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I IL

MVSICO

TESTORE
IDEL

SA PBAC: zACCARIA TEVO 14:C:


M

Raccomandato alla bengna et


Auttorevole
Zhotettoie dell

Ecclo il gi
ANDREA STATIO
pi

Veneto Patritio

VENEZIA NADCCVI.

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Stastasio a
V MUNcis,
-

Illutris & Eccellenti Sig Sg e


-

Patron Colendi.

5 l'Accota al Gentilitio Fonte dell'Eccell V.


un Muico Tetore, che deve campeggiare

si pellegrino nel Mondo; e la Muica ar


, la ua denominatione dagli Egiti vocaboli

i Moys & Icos che acqua, e cienza igni


il ficano, quai che foe tata inventata dal

rumoreggiar dell'acque , pure e deriv

al entimento di Platone dalle Mue, perche alle ripe d'


Elicona, Catalio , Aganippe, 3 Hipocrene ( fonti loro
prediletti ) eercitavano nelle radunanze loro il Canto, i
ben deve ricorrere il mio Tetore alle preti e acque del
2,

uo

is
i a".
-

i
-

, sa2,4

uo Eccellentiimo, e Limpidiimo Fonte, non olo come alla


denominatione , 3 origine di ea Muica ; m anche co
me al dolce ritoro d'un affannato , e tanco pellegrino ,
che e foe itibondo di gloria , maggiore non la pu ac
quitare , che dal portare in fronte il titolo dell'auttorevo
le protettione dell'Eccell. V. mi luingo , che e con tanta

generoit patrocin la Quadripartita Grammatica del q.


T. Maetro Ignatio Tevo mio opirato Fratello, ar pur
anche tutta benignit in proteggere queto mio Figlio Teto
re , acci poi viaggiare icuro fra li diatroi entieri del

Mondo : Favorica adunque la ua innata bont queto


mio debol parto , e mi conceda l'onore di poter dimotrare
la marca della perpetua mia devotione con il dichiararmi
per empre
Dell'Eccell Votra

Venezia li 7. Jettembre 17o5.

Humilii. Devotii. & oequioi. Servo


-

Fra Zaccaria Tevo,


-

I N

I N VITO

AL LE

MUSE

Di ricorrere alla protezione di J. E. il ignor

ANDREA STATIO
In occaione, che dall'Auttore li viene conecrato
IL

M U SICO : TEST OR E.
1

s o N E T T o.
D un FONTE s bel Mue

MA

correte,

Da cui ucchia la Gloria almi plendori,


i Che pi , che del Catalio a dolci umori,
Di gratie in voi s'etinguer la ete.
-

Dar 'l gran STATIO alla virt le mete,

E enza rintracciar aggi liquori,


D'Ippocrene, che bea d'ogn'uno i cuori,
Ivi d'alto aper l'onde godrete.
Muica inegna Amor, voi tutte aorte
In etai d'oequio hor via cantate,
E liete aprire l'armonioe porte.

Mue qual Api al GIGLIO uo volate,


Da quel candido fior fugge la Morte,
H la vita da lui gratie melate.

IL

I L

M U SICO T E ST O R E

Dedicando quet'Opera all'Illutr. & Eccell Jig.

ANDR E A STATIO
FU PODESTA', E CAPITANIO
DI

TREVISO

Humilia i Tributi del Sile nel eguente

S O

E T T

O,

El mio CANTO illutrar il uo plendore

Delle NOTE ch'inteo tuoi gran fregi,


Chi potr mai , Signor , ridir i pregi
Che ono al nome tuo luci d'honore?

Alle rive del SIL odo il rumore,

E uurrar quell'onde i merti egregi ;

Mentre di Gloria agguagli i Duci, i Regi


Per Piet, per Giutizia, e per Valore.

Ne dell'oblio fatal paventa il SUONO


Quando vera tua man a miei deiri,

Lampi ereni belle glorie in dono. i


Che e cortee all'Opra mia tu miri,

Darai LUCE alle NOTE ; poiche ono


Raggi d'eternit l'ALIRE, che piri.
B E

BENIGNO , E CORTESE
L E TT O R E.
'Solito di chi crive di fare le ue protete, e cue; Io che
. A confido nella tua generoa virt, di cui proprio il com

patire, non mi etender pi oltre, olo dir, che que


to mio Muico Tetore un'etratto di quanto, e di va

go e di buono habbi potuto conocere in molti Auttori, che mi


Iono capitati alla mano; aggiungendovi pur anche qualche fievolez
za ucita dalla debolezza del mio talento . H procurato d'unire

nel preente Volume quete belle erudizioni, e vaghe dottrine al


olo oggetto di giovare al Proimo, timando aai difficile, che lo
tudioo le potee vedere appreo tanti, e diveri Auttori, che elu
cidarono la bell'Arte Armonica . Io te lo rappreento enza alcun
ornamento Retorico, ma vetito emplicemente alla mecanica, e
quei pochi habiti de quali lo troverai adorno, ono pretategli dal
la Muica, e non dall'Arte Oratoria ; e qual'Ape in queta mia
raccolta non ti apporto il mele, habbi patienza, che ne men'io pe
ro raccoglier materia per eternar la face al mio nome , e non ei
mio patriota, ricevi queto mio figlio Tetore con faccia erena, ra
mentandoti, che li foretieri i devono ricevere amoroamente in
vinculo pacis, & cbaritatis . Se poi ei mio patriota, ben conoci le
mia fievolezze, e la mia fiacca perona, e non ei della profeio

ne ti dir quel detto d'Apelle non ultra crepida utor, e non giudi
care quello, che non tuo cibo ; e poi ei della profeione, ne
meno tu non paare ultra crepidas , voglio dire , che olo tai le
mie imperfettioni , e non quello, che troverai di bello , e buono

raccolto da molti honorati, e dotti Scrittori , s che bevi l'acqua

prezioa d'Hippocrene, onde come perona virtuoa aprai pur an


che compatire le mie debolezze : Procurar di provare quanto on

per dire con l'auttorit de pi chiari, e provetti Scrittori di queta


nobiliima Arte, portandone fedelmente li teti, onde non ti mara
vigliare e troverai critto un vocabolo alle volte con lettere gemi
nate, Sc altre volte n , come pure tal'hora con l'H , e tal'hora

enza, perche ci ar a caua di haverli trovati cos, e non i o.

no in nulla alterati, ma rapportati come tavano. Se poi gli eem


pii

pii muicali fatti da noi, rapportati da altri auttori non foero con
quel brio, e pirito, che bramerebbe il tuo genio virtuoo , devi
apere, che olo i tudiato di porre in pratica il modo del Tee
re, e di motrare emplicemente la regola data anteriormente con
le parole, havendo havuto pi cuore la facilit, che la tudioa
bizzaria. Partiremo queto notro Muico Tetore in quattro parti,
Nella Prima i dicorrer, che ii Muica, ua Invenzione, Di
viione,
Propagatione, altre coe pettanti ad ea, come proe
mio
dell'Opera.
t

Nella econda i dimotrer , che ii uono , e voce , e d'alere

coe pettanti alla formazione di ei, che erviranno di Ordinento


alla Muical Tetura.

Nella Terza i dichiarer la formazione delle cononanze, e di

onanze in ordine Teorico , e Pratico, con li loro proprii paag


gi, il che ervir di Trama alla Muical'Armonia.

Nella Quarta i manifeter il modo del Teere in ordine Armo.


nico, con variet di Voci, 8c Itrumenti.

Non credo, che in queta mia Opera vi poi cadere coa alcuna
contro li veri entimenti Chritiani, non otante per mi proteto
d'eere empre come Religioo, e Cattolico otto l'obbedienza, e
cenura di Santa Madre Chiea, e vivi felice.

Eendo inevitabili gl'errori della tampa per qualunque diligenza vi i

posa mai uare, non degnare, Cortee Lettore, prima di leggere

condannare qualcoa per fallo, di render con un occhiata corretti quei che

in ua pagina troverai notati, e compatici umanamente e in altro ti abs

battei, che offenda il tuo guardo, e reta in pace.


.

.
-

F;

nobis collata Reverendfffimo Patre Magiftro Vincentio Coro

nelli Veneto totius Seraphici Ordinis. Minorum Cgnyentualium Miniftro


Generali . Attent perlegi opus Patris, Baccalaurei Zaccariae Tevo noftri
ejufJem ordinis Mufices Profeffris, cujustitulus 11 Mufco Teffore, & quia eruditio
nibus plenum inveni, immo Profefforibuscuntismaximae utilitatis, propterea luce
dignum adjudico.
-

in fidem datum Venetiis die 21. Septembris 17os. Ita Fr. Francifcus Antonius

Calegari Magn domus Venetiarum Magifter Mufices.

A cultate nobis collata Reverendiffimo Patre Magiftro Vincentio Coronelli

E totius Ordinis Seraphici Minorum Conventualium Miniro Generali, ac Cof


mografo Publico Sereniffim Reipublicae Venetiarum, attent, accurateque per
legi opus Patris Baccalaurei Zaccari Tevo noftri ejufdem ordinis Mufices Profef
foris, cujusTitulus Il Mufco Teffore, & quia eruditionibus plenum inveni, immo

Profefforibus cun&tis maxim utilitatis proptere typis mandari dignum adjudico.


In fidem &c. datum Firmi hac die 27. Aprilis17o3.

Ita eft Fr. Jofeph Natali de Camerino hujus Metropolitan Ecclefi Magifter
ufices.
-

Fr.Yincentius Coronelli Venetus S. Theol. Mag. ac univ.


Ordinis Min.Conv. poft S. Patriarcham Franifcum
-

Minifter Generalis LXXVIII.

Um opus infcriptum ilMufeo Teffore P. Bac. Zaccaria Tevo nori ordinis

SacerdoteMufic Artis Profeffore compofitum duo ejufem ordinis prfat


facultatis Profeffores ex mandato noftro examinaverint, & in lucem eft
poffeteftati fuerint, facultatem facimus, ut typis mandetur feriatis fervandis, fi
iis , ad quos pertinet, ita videbitur in quorum?idem &c.
Datum Rom die 23. Junii 17o3.
Fr. Vincentius Coronelli Min. Gen.

Fr. Dominicuf vntonius Burgbefius


Sfcretariur, {9^ ^//ffensQriinis.

Noi

NOI

REFF ORMATORI

Dello Studio di Padoa.


. . Avendo veduto per la Fede di reviione, 8 ap

l |

probatione del P.Fr. Vincenzo Maria Mazzoleni


Inquiitore nel Libro intitolato Il Muico Tetore divio
in quattro parti del P. Bacc. Zaccaria Tevo Minor Conv.
non v'eer cos'alcuna contro la Santa Fede Cattolica,

& parimente per Attetato del Segretario Notro nien


te contro Prencipi , & buoni cotumi, concedemo Li
cenza ad Antonio Bortoli Stampatore, che poi eer

Stampato , oervando gl'ordini in materia di Stampe,


& preentando le olite copie alle Publiche Librarie di
Venezia , S di Padoa.

Dat. 23 Luglio 17o5.

Gio: Lando Kav. Proc. Reff.


( Franceco Loredan Kav. Proc. Reff

Agotino Gadaldini Segretario:


IN DI

P A R T E
Cap.
Cap.

P R

I M A.

El Titolo dell'Opera.

I.

Carte I

i D

Cap. III.
Cap. IV.
Cap. V.
Cap. VI.
Cap. VII.
Cap. VIII.
Cap. IX.
Cap. X.

Della Definitione, e diviione della Muica.


Della Muica mondana.
Della Muica humana.
Della Muica Armonica.
Della Muica Metrica, e Ritmica.
Della Muica Organica.
Della Muica Piana, e Meurata.
Della Muica Teorica, 8c Inpettiva,
Della Muica Prattica, 8 Attiva.
-

4
5
6

8
ivi.

1V1,

9
-

IVI,

Cap. XI. Dell'Inventione della Muica.

IO

Cap. XII. Della propagatione della Muica.

11

Cap. XIII. Qual foe l'Antica Muica.

12

Cap XIV. Quanto foe rozza l'Antica Muica.


Cap. XV. Degl'effetti della Muica.
Cap. XVI. Dell'inventione del Cantarin cononanza.
Cap.XVII. Del detrimento della Muica.
Cap.XVIII.A che fine i deve imparare la Muica.
Cap.XIX. Qual ii il vero Muico.
-

22

Gap.

I.

Gap. II.

Cap.
Cap.
Cap.
Cap.

lII.
IV.
V.
VI.

23
24

Cap XX. Della difea della Muica, e Cantar moderno.

P A R T E

I3
I4
17
19

S E C O N D A.

Elle Voci, e uoni in Commune.


Della definitione delle Voci, e uoni.

Carte 31
32
33
35

Della formatione della Voce.


Della variet delle Voci, e Suoni.
Della formatione, e propagatione de uoni nell'Aria. Come vengono compree le voci , e uoni dal eno dell'udito.

Cap. VII. Dell'inventione delle Figure Muicali.


Cap. VIII. Del Tuono, e Semituono.
Cap. IX. Che coa ii Muico intervallo.

36

4o

46
55

62

Cap. X. Delli Tetracordi, e Generi della Muica.

63
67

Cap. XI. Del Sitema Greco, 8 antico, ua inventione, e diviione.


Cap. XII. Del Sitema di Guido Aretino.

72

Cap. XIII. Del Sitema participato comparato alle quattro Parti, 3 alla tatatura dell'Or
gano .

7;

Cap. XIV. Della Melopeia.


Cap. XV- Della propriet del Canto.
Cap. XVI. Delle quattro parti Muicali, e loro natura
Cap XVII. Delle Mutationi.
Cap.XVIII.Della Battuta,

- - -

4?
2,

Cap. XIX. Degl'Eempii di qualivoglia Battuta.

Cap XX. Degl'Affetti cauati dalla modulatione delle Parti,

8;
91
93
99

PA R

P A R T E
-

Ci contrapunto,

Cap. I.
Cap. II.

T E R z A.
i

cononanza, dionanza, numero onoro.

Carter o?

Delle cononanze, e dionanze in particolare, e loro formatione in or.


dine Pratico.

I I2

Cap. III. Della conideratione del Numero in ordine Armonico.


Cap. IV.

I 22,

Delle proportioni in ordine Armonico.

13o

Cap. V. Delle dimotrationi delle cononanze, e dionanze in ordine Teorico.

I 34
I 42
I 44
15o
I 53

"
vi "
"
"
"
ap. VIII.
VII.
Che
i poino
due cononanze p
perfette del medeim
Cap.
Dellinon
Paaggi
del fare
Uniono.
ledeitmo genere.
-

Cap. IX. Delli Paaggi della terza maggiore, e minore.


Cap. X. Delli paaggi della Quinta.
Cap. XI. Delli paaggi della Seta maggiore, e minore.
Cap. XII. Delli paaggi dell'Ottava.

Cap. XIII. Delle dionanze in commune.


Cap. XIV. Delli paaggi della Seconda.
Cap. XV. Delli paaggi della Quarta.

I6o

I 64
171
173
I 79
188
I 92
197

Cap. XVI. Delli paaggi della Quarta uperflua, e della Quinta diminuta.
Cap.XVII. Delli paaggi
della
Settima.
Cap.XVIII.Delle
Legature,
e delle
Sincope.
Cap. XIX. Delle due dionanze, e delle due Negre.

/
r

-2OI

2o9
218

Cap. XX. Di alcune oervationi per le Parti di mezzo.

Cap. I.
Cap. II.

P A R T E Q U A R T A.
D alcune regole generali del Contrapunto.
Delle petie del Contrapunto.

221
22

Cap. III. Modo di formare l'Armonial Tetura a due , e pi voci per Contrapunto em
-

plice.

cap. IV. Delli Tuoni, Modi Armoniali econdo gl'Antichi.


Gap. V. Delli Tuoni, Modi Armoniali econdo li Moderni.

228
234
262

Gap. vi. Del modo di formare il Contrapunto a due, e pi voci, e delle ue cadenze. 27o
Cap. VII. Delle regole per la formatione del Contrapunto opra il Bao.
287

Cap. VIII. Delle Cadenze degli otto Tuoni delli Moderni.


Cap. IX. Della natura, e propriet delliTuoni.

296

Cap. X.

299

Del Contrapunto Fugato in genere,

292

Cap. XI. Della Fuga in particolare, e delle ue Specie.

311

Cap. XII. Delle Imitationi.

32o

Cap. XIII. Delli Duo, e Fughe per tutti li Tuoni.


Cap. XIV. Delli Canoni.

322
332

Cap. XV. Della formatione di pi oggetti.

335

Cap. XVI. Delli Contrapunti doppii.


Cap.XVII. Del modo di rivoltare le Parti, e Soggetti.

3,

- Cap.XVIII. Del modo di formare le Compoitioni con Voci, 8 Itrumenti.

Della Muica Finta, e Traportatione delli Tuoni.


Cap. XX, & Ultimo, Congedo dell'Auttore al uo Muico Tetore,

Cap. XIX.

36o
362
365

M Ue

Nella quale i dicorrer coa ia Muica , ua Inventione, Divi


ione, Propagatione, e d'altre coe pettanti ad ea,
come proemio dell'opera.
t

C A P.

P R I M o.

Del Titolo dell'Opera.


I come al parer de Poeti tutta la categoria delle cienze vanta Pallade
per Genitrice, cos a queta gemella nacque l'Arte ingegnoa del
Teere , acci adoprandoi quelle per l'ornamento dell'animo ,

- -

queta ervie al riparo neceario del corpo. Vanta queta una o


miglianza cos proportionata con la Muica, che gl'operati dell'
una i giurerebbero effetti dell'altra; onde pu diri, che il Tee

re ia un'Armonia de fili, 8c il Cantare una Teitura di voci; m laciate alla Poe

ia le ue favole ricerchiamo dall'Itorie la verit. Correa l'anno della creatione

del Mondo 688. al rifferir di Giovan de Buieres ne uoi fiori d'Itorie, quan
progenitura di Lamec, due de uoi Figli, una Figlia furono
gl'inventori delle tre Arti pi biognoe all'viver humano, cio della Muica,
dell'Armi, e del Teere. Sub hac tempora, dice l'Auttore, Iubal intrumenta mui
ca, Tubalcaim arma invenerunt, vitam hominis providentia in belli, pacique tudia
partiente, utin hac jucundius ageret , in illa tutius . Et Noema mulier lanificium com
menta, eundem hominem texit honetius. Jubal al parere di Pietro Cometore dal tin
tinar de martelli del Fabro Tubalcaim appree la uavit del concento, e le con
onanze ritrov della muica. Habuit enim fratrem, dice Margarita Filoofica, qui
Artem ferrariam invenit, quo fabricante Tubal ex malleorum propenione, dicto modo
cononantias reperit . E e favolleggiarono li Poeti, che Pallade fue maetra d'
do dalla felice

Apollo nell'arte muica; Jubal f timato da Gentili Apollo, di cui dice Gio
van Kepplerio Armonices mundi libr. 3. cap.3 Nii fallor Iubal hic Apollo et levi
Muco Tetore .

protzta

2.

P A RT E I C A P. I

mutatione litterarum, qui fratrem Iabelem pecuaria auctorem fitulaque agreti gaudentem
( Pana Deum a Graecis creditum) cythara reperta claro tinnitu uperavit, materiam cor
darum, Tubal-Caino fratre, qui nebis ex nominis alluione Vulcanus eto mutatus. Ci

ne porge motivo di poter dedurne, che Noema qual'altra Pallade motrae al Fra
tello l'Arte del Teere, & egli apprendee da quella Teitura la Muica, poiche
reultando all' orecchio di Jubal dal riuonar de martelli un'ammirabile unione,
& una dolce armonia,pareagli appunto nel intreccio vario del batter di quelli la varia
ta conneione de fili,che vedea nel teer della orella; e e nella medeima caa di La

mec s'unirono,e Muico, e Fabro, e teitrice,icome dal martellar del fabro il uo pri
mo natal hebbero i uoni, cos era ben anche il dovere dall'indutrioa teitura Jubal

ne cavae delle voci l'unione, e de concenti l'intreccio, Queta voce di Teere tanto
propria alle coe create, che fra loro tengono conneione, che anche il ommo Faci
tore in dargli l'eere ne piglia la metafora col dire yicut nebula texi omnem terram .
Se adunque la conneione delle coe una Teitura, ar pur lecito a me intitolar
queta mia debole fatica Muico Tetore, eendo omigliantiimo l'intreccio de fi
li all'unione armonica delle voci, che forma la Muical'Arte, e fra le varie eperien
ze fatte da Pitagora per ritrovare il fondamento delle proportioni armoniche, quella
della corda fatta con l'itrumento chiamato Cordotono, non l'effigie d'un ben ordito

Telaio? come pure tutti li trumenti da corde, cio Cetre, Tiorbe, Gravicemba
li, & altri, non ono l'idea d'un perfetto ordigno Tetorio ? m per avvalorare quan
to dii ar di prova quel tanto, che inegna il Spada nel Giardino d'Epiteti. Il fi
lo, dice l'Auttore, eer quello, che i trabe filando da lana, lino, imili, per imilitudine
dice anco ad ogni coa, che i riduce guia di filo, come di rame, di ferro, d'oro, d'
argento, quali fili, come ono atti teere, cos anco ono proprii de muici trumenti.
Et il Kirchero lib. 2 della Muurgia cap.4. dice Cum enim nil adeo necearium it, quam
filorum ad varia compingenda uus; omnis autem quorumeumque filorum extenio gratum
quemdam onum excitet. Che perci cant l'Alciato nell' Emblema 184.
-.
Certabat Tlectro partim commius in botem
Et percua onum pollice fila dabant.

Queti fili adunque, che ono atti al uono vari ne godono gl'Epiteti.
Il Bruni muiche fila le chiama

Idilio z.

TNon fa mai ch'io riguardi


Scorrer maetra man muiche fila.
Il Marini armoniche l'appella .
guei, che le fila armoniche percuote Sente......
Il Fontanelli, canore. Oda 36. .
V con l'arco temprando
TNella lira gentil fila Canore.
-

Indi lo teo Marini dolci le dimotra . Lira

E lo pirto placar malvaggio, e reo


Onde l'affitto Re chermiai in vano
Solea tentando con maetra mano

Ma penger non pu il fuoco onde opira

Le dolci fila il buon Pator hebreo,


Parimente il Dreino . Son. 3o.
La fanciulla di Lesbo ch el retaura

di
-

Nei

A PARTE I CAP. I
Nei dolci fili ....
Il Marini Loquaci Zamp. 6

- -

..

E col dolce arco dalla detra moo

Tutte correndo le loquaci fila


i
si
Et Andrea dell'Anguillara nella sfida fatta da Aracne Pallade per il teere,die,
S'atta giotrar del par la Dea i ente,
Le fila figurar l'hitorie accordi.

e -

Adunque il filo non olo atto al uono, 8 h le propriet di muico, e canoro,


m pur anche atto all'accordare, coe tutte che ono proprie al concente muico ;
m ci non batando, aggiugner, che il Muico viene alle volte pigliato per il Poe
ta &ilPoeta per il Muico, e quel che viene detto dell'uno,viene talvolta appropria
to all'altro; poiche die il Marini.
,
-

- -

Muica, e Poeia on due orelle,

Et Homero nell'Odiea, cantus mua docuit, amataue genus Poetarum. Onde il can
tare aegnato al Poeta, lo potremo aomigliare al Muico, & appropriare alla no
tranuicale Tetura, poiche notro propoito ben die Euonio.
Licia, qui texunt carmina, carmina mus
Licia contribuunt cata Minerva tibi.

In cui s'accoppiano, veri, teere, e canto ; il teere unito al canto vien in no


tro favore corroborato da piritoi ingegni, come gratioamente il Teti Lir. 17.
Hor u le fila di canora cetra
Teer tela immortale,
... .
-

.. .

E far col muic'arco al tempo guerra


Poeta Tetore lo dice Arrigo Falconio,
guinci chiaro tetor d'eccele rime ,

i
,

,,

Movi, il pi s famoo in Hippocrene.

- -

---

Il Fontanelli al Poeta Tetore v'aggiunge l'ordine muico. Oda 3a.


- V con ordin canoro e

Trahendo il uon, ch'ammira ogni altro ingegno ,


Dall'ordito lavoro,
e
Ch' de fili ineguali....

.. ..
. .

e -

. . .

. .

, ,

) o

--

Confirmiamo infine queto notro aunto con l'addattargl'ordegni Tetorii alla


notra muicalTeitura, ecco in pronto Euonio preentarci i lici.
-

Chi tee, e canta veri, i veri mue

A te cata Minerva i lici dona

Un faceto l'orditura, e trama ci appreta

si

i
. .

La man per nell'orditura, e trama

Di queto ancor, che nobile argomento

D'arpa, di cetra d'oro uar non ama

Le fila.....

-.
-

Cic. Sonet. primo.

Nel teere s'adopra il pettine, 8 eccolo portato dal Marini


Grave, e ben atto celebrar Heroi
Sar del Latio il pettine canoro.

Nel parger il filo nel arte Tetoria i batte il pettine, 8 il muico la battuta in diri
gere i uoi canti, ci vien decritto dall'Anguillara.
Fan che la trama per l'ordito pae,
e
-

E col

p A RT E I C A P. II
E col paato fil batton le cae.

Arotti fili nel teer ono neceari li groppi, 3: il muico annoda con groppi i
uoi concenti, opra di che il Fontanelli.

E con numeri obliqui in vari modi


I tuoi groppi canori annodi, e nodi. Oda 14
Bt in altro luogo
Hor mormoreggi grave,
E fra muici groppi
Con armonici trilli il canto addoppi.
-

Approvato adunque mio credere ar il notro aunto per l'auttorit de Poeti s


degni, & illutri, onde con il Fontanelli potremo ridire, che il notro Tetore
V con ordin canoro

- ,
-

Trabendo il uon ch'ammira ogn'altro ingegno


Dall'ordito lavoro,
ch'ba di fila ineguali.....

Eendo appunto ineguali fr loro i uoni muicali, poiche la muica


Et vocum dicordia concors.

II.

P.

Della definitione, e diviione della Muica .

A Muica una delle ette arti liberali, e tra le quattro matematiche dicipline la

L pi oave, e gioconda eendo in regolar proportione prodotta da quel gran Fa


citore, che omniafecit in pondere, numero, s menura, co innata, 8 aggradevole
all'huomo, che anche fanciulletto con teneri vagiti v temprando i uoi gravami
fra voci fetive, e canore, perche eendo egli compoto (al parer de pi dotti Filo

ofi) de numeri, 3 armoniche proportioni, non meraviglia e poi fatto adulto tan
to i compiaccia dell'armonia, che quai incantato, e dolcemente legato ne reti
dalla medeima .

La Muica adunque, magia de cuori, ollievo dell'animo, e olletico del eno,


non olo quell'armonia, che i forma nel canto, m pur anche quella congerie del
le coe, unite , & incatenate armonicamente inieme; che perci die Aritide
Quintiliano nel 1. Lib. della ua muica, che Muices ct non tantum vocis parte inter
e componere, ed quacunque natura uo ambitu includit, cogere, se concinnare onde be

ne il Kirchero nel primo della ua Muurgia cap.3 la definice. Muica latiim umpta
ai dicors concordia, velconcors dicordia variarum rerum ad unum aliquid contituendum.

Applicandoi fore al parere d'Empedocle, che aeriva l'armonia eer quella lite, e
amicitia, dalla quale volea i generaero tutte le coe, queta unione, e legame adun
que, che muica i chiama, coniderando varie coe armonicamente unit, diveri
ne cotituie li membri, che perci la muica in generale i divide in Naturale, Sc

Artificiale; la Naturale in Mondana, 8 Humana; l'Artificiale in Armonica, Me


trica, 3 Organica; l'Armonica in Piana, e Menurata; la Menurata in peculati

va; che i dice anche Teorica, 8 Inpettiva; & in Pratica, 3 Attiva, e per fine
in Rcale, e Finta.
-

- ".

C A P.

IPARTE I CAP. III.

C A P.

, III.

Della Muica Mondana.


v

tr A Muica dice Boetio ea qua et mundana in bis maxim perpicienda et, qua in ip
L o celo, vel compage elementorum, vel temporum varietate viuntur, ci parimen
te conferma Margarita Filoofica dicendo. Mundana muica et, qua de harmonia totius,
d9 partium mundi upercarletis , 9 elementari, coniderat.

La meraviglioiima truttura de cieli, che con mirabil moto, 8 ordinata propor


stione nel coro de Pianeti v formando fr loro armonici gl'apetti, cotituicono
una ben ordinata, 8 intrecciata muica al parere di Filone Hebreo. Calum perpetuo
concentu uorum motuum reddit harmoniam uaviimam. Poiche trovandoi fra loro tal

volta congiunti, tal hora in Apetto, hora formandone i Trigoni, li Quadrati, li


Pentagoni, Exagoni, & altri variati apetti, ne formano le cononanze non o
lo, m pur anche li numeri armonici, bae, e fondamento d'ogni ben teuta armo
nia, non enim, dice Margarita Filoofica, ine maxima proportione, 9 harmonia orbes cae
letes adinvicem locati unt, ob id, 9 dulciimam motu uo concimentiam faciunt. Se
vero il detto commune, che l'opra loda il Maetro, la mirabile architettura de Cie
li ucita dall'onnipotente mano del ommo Facitore le ue grandezze propala, men
tre che. Coeli enarrant gloriam Dei, 3 opera manuum eius annunciat firmamentum. On

de chi potr eplicare gl'armonici concenti de Cieli? Quis enarrabit coelorum voces ?
Se non tu ommo Creatore, che qual Archimuico uperno totum calum quai cano
ram cytharam temperas. Deve adunque batare a noi il apere da Sant'Anelmo, che
eptem coelorum orbes cum dulciima harmonia volvuntur, qui onus ideo ad aures notrs

non pervenit, quia ultra aerem fit, 9 eius magnitudo notrum angutum auditum exce
dit. Segue all'armonia de cieli la dicordante concordia degl'elementi, tabiliti, e
legati nella propria ede cen armonial proportione, onde cant Boetio.
Tu numeri ligas, ut frigora fiammis
Arida conveniant liquidis ne purior ignis
Evolet, aut meras deducant pondere terras.

- --

. .

- . . .

Emicuit, ummaque locum ibi legit in arce


Proximus et aerilli levitate locoque,
Dentior his tellus elementaque grandia traxit,
Et prea et gravitate ui, circumfluus humor

ltima poedit, olidumque coercuit orbem.

- e

Et Ovidio eplicando la loro natura die


Ignea convexi vis, (9 ine pondere cali
i

.
:

Ordine s bello in genere muico, che vagamente corriponde alle muicali parti,poi
che il Canto appropriato al Foco;l'Alto all'Aria,il Tenore all'Acqua,cc il Bao alla

Terra. Nelle tagioni poi, che pi bell'armonia i pu bramare; poiche nella produ

tione de Frutti; Quod contringi Hyem, dice Boetio, Verlaxat, torra. A tar, maturat
tumnus. Ordine s vago, e bello, che non i pu dire, che non i armonia prodi
gioa ucita delle benigne, e provide mani del Creatore uperno.
-

Muco Tetore.

A 3

A P.

PARTE I cap. Iv,


C A P.

IV.

Della Muica Humana.


'mana Muica, dice Margarita Filoofica, ea et, qua de proportionibus corporis ,
5 horum intere partium coniderat. Chi volee fare un'Anotomia
del compoto humano, arebbe un componere volumi opra volumi. Io per m on
per darne un emplice tocco alla sfuggita. Chi vole adunque intendere l'Armonia del
compoto humano,deve come dice Boetio rimirare in e teo:humanam muicam,qui
quisine ipo decendit intelligit, e Celio Rodigino lib.9. cap.6 Humanam ver mucam
facile perceperis, i inteipum decendere incipias. L'unione dell'anima con il corpo,
e la vivacit incorporea della ragione, non altro, che un certo addattamento, e
temperamento, come di voci gravi, 8c acute, che perci die Boetio muic. libr. 1.
cap.z. quid et enim quodillam incorpoream rationis vivacitatem corpori miceat, nii qua
dam coaptatio, 9 veluti gravium, leviumque pocum quai unam cononantiam efficiens, tem
peratio. Che poi l'humano compoto ii d'armoniche proportioni, l'iteo Boetio
l'afferma nel primo della muica cap.1. id nimirum cientes, quod tota notra animae,
corporique compago muica conjunitait. Eendo il compoto humano d'anima, e cor
po cotituito, d'ambedue le parti ne apportaremo le qualit muiche in loro oerva
te, e primo ia del corpo.

PI ds anima,

Aerice Pitagora, che la generatione del corpo humano i diretta dalla oave
armonia, poiche dice egli: Hominis partus eptimo mene vitalis et, quoniam harmonias
complet, perfectiorum vero nonimetris, eo quod pluribus conficiatur ymphoniis, epti
mus igitur ideo harmonicus, quoniamid tempus triginta quinque diebus per enarium duatum
contat; triginta quinque vero, ex onoris numeris colligitur. La dipoitione armonica
delli giorni 35. per la formatione del corpo humano, egue in queta forma: ne' primi
6 giorni, il eme i converte in latte, negl'8 eguenti diventa angue, dopo li 9. i
forma in carne, 8 in coro d'altri 12 piglia la forma di corpo humano, quali nume
riformano giorni 35. che replicati per ei formano (come die ", i nutnero
di mei ette; li numeri poi 6 8 9 e 12. comparati tra loro, formano le principali

cononanze armoniche, poiche il 6 all'8 forma la diatearon, il 6 al 9. la Dia


pente, il 6 al 12. la diapaon, di pi nelli giorni 45. eendo il feto debitamente

organizato Iddio l'infonde l'anima rationale, qual " 45. replicato per 6. forma
il numero di giorni 27o che divio in mei, ono appunto mei nove, nel qual tempo
" parto perfettiimo, e quet' l'armonica dipoitione del Corpo. Veniamo
all'Anima .

Che l'Anima ii armonica parere di Platone, che die. Arbitror equidem, So


crates, te animadvertie nostale aliquid potiimum ee animam cogitare, ee videlicet in

corpore notro intentionem, si complexionem quandam ex calido, frigido, icco, bumido,


eeterisque talibus , borumque temperantiam , cononantiamque animam ee .

E Franchino Gaffurio . Notra igitur anima , cujus omnis compago mui


ea e, cum barmonia cognationem habet . E chi volee dichiarare tutte le bel

lezze dell'Anima, arebbe un non mai fornire: bater adunque olo per motrare la
ua armonica manifattura coniderare con Plutarco, che Animus noter quai Tetracor
--

dum

T ARTE I c A P. V.
dum quoddam, intellectu, ratione, fantaia, ac enibus contat. Et Angelo Politiano
muica bumana tribus animi partibus, intellettu, enibus, habitu, tres efficit rationes, dia
paon, diapente, diatearon. L'Intelletto ha la proportione del duplo, che cotitui
ce l'ottava formata da ette intervalli, e ette ono le potenze dell'Intelletto, cio
Mente, Opinione, Ragione. Immaginatione, Memoria, Cognitione, e Scienza. Il
eno corriponde al equialtero forma della quinta, li di cui intervalli ono quat
tro, & il eno ha il Vedere, Udire, Odorare, 8 il Tatto, a cui congionto il Gu
to. L'Habito h relatione al equiterzo, che forma la quarta, che conite in tre
intervalli, e tre ono dell'habito le parti, Augumento, ommit, e Decremento; il
che bati dell'ammirabile muica humana, che i corge dall'unione dell'anima , e
del corpo, e delle loro particolari cotitutioni brevitatis gratia. Chi vorr pi eatto

dicoro, e pi ditinta informatione della muica Mondana, 8 Humana veda il Gaf


furio nella Teorica lib.1. cap.2 e 3. Zarlino Intitutioni 1. parte cap.6 e 7. Bontempi
Hitoria muica parte I. della Teorica Corollario 3 e 4.
- , i

Alla Muica Mondana, 3 Humana i pu aggiungere la Politica,che quella pro


portionata Armonia, che unice inieme le perone di Alta,Mezzana, e Baa qualit,
alla compoitione d'un'ottima Republica, 8 accordando il oprano de Grandi al
Bao della Plebe, reultandone il concento dalla mediatione delle perone medio
cri, quali formando le parti di mezzo cotituicono il vincolo, e legame d'una perfet
tiima, e ben regolata Armonia.
-- - -

..

e 51

-,

, , , , ,

C. i

. . . ..

. .e

P.

V.

i
a

s .
-

eco - ,

-,
-;
-

. -

Della Muica Armonica. I

A Muica Armonica econdo Boetio quella, che i produce dagli intrumenti


L naturali,
che ono Gola, Lingua, Palato, quattro Denti, due Labra, e Polmo
ne. Et potentia ( dice egli

humana voce ono, naturalium intrumentorum preidio

producens, productos diudicans. Molti ono gli Auttori, che l'hanno definita. S.Ago

" Muica et cientia ben modulandi, bene quidem, idei artificios; aut ben, idet ho

met .

- --

Boetio nel 5. della muica cap.1. Harmonia et faculta , differentias acutorum, 5 gra
vium onorum, enu, ac ratione perpendens.

Guido Aretino Muica et motus rationabilium vocum per Arim, is Them, idet per
acenum, 9 dicenum.

Bacchio Seniore per interrogatione Muica quid eteScientia cantus,eorumque,qua cir-.


ca cantum accidunt-

Marchetto da Padova Et cientia, que innumeris, proportionibus, cononantiis, quan


titatibus, coniunctionibus conitit.

Franchino GaffurioTeor. lib. 1. capit.3 Et cientia perfetta modulationis, onis,


verbis, 9 numeri conitens . Et al capit.4 Muica barmonica ars et pettabilisvo .
cemregens, nunerumque in e continens, accertamoni dimenionem,cientia perfetta mo
dulationi, contans ex onis, vocibus, s numeris.

Nicola Burtio Ars et Deo placens, ac bominibus, omne quod canitur dicernens, 9,
dijudicani, ac de cuntis que funt per Arim, (9 Theim, idei per vocularum intentio
-

nem

p A RT E I CAP. VI,

tem,

remiionem veram inquirens rationem. o pure. Muica et habitus ea debiti,

vocis ad vocem proportione cauatus.

.
-

--

VI

-,

- .

Della Muica Metrica, e Ritmica,


2,

. . . ..

' . .

Etrica Muica,dice Margarita Filoofica diverorum generum metrorum menurano


ratione ubtili, ae probabili invetigat. Conidera adunque la quantit dei Ver
fo, e uoi piedi, come diillabi, triillabi, 8 c. la quantit poi de Veri eendo di
varie orti, e di gran numero, i tralaciano eendo di conideratione Poetica. La
Ritmica v coniderando l'Armonia delle parole, e la lunghezza, e brevit delle illa

be. Intentionem verborum, s an ne ons verbis, ollabis, ben, aut mal coherea, inquisit
- dice Margarita Filoofica, e queta i conidera dall'oratore, e Poeta, ancoacei

dentalmente dal Muico per la dittione, illaba lunga, breve.

C A

P.

- VII.
-

Della Muica Organica .

e -

L A muica organica, cos detta dagl'intrumenti materiali communemente detti


organi, da quali viene formata, che ono di tre orti, da Fiato come Trombe ,
Flauti, Pifari, Organi, Cornetti, 8 atri; Da corde, come Cetre, Viole, Arpe,
Lauti, &c. Da battere, come Tamburi, Campane, Timpani, &c. di queta die

Boetio Tertiamca, que inquibudam conitere dicitur intrumentis, bac ver adminitra
tur, aut intentione, ut nervis; aut piritu, ut tibiis; vel his quae ad aquam moventur, aut.
apercuione quadam, aut in bis, que in concava quadam virga erea, feriunturoni. Queta
aggiunta all'armonica, forma un concento perfettiimo, e meraviglioiimo. i
-

- .

C.
-

P.

VIII.

Della Muica Piana, e Meurata.


-,

Ividendoi la Muica Armonica in Piana, e Meurata, diremo, che la Muica


Meurata largamente gode di tutte le definitioni, che i ono portate della Mu-
ica Armonica, m pi propriamente delle eguenti, per ditingueri dalla Piana, et
motarum (dice Andrea Ornitoparco) divera qualitas, figurarumina qualitas, quoniam
augentur, ac minuunturjuxta modi, temporis, ac prolationis exigentiam. E Giorgio Rau

nell'Enchiridion. Figurabilis, quae 9 menurabilis, (9 nova dicitur,ei, quein uis notis


ecundum ignorum, ac figurarum diveritatem habet onorum menuram; in ea namque no
tulae juxta mdi, temporis, ac prolationis exigentiam augentur, 9 minuuntur. Vien det

ta adunque menurabile, e figurata dalla variatione delle ue figure, e note.


La Muica Piana, Canto Chorale, e Gregoriano chiamata, un canto formato da

pi
-

p ARTE I CAP IX.

9
pi voci, m tutte in uniono con figure d'un medeimo valore enza variatione di
miura, vien definita dal Padre Stefano Vaneo lib.1. cap.r. del Recaneto Muica Pla

ma et illa, cuius note velfigura, s menura, si tempore pari pronunciantur. San Ber
nardo Plana muica notarum implex, (9 uniformis prolatio, quae augeri, neque minui potet.
Giorgio Rau nell'Enchiridion Ona namque choralis, quae 9 Plana, (9 Gregoriana, eu
vetus dicitur , et quae inuis notulis equamervat menuram, abque incremento, vel de
cremento prolationis. Atanaio Kirchero. Muica Plana non temporis moras, ed acuti,
gravique differentiasperpendit,
. .
-

C A P.

IX

vela Muica Teorica,

s Inpettiva.

A Muica Teorica, peculativa, che anche Inpettiva detta, conite nella

L peculatione, invetigatione delle coe Muiche formandone il retto giudicio,


non per il eno, ma per la ragione, onde die Andrea Ornitoparco. Inpectiva Mu

Aca et cientia ono naturalibus intrumentisformatos, non auribus, quorum unt obtua ju
dicia, ed ingenio, rationegue perpendens.
-

- -

ti
:

- .
-

P.

X.

Della Muica Pratica, 9 Attiva .

A Muica Pratica, 3. Attiva i dice eer una certa quantit de uoni per itrumen
ti naturali, d pure artificiali armonioamente raccolti, onde e li uoni foero
raccolti enza il debito ordine armonico, non i direbbe muica, ma confuione, i

che la muica pratica un'adunanza de numeri onori, da quali ne nace la dolce Ar-t
monia; queta Muica Pratica, Attiva reduce all'atto quello, che h coniderato
la peculativa, di cui dice S. Agotino et bene modulandi cientia, e Guido nel dottri
male et Ars liberalis veraciter canendi principia adminitrans, dalla quale ne vengono la
Muica Reale, e Finta.

La Muica Reale quella, che eguita i veri, e reali limiti dell'Arte.


La Muica Finta quella che traporta le note dalla propria ede in un'altra ,
formando gli Eacordi in altri luoghi, che non erano loro proprii, che vuol dire tra

i" una compoitione pi alta, pi baa, del che e ne parler

nella Quarta

arte ,

In queto notro Muico Tetore dicorreremo della Muica Armonica congion


ta all'Organica in Pratica, 8 anche in Teorica,

CAP,

re

PARTE 1 cAP. XI
C A P.

XI

per avention della Muica.

O Uali iano tati gl'Inventori, 8 il modo dell'inventione dii".

e giocondiim'Arte, cos divero, e vario nell'opinione degl'huomini, che

i pu dire quot capita, tot ententiae, poiche alcuni diero eer tata inventata dal
fichio de Venti; altri apprea dall'ammaetramento del canto degli Uccelli, i fon
darono certi, che eendo all'huomo proprio, e connaturale i" la natura
itea ne sii tata la maetra ; f anche detto da alcuni , che dal uono dell'acque
foe trovata, o pure dal rumoreggiare dell'acque del Nilo, e che perci derivi da
Moys voce Egittia, che ignifica acqua, Icos, che ignifica cienza, quai cienza
inta aquas reperta; altri dal rumore, che facevano i popoli habitatori del monte,

Ida
percotendo certi vai di rame per occultare i vagiti di Giove fanciullo, non
mancarono quelli, che attribuirono queta inventione gli Arcadi tudioiimi di
queta cienza, che furono i primi, che introduero nel Latio gl'itrumenti mu
ici; alcuni aerirono, che i primi popoli habitando in rozze capanne in luoghi

ameni vicino all'acque delle palutri canne ne formaero Zampogne, e da quete


n'ucie la muica, che perci f anche detto, che Pan Dio de Patori invaghito di

Siringa Ninfa,quale fuggendo da queto alle ripe del fiume Ladone convera in can
na in memoria di ea ne formae la Zampogna ; f aerto da alcuni, che foe in
ventioned'Apollo, che perci lo figurarono con le Gratie in mano, ciacuna delle
quali havea un'itrumento muico alla mano, 8 anco lo figurarono enza le Gratie,
ma con la Cetra; & altri diero, che lo teo Apollo imparae da Minerva il uo
no del Flauto, a cui f acrato dalla cieca gentilit; f anche attribuita la muicale
inventione a Mercurio, formando dal gucio d'una Tetuggine la tanto decantata,
Lira ; non mancarono aertori, che Amore ne foe il Padre, mentre Amore la
concordanza, 8 armonia delle coe , onde hebbero ragione le genti (al parere del

Beroaldo) attribuire queta inventione per opera delli Dei; furono anche timati
inventori della Muica Anfione, e Zeto fratelli figli di Antiopa, e Giove, li Greci

l'attribuirono a Pitagora dal uono de martelli, ma ci da Pietro Cometore nella


Hitoria colatica vien affirmato per aerto favoloo de Greci, e che veramente sii
tato Jubal dal uono de martelli di Tubal fabro uo fratello; e Suida vuole, che non
Pitagora, m Diocle, non dal uono de martelli, ma dal percuotere cao con una

bacchetta certi vai di terra, della grandezza, e picciolezza de quali ne cavae le pro
f" armoniche. Noi per mirando la prima caua , e l'opere di quel grande
ddio, che fonte, origine d'ogni coa, diremo, che dalla bont di eo ne ia
originata la Muica, e con il parere d'Angelo Berardi affirmaremo, che il ommo
Creatore formae ab aeterno l'uniono in Cielo, 8 in terra Juballi corripondee in
ottava, poiche nota queto Auttore ne uoi Dicori, e nella Micellanea, che vi cor

ree da Dio Jubal otto generationi, poiche Iddio per la Creatione produe Ada
mo; Adamo gener Caino ; Caino Henoc; Henoc Irad ; Irad Maviel ; Maviel

Matuael; Matuael Lamec; e Lamec Jubal, come appunto tanti intervalli coti
tuicono l'ottava, i che dopo queta miterioa generatione, ne riult, e picc in
terra

T'ART E I

CAP XII.

I I

terra quell'armonia, che viene dalle mani dell'Archimuico Superno, onde la ua


genealogia primiera da Dio, e da Jubal avanti il diluvio, e dopo il diluvio li Egit
tii la riceverono da Cam , e Meraimo uo figliolo, li Greci dagli Egittii, &i
Latini da Greci.

P.

XII.

pella Propagatione della Muica.


Orrnata adunque in Jubal la Muica, e cotituito Padre canentium Cythara, Gr

Organo, declinando il genere humano dal bene , ogni coa divenuta nefan
diimo lezzo, provocato Iddio da tante iniquit ommere gli huomini, & i vitii

nel diluvio dell'acque, in cui anche la Muica ne fece il naufragio; renovata negli
Egittii da Cam, e Meraimo, e da Mercurio dopo l'inondatione del Nilo inventata
dalla Tetugine la Lira di quattro corde, al parere d'alcuni e ne form il Tetracor
do, che f la prima regolarinventione oervata nel mondo dopo il diluvio, che e

gu negli anni zooo della Creatione del Mondo, dopo il detto diluvio anni 344 alla
predetta Lira, Tetracordo Corebo v'aggiune la quinta corda; Hiange la eta ;
Terpandro la ettima, quale cotitutione dur inino Pitagora Samio, che fior
del 337o pure del 3445 il quale al parere di diveri dall'oservatione del uono de
martelli ne oserv le cononanze prima non conociute, abbenche fosero conociuti

i uoni,8, aggiune alla lira l'ottava corda,cotituendola d'otto, diferenza di quella


di Terpandro, che era di ette; Teofrato Pierite trov la nona ; Hitieo Colofo
nio la decima; Timotheo l'undecima; & altri inino al numero di quindici, che
dur inino al tempo di Guido Monaco Aretino. Anfione, e Lino muici eccellen
tiimi nel 2534 accommodarono al uono della Lira il Canto. Dicei, che Olimpo
diede il principio alla Muica Greca , e Laso Hermoniene fose il primo, che ne
crivese, e la riducese alla maniera Dithirambica; & Epigonio il primo, che uo
nase la Lira enza arco, ma con le dita, qual'era di 4o corde, a differenza di quella
di Simico, che era di 35. Filemone f inventore del Choro nel 396o. Scrisero dot

tamente fra gl'Antichi Aritoseno, che fiori negli anni del mondo 362o in circa
Euclide nel 367o. Didimo nel 389o Aritide Quintiliano negli anni del Signore
13o cui uccese Alipio. Tolomeo nel 117. pure 13o. cui egu Nicomaco Ge
raeno. Gaudentio nel 39o e Bacchio eniore gli uccese. Boetio nel 5oo S. Gre

gorio, e S. Ambrogio furono gl'inventori, econdo alcuni li riformatori del Canto


Fermo; nel 37o fior S. Ambrogio, e nel 6oo in circa S. Gregorio, e finalmente nel
1o24 pure 1o3o fior Guido Aretino, che ritrov, 8 ampli mirabilmente la Mu
ica facendola riorgere, esendo tata epolta nelle rovine d'Italia cauate dall'innon

dationi de Barbari. Quanti poi dopo di Guido siino tati li ampliatori, e crittori di
queta nobil'Arte, esendo il numero grande, i tralaciano per brevit, olo apporte
r per fine di queto Capitolo alcuni inventori d'itrumenti.
Il Violino f inventato da Orfeo figlio d'Apollo; e Safo Poetesa invent l'Arco

de crini di Cavallo, e f la prima, che lo uonase, come i cotuma oggid. Maria


invent il Pifaro dritto, e Mida il torto, i quali erano enza fori in forma di Tromba,

fatti di canna, gambe di Gr, alli quali Hiange Frigio vi aggiune li fori, e uona
Va. Con
-

1,

PARTE I cap. XIII,

va con variati uoni, & ancora ne uonava due ad un fiato. Boetio invent il Chi

tarrino. Il Cornetto dalli Popoli Tireni hebbe l'origine. Il Flauto da Pan Dio de
Patori. Tireno trov la Tromba, pure Melito, e econdo Gioeffo Hebreo, Mos,
il uo proprio modo il Frigio apro, e gagliardo, che propoito ben dise il Poeta
At Tuba terribili onitu taratantara dixit.

Afiano Pavee trov il Fagotto. Il Lauto f ritrovato da un Francee di Caa Laut.


Il Monocordo f inventione di Pitagora. L'Organo, ch' il Principe degl'Itrumen
ti, non i s preciamente chi l'inventase, queto certo per, che Vitaliano Papa
l'introducese nelle Chiee per ollevare col mezo della ua dolce armonia l'animo de

Devoti alla contemplatione della Muica del Paradio,


-

P.

, -

XIII.

se foe l'Antica Muica.

L parlare (che induse gli huomini alla vita ociabile) esendo una voce articola
ta, ditinta da tutti gli Animali, dono peciale di Dio al ol huomo conceso;
oservata, e conociuta in eso cert'armonica propenione, non olo f dalla diligen

za humana adornato, 8 abbellito, ma pur anche introdotta una cert'armonia di Can

to, che dal rozzo ridotta ad una talqual politia, ne reult la muical facolt, la quale
ne tempi antichi non era esercitata con tanti itrumenti, e variationi di voci come i
cotuma in queti notri, ma olo con un emplice uono di Pifaro, d Tibia, di Ce
tra, Lira, accompagnando la voce al uono d'uno di queti itrumenti cantavano li
loro veri in lode degli Dei, e degl'Eroi, & ancone Teatri recitavano, cantando i lo

ro geti illutri, e quete compoitioni muicali formavano opra un determinato Mo


do, Tuono, come Dorio, Frigio, e Lidio, e e erano due, che doveano cantare, e re
citare, cantavano, e recitavano a vicenda, uno dopo l'altro al uono de opradetti
trumenti, che perci dise Virgilio introducendo Menalca, e Mopo Patori
Tu calamos infare leveis , ego dicere verus.
Cos li Poeti cantavano li veri : radunati in buon numero formavano un cerchio

in forma di Choro, & alternatamente cantavano i Poemi loro; parimente li Ruti


ci raccolti inieme cantavano le lodi Bacco, altando,e ballando, al che ben s'addat
tano li veri di Virgilio
--

Tars pedibus plaudunt choreas, y carmina dicunt.

Queta Muica, al parer del Kirchero (Muurgia lib. 17. pag. 558 ) hebbe tr et;
La prima impolita, e rude, che e volevano cantare delicato, e polito, cantavano
(come i dise) al uono della Lira, altro itrumento gl'Hinni di Lino, 8 Orfeo.

La econda f di Pitagora, che da fabrili martelli con Aritmetica, e Geometrica pro


portione dipoe la Muica al buon'ordine, e l'abbell. La terza f d'Aritoseno, che
la riduse all'ultima perfettione, e durarono queti ecoli, 8 et inino, che la Greca

Monarchia in varie diviioni riolta, al niente i riduse; opinione quai che uni
verale, che i perdee affatto, e che giorni notri non ve ne rimanese vetigio; di

queto parere f Vincenzo Galilei nel uo Dialogo della Muica antica, e moderna
alle carte 28 ove dice:Si perd dico l'antica Muica, inieme con le belle arti, e cienze, della
quale ne rimato cos poco lume, che molti reputano ogno, e favola la ua meraviglioa ec
-

cellenza.

T A R TE I CA P. XIV
I3
cellenza. Non otante per alle carte 104 ne rapporta un poco di barlume, qual'esa i
fose, con dire Ciacuna loro Canzone, foe cantata da un olo, da molti, era un canto
fermo, dal quale veniva una ola aria, non altrimente di quello, che noi udiamo in Chiea

almeggiando nel diri il Divino ufficio, e pecialmente quando i celebra olenne, e egue po
co dopo: il cantare in cononanza alla tibia in quei tempi, non poteva eer altro,che uonando
il tibicine una ua aria , cantae alcun altro l'itea con proferir le parole nel medeimo tem
po, ma con divero uono circa l'acuto, e grave, come per eempio all'ottava, e fore alla
quinta, overo, che uonando un tibicine un tenore nel grave, uonae un'altro nell'acuto una
parte diminuta, non altrimenti di quello, che f hoggi il picciolo.Aulo della piva ul bordone

di ea. E queta era l'antica Muica, per quanto i pu congetturare, e qualche cu


rioo volese apere quanto sii antica, bata il dirli, che ucita dalla mano di Dio, e
propalata da Jubal ne primordii del mondo,

P.

XIV.

guanto foe rozza l'antica Muica.


'Arti nacono alla luce del Mondo in perfette, come appunto il parto dell'Orfe,

L quali col tempo vengono dall'indutria humana perfettionate,anzi Emanuel Te


auro nella ua Filoofia Morale lib.17. c.8 aerice, che l'Arti iino tate imparate da
gl'animali. L'iteo Creatore (dice egli b voluto, che gl'animali apparaero le arti dal

la natura, e gl'huomini dagl'animali f inegnata l'architettura dall'api, la muica dagli ui


gnuoli, la coltura dall'ore (9 c.Onde non meraviglia e anche la muica ne uoi prin
cipii riucie rozza, 8 incompota, che ci ii il vero, dalla formatione de primie
ri itrumenti e ne pu venire in cognitione, poiche la tanto decantata Lira di Mer-,

curio, fabricata ne f da un gucio di Tartaruca con alcuni calami, e corde, 8 al pa


rer d'alcuni la muica f trovata, 8c inventata dal uono, che rendevano li nervi di
eccati dell'itea percoi da quel Nume; di opinione Filotrato, che foe forma

ta dal Cranio, e corna del techio d'una Capra, come i pu vedere nel dialogo di
Vincenzo Galilei alle carte 129, e che il pletro di queta foe il Zampetto dieccato
della medeima. La iringa fabricata da Pan Diode Patori era di ette pezzi di can

na
in memoria dell'amata Ninfa siringa di cui ne riceve il nome: onde die il
Poeta -

Tan primus calamos cera conjungere plures Intituit .....

Il Pifaro, Tibia era enza fori, e non havea variatione alcuna di modulatione di.
voci, e tale la decrie Oratio.

Tibia non, nunc oricalcho, tubacque


-

dEmula, ed tenuis, implexque foramine pauco


Adpirare, 9 adee choris erat utilis;
Che gl'Antichi non ha veero itrumenti di rimarco lo tetifica il Kirchero nel 7.

lib. della Muurgia con il dire. Si Graeci vel viliimum fitularum traminearum cera, 9,
ino connexarum inventum prorus puerile, tanti fecerunt, ut id monumentis inciderent;
Atulti ane cenendi unt, ut i quadan meliora baberent, ea poteritati inviderint.
Queta Muica adunque rozza in tre maniere viene decritta dal Kirchero nel To
mo 1 della ua Muurgia alle carte 558. La Prima detta Monadica, era voce ola ,
-

Ca Iltata

14

P A RT E I C A P. XV.

cantata dal Poeta, o Muico, accompagnata da geti, d moti del corpo, moventi,
'e decriventi ira, odio, amore, degno, con variet di modulatione di voce addattata

alle parole, e recitavano neTeatri, ne Tempii, ne Conviti, e ne pettacoli, cc.


se queta era la tanto decantata Muica de Greci. La econda era detta Polidica, &
era congionta la voce all'itrumento enza legge, 8 ordine, ma alla rutica. La ter
za era chiamata Itrumentale, 8 Organica, 8 era pi voci, ma priva d'armonia ,
'e di cononanze, non eendo coniderate dagl'Antichi altro, che l'ottava , quin
ita, e quarta; onde era molto povera: per imparare poi modulare la voce dice il
Galilei nel opracitato dialogo alle carte 99. Tengo per fermo, che nell'imparare a por
tarle voci andaero per modo di dire ululando enza eprimer nome alcuno , 5 particola

re. Onde i pu coniderare quanto foe la Muica ne uoi principii povera e rozza.

P.

XV,

Degl'Effetti della Muica.


Uanto ii degna, e copicua la Muica dice il Gaffurio lib. 1. della Teorica

cap.1. che atis ea decet ratio quod Deos habeat Auctores. Et tanto potente ae
rice S. Tomao di Villa Nova, che per ea fugatur diabolus, poichead cythara o
nitum tremeactus recedit, (9 quod nulla vis uperat, uperat harmonia. Onde non

meraviglia e era olito David al uono della ua Cetra cacciare da Saul lo pi


rito cattivo.

Le meraviglioe operationi della Muica, e gl'effetti prodigioi, che vengono


attribuiti quet'Arte, i rendono talvolta incredibili, parlando per anamente,
cert', che la Muica ha li uoi effetti, e move li eni, non olo humani, ma pur

anche opera efficacemente ne bruti, poiche li Cervi del uono degl'itrumenti tan
to e ne compiacciono, che i cordano della natural timidit; gl'Elefanti divengo
no manueti al uono de timpani; li Delfini al fichio de marinari, 8 al uono di
qualche itrumento cherzano intorno le navi; e gl'Uccelli, che eercitano natu

ralmente il canto, ingannati dal fichiar de Cacciatori ne retano preda; li marina


ri i ollevano al Canto.

Hortatur remiges ad tolerandos quoque labores.


Li moricati dalla Tarantola i ollevano con il uono, e le pecorelle, e gl'armenti
pacono pi allegri al uonar de Patori. Ovidio.
-

Feus ut incubuit baculo, axoque reedit


Pator arundineo carmine mulcet oves.

Vengono per da tal'uno decantati certi effetti prodigioi, che, ii detto con ua
buona pace, hanno del favoloo , & in particolare Vincenzo Galilei nel uo dialo
go della Muica antica, e moderna, tima tanto gl'effetti della Muica antica, che i
adira con certi, che non credono a tali favoloi racconti, onde alle carte 8o li taa da

temerarii. Vedete, dice egli, quanto cotoro ino temerari, che i ridono degli effetti, che
faceva una coa, la quale non anno quale i foe, ne conocevano la natura, 9 propriet
ai ea, n " ci operare. Li potrebbe per tal'uno ripondere, e noi bia
timiamo una coa, che non conociamo, come lodate voi una coa, che non i s
qual foe, mentre aerite alle carte 82. che i perd, e che la ua
eC

ner"

Cellen Za

P ART E I CAP XV,

I 5.
cellenza vien timata favola, e ogno, alle carte 84. dite eendoi gi perduta in
tieramente molti, e molti anni avanti per le guerre, per altro accidente quell'antica, e
dotta maniera. Onde e noi biaimiamo torto quello, che timiamo favoloo, voi
lodate quello, che non i s come ii tato, al preente non ; m laciando que
te coe da parte, vediamo quali iino gl'effetti meraviglioi della Muica Antica :
dice il precitato Auttore alle carte 8o qual maggiore argomento volete per convincergli,
che i miracoli per eoi dirgli, che ella faceva? i quali ci ono raccontati da pi degni, 9,

famoi ricrittori. Stiamo vedere, che haver reucitato qualche morto, e quali
mai aranno queti s grand'effetti? Li racconta alle carte 86 conervava la pudicitia ,
faceva manuetii furioi, inanimiva i puillanimi, quietava gli piriti perturbati, inacui
va gli ingegni, empiva gli animi di Divino furore , racchetava le dicordie nate tr po
poli, generava negl'huomini un babito di buoni cotumi, retituiva l'udito ordi, ravvi
vava gli piriti, cacciava la petilenza, rendeva gli animi opprei lieti, e giocondi,
faceva cati i luurioi, racchetava i maligni piriti, curava i mori deerpenti, mitigava
gli infuriati, 9 ebrii, cacciava la noia prea per le gravi cure, 3 fatiche, e con l'e
empio d'Arione poiamo ultimamente dire (laciando da parte altri imili) che ella libe
rava gl'huomini dalla morte. Manco male, che non h detto, che li habbi reu
citati .

Tutte quete coe ono belle, e buone, ma non i devono intendere tutte ad un
eno, poiche, i come la muica un arte di ben regolata Armonia, cos il guarir
l'infirmit, render cati, racchetar le dicordie de popoli, far manueti i furioi, e
l'ebrii, & altre coe imili, ono tutti effetti coniderati in ridurre le prefate coe

alla loro debita concordia, come proprio del Medico render concordi gl' humori

peccanti, e ci metaforicamente viene attribuito alla Muica, che nel reto i pu


onare, e cantare quanto i vuole tanto alla moderna, quanto all'antica che mai i
potr eigere dalla Muica tali effetti, diletter ben s,ollever lo pirito,acuir l'inge
gno, perfettioner l'udito, ma gi mai lo retituir, e cos non potr mai operare
altri effetti fuori della ua sfera; quanto poi movere gl'affetti, queto tal volta
non olo viene dalla qualit della Muica, ma per lo pi dall'oratione, narratione,
che vogliam dire, & in tal'uno far un'effetto, 8 in un altro ne generer uno di
vero, conforme l'itinto del proprio temperamento, poiche die Boetio nel primo

della Muica cap. 1. amica enim imilitudo, diimilitudo vero odioa, atque contraria ,
hinc etiam morum quoque maxim permutationes fiunt; Lacivus quippe animus, velipe
lacivioribus delectatur modis, vel epe eodem audiens, cit enollitur, ac frangitur;
rurus aperior mens, velincitatioribus gaudet, velincitatiorihusaperatur. Et pur
troppo il vero, che un lacivo de lacivi metri i compiacer, e per il contrario ad un

pudico gli aranno di fatidio, e noja. Ad incoraggire, gl'animi uccede pure di


veramente negl'huomini, poiche taluno, che non haver un cuore d'Alean
dro, gli ar il uono della Tromba di pavento, e non d'incitamento al coraggio,
che per cant un Poeta moderno. P. M. IgnatioTevo.
Tema ne vili, ardirne forti inneta
Con le buccine ue l'atra Bellona,

Altre coe poi i devono intendere allegoricamente, come gl'effetti d'Or


feo in tirar le elve, e di Anfione nel mover i ai fabricar le mura di Tebe, ci
ignificato per gl'huomini rozzi, e ilvetri tirati al conortio, e vivere ociabile ;

che perci queto propoito ben die Giovan Boccaccio lib.5.de genealog Deorum
-

cap.12.

I6
T A RT E I. C A P. XV.
cap 12. Hae Orfeus movet olvas radices habentes firmiimas, y fixas olo, idet ob
ftinata opinionis homines, qui nii per eloquentiae vires queunt ua pervicacia remove
ri. E gi che vien detto, che queta Muica era atta mitigar i furioi, e liberare
quai dalla morte, mi i dica, perche f trucidato Orfeo dalle Bacchanti ? La cetra
ua, che penetr l'inferno, perche non f atta alvarlo ? Eh che queto i deve
coniderare non litteralmente, ma per allegoria (come i die dell'altre coe) cio ,

che il vitio upera tal'hora la virt, e tempera la ben'accordata, 8 Armonica ragio


ne, onde ii detto con buona pace di chi che ia, la Muica olo atta ollevare
l'animo, e diporlo all'allegria, d pure alla metitia, conforme la qualit dell'Armo

nia accompagnata da narrativa appropoito, e teuta tudioamente dal dotto Con


trapuntita; onde oggiungiamo con Giovan Spanger bech, che Muica Deum ipum
placat, animos hominum mira ua vitate demulcet, curas eximit, 9 ut ait Poeta, micet

utile dulci. Cio placa Iddio ne canti Eccleiatici, e devoti, all'huomo dolce, e
uave delettandolo, e ollevandolo dalla tritezza, e non opera niente di pi.
Altre coe appartenenti queta materia toccaremo nel Capitolo della difea del
la muica mederna. Aggiungiamo olo per hora alcuni veri, che eplicano le ue
sualit, e prodigioi effetti, i quali per i devono intendere anamente, come hab
biamo detto di opra.
-

Gierolamo Faleto de laudibus muic.

Muca turbatos animos, egrumque dolorem


Solalevat, merito Divumque, bominumque voluptas.

gua ine, nil jucundum animis, necamabile quidquam


Ad cujus numeros uperi vertuntur, 3 orbis,
Et coelo radiant ignes, quibus emicat ingens
Signifer, 9 leges praecriptaque tempora ervant,
Hac Phaebus Phaebique oror, duce, 9 Aura cali
Atra uo agitant cotanti fadere motus.

- --

Antonio Gaza nell'Etica


-

Laetificat mentes humanas Muica dulcis

Trititiam pellit, gaudia umma refert.


Margarita Filoofica nell'Appendici.

Muica dulce onans juvat carmine blando

Intaurat vires, ingeniogue favet.


Muica erpentum morus, ds vulnera anat,
Muica linfatis mentibus indit opem.

Irati timulos, dy corda ferocia mollit:


Banc etiam morbos poe fugare ferant.

Banc tu Divinum munus dubitare caveto

ais quis es, nulli, artibus iffa minor.


Franchino Gaffurio nella Teorica ad Lectorem.

--

- Ethera Tellurem, Pontum, Volucreque, Feraque,


-4tra, Deos, Homines, Muica Averna rapit.
Il Cavalier Marini.

Muica, e Poeia on due orella


Retauratrici dell'affitte Genti, i
Di rei penier le torbide procelle, a

. .

- - -

--

5
. .

- .

r .

- -

.
Con

pA RT E I C A P. XVI
-

17

Con liete rime erenar poenti,

'Non h di quete il Mondo arti pi belle,


o pi alubri all'affannate menti,
Mi cor la Scithia h barbaro cotanto
( Se non Tigre) cui non piaccia il Canto.

P.

XVI.

Dell'Inventione del Cantar in cononanza.


-

O mi vado peruadendo, che l'huomo, in cui (come i die) innato il canto, dal

entir altr'huomo cantare, foe itigato, e moo a far il imile; onde non con

formandoi l'uno con l'altro nella medeima voce, ne nacee da queto la diverit ,

la quale, econdo gl'accordi buoni piacendo, e dipiacendone triti, da queti al


lettato, & inaprito l'udito, e ne cavae da ci le oervationi, e e ne formaero
le regole del cantare in cononanza, che e ci foe, certo al mio parere i potrebbe
dire eer il contrapunto aai antico.

Vincenzo Galilei d'opinione, che gl'Antichi non cantaero in cononanza,


poiche nel uo dialogo alle carte 36 l'afferma con dire. Che non i cantae in cononan
za lo tengo per fermo. Et veramente la commune opinione, anzi di pi alle carte
8o aerice che il cantare tant'arie inieme ii nuova inventione. Certa coa per
quello, che b potuto raccorne da divere parti, che la maniera di cantare boggi tante arie
inieme non pi di cento cinquanta anni, che l' in uo.

Queto crittore crie l'anno 1581, onde al uo parere arebbe tata queta inven
tione del 143o in circa; m io non s coa crederli; s per trovari motivi in contra
rio, s, perche l'iteso Auttore nel uo dialogo n'ininui, che anche anticamente i

cantase, e onase in cononanza, e primo alle carte 38. parlando delle corde del Si
mico, & Epigonio itrumenti antichi cos dice. Dico, che uno di ei ne haveva tren
tacinque, e l'altro quaranta, dalla qualit delle quali i pu far argomento, che i profeori di
ei onaero in cononanza. E poco dopo oggiunge: dalla qual maniera di onare hebbe
veriimilmente origine (come uo luogo motraremo) queto modo di componere, e di canta
re nell'iteo tempo tante arie inieme, e econdo la ditributione delle corde, 5 non altri

mente, portavano i muici intervalli i cantori di quei tempi, e i condotto, si oervato in


ad hoggi, dando nome di cononanze imperfette alle terze, e ete maggiori, e minori. Se

condo, alle carte 83 di maniera, che i vede epreamente, che inino al tempo di quel
divino Filoofo (parla di Platone) i cotumava per alcuni di cantare, e onare in cononan
za. Terzo, alle carte 118. parlando delle ette d'Epigonio, 8. Altri, dice. Le quali
bebbero intorno la Muica Pratica diveri pareri, queti volevano, che i onae, e canta
e in cononanza, quelli per il contrario, come coa pernicioa lo vietavano. S che da que

ti uoi detti, pare a me, che haverebbe fatto meglio di dire, che dal tempo di cen
to cinquanta anni i fose rinovato, 8 ampliato il modo di cantar in cononanza
con formarne regole ode, e tabili, uate in ino al giorno d'hoggi.
Io timo per, che queto modo di cantare in cononanza fose asai antico, per
li motivi, che ne apporter. Aritotile lib.8. de Rep. cap.5. dise Muica nobis in iis
ponitur, qua ummam afferunt voluptatem, venuda t, ive conjungatur concentu. Se

neca nell'epitola 83 ad muicam traneo, doces me, quomodo intere acuta, acgraves
Muco Tetore .
B
490Cgo

19

PARTE I CA P. XVI

Avoces cononent, quomodo nervorum diparem reddentium onum fiat concordia: Cicero
ne de omno Scipionis. Qui acuta cum gravibus temperans equabiliter concentus efficit.
Meglio per Platone Concentus et ordo, qui in voce acuta, s gravi imul contempera
tis apparet. Onde da quete auttorit di Auttori cos celebri, che ono tati tanto
tempo avanti il 143o quali decrivano il concento, che non i pu fare e non per l'
accoppiamento di pi voci, i pu comprendere, & argumentare l'antichit del can
tare, e onare in cononanza, 8 abbenche dica il Galilei, che Platone comanda

e il cantar all'uniono, e non in cononanza, ad ogni modo la decritione di o


pra rapportata, a notro favore. Haver biaimato il cantare pi voci in cono
nanza per eer fore quei tempi coa nuova, e per coneguenza aai rozza, 8 inor
dinata, che invece di dilettare l'udito, pi toto ne retae offeo dalla garbata
unione delle voci, come tal'hora uccede anche giorni notri. E'pur anche notro
favore la definitione della cononanza portata da Euclide nel uo Introduttorio. Con

onantia et mitio duorum onorum, acuti cilicet, (9' gravis. Le cononanze ono tate
invetigate accuratiimamente da tutti gl'Antiehi crittori, e profeori Greci, for
mandone varie eperienze con Pei, Corde, Verge, Acetaboli, & altro, onde tanta
perquiitione arebbe tata gettata al vento, e non foe tata di grand'utile; anzi al
concento di quete oervato nel uono de martelli aericono eeri coperta la mui
ca al mondo, e per coneguenza fondata opra il dolce motivo delle cononanze; e
non mi i dichi, che olo per accidente trattarono di quelle, e non per ervirene ,
poiche ci contrario all'eperienza, ervendoi al meno gl'Antichi delle cononan
ze nell'accompagnare la voce alla Lira, Tibia nelle loro canzoni; come pure ac'
compagnando due Pifari inieme, uno nell'acuto, e l'altro nel grave. La commu
ne opinione per (come dii) , che i cantae voce ola, d pure che queto foe

il modo pi uitato, & abbracciato; noi per non appiamo preciamente qual i fo
e l'Antica Muica, poi che die Sinibaldo Heidem lib.1. cap.26 Vetutiores muicot
Boetium, Capellam, 3 imiles nil de hac notra arte canendi tradidie contat, neque nos il

lorum muicam qualis fuerit intelligere poumus. Si che il narrato inin'hora non altro,
che congietture; onde io, Lettorhumaniimo Aquam, y ignem appoui tibi, pi

glia, e credi quello, che te piace; olo ti dir per fine di queto Capitolo, che var
fie furono le cuole di Muica al riferire del Banchieri nella ua Cartella. La Prima
de Greci, che cantavano otto le ei lettere G. A. B. C. D. E La econda f di Gui

do, che invent le illabe ut, re, mi, fa, ol, la . Accommodandole alle ette

lettere Gregoriane. La Terza f di Giovan de Muris, che invent le figure cantabi


li,
e di ci meglio
e ne dicorrer
nella La
econda
La Quarta& fal dipreente
Iouino
,
e Cipriano.
La Quinta
del Paletina.
Seta parte.
del Marentio;
la
cuola moderna, la quale v ricercando l'immitatione, epreione della parola
per maggiormente muoveri eni, a differenza de notri Anteceori, i concerti de

" non i ditinguevano l'uno dall'altro,

non vi eendo differenza dalle comp:

itioni da Chiea, alli loro Madrigali pi voci uati in quei tempi. In due modi
adunque i pu coniderare la Muica; In uno, che l'Armonia ii padrona, e ignora
dell'Oratione; Nell'altro, che l'Oratione ii padrona dell'Armonia, e queta

quella, che i tudia hoggid, vagamente concertando, e con le voci, e con gli tru
menti, & all'hora i forma un maetoo, odo, pregno, e vago concerto, pigliando
anche la cuola de notri Anteceori.

CAP.

p ART E I CAP XVII


C A P.

19

XVII.

Del Detrimento della Muica .


r . E vicende mondane ono per e tee cos intabili, e fugaci, che niuna perma

L nenza e ne pu perare da ee, che perci bene die Boetio lib.2 de conolatio
ne proa 2 Hanc continuum ludum agimus, rotam volubili orbe veramus; infima ummit,
umma infimis immutare gaudemus, & Ovidio nelle Metamorfoi.
Tanta bomines rerum incontantia verat,

E ne fati .

Trus et ubit, qui mod Creus erat.


La Muica fida ollevatrice dell'humane mierie, ne diatri dell'huomo, prova
anch'ea le ue cadute, e come coa ublunare eente non dalli cherzi della fortu

na. Preagice Adamo uoi poteri la ruina del mondo in due diluvii, del fuoco, e

dell'acqua, e non apendo qual dovee eer il primo, per eternare la bella, e gio
cond'Arte della Muica, f decritta da Jubal al referir di Margarita Filoofica o

pra due colonne Latericia quidem neigne, Lapidea ver ne aqua periret. Venne il dilu
vie dell'acque, nel quale con gl'huomini ne rimae aborta, e come rapporta il Gaf
furio nel 1.libro della Teorica al cap.8 pot diluvium poteritas ipa reperit, uuique man
davit, e come altrove i die pas per opra di Cam, e Meraimo gl'Egitii, e da

queti ne Greci, 8 al cader della Greca potenza mieramente per; havea di gi fat
to paaggio dalla Grecia all'Italia, m nel 426 di notra alute otto Cotantiniano
devatata da Atila, e nel 566 otto Giutino minore rea chiava de Longobardi, la

Muica con l'altre Scienze in un mare di tragi fece mieramente naufragio; riorge
l'Italia per opra di Carlo il Magno, e la Muica qual novella Fenice in Guido rinace
& introdotta neTempii al culto del ommo Facitore; m eendo da Cantori mal
esercitata, e deformata da metri lacivi, venne sbandita da S. Atanaio dalla Chie

a Aleandrina, come pure da Anataio Pontefice dalla Chiea Romana; Vita


liano la ritabilice, eguono le petulanze, 6 abui nel canto, determina Marcello
Secondo di nuovo iti Paletina la difende con eterna ua gloria,e la manten
ne, &inino al giorno d'hoggi maetoamente tabilita nel trono: Quete ono ta
te le vicende della Muica; l'introdutione per delle Ariette, e balletti ne veretti ,
e ritornelli, che i fanno ne concertini delle coe Eccleiatiche, non s quello
partoriranno .
Pretende il Galilei gran detrimento, emutatione nella Muica per l'introduttione
delle cononanze imperfette, ne'concenti muici, che perci dice alle carte 83 del uo
dialogo: Dall'uo delle quali imperfette cononanze deriv la mutatione della petie Diata
ma diatoniea, che prima era, quai che in intona incitata; la mutatione di che cagion nece
ariamente per le ragioni, che i ono dette di opra, intorno particolarmente uoi accordi
mal temperati, chei mut inieme il modo del cantare circa la grandezza, e picciolezza de
-

gl'intervalli, e coneguentemente il cotume, imperoche quella petie tanto reputata, la quale


fa veramente dalla Natura ordinata, uata nella ua implicit, era grave, virile, e cotante,
dove per l'oppoto queta per la ua incotanza ridicola, effeminata, e varia, talmente, che

di evera matrona, che anticamente era, divenuta boggi la muica una laciva (per non dir
sfacciata) Meretrice.
-

Varie ono le opinioni circa qual pecie delle Diatoniche ssi canti, e i uoni
2,

COll

2o

PART E I c AP XVII

con gl'itrumenti; Boetio, il Stapulene, Franchino Gaffurio, il Glareano, & altri


tengono, che i canti la Diatona diatoniea; altri la pecie intona, come il Zarlino,
Fogliani, e Salines, e queta lite moa particolarmente per la varia opinione della
diviione del tuono; qual sii veramente quella pecie, che hoggid i canti, uoni
multi multa dicunt, e come dice l'Artui nell'Arte del Contrapunto adbuc ub judice

lis et: ondene men noi la riolveremo; oervaremo olo la caua, perche la muta
tione di queta petiecagioni una mutatione,e detrimento s grande,che facci mutare
totalmente la natura della Muica, e la facci divenire vile,8 abbietta.

Fra le molti perquiitioni, che forma il Galilei opra queto fatto, alla fine i riduce
all'itrumento da tati, dal quale ne cava quete differenze. carte 33. Si trova adunque
nel motrato temperamento

" diminuito ciacun Tuono di quattro ettime parti di un

comma; il Ditono d'un intiero, e di pi d'una ettima ua parte ; la Quinta di due ettime
parti, e l'Eacordo maggiore di ei ettime parti , dove per il contrario viene d eeri an
gumentato il minore Eacordo d'un comma intiero, 9 in oltre d'una ettima ua parte, la

guarta di due ettime parti; 9 il emiditono di ei: adunque queta gran differenza co
d poco pi rigore, ma e queto incapibile dall'udito (come i
vedr) & ineplicabile alla voce proferiri, come mai queta inenibile parte potr
variare, apportare detrimento s grande alla Muica ? per non parere di dir ci
ta d'un

i"

mie capriccio i enti Aritoeno tradotto da Marco Meibomio alle carte 14 del pri
rno libro . Horum igitur utrumque determinandum, relatione fatta ad duo; ad id quod o

mat, 9 quodjudicat, ta vero unt vox, 9 auditus: adunque la voce deve proferire, e
l'orecchio giudicare; m e queta variatione degl'intervalli conite in un comma,
& il eno non la pu n proferire, n giudicare,come mai varier la natura,e quiddit
della Muica? alla prova di che i enta Aritoeno nel citato luogo. Neque vox dieis
minima, minus adbuc intervallum ditinct proferre potet, nec auditus diudicare, e par

lando del dieis Eharmonico alle carte 19. die Quimodulata erie nituntur, aut Dia
tomus et , aut chromaticus, aut Enharmonius, e poco dopo egue ultimo enim iti vive
etiam magno cum labore enus aduecit. Se difficile un dieis enarmonico, quanto

ar incapibile al eno un comma, che aai meno? alle carte 21. parlando della di
viione del tuono die: nimirum cantetur ipius, 9 dimidium, 9 tertia pari, 9 quarta.

gua bis unt minora intervalla omnia cani nequeunt. Pars vero minima vocetur, die, en
harmonia minima, equens dieis chromatica minima, maxima hemitonium : ai le carte 25.
quod et toni pars exta; intervallun minus minimo eorum quae canuntur, cujumodi pror
us cani nequeunt, e per fine alle carte 28 Hoc ver ei, autoduplum dieis minim, ait
parvo quodam, 9 incondito minus, at in grave, duobus tonieis dieibus minus modulari ne
quit ; Adunque il comma tanto predicato per l'alteratore della Muica incapibile
all'udito , e dalla voce non i pu proferire ; i che non pu variare la natura della

Muica nel cantare le ue cantilene, e per coneguenza ne meno renderla abbietta,


deforme, e laciva; che quete differenze inenibili non poino alterare, n variare
la Muica, i prova con l'iteo Galilei, che alle carte 3o l'afferma. Trovo per lunga

oservatione, dic'egli, che le voci naturali, e gl'itrumenti fatti dall'arte non uonano, n
cantano realmente in queta moderna muica pratica, alcune delle nove pezie Diatonicbean
tiche nella implicit loro; ma bens tr inieme diveramente mecolate uano heggi inaver
tentemente i pratici, e ono quete. L'incitato d'Aritoseno; il Diatono diatonieo antichi

mo, 9 il intomo di Tolomeo. Siche dich'io non nacendovi da queta mecolanza di,
onanza, n concerto, che dal eno i poi comprendere, adunque queto comma
inenibile, e non h forza di mutare la Muica.

Bon
Il Bon

PARTE I CAP XVII

2. I

Il Bontempi nella ua Hitoria Muica alle carte 95 rapporta eer opinione d'al
cuni, che queti minutiimi intervalli, ripetto alla voce i cantino in un modo, e ri
petto li trumenti i uonino in un'altro, coa da lui reprobata, poiche dice; ondee
ciia vero ne viene in coneguente, che Noi ogni volta, che babbiamo cantato qualche canti
lena Eccleiatica Voce ola accompagnata dall'Organo, da due Violini, e da una Viola da
braccio , babbiamoprodotto nelloteo tempo gl'intervalli perfetti del intonoriformato, e

gl'intervalli imperfetti del intono antico; i perfetti in riguardo de Violini, e della Viola;
El'imperfetti in riguardo dell'Organo. Opinione appreo di Noi, che profeiamo opra ogni
altra coa l'Arte del canto, non meno ridevole, che motruoa; apendo per eperienza, che
nella Muica armonica non enibile ne meno un comma intiero, non che qualche parte minu
tiima di quello . Segue l'Auttorerapportando le differenze , che i dicotano da un
intono all'altro, quali i tralaciano per brevit, rimettendo il curioo al vederle nel

luogo citato; conclude infine con dire, onde i copre, che le differenze, che i trovano
tra il intono antico, 9 il intono riformato, itemi, che hanno le ragioni eatte de numeri, e

di quelle, che ono tra il intono antico, e intono riformato, 9 il intomo uguale, che non ha le
ragioni eatte, altro non ono, che d'intervalli inenibili, e non comprei dal eno.
Afferma il Galilei alle carte 33 il comma eer enibile, ove dice, i pufare argo

mento, quanto s'ingannano quelli, che dicono il comma non eerenibile. Certo che in un
itrumento da tati, date due corde ditanti l'una dall'altra per l'intervallo di mezo
tuono, nell'acuir, e tender la grave per renderla uniona con l'acuta, i ente una cer
ta motione di voce, uono inenibile avanti, che arrivi ad unionari, che nace

uai gemendo dalla corda inenibilmente moa; ond'io non s che titolo di voce
Il Bontempi nella ua Hitoria alle carte 1o2. con
cede, che queto uono da eo chiamato mezano per via di miure i poi trovare nel
Canone, ma nega il poteri proferire dalla voce, e che non permeo dalla natura
non olo alla voce humana, ma ne meno alla voce degli uccelli; & alle carte 1o7, par
lando degl'intervalli Enarmonici dice, che il canto di quei Muici non coniteva in al
tro, che in trici ; onde non eendo permeo alla voce naturale il proferimento di
tinto delli due dieis, aai meno ar permeo quello delli tr, e delli pi dieis. Ne
que enim, dice Aritoeno lib.2 pag.53 per tot diees quis inceerit. Ad tres enim ita mi
mut continuando vox pervenire non potet ; m e anco queto comma foe enibile,
come i die dalla eperienza opradetta (che Dio s e sii comma, altro) da e olo
non atto nulla, non eendo intervallo tabile, e legitimo, opra cui vi i poi fon
dare i uoni, poiche tato abbandonato il genere Enarmonico (come uo luogo
i dir) per la difficult di tabilire la voce opra un quarto di tuono, adunque meno

i", e non che etorione di voce.

i potr opra un comma, e finalmente diremo con Aritoeno pag.25. che illudenim

non poe cani dicimus, quod per e non collocatur in itemate, m nel itema non i pon
gono altro, che tuoni,emituoni,dieis, cromatici, 8 enarmonici, ergo,8cc. di pi die
il Fogliani nella ua Teorica et 2. cap.13 che il comma per e teo di niuna uti
lit. Commatis nulla et pere ipum utilitas, quia in illo nulla ab invicem differunt cono
mantiae, ut manifetatinductio ; verum toni minori sfavore, commoditatem nobis affert de

diapente ad diateeron poe tranire, ut upra demontravimus, ubi de toni minoris utilitate
fiebat percrutatio, nec aliam praeter hanc commate expectabis utilitatem. Il comma non

legitimo intervallo , poiche dice il Fogliani nel medemo capitolo, voco autem
legitima intervalla illa, qua velunt cononantiae, vel inter immediatos onos ad harmoniam
aptos, qui in ordine monocordi comprehenduntur, pomunt differentiam, 9 quorum unumquod
que minus et quod it minima cononantia : illegitimi ver intervalla unt illa, quibus pre
Muico Tetore,
B 3
dicta

T A RT E I CAP XVII.

22.

ditta deunteonditiones : il comma non cc. adunque &c. e poi anche queto in
tervallo minimo i congiungee ad un intervallo tabile, e legitimo, lo alterer cos
poco, che non i entir, e non i proferir, e perci non haver auttorit di mutare, e
difformare la Muica ; onde noi taremo con la notra opinione avvalorata dal Bon
tempi, che dice alle carte 188 che il eno non cura la minucia d'un comma, 8 in oltre che
da ditintione del Tuono, 9 emituono in maggiore, e minore, pu laciari al mathematico per

la olita ua peculatione intorno alle ragioni de numeri, eendo al Muico uperfua, inutile, e
vana, & avviandoci l'Artui nella econda parte dell'Arte del contrapunto cap.2. che
per il paato queto intervallo habbi etorto la mente de Filoofi, e Muici antichi, e
moderni, e che teme, che nell'avvenire facci impazzire qualcheduno; noi per non in
correre in queto diordine enza cercar altro, taremo nell'opinione, che la diviione
del tuono, e emituono in maggiore, e minore cauata da queto minimo intervallo
poco, nulla importi al Muico Pratico, non eendo in conideratione appreo di
eo per eer coa, che non capibile dal eno, e perci mai ar atto far mutar fac
cia alla Muica, 8 in queta lite iamo pi che icuri, che notro favore ar in coni
deratione del Giudice quel detto, che de minimis non curat Praetor.

C A P.

XVIII.

A che fine i deve imparare la Muica.


-

a -

. :

Sendo conociuta nella Muica (come i die) la oave, e dilettevole Armonia,

E che dolcemente diletta il eno , tata dagli Antichi con tanto tudio abbrac
ciata, 8 ampliata, non per altro, che per haverla conociuta atta, e nata olevar l'ani
mo dalle fatiche, e cure, che per ben die Giovan Spangerbech, che inventa et Mu
fica propter eius artis jucunditatem, (9 mirabiles effectus - Per due fini adunque i deve

imparare; l'uno per lodar Iddio neacri Tempii; l'altro per ollevatione dell'animo,
e per paare tal'hora l'otio virtuoamente; in queto motivo lecito ad ogni et, ta
to, e conditione di perone; il Nobile per tratteneri virtuoamente potr eercitare
gli trumenti nobili, cio da tati, e da corde, come Violini, Viole, Tiorbe, e imili,
e tal'hora potr anche esercitare il canto . Non difice ne meno perona d'et, n
di tato, e conditione mediocre ; nelle perone base asai lodevole, mentre che
ollevandoi dalla basa sfera i eercitano in Arte nobile, che li rende copicui, e li

omminitra con reputatione, 8 honore il necesario alla vita humana, acquitandoi

virtuoamente il pane; olo nella Donna non timo lodevole la Muica , poiche e
endo per e tesa Arte dolce, e luinghiera, arebbe un'aggiungere magie agl'incanti.
Per il culto poi di Dio, ne Religioi lodevoliima, nelle Chiee per, che in altro
modo didice ad alto egno , e ono obligati almeno eser in qualche modo verati
nel Canto Chorale, e pi di tutti li Clautrali. F introdotta la Muica nella Chiea
di Dio per incitar il popolo alla devotione, e farli ollevare la mente Dio, e con pi
maet eercitare le lodi, e minitero Divino, che perci die S.Alderedo Ad mores
itaque intruendos, 9 animos exultatione virtutis projiciendos in cultum Domini, non modo
concertum hominum , ed etiam intrumentorum modos conueverunt Sancti Patres Domino

applicandos, e poco dopo ad quid inquis? ut laudetis Dominum in tympano, 9 chro, in


cordis, (9 organo. S. Agotino 9. confe. Conuetudinem canendi probat Ec lea , vt
propter oblectamenta aurium infirmior animus ad effettum pietatis aurgat. e S. Tomao
2. 2. quet. 9. art. 2. Cantusalubriter fit in Eccleia ad devotionem excitandm . Biogna
pero

PARTE I CA P. XIX.

23

r, che piaccia pi la coa, che i canta in lode di Dio, che il canto, perche dice
S. Agotino Io. confe cap.33 Cummihi accidit, ut me amplius cantus quam res, quae
cantatar moveat, paenaliter me peccare confiteor, rogamus proillis, ut qui delectabiliter au

diunt organum, delectabilius audiant vocem Dei. E biogna molto guardari nelle coe
Divine di non introdur canti, e modi lacivi, che perci ammonice il Gaffurio nella

ua Teorica lib.1. cap.1 con dire. Probibenturin Divinis cantilena carmina que laciva,
rum populum ad libidinem revocant, 9 mentem Divina contemplatione educant. Si guar

dino adunque i Cantori , e Compoitori da queti inconvenienti per non cadere in


quelle coe, che ono tenatamente anche tasareda quel faceto, che giocoamente
cant.

Stop. mac.
cantores iti, mias uper Organa cantant,

TNec tantum mias, vepros, completas, 9 altro,

guos acra inegnant nobis palteria cantus,


Sea perep metros lacivos , atque profanos
Ad garam cantant gorga frifolante motectos,

2Non ut notra levent ad acrum pettora cultum,


TNon ut reddantur celo pro munere grates,
7Non ut fundantur pro infando crimine planctus
Non ut devotas alzent ad ydera mentes;
At ut gonfiantes vana prurigine pectus
Alliciant notros ad fornicaria enus,
Hinc non humana, potius, ed voce ferina

Cantillant, trillant, mugiunt, frendentaue, boantgue.


M bens arricordari, e teneri vivamente a cuore, che: Nn vox, ed votum, non
cordula, ed cornia clamans, ed amans cantat in aure Dei.

P.

XIX.

2ual sii il vero Muco. . .

A denominatione di Muicc non folo attribuita al profeore del canto, m an


n impropriamente pi all'uno, che all'altro quan
'to alle loro operationi, perche il Poe a conidera l'Armonia del vero, metro, co
me i die nel cap 6 , e l'Architetto pi impropriamente conidera l'Armonia, che
riulta dalla proportione mathematica delle miure; m laciando queti da un canto,
e parlando olo de Muici, che conideraio il Canto, i deve avvertire, che i come
la Muica i divide in Pratica, e Speculativa , cos perimente i deve coniderare il
Muico. Di queto come peculativo parlando Nicol Burtio nel trat.1. cap.6 e pa
rimente Franchino nel primo della Teor. cap.5: diero: Speculativus Muicus is erit,
qui ratione ducente canendi cientiam, non ervitio operis, ed imperio peculationis aum
pit. Si che ar Muico peculativo quello, che ander invetigando le proportioni
Armoniche de uoni , e le proportionalit delle cononanze , 8 haver cognitione
della Muica humana, e mondana, e cercher con l'intelletto l'eenza delle coe ap

L che al Poeta, 8 Architetto;

partenenti alla Muica, e con peculationi mathematiche, e filoofiche coniderer le

qualit de uoni. Il Muico Pratico poi ar quello, che poner all'atto con il uono,
e canto, quanto haver coniderato lo peculativo, che percio die il Gaffurio citato:
TPraticit bilice dicipline et ipe cantor, qui ea pronunciat, qua Mugias ratione di tante
-

proponit:

p ARTE I CAP XX

2 4.

proponit: & il P.Stefano Vaneo Eremitano parlando del Cantore die:Cantor et autem,
qui cantando diutina exercitatione muica pracepta capet, vocique ono promit, 5 ad a
dium deducit . Pratico parimente vien chiamato il emplice Contrapuntita ; non
deve per olamente il Muico, e Contrapuntita ricercare di dilettare, m di giovare,
& invetigare la natura, e propriet delle coe, che perci ben die il Galilei nel uo
dialogo alle cart.86. Gli huomini giudicioi, e dotti non i appagano delemplice piacere, che
trae la vita nel riguardare i colori,e le forme divere degl'oggetti;m dall'invetigare appree
o quala la convenienza,e proportione,che hanno inieme quelli accidenei, e cos parimente la
propriet, e natura loro: nell'itea maniera adunque dico non batare emplicemente diler

tari di varii accordi, che i o laiv tra le parti delle cantilene muiche,e non s'impara ancora
con qualproportione di un ano fra di loro congiunti ; Coniderato adunque il Muica
peculativo, 8 il pratico, cantore, diremo, che il vero Muico ar quello, che non
olo apr componer le cantilene con le debite regole del contrapunto, la qual'opera
tione corite nella pratica, ma pur anche ar ben itrutto delli principii Teorici di

quea nobil'Arte, che ben dise opra ci il citato Franchino: Is igitur muicus et, cui
aaei muica peculationis, notionique facultas , non cui canendi tantm praticabilis inei
modus, e poco dopo: idcirco i adaquatus dicetur muicus, cui nil, 9 pecalationis, 9 ope
rationis defuerit, e Bacchio interrogando dise : Muicus quis ? qui novit ea que circa
modulationem contingunt. La differenza poi, che tra il Cantore, 8 il Muico, Franchi
no ne f la comparatione, come tra il Podet, 8 il Banditore: et profeto muicus ad
cantorem, vei utiTractor ad Praeconem, cio che uno f la legge, e l'altro la promulga; il
Muico f le cantilene, il Cantore cantando le pone all'atto; da ci, che i detto
in'hora, ogn'uno potr dedurre quanto impropriamente i chiamino li Sonatori, e
Cantori con il nome di Muico; onde il nome proprio de Cantori ar il tal Cantore,
e de Sonatori il tal Sonatore di tali trumento; certi tali, e quali,che i eercitano eme
plicemente nella compoitione communemente detta Contrapur:o, e che non anno
render ragione alcuna dell'eperato in ordine Teorico, i potranno chiamare largo modo
con nome pecioo di Muici.

C A P.
-

XX.
C'

-- -

Della difea della Muica , e evmponer moderno.

--

Ice il Proverbio commune, che Onuquiiue habet Populum duplicem; onde non
meraviglia e anche la Muica moderna, econdo le diverit del genii, ne ri
trovi il biaimo, e le lodi; Vincenzo Galile, nel uo Dialogo uno di quelli, che lo

da l'antica, e biaima la moderna, acci adunque tal'uno da uoi detti non i gomen
ti, e tralaci l'acquito di queta Bobile, e dilettevole Arte, m'ingegner di formarne
una, abbenche debole, difea, tante imbecillit del mio ingegno . Li motivi dell'

Auttore in biaimarla ono diveri. Il primo, che non si atta moverli eni. Il e.
condo, che il cantar con tante arie, e parti sii una impertinenza. Il terzo, che non
eercitata da gente civile, ma olo da plebei, e bai. Il quarto, che ve ne ono di tan
to ignoranti, che ne meno anno leggereCirca il Primo abbenchene habbiamo toccato qualchecoa nel cap. 15 non otan
te ne aggiugneremo qualche cos'altra, biogna coniderare adunque, oervare
ual Muica da Greci venne noi Italiani, opra ci l'Auttore alla prima carta del
o dialogo dice, che i Romani bebbero di ea cognitione prendendola da Greci, m eerci
-

tarO/70

P A RT E I C A P. XX.

25

rarono principalmente quella parte conveniente a Teatri, dovei recitavano le Tragedie, e le

comedie, enza molto apprezzar quella, che intorno alle peculationi. E queta Teatrale
regettata dall'Auttore, eendo olo per dilettar la Plebe, come dice alle carte 8o. non
quella del Teatro fatta per odisfarla Plebe, che quai l'itea della notra: non la notra
in cononanza, che biaimata, e ne meno ar la peculativa, perche olo conidera
l'eenza de uoni, enza ponerli all'atto, s che ar quella regitrata nel uo dialogo
alle carte 1o4. e da noi rapportata nel cap.13 cio, che ciacuna loro canzone, o foe
cantata da un olo, o da molti, era un canto fermo, dal quale veniva una ola aria non altri

mente di quello, che noi udiamo in Chiea almeggiando nel diri il Divino Offeio, epecial
mente quando i celebra olenne . Stabilita adunque la Muica antica eer in queta for
ma, vediamo perche caua vogli l'Auttore,che la Muica moderna in cononanza non
si atta a moveri eni, e trovaremo, che non cantandoi voce ola, non h forza di

eprimere con pi efficacia i concetti dell'animo ; alle carte 81. dice l'Auttore : e
l'uo della Mui dico, f dagl'huomini introdotto per il ripetto, e fine di commun parere

dicono tutti i avii, il quale non da altro principalmente nacque, che dall'eprimere con effi
cacia maggiore i concetti dell'animo loro nel celebrare le lodi de Dei, de genii, e degli heroi,
come da canti fermi, e piani Eccleiatici, origine di queta notra pi voci, i pu in parte
comprendere. Hor qu s, che parmi s'inganni l'Autore; dir adunque per primo,
che non officio, e cibo primario della Muica l'eprimer il concetto, ma bens delle
cienze, 8 arti ratiocinali, come della Grammatica per il parlare congruo , &in
congruo; della Rettorica con l'ornato, 8 inornato, della Logica con il vero, e fal
o, delle quali l'Oratore e ne erve nell'orare per moveri eni, e peruadere gli udi
tori. Secondo, che la Muica pu moveri eni con la debita combinatione delle
cononanze. Ritornando al Primo dico, che l'officio primiero della Muica il di
slettare con l'Armonia,e con il Canto, coa,che anche l'afferma l'Auttore nel bel prin
cipio della ua Opera pag 1. f empre in molta etima; e da migliori Legislatori, non olo
come dilettevole alla vita, ma ancora come utile alla virt, f comandato doveri inegnare,
e ci pur anche habbiamo dimotrato nel cap. 15. la ua principale, e vera conidera
tione circa il conono, e diono, e queto con leggiadria eponer cantando per di
lettar l'udito, e non opra l'eplicatione del concetto humano, che e foe altrimente,

la Muica organica, 8 itrumentale non arebbe uo membro, perche non accoppia


ta all'oratione, la quale alla Muica gli ingionta per accidente, 8 in vece, che la
Muica aiuti l'Oratione, queta d'ajuto alla Muica, dandoli maggior perfettione,
che in vero l'aggiugner le parole alla Muica un omminitrarli lo pirito, che per
ci pi timata la Muica vocale , che l'itrumentale ; per il contrario la Muica
empre adombra l'oratione, abbenche sii voce ola, L'eplicare maggiormente il
concetto cibo dell'Oratore, che con la viva voce, e con il geto adequato all'occor

renza della materia anima, avviva maggiormente il dicoro, eprimendo, im


primendo con forza maggiore nell'uditorio il uo concetto : La Muica f pur anche
in Scena a giorni notri (abbenche reprobata dal Galilei) grande, e viva eplicatio
ne del concetto , ma queto non avviene come Muica , ma come peroratione con
gionta al canto del Recitante, che quanto ar valoroo, 8 eccellente nell'atteggia
re, tanto pi haver forza d'imprimere gli affetti nell'uditorio; e gi che l'Auttore
porta per eempio il canto Eccleiatico, mi i dica in gratia, e qual effetto promove
egli cento, e pi Religioi, che canteranno in un choro li pietoi Reponorii della

Paione di Chrito Signor Notro ne Matutini della Settimana Santa , non promo
vono ad altro con il loro canto, che ad una devota contemplatione, frono" "s
alla

26

P A RTE I C A P. XX.

dalla circontanza del tempo, che dall'altro canto, un olo acro Oratore nel reci
tare, e rappreentare non olo la Paione del Signore, ma pur anche in altre flebili

oceorrenze ne eiger le lacrime, coa, che s, e pu, 8 atta adoperare l'arte orato
ria, e non la Muica, il canto, il cui proprio principalmente il dilettare e poi,
nover il eno.

Per econdo dir, che anche la Muica concertata atta a muover gli affetti, pur
che si debitamente teuta con arte, e giudicio, coa che pur sforzato di confeare
anche il Galilei alle carte 75. ove dice alla coniderazione delle quali coe (parla della na-.
tura delle cononanze " , e mete, e della differenza del moto ) quando fai ag
giunto la convenienza del Rithmo, e la conformit de concetti, qualforza, e virt crediamo
che havee dipoi quella tale melodia tanta certo, che ella arebbe atta, come gi era di pie
gare gli animi degli uditori in quella parte, che al perito Muico piacee, ma perche alcune
9

di quete coe non ono intee, ne coniderate, non che oervate da pratici d'hoggi nelle loro
cantilene & c. adunque non la Muica, ma li poco intendenti (e ve ne foero ) devo
no eertaati, che nel reto la cienza, 8 arte moderna per e tea arr quanto
l'antica.

