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Chi l ds che l difcel ls e scrif (*) ol bergamsch ?!

(* scriv, secondo le regole ducali)


Dna banda al gh res ma de ltra al gh de pens che snsa ults indr i mneghe
In concreto, con un po dimpegno e qualche esercizio si potr apprezzare e valorizzare anche
la lingua dei nostri padre, delle nostre madri e dei nostri nonni...
Per questo motivo sono state redatte le seguenti:

Quach nte elementr de gramtega prtica de la lngua bergamasca


S.E.O. Salvo errori e omissioni.
Queste note in progress sono aperte ai contributi, ai suggerimenti ed alle correzioni, che
possono essere epediti all'indirizzo: gmbrignoli@gmail.com.
Nella compilazione di queste note grammaticali operative:
* si punta alla massima semplicit possibile, sulla base delle regole grammaticali ducali, che si
riportano per il rispetto dovuto alla storia ed alla tradizione;
* considerando la diminuzione dei parlanti di madrelingua bergamasca, la comodit e la
precisione grafica che l'informatica ci offre (inimmaginabili rispetto a quando sono
state redatte le grammatiche storiche), si proporranno 3 semplificazioni grafiche;
* ci si manterr nell'alveo di una grafia italiana, senza alcuna intenzione servile e senza
velleit antagoniste;
* si considereranno le variet locali anche sulla base degli studi del prof. Vittorio Mora che
ha diviso la provincia linguistica bergamasca in 26 zone (se a Bergamo e dintorni si
dice l' mrt, in alta Val Brembana, ad esempio, si dice l' mrt);
* si cercher di uniformare la grafia al cosiddetto lombardo orientale che contempla il
bergamasco, il bresciano, il cremasco e il mantovano. Brghm prech Brha ...
L'espressione si riferisce alle lingue ed alle relative visioni del mondo.
* si integreranno le note con i contributi degli studiosi di lingua e cultura bergamasca del
passato e del presente e per ogni lezione o pas si suggeriranno esercizi.
La piattaforma delle note costituito dall'Abbozzo di una Grammatica Bergamasco-
Italiana di Antonio Tiraboschi, dalle Note di Grammatica del Dialetto Bergamasco di
Vittorio Mora e dagli appunti raccolti durante un corso tenuto dal compianto Maestro Carmelo
Francia presso il Ducato di Piazza Pontida nell'a.s. 2003-2004.
A tal proposito le presenti note vorrebbero costituire, nelle intenzioni, un modestissimo
assist ai volonterosi autodidatti ed a quanti hanno frequentato o frequenteranno i corsi
organizzati dal Ducato, da associazioni e dalle Amministrazioni comunali sensibili alla
valorizzazione della storia, della cultura e della lingua bergamasca.
Breve estratto del Prologo alla Cortigiana di Pietro Aretino nella redazione del 1525:
E chi dice che dette Muse fussero sorelle, ha il torto, et ha quel giudicio in le croniche ch'ha il Mainoldo
mantuano in anticaglie o in gioie. E lo prova, non esser pur parenti, la differentia de le lingue che si leggono, e lo
conferma Pasquino, che cicala d'ogni tempo greco, crso, francese, todesco, bergamasco, genovese, venetiano e da
Napoli; e questo perch'una musa nacque in Bergamo, l'altra in Francia, questa in Romagna e quella in Chiasso, e
Caliope in Toscana. O vedete se di tanta mescolanza nascono le sorelle! E la ragion che piace pi la lingua toscana
che l'altre, perch ser Petrarca in Avignon s'inamor di monna Laura, la quale fu fantesca di Caliope e aveva
tutto il parlare suo. E a ser Francesco piacendoli la dolce lingua di monna Laura, cominci a comporre in sua
laude. E perch a lui non ancora agiunto stile se non quello de l'abatte di Gaeta, bisogna andare dietro a la
autorit sua. Ma circa al parlare non c' pena niuna salvo se non se dicessi el vero. E il Milanese pu dire micca
per pane e il Bolognese sippa pro sia.
E in tema di multimedialit, una colonna sonora: Claude Debussy - Suite bergamasque
https://www.youtube.com/watch?v=dBVLdqSK2Ns

1
Sunto o indice della prima parte: Grafia e Fonetica

Presentazione pag. 1
Sunto pag. 2
Grafia e fonetica prim pas 1.1 pag. 3
segnt pas 1.2 pag. 9
trs pas 1.3 pag. 13
quart pas 1.4 pag. 18

Alcuni elementi di Grafia e Fonetica


secondo Antonio Tiraboschi:
Istruzioni per la lettura dell'abbozzo pag. 20
Le lettere dell'alfabeto pag. 25
Osservazioni generali pag. 36

Alcuni spunti linguistici (tratti da Wikipedia e dalla rete)


per un primo approfondimento. Pag. 37

Le presenti note verranno integrate con elementi


di morfologia, lessico e sintassi della lingua bergamasca
e con relazioni relative alle variet locali del bergamasco,
del bresciano, del cremonese e del mantovano.

1^ versione del 4 gennaio 2014

Brignoli Gianmaria - tutti i diritti riservati

2
Grafia e Fonetica
prim pas 1.1
Bella Epigrafe Ducale :
Qui siamo tutti collaboratori. Il collaboratore colui che aiuta a risolvere i problemi
anzich crearli. La collaborazione indice di rispetto del proprio e dellaltrui lavoro.

In del bergamsch de sit e di pas vis, cominciamo da qui, le vocali sono le solite 5
italiane (i, u, o, a, e) con 9 suoni di cui 2 (, ) alterati e la dieresi il segno diacritico per
le vocali alterate.
(Segno diacritico, dal greco diakrno, distinguere: segno aggiunto a una lettera per modi ficarne la pronuncia.)

a cap :campo
accento grave per indicare suono largo e aperto: ia :voglia
spcc :specchio
i cici :succhiotto
accento acuto per indicare suono stretto e acuto pighss :roncola
accento acuto per indicare suono stretto e acuto ts :tosse
u culr :colore
mr :muro
tcc :tutti
( anche solo come simbolo grafico per distinguere: ad esempio pit=piatto da pt=morsicato )
G l i accenti tonici (acuto o grave `) e la dieresi () inizialmente preoccupano ma poi
aiutano, ad una lettura e pronuncia corrette, anche i non madrelingua e gli stranieri.
I gramtech suddividono le parole in sillabe (= suono compiuto, pronunciato con una sola
emissione di voce e rappresentata graficamente da una o pi lettere di cui una almeno
vocale). Es. stradone: stra do ne = stra - d
Laccento Tonico
Non tutte le sillabe di una stessa parola vengono pronunciate con lidentica forza di suono,
in quanto la nostra voce si appoggia con maggiore intensit su una di esse, s da farne
lunit fonica pi importante della parola in questione. Esempio: pap e Ppa
Questa particolare intensit di tono prende il nome di accento tonico (o grammaticale o
espiratorio), o pi semplicemente accento senzalcun aggettivo.
La sillaba su cui cade laccento si chiama sillaba tonica o accentata; le altre (che non
restano isolate ma si fondono con la tonica secondo una gradazione fonica regolata dallo
stesso accento) si dicono tone, e possono venir suddivise in pretniche se precedono la
sillaba accentata, postniche se la seguono.
Es. im-pos-s-bi-le: im e pos sono pretoniche; s tonica, bi e le postoniche.
In base alla posizione dellaccento, le parole appartengono a cinque categorie ben distinte:
tronche: quando laccento cade sullultima sillaba: and; citt; perch; fin; virt.
piane: (le pi numerose nella lingua italiana) quando laccento cade sulla penultima sillaba:
mala; ciclsmo.
sdrucciole: quando laccento cade sulla terzultima sillaba: bmbola; clere; Sorsole.
bisdrucciole: quando laccento cade sulla quartultima sillaba: bitano; prendtemelo.
3
trisdrucciole: (rare) quando laccento cade sulla quintultima sillaba: recpitamelo.
Per sottolineare limportanza dellaccento tonico, esempio di 3 parole con 3 sillabe uguali
ma di diverso significato per la diversa accentazione:
patin = pattinare = parola tronca
patna = sottoscarpa = parola piana
ptina = patina per lucidare o strato superficiale sottile = parola sdrucciola
Grammatica ducale:
Laccento tonico, quando si indica graficamente, si dice grafico; e a volte non si mette.
(In italiano l'accento tonico si indica raramente perch l'elevato numero di parlanti e di
mass media che utilizzano la lingua italiana riducono la necessit del suo utilizzo.)
* Le vocali e ed o, se toniche, vanno sempre accentate: , , , .
* Le a, i, u, toniche vogliono solo laccento grave (non l'acuto): , ,
* Non si accentano mai le e le (perch banalmente hanno gi la dieresi).
* Di norma, (per economia linguistica) e quando non comportano ambiguit laccento
grafico non si mette sui monosillabi atoni che sono:
gli articoli : ol (il), la, (la) i (gli, le), (un), na (una)
le congiunzioni: e, o, gna (n, neppure), ma, che
le preposizioni: in del (nello), a, al, de (di), co (con)
i pronomi secondari: t te cret (tu corri), ti te, ti to, ti ta, mi me
* Non si accentano le vocali a, i, u nei monosillabi chiusi (cio che terminano in
consonante): sal = sale, fil = filo, sole = sul, gal = gallo; fam = fame
* Du e tri = due e tre (mentre vinted si accenta perch non monosillabo)
Non si accentano le parole piane che terminano in vocale:
colana = collana; nigra = nera; bignaga = albicocca; lmaga = lumaca
Invece si accentano i restanti casi :
* i monosillabi chiusi costituiti da verbo + pronome enclitico (= attaccato al verbo)
esempio: fm = (f m) fai a me; dga = (d ga) dai a lui/lei;
* i monosillabi aperti o che costituiscono la radice di una espansione.
esempi: p = pane > pagnta f = fare > facc
f = fine > fint c = casa > casta c = cane > cagn
(Mentre il Tiraboschi non pone l'accento su ca = casa e lo pone su c =
cane; nel dizionario di Francia Gambarini si accentano entrambi)
* si accentano le parole sdrucciole
esempio : cpera = caparra pnola = pillola mgola= briciola
* si accentano le parole piane che terminano in consonante
esempi: Gicom = Giacomo ddes = dodici gndol = nocciolo
* si accentano le parole tronche che terminano con vocale o consonante
esempi: cap = capire cant = angolo scapt = scappato tacapgn = attaccapanni
* s = s affermativo es. d gna de s, gna de n;
* s = seno;
* se = congiunzione, condizionale: se ach = quand'anche; se de n = altrimenti;
se no te gh' ter = se non hai altro; se non ter (= non foss'altro)

4
se l' bl ! = come bello
* se = pronome personale riflessivo: es. a m' se pents = noi ci pentiamo;
l al'se crt* = lui si crede (* crd secondo le regole ducali).
* n = negazione (sostantivo maschile e particella negativa olofrastica = parola il cui
significato, nell'uso, equivale a un' intera frase; per es., le particelle s e no)
Esempi: m = io m = bisogna (verbo bisognare)
t = tu tr = tre al femminile (tri al
maschile, trs =terzo)
pl = pelo pl = pelle
ml = miele ml = collare del cane
pna = castigo pna = penna
lpera,pera= vipera prdica = predica
ghndola = arcolaio tnega = tonaca
Eserssse 1.1.1

bla o brta bignca morla campanl e campanla carl e mfa


binda o mra brda sl ms cartola e brcola ccia e crda
bla o blo bordl e bordelre cdega intrga gla sca
bta da brta rta crpe del mr drma lta
brochta lnga brta piga dt in de rt dcia frgia
cadinla de r carna de lf dra dornta drme e rnfe
dta rca ta de poart f e dt fpa fnda
fdra de palt grm de rba cta e brta de prt gta de le
ml del bbi.

Ardf d laqua e dl vnt e de chi che parla lnt.


(aqua, finalmente ! In bergamasco si scrive come si pronuncia e cio senza l'inutile c)
Lamr e la fam i la snt tcc i salm. Slcc e peccc i mal giudiccc.
A San Bernard, al fiors ol l. Chi gh mia antadr, i s anta de sperlr.
Quando laqua la ra al cl, simpara a nod. Mai fidss de chi che gh d bs in del nas

Esersse 1.1.2
But de maderprla carna nigra cantga la nina nana al pop
carta (carila) e frg carta canta vil drma de d con d pi dboi
dm mia de n ... cant grign e st b la cdega del c
la dmnica benedta la fvra e ol sanglt la Madna de la gamba a Alb
la mama di fii e di file la pl del cn lar che f grign
mder malada, pder algher mndem a c pir e pm mla e am mla f dumla
mnta, malva e camamla mt la lm al balc met bl e met rt
ol cap di mircoi ol mal brt na grignada la f guar
rba mta e malindacia pagnte e pcoi bumb pal del telgrafo
patate e fe crde piante de frta fiuride pica pr ma mla mia
pca papa, tanta polnta pera dna, fil poart portamt de nbel
primara, invren tet a f na rba inc i pe i d f de mat
r: ol gal in del polr patida e delicada de mr la pia aprf a la fima, la taca

5
mt in cir la facnda cra lnga, mal malgn la pata di bragh
aprl: de d con d pi culd amr compgn di arme de bignaghe.

