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ECONOMIA E SOCIET

Educare alla semplicit


di Marco Onado | 09 ottobre 2017

Per decenni i paladini della trasparenza in materia finanziaria hanno sbandierato lo slogan che la luce del
sole il miglior disinfettante. Eppure Angelo Baglioni ci spiega con chiarezza e dovizia di esempi che la
situazione degna dei nebbioni di Londra o della Val Padana. Che peraltro sono praticamente scomparsi per
effetto dei cambiamenti climatici, trovando nuovo e confortevole habitat nei rapporti fra banche e clienti.

Altro che eterogenesi dei fini: un corpo sempre pi voluminoso di regolamentazione e di vigilanza per la
tutela del risparmio sembra aver creato una situazione che oggettivamente favorisce il produttore di servizi
finanziari a scapito del risparmiatore. Le cause sono individuate con chiarezza in questo volume scritto con
stile chiaro e semplice e soprattutto con la limpidezza dell'onest intellettuale.

Il libro analizza tutte le trappole di cui lastricata la strada del risparmiatore: prima, i rischi e i costi dei
prodotti finanziari, a cominciare da quelli bancari che usiamo tutti i giorni, e poi le vicende recenti delle
banche italiane in crisi che hanno comportato perdite dolorose per azionisti e obbligazionisti e per la
collettivit in generale.

Sul primo versante, il libro si rivela un vero e proprio manuale di sopravvivenza e rivela particolari poco
conosciuti anche dagli addetti ai lavori: da non perdere la descrizione sul filo dellironia della lettura di un
normale estratto conto bancario. Le forme attraverso cui le banche, in tempi di tassi di interesse nulli,
riescono a estrarre commissioni da un semplice conto corrente sono infinite e quasi tutte avvolte nel mistero
delle clausole scritte in piccolo. Viene in mente il daziere di Non ci resta che piangere che pretendeva un
fiorino ogni volta che Benigni e Troisi passavano il confine, anche per riprendere un sacco caduto.

Per quanto riguarda le vicende recenti delle banche italiane, il giudizio giustamente severo. Le nuove
regole sono anchesse avvolte in brume tecniche e costringono a distinguere fra risoluzione e liquidazione,
fra bail-in e burden sharing: domande a cui non tutti gli studenti di una laurea specialistica sanno rispondere.
Ma soprattutto lautore punta il dito contro tre problemi fondamentali del caso italiano. Primo: titoli
comunque pi rischiosi delle obbligazioni ordinarie sono stati venduti a risparmiatori privati e non solo ad
investitori istituzionali dotati delle capacit analitiche di un professionista del settore. Secondo: nessuno ha
avvertito che le regole erano cambiate e che era scattata la trappola del coinvolgimento dei risparmiatori.
Terzo: nel caso delle banche venete si tollerato che le azioni fossero vendute al di fuori di ogni mercato
regolamentato o alternativo, quindi a prezzi fissati direttamente dalla banca (con il solo sostegno di un
parere indipendente basato su dati forniti dalla stessa banca). stato cos che nel volgere di pochi mesi le
azioni della Popolare di Vicenza sono passate da 62,50 euro a 10 centesimi.

A parte questi casi patologici, il libro giustamente critico sulle modalit con cui la tutela del risparmiatore
viene in concreto declinata. La regolamentazione di settore basata oggi su due pilastri (il prospetto
informativo e le regole Mifid a favore dellinvestitore) che hanno generato una montagna di regole e
producono documenti che mettono a rischio la foresta amazzonica. Ma si tratta nella maggior parte dei casi
di puri esercizi formali, basati su un patto tacito fra regolatori e regolati: mettiamo ogni avvertenza possibile,
inventiamoci anche i rischi pi estremi cos potremo sempre dire io te lo avevo detto; cera scritto alla tal
pagina del prospetto informativo. Peccato che quellavvertimento fosse disperso in un documento di 500
pagine, la cui prosa talmente ostica da richiedere i tempi di lettura che Snoopy adottava per Guerra e pace:
una pagina al giorno.

Baglioni giustamente critico verso lidea che il problema si possa risolvere con pi educazione finanziaria:
detto ovviamente che questa cosa buona e giusta, evidente che la sofisticazione dei prodotti finanziari (e
la capacit delle banche di avvolgerle nel mistero) andr sempre pi veloce di ogni sforzo di divulgazione. La
cura sta piuttosto in una vigilanza meno formale e nella capacit dei risparmiatori di scegliere prodotti
finanziari relativamente semplici.

Sembra una conclusione quasi ovvia, ma non lo affatto e lo dimostra proprio in questi giorni il Financial
Times. Un giovane stagista ha posto ai pi autorevoli editorialisti del giornale una semplice domanda:qual
il buon consiglio finanziario che avete ricevuto a 18 anni?. venuto fuori un ventaglio di indicazioni di puro
buon senso: stai alla larga dai debiti; spendi meno di quanto guadagni; ricordati che la parsimonia una
virt fondamentale; investi solo in prodotti finanziari che capisci. un atto daccusa formidabile (e da che
pulpito) contro il clima ideologico e politico che ha favorito negli ultimi decenni la crescita del debito
pubblico e privato e contro linnovazione finanziaria che ha inutilmente complicato i prodotti. come se una
guida gastronomica dicesse: guardatevi dagli chef stellati e mangiate spaghetti al pomodoro e torta di mele.
Che, alla fine, la lezione di questo libro.

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