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I terminali di distribuzione dellaria


ADILENO BOECHE, VILIAM STEFANUTTI
TiFS ingegneria Srl, Padova

RIASSUNTO

Vengono esaminati i modelli principali di distribuzione dell'aria negli ambienti: per


miscelazione (a flusso turbolento), a dislocazione, a flusso unidirezionale (laminare). Per
ogni modello vengono presi in considerazione i principali parametri funzionali, con
qualche cenno ad alcuni elementi innovativi recentemente introdotti da ASHRAE
(temperatura efficace di corrente; indice prestazionale della diffusione dell'aria ADPI);
successivamente vengono illustrate le tipologie di terminali pi adatti per ciascuna delle
modalit distributive, fornendo anche alcune indicazioni utili per il loro impiego, in
relazione alla geometria degli ambienti serviti ed alla loro destinazione d'uso.

1. INTRODUZIONE

Scopo della distribuzione di aria in ambiente quello di omogeneizzare ai valori


prefissati i parametri di temperatura, umidit relativa, velocit e purezza dellaria
nellambiente medesimo.
Questo pu essere ottenuto sostanzialmente con tre metodologie, ciascuna delle
quali pu trovare ottimizzazione a seconda delle condizioni di carico termico, di
geometria dellambiente e della sua destinazione duso.
Tali metodologie sono riconducibili ai seguenti modelli:
a) distribuzione a flusso turbolento, con elevato grado di mescolamento (induzione)
fra laria immessa dagli appositi terminali (aria primaria) ed aria presente in
ambiente e richiamata in movimento per effetto di trascinamento da parte del flusso
di aria primaria. La posizione dei terminali pu essere varia in funzione delle
applicazioni.
Questa tipologia normalmente caratterizzata da una portata di aria primaria relati-
vamente modesta rispetto al totale movimento di aria provocato e da una differenza
di temperatura relativamente elevata fra aria immessa e condizioni ambientali medie.
Per contro le velocit di introduzione dellaria sono abbastanza elevate (normalmente
superiori a 2 m/s) con limite superiore che pu arrivare oltre i 20 m/s.
b) distribuzione a dislocazione, che consiste nellimmissione localizzata di aria a
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velocit particolarmente modesta (da 0.2 a 0.4 m/s), effettuata nella parte bassa
dellambiente e con temperatura di poco inferiore a quella media del locale.
Laria fresca cos introdotta tende a diffondersi senza turbolenza, rimanendo aderente
al pavimento, spostando lentamente verso lalto laria circostante pi calda,
favorendo e utilizzando i moti convettivi dovuti alla presenza di sorgenti termiche
localizzate. Questa tipologia caratterizzata da portate di aria immessa pi elevate
rispetto al caso precedente, ma, come gi esposto, con velocit e differenze di
temperatura ridotte.
c) distribuzione a flusso laminare orizzontale o verticale, che consiste nellimmissione
di aria da ampie porzioni di parete o di soffitto, con velocit uniforme dellordine di
0.4 0.5 m/s, che attraversa lambiente con movimento simile a quello di un pistone
fino ad essere ripresa dal lato opposto a quello di introduzione. In questo caso
lobiettivo principale lottenimento di un elevatissimo grado di purezza dellaria
ambiente con bassissimo grado di turbolenza, purezza dipendente essenzialmente
dalla qualit e quantit dellaria immessa. Ne conseguono rilevanti portate daria con
temperatura molto prossima a quella media dellambiente.
Nei sistemi impiantistici operanti con parziale o totale aria esterna, i diversi tipi di
distribuzione e quindi di terminali di immissione e di ripresa, influenzano in modo
determinante i noti parametri caratteristici di:
- efficienza locale e media di ventilazione;
- efficienza di ricambio dellaria;
- et locale o media dellaria in ambiente [1].
Vengono nel seguito presi in esame i terminali di distribuzione dellaria adatti a
ciascuna delle tre modalit di distribuzione descritte.