Proposta di Semplificazione n 1:
Ora che i madrelingua (maderlngua) bergamasca sono pochi e in assenza di mass media in
lingua bergamasca, gli accenti sono fondamentali per una pronuncia corretta.
Spesso si sente alla radio o alla TV dire, ad esempio, Sorisle (parola piana) per indicare il
ridente paese posto a nord di Bergamo mentre la pronuncia corretta Sorsole (parola
sdrucciola).
Perch quindi non semplificare le regole della grammatica bergamasca ducale che
impongono di non accentare le parole piane tranne quando la vocale tonica una e oppure
una o e in molti altri casi particolari anzidetti stabilendo, che va accentata ogni vocale
tonica, tranne nei casi in cui non serve perch non c' ambiguit!
Le suddette regole ducali diventano allora, per questo aspetto degli accenti ed in
concreto: melius abundare quam deficere (meglio abbondare che scarseggiare). Un
accento in pi non fa male, pu servire a distinguere meglio le voci e al contrario,
quando non necessario, si pu opportunamente omettere. Infine una comoda
semplificazione perch non mi devo chiedere se la parola o meno piana e se si
tratta di una eccezione o di una particolarit pi o meno razionale.
(Verifica: il doppio asrterisco ** significa che la 1^ proposta di semplificazione
identica a quella ducale)
**Le vocali e ed o, se toniche, vanno sempre accentate: , , , .
** Le a, i, u, toniche vogliono solo laccento grave (non l'acuto): , ,
** Non si accentano mai le e le perch portano gi la dieresi.
** Di norma, (per economia linguistica) e quando non comportano ambiguit laccento
grafico non si mette sui monosillabi atoni che sono:
gli articoli : ol (il), la, (la) i (gli, le), (un), na (una)
le congiunzioni: e, o, gna (n, neppure), ma, che
le preposizioni: in del (nello), a, al, de (di), co (con)
i pronomi secondari: t te cret (tu corri), ti te, ti to, ti ta, mi me
** Non si accentano le vocali a, i, u nei monosillabi chiusi (cio che terminano in
consonante). Pi semplicemente perch esendoci una sola vocale, l'accento ci cade
inevitabilmente: sal = sale, fil = filo, sole = sul, gal = gallo; fam = fame
** Du e tri = due e tre (mentre vinted si accenta perch non monosillabo e trs perch la
e potrebbe richiedere un accento acuto o grave)
* Non si distinguono le parole piane dalle altre che si accentano comunque perch regola
pi semplice e pi utile. E quindi: colna = collana; ngra = nera;
bignga = albicocca; lmga = lumaca
** fm (verbo: fai a me) si accenta per distinguere da fam (fame);
** dga (dai a lui/lei) per distinguere da daga = spada corta con due tagli;
6
* pa (pane) si potrebbe scrivere senza acento per semplicit. Essendo un
monosillabo (con una sola vocale) ovvio che vi cade l'accento;
* ca = casa e c = cane. Come stabil Antonio Tiraboschi. Casta e cagn
(Con una sola vocale, si sarebbe potuto evitare l'accento in entrambi i
casi perch monosillabi e lasciare la distinzione al contesto come
avviene in molte lingue ed in molti casi.)
* fi=aggettivo = fine, sottile. fi compgn d' cal
fi=sostantivo maschile = fine, termine in fi di fi (in conclusione)
Fi=Fino del Monte i bce de Fi
Per la Grammatica Ducale si accenta tutto: f nel senso di sottile, f nel
senso di fine e F nel senso toponomastico mentre il Tiraboschi non accenta.
(Una scelta utile potrebbe essere quella di usare l'accento per distinguere fi
aggettivo da fi sostantivo, da Fi toponimo.)
Per semplicit, con una sola vocale, si evita l'accento.
** f= verbo transitivo=fare: das de f (darsi da fare)
facc = fatto (verbo) fcia = fatta (verbo)
fcia = faccia
** f=preposizione: tat tp f (molto tempo f);
** f=sostantivo maschile=contegno: iga bl f (avere belle maniere);
** f=col significato di perch nelle interrogative: bruntlet a f?
** fa=sostantivo maschile senza accento per indicare la quarta nota;
(Essendo monosillabi si potrebbe omettere l'accento che in questi casi si usa
utilmente e storicamente per distinguere la nota dagli altri significati)
** si accentano le parole sdrucciole
esempio : cpera = caparra pnola = pillola mgola= briciola
** si accentano le parole piane che terminano in consonante
esempi: Gicom = Giacomo ddes = dodici gndol = nocciolo
** si accentano le parole tronche che terminano con vocale o consonante
esempi : cap = capire cant = angolo scapt = scappato
tacapgn = attaccapanni.
** s=avverbio, s, affermativo es. d gna de s, gna de n;
** s=sostantivo maschile seno;
** se=congiunzione, condizionale: se ach = quand'anche; se de n = altrimenti;
se no te gh' ter = se non hai altro; se non ter (= non foss'altro)
se l' bl ! = come bello
** se=pronome personale riflessivo: es. a m' se pents = noi ci pentiamo;
l al'se crt*=lui si crede (* crd secondo le regole ducali).
** n=no, negazione per rispetto della tradizione
Esersse 1.1.1
** idem
* tranne : qua qundo impra

7
** Esersse 1.1.2
* tranne : mma malda mlva malindcia patte ppa
tnta ngra crta cnta panta tca
fiurde patda delicda nna nna gmba
grignda pta rme bignghe

Al computer i caratteri non direttamente presenti sulla tastiera italiana sono:


con WINDOWS:

ALT 0252 = ALT 0246 = ALT 0243 = ALT 0228 = ALT 0235 =
ALT 0220 = ALT 0217 = ALT 0214 = ALT 0210 = ALT 0211 =
ALT 0200 = ALT 0201 = ALT 0203 = ALT 0192 = - ALT 0196 =
ALT 0204 = ALT 0207 =

e con MAC:

con ALT u si ottiene la dieresi e poi si batte o oppure u per le minuscole e se prima di
battere la o oppure la u si tiene premuto il tasto delle maiuscole si ottengono e ;

con ALT 8 si ottiene l'accento acuto e poi si battono le vocali maiuscole premendo il tasto
relativo e le minuscole; la acuta c' gi;

con ALT 9 si ottiene l'accento grave `e poi si battono le vocali maiuscole premendo il tasto
relativo e le minuscole;

Sulla tastiera italiana, vi sono le vocali minuscole con accento grave: , , , , ,

Cassetto dei caratteri non direttamente presenti sulla tastiera del computer ma che si possono
ricavare insieme a molti altri. Col MAC, ad esempio, utilizzando il Visore caratteri:

8
segnt * pas 1.2
(* segnd, per le regole ducali)
Le consonanti f, l, m, n, p, q, r, t, si pronunciano come in italiano unitamente
a b, d, v quando non sono finali di parola,
La consonante sonora in fine di parola diventa sorda: b/p d/t v/f.
b/p colomba > colmp rbo / rp piombo > piomp
d/t brodo > brt > brdaia gialla / alda > alt modo > mt > mda
v/f vivo > vif
Eccezione: i participi passati dei verbi mantengono la t.
Ad esempio castigat > castigada: vorrebbe la d perch la vuole anche la derivata ma
essendo un participio passato, mantiene la t.
La vocale che precede la vocale tonica tende (foneticamente) ad indurirsi.
Esempi: cn invece di cn; culd invece di cold, Giup invece di Giop, pim invece di pim.
Secondo le regole ducali: secondo la successiva proposta di semplificazione n 2:
b si pronuncia p cieco rb > rp
d si pronuncia t crudo crd > crt
v si pronuncia f cattivo catv > catf
Proposta di semplificazione n 2:
Sempre per la suddetta scelta di semplicit perch si dovrebbe scrivere rb e
pronunciare rp, crd e pronunciare crt? E mond invece di mont (per mondo) perch il
derivato mondial (mondiale) vuole la d ??? Da un punto di vista logico si dovrebbe scrivere
mont e montial perch mondiale deriva da mondo e non viceversa! Scriv (scrivere) invece
di scrif? Segnd (secondo) invece di segnt? Analogamente per lagh (lago) perch il
diminutivo vuole la g: laght (laghetto); spagh perch il diminutivo spaght? Perch se
devo scrivere un termine mi devo chiedere come si scrive il suo diminutivo? E Giop invece
di Giup? Non una inutile complicazione cervellotica che oltretutto tende, col tempo, a
modificare le pronunce perch, ad esempio, leggendo Giop, qualcuno potrebbe pi o meno
consapevolmente pronunciarlo come scritto. I motivi etimologici sarebbero gli unici di
peso e affascinanti ma poich non si pu riportare la lingua bergamasca alle origini
(complicandola e quindi rendendola meno invitante), si propone di scrivere semplicemente
come si parla. Gli esperti sentenziano che si tratta di grafia fonetica. Ok! .

E quindi si propone di scrivere semplicemente rp e orb (oppure urb), crt e crda, catf
e cata, cate e cati, mont e mondil, scrif e scrtra, segnt e segondre, lach e laght,
spach e spaght, Giup e Giopla, ecc. Come del resto fece in molti casi Tiraboschi nel suo
Abbozzo di una Grammatica Bergamasco-Italiana.
(Non in tutti come ha opportunamente osservato Velio Moioli che ha cos sintetizzato:
Sull'assordamento delle consonanti sonore finali Tiraboschi non ha una soluzione definita
e costante : pagina 23).

9
C, G iniziali di parola o di sillaba:
seguite da a, o, , u, si pronunciano con suono duro gutturale (1):
cal (cavallo), corl (corallo), cr (cuore), crt (curato), gat (gatto)
seguite da e, i si pronunciano con suono molle palatale (2):
cici (succhiotto), tce (tanti), giba e gib (giubba), gra o gra (ghiaia)
se hanno suono gutturale (duro) (4) devono essere accompagnate da h sia all'inizio che
in fin di parola: chsta (questo), chitara (chitarra), pighss (roncola),
frmigh (formichino)
stch (meravigliato, stucco) stch (stocco) prtech (pratico) lifrch (lazzarone)
lach (lago) sanch (sangue) gnch (arrabbiato)fidech (fegato)
quach (qualcuno) mch (mogio),
a meno che ci sia un gruppo consonantico:
franc (saldo), sanc (sangue), lng (lungo) > lnc
c, g in fin di parola:
In fin di parola: c e g dolci o palatali (4) si raddoppiano con cc
che quindi caratterizzano parole con c dolce:
(Mentre il Tiraboschi adotta una c speciale: e scrive: fatto > fa)
es. malcc (ammalati) scorbcc (corvo) mencc (minuti) gacc (gatti)
smrcc (pallidi) fcc (affitto) spcc (specchio) dcc (denti)
strcc (stretto) strcc (sporco) ha per composti: strogt e strg
cc (occhi) ha il diminutivo g e gia (occhiuto) slcc (soldi)
e con gg
corgg o corcc (correggi) corgg ma anche corcc (correggere)
protgg o protcc (proteggi)
Il suono di c palatale (pi forte del suono c di cielo) si rende con due c
(Attenzione! Antonio Tiraboschi ha scritto che c aratteristica costante e generale del
nostro dialetto la mancanza delle consonanti doppie e che nel suo sistema di
trascrizione ha conservato la s doppia per rappresentare la s dura scempia (5),
perch, quantunque tradisca l'indole del nostro dialetto, serve a distinguerla dalla s
dolce e si accosta alla ortografia dell'italiano. Es. assassino > assass
E infatti coerentemente adotta una c speciale: e scrive: fatto > fa gatti > ga.)
Gruppo SC
Come in italiano, scena e scentrare, presentano graficamente lo stesso gruppo sc ma
con pronuncia diversa, nella lingua bergamasca c' scil (scialle) e sciafa (schiaffo).
Cosa si sceglie per distinguerli graficamente ?
Nota:
Vittorio Mora nella sua grammatica compie una analisi approfondita del problema e mette a
confronto le seguenti ipotesi:
* Stefano Zappettini propone a met dell'800 la doppia c - come gli autori del dizionario Scalv,
Piffari Sergio e Tagliaferri Sergio, edito nel 2011 che propongono: sccip (fucile) e sccif
(schiaffo) -.
* Come in italiano si rinuncia a distinguere graficamente (come hanno scelto molti autori, dal
10
Paris al Belotti, che hanno usato sct, scip, scima (schiuma).
* Tiraboschi suggerisce una c con un accento: > st (ragazzo), sip (schioppo), stop (tappo).
* Elia Zerbini propone la stessa c con accento: per t (tetto), fa (fatto), n (notte) per la c
che suona come in selce in italiano mentre propone la c senza accento per ogni c che suona
come in italiano in tocco: tc (pezzo), lc (luogo), pc (poco).
* Qualche autore stacca la s dalla c o con una lineetta - o con l'apostrofo: s-ct o s'ct. Questa
grafia suggerisce erroneamente che i vocaboli siano due. E' la grafia scelta dal Ducato ed
attualmente la pi utilizzata.
* Mora osserva anche che la soluzione adottata dal Tiraboschi distingue l'autonomo suono della s
e della c della maggioranza delle parole bergamasche rispetto a: scil, sciarpa, sciatica; a
pochi altri nomi con significati particolari; a varianti di parole con suono sc anzich s come:
scir, scir, sciura, sciors, in luogo di sir, sir, siura, siors. Ma ai nomi citati si devono
ora aggiungere: scemo, scena, sciabola, sci, sci, sciadr, scinsa, sciopero e simili; inoltre
l'inserimento di nuovi vocaboli avverr certamente secondo una fonetica simile all'italiano e
gi ora pare difficile dire se siano in maggior numero le parole in cui le due consonanrti s e c
mantengono il loro suono alfabetico o le parole in cui il gruppo sc ha il suono di scivolo, scena
e simili. E allora che fare? Non disponendo di segni diacritici (n.d.r. sulla macchina da
scrivere e per ridurre difficolt tipografiche ), opto per la soluzione della doppia cc (anche
se brutta!) e scriver scct, sccip ecc. accanto a dcc, strcc ecc.
Per approfondire ulteriormente la questione, si elencano tutti i 22 vocaboli coinvolti, senza
considerare i derivati, secondo il Vocabolario di Francia-Gambarini (edizioni Grafital) che utilizza
la scelta del Ducato: s-c con i pi noti studiosi contemporanei da Giacinto Gambirasio, a
Umberto Zanetti, Carmelo Francia, Glauco Sanga, Giuliano Bernini ecc.
s-cp, s-cep (fesso, rompere) e derivati s-cerbcs (legarsi)
s-ct, s-cta (ragazzo, ragazza)e derivati s-cetm (ragazzame)
s-cia (tipo di uva) s-cia (pantofole di panno di lana)
s-cif (schiaffo) e derivati s-copa (tipo di pantofola)
s-cio (ciao) s-ciapotada (lavoro mal fatto)
s-ciar (schiarire) e derivati s-ciar (chiarore)
s-ciasseg (essere ben chiuso) s-cima (schiuma) e derivati
s-cip (schioppo) e derivati s-ciop (scoppiare)
s-ciopada (schiocco) s-cioparla (l'estremo della frusta)
s-ciopet (scoppiettare) s-ciopetada (schioppettata)
s-ciop (scoppio) s-ciorlin (Fare il Don Giovanni)
Sempre dallo stesso vocabolario, i nomi e i loro derivati, che iniziano per sc e sono scritti sc... sono
173 quelli in sca in s-ca 0
35 quelli in sce in s-ce 9
53 quelli in sci in a-ci 21
118 quelli in sco ... in s-co 0
32 quelli in scr in s-cr 0
36 quelli in scu in s-cu 0
Poi vi sono anche:
mesch (aggettivo e sostantivo maschile) = meschino; ms-ci = (verbo) mescolare;
ms-cia o ms-cia (sost.femmin.) = mischia;
mes-cida (sost.femm.) = mescolata; mes-cinsa (sost.femm.) = mescolanza;
mes-cit oppure mes-ciss (sost.masch.) = guazzabuglio.

