gi effettuata, oppure la sua venuta escatologica alla fine dei
tempi ; c anche, diciamo, una venuta che Cristo fa per ciascuno di noi, al momento che noi

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chiudiamo la nostra vita terrena, l c la venuta di Ges, o se volete, c lincontro con Cristo
Ges.
Allora nel periodo di Avvento vengono sottolineati questi tre elementi : una commemorazione
della venuta di Ges, quindi andare un pochettino a mettersi nella condizione in cui si trovava il
popolo ebraico, in maniera particolare, che si preparava a questa venuta del Messia ; ma soprattutto,
sottolineavo, la preparazione che noi dobbiamo compiere - che non semplicemente nel periodo di
Avvento ma in tutta la nostra vita - di questo incontro con Ges.
Allora il periodo di Avvento a che cosa serve ? A ricordarci, a sottolineare che noi siamo un
popolo in attesa della venuta di Cristo, come Chiesa, ma a sottolineare anche che noi dobbiamo
essere personalmente preparati a questo incontro con Cristo.
Da questo punto di vista le 3 Messe che vengono celebrate nel giorno di Natale, vennero ad
assumere anche questo sapore, anche se storicamente, diciamo, le cose andarono diversamente ;
comunque il sapore che assumono le 3 Messe di Natale proprio questo : la nascita di Ges
(storicamente avvenuta) ; la nascita di Ges in ciascuno di noi (quindi la venuta di Cristo in noi,
attraverso la sua grazia che continuamente ci amministra) e lattesa della venuta di Cristo (nel
periodo escatologico), e la Liturgia del giorno di Natale, nelle 3 Messe vorrebbe richiamare queste
tre venute.
A questo punto vorrei farvi vedere, leggendo la Liturgia della domenica scorsa, della I
Domenica di Avvento, come questi tre elementi vengono ad essere sottolineati.
Le tre Letture che noi avevamo domenica scorsa - Anno A - I Domenica di Avvento, erano : la
prima tratta dal Libro del Profeta Isaia ; la seconda tratta da un brano della Lettera dellApostolo
Paolo ai Romani ; la terza dal Vangelo di Matteo, cap.24.
Cominciamo con la prima, cosa vuole rappresentare la prima Lettura ? (voi vi accorgerete che in
questo periodo di Avvento i 3 personaggi, diciamo, di spicco della Liturgia sono : il profeta Isaia,
Giovanni il Battista e la Madonna. Il profeta Isaia continuamente richiamato attraverso la prima
Lettura, non semplicemente nelle Domeniche di Avvento, ma anche nelle ferie di Avvento ; perch
il Profeta Isaia ? Perch il profeta Isaia colui che tra i profeti, diciamo, quello in cui noi troviamo
maggiormente questi motivi di attesa, di incoraggiamento per la venuta di Cristo ; non solo, ma il
profeta Isaia anche colui che attraverso la sua profezia, diciamo, allarga gli angusti confini di
quello che era il popolo ebraico e parla di una salvezza di carattere universale. Per questo motivo il
profeta Isaia, nel periodo di Avvento si presta bene, non semplicemente a far vedere a noi la
posizione psicologica in cui si trovava il popolo ebraico in attesa del Messia, ma di riflesso, la
posizione in cui si trovavano tutti i popoli in attesa del Messia).
La seconda Lettura, tratta dal brano della Lettera dellApostolo Paolo ai Romani, invece
sottolinea, diciamo la preparazione nostra personale riguardo a questo avvento di Cristo.
Mentre il Vangelo di Matteo, sottolinea la preparazione che noi dobbiamo avere nellattesa della
vanuta di Cristo alla fine dei tempi, quindi lattesa escatologica vera e propria.
Adesso io leggo questi tre brani e sottolineo semplicemente qualche cosa :
, Prima Lettura : Visione di Isaia, figlio di Amoz, riguardo a Giuda e a Gerusalemme. Alla fine dei
giorni, il monte del tempio del Signore sar elevato sulla cima dei monti e sar pi alto dei colli ;
ad esso affluiranno tutte le genti. Verranno molti popoli e diranno : Venite saliamo sul monte del
Signore, al tempio del Dio di Giacobbe, perch ci indichi le sue vie e possiamo camminare per i

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suoi sentieri. Poich da Sion uscir la legge e da Gerusalemme la parola del Signore. Egli sar
giudice fra le genti e sar arbitro fra molti popoli. Forgeranno le loro spade in vomeri, le loro
lance in falci ; un popolo non alzer pi la spada contro un altro popolo, n si eserciteranno pi
nellarte della guerra. Casa di Giacobbe, vieni, camminiamo nella luce del Signore. Ecco c
questa fiducia che il profeta vuole infondere. Casa di Giacobbe - dice allultimo - camminiamo
nella luce del Signore ; per di riflesso (e qua non poi tanto di riflesso perch la parola del profeta
certamente molta, ma molta esplicita) che tutti i popoli verranno verso Sion, cammineranno alla
luce del Signore.
Quindi, lattesa di un salvatore, e non sar semplicemente per Sion, per
Gerusalemme, per la casa di Giacobbe, ma sar per tutti i popoli ; la condizione in cui si trovava il
popolo ebraico prima della venuta del Messia, e quindi questa fiducia che il profeta infonde in
questo Messia che deve venire.- Seconda Lettura - tratta dalla lettera dellApostolo Paolo ai
Romani, c sottolineata lattesa personale dellincontro con Cristo Ges. C di fatti
quellesortazione a vivere onestamente : Fratelli, ormai tempo di svegliarvi dal sonno, perch la
nostra salvezza pi vicina ora di quanto diventammo credenti. La notte avanzata, il giorno
vicino. Gettiamo via perci le opere delle tenebre e indossiamo le armi della luce (al di l di quella
che la metafora in cui gioca lapostolo Paolo armi delle tenebre, armi della luce, la notte
avanzata, il giorno vicino, al di l, diciamo, di queste esortazioni sottintese sotto questo
linguaggio, che un po linguaggio militare, ecco la situazione esplicita). Comportiamoci
onestamente, come in pieno giorno ; non in mezzo a gozzoviglie e ubriachezze, non fra impurit e
licenze, non in contese e gelosie. Rivestitevi invece del Signore Ges Cristo e non seguite la carne
nei suoi desideri.
Come vedete, qua c una preparazione cui la Chiesa ci invita attraverso questo brano che riflette
essenzialmente la preparazione che ciascuno di noi deve avere nei riguardi della venuta di Cristo.
Allora siamo al secondo elemento, ripeto, questa esortazione pastorale che dopo
quellintroduzione di carattere, di linguaggio un po militaresco, esce dalla metafora e parla
chiaramente : comportiamoci onestamente come in pieno giorno ; poi, soprattutto :rivestitevi del
Signore nostro Ges Cristo. In altra lettera ai Filippesi, lApostolo Paolo ritorner su questo
concetto, con altre parole, quando dice : abbiate in voi gli stessi sentimenti che sono di Ges Cristo.
Tante volte, quando io sottolineo questo aspetto, faccio riferimento a quella che lallocuzione, il
modo di dire che noi abbiamo : mettetevi nei miei panni, cosa potevo fare cosa vuol dire ?
Proprio quello che diceva lApostolo Paolo : rivestitevi di Cristo, mettetevi nei panni di Cristo ; cio
i panni, evidentemente, non sono le vesti che noi usiamo, quelle che noi indossiamo, ma avere gli
stessi sentimenti di Cristo.
Il terzo richiamo, quello della venuta escatologica, viene sottolineato nel Vangelo di Matteo ;
anche qua notate : In quel tempo Ges disse ai suoi discepoli : come fu ai giorni di No, cos sar
la venuta del Figlio delluomo. Infatti, come nei giorni che precedettero il diluvio mangiavano e
bevevano, prendevano moglie e marito, fino a quando No entr nellarca, e non si accorsero di
nulla finch venne il diluvio e inghiott tutti, cosi sar anche alla venuta del Figlio delluomo.
Allora due uomini saranno nel campo : uno sar preso e laltro lasciato. Due donne macineranno
alla mola : una sar presa e laltra lasciata. Vegliate dunque, perch non sapete in quale giorno il
Signore vostro verr. Questo considerate : se il padrone di casa sapesse in quale ora della notte
viene il ladro, veglierebbe e non si lascerebbe scassinare la casa. Perci anche voi siate pronti,
perch nellora che non immaginate, il Figlio delluomo verr.
Guardate che c un duplice aspetto nel Vangelo di Mt ; nella prima parte si parla della venuta del
Figlio delluomo alla fine dei giorni, come una venuta escatologica ; mentre lultimo brano riflette
una preparazione di carattere pi personale vegliate perch non sapete quando il Signore verr.

