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SANT?PAGOSTINO LA NATURA E LA GRAZIA TESTO LATINO DELL'EDIZIONE MAURINA CONFRONTATO CON IL CORPUS SCRIPTORUM ECCLESIASTICORUM LATINORUM INTRODUZIONE Il De natura di Pelagio Per la prima volta Agostino si trova di fronte ad un'opera completa di Pela- gio. Le due opere, quella pelagiana e quella agostiniana, hanno rispettivamente un titolo programmatico: De natura la prima, De natura et gratia Ia seconda. Infatti la prima contiene {'esaltazione dei doni della creazione che fonda la na- ura, la seconda l'esaltazione dei doni detta redenzione che salva Ia natura dalle ferite del peccato. Ecco come Agostino riassume le due posizioni: «Venne allora nelle mie mani anche un libro di Pelagio, dove questi con tutti gli argomenti di cui disponeva difende ta natura dell'uomo contro a grazia di Dio che giustifica it peccatore; quella grazia da cui proviene che siamo cristiani. Il libro dunque col quale gli ho risposto difendendo 1a grazia, non contro ta natura ma per mezco della quale viene liberata e guidata la natura, 'ho intitolato Natura e grazia >'. Lopera di Pelagio @ andata perduta: non ne conosciamo se non quel tanto che ce ne ha conservato Agostino?. Il quale in questo caso, come in altri, non hha seguito il metodo analitico che gli era stato abituale nella polemica con i manichei e con i donatisti e che riprendera nell'ultima polemica contro Giuliano, quello cio? di riportare integralmente passo per passo il testo dell’avversario aggiungendo a ciascuno la sua risposta; ma ha seguito il metodo sintetico che consisteva nel cogliere i punti fondamentali, teologicamente pit validi, del di- scorso e opporre ad essi i necessari chiarimenti o le tesi contrarie. Ne conser- viamo pertanto solo Vessenziale, che rispetta il pensiero dell'avversario3 e ripro- duce la struttura delopera, pur privandoci di quelle parti esortative e moraleg- gianti, meno pertinenti ai fini della controversia, anche se_stilisticamente pitt brillanti, di cui Vopera stessa doveva abbondare. Agostino ci parla di «zelo ar- dentissimo »4, Pelagio dunque aveva uno scopo da raggiungere, a favore del quale imposta @ dimostra con grande apparato di argomenti razionali e biblici due te: piti morale, in superficie; Valtra, pita dommatica e legata alla. prima da ragioni di causalité, net fondo; era questa che toccava le radici della visione cristiana dell'uomo, Lo scopo, certamente nobilissimo, era quello di togliere ai peccatori ogni scusa perché di fronte ai loro peccati non accusino la natura umana, come spesso 1 Retract. 2, 42. 2 Per la ricostruzione dell’opera vedi Garnrer, PL 48, 599-606. L’autenticitd fu ricono- sciuta anche da Giuliano d’Eclano: cf. Opus imperf. c. Iul. 4, 112, 3 CF. G. pe PLINVAL, noto studioso di Pelagio, in BA 21, p. 226: la substance de sa pensée n'a pas été trahie. 4 De nat. et gr. 1, 1. 368 INTRODUZIONE fanno, ma se stessi, la loro propria volonta. Falso queritur de natura sua genus humanum, aveva detto Sallustio. Pelagio ripete il detto e se ne fa una bandiera, volendo con cid . Maturata questa convinzione, tutto Timpegno di Agostino fu quello di render chiaro che questo modo di parlare di grazia non @ sufficiente, anzi @ gravemente insufficiente in quanto non salva il nucleo centrale dell'insegnamento cristiano, che & questo: la giustizia e la salvezza ci vengono dalla fede in Cristo e dalla grazia di Cristo. 2 De spir. et litt. 2, 3. ® De nat. et gr. 42, 49. ® De nat. et gr. 60, 70. 38 De nat. et gr. 10, 11. 2 De nat. et gr. 9, 10. 3 De nat. et gr. 10, 11-1, 12. 4 De nat. et gr. 51, 59; 53, 61. 3 De nat. et gr. 40, 47. 36 CE. BA 21, p. 605. 3 De nat. et gr. 18, 20; 34, 39. 38 De gestis Pel. 23, 417. 