Sei sulla pagina 1di 19

Paolo Siviglia

Generalit sulle equazioni algebriche


Dopo lo studio delle equazioni di primo grado e di alcuni tipi particolari di quelle di secondo
grado, si pu affrontare il problema della risoluzione delle equazioni algebriche di grado
qualsiasi.
L'argomento molto importante, basilare per tutti gli ulteriori sviluppi della matematica.
Per far si che lo studio non sia dispersivo e quindi poco proficuo per gli obiettivi che si
vogliono perseguire, necessario fare prima un discorso di carattere generale, da cui emerga
tutta la profondit e ricchezza concettuale dell'argomento in oggetto.
Si ritiene molto importante evidenziare soprattutto l'aspetto geometrico delle questioni
algebriche. Ci di grande utilit sia perch contribuisce a rendere pi evidenti e
comprensibili certe situazioni, sia perch cos si riesce a cogliere meglio l'aspetto unitario e
organico della struttura di tutta la disciplina. La trattazione vera e propria della risoluzione
delle equazioni algebriche, per i motivi accennati prima, sar preceduta da alcuni richiami e
precisazioni di concetti la cui conoscenza indispensabile per procedere con una certa
disinvoltura e consapevolezza in questo lavoro.
Le nozioni che si ritiene necessario conoscere sono i concetti di:
funzione, zeri di un polinomio e diagramma di una funzione.

Concetto di funzione
B, distinti o coincidenti, si dice funzione o applicazione una corrispondenza che
associ a ogni elemento di A uno e un solo elemento di B.
La corrispondenza fra i due insiemi A e B viene realizzata mediante una legge che, generalmente, si indica col
simbolo f.
Si scrive:
f:AB
Si dice che la legge f istituisce un'applicazione da A verso B. Allora, al generico elemento xA corrisponder in
B l'elemento y e si scrive:
y = f(x) oppure f : x y, con xA e yB.
Si dice che y l'immagine di x secondo la legge f.
L'insieme A si dice dominio della funzione e si indica con dom f.
Dati due insiemi

L'insieme delle immagini degli elementi del dominio di una funzione si chiama codominio della funzione e si
indica con codf.
Il codominio di una funzione sottoinsieme di B. Cio, si ha:

codf B.
Quindi, data la funzione:
si ha:

f: AB,
domf = A, codf B.

Se il codominio di una funzione coincide col secondo insieme, si dice che la legge f rappresenta un'applicazione di

A su B. In tal caso si pu dire che l'applicazione suriettiva.


Generalit sulle equazioni algebriche

Se invece il codomnio della funzione non coincide col secondo insieme, allora si parla di applicazione di A in B.

ESEMPI
A = {1, 4, 6, 7} e B = {3, 8, 13, 10, 15}, si consideri la funzione (o
applicazione) che associa ad ogni elemento di A il suo doppio aumentato di 1 appartenente a B.

1.

Dati gli insiemi:

In simboli, si pu scrivere:

f : x y = 2x + 1, con xA e yB.
Si ha:

A
1
4

3
8
9

15
13
10
9
8
3

13

15

f(1) = 2 1 + 1 = 3;
f(4) = 2 4 + 1 = 9;
f(6) = 2 6 + 1 = 13;
f(7) = 2 7 + 1 = 15.

10

Vengono riportate qui accanto una rappresentazione


sagittale e una cartesiana della funzione.
Si tratta di un'applicazione di A in B.
Si ha, infatti:

Fig. 1

2.

6 7

dom f = {1, 4, 6, 7} = A,
codf = {3. 9, 13, 15} B.

A = {5, 7, 8, 9} e B = {15, 21, 24, 27},

Dati gli insiemi:

si consideri la funzione che

associa ad ogni elemento di A il suo triplo in B.


In simboli, si pu scrivere:

f : x y = 3x, con xA e yB.


f

A
5

15

21

24

21

Si tratta di un'applicazione di A su
di un'applicazione suriettiva.

15

27

Fig. 2
Sia data la funzione: y

9 A

u
6

Si ha: Dom

B, ossia

f = A, codf = B.

= 2x, con xN, yN.

Si tratta di un'applicazione di

N in N.

Il dominio della funzione tutto l'insieme

N, mentre il codominio rappresentato

dall'insieme P dei numeri pari.


L'applicazione iniettiva perch i doppi di due numeri naturali distinti sono due
numeri pari distinti.

4
2

Fig. 3

O1 2 3

4.

f(5) = 3 5 =15;
f(7) = 3 7 = 21;
f(8) = 3 8 = 24;
f(9) = 3 9 = 27.

27
24

3.

Si ha:

La funzione rappresenta l'insieme delle coppie:

{(0, 0); (1, 2); (2, 4); ; (x, 2x); }.

Sia data la funzione: y

= 2x, con xR, yR.

Generalit sulle equazioni algebriche

Paolo Siviglia
Si tratta di un'applicazione di R su R.

Si ha, cio:

O Fig.4

dom f = R, cod f = R.

In questo caso la rappresentazione grafica consta di una linea continua e non di


punti isolati.
Gli esempi presentati mostrano come si possa realizzare un'immagine geometrica
di una funzione. Ci costituisce un fatto estremamente importante e interessante:
due mondi completamente diversi, l'algebra e la geometria, risultano intimamente
legati uno all'altro.
Questa sensazionale scoperta frutto delle meditazioni del filosofo-matematico
francese Cartesio, vissuto nel XVII secolo.
La matematica diviene cos lo strumento essenziale per la scienza moderna

fondata da Galileo.
L'immagine geometrica di una data funzione si chiama diagramma o rappresentazione grafica di tale funzione.
Il diagramma di una funzione fornisce una visione panoramica del suo andamento. Cos, con un colpo d'occhio, si
possono cogliere meglio gli aspetti pi significativi di una questione puramente algebrica.