11
Questa interessante comparazione del prof. Mora richiama due caratteristiche delle
grammatiche non sempre note a tutti. La prima che quelle grammaticali non sono leggi
scientifiche o di natura ma regole pi o meno dettate da criteri di chiarezza, opportunit,
uniformit, semplicit e consuetudine. In sintesi: la grammatica un'opinione!
La seconda che la grammatica un'ancella che segue, pi o meno asintoticamente, la
lingua parlata, nel tentativo di descriverla sempre pi esattamente e razionalmente.
Per la comodit (relativa) che offre la tastiera del computer si potrebbe adottare la
soluzione proposta dal Tiraboschi modificata per uniformit in: col puntino
(analogamente a e ) in modo che si potrebbe scrivere: ragazzo > st, fucile > sip,
ecc. e gatti > ga e denti > de. E' la soluzione che Mora defin migliore e che non adott
perch, si immagina, soprattutto indisponibile sulla tastiera delle macchine da scrivere.
(Ma disponibile nella scrittura con penna e inchiostro di Tiraboschi e nei nostri computer!)
Certo, per i madrelingua, la soluzione pi semplice sarebbe invece quella adottata dal
Bortolo Belotti, dal Paris, ecc.
Considerando per il basso numero di vocaboli coinvolti e la diffusione della scelta, appare
per ora inevitabile, continuare con la scelta s-c per s-cip e con la doppia c per malacc.
In funzione delle necessit grafiche del Lombardo Orientale, si valuter l'opportunit di
considerare un ulteriore segno diacritico per la c: oppure .
N.B. Come noto, gli studiosi del passato e viventi che hanno realizzato opere in prosa,
poesie, studi, grammatiche e vocabolari in lingua bergamasca sono numerosissimi. Oltre ai
cataloghi delle varie librerie diffuse in tutta la provincia, i seguenti due indirizzi
potrebbero essere utili per trovare i loro libri nelle
biblioteche pubbliche provinciali:
http://opac.provincia.bergamo.it/public/opac/documentSearchFormFullText.seam
e nelle biblioteche cittadine:
http://www.biblioteche.regione.lombardia.it/OPACBGSU/cat/SF
Si citano alcuni autori, come esempi tra i numerosissimi, recuperabili nell'OPAC della Provincia, col
numero delle opere catalogate e quindi disponibili (dicembre 2014):
Bortolo Belotti 35 Giacinto Gambirasio 32 Francia Carmelo 17 Mazza Giuseppe 2
Ferrari Gianfranco 6 Umberto Zanetti 70 Glauco Sanga 17 Avogadri Renzo 6

12
trs pas 1.3
La questione della s
Secondo la soluzione adottata dai padri della grammatica bergamasca, poich nella parlata
della citt di Bergamo e dei paesi vicini non si utilizzano i suoni della z aspra (4) (/ts/) ma
solo i due suoni della s italiana aspra o dolce (4), la z della macchina da scrivere () viene
impiegata, graficamente, per indicare la s dolce di rosa, in principio di parola e in certe
posizioni allinterno della parola.

Si presentano quindi per la grammatica ducale i seguenti 9 (!) casi :


1) in principio di parola: z 2) in principio di parola: s
zml (gemello); zenr (gennaio); zoent solr(solaio); smper (sempre); sbat
(giovent); zch (gioco). (sabato); salt (salto); sapa (zappa);
sibra (ciabatta); scher (zucchero);
scr (scuro); spant (spavento).
3) nella parola, tra consonante e vocale: 4) nella parola tra consonante e vocale: s
franza (frangia); zenza (gengiva); manzl calsa (calza); cans (canzone); marsa
(manzo); tenzida (tinta). (marcia); asna (asina); sma (asma).

5) nella parola, intervocalica: s 6) nella parola, intervocalica: ss


spusa (sposa); murusa (fidanzata); rssa (rossa); carssa (carrozza);
masngh (maggengo); gasta (gazzetta); lessi (lezione); strass (straccione).
rsa (rosa); amsa (amica).
in fine di parola invece si hanno i seguenti casi:
7) quando i derivati hanno la s dolce: s 8) quando i derivati portano la s aspra: ss
crus (croce) > crusta sass (sasso) > sassada
mans (maneggio) > manes indiriss (indirizzo) > indiriss
spirits (spiritoso) > spiritusa pastss (pasticcio) > pastissada
nuius (noioso) > nuiusa gss (gesso) > ingess
guls (goloso) > gulusa rss (ricciuto) > riss
pas (paese) > pais mss (bagnato fradicio) > mssa
amis (amico) > amis, amisa impss (acceso) > impssa
mis (mese) > mist pass (appassito) > passa
giass (ghiaccio) > giasst
balss (furbacchione) > balossada
9) i verbi allinfinito riflessivo, sempre : s
(I verbi riflessivi sono verbi che per diversi motivi sono accompagnati
da un pronome rilessivo come (mi, ti, si, ci, vi, si)
es. desds scdes dierts

13
Vittorio Mora sugger il seguente prospetto riassuntivo:
inizio di parola nella parola in fin di parola
tra vocali preceduta quando pu divent.
da consonanti o rimanere
s suono aspro s + consonante = ss =s dolce = s
s + vocale aspra = ss

s dolce z + vocale =s =z

Riproponiamo quanto ha scritto Tiraboschi:


( caratteristica costante e generale del nostro dialetto la mancanza delle
consonanti doppie e che nel suo sistema di trascrizione ha conservato la s doppia per
rappresentare la s dura scempia (35), perch, quantunque tradisca l'indole del nostro
dialetto, serve a distinguerla dalla s dolce e si accosta alla ortografia dell'italiano.
Es. assassino > assass.
Quindi ha usato la doppia s solo come artificio grafico per indicare la s dura scempia)
Proposta di Semplificazione n 3.
Le motivazioni che suggeriscono una semplificazione circa l'uso delle s e delle z sono:
a) poter disporre di una grafia che consideri tutte le varianti del lombardo orientale e
quindi sia le s che le z dolci (quasi ds) ed aspre (quasi ts) come si usa a Capizz o in Val
San Martino e Val Gandino;
b) poter semplificare i 9 casi proposti dalla grammatica ducale;
c) potere usare una grafia pi aderente alla fonetica, non essendo pi limitati da difficolt
tipografiche e dalla tastiera standard delle macchine da scrivere si propongono quindi 4
grafemi per indicare le s e z aspre: s e z
o dolci: e
e il non utilizzo della doppia s, come in Lingua e dialetti di Bergamo e delle valli a cura di
Glauco Sanga Pierluigi Lubrina Editore - 1987.
Con la consueta s aspra: sogno> sgn, santo> sant, senato> sent, zoccolo> scol,
zafferano> sofr, moroso > murs, santus > santus
Con s dolce indicata con : sposa > spa, rosa > ra, amica > ama,
morosa > mura

Con la consueta z: Capizzone > Capizz, falcetto > pighezz, zucca > zca (in
Valle Imagna)
Con la z dolce : zabaione > abai, zaino > ino, zanzara > anra,
zero > ro, zizzania > inia, zona > na, Giacomo Manz
Proviamo a verificare cosa succede nei suddetti 9 casi canonici utilizzando la 3^
proposta di semplificazione. In verde le mutazioni:
1) in principio di parola: 2) in principio di parola: s
ml (gemello); enr (gennaio); oent solr(solaio); smper (sempre); sbat
(giovent); ch (gioco). (sabato); salt (salto); spa (zappa);
sbra (ciabatta); scher (zucchero);
scr (scuro); spant (spavento).
14
3) nella parola tra consonante e vocale: 4) nella parola tra consonante e vocale:s
frna (frangia); ena (gengiva); manl clsa (calza); cans (canzone); mrsa
(manzo); tenda (tinta). (marcia); na (asina); ma (asma).

5) nella parola, intervocalica: 6) nella parola intervocalica: ss o s


spa (sposa); mura (fidanzata); rsa (rossa); carsa (carrozza);
mangh (maggengo); gata (gazzetta); lesi (lezione); stras (straccione).
ra (rosa); ama (amica).
in fine di parola invece si hanno i seguenti casi:
7) quando i derivati hanno la s dolce: s 8) quando i derivati portano la s aspra: ss
crus (croce) > cruta sas (sasso) > sasada
mans (maneggio) > mane indirs (indirizzo) > indiris
spirits (spiritoso) > spiritua pasts (pasticcio) > pastisda
nuius (noioso) > nuiua gs (gesso) > inges
guls (goloso) > gulua rs (ricciuto,acciottolato) > ris (arricciare)
pas (paese) > pai ms (bagnato fradicio) > mes
ams (amico) > ami, ama imps (acceso) > impsa
mis (mese) > mit pas (appassito) > past f
gis (ghiaccio) > giast
bals (furbo) > balosda
9) i verbi allinfinito riflessivo, sempre : s
I verbi riflessivi sono verbi che per diversi motivi sono accompagnati da un pronome rilessivo
(mi, ti, si, ci, vi, si)
desds scds dierts
A proposito delle s semplici o doppie. Una caratteristica evidente della lingua bergamasca,
rispetto alle altre lingue italiche, quella di accorciare, troncare e semplificare. Se si dice
vino (de li castelli) nel Lazio, in Toscana si dice vin per poi trovare vi attorno al Po e finire
alle nostre latitudini con i: sostantivo maschile costituito da una sola vocale. Il motivo e la
genesi del vezzo non ancora scientificamente acclarato. Empiricamente si pu dire che
l'indole delle popolazioni bergamasche mira di pi alla sintesi ed all'azione che a perder
tempo con chiacchiere? Anche nelle lingue anglosassoni le doppie sono rare.
* * * - - - * **
(Il Novissimo Dizionario della Lingua Italiana di Fernando Palazzi riporta con una il
simbolo della s dolce e gi la forma suggerisce la dolcezza del fonema:
degno, gabello, ghembo, gambetto, lavo, morfia, svago, svanire, sveglia,
velto,svista, volta e roa, scandalimo, scua, simpoio, sfriare, silicosi,
sillogimo, simbolimo, simologo, socialismo. Si tralasciano gli esempi con s aspra
perch numerosissimi: da sabatico a sutura.)
Si fa notare che l'uso di z per indicare sia che conduce a delle aberrazioni gratuite
perch i grafemi influenzano prima o poi la fonetica !
I soliti giornalisti, comunicatori e affini hanno cominciato a scrivere qualche decennio fa il
cognome del grande scultore bergamasco Giacomo Manzoni come si scriverebbe a Bergamo
con la grafia ufficiale del Ducato e cio Manz. E fin qui nulla di male se non fosse che si

