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Appendice lità, di integrazione sociale e culturale, inclusione/esclusione sia dall’interno


(le comunità religiose) sia dall’esterno (le istituzioni pubbliche e i cittadini). Il ritardo italiano nella prevenzione
L’attività di mappatura dei luoghi di culto a Torino, iniziata dalla Fondazione
Benvenuti in Italia nel 2011, viene portata avanti in collaborazione con il della radicalizzazione: la resilienza
Centro Interculturale della città. Da questa collaborazione è nato il laborato- di Luca Guglielminetti
rio “Vivere le Religioni a Torino”. Il laboratorio ha un duplice obiettivo: da un Membro del poll di esperi della Radicalisation Awareness Network, del Direttivo dell’As-
lato l’aggiornamento di schede e mappe già esistenti, dall’altro l’implemen- sociazione L. B. Alberti ed ex consulente dell’Associazione Italiana Vittime del Terrorismo
tazione della documentazione, attraverso la realizzazione di nuovi materiali.
Ai partecipanti vengono forniti gli strumenti e le metodologie per rilevare LA RAN
dati quantitativi e qualitativi delle comunità religiose a Torino e i contatti per La “Rete sulla consapevolezza del problema della radicalizzazione”, Radical-
avviare il proprio progetto di mappatura. isation Awareness Network (RAN) è stata creata dalla Commissione europea
nel quadro legislativo fondato sulla EU Strategy on Radicalisation adottata nel
Un nostro obiettivo è, dunque, diffondere tra gli attori sociali educativi e
2005 e rivista nel 2008 e nel 2014. Questa strategia, pur riconoscendo che le
culturali del territorio, consapevolezza sulla ricchezza legata alle diversità e
azioni contro la radicalizzazione e il terrorismo rientrano principalmente nelle
fornire competenze per un’efficace gestione della diversità e del rischio di
competenze e le responsabilità degli Stati membri dell’Unione europea, rilevava
radicalizzazione, nei rispettivi contesti di intervento. Nonché facilitare, so-
l’importanza e il valore aggiunto sia di creare una struttura a livello Europeo, sia di
prattutto tra i giovani, l’acquisizione di conoscenze sul pluralismo religioso, sviluppare un ruolo attivo della società civile e delle comunità (“Programma di Stoc-
promuovere attivamente valori di cittadinanza che nella diversità, offrano colma per il periodo 2010-2014”). Tale struttura prese la forma della RAN nel 2011,
una cornice comune di convivenza civile. prefiggendosi l’obiettivo di sostenere il coordinamento delle politiche, lo scambio
d’informazioni, la determinazione di buone pratiche e lo sviluppo di nuove idee tra
gli Stati membri, offrendo loro anche servizi di formazione per il personale dei minis-
teri e, oggi, anche per quello delle organizzazioni della società civile. Nel settembre
del 2011 sono stato cooptato dalla Commissione Europea - Unità dell’antiterroris-
mo della Direzione Generale “Affari Interni e Immigrazione”, nel network, sia perché
da alcuni anni ero tra le 2/3 persone operative nella rete promossa dell’UE tra le
associazioni delle vittime del terrorismo dei paesi europei; sia perché fu apprezzata
la mia proposta di alimentare il ruolo che la memoria e la testimonianza pubblica

Appendice
delle vittime del terrorismo potevano esprimere in termini di contro-narrativa e
pedagogia verso la fascinazione del terrorismo.1
In occasione del lancio pubblico della RAN a Bruxelles nel settembre 2011,
che concretamente costruiva una rete di reti tra chi operava sul terreno nei vari
settori (carceri, scuola, servizi socio-sanitari, polizia locale, etc) della lotta e il
contrasto alla radicalizzazione violenta, ci si poteva subito accorgere dello iato
esistente tra paesi europei nella cultura della sicurezza.
