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DOVE ERI QUANDO IO STAVO MALE?

La Parola che ci viene donata da Dio attraverso la liturgia di domenica prossima


pi di altre domenica graffia lanima perch ci tocca dentro cuore e vita.
La prima lettura viene ancora una volta da un testo che raccoglie la sapienza
dei popoli che raccoglie la lor esperienza di secoli e che Israele riconosce. Una
frase la sintesi di tutto il brano; i figli dei santi decisero di condividere allo
stesso modo successi e pericoli. Nella seconda lettura che viene presa dalla
lettera agli ebrei scritta da un discepolo di san Paolo ci vengono presentati una
serie di personaggi importanti dellinizio della storia del popolo ebraico:
Abramo, Sara, Isacco, Giacobbe. Io aggiungerei Mos che mor senza entrare
nella Terra Promessa ma la vide solo da lontano. Nel vangelo di Luca Ges dice
ai suoi discepoli, quindi anche a noi che ci professiamo tali delle parole di
grande conforto ma al tempo stesso che chiedono un coraggio immenso, il
coraggio della fede. Non temere, piccolo gregge, perch al Padre vostro
piaciuto di dare a voi il Regno. Una parola di benedizione e di speranza. Poi
per Ges pone una condizione per verificare l qualit della nostra fede:
Vendete ci che possedete e datelo in elemosina; fatevi borse che non
invecchiano, un tesoro sicuro nei cieli, dove ladro non arriva e tarlo non
consuma. Che strani che siamo noi esseri umani che sappiamo perfettamente
il peso ed il valore delle cose alle quali abbiamo attaccato il cuore, dalle quali
lasciamo dipendere la nostra pace interiore e felicit eppure non riusciamo a
distaccarcene. N dalle cose n dai sentimenti, n dalle affezioni, n dalle
persone. Ci chiesto di avere il coraggio della libert, il coraggio di spezzare le
catene che ci tengono legati e stretti ma non solo non abbiamo coraggio,
libert e forza ma facciamo di queste realt gli idoli ed i criteri. Anche nel
nostro rapporto con Dio. Se non ci accontenta, se non toglie il dolore e le
sofferenze della e nella vita di ognuno di noi ci sentiamo traditi da lui. Lo
rinneghiamo. Lo bestemmiamo. Dove eri quando avevo bisogno di te?
Perch non hai risposto come volevo alle mie richieste? Perch non mi hai
dato quello che desideravo e che mi pareva tanto buono e bello e giusto?
Dove eri quando stavo male e avevo bisogno di te? se poi applicassimo queste
domande a tanti rapporti umani di amore, di amicizia, di affetto allora
dovremmo davvero scremare alla grande i nostri rapporti. Non dovremmo
chiamare pi amiche tante persone che erano pronte a giurare eterna amicizia
ed affetto e che alla prima difficolt seria nostra, alla prima richiesta di aiuto
sono sparite come neve al sole. Esistono tini e colori diversi nella scala degli
affetti. Non possiamo e non dobbiamo dire a tutti ti amo, siamo amici.
Dobbiamo imparare a legger dentro le nostre domande, i nostri bisogni, i nostri
desideri, le nostre brame la verit. La mia psicoterapeuta mi dice sempre che
devo imparare a proteggermi per non dovermi difendere. Proteggersi una
conseguenza della autostima, vanno di pari passo. Se io possiedo un tesoro lo
metto in cassaforte, lo proteggo, non lo lascio in balia del primo che passa.
Certo che faccio cos anche con me stesso. Se sono cosciente di quanto valgo
mi proteggo. Non mi butto a zerbino sotto i piedi di chiunque. Non mi
prostituisco a tutti quelli che incrocio per la strada della vita. Soprattutto non
lascio entrare nel giardino del mio cuore ogni persona. Non permetto a cani,
porci et omnia animalia et pecora campi di giocare col mio cuore, con la mia
vita, con la mia anima. Proteggersi per non doversi difendere. Ci si difende
quando ormai il male, il dolore sono entrati nel giardino del cuore, hanno
scorribandato, hanno distrutto come orde barbariche tutto. Allora, ma troppo
tardi mi difendo cio cerco di limitare i danni, di contenere il dolore. Per
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davvero troppo tardi.se sapessimo quanto male e quanta morte abbiamo


