Sei sulla pagina 1di 3

Radici Cristiane

Diretto da Roberto de Mattei

La terza guerra mondiale


Siamo gi entrati nella Terza guerra mondiale, solo che si combatte a pezzetti, ha detto papa
Francesco. Una guerra, di cui la prima, bench non unica, espressione lIslam. gi dentro
lEuropa e si propone la conquista del nostro Continente o col terrorismo o con limmigrazione e la
finanza. Ma il suo vero obiettivo Roma, cuore della Cristianit, perch da l ieri giunse la forza
morale che lo sconfisse e solo l oggi lOccidente pu trovare la via della vittoria.
RC n.108 - ottobre 2015 di Roberto de Mattei

Papa Francesco, tornando dal suo viaggio in Corea l8 agosto dello scorso anno, ha affermato che
siamo gi entrati nella Terza guerra mondiale, solo che si combatte a pezzetti, a capitoli.

Guerra mondiale vuol dire guerra estesa a tutto il globo, a cui nessuna nazione, nessun popolo pu
sottrarsi. Ma si tratta di una guerra spezzettata, frammentata, perch i suoi attori non sono solo gli
Stati, le superpotenze, come al tempo della guerra fredda. Allora guerra mondiale significava la
minaccia di una guerra nucleare tra gli Stati Uniti e la Russia: una guerra tra due colossi che
avrebbe inevitabilmente trascinato con s le nazioni minori, che gravitavano nelluna o nellaltra
zona di influenza. Oggi nessuna delle due superpotenze ha il potere di una volta.

LImpero sovietico si sgretolato, ma anche lImpero americano conosce una fase di crisi. Il
declino dellimpero americano simbolicamente cominciato nel 2001, quando il crollo delle Twin
Towers ne ha mostrato la vulnerabilit, ma la crisi esplosa dopo le guerre dellAfghanistan e
dellIraq. Queste guerre sono state guerre sbagliate, soprattutto perch sono state guerre che non
sono state vinte e le guerre che non sono vinte, per una potenza dalle pretese imperiali, devono
considerarsi guerre perdute.

Ma anche lEuropa ha perduto la sua guerra: quella di Libia nel 2011. Gheddafi stato abbattuto, la
Libia precipitata nel caos e lIsis ha raggiunto il suo avamposto a Sirte. Un immenso cratere
vulcanico si allarga oggi tra le coste della Libia, la periferia di Aleppo, in Siria, e quella di Baghdad,
in Iraq: un cratere vulcanico, le cui eruzioni non sono dovute alle forze cieche della natura, ma ai
terribili errori degli Stati Uniti e dellUnione Europea.

Si tratta di una guerra civile mondiale, perch una guerra ideologica e religiosa che si combatte in
tutto il mondo e di cui solo adesso cominciamo ad avvertire la portata. La prima, anche se non
lunica, espressione di questa guerra lIslam. Non dobbiamo pensare allIslam come a un nemico
che minaccia lEuropa solo dallesterno. LIslam accerchia lEuropa, ma gi dentro lEuropa.
dentro lEuropa grazie al terrorismo, che non ancora esploso in tutta la sua potenza, ma anche
grazie alle masse di immigrati che la invadono secondo un piano chiaramente prestabilito. I
clandestini non fuggono la guerra, ma la portano in Europa.

Fin dagli anni Novanta chiaro che lIslam, nella sua marcia di conquista del continente europeo,
avanza secondo due linee strategiche. La linea dura, lhard-jihad dellislamismo radicale, vuole
arrivare allegemonia mondiale attraverso gli strumenti della guerra e del terrorismo: la sua
espressione pi avanzata stata, per molti anni, il movimento di Bin Laden, Al-Qaida.

La linea morbida, la soft-jihad, del cosiddetto islam moderato , si esprime soprattutto


attraverso gli strumenti dellimmigrazione e della demografia. I Fratelli Musulmani e, in Italia,
lUnione delle comunit e organizzazioni islamiche (UCOII) rappresentano questa strategia di
espansione, che opera attraverso il controllo delle moschee, delle scuole coraniche e dei centri della
finanza islamica.

Questo attacco allOccidente attraverso due strategie complementari ha subito, da un anno a questa
parte, unimprovvisa accelerazione.

La linea dura dell hard-jihad ha avuto un salto di qualit nel passaggio da Al-Qaida allIsis, (o,
come dicono gli arabi, Daesch). In un anno abbiamo assistito alla nascita e allo sviluppo di uno
Stato islamico, il quale ha, per fine dichiarato, la ricostituzione di quel califfato universale che,
come ha spiegato la principale specialista dellIslam, Bat YeOr, non il sogno dei fondamentalisti,
ma lobiettivo di ogni vero musulmano.

