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Conservatorio di Musica

“Antonio Buzzolla” - Adria

Corso di Informatica Musicale


A.A. 2017/2018

Lezione online 1
Princìpi generali e nozioni di base

Prof. Giorgio Bussolin


info@giorgiobussolin.com
Che cos’è l’Informatica Musicale
Definizione di Informatica: scienza interdisciplinare che riguarda tutti gli
aspetti del trattamento dell'informazione mediante elaboratori elettronici.

Informatica Musicale o Computer Music: branca dell’informatica destinata al


supporto tecnico delle principali applicazioni del mondo della musica, tramite la
produzione di hardware e software di ausilio per la composizione, la produzione,
l’editing e l’esecuzione.

Hardware: l’insieme di tutte le componenti materiali o fisiche del computer.

Software: l’insieme dei programmi che rendono possibile il funzionamento di


un computer.

Che cos’è l’Informatica Musicale
Esempi di Hardware:

- Scheda madre

- Processore (CPU)

- Banchi di memoria

- Scheda video

- Scheda audio

- Dispositivi di memorizzazione

- Monitor

- Mouse

- Tastiera

- Stampante

- Modem

- Scanner

- Tastiere e altri strumenti musicali MIDI

- Altro (videocamera, microfono, cavi, alimentatori, ecc.)
Che cos’è l’Informatica Musicale
Tipologie di Software:

- Software di base (o di sistema) = Sistema operativo

- Software applicativo = Programmi

Programma (o Applicazione): un insieme di istruzioni che operano su dati per


assolvere determinate funzioni o risolvere determinati problemi.

Principali Sistemi Operativi:

- MacOS

- Windows

- UNIX

- Linux

- MS DOS, IBM OS/2 (non più sviluppati)
Programma del Corso
Audio Digitale. Come funziona la musica all’interno di un computer. La
conversione D/A. Il campionamento. La quantizzazione del segnale.

Digital Audio Workstation (DAW). Configurazione hardware e software per


l’assemblaggio di una stazione di lavoro finalizzata alla produzione musicale.

Home Studio. Come allestire uno studio di registrazione in casa. Schede audio,
monitor, microfoni, mixer, etc.

Il Software. Le principali applicazioni dedicate alla produzione musicale.


Sequencer audio e MIDI, Virtual Instruments, programmi di videoscrittura
musicale, librerie di campioni, etc.

Il MIDI. Le basi e il funzionamento del principale protocollo di interazione fra


strumenti musicali elettronici.

Hard Disk Recording. Esempi e possibilità di registrazione e audio editing a


livello professionale.

La sintesi sonora. Come funziona un sintetizzatore. I vari tipi di sintesi. I


sintetizzatori virtuali.
Dall’analogico al digitale
L’oscillazione. La più semplice forma di oscillazione in natura è quella del
pendolo. La traccia di un pendolo su un ideale foglio di carta che scorre è una
sinusoide perfetta.

Per digitalizzare una sinusoide, è necessario trasformare tutti i punti che la


compongono in dati numerici.

Se una sinusoide descrive idealmente due stati contrapposti (pressione/


decompressione, positivo/negativo, on/off), è possibile associare ad essa le due
cifre base del linguaggio informatico: 0 e 1, ossia i cosiddetti bit.
Dall’analogico al digitale
Rappresentando una sinusoide con due soli bit (0 per lo stato “off” e 1 per lo
stato “on”), si ha una descrizione molto sommaria, che non tiene conto di tutti i
possibili valori intermedi.

Evidentemente con due bit si ha una rappresentazione troppo parziale e


imprecisa.
Dall’analogico al digitale
Rappresentiamo allora la sinusoide raddoppiando il numero dei bit per ogni
posizione descritta. Avremo allora 4 stati (ossia 22): 00, 01, 10, 11 e perciò una
rappresentazione leggermente più fedele della curva originale.
Dall’analogico al digitale
Rappresentiamo ora la sinusoide quadruplicando il numero dei bit per ogni
posizione descritta. Avremo allora 16 stati (ossia 24): 0000, 0001, 0010, 0011
etc., e perciò una rappresentazione ancora più fedele della curva originale.
Conversione A/D
Con la dicitura conversione A/D si intende il sistema di digitalizzazione del
suono, dove A/D sta per analogico/digitale.

