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I.C.

Malaspina Staffetti – plesso Malaspina

Classe II E

giustizia pace libertà


solidarietà – 2018

A.S. 2017-2018
giustizia pace libertà solidarietà – 2018

un’introduzione
Scopo e metodo
Lo scopo che di anno in anno cerco di perseguire a
partire dalla storia di Ciro Siciliano è sempre lo stesso: calare
nel mondo dei dodicenni e tredicenni di oggi un’esperienza di
sacrificio personale che di anno in anno si allontana in un
passato che, se a me può ancora sembrare prossimo, ai miei
studenti comincia ad apparire più remoto – e non solo per
banali motivi cronologici.
Anche il metodo rimane sempre lo stesso: la produzione
di testi individuali nei quali i singoli ragazzi e le singole ragazze
sono costretti a mettere in gioco la propria coscienza nel
confronto con quella storia.
I testi che quest’anno gli studenti e le studentesse della
classe II E hanno scritto rispondevano ad una precisa
consegna dell’insegnante:
Racconta almeno un’esperienza (puoi esserne il/la
protagonista, puoi esserne stato/a testimone o puoi esserne a
conoscenza), nella quale giovani come te hanno scelto di far
vincere la giustizia contro l’ingiustizia, la pace contro il
conflitto, la libertà contro la servitù o la solidarietà contro
l’egoismo.
Il tutto era inquadrato in una cornice più generale:
Il premio intitolato al maresciallo Ciro Siciliano vuole
rammentare a tutti – e ai giovani in particolare – che chi ha
combattuto nella Resistenza lo ha fatto per far trionfare gli
ideali di Giustizia, Pace, Libertà e Solidarietà. Ma gli ideali che
non sono messi in pratica tutti i giorni, sono ideali morti.
Qualcuno pensa che questi ideali siano passati di moda, che i
giovani ormai preferiscano altri valori. Tu che ne pensi?
Dunque si trattava di riandare con la memoria a episodî,
possibilmente personali, che illustrassero, per dir così, valori in
azione. Si trattava di cogliere, preferibilmente nella propria
esperienza diretta – ma, in seconda battuta, anche all’interno
del patrimonio personale di conoscenze e dunque in una sorta
di esperienza indiretta – l’incarnazione transeunte di ideali che
altrimenti correrebbero il rischio di mantenersi
sempiternamente iperuranî.
Nelle righe che seguono, non mi permetterò di tentare
analisi sociologiche – che sono impossibili sia per la limitatezza
del campione, sia, soprattutto, per gli oggettivi limiti della mia
preparazione – ma mi limiterò a proporre alcune osservazioni e
alcune domande sul materiale prodotto da un piccolo
gruppo di ragazze e ragazzi di una seconda media.
Difficoltà iniziali
Una delle prime cose che mi ha colpito è stata il fatto
che il lavoro richiesto si è rivelato, almeno all’inizio,
particolarmente complicato; solo dopo che si è diffusa la
voce che il prof aveva dato l’ok ad alcune storie, l’emulazione
ha permesso ai più di ripescare – dalla memoria personale o
dal web – una vicenda adeguata alla richiesta.
Che cosa impediva ad alcuni dodicenni o tredicenni di
ritrovare nella propria esperienza, diretta o indiretta, i valori
della pace, della giustizia, della solidarietà o della libertà?
cosa rendeva particolarmente difficoltosa la loro ricerca?
Due ipotesi antitetiche potrebbero spiegare tale
difficoltà.
La prima è ottimistica: la nostra realtà è talmente
permeata da quei valori, che nemmeno ci accorgiamo più
della loro presenza. Quei valori, cioè, sono diventati ormai
come l’aria che respiriamo: è dovunque intorno a noi, ma
nessuno ci fa più caso.
La seconda è decisamente pessimistica: quei valori sono
talmente remoti dalle coscienze dei nostri giovani, che non
vengono nemmeno più percepiti.
Dobbiamo dunque rallegrarci o preoccuparci?
