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1. IL DIRITTO PENALE.

Il diritto penale è l’insieme delle norme giuridiche con le quali, come dice Antolisei,
lo Stato proibisce, mediante la minaccia di una pena, determinati comportamenti
umani (azioni di omissioni).
Prima di vedere come vengono puniti dalle norme determinati comportamenti
dell’imprenditore commerciale, è bene chiarire il significato di alcune parole usate
dalle Autorità nel momento in cui contestano all’interessato di avere trasgredito una
legge. Molti, ad esempio, pensano che la parola “delitto” possa essere riferita soltanto
alla circostanza dell’uccisione di una persona, ma non è così.
Si dice “reato” la violazione di una norma penale così chiamata perché prevede una
pena al trasgressore.
I reati si distinguono in delitti e contravvenzioni. Le pene principali per i delitti
sono:
- ergastolo, è la privazione della libertà che dura per tutta la vita;
- reclusione, è la privazione della libertà che varia a seconda del reato, da 15 a
24 anni;
- multa, che consiste nel pagamento alla Pubblica Amministrazione di una
somma di denaro.
Le pene principali per le contravvenzioni sono così distinte:
- arresto, a seconda del reato si può estendere da 3 giorni a 5 anni;
- ammenda, consiste, come per le multe, nel pagamento allo Stato di una
somma di denaro.
Oltre a queste pene principali, il trasgressore subisce anche le conseguenze delle
pene accessorie. Ad esempio è prevista talvolta per la contravvenzione la sospensione
dell’esercizio di un’arte, professione, industria e commercio, quando, per svolgere
questa attività, occorre un’autorizzazione, licenza o particolare abilitazione
professionale.
2. CORRUZIONE E FRODE NELLE FORNITURE ALLO STATO O A ENTI
PUBBLICI.

È reato la corruzione di un pubblico ufficiale o di persona incaricata di un pubblico


servizio. È reato anche l’istigazione alla corruzione di queste persone. È un reato la
frode nell’esecuzione dei contratti di fornitura allo Stato o ad Enti pubblici.

3. REATI CONTRO LA FEDE PUBBLICA E LA MORALITA’.

La legge punisce tanto chi contraffa o altera monete quanto chi possiede o spende
monete contraffatte o alterate. In quest’ultimo caso la pena è diversa a seconda che
l’imprenditore abbia agito o meno in buona fede.
La legge punisce anche chi si rende colpevole di contraffazione, alterazione o uso
indebito di marchi, brevetti o segni distintivi delle opere dell’ingegno e dei prodotti
industriali. Ricorre, ad esempio, questo reato quando il commerciante pone in vendita
prodotti industriali con nomi, marchi o segni distintivi, nazionali o esteri, traendo in
inganno l’acquirente sull’origine o la qualità del prodotto. È considerato un delitto ed è
punito con la reclusione o multa.
È prevista la reclusione per chi, allo scopo di fare commercio o distribuzione ovvero
di esporli pubblicamente, acquista, detiene ovvero mette in circolazione scritti, disegni,
immagini od altri oggetti osceni di qualsiasi specie.
4. LE FRODI IN COMMERCIO, LE MANOVRE SPECULATIVE SULLE
MERCI E LE SANZIONI IN MATERIA DI IGIENE E SANITA’.

Chi, nell’esercizio di un’attività commerciale o di somministrazione al pubblico di


alimenti e bevande consegna all’acquirente una cosa per un’altra, ovvero una cosa
diversa, per origine, provenienza, qualità o quantità, da quella dichiarata o pattuita,
compie una frode considerata dal codice penale come delitto punito con la reclusione o
con la multa.
La frode si distingue nelle seguenti fattispecie delittuose:
Contraffazione che consiste nell’azione fraudolenta di vendere un prodotto
dichiarando che è di qualità superiore a quella effettiva o che è di composizione
diversa da quella reale (es. vendere olio di semi per olio d’oliva).
Adulterazione è detta quell’operazione, a scopo fraudolento, consistente nel variare
la composizione analitica di un alimento nel senso di aggiungere o sottrarre qualche
componente. Esempio aggiungere l’acqua al vino e vendere il tutto come vino, oppure
scremare il latte e venderlo come intero, ecc.
Sofisticazione è l’operazione fraudolenta che consiste nell’aggiungere all’alimento
sostanze estranee alla sua composizione con lo scopo di migliorarne l’aspetto o per
coprirne i difetti o per facilitare la parziale sostituzione di un alimento con un altro.
Esempio l’aggiunta di zucchero al vino per aumentare la gradazione.
Alterazione è il processo di modificazione per cause naturali o accidentali delle
caratteristiche di un alimento. Può essere determinata o da cattiva conservazione o da
conservazione troppo prolungata dell’alimento. La vendita di prodotti alimentari
alterati è una frode.
È definita dalle norme frode tossica l’impiego nella preparazione di alimenti e
bevande o la detenzione per la vendita, di sostanze o prodotti alimentari che possono
causare intossicazioni o, comunque, un danno per la salute del consumatore.

