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Archivio di

Lotta Femminista per il salario al lavoro domestico

Donazione Mariarosa Dalla Costa

Archive of

Lotta Femminista (Feminist Struggle) for wages for housework

Donation by Mariarosa Dalla Costa

Con Nota biografica e Introduzione di

Mariarosa Dalla Costa

Appendix (p. 198)

Biographical Note and Introduction by Mariarosa Dalla Costa

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Inventario a cura di Franca Cosmai (Release 2013)

Per il testo dell’Introduzione in inglese traduzione di Rafaella Capanna

Prima revisione editoriale: 19 maggio 2014 Seconda revisione editoriale: 23 luglio 2015 (Con la collaborazione di Francesca Fornasini) Revisione editoriale aggiornata al 20 settembre 2015 Revisione editoriale aggiornata al 9 febbraio 2017

Dove si trova l’archivio e come contattare il personale addetto:

“Archivio di Lotta Femminista per il salario al lavoro domestico. Donazione Mariarosa Dalla Costa”

(nel caso venga cambiato questo indirizzo web si può chiedere via email alla biblioteca quello nuovo). L'archivio si trova presso la Biblioteca Civica di Padova, al secondo piano del Centro culturale Altinate - San Gaetano, Via Altinate 71, 35121 Padova. Tel. 049 8204811, fax 049 8204804

Consultazione in Sezione Storica, il lunedi e giovedi dalle 8.30 alle 17.30

About the location of the Archive and how to contact the staff. "Archivio di Lotta Femminista per il salario al lavoro domestico. Donazione Mariarosa Dalla Costa" (Archive of Feminist Struggle for wages for housework. Donation by Mariarosa Dalla Costa")

(in case this web address changes it is possible to ask the new address to the Civic Library). The archive, open to the public, is located at the Civic Library, 2° floor of the Centro Culturale Altinate - San Gaetano, Via Altinate 71, 35121 Padova. Tel. 049 8204811, fax 049 8204804

To consult the archive: Sezione Storica, open on Monday and on Thursday from 8,30 a. m. to 5,30 p.m.

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Nota biografica di Mariarosa Dalla Costa

Mariarosa Dalla Costa è nata il 28 aprile del 1943 a Treviso, città a cui è rimasta profondamente legata e ove spesso si reca mantenendo rapporti d’affetto. Figura storica del femminismo a livello internazionale, ha aperto con Selma James agli inizi degli anni ’70 del ’900 il dibattito sul lavoro domestico e la sua retribuzione, sulla donna come suo soggetto, sulla famiglia come luogo di produzione e riproduzione della forza lavoro.

Il suo testo Potere femminile e sovversione sociale, che include lo scritto di Selma James Il

posto della donna, fu edito in Italia da Marsilio nel marzo ’72 e, nell’ottobre dello stesso anno, in Gran Bretagna da Falling Wall Press (Bristol), riscuotendo subito risonanza internazionale nel dibattito del Movimento femminista come negli studi sulla riproduzione e la condizione della donna che fiorirono a livello accademico. Tradotto in sei lingue e ancora

in via di altre traduzioni, adottato come classico femminista in vari corsi di Women’s Studies, continua a rappresentare una pietra miliare. Con quel testo il lavoro domestico veniva svelato

e analizzato in quanto fase nascosta dell’accumulazione capitalistica, veniva svelato che le

donne dietro le porte chiuse di casa lavoravano, che il territorio era una grande fabbrica sociale, la casa un centro di produzione, la casalinga la sua operaia, the houseworker, come da allora si chiamò nei paesi anglofoni. La forza lavoro, la merce più preziosa per il capitale, per generarsi e riprodursi, presupponeva il lavoro della donna, la realizzazione del consumo operaio passava attraverso il lavoro femminile. Ancora negli ultimi anni ’60 negli stabilimenti del polo chimico di Porto Marghera tutti gli operai erano uomini e le donne erano casalinghe.

La casalinga di classe operaia sarà il soggetto privilegiato del lavoro politico di questo filone femminista. Nel ‘72 a Padova Mariarosa Dalla Costa, Selma James (Londra), Silvia Federici (New York) e Brigitte Galtier (Parigi) costituirono il Collettivo Internazionale Femminista per promuovere il dibattito sul lavoro di riproduzione e coordinare l’azione in vari paesi. Di lì a poco si sarebbe formata infatti a livello internazionale una vasta rete di Gruppi e Comitati per il Salario al lavoro domestico (Wages for housework Groups and Committees), questi ultimi con una funzione preminente.

È un femminismo militante, che promuove e organizza importanti lotte in una prospettiva

anticapitalistica. Persegue un grande mutamento nell’organizzazione produttiva e sociale, capace di garantire alla donna quell’autonomia come persona che inizia con l’autonomia economica. Ma qui è appunto la rottura con i discorsi precedenti ed in particolare con l’emancipazionismo. Non si vuole infatti un’autonomia pagata al prezzo del doppio lavoro, in

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casa e fuori, ma, pretendendo il riconoscimento del valore economico del lavoro domestico, si avanza la richiesta di una sua retribuzione. Assieme si chiede un dimezzamento dell’orario di lavoro esterno - 20 ore settimanali - perché tutti, uomini e donne, possano aver tempo per le incombenze ma anche per il piacere della riproduzione. Avere tempo per lo scambio affettivo, per poter stare assieme. Si chiede un altro sistema di servizi, non più solo in funzione dell’occupazione esterna ma della liberazione di tempo anche per la casalinga.

È

un femminismo totalmente autorganizzato, finanziariamente conta solo sulle quote con cui

si

autotassano le sue militanti. In questo senso possiede una grande forza, non solo non

dipende da nessuno, ma le scadenze sono quelle reali, legate allo sforzo per vincere una

battaglia, non sono le scadenze burocratiche di progetti finanziati come si sarebbe dato invece nel periodo seguente. È un femminismo che si tiene distante dalle istituzioni di cui diffida, anche se molte delle sue vittorie determineranno grandi mutamenti a livello istituzionale. Si pensi alla legalizzazione dell’aborto, agli esiti del referendum sul divorzio, alla legge istitutiva dei consultori, al nuovo diritto di famiglia. È un femminismo che non si appassiona alla tematica della parità e quindi resterà piuttosto silente al momento del passaggio della relativa legge, la n. 903 del ’77. Ritiene infatti che non solo un grande vizio nel discorso sulla parità sia di intenderla come omologazione all’uomo ma soprattutto che resti un discorso vuoto se non si varano politiche molto consistenti nell’ambito della riproduzione in grado di approntare soluzioni diverse perché tale problema non si risolva nella consueta schiavitù femminile. Mariarosa Dalla Costa ha un ruolo preminente in questo fermminismo cui dedica una militanza a tempo pieno dopo aver militato alcuni anni in Potere Operaio. Ma proprio l’impegno nelle lotte degli ultimi anni ’60 inizio ’70, lotte operaie, dei tecnici, degli studenti,

le fa avvertire che qualcosa manca in quell’impegno. Mancano il disagio e la sofferenza della

donna che ancora non hanno un nome. Questo diviene il nuovo terreno della sua riflessione in un momento in cui già in Italia c’erano avvisaglie di un risveglio femminile. Incontra a Londra Selma James con cui instaura un rapporto di comunicazione e cooperazione politica. Redige uno scritto che poi, ulteriormente elaborato, diverrà Donne e sovversione sociale, il

principale articolo del libro Potere femminile e sovversione sociale. Convoca una riunione con alcune compagne per sottoporlo alla loro attenzione e verificare se può costituire il momento

di partenza per un altro percorso, per un’altra storia, quella del femminismo. A una di queste

prime riunioni invita a partecipare Selma James. Lo scritto pone il problema del lavoro domestico gratuito e di come aprire una lotta in merito. È il giugno 1971, il ciclostilato viene

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firmato ‘Movimento di Lotta femminile di Padova’. Non c’è ancora l’ardire di firmarlo ‘Lotta femminista’. Ma basteranno pochi mesi. Dopo una fase in cui quest’ultimo sarà il nome di questo filone femminista in Italia, Lotta femminista si scioglierà per trasformarsi nella rete dei Comitati e Gruppi per il Salario al lavoro domestico. Gli anni ’70 vedono quindi Mariarosa Dalla Costa impegnata in quest’area di movimento e nel contempo docente in forme varie di precariato all’Istituto di Scienze Politiche della Facoltà di Scienze Politiche dell’Università di Padova. Nel luglio 1967 si è laureata in Giurisprudenza con una tesi in Filosofia del Diritto col prof. Enrico Opocher e subito dopo viene incaricata dallo stesso di schedare tutti i documenti relativi alla Resistenza conservati all’Istituto di Storia della Resistenza presso la stessa Università. Inizia quindi a lavorare col prof. Antonio Negri, già assistente di Opocher, divenuto titolare della cattedra di Dottrina dello Stato alla Facoltà di Scienze Politiche. Questo incontro per lei significa fondamentalmente la scoperta delle opere di Marx con cui impara ad avere un rapporto diretto iniziando con Le lotte di classe in Francia e Il capitale. E nel contempo significa la scoperta della fabbrica e della militanza, il lavoro politico a Porto Marghera. Ma era una scoperta perseguita. Come lei stessa dirà “questa era l’esperienza che avevo cercato e che aveva dato

risposta alla mia esigenza di capire e di fare

agire per trasformare l’esistente. Questi sono solo tre degli elementi fondanti di quell’esperienza ma li ritrovo tutti nell’attraversamento degli altri territori che ho compiuto nei periodi seguenti” (La porta dell’orto e del giardino, in Gli operaisti: autobiografie di cattivi maestri, a cura di Guido Borio, Francesca Pozzi, Gigi Roggero, Roma, DeriveApprodi, 2005). D’altronde quel momento storico è molto importante, avvengono cose nuove: gli studenti scoprono gli operai, gli operai scoprono gli studenti, un circuito di intellettuali favorisce questo incontro. Si scoprono le connessioni tra i vari posti assegnati nella società e nel mondo, si vuole cambiare quel mondo con le sue diseguaglianze e le sue sofferenze, si crea nella lotta una grande e totalizzante cooperazione. Certamente l’esperienza di quegli anni è stata determinante nella sua formazione politica anche per ciò che avrebbe riguardato l’attività nel percorso femminista. Negli anni ’70 si reca più volte negli Stati Uniti e in Canada ove è invitata a tenere cicli di conferenze nelle Università e in riunioni con donne attiviste. Le offrono la possibilità di tenere un insegnamento a New York, all’Università di Staten Island. Ma, tornata in Italia, decide di rinunciare perché sente di non poter interrompere il lavoro politico avviato da poco con le donne. Alla fine degli anni ’70 una forte operazione di repressione in Italia fa chiudere percorsi di

determinazione e passione nel voler

metodo,

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movimento, anche femminista. In particolare il discorso sul salario al lavoro domestico viene del tutto ignorato o fortemente osteggiato. Alla repressione politica corrisponde una normalizzazione sociale e culturale. Dagli anni ’80 la risposta istituzionale alle istanze femministe si formula piuttosto come enti e politiche di pari opportunità. In altre parole il quadro va bene e quindi non è da mettere in discussione. Ma racchiude un problema, la discriminazione uomo donna, e questo è il tema dominante di cui le nuove generazioni sono indirizzate ad occuparsi. Nella prospettiva di poter ascendere, con pari opportunità appunto, nel quadro dato. Questo tipo di studi viene incoraggiato e anche molto sostenuto finanziariamente. Alle esponenti della rete del Salario al lavoro domestico non resta che segnare la distanza da questo approccio. L’interesse invece continua nei confronti di una lettura sempre aggiornata dello sviluppo capitalistico e dei mutamenti della condizione femminile nelle nuove coordinate. Si rivolge l’attenzione piuttosto al sud del mondo. Alcune, tra cui Mariarosa Dalla Costa, si recheranno più volte in paesi di quest’area mentre nelle aree avanzate ogni possibilità di discorso teso a grandi mutamenti appare chiusa. Per ciò che concerne la produzione analitica di questa studiosa, tempo e denaro rimangono ancora nei primi anni ’80 i due poli del discorso sia nell’analisi che nella propositività. Negli anni ’70 aveva svolto studi relativi al rapporto riproduzione-emigrazione-immigrazione con particolare attenzione ai nuovi comportamenti delle donne riguardo alla scelta di maternità, aveva analizzato il rapporto tra l’azione del Movimento femminista e le politiche del lavoro e sociali. Dedica uno studio sistematico al periodo degli anni ’30 negli Stati Uniti analizzando il rapporto fra emergere del sistema di welfare e ridefinirsi del ruolo della donna nella famiglia nucleare urbana, lavoro che uscirà nel 1983 (Famiglia, Welfare e Stato tra Progressismo e New Deal, Milano, FrancoAngeli) tradotto anche in inglese. L’interesse per tale periodo è motivato dal fatto che esso, pur con alcune rilevanti differenze quali l’assenza di copertura per malattia, offre il modello di riproduzione della famiglia moderna in tempi di crisi. E soprattutto è illuminante riguardo a processi importanti che lo hanno preceduto. Ma gli anni ’80 sono gli anni di decollo del neoliberismo e di applicazione drastica delle politiche di aggiustamento strutturale che vedono moltiplicarsi nel mondo le lotte per il pane e la resistenza contro tali politiche applicate in nome del pagamento del debito internazionale. Dagli anni ’90 la globalizzazione neoliberista rappresenterà una poderosa opera di proletarizzazione e abbassamento del costo del lavoro condotta ancora attraverso l’attacco ai beni comuni, l’applicazione delle politiche di aggiustamento strutturale, l’imposizione di un

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modello di sviluppo sempre più orientato all’esportazione, le delocalizzazioni, il procedere, come sottolinea Silvia Federici, di una nuova divisione internazionale del lavoro che coinvolgerà anche l’ambito della riproduzione obbligando sempre più donne provenienti dal sud e dall’est del mondo a migrare verso le aree avanzate per prestare lavoro domestico e di cura. La globalizzazione neoliberista quindi globalizzerà e ristratificherà a livello mondiale anche il lavoro di cura. L’interrogarsi sulla riproduzione, e quindi sulla condizione femminile, per Mariarosa Dalla Costa si pone all’interno di questo quadro. Ai temi subito sopra menzionati dedica due collettanee che cura con Giovanna F. Dalla Costa: Donne e politiche del debito. Condizione e lavoro femminile nella crisi del debito internazionale Milano, (FrancoAngeli, 1993) e Donne, sviluppo e lavoro di riproduzione. Questioni delle lotte e dei movimenti (Milano, FrancoAngeli, 1996) tradotti in inglese e giapponese, e vari altri scritti. Dall’inizio degli anni ’90, proprio nella lettura dell’attacco condotto dall’economia neoliberista ai beni comuni, un’altra tematica le si pone come cruciale: la questione della terra e con ciò dell’alimentazione, delle politiche del cibo e della sovranità alimentare. Pone molta attenzione alle lotte indigene attorno alla questione della terra e dell’acqua, della salvaguardia delle economie di sussistenza e della biodiversità. Nell’inverno 1992/93 va in Messico, nel Chiapas, e intuisce nei vari manifesti affissi inneggianti agli eroi guerriglieri dell’epopea zapatista le avvisaglie di un movimento che sarebbe esploso il 1° gennaio dell’anno seguente mentre le donne Maya già nel ’93 avevano messo a punto la Legge rivoluzionaria delle donne. Nel ’94 è invitata in Giappone a tenere un ciclo di conferenze sul tema della donna e dell’ecologia. A Hiroshima incontrerà le vittime della bomba atomica e a Okinawa gruppi di donne che si attivano contro la prostituzione che circonda le basi militari e per il risarcimento delle donne coreane rapite e obbligate al servizio sessuale per i soldati giapponesi durante la guerra. Il tour nelle principali città nipponiche è anche l’occasione per un fecondo incontro con studiose ecofemministe europee che partecipano all’iniziativa. Con le stesse, tra cui anzitutto Maria Mies, e con Vandana Shiva dall’India, relazionerà nel Women’s Day on Food a Roma nel convegno parallelo al vertice della Fao nel 1996, convegno in cui La Via Campesina lancerà il programma della sovranità alimentare. Sempre più la terra in una poliedricità di significati e le politiche del cibo si porranno al centro della riflessione di Mariarosa Dalla Costa come elemento essenziale del discorso sulla riproduzione a livello globale. Occorre cogliere, come sottolinea nei suoi vari scritti in merito, il carattere strategico delle attuali politiche alimentari in quanto nuova formula di dominio dell’umanità cui

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sottraggono sempre più libertà e autosufficienza.

