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OSCAR ROMERO, IN MEMORIAM

Mauro Castagnaro, giornalista specializzato sull'America latina


via Matilde di Canossa 1, 26013 Crema (Cr) marina.elena@libero.it
Con mons. Romero Dio passato per il Salvador. Restano ancora queste parole, pronunciate il 27
marzo 1980 durante una Messa all'Universit centroamericana Jos Simen Caas dal rettore, p.
Ignacio Ellacura, gesuita teologo della liberazione massacrato nel 1989 dai militari insieme a
cinque confratelli e due collaboratrici1, la definizione pi efficace dell'arcivescovo di San Salvador,
ucciso tre giorni prima da un sicario dell'oligarchia.
Biografia
Oscar Arnulfo Romero y Galdmez nasce a Ciudad Barrios il 15 agosto 1917 in una famiglia
modesta. Nel 1931 entra in Seminario, dove sviluppa una spiritualit centrata sulle devozioni e
sullautodisciplina, ma rivela anche doti non comuni di predicatore. Allepoca il Salvador ha
uneconomia fondata sullesportazione del caff, che arricchisce quattordici famiglie di latifondisti,
ma relega nella povert la maggioranza della popolazione, composta da contadini e nel 1932
uninsurrezione promossa dal locale Partito comunista viene repressa con 30.000 morti dal generale
Maximiliano Hernndez Martnez, il quale inaugura lepoca dei regimi militari al servizio della
classe dominante.
Nel 1942 Romero viene ordinato prete e nel 1944 chiamato a lavorare nella curia diocesana di San
Miguel, dove resta 23 anni, fondando varie confraternite tradizionali e mostrandosi caritatevole
verso i poveri.
Intanto il paese registra un forte incremento demografico e si modernizza, con lintroduzione di
nuove colture (cotone, canna da zucchero), ma ci avvantaggia solo la ristretta lite, che alla
crescente tensione sociale risponde con una sequenza di colpi di Stato militari.
Nel 1967 p. Romero viene scelto come segretario della Conferenza episcopale del Salvador
(Cedes), dando prova d'instancabile impegno, efficienza e rigorosa fedelt al magistero, e nel 1970
diventa vescovo ausiliare di San Salvador.
Dopo la frode elettorale del 1972, che garantisce la vittoria del generale Arturo Molina contro il
democristiano Jos Napolen Duarte, candidato unitario dei partiti di centro e sinistra, nascono i
primi gruppi guerriglieri di orientamento marxista e negli anni successivi nuove organizzazioni
popolari (sindacati, leghe contadine, gruppi studenteschi, ecc.) si rafforzano. Parallelamente si
moltiplicano gli squadroni della morte di estrema destra, finanziati dalloligarchia per eliminare
sindacalisti e oppositori politici.
Nel 1974 mons. Romero diventa vescovo di Santiago de Maria, dove entra pi direttamente a
contatto con le penose condizioni di vita dei contadini e il tentativo di sopprimerne le associazioni.
La sua nomina ad arcivescovo di San Salvador, il 22 febbraio 1977, avviene in un momento in cui
la repressione colpisce per la prima volta in modo evidente anche la Chiesa cattolica: sui muri
apparsa la scritta Sii patriottico, ammazza un prete, diversi sacerdoti stranieri sono stati espulsi
dal paese, alcune istituzioni cattoliche hanno subito attentati dinamitardi, decine di membri delle
Comunit ecclesiali di base sono stati uccisi e lo stesso primate uscente, mons. Luis Chvez y
Gonzlez, stato accusato dalla destra di incitare alle violenza i braccianti. Inoltre, due giorni
prima, i consueti brogli hanno portato il generale Carlos Humberto Romero alla presidenza della
Repubblica.
La scelta di mons. Romero delude il settore rinnovatore dellarcidiocesi, che sperava nella nomina
dell'ausiliare, mons. Arturo Rivera y Damas, mentre soddisfa governo e oligarchia, convinti che
questo religioso dalla mentalit spiritualista frener limpegno sociale della Chiesa.
1

Gli altri furono i gesuiti Ignacio Martn-Bar, Segundo Montes, Juan Ramn Moreno, Amando Lpez, Joaqun
Lpez y Lpez, la domestica Elba Ramos, con la figlia quindicenne Celina.

