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venerd 23 ottobre 2009

Intervista a Gigi Masin (Laverna) di Empedocle70 quarta


parte
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So che nel tuo curriculum c anche una collaborazione con Bjork, ce ne vuoi parlare?
Collaborazione una parola grossa, anche se suona bene. Se poi confrontata con le molte bugie
presenti nelle biografie di alcuni musicisti pare pure poco. Un gruppo elettronico tedesco (To Rococo
Rot) ha campionato, a mia insaputa, un mio pezzo pubblicato nel 1989. Bjork se n invaghita e ne ha
fatto lossatura per la sua Its in Our Hands (la trovate nel suo Greatest Hits) ma scoprendo, nel
frattempo, che quella musica non era teutonica ma bens ..veneziana. Cos il mio nome scritto tra
gli autori di Bjork, a pieno titolo direi. Ma quanta gelosia ha scatenato questa vicenda non puoi
immaginare, non puoi Ti fai dei nemici con un niente, nella musica.
Ci consigli cinque dischi per te indispensabili, da avere sempre con se.. i classici cinque
dischi per lisola deserta..
Ma non erano cento, i dischi da portare nellisola deserta? Forse troppi, i dischi che dico io sono
ancora i vinili, neri e pesanti Senza pensarci troppo: Inside Out - John Martyn, Open to Love
Paul Bley, Maritime Rites Alvin Curran, Mindif Abdullah Ibrahim, Live at Willisau - Chris
McGregor and Brotherhood of Breath, e un sesto, dai!..Azymuth Wheeler, Taylor, Winstone.
Con chi ti piacerebbe suonare e chi ti piacerebbe suonare? Che musiche ascolti di solito?
Faccio prima a dirti con chi non vorrei suonare Pi scorrono gli anni e pi cresce la voglia di
suonare e girare il mondo. Poich passo, in gran parte, il tempo disponibile a cercare ed ascoltare
cose altre e nuove, ho tutta una serie di meravigliosi musicisti di cui mi innamoro di volta in volta.
Non sono il tipo di persona che ama suonar da solo, ma il percorso singolo diventa una condizione
senza alcuna contromisura. Ho spesso condiviso il palco con amici poeti e scrittori (tra tutti il caro
Massimo Palladino) con una chitarra o un pianoforte. Non mi interessa essere un solista, mi piace
condividere e costruire assieme. E questo il caso, fortunato, del recente progetto The Infant T(h)ree
con Mirco Salvatori e Massimo Berizzi, che pare nato con forza e bellezza, come forti e belle sono le
loro menti. Vedremo.
Rimorsi e/o rimpianti? Quali saranno le tue prossime uscite e le prossime iniziative?

Un mare di rimpianti, perch no? Navighiamo, prima o poi unisola si trova. Per il futuro, fatta salva
la corsa comune degli Infant T(h)ree che ti dicevo e la bella banda di Laverna che macina idee e
progetti, vorrei tornare presto a pubblicare nuova musica.
Grazie Gigi!
Pubblicato da An

gioved 22 ottobre 2009

Intervista a Gigi Masin (Laverna) di Empedocle70 terza


parte
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Quale significato ha limprovvisazione nella tua ricerca musicale? Si pu tornare a parlare di