2. TERMINALI PER DISTRIBUZIONE A FLUSSO TURBOLENTO

2.1 Principi e tipologie

Ai fini della buona comprensione dellargomento si ritiene opportuno un breve


richiamo ai termini ed alle definizioni pi comunemente impiegati in questo campo con
riferimento anche alla schematizzazione di fig. 1 che rappresenta il flusso daria generato
da una ideale bocchetta a parete.

- Velocit di uscita: si intende generalmente, per le bocchette rettangolari


tradizionali, la velocit valutata sull'area frontale lorda della
bocchetta (b x h), anche se alcuni costruttori la forniscono
riferita all'area frontale netta (detratta cio l'occlusione
costituita dalle alette), che deve essere indicata; nel caso di
diffusori anemostatici o comunque di dispositivi nei quali
sia difficilmente identificabile una precisa velocit di uscita,
si fa generalmente riferimento alla velocit media sul collo,
oppure va esattamente definito di volta in volta il
riferimento per la velocit di uscita. La velocit iniziale
rimane costante solo in una parte centrale (indisturbata) del
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getto detta dardo, di forma (nel caso di bocchetta rettan-


golare tradizionale) pressoch piramidale, la cui lunghezza
dipende dalla velocit di uscita stessa.
- Lancio: si intende la distanza alla quale la velocit massima dell'aria
lungo lasse del getto, per effetto dell'allargamento del getto
stesso e del mescolamento con aria ambiente, si ridotta ad
un valore predefinito, Vm, in condizioni d'isotermia con
l'ambiente. Nelle applicazioni di benessere ogni dispositivo
di immissione deve "coprire" una certa porzione dell'am-
biente raggiungendo con il suo lancio le zone pi lontane
con una velocit finale massima Vom tale da non creare
disagi agli occupanti: questa velocit fissata usualmente in
0.15 m/s (valore medio, dipendente anche dalle condizioni
termoigrometriche) e quindi quello che interessa il lancio
Lo, valutato nel punto ove si raggiunge la Vom. In realt
questo criterio di valutazione di Lo assai prudenziale:
infatti sarebbe sufficiente far riferimento alla velocit limite
di 0,15 m/s considerata nella zona occupata dalle persone e
non lungo lasse del getto, che generalmente ben pi in
alto: ed invero alcuni costruttori forniscono il lancio Lo
valutato sulla base di questultima considerazione.

- Rapporto d'induzione: l'aria immessa con una certa velocit trascina nel suo
movimento ("induce") anche parte dell'aria ambiente
circostante, talch in ogni punto del getto si avr una portata
totale in movimento Wt superiore a quella Wi della sola aria
immessa; in ogni punto del getto si definisce quindi il
rapporto d'induzione:
I = Wt/Wi
Fisicamente l'induzione pertanto legata alla velocit del
getto ed al suo sviluppo perimetrale, derivando da questo
che i dispositivi ad elevato rapporto di induzione potranno
tipicamente essere del tipo ad ugelli (alta velocit) o a
sviluppo lineare (alto perimetro) o comunque conformati in
modo tale da generare ampie zone di "richiamo" dell'aria
circostante, come ad esempio certi tipi di diffusori a soffitto.
- Caduta: La situazione d'isotermia nella realt ben difficilmente si
verifica, essendo quasi sempre l'aria immessa pi calda o
pi fredda di quella ambientale; tale diversit di temperatura
(e quindi di densit) determina nel primo caso una tendenza
naturale del getto ad innalzarsi, nel secondo ad abbassarsi
("cadere"). Sempre con riferimento alla fig. 1, ad ogni
distanza dal punto dimmissione, ovvero ad ogni valore del
lancio, si pu quindi definire la caduta come la distanza
(positiva o negativa) fra la quota dellasse del getto nel
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punto in esame e la quota del punto dimmissione: la caduta