Tuttavia quando, il 12 marzo, viene assassinato p. Rutilio Grande, parroco gesuita del Paisnal
impegnato nellorganizzazione dei contadini, il nuovo arcivescovo decide, contro il parere del
nunzio apostolico, mons. Emanuele Gerada, di celebrare una Messa unica per tutta larcidiocesi,
sfidando lo stato dassedio, e di non partecipare ad atti ufficiali finch non sar fatta luce sul
delitto.
L11 maggio, come rappresaglia per lassassinio di Mauricio Borgonovo, ministro degli Esteri, da
parte della guerriglia, gli squadroni della morte uccidono p. Alfonso Navarro. Stessa sorte toccher
l'anno dopo a p. Ernesto Barrera, impegnato nella pastorale operaia, e nel 1979 a p. Octavio Ortiz,
p. Rafael Palacios e p. Napolen Macias.
Con linsediamento, il 1 luglio 1977, del generale Romero, la repressione diventa generalizzata, ma
mons. Romero mostra di capire via via pi chiaramente che la povert dovuta allingiustizia
sociale e comincia a subire critiche dagli altri vescovi. Il 6 agosto, nella lettera pastorale, intitolata
La Chiesa corpo di Cristo nella storia2, riflette teologicamente sul risveglio del popolo
salvadoregno come comunit di fede e di vita, chiamata a diventare protagonista della propria storia
in un processo di salvezza che deve iniziare dalla propria liberazione.
Nei mesi successivi rafforza il Soccorso giuridico arcidiocesano per la difesa delle vittime delle
violazioni dei diritti umani e 6 agosto 1978 sottoscrive con mons. Rivera y Damas, nel frattempo
divenuto vescovo di Santiago de Maria. la lettera pastorale su Chiesa e organizzazioni politiche
popolari3, in cui i due presuli difendono il diritto dei cittadini ad associarsi e ne appoggiano le
giuste rivendicazioni, pur criticandone il settarismo e le azioni violente, mentre giudicano pi
duramente la guerriglia, anche se individuano la radice dei problemi del paese nellingiustizia
sociale e nell'oppressione istituzionalizzata.
A testimonianza della frattura ormai consumata nellepiscopato, il 28 agosto gli altri quattro vescovi
emanano una Dichiarazione dell'episcopato del Salvador su alcune organizzazioni politiche
popolari4, che condanna i sindacati contadini di matrice cristiana, e scrivono in Vaticano
incolpando mons. Romero della violenza del paese e accusandolo di presentare Cristo come un
leader politico. Roma risponde inviando a San Salvador, in poco pi di un anno, tre visitatori
apostolici. Ma nel 1979 l'arcivescovo candidato al Premio Nobel per la pace.
Il Salvador pare sullorlo della guerra civile. Nella lettera pastorale Missione della Chiesa in
mezzo alla crisi del paese5, mons. Romero individua la causa di questo disordine nella dottrina
della sicurezza nazionale, che usa la repressione militare per puntellare il capitalismo
agroesportatore su cui loligarchia fonda la propria ricchezza, e afferma che solo profondi
cambiamenti strutturali eviteranno il ricorso alla violenza da parte del popolo per legittima difesa o
per rovesciare una tirannia.
Il 19 luglio la rivoluzione sandinista abbatte in Nicaragua la dittatura di Anastasio Somoza. In
Salvador il 15 ottobre, con lappoggio degli Stati Uniti, un gruppo di giovani ufficiali riformisti
rovescia il generale Romero e instaura una Giunta rivoluzionaria di governo, alla quale partecipano
2

Mons. Oscar Arnulfo Romero y Galdamez, La Iglesia, cuerpo de Cristo en la historia, 6 agosto 1977
(http://romeroes.com/monsenor-romero-su-pensamiento/cartas-pastorales/36-segunda-carta-pastoral-la-iglesiacuerpo-de-cristo-en-la-historia?tmpl=component)
Mons. Oscar A. Romero-mons. Arturo Rivera y Damas, Iglesia y las organizaciones politicas populares, 6 agosto
1978 (http://romeroes.com/monsenor-romero-su-pensamiento/cartas-pastorales/37-tercera-carta-pastoral-iglesia-ylas-organizaciones-politicas-populares?tmpl=component)
Conferencia episcopal de El Salvador (Cedes), Declaracin del episcopado de El Salvador sobre algunas
organizaciones polticas populares, 28 agosto 1978, in Estudios centroamericanos (ECA) n. 359 (1978), p. 774775. Il documento firmato da Pedro Arnoldo Aparicio y Quintanilla, vescovo di San Vicente e presidente della
Cedes, Benjamn Barrera y Reyes, vescovo di Santa Ana, Jos Eduardo Alvarez, vescovo di San Miguel e vicario
castrense, Marco Ren Revelo, vescovo ausiliare di San Salvador, e da Freddy Delgado, segretario generale della
Cedes (http://gumilla.org/biblioteca/bases/biblo/texto/SIC1979411_4-6.pdf).
Mons. Oscar A. Romero, Misin de la Iglesia en medio de la crisis del pais, 6 agosto 1979
(http://romeroes.com/monsenor-romero-su-pensamiento/cartas-pastorales/38-cuarta-carta-pastoral-mision-de-laiglesia-en-medio-de-la-crisis-del-pais?tmpl=component)

rappresentanti delle forze politiche democratiche, ma si oppongono i gruppi guerriglieri. Mons.


