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Societ di Storia Patria per la Puglia

Sezione di Oria

Y rie
Quaderni di
Studi Storici
Salentini

A cura di
Antonio Corrado

Anno III - 2012

Amici di Yrie - Oria

Edizioni Esperidi
Miscellanea fondata e diretta
da Antonio Corrado

Comitato Scientifico
Gioia Bertelli - Universit di Bari
Donato Coppola - Universit di Bari
Antonio Corrado - Societ di Storia Patria per la Puglia
Elettra Ingravallo - Universit del Salento
Luigi Neglia - Societ di Storia Patria per la Puglia
Assunta Medica Orlando - Direttrice Museo Civico di Maglie
Giuseppe Patisso - Universit del Salento

Comitato di Redazione
Luigi Neglia (Presidente)
Antonio Benvenuto
Rita Caforio
Antonio Corrado
Pasquale Spina
Antonio trinchera

Amici di Yrie
Antonio Benvenuto
Marco Benvenuto
Antonio Corrado
Maurizio Delli Santi
Benedetto Ligorio
Pierdamiano Mazza
Luigi Neglia
Donato Palazzo
Pasquale Spina
Ferdinando Spina
Giuseppe Patisso
Ernesto Vecchio

In copertina:
cratere a campana apulo a figure rosse, attribuito al Pittore di Digione,
databile alla met del IV sec. a.C.

In quarta di copertina:
Oria - Panorama da nord. Cartolina del 1916. Collezione del prof. Luigi
Neglia - Oria
Si ringrazia
lavv. Ernesto Vecchio
che, anche se residente a Heidelberg in Germania, ha voluto contribuire alla stam-
pa di questo Volume quale strumento di collegamento con la sua citt natia, Oria,
alla quale si sente fortemente legato.
Indice

Benedetto Ligorio
Saluto al professor Cesare Colafemmina............................................ Pag. 9

Antonio Corrado
Oria messapica in et classica............................................................. 15

Benedetto Ligorio
Uno zidduq hadin di Amittai nel rito funebre degli ebrei romani.......... 35

Maurizio Delli Santi


Il reimpiego nellarchitettura normanna: la cattedrale di Otranto......... 51

Luigi Neglia
Il fonte battesimale nel Palazzo Imperiale di Francavilla Fontana:
un contributo chiarificatore................................................................... 63

Giuseppe Patisso
brutto di volto, dedito al vizio e ai soprusi. Giovanni Bernardino
Bonifacio, marchese dOria, secondo il giudizio controriformista
dellarcidiacono Errico e di Domenico R. Greco.................................. 73

Marco Benvenuto
Francesco Milizia: un moderno economista oritano............................ 89

Pasquale Spina
La fabrica del salnitro nella Oria del XVIII secolo.............................. 97

Antonio Benvenuto
Linsolito a Oria.................................................................................... 111

Pierdamiano M. Mazza
Dal Bollettino Diocesano a Memoria: linformazione ufficiale
della Diocesi diOria........................................................................... 173
Salvatore Caponio
I primi passi dellItalia in Africa (1882-1896)........................................ 195

Ferdinando Spina
Una sconvenienza logica. Televisione e mondo contadino................. 203

Appendice............................................................................................. 229

Prof. Antonio Corrado


Presidente della Sezione di Oria della Societ di Storia Patria per la
Puglia................................................................................................... 231

Padre Angelo Sardone


Superiore per lItalia centro sud dei Padri Rogazionisti....................... 237

Apparato iconografico.......................................................................... 239


Ferdinando Spina

Una sconvenienza logica.


Televisione e mondo contadino*
1. La campagna dei trulli

Al di l di quella geografica, analiticamente basata sullindividuazione dei confini


e delle principali caratteristiche geomorfologiche, quale definizione si d oggi del-
la Valle dItria? Nella guida del Touring Club Italiano dedicata alla Puglia, la Valle
dItria corrisponde al comprensorio dei Trulli e delle Grotte, il cui paesaggio

ha tramandato una realt unica al mondo, cosparsa di quelle architetture spontanee che
comparvero qui nel XVI secolo ma che sono di ben pi antiche origini. Materia prima la
locale pietra usata per le costruzioni a secco, che viene fuori abbondantissima dissodando
il terreno1.

Nella guida della Lonely Planet, invece, troviamo questa descrizione:

Nel cuore delle Murge sorge lidillica Valle dItria, un luogo di verdi colline ondulate at-
traversate da muri a secco (detti parietoni), dove i vigneti, gli orti e i viottoli di campagna
conservano un carattere incredibilmente rustico. un paesaggio straordinario, plasmato da
generazioni di agricoltori che hanno costruito i trulli (curiose casette dal tetto conico, che
somigliano alle abitazioni degli hobbit), e hanno coltivato i campi circostanti2.

* Questo studio stato realizzato nellambito del progetto Media e Mondo contadino:
Una ricerca nella Valle dItria, a seguito di una convenzione tra il CO.RE.COM-Puglia e
lUniversit del Salento. Desidero ringraziare il prof. Luigi Za, direttore del progetto, e il prof.
Mariano Longo per i suoi preziosi suggerimenti. Desidero ringraziare Agnese Papapicco e
Franco Gisotti, responsabili del servizio Teca Aperta della sede Rai di Bari, per la loro com-
petente e solerte collaborazione. Sono costretto, invece, ad esprimere il mio rammarico per
non aver ricevuto, nonostante reiterati tentativi, lo stesso aiuto da parte di quelle affermate
emittenti pugliesi che fanno del servizio al territorio la loro bandiera.

1
Touring Club Italiano, Puglia: il Gargano e le isole Tremiti, il Tavoliere e le Murge, la
Valle dItria e il Salento, Touring Editore, Milano 2003, p. 121.
2
P. Hardy, A. Hole, O. Pozzan, Puglia e Basilicata, EDT/Lonely Planet, Torino, 2008,
p. 145. La versione in inglese del brano merita di essere letta: At the heart of the Murgia
lies the idyllic Valle dItria, a place of rolling green hills criss-crossed by low-slung dry-tone
walls (parietoni), where vineyards, orchards and country lanes preserve a ridiculously rustic
character. It is an extraordinary man-made landscape created by generation of farmers who
built the strange trulli (curious hobbit houses with distinctive conical roofs), and worked the
fields around them (Puglia & Basilicata, Lonely Planet, Melbourne 2008, p. 122).
206 Ferdinando Spina

Sia nella prima sia nella seconda presentazione, linsistenza sul trullo come ele-
mento caratterizzante della Valle evidente, cos come il riferimento al secolare
lavoro agricolo che ha modificato e costruito tutto il paesaggio. Ma sui trulli sono
state scritte, tra le altre, anche queste penetranti osservazioni:

Alberobello, checch ne dicano gli accomodanti, rovinata senza scampo. I trulli non
ammettono comparazioni con qualcosa che sia veramente costruito e non sia nato al modo
del bozzolo o dellalveare. Il loro incanto - ed indubitabile quando si vedono cosi in fila in-
diana, di qua e di l da una strada, a formare paese, quello di declinare un legame diretto,
quasi intestino, certo rudimentale e autentico, con la terra; figurarsi accanto alla tettonica
utilitaria, terminale di una civilt come quella del cemento armato. Allinizio e alla fine si
trovano trulli e cemento armato e a vederli accostati senza transizione si accusa una scon-
venienza logica, storica, figurativa: un incontro pi calamitoso e irrefrenabile di quella che,
per laccostamento di metalli diversi, produce la corrente elettrica3.

A scriverle il viaggiatore Cesare Brandi, nel 1960: siamo sulla soglia di un pas-
saggio epocale e rapidissimo che sta gi investendo, come si comprende, il mon-
do contadino dellItalia Meridionale, attraversato, proprio negli stessi anni, dai flussi
elettrici della televisione. Passaggio le cui contraddizioni e sconvenienze rimangono
ancora oggi vive, seppur con unintensit e una prospettiva, come si vedr, diverse.
Richiamare queste rappresentazioni della Valle dItria non serve a pronunciarsi
verso luna o verso laltra, prediligendo le forme del turismo di massa o la critica
intellettuale. Ci sarebbe un grave errore, perch semplificherebbe in modo tasso-
nomico la complessit delle costruzioni simboliche e culturali di ci che nellimma-
ginario globale della societ contemporanea si definisce campagna, mondo conta-
dino, paesaggio, natura.
Un contributo allindividuazione di tali costruzioni pu provenire dallanalisi della
televisione e dellattenzione che il medium televisivo, nelle varie forme della sua
programmazione nazionale e locale, dedica alla nostra valle. Partendo dalla lucida
consapevolezza di Brandi sulla trasformazione del mondo rurale in seguito allim-
patto della societ moderna, lobiettivo della ricerca , dunque, chiedersi quanto
e che cosa sia rimasto di quel mondo. Qui non si d per scontata la sua perdita
irreparabile: piuttosto, si rintracceranno le sue forme attuali nello specchio della
televisione.
La prospettiva odierna, infatti, non pi, fortunatamente, quella dellincontro
senza transizione tra i trulli e il cemento: seppur costantemente in discussione,
i concetti di centro storico, di tutela del paesaggio, di regolazione urbanistica, di
lotta allabusivismo, sono generalmente acquisiti dalle amministrazioni locali e dai
cittadini. Ma non meno privo di conseguenze, oggi, per lidentit e lautenticit
del mondo contadino, per la sua sopravvivenza e sussistenza, lincontro con la

3
C. Brandi, Pellegrino di Puglia. Martina Franca, Editori Riuniti, Roma 2002, pp. 68-69
(ed. or. 1960).
Una sconvenienza logica. Televisione e mondo contadino 207

televisione. Un incontro inevitabile ma che produce, comunque, una nuova scon-


venienza logica, storica, figurativa, sempre per usare il monito di Brandi.
Un primo punto da chiarire relativo allo sguardo locale sulla Valle dItria. Oc-
corre essere consapevoli, infatti, di quanto sia difficile, nellepoca della glocalizza-
zione, poter discernere un atteggiamento genuinamente nativo nei flussi delle
rappresentazioni dei mediascapes globali4. Uno dei compiti del presente lavoro do-
vr essere anche questo, di evidenziare, se possibile, una specificit di prospettiva
legata alla natura locale degli attori e dei soggetti della rappresentazione.
In secondo luogo, necessario inquadrare i concetti generali di ambiente, natu-
ra, campagna, beni culturali ed enogastrononici, in un concetto pi generale, quello
di spazio simbolico, cio

una dimensione del vissuto sedimentata nelle strutture mentali di ciascuno, quasi un
archetipo cognitivo attraverso cui luoghi che, di volta in volta, si offrono alla percezione ed al
giudizio estetico, vengono categorizzati sulla base di una sorta di a priori storico-culturale,
maturato nel corso di quella che potremmo definire aesthesis diffusa5.

