Sei sulla pagina 1di 11

Lezione n.

1
Le lastre piane inflesse
L’equazione generale di Germain-Lagrange

In aggiunta allo studio di strutture con prevalente sviluppo monodimensionale (travi, pilastri, strut-
ture rappresentabili con aste in genere), in cui si ha che una dimensione (la lunghezza) risulta pre-
ponderante rispetto alle altre due (le dimensioni trasversali della sezione), occorre spesso analizzare
il comportamento di elementi in cui si abbiano due dimensioni prevalenti sulla terza.
È questo il caso di alcune strutture piane: in generale, si definiscono lastre elementi piani in cui lo
spessore assuma un valore trascurabile rispetto alle altre due dimensioni in pianta. Considerando
quindi un sistema di riferimento cartesiano ortogonale, in cui gli assi coordinati X e Y giacciano nel
piano della lastra e Z sia ad esso ortogonale (con la consueta regola di definire complessivamente
una terna destrorsa), si prenderanno in esame solidi in cui
LX , L Y   L Z
avendo indicato con LX, LY e LZ le dimen-
sioni caratteristiche di riferimento lungo i tre
assi. La dimensione lungo Z, indicata come LY
spessore e generalmente ritenuta costante
lungo tutto lo sviluppo della lastra, verrà
indicata con la lettera s anziché LZ.
È possibile dimostrare che, introdotto un Z LX
sistema generico di carichi pX(x,y), pY(x,y) e
pZ(x,y) agenti sull’elemento, il problema Y
elastico può essere diviso in due parti, otte-
nendo due soluzioni distinte, tra loro energe-
ticamente ortogonali: in una prima parte del
problema si possono considerare agenti sol-
tanto i carichi lungo la giacitura dell’e-
X
lemento (quindi pX e pY), ottenendo un pro-
blema piano la cui soluzione definisce gli LZ (s)
sforzi cosiddetti “di membrana”; una secon-
da analisi riguarda l’azione dei carichi orto-
gonali alla giacitura del solido (pZ) e conduce alla definizione delle caratteristiche di sollecitazione
nella “lastra inflessa” (o piastra).
In questa parte, si analizzerà il comportamento di una lastra su cui agiscano soltanto carichi ortogo-
nali al piano; per semplicità di scrittura, si denoteranno tali carichi con p(x,y) anziché p Z(x,y).

Ipotesi generali
I carichi lungo z danno luogo localmente ad una distribuzione di tensioni Z ortogonali al piano
medio della lastra. Ad esempio, ipotizzando che il carico sia applicato sulla faccia superiore
dell’elemento, si ha una tensione che varierà dal valore p per z=-s/2 al valore 0 per z=s/2. Ma se la
lastra è abbastanza sottile, p non può avere un valore elevato, e quindi la Z risulterà piccola rispetto
alle altre tensioni. Di conseguenza, si può supporre che, ad esclusione di zone in cui agiscano cari-

Gianni Bartoli/Claudio Mannini/Carlo Guastini – Appunti di Tecnica delle Costruzioni (2) Revisione – 28/05/12
Lezione n. 1 – pag. I.2

chi assimilabili a carichi concentrati, Z=0 sia identicamente nulla e si instauri quello che viene
spesso definito “stato piano di tensione”1.
Tale’ipotesi è paragonabile a quella che viene effettuata nello studio delle travi comunque caricate
utilizzando la teoria del De S. Venant (la cosiddetta teoria tecnica delle travi), in cui si trascurano
comunque le tensioni normali nelle giaciture che contengono l’asse della trave, ritenendo che le
fibre longitudinali possano trasferire mutuamente soltanto tensioni tangenziali.
Di conseguenza, nello studio delle lastre inflesse (anche ad asse curvo, come verrà evidenziato suc-
cessivamente nel caso dei serbatoi) il legame tra le tensioni normali e le corrispondenti deformazio-
ni (nel caso di materiale elastico lineare, omogeneo e isotropo) è espressa dalle equazioni
 E
 x  1   2  x     y 