Ai sociologi l’ardua sentenza.
E comunque, alla fine, una storia su quattro, delle
ventuno che sono state raccolte, è stata pescata nel gran
mare del web anziché nel patrimonio personale dei proprî
ricordi.
L’eccezione della libertà
Sui ventuno episodi raccontati dai ragazzi e dalle
ragazze della II E, i gesti di giustizia, pace e solidarietà sono
pressoché egualmente rappresentati; solo un episodio ha al
suo centro il tema della libertà.
E non si tratta di una memoria personale, bensì della
storia universalmente nota del giovanissimo Iqbal Masih, il
bambino pakistano che, diventato il simbolo mondiale della
lotta contro il lavoro minorile, venne ucciso in circostanze
misteriose ad appena 12 anni.
La scarsa presenza della libertà nei testi prodotti dagli
studenti può essere spiegata in modo simile a quello con cui
abbiamo provato a spiegare la difficoltà prospettata prima.
Come quella, infatti, si potrebbe sintetizzare nei due estremi: o
c’è tanta libertà (sempreché la libertà possa mai essere
considerata eccessiva) che non ci si avvede più della sua
presenza, oppure i suoi spazî sono ormai così ristretti che
trovarne traccia è diventato sempre più difficile.
Non dubito che sarebbe possibile trovare argomenti a
sostegno di entrambe le ipotesi, ma sospendo il giudizio e
lascio anche in questo caso il cerino acceso nelle mani del
lettore.
Leopardi e Schopenhauer avevano ragione
È tra la giustizia, la pace e la solidarietà che trovano
ampio spazio le vicende personali degli adolescenti. E tra le
loro vicende personali hanno ampio spazio quelle in cui uno
scherzo o un gioco diventa l’occasione per un litigio che
inevitabilmente finisce in rissa.
Lo schema, con poche varianti, è ripetuto in almeno sei
dei ventuno racconti.
Tre racconti, invece, sono incentrati sul dileggio, e la
conseguente esclusione, di ragazzi considerati diversi.
L’atto riparatore, che a volte viene compiuto dallo stesso
narratore, riporta equilibrio e quindi pace o giustizia in una
situazione che l’aveva perduta per la malevolenza e
l’insipienza di alcuni ragazzi.
E dunque si finisce per (ri)scoprire che, così come i
concetti di luce e tenebre nascono ed esistono solamente
nella loro relazione di complementarità, anche la pace e la
giustizia (e la libertà e la solidarietà) esistono solo perché
esistono i loro contrarî.
E potremmo anche spingerci oltre e trovarci d’accordo
con Leopardi e Schopenhauer quando sostenevano che la
felicità dell’uomo in nient’altro consiste se non nella
cessazione della sofferenza e suggerire che la giustizia altro
non sia che la fine dell’ingiustizia e la pace la cessazione di un
conflitto.
Auspici finali
Altro saprà trovare, se lo vorrà, un lettore più attento.
Per concludere queste poche righe introduttive, due
parole sul ruolo del docente e della scuola.
Se questi uomini e donne in fieri perseguiranno gli ideali
di giustizia, pace, libertà e solidarietà quando saranno donne
e uomini fatti e finiti non sarà certamente merito di un loro
insegnante di italiano; allo stesso modo non potranno
probabilmente essere di tutto incolpati se, invece, non lo
faranno.
Mi limiterò, dunque ad auspicarlo.
Ma non lo auspicherò solamente perché convinto che
quei valori solamente possano costruire una società migliore,
ma prima di tutto lo auspicherò per loro, convinto come sono
che la qualità della vita delle persone giuste, pacifiche e
generose sia infinitamente migliore della qualità della vita
delle persone meschine, violente ed egoiste.
Qualora fossi riuscito, con l’aiuto di Ciro Siciliano, a
suggerire questa semplice verità ai miei ventuno studenti,
anche per quest’anno avrei svolto non del tutto
immeritatamente il mio lavoro.
Federico Guidotti
giustizia – 01