Va da s che le infrastrutture della comunicazione, e la televisione in primis dato


il suo livello di saturazione culturale nella societ contemporanea, contribuiscono
a questa categorizzazione simbolica, producendo valori estetici, sentimenti morali,
stili di vita, ampiamente condivisi sul piano sociale.
Per comprendere appieno, invece, il senso da attribuire al concetto di a priori
storico-culturale si possono rileggere le riflessioni sulla naturalizzazione proposte
da Roland Barthes in Miti doggi6. La naturalizzazione il processo attraverso il
quale un sistema di valori viene trasformato in un sistema di fatti, attraverso cui,
dunque, un processo storico viene rivestito di naturalit:

il punto di partenza di questa riflessione scrive Barthes in un noto passo del saggio intro-
duttivo era il pi delle volte un senso di insofferenza davanti alla naturalit di cui incessan-
temente la stampa, larte, il senso comune, rivestono una realt che per essere quella in cui
viviamo non meno perfettamente storica: in una parola soffrivo nel vedere confuse a ogni
occasione, nel racconto della nostra attualit, Natura e Storia, e volevo ritrovare nellesposi-
zione decorativa dellovvio labuso ideologico che, a mio avviso, vi si nasconde7.

Il processo di naturalizzazione, operato ingenuamente o consapevolmente dagli


autori e dagli attori della comunicazione di massa, alla base del meccanismo di
creazione dei miti doggi e, quindi della riproposizione di ideologie specifiche. Con-
tribuire allindividuazione di queste ideologie, declinate oramai ad un livello globale

4
A. Appadurai, Modernit in polvere, Meltemi, Roma 2001 (ed. or. 1996).
5
M. Strazzeri, Per una ecologia della comunicazione, Pensa, Lecce 2000, p. 113.
6
R. Barthes, Miti doggi, Einaudi, Torino 1994 (ed. or. 1957).
7
Ivi, p. XIX.
208 Ferdinando Spina

e ad un livello locale, e degli interessi alla base della loro produzione, vuole essere
un altro degli obiettivi di questo studio.
Non banale accostare il processo di naturalizzazione al mondo contadino, al
fine di cogliere la falsa ingenuit della sua rappresentazione televisiva. Il rischio
della naturalizzazione mitologica qui pi frequente e ricorrente proprio perch il
mondo contadino percepito oggi come il luogo della naturalit. Come si vedr in
seguito, i temi e il linguaggio utilizzati nel descrivere la campagna della Valle dItria
(riconducibili a categorie come autentico, vero, genuino, sincero, sano, schietto,
vitale, e via dicendo) dimostrano questo processo in modo inequivocabile. Tale av-
vertenza, poi, ancor pi utile per lanalisi della descrizione del paesaggio. Anche
questultima, infatti, avviene attraverso la mediazione di sistemi di valori e di ideolo-
gie. Ed anzi, come affermato da Cesare De Seta, proprio la rappresentazione di
un luogo, la mentalit e il modo con cui lo si guarda ad esprimere e chiarire valori e
credenze di una comunit: i valori di una comunit, si palesano nel complesso di
rappresentazioni che ciascuna comunit adotta e produce e nel ruolo che essi oc-
cupano nelle strutture sociali: lo spazio con le sue leggi della percezione il centro
di questo sistema8.
Data questa necessit, dunque, di superare una visione ingenua, per non ca-
dere nellerrore di considerare in modo esclusivamente realistico le rappresenta-
zioni televisive da analizzare9, nel paragrafo seguente si proporr una sintesi, alta-
mente selettiva, dei problemi legati alla costruzione simbolica del mondo contadino
e, conseguentemente, si descriver la strategia di ricerca intrapresa e il metodo di
indagine utilizzato. Nella terza parte del lavoro, poi, si proporr una prima sistema-
tizzazione dei contenuti individuati.

2. La costruzione simbolica del mondo contadino

Tra i problemi affrontati nella costruzione e conduzione di questa ricerca si po-


sto, innanzitutto, quello di una definizione socio-antropologica di ci che comune-
mente si definisce mondo contadino, per riuscire a rintracciare gli elementi carat-
terizzanti della sua rappresentazione. In secondo luogo, emerso il problema della
costruzione simbolica di questo oggetto: lantagonismo con la citt, il mito rurale, il
paesaggio idilliaco come proiezione dei valori sociali della comunit, il peso della
tradizione. In terzo luogo, si tracciata una mappa della rappresentazione specifi-
catamente televisiva del mondo contadino. Infine, dati questi presupposti utilizzati
come concetti guida, si definita una strategia di ricerca e di rilevazione dei dati.

8
C. De Seta, Presentazione, in Storia dItalia, Annali V: Il paesaggio, a cura di C. De
Seta, Einaudi, Torino 1982, p. XXIX.
9
Sullapproccio realistico e sullapproccio narrativo ai dati si veda Silverman D., Come
fare ricerca qualitativa, Carocci, Roma 2002, pp. 182-187 (ed. or. 2000).
Una sconvenienza logica. Televisione e mondo contadino 209

2.1 Il mondo contadino tra interpretazione sociologica e rappresentazione


simbolica
Con mondo contadino ci si riferisce intuitivamente a ci che riguarda la campa-
gna, intesa come terreno coltivato dalluomo per la produzione di beni agricoli. Il
paesaggio contadino non , dunque, un ambiente selvaggio ma un ambiente domi-
nato e controllato dalluomo: la campagna una natura addomesticata, lagricoltura
una forma di semplificazione dellecosistema10.
Lattore principale di questa trasformazione della natura il contadino. Nelle de-
finizioni correnti di senso comune, con i termini generici di contadino o agricoltore
si indica unampia serie di categorie professionali e di status, che pu comprendere
il grande industriale agricolo e il piccolo proprietario, il lavoratore salariato e il mez-
zadro, lagricoltore della domenica (part-time e non specializzato) e limprenditore
agricolo intensivo. In realt, anche le classificazioni scientifiche sono incerte, pro-
ponendo diversi livelli di analisi come la classe sociale o la propriet della terra11.
Lattivit del contadino si realizza attraverso risorse, tecniche e strumenti, tra
cui si possono facilmente includere gli animali, le abitazioni, i mezzi e le macchine
(tradizionali-artigianali e moderni-meccanici). I prodotti finiti del lavoro, sia la ma-
teria prima sia quella trasformata, quindi i prodotti enogastronomici, completano il
quadro, il cui sfondo sar costituito dal paesaggio rurale.
Questa una breve descrizione analitica, che nei documenti televisivi analizzati
prender via via le forme e le caratteristiche della Valle dItria: il paesaggio si riem-
pir di ulivi, viti, querceti e pascoli, elementi naturali intervallati dal bianco dei trulli
e delle masserie, segnati dalle linee dei muretti a secco. ovvio che un tale livello
di analisi non sufficiente ai fini del nostro lavoro, in quanto limitato al semplice
piano della denotazione, della descrizione della realt. Occorre indagare, invece,
il livello della connotazione, cio la rappresentazione simbolica e la valorizzazione
ideologica del mondo contadino compiuta attraverso il mezzo televisivo.
In proposito, si pu subito partire da una costante: la rappresentazione culturale
del mondo contadino stata storicamente costruita in termini assiologici e oppositivi
rispetto allambiente urbano, lungo gli assi contadino/cittadino e campagna/citt:

Nel corso della storia europea, e in particolare di quella italiana, dal Medioevo in poi la
campagna rappresenta, in termini schematici, la componente statica, laboriosa e passiva,
nellambito di contesti sociali in cui la citt si pone invece come elemento dinamico, innova-

10
In proposito, sempre utile ricordare che anche i prodotti agricoli presentano una
componente di innaturalit, dal momento che essi non costituiscono un patrimonio n
stabile n originario, ma sono il frutto della continua azione di selezione e di miglioramento
delle specie compiuta dalluomo (A. Mela, M. C. Belloni, L. Davico, Sociologia dellambien-
te, Carocci, Roma 1998, p. 96).
11
Si vedano, tra le altre, le definizioni di Seymour Smith C., Contadino, in Dizionario di
antropologia, Sansoni, Firenze, 1991, s.v., e L. Gallino, Contadini, in Dizionario di socio-
logia, Utet, Torino 2004, s.v.
210 Ferdinando Spina

tore, luogo di assorbimento e commercio dei prodotti agricoli, ma anche di dominio politico,
economico, culturale. La satira del villano rozzo e ignorante costituisce la traduzione pi
immediata e diffusa, nellimmaginario collettivo cittadino, di questa contrapposizione12.

