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Geografia Umana – Un approccio visuale

Capitolo 1 – Le domande dei Geografi

Il termine geografia proviene da due parole greche (geo + graphia) che significano scrittura della Terra. La
geografia non è solo la descrizione della Terra, bensì si distingue tra una geografia fisica che studia gli
ambienti e una geografia umana che si occupa degli esseri umani sulla Terra. La prima utilizza i metodi
delle scienze naturali, mentre la seconda si rifà alle scienze sociali. La fusione di queste due studi geografici
rivolge l’attenzione alla relazione ambiente-scoietà, che si occupa del rischio ambientale, del consumo dei
combustibili, del cambiamento climatico, ecc.

Quando parliamo di natura si intende tutto ciò che è estraneo alla storia e alla creatività umana. Il concetto
di cultura, invece, si rifà alla musica, alla poesia, alla teologia, ai vestiti, al cibo, alle abitazioni. Il rapporto
tra natura e cultura viene definito dallo studioso Luca Cavalli Sforza come l’accumulo della somma dei
contributi individuali trasmessi attraverso le generazioni e diffusi all’interno della società. La cultura si
fonda su tre argomenti: 1- la cultura è una costruzione sociale che riflette diversi fattori economici, storici,
politici, sociali ed ambientali; 2- essa non è qualcosa di fisso, ma si modifica nel tempo; 3- è un sistema
dinamico complesso: interagendo tra loro le persone creano ed esprimono una cultura, la quale definisce e
influenza le caratteristiche delle persone che ne fanno parte. Le culture si presentano differenziate su base
geografica e quindi si parla di culture locali, regionali, nazionali o sovranazionali (Europa). Oggi è nata
l’ibridazione delle cultura, a causa della globalizzazione, e tale tende a imporre certi caratteri culturali
comuni a tutte le società e territori.

Il dualismo tra natura e cultura ha svolto un ruolo importante nello sviluppo di diversi modi di considerare
le differenze culturali e sociali. Nell’età moderna si pensava che natura e cultura fossero separate e
contrapposte, ovvero l’uomo si poneva al di sopra della natura, la dominava e la trasformava a suo
interesse. Oggi si va affermando una corrente di pensiero contraria al dualismo tra natura e cultura,
proprio grazie alla loro netta contrapposizione, quindi oggi si pensa che l’uomo, nonostante la sua cultura,
sia comunque influenzato da certe leggi fondamentali della natura stessa.

Il determinismo ambientale abbraccia la tesi che i fattori naturali terrestre incidano direttamente sullo
sviluppo delle caratteristiche fisiche ed intellettuali degli esseri umani. Dunque l’aspetto climatico
ambientale contribuisce allo sviluppo di certe caratteristiche fisiche dell’uomo appartente a quel territorio,
e alla creazione di una certa cultura.

Il possibilismo geografico ritiene che ogni ambiente naturale offra una gamma di alternative più o meno
vasta e che in uno stesso ambiente naturale società e culture possano modellarsi in modi diversi a seconda
delle loro scelte, basate sulle conoscenze e sulle capacità tecniche di cui dispongono. Tale concezione ha
contribuito a diffondere la consepevolezza del ruolo dell’azione umana nei cambiamenti dell’ambiente, a
partire dall’osservazione di come nel tempo tale azione ha modificato i paesaggi naturali trasformandoli in
paesaggi culturali (cioè plasmati dall’azione umana, ad es. Struttura sciistica artificiale). L’idea dell’uomo
come agente trasformatore che domina la natura.

Il concetto di paesaggio geografico è stato introdotto dal geografo e naturalista tedesco Humboldt. Tale
concetto sostiene che il paesaggio designa una determinata parte di territorio, così come viene percepita
dalle popolazioni, il cui carattere deriva dalle azioni di fattori naturali e/o umani e dalle loro interazioni. La
lettura del paesaggio culturale e l’analisi regionale sono associate a questa visione della cultura, anche se
la prima fa riferimento ad un concetto – quello di paesaggio – che indica al tempo stesso le cose osservabili
e il modo di percepirle, mentre l’analisi regionale distingue l’approccio oggettivo da quello soggettivo. Il
primo indica lo studio e la definizione di regioni formali (semplice osservazione della superficie per indagare
i fattori che determinano le diversità dei territori e sueggeriscono la loro divisione in regioni) e funzionali
(formate da una grande città e dai centri minori che gravitano su di essa per lavoro e servizi), il secondo di
regioni percepite (senso di identità e attaccamento di un gruppo di persone ad un determinato territorio).

Ragionare come un geografo preclude avere una certa curiosità per i diversi luoghi del mondo e connettere
tra loro i fatti che si osservano sulla superficie terrestre e sviluppare un’analisi che includa i concetti di:
luogo, spazio, diffusione spaziale, interazione spaziale, territorio, scala.

Per luogo si intende una località contraddistinta da specifiche caratteristiche fisiche, culturali e sociali.
Ciascun luogo può essere identificato tramite la sua ubicazione assoluta, o posizione geometrica, misurata
per mezzo della sua latitudine, longitudine e altitudine oppure con riferimento a cosa gli sta intorno, cioè al
suo sito (caratteristiche fisiche di un luogo, come forma del suolo, vegetazione,acque, ecc.) e alla sua
situazione (posizione geografica). I luoghi sono importanti perché offrono un riferimento alle identità
umane. Si parla di senso del luogo per indicare il complesso attaccamento emozionale che le persone
sviluppano nei confronti di determinate località (sentimento di appartenenza verso una certa area
geografica).

Per spazio i geografi intendono un’estensione della superficie terrestre di dimensioni non definite. Diversi
tipi di spazio: spazio assoluto, cioè un’entità geometrica le cui dimensioni, distanze, direzioni e contenuti
possono essere definiti e misurati con precisione con la metrica corrente (metri, chilometri). Ci possono
essere diversi tipi di spazio: spazio-tempo o spazio relativo è uno spazio le cui proprietà variano a seconda
dei contenuti, cioè dei fenomeni chevi si svolgono. Spazio relazionale: deifnito dalle interazioni umane e
dalle percezioni tra gli eventi. Esso è mutevole in quanto definito dalle contingenze, cioè dal fatto che il
risultato delle interazioni e delle percezioni umane varia a seconda delle persone e degli oggetti che
vengono coinvolti. Quando due paesi avviano degli scambi commerciali, creano uno spazio relazionale di
tipo commerciale, che esiste fino a quando vengono soddisfatte queste condizioni contingenti. A questo
punto possiamo dire che lo spazio geografico è sempre uno spazio relativo e relazionale, in quanto le sue
proprietà dipendono dalle relazioni e dalle interazioni che sussistono tra i soggetti e oggetti che ogni
geografia mette in scena.

Adottare una prospettiva spaziale significa prestare particolare attenzione alle differenze tra un luogo e
l’altro, tra uno spazio e l’altro, nelle dinamiche della società e nei rapporti tra ambiente e società. La
variazione spaziale e la correzione spaziale sono altri concetti chiave utilizzati dai geografi, entrambi usati
sullo studio della distribuzione spaziale dei fenomeni. Distribuzione spaziale: disposizione dei fenomeni
sulla superficie terrestre; variazione spaziale: cambiamenti nella distribuzione di un fenomeno da un luogo
all’altro; correlazione spaziale: il grado in cui due o più fenomeni condividiono una stessa distribuzione e
varazione spaziale.

Diffusione spaziale (movimento di persone, idee, mode, malattie,ecc da un luogo all’altro con tempi e
modalità differenti a seconda del fenomeno considerato): 4 tipi di diffusione  per rilocazione (le
migrazioni sono la tipologia più diffusa), contagio (persone che vengono a contatto tra loro), gerarchia
(avviene dall’alto verso il basso, secondo una successione ordinata di rango), stimolo (diffusione di un’idea,
una pratica o fenomeno contribuisce a generare una nuova idea (idea fast-food quindi significativa
produzione e commercializzazione dei beni).
La globalizzazione è la crescente interconnessione e interdipendenza tra persone e luoghi in tutto il
mondo, è il risultato del dilatarsi progressivo a tutto il pianeta dell’interazione spaziale. Per interazione
spaziale si intende l’insieme delle relazioni che si sviluppano reciprocamente tra soggetti che occupano
luoghi e regioni sia vicine, sia lontane tra loro, come risultato del movimento di persone, beni ed
informazioni. La globalizzazione si ha quando certi fenomeni naturali o umani (strade, cavi telefonici) o
come le comunicazioni virtuali coprono l’intero globo terrestre, permettendo a tutti i luoghi della terra di
interagire tra loro. Dominio del mercato su scala mondiale sulle altre attività sociali e culturali. Interazione
spaziale: relazione tra due o più soggetti nel corso della quale essi si scambiano idee, merci, servizi e
modificano le loro azioni in relazione alle idee e ai comportamenti reciproci. La forza trainante di tale
unificazione mondiale è stata l’economia capitalistica di mercato. L’interazione spaziale è influenzata da 3
fattori: complementarietà (si verifica quando un luogo o regione trovano altrove una risposta alla propia
esigenza di beni e servizi creando un’interazione su distanze più o meno lunghe), trasferibilità (è
proporzionata all’energia necessaria e quindi al costo per lo spostamento di un bene, ad es. Oggi grazie a
internet l’informazione è il bene più trasferibile, oppure bene piccolo ma valoroso come i gioielli facili da
spostare), intervento di opportunità alternative (possono incidere sull’interazione spaziale tra luoghi,
ovvero se cambio benzinaio perché da un altro risparmio, traggo vantaggio da un’opportunità alternativa.
Esse rendono evidente l’importanza dell’accessibilità, cioè la faclità di accesso ad un luogo.

La compressione spazio-temporale è data dalla riduzione dell’attrito della distanza e fa sembrare i luoghi
più vicini anche se rimangono lontani, accentuata sempre più dalla globalizzazione e dalla diffusione delle
innovazioni tecnologiche nei trasporti e nelle comunicazioni.

Il territorio si definisce lo spazio delle interazioni tra soggetti (individui e collettività), correlato con
l’insieme delle interazioni tra gli stessi soggetti e l’ambiente esterno. Si concretizzano nello spazio
geografico umanizzato (o antropizzato) e nella varietà dei suoi paesaggi. Il motivo per cui si difende un
territorio è che esso fornisce le risorse che assicurano sopravvivenza e indipendenza a un gruppo umano
più o meno grande. Questo porta alla cooperazione, scambio e reciprocità tra i vari territori che
permettono l’utilizzo delle risorse territoriali.

La scala è ciò che ci permette di rappresentare la Terra, o una sua parte, in dimensione ridotta, come
accade per esempio nel caso dei mappamondi. Due tipi di scale: scala cartografica che esprime il rapporto
tra le distanze sulla carta e le distanze reali sulla superficie terrestre e sono divise in grande scala e piccola
scala attraverso un rapporto aritmetico (1:10.000 1cm corrisponde a 100 metri); e scala geografica (o
d’osservazione) che indica invece il livello di analisi utilizzato per un determinato studio o progetto, ad
esempio la casa, il quartiere, una città, una regione, da qui si va da una piccola scala a grande scala. Più lo
spazio esaminato è stretto, più la scala è piccola.

Distinzione tra tecniche e strumenti. Le prime sono il prodotto delle conoscenze e capacità operative,
mentre i secondi sono attrezzi che utilizziamo per migliorare alcune nostre procedure e metodologie, come
ad esempio la raccolta di dati e la loro visualizzazione.