Polinomi
Si chiama polinomio in x lespressione:

P(x) = a0xn + a1xn1 + a2xn2 + .. + an1x + an,


dove n un numero naturale che rappresenta il grado del polinomio.
I coefficienti a0, a1, a2, , an, in generale, sono numeri reali o complessi. Qui viene preso in considerazione
soltanto il caso in cui tali coefficienti siano numeri reali, con la condizione a0 0.
L'indeterminata (o incognita o variabile indipendente) x pu essere reale o complessa.
Per ogni valore dell'indeterminata x = x1, il polinomio P(x) assume un certo valore che viene indicato con
P(x1). Il polinomio P(x) pu essere riguardato allora come una funzione della variabile x.
DEFINIZIONE

Poich le operazioni di addizione, sottrazione, moltiplicazione, divisione e di estrazione di radice vengono


classificate semplicemente con la denominazione di operazioni algebriche, una funzione si dice algebrica se la
legge di corrispondenza fra le variabili consiste soltanto di operazioni algebriche.
Una funzione algebrica si dice razionale intera se la legge di corrispondenza fra le variabili consiste soltanto delle
operazioni di: addizione, sottrazione e moltiplicazione.
Una funzione algebrica si dice razionale fratta se nella legge di corrispondenza fra le variabili compresa anche
l'operazione di divisione.
Le operazioni di addizione, sottrazione, moltiplicazione e divisione vengono compendiate con la denominazione di
operazioni razionali.
Una funzione algebrica si dice irrazionale se nella legge di corrispondenza fra le variabili sono comprese
operazioni di estrazione di radice.
Se la variabile x appartiene al campo reale, un polinomio pu essere rappresentato graficamente.
Per un polinomio a una indeterminata si possono porre i problemi:

fissato un certo valore per l'indeterminata x, calcolare quello del


polinomio;
stabilito un certo valore per il polinomio, determinare per quali valori
dell'indeterminata il polinomio assume il valore assegnato.

I due problemi sono uno l'inverso dell'altro e sono equivalenti ai due problemi seguenti:

data l'ascissa di un punto di una funzione, determinare la corrispondente


ordinata;
data l'ordinata di un punto di una funzione, determinare la corrispondente
ascissa.

Generalit sulle equazioni algebriche

Il primo problema di facile soluzione perch basta eseguire le operazioni indicate. Il secondo, invece, presenta a
volte notevoli difficolt.
Dal punto di vista grafico, la soluzione del secondo problema equivale a determinare le intersezioni del diagramma
del polinomio con una retta orizzontale.
Mentre a ogni ascissa delle funzioni polinomiali corrisponde una ed una sola ordinata, a ogni ordinata, invece,
possono corrispondere una, nessuna o pi ascisse, come si vedr in seguito.
Determinare i valori che annullano un polinomio equivale a determinare i punti di intersezione del suo grafico con
l'asse x, luogo di tutti i punti del piano di ordinata nulla. I valori che annullano un polinomio si dicono zeri o radici
del polinomio.

DEFINIZIONE

Si chiama equazione algebrica di grado n un'equazione della forma:


P(x) = 0, dove P(x) un polinomio di grado n.

DEFINIZIONE

Si chiama radice o soluzione di un'equazione ogni numero che,


sostituito nell'indeterminata x, trasforma l'equazione in un'identit.

Le radici di un'equazione algebrica P(x) =

0 sono quelle del polinomio P(x).

Il teorema fondamentale dell'algebra afferma che una funzione razionale intera P(x) ha almeno una radice, reale o
complessa.
Si omette la dimostrazione perch esula dall'ambito del programma.
Quindi, le radici di un'equazione algebrica esistono sempre e sono numeri reali o complessi.
Per le equazioni non algebriche questo discorso non vale. Come si avr occasione di constatare in seguito, esistono
equazioni non algebriche che possono non avere radici n reali n complesse.

Fattorizzazione di un polinomio
Il teorema fondamentale dell'algebra conduce alla seguente proposizione:

Ogni polinomio di grado n si scompone in n fattori lineari e un fattore


n
uguale al coefficiente di x .
Cio, si ha:

P(x) = a0xn + a1xn1 + a2xn2 + .. + an1x + an =


(1)
= a0(x x1)( x x2) (x xn).
Infatti, dato il polinomio Pn(x), di grado n, per il teorema fondamentale dell'algebra, esiste almeno un numero x1
tale che si abbia:

Pn(x1) = 0
Allora, si pu scrivere:

Pn(x) = (x x1) Pn1(x),


dove Pn1(x), un polinomio di grado n 1.
Applicando le stesse considerazioni al polinomio Pn1(x),

si trova che anch'esso avr almeno una radice x2 tale

che si abbia:

Pn1(x2) = 0.
Quindi, si pu scrivere:

Pn1(x) = ( x x2) Pn2(x),


dove Pn2(x) un polinomio di grado n 2.
Cos continuando, si perverr a un polinomio di primo grado
avr:

P1(x) = ( x xn) P0(x),

Generalit sulle equazioni algebriche

P1(x) la cui radice si pu indicare con xn, per cui si

Paolo Siviglia
n

dove P0(x), un polinomio di grado zero, ossia una costante che risulta uguale al coefficiente a0 di x Risulta
cos dimostrata la (1).
Dalla fattorizzazione del polinomio Pn(x) risulta che i numeri:

x1, x2, , xn
sono le radici del suddetto polinomio. Infatti, per la legge di annullamento di un prodotto, il polinomio
annulla soltanto per:

x = x1, x = x2, , x = xn.


x = x0, diverso da x1, x2, , xn pu essere radice del polinomio Pn(x)
fattore del prodotto si annulla per x = x0 . Si pu dire allora che:

Nessun altro valore

Pn(x)

si

perch nessun

Un polinomio di grado n non pu avere pi di n radici distinte.