Tale costruzione ha prodotto, generalizzando, una valutazione del contadino


essenzialmente negativa nella societ industriale e, al contrario, una sua valutazio-
ne positiva nella societ postindustriale. Nei classici della sociologia, alla campa-
gna viene attribuita solitamente una valenza peggiorativa, di arretratezza rispetto
allo sviluppo della citt. Arretratezza misurata sui parametri della densit abitativa,
delle tipologie di occupazione, e dei valori e degli stili di vita, come nel saggio di
Louis Wirth, Urbanism as a way of life13.
Il riferimento ai valori quello pi ricorrente. Nellinterpretazione sociologica il
mondo contadino si baserebbe su valori tradizionali, quindi omogeneit e ugua-
glianza, semplicit e concretezza, persino una certa tendenza reazionaria. Si tratta
del rovescio dellinterpretazione del mondo urbano, esemplificata dalla sostanziale
dicotomia tra Gemeinschaft e Gesellschaft tracciata da Tnnies14 e dal concetto
di folk society di Redfield15, che descrivono entrambi le comunit contadine come
chiuse, autosufficienti, incentrate esclusivamente sulla famiglia, quindi conservatri-
ci, tradizionaliste, fataliste, incapaci di azione politica.
Anche da un punto di vista geografico ed economico, la citt ha rappresentato il
centro di attrazione e di controllo per la campagna: il fatto che sia la citt a decidere
tendenze e prezzi della produzione non solo determina forti condizionamenti
economici per i contadini (rispetto al prezzo dei prodotti, alla retribuzione della
manodopera, al valore dei terreni, allorganizzazione dello spazio, alla costruzione
delle infrastrutture) ma impone anche i temi del dibattito e della comunicazione.
Una distinzione cos schematica e gerarchica tra citt e campagna , tuttavia,
problematica16. Gi negli anni Trenta, Sorokin e Zimmerman presentavano il con-
cetto di rurbanization, con il quale si evidenziavano le strette relazioni tra i due poli
e i due tipi di societ, e al tempo stesso la sopravvivenza delle peculiarit della
campagna17. Soprattutto durante la fine del XX secolo, il rapporto citt-campagna
sembra aver assunto dimensioni diverse rispetto alle dinamiche della modernit e

12
A. Preti, Campagna, in Dizionario di storiografa, Bruno Mondadori, Milano, 1996, s.v.
13
L. Wirth, Urbanism as a Way of Life, The American Journal of Sociology, vol. 44, n.
1., 1938, pp. 1-24.
14
F. Tnnies, Comunit e societ, Edizioni di Comunit, Milano 1979 (ed. or. 1887).
15
R. Redfield, The Folk Society, The American Journal of Sociology, vol. 52, n. 4, 1947,
pp. 293-308.
16
Si veda in proposito lefficace sintesi in P. Guidicini, Il rapporto citt-campagna, Jaca
Book, Milano 1998.
17
P. A. Sorokin, C.C. Zimmerman, Principles of rural-urban sociology, Henry Holt & Co.
New York 1929.
Una sconvenienza logica. Televisione e mondo contadino 211

dellurbanizzazione industriale. Si parlato in proposito di periurbanizzazione18 ad


indicare quel processo di diffusione di valori e stili di vita urbani nelle campagne
(ma il processo culturalmente reciproco) per cui le distinzioni si sono affievolite;
inoltre, si assistito a fenomeni di decentramento urbano, con lo spostamento di
abitanti dalla citt alla campagna e laumento del pendolarismo. Si parlato, in pro-
posito, di fenomeni di contro-urbanizzazione e di ritorno alla campagna19.
Questa tendenza urbanistica trova un corrispettivo in quel fenomeno culturale
di investimento simbolico sulla natura che, con Giorgio Osti, potremmo definire il
richiamo della foresta, ovverosia lattrazione verso la natura e il bisogno di essa
da parte delle societ del benessere20. Di questo fenomeno, la costruzione del-
la mitologia rurale rappresenta un aspetto sicuramente rilevante. La campagna,
infatti, la natura immediatamente percepibile, la natura a portata di mano, ma
anche la natura prontamente consumabile, innanzitutto a livello turistico, e si pensi
a quelle forme emergenti e di successo quali lagriturismo, il turismo dei borghi e
quello del vino21; ma poi anche nei suoi prodotti e, in qualche modo, negli stili di vita
ad essa associati. Si potrebbe parlare, in proposito, di un processo complessivo
di commodificazione della campagna22, relativo a tanti aspetti, dalla vendita dei
prodotti agricoli a quella delle vecchie case contadine, siano esse masserie o pa-
gliare, dai mobili di arte povera alle riviste sullarredamento country. David Harvey
ha collegato questo recupero idealizzato del mondo contadino alle pressioni e le
incertezze della condizione postmoderna, quindi alla spinta della globalizzazione
e delle trasformazioni economiche e tecnologiche23. Se la crisi di risultati e valori
della societ industriale, la cui mitologia come detto era costruita in positivo rispetto
alla societ contadina, ha indubbiamente favorito il diffondersi del bisogno di natura
e di ruralit a livello generale nelle societ contemporanee, anche vero che tale
bisogno costantemente rintracciabile nelle estetiche della cultura di massa della
societ moderna, come dimostrano i parchi pubblici nelle grandi citt, le cartoline
arcadiche, il paesaggismo pittorico dei quadretti dei salotti della piccola borghe-
sia, e filoni ben noti del cinema e della fiction televisiva.
Parallelo, e per certi versi antagonista, alla compravendita della campagna
il fenomeno culturale del ruralismo, giustamente considerato una parola-chiave

18
B. Cori et al., Geografia urbana, UTET, Torino 1993, pp. 58-60.
19
Su questi temi si veda Cori B., Citt, metropoli, megalopoli, in AA. VV. Atlante del
Novecento, Utet, Torino 2000, vol. I, pp. 286-299.
20
G. Osti,Il richiamo della foresta. Interpretazioni sociologiche dellattrazione verso
la natura, in P. Guidicini ed E. Sgroi (a cura di), Valori, territorio, ambiente, Franco Angeli,
Milano 1997, pp. 146-164.
21
P. Corvo, I mondi nella valigia. Introduzione alla sociologia del turismo, Vita e Pensie-
ro, Milano 2003.
22
B. Short, Idyllic ruralities, in P. Cloke, T. Marsden e P. Mooney (a cura di), The Hand-
book of Rural Studies, Sage, Thousand Oaks 2006, pp. 133-148.
23
D. Harvey, La crisi della modernit, il Saggiatore, Milano 1993 (ed. or. 1990).
212 Ferdinando Spina

quando si tratta di ragionare sulla rappresentazione che del mondo contadino


in Italia, e non solo stata data dai mezzi di comunicazione di massa e dalla
cinematografia24. Il ruralismo pu essere definito come la fissazione di uno stere-
otipo univoco di cultura contadina, come immagine arcaizzante e destorificante del-
la vita e del lavoro nelle campagne, come luogo comune, paesaggistico e umano,
giocato per lo pi sui toni idilliaci di una irrecuperabile arcadia25. Questa defini-
zione offre una densa serie di problemi nel momento in cui ci si accinge allanalisi
della rappresentazione televisiva: lesaltazione del mondo contadino che il rurali-
smo porta con s si sempre declinata come critica del presente, dellevoluzione
sociale moderna, dellindustrializzazione e delle trasformazioni politiche ad essa
connesse. Anche questa connotazione solo relativamente recente: lo studioso
tedesco Wilhelm Heinrich Riehl, ad esempio, nella Naturgeschichte des deutschen
Volkes (1848-51) idealizz la societ contadina tedesca in opposizione agli ideali
e alle conseguenze della Rivoluzione Francese26. In Italia, una tra le voci pi note
di questa nostalgia quella di Pier Paolo Pasolini, ma a livelli ben pi complessi e
penetranti rispetto allideologia ruralista.
Nel momento in cui si rappresenta simbolicamente il mondo contadino si corre,
dunque, il rischio di perpetuare, in modo consapevole o meno, una sorta di idealiz-
zazione, attribuendo ad esso una connotazione innanzitutto morale, a volte anche
politica. Il problema di questo meccanismo, per, , almeno per quanto ci riguarda,
quello segnalato da Luigi Lombardi Satriani, e cio

quello di restituire complessit e spessore alla cultura contadina con sistemi di lettura ade-
guati. Se essi si limitano a una generica nostalgia o alla ripetizione del mito del primitivismo
ingenuo, alla dimensione estetizzante o al meccanismo dellintegrazione, c il rischio di
cadere in unidealizzazione della semplicit contadina, della felicit naturale del mondo
agreste, e di allontanarsi, quindi, dalleffettiva comprensione della realt27.

La necessit di sistemi di cultura adeguati particolarmente avvertita dal so-


ciologo: il rischio del Gemeinschaft Ideal, magari ispirato dalle pagine di Tnnies e
dai concetti precostituiti della tradizione sociologica, sempre in agguato nelle
ricerche sul mondo rurale28.
Per concludere, il mito del mondo contadino una costruzione culturale, operata
a partire dalla prospettiva della societ moderna, urbana e industriale. Per que-

24
L. Bindi, Bandiere, antenne, campanili: comunit immaginate nello specchio dei me-
dia, Meltemi, Roma 2005, p. 116.
25
Ivi, pp. 116-117.
26
Cfr. W. Rsener, Societ contadine, in Enciclopedia delle Scienze Sociali, Istituto
dellenciclopedia italiana, Roma 1998, VIII, pp. 122-132.
27
Citato in Bindi L., op. cit,, p. 122.
28
L. Za, I villaggi del dio Rodon. Frammenti di vita rurale albanese, Argo, Lecce 2001,
pp. 14-15.
Una sconvenienza logica. Televisione e mondo contadino 213

sto, la mitologia rurale si fonda sulle dicotomie campagna-citt, passato-presente


e naturale-artificale.

2.2 Televisione e mondo contadino


La costruzione dellidillio rurale trova nei mezzi di comunicazione di massa il
suo veicolo principale. Se il cinema contribuisce notevolmente al diffondersi degli
stereotipi e dei luoghi comuni sul mondo contadino nella cultura e nella memoria
nazionale, televisione e pubblicit concorrono alla loro commodificazione, trasfor-
mando cos il mito in oggetto di consumo. Si pensi, ad esempio, alle campagne
pubblicitarie del marchio Mulino Bianco incentrate, dalla fine degli anni 70, quindi
dal primo decennio della televisione a colori e dellavvento della televisione com-
merciale, sui piccoli gesti di una saga contadina senza tempo29.
Il rapporto tra la televisione italiana e il mondo contadino complesso ed ha
conosciuto notevoli trasformazioni nel corso degli ultimi cinquantanni. Innanzitut-
to, occorre sottolineare che lo spettro delle rappresentazioni televisive del mondo
contadino estremamente ampio, includendo programmi specializzati, la copertu-
ra dellinformazione giornalistica televisiva, la produzione di documentari e inchie-
ste30, temi e location di celebri sceneggiati31 e delle fiction pi recenti32. Non solo
per dovere di completezza, pure utile citare programmi come La fattoria e Uno,
due, tre stalla, proposti sulle reti Mediaset, reality show costruiti sullo stereotipo del
duro lavoro contadino e della comica inadattabilit dei delicati cittadini: oggi altre
pupe metropolitane cercano la salvezza nella coltura, nei pascoli e nel Pascoli, nel-
la tradizione contadina, nella riscoperta che in campagna bisogna industriarsi non
poco. Il risultato appunto la banale riproposizione della frattura citt-campagna:
la prima impressione che i contadini siano trattati un po come indiani della
riserva33.