372 INTRODUZIONE Non to salva il primo, sotto ta tetera a), perché, attribuendo ta giustizia alla natura, svuota la croce di Cristo. Cosi dunque, conclude il nostro Dottore, «anche se ammettessi che ci siano stati e ci sono (uomini che sono vissuti o che vivono senza peccati), tuttavia non riconoscerei in nessun modo che siano potuti 0 possano esistere se non in quanto giustificati dalla grazia di Dio per Gesti Cristo nostro Signore, e questi crocifisso. Sand appunto gli antichi giusti Ia stessa fede che sana anche noi, cio la fede nel Mediatore tra Dio € gli uomini, T'uomo Gesti Cristo, la fede nel suo sangue, la fede nella sua croce, la fede nella sua morte e risurrezione »®. Non to salva il secondo, sotto Ia lettera b), perché la legge non dona ta liberta, ma incute il timore: E’ questa la grande tesi del De spiritu et littera che qui ritorna e viene rapidamente accennata®. ‘Non to salva il terzo, sotto la lettera c), perché ta grazia non ci rimette solo i peccati che abbiamo commesso, ma ci aistta anche a non commetterne. Pelagio pertanto «& qui che sbaglia maledettamente: egli, sebbene non se ne accorga, ci distoglie dal vigilare e dal pregare per non entrare in tentazione, sostenendo che & assolutamente in nostro potere impedire che cid accada >*. Necessit& della preghiera Nasce a questo punto il problema della necessita della preghiera. Agostino affronta e risolve anche questo. Anzi é proprio la necessita della preghiera per non cadere in tentazione che gli serve di argomento per smantellare le posizioni pelagiane. Pelagio infatti, insistendo sulla possibilita innata del libero arbitrio di evitare il peccato, veniva a negare logicamente — ed esplicitamente: cosi almeno i suoi discepoli — la preghiera d'implorazione, implorazione, dico, detl'aiuto di- vino per non peccare, che un altro cardine della dottrina e della vita cristiana. Si adest possibilitas, ut quid orant?®, si chiede Agostino. Ed era questa appunto la dottrina dei pelagiani — « Perché dovrd chiedere a Dio cid che é gia in mio potere?»® — i quali, dal loro punto di vista, avevano ragione. « Infatti che cosa di pitt stolto che pregare perché tu faccia cid che hai in potere di fare? »#. Pe- lagio a sua volta parla della necessita della misericordia di Dio quia peccavimus, non ut non peccemus, Mentre Dio ci sana dalle ferite del peccato non solum ut deleat quod peccavimus, sed ut praestet etiam ne peccemus, Ma vuole che lo preghiamo, Per questo Gesti Cristo ci ha comandato di vigilare e pregare per non cadere nella tentazione®, «Costoro invece, osserva amaramente Agostino, attribuiscono tanto potere alla volonta da togliere alla pietd ta voce della pre- ghiera»‘. Questa voce deve accompagnare invece tutta la nostra vita fino alla piena liberta: «Dobbiamo pregare per le membra di Cristo perché siano sane, ® De nat. et gr. 4, 51. De nat. et gr. 51, 61. 41 De nat. et gr. 34, 39. 2 De nat. et gr. 53, 62. 8 De bono vid. 17, 21. 4 De nat. et gr. 18, 20. 4 De nat. et gr. 26, 29. 4 Ibidem. 4 De nat. et gr. 18, 20. 48 De nat. et gr. 58, 68. INTRODUZIONE 373 perché godiamo la sanita pitt assoluta, alla quale non si possa pitt aggiungere nulla, la soavita perfetta di Dio € ta liberta piena »®. Né vale dire che Dio non comanda l'impossibile, e che percid abbiamo la forza di fare quello che ci viene comandato. Certo, Dio non comanda t'impossi- bile. It principio é ammesso concordemente dai pelagiani e da Agostino, ma le conclusion che ne vengono tirate sono ben diverse; i primi dicono: dunque non & necessaria la grazia; il secondo invece: dunque @ necessaria la preghiera per ottenere la grazia. Ecco il celebre asserto agostiniano, ripreso dal concilio di Trento®, che illumina insieme la teologia della grazia e la pieta cristiana: «Dio dunque non comanda le cose impossibili, ma comandando ti ammonisce di fare cid che puoi e di chiedere cid che non puoi»; e ti aiuta perché tu possa. Dio infatti non abbandona se non @ abbandonato: non deserit nisi deseratur®. Que- sto secondo asserto, non meno luminoso del primo, & uno di quelli che, intuito da