Romero accoglie con speranza la nascita del nuovo esecutivo, ma lo strapotere delle Forze armate
vanifica rapidamente il tentativo militar-riformista. Allinizio del 1980 i membri civili della Giunta
si dimettono, denunciando limpossibilit di realizzare i cambiamenti promessi e frenare la
repressione, mentre le organizzazioni popolari si unificano e i gruppi guerriglieri avviano un
analogo processo che sfocer in ottobre nella nascita del Fronte Farabundo Mart per la
liberazione nazionale (Fmln).
Mons. Romero denuncia il paradosso di voler realizzare riforme reprimendo il popolo, critica la
decisione del Partito democratico cristiano di entrare nella nuova Giunta e guarda con favore alle
proposte politiche delle organizzazioni popolari, pur condannando le esecuzioni sommarie compiute
dalla guerriglia.
Il 17 febbraio scrive al presidente degli Stati Uniti, Jimmy Carter, per chiedergli di cessare gli aiuti
al governo e il 23 marzo invita i soldati a disobbedire agli ordini di sparare sulla gente.
La sera del 24 mons. Romero viene assassinato da un tiratore scelto mentre celebra la Messa nella
cappella dellOspedale della Divina provvidenza, per malati terminali di cancro, dove viveva.
Mandante dellomicidio risulter il maggiore Roberto DAubuisson, leader degli squadroni della
morte e poi fondatore dellAlleanza repubblicana nazionalista (Arena), al governo fino al 2009.
Perch mons. Romero divenuto figura tanto emblematica e universale?
In questi 35 anni mons. Romero si trasformato in tutto il mondo nel simbolo di una fede
impegnata nella difesa dei poveri e nella lotta nonviolenta per la liberazione degli oppressi,
superando le barriere confessionali e perfino religiose. La sua tomba meta del pellegrinaggio di
cattolici provenienti dai quattro angoli del pianeta e alle veglie che ogni anno si tengono per farne
memoria partecipano cristiani di tutte le denominazioni; nei cinque continenti a lui sono intitolate
associazioni, movimenti della societ civile, gruppi spontanei che operano a favore della giustizia e
della pace, come pure strade o edifici pubblici; la ricorrenza del suo assassinio stata proclamata
dall'Onu Giornata internazionale per il diritto alla verit sulle gravi violazioni dei diritti umani e
per la dignit delle vittime, in molte Chiese cattoliche, tra cui quella italiana, assurta a data
commemorativa dei martiri cristiani moderni e una statua stata a lui dedicata sulla facciata
dell'abbazia anglicana di Westminster, a Londra; la sua figura divenuta punto di riferimento per
quanti lavorano perch siano possibili un altro mondo e una Chiesa rinnovata, dove ci sia
posto per tutte e per tutti.
Ma perch, a tanti anni dalla sua morte e nonostante i tentativi per cancellarne il ricordo, mons.
Romero ha ancora un potere evocativo tanto ineguagliabile, cos presente come fonte di
ispirazione, in misura unica pure rispetto ad altri vescovi non meno esemplari, come mons.
Christophe Munzihirwa, ordinario di Bukavu, in Congo, martire dellamore che supera i pregiudizi
etnici assassinato nel 1996, e mons. Juan Gerardi, ausiliare di Citt del Guatemala, martire della
verit e della memoria storica massacrato nel 1998?
A me pare che ci sia avvenuto essenzialmente perch nelluniverso semantico, teologico,
simbolico e spirituale di mons. Romero molti cristiani di tutto il pianeta hanno riconosciuto la
propria ricerca personale e collettiva, il modo che andavano scoprendo e costruendo di vivere e
testimoniare la fede, di leggere la presenza di Dio nella storia, di intendere la propria fedelt al
Vangelo nel mondo di oggi e di concepire la Chiesa.
In particolare, prima di tutto, nellarcivescovo di San Salvador essi hanno ritrovato in modo
paradigmatico non solo il proprio sforzo di guardare la realt dal punto di vista degli ultimi e di
informare la propria vita a quella prospettiva, ma pi ancora il proprio impegno per il cambiamento
della societ motivato dalla fede a partire dalla scelta degli oppressi come soggetto della storia. In
mons. Romero, infatti, lopzione preferenziale a favore dei poveri diventa opzione preferenziale
per il popolo, che egli desiderava vedere cosciente di un destino storico comune e organizzato per
edificarlo, piuttosto che massa passiva e manipolata dai potenti.