Poich gli zeri di un polinomio P(x), sono le radici dell'equazione algebrica P(x)

= 0, si pu dire:

Un'equazione algebrica di grado n non pu avere pi di n radici


diverse.
Dal punto di vista geometrico, gli zeri di un polinomio rappresentano i punti di intersezione del suo grafico con
l'asse delle ascisse. Ci porta alla affermazione:

Il diagramma di una funzione polinomiale di grado n interseca l'asse


delle ascisse al massimo in n punti distinti.
Analogamente, si pu dire:

La ricerca delle radici o soluzioni di un'equazione algebrica del tipo


P(x) = 0 equivale alla determinazione dei punti di intersezione del
grafico del polinomio P(x) con l'asse delle ascisse
Si fa vedere ora come il problema della ricerca dei valori dell'indeterminata

per cui il polinomio

P(x)

assume un certo valore prefissato k si riconduce a quello della determinazione degli zeri del polinomio:
Infatti, se devessere:
si ha:

R(x) = P(x) k.
P(x) = k,
P(x) k = 0.

(2)

Quindi, per la (2), dev'essere:

R(x) = 0.
Il polinomio R(x) ha lo stesso grado di P(x). Da ci discende:

Il grafico di un polinomio di grado n interseca una retta parallela


all'asse delle ascisse al massimo in n punti diversi.

TEOREMA

Se un polinomio identicamente nullo (ossia se assume il valore zero


per ogni valore dell'indeterminata), i suoi coefficienti sono tutti nulli.

Infatti, il polinomio:

P(x) = a0xn + a1xn1 + a2xn2 + .. + an1x + an.


pu essere messo sotto la forma:

P(x) = a0(x x1)( x x2) (x xn).


Essendo P(x) identico a zero, esso si annulla anche per valori di x diversi da x1, x2, , xn .
Sia x = x0 uno di tali valori. Per ipotesi, si ha:
P(x0) = 0.

Generalit sulle equazioni algebriche

Poich nessuno dei fattori lineari si annulla per x


Analogamente si prova che si deve avere:

= x0, affinch sia P(x0) = 0, dev'essere a0 = 0.

a1 = 0, a2 = 0, , an = 0.

Diagrammi delle funzioni di primo grado


La pi generale funzione algebrica di primo grado del tipo:

y = ax + b, x, yR.
L'immagine geometrica di una funzione del genere una retta. Infatti, ogni retta di un piano riferito a un sistema di
assi coordinati cartesiani ortogonali rappresentata da un'equazione di primo grado con le incognite x e y e
viceversa.

x
y
a, b
a = 0,

Per

l'ascissa di un generico punto della retta;


l'ordinata del punto della retta di ascissa x;
sono due costanti.
si ha:

y = b.

che rappresenta una generica retta parallela all'asse delle ascisse.

y = ax + b

Lequazione:

comprende tutte le rette del piano, escluse quelle parallele all'asse delle ordinate, le quali sono rappresentate da
equazioni del tipo:

x = k,
con k numero reale.
Il coefficiente a della variabile indipendente x rappresenta la variazione dell'ordinata corrispondente alla variazione
unitaria dell'ascissa. Ad esempio, si considerino i punti
numeri k e

A e B della retta aventi ascisse uguali rispettivamente ai

k + 1 Le corrispondenti ordinate sono:


y(k) = ak + b
y(k+1) = a(k+1) + b = ak + a + b

A(k; ak + b).
B(k + 1; ak + a + b).

La differenza delle ordinate data da:

y(k+1) y(k) =(ak + a + b) (ak + b) = a.


y

Quindi:
per a > 0, la funzione crescente;

per

4
Fig. 5
O

23

a < 0,
a = 0,

la funzione decrescente;

per
la funzione costante.
Osservando che l'equazione cartesiana di una retta esprime la relazione che sussiste fra
le coordinate dei suoi punti, si in grado di trovare le coordinate di quanti punti si
vogliano della retta.
Ad esempio, data l'equazione

y = 3x2

di una retta, si vuole trovare il punto di

ascissa 2 e quello di ordinata 7.


Per x

= 2 risulta y = 4, ossia il punto di coordinate (2; 4);


per y = 7 risulta x = 3, ossia il punto di coordinate (3; 7).
Il diagramma della funzione rappresentato dalla retta disegnata in figura.
Attribuire alla variabile indipendente x di una funzione y = f(x) un certo valore
l'intersezione del grafico della funzione con la retta verticale x

Generalit sulle equazioni algebriche

= k.

equivale a determinare

Paolo Siviglia
Poich tutte le rette verticali intersecano una data retta, allora alla x pu essere attribuito qualsiasi valore reale.
Il dominio di una funzione algebrica di primo grado allora tutto l'insieme dei numeri reali, ossia si estende da
meno infinito a pi infinito.
In simboli, si scrive: < x < + .
Attribuire, invece, alla variabile y di una funzione y

= f(x)
del grafico della funzione con la retta orizzontale y = k.

un certo valore k equivale a determinare l'intersezione

Poich tutte le rette orizzontali intersecano il grafico di una funzione algebrica di primo grado, si dice che tale
funzione pu assumere qualsiasi valore reale.

ESEMPI

1.

= 2x 3.

Rappresentare graficamente la retta di equazione: y

Si trovino due punti della retta.

Per x

Per x

= 0, si ha: y = 3;
= 1, si ha: y = 1;

I punti trovati hanno coordinate: (0;

-3) e (1; -1).

Fig. 6

2.

= 3x + 5.

Rappresentare graficamente la retta di equazione: y

y
u

Per x
Per x

= 0, si ha: y = 5;
= 1, si ha: y = 2;

La retta passa per i punti: (0;

5) e (1; 2).

Fig. 7

O 1

3.