alla quale si fa generalmente riferimento comunque quella
corrispondente al lancio Lo.
- Temperatura finale del lancio: per effetto dell'induzione, in condizioni di non
isotermia, la temperatura dell'aria cos miscelata tende ad
avvicinarsi sempre pi a quella dell'ambiente; in
corrispondenza al lancio Lo si ha la temperatura finale del
lancio To: nellipotesi di mescolamento idealmente
completo ed uniforme su tutta la sezione del getto, essa
determinabile analiticamente con un semplice bilancio
termico e di massa in funzione del rapporto dinduzione
finale Io
Ta - To 1
=
Ta - Ti Io
In realt linduzione, specialmente nelle zone pi prossime
al punto dimmissione, interessa solo la periferia del getto e
la temperatura nel dardo rimane allincirca eguale a quella
iniziale Ti, cosicch non appare verificata lipotesi di
mescolamento ideale completo: pertanto la relazione sopra
esposta non nella realt applicabile e To risulta meno
prossima a Ta di quanto risulterebbe dalla formula.
- Effetto soffitto : quando una bocchetta di immissione si trova in vicinanza
(o effetto COANDA) del soffitto (distanza non superiore a 30 cm), il getto tende
ad aderire al soffitto per depressione; tale fenomeno,
denominato effetto soffitto (o Coanda) provoca un
allungamento del lancio e contemporaneamente una
diminuzione della caduta. Occorre perci accertarsi, nella
consultazione dei cataloghi dei costruttori, se lancio e
caduta sono forniti in presenza o meno di effetto soffitto.
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Fig. 1

Con gli opportuni adattamenti alle singole situazioni, le considerazioni e le


definizioni sopra esposte sono valide anche per dispositivi di immissione a soffitto che
sfruttano in modo evidente l'effetto Coanda (diffusori circolari, quadrati, lineari) o in
presenza, piuttosto frequente, di ostacoli che interagiscano con il flusso dell'aria, ostacoli
che possono essere costituiti anche da altri flussi d'aria. In particolare per i diffusori
circolari o quadrangolari spesso si parla anche di raggio di diffusione, anzich di lancio,
e si definisce altres un "raggio minimo" al di sotto del quale la presenza di eventuali
ostacoli (anche costituiti dal flusso d'aria di altri diffusori) crea disagio agli occupanti, a
causa dell'ancora sensibile velocit dell'aria e della sua temperatura, non sufficien-
temente mitigatasi per effetto induttivo. La fig. 2 fornisce una chiara schematizzazione
di tutto questo.
6 I terminali di distribuzione dellaria

Fig. 2

Le schematizzazioni fino ad ora considerate fanno riferimento a condizioni


costanti di temperatura di immissione e di portata, ovvero velocit di uscita dellaria,
situazioni queste che non sempre si verificano; si pensi ad esempio alla differenza di
temperatura di mandata fra linverno e lestate ovvero alla variabilit delle velocit negli
impianti VAV.
Nel primo caso, per contrastare la naturale tendenza dellaria calda invernale a
permanere nella parte alta degli ambienti e dellaria fredda estiva a scendere verso il
basso, sono disponibili sul mercato diffusori a geometria variabile, tali da indirizzare
laria calda verso il basso e quella fredda orizzontalmente. La variabilit della geometria
pu essere ottenuta attraverso sistemi motorizzati o mediante dispositivi termosensibili
autoazionati.
Nel caso degli impianti VAV si deve ricorrere a terminali specificamente studiati,
che mantengano un discreto rapporto di induzione anche quando la velocit di uscita si
riduce. Questa caratteristica sufficientemente intrinseca per i diffusori lineari a
geometria fissa, mentre per i diffusori di altro tipo essa ottenibile tramite adeguati
meccanismi.
Vengono qui di seguito illustrati i principali tipi di terminali per flusso turbolento;
la successiva tabella 1 riepiloga alcune indicazioni utili per la loro scelta in funzione dei
principali parametri di flusso dellaria.
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Fig. 3 - Bocchetta di mandata a parete a doppio ordine di alette