Agostino appena dopo la conversione prima ancora del battesimo®, percorre, si pud dire, tutti i suoi scrittiS, e serve a dissipare quell'ombra di pessimismo che alcuni testi riguardanti il mistero della grazia sembrerebbero suggerire. An- che questo viene citato dal concilio di Trento ®. Natura integra e natura decaduta Con tutto questo, che in verita non é poco, ta fatica del vescovo d'Ippona non @ ancora terminata, Egli sente che occorre dissipare un altro equivoco, non meno grave dell'altro, anzi proprio quello che rende ragione dell'altro: Videnti- ficazione che Pelagio faceva tra la natura integra e la natura decaduta. Quello che scriveva Pelagio, fatte le dovute riserve, poteva valere per la prima, ma non valeva, assolutamente non valeva per la seconda. Era questo il suo errore di fondo: Agostino non cessa di ridirlo in tutta Vopera. «Se Vautore di codesto libro. parlasse della natura umana che all'inizio fu creata innocente e sana, la sua affermazione si potrebbe in qualche modo accettare » ®. Ma non si tratta invece di quella natura, bensi della natura che abbiamo ora, dopo il peccato di Adamo e in seguito a quel peccato. Non dunque della natura «costituita », ma della natura da «sanare»: de sanandis, non de instituendis na- turis agitur", Il discorso pertanto della grazia di Dio non @ quello della grazia che «costituisce» la natura, ma della grazia che la «restituisce »; non qua insti- tuatur, sed qua restituaturS. Quella era integra, sana, incolpevole, chi non lo sa?® si domanda Agostino; questa invece 2 vulnerata, sauciata, vexata, perdita ©; © Ibidem. % Decr. sulla giustificazione, cap. 11: DS 1536. 51 De nat. et gr. 43, 50; cf. 69, 83. 2 De nat. et gr. 2, 29. (TS Solit. 1, 1, non deseris, quia tu es summum bonum, L& _s Confess. 4,9, 14; De civ. Dei 13, 15; De corrept. et gr. 11, 31; Enarr. in ps. 26, d. 2, 17; 58, d. I, 25 Tn To Ev. tr. 32, 4; soe 3 3 Decr. sulla giustificazione, cap. 1: DS 1336. ; LT 5% De nat. et gr. 51, 59. if LD, $53eth 51 De nat. et gr. 11, 12, 5 De nat. et gr. 53, 62. 2 De nat. et gr. &3, 50. © De nat. et gr. 53, 62. |] $e Some part 6,49} Wu teD.32, 4; 2ce- 374 INTRODUZIONE ha bisogno del medico perché & ammalata: vitiata est, medicum implorat*!, Tutto si riduce dunque ad ammettere 0 non ammettere la necessita della grazia medi- cinale (e della preghiera per ottenerla): gratia medicinalis quaeratur, dice con la Solita incisiva brevita Agostino, et controversia finiatur®, Questa ammissione perd ne esigeva un'altra, che era nettamente contraria alle pitt radicate convinzioni pelagiane, ciod che la natura umana, a causa del peccato di Adamo, sia mutata in peggio. Non c’d bisogno di ricordare che tra le proposizioni contestate a Celestio nel concilio di Cartagine del 411 ce n’era una, la quarta, che diceva: I'uomo nasce oggi qual era Adamo prima del peccato®. Di fatti Pelagio nel De natura sosteneva, con una logica che fa pensare a quella del manzoniano Don Ferrante, che il peccato, essendo un atto e non una sostanza, non pud cambiare la natura umana, Agostino, pur rispondendo ai ragionamenti di Pelagio, non scende nel piano filosofico, ma richiama il suo interlocutore al piano teologico, ricordandogli, come si @ detto, un principio di metodologia, che 2 questo: accettare dalla Scrittura il fatto dell’avvenuto mutamento in peggio ¢ interrogarsi poi sul come. Tntorno al fatto aveva partato lungamente nella prima opera antipelagiana svolgendo 1a tesi della redenzione per dimostrare quella del peccato originale. A quell'opera si richiama esplicitamente®, Qui dice solamente che i ragionamenti pelagiani sono contrari perfino al nome di Gest, che vuol dire Salvatore, e che, difen- dendo come sana una natura che é in realta ammalata, si giunge a questa sola conclusione: indurre Yammalato a respingere V'aiuto del medico®, In quanto al come, ciot in quanto alla maniera dintendere questo fatto