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Da che cosa dipende questo ? Sarebbe molto interessante, ma siccome questo semplicemente un
brano estrapolato allinterno di un capitolo o di un discorso che anche un discorso escatologico, se
noi lo esaminassimo bene tutto, noi ci accorgeremmo che gli Apostoli hanno fatto due domande a
Ges, in seguito a quella osservazione che Ges faceva nei riguardi del Tempio (di questo tempio
non rimarr pietra su pietra. Signore, quando questo avverr ? E quale saranno i segni che lo
precederanno ? ; quando questo avverr quando sar distrutto il Tempio di Gerusalemme, allora l
c una risposta di Ges ; quali saranno i segni che precederanno, non pi la distruzione di questo
Tempio, ma la fine del mondo, questo un altro aspetto).
Allora il lungo discorso di Ges, che viene riportato da Matteo, riguarda questa duplice risposta
che viene data alla duplice domanda degli Apostoli.
Qui abbiamo : una parte che riguarda un discorso escatologico ; unaltra parte, poi, che riguarda
una situazione o una preparazione di carattere personale.
Io vorrei sottolineare un altro aspetto ; gi raccogliendo questi elementi si poteva benissimo fare
una omelia della I Domenica di Avvento, sottolineando che cosa realmente lAvvento. Se voi
andate a rileggere il Prefazio I o IA, vedete che questo elementi sono tutti e tre sottolineati. Tutto il
resto, adesso, della Liturgia ruota attorno a questi tre temi. Anzitutto il ritornello del Salmo
Responsoriale : Andiamo con gioia, incontro al Signore ; questo versetto adesso, voi capite che
ha un significato molto ma molto pi denso di quello che risuonano le parole ; la situazione
lasciata, quasi volutamente, nella indecisione dal punto di vista liturgico, perch chi ha buon fiuto
liturgico, possa notare la densa concettosit di questo ritornello, proprio per fare vedere e
sottolineare eventualmente tutti gli elementi. Mentre il Canto al Vangelo : Mostraci Signore la tua
misericordia, e donaci la tua salvezza, anche questo ha un riflesso che va molto al di l di quella
che la salvezza, intesa nel senso personale, o nel senso ecclesiale, per cui la misericordia di Dio
avr certamente anche un significato molto pi denso di quello che noi possiamo chiamare una
misericordia nei riguardi nostri personali o una misericordia nei riguardi della Chiesa in generale.
La stessa situazione verr ripresa (e dico che questi elementi liturgici non sono semplicemente
qua, ma in tutte le Domeniche) nellAntifona alla Comunione, dove viene detto : Il Signore
elargir il suo bene e la nostra terra produrr il suo frutto. Ad una lettura superficiale che cosa
intenderemmo ? Intenderemmo : il Signore ci dar il bene, la terra, poi produrr i suoi frutti.
Ma, guardate che qua noi possiamo fare un riferimento al Vecchio Testamento, quando
invocando la venuta del Messia, si dice : Le nubi piovano il Giusto e la terra germini il
Salvatore per cui il frutto della terra di cui si parla qua la terra, poi, produrr i suoi frutti, non
semplicemente il frutto di cui noi abbiamo bisogno per nutrire la nostra vita e mantenerci in
esistenza, ma la creazione che produca il frutto della salvezza che la terra germini il salvatore.
Difatti, c una seconda possibilit della Antifona alla Comunione che dice : Vegliate, perch
non sapete in quale giorno verr il Signore ; questa molto pi esplicita dalla prima ; perch la
prima, se non viene spiegata, rimane un po nella sua determinatezza terminologica ; mentre la
seconda, ci fa vedere molto di pi il riepilogo di tutta la tematica che cera intorno alla I Domenica
di Avvento.

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CAPITOLO VII

IL TEMPO ORDINARIO
I - DIVISIONE E SIGNIFICATO DEL TEMPO ORDINARIO
Prima lAnno Liturgico cominciava sempre con il periodo di Avvento e finiva con lultima
Domenica del Tempo Ordinario, ma non veniva chiamato realmente cos, ma erano chiamate
Domeniche.
Cerano due grandi interruzioni, lultima festivit importante era lEpifania, dopodich venivano
le Domeniche dopo lEpifania e prima della Quaresima si incominciava con la Settuagesima.
Dopo la festivit di Pasqua, che era laltra festa di riferimento, cera la festivit di Pentecoste e
poi il tempo veniva chiamato dopo Pentecoste.
Oggi, invece, anche questa impostazione tecnica stata semplificata e viene chiamato - in senso
liturgico - Tempo Ordinario.
II - ORDINAMENTO DELLE LETTURE NEL TEMPO ORDINARIO
Questo che cosa ha portato come impostazione tecnica ? Quello che importa a noi la
strutturazione del Tempo Liturgico anche in rapporto alla Sacra Scrittura, che si era notato - e da
sempre era stato sottolineato questo aspetto - che cera la Sacra Scrittura che non veniva letta,
perch abbondavano le feste dei santi, con Evangeli spesso propri, oppure presi dal Comune ; per
cui cerano brani di Vangelo, per esempio che venivano letti ripetutamente e altri brani di Vangelo
che non venivano assolutamente mai proposti alla riflessione dei fedeli.
Questo, al di l del Vangelo che era laspetto pi grave, cerano gli altri Libri della Sacra
Scrittura ; molti Libri non venivano assolutamente mai letti. Allora la struttura dellAnno Liturgico,
che deve fare riferimento in maniera particolare alla Parola di Dio della Sacra Scrittura, ha ovviato a
questo inconveniente, e lovviare a questo inconveniente che cosa ha portato ?, non soltanto ad una
organizzazione tecnica dellAnno Liturgico, ma ha portato la stessa organizzazione dellAnno
Liturgico - Tempo Ordinario - dividerlo in due parti : anni pari e anni dispari, e abbiamo I e II.
Naturalmente, siccome si parla delle Letture del Tempo Ordinario, anni pari e anni dispari fanno
riferimento a quella che la prima Domenica dopo lEpifania (Battesimo del Signore che cade
sempre in gennaio), per cui bisogna fare riferimento, non allinizio dellAnno Liturgico, ma
allinizio del Tempo Ordinario (esempio pratico : questanno noi siamo nel 1996 - anno pari - per
lAnno Liturgico tecnicamente cominciato nel 1995 - anno dispari - allora quale bisogna
prendere ? il II, cio anno pari).
La distinzione in due cicli ha portato una Lettura che viene chiamata semicontinua. Cosa vuol
dire Lettura semicontinua ? Che di un Libro della Sacra Scrittura si legge, diciamo, in maniera
continuativa quasi tutto, eccettuati quei brani o perch sono di difficile interpretazione, oppure
perch sono inattuali per quanto riguarda i tempi nostri (faccio un esempio : se voi leggete il Libro
del Deuteronomio, c tutta una serie di leggi che non finiscono mai ; naturalmente queste sono
leggi appartenenti al popolo ebraico dellAT che per noi non hanno alcuna importanza, per cui
perfettamente inutile andare a leggere oggi e proporre alla riflessione il Libro del Deuteronomio ; di
questo Libro si leggeranno quei pochi brani che riguardano la storia del popolo ebraico e cos viene
ad essere una lettura che viene chiamata semicontinua).