Le manovre speculative fraudolente sui prezzi.


È severamente punito chi, allo scopo di creare confusione sul mercato delle merci,
diffonde notizie false, esagerate, tendenziose, idonee a provocare artificiosi aumenti o
diminuzioni di prezzo delle merci. Questo reato è conosciuto anche con il nome di
aggiotaggio e lo compie anche chi, con manovre speculative od occulte, accaparra od
incetta materie prime, generi alimentari di largo consumo o prodotti di prima
necessità in modo da determinare sul mercato la scarsità o il rincaro di questi articoli.
Le pene previste per questo reato sono la reclusione, la multa ed il sequestro delle
merci.

I reati previsti dalla legge n. 283/1962.


La legge n. 205/1999 e il D.lgs. n. 507/1999 stabiliscono che sono trasformate in
illeciti amministrativi, soggetti quindi alle sanzioni amministrative, le violazioni
considerate come reato dalle leggi speciali in materia di prodotti alimentari e
dell’igiene degli stessi, fatta eccezione per i reati previsti dal codice penale e dagli artt.
5, 6 e 12 della legge 283/1962.
Quindi, le violazione delle disposizioni della legge n. 283 che qui appresso si
indicano sono soggette a sanzioni penali.
È vietato impiegare nella preparazione di alimenti e bevande, vendere, detenere per
vendere o somministrare come merce ai propri dipendenti, o comunque distribuire per
il consumo, sostanze alimentari:
- privati anche in parte dei propri elementi nutritivi o mescolate a sostanze
di qualità inferiore o comunque trattate in modo da variarne la
composizione naturale, salvo quanto disposto dalle leggi e regolamenti
speciali;
- in cattivo stato di conservazione;
- con cariche microbiche superiori ai limiti stabiliti nei regolamenti di
esecuzione o da ordinanze ministeriali;
- insudiciate, invase di parassiti, in stato di alterazione o comunque nocive,
ovvero sottoposte a lavorazioni o trattamenti diretti a mascherare un
preesistente stato di alterazione;
- con aggiunta di additivi chimici di qualsiasi natura non autorizzati;
- che contengono residui di prodotti, usati in agricoltura per la protezione
delle piante e a difesa delle sostanze alimentari immagazzinate, tossici per
l’uomo.
È vietata l’introduzione nel territorio della Repubblica di qualsiasi sostanza
destinata all’alimentazione che non risponde ai requisiti prescritti dalla legge n. 283.
Nel pronunciare condanna per taluno dei reati citati, il giudice, se il fatto è di
particolare gravità e da esso e derivato pericolo per la salute, dispone la chiusura
definitiva dello stabilimento o dell’esercizio e la revoca delle licenza,
dell’autorizzazione o dell’analogo provvedimento amministrativo che consente
l’esercizio dell’attività.
Le medesime pene accessorie possono essere applicate se il fatto è commesso da
persona già condannata, con sentenza irrevocabile, per reato commesso con violazione
delle norme in materia di produzione, commercio ed igiene degli alimenti e delle
bevande.

La depenalizzazione in materia di igiene e sanità.