15
legge Manz con la grafia della lingua italiana in modo che tutti, da Trento a Lampedusa,
leggono lo pronunciano con la zeta dura e non come si dovrebbe: Man, con la z dolce!
Come per il pi famoso letterato milanese dell'800, da mana, manta, manla (mucca
giovane), o manl (manzo o bovino giovane) ecc.
Si aggiunge che ricomparso, per lo stesso problema, luso improprio della z nel caso di
nomi di persona o localit: Donizt invece di Donit; Stez invece di Ste. Questa moda
indotta e imposta dall'italiano televisivo, straripante di z dure, si pu bellamente e
semplicemente evitare, continuando a pronunciare nuvoloso invece di nuvolozzo (!) come si
sente anche durante le previsioni del tempo di emittenti televisive regionali o lombarde, in
Lombardia!
In provincia di Bergmo ci sono due ceppi familiari di Donizetti: con una o due zeta
(Donizzetti) e che si pronunciano entrambi, in citt e in provincia con una sola dolce:
Dunit.)
Una frazione di Fonteno si chiama, per stare alla toponomastica ufficiale, Xino. Gli
abitanti da sempre pronunciano Sci come si chiamano in italiano gli attrezzi per sciare. Lo
studioso Franco Liloni, bresciano, ritiene che la scelta grafica fuorviante di Xino sia stata
effettuata nel periodo della dominazione veneta. In provincia di Bergamo c' una sola
altra localit che condivide l'uso della x: Laxolo. Secondo lo studioso Sci potrebbe
derivare da Schino nel senso di dorso e/o di rivolto a nord e Laxolo da Lassa nel senso di
localit adagiata su lastre di roccia pendenti. Posto che entrambe queste intuizioni sono
suffragate da una aderenza geografica e territoriale va aggiunto, che mentre in gran
parte della provincia si dice s-ct, nella zona di Fonteno si dice sct (come scena).
Esersse con le regole classiche del Ducato 1.3.1
ol prtegh, porteght e porteghcc; il Tiraboschi scrive prtec
ol murs e la madna (=suocera) mentre la Madna (=Madonna)
materss de scartss mnech de sca lmpada impssa
la rasa di pighre i balosscc de edl stch sch
frcc fm e fam lagh de Ler passla mal
rsa de Nedl ams e amisa c de rassa
la m strpi carsse e bas smelch e tr
i bune res mcc de candla matina nebiusa
pach de cartasse spagh grss msa prdica
mssa granda lm impss o dt o ganassa
bl ma dispets ltime brase gminsl de spagh
sforvesada de sbis f cs la minstra ciap smper i palcc
assensi del Signr Pasqua de Ressressi ngher compgn di scorbcc
bacich de campana cartassa de giornl simptech nems
me f mal i zenze bates ol batest carssa gia
ghidss de bats carssa gia ghidssa de bats
farina de linusa spinasse e btr te s na belssa
bca sacrlega pach desligcc dbol e flss
gss de nus sangh bl prtech de cassa

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Esersse con le semplificazioni anzidette 1.3.1:
ol prtech, ol porteght e i porteghcc (il Tiraboschi scrive prtec)
ol mur e la madna(=suocera) mentre la Madna la Madonna
maters de scarts mnech de sca lmpada impsa
la ra (diluente) di pighre i baloscc de edl stch (stucco) sch
frcc fm e fam lach de Ler pasla mal
ra de Nedl ams e amia ca de rasa (razza)
la m strpi carse e ba smelch e tr
i bne re mcc de candla matna nebia
pach de cartse spach grs prtech de csa
msa grnda lm imps o dt o gansa
bl ma dispets ltime bre gminl de spach
sforveda de sbis f cs la minstra ciap smper i palcc
aensi del Signr Psqua de Resresi ngher compgn di scorbcc
bacich de campna cartsa de giornl simptech nems
me f mal i ene bate ol batet carsa gia
ghids de bats carsa gia ghidsa de bats
farna de lina spinse e btr te s na belsa
bca sacrlega pach desligcc dbol e fls
gs (guscio) de nus sanch bl ma prdica
msa = messa ma = mezza ms = mezzo
Ol Ghids e la ghidsa, che significano il padrino e la madrina almeno a Bergamo e nei paesi
vicini, sono longobardismi utilizzati da persone di una certa et.
Ennesimo esempio di parole trasmesse miracolosamente nei secoli, da generazioni di
esseri umani, di norma illetterati.
Non per niente il prof. Vittorio Mora scrisse che i toponimi a volte durano nel tempo pi
delle pietre che, eventualmente, li costituiscono.

17
quart pas 1.4
H
H si usa per indicare quella aspirazione gutturale profonda che si utilizza in alcune
zone delle province di Bergamo e Brescia = Brha
Es. Castello > castl > cahtl zappa > spa > hpa sedia > scgna > hcgna
J
Il segno J non pi usato e come in italiano sostituito da i
(pur mantenedo il valore di semivocale come nelle parole italiane: bujo e gennajo).
pia (gallina) ia (voglia) madia (medaglia) mi (meglio)
bi (bollire) regi (raccogliere).
Ma si usa per il caratteristico J di Gajenga per Gazzaniga.
CH
Si conferma il tradizionale fonema ch invece della lettera k, dal suono corrispondente,
come ha scelto il Ducato, per ovvia affinit con la lingua italiana.

esempi troppo > trp crepato > crp galoppo > galp
fagotto > fagt muto > mt > mta stf stfa
sgif sgifa grf gra la v intervocalica sparisce
drf dervida tra consonante e vocale la v rimane
la ta (vta=vita) s n vta rimane la v tra n ed e
dm bicr de a l biv del v
l na giornda de nt (vento)
ir gh stacc ol vnt (vento)
(de nt = da vendere)
(de nt = di vento)
gruppo sc scrpa (sciarpa) scmo (scemo)
gruppo s-c s-ct rs-cio br-scia > brsce
gruppo cq - q aquedt
gruppo ci - c cl (cielo)
gruppo gi g smgia (macchia) > smge (macchie)
La v intervocalica si dilegua: uva > a io vedo > m de vero > l' ra
Appunto perch da troppo tempo non si chiede agli scolari di scrivere bene, per s e per
gli altri: sen de natra chi non sa ls la s scritra !
Esersse 1.4.1
bif pch mangi ass e durm de ncc sra malincunisa, vnt frcc e nif elda
brt tp e biligrnia adss mre e mbre: vagabncc a spass
sach de tabch de contrabnt rabis compgn d lf catf e famt
scrif, ls e port a scla de corcc derf f tt: ss, balc e purtna
pis mrt a spla grf e massss ol bint iss sberlsnt di trsse
i dicc nervs in di cai (chei) desligcc sit e fam: fm f brt e malvasa
materss de grnga, isprch e strasst piassa granda e palss al sulf
18
Esersse 1.4.1 con le semplificazioni
bif pch mangi as e durm de ncc sra malincunisa, vnt frcc e nif elda
brt tp e biligrnia ads mre e mbre: vagabncc a spas
sach de tabch de contrabnt rabis compgn d lf catf e famt
scrif, ls e port a scla de corcc derf f tt: s, balc e purtna
pis mrt a spla grf e mass ol bint is sberlsnt di trse
i dicc nervs in di cai (chei) desligcc sit e fam: fm f brt e malvasa
maters de grnga, isprch e strasst pisa grnda e pals al sulf

Sulf (sul viv = sole vivo, solatio).


Tramontna = a baco = toscanismo - sec. XIV - latino opacvus, da opcus, scuro, ombroso.
Nel senso di luogo volto a tramontana, non esposto al sole. In particolare, dicesi di
versante montano o vallivo esposto a settentrione e quindi con insolazione scarsa.

Al termine della prima parte, non suggeriamo la seguente opinione riferita ai bergamaschi
(in media ed in generale) da Torquato Tasso ai consueti detrattori interessati ma ai
bergamaschi che si ritengono ( o chi g dacc d'intnt de s) figli di un Dio minore:
Te fra le genti al bene oprar si pronte
A degne imprese caritate sprona

19
qunt pas 1.5
Approfondimento.
Con un lavoro impegnativo, la famiglia, un reddito modesto e senza computer () il nostro
Antonio Tiraboschi ha prodotto una gran quantit di opere, riportate nel puntuale e
rigoroso catalogo delle opere a stampa a cura di Gemma Bondioli Magnati e Mimmo
Boninelli che ha inoltre curato alcune edizioni critiche delle stesse.
Antonio nasce ad Alzano Lombardo da genitori originari di Serina il 31 luglio 1838 e muore
l'11 ottobre 1883.
L'Abbozzo di una Grammatica Bergamasco-Italiana pubblicato dalle Edizioni Imagna nel
2011 a cura di Velio Moioli un lavoro utilissimo per conoscere la lingua bergamasca
dell'800 e l'attivit del Tiraboschi. Molto stimolanti le prime 80 pagine di Moioli che
inquadrano linguisticamente e storicamente l'opera, datata agosto 1880.
Interessanti le osservazioni di Moioli a pag. 16: Nel manoscritto troviamo ripetizioni,
differenze di scrittura per una stessa parola, citazioni imprecise, segni diversi per
indicare lo stesso suono, incongruenze nella titolazione dei capitoli .
Piccolezze rispetto alla gran quantit di fieno portato in cascina dal nostro infaticabile
autore. Viene spontaneo associare l'Abbozzo a quei frutti nostrani che presentano
qualche irregolarit e imperfezione nella buccia ma che sono deliziosi al palato!
Riportiamo in suo onore alcuni aspetti fonetici della lingua bergamasca visti da Antonio
Tiraboschi nel suo Abbozzo di una Grammatica Bergamasco-Italiana edito a cura di Velio
Moioli :
Istruzioni per la lettura dell'abbozzo a pag. 20
Le lettere dell'alfabeto a pag. 22
Osservazioni generali a pag. 37
Istruzioni per la lettura dell'Abbozzo a cura di Velio Moioli
segni e suoni
- per indicare vocali lunghe
+ vocale la dieresi denota il valore bisillabico del gruppo vocalico: migliaio > mr
vocale mista fra a ed e, tipica dell'alta Val Seriana (Oneta, Gorno, Clusone)
con accento grave si pronunciano aperte: specchio > sp notte > n
con accento acuto si pronunciano chiuse: miele > ml alto > lt
vocali miste; si pronunciano rispettivamente come eu e u francesi
ss indica il suono della s sorda semplice (italiano sole), quando tra due vocali:
assassino > assass passare pass
s I) rappresenta s sorda (italiano sole) in fine di parola milanese > milans
ghiaccio > gis
II) all'interno di parola preceduta da consonante altalena > spigolsa
III) in principio di parola davanti a vocale cipolla > sigla

IV) rappresenta s sonora (italiano rosa) all'interno di parola tra due vocali
asino > asn lucertola > lserta
20
V) iniziale di gruppo consonantico sorda davanti a consonante sorda
scanno > scagn mischiare > mesi frodo > sfrs
asparago > spres muschio > msquel astrologo > strlec
VI) sonora davanti alle altre consonanti: disputa > desbta
diciotto > desdt casetta > caslta dimenticare > desmenteg
diciannove > desnf
z rappresenta s sonora (italiano rosa) in principio di parola davanti a vocale
gennaio > zenr gioco > zc
e all'interno di parola preceduta da consonante mungere > molz
h aspirazione gutturale (1) della s sorda messa > mha, suono che si avverte in alcune
zone della provincia. Come in italiano la lettera h segue le consonanti c e g quando
hanno suono gutturale davanti alle vocali e, i Bergamo > Brghem vacche > vache
th suono interdentale, come nell'inglese bath (= bagno)
consonante sibiliante-palatale sorda (Italiano: scena). Suono tipico delle Valli Gandino
e San Martino.
segno usato solo al punto 4 del paragrafo dedicato alla lettera c nel capitolo Le
lettere dell'Alfabeto. Indica il suono della s sorda derivante dalle sillabe latine ce, ci
calcina > calcina > calina cinerem > cenere > nder cerebellum > cervello > ervl.
Altrove troviamo snder.
C indica la consonante gutturale sorda (italiano: cane) in fine di parola: portico > prtec
bianco > bianc
indica la consonante palatale sorda (italiano: selce) in fine di parola: gatti > ga
specchio > sp diritto > dr
Questo segno usato anche per mantenere distinto il suono palatale della sche lo
precede: bestiame > besim ragazzo > st
(Nell'Abbozzo vi sono casi di uso improprio: mentre nell'Abbozzo si ha:
ungere > uni aspettare > spei
Nel Vocabolario : unci speci)
consonante nasale palatale (Italiano: gnomo). Questo segno usato solo nel
paragrafo sul numero del nome (punto 2 dei nomi che variano al plurale), dove scritto:
danni > da panni > pa fulmini > flme
Nel resto del manoscritto abbiamo gn e leggiamo: castagna > castgna
uomini > megn pugno > pgn arrabbiato > gnc anni > agn