1. Si vedano i siti web NAVT http://www.europeanvictims.net/ e RAN https://ec.europa.eu/home-af-
fairs/what-we-do/networks/radicalisation_awareness_network_en

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Appendice trare gli operatori che seguono le pratiche adottate sulla base delle ricerche,
Poche settimane prima, a luglio, avevamo assistito alle stragi al quartiere min- delle politiche e delle strategie locali e nazionali di prevenzione della radicaliz-
isteriale di Oslo e sull’isola norvegese di Utøya al campus estivo dei giovani zazione violenta. Incontri di operatori dei vari ambiti, settori e paesi finalizzati a
laburisti, perpetrati da Anders Breivik dove morirono, nel primo, otto persone e presentare, discutere e valutarne l’efficacia delle pratiche, e quindi con l’intento
209 rimasero ferite, e nel secondo 69 giovani con 110 feriti. Non fui certamente di renderle disponibili pubblicamente come raccolta di best practices e come
l’unico italiano ad aver pensato che nel nostro paese, il secondo attentato al ra- documenti di politiche d’indirizzo della Commissione UE per gli Stati membri, in
duno sull’isola, sarebbe stato assai difficile potesse raggiungere la dimensione un circolo virtuoso dal basso per ottimizzare l’efficacia di politiche e strategie. Il
di tale carneficina. Non c’è infatti manifestazione politica in Italia che non sia tutto in un quadro che presentava però quella divaricazione di approcci e cul-
presidiata dalle nostre forze dell’ordine, al di là di qualsiasi allerta contingente. tura della sicurezza sopra menzionata, che avrebbe inficiato gli esiti nei diversi
Viceversa, l’approccio alla sicurezza dei paesi nordici che andavo scoprendo Stati con conseguenti polemiche. Qui sarà trattato però solo il caso dell’Italia.
riguardava una prevenzione a noi pressoché sconosciuta, quella che utilizza
termini quali prevenzione della radicalizzazione e resilienza. La cultura della si-
PROBLEMATICHE
Per il sottoscritto, che si è trovato ad essere l’unico italiano nel Comitato di
curezza dell’allora commissario di quella Direzione generale della Commissione
pilotaggio e a dirigere un gruppo di lavoro della RAN nei suoi primi quattro anni,
europea, la svedese Cecilia Malmström, e quella alla base della RAN, consis-
le difficoltà sono state fin da subito notevoli. La prima nasceva dalla percezione
tono infatti nella prevenzione del crimine (crime prevention): sono le politiche e
sociale delle vittime del terrorismo presenti sia in taluni funzionari della Commis-
le pratiche che intervengono alle radici dei reati, tipiche di una cultura delle pre-
sione europea che in colleghi del Comitato pilotaggio della RAN, posti a presie-
venzione in cui le forze di sicurezza, collaborando con servizi sociali, sistema
dere altri gruppi di lavoro. Domandavano quale attività potessero mai svolgere
educativo e comunità locali, agiscono prima che il soggetto assuma un profilo
le vittime nei confronti di chi si sta radicalizzando. Consideravano le vittime
criminale. Assai diversa dalla concezione italiana, e in generale dei paesi latini,
troppo parte in causa, sottintendendo un atteggiamento negativo o vendicativo
in cui per prevenzione si considera l’intervento delle sole forze di sicurezza, col
o comunque inefficace, per avere un ruolo propositivo di prevenzione.2(2)
supporto dell’intelligence, prima che sia commesso l’atto criminale.
La seconda emergeva dalla dal gap culturale sul concetto di prevenzione. In
La cultura della prevenzione ‘nordica’ ha però scoperto i limiti del suo impianto
Italia tutta la partita del contrasto e prevenzione del terrorismo era monopolio
culturale con gli attentati di Londra del 2005 e di Breivik, quando il crimine ha
esclusivo delle forze dell’ordine, dell’intelligence e della magistratura. Il Parla-
assunto la forma del terrorismo e quindi ha iniziato a lavorare per aggiornarlo
mento ha continuato, fino al 2015, a legiferare in materia solo dal punto di vista
alle sfide dei nuovi “radicalismi violenti”.