improvvisazione in un repertorio cos codificato come quello classico o bisogna per forza
uscirne e rivolgersi ad altri repertori, jazz, contemporanea, etc?
Ho letto una recensione in cui giustamente veniva indicato Mozart come punto di riferimento per un
moderno improvvisatore. Se ci pensi un attimo pu sembrare un paradosso solo a chi non ama
Mozart. Limprovvisazione tutto, da secoli la minestra con cui hanno mangiato miliardi di musici,
cantori, poeti, narratori, artisti. C chi ti dice che unuscita momentanea dagli schemi,
uninvenzione, unispirazione, un colpo di genio in un pomeriggio di pioggia. Per me una scintilla
che ha illuminato e che talvolta illumina ancora la meraviglia del creato. Non vedo barriere, la musica
musica, espressione dellintelletto che pu o meno piacere. Ai miei occhi i griot dellAfrica
occidentale non sono dissimili dalla meraviglia del maqam della tradizione araba, ma la questione
poi che i menestrelli medievali, gli sciamani, i cantori della pioggia, appartengono tutti alla stessa
stirpe di artisti illuminati e vagabondi. Tutti senza uno straccio di partitura, non una nota scritta. La
tristezza sentir parlare di improvvisazione come parente povera della musica scritta, una parente a
cui si perdona lardire di una scappatella o un errore di grammatica. Mondo misero il nostro che ha
bisogno di barriere e frontiere pure nella mente.
Ho, a volte, la sensazione che nella nostra epoca la storia della musica scorra senza un
particolare interesse per il suo decorso cronologico, nella nostra discoteca-biblioteca
musicale il prima e il dopo, il passato e il futuro diventano elementi intercambiabili, questo non
pu comportare il rischio per un interprete e per un compositore di una visione uniforme? Di
una globalizzazione musicale?
No, se il sentimento che ti muove quello della conoscenza. E la scuola per insegna che la
conoscenza non coscienza. Ascoltare, leggere, cercare. Alla fine diventa un percorso soggettivo,
ma raramente diventa un sentire pi condiviso. Se la musica merce vuol dire che muove interessi
e ricchezze in gran numero, perch la musica un valore universale che entra nella vita di tutti, ad
ogni latitudine. Diventa coscienza dove si intreccia con la vita sociale, con le rivoluzioni o le lotte di
un popolo, dove diventa canto di libert, dove diventa bandiera. La studiamo e ce la fanno conoscere

(la musica, intendo) come aspetto estetico, come un fuori da noi, mentre invece un moto interiore,
sensazione e sentimento e speranza. Se vai ad un concerto con laspettativa di benessere (o
divertimento, il che uguale) un motivo profondo ci sar. Trovarlo, a volte, il percorso di una vita.
La tua musica trasmette una certa sensazione di minimalismo, sei legato a questa corrente
musicale? Ne sei stato influenzato e quali sono le tue influenze musicali?
Nasco, musicalmente, come chitarrista. La musica di John Martyn ha cambiato il mio modo di sentire
e intendere la musica. Le accordature aperte si sono prese pomeriggi e notti insonni. Ma lincontro
con Terry Riley, Alvin Curran, La Monte Young chemha insegnato ad ascoltare una parte di me che si
sentiva chiusa dal ripetere canzoni e canzoni per il piacere degli amici. Minimalismo inteso come
microcosmo di suoni e sensazioni, certo che s, mi appartiene e mi ritrovo a casa. Ma un continuo,
un variare continuo, che lidea emozionante che mi aiuta e mi spinge a suonare. E un sentimento
che inizia ma non sa dove andr a finire.
ti propongo un gioco: ti faccio alcuni nomi, che penso siano legati alle tue idee musicali, e tu
mi dice se ci ho azzeccato e che cosa significano o hanno significato per te? Incomincio: John
Fahey - I Raga indiani - Italo Calvino - Brian Eno - Global Communication - Steve Reich
Italo Calvino su tutti, senza ombra di dubbio, senza togliere nulla a nessuno. Anni fa avrei detto Steve
Reich senza fiatare perch intuivo, ma non avevo pienamente compreso, il nesso intenso che lega
larte in generale con la storia umana. Ti piace un musicista, ti piace un quadro, ti piace un libro ma
tessere la tela che li lega al mondo non impresa facile, n veloce. Magari fortunata se hai modo di
superare quei gradini che ti separano dalla bellezza dellassoluto. Che in noi, intendo. E noi siamo
meravigliosamente sciocchi. Ma per restare al gioco io metto sul tavolo le mie carte, senza le quali
sarei aria fritta: tutta la discografica di John Martyn e quella di Abdullah Ibrahim (e Dollar Brand di
conseguenza), il Gattopardo di Tomasi di Lampedusa, i Canti Pisani di Ezra Pound, il Caino di
Byron, tutto Mir, la tromba di Kenny Wheeler, il pianoforte di Paul Bley, tutto Alvin Curran, Ligeti,
Penderecky, Zelenka, il medioevo, poi Apocalypse Now e Orlando al cinema..
continua domani