Le carte geografiche sono rappresentazioni della Terra in dimensioni ridotte. Esse sono anche simboliche
perché i diversi oggetti sono rappresentati da simboli, per es. Le città con dei cerchietti; infine sono
approssimative, non solo perché è impossibile rappresentare esattemente in piano la superficie curva della
Terra, ma anche perché gli oggetti vengono rappresentati solo in parte. Esse hanno inoltre una legenda,
cioè una spiegazione dei simboli usati e una scala, che indica di quanto è stata ridotta la superficie
rappresentata. È difficile rappresentare la superficie curva della Terra, quindi si ricorre a trasformazioni
geometriche, dette proeizioni cartografiche. Vi sono proiezioni che mantengono le proporzioni tra le
distanze, in questo caso si dicono equidistanti: sono di questo tipo le carte stradali; possono invece
mantenere proporzioni le aree, in questo caso dette equidistanti: carte politiche ed economiche. Le carte
geografiche sono quelle che rappresentano un continente o un paese o una vasta regione (carte turistiche
e stradali); mentre per rappresentare in modo dettagliato una porzione di territorio si usano le carte
topografiche. La carta più dettagliata si chiama mappa. Le carte generali si distinguono in fisiche che
rappresentano i tratti naturali fondamentali (fiumi, mari, monti) e in carte politiche che riportano i confini
degli Stati, le vie di comunicazione, le città e quanto è opera dell’uomo. Un cartogramma a mosaico è una
tabella nella quale sono elencate le aree geografihe da rappresentare (comuni, regioni, Stati) con a fianco il
dato corrispondente, i dati vengono poi divisi in classi di frequenza, ovvero gruppi di valori a cui viene
assegnato un colore o un simbolo geometrico.

Il telerilevamento è uno strumento capace di rilevare alcuni fenomeni relativi alla superficie terrestre e
raccogliere informazioni su di essi, attraverso sensori attaccati sui satelliti. Esso serve soprattutto per
rilevare le condizioni meterologiche e la localizzione della fuori uscita di petrolio.

Un sistema GPS (global positioning system) utilizza una costellazione di satelliti artificiali e i segnali radio da
essi trasmessi per determinare la posizione assoluta di persone, luoghi o elementi della superficie
terrestre. Attraverso la trigonometria è possibile calcolare la longitudine, latitudine e altitudine del punto
in cui si trova. Primo satellite GPS lanciato nel 1970, la copertura totale della superficie terrestre raggiunta
nel 1995. Esso serve principalmente a facilitare il calcolo delle proprietà private, terreni agricoli, censire le
diverse specie di piante e animali.

Il GIS (geographic information system) migliora la funzionalità delle carte e delle analisi spaziali di dati
georeferenziali, cioè dei dati a cui è attribuita una precisa localizzazione sulla superficie terrestre. La
georeferenzialità dei dati può avvenire in modo diretto o indiretto: il primo si riferisce alla latitudine e
longitudine; il secondo deriva le coordinate geografiche da altre informazioni di tipo spaziale, come un
indirizzo o codice postale. Il GIS è costituito da una combinazione di hardware e software che permette di
inserire, gestire, analizzare e visualizzare i dati georeferenziali. Inoltre esso può effettuare analisi statistiche
e calcoli complessi consentendo di selezionare la strada migliore tra due luoghi e la localizzazione di un
negozio che assicura accessibilità alla clientela potenziale. Tuttavia il GIS ha due limiti: il primo è che per
utilizzarlo è necessario possedere sia il software del programma, quasi sempre a pagamento, sia le
apparecchiature hardware adeguate che sono costosi (servono qualche migliaia di euro), questo limita
l’accessibilità ai potenti della società che hanno risorse economiche e tecniche sufficienti per acquistarlo e
utilizzarlo; il secondo aspetto critico è legato alla visione del mondo che propone, ovvero è possibile creare
delle carte con il GIS stando semplicemente seduti difronte al computer, senza mai visitare di persona il
luogo e si tende ad esaltare solo una piccola parte di ciò che quel luogo può offrirci.

Capitolo 2 – la geografia culturale e la globalizzazione

La globalizzazione è l’insieme dei processi che contribuiscono a incrementare l’interconnessione e


l’interdipendenza tra le persone, i luoghi e le organizzazioni di tutto il mondo. Alcune manifestazioni si
possono trovare nella geografia del cibo e dei vestiti. Essa implica un’espansione orizzontale (da luogo a
luogo), attraverso veloci flussi di beni, persone e idee che connettono tutti i luoghi della Terra e
un’espansione verticale (dai soggetti locali alle grandi organizzazioni mondiali). Essa è stata favorita da 5
fattori:
1- La ricerca di mercati su scala globale, conseguente all’affermazione del capitalismo. Questo include
l’individualizzazione di luoghi dove le materie prime costano meno;
2- Le innovazioni tecnologiche più efficaci, specialmente nei trasporti e telecomunicazioni;
3- Riduzione dei costi e tempi dei rasporti e delle comunicazioni;
4- Un aumento dei flussi di capitale finanziario, come risultato del commercio, degli investimenti
internazionali;
5- La diffusione di politiche e leggi che hanno favorito i 4 precedenti fattori.

Capitalismo: sistema economico e sociale in cui il capitale produttivo è detenuto di regola da privati
(individui o società), che lo utilizzano per ottenere profitti dalla vendita dei beni e servizi prodotti da
lavoratori dipendenti, per poi reinvestirli in attività produttive o finanziarie al fine di accrescere il capitale
stesso

Capitale: insieme dei mezzi di produzione che, combinandosi con il lavoro salariato, permettono la
produzione dei beni e servizi. Esso comprende il denaro (capitale finanziario), gli immobili, i macchinari, gli
impianti produttivi, ecc.

La cultura di massa è il fenomeno che si riferisce a prodotti di grande diffusione, come la musica,
videogiochi, programmi televisivi, abbigliamento, gli svaghi. Essa è influenzata dai mass media, dalla tv, da
internet. L’omogeneizzazione mira a far sì che la globalizzazione tenda a far convergere i gusti, le
convinzioni e le pratiche culturali, rendendole simili in tutto il mondo. Secondo la teoria della
polarizzazione, invece, la globalizzazione tende a creare un’unica cultura di massa globale, per aumentare il
senso di identità delle diverse società e culture.

La glocalizzazione è il processo per cui gli attori globali e quelli locali interagiscono, influenzandosi a
vicenda. Essa è il risultato di una relazione dinamica tra forze globali e locali, tale per cui le forze locali si
globalizzano e quelle globali si localizzano.

La cultura è una creazione sociale che consiste nell’insieme dinamico delle pratiche e delle credenze
condivise da un gruppo di persone. Vi è la cultura materiale che include gli artefatti, strumenti, mobili,
abitazioni creati dall’uomo e la cultura immateriale che è legata alle tradizioni orali e alle pratiche di
comportamento, come le ricette, le canzoni, le feste, le lingue. La geografia culturale è una branca della
geografia umana che attribuisce particolare importanza alle idee e alle attività delle persone e come esse si
relazionano con l’ambiente e il paesaggio. I geografi sono particolarmente interessati alla mercificazione
che è la trasformazione in un bene di mercato di un oggetto, un concetto o una procedura, originariamente
privi di una natura commerciale. Il consumo è in senso generale, l’utilizzo di beni per soddisfare i bisogni e i
desideri dell’uomo. La pubblicità influenza i modelli di consumo sia localmente sia globalmente ed è
studiata per influenzare il comportamento dei consumatori, con la creazione di bisogni attraverso l’uso di
immagini, testi, simboli e slogan. Ad es. De Beers lanciò la pubblicità che “un diamante è per sempre”
facendo credere che il diamante significhi l’amore eterno. L’azienda De Beers è riuscita a stabilire un
cartello dei diamanti e a controllare l’offerta e la domanda di queste pietre preziose in tutto il mondo. Un
cartello è un’associazione di individui o imprese che controllano la produzione o la vendita di un bene o di
un insieme di beni, spesso su scala globale. Diamanti insanguinati sono chiamati così perché venduti per
finanziare guerre o attività terroristiche.

Industria del patrimonio sono le imprese che gestiscono o traggono profitti dalle eredità del passato, come
tradizioni musicali, musei, monumenti o siti storici e archeologici. Il patrimonio dell’Umanità dell’Unesco
sono luoghi specifici (come una foresta, montagna, città, edificio) che sono stati riconosciuti a livello
internazionale come sito di eccezionale qualità culturale o naturale. L’UNESCO è l’organizzazione delle
Nazioni Unite per l’Educazione, la Scienza, la Cultura, fu fondata nel 1945 per incoraggiare la collaborazione
tra le nazioni nelle aree dell’educazione, scienza, cultura e comunicazione. Attualmente conta 194 membri,
vale a dire tutti i paesi del mondo. Diversità culturale è il contrario dell’omogeneità culturale e consiste nel
fatto che i diversi gruppi umani, alle diverse scale, fin a quella locale, conservino le loro differenze culturali
pur trasferendosi continuamente.

Con sapere locale si indica la conoscenza collettiva di una comunità, che deriva dalle attività e dalle
esperienze quotidiane di ciascuno dei suoi membri con milieu sociale e territoriale in cui è inserito. È
definito con chiarezza da tre caratteristiche: viene tramandato oralmente e sono rare le fonti che lo
attestano; è dinamico e muta continuamente a nuove scoperte o informazioni; non è un’entità unica,
all’interno di una comunità vi sono diversi saperi locali, ad es. relativi all’uso del suolo. Le conoscenze locali
offrono gli strumenti per la risoluzione dei problemi, contribuendo all’affermazione di un modello di
sviluppo sostenibile che soddisfa i bisogni economici del presente senza compromettere la capacità delle
generazioni future di soddisfare i propri. Le medicine tradizionali rappresentano una riserva fondamentale
di saperi locali. La medicina tradizionale costituisce la base del sistema sanitario di una nazione ed è
composta da pratiche mediche derivate da conoscenze e credenze antiche sul funzionamento del corpo
umano, utilizzate per mantenere la salute o guarire delle situazioni di malessere. Approccio olistico alla
medicina: considerare la salute come somma della persona ovvero non solo fisicamente ma anche
mentalmente e psicologicamente. Una medicina contrapposta a questa è la medicina allopatica ovvero
costituita da pratiche mediche che cercano di curare o prevenire le malattie attraverso farmaci testati e
sperimentati secondo le procedure scientifiche o sperimentazioni cliniche. L’agopuntura è ad esempio un
elemento importante della medicina cinese ed è un’antica forma di medicina tradizionale cinese, che
induce la guarigione attraverso l’inserimento di lunghi ghi in alcuni punti specifici del corpo. Qanat: sistema
idraulico persiano che usa condotti e tunnel per estrarre l’acqua dal sottosuolo e portarla dove serve.
Architettura tradizionale: strutture architettoniche di uso comune (abitazioni, edifici, chiese) presenti in un
determinato luogo, periodo storico o comunità.

Capitolo 3 – popolazione e migrazione

Quando i geografi vogliono studiare la pressione esercitata da una certa popolazione sul territorio,
calcolano la sua densità che può essere aritmetica o fisiologica. Densità aritmetica è il rapporto tra la
superficie di un’aerea e il numero di suoi abitannti, di solito si misura in kmq. Densità fisiologica è il
rapporto tra la superficie agricola produttiva di un determinato territorio e il numero dei suoi abitanti.