Per quale valore di x il polinomio P(x)

x
-1 2 fig. 8

vale

5?

Poich il polinomio dato di primo grado, il suo grafico una retta.


La retta

y=5

= 3x 1

y=5

interseca il grafico del polinomio nel punto di coordinate

(2; 5),

come risulta chiaramente dalla rappresentazione grafica.


Per il calcolo, si pone:

3x 1 = 5, da cui, risolvendo, si trova:


x = 2. Infatti, si ha:
P(2) = 3 2 1 = 6 1 = 5.

Generalit sulle equazioni algebriche

Diagrammi delle funzioni di secondo grado


2

Sia data la funzione particolare di secondo grado y = x .


Considerando la rappresentazione sagittale, si nota che ogni elemento del codominio immagine di due elementi
distinti del dominio. Fa eccezione soltanto il valore y = 0.
Mentre, per ogni valore di x si trova un solo valore di y, invece, per ogni valore di y si possono trovare al massimo
due valori di x. Per il caso trattato, alla y possono essere attribuiti soltanto valori non negativi. Infatti il codominio
della funzione rappresentato dall'insieme dei numeri reali non negativi. Si pu scrivere:

dom f: < x < + ; cod f: 0 y < + .


Si nota ancora che il grafico della
funzione data rappresentato da
una curva simmetrica rispetto
all'asse delle ordinate, detta
parabola. Si dice che l'asse delle
ordinate l'asse di simmetria
della parabola. Tutte le parabole
hanno un asse di simmetria.
Si chiama vertice di una parabola
il punto d'intersezione di essa col
suo asse di simmetria.
La pi generale funzione di
secondo grado del tipo:

y
4

1
-2

Fig. 9

-1

3
2
1
0
1
4
9

9
4
1
0
1
4
9

y = ax2 + bx + c, x, yR,
dove i coefficienti a, b, c possono assumere qualunque
valore, eccetto il valore 0 per a. Il diagramma una curva, detta parabola, simmetrica rispetto ad una retta
parallela all'asse delle ordinate.
La curva rivolta verso l'alto se a > 0, verso il basso se a < 0.
Il punto di intersezione dell'asse di simmetria con la parabola detto vertice ed il punto pi basso della curva se
a > 0, il pi alto se a < 0.
L'ascissa del vertice si trova mediante la formula:

xV =

b
.
2a

L'ordinata del vertice si trova sostituendo l'ascissa nell'equazione.

ESEMPI

1.

Rappresentare graficamente la parabola di equazione:

La parabola rivolta verso l'alto perch


trovi il vertice della parabola.

y
2
1

2 3 4 5
6

Si

b
6
=
= 3,
2a
2
yV = 32 6 3 + 2 = 7. V(3; 7).
Rappresentato il vertice della parabola, si disegna l'asse di
simmetria che la retta di equazione

x = 3.

-3

a = 1 > 0.

Si ha: xV =

-6
-7

y = x2 6x + 2.

Fig. 10

Generalit sulle equazioni algebriche

Per determinare altri punti della curva, si attribuiscono dei


valori alla x, calcolando cos i corrispondenti valori di y.
Per ogni punto trovato, si considera il suo simmetrico
rispetto all'asse di simmetria della parabola. Alla x
conviene attribuire valori a partire dall'ascissa del vertice,

Paolo Siviglia
spostandosi verso destra o verso sinistra. In questo caso conviene procedere verso sinistra, considerando
successivamente i valori:

2, 1, 0, - 1,

e cos via.

Trovato un congruo numero di punti, si pu disegnare il grafico della funzione.


Per x

y = 4 12 + 2 = 6.

= 2, si ha:

La parabola passa per i punti:

(2; 6) e (4; 6)
Per x = 1, si ha:
y = 1 6 + 2 = 3.
La parabola passa per i punti:

(1; 3) e (5; 3)
Per x = 0, si ha:
y = 2.
La parabola passa per i punti:

(0; 2) e (6; 2)
Per x

cod f: y 7.

dom f: = R;

Risulta:

<3

2.

la funzione decrescente; per x

>3

la funzione crescente.

Rappresentare graficamente la parabola di equazione:

y = x2 + 4x 1.

b
4
=
= 2; yV = 4 + 8 1 = 3.
2
2a
V(2; 3).
Per x = 1, si ha: y = 1 + 4 1 = 2.
La parabola passa per i punti: (1; 2) e (3; 2).
Per x = 0, si ha: y = 1.
xV =

y
V

Fig. 11

La parabola passa per i punti: (0;

O
1

La curva rivolta verso il basso perch si ha:

1) e (4; 1).

a = 1 < 0.
dom f: = R; cod f: y 3.
Per x < 2 la funzione crescente; per x > 2 la funzione
Risulta:

decrescente.

3.

Per quale valore di x il polinomio:

Poich il polinomio dato di secondo grado, il suo grafico una parabola di


vertice V(1; 2).

La retta y

= 3 interseca la parabola nei punti di coordinate:


(0; 3) e (2; 3).
2
2
Per il calcolo, si pone: x 2x + 3 = 3 x 2x = 0.
Scomponendo in fattori, si ha: x(x 2) = 0.

3
V
O

P(x) = x2 2x + 3 vale 3?

Per la legge di annullamento di un prodotto, si ottiene:

Fig. 12

x = 0, x = 2.
Il polinomio pu assumere il valore 3 soltanto quando allindeterminata x viene
assegnato il valore 0 oppure 2. Infatti, si ha: P(0) = 0 0 + 3 = 3;
P(2) = 4 4 + 3 = 3.

Generalit sulle equazioni algebriche

4.

y=5
V

Per quale valore di x il polinomio:

P(x) = x2 + 4x vale 5?

Essendo un polinomio di secondo grado, il suo diagramma una parabola


di vertice V(2; 4).