mercoled 21 ottobre 2009

Intervista a Gigi Masin (Laverna) di Empedocle70


seconda parte
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Parlaci del tuo rapporto che con internet e il download, credi che questi due fenomeni abbiano
cambiato il modo in cui si produce e si ascolta la musica? Hai mai pensato di tornare al vinile?
La mia casa felicemente piena di vinile, talvolta mi pare che suoni decisamente meglio
Certamente, la rete un oggetto cos semplice e meraviglioso, non ha ancora interrotto la sua veloce
ascesa nelle nostre vite. La disponibilit di musica on-line enorme, le possibilit che la rete offre per
presentare la propria musica , quanto meno, immensa. Qualcuno ha detto che in rete non c tanta
musica ma ce n troppa. Dove finisca la libert di espressione e dove inizi la speculazione non
un tema di facile svolgimento. La totale libert di download apparentemente un opposto alla
doverosa difesa del diritto dautore, e come ogni opposto tende a somigliarsi, a specchiarsi e a
piacersi.
A volte ho la sensazione che la possibilit di scaricare tutto, qualunque cosa da internet gratis
abbia creato una frattura allinterno del desiderio di musica, una sorta di banalizzazione:
insomma dov la spinta per un musicista a incidere un disco che con pochi euro riesci da
solo a registrare e stampare quello che vuoi e chiunque pu farlo? Alla fine diventa quasi un
gesto quotidiano che si perde in un mare di download dove scegliere diventa impossibile
stiamo entrando in un epoca radicalmente diversa da quella che abbiamo vissuto finora?
Come poter scegliere?
Sono convito che il kaos apparente nella moltitudine di musica disponibile sia una vera e propria
strategia di mercato o sia diventata tale nel corso del tempo. Ora la musica ovunque, negli
ascensori, nei ristoranti, dai dentisti, supermercati, aerei, spiagge. Poich nella legge del mercato
nulla gratis, pare che il costo sia addebitato esclusivamente agli autori ed ai musicisti di quei brani.
Pare chiare che non esiste una cultura dellarte, ma un uso dellarte, mediocre o villano se vuoi ma in
stile con la pochezza, con la mancanza di un progetto, di una costruzione di una societ e di una
nazione che (se cera) pare annientata e persa per sempre. Io mi chiedo sempre chi guadagna da
tutto questo kaos, chi pu trarne vantaggio. Si deciso che la musica vada usata da pastura in
attesa di una pesca pi remunerativa, vedi telefonini, abbigliamento, vacanze e mille altri gabelli
nascosti dal suono della musica. Siamo merce, dei target commerciali e pure decidere di non esserlo
pi non affare facile.
Sei un musicista veneziano .. come vedi la possibilit di fare musica elettronica o comunque
avanguardia in una citt come Venezia che da una parte sembra ormai addormentata nel suo
passato e daltra ospita un evento come la Biennale?
Venezia che dorme e muore una bella cartolina che tutti comperano volentieri. Anche se falsa,
limmagine appagante per addolcire il senso di morte e sconforto che genera il futuro. E poi dire
morte a Venezia suona dannatamente meglio che morte a Frascati, no? Venezia una bottega, e
io qui non ho nulla da vendere o comperare. Io amo la mia citt, so che mi tradisce e che si fa beffe di
me, ma non ho scelta. Il mio sentimento puro e sincero. Lesperienza insegna ad essere un
pescatore e attendere. Dopo aver chiamato musicisti da tutto il mondo, cugini, amici, parenti di
parenti, chi organizza dovr forzatamente ricominciare da capo. E metti che si sbaglia e mi richiama
credendomi una cantautrice parigina? Siccome successo veramente, io attendo una seconda
possibilit. Imparer il francese.
continua domani...
marted 20 ottobre 2009