fon- damentale della rivelazione cristiana che. appunto la condizione dell'umanita dopo il peccato di Adamo, esso suppone il chiarimento di molte cose: ta condi- zione in cui furono creati i nostri progenitori; la perdita, a causa del peccato, dei doni ricevuti; i mali, per tutta Tumanita, conseguenti a quella perdita, il rapporto tra la natura umana in sé considerata e quei doni e questi mali. Ago- stino approfondira questa serie non breve né facile di argomenti in altre sue opere, sia in sede espositiva che in sede polemica, illustrando la struttura essen- ziale della teologia della grazia. Ma su questo vedi (Introduzione generale. La teologia posteriore continuer’ Vapprofondimento, soffermandosi soprattutto nel quarto degli argomenti indicati e introducendo, non sempre felicemente, la no- zione esplicita di natura pura per chiarire la distinzione tra ordine naturale e ordine soprannaturate. Qui, nel De natura et gratia, riferendosi alla privazione dei doni di Adamo con la quate nasciamo, accenna all'ignorantia 0 cecitd intellettuale, che 2 pena del peccato e induce a nuovi peccati®, ¢ all'infirmitas 0 debolezza della volonta 6 De nat. et gr. 49, 57. @ De nat. et gr. 54, 63. © De gestis Pel. 11, 24. De nat. et gr. 19, 21 6 De nat. et gr. 20, 22. De nat. et gr. 23, 25; cf. De pecc. mer. et rem. 1, 13, 3383 2, 30, 49. © De nat. et gr 20, 2221, 23. 8 De nat. et gr. 34, 39. © De nat. et gr. 22, 24; 30, 34. INTRODUZIONE 375 @ causa del «corpo corruttibile che appesantisce Yanima» (Sap 9, 15)” 0 della lotta, come dice 5, Paolo, tra la carne elo spirito (Gal 5, 17). Ad Agostino im- ‘portava ottenere che non si confondessero i due stati, prima e dopo il peccato, trasferendo al secondo il discorso sulla grazia, che si pud» fare, con le dovute cautele, del primo, Con le dovute cautele, perché anche nel primo bisogna par- lare di aiuto della grazia, benché diverso”. Eccetto la Vergine Maria... Insieme a questi temi, tutti essenziali, Agostino, seguendo sempre il testo del De natura, tocca anche quelli del’impeccantia, sul quale, come si 2 detto, non vuole impegnarsi, e dell’economia divina della salvezza, spiegandone la portata e il significato. Sullimpeccantia esprime apertamente la sua opinione: non ci sono giusti che non siano anche peccatori. Essi percid debbono dire con tutta verita — l'umilta sta sempre, osserva riportando e lodando un testo di Pelagio, dalla parte della verita® — le parole del Padre nostro: rimetti a noi i nostri debiti. I santi ai quali Pelagio si appella non fanno un'eccezione: «Tuttavia, poiché spesso questo peccato striscia insensibilmente nelle situazioni pitt banali € qualche volta incontrollate, costoro sono stati giusti e nello stesso tempo non sono stati immuni dal peccato», Iusti fuerunt et sine peccato non fuerunt. Bella espressione che ci pud-aiutare, sul piano ecumenico, a chiarire le discussioni tra cattolici e protestanti intorno alla giustificazione. ‘A questa legge non c’e che una sola eccezione, la Vergine Maria: « Escludia- mo dunque la santa Vergine Maria, nei riguardi detla quale per l'onore del Signore —propter honorem Domini — non voglio si facia questione alcuna di peccato >’, Di questa legge generale, che il concilio di Trento ricordera solennemente™, indica 1a ragione nell'economia divina della nostra giustificazione. Come, nono- stante la rigenerazione del battesimo, Dio ci tascia la sofferenzae la mortalita”, cosi, nonostante il dono della grazia santificante, lascia che cadiamo nei piccoli peccati. Questo tende ad attuare un sapiente disegno, quello di guarirci da quel male gravissimo che 2 la superbia, Vunico peccato che bisogna evitare anche nelle opere buone — superbia etiam in recte factis cavenda est — e ad indurci ad esaltare la grazia divina: «Non si dice dunque all'uomo: “Ti é necessario pec- care per non peccare” — era questa l'obiezione di Pelagio —; ma gli si dice: “Dove t'insuperbisci di qualche bene, Dio ti abbandona per qualche istante, per- ché tu sappia che non @ tuo, ma suo (quel'che fai di bene), e impari a non essere superbo” », 7 Ne nat. et gr. 48, $6; ccc. Il testo della Sap 9, 15 & non solo frequente, ma abituale parlando della condizione dell’uomo dopo il peccato. 