La fertilità indica la possibilità di avere dei figli, fa riferimento al numero di nascite all’interno di una
determinata popolazione (natalità). La condizione demografica cambia a seconda della natalità e mortalità
ed esse sono condizionati da fattori biologici, economici, sociali, politici e culturali. Per misurare la fertilità i
geografi utilizzano due indicatori: tasso di natalità (numero annuo di anti vivi ogni mille abitanti) e tasso di
fecondità di una popolazione (numero medio annuo dei nati vivi per donna in età feconda tra i 15 e i 50
anni. Leggi antinatalità imposte dallo Stato per regolare il tasso demografico (Cina). Tasso di mortalità è il
rapporto tra il numero delle morti in una certa popolazione in un dato periodo di tempo e l’ammontare
medio della popolazione nello stesso periodo (numero annuo di morti ogni 1000 abitanti). Paesi con basso
tasso di mortalità è per esempio il Qatar e il Kuwait (2 morti ogni 1000 abitanti). Alto tasso di mortalità è il
Lesotho e la Sierra Leone (con 23 morti, epidemie, aids). Anche qui fattori politici (guerre), naturali
(terremoti), ecc. La speranza di vita indica la lunghezza mdia dela vita delle persone, in base ai tassi di
mortalità correnti nel paese dove vivono. Il tasso di mortalità infantile è il numero dei nati, ogni mille, che
muoiono prima di compiere un anno di età.

La piramide delle età è un istogramma che rappresenta la composizione di una popolazione divisa per classi
di età e per genere (M e F), è la percentuale di persone nate in un determinato periodo di tempo. L’indice
di dipendenza permette di fare previsioni sui cambiamenti ai quali la società di un paese andrà incontro nel
futuro, in base alla sia evoluzione demografica. Esso è il rapporto tra la popolazione in età lavorativa e la
popolazione con meno di 15 e più di 65 anni. Il tasso di crescita naturale è la percentuale annua di crescita
di una popolazione, senza considerare i flussi migratori. I demografi calcolano il tasso di crescita naturale
sottraendo il tasso di mortalità al tasso di natalità e convertendo il risultato in percentuale. Spesso i
geografi si servono dei tassi di crescita naturale per calcolare il tempo di raddoppio della popolazione. Il
modello della transizione demografica mette in relazione i cambiamenti nel tasso di crescita naturale della
popolazione con i cambiamenti sociali derivati dai progressi della medicina, dall’urbanizzazione e
dall’industrializzazione. La transizione demografica è il passaggio di un paese, nel corso del tempo, da tassi
di natalità e mortalità elevati, a valori molto inferiori.

Oggi i geografi hanno iniziato anche a considerare il modo in cui sessualità di tipo diverso possono
influenzare la configurazione e l’utilizzo dello spazio. Anche l’omosessualità contribuisce all’identità di un
paese, infatti nel mondo occidentale si hanno gettato le basi del movimento per i diritti degli omosessuali,
mentre nel mondo islamico rimane refrattario. Spesso tale genere influenza persino la divisione del lavoro.
Ad esempio in Tanzania gli uomini vanno a lavorare mentre le donne si occupano delle faccende di casa e
della famiglia, mentre in Ghana le donne si occupano anche di commercio nei mercati cittadini. L’indice di
mascolonità è uno strumento per analizzare la composizione di una popolazione per sesso, ovvero il
rapporto in percentuale tra il numero dei maschi e quello delle femmine di una popolazione. I fattori che
possono creare una disparità tra il numero di uomini e donne è il tasso di mortalità degli uomini che hanno
durata media inferiore rispetto alle donne. I mass media e varie istituzioni religiose, educative, politiche o
aziendali contribuiscono a rafforzare le divisioni dei uoli di genere, come dimostra il fatto che anche in
molti paesi democratici le donne per molto tempo non furono ammesse al voto. La disuguaglianza di
genere è la disparità tra uomini e donne per quanto riguarda opportunità, diritti, benefici, comportamenti
e status sociale.

La teoria dell’economista Malthus sosteneva che l’aumento demografico della popolazione comporti alla
mancanza di risorse alimentari, in quanto troppo alto il tasso demografico. Questo favorirebbe
l’apparizone di ostacoli repressivi, come le carestie o le epidemie. Col tempo si è affermata l’idea che ogni
territorio e il mondo intero abbiano una certa capacità di carico, dovuta alla limitazione delle sue risorse e
quindi del numero di persone che possono viverci in condizioni di vita accettabili. Uno dei principali
problemi legati all’aumento della popolazione è quello della insicurezza alimentare, ovvero l’impossibilità
fisica o economica, di alcune persone di accedere al cibo, a causa di fattori come povertà,
sovrappopolazione, guerre e conflitti o disastri naturali. La più grave conseguenza della povertà è la fame
(bisogno fisiologico di mangiare), la denutrizione (consiste in un’alimentazione insufficiente) e la
malnutrizione (consiste in un’alimentazione carente di alcuni alimenti indispensabili come le proteine, le
vitamine e il ferro).

Oltre a tener di conto il tasso di natalità e mortalità di un paese, dobbiamo considerare anche le
migrazioni. La migrazione è lo spostamento permanente o di un lungo termine di un individuo o un gruppo
di persone dal proprio luogo d’origine ad un altro luogo. La circolazione, invece, è lo spostamento
temporaneo, spesso ciclico, dal proprio luogo d’origine ad un altro luogo. Comprende le migrazioni
temporanee e i movimenti pendolari. Il saldo migratorio netto considera i cambiamenti nella popolazione
di un determinato luogo in seguito alle immigrazioni e alle emigrazioni: saldo migratorio netto = immigrati
– emigrati. Il cambiamento demografico quindi può essere calcolato attraverso l’equazione demografica,
che considera la crescita naturale di una popolazione e il suo saldo migratorio in un determinato periodo di
tempo. Le migrazioni volontarie avvengono in quanto il migrante si confronta con un insieme di fattori di
spinta e fattori di attrazione che contribuiscono alla scelta di emigrare, un confronto sociale, politico ed
economico col paese estero. Nello scorso secolo molti migranti internazionali hanno emigrato verso altri
paesi per motivi di lavoro. I profughi ambientali sono coloro che emigrano per cause legate ai cambiamenti
climatici del pianeta, quali siccità e desertificazione, innalzamento del livello marino, inondazioni. Tali
profughi comprendono intere famiglie con bambini che necessitano istruzioni e anziani non più
autosufficienti, senza più averi e questo aggrava sui paesi confinanti che li ospitano. L’Italia è un paese di
mezzo che ospita molti emigrati dall’Africa. Nell’ultimo secolo molti emigranti europei si sono trasferiti in
America, sia settentrionale che latina. Oggi, invece, l’Europa è considerata uno tra i paesi più popolati da
emigrati. Un rifugiato è chi fugge in un paese diverso dal proprio per garantire la propria sicurezza
personale o per scampare ad una persecuzione. L’asilo politico è la protezione dll persecuzione garantita
da uno stato ai rifugiati provenienti da un paese straniero (es. caso Lampedusa). Gli africani costituiscono il
9% di tutti i migranti internazionali e sono molte le migrazioni tra gli stati del continente (profughi interni:
persone costrette ad abbandonare le proprie località d’origine per migrare verso un’altra regione dello
stesso paese). Gli asiatici, invece, costituiscono il 25% dei migranti in tutto il mondo. Il transnazionalismo è
il processo mediante il quale i migranti costituiscono reti di interazioni che legano tra loro il paese d’origine
e quello di insediamento (identità del migrante, il cui sviluppo è favorito dalla globalizzazione). Rimesse dei
migranti sono le somme di denaro, beni e servizi che i migranti inviano in patria.

Capitolo 4 – geografia delle lingue

L’interconnessione e l’interazione tra chi vive in una stessa regione o in diverse regioni del mondo dipende
in buona parte dalla capacità di comunicare, infatti ciascuno di noi usa il linguaggio. Quando due o più
persone parlano la stessa lingua si innesca un processo di interazione comunicativa che identifica
comunemente gli oggetti e esprime i concetti complessi, essa definisce la nostra identità. Ogni lingua
presenta poi al suo interno varianti geografiche e sociali dette dialetti. Alcuni dialetti sono considerati vere
e proprie lingue. Il linguaggio è un sistema di comunicazione basato su simboli ai quali vengono attribuiti
significati condivisi. Il dialetto è una varietà linguistica usata tra di loro da abitanti originari di una
particolare area geografica, in aggiunta alla lingua ufficiale. La lingua è un idioma che si è imposto sugli altri
in un’area più o meno vasta per motivi letterari, sociali o politici. La lingua minoritaria è una lingua
tradizionalmente usata nel territorio di una lingua ufficiale da un gruppo di persone meno numeroso del
resto della popolazione. Vi sono diversi tipi di linguaggio, tra cui il linguaggio dei segni, utilizzato per
comunicare con persone che non sono in grado di sentire o parlare, sostituendo i suoni con i movimenti del
corpo e delle mani. Il linguaggio del corpo è un sistema di comunicazione basato sui gesti, le espressioni del
volto attraverso il wuale si può esprimere sentimenti ed emozioni. La lingua naturale è una lingua nata e
evolutasi nel corso della storia delle comunità umane. La lingua artificiale è una lingua inventata
intenzionalmente dall’uomo per facilitare la comunicazione tra parlanti lingue diverse. Oggi esistono circa
6.900 lingue nel mondo. I geografi e i linguisti considerano le lingue anche da un punto di vista storico.
Espressioni come famiglia linguistica esprimono il fatto che molte lingue condividono una lontana origine
storica comune, al punto che si possono individuare 90 diverse famiglie linguistiche. Quasi la metà degli
abitanti del mondo parlano lingue indoeuropee, il resto sono arabo, cinese e giapponese. Lo sviluppo
dell’agricoltura ha incrementato le migrazioni, trasformando così la distribuzione delle lingue e delle
famiglie linguistiche in tutto il mondo. La crescita e l’espansione dell’impero romano portò alla diffusione
della lingua latina, che allora si divideva in latino classico e latino volgare. Le minoranze linguistiche sono
comunità storicamente insediate in un territorio, che oltre alla lingua ufficiale del Paese, parlano una lingua
minoritaria. Su 11 lingue europee ufficiali, vi sono 60 minoranze linguistiche.

La diffusione delle lingue viene condizionata anche da forze politiche, economiche e religiose. Un esempio
è la grande espansione inglese tramite il colonialismo, che ha portato la lingua inglese ben oltre la Gran
Bretagna. La dominanza linguistica è la situazione in cui una lingua si trova ad essere più influente e
importante rispetto ad un’altra. Il cinese, per esempio, è la lingua più parlata nel mondo, con oltre un
miliardo di parlanti, ma la sua estensione è molto meno vasta rispetto all’inglese. Il prestito linguistico è
una parola che entra a far parte del vocabolario di una lingua, pur provenendo da una lingua diversa. La
lingua pidgin è una lingua che mescola termini e pratiche grammaticali di due o più lingue che sono venute
in contatto. La lingue creola è una lingua che si sviluppa a partire da un pidgin e che viene insegnata come
prima lingua. Infatti il termine creolizzazione descrive un processo di cambiamento linguistico che espande
le funzioni e gli usi delle lingue pidgin, come nel caso nell’inglese creolo hawaiano. La lingua franca (ovvero
lingua europea) è una lingua che viene usata, al posto del pidgin, per favorire gli scambi commerciali o gli
affari tra persone che parlano lingue diverse, lingua comune a tutti i marinai e commercianti dal medioevo
al XX secolo. Una lingua in pericolo è una lingua che non viene più insegnata ai bambini dai loro genitori, né
utilizzata nelle conversazioni quotidiane in famiglia (riguarda specialmente le lingue native dell’Australia,
Siberia). Una lingua estinta è una lingua senza più parlanti in vita. Vengono anche chiamate “lingue morte”.