29
Cos si legge sul sito aziendale, nella pagina significativamente intitolata Quando i
Mulini erano bianchi (http://www.mulinobianco.it/node/134).
30
Si possono ricordare, in proposito, il documentario Lagricoltura in Italia (1960), di F.
Fabiani, G. Lisi e E. Milano, in onda sul Programma Nazionale, sullo stato dellagricoltura
italiana alle soglie della profonda trasformazione degli anni 60, oppure Le Indie di quaggi
(1978) di C. A. Pinelli, con un contributo di A. M. Cirese, quattro puntate sulle tradizioni
popolari del mondo contadino. Unanalisi di questultimo documentario, e pi in generale di
una tendenza divulgativa sul folklore della televisione italiana proposta da de Sanctis P.,
Frazer alla Rai-Tv. Sondaggi su alcune fonti di massa del frazerismo diffuso, La Ricerca
Folklorica, n. 10, 1984, pp. 85-90.
31
Si pensi allo sceneggiato Fontamara (1983) di Carlo Lizzani, riproposizione, nella mi-
gliore tradizione dellestetica neorealista, del romanzo di Ignazio Silone.
32
Sul contributo della fiction italiana alla costruzione di un senso del luogo, referenziale
o metaforico, della provincia italiana si veda M. Buonanno, Il Senso del luogo: la fiction ita-
liana, lItalia nella fiction, Rai Eri, Roma 1997.
33
A. Grasso, Le Pupe e i Contadini. Incontro Senza Senso, Corriere della Sera, 22
Marzo 2007.
214 Ferdinando Spina

In questa sede, occorrer concentrarsi su quei programmi che si occupano del


mondo rurale, o con finalit dirette e in modo esclusivo oppure indirettamente e in
modo discontinuo. Appartengono al primo gruppo quei programmi di servizio dedi-
cati allagricoltura, al racconto o allanalisi delle sue pi varie dimensioni, da quelle
economiche a quelle culturali. Appartengono al secondo gruppo, quei programmi
culturali o di intrattenimento dedicati, invece, al turismo, al patrimonio culturale ed
enogastronomico, alle curiosit. Sin dagli esordi, la Rai ha prodotto diverse serie
di programmi riconducibili al primo gruppo di questa definizione. Nel 1957, viene
mandato in onda il Viaggio nella valle del Po alla ricerca dei cibi genuini, ideato, di-
retto e condotto da Mario Soldati. Un viaggio dautore alla scoperta delle produzioni
gastronomiche tipiche, delle tradizioni e della mentalit della campagna padana,
compiuto con i potenti mezzi messi a disposizione dalla tv italiana, sconfinando
volentieri nella letteratura34. Gi dal 1955, esisteva la rubrica domenicale La TV
degli agricoltori, un periodico agricolo illustrato con lobiettivo di gettare uno
sguardo concreto sul mondo dellagricoltura35, durata sino al 1970. Sulla stessa li-
nea, si sono poi succeduti A come agricoltura (dal 1970 al 1976), che comprendeva
anche le tribune agricole, spazi di discussione tra esperti e agricoltori, Agricoltura
domani, in onda dal 1977 al 1981, e, infine, Linea verde, ideata da Federico Fazzuoli
e ancora oggi in onda ogni domenica mattina. Proprio levoluzione di Linea verde
indicativa di una trasformazione: una sorta di biforcazione delle rubriche dedicate
ai problemi dellagricoltura tra programmi di servizio, tecnici, attenti ai problemi
dellagricoltura, alle questioni sindacali, politiche, economiche, alla sperimentazio-
ne delle tecnologie, ecc., e programmi, invece, che, pur proponendosi di raccon-
tare il mondo contadino, lo fanno attraverso la lente del folklore, della tradizione e
dellenogastronomia. Si tratta di unevoluzione scontata, in quanto entrambi gli stili
nella rappresentazione del mondo contadino sono presenti nei programmi sinora
citati. Nel panorama attuale della televisione italiana, tuttavia, possiamo individuare
oramai pochi programmi che continuano la tradizione dei programmi di servizio, pur
rinnovandola costantemente, come Agri3 (Rai regione) o Agri7 (Telenorba), e un
maggior numero di programmi, che rientrano nel secondo gruppo dei programmi
culturali e di intrattenimento. Nel corso degli anni si introdotta, comunque, una
novit sostanziale rispetto alla storia del connubio tra televisione e agricoltura, e
cio la presenza delle emittenti locali, i cui effetti, dato anche il ristretto numero di
studi correlati36, possono essere al momento solo abbozzati.

2.3 Nota metodologica


Come visto, la rappresentazione del mondo contadino non di cos semplice
inquadramento. La ricchezza delle rappresentazioni televisive pu essere colta at-

34
A. Grasso, Enciclopedia della televisione, Garzanti, Milano 2002, p. 892.
35
Ivi, p. 778.
36
Le ricerche sulle emittenti televisive locali in Italia sono rare: si veda Barca F. (a cura
di), Le TV invisibili, Rai Eri, Roma 2007.
Una sconvenienza logica. Televisione e mondo contadino 215

traverso unanalisi di tipo qualitativo del contenuto dei programmi che possa dar
conto di un numero relativamente ampio di temi, tra loro estremamente vari, quindi
difficilmente codificabili a priori.
Tra i metodi emergenti, seppur gi consolidati, nellanalisi qualitativa dei docu-
menti anche visuali si fatto riferimento alla strategia di ricerca proposta da David
Altheide37, riassumibile nel concetto del describing and tracking discourses, cio
del riferimento complessivo a parole, immagini, temi e significati che emergono nel
corso del tempo relativamente alloggetto di indagine. Inquadrabile come indagine
etnografica del contenuto, questa metodologia punta esplicitamente sul processo
di ricerca dei dati e sulla progressiva affinit che il ricercatore stabilisce con essi,
al fine di non sacrificare la complessit della rappresentazione simbolica del set di
documenti da analizzare. Per garantire lobiettivit e la riproducibilit della ricerca,
la strategia prevede diverse fasi di controllo e la definizione di un articolato proto-
collo di indagine.
Come riconosciuto dallo stesso Altheide38, difficile uno studio sistematico delle
immagini e del formato televisivo. In questa ricerca lunit di analisi presa in consi-
derazione stata il singolo servizio televisivo, trattato come un paragrafo testuale,
introdotto allinterno di un notiziario oppure di una rubrica da un presentatore o
direttamente da un sommario, delimitato solitamente da un titolo iniziale e da un
commento musicale finale. Spesso, in alcuni programmi lunit di analisi stata
individuata in base alla scaletta degli argomenti o allalternarsi dei conduttori: in
questo caso linsieme della situazione, dellattore e delloggetto a definire la coe-
renza dellunit.
Il protocollo di rilevazione39 costituito da due parti distinte: una prima riguar-
dante le caratteristiche ricorrenti e misurabili del servizio (data di trasmissione,
durata, rete, localit, occasione, commento musicale, set, condizioni meteo); una
seconda parte destinata, invece, allargomento principale, ai temi trattati, alle me-
tafore utilizzate, alle fonti citate, al tipo di immagine e di inquadrature, agli attori
principali e ai soggetti di sfondo del servizio. Per quanto riguarda i temi rilevati, essi
sono stati raggruppati nelle seguenti macro-categorie: la campagna (il contadino,
la famiglia contadina, la comunit, il luogo, larchitettura, la tradizione), lagricoltura
(le tecniche, il sapere artigianale, i mezzi, il mercato, la crisi), la natura (la natura,
il paesaggio, i problemi ambientali), laltro (la citt, il turista, la globalizzazione).
In questo modo si ritiene di aver ottenuto una rilevazione approfondita, seppur

37
Di D.L. Altheide si vedano, in proposito, almeno Lanalisi qualitativa dei media, Rubbet-
tino, Soveria Mannelli, 2000 (ed. or. 1996), e Tracking discourse and qualitative document
analysis, Poetics, v. XXVII, 2000, pp. 287-299.
38
D. L. Altheide, Lanalisi qualitativa dei media, op. cit., pp. 99-104.
39
Il protocollo di indagine, in termini generali, un modo di porre domande circa un
documento; un protocollo una lista di interrogativi, di voci, di categorie o di variabili che
guidano la raccolta dei dati provenienti dai documenti [] Nellanalisi qualitativa del conte-
nuto lenfasi sulla cattura di definizioni, significati, processi e modelli (ivi, p. 43).
216 Ferdinando Spina

sempre in fieri, della rappresentazione del mondo contadino. Tale scelta, del resto,
stata in qualche modo imposta dalla tipologia dei servizi televisivi dedicati alle
Valle dItria: tranne quelli specializzati e che trattano di agricoltura in termini prin-
cipalmente professionali, infatti, la maggior parte dei servizi non separa laspetto
naturalistico da quello folkloristico, il trullo dallulivo, il cavallo murgese dalle chiese
di Martina Franca, gli antichi mestieri artigianali dai vicoli di Locorotondo. In queste
rappresentazioni tutto si tiene e ogni simbolo o concetto rimanda allaltro, anzi si
rafforza reciprocamente.
ovvio che lanalisi delle immagini ha richiesto unattenzione particolare: il tipo
(archivio/repertorio, diretta, grafica), i protagonisti e le azioni (chi fa che cosa), e,
dunque, i modelli ripetuti di associazione concetto-parole-immagini o le rotture ri-
spetto a tali modelli consolidati. Per completare in modo pi dettagliato la scheda
di rilevazione e affinare il processo di revisione concettuale dei dati si proceduto
a un confronto con le indicazioni metodologiche di altre tradizioni40.
Linsieme dei servizi analizzati stato tratto da registrazioni ad hoc, dagli archi-
vi delle emittenti televisive e dagli archivi online liberamente disponibili, che oggi
rappresentano una memoria pi estesa, pi affidabile e pi facilmente consultabile
delle teche tradizionali41. I servizi provengono dai seguenti programmi: Linea Ver-
de (LV)42, Linea Verde Orizzonti (LVO)43, Sereno Variabile (SV)44, TG2 S
Viaggiare (SV)45, Agri7 (A7)46, Agri3 (A3)47, Magica Italia (MI)48, Salento