Di contro a tutto questo, e di contro ad una vita sempre più esito di laboratorio, si tratta di

lottare per la salvaguardia delle fonti e dei cicli di riproduzione spontanea della vita, anzitutto

la terra, l’acqua, i semi. Il susseguirsi sempre più frequente di scandali alimentari che

generano ormai molta circospezione attorno al cibo, timore anziché gioia, impone di prestare nuova attenzione alle modalità della sua produzione a partire dalla consapevolezza che il cibo non è una merce qualunque. Per cui, sostiene, la garanzia di riproduzione umana non può risiedere solo nella garanzia di denaro, pur nella forma di reddito garantito. Che ne faremo del denaro se potremo comprare solo veleno? Così come non può risiedere nel disporre di abbastanza valuta pregiata per acquistare il cibo sul mercato globale come sostengono invece i venditori di “sicurezza alimentare”. Occorre, sostiene Mariarosa Dalla Costa, esercitare la sovranità alimentare come diritto a decidere di cosa nutrirsi e come produrlo. Dagli anni ’90 quindi questa studiosa fa di tale tematica il nodo centrale della sua ricerca pubblicando vari scritti in merito, in inglese sulla rivista web “The Commoner” (http://www.thecommoner.org ), in italiano su “CNS. Capitalismo Natura Socialismo. Rivista di ecologia socialista” poi divenuta “Ecologia politica” e sulla rivista “Foedus”. Sempre nell’ottica della difesa dei beni comuni, delle politiche del cibo e di nuovi termini di riproduzione umana affronta il problema del mare, della pesca indiscriminata e degli allevamenti ittici industriali. Pubblica con Monica Chilese Nostra madre Oceano. Questioni e lotte del movimento dei pescatori (Roma, DeriveApprodi 2005) tradotto anche in inglese. Ma nel corso degli anni ’90 si imbatte in un’altra importante questione che lei stessa definisce la terza grande battaglia che deve affrontare il corpo femminile nell’età matura, dopo quelle del parto e dell’aborto: l’abuso dell’isterectomia. La sovente gratuita castrazione dei poteri riproduttivi della natura corpo femminile analogamente a quanto avviene per la natura terra. Decide di indagare il problema, e pubblica Isterectomia. Il problema sociale di un abuso contro le donne (Milano, FrancoAngeli, 1998; 3a ed. 2002) che sarà tradotto in inglese e giapponese. La questione la terrà impegnata alcuni anni. Denuncia pubblicamente questo abuso in una serie di dibattiti a più voci, anche di medici e giuristi, che tiene nelle principali città italiane. Porta avanti presso le donne e il corpo medico un’attività di sensibilizzazione che darà risultati molto positivi. Dal 1985 è professore associato di Sociologia politica presso la Facoltà di Scienze politiche dell’Università degli studi di Padova. Ha insegnato per parecchi anni anche alla Scuola di specializzazione in diritti umani della stessa facoltà. Dall’avvento della Riforma universitaria

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ha strutturato il suo insegnamento in due corsi: “Globalizzazione: questioni e movimenti” nel

triennio, ove dà particolare rilievo alle reti mondiali costruite dai movimenti degli agricoltori e

dei pescatori, e “Globalizzazione diritti umani e promozione della donna” nel biennio.

Ha organizzato e presieduto la sessione ‘Women and the Economy’ (Research Committee 02

Economy and Society) al XII Congresso mondiale di Sociologia dell’AIS (Associazione

Internazionale di Sociologia) tenutosi a Madrid dal 9 al 12 luglio 1990. Ha organizzato e

presieduto, sempre per il Research Committee 02, con la prof. Silvia Federici la sessione

‘Women development and housework’ e con la prof.ssa Giovanna Franca Dalla Costa

‘Development democracy and women’s human rights’ al XIII Congresso mondiale di

Sociologia dell’AIS tenutosi a Bielefeld dal 18 al 23 luglio 1994.

Nell’attività didattica che seguita negli anni a condurre con passione continua quel discorso

per altri termini di riproduzione umana che si è arricchito di tutte le tematiche che la docente

ha attraversato. Di recente ne ha discusso in conferenze e convegni in Spagna, Messico,

Brasile e Argentina. I suoi lavori continuano ad essere tradotti in varie lingue.

Tra le sue opere più note:

- Potere femminile e sovversione sociale, con Il posto della donna, di Selma James, Padova, Marsilio, 1972; 4. ed. 1977, tradotto in più lingue

- Riproduzione e emigrazione in L’operaio multinazionale in Europa, a cura di Alessandro

Serafini, Milano, Feltrinelli, 1974; 2. ed. 1977, trad. ingl. Reproduction and Emigration, in

“The Commoner”, 15 (2012)

- Emigrazione, immigrazione e composizione di classe in Italia negli anni ’70, “Economia e lavoro”, n. 4 (ottobre-dicembre 1981)

- Famiglia Welfare e Stato tra Progressismo e New Deal, Milano, FrancoAngeli, 1983; 3.

ed.1997; trad. inglese Family Welfare and the State between Progressivism and the New Deal,

Common Notions, New York, 2015.

- Kajirodo ni Chingin-o-feminizumu no aratana tenbo, Tokyo, Impact Shuppankai, 1986; 2.

ed.1990 (raccolta di suoi scritti) - Donne e politiche del debito (curatrice, con G.F. Dalla Costa), Milano, FrancoAngeli, Milano, 1993; trad. inglese Paying the Price. Women and the Politics of international economic Strategy, London, Zed Books,1995; trad. giapponese Yakusokusareta hatten?, Tokyo, Impact Shuppankai, 1995

- Donne sviluppo e lavoro di riproduzione. Questioni delle donne e dei movimenti (curatrice, con G.F. Dalla Costa, e autrice), Milano, FrancoAngeli, 1996; trad.inglese Women, Development and Labour of Reproduction. Struggles and Movements, Lawrenceville (NJ),

Africa World Press, 1999

- Isterectomia. Il problema sociale di un abuso contro le donne (curatrice e autrice), Milano, FrancoAngeli, 1998; 3. ed. ampliata 2002); trad. giapponese Igaku-no oryoku-ni sarasareru onnatachi, Italia-ni okeru sikyuu tekisyutsu, Tokyo, Impact Shuppankai, 2002; trad. inglese Gynocide. Hysterectomy, capitalist Patriarchy and the medical Abuse of Women, New York, da Autonomedia, 2007

- Nostra madre Oceano. Questioni e lotte del movimento dei pescatori (con Monica Chilese), Roma, DeriveApprodi, 2005; trad. inglese Our Mother Ocean, Common Notions, New York,

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2014.

- L’indigeno che è in noi, la terra cui apparteniamo, in Camminare domandando: la

rivoluzione zapatista, a cura di Alessandro Marucci, Roma, DeriveApprodi, 1999; trad.

inglese The Native in Us, the Land We Belong to, “Common Sense”, n. 23 (1998) e “The Commoner” n.6 (2002)

- Per un’altra agricoltura e un’altra alimentazione in Italia (con Dario De Bortoli), “Foedus”, n. 11 (2005); trad. inglese For another agricolture and another food policy in Italy, “The Commoner”, n. 10 (2005).

- Perché i pesci saltino nell’orto. Biodiversità e salute nei movimenti per un’agricoltura contadina e una pesca artigianale, “Foedus”, n.12 (2005); trad. inglese So that Fish May Flop in Vegetable Gardens. Biodiversity and health in movements for peasant-based agriculture and artisan fishing, “The Commoner” n. 15, 2012, (Archive).

- Some Notes on Neoliberalism, on Land and on the Food Question, in Women in a

Globalizing World: Equality, Development Peace and Diversity, ed. by Angela Miles, Toronto, Inanna Publications, 2013

- La puerta del huerto y del jardin “Noesis, Revista de Ciencias Sociales y Humanidades,

Universidad Autonoma de Ciudad Juarez”, 15 (2005), n. 28

- La sostenibilidad de la reproduccion. De las luchas por la renta a la salvaguardia de la vida, in Laboratorio feminista, Transformaciones del trabajo desde una perspectiva feminista. Produccion, reproduccion, deseo, consumo, Madrid, Tierra de Nadie, 2006

- Dinero perlas y flores en la reproducciòn feminista, Madrid, Akal, 2009

- Kadinlar ve Toplumun Altust Edilmesi, Istanbul, Otonom Yayincilik, 2014.

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Introduzione

L’archivio ospita materiali di vario tipo raccolti e conservati dagli anni ’70 del ‘900 in poi da Mariarosa Dalla Costa grazie alla sua attività di militante del Movimento femminista e studiosa della condizione femminile. Sono materiali relativi a un filone di Movimento femminista denominatosi in Italia prima Movimento di Lotta Femminile, poi Lotta Femminista e quindi rete o Movimento dei Gruppi e Comitati per il Salario al lavoro domestico (d’ora innanzi SLD). Nei paesi anglofoni è la rete di Wages for housework (d’ora innanzi WFH) anche se gruppi indubbiamente orientati a rivendicare la retribuzione del lavoro domestico possono assumere altri nomi. Ne è un esempio il Power of Women Collective di Londra. Anche in Italia si possono dare variazioni del nome, ad esempio il Collettivo Femminista Napoletano per il SLD, il Gruppo Femminista “Immagine” per il SLD di Varese. Caso a sè il Gruppo Femminista di Pescara che, sempre assieme nelle iniziative del circuito SLD, nel giornale “Le operaie della casa” veniva posto nell’indirizzario di questo circuito. Così come vi erano gruppi per il SLD che sorgevano e che, per l’impossibilità di aggiornare continuamente gli elenchi, non apparivano nell’indirizzario sul giornale, ad esempio il Gruppo Femminista per il SLD di San Donà di Piave e altri. Anche a Milano c’era una presenza SLD che poi diviene componente di un Collettivo più ampio a livello cittadino, così come ci sono a Roma due Gruppi per il SLD che stranamente non appaiono sul giornale. A maggior ragione era quasi impossibile tenere conto dei gruppi WFH che sorgevano all’estero. Si teneva conto dei principali. Di molti altri si verrà a conoscenza quando, con la repressione di fine anni ’70, arriveranno numerosi telegrammi di solidarietà che, assieme ad altri documenti di sostegno contenuti nell’archivio, costituiranno una fonte importante per dare un’idea della reale espansione della rete SLD/ WFH. A Padova Lotta Femminista costituirà nel tempo il momento propulsore per il formarsi di altri gruppi femministi che si organizzavano autonomamente, per fare solo un esempio il Gruppo Femminista Medie (cioè delle studentesse delle scuole medie). Si tratta quindi di un femminismo di dimensione internazionale, militante, anticapitalistico, che conduce grandi lotte in vista di un mutamento radicale dell’esistente. I materiali contenuti nell’archivio sono in prevalenza relativi agli anni ’70, concepiti per un uso immediato nel lavoro di intervento pratico (volantini e opuscoli) ma anche materiale più analitico destinato alla formazione politica delle attiviste (piccoli libri). E inoltre materiali di studio più approfondito relativamente a tematiche considerate cruciali. Anche dopo gli anni ’70 questa produzione complessiva continua, a seconda dei percorsi delle

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esponenti della rete, modulandosi sulle nuove evoluzioni del discorso, delle iniziative e sui nodi ritenuti importanti. Qui si è raccolto quanto si è potuto far pervenire fino ad oggi ripromettendoci di integrarlo ulteriormente. Ci sono ancora, anche dopo gli anni ’70, documenti in cartaceo che testimoniano di un’attività militante in vari paesi, anche se, mano a mano che ci si avvicinerà all’epoca delle nuove tecnologie informatiche, il volantino e l’opuscolo tenderanno a scomparire. Vi sono anche materiali multimediali. La fondazione in Italia e l’avvio dell’attività di Lotta Femminista avviene nel giugno ’71 quando Mariarosa Dalla Costa, che ha un’esperienza di anni nell’operaismo e ha aperto un rapporto politico con Selma James a Londra, convoca a Padova una riunione invitando alcune compagne e ponendo alla loro attenzione un documento che ha redatto. Lo scritto tratta del lavoro domestico gratuito come lavoro che condiziona la vita di tutte le donne e invita ad aprire varie forme di lotta per farlo costare. La prospettiva in cui viene condotto il discorso ha molta corrispondenza con quella delle altre lotte sul salario che si conducono nelle fabbriche, nelle Università e nel territorio da parte degli operai e da parte degli studenti. Questi ultimi lottano contro l’autoritarismo dei professori e dei genitori, contro i costi dello studio, e chiedono anche un presalario per il lavoro di formazione della loro forza-lavoro. Questo archivio raccoglie pure documentazione in merito a quelle lotte degli studenti come dei lavoratori precari dell’Università. Quanto al lavoro domestico lo si vuol far costare, si richiede un sistema di servizi che liberi tempo anche per la casalinga, non solo per la donna occupata fuori, si richiede un dimezzamento del tempo di lavoro esterno perché tutti, uomini e donne, possano dedicare tempo alla riproduzione, tempo per le incombenze ma anche per lo scambio affettivo. Sempre guardando all’ambito italiano, che è quello da cui proviene la maggior parte del materiale qui archiviato, alcune cose vanno precisate. Il filone SLD di cui parliamo rappresenta una delle due grandi anime del femminismo, l’altra è quella dell’autocoscienza. Questa ha notevoli corrispondenze con la pratica del raising consciousness americano che predilige il piccolo gruppo di donne che si raccontano e confrontano in prima persona. Scoprire con altre il vissuto personale è anche la strada per rifiutare un’identità imposta, fissata nel ruolo di moglie e madre, e cercare di costruire un’altra identità. Uno degli aspetti che emergerà più drammaticamente da questa esperienza del piccolo gruppo sarà la scoperta della violenza che le donne subiscono. Nel filone dell’autocoscienza vi sono gruppi con diverse denominazioni ed è un filone particolarmente forte a Milano e nelle grandi città. Agli inizi degli anni ’70 è anche in rapporto con il gruppo di impostazione psicanalitica “Psychanalyse et Politique” a Parigi che fa capo ad Antoinette Fouqué. L’autocoscienza ama

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poco le manifestazioni e, anche nelle grandi scadenze del Movimento femminista come l’aborto, a volte preferirà non esserci. Rifiuta quelle che chiama “scadenze esterne”. Si delineano così due grandi caratterizzazioni nel Movimento femminista italiano, spesso indicate l’una come “psicanalitica”, l’altra come “politica”. Sono accomunate comunque dalla rottura con il discorso dell’emancipazione, dal nessun interesse per il discorso sulla parità in quanto portatore del vizio dell’omologazione, dal rifiuto di aver a che fare con le istituzioni. La “liberazione”, non l’emancipazione (faticosa e limitata conquista comunque delle generazioni precedenti) costituisce il nuovo vessillo che, a mano a mano che le donne avanzano nel loro cammino e affermano i loro diritti umani e libertà fondamentali, i loro diritti di cittadinanza, si riempie di sempre nuovi contenuti. Libere dall’autorità maschile, libere dalla dipendenza economica dell’uomo, libere dal dover subire violenza, libere di decidere riguardo a sessualità e procreazione, libere di autodeterminarsi in ogni aspetto della loro vita. La “differenza” è l’altra grande affermazione di contro al discorso della parità. La differenza come specificità della condizione femminile, differenza che si vuol far emergere e rispetto a cui si vogliono specifiche risposte. Il filone di Lotta Femminista-SLD legge la differenza per come è calata nella divisione sessuale capitalistica del lavoro. All’uomo il lavoro retribuito di produzione delle merci, alla donna il lavoro non retribuito di produzione e riproduzione della forza lavoro. Questa l’insostenibile contraddizione, lavoratrice non salariata in un’economia salariale. Questa la differenza gerarchizzante tra uomo e donna. Questa l’insopportabile condizione, essere casalinga (l’Italia al tempo aveva un tasso particolarmente alto di donne casalinghe) obbligata ad erogare continuamente lavoro per riprodurre l’intera famiglia ma a dipendere dall’uomo per il mantenimento, da questa dipendenza intralciata in tutte le sue scelte di vita. Rompere questa contraddizione voleva dire aprire lotte in ogni luogo per far costare il lavoro domestico. Ma è anche un grande risveglio culturale. Il tema del lavoro domestico si impone in tutto il Movimento femminista al posto dell’emancipazione attraverso il lavoro esterno, anche in quei circuiti che non condividono di richiedere una sua salarizzazione. Le donne rifiutano sempre più una femminilità fatta di infinita disponibilità a riprodurre gratuitamente altri. Se le prime avvisaglie di un risveglio femminista risalgono alla seconda metà degli anni ’60, indubbiamente in Italia un Movimento femminista che vede migliaia di donne scendere in strada, manifestare, organizzare lotte, si dà agli inizi degli anni ’70 in un quadro caratterizzato già da altre lotte condotte con forza da operai, studenti, tecnici, con la presenza molto attiva di una sinistra extraparlamentare. Da questo contesto provengono numerose militanti femministe a cui presto si aggiungono molte