Interessante nota di Velio Moioli (a pag. 79 del testo citato: Abbozzo di una Grammatica
Bergamasco-Italiana di Antonio Tiraboschi a cura di Velio Moioli Edizioni Imagna)
Nel dialetto bergamasco le consonanti sonore (b,d,g,v) in posizione finale si assordano, passano cio alla
corrispondente sorda (p, t, c, f). Per ragioni etimologiche e di comprensione (n.d.r. etimologiche si ma di
comprensione ), nella moderna consolidata grafia si mantiene la consonante originale anche se non
corrisponde alla pronuncia.
Esempi non tiraboschiani dal latino:
orbum > rb crudum > crd lomgum > lngh captivum > cativ
pronuncia: rp crt lnch catif
Tiraboschi sulla questione mantiene scelte incerte. Nel capitolo Osservazioni generali, al punto 2,
21
accenna al passaggio dalla sonora alla sorda finale e porta ad esempio:
chiodo > cit chiave > cif grande > grant piombo > pimp verde > vrt
Nel resto del manoscritto si trova:
colombi > colmb acerbo > zerb Brembo > Brembqchiodo > cid mondo > mnd
secondo > segnd e caldo > cld mentre nel vocabolario cld
Le parole con finale originale v sono generalmente scritte con finale sorda:
uovo > f nuovo > nf vivo > vf vedovo > vdof grave > grf bere > bf
fanno eccesione alcune voci verbali cantaev che cantssev (nel Vocabolario cantaef, che cantssef)
e sref, dovrssef, canterssef. Sull'ortografia dell'assordamento delle consonanti sonore finali
Tiraboschi non ha una soluzione definita e costante.
Le lettere dell'alfabeto
Le lettere dell'alfabeto sono 22 come nell'italiano e si pronunciano pure generalmente
nello stesso modo. Si considerano di genere femminile quelle il cui nome finisce in a e di
genere maschile quelli che terminano nelle altre vocali.
A
1) Si sopprime spesso per afresi (6):
Gns per Agnese Mrica per America mors per amoroso
ndra per anatra spres per asparago romtec per aromatico
strlec per astrologo rp per acerbo.
L'aferesi della a comunissima anche in Toscana.
2) Tonico e davanti a consonante doppia in posizione resta intatto;
davanti a consonante scempia (5) si riduce talvolta ad e:
castagna > castgna grano > gr grave e greve > grf
(a Olmo al Brembo piazza > pissa ed a Busto Arsizio piezza)
3) Nella V. Seriana superiore (Oneta, Gorno, Clusone) spiccatissima la tendenza del
passaggio in e della a tonica seguita da consonante scempia:
fa > f malada > malda mare > mre 'olont < 'olont
pa > p pare > par
Questo suono l'ebbero i latini nel loro .
Gli aretini pronunciano: amre, ascoltre, donto.
(n.d.a. anche i baresi dicono che se Parigi tensse lu mre sarebbe 'na pccola Bri )
4) Si scambia con e anche nei seguenti casi:
a) atono e fuori d'accento: capello > chel vajuolo > 'erl piantare > pient
fenomeno molto frequente nel mandamento di Romano.
b) nelle desinenze aja, ara, ajo, aro: febrajo > fevrr cappellajo > capelr
caldaja > coldra
c) nella penultima delle voci sdrucciole: balsamo > blsem fondaco > fndec
Lazzaro > Lser sindaco > sndec
stomaco > stmec
d) nella 2^ persona plurale dei verbi di prima conjugazione:
voi parlate, saltate > vu parl, salt
e nella 1^ persona plurale usata imperativamente: parliamo > parlm
saltiamo > saltm.
5) Nelle forme verbali succede il cambiamento di ai in :
22
fai > f sai > s finirai > finir mangerai > manger
6) Nei gruppi alt, ald e talvolta anche nei gruppi alz, alc si cambia in o fenomeno spiccato
nella Val Brembana superiore:
caldaja > coldra caldo > clt alto > lt calze > colze falcetto > folst
E
1) Questa vocale che sta tra la a e la i, facilissimamente svapora nella e muta o scompare
del tutto specialmente alla fine delle parole. Nelle Valli Imagna, Seriana Superiore
e Gandino scompare la e del plurale dei nomi femminili:
castgne > castgn vche > vac
2) Frequentissimi sono gli scambi tra l' e e l' i :
a) Nel dialetto antico era costante la mutazione di e finale atono in i:
cambe > cambi cante > canti strane > strani t > ti
e il plurale femminile finiva sempre in i: braghi, fomni, pianti, stradi con numerosi
esempi in V. Imagna.
Anche i senesi mutano volentieri la e in i:
beato > biato empire > impire entrare > intrare secondo > sicondo
in tutta la Sicilia costante il mutamento dell'e finale atono in i
anche in italiano ci sono forme doppie di forse > forsi lunge > lungi.
b) E' caratteristico della Valle San Martino sostituire l'e stretta alla i nelle desinenze
ina, ino e nelle desinenze dei verbi:
cantna > cantna galna > galna matna > matna cor > cor fen > fen
sent > sent
Anche in milanese invece di vercellina si scrive vercellena.
I Parmigiani e gli abitanti di Guastalla hanno cantna, galna, ecc.
(n.d.r. Anche a Carona si dice galna.)
c) L' i in posizione latina ed in sillabe non accentate viene cambiato in e :
dodici > ddes famiglia > fama lingua > lngua miglio > mi
nobile > nobl pubblico > pblc portico > portc ordine > rden
Esempi simili si trovano in antichi scritti senesi e aretini, nei dialetti meridionali e
nella lingua spagnola e comune in tutta la Provincia bergamasca: alegra, caresta,
compagna, ecc.
d) Nella V. Gandino e pi ancora nella V. Seriana Superiore e nella V. di Scalve l' e
tonica nel mezzo di parola si pronuncia stretta:
frgia > frgia lgna > lgna polnta > polnta
A Vertova e nella V. di Scalve si riduce ad i quando per non sia in mezzo a sillaba e
in tal modo si hanno le gradazioni : frgia > frgia > frgia
insgna > insgna > insgna lgna > lgna > lgna sgia > sgia > sgia
3) Resta generalmente fisso in prima sillaba:
essere > es pensiero > pensr sentire > sent telaio > telr
a) em in prima sillaba si trasforma volentieri in om:
femmina > fmna > fmna seminare > somn tempesta > tompesta
b) passa in i nella desinenza dell'indefinito (n.d.a. molto pi esplicativo di infinito!) dei
verbi di 2^ coniugazione: godere > god leggere > les volere > l

23
4) Nella 1^ persona dell'indicativo presente la desinenza o italiana si converte in e:
dico > dighe porto > porte studio > stdie.
5) L' io finale in italiano diventa e: fastidio > fastde contrario > contrre
mio > m olio > le rosario > rosare studio > stde
non ancora intieramente dimesso nel 1880: Dio > D
6) Dell' e tonico che diventa abbiamo esempi in vendemia > vendmia
e in V. Gandino: tu > t > t
7) l' ie italiano tonico diventa e: barbiere > barbr corriere > corr
fiele > fl fiera > fra miele > ml pi > p.
8) Si frappone ordinariamente alle consonanti rl, rn:
carne > cren corno > cren inferno > infren inverno > invren.
9) Esempi di aferesi (6) ci forniscono le voci: edificio > defsse esperto > spert
10) Si spezza in: prete > prt > prit tre > trei
I
1) Tonico, fuori posizione, generalmente intatto: fino > f mira > mira amico > ams
ma come abbiamo gi osservato, si scambia assai spesso con e, eziandio nella stessa
parola: milans > melans mile > mle vinte > vnte virt > vrt
2) Da e lungo seguito da una consonante si fa i a Bergamo ed in buona parte del contado:
seta > sida sera > sira
3) L'i italiano accentato in fine di parola si converte in :
qui > ch d (giorno) > d l (in quel luogo) > l s > s s (cos) > x
4) Da es italiano o ens latino abbiamo is : mensis > mese > ms
pensus > peso > ps tensus > teso > ts
5) Sotto l'influsso di attigua labiale (4) o di attiguo nesso di consonanti, in cui entra
labiale, l' i si riduce ad , , :
prim > prm > prm > prm simia > smia > smia > smia
viceversa abbiamo esempi di u che retrocedendo attraverso si riduce a i:
fritarl > frtarl > frtarl mlimt > monmt
6) Di i derivato da u lungo tonico ci offre esempio: pugno > pgn > pign
Nel ladino di Sopraselva si ha muschio > musco > miskel secondo la legge generale
che in quel dialetto riduce u lungo tonico ad ; nella nostra Val Gandino si pronuncia
msquel.
7) Efelcustico (7) frequente in ispecie davanti ad s impura preceduta da parola che
termini in consonante: per ischerzo > per ischrs con istudio > con istde
lo darei via > al dars ivi (n.d.r. o al dars ivi)
Nella V. Calepio : si pronuncia ich per ch = qui
Questo i prostetico (8) comune alla lingua ed era noto anche ai latini; in buona
parte della Provincia serve d'appoggio anche alle preposizioni de e da che per
conseguenza diventano id. Es. un bicchiere di vino > bucr id vi.
8) Cade nelle voci incomincianti per im ed in, quando ad esse precede altra voce
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terminante per vocale: egli impossibile > l' 'mpossbel;
la sua intenzione > la s 'ntensi l'imboccatura > la 'mbocadra
perci la preposizione in viene sempre assorbita dalla vocale precedente:
egli va in cantina > al va 'n cantina io ero in giardino > m sre 'n giard.
Questa aferesi avviene in Firenze quando a quelle voci precede l'articolo:
lo 'nferno, lo 'ngegno, la 'ndustria come scrisse Boccaccio.
9) Cade pure l' i finale non accentato: costei > cost lei > l sei > se'
Anche l'italiano ha se'.
10) Le finali italiane aggio, aglio, iglio, oglio si riducono ad i: formaggio > formai
maglio > mai coniglio > cn (n.d.r. o cn) foglio > fi tiglio > ti
11) i = ia nella voce: giacchetta > giachta > gichta
O
1) O tonico in posizione resta generalmente O:
corpo > corp coscia > cssa notte > n osso > os otto > ot
2) Si elide alla fine di parola:
a) miracolo > mircol pascolo > pscol secolo > scol tavolo > tol
Abbiamo per merlo e mrol
Nella V. Imagma e San Martino si pronuncia: altro > ter > otro
quattro > quter > quatro gerla > zrel > zerlo
(n.d.r. Gerlo in italiano una corda con cui si legano tra loro le vele; Gerla
femminile in italiano. In bergamasco c' ol rel maschile a maglie strette e la
rla femminile a maglie larghe).
b) Elisjone di o atono l'abbiamo anche in mezzo a parola: tremolare > tremol > treml.
c) Iniziale cade nelle voci: ostinarsi > stins ostinato > stint.
3) L'o corrispondente ad u breve latino in posizione si pronuncia stretto: clpa, mnd,
plver, fnd, ecc. ma nelle Valli e specialmente nella V. San Martino si mantiene il
suono della u e si pronuncia: culpa, fund, mund, pulver.
4) o da a nei gruppi ald, alt. Vedi A.
5) o da al ed anche il alla fine delle parole sdrucciole: cembalo > cmbol
scandalo > scndol possibile > possbol e pohbol
6) o da e in femmina > fomna seminare > somn
7) corrisponde all' uo italiano e deriva da o breve tonico: focus > fuoco > fc
locus > luogo > lc novus > nuovo > nf ovum > uovo > f scola > scuola > scla
deriva anche da u lungo tonico: mutus > muto > mt uva > a
umus > fumo > fm
Si riduce per anche ad , anzi nella V. Brembana , nella V. Seriana Superiore e nella V di
Scalve costante l', e quindi si pronuncia:
brutto > brt, fumo > fm giusto > gist lune > lm uva > a.
U
1) Il nostro u deriva da o lungo tonico latino : amorem > amr
persona > persuna dolorem > dolr (n.d.r. anche dulr) illorum > lur
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forma > furma orationem > orassi
deriva pure dal gruppo latino ons nascondere > absconsus > nascs
sponsa > sposa > spusa (n.d.r. anche hpda)
tonso > tonsus > ts
2) Il passaggio della o in u in ispecie frequente nelle Valli, dove si pronuncia cumpr,
scult, sul, ecc. invece di compr, scolt, sl;
poi caratteristica della V. San Martino dove si pronuncia fund, mund, tund, ecc.
invece di fnd, mnd, tnd.
Nell'italiano si pronunciano molte voci coll'o e coll' u scambievolmente, e tale
scambio si osserva nei primitivi linguaggi italici, come anche in molti dei presenti;
prova manifesta fornita dal Siciliano, dal Corso, ecc.
3) L' deriva da u lungo tonico: duro > dr oscuro > scr. Vedi .
Consonanti
B
1) Iniziale nelle voci italiane non si altera: bilancia > balansa barba > barba
bene > b bevere (n.d.a. Bere) > bf bont > bont
bravo > brao buono > bu
2) In principio di parola e di sillaba sostituisce:
a) il p: palla > bala panca > banca disputa > desbta
b) il v: via (vai via) > bi (n.d.r. va bi) volpe > bolp ecc.
Questo scambio pure frequente nell'italiano.
c) sostituisce anche il m iniziale: mettere > met > bet
meliaca > mignaga > bignaga mondare > mond > bond
zoccolo > sglmara > sglmer Veneziano > sglber
Viceversa il m sostituisce il b come: babau > bao > mao borraggine > bori > mori
Il latino scamellum diviene scabello; l'italiano ha novero per numero.
A Siena dicono talvolta merlina per berlina ed in Sicilia si pronuncia matu per
beato; nel francese troviamo beugler accanto a meugler.
3) b interno davanti a r si riduce a v: febbre > fvra febrajo > fevrr