  E       
 y 1  2  y x

 z  0
dove X e Y sono le due direzioni che identificano il piano della lastra, e Z è la direzione normale
uscente dal piano,
Come si può osservare, le relazioni scritte sono le stesse valide nel caso generale qualora si sostitui-
sca il termine E´ (definito come E/(1-2)) ad E. Si può facilmente verificare tale affermazione uti-
lizzando la forma completa delle equazioni di legame e imponendo z=0:

 x  2G   x     x   y   z



 y  2G   y     x   y   z 


 z  2G   z     x   y   z  0 
Dalla terza equazione, con semplici passaggi, si ottiene

z  

2G  

 x  y 
che, sostituita nella prima, conduce a

 x  2G   x     x   y 

2G  

 

  x   y   2G   x 

2G  

 x  y   
   
Introducendo le due costanti E e  al posto di G e , e ricordando le espressioni
 E
 , G ,
2G  2 21   
si ha
  1 1 
   
2G   2G  2    
1 1  
2G 2 1
1
 
e quindi

 x  2G   x 

1 
 


  x   y   2G   x 
1
1 
 y 
  2G

1    1  
 x    y 
  
da cui il risultato

1
In realtà lo stato tensionale che nasce in una lastra inflessa non è uno stato piano, stante la presenza delle tensioni
tangenziali σXZ e σYZ; limitando l’attenzione alle sole componenti nel piano (x, y), le equazioni costitutive che si ot-
tengono sono tuttavia le stesse di una lastra caricata nel proprio piano in stato piano di tensione.
Gianni Bartoli/Claudio Mannini/Carlo Guastini – Appunti di Tecnica delle Costruzioni (2) Revisione – 28/05/12
Lezione n. 1 – pag. I.3

x 
E
1    1   

 x    y  
E

 x    y 
1 2
Gli stessi passaggi conducono all’espressione vista per y.
Le espressioni che invece legano le deformazioni alle tensioni sono quelle già note in cui si ponga
z=0:
 1

 x  E  x     y 
 1

 y   y     x
E


1

 z      x     y 
 E
mentre per gli elementi extra-diagonali continua a valere la consueta equazione di legame
ij  2G ij i  j
Equazioni di congruenza e di legame
Lo studio della lastra inflessa viene affrontato con riferimento al piano medio, ipotizzando, come
unica componente di spostamento quella lungo Z, ossia introducendo un campo di spostamenti
w(x,y). Il campo scalare w descrive una superficie che caratterizza la configurazione della deforma-
ta del piano medio della piastra; in analogia al corrispondente campo di spostamenti v(z) che viene
definito per le travi inflesse, tale superficie prende il nome di “superficie elastica”.
Ancora in analogia allo studio della deformazione della trave inflessa, si introduce l’ipotesi di “con-
servazione della normale rettilinea”, ossia si ipotizza che, una volta noto lo spostamento del piano
medio della lastra, sia possibile risalire allo spostamento dei punti lungo lo spessore dell’elemento,
ipotizzando che ogni segmento inizialmente parallelo all’asse Z indeformato rimanga rettilineo e
normale alla configurazione deformata del piano medio; in altre parole, i piani contenenti l’asse Z si
mantengono localmente piani e ortogonali alla superficie deformata della lastra. L’analogia con lo
studio delle travi inflesse è evidente: nel caso monodimensionale si considera infatti di poter trascu-
rare la deformabilità per taglio (che produrrebbe ingobbamenti e scorrimenti, conducendo ad una
configurazione deformata che comporterebbe la perdita della planarità della sezione e
dell’ortogonalità di quest’ultima rispetto alla configurazione deformata della linea d’asse), ipotiz-
zando la cosiddetta regola della “conservazione delle sezioni piane”.
Considerando due punti del piano medio della piastra, posti a distanza dx tra loro (quindi analizzan-
do il comportamento nel piano X-Z), si ha che una variazione positiva di spostamento w produce
una rotazione2 (il cui segno è negativo rispetto al verso dell’asse Y, uscente nel disegno) pari a
w ( x )  dw X  w ( x ) dw w
X    X 
dx dx x