Circa il econdo, che il cantar con tante parti sii una impertinenza, vediamo quello
dichi l'Autore; i h alle carte 81. Laonde dico eer altra la natura deluono grave, altra.
quella dell'acuto, e divera dall'una, e dall'altra di quete, dico eer quella del mezzano: cos
parimenti dico haver altra propriet il moto veloce, altra il tardo, e da queta, e da quella
lontana dico eer il mediocre. Hora eendo veri queti due principii, che veriimi ono, i
pu facilmente da ei raccorre (eendo una la verit) che il cantare in cononanza nella ma
niera, che i moderni pratici uano una impertinenza, perche la cononanza altro non , che mitura di uono grave, 9 acuto, la quale (come bavete di oprainteo) enza offea, con
diletto , uaviimamente ferice l'udito , laonde e tal contrariet loc. & alle carte 82.
Aggiungiamo appreo queti impedimenti, che cagionano la diverit de uoni, e la variet
delle voci, quelli che nacono dall'inegualit del moto delle parti, non meno de primi impor
tanti, e queti ono, che molte volte la parte del Soprano malapena i move per la pigritia
delle ue note, quando per contrario quelle del Bao con le ue vola, e che quella del Tenore, e

del Contralto e ne v paeggiando con lento pao, veramente, volando alcuna di quete, e
ne v paeggiando quella, enza fare quai movimento l'altra; di maniera che quello, che
la natura dal movimento, e daluouo, che una delle parti tirarebbe l'uditore, e vie pi ac
compagnata da parole eo uono, e moto conforme, l'altra come ua contraria da ci la re
pinge, non altrimenti di quello, che avverrebbe una colonna, la quale ugualmente pota per
tutto s la ua bae, altri per atterrarla le attaccae al luogo del capitello due, pi canapi
uguali, tirato ciacuno oppoitamente da uguale ditanza da pari forza, perche ne queta con
tutta la ua fatica, che vi iadoperaeimoverebbe punto daluo luogo 9 c. Appunto que-,
ta mitura di grave, 8 acuto, di veloce, e tardo il buono, 8 il bello della Muica,
conforme appunto la Pittura picca dalla variet de colori,e i verifica quel detto, che
oppota juxtae poita magis elucecunt; cos la Muica i pace dalla diverit de uoni,
e ci afferma anche il Galilei alle carte 84. l'udito il quale volontieri i pace come tutti li
altri eni della diverit de propri oggetti : e icome la Pittura et cognitio lucis, 9 um

brae, cos la Muica cononi, 9 dioni. La Pittura ha in prima conideratione li co


Iori bianco, e nero, da quali ne riultano, e i compongono tutti gli altri; cos la Mu
fica conidera l'intervallo, il quale cota di due membri, cio di grave, e di acuto, dal
quale ne nacono tutte le cononanze, e dionanze, e modulationi armoniche; e e
fella Pittura non impertinenza la mecolatione di tanti varii colori, anzi e aran
-

- no dipoti

T A RT E I CAP XX.

C27

no dipoti con giudicio da mano perita, e dotta, apporteranno gran diletto alla vi
fta; cos nella Muica non ar impertinenza la variatione, e mecolanza delle con
onanze, e dionanze, anzi l'Autore iteso confesa alle carte 87, che non ha altro d'in
gegnoo, e di raro il moderno Contrapunto, che l'uo delle dionanze, quando per elle ono
con i debiti mezziaccommodate, e con giudizio riolte, e adunque loda l'uo delle diso
nanze, che ono apre, 8 abborrite dall'udito, che i dover dire delle cononanze,
che ono dolci, e grate all'orecchio m queto nulla.
Queta mitura di varie voci, e queta variatione demoti cos glorioa alla Mui
ca, che la cotituice emula del Cielo, e la paragona all'Architettura del Mondo; e
e quete coe nella Muica ono impertinenze, ar pur anche impertinenza la bella
machina de Cieli, e la dicordante unione degl' Elementi ; il moto del tardo Satur
no, comparato al veloce della Luna, e di Venere tramezzato dal mezano di Marte, e
del Sole, ar una impertinenza la gravit della Terra, e la leggerezza del Fuoco ar
negli Elementi una impertinenza ; e pure la Muica ritrova le ue cononanze dalla
immitatione degli apetti delli Pianeti, coa che ancoreso Galilei applaude al rap
porto di Tolomeo nel terzo degli Harmonici regitrato nel uo dialogo alle carte 11.
il tetragono, e quadrato comparato al trino, f equiterza, comparato all'exagono ( eti
le, che dir lo vogliamo) f equialtera ; comparato all'oppoitionef dupla, e con tutto il
-

terchio del Zodiaco fa diapaon diapente, il qual tutto comparato di nuovo al quadrato f
diapaon, e comparato ultimamente tre quadrati a due trini hanno fra di loro l'itea relatio

che b9. 8. e e dice l'Autore, che il Cielo non permette l'imperfette, perche non
ammette imperfettioni, le ammette la Muica come pi imperfetta del Cielo, 8 am
mettendo le cononanze, e disonanze, come etremi, pu anche abbracciare l'imper
ette, come medie tra ese. Li nomi de uoni ono pure cavati dal Cielo, poiche dice
Nicomaco Sonorum itaque nomina ab illis in Caelo vertentibus eptem tellis , terramque
circumeuntibus ee appellata et probabile. Le parti muicali, come i dise nel capitolo

terzo, pigliano la propriet dagli Elementi, il Baso comparato alla Terra per la ua
tabilit, e fondamento dell'altre parti; il Tenore all'Acqua, 8 il Contralto all'Aria,
come parti di mezzo; il Soprano al Fuoco per eser leggiero, e poiede la pi alta e
de, e pure, altro la gravit della Terra, 8 altro la leggerezza del Fuoco, e ci non
impertinenza, m vaghezza, e icome dalla variata poitione degli apetti Celeti e
ne formano gl'influi, e buoni, e rei, cos anche nella Muica dall'accoppiamento

delle parti, che formano cononanze, e disonanze, ne reulta l'apro, il bave; il


meto, e l'allegro, l'incitato, e molle, le quali coe generano varie le dipoitioni
nell'animo notro, e ne movono gli affetti, oltre la dilettatione, che ne cava il eno
dalla variatione di tante parti, che vagamente concertano inieme, onde ben aseri
ce il Zarlino (e non i deve tasare) che enza queta artificioa mitione l'Armonia
ne reta imperfetta.

Circa all'eempio della Colonna, cert' che pi parti, che canteranno, pi i adom
brer l'Oratione, e meno ar intea, e perci non dperer; che e fose una parte o
la meno impedirebbe l'operatione dell'Oratione : Le coe nude ono pi conociute
da eni, che le adombrate, e queti meglio le rappreentano all'anima, che per mezzo

di ei intende, e capice, con limitatione per, che perci dise Pietro Mengoli nelle
ue Speculationi Muicali alla peculationenona, che l'anima naturalmente numera
inino al tr, e pi oltre non pasa, come appare dal batter dell'horiolo, che quantun

que iam'applicati ino al terzo colpo l'anima intende, ma e di pi, s'intorbida la ua


intelligenza, e biogna , che habbi un'eatta applicatione in numerare ; l'Anima
adun

28
T'A RT E I CA P. XX
adunque nella Muica non pu tante parti capire, e dicernere ad un tratto, perche
l'operatione ua non i etende a tanto; entir l'Armonia delle parti, ma l'Oratione,
e le parole, che arebbero atte a moverla, ono adombrate dal rumore di tanti, che
cantano; onde non potendo giudicare, ne meno pu eser mosa a ricevere l'impre
ione atta a detar in esa gli affetti, iche dico, queta mancanza non proviene
dalla Muica, ma dall'Oratione, che non nuda, e perci non pu muover l'anima,

come farebbe con una parte ola, che dall'anima conociuta nuda, e nel uo esere,
ne riceverebbe l'impreioni ; entendola poi confua, 8 adombrata da tante parti
muiche, abbenche non intendi, n sii mosa a qualche affetto da esa, gode per del
grato quantunque trepitoo concento ; adunque i vede , che il muover gli affetti
forza dell'Oratione, 8 il dilettare, debito, 8 officio della Muica, esendo il uo pri
miero fine il ricreare, e dilettare, e non l'eprimere il concetto dell'animo humano,
n a pi obligata.
Circa poi, che gl'Antichi non cantasero in cononanza, fori ar tato, perche
non en'era per anco ritrovato il modo, come di tante altre Arti copicue, cio il

modo di tampare, la Bombarda, e l'uo della polvere, che rende il guerreggiar mo


derno tanto vario, e tanto pi potente, e fiero dell'antico; e e appreso gl'Antichi
era in conideratione la Muica nuda, e non congionta al coneento, li moderni i er

vono d'ambedue li modi, ne Teatri a voce ola accompagnata dagli trumenti, c


anco ne concertini da Chiea, A pi voci poi ne concerti, s de Madrigali, come
i cotum li giorni poco f pasati, 8 anco nelle coe da Chiea, dovendoi in quel

la con magnificenza lodare il Signore, e e gl'Antichi i dilettarono dell'epreione


del concetto, li moderni, godono della dolce variet del concento, procurando an
che di vetire le parole conforme la ua natura, memori di quel detto che i deve
umum quaerere, 3 alterum non ammittere.

Circa il Terzo, 8 il Quarto, che la Muica moderna non ia eercitata da gente ci


vile, m olo da plebei, 8 ignoranti, vediamo quello opra ci dichi l'Auttore al
le carte 8o. Quanto maggiormente dovea eer tupenda, e maraviglioa quella appreo i
Greci, e Latini, dove ella dur tanti, e tanti ecoli in mano delcontinuo buonini i pi a
vi cienzati, i pi giudicioi, i pi ricchi, valoroi, regii, maggior capitani, che
mai babbia havuto il mondo. E poco dopo alle medeme carte parlado della moderna og
giunge. Eercitata da gente, che per l'ordinario ono di nullo, poco valore, non anno
per ancho, per modo di dire, dove, e da chi nati, non hanno beni della fortuna, pochi;

ne meno anno a pena leggere. Alle carte si. Hoggi non olo i capi delle Republiche, (9 i
Senatori non uonano, ne cantano s fattamente, ma e ne vergognano in d privati gen
silhuomini. Et alle carte 86. e mi foe lecito vorrei con pi eempi d'autorit motrarvi,
che tra i pi famoi contrapuntiti di queto ecolo, ve ne ono di quelli, che non le anno ne me
ne leggere, non che intendere. (Ci dise di quelli, che non intendono la forza dell'
Oratione, e delle parole; che la prima Muica fose tanto apprezzata dagl'Antichi,

non meraviglia, perche Omnia nova placent. M che fose cos univeralmente tu
diata, eercitata, non il vero, poiche Alcibiade nel onar la Tibia entendoi
gonfiar le guancie, degnoo da e la rigett , e la ruppe Nerone, che ne Teatri
l'eercit, f da tutti i crittori taato per pazzo. Athea Scita, lod pi il nitrito

del uo detriero, che il dotto canto d'un Muico perito. Aleandro non uonava ,
n cantava, ma come li Principi moderni tenea i uoi Muici, 8 in particolare Ti
moteo, che per econdare il genio guerriero di quel Principe, gli uonava bellici, 8:

incitati li modi. Se f taato quel Filoofo, che non apee onare la Lira? f ne
COn

p ART E I C A P. XX.

29

eonviti in mezzo all'allegria del vino . Li Romani al parer dell'Auttore (come i


die) eercitarono la Teatrale da eo biaimata; i che non ci vedo tante gran co
e; e per tornare al notro propoito, e difendere la moderna Muica, dir. E che

fore? gettata in un cantone hoggidi da Grandi la Muica Signorin, anzi ogni


Principe, e non canta, e uona, mantiene almeno un Choro de pi eauiiti Can
tori, e Sonatori, ehe i trovino, come pure, quante Academie, e Capelle vi ono
nelle principali Citt d'Italia, e di tutta l'Europa? vero che nelle Chiee, e ne Tea
tri, n li Principi, n meno li nobili cantano, e uonano, perche eendo eercitata
da gente, che canta per il lucro, pecialmente n Teatri, non lecito, e ne meno
honeto, che vadino opra le cantorie (e non foero Religioi, eendo il Canto il
loro proprio minitero) e meno ne Teatri a fargl'Itrioni,m ne loro Palaggi, e nelle
loro converationi, cantano, e uonano, come tal volta facevano gl'Antichi, e
ci in ollievo dell'animo, e paatempo virtuoo, per etraerlo da penieri otioi, e
cattivi, 8 in tal modo i deve eercitare da perone ben nate, e civili, e ci anche
confea il Galilei, che lo faceero li nobili Fiorentini in caa del Conte di Vernio,

come i vede nella prima carta del uo dialogo, ove dice in caa di lui, (9 ivi in dilet
tevoli canti, e lodevoli ragionamenti con " ripoo paar il tempo (9 c. E e al preente
li capi delle Republiche non cantano, e uonano, comandano, e vogliono, che i
faccia mantenendo Capelle, come fanno tutti li Potentati d'Europa, e fra gl'altri
plendidiimamente la Sereniima, 8 Invittiima Republica Veneta, li di cui No
biliimi Patritii, e Senatori Eccellentiimi portano in palma di mano, per cos di
re, queta nobil Arte facendola anche eercitare con tanta pompa, e plendore ne lo
roTeatri. E chi mi neger, che pur anche ne loro Palaggi non l'eercitano con no
bili trumenti non olo, ma pur anche nel canto in loro paatempo, e diletto? gior
ni notri l'Illutriimo Conte Pirro Albergati Bolognee oltre il dilettari della Mu

ica, e componer egregiamente, non h poto alle tampe divere opere, come o
nate, Cantate, e Mee, e Salmi? L'Invittiimo, 8 Augutiimo Imperator Leo
poldo ol bati ad equilibrare non olo, ma uperare quanti Principi Antichi ha
veero potuto eercitar queta nobil Arte; non d'eterna memoria il Duca d'Atri?

il Conte Ercole Botrigari Bolognee, e Luigi Dentice Nobile Napolitano non han
no tampato trattati muicali, e non furono contemporanei dell'Auttore? adunque
non vi conoco tanta diparit.

Che poi i eercitata da gente baa gi habbiamo detto nel cap. 18. che in queti
lodevole, poi che i tirano nel numero delle genti civili, 8 acquitano virtuoamen
te il pane, io non s perche caua la virt non poi eer acquitata da gente pove
ra; Anzi e ono poveri de beni di fortuna, procurano l'acquito de beni dell'animo,
quali non esendo retaggio della natura, n dono della orte, non i poono per
dere , e l'honore, che ne acquitano , loro proprio, e peronale, e per non ha
ver beni dalla natura, e dalla nacita, non ono biaimevoli , poiche in naturali
bus neque meremur, neque demeremur. Anzi per il contrario, i devono laudare, che
er via de loro honorati, e virtuoi udori, iino arrivati nobilitari al dipetto del
a cattiva orte, che poveri nacerli fece, 8 a loro favore quel detto, che povert
non guata gentilezza.

Che tal'uno delli profesori di Muica non appi ne meno da chi ii nato; t a ve

dere, che e gl'Antichi favoleggiarono, che la Muica ucise dal Gucio d'una
Tartaruca , queto notro Signor Galilei vorr, che li moderni Muici ecano
da qualche rupe ignota, opra ci non dico altro , poiche reto tu " , che
un'huo

PARTE I c AP xx

3o

un huomo di tanto grido i ii laciato drucciolare in un s brutto tricio di


nna e

ri fine,

che vene iino di tanto ignoranti, che ne meno appino leggere, cert
, che al empliciimo Contrapuntita gli necesario di havere una buona Gram
matica, 8 eser verato nella Proodia, enza coniderarlo in niun modo Muico
Teorico. Le cienze, 6 Arti liberali ono orelle, l'una d la mano all'altra, e nella

cognitione delle coe, ono fra loro di cambievol lume, e giovamento, in parti
colare alla Muica le Mathematiche , fra le quali anch' ea annoverata ;
onde chi haver tudiato pi cienze , haver l' intelletto pi perpicace ,
e vivo , 6 operer con pi fondamento ; che e il Contrapuntita empli
ce non haver ne meno la Grammatica , e Proodia , mai potr vetire, che

tiino bene le parole. Io mi d a credere, che in queto notro ecolo ferace di tanti
virtuoi veratiimi in queta nobiliim'Arte, non vene iino di queti tasati di i
mil crasa ignoranza, ma e per digratia ve ne fosero (che non voglio mai crederlo)
Muica mia habbi patienza, che e queti ti lacerano, deturpano, tanti altri valoro
i, e dotti con loro chiari, e purgati inchiotri, ti rendono tutta lucida, e bella,e ol

i" all'alta magione della gloria, ti tabilicono nel plendido nicchio dell'
-

CIMI

M U.

e -

MUISICO TESTORE
P A R TE SE CON D A.
Nella quale i parler delle Voci, e Suoni, e d'altre coe pet
tanti alla formatione di ei, che ervir di Orditura
alla Muical Tetura .

C A P.

, a

P R I MI O .

Delle Voci, e Suoni in Commune.

A Voce, che al parer d'alcuni la primogenita dell'anima, poi che


la prima operatione de nati bambini, eendo qualit riuonante, hora
s'abbaa, 8 hora s'inalza, s'inaprice, e mollifica; che perci di
tinguendoi in gradi, abbenche enza regola alcuna, ne viene ad ogni
modo dalla natura in un tal qual ordine articolata, e modulata, che an
che muicale ne forma il concento; e non meraviglia e i nati bambini dilettandoi
nella culla, lieti in un tal qual modo eercitano il canto, poiche la voce MUSICA
al parer del Banchieri, Gaudio, 8 Allegrezza ignifica. La voce adunque, che dal
parlare humano, f chiamata voce articolata, e ignificativa, in conideratione
del Muico in quanto, che uono, qualit Armonica, e onora; queta viene co
tituita da Bacchio Seniore per primo elemento nelle coe Muiche, e dice egli inter
rogando : Quodnam in muicis iprimum elementum ? Et onus, qui et vocis caus in
unam tenionem. E con ragione, poi che dalle voci, e uoni, ne vengono le cononan
ze, e da quete la Muical Tetura; pure diremo, che dalla Voce ne viene il Can
to, che econdo alcuni dotti, et modulatio vocis ecundum barmoniam cauata. O pu
re cantur et vive vocis ecundum arim, s theim coaptatio. Secondo Stefano Vaneo
nel primo della muica cap 1. Et enim cantus quaedam vocum modulatio, quae non olum

humana voce harmonia mediante contat, ed etiam poniturpro cantatione cujucumque rei.
E Bacchio. Quid et cantus ? Remiio, si inteno, qua fit per onos concinnos . Que
to canto adunque, che una melodia formata dal uono della voce, eendo
della Muical truttura la principal caua, vien chiamata da Muici Armonica Modu
latione, la quale da Euclide nel principio della ua Introdutione Armonica vien det
ta Que

32
T'ARTE II CAT II.
ta ordine, erie modulata. Modulata vero eries, dice egli, et qua ex onis, 9 in
tervallis certum quendam ordinem ervantibus componitur. La qual erie modulata in et
te parti la divide. Illius partes unt eptem. De onis. De intervallis. De generibus. De
itematis. De Tonis. Decommutatione. De melopeia . E ci parimente conferma Ari
tide Quintiliano alle carte o ove dice. Totius Harmoniae partes ee eptem: Quarum
prima diceptat deonis..Altera de Intervallis. Deytematis Iertia Quarta de Generibus.
guinta de Tonis Sexta de Mutationibus. Septima de Melopeia. Noi in queta econda
Parte tratteremo di tutte le predette coe, con qualche differenza per dagl'Antichi,
abbenche picciola econdo il notro biogno; onde il notro ordine della vocale, 8.
itrumentale modulatione ar. Delle Voci, e Suoni, da quali li Tuoni, e Semituo

ni, e da queti gl'Intervalli; dagl'Intervalli li Generi, e Tetracordi, con i quali for


maremo il Sitema di Guido in ordine Diatonico divio in Eacordi comparato con

il Greco formato di Tetracordi, e di poi ne formaremo la Melopeja in cui i conide


rer la Mutatione.

C A

P.

II.

Della Definitione delle Voci, e Suoni.

V Ox et onus dice il Filoofo ab ore animalis prolatus naturalibus intrumentis effor


matus. Quali itrumenti ono Lingua, Gola, Palato, due Labra, quattro Den
ti, & il Polmone; ogni voce uono, m non ogni uono voce, poi che la voce
una repercuione d'aria repirata dall'arteria vocale; & il uono una repercuio

ne d'aria non ciolta. Dell'una adunque, e dell'altra ne apportaremo le definitio


ni, e decritioni di varii antichi, 8 approvati Auttori per maggior odisfatione del
notro Muico Tetore. Sii adunque.
Definitioni della Voce.

Secondo Aritotile 2. De anima. Vox et percuio aeris repirati ad arterian vocalem


rum immaginatione ad ignificandum, aut conilio ignificandi, indicandique aliquid, dicia d
vocando, eo quod cordis vota foris vocat. E Diodoro. Vox et piritus tenuis auditui en

bilis quantum in ipo et. Platone aerice, che la voce non corpo, ed plaga ipa, at
que percuio aeris. Et il Kirchero lib.1. cap.1o. Vox et ontus animalis, glotide ex per
suione repirati aeris ad effectus animi explicandos productus,
Definitioni del uono.

Il uono per il Filoofo. Et illud, quod propri, 5 pere abauditu percipitur. Opu
re, Et collio duorum corporum inanimatorum. Secondo Nicomaco. Dicimus trepitum
quidem ee aeris percuionem

non fragum, uque ad auditum onum ver concinnae vocis


tenionem latitudine carentem. Boetio nel primo della Muica cap.3. Sonus et percuio

aeris indioluta uque ad auditum. Et al cap.8. Sonus et vocis caus e meles, idet aptus me.
k in unam tenionem. Secondo Aritoseno, Euclide, e Gaudentio. Sonus et vocif
eaus in unam tenionem. E Bacchio pag.1. Sonus generaliter umptus quid et ? vocis con
sinnae caus in unam tenionem. E per fine econdo Aritide Quintiliano alle carte 9. So
nus et vocis cantui apta pars minima.

Il uono alle volte viene impropriamente chiamato voce come dal vero del
Poeta ,

Vox tuba infremuit fractaque in litore voces.


M pi naturalmente,
Attu

T A RT E II C A P. III

33

vAt Tuba terribilem onitum.....

Il uono i pu anche chiamare, corde, phthongi, & altro; i conidera nel tempo

per la duratione, e quantit del ritmo. Nel luogo, per l'acuto, e grave. Il uono acu
to. Et coartati aeris ex colliione corporumfrequens, 9 celerrima vibratio. Il uono gra
ve. Et laxi aeris ex colliione tarda, 9 lenta vibratio. Phthongus Et vocis caus , idet
onus aptus voci in unam intenionem. La voce dice il Kavalier Marini nelle dicerie acre

parte econda, e i getta a cao non onora, e digiunta dal uono, non perfetta. Quan
io regolata con miura, e ne forma il canto, e quando col uono i congiunge, ne riulta l'
barmonia .

Tre coe i coniderano nel uono,e voce, il Stato, vero Tenione, l'Intenione, e la
Remiione.

Il Stato, Tenione, dice Aritoseno nel primo degl'elementi tenendum et nihile

e aliud vocem tare, qum manere in eadem tenione. E Gaudentio. Teno vero et mora,
ac tatio vocis. Secondo Bacchio Manio quid et cum ad eundem onum plura verba canun
tur. Aritide: Teno autem et manio, 9 tatio vocis. Et in fine il Kirchero lib.3. cap.5.
il tato, tenione della voce juxta quam vox aut chorda in tono ad canendum apto coti
tuitur -

L'Intenione della voce per Aritoseno Et itaque Inteno voci, motus continuus,ex gra
viori loco in acutiorem. Bacchio. Quid et inteno ? motus cantilena abgraviore ono ad acu

tiorem. E econdo Aritide. Intentio quando graviore tranit ad acutiorem. In fine il Kir
chero. Quando movetur gravi ad acutum.
- La Remiione per Aritoseno. Remiio vero ex acutiore loco in graviorem. E Bac
chio dice Quid et remiio? motus modulationis ab acutiore ono in graviorem. Secondo Ari
tide. Remiio et quando ab acutiore locoad graviorem vox decendit. Et il Kirchero, la
Remiione quando ab acuto in grave procedit. Onde e ne cava, che ex intenione na
-

citur acumen, ex remiione gravitas. Altre qualit, e propriet delli Suoni, e Voci, i
rapporteranno ne eguenti capitoli,
-

C A P.
-

III,

Della formatione della Voce.

(. . .

A Voce humana ditinta dagl'altri animali, articolata, e dicoriva, conerva


trice della concordia humana, eplicatrice de entimenti dell'animo, e nel canto
oave ollevatrice de cuori, disero Epicuro, e Democrito eser un fluso d'Atomi, che

noi nel parlare tramandiamo; e gli Stoici affirmarono eser prodotta dall'impeto dell'
aria percosa. Noi diremo con il Kirchero, che un uono ucito dalla Glotide per.
la percuione dell'aria repirata, onde di neceit il decrivere l'organo della voce,
e vedere con gl'Anatomici le ue parti, 8 operationi, & oservare quanto i richieda
alla formatione di esa mediante il prefato Organo.
L'ArteriaTrachea, Apera cos chiamata dagl'Anatomici, e pecialmente dal
Veslingio, quel canale, che nacendo dalli Polmoni, e pasando per la gola arriva a
terminare alle fauci della bocca. Queta formata per tramandare l'aere inpirato, e
repirato, per ventilare il calor naturale, e per l'efformatione de uoni, e della voce;
i divide in parte inferiore, e uperiore, l'inferiore i chiama Broncho, che i divide pri
ma in due rami, e queti in molti altri, che i connettono alli Polmoni ; la uperiore
Muco Tetore C
e chia
-

T A RT E II C A P. III,

34

chiamata Larongie, & l'ordigno proprio ad efformare, 8 eprimere la voce, la qua


le cota di varie cartilagini, e mucoli, come i veder.

L'Apera Arteria formata di varii circoli cartilaginoi, congionti, e legati aie

me con legamenti carnoi, e termina alla parte delli Polmoni (come i die ) in diver
i canali in forma d'Arterie; li circoli anelli vero la gola ono maggiori degl'altri,
quali terminano all'oso Hyoide, che bae della Lingua.
I
Cinque ono le cartilagini, che ono necesarie alla formatione della voce.
La Prima detta Tyroide, vero Scutiforme, dentro concava, e fuori gibboa (ve
di la Figura I. II.) La parte di opra i congiunge all'oso Hyoide, e quella di otto
con la Cricoide; i move queta Scutiforme da tre mucoli. Il primo chiamato Stermot
byroide, il quale tira a baso la cartilagine, 8 inerto nella parte inferiore della Scu
tiforme; Il econdo detto Cricothyroide, 3 picciolo, e cartilagineo, e i move al
quanto obliquamente, h l'origine dall'anulare cartilagine, e da queto i dilata qual
che coa la rima della Laryngie. Il terzo i nomina Hyothyroide, 8c dedotto dall'oso,

Myoide, e fornice circa l'inferior parte della Scutiforme, e queto atrahe e la Scutifor
me, e cotringe la rima della Laryngie. Vedi la Figura III.

La econda cartilagine vien chiamata Cricoide, vero anuliforme. Vedi la Figu


ra IV.

La terza, e quarta i dicono Arytenoide. Le quali inieme formano il labro gotur


nio, e la rima della Larongie, che viene nominata Glottide. Le quali ono mose da
quattro mucoli, che ervono alla formatione della voce; il primo detto Thyroarote
noide, Il econdo. Arrtenoide, e queti ervono a contringere la Rima; Il terzo de
nominato Cricoarotenoide potico; Et il quarto Cricoarotenoide laterale, E queti dilata
nola Rima della Laryngie Vedi le Figure V.VI.
La Quinta cartilagine i chiama Epiglottide, la quale il coperchio della Glottide,
Rima, e chiude, che il cibo non vadi nell'Apera arteria, abbenche non vieti il pa
aggio a qualche tenua humidit . Queta cartilagine pi molle delle altre , 8 di
forma come la foglia dell'Edera: vedi la figura VII.
Succede a queta cartilagine l'oso Hyoide (vedi la figura VIII.) il quale vien mo
o da cinque mucoli; ne egue poi la Lingua maetra " , la quale non olo
mosa dalli proprii mucoli, ma pur anche da quelli dell'oo Hyoide, che per brevit
non i apportano: vedi la figura Generale IX.
.
.
Due adunque ono le parti della Laryngie degne di conideratione per la forma
-

tione della voce ; la Glottide, e l'Epiglottide . La Glottide otanza della La


ryngie membranoa, grasa, glanduloa, d'una untuoa humidit bagnata, 8 il pri
mo, e genuino organo della voce. L'Epiglottide poi una certa parte della Glottide,
che erve (come i dise) per coperchio, acci il cibo per la Glottide non vadi nella
dLaryngie; onde gli i pu dire porta, tutela, e propugnacolo della Laryngie, dall'
apriri della quale piriamo, e repiriamo, e mediante li mucoli aignatili dalla natu
ra i apre, e chiude ; onde quanto ar ampla la Laryngie, tanto haver copioo l'im
pulo, e cos la voce ar pi robuta, e valida; pi grave, e baa; e ar minore, e
ecca, la Rima ar pi anguta, e di poc'aria, e la voce ar languida a caua dell'im
pulo debole -

a .

Aggiungiamo, che il Suono caua formale della voce, l'Aria la caua materiale, e

l'Efficiente la Laryngie, e particolarmente quelle parti di Laryngie, che Glottide, &


Epiglottide i chiamano. Li Polmoni abbenche omminitrano il fiato, non ono per,

caua della voce, poiche poono offiare, e non eervi voce; ma olo a "
-

mian

- --

--

PARTE II CA P. III.
di mantice omminitrano l'aere; n pure caua la Lingua, n la Gola, n il Palato,
n li Denti, nle Labra, ma la ola Laryngie, a cui queti ervono come uoi minitri,
il che i vede dal proferiri di alcune lettere, altre con le Labra, altre con il Palato, altre
con la Gola, 8 altre con i Denti, onde conchiuderemo con Marchetto Padovano cap.
de sono, si voce del uo Lucidario, che per formare perfettamente la voce vi concor
rono li narrati trumenti, poiche. Prim enim anhelitus pulmone procedit, ecund per

medium gutturis tranit; terti palatum ferit, quod ipum retinet; quart lingua cindi
tur, ut diverificetnr; quint per tacium ipus linguae circum dentes dicernitur, quid homo
proferat; ext labiis moderatur, pot bac vox et.
-

- a

--

- . (

d Ic HIA RATIO NE D E LL E FIG ORE.

.-

Figura
I. Cartilagine cutiforme eterna.
Figura II. Cartilagine cutiforme interna,
Figura III. A. Cartilagine Thyroide, o cutiforme.
B. B. Due mucoli Hyothyroidi.

e
.

C. C. C. C. Due mucoli Sternothyroidi,

D. D. Mucoli piccioli Cricothyroidi.


Figura II II. Cartilagine Cricoide, o Anulare.
Figura V. e VI. Cartilagini Arytenoidi.
Figura VII. Cartilagine Epiglottide.
. Figura VIII. Oo Hyoide.
Figura : IX. A. Il corpo della Lingua.
B. B. B. Parte uperiore dell'Epiglottide.
C. Il mucolo commune della Laryngie.
-

D.D. L'Epiglottide, la parte uperiore della quale motra la fiura,

che erve alla formatione della voce.

E. E. Due mucoli della Laryngie, che dalla parte anteriore del petto
nacendo, ono inerti nella ede inferiore della cartilagine
-

Scutiforme.

F. Principio dell'Arteria apera, o Trachea.

G. Principio dell'Eofago ditinto con divere fimbrie.


H. Nervo dell'Epiglottide.
-

. :

A c TD e'
-

I r corpo
dell'Arteria apera, che v inerto ne'Polmoni.
:
- e

C A P.

crT V/

I v.
- ft

Della variet delle voci, e suoni.

T Ante ono le variationi delle Voci , che quai arebbe impoibile rappreentarle
tutte, pure ne piegaremo alcune . Per la varia cotitutione dell'organo, i va
riano anche le voci; onde alcune ono grandi, e picciole; altre acute, e gravi; altre
leni, & apre; cotanti, e tremole; forti, e deboli; crae, e ottili; chiare, e rauche;

altre allegre, altre fievoli, e mete, la quale variet pu avvenire dalla naturale coti
tutione della Laryngie, & anco dall'aria, materia della voce, 8 ipiratione; e il tem
peramento della Laryngie ar humido enza influo d'humore, la voce ar foca, o
cura, e confua; e ar con humore, la voce ar rauca. Il temperamento eceo f la
-

VOCC

pA RT E II

36

CA P. IV,

voce chiara, canora, e rionante; e la iccit predominer, la voce ar tridola, tin


niente, e clangoa ; il temperamento calido , o frigido per e teo non varia la
qualit della voce, ma olamente accidentalmente l'altera in quanto il calore diecca,
o dilata la Laryngie; il temperamento moderato della Laryngie forma la voce onora,
dolce, amena, blanda, liquida, limpida, e placida; cos anche conforme il meato, e
foro della Laryngie, tale la variatione della voce, poiche la forma ovata f la voce
equabile, e canora; la forma varia f le voci varie, e amplo, la voce grave; e an
guto, acuta, come i pu comprendere dalle lenguette deflauti, e canne dell'Organo;
e la Laryngie ar polita, la voce ar polita, e lieve; e apera, la voce parimente ar
apera; e cos e ar immutata accidentalmente, o depravata, tramander la voce im
mutata, 8 inferma; e l'aria craa, la voce grave; e l'aria lene, la voce acuta,
e cos l'Inverno le voci, 8 i uoni degl'itrumenti ono pi gravi caua della crai
tie dell'aria; e l'aria ar molta, e celere, la voce ar acuta; e molta, e tarda, la vo

ce ar grave; e l'aria ar poca, e celere, la voce ar mediocre, e poca, e tarda, la


voce ar eigua, e debole, e tutto ci intraviene, s agl'itrumenti artificiali per l'aria,
come alle voci naturali per l'epiratione.

La grande o picciola voce proviene dal meato picciolo, o grande, o dall'angutia, o


latitudine del meato della gola, o dalla calidit, o frigidit.
Il moto vehemente genera l'acuto, il debole il grave, dall'anguto meato l'acuto;
dal largo il grave , li calidi per il dilatamento hanno voce grande ; i frigidi per il re
tringimento, poca, e debole; il timore f la voce poca, tremola, e pezzata.
Nelle Femine, e Putti le voci ono acute per la trettezza del meato, il qual con il
progreo del tempo, e dell'et i dilata, e varia, ne Putti pubecenti la voce i tramuta
per la grandependenza, che tengono i vai permatici con l'organo della voce, che gli
levano il calore, e l'ajuto debito, e perci la voce i muta, coa, che non avviene nelle
Femine, e negli Eunuchi, non havendo tanta dependenza li loro vai permatici; nelle
Femine per la natural debolezza, e negli Eunuchi per eergli tata levata.
Li Suoni altri ono lunghi, altri brevi, altri acuti, gravi, e mezzani; altri diretti, e
reflei;
altri in atto, 8 in potenza; il loro ubietto ineivo l'aria, l'acqua, 8 il fuo
co, ma il potiimo l'aria s

Il Suono i forma dalla fratione dell'aria moa da corpi odi, e duri, 8 anche dal
vento movente vehementemente l'aria; il uono delle canne organiche, tibie, e imili
itrumenti da fiato, come pure il vento del polmone, che allide l'aria alla dura parte
della Trachea, ci i f per contrittione d'aria ; altri uoni i formano per la ua eten
fione, come il ibilo del vento; altri per coitione, come il franger della carta, panno,
dalla quale l'aria moa, 8 intorno celere s'aggira quai coeundo,fra e tea i frange,
e circola, e forma il uono; & altri modi, che i tralaciano, il qual uono proviene dal

tremore de corpi, che i percuotono, come i vedr nel eguente capitolo.

C A P.

v.

- Della formatione, e propagatione de Suoni nell'Aria.

r- l dalle definitioni delle voci, e uoni, che i ono apportate nel cap 2 di queta
econda parte, i venuto in cegnitione, che ono una percuione, e motione
d'aria : Gli Atomiti con la commune opinione dicono, che non i f uono enza mo

to, n moto enza percuione, dalla quale vogliono sii tramandato dal "
-

un dilu

pARTE II cap. V.
un diluvio d'atomi, che portati, e cacciati dall'impeto loro impreo dalla percoa, i

pargono per ogni parte,e pervengono all'udito,e che dalla percoa e ne traggono pi,
e meno, econdo le ue qualit, come pure pi, e meno conforme la continuatione del
tremare, e vibrare della corda, 8 anche eer variati alla variatione de uoni, come dalla
corda d'acciajo d'una qualit, da una di rame d'un altra, e cos delle altre. Noi per
tralaciando queta opinione, diremo con la commune, che queto uono, che et col
lio duorum corporum: al entimento del Filoofo: requiritur medium in quo fiat, 8c intan
to uono, in quanro, che l'aria i pezza, e frange dalla percoa de corpi, che perci
die
de Muris
nel uo Specchio di Muica part. 2. Sonus etfradioaeris, ex im
pulu Giovan
percutientis
ad percuum.
Al parer del Gaffurio tre coe ono necesarie alla formatione di eso; dice egli nel
la Teorica lib.2. cap.2. Neces autem et quum actu onus fit haberi mimirum tria, duo qua
concurrunt, 9 tertium, id in quo hic concurusfat, verbi gratia, qua concurrunt dura, 9 a
lida corpora neceum et, in quo idgeraturaer et ; & in vero e li corpi non fosero odi
non formarebbero uono, come i pu conocere dal latte, 8 oglio, che per la loro mor
bidezza non riuonano, come pure la lana, Scaltre coe molli, che fra e percotendoi
e

non formano uono alcuno, il che i vede dall'eperienza, onde devono eser duri, ac

ci habbino potenza nella loro colliione di mover l'aria in cui i formano, e ne cauino
il tremore, il quale al parere del Kirchero lib.1. della Muur. cap.6. Et pecies quaedam
motus localis, ve impulus, quo corpus aliquod collium in e tremit, 9 minutis quibudam un
dationibus concutitur. Per dimotrare adunque la formatione de uoni nell'aria, di ne

ceit trovarne il modo, e gi che i rende impoibile il pingerne meno l'Echo, che
figlia della voce, pure ombra, e coda di voce, meno i potranno pingerli uoni, e le
voci. Boetio per nel primo libro della ua Muica al cap. 14 opra il tero foglio d'un
acqua tabile, e quieta c'inegna a formarne una perfetta idea. Tale enim, dice egli,
quiddamferi conuevit in vocibus, quale cum paludibus, vel quietis aquis injectum eminus
mergimus axum. Prius enim in parviimum Orbem undam colligit; deinde majoribus unda
rum globos pargit, atque eo uque dum fatigatus motus ab aliiciendis fluctibus conquiecat.

Semperque poterior, 9 major, undula pulu debiliore diffunditur, quod i quid it, quod crecen
tes undas poit offendere, tatimille motus revertitur, 9 quai ad centrum, unde profectus fue

rat, eidem undulis rotundatur. Ita igitur cum aerpulusfuerit onum pellit alium proximum,
d9 quodammodorotundum fuctum aeris ciet. Itaque diffunditur, 9 omnium circumtantium
imul ferit auditum, atque illi et obcurior vox, qui longis teterit, quoniam ad eum debilior

pulaeris unda pervenir. Tale adunque l'idea de uoni pota otto la potenza viiva,
coa pur anche oervata da Vitruvio avanti del citato Boetio, & anco l'affirmarono gli
Stoici prima d'entrambi, vediamo quello dichiVitruvio al cap.3 del 5. lib. Vox enin
ei piritus fuens, s aeris i tu enibilis auditui. Ea movetur circulorum rotunditatibus in
finiti, utili in tagnantem aquam lapide immio nacantur innumerabiles undarum circuli,

recente centro, si quamlatiime point vagantes, e poco dopo, eadem ratione vox ita
ad circinum efficit motiones. Sono l'ondicelle dell'aria agevoliime a formari, e velo
ciime al coro per ogni impreione di moto, e percoa, tante la picciolezza, e flei
bilit delle ue parti, e vatiime nel dilatari, onde molti affermano il uono formari

da effe, o eerinee, o pure non difonderi e non per ese, e che nel loro moto tanto
sno uguali nel principio, quanto nel fine.

Comincia il uono adunque dalla colliione di due parti dell'aria, al entimento del
Mengoli nelle ueSpeculationi Muicali, le quali nel dipartiri l'una dall'altra, cedono

il luog al vacuo d'aria, ove l'altre due parti d'aria concorrono a collideri, e perche le
Muco Tetore,

due

38

T A RT E II

CAT. V.

due prime parti d'aria inclinano a ritornarene al centro della colliione, e non poso

no, perche il poto preo, i dipartono dal centro per linee ricorrenti quai al primo
luogo, nel che fare vanno a collideri con le parti d'aria, che hanno preo il luogo, e
cos il uono i moltiplica, e i tende : o pure con il P. Daniele Bartoline uoi Tre
mori Armonici. Nace il uono dal percotimento, il quale non pu esere enza il mo

to, e la percoione, che riceve l'aria quella, che cagiona il uono; poiche dalla per
coione mosa, per non ammetterevacuo,n penetratione, i divolge ubito, e piega
per radezza ad ogni lato quelle parti condenate dell'aria, e le caglia inino all'udito.
Il formari poi il uono pi grave, e pi acuto, proviene dalle vibrationi della corda

onora, che pi, e meno sferza, e muove l'aria, e la caua di quete vibrationi maggiori,
se minori, ono la lunghezza, grosezza, e tenione d'esa corda, la quale quanto pi
lunga, e grosa debita proportione, tanto i move pi lenta, e le vibrationi ono pi
rare, e meno fericono l'aria col numero delle percose, il uono tanto meno incita

to; all'incontrario poi, quanto pi i accorcia la corda, tanto ne divengono le vibra


tioni pi pese, l'aria percosa pi volte, il uono viene pi incitato, 8 acuto; che
opra ci ben dise Boetio al cap.3 del primo libro della Muica : gravis quidem ex tar
dioribus, s rarioribus, acutus ver e celeribus, ae piis, e poco appreso: Igitur quo
miam acuta voces piioribus, 5 velocioribus motibus incitantur; Graves ver tardioribus,
ac raris.

Nel moveri della corda intervengono tr moti; Il primo quello della corda, 8
una vibratione, o un guizzo di qu, e di l dalla linea ua dritta, opra la quale poava
avanti, che fose percosa, e mosa; Il econdo dell'aria, che dalla motione della
acorda viene sferzata, e percosa, pi, e meno, econdo la qualit della corda nella lun
ghezza, grosezza, e tenione; Il terzo i f dal corpo onoro, che quello, che otenta
la corda, a cui fermata da l'uno, e l'altro capo, e da queta ne nace il tremore armoni
co . Li tremori, e linee onore ono pi frizzanti appreso il centro della colliione,
e lontani meno, nelle quali prevale l'inclinatione al ritorno vero al centro, e i rivolta
no ad eso; dalla pecie del uono i riempie una sfera d'aria, e tanta parte di sfera per
quanto i pu ditendere queto moto d'aria enza impedimento; Due uoni, anco
pi, parimenti i difondono per esa aria, enza il michiari l'uno con l'altro, come ap
punto i vede nell'acqua dal gettari pi fasolini in esa, che ognuno forma il uo cen
tro, e sfera, 8 ondationi, e enza impediri l'una con l'altra proeguicono il loro mo
to, econdo la qualit de ai in esa gettati, per vero, che pi, che aranno, pi ne
formaranno confuione, e cos parimente nell'aria, pi che aranno li uoni pi ar
conturbata, e meno ditinta : La differenza del moto dell'acqua da quello dell'aria ,
che l'acqua percosa dal aso egue a tremare, abbenche il aso sii arrivato al fondo, e

sii in quiete; m l'aria, cesato il moto della vibratione della corda, o voce, fornice
ancor lei di rionare.

Il uono vicino, o lontano non varia nella qualit del grave, e dell'acuto, m tanto
vicino al centro, quanto all'ultimo del giro della sfera ; vicino al centro ar pi friz
zante, come i dise, per eser ivi l'impeto pi vivo, e valido; che lontano pi debo
le, tante la fiacchezza della vibratione, che perviene al uo fine.

Si prova con evidenza la propagatione de uoni per l'aria dall'eperienza del uono
d'una campana portato da un vento intabile nel uo pirare, che tal'hora i ente per
il favore di eso, anche lontano, e tal'hora non i ente per haverlo contrario,abbenche
sii vicino, vero, che l'ondicelle dell'acqua corrono anche contro la correntia del fiu
me, m e ar detta correntia asai valida, i diperdono; tanto avviene

"

11 luOnO

T ARTE II C A P. V.
39
il uono contro l'impeto del vento, ma anche uperato, econdo la maggior potenza,
che tiene pi l'uno dell'altro. La voce, 8 i uoni hanno una virt, che i diffondono per tutta la ua sfera, 8 egual-.
mente i fanno entire a tutto l'uditorio, e tanto in pochi, quanto in molti ; poiche

S. Agosino nell'epitola terza ad Voluium die : Quid mirabilius, quan id quod acci
dit invocibus notris, verbique onantibus, in re cilicet raptim tranitoria. Cum enim loqui
mur, ne ecundae quidem yllaba locus et, ni prima onare detiterit, 9 tamen i unus adt au
ditor, totum accipit, quod dicimus, sfiduo ad intrantumdem ambo audiunt, quod, s ingu
lis totum et : 9 i audiat multitudo ilens, non intere particulatim communiunt onos tam

quam cibos, ed omne quod " (9 omnibus totum, 5 ingulis totum. Onde e anche in un
Teatro vi foero diecimila perone, una voce ola, tutta a tutti, e tutta a ciacuno i
partecipa; e la voce ar proferita in tempo di ilentio, ella naviga come la nave nella
bonaccia, ma e vi ono rumori, e gridi, come venti furibondi movono l'aria, 8 im

pedicono il navigare alla voce, e qual miero legnetto i contorcie, e s'aggira, e vinto
dalla gagliardia degli avverari i perde ; onde opra ci die S. Bailio nell'homilia
Attende tibi, &c. Si quis ergo parte auditorum tumultus, quai procella quadam contra
apirarit, medio in aere diolutus ermo, velut naufragio abortus peumibit.

Queto percotimento, e moto dell'aria nella Muica i f in tre modi.

Il Primo

quando l'aria cacciata con forza per i fori anguti degl'itrumenti da fiato. Il Secon
do quando percoa l'aria dalle corde ditee, e temperate opra gli trumenti. Il Ter
zo quando la voce, che uono prodotto dall'animale, cacciato ne viene da polmoni,

e prodotto dalla glottide per via della percuione dell'aria repirata.


Circa gli trumenti, che i uonano, con il fiato tramandato da polmoni, con
il vento delli mantici, quanto pi aranno grandi li corpi econdo la loro debita pro
portione in lunghezza, e groezza, formaranno il uono pi grave, e quanto aranno
pi piccioli, il uono ar pi acuto, come appare dalle canne degl'organi gli tru
menti da fiato, che hanno li fori, hanno la regola oervata nelle corde circa la lun

ghezza, e brevit; poiche quando i turano li fori, pi che i v turando gi bao ver
o gli etremi dell'itrumento, i pu dire con verit, che i v allungando, e quando
i aprono vero la linguetta, i v accorciando, retando empre intatto l'itrumen
to, e dal corto e ne h l'acuto, e dal lungo il grave. Circa alla voce, ne habbia
mo parlato ufficienza nel capitolo paato, onde diremo qualche coa degli tru
menti da corde.

Secondo adunque la variata forma di queti trumenti, i variano le qualit de uo


ni, come pure, dalla qualit del legname, che li formano, per la facile dipoitione
altremare, e render il uono pi dolce; ci appare dalla Cetra, e dal Lauto, poi che
il Lauto formato di legname dolce, e ottile, 8 h pi corpo della Cetra, e per que
to ripetto i diffonde pi il uono per entro quel corpo, 8: il rimbombo viene ad
eer pi diunito, e perci pi oave di quello, che rende la Cetera, che havendo
corpo picciolo, e bao, 8 alquanto pi groo di legname del Lauto, non pu dif.
fonderi tanto, che acquitar poi dolcezza, e temprarla crudezza naturale per la di
poitione del uo corpo, e i cambiaranno le corde, quelle del Lauto di budella alla
Cetra; e quelle della Cetra al Lauto, i entir diverit aai nel uono, e ci per le

vibratione delle corde attepi, e meno a sferzare, e mover l'aria racchiua ne corpi
degli trumenti, non olo come corde atte pi, e meno sferzarla, e moverla, ma

anche, come tanta quantit d'aria racchiua nella grandezza, e picciolezza de corpi
degli trumenti, e che ii il vero, e i porranno le corde di budella opra un Clavi
-

cemba

T'A RT E II CAP VI
4O'
cembalo, egli tanto grande di corpo, che perdendoi in eo il uono, i ammuti
ce; le corde poi d'oro, d'argento, d'ottone, rame, 8 acciaio, econdo la propria,
durezza, e dolcezza formano vario, pi, e meno, apro, e dolce, pi onoro ,
overo muto il uono; le corde di budella per eertenere, ono dolci; e quelle d'ac
ciajo, per eer dure, operano con maggior pirito a caua del maggior impulo; e le
corde poi aranno percoe con le dita,che ono molli, il uono ar pi muto, e debole,

che e foero percoe da materia pi oda, pur che ii con debita proportione il per
cutiente al percoso, e ci tutto avviene dal maggior, e minor impulo, che hanno
nel sferzar l'aria; conchiudiamo adunque con il Gaffurio circa l'aria racchiua ne cor
pi degli trumenti, che nel lib.2. della Teorica cap.2 die Quum enim aeris, qui intas,
et ex agitatus exitum quarat, quem obiectum laterum ob qua dum precipitat offendit, inve
mire non potet, fit ut di per bac luciatus, 9 tortus, valid pertrepat. E con il Gali

lei alle carte 133 del uo Dialogo, ove parlando della formatione del uono del Lau
to die. L'immediata cagione del uono, l'intenione dell'aria, che racchiua nel mez
zo di quelli trumenti, che la percuotono, chizza quai del mezzo di loro fuora, per forza, 9,
con iluo empito tutta unita come l'tata da quella ritretta inieme, urta in quella, che l' con
tigua all'intorno, pingendo empre inino, che la pi vicina al enorio forzata da quel moto,
quai ferice quelle cartilagini, che ferite fanno il entire, il qual colpo entito veramen
te il uono. Si che per fine di queto capitolo diremo con Aritotile Text. 81, 82, 83.De
!!P Anima, che Aer etfaciens audire cum movetur continuus.
-

; ( -

P.

V I.

- -

come vengono compree le voci, 5 i uoni dal eno del vaito.


r

Sendoi veduto ne capitoli precedenti la formatione delle voci, e uoni median

E te gli trumenti naturali, 8 artificiali, anco havendoi dicoro della loro


i" mediante l'aria; hora il dovere di trattare al preente come iino inte
i da noi .

Il eno del Udito adunque econdo il Filoofo, Et potentia enitiva exterior, qua
onum percipit dumtaxat. Il di cui proprio organo, e enorio l'Orecchio, il quale i
divide in eteriore, interiore. L'organo eterno viene propriamente chiamato orec
chio, una parte eteriore del corpo pota vicino alle tempie in forma emicircola
re, intrinecamente concava, etrinecamente convea. Io non tar a perder tempo
in decriverla, eendo notiima a tutti; olo dir, che il uo ufficio di raccogliere
i uoni, e queti portarle all'organo interno; erve anco per ornamento del capo, che
perci in pena, 8 obbrobrio de malviventi vengono talvolta mutilate dalla Giuti
tia. Non organo principale dell'udito, eendo il vero organo l'interiore, poiche
e foero anche pere per qualche accidente, i pu entire ad ogni modo, non perfet
tamente, ma in confuo, come un ottuo mormorio, s che ono necearie ecundum

quid, non impliciter. Quete orecchie ono attaccate validamente alle tempie, e van
no ad uniri all'oo interno dell'uditorio, portando ad eo li uoni,

L'organo poi interiore un oo, che per la ua durezza dagl'Anatomici vien chia
mato Petroo, il quale ha diveri fori, e caverne; la ua figura ineguale, pi toto
tonda, che triangolare; le di cui parti principali ono il Meato Uditorio, il Timpa
no, il Laberinto, e la Chiocciola, oltre de quali ha due pendici una in forma di tilo,
shiamata dagl'Anatomici Styloides. Et facile a romperi; ne bambini cartilaginea,
e

ne

p ARTE II C A P. VI

4I

ene
gl'adulti oea; L'altra pendice i chiama mamillare dalla ua figura, 8 craa, bre
ve, e cavernoa, vedi Le Figure II. III.
e -

Principiando adunque del foro auditorio diremo, che queto proviene, e principia
immediatamente dalla conca dell'orecchio eterna, 8 formato nell'oo petroo, e

fornice alla bocca del Timpano; queto alquanto tortuoo, e ci, per multipli
care li uoni, pure acci, che queti troppo trepitoi non fericano con tant'empito
la membrana del Timpano, e l'offendino; queto foro, meato vetito d'una cute,
d membrana ottile, e delicata. Vedi le figure I e II.
i

A queto ne egue il Timpano, il quale una cavit nell'oo petroo in forma di


conca, & al parer d'alcuni come un mezo gucio d'una nocciuola, 8 coperta da
una pellicina, membrana ottile, e forte, ditea fopra un oo circolare non in tut
to chiuo, chiamato anulare. Vedi la Figura VIII. E queto attaccato fortemente
all'oo petroo; il uo ufficio di entire le percoe eterne de uoni, cauate dall'aria
eterna, poi che dice il Gaffurio nel lib 2. della Teorica cap.2. Sonorum igitur, (9 obtre
porum et id quod movere aerem potet uniter, 9 continenter aduque aurem. Plan auditu

natura confinis, 9 cognata aeri et, habetur enim in auribus congenitus confatus, qui quai
intextus et paniculae, 9 cum piritu illo implicitus, atque inadificatus ubi fomes enificus
et, 9 ubi prima entiendi visedet. Vedi la Figura III. Si chiama Timpano per ee
re di forma come il Tamburo militare, 8 conne li Timbali Todechi.

Levata la opradetta membrana, pelle, che ricopre il Timpano i coprono, e i


rappreentano tre oicelli chiamati Martello, Ancudine, e Staffa, cos detti per ao
migliari a queti tromenti, ciacuno de quali congiunto, e legato con uoi proprii
legami al enorio dell'udito in ea cavit, caverna del Timpano.
Il Martello congionto con minutiimi legamenti alla membrana del Timpano, il
quale l'attrahe a e, e la tende, come i dir a uo luogo; il uo ufficio oltre al tender il
timpano, di tirare a e l'Ancudine, a cui t appoggiato, e queta la Staffa, che li
congionta, la quale apre il foro, che v al Laberinto; in cui entra l'aria moa dal

uono eteriore. Vedi le Figure IV. e VII. Levati queti tre oicelli, i cuoprono
nella cavit del Timpano due fori chiamati finetra ovale, e tonda; l'ovale v nel
Laberinto, e la tonda conduce nella Chiocciola, e i diffonde in ee l'aria racchiua

dal Timpano chiamata aria impiantata , congenita, aura eterea ottiliima, e pu


ra; vedi la Figura V. ,
-

Il Laberinto un canaletto d'oo duriimo, e ottile, rivoltato in forma di tre anel

li i quali econo con la maggior parte dall'oo petroo, eendo per con la lor bae
affii ad eo, 8 econo da eo; queti ono concavi, 8 in ei entra l'aria congeni
ta, la quale circola, e s'aggira in ei, 8 acquita forza maggiore nel lor raggirari, ce
entrano nella Chiocciola, vedi la Figura IX.
La Chiocciola poi una cavit tortuoa in giro di due, tre giri, che empre i van
no tringendo, come il gucio della Chiocciola, lumaca; vedi la Figura IV. e IX.
Il uo ufficio di ricevere l'aria congenita raggirata dal Laberinto; tanto la Chioccio
la, quanto il Laberinto, ono vetite le loro cavit d'una pelle, cartilagine, ner
vo ottiliimo, da quete parti unite e ne forma la enatione dell'udito, ervendo
-

l'una all'altra, come i dir; egue a queti ordegni auditorii un nervo chiamato
Nervo oditorio, il quale proviene dal Quinto pari del cerebro, & di due parti, l'una
detta Molle; e l'altra Dura. Vedi la Figura VI. Queto paando per il foro dell'oo
petroo entra nell'orecchio, e diramandoi abbraccia la Chiocciola, 8 il Laberinto,
da quali riceve le enationi. Vogliono alcuni, che uno de uoi rami tii teo opra la
Imem

42

T A RT E II C A P. VI

membrana del Timpano, come appunto ne Tamburi, che erve per moltiplicare, e
ribattere li uoni, e che tanto avvenghi nella membrana del Timpano, moltiplicando
le percoe de uoni, che li ono rapreentati. Vedi la Figura VI come pure vedi la
Figura IX. che l'intiera machina dell'uditorio interno Chi vole pi eatta informa

tione di queto enorio dell'Udito, vegga il Veslingio, il Bartolini, & altri Ana
tOm1C1 - ,

Ci coniderato, e poto otto l'occhio le figure, dimotraremo il modo del loro


operare nel formare l'uditoria enatione.

E' pi che certo, che la natura ha poto per alcune coe il diletto ne eni, e per al
tre lo piacere; ci appare dice il Bartoline Tremori Armonici parte 4. cap.1. In un
Bambino di un ol giorno, che naturalmente dicerne il mele dall'aentio, e tende
vero il dolce la Lingua, e dall'amaro la ritira; cos parimente l'orecchio, come ha
vee in e teo intavolata la Muica, ditingue il dolce delle cononanze dall'amaro

delle dionanze; v' adunque entro ad eo una facolt, un principio, pure cagio
ne, che empre piacer un ripieno di voci, trumenti, in cui vi ii l'aborrito con
certo delle dionanze, come pure mai immuter nella ua intelligenza quell'innato
itema, che habbiamo, di compiaceri della dolc'Armonia delle cononanze, poi

che anche cantando per dilettari batteremo pi agevolmente l'ottave, e le quinte, che
le altre, esendo eccellenti nel uono, e facili nel loro componimento.
Come iino adunque queti effetti contrarii della natura, come il piacere, e dipia
cere; La conolatione, 8 il diletto, asai ocuro, e dificile a dimotrari, 8 ab

benche la Filoofia s'aggiri fra quelle caverne, ad ogni modo retando al bujo non pu
comprendere come il uono ivi entrando, e fra quei giri velocemente pasando, vadi.

fari giudicare dall'anima, 8 afferma Gaparo Hofmam, che delle operationi dell'
udito interno Solidi nil dici potet.

Noi per con il Bartoli (per bocca del quale in in hora habbiamo parlato ) ne di
metraremo qualche pruzzo per trattenimento del notro Muico Tetore, prima pe .
r motreremo con la commune opinione, come li uoni iino comprei, e commu
nicati all'udito.

--

- -

Si dise gi il uono esere una motione d'aria non ciolta inino all'udito, queto
adunque nel uo raggirari perviene all'udito debitamente cotituito entro la sfera

onora, e con l'eser raccolto dalla conca dell'orecchio eterno, tramandato per il
meato uditorio alla membrana del Timpano, ivi f le ue picchiate, e vibrationi, a
cui l'aria impiantata riponde al picchiare dell'aria onora eterna, dal che mosa la
membrana del Timpano, i dibatte, e f rientire il Martello, che ollevandoi attrahe a

s esa membrana maggiormente tendendola, nel qual ufficio tira a e l'Ancudine, e


queta la Staffa ad esa congionta, quale ta racchiudendo la finetra ovale, che reta
aperta, per cui entrando l'aria, nel Laberinto s'aggira, e trapasa alla Chiocciola, e
circola in continuo moto in ino, che durano le vibrationi onore dell'aria eter

na, dal che ne viene affetto il Nervo Auditorio; e e la membrana del Timpano ar
carnoa, e dura, che non i atta al tremare, l'huomo ar ordo nativitate, e poi
ar inzuppata da qualche humore, & alterata, l' huomo ar ordatro.

Opera adunque il eno dell'Udito con queti uoi tanti ordegni; ivi l'anima acol
ta, &ode quello, che i f per via delle picchiate delle due arie, l'una fuori, e l'altra
dentro concordi, nel batter l'una, e l'altra al ripondere: affetto il Nervo Uditorio
da quete percose, le porta per via del eno Commune otto la giudicatura dell'Ani
ma, la quale giudica, con l'approvare il conono, con il rigettare il

"
ulOle

PARTE II C A P. VI.

43

Vuole il Mengoli nelle ue peculationi Muicali alla peculatione 4 che le percose


dell'aria eteriori di due, d pi uoni non i faccino unite, ma l'una dopo l'altra, per
che e fosero tutte unite, arebbe una percosa ola, e produrrebbe un olo effetto, e

che in una multiplicit di parti, e uoni, i odi in confuo un mecolamento de uor


ni, con la ola ditintione d'udiri pi ditinta qualche parte, che ar pi gagliarda
delle altre. Quello ii di ci, nonne v far altro atto rifleso, olo vedremo il modo
con il quale l'Anima i compiaccia de uoni, & in vero coa asai ardua, e difficile ,
poi che ciocco l'addimandare perche l'occhio vegga, e perc li piaccia il bello, non
esendovi altra ragione manifeta, 8 ultima per noi, che il riduri ad una ragione ,
di cui non e ne pu dar ragione; che perci Pitagora non altronde, che dalle orec
chie i fece inegnare il uono, dall'Anima il diletto, dalle Bilancie il peo;e dal Nu

mero la proportione de Martelli per la quale l'Anima i dilettava, ma queti numeri


non gli inegnarono la ragione per la quale l'Anima i dilettase di queto pi, che di
quello, ma olo, che l' Anima dilettandoi delle cononanze, 8 abborrendo le disonanze, e che quete cotando di certi numeri, deduceva, che queti fosero cononi,

e quell'altri in cononi; Pure, e ne pu econdo l'opinione d'alcuni cavarne qualche


ufficiente motivo, poiche dicendo Boetio, che amica imilitudo, la cononanza, che
econdo S. Gregorio Dicituree quando due voces in eodem tempore e compatiuntur . E
econdo Nicol Burtio Et gravis oni, acutique commitio vari, concors tamen, 9 anni
ca. Da ci i deve dire, che ii coa imbola, e facile ad uniri, e perci abbracciata
dalla natura, e per coneguenza dilettevole; come al contrario esendo econdo il me
demo Boetio la diimilitudine odioa, atque contraria. Le disonanze, che piaccio
no aranno diimbole, e difficili ad uniri; che ci ii il vero i enta Euclide nell'In
troduttorio Armonico ove parlando della dionanza die, che et in duobus onis mitio

mis fuga, qui cum miceri recuant aperitate quadam aures ledunt . Che perci non o
no abbracciate dalla natura, in coneguenza non ono dilettevoli all'udito, i che la

imboleit, e quella facilit ad uniri, quello, che alletta l'udito, e ci i h dalle con
onanze; e la diimboleit, e difficolt nell'uniri, che i prova nelle dionanze, ar

quello, che piace, e queta opinione pare, che ii la propria, & abbracciata.
Vogliono altri, che la caua del diletto ii, che le cononanze hanno le loro perco
e ordinate, che perci con un oave olletico gentilmente movono il Timpano, che

per il contrarie quello delle dionanze con il uo picchiare inordinato, non ollecitano
con gratia, m pi toto tracciano, e mordono l'udito, le cononanze nel picchiar
loro vanno con ordine, come l'ottava ad ogni picchiata, che f la parte basa, l'alta ne
riponde con due, la quinta ad ogni due, che ne f la baa, tre ne f l'alta, e cos l'al
tre &c. E queto l'ordinato, e gtatioo olletico delle cononanze; Le dionanze
poi non accordandoi nelle loro picchiate con le loro ineguali ondationi, tracciano,
e mordono il Timpano, e non lo dilettano, che perci eendo vero il detto, che op

pota juxta epoita magis elueecunt, il dotto Contrapuntita lega la dionanza, e la


f entire all'udito, il quale entendoi moso con incommodo, brama d'eser rimeso

alla ua primiera quiete; onde ne avviene poi, che entendo l'eser rimeso con l'arrivo
della cononanza , ne reta totalmente pago, e gli embra pi dolce, e oave.
Aericono gli Atomiti conitere la delettatione dell'Armonia, che nel Timpano
i trovino atomi onori proportionati fra loro nella grandezza, econdo i numeri delle
cononanze.

Vogliono altri moderni di queta medema cuola, che dal moto, e percotimento di
queti atomi, ne naca la formatione del uono, e dalla maggiore, o minore pretezza, e
- i
gagliardia,

44

pA RT E II

CA P. VI.

gagliardia, che fanno nel ferire il Timpano, ne reulti il pi, e meno grave, 8 acuto,
i"
, o forte, il diletto della ben miurata proportione debattimenti fatti al me
deimo tempo alla membrana del Timpano.

Ultimamente diremo con il Bartoli opracitato, che inin'hora ci ha gentilmente


favorito di corta, che Iddio ha formato li eni con eentiale, intrineca dipoitio
ne di godere degl'obbietti loro proportionati, e per natural coneguente afliggeri de
contrarii; Operano adunque li eni circa li loro proprii obbietti, non olo conocen
do li etremi di quel genere, ma dal mezze di ei pi, e meno miurato per gradi tem:
perati fra loro, che producono varii miti, eendo noto, che l'occhio non olo ha una
latitudine econdo il uo obbietto, ma il vario gli molto neceario per ditinguere, e
dilettare, come i vede anche degli odori, e apori ; il medemo adunque avviene de
fuoni, i loro etremi ono il grave, e l'acuto, non aolutamente coniderati, ma com

parati l'uno all'altro, da quali ne nace il conono, e diono, e da queta unione ne


proviene il diimile accordato, che l'origine del diletto, perche il tutto imile non
apporta piacere, e non in alcun modo cononanza, poiche dice Boetio, che in his vo
cibus, quae nulla ina qualitate dicordant, nulla omnino cononantia et: etenim cononantia et,
diimilium inter e vocum in unum redacta concordia, 8 al parere del Fracatorio, l'Anima
da eo non apprende coa alcuna, perche tra imili non vi differenza, particolarmen

te nelle voci, e uoni, che il medeimo, che e i entie una ol parte; Il tutto dii
mile poi genera piacere; i che eendo la cononanza econdo Boetio mixtura duorum
onorum, qui Acumine, 3 Gravitate differentes umuntur, in qua cantus nihil amplius vide

tur de graviore participare ono, quam de acutiore. Queta mitura di Grave, 8 Acuto
uniti aieme, formano nell'udito quello, che due colori all'occhio, e due apori al pa
lato, che nichiandoi non ono n l'uno, n l'altro, ma un terzo; cos adunque con
fui enza confuione i uoni, ono habili conforme il loro temperamento, e gradi, pi,

e meno cauare il diletto; come un tal grado di Grave, e due d'Acuto generano la ua
viima ottava; due di grave, e tr d'acuto formano la compoitione di quinta apori
ta, e grata, cos le terze, e ete maggiori, e minori hanno il loro particolar mecola
mento, & individuale propriet atta non olo a dilettar il eno con la loro variatione,
ma anche ad appaionarlo con un innocente commotione degli affetti, poiche alcuna
di quete mecolanze, di natura malenconica, 8 alcuna allegra; l'una placida, e l'al
tra furioa; altra piritoa, e vivace, altra languida, e dolente, e dove ee non ono atte
vi i aggiunge qualche tilla di quell'agro, 8 acerbo, che ono olite a produrre le di

onanze, che (come i die) nel ritornar poi, che f la cononanza, picca, 8 appare
doppiamente oave, e da queto variato intreccio, econdo il parere del Bartoli, ne ri
ulta il diletto, & il piacere, che ne riceve l'anima. La differenza poi del piacere, che
i riceve dal entire un choro di voci unite, che cantino, e entirne una ola, come il

vedere una danza piena, 8 un olo, che balli, e queto quanto, che dal dottiimo
Bartoli in queta difficile materia poo apportare al mio curioo Tetore.

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T'A RT E II CAT. VI.

45

prc HIARATIoNE DEL L E FIGv RE.


A. A. La cute divia di qu, e di l.
B. B. Cartilagine, che cotituice l'orecchio.

Figura I.

C. Forame del meato uditorio.

D. Portione de legamenti dell'orecchio eteriore,


E. Parte dell'orecchio chiamata lobi.

delle tempie.
Figura II. A. Parte dell'ooio.
B. Meato uditor

C. L'Alveare del meato uditorio,


D, Proceffo mamillare.
E. Proceo tiliforme rotto.

Vetigio del meato uditorio.


Figura III. A.A.
B. B. Membrana del Timpano.
C. Il piede del martello traparente dalla membrana.
-

D. Proceo mamillare.
E. Proceo tiliforme,

Figura IV.
esi.

A. Il Martello.
B. L'Ancudine.
C. La Staffa.

D. D. La Chiocciola.
A. I l meato uditorio.
La cavit, in cui B.
B. C.

Figura V.
Figura VI.
e

il forame, o finetra ovale. C. la rotonda.


-

A. A. Portione del nervo uditorio, chiamato molle.


B. Portione del nervo uditorio, chiamato duro decendente otto
B. B.
il Timpano.
-

C.

C. Nervetto decendente dal Quarto Pari, che i congiunge alla por


tione del nervo duro.

A. II Martello con li due piedi

lungo, e breve.

Figura VII B. L'Ancudine in cui i


poa il martello.
- - C. La taffa. D. Oicello picciolo nel ligamento della taffa.
--

Figuravili L'Anello oeo opra cui i tende la membrana del Timpano.


o

cFigura IX.

A Forame ovale B.

forame

rotondo. i
C. C. C. Li tr circoli del Laberinto. I

D. D. La Chiocciola aperta, che motra il giro intimo cavato nell'oo


petroo.
e
i

i
-

- .

c A P.

PARTE IL CAP VII.

46

. -

P.

VII.

Dell'Inventione delle Figure Mueali E Pi che nota la propoitione, e detto del Filoofo, che Omnis motra cognitio ortum
-

habet enibus, e queti conocono (parlando de eni eterni) olamente le coe

materiali, e enza queti non pu eere il vivente, poiche die Boetio nel primo della
Muica cap. 1. Omniam quidem perceptio enuum ita pont, ac naturaliter quibudam vi
ventibus adet, ut ine bis animaln poit intelligi,e nelle notre operationi,poco dopo die,
quod enum percipiendis enibilibus adhibemus. Si eercita adunque ogni eno eterno
circa al proprio obbietto adequato alla ua potenza ; onde la Muica cadendo otto il
eno dell'udito, e queto eendo potenza, che i etende circa li uoni, che ono di qua
lit tranitoria, e non uitente, ne avviene, che le voci non i poono n crivere, n
; non otante per i sorzarono li Profeori Armonici di ritrovare alcuni
egni, d caratteri, per li quali i dimotraero, e ditingueero le variet di ei uoni, e
voci, ponendoli otto la potenza dell'occhio, che la finetra degli altri eni, perci
die il Gaffuriolib. 1. cap.2 della ua Pratica : Sonorus autem mentis conceptus certis no
tulis declaratur, e perci notule ipae vocisgna dicuntur. La potenza viiva adunque tra
mandando come inervitrice quet'arte, quello, che comprende da ee figure al eno
commune, e queto all'intelletto, che comprende il ignificato di ee, f che la volon
t commandi all'organo della voce, che fedelmente moduli, o pure alla mano, che uo
ni quanto li precritto dalla qualit di ee figure, non olo per la gravit, 8c acutezza,
m anche per la brevit, e lunghezza d'ei uoni, quali egni non olo furono trovati
per dirigere la modulatione delle voci, e uoni, ma pur anche per laciare in memoria a'

i"

poteri le compoitioni muicali, 8 eternarle per quanto comporta la notra caducit.

Queti egni adunque enibili chiamati Figure, Note muicali, furono, econdo
la variet de tempi, diveri, e varii, e gli Antichi Greci particolarmente hebbero li loro
ditinti caratteri, ma ad ogni voce, e uono li proprii, & asegnati, non come li notri

applicati alle righe, epati; e queti erano lettere non puramente Greche, m alcune
dritte, altre invere, 8 altre giacenti; come pure altre intorte, 8 altre mutilate, al nu
mero di quarantaotto, come riferice Vincenzo Galilei nel uo Dialogo alle carte 91.
le quali al parere del Kirchero, e di Marco Meibomio difficilmente furono retituite
dall'ingiuria del tempo dalli manocritti d'Alipio Greco, antico Scrittore ; Al pa
rere di Boetio, e di molti altri, uarono li Greci doppio carattere; Ut non tantum, dice
egli nel quarto della Muica cap.3 rarminum verba, qua litteris explicarentur, ed melos
quoque ipum, quod his notulis gnaretur, in memoriam poteritatemaue duraret, e poco dopo
erunt igitar priores, acuperiores notulae dictionis, idet verborum, ecundae ver, atque infe
a res percuionis; e ci parimente afferma Marco Meibomio nella prefatione ad Le

fiorem della ua Opera opra li ette Auttori Greci dell'antica Muica eplicati da esa.
Chi ar curioo di vedere queti Caratteri, potr leggere Boetio al luogo opracitato;
il Kirchero nella Muurgia lib. 7. erotema 4 pag.54o il Galilei opracitato; Alipio
dichiarato dal opradetto Meibomio, che nel fine della opracitata prefatione ad Le

dorem publica utilit forma l'Hinno de SS. Ambrogio, 8 Agotino, con le note de
Moderni, e caratteri de Greci Antichi.
C v
.
Vuole il Banchieri nella ua Cartella Muicale, che li Greci cantasero con ei lette

er, che in notra pronuncia ono G. A. B. C. D. E quali erano modulate in mododi


-:

'

'

illabe:

IT

IL _ _ _ _ _

T A RT E II

CA P. VII.

illabe. Quidquid it de hoc ogn'uno creda quello li piace.

47
-

Aserice il Gaffurio nella Pratica lib. 2. cap. 2. che li Greci havesero le loro figure

nel eguente modo: Verum, dice egli, varias in rotbmo figuras dipouere Greci hoc ordine
La Breve d'un tempo cosi -

La Lunga minore, che chiamavano di due tempi, in queta maniera C

La Lunga di tr tempi in queta forma

A,

La Lunga di quattro tempi in queto modo

I I

La Lunga di cinque tempi con queta figura

Arim intendevano l'aggiungimento ad ogni figura d'un punto, come

m -

&c.

Teim ciacheduna figura enza punto; il che il curioo potr meglio oservare in eso
Auttore; sbrigati da Greci, vediamo quello sii de Latini. - -Le Figure Muicali de Latini, non ono emplicemente le Note, ma puranche le
Lettere, le Linee, le Chiavi, le Paue, li Punti, li Numeri, li Circoli, li Dieis, li B.

quadri, li B molli, li Ritornelli, le Coronate, le Pree, e le Motre.

In tr maniere procurarono gli Antichi Latini d'inegnare, e decrivere il modo di


preferire le voci nella facolt Muicale.

La Prima f con le Lettere, e queta inventione f attribuita a S. Gregorio Papa nel


594 di notra alute; imitando in ci li Greci, ma con ditintione da ei, che per ab
breviare tanta moltiplicit di caratteri, applic le ette Lettere A. B. C. D. E F. G.
inventate da eso in ordine al canto ad alcune linee , da quali i conocesero li gradi
circa il Grave, e l'Acuto, le quali i moltiplicavano in giro come li ette giorni della
-

ettimana, quali forniti, circolando ritornano da capo. Vuole Vincenzo Galilei nel
uo Dialogo alle carte 36 che ci i facese anche con i caratteri Greci, ove dice: ier
virono i Muici pratici, che furono poco avanti tempi di Guido Aretino, per ignificare le
corde delle cantilene loro degli tei caratteri, che uavano gi gli antichi Greci, e di quelli an
cora de Latini, egnandoli opra ette linee in queta maniera, ad imitatione fore delle ette

corde dell'antica Cetara.


-

(p

d
I

Latini.
-

I,

2.

r-

Vedi l'Eempio.

A
.M

Greci.

F
Nicola

pA RT E II CA P. VII
Nicola Vicentino al cap. 2 del primo libro della ua Pratica fa olo mentione delle
48

lettere Latine, portando il tetimonio di Guido, e dice quete formali parole (econdo,
che crive eo Guido) gi molti anni innanzi uavano crivere per caratteri della Muica ette
lettere dell'alfabeto latino : e quete furono A, B, C, D, E, F, G, tatuendo fra ee l'in
tervallo d'un tuono dall'una all'altra ua proima, fuori che da B. a C. e da E. a F. fra
quali volero vi foe l'intervallo di emituono Afferma il Galilei opracitato, che

folo le lettere foero applicate alle ole linee, come i veduto nel uperioree pio, &
i Berardi
nella uaaerendo
Micellanea
parteche2. queto
cap.1. vuole,
foero con
applicate
s alleilinee,
come
alli patii,
anche,
modo dichecantare
ee lettere
con
ervi oggid nell'Ungaria; & altri luoghi della Germania, e ci pur anche afferma il
opracitato Vicentino: vedi l'eempio. I
r

f, i

Ur queant
la
xis
Reo
nare
fibris, cc.
Da cui i vede, che l'F, pota nel principio della terza linea erve per chiave, e d il mo
tivo di conocere il luogo, ove i devono ponere l'altre lettere. La econda maniera
f per via de punti, e l'inventione f di Guido Aretino, che fior, come i die, circa

l'anno roso, il quale in luogo delle lettere Gregoriane i erv de punti , conervando
l'inventione delle linee, e vuole il Galilei nel uo Dialogo opracitat, che queti punti
foero poti opra le ole linee, non facendo capitale de patii : vedi l'eempio
E-

e-e-e-

II- - -2

a -

al

T-e-e- G
i -eO
Conobbe Guido, come afferma il citato Vicentino, che il modo delle lettere con uoi
radi e alti i riduceva difficile per imparare il can; onde i erv d'alcune illabe pi

i"
i " ", " " S. Giovanni di queant laxis Reonare "
Mira getorum Famuli tuorum solve polluti La bii reatum Sanate Joannes . Quali
dell'

fiabe uoride veri ono Ut, Re, Mi, Fa, Sol, La Congiune quete illabe " lettere
Gregoriane,
perci nee venne
dettoarebbe
Litter tato
e Gregri,
d9 Syllaba "i
perche
il ponerche
le lettere,
illabequel
inieme
di gran confuione 'f atolll i
criverne olo alcune, dalle quali i venie in cognitione delle non critte, e"
G. C. che poi i chiamarono Chiavi, come i dir a uo luogo e cosi parimente " nn
moltiplicar tante linee, i riol, o eo Guido, o altri di poner li Pun anche ne patii :
gedi l'eempio cavato dal Vicentino,
r-

Riferice

PARTE I CAP VII

A9

O
O

i-

-O-

-C

C
Riferice il Banchieri nella ua Cartella alle carte 89. che li punti furono di tr orti,
C

uno grande, che valeva due battute; l'altro mezano, e valeva una; & il terzo piccio
liimo, che erviva per la figura del dieis, del quale e ne parler a uo luogo. Coti
tuiti adunque li punti in luogo delle lettere Gregoriane icome quelle erano fra loro
variamente ditinte, alcune per tuoni, & altre per emituoni, cos Guido tabil, che
nelle illabe, che applic alli punti, che ervivano in luogo di lettere, foero fra loro
ditanti ciacuna con la ua proima di un tuono, fuorche il mi, e fa, che fra loro le co
titu ditanti per emituono, iche ut, re: re: mi: fa, ol: ol, la: erano ditanti fra ee

per tuono; & il fa, mi, per emituono tanto nell'acendere, quanto nel decendere, e di
quete illabene applic alle lettere Gregoriane, tre ad alcune, 3 ad altre due in queta
forma. Alla lettera A. il la, mi, re, alla B. il fa, mi, alla C. il ol, fa, ut, alla D.
il la, ol, re, alla E il la, mi, alla Fil fa, ut, alla G il ol, re, ut, e cos ritor

nando all'A avanti , 8c in dietro in circolo ; quale poitione di moltiplicit di


illabe pote alle lettere f per la variatione degli Eacordi, e delle propriet del canto,
come i vedr nel itema di Guido, in altri luoghi, e proprii capitoli, iche adun
que dalla combinatione delle lettere Gregoriane, e dalle illabe di Guido, i cotituice
nna regola univerale, 8 Ala, mi, re. Bfa, bmi. Col,fa, ut. D la, ol, re. E la, mi.
Ffa, ut. G ol, re, ut. che inegna a leggere tutte le parti Muicali, 8c a conocere la va
riata poitione degli Eacordi, il che i dichiarer ne luoghi proprii. Si deve avertire,
che Guido nella lettera B. invent due egni; l'uno chiamato b molle, o tondo come

queta figura b, e volle, ehe facee dir fa, e ci per render perfetta la quinta formata tra
eo B, & F, che altrimenti arebbe tritono, dionanza apriima; l'altro egno f chia
mato B quadro, o B duro, e f di queta forma li a differenza del B molle, o B tondo,
e queti due egni in ea lettera furono da eo poti anche per motrare, che in ea B
vi ono due corde, l'una ditante dall'altra per emituono, poiche il B molle b, ignifi

ca, che i dichi fa; & il B quadro limi, coa che non avviene alle altre lettere,come v. g.
in G sii ol, re, ut, non vi differenza nel grado della voce, ma otto qualivoglia
delle tre illabe, empre la voce la medema, e cos delle altre lettere; F anche trova
to un altro egno chiamato dieis, & di queta formali de quali egni e ne parler me
glio a miglior occaione.
La terza maniera, che la preente uata hoggid , f inigne ritrovato del famoo
Filoofo, e Matematico Giovan de Muris Francee, che nel 1353 invent le otto Figu
re muicali, 8c a queta inventione i ottocriero li pi chiari Muici di quei tempi, co
me il Tintore, Francone, Filippo di Caerta, Anelmo da Parma, Fiifo, e Prodocimo

di Bendemaldo Padovano; & abbenche l'arte del Componere havee pigliato la deno
minatione di Contrapunto dalli punti con quali i componeva prima, queta mutanza
di punti in note non fece perderli ea denominatione di Contrapunto,m egu a chia
mari tutta via arte di Contrapunto, & anche tal' hora f chiamato canto Figurato da
ee Figure per ditinguerlo fore dal canto Piano.
Muico Tetore,

Le Fi

5o
TRARTE II CAR. VII,
Le Figure Muicali communemente vengono chiamate note, che perci die Mar
garita Filoofica nelle Apendici cap. denotarum Figuris pag 1163. Figura et pecies no
tarum cognitionem facitni per quan omnis proportio barmonicaliter exprimi habet. Etil

Gaffurio nella Pratica lib.2. cap.3. Figura et repreentatio recia, atque ommia vocis ;
Yetam enim vocem dicimus, que certa etmenura cantabilis, ommiam ver, queipata
citurnitate certa temporis menura conideratur. Recia quidem vocis Figurae unt ipe notu
le. Ommia vero vox paucis declaratur. Il che eprime ancho il Lanfranco in lingua
Italiana nelle Scintille parte prima carte 31. Figura nel canto la repreentatione della vo

ceretta, e tacita. Ma la voce retta quella, che i pronuncia mediante le Figure chiamate
note, otto una certa miura di tempo, la qual voce di l'uno, e l'altro canto. La voce taci

ta, s omia quella, che i conideratacendo otto la medeima miura di tempo, e i ra


preenta con virgole chiamate paue. Ci corobora Aritotile primo poteriorum con di
re: Omnis enim menurabili, decriptio, velnotuli, vel pauci, que ommias, s menura
biles voces montrant. Et il Bontempi nella ua Hitoria pratica part 2 Le Figure ono ca
ratteri, c quali vengono notificati i uoni, e le loro miure.
La Nota adunque, che pigli la denominatione a Notando. Dice il notro Padre
-

Angelo da Picitone nel uo Fior Angelico libia cap. 1. Non eer altro,che un certo egno,
charattere, vero Figura, che conduce le cantilene alla pronunciatione, cio al canto O

pure. La nota una certa repreentatione della voce Muicale, impercioche nell'harmonica
diciplina le Note ono dette figure, le quali per arin, stetim, cio per alzare, abbaa
re le voci, fanno le parti della prolatione.
Vogliono alcuni, che li Greci haveero olo due forte di
cio lungo, le bre
ve, il che ci conferma Ottomaro Lucinio nella ua Muurgia Comentario primo cap.

"

a pag.65. Omnis olim dice egli Muicae ratio duplici temporis numero continebatur, longo at
que brevi; Longus Figura quadrata deignabatur, que in corporibus quieti magii et accom
modata, atque rebus loco conitentibus; Brevis autem propter motus celeritatem, pherica
Figurae proprius accedebat, qua corporibus convenit, maxime mobilibus. Le quali due no

tei coniderano principalmente anche nel giorno d'hoggi nel canto fermo.
Aerice il Zacconi nella ua Pratica To1 c.15 che le note moderne non i debbino
pi chiamare caratteri, ma figure, havendo in vero for - ma di figure, e non di
caratteri, e quete vuole, che prima foero due, come
& E perche erano po
che, f pigliato epediente di aggiungervi le code; &
al cap. 16 dice, che
le figure moderne furono ritrovate da una forma ola . - T Diponendo un quadro

per dritto , e per obliquo, bora in forma emplice, 5 bora compota , econdo
la neceit .

- -

La variet delle figure, note f ritrovata per imitare il parlar tardo, e veloce, lun
g e breve, e le crome, e emicrome per imitar il canto degl'Ucelli, come quelli, che

econdo alcuni hanno dato (come i die) il motivo del canto.

Afferma il Vicentino nella Pratica lib. 1 cap.4 e ci parimente conferma il Kirche

ro nella Muurgia Tomo 1. pag.556 Che Giovan de Muis ritrovae le figure delle No
te dalla forma delle Figure del B H quadro e del B molle, rotondo, le qualifi
gure furono al numero di otto. 'Poichela Breve (che vogliono foe la T-, prima

"vata, e da queta tutte le altre) un B H quadro enza coda, come E onde


ie Margarita Filoofica nell' Apendici 'carte 1163. Brevis ver cor- E pus et
pitum uper quadratum - abque filo. La Lunga un B H quadro enza - la li
nea uperiore, come F Di cui Margarita nel opracitato luogo. Longa autem qua
mcdum maxima caudata, ed longitudine, 9 latitudine ie

drata et Figura quemad-

la .

PARTE II CAP VII,

51
lis. La Mai-- ma un Briquadro come la Lunga, m di corpo differente in gran
dezza come
di cui Margarita &c. Maxima, qua quadrangularis exat Figura, filam

quoque habens
triplicat latitul

Edutium, velurum, veldeorum indextera eius parte, cuius longitudo


Ildinem. La Semibreve un b molle, tondo enza coda, come

Marg, la decrive: et nota ad modum ovi formata nullam habens caudam. La Minima -

unb molle, o rotondo, che per differentiarlo da eo ha la coda pota nel mezzo t
del corpo, come & di cui Marg &c. Minima eiunodi et figura in corpore (parla ad L
imitatione della I Semibreve) ed filam adjectum habet . Dal medeimo b molle, ro

tondo,ne form ttre altre, come la Minima, differenti per nel colore, e nella coda,
abbenche siino imili nel corpo ovale. La prima f la Semiminima con la coda em

plicemente, il corpo nero come della quale die Marg. Semiminima eiudem propor
tionis cum Minima et, ed colorata. - La econda chiam Croma, e f come la Semini
nima, ma con un rampino, la quali le f anche detta fua, 8 come Fua dice Marg.
corpus et in toto formati minima colorati,aut unum quoq;habens unci- La terza f la

Semicroma, Semifufa, e f di queta forma e di queta dieMarigarita: Semifua

" peciei cum Minima et colorata; duos quoque habens uncos.

.
.
Dopo l'inventione di quete otto figure? fatta con tanto giudicio , cui f ag
giunta la Bicroma, e la formarono con tre code, come pure furono inventate la
Croma, e Semicroma bianca; E queto bati circa la formatione de Caratteri, Lettere,

Punti, e Figure muicali; olo motraremo la loro diviione, valore, e moto. Si divi
dono adunque in maggiori, e minori.
Maggiori
. .
.

Minori

Batt.

alla batt. 2.

2.

ri

4.

8.

16.

Maima. Lunga. Breve Semibreve. Minima. Semimin. Croma.

Il qual valore i varia , e muta alla variatione del Tempo, Battuta, come i ve
di nel capitolo di ea; olo bati al preente apere, che la Battuta una poitione ,
d elevatione di nano

Il moto di quete figure, nella Maima tardiimo; tardo nella Lunga; naturale
nella Breve, mediocre nella Semibreve, pi che mediocre nella Minima; preto nella
Semiminima, veloce nella Croma; e velociimo nella Semicroma; Dalle Linee ne ha
veremo li gradi della voce circa l'acuto, grave, come opra ee, e ne loro patii a
ranno pote le dimotrate Figure, dalle quali e ne haver la lunghezza, brevit de uo
ni, e la pronunciatione delle voci per il ritmo.
Havendoi motrati li egni delle Figure, note muicali, che egni poitivi vengo
no dette da Muici, i doverebbe parlare delli egni privativi, che Paue i chiamano,
ma eendo il Punto coniderato nella muica come un egno, che appartiene alle figu-.

re, note, ar bene prima dicorrere di queto, e poi di ee Paue.

Il Punto viene coniderato nella Matematica come indiviibile, di cui die Euclide

tujus pars nulla et. E pure di tanta conideratione, che non olo et magnitudinis prin-.
cipium. Come die Margarita Filoofica lib.6 traet.1, pag.392 ma anche cum in longum.
fuere intelligitur lineam cauat. E econdo li Filoofi cotituice il continuo differente

dal contiguo; queto Punto nella Muica coniderato come punto figura piccioliima
viene decritto dal Gaffurio nel lib.2 della Teor, cap. 12 Puntus dicimus minimum quod
D

dam

p A RT E II C A P. VII

52
dam Agnum, quod notulis accidentaliter preponitur, vel potponitur, vel interponitur. Et
in ea Muica di gran conideratione, e f una gran figura , poiche poto acciden
talmente vicino alle note, f tre effetti, le perfettiona, le divide, e le aumenta, onde
tiene tre denominationi, cio Punto di Perfettione, Punto di Diviione , e Punto

di Additione, Aumentatione, che perci die Margarita Filoofica nelle Appendi

ci pag. 117o Punctus et quoddam titellum, quod inter duas nota poitum, aut prioris medieta
tem addit, aut dividit tempus, aut perficit notam. Il Punto di Perfettione econdo ea

Margarita ibidem pag.1174 Et, qui facit additionem note precedentis, 9 diviionem
equentis. Il Punto di Diviione Et duorum temporum ab invicem eparatio. E queti
due punti furono molto adoperati da notri anteceori, al preente ono poco uati
da moderni, che perci non ne faccio pi lungo dicoro, 8 il curioo li potr vedere
appreo qual i ia crittore, havendone ogn'uno parlato a ufficienza; olo confidera
remo quello di Aumentatione, come uitato, e neceario alle compoitioni, per eer
di gran giovamto al Compoitore per la lighezza, e brevit d'alcune illabe pote nelle
ditioni, come pure eendo di gran vaghezza nelle triple, 8 alle note minori aggiun
ge gratia, & accento, di cui die Margarita nel luogo opracitato. Et timulatio nota
adlatus. Hic idem punctus canitur, y emper valet medietatemnota ua pracedentis cir

ca quam ponitur. Queto punto adunque di tanto valore, e potenza, che poto vicino
qual i ia delle otto figure gli accrece la met pi il valore del uo olito, onde tan
to vale quanto vale la met di qual i ia Figura, e queto bati circa il Punto Muico.
Le Linee, &i patii Muicali opra i quali i pongono li caratteri,e figure della Mu
ica, ono cos noti, che non hanno biogno di altro dicoro; olo vi queto, che
nel canto Figurato i adoprano cinque Linee, e nel Canto Fermo olo quattro; venia
mo alle Paue.

La Paua chiamata da Greci quiete, econdo il Gaffurio nella Pratica lib2. cap.6.
it figura artificioa cantu deitentiam montrans, quae cantoribus innuit cantu e contine
re. E econdo Ottomaro Lucinio nella Muurgia comentario 1. cap.3. Paua dicitur

voci intermiio. Meglio Margarita Filoofica nelle Appendici de Pauis c.6 pag. 1175.
T'aua et ilentium vocis, vel apirationis menuram per tantum intervallum, aut patium

temporis, quantum figura pro quaponitur contineri potet. Per tre cagioni dice Margari
ta nel opracitato luogo, f ritrovata la Paua, La prima (che di commun entimen
to d'ogni Muico Scrittore) propter refectionem anhelitus, quia icuti in cantando figuras

notarum ponimus, itatacendo pauas locamus, eendo necearia in tutte le coe la pau
a di ripoo, poiche die Virgilio.
2uod caret alterna requie, durabile non et,
FIaee reparat vires feaque membra levat.

La econda per facilitare al compoitore il modo di collocare le figure cantabili per


che non empre poono ervire alla melodia, e ono pi che necesarie per far piccare
le parti nelli uggetti, e nelle fughe;i enta ea Margarita Secundo propter notam difficul
zer locandam, quianon omnes nota ono, se melodia deerviunt. La terza per variare le
sompoitioni, che quanto pi aranno variate, tanto pi aranno dilettevoli . Tertio
propter cantus variationem, quia nunc cantare, nunc pauare, variare et, 9 quant varia
bilius, tant deletabilius audientibus apparet; gaudet enim varietate natura. Rapporta il

Roi nel uo Organo de cantori al cap.13. Che quete paue ono alcuni egni fatti dal Mu
eo con alcune linee tirate diveramente fecondo il uo valore, le quali cadono perpendicolar
mente opra una, due, pi linee delle cinque pararelle. Et afferma, che tante e ne tro
vano, quante ono le figure cantabili, fuor che della prima, e della
, quel

enersi

a per

T A RT E II

CAT VII.

53

la per il lungo tempo, che apetta, e queta per il poco; li notri moderni per hanno
ritrovato la paua anche per la emicroma, come dall'eempio.
2I.
mezza
un opiro mezzo op. , un quarto.

Batt. 4.

Di Lunga. di Breve di Semibreve, di Minima di Semimin. di Croma di Semicroma.


Nella Muica univeralmente vengono chiamate Chiavi tutte le 2o lettere della
mano di Guido, delle quali ne dicorreremo nel proprio capitolo; al preente noi olo
iamo per dimotrare quelle Chiavi, che furono inventate (come i die) per dar egno
come ee lettere siino pote tacitamente, e non epree nelle linee, e patii per ovviare
la confuione, che nacerebbe dal pomerinieme, e note, e lettere, come pure per dimo
trare con ee Chiavi la formatione degli eacordi, formati dalle illabe, ut, re, mi, fa,
ol, la. Uorono anche gli Antichi, in luogo di Chiavi egnare una delle linee di
colore roo, violaceo, e verde, con il quale denotavano le chiavi di F fa ut, C ol fa ut
8cc. come i pu vedere nella Pratica del Gaffurio lib.1. cap.3. Furono adunque tabi
lite per Chiavi tre delle ette lettere Gregoriane, cio C F. G. le quali furono mutate
nel proceo del tempo, rimanendo olo intatta quella del G.

Quete tre lettere furono chiamate chiavi dice Marg Filo. Quia occulta, si incogni
ta monacordi nobis reerani, si manifetant, poiche, come principali ono tanquam ducer
in cantu, e regolano, dimotrano la propriet di eo, come i dir nel proprio capito
lo; quete furono decritte da Guido con dire Et igitur clavis aggregatum ex littera, 9,
voce da Giorgio Rhau nel Enchiridion Et autem clavis nilaliud, quod vocis formanda in
dex, linea adherens, linearum intervallo, dal Picitone nel Fior Angelico lib. 1. cap.27.
Clavis et otenio nota mediante igno; e da Andrea Ornithoparco : Clavis et reeratio, eo
quod imilitudine clavis realis cantum aperiat; Le figure delle quali ono formate, e pote
opra le linee, come qu otto, delle loro propriet ne dicorreremo nel capitolo delle
propriet del Canto.

Chiave di Ffa, ut.

di C ol, fa, ut.

di G ol, re, ut.

Le figure accidentali del b molle, o rotondo, del bt, o duro, e del X furono ritro
vate per alterar la voce accidentalmente dal tuono al emituono, 9 convero, s ne

grave, come nell'acuto. Il b molle adunque da Greci chiamato Menon, che vuol dire
coa accidentale, formato ne f rotondo per dimotrare la facilit , che ha la voce nel
proferirlo, e per eer pi molle del canto naturale, che non h biogno di egni acci

dentali, uitendo da e teo; che perci die Margarita Filo. lib. 5. tract 2. cap. 4.
parlando del canto molle: obid nonnunquam per b rotundum quod de facile mobile, 9 mol

le ei, derigatur ; & al contrario il 5 duro formato ne f con figura quadrata per far co
nocere, che nel canto il uo modo pi duro del naturale, e reite in un certo modo

alla voce nel cantarlo, di cui die Marg oprac. obboc per H quadratum, quod angulis
uis motui reitit, atque dur movetur, denotatur; ad imitatione fore delle due figure del
tempo, nel lungo, e tardo dichiarato dalla figura quadrata eprimte la tabilit (come
Muco "
D 3
i die
-

54

T A RT E II

C A P. VII

i die poce fa con l'autorit di Ottomaro Lucinio) e nel breve, e veloce dalla figura
rotonda, che dimotra la facilit nel moto,

Il dieis di due orti, l'uno maggiore, e l'altro minore: il maggiore di cui parliamo
che cromatico i chiama, un patio, dice Pietro Aron nel Lucidario lib. 2. oppoit. ,
che inchiude quattro comma, che perci dimotrato con quattro virgolette incrocicchiate X
a differenza del minore, che enarmonico vien detto, il quale h la ua ede tra il B, e C,
e tra l'E, & F, e divide il emituono accrecendo due comma, che perci egnato con

due virgolette incrocciate, comex, del quale nel eguente capitolo meglio e ne dicor
r. La propriet di queto d'intendere, e rimettere la voce, che opra ci die Bac
chio nell'Introduttione dell'Arte

Muica : 2uid et dieis? 2uod natura notra ut con


cinn?nimirum remittere potet , ac rurus intendere : la qualauttorit hanno anche il b

molle, eb R. Il proprio luogo del b molle ono le corde, ove naturalmente entra il Mi

pi tramutarlo in fa, e ono Bmi, E la mi; & A la mire; il b. H h luogo nelle opra
E, & A, per far dire la illaba Mi, levando il Fa; onde non i dover
Poner in ee il b H, e prima non aranno tate egnate con il b molle, iche eo b r .

dette lettere B.
i

Ptr nominare in queta occorrenza egno privativo, poiche priva, eleva quella

coraa in legno accidentale del b molle, e la retituice alla ua pritina naturalezza: Al


cuni per levare il detto accidente del b molle dalle corde opradette del B, E, & A,

pongono la figura del g, che contra ragione, abbenche al Ca ntore non apporti diffi,
clt alcuna, poiche tanto accrece la voce mezzo tuono cos l'uno, come l'altro, ma il
rrara - ravv o vv farlo motra poca intelligenza. Il luogo dei dieis ono le corde, e lettere,
cre:::::-

ralmente entra il Fa, e ono il C, & F, & anco accidentalmente il D, G, & A. Il b H


opera come il dieis in acuire il emituono alla corda ove poto , come di natura il
b molle in minuirlo, ma non ha luogo in C, & F; per levare il dieis poto acciden
talmente, i adopra il b molle, che fa ritornare la corda nel pritino eere; f inventa
to il dieis, dice il Zacconi nella ua prima Pratica lib. 1. cap.5o per paare, 3 entrare

commodamente da un genere all'altro con mezzi buoni, e uficienti, come pure fan
no tutti li altri egni accidentali per variare accidentalmente li tuoni, e emituoni, e
rendere le compoitioni allegre, e mete; incitate, e molli; languide, e piritoe: vedi
l'eempio di ciacun egno nel proprio luogo, s poitivo, come privativo.

Queti egni ervono alla traportatione de tuoni, emodiar


moniali, come i vedr nella quarta parte, e per non moltiplicarli

opra ad ogni nota, i pongono nel principio della rigata imme


diatamente dopo la Chiave, avanti i egni del tempo. Circa gli effetti di queti egni:
ono ciacheduno per alterar le note, ma il modo differente, poiche dice il Zarlino

nell'ititutioni par. 3 c.25. che il b molle con la nota ua uperiore forma il tuono,come
fa ol, e olfa; e con l'inferiore forma il emituono, come fa mi, mi fa; l'Artui

nell'Arte del Contrapunto parte 1. pag. 21. aerice, che il brinolle leva dalla corda gra
ve un emituono, e lo d all'acuta, e empre dicende ; il gloleva all'acuta dandolo
alla grave, e empre acende; e Pietro Aron nel Lucidario lib.2 opinione 3 dice, che
la figura diei empre nel dicende e toglie, e nell'acendere accrece, al qualeffetto, 9 opera
tione
N

PARTE II cAP VIII


tione ilb molle contrario, perche nell'alzare menoma, 9 aumenta nell'abbaare; e queto
bati delli egni del b molle, b quadro, e dieis.
Vi ono alcune altre Zifre nel canto figurato, che ono Prea, Ritornello, Corona
ta, e Motra; La Prea un S. che i pone ne'Canoni per dimotrare al Cantore quan
do debba principiare a cantare dopo la guida. Il Ritornello ono - due paue di
Longa pote l'una vicino all'altra con quattro punti in queta forma iH e ignifica ,
che i ritorni a cantare quella portione di compoitione, che inino E ad eo Ri
tornello. La Coronata un egno,come 7 il quale i pone opra le fi -gure, e igni
fica, che ivi deve fermari alquanto ; La Motra un egno, che i pone nell'ultimo
della rigata per dimotrare, & indicare la prima nota della rigata ventura. Vi ono an
che li egni del Tempo, che i formano con circoli, e emicircoli, e con numeri l'uno
-

opra l'altro, ma di queti e ne parler nel capitolo della Battuta, e queto bati delle
figure muicali.

P.

VIII.

Del Tuono, e Semituono.


L Tuono, come coa equivoca, pu ignificare quattro coe al parere del Tigrini
lib.1. cap.1. del uo Compendio della Muica fondato nell'auttorit d'Euclide nell'
Introdutione Muica carte 19. della tradutione del Meibomio, ove dice : Tonus quatuor
modis dicitur, nam, 5 pro ono uurpatur, 9 pro intervallo, 9 pro vocis loco, 3 pro inten

tione; &anco opra l'aerto del P. Pietro Canutio Potentino rapportato dal P. Pici
tone nel uo Fior Angelico lib. 1. cap.33. ove i ha, che il Tuono nella Muica ignifica
conjunctiones, concordantiam, intonationem, 9 tropum. Al preente iamo per dicorrere
di quel Tuono, che un legitimo patio di voce a voce, di cui die Guido, che Et legi
timumpatium inter duas voces perfectas, & detto Tonus tonando, icut onus onando.
Queto Tuono dice l'Artui nell'Arte del Contrapunto part. 2. cap.2. & anco lo con
ferma nella prima parte ritampata l'anno 1598 un intervallo, che per la ua forma
tione, e diviione non trova intervallo alcuno che pi habbia travagliata la mente de Fi
loofi, e Muici antichi, e moderni di queto; & il Kirchero nel lib.3. della Muurg. cap.12.
aerice, che magna inter Audiores nullo non tempore de diviione Toni fuit controveria, ne
que quiquamadhuc inventus et, qui litem deciderit ; il che i vedr nel progreo di que
to capitolo, 8 in vero molte, e varie furono le opinioni opra eo circa la ua forma
tione, e diviione, onde noi per andare ordinatamente, apportaremo la ua definitione,
formatione, e diviione, econdo la Teorica, e Pratica odisfatione del notro Mu
ico Tetore.

