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Matrici. Determinante

Definizione 1. Fissati un campo K e due interi positivi m ed n, dicesi matrice 1 ad elementi in K una tabella A costituita da m · n elementi del campo disposti ordinatamente lungo m linee orizzontali (righe) ed n linee verticali (colonne). Gli elementi di A si indicano con una lettera dotata di due indici, di cui il primo indica la riga ed il secondo la colonna cui l’elemento stesso appartiene; cos`ı, ad esempio, a ij indica l’elemento della matrice che occupa la i-esima riga e la j-esima colonna. Una matrice A si indica pertanto con:

a

a

.

11

21

.

.

a m1

a

a

.

12

22

.

.

a m2

.

.

.

.

.

.

.

.

.

.

.

.

a

a

.

1n

2n

.

.

a mn

Una matrice A ad m righe ed n colonne `e detta di tipo m × n o (m, n) e si indica anche in forma compatta con

A = (a ij )

essendo a ij il suo generico elemento di posto (i, j).

Se m = n la matrice si dice quadrata di ordine n; se m

tangolare. L’insieme delle matrici di tipo m × n (rispettivamente, quadrate di ordine n) ad elementi in K si indica con il simbolo K m,n o M m,n (K) (ri- spettivamente, K n,n o M n (K)). Una matrice di tipo 1 × n `e detta n-vettore riga o, semplicemente, vettore riga mentre una matrice di tipo n × 1 `e detta n-vettore colonna o, semplicemente, vettore colonna.

= n si dice ret-

Definizione 2. Due matrici dello stesso tipo m × n a elementi in un campo K, A = (a ij ) e B = (b ij ) si dicono uguali, se

i = 1, 2,

, m, j = 1, 2,

, n : a ij = b ij

1 il termine ’matrice’ `e stato introdotto per la prima volta da J. J. Sylvester (1814-1897), matematico inglese.

1

cio`e, se sono uguali gli elementi che occupano le stesse posizioni nelle due matrici.

Si verifica facilmente che le applicazioni

 

r

: K n K 1,n

e

 

c

: K n K n,1

cos`ı definite:

r(x 1 , x 2 ,

,

x n ) := x 1

c(x 1 , x 2 ,

,

x n ) :=

x 2

x

x

.

.

.

x

.

1

2

n

.

.

x n

per ogni x = (x 1 , x 2 ,

giustificano l’identificazione delle n-ple ordinate (x 1 , x 2 ,

, x n ) K n , sono bigettive. Tali

applicazioni bigettive

, x n ) di K n con

i vettori riga x 1

x 2

.

.

.

x n e i vettori colonna

 

  

.

.

.

x

x

1

2

x

n

.

Definizione 3. Assegnata una matrice quadrata A K n,n , si definisce diagonale principale di A, la n-pla ordinata

(a 11 , a 22 ,

, a nn )

Si chiama invece diagonale secondaria di A, la n-pla ordinata

(a 1n , a 2,n1 ,

, a n1 )

Si chiama traccia di A lo scalare cos`ı definito

tr(A) := a 11 + a 22 + ··· + a nn

Di solito lavoreremo con il campo dei numeri reali. Tuttavia, tutto quello che ci apprestiamo a definire resta valido in un campo K qualsiasi. In parti- colare denoteremo con 0 e 1 gli elementi neutri (distinti) di K rispetto alla somma e alla moltiplicazione.

2

Definizione 4. La matrice di tipo m × n avente tutti gli elementi uguali a 0 si chiama matrice nulla e si denota con O m,n (con O n se si tratta di una matrice quadrata di ordine n). La matrice quadrata di ordine n avente tutti gli elementi della diagonale principale uguali ad 1 e tutti gli elementi restanti uguali a 0 `e detta matrice identica (o matrice unitaria) di ordine n e si denota con I n .

Definizione 5. Assegnata una matrice A = (a ij ) di tipo m × n, si dice matrice trasposta di A e si denota con A T la matrice di tipo n × m che si ottiene da A scambiando le righe con le colonne e viceversa. Formalmente, A T = (b ji ) dove

i = 1, 2,

, m, j = 1, 2,

, n : b ji = a ij

In particolare la trasposta di una matrice quadrata di ordine n `e ancora una matrice quadrata dello stesso ordine. L’addizione e la moltiplicazione definite sul campo K ci consentono di definire alcune operazioni sulle matrici.