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Cos nei due anni - pari e dispari - quasi tutta la Sacra Scrittura viene ad essere messa alla
riflessione del popolo, se si eccettuano due profeti minori e anche un po il Cantico dei Cantici e il
Libro di Esdra e di Giuditta ; per di questi Libri di Esdra e di Giuditta, viene proposta anche
qualche lettura di alcuni brani, ma non in una maniera, diciamo, molto impegnativa o molto diffusa
come pu essere per gli altri Libri della Sacra Scrittura (per comodit vostra, voi vi trovate a
pag.169 quando parla delle settimane e a pag.170
vedete le letture delle settimane del Tempo Ordinario - I serie corrisponde allanno dispari - II serie
corrisponde allanno pari).
Per quanto riguarda invece il Vangelo, parlo sempre delle settimane, voi sapete che abbiamo il
ciclico annuale di Matteo, Marco e Luca (per quanto riguarda le domeniche), nelle settimane
abbiamo pure una interpretazione di questa maniera : c il Vangelo di Marco, inizialmente ; poi si
legge il Vangelo di Matteo e di Luca, per quei brani che non corrispondono a quello che aveva
detto gi il Vangelo di Marco, in modo che nel corso dellanno si pu avere una visuale quasi totale
di tutti e tre i Vangeli, infatti nelle settimane 1-9 la lettura preda Mc, il vangelo pi antico e
conciso ; nelle settimane 10-21 da Mt e nelle settimane 22-34 da Lc ; sulla base del Vangelo di
Marco i cui primi 12 capitoli sono letti senza interruzione (eccetto due brani del cap.VI, utilizzati in
giorni settimanali fuori del Tempo Ordinario), stata fatta la scelta da Mt e Lc e precisamente nel
senso che si leggono i passi che non si riscontrano in Mc ; in questa maniera tutto il Vangelo nei tre
Libri pu essere letto nel corso dellanno.
Questo per quanto riguarda le settimane.
Per quanto riguarda, invece, le domeniche, abbiamo la distinzione in 3 cicli : A - B - C, che
corrispondo esattamente ai primi tre Vangeli, per cui nelle domeniche del 1 anno o del Ciclo A
(che quello di questanno) si legge Matteo ; nel Ciclo B si legge Marco ; nel Ciclo C si legge
Luca. ; cos i tre Vangeli, oltre ad avere una riflessione quasi continua durante il periodo dellanno,
hanno lapprofondimento particolare per quanto riguarda le domeniche.
Per quanto riguarda sempre le domeniche, noi abbiamo 3 letture, come sapete : la prima lettura
ha una corrispondenza sempre nel brano del Vangelo, in modo che ci sia un riferimento continuo ;
mentre per quanto riguarda la seconda lettura, c una lettura semicontinua di un libro del NT, di
solito le lettere dellApostolo Paolo.
Abbiamo notato varie volte, discutendo queste cose, che la corrispondenza tra la prima lettura e il
Vangelo porta ad una integrazione della riflessione che pu essere fatta come omelia ; mentre non
sempre la seconda lettura pu essere integrata come omelia allinterno di questo sviluppo ; anche
questo stato notato come un inconveniente che per semplicemente dal punto di vista omiletico,
ma anche un inconveniente dal punto di vista tematico, perch c la composizione di un tema che
poi non verr, diciamo, ad essere in linea con quella che la seconda lettura. (v. da pag.166 a 168).
Le letture dellAntico Testamento sono tematicamente armonizzate di volta in volta con i vangeli.
In questo modo si volle evitare una eccessiva molteplicit di temi ed insieme mettere in rilievo
lunit dellAntico e Nuovo Testamento. Inoltre si cerc di scegliere letture possibilmente brevi e di
facile comprensione, e daltra parte di portare a conoscenza dei fedeli i testi pi importanti
dellAntico Testamento.
Per le letture neotestamentarie sono previste le letture paoline e quella di San Giacomo, poich
le lettere di Pietro e di Giovanni sono gi state lette nel Tempo pasquale e natalizio
Le II Letture delle domeniche ordinarie :

ANNO A =

1 Corinzi 1-4 - Romani - Filippesi - 1 Tessalonicesi ;

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ANNO B =
ANNO C =

1 Corinzi 6-11 - 2 Corinzi - Efesini - Giacomo - Ebrei 2-10 ;


1 Corinzi 12-15 - Galati - Colossesi - Ebrei 11-12 - Filemone - 1 Timoteo - 2 Timoteo

2 Tessalonicesi .
Le pericopi del vangelo sono intestate ai tre vangelisti, eccetto una volta, quando si parla del
vangelo di Marco, quindi nellanno B, che c una interruzione in cui si legge il VI cap. di
Giovanni.
Quale il motivo per cui Giovanni non ha un anno proprio ? Perch il Vangelo di Giovanni si
legge in maniera diffusa in alcune festivit particolari dellanno (per es. anche nel periodo pasquale,
in maniera particolare, un po meno nel periodo natalizio, noi abbiamo molta abbondanza del
Vangelo di Giovanni).
Tutto questo aspetto ci indica come tecnicamente viene ad essere strutturato lAnno Liturgico in
rapporto a quel particolare intento che si voleva fare raggiungere di un accostamento pi vivo, pi
immediato del popolo con quanto riguarda la Parola di Dio ; era un auspicio che era stato gi fatto
nel Concilio, auspicio che con la riforma liturgica stato finalmente attuato.

III - LE CELEBRAZIONI DEL SIGNORE NEL TEMPO ORDINARIO

Queste festivit sono introdotte successivamente, quasi tutte nel secondo millennio ; a cominciare
dalla prima : Festa della SS : Trinit che proprio allinizio del II millennio finendo allultima che
la festivit di NSGC Re delluniverso che stata istituita nel 1925.
Vi dico anche, che non sempre questa feste sono state universalmente accettate in maniera
pacifica ; ci sono state delle resistenze alla introduzione di questo tipo di festivit ; resistenze che
poi magari sono state vinte con il corso del tempo, ma che anche oggi, se vogliamo, possono in un
certo senso suscitare qualche perplessit.
LA FESTIVITA DELLA SS. TRINITA

Certamente introdotta, pi che introdotta, venne ad essere celebrata in qualche chiesa in maniera
particolare con polemica ad Ario. Quando al Concilio di Nicea e poi a quello di Efeso, viene in
dicata in maniera chiarissima la divinit di Ges Cristo (Dio da Dio, Luce da Luce, Dio vero da Dio
vero), allora si volle celebrare una festa in cui si fosse sottolineata questa perfetta uguaglianza del
Padre, del Figlio e dello Spirito Santo.
In realt, tutta la Liturgia che noi celebriamo sempre una Liturgia Trinitaria ; cio non ci
sarebbe la necessit di sottolineare di volta in volta questo tema.
Questo tema, ripeto, venne introdotto in polemica con Ario e trov anche una resistenza per essere
accettata come festivit. E una festivit che noi possiamo chiamare di idea, o di devozione,
cio non si celebra un avvenimento, si celebra unidea, perch una verit non un avvenimento e la
verit che si celebra quella delleguaglianza delle Tre Persone della SS. Trinit.
Per, ripeto, siccome tutta la Liturgia, tutto il culto che noi rendiamo a Dio lo rendiamo a Dio
Padre, per Cristo nello Spirito Santo, allora tutta la Liturgia trinitaria, e non cera, secondo alcuni,
la necessit di una celebrazione specifica che sottolineasse questa verit di uguaglianza del Padre,
del Figlio e dello Spirito Santo.