2
La rotazione che viene indicata con X sarebbe, in termini vettoriali, una rotazione in direzione dell’asse Y. La scelta
di utilizzare la denominazione precedente nasce, conformemente a tutta la trattazione delle lastre inflesse,
dall’utilizzare un sistema di pedici che individuano la striscia alla quale si riferiscono (nel caso in esame, una striscia
disposta lungo la direzione dell’asse X), piuttosto che la grandezza vettoriale vera e propria. X rappresenta quindi la
rotazione letta lungo strisce parallele all’asse X o, equivalentemente, riferite a sezioni della lastra che hanno come
normale la direzione dell’asse X.
Gianni Bartoli/Claudio Mannini/Carlo Guastini – Appunti di Tecnica delle Costruzioni (2) Revisione – 28/05/12
Lezione n. 1 – pag. I.4

P X
s

Z w
u


φX

φX

Di conseguenza, un punto sulla verticale di P subisce uno spostamento orizzontale


w
u x, y   z  tgX   z  X  z 
x
Analogamente, studiando lo stesso problema in direzione Y,
w
vx, y   z  tgY   z  Y  z 
y
Al campo di spostamenti individuato corrisponde un campo di deformazioni definito nel piano della
lastra dalle tre relazioni
 u   w  2w
 X    z     z 
 x x  x  x 2

 v   w  2w
 Y    z    z  2
 y y  y  y
  
 XY    YX   1  u  v   1     z  w      z  w     z   w
2

 2  y x  2  y  x  x  y   x y
in cui si è fatto uso del Teorema di Schwarz, stante la necessaria derivabilità del campo scalare
w(x,y)
2w 2w

x y y x
Di conseguenza, utilizzando il legame elastico definito precedentemente si ottiene
 E E  2w 2w 
 X    X     Y    z      
 1  2 1   2  x 2 y 2 

 E E  2w 2w 
 Y    Y     X    z      
 1  2 1   2  y 2 x 2 

      2G     z  2G   w   z  E   w   z  E  (1   )   w
2 2 2

 XY YX XY
x y 1   x y 1  2 x y

Dalle equazioni precedenti si nota che:
Gianni Bartoli/Claudio Mannini/Carlo Guastini – Appunti di Tecnica delle Costruzioni (2) Revisione – 28/05/12
Lezione n. 1 – pag. I.5

 le tensioni hanno andamento lineare lungo lo spessore (in quanto le derivate seconde di w non
dipendono da z), con punto di nullo in corrispondenza del piano medio (distribuzione antimetri-
ca);
 la distribuzione delle tensioni dà luogo ad una risultante nulla e ad un momento risultante diverso
da zero se integrata lungo lo spessore della lastra.

Y X Y X
Z Z

σYZ σXZ
σY σYX σXY
σX Y X

σY σX
σYZ σXZ
σYX σXY

Si possono quindi introdurre le caratteristiche di sollecitazione, che nel caso dello studio delle lastre
vengono riferite all’unità di lunghezza, ossia ai valori che si hanno su una sezione della lastra di
altezza s e base unitaria.
È da ricordare che, essendo le caratteristiche di sollecitazione riferite all’unità di lunghezza, queste
si misurano in
[F/L] = [FL-1] per le sollecitazioni taglianti
[FL/L] = [F] per le sollecitazioni flessionali e torcenti
Occorre inoltre osservare che, anche se un momento per unità di lunghezza è rappresentato (dimen-
sionalmente) da una forza, si preferisce in genere adottare la scrittura in termini di FL/L, proprio
per evidenziare il fatto che di momento si tratta. In altre parole, si useranno spesso unità di misura
del tipo Nm/m (Newton metro per metro) o kgcm/cm (kilocentimetri per centimetro), in modo da
sottolineare la grandezza “momento per unità di lunghezza”.
Per evidenziare il fatto che queste grandezze sono riferite ad una striscia di larghezza unitaria, si
utilizzano di solito le lettere minuscole (di solito [n, m, q]) in luogo delle lettere maiuscole che iden-
tificano le corrispondenti caratteristiche di sollecitazione nelle travi (ossia [N, M, T]).
 s/2
E  2w 2w 
s/2
E  2w  2 w  s3
m X   X  z  dz      2    z dz    2 
2
 