40
Tra cui G. Losito, Lanalisi del contenuto nella ricerca sociale, Franco Angeli, Milano, 1993.
41
In proposito, una recente indagine (McKee A., YouTube versus the National Film and
Sound Archive: Which Is the More Useful Resource for Historians of Australian Television?,
Television & New Media, v. XX(X), pp. 1-20), dimostra la validit, ai fini della ricerca sulla
televisione, del sito di condivisione video Youtube, dal quale sono stati tratti circa la met
dei filmati qui analizzati.
42
In onda la Domenica, alle 12.20, su Rai Uno. Linea Verde considerata lerede dei
programmi storici della Rai dedicati allagricoltura. Lobiettivo del programma di affrontare
i temi pi importanti del mondo agricolo ed enogastronomico, attraverso un viaggio tra i
prodotti, i sapori e le tradizioni della penisola italiana, anche al di l dei consueti itinerari
turistici. Il programma si occupa, anche, di temi professionali e di pubblico interesse, come
la sicurezza alimentare, la tracciabilit, luso di energie rinnovabili.
43
Condotto da Gianfranco Vissani, noto chef e intrattenitore televisivo, va in onda la do-
menica alle 10.00, anticipando Linea verde e riproponendone, sostanzialmente, le stesse
tematiche e gli stessi stili narrativi.
44
una trasmissione storica di Raidue, ideata e condotta da Osvaldo Bevilacqua, e si
occupa di viaggi, turismo e vacanze. Propone una serie di itinerari alla scoperta del ricco
patrimonio artistico e paesaggistico del territorio italiano, facendo attenzione alle vicende
storiche, alla tradizione, allartigianato, allenogastronomia.
45
la rubrica di viaggi e turismo del Tg2. Con uno stile molto veloce e concreto, sugge-
risce al turista mete poco conosciute in Italia e allestero, offrendo notizie e consigli utili alla
programmazione del viaggio.
Una sconvenienza logica. Televisione e mondo contadino 217

dAmare (SdA)49, Terra dei due Mari (TdM)50. Successivamente alla raccolta
e allesplorazione dellinsieme, si costruito, sulla base della conoscenza emer-
gente nello sviluppo della ricerca e di una costante comparazione, un campione
teorico progressivo51 di 31 servizi scelti principalmente, ma non esclusivamente,
sulla base di unattinenza geografica. La durata complessiva dei servizi analizzati
di 2h 53mm 40ss, con una media di circa 5mm 30ss per servizio. Il periodo del
campionamento compreso tra il 2006 e il 200952.

46
Rubrica settimanale dellemittente Telenorba, specializzata e pluripremiata, a cura di
Roberto De Petro, dal 1988 informa gli operatori del settore e mette in rete le associazioni
di produttori. Lo stile del programma efficace, diretto, tecnico; vengono proposti servizi
e inchieste su temi quali linnovazione tecnologica, la certificazione di qualit, la globaliz-
zazione del sistema agro-alimentare, riferimenti normativi e opportunit di finanziamenti,
ma anche lalimentazione e lambiente. previsto anche un momento di recensione (Lo
scaffale dei libri) delle novit editoriali sullagricoltura.
47
Programma settimanale del TG3, che si occupa di agricoltura professionale e di agro-
alimentare, giunto nel 2010 alla sua sesta edizione. Si tratta di un programma che offre
uninformazione specialistica, attenta e critica, rispetto ai problemi dellagricoltura italiana,
intesa innanzitutto come settore produttivo di vitale importanza per il paese. La notizia, nel
2009, della decisione aziendale di chiudere il programma ha provocato reazioni delle asso-
ciazioni di categoria, delle istituzioni e di molti spettatori, che hanno sortito, evidentemente,
successo, vista la riedizione del programma anche nel 2010.
48
Programma in onda su Rai 1, la domenica alle 9.30, frutto della collaborazione tra la
Rai e il dicastero del Turismo della Presidenza del Consiglio dei Ministri. Lobiettivo quello
di far conoscere alla famiglia italiana, considerata il principale target del turismo nazionale,
le meraviglie del Bel Paese, affinch si decida di trascorrere le proprie vacanze, appunto,
in Italia e non allestero. Lo stile della trasmissione, sia nella conduzione sia nei servizi,
molto leggero.
49
Programma storico e di successo di Telerama, con lobiettivo della promozione turisti-
ca e della riscoperta delle tradizioni locali, concentrato quasi esclusivamente sulla provincia
di Lecce. La conduzione e il coordinamento sono stati affidati a Jacqueline Adames, uno dei
volti pi conosciuti dellemittente locale.
50
Sostituisce Salento dAmare, riproponendone staff, temi e stili, ma ampliando il pro-
prio raggio dazione al territorio del Grande Salento, quindi includendo stabilmente servizi
sulle province di Taranto e Brindisi oltrech di Lecce. In questo senso, il programma stato
inteso e sostenuto come strumento di promozione territoriale dalle tre Province attraverso
un protocollo dintesa e la concessione dei marchi darea, rispettivamente Salento dAmare
per Lecce, Terra Jonica per Taranto e Filia Solis per Brindisi.
51
Per campionamento teorico progressivo si intende la selezione di materiali sulla
base della conoscenza emergente dellargomento in esame. Lidea quella di selezionare
i materiali in ragione di motivi concettuali o teoricamente pertinenti (D.L. Altheide, Lanalisi
qualitativa dei media, op. cit., p. 53).
52
Tuttavia, sono stati inclusi nel campione anche servizi di anni meno recenti, ad esem-
pio del 2002, perch ritenuti particolarmente significativi e non in contrasto, per caratteristi-
che e tematiche, con quelli successivi.
218 Ferdinando Spina

Prima di procedere, occorre notare che i programmi televisivi, soprattutto quelli


nazionali, probabilmente per motivi di organizzazione redazionale, non affrontano
il tema della Valle dItria nel suo complesso, nelle sue caratteristiche geografiche,
storiche culturali comuni. Il loro lavoro (tranne alcune eccezioni) concentrato sui
singoli comuni: si visitano Alberobello o Martina, Locorotondo e Ostuni, ma non la
Valle dItria. Stando a questi discorsi, i trulli sono di Alberobello, lasino di Martina,
lolio di Ostuni.

3. La rappresentazione televisiva

3.1 La campagna
La rappresentazione televisiva della campagna , precisamente, una rappresen-
tazione delluomo in campagna, quindi del contadino e della sua azione di controllo
e trasformazione della natura. Si riprender questo discorso, in modo pi specifico,
successivamente, facendo riferimento alla rappresentazione della natura e del pa-
esaggio. Il contadino-agricoltore , dunque, al centro del video. Ma, appunto, quale
o quali profili di contadino emergono nel discorso televisivo? Si pu rispondere a
questa difficile domanda iniziando a descrivere alcuni costanti tematiche.

3.1.1 Lagricoltore-imprenditore, la famiglia e la comunit.


Innanzitutto, il contadino atavico, romantico o neorealista, quella figura indivi-
duata dalla fatica, dalla povert, dallignoranza, dalla magia, infine, dalla tragicit
della propria condizione, quella figura radicata nella memoria nazionale attraverso
la letteratura (ad esempio, in Cristo si fermato a Eboli di Carlo Levi) o il cinema
(ad esempio, il recente Sangue Vivo di Edoardo Winspeare), ebbene quella figura
non si addice pi al linguaggio televisivo contemporaneo e non rientra nei suoi
stereotipi. In questa fase, almeno relativamente al campione qui analizzato, sono
assenti gli episodi di una antropologia di ritorno e di un frazerismo diffuso, di
unimmagine ritomane dellumanit, cio uneccessiva attenzione per gli ele-
menti festivi, rituali e pittoreschi in una prospettiva romantica ed evoluzionista, che
la divulgazione radiofonica e televisiva ha spesso conosciuto in passato53. In que-
sto senso, si coglie cos una differenza tra i programmi specializzati di agricoltura
degli anni Settanta (e si pensi ai reportage sul folklore di Agricoltura domani) e
quelli attuali.
Con ci non si vuole dire che unimmagine romantica e pittoresca del contadino
non venga rappresentata, ma essa oramai una rappresentazione nella rappresen-
tazione, e si veicola attraverso vere e proprie performance teatrali messe in opera
appositamente per il servizio televisivo: cos alcuni anziani indossano abiti tradizio-
nali e si adoperano negli antichi mestieri artigianali (MI, 7/02/2010) oppure gio-
vani musicisti e ballerine, sempre indossando abiti tradizionali, mettono in scena le
antiche danze contadine. A queste performance sono da aggiungere quelle, ben pi