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altre che non avevano precedenti esperienze di militanza. Varie donne del filone di Lotta Femminista provengono da anni di militanza in Potere Operaio. Sanno che un grande mutamento che dia risposte nuove e consistenti al problema della riproduzione umana non può avere luogo se non si riesce a far sentire la determinazione delle donne. Il loro percorso perciò tenderà a costruire lotte sul lavoro domestico e le sue condizioni non solo nelle case e nei quartieri, ma anche nei luoghi di lavoro esterni alla casa ove si vuole rendere visibile l’esistenza del lavoro domestico da cui qualunque altro lavoro dipende. Si hanno così comportamenti come portare i figli piccoli in ufficio, o lotte come quelle delle segretarie degli studi professionali di Trieste che rifiutano di continuare a svolgere mansioni aggiuntive che gli vengono richieste solo in quanto donne. O lotte come quella alla fabbrica Solari di Udine che tende a ridurre il tempo di riproduzione che le donne devono spendere per se stesse per le cure e i controlli medici. Chiedono che la direzione organizzi un servizio con un medico che vada in fabbrica. Questo fa risparmiare alle operaie giornate di lavoro che altrimenti se ne andrebbero tra burocrazie e visite. E ottengono quanto chiedono. L’esempio poi si allarga ad altre fabbriche. Naturalmente queste, come molte altre lotte e momenti di mobilitazione, sono documentati anzitutto nel giornale “ Le operaie della casa” e negli altri materiali archiviati. Se in Italia la pretesa di far costare il lavoro domestico, pretendere una sua retribuzione a partire dalla quota più gravosa, cioè allevare figli, poteva apparire velleitaria, all’estero invece si avevano consistenti esempi a cui le militanti della rete SLD-WFH guardavano: anzitutto le Family Allowances in Inghilterra, l’Assegno di salario unico in Francia, le Welfare Mothers negli Stati Uniti, tutte misure che rappresentavano un primo concreto livello di retribuzione di questa lunga fatica. Ma la mobilitazione sul lavoro domestico si intreccia con la mobilitazione su tutti quegli aspetti, quei diritti negati della vita femminile che impediscono alla donna di emergere come persona. È questo infatti il grande processo che si è messo in moto con il Movimento femminista. Voler emergere come persona vuol dire voler emergere come soggetto autonomo, dotato di tutti i diritti e le libertà fondamentali, soggetto che pretende di poter autodeterminarsi in tutti gli ambiti della sua vita a partire da sessualità e procreazione, a partire dall’affermare che la sessualità femminile non è solo in funzione delle esigenze dell’uomo e non è solo in funzione della procreazione. È un tema scottante in quegli anni, che si intreccerà continuamente con quello del diritto alla conoscenza del proprio corpo, con quello della salute, con quello della violenza, con quello dell’aborto. A Padova per la prima volta si decide di trasformare un processo per aborto che si tiene il 5 giugno del ’73 in un momento di mobilitazione politica a cui partecipa tutto il Movimento. È il primo atto di un

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percorso di anni che porterà alla legalizzazione dell’aborto (L. 194/1978). L’aprirsi del discorso sulla sessualità, che include il diritto a poter vivere il proprio orientamento sessuale, contribuisce a Padova e a livello nazionale a creare quel terreno di dibattito ove è più facile prendere la parola anche per il movimento omosessuale maschile. Una serie completa della loro rivista “Fuori” sarà donata all’Archivio Augusto Finzi presso la biblioteca comunale di Marghera da Mariarosa Dalla Costa pochi anni fa quando la possibilità di costruire questo archivio a Padova non si era ancora concretizzata. Comunque anche nel discorso sulla sessualità con persone dello stesso sesso ciò che importa alla rete SLD è mettere in luce come, pur essendo in tal caso la divisione del lavoro meno fissata e gerarchizzata che nella coppia eterosessuale, nondimeno la scelta gay non risolve il problema del lavoro domestico. Ma vasto

è anche l’impegno per promuovere informazione delle donne su ciò che oggi si chiamerebbe

la “salute riproduttiva” e per sollecitare lo Stato a farla. È stupefacente la mole di lavoro che si dedica a costruire un altro sapere su tutto ciò che riguarda la salute della donna e che viene

divulgato in piccoli opuscoli, ciclostilati, libri. Per la verità anche i libri sono di piccole dimensioni e questo testimonia che c’era poco tempo per scriverli e poco tempo per leggerli in quanto larga parte del tempo era dedicata all’organizzazione e all’azione. E gli editori non potevano fare grandi investimenti. Quindi i libri dovevano essere di dimensioni contenute e andare effettivamente venduti. Ne sono un esempio la collana Marsilio intitolata “Salario al lavoro domestico – strategia internazionale femminista” e il libro Un lavoro d’amore, di Giovanna F. Dalla Costa, saggio fondamentale sul rapporto tra violenza fisico sessuale e gratuità del lavoro domestico, pubblicato da ‘edizioni delle donne’ a Roma nel ’78. Teniamo anche presente che questo costruire un altro sapere da parte del Movimento femminista si inscriveva in un orizzonte di costruzione di altro sapere condotto negli anni ’70 da vari movimenti. A Padova nel ’74 il Comitato per il SLD che ha raccolto il testimone da Lotta Femminista apre il primo consultorio autogestito a cui ne

sarebbero seguiti altri in altre città. Nel consultorio prestano la loro opera gratuita molte donne

e medici di buona volontà. La legge (n. 405) che istituisce i consultori arriverà nel ’75 mentre

nel ’71 era stata dichiarata incostituzionale dalla Corte competente la norma (art. 553 c.p.) che vietava la pubblicizzazione degli anticoncezionali. I consultori comunque rimarranno sempre di molto inferiori al numero previsto e carenti rispetto alle funzioni di informazione e prevenzione loro assegnate. Molto impegno viene profuso anche sulla questione del parto per riportarlo alla condizione di evento naturale di contro alla sua eccessiva medicalizzazione e per restituire alla donna il ruolo di protagonista con il diritto ad avere in quell’evento il

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conforto di persone di sua fiducia. I reparti di maternità negli ospedali erano particolarmente all’attenzione del Movimento e resterà famosa la lotta all’ospedale S. Anna di Ferrara. Ma complessivamente è tutto l’ambito della ginecologia ad essere sotto accusa, ancora largamente

in mano a medici maschi, spesso autoritari e rozzi nel rapporto con la paziente. Si svolgono

anche inchieste negli ambulatori pubblici, ove spesso le donne fingendosi pazienti vanno a

testare la qualità del servizio. Attorno alla maternità c’è un fervere di ricerca femminista, si delineerà il Movimento per una nascita attiva, si formerà Andria, un coordinamento nazionale

di ginecologi, ginecologhe e ostetriche particolarmente attenti alla lezione del Movimento

femminista, loro portavoce Istar, rivista multidisciplinare sulla nascita. Lo stesso circuito sarà

molto importante quando negli anni ’90 sarà sollevata la questione dell’abuso dell’isterectomia. Nel ’74 si vince il referendum sul divorzio riuscendo così a mantenere nell’ordinamento italiano quest’istituto entrato da pochi anni a farne parte. Nel ’75 entra in vigore il nuovo diritto di famiglia incentrato sulla parità tra i coniugi. La risposta istituzionale alle istanze del Movimento femminista infatti va articolandosi secondo il modulo classico dell’emancipazione e, dal ’72 al ’79, l’occupazione femminile retribuita aumenterà di un milione e mezzo di unità. È più funzionale adesso che le donne possano decidere su un piano di parità con il coniuge tutto quanto riguarderà famiglia e occupazione extradomestica. L’altro grande tema affrontato è quello della prostituzione. Nel 1958 la legge Merlin (n.75) aveva abolito la regolamentazione della prostituzione. D’ora innanzi la prostituzione non sarebbe stata reato mentre lo era lo sfruttamento della prostituzione altrui. Conseguentemente lo Stato non poteva più trarre profitto da tale attività. Negli anni ’70 la prostituzione in sé non era più reato in molti paesi europei ma veniva in pratica criminalizzata in vari modi. Così come costituiva terreno di frequente esercizio della violenza maschile che veniva data piuttosto per scontata dalle istituzioni. Nel ’75 è l’ennesima uccisione di una prostituta a Lione che induce

le sue compagne di strada ad occupare le chiese e incominciare ad organizzarsi come

Movimento. Il 16 giugno del ’76 infatti le prostitute tengono il loro primo convegno al teatro ”La Mutualité” a Parigi. Nello stesso anno negli Stati Uniti, a New York, i frequenti rastrellamenti vorrebbero indurre nell’opinione pubblica l’idea che rinchiudere le prostitute negli Eros Centers sarebbe la soluzione ideale. Frequenti rastrellamenti avvengono anche a San Francisco per cui anche qui le prostitute si ribellano ed incominciano ad affermare dalla costa atlantica a quella del Pacifico i loro diritti, anzitutto a non essere sfruttate da altri, a non subire violenza da parte dei clienti e della polizia, a tenere i figli con sé. La grande svolta che avviene è che le prostitute decidono di parlare in prima persona, mostrandosi in pubblico,

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rifiutando l’invisibilità, la vittimizzazione e la ghettizzazione. Ma soprattutto rifiutando che altri discutano della loro scelta in termini solo morali ed imponendo invece di discuterla come lavoro. Da allora sarà coniato e universalmente usato il termine sexworkers, cioè lavoratrici del sesso. Anche in Italia ci saranno convegni in cui le prostitute parlano in prima persona e nasceranno ad iniziativa delle stesse Comitati per i diritti delle persone che si prostituiscono. Ma soprattutto parlare della prostituzione in termini di lavoro avrebbe messo sempre più in luce la scarsa possibilità di scelta delle donne obbligate o alla dipendenza economica da un uomo o a un doppio lavoro per una paga molto bassa. Tanto che alcuni circuiti di prostitute a livello internazionale si sarebbero pronunciati in favore di una retribuzione del lavoro domestico. E di tutto questo c’è documentazione in questo archivio. Ma rispetto al quadro in cui quelle affermazione di diritti si erano date, anzitutto il diritto a non essere sfruttate da altri, la globalizzazione neoliberista avrebbe portato sulle strade del primo mondo donne da paesi più poveri, in condizioni di debolezza e ricattate da organizzazioni criminali. Nel ’75 il crescere sempre più impetuoso in vari paesi del Movimento femminista avrebbe determinato da parte delle Nazione Unite la decisione di proclamare il 1975 Anno internazionale della donna, di indire il Convegno di Città del Messico su “Donna, sviluppo e pace” e di dedicare alla stessa il decennio che si apriva. In quel Convegno donne del Nord si sarebbero incontrate con donne del Sud scoprendo di avere priorità diverse. La povertà, non la discriminazione, era il primo problema per quelle che venivano da paesi “in via di sviluppo”. Ma anche questo convegno sarebbe stato percepito con una certa indifferenza da parte del Movimento femminista, mai entusiasta di fronte a eventi istituzionali, tanto più se alto istituzionali. Per cui quasi non ce n’è traccia nella letteratura del Movimento. Nel ’79 venne approvata dall’Assemblea generale delle Nazioni Unite la Convenzione contro ogni forma di discriminazione nei confronti della donna ( Cedaw) che andrà in vigore nell’81. Per quanto concepita in termini solo “negativi”, elencando cioè gli ambiti in cui non vi deve essere discriminazione nei confronti delle donne e, di contro, impegnando gli stati a provvedere se accade, riguarda ogni aspetto della vita della donna e rimane la Carta più importante sul tema della discriminazione. Ma anche questa Carta per il Movimento femminista resterà lettera morta, praticamente sconosciuta, pur se in seguito sarà la Carta che obbligherà gli stati firmatari, tra cui l’Italia, a prendere una serie di iniziative in merito alla discriminazione. Suo difetto semmai, è di non aver espressamente contemplato la violenza come forma di discriminazione. Eppure la violenza, dopo il lavoro domestico, è l’altra grande questione emersa nel femminismo degli anni ’70, in particolare la violenza sessuale che le donne

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subiscono. In Italia il codice Rocco la colloca ancora tra i reati contro la morale pubblica e il buon costume. È una gravidanza difficile quella del Movimento che vuol far nascere la donna come persona e quindi pretende che la violenza contro di lei sia annoverata invece tra i reati contro la persona. Vari progetti di legge verranno presentati a partire dal 1979 quando viene presentato il primo ad iniziativa popolare. Anche il Partito Comunista nel ’77 ne aveva presentato uno ma alla Camera non si era avviata la discussione. Il Movimento femminista però è un po’ imbarazzato perché non vuole contribuire a definire pene. Si mobilita invece in convegni definiti Tribunali internazionali come quello di Bruxelles sui crimini contro le donne dal 4 all’8 marzo del ’76 a cui partecipano circa 2000 donne da ogni parte del mondo. E in quel convegno verrà anche votata alla quasi unanimità nell’assemblea generale conclusiva una risoluzione presentata dalle attiviste della rete SLD/WFH provenienti dall’Italia, dal Canada, dagli Stati Uniti, dalla Gran Bretagna. La risoluzione dice: “Il lavoro domestico non pagato è una rapina. Questo lavoro e la mancanza di salario è un crimine da cui dipendono tutti gli altri. Questo lavoro ci marca come il sesso più debole e ci consegna senza potere ai padroni, ai pianificatori del governo, ai legislatori, ai dottori, alla polizia, alle prigioni, alle istituzioni psichiatriche e agli uomini per una schiavitu’ e una reclusione a vita. Questo Tribunale richiede il salario per il lavoro domestico per tutte le donne a tutti i governi del mondo. Ci organizziamo a livello internazionale per riprenderci la ricchezza che ci è stata rubata in ogni paese, e per porre fine ai crimini che quotidianamente si commettono contro di noi”. Il Movimento femminista si mobilita inoltre attorno ai processi contro uomini che hanno usato violenza nei confronti delle donne. La sua presenza garantisce anzitutto che la vittima non venga trasformata in imputata. Nel 1975 la mobilitazione attorno al processo per il massacro del Circeo, che riguarda il caso di due donne violentate e seviziate, di cui una morì e l’altra si salvò fingendosi morta, segna la partenza di questo mobilitarsi ed essere presente del Movimento nei processi per violenza. Ma ovviamente il Movimento prende una serie di altre iniziative su questo problema. Dal denunciare pubblicamente i nomi dei violentatori alle fiaccolate notturne a molto altro. E prende anche l’iniziativa solidaristica di prestare le proprie case come primo rifugio alle donne che vogliono venir via dalla loro casa perché subiscono violenza. In Italia dovremo arrivare agli inizi degli anni ’90 per avere come iniziative istituzionali i primi Centri antiviolenza o Case per le donne (che subiscono violenza) mentre in vari paesi europei esse sorgono alla fine degli anni ’70. Quanto alla legge sulla violenza sessuale passeranno comunque 20 anni prima che riesca ad andare in porto. Sarà la legge n. 66 del 1996. Finalmente il reato di violenza sessuale ridefinito e più articolato nelle casistiche

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che contempla sarà collocato nell’ambito dei reati contro la persona e non più contro la morale pubblica e il buon costume. Anche qui va tenuto presente un passaggio che è avvenuto a livello di Nazioni Unite tre anni prima. Al Convegno sui diritti umani tenutosi a Vienna dal 14

al

25 giugno del 1993 si è prodotta la Dichiarazione sulla eliminazione della violenza contro

le

donne che verrà approvata dall’Assemblea generale dell’Onu nel dicembre 1993. È la Carta

che dà la definizione più esaustiva di violenza di genere a cui si richiameranno le norme nazionali. Nell’81 verranno abrogati gli articoli 587 e 544 del codice penale concernenti il primo il cosiddetto “delitto d’onore”, il secondo il “matrimonio riparatore”. Ma merito del Movimento femminista era di aver prima scoperto e portato alla luce lo straordinario coraggio

di Franca Viola che ad Alcamo (Trapani), rapita dallo spasimante respinto, già nel ’65 aveva

rifiutato il “matrimonio riparatore”. Nel ’68 la Corte Costituzionale aveva sancito l’incostituzionalità dell’articolo 599 del codice penale che prevedeva come reato il solo adulterio della moglie, non anche del marito. Così come nel ’71 la stessa Corte, secondo quanto ricordavamo sopra, avrebbe dichiarato l’incostituzionalità dell’articolo 553 del codice penale che vietava la pubblicizzazione degli anticoncezionali. Nel ’65 era stato anche

presentato in parlamento da parte del deputato socialista Loris Fortuna un progetto di legge per introdurre il divorzio in Italia, cosa che si sarebbe concretizzata nel 1970. Questi bagliori della seconda metà degli anni ’60 e alba degli anni ’70 indicavano quindi che qualche volontà

di cambiamento delle norme e consuetudini che regolavano la sfera della riproduzione stava

fermentando nel tessuto sociale e istituzionale italiano. In tale contesto il comportamento di

Franca Viola poteva essere visto come anticipatore di un comportamento che si sarebbe moltiplicato col femminismo. Ma si sarebbe dovuti passare attraverso l’esplosione del ’68 in cui i giovani avrebbero conquistato un nuovo stile di vita, e attraverso le lotte di massa degli ultimi anni ’60 e primi ’70 perché la condizione femminile venisse rimessa tutta in discussione all’interno di un progetto di grande trasformazione di cui il Movimento

è il progetto sotteso a

femminista sarebbe stato il portatore. La grande trasformazione

tutta l’azione del Movimento femminista degli anni ’70 così come è sotteso all’azione degli

altri Movimenti del periodo. Da un lato un rivendicazionismo che punta ad ottenere migliori condizioni di lavoro, più tempo libero, un allargarsi della sfera del welfare, dall’altro l’ambizione a raccogliere tanta forza da poter determinare un grande mutamento.

