Sei sulla pagina 1di 3

ADDIO AL MAGO DEI POTENTI

La Stampa

TORINO - Se ne andato misteriosamente, in silenzio, cos come in silenzio viveva da almeno


quindici anni. Gustavo Adolfo Rol, il Grande Vecchio della magia torinese, e non solo torinese,
morto ieri mattina in un ospedale della citt. Nessuno sa dire con esattezza quanti anni avesse: 88,
forse 92, o forse mille, come amava dire lui a chi glielo chiedeva con troppa insistenza. Lo
chiamavano, con qualche approssimazione, "il mago di Agnelli e di Romiti", e certo un po' tutti a
Torino, in Italia, in Francia, in Sudamerica, si sono rivolti a lui almeno una volta nella vita prima di
prendere una decisione importante. Quanto alle sue frequentazioni con la famiglia dell' Avvocato, di
certo c' soltanto che, come una "fata buona" e beneaugurante, Gustavo Adolfo Rol detto "il
Professore" era invitato ai battesimi dei nuovi nati dal vecchio Senatore Agnelli. Ma, ben prima che
la "Torino magica" diventasse una moda e un luogo comune, il Professore aveva raccontato a
Mussolini la sua sconfitta, con qualche anno di anticipo, entusiasmato Einstein, che di fronte ai suoi
esperimenti applaudiva come un bambino, era stato il privatissimo e segreto consigliere di Charles
De Gaulle fino a quando divent presidente della Repubblica. Poi non volle pi incontrarlo: "Quell'
uomo legge nel pensiero, non voglio che venga a conoscenza di segreti di Stato". Pitigrilli, Osvaldo
Valente e Luisa Ferida lo accompagnarono dal Duce nel 1942, quando ancora Italia e Germania
vincevano insieme. "Mi feci coraggio", raccont poi il Professore, "e gli dissi: Duce, l' Italia sar
sconfitta su tutti i fronti. ' La vedremo!' rispose lui, e gir sui tacchi. Ma a Pitigrilli, che era con me
dissi anche un' altra cosa: gli italiani lo ammazzeranno, e lo esporranno in una piazza...". Jean
Cocteau, che dopo una serata di "esperimenti" si era reso conto di quanto fosse difficile per la
maggior parte delle persone accettare i poteri del sensitivo, gli lasci scritto: "All' incredibile Rol,
che sar credibile solamente dopodomani". Ma i giochi con le carte, la capacit di far apparire su un
pezzo di carta al fondo di una tasca qualsiasi nome, numero, e perfino poesia "pensata" dall'
interlocutore erano solo i piccoli, innocenti "divertissement" di un uomo che quattro anni fa, e per l'
unica volta, ha accettato di parlare davanti ad un registratore. Nei nastri custoditi da Giuditta
Dembech, scrittrice torinese, c' una parte della storia della sua vita, un' autobiografia bruscamente
interrotta: "A 22 anni andai, o credetti di andare, molto vicino al segreto della materia. Da quel
giorno persi la gioia di vivere. A Parigi, negli anni Venti, avevo imparato a vedere a distanza i
colori, le carte da gioco... ma non potevo aiutare gli altri, e mi sentivo stanco e infelice". Nel 1978,
snobbato e qualche volta offeso dalla "scienza ufficiale", il Professore si ritir dalla vita pubblica e
chiuse il suo "salotto", con una lunga lettera ad un quotidiano, e con un' altrettanto lunga, amara
polemica con Piero Angela. Ma un anno fa, sorprendendo tutti, quando era gi stanco e malato,
torn a far parlare di s, scrivendo a Giulietta Masina: Federico Fellini, suo grande amico ed
ammiratore, era stato colpito dal primo ictus e Rol voleva aiutarlo "in qualsiasi modo". Non gli fu
possibile; il regista non era in grado di muoversi, il Grande Vecchio neppure. "Bisogna smantellare
il mito di Rol cos come abbiamo fatto con quello di Babbo Natale", tuonava, qualche anno fa, Piero
Angela. Ora restano i suoi quadri, quelli che Rol sosteneva di dipingere "per vivere", anche se poi
non li vendeva mai, il suo violino, le fotografie della biondissima moglie morta qualche anno prima
di lui, erede della famiglia reale di Svezia. E, per gli scettici, gli spartiti di musica barocca scritti "a
distanza" e i quadri dipinti allo stesso modo, identici in ogni particolare ad opere di Goya, Braque e
Kandinskj. E scompare invece, insieme al Professore, il ricordo della "conversazione" con Eleonora
Duse o con Mozart, richiamati dal passato per deliziare gli industriali e le belle signore che non
mancavano mai nel grande attico. Gustavo Adolfo Rol morto senza aver mai pronuciato la parola
"mago": "Ho chiesto e sperato che la scienza mi aiutasse. Ma la porta che io avevo aperto stata
richiusa...".
di VERA SCHIAVAZZI 23 settembre 1994 sez.