Definizione 6. Date due matrici dello stesso tipo m × n a elementi in K, A = (a ij ) e B = (b ij ), si dice matrice somma di A e di B e si denota con A + B, la matrice del medesimo tipo m × n, A + B = (c ij ) dove

i = 1, 2,

, m, j = 1, 2,

, n : c ij := a ij + b ij

cio`e, la matrice ottenuta sommando gli elementi che occupano la stessa po- sizione nelle matrici A e B.

Proposizione 7. La somma tra matrici gode delle seguenti propriet`a.

1. A, B, C K m,n

2. A, B K m,n

3. A K m,n : A + O m,n = O m,n + A = A;

4. A K m,n B K m,n : A + B = B + A = O m,n ;

A + (B + C) = (A + B) + C;

:

: A + B = B + A;

In altre parole, la struttura algebrica (K m,n , +) `e un gruppo abeliano.

3

Definizione 8. Assegnata una matrice A = (a ij ) K m,n e uno scalare λ K, il prodotto di λ per A `e la matrice λA = (b ij ) K m,n che si ottiene moltiplicando per λ tutti gli elementi di A, cio`e

i = 1, 2,

, m, j = 1, 2,

, n : b ij := λa ij

Proposizione 9. Il prodotto di uno scalare per una matrice gode delle se- guenti propriet`a.

1. A, B K m,n , λ K : λ(A + B) = λA + λB;

2. A K m,n λ, µ K : (λ + µ)A = λA + µA;

3. A K m,n λ, µ K : (λµ)A = λ(µA);

4. A K m,n

:

1A = A.

Definizione 10. Siano assegnate s + 1 matrici A, A 1 , A 2 ,

(con s 1). Si dice che la matrice A `e combinazione lineare delle ma-

, A s ( o anche che A dipende linearmente dalle matrici

A 1 , A 2 ,

A = λ 1 A 1 + λ 2 A 2 + ··· + λ s A s

Tale definizione del tutto generale si applica al caso particolare delle righe e delle colonne, e, in virt`u della precedente identificazione, alle n-ple ordinate

(x 1 , x 2 ,

Definizione 11. Assegnate una matrice A = (a ij ) K m,n e una matrice B = (b jh ) K n,p , il prodotto (righe per colonne) di A per B `e la matrice AB = (c ih ) K m,p dove

, A s K m,n

trici A 1 , A 2 ,

, A s ) se esistono s scalari λ 1 , λ 2 ,

, λ s K tali che

,

x n ) di K n .

i = 1, 2,

, m, h = 1, 2,

, p : c ih :=

n

j=1

a ij b jh

Il motivo per cui il prodotto appena definito `e detto righe per colonne sta nel fatto che l’elemento c ih di posto (i, h) della matrice AB si ottiene moltiplicando la i-esima riga di A per la h-esima colonna di B nel modo seguente

c ih := a i1

a i2

.

.

.

a in

b

b

1h

2h

b

.

.

.

nh

= a i1 b 1h + a i2 b 2h +

4

+ a in b nh

Osservazione 12. Si noti che il prodotto tra due matrici A e B si pu`o effet- tuare solo se il numero di colonne di A (primo fattore) `e uguale al numero di righe di B (secondo fattore); in tal caso le due matici si dicono conformabili. Ci`o comporta, tra l’altro, che, in generale, non si pu`o effettuare il prodotto BA, a meno che non sia m = p. Inoltre, ammesso che si possano calcolare entrambe le matrici AB e BA, queste non sono necessariamente uguali: in altre parole, il prodotto tra matrici non gode della propriet`a commutativa.

Ha senso, dunque, introdurre la seguente

Definizione 13. Due matrici A e B quadrate dello stesso ordine n si dicono permutabili se AB = BA

Ogni matrice A quadrata di ordine n `e permutabile con la matrice identica I n e la matrice nulla 0 n dal momento che

AI n = I n A = A

e

A0 n = 0 n A = 0 n

Praticamente le matrici I n e 0 n operano nello stesso modo in cui operano gli scalari 1 e 0 nella moltiplicazione in K.

Il prodotto tra matrici gode delle seguenti propriet`a.