Poich la retta y = 5 non interseca il grafico del polinomio, si


dice che esso per nessun valore di x assumer il valore 5. Dalla
figura si pu dedurre che il polinomio potr assumere soltanto
valori minori o uguali a 4.

Fig. 3

O
x

Diagrammi delle funzioni di terzo grado


La pi generale funzione di terzo grado del tipo:

y = ax3 + bx2 + cx + d,
dove i coefficienti (o parametri) a,

b, c, d

possono assumere qualunque valore reale, eccetto il valore zero per a.

Questo tipo di funzione viene detta anche parabola cubica o curva del terzo ordine.
Per lo studio completo di questo tipo di funzioni necessitano nozioni di calcolo infinitesimale, che al momento
mancano.
Per ora, comunque, si pu tentare uno studio approssimativo.
Il diagramma della parabola cubica pu avere un andamento come quelli rappresentati qui di seguito.

a>0

Per a

> 0, la parabola cubica pu avere uno dei due andamenti:


crescente decrescente crescente;
crescente

Fig.14

a>0

Per a

< 0,

Fig.15

si ha, invece, l'uno o l'altro dei due andamenti:

decrescente crescente decrescente


decrescente

Vengono rappresentate sommariamente le seguenti funzioni.

ESEMPI

1.

Rappresentare graficamente la funzione:

y = (x 1)(x 3)(x 5).

E' immediato stabilire che la curva interseca l'asse x rispettivamente


nei punti 1, 3 e 5.

Fig. 16

10

Generalit sulle equazioni algebriche

Paolo Siviglia

NOTA

Per disegnare una curva algebrica di grado dispari si prende come riferimento
la retta. Se il primo coefficiente positivo, da sinistra a destra, l'andamento
inizia crescendo, analogamente a quello della retta avente coefficiente angolare
positivo. Se, invece, il primo coefficiente negativo, la curva inizia
decrescendo.

2.

y = (x + 1)(1 x)(x 6).


Le intersezioni con l'asse x sono nei punti: (3; 0), (1; 0) e
(6; 0).
3
Poich il primo coefficiente, ossia quello di x , negativo,

l'andamento della curva quello della figura.

Fig. 17

3.

y = (x +1)(x 1)(x 2)(x 5)(x 6).


y
E' una curva del quinto ordine che interseca l'asse
rispettivamente nei punti di ascisse:

1, 1, 2, 5, 6.
-1 O 1

Il primo coefficiente positivo,


crescendo.

quindi il grafico

inizia

Fig. 18

Diagrammi delle funzioni di quarto grado


La pi generale funzione algebrica di quarto grado del tipo:

y = ax4 + bx3 + cx2 + dx + e, (a 0).


che detta parabola o curva del quarto ordine.
Per i coefficienti o parametri valgono le stesse considerazioni
fatte per le funzioni gi viste.
Il diagramma di una parabola del quarto ordine pu avere un
andamento come quelli rappresentati qui di seguito.
Per a > 0 la parabola del quarto ordine pu avere uno dei due

a>0
Fig.19
andamenti:

decrescente crescente decrescente crescente;

decrescente crescente.
Per a < 0, si ha, invece, l'uno o l'altro dei due andamenti:
a<0

crescente decrescente crescente


decrescente;

crescente decrescente.
Fig. 20
Generalit sulle equazioni algebriche

11

Vengono rappresentate sommariamente le seguenti funzioni.

ESEMPI

1.

Rappresentare graficamente la funzione:

y = (x + 3)(x 1)(x 4)(x 7).

E' immediato stabilire che la curva interseca l'asse x rispettivamente

nei punti di ascisse:

1 4

3, 1, 4, 7.

Fig. 21

NOTA

2.

Per disegnare una curva algebrica di grado pari si prende come riferimento la
parabola. Se il primo coefficiente positivo, da sinistra a destra, l'andamento
inizia decrescendo, analogamente a quello della parabola avente il primo
coefficiente positivo. Se, invece, il primo coefficiente negativo, la curva inizia
crescendo.

Rappresentare graficamente la funzione:

y = (x 1)(x 2)(4 x)(x 6).

La curva interseca l'asse x nei punti di ascisse:

O1 2

1, 2, 4, 6.

Essendo negativo il primo coefficiente, il grafico inizia crescendo.

Fig. 22

Polinomi uguali. Polinomi identici


Dati due polinomi Pn(x) e
lo stesso valore, ossia si ha:

Pm(x),

rispettivamente di grado

n e m, con n m, se per x = x0 essi assumono

Pn(x0) = Pm(x0),
si dice che i due polinomi sono uguali per x

= x0.

Si vuole ora prendere in considerazione il problema riguardante la ricerca di tutti i valori di x per cui due polinomi
risultano uguali.
Osservando che quando due polinomi sono uguali, la loro differenza zero, si comprende facilmente che la ricerca
di tali valori viene ricondotta a quella della ricerca degli zeri del polinomio differenza.
Infatti, se:

R(x) = Pn(x) Pm(x),

da

R(x) = 0

consegue:

Pn(x) Pm(x) = 0

e viceversa.
Il polinomio R(x) sar al massimo di grado n.
Quindi, i due polinomi possono essere uguali al massimo per n valori distinti dell'indeterminata x.

12

Generalit sulle equazioni algebriche

Paolo Siviglia
Graficamente il problema posto equivale a quello della ricerca dei punti di intersezione dei diagrammi
dei due polinomi.
Si pu dire allora che i diagrammi di due funzioni polinomiali, di grado
comune al massimo n punti distinti.
Due polinomi che, invece, risultano uguali per qualsiasi valore di

n ed m, con n m,

possono avere in

x si dicono identici.

