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LA SECOLARIZZAZIONE POLITICA NELLA SCIENZA NUOVA 1, Gli storici del pensiero politico sono soliti wacciare percorsi li- neari ¢ tendenze intellectuali ie attraversano interi secoli: queste linee si rivelano utili per ricostruire il senso di scritti particolari di vari au- tori e di epoche diverse. In mold casi, il tentative di scoprire collega- menti tra opere particolani e tendenze generali spinge gli studiosi a tra- scurare il lavoro, fondamentale, di analisi particolareggjata degli argo- ment affrontati dai singoli autori. Un esempio di questo tipo di operazione ermeneutica caratterizza i frequenti tentativi di ridurre la filosofia politica di Giambattista Vico ad un atteggiamento di reazione contro il razionalismo modemo. E vero che Vico, nei suoi primi scritti, critica la filosofia cartesiana mentre, nella Scienza nuova, rifiua V'applicazione del metodo scientifico-naturalisti allo studio del mondo aivile e confuta la modema doterina del diritto naturale che pretende di fondarsi indipendentemente dal concetto di provvidenza, Alcuni studiosi del pensiero politico vichiano hanno cre duto di individuare in questi argomenti sulficient ragioni per conside- sare Vico un critico risoluto del razionalismo modemo, colui che au- spicava una reazione intelleteuale'. Dal Rinascimento all’Illuminismo, if processo di secolarizzazione in- veste molteplici istituzioni culturali ¢ sociali europe’: le modeme dot- rine del diritto naturale mostrano i risultas di questo processo di se- colarizzazione nell’ambito della riflessione filosofico-politica. Vico si mo- stra consapevole di questo modemno proceso di secolarizzazione di cui coglie acutamente i diversi i: per un verso, la doturina vichiana dei ‘corsi’ ¢ ‘ricors’, fondata sull'idea di una storia ideale eterna, pud es- Sere intesa come un modello col quale interpretare quel processo di se- "Un csempio paradigmatico di questa posizione# il lore di E. Vovcenne, La =Scensa Mico nell Sons del ens putin, ix Nap 5 Sa quo reo 3 pd cae Zanern, Vico, peniatore wstinodema Linterpretanone di Eric Vorgelin, in questo «Bollec- 24 ALBERTO MARIO DAMIANI colasizzazione che coinvolge le istituzioni economiche e politiche di tutte le nazioni. Secondo questa Prospertiva vichiana questo processo ha ini- zio con la forma di governo ‘barbara’ e culmina con quella ‘umana’. Per Paleo, Vico interpreta criticamente questo processo di secolarizea- zione del pensiero politico rappresentato dalla modema scuola del di- ritto naturale: a suo parere, le moderne dottrine giusnaturalistiche af- fromtano erroneamente il Problema dell’origine ¢ della natura dello stato politico perché legittimano iJ potere politico mediante una concezione secolarizzata del “dirito maturale, pe Nella tematizzazione vichiana del modemo pracesso di secolarizza- zione si pud individuare, quindi, una concezione chiaramente differen- ziata: da un lato, Vico giudica positivamente il processo di secolarizza- zione delle istituzioni come esso si sviluppa lungo il percorso attraver- sato da tutte le nazioni antiche e moderne, ossia secondo il modello di una storia ideale eterna. AlPinizio di questo processo gli uomini attri- buiscono agli dei la creazione delle isuruziont mentre al termine si ri- conoscono artefici del mondo civile, riconoscimento’ che la Scienza vi- chiana eleva a primo principio indubitabile’. Si pud quindi affermare che la Scienza nuova accetta il risultato del processo di secolarizzazione delle istituzioni come propria condizione epistemologica: il mondo ci- vile pud essere conosciute scientificamente perché & opera umana. Dall'altro, Vico giudica negativamente le dottrine giusnaturalistiche moderne perché preendono df fondare l'idea del diritto naturale sulla ragione, prescindendo dall’idea di prowvidenza divina. Non a caso, egli concepisce la propria la Scienza nuova, come un nuovo sistema del diritto naturale delle genti. Questo nuovo sistema, mente, da un lato, accoglie sia il punto di partenza costituito dal pi ivo secola- rizzarsi delle istituzioni sia il giusnaturalismo modemo; Gaaltro, vuole correggere la rappresentazione razionale dell’origine e della natura dello stato politico mediante la ricostruzione