Come si è detto nel punto precedente tutti gli altri reati previsti dalle leggi speciali
in materia di prodotti alimentari e igiene degli stessi sono trasformati in illeciti
amministrativi.
Le sanzioni amministrative pecuniarie variano a seconda di come era stabilita la
vecchia sanzione penale e, comunque, in modo graduato in rapporto ad un massimo di
96.962 euro.
Le vecchie pene accessorie sono state trasformate (con l’art. 3 del D.lgs. n. 507) in
sanzioni amministrative accessorie e continuato ad applicarsi nei casi e nei modi
stabiliti dalle disposizioni che le prevedono.
Queste sanzioni accessorie, che possono essere originate anche da casi di
reiterazione specifica delle violazioni, si sostanziano in:
a) chiusura dello stabilimento o dell’esercizio da un minimo di cinque giorni ad
un massimo di tre mesi, ovvero la sospensione fino ad un massimo di tre mesi
o la revoca della licenza, dell’autorizzazione o dell’analogo provvedimento
amministrativo che consente l’esercizio dell’attività;
b) per i fatti di particolare gravità dai quali sia derivato pericolo per la salute,
chiusura definitiva dello stabilimento o dell’esercizio e revoca della licenza,
dell’autorizzazione o dell’analogo provvedimento amministrativo che consente
l’esercizio dell’attività.
L’autorità competente ad irrogare le sanzioni amministrative è, in genere, quella
indicata nella legge speciale di riferimento.
Quando è applicata una sanzione amministrativa pecuniaria non inferiore a 7.746
euro per una violazione in materia di produzione, commercio ed igiene degli alimenti e
delle bevande, o di tutela della denominazione di origine dei medesimi, l’autorità
amministrativa con l’ordinanza-ingiunzione o il giudice con la sentenza di condanna
può disporre, tenuto conto della natura e delle gravità del fatto, l’affissione (di durata,
comunque non superiore a 4 mesi) o la pubblicazione del provvedimento che accerta la
violazione a spese del soggetto cui la sanzione è applicata.

5. LA RICETTAZIONE, LA TRUFFA, L’INSOLVENZA FRAUDOLENTA, LA


BANCAROTTA, L’ASSEGNO A VUOTO, LE SANZIONI PENALI
PREVISTE DA NORME FISCALI E IN MATERIA DI LAVORO.

La truffa è il reato commesso da chi, per suo interesse, (o di altri) induce con raggiri
una persona a commettere un errore.
La ricettazione è il reato commesso da chi, per un suo interesse (o di altri), riceve o
nasconde denaro o cose provenienti da un qualsiasi delitto (furto, rapina, ecc.) al quale
non ha partecipato.
L’ insolvenza fraudolenta è il reato commesso da chi, nascondendo il suo stato di
difficoltà finanziaria (cioè che non riesce a pagare i suoi debiti), assume altri impegni
con il proposito di non rispettarli alla scadenza. È difficile nella realtà dimostrare le
intenzioni fraudolente del debitore.
La bancarotta è un reato che può emergere durante la procedura fallimentare e si
distingue in:
- bancarotta semplice, se il fallito a dimostrato di avere agito con leggerezza e
trascuratezza;
- bancarotta fraudolenta, se il fallito ha dimostrato di aver agito con dolo.
Si ha dolo quando viene accertato che l’imprenditore abbia nascosto o distrutto in
tutto o in parte i suoi beni; quando abbia detto di avere passività inesistenti per
ingannare i creditori; quando abbia distrutto o falsificato le scritture contabili per un
suo interesse o per sviare le future indagini delle autorità.
Al commercio di cose antiche ed alla fabbricazione e al commercio di oggetti preziosi
si applicano le norme del D.lgs. 25 settembre 1999, n. 374 in materia di riciclaggio dei
capitali di provenienza illecita, norme che prevedono, tra l’altro, la sospensione o la
revoca del titolo autorizzato per coloro che svolgono questo riciclaggio.