Indicando con P(x) e Q(x) due polinomi identici, si scrive:

P(x) Q(x).
Se due polinomi P(x) e Q(x) sono identici, il polinomio differenza

R(x) = P(x) Q(x)


identicamente nullo.
Infatti, da:

P(x) Q(x)

Consegue

P(x) Q(x) 0.

Si pu dire allora che

due polinomi sono identici se il loro polinomio differenza identicamente


nullo.
Da ci discende la proposizione:

due polinomi identici hanno uguali i coefficienti dei termini di ugual


grado.
Ad esempio, i due polinomi:

P(x) = x3 5x2 + 7x 1 e Q(x) = ax4 + bx3 + cx2 + dx + e


sono identici se:

a = 0, b = 1, c = 5, d = 7, e = 1.
I diagrammi di due polinomi identici sono coincidenti, ossia sono rappresentati dalla medesima curva.

ESEMPI

1.

Dire per quali valori di x sono uguali i polinomi: A(x)

= x2 4x + 1, B(x) = 2x 4.

Si consideri il polinomio differenza:

R(x) = A(x) B(x) = (x2 4x + 1) (2x 4) =


= x2 4x + 1 2x + 4 = x2 6x + 5.

Scomponendo in fattori, si ha:

R(x) = (x1)(x5).
A(x)

Applicando la legge di annullamento di un prodotto, si trova che gli


zeri di R(x) sono:

B(x)

x=1 e x =5.
1

O
-2

5
Fig. 23

Gli zeri del polinomio differenza R(x) sono quelli che rendono
uguali i due polinomi dati. Infatti, si ha:

A(1) = 1 4 + 1 = 2, B(1) = 2 4 = 2;
A(5) = 25 20 + 1 = 6, B(5) = 10 4 = 6.
I punti di intersezione dei due grafici hanno coordinate:

(1; 2), (5; 6).


Generalit sulle equazioni algebriche

13

2.

Dire per quali valori di x sono uguali i polinomi: A(x)

= x2 4x + 1, B(x) = x2 + 7.

Si determini il polinomio differenza. Si ha:

R(x) = A(x) B(x) =


= (x2 4x + 1) (x2 + 7) =
= x2 4x + 1 + x2 7 = 2x2 4x 6 =
= 2(x2 2x 3) = 2(x+1)(x3).

y
u

A(x)

Per la legge di annullamento di un prodotto risulta che gli zeri del


polinomio R(x) sono i numeri:

B(x)

x1 = 1 e x2 = 3.

3
-1 O

-2

Fig.24

I valori trovati sono gli unici che fanno assumere lo stesso valore ai
due polinomi dati. Infatti, si ha:

A(1) = 1 + 4 + 1 = 6, B(1) = 1 + 7 = 6;
A(3) = 9 12 + 1 = 2, B(3) = 9 + 7 = 2.

3.

Dati i polinomi: A(x)


sono uguali

= x2 + 4x + 1, B(x) = x2 6x + 11, trovare per quali valori di x essi


V(2; 3), V(3; 2). Si ha:
R(x) = A(x) B(x) = (x2 + 4x + 1) (x2 6x + 11) =

= x2 + 4x + 1 x2 + 6x 11 =10x 10 = 10(x 1).


Il polinomio R(x) di primo grado e si annulla per x = 1.
I due polinomi allora risultano uguali soltanto per x = 1.
Si ha: A(1) = 1 + 4 + 1 = 6,
B(1) = 1 6 + 11 = 6.
I grafici dei due polinomi si intersecano nel punto di coordinate (1;
6).

6
B(x)

A(x)
V
O1

x
Fig. 25

4.

y
u

A(x) = x2 4x + 1, B(x) = x2 4x 2
risultano uguali.

A(x)

Si ha:

R(x) = A(x) B(x) =


= (x2 4x + 1) (x2 4x 2) =
= x2 4x + 1 x2 + 4x + 2 = 3.
Il polinomio R(x) sempre diverso da zero.

B(x)

Ci porta a concludere che i due polinomi dati non


sono uguali mai. I grafici dei due polinomi non hanno alcun punto in
comune.

V(2; 3), V(2; 6).

V
Fig. 26

14

Trovare per quali valori di x i due polinomi:

Generalit sulle equazioni algebriche

Paolo Siviglia

Radici multiple di un polinomio


Come gi visto, un polinomio di grado

si pu scomporre in

fattori lineari e un fattore costante uguale al

coefficiente del termine pi alto di grado x .


Pu capitare che alcuni di tali fattori siano uguali fra loro. In tal caso, raggruppando tutti i fattori uguali, la
fattorizzazione del polinomio pu assumere la forma:

P(x) = a0(x x1) (x x2) (x xk), dove + + + = n.


x1

Si dice che:

una radice multipla di ordine ;

x2 una radice multipla di ordine ;

xk

una radice multipla di ordine .

Si pu dire anche:

la molteplicit della radice x1;


la molteplicit della radice x2;
la molteplicit della radice xk.
Se la molteplicit di una radice 1, si dice che la radice semplice; se 2, si dice che doppia; se 3, si dice
che tripla; e cos via.
Ad esempio, dato il polinomio:

P(x) = x3 5x2 + 7x 3,
scomponendolo in fattori, si ha:

1
3

Fig. 27

P(x) = (x 1)(x 1)(x 3) = (x 1)2(x 3).


Le radici del polinomio sono: x = 1 e x = 3.

La prima doppia, la seconda semplice.


La molteplicit delle radici di un'equazione ha importanza soprattutto dal
punto di vista grafico.
Come noto, le radici di un polinomio rappresentano i punti di
intersezione del suo grafico con l'asse delle ascisse. Il polinomio dato,
essendo di terzo grado, dovrebbe intersecare l'asse x al massimo in tre punti diversi. Siccome la radice x = 1
doppia, ci sta a significare che due di tali intersezioni coincidono proprio nel punto di ascissa 1. In tale punto il
grafico allora tangente all'asse delle ascisse. Il punto di ascissa 3, invece, un semplice punto di intersezione.
Il diagramma del polinomio, riportato in fig.3.27, chiarisce meglio tutto il discorso fatto.
I punti corrispondenti a radici con molteplicit 3, punti tripli, si dicono punti di flesso. Nei punti
di
flesso la tangente alla curva anche secante.
Vengono presentati ora alcuni esempi chiarificatori.