53
P. De Sanctis, op. cit..
Una sconvenienza logica. Televisione e mondo contadino 219

frequenti, della preparazione dei piatti tipici, affidate immancabilmente alle nonne,
signore anziane la cui et la garanzia dellautenticit della fattura.
La televisione dialoga, in particolare, con una figura specifica che lagricoltore-
imprenditore, inteso cio come proprietario di una masseria o di una grande tenuta,
impegnato nella produzione di olio, vino e formaggi e nellallevamento di capre,
asini e cavalli, oppure nella valorizzazione turistica delle sue terre oppure anco-
ra di entrambe le cose. In questa figura di fronte alla telecamera si colgono due
anime, quella di padrone di casa, ospitale e orgoglioso, e quella dellimprenditore,
calcolatore e avveduto: figure che non sono distinte, ma che emergono con diversa
intensit a seconda delle domande del conduttore e del tipo di programma. Questo
personaggio della televisione non mai ripreso al lavoro, e non potrebbe esserlo
perch dedica il suo tempo allintervista: il volto e la voce della Valle dItria.
In realt, linquadratura e il commento televisivi non si soffermano sul lavoro, ma-
nuale o meccanico, normalmente richiesto in agricoltura. Spesso, si ricorre ad im-
magini, anche di repertorio, di momenti topici del lavoro contadino in Puglia, quali
la raccolta delle olive o la vendemmia: si tratta per lo pi di spezzoni brevi utilizzati
come sottofondo visivo al dialogo in corso, a volte anche senza referenza con il di-
scorso, in cui sono ripresi diversi operai ed operaie ed i mezzi meccanici. Quando c
unattenzione pi specifica, essa costituita da inquadrature di operaie (soprattutto
sulle mani, sui guanti, sugli stivali) e dei campi coltivati, ad esempio per la raccolta
dei finocchi (LV, 21/05/2006), con dettagli sulle verdure appena colte. Le operaie
non interagiscono con il conduttore, tranne al momento del commiato, salutando
brevemente. Se questo il profilo del lavoro attuale, alcuni cenni al lavoro agricolo
nel passato non possono fare a meno di sottolinearne la fatica: si lavorava tantis-
simo, era una vita molto dura (LVO, 18/05/2008).
La famiglia, che per secoli ha rappresentato il centro economico, morale e sim-
bolico del mondo contadino, sino a diventarne lo stigma come nel concetto di fa-
milismo amorale54, non pi il soggetto della rappresentazione televisiva. Certa-
mente, del concetto tradizionale di famiglia rimangono tracce evidenti, come nella
presenza dei nonni (LVO, 18/05/2008) o nellevocazione del loro ricordo (MI,
7/02/2010), cos come nella preparazione del vero pranzo pugliese della domeni-
ca che vede la collaborazione della zia e della nipote (LV, 21/05/2006) e nelle
tavolate imbandite per loccasione a cui partecipa la famiglia allargata.
Per quanto riguarda, invece, un altro dei capisaldi della concezione sociologica
classica del mondo contadino, il senso di comunit, occorre dire che ad esso si fa
un riferimento esplicito: c un qualcosa che ci tiene uniti, che ci fa vibrare, che
rende unico questo posto dichiara il proprietario di una masseria riferendosi alle
forti emozioni che il luogo suscita, e che egli vorrebbe a sua volta suscitare anche
nei turisti che visiteranno o alloggeranno nella residenza (MI, 7/02/2010). Altre
immagini sono quelle della trib schierata, come viene definita la famiglia riunita

54
In proposito, il riferimento sempre E. C. Banfield, Le basi morali di una societ arre-
trata, il Mulino, Bologna 1976 (ed. or. 1958).
220 Ferdinando Spina

a pranzo nel cortile della masseria per il pranzo domenicale (LV, 21/05/2006). Ma
a questo concetto si possono far risalire anche immagini di comunit pi ampie,
quelle del paese nel giorno di festa ovvero Alberobello nel giorno in cui arriva la
televisione: gli abitanti si raccolgono attorno alla troupe televisiva come attori e al
tempo stesso spettatori dei meccanismi dellindustria cultura. A rappresentarli ci
sono, in alcune occasioni, il sindaco (LV, 02/11/2002) oppure il comandante dei
vigili (LV, 21/05/2006). In sintesi, lidea di una comunit contadina, pi che esse-
re narrata in modo esplicito e diretto, trasmessa attraverso occasioni, simboli ed
espedienti della rappresentazione televisiva.

3.1.2 Il trullo e il muretto a secco: i topoi della Valle dItria


Quanto emerge rispetto a trulli e ai muretti a secco , a prima vista, ovvio: essi sono
lo sfondo privilegiato dei servizi televisivi, delle inquadrature, dei dialoghi, lessenza
del paesaggio della Valle dItria. Dei trulli si ripropongono ogni volta le origini storiche
(I trulli nascono da un cumulo di pietra), le caratteristiche (la cosa bella dei trulli
lisolamento climatico), le radici ancestrali (nelle iscrizioni particolari, a sfondo reli-
gioso o superstizioso, interpretate come segni di un antichissimo passato).
Le riprese non sono altro che un lento indugiare sulle coperture dei trulli, sui
loro dettagli, sulle pietre, sui segni che li caratterizzano; dopo, si passa a ripren-
dere quelle stesse pietre ma ora incastonate nei muretti, e l ancora si indugia. Gli
altri elementi del paesaggio, a meno che non ci si riferisca direttamente ad essi,
sembrano essere degli intervalli tra la predominanza assegnata ai due elementi
principali: boschi, alberi di ulivo, viti, prati fioriti, altri tipi di abitazioni sono solo uno
sfondo dello sfondo.
Questa associazione del trullo con la Valle dItria esemplifica perfettamente il
meccanismo dellanalogia topologica55, cio quella sineddoche per cui il trullo cor-
risponderebbe alla Valle dItria, a Martina Franca, alla Murgia, e in qualche modo
alla Puglia. Il trullo un luogo comune (topos) che da solo sta a rappresentare,
sostituendola, la ricchezza e la pluralit di un paesaggio, di un tessuto urbano, di un
complesso monumentale. In fondo, un meccanismo paragonabile a quello della
cartolina illustrata, meccanismo che la televisione, almeno in alcuni suoi programmi
e nonostante la ricchezza di immagini e suoni, riproduce. In proposito, si pensi al
ricordo, interessante ai fini del nostro discorso, dellintervallo televisivo56. Anche
per la televisione vale ci che si detto per le cartoline illustrate e cio che la fis-
sazione di stereotipi vedutistici appartiene a un processo di conoscenza scisso
dallesperienza e da essa indipendente, che porta ad una cultura dellapparenza

55
M. A. Fusco, Il luogo comune paesaggistico in Storia dItalia, Annali V: Il paesag-
gio, a cura di C. De Seta, Einaudi, Torino 1982, pp. 751-801.
56
In passato lintervallo era molto frequente e veniva riempito con un nastro ad anello
che proponeva pecore al pascolo accompagnate da un distensivo sottofondo di arpa op-
pure con diapositive di amene localit turistiche del Bel Paese (Grasso A, Enciclopedia
della televisione, op. cit., p. 346). Non si pu dire con certezza, ma immagino che i trulli di
Alberobello siano passati, qualche volta, nellintervallo televisivo.
Una sconvenienza logica. Televisione e mondo contadino 221

senza la percezione diretta delloggetto57. Naturalmente, lo stereotipo del qua-


dro, della cartolina o del programma televisivo un punto di arrivo, lutilizzo di un
riferimento gi stabilizzato ed in parte diffuso a livello di massa58. Non compito
di questa ricerca stabilire la storia del processo di costruzione di questo luogo co-
mune che associa nellimmaginario collettivo il trullo alla Valle dItria e alla Puglia:
qui basta affermare il ruolo attuale assunto dalla televisione nella perpetuazione di
questo topos.
Me c un altro elemento ricorrente, anchesso scontato e proprio per questo
da rilevare, nei servizi televisivi che si occupano di Alberobello: la certificazione
dellUnesco. Com noto, i trulli sono stati riconosciuti, nel 1996, dallUnesco patri-
monio artistico dinteresse mondiale. Non si parla, dunque, solo dei trulli in quanto
tali, ma dei trulli patrimonio mondiale dellumanit, e, quindi, di Alberobello come
posto magico e fatato, una citt piccola ma grandissima o come un gioiello,
ma sempre in base alla definizione data dallUnesco. Questo processo di patri-
monializzazione59 innanzitutto richiede una definizione originaria e autentica dei
valori comunitari, estetici, funzionali, culturali dei beni; in secondo luogo, compie
una nuova connotazione, negoziata tra il locale e il globale: lattribuzione delleti-
chetta UNESCO gli assegna [al bene inserito nella lista; n.d.a.] una sorta di valore
aggiunto che ritenuto universale e, nella retorica ufficiale dellorganizzazione, uni-
versalmente riconoscibile60. Il discorso televisivo contribuisce senza dubbio alla
realizzazione di questi processi, nella selezione delle immagini e dei concetti ad
esse associati.

3.1.3 Il tempo che fu


Un altro elemento costitutivo della campagna e del mondo contadino lagire
tradizionale in senso weberiano: qui tutto si rapporta al tempo che fu (SV,
19/09//2009). Il passato, bene precisare, non la storia. A volte, si fanno brevi
cenni storici, per lo pi con riferimento a figure molto note, come Federico II, e
per questo abusate. Raramente, alcuni programmi, come Agri 7 (29/11/2009)
presentano ricostruzioni storiche pi dettagliate di eventi riguardanti lagricoltura
locale.
Ma la storia generalmente assente. Al suo posto troviamo la tessitura, forte-
mente selettiva, di un rapporto tra il passato e il presente che non si vuole affatto
rimosso, ma che anzi si rappresenta come vivo e autentico. C un dettaglio allin-

57
M. A. Fusco, op. cit., p. 758.
58
Ivi, p. 759.
59
Il concetto di patrimonializzazione si riferisce, in breve, ai processi di trasformazione
delle culture e delle pratiche locali in patrimonio culturale, attraverso la costruzione e la
valorizzazione di unidentit definita e compiuta; si vedano gli studi di B. Palumbo, LUnesco
e il campanile, Meltemi, Roma, 2003; M. Herzfeld, Intimit culturale. Antropologia e na-
zionalismo, LAncora del Mediterraneo, Napoli, 2003 (ed. or. 1997); AA.VV., Il patrimonio
culturale, Antropologia, v. 6, n. 7, 2006.
60
B. Palumbo, op. cit., p. 353.
222 Ferdinando Spina

