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MODESTE PROPOSTE AGLI SCIOPERANTI

per farla finita con tutti coloro che, impossessandosi del bene pubblico, ci impediscono di vivere
Raoul Vaneigem
Le grandi verit non entrano in un colpo solo nel cervello degli uomini:
bisogna piantarle, senza sosta, chiodo dopo chiodo, giorno dopo giorno!
Certo, un compito monotono e ingrato, e tuttavia oh, quanto necessario!
Jean Jaurs
(citato da Stefan Zweig in Uomini e destini)

Appunti per un elenco di rivendicazioni che non sia solo un elenco di lamentele
Nell'anno 1788, il malessere percepibile ovunque negli spiriti e nella societ si esprimeva attraverso degli
elenchi di lamentele (cahiers de dolances) che, circolanti per le citt e per le campagne, proponevano al
dispotismo aristocratico di addolcire con alcune modeste riforme le sofferenze del popolo. Tollerando la
pubblicazione di tali richieste, la monarchia credette di dar prova di un tale liberalismo che giudic poi
superfluo prenderle in considerazione.
I tempi sono cambiati ma lo spirito, sebbene avvilito, rimane lo stesso. Il cinismo delle persone di potere e il
loro disdegno delle rivendicazioni popolari formano, assieme a una propensione generale alla rassegnazione
rabbiosa e alla disperazione suicida, una miscela esplosiva di cui difficile prevedere gli effetti dannosi o
salutari.
Fino a che grado di arroganza o di ipocrisia un uomo pu tollerare il disprezzo da cui oppresso? La
domanda dovrebbe essere posta a quei rappresentanti del popolo che, non avendo rappresentato mai altri che
loro stessi, non rappresentano pi oggi che gli interessi delle multinazionali di cui sono i pupazzi, fieramente
o miseramente tirati di qua e di l, dall'estrema destra all'estrema sinistra del Parlamento.
Ciononostante, una domanda simile si rivolge anche a coloro che li hanno eletti, a quei cittadini
gradualmente spogliati dei benefici sociali a favore di un'economia che sfrutta il vivente, ne trae il liquame
finanziario che poi scarica nelle fogne della speculazione borsistica: fino a che grado di rassegnazione e di
avvilimento intendete tollerare di essere spogliati del diritto alla salute, all'educazione, all'alloggio, a
un'alimentazione naturale, alla pensione?
La collera non sufficiente, cos come non lo sono le manifestazioni di piazza. Credete forse di
impressionare i poteri dello Stato e dei padroni, che ci prendono in giro con i loro discorsi sul debito
pubblico, sugli editti del Fondo Monetario Internazionale, sulla crescita economica e gli imperativi di
bilancio, facendo echeggiare sotto le loro finestre le vostre imprecazioni e le vostre proteste?
Per quanti anni ancora avete intenzione di non decidervi a cominciare a fare qualcosa per voi stessi e a
sfogarvi urlando, con le migliori ragioni del mondo: Gestori di fallimenti, maneggioni dei soldi pubblici,
commessi viaggiatori di trust multinazionali, fanatici del denaro a ogni costo, impresari politici in cerca di

una clientela imbecille soggiogata con la paura e il disgusto, ve ne infischiate di lasciare ai nostri figli una
terra svuotata della sua flora e della sua fauna, sterilizzata con i concimi e con i loro surrogati genetici,
inquinata dalle mafie nucleari e petrolchimiche. Avete consegnato il settore pubblico a un settore privato la
cui sola preoccupazione quella di accumulare guadagni. La privatizzazione accelera la rovina di imprese e
di servizi che non appartengono allo Stato ma ai cittadini. Sono loro che li hanno pagati con le loro tasse.
Svendendoli agli squali dell'affarismo, cadete, come volgari malfattori, sotto l'influenza dell'appropriazione
indebita e della distrazione di fondi pubblici. Predicatori ipocriti, come osate predicare senza vergogna le
virt del lavoro mentre liquidate interi settori della metallurgia, del tessile, delle costruzioni, e fate fallire le
piccole imprese di pubblica utilit? Come avete la sfrontatezza di esaltare una politica dell'occupazione
mentre condannate allo stato di disoccupazione migliaia di famiglie in base alle pretese delle multinazionali
che giudicano pi redditizio investire in borsa che nei settori vitali?.
Ahim! Anche quando il vento dell'indignazione si alzasse fino a diventare tempesta, non li fareste affatto
vacillare. Oh, non che questi nuovi ricchi, che scimmiottano i notabili dell'Ancien Rgime, siano poi tanto
da temere. Essi non possiedono pi nemmeno gli strumenti della loro insolenza. L'esercito, addirittura la
polizia, hanno perso molto di quella efficacia e di quella onnipresenza che li rendevano ieri tanto temibili.
Non fanno pi la guardia tanto impunemente come un tempo.
Le persone di potere non hanno altre armi che quelle che sono state date loro. Alle vostre grida di rabbia,
basta loro ribattere: Di che cosa vi lamentate? Non siete forse stati voi che ci avete eletti democraticamente?
Eravate l, inerti, senza iniziativa, privi di idee. Ci avete lasciato campo libero. Nulla dunque ci impedisce di
governare come ci pare. Ci trattate da incompetenti e da imbecilli, ma la vostra passivit, la vostra
rassegnazione, la vostra inerzia, la vostra stupidit, insomma, non concedono forse il via-libera
allimbecillit che ci imputate?
Ah! Bisogna pur riconoscere che hanno ragione! Ripetete in tanti modi che la vera vita assente, che
l'esistenza un lungo fiume senza gioia, che l'amarezza corrode il cuore. Contestate la sofferenza quotidiana
ma la vostra sofferenza dolente, e geme. Essa non pretende niente, se non il pr imo sollievo che capita e una
migliore ripartizione della disgrazia, come se occorresse, affinch giustizia sia fatta, che nessuno sfugga al
giogo della miseria. Non ingannatevi! Gli schiamazzi e i lamenti che, provenendo dalle strade, dalle
fabbriche, dagli uffici, dai bar, dalle campagne e dalle citt, passano per grida di rivolta, non ne sono che la
rappresentazione spettacolare. I fanatici non hanno pi nemmeno i coglioni! Abbiate la cortesia di passarmi
l'espressione, priva del suo significato originario.
Non nego la sventura dei tempi, non faccio finta di non vedere la spaventosa pattumiera dove i topi della
noia e dello smarrimento rodono i detriti dei piaceri che avrebbero potuto assaporare e che sono stati rovinati
dalle funeste illusioni della speranza. Dico solamente che bisogna imparare a vivere e lasciare che i morti
seppelliscano i loro morti.
Ho inteso qui di seguito esporre in tre parti alcune considerazioni che ai miei lettori sono cos familiari che,
mentre si limitano a schernire la mia propensione a ripeterle, si credono dispensati, nello stesso tempo, a
trarne vantaggio per loro stessi nella lotta che pretendono di condurre contro l'oppressione. La prima
enumera gli effetti del totalitarismo commerciale che, a poco a poco, snatura la terra e l'esistenza degli esseri

umani. La seconda ribadisce il fondamento economico di una trasformazione in corso, paradossalmente


ignorata da molti mentre si svolge sotto gli occhi di tutti. Se ogni donna e ogni uomo avessero il buon senso
di lasciare libero corso alle facolt creatrici che costituiscono la loro unica e vera ricchezza, la terza non
avrebbe nemmeno motivo di esistere. Non pi di tutto questo testo, che non pretende di essere n originale
n esemplare, ma si arroga, ancora una volta, il diritto di prendere a martellate, con la ferma intenzione di
distruggerle, le tavole della legge economica e la schiavit volontaria che le tiene a portata di mano, mentre
il sonno della ragione genera una morte planetaria e conferisce un potere assoluto agli amministratori di
rovine.

I - Il punto della situazione in dodici considerazioni


La precedenza assoluta accordata all'economia distrugge il pianeta. Costrette a una miseria via via crescente,
le popolazioni del globo sono sulla strada di una disumanizzazione progressiva. A dispetto delle menzogne
sproloquiate senza pausa da quelli che fanno il mestiere di informare, non c nessuno oggi che non si trovi a
doversi confrontare con l'evidente degrado delle proprie condizioni di vita.
Che gli uomini distruggano il loro ambiente naturale mentre distruggono nello stesso tempo se stessi non
costituisce in s un fenomeno nuovo. gi da un bel pezzo che siamo tributari di un sistema di sfruttamento
delle risorse terrestri che altro non se non razzia e saccheggio. L'espansione industriale ha avuto solamente
leffetto di propagarlo alla terra intera.
finito il tempo in cui spiegare il disastro con la fatalit o la necessit. Ci che si svela davanti ai nostri
occhi e che era stato occultato dal potere delle religioni prima, e dalla pervasione ideologica delle mentalit
poi, altro non che una manifestazione delleconomia che, avendo finito di danneggiare sia le religioni che
le ideologie, appare come il vero deus ex machina, il Dio-Macchina al quale vengono sacrificati il bambino,
la donna, l'uomo, la fauna, la flora, gli elementi.
Lungo i millenni, lo sfruttamento della terra a scopo di lucro ha inaugurato un sistema di sfruttamento
dell'uomo da parte dell'uomo, riducendolo a lavorare per il profitto di pochi e a cambiare il mondo
rinunciando a cambiare se stesso. La tirannide economica ha trasformato il corpo in uno strumento manuale e
intellettuale. Ci ha esiliati da noi stessi, ci ha spogliati della maggior parte delle promesse di vita di cui la
nostra infanzia ci aveva fatto depositari. La civilt commerciale ha condotto l'evoluzione umana a un vicolo
cieco.
Ecco l'evidenza alla quale a nessuno dato sfuggire. Questa civilt della pirateria redditizia, considerata a
tutt'oggi come l'unica possibile, non nullaltro che un universo concentrazionario da cui bisogna evadere,
onde evitare di vedere ammucchiarsi un numero sempre crescente di cadaveri, quotati in Borsa al tasso
estremo del nulla.
1. Degrado dell'aria, dell'acqua, del clima, della fauna e della flora
Al tempo delle prime citt che spazzarono via, nel XI, XII e XIII secolo, il giogo dell'immobilismo feudale,
era appurato che l'aria delle citt rendeva liberi.
Oggi, l'aria della libert commerciale avvelena. L'inquinamento, lo scompenso climatico, l'avvilimento
mentale e fisico imperversa all'ombra dell'igloo e della capanna masai cos come a quella dei grattacieli di
Manhattan.
Niente viene risparmiato di ci di cui la natura ci ha sempre dotati con generosit: l'aria che respiriamo, il
fascino delle stagioni, l'acqua potabile, la bellezza di un paesaggio.
In Europa, l'industria chimica commercializza qualcosa come 100.000 sostanze, il 95% delle quali disperde
nell'atmosfera delle sostanze tossiche che contribuiscono ad aumentare il numero dei tumori, delle allergie,
degli squilibri ormonali, delle modifiche del materiale genetico.

Il colmo di questa desolante assurdit, imposta come una norma in nome del progresso tecnico, che i
miasmi petrolchimici hanno fatto della semplice inalazione un esercizio pericoloso. Aggiungete la leucemia
diffusa dalle centrali nucleari le cui lobbies con i loro tirapiedi scientifici celebrano la pulizia e l'efficacia!
Il mercato mondiale si impossessato di ci che sempre stata la bevanda gratuita per antonomasia, l'acqua
potabile. Infestati di sostanze nocive, le sorgenti e i fiumi ne hanno ormai una quantit talmente scarsa che
essa raggiunge un prezzo sempre pi elevato, per il pi grande vantaggio degli interessi privati di coloro che
se la accaparrano.
Perfino le condizioni climatiche, compromesse dall'assoluta precedenza data al profitto, aumentano il rischio
di catastrofi cosiddette naturali, mentre queste ultime non sono che conseguenze dello snaturamento: il
riscaldamento accelerato del pianeta, lirregolarit delle temperature, le inondazioni aggravate dal
livellamento dei suoli e dai territori ricoperti di cemento che moltiplicano la cupidigia delle imprese
immobiliari.
E in ogni caso, anche dallo stesso punto di vista economico, e senza contare l'enormit del prezzo da pagare
in termini di vite umane -guerre di appropriazione, degrado degli ecosistemi, scioglimento dei ghiacciai,
caldo torrido e inondazioni, aumento del numero di profughi climatici- ostinarsi a puntare sulle energie
fossili (petrolio, carbone, gas, uranio) un'aberrazione, perch queste ultime sono comunque in via di
esaurimento.
La partita si gioca tra un capitalismo sclerotizzato, a cui la ricerca di un profitto immediato impedisce di
investire al di fuori dei circuiti borsistici, e un capitalismo preoccupato di un profitto duraturo, assicurato a
lungo termine dallo sviluppo di nuovi mezzi di produzione: le energie naturali inesauribili che offrono il sole,
il vento, l'acqua, la vegetazione.
2. Degrado dellalimentazione
Lo sfruttamento forsennato del suolo superficiale, diffuso su vasta scala a forza di concimi e di pesticidi da
parte delle industrie alimentari e petrolchimiche, ha come esito la duplice aberrazione di sterilizzare le
superfici coltivabili e di impiantarne di nuove moltiplicando le deforestazioni, che hanno l'effetto di
strappare alla terra i suoi polmoni.
Sotto la bandiera di una filantropia rivolta -a suo dire- a nutrire in questo modo il pi grande numero
possibile di individui, la politica agricola condotta dalle lobbies internazionali non smette di impoverire il
suolo, di avvelenare il cibo e di produrne delle quantit eccessive, destinate a essere distrutte per mantenere i
prezzi a un livello elevato. Il bilancio inequivocabile: la malnutrizione progredisce e la frequenza delle
carestie non cambia affatto.
Le restrizioni imposte, alla meno peggio, alla produzione di concimi e di pesticidi hanno provocato, sotto la
minaccia di una perdita di guadagno, l'apparizione degli organismi geneticamente modificati, il cui mercato
assicura un'espansione dalle grandi speranze di profitto. Vale la pena ricordarlo: il ricorso ai concimi e ai
pesticidi si avvaleva gi del marchio umanitario, garantendo alle popolazioni del pianeta un rendimento
agricolo molto vantaggioso. Lo stesso argomento sovrintende alla diffusione di questi OGM dei quali gli

uomini di scienza, assoldati dalle multinazionali agroalimentari, decantano i benefici, non esitando ad
accusare di oscurantismo chiunque non condivida il loro entusiasmo telecomandato.
Ciononostante, ci che viene messo qui in questione non la ricerca sperimentale, il suo sfruttamento
sconsiderato per soli fini di guadagno. La libert accordata al ricercatore di sperimentare le modificazioni del
genoma, nell'ambito di un laboratorio, rinnega se stessa come libert umana dall'istante in cui si mette al
servizio di quella libert commerciale che diffonde ovunque la tirannia del profitto e i suoi effetti devastatori.
Non possiamo tollerare che la nostra salute e quella dei nostri bambini sia messa in pericolo in questo modo
a causa della cupidigia di un capitalismo che devasta il presente in nome di un avvenire in cui il denaro
costituisce il solo alimento assolutamente garantito.
L dove sarebbe stato necessario moltiplicare le piccole imprese agricole, organizzare delle reti di mutuo
aiuto e di prossimit, migliorare la distribuzione e continuare a investire sulla qualit, gli agricoltori si sono
lasciati prendere dalla trappola di un'industrializzazione progressiva che, con la scusa di migliorare il loro
guadagno e di facilitare il loro compito, ha fatto dell'impresa a conduzione familiare una famiglia di sfruttati.
Li ha costretti a un lavoro tanto pi estenuante quanto il piacere di fornire al mercato dei cibi saporiti ha
ceduto presto il passo alla necessit di far fruttare gli investimenti per compensare un indebitamento
crescente.
Ci che il contadino ormai innanzitutto costretto a coltivare non sono i suoi campi, ma il suo denaro. La
valutazione finanziaria il credo che, ogni giorno, lo fa mettere in ginocchio.
In cambio di remunerazioni e di sovvenzioni, produce dei beni che consegna al settore della Grande
Distribuzione, ma che lui stesso si guarderebbe bene dal consumare. L'allevatore di maiali o di polli in
batteria mangia solamente animali allevati alla vecchia maniera.
La vecchia relazione di fiducia tra il contadino e i suoi clienti diventata una relazione di disprezzo. Tutte le
abilit trasmesse di generazione in generazione sono andate perse. Il solo gusto che predomina oramai,
anche in questo caso, il gusto del denaro.
[IL DENARO UCCIDE: questa l'iscrizione che meriterebbe di sostituire gli ipocriti avvertimenti contro il
tabagismo (e perch non contro le carni prodotte in batteria e i prodotti delle lobbies agroalimentari?). Un
tabacco coltivato senza concimi n additivi e confezionato, in sigari o sigarette, con la stessa cura con cui i
viticoltori di qualit trattano i loro vigneti e il loro vino, eviterebbe il ricorso a una proibizione volta pi a
incoraggiare il contrabbando di schifezze adulterate che a scoraggiare una clientela indotta a fumare pi per
sovraeccitazione, noia, inedia, riflesso meccanico o pulsione suicida che per vero piacere.]
Come le industrie alimentari e petrolchimiche sterilizzano i suoli coltivabili e diffondono la violazione della
natura allo scopo di finanziare le proprie operazioni in Borsa, una pesca industriale intensiva, con la
complicit dell'inquinamento, desertifica gli oceani e trasforma i mari in acque morte. La sorte del pescatore
ha subto un'evoluzione simile a quella dell'agricoltore. Non finisce mai di rimborsare un investimento
tecnologico che, mentre avrebbe dovuto facilitargli il lavoro, minaccia invece la sua sopravvivenza.
Sull'estinzione delle specie animali, la deforestazione per il commercio del legname, la scomparsa della
flora, il rapporto degli uomini di scienza preoccupati di privilegiare il senso umano sulla logica del profitto,
sconvolgente. Ma i poteri del denaro dispongono di un esercito di mercenari che, in nome del sapere, non

esitano a tranquillizzare gli spiriti. Basandosi sul fatto che niente perduto finch la prova del cataclisma
non stata stabilita, essi reclamano per le imprese che li stipendiano il diritto di giocare liberamente il gioco
del profitto a ogni costo.
A quelli che, per decenni, hanno scientificamente esaltato la distribuzione di farine animali agli animali
erbivori, baster ardere le vittime della loro aberrazione nei forni crematori per lavare l'onore della scienza?
Che le mucche pazze brucino, e non se ne parli pi!
Errare humanum est? Sbagliare umano? No, rifiuti di laboratorio, questo errore non umano, ma il frutto
della vostra ignominia! Si perpetuer finch maschererete la vostra cupidigia con l'abito di gala della scienza,
strisciando per un pugno di euro, di dollari o di yen.
3. Degrado delle condizioni degli alloggi
Il progetto della giovane socialdemocrazia degli anni '30 di facilitare l'accesso a un alloggio decente a prezzi
accessibili alle masse dei lavoratori si trasformato, per mano dei costruttori immobiliari, in un mercato in
cui il rendimento del metro-quadrato-abitabile ha avuto presto ragione sulla preoccupazione per la qualit.
La dottrina del profitto immediato, praticata dall'affarismo politico e rispondente alle esigenze del mercato
delle costruzioni, ha innalzato nei dintorni delle grandi citt uno scenario destinato a corrompere con la
medesima piaga gli ambienti pi diversi del pianeta.
Gli architetti del potere statale hanno costruito dei ghetti mafiosi dove il clientelismo ha soffocato a poco a
poco la coscienza rivoluzionaria di un proletariato cacciato dalle citt e relegato in citt-dormitorio.
Un'urbanizzazione fatta di case-alveari ha demolito i luoghi di incontro, prosciugato la vita sociale, abbattuto
la solidariet e, dopo aver sterilizzato il campo dei valori umani, ha lasciato solamente i terreni incolti della
disperazione e della noia, dove il valore commerciale prolifera soffocando tutti gli altri.
L'accatastamento di gabbie di cemento su un terreno devastato ha moltiplicato in questo modo le zone della
criminalit, dove ciascuno insegue ed esorcizza, a titolo personale e con i rituali della regressione tribale, il
proprio annientamento.
Precursori del metodo oggi preconizzato dai trust multinazionali e dai loro valletti politici, i costruttori del
degrado hanno tratto dal loro lavoro di de-costruzione un patrimonio personale, prima di cederne l'usufrutto
alla piccola delinquenza e alle forze di sicurezza incaricate di reprimerla secondo la legge della
complementarit.
Ai ghetti dei poveri che sono ossessionati dalla carenza dei mezzi di sussistenza e da un abbruttimento per i
quali invocano con le loro preghiere il soccorso di una distruzione massiccia, rispondono, come eco di una
medesima degradazione mentale, i ghetti dei ricchi, paralizzati dall'angoscia dei circuiti virtuali dove il
denaro gira, si guadagna e si perde senza servire altro padrone che se stesso. Dai ghetti della miseria alla
miseria dei ghetti di lusso, la coscienza mercenaria soppianta la coscienza umana.
In quanto a quelli che hanno ancora a disposizione un habitat pi conforme ai diritti umani, essi hanno sotto
gli occhi il numero crescente dei senzatetto, ai quali rischiano di aggiungersi un giorno a causa della
precariet aumentata da una burocrazia politica alle dipendenze delle lobbies finanziarie. Ovunque i diritti

dell'economia crescono a spese dei diritti dell'essere umano.