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Una festa propria della SS : Trinit, la domenica dopo Pentecoste, potrebbe essere stata celebrata
ancor prima del secondo millennio nei monasteri benedettini franco-gallicani. Roma si oppose a
lungo ad una simile festa. E tramandata laffermazione del papa Alessandro II, per cui secondo
lordinamento romano nessun giorno dovrebbe essere dedicato in modo speciale alla festa della
SS. Trinit, come nemmeno alla santa Unit ; poich ogni domenica, anzi ogni giorno, entrambe le
commemorazioni sono celebrate. In maniera simile si espresse, circa 100 anni pi tardi, Alessandro
III. Nonostante ci la festa si diffuse sempre pi. Finalmente Giovanni XXII, nellesilio di
Avignone, nel 1334 la introdusse per tutta la Chiesa.
Il senso liturgico che oggi viene ad esser dato essenzialmente questo (domenica dopo la
Pentecoste) : come un riepilogo di tutte le verit che fino a quel momento sono state celebrate ; in
maniera particolare :
lincarnazione, la passione, la morte e la risurrezione di Cristo nel mistero pasquale, la discesa
dello Spirito Santo ; anche questo una specie di forzatura liturgica che realmente giova a suscitare
qualche perplessit.
2) - LA SOLENNITA DEL CORPO E SANGUE DI CRISTO

La stessa vale per questa solennit il Corpus Domini. Giustamente anche oggi viene ad essere
considerata un doppione della commemorazione che noi facciamo il Gioved Santo.
Che cosa noi facciamo ? Commemorazione della istituzione dellEucarestia, quindi gi nel
momento in cui accentua la nostra attenzione cio il Corpo e Sangue del Signore.
Anche questa festa si impose anche allattenzione in un periodo posteriore al primo millennio.
Lorigine di questa festa, che celebrata il gioved dopo la domenica della Trinit, deve essere
considerata in connessione con la devozione del SS. Sacramento, che si afferma prepotentemente
nel sec. XII.
A questo punto bisogna fare una riflessione richiamando quello che noi dicevamo lanno scorso a
proposito della Storia della Liturgia. Sec. XII, siamo nel periodo in cui, attraverso la riforma
gregoriana, in maniera particolare, volle affermarsi la centralit del sacerdozio e quindi anche, in un
certo senso, la Liturgia deve riflettere lazione che fanno i sacerdoti, i fedeli vengono come ad
essere esclusi, assistono alla S. Messa non vi partecipano ; per cui la Liturgia diventa una specie di
spettacolo a cui si attratti per la sua solennit, per la sua fastosit, ma senza una dovuta
comprensione ; per cui lanno scorso noi dicevamo, che escluso dalla Liturgia il popolo si crea delle
forme parallele : la devozione o le varie devozioni. Una di queste devozioni fu quella del SS.
Sacramento.
Dico anche unaltra cosa, che nel libro viene sottolineata ; anche oggi, il Sacramento noi lo
conserviamo coperto dentro la pisside chiuso nel tabernacolo, non visibile. La frazione eucaristica
non una frazione originata ; originata la celebrazione della Messa ; se lEucarestia veniva
conservata era perch potesse servire eventualmente in caso di necessit ; ma come culto
eucaristico, come adorazione non cera.
Nel sec. XII, la devozione al SS : Sacramento, porta anche questo desiderio di vedere Cristo Ges
sotto la forma del pane consacrato ; allora lEucaristia si mostra, anzi, fu in questo periodo che si

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cominci anche a fare lelevazione ; in certo senso questo devozionalismo che port anche a questo
culto, fece tanto finch si arriv alla istituzione della festa del Corpo e Sangue del Signore.
Allora fu accentuato particolarmente la presenza reale dell intero Cristo nel pane consacrato.
Con questo movimento eucaristico si colleg un grande desiderio di vedere lostia da parte
delluomo medioevale ; desiderio che port tra laltro allelevazione dellostia dopo la
consacrazione, testimoniata per la prima volta a Parigi nellanno 1200.
In questa situazione, una visione della monaca agostiniana Giuliana di Liegi nellanno 1209, che
si ripet pi volte, divenne il grande impulso allintroduzione di una speciale festa in onore del
sacramento eucaristico.
A Giuliana appare infatti il disco lunare luminoso con una zona oscura : il che le venne spiegato
come la mancanza di una festa eucaristica nel ciclo annuale delle altre feste. Alle insistenze di lei e
del suo direttore spirituale, il vescovo Roberto di Liegi introdusse per la prima volta nel 1246 una
tale festa nella sua diocesi.
Nellanno 1264 il papa Urbano IV, gi arcidiacono di Liegi, la prescrisse per tutta la Chiesa.
Siamo come vedete, anche questa volta, ad una festa liturgica che venne istituita in seguito ad una
devozione privata, anche questa, quindi, diventa una festivit che parte con la devozione e che poi si
innesta nellAnno Liturgico.
A dire la verit, diciamo che, la solennit del Corpo e Sangue di Cristo ha una Liturgia molto
bella e molto ricca che pare sia stata addirittura stilata da san Tommaso dAquino ; in maniera
particolare, per quanto riguarda la Liturgia, nella Messa viene sottolineata lEucaristia come punto
centrale di un passato, di un presente, di un futuro.
Il proprio della messa lascia trasparire, innanzitutto nelle preghiere presidenziali, la paternit
teologica di san Tommaso dAquino. Nella sua Summa Theologica egli ha caratterizzato il
significato del sacramento eucaristico dal punto di vista del passato come memoriale della passione
di Cristo, che un vero sacrificio ; dal punto di vista del presente come sacramento dellunit dei
fedeli con Cristo e tra di loro ; dal punto di vista del futuro come prefigurazione della fruizione
della divinit. Questo triplice significato viene sottolineato in maniera particolare nelle preghiere.
Se voi pigliate la Sequenza che viene cantata dopo la II Lettura, potete vedere che l c
condensata tutta la teologia dogmatica riguardante il sacramento dellEucaristia.
Nelle preghiere queste cose vengono sottolineate e sintetizzate in quella che lantifona per il
canto dei Vespri al Magnificat : Mistero della Cena ! Ci nutriamo di Cristo (il presente), si fa
memoria della sua passione (il passato), lanima ricolma di grazia (attualit), ci donato il
pegno della gloria (futuro).
Quindi la ricchezza delle letture e della liturgia di questa festa qualcosa di straordinario. In
connessione a questo desiderio di vedere lEucaristia, viene a svilupparsi dopo la processione del
Corpus Domini, che viene ritenuta lunica processione liturgica, assieme a quella della processione
delle Palme che indica lingresso di Ges nella Gerusalemme.
In alcuni momenti del passato, questa processione tent ad essere soppressa, ma siccome era
entrata nellAnno Liturgico, allora venne mantenuta e anche oggi con quella caratterizzazione, con
la solennit che essa ha ; mentre prima questa processione del Corpus Domini si prolungava per
tutta lottava, oggi queste cose non si fanno pi ; come anche quegli altarini che si addobbano
durante il percorso ci si ferma e si fa la benedizione, hanno origine nella Liturgia delle Rogazioni

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pro Tempore, quando inizialmente si andava in un posto, si faceva la benedizione dei campi per
impetrare da Dio un buon raccolto ; questo viene ad essere mantenuto magari come spunto nella
processione del Corpus Domini. Sono questi anche pie devozioni che possono essere mantenute e
fanno, pi che un riferimento ad una liturgia vera propria, ad una piet popolare che per molto,
molto vicina a quello che il senso liturgico di tutta la situazione.
3) - LA SOLENNITA DEL SACRATISSIMO CUORE DI GESU

Anche questa una festivit molto recente, risale semplicemente a Pio IX nel 1856 che la
introdusse obbligatoriamente per tutta la Chiesa.
Anche questa ha una storia che si rif a quella che la Devotio moderna : il Cuore di Ges.
Qualcuno inizialmente, anche oggi magari, ci fa una critica a questa festa (non possiamo parlare del
cuore come se fosse una parte fisica, fisiologica del nostro essere ; Ges Ges, il cuore
semplicemente un muscolo).
Per, il Cuore da sempre che cosa ha rappresentato ? Un po lamore ! Forse perch quando uno
innamorato, il cuore comincia a battere un pochettino pi forte, perch il sangue circola pi
velocemente, e allora si connessa questa manifestazione di sentimento con lamore vero e
proprio : la devozione al Cuore di Ges nasce anche in questa maniera.
Inizialmente fu per un impegno di qualche santo come san Giovanni Eudes il padre P. Brulle,
che sono francesi ; poi ci fu la celeberrima apparizione del Cuore di Ges a santa Margherita Maria
Alacoque.
Insistette perch questa devozione si facesse e questa port alla introduzione dei primi nove
venerd del mese in onore del Sacro Cuore, e in alcuni posti anche ad unOra Santa che precede il
1 venerd del mese.
Leggo con voi questo aspetto quanto dice :

Tra il 1673 e il 1675 Margherita Maria Alacoque dellordine della Visitazione in Paray-leMonial ebbe varie visioni, nelle quali Cristo la incaric di adoperarsi per lintroduzione di una
festa del Cuore di Ges il venerd dopo lottava del Corpus Domini, e per la pratica dei primi
venerd del s. Cuore e dellOra santa. Roma si oppose per circa 100 anni alliniziativa. Solo
Clemente XIII nel 1765 concesse la festa ai vescovi polacchi e allarciconfraternita romana del
s. Cuore. Pio IX nel 1856 la introdusse obbligatoriamente per tutta la Chiesa ; Leone XIII nel
1899 ne elev il grado e ordin, per limminente inizio del nuovo secolo, la consacrazione del
mondo al sacratissimo Cuore di Ges.
4) - LA SOLENNITA DI CRISTO RE

Questa lultima festivit in ordine di tempo del 1925, e nel testo dice :
Poich necessario propagare il pi ampiamente possibile la dignit regale del nostro
Redentore, sembra non esserci nulla di pi adatto allistituzione di una festa propria e particolare
di Cristo Re. Poich le feste hanno una efficacia pi grande di qualsiasi documento del
Magistero : istruiscono infatti tutti i fedeli non una volta sola, ma tutti gli anni, e raggiungono
non solo lo spirito, ma i cuori.