Rapporto di lavoro.
In materia di lavoro le sanzioni per inadempienze dei datori di lavoro si distinguono
a seconda che riguardino il rapporto assicurativo, il versamento dei contributi, la
tenuta dei registri, la sicurezza, i diritti del dipendente.
Nella maggior parte dei casi la sanzione ha natura amministrativa. In taluni casi
ha natura penale come, ad esempio, nei seguenti:
1) per il mancato versamento delle ritenute previdenziali ed assistenziali già
effettuate ai lavoratori (reclusione fino a 3 anni e multa);
2) per aver violato le norme di tutela del lavoro minorile e delle lavoratrici
madri (arresto: D.lgs. n. 566/1994);
3) per aver omesso una o più registrazioni o denunce obbligatorie, ovvero per
aver eseguito una o più denunce obbligatorie in tutto o in parte non
conformi al vero, il tutto al fine di non versare in tutto o in parte contributi
e premi previdenziali ed assistenziali obbligatori per un importo superiore a
determinati parametri (reclusione fino a 2 anni: art. 116 della legge n.
388/2000).
Le disposizioni di legge (D.lgs. n. 196/2003) tutelano la privacy del lavoratore con
particolare riguardo alla corrispondenza personale ricevuta o inviata dallo stesso e ai
dati personali sensibili o non custoditi nell’ambito aziendale.
La violazione di queste norme da luogo all’applicazione di sanzioni amministrative e
penali. Queste ultime prevedono la reclusione, l’arresto o l’ammenda per aver svolto,
ad esempio, delle indagini sulle opinioni del lavoratore od aver diffuso notizie sul
lavoratore senza il suo consenso al fine di trarne un profitto a danno del lavoratore
stesso.
Le sanzioni in materia di sicurezza del lavoro.
Le sanzioni penali previste dal D.lgs. n. 626/1994 (e successive modificazioni)
riguardano violazioni commesse da datore di lavoro e suoi dirigenti, dai preposti, dai
progettisti, fabbricanti ed installatori, dal medico competente e dai lavoratori.
Il datore di lavoro e i suoi dirigenti sono puniti con l’arresto o con l’ammenda per
violazioni gravi come quelle commesse per aver adottato una o più delle misure
necessarie per la sicurezza e la salute dei lavoratori, ecc.
I lavoratori sono anche loro puniti con l’arresto o l’ammenda nei casi in cui non
avendo osservato, ad esempio, le disposizioni sulla sicurezza o sull’utilizzo corretto dei
macchinari, dispositivi, ecc o avendo rifiutato di sottoporsi al programma di
formazione, abbiano causato incidenti sul lavoro.

Fisco.
Il D.lgs. 10 marzo 2000, n. 74 prevede le seguenti sanzioni penali distinte in
materia:
- Dichiarazioni redditi e IVA. È prevista la reclusione per avere indicato
passivi fittizi avvalendosi di fatture false; per la dichiarazione fraudolenta
mediante altri artifici se l’imposta evasa è superiore a 77.468,53 € e
contemporaneamente l’ammontare degli elementi attivi non dichiarati è
superiore al 5% di quelli indicati in dichiarazione; per la dichiarazione
infedele (fuori dei casi precedenti) se l’imposta evasa è superiore a
103.291,38 € e contemporaneamente l’ammontare degli elementi attivi
sottratti è superiore al 10%; per omessa dichiarazione, quando l’imposta
evasa è superiore a 77.468,53 €.
- Documenti e pagamento di imposte. È prevista la reclusione per chi rilascia
fatture per operazioni inesistenti; per occultamento o la distribuzione di
documenti contabili; per sottrazione fraudolenta al pagamento delle imposte.
Sono previste sanzioni amministrative pecuniarie per queste e per tutte le altre
violazioni di norme in materia fiscale.
Nel caso si sia commesso uno dei reati citati si applicano anche delle pene accessorie
quali, tra l’altro, l’interdizione temporanea dagli uffici direttivi delle imprese e delle
persone giuridiche (Spa, Srl, ecc.), l’incapacità temporanea di contrattare con la
Pubblica Amministrazione.
Salvo che il fatto costituisca reato, chiunque manomette o comunque altera il
registratore di cassa e gli apparecchi misuratori previsti dalle norme fiscali è punito
con la sanzione amministrativa pecuniaria.

Disciplina sa sanzionatoria degli assegni bancari e postali.