4. Degrado dei trasporti e dei servizi pubblici
Le mafie petrolifere, il cui messaggio fedelmente ritrasmesso da parte di quei parlamentari che l'imbecille
rassegnazione del popolo sovrano ha democraticamente eletto, distruggono le ferrovie, chiudono le
stazioni, cancellano una rete di comunicazione che, per diversi decenni, ha permesso di raggiungere, in tutta
sicurezza e senza produrre inquinamento, qualsiasi regione dal Paese.
La mancanza di personale, una formazione tecnica approssimativa, il sovraccarico di lavoro imposto ai
dipendenti, le restrizioni di bilancio che minacciano la manutenzione del materiale, tutto concorre ad
aumentare i rischi di incidenti, come se si trattasse di suggerire cinicamente all'opinione pubblica che le
ferrovie non sono meno micidiali delle strade sovraffollate di traffico, e che nessuno sfugge alla fatalit
universale.
Il degrado dei trasporti pubblici ha come conseguenza la moltiplicazione degli spostamenti in automobile,
l'avvelenamento dell'aria, la contaminazione dei mari e delle spiagge a causa delle petroliere, le malattie
provocate dallo stress, il peso quotidiano dei tempi morti, l'insicurezza stradale che uccide pi facilmente del
tabacco e dell'alcool.
Scoraggiando le ricerche sul motore pulito e rendendo i trasporti pubblici cari e a scarso rendimento, la
politica dei governi consolida la dipendenza nei confronti del petrolio e delle sue compagnie di sfruttamento,
avide di trarre un estremo profitto da riserve in via di esaurimento.
Consegnata fino a ieri dal postino, la cui funzione rispondeva utilmente al bisogno di relazione e di
comunicazione umana, la posta oramai sottoposta a una politica di bilancio che sopprime gli uffici locali,
diminuisce il numero dei lavoratori e impone un sovraccarico di lavoro a quelli che la minaccia di essere
licenziati rende momentaneamente docili.
Per aumentare i benefici dei suoi azionisti, un'impresa non ha pi bisogno di essere funzionale. Meno
funziona, pi rende. Ovunque il degrado del servizio pubblico al servizio degli interessi della
privatizzazione.
5. Degrado dei servizi sanitari
La chiusura dei piccoli ospedali, la mancanza di personale qualificato e motivato, gli stipendi irrisori delle
persone alle quali affidato ci che si convenuto di chiamare il bene pi prezioso, il misero
equipaggiamento dei centri medici, le gerarchie burocratiche che sviliscono la comunicazione tra malati,
inservienti, infermieri, medici e amministratori, l'assimilazione dei pazienti a clienti trattati secondo i loro
redditi, la pressione delle lobbies farmaceutiche, gli affari loschi di una Sicurezza Sociale gestita secondo
una prospettiva di profitto mentre le cure mediche dovrebbero essere gratuite per tutti, ecco gli effetti di
giorno in giorno pi detestabili di una politica che, da destra a sinistra, non ha altro pensiero che quello del
guadagno e del risparmio.

Gli ospedali sono gestiti oramai come imprese, gli amministratori impongono il loro potere decisionale sul
personale sanitario. Il paziente solamente un numero di una contabilit che conviene sanare. Un buon
malato un malato che rende. I migliori avranno diritto a un servizio assistenza clienti, come se fossero
degli elettrodomestici. Gli altri, cattivi pagatori e fautori di deficit, vadano a crepare altrove, nell'oscurit
delle statistiche. Del resto, l'incremento del tasso di mortalit, per un'organizzazione di bilancio ben
organizzata, non dovrebbe restare senza effetto sulla diminuzione di quelle pensioni e di quei sussidi di
disoccupazione che costano cos cari alla collettivit, come dicono gli uomini di Stato.
6. Degrado dell'insegnamento
Siamo passati da un insegnamento autoritario a un insegnamento clientelare che ne riproduce tutti i difetti
senza possederne l'efficacia. Al professore, ieri pieno del suo potere, ha fatto seguito una specie di gestore a
cui ingiunto di formare i giovani a un sapere che governa tutti gli altri, ovverosia quello di far fruttare il
denaro al quale avranno diritto, se lo spirito di competizione permetter loro di uscire dal gruppo degli
emarginati.
Ci che viene richiesto ai funzionari dell'Educazione Nazionale di formare una riserva di schiavi dalla
quale i padroni abbiano poi la possibilit di attingere a loro piacimento. Professori e studenti, lasciatevi
formattare dai programmi del rincoglionimento redditizio!
Ai sapientoni presuntuosi, tanto specializzati da conoscere tutto della parte e niente del tutto, stato via via
ordinato di erigersi a esperti della mancanza di cultura a scopo di lucro e di estrarre da qualsiasi cosa una
quintessenza finanziaria.
Una gloria da retro-bottega il massimo riconoscimento (bton de marchal) consegnato alla debolezza
tanto di moda da parte di quei ministri di destra e di sinistra che, da decenni, prestano le loro teste
intercambiabili a una educazione nazionale acefala.
Neanche al tempo dell'educazione coercitiva, incaricata di inculcare agli studenti le idee ricevute dal potere
dominante, era stato mai proclamato tanto pubblicamente un cinismo tale. Allora, almeno, l'indottrinamento
suscitava la rivolta, la propaganda alimentava, per contraddizione, il desiderio di pensarla diversamente. Il
feticismo del denaro ha appiattito sullo stesso piano il pensiero che bela e quello che ruggisce.
Come stupirsi dello smarrimento, dell'aggressivit, dei comportamenti aberranti che si diffondono negli
istituti scolastici? Non forse trattare gli alunni come bovini nutriti con farine adulterate il raggrupparli in
trenta per classe e far loro ingurgitare, come fossero insegnamenti, i mezzi per arrivare in fretta a un tasso di
rendimento compatibile con le esigenze del mercato? tollerabile che un politico dichiari: Non provato
che il numero degli alunni sia un handicap per un insegnamento di qualit, senza che sia tenuto a sostenere
la sua affermazione entrando in una di quelle gabbie di belve che l'insegnamento concentrazionario installa
ovunque con i suoi circhi di bilancio?
indegno di una societ che denuncia con tanta abilit retorica lo stupro dei corpi e delle coscienze,
diminuire il numero e la qualit delle scuole e condannare cos le nuove generazioni alla promiscuit, alla
mediocrit, all'aggressivit, all'invecchiamento precoce. Di quegli scolari spogliati della loro creativit, si

fabbricano delle larve universitarie la cui debolezza verr ricompensata da un diploma di perito in nullit e
da un attestato sul mercato della precariet.
L'intelligenza non mai stata tanto al servizio della bassezza, della meschinit avara, del disprezzo di s.
Ecco cosa ne della patria di Rabelais, di Montaigne, di Cartesio, di Diderot. Ecco cos' diventata l'Europa
che si vanta di essere la coscienza del mondo.
L'educazione di mercato un crimine contro l'infanzia, un crimine contro la giovent. Nessun tribunale
internazionale giudicher gli autori di una tale infamia, ma che almeno i difensori dell'umanit li bandiscano
dalla vita pubblica.
7. Degrado della politica, ridotta a clientelismo
Messi di fronte a un'alternanza in cui l'incompetenza di destra e l'incompetenza di sinistra si succedono
invariabilmente, con il loro corteo di malversazioni, di promesse demagogiche, di obbedienza agli ordini
delle multinazionali, gli elettori, abituati di fatto all'immutabile, vedono nella politica l'arte di esaltare i meno
peggio in nome di ci che potrebbe essere ancora peggiore.
Preoccupati pi della gestione dei loro emolumenti e delle loro rivalit di potere che del bene pubblico, gli
eletti della nazione si sono isolati dalle realt sociali e dai problemi dell'esistenza quotidiana.
Il declino delle grandi ideologie che, fino a non molto tempo fa, mobilitavano i militanti e li mandavano a
difendere la loro causa nell'arena, ha tolto ai politici le loro ultime certezze di tribuni del popolo e li ha
riconvertiti in amministratori del mercato elettorale. Di qualunque colore siano rivestite, le idee hanno ceduto
il passo alle astuzie della promozione pubblicitaria alle quali ricorre il settore dei consumi. I partiti hanno
smesso di difenderle in nome di un programma da applicare; mirano solamente a conquistare una clientela e
a conservarla al prezzo delle peggiori compromissioni e delle pi meschine accondiscendenze.
La democrazia parlamentare ha legalizzato la truffa. Quanti di quei moralisti accusati di malversazione da
giudici onesti devono alla loro immunit parlamentare la fortuna di non dividere la cella in cui mandano a
marcire i piccoli delinquenti, colpevoli solo di avere agito seguendo il loro esempio? In quanto alla relativa
onest degli altri, serve da garanzia ai malviventi della finanza e sovvenziona con il denaro dei cittadini i
loschi affari ai quali si dedicano coloro che detengono grandi patrimoni, quei poveri ricchi che non smettono
di impoverirci.
Chi si eriger a pubblico accusatore dei malviventi che siedono in Parlamento e nei consigli di
amministrazione? Voi, onesti cittadini? Voi, tanto passivi o tanto stupidi da dondolarvi sull'altalena del
suffragio universale, da andare alle urne come si va al lavoro e dare delle garanzie alla manipolazione
elettorale, allo scherzo democratico che in cambio di facili compensi i vostri rappresentanti offrono
all'apprezzamento della nazione? L'hai voluto tu, Georges Dandin!
Non pi l'entusiasmo che spinge a votare, ma l'inerzia, il disgusto, la stanchezza, il cinismo, il risentimento,
la rassegnazione, da cui nasce l'odio per s e per gli altri.
Alla radice di tutti i terrori, c' la paura di vivere. E quella paura, istillata in ciascuno, ci che permette
meglio al feticismo del denaro e al suo nichilismo di proliferare. La rivolta si trasformata in rassegnazione

10

astiosa, quando non colma di odio, della quale il populismo ignobile raccoglie tanto pi facilmente gli scarti
che si raccolgono nel cortile di servizio di tutte quelle fazioni politiche che si pretendono democratiche.
I movimenti reazionari, celebrando con nostalgia le vecchie tirannidi, evidenziano con un tratto caricaturale
il cedimento di un sistema politico che, con il pretesto di interessarsi ai cittadini, ubbidisce soltanto agli
interessi di una mafia internazionale. La disperazione nutre delle sue deludenti speranze la barbarie ordinaria
che la democrazia di libero scambio perpetua.
La storia ci ha insegnato -ma si impara qualcosa dalla storia?- fino a che punto lo slogan populista tutto
marcio! (tous pourris) sia servito nello stesso modo ai seguaci della purificazione etica ed etnica e ai loro
avversari. I primi, fingendo di rispettare le regole democratiche per meglio revocarle se quelle diventano
troppe, non hanno altro scopo che i loro profitti mafiosi. I secondi conducono il combattimento della
giustizia e dell'umanesimo ammantando di virt quel parlamentarismo che elargisce le prebende che il
liberismo concede loro. Adesso che, dai quartieri residenziali alle periferie, il feticismo del denaro abolisce
ogni valore che non sia il valore commerciale, la truffa diventata il fondamento della morale.
La corruzione non si mostra pi da quando ovunque. Il delinquente fa il gioco del clientelismo politico cos
come il modello dellideologia securitaria. Ma non sono forse della stessa razza?
Gli elettori arrivano fino ad ammirare degli amministratori che si esaltano e che occupano i posti migliori
mentre, in virt della giustizia di cui esaltano i rigori, dovrebbero marcire in prigione. Il malaffare si dotato
di un'anima. Lo spirito santo delle crociate ossessiona gli eserciti della libert commerciale. Lo spettro del
fascismo riabilita i venditori di indulgenze. Occorre bene che se ne faccia commercio.
Custode delle libert formali alle quali restiamo tanto affezionati, la democrazia parlamentare diventata una
tirannide informale che le svuota della loro sostanza. Come potrebbe mai riformarsi dal momento che ha
bisogno di mantenere integro il trogolo della disgrazia, dello smarrimento e della rassegnazione per lavare i
suoi panni sporchi in famiglia? Il terrorismo privato il migliore alleato del terrorismo di Stato.
Non chiedete a quelli che vendono rimedi contro la sventura di favorire la gratuit dei piaceri. Niente pi
temibile per il sistema degli affari di un uomo che si scopre umano e si sente capace di fare del godimento di
s il fondamento della propria esistenza.
8. Degrado della coscienza umana e della solidariet, sotto l'effetto del feticismo del denaro e del
nichilismo affarista
Il disgusto, il rancore, l'insoddisfazione o, ancora peggio, il fascino masochistico provocato dal cinismo dei
bottegai elettorali e dei commercianti di idee morte mette assieme volentieri il vitello d'oro e il capro
espiatorio. Le latrine dove la democrazia si alleggerisce delle sue menzogne si riempiono di scoli purulenti,
delle

ultime

diarree

dell'arcaismo

patriarcale:

nazionalismo,

tribalismo,

xenofobia,

sessismo,

fondamentalismo.
La formula alla moda chiama terroristi una folla di scorticati vivi che troppe frustrazioni dispongono a
ricercare il martirio invece di apprendere a vivere. Una sinistra danza macabra offre, con il pretesto della
crociata religiosa, ideologica o etnica, unampia scelta di ragioni plausibili a coloro che il confinamento

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nell'odio e nel risentimento espongono alla violenza imprevedibile di uno sfogo. L'assenza di vita produce
assassini in serie.
Pi lo smarrimento si propaga, pi rischia di tramutarsi in una peste emozionale, in una marea crescente di
follia collettiva. Il feticismo del denaro ha soffocato con le sue ceneri le ultime fiamme della coscienza di
classe, e minaccia ormai di spegnere anche le ultime scintille di umanit.
L'impoverimento materiale e mentale ha sparso la rassegnazione fino al cuore delle fazioni contestatarie. Le
variazioni aleatorie del profitto che diffonde a caso il caldo e il freddo determinano un clima di schiavit
volontaria dove la paura regna, dall'ossessione di dispiacere a un padrone ai fantasmi di aggressioni di ogni
genere.
Sotto il rivestimento di involucri variopinti, lo stesso disprezzo della vita, la stessa assenza di creativit e di
immaginazione alimentano, dall'estrema destra all'estrema sinistra, delle fazioni esperte nel manipolare ci
che gli uomini mantengono in se stessi di quanto c' di pi a loro ostile: il pensiero separato dalla vita, il
pensiero che non deriva dai loro desideri di benessere ma da una fatalit che il mondo dominante instilla
dentro di loro.
Per quanto sottomessa al potere la stampa fosse in passato, ci sono sempre stati dei giornalisti che, mossi
dalla dignit e dal rifiuto dell'infamia, insorgevano coraggiosamente contro l'ordine costituito denunciando,
talvolta a rischio della loro vita, delle condizioni che giudicavano indegne.
Oggi, mentre le democrazie formali escludono l'assassinio, l'imprigionamento, la minaccia, addirittura le
misure di ritorsione contro chiunque eserciti il suo diritto di critica, si incontra, tra i pretesi mentori
dell'opinione pubblica, un tale grado di bassezza, di adulazione, di compiacenza servile, di decadimento
mentale, come raramente si era mai visto.
Da quando le democrazie parlamentari sono sotto il tallone dei clowneschi imperatori della merce, questi
dispongono a proprio piacimento di un branco di giornalisti abituati a trasportare anche le menzogne pi
pesanti, a far risaltare le parole pi insignificanti, a plasmare i comportamenti secondo le forme
dell'economia dominante. proprio l dove garantita la pi grande libert di pensiero che la schiavit
volontaria la denigra con maggiore perseveranza.
Ascoltateli predicare nelle loro cronache quotidiane il dogma del profitto a qualsiasi prezzo, difendere una
politica in cui l'inutilit a scopo di lucro prevale sull'utilit umana, chiamare nuova economia un
capitalismo finanziario in rovina, costretto in un vicolo cieco, condannato a implodere nella misura in cui
l'assolutismo del valore di scambio tende a eliminare il valore d'uso.
Come i danni collaterali definiscono, nei conflitti armati, quei massacri di civili avvenuti in seguito a
bresagli colpiti malamente, allo stesso modo essi parlano di adeguamenti strutturali per indicare i tagli
drastici nei bilanci societari, la gestione precaria dell'impiego, la liquidazione degli elementi non redditizi, il
malfunzionamento, volontariamente provocato, del settore pubblico a favore delle privatizzazioni.
Non una parola per stigmatizzare le norme dell'avidit che decretano la soppressione delle stazioni e del
personale qualificato, che espongono il traffico ferroviario, aereo, marittimo a incidenti sempre pi frequenti,
che fanno delle scuole sovrappopolate dei focolai di violenza! E quando denuncia c', per risolverla, in
mancanza di altre soluzioni da proporre, in un'alzata di spalle dalla quale trae vantaggio quel sentimento di

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impotenza generale che serve cos bene le mafie affariste.