Proposizione 14. Comunque si prendano uno scalare λ K e le matrici A, B e C (purch`e le operazioni indicate si possano eseguire), si ha che:

1. (AB)C = A(BC);

2. A(B + C) = AB

3. λ(AB) = (λA)B = A(λB)

4. (AB) T = B T A T

+ AC

e

(A + B)C = AC + BC;

Definizione 15. Una matrice A = (a ij ) quadrata di ordine n si dice sim- metrica se

i, j = 1, 2,

, n, : a ij = a ji

cio`e se sono uguali gli elementi che occupano posizioni simmetriche rispetto alla diagonale principale.

5

Segue immediatamente dalla definizione di matrice trasposta la seguente

Proposizione 16. Se A K n,n `e una matrice quadrata di ordine n, allora A `e simmetrica se e solo se A = A T .

Definizione 17. Una matrice A = (a ij ) K n,n quadrata di ordine n si dice invertibile se esiste una matrice B quadrata dello stesso ordine tale che

AB = BA = I n

Uno dei prossimi obiettivi sar`a quello di stabilire quando una matrice A `e invertibile. Per il momento possiamo solo dire che vale la seguente

Proposizione 18. Se A K n,n `e una matrice invertibile, la matrice B, di cui alla definizione, `e unica.

Dimostrazione. Supponiamo che B e C siano due matrici quadrate di ordine n tali che

AB = BA = I n

e

AC = CA = I n

Allora risulta che

B = I n B = (CA)B = C(AB) = CI n = C

Dunque, B = C.

= ( CA ) B = C ( AB ) = CI n = C Dunque,

Alla luce di tale proposizione, si pone la seguente

Definizione 19. Sia A K n,n una matrice invertibile; si chiama matrice inversa di A e si denota con A 1 l’unica matrice in K n,n tale che

AA 1 = A 1 A = I n

Proposizione 20. Siano A, B K n,n due matrici quadrate del medesimo ordine. Allora, sussistono le seguenti propriet`a.

1. Se A `e invertibile, anche A 1 lo `e e risulta

(A 1 ) 1 = A

6

2. Se A e B sono invertibili, anche la matrice prodotto AB `e invertibile e risulta

(AB) 1

= B 1 A 1

Proposizione 21. Valgono le seguenti propriet`a:

1. Date due matrici A, B K m,n e uno scalare λ K, risulta

(a)

(A T ) T = A

(b)

(A + B) T = A T + B T

(c)

(λA) T = λA T

2. Se A K n,n `e una matrice invertibile, allora anche la matrice trasposta A T `e invertibile e risulta

(A T ) 1 = (A 1 ) T

Definizione 22. Una matrice A = (a ij ) K n,n , (n 2), si dice triango- lare alta o triangolare superiore se

i, j = 1, 2,

, n, i > j

:

a ij = 0

Si dice triangolare bassa o triangolare inferiore se

i, j = 1, 2,

, n, j > i : a ij = 0

Si dice triangolare se lo `e superiormente o inferiormente.

In altre parole, una matrice triangolare alta ha nulli tutti gli elementi che si trovano al di sotto della diagonale principale (le informazioni utili di tale matrice sono tutte concentrate nella parte alta della stessa); una matrice triangolare bassa tutti quelli al di sopra della stessa diagonale (le informazioni utili di tale matrice sono tutte concentrate nella parte bassa della medesima).

Definizione 23. Una matrice A = (a ij ) K n,n che sia simultaneamente triangolare alta e bassa si dice matrice diagonale; se, in aggiunta, gli ele- menti della diagonale principale sono tutti uguali fra loro, A si dice matrice scalare.

7

Esercizio 24. Una matrice A = (a ij ) K n,n quadrata di ordine n si dice

nilpotente se esiste un intero positivo k tale che A k = 0 n (ove per definizione

A k := A · A · A

propriet`a associativa, e A 0 := I n ). Il pi`u piccolo intero positivo s tale che A s = 0 n si chiama indice di nilpotenza della matrice. Verificare che la matrice

1

0

0

ha indice di nilpotenza 3.

A, k volte se k 1, operazione che ha senso in virt`u della

0

0

0

1

1

0

Esercizio 25. Calcolare l’indice di nilpotenza delle seguenti matrici:

A =

6

9

6

4

B =

1 1

5 2

2

1

3

6

3

  C = 1

1

1

2

2

2

1

1

1

Esercizio 26. Sia assegnata la matrice A R 3,3

1

0

0

1

1

2

0

1

2

Verificare che AA T e A T A sono matrici simmetriche;

verificare che la traccia di AA T `e uguale alla somma dei quadrati degli elementi di A.