penale per allargare gli strumenti d’intervento del potere giudiziario ai nuovi
Il concetto di ‘radicalizzazione’ è nato dopo gli attacchi dell’11 settembre 2001,
ambiti di attività dei gruppi terroristici, come attesta il decreto legge 18 febbraio
quando sono iniziate a comparire, sempre più numerose, ricerche e analisi
2015, n. 7, convertito nella legge 17 aprile 2015, n. 43 intitolato “Misure urgenti
delle biografie dei terroristi da cui sono stati tratti dei modelli che cercano di
per il contrasto del terrorismo, anche di matrice internazionale”. Il nostro paese
descrivere la pluralità di concause e gli stadi successivi per cui un soggetto

Appendice
ha sì legiferato, su indicazioni delle stesse Direttive europee, introducendo una
si radicalizza fino a giungere ad unirsi ad un gruppo terrorista ed esercitare la
serie di reati prodromici, atti cioè a permettere di configurare la natura terror-
violenza: quello che viene definito il processo di radicalizzazione violenta. Da tali
istica di alcune attività precedenti il reclutamento o l’auto-reclutamento e la
studi, soprattutto da quelli di psicologia sociale, sono poi generati programmi in
violenza praticata dal terrorismo internazionale (come l’istigazione e l’apologia
diversi paesi del mondo, finalizzati ad intervenire nelle fasi di tale processo; sia
del terrorismo sul Web o la preparazione di viaggi verso scenari bellici in cui
per prevenire il reclutamento, o auto-reclutamento (prevenzione della radicaliz-
siano attivi gruppi terroristici). Assai più arduo è risultato per l’Italia accogliere le
zazione violenta), sia in quelle successiva al reclutamento (deradicalizzazione).
2 Si veda L. Guglielminetti, La percezione sociale delle vittime del terrorismo, in Rassegna Italiana
L’intento pratico della rete europea RAN era, ed è tutt’ora quello, di far incon- di Criminologia, n.4, Bari, 2017: https://www.academia.edu/36164029/La_percezione_socia-
le_delle_vittime_del_terrorismo

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Appendice politiche di prevenzione delle radicalizzazione promosse dalla RAN. Cioè quegli attaccare anche fisicamente senza remore morali. In altre parole, la testimoni-
interventi soft che l’Europa consigliava di affiancare a quelli hard. anza delle vittime possedeva una capacità pedagogica così come ampiamente
Il senso di utilizzare anche un approccio soft emerge da due considerazioni mostrato nel caso della Shoà dalle lezioni di Primo Levi e Tzvetan Todorov.4
non solo europee. La prima è che le ricerche sui profili dei terroristi svolte in- C’era però un’altra criticità: la necessità dei programmi di prevenzione del-
ternazionalmente hanno determinato che le fase di radicalizzazione violenta la radicalizzazione di avere ed utilizzare counter-narrative recenti, voci che si
avvengono in una fascia di età ben precisa: tra la preadolescenza e i 25 anni. levassero contro la propaganda parlando anche il linguaggio del terrorismo
Questo significa che, individuando dei fattori di protezione o di rischio, una “jihadista” che ha nel Corano e nella lingua araba i suoi fulcri narrativi. Il prob-
serie di soggetti come familiari, scuole a servizi sociali possono intervenire ad lema risiedeva nel fatto che le vittime del terrorismo dei paesi come il nostro,
interrompere il processo. la Spagna, l’Irlanda del Nord o la Germania, esattamente come accadde per
Il secondo, di natura più politica, è stato ben sintetizzato nella dichiarazione quelle della Shoà, per la maggior parte dei casi iniziavano a testimoniare 30
del febbraio 2015 del The White House Summit to Counter Violent Extremism anni dopo i fatti (che si tratti di superstiti o di figli di vittime decedute), in uno
Ministerial Meeting Statement: scenario politico in cui le sfide sono considerate, a torto o a ragione, mutate o
«Reaffirmed that intelligence gathering, military force, and law enforcement radicalmente diverse. La criticità era quindi il tempo necessario per arrivare a
alone will not solve – and when misused can in fact exacerbate – the prob- testimoniare e le dinamiche per creare contro-memorie e percorsi didattici da
lem of violent extremism and reiterated that comprehensive rule of law and parte di associazioni e singole vittime in Europa, capaci di affrontare tutte le
community-based strategies are an essential part of the global effort to sfide presenti.