Seguendo lesempio dei nostri rappresentanti del popolo, essi hanno fatto della corruzione una virt:
sanzionano i suoi eccessi e le sue mancanze evidenti in nome della morale, mentre la garantiscono in nome
del realismo affarista e del management.

9. Degrado della ricerca scientifica e intellettuale, sottomessa alle leggi del mercato e del profitto a
breve termine
La prima qualit dello scienziato oramai quella di essere un uomo d'affari. La sua vocazione di ricercatore
consiste nel trovare del denaro e nell'arricchire i suoi datori di lavoro. Non da oggi che, separato dal
vivente, lattrezzo diventato un feticcio, sfuggendo al controllo dell'essere umano per ubbidire
all'economia. Tuttavia, sotto l'ascendente del totalitarismo finanziario, la gigantesca apparecchiatura tecnica
che non varrebbe niente senza il genio dell'uomo, tende a diventare tutto e a bastare a se stessa escludendo
dai suoi servizi colui che l'ha creata per la propria utilit.
Il progetto di conquista del vivente, rappresentato dalle manipolazioni genetiche, dalla clonazione, dalla
produzione di piante e di animali transgenici, dalla sequenziamento del genoma umano, dalla terapia genica,
avrebbe sicuramente un certo interesse per l'uomo se non fosse sottomesso a un'economia che sterilizza le
terre coltivabili, inquina gli oceani, saccheggia la fauna e la flora e considera l'uomo come una merce.
Assistiamo a un panico tecnologico che, in risposta alla frenesia affarista, sviluppa un cancro al proprio
interno e minaccia il mondo intero con le sue metastasi. Riducendosi alle necessit commerciali, il sapere
speculativo e sperimentale arrivato a ridurre la vita a una somma di elementi morti.
Cos il mondo e l'uomo costituiscono, sempre pi, dei semplici oggetti di analisi e di manipolazione
finanziaria per la fisica, la chimica, la mineralogia, la biologia, la botanica, la zoologia, la psicologia, la
medicina, la cibernetica. L'importante, sotto la tirannia del profitto ad ogni costo, non pi la conoscenza ma
la fama che le conferisce il suo andare di moda redditizio.
La scienza accecata dal profitto produce l'oscurantismo. L'autogestione cibernetica di una massa finanziaria,
circolante nei circuiti chiusi della speculazione borsistica, non inventa pi nei laboratori nient'altro che
astuzie commerciali, che il vivente paga con la propria pelle.
Nutrire i mammiferi con carne animale, modificare transgenicamente animali e vegetali raccoglie la
riproduzione del capitale in un circuito chiuso. Ci si stupir allora che il circolo, chiuso su se stesso a causa
di una redditivit che gira su se stessa, faccia rivivere un poco per volta e in maniera artificiosa le mentalit e
i comportamenti indotti dalle societ agrarie e dai loro arcaismi?
Nella logica del profitto, il peggiore si paga allo stesso prezzo del migliore. I progressi medici allungano
senza sosta la durata di un'esistenza in cui l'assenza di vita uccide prematuramente. Qui, come in altri settori
della nostra disumana condizione, solo i costruttori di rovine traggono vantaggio da un avvenire svenduto a
un tasso di sconto crescente.
Jean-Pierre Berlan, direttore dell'Istituto nazionale di ricerca agronomica, denuncia in questi termini il

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saccheggio e la mercificazione delle risorse genetiche del pianeta operati dagli Stati Uniti e dall'Europa: [...]
il brevetto del vivente prepara le future carestie pretendendo di prevenirle, cos come fa il brevetto del
medicinale che, in nome del progresso medico, uccide i malati non paganti. La causa legale che ha visto
coinvolti i laboratori del Sudafrica ha mostrato come i medicinali brevettati, venduti talvolta a cifre
quarantacinque volte pi alte rispetto ai medicinali generici, siano fuori dalla portata dei malati del Terzo
Mondo. Dedicando un terzo del loro fatturato ad acquistare la compiacenza di medici trasformati in
prescriventi, i laboratori di ricerca trasformano la malattia, la sofferenza e la morte in profitto. Un profitto
esorbitante: il 17% sulle vendite. L'industria dell'automobile si accontenta del 2,7%. Ma almeno le
automobili funzionano. Mentre la ricerca che dovrebbe giustificare il prezzo esorbitante dei medicinali
quasi inutile, come dimostra uno studio dell'Ufficio valutazione delle scelte scientifiche e tecnologiche del
Congresso americano, fatto nel 1993. Invece di trovare dei medicinali per curare le malattie, i laboratori
inventano delle malattie per smerciare i loro medicinali, ha scritto Shankar Vedantam sull'Herald Tribune,
il 17 luglio 2001. Tutto ci che precede risaputo o pu comunque essere dimostrato senza difficolt. Come
possono i responsabili ignorarlo? I dirigenti del complesso genetico-industriale devono produrre dei
profitti. la loro ragion d'essere. I loro consulenti legali creano i diritti di propriet intellettuale della
Organizzazione mondiale del commercio. Gli esperti approvano. Gli Stati convalidano. I Parlamenti
ratificano. La Commissione europea si compiace per questo progresso commerciale. I laboratori di pubbliche
relazioni ne organizzano la propaganda, come quella manifestazione di handicappati vestiti con magliette
con su scritto Patents for life (Brevetti per la vita) all'interno del Parlamento europeo. Era il 17 luglio
1997, all'epoca della prima discussione della direttiva 98/44, nel momento stesso in cui i laboratori
ingaggiavano il loro braccio di ferro con il Sudafrica. Gli economisti giustificano questi diritti come fonti
di progresso. I media ne diffondono il messaggio. I burocrati della ricerca, ivi compresa la ricerca
agronomica al servizio del Terzo Mondo, acconsentono, il piano di carriera glielo impone. I ricercatori
rassegnati negoziano i loro contratti industriali, gli entusiasti coltivano le loro start up (jeunes pousses). I
comitati etici giudicano che la cosa non di loro competenza. Le Accademie ricordano che non bisogna
brevettare i geni umani. Tutto dunque brevettabile, salvo i geni della nostra umanit, quelli della
giustizia, della morale, della responsabilit. In breve, ciascuno collabora a un crimine di massa. La
storiografia delle atrocit del XX secolo insiste sul fatto che la modernit ne sia stata il terreno fertile: la
divisione burocratica dei compiti dove ciascuno deve compiere il proprio dovere con zelo ignorandone i fini,
la razionalit strumentale e tecnica incarnata dalla tecnocrazia, l'irresponsabilit personale della funzione, la
mistificazione del progresso tecnico-scientifico il cui motore sono la cupidigia e il potere mascherati da
filantropia e obiettivit, il potere dello Stato incaricato di sopprimere gli ostacoli alla societ razionale, che
come dire totalitaria commerciale. Ora pi che mai, noi siamo immersi in questa modernit. E i suoi giudici
incarcerano quelli che resistono alla sua barbarie.
10. Degrado del valore d'uso a causa dell'inflazione del valore di scambio e dei servizi inutili
C' stato un tempo in cui un paio di stivaletti venivano acquistati perch erano solidi e comodi. Oramai,

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occorre che una scarpa si consumi prima del normale, che ubbidisca alle esigenze della moda che la
condanna rapidamente al disuso, in poco tempo perde di valore, viene gettata e riacquistata solo per non
rimanere altro che il segno ostentato di uno status sociale invidiabile, confermato dalla possibilit di
sprecare.
Fin dagli anni '50, quando l'economia cominci a trarre pi profitto dal consumo di massa che dalla
produzione di beni primari, l'impero industriale cedette a poco a poco il predominio all'impero della Grande
Distribuzione.
Dal momento in cui acquistare una cosa qualsiasi contava di pi, economicamente parlando, che acquistare
un prodotto di qualit, la produzione di beni e di servizi inutili si mise ad aumentare a spese del lavoro
necessario alla sopravvivenza delle societ. Il guadagno derivato dall'acquisto di una merce fece passare il
suo uso in secondo piano, lo rese in qualche modo superfluo.
In questo modo la vecchia nuda necessit, che costringeva la classe lavoratrice a guadagnarsi da vivere con il
sudore della fronte, si poco per volta trovata rivestita a nuovo dall'esortazione a consumare, non meno
vincolante, ma ammantata senza pausa da una speranza di benessere, ritagliato su misura da una lobby
pubblicitaria che sarebbe presto andata a stabilirsi nel campo politico, per gestire il mercato elettorale cos
come si gestisce la clientela di un grande magazzino.
Lo stipendio, duramente pagato con un'esistenza sacrificata alla fabbrica e all'ufficio, si trov in qualche
modo ricoperto da un involucro prestigioso: l'illusione di acquistare, grazie al denaro guadagnato, una
comodit capace di rendere la sopravvivenza sopportabile e di compensare cos la vita persa lavorando.
A forza di servire da garanzia per la soddisfazione dei falsi bisogni che garantiscono il rendimento
dell'inutilit consumistica, il lavoro utile che forniva i bisogni primari -cibo, materiali da costruzione,
industria tessile, trasporti, educazione, cure mediche- diventato il corrispondente di quegli involucri
promozionali che promettono tutto e non contengono niente. Si arrivati al punto di cercare non importa
quale impiego remunerato pur di consumare tanto per consumare, cos come esigeva il nuovo orientamento
economico.
Il lavoro ha perso gradualmente il suo stato di attivit utile alla societ per non mantenere altro interesse che
quello di fornire il denaro che poi verr riassorbito dal consumo. Siamo messi di fronte a una politica
dell'assurdit e del cinismo che, in nome della crescita economica e del benessere sociale, manda in rovina
ci che permette propriamente a una collettivit di rimanere tale.
Quelli che predicano la virt del lavoro sono gli stessi che l'hanno svuotato della sua sostanza. Essi
condannano gli operai metallurgici, quelli del settore tessile, gli agricoltori preoccupati della qualit, i
responsabili della salute, gli insegnanti, i costruttori di alloggi popolari allo stato di disoccupazione, alla
precariet, alla disperazione. Licenziano con la pala nei settori primari, mentre assumono con il cucchiaino
nelle imprese di subappalto informatico che chiuderanno domani, una volta che le sovvenzioni saranno finite
nelle tasche dei padroni.
Investire nella gestione della merce, ricorrere a servizi superflui, fabbricare dei falsi bisogni di consumo:
ecco qua il tipo di lavoro che esige un'economia che impoverisce la vita per arricchire la Borsa!
Come un governo sottomesso alle multinazionali oser pretendere di rilanciare la possibilit di lavoro mentre

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le quotazioni borsistiche schizzano in alto ogni volta che un'impresa licenzia met dei suoi dipendenti per
ristrutturarsi e risanarsi?
Siamo caduti nella trappola di un'economia il cui carattere artificiale spinge gli economisti stessi a parlare in
termini apocalittici di una bolla speculativa, destinata a un'implosione prevedibile. Essa tende a soppiantare
le religioni tradizionali, ne rinnova la sostanza, si impegna a promuovere un ecumenismo in cui gli affaristi,
riconciliando il Tempio e i mercanti, si comportano come preti a cui stata affidata una missione da autorit
universali e sacre.
In una messa in scena autorizzata a prescrivere il proprio senso alle informazioni e al linguaggio dominante,
l'individuo e la societ sono privati ogni momento di pi del loro valore d'uso a vantaggio del valore di
scambio che li rappresenta sul mercato e che, privandoli della loro realt vissuta, attribuisce loro una realt a
scopo di lucro.
Il denaro guadagnato e investito in valore economico qualifica l'uomo e la donna a spese del valore della loro
vita. La merce dal volto umano tende a sostituirsi all'individuo concreto nel momento in cui le fluttuazioni
della massa monetaria virtuale determinano il corso caotico del mondo.
11. Degrado delle lotte di rivendicazione, mantenute antiquate da parte della burocrazia sindacale e
della ideologia di sinistra
Il sindacalismo ha sempre fatto parte comune con il capitalismo. Mirava a riformarlo, non ad abolirlo. Con il
pretesto di rappresentare la classe operaia, una burocrazia di delegati ha proliferato, disponendo di privilegi
spendibili in termini di potere e di denaro, distribuiti secondo una rigorosa gerarchia. Il formalismo
democratico di tali organizzazioni non sfuggito alla corruzione, alla menzogna e al clientelismo che
caratterizzano il parlamentarismo.
Se rimane ancora una volont insurrezionale -o, almeno, contestataria- non pu manifestarsi che tra gli
affiliati della base e in quelli che, non accordando nessuno credito ai sindacati, sono risolti a battersi sul
campo, l dove la rivolta subisce il peso di gestori costretti a controllarla e a manipolarla al fine di
salvaguardare la loro autorit.
Per i dirigenti sindacali, uno sciopero generale incentrato sulla volont di vivere d pi importanza all'utopia
che al loro potere e al loro profitto, i quali derivano principalmente da rivendicazioni corporative, difese
spesso a discapito degli altri settori e degli utenti dei servizi pubblici che sono anch'essi dei lavoratori.
Questo accade perch i sindacati sono un'impresa privata, una corporazione la cui mission commerciale
consiste nel migliorare le condizioni di sopravvivenza: le loro e, in misura nettamente inferiore, quelle dei
loro clienti.
Questo spirito corporativista, incentrato sulle pianificazioni salariali, va di pari in passo con una concezione
politica programmata sul consumismo: il cliente ha interesse che dia pi vantaggi di quanto non costi. Esso
protegge la rassegnazione, mentre la meschinit delle rivendicazioni diffonde in modo subdolo una passivit
piena di rancore.
Nessuna idea nuova penetra attraverso le macerie di un riformismo che, da quasi un secolo, nasconde le

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crepe dell'edificio sociale. I trotskisti esaltano senza sosta quella Causa del popolo che il loro principale
esponente illustr tanto bene facendo massacrare i rivoluzionari di Cronstadt.
Gli ecologisti non la smettono di lavare pi bianco la loro sudicia ignoranza nei confronti di un cambiamento
di cui dovrebbero essere i primi a sottolineare l'importanza.
Il clientelismo dei partiti e delle organizzazioni sindacali ha indotto quel proletariato, che ha perso il proprio
nome da quando la maggior parte dei cittadini ne fa parte, a vivere di speranza e di carit cercando
consolazione nei piccoli piaceri momentanei, perch domani sar peggio. Tuttavia, niente favorisce tanto la
sensazione di un insuccesso ineluttabile quanto la pietosa ricerca di accomodamenti con la miseria. Niente
rincoglionisce di pi che il sentimento di impotenza e le sue menzogne palliative.
Le religioni non avrebbero potuto avere miglior garante. Il populismo solamente lepifenomeno di una
demagogia che volgarizza il disprezzo dell'uomo per l'uomo. Il cinismo dell'estrema destra, che rivendica la
propria bassezza senza dissimularla affatto, appare ripugnante agli occhi dei pretesi democratici soltanto in
virt della sua concorrenza sleale.
12. La disumanizzazione e il degrado dell'esistenza quotidiana
Il feticismo del denaro fa trionfare ovunque il calcolo egoista; il ciascun per s diventato ciascuno contro
se stesso e contro tutti. Lo sviluppo degli istinti di paura, di distruzione, di morte rianima il culto parodistico
degli antichi valori. Il fanatismo religioso e ideologico offre all'orda discreta degli assassini del corpo e
dell'anima, che la pusillanimit dominante destinava all'anonimato del suicidio, un impiego non privo di
considerazione, una notoriet mediatica, addirittura una vocazione da martire.
Si assiste a un disimpegno generale dalla vita a vantaggio degli impegni finanziari. Che cosa vale una vita il
cui unico valore riconosciuto quello della Borsa? Il feticismo del denaro diffonde una mentalit sordida che
fa facilmente commercio dell'amore, della solidariet, del sentimento umano.
Il vuoto che si scava nelle teste e nei corpi, la morte lo riempie con una facilit evidente. Non imparare a
vivere imparare a morire. Quelli che condannano il terrorismo sono alla testa della danza macabra che
trascina con s l'intero pianeta.
La menzogna regna ovunque la sola verit sia quella del profitto. La politica nelle mani di disgraziati che
invocano la difesa del bene pubblico per imbrogliarlo, pagarsi una clientela elettorale e soddisfare il loro
gusto di potere. La loro incompetenza, fin dall'istante in cui sono messi a confronto con la realt vissuta,
pari solo alla loro abilit in materia di marketing. Consegnano lo Stato alle imprese mafiose dell'affarismo
mondiale e, autonominandosene gli amministratori, propongono di sanarlo per compiacere i loro padroni e
farla finita con ci che chiamano un sistema di assistenza ai cittadini.
Ma chi sono gli assistiti? N i pensionati, n i disoccupati, n quelli che sono iscritti alla Previdenza Sociale.
I sussidi che sono loro dovuti, essi stessi li hanno pagati, e non una ma forse due volte. Non solo la loro
esistenza stata sprecata a causa dell'obbligo di lavorare, ma stato necessario che sul loro stesso lavoro
fossero prelevate, oltre ai plusvalori padronali, anche le tasse che assicuravano loro un minimo di diritti
sociali. di tali diritti, conquistati a caro prezzo, che i Governi oggi vogliono privarli per prestare aiuto e

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assistenza ai bancarottieri (ricordatevi del Crdit Lyonnais), ai padroni truffatori, agli speculatori dei grandi
gruppi finanziari, ai magnati politici contro i quali punta il dito la giustizia.
I servizi pubblici e le conquiste sociali, strappati a viva forza da generazioni di operai e di impiegati, non
sono stati il risultato di una grazia provvidenziale. Non sono di propriet dello Stato. Appartengono
all'insieme dei cittadini.
Per quanto tempo ancora abbiamo intenzione di tollerare che quei lacch dell'affarismo mondiale che ci
governano si impossessino del denaro delle nostre tasse dirette e indirette, facciano man bassa del denaro
delle pensioni, frutto di anni di lavoro, per giocarselo alla roulette delle speculazioni di Borsa, o per affidarlo
ai piazzisti di quella crescita economica che aumenta il profitto di pochi e la povert dei pi?
Quando lo Stato non esita a vendere il settore pubblico al settore privato, esso si dedica a una vera e propria
truffa, perch gli interessi del capitalismo finanziario che si rafforzano, non rafforzano affatto il benessere
dei cittadini.
Adesso che lo Stato delega il suo potere a dei bottegai planetari, esperti di malversazioni, e abroga, su loro
istanza, le leggi di un progresso sociale di cui si credeva il custode, la sua autorit sembra ridursi tutta alla
funzione poliziesca. Esso non tuttavia uno Stato di polizia -non ne ha pi i mezzi- quanto solamente il
procuratore di un mercato securitario, che punta sulla precariet delle condizioni di esistenza per costituirsi
una clientela.
In ginocchio davanti alle multinazionali, lo Stato rimane in piedi, con il manganello in una mano e lo scudo
nell'altra. Dei funzionari i cui redditi personali sfuggono a ogni controllo, installano telecamere di
sorveglianza nelle strade, esaltano la repressione dei reati e si fanno modelli della sicurezza assoluta.
Quale sicurezza? Quei cittadini destinati allo smarrimento, alla paura del domani, al risentimento, all'odio,
alle ire della frustrazione, lo Stato li rassicura e li tranquillizza forse istituendo un sussidio di cittadinanza, la
gratuit delle cure, un insegnamento di qualit, una politica ambientale gradevole?
No, moltiplica gli sbirri, ne insedia perfino nelle scuole. Legifera in modo da proteggere i cittadini contro
loro stessi, contro le loro reazioni dettate dalla disperazione, contro quella violenza cieca che si infiltra
attraverso i muri marci tra i quali si costringe la loro esistenza quotidiana.
Questo Stato che si accinge a derubarci dei nostri beni per rivenderli agli speculatori, sembra non avere
invece mai parole troppo dure per condannare il disoccupato che uccide il suo padrone, il malvivente che
lavora per conto suo invece di operare per un gruppo finanziario, lo spacciatore di droga che agisce senza la
garanzia implicita delle banche dove il denaro viene riciclato, il matto che prende un fucile e tira su tutto ci
che gli passa a tiro, il fanatico che sgozza per la pi grande gloria di dio, la giovane teppista che ruba la borsa
di una vecchia signora perch, seguendo l'esempio della corruzione al potere, il denaro, per lei, giustifica
tutto.
Cos, lo Stato investe nell'apparato repressivo e neurolettico le somme che risparmia sui bilanci riservati
all'insegnamento, alla salute, al cibo, all'alloggio, al benessere. Il sistema di vigilanza e di controllo
poliziesco istituito negli stabilimenti scolastici sovrappopolati, dove la promiscuit genera la violenza, offre
in questo senso un esempio perfetto del malgoverno al potere, del cretinismo politico, dell'assurdit
mercantile.