La lingua non è solo un mezzo di comunicazione, bensì è anche un’espressione dell’identità culturale e
personale di un individuo o gruppo. È il caso dei dialetti. Quando sentiamo parlare italiano con accento
diverso, significa che quell’individuo nella sua regione parla un dialetto e di questo se ne occupa la
geografia dialettale, che studia la distribuzione spaziale dell’uso dei diversi dialetti (es. car pronunciato
cah). In Italia il 44% parla italiano corretto, il 51% lo alterna con un dialetto, il 5% parla solo dialetto. La
maggior parte delle lingue e dei dialetti in Italia, a cominciare dalla lingua italiana, derivano dal latino. Esso
si modificò nel tempo e si ibridò con le lingue originarie parlate da etruschi, celti, greci, ecc., di cui restano
tracce nei linguaggi odierni. Lingue standard: lingue riconosciute ufficialemente come lingua standardizzato
che venga capito da tutti (portoghese-brasialiano standard). I geografi studiano i toponimi sia per le
informazioni che possono fornire sulla presa di possesso del territorio e sul potere politico. I toponimi
esprimono in modo chiaro il senso di appartenenza di un gruppo nei suoi confronti. Nell’Italia meridionale i
numerosi toponimi derivanti dal greco, testimoniano l’esistenza delle antiche colonie greche nella nostra
penisola. Anche Milano ricorda l’esistenza di un insediamento celtico (l’antica Mediolanum), composta dal
latino medium – lanum (in mezzo alla pianura).

Capitolo 5 – razze, etnie e religioni

Il concetto di razza indica un gruppo umano individuato in base ad apparenze somatiche che di regola non
sono correlate con differenze genetiche rilevanti. Il razzismo è l’intollerenza nei confronti di persone
considerare geneticamente inferiori. L’ideologia è il sistema di idee e di valori che giustifica le opinioni, le
pratiche e gli orientamenti di un gruppo. Si definisce razzismo la convinzione che le differenze somatiche e
genetiche producano una gerarchia, che consente di dividere gli esseri umani in “superiori” e “inferiori”,
con chiare conseguenze in termini di pregiudizi, discriminazioni e odio verso gli altri (es. colonizzazione,
Africa-America, schiavitù, traffico esseri umani).
La discriminazione istituzionale è la limitazione dei diritti di una parte dei cittadini di uno stato in base a
loro caratteri naturali o sociali. Questo può far incidere sullo sviluppo dei luoghi, riferendoci in particolare
al quartiere cinese di Milano (1920 stabilimento di cinesi specializzati nella produzione di borse e cinture,
dopo 2° guerra mondiale anche ristoranti, negozi China Town milanese, col tempo però a causa della
formazione di grossisti cinesi, il comune di Milano ha dovuto allontanare questi e rilocalizzarli in zone più
accessibili, altrimenti danneggiavano l’economia delle piccole imprese, questo si può definire
discriminazione istituzionale, che tende a risolvere un conflitto che in generale ha assunto caratteri etnici)
e allo stato del Sudafrica (nei decenni dopo 2° guerra mondiale nascono movimenti per i diritti civili
portando alla segregazione dei neri, ovvero l’Apatheid che è una politica nazionale di segregazione e di
discriminazone istituzionale e spaziale sulla base di caratteri razziali o etnici (neri chiamati coloured)).

L’etnicità è la componente personale e comportamentale dell’identità di un individuo, basata sul senso di


appartenenza sociale a un gruppo che si differenzia dagli altri per i suoi caratteri culturali. Il gruppo etnico o
etnia è un aggregat di persone che condividono un’identità culturale collettiva, che può derivare da
antenati, storia, lingua o religione comuni, in base alla quale sviluppano conssapevolmente un senso di
appartenenza al gruppo. Viene anche usato come sinonimo di cultura locale. La nazionalità è, invece,
l’affiliazione di unapersona ad uno stato che solitamente avviene attraverso la cittadinanza. L’identità
etnica di una persona dipende anche dal modo in cui si è formata nel tempo la sua identità individuale
complessiva che può portarlo ad abbracciare o rifiutare il sentimento di appartenenza a etnie diverse.
L’identità etnica si acquisisce e si trasmette attraverso la tradizione, cioè da una generazione all’altra,
anche se la modernizzazione e la globalizzazione possono alterare questa ereditarietà trasngenerazionale.
Una popolazione indigena si definisce tale quando possiede 3 caratteristiche: possesso di un legame con la
società pre-coloniale (nativi, aborigeni); riconoscersi come popolo indigeno ed essere riconosciuto tale da
altre popolazioni; non ricoprire una posizione di dominio (economico, politico) nella società. La civiltà è
un’etnia o cultura diffusa su un’ampia area geografica, che presenta forme di organizzazione tecnica e
sociale considerate evolute in base ai criteri di giudizio prevalenti nel mondo occidentale.

La geografia etnica è un filone della geografia umana che studia le migrazioni e la distribuzione spaziale dei
gruppi etnici, l’interazione e le reti etniche e i segni dell’etnicità nel paesaggio, che contribuiscono a
formare i cosiddetti paesaggi etnici. Lo studio si concentra particolarmente sull’analisi dei segni della
cultura materiale, come gli edifici religiosi, i centri di ritrovo comunitari o gli slogan sui muri, internet, le
stazioni radio e televisive che si rivolgono a specifici gruppi etnici. Le ricerche fanno riferimento
all’assimilazione che descrive il risultato dell’interazione tra i membri di un gruppo etnico e soggetti esterni
come una graduale perdita dei tratti culturali, delle credenze e delle pratiche che caratterizzavano la
comunità di partenza. Invece il modello del multiculturalismo detto anche pluralismo parte dall’idea che i
componenti di un gruppo etnico di immigrati, tendano a resistere all’assimilazione e possano mantenere i
propri tratti culturali e le proprie credenze. Le enclavi etniche sono aree geografiche caratterizzate dalla
presenza prevalente di un certo gruppo etnico. Infine abbiamo il concetto di eterolocalismo che si riferisce
al mantenimento da parte dei componenti di un gruppo etnico disperso della propria identità comune,
anche se essi risiedono in luoghi diversi e talvolta molto lontani tra loro. Le isole etniche caratterizzano
soprattutto le aree rurali e hanno dimensioni che variano da quelle di un comune come è di alcune
comunità albanesi (arbereshe) nel Mezzogiorno italiano. I quartieri etnici, invece, sono tipici delle aeree
urbane e hanno dimensioni variabili come nel caso delle varie Chinatown e Little Italy. Un particolare
quartiere è il ghetto, termine coniato nel Medioevo per indicare zone dove erano stabiliti gli ebrei e quindi
gli immigrati. Il quoziente di localizzazione è il calcolo svolto mediante una frazione in cui al numeratore c’è
la percentuale della popolazione di una determinata area (es. una provincia) appartenente ad uno
specificio gruppo etnico, mentre al denominatore c’è la percentuale della stessa etnia sulla popolazione
totale nazionale. Dividendo queste due si ottiene il quoziente di localizzazione. I tipi di impronte etniche
stanno ad identificare principalmente quelle feste o manifestazioni che vengono svolte dalle varie etnie,
come il capodanno cinese, festeggiato in casa e per le strade. La giustizia ambientale è un trattamento
equo nel coinvolgimento di persone nello sviluppo e nell’attuazione delle leggi, regole e politiche rilevative
all’ambiente senza discriminazioni di razza, colore, origine o reddito (deposito rifiuti tossici, rischi
industriali).

Le religioni sono diverse nei gruppi etnici: moneteista (religione che venera un solo dio o una sola divinità);
politeista (religione che venera più di una divinità); ateismo (convinzione dell’assenza di qualunque forma
di divinità); animismo (fede religiosa che crede nella presenza di divinità ed entità spirituali e nelle
manifestazioni della natura); sincretismo (mescolanza di credi e pratiche religiose dovuta al prolungato
contatto tra fedi diverse in una certa area). Vi sono le religioni universali ovvero il Cristianesimo, Islam,
Buddhismo e il Sikhismo che sono caratterizzate dalla presenza di un fondatore, che rappresenta un
riferimento spirituale per i fedeli. Le religioni etniche ovvero Induismo, Scintoismo e molte religioni
indigene, caratterizzate da un’apparteneneza determinata per nascita, tanto che esse usano dei missionari
per diffondere il proprio credo e aumentare i fedeli. Ebraismo: ebrei in Stati Uniti e Isreale, popolo
monoteista, profeta Abramo, la Torah (sacre scritture ebraiche); cristianesimo: Antico testamento, vangeli,
cattolicesimo romano ovvero del Papa, cattolicesimo ortodosso greco e russo, protestantesimo; islam:
monoteista, Allah, profeta Muhammed, la Mecca, divisione tra Sciiti e Sunniti; induismo: non ha fondatore,
non forma una chiesa, si rifà ai testi della tradizione Veda, religione unitaria, immortalità dell’anima;
buddhismo: confucianesimo, Siddharta; Sikhismo: esistenza unico dio creatore, karma, libro sacro è il Guru
Granth Sahib. Luogo sacro: luogo al quale viene attribuito un particoare significato religioso e che agli occhi
dei fedeli è luogo di devozione e rispetto. Modernismo: indica quella corrente intellettuale che incoraggia il
pensiero scientifico, la diffusione della conoscenza e la fiducia del progresso. Con il termine geopietà si
intende l’espressione della devozione, quasi religiosa, che alcune persone possono sviluppare nei confronti
della Terra, che porta all’attaccamento di luoghi sia religiosi che laici.

Capitolo 6 – i concetti chiave della geografia politica

La geografia politica è quella branca della geografia umana che studia le relazioni spaziali connesse
all’esercizio del potere esercitato su territori, popolazioni e risorse. Il potere è la relazione di dominio di
soggetti individuali o collettivi, pubblici o privati su altri soggetti; la sovranità è l’autorità completa ed
esclusiva di uno Stato sul suo territorio, sui suoi cittadini e sui propri affari interni. Uno Stato esiste se
presenta le seguenti caratteristiche: - possiede e controlla un territorio delimitato da confini definiti e
riconosciuti dagli altri Stati; - sul territorio risiede stabilmente una popolazione che si riconosce nelle leggi e
nel governo dello Stato; - la sua esistenza viene riconosciuta dagli altri Stati; - ha un governo che si occupa
degli affari interni e delle relazioni internazionali. Quindi uno Stato è un’unità politica riconosciuta
internazionalmente, caratterizzata da una popolazione stabile, confini definiti e un governo con la
completa sovranità sul territorio, sugli affari interni e le relazioni internazionali. La nazione è la popolazione
con aspirazioni politiche condivise, la cui identità collettiva richiama una storia e un patrimonio culturale
comuni e l’attaccamento allo stesso territorio. Gli Stati multinazionali è uno stato con una popolazione
appartenente a due o più nazioni, come per esempio la Svizzera. Stato nazionale è uno stato i cui confini
coincidono con quelli di una nazione, il cui popolo condivide un senso di unità politica. L’imperialismo e il
colonialismo sono processi legati l’uno all’altro, che hanno contribuito alla nascita di molti Stati
multinazionali oggi esistenti. L’imperialismo è il controllo diretto o indiretto esercitato da uno stato nei
confronti di un altro stato o di un’altra entità politica territoriale; il colonialismo è una forma di
imperialismo in cui lo stato dominante prende possesso di un territorio straniero, occupandolo e
governandolo direttamente. Dopo la seconda guerra mondiale, i popoli della maggior parte delle colonie si
sollevarono e lottarono per ottenere indipendenza e autodeterminazione, ovvero la possibilità di scegliere
autonomamente il proprio status politico.