Volevo raccontare la storia di M***, un ragazzo con la


sindrome di Down, che ha subito così tanti atti di bullismo fin
da piccolo che per questo ha anche una cicatrice sulla testa.
Lui, però, non si è mai arreso e ha sempre chiesto aiuto agli
insegnanti e ai suoi genitori. La sua grande passione è scrivere
canzoni e infatti ha fatto un disco che parla della sua vita e
dei bulli. L’ha fatto come una sorta di riscatto dalle ingiustizie
subite. Grazie a quella canzone e ad un video realizzato su
Facebook, ha dichiarato: “Non subite in silenzio! Reagite,
perché dai periodi brutti ci si può sempre rialzare”. Il suo sogno
nel cassetto era incontrare il suo idolo J-Ax e ci è riuscito. Tra
l’altro anche J-Ax ha dichiarato di essere stato vittima di
bullismo.
Questo vuol dire che le ingiustizie devono essere denunciate e
punite.

Secondo me M*** si è preso una grande rivincita contro i bulli


che lo perseguitavano.
Questo testo parla di un’ingiustizia che poi il ragazzo ha
trasformato in un punto di forza facendola diventare un atto di
giustizia.
Alessio
giustizia – 02

Un po’ di tempo fa, mentre giocavo a calcio con alcuni miei


amici, alcuni di loro iniziarono a prendere in giro un mio amico:
dicevano che era scarso a giocare a pallone e che non lo
volevano. Siccome io ero diventato suo amico, non mi
andava di lasciarlo da solo perché è un ingiustizia che tutti
giochino tranne uno. Allora insieme abbiamo cercato
un’attività che piacesse a tutti e due e alla fine l’abbiamo
trovata.
Devo dire che mi sono divertito a giocare con lui facendo una
cosa che piaceva a tutti e due: è stato bello.

Quello che hanno fatto i miei amici mi è sembrato un atto di


ingiustizia e quello che ho fatto io mi è sembrato un atto di
riparazione nei confronti del mio amico.
Carlo
giustizia – 03

Anche se può sembrare una cosa da poco, una volta,


quando ero alle elementari, una bambina, che ancora oggi è
una mia grandissima amica, mi fece lo sgambetto. Essendo
piccola – e quindi vedendo tutto come una cosa brutta – lo
dissi alla maestra, che la sgridò. Io mi sentii un po’ in colpa, ma
ero felice che la mia amica avesse capito che non si doveva
fare lo sgambetto.
Francesca
giustizia – 04

Alle elementari la maestra aveva diviso la classe tra quelli più


bravi e quelli meno bravi e lei spiegava solo a quelli più bravi,
trascurando quelli meno bravi. Allora noi gliel’abbiamo fatto
notare, e da allora la maestra non ha più diviso la classe e ha
aiutato tutti a diventare più bravi.

Il testo che ho scritto racconta un atto di giustizia, perché la


maestra, con quel suo gesto, aveva trascurato i bambini e le
bambine meno bravi.
Lisa
giustizia – 05

Un paio di mesi fa stavo giocando a calcio con alcuni miei


amici, quando calciai il pallone contro una macchina. Il
problema fu che il pallone aveva rotto il vetro. Tutti
scapparono, tranne me.
Mi misi nei panni della signora che avrebbe ritrovato il suo
cofano distrutto e mi dispiacque per lei. Sul cofano le lasciai
allora un bigliettino, che preparai in un bar lì vicino. Tornato a
casa, con un po’ di coraggio raccontai tutto alla mamma,
che non si arrabbiò molto. Mi disse che ero stato bravo a non
scappare e a lasciare il bigliettino, ma che la volta successiva
sarei dovuto stare più attento.
Non mi sembrava giusto che quella persone dovesse pagare
per il mio danno.
Alla fine la proprietaria della macchina chiamò e riparammo il
vetro rotto. Però, visto che le era piaciuto il mio gesto, metà
del danno lo pagò lei.