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Puntare sul rafforzamento della polizia, sulla repressione, sull'ideologia del terrore per contenere e
controllare l'odio e l'aggressivit che eccitano la disoccupazione, la frustrazione, la noia, l'abbruttimento: che
cosaltro questo se non una pratica mafiosa che consiste nel proporre, in cambio di un pagamento adeguato
e di una rigorosa obbedienza, una protezione contro lo stesso pericolo che si suscita?
Non si abbastanza sottolineato il doppio vantaggio che le multinazionali e i loro seguaci politici traggono
dalla precariet e dell'istigazione a distruggere tutto, a cominciare da s.
Il degrado delle condizioni umane, lincremento dell'odio e del risentimento, l'attrattiva facile della vendetta
e del regolamento di conti non soltanto sostengono un mercato consolidato dall'ideologia securitaria, che
punta sulla paura per rinforzare la protezione repressiva, ma promuovono gli armamenti, perfezionano i
mezzi di controllo, innalzano la delazione al livello di virt civile. Devastando tutti i settori della societ,
l'affarismo ha, inoltre, disgregato la violenza rivoluzionaria, l'ha disciolta in un magma di violenze assurde e
suicide di cui il terrorismo, l'omicidio in serie e la delinquenza ordinaria offrono solo gli esempi pi
mediaticamente spettacolari.
L'oscurantismo del denaro ridotto a feticcio riuscito a occultare la coscienza proletaria dell'emancipazione.
Si applicato nellinvestire sull'aggressivit di un consumismo insoddisfatto, vendicativo e astioso, la
volont di affrancamento che la lotta di classe aveva lasciato in eredit agli individui in rivolta contro la sorte
ingiusta e disumana che veniva riservata loro.
La vera vittoria delle multinazionali proprio questa: essendosi messe di impegno a saccheggiare il pianeta,
sono riuscite a spargere nel campo dei loro nemici pi risoluti quella rabbia di devastare tutto, che li mette in
contrapposizione con le loro stesse intenzioni.
Perch quelle disumanizzano perfino le forze che le contestano e che vogliono annientarle, cos che il
combattimento condotto contro di esse monopolizzi tutta l'energia e impedisca di investirla in un progetto di
societ capace di sostenere l'esuberante generosit della vita. Tuttavia, l, nella volont di vivere che
risiede l'unica forza capace di condurre l'offensiva su un campo di cui i poteri finanziari ignorano tutto:
quello della gratuit.

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II - Cinque tesi sulla fase di transizione dall'economia borsistica in stagnazione a un dinamismo


fondato sulla produzione di energie rinnovabili
Il mondo intero non ormai altro che un ammasso di rovine. Ma molti vi trovano comunque un loro
tornaconto, qualunque opposizione e qualunque ostacolo si opponga loro.
Dal punto di vista delle multinazionali e dei loro accoliti, smantellare i servizi pubblici e le industrie di beni
primari presenta il doppio vantaggio di favorire le speculazioni borsistiche e di alimentare una
disorganizzazione e un caos favorevoli alle libert commerciali.
Coloro che le contestano vedono in ci, con un certo piacere morboso, la conferma delle loro previsioni circa
la rovina del vecchio mondo. Che poi tutti loro vadano a fondo con esso, per impulso o per inerzia, non fa
che rafforzarli nell'opinione che niente pi bello del combattere senza speranza, a tal punto trovano nella
frenesia dell'inutilit militante una consolazione adeguata alle magre passioni della loro esistenza.
Cos, per quanto essi siano nemici fra loro, quelli che il lessico giornalistico chiama mondialisti e antimondialisti trovano un interesse uguale e contrario nel laisser-faire che regge sia il mercato del cinismo
affarista che quello dell'indignazione etica.
Il pensiero unico si nutre del proprio potere di distruzione nello stesso modo in cui il pensiero critico lo fa nei
confronti della sua impotenza a creare.
Contro l'una e l'altra fazione, non siamo forse in diritto di ritenere che, visto che quelle rovine formano gli
elementi costitutivi delle nostre societ in via di decomposizione, noi siamo anche, volenti o nolenti, i
legatari della povert, della ricchezza, dell'ignoranza e del sapere di un passato che abbiamo ora invece il
compito di ordinare, di passare al vaglio, di affrontare, di sistemare e di mettere al servizio di quella volont
di vivere radicata in ciascuno di noi, comune a tutti, perch appartiene alla nostra specificit umana, sostiene
il nostro genio creativo, illumina e guida la nostra capacit di ricostruire il mondo?
Il pensiero del vecchio mondo sempre stato dominato dall'idea della decadenza, della morte, della
negativit. Se la nozione di positivit stata cos spesso ridicolizzata, schernita, denunciata con veemenza,
questo accaduto soltanto perch essa non era altro che l'Eden mitico sotto il quale l'inferno quotidiano
dissimulava la sua realt. La religione ci ha abituati a sgozzarci fra noi al grido di amatevi gli uni gli altri.
L'infamia caritativa ha depravato la solidariet. Il gusto dei piaceri non ha perso l'occasione per diventare una
caratteristica identitaria dell'aristocrazia e della borghesia le quali, sfruttando sia l'astuzia che la forza, alla
fine hanno dato alle volutt un tanfo di putrefazione. Non esiste alcuna felicit che non sia diventata, tra le
mani di quelli che l'hanno acquistata, venduta, pagata, commercializzata, un oggetto di disprezzo.
Eppure, ogni volta che stato dato avvio a un cambiamento della societ, questo ha risvegliato negli
individui e nelle societ quella passione di vivere che sognava di abolire l'oppressione economica e
rianimava, fin dalla notte dei tempi, il desiderio di un destino votato all'amore, all'aiuto reciproco, alla
solidariet, alla gratuit dei piaceri, all'arte di godere, alla creazione di paesaggi interiori ed esteriori, alla
paziente costruzione della felicit.
Non abbiamo conosciuto, con il nome di rivoluzione, mai altro che trasformazioni economiche -la pi
importante delle quali resta, a oggi, il passaggio dall'economia agraria all'economia di libero scambio, ad

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opera della Rivoluzione francese. Questo accaduto perch non c' aspirazione alla vera vita che non sia
stata, da sempre, preda della menzogna, della disillusione, dell'amarezza.
L'inerzia derivante dalla disperazione a tal punto interiorizzata che riesce a far passare per lucidit mentale
la coscienza malaticcia di un'oppressione ritenuta invincibile, e a fare, viceversa, ritenere un accecamento la
coscienza di una felicit possibile, senza la quale il corso della storia non sarebbe stato sconvolto dal colpo
di Stato dei sanculotti, dei comunardi, dei marinai di Kronstadt, dei makhnovisti, delle collettivit andaluse,
aragonesi e catalane del 1936, del movimento di occupazione del Maggio '68.
Che il vae victis, guai ai vinti, sia il grido di trionfo degli oppressori nell'ordine delle cose, ma che gli
oppressi lo riprendano per loro conto per abbaiare miseramente come cani messi a cuccia, questo
intollerabile.
Siamo nel bel mezzo di una rivoluzione che si ostina a disconoscere in egual misura sia i difensori del
vecchio capitalismo in agonia che coloro che lo combattono senza creare nulla di radicalmente nuovo.
Il pensiero dominante ubbidisce a una logica di distruzione di massa alla quale gli avversari contrappongono
soltanto due risposte, ugualmente patetiche: o attenuare gli effetti del disastro moltiplicando le iniziative
filantropiche, o esaltare un combattimento glorioso e perso di anticipo contro una tirannide finanziaria di cui
si esalta con compiacimento l'onnipotenza. Che la critica si irriti rimuginando sulle sue risoluzioni etiche o si
sfoghi a forza di pietre lanciate, essa rimane sempre sul terreno conquistato dall'affarismo, dove quest'ultimo
si trova in vantaggio: l che esso distrugge pi rapidamente e meglio dei distruttori e oppone, senza fatica
alcuna, all'indignazione moralizzatrice il nichilismo ovunque diffuso dal culto del denaro.
Ci che mancato finora stato il prendere coscienza della trasformazione economica in corso. Mentre il
rincoglionimento giornalistico, economico e politico si ostina a designare con il nome di nuova economia
lo stato di decomposizione in cui si trova oggi una carogna i cui miasmi avvelenano il mondo intero, vede la
luce un nuovo dinamismo che esprime la volont del capitalismo di cambiare forma, di farla finita con la
stagnazione di un profitto condannato a girare a vuoto nel circuito borsistico e a far dilatare una bolla
speculativa con il pericolo di una svalutazione monetaria mondiale.
1. Fa la sua comparsa un nuovo metodo di produzione, fondato sulle energie naturali gratuite, pulite
e rinnovabili
Non bisogna essere dei grandi esperti per osservare fino a che punto siamo entrati in un'epoca di profondi
sconvolgimenti. Il deterioramento di un'economia che punta essenzialmente sull'incremento della massa
finanziaria disinvestita dalla produzione utile alla societ, caratterizza una forma arcaica di capitalismo che si
appresta ad andare in pezzi, per far emergere delle nuove forze produttive che fanno ricorso all'energia del
sole, del vento, dell'acqua, delle piante.
Assistiamo all'insuccesso e alla fine di un'economia che ha funzionato per millenni adottando il sistema di
sfruttamento della natura umana e della natura terrestre. Le risorse del suolo e del sottosuolo sono cadute
sotto i colpi dei conquistatori, e questi ultimi si sono ridotti a trasformare la propria energia vitale in forza
lavoro. Questa appropriazione ha dato origine a una civilt che, trattando la natura come una schiava, ha

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asservito gli uomini al profitto e li ha condannati alla disuguaglianza. Il saccheggio sfrenato delle risorse del
pianeta ha portato oggi al loro esaurimento. Lo snaturamento prodotto dalla trasformazione del vivente in
merce ha per corollario la disumanizzazione della specie umana.
Per quanto ostacolato, combattuto, perfino ignorato esso sia da parte dell'impero in rovina del vecchio
capitalismo, lo sviluppo delle energie naturali ineluttabile.
La precariet di un profitto borsistico al quale un'economia dell'aggiotaggio ha legato la sua sorte, e la
stanchezza che paralizza i manager del fallimento planetario hanno contribuito non poco a suscitare, per
contraccolpo, l'interesse di una nuova generazione capitalista per un dinamismo di impresa che ravviva lo
spirito di iniziativa e di invenzione cos come lo sviluppo industriale l'aveva incoraggiato fin dall'inizio del
XIX secolo.
In un primo tempo, lo scetticismo ha prevalso. Le aziende che contribuivano a saccheggiare il pianeta
afferravano al volo l'opportunit di ridare lustro alla propria immagine in declino, risanando e ricostruendo
ci che la loro politica di rendimento a breve termine aveva distrutto. Alcuni fiumi furono depurati dagli
stessi industriali che li avevano trasformati in fogne. La lobby dell'energia nucleare non disdegn di
finanziare, nei limiti di una ragionevole buona volont, alcune ricerche sull'energia solare.
La crescita di un mercato mondiale delle energie naturali ha, da allora, dimostrato come un'altra forma di
economia fosse in via di formazione, capace di sconvolgere le nostre strutture sociali, di cambiare
radicalmente i nostri costumi e il nostro modo di pensare.
2. Lo sviluppo delle energie gratuite e rinnovabili va di pari in passo con la rinaturalizzazione
dell'agricoltura
Mentre le ultime risorse nucleari e petrolchimiche non hanno ancora finito di provocare guerre di conquista,
il neocapitalismo appare come il principale fattore di una pace di cui esso per primo ha bisogno per
realizzare la propria espansione.
La reazione etica che consiste nello stigmatizzare e nel voler impedire l'inquinamento dell'acqua, dell'aria,
della terra e gli scompensi climatici sotto l'effetto delle emissioni petrolchimiche e nucleari sarebbe rimasta
lettera morta se l'esaurimento progressivo delle risorse e le difficolt di approvvigionamento di petrolio e di
uranio non avessero aperto la corsa al profitto lungo altri percorsi meno rischiosi.
Il neocapitalismo tende a sottrarre alla speculazione borsistica gli interessi ai quali le energie pulite e le
nuove tecnologie che esse richiedono conferiscono un carattere duraturo. Nello stesso tempo, esso apporta al
rifiuto via via sempre pi fermo che le popolazioni oppongono all'affarismo delle multinazionali, il
contributo di un mercato destinato a uno sviluppo in crescita.
Si visto come un consumo critico, che esige dalla Grande Distribuzione dei prodotti di qualit migliore,
abbia gettato le basi di un settore che l'informazione mediatica ha ribattezzato agricoltura biologica e che si
accontenta semplicemente di proporre alla clientela un cibo sano, vario e saporito, come accadeva prima
dell'ondata del consumo di massa.
La diffidenza risvegliata dalle epidemie epizotiche che hanno devastato gli allevamenti concentrazionari di

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mucche, di maiali, di pecore, di polli, gli obiettivi intrinsecamente lucrativi perseguiti dalla ricerca sugli
organismi geneticamente modificati, il disprezzo per i gusti e per la salute dei consumatori hanno preparato il
terreno favorevole per un'agricoltura rispettosa della natura, il cui mercato soppianter in tempi pi o meno
brevi l'impero agroalimentare e i suoi prodotti snaturati, a dispetto dell'accanimento delle lobbies e del peso
con cui l'arcaismo mentale opprime le coscienze.
3. Il primato della donna e del bambino
La fine del sistema di sfruttamento forsennato della natura significa anche la fine dello sfruttamento
dell'uomo da parte dell'uomo e del suo corollario, lo sfruttamento maschile della donna e del bambino.
Sebbene esso perduri ancora oggi, ovunque predomini il metodo di produzione agrario, il patriarcato, o regno
del maschio, nelle societ industrializzate soggetto a un declino ineluttabile.
Gi la democrazia dei consumi aveva riconosciuto alla donna e al bambino dei diritti e un'importanza che
venivano negati loro dal settore della produzione industriale, principalmente retto dallo spirito virile. Certo,
la posizione privilegiata che il settore del consumo accordava loro nelle sue campagne promozionali era
dovuta soltanto al fatturato che rappresentava per il mercato della Grande Distribuzione il loro piacere di
cedere alla tentazione.
Come la commercializzazione del cibo in scatola per gli animali domestici ha favorito l'interesse e la
premura verso gli animali, l'importanza del bambino e della donna in quanto consumatori ha facilitato il loro
accesso a diritti che le lotte sociali strappavano soltanto a fatica. Ci che stato riscontrato nei confronti e
contro l'alienazione consumistica non cesser di concretizzarsi nel vissuto sociale e individuale, cos come si
instaurer un metodo di produzione incentrato sull'alleanza con gli elementi naturali, e non sul loro stupro
attraverso la predazione.
Le violenze esercitate quotidianamente sulla donna e sul bambino sono, nei paesi industrializzati, molto
meno numerose che un tempo ma sono molto pi conosciute, prese in considerazione e giudicate
inammissibili. La sorte riservata alla donna e al bambino ormai diventata il criterio con cui si misura il
grado di umanit di una societ.
La lotta a favore della donna e del bambino inseparabile dalla lotta per la rinaturalizzazione del nostro
ambiente naturale. Il consumo di massa ha fornito a tale volont di emancipazione un sostegno involontario.
Diffondendo un'immagine commerciale della femminilit, dell'innocenza infantile, della natura ritrovata, il
consumismo ha distribuito delle armi che si sono ritorte contro di lui. Ha permesso di andare oltre, di
denunciare la falsificazione, di rompere il sistema in cui la liberazione della donna, del bambino,
dell'ambiente naturale era al tempo stesso esaltata e privata della sua sostanza.
Lo sviluppo di un neocapitalismo che punta sulle energie naturali apre oggi un nuovo fronte, ed l che
andiamo a batterci per promuovere, al di l del progetto economico, un progetto umano.

4. La creazione contro il lavoro

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Il totalitarismo finanziario ha finito per distruggere, a favore di un denaro impiegato soltanto per la sua
riproduzione speculativa, ci che ancora rimaneva del lavoro utile per l'uomo. Ritenuta assicurare la
sopravvivenza della specie umana, l'attivit lavorativa ha fondato sul sacrificio della vita quotidiana un
potere economico da cui solo alcuni traevano profitto a spese di tutti gli altri. Migliaia di generazioni sono
state condannate a guadagnarsi da vivere con il sudore della propria fronte per aumentare il capitale di
coloro che li sfruttavano.
A partire dagli anni '50, l'economia, stimolata dal consumo di massa, ha persuaso i salariati che avevano
interesse a lavorare per accedere al paradiso dei supermercati, dal momento che il benessere era alla portata
di tutte le tasche, o quasi. Una tecnologia della comodit ha perfino avanzato la proposta di alleggerire e di
rallegrare i lavori domestici.
Poi, ci si dovuti ricredere. L'imbroglio della felicit consumabile ha provocato la presa di coscienza del
movimento di occupazione del Maggio '68. Del benessere artificiale, stimolato da falsi bisogni, non resta
oggi che il risentimento di essere stati derubati a spese della vita vera, per garantire la redditivit di un
sistema in cui il valore di scambio prevale sul valore d'uso; in altri termini: dove l'involucro pubblicitario e il
beneficio che la vendita promozionale di un prodotto assicura contano di pi che la natura del suo contenuto
e della sua utilit.
In questo modo la produzione di beni e di tecnologie necessarie e piacevoli ha poco per volta ceduto il posto
a un lavoro senza altra utilit che quella di fornire, agli occhi dei lavoratori, una remunerazione
indispensabile alla possibilit di consumare, e, nella strategia del padronato, l'opportunit di investire il
plusvalore nella speculazione borsistica e non, come in passato, nel miglioramento degli strumenti di lavoro.
Le industrie di attivit primarie vengono quindi mandate in rovina con il loro carico di operai e di impiegati,
mentre proliferano, a forza di campagne spettacolari, dei servizi parassitari che assumono in nome
dell'inutilit di rendimento appena qualche impiegato, che gli azionisti rimetteranno in stato di
disoccupazione al termine di un fallimento programmato secondo le incognite borsistiche.
Non siamo mai stati cos costretti a riconoscere con un'evidenza tanto lampante fino a che punto il lavoro
diventato un'attivit intrinsecamente disumana. Ha distrutto l'uomo per edificare il mondo della merce, e il
mondo della merce sul punto di consegnarci un pianeta morto. Stipendi, sussidi di disoccupazione, costo
della previdenza sociale, i bilanci dei servizi pubblici non sono altro, per quell'enorme budello che il
capitale finanziario, che ingerisce ci che evacua in un circolo chiuso, che delle assurdit di cui conviene
sbarazzarsi.
Siamo dunque giunti a uno di quei tornanti della storia umana, un tempo chiamati rivoluzioni, in cui il
lavoro, senza smettere di essere una maledizione per i suoi schiavi, ha perso di interesse per i suoi sostenitori
che non investono pi nel suo rinnovamento, ma lo abbandonano in quanto attivit produttrice di beni di
sussistenza, preferendo ricercare un profitto a breve termine nelle transazioni finanziarie. Ma una tale
stagnazione, comparabile all'immobilismo agrario che ostacolava, nel XVIII secolo, l'espansione
dell'economia di libero scambio, deve fare fronte a un dinamismo capitalista che scopre nello sviluppo delle
energie naturali rinnovabili un nuovo metodo di produzione.