de! processo di secolarizzazione delle istituzioni e la ripresa del concetto di provvidenza, trasferito nel- Y'ambito della dotwrina filosofica giusnaturalistica. La scienza vichiana realizza, quindi, due operazioni simultane e sol- tanto apparentemente contraddittarie: eleva a principio indiscutibile la concezione secolarizzata, secondo cui !’uomo & autore delle istituzioni, ma rifiuta Pidea del diritto come qualcosa che prescinde dall'idea di prowvidenza divina. Scopo del nostro lavoro 2 mostrare che questo paradosso, presente nella concezione vichiana della secolanzzazione politica, & apparente: essa, invece, risulta priva di qualsiasi contraddizione. A tal fine, il presente » Che G. Vico, Princpi di wna Scienza Nuova dintomo alla comune narara delle ne- zioni (1744), in Opere, a cura di Andrea Battistni, Milano, 1990, §§ 331, 349, 1108 dora in poi, Sné4. LA SECOLARIZZAZIONE POLITICA NELLA SCTENZA NUOVA 215 lavoro si articola come segue: nel secondo paragrafo viene ricostruita la concezione vichiana della secolarizzazione politica come trasformazione storica della legittimazione del Fapporto comando-ubbidienza; nel terzo questa concezione viene posta in relazione alla , comune a tutti gli uomini. n terza ‘et’ il rapporto co- mando/obbedienza, presente in tutte me di governo, é legittimato solamente mediante l'idea secolarizzata di Uguaglanea di cure gli ap- partenenti al genere urnano. 3. La teoria vichiana delle forme di governo si fonda sul convinci- mento che Videa di disuguaglianza ontologica pud essere giustificata solo mediante il mito mentre l’eguaglianza ontologica pud essere legittimata razionalmente. Vico postula dunque due corrispo: strette: mito/di- suguaglianza e ragione/uguaglianza. Queste corrispondenze seaturiscono dalls concezione det corso sto- rico come processo nel quale si secolarizza la legitimazione del rap- porto comando/obbedienza. Nelle eta ‘barbare’ questo ra viene ad essere legittimato mediante il mito oppure, in termini vehant ‘ ticamente’. La materia di questa poesia primitiva & dice Vico, fim: possibile credibile» (cfr, Snd4, 383). La sapienza poetica consiste in un complesso di miti (universali fan- tastici) creati dalle menti primitive, miti che sono ‘cert’ per It ich della coscienza primitiva a ridiscuterli (0 mecerli in dubbio). Per que- sto motivo Vico afferma che gli autori del mondo civile fingono que- at idee ¢ credono in esse. Le credenze ‘cert’ dele coscenze primitive hon rimangono limitate a livello cognitive ma spingono i singoli ad ul bidire alle istituzioni civili. In questo senso, ft universal fantastici del smondo delle menti umane» legittimano le isttuzioni del mondo civile. dint universali fantastici consentono alla coscienza che Ki crea di or, ¢ e valutare la propria esperienza ¢, in senso, svolgono tuolo di modelli o ehcp poetic everi> th 5Sn44, 205), nonostante il loro contenuto sia necessariamente falso perché rappresentazione dell’. In altre parole, il contenuto delle certezze mitopoie- © @, per un verso, sempre falso per la facolt2 riflessiva della mente umana tutta spiegata, mentre, dall’altro, esso sempre adeguato allo sta- dio corrispondente dello sviluppo antropologico e istinzionale. Nelle 4 barbare, il rapporto comandsobbedienza & legitima mediante l’sim- Possibile» che risulta «credibile> tanto ai governanti come ai governatic tule simpossibile credibile» prende corpo, tra Faltro, nella superiorica ort- ei governant, (padi! ¢ patriz) su governasi (fama ¢ plebei). Vico intuisce che il rapporto esistente ua una mente che comanda © un corpo che ubbidisce é condizione della natura umana ¢ del mondo ms tate +. ALBERTO MARIO DAMIANI civile: quando questo rapporto viene meno — nello «stato ferino» e nella «barbane della riflessione» - vengono meno sia la natura umana sia le isstuzioni del mondo civile. Per i] napoletano, questo rapporto si ta- sforma lungo il corso storico attraversato dalle nazioni secondo la se- ente suocessione: governo patriarcale, governo aristocratico, governo lemocratico € governo monarchico. Le prime due forme di governo presuppongono l’esistenza di due diverse nature umane: nella prima, gli auton del mondo civile dell’et divina genera una differenza gerarchica tra due nature: la natura giuridica