ESEMPI

1.

Classificare la molteplicit delle radici del polinomio: P(x)

Le radici sono:
x = 1 con molteplicit 1: punto semplice;

x=3
x=6
O

= (x1)(x3)2(x6)2.

3 Fig. 28

con molteplicit 2: punto doppio;


con molteplicit 2: punto doppio.

Nel punto di ascissa

il grafico del polinomio

rispetto all'asse x; nei punti di ascissa 3 e


tangente.

secante

6, invece, tale grafico

Generalit sulle equazioni algebriche

15

2.
y

Classificare la molteplicit delle radici del polinomio: P(x) = (x3) (x 4).


Le radici del polinomio sono:
x = 2 con molteplicit 3: punto triplo ( flesso);
3

x=4

con molteplicit 1: punto semplice.

Fig. 29

Classificare la molteplicit delle radici del


3
polinomio: P(x) = (x + 2) .
Si tratta di una funzione di terzo grado che interseca l'asse delle

3.

x = 2 (punto di flesso). Le tre


intersezioni del grafico con l'asse x sono concentrate tutte nel punto
x = 2. La funzione sempre crescente.
ascisse nel punto triplo

-2

Fig. 30

4.

Trovare per quali valori di x i due polinomi P(x)


Si ha:

R(x) = P(x) Q(x) =

2
x

-1

= x2 2x 1 e Q(x) =2x 5 sono uguali.

fig. 31

= (x2 2x 1) (2x 5) = x2 4x + 4 = (x 2)2.


Poich le radici del polinomio R(x) sono coincidenti e con
molteplicit due, i grafici dei polinomi P(x) e Q(x) sono
tangenti nel punto di ascissa 2. La radice x = 2 del polinomio
R(x) dev'essere contata due volte.
Risulta:

P(2) = 4 4 1 = 1,
Q(2) = 4 5 = 1.
I due grafici sono tangenti nel punto di coordinate (2; 1).
Contando ogni radice di un polinomio tante volte quant' la sua molteplicit, si pu dire che:

Un polinomio di grado n ha esattamente n radici, reali o complesse.


Tali radici possono essere tutte diverse oppure alcune diverse e altre coincidenti.
Il teorema fondamentale dell'algebra allora pu essere enunciato nel modo seguente:

Un'equazione algebrica razionale di grado n ammette esattamente n radici,


reali o complesse.

5.

Determinare le radici (gli zeri) dei seguenti polinomi:

A(x) = x 2; B(x) = x2 4x + 4; C(x) = x3 6x2 + 12x 8.

Scomponendo in fattori, si ha:

A(x) = x 2; B(x) = (x 2)2; C(x) = (x 2)3.


I polinomi dati ammettono tutti la medesima radice che x = 2. Tale radice va contata una sola volta per il
polinomio di primo grado A(x), due volte per quello di secondo grado B(x) e tre volte per quello di terzo grado
C(x). Si ha, cio:

16

Generalit sulle equazioni algebriche

Paolo Siviglia

x=2
x=2
x=2

per A(x)

x1 = 2
x1 = 2
x1 = 2

per A(x)
per A(x)

e
e
e

x2 = 2
x2 = 2
x2 = 2

per B(x)
per B(x)
per B(x)

I diagrammi dei tre polinomi illustrano molto bene l'importanza di contare pi volte la stessa radice.

u
y

B(x)

C(x)

A(x)
O

Fig. 32

Considerazioni conclusive. Cenni storici


Da quanto detto nei paragrafi precedenti, per risolvere un'equazione algebrica di grado

n del tipo P(x) = 0, dove

P(x)

una funzione razionale intera, basta scomporre in fattori lineari (di primo grado) tale funzione polinomiale.
Applicando la legge di annullamento di un prodotto, l'equazione data si scinde in n equazioni di primo grado, di
facile risoluzione. Quindi la scomposizione in fattori di un polinomio essenziale per risolvere equazioni algebriche
di grado superiore al primo.
Tuttavia la scomposizione in fattori di un polinomio di pi o meno facile esecuzione, se gli zeri del polinomio
sono dei numeri razionali.
Se, invece, tali zeri (o radici) sono numeri irrazionali o complessi, si incontrano notevoli difficolt per la
scomposizione.
Comunque nel prossimo capitolo si fa vedere come tali difficolt possono essere superate, almeno per i polinomi di
secondo grado. Infatti, come si vedr, si pu pervenire con relativa facilit a una formula generale per la risoluzione
di tutte le equazioni di secondo grado. Dopo di che si pu dire che, per risolvere un'equazione di grado superiore al
secondo, basta scomporre il relativo polinomio in fattori di primo e di secondo grado. In generale, per,
un'operazione del genere presenta delle difficolt che non sempre si in grado di superare agevolmente.
Anche se nell'ambito di questo studio interessano soltanto equazioni riducibili a
quelle di primo e secondo grado, per ragioni di completezza si ritiene utile
accennare brevemente alla teoria generale delle equazioni algebriche.
Innanzitutto si dice che un'equazione algebrica a coefficienti razionali
risolubile per radicali, se la ricerca delle soluzioni richiede l'uso soltanto di
operazioni di somma, differenza, prodotto, quoto e di estrazioni di radici, ossia
di operazioni algebriche.
Sono risolubili per radicali tutte le equazioni di grado non superiore al quarto.

Niccol Fontana detto TARTAGLIA : Brescia:


1499 1557.