Credo che il mio sia stato un atto di giustizia nei confronti della
signora che altrimenti avrebbe dovuto pagare tutta la
riparazione da sé.
Matteo P
giustizia – 06

Al mio bagno ci sono due gemelli che sono dei miei amici
M*** e T***. Anche loro, come me e mio fratello gemello, sono
nati prematuri e T***, avendo sofferto durante il parto, ha
qualche difficoltà a muoversi e a parlare.
Un giorno della scorsa estate è capitato un episodio che mi ha
fatto molto arrabbiare: mentre camminavo sulla passerella ho
sentito alcuni ragazzi prendere in giro il mio amico T***. Lì per lì
ho pensato di lasciar correre, ma poi, riflettendoci, ho capito
che era mio dovere andare a difendere il mio amico. Così mi
sono diretto dai qui ragazzi e ho cercato di farli ragionare sul
fatto che quel ragazzino era stato sfortunato e che prenderlo
in giro era un atto da vigliacchi senza cuore. Per fortuna loro
hanno subito capito e si sono scusati per il loro
comportamento.
Ancora oggi sono fiero di questo mio gesto.

In questo testo ho voluto mettere in rilievo l’ingiustizia patita da


questo bambino che ha avuto sfortuna. Anch’io potevo
essere in quelle condizioni e ogni giorno ringrazio il cielo per
essere sano e sorridente. Sono contento di aver preso le difese
del mio caro amico e sarei pronto a farlo di nuovo, se mi
ritrovassi nella stessa situazione.
Tommaso
giustizia – 07

Quando ero piccola, mio fratello mi raccontava dei segreti, a


volte piccoli, a volte grandi. Alcuni segreti importanti, però,
riguardavano la famiglia e allora, anche se a malincuore, li
dissi a mia mamma. So che in questo modo mio fratello non si
sarebbe più fidato di me, ma credo che, di fronte alle cose
che mi aveva confidato, non avrei potuto fare diversamente.

Credo che in alcuni casi, quando alcuni valori entrano in


conflitto, occorra scegliere quello più importante, anche se
questo potrebbe compromettere la fiducia di una persona
per te importante.
Maria Virginia
pace – 01

Un giorno stavo giocando al campetto di Casette con mio


fratello, che ha 8 anni, e con alcuni miei amici.
Stavamo giocando a “mondialito” quando, a causa di un
calcio, mio fratello e L***, un nostro amico, hanno cominciato
a litigare: prima si sono presi a male parole, poi è arrivata una
spinta e alla fine si sono messi le mani addosso. Io avevo
seguito tutta la scena e sono subito intervenuto per dividerli: è
stata dura e ho preso qualche calcio anch’io, ma per fortuna
sono riuscito a staccarli e ad evitare che si facessero male.
Alla fine L*** ha anche pianto un po’ per lo spavento. Per
fortuna dopo poco si sono chiesti scusa ed hanno continuato
a giocare come se non fosse successo nulla.
Arrivati a casa mio fratello è stato sgridato dalla mamma. Alla
fine, però, l’importante è stato che nessuno si sia fatto del
male.

In questa situazione penso di aver reso un servizio alla pace.