Il territorio come fabbrica sociale, le lotte sul salario da parte dei vari soggetti che lo

popolano, tutto questo era già un assunto fondamentale dell’operaismo. Ma il Movimento femminista svela che le donne dietro le porte chiuse di casa lavorano, che la casa è un centro

questo

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di produzione, quotidianamente vi si produce e riproduce la forza-lavoro, che l’accumulazione capitalistica passa attraverso due grandi poli, la fabbrica e la casa. Per cui è la donna il principale soggetto della fabbrica sociale. Ma il lavoro domestico in Marx non c’è. Questa la scoperta di quelle più avezze a maneggiare Il Capitale. Teniamo anche presente che proprio l’operaismo aveva promosso il rapporto diretto da parte dei militanti con le opere di Marx. All’Università e in altri luoghi si facevano continui lettorati su Il Capitale, i capitoli privilegiati erano l’8, il 24 e il 25 del Libro primo rispettivamente sulla giornata lavorativa, l’accumulazione originaria e la teoria moderna della colonizzazione (o teoria della colonizzazione sistematica). Tematiche che sarebbero tornate prepotentemente alla ribalta con l’attacco ai beni comuni dispiegato nel pianeta dalla globalizzazione neoliberista. Si conducevano numerosi studi sulle varie fasi del capitale. La scoperta che in Marx il lavoro domestico non c’era indusse a quell’insieme di analisi, da parte di questo circuito di studiose, volto a svelare la fase nascosta dell’accumulazione capitalistica, quella appunto della produzione e riproduzione della forza-lavoro. Qui va menzionato anzitutto il testo L’arcano della riproduzione, di L. Fortunati, (Marsilio, Padova, 1981). Così come va menzionato il saggio Il grande Calibano, di S. Federici e L. Fortunati, (FrancoAngeli, Milano, 1984) che, relativamente al periodo dell’accumulazione originaria, rilegge e reinterpreta da un punto di vista politico il processo della caccia alle streghe. È solo una prima menzione di testi fondamentali ma molti altri che rappresentano tappe dello sforzo analitico che viene sostenuto sono presenti nell’archivio rappresentando componenti essenziali del patrimonio teorico del filone femminista di cui stiamo trattando. Per completezza riguardo al tipo di materiale donato va detto che l’archivio ospita anche una notevole raccolta di riviste femministe provenienti da altri gruppi nonché fogli di giornale o numeri di riviste o altro provenienti da soggetti diversi. Questo si spiega col fatto che altre realtà in movimento ritenevano interessante la reciproca conoscenza di quanto prodotto e quindi ci inviavano loro materiali. Altrettanto va menzionato che alcune compagne formeranno il Gruppo Musicale del Comitato SLD di Padova componendo e cantando in occasione delle manifestazioni le bellissime canzoni che avevano composto registrate in 2 dischi, di recente riprodotti anche in CD, e depositati in ambedue le versioni presso l’archivio. Si forma anche un Gruppo Teatrale che fa capo allo stesso Comitato e che recita lo spettacolo l’Identità, su testo di Maria Vittoria Arciero che viene adattato. La creatività, il bisogno di esprimersi in forme inedite, è infatti un’insopprimibile esigenza che esplode in tutto il movimento anche maschile. Alla lotta si accompagna la festa, si accompagna una socialità senza confini. La repressione alla fine degli anni ’70 chiude un

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decennio di attivismo da parte di vari soggetti femministe incluse. Le politiche di pari opportunità come risposta istituzionale alle istanze del Movimento femminista sostituiscono al problema dello sviluppo capitalistico quello della discriminazione uomo-donna indirizzando le giovani generazioni a circoscrivere in tal senso il loro sforzo analitico. Gli anni ’80 sono anni di normalizzazione sociale, di avvio del neoliberismo, di applicazione drastica in molti paesi delle politiche di aggiustamento strutturale. Per varie esponenti del circuito femminista in questione l’impossibilità di continuare un discorso nelle aree avanzate le spinge all’altro capo dello sviluppo, a trascorrere periodi anche di lavoro in quei paesi del Sud del mondo ove il procedere negli anni ’90 della globalizzazione neoliberista avrebbe posto alla loro attenzione nuovi nodi cruciali. Anzitutto il rapporto tra espansione dei rapporti capitalistici ed economie di sussistenza, la questione della terra, dell’acqua e dei semi come beni comuni fondamentali, le politiche del cibo, l’operazione globale di proletarizzazione e abbassamento del costo del lavoro di cui la globalizzazione e ristratificazione del lavoro di cura è un esito estremamente significativo. Gli studi, rinnovati, sul tema dell’accumulazione originaria ritornano allora nella lettura della globalizzazione neoliberista. La riproduzione, in una più ampia accezione, viene indagata non più solo per quanto dipende dalle attività umane e dalle erogazioni dello stato, ma anche per quanto dipende dalla salute del pianeta Terra. In un contesto in cui sempre più drammatici e frequenti sono i disastri di ogni genere che aprono

ferite letali negli equilibri della vita sulla terra e nel mare non solo studi vengono condotti ma nuove iniziative si prendono. Il lavoro complessivo delle esponenti femministe del Movimento che ha costituito oggetto di questa illustrazione incrocia così nuove generazioni e contribuisce a creare nuovi circuiti di analisi e di militanza. Ne è un buon testimone la rivista in rete The Commoner (www.thecommoner.org) e il complesso di materiali ospitati in questo archivio.

02.02.2012

Mariarosa Dalla Costa

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Criteri di ordinamento e d'inventariazione (di Franca Cosmai)

L'archivio è pervenuto in dono alla Biblioteca Civica di Padova, a seguito dell'atto di

donazione della proprietaria, Mariarosa Dalla Costa, redatto nel 2011. La documentazione si

trovava raccolta in trentotto contenitori, tutti numerati progressivamente, e in parte descritta in

un elenco redatto dalla stessa donatrice. Ad una prima ricognizione risultò trattarsi di

materiale eterogeneo raccolto per lo più sulla base della tipologia documentaria: volantini,

documenti, libri, opuscoli, stampa periodica, quotidiani, articoli e ritagli di stampa, fotografie,

manifesti, audiovisivi, gadgets. Risultò inoltre possibile stabilire che la documentazione era il

prodotto dell'attività di gruppi e movimenti femministi e non attivi sia in Italia sia all'estero, e

che la stessa era priva di una qualsiasi forma di ordinamento e di strumenti di accesso, ad

eccezione dell'elenco a cui si è accennato in principio. Si pose quindi inizialmente la

questione fondamentale dell'individuazione del soggetto o dei soggetti produttori e

dell'ordinamento logico da attribuire alle carte 1 . Nel caso di archivi di movimenti, come è

quello di cui stiamo trattando, queste operazioni risultano piuttosto complesse in quanto la

documentazione conservata difficilmente si presta ad essere organizzata sulla base dei criteri

del produttore ed inserita in una rigida struttura logica. Allo scopo di illustrare la complessità

dell'intervento può essere utile citare quanto afferma Marco Grispigni:

Un movimento non è un ente, né un partito; non possiede un protocollo, un'articolazione in uffici e settori; un movimento non ha, fra le sue funzioni, quella di raccogliere e conservare la memoria relativa alla propria produzione e al suo agire politico e sociale. Un movimento non ha una struttura stabile di quadri, un'organizzazione gerarchica che prevede una continua comunicazione interna (…). Non può esistere una memoria ufficiale di un movimento, esistono al contrario molteplici memorie, legate alle scelte dei singoli militanti, all'operazione continua di selezione della memoria operata da chi, interno alle vicende o spettatore interessato, decide di conservare alcune testimonianze a scapito di altre. In questo caso non c'è un massimario di scarto, ci sono le soggettività, spesso fortemente coinvolte nelle vicende, che selezionano fra i documenti, con un meccanismo di rapporto con la memoria che in alcuni casi appare di per sé una vera e propria fonte 2 .

Nell'archivio, infatti, si trovano raccolti materiali prodotti da diversi soggetti, tenuti insieme

solamente dall'opera di raccolta della donatrice. Ci troviamo di fronte quindi ad un archivio di

persona particolare, caratterizzato da una forte specificità dell'elemento di raccolta della

documentazione, che lo colloca al confine tra un archivio di persona e un “archivio

improprio”, intendendo con questa definizione “un insieme avente la struttura della

1Per un aggiornamento sui criteri descrittivi del soggetto produttore cfr. Norme italiane per l'elaborazione dei record d'autorità archivistici di enti, persone, famiglie a cura di Euride Fregni e Rossella Santolamazza 2 M. Grispigni, Gli archivi della «stagione dei movimenti» in Storia d'Italia nel secolo ventesimo. Strumenti e fonti, a cura di Claudio Pavone, III, Ministero per i Beni e le attività culturali, Roma 2006, pp. 691 - 712

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'collezione' ovvero della 'raccolta' ove il 'vincolo', elemento fondamentale per l'archivio 'proprio', è evidente solo per una parte della documentazione, l'altra invece si distingue proprio per la caratteristica opposta, per essere cioè il risultato della volontarietà diretta del produttore 3 . La raccolta documentaria nasce con lo scopo di servire direttamente alla lotta politica, al di fuori di qualsiasi discorso sulla salvaguardia della memoria, si tratti di materiale per la controinformazione, oppure di documenti che servono a far circolare la conoscenza sugli obiettivi e le modalità di sviluppo di differenti situazioni di lotta 4 . Occorre anche considerare che non ci troviamo davanti a un vero e proprio archivio personale, in quanto la documentazione riguardante la vicenda del movimento non rappresenta quasi mai l'insieme del corpus documentario prodotto o raccolto dal donatore 5 , ma solo ad uno spezzone dell'archivio di un gruppo, quello che l'opera di selezione della memoria operata dalla donatrice ha deciso di conservare. Nella fase iniziale del lavoro di inventariazione è stato possibile procedere, attraverso l'esame analitico della documentazione, all'individuazione dei soggetti produttori, questi sono risultati essere essenzialmente due: il gruppo di “Lotta femminista” di Padova e i Comitati, Gruppi e Collettivi attivi nelle maggiori città italiane: Venezia, Trieste, Firenze, Bologna, Roma, Napoli, Ferrara e Milano; il “Comitato per il Salario al lavoro domestico di Padova” (d'ora in poi SLD) e la rete dei Comitati e Gruppi ad esso afferenti sia a livello nazionale sia internazionale. L'organizzazione della rete italiana del Comitato per il Salario al lavoro domestico ricostruita sulla base di un indirizzario risalente al 1975 era articolata presumibilmente nel seguente modo: il Comitato nazionale di coordinamento e il Comitato Triveneto che coordinava i Comitati di Padova e Trieste e i Gruppi di Mestre-Venezia e Trentino; il Coordinamento Emiliano al quale afferivano i Gruppi femministi di: Bologna, Ferrara, Modena, Ravenna, Reggio Emilia; il Gruppo Femminista “Immagine” di Varese; i Gruppi di Firenze, Roma e del Collettivo Femminista Napoletano; anche a Pescara esisteva un riferimento ma non dichiaratamente definitosi Gruppo 6 . La rete internazionale dei “Wages for Housework Committees”ebbe ampia diffusione in Canada e negli U.S.A., con Comitati a Toronto, New York e in varie altre città, nonché con il “Power of Women Collective”, di Londra ed è presente in questo archivio con un numero rilevante di documenti. Fra questi

3Antonio Romiti, I mezzi di corredo e i problemi dell'accesso, in “Archivi per la storia”, (1990), n. 2, p. 235 4Grispigni, Gli archivi … cit., p. 699 5Linda Giuva, Introduzione, in Guida agli archivi della Fondazione Istituto Gramsci di Roma, a cura di Linda Giuva, Editori Riuniti, Roma p. XXXVIII 6L'indirizzario è stato reperito in [Comitato per il Salario al lavoro domestico di Padova], Aborto di stato strage delle innocenti, Venezia, Marsilio, 1976, pp. 87 – 88, b. 12 n. 218. Per un indirizzario dei gruppi femministi presenti in Italia v. “Effe”, (1977), n.2, feb., p. 23

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particolarmente significativa è la presenza di pamphlet, di giornali e di riviste, nei quali trovarono spesso sede articoli ed elaborati teorici dei comitati e gruppi italiani per SLD o delle loro principali esponenti. Numerosa è inoltre la presenza di documenti di gruppi o movimenti non appartenenti alle reti già nominate. La documentazione è stata schedata e descritta in alcuni casi a livello di unità archivistica, in altri, e sono quelli più numerosi, a livello di singola unità documentaria, è questo il caso dei documenti nei quali trovano espressione le posizioni teoriche dei gruppi femministi relativamente alle questioni civili e sociali che furono oggetto di alcune fondamentali “battaglie” o rivendicazioni quali: l'aborto, il divorzio, la contraccezione, la sessualità, la riproduzione, le condizioni di lavoro, la violenza contro le donne. Questi documenti, che per volontà della donatrice, sono stati definiti “per un uso militante”, sono costituiti in genere da volantini, fogli singoli o costituiti da più pagine, fascicoli, solitamente dattiloscritti e riprodotti mediante ciclostile, e sono stati raggruppati sulla base di quattro aree tematiche che rispecchiano i nodi che sono stati oggetto di riflessione di questi movimenti: politica, lavoro, corpo, riproduzione. Nella prima area sono stati riuniti i documenti che riguardano la condizione delle donne, il femminismo, l'oppressione, le proposte di legge, i diritti civili, la depenalizzazione dell'aborto, l'autodeterminazione, il separatismo, il salario al lavoro domestico, le manifestazioni, i processi; nella seconda quelli riguardanti l'occupazione femminile, il salario, il sindacato, l'università; nella terza quelli riguardanti il lesbismo, il self – help, la salute, la violenza, la prostituzione, la menopausa, la fecondità, le visite ginecologiche; nell'ultima quelli che riguardano i consultori, gli asili nido, la contraccezione, il welfare state, l'allevamento dei figli, la gravidanza, l'aborto terapeutico. In assenza di un ordinamento originario tutta la documentazione è stata inserita all'interno di una struttura logica articolata in sei sezioni, le prime cinque sono costituite dai documenti di Lotta Femminista e del Comitato per il Salario al lavoro domestico di Padova e dalle rispettive reti nazionali ed internazionali, organizzazioni delle quali Mariarosa Dalla Costa era stata una delle principali esponenti, la sesta è formata invece da documentazione prodotta da gruppi e movimenti femministi e non, che non aderivano alla rete del SLD/WFH, ma che ritenevano importante far pervenire la loro produzione direttamente a Mariarosa Dalla Costa o alla sede di Lotta Femminista - Comitato per il Salario al lavoro domestico di Padova. Il materiale è stato successivamente organizzato in ciascuna sezione in serie e sottoserie, costituite prevalentemente sulla base della tipologia della documentazione conservata, e ordinato seguendo il criterio cronologico. È costituito in parte da materiali ciclostilati, tra

25

questi numerosi volantini, generalmente composti da uno o due fogli distribuiti durante le manifestazioni o in altre occasioni che contengono per lo più slogan e sintetiche esposizioni di un determinato argomento; si tratta di testi pensati per una lettura rapida e per una larga circolazione. Vi sono poi i documenti, testi più lunghi che contengono argomentazioni più complesse e spesso ampie discussioni teoriche; a differenza dei volantini servivano a chiarire posizioni politiche difficilmente riassumibili in poche frasi o slogan. Oltre a volantini e documenti che nel fondo in questione si incontrano con più frequenza possiamo individuare altre tipologie documentarie. I bollettini, anch'essi in genere ciclostilati, ma che differiscono da volantini e dai documenti, perchè pubblicati con cadenza periodica (spesso disattesa); si tratta di periodici non a stampa, di larghissimo uso e diffusione. Gli opuscoli spesso, ma non sempre, a stampa, che argomentavano in maniera più ampia ma a costi decisamente accessibili, le posizioni di un gruppo politico o di singoli militanti. Gli appunti per lo più dattiloscritti relativi a riunioni, assemblee, e a volte vere e proprie minute di articoli o documenti. I manifesti materiale a forte impatto iconografico utilizzato spesso nei vari movimenti come mezzo di comunicazione 'povero' ma efficace e gli adesivi. Le fotografie, gli audiovisivi, filmati di manifestazioni, dischi con canti di lotta, registrazioni di riunioni, assemblee, o altre iniziative. A compendio del fondo vi sono infine le riviste, una grande quantità a volte difficilmente reperibile presso le biblioteche, e i libri, le cui autrici/ori sono nella maggior parte dei casi esponenti del movimento. Sebbene questi materiali siano a stampa si è ritenuto di non doverli smembrare dal fondo in cui si trovano collocati in considerazione del fatto che costituiscono un unicum con quello. Sia l'archivio sia la biblioteca sono tutte risorse collegate all'attività della donatrice/produttore e del movimento di cui era stata esponente, per utilizzare un termine coniato da Luigi Crocetti si potrebbe parlare in questi casi di “archivio culturale” 7 . A differenza delle altre sezioni la cui documentazione è stata descritta da Mariarosa Dalla Costa si fornisce una breve descrizione della documentazione che costituisce la sesta sezione. In questa sono stati raccolti fra gli altri documenti, alcune fra le più importanti e significative pubblicazioni del femminismo che costituiscono un riferimento imprescindibile per la ricostruzione della storia di questo movimento. Si segnala in particolare la presenza di riviste quali: “Donne e politica”, fondata da Adriana Seroni nel 1969 e curata dalla sezione femminile della direzione del Pci; “Quarto mondo”, espressione delle posizioni del Fronte Italiano di Liberazione Femminile (FILF); “Compagna” che uscì solo per quattro numeri nel 1972, pensata soprattutto per le donne