Queto Tuono adunque econdo Marchetto Padoano nel Lucidario, 8 anco econ
doaltri Auttori, vien chiamato in diveri modi, poiche dice egli Epogdous dicitur ab
epi, quod et upra, 9 igdoas oto arimetica ratione, eo quod novenarius numerus et uper
ottonarium, in quibus numeris tonus extat. Si dice Diatema Graec, Latin interpretaturpa
tium, vel intervallum. Si dice Emelis quai aptus melo, econdo il entimento di Boetio;

i dice Grammaticalmente colon grac, latine membrum, et namque membrum ymphonia


rum. Si dice equioctavus, equi grac, latin totum, 9 octava pars, 9 bi numeri unt,
novem comparati ad otto, habet enim novenarius totum octonariam, 9 eius octavam partem.

E conclude in fine. Igitur e dicamus, Tonus in arimetica epogdous dicitur, colon in gram
matica, equioltavus in numeris, diatema, 9 emelis in muica.

Quet

ono diatematico, che vuol dire intervallo, emele, come atto alla
D

melodia

56

pA RT E II

CAT. VIII.

melodia, viene coniderato dal Zacconi nella Pratica parte 2. lib. 1. cap. 31. Come prin
cipio delle cononanze, e dionanze, dal quale me nacono le proprie, e naturali armonie. Fon

dato fore opra l'auttorit d'Aritoseno, che nel 1. libro degli Elementi alle carte 21.
Die Et vero tonus primarum cononantiarum per magnitudinem differentia. Come pure di
Macrobio, che eplicando coa iiTuono die Epogdous et numerus ex quo ymphonia ge
neratur, quam Graeci Tonum dicunt. Et in oltre dal Stapulene che afferma, che Et con
onantiarum principium, vel et cononantia epogdoo numero cauata ,

Coniderato il Tuono come membro delle cononanze, e cauativo delle melodie,


viene da molti dotti Scrittori definito, e decritto, si in ordine Teorico, come Pratico.
In ordine Teorico die Aritoeno lib.2. pag.45. Porr Tonus et quadiopente majus et

ipo diatearon. Bacchio nell'Introdutione dell'Arte Muica pag 2. per interrogatione


die. Quid et Tonus? Quo diapente cononantia major et cononantia diatearon. Ariti
de Quintiliano lib.1. de Muica pag.15. Tonus ver intervallum quod per magnitudinem ali
quam primm vocem ditendit. Ubaldo Tonus et legitimum patium ono inonum. Fran
chino nella pratica lib.1. cap.2. Tonus et legitimum equiotava dimenionis patium duobus
onis circumcriptum. Et in fine Andrea Ornitparco de Arte Canendi lib. 1. Tonus et con
onantiarum principium, vel cononantia epogdoo numero cauata.

In ordine Pratico parimente viene definito da diveri, e ono: Martiano de Nuptiis,


Philo. pag.188. Tonus et patii magnitudo, qui ideotonus dictus et, quia per hoc patium
ante omnes prima vox, quafuerit, extenditur, hoc et de nota qualibet in notam. Giovanni

Spangerbech nelle quetioni Muicali. Tonus et altus vocis voce per ecundam perfettam
potenteronans,ftgue inter omnes voces, prater mi, 9 fa. Andrea Ornit. Tonus et vocis

voce perecundam perfettam ditantia potenteronans dictus tonando. Tonare enim cribit 7oa.
Tont. xxii, cap.8 et potenteronare. Pota adunque la definitione del Tuono, paiamo
alla ua formatione.

Viene adunque coniderato il Tuono per una ditanza di due voci per grado formata
per via di uono naturale, artificiale mediante le illabe ut, re: re, mi: &c. fuorche da

mi & fa: & quai commune opinione, che in quete illabe ne nachino due poitioni
di tuono, l'una maggiore, e l'altra minore. Il Zarlino nelle Ititutioni parte terza
cap.18 pone il Tuono maggiore nella proportione equiottava, il minore nella e
quinona (fra quali corde, e illabe iino queti Tuoni maggiori, e minori i dir in fi
ne di queto capitolo) cui aderice il Kirchero nel 3.lib. della Muurgia cap.6 ponen
do anche da dove nachino con dire Tonus, qui 3 ecunda maxima, 9 equiotava nomi
natur, ex exceu cononantiarum diapente, 9 diatearon matum intervallum et. E del Tao
ano minore coi crive. Tonus minor, qui 9 ecunda, 9 equinona dicitur, in bac quidem

proportione contituitur, 9 coniderari potet, ut pari minor di toni in tonum majorem, 9 mi


norem detributi, ut in bis numeri patet. 89.1o. vel et exceus hexacordi majoris ad diapen
ze, e poco dopo. Coniderari quoque potet tonus minor, ut exceus diatearon ad emidito
num. Il Zacconi nella 2. parte della Pratica lib.1. cap.32 cotituice il Tuono maggio
re di nove comma, il minore di otto; & il Galilei nel uo Dialogo della Muica an
tica, e moderna vuole, che il Tuono maggiore uperi il minore d'un comma affirman

do alle carte 8. il maggiore eere formato dalla proportione equiottava, il minore


dalla equinona, aderendo all'opinione del Zarlino. Il Bontempi nella ua Hitoria

Muica forma il Tuono, maggiore d'otto comma, e minore di nove, fondato opra l'
auttorit di Boetio, che nel lib.3 della Muica cap.14. die. Ex hoc igitur comprobatur
tonum, maiorem quidem ee qumunt otto commata, minorem ver qum nover. E ci an.

che dimotra il Kirchero nel lib3 della Muurgia cap 6, con quete paro, indegue fa
dium

PARTE II c.A P. VIII


-

dium et, ut tonus uperet ocio commata, novem non impleat. Onde da quanto i detto i
vede la variatione de pareri opra la formatione di queto Tuono.
Il Zarlino nella 3 parte delle Intitutioni cap.17 oerva l'utilit, che apporta queto
Tuono maggiore, e minore, poiche il maggiore erve a paare dalla diatearon alla
diapente, & il minore dal emiditono alla diatearon, e dalla diapente all'esacordo
maggiore. Si divide il Tuono principalmente con la commune opinione in emituo
no maggiore, e minore, ma avanti, che i parli di queta, ar bene parlare delle divi
ioni d'eo Tuone econdo la diverit de pareri degl'Auttori.

Il Zacconi nella pratica parte 2 lib.1 cap.37. l'Artui

nelle ue Coniderationi Mui

cali conideratione A. & il Bontempi nell'Hitoria Muicale, vogliono, che Aritose


no dividee il Tuono in parti uguali, e particolarmente l'Artui con la guida dell'e

plicatione fatta dal Gogavino opra eo Aritoeno aerice, che queto Auttore divi
dee il tuono quando in due parti uguali, altra volta in tre, e quando in quattro, por
tando le parole della tradutione di eo Gogavino, che die in emiem, trientem , 9.
quadrantem. Noi per con la tradutiene del Meibomio apportaremo il teto di Arito
eno pi chiaro, nel primo adunque degl'Elementi pag.21. i h. Porr tribus ille diviio
mibus dividatur, nimirum cantatur ipius, 9 dimidium, tertia pars, 9 quarta. Pars vero
minima vocaturdieis enarmonia minima: equens dies cromatica minima, maxima bemito
mium. Et alle carte 26. tralaciando per brevit altri luoghi opra queto propoito, dise

pi chiaramente, che in altro luogo. At toni pars quarta ex tribus cotat duodecimis. Dal
che i comprende, che econdo la mente di Aritoseno il Tuono i divide in dodeci
particelle; & il Bontempi nella ua Hitoria muica parte 1. della pratica carte 189. a

erice, che quando Aritoseno divie il tuono in parti uguali, oper pi da Muico,
che da Matematico.

La diviione del Tuono econdo Marchetto Padovano nel Lucidario cap. de Tono
viene formata in cinque parti. Sciendum, dice egli, quod Tonus habet quinque partes, 9
non plures, neque pauciores. E lo prova per via del novenario numero, e cotituice per

femituoni tutte quelle parti, che non lo perfettionano, dicendo, Quatuor partes ipius
non comprehendunt tonum totum, 9 ideovocanturemitonia omnia illa, qua non comprehen
dunt quinque partes, 9 dicuntur emi, quod et imperfectum, ei pars, unde emitonium

quapars toni. Ciacheduna delle quali cinque parti le chiama diei. Quarum quelibet
quinta pars vocatur dieis, quai" , ei divio umma. Hac et major divio, qua poit
in tono cantabili reperiri. Due autem imuljunctae ex itis quinque componunt emitonium enar
monicum, quod minimum et, 9 Platone vocatum et lima continens duos diees. Tres ver

ex itis diebus faciunt emitonium diatonicum, quod majus et, quod quidem vocatur apoto
me major, idet pars major toni in tres divii. guatuor autem diees cromaticum emitonium

cotituunt. Da che i pu coniderare dal curioo, quanto ii queta opinione travagan


te, e bizzarra.

Gaudentio nell'Introdutione Armonica alle carte 16 pene il Tuono nella propor

tione, che tiene l'otto al nove con dire. Quare rationem habebit tonus, quam otto babet
adnovem: Dividendolo poi in due emituoni, come pu vedere il curioo appreso ad
eso, e dice, che il emituono non i dice propriamente emituono, m limma. Ce
terum quod hemitonium appellatur, non et accurat hemitonium, ed dicitur communiter homi
tonium, propri autem limma. E dopo haver fatte alcune dimotrationi numeriche, con

clude con dire. Quare minus et id quod hemitonium dicitur, qum, ut ver it bemitonium,
at queea de caua lima et adpellatum, habetgue rationem quam CCXLIII ad CCLV. Id au

tem, quod limati deei ad complendum tomum, vocatur.Apotome; communiter " (91
-

ipum

58

P A RT E II CAT VIII

ipum bemitonium; ita ut bemitoniorum alterum t majus, alterum minus. Quorum minori
utiturgenus Diatonicum, Cromaticum vero utrique.
Boetio maetro de moderni nel libr.3 della muica cap.5 aserice, che Filolao divi
da il Tuono in parti inequali, differenza d'Aritoseno, che in parti eguali lo divie i
Ex hoc igitur, dice egli, Philolaus duas efficit partes, unam, que dimidio it major, eamque
apotomen vocat. Reliquam, que dimidio i minor, eamque rurus diem dicit, quam pote
riemitonio minus appellavere, borum vero differentia comma. E poco dopo . Totum vero
zonum in 27. unitatibus locat. E egue nel 6.capitolo di eso terzo libro Ex quibus facile ap
sparettonum duobus emitoniis, minoribus, si commate contare. Poiche tutto il Tuono co
-

ta dell'Apotome, e del emituono, 8 il emituono differente dal Apotome per un

comma, el'Apotome,dice egli,non altro nii emitonium minus, 9 comma, Adunque il


Tuono cota de due emituoni, e d'un comma.

Li Scrittori, che hanno critto dopo Boetio, quai tutti concorrono nella opinione
della diviione del Tuono in emituono maggiore, e minore; onde ne apportaremo di
alcuni principali le auttorit, 8 i pareri.

Il Gaffurio nella Pratica lib 1. cap.2. parlando della diviione di eso Tuono cos
crive. Hic duas propinquasolaectione continet partes, quarum altera minor, altera major,
IHanc apotomen, ei emitonium majus, illam minus emitonium vocant. E nella Teorica lib.

4. cap.3 Et i unaqueque cononantia ua genitricis proportionis naturam, entit Tonum e


quiottava habitudini, conentire neceum et, quofit ut in duo inequa emitonia ditinguatur ,
cum ipa proportioequiotava in duas inaqualesit diviibilis habitudinis,iporum namquee
mitoniorum unum minus, aliud majus. E poco dopo. Semitonium minus retum toni dimi
dium non attingit. Majus vero ipius toni dimidium excedit ea ipa particula, qua minus emi
tonium ab ipo toni dimidio eparatur. Pytagorici enim emitonium minus diem appellant. A
Tlatone autem dictum et lima; poteri vero emitonium dixerunt, ejus dimidium dieim nun

cupantes. At dieeos dimidium nonnulli exitimant coma. Quidam tamen putant coma ipum
dieeos dimidium excedere. E parlando dell'Apotome dise. Apotome autem quod dici
fonem onat cunctisemitonium majus appellatum et, 9 fit ex duabus diebus, 3 comate,
sexcedit enim minorem emitonium ipo comate. Et in fine conclude. Contat itaque tonum
perfici duobus minoribus emitoniis, 9 uno comate. Minus mamque emitonium duabus condu

citur diebus, Apotome autem,ive emitonium majus duas diees, 9 coma comprahendit .
Tonus quatuor diees, atque unum coma concludit.

Margarita Filoofica con la ua olita brevit die nel lib.5. trat.1. cap.11. Tonus divi
ditur inemitonia duo inaqualia, majus cilicet, 9 minus; maius quidem plus quam toni dimi
dium continet, minus vero non totam toni medietatem completitur, Exceus autem majoris
fupra minorem comanumcupatur.

Il Kirchero nella Muurgia lib.3. cap.6. De diviione Toni cos ne parla. Tonus itaq
in equiotava proportione contitutus in maius minuque emitonium dividitur.

Il Padre Angelo da Picitone mio Conminorita di S.Franceco nel uo Fior Ange


1. cap.33. 34 e 35. Divide il Tuono in emituono maggiore, e minore dando

lico lib
al

maggiore cinque comma, 8 al minore quattro, formando in eso diei, maggiori ,

e minori, ponendoli maggiori di quattro comma, e li minori di due; onde il maggior


fenituono cota di due dieis minori, e di un comma, pure di cinque comma, il qua
le da Greci f chiamato Apotome ab apoidetre, che reiteratione importa; & tome,id
sft divio quai in plures partes diviibili, il emituono minore vuole, che i formato di

due dieis minori, di quattro comma, che viene da Pitagora detto dieis, e da Pla
tonelima, il qual diei lo chiama maggiore, e lo cotituice di quattro comma, a diffe
ICI) Za

T A RT E II

CA P. VIII

renza del dieis minore,che mezzo emituono, formato da due comma; & in fine con
clude, che il emituono tenghi il primo luogo nella Muica, e che il maggiore uperi

il minore d'un comma; ne forma due itemi, figure, l'una del Tuono maggiore,
chiamato da eso perfetto, che lo cotituice di nove comma, l'altro del minore, che im
perfetto l'appella, compoto di otto comma, le figure non i apportano, perche ono

poco differenti da quella, che apportaremo cavata dal Kirchero.


Il Padre Illuminato nella ua Illuminata parimente divide il Tuono in emituono

maggiore, e minore, l'uno di cinque comma; l'altro di quattro.

Il Zacconi nella ua Pratica parte 2 lib.1. cap.31. Afferma che il dieis la met di tuo
no armoniale, econdo la ua maggiore, e minor parte, e queto perche, nella diviione di detto
tuono in una parte eendovi cinque comme, e nell'altra quattro, quella delle cinque i dice die

Iis maggiore, e quella delle quattro dieis minore. E parlando del diachima in eo luogo
opracitato dise. Diaehiina la met di un tuono minore.

Tralacio per brevit molti altri,fra quali li eguenti,che i potranno vedere ne luoghi
citati. Il Zarlino nelle Ititutioni parte 3 cap.13 Pietro Aron nel Tocanello lib.2.cap.
1. E nel Lucidario lib3 cap.16 Il Tigrini nel Compendio lib. 1. cap.12 e 13. Il Berar
di nella Micellanea parte 2. cap.11.E concluderemo finalmente con Boetio nel 3 della

Muica cap.8 Che il Tuono principalmente i divide in emituono maggiore, e mino


re, e che il minore, i divide in diachimi. Diachiina vero dimidium dieeos, idet e
mitonii minoris. O pure, che il Tuono i divide in quattro diachimi, & un comma,i

enta l'Auttore opracitato Tonus quidem dividitur principaliter in emitonium minus,is.

apotomen; divitur etiam in duo fenitoia, 9 comma. Quofit ut dividatur in quatuor dia
cbimata, 9 comma.

Vogliono molti, che il Tuono i poi dividere in parti uguali, fra quali il Gaffurio
nella Teorica lib.4 cap.3 con dire. Contat itaque lucidis, tonum in duo acqua dividi non
poe. Et il Kirchero nel 3 della Muurgia cap.6, pag.1o2. Portando la ragione, per
che non i poi dividere in parti uguali, cos crive. Notum igitur et, ut ex equentibus
fue docebitur tonum in duo equalia dividi non poe, eo quod nulla ratio uperparticularis in
quo, 5 tonus et, in duo equa dividi poe. Non otante per nel libr.7, pag.546 dise TPutabant veteres tonum bifariam dividi minim poe; hodie non tomum tantum, edes cuju
libet cononanti eproportionem Algebraica indutria irrationaliumque numerorum cientia ful
ti dividimus.

Luigi Dentice nel primo delli due uoi Dialoghi della Muica, abbenche aserica ,
che il Tuono non i poi partire in parti uguali, dimotra per, che econdo Filolao,
i poi anche dividere in parti uguali, poiche due diachimi formano un emituono
minore, & il comma esendo formato da due chimi, il Tuono, che formato da

quattro diachimi, e d'un comnia, haver per ua giuta met due diachimi, &
un chima; ci i corrobora da Boetio nel 3. lib. cap.8 opra citato,per chiarezza mag
giore di ci i veda quello i comma, Comma vero, econdo Filolao rapportato dall'
Auttore, et patium, quo major et equiottava proportio duabus dieibus idet duobus emito
miis minoribus. Schima et ainidium commatis. Il comma da latini detto incio, perche

una particola del Tuono incia, cio la nona ua parte. Ci adunque coniderato di
ce Boetio unito con Filolao, che integrum vero dimidium toni, quod et emitonium mi

nus, 9 chima, quod et dimidium commatis. E poco dopo pi lucidamente . Rect igi
tur dictum et integr dimidium tonum in duo diachimata, atque cbima poe partiri.
Il emituono vien chiamato emituono,dice Margarita Filoofica lib.5. parte 1. cap.

11. Non perche ii la met del Tuono, ma perche mezo Tuono imperfetto. Non enim
dicitur

6o
PARTE II CA P. VIII
dicituremitonium emi, quod et medium, quai toni dimidium, ed emi, idet imperfe
dium. Et il Galilei nel uo Dialogo della Muica alle carte7. dice che; Lo diero mino
re perche due aggiunti inieme non riempiono ilvacuo del Tuono, dove per il contrario due de
maggiori lo trapaano. M noi nel diffonderci in rapportare la variet delle opinioni o
rail Tuono, ci iamo quai cordati di portare la definitione del emituono, onde
il dovere odisfare anche in queta parte il curioo, Semitonium,adunque econdo il Pi
zitone lib.1. cap.34 Del Fior Angelico, Et imperfecham patium duarum immediatarum
vocum, quod ecundum vocem hominis non habet ponere medium. Aserendo, che non i pro
nuncii e non fra le illabe Fa, & Mi, & Mi, & Fa, e la ua derivatione da emus,
ema, emum. Che tanto importa quanto imperfeitus, imperfetta, imperfetum, quai im
perfectus tonus. E che da queto ne nachi il buono della Muica, affirmando i dotti
che in boc et totius Muicae vis. Et i Pratici vogliono, che Guido lo ponese nel mezzo
degli Eacordi come in poto pi degno. Nicol Bolicio nelle Inquiitioni di Muica

parlando dell'Apotome, Semituono maggiore cos dise. Apotone ei patium inclu


dens quinque comata, dicitur quoque emitonium majus, itgue intermi, 5 fa. Altre defini
tioni i tralaciano per brevit.

Il emituono minore chiamato Lima, dal Galilei nel dialogo &c. alle carte 7. vien
chiamato Lemma, e dice: quello avanzo della diatearon dopo, che ne iano tratti due tuoni,

chiamano ancora i Greci Lemma; il che econdo queto Auttore vale il medeimo, che
reiduo, pure li Greci chiamano lemma quella parte d'una coa, che prea due volte non
arriva all'intiero, e parlando dell'Apotome, cos crive: la qualvoce importa in quella lin
gua piccamento, come (per modo di eempio) tolto dal Ditono un.Apotome vi rimane il Se
miditono.

Vuole Boetio nel terzo della Muica cap. 14 che il minor emituono sii minore di
quattro comma, e maggiore di tre; il maggiore pi di quattro, e minore di cinque.
7ure igitur dictum et minus emitonium, minus quidem quam quatuor commata, majus ver

tria, & al cap.15. jur igitur dicendum et apotomen minorem quidem ee quann quinque com
mota, majorem vero quan quatuor : cui s'accota il Kirchero nel luogo opracitato con

dire emitonium minus non prorus 4 habere commota, ed 3 uperare. Ita, 5 emitonium
majus non prorus 5. commota habet, ed 4 uperare contat, e poco avanti die emitonium
majus intervallum et contans ex exceu, quo diatearon uperat ditonum, e circa il minore:
et exceus, quo ditonus uperat emidironum.

Gl'intervalli coniderati nel tuono con li loro numeri radicali ono li eguenti cava
ti dal Kirchero lib.3 della Muurgia cap.7. pag.1o3.
Comma fra li numeri

Diachima fra Ii numeri

Dieis enarmonica fra li num.

So e 81 i Semituono minore fra linum . 25 e 24


16o e 162 l Semituono maggiore fra li n. 16 e 15
128 e 125 | Tuono minore fra li num.
Io e
9

Dieis lima Pitagorico fra li n. 243 e 256 | Tuono maggiore fra linum.
9 e 8
Apotome Pitagorica fra li n. 2o48 e 1187
Da che i pu dire con ragione, che bito, mataa pi intricata di queta mai ia

pervenuta alle mani di qual i ia Tetore. Noi per conideraremo con li Pratici li oli

tuoni, e emituoni maggiori, e minori, tralaciando le altre diviioni; in quali corde,


e illabe poi siino poti queti tuoni, e emituoni maggiori, e minori, ono molti di

cordi li Scrittori; noi aderendo a moderni, e tralaciando ogni altra opinione li po


neremo come nelli ottopoti eempi, avertendo, che i poono anche formare acci

dentalmente, in vigore delli egni X b molle, et quadro; la maggior parte delli Scrit

tori antichi con l'opinione di Boerio diero il emituono maggiore non ritrovari in
Illll Il

T'AR TE II. CAP. VIII.

61

niun luogo della mano, e non nella poitione di b fa 5 mi, ma che accidentalmente i
poi formare ovunque ia il tuone, figurandolo con li egni accidentali di b molle, e
M; ma li moderni vogliono, che il emituono
trovi nel principio di cia

chedun Tetracordo.

E s E M P 11 D EL L 1 Tz o N 1. , ,

Minor Maggiore. Maggiore. Minore. Maggiore.

Minore. Maggiore.

Es E M P II D E L L I SEM IT U o N 1

Maggiore. Minore. Maggiore.

Maggiore.

Minore.

Queti emituoni i dicono maggiori, e minori, a caua, che li maggiori (come cri
ve il notro P. Maetro Gio: Battita Chiodino nella ua Arte Pratica lib. 1. pag.7.)

empre ono in due corde, e luoghi, 8 il minore poto nell'iteo luogo, e corda,
Major, dice egli, emper et in duobus chordis, 9 locis, y et mifa, 9 fa mi, la fa, s fa la;
Minor et in eodem loco, 9 chorda, in b fa bmi, dicitur mi, 9 fa, come i vede nel oprapo
to eempio.
-,
Sitema della divione del Tueno econdo li Teorici.

APOTOME

tOME

aiNA AiN
COM COM. COMi COM CO M: COM COMi (eONI
MA MA
IM A
MA MA
IM A INMA
IMA

DI

DIAS(s. IS

i
C A P.

e,
-

PARTE II cAP IX
C A P.
IX
che coa ia Muico Intervallo.

Ecritti, e dichiaratili Tuoni, e Semituoni, che ono li mezzi, con i quali i diL tende la voce nel canto, hora di neceit il vedere, eome da queti Tuoni, e
Semituoni e ne formano gl'Intervalli. Nace l'Intervallo dalla poitione de'due
-

Suoni, Voci, i quali non provengono e non dalla variata formatione del Grave, e
dell'Acuto; il che non i pu fare, e non per via delli Tuoni, e Semituoni, come quel
li, che ono li gradi non olo della modulatione delle voci, e uoni, ma pur anche l'ori

gine, e forma d'ogni cononanza, e dionanza.

Queto intervio adunque non olo viene definito dagli Autori Greci, eplicati dal
Meibomio nella ua Antica Muiea, che ono Aritoeno, Euclide, Nicomaco, Gau

dentio, Bacchio; & Aritide, ma pur anche dalli notri Latini; noi per folo appor
taremo quelle d'alcuni, che ne pareranno pi proprie al notro biogno.
Euclide adunque nell'Introdutione Muica pag 1. die: Intervallum ver et quod con
tinetur duobus onis, acumine, 9 gravitate differentibus; la Gravit i forma quando la vo

ce i rimette, abbaa; e l'Acume quando s'intende, 8 inalza; che perci ben die il
opracitato Euclide alle carte 2. Acumen igitur et effettus intenionis, ut contra gravitas
remiionis. Parimenti Aritide nel primo della Muica pag 13 die : Propri ver in

Muica dicitur intervallum, magnitudo vocis duobus onis circumcripta: eguono li Lati
ni, fra quali il primo
V
, . .
Boetio, che nel primo della Muica cap. 8 lo definice con dire: Intervallum et oni
acuti, graviaue ditantia: & il Valla nel 2. della Muica cap.8, die, che et via a gravita
-

te in acumen, si divero; Le quali definitioni ono tutte notro propoito, poiche


intendiamo in queto capitolo principalmente parlare di quelli Intervalli, che formano
la modulatione del canto, onde in queta occaione die molto bene il Lanfranco nelle
cintille parte i carte 2o. Intervallo quella ditanza, che dal grave all'acuto, overo, che

dall'una nota all'altra, moa per righe, epatii; & il Kirchero fra moderni nella prefatio
ne del 3 della Muurgia pag. 81. Intervallum et mutua quedamoni gravis, deutique pa
tiorum habitudo.

- : : :

- -

Le differenze dell'Intervallo coniderato come patio poto fra due uoni differenti,
e varii nel Grave, e nell'Acuto, ono, al entimento d'Euclide, cinque, 8 al parere del
Zarlino parte 2 delle Ititutioni cap.15. ono dodeci, ma quete dodecis'includono nel
le cinque d'Euclide, che alle carte 8 dell'Introdutione Armonica cos le numera. In

tervallorum differentiae unt quinque: Nan, 9 magnitudine interfe differunt, s genere, si


aut " dioni; deinde, ut compoita ab incompoitis, s tandem, ut rationabilia ab inra
zionabilibus: per la Grandezza altri ono maggiori, come l'ottava, e quinta; altri minori,

"

come la quarta, e terza ripetto


& altri ono uguali, come
due di quarta, due di terza, 8 altri conimili comparati aieme. Circa al Genere altri
ono Cromatici, altri Diatonici, 8 altri Enarmonici, de quali e ne parler nel eguen
te capitolo, li Cononi ono quelli di ottava, di quinta, 8cc. li Diami di ettima, econ

da, &c. e queti i vedranno nella terza parte; li compoti ono li tramezzati di altri uo
ni ; e gl'Incompoti ono quelli, che non ono tramezzati da uono alcuno; li Rationali
i motrano con li fiumeri in ordine aritmetico, come la quinta per li numeri 3 e 2., e la
quarta per li numeri 4 e 3, il che i coniderer nella terza parte, gl' ne"
quelli ,

T'ARTE II CA P.

IX

63

quelli, che in modo alcuno non i poono decrivere. Viene chiamato dal Muico
Pratico l'Intervallo compoto, 8 incompoto con il nome anche di itematico, e dia
tematico; il itematico, che il compoto, tramezzato d'altre figure, l'incompo

to, overo diatematico, non tramezzato da niuna figura, come dagli eempii.
-

Diatematico.

Sitematico,
i
2
Pu adunque coniderare lo tudioo dalle opra rapportate differenze dell'Intervallo,
-

che eccettuati li Rationali, 8 Inrationali, che vengono coniderati dalla proportione


numerica, tutti gli altri cadono otto la formatione del Grave, e dell'Acuto, che pro
vengono dalle Voci, e Suoni, che ne moti loro danno la forma ad ei Intervalli, che
perci Aritoeno nel primo degli Elementi pag. 12. parlando della voce die : Move,
tur enim dum aliquod facit intervallum, In queto moto della voce cauante il Grave, e
l'Acuto conite la modulatione delle voci, e le formationi delle cantilene, 8 in queto

eno noi al preente parliamo degl'Intervalli, li quali i formano in due orti di moto,
s per il Grave, come per l'Aouto, l'uno per moto congionto, & quando la voce per
grado paa da un tuono, o da un emituono all'altro, e queto moto conite in due
maniere, l'una per patio maggiore, che il tuono, e l'altra per patio minore, che il
emituono, onde notro propoito ben die Marchetto nel Lucidario decrivendo il
Tuono, e Semituono: Tonus et majus patium acuminis, vel gravitatis, quod it de littera

ad litteram, Semitonus et majus patium intenonis, 9 remiionis, quod nihilominus fit de


voce ad proximam vocem. L'altro per moto eparato, e digiunto, 8 quando la voce
forma gl'Intervalli, modulando per alto, e queto i f in quanti modi, che i poono
formare dalla voce, itrumenti muicali, come di terza, quarta, quinta, ettima, otta
va, &c. quali alti tutti ono formati da Tuoni, e Semituoni; quali poi siino li rego:
lari, e legitimi coniderati nella Muica, e di quanti Tuoni, e Semituoni cotino, e ne
parler in altra occorrenza,
-- -

C A P

x.
-

peli Tetracordi , e Generi della Mua.

C" gl'Intervalli come variate poitioni, e moti delle Voci, e Suoni, che i
formano nella modulatione delle cantilene muicali; hora i devono coniderare
li Tetracordi, come prime Armonie coniderate nella Muica, e come quelli, che coti
tuicono li itemi, e mediante le loro diviioni ne riultano li Generi della Muica,

poiche dice il Zarlino nelle Ititutioni parte 2. cap.16. Che vogliono li Muici, che ilgene
re ia la diviione del Tetracordo,

. ..

..

-. Il primo Tetracordo adunque, che venne al mondo, vogliono, che foe quello di
Mercurio, il quale dice Margarita Filo. lib.5. tract.1. cap.16 che foe chiamato Tetra
cordo per eer formato di quattro corde. Dictum autem et tetrachordum, a chordis qua
tuor, quarum prima ad quartan Diapaon, media inter e, 9 extremas Diapente, Diatea
ron, 9 Tonunonabant. Da che i vede, che queto Tetracordo formato da quattro cor

de, non era di quattro voci inieme congiunte, ma fra di loro ditanti
-

roi"
all'altra

64

pA RT E TI CAP X.

all'altra ne riultavano l'ottava, quinta, quarta, e tuono, onde pi toto formavano un


picciolo itema, che un Tetracordo formato da quattro voci contigue, e continuata
mente unite aieme, del quale die Martiano Capella de Nuptiis &c. pag. 181. Tetra
chordum autem et affectio quadam onorum quatuor per ordinem compoitorum, quorum ex
tremi ibi debeant convenire, alle carte 188. Tetracbordum quippe et quatuor onorum in

ordine poitorum congeries, fidaque concordia. Noi adunque conideraremo al preente il


Tetracordo, come Quarta cotituita da quattro voci itematicamente pote, come
quello, da cui ne vengono li Generi della Muica, come poi Tetracordo di quattro
corde, che cotituice, e forma la Lira, o Tetracordo di Mercurio, e ne dicorrer nel

eguente capitolo.
Il Genere, econdo Gaudentio nell'Ititutione Armoniea pag.5. e econdo Aritide
nel primo della Muica pag 18 Et certa quadam Tetrachordi diviio. Viene formato il
Tetracordo come le altre Armonie Muicali per Tuoni, e Semituoni, ma diveri econ
doli Generi, li quali, econdo la mente commune de Scrittori antichi, e moderni, o
no tre; i enta per tutti Euclide nell'Introduttione Armonica pag 3. Genera unt tria,
Diatonum, Chroma, Harmonia, le progreioni de quali ono varie fra loro, poiche egue
-

l'Auttore : Ex bis Diatonum modulamur ab acuto verus grave, per tonum, 9 tonum, se

bemitonium, Contra a gravi acutum verus per benitonium, 9 tonum, 5 tonum. Chroma in
gravem onum deferetur per triemitonium, 5 hemitonium, (9 bemitonium; in acumen con

trario modo erigeturper hemitorium, 5 bemitonium, 5 triemitonium. Harmonia in gravem


onum decendet per ditonum, 9 dieim, 9 dien: in acumen ver contra acendet, per

i"

diein, 5 ditonum. Cferma ci parimente Bacchio nell'Introduttione alle c.6.e 7. Enar


monium quomode canitur? In arumen per diein, 5 diein, 9 ditonum, in grave modo contra
rio. Quomodo canitur Chroma ? In acumen per bemitonium, 5 hemitonium, 5 triemitonium:

in grave contra. Diatonum quomodo modulamur? In acumen, per bemitonium, 9 tonum, (9.
tonum : in grave contra.

Il Gcnere Diatonico adunque, che non conoce per Auttore altri, che l'itea Na
tura, viene cantato con ogni facilit, poiche enz'arte, e fatica alcuna (per cos dire)
naturalmente forma l'huomo cantandoli tuoni, e emituoni; queto Genere non al

tro, che una dipoitione naturale de Tetracordi in equiterza dimenione ditinto in


due tuoni, & un emituono, viene chiamato Diatonico dia, quod et duo, dice il Pici

tone nel Fior Angelico lib.1. cap.26 9 tonus toni, idet duobus tonis nominatur, e Marg.
Filo lib.5. traft. cap.28. Diatonum et id, cujus omnia Tetrachorda per tomum, 9, tonum,
ac emitonium progreditur. Hinc, 9 diatonicum duobustonis nominatur; e queto l'ui
tato d'hoggid: vedi gli eempii.
-

Il Genere Cromatico, che f inventato da Timoteo Mileio, econdo la mente d'

alcuni, pure aai eercitato da eo, queto ne uoi Tetracordi ha gl'Intervalli aai
differenti dal Diatonico, poi che procede dal emituono minore, e dal emituono mag
giore, e tre emituoni, de quali uno maggiore,cio Apotome, e due minori, che con
gionti inieme formano un emeditono ; Di queto genere parlando Margarita Filo.

nel luogo opra citato die. Quod canendi modum diatonico mutat: cujus cilicet tetra
lorda non per tonum, atque emitonium, ed per emitonium, ac emitonium, inuper, s

per tria emitonia cantatur. E per dirlo pi intelligibilmente, quello procede per due
- ,

emituoni,
\

p A RT E II CA P. X

65

emituoni,8 un triemituono, (che vuol dire tre emituoni) emiditono, che luno,
e l'altro ignificano, importano una terza minore, ma incompota, cio non tra-.
mezzata da uono alcuno, li quali intervalli uniti formano la diatearon, cio quarta
i dice Cromatico econdo Margarita nel luogo opra citato idet colorabile , icut enim

color in alia, dy alia uperficie mutatur (9 c. Sic 9 tetrachorda bujus generis tetrachordis
generis Diatonici, 9 Enarmonici mutatur: Queto Genere forma la Muica alta, e nobi
le, e i deve cantare con arte per eere difficile per la modulatione delli due emituoni

contigui; queto f taato di molle, effeminato, che perci dalli rigoroi Lacede
moni f sbandito Timoteo, che lo eercitava, anzi dice Celio Rodigino, che Croma
ticum Genus ob mollitiem intam infamia nota non caruit. Vogliono, che queto a gior
ni notri s'ui aai mecolato con il diatonico; vedi le ue efformationi nella ottopo
ta figura.

Il Genere Enarmonico ritrovato da Olimpo dopo il Diatonico, e Cromatico, fra


gl'altri difficiliimo, onde veniva cantato con pi indutria degl'altri per la breve a
lita, e dicea, che f la voce, perloche eendo difficili alla proferta,tricia nel forma

reli due uoi dieis, i quali ono anco difficili all'udito, poiche dice Aritoeno nel
primo degl'Elementi pag.14 Che Neque enim vox diei minima minus adhuc intervallum
ditinct proferre potei, nec auditus dipudicare. Onde non i pu cotituire opra queto
fermezza di Contrapunto, poiche dice il Bontempi nell'Hitoria Muica, che non i

pu poner nota contra nota opra un fondamento d'un uono, quale non i poa ditin
tamente proferire, e giudicare dal udito, e che non dalla natura permeo, anzi co
me i die difficile, imponibile anche agl'Uccelli itei. Queto Genere f detto
da Franchino optim conjunctum, e da Pietro Aron, atto, e bello. Si chiama Enarmoni

co da Enar greco, che importa Uno, e da Monos che parimente ignifica il medeimo ,
cio dnius emitonii dua dimidia partes. Queto adunque i canta per dieis ,
cc dieis , e ditono incompoto , come i die del Cromatico -, li quali Ine
tervalli congionti aieme formano la quarta ; di queto Genere die Marga
rita Filoofica loco ut upra Quod in omnibus tetrachordis , per diein , 9 die
im, 9 ditonum cantatur. E foggiunge, che il dieis la met del emituono. Et au
tem dieis, dimidium emitonii. E econdo Filolao il Diachima la met del emituono
minore. Et diachima eius dimidium, di che e ne parlato difuamente nel cap.8 di

queta 2. Parte, iche il dieis Enarmonico, parlando familiarmente un quarto di


Tuono, &il Ditono una terza maggiore. Vien chiamato anche Enarmonico per li
uoi brevi, 8 anguti patii Enarmonicum autem dicitur, Dice Margarita Filoofica, Quod
pluribus patiis, y angutioribus eparatur. E queto per la ua dificolt, f tralaciato ,
al rifferir di Macrobio de Somno Scipionis. Enharmonicum Genus propter mimiam ui di
ficultatem ab uu receit. Avverti Lettor humaniimo, che il dieis Enarmonico i no
ta (come altrove habbiamo detto) con due linee incrociate a differenza del Cromati

co, che f notato con quattro, vedi gl'eempii.

Muco Tetore,

Circa

66
PARTE II CA P. X.
Circa quale di queti Generi i canti al preente, odai Margarita Filoofica nel o
pracitato luogo. Ex bis autem olo Diatonicoutimur. Chromaticum ver, 9 Enarmonicum
di cantu notro omnino abiicimus, eo quod chromaticum per emitonia proceden, mollius, Enar

monicum ver per ditonum progrediens, durius, atque difficilius et; 9 chromaticum olis
eruditis, Enarmonicum ver olis eruditiimis cantari potet, nec facil in uum perduci po
tet. Diatonum ver naturalius, 9 auribus magis gratum reperitur, dg d cunctis etiam rudi

bus modulatur. Vogliono molti, che il moderno comporre ii mito, e opraci hebbe
ro l'anno 1551. in Roma una quetione inigne il Luitano , il Vicentino, dicendo
il Luitano, che foe puro Diatonico , 8 il Vicentino mito, 8c abbenche la entenza

foe contro queto, pure l'Artui nell'Imperfettioni della Muica par. 1. rag. 1. carte 38.
d ragione al Vicentino,
Fra moderni il Bontempi nella ua Hitoria Muica forma il itema participato, che
a uo luogo dimotraremo: Aerice il Bononcini nel uo Muico Pratico par.1.cap.14.
che il Genere uato da moderni ii mito delli primi due, cio Diatonico, e Cromati
co, e che dell'Enarmonico alle volte i piglia qualche particella. Dice il Berardi nella Micellanea par.3. cap.13, che diveri eruditi ingegni i onofati
gati in rinovare li Generi Cromatico, 8 Enarmonico,e fra queti furono in Roma Gio:
Battita Doni, e Pietro dalla Valle, li quali tentarono di mettere in pratica li udetti
Generi Cromatico, 8 Enarmonico, ma quell'Armonia non f abbracciata ; alcuni
diedero la colpa all'imperitia del ecolo, 8 altri, che queti Generi non foero propor
tionati all'accordatura, e tuoni degli Organi, e degl'Itrumenti; e l'Auttore oggiun
ge, che la vera cagione i , che il cromatico, e l'Enarmonico non i poono cotituire oli en
-

za l'accompagnamento del Diatonico.

-,

Veda per fine di queto capitolo il curioo Muico Tetore l'eenpio di tutte le cor
de particolari, e communi di ciachedun Genere compree in un'ottava.

il

$.

- -

CAP

PARTE II CA P. XI
C A P.
-

67

XL

pel sitema Greco, antico; ia Inventione, e Diviione.


-

Oniderarono per Sitemi gl'Antichi quelle poitioni di voci, che cotano di due,
C pi Intervalli, e convennero concordemente in decriverli, fra quali Aritoffe
no nel primo degl'Elementi Armonicipag.15 die. Sytema intelligendum et aliquid
compoitum ex plus uno intervallo. Parimente Nicomaco nel Manuale lib.1. pag.25. Sote
ma et duorum, aut plurium intervallorum coitio. Et Aritide nella ua Muica lib. n. pag.
15. Sytema et, quod pluribus, aut duobus intervallis continetur. Queti Sitemi furono
coniderati con le medeime differenze, che noi habbiamo portate degl'Intervalli nel
cap.9 di queta notra 2. parte, e li ditinero in maggiori, e minori, conforme la

quantit de uoni, che concorrono a formarli; come maggiori i poono etendere an


che in infinito, e le voci humane, e gli trumenti materiali foero di tanta attivit ;
come minori la ua ultima picciolezza termina nella cotitutione di quelli, che cotano,
di tre uoni, e di due Intervalli, e vengono detti minimi; onde opra ci bene eplica.
Marco Meibomio nelle ue note opra Euclide pag.45 con dire. Itague tresoni E la mi,
Ffa ut, Golre ut, continentes duopatia rett Sytema dicunturgenuina ignificatione retenta.
Hoc autem et minimum, Deinde quatuor chordarum et Sytema, quod tetrachordum vocatur;
quinque, quod pentacbordum; oilo, quod octochordum, primumque perfectum, Atgue boe
modo in infinitum majora emper Sytemata coniderari potet. Guidonianis maximum Sytema,

quod calam magnam, is perfettam vocant, et icoa chordum, ei viginti onorum, idet bis,
diapaon, 9 diapente.

Il Sitema adunque econdo Boetio i chiama cotitutione, pure econdo altri di


poitione, & ordine de uoni, e cononanza delle cononanze econdo la mente di To
lomeo rapportata da Brenio lib. 1. c.6. con dire. Sytema impliciter ecundum Ptolomaeum
vocatur magnitudo ex cononantiis contans, e conclude. Et quai cononantia cononantia
rum et Sytema. Al preente conideraremo il Sitema in queta forma, & in ordine
Diatonico, come che da queto olo, e non dagl'altri Guidone habbi cavata, e for
mata la ua cala, Mano, che da noi con gl'altri in termine proprio ar chiamata
Sitema . -

Habbiamo detto nel ro capitolo di queta 2 parte, che li Tetracordi, come prime
armonie ucite al mondo, cotituicono i Sitemi; Per non parere di haver detto ci
di proprio Marte apportaremo l'auttorit del Bontempi, nell'Hitoria Muica parte 2.
della Teorica pag 96 in fine, ove dice. Col procedimento del Tetracordo i compone il uo
itema, compreo dalla cononanza didiapaon, il quale i chiama Immutabile, Pitagorico ,
Diatonico, e Maimo. Il primo Sitema coniderato dagl'Antichi Muici f come i

die quello di Mercurio chiamato Tetracordo, non perche ii tato formato da quattro
uoni, m per eer compoto da quattro corde; queto adunque cotava delle principa
li cononanze, che ono ottava, quinta, e quarta, poi che gl'Antichi non conobbero
altre cononanze, che quete, e non hebbero per cononanze, le terze, e ete maggio
ri, e minori; onde noi lo chiamaremo picciolo Sitema, cotituito da una ottava, e for

mato da due Tetracordi come i pu vedere dalla ottopota Figura.


-

--

Aggiun

PARTE II CAP. XI

68.

TRITE DIEZEVGMENON
DIATESSARON,

ILYCANos MEsoN
Tonus
PATEMESON

PARHY

I DIATESSARON e

- ramvpar arraron
. Aggiunero a queta Lira di Mereurio, Sitema come habbiamo detto nel capit.1a.
della parte la quinta corda Corebo, la eta Hiange, e la ettima Terpandro, il quale
ad imitationedelli ette Pianeti ne form l'Eptacordo, del quale die Margarita Filo
ofica lib.5. trat.1. cap.16. Terpanderver eptimam, ad planetarum imilitudinem adjecit: &

fattum et heptacbordum inemmenon,ide conjunctarum. Nam ineo duo tetrachorda, per mee
bis numeratum conjunguntur.

Vuole la opracitata Margarita nel opradetto capitolo, che Licaone aggiongee l'
ottava corda; molti per aericono, che Pitagora ne foe l'Auttore, e che cotituie
la Lira di otto corde a differenza di quella di Terpandro, che era di ette, la quale du
r inino a uoi tempi, e la ua form dalli uoni de martelli, invetigandone le propor
ni, e con molte eperienze la confirm, e f communemente abbracciata: vedi l'eem

piocavato dall'Hitoria Muicale del Bontempi alle carte 86.

EsTREMo 6 E NETE.
Tuono

- -

D PARANETE 5

- -

"
5

RITE

MEzoARITHN,9 HPARAMEHemit.

Tuono

La

MEZO HARM.8 A MESE


a

Tuono

- - - -

G: LICANO

Tuono
M- ma

mi

sa

F PARIPATE,
Hemito

EsrRemo io e HIrsi
Chi

PA RT E II CAP. XL

69

Chi ne vorr meglior informatione vedr il Bontempi nel luogo opracitato.

Seguirono altri a moltiplicare le corde, come i die nel cap.12 della 1. parte ino al
numero di quindeci, quale cotitution, & ordine dur inino alli tempi di Guido, il
uale Sitema f divio, compoto di quattro Tetracordi, li nomi de quali ono, del
quai gravium chordarum. Del 2. Mee, cio mediarum . Del 3. Diezeug
rimo

"

menon, idet diunitarum: Del 4 Hyperboleen, idet excellentiurn,overo acutiimarum. A


queti quattroTetracordi ne f aggiunto il quinto, che f detto congiunto, e f poto
tra li quattro Tetracordi nel modo che i vedr dalla figura, e perche f collocato nella
corda Mee f chiamato Sinemmenon, idet Conjuntium. La ua prima corda i chiama
Mee; la 2, Tritenemmenon, & pi alta della Mee un emituono; la 3 Paranete inem

menon, & ditante per un tuono dalla econda; la 4 Nsteinemmenon, idet acutiima
conjunctarum.

durezza del Tritono, come i potr vedere, e coniderare dal Sitema Maimo, le di

Queto Tetracordo f aggiunto per diveri ripetti, uno dequalif, per chivare la

cui corde ono le eguenti con l'eplicatione delli nomi loro.

La Prima corda del Sitema Maimo appreo li Greci in ordine Diatonico f ghia
mata Proslambanomenos, idet asumpta, overo acquiita, poiche f aggiunta i".
i
.
.
la poitione delli Tetracordi, come i pu vedere dalla figura.
i
------------i" 2 Hypate Hypaton, idet principalis "
i
La 3 Parhypate Hypaton, idet juxta principalem principalium.

La 4 Lycanos hypaton, idet principalium digitalis, ive dicretiva, quia eparat


principalesa mediis; dicitur digitalis a Liconos. Idet digitus, La 5. Hypatemeon, idet principalis mediarum.

La 6 Parhypatemeon, idet ubprincipalismediarum, veljuxta principalemme

diaruam .

La 7. Lycanomeon, idet dicretiva mediarum.


La 8. Mee, idet media.

- - - -La 9. Paramee;idetjuxta mediam.


r
La 1o. Trite diezeugmenon, idet diiunta:

--

La 11. Paranete diezeugmenon, idet juxta ultimam diiuntarum.


La 12. Nete diezeugmenon, quai acutiima tetrachordi diiuntarum,
La 13. Trite hyperboleon, idet tertia excellentium.
-

La 14 Paranetehyperboleon, idet juxta ultimam excellentium.


La 15. Nete hyperboleon, idet acutiima Tetrachordi.
Le differenze tra ese ono di tuono, e emituono, come i pu vedere dalla eguen
-

te Figura, la quale i chiama Sitema Greco divio in tuoni, e emituoni, in cui i po

i vedere li Tetracordi poti ne propri luoghi, e corde di eso Sitema Ma.


mo . ,

Muico Tetore.

E 3

Site:

PARTE II cAP XI

7e

Sitema Greco Diatonico, Divio in Tuoni, e Semituoni.


T

2|

23o4

l
- Tuono
- -

3 | 2592
- --

i;

i2 ,

- -

Paranete Hyperboleon g
-

--

Tritehyperboleon

- -

l-

2914

- -

Tuono

l 3.
l
-

...

3o7ze

-- - -- - -

- -

- - - -

-I

Nete finem a
... menon
343

.
Paranetedi
ezeugmen d

--

- -

...

Tuo |- | |
-Hemi, femmeno
i t | 4374 Trite finem- b a

- -

l 4oo6

Paramee

menon.

5 l .

"
46o Mee -irl
a |s |

46o8

Mee

5184

Lycanos Meon

--

5832
6144

e i

Tuono

ParhyFatemeon
Hypatemeon

TE

----I

Hemi.

Tuono
6912

i
i

| |

i.l-lpi

, l

,
i
Tuono

I- 1

il

e
l

::

--ross
i-t
i --a Paranete
i- l i;
R3
3888, Trite diezeugmenon c 3888 li, I | E,

Uo
-

rto- crisi

Nete diezeugmen
on- - -

3456

- Hemi. ---

--

a -

5:

--

aa

Nete Hyperboleon

Lycanos hypaton
- -

iT

: --

7776

Parhypate hypaton

---

- i

e
.
- Tuono ----a

Hemi.

8192

Hypate hypaton
Tuono

92I6

Proslambanomenos.
-

-.
-

Pota

pA RT E II

CAT

XI.

7r

pota la decrittione del Sitema, poniamo ancora quella delli Tetracordi dichia
rando le corde loro a maggior intelligenza, e odisfattione del notro Tetore.

Il 1. Tetracordo adunque i chiama Hypaton, cio delle principali; le ue cor

de ono quattro, come i detto eere la cotitutione di ei Tetracordi, onde del


,
Primo
La 1., Corda Hypate Hypaton, cio principale
delle principali, tla .ua
chiave il
-

ti e la ua

voce il Mi.

La 2 Corda Parhypate, cio eguente principale delle principali; la ua chiave


il C. la voce il Fa,

La 3. Corda Lycanos Hypaton, cio digiunta delle principali: la ua Chiave


il D. la voce il Sol.

La 4, Corda Hypatemeon, cio principale delle medie. La ua chiave l'E la


voce il La,
-

ib o ,

Il 2. Tetracordo i chiama Meon, cio delle Medie, 8 conneo al primo, e


participa della ua quarta corda, che in eo E Adunque,

La ua prima corda Hypatemeon, cio prima delle medie; la ua chiave l'E.


La voce La . Mi,

La 2. Corda Parhypatemeon, cio proima alla prima delle medie; la chiave


e l'F. La voce Fa. Ut.

La 3. Corda Lycanos mzon, cio digiuntiva delle medie; la chiave il G. La


voce. Sol. Re. Ut.

La 4. Corda Mee, cio media . La ua chiave l'a . La voce La . Mi


Re .

Il terzo Tetracordo i chiama Diezeugmenon, cio delle digiunte, le ue quattro


corde ono le eguenti.

La prima Corda Paramee , cio proima delle medie ; la chiave il

5 La voce Mi.

- -

- -- -

La 2 Corda Trite diezeugmenon, cio terza delle digiunte; la ua chiave il


c. La voce. Sol. Fa Ut.

La 3 Corda Paranete diezeugmenon, cio proima alla Nete delle Digiunte,


la chiave il d. La voce . La. Sol. Re.

La 4. Corda Nete diezeugmenon, cio etrema delle digiunte, la chiave l'e.


i;

La voce La . Mi.

Il quarto Tetracordo i chiama Hyperboleon, cio delle corde eccellenti & an


neo al terzo uo antecedente, e participa della ua quarta corda; le quattro corde
ono le eguenti.
--- -- a
- ,

.
La 1. Corda Nete diezeugmenon, cio etrema delle digiunte; la ua chiave
l'e . La voce La . Mi.

- -

- -

--

La 2. Corda Trite Hyperboleon, cio terza delle eccellenti. La chiave l' f.


La voce Fa. Ut.
-

La 3. Corda Paranete Hyperboleon, cio proima delle eccellenti. La chiave


il g. La voce Sol. Re. Ut.

. La 4 Corda Nete Hyperboleon, cio acutiima, o pure etrema delle eccellen


-

ti . La ua chiave l'aa. La voce. La.Mi. Re.


-

Il quinto Tetracordo , che f

aggiunto alli quattro opradecritti ( come poco

f i detto) i chiama Sinemmenon , cio delle connee, le quattro ue corde o


no le eguenti,
E

La 1.

72'

p A RT E II CAP XII

La 1. Corda Mee, cio media, la chiave l'a. La voce. La. Mi, Re.
La z. Corda Triteinemmenon , cio terza delle connee, la chiave il b.
La voce Fa.

La 3. Corda Parameeinemmenon , cio la proima prima delle connee ; la


chiave il c. La voce Sol. Fa. Ut.
ILa 4. Corda Neteinemmenon, cio l'etrema delle connee; la chiave il d.
-

La voce La . Sol. Re.

E queto quanto, che h potuto ritrovare di lucido opra queta materia in giova
mento, e paatempo del mio cariimo Tetore.

'

Chi vorr pi lungo, e lucido dicoro opra li Tetracordi, Generi, e Sitemi, ve


da Boetio; Zarlino nelle Ititutioni, Tocanello di Pietro Aron lib.2. Gaffurio, lib.
5 della Teorica; Galilei nel dialogo carte 107, inino 124 nel quale potr vedere di
verit de Tetracordi, e Sitemi.

Habbiamo tralaciato di portare li Sitemi di Terpandro, e Filolao con li loro ag


giungimenti rimettendo il curioo vederli dal Bontempi nella prima parte della Teori

ca della ua Hitoria Muica; e parimente tralaciamo di portare li Sitemi del Gene


re Cromatico, 8 Enarmonico potendoli vedere il curioo ne citati Auttori, e queto
bati del Sitema Diatonico Greco.

C A

P.

XII
. .

..
-

Del

sitema di cuido aretino.

. .

. . .

--

- - -

Sendoi come i die per l'incurioni de Barbari pere nell'Italia l'Arti liberali, e
le cienze, nell'anno ro3o. in circa della notra alute, per la detta indutria, 8

intelligenza di Guido Aretino ne riore la Muica, per darne adunque Poteri una
regola tabile,e ferma, compoe il uo Sitema in forma d'una mano,non olo acci fo

e commune, ma pur anche per dimotrare come benevolo, amoroo, che porgeva
corteemente adoga'uno la mano. Con queta adunque dalle latebre dell'oblivione
fece di nuovo ucire alla luce del Mondo la Muica, e per formare il uo Sitema opra

tabile dottrina, s'appoggi all'autorit de Greci Sapienti, motrando, che queta no


bil'Arte era dono di queti Formadunque la bae del uo Sitema opra di un Gamma
Greco; egui poi con ordine Latino pigliando le ette lettere Gregoriane, con le quali
prima s'uava il Canto, replicandole, e triplicandole, poi che ette ole non batavano
a compire, non olo il Greco Sitema (che come habbiamo veduto era di quindeci cor

de) m ne meno per adempire la ua intentione, che era d'ampliare il uo Sitema, i


nell'acuto, come nel grave,conocendo quello de Greci aai ritretto all'accoppiamena
sto di pi voci, per formarne una ben regolata Armonia.
La prima lettera adunque del Sitema di Guido egnata in onore de Greci con un
scos T. che appreso li Muici viene pigliato per un G. Seguono le lettere Gregoriane,
& il primo ordine di ette majucole, che ono A.B.C.D.E.F.G.che con il Gamma o
no otto.Replic le medeime,e le form di figura minori come a.bc.de. fg. Triplic le
iterze geminate cos aa.bb. cc.dd.ee. Onde le cotitu in tre ordini,come i veduto dalla
ioro ditintione; Le prime chiam gravi, e furono otto majucole, Le econde acute, e
-

furono ette minori; Le terze opracute,che furono geminate al numero di cinque; ve


di li Veri,

Otto

p.A RT E 1 I C A P. XII,

73

ocio prima unt graves , cribunturque capitales

- ,

septem diminnas: quasbine vcalis, acutas:

- -

;- -

Reliqua unt quinque, (9 nomine unt uperacute


Determinate in queta forma le lettere al numero di vinti le addatt al Site
-

ma Greco, ponendo nell' A grave la corda Proslambanomenon, nel B l'Hy


pate Hypaton, nel C la Parhypate hypaton , e cos delle altre inino alla let
tera aa geminata in cui vi poe la Nete Hyperboleon, da che e ne cava, che
Guido accrece il uo Sitema dal Greco ; nel grave una corda, cio il T Gam

ma; e nell'Acuto quattro, cio le bb. ec. dd. ee e e le Greche erano divie in cinque
Tetracordi,divie le ue corde in ette Eacordi formandoli dal ut, re, mi, fa, ol,la.
Cavate come i die dall'Hinno di S. Giovanni, le quali formano tutto il magitero
del Canto, poi che f detto, che.
Sex natura modis totum circumonat orbem

guos referunt ot, Re, Mi, Fa, Sol, Laqueimul.

Quanto alle Lettere abbenche ino vinti, eentialmente per ono ette, cio A.B.
C D. E F. G. Le quali econdo il Gaffurio lib.5. Teo. cap.1. Sono principali. ta enim

eptem chorda cateris eentialiorervidentur, 5 magis necearia, quoniam, ut didum et,


oleunt intere differentes, quibus omnis conducitur modulatio: quod 9 Petrus Aponenis in
elucidatione tertii problematis muices.Aritotelis apertiim declarat . Cm auten bos e
ptem onos modulando trancendimus, onus primae graviori imili accurrit, soc. E poco do

po. Octavusitaque on imilite primo. E i pu dire, che ono replicate, e triplicate,


e che e ne formi un giro, ruota omiglianza delli giorni della ettimana, che dopo

li ette, egue l'ottavo imile al primo, e perche, come i die nel cap.7 di queta e
conda parte erano ee lettere prima di Guidoli egni delle voci, e uoni, e " al pre
ente non iino patenti, ma tacite, ad ogni modo ono le direttrici delle voci;onde con
forme le lettere ritornano dopo la ettima alla ua prima, cos le voci, che ono ad ee
lettere addattate, dopo la ettima pervengono all'ottava, la quale della medeima na
tura della ua prima, e forma quai un medeimo i chiam Tolomeo equi
onanza, iche i pu dire con verit, che i uoni, corde nella Muica eentialmente
iino ette, come le ette lettere, onde ben die a notro propoito il Poeta,
Nec non Threicius Vates, 9 longa cum vete Sacerdos
Obloquitur numeris eptem dicrimina vocum.
' - i
Et in un altro luogo Et mihi diparibus eptem compatta cicutis
-

Fitula.....

- -

Adunque la Mano di Guido formata opra la Greca; queta per Tetracordi, quel
la per Eacordi, entrambi per Tuoni, e Semituoni in ordine Diatonico, come i vede
dalla Figura .
- --

--

MA No

PARTE II, c AP XIII


. .

..

e,

M A N o D I Gu I D o
ee

la

Tuono

,
-

I
-

i | | | |

- Sem. min.

Paranetehyper.

f.

-,

llt

--

Paranetediez.

| . I
-

Sem, min.

- -

Tuono e

Tritediezeugm.

neteinem.

Tuono m. min.

Paramee

Tuono

l-Triteinem.
|
Sem. min. .
Mee

Rao

Sem. mag.

CL)

Ha i
H

s-

Mee

a -

o 5

ranetelinem,
--

- l

Tuono

Netediezeugm.
. . .

Tuono

,-

llt

Tritehyperb.

Tuono
-

- Sem. mag.

re

a -

mi

Mano Greca

- -

-.

-------- Sem min

da
| | | | | la foi,
----"Tuono
cc. | |
fol fa
.

i .

1:

Tuono

Lyconomeon

i lTuono
l

Parhypateme.

Sem. min.

Hypatemeon

Tuono

Lycanoshypaton

ol| re| |- |-| -| .-iTuono


- Is

Parhypatehypa.
v

i-

fa

--

Sem. min.

Hypatehypaton ti mi

Tuono

Proslambanom. A | re
Tuono

HypoproslambaIl9IlGIlQ5,

I lut

--

| | |

Avverti

pARTE II

CAP XIII

75

Avverti Lettor humaniimo, che io ho detto eere vinti lettere, onde, e trovi vin

tidue uoni, ci non mia inavvertenza,perche ivi parlai delle lettere, e non de uoni;

e adunque oerverai le lettere, le troverai giute, e li due uoni, che crecono ono
nella B della econda, e terza poitione, poiche in ea i coniderano il b rotondo,

& il liquadro, che formano uoni diveri in ea medeima lettera, coa che non intra
viene nelle altre lettere, come habbiamo toccato nel cap.7 di queta econda parte.
Nota pur anche, benigno Lettore, che noi nel cap. 8 di queta econda parte parlan
do de emituoni habbiamo poto il emituono maggiore fra le corde di A, e b fa. di H

e c. di E, & F. & il minore fra le corde Heb fa; e ci habbiamo detto adherndo all'o
pinione de pi moderni; onde, e hora vedi tutto all'incontrario nell'antepota Ta

bella; non ti meravigliare, poicheil Zarlino di cui ea Tabella (come i pu vedere


nelle ue Ititutioni parte 2. cap.3. pag. 104 ) la form econdo la mente di Guido, e e

condo la diviione Pitagorica, onde in tal cao parl econdo la mente degli Antichi,
fra quali di queta opinione f anche Boetio ; ma nel cap. 19 della 3 parte di ee Iti

tutioni pag. 164 parlando econdo la propria opinione, poe ei emituoni maggiori,
e minori, nelle medeime corde da noi rapportate nel citato cap. 8, alla quale opinione
ci iamo appoggiati.

. .

Come pure non ti doverai meravigliare, e nel 2 cap della 3 parte di queta notra
opera ritroverai alcune definitioni , e decrittioni opra alcune cononanze fatte dal
Kirchero, con le quali eplica di quanti tuoni, e emituoriisiino formate, e vedrai, che
queto Auttore pone li emituoni minori nelluogo, ove noi nel cap.8 opracitato hab
biamo poto li maggiori, perche parl econdo la niente degli Antichi, e egu la loro
cuola, 8 opinione, e noi habbiamo portate ee definitioni per motrare allo tudioo
di quanti tuoni, e emituoni cotino in ordine pratico, enza altri cavilli teorici, e pe
culativi, de quali in atto pratico poco ne fa conto il Muico e siino maggiori, o mino
ri, non variando (come altrove i die) quel picciolo, e quai che inenibile interval
lo li fondamenti Armonici dell'Arte Pratica; onde habbiamo timato bene farla pre
ente annotatione, acci vegga il Lettore, che non iamo caduti nella cattiva nota del
la contraditione, e non reti inviluppato in vedere coe oppote, e contrarie.
- --

C A P.

XIII.

Del Sitema Participato comparato alle quattro Parti, si alla


tatatura
dell'organo..
, e
,
. . . . .
Sendoi dimotrato li Sitemi de Greci, e di Guido, il dovere anche motrare il
Sitema della Muica Participata, e Mita, che, come habbiamo detto nel cap.1o.
di queta econda parte, vogliono, che il cantar moderno sii mito; noi adunque por

taremo il Sitema di esa Muica Participata cavato dal Bontempi nella ua Itoria Mu
ica alle carte 187. la quale formata dagli accidenti X b. li quali ono di aiuto per

formare le terze, e ete maggiori, e minori, oserverai in queto Sitema Participato,


che li dieis ono accompagnati anche dalli b molli,onde appi,che il dieis altera la no
ta inferiore accrecendola, 8 il b molle minuice la uperiore, come a dire (parlando
familiarmente) il tato nero tra il G & A, al Gerve per dieis, & all'Aperb molle, e

cos degli altri. Vedi il Sitema, come pure vedi l'addattamento di queto Sitema alla
tatatura dell'Organo, opra la quale habbiamo pote le quattro parti muicali, con le
loro note corripondenti ad ei tati maggior intelligenza del notro Muico T"
-

- -

aa Lla

PARTE II CAP XIII.

76
a2

b Big

Diatonico, e Cromatico,

Moderno.

8 Diatonico.

i f Cromatico -

-l
e

Diatonico, e Cromatico.

Diatonico, e Cromatico

b i d Moderno .
d

- i

Diatonico, e Cromatico. . . . . . . . . . . . . . . . . . .

-n

5;

Diatonico, e Cromatico per la relatione del c. ael grave i

Diatonico, e Cromatico.

vo

Diatonico, e Cromatico.

b i c Cromatico.
-

Diatonico, e Cromatice, . . . . . . . . . . . . . . . . . Moderno.

Diatonico.
-

Cromatico.

Diatonico, e Cromatico.

- -

Diatonico, e Cromatico.
Moderno.
D

Diatonico, e Cromatico per la relatione del d. nell'acuto.

b IC Cromatico.

--

Diatonico, e Cromatico.
Diatonico, e Cromatico.

Diatonico, e Cromatico per la relatione del b nell'acuto


Diatonico, e Cromatico.
Moderno.

Diatonico per la relatione del G. nell'acuto.

|I|

Meon.
TetI|
Tet.
Hypaton.I

i|

()-k

it
ill
1

al

e-

----

Tet.|
Sinemmen.

| | | | |

-----

Hyperbo.
Tet.I|
Diezeug.|
a

78

PARTE II. C A P. XIV.

Si come habbiamo detto, che li Sitemi i poono etendere anche in infinito, e le


voci, e gli trumenti foero di tanta attivit, cos anche li trumenti da tato potrebbe

ro havere una tale etenione; ma eendo ancor ei otto un ordine limitato, furono
con dicrettione dilatati da notri Anteceori pi di quello degli Antichi, tanto nel

grave, quanto nell'acuto, e l'ordinaria ua etenione, i pu dire, che sii alla vigeima
nona, cio quattro ottave; & anco altri trapaano queto numero; m duetto, che i
vede in un'ottava, replicato nell'altra; onde il medeimo, iche batando le quat
tro ottave ad includere le parti, che cantano, e uonano, i pu dire, che in quet'ordi
ne siino ei trumenti da tati nella loro ottima perfettione
-

C ' A P.
.

XIV.

- - ,

Della Melopeja,

--

Imotrato tutto quello, che i ricerca alla formatione della voce, e come i uoni

D siino tati decritti con figure materiali, e dimotrati li itemi, che forniano le
regole di ei uoni, e voci , hora vedremo l'uo di queti, che appreo gli Antichi f
chiamato Melopeja, che appreo de Moderni non altro che la modulatione delle Par
ti, da quali ne nace la melodia, onde Euclide nell'Introduttione Armonica pag 2.
definendola die: Melopaeja et uus eorum, qua harmonica trattationi unt ubjetta, & alle
carte 22. Melopaeja et uus partium harmonices, quae nobis unt expoitae. Secondo la men
te degli Antichi, la Melopeja h tr parti, cio
Mecolamento, & U, e queto

"

h tr parti, che ono il Conducimento, il Nefo, e la Pettia, a quali Euclide aggiun


ge il Ditendimento.
Il Conducimento, che la trada della Cantilena fatta da uoni coneguenti , di
tr orti, cio Retto, Ritornante, e Circoncorrente, de quali vedi gli eempii cavati dal
Meibomio nelle note opra Euclide pag. 65. e e ne brami miglior eplicatione vedi il
Bontempi nell'Itoria Muica carte 149.
:
,
-

Ductus rectus.

Nexus,

Duc. revertens.

Nexus.

Duc. circumcurrens,

Pettia,

Nexus.

v,

Extenio.

Noi per per motrare pi chiaro queto capitolo al notro Muico Tetore, appor
taremo quello ne crive Sopra ci l'Artui nell'Arte delContrapunto ritampata l'anno
1698, alle carte 23 ove dice, che la modulatione (che il medemo, che Melopeja) un
movimento fatto da un uono all'altro , fatto per diveri intervalli, il quale i ritrova in ogni
orte d'Armonia, e Melodia. Oerva queto Auttore con gli Antichi quattro pecie di
modulatione, cio Conducimento, Complicamento, Gioco, e Fermezza. Conducimen
to, dice egli, quando in ea modulatione i ritrova un progreo ordinato ne uoni, che i egui
tano l'uno dietro l'altro pergrado, e queto contiene tre parti dette Rettitudine, Ritorno, e
Circuito.

Retti

PARTE IL CAP Ix.

79

Rettitudine: quando una


parte procede di grado in gra
do vero l'acuto, come
Ritorno: quando per il contrario
dall'acuto nel grave con l'itei or
dine procede, come
Circuito : quando procede

vero l'acuto per grado, e vero


il grave per alto, come

Il Complicamento poi quando nel


modo di cantare i ritrova una cambie
vole poitione d'intervalli, come
Il Gioco : coniteva in una
reiterata percoione fatta pee
e volte, come

La Fermezza : i conoceva
in una continuata tatione di vo
ce, come

--

. E queto quanto di lucido habbi potuto rintracciare in queta materia a odisfat


tione del curioo.
-

C A P.

XV.

Della Propriet del Canto.


-

L A prima oervatione, che i deve havere nella Melopeja, Modulatione, ono le


Propriet del Canto. Si dicono propriet (dice nel uo Compendio di Canto Fer
mo carte 14 la buona memoria del Padre Angelo Pellatis, Padre, 8. Organita del

notro Monatero di S. Franceco di Trevio mio riverito anteceore) perche ci gnifi


cano la retta trada di ben cantare, e ben proferire i Tuoni, e Semituoni. La propriet

adunque econdo Pietro Aron nei Lucidario libi. Opinione 2. Non altro, che un rac
coglimento di ei illabe, cio di, ut, re, mi,fa, ol, la, dalla quale aggregatione, e raccogli- .
mento la prima illaba ut, capo, e fondamento di tutte le eguenti. Et al parere di Marchet
t, e del Tintore rapportati dal Gaffurio nel 1. lib. della Pratica cap.4 Et derivatio plu
ocumab uno, 9 eodem principio. Tinctoris autem proprietatem dicit ingularem dedu

r vocum qualitatem. E poco dopo oggiunge eo Gaffurio. Verumproprietatem.

bnodimodulationis dicimus ee ingularem uniusciuque exacbordi introduttorio dipoi


i dedttionem. Queta Propriet, raccoglimento, derivatione delle illabe, ie
anCl1C
-

8o

T A RT E II CA P. XV.

anche detta Deduttione, della quale die il Gaffurio nell'iteo luogo &c. Deductio et
ex iparum illabarum diatonica, ac naturalis progreio, ut acendendo hoc ordine ut, re,mi,

fa, ol, la, decendendo vero, la , ol, fa, mi, re, ut. Queta deduttione viene chiamata

dal Picitone nel Fior Angelic lib.1. cap.12 groppo, vero concatenatione di Voci, e
deriva dal verbo deduco, deducis: il quale i piglia per portar eco, onde da qui ne avvie
ne, che ii detta da Muici una ordinata condotta di voci,e che da queta ne venghi for
mato l'Eacordo, che econdo il Gaffurio nel primo della Pratica cap.2. Et Comprehen
o ex cordarum Diatonica dimenione dipoitum, quarum nomina unt, ut, re, mi, fa, ol,la.
Habbiamo oervato nel cap.12. di queta 2. Parte, che il Sitema Guidoniano viene

formato da ette Eacordi, li quali dal Gaffurio libr 1. Pratica cap.4. Vengono anche
chiamati Propriet. Hac enim eptem exacorda,dice egli,vocantur proprietates, ei, qualita

tes, quarum tres H quadra, vel, H dura, duas naturae ac duas b rotundae vel molli aeri
bunt. Que autem H quadrales dicuntur, ub littera G exordium ortiuntur . Naturales
autem in littera C. Sed B mollares in littera F principium poidere mocuntur. Et a Prin

cipianti in poche parole ben'eplica il Scaletta nella ua Scala cap.9. Tre ono le proprie

t delcanto, cio Natura b mole H quadro, e perche il principio delle ei note nominate
nel capitolo terzo queta voce ut la prima, per e queta voce ar in C fa ut, vero in c
folfa ut, tutte quelle note, che deriveranno da queto ut, i canteranno per Natura, e deri
veranno da F fa ut, i canteranno per b molle; e e deriveranno da G ol re ut, i can

teranno per i quadro. Et il Picitone per darne una regola poitiva nel uo Fior Ange
lico libr. 1. cap.21. Pone li eguenti veri.
C. Naturam dat: F, b molle tibi ignat.

G. Per i durum dicas cantare modernum.


Le poitioni adunque di queti Eacordi, i poono vedere nel Sitema di Guido po
to nel cap.12 di queta 2 parte, in cui i vedr che li tre Eacordi di B quadro ono
poti nelle lettere T G. g. Li due di Natura nelle lettere C. c. Li due di b molle nel
le lettere F. f.

Oervo di pi, che il emituono, che come i die poto nel mezzo degl'Eacor
di, nel Eacordo di H quadro poto fra le corde, lettere H e c. quello di Natura

fra quelle di E. 8 F. e quello di b molle fra l'A.&ilb rotondo , molle, onde


notro propoito ben die il Gaffurio nel primo della Pratica cap.2. Contat igitur
in ingulo exachordo quatuor tonos diveris notuli, circumpecios, minus, ac naturale emito
mium medio concludere loco.

Mgi, che queta Propriet, 8 Efacordi ono compoti delle ei illabe, ut, re ,
mi, fa, ol, la. Vediamo la loro diviione, e natura, il Lanfranco nelle ue cintille
Parte i carte 16 le divide in due parti, in ut, re, mi, in acendere; & in la, ol, fa, in

decendere: & il Gaffurio nel primo della Pratica cap.2. le divide econdo la mente de
Greci, in gravi, medie, 8 acute, pure econdo gli Eccleiatici, in gravi, acute, e
opra acute. Suntenim, dice egli, ut, regraves dum gracis aentior, ol, la acuta, si
ni, fa medie. Eccleiaticorum vero mose, ut, re, graves vocare; mi, fa, acutas, 9'ol,
la uper acutas. Fra le ei illabe, note, aerice il Picitone nel Fior Angelico lib. 1.

cap.2o di haver trovato econdo la mente de Muici Dettori, che tra quete, quattro
ono le principali, e ono Re. Mi. Fa. Sol. Quali dice ritrovari nel circuito della

an per i quadro, Natura, si b molle. La natura di quete quattro illabe, o note


le aomiglia alli quattro Elementi, con dire. Sono formate alla imilitudine delli quattro
elementi, cio Terra, Acqua, Aere, e Fuoco. La prima adunque, che il Re l'aomi

glia alla Terra,e deve eer tenuta grave, e grave deve eer pronunciata, tanto acen
ere,

pARTE II

CA P. XV

8i
dere, quanto indecendere; le illabe Mi, e Fa ono aomigliate, la prima all'Acqua,

e la econda all'Aria, e i come queti due Elementi ono fluidi & i" , cos pari
mente quete due note, illabe hanno l'itea natura ; la illaba ol comparata al
Fuoco per eer forte, e potente, e cos il ol nell'acendere, e dicendere i deve forte
mente formare, e pronunciare, le illabe poi ut, re, mi, fa, ol, la vengono epli
cate da eo Picitone in queta maniera. Ut principio delle altre illabe, icome la unit
del numero; Reecutio, Mi mediatio, Fa clavis, Sol uper poitio; La altitudo.
Per motrare ne cantile Propriet, inegnare il modo del cantare, furono con gran

giudicio formate, 8 inventate le ette ditioni (per chiamarle cos largo modo) cio A
la mire. B fa H mi. C olfa ut. D la ol re. E la mi. F fa ut. G ol reut; le qua
li furono formate da una delle ette lettere Gregoriane, e da una, due, tre delle ei
illabe Guidoniane, le quali econdo il Zacconi nella ua Pratica ono il primo, e vero
modo d'inegnare a cantare, quanto poi all'eplicatione loro circa le Proprietadi,paren
domi molto a propoito quella del Bononcini regitrata nel uo Muico Pratico parte
1. cap.12. pag.37. l'apporteremo a beneficio dello tudioo. Nota, dice egli, che quelle
littere, che ono accompagnate d'una ola illaba non participano, e non d'una propriet, e na
tura di canto. Pare, che qui l'Auttore dichi il falo, poiche ogni lettera contiene due,
d tre illabe; m e i vorr coniderare, che nella lettera B. vi ono due corde differenti
(come habbiamo detto altrove) dice molto bene, onde i deve coniderare eo B. co
me tondo, e molle, che dice fa; e come quadro, duro, che dice mi, differenti fra lo
ro per emituono; onde per queta conideratione h detto con gran giudicio, eendo

queta lettera formata di due corde differenti, e non di una ola come ono le altre .
2uelle (egue l'Auttore) che ono accompagnate di due, partecipano Amilmente di due
propriet; e quelle, che ono accompagnate di tre illabe parimente partecipano di tutte tre le
propriet, nature udette, come i pu vedere dagl'eempii.
La per Natura.
Fa. b.
Sol. b.
--

A Q Mi
per ib quadro.
molle.
Re per

B 2: 7
:

C.) Fa.
ti
Ut. N.

la

- --

La. b-

D ) Sol . H
Re. N.

La H
E .- - -7 Mi N.

F )-- - -

Sol. N.
G ) Re. b.

Ut. b

Ut ti

Fa. N.

Si doverebbero motrare le poitioni degl'Eacordi detribuiti in ciacheduna delle

quattro Parti Muicali, m brevitati gratia le poneremo emplicemente nelli tre gradi,
Grave, Acuto, e Sopracuto.
Propriet di riquadro.

ut Grave.

ut Acuta.

Propriet di

ut Grave.

- Mco Tetore. ,

ut Sopracuta.

Propr., di b molle.

ut Acuta.

ut Grave,
F

Da

PARTE II

82

CA P. XVI.

Da quali eempii haver oervato lo tudioo, che nelli canti di Natura, e di H qua
dro non intervengono egni, m olo a quelli di b molle, il quale i dovr ponere nel
principio delle rigate immediatamente dopo la chiave.

C A P.

XVI.

pelle quattro Parti Mueali, e loro natura:

Bbenche i ii veduta nel cap.13 di queta econda parte la forma, e poitione del
le quattro Parti Muicali, non otante per nel preente capitolo ne daremo pi

eata informatione. Eendo adunque tre le chiavi direttrici del canto, come i die

nel cap.7 di queta econda Parte, li Pratici da quete, mediante la loro variata poitio
ne opra le cinque linee, ne formarono quattro Parti principali, che cotituicono il

muical concento chiamato communemente Muica, il quale reulta dal cantar di pi


parti armonicamente congionte inieme, 8 a quete quattro aggiunero anche la quin
ta per commodit degl'itrumenti opracuti, come Violini, Cornetti, Trombe ,
& altri .

Attribuirono adunque la chiave di F fa utalli Bai, 8 anche alle volte quella di C


ol faut, ponendole nelle cinque linee, come dall'eempio.
Per li Tenori, Contralti, e sopraniaegnarono quella di

C olfa ut, & alle volte alli Soprani anche quella di


G olre ut, come i vede dall'eempio.

Et in fine quella di
Tendre,

Alto.

'Canto.

G ol re ut, alli trumen-

ti opracuti, come

3
i

Le proprie corde, e luoghi di quete chiavi per ciacheduna Parte ono nel Bao
quella di F fa utin quarta riga; nel Tenore quella di C fol fa utin quarta riga ; quel
la dell'Alto quella di C ol fa utin terza riga; quella del Canto, Soprano quella di C
olfa ut in prima riga, come i pu vedere nel cap.7. Sopracitato, & in fine quella per il
Violino quella di G ol re utin econda riga, e quando quete chiavi addattate alle
opranominate Parti, ono in altre linee, egno, che la compoitione traportata.

Pote le chiavi alle linee per dichiaratione delle Parti Muicali, vediamo la loro na
tura, e propriet.

Nella Melopeja adunque i deve oervare la modulatione delle quattro Parti, cio
Bao, chiamato Parte grave. Tenore detto Parte naturale. Alto chiamato Parte acu
ta, e Canto detto Parte opracuta. Li Greci chiamano il Canto Netodus. L'Alto Pa

ranetodus; il Tenore Meodos; & il Bao Hypotodus. Quete quattro Parti vengo
no chiamate dal Zarlino nelle Ititutione Parte; cap.58 con il nome di elementali, al
la guia delli quattro Elementi. Il Bao adunque, per cominciare da queto cos no
minato tanquam Bae, per eer il fondamento, e fortificatione delle altre Parti, per

che dice il Kirchero lib.5. cap.1o. Obi enim in concentu ea vox minus firma fuerit, ibi reli
-

quae

PARTE II, CA P. XVI.

83

qua omnes voces vacillant, e poco dopo. Et igitur bac propri cuiucunque concentus vox
infima omnium reliquarum vocumutentaculum, 9 fulcimentum. Perci viene aomiglia
to alla Terra come voce baa, e fondamentale, onde li uoi andamenti devono andare

gravi, e pi toto lenti, che veloci, amali movimenti eparati, e per alto con modo
vivace, e bizzarro, toccando piritoamente le corde del Tuono, Modo, caminando
con modo elegante, e quando queto canter bene in queta forma, tutte le altre Parti
procederanno con movimenti congiunti, eleganti, maimamente il Canto, e So
prano, & in fine il Bao non deve eer difficile da cantari, ma facile, e naturale,e che
faccia buon'effetto, particolarmente nelle corde del Tuono opra il quale ar compo

to, con alti vaghi, e non motruoi; ama adunque li alti grandi come di quarta ,
quinta, 3 ottava
i
-. . . . :
. .
.
Dopo il Bao in prima conideratione il Soprano, non olo come Parte opra acu
ta, e pi nobile delle altre, ma pur anche come Parte etrema, poiche con le Parti etre
me i deve procedere con giudicio, perche i cuoprono pi delle altre, il Soprano
come pi acuto i f entire pi d'ogni altra Parte,onde non deve eere di minore oer
vatione del Bao, e e queto la bae, il Canto la parte pi eminente della Muical
fabrica. Queta Parte addattata a Fanciulli, e gode d'intervalli mediocri, e deve an
.

dare con modo dolce, elegante, con pochi alti, e queti facili, con groppetti, trilli,
e fioretti ben ordinati, abborrice li alti grandi, principalmente di ottava all'ingi;de
ve nelle fughe imitare il Tenore, e nelle cadenze pare uo Fratello, viene aomigliato
al Fuoco per la ua altezza, e vivacit.
:

L'Alto, che i chiama anche Contra Tenore deve eere ben compoto, e ben ordi
nato con belli, 8 eleganti paaggi, poiche eendo della natura dell'Aria, e queta
chiara, il tutto con il uo ereno riempie di giubilo, cos l'Alto, e ar ben compoto
oprer mirabilmente nelle compoitioni; onde i deve teere queta Parte in tal manie
ra, che facci buoni effetti, e nelle fughe deve corripondere al Bao come Parte ua
-

correlativa .

Il Tenore, cos detto tenendo, parte media tra il grave, 8 acuto, e tiene unita la
compoitione, e vogliono, che da queta Parte i faccia il giudicio del Tuono, Mo

do. Queta per la ua commodit commune a tutti gl'huomini, fuorche alle femi
ne, & a fanciulli; queta Parte egue immediatamente a quella del Bao vero l'aeuto,

& quella che regge, e governa le compoitioni,e che mantiene il Modo, Tuono o
pra il quale ono fondate; deve adunque eer formato, e compoto con eleganti movi
menti, e con tal'ordine, che oervi la natura del Modo, con farle cadenze ne luoghi
proprii- Deve il Tenore, e l'Alto imitare nella dolcezza il Canto; m al Tenore in
qualche occaione li tanno bene anche li pai del Bao, che perci aomigliato all'

Acqua come grave ecundum quid. Quete quattro Parti ottimamente eplic il faceto
antoano con dire.

lui acoltantum opranus captat orecchias.


Sed Tenor et vocum regior, vel Guida Tonorum.

-Altus Apollineum carmen depingit, 5 ornat.


Baffusalit voce, ingriffat,fundat, 9 auget -

- --

- -- -- --

- - - -

Circa l'accoppiamento, Teitura di quete quattro parti, e ne dicorrer nella ter


za, e quarta parte; hora per odisfatione del curioo diremo, che circa il cantar a olo

( che noi al preente conideraremo come modulatione) ar grato e ar con belle ti:
rate, vaga modulatione, ma non generer melodia, poiche dice Pietro d'Abano pel,
problema 22 d'Aritotile, rapporrato dall'Artui nelle Imperfettioni della Muica

ragio
-

A PARTE II CAP XVI

84

ragionamento a carte 44 a tergo che il termine mezzano degl'intervalli genera l'harmonia.


onde un terzetto ar meglio d'un duo, che non ha queto termine mezzano, di una

compoitione a quattro, meglio d'un terzetto, per la ua moltiplicatione, e variatione

delle parti; icchela Parte ola non havendo in econgionta l'Armonia, deve operare
per via d'un vago cantare ripieno d'una modulatione ottima, e buona, con trilli ,
groppi, 8 affetti appropriati alle parole.

..

- -

Quai poi di quete quattro Parti rendi pi diletto, e odisfazione, l'eperienza lo


dimotra, poiche dopo il Soprano diletta un Contr'alto, e dopo eo un Tenore, 3 in
fine un Bao, che la meno Parte grata nel cantar olo; onde biogna che li Bai ii

no per cantar oli buoni, 8 ottimi cantori, e che la ua Parte ii formata di vaga ma
niera, e bello, e buono procedere, con alti vivi, bizzarri, 3 a propoito, e non gar
bati, e cabroi.

Se nelle Compoitioni a pi Voci i paeranno le quattro Parti (che ono quelle,che


veramente formano la perfetta compoitione) i raddoppiano ee parti, ma l'Alto per
lo pi i tralacia, onde a cinque i piglier il Bao, l'Alto, due Tenori, due Sopra

ni, pure i piglier le quattro Parti naturali, aggiungendovi il Quinto, che parti
ciper del Tenore, e del Bao; A ei poi, i piglier il Bao, l'Alto, due Tenori,
e due Soprani: A otto i raddoppieranno tutte le quattro Parti, formandone due
Chori .

Li termini, che quete Parti poono havere tra loro nella ditanza quando aran
ao congiunte inieme, oervano li Pratici, che il Tenore non debba eccedere opra
il Bao pi di dodeci, tredecivoci; l'Alto inino a quindeci, edeci, & il Canto

non
pi di dinove,
vinti, purche le Parti iino Sonore, e non rendino languido
il Concento
.
-

Non ar fuor di propoito portare in queto Capitolo quali iino li alti proprii, e re
polari, e quali gl'improprii, di irregolari, gli regolari adunque ono di terza, quarta,
quinta, 6 ottava, anche di eta minore, come.
v

di Terze minori.

di Quarte.

di Sete minori.

di Terze maggiori.

di Quinte.

di Ottave.

Lilti irregolari ono di nona, di ettima, di feta maggiore, di quinta fala, e di


arta fala, e tritono, de quali alcuni ono cattivi per la lontananza, di altri per la
ro aprezza,
Che

PARTE 11 cap. XVII


Lontani

as

di Settima

di Nona.

di Seta maggiore.

Apri.

di Quinta fala.

- i

di Quarta fala.

accidentale.

Tri

Che e a queto alto di tritono eguir un altra nota all'ins, come dall'eempio,
e ne caver buon'effetto nelle parole doloroe.
st
Il caminare paeggiato dalle Parti formate dalle Voci, e non dagl'Itrumenti, vuol

eer pi congiunto, che i pu, eendo difficile alla Voce humana in s gran pretezza,
caminar per alti, perche non h quella facilit, che h la mano nel toccare li tati degl'
Itrumenti. Li termini proprii di ciacheduna Parte aranno, che non i pai pi d'una
nota otto, opra delle cinque linee, come dall'eempio,
e a

r .

=
-

C
-

--

--

P.

XVII.

- -

- .

- - -

Delle Mutationi.
-

A Mutatione econdo Aritoeno nel primo degl'Elementi pag.33. una certa pa

L ione,

che accade nell'ordine della Melodia, e i forma nel traportare alcun i

mile in luogo diimile; onde di queta die Euclide nell'Introduttione Armonica car
tez. che Et imilis alicujus in diimilem locum tranpoitio. Et alle carte 2 o vuole, che
queta i formi in quattro modi. Mutatio quatuor modis dicitur, per genus, per Sytema ,
per tanum , 9 per melopejam. Per genere i forma la Mutatione dice eo Euclide cum
ex Diatono in Chroma, aut ex Chromate, autharmonia in reliquorum generum aliquod ft tran
tus. Cio quando i paa da uno delli tre generi all'altro, come dal Diatonico al Cro
matico, dal Cromatico &c. La econda Mutatione i forma per Sitema, 8 econdo i
eo Euclide . Cum ex conjutione in diiunctionem, aut vicevera. Cio quando i paa,
da un uono all'altro, tanto nel grave, quanto nell'acuto. La terza Mutatione per
Tuono, Modo, e econdo Euclide &c. i forma. Cum ex Doriis cantilenis in Pbrygias ,

autex Phrygiis in Lydias (9 c. Cio quando i paa da un Tuono, Modo all'altro, co


me dal Dorio al Frigio &e. La quarta Mutatione per Melopeja, che econdo il opra
citato Auttore carte 21. i forma Cum ex ditendente more in contrabente,aut quietum;aut ex

quieto in reliquorum aliquem fit tranitus. Cio quando i paa dalla maniera ditante al
la contringente, queta; con la ditante i dimotra la magnificenza, la virilit, e
le attioni eroiche, e con la ritringente l'humilt, in dipoitione effeminata . In
Muico Tetore.

queta
-

86

T A RT E II C A P. XVII

queta guia coniderarono la Mutatione gl'Antichi Muici,e noi habbiamo voluto di


motrarla a maggior odisfatione del Curioo.
Li Muici Pratici coniderano la Mutatione per quella variatione di illabe, che i fa
in alcune delle ette lettere Gregoriane, e di queta al preente i deve parlare in queto
-

capitolo; onde i dicorrer della Mutatione delle ei illabe nella Modulatione Armo
nica, che econdo Marchetto Paduano Et variatio nominis vocis in alterum in eodem o
no. ESecondo Monignor Antonio Zara Vecovo Petinene nella ua Anotomia de

gli Ingegni e memb.3 della Muica Pratica pag.475. Hine ft mutatio, qua et vo
cis in vocemin eadem clavi uniona variatio;pi chiaro il Metallo. La mutatione altro non ,
ol che mutare di nome una nota in un'altra in un'itea voce, e uono.
I
Il motivo di fare la Mutatione delle illabe nella Modulatione Muicale, f , che
etendendoi nel canto con la voce fuori dei limiti delle ei illabe ut, re, mi, fa, ol, la .

E non vi eendo opra il la altra illaba pi acuta; n otto l'ut illaba pi grave, e
baa, eendo l'una, e l'altra gli etremi della cotitutione di ee ei illabe, furono
sforzati li Pratici a tramutarle; onde i vede il gran magitero dell'addattamento alle

ette lettere di pi illabe, non olo (come i die) per formarne li ette Eacordi, ma
anche per cavarne il modo delle Mutationi, & abbenche i variano le illabe, non i al
terano per le voci, come eplicano le definitioni poco f rapportate,ci parimente con
ferma il Gaffurio nella Pratica lib.1. cap.4. con dire Sillabe enim ipe vocibus, 9 chordis
uis, cilicet notulis acripta, i in una eademque linea, veleodem patio conitunt, dicuntur

quantitate pares, ed qualitate divere. Queta Mutatione adunque di illaba enza alte
ratione di voce i pu fare, e i f nelle tre Propriet del canto, cio per Natura, per
b molle, e per i quadro.
.
,
La Propriet di i quadro quella, che cotituice il primo Eacordo nel Sitema
Guidoniano, e dopo di queto egue quella di Natura , 8 in terzo luogo quel

la di b molle:e perci noi dimotraremo prima la Mutatione delle due prime Proprie
t, non olo come prime, ma anche come quelle che i unicono aieme, non een
dovi altra differenza, che quella di H quadro comincia li uoi Eacordi in G. e quel

la di Natura in C. Per quete due Propriet adunque i former la Mutatione in tre del
le ette Corde, d lettere, cio in A la mire. D la ol re. Et E la mi. In A la mire

in acendere i dir re in luogo di la, in decendere la in luogo di re . E ervendo


queta lettera, corda tanto nell'acendere, quanto nel dicendere, perci f chia
mata Mutatione commune. Il D la ol re erve olo nell'acendere, in cui i dice re

in luogo di ol. Et il Ela mi erve olo in fare la Mutatione nel decendere, &in luo

go di dire mi i dice la Vedi l'eempio maimo per le cinque parti Muicali, cavato
dalle Scintille del Lanfranco, in parte ampliato da noi. Le clauole laterali ignifi
cano le cinque corde di ciacheduna delle cinque Parti Muicali.

fa

pARTE II cap. XVII

sr

se

;
a: Si

EAS srs Sir la e-go


e

Potrebbe lo tudioo dalla opracritta Figura cavare gli eempii di ciacheduna


delle cinque Parti Muicali ; pure a odisfatione de Principianti ne motraremo
gli eempii particolari, e primo ar del Soprano, Canto, come Parte addatta
ta a Fanciulli -

- --

ul

- -

re

la

...

- V

la

Vedi altro eempio.

la

- ---

la

re-

A
re
re
Da quete due cale i vede, che in A la mire tanto in acendere, quanto in decen
-

- -

--

dere i fa la Mutatione, mutando in acendere il la in re. Et in decendere il re i


la . E nel econdo eempio i vede, che in decendere i f la Mutatione in E la mimi
tando il mi in la. E nell'acendere i f la Mutatione in D la olre mutando il oli
r, il qual modo i oerver anche in tutte le altre Parti.
F 4

Delle

g8

PARTE II. CAP XVII

Delle Mutationi del Contralto.

- - -

re

re

re Delle mutationi del Tenore.

re

re,

Mutationi del Bao.

re

Mutationi del violino .


-

re

la

fa

fa

la

la

la

- - -

ut

PARTE II. CAP. XVII,

89

La Propriet di b molle, che principia in F. dicendo ut h le ue Mutationi in


tre lettere, corde, cio in D la ol re, Alamire, e G olre ut. La lettera, cor
da D la ol re, e Mutatione commune, che erve tanto all'acendere, quanto al de
cendere. Il G ol reut erve per far la Mutatione nell'acendere; & il A la mire nei
decendere, come dalla antepota Figura. Si vede adunque, che la corda di D la o
re Mutatione Commune mutando in acendere il la in re. E nel decendere il re
in la . La corda di G ol re ut nel acendere muta il ol in re, e la corda di A la

mi re in decendere il mi in la; per maggior eplicatione i vedono gli eempii in


ciacheduna Parte.

Delle Mutationi del Canto.

uC

re

Mutationi dell'Alto.

& Ei

fi
r
-

ri tit

re

Mutationi del Tenore.

--

re

re

fa

fa

la

la
ult.

Mutationi dcl Bao.

Ic

re

fa

re

fa

fa la

la

ut

Mutationi del Violino.

ut

re

fa

la

la

ult

S'affaticarono diveri piritoi ingegni opra il modo di leggere, olfeggiare le


Note Muicali. Alcuni con certe Ruote i sforzarono di facilitare il modo, che hab

biamo dimotrato mediante la Mutatione delle illabe; & altri vollero, con aggiun
ger altre illabe oltre le ei Guidoniane, levare il grand'impaccio di quete Mutatio
ni. Il Lanfranco nelle cintille parte 4 carte 124 con una ua Ruota dimotra la Ma
no di Guido con le ette lettere Gregoriane divie in tre ordini, & in esa ingegnoa
mente dimotra tutta la fabrica Muicale. Don Gramatio Metallo procura ancor'eo
in una altra ua Ruota dimotrare dottiimamente il modo delle Mutationi per le tre

Propriet, di Natura, i quadro, e b molle. Il notro Padre Gerolamo pi"


2.

9o

PARTE II CA P. XVII

la 2 parte del uo Tranilvano lib4 pag.25. queto effetto parimente ne forma un'al
tra Ruota; & in fine in un manocritto, che appreso di me intitolato Armonia Gre
goriana Opera di un tal Padre Girolamo Cantore Minor Conventuale di S. Franceco
compota l'anno 1684 ne viene da queto Auttore formata un'altra con gran giudicio,
& di facile intelligenza, le quali Ruote non apportiamo, non olo per brevit, ma
anche per conocerle pi toto bizzarie, che altro, esendo le regole vecchie le buo
ne, vere, e proprie.

Fra quelli che aggiunero illabe alle ei Guidoniane, rapporta il Zacconi nella ua
Pratica Tomo 2. lib.1.cap.Io che foe un tale Anelmo Fiamengo Muico del Sere
niimo di Baviera, e queto vole che con l'aggiungere alle ei illabe, quelle di i, c
bo, i potese modulare un'ottava enza far Mutatione alcuna. Un'altro f il Padre
Adriano Banchieri, il quale nella ua Cartella Muicale alle carte 1g. e 2o procura
motrare, che i poi modulare perfettamente qualivoglia cantilena aggiungendoi
all'ut, re, mi, fa, ol, la , le fillabe ba, e bi. Nella lettera , corda B. dicendo

ba in luogo del fa, e bi, in luogo del mi Conforme il biogno enza far Mutatione
alcuna acendendo, dicendendo, chi ne vuole miglior informatione, veda l'Aut
tore nel luogo opracitato. Ecco gli eempii.
-.
-

- -

it re mi fa ol la ba bi fa bi la.

ut ba bi la ol fa mi re ut.

Vuole il opracitato Zacconi, che quete inventioni iino belle, e buone, ma all'e
perienza fore che non iino cos facili come i pena.
e
Il Bontempi nella ua Hitoria Muica prima parte della Pratica Antica carte 184.
corollario2. aerice, che l'uo delle illabe di Guido ii conociuto difficile , e tar
do , onde procura anch'eo facilitare il modo di olfeggiare, onde dimotra, che
con ole quattro illabe Guidoniane, e non con ei, i poi render il Modo di olfeg.

giare facile, e comodo, 8 anche levare la difficolt, che i ritrova in quete Mutatio
ni; Regetta adunque l'ut, & il re . Ritenendo il mi, fa, ol , la . Diponendo

le come egue, e chi ne vorr pi eatta informatione veda l'Auttore nel luogo
C1tatO .

Canto molle.

- -

la ol la fa ol la fa fa ol la fa ol la

la olfa la ol fa fa la ol fa la ol

Canto duro.

fa ol la fa olla mi fa ol la fa olla

la olfa la ol fa mi la olfa la

que

p A RT E II CAT. XVIII

91

E quete furono le bizzare inventioni ritrovate per facilitare il Modo di olfeg


giare, enza Mutationi. Pare per a me, che quando lo colare haver bene a men

te, che nelle Propriet di Natura, e H quadro i facci la Mutatione in tre corde,
lettere cio A. D. & E. e che l'A commune tanto in acendere, quanto in decende
re; il D. particolare olo in acendere; & il E. particolare nel decendere. E che per
b molle i formano le Mutationi parimenti in tre lettere, corde, cio in D. commu
ne nell'acendere, e decendere, nel G olo nell'acendere, e nell'A nel decendere, da

queta breve conideratione ne poi havere una vera, e certa regola per formarne le Mur.
tioni, e queto bati opra queto capitolo.

C A P.

XVIII

Della Battuta.

coe, le cotitutioni delle quali vengono formate per accoppiamento di


O Uelle
varie parti unite, e concatenate aieme, richiedono uno che ii metrum, 9
menura caterorum. Tanto avviene alla Muica, che eendo non olo da variate par
ti formata (come i die) m anche compota con diverit di figure, che cotituico
no alcune delle parti nel moto veloci, altre tarde, f neceario perci, ehe s'in
ventae un egno, che foe direttivo di quete, e delli moti varii, e contrarii in ea
coniderati. Stabilirono adunque li muici che queto i facee con la mano, mediante
un'alzamento, 8 abbaamento della medeima, acci che ogni Cantore la potee
vedere, e dicernere dandogli il nome di Battuta, che econdo S. Agotino f chia
mata Tlauum, che battimento di mano ignifica, f pur anche queto Battimento di
mano chiamato Tempo, e con ragione, poiche econdo il Filoofo Tempus et menura
motus, che perci Ottomaro Lucinio nella ua Muurgia comentario 1. pag.83 die
della Battuta, da eo Tatto chiamata, Tactus et quo emetimur tempora. Queta Battuta
adunque, che una poitione, & elevatione di mano, che regge, e guida ogni can
tilena, vien definita dal Vaneo nel lib.2. del Recaneto capit.8. con dire . Menura et

ictus, velpercuio qua dam levis, la quale i pu fare anche tacita, come afferma il o
pracitato Vaneo 9 hac eadem tacit fieri potet, idet ine ulla evidenti expreaque ali
cuius intrumenti percuione. Il Gaffurio nel lib.2. della Pratica cap.2. die Menura tem
poris et dipoitio quantitatis cujucunque figure, qua fit cum menuramus eentialem no
tulae ingula menuram juxta primum modum muicorum, idet pronunciationem. Et il Bon
tempi nella ua Nova Componendi Methodus. Et conveniens notularum menura. Vie
ne decritta dal Banchieri nella ua Cartella alle carte 33 documento 9. La Battuta non

eer altro, che una percuione di mano, bacchetta, fazzoletto, quale i divide in
due capi; Primo nel battere, Secondo nel levare, come afferma il Zarlino nel cap.42.
della 3. parte delle Intitutioni con dire, la quale i conidera in due modi, cio nel batte
re, 9 nel levare,

Queta Muical Miura f appropriata da alcuni al fluo, e rifluo del mare; da al


tri al martello dell'Oriolo; e da pi dotti al polo humano, il di cui moto viene con
iderato da Medici per Sitole, e Diatole, Che vuol ignificare dilatamento, e retrin
gimento, e queto con moto d'egualit, e di inegualit: cos parimente nella Muica
i coniderano li moti d'egualit, e di inegualit, che per ditinguerli inventarono
li Pratici alcuni egni, da quali il Cantore foe avviato, come dovee ditribuire le
figure cantabili otto eo Tempo, Battuta; che perci die Ottomaro Lucinio nel
luogo

92

pA RT E II CA P. XVIII.

luogo opracitato, omnis itaque concentus ratio tatim ex igno ibi prepoto colligenda et.
Dimotrano li Matematici la proportione di qualit con un quadrato in queta for
ma Dl, e quella di inequalit con un triangolo cos a . e li Muici per dimotrare
il Tempo, Battuta d'egualit, che cotituirono di note pari, tanto nel battere ,
quanto nel levare, lo dichiararono con diveri Circoli, e emicircoli, alcuni punta
ti, & altri nd; altri tagliati, 8 altri non tagliati; e per figurare, e ignificare il Tem
po d'inegualit, egnarono le cantilene loro con alcuni numeri, l'uno poto opra l'
altro come i i : &c. E la ua formatione vollero, che conitee in tre parti; due
nella poitione della mano, una nella levatione.
Grande confuione i corge ne Scrittori antichi circa la variata ignificatione del
li circoli, e emicircoli tagliati, e puntati, con i quali dimotravano il Modo, Tem

po, e Prolatione, il che molto accuratamente criero; Noi per tralaciaremo talma
teria, non olo per eer tata trattata difuamente da ogni crittore, come pure per eer
al preente tata abbandonata, come coa di poco giovamento, anzi di ommo intri
co, e confuione; onde die il Kirchero nel lib.7, della Muurgia. Tamet fitotum mupica arcanum ub temporis eacta, 9 varia prolatione contat, fateor tamen nibilin tota mu
ca confuius, nihilimperfectius tractatum me reperie. E poco dopo. Sunt praetere adeo
in hoc negotio dicrepantes muicorum opiniones, ut cuiubcribas vix videaris. Et in un al
tro luogo del opracitato libro, e capitolo: Vehementermiratus, Vetere, in reprorus inu
tili, imo futili tantum, 5 opera, 9 temporis perdidie, ingenia que tanta confuione re

rum intricare voluie, cum tota hacfarrago multe expeditiori mod, quod poteri potmodum
ubofecerunt, hoc et per olam ternarii, aut binarii oppoitionem abolvi potuerit. Et il Ban
chieri nella ua cartella alle carte 28. avanti il citato Kirchero die, che gli muici moder

mi quelli hanno dimei, e per maggior docilit, gli hanno ridotti a due, l'uno diremo tempo
perfetto maggiore; il econdo tempo perfetto minore.

