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CRIPTA PROTOROMANICA

EVIDENZE ARCHEOLOGICHE E ARCHEOBOTANICHE DI FUNZIONI RITUALI


La chiesa di S. Eusebio di Perti fu costruita nellXI sec. su un crinale dellentroterra finalese in
unarea caratterizzata da una fitta sequenza insediativa dal Paleolitico medio ad oggi.
Per essa stata ipotizzata una iniziale fase tardoantica-altomedievale, basata sulla presenza di
alcuni sarcofagi in Pietra di Finale a doppio spiovente con acroterii angolari.
A questa ipotetica prima fase fece seguito un edificio protoromanico dotato di cripta absidale, al
quale riconducibile anche un tratto di muratura in conci squadrati messo in luce sul lato
meridionale.
La cripta costituita da un ambiente semicircolare, realizzato tagliando il banco di roccia, sul quale
fu fondato ledificio.
Essa comunicava con la chiesa mediante una scala ricavata nella roccia sul lato destro.
Le volte della cripta sono sorrette da quattro pilastri centrali a pianta quadrata smussati.
Fa eccezione la colonna nord-ovest, per la quale il riutilizzo di unarula romana di I-II sec. d.C. ha
condizionato la forma e rifinitura del fusto.
Le volte a sesto fortemente ribassato sono rimarcate da sottarchi in conci squadrati, che definiscono
la crociera centrale e legano i pilastri portanti con le emicolonne su lesena addossate allemiciclo
perimetrale, scandito allinterno da archetti binati ciechi, secondo un modello che nella zona trova
confronti in edifici datati tra XI e XII sec. (chiesa castrense di S. Antonino, abside della Pieve del
Finale, S. Paragorio di Noli).
Tre monofore a doppia strombatura si aprono nellemiciclo absidale, anche in questo caso
ripercorrendo un motivo frequente nellarchitettura romanica ligure, nellambito della ricostruzione
tardogotica della parte absidale della chiesa, laccesso alla cripta fu tamponato impiegando due
sarcofagi tardoantichi, attualmente conservati in loco; lambiente fu successivamente trasformato in
ossario.
Infine, nel 1648, quando fu ricostruito il frantoio da olio annesso alla chiesa, la cripta decadde dalle
sue funzioni di culto e fu parzialmente sepimentata e trasformata in cantina.
Gli interventi condotti nel complesso parrocchiale a partire dal 1949 da don Mario Scarrone (1919-
1984), significativa figura di parroco archeologo, portarono al recupero degli spazi originali della
cripta.
Da quella data, don Scarrone attu a pi riprese una serie di scavi nella cripta e nella chiesa,
inizialmente seguiti da Nino Lamboglia e concordati con la Soprintendenza Archeologica della
Liguria.
Tra laprile del 1977 ed il settembre 1979 fu condotto uno scavo pi sistematico della cripta,
preliminare al rifacimento della pavimentazione in lastre litiche ad integrazione della parte residua
originaria, rimasta in sito nella campata occidentale.
La relativa documentazione conservata presso lArchivio Diocesano di Savona ed in copia presso il
Museo Archeologico del Finale, dove nel 1984 sono confluiti i reperti raccolti da don Scarrone.
Lo scavo aveva dimostrato il quasi completo sovvertimento del deposito archeologico della cripta,
avvenuto tra XVII e XIX sec.
La campata centrale risultava in parte occupata da due grandi fosse emisferiche, destinate
allinterramento di giare olearie.
Una terza buca, contenente frammenti di calici in vetro di et moderna, era sigillata da uno strato di
malta e pietre.
La parte di deposito aderente allemiciclo murario era stata invece interessata dallo scavo di una
trincea, che raggiungeva la risega interna di fondazione, probabilmente destinata ad una verifica
delle murature e ricolmata con terreni contenenti abbondante ceramica a taches-noires e terraglia
di produzione albisolese.
Dei depositi originari sottostanti alle pavimentazioni della cripta residuava un terreno leggermente
argilloso, direttamente depositato sul piano occioso ed allinterno di una fessura naturale.
Da esso provenivano frammenti di ceramica grezza ed alcune monete romane di et repubblicana,
denari e monete in bronzo databili tra la met del II ed il I sec. a.C.
Una sezione di scavo in approfondimento aveva chiarito la stratigrafia allinterno della cripta.
Sotto al riempimento sette-ottocentesco era presente uno strato di terreno sabbioso sterile, frammisto
a schegge di lavorazione della Pietra di Finale usata per la costruzione delle murature.
Questo livello di cantiere copriva uno strato di terra argillosa, rossastra, derivante dal disfacimento
del substrato roccioso di base.
Solo la parte centrale della cripta risultava non intaccata dagli scassi successivi, con una stratigrafia
costituita da un livello superficiale di malta con frammenti di laterizi, direttamente sovrapposto ad un
terreno di riempimento con pietre e terra leggermente argillosa.
Nonostante le limitate informazioni fornite dallindagine archeologica, gli interventi condotti da don
Scarpone hanno portato allevidenza di alcune pratiche rituali, oggetto di questo contributo.
I FOLLES ANONIMI BIZANTINI
Nel giugno 1966, don Scarrone aveva rinvenuto alla base del pilastro nord-est della cripta una
moneta bizantina direttamente inglobata nella malta di fondo della pavimentazione medievale.
Una seconda moneta simile alla precedente fu recuperata alcuni mesi dopo vicino alla base del
pilastro sud-est.
Si tratta di due folles anonimi della classe A2, o A3 secondo Metcalf (1970), al tipo: D/
+_MMANOVHA, busto di fronte del Cristo, con nimbo crucifero, pallio e colobio, che sorregge il
libro dei Vangeli con entrambe le mani; ai lati IC-XC; R/ +IhS_S/XRIST_S/BASIL__/BASIL_, su
quattro linee con marchi di emissione sopra e sotto.
La coniazione di folles anonimi, esordita con la classe A1 sotto Giovanni I Zimisces (969-976), si
inquadra nellincremento della monetazione bronzea registratosi tra la seconda met del X e lXI
sec.
In particolare, per i folles anonimi di classe A2 stata ipotizzata una attribuzione ai regni di Basilio
II (976-1025) e Costantino VIII (1025-1028) con una possibile prosecuzione sotto Romano III (1028-
1034).
Queste monete bronzee di grande modulo, soprattutto diffuse nella parte orientale dellImpero e nei
Balcani, sono presenti in elevate percentuali nellItalia meridionale ed in discreta quantit nellarea
adriatica, nellItalia nord orientale ed a Milano, raggiungendo anche lEuropa continentale e la
Scandinavia.
Esse risultano piuttosto rare nellarea alto-tirrenica.
I due esemplari di Perti accanto a quelli provenienti da Finalmarina (SV) e confluiti nel Museo
Archeologico del Finale, al momento costituiscono gli unici esempi noti o finora editi nellItalia
nord-occidentale.
La presenza nella cripta di Perti di queste due monete, inglobate nella malta con la usurata
raffigurazione del Cristo verso lalto, depone per un loro uso a scopi rituali.
Si tratta peraltro di una eccezione nel panorama della diffusione di questi tipi monetali, riesaminata
da Callegher, che rileva la loro rarit in contesti religiosi e nega un loro frequente impiego a fini
rituali, giustamente riconducendo la maggior parte degli esemplari rinvenuti alla circolazione di
mercato.