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Guardate che c anche, con la riforma liturgica, un cambiamento nellarticolazione di questa


festivit ; una volta era Cristo Re, oggi, invece, Regalit di nostro Signore Ges Cristo Re
dellUniverso.
Lintroduzione della festa voleva contrastare quellonda ideologica che era contro la monarchia e
di democrazia ; che cosa si voleva difendere ? Si voleva difendere la monarchia, non come
monarchia ma pi come istituzione, perch cera il re per diritto divino. I re in Italia aggiunsero per
volont della Nazione, perch prima era : Re per grazia di Dio e poi aggiunsero per volere della
Nazione ; ma cera per grazia di Dio ; e quando si cominci ad attaccare la monarchia come tale, si
pens di istituire questa festa di Cristo Re.

CAPITOLO VIII

I SANTI DEL CALENDARIO ROMANO


(IL SANTORALE)
Nella parte riguardante la struttura dellAnno Liturgico gi si detto che, accanto al de
Tempore o Anno del Signore che noi abbiamo esaminato sia per quanto riguarda le domeniche sia
per quanto riguarda i giorni feriali, c anche un ciclo di feste e memorie di santi, strettamente
intrecciato con quello.
Si tratta della commemorazione festiva della Madre di Ges, degli apostoli e martiri e di quella
grande schiera di uomini e donne di tutte le condizioni e strati sociali, che hanno preso sul serio, in
un senso singolare, la sequela di Cristo. Prime di descrivere le loro feste e memorie esponiamo,
anche se brevemente, alcune idee e constatazioni fondamentali sulla teologia del culto dei santi,
sulla sua storia e sulle linee direttive della riforma del calendario.
In base a questa introduzione, come vedete questo capitolo diviso in 4 parti.
Prima parte : Principi sul culto dei santi :
teologia del culto dei santi ;
storia del culto dei santi ;
linee direttive della riforma del calendario dei santi.
Seconda parte : Celebrazioni di Maria, Madre di Dio :

solennit e feste ;
le memorie della Madre di Dio ;
memorie scomparse dal calendario romano ;
i mesi mariani di maggio e ottobre.
Terza parte : Le celebrazioni dei santi del calendario romano :

linee direttive della scelta ;


ulteriori determinazioni per le celebrazioni dei santi ;
solennit dei santi nel calendario romano ;
le feste dei santi.
Quarta parte : Il calendario nazionale.

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Cominciamo con la prima parte :


teologia del culto dei santi : la sottolineatura che fa qua una sottolineatura che ormai gi da

tempo superata, ma che di tanto in tanto ritorna come una specie di accusa che si fa alla Chiesa
cattolica di una venerazione accentuata riguardante i santi ; come se questa venerazione o questo
culto, venisse a sminuire il vero ed unico culto che noi dobbiamo rendere a Dio Padre, Figlio e
Spirito Santo.
Con i vocaboli provenienti dal greco, noi parliamo di Dio con un culto di adorazione che veniva
chiamato culto di latra ; mentre per quanto riguarda i santi, cera un culto di venerazione che
veniva chiamato dulia ; mentre per quanto riguarda la Vergine santa, era pure un culto, non di
adorazione ma di venerazione superiore a quello dei santi che veniva chiamato culto di iperdulia.
Quello che a noi interessa sottolineare questo : la venerazione dei santi e della Vergine santa ha
essenzialmente, non soltanto nella tesi teologica, ma anche una celebrazione della lode di Dio.
Quando noi veneriamo i santi, non facciamo altro che adorare Dio, che magari si degnato di dare
a questi nostri fratelli la grazia di una vita perfettamente unita a quella di Cristo Ges, seguendo le
sue orme, seguendo la sua volont in tutto.
Tutti questi aspetti vengono sottolineati seguendo i documenti della Chiesa, i documenti del
Magistero e in maniera particolare i documenti del Concilio, si ha anche nelle stesse impostazioni
della Liturgia e della celebrazione dei santi.
Io vorrei leggere con voi qualche aspetto di questo, uno di questi a pag.204 quando
dice :Quando la Chiesa venera i santi, riconosce e proclama la vittoriosa grazia dellunico
Redentore e mediatore Cristo. Essa ringrazia il Padre per la misericordia donataci in Cristo,
divenuta visibile ed efficace in uno dei suoi membri, e con ci nellintero corpo della Chiesa. Forse
non c espressione liturgica pi giusta, per questo aspetto del culto, che il prefazio dei santi ; e
cita sia il I che il II Prefazio dei santi, come anche gli altri due prefazi che riguardano luno quello
dei martiri e laltro delle sante vergini o religiosi ; il I dice :
Nella festosa assemblea dei santi risplenda la tua gloria, e il loro trionfo celebra i doni della tua
misericordia ; quindi qua la festivit dei santi sono legati sempre al culto di Dio, alla
manifestazione della gloria di Dio che risplende in maniera particolare in tanti nostri fratelli che
hanno seguito Cristo e oggi vivono beati nel Paradiso.
Il II dice : Nella testimonianza di fede dei tuoi santidoni a noi, tuoi figli, un segno sicuro del
tuo amore ; quindi nel culto dei santi c la celebrazione di una speranza che lamore di Cristo
che stato tanto efficace in alcuni nostri fratelli, diventi anche efficace in ciascuno di noi.
Oppure ancora per quanto riguarda il Prefazio dei martiri che cita : Il santo martire Nha
testimoniato con il sangue i tuoi prodigi, o Padre, che riveli nei deboli la tua potenza, anche qua il
culto rivolto ad un martire ma perch nel martire noi diciamo che, con la effusione del suo sangue,
ha celebrato i prodigi di Dio.
Ancora nellultimo prefazio tratto da quello delle vergini e dei religiosi : Nei tuoi santinoi
celebriamo, o Padre, liniziativa mirabile del tuo amore, poich tu riporti luomo alla santit della
sua prima origine ; con una proiezione di carattere escatologico che poggia maggiormente la
nostra speranza.