Un confine è il piano verticale, solitamente rappresentato sulle carte come una linea, che definisce il
territorio di uno Stato. Quando il confine tra due Stati non viene segnalato attraverso strutture fisiche, è
probabile che si tratti di un confine conteso, come nel caso della frontiera tra India e Cina, oppure Cile e
Argentina. Si definiscono confini geometrici quelli tracciati lungo linee rette che spesso seguono il percorso
dei meridiani o dei paralleli, come nel caso degli Stati Uniti e Canada. I confini etnografici vengono tracciati
a partire da uno o più tratti culturali, come la religione, la lingua o l’etnia, ad es. il confine tra India e
Pakistan venne sancito su basi etnologiche per separare induisti da islamici, oppure Spagna e Portogallo
per tratti linguistici. Un enclave è un territorio completamente circondato da uno Stato, ma non controllato
da esso. Un exclave è un territorio separato dallo Stato al quale appartiene da uno o più altri Stati. Per
Forza centripeta si intende une vento o una circostanza che contribuisce a rafforzare il sentimento unitario
e quindi la coesione, della popolazione di uno Stato (ad. es. crollo Torri gemelli, sentimento dolore
condiviso). Per Forza centrifuga si intende un evento o una circostanza che contribuisce ad indebolire il
sentimento unitario della popolazione di uno Stato e può portare alla sua disgregazione (ad es. partiro lega
nord in Italia rivendica una secessione della Padania). Le forze centrifughe intervengono quando dei gruppi
in conflitto percepiscono un trattamento discriminatorio dei propri interessi economici. Il separatismo è il
desiderio di una nazone di staccarsi dallo Stato al quale appartiene, seguendo il proprio senso di identità e
di diversità dagli altri gruppi che popolano lo stesso Stato, per avere maggiore autonomia e auto-governo
(es. attuale Veneto vuole staccarsi dall’Italia). Il decentramento è quando lo Stato concede una parte dei
poteri a una comunità o a una parte del suo territorio presente al proprio interno. Nei sistemi federali
(Laender), lo Stato delega parte del proprio potere alle entità politico-amministrative di scala sub-
nazionale. Il riconoscimento delle autonomie alle comunità territoriali risponde al principio di sussidiarietà,
secondo cui se un ente sotto-ordinato (es. un comune) è in grado di fare qualcosa, l’ente sovra-ordinato
(es. regione) deve lasciargli questo compito. La geografia elettorale studia gli aspetti spaziali dei sistemi
elettorali, le caratteristiche della divisione del territorio in distretti elettorali e le variazioni spaziali del
voto.

Un’organizzazione (o istituzione) sovranazionale consiste nell’unione di più Stati che decidono di lavorare
insieme per raggiungere specifici obiettivi economici, militari, culurali o politici. L’Organizzazione delle
Nazioni Unite (ONU) fu istituita nel 1945. Scopo di tale organizzazione comprende la costruzione e il
sostegno di relazioni cooperative tra gli Stati e l’uso della diplomzia per negoziare soluzioni pacifiche,
qualora si presenti il rischio di conflitti internazionali. Rescaling: modifica delle aggregazioni politiche alle
diverse scale territoriali, ad es. con la globalizzazione si è assistito ad un indebolimento dei poteri alla scala
comunale e statale, a cui ha corrisposto un loro rafforzamento alla scala, sovracomunale, regionale e
sovrastatale.

La geopolitica è uno studio delle relazioni tra attori politici che si contendono il possesso o il controllo di un
territorio. Essa studia il rapporto tra spazio e potere così come storicamente si presenta, mettendolo in
relazione con l’insieme dei fenomeni fisici, demografici, culturali, sociali ed economici. La geopolitica
tradizionale si è occupata di studiare vari modi in cui gli Stati acquisiscono il proprio potere territoriale, le
relazioni spaziali tra i diversi Stati e le loro strategie di politica estera. La teoria dello Heartland mette in
relazione la stabilità geopolitica con il mantenimento di un equilibrio di potere tra i diversi Stati, la cui
rottura avrebbe potuto portare al predominio, su scala mondiale, di uno o più Stati. Chi ha il comando
dell’Heartland comanda il mondo intero.

Paesaggio del potere centrale: lo Stato esercita il proprio controllo politico attraverso il governo che per
mezzo delle sue leggi, può influenzare l’aspetto delle città e delle campagne. Finanziando la progettazione
e la costruzione di infrastrutture, lo Stato crea paesaggi che rispecchiano le scelte del proprio potere
centrale. Esso è importante per il processo di costruzione dello Stato in quanto attraverso le infrastrutture
collegate in tutto il paese, rafforza lo Stato e l’autorità del goerno statale. Il paesaggio della sicurezza
protegge il territorio, la popolazione, le strutture e le infrastrutture da interventi esterni, attraverso
telecamere per evitare immigrazione irregolare e attacchi esterni dai confini. L’iconografia politica è
l’immagine, edificio o simbolo che veicola un messaggio politico o che afferma la presenza del potere,
come ad es. le bandiere, statue o immagini leader politici o militari, inni nazionali e memoriali di guerra
(Arco di Trionfo).

Capitolo 7 – geografia urbana

Località centrali: è una località in cui è concentrata l’offerta di beni e servizi rivolta a una domanda di utenti
distribuita nel territorio circostante, detto hinterland o area di gravitazione. Vi sono duetipi di città:
nucleare (con l’industrializzazione si sono dilatate nella campagna circostante, fino a comprendere le
municipalità vicine, sono diventati cioè sistemi territoriali che rientrano nella categoria generale delle città
estese, quindi sono addensamenti urbani i cui confini coincidono con i confini municipali) e città estese
(sistemi territoriali di vario tipo, per lo più multicentrici, formati da più municipalità vicine). Esse sono la
dimensione moderna della città, in quanto in esse troviamo tutto ciò che nella vecchia città stava nel raggio
di alcune centinaia di metri. Le città estese prendono nomi diversi. Se l’espansione è stata continua e a
macchia d’olio si parla di agglomerato urbano (zona urbanizzata formata dall’espansione a macchia d’olio
di un centro urbano); se c’è stata espansione a macchia d’olio di più agglomerati urbani vicini che si sono
fusi tra loro, si parla di conurbazione; le aree metropolitane: più agglomerati vicini, separati da spazi non
urbanizzati, che hanno intense relazioni tra loro; megalopoli: insieme di aree urbane e metropolitane
prossime e collegate tra di loro. Le città intrattengono con l’esterno scambi di materia, energia,
popolazione, beni, servizi, denaro, informazioni. Ciò significa che i beni e i servizi prodotti da una città non
sono solo destinati ai suoi abitanti, ma: a un territorio circostante che è servito dalla città e che si serve di
essa, detto area di gravitazione urbana; ad altre città e ad altri territori sparsi nel mondo. I flussi
determinati da tali interscambi formano sul territorio delle reti, dette reti urbane (o reti di città), nelle quali
le città costituiscono i nodi. Tra gli esempi di città-rete di dimensioni macroregionali il più noto in Europa è
quello del Randstad Holland, che forma l’armatura urbana dei Paesi Bassi (rete connessa tra Amsterdam,
Rotterdam, Aia e Utrecht). Il termine urbanizzazione viene usato in due significati diversi: può indicare il
processo che porta imprese e popolazione a concentrarsi nelle aree urbane, oppure più in generale,
l’estendersi a sempre più vasti territori delle caratteristiche e dei modi di vita delle città. Quando si parla di
grado di urbanizzazione di una regione o paese, ci si riferisce alla percentuale della popolazione residente
nella città, o popolazione urbana. Il tasso di crescita urbana si riferisce invece all’incremento annuo
percentuale della popolazione urbana. Per contro-urbanizzazione si intende il processo di
deconcentrazione urbana. Tradizionalmente il termine urbano indica gli spazi limitati in cui la popolazione
si concentra, mentre il termine rurale si riferisce a tutti gli altri spazi abitati che hanno una bassa densità
abitativa. Nei paesi di economia avanzata, l’urbano tende ad espandersi nei territori rurali, nel senso che
molte città si allargano nella campagna circostante. Quindi la campagna viene attrezzata di infrastrutture e
modi di vivere diversi. Per indicare questi territori rurali ora urbanizzati si utilizza il termine rurbano e se si
supera una certa densità, perirubano. Città diffusa: quando l’espansione dell’area urbanistica di tipi
residenziale, economico o commerciale, supera il numero della popolazione, è un’urbanizzazione dispersa.
Mega-città: agglomerati urbani con più di 10 milioni di abitanti. Per funzione di una città si intende
un’attività (amministrazione pubblica, commercio, industria, ricerca, istruzione) che risponde sia a esigenze
interne della città, sia soprattutto esterne ad essa. Vi sono città commerciali che vanno dai grandi centri
del commercio e della finanza internazionale come in Italia Milano o Germania Francoforte, USA NYC, fino
alle piccole città-mercato che servono un modesto intorno rurale. Città-capitale ha la funzione politica
pubblica e di governo che non sempre è la città più importante del paese, come Washington o Brasilia.
Città-fortezze, oppure quelle religiose, città del Vaticano e La Mecca, città pellegrinaggi Medjugorje,
Lourdes. Città-minerarie, città della pesca, città industriali caratterizzate da funzione produttiva. Città
universitarie: Oxford. Città del turismo. Le città dell’arte (Firenze). La gerarchia urbana è la suddivisione
delle località centrali in ranghi (o livelli) in base alle funzioni centrali che esse svolgono, perciò dalle
dimensioni della loro area di gravitazione espresse in termini di soglia e di portata. La portata esprime la
distanza massima che un consumatore è disposto a percorrere per fruire di un bene o un servizio (concerto
o abito da sposa). La soglia contribuisce invece a spiegare quali beni e servizi sia probabile reperire al suo
interno (spesso beni e servizi offerti in grandi città dove vi è una soglia più alta). Le città globali sono i
centri principali del potere economico mondiale, in grado di esercitare un’influenza e un controllo sul
resto del mondo. Esse, collegandosi tra loro su scala mondiale, formano una rete urbana globale, che
ospita le funzioni più pregiate come per esempio le borse valori di NYC, Londra, Tokyo e Francoforte.

Tra i principali processi che influenzano la struttura di una citt ci sono la centralizzazione, la
decentralizzazione e l’agglomerazione. La prima indica quelle forze che portano la popolazione e le attività
economiche a concentrarsi nei quartieri più centrali della città, mentre il secondo si riferisce invece al
fenomeno opposto, ovvero la tendenza di una parte degli abitanti e delle attività a spostarsi verso gli spazi
periferici, infine il terzo l’agglomerazione in un’area di determinate attività incidono sulla struttura tanto
delle aree centrali, quanto di quelle periferiche. Una struttura policentrica è quando una città ha tanti
servizi come ospedale, attività commerciali, ecc, detta anche multipolare. Le città spesso sono
caratterizzate anche da una zonizzazione funzionale, ovvero la suddivisione del territorio di una città in
zone caratterizzate da specifiche attività es usi del suolo. Il valore dei terreni è una delle forze economiche
che più incidono sull’uso del suolo all’interno dei confini di una città. La zonizzazione sono le leggi che
regolano l’uso del suolo urbano e il suo sviluppo.