Dennis
pace – 02

Secondo me Ciro siciliano è stato un grande uomo perché si è


sacrificato per salvare gli abitanti del suo paese, cioè Forno:
pur essendo malato è uscito di casa e ha difeso i suoi
compaesani.
Io non so se avrei fatto quello che fece Ciro Siciliano, però
anch’io penso di aver fatto qualcosa di giusto. Potrebbe non
essere una cosa molto importante per altri, però per me è
stato importantissimo.
Qualche settimana fa, come ogni venerdì, sono andato
all’allenamento a Lucca. Appena arrivato ho trovato due miei
amici che si stavano insultando. Lì per lì pensavo che stessero
scherzando e solo dopo l’allenamento ho capito che non
scherzavano affatto. Ho cercato di capire il motivo del litigio,
ma non ho capito granché, quindi ho lasciato perdere. Poco
dopo, però, hanno cominciato a picchiarsi e tutti gli altri miei
amici continuavano a urlare in coro: “Rissa! Rissa!...” senza che
nessuno li fermasse. Allora ho preso un po’ di coraggio e li ho
divisi finché non sono riuscito a fermarli. Dopo si sono chiariti e
hanno fatto pace.

Nella vicenda che ho raccontato alla fine prevalgono la pace


e l’amicizia che, secondo me, sono le due cose più importanti,
soprattutto per gli adolescenti. Secondo me ho fatto una cosa
giusta e importante per la mia crescita perché ho aiutato due
miii amici a far pace dopo una litigata. Se dovesse succedere
di nuovo, penso che farei sempre la stessa cosa.
Iacopo
pace – 03

In un caldo giorno d’estate i miei genitori ed io eravamo in


vacanza su una barca insieme alle famiglie di due miei amici.
Il giorno precedente era filato tutto liscio e c’eravamo divertiti
un sacco. Quel giorno, però, non andò bene come l’altro:
mentre tutti gli adulti erano tornati sulla terraferma con il
tender per prendere un caffè al bar, i due miei amici iniziarono
a litigare dandosi spintoni e insultandosi. Volò anche qualche
schiaffo in faccia. Visto che litigare è una cosa brutta, ma
litigare prendendosi a spintoni in barca è molto pericoloso, ho
subito diviso i miei amici: non fecero subito pace però,
almeno, ero riuscito a farli smettere di litigare, evitando così
che qualcuno si facesse male.

Non penso di aver compiuto un atto eroico però ho


comunque compiuto una buona azione: credo che si
potrebbe definire un atto di pace.
Lorenzo
pace – 04

Un giorno ero in giardino con i miei amici e, mentre stavamo


giocando, alcuni miei amici, per scherzo, cominciarono a
strattonarsi.
Dopo un po’ lo scherzo diventò “fare le scivolate” sulle gambe
e allora uno dei miei amici, esasperato, iniziò a rispondere alle
scivolate con i pugni. Ormai i due stavano litigando e allora,
visto che uno dei due aveva iniziato a picchiare l’altro
veramente forte, ho cercato di difendere il mio amico in
difficoltà. Visto che l’altro non mi ascoltava, ho deciso di
allontanarlo.
C’è voluto un po’ di tempo prima che si calmassero, ma alla
fine hanno fatto pace.
Luca
pace – 05

Un giorno ero agli allenamenti e c’era un po’ di freddo.


Durante un contrasto con un mio amico, sono caduto e ho
sentito subito un dolore molto forte al ginocchio. Ho provato a
giocare, ma il dolore mi affliggeva ancora di più, così smisi di
fare allenamento, me ne andai negli spogliatoi e mi feci la
doccia convinto che tutto sarebbe finito in fretta. Purtroppo
così non accadde e dal momento che non tornavo in campo,
tutti i miei amici vennero ad accertarsi delle mie condizioni. Fui
contento di questo loro interessamento, ma io dissi loro:
“Ragazzi, andate pure ad allenarvi: io sto bene così”.