7Luigi Crocetti, in http://www.archivi.beniculturali.it/servizioII/progetti/Ontologie archivistiche/Ontologie archivistiche_intro.htm

26

proletarie, affronta prevalentemente le problematiche del mondo operaio; “Mezzocielo” trimestrale del partito comunista marxista leninista; “Se ben che siamo donne” legata alle posizioni di Autonomia Operaia; “Limenetimena”, giornale femminista, “alternativo, underground, psichedelico, rivoluzionario”; sono queste tutte esperienze caratterizzate dalla non lunga tenuta nel tempo, nella maggior parte dei casi sono ciclostilate in proprio e distribuite in modo militante durante gli incontri e le manifestazioni e non hanno alle spalle un vero e proprio progetto editoriale. Queste riviste rappresentano solo un aspetto della pratica politica dei gruppi che le realizzarono e della loro militanza. La scelta di non vincolarsi ad una periodicità regolare viene rivendicata come tentativo di erosione delle regole della stampa maschile 8 . “Differenze”, “Effe” e “Quotidiano Donna” sono invece espressioni del femminismo romano e diversamente dalle precedenti furono esperienze di più lungo respiro che si conclusero nel 1982. Una menzione a parte meritano “Donne è bello” pubblicato a Milano dal Gruppo Anabasi che ebbe una diffusione militante molto ampia, raccoglie, fra gli altri, alcuni dei più importanti testi del femminismo italiano, nordamericano e inglese, oltre a tre scritti di Fidel Castro; e “Sottosopra”, il cui primo numero dedica le prime sessanta pagine alle esperienze dei gruppi italiani e le successive a traduzioni e recensioni, fra i quali il pezzo di Selma James. Merita un cenno Our bodies ourselves. A course by and for Women stesura collettiva del Boston Women's Health Course Collective che comprende parti su anatomia, fisiologia, malattie veneree, contraccezione, aborto, parto ed è corredato da disegni e foto, un testo che ebbe larga diffusione in Italia, pubblicato da Feltrinelli (Milano 1974) nella traduzione firmata da Angela Miglietti, con il titolo Noi e il nostro corpo 9 . È noto che gli scambi tra il femminismo nordamericano e l'Italia ebbero grande importanza per le origini di quello nostrano. Tra la produzione straniera è importante la presenza di alcuni testi del femminismo lesbico o lesbismo femminista, merita un cenno la rivista The Furies:

lesbian/feminist monthly, fondata dall'omonimo Collettivo politico formato a Washington da dodici donne bianche, di queste Rita Mae Brown fu una delle esponenti più note. Della rivista mensile uscirono nove numeri pubblicati dal collettivo dal 1972 al 1973, come è noto i testi dei gruppi nordamericani ebbero un legame molto stretto con il primo femminismo italiano 10 . Nell'archivio sono conservati alcuni documenti del femminismo nero americano:

nel 1970, la femminista Frances Beal, tra le fondatrici della Third World Women’s Alliance,

8Federica Paoli, La controinformazione femminista nelle pagine di “Effe”, Genesis, VII/1-2, 2008, pp. 247 - 278 9Luisa Passerini, Corpi e corpo collettivo. Rapporti internazionali del primo femminismo radicale italiano in Il femminismo degli anni Settanta a cura di Teresa Bertilotti e Anna Scattigno, Roma, Viella 2005, pp. 181 - 197 10 Liana Borghi, Connessioni transatlantiche: lesbismo femminista anni '60 – '70 , Genesis, X/2, 2011, pp. 41

-64

27

redasse un documento, Double Jeopardy nel quale affermava: “it is idle to dreaming to think of Black women simply caring for their homes and children like the middle-class white model. Most Black women have to work to help house, feed, and clothe their families.” Le donne nere non si riconoscevano nella rappresentazione della womanhood bianca, ma rifiutavano anche l’analisi di alcuni leader neri: “Certain Black men are maintaining that they have been castrated by society and that Black women somehow escaped this persecution and even contributed to this emasculation”. Combattere una comune battaglia contro il razzismo non implicava, per Beal, accettare un ruolo subordinato che non faceva parte della storia delle donne nere, né ignorare il sessismo all’interno della comunità. Da qui il concetto di una doppia oppressione – in quanto donne e in quanto nere - che agiva simultaneamente e non poteva essere scissa privilegiando di combattere l’una a scapito dell’altra. Così come non poteva esserci sorellanza senza tener conto delle differenze di razza e di classe. Un documento importante quello della Beal - che fonderà la rivista “Triple Jeopardy”, della quale in archivio sono conservati alcuni numeri, per sottolineare l’intersezione delle differenze di razza, di classe e di genere - che alla fine degli anni ’70 verrà ripreso e ampliato da una serie di pubblicazioni che costituiscono anche oggi testi estremamente attuali per comprendere le riflessioni del femminismo contemporaneo 11 . Il filone italiano del Comitato per il SLD di Padova conclude la sua storia, iniziata nel 1971, dopo l'ondata repressiva cui diede avvio l'inchiesta 7 aprile 1979, mentre altri gruppi all'estero continuano la loro attività. Questo spiega il motivo per cui nell'archivio dopo gli anni '70 si trovino sporadiche tracce di documentazione militante di questo filone femminista. Troviamo invece – come afferma Mariarosa Dalla Costa - produzione analitica e testimonianza di impegno da parte di alcune esponenti di questo filone all'interno di un vasto collegamento internazionale su nuovi nodi ritenuti cruciali nell'evolversi del discorso sulla riproduzione. Per cui quanto raccolto da questo archivio giunge fino ai nostri giorni seguendo l'onda lunga di un pensiero e di un'azione di cui “Lotta Femminista” costituì il crogiolo. Nel complesso l'archivio è costituito da 872 unità archivistiche, le sezioni più consistenti sono quelle del Comitato per il Salario al lavoro domestico di Padova e rete con 343 unità e di Altri gruppi femministi e movimenti con 529 unità. La numerazione delle unità è unica e progressiva all'interno delle sezioni, si è optato quindi per una numerazione aperta al fine di agevolare eventuali incrementi delle singole sezioni. Per la consultazione è necessario

11 Raffaella Baritono, Il Femminismo americano degli anni '60. Betty Friedan, Shulamith Firestone, Kate Millett, Robin Morgan, Frances Beal, e Gloria Anzaldúa, «Storicamente», 4 (2008),

http://www.storicamente.org/05_studi_ricerche/baritono.htm

28

indicare: il numero della sezione, il numero dell'unità archivistica e il numero di busta.

AVVERTENZA

Per la richiesta di consultazione indicare i numeri di Sezione, Unità archivistica (=numero di catena progressivo all’interno di ciascuna Sezione), Busta

In the application form specify: section number, item number (=identification number within each section), box number

Esempio

Archivio: LF-SLD Sezione: 4 Numero di unità: 22 Busta: 3

29

Archivio di Lotta Femminista per il salario al lavoro domestico. Donazione Mariarosa Dalla Costa - Archive of Lotta Femminista (Feminist Struggle) for wages for housework. Donation by Mariarosa Dalla Costa

ordinamento 2013 (revisione al 9 febbraio 2017) rappresentazione - indice

Sezione 1: Lotta Femminile poi Lotta Femminista di Padova e rete

p. 37

serie 1: Documenti per un uso militante - Politica

p. 37

serie 2: Documenti per un uso militante - Lavoro

p. 41

serie 3: Documenti per un uso militante - Riproduzione

p. 43

serie 4: Documenti per un uso militante - Corpo

p. 45

serie 5: Libri

p. 45

serie 6: Ritagli di stampa

p. 46

Sezione 2: Lotta Femminista n 1 di Padova poi Centro Femminista

p. 50

serie 1: Documenti per un uso militante - Politica

p. 50

Sezione 3: Lotta Femminista n. 2 di Padova (poi divenuta rete dei Comitati

e Gruppi per il SLD)

p. 51

serie 1: Documenti per un uso militante - Politica

Sezione 4: Comitati e Gruppi della rete per il Salario al lavoro domestico p. 53

serie 1: Documenti per un uso militante - Politica

p. 53

serie 2: Documenti per un uso militante - Riproduzione

p. 56

serie 3: Documenti per un uso militante - Corpo

p. 59

serie 4: Documenti per un uso militante - Lavoro

p. 63

serie 5: Documenti per un uso militante - Cultura

p. 65

serie 6: Fascicoli tematici

p. 66

serie 7: Libri e articoli di esponenti della rete dei Comitati e Gruppi del SLD

p. 70

sottoserie 1: Pubblicazioni di Mariarosa Dalla Costa

p. 70

31

sottoserie 2: Pubblicazioni di Giovanna Franca Dalla Costa

p.

88

sottoserie 3: Pubblicazioni di altre esponenti o di Comitati e Gruppi del SLD

p.

91

sottoserie 4: Collana Salario al lavoro domestico: strategia internazionale femminista, a cura del Collettivo Internazionale Femminista - Marsilio Editori

p.

92

sottoserie 5: Dibattito su Potere femminile e sovversione sociale

p. 93

sottoserie 5a: Lettere sui motivi che hanno portato alla rottura all’interno della rete internazionale WFH/SLD nel 1978

p.

95

sottoserie 6: Articoli di stampa sul SLD

p. 96

serie 8: Stampa periodica dei Comitati e Gruppi per il SLD e di Lotta Femminista

p.

97

serie 9: Manifesti

p. 98

serie 10: Fotografie

p. 102

serie 11: Audiovisivi

p. 116

sottoserie 1:

Canzoniere femminista

p. 116

sottoserie 2:

Manifestazioni

p. 117

sottoserie 3 Isterectomia

p. 118

serie 12: Gadgets

p. 119

Sezione 5: Wages for Housework Committees, Collectives and Groups in

Nord America, Gran Bretagna, Germania e Svizzera

p. 119

serie 1: WFH Nord America - Documenti per un uso militante e scritti più analitici in forma di pamphlet e altro

p.

119

serie 2: WFH in Gran Bretagna - Documenti per un uso militante e scritti più analitici in forma di pamphlet e altro

p.

125

serie 3: Stampa periodica della rete WFH: Gran Bretagna, Nord America e Germania

p.

130

serie 4: Libri e articoli di esponenti della rete WFH:

p.

132

Nord America

serie 5: Libri e articoli di esponenti della rete WFH:

Gran Bretagna

Serie 6: WFH America del Nord - Gadgets

32

p. 134

p. 134

Serie 7: Libri e articoli di esponenti della rete WFH:

p.

135

“Lohn fuer Hausarbeit - West Berlin”

sottoserie 1: Gisela Bock

p. 135

sottoserie 2: Pieke Bierman

p. 136

Serie 8: Gruppi per il Salario al lavoro domestico - Svizzera

p.

137

sottoserie 1: Gruppo di Zurigo – Documenti per un uso militante - Corpo

p.

137

sottoserie 2: Gruppo di Ginevra Collectif l’Insoumise – Documenti per un uso militante - Corpo

p.

138

sottoserie 3: Pubblicazioni

p. 139

Serie 9: Comitè de defense de la gynécologie médicale – Paris (Francia)

p.

139

sottoserie 1: Pubblicazioni

p. 139

Sezione 6: Altri gruppi femministi e movimenti

p. 140

Serie 1: Documenti militanti - Politica

p. 140

Serie 2: Documenti militanti - Corpo

p. 147

Serie 3: Documenti militanti - Lavoro

p. 149

Serie 4: Documenti militanti - Riproduzione

p. 150

Serie 5: Libri e riviste del femminismo italiano

p. 150

Serie 6: Libri e riviste dei movimenti italiani

p. 155

Serie 7 : Manuali di controinformazione su contraccezione e aborto

p.

158

Serie 8: Libri e pamphlet del femminismo internazionale

p.

159

Serie 9: Libri, pamphlet e articoli del movimento internazionale

p.

169

Serie 10: Riviste e giornali del femminismo internazionale

p.

174

Serie 11: Riviste e giornali del movimento internazionale

p.

184

Serie 12: Pubblicazioni di altri studiosi sul lavoro domestico

p. 196

Appendix: Biographical Note and Introduction by Mariarosa Dalla Costa

33

p. 199

Glossario dei termini di descrizione usati

p. 223

34

Inventario analitico dell'archivio

di

Lotta Femminista per il salario al lavoro domestico. Donazione Mariarosa Dalla Costa

35

1970 mag. 1 - 1976

Sezione 1: Lotta Femminile poi Lotta Femminista di Padova e rete

Costituita da 89 unità archivistiche organizzate in sei serie.

1971 giu. - 1973 lug. 9

serie 1: Documenti per un uso militante - Politica

29 unità archivistiche

1

Collocazione: sede: Biblioteca civica di Padova, Busta: 1

Documento n. 1

Fascicolo di pagine 18.

[1971 giu.]

A firma di: Movimento di Lotta Femminile di Padova. Primo documento di analisi che segna la nascita della rete

per il Salario al lavoro domestico in Italia

2

[1971 giu.]

Collocazione: sede: Biblioteca civica di Padova, Busta: 1

Maternità e aborto - Documento n. 2

Fascicolo di carte 3.

A

firma di: Movimento di Lotta Femminile di Padova. Secondo documento di analisi.

3

s.d.

Collocazione: sede: Biblioteca civica di Padova, Busta: 1

Comunicato di Lotta Femminista sul 4° Convegno del Movimento Femminista in Gran Bretagna

Fascicolo di carte 3.

A

firma di: Lotta Femminista di Padova. Il convegno si tenne a Londra dal 4 al 5 novembre (due copie)

4

s.d.

Collocazione: sede: Biblioteca civica di Padova, Busta: 1

Questionario per la donna nel quartiere

Fascicolo di carte 2.

Il

documento non è firmato ma la sua stesura si può verosimilmente attribuire a Lotta Femminista di Padova

5

s.d.

Collocazione: sede: Biblioteca civica di Padova, Busta: 1

A tutte le donne di Magistero

 

Volantino.

A

firma di: Movimento di Lotta Femminile di Padova; propone l'abolizione di alcuni programmi d'esame

6

s. d.

Collocazione: sede: Biblioteca civica di Padova, Busta: 1

L'esperienza di Venezia: analisi di un intervento e nuove esigenze politiche ed organizzative

Fascicolo di carte 4.

37

A

firma di: Lotta Femminista di Venezia (due copie). Documento organizzativo e di analisi.

7

s. d.

Collocazione: sede: Biblioteca civica di Padova, Busta: 1

Donne in volantini distribuiti precedentemente abbiamo denunciato la situazione drammatica dei quartieri

 

Volantino.

A

firma di: Lotta Femminista di Venezia

8

s.d.

Collocazione: sede: Biblioteca civica di Padova, Busta: 1

Giuliana Pompei, The proletarian condition of women

Fascicolo di carte 2.

Lotta Femminista di Modena; testo tradotto in inglese da: Joan Hall, poi ristampato in: “Women: a journal of liberation “, vol. 3, n. 3

9

s. d.

Collocazione: sede: Biblioteca civica di Padova, Busta: 1

Adesso Basta! [Bollettino n. 1?]

Fascicolo di carte 11

A

firma di: Collettivo di Lotta Femminista Gelese.

10

s.d.

Collocazione: sede: Biblioteca civica di Padova, Busta: 1

Adesso basta! Le bambine non hanno infanzia. Bollettino 2

Fascicolo di pagine 11.

A

firma di: Lotta Femminista Gela

11

s. d.

Collocazione: sede: Biblioteca civica di Padova, Busta: 1

Alcuni appunti sull'organizzazione e gli strumenti d'intervento

Fascicolo di carte 6.

A

firma di: le compagne di Milano

12

s.d.

Collocazione: sede: Biblioteca civica di Padova, Busta: 1

Traccia di discussione per il prossimo coordinamento

Fascicolo di carte 5.

A

firma di: le compagne di Milano

13

1971 lu.

Collocazione: sede: Biblioteca civica di Padova, Busta: 1

Ristampa di documenti sulla condizione femminile - Documento n. 3

Fascicolo di carte 8.