Esercizio 27. Siano assegnate le matrici

A =

1

0

0

0

B = 0 1

0

0

Verificare che AB = 0 2 . In altre parole, non sussiste la legge di annullamento del prodotto per le matrici.

Esercizio 28. Una matrice A = (a ij ) K n,n quadrata di ordine n si dice

idempotente se A 2 = A. Verificare che sono idempotenti le seguenti matrici

1

A = 0

0

0

0

0

0

0

0

0

B = 0

0

8

0

1

0

0

0

0

0

C = 0

0

0

0

0

0

0

1

Esercizio 29. Siano assegnate le matrici

A =

A =

0

1

1

0

B =

1

1

0

1

1

1

0

0

1

1

1

C =

1

0

2

0

  D =

1

1

1

0

Calcolare, se esistono, le seguenti matrici:

AB;

B T D; AB T ; AD T ;

CD;

BD;

B T D T ;

DB T ;

2D 3C T .

Esercizio 30. Verificare che:

1

0

se A e B sono matrici triangolari alte, anche AB `e triangolare alta;

se A e B sono matrici triangolari basse, anche AB `e triangolare bassa;

se A e B sono matrici diagonali, anche AB `e diagonale e AB = BA.

Sia A K n,n una matrice quadrata di ordine n a elementi in un campo K. Ad A `e possibile associare un elemento di K detto determinante 2 di A e denotato con det A o |A| nel modo che segue.

Definizione 31. Se n = 1 e quindi A = (a 11 ), allora

|A| := a 11

Se n 2

|A| := a 11 A 11 + a 12 A 12 +

+ a 1n A 1n

dove A 1i := (1) 1+i M 1i e M 1i `e il determinante della matrice quadrata di ordine n 1 che si ottiene da A sopprimendo la prima riga e la i-esima colonna.

Osservazione 32. La definizione data `e ricorsiva, poich`e consente di cal- colare il determinante di una matrice quadrata di ordine n, noto che sia il determinante di una matrice quadrata di ordine n 1; infatti, il calcolo di un determinante di ordine n viene ricondotto al calcolo di n determinanti di ordine n 1.

2 Il termine ’determinante’ `e dovuto a Gauss, anche se la sua definizione `e stata in- trodotta da Gottfried W. Leibniz (1646-1716) in connessione con le soluzioni dei sistemi lineari.

9

Definizione 33. Sia A K m,n . Si dice matrice estratta da A (o sotto- matrice di A) ogni matrice B di tipo (p, q) (1 p m, 1 q n) ottenuta da A sopprimendone m p righe e n q colonne (o, equivalentemente, otte- nuta considerando gli elementi di A comuni a p righe e q colonne fissate di A).

Esempio 34. Assegnata la matrice A R 4,5

A =

2

1

0

1

1

1

1

2

3

0

1

0

5

2

1

0

7

1

3

0

.

la matrice B

B =

1 1

0 1

0

1

1

3

.

`e una matrice estratta da A di tipo (2, 4) ottenuta da A sopprimendo 2

righe (la prima e la quarta) e 1 colonna (la quarta). Scriveremo in tal ca-

Equivalentemente, B pu`o considerarsi ottenuta da A

considerandone gli elementi comuni a 2 righe (la seconda e la terza) e 4

colonne (la prima, la seconda, la terza e la quinta). Scriveremo in tal ca-

so

B

Talvolta, si pu`o anche usare una notazione mista

so

ˆ ˆ

ˆ

B

B

=

A( 1 4 | 4).

=

A(2 3 | 1 2 3 5).

ˆ ˆ ˆ

= A(2 3 | 4) o B = A( 1 4 | 1 2 3 5).

In generale, data una matrice A K m,n , denoteremo con

A(i 1 i 2 ··· i p | j 1 j 2 ··· j q )

la matrice estratta da A ottenuta considerandone le righe di indici i 1 < i 2 < ··· < i p e le colonne di indici j 1 < j 2 < ··· < j q e con

A(

ˆ

i

1

ˆ

i 2 ··· i p |

ˆ

ˆ

j

1

ˆ

ˆ

j 2 ··· j q )

la matrice estratta da A ottenuta sopprimendone le righe di indici i 1 < i 2 < ··· < i p e le colonne di indici j 1 < j 2 < ··· < j q .