counter violent extremism and, like all measures aimed at addressing the Eppure negli Stati Uniti è stato possibile. L’associazione di vittime Families of
terrorist threat, should be developed and implemented in full compliance September 11 nel 2012 si trasformò in For Action Initiative, cioè un’organizzazi-
with international law, in particular international human rights law, interna- one completamente concentrata sull’attività di spiegare il terrorismo nelle scu-
tional refugee law, and international humanitarian law, as well as with the ole di ogni ordine e grado con moduli didattici studiati per le capacità cognitivi
principles and purposes of the UN Charter».3 delle diverse fasce d’età.
La consapevolezza dei limiti del solo approccio hard, con le note derive in Dopo solo dieci anni, l’attività dei familiari del 11 settembre, abbandonava i
termini di violazioni dei Diritti umani, come il caso di Guantanamo, è chiara- precedenti obiettivi per concentrarsi sulla necessità:
mente evidenziata e viene proposta una strategia basata sulle comunità e «di far crescere la consapevolezza degli effetti del trauma pubblico e del ter-
lo stato di Diritto. rorismo sulle persone, sulle società e sul mondo e di educare gli insegnanti
e la nostra gioventù sulla storia del terrorismo, delle relazioni internazionali,
RISPOSTE
della sicurezza globale e delle politiche nazionali e internazionali. Per ispi-
Alla difficoltà di far riconoscere in seno alla RAN l’utilità di un gruppo di lavoro
rare i giovani ad agire - come individui e come parte della loro comunità - e

Appendice
dedicato alla “voce” delle vittime del terrorismo – nelle pratiche di contro-nar-
sostenere gli sforzi che un giorno potrebbero impedire i futuri atti del terror-
rativa e di didattica nelle scuole di cui si stava, tra le altre cose, occupando la
ismo globale».5
RAN per contrastare la propaganda dei gruppi estremisti violenti – feci fronte
Come mai in Italia, e più in generale in Europa, si arrivava solo dopo 30 anni a
segnalando come l’attività di contro-memoria condotta delle associazione delle
perseguire analogo obiettivo? La risposta risiede nel concetto di resilienza.
vittime del terrorismo fosse configurabile come il più coerente e informato dei
4 Si veda L. Guglielminetti, Il ruolo delle vittime del terrorismo nella prevenzione della radicalizzazione
messaggi da opporre a quelli dell’estremismo violento che necessitano sempre che conduce al terrorismo: l’esperienza italiana, Bruxelles, 2011 http://www.vittimeterrorismo.it/iniziati-
di deumanizzare il nemico, per poi, degradato a simbolo negativo, poterlo ve/11-marzo-2011-vii-giornata-europea-in-ricordo-delle-vittime-del-terrorismo/ o https://www.acade-
mia.edu/36936864/Il_ruolo_delle_vittime_del_terrorismo_nella_prevenzione_della_radicalizzazione
3 Si veda: https://2009-2017.state.gov/j/ct/cvesummit/releases/237673.htm 5 Si veda il sito: http://www.foractioninitiative.org/mission

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Appendice Alla seconda difficoltà, in Italia, quella di far comprende alle autorità e la politica governativo che avrebbe potuto informare i parlamentari sull’argomento è loro
nazionali l’importanza di affiancare alla lotta tradizione al terrorismo quella con occultato e fatto divieto ai membri della Commissione di distribuirla a chicches-
i metodi soft della prevenzione durante le fasi di radicalizzazione col sostegno sia, poiché contiene notizie “riservate” fornite dal Ministero degli Interni.