A

firma di: Movimento di Lotta Femminile di Bologna

14

1971 dicembre 8

Collocazione: sede: Biblioteca civica di Padova, Busta: 1

Trattatello sulla gloriosa Facoltà di Magistero. Che ci facciamo a Magistero?

Fascicolo di carte 4.

38

A firma di: Movimento di Lotta Femminile di Padova. Documento di analisi.

15

1972

Collocazione: sede: Biblioteca civica di Padova, Busta: 1

II relazione del 'Seminario sulla liberazione della donna'. La rivoluzione industriale:

1780 - 1830

Fascicolo di pagine 7.

A firma di: "Studentesse del seminario"[Padova]

15a

Collocazione: sede: Biblioteca civica di Padova, Busta: 16

Compagne, riflettiamo un momento su alcuni fatti…

Volantino.

1972 febbraio 25

A firma di: Movimento proletario di Lotta Femminile – Firenze. Documento di analisi e convocazione di una

riunione

16

1972 feb. 28

Collocazione: sede: Biblioteca civica di Padova, Busta: 1

Compagne, contro la divisione capitalistica …

 

Volantino.

A

firma del: Movimento di Lotta Femminile di Firenze

17

1972 marzo 8

Collocazione: sede: Biblioteca civica di Padova, Busta: 1

8 marzo – Giornata Internazionale delle donne

 

Foglio.

A

firma di: Movimento di Lotta Femminile di Padova.

18

1972 apr.

Collocazione: sede: Biblioteca civica di Padova, Busta: 1

Giuliana Pompei, Wages for Housework

Fascicolo di carte 6.

L’autrice, attivista di Lotta Femminista di Modena, preparò questo contributo per il convegno tenutosi a Padova dal titolo “Wages for domestic work” nel mese di aprile 1972. Tradotto in inglese da Joan Hall per il Cambridge Womens Liberation

19

1972 luglio 10

Collocazione: sede: Biblioteca civica di Padova, Busta: 1

Il 7 luglio alla Facoltà di Magistero … Seminario Internazionale, Roma

Volantino.

A firma di: Lotta Femminista di Padova. Il seminario, che riguardava l’occupazione femminile, nel perseguire

l'esigenza di una completa autonomia femminile era stato riservato alle sole donne. Questa scelta non fu condivisa da gruppi di uomini che lanciarono preservativi pieni d’acqua contro le finestre del luogo del convegno

20

Collocazione: sede: Biblioteca civica di Padova, Busta: 1

La "controinformazione rivoluzionaria” de 'Il Manifesto'

Fascicolo di carte 2.

39

1972 luglio 15

A firma di: Lotta Femminista di Padova. Sull’episodio del 7 luglio 1972.

21

Collocazione: sede: Biblioteca civica di Padova, Busta: 1

1973

Betsy Warrior, Perchè le casalinghe si devono unire - Selma James, Industrie femminili -New York Radical Women, Conversazioni di donne sul sesso

Fascicolo di pagine 5.

Materiale raccolto e tradotto da: Lotta Femminista di Padova

22

Collocazione: sede: Biblioteca civica di Padova, Busta: 1

Donne, con questo volantino intendiamo dar seguito ai problemi che abbiamo già discusso la settimana scorsa

Volantino.

A firma di: Lotta Femminista di Venezia

1973 gennaio 30

23

Collocazione: sede: Biblioteca civica di Padova, Busta: 1

Siamo felici

Volantino.

A firma di: Lotta Femminista di Padova. Sulla insoddisfazione per la condizione della donna nella famiglia e

1973 marzo 2

nella società e sulla volontà di operare un cambiamento.

24

Collocazione: sede: Biblioteca civica di Padova, Busta: 1

Perchè femminismo. Proposta di discussione sulla condizione delle ragazze

Fascicolo di carte 6.

A firma di: Lotta Femminista di Modena.

1973 marzo

25

1973 marzo 6

Collocazione: sede: Biblioteca civica di Padova, Busta: 1

8

marzo. Festa della donna

Volantino.

A

firma di: Movimento di lotta femminile di Bologna; convocazione per una manifestazione

26

1973 marzo 8

Collocazione: sede: Biblioteca civica di Padova, Busta: 1

8

marzo 1973

Volantino.

A

firma di: Lotta Femminista di Ferrara; convocazione per una manifestazione.

27

1973 aprile 13

Collocazione: sede: Biblioteca civica di Padova, Busta: 1

Relazione del convegno di Londra

Fascicolo di pagine 20.

A firma di: Louise Michel e Cassandra Southwick; il documento, che riguarda il dibattito svoltosi al convegno

sulla condizione delle donne e sulle iniziative da prendere per cambiarla, è stato tradotto e diffuso da Lotta

Femminista di Padova (due copie)

40

28

1973 giugno 14

Collocazione: sede: Biblioteca civica di Padova, Busta: 1

Ci dicono che viviamo in una società evoluta

Volantino

A firma di: Lotta Femminista di Modena.

29

Collocazione: sede: Biblioteca civica di Padova, Busta: 1

Comunicato del Movimento femminista

Volantino.

A

depenalizzazione dell’aborto

firma

di:

Movimento

Femminista

di

Firenze:

convocazione

della

manifestazione

1974 gen. 12

a

sostegno

della

1971 nov. 18 - 1973 feb. 20

serie 2: Documenti per un uso militante - Lavoro

11 unità archivistiche

30

s. d.

Collocazione: sede: Biblioteca civica di Padova, Busta: 1

La

donna e il lavoro extra domestico

Fascicolo di carte 2.

 

A

firma di Lotta Femminista di Padova

31

s. d.

Collocazione: sede: Biblioteca civica di Padova, Busta: 1

Il lavoro domestico come lavoro produttivo. Il ruolo della donna nella produzione capitalistica

Fascicolo di carte 6.

A

firma di: Commissione di studio sulla questione femminile.

32

s.d.

Collocazione: sede: Biblioteca civica di Padova, Busta: 1

La

donna e il lavoro

Fascicolo di carte 8.

 

A

firma di: Lotta Femminista di Padova

32a

s.d.

Collocazione: sede: Biblioteca civica di Padova, Busta: 1

Schema di discussione per un intervento politico sulla donna

Fascicolo di carte 14.

A firma di: Movimento proletario di Lotta Femminile - Firenze

33

Collocazione: sede: Biblioteca civica di Padova, Busta: 1

Donne, avete idea di quanto lavoro fate in un giorno?

Fascicolo di carte 2.

A firma di: Movimento di Lotta Femminile di Padova.

41

197[1] novembre 18

34

1972 gennaio 24

Collocazione: sede: Biblioteca civica di Padova, Busta: 1

Studentesse lavoratrici!

Volantino.

A firma di: “le studentesse lavoratrici del Movimento di Lotta Femminile di Padova”

35

Collocazione: sede: Biblioteca civica di Padova, Busta: 1

Donne che studiate e lavorate all'Università

Volantino. A firma di: Lotta Femminista di Padova

1972 giugno 6

36

Collocazione: sede: Biblioteca civica di Padova, Busta: 1

Lotta Femminista aderisce alla lotta dei non strutturati

Fascicolo.

Riguarda i lavoratori dell'Università di Padova - Contiene i seguenti documenti: 1. Comitato di base dei borsisti - Convocazione assemblea, (30 giugno 1972); 2. Al magnifico Rettore – (22 giu. 1972), c. 1; 3. “I 900 borsisti non strutturati dell’Università di Padova”, (19 giu. 1972) c. 1; 4. “Esposto dell’Assemblea dei borsisti”, ( 24 giu. 1972), c. 1; 5. “Bozza di documento del C.d.b. borsisti non strutturati”, s.d., cc. 3 ;6. "Alle donne interessate", documento di Lotta Femminista in appoggio alla lotta dei non strutturati/e dell'Università .

1972 giu. 19 - giu. 30

37

1972 giugno 28

Collocazione: sede: Biblioteca civica di Padova, Busta: 1

Salario alle casalinghe. Bozza di discussione

Fascicolo di carte 11.

A

firma di: Lotta Femminista di Modena

38

1972 nov. 14

Collocazione: sede: Biblioteca civica di Padova, Busta: 1

Le donne all'Università

Fascicolo di carte 5.

A

firma di: Lotta Femminista di Padova

39

1973 gennaio

Collocazione: sede: Biblioteca civica di Padova, Busta: 1

Chi è? - Bozza di discussione per il salario alle casalinghe

Fascicolo di carte 11.

A

firma di: Lotta Femminista di Modena

40

1973 febbraio 20

Collocazione: sede: Biblioteca civica di Padova, Busta: 1

Donne che lavorate nelle case e fuori dalle case

Volantino.

A firma di: Lotta Femminista di Padova

42

1971 nov. 27 - 1973 mag. 25

Serie 3: Documenti per un uso militante - Riproduzione

11 unità archivistiche

41

s.d.

Collocazione: sede: Biblioteca civica di Padova, Busta: 1

Perché le donne vogliono asili, tanti quanti servono, subito

Fascicolo di carte 3.

A

firma di: Lotta Femminista di Padova

42

s. d.

Collocazione: sede: Biblioteca civica di Padova, Busta: 1

Madri in azione

Fascicolo di carte 6.

Documento redatto da Mothers in Action, nato a Londra nel 1967 come gruppo di pressione a sostegno delle madri senza reddito; tradotto e diffuso da Lotta Femminista di Modena.

43

Collocazione: sede: Biblioteca civica di Padova, Busta: 1

Donne del quartiere

1 foglio.

1971 novembre 27

A firma di: Movimento di Lotta Femminile di Padova e del Comitato di quartiere della Guizza – Paltana –

Riguarda la richiesta di servizi, in particolare di asili per l’infanzia.

44

[1972]

Collocazione: sede: Biblioteca civica di Padova, Busta: 1

Basta tacere! Testimonianze di donne. Parto aborto gravidanza maternità

Fascicolo di pagine 20.

A

firma di: Movimento di lotta femminista di- Ferrara; il documento fu stampato in 5.000 copie .

45

1972 feb. 29

Collocazione: sede: Biblioteca civica di Padova, Busta: 1

Donne come ogni anno le scuole si sono riaperte riproponendo i problemi di sempre…

Volantino.

A firma di: Lotta Femminista di Padova; denuncia la carenza di aule e l’inadeguatezza dei metodi didattici.

46

1973 febbraio 8

Collocazione: sede: Biblioteca civica di Padova, Busta: 1

Mamme, bidelle, maestre

 

Volantino.

A

firma di: un gruppo di mamme [di Lotta Femminista di Venezia]

47

1973 febbraio 20

Collocazione: sede: Biblioteca civica di Padova, Busta: 1

A proposito dell’aborto

Volantino.

A firma di: Collettivo femminista milanese. Due copie.

43

48

1973 mar. 2 – [giu. 6]

Collocazione: sede: Biblioteca civica di Padova, Busta: 1

Processo per aborto a Padova

Fascicolo.

Contiene cinque documenti a firma di Lotta Femminista di Padova e di Movimento Femminista sulla mobilitazione per il processo per aborto svoltosi a Padova il 5 giugno del 1973:

1.

“Processo per aborto”, cc. 2, 2 mar. 1973 (firma: Lotta Femminista);

2.

“A Padova 5 giugno …”, 25 mag. 1973 (firma: Lotta Femminista)

3.

“Processo per aborto”, c. 1, s.d (firma Lotta Femminista);

4.

“A Padova è processata per aborto Gigliola Pierobon …”, s.d. (firma: Lotta Femminista);

5.

“Oggi 6 giugno si concluderà qui a Padova il processo …”, s.d. (firma: Movimento Femminista).

49

1973 ott. 31 – dic. 1

Collocazione: sede: Biblioteca civica di Padova, Busta: 1

Lotta delle ragazze madri di via Pusiano

Fascicolo .

Contiene i seguenti documenti a firma: di Lotta Femminista di Milano:

1

Collettivo Zona 5 (Ripa Ticinese) – Il gruppo di Ripa …

Fascicolo di carte 5.

s. d.

A firma di: Collettivo Zona 5; documento di analisi e progetto per la difesa della Casa di via Pusiano, per la

creazione di un consultorio, una casa delle donne, una casa editrice e per la pubblicazione di opuscoli sugli anticoncezionali.

2

1973 ottobre 31

Ragazze madri in lotta, Documenti e testimonianze delle ragazze madri della Casa della madre e del fanciullo di via Pusiano 22, Milano

Fascicolo di pagine 16.

3

1973 dicembre 1

Continua la lotta delle ragazze madri

Foglio.

A firma di: Comitato di lotta delle ragazze madri (di via Pusiano).

50

Collocazione: sede: Biblioteca civica di Padova, Busta: 1

Coordinamento di Firenze del 10 – 11 novembre 1973

Volantino.

A firma di: Lotta Femminista di Ferrara; sull’organizzazione e sul lavoro dei gruppi; sul verso invito alle donne

1973 novembre 15

a frequentare la sede del movimento (via U. Bassi, 13/A)

51

Collocazione: sede: Biblioteca civica di Padova, Busta: 1

I servizi sociali e le donne in Emilia

Fascicolo di carte 19.

A firma di: Lotta Femminista di Modena

44

1974 aprile

1970 mag. 1 - Ca. 1976

Serie 4: Documenti per un uso militante - Corpo

3 unità archivistiche

1970 mag. 1

52

Collocazione: sede: Biblioteca civica di Padova, Busta: 1

Radicalesbians, The woman identified woman

Fascicolo di carte 9.

Traduzione in italiano curata probabilmente da Lotta Femminista di Padova

53

Collocazione: sede: Biblioteca civica di Padova, Busta: 1

Compagni perchè comprate tutti Reich?

Fascicolo di pagine 6.

A cura di: Lotta Femminista di Padova

1972 dicembre 12

54

Collocazione: sede: Biblioteca civica di Padova, Busta: 1

Relazione del movimento femminista al convegno sulla "prostituzione" tenutosi a Roma il 25.2.1973

Fascicolo di carte 10.

A firma di: Movimento di lotta femminile di Bologna

1973 aprile 10

Serie 5: Libri

1972 dic. - 1973 ott.

Costituita da due pubblicazioni della serie “Quaderni di lotta femminista” nelle quali sono stati raccolti

contributi italiani ed esteri anni Settanta.

tutti i

utili ad approfondire il dibattito sul movimento femminista in corso all'inizio degli

2 unità archivistiche

55

1972 dic.

Collocazione: sede: Biblioteca civica di Padova, Busta: 1

L'offensiva. Quaderni di Lotta Femminista n. 1

Libro.

Torino, Editore Musolini – Materiali del movimento femminista. Libri per un uso militante

56

1973 ott.

Collocazione: sede: Biblioteca civica di Padova, Busta: 1

Il personale è politico. Quaderni di Lotta Femminista n. 2

Libro.

Torino, Editore Musolini - Materiali del movimento femminista . Libri per un uso militante

45

1971 - 1973

Serie 6: Ritagli di stampa

Costituita da fascicoli contenenti documenti organizzati per argomento e ordinati alfabeticamente. Questi fascicoli dal n. 57 al n. 89 costituivano l’archivio stampa di Lotta Femminista dal 1971 al 1973.

33 unità archivistiche

57

1972 - 1973

Collocazione: sede: Biblioteca civica di Padova, Busta: 2

Aborto, anticoncezionali

Fascicolo (articoli di giornale).

58

1973

Collocazione: sede: Biblioteca civica di Padova, Busta: 2

Adozione

Fascicolo (articoli di giornale).

59

1973

Collocazione: sede: Biblioteca civica di Padova, Busta: 2

Anziani, pensioni

Fascicolo (articoli di giornale).

60

1973

Collocazione: sede: Biblioteca civica di Padova, Busta: 2

Asili

Fascicolo (articoli di giornale).

61

1973

Collocazione: sede: Biblioteca civica di Padova, Busta: 2

Assegni familiari

Fascicolo (articoli di giornale).

62

1973

Collocazione: sede: Biblioteca civica di Padova, Busta: 2

Bollette, lotte sull'autoriduzione

Fascicolo (articoli di giornale).

63

1973

Collocazione: sede: Biblioteca civica di Padova, Busta: 2

Carceri

Fascicolo (articoli di giornale).

64

1972 - 1973

Collocazione: sede: Biblioteca civica di Padova, Busta: 2

Case

Fascicolo (articoli di giornale).

65

1972 - 1973

Collocazione: sede: Biblioteca civica di Padova, Busta: 2

Chiesa

Fascicolo (articoli di giornale).

46

66

1971

Collocazione: sede: Biblioteca civica di Padova, Busta: 2

Donne

Fascicolo (articoli di giornale).

67

1973

Collocazione: sede: Biblioteca civica di Padova, Busta: 2

Emigrazione

Fascicolo (articoli di giornale).

68

1972 - 1973

Collocazione: sede: Biblioteca civica di Padova, Busta: 2

Esteri

Fascicolo (articoli di giornale).

69

1972 - 1973

Collocazione: sede: Biblioteca civica di Padova, Busta: 2

Fabbriche

Fascicolo (articoli di giornale).