Fig. 4 - Bocchetta di mandata a parete ad ugelli

Fig. 5 - Diffusore a soffitto a coni concentrici fissi


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Fig. 6 - Diffusore ad assetto variabile con elemento termostatico

Fig. 7 - Diffusore a soffitto a flusso elicoidale con alette direzionali mobili interne

Fig. 8 - Diffusore a soffitto a flusso elicoidale ad alette fisse


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Fig. 9 - Diffusore a soffitto ad alette fisse

Fig. 10 - Diffusore ad effetto spiroidale da pavimento

Fig. 11 - Diffusori da sottopoltrona


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Fig. 12 - Diffusore lineare a feritoia continua con deflettore interno

Fig. 13 - Diffusore lineare a feritoia con cilindretti orientabili per installazione a soffitto

Fig. 14 - Ugelli a lancio profondo


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Fig 15 Canale forellato

Tabella 1
Velocit di Rapporto Lancio Posizionamento
Tipologia di
uscita (m/s) induzione
terminale
da-a da-a L M B Parete Soff. Pav.

Bocchette ad alette 28 24

Diffusori a coni 1,2 4 38

Diffusori spiroidali 26 4 12

Diffusori lineari 26 4 12
Ugelli 4 20 5 50

L=lungo M=medio B =breve

2.2 Temperatura efficace di corrente

Si ritiene interessante introdurre un parametro denominato temperatura efficace di


corrente (effective draft temperature) recentemente proposto dallASHRAE [2], che
caratterizza, soprattutto in regime di raffreddamento, gli effetti combinati del movimento
dellaria e della temperatura sul benessere termico del corpo umano.
Tale parametro si definisce come:
= (tx tc) 8 (vx 0.15)
12 I terminali di distribuzione dellaria

dove:
tx = temperatura locale a bulbo secco dellaria (nel punto di misura), C
tc = temperatura a bulbo secco media di set point (benessere) dellaria in ambiente, C
vx = velocit locale dellaria (nel punto di misura), m/s
0.15 = velocit di riferimento considerata ottimale, m/s.
La situazione ottimale si verifica quando il parametro si azzera. Durante lestate
risulta normalmente tx < tc e quindi entrambi i termini di temperatura e velocit sono
negativi quando vx maggiore di 0.15 m/s: in tale situazione i due termini si sommano
contribuendo entrambi alla sensazione di freddo.
Durante linverno generalmente tx > tc e qualsiasi velocit superiore a 0.15 m/s
contribuisce a ridurre leffetto di riscaldamento dovuto a tx.
I diagrammi di fig. 16 illustrano la percentuale di occupanti che lamentano insoddi-
sfazione per presenza di corrente daria, in funzione dei parametri locali di velocit e
temperatura; i diagrammi individuano altres il luogo dei punti con = 0 che separa le
zone caratterizzate da sensazione di caldo e di freddo. Da essi si evince che la zona pi
critica ai fini della sensazione di corrente daria quella compresa approssimativamente
fra 0.75 m e 1.5 m dal pavimento (corrispondente alla regione del collo degli occupanti).

Fig. 16 - Percentuale di occupanti con sensazione di corrente daria in locali condizionati

In situazione di attivit sedentaria in regime di raffreddamento la maggiore


percentuale di persone si dichiara soddisfatta dal punto di vista del comfort quando il
valore di compreso tra 1.5 K e +1.0 K e vx inferiore a 0.35 m/s.
Partendo da questa considerazione si pu definire lindice prestazionale della
diffusione dellaria (ADPI = air diffusion performance index), che rappresenta, in una
serie sufficientemente ampia di misurazioni ambientali (nella zona occupata), la
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percentuale di punti nei quali risultano soddisfatte le due condizioni sopra indicate.
Quanto pi alto il valore di ADPI, tanto pi si approssimano le condizioni ideali.
Le guide ASHRAE [4] forniscono utili indicazioni su questo parametro in
relazione ai tipi di terminale di distribuzione dellaria e ai carichi termici specifici in
ambiente (W/m2).