di comunità e società civile, feci fronte provando a promuovere gruppi locali Il risultato è stato che, senza un dibattito pubblico e informato e nel disinteresse
di “RAN Italia”; cioè a partire dai pochi italiani che con qualche continuità fre- del mondo politico, ad eccezione di pochi addetti ai lavori, la Camera iniziò la
quentavano la RAN sono state create delle rete informali cittadine che - coin- discussione il 3 aprile 2017 della Pdl “Misure per la prevenzione della radical-
volgendo associazioni, scuole, amministratori locali, quelle penitenziarie e forze izzazione e dell’estremismo jihadista” (atto 3558), che approvò e trasmise al
di sicurezza - iniziassero ad affrontare i temi della prevenzione e del contrasto Senato il 19 luglio 2017.7
della radicalizzazione. Si sono quindi convocati incontri diversi nel corso dei Anche in questo caso forse l’elemento chiave che è venuto a mancare è quel-
ultimi anni a Torino, Udine, Milano e Reggio Emilia. lo di comprendere il valore e il ruolo della resilienza. È evidente che la cultura
C’è poi stato l’interesse verso la RAN di alcune testate giornalistiche del mondo politica italiana, posta di fronte a quelle politiche mix di welfare e sicurezza,
cattolico e di quello scientifico che hanno a loro volta agevolato un crescente considerava la seconda ampiamente predominante al punto di impedire che si
interesse e una sempre maggiore consapevolezza sull’importanza di affiancare creasse un dibattito pubblico e informato.
l’approccio soft in un paese come il nostro che non si trova ancora in una situ-
RESILIENZA
azione emergenziale con molteplici attentati e numeri alti di soggetti a rischio
Incontrai il concetto di resilienza per la prima volta nel 2006. Nel quadro degli
radicalizzazione o già radicalizzati, come ad esempio accade in Francia.
incontri tra associazioni europee di vittime del terrorismo. L’Olanda, che non ha
L’estate del 2016 ha segnato una svolta. È iniziata la discussione e poi le
associazioni, era presente con un’organizzazione di psicologi, Impact Dutch
audizioni della proposta di legge Dambruoso-Manciulli alla commissione Affari
knowledge & advice centre for post-disaster psychosocial care, che si occupa
Costituzionali della Camera; ad agosto, è stata istituita, promossa dall’allora
del supporto alle vittime di diversi traumi e che mi fornisce una copia di un loro
sottosegretario Marco Minniti, una commissione di studio indipendente sul
manuale intitolato Citizens and Resilience. The Balance between Awareness
fenomeno della radicalizzazione jihadista presieduta da Lorenzo Vidino, cioè il
and Fear, “Cittadini e resilienza. L’equilibrio tra consapevolezza e paura”, frutto
primo ricercatore ad aver pubblicato sul tema nella dimensione italiana.6
di un progetto europeo sulle vittime di atti terroristici.
Ho avuto occasione di collaborare con entrambe le commissioni e l’inizio del
Nella prefazione si legge:
2017 si è aperto - il 5 gennaio - con la conferenza stampa da Palazzo Chigi
«Uno degli intenti del terrorismo è di distruggere la vita comunitaria tramite
del nuovo presidente del Consiglio dei Ministri, Paolo Gentiloni, del ministro agli
azioni violente. Perciò è importante mettere in atto interventi mirati alla co-
Interni Minniti e da Lorenzo Vidino che hanno presentato il risultato dei lavori
munità nel suo complesso. Questi interventi intendono rinforzare la coesi-
della Commissione.