La conversione A/D è effettuata da un circuito elettronico.



Esso trasforma un segnale elettrico analogico [i cui valori di rappresentazione
sono continui (infiniti)] in un segnale elettrico codificato [i cui valori di
rappresentazione sono distinti (discreti) e si basano su una successione di valori
elettrici di +5 volt (stato logico 1) e 0 volt (stato logico 0)].

Ogni conversione A/D viene effettuata utilizzando una determinata risoluzione.



Ad esempio, se un segnale (forma d’onda) di frequenza pari a 1 hertz viene
rappresentato in forma digitale utilizzando 4 bit, otterremo 24 = 16 codici
digitali. Si dice in questo caso che per la conversione è stata utilizzata una
risoluzione a 4 bit.
Conversione A/D
Ogni forma d’onda ha una sua frequenza di oscillazione, la cui unità di misura è
lo hertz. Una forma d’onda di 1 hertz oscilla 1 volta al secondo.

Il LA con cui, per convenzione, si accordano gli strumenti moderni è pari a 440
Hz, ovvero oscilla 440 volte al secondo.

L’orecchio umano può udire suoni che vanno da un minimo di 20 Hz a un


massimo di 20.000 Hz.

Per codificare una sinusoide di 1 Hz, sono necessari almeno 2 bit (uno per la
curva positiva e uno per la curva negativa della sinusoide).
Conversione A/D
Immaginiamo ora una sinusoide di 2 Hz. Se applichiamo lo stesso principio
utilizzato per l’onda da 1 Hz, dovremo prendere in considerazione (campionare)
il segnale 4 volte.
Conversione A/D
Il campionamento, quindi, può essere definito come la misurazione (quasi una
“fotografia”) dell’ampiezza di un segnale analogico in un determinato momento
della sua linea temporale di esecuzione.

Il tempo trascorso fra un campionamento e quello successivo viene detto periodo


(o intervallo) di campionamento, mentre la quantità di campioni effettuati in un
secondo viene detto frequenza di campionamento (in inglese sample rate).
Conversione A/D
Evidentemente, una bassa frequenza di campionamento restituirà a livello
digitale un suono “povero” e molto distante dall’originale.

Viceversa, un elevato sample rate restituirà un suono molto fedele e simile a
quello analogico di partenza

Un importante enunciato della fisica, il teorema di Nyquist-Shannon, afferma


che per effettuare la conversione a/d di un suono senza perdere informazioni è
necessario effettuare un numero di campionamenti al secondo pari al doppio
della sua frequenza massima.

Ad esempio, secondo il suddetto teorema, per convertire un suono di frequenza


pari a 150 Hz, si dovrebbe campionarlo con un sample rate pari a 300.

Ora, poiché l’orecchio umano percepisce frequenze che vanno da un minimo di


20 Hz a un massimo di 20.000 Hz, ne deriva che un campionamento di alta
qualità che copra tutta la gamma di frequenze udibili dall’uomo deve essere
effettuato ad almeno 40.000 Hz.

Per la precisione, lo standard internazionale Red Book ha stabilito che i CD audio


utilizzino una frequenza di campionamento pari a 44.100 Hz e una risoluzione
pari a 16 bit.
Conversione A/D
La risoluzione del campionamento, quindi, è la quantità di bit che vengono
utilizzati dal convertitore ADC (Analog to Digital Converter) per descrivere una
singola ampiezza di un segnale in ingresso.

Riassumendo:

- risoluzione a 1 bit = si ottengono 21 ossia 2 livelli di descrizione dell’ampiezza del segnale;

- risoluzione a 2 bit = si ottengono 22 ossia 4 livelli di descrizione dell’ampiezza del segnale;

- risoluzione a 4 bit = si ottengono 24 ossia 16 livelli di descrizione dell’ampiezza del segnale;

- risoluzione a 8 bit = si ottengono 28 ossia 256 livelli di descrizione dell’ampiezza del segnale;

- risoluzione a 16 bit = si ottengono 216 ossia 65.536 livelli di descrizione dell’ampiezza del segnale;

- risoluzione a 24 bit = si ottengono 224 ossia 16.777.216 livelli di descrizione dell’ampiezza del segnale.
Lo spazio occupato
Quanto spazio occupa nell’hard disk un suono campionato?