Intervista a Gigi Masin (Laverna) di Empedocle70 prima


parte
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Caro Gigi .. allora da quanto tempo sei nella musica e perch? Qual il tuo background?
Senza la musica sarei un palo della luce, ma il vero amore la radio. Da adolescente (sono nato nel
1955, a Venezia) passavo le notti ad ascoltare Radio Lussemburgo e seguivo ogni trasmissione di
musica dellepoca. Il sogno realizzato stato diventare un dj notturno, trasmettere la musica che
amavo nel modo e nel sentire pi profondo. La chitarra stata una forma di espressione, ho iniziato
presto a scrivere canzoni, ad esplorare le accordature aperte, il blues, il folk. Era comunque molto
frustrante, perch io mi divertivo molto, riempivo cassette su cassette, ma non interessava molto alle
persone attorno a me. Poi lincontro con il teatro, nella met degli anni 70 ed i miei primi esperimenti
con la musica elettronica, i nastri pre-registrati, il suonare giradischi e mixer come fossero veri e
propri strumenti. A met degli anni 80 mi sono regalato un piccolo sintetizzatore, con il quale ho
realizzato il mio primo disco.
Credo che tu sia stato uno dei primi dj italiani a interessarti di ambient .. come nata questa
passione?
Lincontro, in teatro, con la musica di Ligeti e di Penderecki mi ha segnato profondamente. Il passo
successivo stato quello di proporre come dj radiofonico, di notte, quelle musiche che al mio sentire
ricordavano quel senso di mistero e meraviglia. Ed stato proprio in quel periodo, allinizio degli anni
80 che si cominciato a parlare di ambient music associando peraltro forme di espressione assai
diverse tra loro. Avanzare lidea per, come ho letto recentemente da un autorevole giornalista, che il
suono del mare la migliore forma di ambient music possibile sia assolutamente ridicolo.
Come nata la collaborazione con la net label Laverna?
Lamicizia con Mirco Salvatori, la sua testardaggine, mi hanno spinto a realizzare dei brani che sono
stati pubblicati da Laverna con il titolo di The Last DJ nella primavera del 2008. In realt stata per
me una nuova primavera, dopo un lungo periodo di silenzio e disillusione. Il gruppo della Laverna in
realt un magnifico convivio di persone darte e pare pure unisola in mezzo al mare. Per ora una
vacanza meritata, poi dir il futuro.
Come sono i rapporti tra chi fa Dj e la SIAE? Nelle tue produzioni con la Laverna hai optato per
il modello di licenza Creative Commons, ce ne vuoi parlare?
Il tema del diritto dautore mi pare che vada e venga come uno jo-jo ma in realt non avviene la
rivoluzione ed i campi avversi rimangono a guardarsi in cagnesco senza mordere. A met degli anni
70 avevo tentato di costruire unassociazione che favorisse una diversa sensibilit e qualche nuova
possibilit (si chiamava E.M.A., Edizioni Musicali Autogestite) per chi suonava dal vivo o per la
musica trasmessa dalle radio libere del periodo. Le Creative Commons rappresentano una maniera
libera di affermare il proprio esistere dautore, sebbene non risolvano in toto il problema economico
dellessere autore, o dellessere pienamente protetto e tutelato. Non si tratta, a mio avviso, di essere
pro o contro lidea che sta alla base di un colosso come la SIAE, che non capisco e non condivido il
perch di una forzata centralit, di ununicit di tale rapporto.
continua domani...

luned 19 aprile 2010

Speciale Gigi Masin


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Nato a Venezia nel 1955, nella scena musicale dai primi anni '70, prima suonando in alcuni gruppi
rock/blues poi come solista, con uno stile blues/folk riminiscente di John Martyn e Dick Gaughan.
DJ radiofonico della prima ora, considerato da molti un anticipatore dell'uso dei giradischi nel creare
e manipolare suoni, iniziando dalla met degli anni '70 una serie di concerti con giradischi, mixer,
registratori e tape loops, in teatri, chiese ed in varie manifestazioni.
Dal 1977 ha stabilito una duratura collaborazione con lo scrittore e poeta Massimo Palladino che ha
permesso di realizzare spettacoli teatrali e commedie radiofoniche.
Come regista e autore ha una lunga serie di collaborazioni teatrali. Ha realizzato o curato molti
cortometraggi e audiovisivi ed stato, negli anni 70, doppiatore e voce in alcuni cartoni animati e
musiche per linfanzia.
Il primo disco esce nel 1986 ("Wind") ed un lavoro autoprodotto che considerato un anticipatore
della teoria delle 'Creative Commons'. Segue nel 1989 Les Nouvelles Musiques Du Chambre con il
musicista inglese Charles Hayward per l'etichetta belga SUB ROSA. Nel 1991 esce "Wind Collector"
condiviso con Alessandro Monti ed Alessandro Pizzin.
Dopo un lungo periodo esce nel 2001 "Lontano" (una raccolta di brani del decennio precedente) e nel
2003 "Moltitudine In Labirinto" (condiviso con Giuseppe Caprioli) entrambi per l'etichetta romana
Ants/Silenzio Distribuzione.
Moltitudine in Labirinto viene descritto come ..un ibrido fascinante, una nuova musica moderna,
dallaspetto plumbeo e dolente, una voce perduta nei labirinti della memoria...
Molti musicisti hanno riproposto (anche campionandola) la sua musica, prima tra tutti la cantante
islandese Bjork ('It's In Our Hands' nel suo "Greatest Hits") e tra gli altri Robert Lippok, i To Rococo
Rot, Alessandro Monti, il pianista Luca Miti, Alessandro Pizzin.