3. TERMINALI PER DISTRIBUZIONE A DISLOCAMENTO

A differenza di quanto accade per i sistemi a flusso turbolento, nei quali si sfrutta
leffetto di mescolamento per omogenizzare in ambiente temperatura, umidit relativa e
purezza dellaria, i sistemi a dislocamento si basano sulla naturale tendenza dellaria pi
fresca introdotta nel locale dal terminale, a stratificare diffondendosi nella parte bassa
del locale medesimo. Conseguentemente laria pi calda, spostata verso lalto dal flusso
entrante e ulteriormente accelerata dalle correnti convettive create dalle sorgenti
termiche localizzate (persone, computer, lampade, ecc.), tende a raccogliersi nella parte
prossima al soffitto, dalla quale pu essere aspirata dai terminali di ripresa dellimpianto.
Appare subito evidente che questa tipologia distributiva trova la sua naturale
applicazione solo in regime di raffrescamento, a meno che non si impieghino sistemi di
riscaldamento radiante a soffitto.
Caratterizzano la distribuzione a dislocamento una bassa velocit di introduzione
dellaria (0.2 0.4 m/s) ed un differenziale di temperatura piuttosto modesto
(max. 6 7C) rispetto alle condizioni richieste nella zona occupata. Normalmente la
zona di influenza di un terminale pu avere un raggio variabile da 2 3 m fino a 7 8 m.
La fig. 17 illustra schematicamente il campo di flusso generato da un ipotetico
terminale a dislocamento; appare evidente come leffetto di spostamento combinato con
le correnti convettive favorisca il trasporto degli inquinanti leggeri verso la parte alta
dellambiente e quindi verso laspirazione con conseguente miglioramento della qualit
dellaria nella zona occupata.
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Fig. 17

Lo studio del campo termico e fluodinamico dei sistemi a dislocazione tuttora


oggetto di ricerca e di sperimentazione; si riportano tuttavia alcune considerazioni utili
ad un corretto impiego di questo tipo di terminali.
a) La portata di aria immessa non deve essere inferiore a quella movimentata dalle
correnti convettive generate dalle sorgenti termiche presenti nel locale; sono
reperibili in letteratura alcuni dati in riguardo;
b) Esiste una zona in vicinanza del terminale, denominata zona critica, nella quale la
velocit dellaria si mantiene superiore a 0.20 m/s con evidente possibile disagio per
persone che si trovino nel suo interno e nella quale pertanto opportuno evitare di
collocare postazioni fisse di lavoro;
c) La zona di influenza del terminale ed il relativo campo di flusso sono strettamente
connessi alla forma del diffusore (rapporto fra base e altezza) ed alla sua collocazione
(centro parete, angolo, centro locale);
d) In relazione alla portata di aria immessa si possono realizzare zone di aria pulita di
altezza da pavimento variabile da 1.0 a 2.0m.
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Fig. 18 Diffusore a dislocamento

Fra i terminali a dislocamento si possono comprendere anche quelli talora


impiegati sotto poltrona negli auditori e nei teatri illustrati in fig. 11 .