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Non vi alcun dubbio che, al termine del conflitto con il parassitismo dell'economia finanziaria, lo
sfruttamento e il saccheggio delle riserve del suolo e del sottosuolo cederanno il posto al contributo degli
elementi offerti gratuitamente dalla terra, dall'acqua, dall'aria, dal calore del sole, dalla forza delle piante. Un
territorio gigantesco si apre a nuove generazioni di pionieri. Invita alla ricerca, all'esplorazione, alla
conquista di uno spazio vitale dove la passivit del lavoro, tradizionalmente legata alla violenza e al
disprezzo della natura terrestre e umana, non trova pi posto ed costretta a cedere il primato alla creativit,
alla curiosit, allo spirito di iniziativa.
l che si trova l'autentica soluzione al problema della disoccupazione e della precariet crescente delle
condizioni di sopravvivenza aggravate dal capitalismo privatistico e dal lavoro parassitario che quello
moltiplica secondo la sua logica del profitto effimero. Pensate allo sforzo di innovazione potenziale che
richiede una tecnologia fondata sulle energie pulite e rinnovabili: automobili e trasporti pubblici non
inquinanti, produzione di energia elettrica e meccanica gratuita, moltiplicazione delle scoperte generate dal
ricorso alle forze solari, eoliche, idrauliche, sotterranee, vegetali.
Nella nuova forma di ricerca, segnata dall'alleanza tra il genio umano e la natura, tutto spinge oggigiorno
verso una fioritura di invenzioni geniali, comparabili a quelle che, immaginate e messe a punto da parte di
tanti ricercatori solitari e addirittura privi di grandi mezzi materiali, hanno permesso lo sviluppo
dell'industrializzazione attraverso la scoperta dell'elettricit, del gas, della macchina a vapore, e perfino della
locomotiva solare (un prototipo della quale esisteva gi nel 1860). In tal modo l'ingegnosit da cui nato
l'immenso arsenale industriale chiamata ormai a ripararne i danni, a farla finita con i suoi effetti nefasti e a
inaugurare un'epoca nuova. Niente pi propizio all'emancipazione del genere umano che la creativit
presente in ciascuno di noi e che partecipa della pi evidente gratuit della vita.
5. Il ritorno al valore d'uso della merce
Lo sviluppo di un agricoltura rinaturalizzata, la fine dell'industria nucleare, la produzione di energie
inesauribili, la prevedibile dismissione della produzione petrolchimica, lo sviluppo di un consumo critico,
l'abbandono dei prodotti e dei servizi inutili o nocivi a vantaggio di beni pi in sintonia con la passione di
vivere, tutto questo forma un terreno di azione dove, fin dal Maggio '68, germogliato il progetto di un
cambiamento radicale della civilt. l che, per la prima volta, si delineata una societ dove la creativit si
sostituisce al lavoro, la volont di vivere distrugge la volont di potere, il godimento di s e della terra pone
fine allo sfruttamento, alla predazione appropriatrice, al sacrificio e alla rinuncia, dove la coscienza del corpo
mette fine alla separazione intellettuale e manuale, dove l'autenticit rende ridicoli tutti coloro che, come
dice Jean de La Bruyre: traggono tanta vanit quanta superbia dall'aver saputo, durante tutto il corso della
loro vita, ingannare gli altri.
Questo progetto -che gli speculatori del fallimento planetario hanno tutte le ragioni di chiamare utopia,
perch il loro parassitismo lucrativo non lo sa mettere da nessuna parte- in via di realizzazione, meno sotto
la pressione delle nostre rivendicazioni che in virt delle nuove esigenze alle quali il mercato costretto a
piegarsi: creazione di un commercio equo e utile al bene pubblico, ripartizione degli obblighi e degli utili,

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equilibrio della domanda e dell'offerta, promozione dell'edonismo, fine delle nocivit industriali, prevalenza
del valore d'uso sul valore commerciale, superiorit della qualit sulla quantit.
Sta a noi considerare che, come i progressi che prodigano ogni tipo di comodit alla triste sopravvivenza
dell'uomo, la rivoluzione del mercato alla quale assistiamo al tempo stesso necessaria e insufficiente. Per
quanto convenienti si credano il principio di equit salariale e la preoccupazione per una merce pulita, che
depura sia la produzione che il consumo, abbiamo ormai imparato che un'economia al servizio dell'uomo
mette comunque prima l'uomo al servizio dell'economia. I buoni pastori del plusvalore fanno sempre sfamare
il loro gregge prima di mandarlo al macello.
La qualit delle cose soltanto un'illusione se non deriva dalla qualit degli esseri umani. Noi non vogliamo
pi che la libert commerciale determini la libert degli uomini, e vogliamo che il libero uso della vita
elimini il valore di scambio sotto tutte le sue forme.
Il consumismo ha riabilitato il corpo gettandolo da Scilla a Cariddi. Da macchina produttrice, l'ha
trasformato in macchina della felicit, programmata secondo i falsi bisogni che assicurano il prevalere del
valore di scambio sul valore d'uso.
All'epoca in cui lo sviluppo economico degli anni '60 proclamava l'imminenza di uno stato di benessere
generalizzato, denunciare le devastazioni della merce sfiorava il ridicolo. Fuoriuscivano ovunque sbuffi di
accondiscendenza.
Che pia illusione era evocare un malessere nella societ, facendosi beffe dei benpensanti della sottomissione
e dell'insubordinazione, mentre l'automobile, la televisione, l'alloggio a pigione calmierata e i benefici di un
consumo democratizzato garantivano quella felicit a rate alla quale non c alcuno che non aspiri, a torto o a
ragione!
A dispetto della letargia che sembra regnare sotto il regime oscurantista della tirannide commerciale,
assistiamo al risveglio della coscienza umana individuale.
Il soprassalto di dignit contro il disprezzo dei governanti che si sono trasformati in valletti delle
multinazionali esprime anche il sussulto della vita provocato dalle minacce di distruzione. La coscienza delle
rivendicazioni localistiche non ignora pi che la lotta contro l'internazionale mafiosa dei padroni e dei
manager deve essere globale.
Ci incamminiamo ormai verso l'epoca della gratuit. La gratuit non n un'astrazione n un'utopia, ma
intrinseca al nuovo metodo di produzione fondato sulle energie naturali rinnovabili e non inquinanti.
Il nostro compito chiaro: emancipare l'uomo da tutte le forme di uneconomia fondata sullo sfruttamento
della natura e dell'uomo da parte dell'uomo; liberarlo dal feticismo del denaro che lo soffoca; fondare,
gettando cos le basi di un'autentica ricostruzione sociale, dei territori finalmente liberati dell'ascendente del
totalitarismo commerciale.

III - Tredici proposte per far trionfare la vita sull'economia

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Il potere della tirannide commerciale non nient'altro che una fragilit economica che non riesce a passare
inosservata agli occhi dei suoi avversari se non sprofondandoli nello smarrimento, nella disperazione, nel
disincanto, nella stanchezza, nel risentimento e nella sensazione che ogni ribellione sia destinata a un
insuccesso ineluttabile. L'affarismo eccelle nel trarre profitto da questo istinto di morte e di distruzione con
cui avvelena l'atteggiamento mentale dei suoi avversari.
Non ridicolo che i contestatori dell'ordine commerciale non conoscano altra risorsa che non sia il lottare
con le mani nude della buona volont e dell'indignazione etica contro la deforestazione, la sterilizzazione dei
mari, la privatizzazione dello Stato, il clientelismo politico, il degrado dei servizi pubblici, il feticismo del
denaro, mentre i cambiamenti apportati da un neocapitalismo che intende danneggiare il capitalismo arcaico
offrono loro la garanzia di portare avanti la lotta con successo?
Quale lotta? Sarebbe tempo di chiarirlo: quella che consiste nel tentare di vivere meglio, nell'essere,
malgrado tutti gli ostacoli, solidali con tutto ci che vivente. un combattimento che ci spetta di condurre,
congiuntamente, sia a livello individuale che collettivo.
Quanto valgono le idee pi integerrime quando vengono fatte valere da un'esistenza che le contraddice? Non
forse cercando la nostra felicit per amore della vita che noi favoriremo la felicit di tutti?
Disponiamo oggi, con la comparsa di un metodo di produzione che richiede l'apporto delle energie naturali,
di un punto di appoggio che nessun momento storico del passato ci ha messo a disposizione, per quanto
rivoluzionario esso sia stato*.
Come trarre vantaggio dalla trasformazione economica senza cadere nel trabocchetto di una merce rinnovata
e abbellita dalle attrattive dell'umanesimo? Favorendo ovunque quella gratuit della quale la vita, che ci
stata donata, offre l'esempio pi convincente.
*[Si sar compreso che non si tratta di adattarsi al neocapitalismo, ma di superarlo. Tuttavia intendo
precisarlo, avendo appreso da uno di quegli intellettuali che passano per essere dei portafortuna quando
ci si cammina dentro, che io sarei diventato il guru della nuova economia.]
1. Lunica e vera priorit la qualit della vita
All'origine della crudelt, della barbarie, della disumanit si trovano le ferite inflitte all'esistenza quotidiana
dalla necessit economica di sopravvivere che imposta sul mercato della concorrenza e della competizione.
Aboliremo l'istinto universale di predazione soltanto costruendo la nostra felicit personale e operando
solidalmente per la felicit di tutti, senza la quale la nostra verrebbe meno. La precedenza accordata al
vivente la nostra arma totale. Chi si preoccuper della nostra vita quotidiana se non noi stessi? Osservateli,
quegli uomini politici, sempre pronti ad adulare la loro clientela fingendo di prendersi cura dei suoi problemi
esistenziali! Il controllo del mercato elettorale li ha a tal punto tenuti impegnati a seguire le lezioni della
pubblicit che, avendo confuso l'uomo con il consumatore, essi impongono al male di vivere la maschera
della paura, grazie alla quale le pecore si radunano senza fatica. Le persone da cui sperano di raccogliere voti
non li interessano in quanto esseri umani che aspirano a provare nella loro esistenza pi pas sione e meno

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noia, pi amore e meno odio, pi godimento e meno angoscia, pi meraviglia e meno delusione.
Emissari della miseria, fanno la predica a un gregge, smarrito per il collasso del passato, inebetito dalle
mancanze del presente, paralizzato per la precariet del futuro. Ammoniscono i disorientati e li esortano ad
acquistare sul mercato del pensiero anemico una qualsiasi ideologia infarcita di emulsionanti e di esaltatori di
gusto: la ripresa economica, il pieno impiego, la sicurezza, il riconoscimento sociale.
La menzogna si vende tanto meglio quanto pi il potere di acquisto crolla, la disoccupazione galoppa, la
miseria materiale e mentale nutre la delinquenza, il feticismo del denaro trionfa alla vigilia di una
svalutazione monetaria mondiale. In effetti, questi mercenari senza scrupolo puntano sul vuoto che aumenta
nell'uomo e nella societ per captare le paure, le angosce, il risentimento, l'abbruttimento, per organizzare un
elettorato gregario, sfruttabile a proprio piacimento. Che comincino dunque a preoccuparsi della loro propria
indigenza invece di prendersi cura con una malsana compiacenza di quella che ci attribuiscono! Ma come
potrebbero essere lucidi verso loro stessi mentre il potere e il denaro che bramano esigono che si diffondano
ovunque le mancanze alle quali essi pretendono di rimediare a forza di discorsi menzogneri?
A chi proporre un'ancora di salvezza, se non a qualcuno che sta annegando? Se ce la facessimo a salvare noi
stessi, che cosa resterebbe loro da fare, se non sparire? Ci siamo comportati troppo a lungo come vittime di
un sistema che ha bisogno, per perpetuarsi, della rassegnazione e della schiavit volontaria. Anche per gli
avversari pi risoluti della tirannide commerciale, l'idea di morire in piedi invece di sopravvivere in
ginocchio ha sempre avuto come presupposti l'insuccesso e la morte come l'esito pi probabile dalla guerra
sociale. Nell'esaltazione della fine imminente, la lotta ha immaginato pi la grand soir apocalittica che gli
albori (petits matins) dell'epoca nuova.
Nel linguaggio militare, al quale i rivoluzionari non temevano di ricorrere come i peggiori reazionari,
sempre stata pi una questione di resistenza eroica e di offensive disperate che non dell'insediamento, in
zona nemica, di teste di ponte dalle quali diffondere e irradiare le idee radicali. Tuttavia, sono proprio le teste
di ponte della gratuit e della vita sovrana che vogliamo ormai stabilire nei territori sottomessi al
totalitarismo economico. Rinchiuderci nel fronte del rifiuto tornerebbe a garantire, data l'aleatoriet di una
rivolta spettacolare, la nostra incapacit di creare le condizioni di una vita nuova.
La vocazione del martire ripugnante. Essa partecipa di quella ideologia del sacrificio che ha tanto a lungo
ostacolato e corrotto il godimento dell'uomo e della donna, impedendo loro di affinare quella passione
primordiale che l'amore.
Non si tratta qui di celebrare i piaceri che si acquistano, si scambiano, si soddisfano attraverso lo stupro dei
corpi e delle coscienze, tramite le astuzie della seduzione e della menzogna pubblicitaria, nella solitudine
dell'egoismo calcolatore. Non si felici senza la felicit degli altri, ma come potrebbe prendere le parti
dell'umano colui che si comporta verso di s in modo disumano, respingendo le sue pulsioni per votarsi a
qualche buona causa che la violenza dei suoi sfoghi insanguiner con la scusa di difenderla?
Chi si sente frustrato non desidera altro che di frustrare gli altri. Non pretendo certo di cancellare con un
colpo di spugna la complessit dei nostri problemi esistenziali. In compenso per sostengo che privilegiare i
desideri che suscitano il consenso alla vita trovare l'audacia per elaborare le situazioni che ne favoriscono il
compimento. C' forse altro modo per diffondere una sovversione generalizzata che gettare le basi di una

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solidariet nella felicit di vivere, che si attua rompendo poco per volta i meccanismi ai quali la necessit
commerciale assoggetta il nostro comportamento quotidiano?
Creare intorno a noi le condizioni adatte a migliorare la vita quotidiana, questo il solo mezzo per fermare la
diffusione della barbarie e per bloccare quella reazione assurda che consiste nel reprimere invece di
dissuadere e nel combattere la disumanit con le armi della disumanit.
Il vivente viene prima della merce. Il diritto umano prevale sui diritti del commercio. Tale la realt che
deve avere la meglio contro gli interessi economici. tempo di ridefinire i settori prioritari, non in funzione
degli interessi dell'affarismo mondiale, ma in base ai diritti fondamentali dell'essere umano.
Tocca a noi spezzare il predominio degli speculatori sull'insegnamento, sulla salute, sull'alimentazione, sulla
sicurezza, sugli alloggi, sulla cultura, sul tessile, sulla metallurgia, sui servizi pubblici e sulle prestazioni
sociali di mutuo aiuto e di solidariet. E questo potere influente, noi non lo annienteremo mai se non
proclamiamo: Questi beni non appartengono n agli interessi privati n allo Stato che a quelli li svende, ma
appartengono a noi, che li abbiamo conquistati con le nostre lotte, con il nostro lavoro, con le tasse e le
imposte che paghiamo, e soprattutto, con l'uso umano che noi pretendiamo di farne. Poich la vostra gestione
consiste nel mandarli in rovina in nome delle economie di bilancio quotate in Borsa, allora saremo noi stessi
a gestirle!.
anche un messaggio da cui ciascuno pu trarre vantaggio traducendolo a livello personale: Si tratta ora di
mettere all'opera la mia immaginazione, la mia creativit, il mio desiderio di vivere adesso e investire, nel
progetto che voglio elaborare per il mio benessere e per quello degli altri, l'energia persa ogni giorno a odiare
e sopportare le condizioni che mi sono imposte. Se volessi illustrare questo proposito con un esempio tanto
spiccio quanto efficace, direi ai ferrovieri, ai conducenti, ai controllori dei trasporti pubblici: fate girare i
vostri mezzi concedendo a tutti gli utenti di viaggiare gratis, in modo che i padroni e i burocrati che
minacciano al tempo stesso il vostro posto di lavoro, il vostro benessere e la sicurezza dei cittadini non ne
traggano pi alcun facile profitto. Allora si vedr chi, fra lo scioperante e il sistema di sfruttamento, prende i
cittadini in ostaggio.
Lavorare non un compito facile, ma meglio lavorare per s e per la soddisfazione dei propri simili che per
le persone che sabotano il bene pubblico, lo frodano con il cinismo di una legalit manipolata, e fanno tante
storie per pagare ai lavoratori uno stipendio che non ha paragone con quello che loro intascano ogni mese.
tempo che la nostra riflessione smetta di essere monopolizzata dai programmi clientelari dei partiti, dalle
tribune elettorali, dalle fazioni politiche di ogni genere, e si concentri invece sulla creazione di una nuova
condizione sociale, sulla salvaguardia del servizio pubblico, sull'ottenimento di alloggi decenti, sul ripristino
di un ambiente piacevole, sull'accesso di tutti ai mezzi di sussistenza, sul miglioramento della vita
quotidiana, sola garanzia di sicurezza capace di abolire il ricorso alla repressione.
Abbiamo bisogno di idee, di un sacco di idee. Alcune saranno confuse, se non addirittura assurde e ridicole,
ma poco importa, purch qualcuna di esse riesca a cambiare il mondo e la nostra vita.