Laciando adunque tante variationi di egni, con la corta del Padre Stefano Vaneo
abbenche Vecchio Scrittore, diremo, che la Battuta i divide in Maggiore, Minore,
e Proportione, le prime due furono pote nella petie d'egualita, e la terza nella petie
di inegualit; & acci non nacee confuione, tabilirono la Breve, e Semibreve per
direttrici di ea. Battuta. Idcirco, dice il Vaneo, grave, muici, ne qua ex bujunodi inepta
pronunciatione confuo oriretur, ex quinque eentialibus figuris, videlicet Maxima, Longa,
Brevi, Semibrevi, 9 Minima, duas tantum, Brevem cilicet, dg Semibrevem firma, immu

tabili, certa que menura dedicarunt, qua univerus regatur cantus. F adunque cotitui
tala Breve per il tempo maggiore, la emibreve per il minore, e l'una, e l'altra per la
Proportione.

La miura maggiore, dice il Vaneo, et quae brevem unico motu tangie, nam in una brevi
duae in unt Semibreves, quarum altera manum deprimendo exprimitur, altera cum attolli
tur. Della minore poi die Minor autem menura caterisfacilior et, queolam emibrevem
motu uo complet. E per fine die della Proportione. Demum menura Proportionata et ,
quae tre completitur Semibreves, proferunturque ub unius emibrevis tempore. Ponendo
due figure nel abbaare, & una nel levare della mano. Retrinero li moderni la pecie
di sia e dilatarono la pecie d'inegualit, come i vedr nel eguente ca
pitolo .

Queta Battuta adunque, la quale dirige la Muical'armonia, deve eer chietta,

e chiara enza titubatione,dietro la quale deve andare ogniCantore, 3 eerli obbedien


te,come il Figlio al Padre, 8 il Dicepolo al Maetro,e chi non obbediente,e pronto,
degno di biaimo, e guata il concerto, e opra ci die il Vaneo gi citato.
Cufus

T'ARTE II CAT. XIX


eujut motus equus, quali borologii motus ee debet. Quod i perperammoveatur, equi
tur temporis confuo. Haud ecus Cantoribus iniquam agentibus menuram aecidit. Fitenim
ut modo erius modo ocyus notulae premantur, 5 univera invertitur cantilena, videturque
3700
concentus, ed Anerum trepitus.
Il principiare della Battuta nell'elevatione della mano, che e ci non foe, non
i potrebbe battere e la mano prima non i levae, coa che pare ridicola, ma in veri

i"

t cos. La elevatione egno initiativo, indicativo, e la poitione egno infor


mativo, che comincia il canto.

In tre maniere econdo li Moderni i regolano le cantilene mediante la Battuta; La


prima alla Breve, che formai per moto di egualit, quando i pongono una bre
ve, pure due Semibrevi alla Battuta. La econda alla Semibreve, la quale pari
mente di moto eguale, e conidera una Semibreve, due minime alla Battuta; LAter
za per moto d'inegualit, 8 di proportione equialtera, come i dimotrer nel e
quente capitolo con gli eenpii.
L'eere della Battuta in tempo ordinario, cio di egualit, conite in due movi
menti contrarii, e di due quiete, l'uno all'ingi, e l'altro all'ins; il primo moto ,
nell'andare
, e la ua prima quiete nell'arrivare della mano ingi ; il econ
do moto, nella elevatione di ea mano, e la econda quiete ar quando haver
--

"

fornito di acendere.

il moto d'inegualit, che cota di tr figure, note haver tre tempi eguali, cio due
moti, & una quiete; il primo moto ar con la prima figura nella poitione della mano,
e la quiete ar nel fermari in gi con la econda figura, 3 in fine il econdo moto ar
nella elevatione della mano con la terza figura; o pure diremo, che la battuta d'egua
lit h quattro parti; la prima il battere; la econda il fermari all'ingi; la terza nell'
alzar della mano; e la quarta in fermari
all'ins. Nelle Triple i formano tr par- D C'e part'b la miura in moto alterno,
ti; la prima nel percuotere; la econChe cend',e ale, e in fin d'ambi una quietet
da nel levare ondeggiando, e la terza nel
Le parti on di moto, e non di quiete,

fermari in s. Nelle Setuple i forma- s Com' alcun dice, s io nell'arte cerno.


no ei tempi, tre nel battere, elevare, & Tre petieon di canto, e'lmoto alterno
altri tre nell'alzare, e fermari in s, e

Serv a cantar ciacun, e non la quiete

queto bati della Battuta, gli eempii Real, e'l moto accidental la quiete
della quale i vedranno nel eguente ca- Per la refleion del moto alterno.
pitolo.
S'alla Breve il concenta, Semibreve
Aggiungeremo per odisfatione del Si divid'ugualmente la figura,
-

notro Tetore il Sonetto dell'Eccellen-

Nella proportion van due contr'una.

tiimo Dottor Agotin Pia regitrato Non varia la miura in ciacheduna

inel uo Trattato della Battuta alle carte 68 con il quale decrive tutta la quiddit di ea.
- 1 , ,

Sorte di canto. E per parlar pi breve


Il canto di trpett, e una MIS ORA.

P.

XIX.

pegli Eempi di qualivoglia Battuta.

1 I Abbiamo veduta la definitione, e decritione della Battuta ; in queto capitol


21 ne portaremo la formatione di ea fatta per le Figure muicali, 8 abbenche si

impoibile il dimotrare tutte le maniere, con le quali i poono unire le Note,


-

"

gu

PA RT E II CA P. XIX.

94

gure muicali in componerla, ne apportaremo almeno qualche eempio univerale,


La Battuta adunque, come i die, viene coniderata, o eguale, o ineguale; l'egua
le,che viene formata di ugual valore,tanto nel battere, quanto nel levare,Sc di due or
ti, l'una detta tempo maggiore, la quale otto la direttione della Breve, e perci il uo
modo vien detto cantare alla Breve; L'altra i chiama minore, 8 guidata dalla Se
mibreve, da cui il modo del uo cantare ne riceve la denominatione, 8 in queto mo
do di Battuta i coniderano le Note, o Figure, e Paue con il valore, che habbiamo di
motrato nel cap.7. di queta econda Parte, a differenza del cantare alla Breve, che i
coniderano le Note, e Paue la met meno di quello i dimotrato nel cap. 7. opraci
tato, come i vedr qu appreo.

-,

- -

Per ditinguere adunque il modo della Battuta alla Breve dalla Semizi breve, i
Pratici moderni uano egnare le ue cantilene con un C tagliato, come i Le Figu
re, che lo compongono ono le ottocritte, e cotano come "Si ottopo
to. Vi entrano anco la Semiminima, e Croma ; La prima vale per Cro - ma, la e'
conda per Semicroma; vedi gli eempii.

Longa.

Maima .

Breve.

Semibreve.

. Minima ,
--

=
Battute 4.

2.

I.

meZZa

opiro.

Vedi l'eempio della Battuta alla Breve.


o

m .

L'eempio opracritto fatto olo per dimotrare la variatione delle Note, e Figu
re: che compongono queto modo di Battuta, il quale hoggid olo i ua, 8 eercita
nel cantari (come i uole dire) a Capella, 8 anco i mecola nelle compoitioni for
te alla Semibreve in qualche veretto per cavarne variet, e vaghezza, pure per mo
trare la maet, che rende queto modo, che fu inigne nel Paletina, 8 hebbe vigore
di mantenere la Muica, che non foe sbandita dalle Chiee,
Battuta di tempo minore chiamata alla Semibreve quella, che hoggid pi dell'
-

altra

95
T ARTE II CA P. XIX.
altra i eercita, 8 egnata con un C non tagliato, le ue Figure,o Note i coniderano
come i die nel cap.7. Li modi delle Figure, che la compongono ono infiniti, noi ne

portaremo alcuni eempi per odisfatione del curioo.


Eempio di Note d'una Battuta,

Esempio di due Note alla Battuta.

Esempio di Semininime

Esempio

di

Esempio mito delle opracritte Note.


o

Esempio di Semicrome.

T'ARTE II CA P. XIX.

96

TIN

-Tv

U -

al M

vU

e-

l-

--

Al A

SR-

o
-

A
-

Tv

UTS-

IU

I
-

i2

V TV

UTE

Uanoli Pratici moderni in queto tempo di egualit, non olo di poner le Crome, e
Semicrome in numero pari a quattro a quattro, come habbiamo veduto, ma anche di

pari nel numero ternario, cio 3 ad ogni quarto di Battuta, con ponervi opra ad ogni
quarto un 3 come dall'eempio.

di crome
3
IT- 5

"trivista
o

g-

M1.

RR=

di emicrome
3

Mltri infiniti modi, li quali lo tudioo potr ricercare nelle compoitioni di


tanti Huomini dotti, che campeggiano alla luce del mondo.
La Bat

pARTE II

CAT XIX.

- La Battuta d'Inegualit, Sequialtera, Tripla, oTripola chiamata, cota di trtem


pi, & di varie orti; alcune ono dette Tripole maggiori; altre Tripole minori, altre
Tripoline, & oltre quete ne viene compota una di tre Crome, e tutte cotano di tr
tempi, due nel battere, & uno nel levare, e vengono egnate con due numeri l'uno o
pra l'altro, come i vedr dagli eempii. La Tripola maggiore cota di Brevi, e Se
ibrevi, &anco di Minime, e i i
-

come dall'eenpio.
-.

- --

0 a

--

, i
-- :

- -

Tripola minore cota di tre Minime, pure d'una Semibreve, e di una Minima,

La

& anco mecolata di Semiminime, il uo

egno come nel ottopoto eempio.


-

'La Tripolina, detta quadrupla, col adire semiminime, e viene mecolata anche
di Crome, il uo egno come dall'eempio.
2 a 2.
-

. .

i
.

--

. .

. La Tri polina di come formata di tr di ee, due

nel battere & una nel levare, ce

anco i pu mecolare di Semicrome, il uo egno come dall'eempio.

-rizzarsz-tri-HP-H

-)

A C

--

l-g-4

E -

i-

-H

e-

si ris

2,
-

- -

vi

98

PARTE II CA P. XIX:

- Vi ono altre Triple, che nella Battuta ono uguali tanto nell'ingi, quanto all'in

Is; m ono diuguali nelle Figure, poiche cotano di tr Note nel battere, e tr nel
evare, e quete principalmente ono due chiamate Setuple; l'una detta maggiore, e
l'altra minore. La maggiore cota di ei Semiminime, tre in gi, e tre in s, Scanca
viene mecolata con le Crome; il uo egno come dall'eenpio.
-

Laseaupla minore come la maggiore, olo differente nelle Figure, poicheco


fia di Crome, e Semicrome, il uo egno come dall'eempio.
-

6 si

Oltre alle Setriple vi ono due altre Tripole, che vanno battute nel tempo di egua
lit; m ogni uo quarto cota di tre Note, le quali ono dette Dodecuple, pure vol
"eci, perche cotano di dodeci Note, come ho detto, tr ad ogni quarto
-

ii "
e i egnano come dagli eempii.
dodici
rome.

#
8: ra-rt
li

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l -- Q-i

Al

Una formata di dodeci Crome, l'altra

4-

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A
o

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M
-

LI

duodupi: di Crome,
t2

-I6
- ---

- -

e'

ti

PARTE II CAP XX

99

Vi ono altre Tirole, che pereffardirocousa


tralaciano.
--

--

P.

XX.

- -

- -

--

Degli affetti cauati dalla Modulatione delle Parti.


T A Modulazione, che il medeimo, che la Melopeja degli Antichi ; econdo l'
Artui nelle Imperfettioni della moderna Muica alle carte 23 un movimento fat

to aa un uono all'altro per diveri intervalli. E queta viene coniderata da eo Auttore,


in due modi; L'uno quando ci moviamo enza variatione di tempo con diveri inter
valli non facendo alcuna propria Armonia, come i f modulando il Canto Fermo, e
ueta i adimanda Modulatione imperfetta, e i f in tre maniere; La prima cantando,
olo le ei illabe Guidoniane; La econda quando olo i ente il uono prodotto dagli
intrumenti materiali; E la terza quando alle Figure cantabili i addattano le parole :
L'altro modo quando con moti veloci, e tardi, con alzamenti, abbaamenti del-.

la voce i move il Cantore da un'intervallo all'altro econdo il tempo, che i ritrova


nelle Figure cantabili, e queta la propria Modulatione, mediante la quale perve- f
niamo all'Armonia.
..:
-

Per cavare adunque gli Affetti dalla Modulazione delle Parti muicali, aerice il
Vicentino nella ua Pratica lib.2. cap.1. che deve il Compoitore avvertire molto bene i

alla qualit de gradi, e alti, che vengono formati dalla voce nel canto, poiche altri,
ono meti, emolli; & altri incitati, allegri, la qual formatione di meto, 8 alle
gro; incitato, e molle proviene dalla unione del Tuono, e emituono, la quale non

olo genera la variatione degl'Intervalli, come i die nel cap di queta econda pari
te, ma pur anche eendo il Tuono, e emitaono fra loro di natura divera, e varia, i i

formano dalla loro combinatione l'Armonie divere, e per coneguenza, variati gli
Affetti, e ci principalmente proviene dalla variata ede del emituono, il quale il
condimento della Muica, che perci die il Kirchero, che il Tritono i inopportabi-t
le, perche in eo non entra il emituono: atque adeo, dice egli nel lib.7. della Muurgia;
pag.567. tritonus non alla de caua fine horrore proferrinequeat, nii quod emitonio careat. ?
La cagione, che il emituono ii pi dolce degli altri intervalli, vuole il medeimo,
Rirchero alle carte 566, che provenga dalla vicinanza, che tiene all'uniono, e che
pi, che i allontanano gli intervalli da eo, pi iino duri. Sicut vicinitas, dice egli,ad
unionum mollitiem induit, ita remotio duritiem; adunque eendo il emituono in genere,
Diatonico il pi corto intervallo, per coneguenza i deve dire, che ii il pi dolce, e
per ci dicrepante dagl'altri, affirmando il opracitato Auttore nel opradetto luogo,
che quadano intervalla minora in motu ab aliis majoribus, ut emitonium toni, mirum in mo

dam dicrepant, ftgue ut pro divero bujunodi intervallorum minorum itu, divera alterapioni pecie nacantur. La differenza di queti Tuoni, e emituoni viene dichiarata dall'Auttore nel opracitato luogo con dire. Hinc tanta et differentia intergradum, mi..
fa-emitonium, 9 ; fa, ol. ol, la.re, mi Nam, mi, fa. necio quid languioris, 9
mollitiei oppid reliquis tonis ditint poidet, reliqui ver toni inguli divera, ab invicem
proprietatesomiuntur, Nam ; fa, ol. paul primo intervallo incitatius everum quid;
/equen intervallum; fol, la . adbuo incitatius, hilare, latum, 5 gaudioum , quart
G. a
1 , vero
-

- - ..l

T'A RT E II CAP XX

I OO

ver re, mi, incitatiimum , necio quid cholericum, 5 indignationis motum refert: diver.
a itaque intervalla diveros affectus exprimunt : vedi l'eenpio.

mi
fa
molle

fa

ol

incitato
-

ol

pi incitato

la

mi

re

incitatiimo
-

Abbenche poco fa habbiamo detto, che il Semituono sii il condimento della Mui
ica, ad ogni modo, non in ogni luogo genera la medeima Armonia ; poiche forma
altro effetto poto nel principio, altro nel mezzo, & altro nel fine, e ci dimotra il
Kirchero nel 7. della ua Muurgia teorema 3. pag. 553 ove dice, che il emituono po
to nel principio della quarta fa trito effetto : in Diatearonimo loco poitum emper ne
cio quid trite, aut luttuoum in animo hominis efficit: e queto avviene, perche la voce tan
to acendente, quanto dicendente con la ua mollitie in un certo modo ammollice li

tupni ueguenti, in un certo modo genera la trititia: vedi l'eempio.


-

Poto nel mezzo non ha tanta forza, e dice l'Auttore:

In medio vero potum, necio quid audacie, magnanimitatis,


everitatiue preferat, quia mollities emitonii circumtan
tiburtonis ita obtunditur, ut dum vim uam exercere non va

leat, conequenterjuris alterius ee cegatur: vedi l'esepio.


Poto poi nel fine, ha del flegnoo: In fine vero pot
tum, dice il Kirchero, necio quid indignationis protendat,
ob praecedentes duo tonos emitonium exaperantes: vedi
l'eenpio-

Aggiunge di pi l'Auttore nel medemo luogo, che


eendo il moto armonico del emituono molto pi ce
lere del moto del tuonofit conequenter, ut ubicumque po
mitur emper notabilem alterationem efficiat, upremo loco
pot duo tonos potum, uti exilitate motusfacil intermoritur, ita ut vim uam ob praeceden
tiumtonorum tyrannidem, exercere non potet. In primo ver potum, uti tardius, ita vege
tius, (9 vivacius vim uam contra debilioremequentium tonorum potentiam otendit, dum il

los ui juris ee cogit . In mediopoitum tipantes e tonos veluti blandiciis quibudam ita de-.
vincit, ut toni depoita feritate aliquantulum manuecant; e egue l'Auttore nel eguente
corollario: idem prorus dicendum de emitonii itu intra Diapente, 9 intra Exacordum, 9,

Diapaon, e poco dopo: Hinci totam ottavam cantus percurrat, aut excedat, cantus animo-,
fas et : i diatearonolum, modetus: i diapente, mediocritatem habet; tertia minor demi
omem, 3 puilanimitatem. Et igituremitonium non immerit, ut alibi diximus, totius Mu
ca anima; ituauidem uo, si modo, si genera ditinguit, omnemque vigoren, ygratiam
barmonia conciliat, e conclude che ne illo nihil in Muica placet, nam, dam auditur, re, mi.
auditus non atiatur,ed expectat, ut addaturfa, ds dum percipiturol,fa, nii miequa
tur, non quiecit.

'.

Deve adunque il giudicioo Contrapuntita haver molto in conideratione queto,


femituono, poiche dalla combinatione di eo ne deriva il modo di mover l'animo hu
Ana IMQ

pA RT E II CA P. XX

ro1

mano, tante la comotione, che genera ne'eni per via del molle, 8 incitato procedere,
che forma la voce nella modulatione delli variati gradi, e alti cauati dalla variata e
de di eo emituono, la quale coniderata nell'ottava, forma la diverit de Tuoni, o
Modi armoniali, come i vedr nella Quarta Parte.
Li gradi adunque, e alti formati dalli Tuoni, e Semituoni, eendo fra lore total
mente varii, e diveri, formano pur anche, econdo la loro qualit, variata la Muica;
onde noi a beneficio del notro Muico Tetore apportaremo la propriet, e natura d'o
gni Intervallo, s per grado, come per alto naturale, e cantabile in genere Diatonico.
Il Primo Intervallo adunque formato dalla voce, e coniderato dal Muico in genere
Diatonico, quello di econda, che communemente grado i chiama, & coniderato
come econda maggiore, e econda minore, queta formata dal emituono, e l'altra dal
tuono, l'uno, e l'altro de quali i dividono in maggiori, e minori, come i die nel cap.
8 di queta econda parte.
La econda minore, che formata dal emituono, abbenche l'eer maggiore, o mi
uore sii per la differenza d'un Comma, che viene coniderato (come i die nel cap. 17.

della prima parte) per coa, quai che inenibile, ad ogni modo vuole il Vicentino
nella ua Pratica lib. 1. cap.18 e 19. che il minor emituono nell'acendere sii allegro, e
nel decendere meto; & all'incontrario il maggiore nell'acendere vuole, che sii mol
le, e meto, e nel decendere allegro, e ci i conidera tanto nelli emituoni naturali,
quanto accidentali; per pi che certo,che li emituoni ono pi dolci di qualivoglia i
altro intervallo.

La econda maggiore viene formata dal Tuono, il quale i divide in maggiore, e mi


nore, l'uno in proportione equiottava (come pi diffuamente i dimotrer nella 3.
parte) e l'altro in proportione equinona; di queta differenza, dice il Vicentino nel
1. lib. della Pratica cap.24. che nella pratica del cantare non i pu conocere per quella poca

differenza, che fra la proportione equiottava, e fra la equinona, ad ogni modo vuole,
che il minore acendente sii incitato, e decendente molle, s naturale, come acciden
tale; e che il maggiore sii pi incitato del minore nell'acendere, e pi molle nel de
cendere, e di queti intervalli non occorrono eempii. L'intervallo di terza minore
cota di un tuono, e d'un emituono, il uo paaggio quando ar incompoto, cio
per alto, acendente ar molle, e decendente incitato; quando poi ar compoto,
come re, mi, fa emi, fa, ol participa di mollitie, e d'incitatione tanto acendente,
quanto decendente. H due petie, l'una h il emituono nel mezzo, come re, mi, fa.

l'altra nel principio, come mi, fa, ol. La terza minore accidentale della medeima
natura, come la naturale : vedi l'eempio.

molli

incitati

molli, & incitati

molli

incitati

molli, d incitati

- - -

L'Intervallo di Terza maggiore cota di due Tuoni; il fuoalto acendente inci


tato, e uperbo, e nel decendere molto molle, e meto; & il imile della compot,
3

COIme

T'ARTE II CA P. XX.

I O2,

come pure dell'accidentale, 8 di due pecie; la prima h il Tuono maggiore nel pri
mo intervallo, 8 il minore nel econdo, come

incitati

incitati

La econda pecie ha il Tuono


minore nel primo intervallo, 8 il
maggiore nel econdo.

molli

molli

molli

incitati

L'Intervallo della Quarta cota


di due tuoni, e di un emituono; Il
uo alto acendente incitato; de

cendente molle, 8c di tr petie


per la variata ede del emituono.

incitati

molli

Li uoi paaggi compoti ono parimente tr; il primo quando il emituono nel
principio, dicendo mi, fa, ol, la e ar dolce acendente, e decendente, o pure ar
tra il molle, e l'incitato, come

mi fa ol

la

la ol

fa mi

mi fa

ol

la

la ol

fa mi

Il econdo ar poto il emituono nel econdo luogo, e ar incitato, e dir re,mi,fa,ol.

re mi fa ol

ol fa mi re

re mi

fa ol

ol fa mi re

Il Terzo ar poto il emituono nel terzo luogo, e ar molto incitato, e tanto i de


ve dire delle quarte accidentali.

re mi fa
1lt

fa mi re

ut

re

mi

fa

fa

mi

re

ut

llt

L'Intervallo del Tritono, cos detto per eer formato di tre tuoni, fatidioo, e du
ir, abborrito da Cantori pi per alto, che per grado, cio compoto; pure in qual
che occorrenza di parole i ua, e f bene come in coe funebri, e meraviglioe. Il uo
alto nell'acendere vivace, e motra gran forza, nel decendere fa effetto molto fu
nebre, e meto; della medema natura anche l'accidentale,

L'In

T A RT E II CA P. XX.

Io3
L'Intervallo di quinta diminuta,

imperfetta cota di due tuoni, e due


-

"
naturale, come acci
ntale ; In compota, e per alto

vivace, 8 incitato funebre, e meto


acendente i parr
tecipa dell'incitato, e molle; Compota poi nell'acendere, e decendere fa gli effetti
molli, &incitati, econdo li gradi &c. Queta Quinta imperfetta, come pure il Trito
no, i devono uare con detrezza, eendo in un certo modo repugnanti alla natura per
cattiva relatione del mi contro il fa.

------

molle, 8 incit.

molle

vario, 8cc.

L'Intervallo di Quinta perfetta cota di tre tuoni, e d'un emituono; acendente, 8


incompoto molto incitato il uo alto, e decendente molto molle . Il uo alto
tanto commune, e grato ad ogn'uno, che pare i canti naturalmente enza fatica. H
quattro petie per la variata ede del emituono, il quale in ea quando ar compota
generer diveri effetti : vedi gli eermpii per alto.

incitati

ar,

molli

La prima pecie di Quinta compota dir modulando re, mi, fa, ol, la acendente
ar participante del molle, 8 incitato, per eer il emituono antepoto da un tuono, e
popoto due continui; decendente ar molle, perche il emituono cede alla poten
za delli due tuoni antecedenti, abbenche nel decendere sii il emituono maggiore al
legro, e non meto.
La econda dir mi, fa, ol, re, mi
Acendente ar vivace, 8 incitata, de
cedente molle, e meta mi fa ol la la ol fa mi

Participante

Molle
La terza dir fa, ol, re, mi, fa. A cen
dente ar molto incitata, a cagione del

emituono opra poto tre tuoni, decen


dente ar meta.

mi fa ol re mi mi la ol fa mi.

vivace, 8 incitata

molle, e meta

La quarta dir ut, re, mi, fa, ol Acen


dente inino al mi ar incitata, e nel re

i.

"
-- :

at

fa

" ol fa
-

to molle, Dcendente inino


ver
dell'incitato,
e nel reto
perche
la natura d'ogni
gradoar
di molle,
tuono
acendente incitato, come i die, e de

cendente molle; quanto i detto della Quinta naturale, tanto avviene alla quinta
accidentale.

Gl'altri

I O4

T A RT E II CAT XX.
Gl'altri alti i tralaciano ; alcuni per

ut re mi fa ol ol fa mi re ut
incitato molle incit. * molle

eer cattivi per la lontananza, come i die


nel cap. 16 di queta 2. parte, 8 altri per
la loro aprezza;& abbenche ivi habbiamo
poto fra li alti regolari quello di Seta
minore, ad ogni modo queto non mol

to abbracciabile per la ua lontananza, che digrega in un certo modo l'udito, e como


da il cantore, pure i pu dire, che partecipi della terza.
Quello di Ottava poi eendo come i die nel cap.12 di queta 2 parte, imile al uo
primo uono, non ono fra loro di variatione alcuna, perche dice il Gaffurio nel 5. lib.
della Teorica cap.1. Octavus itaque onus imilis et primo. Quando per ea ottava a
r compota all'hora ar come i die poco fa con il Kirchero cantus animous.
Nella Muica adunque i deve coniderare con grande applicatione la natura di
queti intervalli, 8 il Contrapuntita e ne deve ervire con giudicio, e queti unire
con le Cononanze, e Tuoni armoniali loro convenienti, la natura, e propriet de
quali i dimotrer nella Quarta parte, perche e gli Intervalli, le Cononanze , 8 il
Tuono, Modo aranno conforme la propriet della materia, che i dovr cantare,

formeranno effetti meraviglioi, e potenti, non ar per la ola Armonia atta, e po


tente a mover gli affetti humani, poiche molti dotti Muici, fra quali il Zarlino nelle

Ititutioni parte 2. cap.7. l'Artui nell'Arte del Contrapunto, & il Kirchero nel lib.7.
della Muurgia, vogliono, che a mover gli affettivi concorrano l'Armonia, il Nu
mero, la Narratione, 8 il oggetto, e e di quete quattro coe ne manca una, man
ca parimente anche la forza delle loro operationi. E'adunque la prima (come dice il
Zarlino nel luogo opracitato) l'Harmonia, che nace dalli uoni, dalle voci; La econ
da il numero determinato nel vero, il quale nominiamo Metro; la terza la Narratione di alcu
na coa, la quale contenee alcuno cotume, e queta era l'Oratione, overo Parlare; La quarta,
d9 ultima poi era un uggetto ben dipoto, atto a ricever alcuna paione. Ci conferma il

Kirchero nel lib.7. della Muurgia Erotema 6. pag.55o con dire la prima et ipa barmo
mia; ecunda numerus, tertia verborum in ipa muica pronunciandorum vis, 9 efficacia ,

ve ipa oratio; Quarta audienti dipoitio. Concorrono adunque quete quattro coe a
mover gli affetti, ma l'Armonia (aerice l'Artui nell'Arte del Contrapunto tam
pata nel 1586. alle carte 4 ) che non atta per e ola a mover 'animo, ma lo pu
diponere . Come pure aer il Zarlino nel opracitato luogo, che e noi piglia
remo la emplice Harmonia enza aggiungerle alcuna altra coa, non haver poan
za alcuna di fare alcuno effetto etrineco delli narrati . E e ad ea i aggiunger il
Numero, acquiter gran forza, come i vede ne balli, e e a quete due coe ar ag
giunta l'oratione, parlare, impoibile di poter dire quanta ia la forza di quete tre coe
aggiunte inieme. E ben vero, egue l'Auttore, che e non vi i trovae il oggetto dipoto,
cio l'Oditore, il quale udie volentieri quete coe, in ee i delettae, non i potrebbe ve

dere alcun effetto, e nulla, poco farebbe il Muico. E oggiunge poco dopo. Et benche
in imili movimenti fatti per la Muica, vi concorrino le nominate coe, nondimeno il preggio i
d al compoto delle tre prime, che i chiama Melodia. Vediamo il modo.
Opera intanto l'Armonia nell'animo humano, in quanto che il moto dell'aere ar
monico eterno move l'Aria, Aura impiantata interna, come i dise nel capite di

queta parte, onde opra ci dise il Kirchero nel luogo opracitato. Et harmonia
quidem, intantum vim habet in animum, inquantum ad harmonicum aeris motum , aerem

im

plantatum, ve piritum animalem militer movci, unde voluptas, 9 dulcedo, ed bic


I bl

T A RT E II. C A P. XX.
Io5
ine reliquis conditionibus ad vehementiores effectus edendos non ufficiens et .
L'Armonia adunque accompagnata dal Numero, e dall'Oratione dice il opracita
to Auttore, che posa operare negl'affetti humani, perche vi ii la dipoitione dell'a
coltante, che e non vi fose . Citius Saxum, qum hominem indipoitum, incapacemaue

movearis. E queta cauata, overo promosa dal temperamento, poiche come dise
Boetio rapportato da noi nel cap. 15 della prima parte, il lacivo lacivioribus delectatur
modis. E per il contrario il Furioo, 8 Apro, velincitatioribus gaudet vel incitatiori
busaperatur. S che ben dise il Kirchero nel luogo opracitato Muica igitur ut moveat

non qualecunque ubiectum vult, ed illud cuius humor naturalis muica congruit. Videmus
e mim quod Doria V. G. harmonia non omnes, edillos quibus ipa congruit, moveat, cajus rei
caua et complexionum diveritas, quae maxim in hoc negotio attendenda et. Che egue in
queta forma.

Esendo l'affettioni, paioni humane un appetito enitivo materiale, e corpo


reo, necesariamente dette paioni aranno parimente ottopote a conditioni mate

riali, poiche conitono in una certa combinatione delle Prime Qualit elementari,
che i posono dire una mecolanza delli quattro humori variamente commiti per via
della Fantatica facolt. Suppoto queto, il Numero Sonoro, 8 Armonico move l'
aria interna, 8 eccita la Fantaia, la quale move gli humori, e produce gli affetti nell'
huomo, come dottamente inegna il Kirchero nel 7. della Muurgia Erotema 7. pag.
552. ove dice. Numerus igitur harmonicus aerem cum intrinecum concitat , eique harmoni
cos motus imprimit; deinde phantaam impellit, bac impula bumores concitat, humores va
poroi piritui, ive aeri intrineco miti, tandem hominem adid inclinant quod referunt, at
que boe patto barmonia, non alio paiones movet. Se adunque l'oggetto rappreentato a
r degnoo, fiero, e fervido, lo pirito, & i vapori della officina, caa del Fiele

elevati dalla forza della Fantaia imprea da ei oggetti degnoi acquitaranno tem
peramento calido, e ecco, li quali oggetti agitati, e concitati da moti tumultuarii,
pungenti, e ottili, diponeranno l'animo al furore, alla rabbia, & all'ira, a pa
ioni ad ei conimili.

Se l'oggetto ar ameno, giocondo, e ripieno di amore, elevandoi dal prontuario

del Fegato li vapori anguigni, e queti acquitando temperamento calido, 8 humi


do, con dolci, e temperati moti diponeranno l'animo alla benignit; onde ne reul
ter il gaudio, la peranza, la fiducia, l'amore, e l'allegrezza, e imili.
Se poi l'oggetto ar orrido, trito, funeto, e tragico, li vapori elevati dell'Atra

Bile, dotati di temperamento frigido, e ecco, riempiranno lo pirito animale delle


loro qualit; onde ne reulter il pianto, la tritezza, la commieratione, il dolore, 8c
altri effetti conimili.

E e in fine l'oggetto ar molle, delicato, oave, e moderato, fra il trito, e lie


to, aquiteranno all'hora li vapori il temperamento medio tra il frigido, 8c humi
do, da quali imbevuto lo pirito animale, conciter l'anima a conimili paioni
La Muica adunque, havendo anch'ee certe qualit conimili a quete affettioni,
-a

paioni humane, eccita con il uo moto armonico l'aere eterno nella medeima pro

Portione, che cota, 8 eo moto armonico, e da queto eccitato parimente l'aere in


terno aieme con l'Anima, che tiene in e innata, e congenita l'Armonia, reta ".
gitata la fantaia dal Numero onoro, e dall'oggetto rappreentato dalle parole, onde
fi eccita l'umor naturale a moti ad eo totalmente conimili per le parole rappreentate;

s che da ci elevato il vapore dalle officine opradette, commito dell'Armonia, e


dell'Aria continua Armonica, alla fine con la ua agitatione sforza l'anima ad affetti
propor

T A RT E II CA P. XX.

Io6

proportionati ad ee parole, e Numero Armonico; E queto proviene per eer non


folin noi, ma anche in tutte le coe, certe proportioni nacote, dal concoro delle
quali ogni operatione moa, dall'aeno, dal dieno , che Simpatia, & Anti

patia i chiama, e da ci ne avviene il piacere, e dipiacere, la conolatione, 8 il


diletto; coa che molto i deve coniderare nell'Armonia, poicheli Malencolici, che
ono gravati da humor lento, e grave, abborricono li movimenti pei, 8 acuti, per
che queti con il lor moto veloce allo pirito lento non corripondono, anzi aggitando
in un certo modo lo pirito uo lento, e grave, in vece di rallegrarlo, viene a mole
tarlo con la loro violente commotione contraria alla natura ua lenta, e grave; Alli

Colerici poi, perche li piriti loro ono agili, e mobili, li modi incitati, e pei o
no di gran diletto, e godono nel moto preto, e frizzante di queti, perche lo pirito
animale con egual motione viene ad eer concitato da ei, i deve adunque appagare
il temperamento con moti ad eo connaturali, e imbolici, per odisfare alla natural
Simpatia in eo identificata; onde ben avvia il Kirchero nel 7. della Muurgia Ero
tema 6, pag. 55o che numerus imiliter, si proportiomotus, corporiaue ummoper in boc
negatio conideranda unt.

La variata ede del Tuono, e Semituono, che forma la diverit dell'incitato, e


molle, genera come i die la diverit demoti armonici, da quali ne reultano variati
gl'affetti nel huomo, ci conferma il Kirchero nel 7 della Muurgia corollario 1 pag.
554. ove dice. Ex qua diveritate motus harmonici neceari piritus, ve aer implantatus
aliter, 9 aliter incitatus, alios, 9 alios effectus in bomine producit. Poiche conitendo

la motione dell'aria impiantata dal variato acendere, e dicendere degl'Intervalli, e


queto acendere, e decendere formando il grave, e l'acuto, l'incitato, e molle, co
me habbiamo dimotrato dichiarando la natura degl'Intervalli cantabili, ne avviene,

che da queta diverit d'Intervalli, tante la loro variata natura, ii l'anima per via
dell'aria impiantata dalli moti armonici variamente moa, aggitata, e ne ricevi
variate paioni, affettioni.

Concludiamo adunque con il Kirchero lib.7 della Muurgia cap.1 pag.566 che Acu
men itaque, s'gravitas, inteno, 9 remiio, celeritas, 9 tarditas onorimotus, quas mol
lities, 9 durities conequuntur, qua proportione, 9 temperamento piritum alterant, hoc
eodem, 9 animam alterabunt, qui i intenorfuerit, 9 acutior, acutiores, 9 igni, ei cho
lerae miles; i remiior, remiiores, 9 terreo humori imiles; imedium tenuerit, medias
affectiones efficient.

Procuri adunque con tutto lo pirito il Contrapuntita tudioo di ben addattare gl'
Intervalli di grado, alto nelle compoitioni ue, proportionati, 8 adequati alla na
tura delle parole, che ci facendo, potr fore pretendere d'eccitare li tanto decanta

ti, e meraviglioi effetti della Muica Antica, 8 in oltre acquiter degnamente il no

me di Muico dotto, intelligente, ottimo, e perfetto, e queto bati circa l'Armoni


ca Modulatione.

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STCO TESTORE
P A R T E

T E R Z A.

Nella quale i dimotrer la formatione delle Cononanze, e di,


onanze, s in ordine Teorico, come in ordine Pratico ,

con li loro proprii paaggi , il che ervir di Tra


--

ma alla Muical Armonia -

C A P.

P R I M o.

Che ii Contrapunto, Cononanza , Dionanza , e


Numero Sonoro .
-

Abbiamo veduto nell'antecedente econda Parte, che coa ia uono,


e voce, e come dalla formatione di queta ne reulta la diverit degl'
Intervalli, che formano la modulatione armonica delle parti, le qua
li i pu dire con verit che iino la materia della Muical Tetu
ra; e icome li fili in ordine dell'Arte Tetoria ervono di Orditura
in una ben ordinata tela, cos le voci, e uoni cantabili in ordine armonico ono l'
Orditura della Muical Armonia.

In queta Terza Parte doveremo coniderare l'accoppiamento di quete voci, e uo


ni da quali ne reultano le Cononanze, e Dionanze, che erviranno per Tramare una
ben regolata Compoitione.
La Muica adunque, che viene formata per l'intreccio variato delle voci, e uo
ni, communemente chiamata Contrapunto, cio a dire Conteto Muicale.

Queto Contrapunto un ordine artificioo di variet de uoni, voci cantabili in


una certa ragione di proportioni, e miure di tempo in cui le Note, Figure muicali
l'una i contrapone all'altra, e da queta contrapoitione ne nace una cononanza ar
monioa degl'ultimi uoni, che i corripondono inieme; pure, una artificioa di

poitione di cononanze, e dionanze unite aieme, che perci dal Gaffurio nella Pra
tica lib.13. cap.1. definito con dire contrapunctus et arsfiettendi cantabiles ono propor

tionabili dimenione temporis menura, e del Kirchero nella Muurgia lib.5. cap.4. pag.241.
Contrapunctus artificious. (Cos detto a differenza del naturale, che enza legge, 8 or
dine viene anche talvolta cantato alla campagna da rutici) et apta, 9 artificioa con
sonan

Io8
p A RT E III. C.A P. I
onantiarum intere conjunctio, 9 collatio. E i dice contrapunctus contraponendo. Cio
le voci contra le voci; li uoni contra li uoni, pure come facevano gl'Antichi, li

punti, contro li punti, intrecciando le parti naturali, che come i die ono Bao, Te
nore, Alto,e Soprano. Si dice contrapunto come vole il Picitone nel lib.2 del Fior An
gelico cap.3o. A con, quod et imul, 9 pungo, quai e voces invicem pungant. O come pia
ce a Bachio. guai contrapoitis vocibus concors concentus arte probatus. Quali iino le
pecie del Contrapunto, i vedr nella Quarta Parte.
Viene adunque cotituito il Contrapunto come i raccoglie dalla definitione del Kir
chero poco f rapportata, per l'unione delle cononanze tramezzate anche accidental
mente dalle dionanze, dalla quale unione al parere di Pietro Pontio nel ragionamen
to 2. carte24 ne nace tutta la difficolt, e bellezza di eo contrapunto: poiche dice

egli la difficolt del contrapunto, e della compoitione, e la ua bellezza olo conite in aper
bene, e con bel modo accomodare nel uo proprio luogo le dette cononantie, e dionantie .
Et il Zacconi nella econda parte della Pratica lib.2. cap.8 carte 61. aerice che l'ar
monia i attende dalla variet delle voci, che cantando nel grave, e nell'acuto, producono una

melodia grata, e oave. Coa (dice l'Auttore) che non intraviene ne canti Chorali per
eer voce ola, onde queta combinatione delle cononanze una delle megliori o.
ervationi, che deve havere il Contrapuntita; e e quete cononanze non aranno
dipote con li debiti modi, e regole, oltre il motrare poco tudio (per non dire poca
intelligenza) non potr mai teere una compoitione,che poi capitare a fronte aperto
alla preenza de Virtuoi; onde noi in queta terza parte ne dimotraremo tutti li loro
paaggi, e buoni, e cattivi,fondati opra l'auttorit de pi dotti, che habbino crit
to opra queta materia, e per dar principio radice, 3 ab ovo vedremo le Definitioni
di ee cononanze, e disonanze.

La Cononanza, come quella, che la bae della Muica armonica, il dolce ol

letico della potenza Uditoria, viene definita quai da tutti li Scrittori di quet'Arte ;
noi ne apportaremo olo alcune delli pi renomati a odisfatione del notro Tetore .
Fuclide nella ua Introdutione Armonica eplicata dal Meibomio. Alle carte 8 la de
finice con dire. Porr Cononantia et mitio duorum onorum, acuticilicet, 9 gravis.S.Ii
doro. Et diimilium intere vocum redatta concordia. La quale dice S. Gregorio che di
citur ee quando due voce in eodem tempore e compatiuntur , ita quod una cum alia ecun
dum auditum uavem reddant melodiam. Boetio nel 1, della Muica cap.8 die. Cono
mantia et acuti oni, gravique mixtura, uaviter, uniformiterque auribus accidens. Et in

un altro luogo. Et concinnitas quaedam, atque concordia diinilium intere vocum reda
cia. Nicola Burtio. Ei gravisoni, acutique commitio, vari tamen concors, 9 amica .

Et in fine il Kirchero nel lib.3 della Muurgia pag.81 Cononantia et oni acuti, gravi
que mitura, itaviter, uniformiterque auribus accidens. Dalle quali definitioni i vede,che
la cononanza non altro, che una concordanza delle voci, e li Pratici per renderla in
telligibile al eno, i ervirono di certe figure, note, come i die nella econda

parte, le quali comparate armonicamente l'una all'altra, formano la Muicale Compo


itione; onde con ragione queta voce Cononanza i dice con , cio imul , & ono
ona. Quod et imul onare,
F chiamata da Greci la Cononanza Eufonia, abeu, che latinanente importa
bonus, & phonia idet onus. Si chiama pur anche talvolta la Cononanza con li no
mi di Sinfonia, Armonia, Melodia, e Concento, poiche tutte quete coe, dice il

Picitone nel 1. lib. del Fior Angelico cap.13 ritornano in uno quod patet, dice egli, ex
eorum ctlymologia,
La in

pA RT E 1 II C A P. I
Io9
La Sinfonia adunque econdo S. Agotino. Et vocum concordia, in quibus non et ab.
furdus, vel dicrepansonus. E i dice infonia im, che ignifica imul, overo con, 5,
pbonia, idet ontus. Quai imul onans.
L'Armonia econdo il Duca d'Atri et concinnitas quaedam voeum conimilium: E e
condo il Kirchero lib.5 della Muurgia cap.5. pag.217. Harmonia et diverorum onorum
unio redatta ad concentum. Vien detta Armonia abbermos, grac latin coadunatio. Poi
n

che la ragione de numeri, cio del concento grave, acuto, della quale die Plato
ne. Harmoniam divinam quandam rem ee , magnamgue, 5 marcim dignam vene
ratione ,

La Melodia non altro, che la cononanza delle voci, delle quali alcunne tanno per
a cendere, & altre per decendere, di cui die Bacchio. Melodiam remiionem, 9 in
tenionem ee peronos concinnosfatiam. E deriva melos graec, che vuol dire dolce. Es

odon, cantus, quai dulcis cantus, vemelleus captus.


r
Il Concento poi non altro , che un certo ordine di cantare aieme , e deri
va dai Verbo Concino , concimis , concinui, concentum . E che il medemo che
-

imul camere .

Aerice l'Artui nell'Arte del Contrapunto ritampata l'anno 1598.alle carte 11.che
dalle Cononanze tramezzate ne naca l'Armonia, e da queta, e dal numero, e dall'
oratione, ne riulti la Meledia, la quale non pu nacere e non dalle voci; ma la con
onanza, la dionanza, e l'armonia poono non olo nacere dalle voci, ma pur
anche dalli uoni, e queto bati delle Cononanze. Vediamo quello ii la dio
-0anZa .

La dionanza una mitura di varli uoni, la quale offende il eno dell'udito; pu.
re, la dionanza la permitione di due uoni, d parti, per la quale perviene alle orec
chie notre una certa dura colliione, che econdo il eno dell'udito, l'una con l'altra

non i compatice. Viene adunque definita da Euclide nel luogo opracitato ove dice
Disonantia contra et in duobus onis mitionis fuga, qui cum miceri recuent aperitate qua
dam aures ladunt. E Boetio nel luogo opradetto la definice con dire. Dionantia et
duorum onorum ibimet permitorum ad aurem veniens apera, atque injucunda percuio .
2Nam dum ibinet miceri nolunt, y quodammodo integeruterque nititur pervenire, cumque al
teralteri officit, ad enum uterque inuaviter tranmittitur: Il Tintore die che Et duo
rum onorum mixtura naturaliter aures offendens. Et il Kirchero nel luogo opradetto
iPionantia et duorum onorum difficulter e micentium adaures perveniens apera, inju
tumdaque percuio

- i

La dionanza detta da Greci Aymphonia ab.A che importa ine, & Symphonia, che
importa cononanza, idet ine cononantia Viene anche detta Diaphonia dal Verbo Diafo
mio. Che in notra lingua ignifica trepitoo, e dionante. Da qu ne avviene la dio
nanza, che un trepito, che i f enza uavit alcuna, e tanto bati della Dionanza.
Vediamo quello ii Numero Sonoro.
Coniderando Pitagora la dolce Armonia delle Cononanze, e bramandone ritrova
re una ragione della loro cotitutione, che foe quidditativa, e quietativa, mentre
che non fidandoi del giudicio delle orecchie, per eer fale, e variabili per l'intem
perie, e proprie infirmit, perci procurava trovarne un'eatta eperienza; tanto cino
tifica Boetio nel primo della Muica cap.1o con dire. Hac igitur maxime caua fuit cur
relicio aurium judicio Pitagoras ad regularum momenta migraverit, qui nullis humanis auribus
credenti, que partimmatura, partimetiam extrinecus accidentibus permutantur. E me
-

no creda gli itrumenti, li quali non li diedero una determinata regola per

"
1ita-

I IO

p A RT E III C A P. I.

itabilit, 8 imperfettione, come ci afferma il Gaffurio nel 1. lib. della Teorica eap.
a Nilenim, dice egli, fidei divera ei prebueruntitrumenta, pene queepe multa varie
tas, atque incotantia nacebatur, nam inervos conpicimus, velbumidior aer pulus ob
tundit, vel iccior excitat, velcordemagnitudo onum reddit graviorem, vel ubtilior te
auat acumen, velalium quodammode prioris contantiae tatum permutat. Perpleso adun

ue, e cogitabondo opra queto fatto, e dovea perare alcuno aiuto dal eno dell'
dito, come afferma Nicomaco nel uo Manuale Armonico eplicato dal Meibomio
alle carte no. ove dice Curis aliquando, si diquiitioni eorum, qua compouiet intentus,
num auditui aliquid excogitare poet adminiculum firmum, acerroris expers. Alla fine ri
trov dal cao quello cercava, e dice eo Auttore nel luogo opracitato, che prope
aris officinam deambulans divino quodamcau exaudiit malleos ferreos uper incude tunden
tes, onituque permit quam maxim cononos inter e reddentes, una tantum combinatione
excepta. Inillis vero cognovit, s Diapaon, 3 diapente, 9 Diatearon . E egue l'
Auttore , che ci li foe tanquan Deo patefatta bi intenione in fabricam; ibique
multis experimenti, inventa onitus differentia ex illis, quae in malleis erant gravitatibus ,
non vero ferientium viribus; nec malleorum figuris; nec ferris quod tundebantur tran

potione. Onde die Boetio nel primo della Muica cap.Io che mentre id animadver
tit, malleorum pondusexaminat. E dalla differenza de martelli, e dal loro peo venne
Pitagora incognitione della differenza, e caua degl'intervalli, che prima erano na
coti agl'huomini, onde il Keplero lib-3. Armonices Mundi pag.3 die Deprehen
die differentiam onorum ee ex magnitudine malleerum, ut magnigraves ono sederent,
parvi acutor. E circa la loro proportione. Cum autem inter magnitudines pedetur propri
proportio, menus malleos, proportiones facile animadvertit, quibus harmonica vocum in
tervalla contituerentur, 9 quibus diona; quibus concinna; s quibus inconcinna. E per
che ( come aerice Boetio nel opradetto luogo) eendo cinque li martelli, il
quinto come in conono f regettato, s cum quinque, dice egli, eent orte mallei

IQuintus ver i rejeius, qui cuntis erat incononans. Furono adunque li martelli di
eti pei.
ri primo di 12. Il econdo di 9. Il terzo di 8 Et il quarto di 6 li quali econdo Boe
-

tio nel luogo opracitato fra loro comparati, formavano le eguenti cononanze . Hi
igitur mallei, dice egli, qui 12 s 6 ponderibus urgebant diapaon un duplo concimentiam per
onabant. Malleus vero 12. ponderum ad malleum 9. sn malleus 8 ponderum ad malleum
4 panderum ecundum epitritam proportionem diatearon cononantia jungebantur. Ne
vem vero ponderum ad 6. 9 12 ad 8. diapente cononantiam permicebant . Novem

i ad in fauioiava proportione reonabat tonum, come i vede del eguente


sfiempio.
-

-,
-

3 -

- - -

(-

Con

PARTE III cap. I

Con queta oervatione adunque ritornato Pitagora a caa, ne fece molte eperien
ze, (come referice Boetio nel primo della Muica cap.11.) e veramente in quete pro
portioni ne reultaero le confonanze. Varia examinatione perpendit, dice egli
an in his proportionibus ratio ymphoniarum tota coniteret. E ci eperimentato con
la diviione de Calami , con Pei , Acetaboli, & altre eperienze , tabili

che le fopra demotrate cononanze ( quali olo furono note a gl'Antichi ) i


dimotravano con le proportioni di queti numeri ritrovate nel martelli, e che
quete foero la vera regola d'ee cononanze, e dice Boetio nel luogo opracitato
Itaque invenitregulam de qua poterius loquetur, qua ex re vocabulum umpit. Da tale per

quiitione pigliarono motivo li Muici Teorici di tabilire per oggetto di queta nobil
Arte il Numero Sonoro, poiche dice il Fogliani nella ua Muica Teorica ei.cap.t.

che Muicae facultatis ubiectum, quod Numerus onorus appellatur, nihilaliud et ni nu


merus partium onori corporis, utputa chorda, qua numeri , a dicreti accipiens rati
nem, no, certiores reddit de quantitate oni abeoprodutti. E con ragione li Muici Teo

rici tabilirono il Numero Sonoro per oggetto della Muica per eer queta una delle

Scienze Mathematiche, la i" quali egue in queta forma.

Vanno quete coniderando la quantit, la quale econdo Pitagora rapportato da


Boetio nel 2 della Muica cap.3. vel continua et, vel dicreta. Sed que continua et, ma
gnitudo appellatur. Que difereta et multitudo. La Quantit Continua conite nella
continuatione, grandezza, etenione delle ue parti, y et uis partibus junita, e
conite propriamente nella grandezza, che magnitudine i chiama. La dicreta con

ite nella digiuntione delle parti, e il proprio uo eere nella moltitudine, e con
idera il numero, y et disfunta a e. La Moltitudine in due membri i divide; pere;
(9 ad aliquid. Perfe viene coniderata nel Numero aoluto dall'Aritmetico; & Ad ali

quid come Numero relato dal Muico. La Quantit poi altra Immobile, e altra Mo
bile. L'Immobile i conidera dal Geometra; e la Mobile dall'Atronomo, onde o
pra

I 1 2.

T'A RT E III C A P. II.

pra ci die Boetio nel Proemio della ua Aritmetica. Horum ergo illam multitudinem,
qua per e et Arithmetica peculatur integritas. Illam ver, qua ad aliquid muici modula
mini temperamenta pernoeunt. Immobili, ver magnitudini geometrica notitia pollicetur.
Mobilis cientiam atronomica diciplina peritia vindicavit.
Nella Muica, che conidera il Numero ad aliquid, relato conidera il Muico due

coe, l'una la Voce, l'altra il Numero, che notifica quale, e quanta ii ea Voce;per
ci i dir eer il uo oggetto il Numero onoro; onde hebbe motivo il Fogliani di di
re nel luogo opracitato, che queta nobil Arte ii una cienza media tra la naturale, e
la Matematica, poiche dice egli Muica ex parte oni non dicitur Mathematica, ed Natu
ralis, ex parte ver numeri inilla coniderati, qui proculdubio terminus et Mathematicus ba
bens in numeris rationem menurac, dicitur mathematica, 5 qttia neutrum eorum, 9 per

, ed ex illis aggregatum peculatur, palam quodilla non eimer mathematica, nec mer
naturalis, ed partimmathematica, 3 partimmaturali, per conequens interutram
-

que media .

Viene adunque definito il Numero Sonoro dal Kirchero nel libr della Muurgia
cap.2 in due modi; lat, & trict. E dice egli : Numerus igitur onorus lat umptus nil
aliud et, quam numerus certam advoces, onoque relationem dicens, qui, 3 artificios in
corpore onoro reperitur. Strit veroamptus, relationem dicit ad intervalla tantum conona,

quanilaliud unt, quam certa proportiones, ac forma quadam cononantiarum primo loco
in muica coniderata .
Abbenche ii vero, che le Cononanze i miurino con il eno dell'Udito, racco
-

gleremo per da quanto i detto, che i deve obbedire alla ragione, come pi vera
ce, e certa, mentre ci avvia Boetio al cap.9. del primo della Muica, che Ipar enim
fononantias Aure metimur, Quibus ver intere ditantiis cononantiae differunt, idjam non
sAuribus, quarum unt obtua judicia, ed regulis notionique permittunt, ut quai obediens
quidam famulus it enus. 7udex ver, atque imperans ratio. Et avanti di coniderare
le loro ragioni in ordineTeorico, ar bene dimotrare la loro formatione in ordine
Pratico, che ar il motivo del eguente capitolo.

P.

II.

Delle Cononanze , e Dionanze in particolare, e loro formatione in ordine Pratico .


Ovendoi trattare delle Cononanze, e Dionanze in particolare, i devono con

D iderare le congiuntioni delle Voci, e Suoni, ditinti per tuoni, e emituoni, che,
concorrono a formarle, mediante li quali ono cotituite ee Cononanze, e dionan
ze, e quete econdo la mente degl'Antichi ono, per congiuntione uniona, per
congiuntione non uniona, e fra gl'altri da Tolomeo rapportato dal Gaffurio nel lib.
2 della Teorica capit.2, furono dipote in queta forma. Ttolomeum, dice il Gaffurio
conjunciarum vocum differentias boc ordine legimus contrattae. Voces, inquit inter,e, vel
amionae unt , vel non uniona . Non unionarum vocum Aliae quidem unt Equionae ;
-Alia Cenone; Alia Emmeles ; Alie Diona ; Alia Exmeles. L'unione ono,
dette quelle che unum , atque eundem igillatim pulae reddunt onum . Per Equio
ne i conidererano quelle, che imul pula unum ex duobus atque mplicem quodam-.

modo efficiunt onum. E ono le Diapaon e la bis Diapaon. Le Conone ono quel
le, che compoitum, ac permitum onum efficiunt uavem. Come ono la Diapente, e la

Diapaon. Diapente. Vengono dette Emmeli quelle, che cum conona non int, reit ta
progr)

- --

PARTE III CAT. II.

113

men aptantur aleantilenam. Dione furono chiamate quelle, che non permicent ono, at
que inuaviterferiuntenum. E le Emeli ono quelle, che non recipiantur in cononantiarum
conjunctione, il che viene meglio eplicato dal Lanfranco nelle ue cintille parte 4 carte
115. ove parlando delle cononanze econdo la mente degli Antichi, le divide in Unio
ne, Equione, Conone, Emmeli, e Dione ; glnione on quelle, dice l'Auttore, che per
coe inieme fanno il uono medeimo, come lo Cniono. - Equione ono quelle altre Cononan
ze, che rendono di due uoni il uono imile, come ottava, Quinta decima, e Vigeimaeconda.
Conone ono quelle, che fanno il uono permito, ma foave, come la Quinta, e la Duodecima,
Emmele pocia ono quelle, che i approimano alle cononanze, come ono la Terza, e Seta, e le al
tre imperfette cononanze. Dione ultimamente ono quelle, che propriamente Dionanze chia
mate habbiamo; onde noi potremo dire con il Dentice ne uoi Dialoghi, che le Dionanze

ono quelle, che in neun modo accordano. Le Cononanze ono le quinte, le duodecine, se altre
compote. L'Onione ono quelle,che fra di loro fanno empre un medeimo uono di voce. L'Equio
ne ono l'ottave, le quintedecime, e l'altre compote. El'Einele on quelle, che i poono addattare
alla melodia, cio, che i poono porre in mezz delle perfette cononanze, come dire le terze, le
fete, e tutte le altre.
i -

Li Moderni Muici Pratici dividono quete congiuntioni delle voci conone, e dione
in tre Clai, cio Cononanze Perfette, Cononanze Imperfette, e Dionanze, o Fale.

Vogliono alcuni , che la ola ottava sii cononanza perfetta, e che l'uniono non si
cononanza, ne meno dionanza, ma principio dell'una, e dell'altra: quete cononanze i
dividono in emplici,cc ipote,o duplicate,triplicate, e quadruplicate,come dall'eempio.
. Perfette unione, 8 equione, l Perfettemezzane, e conone.
Semp.

Comp.

Uniono -

1 i Quinta

Ottava

8 | Duodecima

Quintadecima

Trip.

, 1.

i Decimanona

gl

Quadrup. - Vigeima econda aa I Vigeimaeta

26 l -

imperfette, 8 Emmeli
-m
-

3 | Seta

Semp.

Terza

Comp.

Decima

Trip.

Decimaettima 17 I Vigeima

ro l Decimaterza

13

2o

Quadrup. I Vigeimaquarta za I Vigeimaettima 27


Dione, e Fale,

Semp.

Seconda

2 | Quarta

4 I Settima

2 l Undecima 11 l Decimaquar. 14

Comp.

Noma

Trip.

Decimaeta 16 | Decimaott. 18 I Vigeimapri. 21

Quadrup.

Vigeimaterz. 23

vigequini25 l Vigeimott. 28

Mueo Tetore,

TAVO

T A RT E III. CAT. II

II 4:
-

T A vo L A GEN E RA LE:
Perfette fale imperf fale perf imperf fale

s i l i-l-il-

--

--

4 - l

Io

11 , l

12

13

.
|

14

15

16 | 17 l 18 l 19 I 2o i

21

22

23

28

24

25

26

27

|
|

AL T RA TAV o L A GEN E RAL E.


-

- -

Perfette
-

Fale

Imperfette,
lo

Uniono, bae di tutte le

Voci.

Abbenche i ii pota la quarta fra le dionanze, coniderata con l'opinione de moderni


Pratici non come accordo,ma come emplicemente quarta, ad ogni modo accompagnata
con l'armonia delle altre parti facendo parte di mezzo, riece cononanza, mentre

che eendo unita con la quinta, forma una perfetta ottava armonicamente tramezzata.
Habbiamo poto pure l'ottava come replica dell'uniono non olo per eguire l'opinio

nione de Pratici, quali vogliono, che ogni cononanza, e dionanza i replichi con l'ag
giunta del numero7. verbi gratia alla econda aggiunto il 7 diventa nona, alla quinta ag
giunto il 7 diventa duodecima; cos parimente all'uniono aggiunto il 7 diventa ottava;
m anche perche habbiamo detto nel cap.2o della 2 parte, l'ottava imile al uo primo
uono octavusitaque onus, dice il Gaffurio, milis et primo.

M di gi tempo di coniderare la formatione di quete congiuntioni delle voci, che


formano le cononanze, e dionanze, che ono molto necearie al Mufico, come quelle

che ono gli elementi Muicali, e da queti depende il tutto, perche dice Aritotile che
Cmnis cientia, 9 cognitio fit ex cognitione principiorum, ii adunque dell'uniono.
L'Uniono che deriva dal Latino, e tanto vale, quanto a dire vox unius oni, non i
deve dire propriamente cononanza, ma ex vi vocabuli, si efformationis, unionanza, per

eere,
che in otanza non uono divero, ma ben i replicato, che perci diremo non
ne COn

PARTE III C A P. II.


115
n confonanza, n dionanza, ma principio, e radice di quelle, come l'unit non nu
mero, ma principio de numeri, il punto non corpo, ma principio della linea, onde
die Gregorio Rau nell'Enchiridion, E fundamentum aliorum modorum, s emper manet
immobilis, Stefano Vaneo nel 1. della Muica c.25. lo difinice con dire: Onionus et altem
duorum equalium onorum aut alten in unico, 9 eodem onopunitim, aut linealiter contantium
aggregatio. Il Valla nel 2 della Muica dice, che Et tatus vocis, neque in acutum, neque
in gravem tendens. Et il Kirchero lib.3 della Mufurgia cap.5. Unionus et eiudem vocis re
petitio omnis intentionis, 9 remiionis incapax. Onde i diranno le voci unione, quando
i troveranno due, pi note congionte inieme nel medeimo luogo, corda conimi
le, come i vede dagli eempii.
-

--

---

La econda, che una delle dionanze, una mitura di due uoni, che apramente per
vengono all'udito, 8 maggiore, e minore, come ono anche le terze, e ete, e ettime,
La minore quella, che formata dal emituono; come voce equivoca, equivocatur ad
duo, dice Pier Canutio Potentino rapportato dal Picitone nel 1. lib. del Fior Angelico
cap.34 idei dicordantiam, 3 conjunitionem, come dicordanza di due voci congiunte inie
me, i conidera al preente, la quale econdo eo Picitone nel opradetto luogo, una certa
dicordanza, e mitura di due voci, e di due dies: ab invicem ditantium effecta: e econdo il Va

neo nel primo della Muica cap.28 Et autem duorum onorum proxim conjunctorumcopulatio,
:
-La econda maggiore quella, che vien formata dal tuono perfetto, il quale parimente
anch'eo , come equivoco importa quattro coe, come habbiamo detto nel ottavo cap.
della econda parte, al preente noi lo conideraremo, come congiuntione, coadunanza
ive coharentia.

- -

di due voci, che eendo difficili ad uniri fra loro, formano una difonanza apra, 8 in
gioconda all'udito; di queto tuono, econda die Andrea Ornito Parco, che Et vocis

voce per ecundam perfettam ditantia, & il Kirchero Tonus qui, dg ecunda maxima 5 c.

vedi gli eempii.

Quete econde i poono formare an


che accidentalmente con le figure ac

cidentali di b molle, H quadro, e X die


is, come pure i poono anche rendere
mediante queti egni, di maggiori in
minori, e di minori in maggiori.
-

La Terza una delle cononanze im


U

Seconde minori. Seconde maggiori.


--

perfette, 8 di due orti, l'una minore,


e l'altra maggiore, la minore vien chia
mata da Greci emiditono, & anche -

Trifonia minore (la ua derivatione i dimotrer quando i parler della terza maggiore)
di queta die il Picitone nel Fior Angelico lib.1. cap.37. Semiditonus et pecies dicantus,
H

qui

T'ARTE III. CA P. II
I 16
qui tertia imperfetta dicitur; e i ritrova in tre note, che racchiudono un tuono, 8 un es
mituono. Sinibaldo Heyden la definice con dire Semiditonus et intervallum vocum aqua
cunque linea ad alteram, aut quocunque patio ad alterum v. g. re, fa mi, ol. e da Giovan
Spangerbeck: et intervallum vocis voce per tertiam mollem, 5 imperfettam, ftque interre,
fa. mi, ol f anche chiamato queto patio di un tuono, e mezzo, Triemituono. La ter
za minore ha due pecie, le quali vengono formate per variata ede del emituono, non o
lo in ee terze, ma anche in tutte le altre cononanze, e dionanze, e quante variate po
itioni haver il emituono in ee, tante aranno le pecie loro: vedi gli eempii, li quali
i formano con una parte ola per non accrecere il Volume . Le note nere ignificano il
emi tuono.

Prima pecie.

pecie.

La Terza maggiore chiamata da Greci Ditono, & anche Trifonia maggiore, detta
Ditono dia, che importa due, 8 tonus, toni, quai duo toni imuljuniti. Trifonia poi i dice
tris Greco, che importa tres, & phonia, che ignifica onorit, cio onorit di tr voci.

uetaTerza adunque una mitura , concordanza di tre voci, note, ab invicem


duobus tonis ditantium, overo, Ditono non altro, che la onorit di tre note, o voci, che

formano la compoitione di tre uoni , fra quali non entra il emituono; di queta die
Sinibaldo Heyden lib. 1. de Arte canendi : Ditonus e intervallum quacunque linea ad alt

ram, aut quovispatio ad alterum, itatamen, ut nullum emitonium centineat. Hermano Fi


neck nella ua Pratica lib n. Ditomus et perfetta tertia duos tones habens, cuius due unnpe
cies, ut, mi fa, la e Giovan Spangerbeck Et dura, 9 perfetta tertia, ft4ue inter; ut, mi.
fa, la vedi gli efempii.

Prima pecie.

Seconda pecie.

Quete terze tanto maggiori, quanto minori i posono tramutare mediantili egni ac
cidentali, di maggiori in minori, e di minori in maggiori, come

minori in maggiori.

maggiori in minori.

La Quarta da Greci chiamata Diatesaron,Tetracordo, e Tetrafonia, viene annove


rata dalli Muici Pratici fra le disonanze, ma fra quete la meno disonante; accoppia
ta con la quinta nella formatione dell'ottava (come i dise) cononante ; onde i pu
dire, che sii Anomala fra le cononanze, e disonanze. Si dice Diatesaron a dia, che im

porta due, 6 Tearon, che ignifica quattro, cio l'etremit di due voci congionte per l'in
tervallo di quattro note, ovoci; i dice Tetracordo a tetra Greco, che ignifica quattro, e
sbordon, che interpetrato voce; onde Tetracordo non altro, che la congiontione di

quattro voci, o uoni, deriva la denominatione di Tetrafonia Tetra Greco, che importa,
cotm

T A RT E III. CA P. II

I 17
come i detto, quattro, 8 phonia, cio onoritas, iche onorit di quattro voci ignifica, e
viene decritta dal Kirchero lib.3 della Muurgia cap. 5 con dire: Intervallum muicum et,
quo vox per duo tonos, 9 emitonium minusurum, 9 deorum movetur; i chiama anche

quarta minore, e perfetta, la quale ha tre pecie conocibili per la variata poitione del e
mituono, come

Il Tritono, chiamato anche Ditono


cum tono, overo Tetracordo, o Tetra

fonia maggiore, o quarta maggiore,


Prima

una compoitione dionantiima, e i

pecie

dice Tritono, a tris, che importa tre, 9.


toniti toni, cio compoitione di tre tuoni,
fra quali non entra emituono alcuno, Sc

uno deii intervalli uperflui conidera


Seconda pecie.

ti nella Muica, di cui die Boetio, Ei au

Terza pecie.

da in muica propter ui cantus duritien,


che perci fu ritrovato il b molle per di
truggerlo: Enim,dice egli,b molle invenit
propter dictum tritontin, tit eun detrueret,

tem tritoni duriima pecies, 9 et vitan

e decrivendolo die il Kirchero nel luogo opracitato: Titonus, ive quarta major inter
vallum micum et, vocem per tres tonos intendens, aut remittens: vedi l'eempio.

La Quinta diminuta, o emidiapente,


econdo il Kirchero nel luogo opracita
-

-- -

to: Muicum intervallum et , quo vox per


t duo tono, 9 totidem emitonia minora mo

vetur: queto intervallo conimile al tritono , poiche die eo Kirchero nel lib. 5.
della Muurgia cap. 14. S 4: abbenche l'uno coti di quattro gradi, e l'altro di cinque, ad
ogni modo quanto all'orecchio ono conimili, 9 enim, dice egli, Tritonus ut plurimum
in cala quatuor gradus habeat,emidiapente ver quinque, et autem una, 9 eadem quo ad aures
dionantia, uti ex itemate harmonico paul potponendo patet : come i pu vedere dalle ta
tature degli Organi, 8 altri itrumenti da tato, ono per differenti in due coe, l'una,
che il Tritono non ammette naturalmente il emituono, come fa la quinta diminuta;
l'altra, che uno differente dall'altro per l'intervallo d'un comma, come afferma il Kir
chero nel luogo opracitato S. 5. Cum Tritonus, 9 Semidiapente quai idem int, 9 intervallo

coinmatisolim dilent, 9 c. vedi l'eempio d'ambedue.

La Quinta perfetta, una delle con


--

Tritono.

Semidia pente.

onanze perfette da Greci chiamata


Diapente, Pentachordum, Penta
phonia; vien detta Diapente, a dia,

che ignifica de, overo, per; & pen


te, che importa cinque, cio cononanza di cinque voci, o uoni; Pentachordo i dice
pente, che come habbiamo detto cinque ignifica, 8 chordon, cio voce; cos Pentafonia,
pente, coi cinque, & phonia, cio onorit, il che tutto ignifica una cononanza di cinque
voci, o uoni, che racchiudono tre tuoni, & un emituono; di queta anche fu detto, che
e connexio, ex diatearon, 9 tono; & decritta dal Kirchero nel lib. 3 ubi upra, con

dire: Liapente Muicum intervallum ei, quo vox ab uniono acendendo, per tres tonos, 9 e
Muico Tetore,

mitonium

T'A RT E III CAP II

I 18
mitomium miuus quibus contat; ive per duos tonos maiores, y unum minorem, cum emitonio
majori movetur. Le ue pecie ono quattro, vedi gli eempii.

Prima pecie.

Seconda pecie.

Terza pecie.

Quarta pecie.

La Quinta non olo diminuta, ma pur anche uperflua, la quale non abbracciata
e non rariime volte da Muici; come pure anche la Quarta viene coniderata come u
perflua; vedi gli eermpii.

Quinta uperflua.

Quarta uperflua.

La Seta da Greci chiamata Exacordum, ab exa, che ignifica ei, 3 ebordum, che s'inten
democe; anche detta Exaphonia, abena, che importa ei, come i die, 6 phonia, ono
rit; onde una compoitione di ei voci, la quale i divide in maggiore, e minore:
L'Exacordo minore, eta minore, i dice anche emitonium cum diapente, di cui die
Hermano Finek: Semitonium ver eum diapente et imperfetta eneta, que contituitur duobus
emitoniis, 9 tribus tonis; e Sinibaldo Heyden: Et vocis tranitus qualibet linea in tertium
patium: quolibet patio intertiam lineam, duo emitonia, s tres tonos intra e continens. Ex
emplum etmi, ty fa, extam minorem vocant cantores; &il Kirchero nel lib. 3 della Muur
giacap, ut up. Sexta minor mueum intervallum et, quo vox per tre tonos, y duo emitonia

minora, quibus contat movetur urum, veldeorum, adunque la eta minore contiene in e
due emituoni, e tre tuoni, le pecie della quale cauate dalla variata ede del emituono
ono tre, come dagli eempii.

Prina pecie,

PARTE III cap. Il

19

Seconda pecie -

Terza pecie,

La eta maggiore detta Exacordo,8 Eaxphonia maggiore, &anco tonis cum diapente,
di queta dice Hermano Fineck lib. 1. della ua Pratica, che et perfetta exta, qua continet
quatuor tonos, 9 unum emitonium: Sinibaldo Heyden de Arte canendicap.3. et itidem
tranitio qualibet linea, in tertium patium, aut quovis patio ad tertiam lineam, ed qua unum
tantum emitonium, 9 quatuor tonos continet. Exemplum: ut, 9 la, per extam ; alios exta
major dicitur, come i pu vedere dagli eempii; le ue pecie ono tre.

Prima pecie.

Seconda pecie.

Terza pecie.

Quete fete maggiori, e minori i poono tramutare mediante li egni accidentali di


i

maggiori in minori, e di minori in maggiori, come

Maggiori in minori.

-- -

i in maggiori.
La ettima una della dionanze da Greci detta Eptachordum, & Eptaphonia da Epta,
che ette fignifica, 8 chordnm, &phonia, che importa quanto i die di opra, e i dimotra,

che ia una congiuntione di ette voci, o uoni, 8 di due orti, l'una maggiore, e l'altra
minore,
H 4

La

I 2.O

pA RT E III C A P. II

La ettima minore detta eptachordo, &eptaphonia minore, chiamata anche diapente


cum emiditono, compota di ette voci, 8 differente dalla maggiore non per la quan
tit delle voci, ma per li emituoni, poiche queta contiene quattro tuoni, e due emituo
ni, e quella di cinque tuoni, un emituono; la decrive il Kirchero nel lib3 &c. con
dire: Semiditonus cum diapente, eptima minor intervallum et, quo vox movetur ab uniono per

quantuor tonos,09 duo emitonia minora vg. ex D. in C. tono deficit diapaon: le ue pecie o
no cinque, econdo la variata ede del emituono: vedi gli eempii.
-

Prma pecie,

Seconda pecie.

Terza pecie -

Quarta pecie.

Quinta pecie.

La Settima maggiore, Eptaphonia, & Eptachordo maggiore chiamata, 8 anche detta


diapente cum ditono, una congiuntione di ette voci, o uoni ditribuiti in cinque tuoni,
& un emituono; di queta die il Kirchero nel luogo opracitato: Ditonus cum diapente
ei eptima major quinque tonis, 5 emitonio minore conans, eius acenus et ex C. in Bmi, 9,
deficit diapaon emitonio minore, uperataue emidiapaon uno comate, 8 di due pecie,
come dagli eempii.
-

Prima pecie.

Seconda pecie.

- .

p A RT E III

C A P. II.

I2 I

L'ottava Regina delle Cononanze non olo una delle perfette, ma fra quete la per
fettiima, vien detta da Greci Diapaon Ocdofonia, Archiymphonia, pure Archo
phonia; i dice Diapaon, Dia interpretato de , overo per, 8 pan, quod et totum. Cio
madre, nudrice, luogo, e recettacolo, 8 univeral oggetto di tutte le altre cononan
ze; poiche Diapaon s'interpreta anche totum, cio che include tutte ie altre, che perci
f chiamata Archiimphonia, Archophonia dal Greco vocabolo Archos, che vuol dire
Trincipe, 8 phonia, cio onoritas, cio Principea onora, i dice Oedophonia, da
Ocdo che ignifica otto, phonia onorit, cio onorit di otto voci , chiamata da To
lomeo equionanza, perche la prima, 8 ottava nota, voce congiunte inieme , for

mano una tal cononanza, che pajono una itea voce, con la ola differenza del grave,
e dell'acuto; pur anche detta Diapente eum Diatearon, perche congionte inieme la

compongono; di queta die il Kirchero nel luogo opracitato, Diapaon cononantiarum


regina intervallum muicum et contans ex Diapente, 9 Diatearon, quo vox per quinque to
nos, 9 duo emitonia minoramovetur natura voci humanae inita cota adunque di cinque
tuoni, e due emituoni, e i ritrova da una lettera all'altra, come da A ad A. e da B a B.

&c. le ue pecie formate dalla variata poitione delli emituoni ono ette, come da
gli eempii .
-

Prima pecie.

Prima pecie.

Terza pecie.

Quarta pecie.
-

Quarta pecie.

Seta pecie.

I 22,

pA RT E III CA P. II.

Settima pecie.
Si ritrova l'ottava alle volte eer diminuta, e uperflua, 8centrambi ono intervalli fal
i, e dionanti, l'ottava diminuta i chiama emidiapaon, e manca dalla vera ottava di

un emituono, & compota di quattro tuoni, e di tre emituoni, come dall'eenpio.

L'ottava uperflua upera la vera ottava d'un emituono, e i forma di ei tuoni, e d'un
emituono, come dall'eenpio.

Queti intervalli uperflui, e diminuti poti aolutamente nelle cantilene offendono


molto, e non pu l'udito patirli ; vengono per uati da buoni Pratici la quinta diminu
ta, e la quarta uperflua, e fanno buon effetto, purche iino pote con i debiti modi, la
quinta uperflua, e la quarta diminuta non ono praticate, l'ottava poi, i uperflua,
diminuta, totalmente abborrita, e fuggita da tutti li buoni Compoitori.
Abbenche tutte le Cononanze iino dolci, e grate, ad ogni modo i pu di
re , che la quinta ia pi piena dell' ottava , perche maggiormente occupa l' udi
to , e pi lo diletta a caua degli etremi uoi diimili , a differenza dell' otta
va , che in tutto li ha imili ; la quinta anche pi piena della quarta, e la quar
ta pi di tutte le altre , che li ono minori . Le cononanze imperfette ono men

piene delle perfette; la terza, e eta maggiore ono pi vaghe, allegre delle minori ;
le maggiori deiderano empre fari maggiori, bramando la eta paare all'ottava,e la ter
za alla quinta, e le minori amano di minorari, deiderando la feta di paare alla quinta ,
e la terza all'uniono; le maggiori formano il concentovivo, & allegro, e le minori lan

guido, modo
e meto.
per natura
loro ono
apre, e&laall'udito
onoLepidionanze
apre, e crude
la ettima
maggiore,
econda inopportabili
minore, le quali:
maggiormente i copriranno, e non aranno pote con li debiti modi; la ettima mino

ad ogni

re, e la econda maggiore ono men'apre, e tali maggiormente compariranno legate, e


riolte con i debiti modi.

C A P.

III.

Della conideratione del Numero in ordine Armonico.

N El'antecedente
capitolo habbiamo coniderato la compoitione delle cononanze,
e dionanze in ordine
Pratico; hora i deve dimotrare la loro formati ordi
-

InC I CO

pA RT E III C A P. III.
123
neTeorico, m perche quete furono invetigate dal famoo Pitagora dal uono de mar
telli (come i die nel cap.1. di queta terza parte) & havendo
del loro peo
coniderato in ei, fatto conocere a quel Filoofo, che queta era la loro radicale cotitu

fi

tione, e vera, e reale formatione, perci doveremo noi avanti di trattare di ee, conide

rare nel preente capitolo la qualit, e quiddit di eo Numero; richiederebbe in vero la


materia un non picciol volume, e non un breve capitolo; pure, a odisfatione, 8 intel
ligenza del notro Muico Tetore, procuraremo formarne un' Epitomatico Trat
tatO

E' quai commune opinione, che l'huomo naturalmente numeri, e che il buon Dio
gli concedee il Numero come neceario intrumento al dicoro, 8 alla ragione, poiche
enza queto i dimotra pazzo, e tolto, e tutte le Scienze, 8 Arti, vili, 8 abiette i ren
dono, come aerice il Gaffurio nel lib.2. della Teorica cap.6, con dire. Nymerum quoque
ab ipo Deo hominibus traditum, velut rationis, dicurionigue necearium intrumentum, quo
ublato, 9 animus amens appareat, 9 cientiae, arteque, ut jam diximus, penitus evane
cant. Omnia denique mala ee cenuit Plato, qua concordi numero, 9 pulchritudine carent ;

quae vero conentientibus bona. E furono li Numeri in tanta conideratione appreo li Pita
gorici, che tutta la loro Filoofia in queti fondarono, poiche l'Unit (come rapporta il
IKeplero lib. 3. Harmonices Mundi pag 4.) gli rappreentava la Forma, l'Idea, e la Men
te. Nam unitas, dice egli, repreentabat ips Ideam, Mentem, 9 Formam. Nel due, co
me quello, che ammette diviione, conideravano la Materia. Binarius igitur altereitatem

gnabat, 3 Materiam, quia diviionemille admittit, ut (sita. E dal tre notificato gli era il
compoto di materia, 8 forma, perche cota di tre dimenioni, come il Numero terna
rio di tre unit. Denique Termarius notabat illis Corpus compoitum ex Forma, 5 Materia, i

cut 3 compotus et ex 2. 9 1. s quia corpora mundana tot habent dimeniones, quot Ternarius
unitates. M non i contentarono di tabilire nelli Numeri li tre principii del compoto
corporeo, che vollero anche l'itea Anima eer formata da queti. Neque tantum dice
il citato Keplero imbola erant Numeri trium principiorum, ed jam ipa anima componeba

tur ipis, (9 ex bice numeris, eorumque proportionibus. E conclude infine eo Keplero nel
opracitato luogo, che da queta conideratione affirmaero li Pitagorici, che l'Anima i
dilettae tanto del Canto, per eer queto formato d'Armoniche proportioni. Ad hoc
dogma. Dice l'Auttore, duxit illos proculdubio, conideratio ita, quod Anima bumana dele
ctetur tantopere vocibus, quae aliquos proportiones harmonicas magnitudine ua formant, (9.
continent .

Eendo adunque il Numero tanto neceario alle coe create, e cotando le Muicali
Armonie di Numerali proportioni, mentre che aerice il precitato Gaffurio, che tota ip
a muica motus, si vocum numero indiget. Dover per tanto lo tudioo eer ben itrutto
della qualit, natura, e quidit di ei Numeri, mentre che ci avia il Kirchero nel lib. 5.
della Muurgia cap.1. che il Compoitore Numerorum naturam, 9 proportionen (ine quo
rum notitia nihil in boc negotio dignum praetiterit) perfect quoque calleatoportet.
Il Numero econdo Boetio un agregato di unit. Numerus et unitatum collettio, vel
quantitatis acervus, ex unitatibus profuus. Secondo Giordano Nemorario. Numerus et
quantitas dicretorum collettiva. E econdo Euclide nel lib,. degli Elementi Geometrici
7Nymerus autem ex unitatibus compota multitudo. La di cui denominatione deriva a Num
mo, & il uo Algoritmico proceo egue in queta forma. 1, 2 3 4 5 6.7.8.9. 1o 2o.3o.
&c. 1oo 2oo 3oo. &c. 1ooo 2ooo. 3ooo &c. in infinito. Cio, uno, due, tre, quattro ,
ei, ette, otto, nove, dieci, vinti, trenta &c. cento, duecento, trecento &c.

mille due mille, tre mille &c. in infinito.

L'uno, che in latino i dice anni. Hebbe la ua denominatione da, ena Greco

"
Q

124

T'ARTE III C A P. III.

lo. Il due, e tre, che duos, 9 tres i dicono in Latino, vennero dalli vocaboli Greci dra,
d9 tria. Il quattro hebbe la ua denominatione dalla figura quadrata, 8 in latino i dice
quatuor. Il cinque in Latino detto quinque. F cos detto ad placiti in primi intituentis. Il
ei, ette, otto, nove, e dieci, che in latino i dicono ex, eptem, odio, novem,89 decem,
derivarono dalli Greci vocaboli Hexa, Hepta, Ocdo, Nea, e Deca. Il vinti, che in La

tino i dice viginti, f cos detto, quai decem bigeniti, e cos il trenta, che Latinamente i
dice triginta, i dice decenario tergenito. E cos degli altri in ino al cento, che deriv a

cantu. Il duecento quai dracentum,e cos degli altri inino al mille, cos denominato mul
titudine, che perci la oldatecha f chiamata militia, quai multitia. Vogliono che l'unit
fra li Numeri non ii Numero,m fonte, origine,e principio di ei Numeri, come il punto

principio della grandezza, come aerice Margarita Filoofica lib, 4 trat. 1. cap.3 con
dire Unitas autem non et numerus, ed principium numeri, icut magnitudinis pun

ctum. Queta Unit , che l'origine degl altri Numeri, i dice parimente Ma
chio, e Femina, 8 anco Pare, & Impare, & eendo principio, e fine, i riferice a Dio,
come vuole Macrobio rapportato da Giovan Frochio nel uo Opuculo Rerum Muica

lium cap.2. 7am numerorum origo monas et, dice egli, que unita dicitur, 9 mas idem, 9
faemina et, par idem, atque impar, ipe non numeri, edfoni, 9 origo numerorum. Hacmo
nas initium,finigue omnium, ipa principii, aefnis neciens, ad ummum Deum refertur .
Haec fer Macrobius.
Si conidera il Numero dal Aritmetico in tre modi . Secundum e ad aliquid. Et ecun

dum formam cio il primo modo in e teo coniderato , il econdo ad altri coni
parato, & il terzo come applicato alle figure Geometriche Numerus ecundum e, di
ce il Fabro Stapulene nell'Epitome opra li due libri dell' Aritmetica di Boetio .
Et numerus, qui in comparatione ad alterum minim conideratur, neque ut ad figuras Geo
metricas applicatur -

Numerus ad aliquid et, qui in comparatione ad alterum umptus conideratur.


'Numerus ecundum formam dicitur, pro ut ad figuras Geometricas applicatur.
Abbenche ii in ola conideratione del Muico il Numero ad aliquid, cio relato, ad

ogni modo di neceit coniderare anche il Numero in e, come quello che erve di lu
me alla cognitione del Numero ad aliquid, relato. Il Numero poi quoad Geometricas fi
3uras non in conideratione del Muico.
Del Numero in e teo coniderat.

Il Numero, che come i die, et Unitatum collectio, coniderato in e teo, e nelle


ue parti i divide in due Generi, e queti in pi pecie, come inegna il Frochio nel luo
go opracitato, con dire: Hic in e ipo, 9 uis partibus conideratus in duo genera dividitur ,
quo tim utrumque in pecie, complureis ditrahitur.

Il primo genere il Numero pare. Primum itaque,dice il udetto Frochio ubi upra, Et
par numerus, qui in duas partes equale diviibilis et, nulla unitate media, ut quatuor dividitur
in duo, 9 duo unitate nulla mediante. I numerus ab Arithmeticis faeminae, 9 matris adpella
tione vocatur. Et il Stapulene nel luogo &c. Numerus paret, qui in duo aequa dividi potet .
Di queto die Boetio nel primo dell'Aritmetica cap.4. Par numerus et, qui ub eadem di
viione pctei in maxima, parviimaque dividi.
-

Il econdo Genere il Numero Impare, il quale econdo il Frochio opracitato, ei


qui in duo a qualia dividi non potet quin unitas interveniat, ut quinque, in duo, 9 duo divio ,
nitas intercedit. Hic mai vocatur, 9 patris al pellatione veneratur. Di queto dice il Sta
Iulene ubi & c. Numeri imparet, qui in duo egua minim dividi potet. E Boetio nel luo
So opracitato lug vero nmerus et, cui hoc quidem accidere non potet, ed cuius in dias
inacqua

125

T> A R T E. 1 II. C A P. III.

inaequaler famma* naturalis eff fe&io. Tanto il Numero pare, quanto l'imparefifubdivido*
no in pi divifione, come qui appreffo fivedr.
-

del Nymero Pare .

Il Numero pare fidivide in due modi; l'uno come denominato dalle fue parti , l'altro
fecondo la fumma delle fue parti.

Il Numero pare denominato dalle fue parti h tre fpecie. Parpariter par ; Par pariter
impar;&9. Tar impariter par. Cio Numero pare parimente pare; parimente impare; &:
imparimente pare.
Il Numero pare parimente pare un Numero, le di cui parti fi dividono in due parti
uguali in fino, che arriva alla indivifibileunit;di quefto diffeil Stapulenfe ubi fupra,che

#numerus par, cujurpartes in duo aequa ad unitatem ufque fe&ionem recipiunt.Et il Frofchio,
ib. Imprimis eff numerurparpariter par,cujus fingul partes in fingula duo paria dividi poffumt,
quo ufque ad indivifibilem unitatem redigautur, ut fexdecim in o&o , ; o&o in quatuor,{9,
quatuor; quatuor in duo, {9^ duo ; duo in monadem, 9 monadem.

ll Numero pare parimente impare, unNumero, le dicui parti fra loro fono ugua
li, m effe fono di Natura impare, come dimoftr il Stapulenfe condire. Eff numerui par
cujuf media aequalium partitionemmon admittunt. Et il Frofchio. Deinde eff numerus parpa

riter impar, qui in duas partes quales quidem , fed ipfs impares divifibilis eff, ut decem
in quinque, {9^ quinque.

Il Numero pare imparimente pare un Numero le di cui parti fi dividono in parti


uguali , m quefta divifione non arriva infino alla indivifibile unit, come lo defcrive il

Stapulenfe. E numerus par, cujus media qualium partitionem admittunt, fedpartium in duo
qua partitio citra unitatem deficit . Et il Frofchio. Tandem eff numerur par impariter par,
cwju* parte rparer, {9, aliquoties mbimas qualer diffrabuntur, fed bujufmodi fubdivifio ad umi

tatem ufque nonpertingit, ut viginti quatuor in duodecim , & duodecim;duodecim in fex,& fex;
s^/ex im tria , , tria , quiambo numerifunt imparer.
*
II Numero pare confiderato fecondo la fumma delle fue parti h tre fpecie, e fono Per
feus ; Diminutus ; {9, -abundans ; cio Perfetto; Diminuto;& Abbondante.
Il Numero perfetto un Numero pare, che da tutte le fue parti viene mifurato, quali
unite cQmpongonola total fua fumma ; lo dimoftra ilStapulenfe con dire: Nymerufper
fefur eff mumerus par, cujus omnes compofitae, fimulque acceptae parter, fui totiusfummamim
plent. Pars eff qu aliquoties fumpta , neque excrefcendo, neque deficiendo fuum totum meti
tur. Et il Frofchio Eff numerur par perfe&us , cujus partes fimul /umptae fummam fui ipfius
ex quo perficiunt ; ut fex , cujuf aliquotae tria , duo , {9^ monar ipfum plan perficiunt.

La Parte Aliquota fecondo il Fogliani nekla fua Mufica fe&t.1. cap.z. Eff quae aliquotiens
fumpta reddit prcis fuum totum, ut unitas refpe&u binarii ; bifenim fumpta refituit prcis
fuum totum, boc ff binarium. Eadem ratione bimarius eff pars aliquota refpe&u quaternarii ,
-s, ternarius refpe&u /enarii, {9, ffc de Aemilibus. Pars vero non aliquota buic oppota e, qu

aliquotiens fmpta non reddit prcisfum totum, ut ternarius refpe&ufptenarii; bis enim fm
ptus fumma/ui totius deficit ; Ter autem fumptus fummam fui totius tranfcendit.

II Numero diminuto quello, che non empie la fumma del fuo tutto; di effo diffe i!
Stapulenfe7Nymerut dimintus e, cujus colle&ae parte*, mimur ipfo toto redduntur, qui, &sm

imperfeur dicitur. Et il Frofchio. E numerus par, cujus partes aliquotae un conitutae fum
mam fui totiuumom perficiunt, ut o&o , cujus aliquot funt quatuor, duo , {9^ monas, quae /?
ptem dumtaxat faciunt.

II Numero fuperfluo quello, le di cui parti eccedono il fuo tutto. Nmerurabundans


diceil Stapulenfe, eff cuju3 in unum ada&aepartes totius fummam excedunt, qui&s^ idem fper
fwyymunyupatur, Etil Frofchio, Fff fnimnumerui par/perfuit*, cujus partes

g*

wmprat',

r26
T'ARTE III CAP. III
umpta, ummam ui totius excedunt, ut duodecim, cujus aliquote unt ex, quatuor, tria,
duo, (9 monas, quae faciunt exdecim.
Vuole l'Artui nella ua Arte del Contrapunto ritampata nel 1598. che il Numero Pa
-

rei poi anche dividere in parti ineguali. Pare quello, dice egli alle carte 5. , che pu
eere partito in due parti eguali, anco ineguali, laondei divide il 1o in 5 9 5. (9 in 3 (9,
7. 9 il uoproprio, chee unaparte i ritrova eer uguale, l'altra imilmente ar uguale, e e
l'una ineguale, l'altra altres ineguale.
Del Numero Impare.
-

Il Numero Impare, che ditinto per natura, e otanza dal Numero pare, mentre che
non i pu dividere in due parti uguali, come f il Numero pare, quello, dice l'Artui nel

luogo opracitato, che nella ua diviione non riceve nelle parti ugualit alcuna, comeil 7 che
i divide in 4 3 3 parti ineguali, 9 il uo proprio , che una parte ia eguale, e l'altra ine
guale. Parlando Boetio della differenza del Numero pare, impare, die nel primo
dell'Aritmetica cap. 13 Siquidem ille in gemina membra equa dividi potet, bic ne ecari
queat unitatis impedit interventus: Eegue l'Auttore in dimotrare le ue diviioni, e pe
cie. Tres habet imiliter ubdiviiones, quarum una ejus pars et is numerus, qui vocatur pri
mus, y incompotus. Secunda vero, qui et ecundus, 9 compoitus. Ettertia is, qui qua
dam horum medietate conjunctus et, 3 ab utriuque cognatione aliud naturaliter trabit, quod
ei per e quidem ecundus, 9 compotus, ed ad alios comparatus primus, 9 incompotus in
venitur. Et il Gaffurio nel 2 della Teorica cap.7. parlando di queta diviione die. Im

parium ver numerorum, Alius primus, 9 implex; Alius ecundus, 9 compoitus ; Et


-Alius mediocris. Sono adunque le pecie del Numero impare tre, la prima Numero impare
emplice, primo, 8 incompoto; la econda Numero impare econdo, Sc compoto, e
la terza Numero impare mediocre, overo per e primo, 6 incompoto.
Il Numero impare emplice, primo, 8 incompoto quello, che non h parte, nu
mero, che lo miuri, m dalla ola unit, che la miura d'ogni numero, viene formato,
e denominato, come lo dimotra Boetio nel cap. 14 dell'Aritmetica lib,1. Et primus qui
dem, 9 Incompoitus et, qui nullam aliam partem habet, nii eam, que tota numeri quanti
- -

- -

tate denominata it, ut ipa pars non t nii unitas, ut unt. 3 5 7 9 11 13 ye. E poco dopo
oggiunge. Diciturautemprimus, 9 incompotus, quod nullus eum alter numerus metiatur,
praeter olam, que mater et unitatem. Il Gaffurio nel luogo opracitato. Simplice numeri
unt, qui nullam partem aliquam ultra unitatem habent, ut ternarius, cui unitas et pars tertia
d9 quinarius, qui olam quintam partem, cilicet ipam unitatem habet, atque eptemarius olam
eptimam; bis namgue unitas ipa ola pars et aliquota, atque omnium numerorum communis

menura. Et il Frochio nel luogo opradetto. Et namque numerus imparimplex, qui non
habet partem, aut numerum e metientem, prater unitatem, que ua totius quantitate denomi
nationem accipit, ut ternarius, quo monas ipius tertia denominatur. I numerus, (9 alia de
nominatione primus, y incompoitus dicitur.
--

Il Numero impare compoto, e econdo quello, che non dalla ola unit, m anche
da un'altro Numero miurato, e compoto, come afferma il Stapulene opracitato .
Numerus compoitus et numerus, quem non ola unitas, ed 9 alternumerus ipum menurat ,

qui 9 idem ecundus appellatur. Il Gaffurio: compoti unt, qui non ola unitate metiuntur,ed
9 aliis partibus aliquotis , ut novem, qui ex unitate, 9 ternaria reducuntur, partibus cilicet
aliquotis. C't quindecim ex unitate, 9 ternario, atque quinario partibus uis aliquotis rei
muntur, 9 c & il Frochio. Deinde et numerus impar compoitus, qui praeter unitatem, alium
quoque numerum habet e metientem, 9 cotituentem, ut novem, qui preter monadem habet
etiam ternarium, quiter umptus ipum novenarium cotituit quare alioqui ecundus, 9 com
poitus dicitur.

Il Nume

T'ARTE III C A P. II,

127

Il Numero impare mediocre un Numero per e teo compoto,m comparato ad un'


altro primo, 8 incompoto, & della natura del primo, 8 incompoto; lo dimotra il

Stapulene. Numerus olum ad alterum primus, et numerus, qui ecundum e compoitus et ,


ad alterum ver comparatus, ola cum illo communi metitur unitate. Meglio il Frochio .
Totremo et numerus impar mediocris, cujumodi et novenarius, qui pere quidem ecundus, 9
compoitus et, ad viginti quinque ver comparatus, videtur ee primus, 5 incompoitus. Nam
bi duo numeri non habent numerum comunem, praeter unitatem eipos metientem: Quamob
rem, (9 novenarius et mediocris , ut quiper e cert ecundus, 9 incompoitus, ad alium vero
viginti quinque comparatus, primusit, 9 incompoitus. Pi lucido, e chiaro il Gaffurio Mediocre, numeri unt, qui quodammodo implices, 9 incompoiti ee videntur, 9 alio modo
compoiti, ut verbi gratia, dum comparatus fuerit novenarius ad viginti quinque, primus et ,
d9 incompotus, quia non habet communem numerum ni tantum monadicum, cilicet unitatem.
Si autem novenarius ipe ad quindecim fuerit comparatus, ecundus et, 9 compoitus, quoniam
inet illis communis numerus ultra unitatem, cilicet ternarius, qui ter umptus novemarium
implet, quinquies.ver decimum quintum perficit.
Del Numero ad Aliquid, Relato.
-

Il Numero ad Aliquid overo Relato, un Numero, che i conidera in quanto com


parato ad un'altro. Numerus ad aliquid, dice il Fabro Stapulene, et qui in comparatione ad
alterum umptus conideratur. La qual comparatione forma tra le parti una tal qual dipoi
tione, che proportionalit viene detta, e queta pu conitere, d nell'equalit, nell'in-.

equalit, l'equalit econdo il Stapulene et cum equalis numerusadaqualem comparamus ,


e econdo Boetio nel primo dell'Aritmetica cap.21. Eta quale quidem et, quod ad aliquid
comparatuan, negue minore umma infra et, neque majoretrangreditur, ut denarius denario,
vel ternarius termario.

..

. .

--

Secondo il Stapulene l'inequalit et cumina qualisadina qualem comparatur. Et il Gaf


furio nel 3. della Teorica cap.2. die. Inaequale enim et, quod ad aliquid relatum, velmajo-reumma illud upergreditur, vel minore abipo uperatur. Vuole queto Auttore, come pu
re tutti li Muici, che ii olo coniderato dal Muico la ola pecie d'inequalit. Hanc enim,
dice egli, olamina qualitatis proportionem muica diciplina coniderat, cum cononantiae ex in

aequalibuionis ducantur, 9 diimilibus, quasina qualibus terminis proportionibus procreari


neceum et. Si divide l'inegualit in maggiore, e minore. Major inequalitas, dice il Sta
pulene,et cum numerum majorem adminorem comparamus. Etil Gaffurio nel luogo opraci
tato. Proportio majorisina qualitatis et majoris quantitatis ad minorem invicem habitudo, ut
duorum ad unum, 9 quatuor ad duo, 9 quinque ad tria, 9 imilia. La minor inequalit di
ce il Stapulene, alcontrario. Minor vero inacqualitas contra, quoties minorem magori campa
ramus. Et il Gaffurio. Proportio vero minori inaqualitatis et minoris quantitatis ad majorem
invicem relatio, 9 unius ad duo, 9 duorum ad quatuor, (9 trium ad quinque.
-

La Maggior inequalit ha cinque parti, e ono. Moltiplice. Superparticolare. Super


partiente, i quali ono detti emplici. Moltiplice uperparticolare, e Moltiplice uper
partiente, e queti i dicono compoti.
La Minor inegualit parimente h cinque parti come la maggiore, olo differenti da
quelle per la particola ub, che perci i dicono ubmultiplice, ubuperparticolare
&c. come dimotra Boetio nel primo dell'Aritmet. cap.22. & il Gaffurio nel terzo del
la Teorica cap.3.
- .
-

Il Numero moltiplice un Numero, che quando comparato ad un altro, il maggio


re contiene il minore una, pi volte, cone afferma il Stapulene . Numerus multi
plex et cum major numerus minori comparatus eumdem pluquam emel continet, ut bis, ter ,
quater, y ita deinceps. Il Frochio nel luogo opracitato. Multiplex et, qui ad alium mi
-

morgna

I28
T A RT E III CAT. III.
noreme comparatus ipum totum non emel, edaliquoties continet, utpot bis, ter, quater,
decies 9 c. Unde numeri denominantur duplus, triplus, quadruplus, decuplus 9 c. Aerice

il Gaffurio nel 3 della Teorica cap.3 che le pecie di queto genere ono infinite. Hujus
enim generis, dice egli, infinita unt pecies. Vedi egli eempii.
2

Dupla : Tripla : Quadrupla : Quintupla : Setupla ; cos in infinito.


Il Numero uperparticolare, un numero, che comparato ad un'altro, contiene il mi
nore, & inoltre un'altra ua parte, che e ea parte ar la mediet, i chiamer equial
tera; e la terza, i dir equiterza; e la quarta, equiquarta, 8cc. Queta voce equi di
ce Margarita Filoofica nel 4. lib. tratt. 1. cap. 13, che ignifica tutto: valet autem, dice
egli, equi idem quod totum quod propri ex dici deberet; & il Gaffurio, ubi upra, dopo ha
ver rapportate divere opinioni opra quello vogli ignificare queto vocabolo equi, con
clude con dire: Hujus autem nominis originem non facil dixerim, nii forteque, quai e ab
que,ive abque e, ut quinque ad quatuor, quai abque quinta parte ua major.
Il Numero uperparticolare adunque, econdo il Stapulene, Et cum major numerus
minori comparatus totum in e minorem numerum continet, 9 eius aliquam partem : il Frochio
uperparticularis et, qui ad alium minorem relatus, ipum quidem totum emel, 9 ad hoc unam
aliquotam illius partem continet, unde aliquota fuerit cujupiam dimidium, numerus equial
ter, i tertia, numerus equitertius; i quarta, equiquartus denominabitur, 9 c deinceps ingu

li; & il Gaffurio nel luogo opracit. Superparticulare genus diciturcum major terminus ad mi-,
morem relatu) continet in

" minorem emel tantum,

3 inuperunam eius aliquotam partem.

Il Numero equialtero dice il Stapulene: Et numerus uperparticularis, cum majortan


tum continet minorem, 9 eius medietatem, (9 idem dicitur hemiolius.

Il Numero equiterzo, econdo lo teo Auttore, Et cum major continet totum mino
rem, 9 eius tertiam partem, qui 5 diciturepitritus.

Il Numeroequiquarto : Et cum major continet totum minorem, 9 eius quartam partem ;

ds i quintam contineret, equiquintus, 9 e deinceps, ecundum numerorum eriem; come da


gli eempii.
3

4
3

2,

5
4

d;
5

7
6

8
7

Sequialter : Sequiterza : Sequiquarta : Sequiquinta : Sequieta e Sequiettima,


e cos inino all'infinito.