All’interno delle città dei paesi economicamenti avanzati gli abitanti e le diverse attività economiche non si
distribuiscono in modo causale, ma secondo una geografia legata a fattori soprattutto economici e socio-
culturali. Gli affitti aumentano man mano che ci si avvicina al centro città e in base al reddito medio e
basso la popolazione si stabilisce nei quartieri. Le industrie manifatturiere, sia per gli alti costi del terreno
sia per motivi ambientali, tendono a localizzarsi in periferia delle città. I principali modelli che descrivono la
struttura urbana sono nati con riferimento alle città degli USA, es. Chicago nata come città pioniere,
sviluppata velocemente con utilizzo dello spazio utile come grattacieli. In molte città europee vi sono i
centri storici che risalgono al Medioevo e questo dà una certa struttura urbana: - la conformazione delle
città è particolarmente adatta alla circolazione dei pedoni e delle biciclette e spesso il centro cittadino è
chuso al traffico; - il trasporto privato è più costoso che in altri continenti, a causa del carburante,
assicurazioni,ecc.; - i mezzi di trasporto publico sono economici e molto diffusi; - il mantenimento degli
edifici storici ha favorito la loro conservazione e ha annullato progetti di rinnovamento urbanistico. Le città
dell’Est Europa e dell’Unione Sovietica hanno subito cambiamenti economici a causa della Seconda guerra
mondiale e del comunismo. Le città erano organizzate con grandi piazze pubbliche e molti palazzi con
appartamenti vicino alle fabbriche, dal 1989 con la caduta del comunismo e grazie alla globalizzazione,
hanno iniziato a cambiare le caratteristiche urbane. Invece la tipologia delle città del Sud del mondo e dei
paesi emergenti hanno aspetti comuni tra loro: - forte crescita della popolazione dovuta all’immigrazione e
all’elevato tasso di natalità; - struttura urbanistica disordinata, non regolata cioè da un piano se non nelle
parti centrli e in quelle abitate dai ricchi; - tendenza a formare grandi agglomerati che comprendono una
zona centrale moderna es estesi quartieri periferici, abitati dai poveri e da pochi ricchi nelle zone
residenziali. I quartieri della periferia abitati dai poveri (baraccopoli) sono detti favelas in Brasile, barrios in
Venezuela, bidonvilles in Africa e slums in India, con situazioni igenico-sanitario scarse. Invece i ricchi
ossessionati dalla sicurezza, hanno case con mura di cinta e telecamere, sono quartieri nati sul modello
delle gated community (comunità recintate e sorvegliate giorno e notte da guardiani al cui interno possono
accedere soltanto i proprietari delle case, il loro personale di servizio e gli ospiti). Le città islamiche: centro
religioso, un mercato centrale (suq), quartieri residenziali. Prendendo in considerazione la umma, ovvero la
comunità globale dei fedeli musulmani, la città islamica è quella che permette ai fedeli locli di rimanere in
contatto con la comunità musulmana internazionale, per questo alcune città marocchina sono orientate in
base alla qibla, la sacra direzione della Mecca.

Vi sono 3 tipi di residenti e non residenti: la prima è quella dei residenti, i city users ovvero i pendolari che
usano la città senza risiedervi stabilmente e che ogni giorno si recano in città per lavorare. L’altra è la
categoria degli utenti di servizi, costituita da quanti si recano in città per acquisti, per visitare musei,
cinema e teatro, stadi di calcio, ecc. Altra categoria è quella di quanti si recano saltuariamente nelle città
per affari. L’afflusso dei non residenti influenza la costruzione di nuovi edifici di alloggio quindi
cambiamento urbanistico. Nelle città convivono persone con livelli di istruzione e tipi di occupazione
diversi che ne definiscono la posizione socio-professionale, dalla quale derivano redditi e tipi di consumi
diversi. Nelle città dei paesi economicamente avanzati vi è una numerosa presenza di imprenditori e liberi
professionisti. La domanda di servizi di questa categoria di cittadini abbienti ha un effetto moltiplicatore
sull’occupazione meno qualificata (addetti alle pulizie, sorveglianza, manutenzione, ristorazione). Questo
ha portato un flusso di popolazione povera e di lavoratori dequalificati immigrati. Negli ultimi quarant’anni
nei paesi di vecchia industrializzazione la situazione è cambiata, le aree di degrado dei quartieri centrali si
sono ridotte per la costruzione di nuovi edifici, portando l’aumento dei prezzi del quartiere e quindi la
conquista delle classi più ricche. Questo fenomeno ha preso il nome di gentrification (gentry-classe
elevata). Le baraccopoli è un quartiere urbano caratterizzato da sovrappopolamento, dalla presenza di case
auto-costruite o molto degradate e da scarsità o assenza di servizi ed infrastrutture di base, come l’acqua
corrente e la raccolta dei rifiuti. Le politiche urbane è una forma di organizzazione cllettiva in grado di
risolvere problemi urbanistici. L’urbanistica è la regolazione dello sviluppo spaziale e fisico delle città, è una
disciplina che studia le trasformazioni dello spazio urbano ed è al tempo stesso una tecnica che elabora i
piani e dett le regle di tali trasformazioni, traducendo nello spazio fisico gli indirizzi delle politiche urbane.

Il sito è il luogo in cui sorge il centro urbano, con le sue caratteristiche fisiche e storiche. L’idea di
paesaggio è associata in origine alla campagna, ma oggi viene estesa a tutto il territorio, città compresa.
L’ecosistema è l’insieme di animali e vegetali, collegati tra di loro e al loro ambiente da una trama di
relazioni necessarie alla sua sopravvivenza. L’impronta ecologica è un indice statistico che dà la misura di
quanta superficie in termini di terra e acqua la popolazione urbana necessita per produrre, con la
tecnologia disponibile, le risorse che consuma e per assorbire i rifiuti prodotti. Esso deve perciò sempre più
organizzarsi per limitare i rifiuti, smaltirli o riciclarli. Lo studio degli ecosistemi urbani serve a progettare
l’ambiente artificiale urbano tenendo conto dei cicli naturali (acqua, assorbimento rifiuti, energie
rinnovabili) al fine di adattarsi alle loro leggi e di farne supporto del suo sviluppo funzionale: questo tipo di
sviluppo prende il nome di sostenibilità ambientale urbana. Un indicatore utile per sapere in che misura
ogni città si adatta a questo tipo di sviluppo è quello dell’impronta ecologica urbana, che è un “terremoto
ambientale” che ci dice quante risorse naturali (campi coltivati, pascoli, foreste, acqua) ogni città richiede
per i suoi consumi e per assorbire i rifiuti che produce.

Capitolo 8 – geografia dello sviluppo

Lo sviluppo è un insieme di processi che determinano cambiamenti positivi nel benessere economico, nella
sua distribuzione tra le classe sociali e nella qualità della vita degli abitanti e dei lavoratori. Lo sviluppo ha
un limite, la popolazione e il singolo organismo non crescono all’infinito. Lo sviluppo organico sulla Terra è
molto diversificato: ogni specie biologica, ogni organismo vivente ha le sue forme e modalità di sviluppo. Lo
sviluppo convenzionale privilegia la crescita economica e anche il benessere sociale, dedicando scarsa
attenzione all’uso dell risorse, ai consumi o allo stato dell’ambiente. Lo sviluppo sostenibile privilegia invece
una crescita economica e sociale ottenuta senza compromettere le diversità culturali, le risorse naturali o
le condizioni dell’ambiente per le generazioni future. Gli indicatori riconosciuti sono di diverso tipo e
vengono raggruppti nelle seguenti tre categorie: economici, socio-demografici e ambientli. Scarsa
attenzione si dedica invece ancora alla sostenibilità culturale. Gli indici sono la combinazione di due o più
indicatori. Mentre gli indici sono usati per dati di livello nazionale o internazionale, gli indicatori possono
essere utilizzati anche per descrivere aree molto piccole. L’indicatore più comune è il PIL Prodotto Interno
lordo che consiste nel valore monetario complessivo annuale dei beni e dei servizi prodotti all’interno dei
confini geografici di un paese. Dividendo il PIL per il numero di abitanti si ottiene il PIL pro capite, che
riflette la produzione media per persona. Nella sia forma più basilare, la parità di potere d’acquisto (PPA) è
un tasso di cambio utilizzato per comparare produzione, reddito o prezzi fra paesi che utilizzano valute
diverse. Esso si basa sull’idea che il prezzo di un bene o di un servizio in un paese dovrebbe eguagliare il
prezzo dello stesso bene o servizio in un altro paese quando viene convertito in una valuta comune. La PPA
è quindi un’unità che indica che una bottiglia di acqua a Il Cairo è equivalente ad una bottiglia d’acqua a
Parigi, sebbene i prezzi locali dell’acqua sono differenti. Uno dei problemi legato allo sviluppo è quello della
povertà. Il tasso di povertà è il numero di persone povere sul totale della popolazione. La povertà assoluta
si ha quando è impossibile soddisfare i bisogni umani fondamentali, che includono acqua potabile,
nutrizione, sanità, scuola, vestiario, riparo. La povertà relativa cconsiste nella mancanza di un livello
socialmente accettabile di risorse o di reddito rispetto ad altri all’interno di una società. Indicatori socio-
demografici  Il tasso di alfabetizzazione è la percentuale di popolazionedi una paese sopra i 15 anni in
grado di leggere e scrivere. La malnutrizione colpisce quasi un quarto dei bambini sotto i cinque anni nei
paesi in via di sviluppo. Altri indicatori socio-demografici includono l’aspettativa di vita e il tasso di
mortalità infantile. Indicatori ambientali  si occupano di monitorare i problemi ambientali, come
l’inquinamento e la riduzione della biodiversità e sono utilizzati per indicare la frequenza di rischi
ambientali come allagamenti, siccità e terremoti e la riduzione della biodiversità e l’accesso all’acqua
potabile. Un certo numero di paesi ad esempio sono privi di sbocco sul mare, hanno terreni poco fertili e
devono sopportare il peso di gravi malattie come malaria e AIDS. A volte la debolezza o instabilità politica
di uno stato, può influire nello sviluppo del paese. Un processo di sviluppo mal governato può condurre ad
una maggiore vulnerabilità nei confronti dei disastri naturali: la rapisa urbanizzazione, per es., può favorire
la costruzione di abitazioni sui versanti instabili o pianure inondabili. La vulnerabilità si riferisce a quanto un
paese o un gruppo sia incline a subire shock economici, ambientali o di altra natura, mentre la resilienza si
riferisce alla capacità di resistere o opporsi a quegli stessi shock. Per valutare tali aspetti è utile utilizzare
degli indici, uno dei quali è l’indice di vulnerabilità ambientale. L’indice di sviluppo umano (ISU) serve a
misurare lo sviluppo a livello mondiale al fine di proporre strategie di miglioramento, esso include anche
informazioni sul benessere, la salute e l’istruzione della popolazione di un paese. Esso si compone in 4
indicatori: - il PIL pro capite; - la speranza di vita; - il tasso di scolarizzazione fra gli adulti; - il tasso lordo di
partecipazione scolastica. Lo sviluppo umano riguarda tuttavia la creazione di un ambiente in cui le
persone possano sviluppare il proprio potenziale e condurre una vita produttiva e creativa, anche in
accordo con i propri bisogni ed interessi. Sviluppo significa quindi ampliare le possibilità di scelta delle
persone nel condurre lo stile di vita che desiderano, partendo dal concetto di qualità della vita. Il Benessere
equo e sostenibile (BES) integra indicatori economici, sociali e ambientali con misure di diseguaglianza e
sostenibilità. L’indice dii sviluppo di genere consiste nell’indice di sviluppo umano modificato per rendere
conto delle ampie disuguaglianze nella situazione delle donne e degli uomini, penalizzando i paesi nei quali
questo divario è maggiore. Esso utilizza il reddito percepito stimato per uomini e donne al posto del
prodotto interno lordo pro-capite. La misura della capacitazione di genere (MEG – Empowerment) valuta il
livello di partecipazione delle donne al processo decisionale di un paese, sotto il profilo politico ed
economico.