Definizione 35. Se A K m,n , dicesi minore estratto da A il determi- nante di una qualsiasi matrice quadrata estratta da A. L’ordine del minore `e l’ordine della matrice quadrata estratta.

10

Definizione 36. Assegnata una matrice A = (a ij ) quadrata di ordine n (n 2), si dice minore complementare di un elemento a ij di A e si denota con M ij il minore di ordine n 1 estratto da A ottenuto sopprimendo la i-esima riga e la j-esima colonna; inoltre si dice complemento algebrico (o cofattore) di a ij il numero A ij cos`ı definito

A ij := (1) i+j M ij

ˆ

(cio`e A ij := (1) i+j det A( i | j))

ˆ

Alla luce di tale definizione, possiamo dire che il determinante di una matrice quadrata di ordine n 2 `e uguale alla somma dei prodotti degli elementi della prima riga per i rispettivi complementi algebrici (si parla di sviluppo del determinante lungo la prima riga). In realt`a vedremo fra poco (primo teorema di Laplace) che si perviene allo stesso risultato sviluppando il determinante lungo una qualsiasi riga o colonna.

Esercizio 37. Calcolare il determinante delle seguenti matrici:

1

A = 2

3

2

1

2

3

3

1

1

B = 1

2

1

1

2

2

3

3

C = 1

1 2

4

2 1

4

1

1

D = 2

1

1

2

0

1

1

2

1

Passiamo ora ad elencare le propriet`a del determinante.

Proposizione 38. La matrice identica I n ha determinante uguale a 1.

Dimostrazione. Si procede per induzione su n. Per n = 1 la proposizione `e vera dal momento che I 1 = (1) e det I 1 = 1. Supponiamo che la proposizione sia valida per n 1 (con n 1 1 e quindi n 2). Per definizione

ˆ

ˆ

det I n = 1 · (1) 1+1 det I n ( 1 | 1)

ˆ

ˆ

dove I n ( 1 | 1) non `e altro che la matrice identica I n1 di ordine n 1. Per

l’ipotesi induttiva

det I n1 = 1

da cui

det I n = 1 · det I n1 = 1

11

n − 1. Per l’ipotesi induttiva det I n − 1 = 1 da cui det

Proposizione 39. Siano A K n,n e c K. La matrice B ottenuta mol-

tiplicando una riga qualsiasi di A per lo scalare c ha determinante pari

a

det B = c det A

Inoltre

det(cA) = c n det A

= (c ij ) tre matrici

Proposizione 40. Siano A = (a ij ), B

quadrate di ordine n che differiscono solo per la i-esima riga per cui si ha

che

a ih = b ih + c ih

per ogni h = 1, 2,

=

(b ij )

e

C

, n. Allora

det A = det B + det C

Proposizione 41. Scambiando due righe di una matrice quadrata A di ordine n 2, il determinante cambia di segno.

Corollario 42. Il determinante di una matrice quadrata A di ordine n 2 con due righe proporzionali (in particolare, uguali) `e nullo.

Proposizione 43. Il determinante di una matrice con una riga di zeri `e nullo.

Proposizione 44. Il determinante di una matrice quadrata A di ordine n 2 non cambia, se si aggiunge a una riga una combinazione lineare delle righe rimanenti.

Corollario 45. Se in una matrice quadrata A di ordine n 2 una riga `e combinazione lineare delle righe rimanenti, allora il determinante `e nullo.

Vale anche il viceversa.

Proposizione 46. Se l determinante di una matrice quadrata A di ordine n 2 `e nullo, allora almeno una riga `e combinazione lineare delle righe rimanenti.

Teorema 47. Per ogni matrice quadrata A K n,n si ha che

det(A) = det(A T )

12

Osservazione 48. Come immediata conseguenza del teorema 47 abbiamo che il determinante di una matrice quadrata ´e anche uguale alla somma dei prodotti degli elementi della prima colonna per i rispettivi complementi algebrici (sviluppo del determinante lungo la prima colonna). Inoltre, tutte le propriet`a del determinante relative ad operazioni su righe continuano ad essere vere operando sulle colonne.

Come gi`a preannunciato, il determinante di una matrice quadrata si pu`o calcolare sviluppando lungo una qualsiasi riga o colonna. Infatti, sussistono i due seguenti teoremi dovuti a Laplace.