Il Numero uperpartiente, un numero, che comparato ad un'altro contiene in eteo


il minore, 8 inoltre, non una ua parte, ma pi ue parti, che e includer il tutto, e due
ue parti, i dir uperbipartiente; e tre parti i chiamer upertripartiente, e cos degli
altri; Adunque il numero uperpartiente econdo il Stapulene : Et cum major continet
minorem, 9 eius inuper aliquot partes, ut duas, tres, 9 quatuor , 9 quotguot attulerit ipa
comparatio; & il Frochio: Superpartiens et, qui ad alium minorem comparatus ipum totum

emel, inuper, 9 plures aliquotas illius partes continet.


Il Numero uperbipartiente, un numero, che contiene in e il numero minore, e due
ue parti: uperbipartiens, dice il Stapulene, Et cum major continet minorem, y duas ejus
partes. Il upertripartiente contiene la minor parte, 8 inoltre altre tre ue parti : Super
tripartiens et cum tres ejus partes inuper continet. Superquadripartiens cum quatuor, 9 hoc
patto deinceps : vedi gli eempii.
.

.3

- Superbipartienteterza : Supertripartienteguarta : Superquadripartientequinta,


e cos
Oltre

in infinito.

a2a

a a

fART E III CAT. IV.

I29
Oltre quete tre pecie, o membri del Numero relato, che emplici i chiamano, ve ne
ono altre due, cio moltiplice uperparticolare, e moltiplice uperpartiente (come i

die) le quali, econdo Boetio, i compongono delle tre emplici. Igitur relata ad aliquid

quantitati, dice l'Auttore nel primo dell'Arit. cap.29: Simplices, 9 prima pecies ha unt.
Dua ver alia ex bis, velut ex aliquibus principiis componuntur, it multiplices uperparticula
res, 9 multiplices uperpartientes. Il multiplice uperparticolare un Numero, che relato,

e comparato ad un altro, contiene il minore pi d'una volta, inoltre, altra ua parte


aliquota, come dal quindici al ei, che contiene due volte il ei, il tre ua parte aliquo
ta, onde dice Marg. Filo.ubi up

cap.15 che obid hoc geminum accipit vocabulum, eo enim

ipo, quod major minorem pluquam emel continet, multiplex. Quod ver rurus aliquam mino
rispartem continet, uperparticularis ee non ambigitur. Queto Numero adunque, econdo
il Stapulene : Et quoties major numerus adminorem comparatus habet eum pluquam enel,
(9 ejus partem aliquotam, e econdo il Fochio: Multiplex uperparticularis et, qui ad alium,
comparatus ipum quidem pluquam emel una cum aliquota ua ipius parte continet; che e
contenir in e due volte il minore, e la ua mediet, i dir duplo equialtero ; e due
volte, e la ua terza parte, i chiamer duploequiterzo, 8cc. e e il maggiore contenir
tre volte il minore, e la met di eo minore, i dir tripla equialtera, e tre volte, e la

ua terza parte, i chiamer tripla equiterza; e la quarta parte, tripla equiquarta, cc.
onde dice il Stapulene: 9 i bis continet, 9 eius medietatem,vocatur duplus equialter; 3.
i bis, 9 tertiam, duplus equitertius; 9 i ter, 9 medietatem, triplus equialter, 9 ita dein
ceps, ex utriuque denominatione multiplicis, 9 uperparticularis, prout comparatio attulerit

nomina colligendo.

2 .

Eempio primo.

5 .

2.

7
3

9
4

Dupla equialtera : Dupla equiterza : Dupla equiquarta, 8 c.


-

- , 7

' ,

Eempio econdo
.

IQ

13

Tripla equialtera : Tripla equiterza : Tripla

eaiuta , &c.

. I Eempio terzo.
9
2

13
- 3

17

2. I

Quadrupla equialtera : Quadr.equiterza : Quadr.equiquarta : Quadr.equiquinta


Il Numero moltiplice uperpartiente, un numero, che comparato ad un'altro, lo con
tiene pi d'una volta, e di pi non una ola, ma due, tre, o quattro, e pi ue parti, dalla
denominatione delle quali i dice alle volte duplo uperbipartiente, e haver due volte il
minore, e due ue parti, i dir poi duplo upertripatiente, e haver due volte il minore,

e tre ue parti, e in infinitum: & alle volte i dice triplo uperbipartiente, quadruplo,
quintuplo, &c. onde e il numero maggiore contenir tre volte il minore, &in oltre altre
due ue parti, all'hora i dir triplo uperbipartiente, 9 c deingulis, Queto numero
decritto dal Stapulene, con dire; Numerus multiplex uperpartiens et quoties major nume

us minori comparatus, minorem pluaitam emel continet, 9 inuper eus aliquot partes; e dal
rochio : Multiplex uperpartiens et, qui alium minorem aliquoties, 9 pluquam emel, una
cum multisaliquotis illius partibus continet ; e queto, econdo la mente di eo Frochio,

viene compoto dal moltiplice, e dal uperpartiente. Hinc, dice egli, 9 nomen illi ex mul

tiplici, 9 uperpartiente confatum contat, ut exdecim ad eptem, reie duplus uperpartiens


eptimas nominatur, obideptennarium bis, a due monadei, eptina, ipius parte continenti
vedi

gli eempii.

Muico Tetore.

Primo

13o

PARTE III ca? IV


8

Primo eempio.

11
4

Draforati rientrata : Dupla upertripartientequarta


I4
5

n
-

Dupla uperquadripartientequinta : Dupla fuperquintipartienteeta


Secondo eenpio.

II

I9

I5

Tripla

17
6

fratruttra : Tripla upertipart quarta : Tripla uperquadripart..quinta.

Li Numeri di minore inegualit ono, come i die, anch'ei parimente divii in


cinque membri, pecie con la medeima denominatione delli numeri di maggiore ine
gualit, con l'aggiunta per della propoitione, o particola ubcomparando il numero mi
nore al maggiore, come inegna il Stapulene: Et quo patto, dice egli, quinque amuntur
pecies comparando majorem numerum ad minorem, eo patto umi pount quinque correlativ,

comparato minore ad majorem, quorum, 9 uorum pecialium modorum pecierumque nomina


ola SoB prepotione addita effingimus, quae unt ubmultiplex, ubuperparticularis; ub
uperpartiens, ubmultiplex ubuperparticularis, ubmultiplex ubuperpartiens, 9 c. le de

nominationi delli quali non i apportano, potendo lo tudioo ritrovarle da e teo.


Del Numero qu ad Figuras.

Il Numero qu ad Figuras, econdo il Stapulene, un Numero, che i conidera in


quanto applicato alle Figure Geometriche: Numerus ecundum formam dicitur, prout ad
figuras geometricas applicatur. e queto i divide in Lineale, Piano, Solido, Trigono,
Tetragono, Pentagono, Hexagono &c. in Piramidale, come Piramide Trigona, Tetra
gona, Pentagona, Hexagona, Curta, Bicurta, Tricurta, Laterculo, Aere, Cuneo, Sfe
rico, Circolare, 8 altri, quali non eendo in conideratione del Muico, i rimette il Cu
rioo, e Studioo alli Scrittori Aritmetici.

P.

IV.

Delle Proportioni in ordine Armonica.

L proportione non altro, che una certa habitudine, o vogliani dire convenienza,
e ripetto, che hanno fra di loro divere quantit coniderate in un iteo ge
nere, come inegna Euclide nel 5. degli Elementi Geometrici, ove dice. Proportio et ba

bitudo duarum quanaetcunque int eiudem generis quantitatum, certa alterius ad alteram habitu
do; & il Frochio nel cap.5. del uo Opucolo Rerum Muealium, die : proportionem ee
duarum eiudem generis quantitatum numerariam ad invicem babitudinem circa res aliquas coni
deratam; e queta Proportione i conidera in tanti membri, pecie, e forme, in quante i
conider nel capitolo paato il numero relato, d ad aliquid,e ci conferma Giovan Fro

chio nel luogo opradetto, ove dice. Ha cautem habitudo ub bac denominabitur juxta id,
quodilla quantitates alie ad alias, velaqualiter, velina qualiter, modis uperius recenitis re
feruntur; e Boetio nel cap. 4o. del 2. dell'Arit. Proportio et duorum terminorum ad e invi
cem quaedam habitudo, 9 quai quodammodo continentia: quete Proportioni, d habitudini

ono anche dette da Matematici Proportionalit , come afferma Monfig Zara nella ua
Anotomia negl'Ingegni ec.2. memb.5. Et proportionum ad invicem habitudines, dice que

to Scrittore, Mathematici, proportionalitates vocantur, & il Frochio nel opracitato luo


go:

pA RT E III

CA P. IV.

I3 I

go: Proportionum ver habitudo, aut i mavis imilitudo intere proportionalitas dicitur, que
nee paucioribus qum tribus terminis contare potet. Queta Proportionalit definita da
Boetio, con dire: Et igitur proportionalitas duorum, vel trium, velquotlibet proportionum
aumptio ad unum, atque collectio, e oggiunge: Ct autem communiter definiamus, proportio
nalitas et duorum, vel pluriumproportionum imilis habitudo.
i
Coniderano li Muici Teorici le Proportioni,e Proportionalit in quanto, che le com

parationi delle voci, e uoni ono formate dagl'intervalli, i quali ono cauati dalle Pro
portioni, come afferma Aritotile nella Fiica con dire: ipe proportiones unt forme, aut
raue formales intervallorum. Onde ci diede motivo all'Artui nelle Imperfettioni della
Muica ragionamento 2 carte 44 a tergo di coniderare, che quando il Compoitore com

pone una cantilena a due voci, tutti quelli intervalli, che ono diimili di uono, iano
ancora contenuti da diimili Proportioni; e i come l'Acuto h relatione al Grave per

- eer parte di lui, cos il minor termine delle loro Proportioni h relatione al maggiore,
perche parte di lui, il maggiore termine tiene, e racchiude in s il minore, come noi
habbiamo dimotrato nel paato capitolo; quando poi il Compoitore compone a tre vo
ci, e che tutte le tre parti cantano aieme, neceario in buona compoitione armoni
ca, che nel mezzo dell'intervallo, vi i pongi un termine mezzano (che come habbiamo
detto altrove, quello, che genera l'armonia) il quale i conidera in quanto, che divi

de l'intervallo in due parti eguali, pure ineguali; e ar la Quinta decima divia dall'
Ottava, all'hora la diviione ar in parti eguali; e poi l'ottava ar divia da una Quin
ta nel grave, e da una Quarta nell'acuto, pure al contrario la Quarta nel grave, e la

Quinta nel acuto, tal diviione ar in parti ineguali, e queta diviione chiamata da
Boetio, e da tutta la cuola de Matematici Proportionalit, che ono molte, ma le pi
coniderate, e famoe ono l'Aritmetica; la Geometrica; e l'Armonica, delle quali ne
diremo brevemente qualche coa.
ir .
. . .
La Proportionalit Aritmetica dice il Lanfranco nelle ue Scintille parte 2 carte 89.

quella che oerva nelle ue comparationi le differenze eguali con le Proportioni diimi
li; le maggiori de quali in queta Proportionalit nei termini minori i ritrovano, e li
minori nelli maggiori; la qual Proportionalit vien decritta dal Frochio opracitato in
ueto modo. Et enim in primis proportionalitas Arithmetica qua tribus, vel pluribus termi
mis, aut cert numerorum avervi potis, equalitate proportionum negletta, olam differentiarum
aequalitatem, qua termini differunt, obervat. Cujunodi# in bac dipotione numerorum 4 6.

9 8. In qua differentia ex ad quatuor, 9 rurus octo ad ex aequalis et, Nam utrobique dua
litate differunt. E per maggior chiarezza rapportaremo anche l'eenpio formato, e di
chiarato dal Lanfranco nel luogo opracitato. La dipoitione qui otto formata h le dif
ferenze uguali; m le proportioni ono diuguali, perche tra il 2 & il 3 vi per differen
za l'unit, e dal 3 al 4 parimente vi la differenza dell'unit, ma la proportione, che
dal 3 al 2. equialtera, e quella che dal 4 al 3. equiterza fra loro diimili, mentre
che maggior proportione quella che fra il 3 e 2. che non quella, che fra il 4 e 3 e
fendo maggiore la equialtera della equiterza. Vedi l'eempio.
Differenze.
I
I
Uguali
-

- mass- - -

Proportioni

I Sequialtera

diuguali.

Sequiterza. I

La Geometrica Proportionalit oerva l'egualit, cos nelle Proportioni, come nelle


2

diffe

pA RT E III CAP. IV,

I 32

differenze delli uoi termini, ma per queti ono fra loro diuguali. Di queta Proportio
nalit die il Frochio. Deinde et Geometrica, qua tribus termini, poti numerorum differen

tiis, neglectis, olam proportionum equalitatem e obervat, ut numerorum differentiae, quibus


termini a e ipi, differuntin eadem proportione cum ipis terminis conitant, quale bic fit 1. 2.4.
d9 8. Interbujumodi terminos ubique et proportio dupla in progreu, neque numerorum diffe

rentiae quibus termini differunt, puta 1. 2. 9. 4. equales unt, attainen unt in eadem proportio
me ad ipos terminoseilicet. 2. 4. 9. 8. contitutae. La dipoitione di queta Proportionali
t i vede nella ottopota figura, la quale vien dichiarata dal opracitato Lanfranco nel
eguente modo, perche dal 4 al 2. dupla Proportione; dall'8 al 4 parimente dupla;
e cos la differenza del 2. cotituita fra il 2 e 4 e la differenza del 4 cotituita fra il 4- 8:

8 ono fra di loro parimente in Proportione dupla; onde lucidamente i vede, che l'egua
lit delle Proportioni i ritrova, cos ne termini maggiori come ne minori, 8 anche nel
le differenze; vedi l'eenmpio,
- -

--N -

Dupla
-

- --

- --

,
- -

- - -

2
-

Proportioni

i Dupla - Dupla i
-

-.
'. el.

a Ol:

. .

- -

- -

rei
-

--

Differenze

.
4
Diuguali

- --

4.

..

La Proportionalit Armonica quella, che non oerva niuna egualit, n di numeri,


n di Proportioni; onde i pu dire, che non cotituita con le medeime differenze, e
con l'eguali Proportioni, per in maniera imile, che i come il maimo termine i po
ne in comparatione al minimo, cos la differenza, che dal maggior numero quello
di mezzo, comparata contro la differenza, che da quello di mezzo al minimo termine.
Il Frochio cos la decrive. Demum ubit harmonica, qua tribus, vel pluribus terminis con
titutis, neque numerorum differentiam, neque proportionum equalitatem ullam obervant, ed
ut ipae terminorum proportiones, alia ad alias babeant, inquirens, ratione, ac enu perpendit,
id quod e tandem obvenit, ut quemadmodum maximus terminus ad minimum refertur, ad eun
dem modum, 3 differentia maximi, 9 medii termini ad differentiam medii (9 minimi compara

tur. Come i pu vedere dalla ottopota figura, la quale cos eplica il Lanfranco nel
luogo opracitato, mentre che la differenza, che dal 3 al 4 formata dal 1. e quella del
4 al 2. dal 2. onde quete differenze comparate aieme formano la Proportione dupla, la
quale parimente i ritrova tra il 6 e 3 termini etremi della dipoitione della Figura, la
onde i vede, che n le differenze, n meno le Proportioni ono eguali, perche la prima

differenza 1. e la econda 2. e la prima Proportione fra il 4 e 3 che equiterza, e la


econda fra il 6 e 4 che equialtera, per il che accade, che fra i termini maggiori i ri

trova la Proportione maggiore, e fra li minori la minore, perche la equiterza, minore


della equialtera; vedi egli eempii,

pA RT E III

CA P. IV.

e--

Differenze
-

Proportioni

Dupla
I

I 33

-N

Ineguali

Ineguali

[SH EE
|

I ---Dupla I
Si che i deduce dalle opradette coe, 8 brevemente i pu dire, che quete Propor
tionalit differicano l'una dall'altra, inquanto che l'Aritmetica conidera le differenze
eguali, e le Proportioni diuguali; La Geometrica oerva le differenze diuguali, e le

Proportioni eguali; El'Armonica contempla tanto le differenze, quanto le Proportioni


diuguali; accordandoi per le differenze con gli etremi delle Proportioni in una mede
ima Proportione.
Non i coniderano al preente le Proportioni inquanto ono comparate alle Figure,
Note Muicali, come arebbe a dire due contra una; pure quattro contro ei; una con
tro quattro, 8 in mille altri modi di Proportione coniderati dagli Antichi con tanto
tudio, 8 applicatione, per empre con una confuione, di intrico indicibile; onde da
Moderni furono regettate, affirmando il Bontempi nella ua Hitoria Muica parte 2.
della pratica moderna, che alla cienza non era necearia cos confua, e barbara dottrina. Chi
-

ne ar curioo potr vedere il Gaffurio,che ne forma difuo trattato in tutto il 4 libro del

la Pratica, batando a noi di haver dimotrato in vari modi nelli cap. 18 e 19 della 2 par
te la combinatione delle note coniderate in qualivoglia modo di tempo, battuta prati
cata da Moderni, s in proportione di egualit, come d'inegualit. M bens devono al
preente coniderari le Proportioni in quanto ono la forma, e radice delle cononanze
coniderate dal Teorico, econdo la ditanza del grave, e dell'acuto, mediante la quale

ogn'una viene ad eer ditinta dall'altra; Onde i potr dire con Margarita Filoofica

nell'appendici pag 1185 che Proportio ver ble intenta fit cum una vox " ab alia,vel gra
vitate, vel acumine.
Stabilirono adunque li Muici Teorici le cononanze in certe Proportioni di numeri ,
dalle quali volevano, che i formaero le loro radici, e cotitutioni; e perche gl'Antichi
non conobbero altre cononanze, che l'ottava, quinta, quarta, e tuono, 8 anche la quin
-

ta decima, e duodecima come replicate, coniderarono olamente li generi moltiplice, e

uperparticolare, come i ha in Boetio nel primo della Muica cap.5. De tribus ver parti
bus peculatio facienda et: obtinere igitur majorem ad cononantia potetatem videtur multi
plex, conequenter autem uperparticularis: uperpartiens ver abbarmoniae concinentia epa
ratur. Ci parimente conferma il Gaffurio nel 4. lib. della Teorica cap.7. ove dice. Cum
omnes muica cononantiae, partim in multiplici, partimgue in uperparticulari reideant. Et il
Frochio al cap.6. Sed ex univera numerorum varietate pauci nimirum, qui ad conficiendam

muicam conveniant,i quidem in genere multiplici, 9 uperparticulari reperiuntur. Li Mo


derni per, che oltre le opra narrate cononanze, coniderarono anche le terze, e ete

con il nome di cononanze imperfette, anche accidentalmente le dionanze, le quali


(come i die) per oppoitione rendono pi dolci, e oavi le cononanze, i dilatarono in
altri generi oltre li due coniderati dagl'Antichi, come oerva dottamente il Fogliani

nella ua Teorica ect2.cap.1. Dicamus igitur,dice eo Auttore, quod mult plures, qum an
Muco Tetore.

tiqui

13,

PARTE III CAP. IV,

tiqui pouerint, inveniantur cononantiae, 5 quod plura qum duo genera ad muicas cononantias
aptari pount; immo omnia proportionum genera ad illa, producendas valere comperiuntur.
Con la commune cuola adunque de Moderni, e con la guida de pi dotti, diponeremo
le radici proportionali delle cononanze, e dionanze nella eguente forma.
Il Comma f poto nel genere uperparticolare,fra le proportioni delli numeri 8o : 81
Il Semituono minore, " anche econdo minore, f poto nel genere uper
particolare, fra la proportione delli numeri
25 : 24

Il Semituono maggiore, detto pur anche econda minore, f poto nel genere
uperparticolare, fra la proportione delli numeri

16 : 15

Il Tuono minore, detto econda maggiore, f poto nel genere uperpartico


lare, fra la proportione delli numeri

Io :

9 :

Il Tuono maggiore, detto pur anche econda maggiore, f poto nel genere
fuperparticolare, fra la proportione delli numeri

La Terza minore f pota nel genere uperparticolare, fra la proportione delli


numeri

6 :

5 :

La Quarta f pota nel Genere uperparticolare nella proportione delli numeri 4 :

La Terza maggiore f pota nel genere uperparticolare, fra la proportione


delli numeri

Il Tritono f poto nel genere uperpartiente, fra la proportione delli numeri 45 : 32

La Semidiapente f pota nel genere uperpartiente, fra la proport. delli num. 64


La Quinta f pota nel genere uperparticolare, fra la proportione dellinum. 3
La Seta minore f pota nel genere uperpartiente, fra la proport. dellinum. 8
La Seta maggiore f pota nel genere uperpartiente, fra la proport dellinum. 5
La Settima
Settima maggiore
minore f pota
nel genere
uperpartiente,
fra la proport,
dellinum. 9
La
f pota
nel genere
uperpartiente,
fra la proportione
delli numeri,

: 45
: 2
: 5
: 3
:-i 5

15 :

I :

2.

L'Ottava regina delle cononanze, f pota nel genere moltiplice, fra la pro
portione delli numeri

L'Uniono, non cade otto la proportione di alcuno delli opranominati generi, non
eendo n cononanza, n dionanza, ad ogni modo eendo, come dice il Kirchero nel
primo lib. della Muurgia cap. 5. pag.95. Prima onorum permitio intereos, quos enus ap
prebendit;Si deve coniderare come due voci comparate aieme; onde ar pi che noto,
che i debba ponere almeno otto la proportione di egualit, come tra 1 & 1. 2. & 2.
4 & 4 &c. il che i pu vedere dal uono di due corde uguali in groezza, lunghezza, e
tenione, o pure dalla diviione d'una corda fatta in perfetta proportione di egualit, le
parti della quale egualmente in uniono tramandano il uono.
Non i poto in conideratione il Diachima, il Dieis Enarmonico, il Dieis Lima
Pitagorico, e l'Apotome, come quelli, che non ono in molta conideratione de moderni,

n meno habbiamo pota la Quarta diminuta, n meno la Quinta, 8 Ottava uperflua,


per eer dionanze totalmente abborrite, e non praticate nelle compoitioni dalli Muici

Pratici. Le dimotrationi delle Proportioni delle cononanze, e dionanze i piega


ranno nel eguente Capitolo,

P.

V.

Delle Dimotrationi delle cononanze, e Dionanze in ordine Teorico.

G Randi controverie inorgono fra Muici Teorici circa

le dimotrationi delle Con


onanze fatte per le numeriche Proportioni. Fra queti Vincenzo Galilei nel bel
principio

T'ARTE III

CA P. V.

I 35

principio del uo Dialogo della Muica antica, e moderna con varii eenpii, e dimotra
tioni, procura manifetare gli errori, che cadono nelle dimotrationi armoniche, conide
rate da moderni Muici Teorici. Afferma parimente Marco Meibomio nelle ue note o
pra Gaudentio alle carte 37. che l'eperimento Pitagorico fatto con le corde di ugual lun
ghezza, e groezza, tirate dalli pei de martelli, che altrove habbiamo decritti, da quali
diero, che ne nachino li uoni di ottava, quinta, quarta, e tuono eere totalmente fala.
Mirandum an, dice queto Auttore, hanc experientiam tot graviimorum auctorum adertione
confirmatam, notro primum aculo deprebenam ee falam. Inventionis gloriam debemus Gali
leo Galilei; & il Bontempi afferma nella prima parte della Teorica corollario 13 della ua

Itoria Muica, che Vincenzo Galilei nel dicoro intorno all'opere del Zarlino, afferma, che per
ritrovare co'pe attaccati alle eorde le cononanze de martelli; per la Diapaon debbono coti

tuiri i pei in quadrupla proportione , per la Diapente, in dupla equiquarta , per la Diatea
ron in equiettimapartiente 9. , e per il Tuono il equiettimopartiente 64 & il Bartoli nel

trattato quarto de uoi Tremori Armonici c. 4. pag.253 aerice, che per condurre due cor

de uguali onar l'ottava, biogna d quell'una di


, che dovr far la parte acuta quattro volte
pi di peo, che con tanto caricarla, tanto la tirino, e cos le diano la miura della tenione, che le
biogna. Per la quinta poi nove libre, e per la quarta edici, 9 c.

iPer motrare l'errore degli Antichi opra la credenza delli pei de martelli, forma il
Bontempi due itemi, l'uno econdo li pretei uoni Pitagorici, e l'altro econdo l'epe
rienza da eo fatta, e dice nel luogo opracitato, che ha ritrovato, che in luogo dell'otta

va ne riuonava il Tritono; in luogo della quinta coniderata nelli numeri 2 e 8 il Di


tono; e nella quinta coniderata nelli numeri 2 e 6 il Semiditono; cos per la quarta nelli
numeri 12 e 9 il Triennituono, e nelli numeri 8. e 6. il Tuono diteo, 8 in fine nelli
numeri 9 e 8 non il tuono, ma l'hemituono rimeo: vedi gli eempii.

si s T E M A D I P 1 T A G o R A.

T5IATES: N
SARON e

136

p ART E III CAT. V.


si sT E MA D E L B o N T E M P 1.

Fabio Colonna Napolitano nella ua Sambuca Lincea procura parimente manifetare


fale al mondo le diviioni armoniche, s de Moderni, come degli Antichi, ond'io mezzo
confuo da quete dicrepanze, per ritrovare qualche barlume di verit, enza ponermi in
quetioni, e cavillationi, non volendo eer quell'io, che raddrizzi le gambe torte cani,
timando meglio errare cum multis, che apere cumpaucis; ricori al Monocordo, cos
detto chorda una, e da Tolomeo chiamato Ragione armonica, mentre che, econdo An

drea Ornitoparco, il giudice d'ogni muico intervallo, per cui i dicerne il vero dal fal
o, affermando Giovan Keplerio nel terzo libro Harmonices mundi cap. 2. che Coagmentan
tur autem proportiones harmonica in unum Sytema, per ectiones corda armonicas. Sotto que

to giudice adunque, e otto queta ragione armonica procuraremo ritrovare la verit.


Non eendo altro il Numero onoro, econdo il Fogliani nella ua Teorica ei. cap. 1.
mii numerus partium onori corporis, utputa chordae, que numeri, ac dicreti accipiens rationem,

mos certiores reddit de quantitate oni ab ea produtti; per invetigare le proportioni armo
niche, di neceit di formare, e decrivere il Monocordo, o Canone, che altro non

ignifica, che regola armonica; Io lo formai di Pero, come legno polito, lungo, e qua
dro, econdo quello, che inegna Guido Aretino, con dire: Monocbordum et lignum qua
dratum, 8cc, la lunghezza f di due piedi, e mezzo Veneziani, e quattro dita, la larghez
za tre dita; e l'altezza due, opra il quale poi due ponticelli alti un dito, fermi, e tabili,
lontani uno dall'altro due piedi, e mezzo
, rimanendo dietro ad ei ponti

"

celli due dita di legno per parte caua di attaccarvi la corda, 3 i pironi, bifcari per ten
der ea corda in uniono perfetto ad un'altra conimile, timando bene il porcene due

( differenza degli Antichi) per fare la comparatione della ditanza da uono uono, e
quete furono egualmente lunge, groe, e tee; pigliai adunque una corda d'ottone
chiamata altalione, la quale divii in due parti, e poi opra il detto Monocordo per
" un'itrumento chorita da tato opra il D la ol re,
come corda pi commune, e divii il Monocordo da un ponticello all'altro in tante parti
uguali, quante erano le unit, che entravano nel numero maggiore della cononanza ri
cercata, ponendo
un ponticello dell'altezza delli due tabili, otto una delle corde
opra
n
il - Irne

fettamente unionandole al

pA RT E III. CA P. V.

137

il numero minore della ricercata cononanza, laciando l'altra corda libera; ver. gr. ricer

chiamo la quinta, la quale, come i die, nella proportione delli numeri 3. 2. i divida
il Monocordo in tre parti uguali, e opra la econda parte, che il numero minore, cio

il 2 i ponga il ponticello mobile, i che reti divia la corda per una parte in una portio
ne, e nell'altra in due, i percuoti la parte maggiore, che delle due parti, aieme con l'al
tra corda libera, vacua, & intiera, che riuoner una perfetta quinta, e cos i faccia in

tutti gli altri eperimenti: vedi la forma del Monocordo.

a a-

Feci adunque l'eperimento d'ogni cononanza, e dionanza, e ritrovai (levati li ca


villi di qualche inenibile particella da me non conociuta) che li uoni coniderati nelle
armoniche delli numeri decritti nel fine del paato capitolo, 8 eplicati con
iviioni fatte nel Monocordo, erano concordi, 8 unioni con quelli dell'itrumento da
tato, & abbenche in eo non vi siino le differenze del Comma, per conocere l'inenibi
li differenze del emituono maggiore, e minore, ad ogni modo una talqual dicretione,
che i ricerca in tutte le coe, mi ree ufficienza pago, olo mi parve qualche dicrepan
za nella proportione del emituono minore, come dir a uo luogo.
Vogliono li Muici Teorici, che le cononanze nachino l'una dall'altra, come areb

i"

be dire l'ottava dall'uniono, non olo perche l'ottava raembra nel uono totalmente

l'uniono, ma pur anche perche, icome il emplice uono d'una percoa forma l'uniono,
cos due l'ottava. Sicuti enim, dice il Kirchero nel 6. lib. della Muurgia cap. 2. oni im
plicis ictus unus ad unionum duorum ictuum eodem tempore perfectorum ee habent, ita onus ad
diapaon,ive quod idem et ut 1. ad 1. ita 1. ad2. o pure eendo l'ottava contenuta nella ua
forma dalla unit, principio d'ogni numero, come afferma l'Artui nell'Arte del Contra

punto ritampata l'anno 1598 carte 18 e dal binario primo numero, fra li termini di 1. e 2.
in dupla proportione, i potr dire, che replicata l'unit dell'uniono forma il due; iche
da eo, e dalla ua replicatione, ne reultano li termini radicali di ea ottava, la quale

dividendoi genera la quinta, e la quarta, come aerice il citato Artui alle carte 32. e la

quinta genera le due terze, come la terza maggiore generali due tuoni; i enta l'Autto
re: L'ottava contenuta fra queti termini radicali 2. 1. in dupla proportione, duplicati ar ri

dotta ne termini pi vicini, e ono 4.2. queti ricevono un termine mezzano per diviione: 4 3 2.
e cos divii danno le forme di due intervalli diatonici, cio della Quinta, e della Quarta; altre

tanto dicono della Quinta, che moltiplicata per il binario s'haver i termini 6.5.4 divia in una
Terza maggiore, e minore; lo teo dicono della Terza maggiore fra queti termini 5.4 che dupli
cati ne viene il 1o. (9 8. che tramezzati con il 9. che ar 1o. 9. 8 s'haver la forma del tuono

maggiore, e minore. La Quarta, e la Terza minore ono terili, e non generano; le altre
cononanze, e dionanze i formano dalla congiuntione di quete, come i vedr.
H fatto la preente digreione per venire dire, che icome vogliono li Teorici, che
una cononanza i generi, e formi dall'altra, cos pure per dimotrare le loro radicali pro
portioni, furono neceitati dedurle per la compa
ratione dell'una all'altra, ponendo
-

i termini loro l'uno opra l'altro in queta forma multiplicandoli in duemo Avrr B
di, l'uno diametralmente, v. g. da A a D, e da 7 B. a C. in queta forma.

L'altro rettamente in ordine aritmetico multiplicando l'A-R inferiore con il G D


no uperiore, come da A. a C. e da B a D in queta forma, G-D che per ditinguerli, e
apere in che modo i devono multiplicare i poneranno le

differenze delle linee ,


per

138

p A RT E III. CA P. V.

per il diametrale in queta forma X e per il commune, 8 aritmetico in quet'altra I


Ci coniderato cominciaremo le dimotrationi del Comma, come dalla minima parte
coniderata nell'arte armonica.

Dimotratione del Comma.


- Nace il Comma dalla differenza , che Semituono maggiore

tengono fra loro il tuono maggiore,e mino

Semituono minore

25 V 27

154 A 16

4oo-4os
re, i quali multiplicati diametralmente in Commane termini maggiori
ieme,formano linum, proportionali 8o 81. Diviore 5 coma ne proprii term. 8o 8r
- Tuono maggiore
Tuono minore

2X 8 Si pu dimotrare il comma dalla diffe


rosso renza della quinta diminuta naturale, e dal
81-8o la quinta diminuta accidentale, come dimo

Comma ne proprii termini


Il Fogliani dimotra anche il Comma tra l'Artui nella econda parte dell'Arte
dalla differenza del emituono maggiore, e del contrapunto carte 17.
minore , formati da eo in numeri propor Quinta diminuta naturale
tionali differenti dalli notri poti nella ta Quinta diminuta accidentale

"X:
364.25
-

vola del capitolo paato, come i vede nel Comma ne maggiori termini 162o 16co
Diviorezo. com. ne ter, min.
81-8o ,
eempio.
Ritrovati li termini radicali del comma e ere 8o 81. i divider il Monocordo da un

ponticello all'altro in 81 particelle uguali, e opra il numero 8o i poner il ponticello

mobile, e percoeambi le corde i entir il coma, on per dire, con differenza inenibile Dimotratione del Tuono

minore.

Vogliono li Moderni, che naca il emituono minore in tre modi, come i vedr dagli
e empii.

Il primo, come vuole il Fogliani dalla ituendo il maggiore nelli termini so e 54.
differenza della Terza maggiore, e dalla come i dir a uo luogo : vedi l'eempio
Terza minore, come

i del emituono minore.

Terza maggiore

X,

Terza minore

54 A6

Seta maggiore
Seta minore,

iX:
i

25-24
Semituono min. ne proprii term. 24-25 Semituono minore
Il econdo modo parimente, econdo il
Il terzo modo i dimotra dalla diffe
Fogliani nace dalla differenza della Seta i renza della ettima maggiore, e minore,
maggiore, e della Seta minore, e queto come
I X
femituono chiamato da eo emituono Settima maggiore
minimo, volendo, che il emituono coti Settima minore
9*5
tuito nelli termini 15 e 16 da noi detto e Semituono min. ne term mag - 72-75
24-25
mituono maggiore, sii il minore, coti Diviore 3. ne termini minori

Coniderato adunque il emituono minore nelli termini radicali 25 e 24 e divio il


Monocordo in 25 particelle, e poto il ponticello mobile opra il numero 24 i ritrove
r, riuonare il emituono minore molto rimeo del maggiore, il che mi pare eere una
dicrepanza molto grande; e per dimotrare, che queto mio dubbio non mal fonda

to, per elucidarlo i dover coniderare quello i die nel cap. 8 della econda parte cir
ca la diviione del tuono, il quale econdo la mente di Boetio aderendo Filolao hab

biamo detto, che i divida in due parti ineguali. Philolaus, dice egli nel terzo libro della
Muica cap. 5 duas efficit partes, unam, que dimidioit maior, eamque apotomen vocat. Re
liquam, que dimidio it minor, eamque rurus diem dicit, quam poteri emitonio minus appel
lavere ; & il Gaffurio die nel primo lib. della Pratica cap. 2. Hic duas propinqua ola
ectione continet partes, quarun altera minor, altera major, bancapotomen emitonium majus,

lam minus emitonium vocant ; adunque il tuono i divide in due emituoni, l'uno

mag

giore

PARTE 1 II CA P. V.

I39

giore, l'altro minore; la differenza che fra queti il comma, come afferma Boerio nel
terzo della Muica cap. 6. ove dice: Nam i totus tonus ex apotome contat, ac emitonio, e
mitonium ver ob apotome differt comma 9 c. & il Gaffurio nel quarto libro della Teorica

cap. 3 die Apotome autem, quod diciionem onat cuntis emitonium majus appellatum et,
(9 fit ex duabus diebus, 9 comate; excedit enim minorem emitonium ipo eomate . E Mar
garita Filoofica nel 5. lib. trattato I. cap. 11. parlando della diviione del tuono in emi
tuoni, maggiore, e minore, die, eveeis autem majoris upra minorem coma nuncupatur -

Contituita adunque la diviione del tuono in emituoni maggiore, e minore, & eendo
la loro differenza il comma, come i pu vedere dalla figura della diviione di eo tuono
pota nel fine del opradetto ottavo capitolo, i potr fare opra il Monocordo la compa
ratione fra un emituono all'altro, e i vedr non olo con il compaso,m anche dal uono,
che dal emituono maggiore formato dalli termini radicali 16 e 15. e dal emituono mi
nore formato dalli termini 25 e 24 eervi la differenza molto maggiore d'un comma ,
che i riduce quai ad un quarto di tuono, il Galilei nel uo Dialogo alle carte 7. in fi
ne , dimotra la ua grandezza con dire: l'intervallo, che da ei contenuto , qualche
coa pi d'un comma, e mezzo, e che di tanta quantit ia dal maggiore il minore uperato , 8t
alle carte 8 parlando del comma die, che non vollero i moderni trarlo dalla differenza de e

mituoni guia degli antichi per le ragioni che i dir, 8 alle carte 9. nel principio die, cota
la equiventiquattreima di tre commi, e qualche coa pi d'una maggior ua quarta parte, e
manco della minore ua met, la equiquindecima cota di cinque, e poco pi dell'ottava ua

maggior parte. Il che tutto ritrovai fedelmente nel mio Monocordo mediante le miure
formate dal compao, anzi feci l'eperienze di cavare il comma dall'ecceo del maggior
emituono cotituitone numeri radicali 16 e 15 opra il minore ne termini 25. e 24. il che
mi venne vano, e falo; rioli d'allungare la proportione di eo emituono minore po
nendolo ne termini radicali delli numeri 21. e 2o. & in vero quanto alla miura del Com
pao, e del uono, mi venne quai che giuto, e credevo haverne ritrovata la vera pro
portione; ma nel volerne cavar il comma, lo coperi parimente falo, e conobbi , che
queta difficult era la cagione, che li moderni non traevano il comma da queti emituo
ni, e diedi ragione al Fogliani, e nella ua Teorica al cap. 7. della ettione econda chia
mae il emituono cotituito nelli termini 25 e 24 con il nome di emituono minimo,

tabilindo il maggior emituono nelli termini proprii, e radicali 27. e 25. e quello forma
to ne numeri 16 e 15. da noi detto maggiore, lo chiamae minore, mentre che da queti

e ne trae il comma, come i veduto nel econdo eempio della formatione del comma
poco f rapportata, non olo contro l'opinione del Galilei, m contro ogni altro eperi
mento d'altri emituoni formati in altre proportioni, onde l'eperimento del Monocor
do, i accorda con l'itrumento da tato, fra quali non cade dicrepanza alcuna.
Circa la reconciliatione di queto fatto non ritrovo altro a favore del emituono mino
re formato dalli numeri radicali 25 e 24 che la ola auttorit di Boetio, che nel cap. 14.
del 3. lib. della Muica die . 7ure igitur dictum et minus emitonium, minus quidem qun
quatuor commata, majus ver tria: che come i die con il Galilei upera poco pi di tre

comma. Queto quanto, che ho coniderato opra queto emituono, e ne h fatto


mentione, non per correggere chi che ia, poiche non ono cos ardito di poner os in ca
lum, m olo per ignificare il mio dubbio rimettendomi empre alli pi tudioi, e dot
ti, credo
per m di eermi ingannato,
onde rimetto li curioi formarne pi chiara, Sc
eatta
perquiritione.
a

- - -

- -

Dimo

PA RT E III
CA?.
V.
I 40
differenza
della terza minore, e del tuono
Dimotratione del Semituono maggiore...
Il emituono maggiore cotituito nelli
termini 16 e 15. nace dalla differenza, o

ecceo, che viene uperata la terza mag

minore.
Terza minore
Tuono minore

giore dalla quarta, e queto emituono ot; Semituono mag. ne ter mag.
to queti termini chiamato dal Fogliani Diviore 2. per li termini min.
emituono minore: vedi l'eenpio.

Quarta
Terza maggiore
Semituono maggiore

4v 3
-

25-27

Dimotratione del Tuono minore.


Il Tuono minore nace dall'ecceo del

X; la Quarta, e della Terza minore.


4X:

1516 Quarta
Si dimotra anche il emituono mag Terza minore

6i
2o-i8

Tuono minore ne termini mag


giore dall'ecceo della terza minore, e del Diviore
2. per li termini min.

Io-9

tuono maggiore, come


Terza minore

"X;
94,8

Tuono maggiore

Semituono mag. ne term. mag


Diviore 3. per liter. min.

9 io
- 59-54

Si dimotra anche il Tuono minore dall'

ecceo, che uperata la Quinta dalla Se

. 48-45 ta maggiore, come


16-15

iX3

Seta maggiore

34 a 2
Il emituono maggiore cotituito nelli Quinta
Io-9
termini radicali 25 e 27. coniderato dal Tuono minore ne proprii term.
Fogliani nel luogo opracitato, nace dalla
Tutti li opranotati eempii, come tutti gli altri, che i apporteranno, i eperimenta
no nel Canone, o Monocordo, dividendolo, come i die, in tante parti, quante unit
ono inclue nel numero maggiore, ponendo il ponticello mobile opra il minore, e per
coe ambidue le corde, i haver l'intervallo ricercato, il quale eomparato quello dell'
-

itrumento da tato opra cui si accordato il Monocordo, i ritrover eer vero, e giuto.
Della dimotratione del Tuono maggiore.
Della dimotratione della Quarta.

Il Tuono maggiore nace dalla differen


La Quarta i forma della terza minore, e
za, & ecceo, che tra la Quarta, e la del tuono minore, come
Terza minore
6-5
Quinta, come
3v2
X;

Quinta
Qu

19-9

Tuono minore

uarta ne termini maggiori


6o45
9"
uono maggiore ne uoi termini
9-8 Diviore 15. per li termini min.
4-3
Della dimotratione della Terza minore.
Si compone anche la Quarta della 3.
-

La Terza minore nace dalla unione del

maggiore, e della 2 minore, come

tuono maggiore, e del emituono maggio Terza maggiore

5-4

16-15

re, multiplicando li loro termini radicali Semituono minore


rettamente, come

l Quarta ne termini maggiori

--

Tuono maggiore
Semituono maggiore

9-8
i ti

Terza minore ne termini mag

144-12o

Diviore 2 4 per li term. min.

6-5

Dimotratione della Terza maggiore.

80-6o

Diviore 2o per li termini min. o

4-3

Dimotratione del Tritono.

Nace il Tritono dalla differenza, che

tra la quinta, il emituono maggiore, i


termini de quali i multiplicano diametral

La terza maggiore i forma dal tuono mente - -,


maggiore, e minore, come
.
Quinta
uono maggiore
9-8
Semituono maggiore
Tuono minore
n-9 i Tritono ne termini radicali
-

3v2
-

X,
32-45

Terza maggiore ne term. mag.


9o-72
Diviore 18. Per li termini min. Tita
Dino

T'ART E III CAT. V.

I4I

: Dimotratione della Quinta diminuta. l Si forma pur anche la Seta mag. della
La Quinta diminuta nace dall'ecceo eta min. e del emituono min.
della eta minore, e del tuono maggiore, Seta minore
Semituono minore

i multiplica diametralmente.
Seta minore

X!

Tuono maggiore

94-8

Quinta diminuta ne uoi termini

64-45

85

ri

Seta maggiore ne termini mag. 299 E 22


Diviore 4o per li termini min.

s-3

Dimotratione della Settima minore.

La Settima minore i forma dalla quinta,


Dimotratione della Quinta.
La Quinta perfetta i forma dalla terza e dalla terza minore.
3-2
maggiore, e dalla minore, multiplicando Quinta
li loro termini rettamente , come dall'e Terza minore

Settima minore ne termini mag.

empio.
Terza maggiore

5-4

i ri

Terza minore

65

rtto

Diviore 2. per li termini min.

9-5

Si forma anche la Settima minore della

39 22 eta min. e della econda mag.


Diviore 1o per li termini minori
3-2 Seta minore
Si orma anche la Quinta dalla quarta, e Tuono maggiore
Settima minore ne termini mag.
tuono maggiore, come

Quinta ne termini maggiori

Quarta
Tuono maggiore

Quinta ne termini maggiori


Diviore 12. per li termini minori

72-49

Diviore 8, per li termini minori


9-5
4-3
ri
Dimotratione della Settima maggiore.
La Settima maggiore i forma della quin
36-24

ta, e della terza maggiore, come


Quinta
La Seta minore i forma della quarta, e Terza maggiore
3-2

Dimotratione della Seta minore.

della terza minore.

3-2
5-4

Settima maggiore ne uoi term. T15-8

Si forma anche la Settima maggiore del


E la eta maggiore, e della econda maggio
Seta minore ne termini maggiori 24-15 re, come
5-3
Diviore 3. per li termini minori
gli Seta maggiore
Quarta

4-3

Terza minore

Si forma anche la Seta minore della emi

diapente,e del tuono mag. come


Semidiapente

Tuono maggiore
Seta minore ne termini mag.

64-45

Settima maggiore ne term. mag.

45-24

Diviore 3. per li termini min.

15-8

Si forma anche del Tritono, e


9-8
756-36o della Quarta.

Diviore 72. per li termini min.


8-5
Dimotratione della Seta maggiore.

2-

Seconda maggiore

Tritono

45-32

Quarta
4 i
La Seta maggiore i forma della quarta, Settima maggiore ne term. mag 18o-96
Diviore 12. per li termini min.
15-8
e della terza maggiore, come
Dimotratione dell'Ottava.
Quarta
4-3
Terza maggiore

3r4

L'Ottava i forma della Quinta, e della

Seta maggiore ne termini mag. _2o-12 Quarta.


Diviore per li termini minori
Quinta
3-2
ti
Si forma anche la Seta maggiore della Quarta
quinta, e del tuono minore.
Ottava ne termini maggiori
i 2-6,
Diviore 6 per li termini minori
2-I
Quinta
3-2
Tuono minore

Seta maggiore ne termini mag.


Diviore 6 per li termini minori
a

3o-18
5-3

Si for

I 42

TP A RTE III C A P. V.

Si forma anche l'Ottava della ettima


min. e della econda min. come
Settima minore

Tuono minore

Ottava ne termini maggiori


Diviore 45 per li termini min.

158

ri

9 l Seconda minore

99-45 | Ottava ne termini maggiori


2-1 i Diviore 12o. per li termini min.

Si forma anche l'Ottava della emidia-

pente, e del tritono.

Semidiapente

Si forma anche l'Ottava della ettima

mag e della econda min.


9-5 | Settima maggiore

43

E queto bati circa la formatione delle


cononanze, e dionanze, s in Pratica,

| come in Teorica. Vediamo li paaggi di

Tritono

43ti i cadauna.

Ottava ne termini maggiori

288o-t44o

Diviore 144o per liter. min.

2-1

- 2 -

24o-iro
2-1

P.

:: :

vI.

Del modo di formare li Paaggi .

T A conideratione delle Cononanze,e Dionanze,e del loro ordinato paaggio una

delle pi copicue, eentiali oervationi della Muica; anzi ono per dire, che
ii tutto il fondamento di ben Teere una perfetta armoniale compoitione, il che con

Tirmato da Pietro Pontio nel Ragionamento econdo alle carte 24 ove parlando con il
R. Don Hettore die. Per dirvi il vero, la difficult del contrapunto, e della compoitione,
(9 la ua bellezza olo conite in aper bene, e con bel modo accomodare nel proprio luogo le dette

cononantie, e dionantie. Et il Kirchero nel proemio del 5. libro della Muurgia die ,
che melothee bonitas, 9 pulchritudo nacatur ex inigni ordine, quem ingule diverarum vocum
i partes cononanti eque intereita trict obervant, utivel minimum retto ordinis filo recede

re contigerit, totum harmonicum corpus detrui necee it. Non bata per di apere la debita
conneione, con l'eatta, 8 ordinata dipoitione di ee cononanze,che biogna pur an
che unire la Teorica alla Pratica per apere rettamente giudicare la loro natura, come
avvertice eo Kirchero nel opracitato 5 libro al cap.1. ove parlando del Contrapuntita
die Theoricam itaque pratica coniunctam habere debet, ut deingulis apt judicare, si dio
num conono, aperum levi, molle durum perit dicernere valeat; numerorum naturam ,

(9 proportionem (ine quorum notitia nihil hoc in negotio dignum pretiterit) perfet quoque cal
leat oportet. E conviene che operi appunto come un perfetto Architetto, che con dili
genza ricerca ito oportuno alla ua fabrica, addattando ogni coa con omma peritia, &
arte conforme ricerca la qualit della mole, che intende inalzare: Eendo queti Paag
giadunque come dice il medeimo Auttore nel cap.15. del opradetto 5 libro magni in me
lotheia momenti, dover lo tudioo principiante Muico Tetore con grande applicatio

ne oervare i detti Paaggi: mentre che dice il opracitato Auttore. Quod quicunque ne
civerit, ut is quidquam in bac arte laude dignum praetet exitimo, e oggiunge eo Auttore,
che cert ex innume?isfer qui quotidie in lucem prodeunt.Autoribus, vive paucos reperies, qui
non in hoc praecipitium illii compoitiones naufragiumfecerint. Nandum nullam progreus bar
moniae liciti, velilliciti rationem habent,fallacique aurium judicio omnia committunt, motus illi

cito pro liciti, accipientes, quam exiguambujus artis cognitionem babeant, libris uis pain
profentur.Coa che mi f meravigliare, eendo appreo di me timati tutti li compoitori
periti,e perfetti in quet'arte, e " ogn'uno debitamente oervi le buone regole, e mag

giormente quete, che ono le pi eentiali, e necearie; biaima inoltre queto Autto

re acremente li contrapuntiti nel lib.7, della ua Muurgia al cap.5 con dire. gum pan
di f

T A RT E III CA P. VI
I 43
ci ex muicis hodie reperiuntur, qui proprio marte, vera, certa, si infallibili cientia fulti com
ponant, dum ola, 9 nuda experientia quidquid faciunt, faciunt, s ut de compoitione peralta
certiores int, prim ad clavecrmbalum veluti ad Lidium lapidem confugiunt, ibiingula prius tu
diostrutinantes illine cononantias nopeque earum, imiliaque edieunt: periculoun prorus

negotium, 5 innumeri erroribus, fallaciique expoitum.

per non incorrere adunque in imili tae (le quali non credo, che iino ne moderni
virtuoi, e dotti Contrapuntiti) procuraremo, che il notro principiante MuicoTeto
re reti in trutto delli Paaggi di quete cononanze, e dionanze, e con ogni brevit li
demotraremo tutti li buoni, e ottimi avvertimenti, fondati opra l'auttorit de pi co

picui crittori, che hanno parlato opra queto fatto, come il Pontio, l'Angleria, l'Ar
tui, Valerio Bona, il Vicentino, il Kirchero, il Penna, il Berardi, ed altri ottimi, cc
inigni Scrittori.
.. ..
Li Paaggi adunque delle cononanze, e dionanze non i poono fare enza il mo
vimento delle parti armoniche, poiche ritrovandoi quete in una tal qual tenione, e po
itione di uono, voce, non i poono partire da queta per andare i un'altra, e non
-

mediante la nodulatione della voce, la quale non i pu fare enza la mutanza de uoni,

paando dal grave all'acuto, dall'acuto al grave, e queto non i pu dire che i altro,
che moto, il quale per eer formato dalle voci, e uoni, moto armonico propriamente i
deve dire; queto i pu fare in tre modi con i quali la voce modulando pu paare da un
luogo all'altro, e furono chiamati da Muici : Moto Retto; Obliquo;e Contrario.
II moto Retto i forma quando ambe le parti dicendono, pure acendono, co
me dall'eenpio.

Il moto obliquo quando una parte t ferma, e l'altra i move, come

Il moto

I 44
T A RTE. III C A P. VII
Il moto contrario quando le parti i allotanano, overo i avieinano l'una all'altra, come

Con queti tre moti adunque i paser da una Cononanza all'altra;e perche aleune o
no perfette, altre imperfette, perci i ueranno fra loro diveri moti, come -

Dalla Perfetta alla Perfetta i uer il moto Contrario & Obliquo.

Dalla Perfetta all'Imperfetta, i ueranno tutti tre li moti.

Dall'Imperfetta alla Perfetta i uer il moto Contrario, 8 Obliquo.


Dall'Imperfetta all'Imperfetta i ueranno tutti tre li moti. Vedi la Figura.
Si Pasa /
e------r

Dalla Perfetta
A-

All' Imper:
Con il moto

*
Tm

Dall'Imperfetta
A-

Alla Perf.
Con il moto

- .
-,

-- -

* All' Imperf

Con il moto

Contrario,
Obliquo, e
Contrario,
Obliquo, e Retto . Contrario.
Obliquo, e Retto
Conitendo tutta la vaghezza della Muica nel variato intreccio delle Parti, come
-

vuole la commune opinione de Muici, s antichi, come moderni, i pu dire con verit,

che la variet ii il prime copo del Contrapuntita, e perci determinarono li Muici


Maetri dell'Arte, che non i potesero fare due cononanze perfette del medeimo gene
re, come i vedr nel eguente Capitolo.
-

C A P.
-

vIL
-

che non i poino fare due cononanze Perfette del medeimo genere.

T Ra le prime regole dell'Arte Armonica, viene coniderata da Muici Legislatori

F quella, che non i poino fare due cononanze perfette finili, e del medeimo gene
re, s in acendere, come in decendere; come arebbe a dire due Unioni, due Quin
te, e due Ottave, e volero, che queta regola non foe arbitraria, m legale, come ac
cenna il Gaffurio nel 3. della Pratica cap.3. Haec enim regula non arbitraria et, ed legalis ,

emnem penitus exceptionem rejiciens. Et il Kirchero nel 7, della Muurgia die. Communes
leges fitnt de duabus perfectis cononantiis, immediat per altum non continuandis, quae qui
den recepteant apud omnes muicos, ut i quis hice contraveniat, i non imperitus, altern
temerarius vide i pot. E nel libro 5. vuole, che Si quis duos, vel plures unionos, aut duas
quintas, velociavas continuaret in decenu, vel acenu, errorem in muica valde eentialem
d'onro, li faret .

Vano invetigando li Muici, perche caua i tato proibito con tanto rigore il fare
pi cononanze perfette l'una dopo l'altra, e pare, che la commune ragione ia, perche
-

fra le

PARTE III CAT. VII.

14s

fra ee non vi cada variet alcuna, come i pu vedere nel Pontio Ragionamento 2. car
te24 e pi chiaramente lo dimotra il Zarlino nelle Intitutioni parte 3. cap.29. affirman
do che L'Harmonia non pu nacere e non da coe tra loro divere, dicordanti, e contrarie, e
non da quelle, che in ogni coa i convengono, che perci dice egli, che conocendo gl'Anti
chi legislatori di quet'Arte, che tale imiglianza non generava alcuna variet di concento ,
(9 giudicando, (come era il vero) che la perfetta harmonia conitee nella variet sc. come
pure afferma il Kirchero nel 7. della Muurgia carte 682. con dire: Quod in ottavis, 5 quin
tiscontinuatis voces quibus unionantnullam varietatem habent. Et il Tigrini nel libr.2. del
uo Compendio cap.2. die: la ragione , che non nacendo l'Harmonia e non da Suoni tra loro
diveri, 5 contrarii, come nelprincipio i die, non olo f biogno, volendo, che iano die
tanti l'una dall'altra nel grave e nello acuto, ma iano anco nei moventi differenti, e che conten
ghino cononanze contenute da proportioni divere.
F adunque tabilita legge univerale, e ferma a caua di queto motivo, che non i po
teero porre nelle compoitioni due cononanze perfette contenute da una itea pro
portione acendenti, dicendenti l'una dopo l'altra; e vollero pur anche, che una fal
a, pure una paua di minima non foe batante a alvare due di quete cononanze per
-

fette, come i vedr qui appreo; & abbenche habbiano conceo li Muici Maetri del
l'Arte, che i poino fare due Cononanze Imperfette, vollero per, che l'una foe mag
giore, e l'altra minore, non timando lodevole il farne due maggiori, due minori a cau
a di non eervi la variet del Concento.
Non otante quete determinationi, pare ad alcuni, che i poino fare pi cononan
ze perfette enza crupulo, & abbenche l'Artui nella ua Arte del Contrapunto ritam
pata l'anno 1598.habbi detto alle carte 31. Che, Ngnpermettonoli Compoitori, che nelle lo
ro compoitioni i ritrovino due cononanze, che iano imili una dopo l'altra, come due unioni ,
due ottave, due quinte. N le concedono con il pomervi dimezo una paua di minima, overo una
dionanza. Nonotante alle carte 32 vuole, che e ne poino fare due l'una dietro l'al
tra enza offea dell'udito, la ragione la eguente: Dico, dice egli, che l'ottava ola
perfetta cononanza, perche mai mutatato, n " , n qualit, n quantit, e queta chiamo
con il Filoofo perfettiima, se tutte l'altre perche ono variabili, chiamo imperfette: non al

terano li compoitori con gl'accidenti, di b molle & i dies le Quinte, s le Terze mag
giori, le minori, e l'una, e l'altra eta? adunque dalla ottava infuori tutte ono imperfette, e di lo
ro e ne pu fare una, 5 due, l'una dietro l'altra enza crupolo alcuno,

Aerice il Bontempi alle carte 223 della ua Hitoria Muica, che queta regola delle
due cononanze perfette ia tata fatta dalli primi Maetri, perche cantavano olamente
con le prime cinque figure, note, cio. Maima, Lunga, Breve, Semibreve, e Mi
nima, e che la Semiminima, e la Croma non erano in quei tempi in conideratione, on
de cantandoi li due Unifoni, Quinte, & Ottave, haveano patio batevole il eno, e
l'intelletto a poterle capire, e giudicare, vuole per eo Auttore, che al preente in oc
correnza di qualche oggetto obligato i poino fare quete cononanze perfette con le no
te minori , avalorato fore dall'auttorit del Vaneo, che die nel libr.3 del Recaneto
cap.8; Semiminima vel chroma, adeoparvo contant intervallo, ut altera ab altera ubequi vi
deatur, E perci non ono capite, n conociute dal eno, coa che a me non piace,per

che etal compoitione cader otto l'occhio i coprir il diffetto, e la ragione elucidata
dalla potenza viiva, conoce, che non vi variatione alcuna, vero, che afferma il

Zarlino nel luogo opracitato, che e bene quete cononanze quando foero pote in tal ma
niera non faceero evidentemente alcuna dionanza tra le parti. M oggionge immediata

mente, che tuttavia farebbero udire non s che di trito, che dipiacerebbe. Diceva il Zifra
rapportato dal Berardi nella ua Staffetta alle carte 29. che amava pi toto di laciar correre
Muco Tetore.

le due

T A RT E III. CA P. VII

146

le due quinte in un pao da Maetro, che alvarle con pregiuditio della teitura. Et in vero
quanto all'obligo d'un oggetto, pare, che non i doverebbe uare tanto rigore, anzi
parere d'alcuni, che i come lecito nelle parole apre, doloroe, e crude l'uare le di
onanze contro la regola loro; cos nelle parole dolci, uavi, & amene, vogliono che
i poi uare le due, e pi cononanze perfette, ma queto non mi piace, poiche in ve

ce di render la compoitione pi dolce, e grata riucir pi toto (come die il Zarlino )


trita, e dipiacevole all'udito, onde i devono chivare in tutto, e per tutto; anzi io di.
co, che non deve il Compoitore pigliari tanto buono in mano di cos facilmente eerci
tarle, atteoche purtroppo un male attaccaticcio,aerendo il Berardi nella ua Staffetta
alle carte 3o. Che fra gli Auttori, tanto antichi, quanto moderni pochi ve ne vanno eenti, che

ne loro componimenti non ve ne iano core. Il che non ci deve ervire d'eempio, anche e
foero tate fatte a bello tudio, mentre che ci avvia il Zarlino nel opracitato luogo,che
non dovemo baver riguardo, che alcuni habbiano voluto far il contrario, pi preto per proun
tione, che per ragione alcuna, che loro habbiano havuto.
.

Concludiamo adunque con il Berardi alle carte 29 della ua Staffetta che a come eere
i voglia, da tutte le buone cuole ono proibite le due cononanze perfette d'una medeima petie
una dopo l'altra, quando le parti fanno movimento fra di loro, perche la perfetta Armonia na
ce dalla variet. E perci gli Unioni ono meno comportati delle altre, e tanto i po
trebbe dire dell'ottave, e non foero gli etremi uoi differenti l'uno dall'altro per il
grave, 8 acuto; e per fine la ragione del Pontio nel luogo opracitato, che faciliimo, e
di picciola indutria il contrapunto, e la compoitione arebbono, non havendo riguardo quete
due ragioni. E'di gran peruaione a chivare l'inconveniente di quete due imili cono
nanze perfette, che per verit, e i poteero uare le cononanze perfette, come s'adopra
no l'imperfette, ogni rozzo ingegno, con haver olo riguardo, che le parti s'accordino,
potrebbe comporre le cantilene Muicali enza fatica alcuna, onde non olo i devono
chivare per formare variato il concento, m pur anche per render l'Arte ollevata fuori
del commune, cotituendola eroicamente indutrioa. Veniamo agli eempii.

Le paue di opiro, e di mezza battuta non alvano li due Unioni, Quinte, & Ottave.

5.

5.

5.

5.

8.

8.

8.

8. ,

Unioni.

Quinte.

l Ottave.

f
I

I,

Unioni.
-

5.

5.

Quinte.

5.

5.

8 a

Ottave.

8. 8.

pA RT E III, cap. VII.

I 47
Vuole il Zacconi nella econda ua Pratica lib.3 carte 154 che per alvare due quinte,
& anche quando biognae due ottave, i poi uare la mezza paua, e cita il Vicentino
nel lib.4. della Pratica c.7. m che ci olo i poi fare quattro, e pi voci, perche dice il
Vicentino la multiplicit di ee non le far entire; & il Zacconi vuole, che i poino
fare in occorrenza di contrapunti di eguito, e ne canti d'artificio, e che pi permiibi
le la quinta dell'ottava; vedi l'eempio primo: Meglio lo dimotra l'Angleria, come
i vede nel 2. eempio, perche dice egli la mezza battuta, che apetta, t nel luogo del
la eta, che buona, e queta ha l'auttorit di alvare le due quinte; il 3. eempio cat
tivo, perche la mezza paua t nel luogo della nona, che fala, 8 una fala non h

la facolt di alvare due ottave.

--

iH
--

s.

i
|

--

5.

InO .

8.

Secondo eempio. Terzo eempio.

Primo eempio.

si poono alvare li pai cattivi di due quinte, 8 ottave con il punto, come

5.

5.

5. 1. 5.

5.

5.

5. 1 5.

8.

8.

8. 5.
o

cattivo

alvato.

cattivo.

alvato

cattivo

alvato.

cattivo

alvato.

Si poono alvare anche le due cononanze con una minima, emiminima, croma, &
anche per accidente con una emicroma pezzandoi la prima nota, che forma le due
cononanze perfette, come dagli eempii.
-

(H

I.

I.

I. 5.

I - - I.

su :

lU

cattivo

alvato,

1. -- I. 5.
-

cattivo

- -

1.

1. 5.

I,

1.

5.

alvato

alvato

alvato,

t.

PARTE III cap. VII

nas
5

5. 3

cattivo.

alvato.

catt.

alvato.

5.

alvato.

8. 8.

8.

ro 8

8. 8.

8. 1o. 8.

cattivo.

alvato.

8. 1o.

8.

8.

1o. 8.

U
cattivo.

alvato.

alvato.

alvato.

Non olo non lecito il poter fare due cononanze perfette, ma i deve anche chivar
ne il opetto di ee, il che occorre tacitamente in alcuni pai, come i vede dalli otto
poti eenpii, e ci i manifeta epreamente dalla tirata, che potrebbe fare il Cantore

da una nota all'altra, come dalli eenpii.

8.

5.

implicita.

1o.

epresa.

8.

implicita

8.

5.

5.

epre

5.

5.

implicita.

implicita.

6.

5.

implicita

epresa.

8.

5.

8. -

epresa.

8. -

5.

epresa.

5.

paRTE III, cap. VII

. rss

3.

5.

5.

5. ,

8,

5.

8.

8,

5.

8.

8.

8.

;
;

implicita
epresa.
icita epre,
implicita epresa.
Si forma anche il upetto di due quinte, 3 ottave nel diminuire ea quinta, 8 otta
va, & avviene quando una delle parti f alti di terza, di quarta, e di quinta, come i
pu giudicare dagli eempii,
i

-a

s.

alto di terza.

s.

alto di quarta.

- alto di terza.

::

s.

s.

s.

8.

8.

alto di quinta

alto di terza. ,

alto di terza,

Gli eguenti eempi ono di quinte, che i concedono per eer di pecie divera, come
nel primo eenpio; nel econdo,- ono cambii che per neceit, e biogno i tolerano.
-

--- -

- -

i 5

5.

8;

8.

|
l4

--

Primo esenpio.

Secondo

esempio.

iso .

- -

PARTE III, cap. VIII

Paiamo alla dimotrationedelli Paaggi propri d'ogni cononina, e diffonanza.


C A P.
V II I
Delli Paaggi dell' Eniono.

S2 za,
die nel cap. 2 di queta terza Parte, che l'Uniono non cononanza, n dionaa
m radice, bae, e fondamento di ee, pure econdo li Pratici viene coniderato
come cononanza perfetta, 8 eendo per verit cononanza privativa, biogna haver gran
riguardo nel formarlo; onde avanti di parlare delli uoi paaggi ar bene dimotrare co
me i debba formare.

: In due modi vogliono li Muici Pratici, che i poifare l'Uniono, l'uno nel princi-,
pio della battuta, e l'altro nel fine, cio in elevatione di battuta.
t- o

Quando i far in principio di battuta, acci le parti faccino bene, e buon effetto, bi

ogna far acendere la parte baa, e decendere l'alta, ambi enza alto, che

i" ;

i"

Quando poi, i far in elevatione


far che una parte tii ferma,e con l'altra i far l'Uniono con gualivglia cononanza.

dire, che i parti dalla terza, e i vadi


r

HEH
3 r. " 3 s 3 1 3 1 5 r. 8. 1.
-

--

-r.
-- -I
--- --- --- --

5 3

i.

r.

3.

E EEEEs=E=E=E=

- f-

--

- -

ri-

Primo eempio.

" - Secondo eempio.

Pare per regola oservata, che i debba andare dalla terza all'uniono per emituono,
tacito, epreso,
come- -dall'esempio.
- - -- -

- - - -- -

Con emituono.

Senza emituono,

, Se i paer all'Uniono per grado congiunto con figure di crome, il paaggio non a
r buono, perche quelle crome non ono in conideratione. Come pure non f alcun ef

fetto quando le parti i congiungono in uniono con movimento eparato, il che ar pi

tolerato in elevatione, che in battuta, pur che non ia per qualche obligo di fuga ,
canone

si

pARTE III cap. VIII

Primo eempio
Secondo eempio.

Nelle compoitioni pi voci i potr fare l'Uniono come i vuole, fuorch nelli mo
di, che i motreranno nelli paaggi particolari, di ciacheduna cononanza . Li Paaggi
dell'Uniono ono li eguenti al num. di quattro.
1. Dall'Uniono alla Terza maggiore, e minore.
t

2. Dall'Uniono alla Quinta,

3. Dall'Uniono alla eta minore.


- i
4. Dall'Uniono all' Ottava. . - Dall' Uniono alla Terza.

Paa l'Uniono alla Terza maggiore, e minore con una parte immobile, e l'altra con

moto di terza, 8 anco movendoi ambe le parti per grado come dall'eempio. ,
o

. 3

i s

---

|
l
alla Tcrza minore.

alla Terza maggiore,

Dall' Oniono alla

si paa legitimamente dall' Uniono alla Quinta

uinta .

con una parte per alto, rimanen

do ferma l'altra ; & anco i tolera, che una i movi per grado, e l'altra per alto, coi
me dall'esempio.
-

i , i

i;

I,

5.

i 1

i tollera.

Si pro

PARTE III C A P. VIII


si proibice di paare dall'Unionoalla Quinta, quando ambe le parti altano, come
152

l
Dall' Uniono alla Seta minore.

Si pu paare dall'Uniono alla eta minore, come nel primo modo, abbenche fino
pai un poco lontani, e queti erviranno a quattro, e pi voci, i proibicono li paaggi
alla eta maggiore, come nel econdo modo.

I. 6.

I. 6.

Primo esempio.

I. 6,

1. 6.

I. 6.

I. 6.

Secondo esenpio.

Li pai qui otto notati, alcuni ono cattivi, 8 altri econdo il Penna ne uoi Albori
alle carte 62 del econdo libro, ono telerabili, non otante per confea, che regola
sniverale, che i pu andare a tutte le cononanze eccetto, che alle fete, maime maggiori. Il
primo paaggio econdo l'Angleria cattivo.
f
-

I.

6.

I,

6.

I.

6.

6.

6.

I.

6.

cattivo

cattivo

cattivo

buono

tollerati

-- -

Dall' Unifono all'ottava.

- --

--

Il paare dall'Uniono all'ottava megliore in elevatione di battuta, che nel batte


se, e deve una parte tar ferma, e l'altra far l'ottava
-

---

Quando poi le parti i moveranno tutte due, non ar buono, fuorche ne bai a otto

i
+

cattivo

cattivo. I buoni a otto. Si pu andare anche dall'Uniono alla econda per via di legatura, come i dir altrove.
Non i poono fare due Unioni per regola univerale, e per le ragioni gi dette, 8 an
che per esere cononanza privativa, uno, e pi unioni non arebbero di niuna odisfa

- -

-- - -

tione, e non formarebbero melodia alcuna.


Si deve avvertire di far ben cantare le parti con novimenti congiunti pi che i pu,ac
ci iino al cantore comodi, e faranno anche buon concento, onde i devono fuggire certi
-

pai diparati, come quelli d'Uniono alla quinta, eta, 8 ottava con alto d'ambi le
parti; pi voci per con le parti di mezzo i pu andare all' Uniono con qualivoglia
cononanza, 8 anche partire dall'Iniono, andare qual i voglia cononanza, pur
che le parti cantino bene.
-

C
--

P.

I X.

- Delli Paaggi della Terza maggiore, e minore.

A Terza che una delle cononanze imperfette, 8 ervitrice delle perfette, come
ono tutte le altre cononanze imperfette; i conidera come habbiamo detto altro

ve, come maggiore, e minore; onde e ne posono fare molte, l'una dopo l'altra , con
queto, che l'una i maggiore, e l'altra minore ; l'una minore, e l'altra maggiore a vicen
da per render pi variet nelle compoitioni; e ne poono fare anche due della medeima

pecie, coa che non i permette nelle ete per eer apre, e dure; ar per megli uare
la variet, la Terza quanto pi alta, tanto pi vaga, e f miglior effetto nell'acende
re, che nel decendere; le maggiori bramano allontanari, 8 allargari con andare alla

quinta, eta, 8 ottava, la minore all'incontrario, deiderando di retringeri con pa


are all'uniono, non otante per pu andare ad altre cononanze, come i motrer, deve

per andare all'ottava con riguardo, eendo queto pao pi toto della Terza maggiore.
Li paaggi della Terza minore ono cinque. l Il 3 dalla Terza alla Quinta.
t
Il 1. " Terza all'Uniono.
Il 4 dalla Terza alla Seta
Il 2 dalla Terza alla Seconda:
| Il 5 dalla Terza all'ottava,
i
-

palla

PARTE III CA P. IX.


-Dalla Terza minore all' Uniono.

154
---

---

Si pu paare dalla terza minore all'uniono in tre maniere; la prima quando ambe le
parti s'incontrano con movimento congiunto con il emituono tacito, epreo, altri
menti non buono, la econda quando una parte t ferma, e l'altra i move far l'uni

ono, e queti due paaggi ono ottimi ad ogni compoitione; la terza quando le parti,
Yatta la terza, i partono a far l'uniono con movimento eparato; queto paaggio non
elegante, anzi econdo alcuni proibito.

- --

- -

I.

---

--- -

1.- 3 - - r. -

3.

-- -

io buono.

Primo

Cattivo enza emituono.

--

--

-- ,
-

- -

--- --- - -

--

- --

: ----

Secondo paaggio.
- -

Terzo paaggio.

Dalla Terza minore alla Seconda.

Si former queto paaggio rimanendo una parte ferma, e l'altra movendoi con moto
congiunto, paando poi all'uniono; pure i paer alla econda con il punto ritornan
do alla Terza.

- -

2.

3.

l
U
Primo

'paaggio.

Secondo paaggio.

Dalla Terza minore alla Quinta.


Q teti paaggi fatti nel ottopoto, modo tutti ono buoni per eere con il emituono.
-

f
-

pA RT E III CAT IX.

155

Li due eguenti parimente ono buoni, per eere con il emituono tacito, come i ve
de dagli esempi.
t
.
-

- -

Dalla Terza minore alla seta, i


- "
. Il 1. tar ferma una parte, e l'altra con movi:

mento eparato inder alla eta. Il 2 acender una parte per movimento eparato, e l'
altra i mover decendendo per moto congiunto. Il 3 decenderanno tutte due le par
. I
-- :
ti, l'una con moto congiunto,e l'altra
con moto eparato.
-

- - - --

- --- -

, - 3: 6. . . .

- -

- --- ---

- ---

. .

---

---

3- 6- -

.-

- - - -- -

---

Primo effempio.

Sccondo eempio.
-

CTZO

. .

, e

. .

eempio.
IDalla Terza minore all'Ottava .

Si forma queto paaggio in due modi. Il 1. i f in principio di battuta, facendo una


parte moto congiunto, e l'altra eparato. Il 2 i far in elevatione, facendo ambe le par
ti movimenti eparati.
...,
a
--

Primo eempio. -

Sccondo cempio.

--

pA RTDellaETerza
IIImaggiore.
c.AP IX.
- .

156
- -

La terza maggiore ha ei paaggi,


Il 1. dalla Terza all'Uniono.

-1

- - Il 4 dalla Terza alla Seta.

-H 2 dalla Terza alla Seconda:

Il 3 dalla Terza alla Quinta,

Il 5 dalla Terza alla Settima.

Il 6 dalla Terza all'Ottava.

Dalla Terza maggiore all' Uniono. - - - ----- i


Queto paaggio i pu fare in quattro modi. Il 1. che una parte, inferiore, uper

--- - -

- - -- - - -

riore tii ferma, e l'altra con movimento eparato faccia l'uniono, e queto paaggio

"

Il 2 i far movendoi ambe le parti per moto congiun


to; queto paaggio erve alle compoitioni di pi voci, e non per li terzetti, e duetti,
ottimo per

non eendo paaggio leggiadro, n proprio della terza maggiore, i concede per
nelli uggetti:

-.

U-4--

Primo esempio.

- -

Secondo esermpio. -

l.

Il 3 modo i f quando ambe le parti acendono; la uperiore con moto congiunto;


e l'inferiore con moto eparato, e queto paaggio ottimo, quando poi la parte baa
decendee per moto congiunto, e la uperiore parimente decendee con movimento

eparato, queto paaggio non ar di alcun valore, perche il decendere d'ambe le parti
non f buon effetto, non gi perche le cononanze non iino buone, ma perche il paag
gio inipido, e enza gratia alcuna.

|
|tti
|
U
-

Primo esenpio.

Secondo esenpio. - - - -

Il 4 modo i far quando ambe le parti i moveranno acendendo con moto eparato ;
queto paaggio decendendo non uitato, e quando i facee, farebbe trito effetto, &
molto goffo; acendendo poi tolerato, particolarmente quattro, i dover per empre
di paare dalla terza maggiore all'uniono decendendo, 8 acendendo am

"

e le parti .

l =

z=E

-ra-

i EHEHE

= =

PARTE III CAT. IX.

157

Dalla Terza maggiore alla Seconda .

si far queto paaggio rimanendo una parte ferma, e l'altra movendoi formando la
incopatione -

A-

. e per emituono, e che


ire,alla
deve pasar
o, e iTerza
cheQuinta
avvertre
deve maggio
Queto paaggio ottimDalla
-

le parti cantino bene, e i f in divere forme, come dagli eempi:

il 1. non buono per eser enza emituono, abbenche decendente, e non i enta il
cattivo effetto.

Il 2. pi i cuopre per eser acendente.


Il 3 cattivo per il alto della ettima.

Il 4 cattivo enza emituono, abbenche i copra con il decendere, non per


Il 5. enza emituono, 8 acendente, onde peggiore. Tutti gli altri ono buoni.

autentICO,

2. cattivo

4 cattivo

3 cattivo

5 cattivo

buono

buono

buono

Dalla Terza maggiore alla Seta.

Pasando la Terza maggiore alla Seta meglio, che pai alla minore, che alla mag

giore, che anche talvolta i tollera; in due modi adunque i pasa; L'uno quando una par-.

i" fermata, e l'altra i move; L'altro quando una parte pasa per grado, e l'altra per
alto , come

PARTE III, cap. 1x

158

leggiadro

buone

tolle i rato

tollerato

buono

buono

tollerato

tollerato

buono

duro

meglio

Dalla Terza maggiore alla Settima.

Fatta la Terza maggiore in elevatione, i ander a percuotere la Settima,come


, .

l
-

3.

|t

Dalla Terza maggiore all'Ottava.

Si forma queto pasaggio in tre modi. Il 1. quando la parte inferiore tar alda, e la
uperiore i partir dalla terza maggiore, e far l'ottava, queto pasaggio i far in ogni
orte di compoitione,

- - -

A -

|
U

Il 2 ar quando la parte fuperiore ander a cendendo con moto congiunto, e l'infe,


riore decendendo con moto eparato, e queto buoniimo.

- -

T A RT E III CA P. IX.

159
- -

8.

il 3 i far quando la parte basa i move con moto congiunto, e l'altra per moto epa
rato, e queto pi proprio pi voci, che due.
-

- -

a-

- --

Non voglio mancare di poner il modo di fare pi Terze, s per grado, come per alto;
aranno adunque migliori acendenti, che decendenti, perche nell'acendere, i cuopre
la loro vaghezza, e e nell'acendere la prima ar maggiore, e la econda minore vi
cenda, aranno migliori; nel decendere poi i operer al contrario, facendo la prima mi
nore, la econda maggiore, 3cc. e poi una parte tar ferma, e i mover l'altra tanno be

niimo, i posono anche fare pi Terze eguenti iino maggiori, o minori.


-

3. . 3-

3-

3.

3.

3-

3-

3.

3 , 3.

3.

tollerato

tollerato

3-

3.

buono

3.

3.

3.

3.

buono

3.

3.

3.

8.

I 6o

pARTE III c.AP x

mag min.

min. mag. min. mag. min.

min. mag.

Tutto buoniimo.

Le cononanze minori fanno migliore effetto ne luoghi bai, onde la Terza minore
abbenche i meta per natura ua, ad ogni modo ne luoghi alti non tanto meta, parti
colarmente pota opra l'ottava; nelle parti base poi f nel cantare cattivo effetto . La
Terza maggiore ne luoghi bai perde alquanto del uo allegro.
Terza minore i trattener ferma neluoghi alti olo che per una emibreve,
non haver tanto del meto, n in tutto ar allegra; e cos la Terza maggiore ne luoghi
bai; i che quando le cononanze ono fuori del uo natural poto, perdono il loro na
turale, e rendono la compoitione brutta, e deforme.
--

S"

X.
C A P.
peli Taaggi della 2uinta .

l'ottava la pi nobile nella Mu


L Quinta una delle cononanze perfette, e dopo
conidera Muico come perfetta,
ica, anzi pi piena di ea ottava. Queta i

dal

& imperfetta, al preente iamo per dimotrare li paaggi della Quinta perfetta. E com
mune regola (come i die) che non e ne poino fare due, una dopo l'altra, e non vi

cade in mezzo il valore di mezza battuta almeno; & una fala non h auttorit di alvare
due Quinte; vogliono li Pratici, che con il uo paaggio poi andare ove li piace, li
propri per ono li ette eguenti.
Il 1. dalla Quinta all'Uniono.
Il 2 dalla Quinta alla Seconda,

Il 5, dalla Quinta alla Seta.

Il 4 dalla Quinta alla Quarta.


---

Il 6 dalla Quinta alla Settima

Il 7 dalla Quinta all'ottava.

Il s dalla Quinta alla Terza.


-

Dalla Quinta all' Oniono.

Queto paaggio aai oervabile, poiche e bene i pu fare in diveri modi, pochi
per ono i buoni, e legitimi, perci poneremo quelli che i devono abbracciare, e quel
li che i devono fuggire.

Il

PA RTE. III C A P. X.

16 I

Il primo i far quando una parte rimaner ferma, e l'altra in elevatione della battuta
ander a trovare l'uniono, e queto paaggio ottimo in ogni compoitione.

Il econdo i far quando una parte i mover dicendendo con moto congionto; e l'al
tra acender con moto eparato, e queto paaggio conviene olo alle compoizioni di

tre, e pi voci, vedi gli eempi

- -

Secondo esenpio.

Primo esempio.

Il terzo ar quando tutte due le parti per movimento eparato, una parte acenden
do, e l'altra decendendo s'uniranno a far l'uniono, e queto paaggio non buono in
niun modo .

il quarto far quando ambe le parti acenderanno, l'una per moto congiunto, e l'altra
per moto eparato, e ne meno queto paaggio buono.

Il quinto ar quando una parte acender per moto congiunto, e l'altra decender per
moto eparato, e queto paaggio non buono ne meno otto, vedi gli eempii.
A-H

5 pasaggio cattivo.
Dalla Quinta alla Seconda.
- Queto paaggio i far tando una parte ferma, e l'altra movendoi per alto, e queto
paaggio ar buono in ogni compoitione, particolarmente tre, e pi voci.
3 pasaggio cattivo.

4 pasaggio cattivo.

2-s S

- -

. Dalla Quinta alla Terza.

----- -,

Queto paaggio i pu fare in tante forme, che (per cos dire) i pu fare come i
vuole, vedi gli eempii .
Muco Tetore.

. . .. . . .
-

16,

PARTE III CAP X.


- -

5 3

5 3

5 3

- --

5 3

Si far queto
di l'eenpio .

5.

Dalla Quinta alla

paaggio ftando

5 3

guarta

una parte ferma, e l'altra movendoi per grado; ve


--

|
l

Dalla Quinta alla Seta .

Sar empre buono queto paaggio, e una parte tar ferma, e l'altra far la eta ,
pure e una i mover con moto eparato, e l'altra con moto congiunto, e e ar mino
-

re, ar migliore, come

5.
-

5.

6.

iti

5 , 5,

t---

i Ei
-

6.

Primo modo.

Secondo modo

Si proibice nel mot retto di pasare di Quinta in Seta movendoi una parte
per grado, e che queta ii di emituono, e che l'altra parte i muova di alto di terza
minore , come

PARTE III C A P. X.

163

Si proibice pure di pasare dalla quinta alla eta movendoi ambe le parti con moto
eparato, e i deve fuggire pi che i pu tal pasaggio per eser goffo, e di niun valore, e
non i far e non per neceit di fuga, canone.
- -

--

- -.

Dalla Quinta all'ottava.


Queto pasaggio i pu fare in ette modi, fra quali alcuni ono buoni, altri tolera

--

bili, & altri cattivi.

Il primo i far acendendo una parte con moto eparato, e l'altra

con moto congiunto, vicevera. Il econdo quando ambe le parti acenderanno una
per grado, e l'altra per moto eparato, e queto i far olo a quattro, e pi voci. Il terzo
i far tando una parte ferma, e l'altra facendo il moto eparato, e queto paaggio il

pi bello, e gentile di tutti, vedi gli esempii.


r-

Secondo buono a pi voci.

Primo buono.

l
-

- Terzo ottimo.

--

Il quarto i far decendendo ambe le parti, una per grado, e l'altra per alto; e queto
folo i far a tre, a quattro, e pi voci. Il quinto i far acendendo ambe le parti, una
Per grado, e l'altra per alto, e queto i tolera olo a quattro, e pi voci, vedi gli esempi

164 ,

PARTE III CAP X.

Quarto esempio conceso a pi voci.


--

Quinto esenpio tollerato a pi voci.


Il eto pasaggio i far movendoi ambe le parti con movimento eparato acenden
do; e queto non buono in veruna compoitione.
Il ettimo, 8 ultimo i far con una parte acendendo, e l'altra decendendo, parten
doi dalla duodecima per andare a ritrovare l'ottava; ma anche queto paso non buono
in alcuna compoitione; onde i deve abbandonare; vedi gli esempii.
-

Seto pasaggio cattivo.


C

Settimo pasaggio cattivo.

P.

XI.

Delli Paaggi della Seta maggiore , e minore.


-

L A eta una delle cononanze imperfette,

e per coneguenza ervitrice delle perfet


te, & coniderata dalli Pratici e Teorici (come i dise) come maggiore, e mino

re; e ne posono fare pi di una eguente all'altra vicendevolmente di maggiore in mi


nore, &c. m come habbiamo detto nel cap.8 di queta terza parte, i devono uare con

riguardo per eser dure, & apre, la maggiore brama dilatari, e deidera l'ottava, e la
minore al contrario brama retringeri, e deidera la quinta, e queti ono li loro proprii,
e legitimi pasaggi, come habiamo detto nel cap.2. " queta terza parte, non i devono
pigliare per alto per la loro crudezza, particolarmente la maggiore, decendenti ono mi

gliori coprendoi la ua crudezza, che acendenti i cuopre, & abbenche iino crude, po

nendole per bene, faranno buon effetto, particolarmente la minore, e dice l'Angle
Ilas

pARTE III CA P. XI

165

ria, che f la Muica ignorile, e vivace, onde i deve eteggiare asai, e far caminare
dette ete con la terza, che cos facendo i udir mirabile effetto; non i deve principiare
in eta, e non per gran neceit. Vediamoli loro pasaggi particolari,
Delli Paaggi della Seta Minore.
La Seta Minore h ette Pasaggi.
Il quarto dalla Seta alla Quarta.
Il primo dalla Seta all'Uniono:
Il quinto dalla Seta alla Quinta.
Il econdo dalla Seta alla Seconda.
Il terzo dalla Seta alla Terza.

Il eto dalla Seta all'Ottava.


Il ettimo dalla Seta alla Decima,

Dalla Seta Minore all'Oniono.

Queto paaggio i tenta a fare, che tii bene, onde i dovrebbe tralaciare, pure
nelle compoitioni di cinque, e pi voci i potr tollerare, ma non havera luogo in al

cun modo nelli contrapunti di due, tr, e quattro voci ; il modo ar come dal qu otto
poto eenpio.

|
|
|

|
U
-

Dalla Seta Minore alla Seconda.

Si far queto pasaggio con retar ferma una parte in elevatione di battuta, e l'altra

facendo il moto per alto; e queto pasaggio ervir alle compoitioni di quattro, cin
que, e pi voci,

ve gli esempii.

|
l
6.

2.

I. 3.

5. 6. 2. I. 3.

5. 6. 2. 1. 3.

3. 6.

2. I.

|U
Dalla Seta Minore alla Terza.

Si formagueto paaggio in quattro modi Il primo, il econdo i formano rima


nendo una parte ferma, e l'altra partendoi con moto digiunto a far la terza, con que
ta differenza, che nel primo modo i fa la eta nel principio, e poitione di battuta, e
la terza nella elevatione, e fine di esa.

Nel econdo modo poi i f la eta nella elevatione di battuta, e la terza nella eguente
Poitione; queti due modi ono buoni, 8 ottimi in ogni compoitione.

Il terzo modo i f movendoi ambe le parti, l'una con moto congiunto, e l'altra
con moto eparato, acendente l'una, e decendente l'altra, e queto pao per
fettiimo .

Il quarto i f movendoi ambe le parti una per grado, e l'altra per alto, 8 anche que

to buono in ogni compoitione; Vedi egli eempii.


L

166
,

PARTE III cap. XI


,

l|
l
.

Secondo esempio.

Primo esempio.

5. 6.

, 6. 3.

6. 3.

F. 5. 6. 3.

- Terzo esenpio- - - - - -

- -

6. 3.

6. 3.

Quarto esempio.

- Dalla seta alla Quarta:

Si former queto pasaggio per incopatione, facendo la Seta in elevatione della bat
tuta pasando alla quarta con la parte inferiore nella poitione di battuta, rimanendo fer
ma la parte uperiore, la quale abbasandoi per grado i riolver in terza, come dall'e
empio, queto pasaggio buono in ogni crgione,
-

|
5.

6.

Dalla Seta

Iguinta.

Si far queto pasaggio in due modi. Il primo ar, fatta la eta in elevatione della mi
ura, i paser alla quinta, rimanendo ferma una parte.
Il econdo i far, la eta in principio di battuta, e i paser nelle elevatione alla quin
ta rimanendo ferma una parte, e queti due pasaggi ono buoni in ogni compoitione i
-

i pu anche fare acendendo, e decendendo ambe le parti, una per grado, e l'altra
per alto, ma queto pasaggio non buono.

8.

5 A6,

6.

5.

6.

5.

l
l

Primo pasaggio buono.

PARTE III cap. XI

is,

|
s

6 ; 3

s 3

e 5

6 s

6 s

6 s

a s.

l
Secondo pasaggio buono.

Terzo cattivo.
-

Dalla Seta all'Ottava.

Acci, che queto pasaggio ii buono biogna fare la eta in elevatione, e pasare
all'ottava rimanendo una parte ferma, come dal primo esenpio i vede, e queto pa
aggio buono in ogni compoitione. Vi ono altri modi, ma ono poco buoni; Uno
quando le parti per moto congiunto, l'una decender, e l'altra a cender, come dal e
condo esenpio, il qual paaggio non buono, per esere enza emituono; L'altro
quando pure le parti acenderanno, e decenderanno per moto congionto, come dal 3.
esempio; queto pure cattivo, e fa brutto effetto, e non i far e non pi che atretti
da obligo di fuga; & il Cantore nel Ffa ut vi vorr cantando ponerci il 4 dieis.
L'ultimo modo ar quando le parti a cenderanno, decenderanno, l'una per moto
congiunto, e l'altra per moto eparato; queto paso non troppo buono, e ce ne dobbia
mo guardare, 8 a due non i deve fare, e olo per gran biogno i tolera a quattro, a
cinque, inomma il pasaggio della eta all'ottava proprio, adequato alla e
ta maggiore .

5 6

6. 8.

8.

3. 5. 6. 8.

6. 8.

6. 8.
-

Primo paaggio buono.


-

2 cat. 3 cattivo.

4 cattivo.

- -

Dalla Seta alla Decima.

Si potr fare queto pasaggio retando ferma una parte, e l'altra facendo il moto,

pure movendoi una per grado, e l'altra per alto, e queto paso ar buono in ogni
compoitione

|
l
U

6 1o, 5.

..

6.

1o

8,

6.

Io.

pARTE III C A P. XI

168

Della Seta Maggiore.

Il proprio pasaggio della eta maggiore all'ottava, e vuole il Pontio nel Ragiona
mento econdo, che i poi fare in quattro modi.
Il primo ar facendo la eta maggiore in elevatione, e i paser all'ottava, movendo
i una parte, e l'altra rimanendo ferma, come i dise della eta minore, e queto pasag
gio vuole eso Auttore, che ii ottimo:
Simile a queto forma il quarto con fare, che una parte reti ferma, e l'altra faccia il
moto eparato, con queta differenza per, che nel primo la parte grave f il alto, & in
queto l'acuta, e vuole, che queto non ii buono, esendo poco grato, anzi duro, e non
h del giudicioo, e non f buon effetto a due voci, anzi ar bene tralaciarlo nelli con
trapunti di quattro, e pi voci, il imile volendo, che i oservi nella eta minore ,
vedi gli esenpii.
,-

buono.

Catt1VO e

CattlVO,

Il econdo i far movendoi una parte acendendo con moto congiunto, e l'altra de
cendendo parimente con moto congiunto, e queto il pi commune, e f mol
to bene .

li

A-

tutto buono.

U.
tutto buono.

Il terzo i far decendendo, acendendo ambe le parti con movimento eparato, e


queto non buono, n i deve fare.

PARTE III. CAP XI

169

6.

8,

5. 6-

8.

5.

6.

8.

l
U
cattivo.

cattivo.

cattivo .

Valerio Bona nelle ue Regole di Contrapunto alle carte 2o vuole che i poi anche
paare dalla eta maggiore all'ottava decendendo ambe le parti, una per grado, e l'al

tra per alto, come i vede nel primo eempio, il qual paaggio ar buono a pi voci ,
acendente poi ar cattivo.

|ff-,
)
buono.

cattivo.

Vuole per il Pontio nel Ragionamento econdo alle carte 63. che ambedue iino cat
tivi, e l'Artui li concede pi voci con le parti di mezzo.
Eendo la eta maggiore povera di paaggi, i potr ervire di quelli della eta mi
nore; i paer adunque dalla eta maggiore all'Uniono, 8 agl'altri paaggi della e
ta minore con il

eimo riguardo, e mode, che i die di ea eta minore; olo i

haver l'occhio al paare alla quinta, alla decima; paandoi dalla eta maggiore al
la quinta, i prohibice quel paaggio, che i f acendendo, decendendo ambe le par
ti, l'una per moto congiunto, e l'altra con moto eparato, il qual paaggio econdo il
Pontio opracitato n meno buono con la eta minore, eendo goffo, e di niun va
lore, e non i deve fare e non per gran biogno di fuga, pure obligatione di cano
ne, vedi l'eempio.

acendoi poi il paaggio dalla eta maggiore alla decima, i deve avvertire, che la
eta maggiore ii naturale, e non accidentale, il che i pu fare, con il X dieis poto
nella parte acuta, pure con il b molle poto nella parte grave, come i pu vedere da
gl'eempii. Il paaggio fatto con la eta accidentale formata con il X dieis nella par
te acuta non ar buono per la cattiva relatione del paaggio, che i f modulando dal

C egnato con il i dieis al F enza dieis ; quella poi della eta accidentale formato
-

COIl

T A RT E III. CAP. XI.

17o

con il b molle nella parte grave ar buono, i far adunque queto paaggio acendendo
per alto la parte acuta, e decendendo la parte grave per grado, vedi gli eempii.
a-

i
cattivo.

buono.

La eta f bell'effetto, ma lo f anche trito; la maggiore e alta lo fa trito, o al


meno duro; la minore e v per grado contenta l'udito, e e alta tanto pi lo odisfa ;
e ne poono fare (come i dise) quante i vuole, l'una dopo l'altra, s per grado, co
me per alto, vedi gli esempii.

6.

6.

6.

6.

6.

6.

tollera.

6.

6.

6.

6. 6. 6. 6. 6. 6. 8.

buone.

6 min.

6.

6.

i tollera.

6. 6. 6. 6. 6. 8.

6 mag.

6.

buone.

6 mag.

terza

6.

6 mag.

6 mag.

6.

6.

buone ,

6. min.

bene.

6.

meglio.

6 mag.

8.

PARTE III CAP XII.


C

P.

17,

XII.

Delli Paaggi dell'Ottava.

'Ottava, che fra le cononanze la perfettiima, i rende ne uoi etremi cos unita

L che pare (come i dise) un medeimo uono, che non esendo dicrpante,

e non

per quello, che riguarda la differenza del grave, e dell'acuto, per ci non rende armo
nia; onde i adoprer nelle compoitioni men che i potr (parlo dell'Ottava non tra
mezzata da altri uoni) e non biogna fermari troppo in esa per quella privatione d'ar
monia, che in esa i copre, e fra le cononanze perfette, queta, e l'uniono ono pi
prohibite, come i dise nel cap.7 di queta terza parte, di farene due, l'una dopo l'al

tra, e non vi almeno in mezzo il valore di mezza battuta, e che ia cononanza buona,
perche una disonanza, una fala non ono atte a chivare le due cononanze perfette Nel principiare l'ottava i deve avvertire di non principiare le parti unite inieme, (parlo
dovendoi componera due) m che una principii, e l'altra dopo una breve paua di u
piro, mezzo upiro, mezza battuta entri anch'esa a fari entire, il che i dover an

che oservare nel principiare le compoitioni in uniono. L'Ottava ha autorit di pasa


re a qualivoglia cononanza, e per " voglia intervallo , purche ii cantabile, e i
poi praticar dalla voce, per eser queta la maggiore, e regina delle altre cononanze; li
uoi pasaggi per proprii, e particolari ono cinque, cioe.
Il primo dall'Ottava all'Uniono.
-

Il econdo dall'Ottava alla Terza.

Il terzo dall'Ottava alla Quinta.

Il quarto dall'Ottava alla Seta:


Il quinto dall'Ottava alla Decima.
ttava all' Uniono.
S" pasaggio i pu fare inDall'O
due modi, l'uno quando con una figura di emimini
-

ma i paser all'uniono, rimanendo una parte ferma, e queto pasaggio buonii


mo, e non i pu errare; L'altro ander all'uniono in principio, in elevatione di bat
tuta, movendoi le parti con moto eparato, una acendendo, e l'altra decendendo;que

to pasaggio non i permette a due, n a tre, n a quattro, ma bens a otto con li bai ,
che uo proprio accioche ogni coro habbi il uo fondamento.

8. 1.

buono

5. 6. 8. 1. 5.

5. 6.

buono

8. 1. 8.

8. 1.

8. 1.

cattivo a 4.

buono a 8.
Dall'Ottava alla

Terza.

Il paare dall'Ottava alla Terza totalmente libero, e non i pu errare.


-

172

PARTE III. CA P. XII.

l|
Dall'Ottava alla Quinta.
Queto pasaggio parimente i potr fare come i vuole, olo i prohibice a due voci di
non pasare alla quinta, decendendo ambe le parti, una per grado, e l'altra per alto ,
come i vede ne due primi esenpii, quali per aranno buoni a quattro, e pi voci; vo
liono anche che non tii bene far queto pasaggio acendendo, pure decendendo am
fi le parti, come dagli esempii.

U
buono a pi voci.

male.

male.

bene.

bene.

tutto

Dall'Ottava alla Seta.

Si forma queto pasaggio in quattro modi. Il primo rimanendo una parte ferma, e l'al
tra decendendo con movimento eparato, e queto paso buono in ogni compoitione.

Il Secondo acendendo ambe le parti, l'una per moto congiunto, e l'altra per moto e
parato; queto non lodevole a due, 8 a tre, bens a quattro, 8 a pi voci, per neceit
per i potr anche fare a due, 8 a tre.
Il terzo acendendo ambe le parti per movimento eparato, & buono in ogni com
poitione, purche ii Seta minore, che e fose maggiore arebbe la cantilena un poco
dura, apra.
Il quar

pA RT E III CAR. XII.


173
Il quarto acendendo la parte inferiore, e decendendo la uperiore ambe con moto

congiunto, e queto buono.

Secondo modo.

Primo modo.

Quarto modo.

Terzo modo.
Dall'Ottava alla Decima.

Si paser alla decima in due modi; l'uno in elevatione rimanendo una parte ferma, e l'
altra facendo il moto eparato, i paser anche in elevatione, come dal econdo esenpio.
L'altro modo ar per moto congiunto di ambe le parti , la uperiore acendente, e de
cendente l'inferiore come dal terzo esenpio.Si potr anche pasare dall'ottava alla quin
ta decima, come dal quarto esenpio, m ar olo tolerato a quattro, e pi voci.
e

3.

5.

8. Io.

8.

2. esempio

primo esempio.

3 esempio

4 esempio,

E queto bati delle Cononanze. Vediamoli paaggi delle dionanze.

P.

XIII.

Delle Dionanze sin comune.

I come i corge nella erie mondana eer contrapote le coe buone alle cattive; le e
conde alle terili; le dure alle molli; le dolci alle amare, e cos dicorrendo, pari
mente nella Muica i ritrovano le Dionanze contrapote alle Cononanze, le
ono

"

Con le

174

PARTE III. CAP XIII

(con e i die nel cap. 1. di queta terza parte) una mitura di uono grave, 8 acuto, che
apramente perviene all'orecchio, come fanno la Seconda, la Quarta , la Settima, e
con quete anche il Tritono, e la Quinta fala, diminuta. Nacono quete dalla per
cc lione di due pi uoni gravi, 3 acuti, che non i vogliono unire l'uno conl'altro per

la diproportione, che i ritrova fra ei, onde sforzandoi ogn'uno di loro di retare nel
la propria integrit, i offendono l'uno con l'altro, e pervengono enza dolcezzaalcuna
all'orecchio, con offea, e dipiacere del eno.

Abbenche ii formato il Muical Concento propriamente, e per natura ua di cono


nanze, ad ogni modo anche per accidente vengono teute in eo le dionanze, non otan
te, che ino tate create dalla tea natura apre, e crude, e che turbino la dolcezza del
'canto, & offendino il Seno; di Vecchi Maetri di queta Nobil'Arte con molta-indu
tria, e tudio atte le reero all'Armonia rendendo le praticabili, e oportabili al eno,
come afferma il Kirchero nel lib.5 della Muurgia cap.14 pag.282. Muicorum indutria effe
dium et, ut non olum commiceantur harmonia, verum etiam ri, componendique clau
ilisimt necearie. Eendo dunque per l'aprezza loro contrarie alle cononanze,che ono
dolci, e bavi, i doveranno ponere nelle compoitioni diveramente, e con altro riguardo
di quello i f delle cononanze, le quali per la loro naturale oavit ono il fondamento
dell'Armonia, e godono il privilegio d'eere pote liberamente, s per grado, come
iper alto enza ripetto alcuno, rendendoi empre grate all'udito in qualivoglia modo,

che gli aranno rappreentate. M all'incontrario le dionanze, eendo aborrite per la


loro aprezza, i devono con giudicio, e regola ponere in ee compoitioni; e vogliono li
dotti Compoitori, che i faccino per via di legatura, appoggiandole ad una cononan
aza, paando anche dopo parimente ad un'altra cononanza, che e ar imperfetta, ar
migliore, amando le dionanze d'uniri all'imperfette, e pare ad alcuni, che debba e

eralla ua pi vicina, m queta non legge fatale, e non concedono, che i uino li
bere, e ciolte per alto, perche troppo i cuopre la loro durezza, e guatano il Concen
to, come inegna il Gaffurio nel 3. lib. della Pratica cap.4; con dire. Corrumpit enim con

centus naturam, 9 uavitatem ipa dicordantia, cm nota ei. Que vero per incopam, si ip
o rurus celeri tranitu latet dicordantia admittitur in contrapuncto. E poco dopo oggiunge.
-Atque idcirco dicordantiabujunodi incopata latet nullam auribus afferens laonem. Purche
non ii con le figure di Breve, e Semibreve, che per la loro diuturnit anche incopate
pportarebbero fatidio, onde pare, che voglino li buoni Maetri, che la incopa, e le
dionanze non durino pi di mezza battuta: Si devono anche le dionanze uare con
dicrettione, e fare in modo, che il corpo della compoitione i formato principalmen
te di cononanze, e non fare all'incontrario, ponendovi pi dionanze, che cononan

ze, mentre che quete, e non quelle compongono la oavit del concento, non appa
gandoi il eno delle dionanze, ma bens delle cononanze, che ono delei-, oa
Si pongono anche le dionanze nelle compoitioni in un'altra maniera, 8 quando
una parte modulando con figure di minime, e emiminime, crome, delle quali una i
buona, e l'altra cattiva a vicenda, e l'altra t ferma, 8 in tal modo quelle cattive tra
mezzate dalle buone non offendono, come ci conferma il Gaffurio nel opracitato luo

go, dicendo: Semibrevis in duplo diminuta, 9 brevi, in quadruplo, ac relique eiusmodi quo
que minima figura, quantitati equivaleant, 9 i dicordantes fuerint in contrapuncio poterunt
tineri. E con queti modi non offeo il eno, anzi ne reta pago, e principalmente
con il primo modo, perche, pugnando le due parti dionanti nell'uniri, ne viene olle

citato il eno con qualche piacere, ma poi quando dopo queto contrato i unicon
con il paare ad una cononanza (come altrove i die) ne reta totalmente

fasi
2.

e gli

T'ARTE III CAP XIII

175

fegli rende la cononanza, che egue al contrato, aai pi dolce, e vaga di quello che,
arebbe tata enza di queto, mentre pi che vero, che oppota juxta e pota magis elu
cecunt. E queti ono li veri mezzi di teere le dionanze nelle cantilene Muicali.