Facciamo un esempio per un suono stereo della durata di 15 secondi,


campionato a 44.1 KHz e risoluzione a 16 bit (ossia in qualità CD):

- se il sample rate è pari a 44.1 KHz, ogni secondo di musica avrà 44.100
campioni, ossia “istantanee” dell’ampiezza d’onda;

- essendo il suono in stereofonia, si dovrà raddoppiare questo valore, e quindi


avremo 88.200 campioni;

- ogni campione viene digitalizzato a 16 bit, quindi avremo un utilizzo totale di


88.200 x 16 = 1.411.200 bit; convertiamo questo numero in byte (gruppo di 8
bit) e avremo 176.400 byte; portiamo il tutto in MegaByte, ottenendo infine
176.400 : 1024 : 1024 = 0,16 MB per ogni secondo;

- 15 secondi di musica stereo campionata a 44.1 KHz e risoluzione a 16 bit


“peseranno” quindi 0,16 x 15 = 2,4 MB.
Conversione D/A
La conversione da digitale ad analogico costituisce il processo inverso e viene
effettuata dal convertitore DAC (Digital to Analog Converter).

Il DAC si occupa di ricreare il segnale analogico originale, analizzando i singoli


livelli di tensione della forma d’onda campionata (cioè trasformata in bit) e ri-
trasformandoli in suono udibile.

È un DAC la scheda audio di un computer, così come sono DAC le schede


integrate nei lettori CD ed MP3: in pratica è presente sempre un DAC ogni volta
che sentiamo un suono provenire da una fonte digitale.
DAW: Digital Audio Workstation
L’allestimento di una postazione di lavoro per l’informatica musicale deve
partire sempre dall’assemblaggio di una buona DAW (Digital Audio
Workstation).

Qualsiasi DAW dovrà imprescindibilmente prevedere i seguenti componenti:

- Processore

- RAM

- Hard Disk interni ed esterni

- Scheda video

- Scheda audio esterna

- Porte USB e Firewire

- Masterizzatore DVD

- Monitor LCD

- Sistema operativo

- Software per la composizione, la registrazione, l’editing, la videoscrittura, etc.

- Altro (mouse, tastiera, etc.)
DAW: Digital Audio Workstation
Case e alimentatore

Il contenitore esterno (case) del computer spesso viene considerato un elemento


marginale, ma è molto più importante di quanto si creda.

Esso dovrebbe avere all’incirca queste caratteristiche:

- temperatura interna dai 10°C ai 35°C



- umidità relativa inferiore al 95%

- livello acustico inferiore ai 37 dB (a riposo) e inferiore ai 45 dB (in regime di
lavoro)

I case migliori sono quelli in alluminio, materiale che garantisce una minore
rumorosità e un’ottima dissipazione del calore.

Alcuni case sono dotati di ventole supplementari per l’espulsione del calore,
nonché di appositi filtri antipolvere.
DAW: Digital Audio Workstation
Anche l’alimentatore è un elemento molto importante e spesso sottovalutato.

Esso fornisce le alimentazioni di 5V e 12V necessari alle componenti del sistema


(scheda madre, hard disk, unità CD/DVD, ecc.). Se esso è sottodimensionato, si
possono produrre improvvisi crash o reset del sistema, perdendo dati e
soprattutto creando rischi di danneggiamenti irreparabili degli hard disk.

Un sistema dotato di componenti di ultima generazione, per poter lavorare in


condizioni di affidabilità e assenza di rischi, necessita di un alimentatore la cui
potenza sia pari o superiore ai 500 Watt.
DAW: Digital Audio Workstation
Ventole e sistemi di raffreddamento

Un ottimo sistema di ventilazione e raffreddamento garantisce alla DAW migliori


prestazioni e stabilità.

Infatti i componenti utilizzati (in particolare gli hard disk, le schede audio e
video, il processore) producono enormi quantità di calore che, se non viene
opportunamente espulso, può causare seri danni.