 s/2 1   2  x 2 y  s/2 1   2  x 2 y  12

E  2w 2w  E  2w  2 w  s3
s/2 s/2

  Y         2  
      
2
 Y
m z dz 2 
z dz 2  2 
 s/2 1     y 2
 x  s/2 1     y 2
 x  12

E  2w  E   2 w  s3   2 w  s3
s/2 s/2
m   m   E
 XY
      
        
2
 XY
z dz  z dz   (1 ) 
         
YX
 s/2
1  x y  s/2 1  x y  12 1   2
 x y  12
Dall’uguaglianza delle tensioni tangenziali XY e YX discende l’uguaglianza delle due caratteristi-
che di sollecitazione mXY e mYX.
La quantità s3/12 rappresenta il momento di inerzia rispetto all’asse baricentrico di una sezione di
base 1 ed altezza s, ed è quindi analoga al momento di inerzia che compare nella definizione del
legame momento-curvatura di una trave inflessa.
Per semplicità di scrittura, introducendo il parametro di rigidezza flessionale B
E s3
B 
1   2 12

Gianni Bartoli/Claudio Mannini/Carlo Guastini – Appunti di Tecnica delle Costruzioni (2) Revisione – 28/05/12
Lezione n. 1 – pag. I.6

analogo al parametro EJ che compare nell’equazione della linea elastica, si possono riscrivere le
equazioni precedenti nella forma compatta
  2w 2w 
m X   B   2    2 
  x y 
  w
2
2w 
 Y     y 2   
x 2 
m B
 
  2w 
m XY  B  1      
  x y 
Giova ancora evidenziare l’analogia con le analoghe espressioni (equazioni indefinite di congruen-
za) valide nel caso dello studio delle travi inflesse, dove sussiste la relazione
d2v
M X  EJ  
dz 2
La presenza di un comportamento bidimensionale anziché monodimensionale comporta l’insorgere
dei momenti torcenti mXY e la dipendenza dalla curvatura in direzione ortogonale a quella conside-
rata, funzione anche del coefficiente di Poisson .
Il legame tra tensioni e caratteristiche di sollecitazione assume allora la forma:
 E  2w 2w  m

 X   z  2 
   2 
 3 X z
 1    x 2
y  s 12
 E  w 2
2w  m
 Y  z  2 
  2   3 Y z
 1    y 2
x  s 12
 2w

 XY   z 
E
 1    
m
 3 XY  z
 1  2
x y s 12
analogamente allo studio del problema della trave inflessa, per la quale vale l’equazione di Navier
M
Z  X  y
JX
La presenza di momenti flettenti in generale comporta, per equilibrio, l’insorgere di caratteristiche
di sollecitazione taglianti. Sempre in analogia alle travi inflesse, si introducono delle sollecitazioni
di taglio qX e qY (anch’esse definite per unità di lunghezza della lastra), considerate positive se pro-
ducono un differenziale positivo del momento flettente corrispondente.
Si avrà quindi
s/2 s/2
qX  
 s/2
XZ  dz qY  
 s/2
YZ  dz

qX
mX mX+dmX

X
qX
Z

Gianni Bartoli/Claudio Mannini/Carlo Guastini – Appunti di Tecnica delle Costruzioni (2) Revisione – 28/05/12
Lezione n. 1 – pag. I.7