Per maggior intelligenza del notro Muico Tetore avvertiremo, che li uoni i poo
no incontrare inieme in due modi, cio regolarmente, 8 irregolarmente ; irregolar

mente s'intende quando due uoni (fra quali la parte acuta deve havere relatione alla gra-,
ve, come correlativa alla ua origine) s'incontrano inieme enza ordine alcuno,m a ca

o, fenza havere conideratione alcuna, 8 offendono l'udito; regolarmente poi ar ogni,


volta, che con li debiti modi, 8 ordine vengono regolate dal Compoitore le parti, di,
maniera che l'udito, 8 il eno ne reta pago. Nell'ordine regolato adunque delle di,
onanze neceario, che un uono tii fermo, e non i muova, e reti come opeo ,

e pero, e l'altro con vivacit hor qua, horla, econdo la mente del compoitore, viva-,
mente percuota, in modo che in quella percoa ne venga il eno (come i die) alquan
to offeo, e dalla reconciliatione di queta dicrepanza de uoni, ne reta maggiormente,

pago, e contento, la quale reconciliatione, reolutione, che dire la vogliamo, i far


abbasandoi un grado la parte offea, e non mai l'offendente; la parte, che percuote,
e che i muove i chiamer Agente, e quella, che reta ferma, cc percoa i dir Patien-,
te, e queta i deve humiliare, abbaare un grado nel fare la reolutione, reconci-.
liatione, in queta forma mecolandoi le dionanze a tempo, e luogo con giudicio ;,
& arte nelle con poitioni, renderanno la Muica Divota , e faranno maggiormen-,
te piecare le cononanze.
.
.
Aerice il Berardi nella ua Micellanea parte 2. cap.12. carte 39. che Oano i moderni,
la ettima nuda, come peringanno, 9 accento, overo come dionanza s, m raddolcita dall'ac-,
eompagnamento delle altre parti, come coa nova rende novo affetto nell'udito 9 c.
,
Grande, inigne controveria inore nel principio del ecolo paato tra l'Artui, 8 ,
,

il Monte Verde a caua di ponere nelle compoitioni le dionanze contro l'inveterato,


uo, e modo degl'Antichi; per havere un efatta informatione di queto fatto, i potreb-,
be rimettere il curioo alla prima,e econda parte delle Imperfettioni della Moderna Mu-,
ica dell'Artui, ma per non farli andare cercando, come i uol dire Maria per Ravenna, e

per dare qualche lume al notro Muico Tetore, acci i guardi da imili inconvenienti
ne faremo una picciola refleione fondati opra eo Artui.
Vole il Monte Verde per far piccare il uo bell'ingegno, e tirari fuori delle regole,
communi, poner in certi uoi Madrigali le dionanze ciolte, e nude, ad effetto di ritro-,
vare nova modulatione, novo concento, e novi affetti, con titolo di accenti, fioretti ,

inganni, e uppoti; 8 abbenche confei in una ua lettera critta all'Artui regitrata nella 2. parte delle ue Imperfettioni alle carte 13. che la ettima per natura ua i dio i
nante, vuole per, che per accidente tramezzata, 8 accompagnata da altri uoni, e pari a
ti, poi eer divera, e raddolcita da quete, e come coa nova ia di maggior diletto all'.
Udito, che non arebbe l'ottava uppota;& io mi d a credere, che queto Auttore i mo-,
vee a dire che la ettima accompagnata dalle altre parti i renda raddolcita,fondato fore
opra l'auttorit del Gaffurio regitrata nel fine del opracitato capitolo, che dice. Et,
item latens dicordantia in contrapuncio preter incopam, qua cilicet inter plures cantilena par- i
tes concordes continetur, 9 obtunditur. Queto modo d'uare le disonanze, e queta no:

va dottrina non piacque all'Artufi, onde i poe ad impugnarla con molte ragioni, parte,
delle quali aranno da noi brevemente rapportate.

Sono le disonanze per natura loro (come i dise) apre, e dure; e le cononanze dol
ci, e oavi, e per tali ono conociute, e tenute da quanti mai hanno critto di queta fa
colt, e fra loro ono totalmente contrarie; anzi la ettima apriima fra le disonan
-

ZC

176

PA RT E III. CAP XIII

ze, come per uo contrario fra le cononanze oaviima l'ottava: Si come adunque , che
queta n per accompagnamenti, n per altro cos fatto accidente i move, ne pu acqui
tare aprezza, n mutar forma, natura,e diventar divera; Cos parimente la ettima per

gli tei accompagnamenti non pu mutari e diventar divera facendoi buona,e radolci
ta, e quando afferma il Monte Verde, che ea ettima radolcita dagli accompagnamenti
altro non vuol dire: e non che ii pi
arebbe di maggior diletto all'udito, che l'ottava,
i potrebbe dire, che il caldo fose caldo
dolce, e pi oave dell'ottava, il che e foe,

s, m che il freddo fose pi caldo; che il ecco fose ecco, m che l'umido fose pi ec
il Monte
co, coe che non posono mai esere; onde e la ettima (conforme confesa
alcuno diventare
Verde) per e tesa disonante, e cruda, non potr mai in modo
cononante, e dolce, poiche Omne tale ubicumque ponaturemper et tale. Si che mai la et

tima ar di maggior odisfatione, e delcezza all'udito dell'ottava, e non potr mutare


l'aprezza ua in oavit, e dolcezza, perche econdo Averroe. Contrarium non genera
tur excontrario. -

Circa poi all'aerto del Monte Verde, che la ettima reti radolcita dall'altre parti .
Riponde l'Artui, che potr ben eere (& il vero) che e vi aranno cinque, che can
tino, & uno di quelli con la grave, altra parte i feriero in ettima, l'udito occupato
da quelli, che inieme concordano, non coprir cos facilmente quella percoa dionan
te, come farebbe, e non vi foero quelle parti, che l'offucano, onde non i pu dire,
che reti radolcita; m ben s ottenebrata, e deprea, che perci il Gaffurio parlando
di quete dionanze nacote, i erv accuratamente del vocabolo obtunditur e reter
rpi, e meno coperta ripetto al rumore cauato da pi, e meno parti, che impedicono il
eno dell'udito, che non dicerna tal disonanza, per esere il maggiore pi valido del
.minore, come appunto intraviene alla vita quando il Sole di mezzogiorno pi lucido,
e chiaro, che e gli arr rapreentato un picciol lume non gli far di conideratione alcu
na, perche l'eccellente enibile corrompe il eno; e ci parimente accade nella velocit
del moto, come chiaramente picca da un tizzone agitato, ma di tutte ci la ragione altri
mente conoce, non esendo ingannata, 8 offucata come il eno, e queta principal

mente quella, che forma il giudicio della bont delle cantilene. Si deve puranche ag
giungere, che li Cantori non cantino veramente tale compoitione come t; m vanno
portando la voce, e otentandola di maniera, che quando entono, che vuol fare qual
che cattivo effetto, la rivoltano altrove, portandola in luogo dove le pare meno offenda
l'udito, e che ii il vero

Afferma il Monte Verde, che per cantare queti uoi uppoti, accenti, e fioretti for
mati dalle disonanze, devono esere Cantori ottimi, 8 eccellenti. Si che dice l'Artu

fi neceitato l'Auttore di quete s fatte coe di confesare, che dall'arte de Cantori i


coprino imili aprezze,adunque,i dover dire, che cantate nude quete ettime,quinte di
minute e imili altri intervalli brutti, e garbati, abbenche ino accompagnati dalle altre
parti, i entir empre il loro cattivo, e duro effetto purche non ii (come i dise) of
fucato dal rumore delle parti, il che ar per accidente, e non gi, che retino radolciti
dall'accompagnamento loro, s che e aranno pronunciate dal Cantore con qualche pa
faggetto, ci avvenir , perche come perito nell'arte entendo imil'inconveniente ,

vorr chivarlo, onde dall'indutria di queto far coperta la durezza loro, che per altro
mai i far, che per natura loro non iino apre, crude, e disonore. In oltre, e il Canto

re per radolcir la ettima gli facese mutare gli etremi, con l'aggiunta di qualche b mol
le, o X dieis, non arebbe coniderata come disonante ettima, m ben s come altro

intervallo, s che i deve dire che coniderata negli etremi proprii, e cantata nuda, e
netta come t, l'arte del Cantore non ar batante a radolcirla, come pure ne meno fi
Foar

PARTE III, cap. XIII

z,

potr mutare dagli accompagnamenti delle altre parti, onde reter nella natura ua a
pra, e disonante; anzi cantate imili compoitioni pare di tali inconvenienti, enten
do il Cantore tal cattivo accordo, temer di fallare, e reter confuo; onde i deve dire,
che imili intervalli iano d'incommodo al Cantore, di confuione all'ordine armonico,

e di ommo piacere all' udito enza guadagno dell'Armonia, 8 in queto modo i allar

ga il campo alli contrafacenti,

E non i dica, che con queta offea ii ferito il eno con maggior empito, e che per

ci pi facilmente reti moo agli effetti, poiche lo fericono con maggior aprezza, e
dipetto, e non lo tirano a e per diponerlo, e prepararlo ad effetti oavi, perche non o
no naturali; m ben s a duri, apri, violenti, dipettoi, e crudi, come appunto ono ee
dionanze, che perci li Muici pratici e ne ervono per accidente nelle compoitioni ,
& eendo proprio d'ogni artefice di cercare d'imitare la natura con atti, e forme proprie,
e naturali, il Muico da imili coe non pu cavarne e non effetti di perturbatione,e du
rezza, e non di concento,perche non formano Armonia oave, eendo naturalmente for
mato il Concento (come i die) dalle cononanze; paiamo alli uppoti.
Si detto, che per regola buona, 8 ottima le emiminime i devono poner una buo
na, & una cattiva a vicenda, e che l'acuto deve havere relatione al grave nell'ordine ar
monico, e pecialmente nel principio della battuta, ci uppoto. Vuole il Monte Ver
de, che i poi fare aolutamente la econda emiminima dionante, tacendo la prima,
che i preuppone cononante otto la paua di un opiro, come i pu vedere dal primo
eempio qui otto poto, perche, e in luogo del opiro vi foe la prima emiminima, a
rebbe cononante, come appare dal econdo eempio,e la econda arebbe pure dionan
te, come i vede da ambi gli eempii; i che, dice egli, e che importa, che vi ii la prima
emiminima, e che non vi ii, in oltre a queto, e la terza delle quattro emiminime,
cononante, che importa far entire alquanto pi di aprezza, e di due emiminime, una
buona, e l'altra cattiva, per mutarle (come i vede nel primo eenpio) in una minima
tutta dionante ? egli come e modulaero quattro emiminime, e che una foe buo
na, e l'altra cattiva, econdo la regola di tali figure. Tutto queto i ha nella 1. parte delle
Imperfettioni della Muica moderna dell'Artui ragionamento 2 carte 39. e 4o vedi gli
eempii, il primo de quali cavato dalli Madrigali del Monte Verde.
-

-- -

--

|
l

Secondo esenpio,
ponde l'Artui, che queto un inconveniente, perche la regola delle emiminime
Primo esenpio.

Vuole, che poitivamente una ii buona, e l'altra cattiva, e non che la prima non ii in e

re, m in uo luogo vi ii la figura di un opiro, che figura privativa, la quale non


cade otto il eno dell'udito,che non conoce e non quello, che gli rappreentato; on
de non potendo ricevere quello, che non ode, e non ricevendolo non pu rappreentarlo
all'intelletto, non eendo coa alcuna in eo, che prima non i tato dal eno ricevuto,
fi che non capace di giudicare quella buona uppota, ma beni aolutamente ode quella
cattiva, che perci ne reta offeo: Altra coa poi, che il eno oda una dionanza ,
Muico Tetore.

che

178

PARTE III. CA P. XIII

che fa una parte dopo la paua, 8 altro quando pi emiminime eguitandoi per grado
una dietro l'altra, e ne enta una buona, una cattiva, poiche da quella ne reta offe
o il eno, e da queta entendoi prima la buona, e poi la cattiva, reta appagato dalla
prima, che principia bene: Cos ancora, altro entire due emiminime pote econdo
la natura loro per grado, 8 altro entire una minima pota nel luogo della quarta emi
minima dionante per alto, queta offende, e quelle non offendono l'udito, perche il
moto loro per grado, che uo proprio, e naturale; di pi
E'coa certiima, che il eno non offucato, ma ben dipoto, e debitamente approf.
imato al uo oggetto rettamente giudica circa li propri oggetti, e non muta natura, co
me appare dal guto, che non piglia il dolce per l'amaro; n la vita riceve il nero per il
bianco; n il tatto il molle per il duro, i che adunque, e il eno dell'udito i ente fe
rire da una aprezza intolerabile, cio da una dionanza, pare fore alli eguaci di queta
cuola, che poi giudicare, che quella ii una cononanza ? queto non pu eere, perche
la natura lo prohibice, 8 il coniderare una coa altrimente, e divera di quello, che ella
i ritrova eere, s'inganna; i che e ode una ettima, una econda, biogna per natura

le inclinatione, 8 effetto di natura, che la giudichi cos fatta, e non che ne upponga un'
altra a quella contraria;e e in queto modo vogliono upponer la ettima per l'ottava con
titolo d'inganno; ingannano e tei, e i credono dar ad intendere s fatte coe, li up
poti devono eer veri, e non fali, come appare nelle opere d'Euclide, che forma li uoi
uppoti veri, e reali, come pure la Grammatica mai uppone una littera per un'altra, n
un cao per l'altro. E pi che vero, che la Muica ha li uoi inganni, ma non gi in que
ta forma, upponendo una cononanza per l'altra a titolo d'inganno; i forma l'Ingan
no nella Muica quando in una fuga, uggetto il Conequente non eguita per gl'ite
i gradi il uo Antecedente, ma ben s per gl'itei nomi delle illabe, de uoni, come
i vede dal ottopoto eenpio, che pare, che in Conequente vogli modulare per gl'i
tei gradi della Guida, Antecedente, non dimeno inganna, perche replicani l'ite
e illabe, ma non camina per gl'itei gradi.

Non i pu adunque dar ad intendere un uono per un'altro, e queti ono uppoti fal
i, &inganni, che cadono opra l'ingannatore mentre che non pu in queta forma dar
ad intendere una coa per un'altra. Si potranno ben s (come piace a molti) uare anche
le dionanze nude, ma in occaione di parole apre, e crade, e non con il uppoto di

vaga, e dolce Armonia, il fare per imil coe non da tutti, ma bens da huomini con:
umati, a tempo, e luogo, e come i uol dire cum grano alis, anzi pi pericoloo di
acquitarne biaimo, che lode; onde dover pi toto lo tudioo Contrapuntita eer
citari in coe pi tudioe, 8 amene, e dolci, e tralaciare quete, che ono apre, e cru
de, e poco abbracciate dal eno, e dalla ragione, e ono anche per verit la detruttione

dell'ordine armonico, mentre che aerice il Galilei nel uo Dialogo alle carte 87. che
non h altro d'ingegnoo il moderno Contrapunto, che l'uo delle dionanze, quando per elle
ono con i debiti mezzi accomodate, e con giudicio reolute. E vaglia il vero, e nella Muica

foe lecito il poner aolutamente quete dionanze nude, e enza la debita dipoitione

oer

T A RT E III CA P. XIV.
179
oervata dagli Antichi, queta relaatione di buona regola, accompagnata con la li
bert di poter fare pi cononanze della medeima petie l'una dopo l'altra, non olo a
rebbe di niuno tudio & arte, e per conequenza faciliima ad ogni rozzo, e debol'in
gegno ( come i die nel cap.7 di queta terza parte) ma di oave, dolce, 8 artificioa,
che ella , i renderebbe in oltre diprezzabile, odioa, apra, cruda, inordinata, e tri
ta, e non pi come Armonia oave, m come confuione infernale i potrebbe dire, che
in ea nullus ordo inhabitat.
-

P.

XIV,

peli Paaggi della seconda.


Abbiamo detto dell'antecedente capitolo, che le dionanze i pongono acciden
talmente nelle compoitioni, e che i poono uare in due forme; l'una per lega
tura ; e l'altra per grado di paaggio paando per fale, che per ci ar bene portare
gli eempii di queto econdo modo, avanti di trattare del modo fatto per legatura, me
diante il quale le dionanze poono paare ad altre cononanze in divere forme, come
difuamente i veder. Sopra una nota adunque di Breve, Semibreve, Minima, e Semi
minima i accompagnano pi note gradatamente con queta regola, che la prima ii buo
na, la econda cattiva, la terza buona, la quarta come i vuole; le dipari i pone
ranno la prima, terza, e quinta buone ; e delle pari aranno cattive la econda, e

quarta, la quale talvolta potr eer buona, rimanendo per empre una parte ferma; i
potr anche fare le dionanze con le figure di poco valore in elevatione di battuta,
una parte per grado, e l'altra per alto, come dal ottopoto eempio del Banchieri alle
carte 1o3. della ua Cartella.

In un altro modo il Penna nel lib.2. de uoi Albori carte 72. forma le dionanze enza

legatura per modo di paaggio, 8 quando alla parte inferiore dopo una minima life
guono due emiminime di grado, la prima ar dionante, e cattiva, la econda buona ;

e cos anche i far e la parte uperiore facee il medeimo pao, pur che le parti non
principiino in uniono, che in tal cao i tolera di raro.

tollerato,
M

Si po

18o
p ARTE III C A P. XIV.
Si poono anche fare le dionanze in altri modi, ma con titolo di durezze, le quali ,
(dice il Banchieri) componendole in note non vengono permee, nulla dimeno in occaione di
parole vengono permee, ma volendole praticare, biogna coniderarle bene. L'eempio il
eguente regitrato nella ua Cartella, alle carte 104.
i
rr ) .

Do lo

tormen - -

ro

-e

do

ti

lo

i tor - men

lo - roi tormen

Do

apri

- ti

martiri

-.

apri marti - -

ti

ri tretti lacci, e - cate,

ne

----

apri mar - ti
e-

du

tretti lacci, e cate

ri

Na

- re paio

ni, e

pe

ne

por

- re pa - io

ni, e

pe

i
fi - to per te
o

mio be -

IlC .

ne

porto per

T A RT E III CA P. XIV.
181
Si rapportato queto eempio per dimotrare, che le dionanze i devono uare come
aprezze, e durezze, e non come coe radolcite, e tirate fuori del uo naturale. Vediamo
il modo di fare una buona, 8 una cattiva.

Quando due, pi note di mezza battuta i eguiranno l'una dopo l'altra per grado, e
aranno contrapote ad una maggiore otto, opra di ea, come due minime ad una e
mibreve, i far la prima nel battere buona, e la econda nel levare cattiva, come dall'
esempio. I -

---

Si deve avvertire, che il movimento delle parti i forma per moto congiunto,e per mo
to eparato, onde e pi minime, altre figure, note non procederanno per movi
mento congiunto, non ar mai lecito farne veruna, che ia dionante; impercioche tal
eparatione f, che dall'udito non i poa tolerare tal dionanza; m quando la dio
nanza ar pota nel movimento congiunto nella econda parte della battuta, o nella e

conda emiminima, tal paaggio non offender il eno; il che i deve anche oervare
quando i poneranno quattro emiminime contro una breve, e i far , che quelle emi
minime, che cacano opra il battere, elevare della battuta ino buone, e cononanti,la

qual regola tal volta anche i varia, come i vedr dagli eermpii.

- --

Quando le emiminime acenderanno, decenderanno, una ar buona, e l'al


tra cattiva .

-- -

4
-

- -

7
-

2.

-a a

II

-le-

- -

9
-

Seguono eempii di tirate di emiminime, le quali dal variato principiare della prima
cononanza variano anche le dionanze, come i vede da ei.

|
i 2

6 -

sm-----

Muco Tetore,

PARTE III CAP XIV,

182

i
|

ro. 9. 8. 7.

8. j. Io. I 1.

I.

2. - I.

2.

8. 7. 8. 9.

Si variano anche facendo, che la terza emiminima i dionante, che la econda i


dionante, e le altre tre buone; come pure altare, e mecolare con le crome.

|
6. 5.

8.7. 6.5:

3. 4. 5. 3.

5. 4 3 5.

|
|
U

8.7. 5. 6.

|
Avvertice il Penna nel 2 lib de uoi Albori carte 7o che le note nere, che paano una
buona, una cattiva, non devono tornare in dietro; n fermari u la cattiva; n far al
ti di terza, di quarta, 8cc. m devono eguire per grado una dopo l'altra, tanto in acen
dere, quanto in decendere, come dagli eempii.
--

ma le.

male.

male.
-

bene.

bene,

- -

Nelle crome, e emicrome non olo i ua la medeima regola delle emiminime, Pa


nel caminar per grado, ma anche i deve avvertire, che nel battere, e le

ando per fale

vare ino buone, e cos parimente ne capi, e fondi, e e nelle emicrome i haver riguar
do,

pARTE III cap. XIV

183

do, che li quarti ino buoni, ar ottima oervatione; quando i faranno due crome,

emicrome fra le emiminime, e le emicrome fra le crome, tar bene che una di quelle
ii buona, come il tutto i pu vedere dal ottopoto eempio. Quando poi quete cro
me, e emicrome aranno per alto devono tutte eer cononanti come i die delle
emiminime .

E)

in

capo, e fondo

- --

2-pipe

-.

o,

V-

--

v a

E queti ono li modi d'uare le dionanze per modo di paaggio. Vediamo le loro
formationi, e paaggi per via di legatura.
La econda, che una delle tre dionanze, acci ii ben pota nelle compoitioni, e
faccia bell'effetto, deve eere legata ad una cononanza, e nella reolutione deve ab
baari la parte offea un grado, che ar del medeimo valore dell'offea; la parte poi
offendente reter ferma, pure i mover per grado, alto, paando in queta forma
ambe due ad altra cononanza; e poi ar ciolta, pure legata ad una dionanza, non
tar bene, vogliono li buoni contrapuntiti che per alvare una fala, ne eguiti dopo
ea un'altra fala, e quete oervationi i faranno anche nelle altre dionanze. Li pa
aggi della econda ono quattro.
Il primo dalla Seconda all'Uniono.
Il econdo dalla Seconda alla Terza .

Il terzo dalla Seconda alla Quinta,


Il quarto dalla Seconda alla Seta .
M

Dalla

184

PA RT
E III. CA P. XIV.
Dalla Seconda all' Uniono.

Il paare dalla econda all'uniono pare che ii il proprio paaggio di ea econda, e


i far in due modi; nel primo reter la parte uperiore ferma, e l'inferiore nel battere per
grado, per alto percoter in econda, decendendo la uperiore per grado nel levare
della battuta, paando a formare l'uniono, il qual i" ar meglio a tre, 8 a quat
tro, che a due; Nel econdo modo, reter ferma la parte di otto, e decender la parte
uperiore per grado, formando la econda nel levare della battuta, paando nel battere
all'uniono, e queto paaggio i potr fare anche a due.

3 ,2 1 3

Primo eempio:

Secondo eempio,

Dalla Seconda alla Terza.

-- -

Queto paaggio i potr fare in cinque modi. Con il primo modo i paer alla terza,
facendo una parte il moto congiunto, retando l'altra ferma, e queto paaggio ervir

a tre, e pi voci & anche a due, particolarmente e vi ar obligatione di oggetto, ve


di gli eempii.

2 3

1 2 3 3.

3. - 2. I. 2. 3.

I . 2.

3.

Il econdo i far, ritrovandoi la parte baa in econda nel principio della battuta ,
& acender per alto, decendendo per grado la parte acuta, e paeranno alla terza in
elevatione di battuta; tal paaggio non lodevole, e non in obligatione de canoni ,
anzi i doverebbe tralaciare eendovene de pi leggiadri, e proprii, ma volendolo fare
Il Q C

pA RT E III CA P. XIV.

185

in occorrenza di neceit, i avvertica di non paare per corde egnate con li egni ac
cidentali di b molle, il quadro, e X dieis, perche non lecito di pasare per una
medeima corda, l'una accreciuta , e l'altra non, come i vede dal egno poto
nel econdo esenpio.
-

a-

2)

rimo

3.

Secondo eenpio.

empio.

Ove i vede, che il G. ol re ut del Tenore con il dieis, e quello del Baso enza .
Il Terzo modo ar quando , fatta la econda, le parti decenderanno, la basa per
alto di quinta , e l'acuta per grado , ritrovandoi ambedue in terza nel levar del
la battuta, e queto ottimo pasaggio.
Il Quarto modo parimente, fatta la econda, decenderanno ambe le parti, l'acuta per
grado, e la basa per alto di terza, e queto pasaggio parimente buono in ogni
-

compoitione .

Il Quinto imile al primo, fatta la econda, decender per grado la parte uperiore ,
venendo in incopa otto il canto fermo, e la parte inferiore reter ferma, e queto pure
ettimo, e perfetto, vedi gli eempii.
e

|
3.

2. 3.

I..

5.

3.

2-

3-

3.

I.

3.

erzo esenpio.

4.

empio.

Quinto esenpio.

L'Artui nell'Arte del contrapunto parte prima ritampata nel 1598 carte 41. e parte
econda carte 3o forma il pasaggio dalla econda alla terza in quattro modi, li quali rap
Portaremo a odisfattione, 8 eruditione del notro Muico Tetore.

Il primo i pasa dalla econda alla terza rimanendo ferma la parte uperiore, e decen
dendo l'inferiore per grado.

Il econdo decendendo ambe le parti, la uperiore per quinta, e l'inferiore per grado.
Il terzo decendendo l'acuta per grado, 8 acendendo la grave per terza.

Il quart decendendo ambe le parti, l'acuta per grado, e la grave per terza, vedi
gli eempii

186

PARTE III CAP XIV,

3.

3,

2. 3. 3.

Primo.

2- 3- 5-

3.

Secondo.

2. 3. 2 3

3 . 2. 3.

Quarto

Terzo.

Dalla Seconda alla Quinta.


-

Si forma queto pasaggio in tre modi:

Il primo ar quando fatta la econda in elevatione paseranno le parti alla quinta , la


uperiore acendendo per movimento congiunto, e l'inferiore decendendo per movi
mento eparato; queto pasaggio i potr alle volte uare a due, e tre voci, per pi
proprio alle compoitioni di pi voci.

|
3. --

1.

2.

S-

5.

I.

2.

5.

l
U

Il econdo ar quando fatta la econda, la parte uperiore acender per movimento e


parato, e la parte inferiore decender per grado, ritrovandoi nel levare della battuta in
quinta; queto pasaggio non lodato dal Pontio, n da Valerio Bona, perche dicono ,
che il cantore nel cantare vi poner il dieis, caua, che la parte basa pare, che voglia
far cadenza; onde riucirebbe la quinta imperfetta di perfetta, che ella , 8 il Pontio
vuole, che e la figura ar accreciuta il pasaggio tar bene; parimente l'Angleria tima
queto paso per licenza poco buona, e da non frequentari, il uo eempio il econdo ;
l'Artui nel luogo opracitato, come pure il Berardinelli Documenti lib.3 carte 14o-for
mano queto pasaggio con la quinta fala, come i vede dalli due ultimi esenpii.

|
5. 3.

2. 5. 3.

I.

2. 5.

3.

3.

2. 5. 3.

3.

2. 5- 3

|
l
Primo Pontio.

Secondo Angleria.

Terzo Artui.

Quarto Berardi,

PARTE III, cap. XIV

s;

Il terzo fatta la econda, i paser alla quinta decendendo ambe le parti, la uperiore
per
o, e l'inferiore per alto, e queto paso buono; il terzo eempio non lodato
dal Pontio, e per verit, la parte offea non i abbasa. Con un'altro modo differente da

queti dimotrati inegna l'Artui nel luogo opracitato a pasare dalla econda alla quin
ta, & facendo abbasare per grado la parte acuta, che l'offea, acendere per alto
opra l'acuta la basa, che l'offendente, come dal quarto eempio.
-

Primo esenpio.

Secondo.

Terzo cattivo.

Dalla Seconda alla Seta .

Quarto Artui.
-

Fatta la econda i paser alla eta in elevatione di battuta, acendendo la parte acuta
per alto, e decendendo la grave per grado; e queto paaggio buono in ogni orte di
contrapunto. Forma l'Angleria queto paaggio, facendo decendere la parte acuta per

alto, 8 acendere la grave per grado, il primo eempio buono, il econdo catti
vo, perche la parte, che offea nella reconciliatione deve decendere un grado, e ne
decende tre, vedi gli esempii.

;
;

3.

2. 6. 3.

3. 1. 3.

2. 6.

3.

2. 6.

3.

2. 6.

3.

Tutto buono.

Angleria buono. ''Angleria cattivo.

Vieta l'Artui nel gi citato luogo, che la parte agente ritrovandoi in ottava con la
patiente, non percuoti in nona per paarene poi altrove, perche tengono pi della na
tuta

p A RT E III. CA P. XIV.

188

tura di due ottave, che altro, come i vede dal primo esempio: Cos pure vieta l'andare
di nona in ottava, perche h della medeima imilitudine di due ottave; tato per ua
to da molti con le parti di mezzo, il che non lodevole, vedi il 2. esempio; Si guarder
anche il contrapuntita di paare dalla nona all'ottava, quando tal ottava poieer alte
rata dal cantore per l'aggiunta del X dieis, come dal terzo esempio.
-

|
|

e-

- - - --

9,

9.

e-

-,

- -

Primo esenpio.

Secondo esenpio.

Terzo esenpio.

Li migliori paaggi della econda, ono queto ultimo dalla econda alla eta, 8c il
terzo, e quinto dalla econda alla Terza.

C A P.

Xv
-

Delli Paaggi della Quarta,


Quarta, abbenche i tata timata, e tenuta dagl'Antichi Muici Teorici per con
L Aonanza,
non otante dalli Muici Pratici viene coniderata nelle compoitioni (co
me i die nel cap.2. di queta terza parte) pi per dionanza, che per cononanza, la ra

gione la porta il Berardi nella Micellanea parte 2. cap.7. carte 98. & che vertendo opi
nioni divere circa la formatione d'alcuni intervalli fra le cuole di Pitagora, e di Tolo
meo, vedute le loro ragioni dalli Muici Latini, e coniderato il fondamento d'ambe le
parti, non vollero far giudicio determinato opra queto fatto, ma per non dare una cer

ta libert di adoprare la quarta nelle compoitioni, anzi acci i dovee uare con qualche
buon ordine e giudicio, tabilirono di epararla dal numero, 8 ordine delle cononanze,

abbenche la conoceero di natura participante fra gl'intervalli perfetti, imperfetti, e


pi che vero, che pota fra le dionanze, la meno apra, e dionante delle altre.

Parlando adunque della Quarta econdo la mente delli Pratici, i pu coniderare in


quattro modi, come inegna il Banchieri nella ua Cartella alle carte 99.
Il primo modo come cononanza perfetta, 8 quando l'ottava divia da una quinta,
e da una quarta, come i vede dal primo ottopoto esenpio.
Il econdo quando la terza maggiore con la quarta formano una eta maggiore, S&
in tal modo coniderata come cononanza imperfetta maggiore, come dal econdo
ottopoto esempio,
Il terzo i conidera come cononanza imperfetta minore, 8 quando la eta mi
nore formata da una terza minore, e da una quarta, come dal terzo esenpio.
Il quarto modo quando non ha otegno, che li dii perfettione, imperfettione,
& in tal modo reta dionanza nuda, come i vede dal quarto ottopoto esenpio.
-

--

PA RT E III CA P. XV.

3 min.

3 mag.

5.

189

Perfette.
Imperf, mag.
Imperf min.
Disonanza.
Da che chiaramente i corge, che la quarta, come afferma Franceco Pioveana nelle
u e Miure Harmoniche, di Mercuriale natura.

Conidera l'Artui la Quarta in ordine di Cononanza imperfetta in due modi, come


fi pu vedere nella prima parte dell'Arte del contrapunto alle carte 43 e nella econda
parte alle carte 32. L'uno quando formata la eta dalla terza pota nella parte baa ,
e dalla quarta pota nella parte alta, come habbiamo dimotrato con il Banchieri ,

L'altro, quando formata ea eta dalla quarta pota nella parte grave, e la terza nell'

acuta, come dal ottopoto eempio.

' - -

3 mag.

3 min.

4.

4.

3 mag.

A.

Adunque la quarta tramezzata dall'ottava cononanza perfettiima, come noto ad


ogni emplice contrapuntita, e debole organita, 8 in queto modo non vi difficult

alcuna, e i pu dire, che naturalmente entri nel contrapunto; tramezzata poi nella eta
cononanza imperfetta, 8 in queta forma i ua nelle compoitioni a tempo, e luogo

con gratia, e odisfatione del eno, come i motrer nella quarta parte di queta notra
opera : Andrea Gabrieli, come riferice l'Artui nella econda parte dell'Arte del Con
trapunto alle carte 33 l'us anche facendo entrare dopo il egno privativo un oprano in
quarta con il Bao come parte di mezzo alla eta, il che i pu vedere nel Motetto San
ila, 3 immaculata a quattro voci; Vuole per il Bontempi nella ua Hitoria Muica par
te 2 della pratica carte 121. che non i deve ponere la quarta nel grave, e non per occor
tenza di parole, che iino imili alla ua propriet, per havere in e tea qualche debole

crudezza, anzi nojoa, che dilettevole, e e i dover uare in queta forma ar meglio
che i quarta fala, come i vedr a uo luogo,
Al
-

T A RT E III CAT. XV.

19o

Al preente non i conidera la quarta nelli opradetti due modi, ma olo come quarta
nuda, e non tramezzata, accompagnata da altre cononanze, 8 in queta forma riece
pura dionanza, la quale in due maniere viene adoprata nelle compoitioni; La prima
tal volta da alcuni pochi aolutamente, e ciolta a caua d'artificio per imitare le paro
le, come fece Jaches Vvert nel Madrigale M che giova. Sotto le parole il falo. La e
conda maniera, che la propria, legata conforme i legano le altre dionanze ; li uoi
paaggi ono tre .
-

Il primo dalla Quarta alla Terza Il econda dalla Quarta alla Quinta.

Il terzo dalla Quarta alla Seta.


L'Angleria vuole, che il alvarla quarta con la eta ii come inganno, e che i toleri
come licenza; il alvarla eon la quinta non eser troppo buono, e non aiutata con la
cadenza, la ua reconciliatione propria, e per buona regola vuole, che ia la terza ; affer
ma, che i poianche alvare con l'ottava, ma che i far di raro. Con le parti di mezzo
a pi voci, e ne potranno fare due, una doppo l'altra.
Dalla Quarta alla Terza.
Queto pasaggio i far in due modi , il primo quando la parte basa reter ferma ,
e la parte alta decender per grado pasando alla terza in levar di battuta, e queto otti
mo pasaggio. Si pasa anche alla decima, come dall'ultimo eempio.
-e-

e-

A-

i
3

5. 4. 3. 8.

3- 4- 3- 4- 6-, i 6 , 4 3 3.

3.

4. IO.

l
l

Queto il proprio pasaggio, e reolutione della quarta; Dopo fatta la terza i potr
pasare ad un altra terza, alla quinta; alla eta; & all'ottava. L'ultimo esempio vuole l'
Angleria, che non ia buono, perche non ci v il X dieis, e non in cadenza d'ottava,
che uo proprie, in quinta non t bene.
,-

Terza.

e-

Quinta.

Seta.

Ottava.

cattivo,

Il econdo modo ar quando la parte basa acender per alto, e l'alta defcender
per grado, formando la terza nel levar della battuta, e queto pasaggio pure i pos
uare in ogni orte di compoitione.
-

Viene formato anche queto pasaggio dall'Artui nel luogo opracitato decendendo
ambe le parti, la grave per grado, e l'acuta per alto di terza, come dal terzo esenpio.
v

PARTE III cap. XV,

I9I

rimo l esempio.

Secondo lesempio. Terzo

l esempio.

Si pasa anche alla terza nelle tre ottopote forme per modo di fala.
a----

-,

Dalla Quarta alla Quinta.


Queto pasaggio i far parimente in due modi.
Il primo, atta la quarta, paser la parte grave alla quinta nel levar della battuta, de
cendendo per grado, remanendo ferma la parte acuta ; e queto pasaggio buono nelle
compoitioni di tre, e pi voci. Il econdo i paser alla quinta nel levar di battuta decendendo ambe le parti; la basa
-

per alto; e l'alta per grado, e queto pasaggio erve nelle compoitioni di tre, e pi vo
ci, & anche nelli contrapunti a due parti opra il canto fermo.
-

|
|
Primo esempio.

Secondo

l esempio.

Dalla Quarta alla Seta.


Si far queto pasaggio pur anche in due modi.

Il primo, fatta la quarta, acender la parte acuta per grado in elevatione di battuta,

e decender la grave parimente per grado; queto pasaggio proprio per le compoi
tioni a pi voci.

Il econdo parimente in elevatione di battuta, e decender la parte acuta per grado;&

acender la grave per alto di ottava; queto pasaggio asai lodevole, e i pu adopia
re, non olo a pi voci, ma anche a tre, & a due.

L'Artui nel opracitato luogo forma anche queto paaggio, decendendo ambe le

parti, l'acuta per grado, e la grave per alto, come dall'ultimo esenpio.

19:

PARTE III CA P. XVI


3-4

6.

3 -4 6

3,

Primo esenpio.

3 -4

a-

3.

6.

esemp.H

Artu

|(
|

Vuole l'Angleria, che il alvare la quarta con


la eta, ia pi gratioo con la minore, che con
la maggiore.
Il pasaggio dalla quarta all'ottava i far decen- i
dendo la parte grave per grado, 8 acendendo l'acu
ta per alto , ma dice l'Angleria, che malamente
-

i tolera.

C A P.

XVI.

Delli Paaggi della Quarta uperflua, e della guinta diminuta,


-

Ono per natura loro, tanto la quarta uperflua, communemente detta Tritono,quan

S to la quinta diminuta (come ono tutte le dionanze) apre,crude, & inopportabili


all'udito, e principalmente il tritono, che dal eno, e dalli compoitori per la ua a
prezza fuggito, & abborrito; onde riucendo cabroo, e difficile alli contrapuntiti per
accommodarlo nelle compoitioni ritrovarono il b molle (come i die) per raddolcirlo.
Tuttavia, dice l'Artui nella econda parte dell'Arte del contrapunto carte 39. perche
la natura non fece mai coa alcuna in darno, n a cao, il Muico tanto queto, quanto la
quinta diminuta l'accomoda nelle compoitioni con tanta gratia, che l'udito e ne con

tenta; Adoprata adunque nelle cantilene, s la quinta diminuta, come la quarta uper
flua con li debiti modi, e bene per e tee ono dionanti, apre, e cattive, non poo
no fare per e non buon effetto, e e gl'intervalli cononanti poti enza ordine, e ri
petto alcuno fanno effetto non troppo buono, maggiormente queti, che ono dionanti
offenderebbero; m poti econdo le buone regole, non vi dubbio, che daranno pia

cere. Noi adunque brevemente a beneficio del notro Tetore ne apportaremo l'uo,
e li paaggi .

Si coniderano tanto la quarta uperflua, quanto la quinta diminuta, in due modi ,


cio come naturale, accidentale, mentre che eendo tatti prodotti dalla natura queti
tali intervalli fra certi luoghi, e corde particolari; l'arte che ua imitatrice procur an
ch'ea di ritrovarli in altri luoghi, e corde per via delli egni accidentali del X dieis, e
b molle econdo che gli venuto pi a propoito, & affirmando l'Artui nella a parte
dell'Arte del contrapunto carte 33. che fra le coe naturali, 8 accidentali vi cade dif
ferenza, perche l'arte non pu giungere alla perfettione della natura, perci doveremo noi
ditintamente coniderarli.
Delli

T'A RT E IIL CAT XVI.

193

Delli Paaggi del Tritone, a Quarta uperfina.

Non olo i deve uare la regola communedi far queti paaggi per via di legatura, e
poi riolverli, paando con arte ad altre cononanze, ma biogna anche molto bene avver
tire di non fare certe cattive relationi nei modular delle parti, la
ta uperflua natu

salmente i ritrova fra le corde F e 4 mi; l'accidentale fra le corde b fa, & E & in
altri incehi per via delli egni accidentali conforme torner commodo al compoitore.
I proprio paaggio del Tritono alla eta movendoi ambe le parti permoto con
giunto acendendo l'acuta, e decendendo la grave - Vuole Franceco Pioveana nelle
ieMiure Harmoniche carte 29, che i debba pomer il Tritono nella econda parte del

la battuta, e quando i far con le parti di mezzo, che i debba riolverecon la quare
ta, vero con la eta; m che ar meglio con la eta, come dagli esempii.
f

U
Artui nel luogo opracitato paa empre alla eta, tanto con il tritono naturale ,

quanto accidentale, paa anche con le tirare di minime alla terza con la regola di una
buona, e l'altra fala, come dal terzo esempio. Vedi gli esempii del tritono naturale

-3 4

6.

o.

Primo esempio.
Secondo esempio:
Terzo l esempio
Gliesempii ottopoti ono del tritono accidentale; paa anche l'Artui dal tritono al
la terza per paarene poi alla quinta, come dal terzo esermpio

Primo esenpio.
Mafico Tetore.

Secondo esenpio

Terzo esenpio.

194
pA RT E III. CA P. XVI.
parimente il Bononcini nel uo Muico Pratico alle carte 7o forma nel principio della

battuta il paaggio del tritono alla terza per paarene poi alla quinta, decendendo per
grado la parte acuta, retando ferma la grave, come dal primo esenpio; con gl'altri due
paaggi paa alla eta.

5. 4. 3. 5. ,

Primo esempio.

3 3 4

s , -

S4

Secondo esermpio. Terzo

4.

5.

4.

6.

l esempio.

Il Penna nel econdo libro degli Albori Muicali carte 76 paa dal tritono alla eta, s

maggiore, come minore per andarene poi all'ottava,avvertendo per, che paando dal
la eta minore all'ottava, deve la parte acuta retar ferma, calando un grado la grave,

formando la ettima, e calando l'acuta parimente un grado former la eta, paando poi
le parti per moto congiunto , una acendendo, e l'altra decendendo-, formeranno l'ot
tava, come dagli eempii. --- --- -

-- -

-4 6

8.

3 - 4-

Primo esempio.

7.

6.

6.

8.

- Secondo esenpio.

- --

-
-

Con la corta di queti illutri Auttori habbiamo dimotrato li paaggi del tritono ;
hora vederemo le cattive relationi, che ne riultano nel modular delle parti, e ci
pu eere non olo per la relatione di una parte con l'altra, m anche dal modula
re ucceivamente con una parte ola, ver, gr. che dica, fa, la, ol, fa, mi, il che
riece atto asai duro.

---

- - -

- -

Il primo ottopoto esenpio cattivo per la relatione fala del fa, mi, nella parte gra
ve, come i vede dalli egni
Il econdo buono per il fa egnato che tenta tanto, che i dimentica la cattiva
relatione

Primo'esempio.

Secondo eempio,

pARTE III. CAP XVI.

195

Li primi ono cattivi per la relatione, mi , fa. Come i vede dalli egni . Li econ
di ono rei buoni per li egni accidentali del b-molla, e i dieis, che levano la catti
va relatione. Vedi gli esermpii
,
-

|
|
|

l
t

Primo.

Secondo.

Secondo.

Primo.

Il primo cattivo, perche il mi della parte acuta pasa per buono, e f cattiva rela
tione con il fa, della parte grave. Il econdo buono, perche il mi della parte acuta
diminuito, e pasa per fala. Vedi gli esenpii
-

|
|

l
Primo.

Secondo.

Queti pochi esempii uppongo, aranno batanti a chivare quete cattive relationi.
Della Quinta diminuta.
La Quinta diminuta h due pasaggi, l'uno alla terza, e l'altro alla eta.
ra

Il primo i far con decendere la parte uperiore, 8 acendere l'inferiore ambedue con

moto congiunto,tanto per la naturale, quanto per l'accidentale, l'ultimo esenpio i con
-

cede olo in occorrenza di fuga, e d'imitati

-:

- ---

--

- -- - - - - -

--- --- ---

Per fuga.

196

PARTEempiiIII Paccidentale.
cap XVI

E queti ono li veri pa

i della quinta diminuta.

Il econdo pasaggio i far, facendo una parte il movimento congiunto, e l'altra il


movimento eparato, e ar migliore, quando la quinta ar in elevatione; e bene i

pu anche fare nel principio di battuta. Si far queto pasaggio olamente in occaione
di qualche oggetto, ma enza occaione non lodevole, per eser duro, 6 apro; in oc
correnza di parole dure, apre ar lodevole, a propoito della materia.

S- ;

6 - 5.

Habbiamo detto nel fine del 2. cap. di queta 3 parte, che la quinta uperflua non

praticata; pure vuole il Banchieri nella ua Cartella alle carte 98 chealcuni compoi
occaione di parole, che ricerchino muica apra, e ci per imitare l
oratione; ne apporta gli eempi, che noi rapportaremo a odisfattione del notro Te
tore; vuole per
Auttore, che i ui di raro, e che i deva accommodare le par
ti con giudicio.
tori l' adoprano in

in tor

Langui -

co

- pira

men

to.

lan - gu'e m9 -

- re.

PARTE III CAP XVII

C A P.

197

XVII

Delli Paaggi della Settima.

A Settima anch'esa pota con i debiti modif ottimo effetto; li uoi pasaggi ono
cinque.
Il 1. dalla Settima alla Terza.

- Il 3 dalla Settima alla Seta.


Il 4. dalla Settima all'ottava.

Il 2 dalla Settima alla Quinta.

Il 5 dalla Settima alla Decima.

Dalla Settima alla Terza.

Queto pasaggio i far in tre modi.

- - -,

Il primo acender la parte grave per alto di quarta, e l'acuta decender per gra
do, & ambe paseranno alla terza nel levare della battuta; queto paso ottimo,
& elegante. 1 - 1

Si far il econdo quando decender la parte acuta per alto, 8 acender la grave per
mcto congiunto, e i troveranno le parti nel levar della battuta in terza; queto Pa

aggio non timato buono, e olo ar opportato per qualche urgente neceit.

terzo modo i far con acendere la parte grave per alto di ottava, e decendere

l'acuta per grado, ritrovandoi nel levare della battuta in terza,e queto pasaggio buo
no a tre, a quattro, e pi voci.

a S.

li-

Dalla Settima alla Quinta.

Queto pasaggio i far in quattro modi. Il primo paser la parte basa decendendo
per terza nel principio di battuta a formarla ettima, retando ferma la parte alta, e nel
Muco Tetore.

leva

PARTE III CAP XVII

198

levare di battuta acender

per grado la parte basa, e


decender l'alta parimen

te per grado,e formeranno


la quinta, queto paso
buono a tre, e pi voci. l

Si far il econde ritrovandoi le parti in

ottava nel principio della battuta, paseran


no nel levare alla ettima, rimanendo ferma

la basa, e decendendo l'alta per moto con


giunto, e poi nel battere s'incontreranno

in quinta decendendo l'alta, & acenden


do la basa,ambe per moto congiunto, que

to pasaggio non buono a due, ma bens


-- -a tre, quattro, e pi voci. - Il terzo ar differente dal econdo, perche i far l'ottava nel levare della battuta,
e la ettima nel battere retando ferma l'alta, 8 acendendo la basa per moto congiunto
e paseranno le parti alla quinta decendendo per grado l'acuta, & acendendo parimen
te per grado la grave; e queto pasaggio pur anche buono come il econdo.
- -

7.

5. 8

5.

5. 8. 7. 5. F. 3. 8.

--

7. 5.

5. 8.

7. 5.

- - - -

- Il quarto modo, ritrovandoi le parti in ottava nel levar della


, i paser alla
fattima, acendendo la parte grave per grado nel battere, retando ferma l'acuta , la
quale nel battere paser alla quinta decendendo per alto di terza; queto paaggio non
lodato, n a due, n tre, m ne meno a pi voci, i pu anche formare queto paag

gio, come i vede dal econdo esempio, ma ne meno queto buono.


l

l
Primo eempio:

Secondo effempio.

Queto pasaggio dalla ettima alla quinta i ua anche per modo di fala, come
da gli esempii.

199

TART E III CA P. XVII

Dalla Settima alla Seta. Queto pasaggio i far quando dopo la ettima eguir la
eta, movendoi una parte per grado, e l'altra retando ferma, queto ottimo pasaggio.

5.

6.- 7. 6.

6.

8.

6.

7.

8.

8.

7. 6.

8.

l
,-S r

2-S

A-

3 4 5. 7. 6, 8

8.

7.

6.

8. 7. 6.

Vogliono che con il pasaggio della ettima alla

8.

8. 7. 6. 5.

eta maggiore i pai all'ottava fa


cendo cadenza, e che con il pasaggio della ettima alla eta minore i pai ad altre con
onanze chivando esa cadenza, cone.
e-N

Qadenza sfuggita con Seta minore.

2oo
si

PARTE III. CAP XVII

paa anche dalla

ettima alla eta per modo di fala, come.

Dalla Settima all'Ottava,

Si pasa dalla ettima all'ottava decendendo ambe le parti, la basa per alto di
terza, e l'acuta per grado, pasando all'ottava nel levar della battuta, queto pa
aggio i uer a pi voci.
-

i
Si pu anche paare dalla ettima all'ottava movendoi una parte, acendendo, de
cendendo per grado retando ferma l'altra. -

3. 7. 8.

- /

5. 6. 7. 8. 1o 12.

|
U

Vuole l'Angleria, che il ottopoto esempio i cattivo, ma perche fa cadenza, i


tolerabile per licenza, e biogno.
- -

---

l
|
U

PARTE III, cap. XVII

Dice il fudetto Angleria, che per alvare una fala con una cononanza perfetta bio
gna che li venghi dietro un'altra fala, e ha da eer buono, come i vede nel ottopoto
eempio, il quale i rende anche migliore, perche fa cadenza.
r

p
sa

Settima alla Decima.

Queto paaggio i far decendendo ambe le parti, la baa con movimento epara
to, e l'altra per grado; queto paaggio buono a tre, a quattro, e pi voci. Si potr
anche fare, decendendo la parte grave per grado, 8 acendendo l'acuta per alto, co
me i vede dal terzo eempio, ma queto paaggio non troppo buono, e olo i tole
ra per grandiimo biogno.
-

|
I

l
U

Primo esempio.

Terzo esenpio.

Secondo esenpio.

"

E queto bati circa li


delle Cononanze, e Dionanze, avvertendo il notro
Tetore, che quello i detto delle Cononanze, e Dionanze emplici, vale anche per
le compote, triplicate, e quadruplicate.
i

C A

P.

XVIII.

Delle Legature, e delle Sincope.

I N due modi i pu intendere nella Muica la Legatura;

L'uno quando il Muico le

ga, congiunge pi figure, note aieme, e quete variamente furono uate da

gl'Antichi, come i pu vedere dalle loro compoitioni, ma con un modo molto intri
cato, mentre che ogni compoitore di quei tempi le intendeva a uo modo, come affer
ma il Banchieri nella ua Cartella alle carte 47. Onde li moderni l'hanno dimee, o
lo ritenendone alcune poche. L'altro quando il compoitore lega la ditemi alla con
-

Qna Ilte,

PARTE III. CA P. XVIII.

2 O2

onante, e di queto econdo modo intendiamo principalmente parlare nel preente ca


pitolo, abbenche nelle dimotrationi delli paaggi delle dionanze ne habbiamo det
to tanto, che baterebbe a darne cognitione al notro Tetore, non otante ex abundan
ti ne formaremo il preente capitolo, per dimotrare il vero modo di legare, e cioglere
ee dionanze, e con queta occaione vederemo quello ii Sincopa, come pure breve
mente dimotraremo il modo di legare le figure, note alla moderna.
-

Delle Legature delle Note.

- -

La Legatura delle Note decritta dal Gaffurio nel lib.2 della Teorica cap.5, con dire.
Zigatura et implicium figurarum per tactus debitos ordinata conjunctio. E da Margarita Fi
loofica nelle Appendici cap.7. de Muica Figurata pag. 1176 Ligatura et notarum conge
ries, imul condependens juxta formam quadrata, veloblique, eigue caudata in initra ,
veldextera parte, habent caudam acendentem, vel decendentem, vel caret cauda, vel ubi
que caudata. Si che diremo con il Picitone lib.2. del Fior Angelico cap.14 Che la legatu
ra non altro, che una certa congiuntione, overo ordinata , fatta adunatione d'una Npta all'
altra, ia di quadrato, overo di obliquo corpo-

Per tre caue aerice Giorgio Rhau , che foe ritrovata la legatura. Propter ubtili
tatem, dice egli nel cap.2. dell'Enchiridion, tum cantus exornationem, terti propter tex
tus applicationem. Et il Zacconi nella 2 parte della ua Pratica libr. 1. cap. 14 carte 14.
vuole, che foero ritrovate le legature per condurre pi figure gravi otto una illaba, pur
unire con la Muica Armoniale il canto Chorale.

Aerirono gli Antichi, che quattro foero le figure, note legabili, cio maima,

lunga, breve, e emibreve; & il Roi nel uo Organo de Cantoricap.37. carte 7o. Con
tro la commune opinione vuole, che tre ole iino le figure legabili, cio maima, lon
ga, e breve; uavano gli Antichi quete legature con due, o pi note, figure, parte
di corpo quadro, e parte di corpo bislongo, s dritto, come obliquo, e talvolta di un
corpo olo bislongo, obliquo, hora acendente, hora decendente, e di queta
nota, figura obliqua die Pietro Aron nelTocanello lib.1. cap.4o. Che ilprincipio, 9.
etremo fanno due note come ee foino ditinte, e eparate. Formavano anche quete legatu

re di pi corpi, note quadre, chi con la coda, e chi enza (come i pu vedere dalla
decrittione di Margarita Filoofica) chi in s, e chi in gi; chi alla detra, e chi alla
initra, 8 in molte altre forme.

- -- e

In due modi coniderarono gli Antichi quete legature, cio per aceno, 8 era quan
do la econda nota legata era pi alta della prima; e per diceno, & era quando la e
conda nota legata all'incontrario era pi baa della prima. Le note di quete legature i
conideravano in tre forme, cio nel principio la prima nota; nel fine l'ultima, e nel
mezzo tutte le altre note tra l'ultima, e la prima; & il Zacconi nel luogo opracitato
vuole che i avvertica tre coe particolari; la prima alle linee, gambe, che oglio
no havere ee figure, la 2. alla figura tanto di quadratura, quanto di obliquit, e lun
ghezza; la 3 al loro decendere, alire, circa poi al valore di quete figure Margarita
Filoofica nel opracitato luogo brevemente ne d le eguenti regole. Si habet caudam in
dextera parte, ive acendentem , ve decendentem longa et ut A. i vero habet caudam in
initra parte decendentem, brevis et, una cum intermediis ut B. i autem acendentem, emi
brevis et, una cum equente, at C. Vedi gli eempii.
-

A.

B.

S.

---

Ultima Longa. " Omnes Breves.

Omnes Semibreves.

PARTE III CAT, XVIII,

2o;

Circa poi le altre Legature dice Margarita nel opradetto luogo. Cateraligatura ub
jetis duobus metris facile dinoci habent.
----- ---

Trima carens cauda, longa cadente ecunda,

- -

- -

--

--

- -

-- ---

- : --- --- --- --- -Oltima quadrata, dependens it tibi longa.


La Maima legata, non legata vollero gl'Antichi, che empre peritee, nel uo
valore, ma la Longa, e la Breve econdo il vario modo della loro conneione, e poi

tione delle code volero, che variaero il valore, & il ignificato; i che da tanti intri
chi veato il capo de Muici moderni, hebbero pi che ragione di tralaciarle; onde noi
rimetteremo il curioo a vederle appreoli Scrittori antichi, (batando olo a mio crede
re quello, che habbiamo dimotrato con Margarita Filoofica) che fore pi toto ne re
ter confuo, che odisfatto; chi ne bramer poi una breve informatione veda li Scrit
tori de notri giorni, cio il Bononcini nella prima parte del uo Muico pratico cap.
15. Il Penna nel primo libro degl'Albori cap.11, il Berardi nella Micellanea nel cap.15.
della terza parte.

- .

Le moderne Legature i formano di pi figure, note,le quali non cambiano valorenna

unite aieme formano nel medeimo ito una tal qual duratione di voce, uono in una
medeima tenione, per quanto comporta ea legatura, la quale i eprime con queto egno
A Nche lega, 8 abbraccia ee figure legate, e quete i eprimono tutte otto una ola illaba, &il motivo di fare tale legature f,che bramandoli moderni compoitori, che l'oratione,s latina, come volgare,rendi per via della teitura armonicali uoi affetti,e non po

tendoli eprimere con garbo con una ola figura,e ne meno con l'aggiiita ad ea del punto
di aumentatione, inventarono quete legature,legandone due, e tre,conforme il loro bio
gno, come i vede dalli ottopoti esenpii. . A-N
r .

.-

-I

- -

Il Bononcini nel luogo opracitato dimotra anche quete legature moderne, legando
due note in divero ito, come dall'eempio.

-S

Z-,

-N 2- -S

-S -Si
- -

-- - -

Delle Legature delle Dionanze.


Nelle Legature delle dionanze i deve oervare quanto

"

dionanze, cio, che fino legate ad una cononanza, e riolte con un altra, onde i
Principio della legatura deve eser empre cononante, e nel pasare d la disonanza alla
cononanza, i deve humiliare la parte offea (come i dise) con abbasari un grado, e

che nella ua reolutione habbia una nota equivalente alla fala; nelle legature poi non i
doverebbe fermare opra il mi pi di mezza battuta, particolarmente opra quello di B

i mi, onde i doverebbe chivare, come dalli ottopoti esempi:


-

- -

PARTE III CA P. XVIII

2 o4

3.

2.

A-

a 2

..3-

3- . . 5 , 3-

2-

3.

3-

5.

l
t
cattivo.

buono.

Vuole il notro Padre M: Gioan Battita Chiodino nella ua Arte Pratica latina,

e volgare nel lib 4 de ligaturis praecep.5. che iino tate ritrovate le Legature per dar
forza alla Muica. Ligatura inventa unt, dice egli, ad robur, 9 vim muica, qua ine
ligaturis muicalibus languecit.

Ogni disonanza ha la propria, & adequata reolutione, paando in oltre ad altri


pasaggi, come habbiamo veduto ne proprii capitoli di ciacheduna; e vuole il Berardi
tanto nelli uoi documenti lib.3 pag 135. quanto nella Micellanea parte 2. cap.2o. pag.
12o. che le disonanze i leghino in due modi, l'uno con la parte di opra, e l'altro con la
parte di otto, pasando alla cononanza ua vicina, come i vede nelle ottopote
tabelle .

Per la parte di opra i riolve.

Per la parte di otto i riolve.

La econda con l'uniono

2 - -

1 l La econda con la terza

2 - -

La quarta con la terza

4 - - 3 | La quarta con la quinta


7 - - 6 | La ettima con l'ottava

4 - -

7 - -

9 - -

9 - - ro

La ettima con la eta


La nona con l'ottava

8 i La nona con la decima

L'undecima con la decima 11 - - 1o | L'undecima con la duodecima 11 - - 12


La econda adunque i legher alla terza con la parte di opra, la quale abbasandoi un
grado i riolver al uniono, pasando poi alla terza, come dagli esempii.

uando poi ar legata con la parte di otto, i legher la econda con la terza,

pure con l'unifono, e i riolver con la terza maggiore pasando poi ad un altra ter
za, pure all'uniono come.

|
|
l

TPA1: TE IIL CAP XVIII

zos

La Quarta legata con la parte di opra i riolve con la terza maggiore, e i potr lega

.." " "i


ottava, anche alla terza,alla quinta, Stalla eta.
A-,

3 43 5

2 4 3 6

3 6 4 3 5

3 4 3 3

3 5 4- 3 8.

Vedi nel capitolo della quarta


La Legatura della quarta con la parte di otto i far con la terza, e i risolver con la
quinta fala, e i paser alla terza, l'ultimo esermpio non buono per eser imile a due

quinte, abbenche di pecie divera

A-

4 5

5 3

4- 5- 3-

A-

a-

3- 5-

4- 5- 3

a -

ettima i legher con la parte uperiore in eta, in ottava, risolvendoi con la


eta maggiore, pasando poi all'ottava; i riolve anche con eta minore, come i di

e nel capitolo di esa ettima.

e-

3.

6.

7. 6. 8.

--

3. 6.

7. 6. 8.

5.

6. 7. 6. 8.

7. 6. 8.

Legata poi con la parte inferiore i legher con la eta, e i risolver con l'ottava; il
quarto esempio, che legato con l'ottava, non buono, perche la ettima, come fal
fa, non atta a alvare le due ottave, come i vede da eso esempio.
1 -1

TRART E III CLA P.

2o6

rrari

Queti eenpii non i ueranno a due voci; il terzo ar conceso, ma di raro.


La nona legata con la parte di opra, i legher con la decima, overo con la duode

cima, e i riolver con l'ottava.

L'ultimo esempio cattivo, perche la fala non alva le due ottave.


Quando poi la nona ar legata con la parte di otto, i legher con l'ottava, i risol

ver con la decima, e i paser all'ottava.


-

--

L'undecima legata con la parte di opra, i lega alla duodecima, 8 anche talvolta al
l'ottava; i risolve con la decima, e pasa alla quinta decima.

|
|

12 , 11 AIo 15

1o. 12.- 1 I. 1o. 15.

5.

8 S

1 1. 1o. 15.

--

|
Quando poi i legher l'undecima con la parte di otto, i legher con la decima, e i
risolver con la duodecima, cio quinta fala replicata, e paser alla decima.
Li due ultimi esenpii ono cattivi per eservi la cattiva relatione delle due quinte,

PARTE III cap. XVII

Io

II. I2. Io.

I 2. IO. I I. I2. IO.

I 5. I2. II. I2. IO

2-

I 2.

297
I I. 12. Io.
-

- -

-- -

--

Si lega anche la eta con la quinta, ma per modo di Sincopa, onde vediamo
-

Della Sincopa .

Non i conidera la Sincopa nella Muica, come la conidera il Grammatico, che in


cide la illaba nel mezzo della ditione, toglendone qualche lettera, come tall'hora i ua
per commodit del vero, che in vece di dire. dudaciter dice Audacter, & in luogo di Ven
didit dice Vendit. M i conidera, come una translatione, traportatione, vero redut
tione d'alcuna figura minore, oltre una, pi figure mag
- --

giori ad un'altra della tesa pecie della prima, come -- pure --3-)

" incopa adunque definita dal Gaffurio nel cap. 15.

del econdo libro della Pratica, con dire: Syncopa in canti-

E
--

lena menurabili et reductio notulae ultra majorem, vel minoresuos ad aliam, vel ad alias
quibus conveniat in connumeratione.

Il Bontempi nella ua Hitoria Muica econda parte della Pratica moderna carte 211.
afferma, che la Sincopa habbi pigliata la ua denominatione non gi della Sincopa gram
maticale, ma bens dalla Sincope coniderata dal Medico, come diffetto, alteratione
del polo cauato dal udore incoptico, e diaforetico, mentre che ad imitatione del pol-.
o, i contano nella muica le note maggiori fuori del loro tempo naturale, poiche doven
do nella miura binaria havere il principio nell'abbaamento della mano, lo prendono
contrariamente nel levare, e cos v participando del levare, e del battere, il che dal
Muico i chiama incopare.
Deve empre principiare la incopa nel levare della battuta, e non nel battere. Si for
ma anche la Sincopa , ponendo una paua avanti il -

principiare del incopare in luogo della nota minore come-1-3-- pure -1-3-3-)
La quale deve eere del medeimo valore di ea nota mi-i- -

I
L
I
non remote, e remotiime; Sar avvertito il Compoitore di non fare le paue incopa

nore; i devono fare le incope con le note propinque, e

te, perche rompono la miura del tempo, e rendono incomodo grande al cantore, come
pure avvertir di non incopare tutte le parti, perche in imil forma non farebbero le
parti fra ee la incopatione; s che i pu dire, che una parte incopando con le ue fi
gure, e l'altra cantando nel modo, e forma conueta, formano fra ee un certo mo

dodi legatura, che rende molto ornamento, e vaghezza nelle compoitioni, che per
ci vogliono, che a queto fine foe inventata. La Sincopa potr eere tutta cononan
te, coa che non interviene nelle legature, come i veduto; potr anche eere in parte
cononante, 8 in parte dionante, ma empre dover principiare in cononanza,come
i vede dagli ottopoti eempii. -- --uando la Sincopa ar in parte cononante, 8 in parte dionante, come ono le le
gature, in tal cao dover la parte dionante decendere un grado, pasando alla con
onante, come i dise delle resolutioni delle legature.
ye
-

pA RT E IIL CAT. XVIII

2o8

f
5 - 2

5 - 8.

5.

a - 7.

(l

6.

3.

cononante, e dionante

tutta cononante -

Il ottopoto esempio non olo dimofra! Ma Sincopra tutta cononante, ma anche or


ma l'esenapiodellalegatura della eta con la quinta, che i far in due modi; il primo
nell'acendere in cui la eta v mezza battuta innanzi alla quinta, il econdo nel decen

dese, arbora la eta v mezza pasa dietro alla quinta


-

5-5

5-6- 5- 6

--

5-6

5-6

5- 6-

5-

6.5

6.5- 6.5- 6.5- 6-5

6.5

decendente.

La Sincope di econda, e terza i riolver nel fine con terza maggiore, e paer
all'inniono

A- 3- 3 - 2 -

3 -2

3 - 2-

3 - 2-

La Sincopa di Settima, e Seta i riolver con Seta maggiore, e paer, al


Ottava -,

a-

f'

5. Sinzopa di Nona, e Decima i riolver con Decima maggiore, e paer al


ti va -

pARTE III CAP XIX.

2 o9

12. 1c. 9. Io
2-

9. 1o 9. 1o. A-2. 1o.e-9. 1o a -9 1o.e9. Io

-.

8.

a-

E
Altri eempii potr ogn'uno ritrovarli da e teo.

C A P.

XIX

Delle due Dionanze, e delle due Negre.


Oncedono li Muici Pratici, che i poino fare due, e tre dionanze, l'una dietro
l'altra eendo regola univerale, che l'Armonie nachino dalla diverit delle co
e, che tra loro ono diimili, e contrarie; e i come prohibirono il fare due cononan
ze perfette, 8 imperfette della medeima pecie " i die nel cap.7. di queta terza
parte) caua, che fra ee non vi ia variatione alcuna, cos parimente probibicono il

fare due disonanze imili, come due quinte diminute; due econde maggiori, mino
ri; due quarte uperflue; due ettime &c. poiche e nelle cononanze, che non offen
dono l'udito, anzi lo dilettano, rende poca odisfatione al eno il entire due cono

nanze imili, quanto ar la cattiva odisfatione, che apporteranno due imili disonan
ze, che ono apre, crude, 8c inopportabili? i che, e ono sbandite due cononanze i
mili, maggiormente i devono sbandire le due disonanze della medeima pecie.
Si potranno fare due disonanze l'una dietro l'altra in tre modi ---

Il primo dopo la econda i paser alla quinta fala.

- -

Il econdo dopo la quarta i far la quinta fala.


Il terzo dopo la ettima ucceder parimente la quinta fala, come dagli
esempii.
a
-

3.

2. 5. f 3.

Primo.

3-

--

- -

4 5 f

3.

8.

Secondo.

7. 5. f 3.

Terzo.

Si poono anche fare tre dionanze l'una dopo l'altra, e ar quando dopo di haver
fatte due dionanze con una parte (come i vede dal ottopoto esenpio con la parte di
mezzo) i percuoter parimente dopo in dionanza con un'altra parte, come i vede
dalla parte acuta, e cos aranno tre dionanze con odisfatione dell'udito , vedi
l'esempio.
-

Muco Tetore.

PARTE DIA CAP XIX.

I 1

Aerice l'Artui nell'Arte del contrapunto ritampata l'anno 1598. che alcuni han
no uato di fare le tre dionanze, come nel ottopoto eenpio , m che gli pa
re , che habbino troppo dell'apro, per non eer accompagnate da altre parti, onde
troppo i coprono.
- e .

- - - -

. .

..

- -

|
S - 7.

5. f.S - 4.

I.

3.

2.

l
U
-

Si formano anche pi dionanze per modo di fale, come dal ottopoto primo eem
pio, in cui la nona paa per fala, e la ettima per regola, che di due negre l'ulti
ma deve eer buona ,

Il econdo eempio i deve uare di raro, e olo i tolera per biogno in occorren
za di parole apre.
- -

||

Io.

9.

7.

5.

Primo esempio,

3.

3. 5.

S.

7.

5. f.

3.

Secondo esempio,
Tutti

pARTE IIP cAP XIX,

2r,

Tutti li eguenti esenpii ono buoni per auttorit, non gi per regola.
-

-----

oerver lo tudioo, che in tutti i rapportati eempi delle dionanze, la prima


legata ad una buona, e la econda riolta conforme le buone regole delle dionanze;
il eguente esempio buono.

U
Deve avvertire il Contrapuntita ,

che la buona non pu tare nel luogo della fala

come i vede dagli eempii.


-

212

PARTE III, cap. XIX.


Delle due Negre.

Nel capitolo 14 di queta terza Parte con l' occaione, che i dimotrava il modo di
fare le dionanze di paaggio, i diede qualche regola circa il poner le emiminime nelli
compoitioni; Hora nel preente capitolo ne daremo pi eatto lume, che perci far per
prima Regola, che le emiminime, che modulano per grado,e ne devono fare una buo
na, & una cattiva (come i die nel capitolo opra citato) & in oltre, che nelle loro ti

rate iino li capi, e fondi cononanti, come i die delle crome, e che tutte quelle, ehe
i muovono per alto iino buone, e di ci non occorre eempio. Si prohibice nelle tirate
di emiminime, il fermari in uniono, pure in ottava; Alcuni prohibicono il dimi
nuire il alto di terza. Vedi gli esempii.
-

Uniono.

Ottava.

- -

Salto di terza.

Il Berardi nella ua Micellanea par 2. cap.29 carte 137. dice che le Tirate di emimini
me devono finire in battuta, ma volendo finire nel levare della mano, neceario, che
l'ultima figura i legata, vedi l'esempio.
-

Buona.

Cattiva.

Buona.

Quando la minima ar puntata, e che le eguano ad esa una, pi emiminime, il


punto deve esere cononante, avvertendo in oltre, che la nota puntata deve esere in
levare di battuta, come.

PARTE III CAP XIX

2,3

Le emiminime con il punto, i adoprano in tre modi, in levare, battere, e incopa


-

- -

re, come.
-

- -

- - - -

-- - -

---

--

--

- -

- ---

---

:l

Battere.
-

Levie.

Sincopare.

Intendiamo nel preente capitolo dimotrare particolarmente le Regole per le due ne


gre, onde quello, che i detto in in hora tato ex abundanti; i deve adunque per

primo oservare, che le due emiminime, che eguiranno ad una minima, e aranno
per grado, ar bene ponere la minima nel battere, e le due emiminime nel levare ;

e quando le due emiminime anderanno per alto, i poneranno nel levare, e la mi


nima nel battere.
-

--

|
buono.

buono,

buono.

buono.

Pota queta regola oservaremo li eguenti pasaggi; il primo, e econdo on cat


tivi, perche le die emiminime ono in battuta, e per regola univerale non posono
eser ole e non con legatura; il terzo cattivo, perche in battuta vogliono esere

cononanze dellci, e non fale; il quarto buono non otante, che ia nel battere, per
che una con.legatura ,

su

Tetore.

O 3

PARTE III C A P. XIX

214

1o i 1. 12.

Io

11 1o. si

io. 2. 8

1. cattivo.

, 5. 12 ,

2 cattivo.

3. castivo.

o
...

i 11. 12.
A.

4 buono. -

Varii, e diveri ono li modi di poner le due emiminime per grado, che per regola
univerale i dover ponerle avvanti una minima, d pure una emibreve con il punto ,
pasando poi ad un'altra figura, nota, il che ar fatto, con la parte uperiore,
pure con l'inferiore, e ciacheduno di queti due modi, i potr fare in divere forme ,
come i vedr qu otto.
Delle due Negre con la parte uperiore.
-

- -

Facendoi le due negre con la parte uperiore, dopo di ese ne eguir un'altra figura
in tre modi: il primo, dopo la econda emiminima la nota eguente decender per i"
do; il econdo, fatta la econda emiminima la figura, che egue acender per grado, e

il terzo, la nota che egue alla econda emiminima acender per alto.

Quando la nota, dopo la econda emiminima decender per grado, che la pri

ma emiminima ar cononante, e la econda disonante; o pure la prima disonan


te, e la econda cononante.
La prima emiminima cononante, e la econda disonante i far in tre modi. Il pri
-

mo quando la minima, punto di minima far eta, e la parte del oggetto non i mo
ver; Il econdo quando la minima ar nella incope di emibreve pota in quarta con il
fuggetto, eso uggetto decender per alto. Il terzo ar quando la minima, la e
miminima incopata ar undecima, il canto fermo acender per quarta,
e
-

6. 5 4 3

5.

3. 2

- -8

1.t. io . 5.

- -

, -

---

H
=

Primo.

--

Secondo.

Terzo.

I - , ri

La Prima emiminima disonante, e la econda cononante, i far parimente in tre


di. Il primo quando il valor di una minima, che precede la emiminima, far quin
con la parte del oggetto, e che il oggetto decender per grado; II e condo quando
il valor di detta minima far decima con la parte del oggetto, e che il ggetto acen
er per grad. Il terzo quando il valordi detta minima ar decima con la parte del og:
getto, e che il oggetto acender per terza

pA RT E III CAT XIX.

215

|
-

4 3

3.

1o. 9. 8.

6.

IO.

5.

9,

lit
U
Primo.

erzo.

O a

uando la nota dopo la econda emi minima acender per grado, che la prima
emiminima ar cononante, e la econda disonante; pure la prima disonante, e
la econda cononante.
La prima emiminima cononante, e la econda disonante i far in quattro modi ,
Il primo quando il canto fermo far quarta con la minima, punto di minima, d in
copata, 8 eso canto fermo non i mover; Il econdo quando il canto fermo far et
tima con la minima, e che parimente non i mover; Il terzo quando il canto fermo far
-

eta con la minima & acender per terza; Il quarto quando il canto fermo far eta con
la minima, e tar fermo.

-4

3 2

Primo.

7. 6. s. 6

" Secondo.

Terzo,

Quarto
La prima emiminima disonante, e la econda cononante, i far in tre modi. Il
primo quando il canto fermo far quinta con la minima, e decender per grado; Il e
condo quando il canto fermo far terza con la minima, e decender per grado; Il terze

quando il canto fermo far terza con la minima, e decender per alto di quarta.

Primo.

Secondo.

Terzo.

Quando la nota dopo la econda emiminima acender per alto, la prima emimini
ma empre ar disonante, e la econda cononante, come dagli esempii.
d

pA RT E III, cap. XIx.

2i6

8. 7. 6, 1o.

12 I I. Io. Io.

1o 9. 8 12 , 5 4 3

1o. ; 3. 2. 1. 5.

Delle due Negre con la parte baa.

Dopo le due Negre fatte con la parte basa eguir parimente un'altra figura in tre mo
di, come i dise della parte uperiore : Il primo, dopo la econda emiminima, la no
ta, che egue decender per grado; Il econdo, acender per grado; Et il terzo ,i acene
der per alto .
:
:
Quando la nota dopo la econda emiminima decender per grado; che la prima
emiminima
cononante,
e la econda disonante, d pure, che la prima ar di:
onante, e laar
econda
cononante.
-

La prima emiminima cononante, e la feconda disonante i far in tre modi; Il pri


mo quando il canto fermo con la minima far econda, e non i mover; Il econdo quan
do il canto fermo con la minima far quinta, e non i mover, Et il terzo quando il can

to fermo con la minima far quinta, 8 acender per alto di terza.

2-

3- 4-

5.

5.

6. 7.

8.

5. 6. 7.

IO.

|
U
rimo.

Secondo.

Terzo.
-,

La prima emiminima dionante, e la econda cononante i far in quattro modi; Il


primo quando il canto fermo far terza con la minima; Il econdo quando il canto fermo
far terza con la minima, e decender per quarta. Il terzo quando il canto fermo far e
ta con la minima, 8 acender per grado; Il quarto quando il canto fermo far feta
con la minima, 8 acender per quarta. I
-

-- -

|
.
l
.

Quando

pARTE II, I CA P. XIX.

217

Quando la nota dopo la econda emiminima acender per grado; che la prima
ar cononante, e la econda dionante, pure la prima dionante, e la econda
cononante.
a emiminima

cononan-te, e la econda dionante i far in tre modi; Il pri


La prim
mo quando il canto fermo far econda con la minima, e reter fermo; Il econdo quan
-

do ilcanto fermo ar quinta con la minima, e decender per quarta; Il terzo quando il

canto fermo far quinta con la minima, 8 acender per quinta.


3

Terzo. ,
- - Secondo.
.1
--- - La prima emiminima dionante, e la econda cononante i far in quattro modi,
Il primo quando il canto fermo far feta con la minima, 8 acender per quarta;Il econ
do quando il canto fermo far eta con la minima, e decender per quinta; Il terzo quan
do il canto fermo far terza con la minima, 8 acender per terza; Il quarto quando il
canto fermo far terza con la minima, e decender per grado,
-

- -

- -

E
3

4 5

4 5

F
-

Terzo

Secondo.

Primo.

-- - - -

-- Quarto.
-

;i

---

Quando la nota, dopo la econda emiminima, acender per alto, la prima emiminima ar dionante, e la econda empre ar cononante, e ci i deve oervare tanto
con la parte inferiore, quanto con la uperiore, acci che dal alto buono ne reti odi
-a
i
fatto l'udito: e queto bati delle due negre, vedi gli eenapii. .
ti

8. 9. Io. 5.
-

- -i

-- -

- - -- - - -

C A P.

PARTE III CAP XX.

2.18

C
Di alcune

P.

22

- --

XX.

oervationi per le parti

..::

di mezzo.

. .

Bbenche non i ui tanto rigore con le parti di mezzo, quanto i fa con le parti etre
A me (parlo quando cantano quattro, e pi parti aieme) ad ogni modo i deve guar
dare il contrapuntita di non fare alcuni pai, che non ono timati buoni da gl'ottimi
compoitori: ...
... ...
--- Il alto dall'ottava all'unifono i tolera, ma ar migliore quello dall'uniono al
l' ottava.
-

- -

- -- -

- -

- -- - --

|
l

|
migliore. I
- Il alto dalla eta alla quinta, come i vede dal primo eempio , i tolera per eer por
co alto. Il econdo poi non laudabile per eer troppo alto; Il terzo poi buono, per
-

chefono cononanze ervitrici e

- -

- -

------ .

- -- - -

i- 6

5.

6.

rimo i

tolerato.

ndo lau Ndabile.

Terzo buono.

Si deve avvertire che le acee, e dicee grandi non i devono pigliare in battere, n me
no con le parti etreme; aranno per migliori in levare.

fizi ESE

cattivo.
M.

buono.

buono.

pARTE III cap. Xx

219

Li ottopotieempi non ono buoni.

- -

'.

Non i pu andare all'ottava, e peggio all'uniono, che tutte due le parti acendino
di dicendino, e tanto pi le fale, che quanto pi altano, tanto pi ono peggiori.
H

: ) ,e - e

; -

l
1. -

ii
U
--

--

- -

pii i tolerano, abbenche iino di gran alto, perche le parti s'incon

trano, ma e ne deve per guardare.

--

---

--- --

- --

- -

- -

- -

- -

--

--

--- - -

-- --

6.

rg

Li eguenti aempii ono buoni, perche ono erve fra loro.

|
l

Io.

6.

min.

IO,

6.

mag.

I I.

6.

min.

II.

6.

mag.

I 2.

6.

min.

12.

6.

mag.

|
U
Con

p A RTE III. CAT. XX.

2.2. O

Con le parti di mezzo meglio andare dalla eta all'ottava, che dalla decima all'otta

va, e quanto manco alto, tanto migliore.


-

- -

- -

-- ---

''poco

buono.

--

- - --

-- ---

-'

--

--

buono.

- i-

-- -

--

- - - ,

Il primo eempio meglio di quello della eta all'ottava, perche la quinta meno per

fetta. Il econdo cattivo, per eer troppo alto; Il terzo cattivo, perche enza e
mituono; Il quarto buono. -

6.

- 5. - 6.

- -

- - - - --

8.

--

6.

--

--- --- ---

- --

---

,
- -

U
Primo.
- -

---

Secondo.
-

Terzo.

Quarto.
- -- - -

-- -

i- i

Con l'aiuto del Sommo Datore d'ogni bene, mio Cariimo Tetore, iamo arrivati

al compimento delle tre Parti di queta notra Opera, in cui con la corta de pi illutri,
e dotti Scrittori habbiamo dimotrato tutto quello, che i ricerca all'Orditura, e Trama
della Muical Tetura; onde perando nell'aitenza del Signore, nella eguente Quar

ra Parte dimotraremo il modo, ordine del tesere le Armoniali Compoitioni; con

fido nel benigno compatimentodelli cortei, e generoi Lettori, e pro viribus all'
- I- - - - -

opra m'accingo . -

- -

-- -

--

--

- -

-- --

i: i
i

-- -

--

--

--

- -

---

-.

--

--

-- -

--

--

22 I

MUSICO TESTORE
P A R T E O U A R T A.
Nella quale i inegner il variato modo , 8 ordine di Tee
ere la Muical Armonia con l' intreccio delle Vo

ci , & Itrumenti Artificiali .

C A P.

P R I M O.

Di alcune regole generali del Contrapunto.


,

Sendo l'Armonial Melodia una certa artificioa concordia di va

riate Voci , che armonicamente i corripondono aieme , s per


il vago ordine , che oervano fra loro le parti , come per li uo
ni etremi poti nel grave, e nell'acuto, ne avviene, che i travier
da queta armonica metodo al riferir del Kirchero totum harnonicum cor
pus detru necee it. E i come ogni arte diretta al uo determinato fine da vere, e de
terminate regole, cos il Contrapunto, come arte finita, e limitata, poiede regole fi
nite, limitate, tabili, e ferme, crivendo il Gaffurio nel lib. 13 della ua Pratica cap.1o.
che Finita inuper et Ars ipa Contrapunti, quamquam cantilena variantur. Non enim ar
bitraria, 9 varia unt eius mandata, ed communia atque nota. Nam, Eti cantilenarum
modos, 9 diveritates ad infinitum variari contingat, non tamen difert Ars contrapuncti ca
teris artibus, quarum unt finita mandata, 9 communia. Et il Kirchero nel libro 5 della

Muurgia cap. Io die Cum igitur omnis Ars, 9 Facultas certis quibudam regulis fulciatur,
ut cilicet Artifices bona metbodo, 9 certitudine procedant, qua erroresphalmata conequan
tur, ita (9 ymphoniurgia, uti omnium ordinatiima ; ic maxim quoque regulis ibi veluti
jure quodam vindicare videtur. Stabilirono adunque li detti Maetri di queta nobil Arte

varie regole, e precetti, fra quali otto furono li principali, come rapporta il Vaneo, &
il Gaffurio nel 3. lib. della Pratica cap.3 al quale aderice il Tigrini nel lib.2. del Coni

pendio della Muica, 8 il Bontempi nel Hitoria Muica carte 222. & altri.
Il primo, che i principii la cantilena in cononanza perfetta, cone in uniono, in
quinta , 6 ottava, e ue replicate; queto precetto , non neceario, ma arbitra
rio, mentre che la perfettione non nel principio, ma nel fine della cantilena. Si

"
anche principiare
all1tatO ,

in cononanza imperfetta, come in terza, ma in eta non


-

Il e

2,22e

T A RT E IV C A P. I.

Il econdo, che non s faccino due cononanze perfette della medeima pecie ( di
queta regola e ne detto a ufficienza nel cap.7 della terza parte) & legale & indipen
abile, e non arbitraria.

Il terzo, che fra due cononanze perfette del medeimo genere i poiponere una con
onanza imperfetta, come la terza, la eta, e ue replicate, purche i fornichi in con

onanza perfetta, 8 anche i poono ammettere pi imperfette l'una dietro l'altra, co


me pi terze, e pi ete .

a -fa quarta regola , che dopo una perfetta i poi mettere un'altra perfetta di gene
ro divero, come dopo l'ottava " ipta, dopo la quinta l'uniono, 8cc. enza l'inter

poitione d'alcuna imperfetta,

"

La quinta regola , che i poino fare due cononanze perfette dello teo genere ,
come due quinte, due ottave, enza l'interpoitione di alcuna imperfetta, purche iino
con movimenti contrarii, cio, ch una acenda, e l'altra decenda, come i dimo
trato nel cap.7, della terza parte .
.
.
- - -

La eta regola , che le parti iino contrarie nel moto, cio, che una acenda, e l'al
tra decenda, non otante per i permette anche l'acendere, e decendere d'ambe le
parti, l'una con moto congiunto, e l'altra con moto eparato, cio l'una per grado, e
l'altra per alto .

La ettima regola , che volendoi andare dalla cononanza imperfetta alla perfet

ta, i vadi alla ua pi vicina; e perci la eta maggiore paar all'ottava, e la mino
re alla quinta; come pure la terza maggiore paar alla quinta, e la minore all'unio
no, come i die nelli capitoli delli loro proprii paaggi, oervando le regole in ei
aegnate .

L'ottava regola , che ogni cantilena debba terminare in cononanza perfetta, cio
in uniono, in quinta, 8 ottava; ma e la cantilena ar a pi di due voci, i potr
terminare concio
duein parti
imperfetta,
terza.in cononanza perfetta, e con la terza parte in cononanza
-

Vi ono pur anche altre regole generali, e ono, che le cononanze iino fra loro pi
vicine, che i pu, e che i vadi per grado pi che ia poibile, per eer conforme alla
natura del modulare, 8 di commodo alli Cantori , e pi che aranno vicini, e con
giunti li movimenti fra le parti, tanto pi aranno naturali, e cantabili; Uandoi poi

li alti, i proibice quello di eta maggiore con tutti gl'altri intervalli dionanti, e i

concedono quello di quarta, quinta, con tutti gl'altri legitimi, e onori; Qualche alto
cattivo a pi voci i cuopre dalla moltitudine delle parti, purche non ii con le parti etre
me, che ono l'acuta, e baa, onde i potranno fare con le parti di mezzo, ma con
dicretione -

Che le parti procedino per movimenti contrari, 8 in tal modo i chiveranno gli er
rori, che i poono commettere ne movimenti delle cononanze.

- -

Che i chivino gli Unioni, & Ottave pi che i pu, perche rendono il contrapun
to privo d'armonia, e i chivino almeno in principio di battuta, centrando in union,
i apetti una mezza battuta, un fupiro, econdo che ar il valore della nota. A pi
voci replicate l'andare peo in uniono, non vitio, ma i deve uare dicretamente; i

devono chivare l'ottave vuote, particolarmente con il oprano, perche non rendono
armonia, pero meglio l'ottava, che l'uniono.
Si devono chivare pi che i pu li tritoni mal regolati, 8 ogni altra cattiva relation,
e non faccia buona armonia, perche rendono la compoitione apra, e dura.
Che i tramezzino le cononanze perfette con l'imperfette, 8 contra, e procedendo
fi da una cononanza all'altra, i vadi alla pi vicina.
Ch
-

o
-

PA RT E IV C A P. 1.
2.23
Che il principio del contrapunto ii teuto con paaggi lenti, per poterlo poi trin
gere nel fine, con vaga concluione.
-

Che dovendoi principiare in cononanza imperfetta non i deve uare la eta, e non
per gran neceit, per eere cononanza apra, e cruda; e ne meno i dii principio in e
ta maggiore, e non quando dopo di ea ne debba eguire l'ottava.
Che i dia principio otto un determinato Modo, d Tuono, modulando, e forman
-

do le cadenze nelle corde ue

"

Che i imiti pi che i pu il canto fermo.


Che ne contrapunti emplici i enta tutto buono, e non i faccino dionanze.
Che nel contrapunto libero i cerchi di mettervi qualche fuga, oggetto per renderlo
pi vago, & ornato, e che la modulatione camini per fuga con garbo.
Che le fughe habbino le parti nel principio fra loro alquanto ditanti per chivare le
cattive relationi, e far piccare il oggetto.
Che non s replichi l'inventione, e non per altre corde, altre figure, note di
-

vere ,

Gli oblighi, 8 i oggetti devono eere tirati con leggiadria, e politezza, non olo per
dilettare gl'acoltanti, ma anche acci gl'intelligenti habbino a lodare il compoitore ,
quando entiranno gl'attacchi ben congiunti, e ben portati,

- ,
Deve uar diligenza il compoitore, che le ue compoitioni iino cantabili, 8c hab
bino facile, e dilettevole maniera, non olo per dilettare l'acoltante, ma anche il

Cantore, perche t a queto l'animarle, renderle morte; onde i devono chivare


le travaganze .

--

Devono le parti eer ben ordite, 8 ordinate, e non ammutinate, ma con giudicio ,
& artificio ben dipote; & in oltre, che iino gravi, e maetoe (particolarmente nelle
coe da chiea) e non lacive, ma ne meno mete, che non paja, che i canti da morto,
ma fino mite tra il grave, e l'allegro, tra il odo, il vivace, conforme l'occorrenze, e
quello che pi importa, che formino buona, e oave Armonia
- i
Deve il Contrapuntita non olo tramezzare bene le cononanze, ma anche oervare

le corde del Tuono, e non ucirne, e non per qualche occaione, e con li debiti mo
--- ---

--- --- -

di, altrimenti fanno peimo effetto.

Che i faccino poche cadenze, e quelle poche i faccino in fine dell'oratione, e perio
do, e non i frequentino quelle fuori del Tuono, e i toccheranno quelle d'altro Tuono,
ritorni ad eo con bella maniera, e garbo.
-

Che nelle coe Eccleiatiche, i deve uare la teitura moderata, n alta, n baa ,
che l'altezza rende noja, e la baezza rende muta, e orda la compoitione; e che non
canti troppo nel grave, e nell'acuto, acci la compoitione ii variata, e non offenda,
& apporti fatidio al Cantore.
-

si

eve andare con le parti etreme con pi riguardo delle altre, perche i coprono

pi di tutte.

- -

Che non i cambino le parti troppo frequentemente fra loro, particolarmente le etre
me; e i pai meno che i pu otto, e opra le cinque linee delle parti. -

Che le parti nelle compoitioni a quattro voci non acendino, decendino tutte quat

trounite, per chivare le cattive relationi.


Si diminuica pi che i pu dalle figure maggiori alle minori.
-

- -

Che opra la voce del mi, s accidentale, come naturale, ar bene darli la eta mino
re, e non la quinta, particolarmente paandoi al fa.
-

Che i ui la variet per bellezza, e vaghezza della compoitione.

Si oervino le parole formando l'armonia allegra nelle allegre, e la meta nelle mete;
COII le

224

pA RT E IV. CA P. II.

come pure i oervi la lunghezza, e brevit delle lorofillabe, addattandogli le figure


competenti.

Et in fine, che i dii ripoo alle parti con le paue, facendone cantare hora una ,
hora due, e tre , 8 hora tutte , il che render variet nella compoitione, e com
modo al cantore .

P.

II.

Delle pecie del Contrapunto.

Abbiamo veduto nel cap.1. della terza parte la definitione del Contrapunto in com
mune, hora dimotraremo le ue pecie, le quali ono due, cio emplice, e di
minuto, & abbenche dichi il Berardi nella Micellanea alle carte 82. che Il contrapunto

camina con differenti nomi, cio emplice, diminuto, incopato, colorito, florido, ciolto, 9 obli
gato, ad ogni modo levato il contrapunto emplice, tutte le altre pecie i riducono al di
minuto, come i vedr dalle loro decritioni.

Il contrapunto emplice quello, che i forma con note, e figure del medeimo valo
re, iino di qual i voglia forma, come brevi, contrabrevi, emibrevi, contra emibre
vi &c. ugualmente l'una contrapota all'altra, e deve eere teuto con le ole cononan
ze, e non i devono ammettere in eo le dionanze; di queto die il Kirchero nella ua

Muurgia lib.5 pag.241. Contrapunctus artificious implex et, in quo nulla menura, notula
umque varietas et, ed punctus contrapunctum,idet nota contra notam, equalis temporis men
ura ponitur. Vedi gli esempii.
,
-

-- -

Il contrapunto diminuto quello, che ha le ue parti compote non olo di cononan

ze, ma anco per accidente di molte dionanze, in eo vi i pone ogni orte di figure
cantabili a beneplacito del compoitore; di queto die il Kirchero nel luogo opracitato
pag. 242. Contrapuncius floridus, ei fractus et cum ad Gregorianum cantum, ei cboralem ,
velad quodcumque ubjectum veluti pictas, 5 diverarum figurarum coloribus exormatas ne

tarum pecies accommodamus. E i forma con note di alquanto valore, tabili, contra
ponen

pART E IV CAP II.


225
ponendovi opra, otto ad ee altre note di minor valore, variate, e minuite, come i
vedr dagli eempii, e i oerveranno le regole date nel cap.13 della terza parte circa le
emiminime, e crome, che paano per fale. Vedi gli esempii.
Con la parte di opra.

--

Con la parte di otto.

E
--

Per moto contrario: e

:::

...

Il Contrapunto colorato econdo il Berardinella Micellanea alle carte 145. E quello ,

-nel quale s'adoprano le figure bianche, e "; che rende quella parte del contrapunto quai colo
rata, a imilitudine d'un quadro, nel quale i corge variet di colori. E del Contrapunto

florido die. Contrapunto forido quello, nel quale i conidera una modulatione piena di for
retti se. E oggiunge eo Auttore alle carte 146, Fioretti ignifica un cantar foreggiando
Muico Tetore,

quai

y rx

- "Vx 73 e

? A RfI E IV, CA RA If

226

quai cherzando bora di alto, hora di grado, tanto acendente, quanto decendente. Si che
potremo dire con il Kircheroubi upra pag.245 che Clar patet contrapunctum fioridum ,
e coloratum nilaliud ee, qum harmoniam ex cononantiis, si dionantiis pulchr commi
ium, atque onni genere figurarum cantabilium acendendo , 9 decendendo eodem tempore

motibus contrariis, intervalliaue proportionatis pro Melotheta arbitrio, 9 beneplacito con


titutum . Onde i raccoglie, che il contrapunto Florido, e Colorato i riducono al Di
minuto .

Potr il principiante da e teo eercitari ne contrapuntini, ponendo due, tre, quat


tro, ei, otto, e pi note contro una, oervando, come i die, li precetti dati nel cap.13.
della terza parte circa le emiminime, crome, e emicrome; avvertendo che nel contra
punto di minime i devono fuggirgli unioni, & ottave, occorrendo d'uarle, i faran
no nel levar di battuta, pure legate, e incopate.
Deve coniderare lo tudioo, che eendo formato il contrapunto diminuto con note
di valuta, e forma fra loro varia, e divera, e che nel loro modulare, tal'una t ferma ,
e l'altra i move, e e paa l'una all'acuto, l'altra, t ferma, al grave decende ,
& contra, ne avviene da queto variato intreccio, che in eo i formino cononan
ze, e dionanze, che perci vien detto contrapunto compoto, il quale pu eer te
-

uto in due modi.

Il primo ar enza obligatione, imitatione alcuna nel modulare delle parti, e i for
mer in due modi: Il primo ar quando i componeranno le dionanze tramezzate fra
due cononanze proime acendenti, decendenti, e queto i dir contrapunto com
poto ciolto: Il econdo ar quando nella compoitione i diporranno le dionanze in

iegatura con e cononanze, e queto i dir contrapunto compoto legato.


Il econdo modo ar con obligatione, nel quale i coniderano le cononanze, e di
onanze ciolte, e tal'hora legate, inquanto che formano un'aria, modo di cantare,
nel quale tutte le parti imitano, e eguitano la prima, che forma l'aria, da queto mo
do di componere ne vengono varie pecie di contrapunto, come oggetti, imitationi ,

fughe, canoni, altre orte di componer obligato, che generalmente contrapunto fu


gato i chiama, il quale il pi difficile di tutti li contrapunti, ma anche il pi tima
to, eendo il pi vago, ollevato, e dotto degl'altri, e i forma in tante maniere, che

i pu dire il Proteo della Muica. Vediamo le decrittioni, -e idichiarationi di que

ti contrapunti .

Il contrapunto ciolto quello nel quale i mecolano le cononanze, e dionanze


enza legatura, incopatura alcuna, come afferma il Kirchero ubi upra dicendo. Solutus
et cum cononantiis micentur dionanti eine ulla ligatura, iryncopatione.
Il contrapunto Legato, Sincopato quello, in cui le dionanze i legano fra due
cononanze; onde ne avviene, che la loro aprezza i riolvi in dolcezza, come die il

Mirchero nel luogo opracitato. Ligatus, veSyncopatas et, cum dionanti e ligantur inter
dua cononantias, undefit, ut aperitas ipius aborta in dulcedinem vertatur.

. Il contrapunto Fugato quello, nel quale una parte formala guida, come capitana
delle altre, di queto die il Kircheroubi & c. Et, 5 eontrapunctus fugatus, quo vox una
precedens, reliqua ver iidem intervallis indulgentes, precedentem, ei, ducem ecuntur. E

queti contrapunti pure ono pecie del contrapunto Diminuto. Vedi gli eempii.
-

. .

Gon

T A RT E IV. CA P. II.
Contrapunto emplice.

2.27

Compoto, e ciolto.

Contrapunto legato, e incopato.


- -

a-

7.

6.

7. 6. 7. 6.

5. 1o.

6. 5.

6. 5. 6. 5.

Contrapunto fugato.

6.

5.

6.

8.

- -

228

- --

T A RT E IV. CA P. III

Noi dimotraremo principalmente il modo di formare il contrapunto ciolto, e fuga


to, mentre che del Sincopato, e Legato e ne dicoro a ufficienza nel c.17 della 3 par

te, e queto quai che accidentalmente entra nelle compoitioni, s per legare le dio:
nanze , come per traportare le figure cantabili da una battuta all'altra per rendere il

contrapunto pi intrecciato, e vago, 8o entrano quete Legature, e Sincopature, non


in tutta la compoitione, ne meno con tutte le parti, ma olo con alcune di quete, 8 in
ualche particella di quella con il contrapunto poi, s ciolto, come fugato, i pu com

ponere una compoitione intiera tutta emplice di uno di queti contrapunti, ma ar pi


vaga, e participer di tutti tre, intrecciandoli con giudicio a tempo, a propoito del
la materia, che i dover componere.

III

C, A P
-

!
e

- - -- -

Modo di formare l' Armonial Tetura a due, e pi voci per ,


Contrapunto Semplice -

--

- -

Edute le regole generali, e le pecie del contrapunto, i dovrebbe immediatamente

trattare delli Tuoni Armoniali, tante che ordinatamente procedendo opra queti

i deve fondamentare l'Armonial Tetura, ma perche non i poono dimotrare le caden


ze, corde cadentiali di ei Tuoni enza la combinatione delle Parti Armoniche, ne

ceario l'anteponere il preente capitolo al trattato di ei Tuoni, e dare alcune regole


enerali d'unire le parti a due, e pi voci in ordine di puro contrapunto emplice, il che
ar di facilit, e lume al trattato de Tuoni Armoniali.

- -

---

L'Armonial Tetura conite pecialmente nel dare a propoito li gradi alle con
onanze ; onde i deve avvertire, che nelle compoitioni a pi voci i poner la
Parte pi baa per bae , e fondamento delle altre , e opra ad ea i dipor
ranno li gradi delle altre Parti , in tal modo, che nel Conteto Armonico non
dover mai mancare la Terza, la Quinta, Seta, 8 Ottava, e e ar a pi di quattro vo
ci i anderanno replicando le cononanze replicate, come la Decima, Duodecima, Quin

tadecima, ci i che la Parte fondamentale, e baa former la poitione della voce, co


me nei numeri l'uno, e opra ad ea e li daranno l'altre confonanze,cio la Terza, Quin
'ta, Seta, Ottava, Decima, Duodecima, 8cc. Conforme l'occorrenze, come i dimo

trer nel progreo di queto capitolo, 8 in cao, che manchi la Terza, e Quinta, i po
neranno la Quarta, e Seta; le dionanze poi i poneranno accidentalmente, come i
die nella terza parte, cie, per paaggio, per legatura; fra il corpo dell'Ottava non
deve mancar mai, la Terza, e Quinta, Seta &c. fra la Quintadecima la Decima, e
Duodecima; i che i pu dire, che tre ono le cononanze, che entrano nelle Compoi

tioni, cio Bae, che empre i uppone, Terza, e Quinta, pure Quarta, e Seta: &
anco accidentalmente Terza, e Settima; l'Ottava poi i pone fra le replicate: Dall'in
treccio adunque di quete, e dalle ue replicate i formar la Muical' Armonia, onde ve
diamo le regole per la loro dipoitione, s a due, come a tre, quattro, e pi voci.

Il modo di componere a due il pi difficile degl'altri, tante che regola generale ,


che a meno voci, che i compone, pi oervanze, e regole i ricercano. In queto con

trapunto adunque i doveranno oervare le regole generali rapportate nel cap.1 di queta
Quarta Parte, 8 in oltre le eguenti.

9he gli etremi delle parti non paino quindeci corde, alcuni vogliono, che non i
pai io le otto, e delle cononanze, che non i pai la Decima, la Duodecima,

Che non i echi di tuono, e non i faccino cattive relationi, n alti proibiti, e difficili,
i

he

pA RTE IV CAP III.

229.

Che il paare, e caminare con alti di terze maggiori, minori all'ins, 8 all'ingi,
e con ete maggiori, e minori all'ins, cc all'ingi con ambe le parti , non trop
buono .

Si far, che le parti caminino bene per moti contrarii, e congiunti pi che i pu,pa
ando con le cononanze alla ua pi vicina, in eo, come i die, non vi entreranno

dionanze, e i principier in Ottava, in Quinta, almeno in Terza.


Star bene fornire in Uniono, 8 Ottava, 8 anche talvolta in Quinta.
Eendo queto contrapunto olamente a due voci, i haver gran riguardo nelli pa
-

aggi, e i ueranno olamente quelli, che ono buoni a due, come i die nella terza
parte; in oltre i vietano due perfette imili immediatamente l'una dopo l'altra ; do
po la perfetta i far l'imperfetta , e facendoi due perfette, devono eere di pe
cie divera .

Del Contrapunto Tre.

Se

In queto contrapunto i deve ufar ogni attentione, e i oerveranno in eo le regole

generali, anco l'infracritte. -

--

Che le parti fra di loro tiino pi unita che i pu, 6 in eo non vi iino movimenti

Sgarbati, ma i proceda con polizia, e i oervi il moto contrario,

Che le parti acendino, e decendino unite, e devono participare


dicretamente del
-.
grave, e dell'acuto.
. .
Manco ottave che i faranno tanto neglio ar, e aranno migliori con la Quinta in
mezzo, che con la Decima opra.
-

Non ia mai privo della terza, e quinta, in mancanza di queta e li dar la eta
maggiore, minore conforme l'occorrenza.
Diveri Scrittori Antichi, e Moderni, come ilVaneo lib.3. il Gaffurio Pratica libr. 3.
cap.38. Dentice dialogo 2. Zarlino Intitut. parte 3. cap.58. Tigrini Compendio libr. 2.
cap.17. e 18. & altri diedero alcune regole per la combinatione delle cononanze a tre, e
quattro voci, le quali apportaremo per odisfatione del notro Tetore; per il contra
punto a tre ono le eguenti cavate dal Tigrini opracitato, come Auttore pi lucido.
; Dell'uniono. Se la parte del Canto con quella del Bao ar in uniono, i far che quella del
l'Alto ia in terza di opra, di otto.
i
Della Quarta. Et e la parte del Canto ar con quella del Bao in una quarta, i metter quel
-

la del Tenore in Terzo otto il Bao.