Si deve inoltre considerare il rumore prodotto dalle ventole, soprattutto se si


effettuano registrazioni dal vivo nello stesso locale in cui si trova la DAW.

È infatti inevitabile il rientro nei microfoni, oltre al fatto che dopo ore di lavoro il
rumore delle ventole può diventare insopportabile.

La soluzione migliore è collocare la DAW in un altro locale, oppure dotare il


sistema di ventole poco rumorose o dissipatori di calore altamente silenziosi.
DAW: Digital Audio Workstation
La RAM

La RAM (Random Access Memory, memoria ad accesso casuale, ovvero la


memoria centrale di un computer) in una Digital Audio Workstation non basta
mai.

È indispensabile dotare il sistema di tutta la RAM che il budget consente,


tenendo ovviamente conto della quantità massima che la motherboard può
ospitare.

Le applicazioni musicali consumano moltissima RAM, e inoltre bisogna tenere


conto della quantità di memoria utilizzata dal sistema operativo.

Attualmente una DAW dotata di componenti di ultima generazione dovrebbe


disporre almeno di 16 GB di RAM.
DAW: Digital Audio Workstation
Il processore

Come la RAM, anche il processore di una DAW deve essere estremamente


performante.

La maggior parte dei software per l’audio, infatti, richiede una notevole potenza
di calcolo.

Attualmente, le due principali aziende produttrici di CPU, Intel e AMD,


producono processori multi core (ossia con almeno 3 nuclei di processori
montati sullo stesso contenitore).

L’introduzione della tecnologia multi core ha diminuito la corsa sfrenata


all’aumento della frequenza di clock, a tutto vantaggio di una maggior potenza di
calcolo, ma soprattutto di una notevole riduzione del calore prodotto.

Alla fine del 2017, due CPU ritenute ottimali dalla comunità informatica per
l’assemblaggio di una buona DAW sono state l’Intel Core i7 6950X (10 core a 3.0
GHz) e l’AMD FX-9590 (8 core a 4.7 GHz).
DAW: Digital Audio Workstation
La scheda madre

La scheda madre (o motherboard) è un circuito stampato su cui trovano alloggio


tutti i principali componenti hardware del sistema: CPU, schede RAM, scheda
video, memorie ROM, porte varie (USB, Firewire, Ethernet), etc.

In una motherboard è molto importante il chipset di sistema, ovvero l’insieme


dei circuiti che collegano la CPU agli altri dispositivi.

A volte qualche scheda audio è incompatibile con il chipset della scheda madre,
per cui in fase di assemblaggio di una DAW è fondamentale prendere tutte le
informazioni di compatibilità necessarie.

È anche importante che la scheda madre possegga un elevato numero di porte


USB, poiché ormai quasi tutti i dispositivi esterni utilizzano questo standard di
comunicazione.

Per quanto riguarda le porte Firewire, invece, una o due saranno sufficienti (di
solito utilizzano tali porte solo alcune schede audio professionali multicanale o
hard disk esterni ad alta velocità).
DAW: Digital Audio Workstation
L’hard disk

L’hard disk (o disco rigido) di una DAW, così come gli altri componenti, dovrebbe
essere il più possibile di ultima generazione.

Oltre alla vasta capacità (ricordiamo che alcune librerie di campioni pesano
centinaia di GB), dovrebbe avere una velocità di rotazione (RPM = Revolutions
Per Minute) pari o superiore ai 10.000 giri.

Altro parametro molto importante è il tempo di accesso, ossia il tempo medio


impiegato dalla testina per localizzare un dato memorizzato nell’hard disk. Un
ottimo tempo di accesso per una DAW dovrebbe essere intorno ai 5 ms
(millisecondi).

La soluzione ottimale consiste nell’acquisto di due hard disk interni. Nel primo si
installeranno il sistema operativo e le principali applicazioni per la musica
(sequencer, VST, score editor, ecc.), nel secondo si salveranno solo i dati e i
documenti di lavoro.
DAW: Digital Audio Workstation
Questa soluzione consente anche di salvaguardare i dati stessi in caso di gravi
crash di sistema, poiché in tali casi sarebbe sufficiente reinstallare soltanto il
sistema operativo o le applicazioni.