70

1972 - 1973

Collocazione: sede: Biblioteca civica di Padova, Busta: 2

Famiglia

Fascicolo (articoli di giornale).

71

1972 - 1973

Collocazione: sede: Biblioteca civica di Padova, Busta: 2

Giovani

Fascicolo (articoli di giornale).

72

1973

Collocazione: sede: Biblioteca civica di Padova, Busta: 2

Grandi Magazzini

Fascicolo (articoli di giornale).

73

1972 - 1973

Collocazione: sede: Biblioteca civica di Padova, Busta: 2

Handicappati

Fascicolo (articoli di giornale).

74

1972 - 1973

Collocazione: sede: Biblioteca civica di Padova, Busta: 2

Lavoro domestico

Fascicolo (articoli di giornale).

75

1972 - 1973

Collocazione: sede: Biblioteca civica di Padova, Busta: 2

Lavoro domicilio

Fascicolo (articoli di giornale).

47

76

1972 - 1973

Collocazione: sede: Biblioteca civica di Padova, Busta: 2

Lavori vari

Fascicolo (articoli di giornale).

77

1972 - 1973

Collocazione: sede: Biblioteca civica di Padova, Busta: 2

Lotta Continua

Fascicolo (articoli di giornale).

78

1972 - 1973

Collocazione: sede: Biblioteca civica di Padova, Busta: 2

Lotta femminista

Fascicolo (articoli di giornale).

79

1972 - 1973

Collocazione: sede: Biblioteca civica di Padova, Busta: 2

Medicina

Fascicolo (articoli di giornale).

80

1972 - 1973

Collocazione: sede: Biblioteca civica di Padova, Busta: 2

Nocività, infortuni

Fascicolo (articoli di giornale).

81

1972 - 1973

Collocazione: sede: Biblioteca civica di Padova, Busta: 2

Occupazione, livelli, statistica

Fascicolo (articoli di giornale).

82

1972 - 1973

Collocazione: sede: Biblioteca civica di Padova, Busta: 2

Prezzi

Fascicolo (articoli di giornale).

83

1972 - 1973

Collocazione: sede: Biblioteca civica di Padova, Busta: 2

Processo a Lola

Fascicolo (articoli di giornale).

84

1972 - 1973

Collocazione: sede: Biblioteca civica di Padova, Busta: 2

Prostituzione

Fascicolo (articoli di giornale).

85

1973

Collocazione: sede: Biblioteca civica di Padova, Busta: 2

Ragazze madri

Fascicolo (articoli di giornale).

48

86

1973

Collocazione: sede: Biblioteca civica di Padova, Busta: 2

Scuole

Fascicolo (articoli di giornale).

87

1973

Collocazione: sede: Biblioteca civica di Padova, Busta: 2

Trasporti

Fascicolo (articoli di giornale).

88

s. d.

Collocazione: sede: Biblioteca civica di Padova, Busta: 2

Università

Fascicolo (articoli di giornale).

89

1972 - 1973

Collocazione: sede: Biblioteca civica di Padova, Busta: 2

Varie

Fascicolo (articoli di giornale).

49

1973 - 1974 ott. 28

Sezione 2: Lotta Femminista n. 1 di Padova poi Centro Femminista

Costituita da 5 unità archivistiche organizzate in un'unica serie.

Serie 1: Documenti per un uso militante - Politica

5 unità archivistiche

1

Collocazione: sede: Biblioteca civica di Padova, Busta: 1

L'assegno familiare sotto attacco

Fascicolo di carte 10.

1973 – 1974 ott. 1

Post 1973

Si tratta del libro di Suzie Fleming, del “Power of Women Collective” di Londra, tradotto e diffuso da Lotta

Femminista n. 1.

2

1974 mar. 5

Collocazione: sede: Biblioteca civica di Padova, Busta: 1

8 marzo - Giornata Internazionale della donna. Tutto aumenta, solo la pazienza diminuisce!

Volantino.

A

firma di: Centro Femminista sede 1.

3

1974 mar. 6

Collocazione: sede: Biblioteca civica di Padova, Busta: 1

La scuola e la donna

Fascicolo di carte 18.

A

firma di: Gruppo Femminista Medie di Padova; documento sull'istruzione femminile.

4

1974 set. 25

Collocazione: sede: Biblioteca civica di Padova, Busta: 1

Alcune note generali sul momento politico e la nostra prospettiva femminista. La terziarizzazione e i servizi

Fascicolo.

A

firma di: Lotta Femminista n. 1, Padova, via dei Tadi

5

1974 ott. 1

Collocazione: sede: Biblioteca civica di Padova, Busta: 2

Alcuni punti per una discussione politica

Fascicolo di carte 6.

A firma di: Lotta Femminista n. 1 - Padova

50

Sezione 3: Lotta Femminista n. 2 di Padova (poi divenuta rete dei Comitati e Gruppi per il SLD)

1973

- 1974 lug. 28

Costituita da 10 unità archivistiche organizzate in un'unica serie.

1973 - 1974 lug. 28

Serie 1: Documenti per un uso militante - Politica

10 unità archivistiche

1

Collocazione: sede: Biblioteca civica di Padova, Busta: 1

Distribuzione e pubblicità del volantone in ogni città

Volantino.

s.d.

A firma di Lotta Femminista n. 2 - Centro delle Donne, Padova; istruzioni per la stampa di locandine del

“manifesto volantone di Lotta Femminista – contro gli assegni familiari per il salario al lavoro domestico” in ogni città.

2

Collocazione: sede: Biblioteca civica di Padova, Busta: 1

Proposte per costruire la prima scadenza nazionale della campagna "Salario per il lavoro domestico"

Fascicolo di pagine 12.

s. d.

A

firma di: Lotta Femminista di Padova, sede n. 2.

3

Ca. 1973

Collocazione: sede: Biblioteca civica di Padova, Busta: 1

Documenti programmatici e organizzativi

Fascicolo

A

firma di: Lotta Femminista di Padova, sede n. 2; contiene:

1

Bozza di documento sul significato del potere in Lotta Femminista

Fascicolo di carte 5.

2

Bozza di documento sull'organizzazione di Lotta Femminista

Fascicolo di carte 4.

3

Note aggiuntive alla bozza di documento sull'organizzazione di Lotta Femminista

Fascicolo di pagine 7.

4

Osservazioni sull'uso degli strumenti

Fascicolo di carte 3.

5

Gestione delle firme in relazione ai materiali prodotti dalle compagne

Fascicolo di carte 4.

4

Collocazione: sede: Biblioteca civica di Padova, Busta: 1

Il progetto di legge Fortuna, la maternità e la decisionalità della donna

Fascicolo di pagine 8.

51

1973 marzo 23

A firma di: Lotta Femminista di Padova, sede n. 2

.

5

1973 mar. 30

Collocazione: sede: Biblioteca civica di Padova, Busta: 1

Discorso di Suzie Fleming alla marcia per la Giornata Internazionale della donna tenutasi a Londra il 10 marzo 1973 a favore della campagna femminista sugli assegni familiari

Fascicolo di carte 2.

Tradotto e diffuso da: Lotta Femminista n. 2

6a b

Collocazione: sede: Biblioteca civica di Padova, Busta: 1

The Power of Women Collective

Fascicolo di pagine 16.

Articoli del Collettivo londinese tradotti e diffusi dal Centro Femminista di Padova, ex Lotta Femminista n. 1, sede di via dei Tadi (la data della traduzione è 28 ott. 1974); due copie (rispettivamente 6a e 6b).

1973 lu. 9

7

Collocazione: sede: Biblioteca civica di Padova, Busta: 1

Da Power of Women Collective, alcune traduzioni

Fascicolo di pagine 16.

Documento analitico; si tratta di un gruppo di scritti tradotti e diffusi dal “Centro femminista” ex Lotta Femminista n. 1; data della traduzione 28 ott. 1974.

1973 set. 20

8

1974 marzo 8

Collocazione: sede: Biblioteca civica di Padova, Busta: 1

Austerità = assurda povertà ovvero

Fascicolo di pagine 8.

Documento di analisi delle politiche, a firma di: Maria Pia Turri e Giovanna Franca Dalla Costa, Lotta femminista n. 2, Padova

ciascuno al suo posto!

9

1974 giugno 11

Collocazione: sede: Biblioteca civica di Padova, Busta: 1

Siamo tante, siamo donne, siamo stufe!

Volantino.

Convocazione per la proiezione dell’audiovisivo realizzato da Lotta Femminista di Milano

10

1974 giugno 28

Collocazione: sede: Biblioteca civica di Padova, Busta: 1

Precisazione di Lotta Femminista n° 2 inviata a "Effe" sedi del movimento femminista in Italia e all'estero

Volantino.

Comunicato sulla questione del dibattito sul salario al lavoro domestico, Lotta femminista n. 2, Padova

e per conoscenza a tutte le

52

1969 – 2013 con doc. dal 1953 e seguiti al 2013

Sezione 4: Comitati e Gruppi della rete per il Salario al lavoro domestico

Costituita da 344 unità archivistiche organizzate in dodici serie. La documentazione è costituita da materiale di natura eterogenea: documenti, libri, manifesti, fotografie, prodotti multimediali e gadgets, frutto solo in minima parte di una raccolta (come è il caso dei manifesti), prodotta dal Comitato per il Salario al lavoro domestico di Padova e dalla rete di Comitati, Gruppi e Collettivi ad essa afferente.

1972 maggio – 1978 mag. 9

Serie 1: Documenti per un uso militante - Politica

20 unità archivistiche

1

s. d.

Collocazione: sede: Biblioteca civica di Padova, Busta: 3

Relazione provvisoria del Convegno di Montreal (Canada) dal 1° al 3 giugno 1973

Fascicolo di carte 6.

Tradotto e diffuso dal Comitato Veneto per il Salario al lavoro domestico

2

s.d.

Collocazione: 335, sede: Biblioteca civica di Padova, Busta: 3

Il festival nazionale de "L'Unità"

Volantino.

A firma di: Coordinamento emiliano dei Gruppi femministi per il SLD; convocazione di una manifestazione contro il PCI e tutti gli altri partiti e gruppi politici che propongono l’emancipazione attraverso un secondo lavoro senza tener conto del lavoro domestico.

Manifestazione femminista a Ferrara

3

1972 maggio

Collocazione: sede: Biblioteca civica di Padova, Busta: 3

Fata o strega? Bollettino del Collettivo di Lotta femminista

Fascicolo di carte 13.

Raccolta di documenti sulla liberazione della donna, alcuni di questi sono stati anche tradotti.

4

1972 lug.

Collocazione: sede: Biblioteca civica di Padova, Busta: 3

Statement of the International Feminist Collective

Fascicolo di carte 2.

Padova - Documento fondativo del Collettivo Internazionale Femminista, due copie.

5

1973

Collocazione: sede: Biblioteca civica di Padova, Busta: 3

"Società fabbrica"

Carte 2.

Locandina e programma per alcuni saggi su: "La ribellione delle donne: prime ipotesi", da pubblicare nel primo numero della rivista.

53

6

1973 ago.

Collocazione: sede: Biblioteca civica di Padova, Busta: 3

Selma James, Sesso, razza e classe

Fascicolo di carte 13.

Tradotto dal Gruppo Femminista per il SLD di Ferrara

7

1974 gen. 6

Collocazione: sede: Biblioteca civica di Padova, Busta: 3

Bollettino delle donne N° 0

Fascicolo di carte 20.

A

firma di: Comitato per il Salario al lavoro domestico Mestre e Venezia

8

1974

Collocazione: sede: Biblioteca civica di Padova, Busta: 3

8 marzo 1974 - Giornata Internazionale della donna

 

Volantino.

A

firma del Comitato Veneto per il SLD; convocazione della manifestazione

9

1974 marzo 8

Collocazione: sede: Biblioteca civica di Padova, Busta 3

Soldi alle donne - Bozza provvisoria

Fascicolo di pagine 31.

A firma del Comitato Veneto per il SLD; documento di analisi che precede la pubblicazione di "Le operaie della

casa"

10

Collocazione: sede: Biblioteca civica di Padova, Busta: 3

Giornate 4 - 5 maggio

Volantino.

1974 maggio 2

A firma di: Comitato Triveneto per il SLD (Pd - Ve - Ts); riguarda la mobilitazione per il Salario al lavoro

domestico Nel programma delle giornate è prevista la proiezione del filmato della manifestazione tenutasi a Mestre l’8 marzo.

11

1974 luglio 9

Collocazione: sede: Biblioteca civica di Padova, Busta 3

Bollettino delle donne. N° 2

Fascicolo di carte 16.

A

firma di: Comitato Veneto per il SLD, sede di Venezia, S. Pantalon

12

1975

Collocazione: sede: Biblioteca civica di Padova, Busta: 3

Siamo tante siamo donne siamo stufe!, a cura di C. Gamba, F. Geri, A. Monti, G. Zerman, Padova, Collettivo editoriale Femminista, Nuovi Editori, 1975

Libro.

Il documento è tratto dall'audiovisivo avente lo stesso titolo, realizzato dal Gruppo Femminista Milanese del

SLD

13

Collocazione: sede: Biblioteca civica di Padova, Busta 3

Questionario

54

1975 febbraio 10

Volantino.

A firma di: Gruppo Femminista per SLD di Ferrara; sulla condizione delle donne.

14

Collocazione: sede: Biblioteca civica di Padova, Busta: 3

Comunicato

Foglio.

1975 giugno 18 ?

A firma di: Comitato Triveneto per il SLD; sulla scissione del Gruppo per il SLD di Venezia - Mestre, sede via

Napoli -Mestre

15

Collocazione: sede: Biblioteca civica di Padova, Busta: 3

Presentazione dibattito dell'8 marzo 1974

Volantino.

1975 novembre 25

A firma di: Comitato Triveneto per il SLD; presentazione del libro "8 marzo 1974 giornata internazionale di

lotta delle donne", edito da Marsilio

16

1976 gennaio 6

Collocazione: sede: Biblioteca civica di Padova, Busta: 3

Comunicato: ai lettori dei nostri materiali

 

Foglio.

A

firma del: Comitato Triveneto SLD

17

1977 febbraio 4

Collocazione: sede: Biblioteca civica di Padova, Busta 3

Contro una legge che, se passerà al Senato, permetterà forse di abortire solo al prezzo umiliante

Volantino.

A firma di: Comitato Trentino per SLD

18

Collocazione: sede: Biblioteca civica di Padova, Busta: 3

Convegno nazionale femminista a Roma - 29 – 30 aprile e 1 maggio

Volantino.

A firma di: Coordinamento nazionale dei Gruppi per SLD.

[1978 apr. 29 - mag. 1]

19

Collocazione: sede: Biblioteca civica di Padova, Busta: 3

Grande svendita di fine stagione

Volantino .

A firma di: Collettivo per Salario contro il lavoro domestico di Brescia (si cita vicolo S. Zanino). Documento di

analisi sulle condizioni di vita.

Ca. 1983 gennaio 27

20

Collocazione: sede: Biblioteca civica di Padova, Busta: 3

Che cos'è diventato oggi l'8 marzo?

Volantino.

A firma di: Collettivo per Salario contro il lavoro domestico di Brescia

55

1983 marzo 5

1975 gen. 12 - 1977 giu. 14

Serie 2: Documenti per un uso militante - Riproduzione

19 unità archivistiche

21

s. d.

Collocazione: sede: Biblioteca civica di Padova, Busta: 3

Donne contro: vogliamo l'aborto non vogliamo abortire

Fascicolo di pagine 20.

A

firma di Collettivo autonomo femminista di Ferrara

22

s. d.

Collocazione: sede: Biblioteca civica di Padova, Busta: 3

Dalla parte delle donne: l’aborto [Bollettino n. 1]

Fascicolo di carte 5.

A firma di: Collettivo Femminista Napoletano

23

Collocazione: sede: Biblioteca civica di Padova, Busta: 3

Alla Chiesa la ricchezza alle donne miseria e violenza

Volantino.

A firma di: Coordinamento nazionale dei Gruppi per

SLD; convocazione di una manifestazione in favore

dell'aborto da tenersi a Firenze per il 20 gennaio. Due copie.

24

Collocazione: sede: Biblioteca civica di Padova, Busta: 3

Vogliamo l'aborto libero e gratuito

Fascicolo di pagine 15.

A firma del Movimento Femminista per il SLD di Reggio Emilia

1975

25

Collocazione: sede: Biblioteca civica di Padova, Busta: 3

Processo all’Arcispedale di Sant'Anna

Fascicolo . Contiene:

1

Lotte delle donne all'Ospedale Sant'Anna di Ferrara

Fascicolo .

1975 – 1977 ott. 9

Contiene: a) l’esposto presentato dalle donne di Ferrara al procuratore di Ferrara sulla situazione del reparto ostetrico ginecologico dell’ospedale; b) n. quattro volantini di denuncia sulla situazione del reparto maternità della Clinica ginecologica dell’Arcispedale S. Anna; c) n. tre articoli comparsi sulla stampa quotidiana locale e nazionale (gen. 1975) . Per le testimonianze di donne vedi unità archivistica n. 44, b. 1 “Basta Tacere” …

1976 marzo 11

2

Lotta all’ospedale di Ferrara. Il materiale d’informazione che divulghiamo in città da un anno è stato portato in questi giorni al Tribunale di Bruxelles…

Volantino.