Convenzioni adottate
Nelle relazioni scritte in precedenza, è da evidenziare l’ovvio collegamento biunivoco tra tensioni e
caratteristiche di sollecitazione nello studio delle lastre inflesse; in un qualsiasi punto della lastra,
alle tensioni normali e tangenziali corrispondono momenti flettenti e torcenti collegati da un legame
lineare rispetto alla distanza dal piano medio. Da questo collegamento diretto discendono le con-
venzioni adottate nella definizione e nella caratterizzazione del segno delle varie grandezze intro-
dotte.
Da un punto di vista delle definizioni, come già accennato nel caso delle rotazioni (cfr. nota 2), i
pedici identificano le tensioni dalle quali le grandezze derivano; ad esempio, il momento flettente
mX assume il pedice X perché è quello prodotto dalle tensioni normali σX, sebbene, da un punto di
vista vettoriale, il suo asse coincida con l’asse Y. Utilizzando un altro punto di vista, si può dire che
il momento flettente mX inflette le fibre disposte in direzione X, ossia agisce su sezioni della lastra
la cui normale ha la stessa direzione dell’asse X. Considerazioni analoghe valgono per i momenti
mY e mXY e per i tagli qX e qY (quindi, ad esempio, alle variazioni del momento flettente m X lungo
X si accompagna generalmente la presenza di un taglio qX, anch’esso con il pedice X perché en-
trambi si riferiscono alle stesse fibre, ossia a quelle disposte nella direzione X,). La differenza nelle
denominazioni adottate usualmente nello studio delle travi è evidente; nel caso di quest’ultime, in-
fatti, i momenti assumono un pedice riferito alla direzione dell’asse momento, e non alla direzione
delle tensioni che essi provocano (ad esempio, nell’usuale riferimento che vede l’asse della trave
disposto lungo Z ed i carichi in direzione Y, un momento M X è tale perché, anche se produce (o
deriva da) tensioni σZ, il suo asse momento ha la direzione dell’asse X).
Le convenzioni sui segni positivi delle caratteristiche di sollecitazione sono anch’esse definite sulla
stessa falsariga, ossia in linea con le convenzioni adottate nella definizione delle tensioni. Su sezioni
di normale concorde con gli assi coordinati, si considereranno positive le caratteristiche di sollecita-
zione indotte da tensioni positive nel semispazio positivo della lastra (ossia corrispondente a z>0).
In altre parole, in funzione dell’orientazione dell’asse normale al piano della lastra, sono positivi i
momenti che provocano (o discendono da) tensioni positive per z>0 e tensioni negative per z<0.

Y X

qY Z
qX

Y X
mY mX

mYX mXY

Nel caso particolare in cui  fosse uguale a zero (ricordiamo, che  è comunque un valore abbastan-
za piccolo), le tensioni normali avrebbero esattamente la stessa espressione che competerebbe ad un
solido visto come la sovrapposizione di tante strisce inflesse lungo x e altrettante in direzione y.
In questo caso, infatti, le espressioni precedenti si modificherebbero in:

Gianni Bartoli/Claudio Mannini/Carlo Guastini – Appunti di Tecnica delle Costruzioni (2) Revisione – 28/05/12
Lezione n. 1 – pag. I.8

2w mX E 2w
m X  B  2 X   z   z  
x s3 12 1   2 x 2
caso =0 
2w m E 2w
m Y  B  2  Y  3 Y  z  z  
y s 12 1   2 y 2
La differenza sostanziale tra lo studiare il comportamento di una lastra inflessa e l’analisi di un si-
stema composto da strisce inflesse tra loro ortogonali, sta nella collaborazione tra le strisce nelle
due direzioni, offerta dalla presenza del momento torcente mXY = mYX, che assume valori diversi da
zero anche nel caso in cui  fosse nullo.
Il momento torcente nasce per “correggere” la differenza di rotazione tra strisce infinitesime tra loro
adiacenti. Provando a considerare due strisce, ad esempio lungo x, tra loro infinitamente vicine,
queste subiranno, in generale, momenti flettenti m X diversi tra loro e, di conseguenza, rotazioni
anch’esse diverse; dal momento che due strisce infinitamente vicine non possono avere rotazioni
diverse (stante la necessaria continuità materiale che deve essere mantenuta) è necessario che nasca
un’ulteriore sollecitazione (il momento torcente, appunto) in grado di ripristinare tale congruenza.
In altre parole, il momento torcente è necessario per garantire la continuità in direzione trasversale
delle rotazioni flessionali, come è facilmente intuibile osservando l’espressione del momento tor-
cente mXY nella seguente forma:
 2w    w  
m XY  B  1        B  1         B  1     X 
 x y  y  x  y
cioè si ha torsione se la rotazione delle strisce lungo x varia lungo y; in questo caso, il momento
torcente ha il ruolo di opporsi a tale variazione di rotazione, ripristinando la congruenza. In maniera
analoga, il momento mYX può essere visto come la sollecitazione generata dalla variazione lungo x
delle rotazioni Y.
Per il fatto che l’insorgere dei momenti m XY sia
imputabile alla collaborazione laterale tra strisce
contigue, tali momenti prendono spesso il nome a b
c 1 d
di “momenti di sostentamento”. A titolo di esem- e 2 f
pio, nella lastra in figura, se la striscia AB, pen-
sata inizialmente indipendente da una striscia X
contigua CD, ruotasse di una quantità maggiore
rispetto a quest’ultima, il rispetto della congruen-
za non sarebbe garantito. Il comportamento bi-
dimensionale fa sì che nascano tra le due strisce Y
azioni tangenziali che ripristinano la continuità
della lastra, il cui integrale su elementi di lar-
φX,2 φX,1
ghezza unitaria fornisce il valore del momento
torcente, tanto più elevato quanto più le due stri-
sce tendono a deformarsi in maniera diversa.