Cos il magico Rol streg i grandi dell'arte e


del cinema
Luca Negri - Lun, 11/08/2014 - 07:00
il giornale

Come definire Gustavo Rol (1903-1994)? Esoterista? Occultista? Sensitivo? Veggente? Mago? Tutti
termini che non rendono giustizia alla complessit del personaggio.

Se dobbiamo fidarci delle testimonianze, agiva sulla materia, scomponendola e ricomponendola,


leggeva nel pensiero, vedeva l'aura delle persone, diagnosticava e curava malattie senza chiedere
compenso, compiva esperimenti di telecinesi e vedeva passato e futuro. Ma allora, chi era Rol? A
sentir lui, semplicemente un pittore. Dipingeva suggestivi paesaggi che talvolta si animavano sotto
gli occhi stupiti di amici e conoscenti, e mazzi di splendide rose. Opere pregevoli, con la
particolarit di esser state dipinte, in qualche caso, dai soli pennelli levitanti nell'aria, senza che la
mano di Rol li muovesse. Inoltre, il piemontese pi misterioso del '900 non trascurava la poesia e
scriveva versi che non sfigurano nella tradizione lirica italiana. Pi artista che mago, dunque. O
forse un vero mago, se consideriamo l'arte come la forma pi riconosciuta di magia.

Del Rol artista e amico personale di grandi artisti tratta il bel volume Gustavo Rol. Arte e prodigio ,
di Maria Luisa Giordano (edizioni L'Et dell'Acquario, pagg. 92, euro 16). L'autrice conosceva
personalmente Rol e ha gi scritto pi di un volume sulla sua figura. In questo si concentra sul suo
aspetto meno conosciuto, meno eclatante ma a lui pi caro. Dino Buzzati, non credente ma attratto
dai misteri e dal sacro, incontr Rol per la prima volta nel '65, ed era molto scettico sui suoi poteri.
Dovette ricredersi quando Rol, solo osservandolo, gli fece una panoramica completa del suo stato di
salute e dovette ammettere che qualcosa di benefico si irraggiava da quel volto da guru
indiano. Grande amico di Rol, e suo strenuo difensore contro gli scettici per partito preso, fu
Alberto Bevilacqua: i suoi romanzi pi esoterici come Un cuore magico debbono molto alla sua
frequentazione. Un rapporto ancora pi stretto fu quello con Guido Ceronetti. Rol leggeva e
commentava brani del poeta e saggista in compagnia dei suoi amici. E Ceronetti inser fra i
personaggi di un suo spettacolo di marionette proprio il mago Rol con mantello e cappello a
punta.
Vittorio Gassman, Alberto Sordi, Adriana Asti, Valentina Cortese e Franco Zeffirelli frequentavano
la casa torinese di Rol. Un'amicizia ancora pi salda e feconda fu poi quella con Federico Fellini.
Conscio del tormento interiore di quella grande personalit, il registra scrisse: la tempestosa notte
magnetica che lo invade scontornandolo e cancellando le delimitazioni della sua personalit, hanno
qualcosa di patetico e di eroico. Se gli artisti si fidarono del mago Rol, o meglio del collega artista
dello spirito, fu qualche scienziato a mettere in dubbio le sue facolt. Eppure lui dichiar nel '78 a
Roberto Gervaso: difficile stabilire i limiti della mia conoscenza, ma sono certo che la scienza vi
perverr e li superer.