terno di un servizio ambientato ad Alberobello, un comune espediente tecnico del


linguaggio televisivo, che sembra in tal senso significativo: mentre il conduttore, in
visita del paese in bicicletta accompagnato dal comandante della polizia municipa-
le, commenta dicendo mi sembra di essere in un film di De Sica, alle immagini
della ripresa in diretta si sostituiscono, per quasi un minuto, quelle del film Pane
amore e fantasia61, una delle rappresentazioni pi conosciute del mondo contadino
e della provincia italiana, trionfo dellArcadia e della commedia dellarte62. Il mes-
saggio che passeggiando per questi paesini della Valle dItria, quindi pugliesi,
possibile un ritorno nostalgico allItalia sana e felice degli anni 50.
Questa dolce macchina del tempo funziona attraverso la messa in scena del-
la tradizione, in ogni suo aspetto: dagli abiti alle danze (il racconto della festa del
sabato sera come premio per le dure fatiche settimanali, SV, 23/02/2008), dai
giochi (le trottole o la staccia) ai mestieri artigianali. Ma funziona, soprattutto,
attraverso la cultura del cibo, quindi con la preparazione dei prodotti e dei piatti
tipici, che sono leffettivo perpetuarsi della tradizione, anche perch tramandata di
generazione in generazione, del buon tempo antico63.
Se a volte si coglie, nelle dichiarazioni di alcuni intervistati, la consapevolezza
che il legame con il passato non affatto stabile e duraturo ma che il frutto di un
recupero solo recente delle proprie origini, di cui prima ci si vergognava (A7,
7/01/2009), pi diffusa la convinzione che nella Valle dItria di oggi, attraverso
progetti di valorizzazione e recupero delle attivit e delle abitazioni locali, si possa
far rivivere il passato (MI), ma in funzione dei turisti e del loro bisogno di spazi
e tempi alternativi, diversi: la Ostuni di oggi. Sempre tanta la storia, moltissimo il
turismo (LV, 18/05/2008).
A puntello di queste riflessioni sul legame, indubbiamente forte ma al contem-
po selettivo, con la tradizione, allinterno della rappresentazione nativa del mondo
contadino, si possono portare altre prove, potremmo dire indirette, ma ugualmente
attinenti. Una costante, ritrovata nei servizi di tutti i programmi selezionati, riguarda
la presenza e luso di mezzi di trasporto che potremmo definire alternativi rispetto
a quello usato pi comunemente per il viaggio turistico e per la vita quotidiana,
ovvero lautomobile. Sono frequenti, appunto, il calesse, lApe Piaggio da lavoro, la

61
Il famoso film con Vittorio De Sica e con Gina Lollobrigida, ma la regia di Luigi
Comencini.
62
L. Morandini, L. Morandini, M. Morandini, Il Morandini 2010. Dizionario dei film, Zani-
chelli, Bologna 2009, s.v.
63
In proposito, si veda: V. Teti, Le culture alimentari nel mezzogiorno continentale in
et contemporanea, in A. Capatti, A. De Bernardi e A. Varni (a cura di), Storia dItalia,
Annali, 13: Lalimentazione, Einaudi, Torino, pp. 63-165. Interessante, anche il concetto
di gastronazioanlismo di M. DeSoucey, Gastronationalism: Food Traditions and Authen-
ticity Politics in the European Union, American Sociological Review, v. 75, n. 3, 2010, pp.
432455.
Una sconvenienza logica. Televisione e mondo contadino 223

vecchia 500 della Fiat, il sidecar. Gli spostamenti degli inviati, degli ospiti, dei refe-
renti locali e dei turisti avvengono utilizzando questi mezzi, primo tra tutti il cavallo.
Non si tratta solo di una trovata legata al servizio televisivo, a quanto pare, ma di
una pratica che si offre al turista in visita in questi luoghi. E in effetti compare anche
il treno depoca messo a disposizione delle ferrovie locali per il tour della Valle
dItria (SV, 19/09/2009). Sono previsti, inoltre, servizi navetta tra le masserie-
hotel e la citt di Martina Franca eseguiti in carrozza con autista in abito depoca.
Ad Alberobello, si trasportano dal paese alla masserie i turisti giapponesi, in quanto
attratti dai mezzi depoca, utilizzando la storica Fiat 500 (SV, 28/04/2007). Il con-
duttore o linviato del programma fanno sempre questa esperienza al posto dello
spettatore: ad Alberobello, Paolo Brosio di Linea Verde64 gira il paese in bicicletta,
un mezzo sempre pi turistico, tanto vero che nella stessa trasmissione vengono
intervistati i club che organizzano tour ciclistici per turisti.
Come leggere questo aspetto cos ricorrente? Innanzitutto, si pu confermare il
carattere di messa in scena della rappresentazione televisiva: a dispetto del mes-
saggio retr cos insistito, nei servizi, forse per distrazione forse perch inevitabili,
compaiono, anche se di sfuggita, le normali automobili della realt quotidiana. In
secondo luogo, il mettere in scena e poi lutilizzare mezzi alternativi risponde per-
fettamente alla rappresentazione del mondo contadino e gli d forza: i mezzi di lo-
comozione alternativi sono lenti, naturali o comunque non inquinanti, sono aperti
allaria sana e al bel tempo. Ci ancora pi paradossale se si pensa che il turista
raggiunge queste localit quasi sempre in automobile (sia che venga dalla citt
per il week-end sia che venga dallaeroporto per una vacanza pi lunga). Questo
ricorso diffuso ai mezzi di trasporto depoca sembra esprimere il meccanismo dello
sguardo del turista, che attratto da quegli elementi insoliti per la sua esperienza
quotidiana, fuori dal suo mondo ordinario65.
Analogamente, si pu ragionare sulla tipologia di sonoro utilizzata nei servizi. Il
commento musicale ha la funzione o di accompagnare le inquadrature senza audio
o di far concentrare lattenzione dello spettatore sul dialogo tra i protagonisti del
servizio. Nei nostri programmi, la musica di sottofondo assolve queste due funzioni
mentre non ne assolve una terza, se non in rari casi, quella di creare unatmosfera
emotiva propria in assonanza con il paesaggio ripreso. La stragrande maggioranza
dei programmi adotta musiche sostanzialmente stereotipate, che si richiamano in
vario modo alla musica popolare, rivisitata per in chiave elettronica. Fisarmonica
e tamburelli sono gli strumenti pi facilmente riconoscibili e dominanti. C una forte
omogeneit nel sottofondo musicale utilizzato, e questo contribuisce al meccani-
smo del riconoscimento del gi noto e del conosciuto, tipico della televisione. Attra-
verso questo tipo di commento lo spettatore percepisce subito il tipo di programma
che sta guardando, e tutta la ruralit che esso vuole comunicare.

64
Brosio ha condotto Linea verde dal 2002 al 2006.
65
J. Urry, Lo sguardo del turista, SEAM, Roma 1995 (ed. or. 1990).
224 Ferdinando Spina

3.2 Lagricoltura
I molteplici temi dellagricoltura, intesa propriamente come larte e la pratica di
coltivare il suolo per ottenere prodotti utili al sostentamento delluomo, vengono
affrontati da due prospettive in effetti parallele, e che si configurano propriamente
luna come locale e laltra come globale. La prima espressa dai professionisti
dellagricoltura del posto, quindi gli imprenditori, gli agronomi, i veterinari, i profes-
sori di agraria, le guardie del corpo forestale, i sindacati di categoria, ecc. Questi
testimoni privilegiati, se sollecitati da domande pertinenti e allinterno delle rubri-
che televisive di servizio, producono un discorso tecnico, specialistico, pragmatico.
Emerge il lato tecnologico e industriale dellagricoltura della Valle dItria, di cui si
possono fare qui solo alcuni esempi: i controlli sanitari, la produzione allavanguar-
dia, i metodi biologici, il recupero delle razze animali originarie del luogo (lasino di
Martina Franca o la mucca podolica). Ci sono riferimenti a studi scientifici condotti
in loco sulla qualit organolettiche della carne, della vite e degli altri prodotti. Lag-
gettivo moderno viene usato spesso nella definizione dellattivit e delle sue strut-
ture (come in frasi del tipo la vigna dotata di un moderno impianto). Agli aspetti
tecnici si affiancano conseguentemente quelli delleconomia e del mercato, ma in
una forma molto problematica: lombra della crisi, infatti, incombe sullagricoltura
locale, facilmente percepibile sia nelle parole degli agricoltori sia nella costruzione
complessiva dei programmi ad opera delle redazioni. Emergono i benefici e i limiti
dei finanziamenti regionali, gli obblighi di rendicontazione, gli oneri fiscali, e poi i
problemi di commercializzazione, dei bilanci in rosso.
Soprattutto, si fa chiaro il condizionamento che gli agricoltori subiscono dallester-
no: dal mercato, ci siamo dovuti piegare a quello che il mercato offriva; dai con-
sumatori, la gente vuole rosso (e cos si sacrificano i vitigni autoctoni oggi senza
richiesta); dai media, i cui messaggi sono in grado di condizionare le abitudini di
consumo e, dunque indirettamente, la qualit e la quantit della produzione. In
proposito, occorre dire che il mondo dellagricoltura professionale si rivela oramai
media minded, ben consapevole della necessit di comunicare attraverso adegua-
te strategie di marketing e pubblicit (come nellesempio del vino novello, A7,
22/11/2009). Ma il condizionamento esterno letto anche come il frutto del disinte-
resse e della scarsa considerazione di cui gode lagricoltura nella societ attuale:
per lagricoltore locale, che considera il suo lavoro di produzione dei beni alimentari
sani come fondamentale per la societ, ci inconcepibile e intollerabile.
Questi temi sono comunque affrontati solo in alcuni programmi. Nella maggior
parte dei servizi televisivi dedicati al mondo contadino della Valle dItria, i problemi
e le contraddizioni dellagricoltura sono taciuti, in favore degli aspetti folkloristici,
nostalgici e idilliaci illustrati precedentemente. Ad esempio, si fa persino ricorso, in
modo comunque scherzoso, al Guinness dei primati: viene mostrata allo spettatore
lorecchietta pi grande del mondo.

3.3 La natura
La campagna come entit separata e autonoma dallintervento umano, descritta o
ritratta nel suo complesso o dettagliatamente nei suoi elementi caratteristici (profumi,
Una sconvenienza logica. Televisione e mondo contadino 225

colori, flora e fauna) fa solo da sfondo alle attivit contadine. Anche in quei program-
mi che sono interessati al paesaggio per finalit di promozione turistica, questultimo
non parla da s ma deve essere parlato da un attore locale intervistato dal condut-
tore di turno. Questa considerazione non deve sembrare banale: il filtro delle parole
e dei concetti utilizzati nel corso di queste descrizioni non lascia spazio alle specificit
naturali, alla biodiversit del territorio, ma riconduce tutto agli stereotipi dellimmagi-
nario collettivo, e quindi agli ulivi secolari e alla terra arida e pietrosa delle Murge.
Raramente, il discorso televisivo indugia su particolari, come sulla quercia tipica della
Valle dItria, il fragno (Quercus trojana) (LV, 21/05/2006).
Del resto, la natura, intesa come entit non condizionabile dalluomo, esempli-
ficata dai cicli stagionali, dagli eventi atmosferici, dalle interazioni degli altri esseri
viventi (parassiti, uccelli, ecc.), pur avendo ancora oggi un forte impatto sulle pro-
duzioni agricole e sugli stili di vita, non trova spazio sul video.