Equazioni indefinite di equilibrio


Le tre condizioni di equilibrio (rotazione attorno all’asse X, rotazione attorno all’asse Y, traslazione
in direzione Z) danno luogo ad altrettante equazioni di equilibrio.
Considerando un elemento infinitesimo di dimensioni (dx, dy, s), l’equilibrio alla rotazione rispetto
a X impone la validità dell’uguaglianza seguente, dove i momenti sono valutati rispetto al baricen-
tro dell’elemento stesso
dx  q  dx  mX   mYX 
q X  dy    q X  X dx   dy   mX  dy   mX  dx   dy  mYX  dx   mYX  dy   dx  0
2  x  2  x   y 
Nell’equazione precedente si può notare che:
Gianni Bartoli/Claudio Mannini/Carlo Guastini – Appunti di Tecnica delle Costruzioni (2) Revisione – 28/05/12
Lezione n. 1 – pag. I.9

 i differenziali del primo ordine si annullano;


 il differenziale del terzo ordine, rappresentato dal momento offerto dal differenziale del taglio,
può essere trascurato.
In definitiva, si ottiene
mX mYX
q X  dy  dx  dx  dy  dy  dx  0
x y
e quindi, data l’arbitrarietà dell’estensione dx∙dy dell’area considerata
mX mYX
qX  
x y
Analogamente, considerando l’equilibrio alla rotazione in direzione Y, si ottiene
mY mXY
qY  
y x

dy dx
q X  dy q Y  dx

mX  dy -X -Y mY  dx

mXY  dy p  dx  dy mYX  dx

Y X

Z
 q Y   q X 
 qY   dy   dx  qX   dx   dy
 y   x 

Y X
 mY   mX 
 mY   dy   dx  mX   dx   dy
 y   x 
 mYX   mXY 
 mYX   dy   dx  mXY   dx   dy
 y   x 

Al solito, l’espressione precedente rappresenta la generalizzazione al caso delle lastre inflesse della
prima equazione indefinita di equilibrio per le travi inflesse, dove si afferma che la sollecitazione di
taglio equilibra la variazione di momento flettente
dM X
TY 
dz
L’equilibrio in direzione verticale fornisce infine l’espressione
 q   q 
p  dx  dy  q X  dy   q X  X dx   dy  q Y  dx   q Y  Y dy   dx  0
 x   y 
cioè
Gianni Bartoli/Claudio Mannini/Carlo Guastini – Appunti di Tecnica delle Costruzioni (2) Revisione – 28/05/12
Lezione n. 1 – pag. I.10

q X q
p  dx  dy  dx  dy  Y dy  dx  0
x y
e quindi
q X q Y
  p
x y
analogo al caso delle travi inflesse
dT
p  Y
dz
avendo indicato con p il carico ortogonale all’asse della trave. Mettendo insieme le tre relazioni
appena trovate, si ottiene infine l’equazione indefinita di equilibrio
  m X m YX    m Y m XY 
        p
x  x y  y  y x 
 2mX  2 m XY  2 m Y
 2   p
x 2 x y y 2