Con il pittore e grafico portoghese Luis Filipe Cunha inizia una proficua collaborazione che permette
di pubblicare, tra laltro, due dvd di immagini e musica (Portofolio nel 2005, ed Ilustrat nel 2007).
Nel 2008, grazie alla volont di Mirco Salvatori, esce un nuovo lavoro per la net label Laverna,
intitolato "The Last DJ". Questo lavoro in effetti un ritorno alla musica, perch a parte qualche
sporadica collaborazione, la prima pubblicazione dopo ben 10 anni di assenza.
Cos Marco Carcasi scrive di The Last DJ su Sand-Zine nella primavera del 2008: .nome storico
senza mai aver ambito ad esserlo, un fluire di immagini romantiche disseminate lungo gli anni, album
splendidi, che erano ancora neri e grandi ed il piccolo cd ancora non cera. Uno del quale si erano
accorti prima i To Rococo Rot (che gli avevano campionato un pezzo senza neanche dirglielo), uno
del quale si era a sua volta accorta Bjork, ma dalle nostre parti poco o nulla la visibilit concessagli.
Masin proseguiva imperterrito il suo cammino, un piano, dellelettronica... Unesposizione pubblica
defilata e discreta, splendori dissimulati lungo il cammino come molliche di pane. Storie che quando
ci entravi in contatto sapevi sin da subito che, in una maniera o nellaltra, lavresti portato tatuato per
sempre nel cuore.

Un esporsi gentile, frettolosamente mortificato come ambient elettronica ma , appunto, un


mortificarlo. Satie, Brian Eno, levocazione di un sobrio John Martyn, Steve Reich o Terry Riley.
Eppure tanta magnificenza sembra produrre un bel nulla a livello di interesse, flebili segnali esterni
ma mai troppo intensi (il bellissimo album del 1989 per la belga Sub Rosa, qualcuno lo ricorda?). Le
cose che cambiano, la famiglia che cresce, il tempo che passa. Difficolt e piaceri pi intensi. Poi, nel
settembre del 2007 la beffa: lo studio di Gigi che si riempie di acqua, lintera strumentazione di una
vita, larchivio, tutto sommerso e distrutto. Pare la fine, ma Mirco Salvatori non molla, costringe Gigi a
riflettere su quel che ha salvato, forse il caso, potrebbe essere proviamoci. The Last DJ riparte
da dove aveva lasciato, lomonimo brano di apertura piega le gambe, irrimediabilmente romantico,
irrimediabilmente necessario. Lelettronica circolare che avvolge molti brani, la sensazione tangibile
del non completo, la certezza che questo un regalo.-

GIGI MASIN [musicista-speaker radiofonico]


8 giugno 2012 di letto&detto

Nato a Venezia nel 1955 Gigi Masin nella scena musicale dai primi anni '70.Speaker radiofonico e
musicista, inizia nel 1978 una collaborazione con lo scrittore e poeta Massimo Palladino, con cui ha
realizzato numerosi spettacoli teatrali e commedie radiofoniche. Regista, autore, produttore,