lasciato dietro di noi. Proprio laltro giorno parlavo con una persona cattiva di
quello che il Papa Francesco chiama il terrorismo delle parole. Ne parlava alla
giornata mondiale della giovent rispondendo ad una ragazza albanese che
vive a Bergamo. Talmente derisa, emarginata, lasciata sola da aver tentato il
suicidio. La ragazza chiedeva al Papa cosa fare perch aveva capito lerrore
fatto col tentare di suicidarsi ma non riusciva a perdonare. Purtroppo ho
incontrato anche nella Chiesa il terrorismo delle parole. Il passato usato per
condannare ed emarginare ed escludere gli altri preti o laici o confratelli o
consorelle. Mi scriveva la mia sorella pi piccola che da dieci anni quando dice
il credo la domenica non dice pi credo la Chiesa una, santa, cattolica ed
apostolica e che non ha mai ritenuto peccato questa scelta del tacere.
Spiegare la teologia ecclesiologica e con la teologia giustificare questa frase
oggi non vale pi per molti, anche cattolici praticanti. Mia sorella una persona
di grande cultura e carit, che fa volontariato, lei psicologa, eppure
sinceramente,
umanamente,
storicamente,
sociologicamente,
esperienzialmente faccio fatica oggettivamente a darle torto, figurarsi con chi
adolescente e cresciuto in questo tempo! Quando anche i preti sembrano
preoccupati solo della carriera, dei soldi, della carne, del rispetto dei loro
desideri. Quando continuiamo a parlare di Chiesa locale dimenticando che la
Chiesa cattolica cio estesa su tutta la faccia della terra. Don Giorgio mi
diceva dopo quaranta anni di sacerdozio al servizio della nostra diocesi che era
sempre uno venuto da fuori,. Io non volevo crederci ma purtroppo mi sento
chiamare il giargianese cio colui che viene da fuori, che viene da su, che
non dei nostri. Alla faccia della lega e del razzismo! Un mio amico prete si
sentito dire da un monsignore (ma non troppo!) col tuo passato cosa volevi
che ti facessero. Alla faccia dellanno della misericordia e del tanto parlare!
Allora cosa ci rimane da fare? La lettera agli ebrei, che sar la seconda lettura
domani, inizia definendo la fede come fondamento di ci che si spera e prova
di ci che non si vede. Cio la fede non quel che tocchiamo, capiamo,
vediamo, sentiamo ma ci mette su un piano, quello di Dio, che spesso ci
destabilizza (parola che piace tanto al mio amico Giuseppe) umanamente,
razionalmente. La lettera agli Ebrei descrive lesperienza di Abramo dicendo
per fede, Abramo, obbed partendo per un luogo che doveva ricevere in
eredit (notate il rapporto fra presente e futuro dei verbi) e part senza sapere
dove andava. Per fede Abramo accett di offrire in sacrificio il suo unico figlio,
Isacco, anche se Dio gli aveva promesso che tramite lui avrebbe avuto una
grande discendenza.
Per fede. Allora questa parola di Dio entra nella carne della vita, del cuore,
dellanima perch ci porta a chiedere di chi ci fidiamo? Chi abbiamo tradito e
deluso? Chi abbiamo abbandonato e chi ci ha abbandonato nel omento del
bisogno? Che ha lasciato in noi una ferita mortale non togliendoci le cose ma
togliendoci la fiducia nel prossima, la voglia di amare ancora, e poi ancora, e
poi ancora? Chia ci ha lasciato dentro la paura di voler bene perch a voler
bene si uccisi dal tradimento, dallabbandono, dalla delusione? Ognuno
uccide chi ama dice una vecchia canzone francese. Eppure credere, avere
fede tutto quello che ci resta. Solo Dio non tradisce per leternit. Solo Dio
pu illuminare di eterno amore questi angoli bui e terrificantemente paurosi
della nostra vita.

Credere andare al piano di Dio e non pretendere che Lui non alzi i nostri
desideri, i nostri occhi, i nostri cuori pi in alto dellorizzonte, spesso basso,
della nostra vita.
Credere contro ogni speranza.
Padre Valter Maria Arrigoni
Monaco diocesano della Chiesa di Foggia e Bovino