2. Accordare la massima importanza all'insegnamento

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Il primo dovere di un regime democratico dovrebbe essere quello di dedicare la parte pi importante del suo
reddito globale all'insegnamento. Bench questo sia lungi dallessere il caso della Francia, dove le persone di
potere si vantavano, fino a qualche tempo fa, di avere almeno una cultura di facciata e una certa
preoccupazione per la propria intelligenza, ed esisteva comunque un tipo di insegnamento che, per quanto
malandato fosse, avrebbe giudicato indegno ridurre l'apprendimento all'arte di consumare le idee che
vengono riferite, per poi vomitarle e rivenderle all'asta sul mercato borsistico.
Diciamolo chiaramente: vogliamo farla finita con la privatizzazione dell'insegnamento; con i tagli al bilancio
che lo mettono sullo stesso piano di un allevamento concentrazionario di bovini; con l'orientamento
clientelistico di un insegnamento assimilato alla campagna promozionale di un supermercato culturale; con i
programmi asserviti alla domanda commerciale di padroni e di finanzieri che si fanno beffe di Aristotele, di
Franois Villon e di William Shakespeare, ma non esiterebbero a prescriverne lo studio purch fossero
quotati in Borsa; con l'avvento di una mentalit formattata dal computer, strumento tanto utile e stupido
quanto un martello, che un affarista staliniano senza falce farebbe diventare volentieri il simbolo di un modo
di pensare esemplare.
ora di farla finita con quelli che traggono guadagno dal rincoglionimento sistematico e trasformano le
scuole e le universit in succursali del mercato mondiale. Bisogna spezzare le strutture di tipo corporativo
che tengono divisi alunni, professori, genitori e associazioni in difesa della qualit di vita, affinch ogni
rivendicazione locale diventi globale e nessuna collettivit resti insensibile ai desideri degli individui.
a quelle associazioni che spetta il compito di attuare un progetto che coinvolga un numero sempre
maggiore di scuole e di insegnanti qualificati, ovvero pi classi e meno alunni per classe.
Si tratta di promuovere un insegnamento individualizzato, fondato sulla diffusione delle piccole scuole o
delle piccole unit scolastiche allinterno dei grandi insiemi esistenti, con classi di una dozzina di alunni
educati attraverso un apprendimento fondato sul gioco, nel quale l'esercizio dell'intelligenza sensibile tratti
l'intelligenza informatizzata con il gioioso disprezzo che Rabelais mostrava verso i so tutto io della scuola.
Che il maestro sia un accompagnatore per colui che apprende, un precettore pronto a comunicare il proprio
sapere dandogli la forma della poesia per l'infanzia, un essere appassionato alla comprensione del vivente
sotto tutte le sue forme, qualcuno che sappia attingere dall'esperienza vissuta l'arte di imparare a conoscersi e
a conoscere gli altri. Che non si preoccupi di programmi inventati da incompetenti, la cui sola abilit consiste
nella manipolazione di una clientela potenziale, che punti sull'immensa curiosit che i misteri della vita
quotidiana suscitano nei bambini e negli adolescenti e che, senza rinunciare a iniziare alle conoscenze
tradizionali, polarizzi l'attenzione su ci che si vede e non su ci che si vende.
Abbiamo talmente tanto da osservare del nostro ambiente, dei nostri gesti, dei nostri comportamenti, del
paesaggio, della flora, della fauna! Si stabiliscano degli scambi di conoscenze tra le scuole del pianeta e si
pianifichi una rete di comunicazione su scala planetaria. Il percorso educativo ha tutto da guadagnare (anche
nella stessa prospettiva di creare degli impieghi) da una riflessione su ci che ci d la natura e su quello che
se ne pu trarre con il favore e in favore di una nuova energia per la produzione industriale, di una nuova
medicina, di una nuova agricoltura, di un nuovo pensiero scientifico, di nuovi comportamenti, di un nuovo

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stile di vita.
L'insegnamento non un settore separato dall'attivit sociale. Esso si inserisce nella visione pi ampia di
un'educazione permanente in cui adulti, adolescenti, bambini e chiunque abbia delle conoscenze e
un'esperienza da condividere si possano incontrare, moltiplicando gli ambiti della conoscenza e i punti di
collegamento tra apprendimento sociale, familiare e scolastico. Abbiamo tutti una certa attitudine a
trasmettere ad altri perch, tutti, siamo in preda a quella passione tanto universale quanto spesso corrotta in
malsana indiscrezione: la curiosit.
Mai i genitori hanno compiuto tanti progressi che da quando si sono messi in ascolto dei loro bambini. Tutto
da rifondare su una base diversa: la vita, quella del pianeta e la nostra. Bisogna promuovere lo studio e
l'osservazione del comportamento animale, lo stesso che abbiamo ereditato e che non spetta a noi n di
rinnegare n di trascendere ma di superare nel senso dell'umano.
La scuola stata finora un covo di animali predatori. Deve diventare un luogo di individui liberi, educati da
altri individui liberi all'arte di creare le condizioni di una libert sempre pi grande.
tempo di privilegiare l'imitazione individuale e i giochi che educano alla solidariet per destinare a un
rapido declino gli imperativi della concorrenza, della competizione, dellappropriazione, della
subordinazione ai quali ubbidisce, da generazioni, un comportamento che lo sfruttamento economico della
natura ha snaturato.
Non si tratta di essere i migliori ma di vivere meglio.
La scuola un luogo di formazione, non di deformazione. Non il posto dell'indottrinamento ideologico, n
della menzogna pubblicitaria che identifica la felicit con l'acquisto di oggetti e di servizi alla moda, che
spinge verso il sistema elitario consumistico e incita alla predazione, all'intimidazione, al culto ignobile del
denaro.
Che la pubblicit rincretinisca gli adulti, un suo diritto cos come un loro diritto quello di lasciarsi
imbrogliare e istupidire. In compenso, ogni volta che un bambino o un adolescente viene preso a rubare in un
negozio, non pare giuridicamente opportuno incolpare lazienda o l'impresa pubblicitaria che l'hanno
adescato e fatto sentire deprivato di un bene che, pur non essendo in grado di comprare, ha creduto, visto che
cos lo si persuaso, comunque indispensabile da possedere? Non urgente vietare alla pubblicit la
possibilit di violare la fragile coscienza di un bambino seducendolo con le immagini che fanno vendere e
che lo consegnano alla manipolazione di una cupidigia senza scrupoli?
forse accettabile ancora a lungo che il proselitismo religioso sia imposto a un bambino durante gli anni nel
corso dei quali ha bisogno che un pluralit di conoscenze e di opinioni fortifichi la sua intelligenza e il suo
senso critico e che gli vengano forniti gli strumenti per paragonare le diverse opzioni valutando i pro e i
contro?
Un adulto ha licenza di credere ciecamente all'incarnazione di un Dio, alla Bibbia come guida suprema, alla
Creazione del mondo in sette giorni, a Maometto che scrive il Corano sotto la dettatura di Allah, ma questa
credenza non ci si azzardi a imporla, n per costrizione n con l'astuzia.
L'apprendimento della libert non deve lasciarsi soppiantare dall'autorit di una credenza unica e
indiscutibile.

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inammissibile abusare di un bambino, naturalmente incline al meraviglioso, gettandogli addosso, come


fossero verit indiscutibili, delle credenze e delle mentalit ereditate da una tradizione che ne ha sempre
vietata la contestazione. Solamente lo studio comparato delle diverse religioni, il libero accesso alla
biblioteca universale delle idee e la libera esperienza della vita permette di formarsi un'opinione.
Reprimere la passione di conoscere d il via alla produzione in serie di quegli schiavi senza i quali nessuna
dittatura possibile. Tale anche la ragione per la quale conviene istituire per le manifestazioni e per i
luoghi culturali una gratuit che ne permetta l'accesso a tutti.
Non c' una verit ma ci sono diverse verit. Che nessuna di esse sia privilegiata a fini di profitto e di
proselitismo. Difendere la vita contro i fanatismi sacri o profani che uccidono e violentano i corpi e le
coscienze implica lo sviluppo di unintelligenza sensibile, un'attenzione costante alla diversit delle
conoscenze, l'esercizio del senso critico e quella esplorazione del campo delle possibilit che fa
dell'impossibile un possibile in potenza.
Non siamo che ai primi passi di una preistoria umana, oggi costretta a farsi largo fra i sussulti della civilt
commerciale in declino. Quando gli argini non bastano pi a impedire le inondazioni, bisogna modificare il
corso del fiume.
3. Esigere il ripristino, il miglioramento e la gratuit delle comunicazioni e dei trasporti pubblici
Non basta pi ripetere che il degrado dei servizi pubblici un'operazione condotta dai governi asserviti agli
interessi privati. Spetta ormai agli utenti e ai lavoratori unire i loro sforzi per ottenere il ripristino delle
piccole stazioni chiuse una dopo l'altra, delle linee ferroviarie e delle reti di comunicazione che, per diversi
decenni, hanno permesso di raggiungere senza fatica qualsiasi regione del Paese, e la cui soppressione stata
ottenuta sotto la pressione delle lobbies del petrolio e dell'auto.
Bisogna rivalutare il ruolo sociale del portalettere, alleggerire il suo lavoro, rimettere in sesto il sistema
postale, modernizzare e moltiplicare gli uffici di frazione e di quartiere, assicurare la gratuit della
trasmissione della posta.
La privatizzazione non ha fatto altro che aumentare l'obsolescenza dei materiali e l'insicurezza degli utenti, a
favore di un'informatizzazione tanto aleatoria e costosa quanto poco preoccupata dell'uomo.
compito dei dipendenti e dei viaggiatori esigere una maggiore possibilit di lavoro per il personale
qualificato, diminuendo in questo modo la durata del lavoro, creando cos meno pressione psicologica e
garantendo quindi un servizio di qualit. Non esitiamo a proclamare contro tutti i politici asserviti al
totalitarismo finanziario: l'uomo viene prima dell'economia! Recuperare con tutti i mezzi immaginabili -a
cominciare dal rifiuto collettivo di pagare- il denaro che i cittadini investono nel servizio pubblico e che la
malversazione statale dirotta verso i profitti delle multinazionali, non avr come unico vantaggio di istituire
la gratuit per i trasporti pubblici (ferrovie, metropolitane, tram, imbarcazioni e autobus non inquinanti), per
le telecomunicazioni sottratte al dominio delle imprese private, per la posta spedita senza essere aff rancata,
ma avr anche quello di portare, paradossalmente, a un risanamento del bilancio: un trasporto pubblico di
qualit diminuir il numero di automobili private in circolazione, e di conseguenza la quantit di incidenti e

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di disturbi nervosi, di cure ospedaliere, di inquinamento; senza tener conto della pressione sulla lobby
petrolifera, che non mancher di provocare la messa in circolazione di veicoli alimentati da energia pulita.
4. Garantire la gratuit della sanit e il carattere esclusivamente umano della ricerca scientifica
La salute un diritto imprescindibile. Ora, quelli che fanno pagare per essa, sono gli stessi che a causa di una
politica di snaturamento della terra e del vivente provocano la maggior parte delle malattie.
Le mafie agroalimentari, l'allevamento concentrazionario del bestiame, l'inquinamento nucleare e
petrolchimico, l'emissione industriale di gas a effetto serra, le pandemie generate da una gestione aberrante
della fauna e della flora, la violenza predatrice favorita dal culto del denaro, la disperazione e la noia per
un'esistenza ridotta alla precariet e a una ricerca aleatoria dei mezzi di sussistenza, l'odio universale e il
gusto della morte suscitati da un presente senza gioia e senza avvenire diffondono in tutto il mondo
un'atmosfera infetta che nessuna medicina, per quanto sofisticata sia, riuscir mai a debellare.
La lotta per la salute inseparabile da quella contro il totalitarismo commerciale. Ma cosa decretano i
governi? Che la medicina, le cure mediche, gli ospedali sono delle merci, che il malato un cliente la cui
capacit di pagare o meno il prezzo dei trattamenti richiesti determiner le sue probabilit di sopravvivenza.
Gestire gli ospedali come se fossero imprese equivale a trasformarli in ricoveri per persone in fin di vita su
cui lucrare.
Come le multinazionali traggono i loro ultimi profitti dall'agonia della terra, cos i prestigiatori di bilanci
arrivano ormai addirittura a rendere redditizia l'agonia degli esseri umani.
Soltanto la lotta per la gratuit liberer il mondo dal totalitarismo economico. al tempo stesso una lotta
globale e locale. Ristabilire, modernizzare e rinnovare le strutture ospedaliere, moltiplicare le case di cura e
le case della salute, migliorare i metodi e gli strumenti per la ricerca, rivalutare gli stipendi del personale
medico e alleggerire il tempo di lavoro reclutando pi inservienti, pi infermieri, pi medici capaci di trattare
i pazienti come esseri umani, questo il progetto che il personale sanitario e i cittadini hanno il compito di
mettere in opera attraverso l'ingegnosit e la mobilitazione generale delle facolt creative di ciascuno.
a tutti voi che siete sul campo, che vivete ogni giorno la barbarie e l'assurdit di direttive generate dalla
cupidigia e dalla corruzione al potere, che spetta il compito di negare la vostra sottomissione, di cacciare gli
intrallazzatori di bilanci che pretendono di imporvela, di andare avanti e di innovare instaurando ovunque,
nelle mentalit come nei servizi, il primato dell'uomo sulla merce.
Assistiamo alla trasformazione del settore farmaceutico, in origine destinato al miglioramento della salute, in
un mercato in cui la malattia fisica e mentale diffusa dalle pandemie, dallo stress, dall'inquinamento,
trattata come una fonte di crescenti guadagni. Tutto il mercato un mercato di vittime di raggiri, ma qui si
raggiunge un raro livello di cinismo. La minaccia che pesa sulla salute dei popoli serve a vendere sempre pi
medicinali, la maggior parte dei quali contiene, sotto le etichette fatte risaltare dal marketing, gli stessi
principi terapeutici di base. La ricerca condotta in nome dal progresso e del benessere sottomessa alle
superpotenze petrolchimiche, per le quali il pretesto umanitario serve unicamente ad accumulare profitti.
Bisogna ripeterlo, contro i gestori del mercato della salute: tutti gli esseri umani hanno il diritto di esercitare

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un controllo permanente sulla sperimentazione scientifica per assicurarsi che quest'ultima serva l'uomo e non
la merce.
Alla scienza del vivente, brevettata per essere venduta, noi opponiamo la scienza del vivente, vissuta per
essere affinata. tempo che la coscienza degli uomini, per troppo tempo disposta alla letargia, si risvegli e si
risolva a rovesciare la prospettiva imposta dall'economia. Dopo secoli in cui i popoli non hanno avuto
accesso al benessere che per esserne privati, e nel momento in cui la monarchia assoluta del denaro proclama
cinicamente il suo disprezzo per la terra e per le specie condannandole alla rovina, si fa strada l'idea che
l'attrezzo, diventato in s uno strumento di potere, debba ritornare a essere a servizio dell'uomo, e non essere
pi separato dalla mano, n la mano dal corpo, n il corpo dalla coscienza, n la coscienza dall'unit del
Tutto, ricreando tra l'uomo e se stesso l'unione fra l'individuo e il mondo.
Le collettivit cittadine non eserciteranno solamente il loro diritto di controllo sui laboratori e sui reparti di
ricerca dove si sperimentano le nuove tecnologie. Esse porteranno dalla loro parte proprio quei detentori e
quei creatori di sapere che troppo a lungo sono stati schiavi delle sollecitazioni del mercato e della loro
volont di potere, per evitare che si ripetano aberrazioni come la fissione dell'atomo, la guerra stellare, gli
inquinamenti petrolchimici, batteriologici, climatici. Staranno attente a privare delle loro capacit distruttive
le innovazioni generate dai conflitti militari, dalle sfide concorrenziali, dalle lotte di potere, e, in generale, si
prodigheranno ad applicare il genio inventivo alla diffusione di un benessere sociale, favorevole alle scelte di
vita.
I ricercatori, tanto facilmente servili davanti alle promesse pecuniarie delle mafie biotecnologiche,
dovrebbero ricordarsi dell'atteggiamento di Leonardo da Vinci. Finanziato da Cesare Borgia per costruire
delle macchine da guerra, prefer dedicare il suo tempo e il suo genio a perfezionare delle tecniche utili ai
contadini e al lavoro della terra, non offrendo in fin dei conti al suo padrone nient'altro che congegni
distruttori ridicoli e inefficaci; ci che gli valse, da parte di un individuo disprezzabile, un disprezzo di cui
ebbe ogni ragione di vantarsi.
Nessuna scoperta, nessuna invenzione, nessuna esperienza inutile o nociva nella misura in cui ubbidisce
alla coscienza del vivente, e non alla ricerca di un profitto. In compenso, non esister una scienza al servizio
dell'uomo finch ogni detentore di sapere non si lascer guidare esclusivamente dalle sollecitazioni della
propria umanit.
Non la ricerca scientifica in s che suscita le nostre reticenze e le nostre opposizioni, ma la risposta attesa,
quando non addirittura pretesa, da un'economia la cui necessit di sfruttare la natura e le sue creature dispone
ben poco in loro favore.
Non disapproviamo il finanziamento di un'operazione scientifica, ma piuttosto le modalit di un contratto
che pone i risultati attesi sotto il giogo delle speranze di guadagno. vano voler moralizzare una scienza
governata dalla logica del profitto e, di conseguenza, pi utile alla volont di potere che alla volont di
godimento.
Gli scienziati sono degli uomini in cerca di una vita migliore per se stessi e per chi sta loro vicino o sono gli
esecutori di un programma di investimento che deve riportare grossi utili? Sarebbe tempo di porsi
sinceramente tale domanda prima di entrare nei loro laboratori. Non bisogna forse ubbidire a questo istinto di