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Questo ci fa capire che anche attraverso questi elementi che, per quanto riguarda il culto dei santi,
noi ci troviamo di fronte non alla venerazione di un uomo, mai !, ma ci troviamo di fronte a rendere
grazie al Signore perch ha operato prodigi in noi uomini, in alcuni di noi che sono i santi ; per cui
noi celebriamo sempre i prodigi del Padre, noi, se vogliamo ancora, rendiamo grazie al Signore per
la testimonianza di fede che i santi hanno dato o con leffusione del loro sangue (martiri), oppure
con la testimonianza della loro vita (i santi in genere), e poi ancora chiediamo al Signore, in forza di
quella verit teologica che il corpo mistico che ci unisce tutti, quelli che siamo sulla terra, quelli
che ci hanno preceduti e che oggi sono nel cielo, noi chiediamo anche ai santi di pregare per noi
come in certo senso membri di tutta la Chiesa in preghiera ; o per quelli in cui nel suo
pellegrinaggio si avvicinano verso la meta eterna oppure quando questa meta eterna stata
raggiunta, ma in ogni caso la loro intercessione sempre preghiera della Chiesa che si eleva come
lode a Dio Padre, Figlio e Spirito Santo.
A sottolineare ancora questo elemento di intercessione in forza della nostra unione con loro noi
possiamo fare riferimento alla conclusione di tutti i Prefazi quando si dice : In unione con gli
angeli ed arcangeli, con troni e dominazioni, noi eleviamo a te la nostra lode come se la
Liturgia che noi facciamo oggi semplicemente un aspetto di quella Liturgia perenne che nel
Paradiso viene rivolta a Dio e noi ci uniamo alla Chiesa che gi in Paradiso, e siccome questi
santi, sono gi nel Paradiso, noi preghiamo assieme a loro e noi preghiamo anche che essi preghino
per noi.
Questa la fase, direi, teologica di quella che noi chiamiamo culto per i santi, e in maniera
particolare questi aspetti vengono ancora sottolineati sia nei documenti Conciliari, in maniera
particolare nella SC, ma poi ancora soprattutto, nella LG quando parla del culto dei santi e della
beata Vergine Maria, che io vorrei leggere insieme a voi : Nel loro giorno natalizio(che il
giorno del loro passaggio da questa terra al cielo) la Chiesa proclama il mistero pasquale realizzato
nei Santi, che hanno sofferto con Cristo e con lui sono glorificati ; propone ai fedeli i loro esempi
che attraggono tutti al Padre per mezzo di Cristo ; e implora per i loro meriti i benefici di Dio
(SC 104) ; quindi sono tre gli scopi : noi proclamiamo il mistero pasquale che ha realizzato ; ancora,
noi veniamo invitati al seguito di questi santi che hanno pienamente realizzato nella loro vita il
mistero pasquale, e noi preghiamo il Signore perch implorino che accorda a noi i suoi benefici.
La stessa cosa viene sottolineata nellaltra citazione : Le feste dei Santiproclamano le
meraviglie di Cristo nei suoi servi e propongono ai fedeli opportuni esempi da imitare (SC 111) ;
e vorrei concludere leggendo anche con voi, ancora della SC 103, quando riferendo questo culto che
noi viviamo teologicamente con i santi , riferendolo alla Vergine Maria, perch si dice di lei quello
che si dice per i santi, per in una maniera, diciamo, eminente, la SC scrive cos : Nella
celebrazione di questo ciclo annuale dei misteri di Cristo, la santa Chiesa venera con particolare
amore Maria SS.ma Madre di Dio, congiunta indissolubilmente con lopera della salvezza del
Figlio suo. In Maria ammira ed esalta il frutto pi eccelso della Redenzione e in lei contempla con
gioia, come in una immagine purissima, ci che essa, tutta, desidera e spera di essere.
Ecco sottolineato, come vedete, non semplicemente che anche la Vergine santa ha avuto bisogno
della Redenzione, come tutti gli uomini, ma anche sottolineato questo indissolubile legame che
lega la Vergine santa a Cristo suo Figlio, e c ancora una volta richiamato questo senso
escatologico, che quando noi veneriamo la Vergine santa nella sue varie festivit, noi sentiamo
quasi il desiderio di essere quello che Lei stata e quello che Lei continua ancora ad essere, per cui
la Chiesa si riflette in Maria, ed in un certo senso debbo dire, che in tutti i misteri rivelati che
riguardano la Vergine SS.ma, viene anticipato quello che la realt o il futuro escatologico di tutta
la Chiesa.

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Detto questo, continua ancora a sottolineare in riguardo alla Vergine santa, questi elementi che il
culto alla Vergine santa non deve essere tanto elevato quasi a fare una cosa a se stante, in realt il
rischio che la Chiesa corre proprio questo : quello di contemplare sempre la Vergine santa, oppure
i santi, e dimenticare quello che il culto che noi dobbiamo a Dio.
Come nella Chiesa si diffuso questo culto dei santi e che andamento ha avuto questo culto dei
santi ? Noi abbiamo sottolineato gi, parlando inizialmente della storia della Liturgia e parlando
anche dellAnno Liturgico, che almeno nei primi tempi questo culto dei santi non esisteva.
Quando i fedeli si radunavano, si radunavano per ascoltare la Sacra Scrittura, la Parola di Dio, poi
per celebrare la frazione del pane o la santa Messa, quindi per fare il memoriale della Pasqua, Morte
e Risurrezione del Signore.
Quando cominci a diffondersi questo culto dei santi ? Vorrei dire : come cominci a diffondersi
questo culto dei santi ?
Inizialmente, il culto dei santi cominci con la venerazione soprattutto dei martiri, i quali avevano
dato la vita per Cristo, per cui il luogo dove erano sepolti, cominci ad essere anche luogo di
riunione e celebrando la Pasqua del Signore, attraverso la frazione del pane, si faceva anche
riferimento al martire che aveva dato la vita per Cristo Ges. Quindi il culto si diffonde, o comincia,
sul sepolcro di un martire, sulla tomba di un martire ; per gradualmente questo culto va
diffondendosi e l dove non cera questo sepolcro del martire, si cominci a richiedere qualche
reliquia del martire. Allora si diffonde il culto del martire soprattutto l dove c la tomba o l dove
viene trasportata una reliquia.
Dopo le festivit dei martiri, comincia anche la venerazione degli apostoli, perch non soltanto
essi stessi martiri (almeno di due noi conosciamo con precisione la motivazione della loro morte :
Pietro e Paolo, degli altri apostoli sappiamo poco, per quando si parla degli apostoli ci fa capire
sempre che la loro testimonianza viene resa attraverso la effusione del loro sangue).
Perch, allora gli apostoli vengono ad essere venerati non soltanto come apostoli ma come
martiri ? Basandoci anche sul fatto del Vangelo di Ges che dice agli apostoli : sarete condotti nei
tribunali, sarete messi a morte per causa mia, ma non vi preoccupate, io vi assister, io vi dar in
quel momento lispirazione per quanto riguarda le parole che voi dovete dire ; e basandoci su
questi elementi del Vangelo noi diciamo che tutti gli apostoli sono morti martiri.
Per, il fatto stesso che il culto degli apostoli o la venerazione degli apostoli, si diffonde dopo
quello dei martiri, ci fa capire molto probabilmente che questo stato un concetto estensivo di
quella che la testimonianza di Cristo Risorto anche se noi non siamo sicuri della effusione del loro
sangue attraverso il martirio.
Vengono pure ad essere oggetto di venerazione e quindi di culto, le grandi figure anche se non
sono morte martiri, ma soprattutto le figure di vescovi, di papi che hanno dato un forte impulso alla
vita cristiana ; e poi infine i Confessori, cio coloro che, magari in un periodo di persecuzione
avevano subto tormenti, ma non erano arrivati ad essere messi a morte ; anche questa era una
testimonianza della loro fede, per cui anche nei loro riguardi si diffonde un culto e una venerazione.
Infine, anche le persone che hanno abbandonato il mondo (i religiosi), o quelle che hanno
rinunciato al matrimonio in vista del regno dei cieli, vengono a costituire oggetto di culto e di
venerazione. Cos gradualmente la sfera dei santi si va allargando come culto e divengono ad essere
inclusi anche quelli che inizialmente non vi erano inclusi, quelli che non erano martiri ; per che
cosa si disse ? Che la loro vita testimoniando sempre Cristo Ges, ha dato a loro la possibilit di