4) In mezzo a vocali generalmente dilegua: faba > fava > faa laborare > lavorare > laur
probare > provare > pro.
C
1) Iniziale, davanti a, o, u resta intatto: cmera, corp, cra.
Unico esempio di fognatura iniziale ci fornito dalle esclamazioni:
Caro te! > 'Aro t! Corpo di ! > 'Orpo de !
2) Mediano, intattto dietro a consonante: mercante > marcnt pascolo > pscol
pescare > pesc
Ma passa in g dietro a vocale : formica > frmiga manica > mnega
ortica > rtiga segondo > segnd
sicuro > sigr.
Talvolta fra le due vocali dilegua: mica > miga > mia rumicare > rmi
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rosicare > rsi
e nella V. Gandino: sicuro > ser.
3) All'uscita rimane intatto nella maggior parte della Provincia:
amico > amc nemico > nemc sindaco > sndec
Oltre la Goggia si pronuncia con la sibilante: ams nems sndes
In citt si ha la doppia pronuncia:
amico > amc, ams nemico > nemc, nems sindaco > sindc
4) Le sillabe ce, ci delle voci latine o italiane passano generalmente in e, i :
calcina > calina cenere > nder cernere (cernire) > ern cervello > ervl
Nella V. Gandino e San Martino si convertono in :
calina nder ern ervl
Poste tra vocali si riducono a s dolce:
bacio > francese baiser > bas lucerta > francese lzard > lserta
vicino > francese voisin > vis
5) Il del dialetto proviene:
a) Dal gruppo primitivo cl corrispondente all'italiano chi:
clavis > chiave > cif clamare > chiamare > ciam ecclesia > chiesa > csa
Lo stesso avviene in tutti i dialetti dell'Italia settentrionale ed anche nel
circondario di Modica in Sicilia.
b) Dal gruppo latino ct: dictus > de o di directus > dr factus > fa
luctare > lci pectus > p expectare > spei unctare > uni
A questo passaggio fanno eccezione la V. Seriana Superiore, la V. Cavallina
Superiore, la V. Calepio e la V. di Scalve dove per l'influenza del bresciano si
conserva il t : detto > dit dritto > drit fatto > fat latte > lat
Fanno pure eccezione: octo > ot e i suoi derivati come anche il verbo
pectinate > pecn in V. Gandino.
Il milanese ha pecen secondo la regola generale.
c) Presso i nostri rustici si produce frequentemente il da ti preceduto da s :
bestia > besia bestiame > besim
d) finale deriva da t nel plurale dei nomi che al singolare finiscono in t:
gat > ga corpt > corp mt > m
e) finale proviene anche dalle desinenze tulus, tlus e clus :
speculum > specchio > sp vetulus > vetlus > veclus > vecchio > v
6) I bambini per legge fisiologica, pronunciano ta, to, ecc. invece di ca, co
anche il linguaggio degli adulti offre spesso esempi di siffatto scambio:
fic > fit pagnca > pagnta stinco > schinca.
Nostre antiche scritture cittadine e rurali forniscono lisca per lista.
Il toponimo Brusaporchum si trasformato in Brusaporto.
E' anche dei Toscani e particolarmente di quelli di Prato.
D
1) Iniziale intatto: da, dbol dift domanda dr
2) Interno mantenuto dietro a consonante ed anche tra vocali:

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guardare > ard bordello > bordl lodare > lod nuda > nda
vedovo > vdof
Per tra le vocali nella sillaba postonica facilmente si dilegua, quindi di tutta la
Provincia la caduta del d nelle voci :
coda > cua midollo > mila nido > ni radice > ras
Nella V. Gandino si pronuncia: crudo > cr sudare > s sudore > sr
fede > f piede > pi > pe
ch' di uso generale.
Cade pure in madre > mare e padre > pare come nel francese mre e pre.
Sono poi da notare particolarmente gravida > grvia e tiepido > tif
(e tievi nei Grigioni).
3) Epentetico (9) tra n e r: tenero > tn(d)er cenere > sn(d)er
venerd > ven(d)erd genero > znder (n.d.r. nder)
(cfr. Francese: tendre, cendre, vendredi e gendre.
Esempi d' epentesi (9) abbiamo anche nelle voci: diciotto > desdt nel > in del
ponere > pond
ciascheduno e qualcheduno > serted
(uguale al lucchese certiduni)
In V. San Martino: empire > impien > impiend.
4) Nella V. Calepio prende un suono che si accosta moltissimo a quello del r e di questo
cambiamento ci offre esempi anche il resto della Provincia nelle voci:
inserire > inser > insed damigiana > remigiana.
In Sicilia, e in Toscana ed eziandio nella lingua scritta si hanno di simili esempi:
codesto > coresto rado > raro armadio > armario.
Secondo Brcke il passaggio della dentale sonante in r dentale nelle leggi
fisiologiche.
5) In tutti quei luoghi della Provincia, in cui alla s dura, seguita da vocale, si sotituisce l'h:
messa > meha passare > pah santo > hant
alla s dolce si sotituisce il d: asino > seno > den rosa > rsa > rda
faseolus > fagiolo > fasl > fadl
Nello stesso caso il d sostituisce il palatino proveniente dal latino o da j
attraverso dj = z dolce: juvenis > zuen > duen geniculum > zen > den
gentem > zt > dt
Avviene poi che, volendosi evitare questo scambio coll'intenzione di parlar meglio,
ma non conoscendone la legge, si fa la pi strana confusione e si pronuncia:
rsa (rosa) per rda (ruota), nos per nod (nuotare).
6) Si scambia con c e g gutturali: credo > crde > crc
vedo e veggo > 'eghe = vede > vc
l'italiano ha inoltre radunare e ragunare, chiedo e chieggo, ecc.
7) Prodotto dalla dissimilazione di n-m in dma = nma = latino non magis = non pi.
8) Della preposizione A coll'aggiunta del D eufonico (10) abbiamo un solo esempio nel modo
avverbio: a modo > a uso > ad so

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F
1) Resta generalmente intatto in principio di parola ed in principio di sillaba dopo
consonante: fatica > fadiga fetta > fta filare > fil slfer > solfo.
2) Il nostro f finale corrisponde :
a) all'italiano v: chiave > cif grece > grf nuovo > nf vivo > vif
b) talvolta al p: canape > cnef lupo > lf
questo passaggio avviene anche nel principio e nel mezzo delle parole:
tedesco: pfeife > pipa > fifa
latino: scalperum > scalfart
strepi > strefi
c) e talora corrisponde anche al g: mugo > mf giogo > zuf
3) Del gruppo latino fl si conserva qualche raro esempio in V. Val San Martino:
fiamma > fiama > flama fiato > fit > flt soffiare > sofi > sofl.
4) Cade in bifolco > blc Stefano > Sten stufa > sta
Il f di nf= nove cade dinanzi a vocale: nove anni > n agn
G
1) E' sovente l'indebolimento della consonante forte c: dimenticare > desmenteg
dico > dighe fatica > fadiga secondo > segnd sicuro > sigr
2) Talvolta fra due vocali dilegua: agosto > ast miga > ma rosicare > rsi
vigore > vir
e nella V. Gandino vedi anche: sicuro > francese sr > ser
3) Si intromette fra la consonante ed il dittongo ia: cattiveria > catiria > catergia
razzolare > sgari > sgargi storia = storgia bugia > bsia > bsgia
F. Sacchetti scrisse pure busgia
4) Nella V. Gandino e V. San Martino sta invece di e j delle voci latine, mentre nel resto
della Provincia passa in z = = d. Esempi: januarius > genr > zenr > denr
jam > gi > za > da juvenis > gien > zen > den
gender > gnder > znder > dnder
5 Impingua (n.d.r. Arricchisce) talvolta il n nei gruppi nc,ng, nn, ne, ni: n anche > gnc
nidiale > nl > gnl arrabbiato > provenzale nek > gnc
scanno > scagn tenere > tegn venire = vegn
Questo impinguamento era comune anche ai latini, poich dissero gnatus per natus.
6) Sostituisce il p in cepulla > cipolla > sigla leporem > lepre > lgor (Vedi P)
7) Sostituisce il v in vomere > vomer > gmr vomito > gmet volare > gul
8) Sostituisce il nesso latino gl = italiano ghi glarea > ghiaia > gra (n.d.r. o gra)
glaces > ghiaccio > gis glandem > ghianda > gianda ung(u)la > unghia > ongia.
9 = Sostituisce il d. (Vedi D)
10 ) Il di , na = , na potrebbe essere il prodotto di un j prostetico (7); infatti il
Cherubini registra nel suo vocabolario: jn, jna.

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11) Ghe, ghi per g gutturale pi e, i; nelle nostre vecchie scritture dialettali si trova
sovente scritto ge, gi, per es. Brgem per Brghem.
H
Vedi S
L
1) Iniziale generalmente intatto; come eccezione da notare la fognatura che se ne fa
perch creduto articolo: lapis > 'apis lastrico > 'astrec
labbro > 'aer e 'avra lampone > 'ampma larice > 'ares
Al contrario si aggiunge ad alcune paole comincianti per vocale, e ci deriva dal non
avvertire l'articolo amo > lam esca > lsca
Siffatta concrezione di l articolo non infrequente ne' varj dialetti italiani. In
conseguenza di tale errore i Francesi dicono le lierre, la luette, ecc. che
correttamente dovrebbero essere: edera > l'ierre uvetta > l'uette
2) Si dilegua:
a) in grillo > gri qualche > quc salvatico > sadec fanghiglia > palcia > pcia
b) per assimilazione con s si perde in tolse > ts volle > volse > vs
c) per dissimulazione si perde in gndol forma che sta allato a glndol (g(l)andula)
d) posto di seguito alla media gutturale si riduce al puro stadio palatale nella voce
cingula > stringa > sengia > sengla
e) scomparso dalla voce ter > otro; si dapprima vocalizzato in autro e poi l' au
fu ridotto ad o, come fanno i Francesi e gli Spagnuoli. Antico esempio ci
pur conservato nel nostro nome locale Valle Alta > Val-ta
3) Passa nella vocale i quando finale di parola che diviene plurale: bocl > boci
cal >caai osl > osi
4) Sostituisce il n canonico > calnec (in Toscana calonaco) nominare > lmin
mungere > molz nel contado si pronuncia economia > ecoloma
ed in vecchie scritture vernacole si ha monumento > mlimt
abbiamo pure la doppia forma altalena > spigonsa > spigolsa
e l'italiano cilestrino ci diventa sinestr
5) Si scambia col r albil > arbil (Vedi R)
6) L = v in vipera > lpera o lipera
7) Origina anche dai gruppi dl e tl come l'attestano i diminutivi ditolino > ditl > dill
scodellino > scdel > scdl ed i nomi locali pratola > pratelli > pratla > pralla
scodellara > sctlra > scllra
8) Esempi di metatesi vivente l'abbiamo in gloria > grolia;
di antica metatesi (11): publica > plubica.
9) Sono da notare i seguenti nessi latini:
bl passa generalmente in bi bianco > bianc biascicare > biass
Della persistenza del nesso primitivo si trovano tracce in altre Valli della Provincia;
per esempio nella Valle di Scalve si ha la doppia forma:
manico della falce> biaml > blaml
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cl formola iniziale si riduce a ci = chi in italiano: clavis > chiave > cif
clamare > chiamare > ciam
cos anche quando preceduto da consonante sia nel principio sia nel mezzo di
parole: ecclesia > chiesa > csa mesc(o)llare > mischiare > mesi
torc(u)llum > torchio > tor
Nel XVI secolo il nostro poeta vernacolo Gi. Bressano scriveva cluz per chiudere,
ed oggid sopravvive chiusino del forno > clsr
fl come fi nell'italiano; per nella Val Gandino si pronuncia tuttora
flamma > fiamma > flama flatus > fiato > flt
la voce flagellum > coreggiato > flal > fll > fial > fil
gl = ghi italiano = gi bergamasco: coag(u)llare > cagi glacies > ghiaccio > gis
glis.ris > ghiro > gir ung(u)lla > unghia > ongia
Si avverta per che nella Val Gandino si pronuncia ancora gla = gis
e che la forma latina di glis si conserva nel glr e glra della Val Brembana e meglio
ancora nel glir = giro della Val di Scalve.
Gli italiano diventa j od i, ed anche scompare: canaglia > canaja
paglia > paja meglio > mj famiglia > fama
pl = pi; ma nella Val Gandino rimasto intatto: planus > piano > pla
planta > pianta > planta plenus > pieno > pl plus > pi > pl
I succitati gruppi, che si sono particolarmente conservati nella Val Gandino furono
comuni ad altri luoghi della nostra Provincia; questo dimostrato in parte dai
riferiti esempj, ed ora aggiungo che nella Valle di San Martino ho sentito
pronunciare flt, come anche pla, pl, ecc. Sono poi conservatissimi anche nel
Francese e nel Romancio.
M
1) Iniziale rimane intatto, eccettuato il raro cambiamento in b di cui abbiamo esempi
sotto questa lettera.
2) Davanti a b e p tende a passare in n: imbriaco > imbric > inbric
impar > inpar
3) Esempio di epentesi (9) innanzi a consonante abbiamo in cubitus > gomito > gmbet
in engadinese: cumbet
4) Cade davanti al p: rompere > romp > rop
N
1) Iniziale resta intatto, se si eccettua il cambiamento in l. (Vedi L)
2) Dilegua:
a) in mezzo alle parole davanti alla dentale t contento > contt
dente > dt ponte > pt tanto > tt
b) davanti alla gutturale c mancare > mac ronco > rc
c) in mezzo a parola innanzi a s mensis > mese > ms tensus > teso > ts
sponsus > sposo > sps tonsus > toso > ts
d) dilegua pure in fine di parola bene > b sano > sa
vino > vi
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e) sono da notare i modi in letto > i'le in l > i' l
Di questo modo avverbiale abbiamo esempio in nostra carta dell'anno 1172 in
cui si legge: A triginta annis in za et a viginti i la.
Anche la preposizione con diventa co' e si ha
collo > col colla > co'la
col > con lo, con la per assimilazione.
3) Esempio di prostesi (7): arancio > narns
4) Esempio di epentesi (9) davanti a consonante: carezzare > carens
ovvero > onvero leggiero > lingr
In Engadina: lingier e gli Statuti della Val Gandino ci offrono:
paragonare > apalengonare, apparangonar, parengonar e nel milanese: parangon
5) Si scambia con r: rosmarino > osman zingaro > snguen tanghero > tnghen
P
1) Iniziale rimane intatto o tutt'al pi raddolcisce in b:
palla > bala panca > banca prugna > brgna
2) Esempio di fognatura iniziale l'abbiamo solo nelle esclamazioni: puttana > tana!
porco > 'Orco!
3) Interno di rado intatto; si riduce dapprima a v e poi di questo subisce la sorte, che
di essere quasi sempre fognato: popa > pva > pa sapere > sav > sa
sapore > sar
Davanti a r si cambia in v: capra > cavra > cavre e nella Val gandino: cer
In aprire > derv c' metatesi oltre il solito raddolcimento; senza metatesi dilegua e
si ha: aprire > er.
Se viene a trovarsi alla fine di parola diventa f: canape > cnef lupo > lf.
4) Sostituisce il t nelle voci tarma o tignuola > tarma > parma intignare > tarm > parm
Nel toscano: tirchio > pirchio
5) Passa in g nei nomi: leporem > lepre > lgor cepulla > cipolla > sigla
Questo passaggio avviene attraverso v = g: abbiamo tuttora la doppia formula:
vul e gul; l'antico italiano aveva golpe per volpe e l'odierno ha pargoletto per
parvoletto.
Q
1) Qu era molto pi frequente per lo passato; ora semplificato spesso nel suono di k,
allo stesso modo col quale i Francesi e gli Spagnoli pronunciano il loro qu.
Esempio: qui > ch quello > chel questo > chest
2) Di qu = co ci restano: taccola > tquel > tcol ed il nome locale Romquel > Romcol
(Il modenese ha per secolo > squel)
3) Qu si riduce a gu nel nome locale Mirguel e nel comune aqua > gua
R
1) Iniziale e mediano si conserva generalmente.