3.3.1 Gli animali del contadino


Gli animali sembrano essere i soggetti preferiti delle inquadrature televisive e,
quasi sempre, delle attenzioni dei conduttori. Si tratta degli animali tipici che ci si
aspetta di trovare in una masseria: i cavalli, gli agnelli, le mucche, i maiali, gli asini,
le pecore, le capre. Il cavallo murgese e lasino di Martina Franca sono protago-
nisti di numerosi servizi dedicati interamente a loro: essi vengono ripresi durante
manifestazioni sportive e raduni, occasioni in cui si evidenziano, con orgoglio, le
qualit delle razze autoctone e la bravura degli agricoltori e delle istituzioni locali
nel preservarle e promuoverle (A7, 11/10/2009).
La maggior parte delle volte gli animali sono trattati come elementi tipici del
paesaggio, come gli alberi e i trulli, sottofondo dei discorsi tra linviato e i perso-
naggi locali. Essi sono ripresi sempre liberi, allo stato brado, e questo aspetto au-
menta lidillio e la sensazione di armonia uomo-natura della campagna. Le ragioni
delleconomia e del profitto nellallevamento degli animali (in discorsi del tipo: quella
del cavallo murgese una razza che si vende bene, LV, 21/05/2006) ritornano
spesso ma quasi in modo incidentale. Gli aspetti, invece, legati alla macellazione,
alla sistemazione delle stalle, alla raccolta intensiva del latte, sono totalmente as-
senti in televisione, pur facendo parte della realt contadina.

3.4 Laltro
Laltro , innanzitutto, il conduttore che viene da fuori. Costui non ha difficolt ad
entrare in sintonia con il mondo che lo ospita: ripete, o scimmiotta, il dialetto loca-
le, si prodiga in complimenti, saluta e ammicca alla gente del posto, ai sindaci e agli
operai. Questa alterit sembra essere fondamentale nel meccanismo di rappre-
sentazione della realt locale. E infatti, anche le emittenti locali prediligono inviati
non del posto, magari di origini straniere (come Jacqueline Adames nei programmi
Salento dAmare e Terra dei due mari di Telerama). In fondo, il meccanismo pi
funzionale alla messa in scena del territorio.
Lalterit rispetto alle radici del mondo contadino si coglie, poi, in altre figure
presenti nei servizi, tra cui i turisti. Ma ci sono pure accenni, diretti o indiretti, alla
226 Ferdinando Spina

globalizzazione, i cui processi vengono inevitabilmente percepiti, e subiti, anche


nelle campagne della Valle dItria. Gli aspetti positivi della globalizzazione sono
individuati, come detto, nella presenza di turisti provenienti da diverse nazioni, an-
che lontane come il Giappone, quindi da un interesse e una notoriet conquistati a
livello mondiale. E ancora, sono le opportunit economiche legate alla commercia-
lizzazione dei prodotti, attraverso lorganizzazione dei mercati ortofrutticoli e delle
grandi reti di trasporto.
Ma la globalizzazione anche percepita come una minaccia, e ci emerge in quei
programmi che scavano e analizzano il lavoro agricolo pi che la tradizione contadi-
na. Se questultima, infatti, non sembra essere minacciata dai flussi culturali prove-
nienti dallesterno, ma anzi ne viene patrimonializzata, il sistema locale di produzio-
ne agricola subisce la concorrenza delle produzioni straniere, realizzate in assenza
di controlli, igiene, rispetto per la natura, e, come si dice a volte, senza civilt.
Al di l della comprensione che di essa possiedono e raccontano gli attori della
rappresentazione televisiva, la globalizzazione avvertita come un processo con-
traddittorio, soprattutto rispetto al dogma dellautenticit che pervade ogni narrazio-
ne: lo si capisce attraverso un semplice esempio, quando un imprenditore agricolo
deve ammettere, assieme al giornalista, che per reimpiantare un vitigno autoctono
nella sua tenuta in agro di Martina Franca si dovuto far ricorso a produzioni prove-
nienti da posti lontanissimi di altri continenti, forse dal Sud America o dallAustralia
(A7, 7/01/2009). Il vitigno autentico , infatti, ormai scomparso da anni nelle
campagne delle Murge.

4. Conclusioni

Il gioco iniziale del confronto tra le rappresentazioni della Valle dItria ha tro-
vato molte conferme nellanalisi sopra esposta della versione televisiva di quelle
rappresentazioni. Ogni programma, ogni stile di conduzione, costruisce la propria
versione del mondo contadino, a cui si aggiungono le versioni degli attori nativi
e allogeni. Non solo la realt del mondo contadino immaginata, attraverso un
processo di costruzione plurale e sedimentato, ma essa anche polifonica, produ-
cendo versioni spesso in conflitto tra loro.
Per il sociologo e lantropologo, il problema non pi di riconoscere il grado ai
autenticit di una comunit e di un territorio: le comunit devono essere distinte
non dalla loro falsit/genuinit, ma dallo stile in cui esse sono immaginate66. Si
tratta di un processo per cui, allinterno della contemporanea dialettica globale-lo-
cale, gli appartenenti a una data comunit territoriale pensano se stessi in relazione
agli altri, alla rappresentazione degli altri:

se limmaginazione consiste nel rappresentarsi realt che sono esperite non solo personal-
mente, ma anche da altri, nella pratica quotidiana essa consente di pensarsi in congiunzio-

B. Anderson, Comunit immaginate, Manifestolibri, Roma 1996, p. 24 (ed. or. 1983 e


66

1991).
Una sconvenienza logica. Televisione e mondo contadino 227

ne ad altri soggetti come soggetti aventi lo stesso tipo di immaginario. Politiche, espressioni
collettive, in parole povere identit, nascono da questo contesto come entit nuove, come
comunit immaginate67.

Ci significa che oggi non sono pi riscontrabili comunit chiuse, tradizionali,


che presentano unidentit originaria e non relazionale: quando i protagonisti della
nostra analisi si impegnano affinch il turista viva la vera realt contadina, con-
fermano che quella realt non vive pi per loro stessi.
Nella ricerca questo processo ben illustrato da un fenomeno ovvio, la cui ri-
levanza per si accresce alla luce di questa riflessione sul mondo contadino im-
maginato: il fenomeno cio della costruzione della rappresentazione del mondo
contadino autentico, della festa di paese, del cibo tradizionale, dei vecchi mestieri.
tutta una messa in scena per la televisione di turno. Il risultato, in realt, una
de-territorializzazione, in quanto la specificit del luogo e delle sue relazioni sociali
o si perdono nella rappresentazione o vengono forzate affinch limmagine di quel
territorio sia conforme con quella del pi ampio pubblico nazionale e globale.
Unaltra riflessione conclusiva relativa ai tratti stereotipati dellambiguo con-
cetto di comunit. La comunit contadina piccola e localizzata (il paese raccolto,
le relazioni personali faccia a faccia), quasi indipendente dallesterno (facciamo
tutto noi), tradizionale (il folklore, il tempo che fu, lassenza di cambiamento,
lattaccamento alla terra, il sapere degli avi), e marca il confine con lo straniero
(il conduttore, il turista). Questi tratti ritornano in modo continuo e diffuso, come a
costituire le tessere di un mosaico il cui soggetto finale appunto il piccolo mondo
antico, lideale comunitario. Questultimo non esplicitato, tranne che in alcuni
episodi, ma viene naturalizzato dai fatti, dalla realt delle cose. Tanto vero che
risulta difficile, anche per il ricercatore, non credere che davvero questo ideale sia
in qualche modo il frutto o la conseguenza di una realt oggettiva, piuttosto che
di un processo che avviene attraverso i meccanismi dellindustria culturale e del
mercato. Ritorna, dunque, quel dubbio che gi Barthes aveva formulato rispetto
alle guide turistiche68, e che si pu riproporre per le rappresentazioni televisive: una
guida o un accecamento?
Domina una sostanziale ambivalenza tra mercato e identit, tra tradizione e
futuro, tra verit e finzione: una sconvenienza logica, appunto. Lunica cosa certa
che il mondo contadino pugliese fragile, bisognoso nella costruzione della propria
identit di apporti che provengono dal di fuori, come dimostra il caso dei trulli di
Alberobello e dellUnesco. Si ri-perpetua, a ben guardare, una delle caratteristiche
salienti del concetto di contadino, e cio lobbligazione e la dipendenza nei con-

67
U. Fabietti, R. Malighetti, V. Matera, Dal tribale al globale. Introduzione allantropolo-
gia, Bruno Mondadori, 2002, p. 107.
68
In Miti doggi (op. cit., pp. 118-121), Barthes si riferisce alla serie di guide turistiche
Guida blu della Hachette: la Guida diventa, per unoperazione comune ad ogni mistifica-
zione, il contrario stesso del suo titolo, un mezzo di accecamento (p. 120).
228 Ferdinando Spina

fronti dei detentori del potere politico ed economico69. Il mondo rurale dominato da
potenze esterne: la subordinazione politica ed economica anche subordinazione
culturale. La campagna da poltrona (armchair countryside)70 raffigurata dalla te-
levisione corre il rischio di essere un ingranaggio di questo condizionamento, e di
perpetuare quella povert da dipendenza, innanzitutto culturale, che equivale
a sovrabbondanza s di sofferenze, ma soprattutto di vuoto: pi facile risolvere la
povert che sradicare la cultura della povert71.

69
T. Shanin Introduction: Peasantry as a Concept, in T. Shanin (a cura di), Peasants and
peasant societies: selected readings, Penguin, Harmondsworth 1971. pp. 1-14.
70
M. Bunce, The Countryside Ideal: Anglo-American Images of Landscape, Routledge,
London 1994.
71
L. Za, op. cit., p. 15.
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