non rie- sce a mantenere la pace in quegli stessi rapporti diseguali che pretende di legittimare. Le republiche aristocratiche, fondate sulla prima legge agrana, sono contraddistinte dalla lotta tra patrizi e plebei o «contese eroiche» (cfr, Sin44, 660, 684, 1101): i Patrizi vogliono conservare come loro esclusivi privilegi il dintto alla proprieta terra, di contrarre matrimoni legittimi (che consentono di legare 12 proprieta ad una di- seendenza «certa») e di ricoprire funzioni politiche e sacerdotali. I ple- bei, da parte loro, vogliono estendere a eutti questi tre privilegi dei pa- trizi, Come per alti periodi ii della storia delle nazioni, la lotta era patrizi ¢ plebei, prodorasi nelle repubbliche aristocratiche, risponde, secondo Vico, a un modello ideale ed eterno nel quale i patrizi devono conce- dere ai plebei di Gd che 2 loro: dopo la concessione del domi- nio bonitario dei campi, i plebei chiedono che i tibuni siano ricono- scuti dagli stessi patrizi come garanti dell’accuazione della press legge am NULO questa Ficonoscimento, i plebei avvertono la precarieta loro diritto bonitarie sui campi ¢ voglione anche il dominio quir- ep tl funzione «civilizzatrices dello Stato vedi D. Pastet, Dirian, socet © stato ir View, ” Scone tM Se ddl i bh wriommarione dello stato . fico, nto Vorigi sat0 qamms 2G i aimerascn in deoweratza dertons dee docminaiooe parte da dla Hm conness anche col culto deghi antenasi ¢ Yidea di immoetalita deffanimsy Sots, 13, SSL, 546, 543; vedi PP. Posrinano, Vico e i dintso come nomos, in «Riviea inernazionale i Filosofia del Direto» LVI (1980), pp. 45-478 22 ALBERTO MARIO DAMIANI tario (cfr, S44, 109) che viene concesso dai patrizi con la «. 4. Nella Scienza nuova, Vico presenta i principi del mondo civile come propri della comune natura delle nazioni: essi sono individuat nelle tre istituzioni comuni a tutte le nazioni, siano esse «barbare» o «umanes: religione, matrimonio ¢ sepolture. Da queste tre cose incomincid appo tutte l'umanita e per cid si deb- bano santissimamente custodire da tutte perché ‘1 mondo non s‘infierisca ¢ si rinselvi di nuovo. Percid abbiamo presi questi we costumi eterni ed uni- versali per we primi principi di questa Scienza (Sn44, 333). Il processo di secolarizzazione modifica la successione di queste me isdtuzioni: nel]’et’ «poetica» sorge per prima la religione quando, dopo * Secondo Vico, la legge delle dodici ravole fu la seconda legge agraria degli amtichi ro- mani. Vedi R, Caporau, Heroes Gentinm. Sapienza ¢ politics in Vico, Bologna, 1992; C. Casretant, Dalla conologia alla metafisica dells mente. Saggio ss Vico, Bologna, 1995, 3 parte. 1-29. * Vedi D, Paso, Diritto scité © stato in Vien, city pp. 75 ages G. Gianaczz0, Vico da polities e is storia, Napoli, 1981, p. 346, LA SECOLARIZZAZIONE POLITICA NELLA SCIENZA NUOVA 2B if diluvio, i gigant stupefatti immaginano i fulmini e i tuoni essere se- gni di un linguaggio celeste, da decifrare mediante la divinazione e ai i rispondere con sacrifici"®, In secondo huogo, i Biganti pii immagi- nano che questo messaggio celeste ordinasse loro di inibire a libidine bestiale per celebrare matrimoni solenni, che assicurino loro una di- scendenza certa; infine, obbedendo a siffatti comandi, essi seppelliscono i loro parenti defunti e celebrano riti funerari. La conseguenza giuridica di queste prime sepolture & la legittimazione della Proprieta privata € del diritto di eredita dei campi, I] dominio originario det campt, quindi, presupponte delle condizioni istinuzionali che devono necessariamente succedersi_ nel seguente ordine: religione, matrimoni ¢ sepolture. Durante questo periodo i famolt sono esclusi dalle tre istituzioni fon- damentali ¢, quindi, anche dalla proprieta dei campi che lavorano, Dopo la prima legge agraria, i plebei delle citta eroiche combattono contro fordine patrizio dominante per Partecipare alle tre istituzioni fonda mentali del mondo civile. Tutavia, lordine con il quale ottengono la ipazione alle istituzioni & inverso di quello delineato da Vico per Pet legli dei: in primo luogo, ¢ plebei esigono Ia proprieti dell terra; successivamente, Ja possibilita di celebrare matrimoni, per potere tra smettere la proprieta dei campi alla loro discendenza «certa>; infne chie- dono il diritto di partecipare all’interpretazione delle leggi, opponendosi al caraere eroico dei governi aristocratici. Con Vacquisizione di que- stultimo dirito si determina if passiggio dall repubblica di ordimati alla pop Pertanto, nelle istituzioni fondamentali del mondo avile si possone distinguere due successioni, reciprocamente inverse: i giganti forti dei imi tempi dell’eta degli dei danno hiogo alla successione «miticas: re- Beione, matrimoni, Icure (queste ultime collegate alla proprieta pri- vata det campi). I pk i delle catra eroiche passano per una successione «secolarizzata»: proprieti dei campi, matrimoni (collegati all'eredita della terra) ¢ potere legislativo civile. La natura dei princi del mondo civile diversa, dunque, per i patrzi e per i plebe perché «natura di cose hon & che nascimento di esse in certi tempi € con certe guise~(Snt4, 147), 1 patrizi hanno fondato le principali iscuzioni del mondo civile immaginando un'autorita divina; 1 plebei hanno pono partecipare alle Stesse come risultato della loro lotta ¢ della loro forza. Per questo mo- tvo, i cittadini delle repubbliche popolari ¢ i sudditi delle monarchie si Aconoscono come gli autori del mondo civile. 224 ALBERTO MARIO DAMIANT La concezione vichiana del processo storico di secolarizzazione po- litica pud essere compresa in termini di passaggio da un governo tra diseguali ad uno tra eguali, Le monarchie familiari dell’eta Sei dei fa- voriscono fa creazione delle istivuzioni del mondo civile su principi fon- damentali e per contenere le sfrenate passioni degli uomuni_ pnmitivi. Quando i padri di famiglia si uniscono in ordine civile, aristocratico, per difendere la custodia dei confini ¢ delle leggi contro la sollevazione dei famoli, hanno — senza alcuna consapevolezza - dato luogo alla crea- zione umana del mondo civile. In altre parole, nel momento in cui i famoli si sollevano ¢ cominciano a rivendicare la concessione dei diritti da parte dei nobili, estendono — inconsapevolmente - i principi del mondo civile a tutto il genere umano. I plebei si prefiggono di tra- sformare in diritto di tutti i tre principi del mondo civile che i nobili pretendono di custodire come loro privilegic esclusivo: la propriet dei campi, i matrimoni ¢ l’accesso alle cariche legislative e giudiziarie. Le isttuzioni della repubblica popolare sono istituzioni strict sensu perché estendono a tutto il genere umano le tre istituzioni fondamen- tali del mondo civile: infarti, nelle repubbliche popolari sono ricono- sciuti a tutti sia la capacita di legiferare e interpretare le leggi sia il di- Tito di avere in proprieta cose da trasmettere anche ai discendent. I medesimi principi svolgono funzioni diverse nelle diverse epoche storiche attraversate & tutte le nazioni: nella eta degli dei la religione, i matnmoni e le sepolture permettono alle ment dei primi autori del mondo civile di contenere gli stimoli del corpo, di educare le proprie famiglie e di somomettere a sé i famoli, Successivamente, questi stessi rinapi consentono ai famoli di liberarsi dalla sottomissione nei con- Font dei padri ¢ ai plebei di sconfiggere i patrizi ed instaurare la re- pubblica popolare!t. lon a caso Vico osserva che questi tre principi sono stati nconosciuti validi per «tutte le nazioni cosi barbare come umane». 5. Per Vico, la filosofia ¢ i! risultato della riflessione sull’esperienza politica propria dell’assemblea legislativa della repubblica popolare: i pieno compimento del processo storico di secolarizzazione politica 2, indi, una condizione perché sia possibile il pensiero filosofico. La Sienza nuova, come teoria filosofica, afferma esplicitamente (come una prima veriti indubitabile) il principio della secolarizzazione politica pre~ sente nella repubblica popolare ¢ nella monarchia («l’uomo & autore del mondo civiler) e, nello stesso tempo, riconosce la ragione come «vera natura umana» che eguaglia tutti gli uomini. . Alla luce di questa tesi vichiana, tutte le teorie filosofiche implicano Che R Perens, Let estructura de ls historis universal en Juan Bautina View, in pre-politica che prepara gli uomini all’ubbidienza alle leggi dello Stato. Questa pretesa si fonda, secondo Vico, su tre erron: in primo luogo, essi suppongono che «I’equiti naturale, nella sua idea perferta>, ioe come & formulata da teologi e filosofi morali, fu conosciuta dat membri di tutte le nazioni fin dalle origini; in tal modo confondono il «diritto naturale delle nazioni» o «delle genti> (autentico Principio re golatore della vita dei popoli) col «diritto naturale ragionato» dai filo- sofi''. 