In secondo luogo, nella parabola romeriana - che ha momenti ed espressioni di eccezionale


trasparenza gesuanica - questi credenti hanno rinvenuto la propria esperienza di amore politico
ostacolato, represso e perseguitato da persone che professavano la stessa fede e da settori, non di
rado maggioritari, della propria Chiesa, nel nome della difesa della civilt cristiana dallateismo.
Larcivescovo di San Salvador fu, infatti, incolpato di fare politica (sottinteso a sinistra) dagli
altri vescovi salvadoregni con leccezione del suo successore, mons. Rivera y Damas alcuni dei
quali giunsero a denunciare alle autorit militari i propri preti socialmente pi impegnati. Daltro
canto, come ebbe egli stesso a sottolineare nel discorso tenuto allUniversit di Lovanio il 2
febbraio 1980 in occasione del conferimento della laurea honoris causa, in Salvador non stato
perseguitato qualunque sacerdote n stata attaccata qualunque istituzione. stata perseguitata e
attaccata quella parte della Chiesa che si schierata con il popolo povero e lo ha difeso6.
Ma un po ovunque, con profondit e asprezze diverse, nellultimo mezzo secolo si manifestato
questo conflitto, che dalla societ si trasferiva nella Chiesa, assumendo anche i tratti dello scontro
tra due modelli ecclesiali, quello della Chiesa dei poveri o popolare versus Chiesa di cristianit,
e tra due modelli teologici, quello del Dio liberatore degli oppressi versus Dio legittimatore di un
ordine sociale gerarchizzato.
E in tutti i continenti, in terzo luogo, milioni di cristiani hanno fattivamente sperato in un nuovo
modo pi accogliente e inclusivo, pi critico e impegnato, pi libero e liberatore, pi maturo e
comunitario di essere Chiesa, visibilmente organizzata come popolo di Dio in cammino verso la
liberazione-salvezza. Ma in America latina la parola popolo si riferisce alla maggioranza
indigente e calpestata in contrapposizione alloligarchia dominante, per cui la Chiesa popolo di
Dio corrisponde allespressione Chiesa dei poveri. In questa nuova concezione ecclesiale - dove
ogni battezzato, cosciente della propria missione, chiamato a essere soggetto attivo e responsabile,
non pi subordinato a chierici detentori del potere sacro e gestori dei suoi simboli - mons. Romero
si incarnato. Egli, infatti, in quanto vescovo che si messo allascolto delle Comunit ecclesiali di
base riunite attorno alla Parola di Dio, apparso il simbolo di una Chiesa di comunione in cui
lelemento gerarchico si pone al servizio del popolo cristiano, superando lo schema tradizionale in
cui ognuno occupava il proprio posto in una struttura sociale e religiosa rigidamente stratificata.
In sostanza, quindi, queste cristiane e questi cristiani, e pi in generale queste donne e questi uomini
di buona volont, hanno sentito ed eletto mons. Romero come il loro vescovo perch nella sua
vicenda hanno trovato autorevole conferma la conferma propria del ministero episcopale della
loro lotta per far avanzare il Regno di Dio in un mondo segnato da contrasti che coinvolgono e
attraversano le Chiese nella coesistenza di visioni ecclesiali e teologiche contrapposte.
Perch ci sono voluti 35 anni per la sua beatificazione?
Tutto questo spiega gi perch ci siano voluti tanti anni per la sua canonizzazione, sebbene il popolo
salvadoregno lo avesse fatto subito oggetto di devozione e per milioni di cristiani egli sia divenuto
San Romero d'America7, poi San Romero del mondo, come lo ha ribattezzato colui che coni
quel primo titolo, mons. Padro Casaldaliga, oggi vescovo emerito di So Felix do Araguaja, in
Brasile, il quale lo ha infine definito santo dei cattolici, degli evangelici e perfino degli atei8.
In un'intervista di qualche mese fa9, il postulatore mons. Vincenzo Paglia ha descritto il tormentato
iter del processo di beatificazione prima dell'intervento di papa Francesco, con la tenace
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La dimensin poltica de la fe desde la opcin por los probres. Discurso con motivo del Doctorado Honoris Causa
conferido por la Universidad de Lovaina el da 2 de febrero de 1980, in La voz de los sin voz. La palabra viva de
Monseor Romero, Uca editores, San Salvador, 1980, p. 181-193. (http://servicioskoinonia.org/relat/135.htm)
Mons. Pedro Casaldaliga, San Romero de Amrica, Pastor y Mrtir nuestro, 28 marzo 1980
(http://www.servicioskoinonia.org/romero/poesia.htm)
Mons. Pedro Casaldaliga, Carta abierta al hermano Romero, 24 marzo 2005, in Revista latinoamericana de
teologa, n. 64/2005, p. 4 ( http://www.servicioskoinonia.org/romero/CartaAbiertaAlHermanoRomero.htm)
Cfr. Hctor Silva valos, Vincenzo Paglia: 'Quienes lo mataron despreciaban lo sagrado', in Factum, 22/5/2015
(http://revistafactum.com/vincenzo-paglia-quienes-lo-mataron-despreciaban-lo-sagrado)

opposizione di un settore potente dell'istituzione ecclesiastica in Salvador, in America latina e nella