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morte, tanto ampiamente diffuso, per subordinare i benefici dell'elettricit alla nocivit delle centrali
termonucleari? Quale coscienza del vivente rimane a quei terapeuti che affidano l'intera gamma delle
farmacopee benefiche a delle lobbies farmaceutiche che traggono abbondanti guadagni dalla diffusione dello
stress, dell'aggressivit, degli stati morbosi? Che cosa induce un uomo, preoccupato di innalzare il livello
della propria salute, a provocare, a causa del consumo eccessivo di medicinali, un'inquietante diminuzione
delle difese immunitarie in paesi nei quali il tasso di mortalit precoce era stato finora poco elevato?
Che cosa resta del senso umano in quegli esperti della vita che ricercano fino al cuore dei geni e degli
embrioni il segreto di rigenerare il corpo, addirittura di renderlo immortale, e consegnano senza vergogna le
loro scoperte alle organizzazioni specializzate nella compravendita di neonati, alle lobbies delle piante
transgeniche, alle mafie delle teratologie di ogni genere?
Finch lo scienziato rester separato dalla propria vita e si rifiuter di identificare la sua ricerca di
conoscenza con il divenire umano che ricerca se stesso dentro di lui, dovremo accusare della barbarie pi
odiosa la prassi di sperimentare sulle cellule umane, sugli animali, sulle piante, sul vivente, e saremo
giustificati a pensare che la scienza continui a condurre una lotta per la sopravvivenza dell'uomo con le
stesse armi che le permettono in ogni istante di distruggerla, che essa non dia speranza alla felicit pi di
quanta non gliene tolga nella sostanza. Perch, interessandosi alla sopravvivenza come surrogato della vita,
essa ignora la vita come sorgente e superamento della sopravvivenza.
Il passaggio dalla civilt commerciale alla civilt umana contiene in potenza il rinnovamento globale delle
conoscenze e delle scienze. La conoscenza del vivente al servizio del vivente non che ai suoi primi passi, e
l'era degli inventori si sta aprendo solo ora alle meraviglie future.
5. N sbirri n delinquenti! La sicurezza delle strade e la protezione dei cittadini consiste nel
progresso della coscienza umana, non nella repressione
Per mantenere il suo potenziale di profitto, al mercato della sicurezza stato ingiunto di perpetuare le
condizioni oggettive e soggettive che ne giustificano l'esistenza. Non c' lotta contro la delinquenza senza
delinquenza, non c' terapia senza malati, non c' protezione senza minacce. La logica mercantile esige che i
provocatori del profitto stimolino il campo sociale con le galvanizzazioni della violenza spaventata.
Gli uomini -notava Pierre-Augustin Caron de Beaumarchais- sono come le mele: pi li si ammucchia, pi
vanno a male. La contabilit si affida sempre all'emarginazione e alla cessazione delle cure per ritrovare un
equilibrio e per ottenere una riduzione in termini numerici.
Nessuno ignora che ammassare la popolazione nelle citt e nelle periferie aumenti i comportamenti
aggressivi. I grandi complessi edificati dagli architetti dell'ambiente messo a profitto sono criminogeni.
L'insegnamento praticato in allevamenti concentrazionari , con le sue classi sovrappopolate, la principale
causa della violenza scolastica. La precedenza assoluta concessa al denaro e ai metodi predatori che ne
garantiscono l'appropriazione d il via libera al furto e alla truffa, confondendo legalit e illegalit.
Tuttavia, non c' altro rimedio alla dittatura della maggioranza o della minoranza che puntare su quella
qualit dell'essere umano che interrompe l'effetto della quantit. Il piacere di dare a un bambino l'affetto e

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l'attenzione di cui ha bisogno combatte, pi efficacemente dell'etica malthusiana, la cieca proliferazione


demografica che uccide e prostituisce i bambini.
Moltiplicare i piccoli nuclei di collettivit preoccupate di migliorare la qualit della vita getta le basi per
un'emancipazione autentica, che non ha nulla a che fare con l'impostura che costituisce l'elemento su cui
speculano i partiti di sinistra e di estrema sinistra.
solamente l dove il valore umano prevale sul pericoloso prestigio del numero che la comprensione
reciproca insegna la solidariet autentica, che il piacere di dare ripudia il sacrificio, che le affinit
ristabiliscono la qualit sovversiva dell'amicizia e dell'amore e inventano vivendola -per quanto in maniera
confusa- una societ radicalmente nuova.
La vera sicurezza dell'esistenza incomincia l dove finisce la legge di pi forte e del pi astuto.
Vogliamo creare uno stile di vita che privilegi, a ogni et, i giochi di apprendimento, la creativit,
l'emulazione, la curiosit, l'immaginazione, la passione per la scoperta, l'invenzione del meraviglioso,
l'apertura a s e agli altri, il risveglio del corpo riabilitato in quanto luogo di godimento, e non pi ridotto ai
meccanismi del profitto.
Che siano per sempre abbandonate consuetudini quali il feticismo del denaro, il lavoro, la cupidigia, la
volont di potere, il raggiro, la manipolazione, la competizione, la concorrenza, il calcolo, l'aggressivit, la
chiusura caratteriale, l'arroganza, l'emarginazione, la divisione, il senso di colpa, il sacrificio, la dipendenza,
il clientelismo, il gregarismo, l'identificazione con una nazione, con una etnia, con una tradizione, con una
religione, con una ideologia, con un clan o con un'immagine di marca.
Spetta ai comitati di quartiere, alle associazioni cittadine, alle organizzazioni in difesa dell'ambiente naturale
diffondere i principi della democrazia diretta praticando un approccio umano ai problemi sociali e
psicologici.
Chi non capace di comprendere che investire nei quartieri svantaggiati moltiplicando in essi le scuole, i
laboratori creativi, i centri di solidariet, i collettivi di genitori e di bambini in difficolt, i laboratori di
ricerca, i tribunali in difesa delle libert, darebbe come risultato a breve scadenza la riduzione di tutte le
spese relative alla repressione poliziesca, alla giustizia, alle prigioni, alla salute, alla rete viaria e al
vandalismo?
Alla centralizzazione dei servizi statali e privati che fanno pagare a caro prezzo la loro terribile protezione,
non possiamo noi opporre un intervento collettivo, capace, anche di fronte alle condizioni pi sfavorevoli, di
privilegiare quei comportamenti umani in modo che siano inaugurati dei territori liberati dalla dittatura del
profitto, delle zone dove non ci sia uomo, n donna, n bambino che debba temere le violenze generate
dall'oppressione, dalla miseria, dalla noia, dalla disperazione, dalla frustrazione?
La propaganda securitaria ha gioco facile nel fare riferimento a quelle periferie, quei quartieri, quelle giungle
cittadine in cui nemmeno la polizia osa pi mettere piede. La sfida consiste precisamente nel farne dei luoghi
che rendano superflui la presenza e l'intervento delle forze repressive.
Affinch le loro malversazioni non vengano additate da tutti, i nostri politici incitano volentieri i cittadini a
comportarsi come delatori e come poliziotti. Ma bisogna farla finita con questa logica mafiosa della
delinquenza e della repressione.

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Concedere le strade alla spensieratezza della gente che va a spasso e ai giochi dei bambini richiede un po' di
spirito di iniziativa e di immaginazione. Bisogna abbellirle offrendo agli stessi abitanti i mezzi per
promuoverne il fascino, perch niente scoraggia di pi il vandalismo della bellezza; pianificare pi zone
pedonali, migliorare i trasporti pubblici, privilegiare le automobili a propulsione non inquinante, garantire il
diritto all'alloggio per tutti, scoraggiare la formazione urbana di ghetti di ricchi e di poveri, disinfestare il
tessuto urbano piantando ovunque dei giardini, degli orti pubblici, delle isolette boscose.
La ricostruzione ambientale implica la riconquista del territorio da parte di una popolazione che si libera in
questo modo dei suoi istinti di paura e di predazione, avendo il coraggio di essere presente non per reprimere
la delinquenza ma per dissuaderla dall'esercitarsi, sviluppando la coscienza di una partecipazione solidale
disposta a non tollerare nessuna aggressione.
Sar l, nella liberazione di territori tradizionalmente sottomessi alla complicit tacita del crimine e della
repressione poliziesca, che i diritti dell'essere umano troveranno le loro vere basi, non nei laboratori
governativi dove la realt percepita innanzitutto in termini di statistica e di prezzo di realizzo.
Come potremo mai impedire che in ogni parte del mondo le donne siano disprezzate, maltrattate, sottomesse
a un potere patriarcale, che i bambini siano costretti a lavorare o a portare armi invece di giocare e di
istruirsi, se non siamo capaci di assicurare nelle nostre case, nelle nostre strade, nei nostri quartieri, nei nostri
villaggi, non il potere, ma il primato e linfluenza di tutti coloro che, uomini e donne, esprimono allo stato
grezzo una vita in continua rinascita?
6. L'emancipazione della donna la pietra di paragone dell'emancipazione umana
Invece di appassionarvi a questioni riguardanti fronzoli, veli e ciondoli vari, assicuratevi piuttosto che
nessuna donna venga picchiata, maltrattata, sequestrata, assoggettata a un marito o a un amante,
impossibilitata a vestirsi come vuole, perseguitata nella libera scelta dei suoi amori.
L'importante non la laicit ma la difesa dei diritti dell'essere umano. L'importante non vietare dei simboli
religiosi o politici ma intervenire ovunque contro quegli arcaismi patriarcali che perpetuano, con il pretesto
di difendere una tradizione religiosa o profana, la sottomissione della donna all'uomo, impedendole di
disporre del suo corpo e della sua coscienza come lei meglio crede. In Francia -come ha rivelato un'indagineuna donna su dieci oggetto di violenze da parte di un marito, di un amante, di un collega di lavoro. C'
violenza fin dall'istante in cui la donna costretta a subire una relazione sessuale, a non disporre liberamente
del proprio corpo, a non essere libera nei suoi movimenti, a essere sequestrata, confinata, costretta a
assumere comportamenti che ella rifiuta, apertamente o segretamente.
Invece di stare sempre in agguato della notizia sensazionale che fa vendere pi copie, che cosa aspettano i
giornalisti ad aiutare le donne oppresse offrendo loro il sostegno di una campagna di stampa permanente?
Occorre sradicare ovunque nel mondo la tirannia che il marito esercita sulla propria moglie, il padre sui
propri figli, il fratello sulla sorella. Quale ipocrisia l'esaltare i valori laici contro le istituzioni religiose
intrise di disprezzo nei confronti della donna mentre questo stesso disprezzo esiste anche negli ambienti non
religiosi. La paura e l'odio nei confronti della donna esistono ovunque, non solamente nei paesi del

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Mediterraneo e in quelle regioni nelle quali predomina ancora il metodo di produzione agrario.
I diritti dell'essere umano implicano che la donna disponga esattamente degli stessi diritti che ha l'uomo, in
modo che l'emancipazione dell'una sia inseparabile dall'emancipazione dell'altro.
Una civilt si giudica dal posto che accorda alla donna in quanto soggetto libero da ogni dipendenza. Che
nessuna religione, nessuna cultura, nessuna tradizione sia dispensata dall'inchinarsi davanti a questa semplice
esigenza, quella del diventare umani, che noi vogliamo costruire.
7. Rinnovare la giustizia
Punire non guarisce. Prendere severi provvedimenti contro il crimine con le stesse armi del crimine legittima
ovunque la legge del pi forte e del pi furbo.
Come se si fosse stancata di non possedere altro che la rabbia della sua impotenza, la giustizia repressiva in
costante diminuzione. Abbandonando le orribili torture di un tempo, essa ha dapprima consentito
l'esecuzione rapida del colpevole per poi decidersi infine ad abolire la pena di morte nei paesi con un livello
minore di barbarie.
D'ora in poi si tratta di mettere fine al sistema carcerario e di promuovere una giustizia incentrata
sull'umanizzazione dei comportamenti, sulla prevenzione del crimine e sulla correzione degli errori.
L'aberrazione dei governi e di coloro che accordano loro piena fiducia quella di assegnare alla violenza
repressiva dei mezzi finanziari che, se investiti nel miglioramento delle condizioni di esistenza,
dispenserebbero dal ricorrervi. Niente sar pi efficace nella lotta contro la criminalit che la messa in atto di
ci che arricchisce la vita.
Esistono ben pochi pregiudizi che non si possano mitigare, smorzare, correggere, rettificare per iniziativa
stessa di coloro che ne sono stati la causa, e che una societ dovrebbe aiutare umanamente invece di
corromperli e di pervertirli ancora di pi per mezzo dell'esclusione, della prigione, del castigo, della
mortificazione.
Se la prudenza sostiene che convenga privare della possibilit di nuocere i criminali incalliti, gli assassini di
bambini, gli assassini psicopatici, i torturatori, i violentatori, i sicari, i mafiosi, i fanatici, non bisogna forse
invece preferire alle prigioni dove la colpevolizzazione nutre, giustifica e rafforza il colpevole, delle
istituzioni in cui consentire alla poca felicit capace di sopravvivere all'assenza di libert di emendare e di
lenire la sorte di quelli che hanno provocato e commesso degli irreparabili atti di barbarie, affinch a dispetto
della riprovazione unanime, il desiderio li porti a contribuire al benessere di coloro che hanno leso, offrendo
cos alla propria esistenza ferita un modo insperato di guarigione?
Giunge perfino dai guardiani dell'ordine l'esigenza che l'economia porti un sostegno inatteso al rifiuto di
uccidere. Un delegato sindacale di una fabbrica di armamenti in difficolt etica e finanziaria ha recentemente
sostenuto l'idea di lanciare sul mercato un prodotto nuovo, pi conforme al profitto umanitario: dei fucili e
delle pistole lanciasiringhe, che permetterebbero alla polizia di neutralizzare gli aggressori usando i
procedimenti usati per addormentare e curare senza pericolo gli animali selvaggi in libert.
Si concederanno forse pi premure agli animali che a delle creature in preda al delirio dell'omicidio e a

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quella insensibilit verso il vivente che il richiamo del guadagno ha sempre rafforzato?
Da una giustizia in via di umanizzazione progressiva, ci aspettiamo ormai che si impegni maggiormente a
difendere il bambino, la donna e l'uomo contro le condizioni e i comportamenti che li opprimono, li
minacciano, li avviliscono.
Non esiste n libert, n legge, n diritto pubblico o privato, n scusa, n protezione, n riserva, n eccezione
che possa suscitare, autorizzare, giustificare, tollerare un atto contrario all'umanit, sia da parte di un
governo, di uno Stato, di una nazione, di una regione, di un'etnia, di una trib, di una collettivit, di una
famiglia, di un gruppo, di un individuo... A ciascuno affidato il diritto di denunciarlo e di intervenire con i
mezzi di cui dispone e con il soccorso della solidariet che suscita, perch non c' nessuno che non si trovi
prima o poi coinvolto da una qualunque atrocit, sia pure questa commessa ai danni di uno solo.
Tutte le idee sono tollerabili, nessuna barbarie lo .
Siamo impegnati nella trasformazione di un passato durante il quale l'apertura alla vita ha insegnato al
meglio a sventare le trappole con cui l'uomo ha costellato la storia e nelle quali non ha mai cessato di cadere.
Pi si diffonder questa coscienza sensibile, presente nel bambino, e che bisogna imparare ad affinare invece
di reprimere, e pi saranno sradicate le cause su cui si fondano la barbarie -lo sfruttamento congiunto della
natura e dell'uomo- e le inammissibili condizioni di vita che producono la costrizione del lavoro, la propriet,
le religioni, le ideologie, le gerarchie sociali, il sistema clanico e concentrazionario, la dittatura del numero,
la corazza caratteriale, il disprezzo di s.
La vigilanza consiste nell'eliminare i semi della crudelt prima di essere obbligati a distruggere l'intero
raccolto. Prescrivendo di stabilire ovunque il primato del vivente sull'economico, il principio secondo cui la
migliore difesa l'attacco permette ironicamente di realizzare dei tagli drastici sui costi della repressione del
crimine. Quante volte un intervento immediato, risoluto, illuminato -per esempio bloccando i conti bancari
dei criminali di Stato- avrebbe permesso di evitare quelle mobilitazioni spettacolari dell'opinione pubblica e
quelle penose armate che hanno consegnato nei bagagli dell'aiuto umanitario le ricevute dell'affarismo
internazionale.
8. Investire sulla attivit creatrice, non sul lavoro
Il lavoro unattivit creatrice che andata perduta. Non esiste uomo che non sia creativo per natura e non
c' nessuno che non sia riluttante a lavorare per un padrone. L'industrializzazione ha sacrificato
definitivamente la parte di creativit che rimaneva nell'artigianato. stato tuttavia il genio di alcuni inventori
che, con la macchina a vapore, l'elettricit, il motore a scoppio, l'aeronautica, le reazioni fisiche e chimiche,
ha permesso il formidabile sviluppo di una tecnologia portatrice tanto di una brezza benefica come di un
ciclone devastatore; perch, concepita per il benessere di tutti, si trovata a servire l'arricchimento di pochi.
In un mondo chiuso su se stesso e soffocato sotto un ingombro di merci private del loro valore d'uso,
l'apparizione di un metodo di produzione fondato sulle energie pulite, rinnovabili, gratuite esercita l'effetto di
una boccata d'aria e costituisce per gli spiriti ricchi di inventiva un vero polo di attrazione. Il nuovo potere
energetico azzarda i suoi primi passi. Il pannello solare per le prospettive future ci che la pila di Volta

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stata per lo sviluppo dell'elettricit.


Il lavoro diventa obsoleto proprio per colpa di coloro che, infarcendo i loro discorsi elettorali di garanzie di
occupazione, non smettono di aumentare il numero di disoccupati, cos come esigono le pratiche
dell'aggiotaggio. Tutte le politiche del pieno impiego resteranno vittime del pi grossolano imbroglio
finch non prenderanno in considerazione lo sviluppo delle energie alternative e la trasformazione
dell'economia che queste annunciano.
Senza farci illusioni sul mercantilismo delle imprese di rinaturalizzazione e di ricostruzione della terra, si
pu congetturare che il lavoro, liberatosi dalla violenza che implica lo stupro della natura, offra, contro il
lavoro passivo e servile, una chance alla creativit e allo spazio di libert che questa esige.
nell'interesse della nuova economia -l'economia alternativa- esigere dei premi per la creazione di energie
rinnovabili, per lo sviluppo di un'agricoltura rinaturalizzata, per la concezione di nuovi modi di abitare, per
lo sviluppo di scienze e di terapie fondate sull'alleanza con la natura. Ecco l'opportunit di farla finita con gli
sperperi e le frodi che sovvenzionano i settori parassitari, l'inquinamento agroalimentare, l'allevamento
concentrazionario, i servizi inutili.
La societ mercantile ci ha tramandato una formidabile apparecchiatura tecnica generata dallo sfruttamento
dell'uomo e della terra. Adesso spetta alla societ vivente il compito di operarne la riconversione a beneficio
del progresso umano. Stiamo entrando in un'epoca di imitazione creatrice nella quale spetter a ciascuno
capire che lo spirito di ogni creazione creare se stessi.
Non basta pi denunciare l'oppressione, si tratta ora di creare le condizioni che la impediscano per sempre.
9. Spezzare il predominio degli interessi privati sull'acqua, le foreste, le terre, gli ambienti naturali
La vita e la natura ci offrono l'esempio di una gratuit fondamentale. I beni terrestri appartengono a tutti. La
rivendicazione non una novit, essa ispirava gi le insurrezioni contadine del Medioevo e del
Rinascimento. Ci che nuovo, in compenso, che questo si inserisce oggi in un processo di evoluzione
economica nel quale il ricorso alle energie alternative annuncia la libera disponibilit delle risorse naturali e
abolisce la vecchia pratica della predazione e del saccheggio che le esaurisce e le inquina.
puntando su questa economia di tipo nuovo che distruggeremo le mafie che controllano la gestione
dell'acqua, delle terre coltivabili, degli ambienti naturali. Bisogna decretare patrimonio dell'umanit i mari, i
fiumi, le foreste, le terre coltivabili, le terre selvagge, e il clima. Non sono i pescatori che devastano e
inquinano gli oceani, sono le petroliere e la pesca industriale. l'aberrazione propria dell'economia liberale,
la sovrapproduzione, che obbliga a distruggere il sovrappi a causa di uno spreco utile solo per evitare il
crollo dei prezzi e dei profitti.
Esiste, praticata da tutti, un'economia domestica che prescrive di produrre soltanto i materiali e i servizi utili
e piacevoli alla condotta della vita quotidiana. Questa non n frugalit n austerit, ma il godimento di
gustare degli alimenti che hanno conservato il loro sapore naturale, di spostarsi senza sfiorare l'incidente e la
crisi di nervi, di bighellonare in un'atmosfera vivificante lungo strade piene di fiori, di incontrarsi per il
piacere di parlare, di ricevere in caso di malattia delle cure di qualit in un ambiente emotivo che ne