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2) Cade:
a) negli infiniti de' verbi: alzare > als ballare > bal parlare > parl
sentire > sent tenere > tegn ecc.
Nella Val Seriana Superiore e in Val di Scalve si conserva nei finienti in ere per
l'influenza del dialetto bresciano: essere > sser leggere > lser
ungere > nzer
b) Pel principio di dissimilazione si perde in: aratro > art deretro > drt
proprio > prpe
c) Si fogna nel pronome: loro > lur > lu.
Nella Valle Leventina si pronuncia pure: fiore > fiou migliore > miou
d) Pu essere trascinato per aferesi (6): rosmarino > osman
3) Nella Val calepio tende a sostituire il d. (Vedi D)
4) Sostituisce il l: alma > arma ar(i)ma > anima > alma
mercoled > mercold > mercord scalpello > scarpello > scarpl
5) Epentetico (9) in stivale > stril
6) Esempi di metatesi (11) abbiamo in corvo > crf gloria > grlia
pietra > petra > prda
7) Si scambia con n: boncinella > bursunla Madna ! > Madra ! rosmarino > osman
S
1) Iniziale e mediano resta intatto entro le mura cittadine.
2) In gran parte del contado l'iniziale s ed il mediano ss si riducono ad h fortemente
aspirata: sale > sal > hal sella > sla > hla passare > pass > pah messa > mha
3) Il s che precede una esplosiva, si riduce pur sempre a h: bastone > bast > baht
bosco > bosc > bohc costare > cost > coht pasta > pahta ecc.
(Cos vediamo come siffatte voci si riducano gradatamente al francese bton,
coter, pte.)
4) Quando alla parola cominciante per s tramutato in h, precede una parola finiente per
consonante, l'aspirta passa sovente nell'interdentale th; quindi si pronuncia:
ins > in s > in h > in th il sindaco > ol sndec > ol hndec > ol thndec
Lo stesso avviene anche in mezzo alle parole: consiglio > consi > conhi > conthi
forza > forsa > forha > fortha
5) Il s dolce tra due vocali si converte in d in quegli stessi luoghi in cui il s duro passa in h:
ciriegia > sersa > herda
al contrario si sotituisce al d italiano nelle voci frodare > sfros frodo > sfrs
6) Prostetico (7) frequentissimo, ed ha valore rafforzativo quando non sia la spoglia di
ex e dis. Nella lingua italiana e nella parlata di Toscana pure frequente. Es. :
beffare e sbeffare > sbef corneggiare e scorneggiare > scornagi.
7) La sostituzione del s duro al latino ci, ti = italiano z, zz la caratteristica del dialetto
bergamasco, eccettuando per la Val gandino, la Val Imagna e la Val San Martino dove si
mantiene la z: bellezza > belessa carezza > caressa judicium > giudizio > gidesse

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vitium > vizio > vsse.
La pronuncia di s per z, nei secoli XIII e XIV, era corrente in Pisa ed a Lucca; ora
affatto scomparsa nella prima e non si ode che nella plebe della seconda.
8) I suoni dell'italiano ce, ci, cce, cci agg, egg, igg, ogg si riducono nel dialetto
cittadino a s duro, il quale, come abbiamo gi notato, in gran parte del contado passa in h
fortemente aspirata e nelle Valli di Gandino e San Martino diventa (consonante
sibilante-palatale sorda tipica in Val gandino e San Martino come in italiano scena):
cena > sna > hna > na cenere > snder > hnder > nder in VG e ndre in V.S.M.
cercare> sirc > hirc > irc calcio nel sedere > pecciata > pessada > pehada > peada
braccio > bras > brah > bra ghiaccio > gis > gih > gla peggio > ps > ph > p
straccio > stras > strah > stra maggio > mas > mah > ma
9) Il gruppo str si riduce ad s duro nelle voci seguenti:
nostro > nost > nos nostra > nosta > nossa vostro > vost > vs
vostra > vosta > vossa mostrare > mostr > moss
( Negli anni '60 gli educatori severi chiamavano i pantaloncini alla moda: moss ci )
Vosso tuttora del contado e della montagna pistoiese; il romancio ha mussr ed il
siciliano di Modica pronuncia ammusciari ; il cambiamento di str in sci pure delle
province di Lecce e di Noto.
10) Il nostro s duro corrisponde anche all'italiano sc':
fascio > fas pesce > ps sciame > sam
In molti luoghi passa poi, come abbiamo gi avvertito, in h e si pronuncia
> fah > ph > ham
11) s duro finale e dolce tra due vocali proviene anche dal latino di:
medius > mezzo > ms media > mezza > msa madius > maggio > mas
modius > moggio > ms.
T
1) Iniziale intatto; la sola Val Gandino offre esempj di raddolcimento nelle voci:
tisico > tsec > dsec tutore > tdr > didr
2) Mediano incolume dietro a consonante: antiporto > antiprt, carta, martello > martl
3) Mediano tra vocali incolume di rado; raddolcisce in d e talvolta anche dilegua:
fadiga marid potere > pd salvatico > salvdec
pertica > perga Pietro > Piero
Le eccezioni ajto, metl, perseguit, ecc. sono da attribuire a recente influenza
della lingua.
4) Finale dopo vocale tonica scade nella V. Brembana oltre la Goggia; quindi vi si pronuncia:
guarito > guart > guar maturo > mart > mar prato > prt > pra
estate > stt > sta trovato > trot > tro ecc.
Anche in Val Gandino ho sentito pronunciare: soldato, soldt, sold
Al femminile ritorna il t addolcito in d: guarida, marda, ecc.
5) Cade talvolta nei gruppi latini st, str in italiano st, str e sc': vedi S
angustia > angoscia > angssa ostium > uscio > s
34
6) Nelle sillabe stia, stie, stio, stiu viene, specialmente dal volgo, ridotto a :
bestia > besia bestione > besi quistione > quisi
ed in vecchie scritture vernacole ho trovato anche:
cristiano > crischi quistione > cschi
7) Tr e dr finali diventano ter e der: madre > mdr padre > pder
quattro > quter ventre > vter
8) t = c Vedi C
V
1) Presso a vocale viene generalmente fognato: vacca > 'aca volere > 'ol
vantare > ant vedere > 'ed cavallo > cal verme > 'erem
povero > per
Anche i Toscani sogliono, come dice G.Gigli, ingollare il v presso a lettera vocale
senza scupolo ancora in giorno di digiuno, come: vedere > 'ed
volere > 'ol (a Montale vicino a Pistoia) caallo, gioane, poero ecc.
In Sicilia si sente: cavolo > caulu tavola > taula
2) Iniziale si conserva quando preceduto da parola finiente in consonante:
il vino > ol vi egli vanta > al vanta;
e questa regola cos rigorosamente mantenuta che il v si mette anche dove
contrario alla etimologia: all'alto > al vlt con otto > con vt per essere > per vs
3) Finale passa nella rispettiva sorda: nervo > nerf nuovo > nf vivo > vf
Z
1) z = s dolce deriva da c, g e j latino = , italiano: januarius > gennaio > zenr
jejunum > digiuno > zez (Assonica e Bressani) gingiva > gengiva > zenza
acerbus > acerbo > zerb jocus > giuoco > zc
In forza di questa legge, che ne' secoli passati era pi costante che oggid, si deve
forse portare a un gengivone la nostra zenz, che adoperiamo per indicare
l'allegamento dei denti. Da questa legge si scostano le Valli di Gandino e S. Martino.
Vedi G.
2) La z = s dolce va soggetta alle vicende di quest'ultima, cio passa in d e perci in molti
luoghi della Provincia si pronuncia: gennaio > zenr > denr ginocchio > zen > den
gi > za > d gi > z > d
Oggid si pronuncia generalmente digiuno > des e digiunare > desn invece degli arcaici
zez, zezn
3) La z iniziale originaria l'abbiamo solo in poche voci erudite: zlo zro zio zizania.

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Osservazioni generali (sempre di Antonio Tiraboschi)
1) L'accento si mantiene al posto che occupa nell'italiano, che quello stesso che occupava
nel latino; se cade perlopi sull'ultima sillaba dipende dal troncamento, a cui vanno
generalmente soggette le parole. Es.
episcopus > vescovo > 'escof presbiter > prete > prt rationem > ragione > res
Qualche esempio di spostamento l'abbiamo specialmente nella Val Gandino, dove si ode
pronunciare: debito > debt uomini > omgn pulicem > pulci > plc
subito > sbt stomaco > stomc
2) La consonante sonora, che riesca finale, passa nella rispettiva sorda, non essendo nel
nostro dialetto alcun esempio di consonante sonora all'uscita. Es.
chiodo > cit chiave > cif grande > grant piombo > pimp verde > vrt
3) Caratteristica costante e generale del nostro dialetto la mancanza delle
consonanti doppie. Nel mio sistema di trascrizione ho conservato la s doppia per
rappresentare la s dura scempia (5), perch, quantunque tradisca l'indole del nostro
dialetto, serve a distinguerla dalla s dolce e si accosta alla ortografia dell'italiano. Es.
assassino > asss passare > pass possessione > possessi
4) Al dialetto della citt manca affatto l'uso della z onde vi comune il difetto di
pronunciare sgraziatamente belessa, ambissione, ricchessa invece della corretta
pronuncia italiana bellezza, ambizione, ricchezza. Il suono della z spiccatissimo nelle
Valli di S. Martino e Gandino.
5) Se si eccettuano queste due Valli, al bergamasco manca il suono che nell'italiano
rappresentato dai gruppi sce, sci; quindi, parlando italiano anche le persone colte
incappano a pronunciare sielta, siensa, simia, ecc. invece di scelta, scienza, scimmia. Dovr
quindi l'insegnante tenere in continua avvertenza gli alunni sui difetti accennati nei due
nei due numeri precedenti, ed uguale attenzione dovr porre alla pronuncia dell' u che,
perfino dai pulpiti e dalle tribune, sentiamo spesso risuonare alla francese nelle voci virt,
pi, Ges ecc. con stonatura troppo spiacevole ad orecchio abituato alla retta pronuncia
dell'italiano.

36
sst pass 1.5
Alcuni spunti linguistici (tratti da Wikipedia e dalla rete)
per un primo approfondimento.