Della Quinta Et e la parte del Canto con quella del Bao ar in una Quinta,quella del Teno
re ar in una Terzaopra il detto Bao, che verr a eere una terza di otto a quella del Canto.
Della Seta. Et e la parte del Canto ar in Seta opra quella del Bao, all'hora i porr la par
te del Tenore una Terza opra detto Bao,
-

i Dell'ottava. E e la parte del canto, e quella del Bao aranno ditee in ottava, all'hora
porr quella del Tenore una quinta, s anco una Terza opra il detto Bao.

il
ti ,

Mueo Tetore,
-

Della ,

23o.
PA RT E IV. CA P. III.
Della Decima. Et e la parte del canto ar ditea per una Decima opra quella del Bao, quel
la delTenore i potr porre in quinta, in ottava opra del detto Bao.
Della Duodecima. Et e la parte del Canto con quella del Bao ar in duodecima, i far, che
quella del Tenore ia in decima con quella del Bao.

Della Terza decima. Et e la parte del Canto ar in Terza decima con quella del Bao, i far,

che quella del Tenore ia in Decima opra il detto Bao.


Della Quintadecima tre Voci.
Et e la parte del canto con quella del Bao ar in Quintadecima; all'hora i potr porre quel
la delTenore, in duodecima, in Quinta, overo in Terza opra quella del Bao, econdo, che
-

torner pi commodo.

Le quali regole i poono tralaciare, ma adoprarne altre pi brevi, come dimotrare


mo nel contrapunto a quattro; vedi gli eempii.

|
5

6. 5.

1o 1o. io.

3. 3.

U-

3.

5. 8. 5.

--

5. 6. 8 , 3. 6. 3.

1o 1o.

- --

8. 6.

5. io

- -

3.

8.

- - - -- - - - -

5.

1o. 15.

3.

5.

8.

Il M. R. P. Maetro Franceco Maria Angeli da Rivotorto oggetto inigne della no


tra Religione per le rare virt, che in ogni genere eccellentemente poedeva, era cos
dotto nell'Arte Muica, che non tato huomo, che li habbipoto un pao avanti ;

inegna queto degno Padre in un certo uo breve Manocritto di Contrapunto (il quale
f li miei primi erudimenti) che i f queto Contrapunto emplice a tre voci Formando
prima la parte fondamentale, cio la pi baa, dalla quale i hanno da miurare le cononanze
delle due pi acute, 9 alte, aegnando a ciacheduna una cononanza divera, 9 per quanto

ia poibile vadano tra di loro vicine, e per terza, oervando anco, che e una parte con il Ba
of cononanza perfetta, l'altra la facci imperfetta, acci renda variata l'Armonia. Vedi
l'eempio .

* PARTE IV C A P. III,

I3 I

Del Contrapunto a Quattro.

Abbenche il Contrapunto a Quattro ii molto difficile, ad ogni modo, s in queto,


come negl'altri a pi voci i tee con meno oervanza di regole di quello, che i
oerva nelli contrapunti a due, 8 a tre; le regole ue particolari oltre le communi
gi date ono.

Che in eo vi iino tutte le cononanze, come Terza, Quinta, Seta , 3 Otta


va, e loro replicate.

Che i tii unito con le parti, e che i chivino gli Unioni, e le travaganze come i
die degl'altri contrapunti.

Nelle compoitioni lunghe i potr pauare qualche battuta, cantando olo a tre per
dar ripoo alle parti, e ar per fine concea qualche licenza con le parti di mezzo, e i
potr andare di Quarta in Quinta, coa, che non i concede, n a due, n a tre.
Il modo di Teere le cononanze inegnato dagl'Antichi, il eguente cavato dalle
Ititutioni del Zarlino opra citato carte 241.
Dell' Uniono.

Se il oprano ar Uniono col Tenore, 5 il Bao ar.Terza otto il Tenore, l'Altopor


r Quinta, Seta opra il Bao.

M e il Bao far la Quinta otto 'l Tenore, l'alto far la Terza, la Decima o
- pra'l Bao .
Similmente e 'l Bao fue Seta otto'l Tenore, l'Alto potr eer Terza, overo Decima
opra 'l Bao . .
a
Et e'l Bao ar una Ottava otto'l Tenore, l'altre parti i porranno Terza , 5. 6. 1o.
12. Sopra il Bao.
-

Eendo poi Decima otto'l Tenore, l'Alto i far per una Quinta, overo Duodecima di
tante dal Bao.

M e'l fue duodecima, allora l'Alto i potr porre Terza, overo Decima opra il Bao.
Tenore, l'altre parti i porranno Terza. 5. 6. Io,

Cos eendo il Bao guintadecima otto'l

12. 13. opra 'l Bao.

Della Terza .
Se 'l Soprano ar Terza col Tenore, 9 il Bao ar Terza otto di lui, l'Alto i potr fare
-

Oniono, overo ottava con le parti.

Eendo poi il Bao eta otto 'l Tenore, l'Alto i porr Terza, Decima opra il Bao.

M e 'l Bao fue Ottava otto'l Tenore, allora l'Alto ar Quinta, Seta opra
il Bao ...
-
Cos eendo Decima, allora le parti potranno eere Unione, in ottava con le nominate.
-

Della Quarta ,

guando il soprano far la Quarta col Tenore, il Bao la Quinta otto i Tenore allora
Alto ar Terza, decima opra il Bao.
Della Quinta :

M Sel Canto far la Quinta opra il Tenore, se il Baso ar ottava otto di lui, l'Altoi
potr fare Terza, Decima opra il Bao.

Ftel Bao fue eta otto'l Tenore, l'Altofar la Quinta opra il Bao.
Della Seta.

Selcanto ar ota col Tenore, sil Bao Quinta otto iTenore, l'alto potr eere omio
mo, overo ottava con le parti .

Ma e'l Baofue Terza otto'l Tenore, l'Alto far la quinta opra il Bao.
e
Similmente e'l Baofue Decima otto il Tenore, l'Aio medeimamente ar guinta, over
Duodecima opra il Bao.

, P 4

Delia

2.32.

T A RT E IV

C A P. III.

Della Ottava .

Se'l Soprano ar Ottava co'l Tenore, e il Baso fue Terza otto'l Tenore l'altre parti aran
no Terza 5.6. 1o. 12. 13. opra'l Bao - e o

cos anco quando ar Quinta otto'l Tenore, l'altre parti potran fare la Terza opra
il Bao.

E e'l Bao fue Ottava otto 'l Tenore, l'altre parti aranno Terza. 5. 1o. 12. fopra'l
Bao .

. . .

. .

. . . .

Finalmente e'l Baofue Duodecima otto'l'Ienore, le parti faranno la Decima,over la Deci


ma ettima opra'l Bao.
i s

Dice il Bontempi nell Hitoria Muica parte 2 della pratica moderna carte 228 che
Tutte quete regole i potrebbero ridurre in un breviimo Laconimo. Onde noi daremo al no

tro Tetore la regola eguente breve, facile, e generale, che


Si poner per bae, e fondamento la parte pi baa ii qual'eer i voglia , alla quale
-

tutte le altre doveranno corripondere armonicamente, e queta i egner con il nume

to (1) che il fondamento di tutti li numeri, e opra queta parte baa i diporranno
le cononanze con quet'ordine. ...
Se la Seconda Parte ar in uniono con la prima Parte, che former la Bae, la Ter
za ar in Terza, e la Quarta in Quinta; m queto modo non i deve molto uare a quat
tro, e non per biogno, perche quelle due Parti,che formano l'uniono rendono la com
poitione magra, e priva di armonia; onde tar meglio a cinque, e pi voci.
Se la Seconda Parte ar in Terza con la Bae, la Terza ar in Quinta, in Seta, e
la Quarta in Ottava.
Se ar in Quarta, la Terza ar in Seta, e la Quarta in ottava.
,
.
Se ar in Quinta, la Terza ar in Ottava, e
Decima.
-A a
Se ar in Seta, la Terza ar in Ottava, e la Quarta in Decima,
Se ar in Ottava, la Terza ar in Decima, e la Quarta in Duodecima, e per maggior
eplicatione formaremo la eguente Tabella. . .
.
- - - - -

"

Quarta Parte
Terza Parte

l
-

Seonda Parte

Prima Parte Fondamentale

|T
| I
| 1

2 | 6 |
3 | Tl
|

IO

..

1O

I2

5 |

6 |

. . . .

Io,

Se poi per qualche occorrenza, overo obligatione di oggetto, 8 imitatione con


queta regola qualche parte non havee bella maniera di cantare, e facee pai illigiti
ami, e comodi al cantore, in tal occaione i pu pezzare la regola, ritornandovi poi
quanto prima; come pure eendo tramezzate le dionanze fra le cononanze, e con quar
fie non potendoi oervare tal regola, i dover adoprarla con la cononanza anteriore

alla dionanza, legando queta con quella, ritornando poi alla regola, e e la dio
nanza ar per paaggio, i adopri la notra regola nel primo quarto del battere , e

levare della battuta, e nel econdo paer la dionanza. Il Bontempi nel luogo opra
citato inegna che Eendo il Bao in T. A H c. D. E il Tenore debba bavere, l'otta
v, la Decima, opra il Bao: in F.primieramente la guinta: in G. primieramente la Ter

4i e che l'altre Parti opra il Tenore, oervate le otto Regole generali, debbano eer collo
-

gafe

PARTE IP CAT III


:2,33
eate trettamente le cononanze pi , che ia poibile econdo l'ordine loro .
Vedi l'eenpio, nel quale vi la notra regola, con l'oervatione delle terze, e e
te maggiori, e minori, e l'uo della eta tramezzata dalla terza, e quarta, e dalla quar
ta, e terza, come dalli egni
f

- - -

12. 15. 1 o 13 15 12. 8 15 12. 11. 1o

13 13 15

17 12. 17.
-

io 12

1o. ro. ro. 3. 12. 1o.

12.

8. 12.

U
at

ar

ar

. Nelle compoitioni a pi di quattro voci i oerveranno le regole date per gl'altri con
strapunti, e i replicheranno le cononanze con l'ordine gi dato, e perche in queti con
strapunti nacono delle difficolt nel accoppiare aieme tate parti,i ander pauando con

qualche parte, il che render vaghezza; pure ar lecito far degli unioni, & ottave,
Purche non e ne faccino due della medeima pecie uniti nell'acendere, e decendere,

& abbenche ii obligato il contrapuntita di far ben cantare le parti, tuttavia in queti
Acontrapunti i tolera qualche coa, purche le parti etreme cantino bene, perche quete
i coprono pi delle altre.
-

Il componer poi a otto voci, imile nelle regole al componer a quattro, mentre che
ogni choro compoto di quattro parti; olo i deve oervare, che cantando uniti li cho
ri, li Bai i anderanno intrecciando, hora in uniono, & hora in ottava, e l'altre parci
i corriponderanno in uniono,m ar pi tudioo, e il oprano del primo choro corri

ponder al Tenore del econdo, il Tenore del primo al Canto del econdo, pure al
Contralto, il Contralto d'un choro ad altra parte dell'altro choro, il che riucir di
vago intreccio; e cos nel fornire d'un choro, entri l'altro nel uo finale, cadenza con

le parti unione, pure cambiate, come i die, ci Bai entreranno in ottava, pure
in uniono: Con le parti di mezzo i tolera qualche inoervanza, come pure ar lecito
per breve patio l'ucire di tuono, ritornandovi poi con gratia, e giudicio, e queto bati

del contrapunto emplice, altre regole poi i daranno quando i dimotrer il modo di fa
reil

"punto

IlQIl 12 le

diminuto. Hora paiamo a vedere quello ii Tuono, Modo Ar

a
-

CAP

2,4

PARTE IV, cap. IV,


C A P.

IV.

e i

Delli Tuoni, Modi Armoniali econdo gl'Antichi.

A Rduo, e molto difficile il trattato de Tuoni, per le molte dicrepanze, che i


A trovano tra li Scrittori, cos Antichi, come Moderni; onde noi, che conocia
moa fievolezza del notro talento, matvolontieri ci eponiamo a dicorrerne; pure pe

rando nella dotta corta de buoni Auttori, e nel benigno compatimento del cortee Let
tore, faremo animo, e procuraremo al meglio, che fa poibile farne un breve trattato,
abbenche la materia ricerchi un'appartato volume.

Habbiamo detto nel cap.8 della 2 parte, che il Tuono, come coa equivoca impor
ta quattro coe, cio Congiuntione, Concordanza, Intonatione, eTropo, Sc ivi f
coniderato, come un legitimo patio da una voce all'altra, al preente lo dovemo con
iderare come una certa regola, forma, 8 ordine, che i oerva nelle Armoniche Can
tilene, la quale Armonica dipoitione, e forma di cantare f chiamata dagl'An
tichi con la denominatione di Tuoni , Tropi, Iti , & ultimamente con quella
di Modi .

La denominatione de Tuoni, che f la pi antica (eendo tato uato il vocabolo

Tuono da Aritoeno, Euclide, Gaudentio, Aritide, Scaltri) i piglia per il luogo


della Voce, cio per la gravit, 8 acutezza, che i oerva nell'aria, modo di canta
re, che perci die Euclide nell'Introduttione Armonica pag 19. Pro vocis loco dicimus
Tonum Dorium, aut Pbrogium, aut Lydium. E la cara della ua denominatione f, che

le tre prime arie, d modi di cantare, che furono la Doria, Frigia, e Lidia, erano di
tanti fra loro per l'intervallo d'un Tuono, come crive Marco Meibomio nelle note o

pra Euclide pag. 47. Toni vocabulum pro modo in uum venit antiquis, quod cum tres tantum
initio harmonias, ei modos haberent, nimirum, Dorium, Pbrogium, Lydium, bini proximi
inter i ditarent tono , idet uper ottavo intervallo. Itaque Lydius tono acutiorerat Pbrgio;
Tbrygius Dorio, quod ab omni muurgorum poteritate uque ad Glareanum fuit obervatum, ut
etiam ex motris Modorum tabulis ecundum tria genera perpicuum et. Caterum illam cauam
cur toni veteribus adpellati int, qui deinde etiam modi ex Ptolomei Harmonicorum lib. I 1. cap.

1o. ne quis hic batare poit aderibam. E rapporta in greco l'auttorita di Tolomeo, la
quale cos eplica in latino. Cum enim impliciter tres illos antiquiimos, qui vocantur Do
rius, Phrogius, 9 Lydius gentium nominibus, quae illis unt ua, aut quamcunque aliam
cauam quis proferre voluerit ; tonos inter e deinceps ditantes, uppouerint, 9 propterea

fortae tonos eos nominarint. Vuole il Bontempi nella parte 2. della pratica moderna del
la ua Hitoria Muica carte 234 che Tolomeo non parlae in entenza propria, ma d'al
tri; queto a noi importa poco, ci bata olo, che alli tempi di Tolomeo , avanti
di eo, i conideraero queti tre primi Tuoni ditanti fra loro per l'intervallo d'un tuo
no, e che tale oervatione ia tata communemente abbracciata, e ii durata in ino al
Glareano, e non otante che foero tati inventati dopo altri Tuoni fra loro ditanti per

l'intervallo d'un emituono, ad ogni modo ritenneero l'antica denominatione.


Caiodoro rapportato dal Meibomio nelle note opra Euclide pag.45. definice queto
Tuono con dire Tonus et totius contitutionis harmonica differentia, 9 quantitas, quae in vo
cis accentu, ve tenore conitit. La contitutione armonica econdo Boetio nel quarto del
la Muica cap.14. Et plenum veluti modulationis corpus, ex cononantiarum conjunctione con
Atens;quale et Diapaon,vel Diapente, (9 Diatearon, vel bis Diapaon. La definitione di Ca

iodoro cos viene eplicata dal Meibomio ubi upra pag.46. Tonus,ei modus et totius yte
magini

pART E IV CAP. IV.


235
matis harmonici, hoc et bis Diapaon, aut impliciter Diapaon differentia. Ut Phrygiustomus
Dorio nulla aliare differt, quam quod totum Phr gii Sytema acutius it tono Dorii Sytemate,
tono, qui et in ratione uperoitava .

Il vocabolo greco Tropos ignifica modo, ragione, pure converione; onde l'ar
menica dipoitione i die anche Tropo, perche dall'una all'altra i rivolgeva il ite
ma, come dal Dorio al Frigio, &c. queto Tropo f definito da Guido Aretino rappor
tato da Giovan d'Avella nelle ue Regole di Muica cap.14 carte 22. Tropus et modus can
tionis, qui, 5 modus dictus et. E da Boetio nel opracitato luogo. Sunt autem tropi conti
tutiones in totis vocum ordinibus, vel gravitate, vel acumine differentes.

Si diero Iti, perche dimotravano il cotume, che introducevano nell'Uditore con


la loro Armonia, eendo hora gravi,e evere, 6 hora effeminate, e molli.
Il Modo deriva dal vocabolo latino Modus che vuol dire econdo il Calepino, modo
termine, e maniera, pure come vogliono alcuni deriva dal verbo Modulor, che igni
fica cantare, overo i dice Modo dall'ordine moderato, che i corge in ei, non esendo
lecito di trapaare li uoi termini enza l'offea dell'udito.
Il modo coniderato in commune non ignifica altro, che una ragione, un'ordine,una
miura, 8 una forma, che i tiene nel dirigere rettamente le coe con una mediocrit,
moderatione ad un fine prefio, eendo in ogni coa, e modo, e miura, 8 ordine
determinato, e fio per il quale la coa i pone all'esere, di cui dise Oratio et modus
-

in rebus, unt verti deniquefnes 9 c. Ci coniderato diremo con il Zarlino Ititut. parte 4.
cap.1. che il Modo muico E una certa determinata forma di melodia fatta con ragione, 9 are

tificio, contenuta otto un determinato ordine di Numeri, e di Harmonia accommodati alla ma


teria contenuta nell'oratione, pure . Il Modo una certaforma, qualit d'harmonia, che i
ritrova in ciacuna delle ette pecie della Diapaon. Il Kirchero nel lib.3 della Muurgia
ca5. pag.151. lo definice con dire. Modus itaque Mucus,ive Harmonicus,nil aliud et,quam
certa quaedam muici concentusformandi ratio. E poco dopo. Modi unt Harmoniae genera,
qua ex 7. Diapaon peciebus provenit quarta, 5 quinta diviione, 9 cannexione oriuntur,
ad varios effectus, motuque animi exprimendos conducentia. La cagione, e motivo di chia- .
mare le muiche cantilene con il nome di Modi, pecialmente f, per chivare l'equivo:

catione, che tiene il vocabolo Tuono a quattro coe, come i dise, onde con la deno
minatione di Modi, pare che i poi ignificare (enza veruna equivocatione) quel varia
to ordine, e maniera, che i corge nelle Muicali Armonie.
i
Vuole l'Artui nella 1.parte delle Imperfettioni della Muica ragionamento 2 carte 49.
a tergo, che li nomi di Tuoni,ModigeTropi non importinouna coa medeima,m che ii
no diveri fra loro; poiche il Modo conidera l'Armonia, che i ritrova nelle ette pecie
della Diapaon modulata per la pecie dellaDiapente,e Diatesaron, che alla ua forma o
no convenevoli. Il Tropo come quello, che importa converione,conidera la mutanza,che
i f d'un Tuono in un'altro per la Sottopoitione della quarta alla quinta. Il Tuono poi
non conidera l'ottava, altro intervallo divio per Tuoni,eSemituoni e non per lungo,
e per la fluione, che h da una voce, da una corda all'altra, vedi gli esempii.
Armonica divi.
Aritmetica divi
Tuono,
-

- --

- -

Modo.

o mutato.

Tuono.

Li primi Tuoni, Modi di cantare, che furono uati, ono tati li tre nominati, cio
il Dorio, Frigio, e Lidio, cos detti dalli popoli, che li eercitarono, come i dise con
-

- -

Tolo

2 36

T'A RT E IV C A P. IVA

Tolomeo, li quali Modi furono anche detti Armonie, come dagli Dorii Doria, da Fri
gii Frigia, da Lidii Lidia, &c. Di queti primi Tuoni, d Armonie dice il Galilei nel
uo Dialogo carte 71. che ne foe nutrice la natura, come la riconobbe per madre il can
tar Diatonico, poiche il modo di cantare, e parlare di quelle nationi era naturalmente
differente fra ee, e ne porta l'eempio delli Popoli d'Italia, impercioche, dice egli ,
con pi grave tuono parlano, e cantano generalmente i Lombardi di quello, che fanno i Toca
mi, e con pi acuta voce di quelli parlano i popoli della Liguria.

" , Modi fu

rono poi regolati dall'Arte, 8 anche accreciuti con pigliar l'Armonie d'altre nationi,
come la Ionia, Hiatia, Eolia, Locrene, &c. furono anche multiplicate quete Armo

nie replicandone alcune nel grave, altre nell'acuto; quelle del grave con l'aggiunta
del vocabolo Hypo, che ignifica otto, come Hipodoria, Hipofrigia, &c. cio otto
Doria, otto Frigia, &c. quelle dell'acuto con l'aggiunta del vocabolo Hyper, che igni
fica opra, come Hiperdorio, Hiperfrigio, cio opra Dorio, opra Frigio, &c & altre
denominarono mite con l'aggiunta del vocabolo Mixo, che ignifica mito, come Mi
xolidia, cio Mitolidia. Volero alcuni, che l'Armonie antiche foero cinque, cio
Doria, Eolia, Jonia, Lidia, e Frigia, e le moderne ei, cio Mitolidia Hipermitoli
dia, Hipolidia, Hiperfrigia, Hipofrigia, e Locrene. Abbenches'habbia detto, che
li tre primi Tuoni iino uciti dalla natura, ad ogni modo vogliono alcuni, che del Do
rio ne fose auttore Tamira Tracio; del Frigio Maria, del Lidio Anfione; d'altri

poi, come del Hipodorio Filoxeno; del Hipolidio Polymnato; del Mixolidio Saffo
Poetesa, 8 altri degl'altri.
I
Molta dicrepanza i ritrova fra li Scrittori circa il numero de Tuoni, come pure dell'
ordine loro, e circa queto Platone poe il Lidio mito, il Lidio acuto, l'Ionio, 8 il Li

dio, aggiungendovi anche a queti il Dorio, il Frigio, e nel Lachete poe olamente,
il Dorio, l'Ionio, il Frigio, il Lidio. Giulio Poluce differente da Platone ponendo
il Dorio, l'Ionio, e l'Eolio,nominandole prime Armonie. Luciano pone l'Eolio,l'Iatio,
il Lidio, il Frigio, il Dorio. Apulejo il Frigio, il Lidio, il Dorio, e l'Iatio. Et al
tri in altri modi, come Aritoseno, Tolomeo, e Boetio, che ono dicrepanti in diver
e coe, come pure ono dicrepanti li eguaci di Aritoseno, non olo fra loro, m anche

con Aritoseno iteo. Circa il numero, 8 ordine delli Modi, e Tuoni, le pi abbrac
ciate opinioni fra gli Antichi ono quelle di Aritoseno, di Tolomeo, e di Boetio, le
quali poneremo otto la conideratione del notro Tetore.
.
Il primo Tuono, Modo, che f aggiunto alli tre Antichi, cio Dorio, Frigio, e Li
dio, vogliono, che fose il Mitolidio inventato da Saffo Poetesa, la quale non potendo
per eser donna accomodare la ua voce a cantare li uoi Poemi nel Modo Lidio, inacu il
Sitema di eso per un emituono, formandone un nuovo Modo, che f la quarta Armo
nia chiamata Mixolidia. M non esendo queti oli quattro Modi, Tuoni commodi
al cantare, ne furono aggiunti nel grave altri tre, imili alli primi con l'aggiunta del vo

cabolo Hypo (come i dise) e queti poero otto alli tre primi, per la ditanza dell'in
tervallo della Diatesaron, cio quarta, in queto modo, 8 ordine, che l'Hipodorio, che
f l'ultimo inventato, 8 il pi baso di tutti gl'altri, corripondese per quarta con il
Dorio, e fose pi grave dell'Hipofrigio per l'intervallo di un tuono, e queto fose pi
grave dell'
un tuono, e queto pi grave dal Dorio un emituono;

"

il Dorio dal Frigio pi grave un tuono, e cos il Frigio dal Lidio, & ultimamente il Li

dio del i" pi grave un emituono; s che fra tutti loro, vi cade la diffe
renza di un tuono, fuor che fra l'Hipolidio, & il Dorio, e fra il Lidio, e Mitolidio ,

fr quali vi la differenza del emituono, e queto f l'ordine oservato dagl'Antichi ;


onde vogliono alcuni, fra quali il Galilei alle carte 51. del uo Dialogo, che oservan
do Ari

PARTE IV C A P. IV.
237
do Aritoeno la differenza del emituono fra l'Hipolidio, e Dorio, e fra il Lidio, e Mi
tolidio, da ci pigliae motivo di tabilire tredici Modi. Poiche e l'acuire, si ingravire
il Sytema per un minor emituono (dice il Galilei, che fore Aritoeno andae fra e di

cendo) nace tra ei Modi enibile, 9 apparente differenza di affetto..... 9 c. per qual ca
gione non ar ancora in qualivogliano altre corde ditanti una dall'altra per un s fatto inter
vallo? Si che da tal ragione moo, divie li tuoni, che cotituivano l'ottava in emitu

ni, che vengono ad eer dodeci, e pigliando anche li termini di ea ottava, vengono ad
esere tredeci, esendo dodeci li uoi intervalli, come pu coniderare lo tudioo dalle

tatature degl'organi:onde venne a cotituire tredeci Modi varii,e diveri nell'Armonica


facolt diponendoli in tal'ordine, chiamando

- -

Il 1: pi bao con il nome di Hipodorio. Il 2 Hipojatio. Il 3 Hipofrigio. Il 4. Hi


poeolio. Il 5. Hipolidio. Il 6 Dorio. Il 7. Jatio, vero econdo altri Jonio. L'8. Fri
gio. Il 9. Eolio. Il 1o. Lidio. L' 11. Hiperdorio, overo Mixolidio, pure Locrene .
Il 12. Hiperjatio. E L'ultimo Hipermixolidio, overo Hiperfrigio, 8 in oltre li uoi
eguaci li accrebbero al numero di quindeci con aggiungerne due altri nell'acuto, e o
no. Il 14. Hipereolio aggiunto. Et il 15. Hiperlidio aggiunto. Il motivo che hebbe
ro li eguaci di Aritoeno di aggiungere alli tredeci Modigl'altri due, f, perche e
endo l'humana voce ditinta in tre parti, cio grave, acuta, e media, e non potendo
i il numero tredici ditribuire in tre parti uguali, vi aggiunero li altri due formando il
numero quindenario, dandone cinque alla voce media, che furono li principali, cin
que alla voce grave nominandoli Piagii, e cinque alla voce acuta chiamandoli Auten
tici . Vedi la dipoitione.
--

Gravi .

Medii .

3-E E 3 5:
-

8.5 i $ S

5 5
-

-.

Acuti .

S-E E 3 E:

5 . .E

5 55: 55

e,

,
-

5.

5:3.

8 o

t:

t:

o
-

oerva in queta dipoitione, che li medii, principali non olo ono pi acuti del
li uoi gravi, plagali, per l'intervallo di una quarta, e cos parimente gl'acuti dalli
medii; m in oltre, che Aritoeno h fatto, che gli etremi tredici i corripondano
per ottava, come ono dall'Hipodorio all'Hipermixolidio; dall'Hipojatio all'Hiper
dorio aggiunto; e dall'Hipofrigio all'Hiperlidio aggiunto. In quali corde del Sitema
Guidoniano fiino collocati queti Tuoni, o Modi, i dir qu appreo.
- Formato da Aritoeno il Sitema, 8c ordine de Tuoni, come i dimotrato , dopo
di queto, 45o anni fior Tolomeo, il quale ridue li Modi Armonici al numero di et
te, fondandoli opra le ette pecie ai , racchiudendo in ciacuna di quete un
Tuono, conformandoi in ci con Euclide; m non gi nell'applicare ad ei "
- ---

(ella

238

T A RT E IV C A P. IV,

delia Diapaon, come i dir. Vogliono alcuni, che Tolomeo, come atrologo, deter
aminae il numero ettenario de Tuoni per conformarli alle sfere celeti, 8 alli ette Pia

neti ponendo nel mezzo d'eiTuoni il Dorio con quet'ordine Hipodorio. Hipofrigio.
Hipolidio. Dorio. Frigio. Lidio, e Mitolidio.
Boetio anch'eo fond li Tuoni opra le ette pecie dell'Ottava, aggiungendo alli
ette di Tolomeo l'Hiperlidio, ponendolo opra il Mitolidio, per la ditanza d'un in
tervallo di Tuono; vogliono alcuni, che queto Modo Hiperlidio ii tato inventato da

Bgetio, ma vogliono altri che n; mentre che avanti di eo f nominato da molti al


Ari Scrittori . Il nome & ordine de Tuoni regitrato nel lib.4. cap. 14 della Muica, ove
dice. Quorum nomina unt bec: Hipodorius, Hipofrigius, Hipolidius, Dorius, Frigius, Li
dius, Mixolidius. E nel principio del cap.16. aggiunge a queti l'Ottavo con dire. Septem
prediximus ee modos, ed nihil videatur incongruum, quod ottavus uper annexus et. Che

f l'Hipermitolidio, come i vede nelle tabelle delli cap.14 e 15.


La caua che moe Boetio di aggiungere alli ette Tuoni l'Ottavo, f che conideran
do eere quindeci le corde del Sitema maimo, 8 eendo formato ogni Tuono da una

Ottava principiando dalla corda pi baa, per provare la neceit di aggiungere l'Otta
vo Modo, forma la equente dimotratione regitrata nel cap.16. Sit bis Diapaon cono

mantia bac A. B. C. D. E. F. G. H. I K. L. M. N. O. P. La quale eplica nel capit 17. cos .


Diapaon igitur cononantiam ervat A. ad id quod et H. Otto enim vocibus continetur; primam

igitur dicimus ee peciem Diapaon, ea, que et A. H. La 2. B. I. La 3. C. K. e cos per ordi


ne le altre; onde i vede, che e non vi fose l'Ottavo Modo retarebbe fuori la Diapa
on H. P. dicendo egli. Relinquitur igitur extra H. P. quae ut totus ordo impleatur adjecta
et; atque hic et octavus modus. E gi che iamo in queto difcoro diremo che altri, che
hanno poto li tuoni al numero di otto i ono moi dalla conideratione, che la Diapa
on contiene in e otto uoni, e icome Aritoeno dalli tredeci intervalli di emituono,
che cotituicono l'ottava, volle, che tredeci foero i Tuoni; cos queti dalli otto in

tervalli Diatonici, che la compongono, vollero, che otto foero li Tuoni.


Per dimotrare l'ordine de Tuoni, quale ii il primo, quale il econdo & c. non i ha in
fin'hora, come vuole il Kirchero, una regola certa, tante le dicrepanti opinioni de Scrit
tori, perche die egli nel lib.3 della Muurgia cap.16 Qui, tamen horum primus numeroe,
quis ecundus, quis te tius, qui, quartus nemo et, qui bucuque determinaverit, cfque tanta

-Authorum Dicrepantia, ut cui prim ubcribere debeas, vix depiciamus. Circa poi in qua
li delle corde del Sitema diatonico Guidoniano iino poti li Tuoni degl'Antichi Hoc
epur, bic labor et. Noi adunque a odisfatione del notro Tetore, ne diremo qualche
coa, abbenche i materia aai ocura. Per ucire da queto ocuro, 8 intricato Labe
rinto, avanti di portare l'opinioni degl'Antichi circa le corde di queti Tuoni formati

dalle pecie della Diapaon, doveremo ponere due coe, come principi tabili, fermi ,
- veri, e certi. Una, che il Sitema Maimo Greco coti, e ii formato da tuoni, e emi

tuoni; L'altra, che li Modi, Tuoni Armoniali iino fra loro ditanti, chi per l'inter
vallo di Tuono, e chi di Semituono.

Si prova la prima dalla conideratione, che il Sitema compoto di quindeci corde ,


che compongono due ottave, e quete cotano di cinque tuoni, e due emituoni, & in

oltre, che le ue parti, e membri principali ono due, cio la Quarta, e la Quinta; la
prima contiene in e due tuoni, un emituono; la econda tre tuoni, & un emi
1uono; il che i dimotrer, e prover con l'auttorit di Euclide Scrittore antichii
mo, e famoo .

ueto Auttore adunque nella ua Introduttione Armonica alle carte 12, parlando
delle differenze delli Sitemi cos die. quorum minimum et Liatearon onorum duorum
emis

T A RT E IV CA P. IV

239

emis cujunodi et ab Hypatebypaton ad Hypatemeon. Et alle carte 14. dise pi epresa,


mente. Ita utin Diatearon concentu bemitoniumt unum, toni vero duo. Della Quinta co

s ragiona alle carte 12 nel fine. Alterum et Siapente tonorum trium emis,ut et a Proslamba
nomenoad Hopatemeon. Et alle carte 14 pi lucido. Similiter in Diapente Hemitonium unum,

toni tres. E dell'Ottava alle carte 13 cos crive. Tertium et Diapaon Tonorum ex, quale
et a Proslambanomeno ad Meem. E pi chiaro alle carte 14. In Diapaon item bemitonia duo,
toni quinque. Adunque e l'ottava ha in e due emituoni, e cinque tuoni; La Quinta
tre tuoni, & un emituono, e la Quarta due tuoni, 8 un emituono ne viene per cone
guenza, che il Sitema Maimo, che cota di due ottave, ii formato di tuoni, e emi
tuoni, il ito de quali i dimotra nel eguente modo.
Si formano le pecie dell'Ottava da quelli intervalli, che la compongono, li quali
-

ono ette, come i dimotrato con l'auttorit di Euclide, cio cinque tuoni, e due e

mituoni, li quali vengono ad eer anche formati dalli membri di ea Ottava, che ono

la Quinta, e Quarta, cotando la prima di quattro intervalli, cio tre tuoni, & un emi
tuono, e la econda di tre intervalli, cio due tuoni, un emituono, che in tutte due
formano tuoni cinque, e emituoni due.
Si dimotrano i" delli emituoni con l'auttorit di Euclide in queta forma; parlae
do l'Auttore della prima pecie dell'ottava alle carte 15. cos die. Cujus primus tonas et

in acumine, eigue ab Hypatebrpaton ad Parameen. Che viene ad eere, econdo il no

tro Sitema Guidoniano, nelle corde di H e H e queta pecie dice ee Euclide, che
.A veteribus vocabatur Mixolidia. Il uo primo tuono nell'acuto nel primo luogo, adun
que ar nel decendere dalla Paramee, alla Mee, che econdo il notro Sitema ar tra
t & A. Dimotrando l'Auttore la ede delli emituoni die alle carte 16. Cujus primum
emitonium et in gravi, quartum ver ab acumine. Si che queta pecie haver il emituone
dalla parte grave da Hypate, a Parhypate acendendo, che econdo il notro Sitema a
r da ti C. e dalla parte acuta decendendo haver il emituono dalla Parhypatemeon

all'Hypatemeon, cio da F. al E. il che i corrobora con la Quinta, e Quarta, che o


no di uoi membri, poichela Quarta, che come die Euclide Ab Hopatebpaton ad Hi
patemeon , cio del t al E. contiene il uo emituono tra il R & il C. come prima pe

tie; e la Quinta, che deve compire l'ottava di queta prima pecie, haver per cone
guenza li uoi etremi uoni nell'Hypatemeon, e nella Parhypatemeon, cio il E. e H.
& anch'ea come prima pecie haver il emituono nel primo luogo, che tra l'E. cc
F. Vedi l'eempio compoto con le notre note; il egno ignifica il tuono poto
nel primo luogo.

semituono i luogo fa luogo,

-- -

Quarta 1. Grave t Quinta 1. Acuta.


3. La econda pecie econdo Euclide nel opracitato luogo quella, Cujus tonus ecundo

loco e in acumine Parhopateh paton ad Tritediezeugmenon Cio da C a c. e queta Vo


l

cabatur abiidem Lidia. Il tuono, che ditante due corde dalla prima ar parimente dal
la Paramee alla Mee, cio dal H. all'A Per la ede delli emituoni; die alle carte 16.
Altera, cuius tertium et in gravi, primum in acumine. Cio nella parte baa acendendo

tra Hypatemeon, e Parhypatemeon, cio tra E & F. e nella parte acuta dicendendo

fra Trite diezeugmenon, e Paramee, cio tra C e H.


-

Semi

24o

PART
E IV C A P. IV,
Semituono 3. luogo. t 1. luogo.
ve

Quarta 2. Grave f Quinta 2. Acuta.


La terza, econdo l'Auttore carte 15. Cuius tertius ab acumine et tonus, et ver Locano
bypaton ad Paranete Diezeugmenon, cio da D. a d. vocabatur Phrygia; il tuono tr R & A.

ar in terzo luogo, per li emituoni die alle car 16. Tertia cujus ecundum in vtramq; par
ten. Acendente ar nella parte baa tra Hypatemeon , cio tr E. & F. e nella parte
acuta dicendendo fra la Tritediezeugmenon, e la Paramee, cio fra il C e H.
-

Semituono 2. luogo. t

2. luogo.

Quarta 3 Grave fCuinta 3. Acuta.


La Quarta, econdo Euclide ut upra i Cugus quartus ab acumine,et tonus et que ab Hy

patemeon ad Netediezeugmenon, cio da E. &e. Vocabatur Doria; il uo tuono fra la E &


A ar in quarto luogo, li emituoni aranno, primum in gravi, tertium in acumine. Adun

que acendendo ar per la parte baa tra Hypatemeon, e Parypatemeon, cio F. & F.
e per la parre acuta decendendo fra Tritediezeugmenon, e Paramee, cio fra C. e H
.
Semituono 1. luogo. t , 3 luogo.

- ,

Quarta 1. Grave fCuinta 4. Acuta.

La quinta, Cujus quinto ab acumine loco et tonus, ut Paropatemeon ad Titehyperboleon,

cio da F. f Vocabatur Hypolidia, il tuono tra H & A. in quinto luogo; per li emituo
ni die, ubi upra. Quinta cujus quartum in gravi primum in acumine; nella parte baa
acendendo tra Paramee, e Tritediezeugmenon, cio fra H e C. nella parte acuta decen
dendo tta Tritehyperboleon, e Netediezeugmenon; cio f & e.
Semituono 4. luogo a
t 1. luogo.

uinta z. Grave.
t Quarta 2. Acuta
Nota, che la quarta baa di queta pecie riece tritono, inconveniente oervato dal
Bontempi nell'Hitoria Muica, prima parte della Teorica carte 137. e 138 onde noi per
chivarlo, l'habbiamo poto nell'acuto: Si die nel cap.11. della 2 parte, che foe aggiun
to nel Sitema Maimo il Tetracordo Sinemenon per diveri ripetti, l'uno de quali foe
per chivare queto tritono, in altro luogo, che a queto fine foe inventato il b molle.
La eta pecie ha il tuono poto tra il R & A. nel eto luogo: Cujus extus ab acumine
ei tonus (die Euclide alle carte 16 ) ut Lucanomeon ad Paramete hyperboleon, cio da G.
a g Vocabatur Hypopbrgia. Delli emituoni die nel luogo opracitato : Sexta cujuster
tium in gravi, ecundum in acumine, cio nella parte grave acendendo ar il emituono
tra la Paramee, e la Tritediezeugmenon, cio fra R e c. e nell'acuto decendendo tra la
Tritehyperboleon, e la Netediezeugmenon, cio fra l' f & e.
-

Semi

24,

IV,
E Il3 luogo.cap.
pART
f 2 luogo.
Semituono ,

Quinta 3. Grave f Quarta 3. Acuta.


La Settima, 8 ultima quella in cui primus tonus loco et graviimo, et vero mee ad Ne
tehyperboleon, cio da a ad aa. aut Proslambanomene ad mee, cio all'ottava baa tra A.
& a queta Vocabatur communis, 9 Locrenis, 3 Hrpoderia;il tuono fra il H & A ar nell'
-

ultimo luogo, per li emituoni die nel citato luogo:Septima cujus ecundam et bemitonium
in gravi, tertium in acumine, cio dalla parte grave acendendo tra la Paramee, e la Tri

tediezeugmenon, cio fra H e c. e nella parte acuta decendendo tra la Tritehyperboleon,


e la Netediezeugmenon, cio f & e.
Semituono 2. luogo. t 3 luogo.

uinta 4 Grave. t Quarta 1. Acuta.


Sono adunque le pecie dell'Ottava, econdo la mente de Greci, nelle corde, come qui
otto dall'esempio.
Specie dell'Ottava.
f

I.

2.

4-

5.

6.

7.

is REE E

-l-Lequattro pecie della Quinta, e le tre della Quarta ono nelle fottopote corde.
r

Specie della Quinta.

fala

Specie della Quarta.

Muico Tetore.

fala

Q.

T A RT E) IV: CA P. IV

2425.

Li Greci formano le pecie dell'Ottava,Quinta, e Quarta, principiando con le prime


dalle corde gravi, e paando con le altre all'acute,come i veduto dagli eempii; i La
tini,e moderni hanno operato all'incontrario, cio principiarono dall'acuto, e diceero al

grave, come pure non cominciarono come i Greci dalla B ma dall'A. vedi gli eempii .

i , Le pecie della Quarta ; e Quinta i vedino nel cap.2 della 3 parte:


"i
Zarlino, che le pecie dell'ottava debbano cominciare dal C. come i dir qui
appre

- ----

- - --

--

Si deve eoniderare, che li Greci furono differenti dalli moderni Latini nel collocare

le corde del Sitema, mentre che ei poero le corde gravi nelli iti acuti, e le corde acu
te nel ito delle gravi, 3 i Moderni poero nel ito grave le gravi, e nel acuto le acute ,
come afferma il Galilei alle carte 6o del uo Dialogo con dire. Cotumarono empre gli
Antichi Muici Greci, cominciare a numerare le corde de Sytemi dall'acuto, venendo vero il
grave. Il che i conferma con l'auttorit di Euclide, e Nicomaco, & anche viene dimo

trato dal Artufinelte imperfettioni rag.2 carte 5o a tergo, e dal Bontempi nella ua Hi
toria Muica carte 85. Vedi gli eermpii.
-

Greci e Antichi.
A. Proslambanomene. -

H Hypatehypaton.

Latini Moderni - - - -

D. Licanoshypaton. &c.

C. Parhypatehypaton.

ti Hypatehypaton.
D. Licanos hypaton &c.
| A. Proslamba nomene.
Indubitatamente adunque i raccoglie da quanto i detto, e dalle rapportate dimotra
tioni econdo la mente di Euclide, che il Sitema Maimo coti di tuoni, e emituoni
conforme l'ordine da noi dimotrato nel cap.11. della 2. parte; & in oltre, che la corda
Proslambanomene, che f l'ultima ritrovata, 8c aggiunta al Sitema, ii la pi grave ,
e baa di tutte, e la Netehyperboleon per l'importar del uo vocabolo, ii la pi acuta .
C. Parhypate hypaton.

Paiamo a dimotrare le ditanze, 8 ordine delli Tuoni.

- -

Si die, che li primi tre Tuoni, d Modi armoniali, cio il Dorio, Frigio, e Lidio ,
haveero la loro denominatione dalle Nationi, che li eercitavano, cio la Doria, Fri

gia, e Lidia, & eendo fra quete naturalmente vario, e divero il modo di parlare,ecan
tare, per coneguenza erano anche divere le loro Armonie, e ci non poteva eere pe
cialmente in altro, che nella differenza del grave, e dell'acuto, la naturalezza delle quali
ne viene dimotrato da Aritide Quintiliano nel 1. lib. della Muica pag 25, ove die: Do
rius, Phrgius, Lydius. Ex quibus Dorius ad graviores vocis effectus et accommodus, Lydius

ad acutiores, Pbrgius ad medias. Da che i raccoglie, che il Dorio amava le voci gravi ,

econdo il genio grave, e modeto della Natione, alla quale i contraponevano i Lidii
con il loro cantare acuto, e garrulo, e pi toto furioo, che altro; fra quali li Frigii tene
vano la via di mezzo, onde era pi grave il Dorio del Frigio, il Frigio del Lidio, a
quali non dubbio che li corripondeero li uoi conimili aggiunti nel grave,come dall'

antepoto vocabolo Hypo i corge; s che l' Hipodorio corriponde al Dorio, l'Hipofri
--

--

--

gio
-

PARTE IV C A P. IV
24
gio al Frigio, e l'Hipolidio al Lidio, fra quali volero gl'antichi, che l'Hipodorio fo
e il pi grave, come riferice Aritoeno nel 2. lib. degli Elementi Armonici pag.37.ove
dice. Sic Harmonicorum quidem alii graviimum tonum dicunt Hypodorium. E parlando nel
medeimo luogo econdo la mente di alcuni cos die. Alii rurus ad tibiarum perforatio
mem repiciente, tres graviimos tribus inter e diebus eparant, nimirum Hypopbrigium, Hy
podorium, 5 Dorium. Phrgium autem Dorio tono, Lydium Pbrgio tribus diebut remo
vent, e quoque Mixobdium Lydio. Le quali ditanze non approva, come inconcinne,
& inutili: L'ordine adunque delli Tuoni, Modi ar il eguente. Primo nel grave ,
anzi graviimo ar l'Hipodorio, opra il quale per ordine aranno pi acuti l'Hipofri
gio, l' Hipolidio, il Dorio, il Frigio, il Lidio, & il Mitolidio, il qual ordine i
veduto nella ditributione delle pecie dell'ottava, econdo la mente di Euclide, e vie
ne anche oervato da Bacchio eniore alle carte 12 dell'Arte Muica numerandoli in
quet'ordine. Mixobdium, Lydium, Pbrogium, Dorium, Hypolidium, Hypophrygium, Hypo
dorium. Paiamo a coniderare le loro ditanze.
-

Che li Tuoni, d Modi iino diftanti fra loro, chi per tuono, e chi per emituono, ne
prova irrefragabile l'esere compoti delle ette pecie dell'ottava, le quali come hab
biamo dimotrato ono ditanti l'una dall'altra per tuoni, e emituoni : Et in oltre,
pi che evidente, che ia di neceit (e ono compoti queti Tuoni delle ette pecie
dell'ottava) che ogni quattro Modi componghino una diatesaron, d quarta, onde e
fra li uoi intervalli vi cadono due tuoni, un emituono, cos fra l'ordine delli Modi

di neceit, che in ogni quattro vi iino parimente due tuoni, & un emituono , s che
l'ordine loro necesariamente deve esere nella forma eguente. . . . .
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Potr lo tudioo oservare l'ordine del tuoni, e emituoni oservato in tutte le pe


cie delle quarte, fuorche in quella di F. e H che fala, per esere Tritono; onde

per

renderla di due tuoni, un emituono, conviene minorarla con il egno del b molie,
che f inventato a quet'effetto.

- -

- ---

- -

Aritoseno Principe delli Muici Greci dimotra queta verit nella ua dipoitione
delli tredici Modi, mentre che si vede in esa, che dall'Hipodorio, all' Hipofrigio vi

cade un tuono, e da queto all'Hipolidioun'altro tuono, dall'Hipolidip al Dorio vi cade


naturalmente il emituono, e cos degl'altri, come dalla qui ottopota dipoitione,
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T A RT E IV C A P. IV,

244

Nella quale oserver lo tudioo, che fra quelli Modi, che noi conideriamo ditan
ti per l'intervallo d'un tuono, fra ei Aritoseno vi poe un altro Modo, Tuono di
tante per l'intervallo di emituono, come i vede dall'Hipodorio all'Hipofrigio, nel
mezzo delli quali i vede poto l'Hipojatio; e quelli, che noi conideriamo per la di
tanza di emituono, non vi altro Tuono, Modo, cadendovi naturalmente il emi

tuono, come i vede dall'Hipolidio al Dorio, e dal Lidio al Mitolidio, opra li quali
non habbiamo pota la clauola, m olo opra quelli fra quali Aritoseno vi aggiune
( dir cos) un'altro Modo, perche fra queti vi cade l'intervallo del tuono, esendo
tata la ua intentione di formare tanti Modi, quanti emituoni entrano a formare l'otta

va. Si che da tal dimotratione fondata opra l'auttorit di Auttores inigne fra Greci ,
reta per regola tabile, e ferma, che li Tuoni, Modi iano fra loro ditanti per l'inter
vallo di tuono, e emituono. Coniderati queti due principii per veri, e tabili, pa
aremo alla conideratione della dipoitione delli Modi delli Greci per ridurli poi ot
to le corde del Sitema Guidoniano .

La prima dipoitione delli Modi, o Tuoni, che dobbiamo coniderare, quella di


Euclide rapportata da Marco Meibomio deeritta nelle note opra eo Euclide alle carte
59. e ono come qu otto.

II.

I.

III.

I V.

VI.

VI I.

H Paramee e Tritedie- d Paranet e Netedie- f Tritehy-g Paranete- aa Netehyp.


2.
H diezeug. c diezeug. d zeug, e perbol. f hyperb. g vel mee.
G

F Mixoli- G Lidia

a Phrygia H Doria.

E dia.

F ,

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C

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H Hypate- C Parhyp. D Lichanos E Hypat. F Parhyp. GLichanos a Mee, vel


hypaton. hypaton.
hypaton. meon.
meon.
meon,
Proslam.
Le quali dipoitioni, econdo le notre note, ono nelle corde , come qu otto.
-

Mixolidia.

Lidia.

Hipolidia.

Hipofrigia.

Frigia.

Doria. I

Hipodoria.

Nelle quali dipoitioni i vede l'ordine delli emituoni econdo le ette pecie della
diapaon coniderate econdo la mente di Euclide; m l'ordine delli Modi , che li gra

vi ono poti nelle corde acute, e li acuti nelle corde gravi, contro quello, che die il
Meibomio nelle opra citate note pag 47. ove i ha, che Lydias tono acutior erat Phragio ;
Thrwgius Dorio: quod ab omni muurgorum poteritate uque ad Glareanum fuit obervatum .
Et in quete dipoitioni i vede, che il Lidio, che in C. un tuono pi bao del Fri
gio, che in D. e queto un tuono pi bao del Dorio, che in E. e cos degl'altri,co
me i vede dalla ottopota abbreviata dipoitione.
Vedia

245

: PARTE IV CA P. IV.

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PART E IV CA P. IV.

246

Li quali Sitemi ono fra loro diveri, come si vede, i nelle corde, come nell'ordine
delle diftanze di ei Tuoni, perche nel Sitema del Galilei ono ditanti per emituono

l'Hipofrigio, e l'Hipolidio; & il Lidio, e Mixolidio: & in quello del Bontempi l'Hi
pofrigio, e l' Hipodorio, 8 il Lidio, e Frigio , & in oltre ono ambi li Sitemi
con ordine invero, cio li gravi nell'acuto, e gl'acuti nel grave.
Il Gaffurio nel c.7. del 1.lib.della Pratica vuole, che la prima pecie dell'ottava ii pota
nella lettera A. e che li Tuoni iino dipoti nelle altre lettere,come qu otto. Dice adun
queegli nel luogo opra citato. Primam enim diapaon peciem, quam duximus ab Are gra
vi ad Alamire acutam in D.al re cilicet mediatam 9 c. Si che alla prima formata in A. die

de il Modo Hipodorio; alla econda in H l'Hipofrigio; alla terza in c. l'Hipolidio ,


alla quarta in D il Dorio; alla quinta in E il Frigio; alla eta in Fil Lidio, & alla
ettima in G. il Mitolidio, la quale dipoitione vogliono, che oervi anche Boetio ,
fondando anch'eo la prima diviione della Diapaon in A. alla quale i ottocriero
tutti li Muici, che furono doppo Guido Aretino, come i vedr nella conideratione
delli Modi econdo la mente di Boetio, vedi l'eempio.
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Abbenche in queta dipoitione iino poti li Modi gravi nel grave, e li acuti nell'
acuto, ad ogni modo non i oerva in ei il ricercato, proprio, e vero modo delle di
tanze, che devono havere fra l'uno, e l'altro, mentre che il emituono, che deve eere

fra l'Hipolidio, e Dorio; e fra il Lidio, e Mitolidio, i ritrova fra l'Hipofrigio , e l'
Hipolidio; e fra il Frigie, e Lidio; onde i vede, che in niuna delle rapportate dipoi
tioni i dimotrato il vero ordine circa le ditanze, che devono havere li Modi fra lo

ro; s che ar pi che vero quello dice l'Artui nella 1. parte delle Imperfettioni rag. 2.
pag.51. che, Chi vuole oervar l'ordine delle pecie della Diapaon, non poibile oervare
l'ordine de Modi, e chi oervar vuole l'ordine de Modi, non pu eervare l'ordine delle pecie del

le Diapaon. Il che conferma il Kirchero nel lib.3. della Muurgia cap 16. pag.152. con di
re. Quidam crediderunt ordinem horum modorum umendum ab ordine 7.pecierum di apaon ,
Verum, cum barum pecierum quaelibet primum locum obtinere poit, non video quomodo eo
rum ubitere pot opinio. Onde i vede, che vogliono queti Auttori, che non i poi
oervare l'ordine delli Modi per l'ordine delle pecie della Diapaon, e pure, chi egui
r l'opinione del Dottiimo Zarlino circa la ditributione delle ette pecie della Diapa
on, alver, come i uol dire, la Capra, il Cavolo, e vedr il mondo, che il Zar
lino con gran giudicio dipoe la prima pecie della Diapaon fra il C. e c. e che

" la vera,
VeCira

e legitima ditributione, che d la vera ede alli Modi , come i


-

Si lamenta acremente il Bontempi nell'Hitoria Muica 2 parte della Pratica Antica


carte 176 che iino tate dislocate le pecie della Diapaon, Diapente, e Diatearon dal
li iti aegnatigli dalli Antichi Greci Padri della Scienza Armonica, e dice: Se in parte
alcuna ia tata queta cienza da uoi propri crittori offea, in queta de Modi ne porta infeli
defg

pA RT E IV CAP. IV.

247

cemente i egni. Ricevette la prima percoa da Martiano Capella, sc Poeroli Greci la pri
ma pecie dell'ottava nell'Hypatehypaton, cio ti mi, come i dimotrato con Eu
clide, e Martiano la traport un tuono pi bao per includervi la Proslambanomene,
cio A, la quale dipoitione f eguitata dal Vaneo, Gaffurio, & altri, 8 fatta com
mune fra moderni. La econda percoa, dice il Bontempi, le f data dal Zarlino, il
quale per includervi l'Hipoproslambanomene, che dicono eertata ritrovata da Guido Aretino,
traport la prima pecie della Diapaon, e della Diapente due tuoni pi gravi, e la prima pe
cie della Diapaon un bemituono pi acuto. Etalle carte 177.vuole, che quete mutationi
ino inutili operationi, e che partoricono confuioni, e che dall'eer slocate quete pe
cie da iti loro, ne ii coneguentemente mutata la ede delli emituoni, li quali cagiona
no il movimento degl'affetti, e che i rendano fale tutte le propriet delli Mddi; s che
per far vedere al notro Tetore, che il Zarlino ha operato dottamente, e con fondamen
to, e che non merita d'eer biaimato, portaremo li motivi, che hebbe eo Auttore di
traportare le udette pecie in iti diveri di quelli degl'Antichi.
Nel Ragionamento 5. delle Dimotrationi Armoniche definitione 8, fonda il Zarlino
la prima pecie della Diapaon in quella lettera, corda del Sitema Maimo, che ha il
emituono tra la terza, e quarta, e tra la ettima, 8 ottava poitione, che il C. poiche
dice eo Auttore non il dovere, che i dia principio alla prima pecie della Diapaon
-

dalla econda voce dell'eacordo, cio dal Re.


In oltre in queta forma i accomodano li Tuoni, Modi con ordine naturale, e non
interrotto, come i fatto per il paato, poiche cominciandoi in G li Tuoni, d Modi
anderanno ordinatamente per le littere C.D.E.F.G. &a. & le modulationi anderanno pa

rimente ordinate per le illabe dell'eacordo. Ut. Re.Mi.Fa.Sol. La. E queto accade
r, e i oervar tanto negl'Autentici, quanto ne Plagali; e di pi i riempono tutte le
edeci corde del Sitema, le quali contengono, e ono contenute dalli dodeci Modi, en
za avvanzarne, n mancarne.

Il mutar poi alla Diapaon il nome di prima, econda, non li varia la forma; & il

nome di primo, e econdo nace dalla pura relatione, ma e la ede delli uoi emituoni
ar mutata, all'hora s, che i varier la otanza, ma il dare il primo luogo al C. e non
al D. per dir meglio, levarlo al D. per darlo al C. non varia la otanza loro,
Item l'accommodare il primo Tuono in C il terzo in D il quinto in E queto ordine
egue quello delle prime Armonie, le quali erano ditinte fra loro per l'intervallo di un
tuono, come i vede della Doria, Frigia, e Lidia, coa che non accade nelle dipoitio
ni degl'Antichi, e queti furono li motivi, e ragioni, che moero il Dottiimo Zarli
no a tabilire il primo Tuono, e la prima pecie i Diapaon nella lettera C. Per cor
roborare queto fatto, ne faremo la eguente refleione.

Il Modo Mitolidio ritrovato da Saffo Poetea, f detto Mitolidio per eere propin
quo, e participante del Lidio, pure come dice il Galilei alle carte 7o del uo Dialogo ,
2uai che per la vicinit, che haveva con il Lidio foe eco mecolato . Per eere adunque
propinquo al Lidio biogna certamente dire, che li foe ditante per un emituono, che
il minore patio, che i dia nel genere Diatonico, s che il Dorio, che li deve corri
pondere otto per l'intervallo d'una perfetta quarta, deve eere ditante dal Frigio per l'
intervallo d'un tuono, e cos parimente il Frigio dal Lidio, mentre che in ordine Diatoni

co la quarta deve cotare di due tuoni, e d'un emituono, e tanto i deve oervare con li
uoi aggiunti gli quali devono corripondere alli uoi principali per quarta; s che l'Hi
f" dall' Hipofrigio, e l'Hipofrigio dall'Hipolidio aranno anch'ei ditanti per
'intervallo d'untuono come ono li lero principali; onde formando fra ei due tuoni ,

neiviene per coneguenza, che l'Hipolidio con il Dorio formi il emituono per compire
a

Q.

la quar

248

or

T A RTE IV CA P. IV

la quarta, che deve eere tra l'Hipodorio, e Dorio; ci coniderato, i deve ritrovare una
corda del Sitema Maimo, che ia addattata alla natura del Dorio, il quale come capi
tano, e pi degno degl'altri riiede nel mezzo ad ei, e deve regolare gl'altri L'harmonia
del quale, dice il Galilei alle carte 62. del uo Dialogo, f pi di ciacuna altra reputata. E

endo per natura ua grave, e maetoo, e che foe tale, in tima grande dice eo
Galilei: Non da altro principalmente nacque, che dall'eere tee le ue corde nel uo Sytema ,
econdo il Tuono, nel quale enza violenza communemente i favella. Onde richiedendo que
to Modo una corda grave, e dovendo queto regolare gl'altri Modi circa la ditanza dall'
uno all'altro, non i trover corda pi commoda, che quella coniderata dall'Eccellen
tiimo Zarline, che il C. In oltre, e il Dorio ar poto in C. per coneguenza il Fri

gio ar in D. un tuono ditante da eo; & il Lidio ar in E. con la ditanza parimente


di un tuono,e opra queto nella letteraF.ar il Mitolidio per la ditanza di emituono,i
che i daranno le proprie, e vere ditanze aegnate fra queti Modi; &in oltre il Dorio al
Mitolidio corriponder in perfetta quarta, come pure l'Hipodorio, che viene ad eere
nella lettera G. corripondente al Dorio, come uo plagale per quarta, e opra queto per
l'intervallo d'un tuono ar poto in A l'Hipofrigio corripondente al Frigio uo princi
pale per quarta; e l'Hipolidio pi acuto di queto per l'intervallo di tuono verr ad ee
re in H mi corripondente parimente per quarta al Lidio, che uo principale, e natural
mente per coneguenza cader il emituono fra eo Hipolidio, e fra il Dorio, e e in una
ottava i richiedono due emituoni il primo ar nell'acuto opra il Dorio, Frigio, e Li
dio; & il econdo ar nel grave opra l'Hipodorio, Hipofrigio, & Hipolidio, li quali
ono ditanti fra loro per l'intervallo di tuono, come ono li loro principali, s che il ba

o emituono ar poto fra il timi, e C della prima pecie della Diatearon fondata in
G. e l'acuto fra l'E. & F. della prima pecie della Diapente fondata in C. che ambi con

giunte formano la prima pecie della Diapaon fondata in C econdo la mente di eo


Zarlino. Di pi
..:
- - ,
Se il Mitolidio f principalmente ritrovato da Saffo, come vuole il Galilei alle carte
7o per cantare coe mete, doloroe, e querule, come i vede da uoi veri, la corda Fa
egnata dal Zarlino a queto Modo, Tuono non pu eere pi meta; e il Dorio era
per natura ua grave, grave puranche la corda C. e la illaba utgraviima, pi acuta di
queta la corda D. e li corriponde in acutezza, e vivacit la illaba Re,e perci ono be
-

ne addattati al Frigio Modo, che vivo, 8 audace, e cos parimente ottimamente con

vengono la corda E. e la illaba Mi al Lidio, come pi piritoe, anzi (dir cos ) pi a


pre delle altre, che perci imitano l'aprezza,e la fierezza di eo Lidio; onde icome que
te illabe Ut, Re, Mi vanno fra loro crecendo nell'acutezza, vivacit, e quai nell'a
prezza, cos parimente li corripondono con la natura loro il Dorio,Frigio,e Lidio,che e
i dae, che opra queti vi foe un altro Modo ditante per l'intervallo di un tuono, i
rderebbe inopportabile,come applito i rende inopportabile il Tritono,m perche li e
gue il Mitolidio formato dalla ditanza del emituono, non i rende tanto crudo, ma o
lo lamentevole, e meto, e queto il vero addattamento alla natura delli quattro primi,
e principali Modi, alli quali devono corripondere, 8 eere della medeima naturali uoi
Plagali; onde e li Principali ono fondati opra il C. D. & E con le illabe di Ut,Re, Mi, i
che li rendono fra loro diveri nella odezza,gravit, acutezza, 8 aprezza, cos li devono

corripondere li Plagali, che per ci ono poti con giudicio nelle corde G.A. H con le
illabe di Ut, Re, Mi. E e il mio Tetore vuole confirmari in queta verit, oervi nel

cap.2o della Seconda Parte di queta notra Opera, la naturalezza, che tengono nel mo
dulare l'Ut,Re,Mi;& il Mi,Fa, che ritrover che l'addattamento delli Tuoni opra quete i
illabe non pu eer fatto con maggior giudicio; vero, che i poono anche sa" li
.

Modi

-,

pA RT E IV CA P. IV

249
Modi alle corde C.D.E. F. G.A. e F principiando dalla Parhypatehypaton con il Modo
Hipodorio, m vi eguirebbero tre inconvenienti; il primo, che il Mitolidio non areb
be ditante dal Lidio per emituono, m per tuono; onde biognarebbe minorare la quar
ta, che arebbe fala, tra il Dorio in F & il Mitolidio in Hmi,con ponervi il b molle,on
de la ditanza di emituono tra il Lidio, e Mitolidio, non arebbe naturale, ma acciden
tale; il 2. che non i riempirebbero le corde bae del Sitema,e i trapaarebbero le acute,
e i ucirebbe fuori delli uoi limiti, il 3 che il Dorio, che per natura ua ama una corda,
che ii come il parlare naturale, i renderebbe troppo acuto,e fuori del uo naturale, e per
fine oervaremo, che icome dopo il Dorio, Frigio,e Lidio li uccede il Mitolidio per la

ditanza di emituono, cos dopo l'Hipodorio,Hipofrigio,8 Hipolidio li egue il Dorio


parimente ditante dall'Hipolidio per emituono; s che i deve concludere, che niuna
dipoitione ii pi vera, naturale, e legitima di queta, opera veramente degna d'un
tant'huomo, quale f il dottiimo Zarlino.
Non i peni fore tal'uno, che con queta dipoitione i ii tirato fuori il Zarlino dall'
-

ordine fore non inteo, e praticato dagl'altri, perche trovaremo non olo degl'Antichi,
m anche de Moderni, che l'hanno in un certo modo inteo, ma per i loro fini, per non
contrariare alli inegnamenti antichi non i ono arichiati cos facilmente a propalarlo ,
fra quali uno f il Zacconi, che nella ua prima Pratica lib.4. cap.21. die Gi che nel in
tituire il fondamento i Tuoni harmoniali f pi commodo,e giudicato eer meglio di fondarli nel
le corde di natura, che nelle corde del grave, par che ia tato inconveniente porre il principio in

D la ol re, e c fa ut il primo luogo di natura. E poco pi bao. Per collocarlo in luoco na


turale, aria tato meglio, 9 aai bene collocarlo in C fa ut. m confea, che non s la ra

gione, che movee gli Antichi, a tabilirli in D ol re, e non foe quella, che li muici
antichi pigliarono le arie dalli Poeti, come i pu vedere da eo Auttore, chi ne foe cu
rioo, onde i cuopre, che queto Auttore conobbe l'inconveniente, ma non i arrichi
di propalarlo per l'inveterata conuetudine del almeggiare Eccleiatico, come i pu ve
dere in eo Zacconi nel eguente 22 capitolo.
-

Il Bontempi (abbenche tai il Zarlino in molte coe, e fra l'altre di poca Greca lettera
tura) nella ua Hitoria alle carte 138 forma il Sitema di queti Modi econdo la mente
di Bacchio Seniore, & alle carte 139. quello di Boetio, che ono appunto, pecialmente
quello di Boetio, econdo l'opinione del Zarlino, e parlando queto Auttore econdo la

mente di Bacchio alle carte 137. cos die. Fra i eguaci di Aritoeno vi f Bacchio senio
re, il quale con ordine divero d'intervalli dipoe i Modi di Tolomeo in altra guia;poiche e quel
li procedendo dall'acuto al grave havevano le differenze dall'uno all'altro di Tuono, Hemituono,
Tuono, Tuono, Tuono, 9 Hemituono: queti procedendo imilmente dall'acuto al grave,havevano le
differenze dall'uno all'altro di Hemituono, Tuono, Tuono, Hemituono, Tuono, e fuono, come
dal eguente Diagrama sc. Di Severino Boetio poi cos crive. Cotitu queti modi con in
tervalli imili a quelli di Bacchio, non gi dall'acuto al grave, ma dal grave all'acuto ,
aggiune l'ottavo modo col nome di Hipermiolidio di un tuono , 5 c. Vedi li

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25o Secondo Bachio.


PARTE IV C A P.Secondo
IV.Boetio.
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5

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5

3
5

Si che niuno pu negare, che la dipoitione di Boetio pecialmente non sii totalmente

imile a quella del Zarlino, abbenche eo Bontempi alle carte 2o5.formi la dipoitione
delli modi econdo la mente di Boetio, principiando dal grave con l'Hipodorio in A re,
e non in Gammaut, come il rapportato itema, ad ogni modo queta f la germana en
tenza di Boetio, come evidentemente dimotraremo .
-

Appor

p A RT E IV C A P. IV.
25 I
Apportare opra queta materia de'Tuoni qualche coa del Galilei, ma come dice il
Bontempi alle carte 136 dell'Hitoria Muica, dimotra tal materia con tanta ocurit,
che io giudico, che sii pi toto un imbrogliare lo tudioo, che un elucidarlo, non otan
te per ne diremo qualche coa.
Alle carte 65.del uo Dialogo dopo haver rappreentato antecedentemente alle carte 64.
il itema di Tolomeo da noi poco fa rapportato, cos decrive l'ordine delli Modi; di
maniera che il Mitolidio pi di ciacuno altro acuto, veniva a cantare un emituono opra il Ly
dio, e queto un Tuono opra il Frigio, e'l Dorio cantava otto il Frigio un tuono, 9 una quarta o
pra l'Hypodorio, e otto quello un emituono, 9 una quarta dal Lydio vi era l'Hypolidio; e decen
dendo un Tuono otto queto, 5 una quarta otto il Frigio vi era l'Hypofrigio; 9 ultimamente il
itema dell'Hypodorio i baveva dall'ingravire per una quarta quello del Dorio , o veramente un
Tuono quello dell'Hypofrigio, e queti, econdo Tolomeo Principe de Matematici, erano i veri, e le
sitimi intervalli.

Veramente quet'ordine il vero, 8 ottimo, ma comparandolo al Sitema di Tolo:


meo rapportato da eo Auttore, e da noi poco fa dimotrato, non ne trovaremo la corri

pondenza, e parimente non i accorda a tal Sitema la determinatione delli Modi, che
apport anteriormente ad eo alle carte 63 ove parlando delle pecie della Diapaon nelle
quali i addattano li Modi pone il Dorio nella pecie E. & e con dire. La pecie della Dia
paon del qual modo la quarta, che viene collocata, econdo che io dii, tra la corda di E la mi ,
9 di e la mi. Del Frigio cos parla. Dico la pecie della Diapaon del modo Frygio trovari
tra D ol re, 9 d ol re, e che la ua Media ia neceariamente G ol re ut, dove quella del
Dorio alamire. Inacuendo di novo il Sytema per un tuono pi di quello che erve al modo Frygio,

i haver quello del Tuono Lydio. E poco dopo. Lapecie delcui Diapaon contenuta tra Cfa
ut, 9 e olfaut, e la ua media Ffaut. Segue per il Mitolidio. Hora queto tale Sytema
(parla del Lidio) traportato nell'acuto per un minore Semituono, e Lemna, ne dar le corde

tee econdo il modo Mixobdio. E forma la ua Diapaon tra H e R e la ua media in E


la mi. Per dimotrare il ito, e corde delli tre Modi Plagali, cos dice. Ingravendo il Sy
tema del Tuono Lodio per una Diatearon, e per un emituono di quello del Dorio, i baver
il modo Hypobdio. Pone la pecie della ua Diapaon tra F fa ut, & f fa ut. E la ua

corda media in H mi. Se di nuovo (dice egli ) s'ingravir il Sytema del modo Frgio per una
Diatearon, o vogliamo dire per un tuono otto dell'Hypobdio (che tanto importa quanto all'ef
fetto) i baver il modo Hypofragio. La ua Diapaon contenuta tra la corda G ol reut, e
g ol re ut, e la ua media il C ol fa ut. Se ultimamente (conclude egli) noi traportare
moil Sytema del Tuono Dorio nel grave per una Diatearon, per un tuono otto l'Hypofregio ,
haveremo il modo Hypodorio pi di ciacun'altro grave. La ua Diapaon forma fra l'a la
"i Alamire; e quete ono le duplicate dipoitioni, che forma l'Auttore del
1

MOdI

Se lo tudioo vorr eaminare quete dipoitioni, ne trover diveri inconvenienti, e

che ia il vero, dice l'Auttore,che Inacuindo di nuovo il Sytema per un tuono di quello,che er
e al modo Frgio, i baver quello del Tuono Lodio. Se il Modo Frigio nella pecie della
Diapaon D. d. mediata dalla corda G. come i potr inacuire il Modo Lidio, e ar po

to nella pecie della Diapaon C. c. mediata dall'F. che un tuono pi baa della Dia
Paon D. d. tramezzata dal G. aegnata al Modo Frigio? certo che in queta forma ar

pi bao il Lidio del Frigio. Cos pure dich'io; come i pu traportare nel grave il Mo
do Frigio per l'intervallo d'un tuono, per formar il Modo Hipodorio graviimo,een

do poto nella pecie della Diapaon A & a, tramezzata dalla corda D. che pi alta un
uono della pecie della Diapaon G. g, tramezzata dalla corda C. e cos pu giudicare lo

udioo degl'altri modi, come dal ottopoto eempio.

All
C

252

PA RT E IV. CA P. IV.

i l i

Alle carte 7o del Dialogo di queto Auttore i ha,che ricercato il Bardi dallo Strozzi per
qual cagione Tolomeo aegnae alli Tuoni pi gravi le pecie pi acute della Diapaon,
& pi acuti le gravi, e ne h per ripota, che e Tolomeo havee per eempio al Tuono Hy
podorio aegnata la prima pecie del Diapaon, che contenuta come bavete inteo tra h mi, e h
mi, e le altre pecie alli altri Tuoni per ordine; tra li molti inconvenienti, che in ei arebbero nati
era uno quello, che il Mixolydio veniva pi del Lydio acuto un Tuono, 9 c. tutto bene, ma chi

rimedier all'inconveniente, che occorre in tal dipoitione, che invece, che il Mitoly
dio ia pi acuto un emituono del Lydio, ne viene ad eere all'incontrario pi bao del

Lydio un emituono, e cos parimente intraviene agli altri.


Decrive il Galilei alle carte 63 e 65. come i die, eer poti li Tuoni nelle pecie del

la Diapaon (la quale opinione commune, & univerale) le quali vengono coniderate
dalle corde fondamentali, come furono coniderate da Euclide, ver. gr. la prima pecie
della Diapaon pota tra ti eti. e i conidera come inclua in ee corde, 8 in quete i
forma il Modo, Tuono, come i veduto nelle dipoitioni di eo Euclide . Come
adunque, e con qual fondamento, dop di haver dimotrate le formationi de Tuoni per
le corde fondamentali della Diapaon, li forma alle carte 64 nel itema di Tolomeo per

le corde medie di ea Diapaon ? ci fore haver fatto per ditingueri da Euclide ? ha


verebbe fatto meglio haverlo imitato, e poner li emituoni fra il Lydio, e Mitolydio,
e fra l'Hipolydio, e,Dorio, oervando l'ordine delle corde fondamentali della Diapaon,
e non delle medie, poiche da quet'ordine i vede, che un emituono cade fra l'Hipofri
gio, e l'Hipolydio, che dovrebbe cadere per regola univerale, abbenche per ordine in
vero fra l'Hipolydio, e Dorio. Vedi l'eempio dell'abbreviato itema di Tolomeo - ,

i i i

;
i

Onde i vede, che queto Auttore dice una coa, e ne dimotra un'altra; m vediamo
la difea, che apporta per l'inconveniente, che fra li Modi non vi sii la vera oervanza
degl'intervalli delli tuoni, e emituoni.
..
i

Alle carte 68 introduce lo Strozzi dire al Bardi : Trovo particolarmente, che quella del
modo Frigio otto quella del Lidio per un emituono, e che opra a queta un Tuono vi quella del

Mixolidio; e voi, mi uol parere, che al contrario me le habbiate decritte, che otto il Mixolidio
n tuono vi foe il Lidio, e che un Tuono otto queto i trovae il Frigio. Gli riponde il

Bardi, che queta coa ha dato da penare a molti, ma e vorr acuire il uo bell'ingegno,
-

il tutto

p A RT E IV C A P. IV.

253

il tutto intender , e cos dice egli : E' d'avvertire adunque, che la pecie del Diapaon
del modo Dorio quella di E la mi; del Frigio Dol re; del Lidio Cfa ut; e del Mixolidio h mi,
che per gl'intervalli, quali dii, ono naturalmente l'una dall'altra ditinti, ma per applicarle poi
d Tuoni, a quali ervono, vanno da quella del Dorio impoi traportati nell'acuto, qual per una et

tima, qualper una quinta, e qual per un ditono; dove per l'oppoito la pecie del Diapaon dell'
Hipolidio, e dell'Hipofrigio, e dell'Hipodorio vanno traportate per gli tei intervalli nel grave;
da che i vede, che queto Auttore opera appunto come certi Cabaliti, li quali dopo ha
vere etorta la mente delli curioi con una intricatiima combinatione di lettere, e carat
teri, formano una tal qual tabella abecedaria, d numerica, dalla quale (come i uol dire
zoticamente ) de jure cervellotico, ne deve cavare il curioo una ripota addattata al uo

queito; cos in queto cao i forma un itema, i danno regole replicate, e perche uc
cedono delli inconvenienti, biogna, che lo tudioo in luogo di eer addottrinato con
principii fermi, tabili,e veri, vadi lambiccari i cervello contrafportare queti Tuoni

conforme al uo biogno; s che mio cariimo Tetore quete ono coe, che ervono o
lo confondere, e non ad addottrinare, onde i devono abbandonare, e pigliare quelle,
che poono giovare, con la chiarezza, & evidenza loro.
Li dicepoli di Pitagora havevano tanta fede, e credenza ne detti del uo Maetro, che
timandoli irrefragabili, erano oliti dire ipe dixit atis et : cos certi tali i ono tanto in
vaghiti nella dottrina degli Antichi, che niente timano quella de Moderni, e non vo
-

f" in nulla mutarla; di tal parere furono il Galilei, 8c il moderno Bontempi, e pure
iogna concedere nel progreo del tempo la mutanza delle coe, pi che vero, che
con il beneficio di eo tempo l'arte empre pi le abbellice, e perfettiona, coa, che con
fea anche il Bontempi, che alle carte 136 della ua Hitoria parlando appunto del varia
re dell'ordine delli Modi, cos die: Perche non v'ha coa, che non ia ottopota finalmente
qualche variatione, e particolarmente in quelle cienze, le quali non hanno ancora tabiliti ifonda
menti della propria perfettione; onde ottimamente fanno quelli, che procurano di elucidare le coe, tirandole miglior perfettione, 5 ad meliorem frugem, come ha procurato di
fare l'Artui circa l'ordine delli Modi di Tolomeo, e non otinari opra l'auttorit de
Greci, e non volere, che niuno poi migliorare le dipoitioni loro, econdo l'occorrenza
de tempi, uo moderno, come fece egreggiamente il dottiimo Zarlino.
L'Artui adunque per redurre li Tuoni, o Modi di Toloneo , non olo econdo la
mente di eo Auttore, ma anche econdo l'ordine del notro itema diatonico, oerv,

come regitra nelle Imperfettioni parte 1. ragion 2 carte 51 che , chi vuole oervar l'or
dine delle pecie delle diapaon non poibile oervare l'ordine de Modi; e chi oervare vuole

l'ordine de Modi, non pu oervare l'ordine delle pecie delle diapaon; onde fra quete due co
e incompoibili ad uniri tim meglio, mio credere, l'eleggere l'ordine delli Modi, che
l'oervanza delle pecie della diapaon; poiche commune opinione, che fra li Modi
Dorio, Frigio, e Lidio, come pure fra li plagali, cio Hipodorio, Hipofrigio, & Hipoli

dio, vi ia la ditanza del tuono; e fra il Lidio, e Mitolidio; Hipolidio, e Dorio quella
del emituono; onde pi neceario l'oervare, che queti siino fra loro ditanti per li
narrati intervalli, che non l'eere formati da queta, o quella pecie; s che riflettendo
l Artui all'ordine delle pecie della Diapaon, Diapente, e Diatearon,econdo la mente
di Tolomeo, vide l'inconveniente, che ne eguiva; s che die con verit, che non i po
teva oervare l'ordine delle pecie dell'ottava unito all'ordine de Tuoni : Di modo che,
dice egli alle carte 51. tergo, e al modo Dorio, che per un tuono ditante dal Frigio havee
voluto Tolomeo applicarvi la prima pecie della Diapaon, 9 al Frigio la econda, non arebbero
l'uno dall'altro lontani per un Tuono, come era la ua intentione, ma per un emituono, il che
redere, che econdo l'ordine di Tolomeo, la econda pecie della Diapaon i convenga al
-

modo

p ART E IV C A P. IV

254

mcdo Dorio; la terza al Frigio; la quarta al Lidio; la quinta al Mitolidio; e per retrogrado

la eta all'Hipodorio; la ettima all'Hipofrigio, e la prima all'Hipolidio, come i vede dall'ab


breviato eenpio.
2.

3.

4.

5.

6.

7.

I. .

i i i i

Li quali Tuoni poti per ordine dal grave all'acuto ono come qu otto.
7.

I.

i i il

4.

5.

i ;

|f

Dalla quale dipoitione chiaramente i vedono eer ridotti li Tuoni al perfetto ordine
delli intervalli loro di tuoni, e emituoni, il che i confronta con la dipoione del Zar
lino, olo dicrepante nell'ordine delle pecie dell'ottava, mentre, che eo Auttore per
unire aieme l'ordine delli Modi, e delle pecie dell'ottava, tabil la prima in C. per il

Modo Dorio, che f riconociuto per Primo; la econda in D per il Frigio; la terza in
E per il Lidio; la quarta in F. per il Mitolidio; la quinta alla baa per il G. per l'Hi
podorio; la eta in A. per l'Hipofrigio; e la ettima inti per l'Hipolidio, aegnandoli
Plagali alle pecie della quarta, che ono fondate in G. e li Autentici alle pecie della
quinta, che ono fondate in C. Vedi l'abbreviata dimotratione.
Specie dell'Ottava.
5.

6.

l.

Autentici.

3.

Specie della Quarta.

x-

2.

53 9g 3; 5a g3

E.
ti:
O

*5

3E:

5:

3.

2.

Specie della Quinta.

3-

3.

2-

Plagali.

. 8.E a5 E: a5 E: 5 E5
5:

25

:3

95

2.
E.

Vedia

pA RT E IV CAP. IV.

255

Vediamoli Tuoni, econdo la mente di Boetio. Forma anche Boetioli Tuoni, come
i die, dalle pecie della Diapaon, e vogliono, che queto Auttore Ii principiae dall'A.
e non dal H come fecero li Greci, non gi dal grave all'acuto, ma dall'acuto al grave, co
me habbiamo dimotrato in queto capitolo, e vole, che queti Modi s'includeero nell'
ordine di due Diapaon, e che la pi baa corda di queta cotitutione empre foe la
Proslambanomene, e dalla gravit, 8 acutezza di queta i formae la cotitutione pi al
ta, e baa, e i variaeroli Modi, come i vede nel cap.16 del lib.4 della fua Muica, ove
dice : Si proslambanomenos proslambanomeno fuerit gravior, ve qualibet alia vox ejudem loci
voce gravior pernotetur, in eodem cilicet genere contituta, totum quoque ordinem necee etee
graviorem ; ma perche li pare, che con la proslambanomene non s'intendee bene, og
giune : Tamenid melius fumetur ad mediam, que et mee; duorum enim ordinum bis diapa
fon cononantium, cuius mee fuerit gravior, eiudem totus ordo quoque gravior erit. Nam cae
- tera ingula ingulis comparata nihilominus graviores invenientur ; itaque i media ab alia me

dia tono, aut acutior videatur, aut gravior, omnes quoque nervi, i in eodem genere int, inguli
ibimet comparati tono acutiores, aut graviores ee videbantur; decrivendo adunque nel ci
tato cap.16, l'ordine, e le ditanze, che devono oervare fra loro li Modi, cominciando
dall'Hipodorio cos die : Nos vero a graviimo Hipodorio incohantes cateros quam intere
babeant differentiam deignabimus. Namque in Hipodorio mee, que et... ab ea,qua et in modo
Hipofrigio tono ditabit, per la differenza dell'Hipofrigio all'Hipolidio, cos crive: Item me
e Hipolidii abea, qi a et mee Hipofrigii toni differentiam facit; e fra l'Hipolidio, e Dorio vi
one il emituono. Item mee Hipolidii, qua et. .. ab ea que et Doriiemitonio ditat; iche

dall'Hipodorio al Dorio vi cader una perfetta quarta, come afferma l'Auttore, con dire:

guo fit ut mee Hipodoriiab ea mee, qua et Dorii integra Diatearon cononantia ditet; il Do
rio, & il Frigio vuole, che siino ditanti un tuono, dicendo : Item mee Dorii, qua et...
ab ea mee , qua et Frigii idet... ditat tono, e dal Frigio al Lidio parimente vi pone la di
tanza d'un tuono. Rurus mee Phrigii, que et... ab ea mee, que et Lidii, idet... ditat
tono; fra il Lidio, e Mitolidio vi pone il emituono: Rurus mee Lidii modi abea mee, qua.
et Mixolidii idet... emitonio ditat; e finalmente dal Mitolidio all'Hipermitolidio vi

pone la differenza del tuono: Eaque mee, que et Mixolidii... adean meen, qua et Hiper
mixolidii idet... toni differentiamfacit; iche econdo la mente di queto Auttore ono
lontani queti Modi per tuono, tuono, e emituono, conforme i dimotr eere quelli
econdo la mente di Tolomeo; e perci concluderemo, dice l'Artui opracitato alle carte

61. tergo, che la prima pecie della Diapaon, che forma il modo Hipodorio, ella biogna, che
babbi principio nella corda otto l'aggiunta; l'Hipofrigio nella corda aggiunta, l' Hipolidio nella
principale delle principali; il Dorio nell'appreo la principale delle principali; il Frigio nella
Indice delle principali; il Lidio nella principale delle mezzane; il Mitolidio nella econda delle
mezzane; e l'Hipermitolidio nella Indice delle mezzane. N pu altrimente tare, perche e vo
teino dire, che Boetio bavee voluto intendere, che il Modo Hipodorio nel grave Diatonico foe

collocato nella corda acquitata (che appreo il notro itema A re) e che da queta parten
doi pi nello acuto nacee il Modo Hipofrigio, e da queta pur dicotandoi per un Tuono nello
acuto s'havee l'Hipolidio: e da queta allontanandoi per un emituono s'havee il Dorio: volen
dolo ridurre in pratica, arebbe, e non impoibile, almeno difficile, maime diatonicamente. On

de chiaramente i corge, che biogna aegnare queti Modi le corde del itema Gui
doniano, come qu otto, il che ar appunto conforme alla dipoitione del dottii
mo Zarlino.
- -

Il Bon

PART E IV CA P. IV,

256

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9.

Il Bontempi nella 2. Parte della Pratica moderna della ua Hitoria Muica carte 234.
parlando della dipoitione delli Modi, econdo la mente di Boetio, citando li cap. 14 e
15. del lib.4. della Muica di eo Boetio, cos li decrive, aegnando dall'Hipodorio all'Hi

pofrigio l'intervallo di un Tuono; dall'Hipofrigio all'Hipolidio, quello di un Hemituono; dall'Hi


polidio al Dorio, quello d'un Tuono; dal Dorio al Frigio quello d'un altro Tuono, dal Frigio al
Lidio quello d'un Hemituono; dal Lidio al Mitolidio quello d'un Tuono; e dal Mitolidio all Hi

permitolidio quello d'un altro Tuono, e forma il itema ponendo l'Hipodorio in A. e gli al
tri per ordine dal grave all'acuto; ma quanto sii vera queta dipoitione, lo pu conide
rare il Lettore dalle parole proprie di Boetio da noi fedelmente rapportate, e ia detto con

buona pace del Bontempi, non h oervato il cap. 16. m i fermato contemplare il
itema delli Modi, che nel cap.15. enza andare pi avanti, il quale eendo formato di
caelle da Boetio chiamate pagine, errarono li Stampatori in delinearle, come aerice il
Galilei nel uo dialogo alle carte 58 come ancor noi habbiamo oervato nel notro tam
pato in Venetia l'anno 1499, ma nel cap. 16 dimotra epreamente con le parole quello,
che nel cap. 15. tato malamente epreo con la figura, e reto meravigliato, che eendo

il Bontempi tanto oervatore degli Antichi , 3 havendo fondata la ua Hitoria Muica


opra gli Auttori Greci eplicati dal Meibomio, non habbi oervato, che queto Auttore
nelle note opra Euclide (come poco f habbiamo rapportato) vogli aolutamente, che
li Modi Dorio, Frigio, e Lidio foero fra loro ditanti per l'intervallo di un Tuono, e ci
corrobora con l'auttorit di Tolomeo regitrata in ee note opra Euclide carte 47. in

Greco, 8 in Latino, che e havee ponderato queti detti, non haverebbe critto a carte
234 che il Lidio sii lontano dal Frigio per un emituono, e che parimente l'Hipodorio, e
l'Hipofrigio foero anch'ei ditanti per un emituono; dovea inoltre oervare li ite

mi delle pecie dell'ottava regitrate alle carte 59. in ee note opra Euclide, opra le quali
ono fondati li Tuoni, & haverebbe veduto, che li Tuoni Dorio, Frigio, e Lidio ono

ditanti fra loro per l'intervallo del Tuono, il imile fra l'Hipodorio, Hipotigio, 8.
Hipolidio; poteva pur anche coniderare la dipoitione delli Modi, econdo la mente di
Aritoeno regitrata nella ua Hitoria Muica alle carte 235 ove i vede, che tra il Do
rio, e Frigio vi cade un tuono, poiche vi tramezzato il Jatio; fra il Frigio, e Lidio pa
rimente vi cade un tuono, eendovi tramezzato l'Eolio, e cos parimente i vedono tra
mezzati l'Hipodorio, Hipofrigio, & Hipolidio, e cadendo naturalmente li emituoni
fra il Lidio, e Mitolidio; e fra l'Hipolidio, e Dorio, coneguentemente dovea cadere il
tuono fra il Dorio, Frigio, e Lidio; e fra l'Hipodorio, Hipofrigio, & Hipolidio; onde

non doveva ponere in contradittorio queto il itema di Tolomeo regitrato nel mede
imo foglio 235 m doveva conocere queto inconveniente; come pure non doveva for
mare il itema di Boetio alle carte 139 principiante in G. e poi alle carte 235. formarlo in
A. poiche quello in G.era conentaneo alle dimotrationi di Euclide, e di Aritoeno, ab
benche siino diveri nell'ordine dall'acuto al grave, e dal grave all'acuto, come pure nell'

ordine,che il Lidio,Frigio,e Dorio; Hipodorio, Hipofrigio, 8 Hipolidio ono caentanei


-

nella

pA RT E IV C A P. IV.

257

nella ditanza d'un tuono alla entenza del Meibomio, e econdo il rapportato di Tolo
meo, ii o di mente propria, pure degli antichi Greci; s che aolutamente i devono

diponere queti Modi fecondo la mente di Boetio, & altri Antichi Auttori conforme al
oprapoto eempio per renderli addattati al Guidoniano Sitema.
Non olo f il Bontempi, che ret mal informato delli Modi di Boetio, m anche
-

tutti i Muici Latini, li quali poero il Modo Dorio nella pecie della Diapaon D. e per

.
t

i;

coneguenza l'Hipodorio una quarta otto di queto nella pecie della Diapaon A. mal
ifondati nell'auttorit di Boetio, che nel cap.14 del 4 libro della ua Muica die Sit in
Diatonico genere vocum ordo dipoius a proslambanomeno in netembreerbaleon, atque hic t
Hypodorius modus ; Che econdo il Sitema Guidoniano tra A. & aa. cio nella cotitu
tione di due ottave, della quale opinione vuole l'Artui nel luogo opracitato carte 6o..
che ii tato Guido Aretino, alla quale aderirono tutti li Latini. Si enta l'Artui. Alcu
mi fra quali Guido Aretino, e prima di lui l'Abbate Odo credendo alle ole emplici parole di Boe
tio i ono andati penando, che eendo otto li Modi era dibiogno, volendo accomodare otto i
principali li non principali per una quarta, che il primo Modo detto Dorio, foe formato dalla
Diapaon pota nella corda D.ol re, acci che il non principale, collaterale havee nel grave

principio nella corda.A. re, che viene ad eere una quarta pi nel grave del Dorio, e tanto te
nuta, 5 creduta per ferma queta opinione, che per ancora non poibile potere queti Moder
mi Pratici con ogni orte di ragionefarli eredere il vero, e'l contrario di quello che tengono, anco
ra che, come ono per motrarvi, Boetio babbi bavuto altra opinione, ne per uo credere ba mai

voluto, che il Modo Dorio babbi la ua corda finale nella D.ol re. Et in perona di Luca di
e eo Artui. Mi maraviglio molto, che e l' Aretino (come beri mi pare, che diceti) aggiun
e una corda al Sitema maimo, otto l'acquitata, egli non mutae l'ordine de Modi, i come mu
r l'ordine de Tetracordi in Eacordi, onde introdue una nova deduttione, che pur fi un ordine
molto bello, mi maraviglio dico, che e per lo avanti bavevano bavuto opinione, che il Modo Do
riofoe nella corda D. ol re per bavere il uo collaterale una quarta pi nel grave il uo princi
pio nella corda acquitata, non lo ordinae nella corda Cfaut per adoprare la corda otto l'acqui
tata per una quarta pi nel grave per il collaterale, acci non retae vaeua. A cui riponde
SVario, che non i pu havere l'occhio a tutte le coe, 8 un huomo non pu rimediare a
tutto, ma che bata, che dopo lui ia tato avvertito da altri;e veramente chi oerver con
attentione le ditanze, che hanno fra loro li Tuoni, il che commune fra gl'Antichi ,
non potr in altre corde collocarli, che in quelle coniderate dal Zarlino, e non otano
le parole di Boetio, che Sit in Diatonico genere vocumordo dipoitus proslambanomeno in
netem Hyperboleon, atque hic it Hypodorius modus. Poi che immediatamente oggiun

ge. Si quis proslambanomenon intendatrono, bypatenque bypaton eodem tono attenuet, cate
roquetonorum omnes faciat acutiores; acutior totus ordo proveniet, qum fuit priuquam toni
uciperet intenionem. E pi chiaramente nel cap.ra ove die Si proslambanomenos proslam
tanomeno fuerit gravior vel quelibet alla vox eiudem loci voce gravior pernotetur in eodem

tilicet genere cotituta, totum quoque ordinem necee etee graviorem. Da che i racco
glie, come dice l'Artui nel luogo opracitato carte 61. Che la pi grave voce di ciacun
Sitema, che cotituice qualunque modo, i addimanda acquitata, overo aggiunta. Si che tan

to erve all'Hipodorio, quanto agl'altri, e perche al tempo di Boetio non vi era altra
corda pi baa dell'acquitata, perci die, che l'Hipodorio foe nella proslambano
mene per dare il luogo pi bao del Sitema al tuono pi bao; ma inquanto alla diffe
renza, che hanno fra loro li Modi l'eplic con le pagine del Sitema, a qual i ia
Tuono volfe, che la prima, pi grave delle corde loro foe la proslambanomene ;

che i pu dire, che queta ia commune a tutti ii Modi, e non particolare dell'Hipodo
rio, che perci vole, che una proslambanomene foe pi grave, acuta dell'altra ;
-

Muco Tetore

onde

258

T A RTE IV CA P. IV

onde eendo tata inventata dopo da Guido un'altra corda otto l'aggiunta, acquita

ta, i deve addattare il Modo Hipodorio queta, acci che gl'altri Modi habbino la e
de conforme alle ditanze loro, 8 a mio credere Boetio tim meglio, che i conocee
ro le ditanze delli Modi per la mee, che per la proslambanomene, perche queta, een
do l'ultima, non pu havere altra corda pi grave, s che i deve dire, che Boetio conobbe, che la proslambanomene non era propria dell'Hipodorio, ma che, e li richiedeva
:un poto pi bao, tante le ditanze, che tengono fra loro li Modi, come ottimamen
te le decrie conforme al notro aerto nel cap. 16, onde non frutraneamente die . Si
proslambanomeno proslambanomeno fuerit gravior 9 c. per dimotrare, che all'ordine del
le ditanze delli Modi i richiederebbe una proslambanomene pi baa di ea proslam
banomene, e coneguentemente nell'ordine delli Modi i deve oervare altrimente dal
principiare in A re, il che s vederebbe ottimamente dalle pagine del Sitema poto nel
cap.15. e non foero malamente delineate dalli tampatori, come vuole il Galilei aile

carte 58. del uo Dialogo, che e foe altrimente, verrebbe Boetio a contradiri, poiche

il Sitema arebbe divero (come veramente i vede dagli eemplari, che ono malamen
te formati) dalladeterminatione delle ditanze, che devono havere li Modi fra loro in
egnate nel cap. 16.s che noi per chiarezza di queto fatto, 8 a odisfatione del notro Te
tore portaremo il Sitema formato dal Galilei alle carte 58 e replicato con i caratteri
Greci alle carte 95. come vero, legitimo, e giuto, nel quale i vede dalle differenze del
- le pagine, caelle, che il Dorio principia alla met della caella dell'Hipolidio, come
che diegni fra ei il emituono, il imile i vede tra il Lidio, e Mitolidio; & inol
tre i oervi la Mee che l'apicciola, e i vederanno evidentemente le ditanze loro per
li tuoni, e emituoni; i vede parimente in queto Sitema l'ordine vario delle pecie
dell'ottava egnate con il temicircolo, da che i corge che queto Auttore h cono
ciuto le ditanze delli Tuoni, ma non ha voluto alterare le pecie della Diapaon,
vedi il Sitema .

..

. ...

Oerva il Zarlino una coa, che potrebbe fori portare qualche difficolt al notro tu
-dioo Tetore, cao che ne facee rifleione, 8 veramente coniderabile.

. Queto Auttore nella 4. parte delle Ititutioni cap.8, conidera nelli Modi di Boetio
due inconvenienti. Il Primo de quali (dice egli, 8 quello, che noi intendiamo portare
otto la conideratione del notro Tetore) che non potremo ritrovare alcuna differenza de
intervalli pi in un Modo, che in un'altro: concioa che vuole, che tutte le chorde dell' Hipodo
rio nella maniera, che ono collocate, iano fatte pi acute per un Tuono, acci che i habbia il Mo

do Hipofrigio, 9 che le chorde tutte di queto Modo iano medeimamente fatte acute per un'al

troTuono per bavere quelle della modulatione (come egli dice) dell' Hipolidio. Et in vero come
i vede dal rapportato Sitema tanto ono le corde di un Modo, quanto quelle d'un'altro,
con la ola differenza di eere pi acuto l'uno dell'altro per un tuono, emituono; il
che non la cagione della formatione, e variatione delli Modi, m bens la variata poi
tione degl'intervalli in ei Tuoni coniderati: la qual variatione nace dalli iti varii, che
tengono li due emituoni, che entrano a formare l'ottave, nelle pecie delle quali ono
fondati li Modi, come aerice l'iteo Boetio, che die nel lib.4. della Muica cap. 14.
Ex Diapaon igitur cononantiepeciebus exitunt, qui appellantur modi, ond'io noto una
gran finezza del Galilei, il quale a mio credere, conforme ha conociuto l'inconvenien
te del Sitema malamente lineato dalli tampatori, cos anche habbi conociuto queto
errore; m perche era tutto affettionato agl'Antichi, & al contrario poco favorevole al
Zarlino, che per taare le ue Opere compoe il Dialogo della Muica Antica, e Moder
na, non vole propalare apertamente queta verit, ma agacemente la pales coperta, e

t con l'aggiungere al Sitema di Boetio formato da eo li emicircoli dimotranti leCICpe,

PARTE IV, CA P. IV

259

Dialogo.
Sitema di Boetio rapportato dal Galilei alle carte 58. Del uo Dia
go

Fl||F|G|H|her
-

-|----

<--

JE|-||-||-||-||Mixolx: )

, DORIO cae~~~
~ </

HYPOLI: *S

cie del

PARTE IV. CAP. IV,

26o

cie della Diapaon, quai che velee dimotrare, che nelle corde diegnate da queti i
doveero formare li Tuoni, li quali, come devono eere,i rendevano variati dalla varia
ta ede delli emituoni, e cos " parlare (portando tutto il ripetto all'auttorit di
Boetio) vole rimediare all'inconveniente, 8 occultare la dotta oervatione del Zarli

no, onde potr conocere lo tudioo, e la cienza degl'Antichi havea biogno della ri
forma, 8 eplicatione delli Moderni: Concluderemo per fine, che la retta dimotratio
ne delli Modi degl'Antichi fatta con li caratteri, e note moderne, e econdo il Sitema
Guidoniano, ii quella del Signor Zarlino.
i
Il Bontempi nell'Hitoria Muica alle carte 235. forma il Sitema delli Tuoni di Ari
toeno conforme la notra pratica, principiando in A re, e l'Artui nelle Imperfettioni
carte 59. in H. mi, noi per aderire alla opinione del Zarlino, e per dare la ede naturale
-

alli emituoni, che


maremo in G.

i Dorio, e fra il Lidio, e Mitolidio, lo for

come i vedr dagli ee mpii.

- -

sitema d'Aritoeno econdo il Bontempi.

- - --

i E E : E g . 5 g E E E E E E
35. :: ::5 :3:: 5.3::. : 5 : 5 5 5:
5 : E: 35: :5E:
5
5- EE. 5.

po

ts

- -

t-

9 , 8'

- -

3.

35'

sitema

d'Aritoeno econdo l'Artui.

sis S --

si

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35

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di
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3.
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Se e
8'
-

i Proprio, e vero Sitema econdo l'ordine naturale delli Semituoni.

i gi i g . g E 5 g . . E i ti E si
:: : 3 3 3 ; 3. 5 : : : 5 : : 3 : i
33. si3. s3, $8

25: gE. 5

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5
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oa
Non

, ra ..

--

--

PARTE IV. CAP. IV.

26 I
Non voglio mancare di poner una mia oervatione, che accade fra le pecie dell'otta
va, che formano li Modi econdo la mente di Euclide, e fra le pecie dell'ottava, che
formano li Modi econdo la mente del Zarlino. Si deve oervare, che i die nel preen

te capitolo, che conideravano li Greci le pecie dell'ottava dal grave all'acuto, ci La


tini dall'acuto al grave, con queta oervatione adunque i vedr, che quelli emituoni

delle pecie dell'ottava di Euclide, che cadono nel grave, in quelle del Zarlino cadono
nell'acuto, come pure il imile accade nelle quarte, e quinte, che dividono l'otta
va, onde i pu dire, che iino le medeime, ma rivoltate, l'une contrarie alle altre
come i vede qu otto.

Dorio di Euclide
-

4.

5.

Lidio di Euclide

t 5.

t 4.

-i il

-HF

Hipodorio di Euclide

del Zarlino

t 4.

5.

5.

del Zarlino.

Hipofrig. di Euclide

4.

del Zarlino.

"Mitolid. di Euclide

5.

del Zarlino.

5.

t 5.

5.

gazarino

Figio di Euclide

del Zarlino.

Hipolid. di Euclide

delizarino

f 4.

5 t 4

5 t 4.

Dalla quale oervatione pu comprendere lo tudioo con quanto fondamento, e giu


dicio habbi il dottiimo Zarlino tabilite le pecie della Diapaon, e li Modi armonia

li nelle prefate corde, e per coneguenza quanto ia laudabile queta ua ditributio


ne, onde reter concluo, che li Modi degl'Antichi, econdo la dipoitione del no
determinatione
la dimotrata
Sitema Guidoniano, i dovrebbero porre conforme
tro
l..
del Zarlino.
- -

Inoltre, queto modo di rivoltare li Tuoni, d Modi ar di gran lume alli tudioi
per ritrovare un odo fondamento nel rivoltare le compoitioni, come i dir nel cap. 17.
di queta quarta parte.
-

R 3

Per

T'ARTE IV. CA P. V.

262

Per compimento di queto capitolo poneremo la natura, e propriet delli Modi degli
Antichi. Ogni Modo adunque ha la ua particolare propriet atta a commovere gli af
fetti dell'animo notro, non olo per l'armonia loro, ma anche per la dipoitione della

Quarta, e Quinta, le quali variando alla variatione delli iti del emituono, varie anche
formano l'armonie, eendo il emituono il condimento della Muica, 8 il regolatore
delli tuoni graduali, come i die,
Il Dorio adunque, per cominciare dal pi degno, maetoo, evero, modeto, &
eroico, e contiene una maet allegra, 8 vehemente, e oave inieme, e i pu dire
che ii anche bellicoo, evero, e virile, onde partecipa dell'allegro, e meto.
Il Frigio evero, bellicoo, furioo, 8 ardente; ama coe fetevoli, 8 abbenche i
-

crudele, anche religioo.

Il Lidio orribile, furioo, garrulo, lamentevole, 8 atto al pianto, 8 anche ilare ,


baccante, 3 atto alliballi con una certa ilarit leggiera.
Il Mitolidio lamentevole, e doloroo, dedito al pianto, 8 alle lamentationi, & e

endo querulo provoca alla compaione.