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essere, non martiri con leffusione del sangue, ma talmente dediti a Cristo da avere rinunziato a
quella che la loro vita vissuta in maniera normale.
Questo ultimo aspetto si conserva come reliquia anche oggi, quando bisogna canonizzare
qualcuno. Che cosa bisogna provare ? La eroicit delle virt ! Quindi diciamo una vita normale,
quasi una vita condotta alla stregua di tutti gli altri uomini, non sarebbe manifestazione di virt
eroica e quindi non basterebbe per una elevazione alla santit.
Come ultimo elemento, come ultimo criterio, diciamo una specie di avallo che viene da parte di
Dio stesso attraverso la manifestazione di miracoli che i santi hanno compiuto.
Oggi noi abbiamo un Anno Liturgico molto semplificato a proposito delle festivit dei santi, ma
direi che alcuni auspicano ancora una maggiore semplificazione.
Io vorrei prendere con voi alcuni dati per far capire come ad un certo momento questa
quantificazione delle festivit dei santi, ha dato la scure, diciamo, ad una invasione di festivit di
santi nellAnno Liturgico che, molto probabilmente, hanno fatto perdere di vista quella che lo
scopo, e direi in un certo senso, anche il significato pi profondo dellAnno Liturgico.
Al di l di quello che cera prima del Concilio di Trento, quando lo stesso Concilio Tridentino
aveva auspicato una semplificazione del Santorale, quindi togliere di mezzo alcune festivit di santi
per fare posto alla struttura pi intima dellAnno Liturgico come celebrazione dei misteri di Cristo,
questo auspicio del Concilio di Trento, non era poi molto forte per la verit, stato un accordo tra
Pio V che nella riforma del Messale ha fatto una notevole riduzione delle festivit dei santi ; e
guardate che cosa ne venuto fuori :
Sulla base dellantico calendario della citt di Roma era sorto per la prima volta un calendario
universale : si ebbero cos solo 158 feste di santi contro 156 giorni feriali ; certo, sembr una
bella semplificazione perch prima cerano pi di 200 feste di santi allinterno del calendario
liturgico ; e ancora :
Molte diocesi e ordini rinunciarono tuttavia a questo privilegio ; e cos sembr di essere giunti ad
una unificazione della liturgia, allora sentita come benefica e duratura. Questa speranza si
realizz, non per per il calendario dei santi. Per motivi per i quali non si pu scendere ai
particolari, si torn, fino allinizio del nostro secolo, ad un sovraccarico di festivit. Il calendario
generale contava 230 feste (230 feste che erano per il calendario universale della Chiesa,
aggiungendo a queste 230 le 56 domeniche, significa che restavano pochissimi giorni per una
riflessione sul mistero di Cristo attraverso il Tempo Ordinario) ; numerosi calendari diocesani
arrivavano a pi di 100 feste proprie supplementari. Cos la lodevole intenzione del Concilio di
Trento di mettere maggiormente in rilievo il Temporale dellAnno Liturgico era stata nuovamente
frustrata.
Papa Pio X ebbe in mente una riforma generale della liturgia : per realizzarla, in una realistica
valutazione dei fatti, egli riteneva necessario un tempo di circa trentanni.
Si cerc, tuttavia, di ridurre questo sovraccarico di feste ma con Pio X ; negli ultimi decenni
prima del Concilio Ecumenico Vaticano II, si ebbe ancora una volta una crescita sia nel calendario
generale che in quello particolare. Nellanno 1950 si avevano 71 giorni feriali contro 262 feste di
santi ; cio il calendario liturgico praticamente non esisteva pi.
Pio XII elimin alcune feste, ma non le feste, elimin le ottave (anche queste sovraccaricavano il
calendario) che erano al di fuori di quello che era lo sviluppo teologico dello stesso Anno Liturgico.

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Adesso cosa abbiamo noi ? Lauspicio che stato fatto proprio dal Concilio Ecumenico Vaticano
II e che ha dato anche la possibilit di una semplificazione del calendario questo : esiste il
calendario della Chiesa universale ; in questo calendario della Chiesa universale vi entrano, o
dovrebbero entrarvi, i santi che sono realmente di esempio nella loro universalit.
II - CELEBRAZIONE DI MARIA, MADRE DI DIO
Noi abbiamo sottolineato parlando della parte dellAnno Liturgico dedicato ai santi, abbiamo
sottolineato il fatto che il culto dei santi, il culto della Madonna, quindi della celebrazione dei santi
e della Madonna devono essere riportate tutte allinterno di quello che il fondo comune che la
Liturgia come salvezza e come lode a Dio.
Adesso vorrei semplicemente sottolineare qualche cosa per quanto riguarda le celebrazioni di
Maria, Madre di Dio e poi di alcune feste mariane che sono scomparse e poi a pag. 231 parla della
celebrazione dei santi del calendario romano.
Prima di approfondire gli aspetti della celebrazione dei santi, premetto una riflessione sulle nuove
direttive che sono venute per quanto riguarda il calendario dei santi e in maniera particolare un
esame storico-critico del Santorale che a me sembra abbastanza opportuno sottolineare, anche se nel
libro per la verit trattato in maniera piuttosto striminzita, vi dico poi il perch.
Cominciamo con le celebrazione di Maria SS.ma, io faccio un excursus di carattere generale, che
vengono sottolineate nel calendario romano, impostato anche secondo lAnno Liturgico, che per noi
come sappiamo, comincia con la I Domenica di Avvento e finisce con lultima domenica del Tempo
Ordinario, per cui :
1) - Solennit e feste
Solennit dellImmacolata Concezione di Maria (8 dicembre), molto vicina alla I Domenica di
Avvento ;
Festa della Visitazione di Maria (31 maggio), che ha saltato, come vi accorgete, la festivit della
Purificazione, perch viene come festa allinterno del ciclo natalizio ;
Solennit dellAssunzione della B.V. Maria (15 agosto) ;
Festa della nativit di Maria (8 settembre)
2) - Memorie della Madre di Dio

La festa della Maternit divina di Maria ;


Memoria (facoltativa) della B.M.V. di Lourdes (11 febbraio) ;
Memoria (facoltativa) del Cuore Immacolato di Maria (sabato dopo la solennit del Cuore di
Ges) ;
Memoria (facoltativa) della B.V. del monte Carmelo (16 luglio) ;
Memoria (obbligatoria) della B.V.M. Regina (22 agosto) ;
Memoria (obbligatoria) della B.V.M. Addolorata (15 settembre) ;
Memoria (obbligatoria) della B.V.M. del Rosario (7 ottobre) ;
Memoria (obbligatoria) della Presentazione della B.V. Maria (21 novembre).

Poi vi sottolinea alcune feste che esistevano prima riguardante la Madonna e che adesso, con la
riforma liturgica e con il nuovo calendario romano sono state soppresse :

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Ora io vorrei sottolineare con voi un concetto di carattere generale che essenzialmente questo :
allinterno del discorso che facevamo laltra volta, dove sottolineavamo la venerazione di Maria e
dei santi, che essenzialmente legato al mistero salvifico del Signore, quindi si innesta
fondamentalmente nella Liturgia, perch queste festivit ci sono oggi e sono rimaste, mentre alcune
festivit sono state soppresse ?
Dico subito, che il criterio che stato seguito, per la confermazione di queste feste e della
soppressione di altre, essenzialmente un criterio di carattere teologico e liturgico ; cio si sono
conservate quelle festivit della Madonna, che non solo per certi versi sono molto pi vicine a
quello che laspetto della Liturgia, ma che possono dare anche a noi un chiaro senso della stessa
Liturgia e della funzione, quindi, che la Madonna sviluppa e svolge assieme al suo Figlio Ges.
Cominciamo con la prima festa della Immacolata Concezione, che noi sappiamo cosa questa
festivit ; il ricordo, la memoria della beata Vergine Maria concepita senza peccato originale.
Viene sottolineato che essa stata concepita senza peccato originale ma pure stata bisognosa di
salvezza, di redenzione come tutti noi. Allora, questa festivit, in rapporto alla Liturgia sottolinea
essenzialmente questo evento, sia la redenzione universale portata da Cristo Ges (quindi compresa
la beata Vergine Maria), sottolinea anche per due elementi : un elemento che comune per tutti gli
uomini quando questa redenzione stata data agli uomini dopo la morte e risurrezione di Ges ; per
quanto riguarda, invece, la Madonna, questa redenzione stata applicata in vista dei meriti che
Cristo avrebbe dovuto acquistare.
Questa distinzione da sottolineare sempre, perch rientra in quello che il disegno salvifico
universale ; Cristo ci ha salvati e ci ha salvati tutti compresa la Madonna che ha avuto anchessa
bisogno di redenzione.
Da un punto di vista, diciamo, liturgico-pastorale come viene presentato questo aspetto della
festivit ? Viene presentato come uno stato in cui luomo si sarebbe trovato se non ci fosse stato il
peccato ; per cui, da un punto di vista, diciamo, della devozione popolare la beata Vergine
Immacolata, viene vista come una specie di festivit della nostalgia, quello che noi saremmo stati se
non ci fosse stato il peccato originale, ma nello stesso tempo, forse perch rientra allinterno del
clima natalizio, in cui c questo sentimento maggiore delle piccole cose, di Ges Bambino, questa
festivit de essere sottolineata dal punto di vista dogmatico ; non si pu assolutamente fare rientrare
semplicemente una specie di sentimentalismo la riflessione su questa tematica dellImmacolata
Concezione.
Nelle Letture cosa viene sottolineato ? Il peccato originale (1 Lettura) ; nella 2 Lettura viene
sottolineato il disegno di salvezza universale compiuto da Dio ; nel Canto al vangelo, volta a volta,
vengono sottolineati alcuni aspetti, secondo il tipo dellAnno Liturgico, per di solito o si parla
dellAnnunciazione e quindi il Magnificat, oppure si parla pure della redenzione operata da Cristo
sulla croce, quando Maria era data a noi per madre. Questo aspetto ci fa capire che non scindiamo la
beata Vergine Immacolata Concezione dal disegno di salvezza universale di cui tutti gli uomini
hanno bisogno, ma lo erigiamo come un proposito o come un simbolo per tutti noi di quello che
saremmo dovuti essere se eventualmente non ci fosse stato il peccato originale.
Per quanto riguarda poi altre festivit, la Visitazione, anche per questa qua vi d un excursus di
carattere storico, festivit voluta in maniera particolare dai francescani, e vuole sottolineare la
solennit del Magnificat, infatti la visita che Maria fa a Elisabetta, ed anche nella
commemorazione del S. Rosario nel 2 mistero gaudioso.
Mi soffermo molto di pi su quella che la festa dellAssunzione della B.V. Maria che come
sappiamo tutti viene celebrata il 15 agosto.