Curia romana, che lo ha bloccato per lunghi periodi e imposto rimpalli da una Congregazione
all'altra per esami durati anni, via via contestando presunti errori teologici di mons. Romero,
sostenendo che le sue posizioni in ambito sociale si ispirassero al marxismo e adducendo
l'inopportunit di elevare agli altari una figura che era strumentalizzata dalla sinistra e divideva
il paese.
Queste obiezioni ricalcavano le accuse di organizzazioni patriottiche salvadoregne che
imputavano all'arcivescovo di aver trasformato le chiese in mercati di ideologie politiche e
invitavano, per riportarli a essere templi di preghiera, a denunciare preti e suore sovversive 10.
Perch la voce di una minoranza infima, seppur potente, di persone trovava cos grande ascolto
nell'istituzione ecclesiastica? Perch anche i vescovi e il nunzio apostolico gli rimproveravano
latteggiamento ostile verso il governo, la simpatia per la guerriglia, la predicazione che
fomentava l'odio di classe e la rivolta, considerandolo, se non proprio un comunista, un utile
idiota che dei comunisti faceva il gioco?
Allaccusa di fare politica, peraltro, mons. Romero aveva gi risposto in vita: La fede cristiana e
lazione della Chiesa hanno sempre avuto ripercussioni sociopolitiche. Per azione o per omissione,
per la connivenza con un gruppo sociale o con un altro, i cristiani hanno sempre influito sulla
configurazione sociopolitica del mondo in cui vivono, sebbene non sempre in conformit al
Vangelo. Per quando la Chiesa si inserisce nel mondo sociopolitico per cooperare affinch da
esso sorga vita per i poveri, non sta allontanandosi dalla propria missione n agendo in forma
sussidiaria o di supplenza, ma sta testimoniando la sua fede in Dio, si sta facendo strumento dello
Spirito, Signore e datore di vita11.
L'insistenza sul fatto che mons. Romero fosse un religioso e non un politico assolutamente
superflua, salvo per i settori ecclesiastici che mai avevano riconosciuto il suo impegno coi poveri e
per i diritti umani come motivato dal Vangelo.
Ma la principale pietra d'inciampo alla canonizzazione stata l'associazione del nome di mons.
Romero alla Teologia della liberazione, che le autorit ecclesiastiche non volevano dar l'impressione
di santificare.
Per vincere queste resistenze si dovuto, quindi, negare in modo ossessivo e a volte grottesco
qualunque legame con essa, al punto da tralasciare, in biografie pregevoli per documentazione 12,
interventi fondamentali come la prolusione tenuta a Lovanio sulla dimensione politica della fede a
partire dall'opzione per i poveri, scritta con l'ausilio di p. Jon Sobrino e citando p. Ellacuria, da
tacere che durante la II Conferenza generale dellepiscopato latinoamericano, svoltasi a Puebla nel
1979, egli visit i teologi della liberazione esclusi dall'assise lodandone la preziosa
collaborazione13, o da inserire in presentazioni ufficiali di tono apologetico l'excusatio non petita
Romero non fu un seguace della Teologia della liberazione (Amato 2015, p. 28), anzi non ne
seppe nulla14.
In realt come ha ben detto il biblista argentino p. Eduardo de la Serna, si pu dare il nome che si
vuole al pensiero teologico di Romero, ma la centralit dei poveri, la sua ricerca di giustizia e
liberazione, la lotta per i diritti umani, l'illuminare la realt con la Parola di Dio e la centralit della
politica, l'amore per i martiri, il conflitto coi potenti e persino una certa conflittualit ecclesiale

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Cfr. per esempio, la Carta abierta al pueblo salvadoreo del 5 febbraio 1980 firmata dalla Cruzada pro-paz y
trabajo e pubblicata su El diario de hoy dell'8/2/1980.
La dimensin poltica de la fe desde la opcin por los probres. op. cit.
il caso dell'opera, peraltro imprescindibile e fondamentale per il processo di beatificazione, di Roberto Morozzo
della Rocca (2005 e 2015), il quale ha scritto la parte biografica della Positio.
Cfr. Oscar Arnulfo Romero, Su diario, Publicaciones pastorales del Arzobispado, San Salvador, 2000 (ed. it. La
meridiana, Molfetta, 1991). La nota del 5 febbraio 1979.
Mons. Jesus Delgado, cit. in Alvaro de Juana, Mons. Romero nunca se interes por la teologa de la liberacin,
asegura su secretario personal, Aciprensa, 12/2/2015.