1) Un suono gutturale tale se viene articolato nella parte posteriore del cavo orale, nella gola,
quindi. (Dal latino guttur = gola)
La C di "casa", la G di "gatto" sono gutturali (o velari).
Invece la C di "cena" e la G di "gelato" sono palatali, dal momento che il punto di articolazione del
suono pi in avanti, sul palato.
Vi sono anche dei suoni gutturali aspirati, come la "ch" del tedesco in "nach": in questo caso il punto di
articolazione del suono sempre indietro, verso la gola, ma c' anche l'aspirazione.
2) In fonetica articolatoria, una consonante palatale una consonante, classi ficata secondo il proprio
luogo di articolazione. Essa viene articolata accostando il dorso della lingua al palato, in modo che l'aria,
costretta dall'ostacolo, produca un rumore nella sua fuoriuscita. La consonante palatale inoltre molto
usata nella pronuncia della lettera L.
3)

4) Consonanti sonore o dolci e sorde o dure : In linguistica viene de finita sonora la consonante il cui
suono viene accompagnato dalla vibrazione delle corde vocali. Sono sonore le consonanti [ v, g, b, d,
dz, z ] e sorde le consonanti [ f, k, p, t, ts, s ], che invece vengono articolate senza far vibrare le corde
vocali. Ogni consonante sonora ha una controparte sorda.
Esempi sono b e p, e d e t. Come in molte lingue, le consonanti sonore sono talvolta sostituite dalle
loro controparti sorde.
Le consonanti della lingua italiana sono: B, C, D, F, G, H, L, M, N, P, Q, R, S, T, V, Z.
In generale pronunciamo con maggior facilit le consonanti P e M. Non a caso i bambini molto piccoli le
articolano perfettamente: pappa, mamma.
Quando si pronunciano le consonanti (c, s, l, g, m p) ci accorgiamo che mentre le pronunciamo non
apriamo del tutto la bocca. Le consonanti sono suoni o fonemi pronunciati con la bocca chiusa o
semichiusa. Mentre le vocali possono far sillaba da sole (a-la), le consonanti fanno sillaba solo se unite
alle vocali: ca-sa, fab-bri-ca, rot-to.
Guardatevi ora allo specchio e pronunciate le consonanti p, b, m: per pronunciarle, accostate le labbra.
Per pronunciare l ed r, muovete invece la lingua.
In rapporto agli organi che muoviamo o al punto in cui le articoliamo, le consonanti si dividono
in:
Labiali se sono articolate con le labbra: p,b,f,v,m ( piede, bue, favola)
Linguali o alveolari se sono articolate con la punta della lingua: l, r (luna, rosa)
Dentali se la lingua si appoggia ai denti anteriori: d,t,s,z,n (dado, sarto)
Palatali se la lingua si appoggia al palato: c ed g dolci (gemma)
gl + i ( figlio)
sc + e e sc + i (scivolo)
Gutturali o velari (velo palatale) se la lingua si appoggia verso la gola :
c ed g dure, q
c + a, o, u, h e con altra consonante
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g + a, o, u, h e con altra consonante
Nasali m, n , gn (mantice, norma)
Sibilanti f, s, v, z (sordo, vaso, mozzo)
C e G hanno un suono duro o gutturale (nel pronunciarle la lingua si appoggia verso la gola):
- davanti ad a, o, u: (casa, cubo, tacco, gara, gola, gusto, agguato)
- davanti a consonante: (crema, declamare, scrollare)
- in fine di parola: (tic tac, bloc-notes)
- con c+ h + vocale oppure g + h + vocale (Chieti, ghermire)
C e G hanno un suono dolce e palatale (nel pronunciarle la lingua si appoggia al palato):
davanti ad e, i, i + vocale: (cena, acceso, piccino, gesto, giro, muggito, cibo, Giada,
gente, ciurma, ciaramella, legge)
C doppia dura (cocco, occhio, accanto)
G doppia dura (agganciare, agguantare, agguato, fuggo)
C dolce doppia (doccia, miccia, buccia)
G dolce doppia (maggio, foraggio, fuggire, friggere)
H muta, non si pronuncia, non rappresenta un suono o fonema ma serve solo come segno gra fico:
- per dare a c ed g il suono duro gutturale davanti a e i: che, chiaro, tarchiato, ghiotto, margherita,
ghermire;
- in alcune voci del verbo avere: ho, hai, ha, hanno (cadute in disuso le forme , i, , nno );
- nelle esclamazioni o interiezioni come ah, ahi, eh, ih, deh ecc.
Q il suono uguale a quello della c dura; sempre seguita da u + vocale: (quadro, questo,
quindi, inquieto)
La q doppia si rende con cq : (acqua, acquisto).
L'unica parola che si scrive con due q soqquadro.
Il suono qu molto simile al suono cu: iniquo e pro ficuo, per cui possono nascere dei dubbi. In questi
casi sarebbe molto utile la conoscenza delle parole latine da cui derivano quelle italiane (iniquus e
pro ficuus); in mancanza di essa, bisogna consultare il vocabolario.
Il rafforzamento delle consonanti si fa ripetendole: retta, mamma, collo ecc.
S e Z possono essere sonore o sorde:
S sonora (o dolce) in rosa, sbagliare, isola, sposa, accusa, ricusare
S sorda (o aspra) in sala, stella, rossa, casa, riso, disegno
Z sonora (o dolce) in zanzare, zero, azienda, azzurro, zaino, zelo, azzardo, azzurro, bizzarro
Z sorda (o aspra) in zucca, zampa, pazzo, bozza, mazza, mazzuola
La dimostrazione tra le due s o le due z (sorde o sonore) molto dif ficile, perch le parlate regionali
sono molto diverse tra loro. Nei dizionari la s e la z sorde sono indicate con segni normali (sala, stella,
rosso, pazzo, zucca); la s e la z sonore sono invece indicate con i segni e .
In generale, anche se non c' una regola per dire se la parola ha s aspra o dolce:
s + b, d, g, l, m, n, v dolce (sbarbarsi, sdebitarsi, sgattolaiare)
s+ c, f, h, p, q, r, s, t, z + vocale aspra (sasso, scagliare)
S pura, S impura
S + vocale si dice s pura: sale, suolo, pensare, ansia.
S + consonante si dice s impura: stare, scala, resto, sdegno.
B e p precedute da m e n
Davanti alle consonanti b e p troviamo generalmente la m e non la n: bimbo, rompere, imbattibile,
impagabile, Giampiero, Giampaolo (corretti Gian Piero, Gian Paolo; meno comuni, ma non errate, sono
le forme Giampiero e Giampaolo).
Nelle parole composte in cui i componenti si avvertono ancora come ben distinti, la n si mantiene. Sono
le parole composte con ben: benpensante, benportante, benparlante ecc.
Per non sbagliare
I gruppi qu e cu:
La pronuncia dei gruppi qu e cu in italiano quasi identica (diciamo quasi per tranquillizzare coloro che
ne avvertono ancora la differenza) e non esiste quindi una regola precisa capace di risolvere i dubbi in
proposito. Possiamo tuttavia suggerire un espediente pratico: dato che la nostra lingua ha pochissime
parole contenenti cu + vocale, non resta che imparare quelle di uso corrente: acuire, circuire, cospicuo,
cui, cuocere, cuoco, cuoio, cuore, innocuo, percuotere, pro ficuo, perspicuo, promiscuo, riscuotere,
scuotere, scuola, taccuino, vacuo. Restano fuori dallelenco pochissimi assai vocaboli di uso assai raro.
Le consonanti doppie:
Una consonante raddoppiata pu cambiare totalmente il signi ficato di una parola.
Ma quando si usano le semplici o le doppie?
Si dice capotto o cappotto, scaffale o scafale, comodo o commodo, abile o abbile, addizione o
adizione? Si dice cappotto, comodo, abile e addizione. Con questo non abbiamo per risposto alla
domanda. A volte ci pu aiutare lorigine delle parole, come nel caso di cappotto che deriva da cappa;
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nella maggior parte dei casi, per, dobbiamo ricorrere al dizionario, perch non esistono regole in
proposito. Possiamo tuttavia darvi due norme per evitare gli errori pi comuni:
1. davanti a -ioze g e z non si raddoppiano mai: ragione, nazione.
2. davanti a ile b non si raddoppia mai: abile, mobile.

5) La consonante geminata, in fonetica, indica un suono consonantico la cui durata sia


apprezzabilmente pi lunga di quella delle consonanti ordinarie, dette brevi o scempie,
indipendentemente dal fatto che il suono venga rappresentato ortogra ficamente da una lettera singola
o da una doppia.
La geminazione delle consonanti fricative, approssimanti, nasali, laterali e vibranti consiste in un
semplice prolungamento temporale (nel caso delle vibranti, aumenter conseguentemente il numero
dei battiti o vibrazioni che costituiscono l'articolazione). Per le occlusive e le affricate, la geminazione
implica invece un allungamento della sola fase di tenuta.

6) L'afresi (pronuncia: afresi, dal greco ) un fenomeno linguistico che consiste nella
caduta di una vocale o di una sillaba all'inizio di parola. Nello studio delle lingue, esso pu essere visto
dal punto diacronico per lo studio della loro evoluzione.
obscurum (lat.) scuro
apotheca (lat.) bottega
illa (lat.) la
instrumento (lat.) strumento
Pu anche essere una figura retorica che d luogo a forme poetiche:
inverno verno (it. ant./poet.)
Il contrario dell'aferesi la prstesi.

7) Efelcustico: aggiunta di una i all'inizio di parola. Cesare Cantu ha scritto che sembra singolarit
del volgare leggendosi in una iscrizione delle Grotte Vaticane AB ISPECIOSA e in una catacomba:
Bellica fedelissima virgo impace.
Nella grammatica greca, che si riferisce alla lettera ni "n" aggiunta facoltativamente alla fine della terza
persona singolare o plurale di un verbo

8) La prstesi o prtesi (dal greco prthesis, derivato da protithnai, porre avanti) un fenomeno di
fonetica storica che consiste nell'aggiunta di un elemento non etimologico, una vocale o una sillaba,
all'inizio di una parola. Si tratta quindi di un fenomeno fonetico non regolare, che accade per equilibrare
una sequenza fonica altrimenti sgradita al sistema della lingua in questione (stessa ragion d'essere
hanno anche epentesi, epitesi, aferesi, sincope, apocope ed elisione).
Alcuni esempi:
laurum (lat.) alloro
vulturium (lat.) avvoltoio

9) Epentesi da Enciclopedia dell'Italiano (2010)


1. De finizione
Lepentesi (dal tardo lat. epenth sis, a sua volta dal gr. epnthesis inserzione) un fenomeno
fonetico che consiste nellinserimento di un suono non etimologico in una parola o una sequenza
fonica. Quando lelemento inserito un suono vocalico lepentesi detta anaptissi (dal gr. anptyksis
apertura, dal verbo anaptss aprire, svolgere). Il contrario dellepentesi il fenomeno della
sincope. Fenomeni simili, ma con inserzioni allinizio o alla fine di parola, sono rispettivamente la
prostesi e la epitesi.
La ragione dellepentesi va ricercata nelleufonia, lo sforzo di rendere gradevole alludito una sequenza
di suoni percepita come dura o straniera o nella sempli ficazione sillabica. Tale processo molto
produttivo, generando storicamente nuove forme divenute in seguito standard nelle lingue romanze. Ad
es., la parola ruina, impronunciabile per i latini, si attester in italiano come rovina per epentesi del
suono [v], cos come in francese lepentesi di [t] in a -[t]- il interrompe il dif ficile iato [a i].
Avviene, ad esempio, per evitare iato. Alcuni fenomeni di epentesi si manifestano nel passaggio dal
latino all'italiano:
Iohannes Giovanni
ruinam rovina
Piazza in Agone Piazza Naone Piazza Navona
Alcune epentesi sono state cancellate nell'evoluzione dell'italiano:
Paolo Pagolo Paolo
Nel caso di anaptissi, l'inserzione di una vocale serve ad agevolare la pronuncia:
baptismum battesimo
dal francese antico medesme medesimo
dal tedesco Landsknecht lanzichenecco
Talvolta, l'epentesi pu derivare da incrocio:
reddere (latino: "restituire") rendere (l'incrocio con prendere)

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10) In italiano, la i eufonica (o protetica o prostetica) un espediente eufonico, oggi in disuso.
L'espediente prevede l'aggiunta di una i alla parola se inizia per s impura, ma solo quando preceduta
da una parola che finisce per consonante. Tipici esempi sono per iscritto, in isposa, in istudio, in
Isvizzera, in istrada. un fenomeno che nell'italiano contemporaneo tende ormai a scomparire, anche
per il consistente numero di prestiti da altre lingue, con sequenze consonantiche in passato ri fiutate dal
sistema. Rimane cristallizzato nell'espressione per iscritto.
Altre vocali. Pi in generale, l'uso di una vocale in questa funzione si pu anche trovare nello spagnolo
e nel francese, ma con il suono di una vocale centrale atona [ ] : tale fenomeno ha luogo nella
evoluzione dal latino alle lingue romanze occidentali (francese, occitano, lombardo, catalano, spagnolo,
galego, portoghese), in cui le parole latine inizianti con nessi consonantici giudicati dif ficili da
pronunciare, formati da s + consonante (per esempio st- o sp-) si appoggiano a una vocale chiamata,
appunto, vocale di appoggio; per esempio it. stella, fr. toile, sp. estrella, port. estrela. Tale fenomeno,
come si vede, ha ripercussioni anche in italiano.

11) La metatesi (pronuncia: mettesi, dal greco , "trasposizione") un processo di mutamento


fonetico per cui l'ordine di successione di due fonemi viene rovesciato. Si veri fica spesso in presenza di [r] e
di [l] e talvolta l'inversione succede tra questi due suoni.
Questo fenomeno fonetico si veri fica all'interno di una parola e ci si deve al fatto che certi suoni sono attirati
o ri fiutati da altri. La metatesi pu essere di due tipi:
Metatesi reciproca]
La metatesi reciproca si produce come scambio di due fonemi contigui. Talvolta tra le consonanti nasali, le
consonanti vibranti e le consonanti laterali.
Esempi di metatesi reciproca
Formazione di varianti di parole italiane:
Da palude > padule (toscano)
Dall'evoluzione del latino all'italiano si ha:
lat. e ra > aira > aria (metatesi di r per vocale).
Metatesi semplice
Una sola consonante nasale, vibrante o laterale pu cambiare posizione all'interno di una parola. La ragione
di questo fenomeno si trova nell'inconsistenza di questi fonemi oppure la dif ficolt di trovarsi a contatto con
un altro suono dissimile nel segmento e la conseguente dif ficolt da parte del parlante a pronunciarle. La
consonante r la pi sensibile al cambiamento.
Esempi di metatesi semplice
Dall'evoluzione del latino all'italiano si ha:
lat. c mula(m) > *comla > *cloma > chioma.
lat. m gida(m) > maida > madia (metatesi di /d/ per vocale).
lat. s mper > sempre (metatesi di /r/).
In forme vive di vari dialetti mediani:
lat. p tra(m) > petra ("pietra").> perda ("pietra" in sardo)
lat. c pra(m) > crava ("capra" in genovese).

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