one e il sostegno sociale in una comunità. In questo modo, gli effetti di un
Il vulnus di quell’operazione è che non ci sono documenti per i giornalisti. La

Appendice
attacco possono essere mitigati e la capacità di resilienza della comunità
relazione finale della Commissione, che contiene nella sua seconda parte, per
può essere aumentata».8
la prima volta in italiano, la descrizione delle politiche e degli approcci pro-
La resilienza è la capacità sociale di una comunità, cioè di una collettività terri-
mosse dalla RAN, comprese la poche attività svolte a livello locale dai suoi
toriale, di resistere e reagire positivamente a tutti i fatti traumatici che ne incri-
membri, viene secreta e, i giorni seguenti, distribuito solo un breve sunto assai
nano la coesione. Seppur il manuale non evidenzi come sia il terrorismo, tra le
generico. Si giunge così al paradosso che, mentre la Camera dei Deputati nei
catastrofi, quello che maggiormente incrina tale coesione per l’impatto politico
mesi a venire avrebbe discusso e approvato un legge in materia, il documento
7 Si veda http://www.senato.it/leg/17/BGT/Schede/Ddliter/48213.htm
6 L. Vidino, L’Italia e il terrorismo in casa: che fare? ISPI, 2014 8 Si veda la versione digitale: https://www.academia.edu/35369518/Cittadini_e_Resilienza._Le-
https://www.ispionline.it/it/EBook/L%27italia%20e%20il%20terrorismo%20in%20casa.040315.pdf quilibrio_tra_sensibilizzazione_e_paura

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Appendice sul contratto sociale, pur tuttavia indica una serie di interventi psicosociali da madrilene, tra i dirigenti della maggiora associazione spagnola (AVT), ospite
attuare subito dopo un attentato per limitarne i danni nei tempi brevi, medi e a Torino, nel suo intervento del 2007 raccontò l’importanza di tale attività di
lunghi. Presenta quindi un’articolazione delle azioni da attuare per contenere e resilienza nell’emergenza:
curare il trauma e le patologia annesse (Disturbo da Stress Post Traumatico), «Ricordo molte volte di come mi sorprese, in mezzo alla follia dell’attentato e
come organizzarle tra personale specializzato e volontari, e come comunicare al dolore che sentivamo, il modo in cui si erano organizzate la polizia, i medi-
con i cittadini colpiti. ci, il 112, i pompieri e spontaneamente tutta Madrid affinché tutto questo ci
Nello stesso anno 2006, a marzo, aderendo alla proposta giunta dall’Associ- risultasse meno doloroso, meno traumatico. Continuo a non rendermi conto
azione Italiana Vittime del Terrorismo, l’Azienda ospedaliera dell’Università di come, dopo pochi minuti, la situazione era sotto controllo ed avevamo a nostra
Siena, ha istituito, presso il dipartimento di Neuroscienze, l’Osservatorio nazio- disposizione tutto quello di cui avevamo bisogno. In meno di un’ora avevamo
nale a cui possono rivolgersi le vittime per affrontare il Disturbo da Stress Post tutto, assistenti sociali, psicologi per aiutarci, ricordo che anche i taxisti di tutta
Traumatico. Madrid smisero di lavorare e si misero spontaneamente a nostra disposizione
L’anno successivo in occasione della Giornate Europa in Memoria delle vit- giorno e notte.
time del terrorismo, istituita dal Parlamento europeo l’11 Marzo, in coincidenza Io dovetti passare un giorno ed una notte cercando in tutti gli ospedali mia
con il più grave attentato occorso in Europa a Madrid nel 2004, proposi al figlia, dovetti affrontare cose terribili e vi assicuro che senza l’aiuto di profes-
presidente di AIVITER, Maurizio Puddu, di pubblicare la traduzione italiana del sionisti non c’è l’avrei mai fatta».10
manuale olandese su cittadini e resilienza. L’idea in nuce era quella di portare Il tema della resilienza post attentato non emerse mai più in seguito in Italia. Il pres-
all’attenzione dell’agenda dell’associazione le politiche e prassi d’intervento ivi idente dell’associazione Maurizio Puddu morì pochi mesi dopo. Provai a rilanciarlo
contenute per non lasciare il tema della cura del trauma alla sola prospettiva nella conferenza stampa di presentazione della mostra, a lui dedicata, “Anni di
dell’Osservatorio di Siena che ne affrontava la cura sui tempi lunghi di un ter- piombo. Le voci delle vittime per non dimenticare”, l’8 settembre 2008:
rorismo che aveva colpito 3/4 decenni prima, nei cosiddetti “anni di piombo”. «Nel nostro paese la sindrome da stress post-traumatico, che affligge la
Del resto l’ultima legge italiana dedicata ai diritti delle vittime del terrorismo, appro- maggior parte delle vittime e dei famigliari, ha iniziato ad essere curata con
vata pochi anni prima, nel 2004, non contempla alcuna misura di pronto intervento lo stesso ritardo trentennale dai fatti e non esiste, ancora oggi, un unità
per affrontale eventuali nuovi traumi ed emergenze da terrorismo. L’unico arti- operativa di pronto intervento a sostegno delle vittime e dei loro famigliari in
colo dedicato alle cure psicologiche è il secondo comma dell’art. 6 che recita: caso di nuovi attacchi terroristici».11
«Alle vittime di atti di terrorismo e delle stragi di tale matrice e ai loro familiari Quanto occorso a Madrid nel 2004 era intervenuto a New York nel 2001.