Generalit sulle equazioni algebriche

17

Le equazioni algebriche di grado superiore al quarto non sempre sono risolubili per radicali. Per risolvere tali
equazioni, talvolta bisogna ricorrere a strumenti non algebrici. Per questo motivo stato possibile trovare formule
risolutive soltanto per le equazioni di grado minore o uguale al quarto.
Le formule risolutive per le equazioni di terzo e quarto grado sono opera di un gruppo di matematici italiani:
Gerolamo Cardano, Scipione Dal Ferro, Niccol Fontana (detto Tartaglia per una certa balbuzie
causatagli da una ferita), Ludovico Ferrari e Raffaele Bombelli. Nella storia della disciplina tali
matematici sono indicati con la denominazione di Algebristi del '500, perch la loro opera si svolse durante il
periodo rinascimentale, nel XVI secolo. Di grande importanza per l'algebra l'opera del matematico francese
Vite (1540-1603). Egli introdusse il simbolismo, ancora in uso, che consiste nell'indicare con le lettere
dell'alfabeto sia le costanti sia le incognite. Tale innovazione ha dato un grande impulso al progresso tecnicoscientifico generale.
L'algebra ha origini antichissime: gi i Babilonesi erano in grado di risolvere equazioni particolari di secondo e
terzo grado. Il suo sviluppo per stato molto lento.
Di una certa importanza, nell'antichit, l'opera di Diofanto, ma siamo gi al terzo secolo dopo Cristo.
Pregevoli sono stati i lavori dei matematici arabi, dal VII al XII secolo. La parola algebra si trova per la prima volta
nel titolo di un libro scritto dal matematico Al-Khuwarizmi nel IX secolo. In esso sono riportate le regole per
la risoluzione delle equazioni di primo e secondo grado.
Nella traduzione latina, il libro inizia con una presentazione del sistema di
numerazione posizionale e prosegue con la trattazione dei vari tipi di equazioni.
Le equazioni risultano formate da tre tipi di quantit, dette:
radici, quadrati e numeri.

CARDANO Girolamo: Pavia, Ducato di


Milano: 1501 Roma: 1576
Le quantit denominate radici corrispondono ai termini di primo grado.
Le quantit denominate quadrati corrispondono ai termini di secondo grado.
Le quantit denominate numeri corrispondono ai termini non contenenti
l'incognita: i termini noti.
La parola equazione compare per la prima volta nel " Liber Abaci " di
Leonardo Fibonacci nel 1202.
L'affermarsi della civilt dell'Islam, nel VII secolo, rappresenta una tappa molto
importante per il mondo scientifico. Infatti gli Arabi riuscirono ad assimilare
buona parte della cultura scientifica greca, tramandandola successivamente al
mondo cristiano occidentale. Essi rivelarono una certa originalit, soprattutto in
algebra.
Come detto in altra occasione, la numerazione posizionale fu conosciuta in
Occidente tramite gli Arabi. Prima del '500, un pregevole trattato di conoscenze
matematiche quello di Luca Pacioli (1445 - 1514), intitolato " Summa de
Arithmetica ".

FIBONACCI Leonardo: Pisa: 1170 1250


Durante il periodo rinascimentale, ad opera degli algebristi italiani, vengono trovate le formule risolutive per
radicali delle equazioni di terzo e quarto grado.
Per quanto riguarda il simbolismo algebrico, si possono distinguere tre stadi fondamentali:

18

1.

Algebra retorica, in cui tutte le questioni vengono trattate soltanto a parole;

2.

Algebra sincopata, in cui si comincia a introdurre qualche abbreviazione;

3.

Algebra simbolica, in cui vengono usati soltanto simboli.

Generalit sulle equazioni algebriche

Paolo Siviglia
L'algebra simbolica fu introdotta dal francese Vite, nel XVI secolo, dopo di che l'algebra diventa la scienza del
calcolo letterale.
In seguito ai successi degli algebristi italiani nel '500, i matematici intrapresero la
ricerca della formula risolutiva per la pi generale equazione algebrica, ossia di
grado qualsiasi. Nessuno dei tentativi fatti per l'equazione di quinto grado ebbe
successo. Si cimentarono in tale impresa matematici di grande levatura come
Lagrange, Ruffini, Abel. Il problema venne risolto, alla fine, dal giovane matematico
francese Evariste Galois(1811 - 1832), il quale, con una metodologia nuova e
originale, riusc a dimostrare come non tutte le equazioni di grado superiore al
quarto siano risolubili per soli radicali.

VIETE Franois, Fontenay le Comte Poitou: 1540


Parigi : 13/12/1603.
L'opera di Galois, non completamente perfezionata dall'autore a causa della sua
prematura scomparsa, trov riconoscimenti e apprezzamenti soltanto pi di venti anni dopo la sua morte.
Con Galois l'algebra sub una trasformazione molto profonda, dando luogo a nuovi rami della matematica come la
teoria dei gruppi, il calcolo matriciale , ecc.
Il problema fondamentale dell'algebra non pi quello della teoria delle equazioni, ma quello dello studio delle
strutture algebriche.
L'oggetto della matematica si sposta dagli enti alle relazioni che per essi possono
sussistere.

GALOIS Evariste, Bourg La Rein (Parigi) : 25/10/1811


Parigi : 31/05/1832.
Per avere un'algebra sono necessari:

un insieme A di enti di natura qualsiasi;


una o pi leggi di composizione definite in

A.

Le leggi di composizione definite in un insieme conferiscono una certa struttura


all'insieme.
Un insieme in cui non sia stata definita alcuna legge di composizione privo di struttura.
L'oggetto dell'algebra lo studio delle strutture algebriche.
Con ci si comprende come la matematica sia divenuta sempre pi astratta.

Generalit sulle equazioni algebriche

19