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favorisce l'efficacia, di imparare a vivere grazie a una migliore conoscenza del vivente...
Rimettiamoci in ascolto della natura, riscopriamo i suoi ritmi di rinascita, liberiamola dalla ricerca di
guadagno che abolisce le stagioni. Noi vogliamo stare dalla parte dell'umano e che nessuno si arroghi il
diritto di cacciarci via, in nome di interessi finanziari che calpestano il mondo.
Nella guerra che vogliamo condurre alle guerre che devastano il pianeta per impossessarsi del petrolio e
dell'uranio, non disponiamo di nessuna arma, all'infuori della vita rivendicata con una perseveranza
incontrastabile, ma questa un'arma totale. E sar proprio quella che ci assicurer la riconquista dei territori
controllati dal denaro. attraverso la pratica della gratuit che essa li liberer. Non esigiamo altra vittoria
che la supremazia del vivente.
10. Abolire la predazione, secondo il principio: ogni cosa appartiene a chi la rende migliore
Boicottare gli OGM, i prodotti nocivi e senza sapore, i falsi bisogni e i servizi parassitari che li sfruttano, non
basta. L'etica dipende da un atteggiamento intellettuale. Non c' altro all'infuori del piacere di vivere che
mantiene aperta la scommessa di andare avanti rompendo le costrizioni.
Il migliore modo per togliere di mezzo le nocivit consiste nella promozione di un mercato di qualit, capace
di recuperare a proprio vantaggio le sovvenzioni concesse sinora alle lobbies petrolchimiche e agroa limentari. investendo sul consolidamento di un tale mercato che ci sar data l'opportunit di superare
l'alienazione commerciale. Un capitalismo abbastanza audace da lanciare sul mercato mondiale
un'automobile alimentata da energia naturale, affidabile e di basso prezzo, affretterebbe il declino dell'impero
petrolifero e permetterebbe, pi di tanti discorsi di contestazione, di rigettare come una pelle morta il
capitalismo arcaico, bloccato nella struttura finanziaria nella quale deperisce, e di andare, attraverso
un'economia rinnovata, oltre leconomia stessa.
Nella misura in cui il neocapitalismo privilegia il ritorno al valore d'uso, noi dovremmo, facendo affidamento
su un'evoluzione della giustizia verso un pi alto grado di umanit, legittimare l'occupazione delle fabbriche
da parte di coloro che vi lavorano e senza i quali quelle non funzionerebbero affatto. Per mandare avanti
un'impresa di cui i dipendenti, meglio di chiunque altro, conoscono le tecniche, l'utilit e gli obiettivi, non c'
nessun bisogno di azionisti e di padroni, che non hanno altra preoccupazione che liquidarla e investire in
Borsa.
Con quale diritto degli speculatori, mandando alla rovina interi complessi siderurgici e settori interi
dell'industria primaria, pretenderebbero per s il titolo di propriet di un bene che mettono a repentaglio,
senza preoccupazione alcuna per i mezzi di sussistenza che quello procura a migliaia di persone? Con quale
timore, con quale pusillanimit, i lavoratori esiterebbero a occupare i luoghi di produzione che sono in grado
di gestire con l'aiuto delle reti del commercio equo?
Ci che appartiene alla vita non ha prezzo. Le industrie fondamentali non appartengono al mercato ma ai
lavoratori e alle popolazioni che ne fanno uso. La distruzione della siderurgia, dell'industria tessile, di quella
delle costruzioni, dell'agricoltura ha rovinato interi territori. tempo che i territori, mettendo in comune,
oltre le frontiere e i continenti, la loro preoccupazione di privilegiare il valore d'uso individuale e sociale dei

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prodotti, riprendano a gestire per conto loro i settori di sussistenza e a sviluppare la produzione di energie
naturali.
La dittatura del profitto ha automatizzato il lavoro non per liberarne gli schiavi ma per aumentare il capitale
destinato alla speculazione borsistica. La societ umana ha come primo obiettivo non quello di distruggere
l'attrezzo ma di strapparlo al sistema del profitto a ogni costo, di liberare i lavoratori dalla mescolanza
umiliante del lavoro e della disoccupazione, di dispensare liberamente a tutti i vantaggi di un tempo riservato
al piacere, al desiderio e all'esercizio di una creativit troppo a lungo occultata dalle fatiche del lavoro
salariato.
11. Recuperare il denaro sottratto dal totalitarismo finanziario
Nella misura in cui si diffonde la coscienza di un'umanit destinata a progredire, la barbarie e l'insensibilit
che perpetuano la cupidigia e la ricerca frenetica del denaro diventano sempre pi insopportabili.
Non degno di un uomo strisciare, umiliarsi, rinunciare ai liberi piaceri della vita per guadagnare di che
assicurarsi la propria sussistenza. Ed ancora pi ignobile per lui costringere altri uomini a farlo, con il solo
scopo di accumulare quel denaro dotato di un'esistenza virtuale che ha l'odore della morte e la sparge
ovunque.
Garantire il primato della vita, questo diffondere la gratuit nei campi pi diversi. In attesa che si instauri
un sistema sociale che porti avanti l'esperienza delle collettivit dell'Andalusia, della Catalogna e di Aragona
che, negli anni 1936-37, avevano reso inutile l'uso del denaro, ci spetta il compito di ottenere per tutti, fin
dall'et di sedici anni, un sussidio di cittadinanza che permetta a ciascuno di lasciare libero corso alle proprie
facolt creatrici e di sfuggire alle abitudini malsane del lavoro, ai comportamenti meccanici che quello
instaura, allo spirito di dipendenza, di rassegnazione e di fatalit che porta avanti da millenni.
L'idea di prelevare del denaro dalle speculazioni borsistiche lontano dall'essere una proposta rivoluzionaria.
Quando un certo James Tobin espresse l'idea di tassare la massa finanziaria accumulata nel circolo chiuso
della speculazione borsistica, egli si limitava semplicemente a raccomandare un salasso terapeutico, capace
di evitare all'ipertrofia monetaria la rottura di un aneurisma che avrebbe rappresentato un crac borsistico
mondiale.
Tuttavia, il problema non la riscossione di una tassa sulle speculazioni borsistiche ma la sua destinazione.
Riprendendo da parte sua l'idea di Tobin, il movimento di contestazione si espone meno al rimprovero di
concedere un rinvio alla condanna della tirannide commerciale che all'errore di non sapere cosa fare del
denaro prelevato e di reintrodurlo quindi nei circuiti affaristici. Cancellare il debito dei Paesi poveri andrebbe
a vantaggio solamente dei regimi corrotti che condannano le popolazioni alla miseria. Chi beneficer della
tassazione del parassitismo monetario se non la si fa entrare in un programma di transizione in cui la gestione
dei capitali sar affidata a una federazione di collettivit cittadine, attive in tutto il mondo, coscienti degli
obiettivi di cui un nuovo metodo di produzione pone le basi?
Un intervento internazionale una misura per sottrarre denaro a quella impresa di spoliazione del bene
pubblico in cui consiste la speculazione borsistica. Che essa operi legalmente o illegalmente, non bisogna

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rifiutare a priori gli atti di solidariet della pirateria informatica perch, visto e considerato che essa opera
nell'ambiente degli affari, pu, per lo stesso motivo, agire contro di essi.
Questa tassa, ci auguriamo venga destinata alla soddisfazione delle seguenti esigenze:
- concessione di un sussidio di cittadinanza a ogni individuo con pi di sedici anni, permettendo il libero
esercizio delle attivit creatrici;
- finanziamento, ripristino, ammodernamento e gratuit dei servizi pubblici, con precedenza data
all'insegnamento e alla salute;
- aiuto al ripristino degli ambienti e degli habitat naturali;
- aiuto alle collettivit locali incaricate di intervenire in modo creativo in favore delle persone in difficolt
psicologica e materiale;
- aiuto all'agricoltura naturale e al controllo della qualit dei prodotti;
- aiuto allo sviluppo di energie naturali non inquinanti e gratuite;
- aiuto alla ricerca scientifica libera dall'influenza delle mafie farmaceutiche e tecnologiche e verifica
dell'interesse esclusivamente umano delle sperimentazioni intraprese;
- abolizione, a pi o meno lunga scadenza, del denaro e del valore di scambio.
12. Promuovere la democrazia diretta contro la truffa della democrazia parlamentare
I lamenti della disperazione servono soltanto gli interessi del potere. A che pro? si chiede la schiavit
volontaria, e lei stessa la sua risposta. Non c niente di meglio della rabbia impotente degli individui e
delle collettivit per ristabilire lequilibrio del gigante devastatore e planetario i cui piedi vacillano. La
manifestazione della loro collera non scoraggia affatto il cinismo dei governanti. Questi disprezzano le nostre
rivendicazioni e passano oltre? Ebbene, passiamo oltre anche noi, e agiamo con la legittimit che ci
conferisce la difesa dei diritti dell'essere umano.
Smettiamo di voler attaccare frontalmente le decisioni governative che contrastano con gli interessi dei
cittadini, ma ignoriamole creando, di nostra iniziativa, delle condizioni favorevoli a una vita migliore.
Esistono, nonostante la loro disparit, numerose associazioni e collettivit abbastanza preoccupate del bene
comune da oltrepassare finalmente limmaturit degli atteggiamenti difensivi e gettare le basi di un nuovo
stile di vita dando prova di immaginazione e di creativit.
Criticare la democrazia non significa sostituirla con una dittatura, che sia di destra o apparentemente di
sinistra, ma inventare una politica di prossimit, una politica di strada. sostituire alla gestione degli
affari fondata sulla manipolazione e sul calcolo, un'organizzazione umana della vita quotidiana fondata
sull'intelligenza sensibile.
L'individuo sempre stato al servizio della comunit, tempo che la comunit sia al servizio dell'individuo.
tempo che all'accecamento gregario si sostituisca la coscienza individuale.
Smettetela di lasciarvi ingannare dalla lotta contro quel populismo nel quale si combinano assieme le
anticaglie fasciste e staliniste. Non un programma, una scappatoia, e rischia di pagarla cara se non viene
attuata una nuova forma di governo del bene pubblico, se una politica incentrata sul progresso dei costumi

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non incontra le preoccupazioni di ciascuno nel suo ambiente, nella sua via, nel suo villaggio, nel suo
quartiere, nei suoi paesaggi interiori ed esteriori.
Quelli che rifiutano la societ commerciale senza intraprendere la creazione di una societ vivente
incatenano le loro migliori intenzioni allantica menzogna delle fatalit ineluttabili. Donano le ali alla rivolta
e poi gliele tagliano in nome di una realt che li opprime. Eppure, l'utopia della felicit non pi solamente
l'aspirazione universale che ha fatto sempre battere i cuori, ma ormai diventata la ragione che ricostruisce
la storia. La messa in opera delle energie naturali e rinnovabili segna il presente con il sigillo di una
riconciliazione tra l'uomo e la terra. Invita a sostituire la gratuit allo scambio, la generosit alla redditivit,
l'amore della natura al suo stupro, la vita inesauribile al suo consumo programmatico.
Il modo di governo proposto da Montesquieu ha fatto il suo tempo. La democrazia diretta deve essere il
superamento della democrazia parlamentare. Essa segner, con l'avvento dei nuovi valori, il prevalere
dell'intelligenza sensibile e della riflessione personale sullo spirito gregario, sulla legge del clan, sulla mistica
dell'appartenenza a un gruppo, sulla dipendenza clientelare, sull'obbedienza a un potere supremo. La folla
un mostro senza cervello che la coscienza umana di alcuni ha il privilegio di abbattere senza colpo ferire.
Sappiamo fin troppo bene come il rincoglionimento quantitativo sappia reclamare per s la democrazia per
poi schiacciarla con le peggiori dittature o farne il covo di interessi privati. Ha condotto al potere il nazismo,
il fascismo, lo stalinismo, l'integralismo, la corruzione politica e quel parlamentarismo talmente ignorante
della vita che pretende di nutrirla con il foraggio della demagogia e della protezione mafiosa. Se non
vogliamo sprofondare seguendo le orme di una democrazia parlamentare incancrenita dalla corruzione,
corrosa dal clientelismo demagogico, accecata dal profitto a breve termine, arrivato il momento di praticare
una politica di prossimit per la quale il miglioramento della vita quotidiana la preoccupazione maggiore.
L'esercizio della democrazia diretta implica un principio: l'umano viene prima del numero.
Il matematico chiamato a entrare nel vivo delle decisioni politiche ha fin troppo la tendenza a trasformare
ogni individuo in un elemento statistico e a farlo diventare soggetto inconsapevole di una contabilit
provvidenziale che finisce sempre per regolamentarne la disgrazia.
Ci attende il compito di portare avanti l'esperienza dei Consigli operai del 1917 e delle Comuni libertarie
spagnole, brutalmente interrotte in nome del realismo politico, che ha origine dal nazionalismo, dal
liberismo, dal fascismo, dal socialismo, dal preteso comunismo.
Ovunque nascono associazioni locali di intervento. Molte di esse sono ispirate da un'autentica volont di
emancipazione. Cominciano a federarsi in una rete internazionale e costituiscono loro stesse una federazione
di individui preoccupati di stabilire a breve e a lungo termine un equilibrio tra la domanda di beni di
consumo e l'offerta di mezzi di produzione, di avvicinarsi alle nuove tecniche che puntano sull'alleanza con
la natura, di favorire il benessere individuale e collettivo. Accendono, nella nebbia delle incertezze, le deboli
scintille che provocheranno l'avvampare dal vecchio mondo e l'illuminazione del nuovo.

13. Diffondere ovunque l'idea di gratuit

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Il nuovo metodo di produzione instaurato dallo sviluppo delle energie rinnovabili introduce nel valore di
scambio un principio di gratuit chiamato a svuotarlo della sua sostanza in nome del valore duso. Il libero
uso soppianter il libero scambio.
A questuomo che ovunque in catene, come diceva Rousseau, siamo ormai in grado di riconoscere una
libert di essere che il dispotismo dell'avere gli aveva sempre rifiutato.
Tutti i movimenti di rivendicazione dovrebbero ispirarsi alla gratuit, favorirla, diffonderne l'uso. Pensate
all'entusiasmo e alla solidariet che susciterebbe un sciopero in cui gli utenti non pagassero pi il prezzo dei
trasporti pubblici, in cui le spese di ospedalizzazione non fossero pi riscosse, dove la cultura fosse offerta a
tutti.
Smettetela di credere che le idee abbiano bisogno di denaro per realizzarsi, che i progetti privi di un
finanziamento preliminare rimangano lettera morta.
Questo spesso l'a priori che uccide le idee e impedisce ai progetti di nascere. Ci che proviene dalla vita e
va verso di essa per arricchirla precisamente ci che abolir il denaro. Ci che voluto dal profondo del
cuore trova prima o poi gli aiuti indispensabili al suo successo.
Oscar Wilde, condannato ai lavori forzati nel carcere di Reading, diceva del direttore della prigione: un
uomo molto crudele: non ha immaginazione. Gli insegnanti in sciopero si ostinano a chiudere le scuole
invece di dar prova della loro creativit nellaprirle per riorganizzarle a modo loro, dividendo gli alunni in
piccoli gruppi dove i pi vecchi imparano a istruire i pi giovani, reinventando i programmi di studi, facendo
appello a dei volontari, unendo assieme il rigore e lo spirito ludico, sostituendo l'imitazione alla
competizione e alla concorrenza, stimolando la curiosit, fondando il sapere su una relazione affettiva,
capace di risolvere le situazioni familiari e sociali drammatiche?
Immaginate che i funzionari del Tesoro pubblico, scoraggiati dall'ingiustizia fiscale di cui sono i testimoni
diretti, si rifiutino di tassare i redditi uguali o inferiori a 35.000 euro; che il personale ospedaliero, esigendo
un numero maggiore di assunzioni e degli orari pi leggeri, conceda la gratuit ai malati il cui reddito annuo
poco elevato; che gli impiegati postali consegnino la posta priva di affrancatura; che gli uomini di scienza,
in sprezzo ai divieti commerciali, diffondano gratuitamente le invenzioni e i procedimenti di fabbricazione
suscettibili di migliorare l'ambiente naturale e l'esistenza quotidiana; che le associazioni dei consumatori
privilegino i prodotti di qualit derivanti da unagricoltura rinaturalizzata e ne facciano abbassare i prezzi,
per boicottare le carni prodotte da allevamenti concentrazionari, i prodotti adulterati o contenenti OGM; che
le guardie carcerarie, irritate per la sovrappopolazione carceraria, liberino i detenuti sui quali non pesa alcuna
imputazione di violenza o di prevaricazione; che i giudici, coscienti del primato dell'uomo sugli interessi
economici, concedano loro il totale sostegno della giustizia e, scoraggiando ovunque la predazione e il
totalitarismo economico che la diffonde, rivendichino il principio di Schiller: un grande passo verso la
nobilt, quando la legge diventa saggia mentre gli uomini non lo sono ancora. Non si tratta pi di pensare in
termini di ricavi, di debiti pubblici, di restrizioni di bilancio, di tattica, di strategia, di comunicazione, di
subordinazione, di manipolazione delle cifre e delle folle, si tratta di cominciare a pensare innanzitutto a
quelli che amiamo e a ci che desideriamo migliorare per loro e per noi stessi.

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Immaginate che la fantasia e la poesia invadano finalmente questo mondo tanto sclerotizzato, inaridito,
sterilizzato dal dominio del calcolo egoista, dalla cupidigia borsistica, da una politica sottomessa al capitale
finanziario internazionale!
Introducete nei costumi quella gratuit tanto dannosa per il totalitarismo economico e, una volta che vi sarete
assicurati la solidariet della maggior parte delle persone, vi farete restituire il maltolto da tutti quelli che
hanno gestito il bene pubblico a vantaggio delle multinazionali e a spese dei cittadini.
Il denaro l, viene ostentato cinicamente su un mercato in cui il suo carattere sacro suscita l'ammirazione
dei padroni, degli azionisti e degli scrittori da strapazzo (folliculaires) stipendiati dal sistema.
Delle somme considerevoli passano da un gruppo allaltro. Circolano in un circuito chiuso, sono state
disinvestite dal settore sociale, non creano pi dinamismo di impresa, non servono pi a migliorare i settori
della produzione utile; al contrario, esse li liquidano per aumentare la massa finanziaria destinata alle
speculazioni borsistiche.
Nessuna decisione etica riuscir a strapparle via da una concentrazione aberrante, destinata a implodere. In
compenso, lo sviluppo di un nuovo metodo di produzione ha il potere di deviare il flusso finanziario a suo
vantaggio. Tocca a noi puntare su questa trasformazione del capitalismo per esigere che, al di l della merce
resa al suo valore duso, la qualit della vita abbia la meglio sulleconomia.
21 marzo 2004

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