è assicurata assistenza psicologica a carico dello Stato. A tale fine è autor- La presenza di misure di resilienza post attentato spiegano come sia stato
izzata la spesa di 50.000 euro a decorrere dall’anno 2004».9 possibile che le vittime americane, superando il trauma più velocemente, as-
Seppur la legge si rivolga a tutte le vittime dei vari terrorismi del passato e del sumessero il ruolo di testimoni e sviluppassero la loro pedagogia nel giro di

Appendice
presente, dal punto di vista psicoterapeutico, si limita a garantire il rimborso un decennio. L’assenza in Italia di tali misure ha la gravissima conseguenza
spese delle cure attivate e sostenute dalle singole vittime. Nelle dinamica sotte- di perpetuare il ritardo nella cura e quindi nella capacità di testimonianza, cioè
sa di scrittura del testo legislativo, le associazioni e i parlamentari avevano pen- quella tempistica trentennale che è stata necessaria sia alle vittime degli “anni
sato solo alle vittime del passato e alla loro eventuale iniziativa individuale, nulla di piombo” che a quella della Shoà, sia delle decine di vittime italiane già colpite
prevedendo in termini d’intervento pubblico garantito per la comunità trauma- dai recenti attentati in tutto il mondo, sia quelle che potrebbero essere colpite
tizzata in caso di nuovi attacchi, sul modello descritto dal manuale olandese.
Angeles Pedraza, che ha perso la figlia negli attentati del 2004 alle stazioni 10 Si veda: http://www.vittimeterrorismo.it/iniziative/iii-giornata-europea-delle-vittime-del-terrorismo/
9 Si veda il testo della legge n. 206/2004: http://www.camera.it/parlam/leggi/04206l.htm 11 Si ea http://www.vittimeterrorismo.it/iniziative/intervento-del-curatore-luca-guglielminetti/

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Appendice lo sventurato giorno in cui capitasse un attacco sul suolo del nostro paese. almeno sortito l’effetto di evitare che il nostro paese esprimesse la prevenzione del-
Ho ritrovato il termine solamente dopo il 2011, sempre in ambito europeo, la radicalizzazione con il solo strumento delle espulsioni amministrative: cioè quelle
quando sono stato coinvolto nella RAN. deportazioni di individui, privi della cittadinanza italiana, ordinate dall’esecutivo sulla
La strategia dell’Unione Europea in materia di prevenzione del terrorismo e base di indagini sulla pericolosità sociale, senza passare da nessuna verifica e ga-
contrasto alla radicalizzazione ha tre ambiti di azioni; quello sul quale poggia la ranzia giudiziaria, la cui efficacia e legittimità è però messa in dubbio. Il ricercatore
base politica della RAN recita: «the Commission promotes actions empowering dell’ISPI Francesco Marone, ad esempio, sottolinea come, a fronte delle centinai
communities and key groups ... and to strengthen individual and community di espulsione del Ministro degli Interni, si assista a uno scarso dibattito sul tema
resilience against radicalization».12 e precisa, nelle sue conclusioni, che: “Altri strumenti sono necessari, soprattutto
La resilienza in questo contesto (pre-attentato) cambia indirizzo: nella RAN, a lungo termine. In particolare, vale la pena ricordare che, a differenza di molti altri
come in tutte le politiche in materia promosse dalle organizzazioni internazion- paesi europei, l’Italia non ha ancora sviluppato programmi di contro-radicalizzazi-
ali (UN, OSCE), assume il senso di: «Valorizzare gli sforzi delle comunità locali one e de-radicalizzazione a pieno titolo.”14
che intervengono consentendo di interrompere il processo di radicalizzazione Infine, la carenza di politiche connesse a queste forme di resilienza hanno un
violenta prima che un individuo si impegni in attività criminali». punto di intersezione critico di fronte al flusso di migranti e rifugiati minori, spes-