assomigliano abbastanza alla Teologia della liberazione 15. Certo, ha precisato p. Miguel Ventura,
leader delle Comunit ecclesiali di base salvadoregne, mons. Romero non fu un teologo, non
scrisse, non insegn e non parl di Teologia della liberazione. Ma la visse pi di chiunque altro16.
Quale Romero viene beatificato?
Da vivo, ma anche dopo la sua morte, mons Romero stato un segno di contraddizione, anche
all'interno della Chiesa. Perci in questi anni si assistito a un imponente tentativo di edulcorarne la
figura da parte sia di coloro che capivano di doversi rassegnare, obtorto collo, a una sua elevazione
agli altari sia di chi voleva facilitarne la canonizzazione ufficiale. Per renderlo digeribile se ne
sono, prima di tutto, enfatizzati aspetti veri, ma parziali, come l'integrit e la coerenza personale, lo
stile di vita austero e la fedelt all'istituzione, tacendone altri, come l'impegno a fianco dei poveri, la
denuncia dei potenti e la capacit di illuminare la realt sociopolitica, al punto da rendere
incomprensibile l'ostilit degli altri vescovi salvadoregni, il ritardo della sua beatificazione, ma
soprattutto il suo assassinio. Esemplare, in tal senso, il ritratto che ne ha dato il card. Angelo Amato,
prefetto della Congregazione per le cause dei santi, nella biografia edita da Lev: Fu un uomo di
chiesa, pastore obbediente al papa e al suo magistero, uomo di preghiera, devoto al Cuore di Ges e
della vergine Maria, un sacerdote esemplare che sentiva cum ecclesia e che anelava alla santit
(Amato 2015, p. 38). Comprensibile, sebbene un po grottesco, che nell'omelia della Messa del 23
maggio abbia detto che mons. Romero fu ferito a morte da una pallottola traditrice 17, quasi si
fosse trattato di uno sparo accidentale, senza ricordare mai che fu assassinato, men che meno
citando il maggiore D'Aubuisson, il cui figlio, attuale sindaco di Santa Tecla, sedeva tra le autorit.
In secondo luogo questo Romero disincarnato stato separato dai processi politici ed ecclesiali di
cui stato parte, in particolare sganciandolo dai movimenti e dalle lotte del suo popolo.
E infine si operata una rilettura del contesto della sua azione pastorale: il conflitto salvadoregno
non aveva pi radice nell'ingiustizia di una struttura sociale polarizzata tra una ristretta oligarchia e
masse contadine povere, ma nello scontro Est-Ovest come battaglia tra blocchi ideologici opposti,
la violenza non era in gran misura quella dell'oligarchia e dell'esercito, ma si distribuiva equamente
tra destra e sinistra, la repressione non colpiva pi soprattutto il popolo e le sue le organizzazioni,
ma la Chiesa.
Il risultato un Romero light, che non dava fastidio a nessuno. E proprio coloro che quando era
vivo lo osteggiavano e da morto hanno cercato di farlo dimenticare, ora hanno voluto
appropriarsene e si sono arrogati il diritto di dire com'era il vero Romero, distribuendo o ritirando
patenti di autenticit a chi lo aveva riconosciuto subito come martire e ne aveva mantenuto viva la
memoria quando farlo significava venire guardati con sospetto anche nella Chiesa.
Difficile non pensare agli scribi e farisei stigmatizzati da Ges: Voi costruite belle tombe per i
profeti, decorate i sepolcri degli uomini giusti. Dite: 'Se fossimo vissuti ai tempi dei nostri padri,
non avremmo fatto come loro, che hanno ucciso i profeti'. Cos testimoniate, contro voi stessi, di
essere discendenti di quelli che uccisero i profeti. Continuate! State portando a termine quel che i
vostri padri hanno cominciato! (Mt 23, 29-32)
Ma come ha scritto Noticias Uca nell'editoriale Romero, martire della giustizia (15/5/2015),
riconoscerlo a parole chiudendo gli occhi sulle ragioni che l'hanno condotto al martirio
ipocrita18.
Martirio in odium fidei?
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El Romero de la historia, 14/5/2015 (https://www.facebook.com/GrupodeCuraseOPP/posts/441217942721658:0).


Cit. in Elaine Freedman, Beatificacin de monseor Romero: Nuevamente asesinado o resucitado en su
beatificacin?, Envio n. 399/2015 (http://www.envio.org.ni/articulo/5020)
Card. Angelo Amato, prefetto della Congregazione per le cause dei santi, Homila por la beatificacin de monseor
scar Arnulfo Romero y Galdmez, San Salvador, 23 maggio 2015 (http://polycarpi.blogspot.it/2015/05/homiliadel-card-amato.html)
http://www.uca.edu.sv/noticias/texto-3655