Ma il fenomeno di accelerazione caratterizza anche la linea del soft-jihad. Limmigrazione si


trasformata in uninvasione dellEuropa massiccia e apparentemente inarrestabile.

Complessivamente, nel solo mese di luglio, sono arrivati sul suolo europeo 107.500 clandestini, pi
del triplo rispetto al luglio 2014. Le richieste di asilo raggiungeranno in un anno, nella sola
Germania, la cifra di 800 mila. Limpotenza dei governi nazionali europei non rivela incapacit, ma
complicit nel piano di islamizzazione dellEuropa

LIsis, lo Stato islamico, ha detto al Meeting di Rimini dellagosto 2015 padre Douglas Al Bazi, non
una degenerazione, lIslam autentico, genuino, come autentico Islam anche lIslam politico
che sta prendendo il potere mediante gli strumenti democratici. Si tratta di due facce della stessa
terrificante medaglia, due strategie complementari della stessa macchina di guerra.
Eurabia il nome di un progetto che si propone di spaccare lEuropa in due. LEuropa latina e
cattolica, comprendente la Spagna, la Francia e lItalia cadrebbe sotto linfluenza islamica. Il caos
economico e sociale potrebbe travolgere queste nazioni e su uno scenario di instabilit il terrorismo
si accompagner alla ribellione delle muove masse islamiche. Una nuova cortina di ferro
dividerebbe lEuropa protestante del Nord, sotto linfluenza tedesca e angloamericana, da quella del
Sud, arabizzata e islamizzata. in questa prospettiva che pu leggersi il riferimento sempre pi
frequente alla conquista di Roma.

La Libia la porta per arrivare fino a Roma. il titolo della nuova campagna del terrore dellIsis
in Libia, che su Twitter ha pubblicato una serie di immagini che mostrano la citt eterna in fiamme
sovrastata da una mappa della Libia, dove campeggia la bandiera nera del Califfato. Nel messaggio
postato sul proprio account Twitter un combattente Isis, Abu Gandal el Barkawi, si appella ai
jihadisti ad andare a Roma, o Romia, passando per la Libia, la porta per Roma. Nel testo Barkawi
aggiunge: Le armi degli ottomani sono state lanciate e hanno accerchiato Roma dopo avere
conquistato la Libia a sud dellItalia (Ansa.it, 25 agosto 2015 ).

Non si tratta di affermazioni isolate. lo stesso obiettivo annunciato da oltre dieci anni dallimam
Yusuf al Qaradawi, il principale rappresentante dei Fratelli Musulmani che, dopo aver guidato la
primavera araba egiziana, stato condannato a morte in contumacia dalla Corte dAssise del
Cairo il 16 giugno 2015.

Qaradawi il presidente del European Council for Fatwa and Research, con sede a Dublino, punto
di riferimento teologico delle organizzazioni islamiche legate ai Fratelli musulmani. Le sue idee,
diffuse attraverso il canale satellitare Al Jazeera, influenzano larga parte dellIslam
contemporaneo. Per i Fratelli Musulmani, come per lIsis, lobiettivo finale non Parigi o New
York, ma la citt di Roma, centro dellunica religione che, fin dalla sua nascita, lIslam vuole
annientare.

Lobiettivo Roma, perch la guerra in corso prima di essere economica, politica, demografica ,
come sempre, religiosa e perch da Roma venne la forza morale che nel 1571, a Lepanto, e nel
1683, a Vienna, sbaragli lIslam. Il vero nemico non sono gli Stati Uniti o lo Stato di Israele, che
non esistevano quando lIslam arriv alle porte di Vienna, nel 1683, ma la Chiesa cattolica e la
Civilt cristiana, di cui la religione di Maometto rappresenta una diabolica parodia.

Papa Francesco non san Pio V, ma Roma continua ad essere il cuore del mondo, il centro del
Cristianesimo, la cui forza risiede in Ges Cristo, che Colui che ha fondato e continua a guidare la
sua Chiesa. Dobbiamo comprendere che cosa significa Roma per lIslam. Dobbiamo soprattutto
comprendere che cosa deve significare Roma per noi. In questa guerra planetaria solo nella forza
religiosa e morale di Roma lOccidente pu trovare la via della vittoria.

Periodico mensile Spedizione A.P.D.L. 353/2003 (conv. L.27/02/2004 N.46) Art. 1 comma 1 DCB
PD - anno V