doppiatore ha all'attivo sia lavori per il teatro che per la televisione, nonch numerosi
cortometraggi. Il suo primo disco del 1986 e da allora molti artisti hanno riproposto la sua
musica (Bjork, Nujabes, To Rococo Rot, Main Attraktionz, per nominarne alcuni).
Il sito di Gigi Masin.
Leggi uno speciale su Gigi.
1. Perch hai scelto il lavoro/mestiere che fai?
Ho cercato per tutta la vita di lavorare nel mondo della radiofonia ea 16 anni avevo gi inviato alla
RAI la mia prima domanda di assunzione. Troppo testardo per accettare compromessi e troppo
appassionato per sopportare nepotismi e mediocrit ho deciso che radio, musica e teatro fossero la
mia 'poetica di vita'. Il mio attuale lavoro (nel campo delle telecomunicazioni) lascia almeno il
tempo alla fantasia.
2. Qual l'aggettivo che meglio definisce la tua attivit?
La ricerca del non conosciuto, attraverso la giungla dei sentimenti e dell'improvvisazione. Io sono
un 'testardo' non nel metodo ma certo nel voler continuamente seguire quel flebile lumicino che
intravedo all'orizzonte, verso cui mi sto dirigendo senza un vero motivo, senza fermarmi, da
sempre.
3. Qual il tuo primo ricordo di una biblioteca?
Da ragazzino, nell'ingresso dell'appartamento di una nobildonna francese a Venezia.C'erano delle
librerie foderate con partiture di musica e moltitudini di libri antichi rilegati in pelle. Ricordo per la
sensazione amara che mi veniva dal netto contrasto tra i preziosi libri curati con amore e le pagine
di musica usate come mera carta da parati.
4. Come definiresti la biblioteca?
Come scrive Umberto Eco, mi piace pensarla ..un opificio di sapienza.. anche se non ci sono ora
amanuensi e miniatori all'opera. Forse non una fabbrica del pensiero ma certo una bottega di idee,
un luogo nobile di costruzione e ponte tra fantasia, storia e realt. Indispensabile, insostituibile,
senza vere biblioteche Internet sarebbe una rete di cavi elettrici sospesi nell'abisso del nulla.
5. Cosa ti piace di pi in una biblioteca?
L'odore della vernice del pavimento in legno e quel sentore di cellulosa e polvere.Diventa una sorta
di musica il cigolio del pavimento, le sedie appena spostate ed i colpi di tosse. In verit luogo
principe di meditazione, baluardo del silenzio inteso come gesto di rispetto dell'altro e disciplina del
conoscere.

6. Quale stato il primo libro che hai letto?


TOMMY RIVER di Mino Milani e di seguito I RAGAZZI DELLA VIA PAL di Molnar, dopo aver
inutilmente tentato di leggere Verne e Salgari che sempre mi venivano regalati e che sempre
trovavo terribilmente noiosi.
7. Quale libro ti ha lasciato un ricordo speciale?
Il CAINO di George Byron, per la magia della scrittura, per la forza della narrazione, presumo sia
uno dei poemi pi sottovalutati della Storia. Difficile, se non impossibile dopo averlo letto, non
provare affetto e rispetto per il Caino che in noi, imperfetto e universale, debole e tenace, capace
di una visione illuminante ed inaspettata del mistero della fede e della vita.
8. Quale libro consiglieresti a un giovane lettore?
Inizierei con IL GATTOPARDO di Tomasi di Lampedusa, indispensabile 'porta' di comprensione del
nostro paese, per passare a MALEDETTI DA DIO di Sven Hassel, affresco terribile di cosa pu
essere la guerra, per poi chiudere con i CANTI PISANI di Ezra Pound. Trovare nell'altro,
nell'avversario, in chi sta dall'altra parte, una visione cos intensa, forte e appassionata come noi
soli crediamo di avere, questa la sfida. Conoscere essere, le scelte di vita vanno fatte con il
cuore, ma un cuore pulsante che non sia cieco e sordo.
9. Leggere fa bene? E perch?
Leggere non indispensabile. Rendere la 'lettura' bella e necessaria, questo magico. Nella
libreria di casa, oltre a libri meravigliosi ea me indispensabili, ci sono dei romanzi, monografie e
cataloghi che ho appena sfogliato, ma ho voluto per i miei figli che stanno crescendo. La forza della
lettura nella possibilit di conoscenza e della scelta che noi rendiamo libera e accessibile a chi ne
interessato. Ma la lettura soprattutto scoperta, fascinazione, innamoramento, stupore di
intravedere mondi nuovi, parole insospettate e risposte che non rispondono a nessuna delle
domande che avevamo, ma ne pongono altre, pi forti e necessarie, molte delle quali resteranno
cos, aperte e misteriose.
10. Aquale altra domanda avresti voluto rispondere?
Perch nascondi a casa il Sacro Graal?.. Ai Monty Python sarebbe piaciuta.