Mons. Romero stato dichiarato martire in odium fidei. In questo modo la Chiesa non solo
autentica come esemplarmente cristiano il suo operato, ma dice una parola definitiva sul fatto che
l'impegno per la giustizia, per cui l'arcivescovo fu ucciso, sia parte essenziale della fede. D'altro
canto la sua eliminazione fu decisa per le ricadute politiche della sua predicazione e della sua
azione, che egli derivava senza dubbio dalla sua fede, la quale per diventata causa di morte solo
nel momento in cui si fatta carne, storia, opzione. Chi nega tale dimensione politica vuole solo
legittimare le proprie, differenti e non meno politiche, scelte.
Non fu, infatti, l'adesione pura e semplice alla fede cristiana a costare la vita a mons. Romero. La
stessa Conferenza episcopale del Salvador, nella sua lettera pastorale dedicata al Beato monsignor
Oscar Romero pastore martire, ha riconosciuto che nessuno odia la fede quando la fede un mero
insieme di verit enunciate per scritto o pregate in modo abitudinario. Per quando la fede diventa
amore di impegno e dedizione a Cristo per causa del Vangelo per salvare il mondo dal peccato,
allora suscita dubbi e odi19. E giustamente papa Francesco ha parlato di mons. Romero come di un
martire a causa dell'odio che gli ha attirato il seguire fedelmente il cammino di Ges, optare
chiaramente e decisamente per le vittime della violenza e dell'ingiustizia.
Tuttavia nel caso del martirio di mons. Romero, parlare di odium fidei presenta la difficolt legata al
fatto che, come ha evidenziato il teologo salvadoregno p. Juan Vicente Chopin, quanti
orchestrarono il suo assassinio erano convinti che fosse lui a tradire la fede cristiana e loro a
salvaguardare l'autentica espressione del cristianesimo20. In effetti l'arcivescovo non stato
ammazzato da atei o seguaci di altra religione per aver proclamato il nome di Cristo n da
cristiani di altra confessione che ne contestavano l'appartenenza alla vera Chiesa. stato ucciso
da altri cattolici, che erano convinti di essere fedeli al Vangelo quando difendevano un ordine
divino ritenuto fondamento e legittimazione delle gerarchie sociali, contro una fede che storicizza
la Chiesa-popolo di Dio nel contesto del processo di liberazione degli oppressi, in un scontro in
cui decisive risultavano le conseguenze politiche derivanti da ciascun modello ecclesiale.
Questo conflitto, che attraversa ancora la nostra Chiesa, spiega perch nessuno, salvo adesso mons.
Romero, sia stato finora canonizzato del lungo elenco di vescovi, preti, religiose, delegati della
parola, catechisti, sindacalisti, leader contadini, ecc. assassinati a decine di migliaia nell'ultimo
mezzo secolo in America latina per il loro impegno a favore della giustizia ispirato dalla fede: essi
sono stati ammazzati da regimi cattolici in nazioni culturalmente cattoliche, dopo essere stati
osteggiati da persone che professavano lo stesso credo e spesso dalla gerarchia della propria Chiesa,
nel nome di Dio, patria e famiglia.
Ecco lo scandalo e l'imbarazzo, tanto che le stesse Chiese locali, per esempio quella cilena, a
volte hanno visto in questi morti non martiri, ma vittime delle proprie scelte politiche: dove
schierarsi nel conflitto tra due modi di intendere il cristianesimo, quando l'uno appariva pi
fedele al Vangelo e alla causa dei poveri, ma l'altro sembrava garantire meglio l'ordine
sociale e il potere dell'istituzione ecclesiastica? Proprio la difficolt a riconoscere e a
prendere posizione di fronte a questo scontro anche intraecclesiale rende ancora oggi quella
di mons. Romero una santit conflittuale.
La stessa Conferenza episcopale del Salvador riconosce il problema, ma lo risolve solo in parte,
riferendosi agli autori del delitto: Che significa morire 'per odio verso la fede' quando gli assassini
non sono pagani, ma uomini battezzati nella Chiesa cattolica? In effetti quanti assassinarono mons.
Romero rifiutarono gli insegnamenti del Vangelo e del Concilio Vaticano II, che pongono al centro
la dignit della persona umana e l'opzione per i poveri, la lotta per la giustizia e la difesa dei diritti
umani. Questa condizione indispensabile per annunciare e rendere presente tra noi il regno di
Dio21.
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21

Conferenza episcopale del Salvador, Carta pastoral Beato monseor scar Romero, pastor y martir, maggio
2015 (http://polycarpi.blogspot.it/2015/05/carta-pastoral-cedes.html)
Avevano ragione i poveri, in Adista documenti n. 20, 30/5/2015 (http://www.adista.it/articolo/55085)
Conferenza episcopale del Salvador, Entra en el gozo de tu Seor (Mt 25,21) Mensaje en la beatificacin de