Ancora più conveniente, se possibile, è l’acquisto di un terzo hard disk interno in


cui archiviare solo le librerie di campioni e fare il backup dei dati più importanti.

Quando si possa disporre di più hard disk interni, le varie unità disco possono
essere connesse sfruttando il controller RAID (Redundant Array of Independent
Disk) della scheda madre.

Questo controllo consente di collegare i dischi fra loro e di sfruttarli in varie
modalità (per es. “splittando” i dati più grossi e memorizzandoli su più unità
differenti, migliorando notevolmente le prestazioni di lettura/scrittura).

Naturalmente, la presenza nella scheda madre di numerose porte USB o


Firewire consentirà anche di collegare un numero a piacere di hard disk esterni
su cui archiviare dati e librerie.

Oggi sul mercato si trovano HD esterni con capacità fino a 16 TB, ad alta velocità
rotazionale e ottimo tempo di accesso, a prezzi sempre più bassi.
DAW: Digital Audio Workstation
La deframmentazione dei dischi

Una delle operazioni più importanti da compiere, quando si utilizzano


massicciamente i dischi rigidi (interni o esterni) è la loro deframmentazione.

I dati, infatti, vengono scritti sui dischi in modo non contiguo, perciò nel tempo
la superficie dei dischi stessi appare “frammentata”, presentando parti scritte
alternate a parti libere.

Questo origina un peggioramento delle prestazioni dei dischi, che
impiegheranno più tempo a rintracciare i dati sparsi qua e là.

Prima di ogni registrazione importante, quindi, è opportuno effettuare il defrag


(deframmentazione) dell’hard disk da utilizzare.

Fino a Windows 7, l’operazione di deframmentazione si avviava seguendo il


percorso Start > Tutti i programmi > Accessori > Utilità di sistema > Utilità di
deframmentazione dischi.
DAW: Digital Audio Workstation

L’utilità di deframmentazione può lavorare anche “in background”, ossia mentre


si eseguono altre operazioni, ma è buona norma - per evitare di creare nuove
frammentazioni - chiudere tutte le applicazioni aperte, disattivare gli eventuali
screen saver e lasciar lavorare l’utility senza effettuare alcuna altra operazione.
DAW: Digital Audio Workstation
A partire da Windows 8, la finestra di deframmentazione ha cambiato nome; ora
si chiama “Ottimizza unità”, ma il suo aspetto e il suo funzionamento sono
pressoché identici alle versioni precedenti.

La novità sta nel fatto che ora la deframmentazione è auto-pianificata dal


sistema, e avviene periodicamente senza che l’utente debba più preoccuparsi di
effettuarla manualmente.

Gli utenti Mac non effettuano in genere la deframmentazione. Vi sono delle


utilità di terze parti che consentono di compiere questa operazione (il più
venduto è iDefrag), ma non sono necessari in quanto il sistema operativo OSX (a
partire dalla versione 10.3 “Panther”) effettua periodicamente il defrag in
automatico grazie ad una tecnologia denominata Hot File Adaptive Clustering.
DAW: Digital Audio Workstation
Scheda video e monitor

Anche la scheda video di una DAW va scelta con attenzione.

Di norma, se si utilizza il sistema solamente per l’audio, si può anche utilizzare


la scheda video integrata nella motherboard, che nella maggior parte dei casi è
più che sufficiente allo scopo.

Nel caso si desideri installare una scheda video separata, è fondamentale che
essa disponga di capacità grafiche tridimensionali (accelerazione 3D) e
soprattutto che possa gestire più monitor contemporaneamente.

La presenza di almeno due monitor è fortemente consigliata in una DAW, in


quanto la maggior parte dei software di audio recording/editing, videoscrittura
musicale, ecc. sovrabbondano di tavolozze e palette di ogni tipo, che possono
essere “deviate” nel secondo monitor, risolvendo così ogni problema di ingombro
e praticità d’uso.
DAW: Digital Audio Workstation
Per quanto riguarda i monitor, è importante utilizzare apparecchiature LCD o
LED di almeno 19 pollici, che supportino una risoluzione pari ad almeno
1280x1024 pixel.