Teorema 49. (Primo teorema di Laplace) Se A = (a ij ) `e una matrice quadrata di ordine n (n 2) a elementi in un campo K, il determinante di

A `e uguale alla somma dei prodotti degli elementi di una qualsiasi riga(o di una qualsiasi colonna) di A per i rispettivi complementi algebrici, cio`e:

per ogni i = 1, 2,

, n

det A = a i1 A i1 + a i2 A i2 + ··· + a in A in

(sviluppo del determinante lungo la i-esima riga)

per ogni j = 1, 2,

, n

det A = a 1j A 1j + a 2j A 2j + ··· + a nj A nj

(sviluppo del determinante lungo la j-esima colonna)

Teorema 50. (Secondo teorema di Laplace) Sia A = (a ij ) una matrice quadrata di ordine n (n 2) a elementi in un campo K; la somma dei prodotti degli elementi di una riga (o di una colonna) di A per i complementi algebrici dei corrispondenti elementi di un’altra riga (o colonna) `e nulla, cio`e:

per

ogni

i = 1, 2,

, n e per ogni h = 1, 2,

, n, con i

= h

 

a i1 A h1 + a i2 A h2 + ··· + a in A hn = 0

per

ogni

j = 1, 2,

, n e per ogni k = 1, 2,

, n, con j

= k

a 1j A 1k + a 2j A 2k + ··· + a nj A nk = 0

Corollario 51. Sia A K n,n , (n 2), una matrice quadrata soddisfacente una delle seguenti condizioni:

13

A `e triangolare superiore;

A `e triangolare inferiore;

A `e diagonale.

Allora

det A = a 11 a 22 ··· a nn

Definizione 52. Sia A = (a ij ) K n,n , (n 2), una matrice quadrata di ordine n; si definisce matrice aggiunta di A e si denota con il simbolo agg(A) (o anche A ), la matrice quadrata di ordine n

cio`e, per esteso

agg(A) := (A ij ) T

agg(A) :=

A

A

11

12

.

.

.

A 1n

A

A

21

22

.

A 2n

.

.

.

.

.

.

A

A

n1

n2

.

A nn

dove A ij `e il complemento algebrico di a ij . Se A = (a 11 ) `e una matrice quadrata di ordine 1, allora si pone

agg(A) := I 1 = (1)

Esercizio 53. Scrivere la matrice aggiunta della seguente matrice:

A =

2

0

1

1

1

2

3

1

0

Teorema 54. (di caratterizzazione delle matrici invertibili) Sia as- segnata una matrice quadrata di ordine n A K n,n . Le seguenti condizioni sono equivalenti:

(a)

A `e invertibile.

(b)

det A

= 0.

14

Inoltre, vera la (a) o equivalentemente la (b) si ha che

e

1

A 1 = det A agg(A)

det(A 1 ) =

1

det A

Dimostrazione. Si osservi preliminarmente che l’asserto `e ovvio se la matrice ha ordine n = 1. Pertanto nel corso della dimostrazione del teorema suppor- remo tacitamente che sia n 2. Cominciamo col dimostrare che (a) (b). In tal caso, A `e invertibile e, quindi, per definizione esiste una matrice A 1 K n,n tale che

AA 1 = I n

Passando al determinante, si ha che det(AA 1 ) = det(I n ). Applicando il teorema di Binet e tenuto che la matrice identica ha determinante uguale a 1, si deduce che

det(A) det(A 1 ) = 1

1

Resta cos`ı provato che det A

det A . Dimostriamo ora l’altra implicazione, cio`e che (b) (a).

Per ipotesi, det A

= 0 e che det(A 1 ) =

= 0. Quindi ha senso definire la seguente matrice

B :=

1

det A agg(A)

Proviamo che AB = I n . Il generico elemento di posto (i, h) della matrice identica I n `e uguale a 1 se i = h, uguale a 0 in caso contrario. Un elemento siffatto viene usualmente denotato con il seguente simbolo δ ih

δ ih :=

1

0

se i = h

se i

= h

e si chiama simbolo di Kronecker o delta di Kronecker 3 . Sia c ih l’ele- mento di posto (i, h) della matrice AB. Per definizione di prodotto di matrici, c ih si ottiene moltiplicando la i-esima riga di A

a i1

a i2

.

.

.

a in

3 Dal nome di Leopold Kronecker (1823-1891), matematico tedesco.

15

per la h-esima colonna di B

Dunque

o anche

1

det A A h1

1

det A A h2

.

.

.