D'altra parte la conclusione del card. Amato, pur forte, suona un po' sbrigativa: Gli esecutori
dell'assassinio di Romero, potevano anche non avere esplicitamente l'intenzione di rifiutare Dio. Ma
le loro azioni, in concreto, mostravano un'aperta negazione del comandamento divino di non
ammazzare e del Vangelo di amore di Ges, fatto di fraternit, di giustizia e di carit. I mandanti e
gli esecutori dell'assassinio dell'arcivescovo erano, in realt, degli autentici atei e idolatri, perch
rifiutavano Dio e la sua legge di amore. Essi sostituivano il Dio cristiano con gli idoli del potere,
della ricchezza, della violenza, da loro venerati e sul cui altare spargevano il sangue di vittime
innocenti. L'uccisione di Romero fu quindi conseguenza di questo profondo odium fidei, odium
evangelii, odium Ecclesiae (Amato 2015, p. 24).
C', credo, un passo ulteriore da compiere: bisogna chiedersi come mai tanti ecclesiastici avessero
denigrato mons. Romero quando era vivo e lo avessero ignorato una volta morto. Qual era la loro
teologia? E quale il loro sensum fidei, se non solo non avevano riconosciuto, a differenza del popolo
povero del Salvador e di tanti cristiani nel mondo, la sua santit e la sua profezia, ma addirittura lo
avevano giudicato un ecclesiastico affetto da protagonismo o un ingenuo manipolato dalla sinistra
politica, una figura dal fragile equilibrio psicologico o un esaltato dannoso per la Chiesa, tanto da
chiederne la rimozione da arcivescovo? I vescovi, i preti e i laici che diffamarono pubblicamente
mons. Romero si pentiranno e chiederanno perdono anche al popolo salvadoregno?
Con la sua beatificazione, l'avvio della canonizzazione dell'amico p. Rutilio Grande, il nulla osta per
l'apertura dello stesso processo per mons. Enrique Angelelli. vescovo argentino di la Rioja,
ammazzato dalla dittatura nel 1976, e l'omaggio reso da papa Francesco a p. Luis Espinal, ucciso
dagli sgherri del gen. Luis Garcia Meza nel 1980 in Bolivia, iniziato il riscatto del martirologio
latinoamericano. Ma necessario rispondere alla domanda: chi quei morti ha considerato, quando
erano vivi, una quinta colonna dell'eresia nella Chiesa o dopo la morte ha ritenuto che fossero
vittime dell'aver deviato dalla dottrina tradizionale pu rivendicare per le proprie posizioni la
medesima qualit cristiana oggi riconosciuta a quanti vengono via via proclamati martiri? Le due
visioni di Dio, della Chiesa, del cristianesimo scontratesi in questo conflitto e tuttora presenti nella
comunit ecclesiale, sono parimenti legittime, in quanto ugualmente fedeli al Vangelo? O una delle
due , se non eretica, inadeguata a rappresentare il messaggio cristiano? Si tratta di questione
d'immensa portata, perch se cos fosse, si tratterebbe di rivedere diversi modelli ecclesiali,
teologici, morali, ecc. ancora assai diffusi nella Chiesa. D'altro canto dire che la concezione di chi
ha ucciso (o ha legittimato questa azione) e quella di chi stato ucciso possono coesistere nel
cristianesimo credibile per gli uomini e le donne di oggi?
Conclusione
In un altro editoriale, intitolato Beato del pueblo (18/5/2015), Noticias Uca diceva: Monsignor
Romero appartiene ai poveri, alle vittime della repressione, a quanti lottarono per la verit e la
giustizia, a quanti hanno nel cuore gli stessi ideali22. In verit mons. Romero pu appartenere a
tutti, ma solo a partire dal riconoscimento della sua vita, del suo messaggio e delle cause del suo
martirio. Si tratta, come ha detto mons. Paglia, con una felice espressione che ne parafrasa il motto
episcopale Sentir con la Iglesia, di sentir con Romero23. Ci significa seguirne l'esempio,
facendo propri i suoi desideri, sentimenti e pensieri, assumendo le cause dei poveri e degli oppressi
che egli difese, schierandosi a favore della vita, della verit e della giustizia, opponendosi alla
violenza e operando per la pace.
In conclusione, che memoria quella riservata a mons. Romero, come gi si chiedeva p. Ellacuria
nel 1988? Una memoria morta o una memoria viva, la presenza di un cadavere che si venera sugli

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monseor Romero, 21 maggio 2015 (http://polycarpi.blogspot.it/2015/05/mensaje-de-cedes.html)


http://www.uca.edu.sv/noticias/texto-3657
Mons. Vincenzo Paglia, postulatore della causa, Alocucin por la beatificacin del mrtir monseor scar Arnulfo
Romero y Galdmez, San Salvador, 23 maggio 2015 (http://polycarpi.blogspot.it/2015/05/alocucion-de-monspaglia.html)

altari o quella di un risuscitato che, ancora una volta, interpella, incoraggia, orienta 24 e d forza
per costruire il Regno di Dio e impegnarsi per un ordine sociale pi equo e degno 25, come ha
scritto papa Francesco?
La celebrazione della memoria di mons. Romero sar autentica solo attualizzando il suo impegno
per la causa dei poveri. Solo cos i credenti potranno gridare senza ipocrisia Viva San Romero!,
perch, come ha spiegato il teologo brasiliano p. Francisco de Aquino Jnior, il nostro grido sar
semplicemente la proclamazione profetica che mons. Romero vive tra noi, proprio attraverso la
nostra lotta per la giustizia26 ispirata dalla fede.
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