Gli interventi nei tre ambiti principali di prevenzione: primaria, o di consapevolez- so non accompagnati dai genitori, che giungono in Italia da aree di conflitto, o
za generale sul problema radicalizzazione; secondaria, indirizzata ai soggetti o da esperienze traumatiche durante il tragitto dai paesi d’origine, per non parlare
gruppi potenzialmente a rischio di radicalizzazione o in fase di radicalizzazione; dei casi specifici dei figli di foreign fighter e dei bambini soldato del Daesh, nor-
e terziaria, verso i soggetti che sono già estremisti violenti, vengono affrontati malizzati alla violenza fin dalla più giovane età. Costoro sono percepiti a metà
con un approccio che la RAN definisce multy-agency, cioè con l’apporto mul- tra vittime e potenziali terroristi e la loro cura è lasciata alla volontà o capacità
tidisciplinare che investe su attori diversi che collaborano fattivamente e in rap- d’intervento della ONG e dei volontari che li prendono in carico. Tuttavia, anche
porto di fiducia: da una parte le varie forze di sicurezza; dall’altra la società civile solo limitandosi alle migliaia di minori non accompagnati (18mila giovani ospitati
con le istituzioni locali. Docenti, educatori, assistenti socio-sanitari, psicologi, presso famiglie e strutture di accoglienza su tutto il territorio nazionale al 30
volontari, famiglie, comunità, vittime o ex radicalizzati garantiscono una rispos- settembre 2017 secondo i dati del Ministero del Lavoro e delle Politiche So-
ta al fenomeno come recupero, atto resiliente, da affiancare alla repressione, ciali), questi restano privati di un piano di assistenza specifico sui tempi medio
atto securitario, delle forze dell’ordine, con quell’efficacia che troviamo nelle lunghi che garantirebbe tanto la cura del trauma che la prevenzione di possibili
migliori pratiche di paesi come Danimarca e Olanda. percorsi di devianza, tra i quali quello possibile di radicalizzazione violenta.
Le Nazioni Unite stimano che ci siano oltre un miliardo di bambini che crescono
CONCLUSIONE
in contesti di violenza politica. Queste forme di conflitto hanno portato a 60
La resilienza dopo l’attacco, richiede interventi sulla vittime e sulla comunità
milioni di sfollati, il più grande dalla seconda guerra mondiale, metà dei quali

Appendice
colpite e traumatizzate; la resilienza prima dell’attacco, richiede interventi di
sono bambini o adolescenti. Gli esiti negativi legati all’esposizione alla violenza
prevenzione su soggetti e gruppi nelle comunità a rischio. L’Italia è l’unico paese
politica sono documentati da decenni e costruire resilienza è l’opzione politica
europeo privo ad oggi di misure su entrambi i versanti di tali forme di resilienza.
per affrontarli seriamente con costrutto. Certamente richiede un prospettiva di
La proposta di legge “Misure per la prevenzione della radicalizzazione e dell’es-
lungo temine e se il ceto politico italiano non è all’altezza della sfida, la società
tremismo jihadista”, privata dell’approvazione del Senato, è rimasta lettera
civile dovrà farla propria per prima.
morta con la fine della scorsa legislatura. Nonostante le sue lacune13 avrebbe
12 Si veda: https://ec.europa.eu/home-affairs/what-we-do/policies/crisis-and-terrorism/radicalisation_en na-ai-raggi-x/210488/
13 L. Bodrero, Terrorismo, la legge anti-radicalizzazione italiana ai raggi X, Lettera43 09 maggio 2017: 14 F. Marone, The Use of Deportation in Counter-Terrorism: Insights from the Italian Case, ICCT, 2017:
https://www.lettera43.it/it/articoli/cronaca/2017/05/09/terrorismo-la-legge-anti-radicalizzazione-italia- https://icct.nl/publication/the-use-of-deportation-in-counter-terrorism-insights-from-the-italian-case/

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