--

L'Hipodorio molle, m per maetoo, 3 anche affetuoo, e giocondo, ma


con una giocondit grave.

ipotigio tra il

L'
querulo .

/ -

minaccievole, e degnoo, autero, e meto, & anche


-

L'Hipolidio molle, piacevole, ma rimeo, e anche lagrimevole, e pio, atto ad


eprimere coe lamentevoli, e funebri.

C A

P.

V.

-a

Delli Tuoni, Modi Armoniali econdo li Moderni.

Brigati dalli Greci Antichi, e come i veduto ridotti li Tuoni alla dimotratione
moderna econdo il Sitema Guidoniano, hora i deve vedere quali foeroliModi,
Tuoni delli Latini. Nella primitiva Chiea adunque circa l'anno 37o di notra alute li
primi Ititutori dell'Armonia de Latini otto la direttione Ambroiana i contentarono

di quattro Modi, Tuoni, li quali pigliarono da Greci, e furono il Dorio collocato in


D. chiamato da ei Protos; Il Frigio poto in E. detto Deuteros. Il Lidio aegnato al
l'F. denominato Tritos. Et il Mitolidio addattato al G. appellato Tetrardos, le qua
li denominationi econdo l'Illuminato nel Teoro Illuminato lib.1. cap.17, ignificano

Primo, Secondo, Terzo, e Quarto; Queti Tuoni econdo la mente dell'Abbate Odo
rapportato dall'Artui nel ragionamento 2 della prima Parte delle Imperfettioni carte
64 a tergo, erano ditanti l'uno dall'altro, come egue. Il primo, 9 graviimo Modo
Anticamente era chiamato Protos, overo Arcos, y quello, che noi nominiamo primo Modo .

Il econdo Deuteros, che dal Protos lontano per un Tuono. Il terzo Tritos,che quello s'avicina
per un emituono. Il quarto Tetrardos, che dal Tritos s'allontana per un Tuono. Si che e ne
deduce, che iino poti nelle lettere D. E. F. G.Furono eercitate quete Arie di cantare, di

Modi, Tuoni per lo patio d'anni 23o in circa, m perche i rendevano difficili, e
faticoi per il loro grand'acendere, e decendere, & in oltre le Armonie i rendevano
concie, poi che e convenivano ne iti gravi, diconvenivano negli acuti, e e con
venivano negli acuti , diconvenivano nelli gravi ; s che per rendere pi fa
cile , e oave il modo di cantare Eccleiatico, e renderlo pi commodo alle

voci, facendole retare nelli iti di mezzo, tabilirono nelli tempi di S. Gregorio ot
V

to la

p A RT E IV C A P. V.

263

to la corta di quete Santo Dottore di ogn'uno di queti quattroTuoni, formarne due


reducendoli ad otto nella forma, e modo eguente.
Coniderarono, che ogni Tuono era formato da una ottava, pure come vogliono

altri di due (e ci importa poco, poi che erano della medeima pecie l'una replicata o
pra l'altra) e quete erano formate da una quinta, e da una quarta, le quali chiamarono
lati, membri di ea ottava; del primo Tuono adunque formato dalla pecie della Dia

paon D. d.divia dall'A pigliarono uno de uoi lati, cio il uperiore, che era la quarta,
e lo poero otto il lato inferiore, che era la quinta, e ne formarono un altro Modo, il

quale per eere compoto dei lati del primo, lo chiamarono fuoiaterale, pure come
vogliono altri, uo plagale dal Greco vocabolo Plagos, che vuol dire lato, pure da
Tlagios, che ignifica obliquo, ritorto, quai che queti Tuoni Plagali iino obliqui,
ritorti, e rivoltati, mentre procedono al contrario degl'Autentici, che procedono dal

grave all'acuto, e queti dall'acuto al grave; il primo adunque come cotitutivo del
econdo lo chiamarono Principale, pure come vogliono altri Autentico, 8 il econdo
formato da queto,alcuni lo chiamarono uo compagno,e cos i deve intendere degl'altri
tre,li quali poero a due a due,cio Proto Autentico,e Proto Plagale;Deutero Autentico,e
Plagale; Trito Autentico, e Trito Plagale; e Tetrardo Autentico, e Tetrar
do Plagale, e formarono il numero di otto con queto ordin , il primo rimae primo, il
econdo alt terzo; il terzo quinto; & il quarto ettimo, s che li numeri impari r. 3 5.
7. furono degl'Autentici, e li numeri pari 2 4 6 8 furono delli Plagali, chiamando it
primo Dorio; il 2 Hipodorio; il 3 Frigio; il 4 Hipofrigio; il 5. Lidio; il 6. Hipoli
dio; il 7. Mitolidio, e l'8 Hipomitolidio; i chiamavano li Plagali con la prepoitione
del vocabolo Hipo, perche erano otto li loro Autentici, e Principali per l'intervallo di

"

una quarta, come i vede dal ottopoto eempio

di

E- I

- E--- -- --

g
8.

: i

- 5

g,
os
5'

ti

g.
ta-

g.
5:

g5

5.

. Nella quale dipoitione oerver lo tudioo, che la quinta reta commune tanto alli
Principali, 8 Autentici, quanto alli Plagali, e Laterali, e che queti pigliano le voci

acute della quarta del uo Principale, e le traporta all'ottava baa nel grave della ua
cotitutione, e cos i vede, che veramente il Laterale formato dalli lati del uo Prin

cipale, e da qui ne venne l'oervatione della diviione Armonica, 8 Aritmetica, come


i vedr fra poco.

Queti Tuoni con il progreo del tempo perderono le denominationi di Proto, Deu
-

tero a

pART E Ila C A P. Pi

264

tero, &c, e di Dorio, e Frigio, 8 c.e olo ret loro la denominatione di primo, econdo,
terzo, &c. in ino all'ottavo. Aerice il Bontempi nella ua Hitoria Muica Parte 2.
della Pratica Antica carte 173 che queti Modi ottennero da S Gregorio quella perfettione ,
che nella riforma de Modi d'Aritoeno, ne da Tolomeo, ne da Bacchio, ne da Boetio..... & c.
havevano potuto ottenere.

- - - - -

- - -

- -

. . ..

. .

" 'ordine, e numero de Tuoni, Modi dur in ino al tempo di Henrico Glarea
no, che nel 1547 mediante l'oervatione della diviione Armonica, 6 Aritmetica li ri
due al numero di dodeci, come i dimotrer qu appreo, eendo neceario di vedere,
prima, che coa ia queta diviione Armonica, 8 Aritmetica.
La diviione Armonica, Aritmetica non altro, che la conideratione dell'ottava ,
divia dalli uoi membri, che ono la quinta, e quarta, la quale conideratione non for
re -

i cos moderna, come taluno i pena, mentre che die il Bontempi alle carte 7o della

ua Hitoria. Le Proportioni Harmonica, Aritmetica coniderate da Platone nell'intervallo del


la Diapaon, come nella Lira di Pitagora i manifeta sc. Il che i pu anche coniderare da
Nicomaco alle carte 13 e 14, come pure in Euclide dalla diviione delle pecie della Dia

paon dimotrate da noi nel cap paato, 8 anche dalli Sitemi di Mercurio, e Pittagora
rapportati da noi nel cap.11 della econda parte di queta notra Opera.
e
t:
La diviione adunque dell'ottava fatta dalla quinta, e quarta f coniderata in due mo
di; l'uno quando l'ottava era tramezzata da una corda in maniera, che nella parte grave.
retae l'intervallo di quinta, e nell'acuta quello di quarta, e queta chiamarono divi:
ione Armonica, l'altro quando l'ottava era tramezzata da una corda media, in modo, che i
nella parte grave vi era l'intervallo della quarta, e nell'acuta quello della quinta, la quale i
conideratione in pidine alle ette pecie della Diapaon, vogliono, che foe tata fatta,
prima d'ogni altro dal Gaffurio nel cap7 del primo libro della Pratica, ove dice. Quoti
enim unt Diapaon pecies, tot Baccheus aerit cononantiarum forma, quibus totius extat mo

dulaminis plenitudo. Verum alla ecundum Arithmeticam medietaten conitit, cm cilicet


Diatearon,ac Diapentes extreme tantum ac media communis chorda inul percutiuntur,ita ei
icet ut gravior cum media Diatearon,media vero cum acuta Diapenten obervant,quod collate

ralibusinei toni. Alla ecundum mediocritatem harmonicam copulaturaft enim bee cm ex


treme tantum, ai media chordenul" Diapenten intergrigi mfdiam, a medium

interacutam Diatearan
poitione.
i ,

# Vedi la di

---

i -a

--

1-

- -

- - -

- s-

Armonica. i

-- -

--

Coniderarono gl'Antichi olamente la pecie della Diapaon, 8 a ciacheduna di que


te addattarono un Modo, Tuono, m il Glareano riflettendo alla diviione Armoni

ca;& Aritmetica, che pu cadere nell'Ottava, fondato da queto principio, dodecine for

mli Modi,mentre che fra le ette pecie della Diapaon vi i ritrova quella tra He H, che
non ammette la diviione Armonica, tante che riece quinta fala, e diminuta tra eo ,

& F come pure la pecie tra F & fnon ammette la diviione Aritmetica, che fra eo F.
& H che riece Tritono apriimo,onde di quattordeci, che doverebbero eere li Modi;

per la gemina diviione delle pecie dell'ottava, che ono ette, retano olamente

numero di dodeci, otto de quali ono quelli degli Eccleiatici poco fa rapportati da noi,
e gl'altri quattro furono aggiunti da eo Glareano
-

- -

--

e
i 2

pART E IV, ca P. V,

2.

1.

26se

3.

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; 5

:
---

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9.

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- - - - -t

3'

--- --

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- - - - e ,

, s 5.

ts

ai

Onde i vede, che dalla variata poitione della quarta, e quinta nelle ette pecie dell'
ottava ne reultano dodecili Modi,coniderando per che la pecie dell'ottava fra H e H
non ammette la diviione Armonica; e la pecie tra F. & f. non ammette l'Aritmetica .
Et abbenche aerica il Galilei alle carte 71 del uo Dialogo, che queta diviione Ar
monica, 8 Aritmetica non habbi che fare con li Tuoni, e che non ne h parte alcuna
con ei, ad ogni modo pu chiaramente comprendere lo tudioo, che dalla variata e
de della quarta, e quinta, ne reulta il variato ito delli emituoni, da quali, come i di

e altrove, ne nace la variatione delle Armonie ; adunque variandoi quete nelle dode
ci
dodecine reultino
Armonie, e -per coneguen
i
za,dimotrate
che dodeeiforme,
iano li forza,
Modi,che
e Tuoni.
- e -variate
a
,
- r,

; Itzartino fece la conideratione delli dodeci Modi in due forme; l'una nelle Ititutio
ni Armoniche, la quale i confronta con quella del Glareano; l'altra nelle Dimotratio
ni, la quale veramente cononante alla vera dipoitionedelli Tuoni, come habbiamo

dimotrato nel capitolo paato; n eendo imbevuta la communit de Moderni Muici


nelli principii degl'Antichi Eccleiatici, come i die in eo capitolo paato per bocca

dell'Artui, non f totalmente abbracciata; Li Modi adunque econdo la dipoitione


fatta nelle Ititutioni al cap.1o della quarta parte carte 31o. la ottopota.
-

--

--- -

, 3 A',

5.

6.

- --

-- --- -

- -

- --

. .

Si deve avvertire, che quelli di numero impari, come i die ono Autentici, e quel
li di bumero pari Plagali.

Li Modi
-

- -

PARTE IV. CA P. V.

266

Li Modi poi dimotrati nelle dimotrationi ono li eguenti rapportati dal Tigrini
nel uo Compendio di Muica lib.3. cap.g2. li quali furono anche abbracciati dall'Artui
nell'Arte del Contrapunto.

Il primo quello, che contenuto nella prima pecie


della Diapaon Armonicamente divia, come
-

Il econdo quello, che nella quinta pecie della

Diapaon Aritmeticamente divia, come


-- -

--- --

--

--

--

Il terzo quello, che nella econda pecie della


Diapaon Armonicamente divia, come
-

Il quarto quello, che nella terza pecie della Dia


paon Aritmeticamente divia, come
-

. Il quinto quello , che poto nella terza pecie della


Diapaon Armonicamente divia, come
e

Il feso quello, che reta nella ettima sciedella


Diapaon Aritmeticamente divia , come

Il ettimo quello, che poto nella quarta pecie


della Diapaon Armonicamente divia, come
-

L'ottavo quello, che poto nella prima pecie


della Diapaon Aritmeticamente divia, come
-

Il nono quello, che poto nella quinta pecie


della Diapaon Armonicamente divia, come
--

reto

Il decim
ri econd
che cie
quello
a pecie
Diapaoon
della
di ,Ai
come pe

L'un

PARTE IV c A P. V,
L' undecimo

quello, che poto nella eta pecie

267

della Diapaon divia Aritmeticamente, come

Il duodecimc quello, che poto nella terza pecie


della Diapaon divia Aritmeticamente, come

E queti per odisfatione del notro Tetore poneremo ritretti nella ottopota figura.
1

10

11

12.

U
o

i.

i l if

l l i
--

- - -

-----

Dalla quale i vede, che tanto li ei Tuoni Autentici, quanto li ei Plagali ono fon
dati opra l'eacordo ut, re, mi, fa, ol, la. L'Autentici per natura in C e li Plagali

per il quadro in G.

Loda il Banchieri nel uo Organo Suonarino Regitro 2. carte 19 il numero delli do


deci Modi, m non biaima il numero delli otto di Guido, aerendo, che li dodecier

vono nelle compoitioni dicrepanti dalli canti fermi, 8c eccleiatici, come ono Con
certi; Fantaie, Francei, Ricercari,e coe imili; Li otto poi di Guido ervono al canto
eccleiatico, come nell'alternare dell'Organo con il Choro, & in Antifone , Hinni, e
Salmi pezzati in canto figurato alternati dal canto fermo.

Vuole l'Artui nelle Imperfettioni parte 1. rag.2. carte 68. che le cadenze di queti do
deci Modi iino di due orti, cio Regolari, & Irregolari, Le Regolari ono quelle, che
terminano nelle etreme corde di ciacuna ottava, dalla quale quel tal Modo formato, nella
etrema della Diapente, e nella corda, che pu mediare quella Diapente, e dividerla in due
terze , cos .
I.

2,

3.

Armonica.

5.

1.

2.

3.

Aritmetica.

4.

268

PA RT E IV CA P. V.

Di modo che (egue dicendo eo Auttore) ogni Modo per natura haver quattro luochi de
terminati, ne quali i potranno fare le cadenze regolari di quel Modo. Et anche concede, che

e ne poino uare due altre, che iano irregolari, anzi nell'Arte del contrapunto ri
tampata l'anno 1598 carte 73 die, che Le cadenze irregolari ono tutte l'altre, faciani
poi dove i vogliano. E parlando nel opracitato luogo circa il modo del modulare delle
parti cos die. Se ilTenore detto guida della cantilena, moduler per le corde del tuono au
tentico, biogna che il Bao moduli per le corde del uo plagale, 9 per contrario, alle quali cor
riponder il oprano al Tenore, 9, il Contralto al Bao per una ottava, cio moduleranno opra le

tee corde per una ottava, quintadecima. Da che i raccoglie, che ogni compoitione ia
mita dell'Autentico, e del Plagale, 8 contra.
Pare, che li Moderni, e Noviimi Maetri Muici d'hoggid i ervino olo di otto
Modi, Tuoni, come i vede da loro manocritti, che vanno per le mani de loro Di
-

- -

cepoli, e fra quelli, che campeggiano otto il Torchio vi il Penna, che negli Albori
Muicali lib.2 carte 119. inegna eer otto li Tuoni con il medeimo ordine delli qui ot
to poti, che ono delli dotti manocritti del M. R: P. Maetro Angeli da Rivotorto, da
quali vedr lo tudioo, non olo l'uo delli Modi alla moderna, ma anche l'uo delle ca
denze, che i posono in ei uare, e ono la Fondamentale: la Regolare: la Media : due
Irregolari, e la Finale.
-

-- -

---

---

- -

- -

- - -- - - -

- - - - -

r-N

1. Fondam.

Regol.

Media.

Irregol

Irregol. -

2. Fondam.

Finale.

- - -

Regol.

Fondam.

Media.

Irregol.

Irregol.

Media.

Irregol.

Irregol.

Irregol.

Irregol

4. Fondam.

Regol.

Media.

5. Fondam

Regol.

Media

Irregol.

Irregol.

inale.

Finale.

Finale
6, Fon

PARTE IV, c AP P.

269

6. Fondam.

Regol.

Media.

Irregol.

7.

Fondam.

Regol.

Media.

Irregol.

Finale,
ro

Irregol.

Irregol.

Finale.
N

8. Fondam.

Regol.

Media

Irregol.

Irregol.

Finale.

Nonotante, che i habbi detto poco f che la corda della cadenza media ii quella, che
divide la quinta in due terze,ad ogni modo i potr in queto 8.tuono fare ea cadenza me
dia in B. di 7 e 6 e non di 4 e 3 & in C econdo che parer di riceverla al virtuoo Let
tore; m volendoi pigliare l'ottavo Tuono in rigore, non puol eere propriamente in B.

m in C non pigliandoi poi in rigore, ma conforme uato da Moderni, maime ne


Mottetti a olo, e Cantate volgari, Opere, all'ora i potr fare in B mi con le cadenze
di 4 e 3 di 7. e 6, come pi ar comodo, e piacer.
Il Bononcini al cap.17. della 2, parte del Muico Pratico vuole, che i formino queti
otto Tuoni nel eguente modo. Il 1. & 8 retano nelle proprie corde. Il 2. traportando:
lo una quarta pi alto. Il 3 e 4 dal decimo. Il 5, dall'undecimo una ottava pi bao. Il
6 dal duodecimo una quinta pi bao. Et il 7. dal nono una quinta pi bao.
Vogliono certi noviimi, che li Tuoni iino olo due, il fondamento loro opra
la conideratione delle terze maggiori, e minori, che entrano in ei, non ditinguendoli
e non per quete, iche vogliono, che la terza minore formi un Tuono, e la maggiore un'
altro, affirmando, che le ottave, quinte, e quarte empre ino le tee.
Queto uo delle cadenze, che i pu adoprare neTuoni, dar gran lume per paare
da un Tuono all'altro, onde ar buona regola, e i paser a quelli Tuoni, che ono
formati dalle corde delle cadenze Media, e Regolare, e i potr anche paare con un po
co pi di tudio, 8 arte alliTuoni formati dalle corde delle cadenze Irregolari, andan
do con gratia diponendo il loro paaggio.
Si doverebbe dimotrare le formationi delle cadenze di queti Tuoni; m perche non
i poono fare enza il Contrapunto diminuto, perci formaremo il eguente capitolo,
nel quale anche i dimotreranno le cadenze a due, e pi voci: come pure i doverebbe di
motrare la natura, e propriet di queti Modi; m perche ee propriet dipendono dalle
cadenze, che entrano a formare i Modi, perci ne trattaremo dopo che haveremo di
.

motrate le loro formationi.


-

--

C A P.

pART E IV ca P. VI
C A P.
VI.

27o

Del modo di formare il contrapunto diminuto a due, e pi Voci,


-

e delle ue cadenze .

. .

i i die nel cap.2. di queta quarta parte, che il Contrapunto diminuto quello ,

G che h le ue parti compote, non olo di cononanze, ma anche per accidente di


molte dionanze, e che in eo vi entri d'ogni orte di figure cantabili, e non eendo al
tro la cadenza econdo il Kirchero nel 5.libro della Muurgia carte 303 Quam diverarun
vocum in cononantiis perfectis per dionantiae commitionem brevis, 9 artificioa, auribuque
grata convenientia, 9 vocis conjunctio, claudendo ic dicta, eo quod periodos harmonicos clau
dere videatur. Non fuori di ragione i dover prima dimotrare il modo di formare il Con
trapunto diminuto, per venire poi alla formatione delle cadenze, mentre che quete non
ono altro, che una legatura, concatenatione di cononanze, e dionanze, della me
colanza
ne reulta maggiormente
pi ,vaga
la cononanza
con perfetto con
tento
del delle
eno:quali
sii adunque
i
e
i
Del Contrapunto diminuto a due, e ue cadenze.
-

In queto Contrapunto i doveranno oervare tutte le regole generali date nel primo
Capitolo di queta quarta parte, anche le regole del Contrapunto emplice due, po
te nel cap.3 di queta quarta parte; come pure quello, che i inegnato nel cap.13 del
la terza parte circa le emiminime, e crome, che paano per fale; & inoltre i doveran
f
- no oervare le eguenti.
Che le parti tiino unite, n i fermino troppo in unifono, & ottava, anzi i devono
-

chivare, e facendoi, i faranno in levare di battuta.

-e
- -

Che le parti cantino leggiadramente, per moti contrarii, e congiunti pi che i pu


con ottima modulatione, perche eendo queto contrapunto povero di armonia, per e
ere a due parti ole, perci i dover allettare l'Uditore con un bel modo di cantare, &
o
o * Non i replicher il medeimo oggetto poto per le medeime corde, e cononanze ,

un ottima modulatione.

m bens diveramente, con variare l'armonia.

Non i faranno emibrevi nel principio di battuta, m bens nel levare con incopatio
ne , e ar lecito uare la dionanza nel principio di ea incopatione,
in levatione per,
- ,
-

e terminare poi nel battere in cononanza.

Le Legature in queto contrapunto aranno con la parte di opra di ettima riolta con
la eta maggiore, con la quinta, con la terza, econdo la natura della compoitione; e
con la parte di otto di econda riolta con la terza maggiore, d minore, e opra ci i
oerveranno le regole date nel cap. 17 della 3 parte.
Circa le regole d'intrecciare le cononanze, e dionanze, che entrano in queto con

trapunto, i oerveranno quelle date paramente nella 3 parte nelli capitoli delli pa
aggi loro .
Non i faranno alti cabroi, e di cattiva relatione, e non i faceero a bello tudio

per vetire le parole, ma tutto deve eer poto con ordine, e vaghezza, e particolarmente
le dionanze, e le legature, che devono eere riolte con le buone regole, e per fine
In queto contrapunto i faranno le cadenze all'uniono con la econda; pure all'ot
tava con la ettima, e non con la terza, e quarte; e queta non i doveranno uare e non
nel fine dell'oratione, 8 in occorrenza di variatione di oggetto, e per dare paua alle

parti. Vediamo la loro formatione,

Delle

pA RT E IV CAP. VI

271

Delle Cadenze .

- ,

La Cadenza econdo Andrea Ornitoparco de Arte canendi. Et cantilena particula in cu

jus fine, vel quies, vel perfectio reperitur. Et un certo mezzo econdo il Zacconi Prati
caz. lib.2. cap.24 carte 73 mediante il quale s'indolcicono molte durezze, dionanze,
& afprezzereducendole all'ordine melodico, come pure per queta i rendono li Tuoni,
d Modiarmoniali alla propria, e vera dipoitione, 3 , come vogliono il Tigrini, & il
Berardi, il pi nobile, e vago ornamento, che i ritrovi nella Muica. Queta cadenza
adunque econdo l'Artui nell'Arte del Contrapunto ritampata l'anno 1598 carte 6r.

E una certa finale terminatione di tutto il concento, overo conteto della oratione, e non i debbe
uare e non quando la entenza perfetta delle parole, nella proa, nelvero terminata. E
non f introdotta per altro nelle Armonie, e non che per dare pirito in un iteo tem

po alla compoitione della Muica, e dell'Oratione, parole; che perci non i deve uare

e non nel compimento del periodo,e quando che queto ricerca il punto; i potr anche
uare nella virgola, m ar imperfettamente, e fuori di tempo.
e
Si divide principalmente la cadenza in due membri, come i divide il contrapunto ,
cio in emplice, e diminuta, che anche detta da altri compota, e florida; La empli
ce quella, che i forma con figure del medeimo valore, 8 compota di pure cononan
ze, e non ammette dionanze. Queta i divide in perfetta, 8 in imperfetta; la perfet
ta quando le parti i vanno ad incontrare, e pasano all'uniono, pure quando i di

cotano, e pasano all'ottava; L'imperfetta quando le parti dicotandoi non i uni


cono, n in uniono , n in ottava, ma pasano ad altra cononanza, e queto modo i
chiama fuggire la cadenza, e i dover olo uare nel fare una cadenza mezzana dell'Al

monia, dell'Oratione. Queta cadenza emplice non timata buona dal Penna nel
lib.2. degl'Albori Muicali carte 123 Anzi (dice egli) propriamente non i deve dire ca

denza, eendo propriamente la vera, e germana cadenza quella, che compota di cononan
ze, e dionanze, vedi gli esempii. - -i--- ----- ----- - - - - - - - -

- -

--

- - -

-- -

i
-

Perfette. . .

. . . .

. . .

-- ---

ri

---

---

3-

3-

- 3- 3- 6

--------------'

--- --- ---

MPARTE IV. CA P. VI.

272

La cadenza diminuta, d compota dal Bontempi chiamata Florida quella, die nell'

Hitoria Muica parte 2 della pratica moderna carte 231. le cui note banno le incope, e la
dionanza riolta con la cononanza; queta cadenza i former dal procedere delle parti con
variate figure, note, le quali formeranno cononanze, e dionanze incopate, e riolte

alle proprie cononanze. Queta cadenza parimente i divide in perfetta, 3 in imperfet


ta; la perfetta quella che paa all'uniono, 6 all'ottava; e l'imperfetta alla terza, quin
ta, e eta, come dagli eenpii
il
-

to

iPerfette.

l 3 3 2.3 1, 6 3 2 3 1 , 5, 8, 7, 6, 8
-

s... .

5,

. . . . Imperfette.

3, 4- 3 - 3

3 4

5. .
-

8. 7.

6.

, 6.

Dice il Pioveana nelle ue Miure Armoniche carte 44. che fra le cadenze imperfette
quella alla eta sii la pi abborrita:

- Inoltre i divide la cadenza diminuta in vera, e finta, la vera quella, che habbiamo
dimotrata; la finta quella, che veramente fatta di cononanze, e dionanze anch'e
- .

a, e pare, che vogli fare la cadenza, ma non la termina, poiche fatta la dionanza, e ri
olta con la cononanza non paa all'uniono, 8 ottava, come dovrebbe, ma paa ad al
tra diparata cononanza, come dagli eempii.
-

--

8 7:6 3

--------

54 3 5

- - -

- - -

- -

8.

Il Bontempi nettopnciato luogo ai che la cadenzafinta, o sfigita non i dice cader


" dell'armonia : e del periodo; onde queta

za, mentre, che la cadenza non

, e non facendola, non i pu per coneguenza chiamare cadenza.

- ---

Quattro cadenze vengono aegnate dal Penna negl'Albori Muicali carte 124 eque
c
-

PARTE I CAP VI

za

te, come principali, e pi uitate delle altre. La prima di quarta, e terza, che i f quan

do la parte inferiore f alto di quinta in gi, o quarta in s, e queta la vera, e propria


cadenza. La econda di quarta, e eta, la quale non propriamente cadenza, ma olo

h una tal quale omiglianza alla cadenza, e i f quando la parte inferiore f alto di quar

; ta in gi, e quinta in s. La terza di ettima, e eta, e i forma quando la parte inferio


re i lega calando in gi, e fa cadenza con due note eguenti all'ingi per grado. La quar
ta i f quando la parte inferiore i lega di econda, e riolve per terza, e termina acenden
do per grado all'ins, come i vede dagli esempii a due, tre, e quattro, 8 otto, che per
esere facili, e chiari pi di qualiia erittore, ho timato bene ponerli otto l'occhio del

mio Tetore a pi chiara intelligenza.


-

-- -

--

I
- -

- -

- --

- --

--- --- - - -

Cadenze a due.
-

4 3-

Prima,

S 6,

Seconda.

76.

2 3.

Terza

Quarta.

Avvertice l'Auttore, che h fatto gli eempii opra motrati con due parti lontane per

ciarezza de principianti, ma che le cadenze a due devono eer pi trette, perche le com
itioni due vanno pi frette, che i pu,
-

Mueo Tetore,

Caden

pART E IV C A P. VI.

274

Cadenze a tre.

5 i6
3 4X :

3a

4 3

7 6

Terza .

Seconda.

--

Quarta.

. .

Cedente a restare - - -

4 3

Prima

3 : 4X

Seconda.

7X 6

Terza,

23

Quarta.

Caden

PARTE Il cap vi

ars

Cadenze a otto.

Primi

"-

Seconda.

Terza.

ta.

--

iIl Bontempi nella Hitoria Muica parte econda della pratica carte 23o parlando dell

cadenze cos die : La cadenza appreo di Ngi quella, nella quale,


o in atto, in poii
S 2
con t
-

--

r .

-.

2 er

p ART E IV, CAP, VIA

276

conidera nella parte graviima del Bao il movimento eparato per Quinta dall'acuto al grave,
oper quarta dal grave all'acuto; qualivoglia altra cadenza, nella quale non i conideri queic

movimento, ia di che orte eeri voglia, babbia che nome baveri paa, non da noi conociuta
per cadenza:

- - - --

---

Le cadenze in terza, in quinta, 8 in eta, che ono chiamate imperfette, ono conide
rate dal Bontempi nel luogo opracitato carte 231. per movimenti ciolti, legati, che
non riolvono per esere inipidi. La cadenza poi di ettima, e eta coniderata da eso
Bontempi come pecie di cadenza, e conclude alle carte 232 che la cadenza ia una ola.
La propria cadenza adunque,che di quarta, e terza i conidera come Maggiore, Minore,
e Minima, e vuole il opracitato Bontempi, che queta ditintione di Maggiore, Minore,
e Minima non habbi altra differenza, che del tardo, e veloce, come i vede dagli esempii,
abbreviati con due parti ole.
Minori.
Minime.

Maggiori.
- -

- -

- -

--

Vedute le cadenze a 2. 3, 4 e 8 i veda l'esenpio del Contrapunto diminuto a due nel


cap. 2 di queta quarta parte; le ue legature ono le fottopote; la prima per la parte di
opra di ettima " con la eta maggiore; la econda per la parte di otto di econda

riolta con la terza, come dagli esempii.

Legature di opra.

Legature di otto.

-- -

i
- - --

3.

5. - 7

5.

8.

6.

3.-S2.

3.

1.

Le cadenze ono all'uniono, come nel primo modo; & all'ottava, come nel econdo;
di quarta, e terza, come nel terzo modo non i ua, e non buona a due.
I -,
-

1. Modo:

2 Modo. -

..

pART E IV CAP. VI,


2.
Modo.

277

3 Modo.

Esempio del Contrapunto diminuto.

Per intruttione del notro Tetore motraremo alcuni esermpii di Scipion Cerretti

Napolitano, rapportati dal Zacconi nella ua econda Parte lib.3 cap.45 e 48.
-

l
Altro modo.

Altri eenpii opra ut, re, mi fa, ol, la, della parte del

Mueo Rfiore.

Secon

PARTE IV c AP, VI.

278

Secondo.

Quarto.

m e

- -

- -

- -

T
-

--H,

g4 Quinto.

Altri eempi opra la, ol, fa, mi, re, ut, del Bao.
-

- -- -

-- -

-- -

E
Primo.

Secondo.

Terzo.

Quarto,

i;

ff IV G AP VI

5
-

--)

Ei. Si

re)

r-

5. I

279

riff

igi

5
E
/

v----

TC

Quinto.

Del Contrapunto diminuto tre Voci.


Oltre le regole generali date nel primo Capitolo, e le particolari date nel terzo capito

lo di queta quarta Parte, i oserveranno in queto contrapunto le regole eguenti.


Dover empre havere queto contrapunto le tre cononanze principali, cio, che opra
la bae, parte fondamentale vi sii la terza, e la quinta, e loro derivate, pure in luogo
della quinta la eta conforme l'occorrenza, 8 il biogno, ma l'ottava opra la terza non
t bene, ma li tar meglio la decima opra. Vuole il Penna nel econdo libro degli Al
bori carte 83 che l'ottava in queto Contrapunto non vi tia troppo bene, e che i debba

uare di raro; vedi li uoi esermpii.

buono.

buono'

non troppo buono.

Devono le parti tare unite pi che ia poibile, oservando l'ordine dato nel cap.2. di
queta quarta Parte, chivando li pai travaganti, e le cattive relationi, e i dover in
queto Contrapunto far entire ogni coa ben ordinata, procedendo con maggior poli
zia , che ia poibile, oservando eattamente l'ordine delli quattro movimenti dimo
trati nel cap 6. della terza Parte
Si far pure, che le Parti cantino bene con movimenti, e alti naturali, chivando li
cabroi, e quelli, che i faranno, doveranno esere cononanti, come i dise in altri
-

" , e nelli pasaggi di emiminime, e crome, i oserveranno le regole gi date.


elle tre parti di queto contrapunto, bater, che una faccia cononanza perfetta.
Vuole il Berardi nella Micellanea parte 3 carte 158 e 159. che in queto Contrapun

to i poi fare la quarta coperta, e la quinta fala ignuda fra le parti di mezzo.
Riucir vago queto Contrapunto, e le parti aranno fra loro differenti nelle figure,
note, il che i far almeno con una delle tre parti, come i vedr dagli eampii, e pi che
aranno variati li movimenti, pi ar vago il Contrapunto.
. Non decenderanno, n meno acenderanno unite tutte tre le parti, ma riucir vago
il Contrapunto, e libero dagli errori, e una almeno delle tre parti caminer con moto
-

contrario delle altre due.

Sar

378

PARTE in cAP va.

Secondo

EFr

Quar

iO

Altri eempi opra


la, ol, fa, mi, re, ut, del Bao.
-

--

E
Primo.

Terzo.

Quarto,

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Qin-

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-

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G A P. VI

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si

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Del Contrapunto diminuto tre Voci.


Oltre le regole generali date nel primo Capitolo, e le particolari date nel terzo capito

lo di queta quarta Parte, i oserveranno in queto contrapunto le regole eguenti.


Dover empre havere queto contrapunto le tre cononanze principali, cio, che opra
la bae, parte fondamentale vi sii la terza, e la quinta, e loro derivate, pure in luogo
della quinta la eta conforme l'occorrenza, 8 il biogno, ma l'ottava opra la terza non
t bene, ma li tar meglio la decima opra. Vuole il Penna nel econdo libro degli Al
bori carte 83. che l'ottava in queto Contrapunto non vi tia troppo bene, e che i debba

uare di raro; vedi li uoi esempii.

non troppo buono.


Devono le parti tare unite pi che ia poibile, oservando l'ordine dato nel cap.2. di
queta quarta Parte, chivando li pai travaganti, e le cattive relationi, e i dover in
buono.

buono

queto Contrapunto far entire ogni coa ben ordinata, procedendo con maggior poli
zia, che ia poibile, oservando eattamente l'ordine delli quattro movimenti dimo
trati nel cap 6 della terza Parte
Si far pure, che le Parti cantino bene con movimenti, e alti naturali, chivando li
cabroi, e quelli, che i faranno, doveranno esere cononanti, come i dise in altri

luoghi, e nelli pasaggi di emiminime, e crome, i oserveranno le regole gi date.


Nelle tre parti di queto contrapunto, bater, che una faccia cononanza perfetta.
Vuole il Berardi nella Micellanea parte 3 carte 158 e 159. che in queto Contrapun

to i poi fare la quarta coperta, e la quinta fala ignuda fra le parti di mezzo.
Riucir vago queto Contrapunto, e le parti aranno fra loro differenti nelle figure,
note, il che i far almeno con una delle tre parti, come i vedr dagli eampii, e pi che
aranno variati li movimenti, pi ar vago il Contrapunto.
Non decenderanno, n meno acenderanno unite tutte tre le parti, ma riucir vago
il Contrapunto, e libero dagli errori, e una almeno delle tre parti caminer con moto
-

contrario delle altre due.

Sar

pA RT E IV. CA P. VI.

28o
Sar anche vago contrapunto, e le due parti acute camineranno unite per terza, eta,
caminando la parte grave per moto contrario quete, i far anche, che due parti cami
nino veloci, e l'altra tarda; o pure, che due vadino tarde, e l'altra paeggi, dandoi vicen
devolmente la muta. Si potr anche pauare dando ripoo al Cantore, e vaghezza al con
trapunto, il che i concede anche nel contrapunto due; ma queto pare, che ia proprio
del contrapunto fugato per dar campo all'entrar de oggetti, come i vedr ne proprii
capitoli. Le cadenze in queto contrapunto aranno quelle a tre dimotrate in queto
capitolo; vedi gli eermpii.

Altro eenpio.

fir

G
i -

si

ii
-

C.

i
e

i
v
--

PA RT E IV. CAP. VI.

stiti
i 44 H.

Altro eenpio.

--

28 I

282

pA RT E IV. CAP. VI.


Le Legature i ueranno, come dagli eempii.

Con la parte di opra.

U
Del Contrapunto diminuto a Quattro.

Queto il pi perfetto contrapunto di tutti gl'altri, perche contiene la melodia di


tutte le cononanze. In eso non doveranno mai mancare la terza, quinta, in fuoiuo
go la eta, 8 ottava, e loro replicate, e i dover chivare che non vi iano cononan
ze vuote, ma che le parti iano fra loro ben proportionate, e vicine, con l'ordine gi da
to nel cap.3 di queta quarta parte; i chiver pur anche, che non caminino tre parti con
il medeimo moto, per chivare le relationi di due quinte, ottave. Alcuni vogliono,
che i poi fare, come dagli esempii, che dal egno i vedr; m vi accader un'in
conveniente, che dimotraremo dopo havere poto otto l'occhio gli esempii. Voglio
no, che in queto contrapunto non vi ii tanto rigore di regola; pure far bene oserva
re ogni diligenza per renderlo purgato pi che ia poibile. Sar bene, che le parti ea
minino per movimenti eparati, m varii, e ditinti fra loro, pure che una parte ti
ferma, e l'altre iino fra loro contrarie ne moti; in omma pi che ar intrecciato, e

vario, pi i render vago, armonioo, e dotto. Si potranno fare cadenze, e legatur


re d'ogni orte con li debiti modi, 8cc. nel reto i oserveranno tutte le regole , i
particolari, come generali date per gli altri Contrapunti; e i potr pauare, cec. ve
di gli esempii.

PARTE IV cap. VI

-----

- --

--- -

---

--- --- -

--

Altro eempio:
-.
-

Haver

PARTE

284

--

IV. CAP, VI
Haver oervato il notro Tetore dalli egni poti nelli due opranotati eempi
(che ono del P.Maetro Rivotorto) che nel moto delle tre parti acute, vi cadono due
quarte, e due terze, coa communemente concea da tutti li contrapuntiti; l'incon
veniente adunque, che occorre in queti moti imili delle tre parti queto, che e non
vi entrano due quinte, ottave, vi deve almeno sforzatamente entrare le due quarte ,
che ono tolerate dalli contrapuntiti, ma da quete ne nace (come habbiamo noi o
ervato) che uandoli Muici in mancanza di oprani naturali, far cantare la parte del
oprano ad un Tenore all'ottava baa, la parte di oprano, che era pi acuto dell'Alto,
e Tenore, viene ad eere non olo pi baa di ei, m i mutano pur anche tutte le con
onanze, che fra queti occorrono; e l'inconveniente maggiore , che la quarta talvol

ta diventa quinta, particolarmente quando ar nella parte acuta pota opra la terza, che
uando ar pota nella parte grave otto la terza, non diventa quinta, ma eta ; s che
i" due quarte, i paa alle due quinte, come dagli eempii. Il egno A il oprano
mutato in Tenore all'ottava baa.
- ---

- -

--

--

---------

--

- - .

- -

-l

- -- - -

-,

-,

- -- - -

--- ----- - - - - - - - -

-a -

PART E Il cap. VI

285

Altro esenpio.
6,

V.

Si che pu coniderare lo tudioo quanto detrimento ricevono le compoitioni quan


do non ono cantate ne iti proprii, e naturali; mentre che le terze diventano e te, e

le ete terze (parlo fra le parti acute, e non con la parte del Bao) le quarte poi diven
tano, ete, quinte, e e aranno due quarte, i convertiranno in due ete, in
due quinte, iche per ichivare queto inconveniente ar molto meglio sfuggire queti
moti imili con tre parti, e e i dovranno uare atretti dalla neceit, timarei meglio,
che i faceero come nel econdo, e terzo eempio, perche rivoltandoi il oprano alla
baa, le due quarte riuciranno fete, e non quinte; per vero, che la quarta opra la
quinta tramezzata dalla terza f miglior effetto, & armonia, che non f pota in quali
voglia altra forma.
Io non s per qual caua concedino li Muici Pratici le due quarte, quando negano
con tanto rigore le due perfette, come li unioni, quinte, 8 ottave; le " imperfette,
-

come le due terze, e ete della medema pecie, e anche le due dionanze di pecie coni
mili, come i die nella terza parte, e vero, che i faccia queto per non eervi diver
it d'Armonia, il medeimo accade nelle due quarte; onde io non s altro che dire, e
non che eendo anomala fr le cononanze, e dionanze gli diano queta prerogativa fra
le -parti di mezzo, -pure per non
fore tanta
Delrendere
componere
Vocedifficolt
ola. nell'Arte del Contrapunto.
a

Non h ritrovato Scrittori Armonici, che habbino dato regole perla compoitione vo
ce ola. Pare, che il vocabolo compoitione non i poi addattare alla compoitione di una
ol voce, derivando dal latino compoitio quai imul poitio, il che non accade ad una olvo
ce; m e noi oervaremo, che la compoitione ad una ol voce i forma per li gradi, in
tervalli armonici fr di loro debitamente connei in ordine Armonico, pigliando li alti,
e paaggi regolari, e proprii, laciando gl'improprii, & irregolari, come i dimotra
to nel cap. 16 della econda parte, non vi ar alcun dubbio, che anche al modo di far
cantare una parte ola non e gli poi dare il nome di compoitione, almeno e li dir
compoitione in quanto che la voce accompagnata dall'itrumento, e per queta con
ideratione io mi d a credere, che niuno ne habbi parlato, volendo fore, che queta
forma di componere cada otto le regole, che i danno del componere due: Sotto queta
conideratione adunque noi daremo qualche regola del componere voce ola, ci s"
-

T A RTE IV cA P. VI

286
Si dovr principalmente oervare le corde del Tuono, e opra quelle tabilire la
modulatione, la quale deve eere tutta leggiadra con paaggi propoito, e con alti
regolari, e proprii, e non cabroi, 8 improprii, e garbati, che formino la modu
latione apra, e dura, e diino fatidio al cantore in proferirli, e tedio all'uditore in

entirli. Li paaggi veloci non anderanno di alto, ma pi uniti, che i potr, perche
come i die nel citato cap 16 troppo difficile alla voce humana il caminare con tan
tapretezza per alti, non havendo quella facilit, che h la mano nel toccare li tati
degli trumenti . Dovr pure havere bell'aria, vago andamento , 8 ottima modu
latione addattata alle parole, cio che non ia barbara nelle parole dolci, 8 amene, e
cos nelle parole apre non i far la modulatione dolce , e placida, m evera, vigoro
a, virile, incitata con andamenti proprii per movere li eni, allo degno, alla
piet, all'allegrezza, alla metitia, e di votione &c. conforme ar il eno delle

parole. La regola per diponere li eni tali affetti l'habbiamo data nel cap. 2a della e
conda parte, e queta dovr oervare il notro Tetore; e per fine eendo queta com
poitione, i puol dire, quai totalmente priva d'Armonia, i dovr far largo con una va
ga, & elaborata modulatione,
Nell'accoppiamento della voce con l'itrumento i oervaranno le regole date per la
compoitione due, 8 in oltre le eguenti, e la parte che canta ander veloce con fi
gure di crome, e emicrome, il Bao continuo ander lento, e la parte, che canta
ander lenta, i potr fare il Bao continuo volante; nelle tirate i accompagneranno
li capi, e fondi, anche li quarti, e far biogno; e poi le emiminime, crome, e
emicrome alteranno, biogna, che li compagnamenti del Bao continuo iino tutti
buoni; li compagnamenti dovranno eere con pochi tati per non occupare la voce ,
che canta, e e queta far qualche paua, dovr il Bao continuo onare qualche ga
lanteria fioreggiata, pure replicare l'inventiene cantata, formare nova aria, che
-

i dovr cantare, onde tar bene, e far vago entire, e l'Organo far talvolta il ogget
to, che i dovr cantare, & anche replicarlo dopo cantato, il che ervir anche di ri
o al Cantore, m i uer queto modo per poco tempo, e con dicretione, perche

non f molto bel entire l'Organo olo, e fore pu dare opetto all'uditore, che il Can
tore ii fuori della ua parte, e non appi quello i faccia, e tiene l'uditorio in una fati
dioa epettatione . Dovr la voce principiare cantare in ottava, 8 uniono con il

Baso continuo, e talvolta in quinta, e terza, terminando poi con le cadenze, che i
dimotreranno. Si potranno uare tempo, " proprio le fale, le incope, e le
legature, le quali i riolveranno con le buone regole, e con giudicio.
-

La parte del Bao cantata a voce ola ander aai uniona con il Bao continuo, tal

volta per toccher la terza, e quinta, e batter anche di paaggio la eta, e ander velo
ce, il Bao continuo toccher olo il principio delle tirate, e nelli paaggi li quarti con
forme porter il biogno, e cos anche li alti, nel reto i oerver quanto i die di o

pra; le ue cadenze aranno da Bao di quinta in gi, cc, e talvolta far quelle delle Par
ti acute, come cadenze medie, ma per mai i faranno nelle cadenze proprie, e reali, e nel
fine della compoitione,

--

. ..

Fsem

PA RT E IV C A P. VI.

287

Eempii per le cadenze.


o

P.

VII.

Delle regole per la formatione del Contrapunto opra il Bao.


N qualivoglia Contrapunto devono le parti acute havere relatione alla parte pi gra
ve, e baa; il che maggiormente i deve oervare nelle compoitioni a pi voci, e
perche queta parte baa in alcuni pai, e moti della ua modulatione, brama certi parti
colari accompagnamenti, perci a odisfatione del notro Tetore li dimotraremo nel
preente Capitolo. In due modi i pu coniderare la modulatione della parte baa; l'uno
per grado, e l'altro per alto.
Degli accompagnamenti opra la parte baa per grado.
Ogni nota della parte baa brama gli accompagnamenti di terza, quinta, & ottava con
le replicate loro, come i die, fuorche le note in Rmi, & E la mi, che vogliono la eta,
-

-,

e pecialmente quando paano alla ua nota vicina, fuorche quando tali note foero le
corde principali del Tuono, che in tal cao e li deve dare la quinta, e non la eta, i
oervar anche tal regola nelle note egnate con li egni accidentali del bimolle, e dieis,
d a dirla chietta in tutte quelle note, che diranno Mi tanto naturalmente, quanto acci
dentalmente, vedi gli eempii.

5.

tt-

S SESE E SE

6.

#
5.

1.

AL STl
LXXS X-l

-.la- -l-l--------it --------

S.

6.

5.

IS Srli
,

E=

-------

l! -

T A RT E IV.

288

CA P. VII.

Albi mi anche fuori di quete occaioni e li dar la eta per eere la ua quinta fala ;
l'E la mi poi non ar tanto oggetto a queta regola,anzi in altre occorrenze i tar bene
la quinta.

A" note per grado i dar anche un'altro accompagnamento, e ar, quando una no
ta decender, e li dar nel primo quarto la quinta, e nel econdo la eta, e e ar no
ta di una battuta,e li dar nell'ultimo quarto la eta; quando a cender i far, che una
parte facci ottava, e nel econdo quarto far ettima, e i ander ad incontrare per quin
ta, e e ar nota di una battuta, i far ettima nell'ultimo quarto, come dagli eempii.
Decendente.

Acendente.

5.

6.

5.

6.

8. 7.

8.

7.

l
U

Acendendo la parte baa per grado con pi note di una battuta e li dar quinta, e
poi eta, incopando con una parte, e poi i ander alla cadenza, come i vede dal pri

mo eenpio; in queta regola i eccettueranno l'E la mi acendente per grado in F fa ut,


& illi mi paando al C ol faut, a quali per ordinario i dar la eta, e poi la quinta, ve
di il econdo eempio.

Primo esempio.

Secondo esenpio.

uando poi decenderanno i far all'incontrario, dando prima la eta, e poi la quin
, e i paer alla cadenza di quarta, e terza, come dal primo eempio; i potr anche
fare queto pao con gli accompagnamenti di ettima, e eta, & in tal cao l'ultima

feta dovr eere maggiore, come dal econdo eempio, i dar pur anche eta mag

giore all'ultima delle tirate, abbenche non vi iano gli accompagnamenti di ettima, e
eta, vedi gli eempii.
Primo

PA RT E IV CA P. VII.
Primo esenpio.

6. 5.

6. 5.

289

Secondo esenpio.

6. 5.

4. 3.

- s 6b 7. 6 7 e

7.

6,

Se le note del Bao aranno acendenti, e decendenti con figure di poco valore, le
parti acute potranno tar ferme, (quando per un olo accompagnamento poi ervire
tutte) tando poi ferma la parte baa i potranno movere l'acute; di ci non occorrono
eempii.

Se tr note di grado acenderanno, e l'ultima far cadenza, alla prima i dar eta mi
nore; alla econda quinta fala, e eta minore, e la terza far cadenza di quarta, e ter
Za come.
--

Degli accompagnamenti opra la parte del Bao per alto.

Calando la parte Baa per alto di terza maggiore cos naturale, come accidentale; i
dar alla prima nota la terza, e eta minore, 3 alla econda nota la terza maggiore, e

quinta. Quando poi caler per alto di terza minore, i dar alla prima nota terza mag
giore, & alla econda la terza minore, maggiore, conforme richieder la compoitio

ne , e tal regola pecialmente i oerver con il alto del D la ol re al limi, al quale i


dar la eta, eendo la ua quinta fala, e e il Compoitore non vorr dare alla prima no-.
ta la terza

"fia obligato egnarla per regola dell' ogni

Muico Tetore,

Pri

29o

T ART E IV C A P. VII.
Primo eempio.

Secondo eempio. -

Salendo la parte Baa con alto di terza maggiore, s naturale, come accidentale, i
dar alla prima nota la terza maggiore, e la quinta; & alla econda terza minore, e feta.

Acendendo poi con terza minore, i dar alla prima nota terza minore, 8 alla e
conda terza maggiore.

l
U

- Facendo la parte Baa alto di quarta in gi , e quinta in s, i dar alla prima nota
terza minore, & anche talvolta terza maggiore conforme la natura della compoitio
ne ; e e far figura di una battuta, almeno di mezza, e li dar terza, e quinta, e poi
quarta, e eta, i potr anche in certe occorrenze dargli quarta, e eta aolutamente,
& alla econda nota i dar terza maggiore, minore , e quinta, vedi gli eempii.
-

Facen

pARTE Il cap.rar

, si

Facendoi poi alto di quinta in gi, e quarta in s , e non far cadenza, e li dar
aolutamente terza maggiore, e e occorrer darvi la terza minore i dovr egnare ;
e poi far cadenza di quarta, e terza, e gli daranno li oliti accompagnamenti, vedi gli
eempii.

Quete regole date per li accompagnamenti opra li moti della parte Baa i dovran
no anche oervare dagli Organiti, poiche il uonare l'Organo un componere con
le dita, e la tatatura erve ad ei per Cartella; anzi certi accompagnamenti ono ad li

bitum del Compoitore, mentre il Cantore tanto li fa enza che iano egnati da eo, ma
dagli Organiti devono eer fatti con diligenza, perche e non ono fatti da ei, non
ono fatti dagli altri, anzi molte corde, che retano vacue nelle compoitioni per la

difficolt, che tal'hora s'incontra nell'Armonica Teitura, deve upplire il uono dell'
O
-

IlO.

- -

- -

fia

ono le regole che i devono oervare nelli contrapunti ciolti, cos empli
ci, come diminuti, ne quali talvolta ar anche lecito nelle compoitioni di quattro, e
pi voci di privari di qualche cononanza, per chivare qualche pao di cattiva relatio
ne, di alto irregolare, e falo, che potee occorrere fr le parti, ritornando poi alla
piena, e perfetta Armonia.

Per compimento del trattato del contrapunto ciolto, dimotreremo le cadenze degli
ottoTuoni de Moderni, che ar il motivo del eguente er,
2

CAP
--

292

T A RT E IV.

C A P.
-,

CA P. VIII,

VIII.

pelle cadenze degli otto Tuoni delli Moderni.

On otante che habbiamo dimotrato ufficienza il modo di formare le cadenze, ad

N ogni modo ex abundanti odisfattione del notro Tetore poneremo le cadenze di


ciacheduno delli otto tuoni alla moderna , dalli quali potr da e teo lo tudioo for
marne quelle delli dodeci del Glareano.
Nota, che la legatura nelle cadenze, i potr fare con qualivoglia delle tr partiacue
te

placito del Compoitore. --

oN

Primo Fondam. Regol.

Irregolari.

re

Secondo Fonda.

Regol.

Media,

Irregolari

PARTE Il cap. VIII

ier o Fondam,

Regol.

Quarto Fondam, Regol.


Muico Tetore.

29;

Media.'

Irregolari.

Finale.

Media,

Irregolari.

Finale

C A P. VIII,

T A RT E IV

2.94

Quinto Fonda. Regol.

Media.

Irregolari.

- . .

seto Fondam

Finale

Regol.

Media,

irregolari.

.. ,

Finale

s: i

PARTE IV CAP VIII,

Settimo Fondam.

- -

- - -

Regol.

295

Media.

Finale.

Irregolari.

r
|

Ottavo Fondam. Regol.

Media,

Finale.

Irregolari,

--

CAP.

296

PARTE IV C A P. IX.
C

P.

I X.

Della natura, e propriet delli Tuoni.

El Cap.2o della econda parte habbiamo dimotrato la natura,e propriet degl'inter

IN

valli formati dalla modulatione delle parti,e nel Capitolo econdo


terza parte
i manifetato la naturalezza delle cononanze,e dionanze; onde esendo quete forma
te dagl'intervalli, e l'Armonica Melodia dalle cononanze, e disonanze, coniderate
otto un determinato Modo, Tuono, i dovr adunque nel preente Capitolo inveti
gare la natura, e propriet delli Modi, accioche appi regolari il notro Tetore nell'ad
dattare un Tuono, d Modo adequato alla natura, e propriet delle parole, che dovr con
tesere negli Armonici Concenti, per cavarne affetti conimili alla materia, che dovr
rappreentare nelle ue compoitioni.

Il Diruta nel terzo libro della econda parte del Tranilvano dimotra la natura delli
Tuoni econdo la dipoitione del Glareano, e l'Artui nell'Arte del Contrapunto, e
condo la mente del Zarlino, ma cos brevemente, che poco frutto ne pu cavare il notro
Tetore, onde noi per renderlo pienamente itrutto, e odisfatto ci appigliaremo alla di.
motratione, che ne f il Bontempi nell'Hitoria Muica, parte econda della praticamo

derna, corollario 21. carte 241. Dimotraremo adunque la natura, e propriet delli dode
ci Tuoni econdo la commune dipoitione de notri Antecesori.
Si dovr rammemorare quello, che i dise nel cap. 2o. della econda parte, e 2 della
terza circa la natura degl'intervalli, e delle cononanze, e disonanze, e pecialmente

delle terze minori, che per natura loro ono mete, e delle maggiori, che ono allegre,
come pure la diverit delle quarte, e quinte coniderate, e dimotrate nel opracitato Ca
pitolo, delle quali ono compote le ottave, e opra ese i formano li Tuoni; & abben
che quete quarte, e quinte habbino divera natura econdo la divera poitione delli emi
tuoni in ese coniderati, ad ogni modo oservatione ferma, e certa, chenella diviio
ne Armonica rendino il Tuono allegro, e meto nell'Aritmetica.
Dimotra adunque il Bontempi nel opracitato luogo in ciacun Tuono divere quali
-

t, s per la diviione Armonica, Aritmetica, come per le terze, e cadenze, che in


ciacheduno d'ei occorrono, come qu otto i vedr.
Il Primo Tuono fondato nella diapaon D e d. tramezzata, econdo li Muici Prati
ci, Armonicamente dall'A.& Autentico, le ue qualit ono quattro:
La Prima Allegro per la diviiene Armonica. -

-- -

La Seconda Meto per la cadenza principale di 4 3 nelle corde a 8c B. pure per la


cadenza di 7. 6. fr le corde E. & D.

La Terza Soave per la prima cadza mezzana di 4.3 tr E.&A. pure di 7.6 tr H& A
, La Quarta Lamentevole per la econda cadenza mezzana di 4 3 tr le corde C. & F.
pure di 7.6 tra G. & F. e per la terza minore tra D. & F. onde da quete qualit i rende
pietoo, e religioo; & il terzo econdo la dipoitione del Zarlino.

Il Secondo fondato nella Diapaon A. & a. divia Aritmeticamente dal D. & Pla
gale, le ue qualit ono tr.

. La Prima Meto per la diviione Aritmetica, e per la terza minore tr D. & F. e per
la econda cadenza mezzana di 4 3 tra C. & F. pure di 7.6 tra G. & F.
La Seconda gioconde per la cadza principale di 4.3 tra E 3 A pure di 7.6 tr li &A

la Terza Grave per la prima cadenza mezzana di 4.3 tra a & D pure di 7.6 tr E.

quarto
P onde
da quete
fr cagioni i rende modetamente giocondo, e religioo; & il
econdo
la dipoitione del Zarlino.
-

il Terz fondato nella Diapaon E & e divia Armonicamente dall & Autentico,
le ue qualit ono ei.

La
-

T'ATRT E IV C A P. IX.
Prima Allegro per la diviione Armonica.
La
La Seconda Meto per la terza minore tra E. e G.

297
-

, e

La terza Modeto per la cadenza principale di 4.3 tra H & E pure di 7.6 tra F. & E.

La Quarta Duro per la cadenza prima mezzana di 4 3 tr F. K & 5 che vi i uurpa.

. La Quinta Vigoroo per la econda cadenza mezzana di 4-3 tr D. e G. pure di 7.


6. fr l'a.e G. ,

La Seta Flebile per la cadenza di 7.6 tra C e H da quete qualit atto alle eagera
tioni modete, 3 allegre, che i riolvono poi in degno, e lamentationi, & il quinto
econdo la dipoitione del Zarlino.

- -

Il Quarto fondato nella Diapaon R e H divia Aritmeticamente dall'E: & Plagale,


le ue qualit ono cinque.

se -

-re -

,
La Prima Meto per la diviione Aritmetica, e per la terza minore di E. & G.
La Seconda Apro per la cadenza principale di 4.3 tra F. X e H che vi i uurpa.
La Terza Molle per la prima cadenza mezzana di 4 e 3 tra H & E. pure di 7. 6.
tra F. & E.

- -

La Quarta Allegro per la econda cadenza mezzana di 4 3 trad. e G. pure di 7. 6.


tra a. C. Ar.

La Quinta Languido per la cadenza di 7.6 tr F & E da quete qualit ama la me


titia, 8 il dolore con degno, e lamentationi, & deprecativo; econdo la dipoitio
ne del Zarlino il eto.

Il Quinto formato dalla Diapaon F. & f divia Armonicamente dalla Corda C. &
Autentico, le ue qualit ono quattro.
La Prima Allegro per la diviione Armonica, e per la terza maggiore pota tra F. & a.
La Seconda Lamentevole per la cadenza principale di 4 3 tra il C. & F. pure di 7.6.
tra il G. & F.

La Terza Severo per la prima cadenza mezzana di 4.3 tra G. e C. pure di 7. 6. tr


D. e C.
La

S" Soave per la econda cadenza mezzana di 4.3.tra l'E. & A. pure di 7.6. tr
il H & A. onde i rende maetoo, autorevole, e grave, 8 inieme giocondo, e oave;
& il ettimo econdo la dipoitione del Zarlino.
Il Seto fondato nella Diapaon C. ec. divia Aritmeticamente dal F. & Plagale, le
ue qualit ono cinque.
La Prima Meto per la diviione Aritmetica, e per la cadenza di 7. 6. tr il G. & F.
La Seconda Allegro per la terza maggiore tra F. & a.
-

La Terza Ardito per la cadenza principale di 4 3 tra G. e C. pure di 7.6 tra D. e C.

" Lamentevole per la prima cadenza mezzana di 4.3


tra G. & F.

tra C. & F. di 7. 6.
-

La Quinta Giocondo per la cadenza econdamezzana di 4.3 tra E. & A pure di 7.6.

trat & A. s che da quete qualit tiene un'allegrezza modetamente ardita, 8 per le
upplicationi flebili, gravi, e devote; queto l'ottavo, ecendo la mente del Zarlino.

Il Settimo fondato nella Diapaon G. e g divia Armonicamente dal d. 8 Auten


tico, le ue qualit ono cinque.

La Prima Allegro per la diviione Armonica, e per la terza maggiore tra G. e ti

r: Vigoroo per la cadenza principale di 4.3 tra d. e G. pure di 7 tr


l' t Meto per la prima cadenza mezzana di 4 3. tr l'a. e D. pure di 7. 6 tr
La Quarta Duro per la econda cadenza mezzana di 4 3. tra F.X e H che vi i s"

l'

a.

- e

.ti.

298

PARTE IV. CA P. IX

La quinta Flebile per la cadenza di 7 6 tra C e H onde atto ad eprimere coe eve
re, e maetoe; econdo la dipoitione del Zarlino il nono.
L'Ottavo fondato nella Diapaon D. e d. divia Aritmeticamente dal G. & Plagale,

le ue qualit ono cinque. La prima Meto per la diviione Aritmetica. La econda


Allegro per la terza maggiore tra il G e te per la prima cadenza mezzana di 43 tra de G.
d pure di 7. 6, tra l'a. e G. La terza Grave per la cadenza principale di 4.3 tra l'a. e D.
pure di 7.6. tra l'E. e D. La quarta Apro per la econda cadenza mezzana di 4-3 di

i H etiche vi i uurpa. La quinta Languido per la cadenza di 7.6 tra C et queto


pure ervir ad epreioni, che paano dalla metitia alla crudelt, e poi gravemente alla
dolcezza, e tenerezza; queto il decimo, econdo l'ordine del Zarlino.
fondato nell'ottava A. & a. divio Armonicamente dall'E. & Autentico;
-

"

le ue qualit ono cinque. La prima Allegro per la diviione Armonica. La econda


Meto per la terza minore a e c. La terza Soave per la cadenza principale di 4 3 tra

i & A pure di 7. 6 trat & A. La quarta Modeto per la prima cadenza mezzana di
4 e 3 tra H & E, pure di 7.6 tra F. & E. La quinta Severa per la econda cadenza di
4.3 tra G. e C. pure di 7,6 tra D e C onde i rende ardito, e modetamente allegro, e
erve a materie dolci, e oavi; queto nella dipoitione del Zarlino l'undecimo. ..
Il Decimo fondato nella Diapaon E & e divia Aritmeticamente dall'A. & Pla

gale, le ue qualit ono quattro. La prima Meto per la diviione Aritmetica, e per la
terza minore tra a. e c. La econda Molle per la cadenza principale di 4.3 tra H & E.
pure di 7.6 tra l'F. &E. La terza Giocondo per la prima cadenza mezzana di 4 3 tra

e &a. pure di 7. 6. tra t & a. La quarta Ardito per la econda cadenza mezzana di
4. 3. tra G. e c. pure di 7. 6. tra D. e c. onde queto ervir per epreioni flebili, e pie

toe con ardimento, & allegrezza modeta, in occaioni di preghiere; queto, econdo
il Zarlino, il duodecimo.

L'Undecimo fondato nella Diapaon C. e c. divia Armonicamente dal G. & Au


tentico, le ue qualit ono tre. La prima Allegro per la diviione Armonica, e per la ter
cadenza mezzana di 4.3 tra d. e G. pure di 7. 6.
za maggiore tra C & E. e per
tra l'a e G. La econda Ardito per la cadenza principale di 4.3 tra G. ec. pure di

i"

7. 6. tra D. e c. La terza Molle per la econda cadenza mezzana di 43 tra R & E. pu


re di 7. 6 tra F. & E. e da quete tre cagioni i rende degnoo, guerriero, e minaccievole,
per anche maetoo, e oave; queto il primo nella dipoitione del Zarlino.
Il Duodecimo fondato nella Diapaon G. e g. divia Aritmeticamente dal c. &

Plagale, le ue qualit ono quattro. La prima Meto per la diviione Aritmetica. La


econda Allegro per la terza maggiore tra c. & B. e per la cadenza principale di 4.3 tra
d. e G. pure di 7.8 tra ae G. La terza Ardito per la prima cadenza mezzana di 4 3.
tra G. e c. pure di 7. 6 tra D, e c. La quarta Molle per la econda cadenza mezzana

di 4.3 trat & E. pure di 7.6 tra F. & E. e per quete qualit atto ad eprimere coe ar
dite, e degnoe, che paano poi alla manuetudine, all'epreioni languide, e la
.
mentevoli, queto il econdo del Zarlino.
.
..
.
oervationi del Bontempi, regitrate da noi con la miglior
E quete ono

"

chiarezza, & ordine, che habbiamo potuto, per le quali tutti li Compoitori Armonici
gli devono molta obligatione, mentre che e aranno con giudicio dipote nelle loro
compoitioni, non potranno riucire, e non pi che buone, 3 ottime, e e unir il no

troTetore quete le oervationi, che habbiamo date nel cap. 2o della econda parte
circa la modulatione delle voci, potr eccitare gl'animi humani alle affettioni, non gi
alli miracoli decantati dagl'Antichi, ma olo alla piet, al pianto, all'allegrezza, all'ira

allo degno, al cmpatimento, e altre affettioni humane, per quanto, che i pu eten
dere la sfera dell'Armonica attivit.

C A P

PARTE IV CAP x
ott -

299

C, A P. X

S A **

Del contrapunto Fugato in genere.


i LContrapuntoa oggetto, che communemente vien chiamato contrapunto Fugato,
-

il pi bello, e migliore ornamento, che habbi l'Arte Armonica, onde havendo noi
dimotrato il contrapunto ciolto, e enza obligatione di oggetto alcuno, dimotrare
moal preente il modo di formare il Contrapunto con l'obligatione del oggetto, il qua
le ricerca tutta l'applicatione per eere il pi vago, e dotto degl'altri Contrapunti. Quel
la particella della cantilena, pure tutta ea cantilena, che d la norma di modulare,

d pure, che replicata dalle altre parti, i chiama oggetto, e perche antecede le altre
parti, f chiamata guida, 8 antecedente, e le parti, che la eguono, i diero cone
quenti; s che queti Contrapunti hebbero la denominatione di Conequenze, Reditte,
e Fughe.

- --

Il Kirchero nel libro quinto della Muurgia cap. 19 $ 2. pag. 368 decrivendo la fuga
die, Etauten fuga unius, 9 eiudem clauula in diveri cantilene partibus ucceiva que

dam repetitio, 9 artificioa ditributio, e perche le parti i vanno fr loro imitando nell'
aria del cantare, f anche detto Contrapunto Imitato, s che diremo con il P. Maetro
Rivotorto, che Il contrapunto oggetto quello nel quale una parte v eguendo, si imitando
l'altra, replicando in vari luoghi l # cantilena, oggetto, imitatione, i veda l'een
pio nel cap. 2 di queta quarta parte. Si chiama fuga, dice il Berardinelli Documenti Ar
monici lib. 1. docum. 16 omiglianza d'uno, che fuggendo, l'altro lo egue per l'itea via,
entiero. Replica dal replicare le medeime note, nome per e teo chiariimo. Reditta perche

ridice, e referice quello, che l'altra parte ha detto, e cantato prima. Imitatione, perche quel
lo, che egue il primo cerca ogni sforzo d'imitarlo per quanto pu, s negl'intervalli, e tempi,
come in ogni altro movimento, procurando di ridire tutto quello, che ha detto il primo. Altri l

hanno chiamata conequenza pigliando la denominatione dal illogimo, che uano i Logici, se s
che potiamo dire, che il Contrapunto

" non altro, che un obligo, che i piglia

il Compoitore di far cantare pi parti quelle itee note, overo altre conimili a quel
le, cha h cantato la parte principale. Queto modo di Contrapunto obligato, i divide
rincipalmente in Imitationi, e Fughe, e quete in varie pecie come i dimotrer nel

apitolo di ee Fughe. Per formare adunque il Contrapunto obligato, (ia Imitatione,


d Fuga, Canone) i devono oervare alcune regole generali, e ono
Primieramente, che la Fuga tii nelle " Tuono V. G. che fe foe la Fuga del
primo, le ue ie regolatrici, che ono la principale in D e la media, regolatrice

(che divide li tuoni per la diviione Armonica, Aritmetica) in A. opra quete devo
nole Parti principiare il oggetto, oervando fr ee la ditanza di quarta, e quinta, e

talvolta di uniono, 8 ottava, m queto modo non timato molto buono, perche non c
forma la diviione del Tuono, che , come i die, l'Aritmetica, e l'Armonica, s che pe

oervare queta diviione, i far, che nel Tuono Autentico, la Parte, che proponer

la Fuga moduli per la quinta, principiando dalla corda principale del Tuono, e l'altra
parte moduler per quarta principiando dalla corda media, con queta regola, che il Te
nore corripondi al Canto; & il Bao all'Alto; Nel Tuono Plagale la parte, che propo,
ner il oggetto moduler per quarta principiando nella corda principale del Tuono, e l'
tra per quinta,
dallamodulare,
corda regolare.
L'Imitatione
non arterza,
oggetta
rettezza
di quetaprincipiando
legge, m potr
e principiare
dalla econda,
ialla
e
r

- -

3 oo
T A RT E IV C A P. X
ettina, 8 anche li ar lecito fra il corpo della compoitione toccare corde divere dalla
principale, e regolare a beneplacito del compoitore, come meglio e gli render comodo.
Sar ottima oervatione, che la Fuga del Modo Autentico moduli acendendo; e

quella del Modo Plagale decendendo.


Devo dichiarare al mio Tetore, che il principiare, che fanno le parti ditanti fr lo
ro per l'intervallo di quarta, non contrario alla regola, che i debba principiare per con
onanze buone; mentre che dopo havere apettato alquante paue, fanno gli attacchi per
terza, quinta, altre buone cononanze, le quali rendono buono l'entrare, che fanno
le parti ditanti fr loro nel principiare per l'intervallo di quarta, e queto i concede nel
li contrapunti oggetto, e i prohibice in quelle compoitioni, nelle quali principiano
le parti aieme, come inegna il Zarlino nelle Ititutioni parte terza cap. 28 carte 174.

-. ove dice. Quando adunque vorremo incominciare alcuno Contrapunto in fuga, conequenza lo
potremo incominciare per qualivoglia delle Perfette, overo Imperfette, 9 per Quarta anche;
'Npn che le parti incomincino a cantare per queta cononanza;m dico per quarta ripetto al prin
cipio deloggetto con la parte del contrapunto se la quale libert i concede anche nelli og

getti alla econda, e ettima, come i vedr dagli eempii a luogo proprio.
Si dovr inoltre, come i motivato, far entrare le parti dopo la prima,che forma il og

getto per qualche intervallo di paue, e ci i oervar con quante parti entraranno a far
il oggetto; non ar per d'obligatione il fare, che e la prima ar entrata per esempio
dopo due paue, che tutte le altre entrino anch'ese dopo due paue, ma potr il Compo
itore entrare con pi, e meno, come li torner pi comodo; ben vero, che oservando
anche le paue, i rende il Contrapunto pi tudioo; Accioche l'uditore comprendi
l'andamento, & aria del oggetto, non dovr esere la propoitione della fuga tanto breve,
che appena i poi conocere, ne meno tanto lunga, che non la poi tenere a mente, onde
ar di una, due, tre, quattro, e pi paue; alcuni vogliono, che quattro siino troppo, 8.
il Berardinelli Arcani Muicali carte 22. vuole, che nelle compoitioni a capella la pro

poitione della fuga non pai ei, o ette paue al pi; il Tigrini per nel quarto libro
del compendio della Muica carte oa aserice, che nelle compoitioni a pi voci non

aranno troppo quattro paue, ma n meno otto, n dieci. Potr il Contrapuntita prin
cipiare il oggetto con qual parte li piacer, ma pare, che ia pi proprio principiare dal
Canto, paandolall'Alto, al Tenore, 8 al Bao, come i vedr dagli eempii.
L'ordine, che dovr tenere il notro Tetore nel teere le compoitioni a oggetto, a

r, che la parte, che propone, e f il oggetto, sii la patrona, e le altre ervitrici di quella;
onde propoto il oggetto dalla prima parte, far, che entri la econda, ripetendo il og
getto fatto dalla prima, e ubito ea econda parte i rende patrona, e la prima ar ervi
trice ua, facendo altro andamento, o oggetto teuto opra il primo, il quale e ar an
che eguito dalla econda parte, ar ottima, e tudioa teitura ; dopo la econda entra
r la terza parte come patrona delle altre, e la prima, e econda i renderanno ue erve,
formando il concerto con novi andamenti, o pure con armonia d'empitura, facendo
uelle cononanze, che i richiedono all'ottimo concerto, e con ea terza parte eguir a

areliecondi oggetti, fatti dalle due prime e cos i far con la quarta parte, anche con
le altre parti e facee il biogno ; ma a quattro pare, che la fuga ia nella fua total per
fettione, e che ia migliore, che non quella a cinque, e ei , anzi timano meglio li

dotti Contrapuntiti, che la quinta parte proponghi nuovo, e divero oggetto, sfidando
le altre parti a nuova aria di cantare, il che ar di maggior tudio, e di molta vaghez
sa alla compoitione.
Oervi adunque il notro Tetore il ottopoto eempio a quattro, il quale teuto in
-

queta forma: Propone il Canto il oggetto A e dopo di eo per l'intervallo di una bat
-

tuta,

pA RT E IV CAP X.

3o I

tuta, e mezza entra l'Alto, & inino, che fa il oggetto A il Canto f li oggetti B e C.
e eguendo l'Alto a fare li oggetti B e C imitanti il Soprano nelli emituoni,mediante
l'ajuto del 4 dieis poto in Ffaut, il Cantovitee opra il oggetto D. per imitatione, 3c

empitura imitando non totalmente il oggetto B e C e egue eo Canto con le imitatio


ni F. G. & H ino al fine Sotto il oggetto B dell'Alto entra il Tenore per le medei
me corde del Soprano, non gi per l'intervallo di una paua, e mezza dopo l'Alto, come

eo fece con il oprano, ma per due paue dopo il principiare dell'Alto, e queto a fine di
formare l'attacco, che tii bene; facendo adunque il Tenore il oggetto A l'Alto egue
a teervi il oggetto C di gi formato dal Soprano, eguendo in ino al fine con l'imita
tioni D. E. " Una paua, e mezza dopo il Tenore entra il Bao, modulando per le
medeime corde dell'Alto, apettando le medeime paue apettate da eo Alto, e men

tre f il oggetto A il Tenore li fa opra il oggetto B e C come fece il Soprano opra l'
Alto, e cos facendo il Bao il oggetto B e C il Tenore vi fa il oggetto D. e facendo
il Bao l'imitatione D. il Tenore, e le altre parti vi fanno opra per empitura l'imitatio
ni, unendoi poi tutte le parti a formare la cadenza.
Oervar il notro Tetore, che il Canto, il Tenore ono imili, e i corripondono
nelle corde della fuga, come pure fanno tr loro l'Alto, e Bao; onde il Canto, e Te
nore modulano per la corda principale del Tuono C. l'Alto, e Bao per la media G. ia
oltre oervar, che il Canto, Sc Alto nel loro principiare ono ditanti fr loro per quar
-

ta, la quale i rende buona per l'attacco, che fa l'Alto per terza; l'attacco poi del Tenore
con l'Alto per quinta, onde forma divera armonia nel uo entrare di quello f l'Alto
con il Soprano, il Bao poi entra per terza per uniformari in tutto, e per tutto con l'Al
to, che uo corripondente, come i vede anche dalli i dieis in F. faut. Si pongono
anche le parole per far piccare maggiormente il oggetto.

f-7-

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A.

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D.

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te quoniam miri fi cavit Dominus

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ri fi ca vit Dominus mi rifi ca vit Dominus anctum u

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mi- ri- fi ca vit

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&c.

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mi

ri fi ca vit Dominus

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-- ---

D.
C.
ri fi ca vit Dominus mi ri fi ca vit Dominus anctum u
-

um &c.

um

i
l

p ART E IV C A P. X.

3o3

Si pu principiare la fuga per qual parte i vuole, come dalli ottopoti eenpii; ma

l'entrare delle parti pi allegro nelle alte, che nelle base.


--

Tr

t-g-l.

EN

f,

a. - atti

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feat.

Tv-

- -- -

--

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V-

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e-

---

- ---

--

- -

3 o4

T'ARTE IV C A P. X.

Nel

3o5
PA RT E IV CA P. X.
Nella compoitione i potranno mutar corde, cio quello, che tato fatto dal Teno
re, e Canto i far fare dal Bao, 8 Alto, e quello, che tato fatto dall'Alto, e Bao

i far fare dal Canto, e Tenore, e e l'entrata delle parti ar divera dalla prima, ar
migliore.

-----

Mueo Tetore.

e a---

3o6

PART E IV C A P. X.

Oerver lo tudioo dalli egni che replicato il oggetto,un tuono pi alto della cor

da fondamentale, il che far molta vaghezza, onde i potr nel corpo della compoitio
ne variare le corde, e dopo che i haver fatto entire il oggetto nelle corde naturali, e
proprie del Tuono, lo potr far entire una voce pi alto, pi bao, e potr anche pa
are all'imitatione, e e replicher il oggetto pi tretto, cio con minor paue, ar me
glio, vedi l'eenpio due.

Si

pART E IV, c A P. X.

3o7

Si potr anche tringere il oggetto non olo nelle paue, m anche nelle figure Mui
cali, come dall'eempio.

i
C

i
l
- --

- -

-:

Chi vorr adunque tringere il oggetto nel fine, dovr teerlo nel principio largo, e

pare me, che pi, che ar il oggetto tretto, cio formato con poche paue, i rende
r pi difficile, e per conequenza pi tudioo.

" i far il oggetto nel corpo della compoitione un tuono pi alto, pi ba


o, i procurer imitarlo pi che ia poibile, particolarmente nella ede delli emituoni,
e dove foe mancante in queta parte, i procurer formarli accidentalmente con li egni
-

di b. molle, i quadro, e X dieis, ar per anche lecito in qualche occorrenza fare un


Mi in luogo del Fa, pure un Fa in cambio d'un Mi.

Uano i dotti contrapuntiti formare alcuni contrapunti in forma di Fuga, chiamati


di eguito, facendo che una parte i tiri dietro un'altra per li medeimi moti, s per grado,
come per alto principiando ee parti fr loro per ditanza di uniono, econda, terza,
quinta &c per la ditanza l'una dopo l'altra di mezza, una, due, e pi paue, in altri
variati modi, che per eere tudioi, e curioi ne apportaremo alcuni del Zacconi regi

trati nel terzo libro della ua econda Pratica. Vi motro adunque alle carte 133 una
guida, che i f eguire all'uniono dopo una paua, cos. -

--

---

------ ---

- --

--- --- --

--

--- --

ses

PARTE IV, ca P x

Alle carte 134 un'altra Guida , che i f eguire alla econda dopo una paua.
r

Alle carte 137. un'altra Guida, che i f eguire alla terza dopo una paua.
f

pA RT E IV C A P. X.

3o9

Queto modo di componere i pu anche uare tr, come dimotra eo Zacconi alle
carte 144 ove i vede, che la guida i fa eguire da due parti, che cantano in terza, vedi il
ottopoto eenpio fatto all'ottava.
e

Habbiamo poto otto l'occhio del notro Tetore li dimotrati eenpii per facilitarli
il modo di teere imili compoitioni, per le quali ne daremo la eguente regola, fonda
ta opra il ottopoto eempio : Far adunque la guida il oggetto A. il quale ar repli
cato dopo una paua, e due tempi dalla parte ueguente, e mentre che queta former

detto oggetto. Alla guida vi teer opra il oggetto Bil quale replicandolo la uequen
te, la guida vi forma opra il oggetto C quale replicandolo la uequente, la guida vi
former opra il oggetto D. e cos negl'altri inino al fine concludendo con la cadenza :
Non ti maravigliare e vedrai il oggetto A. replicato dalla uequente, non per il alto di
quinta, ma di quarta, perche queto i fatto per ftare opra le corde del Tuono, che
nel reto vedrai, che la uequente empre replica le medeime illabe Guidoniane della
guida, come i pu vedere dal olfeggiare di ea compoitione, i ono anche pote le pa
role per rendere pi chiaro l'eenpio.

. -S

B.

Signa

et uper

tum

-S

--

A.

Signa

Muico Tetore.

C.

tum
-

et uper
V

nos
3

lumen

PARTE

31 o

IV CA P. X.

vultus

--

lumen - vultus , tui

vultus

- - men

i
'tH
i ittluii

lu

Domine

sulas

fu i- i

Doni

---

v - I

ne dediti dediti i latitiam

-----

---

--

---

i --------

6-)
-

tui

vultus

tui

Domi

ne

Con queta regola i potr anche teere un oggetto, eguito da un'altra parte per moti
contrarii quelli della guida, come i vede dall'eempio cavato dalla econda parte del
la Prattica del Zacconi c. 142.
-

Fuga contraria all'Ottava,

PA RT E IV C A P.VXI.

3I I

Da quanto i dimotrato in in hora, i pu dire, che tutto il modo, 8 ordine di com

ponere a oggetto, conite nel dedurre una parte dall'altra, e nel teere le parti a vicen
da, l'una opra l'altra, con la totale, partiale oervationedelli moti loro, e queto ba
ti del Contrapunto
fugato in commune:
- i

C Ai P. XI.
Della Fuga in particolare, e delle ue pecie.

I fi diffenel principio del paato Capitolo quello ia Fuga, eehe la ua principale

G cura deve esere circa l'oervatione delle corde del Tuono, modulando per la ua
quarta, e quinta, replicando la ueguente li moti della guida: Habbiamo pur anche
detto, che il Contrapunto oggetto un'obligatione, che i piglia il Compoitore, on
de i deve oservare, che l'obligatione aai differente dalla Fuga, perche ea replica
pi volte il oggetto otto divera armonia, e la Fuga libera, e ciolta, e l'obligatione
oggetta, 8 obligata replicare empre il medeimo pao. Della Fuga adunque noi al

preente apportaremo le diviioni, e pecie particolari.

Viene coniderata la Fuga dalli Muici Pratici come legata, e ciolta.


La Fuga legata tata anche detta reale, totale, pure integrale, e naturale; queta
f decritta dal Zacconi nel lib. 2 della econda parte della Pratica cap. 65. carte 113.
ove parlando delle Fughe cos die. Le naturali ono quelle, che integralmente in tutto, e
-

per tutto ono imitateenza verun mancamento,overo aggiuntione in tutte le parti. Et il Tigri

mi die nel4 libro del Compendio della Muica cap. 2. Legata i addimanda quella, quan
do una parte, pi parti cantano le medeime Note, 5 pettano le medeime paue, che petta
la Guida . Vuole l'Artui nell'Arte del Contrapunto, che queta Fuga i poi fare per
moti retti, e contrarii, come dagli eempii.
-.
Fuga per moti retti,
-

--

Fuga per moti contrarii.

UH-----

--

---

Queta Fuga i prineipiar per uniono, 4 s 8 & altri intervalli, e queta l'
itea, che il canone, la quale i pu racchiudere in una parte ola, come dimotrare
mo nel proprio Capitolo. Si former queta Fuga a due, tre, quattro, e pi voci, ma non
i potr oervare in ea la formatione del Tuono, come avvertice il Berardi nel primo
lib. delli Documenti Armonici documento 16, ove forma il ottopoto eempio
V
-

3 I2

PART E IV CAP XI

Avvertice adunque l'Autore, che il tuono non i pu formare di due quinte, ne di due
quarte. La formatione del Soprano del nono tuono traportato, il Contralto, 5 Bao dovria
no ripondere cos, per dare la formatione al tuono.
- -

--

---

Equeto bati della Fuga legata,


La

TPA RT E IV C A P. XI.

3I3

La Fuga ciolta,che f anche detta libera partiale, caccidentale, decritta dal preci
- tato Zacconiubi upra, ove parlando delle Fughe accidentali cos die, e l'accidentali
quelle, che cavandoi dall'itee in poco, din i"imili, ma variabili in una, pi note,
come anche improprie poitioni.... le fughe in tutto, e per tutto imiglianti i dicono naturali, l
altre, che ono di pi, mancanti in qualche coa, i dicono accidentali, e non proprie. Et il

Tigrini nel opracitato luogo cap. 3o die. Sono adunque le Fughe ciolte quelle, che pro
cedono per un certo numero di figure, che i ritrovano nella parte della Guida, 9 l'altre figure poi

non ono ottopote a tallegge, n obligato il Mueo oervare di porre le medeime Figure, Pau
fe: me una parte proceder per Semibrevi, i pu fare, che l'altra proceda per Minime, per

quali altre torneranno pi comode. Dimotra l'Artui opracitato, che anche quete Fu
ghe ciolte i poino fare per moti retti, e per moti contrarii, come dagli e
i . - Per moti retti.

Per moti contrarii.

Varie ono le pecie della Fuga ciolta, poiche viene coniderata come emplice, e
doppia; come Autentica, e Plagale, come Retta, & Invera, Contraria, come Rego
lare, e Propria; & Irregolare, 8 Impropria, e come Imitata.
La Fuga ciolta emplice quella, che emplicemente forma un oggetto, e queto re
plica una volta ola, la Doppia quella, che lo replica pi volte, e otto, e opra, come
-

dimotraremo nel Capitolo delli contrapunti doppii; Altri vogliono, che la Fuga dop
pia fia quella, che i forma con pi oggetti,e di queta pure ne parleremo nel proprio Ca
pitolo. Vedi l'eempio della Fuga ciolta emplice, e propria cavato dal Bononcini nel
Muico Pratico parte 2. cap. 1o. car. 86.

ve

314

PARTE IV CAP XI
-

Nel qual eempio i vede l'oervanza delli tuoni, e emituoni, il che non di grand'
importanza, ma ad libitum del Compoitore, e i poono formare enza queta oerva
tione, e aranno ottime, e regolari, mentre, che abbracciano le corde dell'ottava, che
forma il Tuono, come i vede dal ottopoto eenpio del medeimo Bononcini cavato
nel opradetto luogo alle carte 87
".
.
:
- - - - -

-------

- - -

-- - -

- -

- --

- -

--- --- -

i -

--

La Fuga ciolta Autentica quella, che modula le ue parti all'in s; e la Plagale all'
in gi, come i vedr nel Capitolo delle Fughe per tutti li Tuoni.
La Fuga Retta quella , che le ue parti formando il oggetto modulano concordi all'

in s, all'ingi, come i die del moto Retto nel cap. 6 della terza Parte. La Fuga In
vera, contraria quella le di cui parti una acende, e l'altra decende per li medeimi
moti, m contrarii, vedi gli eempii dell'Artui poco f rapportati
t

La Fuga eempio
regolare, del
e propria
quella
replicaArmoniche
l'itei tuoni,
ottopoto
Pioveana
nelleche
Miure
cap.23e emituoni,
cart sr. come dal
a

pARTE IV cAP XI.

3I5

|
La Fuga Impropria, & Irregolare, la medeima, che l'Imitatione, e cos anche
l'Imitata, della quale e ne parler nel eguente Capitolo.

Vedute e pecie della Fuga ciolta con i loro eempii cavati da claici Auttori, dare
moal notro Muico Tetore alcune regolette per la loro formatione.
Primieramente oervar le regole date nel paato Capitolo, cavando un oggerto dal
l'altro, componendovi opra, come i die, altro contra oggetto, pure altre note d'
empitura a uo beneplacito . Formar il principiare delle parti ditanti l'una dall'altra co

me i die per Uniono; per Quarta, e Quinta, e per Ottava: per Uniono i far repli
care le particelle l'una dopo l'altra dall'A all'A. dal B. al B. dal c. atc &c. componendo
l'una opra l'altra, come dall'eempio.
-

---

:: I 6

T A RT E IV. CAP. XI.


Tal regola i uer anche per Ottava.

6-Q

8
6
8

6
8-5

A. - -

B.

Le due quinte che ono tr la quarta, e quinta caella con il Tenore, & Alto, ono
tolerabili, per eere di pecie divera, cio una imperfetta, e l'altra perfetta.
Il Modo di principiare le Fughe per quarta, e quinta i dimotrato negli eenpii
quattro rapportati nel Capitolo paato, e i pu anche vedere nell'eenpio quattro poto
nel fine di queto Capitolo; l'eer poi le parti ditanti nel loro principiare per econda,
terza, eta, e ettima,queto cibo delle Imitationi, come i vedr nel eguente Capitolo.
Far gli attacchi delle parti in terza, quinta, anche in ottava, ma queto ultimo
modo non molto armonioo. Vuole il Penna ne uoi Albori Muicali cap.9. carte 84.
che l'entrare della terza parte i faccia quando le due parti ono in legatura per far cadenza,
o reale, finta, come dall'eempio

T'ART E IV CAT., XI.

317

|
|

|
|
l

|
7 Onde i vede, che la terza parte f quarta con la econda, la quale i sends buena, e per
la legatura, e per l'accordo in quinta, che f la terza parte con la prima; ma pare a me, the
tale entrata per legatura sii migliore e i far con la terza parte opra, come dall'eempio.
r

Sar neceario, che oervi il notro Tetore in quete Fughe di tralaciare accuratamen

te una nota, o per dir meglio un'intervallo per toccare realmente le corde del Tuono, co
me i notato nel preente Capitolo con il Berardi, circa la Fuga legata, vedi l'eempio,

ig

li

-7-2 -

318

PA RT E IV C AP XI

In queto Contrapunto di Fuga ciolta, come di Fuga legata, in altre compoitioni


di obligo i piglier qualche licenza, e non i tar tanto nel rigore delle regole generali,
m non i dovr per abuarene, ma olo pigliare quello che vorr la forzoa neceit
Vuole il Pioveana nelle ue Miure Harmoniche, cap. 23 carte 52. che eendo talvolta
neceario, che le parti i trovino in uniono, che ii lecito in tal occaione pi toto

uare imili pai per poco patio di tempo, che rompere l'ordine della Fuga . Oervi
adunque il notro Tetore il modo di fare le Fughe ciolte, e vi applichi con attenrione,
perche quete ono le pi uate, adoprate delle altre

Poneremo ex abundanti gli e

empii della Fuga emplice due, a tre, 8 a quattro; vedi l'eempio a due, nel quale oer
varai, che i principia in Fuga come A. A. e i paa poi all'Imitatione, come del B. B.
o

|i
l

l
U
A

Vedi l'eempio a tre.

Avanti di dare l'eempio a quattro,


avvertiremo il notro Tetore, che
nelle Fughe i potr fare il Bao con
tinuo per l'Organo in uniono con la

parte pi acuta, paando uciva:


mente alle altre inino alla parte del
Bao (e non i volee are un novo
Bao, e con quello accompagnare

anche le parti acute) e queto i far


per far entire chiaramente il ogget
to, e farlo maggiormente piccare i

vedi l'eempio:

PARTE
e

IV

C A P. XI.

3I9

32o

pA RT E IV. CAP XII.


C

P.

XII.

Delle Imitationi.

'Imitatione, che i dice anche Fuga irregolare cotituita da due, pi parti, che
i eguono una dopo l'altra, le quali (come i die della Fuga) i chiamano la pri

na Guida, e le altre Conequenti, e quete i eguono, 8 imitano per fughe dello te


o valore; e per l'itei gradi, ma non per li medeimi tuoni, e emituoni.
L'Imitationi ono anche di due orti, come ono anche le Fughe, cio legate, e ciol
te, l'Imitatione legata ar quando il oggetto ar replicato dalla coneguente con note,
figure del medeimo valore, e per gli tei gradi; L'Imitatione ciolta poi non oerve
r queta regola, ma replicher la coneguente olo in parte il oggetto propoto dalla
guida, imitandolo olamente in qualche parte.
La differenza, che tr la fuga, e l'Imitatione queta, che la fuga i fa all'uniono,
alla quarta, alla quinta, alla ottava, e ue replicate con l'obligo di oervare le corde del
Tuono, Modo; e l'Imitatione i f alla econda, alla terza, alla eta, alla ettima,
& altre conimili replicate, e perci non obligata all'oervatione del Tuono, Mo
do; onde non havendo queto rigore di toccare le corde del Tuono; pu paare dalla
quinta all'altra quinta, ma deve per ritornare nella corda del Tuono, come dall'e

iempio

--

st2

f
U

Siformaranno quete imitationi con la regola data per le Fughe nelli due anteriori
Capitoli, ponendo una particella dopo l'altra, teendovi opra altre Note, come i ve
duto dal oprapoto eenpio.
Eempio
dell'Imitatione alla econda.
o
-

##

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PA RT E IV CA P. XII

32 i

Eempio dell'Imitatione alla Terza.

Eempio dell' Imitatione alla Seta.


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empio dell'Imitatione alla Settima.

--- - -

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Mueo Tziore

-----

--- 1 -,

- -- -

Si

pA RT E IV. CAP XII

322

Si pu anche fare l'Imitatione per moti contrarii, o alla rovercia, come dall'eempio.
r

uete Imitationi faranno vago, 8 ottimo entire, quando aranno pare con giudi
cio fr le compoitioni, come pur anche quando aranno framichiate nelle Fughe, il
che ar non olo d'intreccio, m anche d'empitura dell'armonia, e commodo al compo

itore, mentre che potr con l'aiuto di quete evitare molti pai cabroi, che li potreb
bero occorrere nelle compoitioni obligate, oggetto,

C A

P.

XIII.

Delli Duo, e Fughe per tutti li Tuoni.

Eduto il modo di formare le Fughe, & Imitationi,

per giovamento del notro Te

tore apportaremo li Duo,e Fughe per tutti li Tuoni, e perche iino buoni, & ottimi

gli eempi, pigliaremo quelli del notro Padre Girolamo Diruta poti nella econda
parte del Tranilvano lib. 3 li quali furono anche timati buoni, & ottimi dal Zacconi,
mentre che beneficio de tudioi anch'eo li rapporta nella ua econda parte della Pra
tica lib. 5 carte 241.
Duo del Primo Tuono.
-

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|E -

|EHE

PARTE IV cAP XII.

Duo del Secondo Tuono.

Duo del Terzo Tuone.

Duo

T'ART E IV. CAP XIII

22 4

Duo del Quarto Tuono.


-

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-- -

Duo dell'Quinto Tuono:

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Duo
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G--t-H

o
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del Seto Tuono.

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PARTE IL CAP XIII

- -

25

- -

Duo del Settimo Tuono.


-

Duo dell'ottavo Tuono.

h, Tere,

Duo

326

T'A R T E IV.
Duo del

CA P. XIII

Nono Tuono.

------

Da o

del

Decimo Tuono
-

----

- .- --

Duo dell' Undecimo Tuono.

- -- -

-- -

PART E TV C A P. XIII.

327

l-
o

. -------

Il Pa

,
Du deli Duodecimo Tuono.

dre Maetro Rivotorto nel uo manocritto formate Fughe per tutti fissere
- -

nidelli Moderni, paando dalla Fuga all'Imitatione, come i vedr dagli eempii, li

quali rapportaremo, perche aranno di " al notro Tetore.


Il Primo Tuono forma la ua Fuga dal D la ol re, all'A la mire, e da queto quello,

upprimendo un alto d'una nota, come dal ottopoto eempio, riducendo poi la Fuga

all'imitatione per continuate la compoitione; dalle due prime corde i pu paare alle
altre; ritornando finalmente alla finale. Riveda il notro Tetore " regolari,
come irregolari di tutti li Tuoni rapportate da noi nel fine del cap. 5 di queta notra

quarta parte, vedi l'eempio:


-

--

-- --- ---

--

328

pART e Iv, cap. XIII

fi

La Fuga del econdo Tuono i far da Gfolreut, abisolte, e da queto a quello


riducendoi poi all'Imitatione, come i die del primo, e paar dalle prime corde alle
.
altre, terminando nella finale, come dall'eempio.

p A RT E IV C A P. XIII.

329

La Fuga del Terzo i far da Alamire ad Elami, e vicevera, e paer come gli altri
all'Imitatione, e per le altre ue corde terminando alla finale.

li
|
-

" Tuono non ha propria Fuga, m e li pu dare quella del terzo, 8 il og

getto dell'Imitatione v da E la mi in F fa ut,e deve ripigliare da A la mire in Col faut,


i l'eenpio.

T A RT E IV CAT XIII,

33o

La Fuga del Quinto Tuono i far per le ue corde principali G ol faut, e Gotre ut,
e da queto quello, e paer all'Imitatione, terminando poi nella ua finale &c.

U-

--

La Fuga del Seto Tuono i far per le ue corde principali F fa ut, e C ol faut, e i ri

durr all'Imitatione per le ue altre corde di participatione.


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EE S.
o

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FFF

PA RTE IV CA P. XIII.

331

La Fuga del Settimo Tuono i far per le corde di E la mi, e di Bmi, l'Imitatione ar
nelle altre corde di participatione, e i terminer con la finale. -

--

--.

--

(e

La Fuga dell'Ottavo Tuono i far per le corde di G olre ut, e di D la ol re, far il
paaggio all'Imitatione, come le altre, e terminar nella corda finale-

T A RT E IV CAP XIV

332

C A P.

X I V.

Delli Canoni.
-

Ci vocantur omnes illae Symphoniae, dice il Kirchero nel 5. lib. della Muurgia cap.
2o. pag. 383. quae in unam clauula vocem pro divera incaptione, 9 polipbona ratione di
as voces reddunt, Camones dicti, idet regula. Il Canone adunque ar una regola di far
cantare le parti, l'una dietro l'altra, cio quello che h cantato la prima parte, ia rican
tato dopo qualche paua dalle altre parti, eguendoli moti, e modulatione della prima
inino al fine, ridicendo tutto quello, che ea h detto.
.
-

Volero alcuni, che la denominatione del Canone derivae canendo, ma ci non va


le, perche ne eguirebbe, che ogni cantilena i chiamae Canone. .
.
Il Canone, che al parer de pi dotti Muici non importa altro, che regola, f da certi
chiamato Ripota dal riponderi, che fanno l'una con l'altra le parti; f anche detto
Fuga omiglianza di uno, che fuggendo, l'altro lo egue, 8 in altri modi, come i dise

della Fuga nel cap.1o di queta quarta parte, vuole per il Zacconi nel fine del cap. 56 del
1. libro della prima Pratica carte 47, che meglio chiamare queta orte di compoitioni
con il nome di Canone come uo proprio, e i pu dire con verit, che ia imile alla Fu
ga legata come habbiamo detto nel cap.11 di queta quarta Parte, onde non i potr oer
vare nella ua formatione le corde del Modo, Tuono.

-,

La forma di teere queti Canoni ar come i die delle Fughe nel cap. 1o & 11.po
nendo in Cartella alcune figure per la Guida, e dopo alquanto tempo, paue benepla

cito, e commodo del Compoitore, i far entrare il Coneguente, che dichi l' itee no
te, quanto alla figura, quanto al tempo, e quanto al luogo, ( e ar per il Canone all'

unifono, perche in altro cao i muter il luogo, retando la quantit, e qualit delle figu
re) e opra quete i ander formando dalla Guida altre note, che aranno replicate dal

Coneguente, e cos a vicenda inino al fine, e quando il Coneguente haver replicato


tutto quello, che haver detto la Guida, i aggiungeranno altre note alla Guida per riem
pimento, e concluione di eo Canone (e non foe Canone circolare, 8 infinito, co

mes dir) e cos i far a due, tr, a quattro, e pi parti, in queti Canoni non i ue
r il rigore, ma i piglier qualche licenza.
Si formeranno queti Canoni in tante maniere, in quante che i die delle Fughe, &
Imitationi, cio all'uniono, alla econda, alla terza, alla quarta, alla quinta, alla e
fta, alla ettima, 3 all'ottava, e da quete piglieranno la denominatione, come areb
be dire, Canon ad unionum, Canon ad ecundam, Canon ad tertiam, 9 c. entrando il Con
eguente dopo la Guida in uniono, econda, terza, 8cc. econdo la denominatione,
che li ar data, tanto opra, quanto otto la Guida con la particola ub, cio ub diatee
aron, ub diapente (sec. come pure altior tono d pure tono demiior.
-

Il Ca

pARTE IV, CAP XIV

333

Il Canone di due orti, cio ciolto, e libero; legato, 8 obligato. Il ciolto quel
lo, che formato d'ogni orte di cononanze, e dionanze beneplacito del Compoi
tore; Il Legato, & obligato quello, che i priva d'alcuna cononanza, disonanza;
e tanto l'obligato, quanto il libero i poono fare all'uniono, alla econda, alla ter
za &c. Si conidera anche il Canone come Finito, e come Infinito, Il Finito quello,
nel quale tutte le parti fornicono aieme, concludendo in cadenza; l'Infinito, che anche
circolare i chiama, quello, che le parti giunte all'ultima figura tornano da capo, due
tr, e pi volte circolando beneplacito de Cantori.
ri
Uano li Compoitori racchiudere in una ol parte tutte le parti , che formano il
-

Canone, il che nominarono Canone chiuo, onde determinarono alcune Ziffre, che

manifetaero al Cantore quando dovesero principiare le t- altre parti, quando


dovesero finire , e ritornare da capo, e furono S.

SIE le quali, come i die

nel cap. 7. della econda parte, i chiamano Prea,

SIE Coronata, e Ritor

nello: Per rendere avviatili Cantori, quando doveano prin- - cipiare il Conequens
te, poero opra, otto la Guida la Ziffra S. della Prea; - quando doveano finire
poero la s Coronata; e quando doveano replicare poero il gli Ritornello ; la Prea
i poner opra il Canone chiuo tante volte, quante volte li entrarano le parti per
coneguenza dopo la Guida in componere il Canone, il Ri-- tornello i poner ne
Canoni replicabili, e circolari; e la Coronata ne Canoni emplici, e finiti.

Li Contrapuntiti per eplicatione di queti Canoni chiui, uarono ponervi opra al


cuni motti, come per esempio Jusquino per ignificare in un uo Canone, che il Cone
guente dovese apettare quattro tempi, vi poe il motto Francee Vous jejuneres le quatr
temps, & altri altri motti, che per brevit i tralaciano ; m devono eere queti motti
chiari, e piritoi, che eplichino bene la mente del Compoitore, perche dice il Roi nell'
Organo de Cantori alle carte 12. che li Cantori non ono negromanti, ne indovini, ne meno

profeti per indovinare il peniero d'un altro , e dice il precitato Auttore alle carte 15. che ia
mili compoitioni ono pi d'artificio, che d' harmonia, 8 il Banchieri nella ua Cartella alle

carte 16o che ono fatti Pi per curioit, che per utilit; onde noi non ne faremo altro
apparato, olo ne apportaremo alcuni esenpii de provetti Auttori.

Canone a due opra il canto fermo alla terza basa di Scipione Cerretti rapportato dal
Zacconi nella econda ua Pratica lib. 3 carte 2o1.
-

e-,

334

PARTE IV cAP XIV

Canone a tre del Penna carte, 114 degli Albori.

Il opracritto Canone chiuo.


.S.

.S.

Coda.

PARTE IV C A P. XIV.

335

Canone circolare 4. del Bononcini nel Muico Pratico carte 1o6.


A

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il principi

il principio
o

il princip.

Il opracritto Canone chiu fo.


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Altri canoni i formeranno con le regole date per le Fughe, & Imitationi, facendo ,
che le parti iano imili nella quantit, e qualit delle figure.
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