1

det A A hn

c ih = a i1

1

1

det A A h1 + a i2 det A A h2 +

c ih =

1

det A (a i1 A h1 + a i2 A h2

+

+ a in

1

det A A hn

+ a in A hn )

Se i = h, applicando il primo teorema di Laplace, si ha che

c ii =

1

det A (a i1 A i1 + a i2 A i2 +

+ a in A in ) =

1

det A det A = 1

Se i

= h, in virt`u del secondo teorema di Laplace, segue che

c ih =

1

det A (a i1 A h1 + a i2 A h2

+

+ a in A hn ) =

1

det A · 0 = 0

Pertanto, c ih = δ ih per ogni i, h = 1, 2,

tutto analogo si prova che BA = I n (anche se si pu`o dimostrare che il fatto

che sia AB = I n implica necessariamente che anche BA = I n ).

Definizione 55. Una matrice A quadrata di ordine n avente determinante non nullo dicesi non singolare o regolare o non degenere.

, n e quindi AB = I n . In modo del

non degenere . , n e quindi AB = I n . In modo del Dunque,

Dunque, alla luce di tale definizione, il teorema di caratterizzazione delle matrici invertibili pu`o anche essere riformulato nel modo seguente:

Teorema 56. Condizione necessaria e sufficiente affinch`e una matrice qua- drata di ordine n sia invertibile `e che sia non singolare.

Definizione 57. Si dicono trasformazioni o operazioni elementari sulle righe di una matrice A K m,n , le seguenti operazioni:

16

1. Scambio di due righe.

2. Moltiplicazione di una riga per uno scalare non nullo.

3. Somma a una riga di un’altra riga moltiplicata per uno scalare.

Una matrice B K m,n ottenuta eseguendo un numero finito di operazioni elementari sulle righe di una matrice A K m,n si dice equivalente per righe alla matrice A.

Vediamo ora gli effetti di tali operazioni elementari sulle righe della ma- trice identica I n (con n 2). Scambiando due righe distinte di I n , la i-esima e la j-esima, si ottiene la ma-

trice T ij il cui determinante vale 1. Infatti, per la prop. 41, il determinante

di I n (che `e pari a 1 per la prop. 38) cambia di segno, cio`e

det(T ij ) = det(I n ) = 1

Moltiplicando la i-esima riga di I n per uno scalare non nullo c K si ottiene

la matrice M i (c) il cui determinante `e pari a c. Infatti, per la prop. 39,

det(M i (c)) = c det(I n ) = c

Se alla i-esima riga di I n si aggiunge la j-esima riga moltiplicata per uno

scalare b K (i

Per la prop. 44

= j) si ottiene la matrice S ij (b) il cui determinante vale 1.

det(S ij (b)) = det(I n ) = 1

Matrici di questo tipo si dicono matrici elementari. Si verifica facilmente

che si tratta di matrici invertibili. Pi`u precisamente, l’inversa della matrice

0) `e M i (c 1 ); l’inversa

della matrice S ij (b) (i

T ij (i =

j) `e T ij ; l’inversa della matrice M i (c) (c

=

=

j) `e S ij (b).

Assegnata una matrice A K m,n , le operazioni elementari sulle righe di A si

possono ottenere per moltiplicazione a sinistra proprio con matrici elementari

di ordine m. Infatti:

1.

Se i

= j, T ij A `e la matrice ottenuta da A scambiando le righe aventi

indici i e j.

17

2.

M i (c)A (c riga per c.

= 0) `e la matrice ottenuta da A moltiplicandone la i-esima

3. S ij (b)A (i = j) `e la matrice ottenuta da A sommando alla i-esima riga la j-esima moltiplicata per b.

Dalle precedenti proposizioni segue subito il seguente

Corollario 58. Sia A K n,n una matrice quadrata di ordine n. Allora per ogni matrice elementare E di ordine n si ha che

det(EA) = det E · det A

Osservazione 59. Applicando k volte il risultato del corollario 58, si deduce

che, comunque si considerino k matrici elementari E 1 , E 2 , ed una matrice qualsiasi A K n,n risulta che

det((E k E k1 ··· E 2 E 1 )A) = det(E k ) det(E k1 ) · · · det(E 2 ) det(E 1 ) det(A)

Con un numero finito di operazioni elementari sulle righe, `e possibile trasformare una matrice A K m,n in un’altra M detta a scala (o in for- ma canonica