La distribuzione del reddito è il modo in cui il redditto è suddiviso fra differenti gruppi individui. La
disuguaglianza di reddito è il rapporto fra i redditi dei più ricchi e i redditi dei più poveri. Vi è un grande
divario tra ricchi e poveri. Esiste un numero ristretto di individui ricchissimi e diversi milardi di persone che
vivono nella povertà. Per misurare la disuguaglianza di reddito, spesso si ricorre, come strumnto statistico,
al coefficiente di Gini. I valori di tale indicatore vanno da 0 a 100 (verso 100 più disuguaglianze), USA ha un
coefficiente di Gini di 41, Brasile 60.

Teoria della dipendenza: i teorici di questa teoria sostenevano che lo sviluppo potesse essere compreso
meglio come processo relazionale piuttosto che come serie di fasi, e che questo processo fosse connesso al
commercio internazionale. Lo studio del sistema di commercio internazionale rivelava l’esistenza di due tipi
di stati: dominanti e dipendenti. I primi sono i più sviluppati, gli stati industrializzati dell’Europa, il Nord
America, il Giappone che controllano le risorse economiche e hanno il potere di condizionare le politiche e
le pratiche del commercio internazionale. Gli stati dipendenti invece mancano di risorse, la dipendenza
deriva dai modelli di commercio internazionale e si traduce in bassi livelli di sviluppo dei paesi che si
collocano in una posizione di dipendenza. La teoria del sistema mondo spiega la teoria di questa
dipendenza e il sottosviluppo. Wallerstein, sociologo, sosteneva che la causa della dipendenza e
sottosviluppo fossero causate dal sistema capitalista mondiale. Per lui c’era un solo mondo connesso
(nessun terzo mondo) da e attraverso la rete del capitalismo, detto sistema mondiale. Il sistema mondiale
di Wallerstein è formato da stati centro (militarmente forti, forza-lavoro qualificata, economia basata su
sistema di produzione), aree semiperiferiche (forza-lavoro meno qualificata, sistema di produzione basato
su lavoro più intensivo, politicamente deboli) e aree periferiche (caratterizzate da una produzione
manifatturiera a capitale intensivo e da un’economia diversificata. Il capitalismo crea un rapporto si
scambio che va a sfavore degli stati periferici, esso accumula sempre più capitale e ricchezza. I programmi
di aggiustamento strutturale è la specifica politica economica di un paese, basata su principi neoliberisti
finalizzati a promuovere la crescita economica e lo sviluppo. Neoliberismo è una teoria politica ed
economica basata sui diritti di proprietà e sulla libertà individuale, sostiene un mercato libero e la
rimozione di tutti gli ostacoli al movimento di beni, servizi e capitali. La teoria di riduzione della povertà è la
teoria sullo sviluppo incentrata specificamente sul diminuire l’incidenza della povertà nei paesi in via di
sviluppo. L’ONU ha adottato un progetto “Obiettivi di Sviluppo del Millennio”, dove si cerca di raggiungere
diversi obiettivi come eliminare la povertà, diminuire tasso di mortalità, accesso istruzione, migliorare la
salute materna, ecc.

Capitolo 9 – cambiamenti geografici per l’industria e i servizi


Il settore primario o risorse primarie raggruppa tutte le attività che producono i beni tratti direttamente da
risorse naturali e destinati poi al consumo alimentare e alla trasformazione industriale: comprende
l’agricoltura, la silvicoltura, l’allevamento, la pesca e le attività estrattive. La produzione di materie prime
può avere diverse cnseguenze economiche e sociali. Secondo alcuni autori lo sviluppo di un’economia
basata sulle materie prima genererebbe ulteriore sviluppo industriale, mentre altri ritengono che fare
affidamento sulle materie prime inibisca la crescita economica e contribuisca alla dipendenza
dell’economia locale da pochi beni. Il settore secondario è l’insieme delle attività che trattano, assemblano,
convertono le materie prime in semilavorati e in beni finiti. Per manifattura pesante si intende la
produzione di prodotti come acciaio, combustibili, prodotti chimici grezzi o anche beni durevoli di grandi
dimensioni come grandi motori, navi e armamenti. Per manifattura leggere include invece attività che
producono beni rivolti al consumo finale (abiti, elettrodomestici, automobili, alimenti) o prodotti sofisticati
come apparecchi per ospedali, strumenti di precisione, ecc. La geografia del settore secondario è stata
influenzata dalle innovazioni tecnologiche ed in particolare dalla Rivoluzione Industriale. L’espressione
modo di produzione si riferisce al metodo dominante con cui viene organizzata e coordianta la produzione
di beni. Con la Rivoluzione industriale, i sistemi di produzione vennero sostituiti da quelli dell’impresa
capitalistica, che introdusse innovazioni straordinarie nell’organizzazione del lavoro: cominciò con la mano
d’opera salariata, concentrata in grandi stabilimenti, capaci di produrre grandi quantità di uno stesso bene
con costi unitari molto minori di quelle delle imprese artigianali. Il settore terziario è, invece, l’insieme delle
attività che forniscono per altre attività economiche e/o per i bisogni degli individui e delle collettività.
Comprende anche le attività d comando e di direzione, dette quaternarie. Per capire le regole generali di
questa distribuzione occorre adottare una classificazione funzionale in servizi per le famiglie, per la
collettività, per le imprese e attività quaternarie. I servizi per le famiglie sono quelli destinati alla vendita e
rivolti al consumo finale, come il commercio al dettaglio, i servizi detti para-commerciali (bar,
ristoranti,ecc), i servizi di cura della persona (parrucchieri, lavanderie,ecc), quelli di riparazione e
manutenzione (idraulici, auto-officine,ecc). I servizi per la collettività sono gestiti e distribuiti spazialmente
con criteri diversi: sono rivolti ad assicurare ai cittadini, alla società e all’economia certe condizioni minime
necessarie, queesti servizi sono serviti dallo sato o da privati sotto il controllo dello stato (difesa, giustizia,
sicurezza, sanità, istruzione) e la comunicazione (tv, radio). La distribuzione spaziale dei servizi per le
imprese è regolata dal mercato, ma obbedisce solo in parte al modello delle località centrali perché questi
servizi non seguono solo la domanda ma la loro presenza in una città è fattore di attrazione per le imprese
che hanno bisogno di quei servizi. Fa infine parte del terziario anche il terzo settore, ovvero no-profit che
comprende una serie di attività di servizio svolti da privati, che perseguono scopi sociali nel campo
dell’assistenza, della cultura, ecc.

Le economie di agglomerazione sono i vantaggi che le imprese ricavano collocandosi vicine a numerose
altre, con cui hanno scambi di informazioni, materiali e servizi. A volte, tuttavia, la crescita urbana può
determinare un aumento delle tasse, del costo del lavoro o dei costi di trasporto, creando al contrario
diseconomie di agglomerazione. Il termine fordismo si riferisce a un sistema di produzione industriale
progettato per la produzione di massa e influenzato dai principi di una gestione scientifica
dell’organizzazione del lavoro. Il fordismo ha portato a 3 conseguenze principali: ha contribuito alla de-
qualificazione del lavoro, ovvero prima la ditta assumeva artigiani qualificati, adesso che vi è la
frammentazione della produzione in una serie di mansioni concatenate nella catena di montaggio ha
ridotto la necessità di impiegati specializzati; rafforzò la rigida gerarchia e la netta separazione tra lavorati
e dirigenti (sindacalizzazione); la Ford crebbe e divenne una multinazionale. Integrazione verticale è il
controllo da parte della stessa di due o più passaggi nella produzione o nella distribuzione di un bene, o in
maniera diretta o per mezzo di accordi contrattuali. Una filiera (o catena) di produzione è una sequenza di
operazioni collegate fra loro, che vanno dall’ideazione del prodotto, alla sua produzione e distribuzione. Di
solito sono grandi imprese multinazionali ad integrazione verticale a controllare queste filiere,
influenzando le scelte produttive. I principali mutamenti che contribuirono alla crisi del fordismo furono: la
crisi energetica degli anni Settanta, che fece aumentare i costi di produzione e trasorto; le diseconomie di
agglomerazione; i gusti dei onsumatori che non s’accontentavano più di una gamma ristretta di modelli
(automobili, vestiti) e soprattutto i miglioramenti nel campo dell’elettronica e dell’informatica, che
cambiavano il modo di organizzare la produzione industriale e la distribuzione dei prodotti. Una prima
risposta alla crisi del fordismo venne dal Giappone, all’interno dell’azienda automobilistica Toyota, fu
sperimentata la cosiddetta produzione flessibile, che utilizza le tecnologie informatiche, come i computer di
rete e l’automazione per rendere la produzione dei beni più varia. Due strategie cruciali per il successo
della produzione flessibile: sono la pronta consegna e l’esternalizzazione. La prima si riferisce al modo in
cui un’impresa gestisce il suo inventario e ottiene i materiali, i componenti e le forniture di cui ha bisogno.
La seconda viene subappaltata un’attività che prima veniva realizzata internamente ad un’altra azienda. La
delocalizzazione consiste nel trasferimento di un’attività d’impresa, interna o esternalizzata, dal territorio
dello stato in cui ha sede l’impresa, ad un paese straniero.

Il successo industriale del Giappone, Hong kong, Singapore determinò una rapida crescita economica,
migliori condizioni di vita e la riduzione della povertà. La trasformazione economica di queste nuove
potenze economiche deriva da tre fattori: - iniziative promosse dai governi per incrementare la
produttività industriale e migliorare il commercio; - passaggio graduale da una produzione caratterizzata da
lavoro intensivo e ripetitivo ad una a più alto valore aggiuntivo economico (es. realizzazione computer e
strumenti scientifici); - presenza forza lavoro scolarizzata e qualificata a basso costo. Una Zona Economica
Speciale (ZES) è un’area industriale che funziona secondo politiche e leggi divrse rispetto al resto del paese
in cui si trova, con lo scopo di attirare e sostenere una produzione orientata alle esportazioni, in pratica
essa è una zona nella quale le imprese possono disporre di un’adeguata dotazione di terreni, infrastrutture
e servizi, di un regime fiscale agevolato e di forza lavoro non sindacalizzata. Maquiladora: è un impianto
manifatturiero spesso di proprietà straniera, che importa materiali esenti dai dazi dogaali, li assembla, li
tratta e infine li esporta.