Le norme sulle sanzioni previste in materia di assegni bancari e postali riguardano:
a) l’emissione di assegno senza autorizzazione;
b) l’emissione di assegno senza provvista (cioè senza che nel conto del
correntista sia disponibile una somma di denaro sufficiente per il
pagamento), presentato in tempo utile.
In linea generale, la legge n. 205/1999 non considera più un reato le due fattispecie
viste poc’anzi. Esse vengono considerate violazioni alle quali si applicano le sanzioni
amministrative così articolate:
a) emissione di assegno senza autorizzazione da 1.032 a 6.197 €. Se l’importo
dell’assegno è superiore a 10.329,14 € o nel caso di reiterazioni di reato le
sanzioni si raddoppiano;
b) emissione di assegno, presentato in tempo utile, non pagato in tutto o in
parte per difetto di provvista da 516 a 3.098 €. La sanzione si raddoppia nel
caso in cui l’assegno sia di importo superiore a 10.329, 14 € o nel caso di
reiterazione delle violazioni.
Per l’applicazione di dette sanzioni e di quelle accessorie è competente il Prefetto del
luogo di pagamento dell’assegno.
La sanzione amministrativa accessoria più lieve è il divieto di emettere assegni
bancari e postali. Qualora, però, l’importo dell’assegno, ovvero di più assegni emessi in
tempi ravvicinati e sulla base di una programmazione unitaria, è superiore a
51.645, 69 €, ovvero risulta che il traente, nei cinque anni precedenti, ha commesso
due o più violazioni per un importo superiore complessivamente a 10.329,14 €,
accertate con provvedimento esecutivo, l’emissione di assegno senza autorizzazione o
senza provvisto comporta anche l’applicazione di una o più delle seguenti sanzioni
amministrative accessorie di durata non inferiori a due mesi e non superiori a due
anni:
- interdizione dall’esercizio di un’attività professionale o imprenditoriale;
- interdizione dell’esercizio degli uffici direttivi delle imprese e delle persone
giuridiche (Spa, Srl, ecc.);
- incapacità di contrattare con la Pubblica Amministrazione.
L’inosservanza delle norme che prevedono le sanzioni amministrative accessorie è
un reato punibile con la reclusione da 6 mesi a 3 anni.
La condanna per detto reato importa la pubblicazione della sentenza e il divieto di
emettere assegni bancari e postali per un periodo non inferiore a 2 anni, né superiore a
5 anni.

Interessi e penali.
Il tardivo pagamento dell’assegno bancario, anche solo parziale, da diritto al
portatore di esigere non solo l’ammontare dell’assegno non pagato ma anche gli
interessi al tasso legale del giorno della presentazione, la penale pari al 10% della
somma dovuta non pagata, le spese per il protesto ed altre spese.

Pagamento tardivo dell’assegno.


Nel caso di emissione di assegno senza provvista la sanzione amministrativa non si
applica se il traente, entro 60 giorni dalla data di scadenza del termine di
presentazione del titolo, effettua il pagamento dell’assegno, degli interessi, della
penale e delle eventuali spese per il protesto o per la contestazione equivalente.
Il pagamento può essere effettuato nelle mani del portatore del titolo o presso la
banca mediante deposito vincolato al portatore del titolo, ovvero presso il Pubblico
Ufficiale che ha levato il protesto o ha effettuato la constatazione equivalente.

Procedimento sanzionatorio e protesto.


Il procedimento non può essere iniziato prima che sia decorso il termine di 60 giorni
dalle data di scadenza del termine di presentazione del titolo. In questo periodo se
viene levato il protesto o effettuata la constatazione equivalente, il Pubblico Ufficiale
trasmette il rapporto di accertamento della violazione al Prefetto territorialmente
competente. Nei casi in cui non si leva il protesto o non si effettua la constatazione
equivalente, il Prefetto viene direttamente informato dal trattario.
Nei casi di emissione di assegno senza provvista il trattario da comunicazione del
mancato pagamento al Pubblico Ufficiale che deve levare il protesto o effettuare la
constatazione equivalente; il Pubblico Ufficiale, se se non è stato effettuato il
pagamento dell’assegno nel termine dei 60 giorni, trasmette il rapporto di
accertamento della violazione al Prefetto competente.
Nei casi in cui non si leva il protesto o non si effettua la constatazione equivalente,
il trattario, decorso inutilmente il termine dei 60 giorni, informa direttamente il
Prefetto competente.
Entro 90 giorni dalla ricezione del rapporto o dell’informativa il Prefetto notifica
all’interessato gli estremi della violazione.
L’interessato, entro 30 giorni dalla notifica, può presentare scritti difensivi e
documenti.
Il prefetto, dopo aver valutato le deduzioni presentate, determina, con ordinanza
motivata, la somma dovuta per la violazione e ne ingiunge il pagamento, insieme con
le spese, ovvero emette ordinanza motivata di archiviazione degli atti.

Revoca delle autorizzazioni e archivio generale degli inadempienti.