1 De nat. et gr. 53, 61. De nat. et gr. 48, 56. % De nat. et gr. 34, 38. 1 De nat. et gr. 38, 45. % De nat. et gr. 36, 42, Su questo celebre testo vedi nota corrispondente. % Cf. Decr. sulla giustificazione, cap. 11 e can. 23: DS 1536; 1573. 7 Cf. De pecc. mer. et rem. 2, 30, 49-34, 56, dove parla a lungo di quest’aspetto dell’eco- nomia divina della salvezza. 7 De nat. et gr. 21, 31-28, 32. 376 INTRODUZIONE A Pelagio che si appellava all’onnipotenza divina che pud sanare tutto, ri- sponde seccamente: «Dicono: “Ma Dio pud guarire tutti i mali”. Certamente Dio opera per guarire tutti i mali, ma opera secondo il suo giudizio e non prende dal malato Vordine da seguire nella guarigione »?. Come si vede, Agostino non lascia inchiarito nessun aspetto della concezione pelagiana della nostra giustificazione, neppure quello della sua progressivita: ne aveva parlato a lungo nel De peccatorum meritis et remissione® e tornera a parlarne in sede polemica¥, cercando di far comprendere una distinzione che i pelagiani mostravano di non comprendere o di non voler comprendere: la di- stinzione tra la remissione piena dei peccati e la presenza nell’uomo giustificato della infirmitas causata datla concupiscenza disordinata che resta; resta non come peccato bensi come motivo di lotta e di progresso spirituale, e induce anche coloro nei quali non domina, cioé i giusti, a cadere spesso in lievi peccati. Vedi Su questo argomento I'Introduzione generale. Testimonianze non probanti Dopo questo ad Agostino non restava che esaminare le testimonianze, com- presa la sua, che Pelagio adduceva in favore della propria concezione. Lo fa con maggiore benevolenza — familiariore affectu — a causa appunto dell’onore della citazione che gli veniva riservato, ma il giudizio é ugualmente netto: quelle testi- monianze «sono cosi indecise da non valere né contro la nostra dottrina né contro la sua»®, Osserva poi che quelle testimonianze vengono addotte in base ai soliti equivoci, o a quello che insiste su un aspetto solo della verita, il libero arbitrio, ma dimentica Ualtro, ta necessita della grazia; 0 a quello che confonde la natura integra con la natura decaduta, Percid commenta il testo di Tario cost: «Questo chi lo nega? Ma lo pud in virti della grazia di Dio»; e quello di Gio- vanni Crisostomo: «anche questo chi lo nega? ma ora si tratta della natura umana che @ stata viziata, si tratta della grazia di Dio con cui viene sanata per mezzo di Cristo medico»#; e quello di Girolamo a favore del libero arbitrio: «Chi non lo riconosce giusto? Chi non lo accoglie con tutto il cuore? Chi potreb- be negare che la natura umana sia stata creata diversamente? Ma 1a ragione per Ja quale netl’agire con rettitudine manca ogni vincolo di necessita sta nel fatto che @ presente la liberta della carita»®, Lo stesso metodo per il testo tratto dai suoi scritti. Stiamo tratando, osserva, della grazia di Dio, non dell'impossibilita della giusticia. «Il peccato pud essere evitato, ma con aiuto di Colui che non pud ingannarsi »*. E prega il suo inter- locutore di leggere testo e contesto del De libero arbitrio da cui ha tolto la cita- P De nat. et gr. 27, 31 ® De pece. mer. et rem. 2, 7, 88. 81 Contra duas epp. Pel. 1, 2, 5; 3, 3, 45. & De nat. et gr. 61, Tl. ® De nat. et gr. 62, 72. 8 De nat. et gr. 64, 76. 8 De nat. et gr. 64, 78. 