A firma di: Comitato Triveneto per SLD; Coordinamento Emiliano per SLD; Wages for Housework Committee

Toronto, New York, Power of Women Wages for Housework Campaign, London

3

1977

Lidia Campagnano, Non siamo topi da consultorio, «Il Manifesto», 16 marzo 1977

Fotocopia.

56

4

1977 maggio 21

I medici accusano una donna tutte le donne accusano i medici. 9 giugno: processo per l’Ospedale di Sant’Anna

Fascicolo di carte 2.

A

firma di. Gruppo Femminista per SLD; Coordinamento studentesse; Collettivo Femminista Autonomo; tutti

di

Ferrara; a sostegno di alcune donne che per avere denunciato le condizioni di disagio in cui avveniva il parto

per mancanza di strutture e di personale vennero denunciate e processate; due copie. Vedi anche unità

archivistica n. 287, b. 12 (serie Manifesti)

5

1977 ottobre 9

Lotta delle donne all’ospedale S. Anna di Ferrara. Come abbiamo cominciato …

Fascicolo di pagine 12.

A firma di: Gruppo Femminista per il SLD, di Ferrara

26

Collocazione: sede: Biblioteca civica di Padova, Busta: 3

A tutte le donne…

1975 gennaio 12

Volantino.

A firma di: Comitato per il Salario al lavoro domestico di Padova; in favore della depenalizzazione dell'aborto,

due copie.

27

1975 febbraio 6

Collocazione: sede: Biblioteca civica di Padova, Busta: 3

… Padova Trento Milano Firenze. Le donne continuano a morire per aborto ….

Volantino.

A firma di: Comitato per il Salario al lavoro domestico di Padova;

invito allo spettacolo: “L’identità” e alla

manifestazione femminista indetta per l’11 febbraio in Piazza delle Erbe a Padova.

28

1975 febbraio 6

Collocazione: sede: Biblioteca civica di Padova Busta 3

È solo nostro il diritto di decidere…

 

Volantino.

A

firma di: Movimento Femminista Ferrara; sull’autodeterminazione delle donne.

29

1975 febbraio 13

Collocazione: sede: Biblioteca civica di Padova, Busta: 3

Comunicato urgente da distribuire a tutte le donne…

Volantino.

A firma di: Comitato per il Salario al lavoro domestico di Padova; sulla questione dell’aborto e sull’arresto a

Firenze del dr. Conciani.

30

Collocazione: sede: Biblioteca civica di Padova, Busta: 3

Comitato asili nido – Scuole materne. Intersindacale CGIL – CISL – UIL di Padova

Fascicolo .

Contiene:

1

Note informative sulla legislazione per gli asili nido

Fascicolo di carte 5.

2

1975 mar. 28- apr. 21

1975 marzo 28

Comitato asili nido e scuole materne, avere figli

57

Volantino.

3

1975 aprile 21

Comitato asili nido e scuole materne, nell'ambito

Volantino.

31

1975 aprile 4

Collocazione: sede: Biblioteca civica di Padova, Busta: 3

Il Comitato per il Salario … organizza alla Casa dello studente 'Fusinato' un dibattito su aborto e lotta di classe …

Volantino.

A firma di: Comitato per il Salario al lavoro domestico di Padova ; seguono numerose altre firme

32

Collocazione: sede: Biblioteca civica di Padova Busta : 3

Sabato 20 dicembre il Movimento Femminista organizza una manifestazione per l'aborto libero

Volantino.

A firma di: Movimento Femminista di Ferrara

1975 nov. 17

33

Collocazione: sede: Biblioteca civica di Padova, Busta: 3

1976 gennaio 20

Da un po’ di tempo Chiesa depenalizzazione dell’aborto

Volantino.

Convocazione di una manifestazione in favore della

A firma di: Centro Femminista di Padova; Gruppo Femministe Medie di Padova; Comitato per il Salario al

lavoro domestico di Padova; Centro di Controinformazione femministe sulla salute e sessualità di Padova; Collettivo Femminista Comunista; Centro per la salute della donna; Centro di documentazione della donna; Collettivo Femminista Autonomo di Agraria; Gruppo Femminista di Cittadella; Collettivo Donne Bassa Padovana.

34

Collocazione: sede: Biblioteca civica di Padova, Busta: 3

Aborto libero e gratuito assistito e con anestesia…

Volantino.

A firma di: Comitato Triveneto per il Salario al lavoro domestico; Centro Controinformazione Femminista sulla

1976 gennaio 21

Salute e Sessualità. Convocazione per la manifestazione del 24 gennaio 1976.

35

Collocazione: sede: Biblioteca civica di Padova, Busta: 3

Vogliamo l'aborto libero gratuito e assistito con anestesia manifestazione

Volantino.

1977 giugno 14

Troviamoci tutte alla

A firma di: Centro di Documentazione della Donna; Centro Donna e Salute; Comitato per il Salario al lavoro

domestico; Coordinamento Donne e Medicina; Coordinamento studentesse femministe medie. Convocazione per la manifestazione del 15 giugno 1977 a Padova.

36

Collocazione: sede: Biblioteca civica di Padova, Busta: 3

In occasione della veglia "contro l'aborto" promossa dalla Azione Cattolica

Volantino.

1976 gennaio 18

58

A firma di: Comitato Triveneto SLD e Centro di Controinformazione Femminista sulla Salute e Sessualità

37

Collocazione: sede: Biblioteca civica di Padova, Busta: 3

Comunicato stampa

Volantino.

A firma di: Comitato Triveneto per SLD; Centro di Controinformazione Femminista sulla Salute e sulla Sessualità; Centro Femminista; Collettivo Femminista Comunista di Padova; Centro di Documentazione della Donna; Gruppo Femminista Medie; Collettivo Femminista di Agraria; denuncia l'attacco della Celere contro un gruppo di femministe in sosta davanti alla veglia di preghiera contro l'aborto organizzata dal Vescovo di Padova.

1976 gennaio 18

38

1978 feb. 9

Collocazione: sede: Biblioteca civica di Padova, Busta: 3

Parto senza violenza – Trotula n. 2

Fascicolo di pagine 9.

A

firma di: Nucleo donne - Medicina - Ferrara e Coop. "Controinformazione" - Ferrara

39

1978 lug. 10

Collocazione: sede: Biblioteca civica di Padova, Busta: 3

Aborto: notizie utili – Trotula n. 3

Fascicolo di pagine 7.

A firma di: Cooperativa "Controinformazione" - Ferrara

1975 – 1979 gen. 11

Serie 3: Documenti per un uso militante - Corpo

22 unità archivistiche

40

s.d.

Collocazione: sede: Biblioteca civica di Padova, Busta: 3

Trieste contro la loro violenza restituiamo alla lotta la nostra violenza

Fascicolo di carte 2.

A

firma di: Comitato per il Salario al lavoro domestico di Trieste

41

s.d.

Collocazione: sede: Biblioteca civica di Padova, Busta: 3

Dibattito sulla salute della donna

 

Volantino.

A

firma di: Gruppo Femminista per SLD di Ferrara

42

s.d.

Collocazione: sede: Biblioteca civica di Padova, Busta: 3

Siamo stufe di violenza non abbiamo più pazienza

Fascicolo di pagine 6.

A

firma di: Comitato per il Salario al lavoro domestico di Trieste; documento di analisi

43

s. d.

Collocazione: sede: Biblioteca civica di Padova, Busta: 3

Il giorno 22 marzo

59

Volantino

A firma di: Comitato Triveneto per il SLD; Centro di Controinformazione Salute e Sessualità; Centro di

Documentazione della Donna; Coordinamento Donne Ospedaliere; Collettivo Femminista di Scienze Politiche; Collettivo Donne di Noventa Padovana; convocazione della manifestazione contro l’arresto di Mavi Servello.

44

s.d.

Collocazione: sede: Biblioteca civica di Padova, Busta: 3

Lesbismo e salario

Fascicolo di carte 4.

A

firma di: Wages Due Collective, Toronto; tradotto e diffuso dal Collettivo Femminista Napoletano

45

[1975]

Collocazione: sede: Biblioteca civica di Padova, Busta: 3

Il potere di star bene

Fascicolo di pagine 12.

Testo dell'audiovisivo prodotto dal Gruppo femminista SLD di Mestre e Venezia, sede di Mestre, via Aretusa,

60

46

1975 febbraio 13

Collocazione: sede: Biblioteca civica di Padova, Busta: 3

Donne, il Medio Evo l'abbiamo già pagato una volta

Volantino.

A firma di: Comitato per il Salario al lavoro domestico di Padova; documento di analisi sulla condizione delle

donne.

47

Collocazione: sede: Biblioteca civica di Padova, Busta: 3

Lotta alla fabbrica Solari di Udine

Fascicolo . Questa lotta era collegata all’attività del SLD; contiene:

1975 apr. 11- 1976 mar. 3

1

1975 aprile 11

Lettera da Udine sulla salute della donna

Fascicolo di carte 8.

Indirizzata a varie autorità cittadine e al Consiglio di fabbrica

2

1975 aprile

Alla stampa e a tutte forze politiche…

Fascicolo di carte 9.

Copia indirizzata alla stampa e alle forze politiche della documentazione descritta al n. 1; unita copia in lingua inglese: To the press and to all the political forces

3

1976 mar. 3

Riunione del 3.3.1976. Relazione della Commissione Salute Donne del Consiglio di fabbrica Solari, di Udine

Volantino.

48

Collocazione: sede: Biblioteca civica di Padova, Busta: 3

Ciao, come stai? Male…

Fascicolo di pagine 13.

60

1975 marzo 5

Documento per un dibattito sul tema della salute della donna a cura del Movimento femminista di Venezia – Mestre e del Comitato per SLD

49

1975 dicembre 5

Collocazione: sede: Biblioteca civica di Padova, Busta: 3

Conferenza dibattito su lesbismo e violenza carnale

 

.Volantino

A

firma di: Comitato Triveneto per il SLD; invito all’iniziativa

50

1976 marzo

Collocazione: sede: Biblioteca civica di Padova, Busta: 3

Violenza contro le donne…

Volantino.

A firma di: Gruppo Femminista di Rovigo; Comitato per il Salario al lavoro domestico di Mestre e Venezia;

Centro per la salute della donna di Padova; Gruppo Femminista di Mirano; Centro Femminista di Padova; Centro di documentazione della donna di Padova; Gruppo Femminista Medie di Padova; Centro di Controinformazione femminista sulla salute e sessualità di Padova; Centro Donne e Salute di Padova; Collettivo autonomo femminista di Conegliano; Collettivo Donne Bassa Padovana di Este Monselice, Gruppo femminista di Cittadella, Gruppo femminista Vicentino per il Salario al lavoro domestico; convocazione della manifestazione del 15 marzo a Rovigo.

51

Collocazione: sede: Biblioteca civica di Padova, Busta: 3

1976 marzo 8 ?

2 - Donne contro: 8 marzo 1908 - 8 marzo 1976

Fascicolo di carte 17

A firma di: Collettivo autonomo femminista di Ferrara; documento di denuncia contro la violenza alle donne.

52

Collocazione: sede: Biblioteca civica di Padova, Busta: 3

Contro la violenza sulle donne. Supplemento al n. 1 di "Le operaie della casa", Padova

Fascicolo di carte 8.

A firma di: Gruppo Femminista per il Salario al lavoro domestico di Ravenna.; raccolta di documenti.

1976 ott. 2 - dic. 9

53

Collocazione: sede: Biblioteca civica di Padova, Busta: 3

Ogni processo per violenza carnale è processo politico…

Volantino

A firma di: Comitato Triveneto per SLD; convocazione di una manifestazione contro la violenza alle donne

1976 ottobre 3

54

Collocazione: sede: Biblioteca civica di Padova, Busta: 3

La violenza sulle donne la faremo pagare fino in fondo!

Volantino .

1976 ottobre 14

A firma di: Centro per la Salute della Donna di Padova; Centro Femminista di Padova; Comitato Triveneto per

il Salario al lavoro domestico; Centro di Controinformazione femminista sulla salute; Centro di Documentazione della Donna; Centro Donna e Salute di Padova; Gruppo Femminista di Rovigo; Collettivo Femminista Vicentino per il Salario al lavoro domestico; convocazione per un sit-in contro la violenza e in favore della depenalizzazione dell’aborto da tenersi davanti al Tribunale penale di Verona .

61

55

1976

Collocazione: sede: Biblioteca civica di Padova, Busta: 3

Questi sono gli slogan per i giorni 17/18 ottobre

Volantino.

A firma di: Coordinamento veronese gruppi femministi e Collettivi donne; convocazione di una manifestazione

contro la violenza alle donne.

56

Collocazione: sede: Biblioteca civica di Padova, Busta: 3

Contro la repressione, lotta femminista!

Volantino.

A firma di: Comitato Triveneto per SLD; Centro Femminista di Padova; Centro di Documentazione PD; Centro

Donne e Salute di PD, Centro per la Salute della Donna PD; Gruppo Femminista di PD; convocazione per un sit

1976 novembre 12

in davanti al Tribunale di Padova.

57

Collocazione: sede: Biblioteca civica di Padova, Busta: 3

Donne uniamoci

Volantino.

A firma di: Gruppo Femminista SLD di Ravenna; convocazione della manifestazione

Manifestazione delle donne contro la violenza

1976 dicembre 20

58

Collocazione: sede: Biblioteca civica di Padova, Busta: 3

Donne e creatività

Fascicolo di pagine 20.

A firma di: Coordinamento nazionale dei Gruppi per SLD; relazione di Laura Morato per Convegno nazionale

1978

Roma aprile - maggio 1978 - Bozza provvisoria

59

Collocazione: sede: Biblioteca civica di Padova , Busta: 3

1978

Convegno nazionale femminista 29 -30 aprile, 1 maggio 1978 – “Lotte delle donne per la salute”

Fascicolo di carte 9.

A firma di: Coordinamento nazionale gruppi per SLD; relazione sulle lotte negli ospedali di Ferrara; Padova;

Udine; Trieste

60

1978 mag. 9

Collocazione: sede: Biblioteca civica di Padova, Busta: 3

Almut Kraemer, Lesbismo: sovversione sociale!

Fascicolo .

Tradotto e diffuso probabilmente dal Comitato per il Salario al lavoro domestico di Padova

61

1979 gen. 11

Collocazione: sede: Biblioteca civica di Padova, Busta: 3

Attentato fascista contro le donne…

Volantino.

A firma di: Nucleo donne medicina di Ferrara e Controinformazione Donna di Ferrara; sull’attacco fascista alle

donne del Gruppo Femminista Casalinghe che trasmetteva a Radio Donna; due copie.

62

1973 mar. 8 – 1982 mar. 14

Serie 4: Documenti per un uso militante - Lavoro

17 unità archivistiche

62

Collocazione: sede: Biblioteca civica di Padova, Busta: 3

Seminario su: ‘Comando imperialistico sulla riproduzione della forza - lavoro e rifiuto di tale riproduzione da parte della donna’

Fascicolo di carte 3.

s. d.

Programma; l’iniziativa era coordinata al seminario “Crisi e ristrutturazione della famiglia” tenutosi alla Facoltà

di Magistero, Istituto di Psicologia, Insegnamento di Sociologia, di Padova

63

Collocazione: sede: Biblioteca civica di Padova, Busta: 3

In tribunale e in ospedale si impone la lotta delle donne

Volantino.

s. d.

Denuncia del caso di un'infermiera accusata di abuso di professione; a firma di: Centro per la salute della donna

di Padova; Coordinamento Veneto Infermiere e donne del personale paramedico; Coordinamento Donne di

Medicina; Donne Ospedaliere; Centro Donne Salute; Centro Femminista; Comitato per il Salario al lavoro domestico di Padova; Centro di documentazione della donna; Collettivo Donne; Collettivo Femminista di via Cristoforis [sic]; Coordinamento dei Collettivi Femministi Medi.

64

Collocazione: sede: Biblioteca civica di Padova, Busta: 3

Salario al lavoro domestico: strategia internazionale femminista

Locandina.

Annuncia la pubblicazione dei titoli di una nuova collana dell'editore Marsilio a cura del Collettivo Internazionale Femminista: 1. Le operaie della casa; 2. 8 marzo 1974; 3. Dagli assegni familiari al salario per il lavoro domestico

s. d.

65

Collocazione: sede: Biblioteca civica di Padova, Busta: 3

Salario per il lavoro domestico

Fascicolo di carte 10.

s. d.

A firma di: Gruppo femminista per il SLD di Ferrara; sul tema del lavoro domestico e di questioni ad esso

correlate.

66

s.d

Collocazione: sede: Biblioteca civica di Padova, Busta: 3

Giù le mani dall'assegno familiare! Il salario al lavoro domestico

 

Volantino.

A