In caso di mancato pagamento, in tutto o in parte, di un assegno per mancanza di
autorizzazione o di provvista, il trattario (es. la banca) iscrive il nominativo del traente
nell’archivio informatizzato degli assegni bancari e postali e delle carte di pagamento
irregolari, archivio istituito presso la Banca d’Italia.
Questo archivio è denominato C.A.I. (Centrale Allarme Interbancaria).
L’iscrizione è effettuata:
a) nel caso di mancanza di autorizzazione, entro il 20° giorno dalla presentazione
al pagamento del titolo;
b) nel caso di difetto di provvista, quando sono decorsi 60 giorni senza che il
traente abbia fornito la prova dell’avvenuto pagamento.
L’iscrizione nell’archivio determina la revoca di ogni autorizzazione ad emettere
assegni. Una nuova autorizzazione non può essere data prima che sia trascorso il
termine dei 6 mesi dall’iscrizione del nominativo nell’archivio.
La revoca comporta il divieto, della durata di 6 mesi, per qualunque banca e ufficio
postale di stipulare nuove convenzioni di assegno con il traente e di pagare gli assegni
tratti dal medesimo dopo l’iscrizione nell’archivio, anche se emessi nei limiti della
provvista.
Nel caso di mancato pagamento, in tutto o in parte, di un assegno per difetto di
provvista, il trattario (es. banca) comunica al traente che, scaduto il 60° giorno senza
che abbia fornito la prova dell’avvenuto pagamento, il suo nominativo sarà iscritto
nell’archivio della Banca d’Italia e che dalla stessa data gli sarà revocata ogni
autorizzazione ad emettere assegni. Con la comunicazione il traente è invitato a
restituire, alla scadenza del medesimo termine e sempre che non sia effettuato il
pagamento, tutti i moduli di assegno in suo possesso alle banche ed agli uffici postali
che li hanno rilasciati.
La comunicazione è effettuata presso il domicilio del traente entro il 10° giorno
della presentazione al pagamento del titolo, mediante telegramma o lettera
raccomandata con avviso di ricevimento, ovvero con altro mezzo concordato tra le parti
di cui sia certa la data di spedizione e quella di ricevimento.
Se la comunicazione non è effettuata entro i termini fissati per l’iscrizione il
trattario è obbligato a pagare gli assegni emessi dal traente dopo tale data e fino al
giorno successivo alla comunicazione, anche se manca p è insufficiente la provvista,
nel limite di 10.329,14 € per ogni assegno.
Eventuali variazioni del domicilio eletto da parte del traente debbono essere
comunicate con dichiarazione presentata direttamente alla banca o all’ufficio postale,
ovvero mediante telegramma o lettera raccomandata con avviso di ricevimento, o con
altro mezzo concordato dalle parti, di cui sia certa la data di ricevimento.

6. ATTIVITA’ NON AUTORIZZATE, MISURE E PESI ILLEGALI, USURA.

Per quanto riguarda la somministrazione, l’esercente commette reato ed è punito


con l’arresto se somministra bevande alcoliche ad un minore di anni 16 o a persona che
sembri affetta da malattia di mente o che dimostri condizioni psichiche anormali.
È punito con l’arresto ed un’ammenda chi in luogo pubblico o aperto al pubblico
tiene un giuoco d’azzardo. Questo è un reato nel quale incorre qualche volta l’esercente
di un bar. Sono considerati giuochi d’azzardo quelli nei quali c’è in palio una somma di
denaro o un bene o una promessa di denaro e la vincita o la perdita dipendono dal
caso.
L’installazione e l’uso di apparecchi e congegni automatici, semiautomatici ed
elettronici di giuoco d’azzardo sono vietati ad esclusione delle macchine vidi matrici
per il giuoco del Totocalcio, dell’Enalotto e del Totip.
Per gli apparecchi e congegni automatici, semiautomatici ed elettronici da
trattenimento e da giuoco di abilità il premio può consistere nella ripetizione della
partita e per non più di tre volte.
Per i contravventori, oltre all’arresto e l’ammenda, sono previsti la confisca degli
apparecchi e dei congegni e la sospensione della licenza di pubblico esercizio per un
periodo da 1 a 6 mesi, in caso di recidiva la revoca della stessa.
Il commerciante (o il titolare di esercizio di somministrazione) che possiede, nel suo
luogo di lavoro, misure o pesi illegali è punito non più con ammenda (sanzione penale)
ma con la sanzione amministrativa pecuniaria da 103 a 516 €. In questo caso l’autorità
competente a ricevere il rapporto e ad applicare le sanzioni è il Prefetto.
È punito con la reclusione da 1 a 6 anni e con la multa da 3.098 a 15.493 € chiunque
si fa dare o promette, sotto qualsiasi forma, per sé o per altri, in corrispettivo di una
prestazione di denaro, interessi o altri vantaggi usurai.
La legge stabilisce il limite oltre al quale gli interessi sono sempre usurai.