4. SISTEMI A FLUSSO LAMINARE

Denominatore comune di tutti questi sistemi l'ottenimento, in ambiente, di un


elevato grado di purezza dell'aria e quindi di una forte riduzione degli agenti inquinanti
di origine organica, inorganica e biologica, ottenimento per il quale determinante, oltre
all'efficienza dei sistemi di filtrazione, anche la corretta scelta delle modalit di distri-
buzione dell'aria nei locali trattati. La riduzione della concentrazione degli agenti
inquinanti ottenuta in questo caso per "spostamento" fisico dell'aria inquinata, alla
quale va via via a sostituirsi aria "nuova" trattata, con un meccanismo ad "effetto
pistone" realizzato di norma ricorrendo a distribuzione del tipo a flusso unidirezionale
"laminare", ovvero a bassa turbolenza, con aria immessa da un'intera parete (o soffitto)
completamente corredata di elementi filtranti HEPA, con velocit uniforme di circa 0.4
- 0.5 m/s, che viene mantenuta tale fino alla parete apposta (o pavimento), da cui avviene
l'estrazione. Le fig. 19 e 20 schematizzano le due tipologie di flusso per due camere
bianche di diversa classe : nel primo caso la classe migliore ottenibile in linea di
massima la 1000 (espressa in particelle per piede cubo) corrispondente alla attuale
Classe ISO 6 secondo norma ISO 14644-1, mentre nel secondo caso si pu raggiungere
anche la classe 1 (ISO 3). Si ritiene opportuno segnalare come lentit della portata
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d'aria, nei sistemi a flusso unidirezionale, sia determinata esclusivamente dall'area della
superficie di immissione dell'aria: da ci deriva l'importanza della oculata scelta della
parete da adibire all'introduzione dell'aria.

Fig. 19 Camera bianca con flusso non laminare (riduzione degli inquinanti per diluizione)
I terminali di distribuzione dellaria 17

Fig. 20 Camera bianca con flusso laminare (riduzione degli inquinanti per spostamento)

Applicazioni tipiche di questi sistemi sono alcune lavorazioni dellindustria


farmaceutica, elettronica ed alimentare ed anche alcuni reparti ospedalieri (sale
operatorie ad altissimo grado di asepsi, degenze per grandi ustionati e reparti infettivi).
A titolo esemplificativo la fig. 21 illustra due applicazioni tipiche per questultimo
settore.
Non mancano peraltro esempi, sempre nel campo ospedaliero, di sistemi distri-
butivi dellaria che realizzano un ottimo compromesso fra la distribuzione di tipo
turbolento e quella unidirezionale, che consentono di raggiungere elevati gradi di
purezza dellaria con portate in circolazione dellordine di 20 25 volumi/ora, ben
inferiori ai valori caratteristici di sistemi esclusivamente unidirezionali, per i quali si
raggiungono e si superano anche i 100 vol/h.
18 I terminali di distribuzione dellaria

Fig. 21

5. ALTRI TIPI DI TERMINALI

5.1 Travi fredde (cold beams)

Si tratta di un sistema distributivo dellaria di relativamente recente introduzione


sul mercato, che si colloca in posizione intermedia fra i sistemi radianti a soffitto ed i
vecchi induttori.
Le travi fredde si possono distinguere tra funzionamento di tipo passivo e di tipo
attivo. Le prime, che si prestano al solo regime di raffreddamento, sono costituite
sostanzialmente da una batteria alettata, integrata in un controsoffitto di tipo adeguato ed
alimentata da acqua refrigerata a temperatura sufficientemente elevato per evitare la
formazione di condensa; il funzionamento si basa sul moto convettivo naturale generato
dal raffreddamento dellaria che attraversa la batteria, richiamando altrettanta aria
ambiente pi calda dalle feritoie di cui il controsoffitto deve essere dotato.
Le seconde, sicuramente di impiego pi esteso (anche entro certi limiti per riscal-
damento), sfruttano lapporto di aria primaria fuoriuscente da appositi ugelli per ottenere
il trascinamento (induzione) dellaria ambiente attraverso la batteria di scambio; il valore
dei rapporti di trascinamento generalmente dellordine di 1:5 1:7.
In questi terminali la portata di aria primaria impiegabile limitata normalmente a
I terminali di distribuzione dellaria 19

2 3 vol/h , il che li rende adatti ad applicazioni tipicamente civili (o comunque tali da


non richiedere elevate portate daria di rinnovo), in sostituzione dei pi tradizionali
impianti a ventilconvettori ed aria primaria.