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Forse questa una delle festivit, diciamo di pi antica memoria, che veniva commemorata anche
in oriente nei primi tempi, come anche in occidente molto tempo prima di quella che stata la
stessa definizione del dogma dellAssunzione di Maria SS.ma.
Questa festa dellAssunzione, viene ad essere messa in stretto rapporto con la Concezione
Immacolata. Da un punto di vista, diciamo teologico - pastorale - liturgico, questi sono i due
momenti in cui si sviluppa la vita di Maria SS.ma qua sulla terra.
Un primo momento quello antecedente, quindi la sua Immacolata Concezione, come quello che
noi saremmo stati se non ci fosse stato il peccato originale.
Mentre lAssunzione richiama a noi un punto escatologico della liturgia, che sar alla fine dei
tempi ; e anche qua, mentre l quello che noi saremmo stati se, questo quello che noi saremo
dopo il ritorno trionfale di Cristo sulla terra. Quando ci sar la resurrezione di tutti morti e quindi
linstaurazione del Regno di Dio, dove tutti, anima e corpo andremo a godere nel Paradiso.
Allora la festivit dellAssunzione d a noi questo sapore ; un sapore, dicevo, di carattere
escatologico di quel che sar alla fine dei tempi, e deve essere sottolineato questo aspetto senza
insistere molto, dal punto di vista della omiletica, su quello che il problema se Maria morta o
non morta, ecc., perch nella definizione dogmatica stato eluso benissimo questo tema, dicendo
che alla fine della sua missione in terra, Maria stata assunta.
Allora tra queste due feste, noi possiamo contemplare tutta la nostra esistenza : linizio noi siamo
nati col peccato, ella non , e lescatologia, per cui la connessione tra le due feste risulta in questa
maniera evidente e racchiudono tutto il mistero dellesistenza nostra in questa terra ; nel momento
in cui noi veniamo a nascere - ecco la concezione ; nel momento in cui noi veniamo a lasciare
questa terra e quindi la morte lattesa della resurrezione dei morti per quanto riguarda ciascuno di
noi.
Queste cose vengono ad essere sottolineate, per la verit vi debbo dire, per quanto riguarda la
beata Concezione di Maria SS.ma maggiormente ; mentre per quanto riguarda la festa
dellAssunzione, la sottolineatura di queste tematiche meno presente, perch mentre l possiamo
fare riferimento ecco la vergine concepir e partorir, qua invece i riferimenti scritturistici sono
molto pi labili, che voi sapete che si celebrata la festivit dellAssunzione, che magari si
chiamava Dormizione di Maria , per come fondamento scritturistico noi non labbiamo in
maniera esplicita ; c una riflessione teologica che scaturisce poi come elemento di verit dalla
riflessione che ci d la Sacra Scrittura, ma la parola di Assunzione di Maria la Bibbia non ce ne
parla.
Le altre memorie vengono celebrate e sono tutte devozionali, cos : la B .V. Maria di Lourdes,
commemora le apparizioni come sapete ; il Cuore Immacolato di Maria, che stato immesso
nella Liturgia come festa, come corrispondenza alla celebrazione del Cuore di Ges ; la B.V. Maria
del monte Carmelo, si rif ad una visione di s. Domenico Stock ; la B.V. Regina, che prima veniva
celebrata il 31 maggio a conclusione del mese di maggio, oggi stata trasportata al 22 agosto,
nellottava del 15 agosto che la festa dellAssunzione ; lAddolorata e la B.V. Maria del
Rosario, che commemora anchessa una festivit di idea ; il Rosario una devozione che riguarda
la Vergine Santa, ed stata introdotta dopo la vittoria di Lepanto, da parte dei cristiani sui turchi,
quindi come culto alla Beata Vergine Maria.
Mentre alcune feste : la Maternit dell11 ottobre ; la Beatissima Vergine Maria della Mercede
(della redenzione degli schiavi) ; il Nome di Maria, sono state soppresse.

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III - LE CELEBRAZIONI DEI SANTI DEL CALENDARIO ROMANO


Noi abbiamo detto laltra volta che ad un certo momento il Calendario Liturgico stato talmente
riempito di festivit di santi, che avevamo pi giorni in cui si celebrava la festa dei santi. Oggi il
calendario stato talmente sfoltito e quindi vi la possibilit anche di dare pi spazio a quella che
la meditazione e la riflessione sullAnno Liturgico, nel senso pi tecnico del termine.
Che criterio si usato per sfoltire questo Anno Liturgico ? Laltra volta noi accennavamo ad un
criterio che era quello di dire : noi dobbiamo ammettere nel calendario liturgico della Chiesa
universale, solamente quei santi che hanno una importanza di carattere universale ; anche se,
dicevamo, non semplice andare a stabilire quale santo ha una rilevanza universale e quale no.
Comunque, anche questo criterio un po vago, ha permesso di sfoltire moltissimo il calendario,
lasciando alla celebrazione della Liturgia nelle Nazioni o delle varie Regioni, la celebrazione dei
santi che hanno una loro importanza per limitata nel posto dove sono vissuti o dove sono nati.
Per un altro criterio, molto pi importante, che stato seguito quello di analizzare : ma chi
sono questi santi che noi veneriamo ? Cio per dire o per mettere alla venerazione di tutti i cristiani
dei santi, dobbiamo avere notizie certe di questi santi ; allora doveva accertarsi, non solo la loro
esistenza storica, ma doveva anche accertarsi un po la loro vita, chi veramente erano, che cosa
avevano fatto per essere additati allesempio di tutti ; una analisi di questo genere ha portato anche a
tagliare alcuni, che potevano anche essere esistiti, ma dal punto di vista storico a noi non risulta con
chiarezza la loro esistenza o quanto meno alcuni elementi della loro vita che portano a dire che sono
degni di essere venerati.
Ci non significa, come qua stato inizialmente detto, questi non sono santi e noi li abbiamo
venerati chiss come ; sotto magari un certo nome, noi possiamo venerare qualcuno che, magari ha
impressionato per la sua vita, per qualche gesto che ha fatto, una certa emozione nel popolo di Dio,
dopo di ch si sono perse le loro tracce storiche.
La venerazione di questi santi, non viene pi proposta alla venerazione della Chiesa universale,
rimangono come venerazioni di santi nelle Chiese particolari, proprio per questo elemento da cui
proviene lelemento tradizionale, cio significa che, magari noi possiamo sconoscere come
realmente si chiama, possiamo non sapere realmente che cosa ha fatto, ma qualche elemento che lo
ha portato alla venerazione ci dovrebbe essere stato ; allora non entrano nel calendario della Chiesa
universale, ma entrano nel calendario della Chiesa particolare come venerazione.