Nell’episodio che ho raccontato si possono individuare i valori


dell’unione, della pace e dell’amicizia, che, secondo me,
sono le cose più importanti della vita.
Matteo B
pace – 06

In questo testo voglio raccontare una cosa molto importante


successa ad un mio amico.
Era un giorno d’allenamento, precisamente un martedì; io non
c’ero perché mi ero appena infortunato; il mio amico mi ha
raccontato che l’allenamento era andato davvero molto
bene, ma che a fine allenamento i due portieri della nostra
squadra hanno iniziato per scherzo a insultarsi, fino a che B***
ha iniziato a picchiare l’altro portiere, F***, tirandogli quattro
pugni, due in faccia e due nello stomaco. I miei amici sono
intervenuti subito per fermarlo, soprattutto il più forte
fisicamente, che prendendolo di peso l’ha spostato e gli ha
detto la ragione.
B***, allora. ha chiamato il mister ed è andato a parlare con il
direttore, con il quale sono riusciti a chiarire la situazione.
F***, intanto, è uscito per prendere del ghiaccio e se n’è
andato a casa con la faccia piena di segni.
Quando B*** è tornato nello spogliatoio, anche se arrabbiati
con lui, sono tutti andati a parlargli e, con calma, sono riusciti
a farlo ragionare.
Il giovedì, in occasione del successivo allenamento, B*** è
arrivato molto triste, ma poi ci ha spiegato la situazione e
siamo tutti riusciti a chiarire. Anche B*** e F***.

Nel mio testo, alla fine, vince la pace. All’inizio c’era un po' di
tensione tra i due portieri, ma poi l’amicizia tra i compagni che
hanno protetto il portiere ha fatto sì che tutto tornasse alla
normalità.
Thomas C
libertà – 01

La storia a cui ho pensato riflettendo sui valori per cui si è


sacrificato Ciro Siciliano è quella di Iqbal, un bambino
pakistano costretto a lavorare in una fabbrica di tappeti.
Iqbal non si rassegnò a quella vita priva di libertà e di dignità e
iniziò a partecipare alle manifestazioni di alcune organizzazioni
che si battevano contro lo sfruttamento del lavoro minorile.
Iqbal in seguito iniziò a viaggiare in tutto il mondo per
sensibilizzare la società sui diritti dell’infanzia. Con le sue
denunce e la sua attività Iqbal fece in modo che migliaia di
bambini e di bambine venissero salvati dalla schiavitù. Nel
1995 Iqbal a soli 12 anni morì ucciso in circostanze misteriose.
Iqbal, proprio come i giovani che hanno combattuto nella
Resistenza, ha sacrificato la propria vita per far trionfare i propri
ideali e dare il proprio contributo ad un mondo migliore.

Credo che questa storia metta in luce i valori della pace e


della libertà, in particolare la libertà dallo sfruttamento
minorile; e purtroppo so che questa brutta cosa non è ancora
finita in tutto in mondo.
Edoardo
solidarietà – 01

Una sera ho sentito al telegiornale la storia di due ragazzi,


Marco e Ibrahima, che avevano salvato due bambini, Andrea
e Camilla, che stavano annegando. «Salvare la vita a due
bambini – ha detto Marco – è un’esperienza fantastica: al
momento non te ne rendi conto, ma col passare del tempo
realizzi». La mamma di Andrea e Camilla, da parte sua,
sostiene che non potrà mai sdebitarsi con loro e che li porterà
sempre nel cuore.

Penso che i due ragazzi abbiano fatto un gesto molto bello nel
salvare la vita ai due bambini. Questo è stato un gesto di
solidarietà.
Alice
solidarietà – 02

La società attuale crede che noi ragazzi non abbiamo più gli
ideali di quelli di settant’anni fa, che hanno combattuto per la
libertà, l’uguaglianza, la pace e la giustizia, ma che pensiamo
solo al nostro smartphone e ad internet.
Invece nella nostra società ci sono ragazzi e ragazze, che
anche nel loro piccolo fanno qualcosa di speciale. Ci sono
infatti miei coetanei che si dedicano ad attività utili alla
società. Per esempio c’è chi passa il proprio tempo libero
facendo il volontariato sulle ambulanze, oppure ci sono
ragazzi che dimostrano il loro coraggio salvando qualcuno
che ne ha bisogno.
Ricordo una notizia che mi ha particolarmente toccato: un
ragazzo con la sindrome di Down che si è buttato in mare per
salvare una bambina di 10 anni che stava per annegare. Per
questo suo coraggio gli è stata assegnata la medaglia al valor
civile dal Presidente della Repubblica.