a) statica aperta b) attiva aperta

Fig. 22 - Travi fredde aperte

Fig. 23 - Trave fredda attiva chiusa

5.2 Canali in tessuto, permeabili o forellati

Anche questo tipo di terminali di introduzione relativamente recente sul mercato;


entrambe le tipologie sono mantenute gonfie nella loro sezione naturale circolare o
semicircolare dallaria in pressione che le alimenta, mentre si afflosciano a riposo.
I canali permeabili, peraltro non molto diffusi, realizzano un campo di moto
20 I terminali di distribuzione dellaria

dellaria sostanzialmente a dislocamento con bassissima velocit di uscita e senza


induzione; essi si prestano quindi in particolare modo ad applicazioni che richiedono
solo raffreddamento, in quanto leventuale introduzione di aria calda determinerebbe una
sua stratificazione al di sopra del canale.
Pure in regime di costante raffreddamento, la peculiariet di questi sistemi
caratterizzata da:
- elevata portata daria;
- differenziale di temperatura molto modesta rispetto allambiente dellordine di pochi
gradi;
- incompatibilit con presenza di forti sorgenti termiche concentrate in ambiente;
- mancanza di ingombri a pavimento.
I singoli costruttori forniscono anche dati sperimentali utili per il dimensionamento
del sistema.

I canali forellati (vedi fig. 15) realizzano invece un campo di moto dellaria
tipicamente turbolento ad elevato grado di induzione, con un comportamento ricondu-
cibile a quello degli ugelli a lunga gittata; questa caratteristica li rende adatti anche
allimpiego sia in regime invernale che in regime estivo e in presenza di fonti di calore
concentrate in ambiente.
Anche in questo caso i dati per un corretto dimensionamento sono forniti dai
costruttori, qualcuno dei quali ha avviato anche programmi di ricerca molto approfondita
sul comportamento e le prestazioni del sistema [3].

6. APPLICAZIONI

Si ritiene di fornire alcune indicazioni sulle principali applicazioni dei singoli tipi
di terminali rispetto alla configurazione e alle caratteristiche degli ambienti.
I terminali di distribuzione dellaria 21

AMBIENTI DI ALTEZZA FINO A 3.5 m AMBIENTI DI MEDIA O GRANDE ALTEZZA

Applicazioni normali Applicazioni industriali


- bocchette a parete - diffusori a soffitto ad effetto spiroidale
- diffusori a soffitto a coni concentrici - ugelli a lancio profondo
- diffusori a soffitto ad effetto spiroidale - dislocatori (in particolare per applicazioni
- diffusori lineari con elevate fonti di calore concentrate)
- ugelli a lancio profondo - canali forellati
- travi fredde
Applicazioni con elevati carichi termici Teatri e auditorium
(Centrali telefoniche, C.E.D.) - diffusori ad effetto spiroidale da pavimento
Carichi distribuiti - diffusori sotto poltrona
- diffusori ad effetto spiroidale a - diffusori ad effetto spiroidale da soffitto
pavimento - ugelli a lunga gittata
- canali permeabili
Carichi concentrati Impianti sportivi
- dislocatori - diffusori ad effetto spiroidale a soffitto
- diffusori ad effetto spiroidale a - ugelli a lunga gittata
pavimento - canali perforati
Applicazioni con elevata purezza dellaria
Sale operatorie
- diffusori a soffitto (spiroidali o a
pannello forato)
- terminali a flusso laminare o misto
Camere sterili (bianche)
- flusso laminare da parete o da soffitto

RIFERIMENTI

[1] ASHRAE FUNDAM., 2001, pag. 26.2 e success.


[2] ASHRAE FUNDAM., 2001, pag. 32.12 e success.
[3] F. Fucci, G. La Fianza, Diffusione dellaria Studio fluidodinamico di alcune
tipologie di getti, Condizionamento dellaria, Marzo 2000.
[4] ASHRAE FUNDAM., 2001, pag. 32.14 .