Capitolo 10 – geografia dell’agricoltura

La prima rivoluzione agricola corrisponde alla nascita dell’agricoltura, che ebbe inizio con i primi episodi di
selezione di piante e addomesticamento di animali, a partire da circa 11.000 anni fa. La seconda rivoluzione
agricola risale invece alle nuove pratiche agricole, probabilmente di origine cinese, aumentando
notevolmente la produttività del lavoro agricolo in tutta Europa durante il Medioevo. Nel 17° secolo vi fu
un’ulteriore innovazione, si tratta della rotazione delle colture: invece di coltivare sempre lo stesso
prodotto, impoverendo il suolo, si cominciò ad alternare le colture, inizialmente lasciando i campi incolti,
pratia sostituita in una fase successiva da una rotazione cioè un’alternanza di diverse coltivazioni che
consentì di utilizzare i campi senza interruzioni, rinnovandone la fertilità. La terza rivoluzione agricola è il
frutto delle innovazioni tecnologiche. L’invenzione del motore a combustione interna aprì la strada alla
grande meccanizzazione dell’agricoltura. I trattori facilitarono poi il passaggio dalla policoltura alla
monocoltura, determinando grandi trasformazioni del paesaggio dell’ambiente. Monocoltura: coltivazione
di un’unica specie vegetale su vaste estensioni di terreno. È il contrario della policoltura, che consiste nel
suddividere il terreno tra coltivazioni differenti. Ci fu un miglioramento anche nelle tecniche di irrigazione,
consentendo di coltivare terre considerate un tempo troppo aride. Ulteriore aspetto di questa rivoluzione
è rappresentato dalle biotecnologie agrarie: rivoluzione verde  grande aumento della produzione di
cereali tra il 1965-85 in Asia ed America Latina, grazie alla diffusione di varietà di grano, riso e granoturco
ad alta produttività, all’uso di fertilizzante e dell’irrigazione, quindi diffusione di una agricoltura più
produttiva. L’ingegneria genetica sfrutta invece le moderne tecniche nel campo della genetica per
trasferire da un organismo all’altro alcune caratteristiche scritte nel dna. Essa è un’applicazione di tecniche
geetiche all’agricoltura, a partire dagli ani 80, con il coinvolgmento di grandi imprese private nel controllo
della ricerca nello sviluppo di organismi geneticamente modificati (ogm) o transgenici e sottoposti alla
protezione di brevetti internazionali.

I sistemi agricoli  agricoltura di sussistenza è un sistema agricolo indipendente dalle richieste del
mercato globale, i cui prodotti vengono in gran parte consumati dai produttori e dalle loro famiglie e in
piccola parte scambiati o venduti sui mercati locali; agricoltura commerciale è un sistema agricolo fondato
sulle richieste del mercato, i cui prodotti vengono venduti per un consumo che spesso avviene lontano dai
luoghi di coltivazione. L’agricoltura itinerante è invece un sistema agricolo che usa il fuoco per ripulire i
terreni dalla vegetazione spontanea, rendendoli adatti ad essere coltivati per un certo periodo, al termine
del quale si passa a fare lo stesso con un altro terreno. Essa può esser considerata sostenibile dal punto di
vista ambientale. Nelle regioni in cui il riso costituisce il primo prodotto agricolo ed una della principali
fonti di amido, questo cereale viene coltivato con tecniche di coltivazione irrigua, che rappresentano uno
dei primi esempi di agricoltura intensiva. Coltivazione irrigua è una coltivazione basata su sistemi di acque
superficiali o sotterranee, distinguendosi così dalla coltivazione asciutta, basata unicamente sugli apporti
idrici atmosferici; agricoltura intensiva è un sistema agricolo caratterizzato da un’elevata quantità di forza
lavoro, capitali e attrezzature in relazione alla superficie coltivata. La pratica della pastorizia, diffusa nelle
regioni aride e nelle zone montane, è l’allevamento di bestiame all’aperto. La mobilità è un aspetto
fondamentale della pastorizia, dal momento che i pascoli non sono in grado di nutrire gli animali per tutto
l’anno, costringendo gli allevatori alla transumanza, ovvero a spostamenti stagionali in cerca di nuovi
pascoli e fonti d’acqua. Agribusiness è un sistema di interconnessione tra i contadini che producono, le
industrie di lavorazione dei prodotti agricoli, la loro distribuzione commerciale. La piantagione è una
grande coltivazione, tipica nell’area tropicale o subtropicale, specializzata in produzioni destinate
all’esportazione sui mercati internazionali. L’orticoltura commerciale è la produzione intensiva di frutta non
tropicale, ortaggi e fiori destinati alla vendita sul mercato (utilizzo di truck farming per esportazione).
L’allevamento commerciale di animali da latte è l’allevamento di bestiame per la produzione di latte, burro
e formaggi, destinati ad essere venduti sul mercato. Esso, oltre all’altro livello di meccanizzazione, prevede
un lavoro costante da parte della manodopera umana, a cui spetta il compito di mungere 2 volte al giorno
e controllare che gli animali si nutrino in maniera giusta. La factory farm (fattoria-fabbrica) è un’azienda
agricola intensiva, caratterizzata da un’altissima concentrazione di bovini, suini o pollame, in strutture
realizzate per ottimizzare il processo di alimentazione del bestiame. La cerealicoltura commerciale è un
sistema agricolo che prevede una monocoltura di cereali altamente meccanizzata e su vasta scala.
L’allevamento estensivo di bestiame è una forma di agricoltura che prevede l’allevamento brado di grandi
mandrie di bestiame o greggi di pecore, destinate al macello. L’agricoltura estensiva, invece, è un sistema
agricolo caratterizzato da uno scarso uso di forza lavoro, capitali e macchinari per unità di terreno
coltivato.

La desertificazione è un grave isterilimento dei terreni in zone non naturalmente desertiche, a causa delle
attività umane o per motivi naturali. La salinizzazione è l’accumulo di sali sulla superficie del terreno o nel
suolo. L’agricoltura sostenibile è l’insieme delle tecniche agricole che permettono un’accurata gestione
delle risorse e riducono al minimo gli impatti negativi dell’agricoltura sull’ambiente, senza compromettere
la sua redditività. L’agricoltura sostenibile ricorre a metodi e tecniche che consentono di conservare le
risorse idriche ed il suolo, tra le quali: l’aratura secondo le curve di livello, la coltivazione a strisce,
alternando colture a filare (cotone) con colture erbacee (soia) o la creazione di fasce tampone di
vegetazione frangivento. Essa comprende anche le pratiche agricole che evitano la lavorazione del terreno
con mezzi che favoriscono l’erosione dei suoli. Un segnale della sempre più diffusa preoccupazione per gli
impatti ambientiali dell’agricoltura è rappresentato dalla crescente richiesta di prodotti provenienti
dall’agricoltura biologica, ovvero un tipo di agricoltura sostenibile che si basa su cicli e processi naturali,
compatibili con la conservazione degli ecosistemi locali e costuisce il settore agricolo con i maggiori tassi di
crescita. La nuova Politica agraria comunitaria (PAC) è una politica dell’UE che si propone di conciliare
un’adeguata produzione alimentare con la salvaguardia economica delle comunità rurali e la risposta alle
sfide ambientali come i cambiamenti climatici, la gestione delle risorse idriche, le bioenergie e la
biodiversità.

Capitolo 11 – la circolazione: flussi, reti e nodi

Grazie alla telematica (applicazione dell’informatica alle telecomunicazioni) la circolazione delle persone,
notizie e idee si è semplificata, ovvero ha ridotto le distanze, non quelle fisiche ma funzionali, misurate sui
tempi e i costi di trasmissione delle informazioni, infatti ha reso possibile trasmettere dati, notizie,
immagini in tempo reale a scala planetaria e svolgere operazioni finanziarie, commerciali e produttive in
sedi molto lontane tra loro. Nel secondo dopoguerra si ebbe una rivoluzione dei trasporti: grande
cambiamento nei trasporti verificatosi nella seconda metà del secolo scorso, legato ai miglioramenti
tecnologici dei mezzi e delle vie di comunicazione, che ha portato a una forte riduzione dei costi e ad un
enorme aumento dei flussi (costruzione di strade). Le ferrovie di penetrazione servivano a portare fino ai
porti della costa i prodotti delle miniere e delle piantagioni, che venivano esportati. I trafori detti anche
tunnel sono le gallerie costruite forando le montagne per farci passare strade, ferrovie e autostrade. Le
chiuse invece sono opere idrauliche che permettono alle imbarcazioni di superare dislivelli lungo i corsi
d’acqua. Consistono in una vasca, con due porte tramite le quali si può variarne il livello, immettendo o
asportando l’acqua, permettendo così alle imbarcazioni di superare un dislivello dell’alveo fluviale (rapida
o cascata). I porti sono nodi di traffico in cui convergono rotte marittime, strade e ferrovie, canali e vie
fluviali. Sono quindi un’infrastruttura fondamentale per i collegamenti tra mare e terraferma. Nascono i
porti polivalenti, ovvero in grado di caricare e scaricare oltre ai passeggeri, qualunque tipo di merce. Vi
sono i terminali offshore, ovvero impianti portuali costruiti in mare aperto, molto spesso per lo sbarco-
imbarco del petrolio e la sua lavorazione. Porti di trasbordo, invece, sono porti che hanno il compito di
smistare i container dalle navi transoceaniche a navi di stazza minore. Funge anche da nodo l’aeroporto
intercontinentale per lo sviluppo dell’economia di una regione e per il suo collegamento con il resto del
mondo. Le telecomunicazioni sono il nodo per trasmettere informazioni su nuovi medicinali, libri,
insegnamento a distanza, ecc. Il divario digitale è un fattore importante di discriminazione nei confronti
delle persone che vivono in regioni dove non vi è alcuna rete telematica. La logistica è l’insieme delle
attività organizzative, gestionali e strategiche che governano i flussi di materiali dalle origini presso i
fornitori di materie prime fino alla consegna dei prodotti finiti ai clienti e al servizio post-vendita. Il
container è un contenitore metallico di misura standard per il trasporto di merci, in particolare in trasporti
intermodali marittimi-terrestri. Il trasporto multimodale è un metodo di trasporto utile a far percorrere
lunghe e lunghissime distanze alle varie merci, effettuato con una combinazione di mezzi diversi per
esempio con nave + treno + camion. Le piattaforme logistiche, invece, sono vaste aree nelle quali
convergono reti di trasporto diverse le cui merci vengono ricevute, immagazzinate, trattate e poi smistate.
La divisione internazionale del lavoro: un tempo consisteva nella ripartizione della produzione di beni e
servizi tra i diversi paesi specializzati in determinate tipi di attività. Con la delocalizzazione delle imprese se
ne è affermata una nuova, tra i paesi con bassi salaru e gli altri: i primi offrono manodopera per lavori poco
qualificati, i secondi si risercano i lavori più qualificati. La scomposizione verticale del processo produttivo si
verifica quando una grande impresa è proprietaria di stabilimenti localizzati in diverse parti del mondo,
collegati tra di loro, ciascuno dei quali rappresenta una fase della filiera (catena) produttiva.

Il turismo è una pratica antica che è continuata nei secoli fino ad oggi. Nel 18° secolo in Europa era un
fenomeno d’elite, che privilegiava le stazioni termali, le località balneari, le antichità, i laghi e più tardi
anche la montagna. Nel secolo scorso, dopo la seconda guerra mondiale si sviluppò il turismo di massa. Il
turismo d’elite è turismo riservato a person con un reddito elevato, che frequenta località rinomate e
lussuose. Il turimo di massa è, invece, praticato da larghi strati di popolazione, con servizi diversificati a
prezzi convenienti. Tra le attività del settore terziario il turismo, che è in continua crescita, è quella con il
maggior numero di addetti a livello mondiale, che produce redditi elevati in paesi come l’Italia, che è ai
primi posti per numero di turisti, con entrare del settore che rappresentano il 13% del PIL. I flussi turistici
principali sono quelli tra i paesi ricchi, in particolare l’Europa, grazie alle sue città ricche di storia e di
monumenti del passato, al suo patrimonio artistico, e a livello di infrastutture USA e Cina. Il turismo ha
impatto non sempre positivo sul territorio, provocando profonde trasformazioni funzionali e
paesaggistiche. Il turismo culturale è interessato a tutto ciò che riguarda l’identità dei singoli luoghi, le
testimonianze di ciò che ha formato tale identità, lo stile di vita, la cucina e il folklore. L’Italia è una delle
mete privilegiate dal turismo culturale, che è in crescita, anche in periodi di crisi.

Capitolo 12 – le sfide ambientali