1] secondo errore consiste nel pretendere di confermare le loro "HL Gaoato, De inre belli ac pacts libri tres, in quibus jus naturae et gentinm, item iuris public: praccipua explicantur, Amsterdam, 1680, 5-8. . Ck Sn44, 313, 329; G. Vico, Principi di una Scienza Nuova 1725 (d’ora in poi Sa25), in Opere, cit, §§ 19-20. LA SECOLARIZZAZIONS POLITICA NELLA. SCIENZA NUOVA 27 dotrine con testimonianze storiche trate da epoche recenti malgrado i Stati fossero stati fondati ¢ si fossero evoluti per lungo tempo. In tal modo, il primo errore viene giustificato mediante i secondo: l’arbi- traria identificazione del adiritto naturale delle gent» con le massime elaborate razionalmente dai filosofi & intesa come confermata da «pruove> che i giusnaturalisti credono di trovare nelle opere storiche e giuridiche. La dottrina del diritto naturale attinge argomentazioni, 0 prove, dalle massime dei filosofi e dalle opere degli scrittori. Per Vico, invece, filo- sofi e scrittori non possono svolgere il compito assegnato loro dal giu- snaturalismo modemo (cfr. $244, 350) perché vissero in tempi recenti. Le autorita, con Je quali ciascuno conferma il suo (..) elleno almeno circa i principi del tempo istorico, che per la barbarie appo turte le nazioni 2 woppo vestito di favole, molto pit quelle de! tempo Favoloso, e sopra cutto on del tempo oscuro, non portano seco alcuna scienza e necessita (5n25, 21). Infine, i giusnaturalisti trattano il dirito naturale delle genti soleanto in riferimento alla conservazione di tutto il genere umano ¢ dimenti- cano d’indagare la conservazione di qualsia popolo particolare, cioé preso isolatamente. Vico avverte che i membri delie diverse nazioni mo- deme, assia dell’eta degli uomini (ciascuna con un diritto positivo au- tonomo), possono riconoscere un senso comune di giustizia (dimostra~ bile attraverso 1a dottrina del diritto naturale) malgrado le generazioni precedenti abbiano vissuto per secoli isolatamente e con propri istituti economici ¢ politic: (cfr. 525, 22; Sné4, 146, 311). I riconoscimento di una natura unica, comune ¢ uguale in tutti gli esseri umani, non ¢ ~ come credono i giusnaturalisti - il punto di par- tenza ma di arrivo della dottrina del dirivo. La certezza dell’esistenza di una natura umana comune 2 presupposta alle istituzioni proprie del- lett degli uomini e non si riferisce ae istinuzioni economiche ¢ politi- che delle eta precedenti. 1 gusnaturalisei presuppongono che le razio- nalita sia il punto di partenza della doteina giuridica proprio ignorano che essa é il risultato dello sviluppo storico percorso na- woo. I filosofi han meditato sulla nanara umana incivilita gf dalle religioni, dalle leggi: dalle quali, e non d'altronde erano essi provenuti filosofi; ¢ non meditarono sulla natura umana, dalla quale eran peovenute le religion, ¢ le eggi, in mezzo alle quali provwennero essi Slosofi (5x25, 23). Secondo Vico, tanto i) razionalismo giusnaturalista di Grozio quanto lo scetticismo gjuridico di Carneade idealizzano a natura umana il Primo presuppone che essa abbia insito un desiderio di socialita ¢ le at- 238 ALEERTO MARIO DAMIANT tribuisce la capacita di riconoscere, mediante la ragione, l’esistenza di un diritto fe; il secondo presuppone che la natura umana sia capace di stabilire ¢ rispettare delle convenzioni. Entrambe le idealizzazioni della fatura umana sono giustificate dall’intento di stabilire una dottrina giu- tidica indipendente dallidea di prowvidenza. La premessa del pensiero politico secolarizzato («gli esseri umani sono gli autori del mondo ci- vile»} conduce i filosofi «monastici» a postulare la possibilita di poter prescindere dall'idea di provvidenza. Come filosofo «politico», Vico as- serva, invece, che l’'accettazione di quella premessa (come «primo prin- cipio indubitabile») esige necessariamente che sia postulata l'idea di prov- videnza. 6. La Scienza nuova & una