Penso che l’episodio che ho raccontato metta in evidenza la


solidarietà di un ragazzo che si butta in mare per salvare una
bambina.
Anna
solidarietà – 03

Sono a conoscenza di un segreto: una mia amica fuma. L’ho


scoperto quest’estate a una festa di compleanno. Tutti gli
invitati erano in spiaggia mentre io e M*** eravamo andate a
cercare G*** perché non l’avevamo vista per tutto il
compleanno. L’abbiamo trovata seduta su un muretto mentre
fumava: non ci aveva sentite arrivare e, non appena ci vide,
buttò la sigaretta facendo finta di nulla. Ci salutò come se non
fosse successo niente, convinta di non essere stata vista. M***
e io, però, sapevamo bene cosa avevamo visto e, quando
glielo dicemmo, negò tutto. Solo alcuni giorni dopo ci rivelò la
verità, ma noi dovemmo giurare di non dirlo a nessuno. Io mi
sentivo frustrata perché sapevo benissimo a cosa andava
incontro e al pericolo a cui si esponeva alla sua età. Ogni
giorno M*** e io le ripetevamo che non doveva fumare, che
non era l’età giusta e che avrebbe avuto conseguenze sulla
sua salute. Finalmente, dopo un mese di insistenza da parte
nostra, decise di smettere: ogni giorno fumava sempre meno e
prima di ripartire per casa, smise definitivamente. Ora la sento
quasi ogni mese e per fortuna non fuma più. Inoltre ha avuto il
coraggio di dirlo ai propri genitori.
M*** e io siamo felicissime per quello che abbiamo fatto e
pensiamo di averla aiutata molto.

Seconde me vedere ragazzini di 12, 13 o 14 anni con una


sigaretta in mano è una cosa scandalosa. Non sanno di
rovinare la propria salute e la propria vita, perché, una volta
entrati nella dipendenza da fumo, è difficile uscirne. Inoltre
penso che i ragazzi e le ragazze che fumano, pur di non farsi
scoprire dai genitori, inizino a dire bugie su bugie. La colpa
non è solo dei giovani, ma anche dei tabaccai che non
dovrebbero dare le sigarette ai minorenni.
Il nostro è stato un gesto di solidarietà.
Aurora
solidarietà – 04

Per definizione la solidarietà è un atteggiamento di


benevolenza e comprensione, ma soprattutto è uno sforzo
attivo e gratuito, per venire incontro ai disagi di qualcuno che
ha bisogno di aiuto. Studiando e leggendo la storia della
Shoah e del nazismo, si scopre che molti personaggi della
storia dedicarono la loro vita e le loro azioni al bene comune.
La cosa che mi ha colpito di più è stata che ciò che era
moralmente sbagliato era diventato legale e che, a causa
della follia di pochi uomini, molte persone furono private dei
loro diritti civili.
Oltre alla Shoah ci furono e ci sono tante e terribili guerre nel
mondo.
E poi c’è la disuguaglianza tra il Nord e il Sud del mondo. Tutte
queste cose mi sono state più chiare andando a visitare un
centro d’accoglienza per i profughi con i miei genitori.
Qui ho potuto incontrare persone che sono state costrette a
scappare dal loro paese a causa delle guerre civili e altre che,
arrivate in Libia, sono riuscite a salire sui barconi dopo essere
state rese schiave e aver subito tantissime torture.
Mi ricordo in modo particolare il racconto di un ragazzo di
nome Bobo, che aveva dovuto camminare per il deserto per
ben tre mesi prima di arrivare in Libia, dove è stato poi
costretto a lavorare come se fosse uno schiavo per mesi e
mesi. Molti ragazzi giovani come lui, che si trovavano nelle sue
condizioni, si sacrificavano e si facevano picchiare per
proteggere donne, bambini e anziani dai loro carcerieri. Tutto
questo è durato fino a che non hanno deciso di metterlo su un
barcone insieme ad altre persone che avevano pagato per
salirci e poter così sfuggire alla povertà e alla miseria sperando
in una vita migliore. La traversata in barcone in condizioni
disumane era per loro la fine di un incubo e l’inizio della
speranza.
Nei loro occhi ho potuto vedere tutta la sofferenza subita, ma
anche, nel racconto delle loro esperienze, la solidarietà con
cui si aiutavano l’uno con l’altro. Nel centro di accoglienza
tante persone italiane li aiutano dimostrando loro tutto l’amore
possibile attraverso gesti quotidiani.
Coloro che vivono aiutando gli altri e facendo della solidarietà
la cosa più importante della loro vita, sono, per me, i nuovi
eroi.
Daniele
solidarietà – 05