Equazione della superficie elastica


Combinando le equazioni di congruenza e di legame con quelle di equilibrio, si ottiene l’equazione
che definisce la “superficie elastica”, ossia la configurazione del piano medio della lastra a seguito
della deformazione provocata dai carichi.
Sostituendo la definizione dei momenti in funzione delle derivate seconde dello spostamento, le
equazioni di equilibrio alla rotazione assumono la forma:
mX mYX    2w  2 w      2 w   3w 3w 
qX      B   2        B   
1       B   3  
x y x   x y 2   y   x y    x x y 2 

mY mXY    2w  2 w      2 w   3w 3w 


qY     B   2    2    B  1         B   3  
y x y   y x   x   x y    y x 2 y 
corrispondenti alla relazione che nel caso delle travi lega il valore del taglio alla derivata terza dello
spostamento
d3v
TY  EJ  
dz 3
Sostituendo le espressioni appena trovate nell’equazione di equilibrio alla traslazione, si perviene
all’espressione finale
q X q Y    3w 3w     3w 3w   4w 4w 4w 
p      B   3      B   3     B   4  2  
x y x   x x y2   y   y x 2 y    x x 2 y2 y4 
ossia
4w 4w 4w p
 2  
x 4 x 2 y 2 y 4 B
che, introducendo l’operatore Laplaciano
 2   2 
 2   
x 2 y 2
può essere scritta sinteticamente nella forma

Gianni Bartoli/Claudio Mannini/Carlo Guastini – Appunti di Tecnica delle Costruzioni (2) Revisione – 28/05/12
Lezione n. 1 – pag. I.11

p
 4 w   2 2 w 
B
L’equazione della superficie elastica prende il nome di equazione di Germain-Lagrange, dal nome
dei primi due studiosi che l’hanno introdotta: a Sophie Germain (1811) si deve infatti
l’individuazione dell’espressione, mentre Lagrange successivamente definì correttamente i passaggi
che portano alla soluzione del problema (1815)3. Tuttavia, l’equazione assunse la forma riportata
soltanto qualche anno più tardi, quando prima Navier e poi Poisson individuarono la dipendenza di
B dal cubo dello spessore.
L’equazione è ancora una volta molto simile all’equazione della linea elastica delle travi inflesse, in
cui la dipendenza dal carico applicato della derivata quarta dello spostamento è espressa dalla ben
nota relazione
d4w p

dz 4 EJ

3
Da Wikipedia: “Nel 1809 l'Accademia delle Scienze indisse un concorso per trovare una spiegazione matematica agli
esperimenti del fisico Chladni sulle vibrazioni delle superfici elastiche. Napoleone stesso era molto interessato a que-
sto risultato, al punto da offrire come premio al vincitore una medaglia d'oro da 1 kg. Sophie Germain si dedicò a
questa nuova sfida e, alla scadenza dei due anni fissati dall'Accademia delle Scienze, fu la sola a presentare un lavo-
ro. La commissione si rifiutò tuttavia di riconoscerle il premio per via di alcuni errori che Lagrange, membro della
commissione giudicatrice, aveva evidenziato. Con l'aiuto delle stesso Lagrange, Sophie Germain ottenne la soluzione
corretta del problema della piastra. Tale soluzione, però, per spirito maschilista di cui la storia della scienza non è
esente, è comunemente nota come equazione differenziale di Lagrange: solo recentemente la soluzione è più corret-
tamente citata come equazione di Germain-Lagrange. Il concorso fu comunque indetto una seconda volta nel 1813 e
neppure allora il lavoro della candidata fu ritenuto soddisfacente a causa di certe lacune nella dimostrazione. Solo
nel 1815, al terzo tentativo, la tenace perseveranza di Sophie fu premiata, ottenendo finalmente il riconoscimento do-
vuto. Ella, però, si rifiutò di partecipare alla cerimonia di premiazione perché pensava che i giudici non avessero ap-
prezzato pienamente il suo lavoro e che la comunità scientifica non le manifestasse il rispetto dovuto. Certamente
Poisson, il suo principale rivale sul soggetto dell'elasticità ed anche giudice al concorso, inviò un formale e laconico
ringraziamento al suo lavoro ma evitò ogni seria discussione con la studiosa e continuò ad ignorarla in pubblico”.
Gianni Bartoli/Claudio Mannini/Carlo Guastini – Appunti di Tecnica delle Costruzioni (2) Revisione – 28/05/12