4% De nat. et gr. 67, 80. InTRODUZIONE 377 zione, troncata dove gli & parso conveniente. Da parte sua riporta alcuni passi a favore di coloro che non avessero in mano quellopera, cominciando cost la con- vinta difesa delle sue opere giovanili che continuera pitt tardi con le Ritrattazioni™. Conclusione Coneludendo, il nostro autore, che non dimentica mai Taspetto pastorale dei suoi scritti, ricorda lo scopo che Pelagio si era prefisso con il De natura, lo fa suo e Tespone in una bella pagina che riassume tutto il contenuto dell’opera, dimostrando come si possa raggiungere quello scopo senza deviare in nulla dal- Vinsegnamento cristiano. Ricordiamoci, dice fra Valtro, di esortare i fedeli negli- genti non solum ad bonas actiones, verum etiam ad pias orationes ©. Si richiama poi al principio caro a Pelagio — Dio giusto e buono non co- manda l'impossibile — ne spiega di nuovo il senso e ne mostra il segreto. Questo sta nell’'amore, perché all’amore tutto 2 facile — omnia quippe facilia sunt cari- e Vamore @ non solo il centro, ma anche ta misura della perfezione cristiana®, Percid le vie del Signore sono dure e lievi insieme, dure al timore, lievi_all'amore: durae sunt timori, leves amori%!. Riswona in questa conclu- sione il solito tema dell’'amore, che 2, come si sa, uno dei pit belli e dei pit profondi detl'agostinismo. Sorti dell’opera IL De natura et gratia, scritio nel 415%, ebbe una particolare risonanza, Oro- sio vi si riferisce nel sinodo di Gerusalemme, presente Pelagio, ¢ dichiara che contiene una risposta «piena» alle argomentazioni pelagiane®; Girolamo, che non lo aveva ancora letto, vi accenna nella polemica contro lo stesso™; i desti- natari ritengono che Agostino abbia risposto ad singulos apices, Agostino stesso, che ne parla sovente nelle sue lettere, lo invia, insieme all’opera di Pelagio, al vescovo Giovanni di Gerusalemme® e al papa Innocenzo 1%. Lo riteneva per- & Retract. 1, 9. Su questo argomento, tanto discusso anche oggi, se e su quale argo mento Ag. abbia cambiato opinione cf. I'Introduzione generale a S. Ac, Dialoghi, NBA 3/2, pp. LXXV. 8% De nat. et gr. 68, 82. © De nat. et gr. 69, 83. % De nat. et gr. 70, 84. 51 De nat. et gr. 69, 83. 8 Lo si deduce dalle Ritrattazioni (2, 37), dove viene recensito tra il De gratia Novi Testa- menti (= Ep. 140), che fu composto ‘non molto dopo Tinizio della controversia pela- giana (2, 36: ..contra Pelagianos exerceri iam coeperamus) ¢ il De fide et operibus (2, 38) che cita il De spiritu et littera, e dalla lettera ad Evodio (Ep. 169, 4, 13: Scripsi etiam grandem quemdam librum adversus Pelagii haeresim cogentibus' nonnullis fra- tribus) databile allo stesso_anno. % Liber apol. c. Pelagium 3: PL 31, 1176. % Dial. contra Pelagianos 3, 19. % De gestis Pel. 24, 48. % Ep. 179, 5: ..ipsum librum misi, et meum quo ei respondi. ‘% Ep. 177, 6: Utrumque misimus et cui responsum est et quod responsum; avvertendo, per risparmiargli fatica e tempo, di aver messo un segno a fianco dei luoghi pitt signi- ficativi. Il giudizio del pontefice fu molto duro (Ep. 183, 5 [tra le agostiniane]: « vi 378 INTRODUZIONE. tanto un libro decisive per conoscere it pensiero pelagiano e quello che egli rite- neva essere Vinsegnamento cattolico. La storia ha confermato questo convinci- mento. Il concitio di Trento vi prenderd due preziose citazioni® e riconoscera per sua, cioe per cattolica, la dottrina del giusto-peccatore, salvo uno speciale privilegio divino®. La teologia, poi, vi troverd alcuni cardini fondamentali, alme- no quattro, dell’insegnamento cristiano sulla grazia, oltre il ricordato, luminoso principio di dottrina mariologica. Sono: 1a necessita della grazia medicinale di Cristo, la necessitd della preghiera d'imptorazione, la distinzione tra natura inte- gra e natura decaduta, la fragilita dell'uomo, anche se giusto, e l'imperfezione della giustizia. abbiamo trovate molte affermazioni contrarie alla grazia di Dio, molte bestemmie, nulla che possa approvarsi, quasi nulla che non debba essere disapprovato del tutto e che non debba essere condannato »). 38 Sono state ricordate sopra, note 50 © 55. % Cf. sopra nota 76.