Circa due anni fa a Marina di Carrara stavo partecipando ad


uno spettacolo di ginnastica ritmica. Al termine della
manifestazione, dopo aver svolto tutti i nostri esercizi,
c’eravamo fermati a riordinare tutto: pedane, stereo, striscioni,
sedie... Mentre i nostri genitori stavano caricando le pedane
sul camioncino, due giovani, uno dei quali visibilmente
ubriaco, cominciarono a picchiarsi. Tutti stavano fermi a
guardare i due che si picchiavano, anche gli amici di questi
due giovani. Furono allora i nostri genitori ad intervenire e a
fermare la rissa.

Secondo me quello che hanno fatto i nostri genitori è stato un


gesto di solidarietà; anzi, penso che si possa dire che abbiano
agito nei confronti di quei ragazzi proprio come se fossero stati
i loro genitori.
Migena
solidarietà – 06

Ieri sul giornale ho letto la storia di un ragazzo che a 18 anni ha


salvato un bambino di due che era finito sui binari della metro.
Dalle riprese fatte dalle telecamere di sorveglianza lo si vede
mentre si toglie lo zaino con i libri di scuola, si cala sui binari e
ritorna su dopo aver restituito alla madre il figlio. Questa storia
dovrebbe essere un esempio per tantissimi ragazzi di oggi che
invece pensano solo al loro videogioco preferito anziché
guardare fuori dalla propria stanza come è fatto il mondo e
quanta bellezza c’è.
Sofia
solidarietà – 07

In una bella giornata di sole io ero in gita con la mia classe. A


un certo punto mi venne la malaugurata idea di camminare
su un marciapiede che, però, era un po’ malridotto; a causa
sua, infatti, caddi in mezzo a un rovo. I miei compagni di
classe, anche se era pericoloso, vollero darmi una mano per
uscirne, ma caddero anche loro!
Fu la maestra a tirarci fuori dai rovi, ma fui contento che i miei
amici provarono a farmi uscire dai rovi anche a rischio di farsi
male.

L’episodio che ho raccontato parla di solidarietà, perché la


maestra ha voluto tirarci fuori dai rovi anziché ignorarci e far
finta di nulla. Anche quello che hanno fatto i miei compagni è
stato un gesto di solidarietà, visto che anche loro hanno
provato a farmi uscire da lì, anche se il loro gesto non è
andato a buon fine.
Thomas L
le ragazze e i ragazzi della classe II E
Francesca Bacci, Lisa Balloni, Matteo Bianchi, Alessio Bonuccelli,
Thomas Caddeo, Iacopo Casani, Tommaso Casani, Aurora Ciuffi,
Sofia Ciuffi, Dennis Dalle Luche, Carlo Dazzi, Lorenzo Faconti,
Anna Fruzzetti, Migena Gega, Thomas Lacopo, Edoardo Lodovici,
Luca Maccioni, Alice Michelucci, Maria Virginia Nicodemi,
Matteo Palla e Daniele Ricci
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